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Teoria di percezione e psicologia

della forma.

Prof. Federico Federici

Leggi della mente.


Discorso laico.

Agata Kwiatkowska
2°anno di scultura
a.d. 2009/2010
1. Percezione di se stesso

La percezione e psicologia della forma si iniziano dal punto che sembra lontano
dall’idea accenata nel titolo del corso. Si inizia del nostro orientamento mentale secondo
quale guardiamo il mondo.
Questo orientamento riceviamo fin da piccoli dalle persone che ci circondano ed allora
hanno la maggiore influenza al nostro sguardo perché l’unico modo in quale un bambino
impara a capire il mondo è osservare il suo intorno e, soprattutto, genitori che in questo
momento diventano l’esempio principale su di come si deve percepire possibilità che ci
offre l’universo e la logica in cui esso funziona. Le nostre emozioni apaiono in rapporto
con il modello trasmesso dai parenti, dalla cultura del territorio di provenienza e dall’im-
postazioni personali, dalle predisposizioni che comunque ognuno di noi presentà dalla
nascità.

La questione di tabula rasa è una delle cose


più interesanti in psicologia. Brian Tracy,
uno dei piu riconosciuti e influenti insegnanti
nel campo di bisness, dice: “un bambino
dalla nascità è un optimista”. E nella que-
stione sono d’accordo: la voglia di vivere in
un bambino, per quanto le forze del corpo
non lo abbandono, non è scontata. Anzi:
credo che essendo inconscio perché, appunto,
nessuno lo aveva indirizzato di prima,
omettendo l’esistenza di Dio, vuole vivere ai
tutti i costi, se possiamo parlare in questo
caso di una “voglia voluta”. Infatti mi chie-
do: quando che inizia la propria educazione
e dove oppure come si manifesta la identità
personale del bambino?
Brian Tracy

I nostri abitudini finiscono a concludersi entro settesmo anno di vita e il nostro carattere
si stabilisce entro 17esmo anno d’età e quindi le regole di guardare e di reagire alle si-
tuazioni che accadono sono compiute in un schema che una volta fissato domina modo
di pensare per tutta la vita. Con lo sguardo formato in certa maniera che in conseguenza
condiziona le nostre scelte che riguardano amicizia, tipo di lavoro, scelta di partner ecc.
proseguiamo la nostra esistenza più o meno consci di leggi della mente.
Allora l’esperienze di essere umano è un risultato della serie dei pensieri che esso ha su
di se stesso e a grazie quali agisce. Semplicemente: se penso di me stesso le cose nega-
tive mi tolgo l’energia e voglia di proseguire un mio piano o aspirazione e quindi scelgo
le soluzioni più facili che magari non richiedono di sforzarsi - cosa che invece accade in
momento in cui sono alla piena coscienza delle capacità e vantaggi proseduti. Quindi al
confronto della situazione più o meno stressante volendo ottenere un determinato scopo

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bisogna che mi prepararo bene al livello
emozionale cioè in altre parole: penso di La questione del “pensiero positivo” è la cosa
mestessa in modo positivo. base per le persone che come me stanno fuori del
loro paese.
In questo punto la sapienza di model- Abbiamo da affrontare tanti problemi che riguar-
lo totale “pensiero-azione-esperienza” dano non solo la vita quotidiana: dove abitare,
è fondamentale - ci da la possibilità di come mantenersi, ma anche come assocializzarsi
cambiare il proprio destino secondo il con società della cultura diversa o imparare la
lingua in modo in cui potremmo essere capiti. Qui
desiderio che uno posiede. non conta solo un esprimersi correttamente ma
Il cambiamento però non è una cosa im- anche capire la mentalità della gente di popolo tra
mediata e, come prima la nostra forma- quale viviamo.
zione avanzava tra gli anni, prenderà il Ogni tanto incontriamo i schemi con quale
persone del posto percepiscono i stranieri e qui
suo tempo per sviluparsi. Qui entra la dobbiamo opporsi alla, per esempio, mancanza
regola d’inerzia: la forza con quale ave- del rispetto oppure incontrario: possiamo contare
vamo afermato convinzioni su di nostro alle persone benevoli che capiscono la situazione
essere cresceva proporzionale al tem- di difficoltà e ci aiutano volentieri.
Senza la credenza in noi stessi però non potremmo
po in cui erano ripetute. Modificare lo andare avvanti.
schema degli abitudini mentali quindi Oggi ovunque ci troviamo la maggior parte della
richiede intensità e un certo periodo ma gente “coltiva” lo sguardo critico e sfavorevole
soprattutto attenzione alle singole teorie che, come l’ho già discritto, da il risulto di ab-
bandono dell’energie vitali che possiamo usare a
che bisogna cancellare dal “elenco delle combattere i nostri limiti o l’ostacoli di destino.
proprie persuasioni”. Mi capita di sentire l’idee negative che in Italia
In questo lavoro esistono al meno non si può una cosa, quel’altra è difficilé da fare e
due rischi: uno è possibilità di perdere così via nonostante ciò non smetto a credere che le
cose per me andranno nella direzione positiva, de-
l’equilibrio che potrebbe aparire in un siderata e piacevole. La motivazione mia supporto
colpo come lato oposto del nostro stato con la lettura dei libri su di persone che hanno
precedente: la novità dell’informazioni aggiunto un certo tipo di successo nella loro vita
della oportunità di vivere meglio grazie come per esempio Waris Dirie che ha trovato la
forza di fuggire dal suo paese dove le donne erano
ad una “semplice modifica” dei pensieri trattate male e diventare una top-model nella New
allaga alcuni e in conseguenza guida al York City.
pericolo dei umori sballati che poi va a Mi incuriosisce il fatto che uno riesce e un altro no
finire che il nostra trasformazione si fer- a raggiungere i propri obbiettivi.
merà.
Secondo rischio invece è l’intenzione con quale proseguiamo l’evoluzione. La motivazio-
ne dei nostri azioni dovrebbe essere legata al miglioramento di noi stessi per noi stessi
senza aspettative dalla parte del mondo esterno. Altrimenti possiamo essere delusi quan-
do esso non risponde in modo in cui speriamo.
In lo stesso tempo però è la speranza che ci fa faticare. Tutte due le cose infatti sono col-
legate tra loro e gestirli bene al inizio da qualche difficoltà.
E’ una cosa molto enigmatica. Da una parte trovo le voci che dicono che bisogna immag-
ginare il proprio scopo in modo molto dettagliato sognare ma non di come il nostro sogno
dovrebbe essere svolto.
Dobbiamo essere certi in incertezza insomma. Certi che ma non come.

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Uno dei esempi molto belli della questione è la
storia di Giorgio Cavanzzano (famoso
disegnatore e fumettista) raccontata da lui stesso
al incontro del 23 aprile 2010 che si
terrava alla Biblioteca di Accademia di
Belle Arti di Perugia. L’artista descriveva la sua
ricerca di un disegnatore veneziano
Romano Scarpa con quale voleva cominciare
collaborazione. In quel tempo Giorgio aveva
cica 15 anni. Provava in tutti i modi possibili in-
ventando come trovare il suo futuro
insegnante. Cercava nel elenco telefonico,
domandava il suo cugino - sempre
disegnatore, chiedeva gli calzolai veneziani pen-
sando che il mestiere in qualche maniera fosse
collegato con il cognome di Romano. La rispo-
sta però fu arrivata per caso quando
Cavazzano non si la aspettava. Ad una festa dai
suoi amici c’era presente la ragazza di
Romano Scarpa che dopo aver visto i lavori di
Giorgio semplicemente gli ha dato il numero. Il
futuro fumettista ha trovato il posto sognato per
imparare la professione per quale aveva la passione così grande che non risparmiava le
forze per rintracciare il maestro. La storia però non finisce qui. Dopo tanti anni da questo
“incidente” lo chiamò un monaco e gli disse che in quello periodo era lui a collaborare con
Scarpa però decidò a dedicarsi a servire a Dio. Infatti il disegnatore una settimana prima
della telefonata da Giorgio ha perso il suo compagno di lavoro.
Cavazzano dice: “Ero molto fortunato”. E io mi chiedo: per quanto siamo fortunati? Che
cosa “essere fortunato”? Era la passione e l’amore per disegno e creazione in generale che
l’ha spinto a cercare il contatto a Romano. Ed esso è stato premiato dal mondo con succes-
so. Lui lo chiama protezione di Dio oppure una l’Energia cosmica... infatti non sappiamo
chiamare questa azzione che si compie al di fuori dei sensi nostri, al di la della cosienza,
del vedere. Paolo Coelho in un suo libro scrisse: “Quando desideriamo una cosa con
tutto il nostro cuore il mondo stravolge tutte le sue forze per far diventarlo realtà”**. E la
coincidenza dei fatti: la passione e le decizioni prese dagli altri hanno creato la situazione
in cui il sogno del fumettista poteva realizzarsi.
Questa narrazione mostra un altro fatto molto importante cioè esistenza di una legge
strana e un po’ incredibile di quale presenza parlano Joe Vitale, Napoleone Hill, David
Schwartz oppure tanti altri ancora: legge di attrazzione. La legge che, secondo me, è presa
per scontata e non valida. Invece è vera: le nostre credenze si rispecchiano alla nostra vita.
Chi crede in fallimento dei tutti suoi progetti e poi dice: “dicevo che succederà così”,
mentre chi ha la fede in successo e diventa un grand artista, politico o proprietario di una
**
tutte le citazioni ho tradotto da sola e quindi possano solo dare l’idea di concetto espresso dal autore orginale e non la poetica del testo

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dittà, chi gira il mondo per conoscere, capire o aiutare la gente.
Qui interessante è un altro aspetto: la stessa persona potrebbe arrivare già ai grandi onori
ma spesso comunque sta male. La cosa che voglio dire è che la gente incosciente sot-
tolinea un aspetto della sua vita e un altro lo evita a pensare e il resultato è che magari
uno aggiunge un alto livello di riconoscimento ma in lo stesso tempo si comporta come
uno stronzo - tutto dipende a quale scopo una persona vuole
avvicinarsi e per quanto è conscia di se stessa. E la legge vale La voce interna - con questo
in ogni caso. termine le persone che si
C’e ancora un altro concetto che apartiene al mio di- occupano del misticismo, della
lavorazione con la mente e del
scorso e che vorrei accentuare. Torno di nuovo a Brian Tracy suo controllo chiamano una,
che raconta storie su di altri grandi leader da lui conosciuti: appunto, voce che ognuno
“Per sapere qual è l’obbiettivo della loro vita oppure sempli- di noi ha dentro di sè e che
cemente avere la risposta ad una domanda che li tormenta ascoltata ci guida al nostro
ben essere secondo, credo, le
ognuno di loro usa, al suo modo, la stessa tattica cioè sedere nostre esigenze e in daccordo
mezzora in silenzio - cosa che serve a chiedere ed ascoltare con il nostro modo di sentire.
le risposte che la voce interna ha per noi.”** E’ la meditazione
importata al livello quotidiano. Facilizzata. Qualcuno puo an-
che andare fare una passeggiata alla natura. Importante che ci sia la quiete.
Infatti quando uno si calma e chiede se stesso dove va (che per alcuni e un dolore che li
mette in anzia) trova le risposte giuste. E magari esse non saranno daccordo con le sue
prime scelte che, invece di partire della sua propria esigenza, vengono impostate secondo
la moda oppure il desiderio di massa. E “la verità interna” come la chiamerei io ha sempre
ragione. Seguirla da proprio piacere e soprattutto pace interna, gioia di godere decizione
corretta che in fondo porta tranquilita e certezza di aver preso la strada calzante.
Alla fine arrivo ad una conclusione: tante le persone scrivono del potere della
mente credo allora che la cosa esiste. Questi esempi non derivano solo dai tempi nostri,
dal per esempio il movimento New Age come vorebbero vederlo alcuni, ma dai testimoni
di letteratura mondiale anche dei seccoli precedenti. Il nostro (polacco) il migliore poeta
romantico, Adam Mickiewicz, in un suo poema scrisse:

“Uomo! Se sapessi com’è il tuo potere!


Quando un pensiero dentro la tua testa come scintilla nel nembo,
Brilla invisibile, nuvole accumula,
E crea la pioggia fertile o fulmini e tempeste;
Se sapessi che appena un pensiero accendi,
Come aspettano in silenzio elementi di folgore,
Aspettano al tuo pensiero devolo e angeli
Se sbatti l’inferno o allumini il celo;
Ma tu come questa nube, alta ma errante, voli
Da solo non sai dove prosegui, che forza possiedi.
Gente! Ognuno di voi potrebbe, in soltudine, imprigionato,
Con pensiero e fede abbatere e sollevare troni!”**

Questa convinzione non cade dal nulla, sono i secoli del pensiero umano che la supporta-
no allora unica cosa che ci rimane da fare è crederci e migliorare perché il miglioramento
del mondo dipende dal miglioramento di una persona singola.

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2. Percezione in disegno

La capacità di disegnare magari giustamente e percepita come una delle più dif-
ficili. La gente ingrandisce “il problema” però, come nella prima parte del mio discorso,
dimentica che solo azzione ripetuta diventa un dote.
Importante è iniziare. Senza passare il limite di noia, Voglio sottolineare che il mio per-
di mancanza di fede nelle proprie competenze e/o ... corso artistico sia quello in Polonia
(qui ognuno mette i motivi per quale non fa una cosa) che questo in Italia mi sono servite
non ariveremmo a nessun risultato. Allora bisogna ini- entrambi e credo che uno senza altro
non mi darebbe la complessità delle
ziare. capacità, delle possibilità di esspres-
Sono parecchi anni che disegno quindi mi permetto a sioni e lo sguardo così vasto sul pro-
sentirmi abbastanza essperta nella questione nonostan- blema. Grazie a questo viaggio mi
te essere al proprio inizio. Passo sopra il periodo in cui sento di essere preparata e capace
in questo ambito.
disegnare era solo un che senza perché che accadeva
durante i miei studi sia al liceo artistico a Gdynia (Po-
lonia) sia all’Accademia di Belle Arti a Danzica (sempre Polonia). In queste scuole dise-
gnare era una esigenza ordinata da professori che doveva per forza accompagnare scul-
tura - necessità assolutamente utili per uno scultore o artista in generale. Unica cosa però
che ci mancava era spiegare con cura e passione propria questa loro pretesa. Diventavamo
macchine di catena di montaggio (questa volta di falsa creatività) che senza coscienza del-
la loro sensibilità copiavano le regole una volta stabilite da qualcun altro. Non c’era posto
per sbagliare, per prendere le strade diverse, per mettere in dubio consigli d’insegnante.
Oggi il mio sguardo sul come devo disegnare è molto diverso e si appoggia so-
prattutto sul mio stato d’anima del momento in cui mi viene a svolgere questa necessità
- perché il disegno è una necessità per artista*.
Al inizio disegno potrebbe dare qualche di-
scomforto: per essere bravo bisogna esercitarsi allora Un motivo quasi sacro che bisogna sapere
comunque è il corpo umano - spesso
con conseguenza e determinazione fare disegni ma- considerato come ogetto di base per co-
gari ogni giorno e così far diventare questa azzione noscere e disegnare. Uomo è il centro del
una abitudine quotidiana. mondo. Una volta secondo il fisico umano
Il primo passaggio, dopo aver superato la noia del si construiva le case, si misurava campi, si
stabiliva i canoni in arte, si contava i soldi
cambiamento da disegno-esercizio a disegno-piace- e in consegueza esso diventato centro del
re, è che la nostra mente si concentra ai altri problemi interesse di tutti i tipi dell’attività umana.
collegati alla creazione propria. Secondo me bisogna Ed allora è giusto che’ un obligo per un
seguire “le piccole passioni” che appaiono ogni tanto artista conoscere anatomia umana.
quando l’occhio ci cade sulla faccia bella di una per-
sona, sulla composizione dei piatti su tavola dopo un pranzo, su un gatto addormentato
al nostro letto.
Seconda cosa di cui pensa un artista è: quale materiale e tecnica usa ad esprimersi. Ma-
tita? Carboncino? Aquarello? Capita che la tecnica scelta prima la vogliamo cambiare in
*
Il termine “artista” è molto convenzionale - io assolutamente non aspiro ad essere chiamata così. Oggi questa esspressione è usata poco
attentamente e per nominare le persone che si occupano di una certa lavorazione dei materiali senza nessuna preoccupazione degli messaggi
che vorebbero comunicare - se volessero comunicare qualche cosa - o semplicemente senza cura di forma e senza attenzione di superficie che
secondo me è una cosa fondamentale in scultura. In lo stesso tempo il mio lavoro ed allora il mio livello di conoscenza sono troppo basse per
chiamarmi con il nome “artista” in senso riservato a Michelangelo, Tintoretto o Louise Bourgeois - per accentuare i grandi che seguo.

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momento in cui iniziamo disegnare. Cioè mi preparo per svolgere disegno all’aquarello
ma quando prendo pennello a mano mi manca matita e in conseguenza cerco una e pro-
seguo usando quella invece di usare l’aquarello.
A seconda di esperienza, passione propria, sviluppo del intresse l’artista o il di-
segnatore si prepara meglio a esplicare il lavoro. La carta - prima qualsiasi, dopo scelta
con attenzione: magari colorata a mano, magari con una grammatura diversa, tratteggiata
prima con matita (per poi, invece di mettere ombre con il segno nero di uno strumento,
togliere questa specie di sporchezza con una gomma disegnando così con la luce piuttosto
che segnando l’ombre), in questi e non altri dimensioni. La tecnica - prima di base, con
la matita per poi esperimentare con aquarello, carboncino, senguinia, matite colorate,
inchiostro e sceliere quella di più conveniente, correspondente all’esigenze.
A seguire perfezionamento tecnico cresce anche elaborazione di pensiero. Da
quando siamo piccoli le parole collegiamo con i concetti che esse esprimono. In disegno
il concetto è un simbolo e le parole sono il modo in cui una persona descrive questo che
vede. Tutto il gioco si appoggia su osservazione. Per quanto disegnando possiamo seguire
la nostra intuizione non possiamo comunque dimenticare di questione di base: saper dise-
gnare significa saper guardare. Per esempio concetto di mela è possibile descrivere anche
con le parole: la mela è una sfera deformata che al basso si stringe, al alto invece ha un
rettangolo sempre deformato e qualcosa che ricorda una foglia - forma di lacrima o goccia
(che a loro volta anno una forma concettuale cioè simbolica e leggibile per tutti). Ma la
sua bellezza e il nostro affascimento che ci ha portato a disegnarla non possono essere
espresse nel modo così ridotto. Qui entra il discorso come voglio rappresentare la mela
e a quale scopo serve rappresentarla in un modo e non altro? Semplificarla ad una idea,
tipo questa descritta prima, ci da estetica che oggi riguarda pubblicità piuttosto che dise-
gno. L’artista invece deve collegare occhio, mente e mano in un movimento flusso dopo
di che deve collegare il suo concetto di mela con le capacità imparate. Lascio altri motivi
per quali può servire un disegno - qui lo scopo è rappresentare il fascino del oggetto che
guardo. Il segreto di come invece secondo me è molto misterioso e dipende da questo che
uno ha in testa nel momento e da principio generale inventato da esso in via di crescità
personale al campo, allora il concetto si collega con la passione di guardare e con le pro-
prie idee del disegno che uno porta dentro se. Tanto vero
che quando una persona, a prescindere dalle capacità del-
la base di cui parlavo prima, inizia disegnare con il cuore
e seguendo il sentimento personale della passione i suoi
disegni aggiunge un segno notevole d’amore, di libertà e
di gioia. E’ una cosa non spiegabile ma che passa trami-
te tre livelli 1) fisico: corpo, 2) emotivo: anima/passione/
cuore, 3) mentale: inteligenza/sguardo/voglia. Quando si
comincia disegnare e in conseguenza guardare le cose si
nota le sfumature diverse che realtà osservata contiene.
Perché lo sguardo passa tra il filtro personale che ognuno
di noi stabilisce al modo suo secondo la propria esperien-
za e coscenza.

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3. La percezione di se stesso e la percezione nel disegno.

Le nostre percezioni sono più che una e provengono da tanti livelli della nostra
vita con quali sono in coerenza. Credo che le cose che succedono nel percorso sono sia la
conferma delle nostre idee di sestessi sia le sfide che bisogna passare o vincere e grazie
a quali ci affermiamo che la nostra propria strada è giusta o miglioriamo sceliendo una
soluzione piuttosto che l’altra.
Il ruolo di disegno è semplice: come una repetizione della frase positiva ci fa pensare di
noi stessi cose belle e mostra se o che perfezzioniamo nel camino. Qui il lato fisico cioè
visibile con gli occhi è fondamentale - da sottisfazione toccabile quasi che con la sua pre-
senza materiale magari ci convince di più che un miglioramento di comportamenti che
voremmo cambiare e che possiamo provare solo nelle situazioni con altri esseri umani
allora quantificarli è difficile, non misurabile fisicamente e quindi poco affidabile.
Siamo troppo attacati alla materia, molto spesso perché questa pensiamo come una delle
prime le più importanti che ci costruiscono il mondo interno che invece è in contrario.
Nonostante di queste problematiche grazie al disegno proviamo sentimenti che ci danno
la spinta di andare avanti e un quadro dell’emozioni che sentiamo - positivi o negativi
- con quali ci confrontiamo. Anzi il disegno, dove bisogna concentrarsi forte, aiuta a sta-
bilirsi interiormente, alza il livello di credere in sé e rafforza per confrontare le sfide e i
limiti che ci porta il destino.