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OPS! MI E' CAPITATA UN 'EMOZIONE !

Quando emozioni e sentimenti vogliono dirci qualcosa.

Quando riflettiamo sulla dimensione emotiva, possiamo tenere a mente che le emozioni hanno un
ruolo cruciale nell'organizzare il comportamento: ovvero, possono motivarci a fare qualcosa,
indirizzarci nel comprendere ciò che vogliamo, orientarci nel fare una scelta importante, giocare un
ruolo cruciale in particolari momenti della nostra vita!
Le emozioni dunque sono importanti segnali che permettono di regolare il comportamento, anche
quando ne siamo inconsapevoli.
Dal latino "e-movere", ovvero "muovere fuori", il termine emozione fonda così il suo significato nei
processi fisiologici della persona, i quali organizzano - in un movimento naturale che va dall'interno
verso l'esterno, e viceversa - il complesso sistema-uomo.

L'emozione inoltre è il primo processo fisiologico a divenire disponibile alla coscienza, nel
momento in cui la persona assegna un nome a ciò che sta provando.
Ma come può avvenire una migrazione da stato di pre-coscienza a stato di coscienza? Di fatto,
attraverso l'esperienza percettiva è possibile "riconoscere come stiamo" mentre viviamo un
particolare momento di vita e questo "sapere come" finisce per acquisire lo status di coscienza
(Damasio, 1995). Ovvero, il "sapere come" si trasforma in "sapere che" e, in questa prospettiva,
emozioni e sentimenti diventano terreno fertile sul quale fondare la conoscenza di sé stessi e del
mondo.
Questo territorio, tuttavia, non è così avulso da insidie e contraddizioni e la conoscenza delle
emozioni può non essere così automatica ma creare disorientamento...

Una sonora mappa per ritorovar-si sulle tacite esperienze emotive è disponibile attraverso il
linguaggio. Con frasi come "sprizzava allegria da tutti i pori, gli occhi le brillavano di gioia, una
bruciante vergogna..." e così via, la nostra conoscenza verbale delle emozioni, degli affetti e degli
umori appare veicolata dall' analogia tipica delle metafore e in cui lo sfondo è costituito da
un'esperienza sensoriale (Liotti, 1994).
In questa esperienza è il corpo, con le sue sensazioni soggettive e con i suoi atteggiamenti visibili, il
luogo fisico dove scorrono metafore e significati.
Sentire i cambiamenti che avvengono nel proprio corpo mentre è in atto l'esperienza percettiva di
una particolare emozione, assegnare un nome a ciò che stiamo provando, comprendere e descrivere
a fondo il senso compiuto di una sequenza intricata di emozioni sono operazioni delicate che
svolgono un ruolo prezioso nella conoscenza di sé.
D'altro canto, avere credenze negative sulle proprie emozioni e, di rimando, compiere riflessioni
negative su di sé, ( ad esempio: "se mi sento in imbarazzo, arrossisco, allora significa che non sono
uno che vale") può portare la persona a sviluppare strategie di comportamento disfunzionali e
circoli viziosi più o meno consci (come può essere il rimurginare sul momento in cui una certa
emozione è venuta fuori oppure un' eccessiva restrizione delle occasioni in cui si potrebbe tornare a
provare quella stessa emozione spiacevole), condizioni che intervengono dirimenti nel regolare le
interazioni quotidiane (come nel caso di un disinvestimento nel progetto di vita personale).

Se immaginassimo che le nostre percezioni siano il "localizzatore" che ci aggiorna esattamente su


dove siamo e che le emozioni, invece, siano le stelle che ci orientano da una parte o dall'altra,
avremmo in mente non solo di possedere le capacità per spaziare nel nostro mondo interiore, e di
percorrerlo in lungo e in largo, ma anche di comunicare all'altro esattamente dove ci troviamo "sotto
questo cielo".
Se c'è una scarsa consapevolezza di queste coordinate di base, si rischia di trovarsi in una
condizione di smarrimento, in cui le emozioni non vengono individuate e riconosciute e si perde il
comando della propria navigazione.

Quando si pongono le dette condizioni, è possibile che la persona viva in uno stato di sofferenza nei
confronti della quale agisce una serie di tentativi per migliorare, le quali possono risultare
inefficaci. All'interno della psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale, il terapeuta si dedica
all'esplorazione congiunta con il paziente di quelle emozioni e pensieri disfunzionali che lo
affliggono. In particolare, attraverso il linguaggio emerge ciò che accade nel corpo quando si
manifesta l' emozione sentita come particolarmente sgradevole e quali sono i pensieri ad essa
collegati; ciò permette alla persona di aumentare la capacità di gestire momenti particolari della
propria vita e di migliorare la qualità del rapporto con sé e con gli altri.