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UNIVERSITA’ “LA SAPIENZA” DI ROMA

Appunti dalle lezioni del Prof. Sebastiano Rampello

Fondazioni Profonde

Luigi Testa
Anno 2009-2010
Introduzione

I Pali di fondazioni sono utilizzati per trasmettere i carichi


provenienti dalla sovrastruttura a strati di terreni più
profondi nei casi in cui non è possibile o non è conveniente
progettare delle fondazioni superficiali perché i terreni a diretto
contatto con la fondazione hanno scadenti caratteristiche
meccaniche. In queste situazioni si è solito trasferire tali carichi
a strati più profondi dove le caratteristiche meccaniche sono
migliori.
Il trasferimento dei carichi in fondazione avviene sia alla base
del palo (ove si sviluppano degli sforzi normali σ) sia lungo la
superficie laterale (dove sviluppano degli sforzi tangengenziali τ
all'interfaccia tra il palo e il terreno). Nelle fondazioni
superficiali non ci curiamo di considerare le tensioni tangenziali
perché trascurabili rispetto alle tensioni trasmesse lungo la base
della fondazione.
Nel caso dei pali di fondazione la lunghezza L è molto maggiore Figura 1: Esempio di Palo di fondazione.
rispetto alla base (L>>B).
Possiamo distinguere tra due tipologie di Pali:

PALO PORTANTE ALLA BASE : Se il palo si intesta in una formazione che è significativamente più rigida e
resistente rispetto al terreno sovrastante. Con questo non si vuol dire che non esiste più il contributo
delle τ ma che semplicemente il contributo degli sforzi normali σ alla base sono rilevanti in percentuale
maggiore rispetto alla capacità portante laterale del palo. In questa situazione è bene estendere il palo
all'interno della formazione per una lunghezza pari almeno a 2 o 3 volte il diametro del palo ( tale
procedura è legata all'incertezza della profondità dello strato).

PALO SOSPESO : In questa situazione il palo può interessare un terreno omogeneo o anche dei terreni
stratificati le cui caratteristiche di resistenza e rigidezza sono confrontabili. Il contributo della superficie
laterale e della superficie alla base è proporzionale allo sviluppo della superficie laterale e della base, cioè
in termini unitari i valori di τ e σ non variano significativamente. Quindi il contributo alla base può
essere inferiore al contributo laterale nella misura in cui hanno estensioni di superficie diverse, allora in
tali situazioni il contributo della base è modesto rispetto a quello dato dalla superficie laterale.

Figura 2: : Palo sospeso (a sinistra) e palo portante alla base (destra).

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FONDAZIONI PROFONDE

Classificazione dei pali

I pali possono essere classificati in modo diverso secondo il criterio che noi scegliamo. Li distinguiamo
in relazione al MATERIALE, alle DIMENSIONI oppure in base alle TECNOLOGIA ESECUTIVA del palo
stesso.

 MATERIALE:

 Legno: poco utilizzati in Italia ma sono ancora in uso all'estero.

 Calcestruzzo prefabbricato: Questi possono ancora essere suddivisi in tre categorie, ovvero :
Calcestruzzo centrifugato;
Calcestruzzo vibrato;
Calcestruzzo precompresso.

 Calcestruzzo gettato in opera: Vengono realizzati direttamente in cantiere.

 Acciaio: poco utilizzati per via del costo dell'acciaio.

 DIMENSIONI:

 MICROPALI sono pali di piccolo diametro.  ≤25 cm

 MEDIO DIAMETRO: 30≤  ≤60 cm

 GRANDE DIAMETRO:  ≥ 80 cm.

 TECNOLOGIA ESECUTIVA:

 PALI BATTUTI. Il palo viene infisso nel terreno per battitura da parte di un maglio. Questi sono
detti anche dislocanti, poiché provocano una dislocazione del terreno apportando delle modifiche
ai parametri meccanici del terreno nell'intorno del palo;

 PALI TRIVELLATI. In questi si esegue prima un foro nel terreno, in cui le pareti del foro devono
rimanere stabili, s’inserisce in seguito l'armatura e infine si getta il calcestruzzo. Abbiamo la
sostituzione del terreno con del calcestruzzo armato.( Detti anche non dislocanti, poiché se eseguiti
ad arte con apportano modifiche alle caratteristiche meccaniche del terreno nell'intorno del
foro);

 PALI INTERMEDI. Il comportamento riguardo alle modalità esecutive è compreso tra le due
condizioni limite di pali dislocati e non dislocati. Essenzialmente questi sono i pali a vite, dove
l'avanzamento della vite è governato da una coppia e da una spinta e in relazione al rapporto tra
spinta e coppia noi possiamo tendere verso la situazione limite di palo infisso oppure verso
quella di palo trivellato.

ATTENZIONE : La trasmissione delle tensioni tangenziali lungo il fusto del palo interessa una fascia
terreno molto ristretta attorno al palo cioè se noi assimiliamo il terreno ad una serie di corone circolari
attorno al palo possiamo immaginare che man mano che ci allontaniamo, la tensione tangenziale si
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TIPOLOGIE

riduce rapidamente e quindi la zona di terreno che interagisce con il palo per quando riguarda gli sforzi
di taglio si riduce rapidamente. Tali tensioni tangenziali dipendono fortemente dalla natura
dell'interfaccia palo-terreno, e questa a sua volta dipende dal modo in cui si esegue la costruzione del
palo. La mobilitazione degli sforzi di taglio τ è funzione della superficie del palo (scabra o liscia), la
forza con cui si è spinto il calcestruzzo verso il terreno e così via. In definitiva capire come si esegue la
costruzione del palo, è premessa indispensabile per scegliere parametri di progetti sensati.
Per quanto riguarda la resistenza del terreno alla base del palo, questa è legata allo sforzo σ ovvero è la
tensione sotto la base del palo, diventa così importante nella fase di progettazione la caratterizzazione
fino alla profondità d'installazione del palo. Anche in questo caso le σ alla base del palo dipendo
fortemente della modalità di esecuzione del palo (ad esempio se il palo è infisso, a causa della battitura
si va ad aumentare la capacità portante del terreno alla base (se abbiamo sabbia si aumenta
l'addensamento e quindi la resistenza in modo locale),se invece il palo è dislocato avviene il contrario).

SIDA MOLTA IMPORTANZA ALLA MODALITÀ ESECUTIVA POICHÉ UNA CORRETTA PROGETTAZIONE
DERIVA DALL'ASSUNZIONE CORRETTA DI ALCUNI PARAMETRI, I QUALI NON POSSONO PRESCINDERE DA
COME VIENE MESSO IN OPERA IL PALO.

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FONDAZIONI PROFONDE

Pali battuti

Nell'infissione avviene mediante la battitura da parte di un maglio, in genere c'è una limitazione sul
diametro dei pali perché l'energia di battitura necessaria alla penetrazione del palo cresce con il
quadrato del diametro del palo. Questo perché bisogna dislocare un volume di terreno che è
∙
proporzionale a

∙ (cioè il volume del palo, oggi con le tecnologie a disposizione non è possibile andare oltre
diametri pari a 50 cm).

PALI PREFABBRICATI: per questi è conveniente distinguerli in funzione del materiale.

PALI IN LEGNO : Utilizzati soprattutto all'estero piuttosto che


in Italia. Questi hanno una sezione quadrata con lato compreso tra
40 e 50 cm. Di solito hanno una punta rinforzata in metallo per
favorirne l'infissione durante le operazioni di battitura e nello
stesso tempo evitare che si rovini il legno. Le lunghezze massime
utilizzate sono comprese tra 15 e 18 m. Tale limite è dovuto
anche al trasporto (SI RICORDA che il trasporto max. affinché
non diventi eccezionale è di 14 m), lo sforzo di lavoro massimo ,
σmax. ,è pari a 4-5 Mpa (BASSA).
Se c'è, la presenza di acqua è bene che il palo sia sempre
sommerso, oppure sempre emerso (ad esempio: i palazzi di
Venezia), poiché se c'è un’oscillazione della falda, potremmo Figura 3 :Particolare di palo battuto in
avere un’alterazione del legno, ecco perché oggi si tende a Legno
proteggerli attraverso delle resine per prevenire tali fenomeni.

PALI PREFABBRICATI IN CALCESTRUZZO ARMATO (C.A.): Questi hanno una sezione o quadrata o
poligonale, le dimensioni variano in un intervallo più ampio (25cm ≤ L ≤ 50 cm) , hanno anche questi
dei rinforzi metallici, più precisamente delle staffe di armatura che vengono disposte sia in
corrispondenza della punta che della testa poiché sono le zone del palo maggiormente sollecitare
durante le operazioni di battitura. Le lunghezze massime di questi pali vanno dai 12 m ai 14 m, e sono
contenute soprattutto per problemi di trasporto, salvo che si utilizzino dei conci di palo con degli
innesti a baionetta in modo tale da formare un palo di lunghezza maggiore (in questi casi si può arrivare
fino a lunghezze dell'ordine di 25 m). La lunghezza max., una volta superati i problemi di logistica, è
dettata dai tipi di terreno poiché al crescere della lunghezza d'infissione cresce la τ e la σ alla base e
quindi arrivati ad una certa profondità il maglio non ha più l'energia necessaria per andare oltre certe
profondità. La tensione di lavoro massima per questi pali è sensibilmente più alta e cioè tra 8 e 9 Mpa.

PALI PREFABBRICATI IN CALCESTRUZZO CENTRIFUGATO: Sono pali cavi armati con ferri
longitudinali, soltanto la testa e la punta, non sono cavi ma rinforzate con staffe per evitare che ci siano
rotture locali durante le operazioni di battitura. I diametri sono compresi tra i 25 e i 50 cm, e le
lunghezze massime sono di circa 20 m. Anche questi pali possono essere giuntati, c'è quindi la
possibilità di creare un palo di lunghezza maggiore unendo attraverso giunti due o più pali. Questi sono
detti pali di tipo "SCAC", che è il primo brevetto per pali di questo genere.

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TIPOLOGIE

PALI PARZIALMENTE PREFABBRICATI: Questi


sono chiamati pali di tipo "WEST". S’infigge nel
terreno per battitura un MANDRINO METALLICO
(un tubo metallico), questo a sua volta è collegato a
una punta a perdere (cioè una volta istallato il palo
la punta rimarrà nel terreno). Attorno al mandrino
sono inseriti degli elementi anulari di calcestruzzo
prefabbricato. La battitura avviene sul mandrino
metallico, una volta giunti alla profondità voluta la
punta rimane nel terreno, estraiamo il tubo
metallico e quindi nel terreno rimarranno soltanto
gli elementi di calcestruzzo prefabbricato. Nello
spazio lasciato libero dal mandrino viene inserita la
gabbia d'armatura con le staffe (le staffe sono costituite
da un elemento metallico elicoidale), ed infine attraverso
un tubo convogliatore viene riempito il foro con
del calcestruzzo.

In sintesi, le fasi sono:

1. INFIGGO ILMANDRINO CHE HA DEGLI


ELEMENTI INTORNO DI CALCESTRUZZO
PREFABBRICATO;
2. ESTRAGGO IL MANDRINO, INSTALLO
L'ARMATURA;
3. RIEMPIO IL FORO CON DEL CALCESTRUZZO.
Figura 4: Palo battuto tipo “WEST”

PALI IN ACCIAIO : Molto utilizzati in passato,


adesso poco per l'elevato costo della materia prima.
I vantaggi sono legati all'elevata resistenza del materiale (a flessione, compressione, trazione …), sono
facilmente trasportabili e giuntabili. Nello stesso tempo assicurano una continuità nei confronti delle
sollecitazioni di flessione (nel caso in cui il palo sia sottoposto a forze orizzontali).
La forma più semplice di un profilato di acciaio è quella a H ad ali larghe. Questi ultimi hanno una
sezione trasversale molto ridotta e quindi possono essere infissi abbastanza facilmente nel terreno. Nei
pali d’ acciaio la capacità portante è fondata essenzialmente sulla resistenza laterale, cioè è affidata alle
tensioni tangenziali che si sviluppano lungo il contorno della sezione.
Gli svantaggi oltre al costo del materiale, sono la possibilità di perdita di verticalità, cioè il palo durante
la fase d'infissione ha la tendenza a deviare andando fuori asse.
Il fatto che offrono poca superficie alla base permettono di raggiungere profondità anche molto elevate
d'infissione poiché la quantità di terreno che dobbiamo dislocare è bassa.
L'altra alternativa è quella di utilizzare dei pali tubolari, in questo caso i pali sono chiusi alla base da un
fondello saldato al tubo.
Possiamo distinguere diversi pali prefabbricati in relazione alle modalità di battitura:

PALO TUBOLARE CON PUNTA SALDATA AL TUBO: L'operazione d'infissione avviene con la battitura
sulla punta attraverso un mandrino, e quindi la punta si tira il tubo esterno. Se battessi direttamente sul
palo (tubo metallico) potrei causare danni al palo stesso, a meno che non aumenti lo spessore del palo.
La lunghezza massima ritorna ad essere intorno ai 20 m poiché il volume di terreno dislocato è
maggiore rispetto alla sezione ad H.

PALI GETTATI IN OPERA (TIPO I) : I Pali che verranno presentati qui di seguito hanno la caratteristica
che sono fabbricati in cantiere ma la camicia metallica non viene recuperata (CAMICIA A PERDERE).
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FONDAZIONI PROFONDE

PALI IN ACCIAIO , BATTUTI E GETTATI IN OPERA (TIPO


RAYMOND, TREVICOR, LACOR) : Il procedimento è molto
simile al palo precedente, cioè il maglio non batte
direttamente sul tubo, ma su un mandrino, che è appoggiato
sul fondello. Quest' ultimo a sua volta è saldato al tubo, e
quindi battendo sul mandrino il tubo viene trascinato ( PER
TALE MOTIVO LO SPESSORE DEL TUBO PUÒ ESSERE PICCOLO
POICHÉ VIENE TRASCINATO dal fondello). Tale situazione
può essere estremizzata , portando lo spessore del tubo ad
essere di circa un paio di mm (1,5mm ≤ SPESSORE ≤ 3mm)
diventando di fatto un lamierino. In tal modo, il lamierino,
assume la funzione di cassaforma a perdere. . In questi tipi di
pali il mandrino non è collegato al fondello, ma è progettato
in modo tale da allargarsi lateralmente così da aderire alle
pareti del lamierino. In questo modo è il MANDRINO CHE
TRASCINA IL LAMIERINO (TUBO) e non il fondello. Una volta
che sono arrivato alla profondità voluta chiudo il mandrino,
lo tiro fuori ed inizio ad inserire le staffe longitudinali ed
elicoidali ed infine getterò all'interno, attraverso un tubo, il
calcestruzzo. Il getto avviene in ambiente pulito ed asciutto,
potendo così fare affidamento su delle resistenze elevate, ed
in più il lamierino una volta che il calcestruzzo si è indurito
esercita su questo una azione di confinamento. I diametri più
utilizzati per questo tipo di palo sono compresi tra 30,5 cm e
35,6 cm, e lunghezze massime raggiungibili sono comprese
tra i 25 e i 30 m. Al fine di migliorare l'aderenza tra il palo e il
terreno creando in sito una superficie scabra il lamierino è Figura 5 :Palo tipo “RAYMOND
ondulato poiché gli sforzi tangenziali che nascono
dall'interazione tra palo e terreno dipendono dalla natura
della superficie di contatto, ed un contatto scabro da una τ unitaria maggiore (infatti si cerca sempre di
realizzare pali che abbiano una superficie scabra !!!).
Ci sono dei casi in cui il lamierino è liscio, la tecnologia di esecuzione e di funzionamento è la stessa. Si
possono raggiungere dei diametri maggiori (circa 50 cm) ma il lamierino di solito deve essere più spesso
(circa 6 mm).

PALO MULTITON : E' una variazione del palo Raymond, in cui il diametro varia con la profondità (cioè
si parte da un diametro maggiore per giungere a diametri via via sempre più piccoli). In questo caso il
lamierino è liscio. Tali variazioni di diametro contribuiscono ad aumentare la capacità portante del palo.

PALI GETTATI IN OPERA (TIPO II) : In questi la camicia metallica , in una prima fase viene infissa nel
terreno, ma a differenza dei pali RAYMOND e MULTITON, la camicia metallica viene recuperata.

PALI SIMPLEX: In questi pali il tubo metallico è di grosso spessore (2 cm ≤ SPESSORE ≤ 3 cm), ed è
chiuso inferiormente da un fondello che è dotato di un bordo per la tenuta. Il Maglio batte sulla
superficie esterna del tubo, ecco perché lo spessore del tubo deve essere importante altrimenti ci
potrebbe essere una perdita di forma del tubo. Una volta raggiunta la quota desiderata s’inserisce
l'armatura, si esegue il getto del calcestruzzo e si estrae il tubo facendo rimanere il fondello in opera.
Per facilitare le operazioni di recupero del tubo, quest'ultimo viene messo in vibrazione così che il
distacco del tubo dal terreno avviene più facilmente. La lunghezza massima di questi pali è compresa tra
i 20 e i 30 m, tale limite dipende dalla capacità di battitura del maglio nell'infiggere il tubo metallico e
possibilità di sfilare lo stesso dal terreno.
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TIPOLOGIE

Una volta inserita l'armatura longitudinale ed elicoidale, il calcestruzzo che andiamo a gettare deve
essere molto fluido, in modo tale che quando si sfila il tubo di grosso spessore il calcestruzzo va a
riempire l'intercapedine lasciata libera dallo tubo d'acciaio. L'aderenza tra il calcestruzzo e il terreno è
garantita dalla fluidità, ma avere un calcestruzzo fluido comporta avere un rapporto a/c alto e quindi
delle caratteristiche meccaniche basse.
PALI FRANKI : E' una evoluzione del palo SIMPLEX,
che permette di avere una superficie del palo scabra.
Questo ha in comune con il palo Simplex il fatto di
avere un tubo metallico che in un primo momento
viene infisso ed in un secondo momento recuperato,
ma la sostanziale differenza è che non si batte sulla
testa del tubo ma sul fondo.
Alla base del tubo metallico viene realizzato un tappo
di calcestruzzo dello spessore di 2-3 volte il diametro
del tubo ( calcestruzzo fresco a basso contenuto d'acqua
(Magro)). Quando il maglio viene lasciato cadere
all'interno del tubo e batte sul tappo, Questo poiché
composto da calcestruzzo fresco tende ad espandersi
lateralmente.
Poiché contenuto all'interno del tubo, nasce attrito tra
calcestruzzo e tubo e quest’ultimo viene trascinato
insieme al tappo nel terreno.
Se prestiamo attenzione alla zona di contatto tra il
calcestruzzo e il palo, per effetto della battitura nasce
una tensione normale che il calcestruzzo esercita sul
fusto del palo. Per effetto di questa tensione normale
si ha anche uno sforzo di taglio ′ ∙ tan ′]ed è
questo sforzo tangenziale che permette il
trascinamento del tubo nel terreno. Quindi, operando
nel modo appena descritto superiamo il problema del
danneggiamento che si potrebbe verificare nel tubo
Figura 7 a: Particolare costruttivo del Palo Franki (I) durante le operazioni d'infissione in cui questo è
sottoposto a tensioni di trazione.
E’ importante che nel calcestruzzo il contenuto
d'acqua deve essere basso, poiché quando il maglio
cade sul tappo, il calcestruzzo essendo fresco (lo
possiamo immaginare come un terreno, composto da uno
scheletro solido e un fluido interstiziale), per effetto del
colpo del maglio, nascono delle sovrappressioni
interstiziali all'interno del calcestruzzo. Cioè l'acqua
all'interno subisce un aumento di pressione e tende a
drenare, muovendosi verso dei contorni drenanti
(sotto, sopra e lateralmente), e se ci fosse troppa
acqua, si creerebbe un velo che non permetterebbe la
Figura 7 b : Particolare costruttivo del Palo Franki (II). formazione dell'attrito tra il calcestruzzo e il tubo. In
tale situazione il tappo tenderebbe ad infliggersi nel
terreno non trascinandosi con se il tubo.(IL BASSO CONTENUTO D'ACQUA SERVE A FAR SI CHE CI SIA
L'ATTRITO, IN MODO TALE CHE IL TAPPO SI TRASCINI CON SÉ IL TUBO METALLICO).
Mediante tale operazione si arriva a infiggere il tubo alla profondità desiderata,quindi si blocca il tubo e
si continua a battere sul tappo di calcestruzzo in modo da provocare la parziale espulsione dal tubo del
tappo. Una volta che il tappo è stato espulso dal tubo, può espandersi poiché non c'è più l'azione di
confinamento del tubo(OPERAZIONE DI "SBULBATURA"), provocando un allargamento della base (cosa
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FONDAZIONI PROFONDE

positiva: aumenta la capacità portante che dipende dal quadrato del diametro della base ). Dopo quest’operazione
s’inserisce la gabbia d'armatura all'interno del tubo, si getta il calcestruzzo per spessori di 2-3 volte il
diametro, e si fa cadere il maglio all'interno dell'armatura e contemporaneamente si estrae il tubo. Non
si getta oltre 2-3 D poiché altrimenti durante le operazioni di estrazione del tubo si potrebbero creare
delle fessure di trazione che interromperebbero la continuità. La battitura del maglio sul calcestruzzo fa
sì che quest'ultimo va aderire con il terreno, cioè riempie l'intercapedine lasciata libera dal tubo. Alla
fine dell'operazione il tubo sarà estratto e il palo in seguito alle operazioni di battitura avrà una
superficie scabra.

ATTENZIONE: Il bordo inferiore del tubo dovrà sempre essere immerso nel calcestruzzo, in modo tale
che non ci sia la possibilità per il terreno di entrare all'interno del foro interrompendo la continuità del
palo.

Otteniamo un PALO:

 SUPERFICIE SCABRA;
 CON UNA BASE AVENTE UN DIAMETRO MAGGIORE RISPETTO ALLA SUPERFICIE LATERALE.

I pali appena descritti possono avere lunghezze di 20-30 m, il limite è sempre dovuto alla capacità di
estrarre il tubo. Battendo sul tappo e non sul tubo gli spessori si riducono rispetto alla tecnologia
SIMPLEX. Una volta recuperati i tubi possono essere riutilizzati.
I vantaggi sono legati all'ottima qualità del calcestruzzo (basso contenuto a/c e ben costipato quindi buone
caratteristiche meccaniche), gli svantaggi sono dovuti principalmente ai tempi di esecuzione che sono
lunghi e comportano di conseguenza costi e capacità di manodopera rilevanti.

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TIPOLOGIE

Micropali

questi sono ≤ 25  e le categorie sono essenzialmente due:


I Micropali sono pali di piccolo diametro e rientrano della categoria dei pali trivellati. I diametri di

• PALI RADICE;
• PALI TUBIFIX.

PALI RADICE: La loro modalità di


posa in opera è molto simile a quella
dei pali trivellati, cioè si realizza un
foro, si inserisce l'armatura ed infine si
getta adottando delle accortezze al fine
di migliorare il contatto PALO-TERRENO
lungo la superficie laterale. Attenzione: In
questi pali il contributo della capacità
portante alla base è modesta rispetto al
contributo offerto dalla superficie
laterale.
Questa è la ragione per cui nella
tecnologia esecutiva diventa
importante valutare tutti gli
accorgimenti che ci permettono di
migliorare l'aderenza del fusto del palo
con il terreno.
Attraverso la tecnica di perforazione
per rotazione si esegue un foro nel
terreno, questo viene realizzato grazie
ad una batteria di aste che al bordo
inferiore sono dotate di una corona
tagliente, che disgrega il terreno
durante la rotazione ed i detriti
provenienti dalla perforazione Figura 8: Particolare costruttivo dei PALI RADICE.
vengono portati in superficie
attraverso una circolazione di fluidi.
S’inietta fluido in pressione dall'interno della batteria di aste, e il fluido risale trascinando con se i detriti
fino in superficie sul piano campagna dall'intercapedine che c'è tra la batteria di aste e il foro. Questo
fluido di circolazione in pressione può essere acqua, fanghi bentonici o più semplicemente aria. Una
volta che si è raggiunta la profondità desiderata, s’inserisce all'interno della batteria di aste l'armatura del
palo (in questi l'armatura, essendo pali di piccolo diametro, molto spesso è costituita da un'unica barra
di acciaio ad aderenza migliorata).Nel caso di pali di diametri maggiori nell'intorno dei 25 cm, invece,
s’inseriscono delle gabbie di armature. In seguito viene riempita la batteria di aste da calcestruzzo il cui
inerte è costituito unicamente da sabbia. Una volta riempito la batteria di aste chiudiamo con un tappo
a tenuta l'estremità superiore della batteria di aste e colleghiamo questa batteria con un compressore in
modo da poter mandare aria in pressione sulla superficie superiore della malta cementizia con cui
abbiamo riempito il foro. Nello stesso momento in cui iniziamo a mandare aria compressa, iniziamo a
estrarre la batteria di aste. L'aria in pressione serve a esercitare dall'alto sulla malta cementizia una
pressione in modo che quando estraiamo le aste, la malta si espande lateralmente e va a riempire
l'intercapedine che è lasciata libera tra la batteria di aste e la superficie del terreno. Lo scopo è di far
occupare dalla malta l'intercapedine lasciata libera e nello stesso tempo creare una buona adesione tra la
superficie del palo e il terreno così che la superficie del palo sarà scabra. I diametri di questi pali sono
compresi tra gli 8 e i 25 cm, ed il tasso di lavoro (τ) è dell'ordine dei 12 Mpa.
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FONDAZIONI PROFONDE

PALI TUBIFIX : Si esegue un foro nel terreno


con le tecniche di perforazione a rotazione, il
foro in seguito viene sostenuto attraverso
fanghi bentonici, o attraverso camicie di
rivestimento. Una volta eseguito il foro,
viene inserito all'interno un tubo di grosso
spessore che è dotato di una serie di valvole
di non ritorno (in queste il passaggio del
fluido avviene solo in una direzione) inserite
e predisposte nel tubo ad una distanza
compresa tra i 30 e i 50 cm, sta alla sensibilità
del progettista stabilirne il numero a seconda
del caso in esame (dipende dall'estensione del
tratto in cui noi vogliamo trasferire gli sforzi
al terreno). Il tubo di grosso spessore
costituirà l'armatura del palo. Iniziamo ad
iniettare malta, il cui inerte è costituito da
sabbia, a BASSA PRESSIONE dall'interno del
tubo, più precisamente da tubicini che si
vanno ad innestare sulle diverse valvole. Si
inizia riempire attraverso il getto che
fuoriesce dalla valvola posizionata
sull'estremità inferiore del tubo e si va a
riempire l'intercapedine che c'è tra il foro ed
il tubo. Una volta che la malta ha fatto presa,
sempre dallo stesso tubicino iniziamo ad FIGURA 9: PARTICOLARE DI MESSA IN OPERA DI UN PALO DO

PRESSIONE (≅ 10 .Questa volta la


iniettare ancora malta ma ad ALTA TIPO TUBIFIX.

malta non può risalire lateralmente poiché c'è il cilindro di malta, ma poiché lo spessore della malta è
piccolo, avviene la rottura della malta con successiva espansione laterale della malta nel terreno. A
questo punto tiriamo il tubo e inseriamo un giunto a baionetta che si ferma sull'altra valvola e ripetiamo
la stessa operazione (iniezione ad alta pressione con getto che fuoriesce dalla valvola successiva). Il
prodotto finale sarà un palo che avrà un diametro effettivo maggiore del diametro nominale del foro.
Tecnicamente abbiamo provocato lo spostamento della parete verso il terreno, ci siamo mossi verso le
condizioni di equilibrio limite passivo e quindi la tensione orizzontale tende verso quello passiva il che
significa che la tensione tangenziale del contatto PALO-TERRENO sarà molto elevata. L'espansione
provocata garantisce elevate resistenze tangenziali nel tratto considerato, il numero e il posizionamento
delle valvole inserite è stabilito dal progettista in base alla zona in cui vuole trasferire il carico al terreno.
I diametri dell’ordine di grandezza dei pali radice.

P.S.:Mentre nei pali radice c'è un'accortezza nell'esecuzione che ci permette di migliorare l'aderenza tra
la superficie laterale del palo e il terreno, nei pali tubifix proviamo a raggiungere lo stesso obbiettivo
precomprimendo, cioè iniettando la malta in pressione in modo tale da provocare un allargamento del
palo rispetto al foro di perforazione e questo ci permette di garantire una migliore trasmissione degli
sforzi di taglio.
L'applicazione tipica dei micropali è quella delle sottofondazioni di edifici esistenti, i vantaggi sono:

 Sono realizzati con macchine piccole, possono entrare anche in locali piccoli come ad esempio i
seminterrati;
 Possono essere realizzati ad asse verticale o inclinato;
 Possono essere solidarizzati a elementi di fondazione già esistenti;
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TIPOLOGIE

 Possono essere messi in precompressione, cioè prima di essere realizzati le fondazioni vengono
pre-caricate;
 Non ci sono problemi per la stabilità del foro, poiché di piccolo diametro (effetto arco),in casi
particolari vengono utilizzati dei fanghi bentonici; mentre per i pali radice c'è la batteria di aste a
mantenere stabile il foro.

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FONDAZIONI PROFONDE

Pali trivellati

Oggi, in Italia, è la tecnologia più diffusa, questo perché ci sono stati grossi sviluppi nelle tecniche di
perforazione a rotazione che hanno permesso la diffusione di tale tecnologia. La tecnica costruttiva
consiste nella preventiva esecuzione di un foro, in seguito s’installa la gabbia d'armatura all'interno del
foro e in fine si getta il calcestruzzo attraverso un tubo getto. Il palo, che se correttamente eseguito è
NON DISLOCANTE, cioè non provoca lo spostamento delle pareti sul fondo del foro.

I. ATTRAVERSO L'UTILIZZO DI UNA TUBAZIONE DI RIVESTIMENTO : cioè man mano che si esegue il
foro si inserisce una tubazione di rivestimento, successivamente si inserisce l'armatura ed infine si getta
e contemporaneamente si recupera la tubazione di rivestimento (TECNICA UTILIZZATA FINO AGLI ANNI
'70) . I limiti di questa tecnica erano legati al diametro del tubo di rivestimento. Infatti, oltre il 1,5 m di
diametro iniziavano problemi per la gestione della tecnologia in cantiere e per il recupero del tubo di
rivestimento in quanto oltre una certa profondità non si poteva andare poiché sarebbe stato difficile il
recupero del tubo camicia.

II. ATTRAVERSO L'USO DI FANGHI BENTONITICI: con l'uso di questi è possibile stabilizzare le pareti
del foro arrivando a confezionare fori fino a un diametro di 3 m e a profondità prossime anche ai 60 m.

PALI TRIVELLATI CON TUBAZIONI DI


RIVESTIMENTO: (BENOTO, brevetto francese). In
questo tipo di pali il tubo di rivestimento viene infisso
nel terreno per mezzo di un’apparecchiatura che
provoca delle vibrazioni in direzione orizzontale. Una
volta che il tubo di rivestimento ha raggiunto la
profondità di progetto, si esegue lo scavo all'interno del
tubo attraverso una benna a mordente, una volta
raggiunta l'estremità del tubo, installo l'armatura
all'interno del tubo e infine, attraverso un tubo
convogliatore, getto il calcestruzzo. I bracci oscillanti
della macchina, sopra citata, facilitano sia l'infissione sia
il recupero del tubo di rivestimento. Tale tecnica,
dell'oscillazione orizzontale, rende efficace l'istallazione
del palo sia nei terreni granulari sia in quelli coesivi. I
limiti sono dati dalla profondità d'installazione, oltre
una certa quota diventa difficile il recupero del tubo di
rivestimento, e dalla capacità di movimento in cantiere.
L'alternativa a questo brevetto, è quella di installare il
tubo utilizzando delle vibrazioni in direzione verticale
(in questo caso avremmo una vibro-infissione), ma nei
TERRENI COESIVI tale tecnica non è molto efficace, né
nella fase d'infissione né in quella di estrazione, poiché
non c'è il distacco tra parete del tubo e il terreno.
Secondo il tipo di terreno con cui abbiamo a che fare, è
possibile velocizzare le operazioni di esecuzione del Figura 10 : Particolare Palo trivellato (BENOTO)
foro, utilizzando diversi attrezzi per scavare il terreno
all'interno del tubo (ad esempio utilizzando delle trivelle[ ... simile a un grosso cavatappi, funziona a
rotazione] al posto della benna a mordente [...che funziona a percussione], oppure ancora BAKET [… è
simile ad un secchio che ha sul fondo due asole con bordo tagliente, funziona in rotazione e una volta
che si è riempito si svuota.]

12
TIPOLOGIE

P.S. Oggi la maggior parte dei pali si esegue con l'utilizzo dei fanghi
bentonici, ma in particolari terreni di natura GRANULARE soprattutto
nelle GHIAIE, i fanghi bentonici non funzionano bene e si deve
ricorrere a tecniche di perforazione che utilizzano i tubi di
rivestimento. Ad esempio se attraversiamo dei terreni stratificati in cui
è presente uno o più strati di natura granulare [principalmente
GHIAIA], è possibile superare il problema soltanto attraverso l'utilizzo
di tubi di rivestimento negli strati interessati.

Figura 11 : Esempio di BAKET.

PALI TRIVELLATI SENZA TUBAZIONI DI RIVESTIMENTO: I fori tendono a essere meno stabili con
l'aumentare del diametro in quanto con il crescere del diametro l'EFFETTO ARCO diviene meno
importante fino a rendere le pareti del foro instabili. In genere nei terreni coesivi è più semplice
mantenere un foro stabile rispetto a terreni granulari specialmente se questi si trovano al di sotto della
falda. Infatti, in particolari terreni di natura molto coesiva le pareti del foro riescono a rimanere stabili
anche senza l'aiuto di fluidi ma per tempi molto brevi. Per tempi ragionevoli la stabilità delle pareti del
foro può essere assicurata anche attraverso l'uso di sola acqua, poiché possiamo assumere, valida
l'ipotesi di condizioni NON DRENATE, infatti, in tali condizioni possiamo assumere che l'acqua
all'interno del foro non ha ancora avuto modo di permeare all'interno del terreno e quindi questa
esercita sul foro una pressione totale (laterale) mantenendo stabili le pareti dello stesso. L'acqua
all'interno del foro ha una quota maggiore rispetto alla falda, e quindi applica alle pareti di questo una
pressione stabilizzante, ma una volta che s'innesca un processo di filtrazione dall'interno del foro verso
l'esterno, si arriva a una condizione d'equilibrio, in cui non c'è più la trasmissione di pressioni totali ma
sia all'interno sia all'esterno abbiamo la medesima pressione (...efficace) e poiché all'interno il terreno è
stato scavato il foro si instabilizza tendendo a chiudersi su se stesso.
L'acqua ha quindi un effetto benefico, nelle condizioni di breve termine e solo nei terreni coesivi (... nei
terreni granulari si raggiungono subito le condizioni di lungo termine). L’acqua è importante anche
durante le operazioni di esecuzione dei fori in quanto a seconda delle tecniche di scavo utilizzate, questa
viene utilizzata per evitare il surriscaldamento delle macchine adoperate e per facilitare lo scavo
"ammorbidendo" il terreno.

Il FANGO BENTONICO è una miscela di acqua e bentonite. La BENTONITE è un’argilla molto attiva, ha
quindi un limite di liquidità (WL) e un Indice di plasticità (Ip) molto elevati, cioè ha una grande capacità
di mantenere grosse quantità di acqua adsorbita. La miscela acqua-bentonite ha un peso dell'unità di
volume (γ FANGO) che è leggermente maggiore del peso dell'unità di volume dell'acqua ed è dovuto anche
a questo l'effetto stabilizzante del fango. Ma la caratteristica principale è che i FANGHI BENTONITICI
hanno un comportamento di tipo TIXOTROPICO.

La TIXOTROPIA è una proprietà in base alla quale la viscosità di un fluido aumenta al diminuire della
velocità del fluido stesso. Questo significa che se il fango bentonico è mantenuto in movimento (ha una
velocità elevata) tende a comportarsi come un fluido, man mano che la velocità diminuisce, aumenta la
sua viscosità fino a quanto questa è tanto elevata da fermarne il moto.

Il FANGO BENTONICO è utilizzato durante le operazioni di scavo per mantenere le pareti del foro
stabili. Si riempie il foro con del fango bentonico fino a una quota maggiore rispetto alla superficie
libera della falda. In queste condizioni c'è una differenza di carico idraulico tra il livello del fango nel

13
FONDAZIONI PROFONDE

foro e la superficie della falda all'esterno del foro e quindi si ha un moto di filtrazione del fango
dall'interno verso l'esterno.
Così che il fango bentonico tende a
permeare nel terreno, ora dalla teoria della
consolidazione sappiamo che la velocità di
filtrazione diminuisce man mano che ci si
allontana dal contorno drenante, allora man
mano che il fango si allontana dalle pareti
del foro la sua velocità di filtrazione
diminuisce e per la le sue proprietà
tixotropiche la sua viscosità aumenta fino a
che a pochi cm o avvolte anche mm
(dipende dalla permeabilità del terreno) il
suo moto si arresta.
Si forma, allora, quello che comunemente è
chiamato cache , cioè uno strato di spessore
che è variabile da qualche mm a qualche
cm, costituito da una miscela di terreno e
fango bentonico che è praticamente
impermeabile. E' come se avessimo
realizzato una membrana di lattice sulle
pareti del foro, che, di fatto, isola il fluido
all'interno del foro dall'acqua all'esterno.
Abbiamo separato i due circuiti idraulici, il
fango all'interno è separato idraulicamente
dall'acqua che sta all'esterno del foro.
Attraverso lo straterello (MEMBRANA) il
fango all'interno esercita una pressione Figura 12: Esempio di utilizzo della BENTONITE.
totale sulle pareti del foro da cui dipende
l'equilibrio. Quindi abbiamo una tensione
totale all'interno del foro che è quella del
fango e questa deve essere confrontata
con la tensione totale che c'è al di fuori del
foro, la quale è quella che s’instaura in
condizioni di limite attivo, perché il foro
tende a chiudersi e quindi all'esterno si
raggiungono le condizioni di limite attivo.

La CONDIZIONE DI EQUILIBRIO DA
Figura 13: Piano di MOHR.
GARANTIRE a una generica profondità z
sarà:

 !" ≥ # ; %&'( #  ) # * +
(tensione del fango deve essere maggiore o uguale alla tensione orizzontale totale nelle condizioni di equilibrio limite
attivo)
 !" , !" ∙ - !" ;
# .2 ∙  ) ∙ /0 * 0 ∙ 1) * +.
E quindi:

14
TIPOLOGIE

, !" ∙ ℎ !" ≥ −2 ∙  ) ∙ /0 + 0 ∙ 1) + +.

1) e u sono rispettivamente la tensione efficace verticale e la pressione efficace alla profondità z
considerata.
Analizzando l'elemento di volume in esame attraverso il piano di Mohr-Coulomb, posto a una quota z
dal piano campagna, , nel caso non ci fosse il fango bentonico l’elemento sarebbe in condizioni di
collasso incipiente [quindi il cerchio di Mohr è tangente all'inviluppo a rottura], poiché in questa
condizione avremmo che la tensione principale massima è la tensione verticale efficace alla z considerata
dalla quale ricaviamo la corrispondente tensione orizzontale efficace [σ'h] sempre alla stessa z . Se invece
utilizziamo il fango bentonico e raggiungiamo le condizioni di equilibrio (cioè ragioniamo in termini di
tensioni efficaci), poiché la tensione del fango è aumentata rispetto a quella senza fango, per avere la
tensione efficace devo sottrarre alla tensione totale la pressione interstiziale [σ'v=σv - u], è quindi
aumenta sia la tensione efficace verticale sia di conseguenza la tensione orizzontale efficace [σ'h]
corrispondente. In questo modo, andando a rappresentare le tensioni nel piano di Mohr ci spostiamo
verso l'interno dell'inviluppo a rottura e ritornando in condizioni di stabilità. Se avessi avuto acqua, non
avrei avuto nessuna variazione di pressione efficace nelle condizioni di lungo termine.

L'uso di fanghi bentonici permette di superare limiti sia sul diametro sia sulla lunghezza dei pali. Una
volta riempito il foro con i fanghi bentonici e arrivati alla profondità desiderata inseriamo la gabbia di
armatura ed eseguiamo il getto di calcestruzzo dal basso verso l'alto per evitare la segregazione del
calcestruzzo (soprattutto per pali di grosso diametro) avendo l'accortezza di tenere sempre l'estremità
del tubo-convogliatore all'interno del calcestruzzo al fine evitare discontinuità sul prodotto finale. Il
calcestruzzo occupa il posto del fango che risale e viene raccolto in una vasca, decantato e recuperato.

P.S.: E' importante che prima di iniziare a gettare ci sia tutto il calcestruzzo necessario per la
fabbricazione del palo, altrimenti creiamo una discontinuità.

PALI TRIVELLATI AD ELICA CONTINUA : ( TIPO TRELICON) In questi tipi di pali si esegue il foro
inserendo un elica continua nel terreno che viene fatta entrare attraverso una forza assiale e una
rotazione e man mano che lo strumento avanza in profondità il terreno viene fatto risalire attraverso le
spire fino al piano campagna. Con questa tecnica idealmente non si ha dislocazione di materiale poiché
il volume di terreno che è occupato dalla trivella è bilanciato dal terreno che viene estratto. Una volta
arrivati alla profondità di progetto, si arresta la rotazione e attraverso un tubo getto, situato al centro
della trivella, si inietta il calcestruzzo. Il tubo getto manda calcestruzzo in pressione che espelle la punta
[che è a perdere!!!] e contribuisce ad espellere la trivella che contemporaneamente è tirata su dall'alto.
Quando il calcestruzzo è ancora fresco si inserisce la gabbia di armatura per infissione. Il diametro del
palo è quello dell'elica. In questa tecnologia esecutiva non c'è nessuna fase in cui si ha il bisogno di
sostenere il foro, poiché nel momento in cui iniziamo a gettare progressivamente recuperiamo la trivella
e quindi non c'è nessun momento in cui il foro non viene sostenuto. Il diametro del palo dipende
dall'elica ed è compresa tra i 35 cm e 90 cm, mentre le lunghezze massime raggiungibili sono comprese
tra i 20 m e i 30 m che sono legate al recupero della trivella.

PALI INTERMEDI TRIVELLATI PRESSATI A ELICA CONTINUA: (TIPO PRESSODRILL) La modalità


di esecuzione di questi pali deriva da una evoluzione dei pali ad elica continua infatti viene detta
intermedia poiché hanno delle caratteristiche proprie sia dei pali battuti che trivellati. L'asta centrale dei
pali ad elica continua aumenta di diametro e diventa un TUBO-FORMA e la sporgenza dell'elica (la
filettatura)diminuisce. Al di sotto del tubo forma c'è sempre un fondello che viene espulso grazie alla
pressione del getto di calcestruzzo. La tubazione viene fatta avanzare nel terreno attraverso una forza
assiale e una coppia applicate in testa alla trivella. Una volta arrivati alla profondità di progetto,
all'interno del TUBO-GETTO viene installata la gabbia di armatura e sempre all'interno del tubo viene
inserito il tubo getto che preme contro il fondello ed ha dei dispositivi atti a bloccare l'armatura. Il getto
avviene in pressione in modo tale da dare una precompressione alla base del palo, espellere il fondello e
15
FONDAZIONI PROFONDE

per evitare che la pressione possa sollevare la gabbia di armatura questa viene bloccata attraverso dei
dispositivi disposti all'estremità inferiore del TUBO-GETTO. L'effetto misto deriva da come sono
combinate la forza assiale e la coppia, la cui combinazione può tendere alla situazione limite di palo
infisso o trivellato, altrimenti si ha un campo di applicazione intermedio.

Figura 14 : Palo trivellato di TIPO PRESSODRILL.

Cerchiamo di quantificare tali aspetti attraverso l'analisi delle grandezze che entrano in gioco:

▫ %3 = diametro tubo;
▫ d = diametro elica;
▫ l = passo elica;
▫ v = velocità di avanzamento; [LT-1] è collegata alla forza assiale;
▫ n = velocità angolare di rotazione, è quella impressa dalla coppia [T-1] ad esempio rad/sec;
▫ Vd = volume terreno dislocato [spostato].

Va e Vd sono rispettivamente il volume di terreno ASPORTATO e volume di terreno DISLOCATO, per un


certo intervallo di tempo;
6
45
4
∙ %38 ∙ ' ∙ 9 Cioè quello che deve permettere l’inserimento del tubo
:
.4 ∙ <% 8 . %38  ∙ <=> . ' ∙ 9 ; Cioè quello che rimane all′ interno della spira.
;

allora:
▫ la velocità collegata alla rotazione è nl;
▫ la velocità collegata alla spinta assiale è v ;

Così quando nl = v, il volume Va è uguale a zero e ci avviciniamo alle condizioni di palo INFISSO;
Invece quando v=0, il volume Vd è uguale a zero e ci avviciniamo alle condizioni di palo TRIVELLATO.

Per avere un effetto di compressione sul terreno deve essere che 45 ≥ 4 e quindi:
6 6
∙ %38 ∙ ' ∙ 9 ≥ ∙ <% 8 . %38  ∙ <=> . ' ∙ 9;
4 4
%38
' ≥ => ∙ ?1 . @
VELOCITÀ D'AVANZAMENTO PER AVERE COMPRESSIONE.
%8

16
TIPOLOGIE

Quando la velocità di avanzamento è maggiore di 2 e minore di A=> ∙ B1 − CD EF avremo un


5D
5
comportamento intermedio tra il palo trivellato e il palo infisso.

%<(>H = 40.0 − 95.00 


DIMENSIONI CONSENTITE:

%3
G = 0.75 − 0.81 
%
LM N ≅ 30 

Possiamo cercare di migliorare il contributo della resistenza alla base del palo dando una
precompressione al terreno durante la fase di avanzamento dell'elica, andando così a limitare eventuali
problemi che possono sorgere dalla realizzazione di un palo per battitura (ad esempio pensiamo alle
vibrazioni che si trasmettono nel terreno intorno a quello interessato dall'installazione del palo).

17
FONDAZIONI PROFONDE

Considerazioni finali sulle tecniche d'installazione

PALI BATTUTI: Sono più convenienti nei depositi GRANULARI, poiché le operazioni di battitura
provocano una dislocazione dei grani fra di loro. Infatti, possiamo assumere che tali operazioni
avvengano in condizioni drenate e quindi si ha uno scorrimento relativo dei grani tra di loro e il terreno
tende ad una condizione di maggiore addensamento, poiché aumenta la densità relativa che significa
aumento della RESISTENZA AL TAGLIO.
Possiamo concludere che avremo alla fine delle operazioni d'infissione dei PARAMETRI DI RESISTENZA,
migliori rispetto alle condizioni iniziali (come ad esempio un aumento dell'angolo d'attrito del terreno
alla base del palo con conseguente aumento della capacità portante alla base del palo). Nei TERRENI
COESIVI la battitura del palo non da gli stessi risultati poiché il processo d'infissione avviene in
condizioni NON DRENATE, ciò vuol dire che non c'è variazione di volume. Per far si che il terreno si
sposti per far posto al palo deve avvenire una distorsione a volume costante; le distorsioni per
definizione distruggono i legami interparticellari e quindi si ha un peggioramento delle caratteristiche di
resistenza (ad esempio abbassamento della coesione non drenata Cu), in più la battitura che avviene per
la caduta del maglio produce delle ∆u, che vengono poi dissipate una volta che il palo viene infisso
comportando dei leggeri abbassamenti del palo (ma in genere questi sono modesti).

PALI TRIVELLATI : Sono estremamente convenienti nei terreni coesivi, poiché in questi non abbiamo
quasi mai problemi a mantenere stabili le pareti del foro. Si esegue il foro con molta facilità, e molto
spesso nei terreni di argilla pura basta l'acqua a rendere stabili le pareti del foro se tutto avviene in tempi
brevi. Poi per altri tipi di terreni coesivi si ricorre alla bentonite e si possono arrivare a fare diametri
anche dell'ordine dei tre metri.

Invece nei TERRENI GRANULARI danno problemi legati alla stabilità delle pareti del foro in quanto in
terreni granulari la bentonite può non funzionare, e quindi dobbiamo ricorre a dei tubi per mantenere
stabili le pareti e di conseguenza avremo delle limitazioni sui diametri dei fori ed inoltre nel caso in cui
questi strati si trovano a profondità elevate ci possono essere problemi per l'estrazione del tubo.
Nel caso in cui i terreni granulari si trovano sotto falda durante la fase di esecuzione del foro, si
possono creare delle depressioni nel foro che può portare ad avere flusso di acqua dal fondo del foro
verso il piano campagna, questo può portare ad una diminuzione dello stato di addensamento e quindi
dell'angolo d'attrito (infatti nei pali trivellati alla base molto spesso abbiamo una resistenza bassa ).
Pensiamo a un palo trivellato in cui il foro è sostenuto da un tubo e quindi le pareti sono stabili, la
perforazione la faccio con il BAKET, che ruota ed ha un diametro di poco inferiore a quello del tubo,
allora quando lo tiro su c'è una tendenza dell'acqua nel foro ad abbassarsi e questo può provocare una
fase di depressione che provoca un flusso diretto dall'esterno all'interno del foro. Il fenomeno è tipico
dei terreni granulari, dove raggiungiamo subito le condizioni DRENATE. Al fine di evitare tale
inconveniente si è solito mettere una canna d'acqua in modo da avere il foro sempre pieno d'acqua.

18
PALI DI FONDAZIONE

Obiettivi della progettazione della fondazione su pali

In sede di progetto
è in relazione al
tipo di opera e al
tipo di terreno
che si individua il
TIPO DI PALO
(battuto –trivellato
-misto) e LA
TECNOLOGIA
ESECUTIVA
(ovvero il metodo
d'installazione del
palo).
Dopo di che
andiamo a
scegliere il
DIAMETRO E
LUNGHEZZA DEL
Figura 15 : Modelli di resistenza ipotizzati per il comportamento dei pali (in alto), e del terreno
PALO che devono
(sotto).
essere tali da
garantirmi il
raggiungimento di
un margine di
sicurezza adeguato nei confronti delle condizioni limite di collasso. Cioè a partire da i valori di D e L si
avrà un Carico limite del palo verso il quale si dovrà avere un adeguato margine di sicurezza (SLU).
Ma si dovrà garantire, dopo aver eseguito il calcolo dei cedimenti (spostamenti), le verifiche che la
normativa impone sugli Stati limite d'esercizio (SLE). Il processo dovrà essere ripetuto sia per il caso
delle AZIONI VERTICALI che per le AZIONI ORIZZONTALI.

▪ Il palo è assimilato a un MEZZO RIGIDO, cioè nei confronti dei carichi verticali non si prevede che il
palo possa raggiungere le condizioni di rottura e non si considerano delle deformazioni del palo (cioè il
palo è un mezzo rigido, e questa è un ipotesi ragionevole poiché il calcestruzzo ha una rigidezza molto
maggiore di quella del terreno).

▪ Il terreno è assimilato a un MEZZO RIGIDO PLASTICO PERFETTO, ossia se considero una curva
sforzi-deformazioni (q-e) non si avranno deformazioni fin quanto non si arriva alla condizione limite di
scorrimento plastico. Per il criterio di RESISTENZA si fa riferimento a MOHR-COULOMB se facciamo
una verifica in termini di tensioni efficaci; Oppure si fa riferimento al criterio di TRESCA, nel caso in cui
facciamo riferimento alle tensioni totali.

QUANDO VOGLIAMO SODDISFARE UN REQUISITO DI SICUREZZA, NON BASTA AVERE UN COEFFICIENTE


DI SICUREZZA ELEVATO MA VOGLIAMO CHE QUELLA SICUREZZA SIA RAGGIUNTA CON SPOSTAMENTI
MODESTI DELL'OPERA CIOÈ NON CI POSSONO ESSERE CEDIMENTI ECCESSIVI.

Da un punto di vista applicativo, quando si pongono delle condizioni per cui ci sono degli spostamenti
elevati, s’introducono delle correzioni che consistono sostanzialmente nel ridurre il carico limite del
palo, sia alla base sia lateralmente attraverso dei coefficienti correttivi opportunamente introdotti.
Quindi il calcolo di dimensionamento si fa PRESCINDENDO DALLE DEFORMAZIONI, poi s’interviene

19
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE VERTICALE

con dei coefficienti per ridurre il CARICO LIMITE (come si fa attraverso il PUNZONAMENTO nelle
fondazioni superficiali).
QUANDO VOGLIO RIDURRE I CEDIMENTI, LO FACCIO IN MODO INDIRETTO CIOÈ INTERVENGO
LIMITANDO ULTERIORMENTE IL CARICO LIMITE.

Metodi di ANALISI:

Noi, di fatto, utilizzeremo dei metodi di analisi statici, cioè delle relazioni nelle quali entrano in gioco:

▪ IL CARICO APPLICATO AL PALO;


▪ LE TENSIONI TANGENZIALI LIMITATE AL CONTATTO TERRENO-PALO SULLA SUPERFICIE LATERALE
DEL PALO;
▪ LE TENSIONI NORMALI, MOBILITATE AL CONTATTO PALO-TERRENO;
▪ PESO DEL PALO.

Nel caso in cui siamo in condizioni di collasso limite incipiente Q=Qlim, e il carico limite è quello che
provoca abbassamenti irreversibili ed eccessivi del palo. Quando tale carico produce queste condizioni,
gli sforzi di taglio che si sviluppano al contatto palo-terreno (τ) avranno raggiunto il loro valore
massimo ed anche le tensioni alla base (σ) del palo avranno raggiunto il valore massimo. In queste
condizioni il terreno avrà raggiunto la condizione di plasticizzazione e c'è la rottura del sistema PALO-
TERRENO.

Figura 16: Esempio di Palo in Trazione. Figura 17: Esempio di Palo in Compressione

Quindi:

→ ALLA BASE PQ = RV ST %U = US ∙ ST ;

→ LATERALMENTE : PWX = Y ZT %[ = 6 ∙  ∙ Y ZT %> = 6 ∙ \ ∙ ] ZT\ ∙ ∆`\ ;


^ ^ \
20
PALI DI FONDAZIONE

P.S.

ab^ = Carico max che il terreno trasmette al palo alla base;


ac^ =Carico max che il terreno trasmette al palo lateralmente.

Ci sono dei casi in cui l'azione è di TRAZIONE:

a^d = ab^ * ac^ − ef


a^g = ac^ * ef
SE QL è di compressione
SE QLT è di trazione

Capacità portante di un palo singolo

Per analizzare la capacità portante di una palificata, iniziamo con il considerare il singolo palo facente
parte di questa e soltanto in seguito andiamo a considerare gli effetti del gruppo cioè della palificata nel
suo insieme. In termini di normativa viene detta verifica agli stati limite ultimi (SLU), cioè ci proponiamo
di progettare la fondazione in modo da avere un margine di sicurezza adeguato rispetto alla condizione
di collasso affidandoci alle prescrizioni della normativa. Il carico limite QLIM può essere scomposto in
due componenti: QBL (quella che si mobilita tra il palo e terreno alla base) e QSL (che si mobilita al
contatto tra il terreno e la superficie laterale del palo).

• ab^ = RV ST %U = US ∙ ST


• ac^ = R^ ZT %[ = 6 ∙  ∙ R^ ZT %> = 6 ∙ \ ∙ ∑\ ZT\ ∙ ∆`\

Ricordiamo che nel nostro schema costitutivo il palo è un corpo rigido, cioè non ci preoccupiamo che il
palo possa raggiungere le condizioni di rottura mentre il terreno è assimilato a un MEZZO PLASTICO
RIGIDO PERFETTO.
Nella realtà non è così, la RESISTENZA ALLA BASE e la RESISTENZA LATERALE si mobilitano al
crescere degli spostamenti in modo diverso e quindi non si potrebbe sommare semplicemente il
contributo della resistenza alla base con quello della resistenza laterale, ma nel calcolo di verifica
questi li calcoliamo separatamente e poi li sommiamo semplicemente.

21
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE VERTICALE

Valutazione della resistenza alla base


Nel calcolo della resistenza alla base la tensione normale mobilitata alla base del palo in condizioni di

6 8 ) 
equilibrio limite viene espressa con una formula analoga alla formula trinomia di TERZAGHI.
ab^ = US ∙ ST = i ∙ jk * 1 ∙ jl * jm ∙ ∙ ,n ;
4 2

Le grandezze γ, c, jk , jl, jm e quindi anche l'angolo d'attrito ϕ' sono riferiti al terreno posto alla base
del palo (TERRENO 2 in figura).

Una volta che il palo viene caricato il terreno tende a rifluire lateralmente ed il terreno che rimane in
campo elastico al di fuori del volume di terreno plasticizzato si oppone allo scorrimento laterale quindi
esercita delle azioni tangenziali nelle condizioni di equilibrio limite (che sono poi le τf , che è la
resistenza al taglio lungo le superfici di scorrimento).
Tale resistenza la possiamo esprimere come:

 =  *  ∙ tan  ;
ovviamente in termini di tensioni efficaci, diventa:

) =  ) *  )  ∙ tan  )

Andando a rivedere i tre termini della formula trinomia:

 Il PRIMO TERMINE rappresenta il contributo della coesione che si sviluppa lungo le superfici di
scorrimento.

 Il SECONDO TERMINE fa aumentare la resistenza al taglio, poiché c'è una tensione normale che
agisce normalmente al piano di posa che fa aumentare la σn, e quindi aumenta la resistenza al
taglio. Nell'ipotesi che il terreno sotto il piano di posa sia privo di peso la tensione normale può
aumentare solo se c'è un sovraccarico laterale, che in questo caso è il terreno che si trova sopra
il piano di posa.

 Il TERZO TERMINE è ancora un contributo attritivo dovuto al peso di terreno compreso tra il
piano di posa e le superfici di scorrimento. Dove le superfici di scorrimento si estendono al di
22
PALI DI FONDAZIONE

sotto della base del palo per una profondità che è compresa tra 2-3 volte D (diametro).Quindi il
contributo dovuto al peso di terreno compreso tra il piano di posa e le superfici di scorrimento
è proporzionale a 2-3 volte il diametro del palo.

Il secondo e il terzo termine rappresentano il contributo attritivo alla resistenza al taglio, queste
agiscono sulla tensione normale efficace perpendicolare alle superfici di scorrimento.
Il contributo del terreno compreso tra le superfici di scorrimento e il piano di posa (TERZO TERMINE) è
proporzionale a 2-3 volte il diametro del palo, mentre il contributo dovuto al sovraccarico laterale
(SECONDO TERMINE) è proporzionale al terreno compreso tra il piano di posa e il piano campagna (L).
Poiché L>>D, se pensiamo ad esempio a un palo standard del diametro di 80-100 cm e lungo circa 20
m dove Nγ e Nq sono simili come ordine di grandezza, il rapporto tra L e D è 40 (cioè il secondo
termine è di circa 40 volte più grande del terzo termine!!!). Per i pali, della resistenza di tipo attritivo se
ne tiene conto soltanto nel secondo termine e di conseguenza si semplifica la formula del carico limite
alla base.

Riassumendo, la resistenza alla base di un palo è data da due componenti; quella di tipo coesivo e quella
tipo attritiva , la prima è data dal PRIMO TERMINE, la seconda è data dal SECONDO TERMINE
(sovraccarico laterale) e terzo termine (peso del terreno).Il terzo termine è trascurabile rispetto al
secondo termine perché L>>D. La Formula si riduce così a due soli termini (FORMULA BINOMIA):

6 8 )
ab^ = p ∙ jk +  ) 1S ∙ jl q;
4
 ) 1S
 ) (  )
Tensione verticale agente alla base del palo.
Sono rispettivamente la coesione e l'angolo d'attrito riferite al terreno alla base del
palo.

valori caratteristici di  ) (  ) saranno sostituiti da Cu (coesione non drenata) e ϕu=0, e quindi saranno
I valori sopra scritti si riferiscono nel caso di LUNGO TERMINE (L.T), nel caso di BREVE TERMINE (B.T.) i

ricalcolati di conseguenza anche Nc ed Nq.

P.S.: I FATTORI DI CAPACITÀ PORTANTE non sono gli stessi della formula trinomia di Terzaghi, poiché
nel caso delle superfici piane le espressioni di Nc, Nq e Nγ si riferiscono a condizioni dove le
deformazioni sono piane mentre nel caso dei pali ci riferiamo a condizioni dove le deformazioni sono
tridimensionali quindi cambiano le superfici di scorrimento che sono simmetriche rispetto all'asse del
palo. Tra l'altro poiché il problema è tridimensionale non esistono soluzioni in forma chiusa ma tutte le

Continua però a valere formalmente la relazione che c'è tra Nc e Nq cioè: jk = vwx y .
rs tu
soluzioni sono di tipo numerico.

Nel caso in cui c'=0, e ci troviamo in condizioni di lungo termine (ragioniamo cioè in termini di

6 8
tensioni efficaci) allora la formula BINOMIA si riduce ulteriormente a un unico termine:
ab^ = p ) 1S ∙ jl q;
4
 ) 1S Tensione verticale efficace agente alla base del palo.

Se  ) 1S è la tensione verticale efficace agente alla base del palo intuitivamente verrebbe da dire che la

sperimentalmente su una serie di pali hanno dimostrato che al crescere della lunghezza del palo  ) 1S
resistenza alla base crescerebbe linearmente con la profondità, ma da una serie di osservazioni fatte

non cresce linearmente ma cresce meno con un andamento parabolico e si può assumere che la
resistenza alla base ,che è funzione di ϕ', al di là di un certo valore (detta PROFONDITÀ CRITICA) rimane
grosso modo costante.

23
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE VERTICALE

Di solito non si fa uso di questa


formulazione, ma ci riferiremo alla
soluzione studiata da
BERENTZANTZEV.
BERENTZANTZEV ipotizza che attorno

terreno il cui DIAMETRO < z  è dato


al palo si forma un cilindro ideale di

dalla massima estensione del volume


plastico che c'è alla base del palo. Nel
momento in cui il palo viene caricato si
hanno delle deformazioni volumetriche
al piano di posa e il volume di terreno
del cilindro tende a scendere. Allora

delle tensioni tangenziali <


z.
lungo le pareti del cilindro nascono

Prima della messa in carico del palo,


ipotizziamo che il piano di campagna
sia orizzontale, quindi i piani
orizzontali e verticali sono PIANI
PRINCIPALI e di conseguenza le tensioni
tangenziali sono nulle.
Nel momento in cui carichiamo il palo Figura 18 : Effetto Silos
il volume di terreno nel cilindro tende
ad abbassarsi (EFFETTO SILOS), e nascono delle tensioni tangenziali le quali sono responsabili della

Lo scopo è di trovare  ) 1S che è diverso da  ) 13 alla base del palo.


diminuzione di tensione litostatica agente alla base del palo.

 ) 1S =  ) 13 − ∆ ) 1 ;

Imponendo l'equilibrio alla traslazione si ha:

z8
6 
z Y
∙ ∆ ) 1 = 6 ∙  z ∙ ̅ ∙ L;
z%` = 6 ∙ 
4
4 ∙ ̅
^
L L
∆ ) 1 = 4 ∙ ̅ ∙ = <&'( [(  z =  ∙  >>&| = ∙ i n ;
z
  


IMPORTANTE: L'aliquota di ∆ 1 che manca è funzione del rapporto L/D, quindi al crescere di questo
)

rapporto (che è detta SNELLEZZA del palo) a parità di diametro e quindi al crescere della sola L, ∆ ) 1
aumenta e quindi σ'vb di conseguenza diminuisce.

Poiché il calcolo di σ'vb è complesso, allora si è pensato di calcolare σ'vb, come se fosse una tensione
litostatica, ma teniamo conto dell'effetto L/D nel fattore di capacità portante Nq. Allora a differenza
delle fondazioni superficiali Nq nei pali sarà funzione non solo dell'angolo d'attrito (ϕ'),ma anche del
rapporto L/D. In sintesi : Nq = Nq(ϕ', L/D). Per calcolo di Nq ci sono diverse espressioni in letteratura
disponibili, queste non sono soluzioni in forma chiusa e variano in base alle ipotesi che facciamo sulle
superfici di scorrimento. Nelle applicazioni professionali in genere si utilizzano le soluzioni di
BERENTZANTZEV, che sono fornite attraverso un diagramma semilogaritmico che ha sull'asse delle
ordinate (log Nq) e sull'asse delle ascisse l'angolo d'attrito (ϕ’).L'influenza di L/D è fornita all'interno del
diagramma attraverso una serie di curve, ciascuna delle quali si riferisce a un valore costante della
snellezza ( L/D=cost).
24
PALI DI FONDAZIONE

Da queste notiamo che la capacità portante alla base cresce al crescere dell'angolo di resistenza al taglio
del terreno. Poiché ∆σ'v
∆σ cresce al crescere della profondità del palo e quindi σ'vb diminuisce quanto
più è profondo il palo. Quindi al crescere del rapporto L/D diminuisce il FATTORE DI CAPACITÀ
PORTANTE Nq.

Valutazione della Resistenza Laterale

ac^ = 6 ∙  Y ZT %` 6 ∙  ∙ Y<Z + Z ∙ tan Z %` 6 ∙ \ ∙ ] ZT ∙ ∆`;


Come abbiamo visto la resistenza laterale è pari a:

^ ^ \
ZT Z + Z ∙ tan Z ; RESISTENZA MOBILITATA AL CONTATTO PALO-TERRENO.

Il pedice s indica che Z ( Z non sono la coesione e l'angolo d'attrito del terreno ma sono riferite al
contatto PALO-TERRENO.

6 ∙ \ ∙ ]<Z\ + Z\ ∙ tan Z\  ∙ ∆`\ .


Nel caso di terreno stratificato diventa:

25
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE VERTICALE

Capacità portante nei terreni granulari

Nei Terreni granulari il dimensionamento e le relative verifiche vanno fatte come sappiamo in termini

6 ∙ 8
di Tensioni efficaci, e inoltre in questi terreni c'=0, allora il carico limite sarà :
a^=
)
∙ p ) 1S ∙ jl q * ?6 ∙  ∙ Y )  ∙ tan  ) Z %`@ ;
4 ^

Il primo termine si riferisce alla resistenza del palo alla base, il secondo alla resistenza laterale del palo.

~) € : E' la tensione verticale efficace agente alla base del palo.


‚ƒ E' un fattore di capacità portante che dipende nel caso dei



∙ p ) 1S ∙ jl q ;
pali dall'angolo d'attrito al contatto palo-terreno (ϕ's) e dalla
:∙} D snellezza del palo (L/D). Si sottolinea che ϕ's non è l'angolo
;
BASE:
d'attrito che proviene dalla caratterizzazione geotecnica del
terreno, ma è riferito al contatto palo-terreno ,a sua volta
questo è funzione della modalità d'esecuzione del palo (cioè
se infisso o trivellato).

Infatti, se nella messa in opera del palo utilizziamo l'infissione, l'energia sprigionata dal maglio sulla
testa del palo provoca un maggiore addensamento nei terreni granulari (AUMENTO DELLA DENSITÀ

Per tale ragione,  ) 3 „  ) ;


RELATIVA) alla base del palo andando ad aumentare la capacità portante del palo stesso.

Si ricorda che  ) 3 E' quello dato dalla caratterizzazione geotecnica del terreno.
 ) Potrà essere calcolato in due diversi modi:
a.  ) = ; ∙  ) 3 * 10;
…

b.  )
y † C ‡;3
8
;

Se invece il palo è trivellato, da prove sperimentali, si è notato che nel terreno attorno al foro c'è uno
scarico tensionale che produce questa volta una diminuzione della densità relativa ( piccola!!!) ed

a.  )  ) 3 − 3 ;
avremo:

Si potrebbe pensare che la diminuzione dell'angolo d'attrito poiché molto bassa non faccia cambiare di
molto le cose, ma non è così poiché il Diagramma da cui ricaviamo Nq è in scala logaritmica.

26
PALI DI FONDAZIONE

SUPERFICE LATERALE: π ∙  ∙ R^  )  ∙ tan  ) Z %`

La τs (vedi figura) dipende linearmente da σ'n, quest'ultima la esprimiamo come:

 )  = 0Z ∙  ) 1

~)  E’ la tensione verticale efficace agente alla profondità z interessata;


Dove:

Nel calcolo assumiamo che questa sia la tensione litostatica ma in realtà è un'approssimazione poiché

inseriamo ‰Š .
nelle operazioni di messa in opera si altera lo stato tensionale e al fine di tener conto di questo

A seconda che il palo sia trivellato o infisso ‰Š Assume dei valori diversi :

→ 0c = 0.80 . 1,00;
Se PALO INFISSO :
Cioè in questo caso tendiamo a una condizione di
limite passivo, poiché spingiamo verso i lati
(TENDIAMO AL VALORE MASSIMO).

→ 0c 0.30 . 0.50;
Se PALO TRIVELLATO :
Tendiamo a una condizione di equilibrio limite
attivo (TENDIAMO AL VALORE MINIMO).

Il coefficiente Ks non può assumere qualsiasi valore ma deve essere compreso tra le condizioni di
equilibrio limite ATTIVO e PASSIVO.

L'altro parametro che interviene nel calcolo della resistenza laterale del palo è  ) Z . Questo parametro
dipende dal contatto dal contatto PALO-TERRENO, e quindi sostanzialmente dal tipo di superficie
laterale del palo, la quale può essere SCABRA o LISCIA.

Nel caso di superficie SCABRA nelle condizioni di plasticizzazione la rottura avviene all'interno del
terreno (non al contatto) e quindi si può far riferimento alle caratteristiche meccaniche del terreno, cioè
)Z ) 3

Nel caso di superficie LISCIA la rottura avviene al contatto PALO-TERRENO, e quindi.  ) Z „  ) 3 .

27
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE VERTICALE

SCIOLTI ADDENSATI
TIPO DI PALO
Ks Ks ϕ's
• INFISSI
Profilati in acciaio 0.70 1.00 20°

3 )
Tubi acciaio chiusi 1.00 2.00 20°

4 3
Cls prefabbricati
1.00 2.00
)3
)3
Cls gettato 1.00 3.00
• TRIVELLATI 0.50 0.40
)3
• A ELICA
0.70 0.90
CONTINUA

P.S.:
Ks è un coefficiente EMPIRICO, e dipende dalla tecnica esecutiva del palo e dalle caratteristiche del

Œ) Š dipende essenzialmente dal CONTATTO PALO TERRENO ed in particolare dal tipo di superficie
terreno.

(LISCIA o SCABRA).

Questi non sono i soli modi per calcolare la capacità portante dei pali nei terreni granulari ma si
possono trovare in letteratura delle formule dinamiche ovvero “formule” ottenute sperimentalmente da
particolari attrezzature su pali pilota, oppure attraverso delle prove PENETROMETRICHE. Ma i risultati
ottenuti da questi metodi sono molto eterogenei per tale ragione ci affidiamo a metodi maggiormente
consolidati.

N.B.: Con l'uso della TECNOLOGIA A ELICA CONTINUA i valori di Ks sono maggiori che con altri
metodi di messa in opera, questo perché durante le operazioni di messa in opera il foro non è lasciato
mai aperto, ma o c'è la trivella o si getta.

28
PALI DI FONDAZIONE

Capacità portante nei terreni coesivi


Nei terreni coesivi dobbiamo distinguere due casi:

• Condizioni di breve termine, quindi condizioni NON DRENATE;


• Condizioni di lungo termine, quindi condizioni DRENATE.

 = + jl = 1
CONDIZIONI DI BREVE TERMINE (B.T.)
→ TENSIONI TOTALI →  =  = 0 → 
jk 8 − 12 <‘ ’U 9!

Ž
BREVE TERMINE


6 ∙  8
a^ pŽ ∙ jk * 1S ∙ jl q * 6 ∙  ∙ Y Z %` ;
4 ^
Quando calcolo a^ (LATERALE) non c'è molta differenza tra jk 8 . 12 Poiché il contributo laterale
è modesto (comunque nella pratica Nc = 9).

Quindi:
6 ∙ 8
a^ <Ž ∙ 9 * 1S ∙ 1 * 6 ∙  ∙ Y Z %` ;
4 ^
con Z ” ∙ +

Figura 19: a)Pali trivellati b)Pali battuti.

N.B.: Perché •– alla base non va corretto mentre lateralmente si?

Poiché alla base Ž agisce lungo le superfici di scorrimento che si sviluppano alla base del palo che sono
lontane dalla zona perturbata, mentre ho prodotto distorsioni lateralmente al palo durante le operazioni
d'istallazione ”Ž .
α è valutato attraverso delle relazioni empiriche proposte sia nel caso di pali trivellati che infissi
realizzati in terreni coesivi. Queste restituiscono il valore di α in funzione della coesione non drenata
Ž (vedi Figura).

29
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE VERTICALE

OSSERVAZIONE:

crescere di Ž , questo sembrerebbe una contraddizione poiché sembrerebbe che noi penalizzassimo
Perché la riduzione che noi applichiamo alla resistenza subita lungo la superficie laterale cresce al

maggiormente i terreni più resistenti, cioè se Ž è alto anche α è maggiore.


I terreni maggiormente consistenti risentono di più degli effetti d'installazione, poiché da una parte c'è
la distruzione dei legami interparticellari e dall'altra l'effetto del rigonfiamento.
L'operazione d'infissione di un palo in un terreno coesivo avviene in condizioni non drenate quindi il
terreno per spostarsi e far posto al palo deve subire una distorsione a volume costante e quest'ultima
produce la distruzione dei legami interparticellari.
Quando invece eseguiamo una la messa in opera di un palo attraverso una trivella, il foro è pieno di
fluido acqua oppure fango bentonico, cioè c'è da una parte un rilascio tensionale e dall'altra la presenza
di un fluido in adiacenza al fusto del palo.
Se siamo alla presenza di un rilascio tensionale, abbiamo un rigonfiamento, cioè significa che il terreno
tende ad assorbire acqua, e la presenza di questa fa diminuire i legami di coesione. Questa tendenza al

maggiore la Ž per tale ragione α tende ad aumentare nei terreni più resistenti.
rigonfiamento è tanto maggiore quanto più il terreno è sovraconsolidato, quanto più è resistente (quindi

CONDIZIONI DI LUNGO TERMINE (L.T.)

LUNGO TERMINE→ TENSIONI EFFICACI

6 ∙ 8 )
a ) ^\M = p ∙ jk +  ) 1S ∙ jl q * 6 ∙  ∙ Y Z %` ;
4 ^
6 ∙ 8 )
p ∙ jk +  ) 1S ∙ jl q
4
Per quanto riguarda la capacità portante alla BASE:

—) : E' la coesione del terreno che abbiamo al di sotto della base del palo.
La τf la calcoliamo al di sotto del terreno di fondazione per il calcolo della capacità portante alla base
del palo. Consideriamo per questa c' e ϕ' alla base del palo provenienti dalla caratterizzazione
geotecnica, ed in questo caso ϕ'=ϕ'0, cioè non si tiene conto di nessuna variazione rispetto alla
caratterizzazione del terreno proveniente dalle prove in sito o di laboratorio. Ipotizziamo in tale modo
che l'esecuzione del palo in un terreno coesivo non provochi variazioni dell'angolo d'attrito, poiché a
differenza dei terreni granulari non ci può essere nessuna variazione di addensamento sia nell'ipotesi di
palo infisso che trivellato.

6 ∙  ∙ Y Z %`
^
Per la capacità portante sulla SUPERFICIE LATERALE

Z =  )  tan  ) Z →  ) Z 0 Poiché qualunque sia la tecnica esecutiva (Infissione, trivellazione) si


distruggono i legami interparticellari eventualmente presenti, non posso quindi più far affidamento sul
contributo coesivo della resistenza lungo la superficie laterale del palo ma si considera solo la

 )  = 0Z ∙  ) 1 ;
componente attritiva.

 ) 1 : Tensione verticale efficace agente alla profondità z considerata.

‰Š Coefficiente empirico, e se il foro è eseguito perfettamente (foro adeguatamente sostenuto, ed


eseguo getto subito):

30
PALI DI FONDAZIONE

→ 0c ≅ 03 → allora :

0c = 1 − sin  ) , ›œ žŸŸžœ› œ Ÿ¡¢£¡žœž • œ¤ £›¥¢› <=. 


˜
0c = <1 − sin  )  ∙ ¦§¨©ªx y , ›œ žŸŸžœ› ¤ «Ÿ¢• œ¤ £›¥¢› <[. 
†

Œ) Š Angolo di resistenza al taglio al contatto palo-terreno (Stessa Tabella, dipende dalla superficie
laterale scabra o liscia).

Importante è la scelta dei PARAMETRI DI PROGETTO che dipendono dai terreni e dalla tecnologia
esecutiva.

31
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE VERTICALE

Verifiche di sicurezza S.L.U.


Vediamo in generale come si può valutare il margine di sicurezza rispetto a un possibile meccanismo di
collasso, la distanza della condizione d'esercizio da una condizione di possibile collasso. Per far questo
ci affidiamo a una misura globale di sicurezza [ F: COEFFICIENTE GLOBALE DI SICUREZZA], un discorso
simile è stato fatto nelle fondazioni superficiali, in cui, di fatto, si poteva considerare una condizione di
equilibrio alla traslazione in direzione verticale, considerando un coefficiente di sicurezza che
moltiplicava i carichi applicati. Nel caso dei pali il coefficiente di sicurezza F è considerato un
moltiplicatore dei soli carichi applicati dalla sovrastruttura, allora possiamo scrivere:

¬ ∙ a­Z * ef = aST * aZT ;

e® Peso proprio del palo;


F: Coefficiente di sicurezza che moltiplica i soli carichi provenienti dalla sovrastruttura;

a¯> ( a[> Sono rispettivamente la resistenza offerta dalla base e dalla superficie laterale del palo.

Questa espressione di F deriva dall'equazione in direzione verticale alla traslazione. Le condizioni di


equilibrio si esprimono sempre in termini di TENSIONI TOTALI. Se facciamo una verifica in termini di

pressione interstiziale U agente alla base del palo (aT\M = a ) T\M * +S Z­ ).


tensioni efficaci, il carico limite sarà dato dalla somma del Qlim espresso in tensioni efficaci e la

aT\M − ef
¬=
a­Z
aT\M * ef a ) T\M * +S Z­ − ef a ) T\M − pef * +S Z­ q a ) T\M − ef)
¬= = = = ≥ 2,5 ;
a­Z a­Z a­Z a­Z
a ) T\M − ef)
≥ 2,5<2,5 NEL VECCHIO DECRETO MINISTERIALE DEL 1988.
a­Z

a ) T\M Carico limite espresso in TENSIONI EFFICACI;


a­Z Carico d'esercizio;
ef) Peso del palo sommerso.

Il D.M. DEL 14 GENNAIO 2008, per quanto riguarda i pali non introduce modifiche sostanziali rispetto
al vecchio approccio se non perché il peso del PALO deve essere incluso fra le azioni ed è quindi
soggetto ai coefficienti amplificativi.
Secondo la NUOVA NORMATIVA 2008, la relazione che deve essere sempre soddisfatta è:

¨5 ≥ ¾5

¿À RESISTENZA DI PROGETTO, questa è funzione delle azioni caratteristiche [FK],le quali


Dove:

vengono amplificate attraverso dei coefficienti γf, e dei parametri di resistenza del terreno, considerati
nei loro valori caratteristici, che indichiamo con Xk; Questi a sua volta possono essere ridotti attraverso
dei coefficienti caratteristici γM. La resistenza risultante, che possiamo chiamare resistenza globale del
sistema, in genere viene ulteriormente ridotta di un coefficiente globale γR.

:⇒ ∙ ¨ A,à ∙ ¬Ä ; m Æ F .
u Å
m Ç
RIASSUMENDO

32
PALI DI FONDAZIONE

ÈÀ AZIONI DI PROGETTO. Possiamo valutarle in due modi diversi :

Calcoliamo le AZIONI in funzione :

1 ¾5 = ¾ ∙ AÉà ∙ ¬Ä ; m Æ F coefficienti di sicurezza parziali [ÊË ];


Å
• dei valori caratteristici delle forze amplificate attraverso dei
Ç

attraverso dei coefficienti parziali [ÍÎ ].


• dei valori caratteristici dei parametri di resistenza ridotti

In alternativa possiamo calcolare le azioni di progetto considerando i

2. ¾5 ∙ ¾ ∙ ¬Ä ; ÉÄ ]
valori caratteristici delle forze e AMPLIFICANDO L'EFFETTO DELLE
FORZE[.ÍÈ ]
Le AZIONI sono funzioni soltanto:
• Dei VALORI CARATTERISTICI DELLE FORZE;
• Dei PARAMETRI DI RESISTENZA DEL TERRENO.

La FORMULAZIONE II è stata utilizzata nello studio dell'iterazione terreno-struttura, in questa ci


calcolavano le sollecitazioni utilizzando i valori caratteristici dei carichi applicati sulle travi di fondazione
e in seguito amplificavamo le sollecitazioni cioè gli effetti delle azioni.
Attraverso WINKLER ci calcoliamo utilizzando i valori caratteristici trasmessi dall'edificio in fondazione
le sollecitazioni (Momenti, Tagli) e in seguito applichiamo i coefficienti di sicurezza direttamente sulle
sollecitazioni trovate.

Possiamo sostanzialmente procedere attraverso due modi:


• Amplificare i carichi attraverso i coefficienti di sicurezza, e in seguito calcolarci le
sollecitazioni;
• Calcolarci le sollecitazioni senza amplificare i carichi e applicare i coefficienti di amplificazione
direttamente sulle sollecitazioni trovate.

• aT\M Di una palificata nei confronti dei CARICHI VERTICALI (di trazione e di compressione);
La Normativa impone di effettuare tale verifica nei confronti di :

• aT\M Di una palificata nei confronti dei CARICHI ORIZZONTALI.

E nei sistemi di fondazione all'interno di un pendio impone di considerare la verifica di sicurezza


dell'insieme fondazione-terreno nel caso in cui ci sia un cinematismo di collasso che sottopassa la
fondazione coinvolgendo l'insieme.(RICADE NELLE VERIFICHE PER LA STABILITÀ DEI PENDII).

Per tale verifiche la normativa italiana prevede due APPROCCI:

COMBINAZIONE 1
A1+M1+R1
APPROCCIO 1
(STRUTTURALE)
(N.B.: è consigliabile utilizzare
questo) COMBINAZIONE 2
A2+M1+R2
(GEOTECNICO)
• APPROCCIO 2 COMBINAZIONE UNICA
A1+M1+R3
(STRUTTURALE, GEOTECNICO)

(in quest'ultimo APPROCCIO (2) apparentemente c'è una combinazione ma, di fatto, sono due
poiché R3 cambia se facciamo una verifica di tipo GEO.)

ATTENZIONE: IN NORMATIVA NELL'APPROCCIO 2 - COMBINAZIONE 2 C'È UN ERRORE, C'È IL


COEFFICIENTE M2 AL POSTO DI M1.

33
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE VERTICALE

Per i parametri di resistenza ci sono due gruppi di coefficienti parziali (M1 e M2), questi si applicano ai
parametri di resistenza del terreno.

PARAMETRI
M1 M2
DI RESISTENZA

c'k 1,00 1,25

tang ϕ'k 1,00 1,25


Cuk 1,00 1,40

γk 1,00 1,00

Per quanto riguarda le AZIONI, i coefficienti moltiplicativi:

CARICHI (AZIONI) A1 A2

PERMANENTI STRUTTURALI 1.30 1.00


PERMANENTI NON
1.50 1.30
STRUTTURALI

VARIABILI 1.50 1.50

La capacità portante (CARICO LIMITE) di un singolo palo può essere calcolata, secondo la NORMATIVA,
in diversi modi:

• Attraverso delle espressioni analitiche;

• Attraverso l'esecuzione di una prova su pali PILOTA, in cui i pali vengono portati a rottura
determinando sperimentalmente il carico limite. Ovviamente le prove sono eseguite
proporzionalmente al numero di pali della palificata, secondo indicazioni della Normativa.

• Attraverso i risultati di PROVE DINAMICHE eseguite su pali PILOTI, il vantaggio è che questi
possono essere riutilizzati. Si eccita il palo attraverso delle masse battenti e si misura con
strumentazione adeguata la variazione di onde all'interno del palo e si misura con delle formule
la CAPACITÀ PORTANTE del palo.

La Normativa prevede che si possono applicare dei coefficienti diversi in relazione al modo in cui
calcoliamo i pali, ed a seconda della modalità costruttiva.

34
PALI DI FONDAZIONE

PALI AD ELICA
PALI INFISSI PALI TRIVELLATI
RESISTENZA CONTINUA

R1 R2 R3 R1 R2 R3 R1 R2 R3

Base (γb) 1.00 1.45 1.15 1.00 1.70 1.35 1.00 1.60 1.30

Laterale COMPRESSIONE (γs) 1.00 1.45 1.15 1.00 1.45 1.15 1.00 1.45 1.15

Totale (γt)
[Questo si applica quando si fa
la prova di carico su pali spinti
fino a rottura perché facciamo 1.00 1.45 1.15 1.00 1.60 1.30 1.00 1.55 1.25
una misura complessiva cioè
globale ottenuta come somma
del contributo laterale e alla
base del palo].

Laterale TRAZIONE (γst)


[ Il meccanismo di rottura è
FRAGILE ed abbiamo quindi
1.00 1.60 1.25 1.00 1.60 1.25 1.00 1.60 1.25
bisogno di maggior sicurezza
che si traduce in coefficienti più
alti]

I coefficienti R1 sono tutti 1.00 poiché stiamo considerando uno stato limite ultimo di tipo
STRUTTURALE e quindi la resistenza del sistema terreno-palo non entra in gioco.
Se utilizzo L'APPROCCIO 2 e faccio una verifica strutturale R3=1, poiché in tale situazione la resistenza
geotecnica non entra in gioco.

La Normativa prevede altri coefficienti, i quali tendono a premiare una migliore caratterizzazione
geotecnica nella misura in cui laddove vi sono delle indagini geotecniche maggiori in numero e ben fatte
i coefficienti di sicurezza tendono ad abbassarsi.
pÏÐ,ÓÔÕ qÖ×ØÙÚ

¨5 = m Ð ; &= ¨Ñ = min G pÏ ; Quando abbiamo una serie di valutazioni dei parametri di


Ï ÛÜ
 Ð,ÓÔÕ qÖÙÖ
ÛÝ
resistenza (γ, ϕ', c' …) possiamo considerare i valori minimi o medi.

,Ï Dipende dal tipo di palo.


1 2 3 4 5 6 >10
Þß
verticali

Þ
1.70 1.65 1.60 1.55 1.50 1.45 1.40
1.70 1.55 1.48 1.42 1.34 1.28 1.21

All’aumentare delle prove verticali diminuiscono i coefficienti, ma nella normativa è specificato che le
prove verticali per utilizzare i coefficienti sopra riportati devono:

• Essere significative in numero;


• Devono essere fatte ad una profondità maggiore della lunghezza dei pali, in modo da
permettere una definizione di modello di sottosuolo che sia idoneo;

35
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE VERTICALE

• Si devono riferire ad un volume significativo del terreno di fondazione al di sotto del


manufatto.

Riassumendo nella progettazione geotecnica si AUMENTANO LE AZIONI (attraverso i coefficienti A1) e si


RIDUCONO LE RESISTENZE (attraverso dei coefficienti che dipendono dall'approccio considerato e dalla
tipologia dei pali).
Il valore caratteristico (Rk) cui si applicano questi coefficienti è a sua volta ridotto prima di applicare i
coefficienti secondo il peso delle indagini che permettono di fare valutazioni più o meno attendibili
della resistenza caratteristica.

Si tiene conto della SICUREZZA in tre fasi:

• In una fase si applica alle indagini;


• In una fase si applica alla RESISTENZA GLOBALE e dipende dalla tipologia esecutiva;
• In una parte si amplificano le azioni.

Per le verifiche di tipo strutturale nell'APPROCCIO 1- COMBINAZIONE 2 i coefficienti R1 sono sempre


unitari ed inoltre la NORMATIVA specifica che anche nel caso di APPROCCIO 2 per verifiche di tipo
strutturale i coefficienti R3 devono essere sempre unitari.

36
PALI DI FONDAZIONE

Considerazioni sulla scelta del numero di pali

Una volta che conosciamo la situazione stratigrafica e, l'altezza della falda, possiamo valutare con buona
approssimazione la capacità portante del singolo palo, dopo di che ci preoccupiamo di scegliere il
numero dei pali in modo tale che la somma delle capacità portanti dei pali considerati sia maggiore del
carico d'esercizio. Dobbiamo verificare che le tensioni trasmesse dalla pila su ogni singolo palo non
superino i limiti di resistenza del calcestruzzo.

 = ×á.Ù ≤  M ;
à
In generale con il vecchio decreto:
V
In buone condizioni  M 8.5 MPa con Rck del
cls = 250 N/mm2

Invece per i pali abbiamo valori più bassi, cioè


 M:

• 4-5 MPa per PALI GETTATI IN OPERA (tipo


FRANKI);

• 5-6 MPa per PALI GETTATI IN TUBI (tipo


Raymond);

• 6-7 MPa per PALI PREFABBRICATI (tipo SCAC).

Le abbassiamo poiché possiamo avere una riduzione di resistenza ad esempio per una riduzione della
sezione del palo e questo può avvenire per varie ragioni come ad esempio nel caso in cui i fanghi
bentonici non siano molto efficaci (in terreni granulari).

Mobilitazioni delle resistenze: per un singolo palo

Vediamo il modo in cui si mobilitano la resistenza


alla base e la resistenza laterale poiché una buona
progettazione dovrebbe tener conto di questo.
Ricordiamo che nell'analisi della capacità portante
sotto carichi assiali il palo è assimilato a un mezzo
rigido, cioè non si prende in considerazione la
possibilità che si raggiungano le condizioni di
rottura del palo mentre il terreno il terreno viene
assimilato ad un mezzo rigido plastico perfetto,
questo significa che le deformazioni sono nulle
fino a quando non si raggiungono le condizioni di Figura 20: Modello ideale del terreno, questo è assimilato
plasticizzazione a cui corrisponde uno ad un MEZZO RIGIDO PLASTICO PERFETTO.
scorrimento indefinito. In queste ipotesi,
considerando il carico limite del palo e
diagrammando il carico in funzione dello spostamento, si avranno spostamenti nulli del palo fino a
quando non si raggiunge il carico limite. Se pensiamo al carico limite come somma del contributo alla
base e del contributo della resistenza laterale questo significa che nel nostro modello di calcolo sia la
resistenza alla base, che sulla superficie laterale si mobilitano contemporaneamente per spostamenti
nulli del palo.
37
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE VERTICALE

Nel nostro schema di calcolo quindi non si


hanno spostamenti finché non si verificano le
condizioni di rottura, e quindi il carico limite alla
base e sulla superficie laterale vengono mobilitati
per spostamenti nulli del palo.
In realtà il terreno non è un mezzo rigido
plastico perfetto, cioè il nostro modello è
un’approssimazione molto forte della realtà. Per
questa ragione nella realtà le resistenze alla base
e sulla superficie laterale sono mobilitate
gradualmente man mano che avviene lo
spostamento del palo, e in particolare tali Figura 20: Modello ideale del comportamento del palo.
contributi si mobilitano per aliquote molto Questo avrà spostamenti nulli fino a quando non si raggiunge
diverse di spostamento dei pali. il carico limite. Idealmente le RESISTENZE alla BASE di
Da prove di carico sperimentale su pali si è mobilitano contemporaneamente a quelle LATERALI
osservato che i valori massimi della resistenza
laterale sono raggiunti per spostamenti piccoli
del palo [tipicamente dell'ordine del cm], il che significa che non c'è grande dipendenza dal diametro del
palo, possiamo affermare che la resistenza laterale si mobilita per spostamenti del palo dell'ordine dell’1
% del diametro.
Per quanto riguarda invece la resistenza alla base, possiamo affermare che questa si mobilita per
spostamenti del palo dell'ordine del 10% del diametro se il palo è infisso, oppure del 20% del diametro
se il palo è trivellato.

Figura 21: Attivazione della resistenza alla base e laterale.(COMPORTAMENTO REALE)

Se la resistenza laterale si mobilita per spostamenti piccoli mentre quella alla base si mobilita per
spostamenti grandi, potremo avere dei problemi di funzionalità dell'opera, cioè se una volta calcolato il
carico limite come somma dei due contributi [base, e resistenza laterale]. Infatti, anche se la verifica è
soddisfatta in termini di coefficienti di sicurezza in teoria, considerando il comportamento ideale del
palo non ci sono problemi, ma se nella realtà il contributo alla base si attiva per un’aliquota di
spostamenti elevati del palo, i quali potrebbero non essere compatibili con la stabilità dell’opera. In
definitiva dobbiamo soddisfare le verifiche di sicurezza e nello stesso tempo assicurarci che tali
condizioni di sicurezza siano raggiunte per spostamenti piccoli della fondazione. La struttura deve
essere verificata per spostamenti piccoli. Nei metodi di calcolo e nelle verifiche noi assimiliamo il
terreno ad un MEZZO RIGIDO PLASTICO PERFETTO E quindi le deformazioni non entrano mai
direttamente in gioco quindi bisogna tenerne conto correggendo i valori del carico limite per introdurre
una compatibilità sulle deformazioni.

38
PALI DI FONDAZIONE

[ Questa operazione è stata fatta anche nelle fondazioni superficiali, in queste si introducono dei
coefficiente al fine di evitare il punzonamento, cioè attraverso un modo indiretto che limita le
deformazioni abbassando di fatto il carico limite].
Lo scopo è di garantire un margine di sicurezza adeguato con spostamenti ridotti della fondazione cioè
compatibili con le condizioni di funzionalità dell'opera. Se facciamo l'esempio di un palo trivellato, uno
spostamento del 20 % del diametro per la completa mobilizzazione della resistenza alla base può non
essere compatibile con le condizioni d'esercizio per il funzionamento dell'opera e le condizioni
peggiorano all'aumentare del diametro.

<a¯> cresce con il diametro al quadrato D2,


Al crescere di D la resistenza alla base

mentre la resistenza laterale <a[> cresce

cresce la differenza a¯> − a[> in modulo al


linearmente con D, questo significa che

crescere di D. E ancora il carico d'esercizio


Qes, che è circa pari ad un terzo del carico
limite Qlim, va ad interessare una zona di
spostamenti elevati non compatibile con le
condizioni di stabilità. La correzione va
quindi fatta per pali di grande diametro, e
soprattutto per pali sospesi realizzati
all'interno di depositi di terreni di rigidezza
confrontabile [terreno omogeneo, o terreni di rigidezza confrontabili].
Regole di buona progettazione (NON IMPOSTE DALLA NORMATIVA):

• Far si che il carico d'esercizio a([ si trovi nel primo ramo della curva (vedi Figura ):
¬ ) = áÕ ≅ 1.1 . 1.2 a­Z ;
à
à×á
Sostanzialmente dico che il carico d'esercizio deve essere di poco inferiore alla resistenza laterale del
palo.

• Possiamo invece ridurre in maniera opportuna il carico limite alla base a¯>Ì. Facendo ciò io abbasso
la curva e faccio indirettamente una correzione sulle deformazioni. Il carico alla base lo riduco
utilizzando nei calcoli di Qbl un coefficiente alla base ridotto.
:∙} D
aST ∙ p ∙ jk * 1S ∙ j ∗ l q ;
;

Dove  j ∗ l „ jl . Abbasso il carico limite in modo da ridurre indirettamente gli spostamenti. […


corrispondenti a quel valore del carico limite].

39
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE VERTICALE

Valutazione del carico limite per un gruppo di pali

Come si vede dalla Figura sopra il gruppo di pali è collegato in testa da una piastra in cemento armato.
L'obiettivo è di valutare la capacità portante PIASTRA-PALI, il carico che è trasmesso dalla struttura in
elevazione in parte è trasferito direttamente dalla piastra di fondazione al terreno e in parte è trasferito
direttamente ai pali. Ora l'aliquota di carico che è trasferita dalla piastra di fondazione al terreno
dipende dalla rigidezza relativa TERRENO-FONDAZIONE. Nel caso di un terreno molto deformabile la
maggior parte del carico è trasferita ai pali e l'aliquota di carico che è trasferito dalla fondazione al
terreno è bassa, se invece il terreno è molto rigido, una parte dei carichi va ai pali e una parte va al
terreno e in genere per terreni di media consistenza l'aliquota trasferita al terreno si aggira nell'intorno
del 30% dei carichi totali. Ma queste valutazioni andrebbero fatte di volta in volta in relazione alla
natura del terreno per questa ragione la vecchia Normativa imponeva al progettista per una maggior
sicurezza di non considerare la parte dei carichi trasmessi dalla fondazione al terreno ma si assumeva
che tutto il carico veniva trasmesso ai pali. Quindi nel nostro schema di calcolo il terreno era scollegato
dalla piastra si ragionava come se ci fosse palafitta. Oggi la nuova normativa, con metodi di calcolo
adeguati, permette di tener conto di questo contributo.

APPROCCIO DI TIPO CONVENZIONALE (Tutto il carico è trasmesso ai pali).

aã^ = ä ∙ ] H a^\ = ä ∙ = ∙ a^ ;
u
åæX Carico limite della palificata;
η: Coefficiente di EFFICIENZA [di natura empirica];

åX : Carico limite del singolo palo.


n: Numero dei pali;

Il COEFFICIENTE DI EFFICIENZA η, è ottenuto in conformità a relazioni empiriche e i valori che sono


suggeriti dalla letteratura derivano da una serie di osservazioni su palificate che variano per numero di
pali e interasse tra i pali stessi. Rileviamo che il carico limite della palificata non è pari alla somma del
carico limite di ogni singolo palo della palificata ma è un’aliquota di tale somma. Quindi il coefficiente η
varia in relazione:

• Al tipo di terreno;
• Alla tipologia esecutiva.

Quindi iniziamo a distinguere i vari casi:

A. TERRENI GRANULARI:

40
PALI DI FONDAZIONE

• Pali INFISSI:

Durante le operazioni di battitura di un palo nei terreni GRANULARI, come sappiamo, c'è un aumento
della densità relativa e quindi un aumento di resistenza. Di quest’aumento di resistenza se ne tiene
conto nel calcolo del carico limite del singolo palo [ nel calcolo della resistenza alla base utilizziamo un
valore di ϕ>ϕ0 proveniente dalla caratterizzazione geotecnica].Però tale aumento dello stato di
addensamento porta un effetto benefico sul gruppo ed è per tale motivo che nel caso di palificate
modello infisse sono stai misurati valori di η maggiori dell'unità, in particolare:

TIPO DI TERRENO ç
Ghiaie mediamente addensate 1.15

Sabbie fini sciolte 2.00

Quindi nella pratica è sufficiente assumere un valore di η unitario.

N.B.: E' buona regola nella costruzione di una palificata fare prima i pali esterni, andando a
circoscrivere il perimetro e poi andare verso l'interno, in questo modo otteniamo il massimo
addensamento possibile. In palificate convenzionali, cioè calcolate nell'ipotesi che tutto il carico sia
trasferito ai pali, l'interasse tra i pali è compreso tra 2.5-3 volte il diametro [tipicamente 3!], e il numero
dei pali deve essere >4 altrimenti l'effetto del gruppo non c'è.

• Pali TRIVELLATI:
IN ASSENZA DI FALDA (cioè u=0):

TIPO DI TERRENO: ç

Ghiaie addensate 1.00

Sabbie fini sciolte 0.80-0.90

SOTTO FALDA:
Ci possono essere dei problemi dovuti all'innesco di un moto di filtrazione dal terreno nel foro qualora
l'acqua all'interno del foro abbia un’altezza inferiore all'altezza della falda all'esterno del foro e quindi
nelle peggiori condizioni possibili, possiamo andare incontro a fenomeni di sifonamento. Ricordiamo
che per fare dei pali trivellati in terreni granulari, c'è bisogno che ci sia un tubo a sostenere il
foro].Comunque anche se il moto di filtrazione s’innesca per un periodo di tempo limitato avremo una
riduzione dello stato di addensamento e ciò comporta una forte riduzione del coefficiente di
EFFICIENZA fino a valori η compresi tra 0.4-0.5.

Questi valori del coefficiente di efficienza non sono dati dalla letteratura poiché' sotto-falda in terreni
granulari è buona norma non fare pali trivellati.

B. terreni coesivi:

Nei terreni coesivi il coefficiente di EFFICIENZA è sempre minore dell'unità e non c'è differenza per la
tecnologia esecutiva (che sia un palo infisso o trivellato). Il campo di variazione di η è compreso tra 0.6-
0.9, e gli interassi per cui sono valide queste espressioni in palificate di tipo convenzionali sono
compresi tra 2.5-3 volte il diametro.

ä Diminuisce al crescere del numero dei pali, infatti:

41
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE VERTICALE

N° PALI ç
> 10 0.60

6-10 0.90

<6 1.00-0.90

Una formula EMPIRICA che permette la valutazione del coefficiente di EFFICIENZA, e la seguente:


|è B E < − 1 ∙ = + <= − 1 ∙ 
ä =1− H ∙ ;
6é  ∙ =
2
Dove:

D: diametro dei pali;


i: interasse;
m: Numero delle file ;
n: Numero delle colonne.

(Esempio : se m=5, n=7 →η=0.70 (tende a decrescere con l'aumento del numero dei pali)

N. B.: Il limite di questa formula è che non si tiene conto del tipo di terreno e della tipologia esecutiva,
cioè tiene conto soltanto della disposizione in pianta dei pali.

42
PALI DI FONDAZIONE

Meccanismi di collasso di una palificata

Finora abbiamo visto che il carico limite di un


gruppo di pali si può esprime come un’aliquota
della somma dei carichi limiti dei singoli pali e
quindi il carico limite del gruppo dipende
essenzialmente dal numero dei pali [maggiore è n,
maggiore e il Qlim del gruppo], e dal coefficiente
di efficienza che varia secondo la modalità
d'esecuzione e dal terreno di posa.
In genere per un interasse pari a 3 D, infatti, nei
meccanismi di rottura i singoli pali interagiscono
poco fra di loro (Figura a lato), e questo significa
che ogni palo si comporta come se fosse solo e
risente poco degli effetti degli altri pali. Ciascun
palo si muove rispetto al terreno che gli sta attorno
e lungo il fusto del palo nascono delle tensioni
tangenziale che nelle condizioni di equilibrio limite
danno la resistenza laterale e ciascun palo si
abbassa, rispetto al terreno, alla base tanto da permettere la mobilitazione della resistenza limite alla
base. E' vero anche che tutti i pali sono collegati in testa da una piastra abbastanza rigida da imporre un
abbassamento sostanzialmente uguale per tutti i pali, ma l'interazione terreno-palo avviene come se il
palo fosse singolo.

Nel caso di TERRENI COESIVI, si può verificare un diverso meccanismo di rottura chiamato ROTTURA
DEL BLOCCO. Può accadere, infatti, che al crescere del numero dei pali se si mantiene lo stesso interasse
oppure al diminuire dell''interasse ( i<3 D) tra i pali, mantenendo costante il numero di pali ,il terreno
tra i pali inizi a comportarsi come un corpo inerte in queste condizioni non ci sono più spostamenti
relativi tra palo-terreno e può accadere che l'abbassamento prodotto dai carichi trasmessi in fondazione
fa si che il palo ed il terreno tra i pali si abbassino insieme. Quindi non c'è più spostamento relativo tra
il palo e il terreno si sposta insieme ai pali .
In queste condizioni il meccanismo di collasso cambia e si parla di ROTTURA DEL BLOCCO. Il blocco è
costituito dai pali, dalla piastra e dal terreno inerte tra i pali. Il blocco può essere considerato come un
grosso plinto, dove B è la larghezza della palificata e la profondità del piano di posa è pari a L ovvero la
lunghezza dei pali.
In queste condizioni si parla del CARICO LIMITE DEL BLOCCO QlBLOCCO che è diverso dal carico visto fin
ora, cioè non ci interessiamo più al numero dei pali ma alla dimensione della palificata nel suo insieme.
In questo tipo di palificate il QlBLOCCO DIPENDE DALLE DIMENSIONI IN PIANTA DELLA PALIFICATA.

43
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE VERTICALE

Il QL-BLOCCO lo possiamo esprimere come somma tra la resistenza limite alla base ab^tb^êddê ] e la
resistenza limite laterale ac^tb^êddê ]:

ab^tb^êddê = ë ∙ § ∙ <jd ∙ Ž * 1S ; [ La posso vedere come la fondazione superficiale]


• In condizioni di BREVE TERMINE :

ì ∙ í : è l'Area del Blocco;


DOVE:

‚—: Fattore di capacità portante;


—î : Resistenza non drenata;
~€ : Tensione totale agente alla base del palo.

I valori di Nc che dobbiamo considerare dipendono dalla forma in pianta della palificata e dal rapporto
L/B. Ad esempio se è quadrata (B=L), abbiamo:

L/B Nc

1.00 7.70

1.50 8.10

2.00 8.40

2.50 8.60

3.00 8.80

4.00 9.00

P.S.: Nel caso di piastre rettangolari in Letteratura vi sono altre tabelle.

ac^tb^êddê = 2 ∙ <ë * § ∙ <ïïï


Ž ∙ L;

2 ∙ <ë * § Superficie laterale della palificata;


Dove:

ïïï
Ž = ” ∙ Ž Ma α=1 poiché non c'è nessun effetto d'istallazione.

Il carico limite del Blocco di pali lo calcoliamo come minore tra il Qlim visto come somma delle
capacità portanti dei singoli pali che formano la palificata e il Qlim del blocco visto come un unico
blocco.


aT\M = ä ∙ ] H a^\
aã^ = min G ;
u
ab^êddê = ë ∙ § ∙ <jd ∙ Ž * 1S  *∙ <ë * § ∙ <ïïï
Ž ∙ L

La palificata vista come blocco la consideriamo solo nei TERRENI COESIVI, nelle condizioni DI BREVE
TERMINE, poiché nelle condizioni di LUNGO TERMINE Qbl-BLOCCO è:

1
a′b^tb^êddê = ë ∙ § ∙ ijd ∙  ) *  ) 1S ∙ jl * ∙ ë ∙ , ∙ jm n ;
2
44
PALI DI FONDAZIONE

e questo sommato alla resistenza laterale darebbe sicuramente un valore maggiore di aT\M = ä ∙
∑u H a^\ . Per tale ragione, conoscendo già in partenza l'espressione che ci dà il valore più basso
possiamo saltare la verifica.
VALUTAZIONI:

Se rappresentiamo in un grafico che ha sulle


ordinate il CARICO LIMITE del gruppo di pali, e
sulle ascisse il NUMERO DI PALI. Assumendo
h=cost e QL di ogni palo uguale, io posso
diagrammare una relazione lineare che
sostanzialmente mi dice il carico limite del
gruppo di pali cresce proporzionalmente al
numero dei pali [retta che parte dall'origine].
Per una palificata di dimensioni fissate, cioè
decido il perimetro, il carico limite del gruppo di
pali non dipende da quanti pali ci sono
all'interno del perimetro ma dipende soltanto dalle dimensioni (B,C,.L) [retta orizzontale].
In queste condizioni possiamo notare che una volta fissate le dimensioni della palificata, carico limite
del gruppo cresce linearmente con il numero dei pali fino a un n critico, oltre tale valore di fatto non
cresce più.
Quindi è inutile aggiungere altri pali, ma tutto ciò VALE SOLO IN TERRENI COESIVI IN CONDIZIONI DI
BREVE TERMINE.

N.B.: Nella realtà la relazione non è lineare (vedi grafico), perché l'efficienza decresce al crescere del
numero dei pali.
Tale relazione tra il Qlim del gruppo e il numero dei pali può essere espressa, tenendo conto :

1
ä
Della relazione di PAULOS:
;
=8 ∙ a^8
ð1 +
a^bT"kk"
8

Sapendo che :

aã^
ä ;
= ∙ a^

Eguagliando le due relazioni otteniamo:

=8 ∙ a^8
aã^ ;
ñ =8 ∙ a^8
1+ 8
a^bT"kk"
Quindi per n→ ∞ , aã^ ≡ a^tb^êddê , da qui l' asintoto orizzontale nel grafico.

45
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE VERTICALE

Calcolo del carico d'esercizio

Il carico limite di una palificata aã^ = ä ∙ = ∙ a^ ] deve essere confrontato con il carico d'esercizio
dell'intera palificata ( e questo sarà un carico d'esercizio medio a­Ztóô}õê ] ) oppure possiamo, una
volta che conosciamo η moltiplicarlo per il carico limite del singolo palo e confrontarlo con il carico
d'esercizio massimo che agisce sul palo più caricato della palificata. Quindi:

• Calcolo aã^ e si confronta con a­Ztóô}õê della


palificata;

• a^tM N = ä ∙ a^ ; e si confronta con il a­ZtM N .

Ora come riusciamo a determinare il a­ZtM N che


agisce sul palo più carico della palificata?
Poiché la palificata non è sempre sottoposta a
un'azione verticale centrata ma potrebbero esserci
delle azioni, oltre che verticali, anche orizzontali ,
nonché dei momenti.
Ad esempio considerando il contributo dato dalla
risultante dei carichi verticali in fondazione [F], e da
un momento risultante in fondazione [M], se c'è una
forza di taglio, si riporta il momento di trasporto
dato da questa e tratteremo la forza orizzontale
attraverso delle apposite verifiche [PALO SOGGETTO
A FORZA ORIZZONTALE].

La valutazione dei carichi che agiscono nelle


condizioni d'esercizio sui pali appartenenti a una
palificata si ottengono facendo delle ipotesi [simili a
quelle viste per Winkler], ovvero:

• Assumiamo che i pali si comportino come molle, quindi la reazione ¨\ ö ∙ ÷\ dove ÷\ è lo


spostamento del palo i-esimo all'interno della palificata;
• La piastra di collegamento tra i pali sia rigida, in tale situazione avremo un abbassamento
[TRASLAZIONE], e una ROTAZIONE RIGIDA;

Il diagramma trapezio, in figura, lo posso decomporre in un diagramma rettangolare, e in uno a farfalla.


Tenendo conto che la reazione è proporzionale allo spostamento, anche le reazioni possono essere
decomposte in due aliquote: una proporzionale al diagramma rettangolare e l'altra a quello a farfalla.

La prima componente la ricaviamo dall'equilibrio alla TRASLAZIONE VERTICALE:




] H ¨u,\ ¬ = ∙ ¨u,\ ;
u
Ã
dove ¨u,\  ;

La seconda componente dall'equilibrio alla ROTAZIONE:

46
PALI DI FONDAZIONE

] H ¨8,\ ∙ %\ ø ;
u

÷8,\ %\ ∙ tan ” ;
Nell'ipotesi di definizione lineare:

Ma ¨8,\ è anche proporzionale a k:


¨8,\ ö ∙ ÷8,\ ;

¨8,\ ö ∙ %\ ∙ tan ” ;
Quindi:


ø À
Riscrivendo:
ö ∙ tan ” ∙ ] H %\8 ø → ö ∙ tan ” 8 e quindi moltiplicando ambo i membri per dª : ¿, = ∙ Î.
∑%\ ∑À
u

å ± ∑ À ∙ Î ;
Ë À

QUINDI:


M nasce sia da azioni di tipo permanente che da azioni di tipo variabile (sisma, vento) quindi il suo
verso (+o -) può variare. Allora la verifica di sicurezza la facciamo con segno positivo poiché mi da il
valore massimo, e bisogna controllare che il palo non sia mai sottoposto a trazione (applico quindi il
segno -). I pali all'interno del gruppo non devono mai essere sottoposti a trazione.

Nel caso più generale l'espressione sopra diventa:

¬ ø øN
a\ = ± ∙ %N Ù ± ∙ %Ù ;
= ∑ % \ 8 ∑ %
\8

N.B.: Se M=0 → a\ =  → Tale situazione l'assumiamo nell'ipotesi di fondazione rigida, e per le


Ã

ipotesi fatte (tipo Winkler) ci dice che tutti i pali sono ugualmente caricati ma nella realtà i pali di bordo
sono più caricati, e questo è un LIMITE .

47
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE VERTICALE

Carico limite micropali


In generale il carico limite di un micropalo può essere espresso sempre come:

a^õó = ab^ * ac^ ;

 CARICO LIMITE DELLA SUPERFICIE LATERALE:

• ab^ 6 ∙ c ∙ Lc ∙ zc ;

W Diametro non del foro, ma della superficie laterale del palo nella quale il carico è trasmesso al
DOVE:

XW La lunghezza del tratto di palo attraverso il quale si trasferisce la tensione tangenziale al terreno;
terreno;

ïïïW Resistenza tangenziale media al contatto palo-terreno, nel tratto considerato [Ls, che valutiamo

costante].

Partendo dalla relazione scritta cerchiamo di capire come cambiano le grandezze caratteristiche secondo
la modalità d'esecuzione TUBIFIX O PALI RADICE.

diametro finale Ds che è maggiore del diametro iniziale D, e la ïïï Ã che contribuisce alla capacità
1. Nei MICROPALI TUBIFIX, ricordando la modalità d'esecuzione, sappiamo che si perviene ad un

portante del palo agisce per una lunghezza pari ad Ls che è poi la lunghezza avente diametro del palo
pari ad Ds.

2. Nei PALI RADICE invece per le diverse modalità d'esecuzione il diametro finale Ds aumenta in modo
molto modesto rispetto al diametro D iniziale e la lunghezza Ls a diametro costante Ds sarà pari a
L_S=L−5m , cioè i primi 5 metri non si considerano al fine della trasmissione degli sforzi tangenziali .
La Normativa impone inoltre che la lunghezza deve avere una lunghezza minima di 4 metri [Lc >4 m].

I pali descritti al punto 1 [Tubifix] vengono indicati con la sigla IRS [INIEZIONE RIPETUTA E
SELETTIVA] in questi la malta viene iniettata una prima volta a bassa pressione ed in seguito ad alta
pressione, mentre i pali di cui al punto 2 [Pali radice] vengono indicati con la sigla IGU [INIEZIONE

della zc media, è intuitivo che dipende dal tipo di micropalo (TECNOLOGIA ESECUTIVA) e dal terreno in
UNICA GLOBALE] poiché l'iniezione della malta avviene in un'unica volta e a bassa pressione. Il valore

terreno [Sabbie & Ghiaie- Limi & Argille- Marne argillose- Ammassi rocciosi] per il calcolo di zc .
cui viene istallato. Dalla letteratura possiamo trovare vari diagrammi che si differenziano per il tipo di

I valori di zc vengono forniti in diagrammi in funzione della pressione limite, quest'ultima viene
misurata in PROVE PRESSIOMETRICHE , oppure zc è valutata in funzione del numero di colpi misurati

dinamica [SPT], da si tira fuori un profilo dei valori di n [numero di colpi] e i valori di zc vengono
attraverso della prove STP [STANDARD PENETRATION TEST]. Cioè si fa una prova penetrometrica

scelti sulla base dei valori di n [numero di colpi].

Il diametro Ds lo si può esprimere come c ” ∙  dove D è il diametro iniziale del foro, e α è un


coefficiente che varia in relazione della modalità d'istallazione del micropalo e del terreno di posa in
opera del palo stesso :

48
PALI DI FONDAZIONE

TIPO DI TERRENO IRS (tubifix) IGU (pali radice)


[Iniezione ripetuta e selettiva] [Iniezione unica globale]

Ghiaia 1.8 1.3-1.4

Ghiaia sabbiosa 1.6-1.8 1.2-1.4

Sabbia ghiaiosa 1.5-1.6 1.2-1.30

Sabbia 1.4-1.5 1.1-1.2

Limo 1.4-1.5 1.1-1.2

Argilla 1.8-2.0 1.2

Marne e Calcari 1.8 1.1-1.2

Roccia alterata 1.2 1.1

 CARICO LIMITE DELLA BASE:

• ab^ = 0.15 ∙ ac^

Si considera un aliquota della resistenza laterale pari al 15%.

Allora l'espressione per il calcolo del carico limite di un singolo micropalo sarà:

a^\M 1.15 ∙ 6 ∙ c ∙ Lc ∙ zc .

49
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE ORIZZONTALE

Pali soggetti a forze orizzontali

Valutiamo ora il Carico limite (Hlim) agente in direzione


orizzontale che produce la rottura del sistema palo-terreno.
Per questa valutazione ci affidiamo alla soluzione proposta
nel 1964 da BROMS, in cui assumiamo le ipotesi:

[HPCOSTITUTIVA CHE DESCRIVE IL COMPORTAMENTO DEL


TERRENO] :
Il terreno si comporta come un MEZZO RIGIDO
PLASTICO PERFETTO, non ci sono deformazioni fin
quanto non si arriva alle condizioni di plasticizzazione e una
volta raggiunte le deformazioni sono indefinite;

[HPCOSTITUTIVA CHE DESCRIVE IL COMPORTAMENTO DEL


PALO] :
Il palo è assimilato anch'esso a un MEZZO RIGIDO
PLASTICO PERFETTO ma la relazione che governa
interessa Mp Momento di plasticizzazione] e Y [Curvatura
della sezione]. Non abbiamo nessuna curvatura della sezione
Figura 1 : Palo libero di ruotare in testa
fin quanto non si raggiunge la plasticizzazione della sezione caricato da una forza orizzontale
del palo, una volta raggiunta si ha la formazione di una
cerniera plastica con curvatura della sezione indefinita.
Quindi il palo NON è INFINITAMENTE RIGIDO, il palo
può arrivare a rottura a differenza del caso dei carichi verticali dove il palo veniva ipotizzato
infinitamente rigido.

Figura 3 : Modelli costitutivi del terreno e del palo

STUDIO DEL PROBLEMA: Cerchiamo di


capire come reagisce il Terreno una volta
applicata la Forza orizzontale H.

Partendo dalla situazione iniziale dove il palo non


è caricato da nessuna forza e assumiamo che il
terreno di posa sia omogeneo. Valutiamo cosa
succede su una generica sezione orizzontale del
palo posta a una certa profondità [z]. Sulla
sezione considerata alla profondità z agiscono Figura 4: Situazione iniziale.
delle tensione normali al fusto σ'n =K0 σ'v ma
50
PALI DI FONDAZIONE

poiché il palo non è caricato avrà risultante nulla in direzione orizzontale. (Considerando l'istallazione
del palo sarà σ'n =KS σ'v).

Immaginiamo di imporre uno spostamento


orizzontale al palo, nascono delle tensioni
tangenziali al contatto tra la superficie laterale
del palo e si modificano anche le tensioni
normali σ poiché nella porzione di superficie
interessata si tende alle condizioni di
equilibrio limite passivo, nella zona opposta
invece le tensioni diminuiscono poiché si
tende alle condizioni di equilibrio limite
attivo. In questa maniera il diagramma delle Figura 5 : Situazione dopo l’applicazione di una forza orizzontale
tensioni si modifica, le tensioni non sono più in testa al palo.
normali al fusto del palo perché sono il

terreno. La Risultante è NON NULLA, è indicata con P [FL-1]. P= Rc  %[ , il nostro scopo è valutare
risultato delle tensioni normali e delle tensioni tangenziali che si sono sviluppate al contatto palo-

come P è distribuita lungo l'asse del palo.

Nello studiare il problema BROMS distingue tra terreni COESIVI e TERRENI GRANULARI, manteniamo per
il momento l'ipotesi di terreno OMOGENEO.

• TERRENI COESIVI:

Ragioniamo in termini di TENSIONI TOTALI


e quindi la grandezza con cui si misura
resistenza del terreno è la COESIONE NON
DRENATA Cu. In conformità a prove
sperimentali su pali di media grandezza e
valutazioni teoriche BRONS riconosce che la
reazione P che il terreno esercita sul palo in
rapporto al suo movimento è funzione di Cu e
parte in prossimità del piano campagna da un
valore pari a 2 Cu D per arrivare ad un valore
finale che è compreso tra 8-12 Cu D, dove D è il
diametro del palo.
L'andamento con cui cresce questa reazione è
curvilineo all'inizio ma sostanzialmente da una certa profondità in poi non si ha alcun incremento della
reazione del terreno.
Il motivo per il quale si ha un valore più basso in superficie è dovuto al fatto che quando il palo di
sposta il terreno può rifluire verso l'alto che lateralmente mentre man mano che si va verso profondità
più elevate le particelle di terreno possono soltanto rifluire lateralmente poiché il loro movimento verso
l'alto è impedito dal peso del terreno sovrastante.

Partendo da queste considerazioni BROMS propone e utilizza nelle sue soluzioni un DIAGRAMMA DI
PROGETTO, dove P [pressione] ha una distribuzione uniforme lungo il fusto del palo di valore pari a 9
Cu D, ha però un valore nullo nel tratto che va dal piano campagna ed un profondità pari a 1.5 D. Tale
esclusione è dettata anche da motivi pratici poiché le fasi d'istallazione del palo producono forti
rimaneggiamenti del terreno superficiale.

51
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE ORIZZONTALE

• TERRENI GRANULARI:

L'analisi è eseguita in termini di TENSIONI EFFICACI,


e quindi la resistenza del terreno è data dall'angolo
d'attrito ϕ'. BROMS ipotizza che la resistenza del
terreno cresca con la profondità [distribuzione
triangolare] e tale reazione è pari a:

= 3 ∙ f
)
∙  = 3 ∙ 1) ∙ 0f ∙  = 3 ∙ , ∙ ` ∙ 0f ∙ 

f
)
Dove:
E' la tensione orizzontale efficace nelle

0f = ut©ªx y† Coefficiente di Spinta Passivo.


u‡©ªx y †
condizioni di equilibrio limite passivo;

N.B.: La reazione P la utilizziamo per trovare il valore


limite di H imponendo le condizioni di equilibrio alla rotazione o alla traslazione.
Perché nel caso terreni granulari consideriamo soltanto la reazione in termini di TENSIONI EFFICACI ?
[ Ricordiamo che le condizioni d'equilibrio devono essere imposte sempre in termini di TENSIONI
TOTALI . Mentre le relazioni costitutive, tra tensioni-deformazioni, devono essere espresse in termini di
TENSIONI EFFICACI]
Poiché il palo è tutto immerso in acqua e se noi consideriamo la distribuzione delle pressioni dell'acqua
attorno al fusto del palo, questa distribuzione è isotropa e quindi quando consideriamo l'equilibrio, la
risultante è NULLA. Ritorniamo nel caso dell'acqua in cui le pressioni sono applicate uniformemente
attorno al fusto del palo e la risultante del diagramma delle pressioni è nulla.

OSSERVAZIONE: I valori 9-12-3 che moltiplicano Cu D, tengono conto della tridimensionalità del
problema. E' come se si considerasse un’area d'influenza che è pari a circa tre volte il diametro del palo.
Per capire meglio come cresce tale numero, ci mettiamo in una condizione ideale in cui invece del palo
abbiamo una paratia, dove le condizioni di equilibrio limite nel caso di terreni coesivi sono:

# = −2 ∙ Ž * 1
 ‘= (=[H&=H &>H
# = 2 ∙ Ž * 1

Immaginiamo di avere un setto


(Paratia), e imponiamo a questo uno
spostamento orizzontale come in. Se,

faccio la differenza tra # − # = 4 Ž


in corrispondenza di una certa sezione

in condizioni piane. Nel caso


tridimensionale del palo questa
differenza sarà pari a 9 Cu per tener
conto che non ho soltanto due facce
ma c'è il contributo di tutta la
superficie laterale.

52
PALI DI FONDAZIONE

Condizioni di vincolo
I pali sono collegati in testa da Plinti, Piastre e Platee e BRONS distingue tra la condizione:

• Di palo libero di ruotare in testa. In questi bisogna considerare oltre l'azione orizzontale
applicata in testa al palo anche il momento dato dall'eventuale eccentricità, dovuta dalla distanza
tra il punto di applicazione della forza orizzontale e il piano campagna (C);

• Di palo vincolato. In tale condizione non c'è nessuna eccentricità e il carico H viene trasmesso
direttamente dal plinto al palo..

IMPORTANTE: Questi sono soltanto degli schemi, perché un palo possa essere veramente
considerato vincolato in testa è necessario che ci siano almeno due pali collegati al plinto in direzione
della FORZA ORIZZONTALE. Sempre per questo motivo si cerca di avere pali disposti lungo le due
direzioni, cioè almeno Plinto triangolare (su tre pali) in modo da avere la condizione di pali vincolati in
testa qualunque sia la direzione di applicazione della forza orizzontale.

Figura 3: Palo libero di ruotare in


Figura 6: Palo vincolato in testa.
testa.

CINEMATISMI DI COLLASSO DI PALO VINCOLATO IN TESTA IN TERRENI COESIVI.

Tenuto conto:

 Della reazione che il terreno applica al palo ;


 Delle due condizioni di vincolo;
 Dei modelli costitutivi del palo e del terreno.

Ipotizziamo che il terreno di posa sia COESIVO quindi la distribuzione delle reazioni è uniforme, e che il
palo sia vincolato in testa. Le soluzioni di BROMS sono ottenute applicando i metodi dell'equilibrio
limite, ipotizziamo c'è un cinematismo di collasso e si trova una soluzione, ma poiché non siamo sicuri
che questa sia la soluzione esatta facciamo dei controlli.[ Mentre con i metodo dell'analisi limite si
53
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE ORIZZONTALE

individuano le soluzioni di UPPER BOUD e LOWER BOUD che individuano l'intervallo dove esiste la
soluzione effettiva].
Nel caso di PALO VINCOLATO IN TESTA, si possono verificare tre possibili cinematismi di collasso:

CINEMATISMO DI PALO CORTO : Nel momento in cui


applichiamo un azione orizzontale al sistema Plinto-Palo ed
aumento l'azione H progressivamente fino a produrre la
rottura del complesso palo-terreno quello che accade è che al
palo non succede nulla poiché questo è molto resistente
mentre il plinto si sposta in direzione della forza orizzontale.
Il palo "ara" il terreno rimanendo perfettamente verticale
poiché il palo non raggiunge le condizioni a differenza del
terreno. Nel meccanismo di rottura entra in gioco solo la
resistenza del terreno.

Figura 8: Cinematismo di collasso di palo


corto. corto.

CINEMATISMO DI PALO INTERMEDIO: Applichiamo


sempre un azione orizzontale e la facciamo crescere fino a
produrre la rottura del sistema plinto-terreno. Si ha sempre
la rottura del terreno poiché questo è meno resistente
rispetto al palo, ma questa volta abbiamo anche la rottura
del palo con la formazione di una cerniera plastica, di
momento di plasticizzazione My, dove il momento è
maggiore cioè all'incastro tra il plinto e il palo. C’è un punto
nel palo dove la sezione non di sposta [centro di rotazione
], al di sopra di questo il palo si avvicina al terreno al di
sotto del punto il movimento è invertito e di conseguenza
anche la reazione del terreno avrà segno opposto.
Questa volta entra in gioco sia la resistenza del terreno che
il momento di plasticizzazione del palo.

Figura 9: Cinematismo di collasso di palo


intermedio.

54
PALI DI FONDAZIONE

CINEMATISMO DI PALO LUNGO: Quest'ultimo è molto


simile al secondo ma può succedere che il momento
massimo all'interno del palo raggiunga a sua volta le
condizioni di plasticizzazione e quindi posso arrivare
quindi alla condizione limite in cui le cerniere plastiche
che si sviluppano all'interno del fusto siano due : una al
contatto plinto-palo e l'altra in corrispondenza di una
determinata sezione all'interno del palo la cui distanza dal
piano campagna deve essere opportunamente valutata.
Riassumendo il meccanismo di collasso di questo palo è
caratterizzato dallo sviluppo di due cerniere plastiche, e
da notare che il tratto di palo che si trova al di sotto della
seconda cerniera plastica non si sposta rispetto al terreno
e non c'è quindi alcuna reazione.

Figura 10: Cinematismo di collasso di palo lungo.

A priori non sappiamo quale sia il cinematismo di collasso, quindi applichiamo il metodo dell'equilibrio
limite facendo un ipotesi sul cinematismo di collasso ed infine facciamo un controllo di verifica.

1) CINEMATISMO DÌ COLLASSO : PALO CORTO

Figura 11: Cinematismo di collasso di palo corto. Andamento della reazione del terreno, del Taglio e Momento, su un
palo vincolato in testa

S’immagina che si ha una traslazione orizzontale del palo il quale mantiene inalterata la sua formazione,
cioè il palo rimane inalterato. Il diagramma della distribuzione delle reazioni nel terreno è costante. Il
valore di H limite lo possiamo ottenere imponendo l'equilibrio alla traslazione in direzione orizzontale:

^õó = 9 ∙ Ž ∙  ∙ <L − 1.50 ∙ ;

Per capire se questo è il cinematismo di collasso, dobbiamo valutare il momento massimo che agisce sul
palo e confrontarlo con il momento massimo di plasticizzazione del palo, se MMAX < MY allora il palo
55
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE ORIZZONTALE

non si rompe e il cinematismo di collasso è questo. Se MMAX > MY il cinematismo non può essere questo
perché si è formata una cerniera plastica e d necessario esaminare altri meccanismi di collasso. Il
momento massimo MMAX è pari a:

L − 1.5 ∙ 
øóVÅ = 9 ∙ Ž ∙  ∙ <L − 1.5 ∙  ∙ i n * 1.5 ∙  ;
2

MY [Momento plastico] è possibile calcolarlo attraverso dei programmi di calcolo oppure in prima
approssimazione posso considerare MY della sola armatura.

2) CINEMATISMO DI COLLASSO : PALO INTERMEDIO

Figura 12: Cinematismo di collasso di palo intermedio. Andamento della reazione del terreno, del Taglio e Momento, su
un palo vincolato in testa.

Nel secondo cinematismo di collasso abbiamo la formazione di una cerniera plastica e c'è un centro di
rotazione rispetto cui la sezione del palo non si muove (ruota) quindi le incognite da valutare sono due:

• La forza orizzontale HLIM;


• E la distanza (POSIZIONE) tra il centro di rotazione ed il piano campagna;

Per effetto del cinematismo di collasso variano anche l'andamento delle reazioni che il terreno esercita
sul palo, poiché dal piano campagna fino al centro di rotazione il palo si muove verso la direzione della
forza orizzontale ed il terreno si oppone a tale spostamento, mentre dal centro di rotazione in giù il
palo si muove in direzione opposta alla forza orizzontale e di conseguenza la reazione del terreno si
inverte. L'ampiezza a prescindere dal segno rimane costante e pari a 9 Cu, questa ultima è la reazione
che il terreno esercita sul palo.

Le EQUAZIONI considerate per la risoluzione del problema sono l'equilibrio alla traslazione, e
l'equilibrio alla rotazione, e cioè:

EQUILIBRIO ALLA ROTAZIONE rispetto alla testa del palo:


(indichiamo con segno positivo i momenti antiorari)

56
PALI DI FONDAZIONE

 − 1.50 
ø − 9 ∙ Ž ∙  ∙ < − 1.5 ∙  ∙  * 1.50  * 9 ∙ Ž ∙  ∙ <L −  = 0
2
da qui ricavo a e lo sostituisco in :

EQUILIBRIO ALLA TRASLAZIONE:

^õó − 9 ∙ Ž ∙  ∙ < − 1.5 ∙  * 9 ∙ Ž ∙  ∙ <L −  = 0.

¯ = L − 2 ∙ <L − 
Una volta conosciuto il carico orizzontale limite (HLIM) posso calcolarmi il momento massimo MMAX .

Una volta nota la distanza b possiamo calcolarci il momento massimo:


(rispetto alla sezione dove il M è massimo - verso antiorario negativo)

¯ − 1.5 ∙ 
øóVÅ = ^õó ∙ ¯ − ø − 9 ∙ Ž ∙  ∙ <¯ − 1.5 ∙   ∙ i n ;
2

Infine verifico il meccanismo di collasso confrontando MMAX con ø e se:


MMAX < ø Significa che non ho rottura del palo nella sezione, il diagramma dei momenti è quello
effettivamente considerato ed il cinematismo di collasso ipotizzato è ESATTO.
MMAX >ø Significa , invece, vorrà dire che il cinematismo di collasso ipotizzato NON E' ESATTO,
poiché nella sezione considerata si sarà già sviluppata una seconda cerniera plastica.
Questo meccanismo di collasso dipende:

• Caratteristiche geometriche del palo, diametro e lunghezza;


• Resistenza del terreno;
• Resistenza del palo.

3)CINEMATISMO DI COLLASSO : PALO LUNGO

Figura 4: Cinematismo di collasso di palo lungo. Andamento della reazione del terreno, del Taglio e Momento, su un palo
vincolato in testa.

Il cinematismo di collasso di palo lungo è caratterizzato dal fatto che la reazione del terreno esiste
soltanto nella parte di palo compresa fra le due cerniere plastiche. La reazione ritorna a essere tutta
57
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE ORIZZONTALE

rivolta in un verso e sotto la seconda cerniera plastica il palo, se segue come ipotizzato il modello rigido
plastico perfetto il tratto sotto la seconda cerniera plastica non contribuisce alla valutazione del
momento massimo. Ovviamente ipotizziamo che il tratto tra il piano campagna e 1.5 D non dia alcuna
reazione. Le incognite del problema ancora una volta sono due:

• HLIM della forza orizzontale che produce il collasso del sistema palo-terreno;
• La distanza e, che è la profondità dal piano campagna dove si sviluppa la seconda cerniera
plastica.

Le EQUAZIONI considerate per la risoluzione del problema sono l'equazione alla ROTAZIONE, e
l'equilibrio alla TRASLAZIONE.

EQUILIBRIO ALLA ROTAZIONE:


(rispetto alla testa del palo- verso antiorario positivo)

<( − 1.5 ∙ 
2 ∙ ø − 9 ∙ Ž ∙  ∙ <( − 1.50 ∙  ∙  + 1.50 ∙  0 % +H |H'& ( ;
2

^õó = 9 ∙ Ž ∙  ∙ <( − 1.50 ∙ ;


EQUILIBRIO ALLA TRASLAZIONE:

Possiamo diagrammare l'andamento del taglio e del momento, conoscendo dove si annulla il taglio,
conosco, dove il momento è massimo.
Il Momento massimo coincide con il momento di plasticizzazione.
Questo meccanismo di collasso dipende:

• Caratteristiche geometriche del palo, ma soltanto dal diametro, la soluzione non dipende dalla
lunghezza del palo[L];
• Resistenza del terreno;
• Resistenza del palo.

58
PALI DI FONDAZIONE

Cinematismi di collasso di palo libero di ruotare in testa.Terreni coesivi


PALO LIBERO DI RUOTARE IN TESTA -TERRENI COESIVI
Nel caso dei pali liberi di ruotare in testa i cinematismi di collasso possibili sono due:

• CINEMATISMO DI PALO CORTO:

Figura 14: Cinematismo di palo corto. Andamento della reazione del terreno e delle sollecitazioni di Taglio e Momento in
un palo libero di ruotare in testa.

Siamo nella condizione in cui il palo non si rompe e il collasso viene raggiunto nel terreno. Non si
forma nessuna cerniera plastica. Non essendoci alcuna condizione di vincolo in testa al palo, se è
sottoposto all'azione di una forza orizzontale, semplicemente, s’inclina.
Quindi non c'è più la traslazione orizzontale del palo, ma si ha semplicemente una rotazione
(inclinazione) del palo e le condizioni di collasso vengono raggiunte nel terreno. Ipotizzando un terreno
coesivo si ha un diagramma delle pressioni che cambia di verso dal centro di rotazione in poi.

CINEMATISMO DI PALO LUNGO:

Figura 15 : Cinematismo di collasso di palo lungo. Andamento della reazione del terreno e delle sollecitazioni di Taglio e
Momento in un palo libero di ruotare in testa.

59
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE ORIZZONTALE

Il cinematismo di palo lungo libero di ruotare in testa è caratterizzato dalla formazione di una cerniera
plastica all'interno del fusto del palo. La reazione rimane costante e pari a 9 Cu D poiché siamo in un
terreno coesivo. Diagrammando il momento notiamo che questo è lineare dalla testa del palo fino a una
profondità pari a 1.5 D dal piano campagna, da li in poi diventa parabolico e raggiunge il suo massimo
(MY) in coincidenza della formazione della sezione dove si è formata la cerniera plastica; poi il
momento si annulla fino alla fine del palo.

Quindi come nei casi visti, in precedenza, vale anche per i pali liberi di ruotare in testa, se noi
conosciamo la distribuzione delle reazioni al contatto palo-terreno, imponendo le equazioni di
equilibrio (TRASLAZIONE E ROTAZIONE), possiamo ricavare le due incognite (Hlim e la distanza tra il
punto di applicazione della forza orizzontale limite e il centro di rotazione (la sezione in corrispondenza
della quale c'è la formazione della cerniera plastica). Una volta valutate le incognite possiamo ancora
una volta calcolare il momento massimo (MMAX) e confrontarlo con MY ed infine verificare se il
cinematismo di collasso ipotizzato sia quello effettivo.

N.B.: Nei pali liberi di ruotare in testa non si verifica il CINEMATISMO DI COLLASSO DI PALO
INTERMEDIO, poiché non esistendo l'incastro tra il plinto ed il palo non può esserci la formazione di
una cerniera plastica .

CINEMATISMI DI COLLASSO - TERRENI GRANULARI

Se il palo libero di ruotare o vincolato in testa è immerso in uno strato incoerente [TERRENO
GRANULARE] per stabilire il cinematismo di collasso concettualmente non cambia nulla rispetto ai casi
esaminati dei terreni coesivi, la differenza è data semplicemente dal calcolo che diviene più oneroso. In
particolare ciò che cambia è che nei terreni granulari la distribuzione delle reazioni al contatto palo-
terreno non è più costante e dipendente dal valore della coesione non drenata ma diventa lineare e
dipendente dall'angolo d'attrito ϕ' ; così che questa aumenta con la profondità e ci avviciniamo alle
condizioni limite passivo e di conseguenza il valore massimo del momento tende a salire verso l'alto
avvicinandosi al piano campagna e interessando gli strati più superficiali.

Ad esempio, prendiamo in considerazione un palo vincolato in testa immerso in un terreno granulare,


avente la falda coincidente con il piano campagna ed ipotizziamo un cinematismo di collasso di palo
intermedio.

La distribuzione delle reazioni al contatto palo-terreno è lineare come illustrato nella figura sopra e le
equazioni da tenere in considerazione per la risoluzione del problema sono quella alla traslazione e
60
PALI DI FONDAZIONE

quella alla rotazione e le incognite rimangono sempre la forza orizzontale Hlim e la distanza a tra il
piano campagna ed il punto rispetto a cui ruota il palo [CENTRO DI ROTAZIONE]. In seguito si
procede valutando il momento massimo [Mmax] e lo confronto con il momento di plasticizzazione del
palo verificando così se il cinematismo di collasso ipotizzato è verificato.

DIAGRAMMI DI BROMS

BROMS ha studiato tutti i casi esaminati in precedenza nei terreni coesivi e granulari e ha riportato i
valori sotto forma di diagrammi adimensionali. Le grandezze adimensionali considerate da BROMS
sono:
IN TERRENI COESIVI:
^
}
Rapporto tra il carico limite ed il prodotto tra la coesione non drenata ed diametro del
▪ SNELLEZZA DEL PALO, cioè il rapporto tra la lunghezza del palo (L) e il diametro (D).
Ç
k ∙} D

ó
palo al quadrato;
▪ k ∙} Ü Rapporto tra il momento di plasticizzazione ed il prodotto tra la coesione non drenata

ed diametro del palo al cubo;

 IN TERRENI GRANULARI:

▪ } SNELLEZZA DEL PALO, cioè il rapporto tra la lunghezza del palo (L) ed il diametro (D);
^

Rapporto tra il carico limite ed il prodotto tra il coefficiente di spinta passiva e il


Ç
Ñ ∙m∙} Ü

ó
diametro del palo al cubo;
Ñ ∙m∙} Ý
▪ Rapporto tra il momento di snervamento ed il prodotto tra il coefficiente di spinta

passiva e il diametro del palo alla quarta.

Nei diagrammi presi come esempio (Figura 16) rappresentanti di terreni omogenei GRANULARI O
COESIVI, da cui è possibile ricavare il valore del carico limite (Hlim) in funzione della snellezza (L/D) .
C'è una prima curva riferita al caso di palo vincolato in testa e una famiglia di curve che sono riferite al
caso del palo libero di ruotare in testa, ci sono più curve in questo secondo caso poiché ogni una di
queste è riferita ad un eccentricità diversa (cinematismo di collasso di palo lungo).

Figura 16: Abaco per il calcolo di Hlim per cinematismo di collasso di PALO CORTO.

61
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE ORIZZONTALE

Nel caso di cinematismo di collasso di palo corto il diagramma (Figura 17) da il valore del carico
orizzontale limite in funzione del momento di snervamento dell'armatura del palo. Ci sono poi dei
diagrammi simili anche nel caso di pali intermedi.

Figura 17: Abaco per il calcolo di Hlim per cinematismo di collasso di PALO LUNGO.

62
PALI DI FONDAZIONE

Terreni stratificati

Figura 18 : Andamento della reazione in terreno stratificato dove sono presenti strati coesivi e granulari

Se dobbiamo studiare un terreno stratificato, ci comportiamo come nei casi studiati :

1. Ipotizzo il cinematismo di collasso ;


2. Estrapolo la distribuzione delle reazioni al contatto palo-terreno a seconda dello strato che sto
analizzando ;
3. Posso invece che utilizzare l'approccio al punto 2, considerare tutto il terreno come se fosse il terreno
peggiore [OMOGENIZZO IL TERRENO METTENDOMI SUL LIMITE INFERIORE];
4. Oppure ancora, in alternativa ai punti 2 o 3, omogeneizzare il terreno (ATTENZIONE: solo se le
caratteristiche degli strati considerati sono molti vicine tra loro!!!) facendo una media pesata (di Cu,
ϕ'…).
5. Infine calcolo le incognite[MMAX, MY, Hlim, a] attraverso l'equilibrio alla traslazione e alla rotazione e
verifico il meccanismo ;

N.B.: La maggior parte delle volte nelle condizioni in cui si è soliti operare il meccanismo di collasso
verificato è quello di palo lungo. Allora in questo caso posso:

1. Ipotizzare il meccanismo di rottura di palo lungo;


2. Calcolo attraverso l'equilibrio alla rotazione la posizione della seconda cerniera plastica (a);
3. La maggior parte delle volte le due cerniere plastiche ricadono all'interno dello stesso strato di
terreno ed allora si può procedere come nel caso di terreno OMOGENEO[accade soprattutto nei terreni
granulari].

GRUPPI DI PALI

Fino ad ora abbiamo parlato del singolo palo quando si trattano gruppi di pali non si fa distinzione tra
le tecniche esecutive ma si fa una distinzione sui valori del COEFFICIENTE DI EFFICIENZA [h h] in
funzione dell'interasse tra i pali, e quindi :

• i≥5·D → η≥1.00 ; ALTI VALORI


• i≅3·D → η≥0.50 ;MODESTI VALORI

Nel secondo caso l'efficienza si abbatte poiché c'è una significativa interazione tra i pali. Se pensiamo ad
esempio ad una palificata che viene sottoposta a delle azioni orizzontali le file successive alla prima

63
CALCOLO DELLA CAPACITÀ PORTANTE ORIZZONTALE

subiscono una sorte di effetto ombra rispetto alla prima fila di pali, quest'ultima infatti lavora di più
poiché interessata direttamente dall'azione orizzontale.

NORMATIVA

La resistenza della palificata/palo viene valutata a partire dai valori caratteristici, quindi:

¨Ä
¨5 = ;

¨5 : Resistenza di progetto, ovvero il carico limite (Hlim) lo otteniamo attraverso i valori caratteristici

coefficiente ,Ï e otteniamo il valore di progetto ;


dei parametri geotecnici, in seguito il valore così ottenuto lo riduciamo ulteriormente attraverso il

,Ï : coefficiente parziale di sicurezza della resistenza per carichi orizzontali, che è pari a :

¨u ¨8 ¨…
1.00 1.60 1.30

Questo differisce in base all'approccio di calcolo utilizzato:

• A1  C1 (STRUTTURALE) = A1+M1+R1 ;
• A1 C2 (GEOTECNICO) = A2+M1+R2 ;
• A2UNICA (STRUTTURALE - GEOTECNICO) = A1+M1+R3;

In A1C2 i carichi vengono amplificati (permanenti:1-accidentali:1.3), M1 sono i valori caratteristici


dei parametri di resistenza e quindi R2 è più alto poiché è più basso A2, cioè l'amplificazione dei carichi
è minore, mentre in A2U i carichi del gruppo A1 (permanenti:1.3-accidentali : 1.5) sono maggiori
rispetto al gruppo A2 e quindi ci possiamo permettere di assumere un valore più basso per il
coefficiente R3.
R1 è pari ad 1.00 poiché nelle verifiche strutturali non ci interessa amplificare la resistenza del terreno.

64
CALCOLO DEI CEDIMENTI

Cedimenti fondazioni su pali

Negli STATI LIMITE d'esercizio dobbiamo verificare e valutare:

• Le deformazioni nel terreno prodotte dai carichi applicati in superficie [CALCOLO DEI CEDIMENTI];
• La valutazione delle sollecitazioni sugli elementi di fondazione [PALI E PLATEE].

Si sceglie di progettare una fondazione su pali quando:

• Quando la fondazione superficiale da sola non soddisfa le condizioni di sicurezza, allora decidiamo di
fare una fondazione su pali i quali sostanzialmente trasferiscono il carico a strati di terreni più profondi
caratterizzati dall'avere resistenze meccaniche migliori rispetto agli strati più superficiali;

• Quando la fondazione superficiale [ad esempio una platea] soddisfa le condizioni di sicurezza rispetto
alle condizioni di rottura ma nel momento in cui valutiamo i cedimenti, questi sono incongruenti con le
normali condizioni d'esercizio, quindi introduciamo delle fondazioni profonde al fine di ridurre i
cedimenti. In questa situazione si può procedere verificando la fondazione superficiale rispetto al
meccanismo di collasso ed introdurre le fondazioni profonde al solo scopo di ridurre i cedimenti
differenziali;

Fino a quando era in vigore il D.M. DEL 1988 (Vecchia Normativa) questa procedura non poteva essere
attuata poiché quando si sceglieva di eseguire una fondazione su pali , questa doveva essere progettata
come se tutti i carichi dovessero essere trasferiti su di essa, quindi obbligava a considerare i soli pali nei
confronti del carico limite [SCHEMA A PALAFITTA]. Oggi tale limite è stato superato e si può considerare
in maniera esplicita il contatto tra la fondazione superficiale ed il terreno e si può calcolare il carico
limite che agisce sui pali tenendo conto dell'aliquota di carico che viene direttamente trasferita alla
fondazione superficiale, permettendo questo, per quanto riguarda la valutazione dei cedimenti, si
consente di abbassare il numero di pali necessario.

Noi procederemo attraverso un approccio di tipo tradizionale immaginando che i carichi vengano
trasferiti nuovamente ai soli pali trascurando ancora il contatto fondazione superficiale-terreno ed
inseguito vedremo come modificare le cose tenendo conto del contributo della platea. La conseguenza
di un dimensionamento tradizionale è che sotto la platea ci sono più pali di quelli che occorrono
[SOVRADIMENSIONAMENTO] tuttavia ci sono dei casi in cui anche seguendo un metodo di
dimensionamento tradizionale ci sono dei cedimenti che non possono essere trascurabili e questo
avviene in due casi:

1. Quando la fondazione è molto estesa in pianta rispetto alla lunghezza dei pali [ad esempio nelle
CENTRALI ELETTRICHE];
2. Quando anche se i pali sono intestati in strati di terreno molto resistenti al di sotto di questi ci sono
degli strati molto compressibili.

Per tale ragione deve essere eseguita una valutazione dei cedimenti anche nel caso dei pali poiché questi
possono avere dei cedimenti non trascurabili.
Seguiamo lo stesso ragionamento fatto per la valutazione della capacità portante, cioè partiamo dal
valutare i cedimenti del singolo palo ed in seguito estendiamo il comportamento al gruppo di pali
[PALIFICATA].

PALO SINGOLO
Per quanto riguarda il palo singolo si può utilizzare in primissima approssimazione, al fine di valutare il

÷Z = ∙à ; (s sta per palo singolo);


à∙}
solo ordine di grandezza del cedimento, la seguente relazione empirica:


65
PALI DI FONDAZIONE

a^ : Carico limite del palo.


Q: Carico applicato in testa al palo [carico d'esercizio];

λ : Coefficiente che dipende dalle modalità d'istallazione del palo e dal tipo di terreno e vale:

PALO TERRENO 
Infisso Granulari 60

Infisso Coesivi 120

Trivellati Granulari 40

Trivellati Coesivi 100

Ci sono poi a disposizione delle soluzioni analitiche che possono essere in forma approssimate o più
complessa, ma tutte sono caratterizzate dall'essere ottenute nell'ambito della teoria dell'elasticità lineare.
Teniamo conto, però, del fatto che il comportamento del palo non è affatto lineare, cioè facendo una
PROVA DI CARICO SU UN PALO: quindi realizziamo un palo e applichiamo un carico e iniziamo
progressivamente ad aumentarlo, e diagrammando l'andamento del carico applicato in funzione del
cedimento misurato alla testa del palo osserviamo che la non c’è un legame lineare evidente anche per
bassi incrementi di carico.
Quando si fanno delle prove di carico su pali nelle condizioni d'esercizio lo scopo è quello di capire in
relazione al valore del carico d'esercizio e quindi conoscere sperimentalmente il valore della rigidezza
secante, inseguito utilizziamo tale valore per il calcolo dei cedimenti.
Il comportamento è non lineare poiché se pensiamo all'interazione tra la superficie laterale del palo ed il
terreno, nel momento in cui il palo viene caricato dobbiamo immaginare che in uno spessore molto
sottile di terreno prossimo al palo si raggiungono tensioni tangenziali elevate poi man mano che ci
allontaniamo dal palo le tensioni tangenziali tendono a decrescere rapidamente fino ad esaurirsi
completamente(vedi figura sotto). Allora anche per bassi livelli del carico d'esercizio le tensioni
tangenziali raggiungono subito valori elevati (resistenza disponibile) e si raggiungono le condizioni di
plasticizzazione. Riassumendo il comportamento è non lineare poiché da subito abbiamo delle
deformazioni plastiche lungo la superficie laterale.
Il comportamento reale è quello descritto sopra , noi invece scegliendo in maniera opportuna il
modulo di rigidezza ipotizziamo soluzioni dedotte dalla teoria dell'elasticità.

Figura 20: Descrizione dell’andamento delle


Figura 19 : Comportamento reale carico-cedimenti. tensioni tangenziali sulla superficie laterale del
palo.

66
CALCOLO DEI CEDIMENTI

Soluzione analitica approssimata Randolph e Worth (1978)

Una soluzione analitica per il calcolo di cedimenti dei pali è quella proposta da Randolph e Worth che
danno una soluzione del problema, comoda poiché è in forma chiusa e abbastanza recente. I due autori
considerano separatamente l'interazione tra la superficie laterale del palo ed il terreno, e l'interazione tra
la base del palo ed il terreno ed infine sovrappongono le soluzioni.
Quindi dividono il problema in due parti [superficie laterale e base] trovano le rispettive soluzioni in
campo elastico e poi sovrappongono le soluzioni trovate arrivando ad una soluzione finale in forma
chiusa che esprime il cedimento del palo.

rigido ÷ = ÷T = ÷S ], cioè se il palo è rigido non c'è differenza tra gli spostamenti dei punti
La soluzione che noi presentiamo e può essere utilizzata in prima approssimazione è quella di palo

appartenenti alla base o alla superficie laterale del palo. Se il palo fosse deformabile il cedimento di
conseguenza varierebbe lungo l'asse del palo ed in particolare il cedimento della superficie laterale
tenderebbe a diminuire con la profondità .

Ipotesi alla base del ragionamento:

• Le tensioni tangenziali sono decrescenti linearmente al


crescere della distanza dal palo, cioè man mano che ci
allontaniamo dalla superficie laterale del palo:

= ;
C ∙ C

3 Sforzo tangenziale all'interfaccia palo-terreno ;


|3 Raggio del palo;
r : Distanza oltre la quale la tensione tangenziale è nulla.

La deformazione di taglio si può esprimere come , = ã ,




con ! = ¾/<2 ∙ <1 + # ) modulo di rigidezza tangenziale.

cedimento w rispetto ad r, cioè , ≅ 5


Ma γ ad un certa distanza sarà pari alla derivata del
5$
ed integrando
sempre rispetto ad r arrivo ad un espressione del cedimento:

%÷ , %|
3 ∙ |3 3 ∙ |3 |M
÷<| = Y %| = ∙ ln B E ;
Ö

!∙| ! |

Gli estremi saranno |3 e |M , dove quest'ultimo è la distanza
oltre la quale non si risente dell'effetto del palo, detto anche
raggio magico o d' estinzione.

67
PALI DI FONDAZIONE

Quindi il CEDIMENTO LATERALE è pari:

÷T = R Ö = ∙ ln B ÖE = % ∙
C ∙ C 5 C ∙ C C ∙ C
ã ã C ã
;
% = ln < Ö ) : assume un valore ridotto compreso tra 3 e 5;
|M : Raggio massimo di estinzione, cioè raggio oltre il quale non si ha alcuna deformazione, ed è
C

compreso tra 20÷30 D.

Ipotizzando che la tensione tangenziale 3 sia costante [cioè la tensione tangenziale media] possiamo


scrivere che la resistenza laterale del palo è pari:

ac = 6 ∙  ∙ L ∙ z3 = 26 ∙ z3 ∙ L ∙ |" ;

Dalle equazioni scritte sopra ricavo il rapporto $& :


à
Õ

ac 26 ∙ z3 ∙ L ∙ |" ∙ ! 26 ∙ L ∙ !̅
= = ;
÷T % ∙ z3 ∙ |3 %

Interazione tra la base del palo ed il terreno

Per quanto riguarda la base del palo, questa è rigida, e gli


autori utilizzano le soluzioni disponibili in letteratura per una
fondazione rigida di forma circolare su un semispazio
elastico. Quindi esistono delle soluzioni per una fondazione
rigida basate sulla teoria dell'elasticità che ci permettono di
valutare i cedimenti prodotti di una fondazione rigida di
forma circolare che poggia su un semispazio elastico. Il
cedimento della base del palo è così espresso:

aS 1 − #
÷S = ∙ ;
|S ∙ !S 4

aS : Carico che agisce alla base del palo, questo è un aliquota

|S : Raggio della base del palo;


del carico del palo;

!S : Modulo di Elasticità del terreno al di sotto della base del


palo.
à
A partire da questa relazione possiamo scrivere anche per la base il rapporto $' , che è pari:
(

2) $' = ;
à ;∙ ( ∙ã(
( ut)

SOLUZIONE FINALE

Adesso siamo nelle condizioni di sovrapporre le due soluzioni, quella ottenuta dalla superficie laterale e
quella ottenuta per la base del palo. E poiché abbiamo fatto l'ipotesi di palo rigido, possiamo scrivere:

÷ = ÷T = ÷S

68
CALCOLO DEI CEDIMENTI

Il carico applicato in testa al palo deve essere pari alla somma del carico alla base e il carico della
superficie laterale e quindi posso scrivere:

aS ac
a = aS * aZ +, ÷3 ∙ i * n
à* ÷S ÷Z
8:∙^∙ã̅
a = ÷3 B * E;
;∙ ( ∙ã(
ut) -
8:∙^∙ã̅
(ADIMENSIONALIZZANDO) ⇒ = *
. ;∙ ( ∙ã(
$C ∙ C ∙ã C ∙ã ∙<ut) C ∙ã ∙-

La soluzione di Randolph e Worth è, come già detto, ottenuta nell'ambito della teoria dell'elasticità e si
suppone che il terreno sia caratterizzato da un modulo di rigidezza che cresce linearmente con la
profondità [G non è costante]. GL è il valore di G alla lunghezza L, mentre GB è il valore del modulo di
elasticità alla base del palo che deve essere considerato nei calcoli.


L'espressione di ζ è pari a :

!̅ !^ L
% = ln ˜0.25 * ?2.5 ∙ ∙ <1 . # . 0.25@ ∙  ∙ / ;
!^ !S |3

Tutta la soluzione è stata studiata per un palo rigido ma


gli stessi autori hanno studiato soluzioni anche per un
palo deformabile, in cui tengono conto della
deformabilità del palo rispetto al terreno e nella nuova
ô1
soluzione interviene una nuova incognita che è 0 ã ,

che è il rapporto tra la rigidezza del terreno e quella del
palo.

69
PALI DI FONDAZIONE

Soluzioni esatte ottenute con il metodo degli elementi di contorno

In alternativa alla soluzione analitica vista prima vi sono delle soluzioni esatte ottenute dalla Teoria
dell'elasticità. Queste soluzioni ,dette "numeriche", sono state ottenute con il metodo delle soluzioni di
contorno sotto le ipotesi :

• Terreno omogeneo quindi mezzo elastico lineare omogeneo e isotropo ;


• Rigidezza costante lungo tutto il fusto del palo ;
• Palo infinitamente rigido;
• Adesione perfetta al contatto palo-terreno, cioè non possono esserci degli scorrimenti plastici

Noi valutiamo gli spostamenti del palo in corrispondenza delle stesse profondità. Questo comparta
valutare alle stesse profondità del palo gli spostamenti del terreno e infine imporre la congruenza tra gli
spostamenti del palo e del terreno, poiché, se rispettata l'ipotesi di adesione perfetta alle stesse
profondità, gli spostamenti del palo e del terreno devono essere uguali.
Le stesse ipotesi facciamo per la base e imponiamo anche sulla base allo stesso modo la congruenza.
Imponendo le condizioni di congruenza e considerando i carichi che si trasferiscono lungo il fusto del
palo si ottiene il sistema di equazioni che permettono di risolvere il problema.

Figura 21: Discretizzazione del palo in n Figura 22 : Modello di semispazio elastico alla
conci. Mindlin per calcolo dei cedimenti del terreno

Se L è la lunghezza del palo, ogni concio sarà lungo > =  . Indichiamo con ¾2 la rigidezza del palo,
^
Indichiamo con Q0 il carico applicato in testa al palo e discretizziamo il fusto del palo in n conci.

mentre per il terreno che sta attorno al palo ipotizziamo come modello un mezzo elastico lineare

In corrispondenza del generico concio, agiranno le τi con verso opposto al carico a\ rivolto verso il
caratterizzato da un modulo di rigidezza E, ed un modulo di Poisson ν.

a3 = ∑\ a\ , e di conseguenza man mano che scendo in profondità, a\ diminuisce fino ad arrivare alla
basso.

base del palo, qui la risultante delle S sarà proprio uguale e contraria all'aliquota di carico rimanente.
70
CALCOLO DEI CEDIMENTI

tangenziali (vedi figura sopra) che producono degli spostamenti ÷\ diversi a seconda della profondità
Il terreno è stato ipotizzato come un semispazio elastico, e su questo sono applicate delle tensioni

A questo punto esprimo lo spostamento ÷f\ del palo sottoposto allo sforzo assiale Q0 e all'azioni al
considerata.

Poi esprimo con un'altra soluzione lo spostamento ÷2\ del terreno prodotto da un azione tangenziale
contatto palo-terreno, ottengo così una soluzione per ogni concio di palo.

applicata al terreno ad una certa profondità, questa la ottengo attraverso la soluzione di Mindlin, che è
stato il primo a valutare lo spostamento prodotto in un semispazio elastico ad una profondità z
considerata, da una tensione tangenziale applicata a quella stessa profondità. Queste soluzioni anche se
grossolane per i pali possono essere accettate poiché i cedimenti sono molto piccoli (ordine del mm).
Quindi in corrispondenza del baricentro di ogni concio in cui abbiamo suddiviso il palo imponiamo la
congruenza. La stessa operazione la facciamo alla base del palo.

In definitiva abbiamo:
 ­lŽ 3\"\
+4444444, ∑ u − a3 = au
• n equazioni di congruenza(quanti sono il numero dei

∑ 8 − a\u = a8
conci)
...

+4444444, ] S − a = aS ;
• 1 equazione di congruenza alla base
u ­lŽ 3\"­

6 ∙ 8


∙ S + 6L ] \ a3
• 1 equazione di equilibrio
4
+4444444,
u ­lŽ 3\"­
\*u
CIOÈ N+2 EQUAZIONI

• \ ;
• S ;
Le incognite:

• ÷3 .

CIOÈ N+2 INCOGNITE, E POSSIAMO RISOLVERE IL SISTEMA.

La soluzione finale espressa in una forma semplificata sarà :

a
÷Z = ∙ ‘ ;
¾∙L $
‘$ : Coefficiente d'influenza, dentro questo vengono messe tutte le complicazioni della teoria
dell'elasticità e dipende:

coefficiente d'influenza <‘$  e di conseguenza cresce il cedimento finale, poiché pali più lunghi
• L/D : snellezza del palo, ipotizzando un terreno omogeneo a crescere di tale rapporto cresce il

interagiscono con volumi di terreno maggiore e di conseguenza i cedimenti che si sviluppano sono
maggiori .

• ν : Coefficiente di Poisson,

= 0 : Rapporto tra il modulo di rigidezza del palo e quello del terreno, al crescere di k , ‘$
ô1ÔÕÚ
ô5×66×7Ú

diminuisce poiché vuol dire che il terreno di posa è più deformabile e complessivamente il cedimento
aumenta .

• modello di sottosuolo (le soluzioni sono valutate ipotizzando la Teoria dell'elasticità) , in questo può
essere considerato
71
PALI DI FONDAZIONE

○ E = cost, semispazio elastico;


○ mezzo elastico alla Gibson, modulo E cresce linearmente con la profondità z;
○ strato elastico di spessore finito e se indichiamo con H l'altezza dello strato e con L la

○ e infine il caso di terreni stratificati, in cui in letteratura sono valutati i valori di ‘$ per diversi
lunghezza del palo, la soluzione dipenderà dal rapporto H/L;

schemi di sottosuolo.

Figura 23: Diagramma per il calcolo del coefficiente d’influenza[ 89 ].

I valori di ‘$ possono essere valutati attraverso dei diagrammi, rappresentati in una scala bilogaritmica
dove abbiamo sulle ascisse il rapporto k, in ordinale il valore di ‘$ , e in funzione di diversi valori della
snellezza.

N.B.: Quando utilizziamo il diagramma dobbiamo scegliere il modello di sottofondo adeguato e di


conseguenza il modulo di rigidezza. La rigidezza da utilizzare è quella secante rappresentativa del livello
di carico applicato durante le condizioni d'esercizio.

PREGIO DEL METODO


• Considera la continuità del mezzo;
• Facile estensione ad un gruppo di pali.

LIMITI DEL METODO


Ipotesi di linearità rende difficile la valutazione del modulo di rigidezza E, il quale è da intendersi
secante.

72
CALCOLO DEI CEDIMENTI

Cedimenti del gruppo di pali

Nello studiare i cedimenti di un gruppo di pali non possiamo studiare il problema come un estensione
del problema del palo singolo.
Consideriamo una piastra verticale infinitamente rigida poggiante su pali caricata eccentricamente
quindi la risultante è una forza verticale centrata e un momento applicato in fondazione. Per capire qual
è il carico agente su un generico palo del gruppo, abbiamo fatto l'ipotesi
• Di piastra infinitamente rigida ;
• I pali sono assimilati a delle molle;
E quindi il carico agente su un generico palo della palificata sarà dato dalla :

j øN ∙ %
\ ø ∙ % \
a\ = ± ± ;
= ∑ %
\8 ∑ % \8

Se noi assumiamo la deformata di tipo rigido, e l'andamento degli spostamenti al di sotto della piastra
moltiplicato per k, rappresenta anche la reazione dei pali e l'andamento delle reazioni al di sotto della
palificata variano linearmente [diagramma di tipo trapezio]:

Possiamo subito notare che il diagramma al di


sotto della palificata è molto simile al
diagramma del trapezio delle tensioni, e nel
caso di fondazioni superficiali applicando la
teoria di Winkler abbiamo la degenerazione del
diagramma delle reazioni in trapezio delle
tensioni proprio nel caso di fondazione
infinitamente rigida. Questa la possiamo
vedere come una sorta di versione a discreto
del metodo di Winkler, dove i pali sono
assimilati a delle molle e la piastra è rigida. Ma
considerare i pali come a delle molle
indipendenti comporta avere gli stessi limiti del
Metodo di Winkler, cioè non si tiene conto del
contatto tra il palo ed il terreno e
dell'interazione tra i pali.
Infatti se prendiamo per ipotesi la più

carico centrato e quindi il carico che agisce sul singolo palo sarà pari a a\ =  , cioè significa che tutti i
r
semplice, e cioè una palificata caricata da un Figura 24: Andamento delle reazioni al di sotto di una palificata

pali sono caricati egualmente, ed il diagramma delle reazioni è costante. Nella realtà se la platea è rigida
la distribuzione non è uniforme, ma le pressioni di contatto sono concentrate ai bordi. Per i pali il
ragionamento è lo stesso, quindi i pali al bordo sono caricati maggiormente (30% in più rispetto ai pali
che sono al centro ). Quindi valutare i carichi che agiscono su un gruppo di pali, assumendo una piastra
rigida e i pali come delle molle indipendenti non ci permette di capire che i pali più caricati non sono
quelli di bordo.

Da punto di vista dei cedimenti abbiamo il medesimo problema, cioè se assumiamo che tutti i pali siano
caricati allo stesso modo tutti i pali cedono delle stessa quantità e quindi il cedimento del gruppo di pali
dovrebbe essere pari al cedimento del palo singolo [I pali non interagiscono tra di loro].
Nella realtà non è così, infatti se considero una palificata in cui carico ogni singolo palo della stessa
quantità il cedimento finale della palificata sarà maggiore di quello del singolo palo perché i pali
reagiscono fra di loro attraverso il terreno; questo perché le tensioni che io applico al singolo palo
vengono trasferite ai pali vicini attraverso il terreno.

73
PALI DI FONDAZIONE

Ad esempio (Figura 25), se realizzo due singoli pali ad una


certa (distanza interasse s) l'uno dall'altro, non collegati tra
loro da nessun elemento e carico uno dei due, come risultato
avremo che si abbasserà anche quello vicino poiché come
detto c'è una propagazione delle tensioni attraverso il mezzo
(terreno) che va ad interessare anche il palo vicino facendolo
cedere. Se io assimilo i pali a delle molle indipendenti di
questo comportamento non ne riesco a tenere conto.

Figura 25: Interazione tra due pali non


collegati fra loro.

74
CALCOLO DEI CEDIMENTI

Metodo empirico
Considerando l'effetto d'interazione tra i pali, il cedimento del gruppo di pali è maggiore del cedimento
del palo singolo, logicamente al crescere dell'interasse tra i pali l'interazione tra questi diminuisce.
Questo comportamento viene schematizzato attraverso un fattore di amplificazione, dedotto da metodi
sperimentali [empirici]; seguendo tale metodo il cedimento di una palificata lo possiamo esprimere

÷ ! = ¨Z ∙ ÷
ïïïï ïïï ;
come :
Z
ïïï
÷Z : Cedimento medio di un palo singolo della palificata, ottenuto dal calcolo del cedimento del palo

¨Z :Coefficiente di amplificazione, e questo può essere espresso come:


sottoposto ad un carico medio attraverso ad esempio il metodo di Randolph e Worth.

¨Z = = ∙ ¨! ;
Con ¨! dipende da fattori geometrici (snellezza del palo, interasse. Numero dei pali ecc.) ed è funzione
di un'ulteriore grandezza R, definita:
¨ :
∙c
^
, dove S è l'interasse tra i pali, quest'ultima è stata dedotta da osservazione sperimentali.
E' stato analizzato il comportamento di comportamento di vari tipi di palificate, si sono misurati i

per ottenere delle funzioni del fattore ¨! , in funzione di R.


cedimenti e sono stati messi in relazione al numero, all'interasse ed infine sono stati interpolati i risultati

Se ci si riferisce al cedimento massimo di una palificata, possiamo utilizzare al posto di ¨! il valore :


¨!,M + ; ci si riferisce al valore medio, utilizzeremo:
3.;3 3.u…
N Ï ÏD
¨!,M­5\" 0.3 ∙ ¨ tu.8 ;

¨!,5\.M N 0.36 ∙ ¨ 3.…8 ;


Se facciamo riferimento al massimo cedimento differenziale:

Partendo dalla formula scritta sopra e sostituendo il coefficiente di amplificazione giusto possiamo

÷!,M N = ∙ ÷ïïïZ ∙ ¨!,M N ;


stimare il cedimento massimo del gruppo, e sarà pari:

÷ !,M N = = ∙ ÷
ïïïïïïïïï ïïïZ ∙ ¨!,M­5\" ;
Calcolare il cedimento medio :

Calcolare , infine, il cedimento differenziale massimo del gruppo :

÷!,5=.M N = = ∙ ÷
ïïïïïïïïïïïïïïï ïïïZ ∙ ¨!,5\.M N ;

Riassumendo la procedura da svolgere per il calcolo del cedimento di una palificata sarà:

1. Calcolare il cedimento del singolo palo, facente parte del gruppo di pali considerato,
attraverso uno dei metodi precedentemente descritti (RANDOLPH & WORTH, Soluzioni
esatte della teoria dell'elasticità);

2. Ricavare a seconda del caso considerato il coefficiente di amplificazione adatto;

3. Calcolare, infine, il cedimento dell'intera palificata (massimo- medio- differenziale massimo).

75
PALI DI FONDAZIONE

Metodi delle equivalenze


In alternativa ai metodi empirici, due procedure molto utilizzate sono quelle basate sul Metodo delle
equivalenze. In questo metodo si rinuncia a considerare in maniera esplicita l'interazione tra i pali e si
rende la palificata equivalente ad una:

• FONDAZIONE SUPERFICIALE, cioè assimiliamo la palificata ad una platea equivalente. Facciamo


riferimento a questo schema quando le dimensioni in pianta della palificata sono molto grandi rispetto
alla lunghezza dei pali.

QUINDI se B >> L → Facciamo riferimento allo schema di Platea equivalente. In questo caso R≥4 ,

dove ¨ = : .
∙c
^

• FONDAZIONE PROFONDA, cioè assimiliamo l'intera palificata a un palo. Lo utilizziamo quando la


lunghezza dei pali è grande rispetto alle dimensioni in pianta della palificata. Se B < L → Facciamo
riferimento allo schema di palo equivalente. In questo caso ¨  2, %&'( ¨ = :
∙c
^
.

Nel caso in cui ci ritroviamo in un campo intermedio, cioè 2≤R≤4, la scelta di utilizzare l'uno o l'altro
metodo è lasciata alla sensibilità del progettista.

76
CALCOLO DEI CEDIMENTI

Platea equivalente

Facciamo l'ipotesi di terreni stratificati aventi caratteristiche di resistenza e rigidezza simili, quindi tutti
contribuiscono alla capacità portante, inoltre i pali considerati sono di tipo sospeso. La platea
equivalente si considera posta ad una profondità dal piano campagna pari a 2/3 di L (lunghezza dei
pali). La larghezza viene valutata rispetto all'inviluppo della palificata ed immaginiamo una diffusione
dei carichi con un inclinazione di 1 a 4. Di fatto nel nostro calcolo la platea viene ipotizzata ad una

agisce su tale fondazione è più bassa e pari a  ) = † , quindi avremo un carico unitario minore
l∙b
profondità z pari a 2/3 di L, i carichi sono applicati su una fondazione di larghezza B' e la pressione che
b
poiché applicato su un area maggiore.

Da qui in poi si procede con un normale calcolo dei cedimenti, ovvero :

I. Si divide lo strato (H) in n sottostrati di calcolo ;


II. consideriamo i punti medi di ciascun di questi sottostrati di calcolo e ci calcoliamo gli incrementi di
tensioni indotti dalla nuova fondazione superficiale ;
III. Infine procediamo al calcolo dei cedimenti.

N.B. : La 13)
viene valutata rispetto alla posizione reale del piano campagna. Operando in questa
maniera noi utilizziamo uno strumento di calcolo proprio delle fondazioni superficiali però teniamo
conto dell'effetto dei pali che trasferiscono il carico a strati di terreno profondi, in questi lo stato
tensionale delle tensioni efficaci è maggiore e quindi i cedimenti saranno più bassi. Il fatto di spostare
idealmente a 2/3 di L è stata dedotta da prove sperimentali su palificate reali con lo scopo di riprodurre
quei cedimenti attraverso il metodo Edometrico.

• Questo schema non è sempre valido ovvero la posizione della platea è diversa da quella vista prima.
Possiamo trovarci nella situazione in cui i pali sono portanti alla base, cioè i pali si vanno ad intestare in
una formazione significativamente più rigida. In questa condizione si trasferisce direttamente il carico
allo strato di terreno maggiormente addensato senza alcuna diffusione. Ci preoccupiamo di calcolare i
cedimenti anche se lo strato è fortemente addensato poiché al di sotto di questo potrebbe esserci un
deposito coesivo normalmente consolidato che porta l'intera struttura ad avere cedimenti non
trascurabili.

77
PALI DI FONDAZIONE

• C'è, infine una condizione intermedia, ed è quella in cui i pali attraversano terreni che hanno
caratteristiche meccaniche molto scadenti . In queste situazioni non si considerano gli strati più scadenti
e quindi la diffusione la consideriamo a partire dal tratto di palo in cui il terreno è immerso nello strato
di terreno che contribuisce alla capacità portante. E quindi la platea equivalente la posizioniamo a 2/3
di L (diverso da L considerato al primo punto) l'allargamento della fondazione sarà valutato sempre

nuovo carico sarà pari a  ) = b† .


l∙b
attraverso la pendenza 1 a 4. Il carico unitario sarà applicato su un area di lunghezza pari a B' ed il

N.B.: La 13)
sarà calcolata sempre rispetto al piano campagna, poiché anche se il terreno è scadente e
non viene considerato ai fini della capacità portante, contribuisce però con il peso proprio a
determinare il valore delle tensioni litostatiche sul secondo strato.

78
CALCOLO DEI CEDIMENTI

Palo equivalente

Se indichiamo con L la lunghezza dei pali e con B la lunghezza della palificata (è legato all'inviluppo
della palificata), il contatto platea-terreno nei nostri calcoli non viene considerato. Sostanzialmente
passiamo dallo schema effettivo di palificata allo schema di palo equivalente, caratterizzato :

• Da una lunghezza L (la stessa dei pali);


• Da un diametro equivalente (De) ;
• Ed infine un modulo di rigidezza equivalente.

Se vediamo la palificata in pianta e ipotizziamo che questa sia formata da 16 pali, disposti in quattro file
da quattro pali ogni una; su questa possiamo distinguere l'area del gruppo di pali (Ag), l'area de pali (Ap)
e questa è data dalla sommatoria dell'area dei singoli pali ed infine c'è l'area del terreno data dalla
differenza tra l'area del gruppo dei pali (Ag) e l'area dei pali.

Per la valutazione del diametro equivalente imponiamo l'equivalenza dell'area del gruppo di pali (Ag) e

6 ∙ ­8
l'area del palo equivalente, in formule:
U! = ;
4
­ = : = 1.13 ∙ /U! .
;∙V>
:

79
PALI DI FONDAZIONE

Per quanto riguarda il calcolo della rigidezza del palo equivalente si ipotizza che i pali ed il terreno
racchiuso fra loro siano collegati in parallelo cioè la deformazioni subite dai pali sono uguali alle
deformazioni subite dal terreno, poiché il plinto( la platea obbliga i pali ed il terreno a muoversi delle
stesse quantità.

j
Allora, possiamo scrivere:
¾U = ;
?
Imponiamo come detto precedentemente che la deformazione dei pali e pari a quella terreno, poiché e
è uguale per tutti possiamo eliminarlo e quindi:

j jf jZ
= * ;
? ? ?
¾­l ∙ U! = ¾f ∙ Uf * ¾Z ∙ UZ = ¾f ∙ Uf * ¾Z pU! − Uf q;
Uf
¾­l = ¾Z * p¾f − ¾Z q ∙ .
U!

¾­l :Modulo di rigidezza del palo equivalente;


Dove :

¾Z : Modulo di rigidezza del terreno;


¾f : Modulo di rigidezza dei pali.

ovvero il rapporto tra la rigidezza del palo equivalente e la rigidezza del terreno B ôZ E . Nel diagramma
Ora attraverso l'uso di diagrammi, aventi sulle ordinate il coefficiente d'influenza Iw, e sulle ordinate k,
ô­l

^
ci sono poi delle curve ogni una riferita ad un rapporto }­l.
Da qui ricaviamo il coefficiente d'influenza utilizzando il diametro equivalente e il modulo di rigidezza
del palo equivalente. Il cedimento lo ricaviamo attraverso ad esempio il Metodo di POULOS & DAVIS
oppure utilizzando altri metodi prima citati.

N.B. : Attraverso tale metodo possiamo calcolare soltanto il cedimento medio del gruppo di pali.

N.B. 1: Esiste la soluzione più completa in cui si tiene conto esplicitamente dell'iterazione dei pali
all'interno del gruppo. Si tiene conto di questa iterazione utilizzando dei coefficienti d'iterazione
ottenendo quindi una matrice di flessibilità che lega i carichi ai cedimenti di un gruppo di pali. Si
ottengono in genere soluzioni per le due soluzioni limite di Platea infinitamente rigida, e Platea
infinitamente deformabile.
Esistono anche dei codici di calcolo che permettono di valutare la rigidezza finita della fondazione ed il
contatto tra la fondazione superficiale ed il terreno. (Lezione prof. Viggiani).

80
CALCOLO DEI CEDIMENTI

Condizioni d'esercizio nel caso di Azioni orizzontali

Vediamo come valutare il comportamento di un palo in condizioni d'esercizio quando questo è


sottoposto a forze orizzontali.

IPOTESI: Assimiliamo, come fatto per WINKLER, il terreno


come un letto di molle indipendenti fra loro ma questa volta
sono orizzontali.

Quindi :

y : è lo spostamento orizzontale alla generica profondità z


misurata dalla testa del palo.

H: è la forza orizzontale nelle condizioni d'esercizio


eventualmente con una eccentricità e rispetto alla testa del
palo.

D: diametro del palo;

L: Lunghezza del palo.


Dobbiamo tenere infine conto delle condizioni di vincolo alla
testa del palo, quindi le soluzioni che otterremo saranno per
palo:

• Libero di ruotare in testa (dal punto di vista applicativo sono


le più utilizzate);
• Vincolato in testa.

Consideriamo la reazione che il terreno esercita sul palo nelle condizioni d'esercizio (diverse da Bronx
rettangolari o triangolari poiché siamo nelle condizioni d'esercizio) ma il significato è lo stesso quindi le
dimensioni sono le stesse ovvero P [FL-1]. La reazione P viene espressa come :

= ® ∙  = 0# ∙  ∙
; dove appunto ® = 0# ∙
;

‰@ : costante di sottofondo, e poiché soggetta a forze orizzontali la indichiamo con il pedice h. Questa
ha dimensioni di [FL-3];

y : Spostamento orizzontale.

L'ipotesi di Winkler ci dice appunto che tale pressione è proporzionale agli spostamenti.

81
PALI DI FONDAZIONE

Dal punto di vista


applicativo possiamo
studiarci la soluzione
considerando due diversi

‰@ , ovvero
possibili profili di
il suo
andamento con la
profondità. Questa può
essere :

a. Costante con z, utilizzata in caso di Argille sovraconsolidate;


b. Varia linearmente con z, utilizzata in terreni granulari e argille normalmente consolidate.

Le soluzioni sono ottenute a partire dall'equazione della linea elastica, che ci permette di rappresentare
lo spostamento del palo in direzione orizzontale al variare della profondità z :

1) CONSIDERIAMO IL CASO IN CUI ‰@ = —AŠB CON LA PROFONDITÀ.


Possiamo scrivere :

EQUAZIONE DELLA LINEA ELASTICA :

%; 0# ∙ 
¾‘ * ∙
= 0 ;
%3; ¾‘
5Ý * ∙
= 0 EQUAZIONE DIFFERENZIALE DI QUARTO GRADO.
5C
Ý
;
D Ý

0 = :Ä
Ý ;∙ôõ
, ha le dimensioni di una lunghezza [L].La LUNGHEZZA CARATTERISTICA DEL PALO è una
EF
misura della rigidezza relativa palo-terreno.

• se l è GRANDE vuol dire che il palo è relativamente rigido rispetto al terreno, e quando
applichiamo una perturbazione ( cioè la forza H in testa al palo, ma potrebbe essere anche un
momento) questa si propaga a grande distanza dal punto di applicazione della forza. Il palo è detto
RIGIDO.

• se l è PICCOLO vuol dire che il palo è deformabile rispetto al terreno quando applichiamo la
perturbazione questa si esaurisce a breve distanza dal punto di applicazione cioè la perturbazione non
viene risentita fino alla fine del palo ed il palo è detto INFINITAMENTE LUNGO .

SOLUZIONE GENERALE in forma chiusa dell' equazione della linea elastica:

= ( é ∙ B§u ∙ &[  * §8 ∙ sin E * ( t é ∙ B§… ∙ cos  * §; ∙ sin E ;


3 3 3 3 3 3

quattro costanti incognite vengono valutate attraverso l'imposizione di condizioni al contorno in


termini di spostamento e valori del carico.
Quando si applica una forza o un momento in testa al palo ad una certa distanza dal palo [DISTANZA DI
ESTINZIONE] gli effetti di attenuano fino a sparire (se il palo è rigido questa distanza sarà maggiore , se il
palo è flessibile questa distanza sarà minore).

82
CALCOLO DEI CEDIMENTI

Quindi nella soluzione ,dell'integrale generale, le costanti C1 e C2 devono essere pari a zero quindi
l'espressione cambierà in :


= (t ∙ B§… ∙ cos + §; ∙ sin E ;


0̀ 0̀

8∙:
L'andamento dello spostamento y del palo sarà oscillatorio con ampiezze via decrescenti. La lunghezza

d'onda della parte trigonometrica dell'integrale è pari a , questo significa banalmente che l'effetto
8∙:

della perturbazione diventa nullo per distanze l maggiori di . In definitiva l'effetto della
perturbazione in termini di spostamento sparisce ad una distanza z> l dal punto di applicazione della
sollecitazione.

Distinguiamo due casi:


• λ piccolo : L/λ>π ; Palo di lunghezza infinitamente flessibile o palo di lunghezza infinita;
• λ grande : L/λ≤π/4 ; Palo infinitamente rigido o palo di lunghezza finita.
Quindi una volta che calcoliamo y possiamo calcolare tutto, ovvero :

= 0# ∙  ∙
∶ REAZIONE DEL TERRENO;
H : ROTAZIONE DEL PALO IN CORRISPONDENZA DI UNA GENERICA SEZIONE;
5
53
ø = ¾‘
5 D
5N D
:VALORE DEL MOMENTO LUNGO IL PALO;
 = ¾‘ 53 Ü :VALORE DEL TAGLIO LUNGO IL PALO.
5 Ü

Nei nostri casi molto spesso il palo è riconducibile ad una fondazione infinitamente flessibile poiché i
pali sono caratterizzati da una snellezza molo elevata cioè il rapporto L/D in genere è molto elevato.
Possiamo considerare due condizioni di vincolo e scrivere di conseguenza le soluzioni :

PALO LIBERO DI RUOTARE IN TESTA

≠0
Ipotesi iniziali :  ;
(=0

= Ä ∙ ∙ ( t é ∙ cos  ;
8∙ 3 3

Soluzione : J
ø −0 ∙ ( t é ∙ sin 
3 3
EF

PALO VINCOLATO IN TESTA

≠0
Ipotesi iniziali : 
(=0

N
ÄEF∙ ∙ (  ∙ Bcos  + sin E ;
t é
 3 3 3

L
Soluzione : ø  ∙ ( t é ∙ Bcos 3 − sin 3 E ;
3
M 8  
L  − ∙ ( t3é
∙ cos  ;
3
K
Vediamo approfonditamente come arriviamo alla soluzione per palo vincolato in testa:

PRIMA CONDIZIONE AL CONTORNO) La rotazione q alla testa del palo è nulla (=0), cioè O = = S ,
ÀP
R
ÀQ Q*S

scriviamo
= ( t ∙ B§ ∙ cos  +  ∙ sin E
3é 3 3


83
PALI DI FONDAZIONE

= −  ∙ (t ∙ B§ ∙ cos  +  ∙ sin E +  ∙ ( t ∙ B−§ ∙ cos  +  ∙ sin E


5 u 3é 3 3 u 3é 3 3
 
53
0
derivo rispetto a z :

1 1 1
− ∙ <§ + < < − § 0 +4, í.
k\"è

0 0 0
Sostituendo C=D:
% 1 1 í tQé Q
− ∙ ( t é ∙ B§ ∙ cos + § ∙ sin E + ∙ ( t é ∙ B−§ ∙ cos + § ∙ sin E − ∙ U  ∙ ¤›œ .
3 3
%
0 0̀ 0̀ 0 0̀ 0̀  

Avendo imposto q=0 in testa al palo , siamo arrivati a dire che C=D, ora scrivo l'espressione del Taglio
ed impongo che in testa al palo il Taglio deve valere il valore di H (forza applicata nelle condizioni
d'esercizio) così da valutare il valore della costante C.

% 8
2§ 2§ í tQé Q Q
∙ ( t3é
∙ sin − ∙ ( t3é
∙ cos ∙ U  ∙ B¤›œ + • ¤ E ;
%` 8 08 0̀ 08 0̀   


2§ 2§ í Q
− … ∙ ( t é ∙ Bsin − cos E + − … ∙ ( t é ∙ Bsin + cos E ß ∙ Ut é ∙ • ¤ .
3 3 Q
%` … 0 0̀ 0̀ 0 0̀ 0̀  

Sapendo che :  ¾‘ ¾‘ ∙ (t ∙ cos  ;


5 Ü ;d 3é 3

53 Ü Ü

SECONDA CONDIZIONE AL CONTORNO) V|Q*S X;

¾‘<4 ∙ § àYõr}õ X ∙ ß
 +4444, í .
0…  ∙ È8
Una volta valutate le costanti possiamo trovare il valore del Momento e della rotazione alla profondità
considerata.

Semplifichiamo C :  § ∙  ;∙ôõ∙ ∙ Ä ‰ .
∙Ü   ;∙ôõ X
;∙ôõ EF @ ∙∙

SOLUZIONE PER PALO VINCOLATO IN TESTA:

∙ Ut ∙ B¤›œ  + • ¤ E ;
X Qé Q Q
Spostamento (y) : ‰ ∙∙

@

Momento:  ø ¾‘ 53 D ¾‘ D ∙ ∙ (t ∙ Bsin  −&[ E ∙ Ut ∙ B¤›œ  −—AŠ E. :


5D  8 ∙Ü 3é 3 3 X∙ Qé Q Q
;∙ôõ 
 

Taglio:  ¾‘ Ü ∙ ∙ (t ∙ cos X ∙ Ut ∙ • ¤ .


; ∙Ü 3é 3 Qé Q

;∙ôõ

 

N.B : Ricordiamo che tale soluzione è stata ricavata per 0# &[ (Ipotesi ragionevole quando
abbiamo un terreno di sedime sovraconsolidato ), in tale situazione l'equazione differenziale è a
COEFFICIENTI COSTANTI ed è possibile trovare una soluzione in forma chiusa .

2) Consideriamo il caso in cui ‰@ è lineare e cresce al crescere della profondità.


In questo caso la costante di sottofondo (orizzontale) avrà un andamento lineare crescente con la

0# =# ∙ } ; quindi l'equazione differenziale della linea elastica si modificherà in :


3
profondità, e assumerà la forma:

%; `
¾‘ ; + =# ∙ ∙  ∙
0
%3 
84
CALCOLO DEI CEDIMENTI

%;
¾‘ * =# ∙ ` ∙
0.
%3;

¾‘
In tale situazione anche la lunghezza caratteristica l si modificherà in:

0=ð ;
=#
Z

• Se l è altoil rapporto L/λ≤2 - Il PALO E' RIGIDO;

Poiché 0# è lineare con la profondità l'equazione differenziale non ammette soluzioni in forma chiusa,
• Se l è alto  il rapporto L/λ>4 - Il PALO E' INFINITAMENTE LUNGO.

ma ci sono delle soluzioni numeriche.

SOLUZIONE NUMERICA PROPOSTA DA MATLOCK & REESE:

PALO LIBERO DI RUOTARE IN TESTA

Premesso: 0# =# ∙ } ;
3

 ∙ 0… ø ∙ 08

= U ∙ + ë ∙
¾‘ ¾‘
Il primo termine riguarda gli effetti di H applicata in testa, mentre in secondo termine è legato agli
effetti del momento (M) applicato in testa. [Nel caso in cui M=0 il 2° termine va a zero].

Questa scritta è una soluzione generica, bisogna attraverso l'imposizione delle condizioni al contorno
trovare le costanti A e B le quali sono funzione di z/λ e L/λ . In seguito ricaviamo :

La ROTAZIONE :  [ = U\ ∙ ôõ + ë\ ∙ ôõ ;
∙D ∙

Il MOMENTO : ø = Uó ∙  ∙ 0 + ëó ∙ ø ;
Il TAGLIO :   = Uó ∙  + ëg ∙  .
ó

Una volta ricavate le espressioni dello spostamento (y), della rotazione (q), del momento (M) e del
taglio (T) in funzione della profondità ricaviamo imponendo le condizioni al contorno le costanti A e B
.

85
PALI DI FONDAZIONE

PALO VINCOLATO IN TESTA

Il palo vincolato in testa consente soltanto la


traslazione orizzontale ed impedisce la rotazione. Per

H|3*3 = 0 ;
imporre tale vincolo dovrà essere :

 ∙ 08 ø3 ∙ 0
H U\ <3*3 ∙ * ë\ <3*3 ∙ =0
¾‘ ¾‘

U\ <3*3  ∙ 08 ¾‘ U\ <3*3
Calcoliamo il Momento d'incastro in testa:
ø3 − ∙ ∙ = − ∙ 0
ë\ <3*3 ¾‘ 0 ë\ <3*3
= §ó ∙  ∙ 0;
ø3 è il momento tale che O|Q*S S, questo lo utilizzo

 ∙ 0…  ∙ 0…
nella soluzione generica dello spostamento (y):

U ∙ * ë ∙ §ó ∙
¾‘ ¾‘
 ∙ 0…  ∙ 0…

pU + ë ∙ §ó q ∙ = § ∙ .
¾‘ ¾‘
Sostituendo ø3 nella soluzione T ed M troviamo i
valori del taglio e momento in corrispondenza della
profondità z considerata.

86
CALCOLO DEI CEDIMENTI

Limite del metodo

Nell'ipotesi che i pali si comportino come delle molle indipendenti (come nella teoria di Winkler) da
problemi nel caso di palificate poiché con tale schematizzazione si perde l'interazione tra i pali che

Di questo limite ne teniamo conto riducendo il valore della costante di sottofondo (orizzontale) 0# .
fanno parte della palificata.

Quindi per tenere conto dell' "Effetto del gruppo" sostituiremo la costante di sottofondo 0# con 0#!
che sarà dipendente dal numero di pali :

0#!
0#! = 0.5 ∙ 0#
Numero pali

0#! = 0.35 ∙ 0#
2
3-4
≥5 0#! 0.25 ∙ 0##

Valutazione di ‰@ (COSTANTE DI SOTTOFONDO in direzione orizzontale)

La costante di sottofondo (0# ha dimensioni di [FL-3],


]
poiché è data dal rapporto di un pressione su una lunghezza,
cioè (0 ). Lo spostamento orizzontale y dipende

essenzialmente dalla stratigrafia del terreno di sedime e in
particolar modo dalle proprietà meccaniche di quest'ultimo.

Come abbiamo già detto per Argille sovraconsolidate è


possibile assumere 0# &[ al crescere della profondità z,
in questa situazione la coesione non drenata Cu è possibile
considerarla costante al crescere di z poiché i valori non
crescono sensibilmente al crescere della profondità.

I valori di 0# possiamo valutarli come già visto nella teoria di


Winkler attraverso prove di carico su piastra .
Quindi:
3.83
0# } ∙ 0#T , lo ricaviamo con il medesimo processo fatto per le Fondazione Superficiali
S
ö u.;3 ∙ öu
J¯ 0.30 Ì ;
ë  Ì

CONSISTENZA Media Elevata Molto elevata


Cu (kPa) 50-100 100-200 >200
_` ór
‰@^ i ß n >7.00 A u3 F
—a
1.8-3.5 3.5-7.0

ïïïïïï _`
‰@^ B ß E ór
—a 2.60 5.30 11 A u3 F
(CONSIGLIATO) MÜ

87
PALI DI FONDAZIONE

Altri modi per valutare il 0# , si possono trovare in


letteratura , ad esempio Broms propone di valutare il
50% del deviatore a rottura ed il corrispondente
modulo secante [IMPORTANTE: Per utilizzare questo
metodo abbiamo bisogno di prove TRIAX].

¾ ) ;3 Ž
Ed infine ricaviamo la costante di sottofondo:
0# = 1.67 ∙ = 100 − 800
 

E' ragionevole pensare a 0# crescente


linearmente con la profondità quando ci
troviamo in terreni GRANULARI o in Argille
NORMALMENTE CONSOLIDATE.

attraverso: 0# =# ∙ ;i valori di =# sono


In tal caso valutiamo la costante di sottofondo
3
}
TABELLATI in letteratura in funzione del
terreno.

Figura 26: Andamento di Kh lineare al crescere della


profondità.

@ i n
_`  ΂
—aß
ARGILLE @B ß E
a
0.02-0.35 0.20-3.50
Argille N.C.
0.03-0.05 0.30-0.5
Argille 0.01-0.08 0.10-0.8
Organiche N.C. 0.01-0.10 0.10-1.00
0.005 0.05
Argille Torbose
0.003-0.01 0.03-0.1

88
CALCOLO DEI CEDIMENTI

Stato di
SCIOLTO MEDIO ADDENSATO
ADDENSAMENTO

z [CONSIGLIATO]
b
A 100-300 300-1000 1000-3000

_`
200 600 1500
@ i ß n , Wc < 1
—a
2.00
0.25 0.85
_`
@ i ß n , Wc d
—a
0.15 0.50 1.20

89