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Liceo Artistico-Musicale “A.

Passoni”, Torino
Tecnologie musicali, docente Prof. Paolo Volta (http://paolovolta.wordpress.com)

ACUSTICA 5
PERCEZIONE DELLO SPAZIO –
ELEMENTI DI PSICOACUSTICA
Bibliografia di riferimento:
- AAVV, Fisica, onde musica (Università di Modena e Reggio Emilia)
http://fisicaondemusica.unimore.it/Pagina_principale.html
- Mauro Graziani, Dispense di acustica per musicisti (Conservatorio di Trento)
http://www.maurograziani.org/text_pages/acoustic/Start.htm
- AAVV, Wikipedia - categoria “Acustica”
http://it.wikipedia.org/wiki/Categoria:Acustica
- Pietro Righini, L'acustica per il musicista, Ed. Zanibon 1990
- John Pierce, La scienza del suono, Ed. Zanichelli 1992
- Michael Talbot Smith, Manuale di ingegneria del suono, Ed. Hoepli 2002

Sperimentazione software con Audacity (http://audacity.sourceforge.net/)


PROPAGAZIONE DEL SUONO
L'energia acustica si propaga tridimensionalmente in ogni direzione,
per cui l'onda può considerarsi sferica.
L'esempio più semplice, che già abbiamo visto introducendo la definizione di onda
sonora, è quello del sasso nell'acqua: si noterà che il moto ondoso si propaga per
linee concentriche. In realtà, non è l'acqua che si sposta, ma l'impulso di
propagazione perché l'acqua si limita a fare dei movimenti che vanno verso l'alto e
verso il basso (compressione e rarefazione, esattamente come accade nelle
molecole dell'aria o altro mezzo di propagazione).

L'intensità del suono, che è sempre in funzione dell'energia prodotta,


varia in ragione inversa al quadrato della distanza. Ciò vuol dire che
l'intensità diminuirà proporzionalmente con l'aumentare della
distanza tra punto di produzione e punto di ricezione del suono.
ONDE SONORE E OSTACOLI
Analogamente a quanto accade con la luce, quando un'onda sonora
incontra un ostacolo, l'onda stessa si riflette con un angolo uguale al
proprio angolo d'incidenza.
Più precisamente:
1) una parte viene assorbita dall'ostacolo;
2) una parte dell'energia viene riflessa;
3) una parte viene trasmessa (ovvero rifratta),
cioè oltrepassa l'ostacolo.

Questo fenomeno va in realtà considerato in relazione alle caratteristiche


dell'ostacolo: i materiali, la densità, lo spessore e la forma influenzano la qualità
della riflessione.
MATERIALI ASSORBENTI E RIFLETTENTI
Le diverse proporzioni tra riflessione, assorbimento e rifrazione nell'incontro
tra un'onda sonora e un ostacolo ci permettono di distinguere tra materiali
assorbenti e riflettenti. Queste qualità sono da tenere sempre in
considerazione nella progettazione e costruzione di spazi per la diffusione del
suono (teatri, sale conferenza, studi di registrazione, etc.), soprattutto in base
ai tempi di riverberazione voluti, come vedremo in seguito.
Non tutti i materiali sono ugualmente riflettenti.
Infatti esistono anche materiali che assorbono
quasi tutte le onde sonore che intercettano e sono
utilizzati per l'insonorizzazione ambientale. Un caso
particolare di uso dei materiali assorbenti è dato
nella costruzione di camere anecoiche. Si tratta di
un ambiente di laboratorio strutturato in modo da
ridurre il più possibile la riflessione di segnali sulle
pareti. Il termine, dal greco, significa infatti "privo di
eco", ed è particolarmente utile per studi che
comportano la necessità di ricreare, in un ambiente
chiuso, condizioni simulate di spazio aperto di
dimensione infinita, come conseguenza Una parete interna di una camera anecoica
dell'assenza di riflessioni, per effettuare ad (fonte: Wikipedia)
esempio misure di precisione in diversi possibili
ambiti.
COEFFICIENTI DI ASSORBIMENTO
Nella tabella qui sotto trovate i coefficienti di assorbimento (cioè la percentuale
di suono assorbito) di alcuni materiali a diverse frequenze di riferimento. Notate
che quasi tutti i materiali assorbono più le frequenze alte rispetto a quelle basse,
con importanti conseguenze nella insonorizzazione degli ambienti (è facile attutire
gli acuti, ma più difficile eliminare i bassi).

(fonte: M. Graziani, Dispense di acustica per musicisti)


IL SUONO NELLO SPAZIO
L'eco
La parola eco, originariamente, è femminile (anche se in molti dizionari si trova
l'indicazione “femminile o maschile”, ormai di uso comune). È noto il mito
dell'omonima ninfa, invano innamorata a tal punto di un giovane vanitoso di
nome Narciso, da struggersi per lui fino a scomparire e diventare una voce che
ripete le ultime sillabe delle parole che vengono pronunciate.
Dal punto di vista scientifico l'eco si verifica grazie al fatto che la velocità del
suono nell'aria è molto bassa (circa 340 metri al secondo). Dato che il suono
che si sposta nell'aria se trova un ostacolo viene in parte riflesso, in parte
assorbito, in piccola parte trasmesso al di là dell'ostacolo, ad una distanza
sufficientemente ampia la parte riflessa sarà percepita distintamente dal suono
di origine.
Il suono riflesso, quindi, è una versione del suono originale indebolito in
ampiezza e filtrato sulle frequenze alte.
Il suono riflesso è filtrato sulle frequenze alte per due ragioni: quasi tutti i
materiali assorbono di più le frequenze alte rispetto a quelle basse (vedi
diapositiva precedente) e l'aria assorbe un po' di frequenze alte (a causa
principalmente dell'attrito).
FATTORI D'INDEBOLIMENTO
DEL SUONO RIFLESSO
Dunque, in qualunque caso, si riscontra una perdita di energia del suono
riflesso rispetto al suono incidente dovuta all'assorbimento dei materiali
dell'ostacolo. Tale perdita è quantificabile grazie ai coefficienti di
assorbimento precedentemente elencati. Teniamo presente che il
fenomeno dell'eco si verifica soprattutto in situazioni dove l'ostacolo è
costituito da un materiale a basso coefficiente di assorbimento (ad es.
pietra, mattoni, marmo, etc.).
Altri due fattori che contribuiscono a ridurre il volume dell'eco rispetto alla
sorgente sono: l'assorbimento dell'aria che è sensibile soprattutto alle alte
frequenze; la diminuzione dell'intensità dell'onda sonora che è
inversamente proporzionale al quadrato di quest'ultima (ovvero, se un
suono ha una certa intensità a una certa distanza, al raddoppiarsi di
quest'ultima l'intensità diventa un quarto, al triplicarsi, un nono e così via).
ECHI MULTIPLI
Si considera dunque eco il fenomeno di riflessione del suono contro un
ostacolo che viene percepito dall'emettitore con un certo ritardo rispetto al
suono diretto. Tale ritardo non dev'essere inferiore ad 1/10 di secondo. Al
di sotto di tale valore non si può più parlare di eco, ma di riverbero (come
vedremo tra poco). Generalmente i fenomeni di eco avvengono in spazi
aperti, mentre i fenomeni di riverbero si riferiscono a spazi chiusi.
Quando il suono si riflette distintamente per molte volte si parla di echi
multipli. Un esempio storico è Villa Simonetta a Milano (attualmente sede
della Civica Scuola di Musica):
Al presente ancora è riguardevol palazzo, e molto rinomato per tutta l'Europa, a
cagione del suo prodigioso eco, il quale rispondendo replica la stessa voce sino a
trenta e più volte. L'effetto però non siegue se no da un sito determinato, cioè da
una finestra del terzo piano situata nel mezzo del fianco di ponente verso la parte
interiore del cortile.
[Marc'antonio Dal Re, Ville di delizia o sieno palagi camparecci nello stato di
Milano, 1726]
MILANO, VILLA SIMONETTA

Cortile interno: scritta esplicativa

Incisione di Marc'Antonio Dal Re, sec. XVIII

(http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LMD80-00549/)
RIVERBERO E PERCEZIONE
Il fenomeno della riverberazione (o riverbero) è un fenomeno strettamente
legato alla natura del suono e al contesto ambientale, al punto da essere
un'importante sorgente di informazioni per il nostro sistema percettivo, non solo
dunque per la pratica musicale.
È noto infatti che anche ad occhi bendati siamo in grado di capire la localizzazione
e la distanza di una fonte sonora, ottenendo in aggiunta indicazioni sulle
dimensioni del luogo in cui ci troviamo.
Tutti questi dati sono dedotti dal nostro sistema orecchio‑cervello basandosi
essenzialmente sul complesso dei segnali acustici ricevuti e sul fatto che noi
riceviamo tali informazioni tramite due orecchie. Analogamente alla visione
tridimensionale, per cui sono necessari due occhi, la localizzazione di una
sorgente sonora e la decodifica delle informazioni di un dato spazio acustico
dipendono dai segnali acustici ricevuti da entrambe le orecchie. La binauralità,
analoga alla binocularità, è un elemento comune ad esseri umani e animali,
fondamentale per la sopravvivenza.
RIVERBERO E RIMBOMBO
Quando tra il suono diretto e il suono riflesso non intercorre un sufficiente
intervallo di tempo, al posto dell'eco si ha una sovrapposizione di effetti: in questo
consiste la riverberazione. L'esempio tipico è l'effetto da “cattedrale”, derivato dal
prolungamento del suono che si nota nelle grandi chiese a causa delle numerose
riflessioni compiute dagli elementi architettonici (absidi, navate, cupole, etc.).
Dal punto di vista puramente qualitativo, distinguiamo tra riverbero quando la
somma delle riflessioni del suono diretto avviene con regolarità, mentre definiamo
rimbombo una successione disordinata di riflessioni che porta ad una sensazione
uditiva di fastidio (come per esempio quella prodotta dai veicoli in transito in una
galleria). Tale sensazione non va considerata semplicemente come una somma di
riflessioni, ma può dipendere anche dalle specifiche caratteristiche di
assorbimento dei materiali costituenti un ambiente che possono mettere in
evidenza certe componenti frequenziali a scapito di altre, influenzando così la
nostra percezione.
In realtà l'uso dei due termini può portare a qualche confusione. Fondamentale
per uno studio accurato delle caratteristiche acustiche di uno spazio è la
misurazione del tempo di riverberazione (RT). Convenzionalmente si usa il T60,
cioè il Tempo necessario affinché all'interno di un ambiente chiuso qualsiasi il
livello di pressione sonora diminuisca di 60 dB dopo l’interruzione della sorgente
sonora.
TEMPI DI RIVERBERAZIONE E SPAZI ACUSTICI
Per una qualità acustica ottimale occorre trovare un compromesso tra tempi di
riverberazione brevi (che garantiscono chiarezza nel suono e nel parlato
impedendo la sovrapposizione di suoni e sillabe emessi in istanti molto diversi
nel tempo) e tempi di riverberazione più lunghi che conferiscono ricchezza al
suono. A seconda della destinazione di uso dell'ambiente chiuso (auditorium per
conferenze, sale d'opera, teatro per concerti sinfonici o per musica da camera) o
del tipo di musica eseguito, il tempo di riverberazione ottimale subisce variazioni.
Una valutazione soggettiva, ma basata sul giudizio di un campione
sufficientemente ampio di esperti, ritiene che, per dimensioni tipiche delle sale, il
tempo di riverberazione (ovvero il T60) debba essere (i valori sono solo
indicativi):
● breve (circa 1“) per lezioni e conferenze;
● medio (da 1” a 1.6”) per opera e musica da camera;
● lungo (da 1.8” a 2.2”) per la musica sinfonica;
● molto lungo (3”) per concerti d’organo e musica sacra (acustica cosiddetta
“da cattedrale”).
RIVERBERO E SENSAZIONI UDITIVE
La percezione uditiva di un dato spazio è influenzata dall'evoluzione
temporale delle riflessioni del suono. Si distinguono convenzionalmente tre
fasi, che corrispondono a diversi tipi d'informazione che il nostro cervello
riceve riguardo alle caratteristiche di un ambiente (nella diapositiva
successiva c'è un'esemplificazione grafica):
● Suono diretto (original sound): ci indica la provenienza della sorgente
sonora;
● Primi echi (early reflections): il tempo che separa il suono diretto dai primi
echi ci fornisce precise informazioni sulle dimensioni dello spazio;
● Riverbero diffuso (reverberation): gli echi successivi si sovrappongono
l'uno con l'altro senza più essere distinguibili individualmente, con intensità
progressivamente decrescente fino all'estinzione del suono, creando un
tipico effetto alone che caratterizza la qualità acustica di uno spazio; altre
informazioni sulle dimensioni dello spazio derivano dalla differenza
d'intensità tra suono diretto e riverbero diffuso.
Sperimentalmente si procede allo studio della riverberazione di un ambiente
attraverso l'emissione di suoni impulsivi ('toc' della durata di circa 1/100 di
secondo), dato che con suoni estremamente brevi è più semplice seguire lo
sviluppo di ogni singola riflessione.
RIVERBERO: ESEMPLIFICAZIONE
GRAFICA (per suoni impulsivi)

[fonte: www.soundonsound.com]
RIVERBERI ARTIFICIALI
Attraverso le tecnologie del suono si è cercato di produrre apparecchiature
che simulassero artificialmente il riverbero ambientale.
● Riverberi meccanici: a nastro (tramite registratore a doppia testina), a
tromba (grazie a un sistema di microfoni rotanti contenuti all'interno di un
diffusore acustico), a molla (riverbero tipico per chitarre elettriche ottenuto
tramite un trasduttore a molla), a camera (concettualmente simile al
riverbero a molla).
● Riverberi digitali: possono essere usati sia dal vivo che in fase di post-
produzione e funzionano tramite algoritmi di conversione del suono di
origine. Il vantaggio principale di tali effetti è che permettono una varietà
pressoché infinita di simulazione di spazi reali e virtuali. I riverberi digitali
esistono anche come plugin dei principali software di sintesi ed editing
audio.
Sperimentiamo gli effetti di riverbero disponibili su Audacity (è
consigliabile partire sempre da suoni di tipo impulsivo, tra 0,1” e
0,01”). NB – a seconda della versione (e dei banchi di effetti già presenti
sulle schede audio native) possono essere disponibili riverberi diversi.
FENOMENI DI RIFLESSIONE: RIEPILOGO
L'eco è la ripetizione di un suono dovuta a riflessione dell'onda
sonora da parte di un ostacolo verso l'ascoltatore quando la distanza tra
la fonte sonora e la parete è 17 metri o maggiore (si verifica negli spazi
aperti) .
Il nostro orecchio infatti percepisce due suoni distinti solo se giungono
separati da almeno 1/10 di secondo l'uno dall'altro. Ne deriva che, per poter
sentire l'eco, essa deve arrivarci almeno dopo 1/10 di secondo e poiché in
tale frazione il suono percorre 34 m (340:10), l'ostacolo deve essere distante
almeno 17 m.
Se la distanza è inferiore a 17 m, si avrà il riverbero (si verifica negli
spazi chiusi).
Infatti se l'ostacolo che riflette il suono è vicino, per esempio le pareti di una
stanza vuota, le onde riflesse tornano indietro dopo un brevissimo intervallo
di tempo, si mischiano a quelle emesse e danno origine al riverbero che
amplifica interferendo con il suono emesso. Di solito si parla di rimbombo
per tempi di riverberazione (T60) superiori ai 2-3 secondi.
Maggiori approfondimenti su:
http://www.maurograziani.org/text_pages/acoustic/acustica/MG_Acustica07.html
DIFFRAZIONE DEL SUONO
La diffrazione del suono può
essere vista come un effetto
complementare a quello della
riflessione, in cui le onde che non
sono riflesse curvano attorno ad
un ostacolo. Questa curvatura
avviene in modo significativo solo
se lunghezza d'onda è più grande
delle dimensioni dell'ostacolo (le
dimensioni come “viste”
dall'ostacolo, per esempio
considerando le misure rispetto
ad un piano orizzontale).
sopra: λ > lunghezza ostacolo (poca riflessione, aggiramento completo)
sotto: λ < lunghezza ostacolo (molta riflessione, si crea una zona di silenzio dal lato
opposto dell'ostacolo)
[fonte: M. Talbot-Smith, Manuale di ingegneria del suono]
PSICOACUSTICA: LA LOCALIZZAZIONE
DEL SUONO
Come abbiamo già detto, abbiamo due orecchie non a caso: è indispensabile possedere
due orecchie per localizzare correttamente la sorgente di un suono, capire la direzione da
cui proviene e valutare le dimensioni della sala, il che, analogamente alla visione, equivale
a percepire la tridimensionalità ovvero la profondità dell'ambiente acustico.
Per la percezione acustica sono le due orecchie che, in virtù della loro differenza di
posizione, sentono cose diverse e il loro confronto risulta essenziale per il meccanismo
percettivo.
Siamo portati a pensare che un suono arrivi nello
stesso modo a entrambi i timpani, ma non è così. In
realtà, il suono arriva esattamente identico alle due
orecchie solo in un caso: quando la sorgente si trova
esattamente alla stessa distanza da entrambe, cioè
sul piano mediano che è quel piano immaginario che
divide la testa in due metà esatte e più o meno
simmetriche. In tutti gli altri casi, la disposizione delle
orecchie da parti opposte della testa implica differenti
percorsi compiuti dalle onde sonore per raggiungerle
e quindi diverse percezioni.

[fonti: M. Graziani, Dispense di acustica per


musicisti – M. Talbot-Smith, Manuale di ingegneria
del suono]
DIFFERENZE INTERAURALI
Fra le due orecchie si generano tre tipi di differenze nella
percezione del suono (le abbreviazioni, comunemente
adottate nei testi scientifici, sono in inglese):
● differenze interaurali di tempo (ITD) in quanto la distanza
fra le orecchie, che è in media di circa 20 cm, permette che il
suono arrivi loro in tempi diversi;
● differenze interaurali di ampiezza (IAD) perché solo un
orecchio riceve realmente il suono diretto, mentre l'altro è
schermato dalla testa;
● differenze interaurali di spettro provocate dalla
schermatura della testa e dalla forma asimmetrica dei
padiglioni auricolari, che possono filtrare selettivamente
alcune frequenze a scapito di altre.
FUSIONE BINAURALE
È quella facoltà del cervello per la quale due segnali simili che arrivano
alle due orecchie vengono fusi in un unico segnale; il nuovo segnale è
per così dire una creazione del cervello che non esiste nella realtà.
Un esempio: eseguiamo una linea melodica e la registriamo su una traccia,
successivamente eseguiamo la stessa linea con qualche leggera modifica e
la registriamo su un'altra traccia. Facciamo suonare le due linee
contemporaneamente mandando una linea sul canale sinistro e l'altra linea
sul canale destro. Quello che ne esce è una terza linea melodica derivante
dalla fusione delle due precedenti ma che nella realtà non esiste.
Questa pratica era già stata scoperta empiricamente dai compositori dal XVI
secolo (in particolare dalla scuola veneziana di Andrea e Giovanni Gabrieli)
e si è applicata successivamente alla tecnica dell'orchestrazione. Attraverso
lo studio della storia della musica è possibile studiare quest'evoluzione, che
precede l'invenzione e l'uso delle apparecchiature elettroacustiche.
FUSIONE BINAURALE: un esempio
Tchaikovskij: Sinfonia n.6 “Patetica” - inizio dell'ultimo movimento
scrittura orchestrale:

risultato percettivo:
EFFETTO HAAS
Consideriamo il caso di un suono generato da una sorgente sonora e
immaginiamo di essere in una stanza e di posizionarci ad una certa distanza
dalla sorgente. Come abbiamo già visto precedentemente, a causa delle
riflessioni del suono sulle pareti saremo raggiunti prima di tutto dal segnale
proveniente direttamente dalla sorgente e in un secondo momento dalle
riflessioni del segnale stesso sulle pareti della stanza. Questo ritardo è dovuto al
fatto che il suono riflesso compie un percorso più lungo del segnale diretto. Se i
due segnali arrivano con un piccolo ritardo l'uno dall'altro, viene percepito dal
cervello un unico suono proveniente da una sola direzione.
La direzione individuata dal cervello come quella di provenienza del suono
è quella dell'onda che arriva per prima (questo vale anche se l'intensità
della seconda onda è maggiore della prima) e per questo motivo questo
effetto prende anche il nome di effetto di precedenza.
Questo effetto si verifica quando il ritardo tra i due segnali è sufficientemente
piccolo, più in particolare deve essere minore di 30-35 millisecondi. Questo
intervallo temporale viene definito come zona di Haas.
MASCHERAMENTO
L'effetto Haas è un tipico esempio di mascheramento, termine col quale s'intende
– in psicoacustica – il fenomeno per cui la percezione distinta di due eventi sonori
è “oscurata” dal cervello in modo da privilegiare uno dei due a scapito dell'altro.
Ad esempio, la conversazione a una fermata di autobus può diventare completamente impossibile se si
sta avvicinando un rumoroso autobus. Un suono più debole è detto "mascherato" se è reso inaudibile
dalla presenza di un suono più forte.

Il mascheramento può operare su più parametri sonori: tempo, frequenza,


ampiezza. Di solito si verifica:
1) quando due suoni vengono prodotti simultaneamente e uno è mascherato
dall'altro, si parla di mascheramento simultaneo. Un suono di frequenza prossima a
quella del suono più forte è mascherato più facilmente rispetto a uno di frequenza molto diversa. Per
questo motivo, il mascheramento simultaneo è anche chiamato mascheramento di frequenza.

2) quando un suono molto forte precede di poco un suono più debole


(mascheramento temporale in avanti).
3) quando un suono molto forte segue di poco un suono più debole
(mascheramento temporale all'indietro).
Con Audacity è possibile sperimentare le diverse forme di mascheramento,
creando su diverse tracce audio i fenomeni sopra descritti.

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