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EVAPORATORI

Introduzione

Soluzioni di solventi e sostanze solide disciolte possono essere sottoposte a separazione


termica tramite evaporazione del solvente e concentrazione del residuo solido sfruttando la
trascurabile tensione di vapore di quest' ultimo..Questo metodo gioca un ruolo importante
nel recupero di molti materiali comuni, quali polimeri e sali E' anche utilizzato per il
recupero degli stessi solventi o per la concentrazione di emulsioni e sospensioni.Si usa il
termine vaporizzazione quando lo scopo principale e' quello di recuperare il
solvente;evaporazione quando ci si propone di separare i solidi o aumentarne la
concentrazione.
La vaporizzazione del solvente si ottiene riducendo la pressione su una soluzione calda in
ebollizione. Questo principio trova larga applicazione industriale nell' evaporazione di
soluzioni altamente corrosive,particolarmente in processi di separazione che sfruttano la
cristallizzazione evaporativa.La vaporizzazione del solvente da soluzioni di solidi
cristallizzabili comporta inevitabilmente la loro sovrasaturazione con conseguente
precipitazione di cristalli.La vaporizzazione del solvente tramite riduzione di pressione o
flash e' frequentemente usata nei processi di cristallizzazione sottovuoto.
Nella progettazione di impianti di evaporazione bisogna prestare particolare attenzione alle
caratteristiche chimicofisiche delle sostanze da processare come, per esempio, la tendenza a
formare depositi in grado di legarsi alle superfici utilizzate per lo scambio termico
o,ancora,la stabilita' termica,che influenzera' temperatura e tempo di residenza nell' impianto

Evaporatore a stadio singolo

Il consumo energetico si ricava mettendo a sistema le equazioni di bilancio energetico e di


massa.
La figura 1 mostra un esempio di evaporatore con i simboli piu' comunemente usati per la
descrizione del suo funzionamento.Esso consiste in un contenitore cilindrico verticale con
due lamiere orizzontali poste nella parte inferiore,il cui scopo e' quello di sostenere i tubi
verticali dello scambiatore.La condensazione del vapore sulla superficie esterna dei tubi
porta all' ebollizione la soluzione da concentrare Le bolle di vapore che si formano allo
scarico dei tubi, mescolandosi con la fase liquida, creano un regime di ricircolazione
naturale.Una larga cavita' tubolare e' posta all' interno del fascio tubiero per permettere il
flusso della soluzione non vaporizzata.
I vapori prodotti si separano dalla fase liquida uscendo dalla sezione superiore dell'
evaporatore e, quando necessario, passano attraverso dispositivi interni che servono a
separare eventuali gocce trasportate nel flusso.Un condensatore provvedera' a portare i
vapori in fase liquida.
Una corrente di vapor saturo o leggermente surriscaldato viene introdotta appena sotto la
lamiera cilindrica superiore entrando in contatto con la superficie esterna dei tubi.Se si
trascura l' incremento della temperatura di ebollizione della soluzione che si trova nella
parte inferiore dei tubi (dovuta all' aumento di pressione idrostatica causata dalla spinta del
liquido sovrastante),la differenza di temperatura tra il vapore di riscaldamento (lato esterno)
e la soluzione da concentrare ( lato interno) puo' ritenersi costante per tutta la lunghezza del
fascio tubiero.Lo scambio di calore in un evaporatore di questo tipo e' caratterizzato dal
fatto che le temperature del mezzo riscaldante e della soluzione possono essere considerate
costanti in tutto l' impianto.
Questo non e' vero per sistemi "once through flow", senza ricircolazione, laddove
l'aumento della temperatura di ebollizione della soluzione e' dovuta al crescere della sua
concentrazone lungo la superficie di scambio termico.Rientrano tra i sistemi "once through
flow" quelli a film liquido.Anche i vaporizzatori che sfruttano calore sensibile dal fluido
riscaldante(liquido) presentano differenze di temperature variabili lungo la superficie di
scambio termico.
La tensione di vapore del solvente in equilibrio con una soluzione e' inferiore a quella del
solvente puro alla stessa temperatura.Cio' fa aumentare la temperatura di ebollizione della
soluzione La differenza di temperatura di ebollizione t e' definita come la differenza tra le
temperature tc( temperatura effettiva della camera di ebollizione della soluzione) e
t( temperatura di ebollizione del solvente puro alla pressione p).La temperatura del vapore di
riscaldamento presenta un calo lungo la
superficie di scambio: lascia il vaporizzatore alla temperatura t H-DtH. La soluzione
concentrata lascia l' evaporatore con portata F-D , entalpia specifica hc, alla temperatura t+t
= tc e con un contenuto di solidi xc (wt%)
t a sua volta e' composta da due contributi,t' e t+, come specificato in seguito.

L' equazione 1 ci fornisce il bilancio materiale sul solido:

1) D = F ( 1-xF/ xC )

Per il materiale solido si trascurano eventuale accumulo sulla superficie di scambio e vie di
uscita diverse dalla corrente C (xD =0)
In questa forma esprime esplicitamente la portata di vapore necessaria a concentrare un
flusso di soluzione F da xF a xc. x in generale percentuale in peso di solido(wt%)
L' equazione 2 rappresenta il bilancio energetico (entalpico)

2) VH = ( D (hD-hC) + F (hC-hF) +Qlost)/ (hH-cH (tH-DtH))

Deriva dal sistema: H in = H out


F = D+C

Il salto di temperatura DtH puo' essere calcolato con la relazione di Kirschbaum, applicabile
a sistemi riscaldati a vapore con superficie di scambio verticale, fintanto che il vapore
condensi sui tubi sotto forma di film liquido:

3) DtH = 0.55( tH-tWH)


tWH rappresenta la temperatura della superficie di scambio termico, al di sotto del film
liquido

Si puo' utilizzare l' equazione 4 per calcolare l' aumento della temperatura di ebollizione t' di
una soluzione salina al variare della sua concentrazione:

4) t' = 8.3 ( 1+( z-1)a) (x( 273+t)^2)/(100-x) ms* ra

ove:z = numero di ioni in cui puo' dissociarsi la molecola di soluto


a = frazione di molecole dissociate in una soluzione a concentrazione x(percentuale in
peso di solidi disciolti wt%) alla temperatura di ebollizione t del solvente puro alla pressione
operativa p
ms = massa molare del soluto (Kg/kmol)
ra = calore di vaporizzazione della soluzione (kj/kg) approssimabile per soluzioni diluite
con rL, calore di vaporizzazione del solvente puro

Si dovra' tener conto anche della variazione della temperatura di ebollizione della soluzione
t+ associata alle perdite di carico che la corrente subisce nel risalire lungo i tubi. Essa
dipendera' dalle caratteristiche geometriche dei tubi e ,in generale, dal comportamento
idraulico.
L' aumento di temperatura di ebollizione sara' valutabile come
5) t =t' + t+

Dalle equazioni 1) D = F (1-xF/xC) e 2), segue che in questo tipo di impianto la maggior
parte del calore asportato dall' evaporazione del solvente va perduto se non lo si riutilizza
per preriscaldare la soluzione.In assenza di misure atte ad aumentare l' efficienza, il
consumo di vapore risulta elevato.In impianti che trattano soluzioni acquose il rapporto tra
le portate di vapore riscaldante e vapore ottenuto (solvente evaporato) e' all’ incirca di
1,2.Questo rapporto puo' essere abbassato prendendo opportune misure per aumentare l'
efficienza, integrando l' evaporatore secondo lo schema in figura

Sistema di evaporazione a stadio singolo con parziale recupero energetico.

Un piccolo incremento nell' efficienza, dell' ordine del 10-15%, si puo' ottenere
preriscaldando la soluzione tramite la condensazione di una piccola frazione del solvente
vaporizzato.La parte restante viene condensata tramite un sistema di raffreddamento
parallelo.E' proprio la scarsa efficienza a far si' che i sistemi di evaporazione a stadio
singolo come quello in figura siano usati assai di rado.Essi trovano applicazione nel
trattamento di piccole portate o nel caso in cui sia necessario un tempo di residenza limitato
della soluzione a temperature elevate per non andare incontro a degredazione termica del
prodotto.
Evaporazione sotto vuoto
Tre sono i casi principali nei quali si ricorre ad evaporazione sotto vuoto:
1) Quando la soluzione da concentrare e’ sensibile al calore: succhi di frutta, soluzioni
contenenti vitamine in genere.
2) Quando la pressione del vapore che abbiamo a disposizione non ci consente un salto di
temperatura sufficientemente alto rispetto alla temperatura di ebollizione a pressione
atmosferica della soluzione.
3) Quando si desideri, comunque, aumentare la capacita’ di evaporazione dell’ apparato.

Il disegno mostra un impianto di questo tipo


Esso e’ costituito da un condensatore, che ha lo scopo, contemporaneamente, di condensare
e pompare i vapori in uscita dall’ evaporatore e da un eiettore o da una pompa a vuoto che
hanno lo scopo di eliminare gli incondensabili.

L’ equazione di Bernoulli fornisce l’ andamento delle energie di pressione e cinetica del flui
do di alimentazione dell’ eiettore (generalmente aria, acqua o vapor d’ acqua):

P1/ + v1 /2g = P2/ +v2 /2g

Nella parte piu’ stretta, dove massima e’ l’ energia cinetica e minima quella di pressione,
avviene l’ aspirazione degli incondensabili. La sezione convergente provvede a riconvertire
l’ energia cinetica in energia di pressione a meno delle perdite energetiche dovute all’ attrito.
Il condensatore e’ del tipo a controcorrente.
Esso si compone di una colonna in cui sono posti alcuni diaframmi il cui scopo e’ di favorire
il contattamento tra acqua e vapore.
Gli incondensabili possono essere costituiti da aria che puo’ penetrare nella depressione
attraverso le varie giunzioni delle apparecchiature o da gas liberatisi dalla soluzione stessa o
dall’ acqua di condensazione.
Il condensato viene estratto dal sistema da un tubo barometrico. Il tubo barometrico viene
spesso scelto per la sua semplicita’. La sua lunghezza e’ almeno uguale alla depressione
esistente nel condensatore, espressa come metri di collonna d’ acqua. L’ equazione di
bilancio, questa volta, riguardera’ altezza piezometrica ed energia di pressione:

P1/ + H = Patm/ essendo H la differenza di altezza tra i due livelli di condensato.

Nel caso in cui non si disponga di disponga di fabbricati sufficientemente alti ( 10 metric.ca)
Si deve far ricorso ad una pompa anziche’ al condensatore barometrico che , comunque,
rimane la soluzione ottimale.
La pressione che si ha all’ interno del condensatore e’ data dalla somma della tensione di
vapore del condensato e dalla pressione parziale degli incondensabili.Il primo termine
dipende dipende dalla temperatura di scarico del condensato ed e’ legato alla temperatura ed
alla portata dell’ acqua di raffreddamento dal seguente bilancio entalpico, in cui il processo
e’ supposto adiabatico.Non si terra’ conto della presenza di incondensabili, asportati dall’
eiettore.
Il vapore da condensare e’ surriscaldato, essendo in equilibrio con una soluzione la cui
temperatura di ebollizione puo’ essere riferita all’ equazione precedentemente vista:

DT = n(RT^2/1000 DHev) = Tvap - Teb

V DHev +Cpv V (Tvap – Tcondensazione vapore alla pressione corrispondente alla tensione di vapore
del condensato) =L CpL (Tcondensato – TH2O )

dove:
V = portata di vapore da condensare ( Kg/min )
DHev = calore latente di condensazione ( Kcal/Kg) alla pressione del sistema  600 Kcal/Kg
Cpv = calore specifico del vapore a pressione costante  9/2 R  2Kcal/Kmol K= 0.11
Kcal/Kg K
L = portata di acqua entrante nel condensatore ( Kg/min )
CpL = calore specifico dell’acqua = 1Kcal/Kg K
Tcondensato= temperatura del condensato
TH2O = temperatura dell’ acqua in ingresso al condensatore

Il calore sensibile di raffreddamento del vapore puo’ a buon ragione essere trascurato e l’
equazione diviene:
V DHev =L CpL (Tcond – TH2O )

e Tcond = TH2O + V/ L DHev/CpL.


(Nota la temperatura del condensato si puo’ ristimare la pressione del sistema e iterare fino
alla convergenza della temperatura del condensato stessa).
Dal momento che il rapporto DHev/CpL vale c.ca 600K( DHev del vapore e’ assai elevata) ,
segue che serve una portata massiva di acqua molto grande per far si’ che il condensato
abbia una temperatura paragonabile a quella dell’ acqua di condensazione e non debba cosi’
subire trattamenti termici ulteriori ( torre evaporativa).

Esempio numerico

Si vogliono concentrare 30000 Kg/h di acido fosforico al 28% P2O5 fino al 40%
L’ operazione viene effettuata in un evaporatore sotto vuoto a circolazione forzata.
Lo scambiatore sia costituito da fascio tubiero con tubi puliti.
Temperatura ingresso soluzione nell’ evaporatore = 70°C
Pressione di lavoro = 90 Torr
Temperatura ebollizione soluzione a 90 Torr = 75°C
Calore specifico = 0.73 Kcal/Kg °C
Coefficiente globale scambio termico U = 800 Kcal/ m^2 h °C

Quantita’ di acqua da evaporare e’

F=D+C
FxF = Cxc D = F ( 1-xF/xc ) = 30000 (1-0.28/0.4) = 9000 Kg/h

Il calore da fornire e’ dato da:

Q = Q1 +Q2 +Q3 +Qlost con:

Q1 = calore sensibile di riscaldamento della soluzione dalla temperatura di ingresso a quella


di ebollizione
Q2 = calore latente di evaporazione del solvente alla temperatura di ebollizione della
soluzione
Q3 = calore latente dovuto alla variazione di concentrazione della soluzione ( inverso del
calore di diluizione) dal 28% al 40% in peso
Qlost = dispersioni termiche

Q = F Cp (Teb-TF) + D DHev H2O+ FxF q3 +4/100 Q


Q = 5.3*10^6 Kcal/h

Avendo la potenza necessaria all’ evaporazione e supponendo di utilizzare come fluido


riscaldante vapor saturo a 2 atmosfere ( Teb = 120 °C----DHev H2O = dalla formula
approssimata =600-.6 t =528 Kcal/Kg)

Q = DHev H2O* V da cui V = 10^4 Kg/h

Il salto DTm di temperatura tra vapore riscaldante e soluzione: 120-74°C = 46°C

La superficie di scambio sara’: S = Q/ (U*DTm) = 185 m^2


PROGETTO DI EVAPORATORI

I fattori decisivi da prendere in considerazione per la progettazione di un evaporatore sono


la portata da trattare e le caratteristiche chimicofisiche della carica di alimentazione.Per
soluzioni fisicamente stabili e con una bassa tendenza alla corrosione non ci si aspettano
particolari difficolta' progettuali.Ma per prodotti particolarmente sensibili al calore sara'
necessaria un' unita' relativamente costosa con un basso tempo di residenza e disegnata in
modo da operare alle pressioni piu' basse possibili.Le proprieta' della carica, che dipendono
da temperatura e pressione e dalla concentrazione stessa, determinano il tipo di progetto. La
figura 11 mostra gli schemi dei progetti piu' comuni:
11A) Unita' con tubi dell' evaporatore posti verticalmente, con riscaldamento dall'
esterno, con una cavita' interna per la ricircolazione naturale della soluzione( calandria type)

Questo tipo di evaporatore rientra nella categoria degli evaporatori a tubi corti ed e’ anche
detto evaporatore a paniere. Il vapore di riscaldamento entra dall’ alto attraverso un cestino
percorso da tubi verticali e da una cavita’ centrale piu’ larga per la ricircolazione della
soluzione. Questo tipo di evaporatore gode del vantaggio, rispetto al piu’ tradizionale
evaporatore, mostrato in precedenza, di essere piu’ facilmente pulibile e quindi di poter
trattare anche soluzioni che presentano il problema dello sporcamento delle superfici di
scambio. Le caratteristiche geometriche dei tubi di un evaporatore diquesto tipo sono:
lunghezza  1-2 m, diametro  3-9 cm.
Nel caso si voglia migliorare il coefficiente globale di scambio termico e’ possibile
introdurre un miscelatore meccanico.
In funzione della potenza termica fornita dallo scambiatore l’ andamento della temperatura
della soluzione lungo il profilo della superficie di scambio ha andamento variabile:
1) La potenza termica dello scambiatore porti la soluzione solo sulla superficie del pelo
libero: il profilo di temperatura e’ supposto sempre crescente in maniera lineare fino al
limite dello scambiatore . A causa del battente idrostatico la soluzione non e’ in
condizione di bollire, cosa che, invece, potra’ fare, una volta raggiunto il pelo libero.
2) Una piu’ elevata potenza termica dello scambiatore porti la soluzione all’ ebollizione all’
uscita dello scambiatore. La temperatura in corrispondenza del limite superiore del
paniere sara’ questa volta corrispondente alla temperatura di ebollizione della soluzione,
calcolata alla pressione del pelo libero piu’ quella dovuta al battente idrostatico: sara’,
dunque, superiore a quella del caso precedente alla stessa altezza. Nel tratto tra la
sommita’ del paniere ed il pelo libero, ora, ci sara’ un inversione dell’ andamento della
temperatura, dal momento che la soluzione si trova all’ ebollizione e la pressione, al
procedere verso la superficie, va calando.
Vantaggi : di facile costruzione e semplice da pulire.
Svantaggi: non conviene utilizzarlo per trattare soluzioni molto viscose

11B) Unita' con tubi dell' evaporatore posti verticalmente, con riscaldamento dall'

esterno, con un separatore distinto anch'esso con un sistema per la ricircolazione naturale o
forzata del liquido.
Questo tipo di evaporatore rientra nella categoria degli evaporatori a tubi lunghi ed e’ detto
anche evaporatore Kessner. I tubi pescano parzialmente nella soluzione.
A differenza degli evaporatori a tubi corti, dove si evita la formazione di bolle di grandi
dimensioni, ponendo un battente liquido al di sopra dello scambiatore, in questo caso la
formazione di bolle e’ favorita appositamente. I tubi sono di piccolo diametro ( 2.5-4 cm) e
sufficientemente lunghi ( 7-9 m ) affinche’ le bolle che si formano nella parte inferiore dei
tubi abbiano la possibilita’ di coalescere e di trascinare, comprimendolo contro le superficie
di scambio termico un film liquido, compensando cosi’ ampiamente il calo del coefficiente
globale di scambio termico nella parte inferiore dei tubi, dovuto proprio alla formazione di
bolle di solvente vaporizzato.

Vantaggi: ottimo scambio termico anche senza moto forzato.


Svantaggi: grosso trascinamento di liquidi per cui serve un sistema di abbattimnto del
liquido trascinato, per esempio un idrociclone
in caso di sporcamento la pulizia e’ difficoltosa
sono poco flessibili rispetto alla potenza termica scambiabile: una potenza troppo
bassa potrebbe non garantire la circolazione della soluzione; una potenza troppo alta
potrebbe far crollare il coefficiente globale di scambio a causa della sostituzione del film
liquido sulle pareti da parte del vapore in eccesso

11C) Unita' con tubi dell' evaporatore inclinati o, in casi eccezionali, orizzontali, con
riscaldamento dall' esterno con un separatore distinto dal sistema di ricircolazione naturale o
forzata del liquido
11D) Unita' con tubi orizzontali dell' evaporatore riscaldati internamente, immersi nel
liquido( kettles)

11E) Unita' con tubi dell' evaporatore verticali, con riscaldamento dall' esterno con singolo
passaggio del fluido dalla base alla sommita' dell' evaporatore e prelievo della soluzione
concentrata dall' alto.

11F) Unita' con tubi dell' evaporatore verticali, con riscaldamento dall' esterno e corrente
liquida dalla sommita' alla base dell' evaporatore secondo il principio del film liquido e
prelievo della soluzione concentrata dalla base.

11G) Evaporatore verticale a film liquido , con una pala mobile per distribuire la corrente
fluida in moto discendente secondo un film uniformemente distribuito sulla superficie
interna di uno scambiatore di calore cilindrico cavo riscaldato esternamente.
Lo scambiatore puo' essere conico anziche' cilindrico.
Rientrano in questa categoria gli evaporatori Luwa.
L’ alimentazione del vapore riscaldante avviene tramite una camicia cilindrica cava e puo’
essere fatta in due punti diversi.
Trova larghissimo uso nella concentrazione di soluzioni molto concentrate.

11H) Unita' con una superficie di evaporazione conica rotante, riscaldata dall' esterno con il
fluido che risale all' interno sotto la spinta della forza centrifuga ( distillatore molecolare
tipo Hickman)

11I) Unita' senza superficie di scambio termico, costituita da una semplice camera di
separazione flash per liquidi preriscaldati.

Mentre i modelli da A a C hanno lo stesso principio di funzionamento, laddove il processo


di evaporazione e' accoppiato alla circolazione del liquido, gli altri funzionano in maniera
differente.
Nei modelli da A ad E il vapore si forma in presenza di una grande quantita' di liquido. Nei
tipi da F ad H l' evaporazione avviene da un film.Nel tipo I l'evaporazione avviene a causa
di una riduzione di pressione sulla soluzione preriscaldata.Non solo il disegno , ma anche le
condizioni di temperatura e pressione nei diversi tipi di evaporatore sono sostanzialmente
differenti: nel tipo G, per esempio, per poter ottenere una buona efficienza di vaporizzazione
bisogna operare con un elevato salto di temperatura tra la soluzione in ebollizione ed il
mezzo riscaldante. Cio' e' dovuto al fatto che una simile disposizione comporta un basso
rapporto:superficie di scambio termico/ volume impiegato.

La tabella 1) riporta alcune caratteristiche operative dei modelli citati


Evaporatore con ribollitore esterno

Scelte di carattere pratico come la pulizia delle superfici di scambio


termico rendono assai diffusi evaporatori con scambiatori esterni.
Lo scambiatore e’ sempre posto ad un livello inferiore rispetto al
pelo libero della soluzione nell’ evaporatore, in modo da garantire la
presenza di un battente liquido che non consenta lo sviluppo di
bolle di vapore sulla superficie di scambio.
Come gia’ visto per evaporatori con scambiatore interno, questo
comporterebbe un abbassamento del coefficiente globale di
scambio con relativo spreco energetico.

Scambio termico (evaporatori con scambiatori a fascio tubiero)


La potenza trasmessa senza accumulo attraverso una superficie piana puo’ essere espressa
come :

Q =AU  dove Q = potenza trasferita (W)


U = coefficiente globale di scambio (W/m2 K)
gfgfgfgfgfgfgfgfgfgfgfgfgfg A = superficie di scambio
jjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjj = salto di temperatura globale medio tra mezzo riscaldante e
ffffffffffffffffffffffffffffffffffsoluzione
1 s 1 1
Con    dove s = spessore parete (m)
U w  i  e
w = conduttivita’ termica della parete (W/m K)
i , e = coefficienti di trasmissione termica per film lati interno
ed e ster n ed esterno (W/m2 K)

Nel caso di superficie cilindrica vale:

1 s 1 1
  +  A dove Alog = (Ae-Ai) / ln (Ae/Ai)
U  A w  Alog  i  Ai e e

come da figura

Nel caso di scambiatori a fascio tubiero in cui i tubi abbiano spessore molto piccolo,
trascurabile rispetto al raggio di curvatura, si puo’ assumere per la potenza termica
scambiata la stessa espressione che compete al caso di una superficie piana :

1 s 1 1 Ai  Ae D  De
Q =AU  con    e con A = = i H
U i e 2 2

L’espressione finale della potenza scambiata sara’:

1
D  De  
equazione A) Q=   i H s 1 1 fascio tubiero con spessore sottile
2  
w   i e

Nel caso di scambiatori a fascio tubiero in cui lo spessore dei tubi non sia trascurabile
rispetto al raggio di curvatura l’ espressione relativa alla potenza termica scambiata va
modificata come segue, utilizzando l’ espressione di U*A vista nel caso di parete cilindrica

1 s 1 1
Q =AU  con   +  A dove Alog = (Ae-Ai) / ln (Ae/Ai)
U  A   w  Alog  i  Ai e e

Si ottiene:

1
 D e  Di
Q= s  ln( De / Di ) 1 1 con s=
  2
 w    ( D e  Di ) H  i    D i  H  e    D e  H
da cui si ottiene l’ espressione finale per lo scambio di potenza termica attraverso uno
scambiatore a fascio tubiero con spessore dei tubi non trascurabile:

  H 
equazione B) Q = ln( De / Di )  1  1
2 w  i  Di  e  D e

In tutti i tipi di evaporatore da 11A ad 11E la potenza Q viene ceduta alla soluzione dal
mezzo di riscaldamento attraverso le pareti dei tubi dello scambiatore. Per questi e' valida l'
equazione B) vista appena sopra. che esprime il bilancio di potenza termica nel caso di
scambiatori con tubi a sezione circolare:
Nel caso in cui la parete abbia spessore trascurabile si puo' utilizzare l' espressione
semplificata per scambio termico attraverso superfici piane ( equazione A))

.Il reciproco di U si definisce resistivita' termica totale.Tabelle relative ai coefficienti di


conduttivita' termica w sono reperibili per la maggior parte dei materiali impiegati nella
costruzione di scambiatori.
Bisogna, invece, calcolare i coefficienti , dal momento che dipendono dal progetto
specifico dello scambiatore e dalle condizioni operative.Per stime approssimate si possono
utilizzare valori medi di U. Il vapore e' il mezzo piu' frequentemente utilizzato.
In questo caso, il fenomeno fisico a regime puo' essere descritto come condensazione a film
liquido di vapor saturo virtualmente statico su una superficie di riscaldamento verticale di
altezza H. Se questo film scorre continuamente di moto laminare lungo la parete, si puo'
calcolare il coefficiente di scambio termico n secondo l' equazione di Nusselt:

2 3
Dh     k  g
1)  V  K 4 ev k
 k  V  H

con Dhen = calore latente di condensazione del vapore alla pressione di esercizio (J/Kg)
K = densita' del film condensato (Kg/m3)
K = conduttivita' termica del film condensato ( W/m K)
K = viscosita' dinamica del film condensato ( Kg/m s)
K = costante adimensionale = 0.943
V = salto di temperatura film- parete

Spesso, tuttavia, il vapore condensa sulla parete sotto forma di gocce; questo puo' succedere,
per esempio, quando il vapore o la parete siano contaminate da olio o grasso. In questo caso
i coefficienti di scambio termico possono risultare da 6 a 20 volte superiori rispetto al caso
di pura condensazione a film.

Se l' assunzione che il vapore sia praticamente statico non puo' essere accettata, bisogna
modificare l' equazione 1) che porterebbe a valori numerici troppo bassi.
L'equazione, valida secondo la teoria di Nusselt per film di vapor saturo condensante che
fluisce alla velocita' uV ha espressione:

2 2
C  Dhev   k   V  k  uV  g
2) V  k  3 V = densita’ vapore
 k  V  H
Qui la costante adimensionale C vale 1.05*10-3 uV = velocita’ vapore

Il vapor saturo disponibile nelle applicazioni industriali e' in genere contaminato da aria o
gas inerti. Queste impurita' possono portare ad una sensibile diminuzione dello scambio
termico.Per questo motivo per fabbricare l' elemento di riscaldamento di un evaporatore e'
necessario separare i gas dalla corrente di vapore.

I tipi fondamentali di evaporatore di figura 11 hanno in generale differenti coefficienti di


scambio termico per il liquido in ebollizione.Essi variano in funzione delle condizioni
operative e delle leggi che governano il comportamento del fluido all'
ebollizione.Certamente dipendono dalla natura e dalle condizioni del regime idraulico del
fluido. Cosi',nel caso di evaporatori a ricircolazione e a singolo passaggio e' determinante la
frazione di vapore trasportata dal liquido.Quindi, a seconda che si abbiano ebollizione per
nucleazione(bolle da parete) o per convezione variano i coefficienti di scambio L.

Il coefficiente L di scambio termico della soluzione in ebollizione si puo' rappresentare


come una funzione dei seguenti parametri caratteristici:
disegno dell' evaporatore
caratteristiche chimicofisiche della soluzione
condizioni operative.
Questi sono correlati tra loro attraverso grandezze adimensionali note dalla meccanica dei
fluidi e dallo studio della trasmissione del calore.
Per lo piu' le applicazioni industriali riguardano la vaporizzazione di fluidi in moto.
Per la vaporizzazione di fluidi in quiete, L dipende tipicamente dal salto di temperatura L
tra la parete lato fluido tWL e la temperatura di ebollizione tc.
La figura 12, per esempio, mostra il comportamento dell' acqua a 0.1 MPa:
Nelle apparecchiature industriali con fluido in movimento questo comportamento si
riscontra assai di rado.
Il calcolo dei coefficienti di scambio si fa molto piu' complesso quando si ha a che fare con
correnti non monofasiche.Per queste correnti, i coefficienti di scambio calcolati secondo le
leggi che governano lo scambio di calore tra correnti monofasiche possono essere utilizzati
solo in casi speciali.
Per lo piu' si ricorre ad equazioni semiempiriche.
L' equazione 3) e' una relazione adimensionale ricavata da Kirschbaum, che rende possibile
il calcolo di L per liaquidi in ebollizione in evaporatori a circolazione naturale, come quelli
di figura 11A e B. Corrisponde bene ai dati sperimentali.
0.5
L  L  c   
 c L L   3 L    H 2 O /  L 
0.25
3)
L  p Dh L  10  V 

L = tensione superficiale del liquido in ebollizione in contatto con il proprio vapore (N/m)
L = conduttivita' termica del liquido in ebollizione
cL = calore specifico del liquido
Dh = calore latente di vaporizzazione del liquido
L = densita' del.liquido
V = densita' del vapore in equilibrio con il liquido
L = viscosita' del fluido (Kg/m s)

Il fattore c dipende da h, percentuale volumetrica di liquido ritenuta nel tubo dello


scambiatore e si misura sperimentalmente.
Nei calcoli per prevedere il coefficiente L tramite l' equazione 3), la differenza di
temperatura L(twL-teboll L) non dovrebbe essere inferiore a quella necessaria a garantire la
circolazione naturale del fluido. Questo salto limite inferiore di temperatura puo' essere
ricavato da curve limite, a loro volta derivate sperimentalmente.Queste curve sono
necessarie anche per progettare evaporatori a stadi multipli, dal momento che identificano le
relazioni che limitano il numero di stadi.
La figura 13 riporta degli esempi di queste curve limite. La temperatura t C rappresente la
temperatura di ebollizione della soluzione.
Esse mostrano la relazione che lega il livello di liquido apparente h a L, usando tc come
parametro per tracciare le curve.
Queste curve limite mostrano le condizioni operative alle quali la circolazione naturale
cessa: alle condizioni operative situate al di sotto delle curve, non sara' possibile l'
instaurarsi di un moto a circolazione naturale, ne' potra' continuare a sussistere qualora sia
stato precedentemente ottenuto a partire da condizioni differenti.

Per la vaporizzazione di soluzioni molto corrosive sono richieste superfici di scambio


termico costituite da materiale molto costoso che, conviene minimizzare, ad esempio,
aumentando la velocita' di ricircolo della soluzione in ebollizione.
L' equazione di Nusselt Kraussold 4) puo' essere utilizzata per calcolare il coefficiente L di
scambio termico per liquidi in ebollizione nei tubi di un evaporatorre a circolazione forzata:
0.8 0.37 0.054
 u D    c     H 
4)  L  0.032 L   L i L    L L L    
Di  L   L   Di 

L'equazione 4) va applicata ,indicativamente, quando la differenza di temperatura L(twL-tL)


risulta minore di 6°C ed il numero di Reynolds supera 10^4.
H rappresenta la lunghezza del tubo e Di il diametro interno.
La tabella 2 confronta i range caratteristici dei coefficienti di scambio termico relativi a
circolazione forzata e naturale per soluzioni a bassa e ad alta viscosita'.

Rispetto agli evaporatori a tubi verticali, quelli a tubi inclinati presentano il vantaggio di
poter ottenere tempi di residenza piu’ bassi. Inoltre, essendo diminuita la distanza tra il
vertice inferiore dei tubi ed il pelo libero, la temperatura di ebollizione e’ pressoche’
uniforme nei tubi
In queste condizioni si rende possibile la concentrazione, a temperature superiori a quelle
che si potrebbero tenere in evaporatori a tubi verticali( tempo di residenza maggiore, di
soluzioni sensibili alla temperatura e di sostanze che tendono a scolorire o a lasciare
depositi.
Un ulteriore vantaggio rispetto agli evaporatori a tubi verticali e' dato dal fatto che la
pressione idrostatica nei tubi e' inferiore; ne deriva una crescita della temperatura di
ebollizione molto inferiore, che garantisce un deterioramento (abbassamento) inferiore della
differenza di temperatura totale dell' evaporatore (scambio termico favorito).
Sono stati dedotti sperimentalmente alcuni coefficienti U globali di scambio termico sia per
evaporatori a tubi verticali che a tubi inclinati. I risultati sono in fig.14. I tubi inclinati hanno
prestazioni migliori.

La figura 11D mostra un evaporatore kettle, con i tubi orizzontali immersi nel liquido: basta
un livello piu' basso di liquido per avvolgere e bagnare completamente i tubi. Ne consegue
che il liquido si trova sotto la spinta di una bassa pressione idrostatica e ad una temperatura
di ebollizione di poco superiore alla temperatura di condensazione del vapor saturo che si
ottiene nella camera di separazione del vapore.
Questo tipo di evaporatore e' adatto alla vaporizzazione di soluzioni che generano
schiume.La sua configurazione permette di avere superfici di contatto maggiori liquido-
vapore in superficie( favorisce il rilascio di quest' ultimo) e consente una migliore
separazione, rispetto agli scambiatori a tubi verticali, delle gocce di liquido che si formano
in seguito alla presenza di bolle o schiume.
Quando i salti di temperatura sono bassi,nelle unita' kettle, e' la convezione naturale
responsabile del trasferimento di calore dal lato del fluido. Esso da' inizio alla
vaporizzazione sulla superficie con un debole sovrariscaldamento del liquido.Per questo
motivo si possono utilizzare le leggi che governano lo scambio di calore per convezione
pura.
Nel caso in cui il salto di temperatura sia superiore, incomincia l' ebollizione per
nucleazione.
Per entrambi i regimi, il coefficiente di scambio termico L dipende da L ed e' caratterizzato
dalla relazione 5

5) L = CL con L = twL - tC


Nel caso di regime a convezione naturale, n vale 0.33.
Per ebollizione con nucleazione, n varia in un range compreso tra 2 e 5.
Il coefficiente L, tuttavia, nel caso di evaporatori a tubi sommersi, non e' così favorevole
come per evaporatori a ricircolazione con tubi verticali. Cio' e' mostrato in figura 15:

SISTEMI DI EVAPORAZIONE A STADI MULTIPLI


Questi sistemi sono in grado di ridurre sensibilmente il consumo di vapore.Una serie di
evaporatori viene collegata in modo tale che il solvente vaporizzato in uno stadio serva da
riscaldamento per lo stadio successivo.In questo modo solo il solvente vaporizzato nell'
ultimo stadio richiede un mezzo di raffreddamento diverso dalla soluzione da trattare.La
figura seguente rappresenta l' aumento di efficienza (rapporto tra vapore impiegato e
solvente vaporizzato) che si puo' potenzialmente ottenere con un sistema a stadi multipli.
Il costo dell' impianto cresce in modo quasi lineare con il numero di stadi. L' aumento di
efficienza, invece, diventa trascuscurabile al di sopra di un certo numero di stadi, che
rappresentano l' ottimo ( 3-4 stadi). Il numero di stadi ottimale varia a seconda che il
prodotto cui siamo interessati per la vandita finale(ricavo) sia il solvente vaporizzato o la
soluzione concentrata. Il numero di stadi ottimale corrisponde in entrambi i casi al massimo
della differenza tra i ricavi e la somma dei costi di investimento e gestione.
Nel caso in cui fossimo interessati al solvente, venendo quest’ ultimo prodotto in misura
proporzionale al numero di stadi, ed essendo i costi di gestioni inversamente proporzionali
al numero di stadi, in linea strettamente teorica converrebbe costruire un impianto con
numero di stadi infinito. Questo caso e’ chiarito nella figura seguente.
Esiste, in realta’, un limite al numero di stadi in cui scomporre il processo, legato alla
differenza di temperatura tra il vapore di riscaldamento del primo stadio e la temperatura di
ebollizione della soluzione nell' ultimo.Per esempio, nel caso di evaporatori a circolazione
naturale come quello mostrato in figura 1, una differenza troppo piccola tra la temperatura
del vapore condensante ( di riscaldamento) e quella di ebollizione della soluzione non
consentirebbe una ricircolazione uniforme e costante della soluzione.La condizione critica,
nel caso di evaporatore multistadio in equicorrente, si ha proprio nell' ultimo stadio dove
piu' alta risulta la temperatura di ebollizione della soluzione molto concentrata.
Nel caso in cui, invece, fossimo interessati alla soluzione concentrata, restando i costi di
gestione inversamente proporzionali al numero di stadi ed essendo i ricavi indipendenti da
questi ultimi, si verififca che il numero di stadi ottimali e’intorno a 3, come da. figura
seguente

Ci sono tre varianti fondamentali nella disposizione egli evaporatori in un sistema a stadi
multipli.Esse sono caratterizzate dal verso di scorrimento delle correnti di vapore e solvente
vaporizzato rispetto a quello della soluzione. Il metodo piu' frequentemente usato nella
pratica e' quello equicorrente:la soluzione viene pompata nel primo stadio con una pressione
sufficiente a farle vincere le perdite di carico dell' intero impianto, senza bisogno di
pompaggi intermedi, seguendo la corrente di solvente vaporizzato. Il prodotto concentrato
lascia l' impianto dall' ultimo stadio a pressione piu' bassa.
Al contrario, nel sistema in controcorrente, la soluzione entra nel primo stadio alla pressione
piu' bassa e viene pompata stadio per stadio fino all' ultimo, dove si trova alla massima
pressione. Il solvente vaporizzato scorre con verso opposto rispetto alla soluzione. La
soluzione concentrata lascia il sistema alle temperatura ed alla pressione piu' elevata. Nella
terza disposizione possibile la corrente in ingresso e' divisa in correnti trattate
parallelamente.
Il sistema equicorrente e' il piu' semplice e necessita una sola pompa. L' ultimo stadio dell'
evaporatore e' quello che opera a temperatura piu' bassa. Questo e' di grande vantaggio
quando si debbano trattare delle soluzioni che diventano termicamente meno stabili all'
aumentare della concentrazione. Nel sistema controcorrente, invece, la soluzione piu'
concentrata vaporizza nello stadio a temperatura piu' elevata. La sua viscosita' risulta quindi
piu' bassa e lo scambio termico risulta facilitato laddove, proprio a causa dell' elevata
viscosita' risulta piu' basso. Lo svantaggio del sistema controcorrente e' il fatto che richiede
molte pompe ( si vuole ottenere la pressione piu' alta nell' ultimo stadio). Il terzo tipo di
disposizione viene impiegata quando si debba concentrare una soluzione che necessiti un
tempo di residenza breve( si mette a disposizione di una portata minore la stessa superficie
di scambio normalmente destinata ad una portata maggiore).
La disposizione in serie equicorrente e' quella usata piu' frequentemente.
In seguito sono riportati tre esempi relativi a queste disposizioni.
La figura seguente (4) mostra un’altra possibile disposizione di impianto multistadio
equicorrente con relativa nomenclatura.

Si nota il prelievo di solvente vaporizzato dallo stadio n per riscaldare lo stadio n+1 e per
preriscaldare la corrente in ingresso.Le relazioni necessarie per determinare il consumo di
vapore risultano dai bilanci globali e parziali di energia e materia; considerando il
funzionamento a regime di ogni singolo stadio ( IN = OUT ) si ottiengono le tre equazioni 6)
che esprimono esplicitamente la portata di vapore in uscita rispettivamentre dagli stadi 1, 2 e
3:

6’) D1 = 1/(hD1-hL1) VH {hH-cH(tH-DtH)}+ stadio 1


-D1 {c1(t1-Dt1) –hL2}+
-V1 {hD1-c1(t1-Dt1)+
-F (hL1-hF)-QL1

6’’) D2 = 1/(hD2-hL2) VH {hH-cH(tH-DtH)}+ stadio 2


-D1 {c1(t1-Dt1) –hL2}+
-V1 {hD1-c1(t1-Dt1)+
-F (hL2-hF)-(QL1+QL2

6’’’) D3 = 1/(hD3-hL3) VH {hH-cH(tH-DtH)}+ stadio 3


-D1 {c1(t1-Dt1) –hL3}+
-D2 {c2(t2-Dt2)-hL3}+
-V1 {hD1-c1(t1-Dt1)+
-V2 {hD2-c2(t2-Dt2)}+
-F (hL3-hF)-(QL1+QL2+QL3

Le quantita’ di calore perdute, QL1,QL2,QL3, possono essere assunte proporzionali al


carico entalpico entrante dal lato vapore(4% c.ca) nei singoli stadi.
Utilizzando la nomenclatura di figura 4, l' equazione 7) esprime la portata di solvente
vaporizzato utilizzato per i 3 preriscaldatori:

7) V1 = F( hF – hF1)/(hD1 – c1(t1-Dt1)) preriscaldatore 1


V2 = F( hF1 – hF2)/(hD2 – c2(t2-Dt2)) preriscaldatore 2
V3 = F( hF2 – hF3)/(hD3 – c3(t3-Dt3)) preriscaldatore 3

Analogamente all' equazione 1) per evaporatore a stadio singolo, l' equazione 8) consente di
calcolare la quantita' totale di solvente vaporizzato da rimuovere per ottenere la
concentrazione finale di solidi voluta xC (wt%).

8) D1+D2+D3 = F (1-xF/xC)

Note da progetto F,xF,xC , e’ possibile imporre in cascata un set di composizioni e relative


temperature per i singoli stadi lungo l’ impianto e, sostituendo i valori numerici delle
temperature, delle concentrazioni, delle entalpie e delle portate nelle equazioni 6) e 7), si
ottengono le portate di solvente vaporizzato nei singoli stadi Dn come funzione di VH:
9) Dn = fn(VH)

Quindi, l' equazione 8) consente la determinazione di VH per il set imposto.


Questa procedura puo' essere applicata in modo analogo per altre configurazioni di
evaporatori a stadi multipli.
Per il calcolo delle temperature all’ interno dell’ impianto e’ necessario sevirsi della
relazione di Clausius Clapeyron:

lnP2/P1 = DHev/R (1/T1 – 1/T2)

e della relazione che esprime l’ innalzamento della temperatura di ebollizione di una


soluzione:

DT = n(RT^2/1000 DHev)

nella quale:
DT = innalzamento del punto di ebollizione della soluzione (°C,K)
n = numero di moli di soluto contenute in 1000 g di solvente
T = temperatura assoluta di ebollizione del solvente puro, alla pressione del sistema ( K )
DHev = calore latente di vaporizzazione del solvente puro alla temperatura T (Kcal/Kg)
R = costante dei gas perfetti ( 1.987 Kcal/ Kmol K )

Nel fissare le temperature di ebollizione bisogna spesso tenere conto dell' instabilita' termica
della carica.Si puo' dover operare a temperature piu' basse anche a causa del fatto che molti
prodotti, al crescere della temperatura, diventano molto corrosivi nei confronti delle
superfici di scambio termico.