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Capitolo 2

LE CAUSE DI LUNGO PERIODO DI GUERRA

Le guerre per il controllo dei Balcani: La causa immediata della guerra fu il conflitto tra l’Austria-Ungheria e
la Serbia che seguì all’attentato di Sarajevo. l’area balcanica era stata al centro di ricorrenti crisi
internazionali, perché Russia e Austria, puntavano entrambe ad accrescere la propria influenza nella
regione. La Russia sosteneva le nazionalità slave nella loro lotta per l’autonomia dall’Impero ottomano

Le tensioni politiche tra gli stati europei Il controllo dei Balcani non era l’unica fonte di tensioni fra gli stati
europei: essi, infatti, erano in competizione tra loro anche per la conquista di nuove colonie, specie nel
continente africano. Il fatto nuovo era che la Germania, aveva preteso di partecipare alla spartizione delle
colonie e aveva varato un ambizioso piano per rafforzare il suo già potente esercito e, soprattutto, la
marina militare. La politica estera aggressiva della Germania finì per allarmare, Gran Bretagna, Russia e
Francia. La Gran Bretagna si sentiva minacciata da una potenza concorrente, altrettanto forte militarmente
ed economicamente. La Russia temeva che la Germania volesse riprendere a suo danno l’espansione verso
est. Le tensioni tra Francia e Germania erano sempre stati tesi.

Le alleanze contrapposte In questo clima di tensione ciascuna potenza aveva cercato di premunirsi, come
abbiamo visto (capitolo 1), stringendo patti di alleanza in vista di un’eventuale guerra. Dal 1882 Austria-
Ungheria, Germania e Italia facevano parte della Triplice alleanza; nel 1907 Gran Bretagna, Francia e Russia
si erano unite nella Triplice intesa. Questo sistema di alleanze contrapposte, ebbe un ruolo decisivo
nell’allargamento del conflitto. La guerra, infatti, iniziò con una specie di “reazione a catena”, che via via
coinvolse un numero sempre maggiore di stati europei.

La corsa agli armamenti Tra le cause profonde che precipitarono l’Europa nella Grande guerra giocò un
ruolo particolarmente importante la cosiddetta corsa agli armamenti, cioè la decisione dei governi europei
di produrre e acquistare armi e di rafforzare gli eserciti. I proprietari di industrie belliche, dal canto loro,
vedevano nella guerra la possibilità di realizzare grandi profitti, poiché uno stato impegnato in un conflitto
diventa un ottimo cliente per i produttori di armi, munizioni, automezzi militari.

Un diffuso consenso alla guerra

Quando, all’inizio della guerra, i governi proclamarono la mobilitazione generale e chiamarono alle armi
milioni di persone, i cittadini di ogni classe sociale, salvo poche eccezioni, risposero con entusiasmo e
corsero ad arruolarsi. Questo comportamento meravigliò gli stessi governi.

La diffusione delle ideologie nazionaliste

Il grande consenso alla guerra si spiega con la diffusione delle ideologie nazionaliste che si erano affermate
nel corso dell’Ottocento in tutti gli stati europei. Il nazionalismo affermava che ogni nazione avesse diritto
all’autonomia e all’indipendenza. la guerra fu considerata un mezzo legittimo per affermare il diritto dei
popoli più forti a prevalere sui più deboli e fu addirittura invocata come una forma di “igiene del mondo”.

3 Una lunga guerra di trincea

Dalla guerra lampo alla guerra di trincea.

Gli alti comandi di tutti gli stati che entrarono nel conflitto erano convinti che si sarebbe trattato di una
guerra lampo, ossia che avrebbero concluso le operazioni militari nell’arco di poche settimane. Essi, inoltre,
avevano programmato una guerra di movimento, cioè con fulminei spostamenti di truppe che, sarebbero
penetrate nel territorio nemico occupandolo. Nessuna delle previsioni si realizzò, perché la guerra durò
quattro anni le truppe si contrapposero in una lunga guerra di posizione , nella quale, cioè, si
fronteggiavano lungo centinaia di chilometri di trincee scavate nella terra. In Europa la guerra fra l’Intesa e
gli Imperi centrali fu combattuta principalmente su due fronti: quello occidentale e quello orientale.

La guerra sui fronti occidentale e orientale

Sul fronte occidentale l’esercito tedesco riuscì a penetrare a fondo in territorio francese perché aveva
sorpreso le truppe avversarie, che non si aspettavano un attacco attraverso il Belgio, nazione che si era
dichiarata neutrale. Ma l’avanzata tedesca venne fermata. Anche sul fronte orientale , Germania e Russia,
dopo una prima fase che aveva visto l’avanzata della Russia, il fronte si stabilizzò.

Le battaglie di Verdun e della Somme

Per quattro anni gli eserciti si combatterono fronteggiandosi in chilometri di trincee protette da filo spinato,
dove i soldati vivevano per mesi nell’attesa di essere lanciati in cruente battaglie per conquistare le
postazioni nemiche. Le due più sanguinose battaglie furono combattute sul fronte occidentale. La battaglia
di Verdun ebbe inizio in seguito all’offensiva tedesca e durò fino a dicembre; vi morirono più di mezzo
milione di soldati senza che si realizzassero movimenti significativi del fronte. La battaglia della Somme,
scatenata dagli eserciti francese e britannico contro quello tedesco, fu vinta dagli attaccanti, ma in cinque
mesi di scontri persero la vita almeno un milione di morti.

I costi enormi di un conflitto che diventa impopolare.

I governi e i comandi militari degli stati coinvolti nel conflitto cominciarono a rendersi conto che una guerra
di questo genere sarebbe stata vinta dai paesi che fossero stati in grado di mobilitare grandi quantità di
soldati e di disporre di grandi risorse economiche. i costi enormi della guerra imponevano a tutti i paesi di
ridurre i consumi della popolazione. I generi alimentari vennero razionati; alcuni, come carne, zucchero e
caffè, addirittura sparirono dal mercato. La guerra stava diventando, tra i soldati e le loro famiglie, sempre
più impopolare. L’esperienza quotidiana della morte che i soldati facevano nelle trincee, dovendo dividere
lo spazio con i cadaveri dei propri compagni che rimanevano a lungo insepolti, era amplificata dalla
consapevolezza di un sacrificio troppo grande e del tutto inutile.

Una guerra di logoramento e “totale”

Il conflitto si era insomma trasformato in una guerra di logoramento reciproco. La Germania rispose con la
guerra sottomarina, che colpiva indiscriminatamente tutte le navi che commerciavano con Gran Bretagna e
Francia. Per la prima volta l’Europa si trovò nel mezzo di una “guerra totale”.

L’Italia dalla neutralità all’intervento

L’iniziale neutralità dell’Italia.

L’Italia non entrò in guerra nell’estate del 1914, nonostante fosse legata a Germania e Austria-Ungheria
dalla Triplice alleanza. Questo trattato era infatti di tipo difensivo, impegnava cioè i contraenti a intervenire
solo nel caso un alleato fosse stato aggredito da un’altra potenza. Dal momento che erano stati l’Impero
austro-ungarico e la Germania a dichiarare per primi la guerra, l’Italia poté decidere di rimanere neutrale.
Di fronte a questa scelta la popolazione si divise in due correnti: gli interventisti e i neutralisti .

Il fronte interventista: irredentisti e nazionalisti.

Presso l’opinione pubblica era assai diffusa l’idea che l’alleanza con l’Austria-Ungheria fosse innaturale e
contraria agli interessi della patria. Si pensava, al contrario, che l’Italia avrebbe dovuto cogliere l’occasione
per schierarsi contro la nemica delle guerre risorgimentali, con l’obiettivo di completare l’unità nazionale
sottraendole le terre “irredente” ll, ossia le province di Trento e Trieste ancora soggette all’Impero austro-
ungarico. I sostenitori di questa posizione erano chiamati, appunto, irredentisti. Vi erano poi i nazionalisti, i
quali sostenevano che l’Italia dovesse comunque entrare in guerra, perché, secondo i loro princìpi
imperialisti, la guerra avrebbe dato all’Italia il ruolo di grande potenza che meritava tra le nazioni forti ed
evolute. Essi, inoltre, consideravano la guerra un’attività giusta e necessaria, perché faceva emergere la
parte migliore della nazione, eliminando i più deboli e incapaci, mentre la pace indeboliva le nazioni.

Gli altri interventisti

Favorevoli alla guerra contro l’Austria erano proprietari delle grandi industrie, che la consideravano
un’occasione per accrescere i propri profitti.

Le posizioni dei neutralisti

Fra i contrari alla guerra (e perciò chiamati neutralisti) vi erano innanzitutto i socialisti. In quanto i socialisti
consideravano la guerra un male da evitare a ogni costo; che un conflitto avrebbe portato solo sofferenze e
miseria alle classi sociali più povere. Il leader, Giovanni Giolitti, pensava infatti che l’Italia non fosse
economicamente preparata per affrontare una guerra di lunga durata e che fosse possibile ottenere i
territori ancora sotto il dominio austriaco con un accordo diplomatico.