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MARTIN HEIDEGGER

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Presentazione dr'
Gzìrmmf' Vettƒmo

-53.

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MURSIA

1.
Titolo originale:
` Einftibrnng in die Metapnystlè

Traduzione del tedesco f


di Giuseppe Masi
1
' '-PRESENTAZIONE

L"impresa di tradurre uno scritto beideggeriano è sempre, almeno


parzialmente, notata al fallimento. Come il traduttore sia riuscito ani
a rendere accessibile il difiicilissimo testo, senza appesantire troppo

w
la lettura con liintroduzione di neologismi e con lunghe parafrasi,
nedra il lettore. Non sempre è stato possibile trovare un termine ita-
liano che coprisse l'intera gamma di sfumature della parola tedesca,
sfumature fatte ualere con eauililvrio diverso nei vari luoghi: in tal
caso, cbe si uerifica per esempio per Fimportantissimo nerbo wesen,
si sono usati termini diversi, facendoli seguire in genere dall'indica-
zione della parola tedesca tra parentesi. Questiuso di riportare tra
parentesi il termine tedesco ba dovuto essere adottato spesso, sia
per- rilevare la funzione cbiane di certi termini nel testo beidegge-
riano (ad esempio Dasein), sia per sottolineare il carattere e allu-
sino n o comunque insoddisfacente della traduzione, sia per eviden-
ziare che il tono inusitato di certe espressioni è tale gia nel testo
originale.
La diflicoltà di tradurre Heidegger è connessa in modo essen-
l ziale con il senso del suo pensiero, e in maniera eminente proprio
in questa Einführung e nelle opere che la seguirono. In tali scritti
si fa sempre piu' cbiaro cbe lo sforzo filosofico di Heidegger è fon-
damentalmente uno sforzo di rompere i limiti del linguaggio che si
troua ad usare. Si ricordi che nel Brief über den Humanismus ( 1946)
` 3631/Ac Heidegger indica come causa della mancata prosecuzione di Sein und
Prima edizione in questa collana: 1990
ü Copyright 1966 Max Niemeyer Verlag Tübingen Zeit (1927) il nenir meno del linguaggio. Questo uenir meno costi-
ü Copyright 1968 Gruppo Ugo Mursia Editore S.p.A. per le traduzione italiana tuisce da allora l'esperienza base e il problema cbiane di tutto il pen-
Milano - Vie Tadino, 29 - -I-Iii siero beideggeriano. Da un lato - ed è questo che rende cosi dificile
Proprietà letteraria risenrata - Printed in Italy l. capire e tradurre il suo dettato - esso dinenta sforzo di trouare il
' _ ISBN 88-425-0705-9
linguaggio -e adatto u, adeguato al contenuto di un pensiero che non
ånno ' Edizione si vuol limitare ad articolare dall'interno le categorie metafisicbe
979695 94 345_6 comuni, ma uuol metterle in discussione nella loro stessa radice. In

_ "'

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PRESENTJKZIONE
PRESENTAZIGNE

secondo luogo, problema del linguaggio significa per Heidegger pro- si attua ani nella forma del risalimento alle origini storicbe (ma nel
blema sul linguaggio, cioe sforzo di rendersi conto del nesso cbe lega senso in cui per Heidegger, proprio anche in auestiopera, Geschichte
il pensiero (e liessere) al linguaggio stesso. Il venir meno del lin- - storia - si dà solo come Geschick - destino) della metafisica, cioè
guaggio in Sein und Zeit, al punto cbe l'opera deve interrompersi e delle categorie entro le anali ci si presenta già sempre determinato,
restare incompiuta, non è solo un fatto e tecnico ››: esso richiama in una falsa e ovvietà a, il problema dell*essere Tale problema, che
piu' profondamente alla connessione essenziale tra pensiero le lin- già Se-in und Zeit indica come il problema della filosofia, si pone
guaggio, connessione cbe diventa il tema stesso di tutta la succes- autenticamente solo nella misura in cui si opera questo risalimento,
siva riflessione beideggeriana. ' ' solo se si individua, cioe, il carattere storico ed eventuale (ancbe
È auesto venire in primo piano, nei due sensi indicati, del pro- se tuttialtro cbe casuale, come si è detto) di queste categorie. Esse,
blema del linguaggio (e si pensi alla vasta popolarità di questo che determinano (be-stimmen, danno il tono a) tutto il nostro at-
tema, sia pure* in prospettive diverse, presso tutta la filosofia del tuale modo di pensare e di giudicare, sono incarnate nel linguaggio
novecento), a costituire il nocciolo di quella e svolta ›› del pensiero cbe ci troviamo a usare, nel quale siamo gettati. Il linguaggio non è
lzeideggeriano che rappresenta uno dei piu' appassionanti problemi semplicemente la cristallizzazione e il prodotto della storia del pen-
posti dalla sua filosofia. Di questa svolta, l'opera che qui si presenta, siero, esso è il modo stesso di accadere delle distinzioni e delle scis-
concepita e scritta nel 1935 (si veda l'avvertenza dell"Autore), co- sure dell"essere: non c'è un rapporto tra uomo ed essere, tra essere
stituisce il primo e per ora l"unico documento di'una certa ampiezza e storia, di cui il linguaggio sia solo indizio o espressione; tale rap-
e organicità. È noto, infatti, clve successivamente gli scritti di Hei- porto si attua, è (west) , solo come linguaggio, come strutturarsi e
degger, se si eccettuano alcuni piu' lunghi studi di carattere storico modificarsi del linguaggio stesso.
(Der Satz vom Grund, Die Frage nach dem, Ding, i corsi raccolti » Questo fatto, che sarà esplicitato sempre piu' da Heidegger nelle
nei due volumi del Nietzsche), si riducono tutti a saggi piu' o meno opere successive, sta alla base delliimportanza che la ricerca sulla
brevi. D'altra parte, gli scritti che si collocano tra Sein und Zeit e ia grammatica e lietimologia della parola a essere » assume nella
Einführung (cioe, oltre al libro su Kant: Vom Wlesen des Grund-es, rung. Il linguaggio è la sede in cui si attua la determinazione della
Was ist Metaphysik?, Wom Wesen der Wahrheit), ancbe se per nostra storicità da parte delliessere. Cioè: la storia di uniepoca, e
vari aspetti annunciano già lo sviluppo successivo, sono ancora nel della nostra, è determinata dal configurarsi del rapporto uomo-essere
loro insieme compresi nell*'orizzonte problematico di Sein und Zeit. cbe le fa da base; tale rapporto si attua, si configura anzitutto nel
L'l-Èinfiìhrung in die Metaphysik ba quindi una posizione centrale linguaggio. La riflessione sul linguaggio, la grammatica e lietimolo-
e peculiare nello svolgimento del pensiero di Heidegger, posizione gia è una riflessione cbe mette in questione la nostra .itessa esistenza
che risulta confermata se si passa dalla collocazione cronologica al- storica, una riflessione sul nostro destino nel senso piu' pieno della
l"esame del contenuto. Gran parte dei temi che costituiscono la suc- parola. - '
cessiva speculazione beideggeriana fino agli anni piti .recenti sono _ Alla luce di questa a storicità ›› della riflessione sul linguaggio
infatti chiaramente annunciati ed afirontati nella Einführung, tanto vanno letti anche i giudizi e di attualità ›› cbe Heidegger pronuncia
che essa si puo a buon diritto collocare accanto a Sein und Zeit come ana e là, ma soprattutto in due punti (Pil 47-49 e 203) nel corso
seconda opera cbiave per la comprensione delliintero suo pensiero. dellfopera. Liaccenno alla situazione politica tedesca di quegli anni
In Sein und Zeit Heidegger aveva parlato del e compito di una di- ha sostanzialmente lo stesso significato del suomettere Russia e Ame-
struzione della storia dell'ontologia v: proprio questa e distruzione .›› rica sullo stesso piano come società massificate: in entrambi i casi,
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PRESENTJKZIONE PRESENTAZIUNE

quel che domina e la nozione di una e tecnica planetaria si come - H cbe questiopera, piu' che un'introduzione alla metafisica, è una guida
estremo punto di arrivo di quell'oblio dell"essere che secondo lui ca- ad attraversarla per andare al di là di essa. Metafisica è infatti per
ratterizza tutta la civiltà occidentale. Tutti questi fenomeni sono da Heidegger il pensiero ontico, quello cbe parla dell'essere scambian-
intendersi e valutarsi non tanto come dipendenti dalla cattiva vo- dolo fin da principio con liessente e pensandolo sul modello di que-
lontà di un individuo o di una classe o di una nazione, quanto piut- sto. Se tuttavia si tiene presente quanto si è detto sopra circa il
tosto come possibilità ed esiti necessariamente connessi con le basi fatto che l'essere non si dà se non nella sua storia, e quindi nella
metafisicbe stesse della nostra civiltà. E un'opinione clae si potrà di- storia del linguaggio e, per la nostra epoca, della metafisica, appa-
scutere; certo non può in alcun caso essere interpretata come una rirà cbiaro cbe non si tratta ne' di un introdursi alla metafisica nel
fr apologia » di un regime politico, proprio nella misura in cui quelle senso di un prepararsi ad esercitarla; ne' Hdi raggiungere, al di là di
stesse basi metafisicbe sono messe in questione radicalmente. ` essa, un ipotetico punto di vista originario scevro di pregiudizi; ma
' _ Il carattere e la portata storica di questa, come di tutte le opere di un penetrare nella metafisica nel senso in cui essa è la storia-destino
betdeggertane, sono piu' vasti e generali. Si è detto del compito di dell'essere (cfr. il Nietzsche, Pfullingen 1961, vol. II), e quindi an-
una distruzione della storia dell*'ontologia di cui aveva parlato Sein cbe il nostro destino, che si tratta di assumere consapevolmente nella
und Zeit e che la Einführung imposta radicalmente. Si può dire a forma della Wiederholung. Da questo punto di vista - e tutta liopera
ragione cbe tutti gli scritti di- Heidegger dopo quest'ultima opera di Heidegger ne è la prova - il pensiero non può essere altro, per
sono studi di e storia della ƒilosofia v; cioè sfcrzi per operare il risa- noi, che una meditazione e una ripetizione della storia della ,meta-
limento alle origini della metafisica. Ciò non va però inteso come se fisica, intesa come il modo proprio e peculiare in cui l'essere si da
tale risalimento fosse diretto semplicemente a liberarci dai e pregiu- alla nostra epoca. _ -
dizi n che una certa tradizione ci ha lasciato in eredità e a farci re-
cuperare un punto di vista ff obiettivo ›› sull"essere (inteso in tal GIANNI Vnrrmo V
senso come un darsi spettacolare della verità). Il discorso ontolo-
gtco, la vera posizione del problema delliessere non comincia una
volta cbe si sia recuperato questo presunto punto di vista originario;
il discorso ontologico è lo stesso risalimento (di qui liinsistere, niente
afiatto retorico, di Heidegger sul domandare, sul Fragen), e ciò per-
clsé liessere non è qualcosa clae stia al di là del suo darsi nel lin-
guaggio e nella storia, ma è -questo stesso darsi. Lo sforzo ontologico
di Heidegger, lungi dal comportare un abbandono della concreta espe-
rienza storica delliuomo, .è invece esclusivamente una lettura radi-
cale di questa storicità. L"Eir1führung e le opere successive confer-
:nano e approfondiscono cosi il nesso peculiare del problema del-
esscre con il problema dell'esserci (dell*uomo) quale era stato in-'
dicato da Sein und Zeit. *
Da ultimo si dovrebbe accennare al .senso che ba in Heidegger
la parola e metafisica ». Qualcbe interprete ba giustamente osservato

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-L-

INTRODUZIONE ALLA METAFISICA


I

CAPITOLO I

LA DOMANDA METAFISICA FONDAMENTALE '


'l

Percbé_ vi è, in generale, l*'essente e non il nulla? Ecco la do-


manda. Non si tratta, presumibilmente, di una domanda qualsiasi. È
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chiaro che la domanda: -a Perché vi è, in generale, Pessente e non il
nulla? a è la prima di tutte le domande. Non certo la prima per
quanto riguarda Pordine temporale. I singoli, e anche i popoli, si
pongono una quantità dt domande nel corso del loro sviluppo sto-
rico attraverso i tempi; adrontano, esplorano, indagano ogni sorta
di cose prima d'imbattersi nella domanda: << Perché vi è, in generale,
lessente e non 1.1 nulla? a. Capita a molti di non imbattersi addirit-
tura mat tn una s1m1le domandaj né di chiedersene mai il significato:
'lu
dato che non si tratta dl fermarsi alla pura e semplice enunciazione,
sentita o letta, della frase interrogativa, ma di formulare la domanda,
di farla sorgere, di porla, di immettersi nella necessità di questo
domandare. _ _
Eppure, capita a ciascuno di noi di essere, almeno una volta e
magari pm diuna, sfiorato dalla forza nascosta di questa domanda,
AVVERTENZA
senza tuttavia ben rendersene conto. In certi momenti di profonda
dlsperazlone, ad esempio, quando ogni consistenza delle cose sembra
Il presente scritto raccoglie il testo completo del corso svolto, sotto il medesimo venir meno e ogm sigmficato oscurarsi, la domanda risorge. Può darsi
titolo, all'Uniuersità di Friburgo, durante 11 semestre estivo del 1935. che una sola volta essa ci abbia colplto, come il suono cupo di una
Una cosa E la parola detta, altra cosa la parola stampata.
Pertanto, onde venire incontro al lettore, sono st_ate accorciare alcune frasi troppo campana echeggiante nelliintimo e che vada via via smorendo. Oppure
lunghe, il testo è stato meglio articolato e suddiviso, sono state soppresse alcune la domanda si presenta in una esplosione giubilante del cuore, allor-
ripetizioni, rettificate alcune seiste, chiarite talune itnprecisioni. Ma il contenuto È
rimasto
i rmmuta
l Io . _ _ _ _ ché repentinamente tutte le cose si trasformano e ci attorniano come
Quanto è incluso fra parentesi tonde risulta dall'ulter1ore elaborazione del testo,
mentre fra parentesi quadre sono state comprese alcune osservaztoru aggiunte negli per la prima volta, tanto che riuscirebbe piú facile concepire che
anni successivi. _ _ _ _ esse non siano pluttosto che siano proprio cosí come sono, La do-
Per poi intendere bene 1n che senso e per quale ragione 11 termine e metafisrca a
ricorra nel titolo di qu_este lezioni, bisognerà che il lettore abbia, dal canto suo, manda si presenta anche in certi momenti di noia, quando ci sen-
compiuto 11 loro lunerarro. . tiamo ugualmente distanti dalla disperazione come dalla gioia; ma

13 * *
INTRODUZIONE ALLA META FI S ICA * La uoruauoa Maraetslca 1=oNuaMaN*raLz

in modo tale che Pincombente normalità di ciò che ò induce a una Cercare il fondamento 'significa indagare la ragione, investigare. Tutto
desolazione nella quale appare indifferente che ciò che ò sia o non ciò che viene investigato si rapporta al fondamento. Solo che, per
sia. Allora, in guisa ancor piú pertinente, risuona ancora la domanda: il fatto dello stesso domandare, rimane incerto se questo fondamento
a Perché vi ò, in generale, liessente e non il nulla? a. sia veramente fondante, se realizzi la fondazione, se sia un fonda-
Ma sia che la domanda si ponga nel suo vero significato, sia che, mento originario (Ur-grund ); ovvero se questo fondamento rifiuti
senza venir riconosciuta come vera e propria domanda percorsa solo. la fondazione, se sia assenza di fondamento (Ab-grund); o se, inline,
come un turbine passeggero, il nostro essere; sia che ci scuota pro- non sia né una cosa .né l"altra, ma presenti solo uniapparenza, forse
fondamente, sia che si lasci da noi *eludere o soffocare sotto un pre- necessaria, di fondazione, costituendo cosí solo un non-fondamento
testo qualsiasi, cetto si ò che essa, fra tutte le domande, non ò mai (Un-grund). Comunque sia, la domanda va in cerca di una risposta
quella che ci si pone temporalmente per prima. decisiva perseguendola in un fondamento che fondi, giustifichi lies-
Essa ò tuttavia sempre la prima in un altro senso: per il suo sente come tale in ciò che esso è. Tale domanda sul perché non ri-
rango. Ciò risulta evidente da un triplice punto di vista. La domanda: cerca, per l'essente, cause della stessa natura o poste sul medesimo
a Perche' vi è, in generale, liessente e non il nulla? a- reclama il piano di esso. Essa non si muove su di un piano indifferente o solo
primo posto anzitutto perché ò la piú vasta, in secondo luogo perché in superficie, ma penetra nella zona piú profonda, proprio Eno all'ul-
è la piú profonda, infine perché ò la piú originaria. timo, fino al limite: rifuggendo da qualunque superficialitä e appiat-
Si tratta della domanda di piú vasta portata. Essa non si ferma timento tende al profondo, cosicché, oltre che come la piú ampia, si
ad un ente qualsiasi, ma investe tutto l`essente nel suo senso piú presenta nel contempo, fra tutte le domande piú profonde, come la
lato, né si limita al dato attuale, ma riguarda anche quanto è stato piú profonda. _' :
per l'addietro e sarà in futuro. L"estensione di questa domanda non ' Infine, in quanto è la domanda piú ampia e profonda, si pre-
incontra nessun limite se non in ciò che non ò né sarà in alcun modo, senta anche come la piú originaria. Che- cosa si deve intendere con
ossia nel nulla. Tutto ciò che non E'-: un nulla ricade sotto questa do- questo? Se ci si rende conto di tutta Pampiezza di questa domanda,
manda, ed infine lo stessonulla: non già perché esso divenga qual- che problematizza Pessente come tale nella sua totalità, apparirà chiaro
cosa dal momento che ne parliamo, ma perché e è a il nulla. La che essa non concerne in alcun modo questo o quell'ente singolo in
nostra domanda ò di cosi vasta portata che non sapremrno oltrepas- particolare. Ciò che noi intendiamo considerare ò proprio l'essente
sarla. Essa non verte su questo o su quell'ente in particolare, né nella sua totalità, senza alcuna preferenza particolare. Tuttavia c'è un
sull"intera serie degli enti, ma sulliessente in toto, o, come vedremo essente che si fa avanti sempre di nuovo con insistenza in questo
meglio piú avanti, sull'eSsente nella sua totalità come tale. .. domandare: q-uello degli uomini stessi che pongono la domanda. Pure,
Per il fatto che questa domanda è la piú vasta, è anche la piú in questa domanda, non deve trattarsi di un qualche ente partico-
profonda. e Perché vi ò, in generale, l'essente...? a Chiedere perché lare. In ragione della sua portata illimitata tutti gli enti per essa si
è come chiedere: quale ne è la ragione, il fondamento (Grund)? Da equivalgono. Un qualunque elefante in una qualsiasi foresta vergine
quale fondamento l'essente proviene? Su quale fondamento si basa? dell'India è altrettanto essente che un qualsiasi processo chimico di
A quale fondamento risale? La domanda non concerne questo o -combustione sul pianeta Marte, o quel che si voglia.
quelliaspetto dell"essente, né il suo essere qua o là, né come è fatto Se intendiamo dunque perseguire nel suo vero significato e fino
o come può risultare modificato o venire utilizzato, e via dicendo. in fondo la domanda: a Perché vi è, in generale, l'essente e non il
Il domandare mira al fondamento del.l'essente in quanto essente. nulla? ››, bisogna evitare di porre in primo piano un ente partico-

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INTRODUZIONE ÀLLÀ NIETAFISICJK LA DDNIANDJE. METAFISICA FUNDAIMENTJKLE t

lare, anche l'uomo. Perché, che cos'è in fondo quest'essente'? Raf- nata con quella riguardante 1'essere e con le sue varie trasforma-
figuriamoci la terra nell"Universo, per entro l'oscura immensità dello zioni, non è in realtà la prima per dignità e per rango?
spazio. Al suo confronto, essa è come un minusoolo granello di sab- Certo, il fatto chela domanda: a Perché vi è, in generale, l'essente
bia fra il quale e il piú prossimo granello della stessa grandezza si e non il nulla? a venga posta o meno, non tocca minimamente Fessente
estendesse un chilometro e piú di vuoto: sulla superficie di questo in se stesso. I pianeti non seguono meno, per questo, il loro corso.
minuscolo granello di sabbia vive un ammasso caotico, confuso e L'impulso vitale non trascorre meno nelle piante e negli animali. Ma
strisciante, di animali che si pretendono razionali e che hanno per quando tale domanda venga efiettivamente posta, ecco che allora, in
un istante inventato la conoscenza (cfr. Nietzsche, Sulla verità e la questo domandare, se spinto realmente a fondo, si verifica necessa-
menzogna in .temo exrramorale, 1873, opera postuma). E che cos'è riamente che cio che viene interrogato e fatto oggetto della domanda
mai Pestensione temporale di una vita umana nel giro di tempo di si ripercuote sul domandare stesso. Di conseguenza, tale domandare
nnhoni di anni? Appena uno spostamento della lancetta dei secondi, non costituisce di per sé un fatto qualunque, ma un accadimento pecu-_
un breve respiro. Non sussiste alcun motivo perché, per entro al- liare, ciò che noi chiamiamo un e v e n t o (Gescbebnis).
l'essente nella sua totalità, si debba porre in primo piano quell'es- Questa domanda sul perché, come tutte quelle in essa immedia-
sente chiamato uomo, alla cui specie noi stessi per caso apparteniamo. tamente radicate e nelle quali quest'unica si dispiega, non è paragona-
D'altra parte, in quanto Pessente nella sua totalità cade a un bile a nessun'altra. Essa si protende alla ricerca del proprio stesso
certo punto sotto la domanda suddetta, tra lui e il domandare viene perché. La domanda: -a Perché il perché? a può esteriormente appa-
a stabilirsi una relazione peculiare, in quanto unica nel suo genere. rire, di prim'acchito, un'oziosa ripetizione all'infinito della stessa frase
È infatti attraverso questo domandare che l"essente nella sua totalità interrogativa, un almanaccare vuoto e pretenzioso su parole senza
si presenta per la prima volta e o m e tale, aperto nella dire- contenuto; Sicuramente l'apparenza è questa. Si tratta ora di vedere se
zione del proprio possibile fondamento e mantenuto in tale apertura preferiamo renderci vittime di tale superficiale evidenza a buon mer-
da questo domandare. Il porsi di questa domanda, nei confronti cato, e ritenere cosí tutto quanto sistemato, o se non siamo in grado
dell"essente come tale nella sua totalità, non costituisoe un fatto qual- di cogliere in questo ripercuotersi su se stessa della domanda sul per-
siasi, che si verifichi accidentalmente nell"ambito dell'essente, come ché un evento capace di stimolarci. '
ad esempio il cadere delle gocce di pioggia. La domanda sul per- Se non ci si lascia ingannare dall'evidenza superficiale, si vedrà
ché si colloca di fronte all'essente nella sua totalità, e come distac- che questo interrogare sul perché, in quanto costituisce una domanda
candosene, anche se mai pienamente. È per questo, appunto, che sull'essente come tale nella sua totalità, è destinato in verità a por-
la domanda assume tutto il suo risalto. Proprio per il fatto che que- tarci a tutt'altro che a giocare con delle semplici parole, posto che
sto domandare si pone di fronte all'essente nella sua totalità, senza possediamo tuttavia abbastanza forza di spirito da provocare realmente
potervisi peraltro sottrarre, accade che ciò che viene domandato si questa ripercussione della domanda sul proprio perché, dato che sicu-
ripercuota sul domandare stesso. Perché il perché? Su che cosa si ramente cio non può verificarsi da sé. Allora troveremo che tale
fonda la stessa domanda del perché, domanda che si studia di porre peculiare domanda sul perché si basa su di un salto (Sprrmg) mediante
l'essente nella sua totalità sul suo proprio fondamento? Forse anche il quale l'uomo abbandona ogni anteriore sicurezza, vera o presunta,
questo e perché a rappresenta, a sua volta, solo la domanda di un nei riguardi del proprio essere (Dasein). Questa domanda si pone
fondamento provvisorio, sicché quel che si cerca è sempre ancora un solo nel salto e come salto, o non si pone afiatto. Che cosa s'intenda
essente capace di fondare? Forse questa p r i m a domanda, parago- qui per salto si vedrà piú avanti. Il nostro domandare di per sé non

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r'
INTRGDUZIONE .PLLLA METAFISICñ.
La nomanna METM.-¬-Islca Fonnrm-IENTALE
e ancora 11 salto, 1n quanto si trova ancora, senza sapere, di fronte
può autenticamente interrogare senza cessare di essere un credente,
all'essente, per esserlo bisogna che si trasformi. Basti per ora accen-
con tutte le conseguenze che tale passo comporta. Si può solo com-
nare che 11 salto, proprio di questo domandare, fa sorgere (er-spring!)
portare a come se... ››. D'altronde, la fede che non si espone co-
a se stesso 1l proprio fondamento, lo realizza nel salto. Un tale salto
stantemente alla possibilità dell'incredulità non è neppure una fede,
capace d1 prodursi come fondamento lo chiamiamo un salto originario
ma una comodità e una convenzione stipulata con se medesimo di
(Ur-rpmng: origine) nel vero senso della parola: il far sorgere a
attenersi in futuro al dogma, come a tma qualunque tradizione. Non
se stesso il proprio fondamento (dar Sicb-demGrand-er-springefr) Il
si tratta, in questo caso, né di un credere né di un interrogare, ma
fatto che in ogni autentico domandare la domanda: -rr Perché vi è, in
di semplice indifferentismo che si può oramai occupare di tutto - tanto
generale, lessente e non 11 nulla? ›› faccia sorgere 11 fondamento, po-
I' u- I i

del credere come delliinterrogare - magari anche con molto interesse.


nendos1 cosí! come salto originario, c'induce a riconoscerla come la
Con questo rimando- alla sicurezza della fede considerata come
domanda p1u or1g1nar1a. -
un modo specifico di essere nella verità, non si vuol certo dire che
In quanto è la piú vasta e la piú profonda, la domanda è anche
la citazione delle parole della Bibbia: e A1l'i11izio Dio creò il cielo
la piu ortgmarta, e viceversa.
e la terra ecc. s costituisca una risposta alla nostra domanda. Che
i La domanda- rlsulta, in questo triplice senso, la prima per rango
questa frase della Bibbia sia vera o no per la fede, essa non può co-
1n quell ordlne dell mterrogare mterno all'ambito che essa stessa per
stituire per nulla una risposta alla nostra domanda, non avendo alcun
prima d1sch1ude, dlmensionandolo, e fonda. La nostra domanda è
rapporto con questa. E se non ha alcun rapporto con essa è perché
la dio m a n d a chƒe rappresenta tutte le vere domande, ossia quelle
non può averne afiatto. Quanto viene propriamente richiesto nella
che srpongono da se a se stesse: sia che ci se ne renda conto o meno,
nostra domanda è, per la fede, una follia.
ãssa rlsulta necessariamente implicita in ogni altra domanda. Nessun
È in tale follia che consiste la filosofia. Quanto a una -s filosofia
omandare, neppur quello concernente 11 benché minimo a proble-
cristiana ›› essa non è che una specie di a ferro ligneo ra e un malin-
$a ›› scnírnläfico, può comprendere se stesso se non afferra la domanda
teso. Esiste senza dubbio una elaborazione problematica riflessa del-
1 tutte e omande, vale a d1re se non se la pone. Occorre che fin dal
Pesperienza cristiana del mondo, vale a dire della fede. Ma questa
primo momento risulti ben chiaro questo: non si può mai stabilire
è teologia. Solo epoche che ormai non credono piú alla vera grandezza
obbiettivamente se uno si pone, se noi stessi poniamo, effettivamente
del compito della teologia pervengono all'idea rovinosa che la teo-
questa domanda, se si compie cioè il salto o se ci si ferma alla sem-
logia abbia a guadagnare con un presunto ringiovanimento ottenuto
plice formulazione di essa. La domanda, del resto, decade subito dal
mediante l'aiuto della filosofia, o magari possa venirne rimpiazzata o
suo rango nelliambito di una forma storica di umanità cui rimanga
resa piú appetibile secondo le esigenze dei tempi. Ma per la fede
estraneo il domandare come potenza originaria.
genuinamente cristiana la filosofia è una follia. Filosofare significa
Per chi, ad esempio, considera la Bibbia come fonte di rivela-
chiedere: e Perché vi è, in generale, l'essente e non il nulla? a. Il
zione e di verità divina, la risposta si trova già pronta ancor prima
porre efiettivamente una simile domanda significa avere Pardire di
dello stiesso porsi della domanda: e Perché vi È, in generale, l'essente
interrogare fino In fondo, di esaurire lmesaurrbtle mediante la rive
e non 11 nulla? ››. La risposta è la seguente: l'ente, in quanto non
lazione di quanto in essa richiesto. Laddove qualcosa di simile av-
è Dio stesso, è creato da lui. Dio stesso e è ›:› come creatore increato.
viene c'è filosofia.
Chi si mantiene sul terreno di una tal fede può certo, in qualche
Il voler parlare piú dettagliatamente della filosofia, a titolo infor-
modo, seguire il nostro domandare, e anche parteciparvi, ma non
mativo, per sapere che cosa essa sia, costituirebbe urfimpresa infrut-
18 _ 19

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INTRGDUZIONE ALLA METBFISICA' LA DDIvIi'iNDi'i. METAFISICA FONDåMENTALE


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In

tuosa. Chi voglia impegnarsi nella filosofia deve, beninteso, sapere manda. Ci siamo subito lanciati in una discussiqrlie su di È: do
alcune cose. Ma esse possono venir dette in breve. trattava, comunque, di un chiarimento necessario. porre qll _
Ogni interrogare essenziale della filosofia permane necessariamente manda non ha infatti nulla di consueto. Dialfffi Pmer 11°” esiste un
inattuale (unzeirgemäss). E questo sia perché la filosofia si spinge modo di avvicinarsi ad essa gradualmente, _d1;üfamiliarizãar:i šonlåìi
molto piú avanti del suo presente attuale, sia perché essa ricongiunge partendo da ciò che e abituale. Bisogna qum cercare 1 a EU
il proprio presente al suo remoto e principiale (anƒänglicb) passato. cela in anticipo, di prospettarla. Non ci è d'altronde consentito - per
In ogni caso la filosofia permane un genere di sapere che non solo . I ' I I
il fatto di prospettarci la domanda, per il fatto di parlarmi dl Sf-'0
1 I r'

non si-lascia attualizzare ma, al contrario, sottopone alla propria mi- darci o di difierire il domandare.. ' _ _ _- _
sura il tempo. _ Pertanto limiteremo le osservazioni preliminari alle indicazlonl
La filosofia è, per sua stessa essenza, inattuale: essa appartiene contenute in questa lezione.
infatti a quel genere di cose il cui destino è di non trovare mai una
immediata risonanza nel presente, e anche di non doverla mai in- Ogni forma essenziale dello_ spirito è ambigua. Qå1iflI1I0t_P1uolf=
contrare. Allorché qualcosa di simile accade, quando una filosofia incomparabile con altre, tanto piu da luogo a frainten meri i ni -
diventa di moda, allora o non si tratta di vera filosofia., oppure essa teplici. - _ _ _
risulta sviata dal suo senso e indebitamente sfruttata per scopi qual- La filosofia rappresenta una delle poche possibilità. ¢ tal°1`a_ 11€'
siasi, a lei estranei, piegata a esigenze del momento. _ cessità, di cui l'uomo nella sua esistenza storica _dl$P°fi¢›_ ãhålaslåišü
Perciò la filosofìa non è nemmeno un sapere tale da potersi ap- veramente autonome e creatrici. I fraintendimenti correnti '_""§

`prendere immediatamente, com 'è delle conoscenze tecniche o di me- sofia, che d'altronde colpiscono piú o meno alla lontana il loro og-
stiere, né un sapere da potersi immediatamente applicare, come getto sono innumerevoli. Ci limiteremo qui a due Soltflntfl dl €551.
Il -n 1 I' ' _
quello economico o quello, in genere, professionale, che, di volta particolarmente importanti per chiarire la situazione presente e fu
in volta, si può apprezzare in base alla sua utilità. - tura della filosofia. _ _ _ - íIåI

Ma ciò che non è utilizzabile può nondimeno, anzi piú di ogni Uno di questi fraintendimenti consiste ,nel conñepire prfitšeìe
altra cosa, costituire una potenza. Quello che non possiede alcuna troppo grandi circa Pessenza della filosofia; laltro ne o stravo e e
immediata risonanza nella vita di tutti i giorni può stare in intima il senso del suo operare. ' _ _ _ _
consonanza con l'accadere (Gescbeben) autentico della storia di un Grosso modo, la filosofia mira ad enucleare 1 fondamenti primi
popolo. Può perfino costituirne Pannuncio profetico. Quanto è ora ed ultimi dell'essente, di modo che l:uomo_ posäfl _¢5Pf¢55a1P'ìfte rl'
inattuale avrà il suo tempo adatto. Questo vale per la filosofia. Per- cavarne una interpretazione e determmare ipfini lriguaiiìdaiìti filesseãe
tanto non si può nemmeno stabilire quale sia, in linea generale, il umano stesso. Di qui si genera facilmente lillusione c ie a _'-350 2
compito vero e proprio della filosofia e quello che ci si deve er con- possa e debba fornire in ogni epoca a ciascun popßlvs S13 Pf-ff Pm'
I P
seguenza, attendere da essa. Ogni tratto e ogni grado del suo svi- seme mmc per Pavvenire, le basi sulle quali edificare una civiltà.
luppo reca in se' la propria norma. La sola cosa che si possa dire è Tali speranze e sifiatte pretese sopravanzano tuttavia 11* reale potere
quello che la filosofia non può essere e non può dare. e l'essenza stessa della filosofia. Per lo piú questa pretesa eccessiva
Si è formulata la domanda: -a Perché vi è, in generale, l'essente si traduce in una svalutazione della filosofia. Si dice, ad esempio:
e non il nulla? ››. Sifiatta domanda è stata considerata come la prima. siccome la metafisica non ha contribuito a preparare la rlvvlüzlvflvs
In questo modo non abbiamo però ancora afiatto posto la do- è da respingere. Questo discorso si rivela altrettanto intelligente

zo __ I 21 `
._'

INTRODUZIGNE ALLA METAFIS ICA _ LA DOMåND.A METAFISICA. FDNDPLMENTALE


I-

quanto quello che pretendesse di scartare un banco da falegname risce alle cose, all'essente, il loro_ peso (d'essere). E questo perché?
solo perché non serve a volare. La filosofia non può mai essere im- Perché Fappesantimento costituisce una delle condizioni fondamen-
m e di a t a m e n t e apportatrice di forze ne' creatrice di forme di tali, essenziali, per la nascita di tutto ciò che è grande: in primo
azione o di condizioni atte a suscitare una situazione storica, e questo luogo il destino di un popolo storico e delle sue opere. Destino però
già per il semplice fatto che essa ha immediatamente a` che fare sem- c'è solo là dove un vero sapere sulle cose domina l'esistenza. Le vie
_j_|_l__|.

pre con una minoranza. Quale minoranza? Quella di coloro, appunto, e le prospettive di un tal sapere sono aperte dalla filosofia.
che sono in grado di compiere rivolgimenti e trasformazioni creative. Gli equivoci da cui non cessa d'essere circondata la filosofia sono
Solo mediatamente, e per imprevedibili passaggi, essa si estende fino provocati soprattutto dal comportamento di gente come noi, vale a
a degenerare, prima o poi, quando si è ormai da gran tempo dimen- dire dei professori di filosofia. Il loro compito solito, d'a1tronde giu-
åiìcato quello che era all'origine, nella banalità dell'esistenza quoti- stificato e altresi utile; è quello di trasmettere una certa conoscenza,
ana. conforme alle esigenze di una media cultura, delle filosofie finora esi-
Per contro, quello che la filosofia nella sua vera essenza può e stite. Si ricava cosi Fimpressione che proprio questa sia la filosofia,
deve essere è proprio questo: un “pensiero che schiuda le vie e le mentre si tratta, nel migliore dei casi, di semplice scienza della fi-
prospettive di un sapere capace di fornire a ogni cosa la misura e il losofia. -
posto che le spetta, in cui e per cui un popolo possa comprendere e Nemmeno, d'altra parte, la menzione e la rettificazione dei pre-
attuare il proprio essere nel mondo della storia dello spirito; lo schiu- detti fraintendimenti può pretendere di metterci di colpo in un
dersi di quel_sapere che suscita, sovrasta e determina ogni interro- chiaro rapporto con la filosofia. Uimportante è di sapersi mantenere
gativo e ogni valutazione. _ in attitudine meditativa e attenta proprio quando i giudizi piú cor-
Il secondo dei fraintendimenti ricordati rappresenta uno stravol- renti e le presunte esperienze ci aggrediscono inopinatamente. Il che
gimento del compito della filosofia. Se questa non è in grado di for- succede spesso, in maniera quanto mai innocente e quindi ancor
nire le basi di una civiltà si pensa che sia perlomeno in grado di piú pronta e eficace. Si crede, in base alla propria esperienza, di
'
favorirne l- F edificazione
' * '
sia I -
con lordinare, -
in prospetti- o sistemi,
. .
la avere facile conferma del fatto che la filosofia << non conclude nulla ››
totalità _dell'essente;, fornendo a scopo utilitario un quadro, una spe- e -a non serve a niente ››. Entrambi questi luoghi comuni, che vanno
cieƒdi mappa del mondo, delle diverse cose e generi di cose possibili, per la maggiore soprattutto nell'ambito dell'inse"gnamento e della
cosi da permettere un orientamento generale e comune; sia con il sol- ricerca scientifica, sono Pespressione di certe constatazioni che hanno
levare le scienze di una parte del loro lavoro conducendo la riflessione una loro- incontestabile esattezza. Chi, per contro, cercasse di dimo-
sui loro presupposti, concetti fondamentali e principi. Ci si attende, strare che la filosofia, in fin dei conti, << qualcosa conclude a, non
insomma, dalla filosofia 'che promuova e acceleri l'attività culturale farebbe che aumentare e rafforzare il fraintendimento imperante,
in senso pratico-tecnico contribuendo a renderla piú agevole _ consistente nel preconcetto che la filosofia può essere valutata se-
Ma il fatto è che è proprio dell'essenza della filosofia di rendere condo i criteri correnti, con i quali si giudica, ad esempio, della fun-
le cose non piú facili, bensi piú dimcili. E questo non a caso: infatti zionalità di una bicicletta o dell'eficacia di certi bagni termali.
il suo modo di comunicare appare inconcepibile e addirittura pazze- È quanto mai esatto e perfettamente giusto dire che c la filoso-
sco per il senso comune. Il compito vero della filosofia consiste in fia non serve a niente ir. L'errore è soltanto di credere che, con que-
realtà piuttosto nelfappesantimento (Errcbwemng) dell'esserci sto- sto, ogni giudizio sulla filosofia sia concluso. Resta tuttavia da fare
rico, e, in ultima analisi, dell'essere stesso. L'appesantimento confe- ancora una piccola aggiunta, sotto forma di domanda: se cioè, posto
_ 23 _
22
il
1
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III

INTRODUZICINE ALLA METAFISICA _ LA DUMANDA METAFISICA FUNDAMENTALE

che n oi non possiamo farcene nulla, non sia piuttosto la filosofia sente, si usa tradurla con -ti natura ››. Non si fa che utilizzare, in que-
che, in ultima analisi, è in grado di fare qualcosa di n oi , suppo- sto modo, la traduzione latina e natura :-:› che significa propriamente
sto che c'impegnamo in essa. E riteniamo che questo possa bastare ti nascere ii- e << nascita ii-. Ma con questa traduzione latina viene già
per quanto riguarda il chiarimento di ciò che la filosofia non è. _ eliminato l'originario contenuto della parola greca tpiiirtgi l'autentica
Abbiamo posto, all`inizio la domanda: -a Perché vi ò, in generale, forza evocativa filosofica della parola greca risulta distrutta. Ciò vale
l'essente e non il nulla? a. Abbiamo detto che porre questa domanda non soltanto per la traduzione latina di questa parola, ma per ogni
è il filosofare. Se infatti, con uno sguardo penetrato di pensiero, ci altra traduzione latina delle espressioni filosofiche greche. Il fatto
apriamo nella direzione di tale domanda, questo significa che, in di questa traduzione non rappresenta comunque qualcosa di fortuito
primo luogo, rinunciamo a sofiermarci in una qualunque delle so- o privo di significato, esso costituisce infatti il primo passo del pro-
lite sfere dell'essente. Ci poniamo al di là di ciò che è all'ordine cesso di imprigionamento e di alienazione dell'originaria essenza della
del giorno. Il nostro interrogare si spinge al di là dell"usuale e di filosofia greca. La traduzione latina servi di base al Cristianesimo e
ciò che rientra nell"ordine quotidiano. Nietzsche ha detto una volta al Medioevo cristiano. Quest'ultimo si prolunga, a sua volta, nella
(VII, 269): -zi Un filosofo ò un uomo che vive, vede, ascolta, sospetta, filosofia moderna, la quale si muove nel mondo concettuale del Me-
spera, e costantemente sogna cose straordinarie ii-. _ dioevo; essa ci fornisce le nozioni e i termini che vengono ancor
' Filosofare significa interrogarsi su ciò che è fuori dell'ordinario. oggi usati per cercare di rendersi conto del cominciamento della fi-
Dato tuttavia che, come abbiamo per ora solo accennato, questa do- losofia occidentale. Questo cominciamento ò considerato come qual-
manda si ripercuote su se stessa, fuori dell'ordinario non è solo ciò cosa di ormai superato, che il mondo odierno ha da gran tempo la-
su cui verte la domanda, ma il domandare stesso. Questo significa che sciato alle proprie spalle. -
tale domandare non è qualcosa a portata di mano, che ci possa capi- Per noi si tratta, invece, di saltare tutto questo processo di de-
tare di incontrare un giorno per caso. Nemmeno è da credere che formazione, _di degradazione, per cercare di riconquistare l'indistrut-
rientri nel consueto ordine della vita quotidiana, quasi che vi fos- tibile forza evocativa della lingua e delle parole: in quanto parole e
simo indotti da una qualche esigenza o prescrizione. Questo doman- lingua non sono come dei cartocci che servano unicamente ad invol-
dare non lo si rinviene neppure nell'ambito delle cose urgenti, dei gere cose per il commercio del parlare e dello scrivere. È solo nella
bisogni impellenti da soddisfare. È lo stesso domandare che è al di parola e nella lingua che le cose divengono e sono. Con l'uso incon-
fuori dell'ordine. Esso à interamente libero e volontario, pienamente trollato della lingua, nella vuota chiacchiera o nelle frasi fatte, si viene
ed espressamente fondato su di una segreta base di libertà, su ciò cosi a perdere Pautentico rapporto con le cose. Ora,'che cosa signi-
che abbiamo denominato il salto. Lo stesso Nietzsche soggiunge: e La fica la parola tpiioz-*;?' Essa indica ciò che si schiude da se stesso (come
filosofia... è la scelta di vivere fra i ghiacci e le alte cime iv (XV, 2). ad esempio lo sbocciare di una rosa), l'aprentesi dispiegarsi e in tale
Filosofare, possiamo ben dirlo ora, è uno stra-ordinario porre do- dispiegamento lientrare nel1'apparire e il rimanere e il mantenersi in
mande su quello che è fuori-dell'ordinario (ist entrar-ordentlicber esso; 'iti breve: lo schiudentesi-permanente imporsi (dns auƒgebend-
Fragen nacb den: Atirser-ordentlicben). ' aerweilende' Wdten). Stando al dizionario tpúsiv significa crescere,
All'epoca del primo e decisivo fiorire della filosofia occidentale far crescere. Ma che cosa significa crescere? Indica solo Paccresci-
presso i Greci, dal quale ha tratto veramente origine la domanda sul- mento quantitativo, il divenire sempre piú grande?
l'essente come tale nella sua totalità, l'essente era denominato oúatc. La oúetç nel senso dello schiudersi (als Anƒgeben) la si può ri-
Questa espressione chiave che vale a designare, presso i Greci, l'es- scontrare dappertutto, per esempio nei fenomeni celesti (il levar del

24 25
iNTnonUzior~iE aLLa I-aETaFisIc;a LA DOMANDA MIETAFISICA FUNDAMENTALE

sole), ne1l'ondosità marina, nel crescere delle' piante, nelliuscire del- e la scienza moderna appare, rispetto ad essi, infinitamente piú avan-
Fanimale e dell`uomo dal grembo materno. Ma la tpúaiç, come schiu- zata._ A parte_ tutte le particolari assurdità insite in questo modo di
dentesi imporsi non designa semplicemente quei fenomeni che usiamo considerare linizio della filosofia come alcunché di primitivo, si deve
ancor oggi attribuire alla a natura is. Questo schiudersi, questo consi- dire che questa interpretazione dimentica che qui si tratta della filo-
stere in se di fronte al resto, non può considerarsi un processo come sofia, vale a dire di una delle poche cose grandi di cui l'uomo ò ca-
gli altri che noi osserviamo nelliambito delliessente. La qiiiaic ò lo pace. Ora, ogni grande cosa può avere solo un grande inizio. Il suo
stesso essere, in forza del quale soltanto l'essente diventa osserva- inizio e sempi-_e_la cosa piu grande. Ciò che ò piccolo possiede sempre
bi.le e tale rimane. un piccolo inizio, la cui dubbia grandezza consiste nel rimpicciolire
I Greci non hanno incominciato con Papprendere dai fenomeni tutto; ciò che ha un piccolo inizio È la decadenza la quale può anche
della natura che 'cosa sia la cpúaig, ma viceversa: e in base a una fon- divenir grande, nel senso della dismisura del totale annientamento
damentale esperienza poetico-pensante dell'essere che ad essi si ò _Ciò c__he ò grande comincia coll"essere grande fin dal principio
rivelato ciò che hanno dovuto chiamare roúaiç. Solo sulla base di tale e si mantiene tale solo per via di un libero ricorso della propria gran-
apertura, essi sono stati in grado di considerare anche la natura nel dezza: se è grande e grande anche nella sua fine. Tale ò la filosofia
senso piú ristretto. La cpúaic cosi intesa designa, in origine, tanto il dei Greci: essa termina in grandezza con Aristotele. Solo la comune
cielo che la terra, la pietra come la pianta, sia l'animale che l'uomo, opinione e l'uomo medioišre s'immaginano che ciò che à grande sia
nonché la storia umana quale opera congiunta degli dei e degli uo- destinato a durare indefinitamente, ed eguagliano la sua durata al-
mini; inline, e in primo luogo, gli dei stessi, in quanto sottoposti l'eterno.
anch"essi al destino (Gere/nek). tbúaiç significa lo schiudentesi im- I Greci chiamavano l'essente come tale nella sua totalità tpúaig
porsi e il perdurare dominato da esso. In questo schiudentesi-perma- ??-10___1_ne1då:n__:almente si può, a questo proposito, notare come già nel-
nente imporsi si trovano inclusi sia il ti divenire ›› che 1"-ti essere ii, _am ito e_ a_filosofia greca si sia ben presto verificata una restri-
nel senso ristretto della persistenza immobile. tbúaiq à il pro-dursi zione del significato della parola, senza che tuttavia quello origina-
(das Eni'-sreben), il portarsi fuori della latenza, e il recare ciò che rio__ scoånparisse_dall'espei_ienza,_ dal sapere, e dall'atteggiamento filo-
ò latente in posizione (in den Stand brƒngen). so co ei Greci. Anche in Aristotele si avverte la coscienza del si-
Ma se, come per lo piú accade, s'intende la qoúaiç, non nel senso gnificato originario della parola, quando parla dei principi dell'es-
originario .di schiudentesi-permanente imporsi, bensi in quello piú sente come tale (cfr. Metapb. l" 1, 1003' a 27).
tardivo e odierno di natura, e se inoltre si considerano come manife- _ Ma questa limitazione dell'espressione cpiiatç nel sense; del ai fi-
stazioni fondamentali della natura i movimenti delle cose materiali, _s:_c_p__i_>_:___ no__i_¬i ha avu_tc_i_ liiogp nel modo che oggi_c_i rappresei_itiamo._ Noi
degli atomi, degli elettroni, e tutto ciò che la fisica moderna indaga ________________ ]I›_£_?›____n1_a__t'i_i__i:_ a sico o a psichico i››,_lo spirituale, l animato, il vi-
sotto l"aspetto di natura, allora la filosofia originaria dei Greci di- _ -_ questo appartiene per i Greci ancora e sempre alla
venta una filosofia della natura, un modo di rappresentarsi le cose É-:'_f___c_. (åome fencåišieno con_tr_apposto_ si_ presenta invece quello che i
per l'appunto sotto liaspetto di natura materiale. L'inizio della filoso-
fia' greca produce allora Pimpressione, del tutto conforme all'idea nel_____senëdaåneingostucrhì:
___ ___ __ _. lìçãfizwinf 0 lsmuzlámei
si ratta vómgl
propriamente dellalegge, regola,
morale, m_a
che il senso comune si fa di un inizio, di quello che ancora qualifi- _io c e secondo il costume (dar Sittenbaƒte), basato su un'obbli-
chiamo, secondo Fespressione latina, come tt primitivo ii. Cosi i Greci Evzione che proviene dalla libertà e su un compito amdato dalla tradi-
finiscono per diventare una specie un poco migliore di Ottentotti, Zlüflfi; ò quanto ha che fare con la libera condotta, con il libero com-

26 27
-F

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INTRQDUZIQNE åLL_q_ METAFISIQA LA DOMANDA METAFISICA FUNDAMENTALE

[Tutto ciò viene qui presentato, di proposito, in modo assai


portamento* e con la formazione storica dell'essere umano, ossia
sommario, come si conviene a una introduzione, epperò in maniera in
1'-ñìiec, che sotto Pinflusso della morale scadrà poi ad a etico ›› (das ' 1 1 _ _, I
f0I_1__d0_i älfllblgua. La parola fpvvßc, in base alla spiegazione data, viene
Etbisebe). _ 1' ii .
a _- esignare_lessere dell essente. Il fatto di porre la domanda itspl.
Il significato di qiúaiç si restringe per contrapposizione a ršxvn
*PU-'F-H-ic, sull essere dell'essente, fa si che la trattazione sulla a physis ››,
che, dal suo canto, non designa né l'arte né la tecnica, bensi un
la fisica ti nel senso antico, pervenga a disporsi già al di là dei cputrtzå,
s a p e re , una sapiente disposizione a fare liberamente dei piani,
ossia dell'essente, e tocchi l'essere. La -ci fisica si determina dall'ori-
a organizzare e a disporre di tali organizzazioni (cfr. il Fedro plato-
gine Fessenza e la storia della metafisica. Anche nella dottrina del-
nico). La -ršxvn è un generare, un edificare, in quanto pro-durre (Her-
lessere come acta: para: (T_oinmaso d'Aquino), come concetto asso-
I ti

nor-bringen) sapiente. (Uillustrazione di quanto vi è, essenzialmente,


uto (Hegel), come eterno ritorno della volontà di potenza sempre
di comune tra qiúaif; e zéxvn esigerebbe una trattazione particolare).
egualš a se stessa (Nietzsche), la metafisica rimane, invariabilmente,
Il concetto contrapposto a a fisico ›› è, d'altra parte, lo << storico ›› una sica. _
I

i'

(das Gescbiebtliebe), una sfera dell"essere che tuttavia i Greci com-


_ La domanda circa l'essere come tale ò però di natura e di ori-
prendono ugualmente sotto il significato della oüaiç assunta nel senso
gine diversa.
piú originario e piú ampio. Tutto ciò non ha comunque da fare mi-
* Si può, beninteso, nell'ambito della metafisica, e seguitando a
nimamente con una interpretazione naturalistica della storia. L'es-
pensare alla sua maniera, considerare la domanda sull'essere come tale
sente come tale' nella sua totalità ò qiúeic, cioò ha come essenza carat-
niente piú che una meccanica ripetizione della domanda sull'essente
teristica lo schiudentesi-permanente imporsi. Qualcosa del genere
come tale. Allora la domanda sull'essere come tale finisce anch'essa
lo si avverte soprattutto nei confronti di quello che, in certo senso,
per essere soltanto una domanda di carattere trascendentale, benché
s'impone con maggiore immediatezza e che viene piú tardi a signi-
di ordine piú elevato. Ma con tale diversa interpretazione della do-
ficare la rpúaig nel senso piú ristretto: -tà: tpúasi. öv-ta, -tà cpuetzå, l"ente
manda sull'essere viene sbarrata la via a un suo adeguato sviluppo.
naturale. Si può anche partire, allorché si discute della tpúeiç in ge-
__ Gsuesta diversa_ interpretazione può risultare favorita dal fatto
nerale, vale a dire di quello che ò l'essente come tale, dai qnitrsi öv-ta,
C É ein___ and Zezt_ parla di un -ti orizzonte trascendentale ii-. Il
ma a patio, fin da principio, di non fermarci a questo o quel regno -a _rascen entale a di cui là si p_arla non ò tuttavia quello della co- "'
della natura: minerale, vegetale, animale, ma di elevarci al _di sopra
ãcienza _sc_igge__ttiva, ma_ si determina in base alla temporalità estatico-
di -'tilt tpuotitiir., _ _
sistenzia e ell esserci. I-l fatto, nondimeno, che la diversa inter-
In greco ti al di là ii, -ti oltre ii, si dice tiettir.. l_.'intei'rogazione filo-
pretazione della domanda sull 'essere come tale tenda a identificarsi
sofica sulliessente come tale ò iit¬:i':'t 'tà qiuaizå; essa domanda al di
con la domanda sull'essente come tale, si spiega con il fatto che l'ori-
là dell'essente, ò metafisica. Non è il caso, per ora, di stare a fare
gine essenziale della domanda sull'essere come tale, e con ciò la
la storia particolareggiata dell'origine e del significato di questa espres-
sione. _ _ ' _ _ _ _ _ stessa essenza della metafisica, permangono oscure. Questo fa si che
La domanda che abbiamo qualificato come di primaria impor- 08111 düfflflflde riguardante in qualunque modo l'essere rimanga nel
tanza: -a Perché vi ò, in. generale, l'essente e non il nulla? ii- è per- V330- -
tanto la domanda metafisica fondamentale. E la metafisica costituisce, Liv lflfrüduzione alla metafisiea ›› ghe vignfi qui tentata 5; rende
tradizionalmente, il centro determinante e il nocciolo di ogni filo- cflntü dfillfl Situazione confusa che çigmggme 11 ..H pmblema d,-__]1=es_
süfig Sere ›› (Seinrƒrage). _ *
INTRCIDUZIONE ALLA METAFISICA LA DOMANDA METAFISICA * FONDAAIENTALE
miíl1míl-a1í§.1_

Il -a problema dell'essere ›› corrisponde, secondo Pinterpretazione ciò che _rimane precluso e occulto per via della dimenticanza del-
corrente, al porsi della domanda sulliessente come tale (metafisica). Tessere. Con un tale domandare incomincia a farsi anche un po` di
-Il -ci problema dell'essere ›› ha invece il senso, in base a Sein and luce snll'e s s e nz a, anch'essa rimasta fin qui nascosta, della me-
Zeit, di porre la domanda sulliessere come tale. Questo significato ta{isica.]
dell'espressione è anche quello conforme al suo oggetto e al senso a Introduzione alla metafisica ii- ha quindi il significato di una
letterale: infatti il -a problema dell'essere :››, inteso come problema introduzione a porre la domanda fondamentale. Ora, le domande,
metafisico riguardante Pessente come tale, n o n si pone aflatto te- specie se si tratta di domande fondamentali. non si presentano in
maticamente la domanda sull'essere. L'essere risulta dimenticato. modo cosi semplice come se si trattasse di pietre o d'acqua. Le do-
Non meno ambiguo, però, delliespressione a problema dell'es- mande non ci sono come ci sono scarpe e vestiti o libri. Le domande
sere i› è parlare delli'-a oblio dell'essere'i› (Seinsvergesienbeit). Si af- s o n o e sono soltanto come vengono realmente proposte. Questa
ferma a buon diritto che la metafisica si pone pure la domanda sul- intro-duzione a porre la domanda fondamentale non significa un cam-
liessere dell'essente; in base a ciò dovrebbe risultare _una sciocchezza mino verso qualcosa che è o si trova in qualche posto, ma un intro-
palese liattribuire alla metafisica un oblio dell'essere. durre che ha anzitutto il compito di destare e di creare il domandare
Ma se s'intende il problema dell'essere nel senso di problema ri- stesso. Questo condurre (Fri/vren) ò tin andare avanti domandando,
guardante l'essere come tale, allora, per chiunque si ponga dal no- un pre-domandare. È un modo di condursi, una condotta (Fiibrnngì
stro punto di vista, diviene chiaro che l"essere c o m e t ale risulta che, per sua natura, non comporta alcuna compagnia. Quando ci
in realtà nascosto alla metafisica, resta obliato, e ciò in maniera cosí s'imbatte in qualcosa che fa pompa di sé, per esempio una scuola filo-
radicale che la dimenticanza dell'essere, col cadere essa stessa in oblio, sofica, vuol dire che il domandare è mal compreso. Scuole siifatte si
viene a- costituire l`impulso, ignoto ma costante, che sollecita il do- possono concepire solo nell'ambito di un lavoro scientifico inteso
mandare metafisico. come mestiere, dove tutto ha il suo posto determinato nell'insieme.
' _ Se ci serviamo, per trattare vagamente del a problema dell'es- Anche questo tipo di lavoro, di cui si è smarrita oggi la capacità,
sere z, dell'espressione << metafisica ››, allora il titolo di questo corso fa_ parte, e necessariamente, della filosofia. Ma anche il miglior me-
risulta- ambiguo. Può infatti sembrare, in un primo momento, che la stiere non può sostituire la forza autentica del vedere, del doman-
questione rimanga nell'ambito dell'essente come tale, mentre - fin dare e del dire. - _
dalla prima proposizione - essa aspira ad uscire da questa sfera per ti Perché vi è, in generale, l'essente e non il nulla? ›› Ecco la
proporre un altro campo problematico alla ricerca. Il titolo del corso domanda. L'enunciazione pura e semplice della proposizione interro-
è quindi anche v o lu ta m e n t e ambiguo. gativa, anche se detta in tono interrogativo, non è ancora un doman-
Il problema fondamentale di cui si occupa questo corso è diverso dare. E ce ne accorgiamo da questo: se ripetiamo piú volte di se-
dal problema che segna l"indirizzo costante della metafisica. Questo guito la frase interrogativa, non è detto con ciò che liatteggiamento
corso si pone, riallacciandosi a Sein and Zeit, la domanda circa la interrogativo acquisti maggiore vitalità; al contrario, Penunciazione
a p e r t u r a (Erreblossenßeit) dell' e s s e r e (cfr. Sein and Zeit, ripetuta può comportare un vero e proprio smussarsi del domandare.
pp. 21 segg. e 37 segg.)_* Apertura vuol significare l'essere aperto di _Ma se la proposizione interrogativa non costituisce la domanda
né il domandare, non può tuttavia neppure essere presa come una
_________'_';___l;le1la traduzione italiana di P. Chiodi, Milano, 1953, pp. 32 segg. e 4? segg. Semplice forma linguistica di comunicazione, nel senso di mero enun-
ciato -a circa ›› una domanda. Quando vi dico: ti Perché vi è, in ge-

sso A . 3-1 'I


r
ì1
LA DOMANDA METAFISICA FONDAMENTALE
INTRODUZIONE ALLA METAFIS ICA I-

diverso da quello che un borghesuccio qualunque pensa sia vicino alla I.

nerale, liessente e non il nulla? z- l"intento del mio domandare e del


vita e alla realtà - risulterà nondimeno sprovveduto e diverrà neces- "I
I

mio dire non è quello di comunicarvi che si produce in me il pro- ql*


q-*Sì
.IF-|l_3.1
J
'I

sariamente un abborracciatore. Perché? Perché non possiede alcun


cesso del domandare. Certo, la proposizione interrogativa può anche
sapere. Sapere infatti vuol dire: p o t e r a p p r e n d e r e.
venire intesa cosi, ma è proprio allora che il domandare sfugge. Non
Beninteso, il comune buon senso ritiene che chi possiede un sa-
si giunge cosi a interrogarsi con gli altri né a interrogare se stessi.
pere non abbia piú bisogno d'apprendere, in quanto ha finito d'in:i-
Non si desta nulla di simile a uniattitudine e, ancor meno, a un'in-
parare. Niente affatto: chi sa ò solo colui che comprende di dover
tenzione interrogativa. Questa consiste, in effetti, in un v ole r-sa-
pere. -a Volere :-› non significa semplicemente desiderare e aspirare. Sempre di nuovo imparare, colui che, in virtii di questa compren-
sione, si ò messo anzitutto in condizione di ' sempre p o t e r a p-
Chi desidera sapere apparentemente interroga, ma non oltrepassa la
p e n e r e . Questo ò ben piú dimcile che_ possedere delle co-
semplice enunciazione della domanda e si ferma proprio là dove ha
gnizioni. _
inizio la domanda vera e propria. Interrogare significa voler-sapere.
Il poter-apprendere (Lernenkönnen) presuppone il poter-inter-
Chi vuole, chi pone tutto il suo essere in un volere, è risoluto.
rogare (Fragenkönnen). L'interrogare ò il voler-sapere di cui si è
La risoluzione non differisce nulla, non si sottrae, ma agisce istan-
detto: la risoluzione di poter stare nella manifestazione delliessente.
taneamente e *di continuo. La ri-soluzione (Eni-rebfosrenbeit) non
Vertendo per noi l'interrogare sulla questione capitale, ò chiaro che
è un semplice proporsi (Bere/Jlnir) di agire, ma l'inizio decisivo del-
sia il volere che il sapere si presentano qui nel loro m o d o piú
l'agire, precedente e compenetrante ogni agire. Volere è esser riso-
luto. [L'essenza del volere ò ricondotta qui alla ri-soluzione. Ma proprio e originario. Tanto meno quindi sarà la pro-
posizione interrogativa (Fragesatz), sia pure genuina-
liessenza della ri-soluzione sta nell'essere-esposto (Eni-borgenbeƒt)
mente formulata e ascoltata, con autentica partecipazione problema-
dell'esserci (Dasein) umano per Pilluminazione clell'essere, e niente
tica, a poter rendere in modo esauriente la domanda. La' domanda;
affatto in un accumulare energia in vista dell'agire. Cfr. Sein and
che indubbiamente si annuncia nella frase interrogativa, ma in modo
Zeit § 44 e § 60. Ora, la relazione all'essere ò quella di a lasciar
tuttavia ancor chiuso e involuto, deve venire, in primo luogo, svi-
fare ii- (Zasien). Che ogni volere debba fondarsi in un a lasciar fare a
luppata. L'atteggiamento interrogativo deve conseguentemente chia-
è cosache sorprende l'intel1etto. Cfr. la conferenza Snlfessenza della
rirsi, assicurarsi, fortificarsi con l'esercizio.
verità, 1930.]
Sapere significa poter stare nella verità. La verità ò la manifesta- Il nostro primo compito consiste nello s v ol g e r e la doman-
da: a Perché vi è, in generale, l'essente e non il nulla? ››. In quale
zione (Ofienbarkeii) dell'essente. Il sapere è quindi poter stare nella
direzione? La domanda ò accessibile anzitutto nella frase interro-
manifestazione dell'essente, sostenerne il peso. Possedete delle sem-
gativa stessa. Si ha qui una specie di prospettazione d'insieme della
plici cognizioni, sia pure largamente estese, non è sapere. Anche
quando queste cognizioni, attraverso un certo ordine di studi e de- domanda, la cui formulazione deve corrispondentemente essere ampia
e sciolta. Esaminiamo da tale punto di vista la nostra proposizione:
terminati esami, vengano convogliate verso ciò che è praticamente
piú importante, non costituiscono un sapere. Anche se tali cognizioni, «_ Perché vi ò, in generale, l'essente e non il nulla? -››. La frase con-
tiene un_a cesura: -a Perche vi è, in generale, Pessente? a. La domanda
riattagliate ai bisogni piú necessari, si presentano e vicine alla vita :›:›,
è con ciò realmente posta. La posizione della domanda comporta:
il possederle non costituisce un sapere. Anche se qualcuno fornito
di tali conoscenze ha potuto servirsene per qualche suo trucco o ma- _1. Pindicazione esatta di ciò che è sottoposto alla domanda, che è
neggio, di fronte alla realtà autentica - la quale è sempre qualcosa di in t e r r o g a to (!:›eƒragt); 2. liindicazione di ciò su cui verte la

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INTRODUZIONE ALLA METAFIS ICA LA DOMANDA METAFISICA FONDAMENTALE


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domanda, che è domandato (geƒragt). Quanto a ciò che ò sottoposto In base a tali considerazioni faremo bene a cancellare dalla no-
alla domanda esso ò indicato in modo inequivocabile: l'essente. stra proposizione interrogativa Pespressione superflua: <4 e non il
Quanto a ciò che ò richiesto nella domanda, al domandato, è il per- nulla? ›› e a- limitare la frase alla semplice forma concisa: -a Perché
ché, vale a dire la ragione (der Grand). Ciò che segue, nella propo- vi ò, in generale, l"essente? z.
sizione interrogativa, ossia: -a e non il nulla? ii non ò che un'appen- A questo non vi sarebbe nulla da obiettare se... se nel formu-
dice, la quale naturalmente consegue in vista di un parlare piú sciolto lare la nostra domanda, nel porre tale problema, fossimo cosí liberi
e a titolo introduttivo; si tratta delliaggiunta di una frase la quale come finora è potuto sembrare. In realtà, in quanto ci poniamo tale
non dice nulla di piú su ciò che viene sottoposto all'interrogazione problema siamo collocati in una determinata tradizione. La filosofia
(Beƒragte) e su ciò che è domandato (Geƒragte)-, un semplice si ò sempre posta, infatti, il problema del fondamento dell'essente.
ornamento. La domanda, senza _l'aggiunta della frase risultante da È da tale problema che ha preso il suo avvio e con tale problema
un parlare piú ricco e meno stringato, è ben piú chiara e precisa: finirà, sempreché sia destinata a una grande fine e non debba termi-
a Perché vi è, in generale, Pessente? ›:›. L'aggiunta: a e non il nulla? ti nare in un decadimento impotente. Fin da principio, con la do-
risulta superflua non solo agli effetti di una formulazione piú serrata tnanda filosofica sull'essente va di pai'i passo la domanda sul non-es-
della domanda, ma soprattutto perché essa resta, in definitiva, una sente, sul nulla. E non in maniera estrinseca, come un fenomeno ac-
espressione che non significa niente. Infatti, che cosa c'è cla chie- cessorio: al contrario, la domanda sul nulla prende forma a seconda
dere riguardo al nulla? Il nulla è semplicemente nulla. Il domandare dell"ampiezza, della profondità e della originarietà con cui viene
non ha qui piú nulla da cercare. Con il menzionare il nulla non si posta la domanda sull'essente, e viceversa. Il modo di porre la do-
progredisce minimamente nella conoscenza dell'essente. manda sul nulla può valere come misura e indice del modo di porre
Chi -parla del nulla non sa assolutamente quello che fa. Chi parla la domanda sull'essente.
del nulla ne fa con ciò stesso un qualcosa. Cosi parlando, parla con- In considerazione di ciò, ci sembra che la formula interrogativa
tro ciò che pensa. Si contraddice da se stesso. Ora, un dire contrad- prospettata all'inizio: a Perché vi è, in generale, l'essente e non il
dittorio contrasta alla regola fondamentale del dire (ìtóvac), cioè alla nulla? ›› esprima in modo molto piú adeguato della formula abbre-
logica.-Il parlare del nulla è illogico. Chi parla e pensa illogicamente viata la domanda sull'essente. Il fatto di introdurre qui il discorso
ò un uomo che non sa di scienza. Ora, il fatto che proprio all'interno sul nulla non indica mancanza di rigore o ridondanza del dire, non
della filosofia, dove la logica è di casa, si parli del nulla, fa si che ò nemmeno una nostra invenzionefma ò un modo di attenersi stret-
tanto piú duramente siincorra nel rimprovero di mancare alla regola tamente, per quanto riguarda il senso della domanda fondamentale,
fondamentale di ogni pensiero. Questo parlare del nulla si riduce a alla tradizione originaria.
frasi prive di senso. Chi, inoltre, prende sul serio il nulla si pone Questo parlare del nulla, tuttavia, ripugna in generale al pen-
con ciò stesso dalla parte della nullità (Nicbrige). Promuove espres- siero e produce effetti distruttivi. Ma, supposto che le preoccupa-
samenté lo spirito di negazione e si pone al servizio della distru- zioni per la retta osservanza delle regole del pensare e Pangoscia di
zione. Parlare del nulla* non ripugna soltanto, completamente, al fronte al nichilismo si fondino entrambe su di un malinteso, come
pensiero, ma significa minare ogni cultura (Kultur) e ogni fede. Ciò potrebbero valere a distoglierci da un discorso sul nulla? Ed ò cosí,
che disprezza cosí il pensiero, disconoscendolo nella sua legge fon- in_effetti. Sicuramente, il malinteso che entra qui in gioco non ò per
damentale, e in pari tempo distrugge la volontà costruttiva e la fede, niente fortuito. Esso si fonda su di un'incomprensione, da lungo
è puro nichilismo. tempo imperante, della domanda sull'essente. Ma questa incompren-

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La noiviaivna METAFISICA FoNDaiviENTaLE


INTRODUZIONE ALLA METAFISICA _
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solo da un punto di vista logico o relativamente a un piano sistema-


sione proviene da un oblio dell'essere che ò venuto sem-
tico delle scienze. La filosofia si trova in tutt'altra zona e in tutt'al-
pre piú irrigidendosi. '
tro grado dell'esistenza spirituale. Solo la poesia appartiene al mede-
Non è infatti ancora per nulla pacifico che la logica e le sue
simo ordine della filosofia e del suo modo di pensare. Ma il poetare
regoleffondamentali siano in grado di ofirii-ci, in generale, un crite-
e il pensare non sono a loro volta identici. Parlare del nulla seguita
rio per il problema dell"essente come tale. Potrebbe essere, al con-
a essere, comunque, per la scienza, un orrore e un'assurdità. Può
trario, che tutta la logica da noi conosciuta, e considerata come pio-
farlo, al contrario, oltre che il filosofo, il poeta: e questo non per via _'I"¬;'pI-|_-'Tíj-i i. -_,-=-r

vuta dal cielo, si - fondi già su una determinata e particolare rispo-


di un minor rigore che, secondo l'opinione comune, è dato riscon-
s_ta alla domanda sull'essente, tale che ogni pensiero che ubbidisce
trare nella poesia, ma perché nella poesia (s'intende solo nella piú
solamente alle regole della logica tradizionale si trovi En da prin-
autentica e piú grande) sussiste, nei confronti di tutto ciò che ò pu-
cipio nell'impossibilità anche solo di comprendere, in generale, la
ramente scientifico, un'essenziale superiorità dello spirito. In virtii
domanda circa Pessente, e tanto piú nelfimpossibilità di svilupparla
di tale superiorità il poeta parla sempre come se per la prima volta
realmente e di pervenire a una risposta. Non c'è in realtà che una
egli espriniesse e interpellasse l'essente. Nel poetare del poeta come
apparenza di rigore scientifico nell'appellarsi al principio di non con-
nel pensare del pensatore vengono ad aprirsi cosi grandi spazi che
traddizione e in genere alla logica per provare che ogni pensiero e
ogni singola cosa: un albero, una montagna, una casa, un grido d'uc-
discorso sul nulla è contraddittorio e perciò privo di_ senso. a La
cello, vi perde completamente il proprio carattere insignificante e
logica ›› è considerata, da questo punto di vista, come un tribunale
abituale. _
eterno, di cui, naturalmente, nessun uomo ragionevole può mettere
Il parlare autenticamente del nulla rappresenta sempre qualcosa
in dubbio la giurisdizione nella sua competenza di prima e ultima
di insolito. Infatti non si lascia volgarizzare e dilegua infallibilmente
istanza. Chi parla contro la logica è conseguentemente, in modo ta-
solo che lo si tratti con l"acido a buon mercato di un acume pura-
cito o espresso, sospettato di arbitrio. Si fa valere questo semplice
mente logico. Il discorso sul nulla non può nemmeno, di conse-
sospetto come una prova e un'obiezione, ritenendosi esonerati da un
guenza, iniziarsi immediatamente, come per esempio la descrizione
piú ampio ed autentico esame della questione.
di un quadro. Per ciò _che concerne la possibilità di un tale discorso
È purtuttavia certo che non si può parlare né discutere del nulla
sul nulla si possono dare soltanto delle indicazioni. Citiamo un passo
come se si trattasse di una cosa: della pioggia che scroscia di fuori, di
tratto dall'ultima opera del poeta Knut Hamsun, Dopo nn anno e
una montagna o, in genere, di un qualsiasi oggetto. Il nulla permane
un giorno (trad. ted. 1934,- p. 464). L'opera fa parte del ciclo com-
fondamentalmente inaccessibile a ogni scienza. Chi vuole davvero prendente anche Il Vagabondo e Il viaggio di Augusto intorno al
parlare del nulla deve necessariamente rinunciare all'atteggiatnento
mondo. Dopo nn anno e an giorno ci rappresenta ultimi anni e la
scientifico. Ma ciò costituisce una grossa disgrazia solo fintantoché
fine di questo Augusto in cui s'incarna Ponnipotenza sradicata del-
sussiste l'opinione che il pensiero scientifico sia il solo vero e auten- l'uomo moderno, nella forma di un'esistenza che non può perdere
tico pensiero rigoroso e che esso possa e debba venir assunto come il suo rapporto all'insolito, in quanto rimane, pur nella sua dispe-
criterio unico anche del pensiero filosofico. È in realtà vero il con- rata impotenza, autentica e sovrana. Questo Augusto trascorre i suoi
trario. Ogni pensiero scientifico è solo una forma derivata, e con ultimi anni in solitudine, in alta montagna. Il poeta dice: e Egli sta
ciò stesso irrigidita, del pensiero filosofico. La filosofia non nasce dalla
seduto fra le sue orecchie e sente il vero vuoto. Una cosa veramente
scienza né grazie alla scienza. La filosofia non si lascia mai coordi- pazzesca, fantastica. Sul mare (Augusto ha viaggiato sovente sul mare,
nare con le scienze. Essa è loro piuttosto sovraordinata, e ciò non
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INTRODUZIONE ALLA METAFI SICA LA DOMANDA METAFISICA FONDAMENTALE

in passato) si muoveva (tuttavia) qualcosa, ciera come_ un brusio lag- invece mantenuto, in guisa interrogativa, nella possibilità del non-
giú, qualcosa di udibile, come un coro delle acque. Qui il nulla si essere. Il a perché si acquista allora tutt'altra forza ed emcacia nel-
incontra col nulla, e non c'ò nulla, nemmeno un pertugio. Non rimane l'ambito dell'interrogazione. Perché l"essente ò sottratto alla possi-
che scuotere, rassegnati, il capo ii. bilità del non-essere? Perché non vi ricade senz'altro e continua-
La questione del nulla si pone tuttavia, alla fine, in modo tutto mente? L'essente non ò piú ora un semplice sussistente (Vorbandene),
particolare. Per questo, intendiamo riprendere la nostra interroga- esso incomincia a vacillare; e questo a prescindere completamente
zione e portarla fino in fondo. Intendiamo esaminare se questo: -a e dal fatto che lo si conosca o meno con piena certezza, che lo si com-
non il nulla? ii- rappresenti solo un modo di dire, privo di signifi- prenda o meno in tutta la sua ampiezza. L'essente come tale ormai
cato, un'aggiunta arbitraria, oppure se già nella formulazione prov- vacilla in quanto lo poniamo in questione. Uampiezza di questa oscil-
visoria della domanda non rivesta un significato essenziale. lazione arriva fino alla piú estrema e opposta possibilità delliessente,
A tale scopo ò meglio, per il momento, attenerci- alla formulazione fino al non-essere e al nulla. Allo stesso modo si trasforma ora an-
abbreviata della domanda, quella che apparentemente è piú sem- che la ricerca sul << perche ››. Essa non mira semplicemente alla con- :_1"
"-I¬1.-r.1"'-.-=Ii-|F¦
'-_1;.-nI'.¬"E. -fllI=| - :'|

plice e si presume piú rigorosa. ti Perché vi ò, in generale, l'essente? ii- quista' di un fondamento esplicativo, a sua volta sussistente, del sus-
Porre cosi la domanda significa partire dall'essente. Questo è. È. dato, sistente (Vorbandene); quello di cui ora va in cerca ò un fonda-
ò di fronte a noi, e come tale rintracciabile in qualsiasi momento, mento in grado di fondare il dominio dell'essente, come vittoria sul 'PIH-li.,_.-| ¬| :|l'

indagabile da noi in certi campi. Ora questo essente, che risulta in nulla. Il fondamento ò richiesto ora come fondamento della deci-
tal maniera dato, viene immediatamente interpellato per sapere qual sione a favore dell'essente contro il nulla, e, piú esattamente, come
ò il suo fondamento (Grand). Il domandare procede immediatamente fondamento di quella oscillazione dell'essente la quale, ponendo l"es-
verso un fondamento. Un tal modo di procedere non ò che l'esten- sente tra liessere e il non essere, ci regge e ci libera; giacché di qui
sione di un modo di procedere abituale. Supponiamo, ad esempio, deriva che noi non possiamo appartenere a nessuna cosa, neppure
che in un punto della vigna compaia la filossera: qualcosa d'inconte- a noi stessi, quantunque l`esserci (Dasein) sia pur a sempre mio :››
stabilmente sussistente. Ci si domanda: com'è avvenuto? Dov'è e (je rneines).
quale ne è il fondamento? Anche l'essente nella sua totalità è qual- _ [Uespressione ti sempre mio ii significa che l'esserci, il Dasein, ¬-=_-r,q_;|-[gl1'I- jrl-|:In¦.¬,f;_ 'TP-.|

cosa di sussistente. Ci si chiede: dov'è e quale ne è il fondamento? mi ò addossato (zageworƒen) perché il mio stesso io (rnein Selbit) s-ia
Questo tipo di domanda ò quello che risulta dalla formula sempli- l'esserci. L'esserci designa dal suo canto la << cura ›› (Sorge) dell'es-
ficata: -a Perché l'essente è? ››. Dov'è e in che consiste il suo fon- sere dell'essente come tale- - non solo dell'essere dell'uomo - estati-
damento? È sottinteso che si va in cerca di un altro essente di grado camente aperto in essa. Il dire che l'esserci ò a sempre mio ii- non si-
piú elevato. In questo niodo però la domanda non si propone affatto gnifica ne che sia *posto cla me, ne' che sussista isolatamente in un io
nei confronti dell'essente come tale nella sua totalità. singolo. L'esserci infatti ò s e s t e s s o per il suo essenziale r a p-
Ma se ci poniamo ora la domanda nella forma dell'interrogativo p o r t o (Bezng) all'essere - in generale. Tale ò il significato della
iniziale: -ct Perché vi è, in generale, Fessente e non il nulla? a, allora frase piii volte ripetuta in Sein anti Zeit, secondo la quale -a all'es-
l'aggiunta, impedendoci di porre la domanda immediatamente, impe- serci appartiene una comprensione dell'essere ii-.]
disce che ci si attenga al puro essente come a un dato indubitahile, Appare cosi già piú chiaro che quell'-a ...'e non il nulla?_ a non
impedisce che, cosi facendo, ci si perda fin da principio e sempre rappresenta un'aggiunta superflua alla domanda vera e propria; al
piú nella ricerca di un fondamento anch'esso essente. L"essente viene contrario, questa espressione è parte integrante, essenziale, della pro- _LM.HMI'ík1å

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INTRODUZIONE ALLA METAFI SICA La norviaivna ranrarisica rorínaivinivratz

posizione interrogativa assunta nel suo insieme, la quale esprime, sulla lavagna non ò solo un'aggiunta che noi facciamo- alla cosa col
come tale, tutt'altra questione da quella posta dalla domanda: -ti per- nostro pensiero'. La cosa stessa, in quanto ò questo essente, si trova
ché l'essente ò? a. Con la nostra domanda ci poniamo nell'essent-e in questa possibilità, altrimenti non sarebbe del gesso per scrivere.
i.ri maniera tale che esso perde la sua evidenza banale c o m e e s- Allo stesso modo ogni essente possiede, a proprio modo, un'ana-
s e n t e . In quanto Pessente, posto nella piú ampia e grave preca- loga possibilità. Il gesso ha questa possibilità. Esso possiede in se
rietà dal dilemma: << o l'essente o il nulla ›:›, si mette a vacillare, ne stesso una determinata qualificazione per un determinato uso. Cer-
consegue che lo stesso domandare viene a perdere ogni stabilità. Il tamente, nell"individuare, nel gesso, questa possibilità, siamo avvezzi
nostro stesso essere interrogante rimane in sospeso mantenendosi e portati a dire che una tal cosa non si vede e non si tocca. Ma ò,
in certo qual modo da se stesso in questa sospensione. questo, un pregiudizio. Il dissiparlo compete, anche, allo svilup-
Pure, attraverso il nostro domandare, l"essente non risulta mu- parsi della nostra domanda. Per il momento, essa ha però soltanto
tato. Esso rimane quello che è e com*è. Il nostro domandare è quindi il compito di svelarci l'essente nella sua oscillazione fra essere e non-
solamente un processo psicologico che ha luogo in noi, processo il essere. In quanto resiste alla possibilità estrema del non essere,
quale, comunque si possa svolgere, non può aver presa sull'essente l'essente si mantiene nell'essere, senza con ciò aver tuttavia oltre-
stesso. Certo, l'essente rimane tale quale ci si manifesta. Nondimeno passata né superata la possibilità del non essere.
l'essente non può sbarazzarsi della problematicità (dat Frag-wiirdige) Stiamo però parlando avventatamente del non essere e dell'es-
ossia del fatto che esso, cosi com'è, potrebbe anche n o n essere. sere dell'essente, senza dire in che rapporto essi stiano con l'essente
Questa possibilità non è da noi sperimentata come qualcosa di so- medesimo. L'essente e il suo essere sono la stessa cosa? In cosa
pravveniente nella nostra mente soltanto, ma è lo stesso essente che consiste la loro differenza? Cos'ò,_ per esempio, in questo pezzo di
gesso Pessente? Già la domanda ò di per sé ambigua, in quanto la
'- In.-i r -I - |.fi-i -ífl"?"I "_

attesta questa possibilità manifestandosi in essa come essente. Il no-


stro domandare non fa che sbarazzare il terreno acciocché l'essente parola -a essente ii- può assumere due significati, come, in greco, 'tà òv.
possa erompere in tale problematicità. - L'essente significa anzitutto ci ò c h e (was), nei singoli casi,"ò
Quanto a sapere come avvenga questo domandare, quello che ne essente: nel caso specifico, questa massa di un grigio tendente
sappiamo è troppo poco e abbastanza rudimentale. Pari-ebbe, a prima bianco, di una forma determinata, leggera, friabile. L'essente signi-
vista, che in esso appartenessimo del tutto a noi stessi. È invece pro- fica, in secondo luogo, ciò che, per cosi dire, a fa ›› si che la cosa
prio q u e s t o domandare che ci sospinge come in uno spazio in questione sia un essente anziché non essente; ciò che nell'essente,
aperto, a patto di -trasformarsi esso stesso (il che in ogni 'domandare se è un essente, costituisce il suo essere. In conformità di questa
autentico avviene), istituendo un nuovo spazio che tutto include e doppia significazione del termine << essente ››, il greco 'tà Eiv 'riveste
attraversa. _ ~ "` spesso il secondo significato, indica cioè non l'essente (das Seiende)
Ciò che importa è solo di non lasciarsi sedurre da teorie avven- stesso, ci ò c h e (was) è essente, ma il ti fatto di essere :›› (das
tate e di fare esperienza delle cose com'esse sono, nel mondo che ci Seiend), l'essentità (iiie Seientlbeit), l'essere-essente (das Seiendsein),
è piú vicino. Questo pezzo di gesso è una cosa estesa, relativamente l'essere. Per contro, a l'essente ››, nel primo senso, designa le stesse _

solida, di forma determinata, d'un grigio tendente al bianco e, inol- cose essenti, prese singolarmente o nel loro insieme, in altri termini:
tre, una cosa per scrivere. Ora, come a questa cosa appartiene l'es-' tutto ciò che è in rapporto ad esse e non alla loro essentità (Serend-
sere qui, le appartiene anche la possibilità di non essere qui e di non beit), l'eiI›e'itt. _ '
essere di tale grandezza. La possibilità di venir usata per scrivere Il primo significato di -tà ev corrisponde a 'rà lives. (entra), il se-

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INTRODUZIONE AL LA METAFIS ICA


LA DOMANDA METAFISICA FONDAMENTALE

condo a -tà slvai. (erre). Quello che, per quanto concerne il pezzo l'essente È, che ò quella cosa determinata, e perché non ci sia piut-
di gesso, sia l'essente liabbiamo descritto. Ci è stato anche relativa- tosto il nulla. La nostra domanda mira, in ultima analisi, all'essere.
mente facile trovarlo. Possiamo anche scorgere facilmente che la cosa Ma in che maniera? La domanda che ci poniamo verte sull"essere
in questione può anche non essere e che, in fondo, non vi è al- dell"essente. Noi interroghiamo 1'essente a proposito del suo essere.
cuna necessità che questo gesso sia qui, o che sia in generale. Che E tuttavia, già p ri m a , ne1l'atto delfinterregare medesime
cosa ò allora - a differenza di ciò che può mantenersi nell'essere ti che noi facciamo, la domanda verte già in realtà sull'essere, sul suo
cadere nel nulla, a difierenza dell'essente - l'essere? È la medesima fondamento; e ciò anche se questa domanda permane implicita e,
cosa che l'essente? Riproponiamo la domanda. In precedenza, del quanto al sapere se l'essere non sia già di per se stesso fondamento,
resto, nell'enumerare le caratteristiche del pezzo di gesso', non vi e fondamento sumciente, irresoluta. Il fatto che noi poniamo que-
abbiamo compreso l'essere, ma abbiamo menzionato solo la sostanza sta domanda sull'essere come domanda di primo piano può forse
materiale, il grigio tendente al bianco, la leggerezza, l'esser formato accadere senza che- noi sappiamo qualcosa dell'essere e del suo com-
in un certo modo, la friabilità. Dove dunque è andato a cacciarsi l'es- portamento nei confronti della sua difierenza dall'essente_? Come
sere? Qualcosa del genere deve pure appartenere al gesso, in quanto sarebbe mai possibile, non dico trovare, ma anche soltanto cercare
questo stesso gesso -fa ò ii-. " il fondamento dell'essere dell'essente senza aver prima sumciente-
L'essente ci viene incontro da ogni parte, ci circonda, ci trascina mente afferrato, compreso, concepito l'essere stesso? Sarebbe un pro-
e ci costringe, c'incanta e ci riempie, ci esalta e ci delude, ma dov"è, getto altrettanto disperato come voler rintracciare la causa e spie-
in tutto questo, e in che consiste l'essere dell'essente? Si potrebbe gare la ragione di un incendio senza ciirarci del suo andamento, del
replicare che la distinzione fra l"essente e il suo essere, anche se luogo in cui si ò verificato e delle constatazioni necessarie.
'può rivestire talora una certa importanza terminologica e anche con- Avviene cosí che la domanda: a Perché vi è, in generale, l'es-
cettuale, ò nondimeno una difierenza che si stabilisce solo nel pen- sente e non il nulla? `›› ci costringe a porre la domanda preliminare
siero, cioò a dire solo rappresentativamente e intenzionalmente, senza (Vor-ƒrage): -ti Cbe cora ne è i:lell*e.trere? ›› (Wie .rtebt es ani das
che a' questa distinzione debba effettivamente corrispondere, nellies- Sein?).
sente, qualcosa di essente. Del resto anche questa differenza solo Quanto ci stiamo ora domandando è qualcosa che riusciamo a
pensata appare dubbia, in quanto permane oscuro ci ò c h e si pena a intravedere, che rischia di rimanere per noi un semplice flatns
debba pensare sotto il nome di essere. Potrebbe quindi bastare di socie, e che ci espone al pericolo, nell'ulteriore nostro domandare,
conoscere l'essente e inipossessarcenc stabilmente. Cercare ulterior- di cader vittime di un puro feticismo della parola. È tanto piú ne-
mente di distinguere l'essere equivarrebbe a un sottilizzare inconclu- cessario, per questo, venir subito in chiaro di come per noi si ponga,
-dente. " - fin da principio, il problema dell'essere e della nostra compren-
Ci siamo già soffermati sulla difiusa questione dell'utilità che_ ci sione dell'essere. Importa, prima di tutto, attenersi costantemente
si può attendere da una tale distinzione. Per ora, occupiamoci solo all'esperienza del fatto che 1" e s s e r e d e ll ' essente non lo pos-
del nostro assunto. Ciò che chiediamo è: << Perche' vi è, in gene- siamo cogliere direttamente, in senso proprio, né presso l'essente,
rale, l'essente e non il nulla? :››. Sembra, apparentemente, che in que- né nell'essente, né da qualsiasi altra parte. _ '
sta domanda ci si attenga ancora e soltanto all'essente sfuggendo al Alcuni esempi aiuteranno. Laggiii, dall'altra parte della strada,
vuoto arrovellarsi sull'essere. Ma che cosa domandiamo realmente? si eleva Pedificio dell'istituto tecnico. Si tratta di qualche cosa di
Perché l'essente come tale sia. Chiediamo la ragione del fatto che essente. Noi possiamo, dalfesterno, esaminare l'edi1icio da ogni parte

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INTRODUZIONE ALLA» METAFISICA i LA DOMANDÂ IHIETAFISICA FUNDÀMENTALE

e percorrerlo internamente dalla cantina agli abbaini, notando tutto tipo, l'uno diverso dall'altro. Ma dove si trova e in che consiste
quello che troviamo: corridoi, scale, aule con il loro arredamento. Tessere? - __..L
L il1'ìí'_-1dií'_

Ovunque troviamo dell'essente e anche in un certo determinato or- Guardiamoci ripetutamente attorno, ispezioniamo la cerchia, piú
dine. Ora, dov'è Tessere di questo istituto tecnico? Eppure esso è. o meno ampia, del nostro vivere quotidiano, di ogni istante, co-
L'edificio è. Se c'è qualcosa che appartiene a questo essente È pro- sciente o no; cerchia che continuamente sposta 1 propri confim e
prio il suo essere, e nondimeno questo essere non lo troviamo nel- che può d"un tratto spalancarsi.
l'essente. ' Un grosso temporale che sopraggiunga in montagna e è ››, op«
L'essere non si riduce nemmeno al fatto che noi osserviamo l'es- pure, il che È lo stesso, a fu ››, accadde nella nottata: in che con-
sente. L'edificio è là anche se non lo osserviamo. È solo per il fatto siste il suo essere?
che è di già, che lo possiamo trovare. Inoltre, liessere di questo edi- Una lontana catena di montagne sotto un grande cielo... Anche
ficio non sembra essere completamente il medesimo per tutti. Per questo a È n. In che consiste Tessere? Quando e a chi esso si rivela?
noi che lo guardiamo o che vi passiamo davanti è altra cosa che per Al viandante che si gode il paesaggio, o al contadino che in questo
gli scolari che vi siedono dentro: e questo non perché essi lo vedono stesso paesaggio e sulla base di esso accudisce al suo quotidiano la-
soltanto dall'interno, ma perché è propriamente per loro che questo voro, o al meteorologo che deve compilare un bollettino meteorolo-
edificio è quello che è e com'È. L'essere di simili edìfici si può, per gico? Chi di loro coglie l'essere? Tutti e-nessuno. Oppure, si tratta
cosí dire, fiutare e spesso, ancora dopo molti anni, se ne conserva solo di determinati aspetti della catena di montagne che i suddetti
Podere nelle narici. Questo odore ci dà liessere di questo essente in individui colgono, di volta in volta, sotto il grande cielo, e non
maniera assai piú immediata e veritiera di qualunque visita o de- della catena di montagne com'è in se stessa, di ciò in cui consiste
scrizione: D"altra parte, però, la consistenza dell'edificio non di- il suo vero essere? Quest'ultimo, chi sarà in grado di afierrarlo? .'í. |-fi'1'í|{-1.

pende da questo odore fluttuante per l'aria. Oppure non È che un controsenso - contro, precisamente, il senso
dell'essere - cercare, in genere, d'indagare ciÈ che È in sé, dietro
Che cosa ne è delliessere? Lo si può vedere? Vediamo qui un
questi aspetti? L'essere si trova forse in questi aspetti stessi?
essente: il gesso. Ma scorgiamo anche liessere come vediamo il co-
Il portale di una chiesa romanica È essente. Come e a chi si
lore, il chiaro e lo scuro? L'essere per caso lfudiamo, lo sentiamo,
manifesta il 'suo iessere? Allo storico dell'arte che lo visita e foto-
lo gustiamo, lo tocchiamo? Udiamo la motocicletta, il suo fracasso _"'IL'
p" I.i'-I"l' |iu¬-I"|_-

grafa durante un'escursione, o all'abate che, assieme ai suoi monaci,


per la strada. Sentiamo il volo planato dell'urogallo nella hoscaglia.
fa il suo ingresso dal portale nel dí 'di festa, oppure ai fanciulli che
In realtà, quello che noi udiamo È solo il rumore del motore scop- giocano alla sua ombra in un giorno di sole? Che cosa ne è del-
piettante e quello che produce l'urogallo. È oltretutto dificile, e per l'essere di questo essente?
noi insolito, descrivere il rumore puro in quanto esso n o n È
“__-*F*
l.l-

Anche uno stato è. In che consiste il suo essere? Nel fatto che
quello che comunemente udiamo. Noi udiamo [in rapporto al ru- la polizia arresta un sospetto, oppure nel fatto che alla cancelleria
more puro] sempre qualcosa di piú . << Udiamo ›› l"uccello che strepitano tante macchine da scrivere che ricevono quanto dettano i
vola; quando, a rigore, dovremmo dire: un urogallo non è nulla segretari e i consiglieri di stato? Oppure lo stato a È s› nel collo-
di udibile, non è una specie di suono che si possa ordinare in una quio che il capo delle stato intrattiene col ministro degli esteri
.serie tonale. E cosí dicasi ' per gli altri sensi. Palpiamo del velluto, inglese? Lo stato è. Ma dove si trova Tessere? E, in generale, si
della seta: li riconosciamo senz'altro come essenti di questo o quel trova in qualche posto? ' _

44 45

I
III-
-Ii.l1§. §__..§H-rl

INTRonUzIoNE aLLa METAFISICA La nommvns. METAFISICA Foz~maMENTaLE

Ecco qua un quadro di Van Gogh: nient'altro che un paio di La sua opera non sembra infatti ancora avere lasciato dietro di sé
grossi scarponi da contadino. L'immagine non rappresenta propria- i peggiori fraintendimenti. Nel parlare qui di Nietzsche non inten-
mente niente. Eppure vi È qui qualcosa in cui ci vien fatto subito, diamo aver nulla che fare con tutto ciò, e neppure proporcene una
spontaneamente, di ritrovarci, proprio come se noi stessi in una cieca glorificazione. Il nostro compito È, .a questo proposito, ben
tarda sera diautunno, quando si consumano gli ultimi fuochi desti- piú risolutivo e in pari tempo piú modesto. Nel ricollegarci a lui in
nati ad arrostire le patate sotto le braci, tornassimo a casa stanchi modo efiettivo e coerente,_ intendiamo in primo luogo portare a pieno
con la zappa sulle spalle. Cosa c'È qui di essente? La tela? Le pen- sviluppo quanto egli ha operato. L'essere: fumo, esalazione ed errore!
nellate? Le macchie di colore? Se cosí fosse non resterebbe, come unica conseguenza, che rinun-
Che cos'È, in tutto quello che abbiamo ora descritto, .l'essere del- ciare alla domanda: e Perché vi È, in generale, Pessente come tale
l`essente? Il nostro aggirarci per il mondo, il nostro stare al mondo nella sua totalità, e non il nulla? ››. A che scopo infatti proporci
con le nostre stolte pretese e malizie? la domanda se quello di cui si tratta È soltanto fumo ed errore?
_ Tutto ciò che abbiamo nominato è, ma quando si tratta di af- Nietzsche dice il vero? Oppure È egli stesso solo l'ultima vittima
ferrare l'essere È come stringere il vuoto. Liessere di cui ci occu- di un ltmgo errore e di una *lunga dimenticanza, ma altresì, in
piamo È pressoché simile al nulla, nondimeno sentiremmo in qual- q u a n t o vittima, la testimonianza non ancora riconosciuta di una
siasi momento di doverci difendere e protestare contro la pretesa nuova esigenza?
di farci ammettere che l'intero essente non è. _ , È dall'essere stesso che dipende questo fraintendimento, ed È
L'essere permane tuttavia introvabile, quasi come il nulla o, in questo vuoto persistente imputabile alla parola? Oppure dipende da
definitiva, esattamente allo stesso modo. La parola a essere n fini- noi che in tutto questo gran darci da fare per andare a caccia del-
sce per diventare cosí nientialtro che una parola vuota. Non designa l'essente siamo caduti fuori delliessere? O forse non dipende prima-
nulla di effettivo, di afierrabile, di reale. Il suo significato È fumo, riamente da noi, uomini d'oggi, e neanche dai nostri prossimi e re- --“_
|q_-|§-1I| I-'I| - -||

esalazione irreale. Nietzsche finisce cosi per avere perfettamente ra- moti predecessori, ma da qualcosa che da]l'origine trascorre in tutta
gione quando chiama i -:< concetti piú alti s›, come l'essere, a liultima quanta la storia dell"Occidente, da un evento che tutti gli occhi degli
esalazione di una realtà che si dissolve ›› (Götzendšimmerung, in storici non riuscii-ebbero a scorgere e che- purtuttavia avviene oggi
Werke, VIII, 78),- Chi mai vorrebbe inseguire una tale esalazione come per Paddìetro e avverrà in futuro? E se fosse davvero possi-
il cui nome non È che la designazione di un grande errore? -ct In bile che l'uomo, che i popoli, nei loro piú grandi affari ed imprese,
verità, niente ha avuto finora una piú ingenua forza di persuasione intrattengano una relazione con l'essente, e ciononostante siano ca-
dell'errore delliessere. :›› (VIII, 80.) duti da gran tempo fuori dell'essere, senza saperlo; e che proprio
-ct Essere s-: fumo, dunque, esalazione ed errore? Quanto Nietz- questa sia la ragione piú intima e imponente della loro decadenza?
sche dice qui dell'essere non È un'osservazione passeggera buttata (Cfr. Scín and Zeit 5 38). ~
lí nell'entusiasrno del lavoro preparatorio della sua opera piú auten- Si tratta di domande che non si pongono qui incidentahnente
tica, mai compiuta. Corrisponde invece alla sua concezione- fonda- e neppure per influenzare i sentimenti o la concezione del mondo;
mentale dell'essere fin dagli albori del suo lavoro filosofico. Essa sono domande alle quali ci induce quella domanda preliminare che
ispira e determina dalle radici la sua filosofia. Questa filosofia si scaturisce necessariamente dalla principale, e che suona: <1 Che cosa
difende ancor oggi assai bene contro le gofie e sciocche sollecita- ne È dell'essere? ››. Una domanda assai semplice e anche, certamente,
zioni di una turba di scribi che si fa intorno a lui vieppiú numerosa. assai inutile; e nondimeno una d o m a n d a , anzi la domanda,

47
46 C*
INTRODUZIONE .ALLA METAFIS ICA LÀ DOMÀNDÀ METÀFISICÀ FUNDÀMENTALE +

quella che chiede: e L'essere È una semplice parola e il suo sign- esposto, È insieme il popolo metafisico per eccellenza. Da questa
ficato evanescente, oppure esso costituisce il destino spirituale del- sua caratteristica, di cui siamo certi, discende d'altronde che questo
l"Occidente? n. ' popolo potrà forgiarsi un destino solo se- sarà prima capace dl pro-
' Questa Europa, in preda a un inguaribile accecamento, sempre vocare in s e s t e s so una risonanza, una possibilità di riso-
sul punto di pugnalarsi da se stessa, si trova oggi nella morsa della nanza nei confronti di questa caratteristica, e se saprà comprendere
Russia da un lato e dell"America dall'altro. Russia e America rap- la sua tradizione in maniera creatrice. Tutto ciò implica che questo
presentano entrambe,-da un punto di vista metafisico, la stessa cosa: popolo, in quanto popolo e storico a-, si avventuri ad esporre se stesso
la medesima desolante frenesia della tecnica scatenata e dell'organiz- e insieme la storia stessa dell'Occidente, colta a partire dal centro
zazione senza radici dell'uomo massificato. In un'epoca in cui an- del suo avvenire, nell'origina1-io dominio della potenza dell'essere:
che liultimo angolo del globo terrestre È stato conquistato dalla tec- E se la grande decisione ooncernente l'Europa non deve verificarsl
nica ed È diventato economicamente sfruttabile, in cui qualunque nel senso delliannientamento, potrà solo verificarsi per via del
evento in qualsiasi luogo e momento È divenuto rapidamente acces- spiegarsi, a partire da questo centro, di nuove forze storiche s p 1-
sibile, in cui si può << vivere ›:› nel medesimo tempo un attentato in rituali.
Francia contro un monarca e un concerto sinfonico a Tokio, in cui , Chiedere: -s Che cosa ne È dell'essere? ››, signìfica nientemeno
il tempo non È piú che velocità, istantaneità e simultaneità mentre che attuare la ri- p e t iz io n e (wieder-bolen) del cominciamento
il tempo come storicità autentica (Geschichte) È del tutto scomparso (Arzƒang) del nostro esserci storico-spirituale, per trasformarlo m
dalla realtà di qualsiasi popolo; in un'epoca in cui un pugile È con- un altro cominciamento. Una tal .cosa È possibile. Questo, oltre tutto,
siderato un eroe nazionale, in cui i milioni di uomini delle adunate corrisponde alla capacità formatrice e commisuratrice della storia,
di massa costituiscono un trionfo; allora, proprio allora, l'interro- in quanto- si ricollega all'evento fondamentale. Un cominciamento si
gativo: a che scopo? dove? e poi? continuamente ci si ripresenta ripete non con il riportarvisi come ad alcunché di trascorso, di ormat
come uno spettro, al di sopra di tutta questa stregoneria. risaputo e semplicemente da imitare, bensi in modo che il comin-
La decadenza spirituale della terra È cosi avanzata che i popoli ciamento venga ricominciato in maniera ancor piú o r i g i n a r 1 a ,
rischiano di perdere Pestrema forza dello spirito, quella che permet- e con tutto ciò che di sconcertante, di oscuro, di insicuro, un vero
terebbe almeno di scorgere e di valutare come tale questa decadenza cominciamento reca con sé. La ripetizione come noi la intendiamo
(concepita in rapporto al destino dell'-s essere n). Questa semplice È tutt'altro che la prosecuzione migliorata di ciÈ che È già attuato
constatazione noniha nulla che vedere con il pessimismo nei con- con i mezzi già esistenti'.
fronti della civiltà, come del resto neppure con Pottimismo; poiché' La domand-a: e Che cosa ne È dell'essere? » si trova, come do-
l'abbuiarsi del mondo, la" fuga degli dèi, la distruzione della terra, la manda preliminare, inclusa nella nostra domanda-guida: «s Perché
riduzione dell'uomo a massa, il sospetto gravido d'odio contro tutto vi È, in generale, l'essente e non il nulla? s›. Se ci si pone alla rieerca
ciÈ che È creativo e libero, ha in tutta la terra già raggiunto una tale di ciò che in tale domanda preliminare viene perseguito, vale a dire
proporzione che delle categorie cosí puerili come pessimismo e ot- l'essere, tosto Pespressione di Nietzsche ci appare nella sua piena
timismo sono divenute ormai da gran tempo risibili. verità. Giacche, a ben guardare, cos'È l'essere per noi piú che un
Siamo presi nella morsa. Il nostro popolo, il popolo tedesco, in semplice flanvs uocis, un significato vago, indeterminato, inafierrabile
quanto collocato nel mezzo, subisce la pressione piú forte della morsa; come fumo? Certo Nietzsche intende dare alla sua frase un senso
esso, -che È il popolo piú ricco di vicini e per conseguenza il piú puramente spregiativo. «s L'essere s› È per lui un"illusione, un in-

48 _, * -49 . ' «
"I

Lå DOMÀNDÀ METåFISICå FONDÀMENTÀLE


INTRODUZIONE. ALLA. METnFISICA

Questi ragionamenti sono senzialtro convincenti, per chiunque


ganno, che non avrebbe mai dovuto verificarsi. -s L'essere a, qual-
pensi normalmente, e noi intendiamo essere tutti uomini normali.
cosa di vago, indeterminato, evanescente come fumo? È vero. Non
intendiamo contestare questo fatto; si tratta anzi di chiarirne la na- Ora si tratta però di chiederci se il fatto di considerare l'essere come
tura per valutarne tutta la portata. il concetto piú _ generale colga veramente liessere nella sua essenza
La zona nella quale, con la nostra domanda, stiamo per adden- o non rappresenti, fm dall"inizio, un fraintendimento tale da privare
trarci, È tma zona in cui È indispensabile rimanere se si vuole rigua- di ogni esito il domandare. Il problema È proprio se 1'essere possa
dagnare all'esistenza storica un radicamento. Dobbiamo domandarci venire considerato solo come il concetto piú generale e che si pre-
se questo fatto - che l'<< essere s› costituisce per noi una parola eva- senta inevitabilmente in tutti gli altri concetti, oppure se liessere non
nescente - È solo una cosa d'oggi o se sussiste da gran tempo, e per- sia di un'essenza del tutto diversa e, per conseguenza, sia tutt'altro che
ché. Dobbiamo renderci conto che questo fatto non È cosí semplice l'oggetto di una -s ontologia s›, intesa almeno nel senso tradizionale.
come può sembrare a prima vista. In ultima analisi, non È perché la Il termine -tt ontologia s› È stato coniato per la prima volta nel
parola -s essere ›› resta per noi un semplice suono e il suo significato secolo XVII. Esso sta a indicare il costituirsi della dottrina tradizio-
un che di evanescente, ma È perché siamo caduti fuori dal suo si- nale dell'ente in forma di disciplina filosofica e come branca speciale
gnificato e non iiusciamo a ritrovarne Paccesso, È p e r q u e s t o del sistema filosofico. Tale dottrina tradizionale consiste nello smem-
m o t i v o , e non per altro, che la parola a essere ›› non esprime bramento e nella sistematizzazione, ad opera delle scuole, di ciò che
piú nulla e che quando ci studiamo di afferrarla si dissolve come per Platone e Aristotele, e ancora per Kant, costituiva un problema,
brandello di nuvola al sole. Ed È proprio questa la ragione per cui per quanto già non piú cosí originario. In tal senso il termine
p o n i a m o I a d o m a n d a sull'essere. La poniamo, anche per- -tt ontologia ›› È assunto ancor oggi. Sotto questa denominazione, ogni
ché ci rendiamo conto che a nessun popolo le verità sono cadute in filosofia mira a proporre e a presentare una particolare disciplina
grembo bell'e fatte. Che poi ancora oggi non si possa o non si vo- all'interno del sistema. Il termine tt ontologia ›› può venireassunto
glia intendere questa domanda - anche quando È posta in modo tuttavia anche << nel senso piú ampio ››, -ct senza riferimento a partico-
a n c o r piú originario - non toglie nulla alla sua necessità. lari indirizzi o tendenze ontologiche '›› (cfr. Seir: amd Zeit, § 3). In
Si può certo far mostra di grande acume e di una grande supe- tal caso il termine <~: ontologia s- designa lo sforzo di portare l'essere
riorità riproponendo la nota considerazione che l'-<< essere n È, per l"ap- alla parola, in virtú, appunto, della domanda: << Che cosa ne È del-
punto, il concetto piú generale. L'ambito della sua validità si estende l'essere? » (e non già soltanto delliessente come tale). Siccome però
a tutto e a ogni cosa in particolare, persino al nulla: il quale, in questa domanda non ha trovato finora nessuna eco e ancor meno
quanto pensato e in quanto espresso, -<-: È :-› pure anch'esso qualcosa. una risposta, ma È stata anzi rifiutata espressamente dai vari circoli
Al di sopra e al di fuori della sfera di validità di questo concetto dell'erudizione- filosofica scolastica che mira a una tt ontologia ›› in
che È il piú generale, l'-s essere ››, non esiste a rigore piú nulla da senso tradizionale, meglio varrebbe, in futuro, rinunciare afiatto ai
cui esso stesso possa venire . ulteriormente determinato. Bisogna ap- termini -s ontologia ›› e tt ontologico si-. Ciò che infatti 'risulta sepa-
pagarsi di questa suprema generalità. Il concetto dell'essere È qual- rato da un abisso -- come si può fin diora chiaramente intuire - nei
cosa di ultimo. Questo corrisponde anche a una legge della logica confronti dello stesso modo d'impostare la domanda, non deve nep-
che dice: piú un concetto È esteso - e quale concetto È piú esteso pure essere chiamato allo stesso modo.
di quello di -s essere n? - piú il suo contenuto risulta vuoto e in- Noi poniamo la domanda: che cosa ne È deli'esse1-e? qual È il
determinato. senso delliessere? - non già per fondare urfontologia di tipo tradi-

51
50
INTiionUzIoNE ALLA METAFISICA LA DOMåNDA METi'›.FISICå. FONDAMENTALE

zionale o nelliintento di rilevare criticamente gli errori dei prece-


decisione concernente tutta la terra; non _ mai tale, comunque, da fai'
denti tentativi. Si tratta di tutt'altro. Si tratta di ricollocare l"esi-
sí che la posizione fondamentale e Patteggiamento del nostro doman-
stenza storica dell'uomo, il che È come dire il nostro piú autentico
dare possano venire direttamente determinati dal destino storico
esserci futuro, con la totalità della storia a noi destinata ( im grmzên
dello spirito della terra; E nondimeno questo rapporto sussiste. Dato
der sms bestimmten Cesc/vicbte ) , nella potenza dell'essere da rive-
che il nostro scopo È quello di dare l'aWi0 21 Pf°P°f31 della domanda
larsi in modo originario: tutto ciò, beninteso, solo nei limiti del
preliminare, si tratta ora di mostrare come e fino a che punto questa
potere concesso alla filosofia.
domanda si muove, immediatamente e fondamentalmente, già di
Dalla fondamentale domanda metafisica: -ti Perché vi È, in gene-
per sé nell'ambito della questione della decisione storica. Per_dimo-
rale, l'essente e non il nulla? si abbiamo ricavato la d o m a n d a
strarlo' occorre anzitutto premettere una osservazione essenzialei ¢
p r eli m i n a r e: ic Che cosa ne È dell'essere? iv. Il rapporto esi-
questo facciamo sotto forma di una afiermazione.
stente fra le due domande ha tuttavia bisogno di venir chiarito, in
Affermiamo dunque che proporsi della domanda pgeliåninare
quanto È di carattere particolare. Di solito, tma questione preliminare
e, per conseguenza, il proporsi della domanda metafisica on amen-
(Vorƒrsige) viene trattata prima e indipendentemente dalla principale
tale, costituisce, da cima a fondo, un domandare di caiãittere stdoirico.
( Hsiaptƒrage), anche se in .vista di questa. Ma le questioni filosofiche
Ma allora, la metafisica e, piu generalmente, laifiloso a non ven-
non vengono, per principio, trattate come se potessero a un certo
tano delle scienze storiche? Ora, la scienza storica mdaga il tempo-
pimto venir messe da parte. Nel caso particolare, la questione preli-
rale, la filosofia, per contro, il sovratemporale. La filosofia_ non
minare non si trova in alcun modo fuori della principale, ma si pre-
storica se non in quanto, come qualsiasi altra opera dello spirito, si
senta nel proporsi della domanda fondamentale, come un focolaio
attua nel corso del tempo. In tal senso, il carattere storico che si
ardente, il focolaio di ogni domandare. Ciò significa che, per il pro-
attribuisce al domandare metafisico non varrebbe a contraåsegnatre I:
porsi iniziale della domanda fondamentale, È prima di tutto neces-
metafisica, ma esprimerebbe soltanto qualcosa di ovvio. ertan O
sario che, nel proporci la domanda preliminare a suo riguardo, ci
suddetta afiermazione oi non Sìßnifif-:H Pf'-1113.-i É 3PPafe fl'-iifídl sufíìrflàmi
situiamo nella posizione fondamentale, decisiva, al fine di acquistarvi
oppure È impossibile, in quanto si risolve nella mesco anza _u¢
e di assicurarci Patteggiamento essenziale. È per questo motivo che
tipi di scienza profondamente difierenti: filosofia e scienza storica.
abbiamo posto ia domanda sull 'essere in relazione col destino del-
A tale riguardo bisogna osservare: -
l'Europa in cui si decide dello stesso destino della terra, destino di
E 1. La metafisica e la filosofia non sono afiatto scienze e non-
cui, per ciò che concerne l"Europa stessa, la nostra esistenza storica
possono nemmeno diventarlo per il fatto solo che il loro domandare
si rivela come il centro. ~.
È un domandare storico. - ,
La domanda suonava cosí:
2. La scienza storica, dal suo canto, non serve per nulla a sta-
-s L'essere È una semplice parola, il suo significato È evanescente, bilire, in quanto scienza, Poriginai-io rapporto alla Stflfifli ma Pfe511P*
oppure ciò che viene designato con la parola "essere “ cela in sé il
pone sempre un tale rapporto. La scienza storica può qumdi soltanto
destino spirituale dell'Occidente? ›i›. _
o deformare il rapporto alla storia - rapporto che È sempre, di per
Per molti orecchi la domanda può suonare forzata e eccessiva,
sé, un rapporto storico - fraintendendolo o riducendolo a semplice
in quanto si potrebbe, a rigore, supporre che la discussione circa il conoscenza antiquaria; oppure può, al contrario, fornire a tale' rap-
problema dell'essere non possa avere, in fin dei conti, che un rap-
porto, già costituito nei suoi fondamenti, delle prospettive essenziali
porto quanto mai remoto e indiretto con il problema storico di una _.,

per Pesperienza storica, *intesa nel suo carattere di irrecusabile im


I'
É

52 H I 53
INTRODUZIONE ALLA METåFISICA
Lii norviiinna iaarisisicii Fonnaiaziiraze
pegno. Un rapporto storico del nostro esserci storico alla storia come
o di una concezione del mondo, ma in quanto la pqsizlünfi füfidfii
tale può divenire oggetto e costituire la premessa di un certo tipo di
mentale e l'attitudine del domandare sono in sé storiche, Stfinfiü e
conoscenza, ma non necessariamente. Non tutti i rapporti alla storia
si mantengono nell':iccadere (im Gescbcbcii ) i 51 PTUPOHEUW 3 Par'
possono, del resto, venire obbiettivati o scientificamente stabiliti:
tire da esso e in vista di esso. _ _ H fm h ma
comunque non certo quelli essenziali. La scienza storica non può
Resta ancora da chiarire una cosa essenziale, Clüe 0 il C É pu
m a 1 1 s t i t u 1 r e (stiƒtcri) il rapporto storico alla storia. Essa
quggrn proporsi , già di per sé storico, della domanda ãull .. essere,
può solo rischiarare, in modo sempre nuovo, tale rapporto già costi- . .. - - ' ' mon ana della
abbia altresi una certa intima relazione con lad sltoriìndü si Verifica
tutto e fondarlo conoscitivamente, cosa che rappresenta d'altronde,
terra. Abbiamo detto che un oscuramento _ e in 'ah che cancer
per l'esistenza (Daiein) storica di un popolo consapevole, una essen- . ' 1 -
-|- I l- il sulla terra e intorno ad essa. Gli avvenimenti lesíiiz I dìätmziüne
zia e necessita, e non semplicemente qualcosa di << utile i›› o -ti svan-
taggioso ia. Dato che solo nella filosofia - a d i f f e r e n z a _ d a
nono questo oscuramento sono: la fuga degil elá na vdiflcritä
1 ii I' ,
della terra, la massificazione dell uomo, il preva ere e a nie d_ ma
o g ni s ci e n z a - si vengono sempre a costituire dei rapporti
Quando si parla di oscuramento del mondiä, che cosa iåite: lieti
essenziali all`essente, È per tale motivo che siffatto rapporto alla
con -ti mondo si? Mondo si- deve sempre inten * ere in se ns P_ -
storia p u ò e d e v e, oggi, essere per noi un rapporto origina-
tu ale -L'animale non ha mondo, nemmeno un mondo ainblfifltfi
riamente storico.
I'
(Umwelt). L'oscuramento del mondo implica un _ d e p o t e nz 1 ii-
Per comprendere la nostra afiermazione che il proporsi a meta-
fisico ›› della domanda preliminare È radicalmente e totalmente sto-
m e n t o d e l lo s p ì 1° i 10, la 5'-la decümpüsmünei wnsunzlüne'
. . - - - ` ill strare uesto
rimozione, il suo fraintendimento. Vedremo ora di fl t
rico, È anzitutto necessario riflettere sul fatto che la storia ( Ge-
depotenziamento dello spirito secondo u n a determinata ptospe -
'scbic/ars) non significa per noi semplicemente il passato (das .
mia, -
e qu¢l1a,_prec1samente, ' '
del_suo fraintendimen_o t . _ta
Come
dallaabbiamo
Russia
Vergsmgeiie ) , poiche' questo È precisamente ciò che non avviene piii.
detto, l'Europa si trova presa in una morsa costitíi-iii- G vale a dire
Ma la storia rappresenta ancor meno la mera attualità, la quale
n _ . . e dall'America, le quali, da un punto di vista meta_sic_ , i
eppur essa accade ma ti passa ›› semplicemente, ossia sopravviene
per quanto riguarda il loro carattere mondano e il rispettivo ÈÈP'
e trascorre. La storia come accadere ( ali Cesc/nebcn) È un deter- - - - - 1 -I E ro a ris ta
I I

minarsi a partire dal futuro (Zukunƒt) assumendo il passato (das Pam *H0 SP1'~'"°= S1 °“1“'““1g?“°.' La maiiüåe diliiziimspnia ti-sia
tanto piú fatale e senza rimedio in quanti i_ E50 tßato re Maw in
Gewesene), e cosí agendo e patendo attraverso il p r e s e n t e
spirito proviene da lei stessa; infatti, age e se srtire läallí; candi-
(die Gegeivwart). È questo presente che dilegua nell'accadere
_ Il fatto di proporci la domanda metafisica fondamentale costi- passawi essü si È definitivamente ven cal?I}É lšlresso noi tedeschi
tuisce qualcosa di storico- in quanto, in virtú di ciò, l'accadere del- zioni: Spirituale della prima meià del se-ci Il emente designare
1,. - - s .. . . . si È verificato, in quel t¢IIlPUi Ciò Che S1 511° E rev h
essere umano, nei suoi rapporti essenziali, ossia nei suoi ra orti
PP
con liessente come tale nella sua totalità, risulta aperto su possibi-
come la << dissoluzione dell'idealismo tedesco ››. Formula c e rap-
presenta , per cosí dire, lo scudo protettivo che cela e ricopre la già
. .
lità e su futuri imperscrutati, e cosí ricollegato al suo inizio e reso " -' dlleforzesiri-
iniziata decadenza dello spirito, la disäitegr-iziüflfi ri: concemeniåe ì
piú acuto e piú grave nel suo presente. In questo domandare il
tuali, la resistenza contro ogni doman ani: üålßlfiídare Ma mn è
nostro essere È convocato davanti alla storia, nel senso pieno della . ii* ,
fondamenti e contro limpegno di im tae omfi I lì tesa?
parola, È chiamato ad essa e a decidersi in essa. E questo non nel
stato Fidealismo tedesco a cadere in_ rovina, bem! ¢P°Ca _ à'
senso marginale della pratica applicazione di una posizione morale
non abbastanza forte per mantenersi all'altezza della 31'an 0511: I
-f

- ` 54 f - 55
INTRODUZIONE ALLA METAFISICA . La norviimna ivizrarisica Foi~in.iiivizNTaLE _

dell'ampiezza, e dell'autenticità originaria di questo mondo dello (Vcrständigkcit) . Siifatto raziocinio È solo questione d'ingegno, di
spirito, per realizzarlo, in altri termini, veramente; il che significa esercizio e di divulgazione, e risulta esso stesso sottoposto alla pos-
tutt"altro che limitarsi alla semplice applicazione di formule o idee. sibilità di organizzazione, il che non È mai dello spirito. Tutta -la
L'esserci ha preso a scivolare in un mondo privo di quella profon- massa dei letterati e degli esteti non È che una conseguenza tardiva
dità dalla quale Pessenziale sempre viene e ritorna all'uomo e gli e un sottoprodotto dello spirito falsato e 'ridotto a intelligenza, Il
si propone spingendolo a una superiorità che gli dà una posizione far semplicemente mostra di spirito È aver solo l'apparenza dello
da cui agire. Tutto viene cosí ridotto al medesimo livello, su di uno spirito e un mascherarne la mancanza. ,_
stesso piano, simile alla superficie appannata di uno specchio che 2. Lo spirito cosí falsato e ridotto a intelligenza scade al
non riflette e non rimanda piú alcuna immagine. La dimensione pre- ruolo di strumento posto al servizio di altro e il cui uso si può
dominante È divenuta quella dell'estensione e del numero. Il saper insegnare e apprendere. Poco importa che questa intelligenza, cosí
fare (Können) non designa piú la capacità (Varmögeiv) né la gene- asservita, sia rivolta alla regolamentazione e al dominio dei mezzi
rosità derivanti da esuberanza e da padronanza delle proprie forze, materiali di produzione (come nel marxismo) o in generale alla
ma solo una certa routine che ognuno può apprendere macchinal- sistematizzazione e alla elaborazione razionale di tutto ciò che È già
mente con un certo sforzo e non senza dispendio di mezzi. Tutto dato e posto (come nel positivismo), o si attui nel dirigismo organiz-
questo si È andato ulteriormente aggravando, sia in America *che in zativo di un popolo concepito come massa vivente e come razza; in
Russia, fino all"illimitato pressappochismo di ciò che risulta sempre ogni caso lo spirito diviene, come intelligenza, l'inane sovrastruttura
uguale e indifferente, al punto che questo puro quantitativo si È di alcunché di diverso che, in quanto vuoto di spirito o del tutto
trasformato in una sorta di qualità. In questi paesi, la mediocrità, opposto allo spirito, È considerato come autenticamente reale. Se,
Pindiffereritismo, non sono piú qualcosa privo d'importanza o mise- come ha fatto il marxismo nella forma piú radicale, s'intende lo spi-
rabilmente vuoto, ma rappresentano il predominio e l'invadenza di rito come intelligenza, in tal caso È perfettamente giusto dire, allo
cose che attaccando ogni valore, ogni spiritualità capace di misu- scopo di difendersene, che lo spirito, ovvero Pintelligenza, deve
rarsi col mondo, la distruggono e la fanno passare per menzogna. sempre venir collocato, nell'ordine delle forze agenti dell'essere
Si tratta dell'invadenza di ciò che chiamiamo il demoniaco (nel senso umano, dopo la prestanza e la salute fisica e il carattere. Ma quest'or-
del malvolere distruggitore). L"incremento di questo demoniaco, che dine non risulta piú valido appena l'essenza dello spirito È colta nella
fa tutt'uno col crescente disorientamento e con la crescente insicu- sua vera realtà. Infatti, ogni autentica forza e bellezza del corpo,
rezza dell'Europa nei suoi confronti e in se stessa, si manifesta in come ogni sicurezza e arditezza della spada, al pari di ogni autentica
molti modi. Uno È quello del depotenziamento dello spirito nel senso capacità e ingegnosità intellettiva, si radicano nello spirito, e ogni
di un fraintendimento di esso: si tratta di un avvenimento in mezzo loro incremento o diminuzione trovano giustificazione solo nella po-
al quale ancor oggi ci troviamo. Presentiamo, in breve, questo frain- tenza o nell'impotenza dello spirito. È lui che fa da guida e che
tendimento dello spirito sotto quattro aspetti: comanda, È lui il primo e l'ultimo, e non solamente un terzo indi-
1. Una cosa È, a questo proposito, determinante: la trasfor- spensabile. .
mazione - per ciò che riguarda la considerazione e la valutazione, in 3. Non appena subentra questo fraintendimento strumentale
senso teorico e pratico, di date cose, in ordine alle loro possibili dello spirito, le potenze dell"accadere spirituale, poesia e arti, crea-
modificazioni o radicali innovazioni - dello spirito (Gcist) in zione di stati e religione, entrano nell'ambito di una possibile cura
i n t el l i g e n z a (Iiitclligeiiz), intesa come semplice raziocinio (Pflcge) e pianificazione c o s c i e n t e. Esse vengono contempo-

ss 57 er'
INTRODUZIONE .FLLLR METAFIS ICÀ Là DOMRNDA METRFISICA FONDAMENTRLE

raneamente suddivise in diversi campi. Il mondo dello spirito diventa distanti fra loro, i modi di trattare i rispettivi oggetti divergono
cultura, nella creazione e nel mantenimento della quale il singolo profondamente. Una tale quantità cosí disparata di discipline si man-
individuo cerca' di trovare personale realizzazione. Questi diversi tiene insieme, ancor oggi, solo grazie alla organizzazione -tecnica delle
campi divengono il terreno di una libera attività che assume come Università e delle Facoltà e conserva ancora un certo significato solo
criteri solo quei significati che È ancora in grado di capire. Questi grazie agli scopi pratici della specializzazione. Per contro, il radica-
criteri di una validità misurata in vista della realizzazione o dell'im- mento delle scienze nel` loro fondamento essenziale È già lettera
piego sono detti -ti valori si. I valori di cult¬ura, nell'ambito di una morta ii- (Was ist Mctap}JysiiÈ.?, 1929, p. 8). In tutti i settori la
civiltà, si garantiscono un significato solo in quanto si limitano alla scienza non È oggi che una questione tecnico-pratica di acquisizione
propria convalidazione: si hanno cosí la poesia per la poesia, l'arte e trasmissione di conoscenze. In quanto scienza, essa non È in alcun
per l'arte, la scienza per la scienza. _ modo in grado di produrre un risveglio dello spirito. Infatti ha essa
Quanto alla scienza, la quale interessa in particolare noi nel- stessa bisogno di un tale risveglio. '
l'ambito dell'Università, la sua situazione, rimasta negli ultimi decenni 4. Liultimo dei fraintendimenti dello spirito proviene dalle
praticamente immutata malgrado qualche recente tentativo di risana- falsificazioni sopra indicate che ci presentano lo spirito come intel-
mento, si lascia facilmente individuare. Il fatto che oggi due con- ligenza, questa come strumento per raggiungere uno scopo e quest'ul-
cezioni apparentemente diverse della scienza sembrino combattersi - timo, a sua volta, unitamente a tutto ciò che permette di produrre,
quella, cioÈ, della scienza come sapere professionale di carattere come l'ambito della cultura. Lo spirito come intelligenza al servizio
tecnico-pratico, e quella della scienza come valore culturale in sé - di uno scopo e lo spirito come cultura finiscono per diventare degli
non toglie che entrambe procedano sulla medesima elementi da parata dei quali si rien conto, accanto a molti altri, esi-
via di decadenza dovuta al fraintendimento e depotenziamento dello bendoli in pubblico a dimostrazione del fatto che n o n s'intende
spirito. La differenza fra loro consiste soltanto in ciò, che mentre ripudiare la cultura e non si desidera la barbarie. Il comunismo russo,
la concezione tecnico-pratica della scienza, come scienza specializzata, dopo un atteggiamento iniziale puramente negativo, È ben presto
può ancora attualmente rivendicare la prerogaciva di una aperta e passato a una simile tattica propagandistica.
chiara coerenza con se stessa, viceversa, la concezione reazionaria, Di contro a questo travisamento molteplice dello spirito (e rifa-
riapparente ancor oggi, della scienza come valore di cultura mira ad cendomi agli assunti del mio discorso di rettorato in cui tutto ciò
occultare liimpotenza dello spirito con una incosciente menzogna. si trova condensato con la concisione richiesta per Poccasione) cer-
La confusione derivante dalla decadenza dello spirito può arrivare cheremo di determinare brevemente la natura dello spirito nel modo
al punto che la stessa interpretazione tecnico-pratica della scienza seguente: a Lo spirito non È vuoto acume ne' irresponsabile spirito-
rivendichi il significato della scienza come valore di cultura, sicché sità, esso non consiste nel compiere delle interminabili analisi intel-
entrambe le concezioni si alleano coincidendo sull'assenza di spirito lettuali, ancor meno È la ragione universale; lo spirito È invece la
che le caratterizza. Anche a voler designare il concatenamento orga- risolutiva' -apertura (Em'scbZossenbeii.' ) , originariamente disposta e
nizzato di discipline specializzate a fini dottrinali o di ricerca, col cosciente, all'essenza dell'essere si (Rektoratsrcde, p. 13). Lo spirito
nome di Università, tutto ciò non rappresenta che un nome, né si È la pienezza del potere dato alle potenze dell'essente come tale nella
tratta comunque della potenza originaria unificante e ordinativa dello sua totalità (His Ermãcbtigurig dcr Mäcbtc des Sciendcn als .tolcben
spirito. Vale ancor oggi, per l'Università tedesca, quanto dicevo nella im Ganzeii ) . Dove regna lo spirito liessente come tale diviene sempre
mia prolusione qui nel 1929: << I campi della scienza sono molto e in ogni caso piú essente. Ed È per questo che Pinterrogarsi sul-

58 ) 59
1|;

'INTRODUZIONE ALLA METAFISICA Lae-noivianna Mzriinisica i=oNniuviENTaLz

liessente come tale nella sua totalità, il proporre la domanda sul- nellialtro, piú generale, che molte parole, e proprio quelle ecsenziali,
l'essere, costituiscono una delle condizioni fondamentali, essenziali si trovano nella stessa condizione, dato che il linguaggio risulta in
per un risveglio dello spirito, per il porsi di un mondo originario del- genere sfruttato, logorato dall'uso. Il linguaggio È diventato 'un mezzo
l”esserci storico, per arrestare il pericolo di un oscuramento del mondo I d'intesa indispensabile, ma privo di guida, e quindi utilizzabile a caso,
e per una assunzione della missione storica del nostro popolo consi- indifferente come un mezzo pubblico di trasporto, come un tranvai
derato come centro dell'Occide_nte. Possiamo mostrare qui solo a in cui chiunque può salire o scenderne. Chiunque infatti, nel linguag-
grandi linee come e fino a che punto il proporsi della domanda meta-= gio, può dire o scrivere quello che vuole, liberamente, e soprattutto
fisica sull"essere costituisca in se qualcosa di integralmente storico*,. s e n z a' p e r i c o l o. Ciò È indubitabile. Ne consegue che soltanto
e come, per conseguenza, il fatto di chiederci se l'essere per noi ri- pochi si trovano in grado di valutare, in tutta la sua portata, questo
manga soltanto qualcosa di evanescente o non giunga a costituire falso rapporto, questo non-rapporto, dell'esistenza di oggi al lin-
piuttosto il destino dell'Occidente, sia tutt'altro che una esagerazione guaggio. H
o un semplice modo di dire. - Sennonché, la vuotezza della parola a essere si, la completa scom-
parsa della sua forza significante, non costituiscono sempliqemence un
Se tuttavia la nostra domanda sull'essere riveste questo essen- particolare caso della generale usura della lingua; in realtà e la distru-
ziale carattere di decisione, occorre prima di tutto considerare con zione del nostro rapporto all'essere come tale la vera ragione del
la massima serietà che cos'È che conferisce alla domanda la sua im- nostro falso rapporto complessivo con il linguaggio.
pellente necessità, connessa al fatto che l'essere costituisce effettiva- Le iniziative per la purezza della lingua e per la sua difesa contro
mente per_noi poco piú che una parola e il suo significato un'ombra le crescenti deformazioni meritano certo considerazione. Ma attra-
evanescente, Questo fatto non È d'altronde solo qualcosa d'altro, di verso tali iniziative risulta solo, alla-fine, ancor piú chiaramente pro-
estraneo, davanti al quale ci troviamo e che ci È dato unicamente vato che, per ciò che concerne il linguaggio, non si sa piú di che cosa
accertare nella sua esistenza, come qualcosa di accidentale. Esso È si tratti. Il destino del linguaggio, infatti, si fonda su di un sempre
invece la situazione stessa in cui ci troviamo. È uno stato della nostra rinnovato r a p p oi r to di un determinato popolo all'e s s e r e;
esistenza, ma non certo nel senso di una proprietà accettabile psico- ed È questo il motivo per cui la domanda sull'e s s e r e risulta per
logicamente. Per ti stato s› intendiamo qui designare Pintera nostra noi intrecciata, nel modo piú intimo, con la questione del linguaggio.
costituzione, il modo in cui noi stessi siamo costituiti in rapporto Il fatto che, mentre ci accingiamo ad enucleare in tutta la sua portata
all'essere. Non si tratta qui di psicologia, ma della nostra storia con-' il fatto già considerato del dileguarsi dell'essere, ci vediamo indotti
siderata da un punto di vista essenziale. Quando diciamo che il con-' a iniziare con delle riflessioni sul linguaggio, rappresenta ben piú che
siderare l'essere come una šemplice parola o un'ombra È per noi un un caso fortuito. .
ti fatto ia, Ciò È da intendersi in via del tutto provvisoria. Ci limitiamo
con ciò solo ad affermare e a constatare qualcosa che non È ancorafi
pensato fino in fondo, per- cui noi non abbiamo ancora alcun luogo,i
anche se esso appare come qualcosa che capita a noi, a queste persone'
determinate, e -ci in si noi, come suol dirsi. F _ '
Il fatto particolare che l'essere non risulti per noi nulla piú che`
una parola vuota e 'un'ombra evanescente si potrebbe far rientrare;

_ 60 61
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-.|I"'
CAPITOLO II

SULLA GRAMMATICA E SULUETIMOLOGIA


__ DELLA PAROLA ti ESSERE ››

Dato che la parola -s essere ii È per noi ormai nient'altro che una
parola vuota e un significato evanescente, tentiamo una buona volta,
almeno, di afferrare questo superstite residuo della nostra relazione
all'essete. Cominciamo col domandarci: ~
1. In linea generale, che tipo di parola È, da un punto di vista
morfologico, questa parola ti essere ii?
2. Che cosa ci dicono le nostre conoscenze linguistiche circa
il significato originario di questa parola?
Per esprimerci in maniera piú erudita, la nostra ricerca verte:
1. sulla grammatica; 2. sull'etimologia della parola -ti essere ii.
Per quanto riguarda la grammatica, essa non si occupa solo, in
primo luogo, dell'aspetto letterale, ortografico e fonetico delle pa-
role. Essa considera gli elementi formali, morfologici, come indica-
tivi di certe direzioni e di certe differenze di direzione del significato
possibile delle parole, eppertanto in grado di prefigurare la_loro pos-
sibile inserzione in una frase o in piú ampie strutture discorsive. Le
parole: egli va, noi andavamo, essi sono andati, va', andando, andare...
costituiscono altrettante modificazioni della stessa parola secondo
particolari indirizzi significativi. Lo vediamo dalle designazioni grani-
maticali: indicativo presente, imperfetto, passato prossimo, impera-
tivo, participio, infinito. Ma non si tratta ormai piú, da un pezzo,
che di mezzi tecnici sulla base delle cui indicazioni la lingua viene
meccanicamente sezionata e fissata nelle sue regole. In ogni caso in
cui amori un rapporto originario con la lingua È dato avvertire quanto
vi sia di morto in queste forme grammaticali intese come puri mec-
canisrni. La lingua, e le relative considerazioni su di essa, si sono

63
INTRODUZIONE ALI.-A. MÉTAFISICA -
saiuviiviarica en z'riivioLoGni ni a essere »
impigliate in queste forme rigide come in una ferrea rete. Già nell'in- nel caso specifico, accadere con la riserva che tali forme grammati-
segnamento quanto mai arido e tedioso della scuola questi concetti li

cali risultano, allo scopo che ci proponiamo, insufficienti. È quanto,


formali e queste classificazioni della grammatica ci appaiono come nel corso della nostra trattazione, avremo modo di dimostrare a
degli schemi vuoti che nessuno comprende e che risultano, di per sé, proposito di una forma grammaticale essenziale. __
del tutto incomprensibili. Non tarderemo a persuaderci ampiamente che non si tratta qui,
Sarebbe certo assai meglio che, al loro posto, gli alunni delle malgrado ogni apparenza, di emendare semplicemente la gramma-
scuole apprendessero dai loro maestri qualcosa della preistoria o della tica, quanto, essenzialmente, di chiarire l'essenza stessa dell"essere,
storia tedesca. D'altronde, se non si riesce a instaurare nella scuola, per quanto riguarda la sua essenziale implicazione con la natura del
a partire dall'intimo e dal profondo, il mondo dello spirito; se, in linguaggio. Ciò si dovrà tenere, in seguito, ben presente allo scopo
altri termini, non si riesce a suscitare nella scuola un'atmosfera spiri- di non fraintendere queste considerazioni linguistiche e grammati-
tuale, anziché scientifica, tutto ricade subito nel solito squallore. È cali, quasi si trattasse di un gioco futile e inopportuno. Poniarno
per questo che s"impone, anzitutto, un'autentica rivoluzione del nostro dunque il problema: 1. *della grammatica; 2. dell"etimologia della
rapporto con la lingua. Occorre però, a tale scopo, rivoluzionare lo parola a essere ›i›. _ ` *
stesso corpo insegnante: il che implica, in primo luogo, una trasfor-
mazione dell'Università, la quale dovrebbe farsi anzitutto edotta del
proprio compito anziché pavoneggiarsi in futili quisquilie. Non ci 1. La grammatica della parola a essere ››.
sfiora' infatti neppure la mente il sospetto che tutte quelle nozioni
che noi tutti possediamo da gran tempo ad abandaivtiam potrebbero Che cos'È dunque la parola << essere n per ciò che attiene alla sua
benissimo essere diverse; che le forme grammaticali che compartono morfologia? Si dice a l'essere s› come si può dire: il camminare, il
e regolano la lingua non lo fanno in modo assoluto, da sempre, in cadere, il sognare, ecc. Queste forme linguistiche si comportano alla
quanto sono piuttosto frutto di una interpretazione particolare della stessa stregua che: il pane, Pabitazione, l'erba, la cosa. Si nota però
lingua latina e greca. Senza contare che anche questo proviene dal subito, a proposito delle prime, una differenza costituita dal fatto
fatto che. la stessa lingua È qualcosa di essente e, come ogni altro che esse possono venir ricondotte facilmente alle espressioni tempo-
essente, può essere resa accessibile e venir determinata in un certo rali (verbi) corrispondenti: camminare, cadere..., mentre le seconde
modo. Evidentemente, il modo con cui un'impresa del genere può non sembrano permetterlo. Vi È bensí, per ci l'abitazione si (das
essere validamente condotta a termine dipende dalla fondamentale Hans), la forma corrispondente: a abitare iv (das Hansen): -ci egli
concezione delliessere che vi presiede. abita nella foresta si-. Ma il rapporto fra a il camminare a (dai Geben),
La determinazione dell 'essenza del linguaggio e il nostro .stesso a il cammino ›i› (der Gang), e a camminare ›› (geberi) È, per quanto
modo di interrogarci su di essa si confermano, nei singoli casi, alla riguarda il significato grammaticale, diverso da quello intercorrente
concezione dell'essÈnza dell 'essente e dell'essere che ha finito per im- fra a liabitazione ia (das Haas) e a l'abitare a (das Hansen). Ci
porsi. Ma liessenza e liessere parlano nella lingua. Indicare questa *li
sono, d'altra parte, delle parole la cui formazione corrisponde esat-
connessione 'È presentemente necessario in quanto È della parola tamente a quella delle suddette (a il camminare ia, a il volare ››) e
<< essere »› che ci occupiamo. Anche se si fa uso, com'È indispensabile che tuttavia appartengono allo stesso tipo di parole e hanno lo stesso
all'inizio, della grammatica tradizionale e dei relativi paradigmi onde significato che a il pane a, a Pabitazione si (das- Haas ); per esem-
caratterizzare in senso grammaticale, appunto, questa parola, ciò deve, pio: a L'ambasciatore offri un desinare (ein Essen) si. Qui non si

64 '65 '
INTRODUZIONE ALLA METAFI S ICA GRAMMATICA ED ETIMOLOGIA DI it( ESSERE lo

nota piú, afiatto, Pappartenenza a un verbo. Di questo si È fatto un remo dapprima a quella forma granunaticale che costituisce il pas-
sostantivo, un nome, e precisamente per via di una forma determi- saggio alla formazione del sostantivo verbale, vale la dire liinfinito
nata del verbo (dell'espressione temporale) che latinamente si chiama (andare, venire, cadere, cantare, sperare, -essere, ecc... ).
modus iiifiaitiiias. Che cosa significa c infinito a? Questa denominazione È l'abbre-
Lo stesso genere di rapporti si riscontra anche a proposito della viazione della forma piú completa: modus iiifiiiitivtis, il modo del-
nostra espressione: << liessere za. Questo sostantivo rimanda all'in.fi- l'illimitato, dell'indeterminato: indeterminatezza che riguarda il modo
nito a essere ››, il quale appartiene alla medesima categoria di: tu sei, in cui, in generale, un verbo esercita la sua funzione significativa
egli È, noi eravamo, voi siete stati. Come sostantivo -ti l'essere si de- orientandola in questa o quella direzione. ' -
riva dal verbo. Per questo si dice che la parola a l'essere ii È un Questa denominazione latina (modus infinitiaus) È, come tutte
-:i sostantivo verbale ii». Con questa forma grammaticale si può con- le altre, frutto del lavoro dei grammatici greci. C'imbattiamo, anche
siderare esaurito quanto c'È da dire, sul piano linguistico, della parola qui, nuovamente, nel processo di traduzione menzionato a proposito
<4 essere ››. Quelle di cui ci stiamo dettagliatamente occupando sono della spiegazione della parola qiüeiç. Non faremo qui la storia detta-
anzi cose risapute e ovvie. Ma, a voler essere piú esatti e prudenti, gliata dell 'origine della _grammatica presso i Greci, della sua recezione
si deve dire che sono distinzioni linguistico-grammaticali di uso cor- da parte dei Romani, della sua trasmissione al Medioevo, lino ai
rente; perché non sono affatto completamente ti ovvie ii. Occorre tempi moderni. Conosciamo molti particolari di questo processo.
dunque esaminare le forme grammaticali in questione (verbo, sostan- Quello che invece non esiste ancora È una reale comprensione di
tivo, sostantivazione del verbo, infinito, participio). questa storia cosí fondamentale per il costituirsi e il determinarsi
Come si scorge chiaramente, per coniare la forma a l'essere i› È dello spirito occidentale in tutti i suoi aspetti. Manca tuttora una
occorsa la forma preliminare, decisiva, dell"infinito a essere si. E que- problematica adeguata per questa riflessione che a un certo 'punto
sta forma del verbo che si trasforma in quella di un sostantivo. Verbo, non può piú essere rimandata, anche se tutto ciò può sembrare cosí
infinito, sostantivo, sono dunque le tre forme grammaticali in base distante dagli interessi attuali.
alle quali si determina il carattere della nostra parola: a l'essere ››. Il fatto che la formazione della grammatica occidentale risulti da
Si tratterebbe quindi d'intendere, anzitutto, queste forme gramma- una riflessione greca sulla lingua g r e c a determina tutto il signi-
ticali nel loro significato. Delle tre forme citate, il verbo e il sostan- ficato di questo processo. Questa lingua È infatti (considerata dal
tivo sono fra le prime conosciute dagli inizi della grammatica occi- punto di vista delle possibilità del pensare), accanto alla tedesca, la
dentale e sono ancor oggi considerate come forme basilari delle piú potente e insieme la piú spirituale.
parole e della lingua in genere. Pertanto, il fatto di chiederci quale C'è anzitutto da osservare che la distinzione determinante delle
sia l'essenza del sostantivo e del verbo ci permette di introdutci forme fondamentali delle parole (nome e verbo), nella forma greca
nel vivo della questione concernente liessenza del linguaggio. Il pro- di äveua. e ôñpa, viene elaborata e fondata per la prima volta in
blema, infatti, di sapere se la forma originaria della parola sia costi- connessione intima e immediata con la concezione e Pinterpretazione
tuita dal nome (sostantivo) o dal verbo fa tutt'uno coni il problema dell'essere divenute poi, conseguentemente, decisive per tutto l'Oc-
di sapere quale sia, in generale, il carattere originario del dire e del cidente. L'intìma connessione dei due fatti risulta per noi accessibile
parlare. Tale questione include in sé, in pari tempo, quella dell'ori- nella sua interezza e nella perspicua chiarezza della sua formulazione,
gine del linguaggio. Ma a questa non possiamo ancora accedere im- nel Sofista di Platone. I termini Evviva e šrñiiiit sono certo conosciuti
mediatamente. Occorre pertanto servirci di un espediente. Ci limite- prima di Platone; ma sono ancora, come anche in Platone, concepiti
|'
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66 67
INTRODUZIONE ALLA METAFISICA eiisiuivurrica En nrtiviozocui nt a essere i »
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C01-ne ten-nlnl Vahdl p guggio ne asua tot t
er 11 hn 3 H ah à' etiam ca dl É COIIIÈ ITPOUUTIPIELLVDU XPOVOV (D3 ffitefpffffltfflfifi, CC. 2 4,.

la semplice denominazione, in contrapposizione alla persona o alla Questa concezione dell'essenza del Miro; È divenuta esemplare e
cosa denominata, e designa insieme l'enunciarsi di una parola, il che normativa per quanto riguarda il successivo costituirsi della logica
viene reso, piú tardi, con òfiiie. 'Pñim designa d'altro canto, la cosa e della grammatica. Anche se quest'ultima È decaduta ben presto a
detta (Spmcb), il dire (Sageiili Ö1'l¬¦f.oii È il iparlatore, l'oratore, il livello scolastico, il suo oggetto ha saputo perlomeno rnanteneirc
quale, d'altra parte, non usa solo a verbi iv ma altresi òvóitarst, nel costantemente un significato determinante. I .crattati dei grammatici
senso ristretto del sostantivo. greci e latini servirono per piú di un millennio, in Occidente, comc
Il fatto che in origine i due termini coprano lo stesso ambito È libri di scuola. E, come si sa, quei tempi furono tutt'altro che tempi
importante per quanto intendiamo dimostrare piú avanti, e cioÈ che deboli e insignificanti.
il problema, tanto dibattuto in linguistica, se il nome o il verbo costi- Parliamo ora della forma verbale che È detta, dai latini, infinitiaas.
tuisca la forma originaria della parola, non È un vero problema. Già Pespressione negativa: a modo in - finito del verbo ii (modus
Questo pseudo-problema È sorto, per la prima volta, nell'a.mbito della Tiri - finitiaas verbi) rimanda a un modo finito il quale rappresenta
grammatica già formata, e non da una considerazione circa l'essenza una specie di limitazione e di determinazione del significato verbale.
della lingua stessa, prima che la grammatica la spezzettasse. Ora, qual È il corrispondente modello greco di questa distinzione?
Le due voci: ëvaiia. e Mina che designano priinitivamente, en- Quello che i grammatici romani designano con la debole espressione
trambe, qualsiasi parlare, restringono in seguito il loro significato a di modus, presso i Greci si dice E-fzìttaiç, inclinazione verso un lato.
denotare le due principali classi di parole. Platone, nel suddetto dia- Questa parola ha lo stesso andamento significativo di un'altra espres-
logo (261 e segg.), dà, per la prima volta, una spiegazione e una sione grammaticale greca: it-rtIia'iç, quella da noi conosciuta nella tra-
giustificazione di sifiatta distinzione. Egli parte, a questo proposito, duzione latina: casas, il caso nel senso di modificazione del nome.
da una generale caratterizzazione del ruolo della parola. "Ovaiitt, in Sennonché, primitivamente, ntüiaic designa ogni specie di modifica-
senso ampio, È Siikmua ef] ipiavi'-'| tttpl. -rhv eüaittv, ossia; manifgsta.. zione della forma fondamentale (flessione, declinazione) , non solo
zione, per la via del farsi percepibile sonoro, concernente l'esser¬e per i sostantivi, ma anche per i verbi. Solamente dopo che la distin-
dell'essente e nel suo orizzonte. ( Ofifenbaraag in Bezug and im zione di queste forme È stata piú chiaramente elaborata, anche le loro
Umfzreis des Seiias des Seiendeii aiiƒ dem Wege der Verlaatbarung ) . rispettive modificazioni sono state indicate con termini specifici. La
Nell'oi-izzonte dell'essente si possono distinguere npãypa e modificazione del nome si chiama it-:üaiä ffiflffif l i q'-161-la del Vfifbü
npãštç. Quello designa le cose con cui si ha che fare, *di cui nei vari Evzìtiatç (declinatio ) . -
casi si tratta.. Questo indica l"agire e il fare in senso ampio, compren- Ora, come mai, nello studio della lingua e delle sue modifica-
dente altresí la trainare. Le parole hanno im doppio genere (Si-c-rbv zioni, sono proprio questi due termini: 'it-:i'£i=Ti-~'; e §'i'1'i'-il-I-ff!-›=I› il 1”-'SSEIC
-råveç) . Esse sono Sifiltuua npåvuataç (Eventi ) , manifestazione delle impiegati? Evidentemente la lingua viene anchiessa considerata come
cose, e åfikmue itpãšemc (ëfiue), manifestazione di un fare. Laddove qualcosa che È: come un e s s e n t e fra altri. Per questo qccorre
si produce un nìté-ma, una auunìtazfi (ima reciproca implicazione) che, nella concezione e nella determinazione della lingua, venga
si verifica il Mya; Èàåxiazóç 'ts ittiil. itpütoç, il dire piú breve e, in messo particolarmente in risalto il modo in cui i Greci concepivano,
pari tempo, il primo ( e autentico) dire. Tuttavia solo Aristotele ci in genere, l'essente nel suo essere. Solo su questa base_ ci si potrà
dà una piú chiara interpretazione metafisica del Mya; come propo- rendere conto di quelle denominazioni che, come ti modo a e << caso ››,
sizione predicativa. Egli distingue övoiw. come o"r1iJ.i.r.v'ttitòv åvsu itpóveu sono divenute ormai logore e per noi prive di significato.

ss I ' 69
A

-
irtraonuzionz ALLA ivizriirisica ` Gaaivii~›.iaTica En E:TiivioLooia ni -s. Essisiiz :››
,, . 1 -› ir " I .
Se dunque insistiamo, in queste lezioni, nel voler ritornare alla intendersi la denominazione piu alta che Aristotele usa per lessere.
concezione dell'essere dei Greci, si È che, quantunque del tutto im- l'šv-tsìtšyçsur; il mantenersi (conservarsi)-nella-terminazione (limite).
miserita e disconosciuta come tale, essa È ancor 'oggi quella che Liuso che la filosofia posteriore, e anche la biologia, hanno fatto
tuttavia predomina in Occidente; e questo non solo per quanto (cfr. Leibniz) del termine ti entelechia ›› denota tutto il distacco dai
riguarda le dottrine filosofiche, ma anche nelliuso piú comune. Greci. Ciò che si pone nel suo limite, compiendolo, e cosí costi-
Quello che ci preme È dunque di individuare la concezione ,greca tuendggiì ha fgrma; iioptpfi. La IOITIIH, COSI Cümiè COIICCPIIIEI Clfli GIECI,
dell'essere nelle sue fondamentali linee caratteristiche originarie, ser- È, essenzialmente, uno schiudersi che si dispone nel 'limite (anf-
vendoci delle stesse considerazioni dei Greci sulla lingua. gebendes Sicb- in- dic- Granze- ber-siellen).
E una via, questa, che scegliamo intenzionalmente. Essa deve, Sennonché, ciò che si mantiene. che consiste in se stesso (das
sulla base di esempi grammaticali, mostrarci come e perché l'espe- In-.sich-da-Ste/Jende) diviene, dal punto di vista dell'osservatore, ciò
rienza, la concezione e Pinterpretazione del linguaggio, divenute nor- che si pro-pone (znm Siri;-dar -Sz'elienden), che si offre mostrandosi
mative per l'Occidente, siano la risultante di una concezione del tutto nella sua apparenza. L'apparire (das Ansseben) di una cosa viene
particolare dell'essere. detto dai Greci tiöec, o iöéa.. In slöaç, risalta in primo luogo ciò chc
Le parole ntüaiç ed ë†z}~.i.a|.r;, significano: cadere, oscillare, incli- intendiamo anche quando diciamo: la cosa ha un certo aspetto, si
narsi. C'È qui l'idea di una de-viazione dallo star-eretto e diritto. lascia vedere, consta istebt). La cosa a consiste ›› (sirzt). Essa riposa
Ma questo, lo star-li eretto in se stesso, il venire in posizione (zum nell'apparire, che È come dire nel sorgere della sua essenza. Tutte le
Stand kommen) e il rimanere in posizione (im Stand iileiben), i determinazioni dell'essere finora enumerate traggono tuttavia il loro
Greci lo intendono come essere. Ciò che in tal guisa viene in posi- fondamento e risultano insieme collegate da ciò in cui i Greci espe-
zione diventa in sé s t a b ile (snindig), si pone con ciò, da se rimentano inequivocabilmente il senso dell'essere, e che essi chia-
stesso, liberamente, nella necessità del suo limite: itåpac. Quest'ul- mano oüoitt o, in senso piú pieno, napauaia. La solita povertà di pen-
timo non È qualcosa che provenga alliessente dal di fuori. Ancor siero traduce la parola con -ti sostanza ›› e ne falsa con ciò completa-
meno esso rappresenta una mancanza, una privazione. L"arrestarsi, mente il significato. Noi abbiamo, per iwlíwufl''~'-11. la Pm'-"-'la tfideåcfi
il trattenersi in base al proprio limite (der non der Granze bei' sicfi corrispondente An-iaesen. Si usa designare cosí una proprietà fon-
bändigende Hair), il possedersi nel mantenersi stabile (das Sieb- diaria di tipo rurale, in se conchiusa. Ancora al tempo di Aristotele
Haben, worin das Stiindige sich biiit), È questo l'essere dell'essente, eüelct È usata in questo senso e, insieme, nel senso del termine filo-
e ciò che costituisce primariamente l'essente come tale nella diffe- sofico fondamentale. Una cosa si presenta (west-an) ; essa permane
renza dal non-essente. Venite in posizione significa, conseguente- in se stessa e cosi si pro-pone (dar-.tteZlt), essa È. a Essere ii signi-
mente, darsi un limite, delimitarsi. Perciò un carattere fondamentale fica, in fondo, per i Greci: presenza (Anwesenbeit). -
dell'essente È costituito da ciò che viene chiamato in greco: 'tà -télteg Nondimeno, la filosofia greca non È risalita piú oltre verso il
che non significa né il fine né lo scopo, ma il termine (Ende). -ci Ter- fondamento dell'essere, cioÈ verso quello che esso nasconde. Essa si
mine ›› non va qui inteso affatto in senso negativo, come se si trat- È fermata alla prima fase dell"esser-presente (Anwesend) e ha cer-
tasse di qualcosa che non va piu avanti, che fallisce, che finisce.
"' i
cato di considerarlo secondo le su accennare determinazioni.
ai Termine ›› significa il terminare, la terminazione (Endnng), nel Quanto abbiamo detto ci permette di comprendere meglio, per
senso del compimento (Voliendnng). Il limitee il termine sono ciò ciò che riguarda l'illustrazione del termine a metafisica ii, liinterpre-
per cui liessente incomincia ad essere. Da questo punto di vista È da tazione greca dell'essere da noi menzionata fin clall'inizio: l'appren-

70 I 71
INTRODUZIONE ALLIL IUIETAFISICJL GRAMMATICA ED ETIMOLGGIA DI ai ESSERE le

sione cioè dell'essere come fpúatç. Bisogna, dicemmo, mettere com- né detto né pensato. Questa lotta viene sostenuta, in seguito, da_chi
pletamente da parte ogni altro concetto di «s natura a: qiúrric designa crea: da poeti, pensatori, uomini di Stato. Essi gettano innanzi al
l'erigersi nell'atto di schiudersi, il dìspiegarsi permanendo in sé (das preponderante imporsi la massa compatta dell'opera e in essa ban-
aizƒgabaride Sicb -auƒricbteiz, das ir: sich aarieailende Sicbentƒalten ) . discono il mondo cosi dischiuso. È solo con queste opere che l'im-
In questo imporsi (Walter: ) , riposo e movimento sono ritenuti e porsi, la rpúatg, viene in posizione (kommt... zum Stand) nelliesser-
insieme manifestati ad opera di uifunitä originaria. Questo imporsi presente. Soltanto allora l'essente diventa, in quanto tale, essente.
costituisce la presenza predominante (überwältigeade Art-wesen) e Questo divenir-mondo costituisce la storia propriamente detta. La
ancora non padroneggiata dal pensiero, in cui l'esser-presente (das lotta come tale non fa solo sorgere l'essente, ma lo custodisce, essa
Anweserz al e) sussiste (west) come essente. Ma questo imporsi sola, nella sua stabilità. Quando cessa la lotta l'essente non scom-
fuoriesce dalla latenza - il che è come dire, per usare Pespressione pare, ma il mondo si sottrae. L'essente non è piú sostenuto (vale a
greca, che l'å).-fiñstat (la non-latenza) accade (gascbiebt) - solo allor- dire garantito come tale). Non è piú, allora, che un dato, un risul-
ché l'imporsi si conquista da sé come mondo (Walt). Solo mediante tato. La cosa compiuta non È: piú quella che è collocata entro dei
il mondo liessente diviene essente. _ limiti (situata, cioè, nella sua forma), ma non è nient'a1tro che il pro-
Eraclito dice (Fr. 53 ): 'itóltauoc nåv-mv uåv 11:tz¬:1'1p åa'-ri., nåvrtnv dotto finito che, in quanto tale, è a disposizione di chiunque: il mero
Bè ßatotìtsùç, stati. 'roùç uèv åsoüç ëßstšs 'roùç Bè åviìptíiitouç, zoüç |.|.Èv sussistente, in cui nessun mondo piú si mondeggia, il disponibile di
öoúlouç šrrolnas voùç 3|-E šlsuäšpouç, cui l'uomo si fa despota ed arbitro. L'essente diventa oggetto, sia
L'esplicarsi per via di contrasto (Auseirrariderretzung) costituisce di considerazione teorica (come aspetto, immagine), sia del fare,
per ogni cosa (per ogni cosa presente) il principio generatore (ciò come prodotto, oggetto di calcolo. Ciò che originariamente mondeg-
che produce lo schiudersi) ma (altresí) la predominante custodia. gia la cpúatç, diventa allora un dominio a sé, in contrapposizione
Esso infatti fa apparire gli uni come dei, gli altri come uomini, fa alliarte e a tutto cio che si puo fabbricare e organizzare. L'originario
essere gli uni schiavi, gli altri liberi. erigersi, in atto di schiudersi (das arsprfinglicb auƒgebende Sicbaarƒ-
Cio che viene qui denominato nólzuaç è un conflitto che emerge ricbterr) delle potenze dell'imporsi (der Gewalter: des Waltenden),
prima di ogni cosa divina e umana. Non si tratta di una guerra di il tpatúvzcrñatt inteso come apparire, nel senso piú elevato dell"epifania
tipo umano. La lotta, cosí com'è concepita da Eraclito, è quella che di un mondo, diventa allora visibilità palese di cose sussistenti. La
anzitutto fa si che l'ente (das Wesenda) si ponga come distinto nel visione intuitiva, originaria, che seppe intravedere, per la prima volta,
contrasto, e che acquisti la sua posizione, la sua condizione, il suo in ciò che emergeva, l'abbozzo, il progetto, e cosí, individuandolo,
rango. Nell'attuarsi di tale separazione si verificano delle crepe, delle produsse l'opera, diventa ora semplice considerare, semplice riguar-
scissure, dei distacchi e delle connessioni. È nell'esplicarsi vicende- dare e rimirare. Il vedere rappresenta ora soltanto qualcosa di ottico
vole del contrasto che si produce il mondo. (L'esplicarsi per via di (a l'occhio del mondo s di Schopenhauer, il puro conoscere... ).
contrasto non sconnette né sopprime l'unità; -al contrario, la forma: Resta pur sempre l'essente. La sua ambiguità risulta piú che mai
È raccoglimento [lui-yoç]. I`Ió}tsp.a<:, e }tó_-for; sono la stessa cosa.) conclamata e diffusa, ma l'essere si è ritratto da lui. L'essente si
La lotta qui considerata è un conflitto originario in quanto anzi- i mantiene nell'apparenza della sua stabilità solo in quanto è fatto
tutto origina i combattenti come tali; essa non costituisce un sem- oggetto di mutevole e incessante industriosità.
plice attacco a qualcosa di già sussistente. La lotta è ciò che delinea -I

ed enuclea inizialmente l'inaudito, quello che non è stato fino allora Allorché i creatori si sono allontanati dal popolo e vengono ap-

~ 72 ' 73
_ INTRGDUZIONE ALLA METåFISICA GRAMMATICA ED ETIMULOGIA DI` -ti ESSERE ››
-I
.-r".

pena tollerati come delle semplici curiosità, degli ornamenti, come che la grammatica rappresenta la lingua in quanto veramente essente;
eg origin estranei alla vita, quando il coriflitto autentico si arresta mentre invece attraverso il flusso delle parole la lingua si perde nel-
e si trasferisce in pure polemiche, in intrighi e macchinazioni umane Finconsistente. Cosi, dunque, fino alla nostra epoca, la teoria della
nell"ambito del sussistente, è segno che la decadenza è già iiicomin- lingua è stata interpretata grammaticalmente. Cionondimeno i Greci
ciata. Anche quando un'epoca, infatti, si adopera ancora solo PC r man- riconoscevano anche il carattere orale della lingua, la cptuvfi. Essi fon-
tenere il livello raggiunto e la dignità dell'essere proprio, il suo livello darono la retorica e la poetica. (Tutto ci-ii non comportava, peraltro,
già cala. Tale livello può mantenersi solo a patto di venire continua- di per sé, una determinazione adeguata dell'essenza della lingua.)
mente oltrepassato in maniera creativa. La considerazione determinante - della lingua rimane comunque
Per i Greci ti essere a significa s t a bili tà (Ständigkeít), e quella grammaticale. Ora, fra le diverse parole e rispettive forme,
cio in duplice senso: essa ne incontra di quelle che costituiscono delle deviazioni, delle
1. Lo stare in sé nel senso del prodursi, del pro-cedere (Erit- modificazioni rispetto alle forme fondamentali. La fondamentale con-
sreben): qiúetç. dizione del nome (sostantivo) è il nominativo singolare, ad esem-
i 2. Lo stare iii sé come tale, come qualcosa di << stabile ii, che pio; 6 zúzìtoç, il cerchio. La condizione fondamentale 'del verbo è la
rimane, di permanente (Verweilen): aüeñtr. - prima persona singolare del presente indicativo, ad esempio: XÉTW,
Non-essere, per conseguenza, significa liuscire da tale stabilità io dico. L"infinito è, per contro, un modo particolare del verbo
procedura da se stessa: åšñezueàet. e Esisteiizas- ed e esistere ii- (modus verbi), una Eyzàteic. Di che genere? Si tratta di determi-
-I-'

significano quindi, per i Greci, precisamente: non-essere L"insipienza narlo. Lo si vedrà meglio con un esempio. Una forma del verbo
e la faciloneria con cui ci si serve delle parole << esistenza si ed -a esi- suddetto, kšyw, è }«.éE,au.v¬:o: e essi (le persone di cui si parla) po-
stere s› per_ indicare l'essere testimoniano, una volta di piú, quanto trebbero essere nominati, designati is - ad esempio, come traditori.
I -I I

ci si sia a ontanati da esso e da una significazione ben altrimenti, in Questa modificazione consiste, piú precisamente, nel fatto che .essa
origine, efficace e precisa. fa apparire unialtra persona (la terza), un altro numero (il plurale
h Hräietç, E†it1.i.a'i.ç indicano il cadere, il declinare, ossia nient'altro _ anziché il singolare), un'altra forma (passiva invece che attiva), un
c e l'uscire. dalla stabilità della posizione e , per consegu enza , il deci- l' altro tempo (aoristo in luogo del presente), un altro modo in senso
iåare da essa. Vien fatto di chiederci come mai proprio queste due stretto (non l'indicativo bensí il condizionale). Cio che nella parola
enominaziotii sono invalse nello studio della lingua Il senso delle ).éEau.v-re viene nominato noniè preso come realmente sussistente,
Pflf01€ TFTUJUT-G - 5"rz7Lto't.ç, presuppone la rappresentazione di qualcosa ma presentato come essente solo in modo possibile. ' '
che si mantiene diritto. Come dicemmo, i Greci concepiscono anche Tutto questo la foi-ma flessa della parola lo mette in evidenza,
la lingua come qualcosa diessente, alla stregua, cioè, della loru con- permettendo, in pari tempo, di comprenderlo immediatamente. Porre
c:Izione dell'essere. Essente è ciò che è stabile e che si presenta come alcunché in evidenza, farlo risultare, lasciarlo scorgere insieme a sé,
t e, l'apparente (das Erscbeinende) - Quest'ultimo si man'f i es t a pre- è questo appunto il potere dell'ë1'it}.iu'Lç in cui la parola, già eretta,
valentem en t e all a vista.
' I Greci' considerano
' la lingua,
' in
' senso abba piega da un lato, s'inclina. Da cio l'espressione: ETEN-fl'LG 'flifl-PE!-If
stanza lato, otticamente, cioè a partire dallo scritto. È qui che la :pat-rtzóc. La parola napzucpnivm che la contraddistingue è opportuna-
Iãarolqfiåetta si stabilizza _(koi'i:'mt... zum Ste/seri). Dire che la lingua mente usata, se si tiene presente la concezione del fondamentale rap-
, sig ca che essa sussiste (ste/it) nell immagine scritta della a- porto all"essente come a qualcosa di stabile propria dei Greci.
. . _ P
rola, nei segni della scrittura, nelle lettere: †aá.p.p.a-re.. È per questo L'espressione si trova, ad esempio, in Platone (Times 50 e ) , in

74 75
"Ii

INTRODUZIONE ÀLLA METAFISICÀ GRJLMMFLTICA ED ETIMULOGIJK DI <4; ESSERE iv

un importante contesto che tratta dell'essenza del divenire, di ciò l`estensione. Xtiipa: non potrebbe forse voler significare cio che si
che diviene. Divenire significa: venire all'essere. 'Platone distingue separa da ogni cosa particolare, cio che si sottrae, cio che ammette,
. - i '. to P Tor-
tre cose: 1. 'tò Twvótizvov, il divcniente; 2. 'rà šv tit †£†vs¬:o'.i., ciò precisamente, in tal modo, qualcos altro e_ *fi E11 fa F05 il ) b
in c ui esso diviene, il medium nel quale un divcniente si forma niamo alla suddetta forma lÉ`šfIW1fl- E553 üfffei 3 cluantc' sem mi
e dal quale, una volta divenuto, vien fuori: 3. 'rà öñi-:v åcpauetoúusvov, › - - - ' ' ' ' ' chiama
una itatittltta di intenti significativi. È per questo che si
ciò dal quale il divcniente trae il criterio della propria adeguazione, iã-fzìttetç napsutpartzóç, una deviazione che è in grado di fare appa-
al quale si commisura, giacché ogni divcniente, quando diviene qual- . ` ' fondamen-
rire con sé persona, numero, tempo, genere e modo. lCiò` _ uamü
cosa, assume previamente come modello cio che è destinato a divenire. talmente avviene per via che la pflfßlfli H1 qufimü '13 ¢› É 11`1_<-1 1
Per chiarire il significato di itrrpsutpaivui consideriamo il secondo fa apparire (önìtaüv). Se accanto alla forma }tšE,rr.i.v¬:a ponianåo la
dei termini- suddetti. Ciò in cui qualcosa diviene è quello che noi forma ltšvstv, ossia l`infinito, ci troviamo di frontel a un aåtra r:;:
chiamiamo -it spazio s-. I Greci non hanno alcuna parola per e spa- nazione, Eyzltetç, dalla quale tuttavia n o n risu tano n pe _
zio ia. Né si tratta di un caso. Essi, infatti, non esperiscono cio che né numero né modo. In questo caso, l'iå'T*W-0'!-G G Il 511% ffi1"fiPP31'1:e
occupa spazio in base all'estensione (extemio), ma in base al luogo . - - es o
determinante del significato denotano una mancanza. per qll
(rónoc) inteso come itihptt, che non significa né luogo né spazio, ma motivo che si dà ad essa il nome di l§T1¢7~1›Ul-G å-fifl«PEL1fPfl-¬¦W5€- A
cio che risulta occupato da quello che vi si trova. Il luogo appartiene - - - ' ' ' azione
questa espressione negativa corrisponde in latíiìno 'la denominriduce
alla cosa stessa. Le diverse cose hanno ciascuna il proprio luogo. di modus irifinirivus. Il senso della forma in nitivå non si fürme
Il divcniente è posto in questo spazio locale e ne è tratto. Ma affinché ai suddetti aspetti, come persona, numero---_ “É É 3 csi" C3? Essen;
questo sia possibile, occorre che-lo -tt spazio :› risulti spoglio di ogni La traduzione latina di å-rtapfiilfpff-'mfiifi CU_f1 111: mio mfmlì
aspetto e che possa d'altra parte riceverli tutti. Se dovesse essere sottolineata. Il significato greco, originario, riferentesi a aspettü 6
infatti simile a uno qualunque degli aspetti che sono destinati a inse- all'apparire di ciò che si mantiene in se o s inclina, fè scopipäièsñì;
rirvisi, assumendo allora delle forme in parte contrastanti, in parte Determinante rimane solo la pura rappresentflzlüflfi Orma 6
di essenza del tutto diversa dalla propria, farebbe si che si produ- limitazione.
cesse una cattiva realizzazione del modello, in quanto si proporrebbe Ora, a dire il vero, proprio in greco linfinito esiste oltre che
insieme anche nel proprio aspetto. äiiopqiov üv åitsivt-iv åitaetiiv I-,E113 fm-ma passiva e' media anche in quella del presente, del per-
rüv Låtüv Estate; 1.i.š}.}«.oi. Eåxsuåul rtoiisv. öuotov Trip Ev züiv šitstutúvztuv fetto e del futuro, dimodoché liinfinito rivela perlomeno il' genere
-rtvl. 'rà 'rfig åvtzvrútze; rå 'rs vñe; itupåauv &1.).'r|c; tpússwç 61:6-r 'Elöet e il tempo Cio ha condotto a una quantità di controversie circa
ösxóusvov zctziiiç fiv tlttpottotoì Thu uüzoü nupsutpuìvov ätlatv. Ciò in 1|* 1' I ' I I I
linfinito, che qui omettiamo. Solo un punto merita di essere c ia
hi '

cui le cose che divengono risultano poste- non deve effettivamente _ I-it0_ La fm-ma d¢1l'infiniro ìtéyatv, dire, può essere_šritlelsa cosí_da
. ,. 3.
presentare un proprio aspetto e una propria' apparenza. (Il riferi- non far pensare piu al genere e al tempo, ma solo a ci c e generic
mento al passo del Timeo intende chiarire non soltanto la connes- mente il verbo esprime e fa apparire. Da questo punto di vista, la
sione del natpsuqiaìvev e dell'öv, del con-apparire e dell'essere come designazione primitiva greca rende particolarmeíite bene lo stato de dì
ti I ' I I
stabilità, ma indicare anche, nel contempo, come a cominciare dalla cose. Secondo il senso 'filfill ¢SPl'¢SS10}`1¢ 13-t_1fifi_ Ulfifildtü E lffi “P0 t
filosofia platonica, in base cioè all'interpretazione dell'essere come parola che distacca cio che in essa viene significato a og_n1 rflppülf 0
ñöéa., si prepari la trasformazione dell'essenza, appena intravista, del significativo determinato. Il significato viene tratto fuori lfisfffitffll
luogo [-tórtag] e della ytuüpu, nello e spazio s definito attraverso da ogni particolare rapporto. In base a questa astrazione, Pmfinito

76 77
ii~i'IjRoDUzIoNE ALLA METAFISICA eaaiviiaarica su zriiviotosta ni -a ns ssaa s
ci di soltanto quello che viene rappresentato in modo generale nella - -- ' si nificazione del
grammaticale, e quella che comunica meno della g
paro a. È per questo che nella grammatica odierna si dice: liinfinito
e il ti concetto verbale astratto ::›. Esso si limita a cogliere e ad espri- verba' i
È un fatto pero che, a voler consi erare _ a 'd l arola << essere :››
mere astrattamente e in generale ciò che viene significato dal verbo
nella forma in cui siamo soliti parlarne, non labbiamo ancora per
Esso designa soltanto questa idea generale. Nella nostra lingua l'in- - - - .. 1
- ii I
_ es ressione è
I I

nulla chiarita pienamente. Noi diciamo. a lessere ›› L p


finito e la forma che dà nome al verbo. Nella forma verbale e nel
data dal premettere liarticolo .
e dal trasformare
ir '
la"'- foi'1T1=.1__ _fl›S'fi1'í-ma
significato che liinfinito esprime vi è una mancanza, un difetto. Liin-
dell'infinito. in un ilsostantivo: ' *rà' Elvfls. L t=\1'I1C_:1l0 Fi 111Cgšílgilrãiicaìg
finitp n o n fa p i ti apparire ciò che il verbo in altro modo rende
pronome dimostrativo. Esso significa che ciò Â: e v_ieneL denümina--
manifesto. _ _, . - ir ' ___ a
sussiste, per cosi dire, di per Sv. 6 In tal mo o :ct e si fu _
____ __L'Ènfinito rappresenta altresi, nell'ordine di apparizione nel tempo zione indicativa e mostrante ha sempre, nellla l_1ng\:1___==`l› fllìüstå'-“ä_°_;e
e e o;*me__ linguistiche, un_ risultato tardivo, anzi il piú tardivo. - - : iu -
preminente. Il dire semplicemente a essere sf ascia _g1fl P ammaticale
QUESUD _0_ S_1 scorge a propos_ito dell'infinito della parola greca la cui . - - * 1'
terminato 'cio che si vuol dire. Con_la tras ormazione _ _
problematicità ha dato occasione al nostro esame., -r Essere is si dica
dell"infinito nel sostantivo verbale, il vuoto in esso gia sussisten e
lff ãffifiü Efvzt. Si sa che una lingua evoluta si e sviluppata da un dire . - - ' ' ssere si viene
risulta, per cosí dire, ulteriormente consolidato. << e _
dialettale radicato originariamente nella terra e nella storia Cosi la
inteso a stregua di oggetto consistente. a: Essere ››, come sostantivo,
lingua di Omero è _una mescolanza di diversi dialetti. Questi con- . - - r ' ' ure. Cosi
sottintende che ciò che viene cosi chiamato -ti sia :› esso__p _ ___
šer_vano___la_ fo_rma primitiva della lingua. È nella formazione dell'in-
ti l'essere si diventa esso stesso qualcosa che -s è :si bfifiche 513 C lam
n_i__to_c e_i dialetti greci si discostano maggiormente l'uno dall'altro,
che soltanto l'essente è, e non anche, a sua volta, l'essere. Suppo-
plnce ta g ot_tologia_ ha fatto proprio della diversificazione dell'infinito
*nendo che l'essere fosse esso stesso qualcosa di essente nell'ambito
me ~=`I_I_I1 1____&S__$e___g_ni_Ii principale ti per la suddivisione e per il raggruppa- ll t dovremmo pure poterlo trovare, tanto piu che il fatto
n o ei ia etti si (cfr. Wackernagel, Vorlesungeri über Syntax, I, de ,Essen ci ' h do non co liamo
di essere essente ci si presenta nell essente anc e quan E
257 segg.)._
in particolare le sue caratteristiche._ _ _ ___ ___
_ dEssere_fisi dic; in atti_co _sIvr.:.t, in arcadico ñvtzt., in lesbico ëuusvtit,
Comiè dunque possibile meravigliarsi ancor;-i del fattq cs: _______ii*_.í'›___-__
__1'_:_____ üflììü IJ-2% ãseìte s__i dice in _latino esse, _in osco ezatm, in umbm ' lti una parola tanto vuota quando già a orme _ S CS
sere risu .
______mr__1_'_:›'. išntrarn e e lingpe latina e greca i a modi finiti ›› risulta-
pa rola tende allo svuotamento e a un apparente __ _ .
Cüflfiülldfimfimfl di
gi ssati e costituivano un patrimonio comune, mentre la
questo vuoto? Questa paro 1 a, e l'essere ›› i ci serve di avvertimento.
_
ëT*fi7\-I-°'l›-'-I åfifl-1PElJ-¢Pfi¢TU'-'-Ö; serbava ancora la sua particolarità dialettale ~Non ci dobbiamo lasciare attrarre dalla forma verbale sostantivata,
ed era ancora soggetta ad" oscillazioni. Consideriamo questo fatto ' ' ' hiudere nell'astra-
c h e è la iú vuota - Non ci dobbiamo nemmeno rinc
E:_i'i__:e qn segno chš 1 infiåiito ha, __nell'insieme della lingua, un signifi-
zione dell'infinito . << essere ›› Volendo pervenire alliessere, partendo
p eminente. esta a stabilire se la sopra accennata resistenza - - ii' ' I iù)
dalla lin a atteniamoci piuttosto all io sono, tu sei, egli _ (E552, ¢1
e durata delle forme infinitive si fondi sul fatto che l'infìnito rappre gu o' ecc io ero noi- eravamo, essi' sono stati, ecc. Ma con
I:auåš firma verbale astratta e tarda, oppure sul fam, ,31-,E esso èi mi Siam 1' "' ' .._ i ' `fi I rtico
to la comprensione di cio che lessere signi ca ne caso pa _
_____e______0 È dpale peåmarie sšibile a__l di sotto di ogni _da¢linazi0n¢ del ques e Idi- ciò
lare - in
- cui* la sua essenza consiste ' non risulta P iú chiara A
f . ___ _ tron __e giusti cato lavvertimento a guardarsi da questa
contrario! Facciamone la prova. _ _
Orma VEI' 3 C Clell lnfiintü, in quäntü prüprlü essa, dal punti; di vigtg - i .
Noi diciamo- e io sono s. L essere cosí designato c iascuno può

78 79
INTRODUZIONE ALLA METAFIS ICA. oaaaiitiarica an zriiviotoeia ni << zsszas ››

riferirlo solo a séš il mio essere. Dove si trova e in che consiste? In tutt'altro che definitive: e ciò non tanto per il fatto che possane
-
sopravvenire nuovi- dati,
- quanto perche' è da attender e _che __q uello
apparenza, è quello di cui dovremmo piú facilmente venire in chiaro,
dato che a' nessun altro essente siamo piú vicini che a quello che noi che finora si conosce venga riesaminato secondo nuove visuali e un
stessi siamo. Nessun altro essente lo siamo noi stessi. Ogni altro modo piú genuino d'impostare i problemi. Tutte le varie coniuga-
essente à pur sempre e di già anche quando noi stessi non siamo. zioni del verbo -ti essere ii- risultano da tre diverse radici.
Apparentemente, sembra che a nessun altro essente possiamo essere Le prime due sono indogermaniche e compaiono anche flellß
cosi vicini come a quello che noi stessi siamo. Anzi, non possiamo parole greche e latine col significato di << essere s›. _ _
nemmeno propriamente dire di essere e vicini is all'essente che noi 1 La piú antica e genuina è e es si-, in sanscrito -tt asus is, a
- - - -s - -' * *' * ' e ri osa:
stessi siamo, dato che lo siamo noi stessi. Eppure, s'ìmpone qui una vita, il vivente, cio che in se e di per se sussiste, si muove _ p
considerazione: ciascuno è il piú lontano da se stesso, altrettanto Pautosussistente (das Eigenrtändige). A cio si riferiscono.. 111 San'
lontano quanto l'io dal tu nell'espressione ti tu sei is. scrito I le formazioni verbali esmi. f-*fi f-Wi flímf- Vi s ¢0f1'ì5P°nd°“°=
_Ma quello che oggi conta è il noi. Oggi è il a tempo del noi is in greco, ein( ed slvtti., in latino e.mm_' ed esse. Vi appaÉ':f__e__1:__1å_*~š1_EH;íJ
anziché delliio. Noi siamo. Che essere è quello indicato nell'espres- anche, in latino: saint, e, in tedesco: sind (SUHÉ) ff -fi” _ ' '
sione? Diciamo anche: le finestre sono, le pietre sono. Noi siamo. È da notare che in tutte le lingue indogermaniche la è :›› (f'5'5¬-'I-`“'›
Forse inerisce a questa enunciazione la constatazione della presenza est...) sussiste fin dall'inizio. '
di una pluralità di io? E che pensare dell'<< io ero ›› e del e noi era- 2 L'altra radice indogermanica suona bbti, bben. Ad essa si
vamo s›, dell'essere al passato? È trascorso via da noi? O noi riattacca il greco vúwt Sfhiüdfifäìi imP0f5i-__Pf¢d°mi“a'_¬::ii V:ll_:F____;___"
s i a m o precisamente quello che eravamo? E non diventiamo pre- posizione e perrnanervi di per se. Questo _b n e_ sta__to nei _ _
cisamente quello che si a m o? secondo la concezione comune e superficiale di ¢'U°"-Q 6 dl <l1'UEW›
La considerazione delle forme d e t e r m i n a t e verbali di come natura e come -a crescere ii. In base alla interpretazione piu
.. . - - ìlecre-
ti essere si ci consente tutt'altro che di venire in chiaro dell'essere. originaria, che ci proviene dagli inizi della filosofia grecfl, __
Ci pone anzi di fronte a una nuova diflicoltà. Paragoniamo l'infinito sc-ere is (wacbscn) si rivela come uno schiudersi lflfifåfbfflli 1
tedesco .tagen (dire) e la forma icb saga (io dico) con l'infinito sein quale a sua volta rimane determinato dall'esser-presente (Anivesenl
1 I 1

(essere) e la forma icb bin (io sono). << Essere za (sein) e ti sono si - - ' ' ' ' la radice
e dall'apparire (Erscbeznen). Oggi si preferisce ricondurre ___ _
(icb bin) ci si rivelano, in tedesco, come parole di radice difierente. (pu, 3 q,m._ ,_-pajega-ö|1t_ La tpúirtc, sarebbe, di conseguenza, ciò c e viene
Quanto alle forme del passato: war (ero) e geweren (stato) diffe- alla luce schiudendosi, e tpústv varrebbe come rilucere, mostrarsi, *fi
riscono a loro volta da entrambe. Ci troviamo cosí davanti al pro- " " per conseguenza, apparire - ' '
(cfr. -ti Zeitschrift " vergl . Sp rachfor-
fur
blema delle diflerenti radici della parola e essere i›. schung is, vol. 59).
Anche il perfetto latino fui, faro; il tedesco bit! lS0l'10)› 5551 (Sei) .-
wir birn, ibr bist (noi siamo, voi siete: forme scomparseb dal ã_flV :E:
2. Uetimologia delia parola e essere ii. colo) usufruiscono della medesima radice: ___L imperativo rs (__ isfin
I.

li 'I' Weib: sii la mia donna) si è mantenuto piu a lungo accanto a e orme
Cerchiamo di ricordare in primo luogo, brevemente, quanto la ancora persistenti bin e bist. i
linguistica c'insegna a proposito delle radici che ricorrono nella coniu- 3 La terza radice: wes (sanscrito: aasarni, germanico: weiflfi l 1
gazione del verbo -ti essere a. Le attuali cognizioni in proposito sono i _ ' - '
risiedere, ristare, trattenersi, compare solo nella comugazien ~ E ' E ti i
so ' 31
tivraoouzioria .stia it-izrasisica GRAMMATICA ED ETIMOLOGIA DI si ESSERE ni __

verb_o germanico sein; a aes si ricollegano Fastin, Fá.a'-ru, vasta, meno che possa conciliare e fondere in un solo significato quanto
iiestrbnlntn. Da cui si formano, in tedesco: gewesen (stato): e poi: risultava originariamente difierente.
was, war (era), er west (è, nel senso di ti esiste ii), wesen (essere). 5. Qual è il significato fondamentale predominante che puè
Il participio wesenal si mantiene anche in an-werend (presente, aver presieduto alla fusione verificatasi? _
astante) e in ab-wesend (as-sente). Il sostantivo Wesen originaria- ' 6. Qual è Pintenzione significativa che si è mantenuta attra-
mente non significa l'essenza (Was-sein), la qnidditas, ma il durare verso ogni possibile obliterazione causata da questa mescolanza?
come presente, la pre-senza (An-weren) e l'as-senza (Ab-wesen). 7. Non deve proprio liintima storia di questa parola ti essere is
?LIfiI”1t_o_al -sent del latino pra_e-.reni e ab-reni _è andato perduto. La venir sottratta alla solita equiparazione con l"origine etimologica di
ormu a. Di: con-sentes, non significa forse: gli dei compresenti? altre parole purchessia, dato che i suoi stessi significati basilari (vi-
Da_queste tre radici desumiamo le tre significazioni chiaramente vere, schiudersi, permanere) denotano, e con cio stesso rivelano,
ìleterminate fin dall'origine di: vivere, schiudersi, _permt_inere. La tutt'a1tro che delle semplici particolarità nel campo del dicibile?
ing_ui_stica le con_stata. Essa constata altresi che questi significati pri- 8. Il senso dell'essere che, stando alle interpretazioni pura-
mitivi sono oggi scomparsi, mentre quello che persiste è solo il mente logiche e grammaticali, ci si presenta come -rt astratto :› e come
significato -ci astratto ii di tt essere ››. Ma a questo punto ci si pre- qualcosa, per conseguenza, di puramente derivato, puo essere in
senta una domanda :decisiva: come si accordano e in che cosa con- se stesso pieno e originario?
9. E tutto questo si può mettere in luce in base all'essenza
ìíefßfiflfl lv tre radici citate? Cosa è che regge _e dirige il dire del- della lingua colta originariamente?
essere? su _che si foncla il nostro dire dell'e s s e r e secondo le
varie fle'-ssioni della lingua? Questo dire e la comprensione dell'es-
Nella fondamentale domanda metafisica che ci proponiamo: << Per-
:_c___i_p___:t;:io ici no_ la stessa cosa? Come_è presente (west), nel dire
ché vi è, in generale, l'essente e non il nulla? ›› già si fa strada la
_ _ _re, a differenza fra lessere e lessente? Per quanto preziose
domanda preliminare: che cosa ne à dell'essere?
si rivelino le constatazioni suddette della linguistica, non ce ne pos- Che cosa intendiamo con le parole «ct essere :i-, -a l'essere is? Ten-
siamo appagare. È infatti solo dopo queste constatazioni che occorre tare di rispondere significa trovarci subito in imbarazzo. È un voler
dar principio al d o m a n d a r e. cogliere Pinaflerrabile. Con tutto ciò, noi siamo continuamente at-
C'à una serie di domande che ci dobbiamo porre: ' tratti dall'essente, inseriti in esso, portati a considerare noi stessi come
1. Quale tipo di tt astrazione ii era in gioco nella formazione degli -s essenti ››. -
della parola -ci essere ››? a Liessere si-, per ora, non è per noi che un semplice vocabolo, un
2. Si può, d'altra parte, parlare qui veramente di astrazione? termine frusto. Se non altro, bisogna che cerchiamo almeno d'impa-
3. Qual è, in definitiva, il significato astratto che è rimasto? dronirci di questiultimo resto rimasto in nostro possesso. Chiediamo
___________S_ 4á_vì'::'e1_l____Pfücesso che q_ui ci _si rivela _- ossia che significati pertanto: che ne è della p a r ola essere?
,_ _ perienze, si sviluppino in unità cosí da dar luogo A questa domanda abbiamo già risposto per due vie che ci hanno
a un sistema di flessioni di u n determinato verbo (e non di uno condotto alla grammatica e all'etimologia della parola. Riassumiamo
qualsiasi) - può questo processo spiegarsi semplicemente col dire il risultato di questa duplice. spiegazione della parola -tt essere is.
che qualcuno di questi significati si è perduto strada facendo? Da 1. La considerazione grammaticale della forma della parola
una sparizione pura e semplice non puo risultare nulla, nulla perlo- ci ha fatto conoscere che all'infinito i modi determinati del siEnificato
-1

82 83
INTRODUZIONE ALLA METAFISICÀ.
'I'
,pi -ii
del verbo non risultano piu apprezzabili; sono stati obhterati. Quanto
alla sostantivazione, essa non fa, in ultima analisi, che rafforzare e
obbiettivare questa obliterazione. La parola diventa un nome che
designa qualcosa di indeterminato. 1 ' caPt'roi.o iii
2. La considerazione etimologica del significato della parola
ci ha mostrato che quello che noi oggi, e da\ gran tempo, designamo LA DOMANDA SULUESSENZA DELUESSERE
-1

con la parola e essere ii non è, quanto al significato, che una fusione,


I

allo stesso livello, di tre diversi significati basilari, nessuno dei quali
peraltro rientra piú, in modo proprio e distinto, nel significato del Abbiamo trattato della parola e essere a per penetrare il ffiflü
nome. Questa fusione e quella obliterazione si implicano a vicenda. in questione e collocarlo cosí al posto che gli spetta. N_on inten-
In questo duplice processo troviamo pertanto una sufficiente giusti- diamo pero assumere questo fatto cosí alla cieca, come se si trattasse
ficazione del fatto da cui siamo partiti, e cioè che la parola -s essere si del fatto che ci sono dei cani e dei gatti. Vogliamo pervenire a una
è una parola vuota, dal significato evanescente. presa di posizione nei conftonti di questo fatto come tale. E __lo vo-
gliamo, anche a costo che questa -s volontà s possa farci apparire dei
fissati o degli sprovveduti, estranei alle cose di questo müfldfli ¢3Pfl¢f
di prendere per reale cio che è inattuale e irreale, rimanendo attaccati
all'analisi di semplici vocaboli. Noi intendiamo venire in chiaro di
questo fatto. Frutto della ricerca fin qui condotta è la constatazione
E
che la lingua procede, nel corso della sua evoluzione, alla formazione
di -a infiniti s, come ad esempio tt essere su 8 Clic CSSH con il_tempo_ha
fatto sí che il significato di questa parola divenisse logoro e impreciso.
Ormai la cosa sta in questo modo. Anziché venire in chiaro del fatto
in questione, non abbiamo fatto che constatare un altro episodio
J della storia della lingua, che si aggiunge o consegue al Pfiffifidente:
Se ora, di fronte a questi fatti attinenti la storia della lingua, ci
rifacciamo da capo e ci chiediamo perché essi sono come sono, la
spiegazione che possiamo addurre rischia di non risultare per questo
piú chiara, ma semmai ancora piú oscura. Il fatto che, per quanto
riguarda la parola a essere ia, la situazione sia _quella che è, non fa
che irrigidirsi nel suo irrefutabile carattere di fatto. _ È da tempo,
tuttavia, che si è giunti a questo punto. A questo si connette _del
resto il normale modo di procedere della filosofia, allorché_ diphiara
in partenza che la parola ai essere a è quella ch__e presenta il signifipato
piú vuoto e in pari tempo il piú comprensivo._ Quello che viene
pensato con questa parola, il concetto, è dunque il concetto generico

84 ' 35
INTRODUZIONE ALLA META FI SICA. La noiuauna sutifisssanza nai.L'Esszaz

piú elevato, il genna. Inverità, possiamo anche riferirci all'ens in guaggio comune.] Ne' ora pensiamo a dubitare che tutti questi enti,
genere di cui parla liantica ontologia, ma oltre a cio non vi è certa- in generale, non' siano, basando il nostro dubbio sulla pretesa con-
mente piú nulla da cercare. Voler legare il problema decisivo della statazione scientifica che noi non sperimenteremmo, che le nostre
metafisica a questa vuota parola: e essere is, significa voler tutto con- sensazioni, né usciremmo dal nostro corpo cui tutto quello che
fondere. Non resta, a questo punto, che una possibilità: riconoscere abbiamo testë nominato rimarrebbe legato. È infatti da dire anzitutto
come dato di fatto acquisito la vuotezza della parola e lasciar perdere... che simili considerazioni, capaci di darsi, con tanta facilità e a buon
Il che sembra ora di poter fare con animo piú tranquillo, avendo mercato, un'aria eminentemente critica e superiore, sono affatto desti-
chiarito storicamente il fatto merce la storia stessa della lingua. tuite di spirito critico. '
Abbandoniamo dunque il vuoto schema di questa parola: ai es- In realtà l'essente noi lo la s cia m o essere cosi come nella
I I , .t 1 1 1 r
sere si Ma per andar dove? La risposta non è dificile. È il caso vita di tutti i giorni, o nelle ore e nei momenti decisivi, ci sollecita
semmai di meravigliarci di esserci potuti intrattenere cosí a lungo e e ci assale, ci solleva e ci opprime. Lasciamo ogni essente e s s e r e
dettagliatamente sulla parola -ci essere ii. Abbandoniamo dunque que- cosí com'è. Ma è proprio quando ci abbandoniamo cosi, spontanea-
sta vuota e generica parola: ti essere :››, e rivolgiamoci piuttosto ai mente e senza alcuna complicazione, al corso della nostra esistenza
vari ambiti specifici dell'essente. Abbiamo, per questo scopo, una (Da-sein) storica, quando lasciamo che Pessente sia, di volta in volta,
quantità di cose che si pongono senzialtro a nostra disposizione.
quello che è, che ci troviamo, nonostante tutto, nella necessità di sa-
Tutte cose immediatamente disponibili, tutto il materiale che ma-
pere già che cosa significa e è ›› ed -s essere s.
neggiamo ogni momento: utensili, mezzi di locomozione, ecc. Se poi
E come stabilire, d'altra parte, che in un certo tempo, in un certo
questo particolare tipo di ente ci sembra troppo comune, non abba-
luogo, un supposto essente non è, se non siamo già in grado_ di
stanza raflinato o idoneo a suscitare le emozioni della a metafisica ››,
possiamo rivolgerci alla natura circostante: campagna, mare, monti, distinguere con chiarezza fra essere e non essere? E come compiere
fiumi, boschi..., o a quello che vi s'incontra in particolare: alberi, questa decisiva distinzione, se non sappiamo, in modo altffittflfltü
uccelli, insetti, erbe, pietre... Se andiamo in cerca di un ente piú decisivo e determinato, che cosa significhino l'essere e il non essere
possente, ecco, a noi vicina, la terra. ti Essente is, al pari della piú che vengono qui appunto distinti? Come puo, nel caso_ specifico e in
vicina catena di montagne dietro la cui cima sorge, è la luna: un generale, un essente essere per noi un essente, se prima non .com-
pianeta. E anche la folla è essente, la calca umana, in una via animata. prendiamo che cosa significhino -ti essere ›› e _a non essere ia? _
Siamo essenti noi stessi. Essenti sono i Giapponesi. Essenti le fughe Ora, noi c'imbattiam_o sempre in qualche essente. Distinguiamo
di Bach. Essente la cattedrale di Strasburgo. Sono essenti gli inni di il suo essere cosí o in altro modo, giudichiamo dell'essere e del non
Hölderlin. Essenti i delinquenti. Essenti i pazzi di un manicomio. essere. Veniamo cosí, senza incertezze, a sapere che cosa significhi
Essenti sempre, ovunque, a volontà. Certamente. Solo, donde ai essere »›. Sostenere, a questo punto, che questa parola è vuota e
traiamo noi la consapevolezza che tutto cio che presentiamo ed elen- indeterminata sarebbe pertanto un parlare superficiale ed erroneo.
chiamo con _tanta sicurezza sia veramente un e s s e n t e? Pare una Veniamo cosí a trovarci, in base a tali considerazioni, in una situa-
domanda assurda, dato che noi possiamo, in ogni caso, senza alcuna zione altamente contraddittoria. Abbiamo constatato, all'inizio_, che
possibilità di dubbio (almeno per una persona normale), constatare la parola ti essere ›:› non ci dice nulla di determinato. Né ci siamo,
che un certo essente è. Sicuro. [Non è nemmeno necessario, per dopotutto, ingarinati: infatti abbiamo trovato, e ci consta tuttiìira,
questo, usare le parole ai essente a e -s l'essente ir, estranee al lin- che -s essere ›› ha un significato evanescente, impreciso. D'altronde le

86 87
¬-I"

INTRODUZIONE ALLA METAFI S ICA La ooiaanoa sUi.L'zssai~:za nzLL'zssziiz

considerazioni fin qui fatte ci dànno la convinzione di distinguere questa determinabilità che essa si trova in una condizione, sotto molti il

bene e con sicurezza l'essere dal non essere. ' aspetti, di indeterminatezza. L'essere, per contro, non puo essere
Per raccapezzarci bisogna fare attenzione a quanto segue. Si puo paragonato con nessun'altra cosa. Solo il nulla è per lui l'altro. E qui
certo dubitare che in un luogo o in un tempo qualsiasi un singolo non c'è nulla da paragonare. Se l'essere rappresenta, cosi, quanto vi
ente sia oppure no. Ci si puo ingannare, ad esempio, sul fatto che è di piú unico nel suo genere e di piú determinato, allora anche la
quella finestra, che pure è un ente, sia chiusa o n o n lo s ia. parola a essere a non puo rimanere vuota. E, in verità, essa non à
Eppure, anche perché semplicemente una cosa di tal genere possa mai vuota. Ce ne convinceremo facilmente con un paragone. Quando
venir posta in dubbio, occorre che sia presente una precisa distin- noi percepiamo la parola ti essere ii, udendola come forma sonora o
zione fra essere e non essere. Quello di cui, in questo caso, non vedendola scritta, essa ci appare tosto come qualcosa di affatto diverso
dubitiamo affatto, e che l'essere sia diverso dal non essere. da un seguito di suoni e di lettere, come ad esempio << abracadabra is.
Per quanto la parola -a essere is risulti indeterminata nel suo Anche questo è un seguito di suoni, ma noi, in questo caso, diciamo
significato, nondimeno la comprendiamo in modo determinato. a Es- immediatamente che è privo di senso, anche se può averne come
sere » si rivela cosi come qualcosa di pienamente indeterminato alta- formula magica. Per contro, -ti essere za non è in tal modo privo di
mente determinato. Secondo la logica comune vi E qui una contrad- senso. Cosí a essere ››, visto scritto, è tutt'altro da a kzomil ra. Tale
dizione evidente. Ma cio che si contraddice non può essere. Non combinazione scritta è anch'essa un seguito di lettere, ma tale che
esiste un circolo quadrato. E tuttavia questa contraddizione - l'es- non fa pensare a milla. Non esistono parole vuote: ci sono bensi
sere completamente indeterminato e tuttavia determinato -› esiste. parole usate, che mantengono ancora pero un certo contenuto. Il
Se non vogliamo ingannarci, se, in mezzo ai molti affari e impegni' nome e essere a mantiene ancora la sua forza di appellazione. Pro-
della giornata, ci concediamo un attimo di riflessione a questo porsi di abbandonare 1"-a essere is, come parola vuota di senso, per
riguardo, ci capita di sorprenderci nel bel mezzo di questa contrad- rivolgersi all'essente in particolare, è cosa non solo avventata ma
dizione. Questa nostra situazione è reale come nessun'altra: certo oltretutto eminentemente incerta. Riflettiamo su tutto questo ser-
piii reale che cani e gatti, automobili e giornali. vendoci, ancora una volta, di un esempio, il quale d'altronde, come
Il fatto che liessere sia per noi una parola vuota assume improv- ogni esempio addotto nella nostra questione, non può chiarire la fat-
visamente tutt'altro aspetto. Diventiamo finalmente diflidenti nei tispecie in tutta la sua portata, e deve per conseguenza essere circon-
confronti del presunto vuoto della parola. Riflettendo piú attenta- dato di riserve.
mente su questa parola risulta alla fine questo: malgrado ogni obli- In luogo del concetto generale di a essere ›› prendiamo, ad esem-
terazione, mescolanza, genericità del suo significato, noi pensiamo pio, la rappresentazione generale di a albero :›. Per esprimere e .pre- 'I

in essa qualcosa di determinato." Questo qualcosa di determinato è cisare che cosa sia Pessenza dell'albero occorre staccarci dalla rap-
cosí determinato e unico nel suo genere che occorre fare la seguente presentazione generale e rivolgerci a particolari specie di alberi e a
aggiunta: quell'essere che tocca a qualsiasi ente e che si sperde cosí singoli esemplari di questa specie. È un procedimento questo cosí
in cio che vi è di piú comune, è, per eccellenza, quanto vi è di piú di per sé ovvio che quasi esitiamo a sofiermarci su di esso in det-
unico. taglio. La cosa tuttavia non è c o sí semplice. Come possiamo, in
Qualunque altra cosa, comunque possa essere, anche se unica, genere, trovare questo particolare di cui tanto si parla, alberi singoli
puo venire ulteriormente paragonata ad altro. Con questa possibilità come ta 1 i, in qu an to alberi; come possiamo, in linea di mas-
di comparazione aumenta la sua determinabilità. Ed è in virtú di sima, anche solo c e r c a r e qualcosa del genere, come un albero,

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'| _

INTRUDUZIUNE *LL* METAFISICA La nowiivua suLi.'zsszi~:za oEi.i.'zsszaz

se non abbiamo già da prima la chiara rappreseniazione di quello 2. La parola ai essere ›› è bensi un vocabolo di carattere gene-
che sia un albero in generale? Se questa rappresentazione generale rale e, in apparenza, una parola come le altre. Ma questa apparenza
di albero fosse davvero cosí indeterminata e confusa, cosicché essa è fallace. Questo nome, e cio che è da esso indicato, è unico nel suo
non potesse darci alcuna sicura indicazione nel nostro cercare e ti¬o- genere. È per questo che ogni tentativo di illustrarlo per via di
vare, potrebbe accadere che invece di questi noi prendessimo come esempi è in fondo assurdo; e cio proprio in considerazione del fatto
casi particolari, determinati, come esempi d'alberi, delle automobili che ogni esempio prova sempre, nella fattispecie, non qualcosa di
o dei conigli. Per quanto possa essere esatto che noi, per determi- piú, ma qualcosa di meno. Se, piú sopra, è stata richiamata liatten-
nare piú da vicino i molteplici aspetti dell'essenza e albero ii, dob- zione sulla necessità di sapere già in precedenza che cosa significa
biamo passare attraverso il particolare, permane tuttavia almeno si albero a, per poter ricercare e trovare quello che costituisce la
altrettanto esatto che Pelucidazione di questa multiformità e dell`es- particolarità delle varie specie di alberi e degli alberi singoli, cio vale
senza si attua e progredisce solo in quanto ci rappresentiamo e cono- in modo ancor piú decisivo per l'es'sere. La necessità di comprendere
sciamo in modo piú originario l"essenza generale e albero s›,, vale a già in anticipo la parola a essere ›› è la piú alta e ineguagliabile. Ed è
dire l'essenza -ci pianta ii, che è come dire l'essenza a vitale a e per questo che dalla a generalità ia dell'<< essere ›› in rapporto a ogni
ti vita is. Per quanto possiamo considerare migliaia e migliaia di ente non consegue che dobbiamo al piú presto distogliercene per
alberi, se il sapere via via dispiegantesi di cio che costituisce l'albero rivolgerci al particolare. Risulta piuttosto il contrario, ossia che dob-
come tale non ci illumina dapprima e non si definisce visibilmente biamo attenerci ad esso ed erigere in sapere la particolarità unica nel
a partire da sé e dal proprio fondamento essenziale, una simile im- suo genere di questo nome e di ciò che esso designa. '
presa rimarrebbe del tutto vana: noi vediamo semplicemente degli I" Di contro al fatto che la parola a essere ›› rimane per noi, quanto
alberi, non. lialbero. . al senso, uniombra vaga, sta il fatto che noi, d'altra parte, compren-
Per quanto riguarda il significato generale di -ci essere a, si po»- diamo l'essere e lo distinguiamo con sicurezza dal non essere. Questo
trebbe tuttavia a buon diritto replicare che, dato che esso è il piú fatto non si aggiunge semplicemente al primo, ma forma con esso
generale, la rappresentazione che lo concerne non può risalire a un"unità. Questa unità ha intanto perso per noi del tutto il semplice
qualcosa di piú alto. Nel caso del concetto piú elevato e piú generale carattere di fatto. Non si tratta di qualcosa che sia possibile rinve-
il rinvio a cio che si trova a sotto ia di lui non costituirebbe soltanto nire fra la moltitudine_ delle altre cose sussistenti come qualcosa, a
una valida raccomandazione, ma anche l'unica via per trionfare del sua volta, di sussistente. Ci corre anzi il sospetto che in quello che
vuoto. . abbiamo finora preso' come un fatto si verifichi qualcosa. E che questo
. _._ ._ .- ._- øIF_
Per quanto rilevante questa considerazione possa apparire, essa E avvenga in un modo che oltrepassa il normale andamento delle cose.
tuttavia non è vera, per due motivi almeno: ' Prima tuttavia di sforzarci di cogliere, nella sua verità, ciò che
l. Ci si può chiedere, in primo luogo, se la generalità del- ti
si verifica nel fatto suddetto, facciamo un ultimo tentativo di assu-
l'essere sia quella stessa del genere (genus). Già Aristotele intuí merlo come qualcosa di noto, come una cosa qualsiasi. Poiiiamo che
questo problema. Resta quindi problematico se un singolo ente possa, questo fatto non sussista. Supponiamo che questo significato indeter-
in linea generale, servire come esempio per l'essere come questa minato dell'essere non si dia, e che non comprendiamo nemmeno ciò
quercia, per a l'albero in generale a. È dubbio che i modi del- che vuol dire. Che cosa ci sarebbe allora? Solo una parola di meno
l'essere (essere come natura, essere come storia) costituiscano altret- nella nostra lingua? No. Non ci sarebbe allora in
tante a specie a del genere << essere a. generale alcun linguaggio. Non succederebbe piú,
90
le -I-

ííL
91 2
'I-t

La nomanna sULL'EssENza r:›zLr.'essaaz


INTRODUZIONE .ÀLLA METÀFI S ICA

nere a quest'ultimo il suo rango. In che modo poi si possa valutare


affatto, che, nelle parole, l'essente si schiudesse c o m e t ale,
questo rango, conservargli il suo pregio, è cosa che non' dipende dal
che potesse essere evocato e discusso. Poiché dire l'essente come
nostro arbitrio. . *
tale, significa " comprendere anzitutto l'essen__te come essente, vale a
Proprio perché la comprensione delliessere dapprima e per lo -
dire il suo essere. Supposto che noi non comprendiatno per nulla
piú va smarrita in una significazione imprecisa, pur rimanendo d'al-
l'essere, supposto che la parola <1: essere s non avesse nemmeno quel
tronde oerta e determinata in questo sapere; proprio perché, di con-
significato evanescente, ebbene, in tal caso non ci sarebbe piú, asso-
seguenza, la comprensione dell'essere, malgrado tutto il suo valore,
lutamente, alcuna parola. Noi stessi non potremmo essere in alcun
risulta oscura, confusa, coperta, nascosta; proprio per questo essa
modo dei d ic e n t i. Non potremmo in alcun modo essere quello deve venire chiarita, districata, sottratta al suo nascondirnento. Ciò
che siamo. Poiché essere uomo significa essere uno capace di dire
può avvenire solo a patto di interrogarci su questa comprensione che
(ein Sagender). L'uomo è uno che dice di sí o di no solo perché è,
assumemmo già come semplice fatto, a patto di porla in discussione.
nel fondo della sua essenza, un dicente, è il dicente. Questo costi-
L'interrogare è la sola maniera legittima e appropriata di pren-
tuisce la sua distinzione e, in pari tempo, la sua miseria. Essa lo
dere in considerazione ciò che dalla sua posizione suprema mantiene
distingue dalla pietra, dalla pianta, dallianimale, ma altresí dagli dèi.
il nostro essere nella sua potenza. Questa nostra comprensione del-
Anche se avessimo mille occhi, mille orecchie, mille mani, molti altri
l'essere, e ancor piú l'essere stesso, è il problema che piú di tutti
sensi ed organi, qualora la nostra essenza non risiedesse nella potenza
merita d'essere discusso. Il nostro interrogare risulta tanto piú auten-
del linguaggio, tutto liessente rimarrebbe chiuso per noi.: l'essente
tico quanto piú ci atteniamo con aderenza e costanza a ciò che piú
che noi siamo non meno di quello diverso da noi.
merita di essere investigato, e precisamente al fatto che l'essere è ciò
Volendo pertanto gettare uno sguardo retrospettivo su quanto.
che per noi risulta compreso, in rnodo completamente indeterminato
è stato fin qui detto, le cose ci si presentano nel modo seguente. Con
e tuttavia eminentemente determinato. *
lo stabilire, in primo luogo, come dato di fatto, questa cosa (per ora
Noi comprendiamo la parola a essere a, e, per conseguenza, tutte
priva di nome), che l'essere non è per noi che una parola vuota, di
le sue modificazioni, per quanto possa sembrare che questa compren-
significato evanescente, abbiamo abbassato l'essere e lo abbiamo,
sione resti indeterminata. Ciò che noi comprendiamo e che in genere
conseguentemente, declassato dal suo vero rango. Per contro, il fatto
si s c h 1 u d e in qualche modo al nostro comprendere, diciamo
che noi comprendiamo l'essere, anche se in un modo indeterminato,
che ha un senso. L'essere ha dunque, nella misura in cui viene com-
ha per il nostro esserci il piú alto valore, in quanto vi si manifesta
preso, un senso. Sentire e concepire l'essere come la cosa piú degna
una forza nella quale si fonda tutta la possibilità essenziale del nostro
d'essere investigata, discussa, ricercarlo autenticamente, non signi-
esserci. Non si tratta di un fatto qualunque, ma di qualcosa che per
fica altro che questo: interrogarci sul senso dell'essere.
il suo peso esige la piú alta valutazione, a patto che il nostro esserci,
In Seírr and Zeit, per la prima volta nella storia della filosofia,
che E sempre qualcosa di storico, non rimanga per noi qualcosa di
il problema relativo al senso delliessere viene posto e svolto proprio
indifierente. D'altronde, anche perché il nostro esserci possa rima-
c o m e p r o b le rn a. Viene qui anche diffusamente detto e spie-
nere per noi un"entità indifferente, occorre comprendere Tessere.
gato che cosa s'intenda per e senso s- (e cioè Papertura dell'essere,
Senza questa comprensione non saremmo neanche in grado di dire
e non solo delliessente come tale; cfr. Sein amd Zeit, §§ 32, 44, 67).
di no al nostro esserci.
Solo con Papprezzare nel suo giusto valore la preminenza da ac- f Perché dunque quello che abbiamo testé menzionato non pos-
siamo piú definirlo un fatto? Perché questa definizione era fm da
cordarsi alla comprensione deIl'essere in generale, possiamo mante-

» 92 * 93 "
ln.

J.

. INTRUDUZIGNE M-Lå METÂFISICPI _ La norvtanna sULL'nssar~tza nELL'EssEsE

principio erronea? Gli è che il comprendere l'essere non è qualcosa tuttavia immediatamente a partire dall`oggetto che per esse è sempre,
che inerisca accidentalmente al nostro esserci, come avere le orecchie in certo modo, dato. Per quanto riguarda la filosofia, al contrario,
Il
fatte in un certo modo. Qualunque altra conformazione potrebbe non solo Toggetto non è dato in partenza, ma in genere essa non ha
costituire ugualmente un organo uditivo. Il comprendere l'essere non oggetto di sorta. La filosofia costituisce un evento (Gescbebnir) che
costituisce invece, per noi, solo qualcosa di reale, ma altresi di neces- l'essere (nell`apettura che gli appartiene) deve sempre di nuovo rea-
sario. Senza una tale apertura dell'essere non potremmo in nessun lizzare. La verità filosofica si schiude soltanto in un avvenire
modo essere -a gli uomini :››. Che noi ci siamo non è certo assoluta- T
(Gercbe/vera) siffatto. Cio che risulta in tal caso decisivo è pertanto
mente necessario. È perfettamente possibile che l'uomo non sia questa ri-effettuazione e co-effettuazione di ogni singolo passo per
affatto. Ci fu pure un tempo in cui l'uomo non esisteva. Eppure, a entro a questo avvenire.
rigor di termini, non possiamo dire che ci fu un tempo in cui l'uomo Ma qual È il passo che abbiamo fatto? Quale passo ci tocca di
non e r a. In ogni t e rn p o l'uomo era, è, e sarà, perché il tempo rifare sempre da capo?
si temporalizza solo in quanto l"uomo è. Non ciè stato alcun tempo - Abbiamo notato anzitutto il seguente fatto: la parola -fa essere a
in cui l'uomo non fosse: non perché l"uomo sia dall'eternità e per ha un significato evanescente, è quasi una parola vuota. L`esame piú
tutta l'eternità, ma perché il tempo non è l'eternità e si temporalizza ravvicinato di questo fatto ci ha mostrato che Pevanescenza di signi-
in una temporalità solo come esserci storico-umano. Quando tuttavia ficato della parola trova la sua spiegazione: 1. nelliobliterazione pro-
l'uomo si trova nell'esistenza, vi è una condizione necessaria del suo pria dell'infinito; 2. nella mescolanza, nella quale tutti e tre i signifi-
poter esserci, ed è che comprenda l'essere. In quanto ciò è neces- cati radicali originari sono giunti a confondersi. '
sario liuomo è anche storicamente reale. Ed è questo il motivo per Il fatto illustrato lo abbiamo considerato come il punto di par-
cui comprendiamo l'essere, e non semplicemente, come potrebbe a tenza inconcusso di qualsiasi discussione tradizionale della metafisica
prima vista sembrare, come una parola dal significato evanescente. a riguardo delli'-a essere n. Essa usa partire dall'e s s e n t e per
Che anzi questa nostra maniera determinata di comprendere un andare verso di lui. N o n va dall'e s s e r e a cio che si deve
significato indeterminato si lascia delimitare in guisa univoca, e non problematizzare nella s u a apertura. Siccome il significato e il
già a posteriori, ma come una determinazione che ci domina fin da concetto di essere posseggono il piú alto grado di generalità, la
principio, inconsapevolmente. Per dimostrarlo, partiamo nuovamente metafisica, in quanto tt fisica ››, non può risalire piú in alto, verso
dalla parola << essere ››. Si deve tuttavia, a tale proposito, rammen- una determinazione piú precisa. Non le resta cosí- che una via:
tare che, in conformità della domanda-guida metafisica iniziale, noi discendere dal generale al particolare. Cosi anche il vuoto del con-
ci serviamo della parola in accezione cosí larga che essa trova il suo cetto di essere risulta riempito, dall'essente. Ma il proposito: << La-
limite solo nel nulla. Tutto cio che non è senz'altro nulla è, e per- sciamo l'essere e rivolgiamoci all'essente particolare » finisce per
fino il nulla -a appartiene'››, secondo noi, all'a essere a. mostrarci che la metafisica si prende gioco di sé senza saperlo.
Le considerazioni precedenti ci hanno fatto compiere un passo Difatti, liessente particolare, cosí spesso invocato, puo solo aprir-
decisivo. In un corso universitario tutto dipende da simili passi. Le cisi in q u a n to t a l e se noi comprendiamo già in precedenza
domande occasionali che mi sono state rivolte a proposito del corso l'essere nella s u a essenza.
dimostrano, una volta di piú, che di solito s'intende tutto alla rove- Questa essenza si è già illuminata. Ma essa rimane ancora non
I
scia fermandosi ai dettagli. È vero che anche nei corsi scientifici si problematizzata..
pretende la coerenza. Per le scienze questa coerenza si determina Ricordiamoci ora della domanda che ponemmo alliinizio: lia es-

,94 ' 95
"-.-

La nomarma sULL'EssENza nELL'EssEzE


nvraonuzionn aLLa tvtnrartslca
forma della parola e al suo significato non si è ancora giunti, riguardo
sere a è solo una parola vuota? Oppure liessere e il porsi della do-
al problema dell'essere, alla cosa stessa. Se con una semplice illu-
manda sulliessere costituiscono il destino della storia spirituale del-
strazione della parola e del suo significato ritenessimo di essere già
l'Occidente?
pervenuti a cogliere la cosa e l'essenza della cosa, commetteremmo
L'essere non è che l'ultima traccia di una realtà che dilegua e
un manifesto errore. Un errore imperdonabile: sarebbe infatti come
nei cui confronti il solo atteggiamento da prendere è ormai di lasciarla
se, volendo stabilire e indagare il comportamento dei movimenti del-
dileguare del tutto nell'indifferenza? Oppure l'essere è la cosa piú
l'etere, della materia, o i processi atomici, ci preoccupassirno di for-
degna di discussione? - _
nire spiegazioni grammaticali circa le parole c atomo a ed a etere a,
Con il porci in tal modo la domanda noi compiamo il passo decl-
anziché intraprendere le necessarie esperienze di fisica.
sivo che da un fatto indifferente e dalla pretesa vacuità di significato
Sia dunque che la parola << essere s- presenti un significato inde-
della parola << essere a ci conduce alliawenimento piú degno dt
terminato o determinato, oppure, come si è visto, li presenti contem-
essere discusso, ossia al fatto che liessere si schiude necessariamente
poraneamente entrambi, si tratta, oltrepassando il mero significato,
nel nostro comprendere. :
di giungere alla cosa stessa. Ma è l"a essere a un qualcosa, come nel
Il semplice fatto, apparentemente incontrovertibile, ciecamente
caso di orologi, case, o di un altro ente qualsiasi? È una questione
invocato dalla metafisica, risulta scosso.
nella quale ci siamo imbattuti piú volte e circa la quale abbiamo a
suficienza concluso che l'essere non è per nulla tm essente e nep-
Abbiamo fin qui cercato, per quanto riguarda il problema del-
pure un costitutivo, essente, dell'essente. L'essere dell'edificio che si
l'essere, di cogliere la parola nella sua forma e nel suo significato.
trova laggiti non è anch'esso qualcosa, e dello stesso
Quello dell'essere è tuttavia un problema che, come si è visto, non
g e n e r e del tetto o della cantina. Non vi è dunque alcuna cosa
riguarda la grammatica e l'etimologia. Se nondimeno ci rifacciamo
che corrisponda alla parola e al significato di a essere s›.
ora nuovamente alla parola, si è che, nel caso specifico, come del
Non dobbiamo però concluderne che l'essere consiste solo nella
resto in generale, la lingua viene considerata in una sua particolare
parola e nel suo significato. In realtà, il significato della parola non
accezione.
costituisce, in quanto significato, l'essenza dell'essere. Sarebbe come
Comunemente, la parola, la lingua, sono considerate come una
dire che l'essere dell'essente, ad esempio l'edificio da noi conside-
conseguente e concomitante espressione del vissuto. Poiché in questo
rato, consiste nel significato verbale. Ritenere cio sarebbe visibil-
vissuto risultano vissuti cose e avvenimenti, la lingua è, mediata-
mente scorretto. Piuttosto, noi intendiamo, mediante la parola a es-
mente, l'espressione e altresí, in certo modo, la riproduzione del-
sere a e attraverso il suo significato, l'essere stesso; solo che esso
l'essente vissuto. La parola -a orologio s- consente, ad esempio, di
non è per niente una cosa, intendendo per cosa un essente qualsiasi.
fare la triplice ben nota distinzione: 1. riguardo alla forma, udibile
Ne consegue che, in ultima analisi, nella parola essere, conside-
e visibile, della parola; 2. riguardo al significato di ciò che può gene-
rata nelle sue modificazioni e in tutta la sua estensione linguistica,
ralmente venir cosí rappresentato; 3. riguardo alla cosa - un oro-
parola e significato risultano connessi in maniera piú originaria a ciò
logio, questo particolare orologio - che viene cosí designata. In base
che essi designano, ma anche il contrario. L"essere stesso è legato
a questa distinzione (1) è un segno per (2), e (2) Ufliìfldìflflziflflfi
alla parola in un senso del tutto diverso, e piú essenziale, di qua-
per (3 ). Anche a proposito della parola essere possiamo presumi-
lunque altro ente. _
bilmente distinguere: la forma della parola, il suo significato, la cosa
La parola aesseres- si rapporta, in tutte le
stessa. È però facile notare quanto segue: finché ci si attiene alla

_ 96) 97
INTRODUZIUNE ALLA. METAFISICA ' La norvtanna sULL"EssENza nELL"EssEaE

sue modificazioni, all'essere che viene detto: in semplici frasi o frusti esempi grammaticali.
in modo essenzialmente diverso da come tutt: -«Dio ea; ovvero: esiste, è realmente presente.
gli altri verbi e sostantivi si rapportano al- e La terra è ›:›; ovvero: ne facciamo esperienza e la consideriamo
l'essente che in essi è detto. _ come qualcosa di stabilmente sussistente. «La con-
Ne viene, di rimando, che le spiegazioni fornite circa il termine ferenza ë nelliaula ››; ovvero: h a lu o g o. << Quest'uomo è della
a essere ›› sono di tutt'altra portata delle varie considerazioni che Svevia za; ovvero: è o figin a r_i o d i... a La coppa è d'ar-
possibile fare sull'uso delle parole e della lingua nei confrontt dt gento a; ovvero: è fa t t a d i... _a Il contadino è nei campi a;
qualsiasi altra cosa. Anche se, per cio che concerne la parola a es- ovvero: si è recato sui campi, si trattiene colà.
sere a, sussiste una peculiare connessione originaria tra la parola, tl a Il libro è mio a; ovvero: mi appartiene. «È un uomo
significato, e l'essere stesso, mentre la cosa, per cosí dire, manca: .morto a; ovvero: vo t a t o alla mo r t e. az Rosso è babor-
non dobbiamo ritenere per questo che Fessenza dell'essere stesso st do a; ovvero: s t a p e r... a Il cane E in giardino ››; ovvero: si
lasci ricavare dalla semplice caratterizzazione del significato della aggira colà. «Su tutte le cime è pace ››; ovvero: ? ?? In
parola. ' questo verso -a è :›› significa forse: si trova, sussiste, ha luogo, ristà?
Dopo questo excursus sul fatto particolarissimo che il problema Nulla di tutto questo. Eppure si tratta "pur sempre dello stesso
dell'essere resta intimamente legato alla discussione circa la parola, semplice a è :››. a Su tutte le cime r e g n a la p a c e ››, come regna
riprendiamo la via della nostra indagine. Si tratta di far vedere come la calma in un'aula scolastica? Neppure! O, forse: << Su tutte le cime
e fino a qual punto la nostra comprensione dell'essere risulti specifi- la pace si effonde, domina, sovrasta a? È già meglio. Ma anche
camente determinata e come riceva il proprio orientamento dall'es- questa circonlocuzione non coglie nel segno.
sere. Accingendoci ora a dire l'essere, poiché inoltre questo è ciò e Uber aller: Gipƒeln / ist Rab ››; 1'-tt è za (ist)' non si lascia in
che in certo modo sempre ed essenzialmente non possiamo non fare, alcun modo parafrasare, eppure non è altro che quell'-a è ›› espresso
cerchiamo di rivolgere la nostra attenzione al1'essere stesso che, in in quei pochi versi che Goethe scrisse a matita sullo stipite di una
tal dire, è detto. Sceglieremo un dire semplice e corrente, quasi finestra di una piccola capanna sul Kickelhahn vicino a Ilmenau
dimesso, in cui l'essere si trova espresso in forma cosí consueta che (cfr. lettera a Zelter del 4 settembre 1831). È strano che nel ten-
appena ce ne accorgiamo. tarne la parafrasi ci smarriamo, esitiamo, fino ad abbandonarla defi-
' Noi diciamo: -tt Dio è ››. a La terra è. a a La conferenza è (te- nitivamente del tutto, non perché il verso sia troppo diflicile o com-
nuta) nell"aula. a << Quest'uomo è della Svevia. a e La coppa è d'ar- plicato da intendere, ma perché, al contrario, è formulato in modo
gento. ›› a Il contadino è __nei campi. ›› -a Il libro è mio. a -s È un tanto semplice, in un modo ancor piú semplice e irrepetibile di quanto
uomo morto. s- a Rosso è (significa) babordo. ›› a In Russia c'è non risulti formulato ogni altro -ct è a- che inavvertitamente si mescoli,
carestia. ›› a Il nemico è in ritirata. s- -a La filossera è nei vigneti. ›› di solito, al nostro dire e discorrere quotidiano.
e Il cane è in giardino. ›› tt Su tutte le cime è pace (Rab). a Qualunque possa essere liinterpretazione risultante dai singoli
In ognuno di questi casi liessere è inteso diversamente. Pos- esempi addotti circa il modo di dire « è ››, una cosa risulta chiara:
siamo convincercene facilmente soprattutto se assumiamo liespres- nell*-a è ›› l'essere ci si schiude in molteplici guise. L'asserzione, a
sione a è ›› nel suo reale impiego, secondo è pronunciata cioè, ogni prima vista cosí ovvia, che liessere sia una parola vuota, ci si rivela
volta, in relazione a una ìdeterminata situazione, per un certo intento, di nuovo e ancor piú efficacemente come falsa. -
o in base a una particolare disposizione d'animo, e non come appare Ma -- si potrebbe tuttavia replicare - se l'essere_ viene inteso

98 ' 99
iìlíl-I-ti-Q

La noatanna sULL'assENza nzLL'assEaE


INTRGDUZIONE ALLA METAFISICA .

a un concetto generico sotto il quale i suddetti modi dell'-a e ›› potreb-


veramente in guisa molteplice, la ragione di cio non risiede affatto bero lasciarsi sussumere come delle specie. E nondimeno v'è una
nello stesso e è a, ma dipende unicamente dalla varia portata degli certa linea unitaria che li percorre tutti. Essa orienta la comprensione
enunciati i quali riguardano ognuno, quanto a contenuto, enti di- dell'essere verso un determinato orizzonte dal quale trae il suo signi-
versi: Dio, la terra, la coppa, il contadino, il libro, la carestia, la ficato. La determinazione del senso delI'essere si circoscrive nelliam-
pace sulle cime. È solo perché l'-a è a rimane in se stesso indetermi- bito della presenza (Gegenwäriigkeit) e della presenzialità (Anwesera
nato e vuoto, quanto al suo significato, che puo prestarsi a un uso brit), della consistenza (Besteben) e della sussistenza (Bentand),
cosí svariato e riempirsi e determinarsi a secondo ogni caso a-. La della permanenza (Auƒentbalt) e dell'avvenire (Vor-kommea).
varietà dei significati specifici proposti prova, per conseguenza, il Tutto questo ci riconduce a ciò in cui ci eravamo imbattuti nel
contrario di cio che doveva dimostrarsi. Essa denota solo, nella ma- nostro primo tentativo di caratterizzare l'esperienza e l'interpreta-
niera piú chiara, che l'essere deviessere indeterminato per essere zione greca dell'essere. Se facciamo attenzione alliinterpretazione cor-
determinabile. rente dell'infinito, ci accorgiamo che la parola -a essere s- desume il
Che cosa si puo_ replicare? Entriamo qui nell'ambito di una que- suo senso dal carattere unitario e determinato dell'orizzonte che pre-
'H
stione decisiva: l'-a è :a perviene a una tale molteplicità di significati I
siede alla sua' comprensione. Per dirla in breve: noi comprendiamo
in ragione del contenuto via via trasmessogli dalle singole frasi o, il sostantivo verbale a essere s› a partire dalliinfinito, il quale, dal suo
per meglio dire, dalle singole sfere alle quali esse si riferiscono, op- canto, mantiene il riferimento all'-a è aa e alla sua accennata molte-
pure l'-:-: è ››, cioè a dire l'-a essere st, cela in se stesso quella molte-
plicità di significati, il cui plesso rende possibile che noi ci facciamo 1 plicità. La forma verbale specifica e determinata -a è ››, la t e r z a
persona singolare dell'indicativo presente,
accessibile l"essente nella sua varietà, c o rn e è di volta in volta?
Basti per i ora aver posto il problema. Non siamo ancora abbastanza
attrezzati per svolgerlo in modo piú ampio. Quello che non si può
negare e che unicamente ci preme, in primo luogo, di segnalare, è
ì ha qui la preminenza. L*-«essere a noi non lo comprendiamo in rife-
rimento al -a tu sei a, al a voi siete ››, all'-a io sono ››, o all'-a essi
sarebbero a... che pure costituiscono tutti, e allo stesso titolo del-
lia è a, altrettante coniugazioni del verbo a essere ››. a Essere ›› è
quanto segue: 1'-s è a manifesta nel dire una grande varietà di signi- per noi l'infinito di a è ››. Siamo quindi involontariamente portati,
ficati. Noi diciamo ogni volta a à ›› in uno di questi significati pur quasi non vi fosse altra possibilità, a interpretare l'inf-inito a essere s-
senza pervenire, né prima né dopo, a una determinata interpreta- a partire dall'-a è a.
zione dell'-a è ››, e certo senza riflettere sull'essere. Il fatto è che L'-a essere a assume pertanto quel significato, già indicato, che
1'-a è s-, inteso ora in un modo ora in un altro, s"impone a noi senz"al- ricorda il modo di intendere l'essenza dell'essere da parte dei Greci,
tro, di per sé, nel dire. --Tuttavia, la molteplicità dei suoi significati una determinatezza che non giunge a noi per caso, ma che domina
non ha nulla di arbitrario. E ora ce ne convinceremo. da lungo tempo la nostra esistenza storica. Di colpo, la nostra ricerca
Elenchiamo i vari significati illustrati dalle singole parafrasi. sul modo di determinarsi della parola a essere ›› assume esplicita-
L'-a essere ›› espresso nell'-a è ›› significa: a realmente presente s›, a sta- mente' il suo vero senso di riflessione sull'origine della nostra
bilmente sussistente s-, a aver luogo », a essere originario di a, a esser s t o ria la t e n t e. La domanda: che cosa ne è delliessere? deve
fatto di a, a trattenersi a, a appartenere ››, << essere votato a a, a stare mantenersi nella storia dell'essere per potere a sua volta esplicare e
per ››, a trovarsi ››, a regnare a, << essere in procinto di a, -a soprav- mantenere la sua specifica portata storica. A questo proposito, noi
venire a. Resta difiicile, e forse impossibile, in quanto intrinsecamente ci atterremo ancora una volta al dire dell'essere.
contraddittorio, ricavare di qui un significato comune corrispondente
101
A too E '
"1

'.

cavrrozo tv _

L
LA LIMITAZIONE DELUESSERE
i
_ Allo stesso modo che con l'<< è ›› ci troviamo di fronte a un
modo quanto mai usuale di dire l'essere, cosi nel far uso del nome
i a essere a c'imbattiamo in certi determinati modi di dire, ormai
iE.l cristallizzatisi in formule: essere e divenire, essere e apparenza, essere
e pensare, essere e dover-essere.:
Dicendo a essere a una sorta di costrizione ci spinge a soggiun-
gere: essere e... L'-a e a non vuol semplicemente dire che noi aggiun-
giamo, attaochiamo all'essere qualcos'altro a titolo accessorio; se in
piú diciamo qualcosa è perché l'essere se ne distingua: essere e
È n o n... Nel medesimo tempo avvertiamo tuttavia in queste formule
qualcosa di pertinente in certo modo all"essere,_ proprio in quanto
da lui differente, perlomeno come suo a altro a-.
Quanto alla nostra discussione, essa non si è fin qui limitata a
rischiarare, esclusivamente, il proprio campo. La domanda stessa,
l quella fondamentale della meta-fisica, che ci limitammo a conside-
rare, all'inizio, come proveniente e propostaci da non si sa dove, ci
si è via via rivelata, a vista d"occhio, nella sua piena dignità di pro-
blema. Sempre piú, "ora, essa ci si scopre quale latente fondamento
della nostra esistenza storica. E tale altresi, e ancor piú, rimane
quando, paghi di noi stessi e di tutt'altro occupati, seguitiamo ad
aggirarci su tale profondità come su di un abisso che appena s'in-
travvede.
Cercheremo ora di distinguere liessere da ciò che à altro da lui.
Senza dubbio troveremo che Fessere, al contrario di quanto ne pen-
i1 I-:-im
sano i piú, è per noi tutt'aItro che una parola vuota. Esso ci appa-
rirà, anzi, determinato in tanti modi da farci trovare in seria dificoltà
per salvaguardare, quanto è necessario, sifiatta determinatezza. Ma

' - 103
*ì-_.1|-í ;L1.í
La Lrtvttraztoua nr-:LL'Es ssaa
INTttonUzIoNE ALLA METAFISICA
buisce anzi, in maniera essenziale, a determinare questo inizio. Essa
c'è di piú. Una tale esperienza dovrà essere condotta ed esplicarsi in
risulta inoltre, quanto alla sua storia, la piú complicata, e quanto' al
una fondamentale esperienza della nostra esistenza storica a' venire.
suo intento, la piú problematica. (E per questo resta per noi la piú
Onde potere fin dalliinizio efiettuare in modo opportuno le nostre
degna di discussione.)
distinzioni fisseremo i punti chiave seguenti.
1. Liessere è delimitato per rapporto ad altro, e da questa La quarta distinzione (essere e dover-essere), prefigurata solo
sua delimitazione consegue di già una determinatezza. alla lontana dalla caratterizzazione dell'i':$v come åvailóv dei Greci,
2. La delimitazione ha luogo da quattro punti di vista reci- appartiene interamente allietà moderna. Essa, per di piú, vale a deter-
procamente connessi. Il grado di determinazione dell'essere deve, minare una delle posizioni dominanti dello spirito moderno nei con-
per conseguenza, o accrescersi per via di queste diramazioni, oppure fronti dell"essente in generale, soprattutto a partire dalla fine del
diminuire. secolo XVIII. "
3. Queste distinzioni non sono per nulla fortuite. Ciò che 7. Un proporsi originario del problema dell'essere, reso edotto
viene mantenuto, per via di esse, in istato di separazione, tende del compito di esplicazione della verità dell'essenza dell'essere, deve
originariamente a raccogliersi in unità. Le scissioni possiedono per- saper rimettersi alla decisione delle potenze latenti in queste distin-
tanto una loro propria necessità. zioni, e ricondurle alla verità loro propria. `
* . 4. Le opposizioni - con la loro iniziale apparenza di for- Tutte queste osservazioni preliminari devono essere tenute co-
mule - non sono dunque sorte occasionalmente né hanno fatto il stantemente presenti nel corso delle riflessioni che seguiranno.
loro ingresso nella lingua come dei semplici modi di dire. Esse si
sono viceversa formate in stretto rapporto con l'impronta assunta
dalliessere stesso, la cui rivelazione è stata decisiva nel determinare 1. Essere e divenire.
la storia dell'Occidente. Esse hanno avuto inizio con Finizio della
stessa indagine filosofica. Questa distinzione e contrapposizione sta al principio delliinda-
5. Tali distinzioni hanno mantenuto la loro prerogativa non gine sull'essere. Ancora oggi essa costituisce la piú comune delimita-
solamente alliinterno della filosofia occidentale, ma compenetrano zione dell'essere mediante qualcosa d'-altro, in quanto risalta imme-
ogni sapere, ogni fare, ogni dire, anche se non vengono espresse come diatamente da una rappresentazione dell'essere cristallizzatasi in evi-
tali o nei termini suddetti. denza banale. Cio che diviene non è ancora. Ciò che è non abbisogna
' 6. L'ordine in cui le suddette espressioni sono state da noi piú di divenire. Cio che a è s, l'essente, ha lasciato ogni divenire
elencate è già indicativo dell'ordine secondo cui risultano essenzial- dietro di sé, se pur mai è divenuto o ha potuto divenire. Ciò che
mente connesse e del processo storico che le ha coniate. autenticamente -a è a- resiste altresi a ogni impulso del divenire.
Le prime due distinzioni nominate (essere e divenire, essere e In una .visione grandiosa, degna dell'assunto, Parmenide, vissuto
apparenza) risultano formate già all'inizio della filosofia greca. Es- tra il VI e il V secolo, ha messo in luce, in forma di pensiero poe-
sendo le piú antiche sono anche le piú comuni. - tico, l"essere dell'essente in contrapposizione al divenire. Il suo << poe-
La terza distinzione (essere e pensare), la cui formazione è non ma didascalico a ci è pervenuto sotto forma di frammenti, del resto
meno antica di quella delle prime due, viene sviluppata in modo
ampi ed essenziali. Basti qui* citarne solo pochi versi (Framm.
determinante già nella filosofia di Platone e di Aristotele, ma riceve
VIII, 1-6): _
la sua forma decisiva solo all"inizio dell'età moderna. Essa contri-
å

104 r 105
INTRODUZIONE ALLA META FI SICA
La Lnvnraztonz nn1..L'nssEaE

ttóvoç, 5'ë-tt püiiac, 65::-i.'o / }.si.1tt-vrttt. tin; Eottv' -tatútnt B"š1ti. trina di Parmenide quella di Eraclito. Da lui proverrebbe la frase
a"ñp.o.'r'Etza't / ttaitittit pdl', the åyšvntav šòv ztzi åvtiiltåpóv åortv, frequentemente citata: :rtåv-tar. gti, tutto scorre. Per conseguenza non
Earn. *yàp oüitaneitåg 'ta :tal åtpsušç 1"|5' åvåiteovov, oüöš nov' fiv v'è alcun essere. Tutto a è a- divenire. -
at5ö'§a'¬:att, šnsl. vüv Eevtv òneü nãv / Ev, ouvsjtšc” / Se ci si accontenta dell 'esibizione di tali proposizioni: da una-
parte l`essere, dallialtra il divenire, gli è che si mira a far risaltare,
Resta ormai solo il discorso della via I fin dall'inizio della filosofia, quello che si ritiene si verifichi durante
(sulla quale si rivela) liessere com'è; su questa (via) ci sono molte tutto il corso della sua storia: e cioè che là dove un filosofo dice A,
. cose che stanno ad indicarlo; *Y l'altro dice B, e viceversa. Se invece si assicura che nella storia della
come l'essere senza nascere né perire filosofia, in fondo, tutti i pensatori dicono la medesima cosa, questa
se ne sta tuttiintero, solo, e del -pari . appare, per il senso comune, una ben strana pretesa. A che allora
.› . | la multiforme e complicata storia della filosofia occidentale, se tutti
senza timore, in se, senz essere stato portato a compimento; _ I
esso non fu in passato e nemmeno in futuro sarà, ' dicono la medesima cosa? Basta, in tal caso, u n a s ol a filosofia.
poiché come presente esso è tutto in una volta, unico unificante unito Tutto risulta sempre già detto. Eppure, questa e medesima cosa »
da sé, in sé raccoglicndosi (capace di tenere insieme colmo di possiede in realtà come sua interna verità liinesauribile ricchezza di
presenzialità ) . essere ogni giorno come al suo primo giorno.
Eraclito, al quale si usa attribuire, in grossolana opposizione a
Queste poche parole si ergono con la maestosità delle statue Parmenide, la dottrina del divenire, dice in verità la stessa cosa di
greche arcaiche. Quanto ancora possediamo del poema didascalico lui. Non sarebbe altrimenti, se dicesse cose diverse, uno dei piú
di Parmenide potrebbe capire in un esiguo quaderno, il che potrebbe grandi fra i grandi pensatori greci. Soltanto che non si deve inter-
ben valere a confutare la presunta necessità delliesistenza di intere pretare la sua dottrina del divenire con le idee di un dartviniano
biblioteche di letteratura filosofica. Chi sappia riconoscere la portata del XIX secolo. Beninteso, l'-a opposizione a di essere e divenire
di un tale dire pensante dovrebbe, oggi come oggi, climettere ogni non si è mai piú presentata in maniera cosí esclusiva come nel dire
velleità di scrivere libri. di Parmenide. In questa grande epoca, il dire dell'essere dell'essente
Quel che vien detto a partire dall'essere sono dei cn'1p.ar.-ttt; non ha in sé medesimo l'esser1za (nascosta) dell'essere di cui parla. È in
già dei contrassegni dell'essere né dei predicati, ma quanto, nel sifiatta necessità di carattere storico che risiede il segreto della gran-
riguardare verso l'essere, ce lo mostra in se stesso a partire da sé. dezza. Per ragioni che appariranno piú chiare in seguito, ci limitiamo
Per poter avere una tale visione dell'essere occorre infatti rimuovere per ora, nell'esporre questa prima antitesi, a essere e divenire ››, a
da lui ogni nascere, ogni perire, ecc.: prescinderne ( fort-sebea) nel queste indicazioni.
senso, attivo, di allontanarli con lo sguardo, eliminarli. Cio che
con át- e auöé vien tenuto lontano non è della misura dell'cssere, la
sua misura è tutt'altra. 2. Essere e apparenza.
I
'- 1
Possiamo da tutto cio inferire che lessere si mostra, a questo
dire, come la solidità propria dello -a stabile ›:› in sé raccolto, immune Questa distinzione è altrettanto antica quanto la prima cla noi
da turbamento e da cangiamento. Ancor oggi, quando si espongono menzionata. Il carattere ugualmente originario delle due suddivisioni
le origini della filosofia occidentale, si usa contrapporre a questa dot- (essere e divenire, essere e apparenza) denota l'esistenza di un piú

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INTRODUZIONE ALLA METAFIS ICA H La Lisairaziona naLL'isssaiiz -›

profondo rapporto che permane ancor oggi celato. La seconda distin- troppo precipitose, ci è possibile rinvenire nella nostra stessa lingua
zione citata non ha infatti potuto ancora essere di nuovo svolta nel una traccia che ci avvii a comprendere questa distinäolne. 1Dicidanñ0
suo autentico contenuto. Per far ciò è necessario concepirla in modo fl , 1 1 in Il "
Scbem e distinguiamo il Sonnemcbein (lo splendere e so e) a a
originario, ossia secondo la concezione greca. Ma questo non è facile pioggia. Il sole splende (rcbeint). In forma narrativa: e lâ lcameiä
per noi, esposti come siamo ai moderni fraintendimenti della gnoseo- era debolmente illuminata dalla luce (Scbem) di una cari e a ii.
logia; per noi che usiamo volgerci alla semplicità dell'essenziale con dialetto alemanno conosce la parola Scbeinboíz llffåfiü lllmlflfläflfifitfil
diñcoltà e, in genere, come ad alcunché di vacuo. cioè un legno che fa luce nell`oscurità. Noi conosciamo, dalle rap-
A prima vista la distinzione appare chiara. Essere e apparenza presentazioni dei santi, liaureola (Heiligenrcheinl, liflflfillü _1`fl8EƒÉm¢
significano: il reale in contrapposizione all'irreale,', l'autentico in con- intorno al capo. Sappiamo pero anche di falsi devoti (Scbembeilige)
trapposizione all'inautentico. È insita in pari tempo in questa distin- che hanno l`aspetto di santi ma non lo sono' affatto. 'Irogliamå dei
zione una valutazione per cui l'essere riceve la preferenza. Allo stesso combattimenti simulati (Scbemgeƒecbt), ossia tenzoni c. ed anno
modo che noi diciamo: la meraviglia e il meraviglioso, cosí usiamo l'illusione di un combattimento. Il sole nel mostrarsi (mnem .rie
dire: liapparenza (der Scbein) e Fapparente (dar Scbeiriàere). Spesso, scbeinr) appare (rcbemr sich) come se si miiovesse intorno a a teriig.
si riporta la distinzione di essere e apparenza a quella prima citata: Che la luna, nel mostrarsi, misuri due piedi_ di
, . diametro
. è cosa â e
di essere e divenire. L'apparente è ciò che emerge talvolta e che, in appare soltanto, è soltanto un apparenza. Ci imbattiamo in ue
maniera altrettanto fuggitiva e precaria, di bel nuovo scompare, in specie di apparenza, di apparire. Ma esse non sono semp icemente
contrapposizione all 'essere concepito come lo stabile. . giustapposte, l"una è derivazione dell'altra. Il sole, ad esempio, può
La distinzione di essere e apparenza ci è abituale: è come una avere Papparenza di muoversi intorno alla terra solo perché appare
delle tante monete logorate dall"'uso che ci passiamo di mano in mano, (rcbeiat), si mostra, ovvero riluce e, nel rilucere, appare (erscbemt),
senza farci caso, nella banale vita di tutti i giorni. Nel migliore dei- viene all'apparenza. È evidente che nell'apparirei del 501€, Hei Sìfflfiü
casi, ci serviamo di questa distinzione come di un avvertimento di rilucere, raggiare, sperimentiamo altresi lirradiazione come fâ orgi
morale e come di una regola di vita che ci insegna ad evitare l"ap- Il sole splende (schemi), vale a dire: esso si mostra e risca a.-
parenza .per attenerci all'esserci << piuttosto essere che apparire iv. rilucere dell'aureola rende manifesta col proprio splendore la santità
Nondimeno, malgrado questa distinzione appaia del tutto ovvia di chi la porta. _ _ _
e usuale, non si comprende in che misura l'essere e l"apparenza ori- Osservando piú attentamente troviamo tre specie di apparenza.
ginariamente si distinguano. Il fatto che ciò accada è indice di una 1. liapparenza come splendore (Glanz) e come rilucere (L€H¢`51-`€fil;
certa reciproca appartenenza. In che può essa consistere? Si tratta 2. l'apparenza e il parere (dar Scbeiireii) come apparire (Erscbemen),
in primo luogo di concepire l'unità recondita di essere e apparenza. il venire all'apparizione (Vor-scbeiri) di qualche CUSH; 3--1:al3°'Pfi1`¢_fiZa
Se ormai non la si comprende piú, è perché siamo caduti fuori del come pura apparenza, il sembrare (Arircbem, come aver laria di...)
campo in cui questa distinzione iniziale è storicamente maturata, che produce l'illusione di qualche cosa. Risulta tqttavial insieme evi-
mentre ora ci contentiamo di trasmetterla come qualcosa che è stata dente che il a parere ii citato al secondo posto, lapparire nel senso
una volta posta in circolazione non si sa dove e non si sa quando. di mostrarsi (Sicbzergen) si confà tanto all apparenza intesa come
Per cogliere questa distinzione bisogna rifarsi anche qui all'ori- splendore quanto all'apparenza intesa come sembrare, e non. come
gine. un carattere qualsiasi, ma come fondamento della loro possibilita.
Tenendoci comunque a debita distanza da soluzioni avventate o L'essenza de1l'apparenza (Scbeia) risiede nelliapparire (Erscbemeri).
-Ill'

ma 109 l
INTRODUZIONE ALLA. METAFIS I CA La Limitazione nEi.L'Es ssaa
Essa equivale al mostrarsi, al presentarsi, all'essere astante (Aa-
si producono in seguito con sforzo deliberato. L'essere è la deter-
rííbea), allo star davanti (Vor-liegeri). Il libro da lungo tempo
minazione fondamentale di cio che è nobile e della nobiltà (05513 dl
a_ eso app are ora, cioe sta davanti,' è presente (ist - iiorbaaden) e lo
ciò che ha, per sua essenza, un'alta origine e riposa__it1 eäfifil- È ¢'¬'3__'*H
51 Può- Per COHSEEUÈHZH, Ufleflere- Ma quando si dice: la luna splende riferimento a ciò che Pindaro conia la massima: "rÉ”i'°l- Dfflš Èfififl UGÖW”
(der Monti rcbezrit), cio non sta a significare soltanto che essa dif
(Pit. II, 27 ): -a possa tu, apprendendo, riuscire quello che sei ig. Offli
f011 de 1.1113 ltlte, 1111 Certü _Cl'iIaI'01'E,
' ma Che Sta In - Cieli),
- È presente_
questo stare in se' non significa altro, per i Greci, che star-c_i (_Da'-
(we-ff HH). Le stelle risplendono (rcbeineri): significa che esse steben), stare nella luce (Iin-Licbt-Ste/nen). -a Essere i› siåmfifa
sono presenti con il loro brillare. A p p a r e n z a (Sc/sein) signifiça
-a apparire ii-. Quest'ultimo non à qualcosa di accidentale,__ qualeoäfl
qui esattamente lo stesso che e s s e re (i versi di S ff - &
______ à L ____}_ a o. ir-tspsç che abbia che fare qualche volta con l'essere. L"essere e (H-4'?-fil
LJ- tiqi it tiv asitávvstv... e la poesia di Matthias Claudius Ein
c o m e apparire.
Wiegealied bei Moivdrcbein zii singer: offrono un punto di partenza
Cade cosi, come inconsistente costruzione, quella rappresenta-
P1`€2I0S0 per meditare sull'essere e sull'apparenza). - zione universalmente diffusa della filosofia greca, secondo cui essa.
, Tenendü Pffififlflte quanto è stato detto possiamo cogliere l'in- a differenza del soggettivismo moderno, avrebbe -ci realisticamente ii-
tima connessione ' di' essere e apparenza. Ma per comprenderla intera- insegnato la nozione di un essere in sé obbiettivo. Quest_a rappresen-
mente bisogna intendere ' '
lessere ' maniera
in - - - .
ugualmente originaria tazione corrente si basa su di una concezione superficiale. Espres-
vale ___ a___ dire_ comle lintendevano
" i' Greci.* Gia H- sappiamo
- che l'essere siI sioni come -a soggettivo ii e ai oggefllvü *ti ti fefillsllcü ii' E ff idefll'
sc i U 3 al Gfecl' 'ël'-131€ fPUfl'l-<;. ' - -
Lo schiudentesi permanente imporsi . .
stico ia- debbono essere lasciate da parte. _
(Das auƒgebeird-iierweileiide Walteu) è nel medesimo tempo in Il passo decisivo che si tratta ora però di compiere, sulla base
. _ J
Se 593550, liflpparire che si mostra (dar .tcbeiriemie Erscbeirren). Le di una concezione piú adeguata dell'essere inteso alla maniera del
radici ev- e IPE- designano la stessa cosa. tliúsiv 1
I o schiudersi che Greci, deve valere a schiuderci la comprensione _dell'intima _t_:onnes:
“P053 11'! Sfl 512550. È <PfllíVEfl'5i'I-I-' il risplendere il mostrarsi l'a a- sione esistente fra essere e apparenza. Si tratta di fermarci _l idea di
rire... Tutti t;]_ue g li a spetti' d eterminati I ' * dell ' essere
I che nel corso I della
pp
una connessione che, per quanto propriamente greca in origine, ha
nostra esposizione (e in conseguenza de 1 nostro riferimento a Par-
avuto notevoli influssi sullo spirito occidentale. L'ess-ere. È (Ii-'~'f'-W l
menicle) siamo _ _ andati via via citando , l'imitan ' d oci piú che altro a came tpúaic. lo schiudentesi imporsi è apparire. L'apparire__ conduce
enumerarli, ci offrono già, nel loro insieme di che formare-i una ,_-;,_=_›1-H1
I all'evidenza (Vorscbein). Questo già implica che -l'eSS¢I'È› lfiPPaf1fe›
idea
_ della parola che i G reci' fon d amentalmente usano per indirm-e
conduca fuori del nascondimento. Per il fatto che l'essente come tale
lessere.
è. esso si colloca e permane nella n o n - l a te n_z a: åà-1°|fiE'-H-.
__________ Sareb
____ be _nel cofitenšpo "istruttivo ' -
illustrare l'efHcacia- denomina-. Tradurre questa parola con ai verità ii- significa in pari tempo, :icon-
ques_a paro a ri acendoci alla grande poesia dei Greci. Basti sideratamente, fraintenderla. E vero che ora si comincia, un po alla
- . .. .
come esempio, riferirci a Pindaro, per il_ quale il_ cpuå cnsmmscg_ _
laii
volta, a tradurre la parola greca alla lettera. Ma cio serve a ben poco
determinazione fondamentale dell`esistenza* -tò Sè euri itpå-i,-|.a›1.W
se si ricomincia, subito dopo, a intendere ti verità s› in un senso del
natv. _ìr:iò_ file È Pfiffiffi dal ~'~'P'Uå e per via di esso, è in tutto e_ per
tutto diverso, spacciandolo per quello del vocabolo greco. I Greci
tutto _piu_ potente (O1. DF, 100); '~'PUå designa quello che uno è concepiscono infatti l'essenza della verità unicamente in accordo con
gia originariamente e autenticamente: ciò che è in quanto già stato
quella che è, per essi, liessenza dell'essere, la <iI'Ö°`1-¢;. Solo basandosi
(das .tcboii Ge-Wereivde), a differenza dalle opere e dalle azioni che
sulla peculiare connessione essenziale di *PW*-G e ålfiåflfi 1 Gfefl

110 iii '


--.

INTRODUZIONE ALLA METAF13]C_g_


La Limitazione nzLL'EssEiiB
possono dire: l'essente à in
_I I quanto essente vero E d ' ' Ci siamo proposti di far vedere come, per i Greci, all'essere com-
_________S_ _ - _ i ssente. Cio significa che uell h
si peta l'apparire, o piú esattamente, come l"essenza dell'essere stia
fa 1mP0f1@f1d0$1 (das waftead ' I; Zei eade) q O1 C e
a. Il non latente, come tale viene in ' ' anche nell'apparire e in che modo. Lo si è visto a proposito d_ella
nel mostrarsi. La ' “ i püsmüne (mm Sfebefil gloria e del glorificare, ossia della piú alta possibilità riservata all uo-
Vfflffi.-. ___come non-latenza . non e" qua 1cosa che si
aggiunga ___________li_____________
nte a essere. mo, cosí come lo concepiscono i Greci. Gloria si dice Sàfifl- åfflåù-É
La verità appartiene- alla-___ss_____za ___ significa: mi mostro, appaio, vengo in luce. La considerazione di_ cui
sere. L'es sere _ essente comporta 1. se e ti_ e ll'es- uno gode, resa qui in base soprattutto al vedere e all'aspetto, viene
all'evidei1za (zum Vorrcbeiir ' èommen) gu md H significati: pervenire desunta piuttosto dall'udire e dal chiamare in un'altra parola greca
' 1
.tcbeiueird-aufretefil , proporsi' (srcb ' E bin
' l stelleri)
P msi neld apparire (er- usata sempre per gloria: zléec. In base a questa parola, gloria risulta
lffwflì DEI'-Iffuffl) Nüfl flssgrie ' - I Prü un-E qualcüsa
la rinomanza di cui uno gode. Dice Eraclito (fr. 29): titiPE¬3'*JTfl-\- Tån
. .
parmon E . ' ' Slgfl ca 1- Per contro.- ritrarsi
' ' dall 'I
Ev tiv-rl. å1tr:'tv-tt-iv al. bipur-cei. zitéeç åéviitov üvn-rtiiv, al. Sè naitìtel.
È ( _______
senza ____________ rscbemung)
__ i dalla
_ P_reseIiza.
__ L i a pparizione,
. . nella sua ap*
es. iisiiópiqv-tcti özmanap ietfivta.. -a Una cosa soprattutto scelgono i piú
.- . P a entrare e luscire lin e 1'l fnor' . nobili; la gloria che permane stabile, di contro a ciò che muore; la
autenticamente
___ _
mostrati VO, Hlâfllffiâfâtlvü.
I Licsserg
-I da' 7' nel sensa
ersl nella Inültepllcltà de____ Viene Cüfií E dlspel'. massa è invece sazia come le bestie. ›› _'
deu _. _ _ Ésseme- Quest'ultimo è ciò ch e in ' ra ' Quanto sopra dev'essere comunque accompagnato da una riserva
a sua P1'0$SIII¬-lita e continua accessi'b'l' iità s'im *~ gmne che in pari tempo denota l'essenza intima della cosa. Aóše è la con-
pertutto. In quanto apparente si- dà a v d . pone - qua e la
. _ da P-

siderazione di cui uno gode e, in senso piú largo, quello di conside-


considerazione . l a considerazione ' ' di- cui- uno
E ere* dBom" 'MEG Slgmfica
cünsiderazione ___ ________ _ _ 30 e. Nel caso che tale revole che ogni essente cela e svela nel suo aspetto, nel suo mo-
,
]___________ 5óE____ ac_______$____ azione a ciò che si mostra in
__ __ ______ ` essa, si' riveli
' ' eccel strarsi (slöae, iöåa). Una città presenta un aspetto (Airfilick), una
_ _ _ _ _ g i cato di lustro (Clear) e I ' vista grandiosa. L'aspetto (Antichi) , che un essente racchiude dentro
eo ogia ellenistica e nel Nuovo Test g (ma_ Nella di sé e che può quindi presentare solo di propria iniziativa, si lascia
la [nagnificenza glorificareandlínftü Ofiflüp glflfifl Dfll, O
.
______z________ ___ ___a____f_____ _ ' _ _ i I_ atto di' attribuire
' ' conside-
- poi sempre cogliere da questo o da quel punto di vista. A seconda
_ af ai per i Greci li I 1 ' - - della diversità dei vari punti di vista l'aspetto offerto diventa un
procacciare con ciò la stabilità ( Sränafigiëeiia) Uliieilerlzüríe mi him* di altro. Ne viene che quell"aspetto è sempre, nel contempo, quello che
è per Greci qualcüsa sem i . 3 g Oria HOT]
_ . deui__s________ Piú _____________s___
p P______
emente a ' tqa cgstituisce
' - n oi cogliamo e ci formiamo. In base alla nostra esperienza e al
müdahtà ___ geìqessåifio. la
' ir . ' e Q I i ""
nostro commercio con l'essente vien fatto sempre di formarci delle
pm mmm' da gran femP0i - che la celebrità gg come
a g Gna vedute particolari del suo aspetto, del suo modo di prospettarsi. Ciò
. u__,_i_________í_________
dubb,a_ _ , una Cosa talenon
assaiE:
one profusa e diffusa ua e I* d accade sovente senza che ce ne rendiamo conto. Si arriva cosí, per
radio _ quasi liinverso dcu_ q _a al giüfnall, dalla
I .ñ esseffi- Quanto a Pindaro una qualunque _via e in base a motivi purchessia, a una certa prospet-
g ori care costituisce liessenza dell ' I se per Im il tiva sulla cosa. Ci formiamo una opinione su di essa. Cosí puo acca-
.
zlalmente ___ _. _ 3 P OESI3 E POEIEIE Slgfllfita
' ' €55 .
porre in luce ››, cio non è d En dere che il punto di vista che noi difendiamo non abbia nella cosa
. _ a attribuirsi al f t '
lui la . faPPffiSÈHI&Zione della luce abbia u n "'im a tú ' che In alcun fondamento. Si tratta allora di una semplice prospettiva, di
.ma unicamente al fatto che e li portanza particolare' una semplice supposizione. Supponiamo che una cosa sia cosí o cosí.
.
G1.em__ au.________________ 8 Pensa e _ oPera P oeticam ente come un
___i____è ______fl____sse__z Opiniarno semplicemente. Supporre si dice, in greco, Båxsaìiai. (Il
a dell essere assegnatagli.
supporre, come assunzione, è sempre collegato all'oEerta dell'appa-
i
""I-.

1 12
*'-¬.
113
'I
iivraonuziona ai.i.-ti ivinrartsica 1-ll LIMITHIUNE DELL ESSERE

1`11'e-l LH 5f5'ši-I. In quanto cosa ammessa in un müdü D ngllialttot è ' costituiti altrimenti. Questa apparenza è storica, è storia essa stessa,
l'ePlflleflf-'- ' è manifestata e fondata nella poesia e nel dire, ed è cosí un aspetto
Siamo giunti al punto che volevamo. L'essere, la tpúaig, P1-gpl-10 essenziale del nostro mondo.
Per ll fflflìü Cha Cünsiste nelliapparira g n¢1]'.;;,ff1-ire degli aspetti e -Solo lo spirito saccente di tutte le generazioni cpigoniche e infiac-
delle Pfespfitfívv. può in base alla tua stessa essgnmt et pet mtttt._ chite, crede di potersi sbarazzare della potenza storica del1'apparenza
gueflzflt In modo necessario e permanente, rendere possibile un"evi- ee-"fl ll Pfeelelllefle e Segšeillve *ii eenle Se lleeeeme Stessa di quffsta
eleflefi (AH-Y-'~`€bcH) che in realtà occulta e -¢¢_=_-la quella cl-te è la verità -ii soggettività a- non fosse qualcosa di estremamente problematico.
delliessente, ossia quello che liessente è nella Sua 1-,ün-l,-,tema Tale I Greci fecero di cio ben altra esperienza. Essi dovettero sempre
modo di prospettarsi dell'essente è l'a p p a r e n z a (Scbeiii) nel strappare l'essere all"apparenza e proteggerlo contro di essa. (L'es-
senso del sembrare (Anscbein). Laddove sussiste la non-latenza del- Sere èi lnfattit come "°n'laie"za'l
l'essente c'è anche la possibilità dell'apparenza, e viceversa; laddü-,-e Solamente nel perdurare della lotta tra essere e apparenza essi
i
less-ente si- trova nell ' apparenza e vi' si' mantiene
' a lungo e sicura-
' Selle 81111111
'
_
e _
eeneiulelefe l' essere ~ e ll' eeeen t e e a condurre l'essente
1 1 il 1 1 ii- il- 1- 1

mente, liapparenza può sempre infrangersi e cada-ra, alla stabilità e alla non latenza. gli dèi e la città, 1 templi e a tra-
. 1 1 1 1 1 Il Hi. d 1-
Con la parola åóša vengono designate molte cose: 1. la conside- gedia, gli agoni ginnici e_ la filosofia, ma tutto cio nel bel mezzo e
razione in quanto gloria; 2. il semplice aspetto offerto da una cosa; lapparenza ovunque in agguato, assumendola seriamente, coscienti
3. lesser-considerato nel senso di:' aver soltanto l'aria
' di...
' ossia
' delle elle Peleflee- È Sele een I 3 ee fi ellee
' e een Platone che l'appa-
Papparenza come -ti semplice apparenza ii- (als blaster AriscI:aiii)-
I I
renza viene intesa come mera apparenza e cosí declassata. Contem-
1- -I

I i 1 I- I

4. il punto cli vista che uno si forma al riguardo: l'opinione. Questa Per-'imeemenle leeeefe Viene- eeffle leeee- lflflelze-le In l'-lege U lfeeell'
1 -I 1- 1- 1 tir -1 1| t

Pl'-Welllå -eli Slgflifififlfi nnn discende da una impgffaziüne della lingua sibile. Viene a delinearsi cosi la separazione, xi-ipi.trp.óç, tra essen e
ma e un gioco profondamente radicato ' nella maturata saggezza di- meramente ePPfi1`eflle- elllflggllli-
" ¢ l'eSSe1'e re ale situato - in qualche
una grande lingua nella cui parola si custodiscono tratti essenziali lueße- leeeú- In lele lfellllfe 51 eleblllfà ln Segl-lllü le deli'-'lnll Clelffl'
dell'essere. Qui, per potere avere, fin da principio, una giusta visi-_-ma stianesimo la quale reinterpreterà nel contempo il termine in eriore
delle cose bisogna guardarsi dall'assumere sbri ativamcnte l'a a- eeme efeele e ll el-1Pel'le1`e eeffle efeelefeì een le quell efml- eeel
. E PP
renza come qualcosa di puramente -it immaginato a-, di -tt soggettiva tt rifuse, si rivolterà contro l'antichità (intesa come paganesimo) fino
falsandola. Bisogna invece tenere soprattutto presente che, come l'ap-
' "" I'.
e snelufefle- Nlelzeelle he dunque feålefle dl dlfei ll eflelleneelme è
1 1 1 1 1- 1 1| 1

parire, anche liapparenza appartiene all'essente stesso. UI1 Plfif0I1l$T1'10 Per il P0P0l0-
Pensiamo al sole. Esso sorge c tramonta ogni' giorno.
' Solo una - Di' contro, la grande epoca dell a grecit
' à. rappresen t a urfautoafier-
1 1 1 1| 1 Il
minima quantità di astronomi, fisici, filosofi - e anche questi sala- in mazione creatrice unica nella confusione dell antagonismo tra le due
base a un particolare punto di vista, che e per loro piú o meno fami- forze dell'essere e dell'apparenza_. (Per quanto riguarda l'originaria
connessione essenziale fra lesserci dell uomo, lessere come tale, e
1 1 -ti 1 I. 1-
liare - sperimentano immediatamente questo stato di msg in ma_
niera diversa, ossia come unmovimento della terra intorno al sole. le Vefllä nel Sense delle nen' l fileflefii- Ilefle1-ié le flefi-verità nel senso
Tuttavia, l'apparenza che assumono il sole e la terra, per esempio la - del eepflffiefl
' to - cfr - Seirr :md Zeit - §§ 44 e 68.)
campagna all'alba, il mare alla sera, la notte, è pur sempre un appa- Nella concezione dei primi pensatori greci Puriità e l'antagonisino
, , . . . M
me- Queste HPPHTEHZH nün È nulla. E non è nemmgm mm -t,-em Non dell essere e dell apparenza possedevano una potenza originaria. a
È neanche una semplice apparizione di rapporti di natura in realtà è nella Peeele tfeßlee Efeee ehe tulle queste è 5 t e tU Presentato nella

114 ' 115


_` -

_ 1i~iTito1:.iUzIoi-iE ALLA ivii-rranisica La Liii-tir-izioiin nisLL*zssEiiz

forma piú alta e piú pura. Pensiamo all'Edipo re di Sofocle. Edipo, porto fondamentale, veramente costituito e fondato, all'essere del-
che all'inizio è il salvatore e il capo dello Stato, nel pieno splendore Pessente nella sua totalità. _ _
della sua gloria e della benevolenza accordatagli dagli dèi, viene in Il rapporto che noi uomini d'oggi intratteniamo con cio che si
seguito discacciato da questa apparenza - la quale non è una sem- chiama essere, verità, apparenza, è da tanto tempo cosí confufifli
plice veduta soggettiva che Edipo ha di se stesso, ma ciò in cui si privo di base e di passione, che nel cercare di interptetare e di fare
verifica l'apparire del suo esserci - fino a che si verifica la non-latenza nostra la poesia greca possiamo intendere. solo una etigua parte 'della
del suo essere come uccisore del padre e profanatore della madre. pmanza di questo dire poetico della grecità. Se la piu recente intor-
La via intercorrente da quell'inizio glorioso a questa fine orribile è pretazione di Sofocle (1933), dovuta a Karl Reinhardt, giunge sen:
tutta una lotta fra l'apparenza (latenza e contraffazione) e la non-
K -I-

sibilmente piú vicino all"esserci e all'essere greco di tutti i tentativi


latenza (l'essere). La latenza dell"uccisore dell'eit re Laio si accampa, compiuti finora, cio è dovuto al fatto che Reinhardt considera e indaga
per cosí dire, tutt'intorno alla città. Con la passione di chi si trova l'evento tragico in base ai fondamentali rapporti esistentitfra essere,
nel pieno splendore della sua gloria, con la passione di un greco, non-latenza e apparenza. Anche se ancora vl hanno parte il moderno
Edipo s'inoltra verso la rivelazione di questo segreto. Egli deve cosí, soggettivismo e psicolog`ismo, Finterpretazione dell Edipo fa qufilo
passo passo, porsi da se medesimo nella non-lateriza che non riesce, -ii tragedia dell'apparenza s› costituisce una grandiosa impresa.
alla fine, piú a sopportare che a patto di cavarsi gli occhi da se stesso, Voglio chiudere questo accenno alla elaborazione' poetica fatta
sottraendosi cosí a ogni luce e lasciando ricadere intorno a sé la dai Greci della lotta fra essere e apparenza con la citazione di un
tenebra che tutto nasconde, e come uomo abbacinato gridando di passo dell'E-dipo re di Sofocle, passo che ci consente di metterla in
spalancare tutte le porte per rivelarsi al popolo per quello che è. relazione, senza forzature, con la nostra provvisoria caratterizzazione
Non dobbiamo tuttavia scorgere in Edipo soltanto la caduta di delllessere greco come stabilità e con quella teste raggiunta doll €55*-'1'e
un uomo, ma riconoscere in lui quel tipo di uomo greco in cui quella come apparenza. _
che e la sua passione fondamentale, la passione per la rivelazione I pochi versi, tratti dall'ultimo coro della tragedia (vv. 1189
dell'essere, ossia la passione della lotta per l'essere stesso, risulta segg. ) , suonano:
spinta al massimo e nel modo piú selvaggio. Hölderlin, nella poesia
Irt Zieblicber Bltiue [:›liIi}iet..., ha questa espressione profetica: -:< Il re 1L; 'yåp *ttiç åfi-I'l'|p-11¦Ã.Éo'd
Edipo ha forse un occhio di troppo... a. Quest'occhio di troppo costi- ¬:t'i.ç süöattliovlizç tpépsi.
iuisce la condizione fondamentale di ogni grande domandare e di --il 'taa'oi'i-rav ötrav 'tioitsiv
ogni grande sapere, ed è altresi il loro unico fondamento metafisico. itizl. Sóšetvt' ånaitltivai
Il sapere e la scienza dei- Greci sono questa passione.
Il fatto che oggi si raccomandi alla scienza di essere al servizio Chi, quale uomo maggiormente adduce
del popolo corrisponde certo a una esigenza necessaria e apprezza- dell'esserci legato e ben commesso
bile, ma è troppo poco e non persegue liessenziale. La volontà nascosta di quel tanto che sta nelliapparenza,
di trasformare l'essente nell'apertura dell'esserci esige di piú. Allo per poi -- quale apparente -- declinare? . -
scopo di attuare una trasformazione della scienza - e cioè a dire, (intendi: dallo star-diritto-in-se-stesso ) .
aimitutto, del sapere originario - il nostro esserci abbisogna di tutt"al-
ii

tro pescaggio inetafisico. Ha bisogno, anzitutto, di rinvenire un rap- I

Nell'illustrare la natura dell'infin1to era stata fatta menzione di


` i iis ` * 117 -
INTRODUZIONE AL Lñ META FI S ICA La Lin.-iiraziona nEi.i.'zssniin

certe parole che presentavano una E-fi-t)ti.o'u; una d¢-¢1jne_-,iene una Siccome essere e apparenza si implicano vicendevolmente, e in
fle $e1eH_e
I fflflffifl- Oi'_a quiI vediamo ' che il' parere
I (Scbeirien),
' lappa-
I-I questo implicarsi vioendevole insieme' si accompagnano, e in tale
renza, ln quanto costituisce una variazione dell'essere, s"idem;iޢa mn accompagnarsi altresi e di continuo si possono scambiare l'uno nel-
la flcesione. Si tratta di una variazione dell'essere concepito come lo l'altro - donde una costante confusione e la possibilità di smarri-
star li diritto ed eretto in se stesso. Entrambe queste deviazioni del mento e di equivoco che essi comportano - cosí, all'inizio della filo-
åâeìerã in determinano a partire dall'essere concepito come la sta- sofia - che e come dire dalla prima manifestazione dell'essere del-
ii É e _t__r_i_-__antenerei nella luce, ossia - dell 1- apparire
- (Eric/Jeineri).
- l'essente -- lo sforzo principale del pensiero è stato quello di cercare
U ilre e ora risultare maggiormente' chiaro
' che lapparenza
i com- di dominare il rischio (Nor) del.l'essere insito nell'apparenza e di
pete all essere inteso come apparire. L'essere come apparenza non è cercare di distinguere l'essere dall'apparenza. Cio ha richiesto, dal
meno potente dell ' estere come non-latenza. L"apparenza si- verifica
n____1_ - suo canto, di far prevalere la verità come non-latenza sulla latenza e
esse
______ __m__a1¬:of:_tesÉo__e -
s_i__ produce assteme .
ad esso. Ma l_apparenza* non lo svelare sul velate, inteso come un coprire e un dissimulare preesi-
_ S C e essente appaia quello che propriamente non è, stento." Siccome, peraltro, ciò che si richiede è di separare l'essere
essa non si contenta di dissimulare l'essente di cui è apparenza, ma dall'altro da sé e consolidarlo come eúatc, avviene che con la sepa-
ülímlfe- eeme tale- S_e stessa, in quanto si mostra come essere. Dato razione di essere e non essere si compia anche quella del non essere
c e apparenza dissimula cosi, essenzialmente, se stessa occultando e dell'apparenza.' Tuttavia le due distinzioni non si corrispondono
e_ travisand _ fl- d'iciamo
' ' `
giustamente
1' 1
che lapparenza inganna.' Questo esattamente.
inganno risiede nell apparenza stessa. È solo per il fatto che l"appa- Stando cosí le cose quanto alliessere, alla non-latenza, a1l'appa-
reriea stessa_ inganna, che essa puo ingannare liuomo, collnçandüle renza e al non essere, per l'uonio che si trova in mezzo all'essere che
eee! H1 una illusione. Ma liilludersi non è che uno dei modi fra gli gli si schiude e che, sempre da tale posizione, è in grado di rappor-
altri - Per C111' ll-lon'1o
___ ' si' mtiove nel triplice
i - mondo ove s'intersecano
- ' tarsi in questo o in quel modo all'essente, tre vie si dimostrano neces-
essere, la non-latenza e lapparenza. sarie. Bisogna che l'uomo, se vuole assumere il suo esserci nella chia-
Le SPHID, per cosí dire, che si schiude nell'interse-carsi dell'es- rità dell'essere, collochi quest'ultimo al suo posto (zum Stand), lo
ãere, della iåon-latenza e dell'appa_renza, lo intendo come lo s via- sostenga nell'apparenza e contro l'apparenza, sottraendo in pari tempo
f_______e___l1_ lle ( If r:i:')i__-Apparenza, inganno, illusione, sviamento, sono l'essere e l'apparenza all'abisso del non essere.
__ ____ oro - Fffirhci c e concerne la loro essenza '* e il- loro accadere, in
- Occorre che l'uomo distingua queste tre vie e si decida, confor-
o_ I rapporti c e sono stati per lungo tempo fraintesi ad opera della memente, in pro o contro di esse. All'inizio della filosofia il pensiero
Psleeleglfl C della gnoseologia, cosicché non siamo piú in grado di non consiste che nel.l"apertura e nel percorrimento di queste tre vie.
coglierli e ravvisarli chiaramente, nell'esserci quotidiano, come delle Tale distinguere colloca Puomo, quale essere consapevole, all'incro-
potenze. _ _ cio di queste tre vie, ponendolo cosí nella costante de-cisione. È con
_ il nostro compito era, in primo luogo, di fai- veda-e ,_-;1-,let-emente questa che ha inizio, precisamente, la storia. È in essa e soltanto in
in-_ c e maniera, sulla base t_:_lell'interpretazione greca dell'essere come essa che si decide altresi riguardo agli dèi. (Se ne desume che
eueiei ¢ Solo a partire da ciò, tanto la verità I nel qui de-cisione non significa giudizio né scelta de1l'uomo, ma indica
::;_l_:1*;_*n¢3lellil_›__ Tef1'leleI12fi_- ellllnfl-M0 lis p p a r e n z a, come modo de- una divisione in quel complesso costituito dall'essere, dalla non-
a o e mostrarsi se ' udentesi- ( auƒgeberzde Siebzeigim - - ) ,_ . ap. latenza, dalla apparenza e dal non essere.)
partengano necessariamente all'e s s e r e. Il piú vetusto percorrimento di queste tre vie che ci sia stato

118 119
La Liiviirzizioitn nisLL'nssziiz
tramandato è costituito dalla fil H di
Ue ___t.d I oso 1-I i Parmenide
' contenuta nel
P mfl 1 asca ico già ricord ato Poiché ' non è possibile
' ' cl Solo in base alla meditazione su queste due vie si possono fare
' - ' arn ' i conti con una terza, la quale si contrappone alla prima in una sua
una mterpretamme cümplelfii cercheremo di caratterizzare ìiešiu
tre vie citando alcuni frammenti del poema q e maniera caratteristica. Questa terza via ha il medesimo aspetto della
Il frammento 4 suona, tradotto: prima, ma non conduce all'essere. Perciò dà Pimpressione di non
essere anclfessa che una via verso il non essere nel senso del nulla.
a Dirò allora cosí: i-and i i ' la parola che odi_ (su Il frammento 6 comincia 'col contrapporre rigidamente le due vie
P n tua custodia
indicate nel frammento 4: quella dell'essere e quella del non-essere.
Q 1' * - . . _ __ _ ellleelì'-1_3' ergomento). Ma in pari tempo, in oontrapposizione alla seconda via, quella verso
mi “ei le Unlehe- ineritino di essere P ese in considerazione per
il nulla, che è impercorribile e perciò senza speranza, ne viene indi-
' La prima: com'è questo (cio h 1 un domandare, Cata una ÈEFZHI
C E E5501 lessere, È) e come altresi' (è)
Della fondata fiducia S_________ è lIT1l70SSll'.)llE 11011-€'SS€1`€
-ti È necessario il porre raccogliente, cosí come l"apprendere: l'essente
em 'ilueefei oSSo segue infatti la nt;-n nel suo essere.
J . in vece.- come cio
L'altra 'i non sia
- e el " latenza L'essente infatti possiede l'essere; il non-essere non possiede alcun
tresí come necessario sia il non-
"'è"; questo dunque ti ordino di tener ben presente.
Questo d'altronde , lo dico
' '
chiaro, .
è un sentiero per niente essere-
consi- Innanzitutto, infatti, tienti lontano da questa via del domandare.
Ma altresi allora da quello che gli uomini, quelli che non sanno,
'
Per Vla che né potresti far e conoscenza col non essere ' g liabile, si preparano, gli ambocefali, giacché il non saper raccapezzarsi
- - , giacché non è per essi la regola del loro apprendere errante; dacché son essi di
né con ar _ _ _ può essere mostrato qua e di là gettati
P ole potresti neppure indicarlo s-_ '
stupidi e insieme ciechi, inebetiti; la schiatta di coloro che non
_ Si notano
_ ___ L qui
_
' anzitutto
' “
due -
vie nettamente separate e opposte; distinguono,
a via che conduce verso l essere che è in ari t 1 cui norma è che il presente e il non-presente siano lo stesso _
via che porta nella non-late - ' . P emP0 E e anche non lo stesso, quelli per cui in tutto volge il sentiero all'in-
Ma. Questa via è imprescindibile.
2 - La via che co nduce verso * _ i - contrario ›i›.
ng ll P'-1ò essere percorsa ni _ il 11°" essere- via che in realtà I-

. 1 3 Pfüpflü PCI' quggtü ' - .-


p_________ del fa_____ _________ enire elevata
C____________________ __ al sapere, in' considerazione
- - ap- La via or ora designata è quella della öólåtr nel senso dell appa
renza. Su questa via l'essente appare ora in un modo, ora in un altro.
'e fffe- nello stesso tem po la iu
' ' nün'e55el`e~
- Questo frammento ci
- Non regnano qui altro che opinioni. Gli uomini trascorrono da uniopi-
filüso fia deU a necess _ i P _ antica attestazione da parte delle
itå che la Vla del nulla veri 3 nione all"altra, alternativamente. Mischiano cosí l'essere e Pappareiiza.
sigme 3 delli . E P É 11 S 3 I E 35.
essere, cosicché volgere le spalle al nulla assicu- Questa via è costantemente seguita dagli uomini, fino a perdervisi
rando che il nulla man'f . . del tutto.
blema dell . . Il fI estamenlfe
- nen ei- Significa
. sconoscere il pm.
È dunque tanto piú necessario conoscere questa via c o m e
non toglie. affatto
essere che
( appartenga,
*me ehe Il anulla non siaall-__sse____)
suo modo alcunché di essente t ale, añnché - per entro Papparenza e contro l'apparenza - si
riveli Tessere.
120
'121
INTRODUZIONE ALLA. METJKFISICA La Liiviirazioue nELL'EssEaE

Troviamo infatti liindicazione di questa terza via e della sua A un tale sapere appartiene quello che i Greci della grande epoca
coordinazione alla prima nel frammento 1, vv. 28-32: denominavano rókua, ossia il misurarsi insieme con liessere, con il
non-essere e con Papparenza: il che corrisponde ad asstunere su di sé
-:t Ora è altresi necessario (per te che t'incammini sulla via del- l'esserci portandolo alla decisione fra essere, non-essere e apparenza.
- l'essere) apprendere il tutto: Muovendo da una tale posizione fondamentale nei confronti dell'es-
tanto il cuore saldo della non-latenza bellamente conchiusa sere, uno dei loro piú grandi poeti, Pindaro (Nemea, III, 70) dice:
quanto le vedute degli uomini in cui non risiede aflìdamento veruno šv Se irsipe -rélteg ötaqiatvsrat: è nella prova rischiata framezzo all'es-
per il non-latente. sente che si reca all'evidenza il compimento, la delimitazione di ciò
Ma in tutto ciò tu devi ugualmente imparare a conoscere come l'ap- che e stato recato ed è pervenuto alla stabilità (Stand), vale a dire
parente sia a questo tenuto: l'essere. _ -
a pervadere tutto come apparema (alla sua maniera), contribuendo È qui espressa la medesima fondamentale posizione che risalta
cosí a compiere il tutto .a-. nel già citato detto di Eraclito sul itóìtrueç. Il vicendevole contrap-
porsi (Ar-rs-eiriarider-setzrmg) -- non la semplice disputa o la con-
La terza via è quella delliapparenza, ed è tale che su di essa l'ap- tesa, ma la lotta dei valorosi - è ciò che colloca l'essenzia1e e l'ines-
parenza viene sperimentata c o m e appartenente all'essere. Per i senziale, il superiore e l'inferiore, nei rispettivi limiti, e li conduce
Greci, le parole riportate possedevano una origina_ria energia. Essere alla manifestazione ( Vorscbein ) .
e verità traggono la loro essenza dalla oúatç. Il mostrarsi di Cio Cho Quello che non ci si stanca di ammirare non è soltanto la matura
appare appartiene immediatamente all'essere, ma anche (in fondo, sicurezza di questo rapporto fondamentale all'csscre, ma la ricchezza,
in definitiva) non gli appartiene. Per questo l'apparire (Scbeirieri) insieme, del suo modo di configurarsi nella parola e nel marmo.
deve sempre di bel nuovo essere messo in luce contemporaneamente Finiamo d'illustrare l'opposizione - che significa in pari tempo
anche come semplice apparenza. unità - dell'essere e dell'apparenza, con una espressione di Eraclito
La triplice via fornisce questa direttiva, in se unitaria: (fr. 123): tpúotg itpún-reiirilat tptìtei: l'essere (l'apparire schiudentesi)
' La via dell'essere e indispensabile. inclìna di per sé alfautonascondimento. È per via che l`essere riveste
La via del nulla è impercorribile. - il significato di -a apparire schiudentesi i››, di e sortire dal nascondi-
La via dell'apparenza e sempre accessibile e seguita, ma elu- mento s-, che a lui competono essenzialmente la latenza e la prove-
dibile. nienza da quella. Questa provenienza costituisce l'essenza dell'essere,
Per questo, un uomo che veramente sa non è quello che persegue dell'apparente come tale. L'essere permane incline a ritornarvi, sia
ciecamente una verità, ma è semplicemente uno che si rende costan- nel grande occultamento e silenzio, sia nella piú superficiale finzione
temente conto di tutte e tre le vie: quella dell'essere, quella del non- e dissimulazione. La stretta contiguità di -:pù-iriç e di itpúrrvsofrtti è
essere e quella dell'apparenza: Il sapere superiore - e ogni sapere insieme manifestazione dell'intimità di essere e apparenza e del loro
comporta una superiorità - viene concesso solo a colui che ha speri- conflitto.
mentato, sulla via dell'essere, la tempesta capace di trascinarlo via, Se intendiamo la formula astratta e essere e apparenza a- secondo
a colui cui lo spavento della seconda via, quella che conduce all'abisso tutta la forza della distinzione originariamente conquistata dai Greci,
del nulla, non è rimasto estraneo, e che pure ha saputo accettare il ci possiamo rendere conto non solo della difierenziazione e delimita-
rischio sempre incombente della terza via, quella dell'apparenza. zione dell 'essere di contro alliepparenza, ma anche, in pari tempo,

122 123

-I
La Limitazione nnLL"EssEitn
_ ii~i'i'itonUzIoNE .s.LLa ii.-iETaFis1ca
lottano per la decisione fra le grandi potenze dell'essere e del dive-
della loro intrinseca appartenenza alla distinzione di ti essere e dive-
nire, dell'essere e dell'apparenza. L'esplicarsi di siffatte contrapposi-
nire ». Cio che nel divenire si mantiene non è piú, da un lato, il
zioni doveva sviluppare il rapporto di essere e pensiero fino a confe-
nulla, né, ancora, ciò che e destinato ad essere. In ragione di questo
rirgli una forma determinata. Ne consegue che presso i Greci si
ti non piifi e non ancora ii- il divenire permane oommisto di non-
prepara altresi Pelaborazione della terza distinzione. -
essere. Non è tuttavia un puro nulla, ma non piú questo e non ancora
quello, e, come tale, costantemente un altro. Per questo si mostra
ora in un modo ora in un altro. Il divenire presenta un aspetto fon-
3. Essere e pensare'.
damentalmente instabile. Esso è, da questo punto di vista, un'appa-
renza dell"essere.
Piú volte è stato da noi segnalato il decisivo predominio della
Bisogna dunque che, nella iniziale apertura dell'essere dell'es-
distinzione di «s essere e pensare ii- nell'esserci dell'uomo occidentale.
sente, il divenire risulti, alla stessa stregua dell'apparenza, contrap-
La ragione di questo dominio deve trovarsi nella stessa essenza .di
posto all'essere. D'altra parte, il divenire in quanto -a dischiudi-
questa scissione, in cio per cui essa si distacca dalle due prime e
mento is (Auƒge/zen) appartiene tuttavia alla tpiicriç. Se intendiamo,
altresi dalla quarta. Per questo vorremmo richiamare, fin da prin-
alla maniera dei Greci, il divenire come un venire e un andar via
cipio, l'attenzione su quanto ha in sé di particolare. Confrontiamo
dalla presenza, l'essere come una presenza-apparentenello-schiudersi
anzitutto questa distinzione con le altre due di cui si è testé parlato.
(als ai-rƒge/Jend-errcbeiaendes-Anweseii), e il non-essere come as-
In queste, ciò che viene distinto dall'essere per essergli contrapposto
senza, ne viene che Palternanza di schiudersi e di svanire è l'appa-
proviene dall'essente medesimo, lo si ritrova nella sua stessa sfera.
rire (Erscbeinen), l'essere stesso. Allo stesso modo che il divenire
Non solo il divenire, ma anche l'apparenza, ci si presentano nell'es-
è liapparenza dell'essere, cosí l'apparenza intesa come apparire
sente come tale (cfr. il sole che sorge e che cala; il caso, sovente
(Errcbeiaen) è un divenire dell'essere. -
citato, del bastone che immerso nel1'acqua appare spezzato, e cosí
Possiamo già dedurre da cio come non sia privo d"importanza il
via). Divenire e apparenza si trovano, per cosí dire, sullo stesso
ricondurre la distinzione di essere e apparenza a quella di essere e
piano dell'essere dell'essente. _
divenire, o viceversa. Di conseguenza il li-'oblema del rapporto fra
_Per contro, nella distinzione di e s s e r e e p e n s a r e, cio
le due distinzioni deve per ora rimanere aperto. La risposta a tale
che viene contrapposto all 'essere, il pensiero, non è soltanto qual-
quesito dipende . dall'autenticità, dall'ampiezza e dalla solidità del
cosa di essenzialmente diverso dal divenire e dall'apparenza, ma
fondamento in base al quale l'essere dell'essente si essenzializza
anche la direzione dell'opposizione è essenzialmente diversa. Il pen-
( west). Cosi la filosofia, all'origine, non si è limitata a enunciare
siero si colloca in guisa tale di fronte all'essere, che questo gli risulta
singoli principi, per quanto le successive presentazioni della sua storia
pro-posto (nor-gestellt) e pertanto gli si oppone come un oggetto
possano suscitare questa impressione. Si tratta, in verità, di presen-
(Gegea-staiid_). Non è questo il caso delle precedenti distinzioni.
tazioni dossografiche, consistenti cioè nella descrizione di opinioni e
Risulta dunque chiaro il motivo per cui questa distinzione è in grado
di singole vedute di grandi pensatori. Ma chi si limiti all'esame e
di assumere una posizione preponderante. Essa gode di una superio-
alla considerazione di queste, nel modo in cui sono presentate, può
rità in quanto non si pone fra le altre tre distinzioni e alla pari con
esser certo di incorrere in errore e di sbagliare strada prima ancora
esse, ma tutte se le rappresenta, e cosí pro-ponendosele per cosí dire
di pervenire a una conclusione, prima di assicurarsi cioè la formula le _ abbraccia. Accade cosí che il pensiero non è solo il termine anti-
o l"insegna di una certa filosofia. Il p e n s ie ro e l'essere greco

124 H 125
1.

I
"li-

INTRUDUZIDNE ALLA METJÃFIS IC-Ft La Lirviir.-azione nELL't-:s senz

tetico di una distinzione in certo qual modo diversa dalle altre, ma fatto di notare o di comprendere il p r o bl e m a che lo concerne.
diventa la base e il punto di riferimento che decide su cio che gli sta In questa prospettiva già istituita e dominante, che regge e guida
di fronte, al punto che Tessere stesso riceve il suo significato dal ogni nostra comprensione dell'essere, noi siamo immersi (per non
pensiero. dire perduti) tanto piú profondamente e in modo tanto piú nascosto,
È su questa linea che va apprezzata l'importanza che proprio in quanto anche,i Greci non pervennero piú a mettere in luce questa
questa distinzione riveste nell'insieme della nostra ricerca. In quanto prospettiva come tale, e non poterono farlo per delle ragioni essen-
cio che in fondo noi domandiamo e che cosa ne è dell'essere, in che ziali (non per manchevolezza). E tuttavia Pesplicazione della distin-
modo e in base a che cosa possa nella _sua essenza venir portato a zione di essere e pensare fa già essenzialmente parte dell'opera di
consistere ed essere inteso, compreso e posto come norma decisiva. costruzione e consolidamento di questo preliminare campo di osser-
Nella distinzione, apparentemente indifferente, di e s s e r e e vazione nel quale la comprensione greca già si muove.
p e n s a r e è da riconoscersi quella fondamentale posizione dello Abbiamo tuttavia collocato questa distinzione, anziché al primo,
spirito dell'Occidente che costituisce il nostro specifico punto di al terzo posto. Vediamo dunque di chiarirne il contenuto cosí come
partenza. Essa non si lascia superare che o r i g i n a r i a m e n t e, abbiamo fatto per le precedenti.
ossia in modo che la sua verità primitiva venga restituita nei suoi Incominciamo ancora con una caratterizzazione generale di cio
propri limiti e con cio nuovamente fondata. che viene ora a contrapporsi all'essere.
Al punto attuale della nostra ricerca siamo in grado di renderci Che cosa significa -ci pensare ii? Si dice: -tt L'uomo propone
conto anche di un altro aspetto. Si È chiarito precedentemente che (den-let) e Dio dispone ››. Proporre (deiiken) comporta: ideare que-
la parola e essere i:-, contrariamente all'opinione dei piú, ha un signi- sta o quella cosa, progettare; proporsi questo o quello vuol dire:
ficato_ nettamente circoscritto. Questo implica che l'essere stesso mirare ad esso. -a Pensar male ii- significa: pre-meditare qualcosa del
viene inteso in un modo determinato. In quanto è cosí compreso, genere; -ii pensare a qualcosa (aii...deiiken) ›:› vale: non obliare. Qui
esso è a noi aperto. Ora, ogni comprensione, in quanto costituisce pensare va inteso nel senso di: ricordare, rammentare ( ge-den-een).
un modo fondamentale di apertura, si muove necessariamente in un Noi usiamo l'espressione: si'c}J...deii.leeii nel senso di -a immaginarsi a-
determinato campo di osservazione. Questa cosa, ad esempio, l'oro- soltanto qualcosa, figurarsela. Taluno dice: ti penso che l'affare riu-
logio, ci rimane preclusa in cio che essa è qualora non si sappia pre- scirà s›,,ossia: mi sembra cosí, sono di quest'avviso, nutro questa opi-
viamente che cosa siano il tempo, il tener conto del tempo, la misura nione. Pensare, in senso forte, significa: riflettere su... (nach-deaken),
del tempo. Il campo di osservazione di ciò che osserviamo deve risul- meditare su qualcosa, una situazione, un piano, un avvenimento. Il
tare già in precedenza aperto. Noi lo designamo come campo preli- termine e pensiero a serve anche per indicare il lavoro, l'opera di
minare di osservazione (Vor-blicfebabn), come -si prospettiva ii-. Si colui che chiamiamo un -a pensatore a-. Certamente, tutti gli uomini,
chiarisce cosi che non solo l'essere non è compreso in un modo inde- a difierenza degli animali, pensano, ma non tutti sono dei pensatori.
terminato, ma altresi che la comprensione determinata delliessere si Che cosa deduciamo da tali usi linguistici? Il pensiero si riferisce
muove già essa stessa in un campo di osservazione previamente tanto al futuro quanto al passato, quanto, altresi, al presente. Il pen-
determinato. siero reca qualcosa davanti a noi, ce lo r a p - p r e s e n t a. Questo
I movimenti entro questo campo, i tentennamenti, gli slittamenti, rap-presentare (vor-stellen) deriva pur sempre da noi, è un libero
le deviazioni, hanno finito _pcr entrarci nella carne e nel sangue, tanto disporre, ma non arbitrariamente, bensi in certo modo obbligato,
che noi non riconosciamo piú il campo stesso né ci vien nemmeno inquantoché noi, rappresentando, pensiamo il rappresentato, lo pon-

126 ' 127

'li
INTRODUZIONE ALLA METAFISICJI
La Liiviiriiziorin nELi.'EssEiin
deriamo, smembrandolo, scomponendolo e ricomponendolo. Inoltre,
pensando, non ci limitiamo semplicemente a rappresentarci, ossia a gica ii-. Essa è la scienza del pensare, la dottrina delle regole del pen-
porci davanti da noi stessi qualcosa, a smembrarlo perché resti smem- sare e delle forme del pensato.
Essa è inoltre, nelliambito della filosofia, la scienza e la disci-
brato; ma, riflettendoci sopra, noi seguiamo il rappresentato. Non
plina in cui punti di vista o indirizzi che esprimono una concezione
lo accettiamo semplicemente come ci capita, ma ci volgiamo a sco-
prire, per cosi dire, quello che clè dietro. Là giunti ci rendiamo conto del mondo (Weltaascbanung) hanno poco o nessun peso.. Inoltre
della cosa. Ce ne facciamo un concetto. Cerchiamo il generale. la logica è considerata una scienza sicura e degna d'ogni fiducia. Da
Fra i caratteri indicati di ciò che si suole chiamare -a pensare a- sempre essa insegna la stessa cosa. A dire il vero, c`è chi rovescia
ne rileveremo anzitutto tre: l'ordine e la struttura di certe sue parti tradizionali; qualcun altro
1. La rappresentazione che -e proviene da noi ii-, considerata ne esclude questo o quello; altri reca delle aggiunte desunte dalla
come un comportamento dotato di libertà propria. : gnoscologia; altri sottomette tutto alla psicologia. Ma, nel complesso,
2. La rappresentazione concepita come ricongiungimento che
regna una confortante unanimità. La logica ci libera da ogni preoccu-
si opera attraverso uno smembramento. pazione di indagini complicate sull'essenza del pensare.
Vorremmo nondimeno avanzare ancora una domanda. Che signi-
3. Il cogliere rappresentativamente il generale.
A seconda della cerchia in cui si svolge questo rappresentare, a fica e logica a? Il termine è un'abbreviazione per šiti,-ir-t1'|p.11 ?Lo†i.in'1,
seconda del grado di libertà, a seconda della perspicacia e sicurezza scienza del Mvoç. E Mya; designa qui la proposizione (Ar-usage).
dell'analisi, a seconda della portata del cogliere, il pensiero puo risul- La logica dovrebbe tuttavia essere la dottrina del pensare. Perché
tare superficiale oppure profondo, vuoto o pieno di contenuto, inob- mai allora essa à scienza della proposizione? '
bligante oppure costringente, giocoso o serio. * Perché il pensare risulta determinato a partire dalla proposizione?
Da tutto cio non possiamo peraltro ancora senz'altro inferire per È cosa che non si comprende afiatto da se stessa. Abbiamo prima
quale ragione proprio il pensiero debba pervenire a quella accennata spiegato il e pensare ii- senza rifarci alla proposizione e al discorso.
posizione fondamentale nei confronti dell'essere. Il pensiero è una La riflessione sull'essenza del pensare è, per conseguenza, qualcosa
delle nostre facoltà, accanto al desiderare, al volere, al sentire. Noi del tutto particolare, se essa si compie come riflessione sul 'Kovac e
siamo in rapporto con l"essente per mezzo di tutte le nostre facoltà finisce per diventare una logica. e La logica ›› e e il logico ›› non
e modi di comportamento, e non solo per via del pensiero. Certa- possono afiatto essere considerati, cosi come sono e assolutamente,
mente. Ma la distinzione di a essere e pensare ii- designa qualcosa di come se fossero senz'altro i modi di una determinazione del pensare.
piú essenziale del semplice rapporto all'essente. Questa distinzione Del resto, non è un caso che la dottrina del pensare sia divenuta
si origina da una primitiva intrinseca appartenenza all'essere stesso ti logica a. -
di ciò che viene distinto e separato. La formula e essere e pensare a Comunque sia, il richiamo alla logica, allo scopo di circoscrivere
designa una distinzione che è, per cosi dire, richiesta dall'essere stesso. l'essenza del pensiero, è già un 'impresa discutibile perché la logica
Una siffatta intrinseca appartenenza del pensiero all'essere non come tale rimane qualcosa di problematico, e non soltanto per quanto
si desume certamente dalle caratteristiche del pensiero fin qui pro- concerne alcune parti della sua dottrina o per alcune teorie soltanto.
dotte. E questo perché? Perche' noi non ci siamo ancora fatta una Eppero -ti la logica ii- deve essere posta fra virgolette. E questo, non
sufficiente idea del pensiero. Ma da dove possiamo ricavarla? perché si voglia rinnegare il -<< logico ›:› (nel senso del correttamente
Chiederci questo e fare come se non esistesse da secoli una e lo- pensato); al contrario, è proprio per servire il pensiero che cerchiamo
di raggiungere cio da cui si determina l'essenza del pensare, ossia
128
129
INTROIJUZIUNE ALLA METÀFISICA La Liiviirszionz nELL*nssni-iz

l'iii}¢i']i?sir:t e la tpúatc, llessere come non-latenza: quello che proprio crescente del logico, potenza che trova la sua espressione conclusiva
attraverso la logica è andato perduto. nella seguente frase di Hegel: a Il logico (è) la forma assoluta della
Da quando dunque esiste la logica, che ancor oggi governa il verità, anzi di piú, è la pura verità stessa ii- (Encicl. § 19; in Werke.
nostro pensiero e il nostro dire, e che dall'origine interviene essen- VI, 29). È in forza di questa preminenza del a logico a- che Hegel
zialmente a determinare la concezione grammaticale della lingua, e chiama, a ragion veduta, e logica ii- quella disciplina altrimenti deno-
per conseguenza la posizione fondamentale dell'Occidente riguardo minata comunemente -ii metafisica ›i›. La sua Scienza della logica non
al linguaggio? Quando è che ha inizio la formazione della logica? Dal ha niente che fare con un trattato di logica del tipo consueto.
momento in cui la filosofia greca perviene alla sua fine e si trasforma Pensare si dice ln latino intelligere, ed è affare dell'i`m'ellectur.
in un affare di scuola, di organizzazione, di tecnica. Questo incomincia Se è nostra intenzione di combattere Pintellettualismo occorre, per
quando Pšóv, l"essere dell'essente, appare come löšiz e, come_ tale, combatterlo veramente, che impariamo a conoscere Pavversario; oc-
diventa -a oggetto ›› dell*å-inter-t1'1p.i1. La logica è sorta nell'ambito del corre cioè considerare che Pintellettualismo non è se non un prose-
curriculum scolastico delle scuole platonica e aristotelica. La logica guimento, un prolungamento attuale, alquanto scadente, di quel pri-
è un'invenzìonc dei maestri di scuola, non dei filosofi. E quando i mato del pensiero che è stato già da gran tempo preparato e perfe-
filosofi se ne sono impadroniti, cio è sempre avvenuto per un impulso zionato con i mezzi della metafisica occidentale. È certo importante
piú originario, e non nell'interesse della logica. E non è un caso che tagliare alla radice le proliferazioni dell'intellettualismo odierno; _m__a
i grandi, decisivi sforzi di oltrepassare la logica tradizionale siano
con ciò la posizione del1'intellettualismo come tale non risulta mini-
stati compiuti da tre pensatori tedeschi, i piú grandi: Leibniz, Kant
mamente scossa, anzi neppure toccata. Il pericolo di una ricaduta
e Hegel.
nell'intellettualismo sussiste proprio per quelli che intendono com-
- La logica, come enucleazione delle leggi del pensare e come isti-
batterlo. Una lotta ingaggiata solo sul piano dell'oggi contro le forme
tuzione delle sue regole, non ha potuto nascere se non dopo che la
odierne dell'intellettualismo fa sembrare che abbiano ragione i difen-
separazione fra essere e pensare si era già compiuta, e invero in un
sori di un uso corretto dell'intelletto inteso alla maniera tradizionale.
modo determinato e secondo un particolare punto di vista. Ed è per
Essi non sono certo intellettualisti, ma appartengono alla medesima
questo che la stessa logica e la sua storia non possono in alcun modo
fornire un chiarimento suflìciente circa la natura e l'origine di questa origine. Ora, questa reazione dello spirito in favore della tradizione,
separazione dell'essere e del pensare. La logica ha bisogno essa stessa sia essa dovuta a naturale pigrizia, sia coscientemente attuata, diventa
che si spieghi la sua origine e si giustifichi la legittimità della sua un terreno propizio per la reazione politica. Il fraintendimento del
pretesa a costituire l'interpretazione determinante del pensiero. I..'ori- pensiero e il cattivo uso del pensiero cosí frainteso possono essere
gine storica della logica quale disciplina scolastica e il suo particola- vinti soltanto mediante un pensare originario e autentico e n u ll l a l-
reggiato sviluppo qui non c'interessano. È invece necessario conside- t ro. La nuova fondazione di un tale pensiero impone anzitutto di
rare i seguenti quesiti: - ritornare al problema concernente il rapporto fondamentale del pen-
1. Perché poteva e doveva sorgere nell'ambito della scuola siero all'essere, cioè, quindi, di sviluppare il problema dell'essere
platonica una cosa come la logica? come tale. Superamento della logica tradizionale non significa aboli-
2. Perché 'siffatta teoria del pensiero si è presentata come zione del pensare e predominio dei meri sentimenti, ma significa un
dottrina del ltóyoç, nel senso della proposizione? i pensare piú originario, piú rigoroso, nella sua appartenenza all'essere.
3. Su che cosa si fonda, dopo d'allora, la potenza ognora

130 131
v iriraonuzioue .sita ivinrarisica Lila LIMITA.ZIüNE DELL ESSERE

Dopo aver cosí caratterizzato la distinzione di essere e pensare ci 2 perché il Mya; cosí inteso ha dovuto determinare in seguito les
chiediamo ora, piú determinatamente: senza del pensare e portarla a contrapporsi all essere
1. Come si presenta ( west) la originaria unità di essere e Veniamo subito all argomento decisivo e domandiamoci che cosa
pensare, come unità stessa di tpúaiç e Myac? significano Mya; e Mysiv, se non sigmficano pensare? AÖTHQ dflälgflfi
|¬ I
2. Come si produce la originaria contrapposizione di 'Myaç la parola, il discorso, e Mysiv il parlare. Il dia logo è il discorso che
e qiuotç? si scambia, e il mono logo è il discorso di uno solo Ma li-ÖTUQ 111
3. Come si giunge all'emergere e al presentarsi del Myaç? origine non significa discorso, dire Quanto al suo significato, l
4- COITIE il 7*-ÖTUQ (il -a logico ia) diventa l'essenza del pen- parola non ha alcun immediato rapporto col hnguaggio ÀÉTW
sare? Myeiv, in latmo legare, corrisponde, come parola, al nostro e co
_ 5. 'Come giunge' questo Myaç, quale ragione e intelletto, a gliere a (leseri), cogliere delle spighe della legna, dell uva, o anche
esercitare il suo predominio sull 'essere fin dai primordi della filosofia a scernere a (auslese) la lettura di un libro è solo un caso partico-
greca? " ' lare del e cogliere a nel senso proprio Questa parola significa porre
In conformità alle sei direttive indicate' piú sopra (cfr. p. 73) una cosa vicino all altra, metterle insieme, in breve a raccogliere a
perseguiremo, anche in questo caso, la distinzione nella sua origine (sammela ), con cio le cose vengono contemporaneamente distinte
åtorica, cioè, nello stesso tempo, essenziale. Cominciamo con Passo- luna dall altra È questo luso che i matematici greci fanno della
are che se vero cl-ie la contrapposizione di essere e pensare è una parola Una raccolta, una collezione di monete, non costituisce un
contrapppsiizione intrinseca e necessaria, essa deve risultare fondata semplice ammasso di pezzi alla rinfusa Nell espressione e analogia a
in un originario appartenersi di ciò che risulta in seguito diviso La (corrispondenza) troviamo addirittura entrambi i significati giustap
nostra domanda sulliorigine di questa divisione verte quindi in pari posti' quello originario di ai rapporto ››, a relazione a, e quello di
tempo, e prima di tutto, sull appartenenza essenziale del pensiero
Il - ' 1

-e lingua ia, ai discorso ia Ma come nel termine «it corrispondenza a noi


all essere. non pensiamo ormai piu al « rispondere a, cosi, inversamente, i Greci,
Storicamente il problema si presenta cosí: che ne è di questa dal canto loro, nel pronunciare la parola Mya; non pensavano ancora,
appartenenza nel momento decisivo in cui ha inizio la filosofia occi- o almeno non necessariamente, al e discorso ›› e al ai dire ››
dentale? Com hie inteso,
.,
alliinizio
1 s 1
di1 essa, il... pensare?-Il fatto che la Quale esempio della significazione originaria di Myaiv, nel senso
dottrina greca del pensare finisca per diventare una dottrina del di e raccogliere ia, ecco un passo di Omero (Odissea, XXIV 106) Si
7*ÖT°=š. 111121 ti logica a, può fornirci un'indicazione. Di fatto, c"imbat- tratta dell incontro, negl Inferi, di Agamennone con i Proci uccisi
tiamo in uiforiginaria appartenenza di essere, qiúau; e Mya; Omm-re Costui li riconosce e cosí li apostrofa
solo liberarci dall'idea che Mya; e Mytiv significhino in origine e << Anfimedonte, per quale distretta siete stati quaggiu nel buio
propriamente qualcosa come pensiero, intelletto, ragione. Fin che della terra sprofondati, tutti voi eccellentissimi e coetanei, talché
resteilemo di questa opinione, e ci serviremo, inoltre, come criterio ben diücilmente, altrimenti, chi li ricercasse per tutta una città ne
per linterpretazione del Myaç, della concezione che ha di esso la potrebbe di cosí nobili raccogliere (l~ÉEflß'f°) >>
logica successiva, non faremo, nel nostro tentativo di riaccedere all'ini- Aristotele (Fisica, I 252 a 13) dice 'råšl-<=; 5È 'M'-~=Tflf« 7~'5Tflš. << 03111
zio della filosofìa greca, che incorrere in assurdità. Inoltre, con questa ordine ha il carattere del raccogliere ia
concezione, non potremo mai intendere: 1. per qual motivo il Mya; Non andremo per ora in cerca di come la nostra parola, dal suo
ha potuto, in linea generale, venir separato dall 'essere dell'essente; significato originario - che non ha niente a che fare, inizialmente,

132
L

INTRODUZIONE i'iLLA METAFISICA


La i.1rviiTiizioi~tr-1 nai.L'Essi-:aa
con ti lingua ia, -a parola ››, -a discorso ia - perven a a si 'fi . . - --i ' ' tiva: piú di ql-lamü
g gni care ' " e in maniera piu rigoroäfl 6 IITIPÈEM _ _ _
a dire ia e -a discorso ››. Ci contentereino qui soltanto di ricordare Sipere dl piär qualsiasi altra E-'Poca o Precedente rivoluzione dl åífn'
ch e il termine Mya;, anche quando da lungo tempo già significava S1. *Pesa* - i -' ' te storico - uo perme ttei-ci . "in-_
discorso o proposizione, ha mantenuto il suo significato originario, siero. Solo il sapere_ piu_ radåcalmeåri cümpitiì garantirci contro il
inteso a d esignare
' -a il' rapporto di' una cosa con l'altra ia. tfifldefe 11 Cafamfre msühw ehnü ura e semplice e di una sterile
nuovo avvento di una restaurazione p
Riflettendo sul significato fondamentale del Mya; come raocolta
raccogliere, non si è fatta ancora molta strada nel chiarire fino a che I
imitazione. . - M d' ,ja-L;
- " * ssione di TG4. ¢ 1 “P
punto per i Greci essere e logos siano la.stessa cosa, originariamente Per fm-mr: la Pmva dcn'u-mml cqnneminceremo con una inter-
uniti, tanto da potere e dovere necessariamente per determinate agli albori della filosofia occidenta e, IIICU
' di Erac ito.
ragioni dividersi.
Dei pensatori grqci giu antichi I%r:å_1__________ _*_`:la____e____ ___' S______s___ ________
Il riferirsi al significato fondamentale di Mya; non puo dare una
_ di _ _. . lla storia occidenta e stato mfigålü _ _ _ . «-
n cazione che a patto d intendere previamente cio che significhi
da
greco. e c 11 ei d'altra paiite
_ I nei
_ tempi recenti
t di Ciò che e recentissiml,
è propriamente ha füfflliügreco.
liessere per i Greci: la qݟtri;. Da parte nostra non soltanto ci '
_ .siamo i piú vigorosi impi_ulsi alla risco1_:::'__äe___n ___ ________________ __________________i_ E l_________
sforzati di intendere in generale l'essere secondo la concezione greca
ma ponendo poco sopra in risalto l'essere di contro al divenire e I
Tanto Hegel _clie il suo aëiiico d influsso di Eraclito, ma con questa
a ll'apparenza, abbiamo fatto in modo che il significato dell'essere moda, sotto il patente e eå-afl_ _Èi____m ___ cünd___de_ mentre Hüldeflin
risultasse circoscritto con sempre maggiore chiarezza. differenza: che Idegel gliar 3 ii _______ è dialtm Parte_ il fappm-in di
_ A patto di tenere costantemente presente il già detto, possiamo
guarda in avanti e aP1_e. iv_-_eà N_____›_z___________ ___ ___a____ _____a ______i___a del
dire: l'essere, in quanto ipúaiç, è lo schiudentesi imporsi (dar aaƒ- Nietzsche ad Eraclito. n veri 1 _a___________ ______ Pa________i______ ed E__a_
gebende Walferi). In contrapposizione al divenire esso si mostra contrasto comunemente,_ e a _torto, S z_____ _____ ______ la _______ ________fi____ca
come costanza, come costante presenza (rtändige Aaweseribeit). clito. È questo u__i'__o dei _É::_i_v_i_ šìììliema cljecisivo, benché Nietzsche
Questa si manifesta - in contrapposizione alla mera apparenza - non è pervenuta a atto a . . _ . ._ . d
- . -
abbia*d'altra parte in__test:_ il inizio della E recita in un nio G
come apparire, come la presenza manifesta (ofieiibare Anweierrbeit).
i a o er in. _ _
-Che cosa h a che fare il' logos (raccolta) con l'essere cosí inteso? che åün e slillieiralütc :limento di Eraclito › esso è_ dipeso dal cristia-
Prima di rispondere a questa domanda occorre tuttavia chiedere: _ uanto . . .rain en
. - - ' i della Chiesa. Hege si trova I .
alliinizio della filosofia greca un tale rapporto fra l'essere e il logos si nesimo _e ha inizi? già _c0:__ P_l“1i'i _ä__I:da__t_:}r__________ ___ ________________ è __________a _________e
trova comunque attestato? Senza dubbio. Rimanianio ancora ai due ancora in questa linea. a U ITI .I rülü G
pensatori c he ne h anno determinato ' prii annuncio del logos di cui tratta, nel Nuovo - Testamento'
' h I E P ac lg ito
le basi' , Parmenide
' ed E racliito, - - - tn. Siccome HDC E 1'
e cerchiamo, ancora una volta, di trovare accesso a quel mondo reco dell"Evangelo di Giovanni. Il logos è Cris _ _ _ __ ____ ha
I I i- I-
E i 1 ià
Para 3 . . del logos ' i Greci sarebbero giunti
-- rivelata
- addirittura
dal cristian a a
' ' esimo - g
a cui fisionomia fondamentale, per quanto deformata e sconvolta '
per quanto alterata e oscurata, determina ancora la nostra. Bisogna I'
della verita assoluta, ossia della verita _ _ __ _ ___ ___ ge _______________
ancor sem p re i nsisteie
' * su l fatto che proprio' perché ci' accin
' iam' È cosí che in uno scritto pfifvfinumml in questi 31° n g . .
l
lungo e gravoso com p ito d'i riportare' E 0 3 _ segue- << Con l'apparizione effettiva della verità sotto forma divino-
alla luce un mondo nel frat- ' ' ' ri reci circa la supremß-213
tempo invecchiato, onde veramente, vale a dire storicamente, rinno- umana,
varlo , ci' necessita ' di' conoscere la tradizione.
' ' Dobbiamo cercare di' del logosla suwnüscerlza
ogni a trofilosüficaèdel
essente stata pensatfaernšata
con - Tale convalidazione
e conferma fonda la classicità della filosofia grefitl It-

134 135
INTRODUZIDN E i'LLLå METAF I S ICÀ La Liivimiziona nr-;Lt.'EssEiiis ~
In base a tale concezione della filosofia, comunemente diflusa colto raccogliente, il raccoglien_te originario. AÉTUG _f¬101_1____Va1¢ né
sotto diverse forme, i Greci sarebbero i classici della filosofia r significato, ne' parola, né dottrina (ancor rn_eno_<< signi cato _ una
Pe
essere stati dei teologi cristiani in embrione. Per quanto riguarda
dottrina ii-) ma come l'insieme raccolto originari_amente_ raccoglienåe
Eraclito, considerato un precursore dell'evangelista Giovanni, ve-
che costantemente in sé si impone (_die stäadig in .tfr-`lJ wflllffi 6
dremo che cosa risulterà dopo aver sentito Eraclito stesso miprünglicb .tammelride Gesammeltbeit).
Cominciamo con due frammenti in cui Eraclito tratta espressa- Certamente, nel frammento 1 il contesto sembra propender_e veräfl
mente del Myac. Nella nostra versione lasceremo espressamente non
una interpretazione del I-5°i'°¢.`› flffl $fI'1_$Q della Pfiifüla E del dlfcorìfi'
tradotta la parola decisiva Myaç., proprio per ricavarne il significato e persino reclaniarla come la sola possibile; in_fatti si tratta dell ai 11_1-
dal contesto.
re ›› degli uomini. Esiste un frammento in_cui questa connesìiånfi fâ
Frammento 1: -it Ora, mentre il Mya; permane costantemente logos e ti udire a è espressa in maniera immediata: ti Poiq avetrí
tale, gli uomini si comportano come degli insipienti (åšúvstat), cosí
udito non me, ma il) Myac, è saggio dire conformemente: lUno è 1
prima di avere inteso come dopo di aver udito. Tutto infatti di-
tutto ia (Framm. 50 . _ _
viene essente ita:-tà -rav Myav -róvös, a misura e secondo questo Il Mya; è qui inteso proprio come un ti udibile_ »._ Che cos'altro
Myaq; nondimeno essi (gli uomini) assomigliano a quelli che, privi
può allora significare questo termine se non: enunciazione, discorso,
diaudacia, non hanno mai fatto esperienza di nulla, benché si afian- parola; tanto piú che, al tempo di Eraclito, }-É'*rEl›'*-' è Blà Cümuni-:meme
nino tanto in parole ed opere, come quelle che io compio allorché usato nel senso di dire e parlare? _ _
analizzo ogni cosa :ttt-rà tpúatv, secondo l'essere, e spiego come essa Lo stesso Eraclito cosí dice (Framm. 73): tt non bisogna agire
si comporti. Ma agli altri uomini (alla generalità: al. npllial) rimane
e parlare come in sonno af. _ _
nascosto cio che essi propriamente fanno quando sono svegli, come Qui }tåys:.v_ in opposizione a itatsiìv, n_on può: ostensibilmente
quel lo che han fatto nel sonno ridiviene in seguito per essi nascosto a. significare altro che parlare, discorrere. Nondimeno, e altrettanto verü
Frammento 2: -a Per' questo è necessario seguire questo ossia che Mya;,i nei passi decisivi dei framment_i 1 e 12, non significa né
I'
attenersi a cio che costituisce nell"essente l'insieme; ma mentre il discorso né parola. Il frammento 50,_che piú pfirtlflülflfffifime Sembra
k in .
óya; è presente come questo insieme nell'essente, la massa vive
depen-e a favore del kórflc come discorso. ¢1 jrlà. SB fiflfiffifffimfiflfe
come se ognuno avesse Pintendimento (il senso) suo ro rio ›› interpretato, una indicazione che ci serve per intendere il MTG; 111
P P -
Che cosa possiamo desumere da questi due frammenti? tutt'altro senso. _ _ .
Del logos viene detto: 1. che esso ha come propria prerogativa Onde poter discernere e intendere con chiarezza che cosa sigm-
1 il I' 1, I

a stabilita, la permanenza; 2. che esso si presenta nell'essente come fichi Mya; nel senso di ti raccciglimento costante ›i (stamlige Samia:
liinsieme, 1"insieme
' dell ' essente, il' raccogliente
' (das .S`ammelmile)- lang) bisogna afferrare con maggiore esattezza il collegamento fra 1
I'
3. che tutto ciò che avviene, ossia sopravviene nell'essere, sussiste due frammenti sopra citati. _
in conformità di questo stabile insieme; questo è cio che si impone
Gli uomini stanno di fronte al logos come coloro che il logos non
(das Walreade). comprendono (åšúvsrat ) . Eraclito usa spesso questa parola (_Cf1'-
Quanto viene detto qui del Mya; corrisponde perfettamente al soprattutto il fr. 34). Essa è la negazione f'U¬-il-'fil-1-I› Cl'l¢_ Slåm-fica
vero significato della parola tedesca Sammluiig, la quale designa: __ pm-ta,-si pun lialu-Q ss; åšúvsirai. sono gli uomini che non si portano
1. latto del raccogliere (das Samarelri); 2. l'insieme raccolto, il rac-
-In

liun l'altro... che cosa? il logos, cio c h e è c o s t a n t e m e n t e


col to ( alie Gesammeltbeit). Cosí qui Mya; significa: l'insieme rac- in s i e m e, l'insieme raccolto. Gli uomini rimangono coloro che
; iis ' 137
INTRUDUZIONE ALLA METåFIS ICÀ
La i.iia-iirazione nisLL'assaiiE
non lo mettono insieme, non lo com-prendono, non lo compongono er 10 piú gli uomini'' e da che cosa restano tuttavia distanti? Il fram-
in unità, abbiano o non abbiano essi di già udito. La frase seguente P .
mento 72 ci dà la risposta: .
spiega quello che con cio si deve intendere. Gli uomini non perven- . H Pgiçhé 3 cio con cui essi sono piú assiduamente in contatto,
gono al logos nemmeno se lo tentano con le parole: E-nsat. Si fa qui - in
11 }.6ya;_ volgono le spalle, e cio - cui- s i'imbattono quotidiana
' ' mente
indubbiamente menzione di parola e discorso, ma proprio in quanto
appare loro estraneo ››-
difierenti dal Myaç, e addirittura a lui opposti. Eraclito vuol dire: . con cui- gli- uomini
Il Mya; è ciò - - sono continuamente
' a con tatto
gli uomini indubbiamente odono, e odono delle parole, ma in questo
e da cui rimangono purtuttavia distanti, presenti-aSS'-“-'mir É Cüsi
udire essi non sanno -a ascoltare a, ossia seguire cio che non è udibile
åšúvs-rai., incomprensivi.
come parola, ciò che non costituisce un p a r t i c o l a r e, ma il - ' e l'inca acità
In che cosa consiste dunque la non compr¢nS10fl¢___ P
Mvaç. Correttamente interpretato il frammento 50 prova cosí pro- a comprendere degli uomini, dato che essi odono bensi le parole, ma
prio il contrario di quello che comunemente se ne ricava. Esso dice:
non afferrano il Mya;? Con che cosa sono a contatto_e da che C063-
voi non dovete rimanere attaccati alle parole, ma apprendere il logos.
s i trovano distanti? Gli uomini hanno che_ fare continuamente con-
È proprio perché Mya; e Mysiv già significano discorso e dire, e . anno che fare in
lessere, ma esso resta loro estraneo. Con lessere h ___ _ ______
nondimeno tutto ciò non costituisce l'essenza del Myac, che Mya;
quanto si rapportano costantemente all essente, ma E350 'iåro es
viene qui contrapposto a Eitsai., al discorso. Corrispondentemente, al
neo in quanto si distolgono da lui, perché non lo comprefl 0110 Per
semplice udire e orecchiare si contrappone l'autentico essere-ascol- - ' e nulla iú. Essi
nulla, e ritengono che l'essente sia solamente__essente _ __ _ __:______ ________
tante (Hörig-sein). Il semplice udire si disperde e si dissipa in cio I. I -I u Il

sono certamente svegli (IH CIÖ Cile cünceme essente H ___ ______í
che comunemente si opína e si dice, nel sentito-dire, nella öòšti., nel-
sere rimane loro nascosto. Essi dormonüi _€ fiflC_l1¢ qUÉ__*?a_'_7___:__:i______
l"apparenza. L'autentico ascoltare non ha invece nulla che fare con
fanno, lo riperdono immediatamente. Si aggiranñ inhmfiš ___ __________ _____
l'orecchio e con la bocca, ma vuol dire: prestare obbedienza a cio . ' U.
e ritengono sempre che sia da comprendere que o c E Fš____ _______ __ __
che il logos è: l'insieme raccolto dello stesso es-
afferrare, cosí ognuno ha il suo piccolo commercio con c __ _8
s e n t e. Noi non possiamo udire (bären) autenticamente se non
piú facile avvicinare. Uno si attiene a questo, un altro a que 0, Pãf
siamo già disposti all'ubbidienza (Hörige). Ora, l'ubbidienza non ha - ' che lo_riguat'i2l¦-1,
' ' he
ognuno ha senso (Siria) solo cio _ corris
_________fon
; __ __e
nulla a che fare con i padiglioni auricolari. Chi n o n è disposto
al suo capriccio, alla sua ostinatezza (EtgeH-$IHa_l- él Imi: ________É__e
all'ubbidíenza è destinato fin dall'inizio a rimanere lungi dal Mya;, _ _ _ . 1 ii. ü O
uomini una retta precomprensione di ciò che e in s racc i
escluso da lui, sia che egli abbia precedentemente udito con le orec-
loro la possibilità di essere ubbidienti (Hörige ZH St'-if!) ei di Cüflse'
chie o meno. Coloro che -ti odono s› soltanto, orecchiando dappertutto
guenza, di poter udire (lJärenl-
e riportando in giro quanto hanno sentito, sono e rimangono degli Aóya; è il 1-accoglimento (Sanrmlrmg) stabile, l'insieme raccolto
åšúvetai, degli in-comprensivi. Di che razza essi siano, ce lo dice il __ ,_ | a 1' I ]_ a

(Gesammeltbeit), e. che si mantiene in se stessoi dell €55-íåtfi “É e_


frammento 34:
dire l'essere. Per questo, nel frammento 1. °“1"'-"if T5” 7°” 3 il
ai Coloro che non raccolgono il costante insieme sono degli
stesso significato di zar-tàr. tpüaiv. ¢Iúa'i.; e Mya; sono la stessa cosa.
audienti che assomigliano ai sordi ia.
Mya; caratterizza l'essere da un punto di vista nuovo eppure antico:
Essi sentono certo parole e discorsi, ma sono chiusi a quello che . - - ' è in sé
ciò che è essente, ciò che sta in sé ben eretto e carattermãffiìli __
dovrebbero udire. La massima li definisce per quello che sono: dei
e da sé raccolto e si mantiene in tale raccoghmento. _v. __<:__:_fi':
presenti-assenti. Essi sono là e sono purtuttavia distanti. Dove stanno
sente ››, è nella sua propria essenza Eviiòvi Pffiseflza mccü mi
iis 3 ' 139 I
- INTRODUZIGNE ALLFL METAFISICA
La Limitazione oai.i.`ESSERE
non significa il ti generale ia, rna cio che raccoglie in sé tutte le cose . - - una volta esplicitamen
' ' _
te l'attenzione
mantenendole insieme. Nel frammento 114, ad esempio, un tale Euvóv da Eraclito col_richiai_i_iar_e anCC:_1:______ E che mn è stata messa finora in
- ' ' 1'
su di una dup icita c e a con
è, per la itó}ti.;, il vóuac. la costituzione (costituire è un porre-insieme),
evidenza
I i-

a struttura interna della itólttç; non qualcosa di generale che si libra


___ . 1. . Il dire e l'udire sono _ veri
. solo in quanto' siano logos.gi: oc_litanPito
u tutto e non tocca nessuno, ma piuttosto l'unità originariamente . - - verso l'essere Il
unificante di cio che diverge. La pervicacia ( Eigesisinir), löltt tpp6v'r;a'i.;_ se stessi P1'eliminari¬_i__en_g_e
. . . iprie_ntati_
rm ____________a ____________=; _ __ _______________ S___1__________0
_
alla quale il Mya; rimane precluso, si appiglia sempre soltanto all'uno dove questo si disc iu e H 9 . - go il semplice
d__________ liesäfiffi deì_1'eS$CI1_t¢i _'-_ì(_I_l':_lUMa
' dendosi _____eí__ viene
che __________
appre afiermnü
. 1]
_ Ãdyog,
o a Il 'altro partito, e ritiene di possedere in questo la verità. Il fram-
mento 103 dice: -ti Sulla circonferenza il principio e la fine sono orecchiare si tras orma in L1 _ - _ . rado di udire
. ' v: ti non sono 111 E _
insieme raccolti, sono lo stesso ia. Sarebbe assurdo voler intendere å.zaiia'tr.i auit šntattltpsvat auå elitei. __________s______z_____
qui Euvóv come il ai generale ia. né di' parlare_›› ( F1' arnm ' ___19).
H. Essi
Ssentenon5910
Püssünü
coloroPmtare
che ne asono
C capaci,-
Per i pervicaci la vita è soltanto vita. La morte è soltanto morte il low esserci neu cagare E É i dominano la parola. Gli altri non
e null'aitro. Ma l'essere della vita è in pari tempo morte. Tutto ciò I' vat a sia 1 poet- = 1 Pt" .
' 'I il Il -_|
' ' «iaia im ma- "' '

che entra in vita incomincia con ciò di già anche a morire, ad avviarsi fanno che oscillare nel cerchio
. d a della lorü solo
1-amar; PÉTVICÉCI? ciò inE cui. s ,.imbattono
a lla propria ' morte, e la morte è, in pari tempo, vita. Eraclito dice pienza. Essi sono portati___a___ __:P________ _________________________ S___________ come i cam;
ne I f rammento 8: e I contrari trascorrono l'uno nell'alti¬o si raccol- Per Via* che h lusmga E -r & 'lì Ttviiiaiiaiat: -ti Perché anche i C1-1111
gono a partire da se stessi ia. Il contrasto è l'insieme raccolto che
Il xùogg yàp itttl. ßafišauatv rav *J IJ- (Fr 97) SGI-lo degli asini: Övou;
raccoglie, il logos. L"essere di ogni essente è ciò che vi è di piú appa-
riscente, ossia di piú bello, di piú stabile in se'. I Greci intendono . ' ' cupano continuamen _
p er ti be ll ezza ia i l domare (Bäirdigung) Il confluire insieme dei iii all oro ia (Fr. 9). Essi si oc _ ______ ___ uè aflep
. . p
cospicui sforzi antagonistici è 1tó)tsp.a;_ lotta nel senso della contrap- l'essente Ma l'essere rimane loro nascostq. L eS$f:.e n é percpepitü CU,-1
posizione (Aus-einonder-serzaiig) di cui si e parlato. Per noi, gente rare né toccare, 11011 Pu ò essere udito con e' orecc ie 'Il ne o fumo: si
dl. 1 1 i|_ a 1 1. .-
oggi, il bello e invece ciò che rilassa, l"odorato ' L'essere è tutt'altro che-' semfšllce eia1azlüAmhe Se tum,
. che riposa _ e risulta p er q uesto ai vatsv: <<
fatto per il godimento. È l'arte dei confetiieri. Che il godimento este- 1tt*i.v-tti. "tà ävtttt iti:t1wÖã T'5"-'°W9= òtvfig al L T
- ' - discernerlo
- e a coß lierlo
- a
tico serva al soddisfacimento del gusto raffinato degli intenditori e l'essente andasse in fufflüs äafebberü I msi a
degli esteti, oppure all'elevazione morale dello spirito, non fa per noi
sostanzia ` l mente nessuna differenza. Per i Greci av e itaiMv esprime- (Fr. “-2 _ È PEIChé Pessere ir in quanto logos, è raccüålimenw ofigi'
- so una mescolanza in' cu i tutto ha_ _il
vano la stessa cosa (l'esser-presente e puro apparire). L'estetica in- mflüi 9 11°" un ammissül cünfuhei li competono rangü e sovranità-
tende tuito cio in modo diverso; essa è coeva della logica. Llarte è medesimo valore o disva ore,. C . 3 ' ten a il suo
per essa rappresentazione del bello nel senso di cio che iace d 1 Se Passare deve manifestarsi bmlfna cllštiiäiiiiz Éonnizndi šani e di
gradevole. Invece l'arte e il manifestarsi dell'essere dell'essente. P 1 Bi-
e rangü. Eraclito, quando p_ar_la de a mo i ________ __SS_____z___________________ ______
sogna dare alla parola ti arte a e a ciò che essa vuole significare un aäiflis dfifinlfice questa P0512mn-6 i :ge apiäiiia üggi riferirsi, con uno
nuovo contenuto, rigiiaclagnando una posizione originaria di base I per spirito greco. Dato che non di ra o SL. nerebbe mn dimenticare
cio che concerne Tessere. ' zelo Pfirfino eccessivo, alla Polis Bfecfli 15_9_ã __ ha _______n__ __________ rischia
Finiamo di caratterizzare l'essenza del logos cosí com'è concepita questo
. . aSP¢t'1°, Sfifm di che
' Il cantato
. Cche ha un rango ia"' C1' ò che
. Ciò
di diventare banale e sentimflntfllfi

141
1?.

-I _-. '-1Iu_|¬_,

I-

INTRODUZIGNE ALLÀ METAFISICJH - La Liiviiraziorm oELL'i=.-zssaaa

è piú forte. È per questo che l'essere, il logos, in quanto accordo una vuota assenza di contrarietà, ma lo mantiene, mercé l'umone
raccogliente (als der gesammelte Einklang) , non risulta facilmente degli antagonìsmi, nella massima acutezza della sua tensione. __ _
accessibile a chiunque e a vìl prezzo, mentre si occulta di fronte È il momento, questo, di ritornare brevemente_ sul tema di cio
all'accordo che non è se non compromesso, eliminazione di ogni ten- che rappresenti il concetto cristiano del logos, prmcipalrnente nel
sione, livellamento: åppovln åqinvñ; qiatvsp-E1; zpsùrrtav: -ti l'accordo, Nuovo Testamento. Per avere un'idea piú precisa dovremmo qui
l'armonia che non si mostra (immediatamente e senz'altro) è piú distinguere ancora tra i Sinottici e l'Evangelo di Giovanni. Ivla, fon-
potente di quella (tuttavia) notoria ia (Fr. 54). damentalmente, si puo dire questo: nel Nuovo Testamento, logos
Proprio perché l'essere è Mya;, åauavlat, ålvfiäsia., q:›úa'i.;, ipaivsa- non significa afiatto, come in Eraclito, Tessere dell"essent_e, 1'_insieme
äai., non si mostra a discrezione. Il vero non è per tutti ma solo per raccolto degli antagonismi, ma un essente particolare:_ il Figlio di
i forti. Questa intrinseca superiorità e celatezza dell'essere viene Dio. E questi nella sua funzione di mediatore fra Dio e luomo.
espressa da quella singolare massima cl-ie, proprio perché cosí poco Questa rappresentazione neotestamentaria del logos non è_altro che
greca in apparenza, esprime l'essenza dell"esperienza greca dell'essere quella della filosofia giudaica elaborata da Filone nella cui dottrina
dell"essente: å)\.}.' risa'-nsp aåpuat slicñ itsyçuušvtav 6 itt'|.}.).ta'-ta; itóaiiaç: della creazione al logos è attribuito il carattere di IJ-Efl'fiT'flf;, dl media-
e come spazzatura alla rinfusa ammucchiata il mondo piú bello si tore. In che senso è egli 71-ÖTUG? Giacché MTOG È, flfilla tffiduzlüfie
(Fr. 124). ` greca dell'Antico Testamento (dei settanta), il nome dato all_a parola,
Zåputt è il concetto opposto a logos, ciò che è soltanto sparso in e e parola a è presa qui nel significato ben determinato ordine,
contrapposizione a cio che si mantiene in se stesso, la mescolanza comandamento; al Etica Myai. 'sono i dieci comandamenti di Dio (il
caotica in contrapposizione all'insieme raccolto, il non-essere (Uri- Decalogo). Cosi Mya; significa: 11'fiPUE› &TTEl\-°€¦ liflffildüs il ffifissfiå:
seirt) di contro all'essere. gero che trasmette i comandamenti, gli ordini; li-ÖTUQ 'F05 °"'°'-\fP°U
Si è soliti comunemente compendiare la filosofia di Eraclito nel è la parola che proviene dalla Croce. Il messaggio della Croce è Cristo
detto: itåvra asi, -it tutto scorre ia. Questa espressione, q u a l o r a stesso: egli è il logos della Redenzione, della vita eterna: I-Ö'Y°G šlflflã-
provenga veramente da Eraclito, non significa: tutto è cangiamento Un abisso separa tutto cio da Eraclito.
puro e semplice, che si disperde e scorre senza posa, pura instabilità; Si è cercato di far risultare la essenziale appartenenza del 7*-Ö'i'°<;
ma vuol dire: la totalità dell'essente viene, nel suo essere, continua- alla ipúaiç, con Fespresso scopo di poter comprendere la _necessità
mente rigeitata da un contrario all'altro, l'essere è l'insieme raccolto intrinseca ed intrinseca possibilità, a partire da questa unità, della
di questa instabilità antagonistica. separazione. ' _ _
Una volta afiei-rata la concezione fondamentale del Mya; come A questa maniera di caratterizzare il logos di Eraclito si potrebbe
raccoglimento e come insieme raccolto,- occorre considerare e tenere tuttavia opporre che essendo Pappartenenza essenziale del logos all'es-
per fermo quanto segue. sere stesso qui cosí intima, cio che, per contro, resta del tutto pro-
Il raccoglimento non è un semplice mettere insieme, un ammuc- blematico è come da questa unità e medesimezza della tpüat; e del
chiare. Esso mantiene in una coappartenenza reciproca ciò che tende- Mya; debba scaturire Popposizione del logos come pensiero _all'es-
rebbe a separarsi e a contrapporsi. Non lo lascia mai cadere nella sere. È questa, senza dubbio, una difficoltà; dificoltà che non i_nten-
mera dispersione e dissipazione. In quanto ritenzione, il Mya; ha il diamo trattare alla leggera, anche se la tentazione ci sfiora d_a vicino:
carattere dell'imporsi predominante (Dttrcbiaalters ) , della tpiiaiç. Il Per ora possiamo dire soltanto questo: se questa unità di QJUW-3 G dl
raccoglimento non dissolve ciò che è sottoposto al suo dominio in Mya; è cosí originaria, anche la separazione deve esserlo altrettanto.

C' 142 143 C


La Liiviirazioiva nELL'EssEaE
INTRODUZIUNE ALLA METAFISICA

aiiìtav, il compiuto, l'imporsi che costantemente si mostra, e attra-


Se inoltre questa separazione di essere e pensare E di diverso tipo e
verso il quale, altrettanto costantemente, l'apparenza dell'unità e
altrimenti orientata che le precedenti, allora anche il contrapporsi
della molteplicità trasparisce. È per questo che la via necessaria verso
deve presentare qui un altro carattere. Pertanto, allo stesso modo
I'essere passa attraverso la non-latenza pur restando sempre, comun-
che ci siamo sforzati di tener lontana l'interpretazione del logos da
que, una triplice via.
tutte le falsificazioni posteriori e di fondarla a partire dalla tpúai.;,
Ma dov'è che il Mya; viene menzionato da Parmenide? E, soprat-
dobbiamo cercare altresi dicomprendere questo avvenimento del con-
tutto, dov'è che si parla dell'oggetto della nostra attuale ricerca, del
trapporsi della ipúot; e del Mya; in maniera schiettamente greca,
contrapporsi di essere e logos? Se in Parmenide si trova qualcosa a
vale a dire a partire sempre dalla oúat; e dal Mya-;. Per quanto
questo proposito, sembra essere proprio il contrario di una contrap-
riguarda infatti il problema della separazione e contrapposizione di
posizione. Il frammento 5 ci trasmette una frase di cui esistono, in
tpúai; e di Mya;, di essere e pensare, ci troviamo esposti, in maniera
Parmenide, due versioni. Esso cosí si esprime: to yàp stato vasív
ancor piú immediata e insistente che non a proposito dell'interpreta-
ta'-tiv -ts itail. slvait.. Grosso modo, e secondo la maniera da gran
zione dell'unità di tpúai; e di Mya;, al pericolo del moderno frain-
tempo invalsa di tradurre, ciò vorrebbe significare: e Ora il pensare
tendimento. In che modo?
e l'essere sono la stessa cosa ia. Il fraintendimento in senso non
Nel definire liopposizione di essere e pensare noi ci muoviamo
greco di questa celebre frase non è inferiore alla falsificazione subita
nell'ambito di uno schema corrente. L'essere è l'oggettivo, l'oggetto.
dalla dottrina del logos di Eraclito. H
Il pensare le il soggettivo, il soggetto. Il rapporto del pensare all'es-
Si intende vasiv come pensare e il pensare come attività del sog-
sere è quello di soggetto ad oggetto. Si ritiene che i Greci, non es-
getto. Il pensiero del soggetto determina ciò che l'essere è. L'essere
sendo ancora abbastanza edotti di gnoseologia, concepiscano, all'ini-
non è altro se non cio che è pensato dal pensiero. Ora, siccome il
zio della filosofia, questo rapporto in modo ancora assai primitivo.
pensare rimane un'attività soggettiva, e pensare ed essere devono,
Non si trova dunque nulla, in merito all'opposizione di essere e pen-
secondo Parmenide, risultare la medesima cosa, tutto diventa sogget-
sare, che valga la pena di essere preso in considerazione. Noi dob-
tivo. Non vi è un essente in sé. Ora, stando a quanto si insegna, una
biamo tuttavia porre la domanda.
tale dottrina si trova in Kant e nell'idealismo tedesco. Parmenide,
Come avviene di norma, essenzialmente, il processo di contrap-
in fondo, non avrebbe fatto che anticipare tale dottrina. Pertanto
posizione della oúot; e del Mya;? Perché questo processo risulti evi-
egli viene lodato per questa impresa progressista, soprattutto nei con-
dente bisogna cercar di comprendere l'unità e la coappartenenza di
Mya; e di tpúai; ancor piú nettamente di prima. Tentiamolo ora col fronti di Aristotele, che pure è un pensatore greco piú tardo. Aristo-
tele avrebbe, in contrapposizione all`idealismo di Platone, difeso una
rifarci a Parmenide. E questo di proposito, in quanto l'opinione cor-
specie di realismo, ond`è considerato un anticipatore del-Medioevo.
rente è propensa a considerare la dottrina del logos, qualunque possa
esserne Pinterpretazione, una particolarità esclusiva della filosofia di
Bisognava fare qui espressa menzione di tale concezione, comune-
mente ammessa, non solo per l`assurdità che essa diffonde in ogni
Eraclito. .
esposizione della storia della filosofia greca; non soltanto perché la
Parmenide condivide con Eraclito la medesima collocazione. In
stessa filosofia moderna ha interpretato in tal senso la propria prei-
quale altra sfera se non in quella dell'essere dell'essente potrebbero,
storia; ma soprattutto perche', a causa del prevalere delle opinioni
questi due pensatori greci che sono i fondatori di ogni pensiero,
citate, ci è diventato di fatto difficile intendere la specifica verità di
altrimenti collocarsi? Anche per Parmenide l'essere è lo Ev, Euvs);_š;_
ciò che si mantiene raccolto in se stesso; uaüvav, unito unificante;
questa frase, cosí primordialmente greca, di Parmenide. Ora, solo

_ 144 _l45

l.
_ INTRCIDUZIONE ALLA METAFISICA La Lmnraztons r›ELL'EssERE

pervenendo a ciò, risulta possibile misurare la portata della trasfor- nel senso che Parmenide intende con la parola "Ev. Sappiamo che
mazione avvenuta, non solo nellietà moderna, ma già a partire dal- l"unità non è mai qui vuota uniformità, identità come pura indiffe-
l'ultimo periodo delliantichitã e dagli inizi del cristianesimo, nella renza. L'unità è costituita dalla coappartenenza reciproca di antago-
storia spirituale, cioè nella storia autentica, del1'Occidente. nisti. È Foriginariamente uno. .
-tò 'yåp ctü-tò vosiv åtrtfiv 'te Jtctl. slvttl.. Per intendere questa frase Perché Parmenide dice -ts zrzl? Perché essere e pensare sono,
occorre sapere tre cose: nel loro contrapporsi, uniti, ossia sono la stessa cosa in q u a n t o
1. Che significano -tb etúrò e -ts... stai? coappartenentisi. Come dobbiamo intendere questo? Partiamo dal-
2. Che significa vesiiv? l'essere cosí come, da piú punti di vista, ci si è chiarito: quale oúatç.
3. Che significa silver? Essere significa: mantenersi in luce (im Licbt steben), apparire, ve-
Per ciò che concerne la terza domanda, parrebbe già di saperne nire nella non-latenza. Laddove qualcosa di simile si verifica, ossia
abbastanza in base a quanto è stato detto precedentemente a propo- laddove l'essere si impone (walter) ivi si impone e si produce in
sito della cpúutç. Il verìv nominato al secondo posto resta tuttavia pari tempo, come a lui inerente, liapprensione, l'arrestare accogliente
oscuro, perlomeno qualora non si voglia tradurre senz'altro il verbo dello stabile in sé che si mostra (auƒnebmendes Zum-.rtebcn-bringm
con e pensare ››, nel senso della logica, come attività analizzante del- der sid: zeigenden in rich Stäadigen).
Fenunciazione. Nasìv significa apprendere (uernebmen), veüc, appren- Parmenide espone lo stesso principio, in modo ancor piú eflicace,
sione (Vemebmung), e ciò in due sensi, strettamente connessi. Ap- nel frammento 3, v. 34: taüròv ö"še'¬:i. vosiv rs sai. eüvezsv Es'-rr.
prendere vuol dire anzitutto, ac-cogliere (bin-nebmen), lasciar per- vónutt. L'apprensione e ciò per cui l"apprensione si produce sono la
venire a sé ciò che, per cosí dire, si mostra, ciò che appare. Appren- stessa cosa. L'apprensione si produce in vista dell'essere. Questo è
dere (vernebmen) significa inoltre: sentire, esaminare un teste, assu- presente (west) solo come apparire, come venire nella non-latenza,
mere una testimonianza, accertare cosí un fatto, stabilire di che si solo in quanto si produce la non-latenza, in quanto si verifica un
tratta e in che consiste. L'apprensione in questo duplice senso espri- aprirsi. La frase di Parmenide ci dà, nelle due versioni, una visione
me un lasciar pervenire a sé consistente non in una semplice accetta- ancor piú originaria dell'essenza della oúcrtç. L'apprensione le a p-
zionema in una presa di posizione nei confronti di ciò che si mostra. p a r t ie n e: il suo imporsi è un imporsi assieme all"apprensione.
Quando delle truppe prendono una posizione, ciò significa che esse Anzitutto, la frase non dice nulla delliuomo, e, a maggior ragione,
intendono accogliere il nemico che viene loro incontro in modo da niente dell'uomo come soggetto. Nulla dice, in particolare, di un sog-
fermarlo su una posizione. Nel verìv viene espresso questo ricevere getto che risolva tutto ciò che è oggetto in qualcosa di puramente
ciò che appare portandolo a fissarsi in posizione. Dell'apprendere, la soggettivo. La frase dice tutto il-contrario di questo: l'essere si im-
frase di Parmenide ci dice che è la stessa cosa dell'essere. Siamo giunti pone, ma poiché esso si impone e in quanto si impone e appare, si
cosí al chiarimento di ciò che ci eravamo in primo luogo domandati: produce necessariamente c o n questa apparizione a n c h e l'ap-
a Che significa -rò aürú, lo stesso? ››. prensione. Ora, afinché l'uomo risulti interessato al prodursi di que-
Quando una cosa è eguale a un'altra noi la consideriamo come sta apparizione e di questa apprensione, occorre che Puomo stesso
costituente un'unità, come una sola e medesima cosa con l'a1tra. effettivamente sia, che appartenga all'essere. L 'e s s e n z a e la
Come concepire l'unità quando si tratta dell "unità dello stesso? Non modalità dell'esser-uomo possono dunque de-
possiamo stabilirlo a nostro piacere. Almeno in questo caso, in cui terminarsi solo in base-fall'essenza dell'es-
è discorso dell'« essere a, dobbiamo cercare di comprendere l'unità sere

146 A 147 4
I?-I' 'I

INTaoDUzIoNE ALLA 1vtETaFIsIca La Limitazione nELL'Es sana

Se tuttavia all'essere come qnúetc; compete l'apparire, bisogna che Che cosa rappresenta l'uomo in questo imporsi dell'essere e del-
l'uomo, come essente, appartenga a questo apparire. D'altra parte, liapprendere? L'inizio del frammento 6, che abbiamo già imparato a
siccome l'esser-uomo costituisce manifestamente tm essere partico- conoscere, ci fornisce la risposta: )(p'h 'tò lšystv "ts vesiiv ¬:'šòv ëupavat:
lare, .rai generir, per entro l'essente nella sua totalità, il carattere ti È necessario tanto il ìtå-ystv quanto Papprendere, cioè Papprendere
proprio delliesser-uomo risulta dalla singolarità del suo appartenere l'essente nel suo essere s›. '
all'essere inteso come apparire imponentesi (walteades Erscbeinen). Non possiamo ancora in alcun modo intendere questo vesív in
Ora, però, per il fatto che a un tale apparire compete Papprensione, generale come pensare. Non basta nemmeno considerarlo come ap-
l'apprendere recettivo di ciò che si mostra, è da ritenere che proprio prensione, almeno fintantoché consideriamo questa, senza riflettere e
in base a questo si determini l'essenza delliesser-uomo. Nell'intet- nel modo consueto, come una facoltà, un modo di comportarsi del-
pretare la frase di Parmenide non bisogna dunque includervi o inse- l'uomo: di un uomo quale ce lo raffiguriamo sulla base di una bio-
rirvi una certa rappresentazione dell'uomo piú tardiva o addirittura logia, di una psicologia e di una gnoseologia vuote e piatte. Il che
odierna. È, al contrario, la frase stessa che ci deve in primo luogo può del resto succedere anche a prescindere da rappresentazioni del
istruire sul come, secondo e s s a, vale a dire secondo l'essenza del- genere. -
l"essere, si determini anche l'essenza dell'uomo. L'apprensione, e quanto di essa è detto nella frase di Parmenide,
Chi -sia l'uomo, stando a quanto ce ne dice Eraclito, risulta non costituisce una facoltà di un uomo già altrimenti determinato,
(ëöstšs, si mostra) soltanto' nel nókeunç, nel separarsi degli dèi e l'apprensione è un accadere (Gercbebert) nel quale soltanto, acca-
degli uomini, nel prodursi della rottura dell'essere stesso. Chi sia dendo, l'uomo entra, come essente, nella storia (Geschichte), ap-
l'uomo non è, per la filosofia, cosa scritta in cielo. Bisogna invece pare, ossia (letteralrnente) perviene lui stesso all'essere.
tener conto di quanto segue. L'apprensione non è un modo di comportamento che liuomo pos-
1. La determinazione dell'essenza dell'uomo non costituisce segga come una proprietà, ma, al contrario, Papprensione è lievento
m ai una risposta, bensi, essenzialmente, una domanda. (Gescbebnir) che possiede l'uomo. È per questo che si parla sempre
_ 2. La proposizione di questa domanda e la sua risoluzione semplicemente di vosìv e di apprensione. Ciò che in quella espressione
sono storiche, non in modo generico, ma in guisa tale da costituire si attua è nientemeno che il consapevole manifestarsi dell'uomo in
l'essenza stessa della storia. ' quanto storico (custode dell'essere). Cosi questa sentenza, come con-
3. La domanda sull"uomo deve sempre venir posta in un rap- tiene una caratterizzazione essenziale dell'essere, costituisce decisa-
porto essenziale con la domanda sull'essere. La domanda concernente mente anche la determinazione dell'essere dell'uomo che serve di
l'uomo non costituisce mai una domanda di carattere antropologico, base per l'Occidente. È nel mutuo appartenersi di essere e di essenza
ma storico e metafisico: [La domanda non può essere soddisfacente- umana che la separazione di entrambi viene alla luce. Quanto alla
mente proposta nell'ambito della metafisica tradizionale, la quale distinzione di a essere e pensare si essa è diventata da gran tempo
permane essenzialmente una e fisica ac] cosí scialba, vuota e priva di fondamento che, a meno di rifarci dal
Non dobbiamo dunque fraintendere quello che significano, nella principio, non siamo piú in grado di ravvisarne l'origine.
frase di Parmenide, vaüç e vm-iv, sulla base di un concetto dell'uomo Se il genere e Porientamento dell'opposizione di essere e pen-
introdotto da noi. Bisogna invece che impariamo a renderci conto sare sono cosí unici, si è perché liuomo viene qui nel cospetto del-
che l'essere dell'uomo si determina unicamente in base al verificarsi l'essere. Tale evento è il consapevole apparire delliuomo in quanto
della connessione essenziale delliessere e dell'apprendere. storico. È solo dopo essere stato riconosciuto come un essente di tal

148 149 ` A
'll

INTRoDUzIoNE ALLA Mararisica La Limitazione nELL'issszaa


genere che liuomo E stato anche e definito ii in base a un concetto, che sulla copertina - come di un e gran libro, coraggioso e fuori del-
ossia come Ãqäov ìtóvov ëxov, animal ratioiiale, essere vivente ragione- Fordinario is è cosa che fa vedere anche ai ciechi fino a che punto si
vole. In questa definizione dell'uomo il X6-ye; compare, ma in una sia arrivati. __
forma del tutto irriconoscibile e in un contesto curioso. Ma perché intrattenetsi su cose che non hanno a_lciina attinenza
La suddetta definizione dell 'uomo è, in fondo, di carattere zoolo- con l'interpretazione della frase di Parmenide? Un simile genere _di
gico. Lo Zãgev di questa zoologia permane per piú riguardi discutibile. letteratura è già di per se stesso, in realtà, privo di peso e di si_gnifi-
È solo nel quadro di questa definizione che si è costruita la conce- cato. Ciò che invece non è senza significato è lo stato in cui ci tro-
zione occidentale dell'uomo, con tutta la psicologia, l'etica, la gnoseo- viamo già da tempo, uno stato di paralisi di ogni passione del _doman-
logia e Iiantropologia connesse. E noi da gran tempo ci dibattiamo dare. Tale stato di cose porta con sé il sovvertirnento di ogni norma
in un caos di rappresentazioni e di concetti improntati a queste e di ogni comportamento, dimodoché la maggior parte della gent_e
discipline. non sa piú come e su che cosa verrano le decisioni piu importanti,
Ora, siccome - per tacere del tutto delle sue posteriori interpre- mentre invece alla grandezza della volontà storica è necessario
tazioni - questa definizione capitale dell'uomo costituisce già di per che si uniscano la perspicacia e l'autenticità del s a p e r e _storico.
sé un fatto di decadenza, finché penseremo e discuteremo sulla base Acceiini come quelli precedenti possono d'altronde solo farci vedere
della prospettiva che essa ci offre, non si potrà scorgere nulla di come il domandare, considerato quale evento fondamentale dellies-
ciò che nella frase di Parmenide è detto. sere storico, si sia da noi allontanato. Il fatto è che noi abbiamo per-
La rappresentazione comunemente ammessa dell'uomo costituisce duto perfino la capacità di capire la domanda. Vediamo_ora, pertanto,
d'altronde, in tutte le sue versioni, solo una delle barriere che ci di fissare i punti essenziali di riferimento allo scopo di approfoflflllffl
escludono dalla sfera in cui 1':-ipparizione dell'essenza dell'uomo ori- quanto segue. _ _
ginariamente si produce e perviene a costituirsi. L'altra barriera con- 1. La determinazione dell'essen_za dell'uomo non è mai rispo-
siste nel fatto che anche la suddetta d o m a n d a sull'uomo ci sta, ma essenzialmente domanda. - _ _ _
rimane estranea. 2. Il proporre questa domanda è storico nel senso originario,
Certo, vi sono oggi dei libri che hanno per titolo -it Che cos'è ossia nel senso che è questo domandare che produce in primis la
l'uomo? ››. Ma tale domanda è solo stampata sulla copertina. Non ci storia.
si sogna nemmeno di porsi la domanda; non tanto perché a furia di 3. È cosí perché la domanda su ciò che l'uomo è non può
scriver libri ci si sia dimenticati di interrogare, quanto per il fatto porsi che interrogando l'essere. _
che si possiede già una risposta alla domanda, una risposta che pre- 4. Soltanto dove lfessere si schiude nel domandare si pro-
clude contemporaneamente ogni adito al domandare. Che si creda duce la storia e con essa›quell'essere delliu o m o_ in forza del quale
alle proposizioni dogmaticl-ie della Chiesa cattolica è cosa che riguarda egli osa misurarsi con l'essente come tale. _ _
il singolo e non entra qui in discussione. Ma che sulla copertina del 5. Solo questa *contrapposizione interrogante riconduce luo-
libro venga posta la domanda « Che cos'è Puomo? ››, quando poi mo a quell'essente che egli stesso è e ha da essere. _
n o n se ne discute perché n o n si vuole, n o n si può discu- 6. Solo in quanto storico-interrogante 1'uomo perviene a se
terne, è un modo di fare che esclude a priori da ogni diritto a essere stesso, ad essere un' Io. L'ipseità dell"'uomo significa questoi 1'_essere
preso sul serio. Che poi la e Frankfurter Zeitung ››, ad esempio, si che a lui si apre egli lo deve trasformare in storicità e costituirsi in
metta a far l'elogio di un simile libro - in cui la domanda non appare essa. L'ipseità non significa che egli sia in primo luogo un e io ai Un

150 151
INTRODUZIUNE AL LA METAFISICA La Limitazione nr-:LL'Essiaiia

singolo. Egli lo- à altrettanto poco che un e noi ii- o una comunità. Nostro scopo è di cercar di comprendere la separazione di e es-
7. Poiché l'uomo in quanto storico è un io, la domanda sul sere e pensare ›› nella sua origine. Questa formula designa la fonda-
suo proprio essere deve passare dalla forma e che cos'è l'uomo? ii mentale attitudine dello spirito occidentale. In base ad essa l'essere
alla forma a c hi E l'uomo? ››. si determina nella prospettiva del pensare e della ragione. E ciò
Ciò che la frase di Parmenide esprime non anche quando lo spirito occidentale cerca di sottrarsi al dominio
à altro che una determinazione dell"essenza della ragione col volere 1'-it irrazionale ii, cercando l'e alogico is.
dell'uomo in base all'essenza delliessere Perseguendo liorigine della distinzione di e s s e r e e p e n-
S II E S S O. - s a r e c'imbattiamo nell'espressione di Parmenide: 'tà 'yàp ati:-tà
Non sappiamo peraltro ancora come l'essenza dell'uomo risulti veeiv šariv -re itai. river. Stando alla traduzione e alla concezione ordi-
qui determinata. Alliinizio si trattava soltanto di determinare la por- narie ciò vorrebbe dire: pensare ed essere sono la stessa cosa.
tata del ' detto di Parmenide, ossia lo spazio che esso contribuisce Possiamo chiamare questa espressione il principio-guida della filo-
inizialmente a schiudere col suo dire. Ma sifiatte indicazioni di carat- sofia occidentale, a patto soltanto di aggiungere la seguente consi-
tere generale non sono ancora suflicienti per liberarci dalle correnti derazione.
rappresentazioni dell'uomo e dal modo concettuale di raffigurarlo. Se l'espressione di Parmenide è diventata' il principio direttivo
Per potere intendere il detto di Parmenide, per coglierne la verità, della filosofia occidentale ciò è stato solo in quanto essa non è stata
bisogna che sospettiamo almeno qualcosa di positivo su ciò che siano piú compresa, non avendo piú potuto la sua originaria verità essere
l'esserci e l'essere per i Greci. * ritenuta. La perdita della verità di questa proposizione si verificò,
Dalla piú volte citata espressione di Eraclito, sappiamo soltanto subito dopo Parmenide, presso i Greci stessi. Verità originarie di
che nel iizòlttieç, nella contrapposizione (Aar-einander-Setzimg) tale portata non possono essere mantenute che a patto di venire
(dell'essere), si verifica il contrapporsi degli dèi e degli uomini. Solo costantemente sviluppate in un modo ancor piú originario, giammai
una tal lotta ëåriše, mostra. Essa fa emergere dài e uomini nel loro con la loro semplice applicazione o con l'appellarsi semplicemente
essere. Chi sia l'uomo non possiamo venire a saperlo da una defini- ad esse. Lioriginario rimane tale solo se ha la costante possibilità di
zione erudita, ma solo in quanto liuomo viene, nella contrapposizione essere ciò che è: vale a dire << origine ››, nel senso di uno scaturire
all'essente, tentando di recarlo al suo essere; in quanto cioè gli con- (fuori della latenza dell'essere). Noi tentiamo ora di riconquistare
ferisce limite e forma, ossia in quanto progetta del nuovo (non an- la verità originaria del detto di Parmenide. Un primo accenno alla
cora presente), cioè poeta originariamente, poeticamente fonda. diversità dell'interpretazione l'abbiamo fornito con la nostra tradu-
Il modo di pensare di Parmenide e di Eraclito è ancora poetico, zione. Liespressione non dice: e pensare ed essere sono la stessa
ossia, per noi, filosoficoe non scientifico. Ma il pensare concernente cosa ii, bensí: -ti apprensione ed essere stanno in un rapporto di coap-
liessere dell'uomo assume una sua particolare direzione e misura pro- partenenza reciproca ››.
prio perché in questo pensare poetante è il pensiero ad avere la pre- Ma che cosa significa ciò?
minenza. Allo scopo di chiarire quanto basta questo a pensare poe- La frase viene a parlare, in certo senso, dell'uomo. Ed è pertanto
tico ››, a partire dal suo lato complementare e opposto, e preparare pressoché inevitabile che s"incominci con l'introdurvi la rappresen-
cosí la sua comprensione, indagheremo ora quel e poetare pensoso ii tazione abituale dell'uomo.-
dei Greci in cui sia l'essere che il corrispondente esserci dei Greci si Soltanto che, in tal modo, si giunge a fraintendere quella che,
sono propriamente foggiati: vale a dire la tragedia. secondo l'esperienza greca, è l'essenza dell'uomo: sia che questo

152 - 153
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INTRUDUZIGNE ALLA METAFIS ICA


LA LIMITAZIONE DELLiESSERE

fraintendimento avvenga nel senso del concetto cristiano, sia di quello passandovi e ripassandovi con i cavalli
medemo dell'uomo, o nel senso di una scialba e vuota mescolanza gli aratri.
dei due.
Ma questo fraintendimento, nel senso di una rappresentazione Anche il leggero volitante stormo d"uccelli
n o n greca dell'uomo, è ancora il minor male. egli irretisoe e caccia,
Ciò che risulta veramente fatale è il fatto che si smarrisce assolu- e la fretta degli animali di località selvagge
tamente e di prim'acchito la verità della proposizione.
e ciò che si muove e risiede nel mare,
Poiché è senz'altro in essa che si compie la decisiva determina- l'uomo sagace.
zione dell'esser-uomo. Noi dobbiamo dunque, nell'interpretarla, scar-
Con astuzie soprafià l'animale
tare non solo questa o quella rappresentazione inadeguata dell'uomo, che sui monti pernotta ed erra,
ma addirittura qualunque rappresentazione. Dobbiamo cercare d'in-
e al cavallo dalla ruvida criiiiera
tendere solo ciò che in essa viene detto. i
e all'indomito toro '
'í=__í__ì-'_í-__J'i-ì- i-G*-_

Siccome, d'altra parte, noi siamo in questo non solamente privi


circondando il collo col legno il

di esperienza, ma abbiamo per di piú le orecchie costantemente ricolme


impone il giogo.
di cose che ciimpediscono d"intendere rettamente, si è dovuto desi-
gnare in forma di elenco le condizioni che devono presiedere a una -I

Anche nel risuonar della parola


corretta indagine su quello che l'uomo è. - al
e nel tutto comprendere leggero come il vento
Poiché, dialtronde, la determinazione dell'uomo sul piano del si ritrova, ed altresi nell'animo _ _
p_ens_iero,_ cosí com"è compiuta da Parmenide, risulta, a prima vista,
di dominar città. - . .
di dificile accesso e inusitata, cercheremo di ricavare un primo aiuto
E anche come sfuggire, ha pensato,
e un primo ammaestramento ascoltando, sul piano della poesia, che
Pesposizione ai dardi
cosa per i Greci significhi l'esser-uomo.
delliintemperie e degli spiacevoli geli. --'l-I'_;'r-in

Leggiamo il primo coro dell'/liitigoae di Sofocle (vv. 332-375)


studiandoci in primis di ascoltare la parola greca in modo da trarne
Dappertutto aggirandosi, tutto esperendo per via, l
qualche risonanza. i
senza scampo, inesperto l

perviene al nulla. '


-in Di molte specie è l'inquietante, nulla tuttavia
Dall"incombere, solo, della morte
di piú inquietante dell'uomo s'aderge.
con nessuna fuga può giammai difendersi,
Questi balza sul flutto schiumaiite
pur se ad un male tenace sia riuscito
pel vento del sud invernale abilmente di sfuggire.
e incrocia sulle creste
-1.1
mi-I'-làtr

delle onde furiosamente spalancantisi.


Ottimainente esperto, il saper-fare
Anche la piú sublime delle divinità, la terra, '
possedendo al di là della speranza,
Pindistruttibile infaticabile, egli l'estenua, I -I i

cade talvolta in condizione vile ll


rivoltandola di armo in anno,
del tutto, altra ad eccelsa riesce.

154 .|' 155 -f,¢-I-


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INTRODUZIUNE ALLA METAFISICA La Limitazione oi=.LL'assisiiE

Tra lo statuto fisso della terra - In questi due primi versi si anticipa quanto tutto il resto del coro
' e il diritto giurato dagli dèi prosegue la sua via. cerca, nel suo particolare dettato, di perseguire, e quanto gli occorre,
Dall'alto il luogo dominarido, dal luogo escluso, nel suo particolare contesto verbale, di stabilire. L'uomo è, in una
tale egli è, a cui sempre è essente il non-essente, parola, -tb Bttvó-:iii-rev: ciò che vi è di piú inquietante (dar Unbeim-
per amore del rischio. licbrte). Un modo siffatto di parlare dell'uomo lo coglie nei suoi
estremi limiti e nelle scoscese profondità del suo essere. Questo
Non divenga egli intimo del mio focolare, aspetto scosceso ed estremo non è mai visibile agli occhi di chi si
né delle sue illusioni il mio sapere partecipe sia, appaga della semplice descrizione e della mera constatazione dei fatti,
colui da parte del quale si compiono cose sifiatte. ›› fossero pure migliaia d'occhi a voler scrutare condizioni e stati d'a-
nimo nell'uomo. Un tale essere può rivelarsi solo a una prospettiva
L'interpretazione del coro che ci accingiamo a dare è necessaria- poetica-pensante. Qui non troviamo nulla che si possa paragonare a
mente insuficiente, inquantoché non può essere ricostruita in base una descrizione di esemplari dati di uomini, e neppure, però, una
all"intera tragedia e ancor meno in base all"intera opera del poeta. esaltazione cieca e sciocca dell'essenza dell'uomo, che parta dal basso,
Non è nemmeno il caso di riferire sulla scelta delle varie lezioni e da una tetraggine scontenta intesa ad accaparrarsi uniimportanza che
sulle modificazioni apportate al testo. Eflettueremo Finterpretazione le sfugge; niente di simile all'esaltazione di una determinata perso-
lungo tr e v i e, nelle quali ripercorreremo ogni volta, da un di- nalità. Presso i Greci non esistevano ancora personalità (e, per con-
verso punto di vista, liinsieme del canto. seguenza, nulla di super-personale). L'uomo è 'tà Seivóratov, ciò che
Nella p ri m a via cercheremo soprattutto di porre in risalto vi è di piú inquietante fra tutto l'inquietante. La parola greca Sstvóv
quanto costituisce l'intima sostanza della composizione e che, anche e la traduzione che ne abbiamo data esigono, prima di segiiitare, una
stilisticamente, regge e pervade, corrispondentemente, l'insieme.
spiegazione. Questa può essere data solo in base a una visione pre-
Nella s e c o n d a via seguiremo l'ordine delle strofe e delle
liminare, cui non siamo ancora espressamente pervenuti, dell'insieme
antistrofe e percorreremo i confini dell'oi-izzonte dischiusoci dalla
del coro, il quale è il solo in grado di fornirci un'interpretazione ade-
poesia.
guata dei primi due versi. La parola örtvóv è ambigua, di quella in-
Nella t e r z a via ci stiidieremo di trovare nell'insieme un
quietante ambiguità del dire dei Greci che pervade le contrastanti
punto fermo che ci consenta di valutare che cosiè l'uomo secondo
questo modo poetico di esprimersi. contrapposizioni dell'essere.
P ri m a via. Incominciamo col cercare di individuare l'ele- Da un lato il Sstvóv designa il terribile, lo spaventoso, ma ciò che
mento che domina e pervade l'insieme. Non abbiamo bisogno, in appare tale non nei confronti di una meschina pusillaniiriità e ancor
realtà, di cercarlo. È infatti un triplice attacco a fondo quello che ci meno in quel senso frivolo e vuoto in cui si usa da noi oggi la parola
vien mosso, un attacco che rompe, fin dall'inizio, con tutte le con- quando si dice a terribilmente gentile ia. Il Beivóv è il terribile nel
suete norme del ricercare e del definire. ' senso dell'imporsi predominante (ülierwältigeades Walteiv) che pro-
La prima cosa è l'inizio: nella -tà. öttvà... voca ugualmente il timor panico, la vera angoscia, cosí come il
timore discreto, meditato, raccolto. La violenza, la prepotenza, rap-
a Di molte specie è Pinquietante, nulla tuttavia presentano il carattere costitutivo, essenziale delliimporsi (Walteir)
di piú inquietante dell_'uomo s'aderge. ii stesso. Nel suo irrompere questo p u ò ritenere in sé la sua forza

156 _ 157
INTRODUZIGNE ALLA METAFI SICA
La Limitazione nr-:LL'Essaiii=-1
prepotente. Con ciò esso non diventa inofiensivo, tutt'altro, ma
di intendere il Betvóv com'è in se stesso? Ma noi non consideriamo
a n c o r piú terribile e remoto.
l'inquietante nel senso di ciò che impressione la nostra sensibilità.
Ma, per altro verso, Bstvóv significa il violento nel senso di colui Noi concepiamo l'in-quietante ( das Ua-beimlicbe) come quello
che esercita la violenza, che non solo ne dispone, ma che è violento
che estromette dalla -ii tranquillità ia, ovverosia dal nostro elemento,
( gewalt-tätig), inquantoché l'uso della violenza è il carattere fonda-
dall"abituale, dal familiare, dalla sicurezza inconcussa. Ciò che è inso-
mentale non solo del suo agire, ma del suo stesso essere. Noi confe-
lito, non familiare (das Uabeimiscbe), non ci permette di rimanere
riamo qui alla parola violenza (Gewalt-tatigkeit) un significato es-
nel nostro elemento. Ed è in ciò che consiste il pre-dominante. Ma
senziale che oltrepassa, in linea di principio, il significato usuale della
l'uomo è quanto vi è di piú inquietante non soltanto perché svolge
parola per cui essa significa per lo piú brutalità e arbitrio. La vio-
la sua essenza in mezzo all'in-quietante cosí inteso, ma lo è perché
lenza è in tal caso assunta in un ambito in cui il criterio dell'esistere
fuoriesce, sfugge da quei limiti che gli sono anzitutto e per lo piú
è determinato dalla convenzione delliaccomodamento e della mutua
familiari, in quanto, come colui che esercita la violenza, trasgredisce
assistenza, onde ogni violenza è necessariamente considerata soltanto
i limiti del familiare, e ciò proprio in direzione dell'inquietante inteso
come perrurbamento e violazione.
come il predominante.
_ L'essente nella sua totalità, in quanto si impone (als Walteii), è
Ma per poter misurare in tutta la sua portata questa parola pro-
il predominante (das Uberwältigeade) nel primo senso. Ora, l'uomo
nunciata dal coro a proposito dell'uomo, dobbiamo considerare in-
è in un primo senso Bsivóv in quanto, appartenendo per essenza all'es-
sieme quanto segue: questa espressione, che l'uomo è -tà öeivórarov,
sere, risulta esposto a questo predominante. Ma l'uomo è in pari
ciò che vi è di piú inquietante, non mira ad attribuirgli una qualità
tempo Ssivóv perché è colui che esercita la violenza, il violento nel
specifica, come se l'uomo fosse anche qualcosa d'altro; il termine
senso suddetto. (Egli raccoglie liimporsi e lo reca in una apertura).
piuttosto significa questo: essere ciò che vi è di piú inquietante costi-
L'_uomo è colui che esercita la violenza non in sovrappiii o in conco-
tuisce il carattere fondamentale dell'essenza umana, cui in ogni caso
mitanza con altro, ma unicamente nel senso che a ragione del suo
gli altri caratteri debbono essere riportati. L'espressione: l'uomo è
agire violento (Geivalt-ttitig/eeit) e in quanto situato in esso usa la
ciò che vi è di piú inquietante, costituisce la definizione propriamente
violenza nei confronti del predominante. Infatti egli è Brivóv nel
g r e c a dell'uomo. Noi non possiamo arrivare a comprendere l'e-
duplice senso, originariamente unico, di questa parola; egli è -tb
vento dell'in-quietudine che dopo aver in pari tempo compreso la
Sswórarev, il piú violento, in quanto esercita la violenza in seno
potenza dell'apparenza e la lotta contro di essa, in quanto tale lotta
al predominante.
compete essenzialmente all'esserci.
Ma perché traduciamo ãrtvóv con e inquietante ii-P Non è per
Dopo questi primi versi, e con riferimento ad essi, viene pronun-
coprire e ancor meno per indebolire il senso del violento, concepito
ciata, al verso 360, la s e c o n d a saliente significativa parola. Il
come il predominante e come il violentante; al contrario. E proprio
verso si trova a metà della seconda strofa: 1ta.v-teirópeg åitepeç
per via che il Seivóv risulta riferito, nella sua massima intensità e iiit' eúöšv Epxsraii -a Dappertutto aggirandosi, tutto esperendo per via,
ambivalenza, all'essere de1l'uomo, che Pessenza di tale essere deve senza scampo, inesperto perviene al nulla a. Le parole essenziali sono
esser _considerata senz'altro nel suo aspetto decisivo. Ma la caratte- itaviroitópoc; åitepec. La parola itópec, significa: passaggio attraverso...,
rizzazione del violento come Pinquietante non è per caso una deter-
strada per..., via. L'uomo si apre in ogni direzione la via, si arrischia
minazione derivata, dato che prende in considerazione il modo come
per tutte le sfere dell'essente, del dominio del predominante, e pro-
il violento agisce su di noi, mentre si tratterebbe, precisamente,
prio allora vien gettato fuori da ogni strada. Solo cosi si schiude tutta

153 159
"-.

INTRGDUZIONE ALLA METAFISICA La Liiviiraziona 1:-iiLL'Es ssaa

l'in-quietudine di colui che è il piú inquietante; non solo per il fatto sua totalità, e medesimamente senza istituzioni né frontiere, senza
che egli sperimenta la totalità dell'essente nella s-ua in-quietudine, casa e senza leggi, per il fatto che in q u a n to creatori debbono
non solo per il fatto che qui, proprio in q u a n t o violenta, egli sempre di nuovo fondare tutto ciò. -
si pone da sé stesso fuori dalla quiete del consueto; con tutto questo La prima tappa ci ha mostrato l'intima struttura della natura del
egli non diventa alla line il piú inquietante se non perché, andando piú inquietante, la portata e l'estensione del suo dominio e del suo
cosí per via senza uscita, viene estromesso da ogni rapporto con la destino. Rifacciamoci ora all'inizio e abbordiamo la seconda via inter-
quiete del consueto, e l'ii'r'r|, la rovina, la sciagura, incombono su di lui. pretativa.
È facile intuire fino a che punto questo itav-teitópeç tiitapoç con- S eco n d a v i a. Alla luce di quanto è stato detto vediamo
tenga una interpretazione del 8si.vó-tai-rev. ora di seguire il resto delle strofe e di sentire come l'essere del-
L'interpretazione risulta completata con la terza saliente parola l'uomo, consistente nell'essere ciò che vi è di piú inquietante, si
dfil WTSU 3701 \5'~l-'í1=fl7*~I-fâ åfivl*-I-Q. Troviamo questa espressione co- dispiega. Cercheremo di rilevare se e come il Bsivóv venga inteso
struita nel medesimo modo e posta`nell"identica maniera nel mezzo nel primo senso; se e come il Setvóv nel secondo senso si presenti
dell'antistrofe come il rtttvtontipoç iiiitopoc, precedente, Sgltamg cl-lg associato ad esso; se e come, nella scambievole relazione di questi
essa parla verso un'altra direzione dell'essente. Non si parla qui di due sensi, l'essere del piú inquietante si costituisca davanti a noi
TIÖPUQ, ma di nóltç; non si parla delle diverse strade che si dirigono nella sua forma essenziale.
nelle varie zone dell'essente, ma del fondamento e del luogo dell'es- La prima strofe nomina il mare e la terra, ognuno come predo-
serci dell'uoino stesso, del crocevia di tutte queste strade, la nóltc. minante (örivóv) a sua guisa. Il fatto di nominare il mare e la terra
Hola; viene tradotta con stato e città: ma ciò non rende pienamente non implica naturalmente che essi siano assunti nel senso semplice-
il Scriâü. HÖÃLQ Significa pil.1l£IüSlIü lllügü, ei ci ii- (Da) in cui Q mente geografico e geologico secondo cui si presentano a noi mo-
per cui liesser-ci (Da-sein) storicamente sussiste. La itóltç è il luogo derni come fenomeni naturali, salvo essere in seguito riverniciati con
della storia (Gercbicbtstiitte), il a ci a, n el quale, d al quale, e un piccolo e fuggevole tocco di sentimentalità. -a Mare ›› è detto qui
p e r il quale la storia accade. A siffatto luogo della storia apparten- come per la prima volta e nominato assieme ai fiutti invernali nei
gono gli dèi, i templi, i preti, le feste, i giochi, i poeti, i pensatori, quali costantemente spalanca, precipitandovisi, il proprio abisso. Su-
il re, il consiglio degli anziani, l'assemblea popolare, l'esercito e le bito dopo il tema principale e ricorrente dell'inizio, il canto prosegue
navi. Tutto questo appartiene alla nókic, è politico, non perché abbia senza transizione con; -toü-to nei itoìzeii. Esso canta liirruzione pro-
che fare con un qualche uomo di stato, con un qualche stratega, rompente sulliabisso ondoso e senza fondo, liabbandono della terra
o con gli affari di stato_. Al contrario, tutto ciò è politico, vale a dire ferma. La partenza non avviene in una calma serenità di acqua scin-
situato nella storia, in quanto per esempio i poeti sono s olo, ma tillante, ma nel bel mezzo di una tempesta invernale. La menzione
realmente dei poeti, i pensatori s o I o, ma realmente dei pensatori, di questa partenza è disposta secondo la legge ritmica della connes-
i preti s olo, ma realmente dei preti, i re s olo, ma realmente sione delle parole e dei versi, allo stesso modo del xeipei del verso
dei re. Ora, s o n o significa che usano la violenza in quanto attiva- 336, collocato nel luogo dove il metro cambia: itmpsi, ossia, egli
mente situati nella violenza (als Gewalt-tiitige) e divengono emi- abbandona il suo luogo, si dis-loca e si espone alla forza soverchiante,
nenti nell"essere storico come creatori, come uomini d'azione. Emi- senza dimora, del flutto marino. La parola xeipei si erge, nella strut-
nenti in sede storica, divengono in pari tempo tiireìuç, senza città turazione del verso, come una colonna.
né sito, solitari, inquietanti, senza scampo frammezzo all'essente nella Ma, intrinsecamente comiessa a questa partenza violenta contro

160 ` risi
"'I|

INTRODUZIONE ALLA METAFISICA La Lii-.irrazione iieLL'esseite


la predominanza del mare, si trova l"irruzione incessante nell'indi- di piroghe a costruttore di città e uomo civilizzato. Sono, queste,
struttibile dominio della terra. Facciamo bene attenzione: la terra categorie dell'etnologia e della psicologia dei primitivi. Esse risultano
rappresenta qui la suprema divinità. Col far-violeriza l'uomo disturba dall'applicazione illegittima all'essere delliuomo di una concezione
la calma della crescita, il nutricare, il generare di questa irifaticabile. scientifica della natura già di per sé inadeguata. L'errore fondamen-
Nel caso della terra, il predominante non è colui che domina con la tale che sta alla base di un simile modo di pensare consiste nel rite-_
ferocia autodistruttiva, ma colei che senza pena né fatica porta a ma- nere che il principio della storia sia costituito da qualcosa di primi-
turazione ed elargisce con la tranquilla superiorità di una grande tivo e di arretrato, impacciato e debole. In realtà è il contrario. Il
ricchezza, liinesauribile librantesi al di sopra di ogni sforzo. In tale principio è ciò che vi è di piú inquietante e di piú violento. Ciò che
dominio irrompe colui che violenta: anno per anno la dirompe con viene in seguito non rappresenta già uno sviluppo ma un trivializ-
l'aratro, e coinvolge Pinfaticabile nell'agitazione del proprio sforzo. zarsi conseguente all'allargarsi, un non potersi mantenere in se stesso
Il mare e la terra, liirruzione violenta e il dirompimento sono colle- del principio, un immiserimento e insieme una esagerazione del prin-
gati dal stai. del verso 334, al quale corrisponde il -ts del verso 338. cipio nella deformazione della grandezza concepita come grandezza
Sentiamo ora l'antistrofe corrispondente. Essa nomina il volo ed estensione puramente numerica e quantitativa. Il piú inquietante
degli uccelli nell'aria, la moltitudine degli animali che si trova nel- è ciò che è in q u a n t o esso cela in sé un tale principio per cui
l'acqua, il toro e il cavallo nelle montagne. Il vivente, che come in tutte le cose, per via di un eccesso di potenza, fanno simultaneamente
sogno se ne va di qua e di là vagando nella propria cerchia, che irruzione sul predominante, per sottometterlo.
costantemente oltrepassandosi in sempre nuove forme si rinnova put L'inesplicabilità di questo principio non ridonda affatto in una
sempre rimanendo su quell"u nic a via che gli è propria, e non insufficienza o impotenza della nostra comprensione della storia. Anzi,
conosce che il luogo ove pernotta ed erra. In quanto vivente egli è è nell'intendere questo carattere misterioso del principio che risie-
inserito nel predominio del mare e della terra. In questa vita che si dono l'autenticità e la grandezza della conoscenza storica. La cono-
rivolge in se stessa, non familiare nella propria sfera, nella propria scenza della storia alle sue origini non consiste nello scovare il primi-
struttura, nel proprio fondamento, l'uomo getta i suoi lacci e le sue tivo o nel raccogliere delle ossa. Essa non è, né in tutto né in parte,
reti; .egli la strappa al suo ordine e la rinchiude nei suoi steccati e ima scienza naturale, ma se qualcosa è, è mitologia. -
nei suoi stabbi, imponendo ad essa i suoi gioghi. Prima si trattava La prima strofe e antistrofe menzionano il mare, la terra, l"ani-
di un uscir fuori e di un dissodare, ora di cattura e di soggiogamento. male, in quanto costituiscono il predominante che colui che violenta
A questo punto, prima di passare alla seconda strofe e alla sua fa venire a manifestazione in tutta la sua prepotenza.
antistrofe, è necessario introdurre una o s s e r v a zio n e, per La seconda strofe, esteriormente considerata, passa da una descri-
evitare di fraintendere il senso di tutto il poema: fraintendimento zione del mare, della terra, degli animali, a una caratterizzazione del-
assai facile da parte dell'uomo moderno, e del resto consueto. Ab- l'uomo. Ma nella seconda strofe non si parla unicamente dell'uomo
biamo già rilevato che non si tratta di una descrizione o definizione piú di quanto nella prima strofe e relativa antistrofe non si parli
della sfera d'azione o del modo di trovarsi dell'ucmo, il quale appare esclusivamente della natura in senso stretto. .
anche come un essente fra gli altri, ma di un progetto poetico del Anzi, quanto si sta ora per nominare - la parola, l'intelletto, il
suo essere a partire dalle sue possibilità e dai suoi limiti estremi. Ciò sentimento, la passione, l'attività costruttiva - non appartengono
basta a scartare anche un'altra opinione secondo cui il canto tratte- meno alla potenza del predominante che il mare, la terra, I'animale.
rebbe del_l'evoluzione dell'uomo da cacciatore selvaggio e costruttore Unica difierenza, è che questo domina tutt'intorno (umwaíter)

162 163 -
INTRODUZIONE ALLA METAFISICA
La Liivirrazione neLL'esseius -

l'uomo, lo trascina, l'opprìme, lo stimola, mentre quello domina per proprio, ma un dominare e accordare le potenze grazie alle quali
entro a lui (alare/Jwalrer), in quanto si tratta di ciò che egli, da l'essente si schiude, come tale, per via dell'uomo che e_ntra in____lui.
quell'essente che è, deve assumere in proprio. Questo aprirsi dell'essente rappresenta la vi_olenza c_he luomo aueve
Quello che domina attraverso di lui (dar Darcbwalrenale) non padroneggiare onde essere, in questo far-violenza in r_nezztè____ 1:-
perde nulla del suo predominio per il fatto che l'uomo lo assuma sente, se stesso, vale a dire se stesso come essere sto_rico. c e
direttamente in suo potere ed eserciti con questo la violenza. Ciò nella seconda strofe viene espresso come Bstvóv non dev essere inteso,
serve solo a celare il carattere inquietante del linguaggio, delle pas- erroneamente, come un'invenzione, né alla semplice stregua di una
sioni, in cui l'uomo si trova storicamente disposto mentre ritiene di facoltà o di una dote posseduta dall uomo. _
essere lui a disporne. L"inquietante di queste potenze sta proprio Solo se ci renderemo conto che l'uso della violenza nella parola,
nella loro apparente familiarità e usualità. Esse si concedono diretta- nel comprendere, nel formare, nell'edificare, entra_ a costitëire (vale
mente all'uomo solo nella loro inessenzialità, e cosí lo spingono e a dire, come sempre: a pro-durre) il fatto della violenza _c e a___pre _e_
lo mantengono fuori della sua essenza. In tal modo, ciò che in fondo vie dell'essente dominante attorno, solo allora potr_emo inten ere _i
è ancor piú distante e predominante del mare e della terra gli appare carattere inquietante di chiunque faccia violenza. Giacché l uomo, in
falsamente quanto mai vicino. tal guisa precedente in tutte le direzioni, non diventa un essere senza
Fino a che punto l'uomo risulti estraneo alla sua essenza lo tra- scampo nel senso esteriore che s'imbatta in difficoltà esterne e non
disce l'opinione che egli nutre di se stesso: di essere colui che ha possa perciò andare oltre. Anche in tal caso egli può sempre, in
inventato, che ha potuto inventare il linguaggio e l'intendere, l'arte realtà, anche frammezzo a queste diflicoltà, tirare_ avanti. La mancanza
di costruire e la poesia. ' di scampo consiste piuttosto nel fatto che egli_ è sempre ributta_to
Come potrebbe mai l'uomo inventare ciò che domina per entro sulle strade che egli stesso ha aperte, in quanto si arena sulle sue vie,
a lui e sul fondamento del quale soltanto può egli stesso e s s e r e s'impiglia in ciò che ha dischiuso, traccia in tale viluppo la Cflrflhifi
come uomo? Se credessimo che il poeta faccia qui l'uomo inventore del proprio mondo, si irretisce nell'ap_parenza e cosí si preclude all es-
di qualcosa come dell'arte di costruire o del linguaggio, dimentiche- sere. In tal modo si aggira da tutti i lati nella propria cerchia. Egli
remmo del tutto che in questo canto si parla del violento (öetvóv), sa stornare quanto è avverso a questa cerchia, sa_applicare og_ni talento
dell'inquietante. La parola åötåáša-to non significa: l'uomo ha tro- al posto giusto. Il far-violenza che crea dapprincipio le vie, genera
vato, ma: si è ritrovato nel predominante, e solo in lui ha trovato in sé il disordine proprio della versatilità, in se stessa cosi priva di
se stesso: come potenza di .un agire siffatto. In base a quanto è stato esito da precludersi da se stessa la via alla riflessione sull apparenza
detto, a se stesso ii- significa in pari tempo: colui che prorompe e nella quale tuttavia si aggira. _ _
dirompe, cattura e doma. ' ' Solo u n a cosa pone immediatamente in iscacco ogni far-violenza.
Questo prorompere, dirompere, catturare, domare, non è che il La morte. Essa segna la fine che trascende ogni coi_npimentåi_ e il
rivelarsi dell"essente c o m e mare, c o m e terra, c o m e animale. limite che trascende ogni limite. Qui non c è piu irruzione né_ irom-
Prorompimento e dirompimento si producono solo allorché nel far- pimento, cattura o assoggettamento. Ma questo fatto in-quietante,
violenza, la potenza stessa della parola, dell'intelletto, del sentimento che espelle cioè definitivamente, d'un tratto, l'uomo da ogni quieto
e del costruire risulta dominata. Il far-violenza del dire poetico, consueta, non è un avvenimento che si debba menzionare fra altri,
- r
del progetto del pensiero, del formare costruente, dell'azione crea- per il fatto che alla fine anch'esso sopi-aggiunge. L _uomo è senza
trice di stati, non è l'esercitarsi di poteri che l'uomo possiede in scampo di fronte alla morte non soltanto quando viene a morire,

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INTRODUZIONE ALLA METAFIS ICA . La Liiviirazione i:ieLL'esseae


ma costantemente ed essenzialmente. In quanto l'uomo è, egli sta consistente. L'opera dell'arte non è ia primis uifopera in quapto
nel senza scampo della morte. Cosí l'esser-ci ( Da-sein) è la stessa operata, fatta, ma in quanto realizza (er-wirkt), in im essente, les-
in-quietudine accadente. (Uinquietudine accadente deve essere per sere. Realimare significa in questo caso porre in_ opera; nella quale
noi primordialmente fondata come esser-ci.) opera, considerata come ciò che appare, viene all apparenza lo SC111'-1"
Con la menzione di q u e s t o particolare tipo di violento e di defsi imponentesi (das iaaltende Aaƒgebea): la ovfls- È S010 fltf1'_fi'
inquietante il progetto poetico dell'essere e dell'esser-uomo s'impone verso I'opera d'arte, considerata come l'essere essente, che tutto ciò
il proprio limite. che appare altrimenti, o si trova presente accidentalmente, risulta
In efietti, la seconda antistrofe non nomina altre potenze in confermato e reso accessibile, significante e intelligibile, come e s-
aggiunta, ma riassume nella sua unità intrinseca quanto prima è stato s e n t e oppure come non-essente.. _ _* _ _
detto. La strofe finale ripropone il tutto nel suo tratto fondamentale. Siccome l'arte nelliopera porta sen_sü Pecuhafe in Pfismüne
Ora, come abbiamo sottolineato a proposito della prima via, il tratto (zum Stand) e all'evidenza (Vorscbem) lessere come essente, eììa
fondamentale di ciò che si tratta in particolare di dire (del ãstvó-ra-rev) può venir considerata come il poter-porre-in-opera senz altro, v c
consiste proprio nella relazione scambievole dei due sensi del ösivóv. a dire come -téxvn. Il porre-in-opera è aprente realizzarsi lvfiflfiffi
In conseguenza, la strofe finale nomina congiuntamente tre cose. n e ll ' essente. Questo superiore ed efficace aprire e maiitener aperto
1. La violenza, il violento, nel quale si muove l'agire del costituisce il sapere (Wi'ssea)- LH Pflsfiìflfie dfil SfiPe1'¢ è 11 d°ma"dafe'
violentante, costituisce l'intero campo della macchinazione (-tà paga- L'arte è sapere e. Per conseguenza, 'rÉ)t*~›"I1. L'arte non è '¬¦ÉX.'~'_'fì Per
vósv) aüdatagli. Non intendiamo assumere la parola -it macchina- via che la sua realizzazione comporta un'abilità e tecnica ii, degli stru-
zione s in senso peggiorativo. Intendiamo invece con ciò riferirci a menti e dei materiali.
qualcosa di essenziale che ci si palesa nella parola greca -régvn. Tšxvn È cosí la 'ršxvn che caratterizza il östvúv, il violentante nel suo
non significa né arte, né mestiere, per non parlare poi della tecnica fondamentale e decisivo carattere; giacché il far-violeiiza è un usare
nel senso moderno. Traduciamo -ršxvn con e sapere is; il che abbi- violenza contro il pre-dominante: è acquisire all"apparenza, col sa-
sogna peraltro di spiegazione. Il sapere non è qui inteso come il piente combattere, l'essere dianzi precluso, qua_le essente. ___
risultato di semplici constatazioni a riguardo di un sussistente prima 2. Come il östvóv, inteso quale fare-violenza, si compen 2
sconosciuto. Tali conoscenze costituiscono sempre dei meri accessori, essenzialmente I nel termine greco 1'É)t¬~*1'l› Cüsí il_ 5E"`”"'5"' , °°nSidefat°
.
anche se indispensabili per il sapere. Questo, nel senso autentico come il predominante è reso dal termine greco_ öizn. Noi trad_uciamo
della -réxvn, è l'originai-ia e costante prospettiva (Hiriaarseben) ri- questo termine con Fug, diritto, ragione, autorità, intendendo _-ti anzi-
volta al di là del sussistente. Questo -a essere al di là za (Hiaaivrreia) tutto nel senso di connessione e ordinamento (F-148€ “M G*-'f"3f li ii
pone preliminarmente in opera in diverse guise, per svariate vie e poi come disposizione (Fägangl,_¢Pfl1¢ fiffifidaiü lweíffiiäå mnfe'
in campi differenti, ciò che per l'appunto conferisce al sussistente il rito dal predominante al suo doitiuiio; e, 1nfi1'1¢. Wine ___°f afnemü
suo diritto relativo, la sua possibile determinazione e, per conse- che dispone ( dar ƒägeade Geƒ-vgfl l i che f°1`2a ad 9* figuflm 3 5
guenza, il suo limite. Sapere è poter mettere in opera (Ias-Were sottomettersi. ~
setzea-können) l'essere come questo o quell 'essente. I Greci chia- Se si traduce Stan con a giustizia s, intendendola in senso _gìu-
mano l'arte propriamente detta e l'opera d'arte -råxvn, in senso forte, ridico-morale, la parola perde il suo contenuto metafisico essenziale.
perché l'ai-te è ciò che porta piú direttamente in posizione (ram L0 stessa vale per Pinterpretazione di Slim quale « norma za. I_l pre-
Sieben), in un essente (in un'opera), l'essere, ossia l'apparire in sé dominante rappresenta, per quanto attiene la sua potenza e i vari
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INTRODUZIONE ALLA METAFISICA La Liniirazione neLL'esseite

campi in cui la esercita, liordine, il diritto (Pag). L'essere, la tpúaig, natura del piú inquietante. Sono rimasti tuttavia da esaminare e da
in quanto imporsi (Waitec) è raccolta originaria, Mya;, è l'ordine spiegare piú da vicino alcuni dettagli. Ciò potrebbe costituire un'ap-
che dispone: 8-Lzn. pendice a quanto è stato detto, senza peraltro che si richieda un
Cosí il ösivóv considerato come il predominante (Bien) e il nuovo procedimento interpretativo. A volerci limitare a quanto ò
Sttvóv considerato come il violentante (rtšxvn) si fronteggiano, peral- detto direttamente nella poesia Finterpretazione può considerarsi
tro non come due cose sussistenti. Questo e essere a fronte ii- con- terminata. Eppure essa è soltanto alliinizio. L'interpretazione auten-
siste piuttosto in ciò, che la -tiixvn si erge contro la Elan, la quale tica deve farci vedere quello che non è nelle parole e che 'nondimeno
dal suo canto come ordine (Pag) dispone di ogni -téyrvn. È questo è detto. A questo scopo è necessario che liinterpretazione faccia vio-
reciproco esser di fronte che è. Esso è solamente in quanto ciò che lenza. L'interpretazione scientifica stigmatizza come non scientifico
vi è di piú inquietante, l'esser-uomo, accade ( gerchieht), in quanto ciò che oltrepassa i suoi limiti, ma è proprio là dove Pinterpretazione
l'uomo è presente come storia (als Geschichte west). scientifica non trova piú nulla che l'essenziale deve essere ricercato.
3. La caratteristica fondameintale del Servo-ttrrrcv consiste nel Dovendo limitarci al coro che abbiamo analizzato, possiamo quì
rapporto reciproco dei due sensi del Setvóv. Colui che sa si spinge nondimeno tentare questa terza via, soltanto per ciò che riguarda il
nel bel mezzo dell'ordine (Frag) e trae (nel a tratto s, Risi) l'essere compito prefissoci, e anche se in modo assai sommario. Ricordando
nell'essente, ma non può mai soggiogare il predominante. Per questo quanto è stato detto nella prima via, ci ricolleghiamo a quanto ci è
egli viene gettato qua e là, fra l'ordine e il disordine (Un-ƒag), fra stato offerto nella spiegazione della strofe finale dalla seconda.
il volgare e il nobile. Ogni dominazione violenta del violento è vit- Il Estvóra-rev del öeivóv, il piú inquietante dell'inquietante, sta
toria o disfatta. Entrambe respingono, in modo diverso, fuori del nella contrapposizione di öiitn e di ršyçvn. Il piú inquietante non costi-
familiare, -e rendono esplicito, ognuna in diverso modo, il pericolo tuisce il punto piú alto dell'inquietante stesso, in senso graduale. Ma
che l'essere rappresenta: sia che venga conquistato o perduto. En- à, per sua natura, ciò che vi è di unico nel suo genere nelliinquietante.
trambe sono, in diverso modo,- minacciare di rovina. Il viole n- Nella contrapposizione fra essente predominante nella sua totalità
ta n t e (der Gewalt-tiiirige), il creatore, il quale avanza nell'ine- ed esserci violentante delliuomo, si realizza la possibilità della caduta
spresso e irrompe nel non-pensato, e che a forza ottiene il non- in ciò che è senza uscita e senza luogo, nella rovina; Ora, questa, e
accaduto e fa apparire il non-veduto, questo violentante sta costante- la possibilità di pervenirvi, non si presentano solo alla fine, per il
mente nel rischio (tòlua, v. 371). Nell'arrischiarsi a dominare l'es- fatto che il violentante, in un atto singolo di violenza, fallisce e non
sere, deve altresi abbandonarsi al flusso del non-essente, un zaàóv, perviene allo scopo; ma questa rovina regna r :l è fin dall"inizio in
alla distruzione, all'instabilità, all'indocilità, al disordine. Piú elevato agguato all'interno della stessa opposizione di predominante e atti-
è il vertice 'raggiunto dall'esserci storico, piú profondamente spalan- vità violenta (Gewalr-tarigheir). La violenza esercitata contro la stra-
cato è liabisso aperto alla sua repentina caduta nel non-storico che potema (Uhergeraalt) dell'essere d e v e necessariamente infrangersi
va sempre piú alla deriva in una confusione senza sosta e senza uscita. su di questa, se l'essere domina per quello_ che è (west), come
Pervenuti cosí al termine della seconda via vediamo che cosa può oúatc, come schiudentesi imporsi. .
significare la terza. Ma questa necessità, questa fatalità dell'infi-angersi non può sus-
T e r z a v i a. Nella prima via è stata analizzata la verità deci- sistere che in quanto ciò che è destinato ad infrangersi si trova co-
siva del coro. La seconda ci ha portato nelle varie sfere essenziali stretto in una tale situazione (Da-scia ) . Ora, è proprio l'uomo a
del violento e del violentante. La strofe finale riporta il tutto alla trovarsi costretto in una tale situazione, gettato nella necessità di

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INTRODUZIONE ALLA METAFI SICA La Limitazione neLL'esseae

un tale essere, perché il predominante come tale, per apparire nella simi millenni. Ma poiché nella particolare necessità del loro esserci
sua predominanza, h a bi s o g n o di un luogo per_ la sua apertura. (Daseiir) usarono particolarmente della violenza, e cosí anziché elu-
L"essenza dell'essere-uomo ci si schiude solo se è intesa a partite da dere la necessità non fecero che accrescerla, essi finirono per procac-
questa necessità necessitata dell'essere stesso. Esistenza (Da-sein) ciare forzatamente a se stessi la condizione fondamentale di una vera
dell'uomo storico significa esser posto come il varco in cui la stra- grandezza storica.
potenza dell'essere apparendo irrompe, aãnché questo medesimo L'essenza dell'uomo cosí sperimentata e riaddotta poeticamente
varco siinfranga alla fine sull'essere. al suo fondamento resta preclusa alla comprensione nel suo segreto
Il piú inquietante (l'uomo) è quello che è perché, fondamental- carattere, se si cerca frettolosamente di intenderla in base a valuta-
mente, egli non si cura di ciò che è familiare e non lo custodisce che zioni.
per eromperne fuori e permettere l'irruzione del predominante. È Cosf il fatto di' caratterizzare l'uomo in base all'orgoglio e alla
l'essere stesso che getta l'uomo sulla via di un tale trasporto che, temerarietà, in senso dispregiativo, assume l'uomo al di fuori della
costringendolo ad andare oltre se stesso, lo lega alliessere onde porlo sua essenza, che è quella di essere l'in-cidente. Una valutazione sif-
in opera, e con ciò mantenere aperto l'essente nella sua totalità. Per- fatta dell'uomo lo pone come qualcosa di puramente sussistente, lo
tanto, colui che fa violenza non conosce la bontà e la pacificazione trasporta in uno spazio vuoto, valutandolo sulla base di una scala di
(nel senso solito), e neppure Pappagamento e la tranquillità del suc- valori estrinsecamente costituita. A un tal genere di fraintendimento
cesso o del prestigio e del riconoscimento di tale prestigio. In tutto appartiene l'opinione - che potrebbe ritenersi autorizzata dalla chiusa
questo, il violentante, in quanto creatore, vede solo un'appareriza di del coro - secondo cui il dire del poeta rappresenterebbe in realtà
compimento che egli disprezza. Nella sua volontà d'inaudito rigetta un rifiuto implicito di questo modo di essere dell'uomo e nasconde-
ogni aiuto, La rovina rappresenta per lui il piú profondo e ampio rebbe un invito a una fiacca moderazione intesa ad assicurare una
consenso accordato al predominante. Nella distruzione dell'opera com- comodità iridisturbata.-
piuta, in quel rendersi conto che essa è un caos, che è quel capua Un essente siflatto (nel senso del piú inquietante) deve venir
(mucchio di spazzatura) detto sopra, reintegra il predominante nel bandito dal focolare e dal consiglio della città. La chiusa del coro non
suo ordine. Ma tutto ciò, non sotto forma di semplici -a stati d'ani- contraddice, nonostante ciò, a quanto il coro stesso ha detto prima a
mo ii, da cui l'anima del creatore possa lasciarsi trasportare, né sotto proposito dell"uomo. Volgendosi c o n t r o il piú inquietante il
l'aspetto di piccoli sentimenti d'inferiorità, bensi solo nella stessa coro dice che un tal modo di essere n o n è quello di tutti i giorni.
maniera del porre in opera. E c o m e s to ria che il predomi- Un tale modo di essere non si lascia cogliere nel normale corso della
nante, liessere, trova operativamente la sua conferma. vita e in una condizione ordinaria. Questa chiusa è tanto poco strana
Quale varco per cui l'essere, messo in opera, si apre nell"essente, che ci dovremmo meravigliare piuttosto della sua assenza. Essa costi-
liesserci dell'uomo storico è un in - c id e n t e (Zaiischer:-fall ), è tuisce, col suo atteggiamento protettivo, liiinmediata e piena con-
l'incidente in cui, d'un tratto, le forze della strapotenza scatenata ferma del carattere inquietante dell'essenza umana. Con questa chiusa
dell'essere si liberano ponendosi in opera come storia. Di questa il canto si ricollega, nel suo dire, all'inizio.
istantaneità e unicità dell'esserci i_Greci avevano un'intuizione pro-
fonda essendovi indotti dall'essete stesso che si apriva ad essi come Ma tutto ciò che cosa ha da fare con la frase _Parmenide? In
tpiiatç, come Mya;, come öúim. È impensabile che i Greci si propo- nessun luogo egli parla del1'inquietud.ine. In termini _anche troppo
nessero esplicitamente di costituire la cultura dell'Occidente nei pros- sobri egli parla semplicemente della coappartenenza reciproca dell'ap-

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INTRODUZIONE ALLA METAFISICA La Limitazione neLL'esseiie

prendere e dell'essere. Nel chiederci che cosa questa reciproca coap- incomincia cosí: eiòåvat öà gpl] -ròv 'itóluiuov šóvttz Euvòv stai. Sl.:-tnv
partenenza significa abbiamo fatto una digressione -nell'interpreta- Eptv..., e ora bisogna considerare che la contrapposizione sussiste
zione di Sofocle. In che modo può servirci di aiuto? Una cosa è come raccoglimento, e l'ordine come contrapposizione reciproca ››...
certa: che non ci è possibile inserirla senz'altro nell'interpretazione In quanto connessione disponente (ƒügeiide Geƒagcl la 551*" HPPHT*
di Parmenide. Dobbiamo tuttavia ricordarci di quella connessione tiene a quella contrapposizione contrastante fgfåffiwfflfiiåf'-*` Affi'
originaria, essenziale, che esiste fra il dire poetico e quello filosofico, aim-mder-retzen) secondo cui la tpiiatç, schiudendosi, lascia apparire
soprattutto in quanto si tratta, in questo caso, della fondazione ori- (esser presente) l'apparente, ed è presente cosí come essere (cfr.
ginaria e dell'originario costituirsi, ad opera del pensare poetico, della imma. 23 = 23). _ _ __ ___
realtà storica di un popolo. Comunque, anche a prescindere da questo Venendo a Parmenide, egli resta, anche per qu_anto rig_uar a Im-
rapporto di carattere generale, essenziale, noi subito c'imbattiamo piego fatto dai pensatori del termine òlìffl pvt' Clflålgfläffi l¢S5:_1`_Ei "-lfìfl
in un particolare aspetto del rapporto fra poetare e pensare, che si testimonianza decisiva. Man è_ per lui la dea. Essa cusåo_ iscc E
rivela loro comune quanto a contenuto. chiavi che di volta in volta chiudono e aprono le pprte e giori_i_o
Dì proposito, nel cercar di caratterizzare in modo riassuntivo la e della notte, ossia le vie dell'essere (Che Wfflfili flfill HPPQW-'112-3 lc E
strofe finale, abbiamo rilevato, nella seconda via, il rapporto reci- dissimula) e del nulla (che risulta precluso). Quest_o si_gnifica__<_._:he
proco fra Shin e téxvn. Ali-in è l'ordine predominante (aler-i1iher- l'essente si apre solo se venga salvato e preservato lordine de es-
raiilrigeade Pag). Téxvn è l"attività violenta (Geraalt-tiitigkeit) del sere. L'essere è, come Slim, la chiave dell`esse_nte concepito_nel
sapere. Il reciproco rapporto fra le due costituisce l'evento dell'in- ordinamento. Questo significato della Shin si lascia inequivoca i-
quietante. _ . mente ricavare dai trenta possenti versi introduttivi del -s poema
Quello che ora intendiamo sostenere è che la coappartenenza di didascalico ›› di Parmenide, versi che ci sono stati__coåi_servati per
vosiv (apprensione) e di rival. (essere) cnunciata dalla frase di Par- intero. Appare cosí .chiaramente che t a n t o _ i ire_ p_oet1Co
menide non è altro se non questo scambievole rapporto. Una volta q u a n t o quello pensante designano l'essere, ossia lo costituiscono
che si sia giunti a stabilirlo, risulterà in pari tempo dimostrata la e lo delimitano, valendosi della medesima parola: Birm-
precedente alfermazione, vale a dire che la frase intende in primo L"alti¬o punto che, in linea generale, rimane da addurre a dimo-
luogo delimitare l'essenza propria dell'uomo e non viene a parlarne strazione del nostro assunto, è il seguente. Già precedentementš è
incidentalmente e come per caso. stato ricordato che nell'apprensione (Vemehmimg), in quanto a er-
Onde provare la nostra afiermazione, vediamo anzitutto di fare rare recettivo, l'essente viene aperto come tale e si pro_-duce cosí
due considerazioni di carattere piú generale. Tenteremo iti seguito nella non-latenza. L'impeto della ¬¦É)C,¬-'11 Contro lfl 5Ui'f`l CUSIIU-11$"3¢ Per
Pinterpretazione particolareggiata del frammento. il poeta l'avvenimento per cui l'uomo diventa un essere spaesato
Nel rapporto' reciproco poeticamente espresso di öfzn e di tåxvn, (imheimirch). E solo in siffatta condizione di spaesamento,_ di estra-
öfzn sta per l'essere dell'essente nella sua totalità. Già prima di niamento, che il familiare si schiude come tale. Ma con ciò stesso,
Sofocle c'imbattiamo, nel pensiero greco, nell'uso di questa parola. e solo cosí, anche l'inusitato, il predominante, ci si schiude a sua
La piú antica massima che possediamo, quella di Anassiinandro, volta come tale. Nell'evento dell'ii'iquietante si apre cosi lessente
parla dell 'essere in essenziale connessione con la Slim. nella sua totalità. Questa apertura è l'accadere della non-latenza.
Anche Eraclito nomina la Slim quando si tratta, da parte sua, di Questa non è altro se non l'evento dell'inquietante.
conferire una determinazione essenziale all'essete. Il frammento 80 Certo, tutto ciò vale -- si può obbiettare - per quanto dice il
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INTRODUZIONE ALLA METAFIS ICA La Limitazione ii-eLL'essER_E
_ _ _ _ _ - ' esercitare
imnaccia ' violenza. L atto
Il
di violenza ine-
'I I*

poeta, ma quello che nella sobria frase di Parmemde non si riesce a costantemente *
trovare è appunto Pinquietante cosí caratterimato rente alla sortita cosí de-cisa sulla via dell'essere dell'essente com-
Occorre perciò che la sobrietà di un pensare siflatto venga mo- porta la fuoruscita dell'uomo dalla familiarità di ciò che gli ò piu
strata nella sua vera luce: il che si può fare esaminando la frase in prossimo e abituale. _ di al E
dettaglio. Frattanto, e fin da questo momento, possiamo afiermare Solo concependo l'apprensione come una sortita _ 11 Heller
quanto segue: se risulterà che l'apprensione, nella sua coappartenenza possiamo evitare Paberrazione di confondere lapprensione con un
all'essere (öfzn), è qualcosa che usa violenza e che, quale far-violenza qualsiasi
_ _ _ comP°1'tamento
- - dell'u0I110› CUD P1150 OWIU
* 'Clfillfi 5'-le ion
9311;*-
(Gewalrtiitigheit) è una necessità (Not), e come tale subita solo cità spirituali, o magari con un processo che si verifica occ:s__ ___ a
nella distretta (Noiwendigilteit) di un conflitto (nel senso del mente. Al contrario, lapprensione è un essere s t r a pa? La sua
1161-suv; e dell'ëpiç); se inoltre, nel corso di questa dimostrazione fo r z a alla normale atuvità__, e in contrasto coåi quäsa ;é_ a&______
apparirà che Papprensione si mantiene in espressa connessione col coappartenenza all'essere dell essente non _si _pro ;1_C¢ ___£________› ____ ______
logos, e che questo logos si manifesta come il fondamento dell'es- matla non significa stabilire un fatto, ma riåiviaiåe co __________à ____________
senza umana, allora quanto afiermammo circa la profonda afhnità si è parlato. La sobrietà della_frase parmem eä una so ________ c_______
esistente fra il dire dei pensatori e quello dei poeti, avrà trovato la tata, per la quale la rigorosità del comt£_i_en ere apprens
sua giustificazione. ` tuisce la foi-ma propria. fondamentale. flfi ¢SS=1'¢ HPPIÈSU- ______________
Intendiamo mostrare queste tre cose: Secondo punto. Si è prima citato il frammento ___E_E1' Ivan
1. L'apprensione non è un semplice processo, ma una de- evidente la differenziazione delle t_r_p vie. Di_Pf°PUål° É mmc' UIÉ
cisione. rimandato una interpretazione piu dettagliata d p;1I1___1<__L_› £*:1':_:_- ___
2. L'apprensione si mantiene in intima connessione essen- possibile ora leggerlo intendendolo diversamente. 1_tP 'i'
ziale con il logos. Quest'ultimo costituisce una necessità. vssiv -t'åòv !|.ip.eva_i.__ Allora traducemmo: è necessario esporre, aven-
. iamo
dolo raccolto, quanto apprendere, ch:__ l;r_':__ssente __( ël '~'-15f"~l'-l_1`li______V:__:_l______________
3. Il logos fonda l'essenza del linguaggio. Esso è, in quanto
tale, un conflitto e il fondamento fondante dell'esserci storico del- qui- che voeiv
- è menzionato ' '
assieme -fztv, apprens__ _ _ o
l'uomo in- mezzo all'essente nella sua totalità. al Mitac. Inoltre, :pn è collocato bruscamente all inizio del verso.
Primo punto. Evitare semplicemente di confondere il vssiv, l'ap- e L'apprensione e il logos costituiscono una necessità. ii- Il ll-štßw
- - t ' ' I SEO
prensione, con l'attività pensante e col giudizio, non significa ancora è nominato assieme all apprensione come un avvenimento dello s e ___
coglìerla sufficientemente nella sua essenza. L'apprensione, consi- game. ii ti-rav è, per di piú. nominata Per Prlmß- Lflaflf 11011 PH
stente, com'è già stato mostrato, in una -s presa di posizione ii- acco- qui ora significare Pinsienie raccolto (die Geraarmeitheii' ) , come con-
gliente (Auƒaahme-stellaag) nei confronti dell'apparire dell'essente, nessione delliessere, ma, in quanto tutt'ui_'io con läpt_irenÈ_onÉ_,_.__i:'_:
non rappresenta che un appropriato esordio di una via importante indicare quell'atto di violenza (umano) i_n forza e qu o _
da seguire. Bisogna qui notare questo: l'apprensione costituisce un viene raccolto nel suo insieme. Il raccoglimento (Sammlaag) costi-
passaggio attraverso il punto diintersezione delle tre vie. Come tale tuisce una necessità iriscindìbile dall"apprensione_ Tutte e due _qu_este
non può avvenire che ponendosi come d e - c i s i o n e radicale cose devono prodursi e in vista dell'essere ii-_ Raccoghmento significa
p e r liessere, c o n t r o il nulla, in contrapposizione c o n l'ap- qui: cogliersi per entro la dispersione dell'instabile, riprendersi alc___d____i
I ' 7
parenza_ Un tale decidere essenziale deve tuttavia, per compiersi e fuori della confusione dell apparenza. Me quest? facfiüßllmfifl 0, __
mantenersi contro l'irretimento nel quotidiano e nell'abituale che è ancora un allontanamento, può attuarsi solo in forza del raccog -

174 ._ 175
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INTRODUZIONE .ALLÀ IVIETÉLFIS ICÀ La Ltsttrsztonz 1:›sL1.'EssEaE

mento che, in quanto rivolgersi a..., compie la scomponente ricom- manifesto a (svelare), in opposizione a celare, se non in base alla
posizione (Zusammemiss) dell'essente nell'insieme raccolto del suo sua relazione essenziale con il MTUG nel senso di 'W'-'-'-"'~<š? Liimpül-'Si
essere. Cosi qui il logos, nel senso di raccoglimento, spinge nella schiudentesi che si mostra è la non-latenza. In base a questo rapporto
necessità e si distingue dal logos come insieme raccolto dell'essere lšvttv significa: pro-durre il non-latente come tale, pro-durre l'es-
(oúotç). Il logos come raccoglimento, come raccogliersi dell'uomo sente nella sua non-latenza. Cosi, non solo in Eraclito, ma anche in
nell'ordine, colloca anzitutto l'uomo nella sua essenza, ponendolo cosí Platone, il X670; ha il carattere del Bnlaüv, del render-manifesto.
nell'inquietante, posto che il familiare è dominato dall'apparenza del- Aristotele caratterizza il lšvttv del ìtó-fac, come ånflvflfvfififfflßt POI'-
l'abituale, dell"usuale, dell'insignificante. tare a mostrarsi (cfr. Saiu and Zeit. §§ 7 e 44). Questa caratte-
Resta a chiedersi perché mai il Ú-fstv venga menzionato prima rizzazione del lšvstv del ìtó-fac, come svelare e manifestare attesta
del vatìv. La risposta è questa: solo a partire dal ìtšvstv il vetììv per- tanto piú fortemente il carattere originario di siffatta determina-
viene alla sua essenza come apprendere raccogliente. zione, in quanto precisamente già con Platone e Aristotele ha inizio
La definizione dell'essenza dell'uomo che si compie qui al prin- quello scadimento della determinazione del }~ö°1'vf; che rende possi-
cipio della filosofia occidentale, non viene realizzata coll'acquisire ta- bile la logica. Da allora, e cioè da due millenni, i rapporti fra ltóveç,
lune proprietà dell'essere vivente e uomo a per le quali egli si dif- åìtfiñttn, oúotç, vesìv e löéa permangono inintelligibili, obliterati,
ferenzierebbe dagli altri viventi. L'essere dell'uomo si determina per occulti.
la sua relazione all'essente come tale nella sua totalità. L' e s s e n z a Dapprincipio succede però che il ìtóveç come raccoglimento che
dell'uomo si rivela qui come quella relazione (Bezng) che in primo rende manifesto, in rapporto a cui l'essere è l'ordine (Fug) nel senso
luogo schiude l'essere all`uomo. L'essere dell'uomo, in quanto neces- della oúatç, viene a costituire la necessità dell'essenza stessa dell'uomo
sità dell'apprensione e del raccoglimento, è essere necessitato storico. Di qui non c'è che un passo a comprendere come il Rôvflc,
(Nt`;itr`gung)` alla libera assunzione della réxvn, ossia alla messa in cosí inteso, determini l'essenza del linguaggio, e come }~t5¬rfl¢; di*-'eflgfi
opera dell'essere per via del sapere. È cosí che c'è storia. il nome con cui si designa il discorso. L'esser-uomo è, nella sua essen-
Dall'essenza del Mya; come raccoglimento procede una conse- za storica, aprente la storia, logos, raccoglimento e apprensione del-
guenza essenziale per quanto riguarda il carattere del lšvew. Dato l`essere dell'essente; esso costituisce l'accadere di quel -tt piú inquie-
che il }.å-ystv, quale raccogliere cosí determinato, ha riferimento all'in- tante a in cui, tramite la violenza, il predominante viene all'apparenza
sieme originariamente raccolto dell'essere, e che essere significa venire ed è portato in posizione (zum Stand ). Dal coro dell'Arm'gone di
nella non latenza, questo raccogliere finisce per avere il carattere Sofocle apprendemmo, d'altra parte, che insieme all'incamminarsi
fondamentale dell'aprire, del render manifesto. Il låvstv entra cosí verso l'essere accade, in pari tempo, il ritrovarsi nella parola, il
in aperta e netta opposizione con il coprire e col nascondere. linguaggio. _
Ciò risulta subito e inequivocabilmente attestato da una frase Trattando dell'essenza del linguaggio, sempre si riafiaccìa il pro-
di Eraclito. Il frammento 93 dice infatti: e Il sovrano la cui divi- blema dell`origine del linguaggio. Si cerca una risposta nelle piú
nazione ha luogo a Delfi eiits M-fat oii-rs zpúttrtt, né raccoglie né strane direzioni. E tuttavia, anche in questo caso, la prima decisiva
cela, dr.}.}.åt onuañvst, ma indica a. Raccogliere è qui posto in con- risposta alla domanda concernente l'origine del linguaggio è che tale
trasto con celare. Raccogliere significa qui svelare, rendere manifesto. origine permane un mistero. E non già perché gli uomini non siano
Si può a questo punto avanzare la semplice domanda: come può stati finora abbastanza acuti, ma perché questa scaltrezza e tutta
la parola lévstv, raccogliere, aver assunto il significato di -s render questa sagacitä hanno fallito prima ancora di potersi dispiegare. Il

176 i 177
È
INTRODUZIGNE ALLA. METAFISICA
La Lmtrszrouz nELL'1-:sszaz

carattere misterioso fa parte dell'essenza dell"origine della lingua. come assoggettamento del predominante e come preservazione, là, e
Ma ciò implica che il linguaggio non può avere avuto inizio che dal soltanto là, si trova necessariamente anche la sregolatezza e la rovina.
predominante e dall'inquietante, nel mettersi in cammino dell'uomo Per questo, il linguaggio come accadere è insieme, sempre, anche
verso l'essere. In questo mettersi in cammino, il linguaggio, in chiacchiera; anziché rivelazione dell'essere, coprimento, anziché rac-
quanto farsi parola dell'essere, fu essenzialmente poesia (Dicbttmg).
coglimento nella connessione e nell'ordine, dispersione e disordine.
La lingua è la poesia originaria nella quale un popolo compone Il logos, come linguaggio, non si fa da se stesso. Il Léystv è `n e-
(dícbtet) l'essere. Per converso, la grande poesia per cui un popolo c e s s it à: xpù 'rà kåvstv, necessario è l'apprendere raccogliente del-
entra nella storia è quella che dà inizio alla formazione della sua l"essere dell'essente. (Ma in base a che cosa necessita la necessità?)
lingua. I Greci hanno creato e sperimentato questa poesia in Omero. Terzo punto. Siccome liessenza del linguaggio consiste nel racco-
La lingua era aperta al loro esserci come mettersi in cammino nel- glimento dell'insieme raccolto dell'essere, il linguaggio, inteso come
l'essere, come disvelante configurazione dell'essente. parlare quotidiano, non perviene alla propria verità che quando il
Che il linguaggio sia logos, raccoglimento, non è affatto cosa in dire e l'intendere si riferiscono al logos come insieme raccolto, nel
se stessa ovvia. Ma questa interpretazione del linguaggio come logos senso dell'essere. Nell'essere, infatti, e nella sua connessione, l'es-
noi la intendiamo in base al principio dell'essere storico dei Greci, sente è - originariamente e in modo determinante, ossia in certo qual
in base alla direzione fondamentale secondo cui Tessere stesso si modo già previamente - un ktvóusvav, qualcosa di raccolto, di detto,
dischiuse a loro e per cui essi lo portarono in posizione nell'essente. proferito ed evocato dalla parola. Ora soltanto siamo in grado di
La parola, il nominare, riporta l'essente che si schiude dal suo comprendere pienamente il contesto in cui si situa il detto di Par-
premere immediato e prepotente nel suo essere, e lo mantiene in menide, secondo cui l'apprensione avviene per l'essere.
questa apertura, delimitazione e stabilità (St.-iindigkeit). Il nominare Il passo suona (VIII, 34-36):
non viene in un secondo tempo a fornire di una indicazione e di un - a Uapprensione e ciò per cui Papprensìone si verifica, si appar-
contrassegno che si chiama parola, un essente già altrimenti mani- tengono reciprocamente. Non senza l'essente, infatti, nel quale esso
festo; ma, al contrario, la parola decade dall'altezza della sua violenza (l'essere) risulta già proferito, perverrai a trovare (a raggiungere)
originaria, per la quale è apertura dell'essere, fino a semplice segno, llapprensione s. Il rapporto al logos, inteso come oútng, fa del àåvttv
a tal punto che questo finisce per ritrarsi davanti all'essente. Nel un raccoglimento apprendente e dell'apprensione qualcosa di racco-
dire originario, l'essere dell'essente si rivela nella connessione del gliente. Perciò il kåvstv, onde poter rimanere esso stesso raccolto,
suo insieme raccolto (im Geƒtiige seiner Gesammeltbeit). Questa rive- deve poter sottrarsi a ogni mera declamazione, al discorso vano, alla
lazione viene raccolta nel secondo senso, per cui la parola custodisce volubilità, È cosí che troviamo in Parmenide l'opposizione piú recisa
ciò che è originariamente* raccolto, governando cosí il predominante, tra Mya; e Tìtüooa (Fr. VII, vv. 3 segg.). Il passo corrisponde
la taúatç. L'uon'1o, come colui che sta ed opera nel logos, nel raccogli- all'in.izio del frammento 6 dove, con riferimento al1'ingresso nella
mento, è il raccogliente che assume e porta a compimento la gestione
prima via, inevitabile, dell'essere, si dice che è necessario raccogliersi
del dominio del predominante. _
nell'essere dell'essente. Ora si tratta invece di istruzioni riguardanti
Ora, noi sappiamo già che questo far-violenza è ciò che vi è di
il percorso della terza via, quella delfapparenza. Questo percorso
piú inquietante. Per via della rólua, dell'osare, è necessario che
passa attraverso Papparenza ingannevole in cui l'essente anche sem-
l'uomo pervenga a cio che è deteriore cosí come a ciò che è valido e
nobile. Ovunque il linguaggio parla come raccoglimento violentante, pre risiede. È questa la strada abituale. Pertanto l'uomo che sa deve

179
173 I
INTRODUZICINE ALLÂ METÀFISICIL Ls Lrrvttraztonz nzLL'1:-zsszttz

sempre saper ritrarsi da questa via per rivolgersi al àévstv e al vasìv non si puo raggiungere se si parte da un'irnpostazione della questione
dell'essere dell'essente: ' in termini di gnoseologia, e ancor meno in base alla constatazione
estrinseca che ogni concezione dell'essere dipende da una concezione
tt E affatto non deve l'abitudine assai cattivante costringerti in questa dell'esserci. (Quando la messa in problema dell'essere non ricerca
direzione, semplicemente l'essere dell'essente ma l'essere stesso nella s u a
sicché tu ti perda in un guardare a bocca aperta, senza vedere, e in essenza, allora occorre assolutamente ed espressamente una fonda-
un ascoltare frastornante, zione dell'esserci guidata da questa domanda; che è poi il s olo
in un parlare facondo; ma tu risolviti distinguendo, raccogliendo motivo per cui questa fondazione ha assunto il nome di -a ontologia
insieme, e prospettandoti la rappresentazione del molteplice conflitto f o n d a m e n t a l e a: cfr. Saiu and Zeit, Introduzione.)
da me offerta ›:›. Questa apertura (Eröfirrung) iniziale dell'essenza dell'esser-uomo,
la qualifichiamo come d e c i s i v a. Solo che essa non fu conservata
Qui Mya; si trova nella connessione piú stretta con xplvstv, il e mantenuta nella grandezza del suo principio. Ne segui qualcosa
distinguere inteso come de-cidere nel compiere il raccoglimento nel- di completamente diverso: quella definizione dell'uomo come essere
l"insieme raccolto dell'essere. Il -a raccogliere a s c e glie n t e (das vivente ragionevole che, in seguito, divenne, per l'Occidente, con-
a ti .t l e s e rr ci e e Laser: a) fonda e promuove il perseguimento del- sueta, e che ancor oggi, nell'opinione e ne|l'atteggiamento predomi-
l'essere e la difesa contro l"apparenza. Nel significato di :tplvstv si nanti, non risulta scalzata. Per rendere evidente la distanza che corre
esprimono contemporaneamente: lo scegliere, il distinguere e il porre tra questa definizione e l'apertura iniziale dell'essenza dell'esser-
una norma che costituisce una gerarchia. uomo, contrapponiamo, servendoci di formule, il principio e la line.
Con questa triplice distinzione Finterpretazione del frammento La fine si ha nella formula: liviìptortoç = fititov kóvov Egov: l'uomo,
risulta spinta cosí avanti da rendere evidente che anche Parmenide l`essere vivente che possiede come sua dote la ragione. Il principio
tratta effettivamente, da un punto di vista essenziale, del logos. Il lo possiamo cogliere in una formula composta liberamente e che in
logos costituisce una necessità e abbisogna in sé di violenza onde pari tempo riassume la nostra precedente interpretazione: tpútrtç, =
preservarsi dal facile eloquio e dalla dispersione. Il logos si pone M-faq livüpt-.mev Hxuv: l'essere, l'apparire predominante, necessita, il
come ìtåvstv di contro alla tpúatç. In tale contrapposizione il logos, raccoglimento il quale possiede l'esser-uomo e lo fonda.
inteso come l'evento del raccoglimento, diventa il fondamento fon- Nella p ri m a formula, quella finale, permane bensi ancora una
dante dell'esser-uomo. Per questo abbiamo potuto dire che in questo traccia della connessione esistente fra il logos e l'esser-uomo; senon-
detto si compie la prima decisiva determinazione dell'essenza del- ché il logos risulta da gran tempo esteriorizzato in una facoltà del-
l'uomo. Esser-uomo significa a s s u m e r e il raccoglimento, l'ap- l"intelletto e della ragione. La facoltà È fondata a sua volta sull'esi-
prensione raccogliente dell'essere dell'essente, la messa in opera del- stenza di un essere vivente di una determinata specie: lo Ctitav
Papparire per via del sapere, e cosí r e g g e r e la non-latenza, ßš}vr|.tr¬:ov, l'animale meglio riuscito (Senofonte).
p r e s e r v a r la dalla latenza e dal coprimento. Nella s e c o n d a, corrispondente al pensiero degli inizi, è al
Risulta in tal modo evidente, fin dai primordi della filosofia occi- contrario l'esser-uomo che risulta fondato nell'apertura dell'essere
dentale, come il problema dell'essere includa necessariamente la fon- dell'essente.
dazione dell'esserci. Stando alla prospettiva delle vigenti e imperanti definizioni - a
Questa connessione di essere ed esserci (e il problema relativo) quella della metafisica, della gnoseologia, dell'anttopologia, dell'etica,

130 181
INTRODUZIQNE ALLA METAFISICA La Liivnrszioua nEi..L'zssaitz

improntato alla concezione cristiana dei tempi moderni e contempo- di rifiutare a1l'apparire del predominante ogni apertura, per giungere
ranei - il nostro modo di interpretare il frammento non potrà non cosí a padroneggiatlo, innalzandosi fino ad esso per il fatto di pre-
apparire una interpretazione arbitraria, un'introduzione di qualcosa cludere alla sua onnipotenza il luogo dell'apparire.
che una -it interpretazione esatta z- non potrà mai accertare. Giusta Sennonché, rifiutare una tale apertura all'essere non significa per
'I' 1 1 1- .,. I
osservazione. Secondo lopinione oggi corrente, quanto abbiamo detto l'esserci che questo: rinunciare alla propria essenza. Questo richiede
non sarebbe effettivamente che il prodotto della violenza e unilatera- di uscire dall'essere oppure di non entrare mai nell'esserci. È quanto
lità, ormai proverbiali, del metodo esegetico heideggeriano. Ma c'è troviamo, ancora una volta, espresso in un coro dell'Ei:lipo a Colono
una domanda che qui possiamo e dobbiamo porci: quale interpreta- (vv. 1224 segg.) da Sofocle: un rpüvett. -rav åitav-rat. vi. / itfi lóvev:
zione è la vera? Quella che non fa che desumere la sua prospettiva ti non essere mai entrati neIl'esserci significa trionfare sull'insierne
da cio che è risaputo, ovvio, abituale, o- quella che mette radicalmente raccolto dell'essente nella sua totalità ii.
in discussione la prospettiva abituale, in quanto potrebb'essere, e di Non aver mai assunto l'esserci, un tpüvau., vien detto dell uomo
fatto è cosí, che tale prospettiva non conduca affatto verso q u e l lo come di colui che per sua essenza è assimilato alla oúatc, come rac- _-_-fil
lí-_1ì'

che si tratta di scorgere? coglitore di q u e s t a. Qui qiúatç, qiüvoi., sono usati per significare
- Indubbiamente, rinunciare a ciò che è abituale per ritornare verso l'essere dell'uomo, mentre 1.6-rec; è impiegato nel senso di Eraclito,
una interpretazione problematizzante, costituisce un salto. Per sal- come l'ordine predominante dell'essente nella sua totalità. Questa
tare occorre prendere il giusto slancio. È questo slancio che decide parola del poeta esprime l'intimo rapporto dell'esserci all'essei-e e
di tutto, in quanto significa che noi stessi rip ro po n i a m o alla sua apertura, menzionando quello che rappresenta la maggiore
realmente le domande, e solo in esse ci costruiamo delle prospettive. distanza dall'essere: il non-esserci. Qui si mostra la piú inquietante
Questo, d I' altra parte, non può succedere con un procedere arbitrario
. ii
possibilità dell`esserci: quella di infrangere il predominio dell'essere
e ancor meno attenendosi a un sistema assunto a norma, ma soltanto esercitando la suprema violenza contro se stesso. Questa possibilità
per entro e in base alla necessità storica, alla necessità dell'esserci non costituisce per l'esserci una vuota scappatoia, egli stesso è questa
storico. possibilità per il fatto stesso di essere; giacché, in quanto esserci, è
-'\ÉTEl›'v e '-*ati-'v, raccoglimento e apprensione, costituiscono una necessario che in ogni far-violenza egli s'infranga sull'essere.
necessità e un far-violenza c o n t r o il predominante, ma in pari Tutto ciò puo sembrare pessimismo. Ma sarebbe assurdo voler
tempo anche, sempre, a s u o fa v o r e. Cosi quanti esercitano caratterizzare l'esserci dei Greci con questo termine. Non perché i
violenza dovranno provare pur sempre un moto di spavento, di Greci fossero in fondo, malgrado rutto, degli ottimisti, ma perché
fronte a questo uso della violenza, non potendo tuttavia indietreg- apprezzamenti di questo genere non sono adeguati all'esserci greco.
giare. In questo moto di `spavento, pur nella volontà di dominare, I Greci erano certamente piú pessimisti di qualsiasi pessimista. Ma
deve per un attimo brillare la possibilità che il dominio sul predomi- erano anche piú ottimisti di qualsiasi ottimista. Il fatto è che il loro
nante si conquisti nel modo piú sicuro e piú pieno quando si con- esserci storico si trova al di qua sia del pessimismo che dell'ottimismo.
servi semplicemente alI'essere, ossia allo schiudentesi imporsi che si Entrambe queste valutazioni collimano nel considerare in anticipo
fa presente (west) in sé come 16-faq, come insieme raccolto dei con- l'esistenza come un cattivo oppure come un buon afiare. Questa
trari, la sua latenza, inibendogli cosí, in certo modo, ogni possibilità veduta del mondo è espressa nel ben noto passo schopenhaueriano:
di apparire. All azione violenta del piu inquietante compete questa
" " I "' " 1 ,ir li i-
-a La vita è un affare che non copre le proprie spese a. La frase è
audacia (che costituisce in verità un supremo riconoscimento): quella falsa non già perché ti la vita a copra in firi dei conti le spese, ma

182 183
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INTRODUZIONE ALLA METAFI SICA La Liivtirazioms. nE.LL'issst-:RE

perché la vita (oome esserci) non è per nulla un aflare. Senza dub- anche a prescindere dalle sue intrinseche diflicoltà, sarebbe comunque
bio lo è diventata da secoli, ed è per questo che l'_esserci greco ci destinata a rimanere storicamente priva di qualsiasi eñcacia; almeno
rimane cosi estraneo. finché noi stessi non saremo giunti a suscitare dalla e per la nostra
La piú alta vittoria sull`essere è rappresentata dal non-esserci. storia, nel suo momento attuale, le energie di un autentico* domandare. -r

L"esserci è la necessità costante della disfatta e della sempre nuova Ciò che invece occorre ancora mostrare è il modo in_cui, sulla
insorgenza dell'atto di violenza contro l"essere, e ciò in modo che base della originaria contrapposizione di Mrs; 6 Q'-*úfil-G. si P_¢1"'f'1¢n¢
Ponnipotenza dell'essere costringe (letteralmente) l'esserci ad essere a quella secessione del logos che segna l"inizio del costituirsi del
il luogo del suo apparire, e come tale lo domina circondandolo e predominio della ragione. _ _ _
pervadendolo e lo mantiene nel1'essere. Questa secessione del ìtòvaç e la pre-disposizione di questo H -_mh-í|íƒím-

Awiene una separazione di 16-yet; e qiúaiç. Ma non si tratta esercitare la giurisdizione sull'essere, hanno luogo ancora all'inte}'no
ancora di una secessione del logos. Questo significa che il logos non della filosofia greca, e ne determinano altresi la fine. Per poter rico-
si pone ancora di fronte alllessere dell'essente e non appare ancora noscere davvero la filosofia greca come il cominciamento. della filo-
ti di fronte a a lui in m o d o d a attribuirsi (in quanto ragione) sofia occidentale, bisogna cogliere insieme questo incominciamento
una giurisdizione sull'essere e da assumere su di sé e regolare la nella sua fine principiale (anƒäaglicbes Ende); giacché questa e sol-
determinazione dell'essere dell'essente. tanto questa è diventata in seguito, per l*epoca successiva, Il fi C_U'
A cio il logos arriva solo allorché rinuncia alla sua originaria minciamento ii, e in modo da occultare, in pari tempo, il comrncia-
essenza, in quanto l'essere come oúatç viene coperto e travisato. Ne mento principiale (aaƒänglícber Aaƒaiig). Ma questa fine principiale
consegue un mutamento dell`esserci dell'uomo. La lenta conclusione del grande cominciamento, rappresentata dalla filosofia di Platone' e
di questa storia, in cui da lungo tempo viviamo, è costituita dal pre- da quella di Aristotele, resta pur sempre grande, anche a prpscin-
dominio del pensiero concepito come ratio (sia nel senso di intel- dere interamente dall'imponenza dell influsso esercitato sull Occi-
letto che di ragione) sull' e s s e r e delliessente. È a questo punto dente.
che incomincia l'alternativa fra a razionalismo si e e irrazionalismo a, Chiediamo ora: come si giunge a questa secessione e a questa
I _..
alternativa che si presenta ancora oggi sotto tutti i travestimenti pos- priorità del logos nei confronti dell essere? Come avviene la deter
sibili e sotto le piú contrastanti denominazioni. Uirrazionalismo è minazione decisiva della separazione di essere e pensare? Si_ gratta
solo la debolezza divenuta palese e il fallimento finale del raziona- anche qui di una storia che possiamo disegnare solo a grandi inee.
lismo, e perciò è esso stesso una forma di razionalismo. L'irraziona- Incominciando dalla fine, chiediamo:
lismo rappresenta una scappatoia dal razionalismo, ma tale da non 1. Come si presenta il rapporto tra oütrtç e }~<5'1:°š al Ififmifle
condurci in territorio libero, bensi da irretirci a n c o r piú nel della filosofia greca, in Platone e Aristotele? Come viene intesa la
razionalismo col prospettarsi dell'idea che questo possa venir supe- qiúaic? Qual è la forma e il ruolo che il }~åT°G ha assunto? _-f _
rato per via di semplice negazione, mentre, cosí dissimulato, esso 2. Come si è giunti a questa fine? In che consiste il motivo
risulta maggiormente pericoloso, potendo cosí seguitare il suo gioco vero e proprio della trasformazione avvenuta?
indisturbato. _ Primo punto. All'essere (tpúate) finisce da ultimo per imporsi
Non è compito di questa trattazione rifare l'intima storia del pro- la denominazione predominante e basilare di löéttt Elsfišs idea- Da
cesso che conduce al pieno sviluppo del predominio del pensiero allora fino a oggi Pinterpretazione dell'essere come 'idea domina lin-
(come ratio logica) sull'essere dell'essente. Una simile esposizione, tero corso del pensiero occidentale attraverso tutti i suoi sviluppi.

184 185 '


INTRODUZIONE ALLA META FIS ICA La Liiviiriiziotiz nELL'assEitE
Questa origine spiega anche il fatto che in quello che costituisce la dizione la distinzione ormai divenuta corrente di existeatia ed esseatia,
grande e definitiva conclusione della prima fase del pensiero occiden- risulta afiatto impossibile scorgere come proprio l'existeni`i'a e l'es-
tale, il sistema di Hegel, la realtà del reale, l'essere in senso assoluto, serttia, assieme alla loro differenza, abbiano assunto tanto risalto
è concepito come -a idea is e viene cosí espressamente designato. Ma nell' e s s e r e dell'essente da contraddistinguerlo. Intendendo in-
cosa significa che in Platone la tpúoic, viene interpretata come iöåai? vece l't`.8éri. [l'e-videnza] come e s s e r - p r e s e n t e [Aiiroeseii],
Già nella prima introduttiva delineazione dell'esperienza greca questo, come stabilità, ci si presenta in un duplice senso. C"ë anzi-
dell'essere abbiamo citato accanto ad altri i termini lôåa, tijöeç. tutto, nell"e-videnza, il significato dello star-fuori-della-latenza, ossia
Quando ci accostiamo direttamente alla filosofia di Hegel o a quella il semplice lio'-tiv; d'altra parte, si mostra in essa l"e-vidente [das
di qualsiasi altro pensatore moderno, o anche alla scolastica me- Aussebende], ossia ciò c h e è a-stante [aiistelJt], il 'rl šo'-crv.)
dioevale, e troviamo dappertutto impiegato il termine a idea is per L'l.8ét:i costituisce cosí l'essere dell'essente. I termini låéti. e slöeç
designare 1' e s s e r e, dobbiamo ammettere, se vogliamo essere sono qui usati in senso lato, per designare cioè non soltanto quello
onesti, che tutto ciò in base alle concezioni c o r r e n ti ci risulta che risulta visibile agli occhi del corpo, ima tutto ciò che può venire
i n c o m p r e n s i b i 1 e. Per contro, comprendiamo bene questo appreso. C i ò c h e (Was) di volta in volta un essente è, sta nella
fatto se ci rifacciamo alle origini della filosofia greca. Allora possiamo sua e-videnza, ma questa a sua volta presenta (f a e s s e r - p r e-
anche misurare subito la distanza che intercorre fra Pinterpretazione sen te) il che cosa (das Was).
dell'essere come oúoic, e quella dell'essere come lãåat. _ Ma, avremmo di già dovuto chiederci, questa interpretazione del-
La parola löéa significa ciò che ci si prospetta visibilmente, la 1'essere come löéa non è dunque genuinamente greca? Eppure essa
visione (Aalvlick) offerta da qualcosa. Ciò che ci si ofire è l'e-videnza risulta ineluttabilmente da una esperienza dell'essere come tpúotq,
(das Aasseben), l'sI8o=;,, di quello che ci viene incontro. L'e-videnza come schiudentesi imporsi, come apparire, come stare in luce. Ma
di una cosa è ciò in cui essa, come diciamo, si presenta ( praeseariert) cosa ci mostra d`altro l'apparente, nel suo apparire, oltre che la sua
a noi, si pro-pone, e come tale sta davanti a noi, ciò in cui e a titolo e-videnza, l'£5éo.? In che senso l'interpretazione dell'essere come
di cui (als was) essa è presente (an-west), ossia è nel senso greco. löåo. deve allontanarsi dalla oúotç? Forse non è giusto che la filosofia
Questo stare è la stabilità di ciò che da se' stesso si è dischiuso: greca ci venga tradizionalmente, da secoli, mostrata alla luce della
della tpúotç. Ma questo star-lí dello stabile costituisce in pari tempo, filosofia platonica? L'interpretazione dell'essere come ñöéo. da parte
dal punto di vista dell'uomo, l'aspetto immediato di ciò che d a di Platone rappresenta tanto poco una deviazione, e ancor meno una
s e s t e s s o è presente, l'apprendibile (das Vemebmbare). Nel- defezione dal principio, che anzi intende tale principio in maniera
l'e-videnza, cio che si presenta (das Aaweseaale), l'essente, è astante ancor piú esplicita e acuta dei predecessori e lo fonda mediante la
(an-stebr) nel suo ti che it e nel suo -ti come ii. Esso risulta appreso e dottrina delle idee ››. Platone rappresenta il compimento del
e acquisito, diventa oggetto di una presa di possesso recettiva, ne principio.
costituisce la proprietà; è l'esser-presente disponibile di ciò che si È, di fatto, innegabile che Pinterpretazione dell'essere come Löša
presenta (aerƒügbares Ariwesea non Aawesenalem): l'eüt:rla. Cosí risulta dal.l'esperienza fondamentale dell'essere come oúotç. Essa è,
l'eùala può significare due cose: l'esser-presente di cio che si pre- per cosí dire, una conseguenza necessaria della concezione dell'essen-
senta, e quest'ultimo considerato nel a che » della sua e-videnza. za dell'essere come a p p a r i r e s c h i u d e n te si (aaƒgebendas
È qui che si nasconde l'origine della posteriore distinzione di Scbeiriers ). Non vi è qui nulla che rappresenti un allontanamento
existeirtia ed esseritia. (Se invece si accetta quasi ciecamente dalla tra- oppure una defezione dal principio. Certamente no.
ise A ti 187
-I'

inraonuzioim ALLA Marsrisica


'H-.
I-A UMITÂZIUNE DELL ESSERE

Ma se cio che à una conseguenza essenziale viene elevato al rango dice afiatto che l'essere debba venir inteso solo in base all'appren-
stesso dell'essenza, collocandosi al suo posto, che cosa succede? È sione, ossia come qualcosa di semplicemente appreso, ma invece che
allora il declino, e questo produce necessariamente, a sua volta, spe- l'apprensione esiste per l`essere. L'apprensione deve aprire l'essente
cifiche conseguenze. Cosi è avvenuto. Il fatto decisivo rimane non in modo da riportarlo al suo essere, assumendolo nel che (dass)
già che la tpúotç sia stata caratterizzata come_löši:i., ma che l'i'.öått si e nel clic cosa (was) del suo presentarsi. D"altra parte, l'interpreta-
ponga come interpretazione unica e determinante dell'essere. zione dell'essere come iöša fa sí che non soltanto una conseguenza
Possiamo facilmente apprezzare la distanza che intercorre fra le essenziale risulti falsata in quanto presa per Fessenza stessa, ma che
due interpretazioni valutando la diversa prospettiva in cui si muo-
`a
cio che risulta in tal modo falsificato venga a sua volta frainteso. E
vono queste due determinazioni essenziali dell'essere: la qiúett; e tutto cio si verifica pur sempre già nel corso dell"esperienza e della
liäöšri.. sheet; è lo schiudentesi imporsi, lo star-li-in-sé (Iii-sicb- concezione greca dell'essere.
dasieben), è stabilità (Stäardigkeit). 'löštt è l'e-videnza concepita L'idea in quanto e-videnza viene a costituire il che cosa dell'es-
come darsi alla vista, è una determinazione dello stabile in quanto, F
sente, la quiddità (das Wasseia). In base a questo significato l'es-
e soltanto in quanto, sta di fronte a un vedere. Ma la rpúau; come senza, ossia il suo concetto, risulta del pari ambiguo. Infatti:
schiudentesi imporsi è già anche, indubbiamente, un apparire. Solo a) Un essente sussiste (west), si impone, chiama e compie
che l'apparire è ambiguo. Apparire vuol dire anzitutto: il raccoglien- quanto gli compete; compreso, precisamente, il conflitto.
tesi portarsi in posizione_dell'insieme raccolto e cosí stare. Ma appa- b) Un essente sussiste come questo e quello, ossia risulta
rire significa allora anche: nello stare-già, presentare una faccia, una determinato come un quid.
superficie, una e-videnza che si offre alla vista. J'
Come risulta, nel passaggio dalla oúotg all`l.5ša, il 'rl åaztv (il
Considerata dal punto di vista dello spazio la diversità fra i due che cosa), e come l'8-ti i-Ea'-tiv (il che) se ne distingue contrapponen-
significati dell'apparire è la seguente: l"apparire, nel primo e proprio doglisi? Non è qui il caso di approfondire l`accenno.. che già è stato
senso del raccolto portarsi in posizione, occupa lo spazio, lo con- fatto, all'origine essenziale della distinzione di essentia ed existeizria.
quista, e in quanto cosí stante si crea uno spazio, realizza tutto quanto (Ciò ha costituito oggetto di un corso inedito del semestre estivo
i

gli compete senza modellarsi su altro. L'apparire nel secondo senso I


1927.)
si staglia unicamente in uno spazio già preparato ed è scorto da un Dal momento, comunque, che l'essenza dell'essere è posta nella
riguardare che si attua nelle dimensioni già solidamente costituite di quiddità (l'idea), quest'ultima, in quanto costituisce l'essere vero e
questo spazio. Quello che ora diventa decisivo è l'aspetto (Gesicbt) proprio dell'essente, diventa anche quanto vi è di piú essente nel-
che una cosa presenta, non piú la cosa stessa. L'apparire nel primo l'essente. Essa è cosí, a sua volta, l'essente per eccellenza: lšv-rea; öv.
senso spalanca (reissi'... auf) primieramente lo spazio. L'apparire nel L'essere come 1151-Eat è ora promosso al rango di essente per eccellenza,
secondo senso porta solo a un determinato disegno (Aaƒriss) e a una e l'essente stesso, che era dianzi il predominante, decade al livello di
misurazione dello spazio cosí aperto. cio che Platone chiama p.-h öv: ciò che propriamente non dovrebbe
Ma il frammento di Parmenide non dice forse già che l'essere essere e, di fatto, anche propriamente non è, in quanto deforma
e l'apprensione sono reciprocamente connessi, e quindi anche l"aspetto sempre l'idea, la pura e-videnza, -col realizzarla, con 1'incarnarla nella
veduto e il vedere? E certo che al vedere compete un veduto, ma da F-tíI_I'_- I'_ Ii-7:1' materia. Dal suo canto l'idea diventa itapåöawiia, modello. L'idea
ciò non consegue che liesser-visto come tale debba e possa determi- diventa contemporaneamente e necessariamente ideale. La copia *pro-
nare da solo la presenza del veduto. Il frammento di Parmenide non priamente non e è ia, ma solo partecipa dell'essere: liéäsštç. Il

iss I 189 -.-,


l

H1-"
INTRGDUZIUNE ALLA METAFISICA
La Liivitritzioiva nzLi.'assziia

ygiupiouúç, l'abisso fra l"idea intesa come il vero essente, il prototipo, dicibile, custodisce di volta in volta l'essente cosí rivelato. Cio che
l'originale, e il non-essente vero e proprio, l'imitazione, la copia, è è stato detto può essere ripetuto e proseguito in un altro dire. La
cosí scavato. verità che esso custodisce si diffonde, ma in modo tale che l'essente,
L'apparire riceve ora, in base all'idea, im altro senso ancora. Ciò reso originariamente manifesto nel raccoglimento, non risulta, ogni
che appare, -l'apparenza, non è piii la qiúotç, lo schiudentesi imporsi, volta, sperimentato veramente in se stesso. In ciò che vien ripetuto
e neppure il mostrarsi dell'evidenza; Papparenza è invece l'emergere la verità si distacca, per cosí dire, dall'essente. E questo fino al punto
della copia. Siccome questa non raggiunge mai l'originale, l'apparente che il ridetto diventa qualcosa di semplicemente re-citato: 'y}~tTiire'at.
è m e r a apparenza, ossia propriamente un sembrare, una difetti- Ogni enunciazione è costantemente esposta a questo pericolo (cfr.
vità, una mancanza. A questo punto l'öv e il tpntvópzvev si separano. Seíri and Zeit, 5 44 b).
Ne discende un'altra essenziale conseguenza. Siccome l'essere vero e Ne consegue che la decisione circa il vero si esplica ora nel con-
proprio è l'l8åa, e questa è il modello, bisogna che ogni manifesta- trasto fra il dire vero e il puro re-citare. Il logos, nel senso del dire
zione dell'essente tenda ad eguagliare l'originale, ad adeguarsi al e dell'enunciare, diventa ora l"orizzonte e la sede in cui si decide
modello, a regolarsi sulllidea. La verità della qiúotç, l'åà.-ñfitta, con- della verità, vale a dire - in senso originario - della non-latenza, e
cepita come la non-latenza che si realizza nello schiudentesi imporsi, con cio dell'essere dell'essente. Inizialmente, il logos, in quanto rac-
diventa l'òueliaa'i.f:,, la ulurieiç, l'adeguazione, il regolarsi su..., l'esat- coglimento, è Paccadere della non-latenza, fondato in essa e al suo
tezza del vedere, dell'apprendere concepito come un rappresentare. servizio. Ora, per contro, il logos diventa, quale enunciazione (Ans-
Intendendo bene tutto ciò, non è piú possibile negare che con sage) la sede della verità intesa come giustezza (Riebtigkeít). Si
Finterpretazione dell'essere come löéa si attua un distacco nei con- giunge cosí all'affermazione di Aristotele per cui il logos, come enun-
fronti del principio originario. D'altra parte, se si parla qui di -a ca- ciazione, è ciò che puo essere vero o falso. La verità che originaria-
duta ii- si deve tenere presente che non si tratta di una caduta a un mente, in quanto non-latenza, costituisce un evento dello stesso es-
livello troppo basso, ma che rimane, malgrado tutto, a considerevole sente predominante, ed è gestita dal raccoglimento, diventa ora una
altezza. Questa altezza possiamo valutarla nel modo seguente. La proprietà del logos. La verità diventando una proprietà dell'enuncia-
grande epoca della grecità è talmente grande, costituendo essa l'unica zione, non solo cambia sede, ma trasforma la sua essenza. Dal punto
classicità, da creare le condizioni metafisiche della possibilità di ogni di vista dell'enunciazione il vero si consegue allorché il dire si attiene
classicismo. Platone non è un classicista, in quanto non puo esserlo
. . ¬. -ug, a ciò che enuncia, quando l'enunciazione si regola sull'essente. La
ancora, ma è il classico del classicismo. Il passaggio dell'essere dalla verità diventa giustezza del logos. In questo modo il logos esce dalla
tpúat; all'l8étt realizza esso stesso una delle direttive essenziali secondo ritenzione originaria per entrare nell'accadere della non-latenza, .cosí
cui si attua la storia dell'Occidente, e non solo la storia della che ora è in base a lui e con riferimento a lui che si decide della
sua arte. ~ verità, e con ciò del1'essente; però non solo dell'essente, ma anche,
Si tratta ora di vedere che cosa succede del logos in corrispon- in primo luogo, dell'essere. Il logos è ora: ìtšveiv 'rl zrinzá. rtveç, dire
denza al cambiamento d'interpretazione della tpüotç. La rivelazione alcunché di qualcosa. Cio di cui qualcosa è detto è ciò che sta alla
dell'essente si produce nel logos- inteso come raccoglimento. Quest'ul- base e davanti all' e nu n c i a z i o ti e, l'ü1watlut-vflv (sabƒectum).
timo si compie originariamente nel linguaggio. È per questo che il Dal punto di vista del logos divenuto indipendente come enuncia-
logos diventa la basilare determinazione essenziale del discorso. Il zione, l'essere si presenta allora come questo star-davanti. (Questa
linguaggio, concepito come ciò che è enunciato e detto e ancora determinazione dell 'essere è, al pari dell'l5ša., prefigurata, quanto

- 190 i 191 '


1-

:INTRUDUZIONE ALLA METAFISICA


La Limitazione nEi.L'Es szitz

alla sua possibilità, nella tpúoiç. Solo lo schiudentesi imporsi può, in designi col nome di -a Logica is quella che È propriamente la meta-
quanto esser-presente, determinarsi come e-videnza e come star- fisica, ossia la a Fisica ir, richiama sia il logos nel senso di luogo delle
davanti.)
Nell'enunciazione, cio che le sta alla base (das Zngrnndelie-
gende) puo presentarsi in diversi modi: come avente tale o talaltra
l
l
categorie, quanto il logos nel senso della tpúeig principiale.)
Sotto forma di enunciazione il logos stesso è diventato qualcosa
di concretamente dato. Questo sussistente è quindi qualcosa di ma-
qualità, tale o talaltra quantita, o comportante tale o talaltra rela- neggiabile, che viene adoperato per conseguire la verità come giu-
zione. Qualità, quantità, relazione, sono determinazioni dell'essere. stezza e assicurarsela. Di qui non c'è che un passo a considerare questo
Siccome, quali modalità dell'esser detto, esse sono tratte dal logos - mezzo di acquisto della verità come uno strumento, öpvavev, e a cer-
ed « enuncia-e ›› si dice in greca xarnrvaßìv - le detcrminflzìflfli dd- care di rendere questo strumento maneggiabile nel miglior modo.
l'essere dell'essente si dicono itiz-cri-yepiat., categorie. Pertanto, la dot- Questo è tanto piú necessario in quanto l' o r i g i n a r i a apertura
trina dell'essere e delle determinazioni dell'essente come tale diventa dell'essere dell'essente è andata sempre piú irrimediabilmente per-
dottrina-delle categorie e del loro ordine. Ogni ontologia ha per duta con il passaggio dalla tpüotc, all'sl3ac. c dal àóvoc alla zarnvepla,
scopo una dottrina delle categorie. Che i caratteri essenziali dell'es- e in quanto la verità, intesa come giustezza, si diffonde ormai solo
sere siano categorie è cosa che oggi, e da gran tempo, appare ovvia. attraverso discussioni, teorie, prescrizioni, divenendo cosí sempre piú
Ma si tratta, in fondo, di una cosa ben strana. La si puo concepire diluita e piatta. Per tutto cio il logos deve venir apprestato come
solo se si capisce che (e in che modo) il àúveç come enunciazione uno strumento. È l'ora in cui nasce la logica.
sta con la oúaiç in un rapporto non di semplice distinzione ma di Non a torto, dunque, la filosofia delle antiche scuole ha raccolto
vera e propria c o n t r a p p o s i z io n e, presentandosi in pari sotto il nome di Organon i trattati di Aristotele che hanno riferi-
tempo come l'orizzonte normativo che diventa luogo d'origine delle mento al logos. Con cio, la logica risulta anche già definita nei suoi
determinazioni dell'essere. caratteri fondamentali. Ed è cosí che Kant, duemila anni piú tardi,
Ora, il logos, oriaic, il ai detto ii- nel senso della enunciazione, ha potuto dire, nella prefazione alla seconda edizione della Critica
decide dell'essere dell'essente in modo cosí originario che ogniqual- della ragion para, che la logica -it dopo Aristotele, non ha potuto piú
volta un -.detto si erge c o n t r o un altro, ossia v'è contraddizione, arretrate di un passo ii-, e che a non ha fino ad oggi potuto fare
_"'|'¬I|í-
åvrloaaic, ciò che contraddice non può e s s e r e. Per contro, ciò neanche un passo avanti, sicché, secondo ogni apparenza, sembra
che non si contraddice costituisce perlomeno un poter-essere. La essere cosa definita e compiuta ia. Ma non lo sembra soltanto: lo è.
l
vecchia discussione se il principio di non-contraddizione rivesta, in i
ti La logica, infatti, 'malgrado Kant e Hegel, non ha piú compiuto, per
Aristotele, un significato a ontologico si oppure a logico ia è mal cio che vi è in essa di essenziale e di originario, alcun passo. Llunico
posta, in quanto per Aristotele non c'è né a ontologia ia né a logica ii. ancora possibile è quello di scardinarla (in quanto prospettiva nor-
Tanto l'una che l'altra sorgono solo sul terreno delfaristotelismo. Il mativa dell'interpretazione dell'essere) dal suo fondamento.
principio di non-contraddizione riveste piuttosto un significato a on- Riassumiamo ora quanto è stato detto sulla rpúotç e sul Lóvec:
tologico ia in quanto esso costituisce una legge fondamentale del logos, la oúaic diventa löéai (naptitösi-vue), la verità diventa giustezza. Il
è un principio a logico is. Ed è per questo che la soppressione del logos diventa enunciazione, la sede della verità concepita come giu-
principio di non-contraddizione nella dialettica hegeliana non rap- stezza, l'origine delle categorie, il principio che decide delle possibi-
presenta, in fondo, una vittoria sulla sovranità del logos, quanto il lità dell'essere. a Idea ii- e a categoria si costituiscono ormai i due con-
raggiungimento del suo v e r tic e piú alt o. (Il fatto che Hegel “'-'-la-31|! -I-I¬'

cetti sotto cui ricadono il pensare, liagire, il valutare dell'Occidente,


192 I 193
La Liiviirazionz nzLi.'zssEitz
iirraonuziosts atta ivizrarisica
rivelarsi della non-latenza nell'essente. Il trasformarsi della ovaie e
liesserci tutto. La trasformazione della tpüotç e del MTUS, flüflfillë ia
del lóveç in idea e in enunciazione trova il suo intrinseco fondamento
trasformazione del loro reciproco rapporto, rappresentano una caduta
in un passaggio dall'essenza della verità come non-latenza alla verità
dal principio originario. La filosofia dei Greci perviene a dominare
come giustezza.
l*Occidente non in virtú del suo originario principio, ma della sua
Tale essenza della verità non ha potuto fissarsi ed essere mante-
fine principiale che raggiunge, in maniera grandiosa e definitiva, la
nuta nella sua iniziale originarietà. La non-latenza, vale a dire lo
sua compiuta formulazione in Hegel. La storia, quando è autentica,
spazio istituito per liapparire dell'essente, è crollato. Si sono salvate,
non perviene alla sua fine cessando e finendo, com'è degli animali;
come macerie del crollo, ai idea ii ed ai enunciazione is, eüañrt e
la storia non giunge alla sua fine che in gu i s a s t o ri c a.
nei-rq¬|'eplti..` Dopo che né Iiessente né il raccoglimento avevano potuto
Ma che cosa è accaduto, che cosa dovette di necessità accadere
essere salvaguardati né compresi in base alla non-latenza, non rimase
perché si giungesse, nella filosofia greca, a questa fine principiale e
che una possibilità: le cose cosí frantumatesi e prospettantisi come
a questa trasformazione della ipúeiç e del 1.670€? Siflmü C05i giunti
dei sussistenti non potevano intrattenere fra loro che un rapporto
al secondo quesito.
avente anch'esso il carattere di sussistente. Occorre un logos come
Secondo punto. Per cio che concerne la indicata trasformazione
cosa sussistente che si conformi a un altro sussistente, l'essente con-
si devono fare due osservazioni.
siderato come suo oggetto, e che si regoli su di esso. Permane bensi
a) Essa si opera all'interno dell'essenza della ovaie e del
un'ultima apparenza e un ultimo barlume dell'essenza originaria del-
M5-fac, o meglio, per entro una loro essenziale conseguenza, in tal
liåàfiüstu. (Il sussistente perviene alla non-latenza con la stessa ne-
modo che l'apparente presenta (nel suo apparire) una e-videnza,
cessità con cui procede nella stessa non-latenza lienunciazione che lo
mentre il a detto si finisce per scadere nella sfera della s diceria ia.
rappresenta). Ma questa apparenza residua dell'ò.à-hì`›sio. non ha piú
La trasformazione non avviene dunque dall'esterno ma dall'-ti in-
suüciente forza e ampiezza da essere il fondamento determinante
terno ii-. Ma che significa qui -ti interno `s›?- Ciò che è in questione
dell'essenza della verità. Tanto e vero che ciò non si è mai piú veri-
non sono né la tpúatç né il X6-fat; presi separatamente. In Parmenide
ficato. Al contrario. Dacché l'idea e la categoria hanno preso a re-
vediamo che essi sono essenzialmente connessi. Il fondamento che
gnare, la filosofia invano si arrabatta per spiegare, in tutti i modi
regge e governa la loro essenza e che costituisce il loro a interno a
possibili e impossibili, il rapporto fra lienunciazione (il pensare) e
è lo stesso loro rapporto, e ciò anche se il fondamento del rapporto
l'essere: invano, in quanto la domanda sull'essere non viene ricon-
stesso si celi primariamente e propriamente nell'essenza della tpüvl-<;.
dotta al fondamento e al terreno in cui si trova radicata, onde tro-
Ma di che tipo è questo rapporto? Per chiarire bene ciò che è qui
vare, su questa base, la sua spiegazione.
domandato occorre rilevare, a proposito della trasformazione indi-
Il crollo della non-latenza - per cosí esprimere succintamente
cata, un secondo punto.
questo fatto - non è d'altronde conseguenza di una semplice man-
b) In ogni caso la trasformazione fa sí che, sia dal punto di
chevolezza, delliincapacità di reggere ancora quanto, con questa es-
vista dell'idea, sia da quello dell'enunciazione, l'essenza originaria
senza, è stato confidato alla custodia dell'uomo storico. La prima
della verità, liàìvhüstu (non-latenza) si trasformi in giustezza. La
ragione del crollo risiede nella grandezza e nelliessenza del comin-
non-latenza costituisce infatti quello che abbiamo chiamato -ti inter-
ciamento stesso. (Solo per una visione superficiale -a declino a e
no ii, ossia il rapporto imponentesi tra ovaie e leve; nel senso ori-
ti crollo ti continuano a rivestire Papparenza del negativo.) Il comin-
ginario. Liimporsi si verifica come un venir fuori nella non-latenza.
ciamento, come cominciamento cominciante, deve in certo qual modo
Ora, Papprensione e il raccoglimento costituiscono l'economia del
194 195
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La Lii-strazione nazziassznz
INTRUDUZIONE ALLA METAFISICA L

abitualmente ci si mostra è un'e-videnza degenerata in punto di vista.


I

lasciare indietro se stesso. (Cosí si occulta necessariamente da se


Cosi il dominio dei punti di vista perverte e distorce l'essente.
stesso, ma tale occultarsi non è un nulla.) Il cominciamento non puo
mai custodire, nell'immediatezza con cui comincia, il suo cominciare if Distorcere qualcosa è quanto i Greci denominano mlisúãsa-fiat. La
lotta p e r la non-latenza dell'essente, l'åà.'ñüriu,_ diventa cosí una
nell'unico modo in cui puo essere custodito, cioè ripetendolo in
lotta c o n t ro lo rlisüåeç, la distorsione e il pervertimento. Ma è
modo piú originario nella sua originarietà. Non si puo pertanto proprio della natura della lotta che colui che combatte, sia che esso
trattare adeguatamente del cominciamento e del crollo della verità risulti vittorioso o perdente, venga a dipendere dal suo avversario.
che per via di una ripetizione operata ool pensiero (in einer denkenden Siccome la lotta contro la non-verità è una lotta contro lo ilzsüåag,
Wietier-bolnng). La necessità dell'essere e la grandezza del suo co- inversamente, in relazione allo ilisüöeç combattuto, la lotta per la
minciamento non possono formare oggetto di un puro e semplice verità diventa lotta per l'à-ilisuöšç, per il non-pervertito, per il non-
accertamento storiografico. Il che non esclude, ma al contrario esige, _-_Ií F_'lim-
distorto.
che questo avvenimento del crollo venga appalesato, fin dove è pos- Con ciò l'esperienza originaria della verità come non-latenza,
sibile, nel suo decorso storico. Per ciò che concerne tuttavia queste viene messa in pericolo. Infatti, per poter raggiungere il non-perver-
lezioni dovremo limitarci a una sola osservazione decisiva. tito, bisogna che liapprensione e la comprensione si rivolgano, senza
Sappiamo da Eraclito e da Parmenide che la non-latenza del- íù-È'
iit-'i distorsioni, direttamente all'essente, ossia si regolino in base ad esso.
l'essente non costituisce semplicemente qualcosa di sussistente. La La strada alla verità come giustezza è aperta.
non-latenza accade solo in quanto è realizzata con l'opera: l'opera Il verificarsi del passaggio dalla non-latenza, attraverso la per-
della parola che è la poesia, l"opeta della pietra nel tempio e nella versione, al non-pervertito, e di qui alla giustezza, va vista in unione
statua, l'opera della parola costituente il pensiero, l'opera della iróìttc, col passaggio dalla tpiiazç all"l.8éiz, e dal lava; come raccoglimento al
come luogo della storia che fonda e custodisce tutto ciò. (it Opera ia àófoç come enunciazione. In base a tutto questo si elabora e si af-
deve essere qui sempre intesa, in base a quanto è stato detto, nel '_í_i
-_1'I
ferma ora, per l'essere stesso, quella definitiva interpretazione che
si cristallizza nel termine aüala. Questo designa l'essere come pre-

J
senso g r e c o di Epvev, ossia come liesser-presente pro-dotto nella
non-latenza). La conquista della non-latenza dell'essente, e con cio senza costante, costante sussistenza. Ciò che propriamente è, è, con-
dell'essere stesso, nelliopera, questa conquista che già di per sé non seguentemente, l"ognora-essente, liåsl 8v. Costantemente presente è
si produce che sotto forma di un costante antagonismo, è sempre, in ciò a cui dobbiamo rifarci fin da principio in qualunque apprendi-
pari tempo, lotta contro il nascondimento, il coprimento, contro mento, in qualunque produrre: il modello, lilôšar.. Costantemente pre-
liapparenza. - * sente è ciò a cui dobbiamo far ricorso, come a ciò che ci sta già
L'apparenza, Eóša, noti è qualcosa che si ponga accanto all'essere sempre davanti (das ininrer schon Vor-liegenale), in ogni la-fac, in
e alla non-latenza, ma appartiene a questa. La öòštt, tuttavia, è a sua qualunque' enunciazione: liúnezslnsvev, il snbƒectnm. Quello che ci
volta ambigua. Essa designa l'aspetto con cui qualcosa si presenta, e, sta già sempre davanti costituisce, dal punto di vista della qiúeig,
in pari tempo, la visione che gli uomini ne hanno. L'esserci si fissa dello schiudersi, il -iipó-rrpav, Fantecedente, lia priori. i
in tali punti di vista i quali vengono espressi e ripetuti. Per tal modo Questa determinazione dell'essere delliessente contraddistingue il
la 86€-st. è una forma del logos. I punti di vista predominanti impedi- modo in cui l'essente sta di fronte a ogni apprendimento, a ogni
enunciazione. Liùiteiisliievav preannuncia la successiva interpretazione
scono ora la vista delliessente. Questi è privato della possibilità di
apparire da se stesso rivolgendosi alliapprensione. L'e-videnza che _;?lí -
dell'essente come oggetto. L'apprensione, il vesiv, viene assorbita

1- rise 197

È
INTRDDUZIUNE ALLA METAFISICA La Liaiiriiziona nELi.'EssEiiE

dal lava; nel senso di enunciazione. Esso diventa cosí quell'appren- base di questo concetto predominante di sostanza, di cui quello di
dere che, nel definirsi di qualcosa in quanto qualcosa, penetra e attra- funzione non è che la forma matematizzata.
versa con l'apprendere, öiavasioilai., ciò che si dà. Questo penetrare Resta ancora da vedere come, a partire dall'ei'ie'lo. assunta come
enunciante, öititvettz, forma la caratteristica essenziale dell'intelletto denominazione oggi decisiva per l'essere, risulti ora possibile conce-
concepito come un rappresentare giudicante. Cosi l'apprensione di- pire- le distinzioni precedentemente esposte di e s s e r e e div e-
viene intelletto, ragione. ni r e, e s s e r e e a p p a r e n z a. Conviene ricordare subito lo
Il cristianesimo trasforma Pinterpretazione dell'essere dell'essente schema delle distinzioni in questione:
considerandolo un essere-creato. Il pensare e il sapere vengono a
distinguersi dalla fede (fides). In questo modo, l'ascesa del raziona- divenire 4- essere -› apparenza
lismo e dell'irrazionalismo non viene ostacolata, ma, al contrario,
preparata e rafiorzata.
Siccome l'essente è una creazione di Dio, ossia qualcosa di pre-
pensare
meditato razionalmente, ne viene di necessità che, quando la rela-
zione della creatura al creatore si interrompe e, in pari tempo, la
Quello che si contrappone al divenire è la permanenza costante.
ragione umana assume la prevalenza, ponendosi addirittura come
Quello che si contrappone all'apparenza, intesa come mera appa-
assoluto, l'essere dell'essente diviene pensabile nel puro pensiero ma-
renza, è ciò che è visto autenticamente, lilßéri.. Essa è, d'altra parte,
tematico. L'essere cosí calcolabile e posto nel calcolo fa delliessente quale ävriaf; liv, il permanente costante opposto alla cangiante appa-
qualcosa di cui si può disporre nell'ambito di una moderna tecnica renza. Divenire e apparenza non risultano tuttavia determinati uni-
matematicamente strutturata, tecnica la quale è qualcosa di e s s e n- camente in base all'-mala, in quanto l'e-Iielti ha, dal suo canto, rice-
zi a l m e n t e diverso da ogni uso di strumenti finora conosciuto. vuto la propria determinazione decisiva in base al suo rapporto col
Essente è solo ciò che è pensato esattamente ed è in grado di ).ó-fac, col giudizio enunciante, con la Giavera. Pertanto il divenire
tener testa a un pensiero esatto. e l'apparenza si determinano anche in base alla prospettiva del
Il termine chiave, che cioè serve di base per l'interpretazione pensiero.
delliessere dell'essente, è eüaia. Come nozione filosofica la parola Dal punto di vista del pensare giudicante, il quale si ricollega
designa la costanza della presenza. Anche nell'epoca in cui questa sempre a un qualcosa di permanente, il divenire appare come un
parola è divenuta già il concetto dominante della filosofia, essa con- non-permanere. Il non-permanere si qualifica dapprima, per entro al
tinua a mantenere insiemeil suo significato primitivo: 'li üfifltglvüfifl- sussistente, come un non-rimanere nello stesso luogo. Il divenire
eùalu (Isocrate) à la proprietà sussistente. Ma neanche questo signi- appare come un cambiamento di luogo, oepå, trasporto. Il cambia-
ficato fondamentale dell'eüa'l.ai, né la strada da esso segnata per liin- mento di luogo diventa la manifestazione basilare del movimento
terpretazione dell'essere, hanno potuto mantenersi. Tosto è soprav- nella cui luce deve esser visto ogni divenire. Con il costituirsi del
venuta la trasformazione dell'interpretazione dell'aiIie£ai in snbstanfia. predominio del pensiero concepito nel senso del razionalismo mate-
In questo senso essa perdura, come nozione corrente, nel Medio Evo matico moderno, non si riconosce piú alcunialtra forma di divenire
e nei tempi moderni fino ai nostri giorni. La filosofia greca viene se non quella del movimento -inteso come cambiamento di luogo.
allora interpretata retrospettivamente - e totalmente falsata - sulla Ove si presentino altre forme di movimento si cerca d'intenderle alla

198 199 _
INTRODUZIGNE ALLA METAFISICA La Lizairazionz uEi.L'Essaais

stregua del cambiamento di luogo. Dal suo canto, il cambiamento di e p e n s a r e come diretta verso il basso. Questo denota che il
luogo stesso, il movimento, viene concepito unicamente in base alla pensiero diventa il fondamento portante e determinante dell'essere.
. , s . . . La distinzione di essere e dovere va invece verso l'alto. Si
velocita: c = Descartes, il fondatore, in campo filosofico, di que- vuole con ciò indicare che come l'essere risulta fondato nel pen-
sta maniera di pensare, ridicolizza, nella sua XII regala, ogni altro sare, cosí esso ha sopra di sé il dovere. Ciò significa che non è piú
concetto di movimento. ' l'essere a fornire la misura. _Ma l"essere non è forse idea, modello?
Come il divenire, anche l'apparenza - lialtro termine contrap- Certo, soltanto che le idee, proprio per il loro carattere di modelli,
posto all`essere - corrispondentemente alliaüoln risulta determinata non sono piú esse a fornire la misura. Infatti l'idea, come ciò che
in base al pensiero (inteso come calcolare). Essa è il non-cor- fornisce l'e-videnza ed è cosí essa stessa in certo qual modo essente
retto. Il fondamento delliapparenza ò il pervertimento del pensiero. (öv ) , esige a sua volta, in quanto è questo determinato essente, una
Liapparenza diventa cosi semplice non-correttezza logica, falsità. determinazione del pr o p r ì o essere, ossia di bel nuovo una
Possiamo in base a ciò valutare chiaramente che cosa significhi la s ti a e-videnza. L'idea di tutte le idee, l'idea piú alta, è per Platone
contrapposizione del pensiero all'essere: il pensiero estende il suo lilöått :reü åynüeü, l'idea del bene.
dominio (rispetto alla determinazione essenziale di base) sull'essere Il ii bene » non designa in questo caso ciò che è moralmente
e, in pari tempo, su ciò che è opposto alliessere. Questo predominio ordinato, ma ciò che è valente, ciò che realima ed è in grado di
va an co r a piú in là. Infatti, nel momento in cui il logos, nel realimare quanto gli compete. L'å†aà6v è il normativo come tale,
senso dell'enunciazione, assume il dominio sull`essere, e l'essere ri- ciò che conferisce all'essere la potenza di essere (wesen) come idea,
come modello. Ciò che è in grado di conferire un tale potere (Ver-
sulta appreso e concepito come aüalat, come sussistenza, si prepara
rnägen) è il potente primo (das er-ste Verrnägende ). Ora, in quanto
anche la separazione fra essere e dovere. Lo schema delle delimita-
le idee costituiscono l'essere, l'aüa'la., lilöéri. -reü åyrtüaü, l'idea piú
zioni dell'essere si presenta allora nel modo seguente:
alta, si trova iiitšitstvai :rñç eüalaç, al di là dell'essere. Cosi l'essere
stesso, non in generale, ma in q u a n t o id e a, viene a collo-
dovere
carsi di fronte a un -ti altro ii, a qualcosa cui esso stesso, liessere,
rimane rimandato. Liidea piú alta è il prototipo dei modelli.
divenire +- essere -› apparenza Non è ora il caso di entrare in maggiori dettagli allo scopo di
chiarire come, anche a proposito di questa distinzione, ciò che risulta
distinto dall'essere, il dovere, non sia qualcosa che provenga alI'es-
sere da non si sa dove per essergli in seguito riferito. È Pessere
pensare stesso che, proprio per via della sua specifica interpretazione come
idea implica il riferimento a qualcosa di esemplare, di dovuto. Ed è
in proporzione alliirrigidirsì dello stesso essere nel suo carattere di
4. Essere e dovere. idea, che esso si sforza di compensare la degradazione che gliene
risulta. Ma questo non può piú ormai ottenersi che con il situate 'al
Risulta dunque dal nostro schema che la distinzione si attua di s o p r a dell'essere qualcosa che l'essere non è ancora, ma
anche in un'altra direzione. Esso presenta la distinzione di e s s e r e che d e v e ognora essere. '

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Irtraonuzloisa ALLA iviisraeisica T La Limitazione nzLL'isssziia

Non si trattava, qui, che di porre in luce l'origine essenziale dal loro canto, e s s e r e. Perciò si dice che << valgono ii. Per ogni
della separazione di essere e dovere, o, il che in fondo è lo stesso, sfera dell'essente, ossia del sussistente, i valori costituiscono ciò che
l'oi-igine storica di questa separazione. Non è pertanto necessario 5 fornisce la misura. La storia non è null'altro che realizzazione di
fare qui la storia dello sviluppo e delle modificazioni di questa sepa- valori. i
razione. Ci lirniteremo a un solo punto essenziale. Ciò una cosa che Platone ha concepito l'essere come idea. L'idea è modello, _ e,
dev'essere tenuta presente in relazione a tutte le determinazioni come tale, ciò che fornisce altresi la misura. Che cosa impedisce allora
dell'essere e alle distinzioni da noi richiamate: è per via che l'essere i d'intendere le idee di Platone come dei valori e interpretare l"essere
l
è, inizialmente, qiúeiq, schiudentesi disvelante imporsi, che esso si dell'essente in base a ciò che vale?
propone come slöaç, lôéa. Il prospettarsi dell'essere non dipende l I valori valgono. Ma la validità richiama ancor troppo da vicino
mai, esclusivamente, dall'interpretazione filosofica che se ne dà. il valere per un soggetto. Per sostenere ancor di piú il dovere esal-
Si è visto come il dovere subentri quale opposto dell'essere .col tato sotto fomia di valore, si attribuisce ai valori stessi un essere.
determinarsi di quest'ultimo come idea. Con questa determinazione,
l
È Qui essere non vuol significare altro, in fo n d o, che la presenza
il pensiero come logos cnunciante (ötttìtãvraütti) viene ad assumere li
J' di un sussistente. Solamente che questo non sussiste in modo cosí
I
un ruolo decisivo. Allorché nell'epoca moderna questo pensiero, come grossolano e usuale come dei tavoli o delle sedie. Quando si arriva
ragione autonoma, conseguirà la supremazia, la divisione fra essere a parlare di un essere dei valori si perviene al colmo della confusione
e dovere sarà pronta ad assumere realmente forma. È un processo e dell'inconsistenza. Siccome però l'espressione valore finisce, poco
che si compie con Kant. Per Kant l'essente è la natura, ossia ciò che per volta, col logorarsi, benché seguiti a svolgere un ruolo in econo-
è determinabile e determinato dal pensiero fisico-matematico. Di
fronte alla natura si pone, determinato ugualmente dalla ragione e
come ragione, liimperativo categorico. Kant lo chiama piú volte, ed
l mia, i valori vengono ora designati come a totalità ›i›. Ma si tratta
solo d'un mutamento di termini. Risulta, in fondo, ancora piú chiaro
che cosa siano, in ultiiria analisi, queste totalità: delle mezze misure.
espressamente, il Sollen (dovere) e ciò in quanto come imperativo Senonché le mezze misure risultano sempre, nell'ambito dell 'essen-
esso si rapporta alliessente considerato come natura appetitiva. Fichte ziale, ancor piú perniciose del nulla tanto paventato. Nel 1928 è
ha poi fatto esplicitamente dell'opposizione di essere e dovere l'os-
satura vera e propria del suo sistema. Nel corso del secolo XIX ai J
I
f
apparsa la prima parte di una bibliografia generale sul concetto di
valore. Vi sono citati' 661 scritti sul concetto di valore. Nel frat-
l'essente inteso come l'intende Kant, ossia come oggetto sperimen- tempo il numero E probabilmente salito a un migliaio. E tutto questo
tabile per le scienze, comprese quelle storiche ed economiche, acqui- si chiama filosofia. Ciò che oggi qua e là si gabella come filosofia del
sta una preminenza decisiva. Questa premirienza dell'essente minac- nazionalsocialismo - e che non ha minimamente che fare con l'in-
cia il dovere nel suo ruolo- di criterio base. Il dovere deve sostenere M tima verità e la grandezza di questo movimento (cioè con l'incontro
tra la tecnica planetaria e l'uomo moderno) - non fa che pescarenel
la sua pretesa. Deve tentare di fondarsi in se stesso. Ciò che pretende
di valere in sé come imperativo deve essere in se stesso legittimato _( torbido di questi -it valori a e di queste ti totalità is.
a ciò. Qualcosa come un dovere non può emanare che da ciò che in Quanto tuttavia risulti, nel XIX secolo, tenacemente radicata
se stesso è in grado di avanzare una tale pretesa, da ciò che ha in sé l'idea di valore, lo possiamo scorgere dal fatto che lo stesso Nietzsche
un v a I o r e, che è esso stesso un v a l o r e. I valori in sé diven- pensa efiettivamente, ed interamente, secondo la prospettiva del con-
gono ora il fondamento del dovere. Ma siccome i valori si oppon- cetto di valore. Il sottotitolo dell'opera principale da lui progettata,
gono all "essere dell'essente inteso come fatto, non possono essi stessi, La volontà di potenza, suona: -a Saggio di iui rovesciamento di tutti

202 -1- -ì-i-.|_l |-di 203


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INTRUDUZIONE ALLA METAFIS ICA La Limitazione rieLL'esseae _

i valori it. Il terzo libro è intitolato: e Saggio di una nuova scala di l'essere per l'Occidente. Sono cominciate insieme allo stesso doman-
valori a›. Il fatto di essersi irretito nella confusione del concetto di dare della filosofia. _ _ _
valore, e di non averne compresa l'origine problematica, è il motivo 5. Queste distinzioni, tuttavia, non seguitano a esercitare il
per cui Nietzsche non è pervenuto al cuore autentico della filosofia. loro dominio solo all'interno della filosofia occidentale; esse compe-
Ma anche se in futuro qualcuno dovesse pervenirvi - noi, uomini netrano ogni sapere, ogni fare, ogni dire, anche là dove non vengono
d'oggi, non possiamo che preparare il terreno - non potrà fare a presentate come tali né in questi termini. _ _ _
meno di irretirsi in una confusione: solo, essa sarà un'altra. Nessuno 6. L'ordine in cui questi termini sono stati elencati dà già
può saltare oltre la propria ombra. un'idea dell'oi-dine che presiede alla loro connessione essenziale e
della successione storica in cui sono stati coniati.
' - iii
7. Un p r o p o r s i originario della domanda sull'essere,
che si sia reso conto del compito di un dispiegamento della verità
Abbiamo perseguito la nostra ricerm attraverso quattro distin- dell'essenza dell' e s s e r e, deve sottoporsi alla decisione delle po-
zioni: essere e divenire, essere e apparenza,
tenze latenti in queste distinzioni, e ricondurle alla verità loro propria.
essere e pensare, essere e dovere. La discussione
Le affermazioni contenute nei predetti punti sono state a suffi-
è stata introdotta con Findicazione di sette punti di riferimento.
Sembrava, al principio, trattarsi di un semplice esercizio di pensiero, cienza chiarite, t r a n n e per quanto riguarda liultimo punto:
di una distinzione da operare tra un insieme di nozioni arbitraria- Questo non contiene d"altronde piú che una semplice esigenza. _Si
mente scelte. tratta, in conclusione, di mostrare fino a che punto essa sia giustifi-
Riprendiamo ora, nello stesso ordine, questi sette punti e ve- cata e come necessiti di essere soddisfatta. *
diamo fmo a che punto si è proceduto nella direzione da essi segnata E una prova che non può essere addotta senza gettare di bel
e fino a che punto quello che si trattava di vedere è stato conseguito. nuovo utio sguardo d'insìeme su questa «ii introduzione alla _ meta-
1. Nelle distinzioni citate l'essere risulta delimitato in con- fisica i›.
trapposizione ad ai altro ia, e ha quindi già, in questa delimitazione Tutto sta nella domanda fondamentale posta all'inizio:__ a Perché
restrittiva, una determinatezza. vi ò, in generale, l"essente e non il nulla? i›. Il primo svolgimento di
2. La delimitazione avviene in base a quattro punti di vista questo fondamentale quesito ci ha indotti a porre la domanda: ti Che
fra di loro reciprocamente connessi. Perciò la determinazione dell'es- cosa ne è, in generale, dell'essere? is.
sere deve ulteriormente specificarsi ed accrescersi di conseguenza. La parola it essere ia ci è dapprima apparsa come una parola vuota
3. Queste distinzioni non sono per nulla casuali. Quanto, at- dal significato evanescente. Questo pareva essere un fatto constata-
traverso di esse, viene mantenuto in uno stato di separazione, ha bile come altri. Ma, alla fine, ciò che in apparenza sembrava_ non
una tendenza originaria a raccogliersi in unità. Queste distinzioni porre particolari problemi né richiedere di venire ulteriormente inda-
hanno dunque una loro necessità. gato, ci è apparso come la cosa pin' degna diindagine (das Frag-
4. Le opposizioni, che a prima vista fanno l'eEetto di for- iaiirdigste). L'essere e la comprensione dell'essere non sono un mero
mule, non hanno un'origine comunque fortuita, né sono penetrare fatto. L'essere costituisce l'evento fondamentale sulla cui base sol-
nella lingua quasi come dei semplici modi di dire. Esse si sono for- tanto l'esserci storico viene mantenuto in seno all'apertura dell'es-
mate in stretta connessione con il modo decisivo di configurarsi del- sente nella sua totalità.

204 205
"iii

INTRGDUZIGNE ALLA METAFISICA La Liiviitaztone neLL'esseite

Ma questo fondamento dell "esserci storico, cosí eminentemente del significato di una parola. Esso costituisce la sola potenza che
dešiiii di ìissefe iiifiiiåiiifls HOR 10 si può cogliere in tutta la sua di- ancor oggi regge, governa, tutti i nostri rapporti con
' à ¢ 11€ Suo rango che col porlo in questione. E per questo che è
Billi liessente nella sua totalità, col divenire, con l'apparenza, col pensare
smi' Posta la dflmfliicia Pffiilmimrc: ai Che cosa ne è dell'essere? ii. e col dovere. '
Le indicazioni che sono state date sull'uso corrente e purtuttavia Il problema di che cosa ne sia dell'essere coincide con quello di
ol tremodo variato
' -a è ia ci hanno convinto di questa; è del mm, che cosa ne sia del nostro esserci nella storia; se noi nella storia
erroneo parlare di indeterminatezza e di vacuità dell'essere. E l'a è is consistiarno o se semplicemente vacilliamo. Dal punto diivista meta-
che determina il significato e il contenuto dell'infinito -it essere si, e fisico v a c i l l i a m o. Ci troviamo sempre per via in mezzo al-
non viceversa . Possiamo
' '
ora capire anche p e rc h é la msg su. l'essente, e non sappiamo piú che rie sia dell'essere. Soprattutto, non
. a
necessariamente cosí. L ' si È si vale come copula, come -it piccolo
- ter. sappiamo neppure che non lo sappiamo piú. Vacilliamo anche
mine di ie l aziüflfi
' fa (Kant) In ' seno alla proposizione.
- - Questa mn. quando ci rassicurianio a vicenda di non vacillare, anche quando
__i_:f1¢ __tfl_ SÉ___l ai è ia. Ma siccotne_ _la proposizione, il layer; coma qualcuno si sforza persino, come di recente, di mostrare che questo
'HIT P ti-. 3 ESS-Llnto la giurisdizione sull essere è lei che in interrogarci sull'essere non porta che confusione, esercita una forza
_ i ii
base ai 5 ii 0 Pfvprio a è ia, determina l'essere. distruttrice, è nichilismo. [Questo modo di fraintendere la domanda
__ Lies $_¢1'¢_t dal quale abbiamo
' -
preso le mosse considerandolo come sul1'essere che ha fatto la sua riapparizione dopo l'avvento delliesi-
n termine vpoto, deve perciò, contrariamente a questa apparenza, stenzialismo, costituisce una novità solo per gl'ingenui.]
avere un sigmficato determinato. Ma doviè all`opera il vero nichilismo? Là dove si rimane attac-
__ Il cara ti ere determinato
' dell'essere è stato posto in. geidgnza
. mn cati all'essente consueto, dove si pensa che sia sufficiente assumere
esame delle quattro distinzioni: l'essente, com'è stato fatto fino ad oggi, come essente puro e sem-
L'essere, in contrapposizione al divenire, è la permanenza plice e basta. Ciò significa respingere la domanda sulliessere e trat-
L essere, in pontrapposizione all'apparenza, è il modello per-
I' I , _

tare liessere come un nulla (nihil): il che anche in certo senso esso
manente, il sempre identico. ti è ia, in quanto non sussiste come un essente, ma si essenzia (west).
Lie - . . _ _
_ ssere' in c°mi3PP°3iZ10fl¢ al pensare, è il substrato, il Il nichilismo è questo occuparsi soltanto dell'essente dimenticando
sussistente. l'essere. E il nichilismo cosí inteso, ie soltanto questo, il fo n d a-
Liggserc, in conti'-apposizione al dovere, è ciò che si pi-opçmg m e n t o di quel nichilismo che Nietzsche ha messo in evidenza
(das Vorliegenale) di volta in volta come il a dovuto ii non an
. . cor nel primo libro della Volontà di potenza.
o già realizzato. - a Al c o n t r a r i o, il sapere espressamente spingersi, nel porre
_ Permanenza, identità, ' ' '
sussistenza, proporsi,- espi-imam
- . fondo
in la d o m a n d a sull'essere, fino ai limiti del nulla, includendolo in
a stessa cosa: la costante presenzialità (sttindige A
. , _ _ n- tale domanda, costituisce il primo passo, il solo fecondo, per un
wesenbert): löv in quanti; awigu
reale superamento del nichilismo.
Q1-I esto cara t tere determinato ' dell = essere non è accidentale
- Esso Che tuttavia, nella domanda sull'essere considerato come ciò che
risulta dalla disposizione
' - - stessa in . cui. si. trova il. nostro ess . ' .
in ____ì________ del _ ___ ___ _ _ erci storico è piú degno di essere indagato, ci si debba spingere t a n t o oltre
u gran e cominciamento presso la grecità. Il carattere nel domandare, è quanto ci mostra l'analisi delle quattro distinzioni.
determinato delliessere non ha che fare con la semplice - limitazione
- -
Ciò in c o n t r a p p o s i zio n e a cui l'essere risulta delimitato
206 - 207
intiionuzione aLLa metaeisica La Limitazione i:ieLL'esseae

-_il divenire, l'apparenza, il pensare, il dovere - non è un qualcosa e pensare. Essa costituisce ancor oggi il reggente fondamento della
di puramente immaginato. Regnano qui delle potenze che dominano determinazione dell'essere. E il pensare, guidato dal 16-fac, nel senso
e comandano l'essente tanto nel suo aprirsi e nel suo configurarsi della proposizione, a fornire e a mantenere la prospettiva secondo
quanto nel suo precludersi e nel suo deformarsi. Forse che il divenire cui l'essere viene considerato.
è _milla? Liapparenza è nulla? Il pensare è nulla? Il dovere è nulla? Afinché dunque liessere stesso sia aperto e fondato nella s u a
Niente affatto. originaria distinzione dall 'essente, bisogna che si dischiuda una pro-
Ma se quanto nelle distinzioni suddette si contrappone all'essere spettiva origìnaria. L'origine della distinzione di e essere e pensare is,
non è un nulla, ciò significa che è esso stesso essente la contrapposizione di apprensione ed essere, ci mostra non trattarsi
e, in ultima analisi, ancor piú essente di ciò che, in base alla determi- qui di un nonnulla ma dell'appalesarsi di una determinazione del-
nazione delimitata dell'essere, viene considerato essente. Secondo l'esser-uomo scaturente dall'essenza dell'essere (ovaie) in quanto
quale senso dell'essere, allora, ciò che diviene, ciò che appare, il questa vuol esser dischiusa.
pensare, il dovere, sono degli essenti? Non certo secondo quel senso Alla domanda concernente l'essenza dell'essere si trova intima-
dell'essere al quale si contrappongono e che peraltro è quello cor- mente connessa la domanda su chi sia l'uomo. La determinazione
rente iin dalfaniichità. dell 'essenza dell'uomo che qui si richiede non è quella, comunque,
Il concetto tradizionale di essere non ba- propria di una antropologia priva di base la quale, in fondo, ci rap-
sta quindi a designare tutto ciò che aes. presenta l'uomo nello stesso modo con cui _la zoologia rappresenta
Onde poter mettere in opera il nostro esserci storico in quanto gli animali. La domanda sull'essere dell'uomo risulta ora determi-
tale, è dunque necessaria una nuova radicale esperienza dell'essere nata u n c a m e n t e, nella sua direzione e nella sua portata, in
in tu_tta liampiezza della sua possibile essenza. Giacché le potenze base alla domanda sull' e s s e r e. L'essenza dell'uomo richiede di
che si contrappongono alliessere, e le stesse distinzioni determinano, venir compresa e fondata all'interno della problematica dell'essere,
dominano e pervadono già da gran tempo, col loro vario intrecciarsi, in conformità dell'indicazione latente del cominciamento, come il
il nostro_ esserci storico mantenendolo nella confusione dell'-ii es- lu o g o che l'essere reclama per la propria apertura. L'uomo è
sere_s›. Pertanto, una originaria ed esauriente aiialisì delle quattro il ai ci s› in sé aperto. E in questo e ci ii- che liessente si mantiene
distinzioni porta a concludere quanto segue: che l'essere che esse e viene in opera. Per questo diciamo che l'essere dell'uomo è, nel
circoscrivono deve esso stesso venir trasformato in un cerchio circo- significato ristretto della parola, l'e e s s e r - ci ii- (Da-sein). È nel-
scrivente e fondante tutto liessente. La distinzione originaria, quella Pessenza dell'esser-ci (Da-sein) considerato come luogo dell'apertura
che nella sua intrinseca connessione e nel suo originario contrasto dell'essere ( Seinseräfinnng) che deve originariamente risultare fon-
regge la storia, 'è la distinzione di essere ed essente. data la prospettiva per la manifestazione dell'essere (Eröfinnng des
Ma come deve essa avvenire? A che cosa si può appigliare la Seins ).
filosofia per giungere a pensarla? Non si tratta qui di discutere su L'intera concezione dell'essere propria della tradizione occiden-
questa impresa, ma di accettarla e compierla, in quanto il suo com- tale e, per conseguenza, il fondamentale modo di rapportarsi all'es-
pimento ri s ul t a dalla necessità del principio sotto il quale ci sere ancor oggi predominante, si possono riassumere nella formula
troviamo. __Non per nulla, nel corso dell'esame delle quattro distin- «it essere e pensare ii. -
zioni, abbiamo indugiato in misura sproporzionata su quella di essere Ma Essere e tempo (Sein and Zeit) è un titolo che non si può

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._ intiioouzione aLLa 'metarisica La Limitazione r:›eLL'esseae

in alcun modo collegare alle predette distinzioni. Esso porta in non è il conto l'essenziale, l"essenziale è il tempo opportuno, ossia
tuttialtro orizzonte problematico. il momento giusto e la debita perseveranza:
Non si tratta, in questo caso, di sostituire semplicemente la pa-
rola s tempo is alla parola ti pensare ii; il fatto è che l'essenza del -s Demi es basset
tempo risulta determinata fondamentalmente - e solo nell'orizzonte Der sinnentle Gott
del problema dell'essere - da punti di vista del tutto diversi. Unzeitiges Wacbstam ii-.*
Ma perché proprio il tempo? Perché, all'inizio della filosofia
HÖLDEELIN, Dal ciclo dei -ii Titifli. ii- (IV, 213)
occidentale, la p r o s p e t t i v a che g u i d a la mànifestazione
dell'essere è il tempo, ma in m o d o che questa prospettiva
c o m e t al e rimaneva ancora occulta, né poteva non rimanerlo.
Allorché finalmente l'eüofa - intendendo con ciò la presenza-costante
(stiintlige Anteesenbeit) - diventa concetto fondamentale per desi-
gnare l'essere, che cosa rimane nascostamente, in fondo all'essenza
della costanza e della presenza, se non il tempo? Ma q u e s t o
a tempo is non è ancora, nella sua essenza, manifesto, né d'altra
parte (sul terreno, nell'ambito della fisica) è manifestabile. Cosi
quando succede che, alla fin e della filosofia greca, con Aristotele,
la meditazione si fissa sull'essenza del tempo, il tempo medesimo
deve necessariamente venir considerato come un sussistente:. aùola
-ri.-:;. Ciò si esprime nel fatto che il tempo è qui concepito a partire
dall'a ora iv- (jetzt), dal particolare e unico presente. Il passato è
un a non piú presente ia, il futuro, un ai non a n co r a pre-
sente ia. L'essere, nel senso della sussistenza (presenzialità) diviene
la prospettiva per la determinazione del tempo. Ma cosí il tempo
non risulta autenticamente assunto come prospettiva per liinterpre-
tazione dell'essere. -
Essere e tempo non rappresenta, in un tale ordine di idee, un
libro, ma un compito. Compito autentico è quello che noi non sap-
piamo e che, nella misura in cui lo sappiamo autenticamente, cioè
come compito, sappiamo sempre solo in guisa in t e r r o g a t iv a.
Saper interrogare significa saper attendere, anche tutta una vita.
Un'epoca tuttavia per la quale non è reale se non ciò che va in
fretta e si lascia concretamente afierrare considera l'interrogare
-a estraneo alla realtà si-, qualcosa per cui a non torna conto ii. Ma * ti Giacché e detestata I dal Dio previdente I una intempestiva creseenza ii-
'I'
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210 gii
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211
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INDICE

Ppgjfflƒgziflflf . . .. . . . . . . . . pag 5

en. 1 - gÈ____t›oManDa Merarisica Fonnanen- in 1.3

¢n=-. n - SULLA Gitiuviiviatica E sULL*etiMoLoGia


DELLA PAROLA -ii ESSERE ir ._ . . . .
ii
1. La grammatica della parola ai essere ii- . .
I
2. L'etimologia della parola -a essere i› . . .
D
Cav. iii - LA DOMANDA SULUESSENZA DELUESSERE

car. iv - LA LIMITAZIONE DELL'ESSERE . . .


1. Essere e divenire . . . -
2. Essere e apparenza . . - -
3. Essere e pensare.. .
E
ili i i li
4. Essere e dovere .
staivirato
rea conto net oiiurro ooo siuasia eoitoae
DA et L.V.G. si
azzate (vaaese)
Nuova serie n. 184 ' mi

Martin Heidegger
Introduzione alla metafisica
presentazione di Gianni Vattimo
L'Introdiizione alla metafisica, nata come corso universitario nel 1935,
ha una posizione centrale nello svolgimento del pensiero di Heidegger,
giacché è il primo documento ampio e organico della asvoltaa seguita
a Essere e tenipo. L'Introdazione alla metafisica riprende e sviluppa quel
compito di una adistriizione della storia delliontologiaii di cui Essere e
tempo aveva parlato. E proprio nello sforzo di recuperare i termini ori-
ginari del problema dell'essere di là dal suo presentarsi in formule cri-
stallizzaie, solo apparentemente aovviea, Heidegger incontra in tutta la
sua portata liimporianza del linguaggio, che costituisce il tema essenzia-
le delle sue opere più recenti. Lilntrodiiziorie alla metafisica ha dunque
llintento di rimettere in questione le categorie base che da secoli costitui-
scono lo sfondo comune della filosofia occidentale partendo dalla stessa
grammatica ed etimologia della parola aesserea. La storia di questa pa-
rola, lungi dall'essere solo un campo di indagini specialistiche senza ef-
fettivi riflessi pratici, coincide per Heidegger con il destino stesso del nostro
mondo, quello della acivilià occidentalea allargatasi ormai a coprire liin-
tero pianeta. Nell"acuta consapevolezza della portata autenticamente sto-
rica del problema dell'essere, oltre che nella suggestione delle molte pagine
interpretative di testi filosofici e poetici della classicità, risiede liestrenio
interesse di quest'opera, decisiva per la comprensione del significato del
pensiero heìdeggeriano e, in generale, degli sviluppi ontologici dell"esi-
stenzialismo.

MARTIN HEIDEGGER (1889-1976) fu alunno di H. Rickert e poi assistente


di Edmund Husserl, al quale succedette a Friburgo nel 1928. Dall'inscgna-
mento fenomenologico di Husserl prende le mosse la prima grande opera di
Heidegger, Essere e tempo, del 1927, che segna l'atto di nascita della filosofia
dell'esistenza. Liinteresse dominante di Heidegger neIl'ultima fase della sua
riflessione è il linguaggio, inteso come la sede in cui si determinano le dimen-
sioni costituiive di ogni epoca storica. Di questa fase del pensiero heidegge-
riano il documento principale è In cainniino verso il Lirigaaggi'o, riproposto
in questa collana insieme a Doinaride fontiaiiientali della filosofia.