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nomi

Enciclopedia dell'Italiano (2011)

di ​Raffaele Simone

nomi

http://www.treccani.it/enciclopedia/nomi_%28Enciclopedia-dell%27Italiano%29/

1. Definizione

In italiano i ​nomi ​(chiamati anche, con termine tradizionale, ​sostantivi)​ sono una

delle ➔ ​parti del discorso ​variabili (anche se esistono nomi invariabili) e, come

accade in tutte le lingue, occupano, insieme ai verbi, una posizione centrale

nell’organizzazione lessicale e grammaticale della lingua.

Nella definizione elaborata dalla tradizione (che s’è trasferita, attraverso un

percorso secolare, nell’insegnamento scolastico e nella cultura di base;


➔ ​analisi logica​) il nome è la parte del discorso specializzata per designare

«persone, oggetti o cose» (in alcune definizioni scolastiche, a questa lista si

aggiungono «gli animali»). La linguistica moderna ha accantonato tale

definizione, basata su un criterio rudemente referenziale, anche se non è

venuta interamente a capo della questione di definire in generale che cosa sia

un nome.

In tutte le definizioni proposte si adotta comunque l’idea che una classe dei

nomi, al pari di altre classi di parole, comprende una varietà di sottoclassi,


talvolta così variegate da avere poco in comune, e pertanto richiede una

classificazione complessa.

In generale, tutti i componenti della classe dei nomi in italiano hanno alcune

proprietà in comune:

(a) alcuni di essi sono variabili per ➔ ​genere​; quasi tutti, per ➔ ​numero ​(salvo i

nomi invariabili: ​caffè,​ ​città​, ​virtù​, ​cinema,​ ecc.);

(b) possono essere testa di un ➔ ​sintagma nominale​; in questo caso,

comportano l’➔ ​accordo ​dell’aggettivo e dei determinanti (articolo, ecc.) che

con essi formano il sintagma: ​una bella casa​;

(c) entro il sintagma nominale, a differenza di altre parti del discorso, possono

combinarsi con determinanti (principalmente articoli; ➔ ​articolo​) e specificatori

(aggettivi possessivi, dimostrativi, ecc.);

(d) se fanno parte del sintagma ➔ ​soggetto​, impongono l’accordo al verbo;

(e) possono avere ➔ ​prefissi ​e ➔ ​suffissi​: ​anti-furto,​ ​matt-oide​;

(f) possono costituire il tema di un enunciato (➔ ​tematica, struttura​;

➔ ​nominalizzazioni​).

In questa chiave, non ci sono grandi differenze tra nomi

come ​gatto​, ​operatore,​ ​messa in

piega,​ ​partenza​, ​bellezza,​ ​ringiovanimento​, ​sindaco ​e ​tipo,​ nomi che – come si

vedrà più sotto – appartengono a classi distinte da altri punti di vista. Se però ci

si sposta a livelli diversi da quelli superficiali accennati prima, tra i nomi esistono
sottoclassi, alcune formate da pochi elementi.

La classificazione dei nomi può essere fatta su diverse basi. Riferendosi solo

alle principali, va menzionato che i nomi si distinguono:

(a) per forma morfologica (si hanno allora nomi variabili e invariabili, nomi

derivati, di varia natura, nomi composti, nomi sintagmatici, ecc.); questa

classificazione interessa alla ➔ ​morfologia ​e alla lessicologia (➔ ​lessico​);

(b) per tipo di significato; si distinguono allora, per es., nomi di agente
(➔ ​agente, nome di​), nomi di azione (➔ ​azione, nomi di​), nomi di strumento

(➔ ​strumento, nomi di​), nomi di risultato (➔ ​risultato, nomi di​) o di stato, nomi di

processo, nomi collettivi (➔ ​collettivi, nomi​), nomi di massa (➔ ​massa, nomi di​),

nomi supporto, ecc. (alcune di queste categorie sono illustrate in voci apposite,

per le altre vedi oltre; le sottocategorie dei nomi identificate mediante criteri

semantici sono numerose e non tutte ben note);

(c) in taluni casi c’è una relazione tra forma morfologica e significato di un

nome: per es., spesso le nominalizzazioni sono nomi di processo o di risultato,


ecc. (per altri dettagli, ➔ ​derivazione​).

In questa voce si presentano le categorie principali: in particolare si

esamineranno alcune classi di nomi distinte per tipo di significato (§ 2), poi dal

punto di vista del comportamento sintattico (§ 3) e infine alcuni aspetti tipici

dell’italiano per quanto attiene alla categoria dei nomi (§ 4).

2. Classi di nomi per significato


In italiano le categorie semantiche di nomi sono scarsamente riconoscibili in

base alla forma e alla struttura morfologica. In alcuni casi, l’aspetto morfologico

​ esignano persone
dà sì qualche informazione: per es., i nomi di agente in -​ino d

che fanno lavori umili (​stagnino​, ​vetturino​, ​attacchino​), i collettivi in -

ame ​designano entità considerate negativamente (​ciarpame​, ​culturame​), i nomi

in -​aglia i​ ndicano insiemi di entità e persone viste negativamente

(​ragazzaglia,​ ​soldataglia,​ ​ciurmaglia)​ , i nomi in -​ata ​(e in generale quelli ottenuti

per ➔ ​conversione ​da un participio passato femminile,

come ​guardata​, ​bevuta​, ​mangiata​, ​pisciata,​ ​risata,​ ​letta​, ​scorsa​, ma

anche ​bracciata​, ​videata​,​cucchiaiata,​ ​forchettata​, ecc., che non derivano da

verbi) indicano processi brevissimi oppure piccole quantità di qualcosa (v. oltre).

Tale relativa trasparenza è però, data la natura della lingua (e in generale delle
lingue romanze; ➔ ​lingue romanze e italiano​), limitata a poche classi e non è

neanche sempre coerente. In effetti, in italiano solo di rado la categoria

semantica del nome si dichiara in base alla forma.

2.1 Nomi numerabili, di massa e collettivi

Una distinzione ampiamente riconosciuta è quella tra nomi numerabili, nomi di

massa e nomi collettivi. L’etichetta che designa queste categorie non è del tutto

precisa, perché «numerabili», «collettivi» o «di massa» non sono i nomi come

forme linguistiche, ma i referenti che essi hanno.

2.1.1 Nomi numerabili. I nomi numerabili designano oggetti discreti, che

possono essere cioè separati l’uno dall’altro e numerati (da qui il


termine): ​penna​, ​occhio​, ​libro​, ​lampada,​ ecc. Non tutti i nomi numerabili

designano però entità così materiali: possono far parte della classe anche nomi

dai referenti astratti o immateriali, oppure designanti eventi

(​speranza​, ​illusione,​ ​imbroglio,​ ecc.).

Dal punto di vista formale, la peculiarità dei nomi numerabili sta nel fatto che
possono avere un plurale e combinarsi con ➔ quantificatori, sia definiti che

indefiniti (➔ ​numerali​; ➔ ​indefiniti, aggettivi e pronomi​): ​due libri​, ​qualche

libro,​ ​parecchi libri.​

2.1.2 Nomi di massa. I nomi di massa, per contro, designano entità non discrete

ma continue, che vanno prese come insiemi indistinti e, appunto,

‘massivi’: ​mare,​ ​latte​, ​vino​, ​acqua​, ​cibo​, ​studio,​ ​fogliame,​ ​bestiame,​ ecc.

Quando un nome di massa è al plurale (non tutti i nomi di massa lo

ammettono: ​i vini ​ma non ​i bestiami​), perde il suo valore di massa per

assumerne uno di tipo. Si osservi la differenza:

(1) beve molto vino [= beve una grande quantità di vino, quale che ne sia il

tipo»]

(2) beve molti vini [= beve molti tipi diversi di vino, quale che ne sia la quantità,

anche poco»]

Ai nomi di massa possono essere ascritti anche alcuni nomi morfologicamente

omogenei, che aggiungono al significato di massa una sfumatura

valutativa: ​ciarpame,​ ​letame​, ​bullettame,​ o anche lo

spregiativo ​culturame​,​oggettistica​, ​regalistica​, ecc.


Jackendoff (1990; 1991) ha utilmente distinto i referenti dei nomi di massa in

«sostanze» e «aggregati»: le prime sono prive di articolazione interna

(​latte​, ​acqua​, ​farina,​ ecc.), i secondi sono costituiti da elementi separabili e

delimitati (​erba​,​sabbia​, ecc.). Mentre il plurale dei nomi di massa del primo

gruppo fa riferimento, come si è accennato, a tipi (​prendi due farine ​significa

infatti «due tipi di farina»), per operare una pluralizzazione dei secondi occorre

utilizzare nomi specializzati, i cosiddetti ​singolativi (​ alcuni li chiamano

anche ​classificatori)​ : ​un chicco di grano​, ​un acino di uva​, ​uno spicchio di

arancia​, ecc. Lo stesso fenomeno si ha con collettivi come ​personale ​(nel senso

di «insieme dei dipendenti di un’azienda»), che non ha plurale (*​i personali​) e

per essere reso discreto ha bisogno di un nome di appoggio: ​abbiamo acquisito

due elementi ​[o ​unità]​ ​di personale.

Ai nomi di massa possono essere assimilati anche quei nomi astratti (designanti

virtù, passioni, ideali, ecc.) che non hanno plurale (​coraggio​, ​eroismo,​ ​viltà,​

ecc.) oppure, se messi al plurale, non hanno più il significato generale del

singolare ma indicano i singoli ‘atti’ o ‘gesti’ in cui quella nozione astratta si è

manifestata: ​le miserie ​indica i fatti o gli aspetti in cui la miseria si manifesta, ​le

viltà i​ ndica i gesti o i comportamenti caratterizzati da viltà, ecc. Il rapporto tra

singolare e plurale di questi nomi è però ambiguo: alcuni di essi, al plurale,

​ atti di bassezza» rispetto a *​i


indicano «atti di X», altri no: vedi ​le sue bassezze «

suoi coraggi​.

2.1.3 Nomi collettivi. I nomi collettivi infine, ben noti anche nella pratica

scolastica, designano collettività, cioè insiemi composti da membri


discreti: ​gregge​, ​mandria​, ​gruppo,​ ​comitiva,​ ​completo,​ ​mazzo​, ecc.

I nomi collettivi possono essere pluralizzati, nel qual caso indicano più di uno

degli insiemi che designano:

(3) c’erano comitive di ragazzi e di ragazze

(4) due bande di delinquenti

(5) le mandrie si sono disperse.

2.2 Nomi di agente, di strumento, di luogo

Tra i nomi numerabili si possono distinguere altre sottocategorie, alcune delle

quali erano già state identificate dall’analisi grammaticale tradizionale.

I nomi di agente hanno per referente un individuo umano la cui descrizione è

«qualcuno che fa X o che usa X»: per

es., ​saldatore,​ ​montatore,​ ​conciatore​, ​guidatore,​ ecc. Non sempre i nomi

d’agente sono così riconoscibili dal punto di vista morfologico: vari nomi di

agente hanno infatti una struttura

inanalizzabile: ​medico,​ ​poeta​, ​astronauta​, ​informatico,​ ​ladro​,​sindaco,​ ecc.

Alcuni hanno preso col tempo un significato di strumento: ​saldatore​, ad es.,

indica tanto la persona che usa lo strumento per saldare quanto lo strumento

stesso; così ​ripetitore,​ ​trasportatore​, ​friggitrice​, ​lavatrice,​ ​fotocopiatrice,​ ecc. Per

questo, secondo alcuni, il nome di strumento è un nome d’agente a cui si sia

sottratto il coefficiente di ‘animatezza’.

In alcune varietà locali, poi, la stessa parola che si usa per l’agente si usa
​ il luogo pubblico
anche per il luogo: in romanesco antico, ad es., il ​pisciatore è

​ il lavatoio pubblico, lo ​spicciatore è


dove si orinava, il ​lavatore è ​ il pettine, che

‘spiccia’ i capelli, ecc.

2.3 Nomi di processo, di stato, di attività

Si tratta di una famiglia di nomi tra di loro correlati, in quanto codificano modi di

presentare l’evento designato (➔ ​aspetto​).

2.3.1Nomi di processo. I nomi di processo (o ​eventivi)​ indicano il processo, cioè

un’azione che ha una durata nel tempo e che può essere completata o no.

Incrociando queste proprietà, tra i nomi di processo è stato proposto di

distinguerne alcuni (Simone 2003).

(a) Nomi di processo indefinito: designano processi sul cui compimento nulla è

detto: ​obnubilamento​, ​invecchiamento​, ​ringiovanimento,​ ​rimbambimento​, ecc.

Questi nomi non hanno normalmente plurale (*​gli invecchiamenti​, *​i

rimbambimenti)​ , sono per lo più deverbali o deaggettivali (➔ ​deverbali, nomi​;

➔ ​deaggettivali, nomi​) e hanno desinenze costituite da suffissi tipici (-​mento,​ -

zione​, ecc.). È interessante notare che l’italiano, in tutti i casi in cui non dispone

di un nome di processo definito dedicato, o quando vuole sottolineare il

carattere durativo e continuo di un evento, impieghi spessissimo l’infinito

sostantivato (➔ ​sostantivato, infinito​): ​il tuo continuo fischiare mi

​ uesta proprietà, condivisa dallo spagnolo, è un tratto essenziale per


disturba. Q

identificare l’italiano (v. oltre; Simone 2004; Vanvolsem 1982).

(b) Nomi di processo definito: designano processi che vengono presentati come
completati: ​bevuta,​ ​passeggiata,​ ​camminata,​ ​sudata,​ ​inoltro​, ecc. Questi nomi

hanno ovviamente il plurale, sono anch’essi per lo più deverbali a suffisso zero

​ a sottolineato che questi nomi, molto numerosi,


o hanno spesso finale in -​ata. V

costituiscono una spiccata peculiarità italiana rispetto alle altre lingue romanze.

(c) Nomi ‘di una volta’: questi nomi indicano un processo la cui durata è

contratta in un punto, cioè brevissima o irrilevante. Possono essere deverbali

(anche se non sempre lo sono), sono pluralizzabili, in parte hanno la stessa

forma dei precedenti: ​bracciata,​ ​sospiro​, ​sguardo,​ ​guardata,​ ecc.

Per alcuni verbi esiste tutta la serie di nomi di processo (nomi di processo

indefinito, definito, e nomi di una volta), per altri si registrano invece lacune.

​ bbiamo:
Per es., per ​nuotare a

(6) a. Nome di processo indefinito: ​nuoto

b. Nome di processo definito: ​nuotata

c. Nome di una volta: ​bracciata

Per ​dimenticare,​ questa successione non si ha:

(7) a. Nome di processo indefinito: ​oblio (​ lett.)

b. Nome di processo definito: –

c. Nome di una volta: ​dimenticanza

(d) Nomi di stato: indicano una condizione duratura di qualcosa o

​ lo «stato in cui si trova una persona


qualcuno: ​ubriachezza è
​ «lo stato in cui si trova una persona
ubriaca», ​debolezza è

debole», ​nervosismo​, ​stanchezza,​ ​lucidità,​ ​opacità​, ​trasparenza,​ ecc. I nomi di

stato non si combinano con aggettivi indicanti durata o progressione: ​*la

continua trasparenza.​

2.4 Nomi di attività

Per eredità latina, una parte dei nomi di attività hanno il suffisso -ura:

mercatura, avvocatura, agricoltura, magistratura, ecc. Altri nomi di attività non

hanno contrassegni visibili: dedicarsi al commercio, al canto, alla medicina,

ecc., dato che derivano da altri significati per trasposizione.

2.5 Passaggi da una categoria all’altra

Possono darsi passaggi da una categoria di nomi all’altra, e ciò può creare

anche forti asimmetrie. Per es., bontà e cattiveria, pur essendo allo stesso

modo nomi di stato, hanno comportamenti diversi: il primo non ha plurale (*le

bontà che mi hai fatto) e quindi non può significare «singoli atti di ...», il secondo

sì (le cattiverie che mi hai fatto). Del pari, alcuni nomi di processo si sono

spostati di significato per indicare nomi di stato o di oggetto:

(8) trasmissione

a. occuparsi della trasmissione di un messaggio

b. in questa macchina si è rotta la trasmissione

Del pari, come si è visto prima, nomi di cosa (per es., nomi collettivi) possono

essere trasposti a nomi di attività o viceversa:


(9) dedicarsi alla magistratura ~ fare parte della magistratura

In questo caso ​magistratura ​è prima nome di attività, poi nome indicante

l’insieme dei magistrati.

3. Classi di nomi per comportamento sintattico

I nomi si distinguono anche secondo il comportamento sintattico.

3.1 Nomi con reggenza

Una varietà di nomi hanno una ➔ ​reggenza​, cioè impongono un connettore

specifico (sotto forma di preposizione; ➔ ​preposizioni​) ai nomi e alle frasi

completive che con essi formano sintagma (➔ ​completive, frasi​).

I nomi con reggenza sono soprattutto deverbali, i quali contengono una struttura
argomentale (➔ ​argomenti​), più o alla stessa maniera dei verbi da cui derivano:

(10) la partenza da casa ha scombussolato tutti

(11) l’arrivo a casa è avvenuto in ritardo

(12) la separazione dai parenti

(13) la sensibilità verso i bambini

In taluni casi, i nomi con reggenza possono creare ambiguità:

(14) la guerra coi tedeschi

(15) la guerra con gli alleati


(16) la guerra con gli alleati contro i tedeschi

Ci sono però anche nomi non deverbali che esibiscono una reggenza:

(17) un muro contro l’analfabetismo

(18) un libro sulla storia di Roma

In questo caso, si ritiene che i nomi non deverbali possano avere una

interpretazione deverbale: ​muro s​ ignifica allora «resistenza,

​ trattazione, discussione», e simili.


opposizione», ​libro «

I nomi con reggenza non sembrano poter avere più di tre (più raramente

quattro) argomenti (​l’arrivo di Pietro da Milano a Roma;​ ​la traduzione di

Shakespeare di Eduardo dall’inglese al napoletano​), ma la loro classificazione è

complicata da altre categorie.

Per es., si possono distinguere nomi ​intransitivi (​ 19 a.) da nomi ​transitivi (​ 19 b.),

come anche nomi attivi da nomi passivi (20):

(19) a. la partenza dei ragazzi [«i ragazzi partono»]

b. la promozione dei ragazzi [«i ragazzi sono promossi»]

(20) la polizia ha recuperato la refurtiva

a. il recupero della refurtiva [«la refurtiva è stata recuperata»]

b. *il recupero della polizia.

3.2 Incapsulatori
Alcuni nomi, dal significato piuttosto generico, operano come ➔ ​incapsulatori​,

cioè come meccanismo di coesione (➔ ​coesione, procedure di​) per lo più

anaforica (➔ ​anafora​) collegandosi a un intero discorso precedente (meno

spesso, susseguente):

(21) [oggi sulla città c’è stato un nubifragio]: questo inconveniente ci ha

impedito di andare al mare

(22) [abbiamo avuto un bambino bellissimo]: una gioia così davvero non ce

l’aspettavamo

In questi esempi, la parte tra parentesi quadre è l’antecedente, che viene

ripreso dall’incapsulatore (la parola sottolineata). Sebbene la lista degli

incapsulatori in italiano non sia definita con precisione, ci sono importanti

aspetti di ➔ ​variazione diastratica​: per es., se tutti

riconoscono ​avvenimento,​ ​fatto​, ​disgrazia​, ​gioia​, ecc., come incapsulatori, altre

unità sono distinte per livello diafasico: ​storia,​ ​faccenda​, ​affare​, ecc., sono

connotati come bassi; ​evento,​ ​circostanza,​ ​accadimento,​ ecc., come alti o

formali.

3.3 Nomi generali

Alcuni nomi operano come nomi generali (vale a dire come designatori di

qualunque cosa), a cui ricorrere pertanto in casi di incertezza o di mancanza di

un termine specifico (➔ ​parole generali​). Anche qui ci sono differenze

diafasiche e diastratiche: cosa è il più generale e neutro, dato che può

designare senza distinzione oggetti ed eventi, ma quel che al Centro e al Sud


del paese si indica generalmente con cosa al Nord-ovest è possibile indicarlo

con roba; coso, aggeggio, affare, cazzabbubbolo, cazzo, ecc., sono nomi

generali scherzosi e/o volgari per oggetti. Come designatore di persone,

persona e individuo sono di uso generale; tale, tipo, cristiano, ecc., sono invece

di registro popolare.

3.4 Complementatori

Alcuni nomi generali operano come complementatori, cioè introduttori di frasi

completive. Per svolgere tale funzione si inseriscono in sintagmi tipici, che

hanno la struttura articolo + nome generale + che (o di con completive

implicite). Di tale genere sono fatto (che dà luogo a il fatto che/di) e circostanza

(la circostanza che/di). Ma nel linguaggio colloquiale (➔ ​colloquiale, lingua​)

hanno questa funzione anche altri nomi: discorso (il discorso di partire mi pare

urgente), storia (la storia che sei stato bocciato è grave), faccenda, ecc.

4. Peculiarità italiane

Alcune sottoclassi di nomi sono peculiarità italiane tra le lingue romanze, anche

se il grado della loro specificità varia da classe a classe. In questa voce ne

illustriamo alcuni: i nomi supporto, i polirematici, gli infiniti sostantivati, le

nominalizzazioni, rinviando per i dettagli alle voci rispettive.

4.1 Nomi supporto

I nomi supporto hanno, oltre al loro significato normale, un significato

‘grammaticale’ particolare: se hanno il primo posto in sintagmi del tipo nome 1 +

di + nome 2, modificano in maniera importante il significato del nome 2,


conferendogli proprietà che da solo non avrebbe. In particolare, servono a

rendere pluralizzabili i nomi astratti (cfr. § 2.1.2).

Un esempio di questa classe è ​atto:​ quando viene combinato con un nome 2

indicante una proprietà di carattere (​gelosia,​ ​eroismo,​ ​crudeltà,​ ​perfidia,​ ​nobiltà​,

ecc.), permette a questo di avere forma plurale (quindi lo rende numerabile), e

dà all’intero sintagma il significato di «ogni singolo evento in cui nome 2 ha un

ruolo».

Vedi quindi:

(23) *ha commesso diversi eroismi → ha commesso diversi atti di eroismo

(24) *ha avuto delle ilarità → ha avuto degli scatti di ilarità

(25) *ha fatto molti telefoni → ha fatto molti colpi di telefono

(26) *ha dato continui freni → ha dato continui colpi di freno

Quest’ultimo esempio mostra che alcuni sintagmi con nomi supporto possono

essere sostituiti da nomi derivati in -​ata​(​colpo di freni =


​ ​frenata)​ , in quanto il

​ nome 2 ha nel suo insieme un significato di nome ‘di


sintagma nome 1 + ​di +

una volta’.

Nomi supporto esistono, tra le lingue romanze, solo in italiano e in francese

(​coup de foudre ​«colpo di fulmine», ​coup de coeur «


​ emozione», ​coup de

bière ​«sorsata di birra», ecc.). In spagnolo, il significato indicato è codificato

piuttosto morfologicamente, con il suffisso -​azo:​ ​vistazo «


​ colpo

​ colpo di freni», ecc. (anche se esistono casi di nomi


d’occhio», ​frenazo «
supporto).

I nomi supporto hanno due proprietà essenziali:

(a) non sono più di una ventina di elementi

(​atto​, ​gesto,​ ​azione​, ​colpo,​ ​botta​, ​uscita​, ​scatto,​ ​accesso,​ ecc.);

(b) anche i nomi che possono operare come nome 2 appartengono a una

ristretta gamma di classi semantiche: indicano processi naturali

(​malattia,​ ​nervosismo,​ ecc.), stati psicologici e fisici (​amore​, ​rabbia,​ ​sonno,​

ecc.), eventi naturali (​neve​, ​pioggia​, ​vento,​ ecc.; Simone & Pompei 2007;

Simone & Masini 2008).

4.2 Nomi polirematici

Un’altra proprietà italiana sono i nomi polirematici, cioè composti da più

elementi lessicali ma formanti un’unità. Benché diffusi in varie lingue, essi sono

particolarmente frequenti nel lessico italiano. Rinviando per i diversi tipi alle voci
apposite (➔ ​locuzioni​; ➔ ​polirematiche, parole​; ➔ ​binomi irreversibili​; una lista

in Jezek 2005: 41), richiamiamo qui le categorie principali.

(a) Nomi composti: costituiti da due nomi affiancati, sono del tipo di ​porta

finestra,​ ​vagone letto,​ ecc. Questi nomi possono essere ulteriormente

classificati secondo la relazione di significato tra i due componenti: la ​porta

​ una porta che coincide con una finestra, il ​vagone letto è


finestra è ​ un vagone

che contiene dei letti (non «che coincide con un letto»). Altre strutture si

annunciano nell’italiano d’oggi, con ulteriori relazioni semantiche tra i due

componenti: ​azienda paese​, ​rischio cambio,​ ​sistema Italia,​ ecc.


(b) Nomi con preposizione interna: hanno la struttura nome + preposizione +

nome. Sono del tipo di ​giacca a vento,​ ​abito da passeggio,​ ​macchina per

scrivere​, ecc. (Jezek 2005: 40 segg.; Masini 2009). Anche questi sono da

dividersi in categorie, secondo la preposizione in questione (le preposizioni

possono essere ​a,​ ​con,​ ​di​, ​da​, ​per)​ , la struttura interna e il peculiare tipo di

significato: per es., ​donna a ore​, pur avendo la stessa struttura di ​macchina a

vapore,​ ha una diversa semantica: nel primo caso ​a i​ ndica una peculiarità

operativa, nel secondo un tipo di propulsione (come in ​motore a benzina,​ ​barca

a vela​, ecc.).

(c) Binomi irreversibili: hanno la struttura nome 1 + ​e ​+ nome 2: ​aglio e

olio,​ ​marito e moglie,​ ​pane e formaggio,​ ​pane e companatico​, e sono

caratterizzati dal fatto che l’ordine dei due nomi non può essere invertito (da qui

il termine che li designa), il che indica che essi sono lessicalizzati

(➔ ​lessicalizzazione​) come un tutt’uno. In molti casi questi nomi fanno parte di

espressioni idiomatiche (➔ ​modi di dire​), in altri invece sono liberi e possono

essere inseriti in qualunque contesto sintattico.

4.3 Infiniti sostantivati e nominalizzazioni

Un’indiscutibile proprietà dell’italiano sono i nomi ottenuti per conversione da


infiniti verbali (➔ ​sostantivato, infinito​). Tra le lingue romanze, italiano e

spagnolo sono quelle che più adoperano questa risorsa, che ha dato luogo,

nella storia, a una varietà di forme lessicalizzate: calare (della sera), levare o

sorgere (del sole), imbrunire, limitare, passare (il passar del tempo), ecc.

In generale, però, l’infinito sostantivato può esser creato dai parlanti anche al di
là delle risorse offerte dal lessico, essenzialmente per due motivi:

(a) per far fronte a possibili lacune del lessico:

(27) il friggere dell’olio ha prodotto un gran puzzo ~ il *friggimento dell’olio ... /

la *frittura dell’olio ...

(28) il rumoreggiare della folla richiamò la polizia ~ il *rumoreggiamento della

folla ...

(b) per creare nomi da interi sintagmi verbali, allo scopo di avere un elemento

che possa funzionare da tema (esempi tutti da Internet, fonti varie):

(29) il male dell’uomo moderno è l’aver fatto della ricerca della felicità il proprio

dio

(30) l’uscita dalla crisi passa attraverso il «fare Rete»

(31) strana proposta telefonica dopo una settimana dall’aver firmato con Sky

(32) prendete in considerazione eventi rari, come l’aver visto una grossa stella

cadente

Sebbene non lascino tracce stabili nel lessico, questi infiniti ‘liberi’

caratterizzano ugualmente la lingua e i suoi usi. Può darsi che la propensione a

formare infiniti nominali sia da ricollegarsi al fatto che in italiano antico essa era

estesa e perfettamente sistematica: ​i baciari​, ​gli abbracciari​.

Studi

Jackendoff, Ray (1990), ​Semantic structures​, Cambridge (Mass.) - London, The


MIT Press.

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