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«Teologia» 40 (2015) 279-297

Matteo Martino

Il ritorno del padre


nella letteratura psicologica
I contributi di Luigi Zoja
e Massimo Recalcati

D el padre non si può fare a meno. In questi ultimi quindici anni in


Italia si sono moltiplicate le pubblicazioni di indirizzo psicologi-
co dedicate alla riscoperta della figura paterna1. Il repentino lievitare
della letteratura è provocato dalle ingenti difficoltà che i processi di
costruzione dell’identità personale incontrano nell’attuale stagione ci-
vile, a motivo della dissoluzione dei codici di senso e della frammen-
tazione dei mondi di vita. Sul piano dei vissuti effettivi e dei compor-
tamenti diffusi, psicologi e sociologi riscontrano oggi, in maniera
inequivocabile, un’inedita domanda di padre. Il rimosso, ora invoca-
to, ritorna, ma trasformato. Che cosa ritorna del padre?
Questo saggio intende inquadrare il rinnovato interesse della psi-
cologia per la figura paterna con l’obiettivo di individuare categorie
utili per una sua risemantizzazione. Punto di accesso dell’indagine è
l’accostamento ai contributi di due noti psicoanalisti italiani, Luigi

1
L. ZOJA, Il gesto di Ettore. Preisto- padri. Essere genitori oggi (Farsi un’idea
ria, storia, attualità e scomparsa del 193), Il Mulino, Bologna 2011; F. NEM-
padre, Bollati Boringhieri, Torino 2000; BRINI, Di padre in figlio. Conversazioni
F. FERRAROTTI (ed.), Le figure del padre, sul rischio di educare, Ares, Milano
Armando, Roma 2001; C. RISÉ, Il padre. 2012; A. VANNI, Padri presenti, figli felici,
L’assente inaccettabile, Edizioni San Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo
Paolo, Cinisello Balsamo 2003; M. AN- 2012; P. CREPET, L’autorità perduta. Il
DOLFI, Il padre ritrovato. Alla ricerca di coraggio che i figli ci chiedono, Einaudi,
nuove dimensioni paterne in una Torino 2013; M. RECALCATI, Il complesso
prospettiva sistemico-relazionale, Franco di Telemaco. Genitori e figli dopo il tra-
Angeli, Milano 2008; G. BIANCO, Padre monto del padre, Feltrinelli, Milano
papà. Una figura ormai inutile?, Città 2013; C. RISÉ, Il padre. Libertà dono,
Nuova, Roma 2010; M. RECALCATI, Cosa Ares, Milano 2013; G. SAVIO, Figlio e
resta del padre? La paternità nell’epoca padre. In due per strada, Armando, Ro-
ipermoderna, Raffaello Cortina, Milano ma 2013; S. ARGENTIERI, Il padre mater-
2011; C. RISÉ, Il mestiere di padre, Edi- no, Einaudi, Torino 2014; E. ACETI - M.
zioni San Paolo, Cinisello Balsamo MENEGUZZO, Essere padri in un mondo
2011; A.L. ZANATTA, Nuove madri e nuovi che cambia, Monti, Saronno 2014. 279
Matteo Martino

Zoja e Massimo Recalcati, la cui ricerca si distingue per l’impegno di


scavo teorico profuso per il rinvenimento dell’originaria funzione del
padre e delle sue condizioni di possibilità. La ricognizione dei loro
studi, supportata da una preliminare e sintetica considerazione del-
l’attuale configurazione del rapporto famiglia-società, mira al neces-
sario riposizionamento dell’immagine paterna rispetto alla questione
della legge e ai processi di costituzione del sé.

1. Scomparsa del padre


e trasformazione della famiglia
L’“assenza del padre” è un tratto tipico della società tardo-moder-
na, addirittura un luogo comune della letteratura specialistica di indi-
rizzo psico-sociologico. Ma come deve essere intesa? Non ci si riferi-
sce semplicemente alla defezione causata dalla rottura del legame di
coppia, né all’assenza fisica tra le mura domestiche determinata oggi
dalla dilatazione degli orari lavorativi. Si tratta piuttosto della caren-
za, registrata sul piano dei comportamenti, di uno stile “sufficiente-
mente” paterno: è l’estinzione della “spiritualità” del padre2.
La ricognizione fenomenologica mostra che il padre, rispetto al
passato, frequenta maggiormente la casa, collabora nelle faccende do-
mestiche, assolve i compiti prestabiliti, ma non ha alcun peso nella
conduzione della famiglia e nella scelta delle strategie educative.
L’uomo si trova sguarnito di fronte al ruolo di padre a motivo dei
radicali mutamenti socio-culturali e del conseguente stravolgimento
dell’assetto familiare. Egli non dispone più di quella copertura assio-
logica, ossia di quella certificazione di senso condivisa, che un tempo
assicurava l’esercizio effettivo della paternità. La scomparsa del padre

2
Cfr. A. MITSCHERLICH, Auf dem Weg sociali e conferito solidità ai significati
zur vaterlosen Gesellschaft. Ideen zur del vivere: cfr. J. LACAN, Le Séminaire, Li-
Sozialpsychologie, Piper, München 1963; vre XVI (1968), Note sur le père et l’uni-
tr. it., Verso una società senza padre. Idee versalisme, Seuil, Paris 1998; tr. it., Nota
per una psicologia sociale, Feltrinelli, sul padre e sull’universalismo, «La psi-
Milano 1970. Alla fine degli anni ’60 Jac- coanalisi» 33 (2003) 9-10; del problema
ques Lacan parlava di “evaporazione” dell’impallidirsi dell’immagine paterna
del padre in un senso più ampio rispetto nella civiltà contemporanea Lacan si oc-
a quello inteso dalla sociologia; egli in- cupò già in uno dei suoi primi scritti: J.
fatti con questa espressione non si rife- LACAN, Les complexes familiaux dans la
riva solo alla crisi dell’identità paterna formation de l’individu (1938) in ID., Au-
nella società contemporanea quanto, tres écrits, Seuil, Paris 2001; tr. it., I com-
più profondamente, alla perdita del ver- plessi familiari nella formazione dell’indi-
tice simbolico, ossia di quel Centro che viduo. Saggio di analisi di una funzione
280 aveva strutturato in precedenza i legami in psicologia, Einaudi, Torino 2005.
Il ritorno del padre nella letteratura psicologica

apportata dall’industrializzazione (Mitscherlich, 1963) è, in sostanza,


la dissoluzione dei riti e dei miti costruiti attorno alla sua immagine.
La rarefazione della simbolica paterna annuncia il tramonto dello
sforzo di civilizzazione e del senso della legge. In questo orizzonte se-
mantico impoverito il padre tardo-moderno rassegna le dimissioni
dal compito di iniziare il figlio alla realtà e alla vita associata3.
Il fenomeno della latitanza del padre esige di essere compreso in
stretta relazione ai processi di trasformazione della famiglia contempo-
ranea. All’osservazione si impone il fatto della “pluralizzazione” delle
forme di convivenza esistenti. La diversificazione è percepita dai socio-
logi non come “devianza” da un modello ritenuto “canonico” o “miglio-
re” ma come risposta adattiva alle dinamiche imposte dall’umano con-
temporaneo. Anche nel discorso pubblico il termine “famiglia” viene
ormai pacificamente declinato al plurale. Assistiamo oggi alla trasposi-
zione dei differenti stili di vita personali in altrettante forme di aggre-
gazione domestica.
L’odierna condizione della famiglia occidentale è determinata non
solo dalla sua “pluralizzazione” ma prima ancora dalla sua margina-
lizzazione rispetto alla società. La comunità familiare si apparta in
uno spazio rigorosamente “privato” e si trasforma in un nucleo a se
stante, come pura unità di affetti. A essa sono assegnate mansioni di
rassicurazione emotiva e non più funzioni di tipo normativo. Questa
mutazione costituisce a nostro avviso l’elemento chiave per intendere
la questione del padre nel nostro tempo. L’attuale precarietà della fi-
gura paterna deve essere compresa esattamente come indice dell’iso-
lamento e della contrazione affettiva della famiglia contemporanea.
La famiglia è realtà insulare: non avendo rapporti sistemici di
scambio simbolico con il contesto sociale entro cui vive, diventa «ri-
fugio in un mondo senza cuore»4. Già negli anni ’50 del secolo scorso
Talcott Parsons riconosceva alla famiglia, senza peraltro avvertirne la
problematicità, due fondamentali funzioni: la socializzazione prima-
ria dei figli e la stabilizzazione delle personalità adulte5.

3
Cfr. F. POTERZIO, Metamorfosi della è mai scomparso perché appartiene all’e-
famiglia contemporanea e psicopatologia: sperienza originaria dell’umano.
l’osservazione clinica, in P. DONATI (ed.), 4
CH. LASCH, Haven in a Heartless
Ri-conoscere la famiglia: quale valore ag- World. The Family Besieged, Basic
giunto per la persona e la società? Decimo Books, New York 1977; tr. it., Rifugio in
rapporto Cisf sulla famiglia in Italia, Edi- un mondo senza cuore. La famiglia in
zioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2007, stato d’assedio, Bompiani, Milano 1982.
247-248. Non bisogna tuttavia indulgere 5
T. PARSONS - R. BALES, Family, So-
a una retorica dell’assenza del padre. Il cialization and Interaction Process, The
padre esiste come esperienza del limite; Free Press, Glencoe 1955; tr. it., Fami-
egli è ciò che “resiste”, lo spigolo duro glia e socializzazione, Mondadori, Mila-
della realtà. In questo senso il padre non no 1974, 22-23. 281
Matteo Martino

Marginalizzazione e concentrazione affettiva della famiglia ren-


dono più difficoltosa la costruzione della personalità. In questa corni-
ce, il tradizionale compito del padre di inscrivere la scena primaria in
quella secondaria appare arduo.
Il padre diserta la funzione normativa poiché non è più visibile la
costellazione di significati elementari da tutti condivisa che ne garan-
tiva il senso e la praticabilità.
Debolezza del padre e fragilità della famiglia sono fenomeni com-
plessi che possono essere interpretati adeguatamente solo a procede-
re dalla considerazione dei mutamenti socio-culturali. D’altra parte
occorre essere avvertiti di un rischio insidioso per la ricerca psico-so-
ciale, ossia quello di confezionare una lettura di questi fenomeni li-
mitata all’attualità. L’istantanea della situazione presente risulta ope-
razione insufficiente al fine della perspicuità del dato. Cambiamento
della famiglia ed eclissi del padre sono infatti processi articolati e dis-
tesi nel tempo che richiedono un’indagine di tipo storico-sociale at-
tenta ai fenomeni di lunga durata6.
Ci limitiamo a indicare succintamente solo alcuni punti di svolta.
Le ricerche mostrano come la comunità familiare nei paesi dell’Eu-
ropa occidentale a partire dal Seicento conosca un progressivo dis-
tacco rispetto alla vita associata. La ragione di tale distacco è da at-
tribuire all’irruzione del sentimento della famiglia e dell’infanzia.
Tale irruzione è resa possibile dal concorso di diversi fattori: cam-
biamenti demografici, mutamenti sociali e culturali, trasformazioni
economiche.
La rivoluzione del sentimento ridisegna la vita familiare e le stes-
se soluzioni abitative; la casa diventa ambiente privato e nido degli af-
fetti dove al centro troneggia il bambino. L’invasione dei sentimenti
nei modi di vivere e intendere la coppia coniugale unitamente alla
sempre più marcata attenzione alla cura della prole hanno dunque
sancito progressivamente l’affermazione della moderna famiglia af-
fettiva puerocentrica7.
Gli anni ’60-’70 del secolo scorso costituiscono una tappa decisi-
va per la destituzione dell’ordine simbolico tradizionale e in partico-
lare per la contestazione del profilo istituzionale di matrimonio e fa-

6
Circa la necessità per l’indagine 7
PH. ARIÈS, L’enfant et la vie familia-
sociologica di un’attenzione ai fenomeni le sous l’Ancien Régime, Seuil, Paris 1960;
di lunga durata cfr. N. ELIAS, Was ist So- tr. it., Padri e figli nell’Europa medievale e
ziologie?, Juventa, München 1970; tr. it., moderna, Laterza, Roma-Bari 1968.
Che cos’è la sociologia?, Rosenberg &
282 Sellier, Torino 1990.
Il ritorno del padre nella letteratura psicologica

miglia. La protesta del ’68, quale espressione del disadattamento dei


giovani e, più in generale, del disagio dell’individuo marginalizzato
dalla società, mette in luce proprio la difficoltà della famiglia affetti-
va a produrre un adeguato processo di introduzione al cosmo socia-
le. Su questo sfondo va collocata e deve essere compresa la fioritura
della retorica marxista e libertaria di quegli anni, come tentativo
fantasioso di ricreare un immaginario sociale di cui si avvertiva la
mancanza.
Nella stagione civile più recente, diversi vettori di trasformazione
concorrono ad accentuare la separazione tra famiglia e società, e in
particolare a decretare la frattura esiziale tra coscienza e cultura, cau-
sa dell’attuale indigenza simbolica del padre. Ci riferiamo innanzitut-
to all’elevato grado di frammentazione raggiunto dai sistemi sociali,
all’insediamento di modelli di comportamento modulati da uno spic-
cato individualismo espressivo, infine all’accelerazione del processo
di disincanto del mondo realizzatosi mediante la supremazia della
tecnica e il rifiuto di ogni fondamento trascendente. Nella società
complessa e secolare si assiste al definitivo congedo della possibilità
di avvalersi di un unico principio esplicativo della realtà: “fine delle
grandi narrazioni”, “società liquida”, “cultura del narcisismo” sono
categorie ormai note per descrivere, con accettabile approssimazione,
la condizione spirituale del soggetto nell’epoca tardo-moderna8. L’in-
dividuo, senza più punti di riferimento, appare sempre più ossessio-
nato dal problema dell’identità. Documento di tale ossessione è l’esor-
bitante attenzione accordata nel nostro tempo alla questione della
rivendicazione del gender. La ricerca compulsiva della piena espres-
sione del proprio potenziale, la celebrazione del culto della propria
autenticità, riflettono il crollo dell’autorità paterna. L’imperativo este-
tico dell’autenticità sancisce infatti l’impotenza del padre di fronte al
compito di iniziare i figli al mestiere di vivere.
Risulta pertanto evidente che la funzione paterna è inscindibil-
mente legata alla configurazione della cultura quale sistema delle og-
gettivazioni sociali dei significati del vivere.

8
J.-F. LYOTARD, La Condition post- Diminishing Expectations, Norton, New
moderne. Rapport sur le savoir, Les Édi- York 1979, tr. it., La cultura del narcisi-
tions de Minuit, Paris 1979; tr. it., La smo, Bompiani, Milano 1981; Z. BAUMAN,
condizione postmoderna, Feltrinelli, Mi- Liquid Modernity, Polity Press, Cam-
lano 200617; CH. LASCH, The Culture of bridge 2000; tr. it., Modernità liquida,
Narcissism: American Life in an Age of Laterza, Roma-Bari 2002. 283
Matteo Martino

2. Alla ricerca del padre. Paternità e cultura


Perdita del padre e necessità del suo ritrovamento per il processo
di formazione dell’individuo ispirano il lavoro dello psicoanalista Lui-
gi Zoja, Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del pa-
dre9. La pubblicazione del saggio ha inaugurato in Italia all’inizio de-
gli anni Duemila una stagione di fervente interesse per la figura del
padre sotto il profilo psicologico.
Le evidenti difficoltà nei processi identificativi e la tendenziale in-
tonazione regressiva dei comportamenti della popolazione adulta del-
le società avanzate attestano l’attuale fiacchezza semantica dell’imma-
ginario sociale paterno. L’odierno sbiadimento di tale immaginario è
da imputarsi al difetto di referenza simbolica dei legami sociali e alla
consunzione del patrimonio simbolico della legge e dell’autorità10.
L’opera di Zoja si prefigge di appuntare una storia dell’archetipo
paterno. La rivisitazione storica è guidata da una tesi centrale: il pa-
dre è una costruzione culturale. Per diventare padre non è sufficiente
generare; occorre un’intenzione esplicita, una decisione personale che
è resa possibile dalle forme della cultura.
La ragione di interesse per il lavoro di Zoja risiede nella peculiare
prospettiva di approccio al tema della paternità. Va apprezzata la scel-
ta metodologica di trattare la figura del padre nel suo stretto rappor-
to con la società e la cultura, in ottemperanza al dettato junghiano.
Nella visione di Jung infatti l’individuo non può mai essere considera-
to in modo disgiunto rispetto all’ordine simbolico che anima e gover-
na il mondo in cui egli vive. Dunque anche il padre non si presenta

9
Luigi Zoja (1943) è psicoanalista 10
Per un inquadramento della tema-
junghiano, già presidente della Associa- tica dell’autorità in rapporto all’epoca
zione Internazionale di Psicologia Anali- moderna cfr. A.B. SELIGMAN, Modernity’s
tica (IAAP) dal 1998 al 2001. Qui ci rife- Wager. Authority, the Self, and Transcen-
riamo sostanzialmente allo studio Il dence, Princeton University Press, Prince-
gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità ton 2000, tr. it., La scommessa della
e scomparsa del padre, Bollati Boringhie- modernità. L’autorità, il sé e la trascenden-
ri, Torino 2000. Tra le sue pubblicazioni za, Meltemi, Roma 2002; sul legame tra
segnaliamo: Nascere non basta. Inizia- autorità, coscienza morale e insediamen-
zione e tossicodipendenza, Raffaello Cor- to del Super-io cfr. S. FREUD, Das Ich und
tina, Milano 2003; Storia dell’arroganza. das Es, Internationaler Psychoanalyti-
Psicologia e limiti dello sviluppo, Moretti scher Verlag, Leipzig 1923, tr. it., L’Io e
& Vitali, Bergamo 2003; La morte del l’Es, in Opere di Sigmund Freud, vol. IX,
prossimo, Einaudi, Torino 2009; Para- Boringhieri, Torino 1977; circa il nesso
noia. La follia che fa la storia, Bollati Bo- tra sviluppo del concetto di autorità e
ringhieri, Torino 2011; Utopie minimali- moderna famiglia borghese cfr. M. HOR-
ste. Un mondo più desiderabile anche KHEIMER, Studien über Autorität und Fa-
senza eroi, Chiarelettere, Milano 2013. milie, Alcan, Paris 1936; tr. it., Studi sul-
l’autorità e la famiglia, UTET, Torino
284 1974.
Il ritorno del padre nella letteratura psicologica

mai isolato, bensì immerso in una società e in una cultura che, in Oc-
cidente, nonostante tutte le turbolenze e le trasformazioni in atto, ri-
mangono comunque di tipo patriarcale. È importante notare che tale
impostazione consente di contrastare il solipsismo irreale che carat-
terizza il soggetto psichico così come pensato dalla psicoanalisi di
matrice freudiana.
Va inoltre riconosciuto allo studio di Zoja il merito di non arenar-
si nelle secche dell’attualità ma di scandagliare l’immagine del padre
quale fenomeno di lunga durata, come del resto raccomanda la socio-
logia più accorta (Elias, 1970). Per Zoja l’esclusiva concentrazione sul
dato attuale, ossia la fotografia della situazione presente del padre
realizzata mediante la forma dell’inchiesta, non consente di valutare
la profondità e le variazioni dell’archetipo paterno così come appaio-
no nello sviluppo storico della psicologia collettiva. Il saggio di Zoja si
presenta quindi come una storia psicologica del padre più attenta ai
simboli che ai concetti, elaborata in una prospettiva eurocentrica, più
precisamente mediterraneocentrica11.
L’indagine prende avvio dalla considerazione dell’era preistorica.
Qui importa cogliere il salto decisivo che contraddistingue la specie
umana in epoca paleolitica: la creazione di un nucleo monogamico
stabile in cui il maschio riveste la funzione di protezione e cura della
prole: è la nascita del padre. La comparsa del padre sancisce l’uscita
dell’umanità dalla condizione dell’orda primordiale e segna il sorgere
della cultura: egli infatti si presenta come intenzionalità e progetto.
Gli studi in campo antropologico mostrano che mentre è possibi-
le riscontrare una continuità del “naturale” nel femminile – quel na-
turale che conferisce al rapporto materno il carattere di simbiosi – per
la paternità non è così12. La paternità non è un semplice atto istintua-
le, non deriva automaticamente dall’atto generativo: «La paternità
non consiste nell’attimo. Non solo nel generare, bensì in quell’essere
padre in modo stabile che accompagna la crescita del figlio»13. Diven-
tare padre comporta l’intenzione di prendersi cura dei figli, implica
quindi consapevolezza e responsabilità. In questo senso la paternità è
gesto eminentemente culturale e principio di civiltà.
L’epoca dell’antichità classica corrisponde all’età aurea del padre.
È l’era del patriarcato in cui il padre appare come il custode della con-
tinuità delle generazioni. Nel mondo greco viene decretata la superio-

11
Cfr. L. ZOJA, Il gesto di Ettore, 20- 12
M. MEAD, Male and Female, Mor-
24.78. row, New York 1949; tr. it., Maschio e
femmina, Il Saggiatore, Milano 1992.
13
L. ZOJA, Il gesto di Ettore, 26. 285
Matteo Martino

rità del padre sulla madre: solo il padre infatti è considerato genitore
del figlio; la madre è soltanto nutrice14. Su questo sfondo, attraverso la
creazione del mito, prendono corpo figure paterne potenti come Etto-
re e Ulisse. L’identità e l’autorità del padre sono veicolate e assicurate
dalla cultura, e specificatamente dalla tessitura di quelle “grandi nar-
razioni” che sono i poemi omerici. Essi consacrano presso l’immagi-
nario collettivo l’effigie del padre eroe la cui grandezza consiste nel-
l’essere simultaneamente padre della patria e padre di famiglia.
L’unità di padre e patriota trova nella figura di Ettore, così come
descritta nell’Iliade, una rappresentazione assai pregnante. Lo studio
di Zoja si sofferma su un particolare:

[…] poi [Ettore] baciò l’amato figlio e lo levò al cielo, pregando: «Zeus
e voi altri dèi, rendete forte questo mio figlio. E che un giorno, veden-
dolo tornare dal campo di battaglia, qualcuno dica: “È molto più forte
del padre”»15.

È questo il gesto di Ettore: l’elevazione del figlio al cielo; egli lo in-


nalza con la forza virile delle braccia e con l’afflato religioso dell’invo-
cazione. Tale gesto costituisce il marcatore simbolico dell’identità del
padre per tutti i tempi. Il rapporto con il figlio è il risultato non di un
istinto ma di un intento.
Se Ettore è il padre eroe votato risolutamente al combattimento,
Ulisse è l’uomo travagliato dal desiderio di esplorare il mondo e dalla
sofferenza di non poter tornare in patria. Omero spesso ritrae Ulisse
nei momenti di dubbio in cui il suo pensiero, nell’atto di dover pren-
dere una decisione, ondeggia tra le due sponde contrapposte della
mente e del cuore16. L’oscillazione dell’animo di Ulisse tra desiderio di
avventura e nostalgia del focolare viene riletta da Zoja quale espres-
sione della dialettica originaria tra istinto maschile della scoperta e
presa di coscienza della responsabilità paterna. Dal punto di vista psi-
cologico il profilo di Ulisse documenta il processo di decisione e illu-
stra l’importanza della riflessione. È celebrata la vittoria del pensiero
sulla pulsione: Ulisse infatti valuta tempi e costi delle sue azioni, cer-
ca di trarre profitto dalle situazioni, evita inutili rischi ed escogita
sempre un’alternativa.

14
Il padre è dio creatore; la capacità greca, soltanto la mente può davvero ge-
solo maschile di generare non si limita nerare; cfr. L. ZOJA, Il gesto di Ettore, 135.
alla creazione del figlio. Il padre ha la ca- 15
Iliade, VI, 474-479.
pacità di “figliare” idee, arte e cultura, 16
Cfr. Odissea, V, 365.424; VI, 118;
generando proprio come Zeus: partori- X, 151.
286 sce dalla testa, poiché, nella mentalità
Il ritorno del padre nella letteratura psicologica

Il poema omerico presenta anche la figura del figlio Telemaco, or-


fano soprattutto di un ordine esistenziale. In questa prospettiva, l’a-
gnizione e la successiva alleanza tra Ulisse e Telemaco descrivono la
necessità dell’insediamento del codice paterno nell’inconscio del fi-
glio. L’essenziale è che Telemaco si dia un padre interno: solo così, re-
sistendo all’impulso della vendetta precipitosa e scomposta, potrà
consentire al padre di sconfiggere la forza caotica dei Proci, i maschi
non paterni che vivono sottomessi al dispotismo anarchico dell’effer-
vescenza libidica.
Nell’antichità latina Enea è il padre modello che incarna il valore
della cura del legame tra le generazioni. Tale cura trova espressione
nella pietas, nel rispetto delle divinità, e segnatamente nel culto dei
Penati17. Essi costituiscono il precipitato simbolico di ciò che tutela la
permanenza della stirpe, sono il seme della continuità familiare. An-
che in Enea, come in Ettore e in Ulisse, convivono le due anime del
combattente patriota e del custode della famiglia. Ma con Enea la di-
mensione orizzontale della lotta tra pari viene drasticamente ridi-
mensionata a favore di quella verticale del rapporto tra generazioni.
L’asse verticale dunque segna il profilo di Enea, ritratto come anello
centrale della catena generazionale, come punto mediano dell’albero
genealogico. Egli si fa carico, fisicamente, del padre Anchise e del fi-
glio Ascanio: i tre sono intrecciati fino a formare un solido fusto, in-
sieme sono legati verso il futuro. La linfa della tradizione pare trava-
sarsi dall’uno all’altro senza soluzione di continuità18.
Nella linea della cura del rapporto tra le generazioni si colloca il
gesto dell’elevazione del neonato istituito dal diritto romano. Si tratta
di un atto formale con il quale l’uomo si assume la responsabilità del-
la paternità. Ma il gesto dell’elevazione è più di un atto giuridico: è ce-
lebrazione rituale mediante cui il figlio, strappato dalla madre-terra,
viene elevato al cielo, ad maiora. Il gesto di suscipere, di innalzare,
compiuto sempre e solo dal padre, rimanda al dono della vita sociale
e morale19.

17
Allargando il quadro, ricordiamo HEGEL, Grundlinien der Philosophie des
che per Hegel i Penati costituiscono il Rechts oder Naturrecht und Staatswis-
simbolo stesso della paternità. Essi so- senschaft im Grundrisse, Berlin 1821; tr.
no concrezione della sostanza etica e it., Lineamenti di filosofia del diritto,
rappresentano il rapporto di consangui- Bompiani, Milano 2006, par. 158.164.
neità; è notevole che solo sullo sfondo 18
Eccezionale resa plastica del con-
dell’eticità (Sittlichkeit) dell’unità fami- cetto è la celebre scultura Enea, Anchise e
liare, a partire dalla famiglia quale «so- Ascanio di Gian Lorenzo Bernini (1618-
stanzialità immediata dello spirito» e 1619, Galleria Borghese, Roma).
luogo della legge divina, può attuarsi il 19
Cfr. L. ZOJA, Il gesto di Ettore, 169-
riconoscimento del padre; cfr. G.W.F. 171. 287
Matteo Martino

Con l’antichità classica si conclude il tempo della gloria del padre.


Da qui in avanti la figura paterna è destinata progressivamente a per-
dere forza e a subire una serie di ripetute contrazioni20.
La svolta decisiva per la destituzione del padre avviene con la ri-
voluzione francese. Fino ad allora l’autorità del padre rimane solida,
poi con il radicarsi della nuova mentalità forgiata dall’Illuminismo si
assiste al rigetto violento del monarca e di ogni figura istituzionale
che si aggrappi pervicacemente all’asse verticale del potere. Con la ri-
voluzione vengono decapitati i vertici e si consuma l’atto supremo del-
l’uccisione del re. Il padre-monarca è abbassato come è abbassata la
lama democraticamente livellatrice della ghigliottina. Cadono le teste
e cadono i simboli. L’abolizione dell’ordine gerarchico è animata dal
progetto di una società egualitaria, costruita sull’asse orizzontale al
grido di liberté, égalité, fraternité.
Tuttavia, rileva Zoja, il bisogno di padre persiste e sfocerebbe in
maniera distorta proprio nell’esplosione dei totalitarismi del ’900. Le
dittature sono espressione disfunzionale della nostalgia del padre for-
te e vincente: sono la celebrazione perversa del suo riscatto da una in-
tollerabile insignificanza. Come illustrano l’iconografia e la statuaria,
i dittatori si atteggiano a nuovi padri e posano tutti con il piglio del
condottiero; sentendosi investiti della missione di guida del popolo si
fanno chiamare Duce, Führer, Conducator.
La fine della seconda guerra mondiale segna la resa dei conti per
questi padri della patria. Essi vengono giustiziati e appesi capovolti, le
loro statue buttate a terra e vituperate dalla folla che consuma così il
suo pasto totemico. Vengono disonorati rovesciando la loro figura e
abbattendo i simulacri del loro potere; l’azione simbolica è potente:
radere al suolo ciò che il delirio fallico del dittatore aveva eretto.
Successivamente con la rivoluzione culturale del ’68 sul campo di
battaglia della contestazione libertaria rimane un padre depotenziato
e sterile che non riesce a produrre volontà né cultura.
L’epoca contemporanea sancisce, come si è visto, il definitivo col-
lasso psicologico del padre. Egli conta solo come figura di accudi-
mento primario e di mantenimento economico. “Maternizzazione” e
“monetizzazione” sono i due versanti di un unico processo, ossia la
“liquidazione totale” della simbolica dell’autorità paterna per cessata
attività. Il padre infatti non se la sente più di incarnare la funzione di
guida autorevole capace di indicare la norma e iniziare alla vita asso-

288 20
Ivi, 175.
Il ritorno del padre nella letteratura psicologica

ciata. Il declino del padre in Occidente è il dissolvimento della spiri-


tualità dell’elevazione21.
Dalla ricognizione risulta che la parabola storica del padre, la cui
immagine è plasmata dalle forme della cultura, è sostanzialmente
una storia di decadenza22. La paternità è un atto della volontà, una
scelta che ha sempre il profilo di un’adozione. Per questo sono indi-
spensabili regole collettive e pratiche di vita che, mettendo in moto
archetipi più forti dell’istinto, consentano di attuare la decisione di
diventare padre. Sul versante della teoria è necessaria una riflessione
di grado antropologico-fondamentale che chiarisca concettualmente
l’insuperabile mediazione pratica e storica (sociale e culturale) del-
l’umano.

3. Il ritorno del padre. Paternità e testimonianza


L’analisi di Massimo Recalcati procede da un dato di fatto: vivia-
mo nell’epoca dell’“evaporazione” del padre23. Il termine, mutuato da-
gli scritti di Jacques Lacan, non indica semplicemente la crisi di iden-
tità del padre contemporaneo; con “evaporazione” si intende, più
radicalmente, la perdita del fondamento dell’ordine simbolico che
presiede allo scambio sociale.
È la sparizione del centro e lo sgretolamento del vertice che assicu-
ra la coesione del tutto. Ciò che evapora è proprio questo principio sim-
bolico trascendente e normativo, definito da Lacan il Nome-del-Padre.
Quali sono le cause di tale evaporazione? Recalcati ne individua
principalmente due: la critica alla rappresentazione disciplinare/op-

21
Ivi, 264-277. in difesa della psicoanalisi, Bruno Mon-
22
La decadenza del padre è stata ac- dadori, Milano 2007; L’uomo senza in-
celerata anche dalle forme della teoria, conscio. Figure della nuova clinica psi-
precisamente dall’influenza degli studi coanalitica, Raffaello Cortina, Milano
neofreudiani. Con gli studi di Melanie 2010; Cosa resta del padre? La paternità
Klein, incentrati sul rapporto simbiotico nell’epoca ipermoderna, Raffaello Corti-
madre-figlio, scompare la figura del na, Milano 2011; Ritratti del desiderio,
padre come colui che trasmette il senso Raffaello Cortina, Milano 2012; Jacques
morale. Lacan. Desiderio, godimento e soggetti-
23
Massimo Recalcati (1959) psi- vazione, Raffaello Cortina, Milano 2012;
coanalista lacaniano è direttore scien- Il complesso di Telemaco. Genitori e figli
tifico della Scuola di psicoterapia IRPA dopo il tramonto del padre, Feltrinelli,
(Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Appli- Milano 2013; Patria senza padri. Psicopa-
cata) di Milano. Tra le numerose pubbli- tologia della politica italiana, Minimum
cazioni segnaliamo: L’universale e il sin- Fax, Roma 2013, in collaborazione con
golare. Lacan e l’al di là del principio di Christian Raimo; L’ora di lezione. Per
piacere, Marcos y Marcos, Milano 1995; un’erotica dell’insegnamento, Einaudi,
Elogio dell’inconscio. Dodici argomenti Torino 2014. 289
Matteo Martino

pressiva del padre messa in campo dal ’68, che ha liquidato la neces-
sità dei figli di avere un padre e ha smantellato in toto la retorica pa-
dronale; l’insediamento nella vita associata del cosiddetto “discorso
del capitalista”. Mentre è nota la prima causa, per la seconda occorre
impegnarsi in una delucidazione.
L’espressione lacaniana “discorso del capitalista” designa il sovver-
timento dell’ordine simbolico apportato dal sistema economico delle
società avanzate postindustriali24. Si potrebbe definire in prima battu-
ta come il fenomeno della svalutazione del portato di senso dei legami
sociali a favore dell’esaltazione feticistica dell’oggetto di consumo.
Non ci troviamo più di fronte a quella configurazione etica del ca-
pitalismo teorizzata da Max Weber. La versione corrente infatti non
pone al centro il valore della rinuncia e della fatica in vista del mag-
giore profitto, secondo i dettami dell’ascetismo protestante. Ora do-
mina l’esaltazione del godimento sfrenato e senza sacrificio. Si tratta
di un cambio di paradigma che determina una svolta sul piano stori-
co: derubricata la tradizionale restrizione pulsionale come condizione
di accesso dell’individuo alla civiltà, si fa largo una società che, domi-
nata dall’avidità di consumo, eleva il godimento a legge, consegnan-
dosi totalmente al potere della pulsione di morte.
Per Recalcati il discorso del capitalista, imponendo l’imperativo
del godimento senza limiti e otturando il vuoto della domanda di sen-
so con il feticcio del brand, distrugge i legami sociali e condanna l’in-
dividuo a un volontario e beato assoggettamento. È l’effetto della mes-
sa in opera di quel meccanismo che Herbert Marcuse definiva
«desublimazione repressiva»25. Si affaccia un inedito paternalismo
senza padre, morbido e ammiccante, che non esige sudditi ma solo
consumatori dotati di sufficiente capacità di spesa.
La denuncia della sparizione del padre riporta ancora una volta ad
affrontare la questione del decadimento dell’ordine simbolico con-
temporaneo. Analogamente allo studio di Zoja in cui veniva registra-
to il nesso tra povertà simbolica della cultura dominante e regressio-
ne dell’individuo allo stadio pulsionale, la riflessione di Recalcati
rileva come il fenomeno dell’evaporazione del padre coincida con l’il-

24
Lacan abbozza il tema del “dis- 25
H. MARCUSE, Eros and Civiliza-
corso del capitalista” nella conferenza tion. A Philosophical Inquiry into Freud,
tenuta a Milano presso l’Università Sta- Beacon, Boston 1955; tr. it., Eros e civil-
tale il 12 maggio 1972: cfr. J. LACAN, Del tà, Einaudi, Torino 1980.
discorso psicoanalitico, in Lacan in Ita-
lia. 1953-1978, La Salamandra, Milano
290 1978, 186-201.
Il ritorno del padre nella letteratura psicologica

languidire dell’individuo nelle sabbie mobili di una regressione narci-


sistica di massa. L’avvento di una società senza padre, senza più un ar-
gine simbolico che impedisca il tracimare del godimento “non tempe-
rato”, è segno manifesto di una civiltà che muore. Per questo il
discorso sul significato del padre si è fatto urgente. Ma come parlarne
nell’era della forclusione del limite? Che cosa resta oggi del padre?
Svanito il fantasma del padre-padrone che si aggirava in Occiden-
te al tempo della società gerarchica e disciplinata, ora nella società
orizzontale compare il padre paritario e materno che cerca l’approva-
zione del figlio. Il drastico passaggio dall’autorità all’affetto ha can-
cellato il conflitto: padri e figli adesso si trovano sullo stesso piano. In
questo orizzonte frantumato il padre non è più la stella fissa di riferi-
mento né il garante della legge. E tuttavia la domanda di padre capar-
biamente resiste trasformandosi in invocazione.
Del padre resta l’esigenza di significati affidabili che rendano pos-
sibile vivere e volere. È opportuno notare che la riflessione di Recal-
cati si concentra sul padre come “resto” insopprimibile e non come
ideale soverchiante. Non più la rivalità, ma l’attesa del suo ritorno ca-
ratterizza il nuovo rapporto del figlio con la figura paterna. All’oriz-
zonte è atteso un padre meno propenso a indicare certezze, ma più at-
tento a rianimare il soggetto del desiderio, in grado di testimoniare la
possibilità di un senso, trasmettendo alle nuove generazioni la fede
nell’avvenire e la capacità di progettare il futuro.
La figura di Telemaco è assunta da Recalcati come cifra della nuo-
va domanda di padre: «Se gli uomini potessero scegliere ogni cosa da
soli, per prima cosa vorrei il ritorno del padre»26. Telemaco ricerca il
padre Ulisse come un auspicio, come una speranza: che la legge ritor-
ni. Egli domanda giustizia per la sua terra devastata, chiedendo una
legge che possa ripristinare il senso del limite e riportare l’ordine.
Questa legge giusta che ristabilisce l’ordine simbolico coincide con la
figura del padre, con il Nome-del-Padre. La legge paterna è quindi re-
cepita come possibilità di accedere a un senso. Essa è la legge delle
leggi, il fondamento di ogni civiltà; per la psicoanalisi è la legge della
castrazione simbolica, precisata da Lacan come “legge della parola”.
È la legge che fonda il divieto dell’incesto, introduce l’impossibile,
rammentando la dimensione di finitezza del vivere umano. Impeden-
do il soddisfacimento a oltranza della pulsione consente l’abbrivio del
processo di umanizzazione. Proprio la rinuncia al godimento senza li-

26
Odissea, XVI, 148-149. 291
Matteo Martino

miti permette infatti all’individuo di pervenire al senso dell’umano, di


dare significato e forma alla sua presenza nel mondo. Solo la vita at-
traversata dalla legge della parola diventa umana. L’evento della paro-
la costituisce il taglio simbolico che sancisce la lacerazione del legame
fusionale, permettendo la liberazione dal regime biologico della natu-
ra. Per poter parlare il bambino deve essere svezzato, ossia deve esse-
re separato dall’oggetto primario: «Questa perdita è piuttosto un al-
leggerimento, un sollievo, un’apertura nuova della vita. È salvezza
della vita perché è solo l’incontro con l’esistenza del limite e della
mancanza che può generare il desiderio»27.
Per Recalcati la legge paterna incarnata da Ulisse è precisamente
la legge della parola, quella che mette fine al caos del godimento mor-
tifero per donare la possibilità di articolare il proprio desiderio. Un
desiderio che non è allentato e vago, ma, come l’arco e la freccia di
Ulisse, teso e diretto alla meta, alla verità di sé.
La responsabilità, e non la manifestazione della potenza, definisce
il ritorno del padre. Ulisse incarna questa responsabilità, rinunciando
all’erranza e rifiutando il godimento fuori legge per rimanere fedele al
suo desiderio, quello di ritornare da Penelope e Telemaco.
Per Ulisse la rinuncia non segna la morte del desiderio ma la sua
realizzazione. Tuttavia è opportuno notare che il rientro di Ulisse non
è all’insegna della reconquista. Il ritorno del padre assume i tratti di
una testimonianza da accogliere e decifrare; egli testimonia che è pos-
sibile vivere solo accedendo alla verità del proprio desiderio responsa-
bile, liberandosi dalla fascinazione del godimento dissipativo. La te-
stimonianza dell’alleanza tra desiderio e legge è l’emblema del padre.
È questo il nucleo della riflessione di Recalcati istruita dall’inse-
gnamento di Lacan: «Un padre è colui che sa unire e non opporre il
desiderio alla legge»28. La legge appare dunque la condizione di possi-
bilità dell’esistenza del desiderio. Essa impedisce al desiderio di sci-
volare nell’inconcludenza del godimento senza freni, ponendo un li-
mite alla sua incandescenza distruttiva.
A questo punto risulta chiaro che la legge così intesa non è la leg-
ge della pura interdizione; essa piuttosto dischiude la via alla dona-
zione della possibilità del desiderio, e dunque del senso. Giungiamo
così all’approdo della riflessione: l’interdizione sostenuta dal padre si

27
M. RECALCATI, Il complesso di Tele- tr. it., Sovversione del soggetto e dialettica
maco, 30. del desiderio nell’inconscio freudiano, in
28
J. LACAN, Subversion du sujet et Scritti, Einaudi, Torino 2002, vol. II,
dialectique du désir dans l’inconscient 828; cfr. M. RECALCATI, Cosa resta del pa-
292 freudien, in ID., Écrits, Seuil, Paris 1960; dre, 51.
Il ritorno del padre nella letteratura psicologica

intreccia con una donazione. Ma come definire il loro rapporto? Per


Recalcati non si tratta di puro accostamento: nell’interdizione infatti
c’è già donazione e la donazione stessa contiene in sé l’interdizione29.
Rimane il compito di acclarare tale dinamismo sul piano dell’e-
sperienza pratica, a livello dei vissuti di coscienza e dei fatti di cultu-
ra. Risulta indispensabile che al discorso sul ritorno del padre venga
restituita aderenza fenomenologica.

4. Verso quale paternità?


La nostra inchiesta, sebbene limitata a un’incursione di carattere
solo indiziario e circoscritta ai contributi di Zoja e Recalcati, ci ha of-
ferto un assaggio del rinnovato interesse per la figura paterna in am-
bito psicologico. Gli studi presi in esame hanno il pregio di non fer-
marsi alla descrizione della mutazione del padre, la sua svolta
dall’autorità alla cura, ma di indagarne la funzione originaria, ipotiz-
zandone le condizioni di possibilità. Essi riprendono la figura del pa-
dre con una profondità di campo e un grado di risoluzione che ci con-
sentono di metterne a fuoco tre dimensioni ineludibili e inseparabili:
la matrice culturale, la statura morale e la qualità religiosa.
Il percorso svolto ci conduce al riconoscimento dell’innegabile
mediazione culturale dell’immagine paterna. Non c’è assunzione di
paternità senza cultura. Per diventare padre non basta la natura, l’at-
to generativo, occorre un’intenzione, un atto di volontà che è reso pos-
sibile dalle forme della cultura. Ma che cosa si intende per cultura?
Benché il fattore “cultura” sia ritenuto decisivo per il destino storico
del ruolo paterno, come della famiglia stessa, manca, a tutt’oggi, da
parte degli psicologi e anche dei sociologi, una proporzionale atten-
zione alla formalizzazione teorica della categoria di cultura. Qui ci
sembra opportuno soltanto menzionare che l’idea di cultura trova ori-
gine nell’ambito del processo di elaborazione dei significati del vivere,
il quale si realizza a livello della vita sociale.
Proponiamo di comprendere la cultura come il sistema delle ri-
sorse simboliche mediante le quali è data figura a quell’alleanza uma-
na che sola consente l’insorgenza del soggetto.
In questa accezione antropologica, la cultura è ciò che permette di
dare forma alle relazioni di prossimità, svelandone la qualità trascen-
dente (religiosa). Il rapporto con l’altro, mediato dalla cultura, diven-

29
Ivi, 56. 293
Matteo Martino

ta così appello alla libertà e, come tale, chiede la determinazione pra-


tica del soggetto per dispiegare il suo significato. Tramite la media-
zione culturale delle forme della prossimità umana, all’uomo è con-
sentito di pervenire ai significati fondamentali.
La considerazione della matrice culturale della figura del padre
induce all’apprezzamento del suo incontestabile spessore religioso. Il
gesto dell’elevazione, fissato da Zoja nella figura di Ettore, è un rito. È
celebrazione del riconoscimento del padre, inteso in un duplice senso:
il neonato è riconosciuto degno della condizione di figlio, l’uomo as-
sume la responsabilità del figlio e si riconosce così nel ruolo di padre.
L’elevazione è gesto carico di significati morali e religiosi: è innalza-
mento della vita del figlio oltre il livello definito dall’immediata sod-
disfazione dei bisogni, e dunque iniziazione alla realtà; è proiezione
verso l’alto e lacerazione del cordone simbolico che trattiene alla ma-
dre terra. In questo senso il padre “ferisce” il bambino perché possa
aprirsi a una seconda nascita, quella spirituale.
La madre àncora il figlio alla dimensione orizzontale terrena, il
padre lo lancia nella direzione verticale, verso il futuro e la trascen-
denza. In questa prospettiva l’elevazione appare segno sacro di elezio-
ne e di benedizione. Nella tradizione biblica la rivelazione di Dio co-
me padre avviene proprio mediante un gesto di elezione e di
benevolenza. Dio elegge Abramo, strappandolo dalla sua terra e dalla
sua parentela, per farne il padre di una moltitudine di popoli: «Va’ via
dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel pae-
se che io ti mostrerò; io farò di te una grande nazione, ti benedirò e
renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. Benedirò
quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno
benedette tutte le famiglie della terra» (Gen 12,1-3).
La benedizione come promessa è ciò che caratterizza il tempo dei
patriarchi. Lo illustrano chiaramente le benedizioni che Giacobbe ri-
ceve dal padre Isacco e da Dio stesso a Betel (cfr. Gen 27,28-29; 28,3-
4; 28,13-15). Anche le benedizioni dei figli di Giacobbe si concentrano
sul futuro dei discendenti, assumendo la forma dell’oracolo. Median-
te le sue parole, il patriarca svela il destino dei suoi figli, e quindi del-
le tribù che portano i loro nomi (cfr. Gen 49,1-2).
È importante sottolineare che senza una cultura, intesa in acce-
zione antropologica come sistema delle oggettivazioni sociali del sen-
so, il significato religioso del gesto paterno di elevazione-elezione-be-
nedizione non si dispiega e rischia di rimanere muto.
Il gesto dell’elevazione non è codificato nella cultura contempora-
294 nea e, in genere, oggi mancano riti di iniziazione per il mestiere di pa-
Il ritorno del padre nella letteratura psicologica

dre. Nel nostro tempo è sempre più consueto che il padre assista al
parto. Accogliere il figlio direttamente dal grembo della madre certa-
mente suggella l’inizio di un fortissimo legame e stimola l’uomo ad
apprendere le prime fasi della relazione, tuttavia questa usanza re-
cente ci pare sintomatica della curvatura materna che ha assunto la fi-
gura del padre.
Non solo il gesto di Ettore è un gesto religioso, ma anche l’attesa
di Telemaco. È lo sguardo che scruta l’orizzonte nella speranza che un
ordine di senso sia dato. È l’attesa della buona novella che non vi sia
più opposizione, bensì alleanza tra desiderio e legge. Non più una leg-
ge astratta e mortificante opposta a un desiderio incosciente e di-
struttivo, ma una legge scritta nel cuore come possibilità di apertura
del desiderio. Il padre è testimone di questa promessa.
Nella tradizione biblica l’alleanza del Sinai e la vicenda dell’Esodo
illustrano esattamente il legame tra legge e dono della terra, tra pro-
messa e comandamento. La legge data a Mosè è in vista di una dona-
zione. Il significato della legge biblica è quello di essere “istruzione”
per il cammino verso la terra promessa; e tuttavia, si deve ammettere,
non solo per il cammino dell’Esodo ma per quello dell’esistenza di
ogni uomo. Tale istruzione deve essere compresa come autentica in-
terpretazione del desiderio umano e non come sua censura. L’obbe-
dienza al comandamento di Dio è raccomandata dalla fedeltà al pro-
prio destino ed è orientata al compimento di sé.
Proponiamo l’ipotesi che sia essenziale entrare nell’enigma della
legge per scoprire che il soggetto e la legge sono legati da un rapporto
irrefutabile. Di contro al facile pregiudizio della relazione antinomica
tra libertà e legge, occorre rilevare come la libertà abbia bisogno del-
la legge. Ma per riuscire a comprendere come la libertà abbia bisogno
della legge è indispensabile scrivere una storia della libertà, ossia ac-
cordare attenzione al suo momento genealogico nel rapporto tra be-
neficio e legge.
In questo modo si può mostrare che l’identità del soggetto è possi-
bile solo mediante l’obbedienza alla legge, intesa come forma dell’agi-
re attraverso la quale soltanto il soggetto può realizzare l’ideale di sé
fin dall’origine presagito; così compresa, la legge cessa di apparire ete-
ronoma. Qui si deve affermare che la chiarificazione del nesso tra
identità e legge necessita il rimando alla rivelazione cristiana di Dio
come padre. Tale rivelazione, compiuta dalla vicenda di Gesù di Na-
zareth, si colloca al punto culminante di un cammino di rinnovamen-
to della comprensione della legge a partire dall’alleanza mosaica. Il
punto cardine di questa comprensione è che la legge è inseparabile 295
Matteo Martino

dal dono; essa si presenta sempre nel suo rapporto con i beni promes-
si30. La verità della legge trova infatti la sua origine nell’esperienza del-
la grazia e nel volto amorevole di Dio come Abbà. La rivelazione cri-
stologica compie la profezia di Malachia: «Egli volgerà il cuore dei
padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri» (Ml 4,6); solo tra-
mite questo riavvicinamento dei cuori, la legge perde il sapore metal-
lico dell’ingiunzione repressiva e può allora comunicare l’attesa di Dio
che chiama ed elegge il figlio31.
In questo orizzonte pensiamo si debba cogliere la testimonianza
del padre terreno: egli non soltanto dona la possibilità del desiderio,
ma trasmette addirittura una speranza, quella del compimento, nel-
l’intreccio tra comandamento e promessa.
In conclusione. La registrazione della provenienza culturale della
figura paterna e il riconoscimento della sua densità simbolica/religio-
sa costituiscono indubbiamente il guadagno più cospicuo che le ri-
cerche di Zoja e Recalcati ci consegnano. Il raggio limitato della no-
stra indagine non impedisce – così almeno ci auspichiamo – il ricavo
di spunti fecondi che consentano di istruire gli interrogativi posti in
apertura circa l’identità e il destino della paternità, l’archeologia della
sua condizione presente e la complessità della sua rappresentazione
semantica.
Si deve rilevare tuttavia che il ricorso privilegiato degli studi di Zo-
ja e Recalcati all’immaginario mitologico della classicità per esplicita-
re la verità del padre non solo manifesta la povertà simbolica della
cultura contemporanea, ma rischia di determinare l’abbandono del ri-
ferimento all’esperienza effettiva. Proprio la mancata aderenza al da-
to dell’esperienza rende la figura paterna alquanto evanescente: il pa-
dre diventa una metafora. In questo senso, ci sembra importante
affermare che il ritorno del padre non può ridursi al ritorno dei dis-
corsi sul padre. La paternità non è una struttura linguistica, quanto
piuttosto un processo e come tale presenta una costituzione storica e
dialettica. Pertanto il ritrovamento della sua consistenza simbolica,
della sua qualità obiettivamente religiosa, è possibile solo se si attua
un cambio di paradigma, passando dalla mitologia all’esperienza.
Dal punto di vista teorico serve innanzitutto una fenomenologia
dell’esperienza pratica che rinvenga le evidenze obiettive della co-

30
Cfr. P. BEAUCHAMP, L’un et l’autre 31
La parabola lucana del Padre mi-
Testament. Essai de lecture, Seuil, Paris sericordioso (Lc 15,11-32) illustra que-
1976; tr. it., L’uno e l’altro testamento, sto duplice movimento di conversione
Paideia, Brescia 1985, capitolo I, La leg- che rende possibile il passaggio dal ri-
296 ge, 47-85. fiuto al riconoscimento del padre.
Il ritorno del padre nella letteratura psicologica

scienza e l’essenziale mediazione culturale dell’umano; inoltre occor-


re un’ermeneutica religiosa della simbolica dei legami. Sul versante
storico è necessaria una cultura ospitale nei confronti del debito sim-
bolico che ogni essere umano contrae verso la propria origine.
Il ritorno del padre è il recupero di un’evidenza; la costruzione del-
l’identità personale non si realizza senza l’eredità paterna: la trasmis-
sione della cultura come apertura ai significati del vivere, e la dona-
zione della legge come istruzione per il cammino della libertà.

SUMMARY

The vanishing of a father’s role and the transformation of family are


among the most glaring phenomena which characterize the most devel-
oped societies in the western world. Nowadays, nevertheless, a new de-
mand for a father seems to come back. The review of the studies of two
Italian psychoanalysts Luigi Zoja and Massimo Recalcati has the aim of
repositioning a father’s figure in front of socialisation processes and the
inevitable question of law. A challenging and urging task is rising: to
bring back to light the cultural roots, the moral stature and the religious
quality of fatherhood in the lay society which has removed any authori-
ty symbol.

297
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