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Lezione III (20-09-2019)

2𝜋
𝑗 𝑘𝑡
Abbiamo visto la serie di Fourier: 𝑥(𝑡) = ∑+∞
𝑘=−∞ 𝑋𝑘 𝑒
𝑇0

Vediamo ora le condizioni di convergenza di DIRICHLET, sono sufficienti per la convergenza


puntuale (conv puntuale ovvero a dx e sx trovo lo stesso valore numerico).

I CONDIZIONE ∫𝑇𝑜|𝑥(𝑡)| 𝑑𝑡 <∞ il mio segnale x(t) periodico deve essere finito. Ho l’integrale
esteso al periodo del segnale che devo sviluppare.
Con la serie di Fourier possiamo anche non rappresentare un segnale periodico, ma solo un
intervallo che per noi è il periodo. All’interno del periodo la serie rappresenta il segnale,
all’esterno del periodo converge alla replicazione periodica.
II CONDIZIONE: il segnale all’interno del periodo deve essere continuo almeno di un numero
finito di punti nei quali può essere discontinuo, ma la discontinuità deve essere di prima
specie.
III CONDIZIONE: il segnale nel periodo deve avere un numero finito di minimi e di massimi.
Se sono soddisfatte le 3 condizioni, allora la serie converge puntualmente laddove x è
continua, mentre dov’è discontinua converge al valor medio del salto di discontinuità.
Queste 3 condizioni sono quasi sempre verificate, ma esistono anche segnali che non le
verificano.
Esempi di segnali che non verificano queste condizioni:
1
1) x(t)= 𝑡 con t ∈(0,1). Con questo segnale abbiamo un problema per la prima condizione in
quanto non è integrabile nel dominio.
2𝜋
2) x(t)= sen ( 𝑡 ) con t ∈(0,1). se faccio il grafico per t0 l’argomento diverge. È un segnale
che se ci avviciniamo all’origine oscilla sempre più rapidamente. Non ha un numero finito di
minimi e massimi.
3) segnale definito tra 0 e 1:

Parto da 1 e ogni volta che dimezzo l’intervallo si dimezza (le discontinuità sono infinite).
CONVERGENZA IN MEDIA QUADRATICA:
2𝜋
1 𝑗 𝑘𝑡
lim ∫ |𝑥(𝑡) − ∑𝑁
𝑇 𝑇 𝑘=−𝑁 𝑥𝑘 𝑒
𝑇0 |2 𝑑𝑡 =0 (*)
𝑁→+∞ 0
Ho il modulo quadro della differenza tra il segnale e la sua approssimazione considerando
solo le armoniche con indice k.
2𝜋
𝑗 𝑘𝑡
∑𝑁
𝑘=−𝑁 𝑥𝑘 𝑒
𝑇0 è un’approssimazione del segnale che dipende da N, è la versione del segnale
𝑘
ricostruita considerando solo le armoniche a frequenza (𝑘 ) con k che va da –N a N.
0
utilizzando solo 2N+1 armoniche.
Quando faccio il modulo quadro di questa differenza sto calcolando l’energia della differenza.
L’energia/ 𝑇0 è proprio la potenza media nel periodo la quale quando il numero di armoniche
va a zero, tende a zero.
Questa è la condizione di convergenza in media quadratica.
N.B. Questa condizione è diversa dalla condizione di convergenza puntuale perché io posso
avere che questo limite è zero anche se al limite il segnale e la sua versione ricostruita, quando
il numero di armoniche tende a infinito, in certi punti sono diverse. Il fatto che l’integrale del
modulo di una funzione sia 0 non significa che la funzione è identicamente zero, potrebbe
anche essere 0 in un numero di punti isolati.

tutto ciò accade se ∫𝑇𝑜|𝑥(𝑡)|2 𝑑𝑡 <0


il segnale x(t) nel periodo ha energia finita (o volendo se dividiamo per 𝑇0 potenza media pari
a zero).
Consideriamo ora la disuguaglianza di Schwartz
1
2
∫ 𝑥1 (𝑡)𝑥2 (𝑡)𝑑𝑡 ≤ (∫ 𝑥12 (𝑡)𝑑𝑡 ∫ 𝑥22 (𝑡)𝑑𝑡)

(quando i due segnali sono uguali abbiamo l’uguaglianza)

Se consideriamo un segnale sommabile nel periodo, ∫𝑇𝑜 |𝑥(𝑡)|𝑑𝑡 lo posso vedere come:
1
∫𝑇𝑜 1 ∗ |𝑥(𝑡)|𝑑𝑡 ≤ (𝑇0 ∗ ∫𝑇𝑜 |𝑥(𝑡)|2 𝑑𝑡)2

Dove nel primo integrale 1 sarebbe 𝑥1 e |𝑥(𝑡)|sarebbe 𝑥2 della disuguaglianza di Schwartz.


N.B. parliamo di segnale a supporto limitato con riferimento a un intervallo 𝑇0 che è il nostro
periodo (o intervallo di ricostruzione).
Se un segnale è ad energia finita nel periodo è soddisfatta la prima condizione di Dirichlet.
QUINDI: con riferimento ad un intervallo finito ho che: l’integrale del modulo è maggiorato
dall’integrale del modulo quadro, quindi se il nostro segnale è nel periodo a energia finita, e
quindi soddisfa la condizione di convergenza in media quadratica, sarà sommabile =>
soddisfatta la prima condizione di dirichlet (ma non le altre due in generale).
La condizione di energia finita che implica la convergenza in media quadratica è una
condizione che viene soddisfatta più facilmente rispetto a quelle di Dirichlet.
Se consideriamo l’esempio 3 (quello sopra sugli infiniti dimezzamenti), quello ha energia
finita nel periodo, quindi soddisfa la condizione di convergenza in media quadratica ma non
soddisfa la condizione 3 di Dirichlet. Quindi non converge puntualmente ma converge in
media quadratica.
Riassumendo: se il segnale ha quadrato sommabile nel periodo il numero è finito, quindi se è
soddisfatta la condizione di convergenza in media quadratica (cioè se il numero è finito)
anche il primo numero (l’integrale del modulo) è finito ( perché maggiorato da un numero
finito).
 Se il segnale è di modulo quadro sommabile su un intervallo 𝑇0 finito è anche
sommabile.
 Quindi se è di modulo quadro sommabile converge in media quadratica la serie di
Fourier.
Se il modulo quadro sommabile è anche sommabile è soddisfatta la prima condizione di
Dirichlet (solo la prima).
N.B. parliamo di un intervallo finito. Se fosse infinito la cosa non vale più.
Ritorniamo all’integrale (*) della convergenza in media quadratica. L’integrale va a zero
anche se in dei punti la funzione originale e quella ricostruita sono diverse.
RICHIAMI MATEMATICI:
|𝑎 + 𝑏|2 = |𝑎|2 + |𝑏|2 + 2𝑅𝑒{𝑎𝑏 ∗}
Perché: |𝑎 + 𝑏|2 = (𝑎 + 𝑏)(𝒂 ∗ +𝒃 ∗)= |𝑎|2 + 𝑎𝑏 ∗ +𝑏𝑎 ∗ +|𝑏|2
(𝒂 ∗ +𝒃 ∗) è il coniugato
|𝑎|2 = 𝑎𝑎 ∗
𝑎𝑏 ∗ +𝑏𝑎 ∗ è il numero +il suo coniugato = 2𝑅𝑒{𝑎𝑏 ∗}
|𝑏|2 =bb*

𝑁 𝑁 𝑁 𝑁

| ∑ 𝑎𝑖 | 2 = ∑ 𝑎𝑖 ∑ 𝑎𝑖 ∗ = ∑ 𝑎𝑖 𝑎𝑙 ∗
𝑖=1 𝑖=1 𝑖=1 𝑖,𝑙=1

Ora calcoliamo il modulo quadro della differenza (*):


Risultato finale:

1
∫ |𝑥(𝑡)|2 𝑑𝑡 = ∑∞ 2
𝑘=−∞ |𝑥𝑘 | condizione equivalente alla condizione della convergenza in
𝑇0 𝑇0
media quadratica

1
∫ |𝑥(𝑡)|2 𝑑𝑡 potenza media del segnale periodico
𝑇0 𝑇0

∑∞ 2
𝑘=−∞ |𝑥𝑘 | somma di tutti i moduli quadri dei coefficienti della serie di Fourier.
Possiamo distinguere:
2𝜋
𝑗 𝑘𝑡
EQUAZIONE DI SINTESI: 𝑥(𝑡) = ∑∞
𝑘=−∞ 𝑥𝑘 𝑒
𝑇0 (o rappresentazione in serie di Fourier)

Mi dice che un segnale periodico lo posso esprimere come la serie di esponenziale complessa
a frequenze multiple della frequenza fondamentale (che è l’inverso del periodo) pesata da dei
coefficienti.
2𝜋
1 −𝑗 𝑘𝑡
EQUAZIONE DI ANALISI: 𝑥𝒌 = 𝑇 ∫𝑇 𝑥(𝑡)𝑒 𝑇0 𝑑𝑡 (o espressione dei coefficienti)
0 0

Mi dice com’è fatto ciascun coefficiente dell’esponenziale (es. a questo valore di k il peso
dell’esponenziale è tot) cioè mi dice frequenza per frequenza come pesa l’esponenziale da
inserire nell’espressione.

Queste rappresentazioni creano una corrispondenza biunivoca tra x(t) 𝑥𝒌 ovvero tra il
segnale periodico e l’insieme dei coeff del suo sviluppo in serie di Fourier.
sono equivalenti perché dato il segnale posso trovare i coefficienti e viceversa (hanno lo
stesso contenuto informativo).

Il segnale si può rappresentare o nel dominio del tempo o con l’insieme dei coefficienti della
serie di Fourier. Poiché i coefficienti sono numeri complessi ho bisogno di 2 grafici, uno per i
moduli e uno per le fasi.

Per rappresentare il modulo di 𝑥𝒌 uso: lo spettro di ampiezza

Modulo di 𝑥𝒌 al variare di k. Disegnerò un segmento la cui altezza è proporzionale al modulo.


N.B. i moduli devono andare a zero

Esempio 1: x(t)=a cos(2π𝑓0 𝑡)


A tempo continuo il coseno è periodico, se siamo a tempo discreto non necessariamente
1
abbiamo un segnale periodico. Questo è periodico di periodo 𝑓 .
0

 Nel dominio del tempo studio l’andamento da -∞ 𝑎 + ∞


 Sviluppandolo in serie di Fourier(utilizzando la formula di Eulero):
2𝜋 2𝜋
𝑗 𝑡 −𝑗 𝑡
𝑒 𝑇0 +𝑒 𝑇0 𝑎 𝑗2𝜋 𝑡 𝑎 −𝑗2𝜋𝑡
x(t) = a cos(2π𝑓0 𝑡) = a ( )= 𝑒 𝑇0 + 𝑒 𝑇0
2 2 2

una volta sviluppato il coseno in questa forma abbiamo finito perché la serie di fourier è
una rappresentazione in termini di esponenziali complessi a frequenze multiple. Se il
segnale si esprime cosi, tutto il contenuto frequenziale di esso lo abbiamo solo alla
1 1
fondamentale => 𝑇 ; − 𝑇 . Alle altre frequenze non c’è niente.
0 0

𝑎
Per ispezione: 𝑥1 = 𝑥−1 = 2 ; 𝑥𝑘 = 0 𝑠𝑒 𝑘 ≠ 1

È inutile calcolare i coeff della serie di Fourier in questo caso perché per ispezione vedo
che i coefficienti di questo segnale sono quelli con indice 1 e -1 e tutti gli altri sono nulli.
Grafico del coseno da -∞ 𝑎 + ∞

𝑎
Per 2>0 ho:

Il contenuto frequenziale di questo segnale lo troviamo solo alle frequenze (1* freq
fondamentale) e (-1* freq fondamentale) che è l’inverso del periodo.

𝑒 𝑗2𝜋𝑓0 𝑡 +𝑒 −𝑗2𝜋𝑓0 𝑡 𝑎 𝑎
Esempio 2: x(t)=a sin(2π𝑓0 𝑡) = 𝑎 = 𝑒 𝑗2𝜋𝑓0 𝑡 − 𝑒 −𝑗2𝜋𝑓0 𝑡
2𝑗 2𝑗 2𝑗

Per ispezione i coeff della serie di Fourier in questo caso sono tutti nulli tranne:
𝑎
𝑥1 =
2𝑗
𝑎
𝑥−1 = − 2𝑗 ( stavolta diversi) 𝑥𝑘 = 0 𝑠𝑒 𝑘 ≠ ±1

Lo spettro di ampiezza è lo stesso del segnale con il coseno. Lo spettro di fase cambia:
𝑎 𝜋
La fase di 2𝑗 = − 2
𝑎 𝜋
La fase di −2𝑗 = 2

Esistono delle condizioni di simmetria per cui è possibile rappresentare una parte poiché
l’altra è definita automaticamente.
Nel caso di segnali reali vale la proprietà di simmetria coniugata o proprietà Hermitiana :
𝑥𝑘 ∗= 𝑥−𝑘 (il modulo è pari la fase è dispari).
2𝜋
1 −𝑗 𝑘𝑡
𝑥𝒌 = 𝑇 ∫𝑇 𝑥(𝑡)𝑒 𝑇0 𝑑𝑡 verifichiamo la proprietà.
0 0

2𝜋 2𝜋
1 𝑗 𝑘𝑡 1 −𝑗 𝑘𝑡
𝑥−𝒌 = 𝑇 ∫𝑇 𝑥(𝑡)𝑒 𝑇0 𝑑𝑡 = (𝑇 ∫𝑇 𝑥(𝑡)𝑒 𝑇0 𝑑𝑡) ∗= 𝑥𝑘 ∗
0 0 0 0

Il coniugato dell’integrale coincide con l’integrale del coniugato; ed essendo il segnale x(t)
reale non opera su x ma sull’esponenziale.

Uguaglianza in modulo implica che lo spettro di ampiezza è pari. Mentre lo spettro di fase
è dispari.
Spettro di ampiezza pari => posso tracciare lo spettro di ampiezza solo per k≥0 infatti
per k<0 basta prolungare per parità.
Spettro di fase => stesso discorso traccio per k<0 e posso prolungare per dispari.
La serie di Fourier è lineare i coefficienti sono definiti mediante integrali , se ho due
segnali dello stesso periodo i coefficienti del segnale somma sono la somma dei coefficienti
di ciascuno dei due. Es: se il segnale z=x+y (x e y stesso periodo) ho che il
k-esimoz= k-esimox+k-esimoy
Esempio di sviluppo in serie di Taylor:

Segnale rettangolare altezza a, base T centrata sull’origine replicata con passo 𝑇0 .


Il segnale è un’onda quadra con supporto T e periodica di periodo 𝑇0
Per scrivere il segnale periodico usiamo questo simbolismo:
𝑡
𝑥(𝑡) = 𝑟𝑒𝑝𝑇0 [𝑎 𝑟𝑒𝑐𝑡 ]
𝑇0
𝑟𝑒𝑝𝑇0 = replicare con passo 𝑇0 cioè prendere il segnale e considerarlo in aggiunta alla sua
versione traslata di 𝑇0 , 𝑝𝑜𝑖 2𝑇0 , −𝑇0 , −2𝑇0 …
Funzione
1
1 |𝑥| < 2
1 1
rect(x) = |𝑥| =
2 2
1
0 |𝑥| > 2
{
1 1
Per 2 |𝑥| = 2 c’è una discontinuità.

vale ½ nel punto di discontinuità.


𝑇0 𝑇0
- , è periodo. Nel periodo questo segnale soddisfa le condizioni di Dirichlet quindi è
2 2
sommabile, presenta un numero finito di discontinuità di 1° specie ed ha un numero finito di
minimi e massimi.
Quando scrivo la serie di Fourier per questo segnale in tutti i punti in cui è continuo ottengo lo
stesso valore, nel p.to di discontinuità ho il valor medio del salto di discontinuità.
𝑡 𝑡 1 𝑇
rect (𝑇) |𝑇 | < 2 poiché T è positivo può uscire dal modulo  |t|<2.
Matematicamente la replica:

𝑟𝑒𝑝𝑇0 = ∑ 𝑥(𝑡 − 𝑘𝑇0 )


𝑘=−∞

𝑘𝑇0 aggiungo lo stesso segnale traslato di 𝑇0 . Al variare di k ho 𝑇0 , 2𝑇0 , 3𝑇0 ..


Se parto da x(t) con t aperiodico, replicando con passo 𝑇0 ottengo un segnale periodico. Se
replico un segnale di energia ottengo un segnale periodico che è un segnale di potenza finita.
𝑡 𝑡−𝑘𝑇0
Quindi : 𝑥(𝑡) = 𝑟𝑒𝑝𝑇0 [𝑎 𝑟𝑒𝑐𝑡 𝑇 ] = ∑∞
𝑘=−∞ 𝑎 𝑟𝑒𝑐𝑡( )
0 𝑇𝑜

𝑡
𝑟𝑒𝑝𝑇0 [𝑎 𝑟𝑒𝑐𝑡 ] = 𝑠𝑒𝑔𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒.
𝑇0
Il segnale che vado a replicare per ottenere quello periodico si chiama segnale generatore.
-Se il generatore ha una durata minore del periodo il segnale periodico ammette solo 1
generatore di durata minore.
- Se il generatore ha una durata maggiore del periodo posso avere diversi generatori che
danno vita allo stesso segnale periodico.
Segnale triangolare:
replichiamo con un passo più piccolo della sua durata.

Dobbiamo ora calcolare il k-esimo coefficiente della serie di Fourier del segnale:
𝑇 2𝜋
2𝜋 2𝜋 −𝑗 𝑘𝑡
1 −𝑗 𝑘𝑡 1 −𝑗 𝑘𝑡 𝑎 𝑒 𝑇0
2
𝑥𝑘 = ∫ 𝑥(𝑡)𝑒 𝑇0 𝑑𝑡 = ∫ 𝑎𝑒𝑇
𝑇0 𝑑𝑡 = (calcolato tra –T/2 e T/2)=
𝑇0 𝑇0 𝑇0 − 𝑇0 −𝑗 2𝜋𝑘𝑡
2 𝑇0

(l’integrale esteso al periodo è comodo perché posso scegliere il periodo come voglio, in
questo caso conviene prendere quello centrato sull’origine perché il mio segnale è pari e
reale).
2𝜋 𝑇 2𝜋 𝑇
𝑗 𝑘 −𝑗 𝑘
𝑎 𝑒 𝑇0 2 − 𝑒 𝑇0 2 𝑎𝑇 sin(𝜋𝑓0 𝑘𝑇)
= 2𝜋 = = 𝑎𝛿𝑠𝑖𝑛𝑐(𝑘𝛿)
𝑇0 𝑗 𝑘 𝑇0 𝜋𝑓0 𝑘𝑇
𝑇0

La parte evidenziata in rosso è il seno, poi moltiplico e divido per T.


sin(𝜋𝑥)
Definiamo la funzione seno cardinale  sinc(x) =
(𝜋𝑥)

è una funzione pari e lo sviluppo tende a zero come 1/x


per x0 ho un’indeterminazione. Per x molto piccolo il sen si approssima all’argomento
=>ho 1.
𝑇
𝛿= < 1 è detto duty cycle ( ciclo di servizio). Mi da una misura della percentuale totale
𝑇0
del tempo nel quale il segnale è diverso da 0.

T è l’intervallo in cui la rect≠ 0. 𝑇0 è il valore del periodo.


Il segnale che stiamo sviluppando è reale quindi ci aspettiamo che i coefficienti siano
hermitiani (ovvero modulo pari e fase dispari).
Il modulo ora è il modulo di una sinc quindi è pari, per la fase invece il numero positivo ha fase
0, il numero negativo ha fase ±𝜋 quindi lo spettro di fase può essere dispari per alcuni valori.
Questi coefficienti vanno a zero come 1/k.
Sono soddisfatte le condizioni di Dirichlet quindi questa serie converge puntualmente in tutti i
punti, tranne nella discontinuità dove converge al valore medio.
Converge anche in media quadratica perché se è sommabile anche i quadrati sono sommabili.
1
è il modo più lento con cui possono andare a zero i coefficienti.
𝑘

1
Tipicamente succede che i coefficienti vano a zero come dove m è l’ordine della prima
𝑘 𝑚+1
derivata discontinua. Intendendo come derivata di ordine 0 il segnale stesso x(t).
 Se il segnale è discontinuo è discontinua la derivata di ordine 0, quindi i coefficienti
1 1
vanno a zero come = .
𝑘 0+1 𝑘
 Se il segnale è del tipo:
Nel periodo non è discontinuo, ma la derivata lo è (ed è quella di ordine 1), infatti i coefficienti
1
vanno a zero come
𝑘2

Ci interessa sapere come i coefficienti vanno a zero perché ci da un’idea di dov’è concentrato il
contenuto armonico.
Se vanno a zero velocemente significa che pesano i coefficienti a frequenze intermedie.
se vanno a zero lentamente allora pesano anche i coefficienti con k grande.
Se il segnale è discontinuo il contenuto armonico è elevato anche alle alte frequenze perché i
coefficienti tendono a zero lentamente.
Se il segnale è discontinuo nella derivata il contenuto armonico nelle frequenze è meno
importante.