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San Bonaventura

1. La convergenza teoretica tra Bonaventura e Heidegger

Bonaventura Heidegger

Causa: l’aristotelismo-averroista – Causa: la onda filosofico-scientifica di


caratterizzato per una razionalità carattere positivistico che entifica
sopraffattoria e vincente che marginalizza all’essere ai fini del suo controllo1.
la Rivelazione divina e si chiude al ascolto
della parola di Dio.
Mezzo: il linguaggio scientifico-tecnico.
Mezzo: il linguaggio filosofico e rigoroso,
logico.
Effetto: sottrare l’orizzonte del pensare
Effetto: l’incurvamento dell’uomo su se alla tirannia del sapere filosofico-
stesso, la riduzione del problema di Dio al scientifico. Non sappiamo come questo
ruolo fondativo del mondo. Si ha perso il terminerà.
senso delle creature.
Là dove ogni nascondimento è dissolto il
Non è la conoscenza del mondo che terreno è fecondo per l’affermazione del
illumina il mistero di Dio, ma è il dominio e l’avvento del tiranno
mistero di Dio che getta luce sul mondo. (ideologie s. XX, dominio della tecnica).
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Scoppo: recuperare il concetto delle cose Scoppo: ridimensionare la presenza
in rapporto a Dio uno e trino, di cui invasiva tematizzando l’aperto (Lichtung),
portano il sigillo a conferma della spazio epifanico dell’Essere rimasto al
ricchezza del loro significato. margini del cammino dell’Occidente.

Mezzo: linguaggio simbolico biblico- Mezzo: mostrare la differenza ontologica


cristiano che apre a una realtà non tra Essere ed ente. Il fattore tempo come
addomesticabile concettualmente, alla fondamentale. Il linguaggio simbolico della
“storia della salvezza”. Primato della parola mistica, della poesia y del arte.
di Dio.

2. Il ruolo del simbolo.

Vantaggi:
- Denuncia l’irrigidimento semantico che assolutizza il principio di identità (una cosa è
questa e non altro) e da tale essenza deduce tutto ciò è possibile, e tutto quello che non
le è conforme sposta nell’ambito dell’accidente. Si perde così la irrepetibilità del

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Per ridurre la angoscia dell’imprevedibile, la ragione ha disegnato il sapere para calcolare e controllare la vita
sociale secondo tre principii: di identità, non-contraddizione e di casualità.

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singolare, i suoi emozioni e la sua storia particolare. Si favorisce il controllo del reale
al prezzo del suo impoverimento.
- Problematizza la contrazione semantica e riconsegna le creature a un più vasto
orizzonte di senso. Qualunque cosa è se stessa e altro ancora.

Così Bonaventura propone un cammino originale: ripensare le creature in un orizzonte


più ampio, attraverso della coniugazione tra finito e infinito, tra res et signum, mette in evidenza
la matrice trinitaria delle creature.

Facendo la sua la lettura Cur Deus Homo, Bonaventura pone al centro il Dio trino che
precede alla progettazione e creazione del mondo e considera l’incarnazione di Cristo
funzionale al recupero di tale grandioso progetto. Lo reale recupera la sua polisemanticità.

3. Per uscire del ripiegamento (Bonaventura) e del primato dell’ente (Heidegger)

Bonaventura: il origine del ripiegamento dell’uomo su se stesso si trova nel suo impegno di
sopravvivere, incerto e minacciato della natura y delle forze sopraffattorie.

Heidegger: volgere il sguardo nella direzione degli enti o di ciò che sta, è presente “a portata
di mano”, separato dalla fonte o dell’essente dall’Essere.

come aprire un percorso diverso,


dischiudere un diverso orizzonte,
fare splendere una luce non manipolabile?

Bonaventura: attraverso l’intervento stesso di Dio. E la Bibbia la fonte della rinascita


dell’uomo a partire della rilettura del mondo entro la luce del mondo che lo ha voluto, della cui
libertà creativa è espressione e alla cui glorificazione rinvia. Si tratta di ricuperare il carattere
polisemantico del creato, di aprire scenari oltre l’orizzonte della ragione scientifica, grazie alle
grande metafore che rendono presente Dio (la stella della sera, la forza del leone, la tempesta
del mare... Importante: salvare la trascendenza di Dio per impedire assegnare a Dio funzioni
improprie e togliere l’arroganza della ragione occidentale.

Come salva la sua trascendenza, questa intoccabilità


di Dio? Opta per il come (quomodo) della presenza di

?
Dio nel mondo, lascia fuori il perché (cur) che si
risolve nella libertà di Dio. Così nulla è impossibile e
nulla è estraneo, il mondo sensibile al pari di quello
intelligibile rientra nel circuito di Dio uno e trino, con
eguale dignità, non offusca l’assoluta trascendenza di
Dio e insieme non indebolisce la comunione con le
creature, accolte nella loro singolarità.

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Heidegger: attraverso la Lichtung – la radura, l’aperto – e intenderla come orizzonte degli enti,
lo altro dall’ente, non manipolabile.

Cosa è? È un evento significativo, dono dell’Essere, più che nostra


conquista o nostro prodotto, una versione laica de la rivelazione

?
cristiana, essere aperto per tutto ciò che è presente e tutto ciò che è
assente. Heidegger fa riferimento alle opere epocali (i poemi omerici,
le tragedie per il mondo greco, la Bibbia per noi, etc.) qualcosa che
cambia il passo della storia. Per trascendere la ragione si deve
attendere lo assente, la metafisica dell’Essere, per vedere nel Nulla
l’essente dell’Essere, il terreno fecondo su cui il pensiero può fiorire e
sviluppare.

4. La fonte trinitaria del pensare bonaventuriano

La teologia è più discorso di Dio all’uomo che dell’uomo intorno a Dio. C’è il primato
e ricchezza del testo sacro sulla esplorazione razionale, la verità della Santa Scrittura viene da
Dio (a Deo), tratta di Dio (de Deo), è conforme a Dio (ad Deum) a ha Dio per fine (propter
Deum). Dio è di là d’ogni sospetto, da qui il privilegiamento del come si manifesti: è il “come”
che conta. Basta aprire i occhi sapendo che la realtà e la veste, fatta di terra e di umanità, con
cui Dio si presenta, sempre e dappertutto, tutto e ovunque. Non è d dimostrare ma da incontrare.

Ciò che Dio è per noi rifluisce in ciò che Dio è per sé, dal momento che la
dimensione oblativa riguarda l’essenza stessa del suo essere

Dio si è servito del mondo per rendersi visibile, da contemplare con occhi illuminati. È
il atto creativo che costituisce il nodo ontologico, più ancora, tale nodo esaurisce dall’indole
oblativa di tale atto che accompagna le creature nel tempo sollecitandole a essere a loro volta
creative. È impensabile la creatura non senza il creatore.

Se il mondo l’opera del Dio uno e trino, ne porta le tracce (vestigio, somiglianza,
immagine) e non è per il pensiero e per il linguaggio teologico adeguati, ma è necessario uno
stile di vita per esplorare la ricchezza e il significato della opera di Dio. Di qua, l’opera
redentrice di Cristo: abilitare a cogliere il mistero della Trinità nelle creature. Così, la parola di
Dio apre nuovo spazio al pensare, e cioè il circolo infinito e trinitario, realizzato
nell’incarnazione del Figlio in vista del ritorno universale, in Lui, di tutta l’umanità al Padre.

Due cose importante scaturiscono di questo:

- Dio si esprima sempre in modo trinitario, sicché tutte le opere, ad intra e ad extra,
sono comuni alle Persone divine, rivelandone le note distintive,

- L’atto creativo del mondo è fondato nell’atto generatore intradivino dal cui prende la
sua qualità (è divino e gratuito) y come tale, oggetto dell’esplorazione razionale.

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5. Il Padre principio della Trinità

Padre è principium, non nel senso di prima causa e produttore, non è solo “cosa” che
si risolve in ciò che è, non nel senso di “regresso all’infinito”, non de principio.

Dio-Padre è fonte, sorgente di tutto, emanazione assolutamente completa

Bonaventura parla del “primato del primato del Padre” come la cifra della ricchezza suprema
e onnicomprensiva, sorgente di se stesso come di tutte le cose, da cui parte e a cui fa ritorno.
Siamo alla sorgente del simbolo, non identificabile con “questo” o con “quello” e dunque mai
definibile perché inoggettivabile.

La lettura bonaventuriana di questo primato del Padre ha nel centro la dimensione


partecipativa (antipodi di matrice romana e greca). Padre distribuisce la sua potestas, la
condivide, grazie a un atto causale che sostiene e ravviva la forza produttiva delle creature.

Il mondo non è una realità neutra e impersonale: ha una paternità, è espressione della volontà
divina, Dio è padre perché genera, la sua attività generativa che qualifica Dio come Padre. È
la generazione la ragione della paternità (oriente), non la relazione (occidente), è la donazione
che caratterizza il “primum” attivando il movimento oblativo. L’opera non è dissociabile
dall’autore y al rovescio.

La verità della creatura si trova nella sua fonte; la storia non consiste nel ripetizione
dell’identico ma è lo spazio della dialogicità esistenziale e sorgente dell’inedito e
dell’imprevedibile. Così, l’uomo erede della paternità di Dio.

6. Cristo come mediatore.

La relazione finito-infinito, la riapertura del circuito tra celo e terra, la dialogicità del Dio con
le creature sono possibili in funzione dell’incarnazione del Verbo divino che riattiva anche il
linguaggio espressivo delle realtà comune per le creature e la Trinità, così come fa trovare
compimento per la creazione nella unione all’Figlio.

la “sostanza”: en funzione alla chiusura della creazione (il cerchio esterno)


– in relazione del finito con l’infinito

Il motivo dell’incarnazione

la “modalità”: la passibilità e la mortalità per la redenzione del peccato (il cerchio


interno) – condizione morale dell’umanità

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La ragione principale dell’incarnazione è la riabilitazione all’ascolto della voce di Dio, la
saggezza del Verbo e l’amore dello Spirito: l’apertura degli occhi e del cuore dell’uomo alla
grandezza trinitaria del mondo, de svelare pensando e operando in chiave trinitaria.

Due libri: il mondo e la Parola. L’incarnazione offre le condizioni di intendere correttamente


il libro del mondo e reinterpretare questo immenso progetto divino di cogliere il modo
(quomodo) con cui Dio stesso si nasconde (lateat) all’interno delle creature (le tracce trinitarie
disseminate). L’incarnazione ridà luce alla realtà, fa recuperare la grandezza del disegno
originale.

Il grande evento trinitario, impresso nelle creature, apre gli occhi fuori della ragione, resiste
alla strumentalizzazione di Dio per subordinarlo alle necessità della creazione, di fare la storia
ancora più autoreferenziale e antropocentrica.

No, l’incarnazione porta all’innalzamento di Dio e di uomo, ci mette nelle condizioni di


cogliere la presenza trinitaria del nel mondo e fa vedere l’altezza del disegno divino e ci eleva
a quel livello: la discesa di Dio è in vista dell’ascesa dell’uomo, è la grandezza dell’uomo al
fondo della tesi, non l’infinito per il finito ma l’infinito per l’infinito, è dove finalmente si
colloca il finito.

Siamo chiamati a ripercorrere il sentiero tracciato originariamente dalla Trinitas fabricatrix,


riaperto dall’incarnazione del Verbo e illuminato dello Spirito, si tratta di esaltarsi esaltando
il mondo, consapevoli che siamo al di qua della grandezza del suo autore (Cantico delle
creature).

7. Lo Spirito Santo.

Gv 16, 12-15: “Vi manderò lo Spirito che vi farà comprendere la verità tutta intera”, “ Egli
annuncerà le cose future”, “Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo
annuncerà”.

Lo Spirito fa uscire gli apostoli dal cenacolo, è la potenza esplosiva della libertà, anima della
verità del Vangelo, il segno della sua azione, è il fondo abissale del Verbo, a sua volta forma
della potenza generativa del Padre.

Non si capisce la sua missione fino che non viene messo adeguatamente l’obiettivo della storia
della salvezza (messo troppo in ombra dalla priorità assegnata alla giustificazione): la
divinizzazione del mondo in tutta la sua estensione e profondità.

Così, dalla storia y dal tempo posti nel centro, lo Spirito se capisce come il dono del Padre e
del Figlio, Lui si mostra come l’incarnazione della logica della “donazione”, autentico segreto
de la relazione tra storia e la Trinità. Allora, lo proprio dell’uomo è aprirsi, rimanere
disponibile a questa “donazione”, lo Spirito, che da luce e calore alla storia della salvezza.

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8. Il principio di donazione.

Bonaventura:

Logica oblativa: ciò che è e ciò che si ha, oltre ad essere ciò che è, è cifra di qualcos’altro, e
dunque è un fenomeno che rinvia al noumeno in qualche modo di carattere kantiano,
pensabile più che conoscibile. E il noumeno cui il fenomeno rinvia è quanto ha inteso
trasmettere colui che ha donato ciò che avrebbe potuto non donare – è il mistero di ogni
esistente – da esplorare e intravvedere senza possedere, porche fa tutt’uno con la libertà, volto
indisciplinabile dell’essere.

Secondo la logica oblativa del mistero trinitario, lo proprio del discorso teologico francescano,
la donazione è il secreto dell’essere.

Modello trinitario dell’essere2:

DIO PADRE

si comunica sovranamente

avendo eternamente

un AMATO (dilectum) e un COAMATO (condilectum)

Potestas del Padre

Il Figlio si incarna Lo Spirito fa apprendere le modalità


testimoniando il suo secondo cui ognuno prende posto in sinu
Patris, partecipando al suo potere
abbandono al Padre generativo di segno oblativo

LE CREATURE

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Breviloquium I, 2, n. 3.

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Così si rivela:
- Il carattere partecipativo della potestas del Padre alle creature, la condivisione trinitaria,
- Al centro è la condivisione della voluntas tua di segno oblativo,
- La conoscenza sperimentale della potestas perché è condivisa nel cuore del pensare,
progettare e operare.

Il principio dei principi: (Husserl) Tutto ciò che si dona originariamente nell’intuizione è da
prendere in considerazione come si dona, ma anche soltanto nei limiti secondo cui si dona
(ancora sottomette il fenomeno all’io che lo oggettivizza e valuta). (Marion): la ragione
sufficiente perché sia preso in esame è il suo stesso donarsi.

Così: ogni fenomeno pretende rispetto in quanto e perché si dona, ha diritto di manifestarsi ed
è autenticamente tale in quanto e nei limiti in cui si dona.

Ma: l’Occidente ha la sua fonte ispirativa secondo la quale:

Nihil fit sine ratione. Un fenomeno ha diritto ad apparire se razionale


(non contradittorio, identità, casualità)

al primo posto non c’è la donazione del fenomeno ma la sua razionalità, come la sua condizione
e misura. Ora, tale primato della razionalità non è indiscutibile

Perchè:
Il primato di donazione (la proprietà essenziale del fenomeno
non è di mostrarsi effetto di una causa, ma di offrirsi – donarsi –
per ciò che è) recupera la fecondità euristica, tutto lo contrario
alla logica razionalistica che riconduce al primato del io e del suo
orizzonte come luogo di giudizio circa la verità dei fenomeni. E
una attitudine molto francescana.

Il fenomeno si da in quanto è donato, si dona e questo è il suo dato iniziale, non tanto la sua
esistenza. Più importante è costatare che la sua esistenza è donata, è lo che più rivela il suo
senso. La sua causa non necessariamente si espressa come tale, potrebbe non esprimersi o
esprimersi diversamente. Il fenomeno che si muove al di là delle categorie del mondo indica il
suo origine, non tanto la sua causa.

Heidegger:

Il volto originario dell’essere è essere donato, l’essere non è (ist), l’essere si dà. Il fondamento
dell’essere non è essere ma essere donato. Il nostro essere qua, o come lo chiama Heidegger

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l’esserci (Dasein) è in primo posto donato, è un progetto-gettato che non è frutto della nostra
decisione e come è donato l’esercizio della libertà, anche donata, si gioca nella assunzione del
principio di donazione come anteriore a ogni altro principio. Sono libero donandosi liberamente
perché la mia libertà è donata liberamente.

La donazione, dunque, è il sigillo primario posto dall’Essere sull’esserci. Il primato non spetta
alla ragione, ma alla libertà creativa, espressione di un’altra prospettiva, quella che fa tutt’uno
con la gratuità espansiva, di cui è traduzione. La razionalità e l’io sono dilatati per la logica
della donazione.

Il principio di donazione trascende l’io e il contesto fino al punto di mettere in discussione i


fenomeni che si scappano alla ragione che edifica l’orizzonte predefinito del fenomeno e del
suo contesto razionale. Genera l’altra razionalità dove la creazione, l’incarnazione del Verbo,
la risurrezione, trovano l’orizzonte che va oltre il mondo. Così Bonaventura ha recuperato il
disegno del Dio trino.

CONCLUSIONE

1. Non soggiacere il fenomeno all’io non lo scuota, è ricordare che sempre è in


costruzione.
2. Il tema della “radura” di Heidegger, contrario a Husserl, parla di aprirsi, avendo come
punto di riferimento non ciò che è in atto o semplicemente presente, ma gli infiniti
scenari che il dato nasconde, ma che l’arte, la poesia, la fede racchiudono alla
mediazione filosofica: trascendono con il suo linguaggio simbolico il dire puramente
concettuale di segno logico-razionale con i suoi racconti, parabole, metafore, trovando
la sua fonte nella concezione del creato come epifania del Dio trino.
3. La fonte della alienazione occidentale è il pensare Dio in funzione dell’uomo,
maschera di interessi diversi. Quello che trascende la logica razionalistica occidentale
è il principio di donazione, o al meno problematizza il suo carattere formativo, apre i
scenari misurati sull’orizzonte della logica di Dio.
4. La differenza tra Bonaventura e Heidegger si trova nel pensare sul modo di nostro
venire all’essere e nostro permanere nell’essere. Il Dio di Bonaventura non si
nasconde: cerca e ama, chiama gratuitamente e benevolmente all’essere perché esse
operi immergendosi in Lui, introduce “distensione” invece della “tensione” che si
impone sulla assenza di Dio nascosto.

Fr. Jacek Lisowski