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GIANNI GOLFERA

“Una mente formidabile


ha scoperto il segreto
della memoria”
International
Herald Tribune

PIÙ Bes
t-Se
ller

MEMORIA
Migliora la tua capacità di apprendere usando
il metodo dell’uomo con più memoria al mondo
Più memoria

wwww.metodogolfera.com
Più memoria
Migliora la tua capacità di apprendere
usando il metodo dell’uomo
con più memoria al mondo

GIANNI GOLFERA

Edizione rivista e aggiornata


www.metodogolfera.com

Pochi giorni fa ho conosciuto Gianni Golfera. Alcuni


amici mi avevano parlato di lui, della sua straordinaria
memoria. Ho subito pensato di contattarlo per avere
qualche consiglio, sul modo di imparare le opere nel
modo più veloce e semplice possibile.

Sono rimasto molto colpito, innanzitutto dalla passione


con cui egli cerca di trasmettere un autentico interesse
per la memoria e più in generale per l'apprendimento
mnemonico. In pochi minuti, tutti quanti siamo stati ca-
paci di imparare una sua poesia, scritta appositamente,
immagino, senza rime e senza una metrica precisa.

Con un filo di commozione ci ha raccontato il modo


grazie al quale è riuscito a rimuovere alcuni problemi di
apprendimento dei bambini affetti da dislessia.

Con grande disponibilità mi ha offerto il suo aiuto, al fine


di semplificare e rendere più piacevole il mio prossimo
impegno, che consiste nello studio del: Romeo et Juliet-
te, di Gounod. L'ho accettato con entusiasmo e colgo
l'occasione per ringraziarlo di cuore.

Andrea Bocelli

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È un mostro di memoria che conosce


alla lettera 261 libri

Maurizio Costanzo

Possiede una memoria incredibile

Luciano Rispoli

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Gianni Golfera possiede una memoria come


quella di un elefante

Moira Orfei

Gianni Golfera è una delle pochissime persone


al mondo a possedere una memoria eidetica…
In poche parole si ricorda tutto

Massimo Gilletti

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https://vimeo.com/149209901

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www.metodogolfera.com

I Golfera sono la famiglia con la memoria più


sviluppata del mondo

Golfera insegna un metodo, attraverso il quale


ognuno di noi può potenziare la memoria con
risultati eccezionali

Golfera conosce a memoria 261 libri, che sa reci-


tare dalla prima all’ultima parola e anche a ritroso.
Se scriviamo su una lavagna una serie di oltre
100 numeri, Golfera dopo averli assimilati con un
singolo sguardo mentale, può ripeterli a memoria
sia nel loro ordine che al contrario

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www.metodogolfera.com

Il viaggio nella mente di un uomo che non


dimentica mai niente è un triplo giro nell’ot-
tovolante della memoria (…) La memoria
di Golfera è sterminata, non ha limiti (…) il
viaggio nella mente di Gianni Golfera, de-
stinato a non dimenticare nulla, è un viag-
gio che non finisce mai. Chi gli parla non fa
in tempo a dimenticare una domanda, che
lui si è ricordato una risposta.

Il Prof.Antonio Malgaroli ha chiamato in cat-


tedra, ieri alle 16:00, nel corso di fisiologia
dell’Università “Vita e Salute” dell’ospedale
San Raffaele, un uomo, Gianni Golfera (…)

L’uomo dalla memoria d’oro.

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Titolo dell’opera
Più memoria

Sottotitolo
Migliora la tua capacità di apprendere
usando il metodo dell’uomo con più memoria al mondo

Alessio Roberti Editore Srl


Via Lombardia, 298 – Urgnano (BG) – Italy

Copyright © 2006 Alessio Roberti Editore Srl

Prima edizione: aprile 2006


Prima ristampa: maggio 2006

Seconda edizione: maggio 2007


Prima ristampa: dicembre 2007
Seconda ristampa: maggio 2008
Terza ristampa: agosto 2008
Quarta ristampa: dicembre 2008
Quinta ristampa: febbraio 2009
Sesta ristampa: aprile 2009
Settima ristampa: ottobre 2009

Terza edizione: febbraio 2011


Prima ristampa: luglio 2011

ISBN
978-88-6552-004-8

Impaginazione e progetto grafico della copertina


Zeronove di Andrea Mattei

Proprietà letteraria riservata.

È vietata la riproduzione con qualsiasi mezzo.


Alla Memoria di
Andrea Golfera, mio padre
Indice

Introduzione 17

Prefazione all'edizione aggiornata 21

Parte I
Memoria e Metodo Golfera:
il tesoro e la mappa

1. L’inizio del viaggio 29

2. Quanto, come, cosa ricordi? 41


3. Immagino, dunque ricordo 51
(e apprendo)

4. La tela dei ricordi: 65


primi tocchi d’artista

5. Il quadro prende forma 81


Parte II
Il Metodo Golfera
per ricordare ogni cosa

1. Le leve della memoria 109

2. Facciamo nomi e cognomi 113

3. Parole, parole, parole… 125

4. Molto più di… I love you 137

5. Hai tutti i numeri giusti 143

6. Viaggio nei luoghi della memoria: 175


leggere e ricordare

7. Meglio di un’agenda elettronica 201

Conclusione 213

Indice analitico 217

L’autore 225
Che uomo è,
l'uomo che non fa crescere il mondo
Anonimo medievale

Sto scrivendo dal volo internazionale che mi


porta da Los Angeles a Roma, dove terrò il
mio corso in questo fine settimana.

Ogni volta sono entusiasta ed emozionato


all’idea di vedere realizzati i sogni e le aspetta-
tive dei miei allievi.

Guadagnare tempo per dedicarlo a ciò che


amiamo, fare carriera e ottenere successo mi-
gliorando l'attenzione e la concentrazione,
superare gli esami e laurearsi raggiungendo
sempre nuovi traguardi: tutto questo è la ra-
gione centrale della mia esistenza e il motivo
che mi ha spinto a scrivere questo libro.

Gianni Golfera
Introduzione

Gianni Golfera è stato definito in molti modi:


mnemonista, uomo dalla memoria d’oro,
mnemo-manager, computer umano, forma-
tore, genio, esperto in tecniche di apprendi-
mento...

La comunità scientifica internazionale, dopo


una ricerca condotta dai medici dell’Univer-
sità Vita-Salute del San Raffaele di Milano,
in collaborazione con il Boston Institute of
Technology, lo ha definito “l’uomo con più
memoria al mondo”.
Con ogni probabilità lo ha dichiarato quan-
do ha citato alla lettera 261 libri, o quando
ha memorizzato un numero di 10.000 cifre
ripetendole dal loro inizio alla fine, in ordine
sparso ed inverso.

Gli autori di uno studio pubblicato nel 2004


sul n. 63 del prestigioso Brain Research Bulletin
hanno dichiarato di non essere in grado di
stabilire i limiti della sua memoria.
PIÙ MEMORIA

Gli scienziati si sono interessati a questa sua


capacità portentosa per rispondere a una do-
manda molto importante, tale da coinvolgere
i giornali, le radio e le televisioni di tutto il
mondo:

“La memoria di Gianni Golfera


è frutto di una capacità genetica oppure
dell’uso di tecniche da lui elaborate?”

Se la sua capacità di ricordare avesse avuto


un’origine genetica, avrebbero cercato di in-
dividuare il gene della memoria.
Dopo numerosi anni di ricerca sono giunti
alla conclusione che il cervello di Gianni Gol-
fera non è geneticamente diverso da quello
di un uomo medio. Ciò significa che ciascun
essere umano, utilizzando le tecniche da lui
messe a punto in venti anni di ricerche e
sperimentazioni, può sviluppare la propria
memoria giungendo ad assumere le stesse po-
tenzialità. Queste tecniche, conosciute come
Metodo Golfera, possono essere apprese e
utilizzate nei contesti più vari da ognuno al
fine di ottenere vantaggi concreti nel lavoro
e nella vita.

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INTRODUZIONE

In Italia Golfera ha insegnato a migliorare la


memoria ai Deputati della Camera, ai medici
dell’Associazione Internazionale di Medicina
Ortomolecolare, all’Iri Management, alle socie-
tà del gruppo Enel, ai dirigenti delle Poste Italia-
ne, alle Università di Bolzano, Ferrara e Milano,
a membri autorevoli dell’aereonautica militare e
in innumerevoli altre situazioni e contesti.

Dopo aver intervistato Golfera a Super Quark,


Piero Angela ha affermato che “i risultati ci
sono e sono eccellenti”.

Dopo aver sperimentato di persona il Meto-


do Golfera concordo pienamente con Anto-
nio Malgaroli, professore di fisiologia umana
all’Università Vita-Salute del San Raffaele di
Milano, sul fatto che le tecniche di Gianni
Golfera insegnino ad utilizzare la propria me-
moria in modo consapevole ed efficace.

Il Metodo Golfera è infatti un metodo sempli-


ce e rapido che permette una maggiore attività
cerebrale e neurologica e quindi una maggiore
efficacia nell’apprendere e memorizzare.

Alessio Roberti
Master Trainer di PNL,
fondatore e direttore di NLP ITALY
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Prefazione all'edizione
aggiornata

Quando si parla di arte della memoria, il pen-


siero va immediatamente a Giovanni Pico della
Mirandola, che abbiamo conosciuto sui banchi
di scuola: un uomo straordinario e dotato di
un'incredibile memoria, tale da essere insignito
di quell’aureola attribuita a tutti i grandi per-
sonaggi della storia, come Giulio Cesare, Cice-
rone, Leonardo, Michelangelo e Napoleone.
Uomini di così straordinaria genialità da diven-
tare nel nostro immaginario quasi sovrumani,
se non addirittura semidivini.

La loro superba intelligenza, che si è espressa


nelle arti, nella filosofia o nel governo, li ha por-
tati a considerare una buona memoria come
una conquista indispensabile per la loro attività.
A ragione potremmo davvero chiederci quanti
di questi personaggi sarebbero divenuti famosi
se non avessero attinto a tale arte.
PIÙ MEMORIA

Ma un’altra domanda sorge spontanea: possia-


mo noi, uomini dotati di quella normalità in-
tellettuale che accomuna milioni e milioni di
persone, progredire a tal punto da poter espri-
mere una potenzialità che, se pur insita nel no-
stro DNA, fatica a farsi riconoscere? Dato che
mi state leggendo, significa che anche voi avete
pensato che una buona memoria sia necessaria.
Potete pertanto essere certi che vi state muo-
vendo nella giusta direzione. Non penso che si
debba diventare tutti un Leonardo o un Pico,
ma se attraverso lo studio delle tecniche mne-
moniche giungerete a ottenere risultati più che
positivi e, perché no, eccezionali, nel campo del
lavoro e del successo personale, ringrazierete il
momento in cui avete deciso di dedicarvi a que-
sta arte. Potremmo anche dire: quando avete
acquistato questo libro.

Le tecniche mnemoniche non sono state stu-


diate solo dai grandi uomini della storia. L’arte
della memoria era talmente famosa fin dall’an-
tichità che divenne uno dei pilastri fondamen-
tali dell’uomo comune teso al raggiungimento
di qualsiasi obiettivo. Nel medioevo i manuali
sull’ars memoriae andavano letteralmente a ruba,
per essere utilizzati in qualunque ramo dello
scibile. Il Libro de la memoria artificial di Giovanni

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PREFAZIONE ALL'EDIZIONE AGGIORNATA

Andrea Quirini di Marco, conservato nel Codi-


ce Marciano Latino XIV, si apre ad esempio con
la citazione di un infuso, una ricetta di provata
efficacia utilizzata da ben due papi, Giovanni
XII e Urbano VI: “Per la memoria. Si raccolga-
no fiori di rosmarino, borraggine, camomilla,
viola, rosa, alloro, maggiorana, e salvia: si metta-
no in infusione in ottimo vino per cinque gior-
ni. Si metta il tutto in un vaso di vetro, si distilli
con alambicco e si conservi”.

Le tecniche mnemoniche, una volta apprese,


erano utilizzate in qualsiasi situazione: ad esem-
pio Pietro da Ravenna − a cui si deve uno scritto
sull’argomento − era in grado di recitare tutto
il codice del diritto civile, una capacità che di-
venne garanzia per chiunque lo avesse scelto
come avvocato. Ma non solo: nel gioco degli
scacchi, la sua passione, riusciva a battere ogni
avversario poiché ricordava ogni singola mossa
che questi aveva compiuto in intere partite. Lo
stesso dicasi di altri personaggi al riguardo del
gioco delle carte: conoscere il modo di giocare
degli avversari e quindi come questi si compor-
tavano, quale strategia di gioco avessero adot-
tato in una determinata situazione nelle parti-
te precedenti, era come conoscere quali carte
avessero in mano. Ogni giocatore incallito sape-

23
PIÙ MEMORIA

va che conoscere l’arte della memoria era fon-


damentale al fine di battere l’avversario e molti
di questi si arricchirono grazie al suo ricorso.

Continuando in questa breve storia dell’arte del-


la memoria, sempre nel Codice Marciano Latino
VI del secolo XV, troviamo scritto che “nell’età
nostra Francesco Foscari, doge di Venezia, fu
dotato di tale memoria da saper riferire al mo-
mento opportuno qualunque fatto accaduto
durante il suo dogado, ricordando nomi di per-
sone e tempi precisi di ogni circostanza”. A voi
immaginare cosa potrebbe significare oggi per
un governante una conoscenza simile. Ma ve-
niamo a chi, invece di governare, era governato.
Nella Venezia del secolo XV, nessun patrizio, no-
bile o semplice cittadino usciva di casa senza aver
ricopiato e tenuto a portata di mano le regole
essenziali della memoria artificiale per assicurar-
si la scioltezza necessaria nel parlare in pubblico
e la chiarezza espositiva nell’agire commerciale.

Insomma, tutti sapevano che per ottenere suc-


cesso nel lavoro e avere una buona immagine
sociale, la conoscenza dei principi dell’arte del-
la memoria erano indispensabili. Da qui l’enor-
me vendita dei libretti sull’argomento, solita-
mente strutturati in tre punti salienti:

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PREFAZIONE ALL'EDIZIONE AGGIORNATA

1 Una breve introduzione in cui si rinviava


alle fonti più autorevoli, quali Cicerone, San
Tommaso e Aristotele.
2 Modalità di scelta dei luoghi.
3 Elenco delle cento immagini da utilizzare e
regole specifiche sulla loro collocazione.

A questo punto chiedersi cosa siano i “luoghi”,


le immagini e le “collocazioni” appare domanda
più che legittima. Lo apprenderete nella lettura
di quest’opera. Vorrei darvi soltanto un’ultima
informazione al riguardo: le immagini e i luo-
ghi costruiti come esempi nei volumi dell’arte
della memoria prodotti nei secoli, riflettono il
tipo di civiltà che li generò, civiltà evidentemen-
te molto diverse dalla nostra. Il merito di Gian-
ni Golfera, oltre a quello di aver suggerito collo-
cazioni e immagini più vicini al nostro sentire, è
stato quello di aver reso disponibile a chiunque
quella tecnica, rendendola straordinariamente
compatibile alle esigenze dell’uomo moderno.
Ciò che non sono cambiati sono invece i prin-
cìpi sui quali la tecnica si basa. Princìpi capaci
di nobilitare l’uomo rendendolo un “forziere di
conoscenze mai dimenticate”.

Andrea Vitali
Medievista, storico del simbolismo

25
Parte I
Memoria e Metodo Golfera:
il tesoro e la mappa
1
L’inizio del viaggio

Il maestro di tutti: Giordano Bruno


Oggi sei invitato a percorrere assieme a me,
attraverso queste pagine, i luoghi in cui sono
approdato durante i miei vent’anni di esplo-
razioni nel mondo della memoria, della sua
storia e dei suoi protagonisti.

Rivivremo assieme il momento fondamentale


del mio incontro ideale, avvenuto più di quat-
tro secoli fa, con l’uomo dal quale ho tratto
ispirazione e prima linfa per il mio viaggio
nei misteri della mente: Giordano Bruno.
Frate domenicano di Nola, maestro di ars
memoriae, grande filosofo e mnemonista del
Rinascimento, nonché autore del De umbris
idearum – Le ombre delle idee –, il trattato
sulla memoria da cui ho derivato parte del
mio metodo.
PIÙ MEMORIA

A Roma, al cospetto di papa Pio V, Giordano


Bruno recitò a memoria e in ebraico, il sal-
mo Fundamenta, dalla prima all’ultima parola
e di seguito al contrario. Successivamente e
in diverse altre occasioni, avrebbe concesso
dimostrazioni del suo talento e della sua tec-
nica a papi, imperatori, autorità accademiche
ed ecclesiastiche.

La prodigiosa capacità di intuizione di Gior-


dano Bruno, il suo desiderio di apprendere
e di comunicare, la sua tecnica di memoriz-
zazione per immagini e il suo approccio alla
conoscenza, sono divenuti stimolo e modello
per il mio lavoro sull’intelligenza e sulla me-
moria.

Nel corso degli anni, il mio obiettivo è sta-


to quello di mettere a punto un sistema che
restituisse al metodo originario di Bruno
l’utilità pratica che il tempo gli ha sottratto.
Oggi viviamo in tempi diversi da quelli del
Rinascimento: se le tecniche della memoria
di quell’epoca venivano utilizzate anche per
implicazioni di tipo filosofico, avere una buo-
na memoria, oggi, significa possedere una
“marcia in più” rispetto agli altri; ricordare
immediatamente può risolvere innumerevoli

30
L’INIZIO DEL VIAGGIO

situazioni e soprattutto essere di fondamenta-


le aiuto nello studio e nel lavoro.

Cerca di ricordare quel momento fatidico in


cui ti sei dimenticato di fare una cosa talmen-
te importante che avrebbe potuto procurar-
ti grandi benefici e il momento successivo,
allorché ti sei accorto di esserti dimentica-
to di farla. Cosa hai pensato di te stesso in
quell’istante?

Il Metodo Golfera, che oggi insegno, è un


mezzo che garantisce efficacia nello studio,
nella professione e nella vita quotidiana (il
che equivale a dire successo!) insieme a una
maggiore capacità di concentrazione. L’uti-
lità dell’arte della memoria, le cui radici af-
fondano nella Grecia del V secolo a.C. e in
particolare nell’opera del poeta Simonide
di Ceo − così come riferisce Cicerone nel De
Oratore − è ben lontana dall’essere superata o
soppiantata dalla stampa, dai metodi didatti-
ci più recenti e dai supporti informatici.

È vero che oggi, più che in passato, a uno stu-


dente viene richiesto di capire, piuttosto che
di ricordare; di essere in grado di utilizzare
gli strumenti di consultazione cartacei e in-

31
PIÙ MEMORIA

formatici; di comprendere le cause e le ragio-


ni di un evento piuttosto che di ritenerne a
memoria date e luoghi. Tuttavia, benché tutte
le informazioni di cui abbiamo bisogno siano
reperibili in internet o in un’enciclopedia ag-
giornata, una memoria affidabile consente di
organizzare le idee, di muoversi con maggio-
re agilità nel gran numero di notizie da cui
siamo bombardati ogni giorno, di selezionare
i concetti importanti, di sveltire il pensiero
nei momenti in cui siano richieste prontezza
e lucidità.

Alla fine del nostro viaggio sarai capace di:

• velocizzare i tuoi ritmi di apprendimento;

• memorizzare senza sforzo date, nomi, luo-


ghi, numeri, informazioni;

• organizzare le idee in modo più funzionale;

• migliorare le tue prestazioni in campo


scolastico e universitario e, più in genera-
le, nella sfera dell’apprendimento;

• passare agilmente da un argomento all’al-


tro durante una presentazione in pubblico;

32
L’INIZIO DEL VIAGGIO

• ritrovare con tranquillità ed eleganza il


filo del discorso, anche dopo una lunga
digressione;

• aumentare, di conseguenza, la sicurezza in


te stesso in situazioni in cui una buona me-
moria rappresenti una qualità fondamenta-
le per garantire performance efficaci;

• essere in grado di prendere decisioni im-


mediate;

• scoprire e apprezzare potenzialità della


tua mente che non credevi di possedere.

Una breve storia dell’arte della memoria


I principi mnemonici presentati da Simoni-
de di Ceo furono sviluppati e organizzati in
trattati greci di cui oggi, purtroppo, non è ri-
masta traccia. Fortunatamente l’ars memoriae,
così come avvenne per altre discipline, venne
importata dai romani nel corso del loro pro-
cesso di assimilazione della cultura greca.

33
PIÙ MEMORIA

Le prime tre fonti giunte fino a noi sono tutte


latine:

• la Rhetorica ad Herennium, composta verso


l’85 a.C. da un anonimo, anche se per lun-
go tempo la sua paternità fu erroneamen-
te attribuita a Cicerone;

• il De Oratore di Cicerone, del 55. a.C.;

• l’Institutio oratoria di Quintiliano, del 95


a.C.

Tutte queste opere appartenevano alla let-


teratura retorica (l’arte del parlare e dello
scrivere in modo persuasivo, efficace ed este-
ticamente pregevole) in quanto la memoria
era considerata una delle cinque parti di cui
constava la retorica stessa, secondo il seguen-
te schema:

• inventio: trovare cosa dire;

• dispositio: mettere in ordine ciò che si è tro-


vato;

• elocutio: adattare le parole più adeguate e


aggiungere l’ornamento delle figure;

34
L’INIZIO DEL VIAGGIO

• memoria: ricordare saldamente cosa dire e


quando dirlo;

• pronunciatio: recitare il discorso; controlla-


re la dizione e la gestualità.

Un buon oratore, infatti, doveva essere in gra-


do di presentare la migliore trattazione possi-
bile in relazione all’argomento assegnatogli.
Come?

• disponendo le parole in una successione


coerente e funzionale al discorso stesso;

• utilizzando le parole, le figure ornamenta-


li, il registro e la gestualità più adatti alla
circostanza;

• ricordando tutto questo nella sequenza


corretta nel preciso istante in cui si tro-
vava di fronte al proprio uditorio: a quel
tempo infatti non sarebbe stato possibile
tenere foglietti di appunti in mano né, del
resto, sarebbe stato tollerabile per il pub-
blico assistere alla lettura di un discorso.

Nei secoli che seguirono, i contributi più de-


gni di nota allo sviluppo delle arti della me-

35
PIÙ MEMORIA

moria vennero da Alberto Magno, Tommaso


D’Aquino e Raimondo Lullo nel Medioevo;
dal giurista Pietro Tomai, autore della Phoe-
nix sive artificiosa memoria – il manuale sulla
memoria più utilizzato per oltre cento anni –
nel XV secolo; nello stesso periodo, da trattati
sull’argomento a cura di studiosi quali Publi-
cio e Romberch.

Il De umbris idearum di Giordano Bruno, pub-


blicato a Parigi nel 1582, venne accolto in ma-
niera entusiastica, e conobbe una vasta circola-
zione oltre a una notevole risonanza. Il merito
del Nolano consisté, più che nella scoperta di
nuovi e rivoluzionari metodi mnemonici, nella
capacità di connettere e sintetizzare ciò che i
suoi predecessori avevano applicato.

In particolare, i vantaggi del metodo di Bru-


no sono l’adattabilità a qualsiasi lingua e la
possibilità di condensare elementi unici in
un’unica immagine collocata in un unico luo-
go (locus). I limiti del suo sistema, che io ho
inteso superare con il Metodo Golfera, sono
la necessità di un periodo di apprendimento
prolungato e una certa macchinosità.

Nel Metodo Golfera ho mantenuto i princìpi


dell’ars classica per quanto riguarda l’uso del-
36
L’INIZIO DEL VIAGGIO

le immagini e l’ordine dei loci o luoghi (ana-


lizzeremo insieme successivamente questi due
importanti elementi), il principio dell’asso-
ciazione (che approfondiremo) e il coinvolgi-
mento emotivo all’atto della memorizzazione
(lo esamineremo in seguito). Inoltre ho intro-
dotto l’alfabeto fonetico per la correlazione
di lettere e numeri. A quest’ultima acquisi-
zione hanno contribuito nel tempo diversi
matematici e linguisti, da Pierre Hérigone a
Gottfried Leibniz, da Aimé Paris all’italiano
Maurizio Silvin nella metà del secolo scorso.

Vedo, creo, emoziono, ricordo!


Perché il Metodo Golfera è così efficace?
Come mai ne traggono grande beneficio stu-
denti, professionisti, casalinghe, cioè persone
con formazione e interessi diversi? A questa
domanda risponderemo nei capitoli successi-
vi, quando svilupperemo i principi del meto-
do che di seguito sintetizzo:

• L’uso delle immagini mentali: ricordiamo


più facilmente nomi, numeri e parole se
creiamo una rappresentazione visiva dei
dati acquisiti. Oltre ad afferrare il concet-
to da memorizzare, è necessario “veder-

37
PIÙ MEMORIA

lo” o, nel caso in cui si debba ricordare


qualcosa di astratto, creare un’immagine
che sia in grado di richiamare alla nostra
mente il concetto stesso. La nostra memo-
ria naturale ricorda meglio per immagini.
Il Metodo Golfera sviluppa pertanto una
tendenza già insita nel nostro cervello.

• L’ordine dei luoghi: come vedremo nel ca-


pitolo sulla teoria dei luoghi, per ricordare
è necessario adottare un metodo che con-
senta il recupero ordinato e non casuale
delle immagini che abbiamo associato al
ricordo. Servirà dunque un “posto”, da noi
perfettamente conosciuto, dove andremo
a collocare le immagini evocative.

• Il coinvolgimento emotivo: le immagini


rappresentate dovranno essere esagera-
te, stimolanti, attraenti, stupefacenti; per
dirla con un’unica espressione, “degne
di nota”. Il cervello ricorda infatti meglio
ciò che lo coinvolge emotivamente, sia nel
bene sia nel male.

• La facilità e la rapidità dell’apprendi-


mento: due giorni intensivi di corso sono
sufficienti per apprendere i principi fon-

38
L’INIZIO DEL VIAGGIO

damentali del Metodo Golfera. Ciò che


farà la differenza, in seguito, sarà l’appli-
cazione quotidiana di tali principi alle ne-
cessità dello studio, del lavoro e della vita
quotidiana: attraverso un esercizio costan-
te chiunque potrà acquisire padronanza
del metodo e verificarne empiricamente
l’efficacia.

• La personalizzazione del ricordo: con il


Metodo Golfera la memorizzazione diven-
ta un atto personale, unico, irripetibile e,
per questo, inconfondibile. Siamo noi a
creare le immagini; noi ad associarle tra
loro; noi a modificarle, esagerarle, colorar-
le; noi ad attribuire loro una valenza emo-
tiva. L’esperienza diretta della costruzione
delle immagini mentali e la sollecitazione
delle emozioni ad esse collegate rende il
processo profondamente “nostro”.

Sei pronto a iniziare questo viaggio memora-


bile? Seguimi nei capitoli successivi. Il sentie-
ro è già tracciato.

39
2
Quanto, come, cosa ricordi?

“Il tempo non esiste,


quando i nostri ricordi sono vividi”

La memoria è la più importante di tutte le


funzioni cognitive: senza memoria non po-
tremmo neppure pensare e saremmo privi
di identità, dal momento che quest’ultima è
costituita dai nostri ricordi: noi siamo quello
che ricordiamo.

La memoria è stata definita come la “capacità


di acquisizione, elaborazione e restituzione
di un’informazione”.
Molteplici sono le classificazioni dei tipi di
memoria: memoria procedurale, memoria di
lavoro, memoria episodica e via dicendo. In
questo libro ci riferiremo, per comodità, ad
una classificazione di due tipi di memoria,
basata sul tempo di permanenza del ricordo.
Ciascuno di noi sa, per esperienza diretta,
PIÙ MEMORIA

che non tutti i ricordi rimangono per sem-


pre nella memoria: molti scompaiono con il
passare del tempo. Quanto tempo occorre
perché un ricordo si attenui o si cancelli defi-
nitivamente?

Prima di analizzare casi reali di acquisizione


e memorizzazione delle informazioni, occor-
re distinguere i due tipi di memoria che ci
consentiranno di rispondere alla domanda
sopra formulata:

• memoria a breve termine (l’informazione


viene ricordata per un periodo che va da
pochi secondi a due settimane circa);

• memoria a lungo termine (l’informazione


viene ricordata per molto tempo e a volte
per tutta la vita).

Ipotizziamo ora alcune situazioni reali che


abbiamo vissuto. È capitato a tutti di aver
conosciuto Andrea (o Giovanni, o Mirella, o
con altro nome), di avergli stretto la mano e
di aver dimenticato il suo nome nel tempo di
pochi secondi, di qualche ora o di qualche
giorno. In effetti, alla prima acquisizione
capita spesso di dimenticare l’informazione

42
QUANTO, COME, COSA RICORDI?

che si è assunta in un periodo di tempo che


varia da pochi secondi a circa un massimo di
due settimane. Ed è esperienza comune aver
incontrato di nuovo il suddetto “Andrea”, di
aver scordato il suo nome e di essersi liberati
dall’imbarazzo con la frase “Carissimo, come
stai?”. Credo proprio che abbiano inventa-
to questa espressione per tali “drammatici”
frangenti! Questo primo tipo di funzione è
conosciuta come memoria a breve termine.

Ipotizziamo ora che ci presentino Claudio e


di invitarlo a bere un aperitivo, e ancora di
nuovo per una pizza. In questo caso abbia-
mo fatto per due volte un utilizzo cosciente
dell’informazione. Il secondo utilizzo ha sta-
bilizzato il ricordo fino a portarlo nella “me-
moria a lungo termine”, dove potrà rimanere
da un anno fino a tutta la vita.

Questo è il modello didattico che utilizziamo


per spiegare la differenza tra memoria a bre-
ve e a lungo termine.
Nello stesso tempo è importante tener pre-
sente che la nostra capacità di memorizzare e
di apprendere è influenzata da molti fattori,
che esamineremo più avanti.

43
PIÙ MEMORIA

In questo libro analizzeremo dei sistemi in


grado di portare un ricordo direttamente
nella memoria a lungo termine. L’obiettivo
della nostra ricerca è proprio questo: ricorda-
re per sempre un’informazione acquisita una
sola volta.

Nella memoria a breve termine potremo in-


serire la lista della spesa, il nome di una per-
sona appena incontrata, il nuovo vocabolo
di una lingua straniera oltre a ogni tipo di
nuova informazione, compreso il codice del
nostro bancomat, il capitolo di un libro appe-
na letto e tutte le cose più o meno importanti
della vita… la prima volta che si presentano.

Alla memoria a lungo termine appartengo-


no la nostra capacità di andare in bicicletta,
i nomi dei nostri genitori, dei nonni e degli
amici di vecchia data, oltre a un’infinità di
episodi le cui informazioni sono state da noi
apprese e usate varie volte, come l’indirizzo
della casa dove vivevamo prima, quello nuovo
e così via.

Esiste un’unità di misura della memoria, o


meglio, esiste un’unità di misura della quan-
tità dei dati che possiamo apprendere in suc-

44
QUANTO, COME, COSA RICORDI?

cessione con un breve intervallo di tempo tra


l’uno e l’altro. La memoria a lungo termine
contiene un’immensa quantità di dati: i vici-
ni di casa di quando eravamo bambini, tutti
gli episodi che hanno caratterizzato la nostra
vita e che ricordiamo meglio degli altri, e tan-
te altre cose che non è possibile quantificare.

L’unico sistema finora considerato valido


per misurare la memoria, ovvero la nostra
capacità di apprendere e immagazzinare in-
formazioni, consiste nel fornire alla persona
di cui si intende misurare le capacità di me-
moria, una serie di dati con un intervallo di
tempo di due secondi tra l’uno e l’altro, per
poi verificare quanti di questi dati riuscirà a
ricordare in successione esatta. Quando un
elemento viene omesso oppure invertito, si
considera valido il numero dei dati ricordati
fino a quel momento. La quantità di dati che
si può apprendere in un intervallo di tempo
di due secondi tra un’informazione e l’altra
viene definita Span.

Se ti stai domandando quale sia il tuo Span,


la risposta è semplice: varia dai cinque ai
nove (due in più o in meno di sette) dati me-
morizzati correttamente ad intervalli di due

45
PIÙ MEMORIA

secondi. Se ad esempio ti presentano dieci


persone, nel peggiore dei casi potrai ricor-
darne cinque e, nel migliore, nove. Ebbene,
una persona la cui memoria sia stata educata
nel modo giusto (educata e non solo allenata:
senza l’educazione, l’allenamento non serve o
serve a poco) ne potrà ricordare più di cento.
L’obiettivo del mio insegnamento consiste nel
far giungere le persone al traguardo di cento
nomi ricordati e anche più. Potrai così ren-
derti conto di cosa sia veramente la memoria
e delle tue potenzialità. La genialità non è
determinata da un’intelligenza migliore, ma
da un uso migliore della propria intelligenza.

Adesso non resta che definire il tuo Span!

Leggi queste parole:

Chiave .....................................................

Barba .....................................................

Frate .....................................................

Spiaggia .....................................................

Disco .....................................................
46
QUANTO, COME, COSA RICORDI?

Ala .....................................................

Mela .....................................................

Terra .....................................................

Nervo .....................................................

Pacco .....................................................

Ora copri la lista con un foglio bianco e cerca


di riscrivere, negli spazi vuoti sulla destra, le
parole che hai appena letto, nella successio-
ne esatta. Il numero di parole memorizzato
nel corretto ordine rappresenta il tuo Span.
Se ad esempio ricordi “chiave, barba, frate,
spiaggia, disco, ala, terra e mela”, il tuo Span
equivale a sei, dato che le ultime due parole
non si contano, perché sono state invertite.

E MAI CE ne dimenticheremo!
Nel paragrafo precedente ho classificato due
tipi di memoria: le informazioni acquisite per
la prima volta tendono ad andare nella me-
moria a breve termine, e quelle che vengono
utilizzate due volte passano nella memoria a
lungo termine.
47
PIÙ MEMORIA

Esistono tuttavia delle eccezioni: alcune in-


formazioni, per le loro caratteristiche parti-
colari, confluiscono direttamente nella me-
moria a lungo termine. Si tratta di quattro
caratteristiche molto importanti, che consen-
tono di attivare una più vasta area cerebrale.
Eccole ordinate in una lista che consente an-
che di visualizzare l’acronimo E.M.A.I.C.E.
(E MAI CE ne dimenticheremo!), a partire
dalle iniziali delle parole che lo compongono:

- Esagerazione

- Movimento

- Associazione
Inusuale

- Coinvolgimento
Emotivo

Quando queste caratteristiche sono tutte pre-


senti nell’informazione, quest’ultima va a col-
locarsi nella memoria a lungo termine, dove
potrà anche rimanere per tutta la vita.

Esagerazione, movimento, associazione inu-


suale e coinvolgimento emotivo possono esse-
re presenti in modo naturale nelle situazioni
48
QUANTO, COME, COSA RICORDI?

della vita, ma è molto interessante constatare


che esse possono anche essere semplicemen-
te immaginate: il nostro cervello ricorderà
perfettamente le informazioni immaginate
proprio come se fossero state acquisite nella
realtà. A ogni caratteristica verrà dedicato
uno specifico approfondimento nel capitolo
successivo.

Nel frattempo è importante sapere che quan-


do un ricordo si stabilizza nella memoria a
lungo termine attraverso una corretta acqui-
sizione, si attivano delle reazioni di tipo bio-
chimico diverse rispetto a quelle che si attiva-
no per la memoria a breve termine. In altre
parole, quando un’informazione è esagerata,
in movimento, associata in modo inusuale e
capace di coinvolgerci emotivamente, il no-
stro cervello funziona in maniera diversa dal
solito. Ci consentirà infatti di ricordare per
sempre quell’informazione e tutto ciò che è
accaduto poco prima e poco dopo il momen-
to di assunzione del dato, anche se non diret-
tamente attinente a quest’ultimo.

Affinché questo concetto risulti il più chiaro


possibile, ti invito a ricordare dove eri e cosa
stavi facendo quando hai appreso la notizia

49
PIÙ MEMORIA

dell’attentato alle Torri Gemelle di New York.


Quel ricordo è nella tua memoria a lungo
termine e, a ben guardare, contiene proprio
le quattro caratteristiche di cui sopra: l’esa-
gerazione dell’evento, il movimento degli ae-
rei e del crollo dei due edifici, l’associazione
inusuale degli elementi del contesto e il forte
impatto emotivo conseguente a tutto questo.
Devi sapere infatti che la chimica del cervello
permette di ricordare anche molte altre in-
formazioni aventi in comune una sola cosa: il
fatto di essere avvenute nello stesso periodo
di tempo.

50
3
Immagino, dunque ricordo
(e apprendo)

“Non basta una buona mente,


la cosa più importante è usarla bene”

Che cosa hai fatto fino a oggi, quando volevi


ricordare qualcosa di importante? Probabil-
mente hai cercato di assimilare le informa-
zioni attraverso la ripetizione, metodo che
io considero il meno efficace in assoluto per
fissare nella mente i ricordi e per apprendere
in modo permanente nuovi dati. La ripetizio-
ne, specialmente a voce alta, era considerata
necessaria in quanto si riteneva che l’ascolto
di una serie di informazioni si radicasse nel
cervello, favorendo pertanto una memoria di
tipo uditivo. Un’idea scientificamente errata.
PIÙ MEMORIA

Il nostro cervello è una risorsa straordina-


ria, meravigliosa, con illimitate potenzialità,
ma nessuno ci ha mai insegnato come usarla
correttamente; nella maggior parte dei casi
siamo stati abituati ad attingervi con sistemi
didattici obsoleti i cui effetti sono stati quelli
di incentivare nei bambini un senso di inca-
pacità, di insicurezza e di inadeguatezza.

Se entriamo in una libreria, troviamo ma-


nuali per usare il computer, per coltivare un
giardino, per giocare a carte, per prendersi
cura di un cane o di un gatto, per imparare le
tecniche del bricolage e per decorare la casa;
ma troviamo pochissimi testi sul cervello, su
come fare un’operazione a mente, su come
usare la memoria in modo davvero efficace.

Nel capitolo precedente hai valutato il tuo


Span, riscontrando forse i limiti del sistema
di apprendimento tradizionale, basato essen-
zialmente sulla ripetizione lineare dei dati da
memorizzare. Nei capitoli che seguiranno,
migliorerai moltissimo la tua capacità di ap-
prendere e ricordare, attraverso l’utilizzo co-
sciente del cervello e della memoria.

Molte volte mi viene chiesto quale sia la corre-


lazione tra intelligenza e memoria. Tutto ciò
52
IMMAGINO, DUNQUE RICORDO (E APPRENDO)

che ti insegnerò si basa su principi contrari a


quelli utilizzati fino a ora: si tratta di un me-
todo estremamente innovativo che tuttavia
affonda le sue radici nella cultura e nella co-
noscenza storica più antiche. Ritengo di poter
affermare con certezza che aumentare la no-
stra memoria migliora la nostra intelligenza
e che non esiste intelligenza senza memoria.
Nei prossimi capitoli esamineremo l’origine
e lo sviluppo scientifico del Metodo Golfera,
che potenziando enormemente le capacità di
memoria aumenta, appunto, l’intelligenza.

Approfondiamo ora le tematiche del capitolo


precedente attraverso riferimenti a casi par-
ticolari, quelli che permettono di archiviare
informazioni nella memoria a breve e a lungo
termine dopo una sola acquisizione. Riflet-
teremo insieme sui casi della vita che hanno
portato a ricordare informazioni in modo
permanente dopo averle assunte un’unica vol-
ta, e procederemo quindi verso un approccio
nuovo: un approccio che tenga in considera-
zione anche le dinamiche dell’apprendimen-
to che ognuno di noi possiede come dote na-
turale, costruendo così un formidabile stru-
mento per un apprendimento veloce e per
ricordare per sempre le cose più importanti.

53
PIÙ MEMORIA

I quattro pilastri della memoria


Ricordiamo i particolari acquisiti grazie ai
quali alcuni ricordi si stabiliscono diretta-
mente nella memoria a breve o a lungo ter-
mine: esagerazione, movimento, associazione
inusuale e coinvolgimento emotivo. In pre-
senza di tutti e quattro, l’informazione si ra-
dica nella memoria a lungo termine. Nel caso
in cui manchi anche solo uno di questi, si im-
mette nella memoria a breve termine.

Le informazioni vengono ricordate più facil-


mente quando vengono immagazzinate attra-
verso delle immagini: la nostra predisposizio-
ne naturale, infatti, ci porta a ricordare più
facilmente le immagini, rispetto ai concetti
astratti che non sono associati a un processo
di visualizzazione. Utilizzando il mio metodo
anche i concetti più astratti possono essere
visualizzati giungendo alla creazione di im-
magini a essi relativi. Analizziamo ora, nei
paragrafi che seguono, ciascuno dei quattro
requisiti necessari per fissare un ricordo nella
memoria a lungo termine.

Esagerazione
L’esagerazione è un concetto riferibile a perso-
ne, animali, idee o cose che indica una spropor-
54
IMMAGINO, DUNQUE RICORDO (E APPRENDO)

zione, ovvero la presenza di misure o di caratte-


ristiche al di fuori della media.
Quando ci troviamo davanti a qualcosa di esa-
gerato, ad esempio a un uomo alto due metri e
venti o, al contrario, davanti a un uomo picco-
lissimo, la nostra attenzione aumenta: la carat-
teristica “esagerata” che contraddistingue quel-
la persona ci consente di ricordare con maggio-
re facilità ciò che abbiamo appena visto.

Lo stesso processo si verifica quando i requisiti


di esagerazione vengono anche solo semplice-
mente “pensati”. Immaginate un nano che gio-
ca in una squadra di pallacanestro, un uomo
grasso al punto da non poter entrare in ascen-
sore, una donna magrissima, una capigliatura
così folta e riccia da occupare l’intera stanza: si
tratta di dati che, per il fatto di essere rappre-
sentati sotto forma di immagini “esagerate”,
possono essere memorizzati più agevolmente e
passare dallo status di “informazioni” a quello
di “ricordi”. Da un punto di vista neurologico,
l’esagerazione porta a un aumento dell’atten-
zione e a una maggiore attività cerebrale, con
un conseguente effetto positivo sul processo di
ritenzione mnemonica.

55
PIÙ MEMORIA

Movimento
Tutto ciò che si muove attira naturalmente la
nostra attenzione, incentivando il processo di
fissazione di un ricordo. Prova a pensare a una
piazza piena di persone che stanno cammi-
nando. All’improvviso, una di queste si mette
a correre. Cosa catturerà la tua attenzione? La
persona che corre, naturalmente! Immagina
di trovarti in un parcheggio in cui tutte le auto
siano ferme nelle aree di sosta, tranne una che
inizia a fare manovra per uscire. Dove andrà
la tua attenzione? Alla macchina che si muove,
non certo a quelle parcheggiate!

Ovviamente i ricordi si formano laddove si


fissa l’attenzione: in seguito, ricorderemo con
maggiore precisione le cose e le persone che
abbiamo visto muoversi. Anche gli animali
sono istintivamente consapevoli del fatto che
tutto ciò che si muove richiama l’attenzione,
e si comportano di conseguenza: il fagiano,
ad esempio, rimane immobile quando vuole
evitare di essere notato; può capitare infatti
che, durante una passeggiata in campagna o
in montagna, non ci accorgiamo di un ani-
male che si trova a pochi metri da noi, sotto i
nostri occhi, perché rimanendo perfettamen-
te immobile non ci consente di percepire la

56
IMMAGINO, DUNQUE RICORDO (E APPRENDO)

sua presenza. Avete mai visto un gatto caccia-


re? I suoi movimenti sono lentissimi e felpati,
proprio perché, se così non fosse, metterebbe
sull’avviso la preda che sta puntando. Il leg-
gendario scatto felino avviene solo quando il
predatore si accorge di essere stato notato.

Il nostro cervello tende a operare una selezio-


ne istintiva delle informazioni utili nel pro-
cesso di percezione sensoriale. Nel processo
visivo, la natura attribuisce vita a ciò che si
muove e, conseguentemente, il nostro inte-
resse istintivo viene attratto dal movimento.
Persino quando questo è velocissimo, come in
una gara di Formula Uno, noi portiamo sem-
pre la nostra attenzione su ciò che si muove
più velocemente, ad esempio sull’auto che sta
effettuando il sorpasso. Anche il movimento
dunque, come l’esagerazione, determina una
più intensa attività cerebrale e neurologica,
favorendo il processo di apprendimento.

Associazione inusuale
L’associazione inusuale si verifica quando un
elemento viene abbinato a un altro o ad altri
elementi, senza che esistano tra essi affinità,
prossimità logica o una consuetudine all’es-
sere associati tra loro. È il caso di un uomo

57
PIÙ MEMORIA

nudo in un gruppo di persone in giacca e cra-


vatta, oppure di un uomo in giacca e cravatta
nel bel mezzo di un campo di nudisti. Tutto
ciò che è insolito rimane impresso nella no-
stra memoria con grande forza. Si pensi ad
un cane con tre teste o a una lucertola con
due code. Probabilmente il nostro cervello,
oltre a cogliere nell’insolito qualcosa di nuo-
vo e sconosciuto, percepisce un pericolo o
un’opportunità; in ogni caso, ha qualcosa a
cui prestare molta attenzione. Prova a pensa-
re a tutte le cose strane che hai visto: con ogni
probabilità, te ne verranno in mente moltissi-
me, proprio per la capacità innata degli esseri
umani di ricordare ciò che è insolito.

Coinvolgimento emotivo
Il coinvolgimento emotivo è certamente il
modo più sicuro per aumentare l’attività ce-
rebrale e neurologica: è così determinante
nell’ambito del processo di memorizzazione
che meriterebbe un libro a parte. Sicuramen-
te è il metodo migliore per assicurare la per-
manenza di un ricordo nella memoria a lun-
go termine. Pensa a quanti ricordi affollano
la tua mente per il solo fatto che questi even-
ti sono stati supportati da un’emozione: un
bacio, la nascita di un bimbo, un abbraccio,

58
IMMAGINO, DUNQUE RICORDO (E APPRENDO)

un matrimonio o anche il personaggio di un


cartone animato che vedevamo da bambini:
sono situazioni impresse nella memoria da un
coinvolgimento emotivo tale da consentire di
ricordarle con assoluta limpidezza a distanza
di moltissimi anni, per tutta la vita. La me-
moria funziona principalmente attraverso le
emozioni, e i ricordi, così creati, confluiscono
nella memoria a lungo termine.

Molte volte il coinvolgimento emotivo non è


diretto, ma rievocato. Immagina di incontra-
re un gruppo di persone e di ascoltare i loro
nomi: certamente ricorderai con maggiore
facilità i nomi che rievocano qualcosa da un
punto di vista emotivo, ad esempio, il nome di
una persona che si chiama come tuo padre o
come qualcuno che ti è caro. In un certo sen-
so, la memoria è emozione. Un altro principio
è sicuro: quando il coinvolgimento emotivo
si associa all’esagerazione, al movimento e
all’associazione inusuale, percepiamo qualco-
sa che rimarrà per sempre dentro di noi. Le
pubblicità più efficaci fanno leva proprio su
questi principi, con l’obiettivo di emozionar-
ci e sorprenderci per far ricordare questo o
quel prodotto, e quando affermo “ricordare”,
intendo “ricordare per sempre”.

59
PIÙ MEMORIA

La pubblicità svelata
I pubblicitari sanno che gli spot e i messag-
gi promozionali devono seguire delle dina-
miche precise, affinché possano ottenere un
impatto tale da attivare l’attenzione dei desti-
natari e garantire la memorizzazione delle in-
formazioni trasmesse. Sono inoltre consape-
voli del fatto che l’interesse delle persone vie-
ne stimolato da soggetti appariscenti e fuori
dal comune, ragion per cui utilizzano spesso
immagini che hanno caratteristiche di esage-
razione, movimento e associazione inusuale,
così da favorire il processo di memorizzazione
del messaggio pubblicitario. Se vogliono farci
ricordare un pennello, ne rappresenteranno
uno di dimensioni enormi, in movimento,
inusuale. Ricordi? Probabilmente ti è venu-
to in mente il pennello “Cinghiale” e lo spot
che lo pubblicizzava. È sufficiente un quarto
di secondo affinché un’immagine rimanga
impressa per sempre nella nostra memoria,
a patto che questa susciti in noi particolari
emozioni, che sia esagerata, in movimento e
associata in modo inusuale. Le caratteristiche
E.M.A.I.C.E. (esagerazione, movimento, asso-
ciazione inusuale e coinvolgimento emotivo)
sono i quattro requisiti fondamentali per l’ac-

60
IMMAGINO, DUNQUE RICORDO (E APPRENDO)

quisizione di un ricordo nella memoria a lun-


go termine.

Realtà e immaginazione
Riguardo ad alcuni meccanismi di pensiero,
il cervello non opera distinzioni tra realtà e
immaginazione: determinati processi cogniti-
vi seguono modalità analoghe per esperienze
reali e per esperienze immaginate. In termini
molto semplici, possiamo tuffarci nel mare e
ricordare la frase: “Mi sono tuffato nel mare”,
ma possiamo anche immaginare di tuffarci nel
mare e ricordare la stessa frase con altrettan-
ta facilità. Quante volte hai sognato senza
renderti conto del fatto che stavi sognando,
percependo l’esperienza che vivevi nel sogno
come reale? Quante volte, viceversa, hai sol-
tanto pensato di fare qualcosa e sei entrato
in uno stato emotivo tale da percepire l’espe-
rienza immaginata come reale? Questa pre-
messa serve per capire che non sono necessa-
rie esperienze reali per attivare un processo
di memorizzazione: ricordiamo anche quello
che pensiamo e immaginiamo. Cosa vuol dire
“immaginare”? Come suggerisce la parola stes-
sa, immaginare significa “creare delle immagi-
ni”: immagini mentali. Cosa sarebbe successo

61
PIÙ MEMORIA

se invece di vedere questo o quello spot aves-


simo cercato di ricordare i prodotti e i servizi
reclamizzati immaginando la pubblicità senza
averla mai vista? Ricorderemmo quei prodotti
e servizi con altrettanta chiarezza e con la stes-
sa semplicità.

Neuroattivazione
Immaginare non è un processo astratto: è
qualcosa di molto reale che crea risposte
neurofisiologiche reali. Se pensiamo a una
situazione di pericolo, il nostro battito cardia-
co aumenterà in modo più o meno rilevan-
te, in relazione alla nostra concentrazione
sull’immagine mentale di quella situazione
di rischio; se pensiamo a un dolce, la nostra
salivazione aumenterà (la classica “acquolina
in bocca”). Se pensiamo a un’immagine con
la precisa intenzione di ricordare qualcosa
attraverso di essa, molto probabilmente ricor-
deremo l’oggetto a cui l’abbiamo associata se
tale immagine avrà le caratteristiche di esa-
gerazione, movimento, associazione inusuale
e coinvolgimento emotivo.
Ora porta attenzione agli esempi che seguo-
no in questo capitolo e nei successivi, e tutto
ti sembrerà più chiaro. In questa fase è im-

62
IMMAGINO, DUNQUE RICORDO (E APPRENDO)

portante che tu capisca bene il procedimen-


to; poi imparerai a farlo “tuo”, così come hai
imparato a scrivere e a leggere.

Cartoni e… neuroni
Questo esempio pratico ha l’obiettivo di farti
capire la dinamica del Metodo Golfera. Nei
prossimi capitoli ti verrà spiegato come cre-
are facilmente immagini in una frazione di
secondo. Per il momento, cerca solo di com-
prendere bene le ragioni per cui questo siste-
ma funziona. Ora ipotizziamo di voler ricor-
dare il sito Internet www.gigotec.com, uno dei
siti in cui viene presentato il sistema che ho
messo a punto per apprendere e memorizza-
re efficacemente. GiGoTec fa venire in mente
Gig Robot d’Acciaio, il robot dalle dimensio-
ni enormi che molti di noi hanno conosciuto
attraverso i cartoni animati. Immaginiamolo
mentre balla e si diverte. Quest’immagine
ha determinato un’attivazione cerebrale in
grado di far ricordare per sempre il sito Gi-
GoTec. Ciò avviene perché l’immagine, oltre
a emozionarci per la forza espressiva che la
caratterizza, è esagerata (un enorme robot),
in movimento e certamente associata in ma-
niera inusuale. Eppure, ricorderemo per sem-
pre la parola “GiGoTec”, senza che sia neces-

63
PIÙ MEMORIA

sario pensare ad alcun robot! La ragione è


che l’immagine del robot, piuttosto che porsi
come un’associazione mentale, è stata solo
un mezzo per far arrivare l’informazione alla
memoria a lungo termine. Il nostro obiettivo,
quando vogliamo ricordare qualcosa, è deter-
minare un’elevata attivazione neurologica: il
modo migliore per farlo consiste nel creare
immagini E.M.A.I.C.E. (esagerazione, movi-
mento, associazione inusuale, coinvolgimen-
to emotivo).

64
4
La tela dei ricordi:
primi tocchi d’artista

“Ogni nostro pensiero è un’immagine”

Immagini per ogni cosa


Ogni volta che pensiamo a qualcosa, si presen-
ta alla nostra mente un’immagine particolare
che, in qualche modo, è connessa al nostro
pensiero. Tale immagine, più o meno con-
scia, rimane indissolubilmente legata al pro-
cesso logico che l’ha costruita. Le immagini
possono essere costruite in maniera logica o
in maniera istintiva o intuitiva. Esse risentono
fortemente del nostro background culturale
e delle esperienze che abbiamo vissuto.
PIÙ MEMORIA

Pensiamo alla semplice parola “bicicletta” e


focalizziamoci sul concetto che essa richia-
ma alla nostra mente. Qualcuno penserà alla
propria bicicletta da corsa, qualcun altro al
negozio di biciclette dietro l’angolo, qualcun
altro ancora al proprio bambino che sta im-
parando ad andare in bicicletta, oppure al
vicino di casa che è caduto dalla bicicletta o,
ancora, alla cyclette che ha in camera da let-
to. Quale che sia il pensiero che lo accomuna
a questa parola, esso è unico e personale. Se
anche due persone pensano apparentemente
alla stessa cosa, ci saranno comunque delle
differenze nei modi in cui esse la rappresen-
tano nella propria mente.

Quante volte abbiamo sentito dire o abbiamo


pensato che il libro è stato più bello del film?
Questo avviene, in genere, quando leggiamo
un libro prima di vedere il film che da esso è
stato tratto. Le immagini che ci siamo creati
nella mente in base alle descrizioni contenute
nel libro, rispecchiano infatti la nostra perso-
nale e unica sensibilità e affondano le radici
nella nostra esperienza soggettiva. Qualsiasi
altra immagine proposta dall’esterno appa-
re a noi spesso inadeguata, lontana, poco ri-
spondente alla nostra esperienza di lettori.

66
LA TELA DEI RICORDI: PRIMI TOCCHI D’ARTISTA

Questo modo di pensare basato sulle imma-


gini si applica a qualsiasi ambito, anche alle
astrazioni come, ad esempio, a numeri o a
concetti filosofici. Ai bambini viene insegna-
to a contare partendo dalle dita della mano,
per poi procedere con operazioni sempre più
complicate, ma pur sempre rappresentabili in
maniera visiva. Ogni pensiero, ogni idea, ogni
valutazione, ogni emozione e ogni ragiona-
mento possono essere collegati a immagini.
Questo concetto vale per tutti, anche per
quelle persone che prediligono spontane-
amente altre modalità di rappresentazione
della realtà, ad esempio quella auditiva (nel
caso di coloro che associano più frequente-
mente i concetti a suoni, rumori e parole) o
quella cinestesica (nel caso di coloro che as-
sociano più spesso i concetti alle sensazioni
corporee). La nostra immaginazione, unita
ad altre facoltà fisiche e neurologiche, porta
a compiere imprese di cui spesso non siamo
consapevoli, come quando, attraversando una
strada trafficata, la utilizziamo per calcolare
tempi e distanze riuscendo a evitare di essere
investiti. In numerose situazioni il confine tra
ragionamento, istinto e immaginazione è così
sottile da non poter essere valutato con para-
metri oggettivi.

67
PIÙ MEMORIA

Nei paragrafi successivi impareremo a costrui-


re in modo consapevole immagini E.M.A.I.C.E.
per ricordare le informazioni più svariate e
complesse in modo facile e divertente. All’ini-
zio, forse, sembrerà complicato, ma poi ti abi-
tuerai e ci riuscirai in una frazione di secondo.
Ricorda sempre che le immagini sono soltan-
to un mezzo per fissare le informazioni nel-
la memoria a lungo termine. Cercare queste
immagini è semplice e intuitivo, basta segui-
re l’istinto e applicare le regole che seguono.
L’abitudine sarà maestra.

Cuore, intuito, esercizio… e poesia


Prima di procedere con la parte pratica ed
esemplificativa, sarà utile rivolgere la nostra
attenzione alle strategie necessarie per la cre-
azione delle immagini, affinché il metodo ri-
sulti semplice attraverso l’uso e l’esercizio pra-
tico. Ovviamente le strategie sono molteplici;
il mio consiglio è mettere in atto quelle che si
percepiscono come il più possibile naturali e
istintive, evitando di pensare troppo. Perché
un’immagine sia efficace, deve essere sempre
immediata, intuitiva. A questo scopo, dopo
aver letto i metodi e le strategie necessarie,
sarà opportuno fare pratica in modo rilassa-

68
LA TELA DEI RICORDI: PRIMI TOCCHI D’ARTISTA

to e senza sforzo, così da evitare elaborazioni


eccessive. È importante imparare a usare il
cuore, l’intuizione, l’immaginazione. Voluta-
mente ho evitato di usare la parola “fantasia”
perché non si tratta di fantasia, né la fantasia
è necessaria in questo procedimento. Sarà
sufficiente applicare le regole che seguono.

Il modo più semplice e diretto per memoriz-


zare qualcosa (un concetto, un oggetto, una
persona, un animale o una parola) consiste
nell’ “immaginare un’immagine” relativa alla
cosa stessa; ad esempio, l’immagine di un
bicchiere per la parola/concetto “bicchiere”,
l’immagine di un computer per la parola/
concetto “computer” e l’immagine di una
vecchia macchina da scrivere per la parola/
concetto “macchina”. Un altro metodo per
memorizzare un’informazione consiste nel vi-
sualizzare mentalmente l’immagine di qual-
cosa dal nome simile, ad esempio l’immagine
di una vite per la parola/concetto “vita”.

In altri casi conviene immaginare una situa-


zione che abbia lo stesso nome di ciò che
intendiamo ricordare, anche se il significato
letterale della parola da fissare nella memoria
risulta diverso nei due contesti: ad esempio,

69
PIÙ MEMORIA

se si sta preparando un esame in cui vi siano


riferimenti all’ambito legale, si può rappre-
sentare l’immagine di un uomo alto che sta
diritto sulla schiena per ricordare la parola
“diritto”, oppure quella di un uomo che sta
ricurvo rigidamente su se stesso ed è quindi
contratto, per la parola “contratto”.

Un altro criterio di memorizzazione consi-


ste nel raffigurarsi una parte per il tutto: ad
esempio l’immagine di una cazzuola per rap-
presentare la parola/concetto “muratore” o
l’immagine di un bisturi per rappresentare la
parola/concetto “chirurgo”.

Un altro sistema consiste nella rappresenta-


zione di una parola che abbia la parte iniziale
simile a quella della parola/concetto che si
vuole memorizzare, cercando qualcosa che
sia facilmente visualizzabile, come ad esem-
pio l’immagine di una partoriente per ricor-
dare la parola “paralipomeni. Quando ciò che
vogliamo ricordare (e quindi, rappresentare)
è una parola che si riferisce a un concetto
astratto (o, viceversa, un concetto astratto e
quindi la parola che ad esso si riferisce), pos-
siamo ricorrere a una metafora: ad esempio
possiamo rappresentare la “concentrazione”

70
LA TELA DEI RICORDI: PRIMI TOCCHI D’ARTISTA

con l’immagine di un giocatore di scacchi


impegnato in una partita di torneo. Analo-
gamente, si può ricorrere all’immagine di un
mulo per la testardaggine, a quella di un le-
one per il coraggio, a quella di una bilancia
per la Giustizia oppure a una donna vestita di
verde per la Speranza.

Per ricordare una parola o una frase in parti-


colare, possiamo anche visualizzare la perso-
na che è o era solita pronunciarla, ad esempio
immaginare il cantante Al Bano per “felicità”
o Mike Bongiorno per “allegria”.

Un’azione può essere rappresentata dall’im-


magine di chi la compie: ad esempio, quella
di un ladro può rappresentare il furto e un
medico può rappresentare una cura. Un ele-
mento singolo può rappresentare la categoria
a cui esso appartiene, ad esempio un’ape o
una libellula possono rappresentare la cate-
goria degli insetti.

In alcuni casi possiamo utilizzare la radice


della parola che vogliamo ricordare, come
quando rappresentiamo per la parola “Roma”
un antico romano e per la parola “montagna”
un montanaro con tanto di scarponi e pic-

71
PIÙ MEMORIA

cozza. Quest’ultima strategia, che muove dal


particolare al generale, funziona anche in
senso opposto: ad esempio, ci si può figurare
l’immagine di un ballo per rappresentare la
parola “ballerino”.

Utilizzando un criterio simile, si può rappre-


sentare un intero periodo dell’anno, ad esem-
pio la stagione autunnale con l’immagine di
una foglia secca o quella estiva con un om-
brellone sulla spiaggia.

Si può ricordare qualcosa anche utilizzando


una rima, si può visualizzare un libro di lati-
no o il proprio insegnante del liceo per ricor-
dare il termine “Palatino”.

I concetti astratti possono essere rappresenta-


ti anche attraverso azioni: ad esempio la paro-
la “accordo” può essere rappresentata da due
persone che si stringono la mano.

Nei casi di situazioni, concetti o azioni di


difficile rappresentazione mentale, si può
immaginare ciò che li precede: ad esempio è
possibile rappresentare la digestione immagi-
nando l’atto del mangiare.

72
LA TELA DEI RICORDI: PRIMI TOCCHI D’ARTISTA

Un altro metodo molto efficace consiste nel


ricorrere all’assonanza, cioè nel cercare ter-
mini che abbiano un suono simile a quello
delle parole che si desidera ricordare. Que-
sto metodo è molto utile, ad esempio, per chi
studia le lingue straniere o per chi ha la ne-
cessità di memorizzare parole o sigle che non
hanno senso compiuto nella propria lingua
madre: per ricordare una parola come spintac
si può visualizzare una persona che dà una
“spinta” ad un’altra, oppure si può pensare
alla “spina” di un cactus; per ricordare una
parola come cucer si può pensare alla “cuccia”
di un cane. Insomma, occorre trovare qualco-
sa che suoni in modo simile.

Esiste un altro criterio di memorizzazione


molto utilizzato nello studio del diritto e del-
le materie in cui è necessario ricordare in
successione parole delle quali già si conosce
il significato. Questo criterio è definito “im-
magine acronima”. Un acronimo è una paro-
la creata utilizzando le lettere iniziali di più
parole (singole lettere o anche gruppi di let-
tere, ad esempio sillabe). In questo modo è
possibile ricordare serie di parole attraverso
un’unica parola più semplice da memoriz-
zare. Ad esempio, possiamo ricordare le pa-

73
PIÙ MEMORIA

role del seguente brano (una combinazione


di versi tratti da alcune poesie di Giuseppe
Ungaretti) attraverso l’immagine costituita
dall’acronimo V.E.G.L.I.A., derivata dalle ini-
ziali di ciascun verso:

- Vagammo forse vittime del sonno…

- E dal fondo di notti di memoria

- Già ci sfiorava

- La verità, per crescita di buio,

- Il dolore assopito che ritorna…

- Anima, non saprò mai calmarti?

A questo punto, possiamo ricordare la paro-


la “VEGLIA” associando a essa l’immagine
di un uomo sdraiato a letto, di notte, con gli
occhi sbarrati, perché non riesce a dormire.

Nel Trattato di ipnosi di Franco Granone pub-


blicato dalla Utet, leggiamo che i fenomeni
ipnotici sono i seguenti:

74
LA TELA DEI RICORDI: PRIMI TOCCHI D’ARTISTA

- Levitazione

- Catalessia

- Movimenti automatici

- Inibizione dei movimenti volontari

- Analgesia

- Sanguinamento

- Condizionamento

La prima cosa da fare sarà creare la parola


partendo dalle lettere iniziali delle parole che
vogliamo ricordare, in questo modo: le per la
parola “levitazione”, ca per “catalessia”, mo
per “movimenti automatici”, i per “inibizione
dei movimenti volontari”, a per “analgesia”, s
per “sanguinamento” e co per la parola “con-
dizionamento”. In questo modo otteniamo la
parola lecamoiasco, che può essere ricordata
attraverso l’espressione assonante “leccammo
un fiasco”. A questo punto, potremo ricorda-
re le parole in questione creando l’immagine
E.M.A.I.C.E. di alcuni amici in stato ipnotico,
mentre leccano un fiasco.

75
PIÙ MEMORIA

In linea generale, possiamo definire una re-


gola molto semplice: ogni informazione che
si vuole ricordare va associata a un’immagine
concreta (evitando i concetti astratti) le cui
caratteristiche saranno esagerazione, movi-
mento, associazione inusuale e coinvolgimen-
to emotivo. Il coinvolgimento emotivo si ottie-
ne rappresentandosi immagini che siano in
qualche modo note, familiari, e che abbiano
un nesso con esperienze vissute ed emozio-
nalmente significative.
Questo paragrafo apre la strada a molte ap-
plicazioni future. Tra breve metterai a frutto
quello che hai imparato finora con applica-
zioni pratiche relative all’acquisizione di in-
formazioni che definiremo “brevi”, cioè co-
stituite da due o tre elementi legati tra loro,
come nel caso dei nomi di persona, dei vo-
caboli di una lingua straniera, degli indirizzi
email, degli indirizzi postali e di molti altri
dati simili.

Memoria in movimento
I risultati dell’applicazione del Metodo Gol-
fera consistono, oltre che nel potenziamento
delle capacità di memorizzazione, nell’uti-
lizzo di una più vasta area cerebrale. È utile

76
LA TELA DEI RICORDI: PRIMI TOCCHI D’ARTISTA

ribadire che la tecnica serve a determinare


un’attivazione neurologica che permette di
fissare il ricordo; dopodiché l’informazione
permane nella memoria indipendentemente
dal sistema che si è utilizzato per creare il ri-
cordo.

Un semplice esempio può rendere bene


l’idea: io mi chiamo Golfera e per ricordare il
mio cognome puoi pensare a una gigantesca
mazza da golf, associarla alla mia immagine
(la mia foto è sulla copertina di questo libro)
e rappresentarmi nella tua mente nell’atto di
mandare in buca una palla. Devi immaginare
che questo accada veramente. La prima volta
che qualcuno ti chiederà di dire il mio nome,
visualizzerai questa immagine e “golf” ti farà
venire in mente “Golfera”; le volte successive
sarai in grado di rispondere correttamen-
te senza pensare a nessuna mazza da golf.
Il sistema funziona a patto che le immagini
rispettino sempre i requisiti sopra esposti di
esagerazione, movimento e… Ora dovresti es-
sere in grado di completare la frase.

Procediamo con un altro esempio. Se voglia-


mo memorizzare il verbo inglese “to borrow”,
che significa “prendere in prestito”, possiamo

77
PIÙ MEMORIA

immaginare di andare dal nostro vicino di


casa e di chiedergli in prestito qualcosa: lui ci
porterà un gigantesco blocco di burro (“bur-
ro” è una parola assonante con borrow) e, poi-
ché l’immagine è esagerata, in movimento,
associata in modo inusuale e dotata di una
rilevanza anche emotiva (dal momento che
conosciamo il vicino e abbiamo con lui una
certa familiarità), non dimenticheremo più il
termine “borrow”.

Questo sistema conosce un’infinità di appli-


cazioni che analizzeremo in seguito nel detta-
glio. Per ora è necessario rendersi conto che
quando un’informazione si radica nella me-
moria a lungo termine, utilizza come “mezzo
di trasporto” le immagini particolarmente
significative che noi abbiamo creato. Oltre al
dato specifico che ci interessa immagazzina-
re, ricorderemo anche le circostanze collega-
te all’atto della memorizzazione.

Quando creiamo un’immagine particolar-


mente significativa, attiviamo una regola che
possiamo chiamare “formula dell’11 settem-
bre”: tramite tale regola l’immagine creata,
che possiamo definire come X, diviene parti-
colarmente significativa, perché dotata delle

78
LA TELA DEI RICORDI: PRIMI TOCCHI D’ARTISTA

caratteristiche E.M.A.I.C.E. Essa va a collo-


carsi nella memoria a lungo termine insieme
a tutte le circostanze che si sono verificate in
quell’intervallo temporale. Questa considera-
zione è di fondamentale importanza perché
porta a rappresentare un limitato numero
di immagini al fine di creare una neuroatti-
vazione, e non certo di sostituire i ricordi. Il
Metodo Golfera è pensato e creato per far
funzionare al meglio la nostra memoria na-
turale.

79
5
Il quadro prende forma

“Quel che sento dimentico, quel che vedo ricordo,


quel che faccio imparo”

Motore… Esercitazione!
Se tutto sta procedendo nel migliore dei modi
ora sentirai una certa… confusione. Era pre-
visto ed è assolutamente normale, quindi evi-
ta di preoccuparti! La ragione è che ho con-
centrato nei capitoli precedenti una grande
quantità di informazioni, che ben presto si
chiariranno e si disporranno nella tua mente
in giusto ordine, con il proseguire della let-
tura e con le applicazioni pratiche che ti ver-
ranno proposte. Probabilmente avrai trovato
alcuni concetti particolarmente impegnativi;
tuttavia era importante spiegare nel dettaglio
come avviene la creazione delle immagini fi-
nalizzate al processo di memorizzazione, es-
sendo esse il tramite dei nostri ricordi.
PIÙ MEMORIA

Fino a questo momento abbiamo analizzato


numerosi metodi per creare immagini; pro-
cediamo ora con un’applicazione di quanto
esaminato, prima di passare alla parte prati-
ca vera e propria. L'adagio di Confucio “Quel
che sento dimentico, quel che vedo ricordo,
quel che faccio imparo”, rende bene l’idea di
quanto sia importante l’esercizio che segue.
A pagina 78 troverai un elenco di dieci paro-
le. Ora disponi di numerosi strumenti in più
per memorizzarle, rispetto a quando hai mi-
surato il tuo Span cimentandoti con la lista
alle pagine 40-41.

Seguirà una spiegazione di alcune modalità


grazie alle quali le parole della lista potran-
no essere rappresentate attraverso immagini;
per il momento accantoneremo le caratteri-
stiche di esagerazione, movimento, associa-
zione inusuale e coinvolgimento emotivo.
Molte applicazioni del metodo, ad esempio
quelle per la memorizzazione dei numeri,
verranno approfondite in seguito: “Omnia
tempus habent”, ogni cosa ha il suo tempo,
dicevano i latini.

Veniamo ora all’esercizio. Il procedimento


più efficace è il seguente: leggi il vocabolo,

82
IL QUADRO PRENDE FORMA

pensa alla prima immagine che ti viene in


mente e tienila per buona. Infatti la prima
immagine, quella intuitiva, è sempre la mi-
gliore, perché non è condizionata da ragiona-
menti che tolgono immediatezza al processo:
ricordati di seguire il cuore. All’inizio potrai
incontrare difficoltà, che non dipendono da
un’immaginazione più o meno sviluppata,
ma semplicemente dal fatto che devi anco-
ra familiarizzare con le tecniche presentate
nel Capitolo 4 al paragrafo “Cuore, intuito,
esercizio... e poesia”. Nel caso in cui sorgesse
qualche difficoltà, passa oltre, per ritornare
sul punto problematico in seguito. Duran-
te gli esercizi di conversione delle parole in
immagini, cerca per quanto ti è possibile di
essere rapido: la velocità aiuta, perché più ci
si pensa, più confuse saranno le immagini
che verranno in mente. Al contrario, più ra-
pido sarai, più sarai pronto, efficace e preciso
nell’esercizio.
Non dovrai giudicare né tanto meno cambia-
re le immagini che ti verranno in mente: la
prima immagine è sempre la migliore.

83
PIÙ MEMORIA

Ecco la prima “batteria” di parole:

Cappello .....................................................

Bicchiere .....................................................

Carta .....................................................

Gentilezza .....................................................

Gatto .....................................................

Uniforme .....................................................

Dolcezza .....................................................

Entusiasmo .....................................................

Accelerazione .....................................................

Fede .....................................................

Prima di continuare a leggere, dunque, sof-


fermati su tutte le parole, l'una dopo l’altra,
e prova ad associare a ciascuna di esse un’im-
magine specifica. Inserisci accanto a ciascuna
parola una descrizione dell’immagine asso-
ciata. Evita di pensare a un cappello in sen-

84
IL QUADRO PRENDE FORMA

so generico; pensa, piuttosto, a un cappello


specifico, molto particolare, insomma a un
cappello che hai già visto da qualche parte.
Questa regola vale per tutte le immagini. È
importante che la tua visualizzazione sia chia-
ra, affinché l’esercizio sia funzionale per fis-
sare l’informazione.
Può essere molto utile chiudere gli occhi du-
rante questo processo, per stimolare maggior-
mente l’immaginazione. Buon divertimento!

Adesso ritorniamo alla lista e vediamo alcune


possibili immagini da associare alle parole.
Per le altre parole della lista, così come per
la parola “cappello”, è bene utilizzare il cri-
terio della specificità dell’immagine associa-
ta, piuttosto che quello della genericità: in
particolare, quando visualizzi il bicchiere, fai
in modo che sia un bicchiere che ti è familia-
re per qualche motivo e che hai già visto da
qualche parte; per la parola “carta”, pensa a
una risma di fogli di carta, oppure a un foglio
di carta, oppure a una carta di credito, e at-
tieniti comunque alla prima immagine che ti
è venuta in mente. Per la parola “gentilezza”,
procedi in modo analogo: pensa a una per-
sona particolarmente gentile che conosci, op-
pure al tipico maggiordomo inglese.

85
PIÙ MEMORIA

Per la parola “gatto”, pensa a un gatto in par-


ticolare o, se ti è più familiare, a un gatto
delle nevi; per la parola “uniforme”, immagi-
na una persona in alta uniforme che suscita
ammirazione. Quale immagine ti viene in
mente pensando alla parola “dolcezza”? Forse
un dolce in pasticceria, oppure una persona
molto dolce.
Per la parola “entusiasmo”, pensa a qualcuno
che ti comunichi questa emozione: una per-
sona che conosci, un personaggio famoso o
il tuo calciatore preferito mentre esprime il
suo entusiasmo incontenibile subito dopo
aver segnato un gol. Nel caso di un concetto
astratto come quello di entusiasmo, infatti,
l’importante è creare un’immagine concreta
che lo esprima con forza. Per la parola “ac-
celerazione”, pensa a un’auto che aumenta
improvvisamente la velocità, compiendo una
violenta accelerazione. Sarebbe preferibile
che quest’immagine si riferisse a una situa-
zione che hai realmente vissuto. Per la parola
“fede”, puoi pensare alla tua amica Federica
che chiami affettuosamente “Fede”, oppure a
un monaco che prega e che per questo moti-
vo rievoca l’idea della fede.

86
IL QUADRO PRENDE FORMA

Adesso ci concentreremo su una lista di pa-


role inerenti al diritto. Anche se non è una
materia di cui ti occupi di solito, prova ugual-
mente a memorizzare le parole dell’elenco
che segue. Le soluzioni qui suggerite non
sono necessariamente quelle “giuste” o le mi-
gliori in assoluto: ognuno è in grado di for-
mulare quelle più efficaci per sé, in base alla
propria esperienza soggettiva e al proprio
modo di ragionare.
L’esercizio che segue è molto importante, per
cui applicati bene!

Vediamo le parole da memorizzare; anche in


questo caso, piuttosto che leggere subito le
indicazioni suggerite in seguito, prova a col-
legare autonomamente a ciascuna parola le
prime immagini che ti vengono in mente:

Fideiussione .....................................................

Revoca .....................................................

Locazione .....................................................

Recesso .....................................................

Ingiunzione .....................................................

87
PIÙ MEMORIA

Provvedimento .............................................

Convocazione .............................................

Riduzione .............................................

Amministrativo .............................................

Delega .............................................

Adesso confronta ed eventualmente integra le


tue soluzioni con quelle proposte di seguito:

- Fideiussione: il cane Fido

- Revoca: un re sul dorso di una vacca

- Locazione: una locomotiva, oppure


un’oca

- Recesso: un re

- Ingiunzione: una giuntura

- Provvedimento: un tale che guarda da


vicino un enorme mento

- Convocazione: un cono vestito da prete

88
IL QUADRO PRENDE FORMA

- Riduzione: la riduzione di una spina (quel-


la che chiamiamo anche “riduttore”)

- Amministrativo: un ministro

- Delega: un tale che lega qualcosa

Come hai letto, le associazioni sono molto


libere e possono essere create nei modi più
diversi.

Adesso prova a fare lo stesso con una lista di


nomi di persona. Questi ultimi sono molto
importanti: è utile ricordarne il più possibile
e imparare bene quale immagine abbinare a
ciascuno di essi.

Abbiamo dedicato il Capitolo 2 della seconda


parte del libro alle strategie di memorizza-
zione di nomi e cognomi: di seguito troverai
un “assaggio” di quello che comprenderai in
seguito. Per il momento, cerca soltanto di cre-
are un’immagine per ogni nome.
Attenzione: l’immagine di qualcosa, non l’im-
magine di qualcuno con quel nome.

89
PIÙ MEMORIA

Alberto .....................................................

Francesco .....................................................

Giorgia .....................................................

Giuliano .....................................................

Greta .....................................................

Luca .....................................................

Matteo .....................................................

Morena .....................................................

Rubens .....................................................

Se dovessero presentarsi dei nomi composti,


come Pier Francesco, sarà sufficiente rappre-
sentare con un’immagine uno dei due (una
pera, ad esempio, il cui nome è assonante con
“Pier”) per ricordarli entrambi attraverso la
nostra risorsa più importante: la memoria na-
turale.

90
IL QUADRO PRENDE FORMA

Ricordiamo sempre che questo sistema è un


mezzo per creare una neuroattivazione e che
le immagini associate qui proposte sono indi-
cazioni puramente dimostrative.

- Alberto: un’enorme quantità di spa-


ghetti, come quelli che mangia Alberto
Sordi nella celebre scena del film Un
americano a Roma

- Francesco: il saio di San Francesco

- Giorgia: un giornale

- Giuliano: la corona d’alloro di Giulio


Cesare

- Greta: un blocco di creta

- Luca: l’immagine di un grosso libro, il


Vangelo secondo Luca

- Matteo: la camicia di forza di un matto

- Morena: una mora

- Rubens: un rubino

91
PIÙ MEMORIA

Utilizziamo ora lo stesso sistema per la me-


morizzazione dei vocaboli in lingua stranie-
ra, applicazione che approfondiremo nel Ca-
pitolo 4 della seconda parte del libro. Per il
momento, concentriamoci sull’immagine da
associare a essi per ricordare la pronuncia
delle parole, piuttosto che il loro significato
corrispondente in italiano. A questo propo-
sito, utilizzeremo principalmente il criterio
dell’assonanza basato, appunto, sulla pronun-
cia del vocabolo. Di seguito troverai una lista
di parole inglesi su cui cimentarti.

Spoon .....................................................

Curtain .....................................................

Peek .....................................................

Last .....................................................

Follow .....................................................

Training .....................................................

Course .....................................................

Learn .....................................................

92
IL QUADRO PRENDE FORMA

Deck .....................................................

Fold .....................................................

Cerca sempre di seguire il più possibile


l’istinto, evita di perderti in inutili dettagli e,
soprattutto, di anelare alla perfezione: l’im-
portante è che l’immagine prodotta ti faccia
venire in mente la parola che ti interessa.
Come sempre la soluzione è soggettiva, così
come soggettive sono le soluzioni proposte di
seguito.

- Spoon: una spugna o la spuma del


mare

- Curtain: carte colorate o anche qual-


cosa di corto, o Cortina d’Ampezzo

- Peek: un piccone

- Last: detersivo Last al limone

- Follow: un falò

- Training: un treno

- Course: la scena di una corsa

93
PIÙ MEMORIA

- Learn: una lira o Gad Lerner

- Deck: un caffè decaffeinato

- Fold: una folla di persone

Siamo arrivati all’ultimo degli esercizi di que-


sto capitolo: si tratta di associare immagini ad
altre tre serie di parole, poste in successione
in maniera del tutto casuale. Usa un foglio
di carta per appuntare le immagini che crei.
Cerca di essere ancora più rapido e sponta-
neo: agisci subito, d’istinto, con la prima im-
magine che ti viene in mente. Ecco le tre serie
di parole.

Prima serie: metamorfosi, arringa, tributo,


fervida, innocenza, chiarore, federazione, in-
dicativo, incline, apprendimento

Seconda serie: omonimia, linfociti, ortogna-


todontico, efedrina, Odifreddi, Ceruti, filan-
tropico, endocrino, cospetto, Romberg

Terza serie: criptoestesia, leucomune, Traz-


zi, Bustelli, gomena, traverso, ulivella, crea-
to, evanescente, volumetrico, solo, contatto,
suzione, rigenera, egemonia, pantagruelica,

94
IL QUADRO PRENDE FORMA

recondita, satura, recensione, sancito, Crisip-


po, Porfirio, vulnerabilità, invidia, sociali, re-
pubblica, nome, nato, fedeltà, lungimiranza,
ammirazione, sollecitudine, temperanza

Ecco le immagini che sarebbe possibile asso-


ciare ad esse:

• Per la prima serie

- Metamorfosi: un giocatore di football


americano che corre verso la meta fa-
cendo molte smorfie

- Arringa: un’aringa in scatola

- Tributo: un imbuto

- Fervida: si può pensare al ferro

- Innocenza: un bambino

- Chiarore: una chiara d’uovo

- Federazione: la federa di un cuscino

- Indicativo: qualcuno (una persona che


si conosce) nell’atto di indicare qualcosa

95
PIÙ MEMORIA

- Incline: un piano di legno inclinato

- Apprendimento: un tizio che appende


un quadro al mento di una statua

Come puoi vedere, la varietà di immagini


e di associazioni a cui è possibile pensare è
enorme. Non risulta necessario che la paro-
la/concetto che si intende ricordare sia so-
vrapponibile all’immagine associata con una
precisione “millimetrica”: l’importante è che
l’immagine visualizzata sia funzionale alla fis-
sazione del ricordo.

• Per la seconda serie

- Omonimia: un “omone”

- Linfociti: della linfa che scorre

- Ortognatodontico: un orto con sopra


degli enormi denti

- Efedrina: una federina (una piccola fe-


dera)

- Odifreddi: si può pensare a delle orec-


chie fredde

96
IL QUADRO PRENDE FORMA

- Ceruti: cerotti

- Filantropico: un licantropo o una spiag-


gia ai tropici

- Endocrino: una criniera

- Cospetto: un petto

- Romberg: una figura di forma romboi-


dale, ad esempio un aquilone o una fi-
gura piana sulla copertina di un libro
di geometria

Come hai potuto constatare, le parole sono


di vario tipo (nomi comuni di cosa, nomi
propri di persona, nomi che si riferiscono a
concetti astratti, aggettivi e così via) e spes-
so poco utilizzati nel linguaggio quotidiano.
Ecco alcune idee per memorizzare le parole
della terza serie:

- Criptoestesia: una cripta

- Leucomune: un sindaco che lecca il


muro della sede comunale

- Trazzi: travi a forma di razzi

97
PIÙ MEMORIA

- Bustelli: piccoli busti

- Gomena: una grande gomma d’auto-


mobile

- Traverso: un tale che tossisce perché


gli è andato qualcosa di traverso o, in
alternativa, un musicista che suona il
flauto traverso

- Ulivella: un’oliva di piccole dimensioni


o, in alternativa, Olivia (la fidanzata di
Braccio di Ferro)

- Creato: il globo terrestre o un mappa-


mondo (intendendolo come “Creato”)

- Evanescente: un fantasma

- Volumetrico: un bambino che gioca


con un cubo trasparente (che ricorda
il “volume”)

- Solo: un barbone in un parco pubblico


completamente vuoto

- Contatto: un uomo che lavora ai fili di


un impianto elettrico

98
IL QUADRO PRENDE FORMA

- Suzione: un acrobata che salta sulla te-


sta dello zio (su… zione)

- Rigenera: la carta riciclata o l’araba fe-


nice che risorge (si rigenera)

- Egemonia: si può pensare a un egitto-


logo che ha la mania dell’Egitto (Ege…
monia)

- Pantagruelica: una donna un po’ mat-


ta (grulla) vestita con un paio di panta-
collant

- Recondita: un re che condisce il suo


piatto a tavola

- Satura: si può visualizzare la sutura di


una ferita effettuata da un chirurgo,
oppure una sa(lda)tura

- Recensione: un re che accende un


grande fuoco

- Sancito: un santo che ha in mano un


dolce farcito

99
PIÙ MEMORIA

- Crisippo: un uomo disperato (in crisi)


nell’atto di spostare un enorme ceppo

- Porfirio: una vasca di porfido (preferi-


bilmente una vasca in particolare, ad
esempio io penserei a una vasca che si
trova a Ravenna nel Mausoleo di Teo-
dorico), oppure un porro che si riassor-
be (che va in “ferie”)

- Vulnerabilità: una bambina fragile e


pallida

- Invidia: una donna vestita di nero che


riga una Ferrari con un chiodo o la
Strega di Biancaneve

- Sociali: un assistente sociale che si è vi-


sto in televisione o nella realtà

- Repubblica: la bandiera italiana

- Nome: un neonato in braccio ai suoi


genitori, che ancora devono dargli un
nome

- Nato: un militare della NATO

100
IL QUADRO PRENDE FORMA

- Fedeltà: una fede nuziale

- Lungimiranza: un tiratore scelto che


mira lontano con un potente cannoc-
chiale montato sul fucile

- Ammirazione: una diva di Hollywood


che viene applaudita dai suoi fan

- Sollecitudine: un uomo legato a una


specie di gogna mentre gli viene fatto il
solletico sotto ai piedi con delle piume

- Temperanza: un enorme temperino


o anche un astuccio pieno di colori a
tempera

Come avrai certamente notato, l’utilizzo delle


immagini dipende largamente da quello che
viene in mente in un determinato momento;
l’importante è che siano immagini che ab-
biamo realmente visto e che quindi facciano
parte del nostro vissuto individuale: devono
essere reali, reali, reali!

101
PIÙ MEMORIA

Il linguaggio delle emozioni


Negli esercizi descritti al paragrafo preceden-
te abbiamo costruito immagini di vario gene-
re, senza preoccuparci delle caratteristiche di
esagerazione, movimento, associazione inu-
suale e coinvolgimento emotivo. Queste ca-
ratteristiche diventano di primaria importan-
za nella messa in pratica del Metodo Golfera.
Nei prossimi capitoli verranno utilizzate per
ogni aspetto operativo. Come già abbiamo
detto, i quattro fattori in questione devono es-
sere tutti presenti senza che ne sia tralasciato
nessuno; inoltre, ogni immagine deve essere
ben definita, chiara e il più reale possibile.
Se, per esempio, vogliamo visualizzare Robin
Hood, è preferibile visualizzare l’attore che
abbiamo visto interpretarne la parte, uno in
particolare, immaginando di averlo di fron-
te in quel preciso istante: il coinvolgimento
emotivo, in questo caso, consiste nel senso di
familiarità che ci avvicina all’interprete del
personaggio.

Il coinvolgimento emotivo implica la nostra


partecipazione attiva nel processo di visua-
lizzazione. In questo senso, per visualizzare
la parola “amore” non dobbiamo visualizza-
re un grande cuore, come verrebbe istintivo
102
IL QUADRO PRENDE FORMA

pensare, ma la persona che amiamo. Per il


termine “negare” è funzionale pensare a una
situazione in cui ci sia stato negato qualcosa,
un evento in particolare che per qualche mo-
tivo ci è rimasto impresso. Quando immagi-
niamo una torta, dobbiamo rievocare anche
lo stato emotivo di quando ne abbiamo vista
una in particolare, ma anche e soprattutto cre-
are un’emozione attraverso la sinestesia, inten-
dendo con questo termine l’attivazione di un
senso per mezzo di un altro, oppure il coin-
volgimento di più sensi nella visualizzazione di
un’immagine. Sarebbe a dire che visualizzare
una fragola serve a poco, se non immaginia-
mo di sentirne il sapore; visualizzare una rosa
serve a poco, se non immaginiamo di sentirne
il profumo. Le immagini di queste sensazioni
possono essere create in frazioni di secondo;
la cosa importante è che le emozioni a esse col-
legate ci appartengano in qualche modo, che
siano familiari, e che vengano rievocate da
situazioni del passato in cui abbiamo vissuto
quel medesimo stato emotivo.

Tutti hanno codificato la propria vita attraver-


so il linguaggio delle emozioni; queste sono
molto personali e particolari. A ogni parola
ognuno associa una sua precisa esperienza

103
PIÙ MEMORIA

emotiva. Ad esempio, un professionista e una


studentessa che hanno frequentato il corso
in cui insegno il Metodo Golfera hanno rac-
contato in che modo ciascuno di loro aveva
memorizzato il termine “fortuna”: il primo
era andato con la mente al momento in cui
aveva incontrato la sua fidanzata, di cui era
molto innamorato; la seconda a quando suo
padre le aveva regalato 500 euro in occasione
di un suo compleanno. Come vedi, è possibile
considerare ogni avvenimento e ogni parola
come un’emozione; e l’emozione è la prima
forma di attivazione neurologica.

104
Parte II
Il Metodo Golfera
per ricordare ogni cosa
1
Le leve della memoria

“La memoria è la base dell’intelligenza”

Le applicazioni che abbiamo analizzato fino-


ra dimostreranno la loro efficacia attraverso
un costante esercizio pratico, che consenti-
rà di acquisire anche velocità e spontaneità
nei processi descritti. Dopo qualche setti-
mana, utilizzare questi strumenti diventerà
un automatismo, un po’ come quando una
persona diventa così abile a guidare l’auto,
da non aver più bisogno di “fare mente loca-
le” sulla frizione, ogni volta che ha bisogno
di scalare di marcia: lo fa e ci riesce “senza
pensare”. Lo stesso accade in tutti i proces-
si di apprendimento: la pratica rende spon-
tanea e rapida l’applicazione di ogni teoria.
Prima di addentrarci nella concretezza
dell’applicazione del Metodo Golfera, è ne-
cessario trattare alcuni aspetti di fondamenta-
PIÙ MEMORIA

le importanza nel processo di apprendimen-


to: l’interesse, l’attenzione e l’associazione.

L’interesse
L’interesse è indubbiamente la prima leva
della memoria. Spesso capita che i bambini,
a scuola, non riescano a memorizzare ciò che
fa parte del programma di studio, eppure
sono capaci di ripetere a memoria goal e for-
mazioni di intere stagioni calcistiche. Questo
aspetto conferma che ogni persona è dotata
di una straordinaria memoria: la sua maggio-
re o minore efficacia dipende dall’interesse
che suscita il campo di applicazione.
Per quanto il Metodo Golfera abbia un gran-
de potenziale di educazione della memoria, è
comunque necessario desiderare e decidere con-
sapevolmente di ricordare, e quindi di appli-
care le strategie del metodo.

L’attenzione
Nell’attuazione di un processo di memorizza-
zione, l’attenzione è il passo successivo all’in-
teresse. Prova a pensare a quante volte hai
cercato qualcosa che era proprio “sotto il tuo
naso”, oppure a quando hai trovato difficoltà

110
LE LEVE DELLA MEMORIA

nel tentativo di descrivere qualcosa o qualcu-


no che avevi visto poco prima, a quando hai
“dimenticato” le chiavi, il cellulare, l’ombrel-
lo, o ancora a quando hai impiegato mezz’ora
per ritrovare l’auto, perché non ricordavi più
dove l’avevi parcheggiata. Più che di casi di
scarsa memoria, spesso si tratta di distrazione
o di insufficiente attenzione, ed è su quest’ul-
tima, dunque, che occorre lavorare.

L’associazione
L’associazione di idee è il processo più natu-
rale utilizzato per apprendere informazioni
nuove o difficili da ricordare. Pensa a quan-
do, alla scuola elementare, ti hanno descrit-
to l’Italia come uno stivale, con l’intenzione
di farti ricordare la sua forma caratteristica,
oppure a quando ti descrivono qualcosa, ci-
tando numerosi esempi di cose che conosci
e che hai già visto o sentito precedentemen-
te. Un principio è certo: possiamo imparare
qualcosa di nuovo, quando siamo in grado di
associare concetti nuovi con altri appresi in
precedenza. Spesso l’apprendimento di una
lingua straniera avviene anche confrontando
le sue strutture con quelle della propria lin-
gua madre. Pensiamo poi a cosa sarebbero le

111
PIÙ MEMORIA

moltiplicazioni, se non sapessimo fare le addi-


zioni, o a cosa sarebbero le addizioni se non si
conoscessero i numeri.

112
2
Facciamo nomi e cognomi

“Nessuna parola è più importante del tuo nome.


Celebra la tua unicità”

Quante volte hai provato una sensazione


d’imbarazzo e di disagio, davanti a una perso-
na della quale non ricordavi il nome? Quante
occasioni hai perso per aver dimenticato il
nome di qualcuno? Eppure, ricordare i nomi
delle persone è fondamentale.
Con il Metodo Golfera potrai ricordare, a di-
stanza di anni, i nomi di tutte le persone in-
contrate. Sarai inoltre in grado di ricordare i
nomi di oltre cento persone (non è un errore
di battitura, sono proprio cento!) incontrate
in un’unica occasione.

Il sistema per riuscirci è semplice e veloce.


Esso consiste nell’associare un’immagine
E.M.A.I.C.E. al nome della persona, colle-
PIÙ MEMORIA

gandola alla caratteristica dominante del suo


volto, quella che più ci colpisce. A cosa mi ri-
ferisco in particolare? Prova a pensare a una
caricatura: ecco cosa intendo per “esaltazione
di una caratteristica dominante”.

Prima di inoltrarci nella pratica e negli esem-


pi, ti ricordo che l’immagine E.M.A.I.C.E.
non è il fine, ma il mezzo per acquisire l’in-
formazione che ci interessa. In questo senso,
ricordiamo che ogni immagine va costruita
e associata in modo istintivo e immediato, in
meno di un secondo di tempo.

Passiamo ora alla pratica: se voglio ricordare


il signor Paolo, la cui caratteristica dominan-
te è un naso “a patata”, immagino un palo
(per assonanza con “Paolo”) che esce dal
naso (E.M.A.I.C.E.!) del signor Paolo. Se vo-
glio ricordare il nome di Mara, una ragazza
che ha come caratteristica dominante occhi
molto espressivi, immagino migliaia di more
(per assonanza con “Mara”) che escono dagli
occhi di Mara. Se mi viene presentato Ales-
sandro, un signore con delle vistose orecchie
a sventola, associo il suo nome ad Alessandro
Magno, immaginando una spada che dondo-
la appesa a un suo orecchio.

114
FACCIAMO NOMI E COGNOMI

Ecco, di seguito, un elenco di nomi e imma-


gini che puoi leggere per farti un’idea di cosa
intendo; in seguito procederemo con alcuni
approfondimenti.

- Andrea: una Croce di Sant'Andrea

- Antonella: un’anta

- Antonio: un maiale, in relazione a


Sant’Antonio, santo protettore degli
animali

- Barbara: un’orda di barbari o la bam-


bola Barbie

- Beatrice: una persona beata, avvolta in


una luce soffusa

- Bruno: metallo scuro brunito

- Caterina: chitarrina, piccola chitarra

- Chiara: la chiara d’uovo

- Claudio: il bastone di un claudicante

- Cristina: un crocifisso

115
PIÙ MEMORIA

- Daniele: lo yogurt Danone

- Dario: un diario

- Davide: la fionda di Davide nel raccon-


to biblico di Davide e Golia

- Diana: l’arco di Diana

- Elena: Elena di Troia che viene rapita


da Paride

- Elisa: qualcosa di “esile” (per assonanza)

- Enrico: è ricco! (immagini di ricchezza)

- Erika: è ricca! (immagini di ricchezza)

- Fabio: una bottiglia di acqua Fabia

- Federica: una fede nuziale ricca (un’enor-


me fede)

- Filippo: un filo

- Fiorenza: un fiore

- Gabriele: l’angelo Gabriele (si associa-


no delle ali)
116
FACCIAMO NOMI E COGNOMI

- Giovanni: un gruppetto di giovani

- Giuseppe: la sega di Giuseppe, il fale-


gname padre di Gesù

- Guglielmo: la mela di Guglielmo Tell

- Ilaria: un atteggiamento di ilarità

- Irene: delle renne

- Iolanda: una ghirlanda

- Ivan: l’atteggiamento violento di Ivan


il Terribile

- Laura: un’aura

- Lauro: dell’alloro, detto anche “lauro”

- Lisa: qualcosa di “liso”, di consumato

- Lorenzo: dell’oro

- Marco: la moneta tedesca, l’atto sporti-


vo di marcare, o ancora una marca da
bollo

117
PIÙ MEMORIA

- Martina: un bicchiere di Martini

- Massimo: il livello massimo di un misu-


rino

- Melania: una mela

- Nadia: un nodo

- Nando: suonando

- Nina: un nano o la Niña, la caravella di


Cristoforo Colombo

- Norma: una normativa

- Olga: un’alga

- Oliviero: un’oliva

- Oscar: il Premio Oscar

- Osvaldo: un uovo (per assonanza con


“ovale”)

- Patrizia: una patrizia nel senso di ricca


romana (associo la persona a dei gioielli)

118
FACCIAMO NOMI E COGNOMI

- Piero: una pera

- Pietro: una pietra

- Pino: un pino nel senso di “albero di


pino”

- Rachele: le chele di un granchio

- Roberta: il deodorante Neutro Roberts

- Rocco: una rocca

- Rosa: una rosa nel senso di “fiore”

- Serena: una serenata

- Silvano: il cappello del mago Silvan

- Silvia: una foglia di salvia

- Simone: sapone (per assonanza)

- Tania: un tonno

- Tiberio: una tibia

- Tiziano: una tazzina

119
PIÙ MEMORIA

- Tommaso: le dita nel racconto biblico


di San Tommaso

- Ubaldo: un balzo

- Umberto: un’ombra (per assonanza


con “umbra”)

- Ugo: un ago

- Valentina: va-lentina (lentezza di una


lumaca)

- Valeria: un vaso di valore

- Veronica: una grande vera nuziale

- Vittorio: esultante perché vittorioso

- Sabrina: della brina

A questo punto occorre fare alcune precisa-


zioni utili per definire il corretto modo di
operare nelle varie circostanze.

1) Ogni nome va riferito a un oggetto o a


un’azione.

120
FACCIAMO NOMI E COGNOMI

2) L’immagine da associare al nome e alla


persona va visualizzata per un tempo bre-
vissimo: circa un quarto di un secondo.

3) Per agevolare la fissazione dell’informa-


zione è utile chiamare più volte le persone
con il loro nome, durante la conversazione
e quando è il momento di salutarle.

Per quanto riguarda i nomi composti, come


abbiamo già anticipato, non è necessaria
un’immagine doppia per ricordarli. Ad esem-
pio, potremo ricordare il nome di Giampie-
ro visualizzando una “pera” associata al vol-
to della persona. Ricordo che l’immagine
che creiamo serve ad aiutare la nostra me-
moria, non certo a sostituirla: l’immagine
E.M.A.I.C.E. genera la neuroattivazione ne-
cessaria per ricordare. Successivamente, per
ricordare l'informazione, non avremo neces-
sità di ricorrere a quell'immagine.

Ogni immagine rimane indissolubilmente le-


gata al processo logico o intuitivo utilizzato
per crearla. Questo aspetto permette di non
confonderci mai, né di sbagliare nome par-
tendo da un’immagine.

121
PIÙ MEMORIA

A questo punto è arrivato il momento di trat-


tare i cognomi, i quali vanno memorizzati
allo stesso modo dei nomi, ma costruendo
l’immagine con il criterio dell’assonanza.
Ecco degli esempi:

- Allegri: una risata demenziale

- Berti: dei berretti

- Dori: d’oro

- Fiorini: dei fiori piccoli piccoli

- Golfera: un golf

- Lenzi: lenza

- Magnani: uno che mangia vorace-


mente

- Neri: qualcosa di nero

- Ondini: delle onde piccole piccole

- Piccini: dei folletti piccoli piccoli

- Ranieri: una rana

122
FACCIAMO NOMI E COGNOMI

- Serri: una serra

- Venzi: un ventaglio

- Zamboni: degli zamponi

Consideriamo ora la situazione in cui ci ven-


gono presentate persone per nome e cogno-
me. In questo caso creeremo un’immagine
per il nome, la quale andrà a interagire con la
caratteristica dominante della persona attra-
verso l’immagine del cognome.

Se, ad esempio, ci presentano il signor Ema-


nuele Cicogna e notiamo che questa persona
ha una fronte molto ampia, possiamo imma-
ginare un’enorme mano (Emanuele) che to-
glie dalla fronte (caratteristica dominante)
una cicogna. Ovviamente si tratta solo di un
esempio: potremmo farne molti altri relativi
alla medesima situazione.
Ciascuno di noi, infatti, dovrebbe fare pro-
prie le immagini che gli vengono più istintive
e naturali. Ti renderai conto ben presto, inol-
tre, che i nomi sono sempre gli stessi: utilizze-

123
PIÙ MEMORIA

rai spesso le medesime immagini con grande


semplicità.

124
3
Parole, parole, parole…

“Negli affari non importa quello che ricordi


dei prodotti, ma quello che ricordi dei clienti”

Le “liste” sono una serie di concetti, parole


o più semplicemente cose da ricordare, in-
feriore a venti elementi. Potrebbe essere un
promemoria di impegni da fare l’indomani,
le argomentazioni di un discorso oppure una
sequenza di situazioni da ricordare: una sem-
plice lista della spesa oppure un elenco di ap-
puntamenti. Questo capitolo contiene alcuni
elementi fondamentali di ciò che verrà in se-
guito maggiormente approfondito.
PIÙ MEMORIA

La memorizzazione delle liste avviene attra-


verso l’acquisizione dei dati in tre fasi speci-
fiche:

1) cercare un’immagine E.M.A.I.C.E.;

2) legarla a quella che segue;

3) continuare il procedimento legando le im-


magini tra loro (due per volta).

Un aspetto da puntualizzare è il seguente:


EVITA di inventare storie e limitati ad asso-
ciare i vari elementi due per volta. Se l’acqui-
sizione avviene nel modo corretto, potrai im-
parare facilmente oltre cento elementi. Ecco
la prima lista di parole su cui cimentarti, se-
guita da un esempio di strategia per una me-
morizzazione efficace:

1) Dottore

2) Cappello

3) Pescatore

4) Scrivania

126
PAROLE, PAROLE, PAROLE…

5) Aereo

6) Specchio

7) Maschera

8) Uva

9) Serpente

10) Computer

11) Vicino di casa

12) Chiave

13) Libro

14) Toro

15) Telo

16) Doccia

17) Fucile

18) Statua

127
PIÙ MEMORIA

19) Topo

20) Matrimonio

Per prima cosa visualizzo un dottore, non uno


a caso, ma il mio dottore, poi associo il dottore
al cappello, immaginandolo con un enorme
e ridicolo cappello sulla testa (E.M.A.I.C.E.).
Ora associo il cappello al pescatore, senza più
pensare al dottore! Immagino allora un pe-
scatore che pesca un ridicolo cappello (esat-
tamente quello di prima), per poi legare il pe-
scatore alla scrivania, immaginandolo mentre
cade schiantandosi sulla scrivania.
Continuo visualizzando un aereo che decolla
sulla scrivania, poi visualizzo lo stesso aereo
mentre si schianta contro uno specchio. Dallo
specchio rotto esce una donna con una ma-
schera, sotto la maschera al posto del volto c’è
dell’uva, dall’uva esce un serpente e il serpen-
te ingoia il computer. Dal computer esce il mio
vicino di casa con in mano un’enorme chiave,
con la chiave apre un libro, dal libro esce un
toro, il toro tiene un telo, il telo viene messo
in una doccia, dalla doccia parte un colpo di
fucile che colpisce una statua spezzandola.
Dalla rottura della statua esce un topo che si
veste da sposo per il suo matrimonio.

128
PAROLE, PAROLE, PAROLE…

Come avrai visto, o meglio, visualizzato, ho


associato due elementi per volta, collegando
il precedente con il successivo.

Prima di andare avanti nella lettura, fai una


cosa molto importante: torna indietro e rileg-
gi le associazioni; non per capire, bensì per
visualizzare! È necessario che visualizzi bene
ogni singolo passaggio, per acquisire l'infor-
mazione in modo ottimale.
Adesso prova a ricostruire la sequenza usan-
do la… testa! Se hai visualizzato correttamen-
te i vari passaggi, ci riuscirai senza problemi.
Se invece qualcosa ti è sfuggito, valuta le se-
guenti possibilità di errore:

1) Non hai visualizzato bene il luogo prima di col-


locare le immagini al suo interno
In tal caso, prova a occhi chiusi e concen-
trati maggiormente

2) Le immagini non erano E.M.A.I.C.E.


Rifletti: le immagini erano in movimento?
Erano esagerate? Erano associate in modo
inusuale? Erano emotivamente coinvol-
genti? Le caratteristiche in questione de-
vono essere tutte soddisfatte!

129
PIÙ MEMORIA

3) Le immagini non erano realistiche


Con molta probabilità non hai visualiz-
zato cose o persone a te familiari. È ne-
cessario sempre visualizzare situazioni
“reali”, come ad esempio: il tuo dottore,
un cappello che hai visto realmente, uno
specchio che conosci e così via. L’impor-
tanza di una buona visualizzazione è cor-
relata ad un’efficace attivazione dell’area
cerebrale che viene coinvolta durante il
processo di visualizzazione. Per questo
motivo, l’attività di visualizzazione riveste
una funzione di primaria importanza nel
nostro sistema.

Ora facciamo lo stesso esercizio con una serie


di concetti e procediamo come sopra nel pro-
cesso di memorizzazione:

1) Diritto

2) Contratto

3) Giacenza

4) Fideiussione

5) Rendita

130
PAROLE, PAROLE, PAROLE…

6) Lavoro

7) Orario

8) Abito professionale

9) Venditore

10) Forno

11) Telefono

12) Firma

13) Guadagno

14) Banca

15) Dirigente

16) Impiegato

17) Studente

18) Domenica

19) Golf

20) Risultati

131
PIÙ MEMORIA

Come puoi vedere, si tratta in gran parte di


concetti di tipo astratto. La tecnica da usare
è la stessa impiegata per la prima lista di pa-
role. Ecco un esempio di correlazione tra le
parole:

1) Diritto Un uomo alto

2) Contratto che si contrae

3) Giacenza e giace con Enza

4) Fideiussione Enza morde un


osso come
farebbe Fido

5) Rendita l’osso è quello di


una renna con
le dita (ren-dita)

6) Lavoro le dita lavorano


su di un

7) Orario orologio

8) Abito professionale l’orologio


si veste in giacca
e cravatta (abito
professionale)
132
PAROLE, PAROLE, PAROLE…

9) Venditore si anima e va a
fare il venditore

10) Forno il venditore si


veste da fornaio

11) Telefono dall'interno


del forno esce
il telefono

12) Firma il telefono


firma una

13) Guadagno banconota

14) Banca la banconota


va in banca e

15) Dirigente parla con il


dirigente che
è vestito da
vigile (dirige il
traffico)

16) Impiegato il vigile piega


il cappello

17) Studente un ragazzo con


dei libri sotto
133
PIÙ MEMORIA

il braccio
(studente) ruba
il cappello

18) Domenica lo studente


si fa prete
(in questo caso,
associo il prete
alla domenica)

19) Golf il prete prende


un’enorme
mazza da golf

20) Risultati e colpisce la


palla così forte
da mandarla
contro il
tabellone dei
risultati.

Così come hai fatto con la serie precedente,


rileggi e visualizza le immagini prima di veri-
ficare se tutto è andato bene. Poi prova a ripe-
tere le parole nella giusta sequenza.

134
PAROLE, PAROLE, PAROLE…

Ricordati anche della possibilità di utilizzare


l’immagine costruita sull’acronimo, in parti-
colare quando occorre memorizzare una se-
rie di parole che si riferiscono alla stessa cir-
costanza (il caso di lecamoiasco che abbiamo
analizzato precedentemente).

135
4
Molto più di… I love you

“L’unico passaporto è la conoscenza delle lingue”

All’inizio del nostro percorso abbiamo rivol-


to il nostro primo atto di memorizzazione
all’unità espressiva minima del linguaggio
umano: la parola.

Per memorizzare singoli vocaboli, che appar-


tengano a una lingua straniera o alla nostra
lingua madre, è sufficiente ricorrere al meto-
do dell’associazione. Abbiamo già riscontrato
come sia possibile ricordare la pronuncia di
parole straniere o di termini che non abbiano
senso compiuto nella nostra lingua madre at-
traverso il criterio dell’assonanza.
PIÙ MEMORIA

Un vocabolo inglese come “even”, che tra i


suoi vari significati annovera quello di “an-
che”, sarà facilmente memorizzabile median-
te una semplice associazione:

- tra l’immagine che la parola “even”


suggerisce,

- e l’immagine che la parola tradotta


“anche” fa venire in mente.

Per questa ragione, un procedimento appro-


priato per memorizzare la parola in questio-
ne sarebbe il seguente:

“even”, per assonanza, mi ricorda “Se-


ven”, la marca di zainetti per la scuola;
“anche”, per assonanza, mi ricorda la
parola “anca” al plurale.

A questo punto non mi resta che fondere le


due immagini in un’unica scena E.M.A.I.C.E.

Quindi vedrò il mio zaino “Seven”, indossato


da una bellissima ragazza, che ondeggia si-
nuosamente il bacino.
Ricordiamo che è sempre opportuno conte-

138
MOLTO PIÙ DI… I LOVE YOU

stualizzare le immagini e rapportarle a scene


di vita vissuta.

Quindi, immaginerò la mia ragazza, con la


quale sto trascorrendo una meravigliosa e
romantica giornata in montagna, godendo
di paesaggi incantevoli e di momenti magici,
vedendo che ella indossa il mio zaino “Seven”
mentre passeggia insieme a me, ondeggiando
sinuosamente il bacino (da cui ricavo il termi-
ne “anche”).

Facciamo un altro esempio significativo con il


termine inglese “spell”, che significa “incante-
simo”. Anche in questo caso farò appello alla
mia immaginazione.

Assocerò “spell” all’immagine di una perso-


na che si “spella” sotto il sole cocente d’esta-
te; e il significato “incantesimo” lo concre-
tizzerò attraverso l’immagine della fatina di
Pinocchio. A questo punto farò interagire le
due immagini: vedrò la fatina di Pinocchio
prendere tranquillamente il sole nel giardi-
no di casa mia e poi precipitarsi all’improv-
viso nella mia cucina, perché la sua schiena
è in fiamme. Io la soccorro con un grosso
estintore, che a fatica trascino verso di lei.

139
PIÙ MEMORIA

Ho condensato così, in una scena molto in-


tensa, tutti gli elementi necessari a far sì che
le immagini create generino migliaia e mi-
gliaia di sinapsi. Vi sono infatti:

Esagerazione: la presenza della fatina e del


grosso estintore;

Movimento: io e la fatina ci precipitiamo


l’uno verso l’altra;

Associazione Inusuale: le fiamme che divam-


pano dalla schiena e l’uso dell’estintore
come mezzo di soccorso, altamente scon-
sigliato in caso di ustione grave;

Coinvolgimento Emotivo: tutto ha avuto luo-


go nella mia abitazione, mentre regnava la
quiete più assoluta.

Le possibilità di applicazioni simili a queste


sono infinite.
Prendiamo ora in considerazione un voca-
bolo della lingua spagnola come “catar”, che
vuol dire “assaggiare” o “degustare”. Anche
in questo caso procediamo convertendo in
immagini:

140
MOLTO PIÙ DI… I LOVE YOU

- il vocabolo in lingua originale “catar”,

- e il suo significato di “assaggiare”.

“Catar”, per assonanza, richiama alla mente


“catarro”. “Assaggiare”… viene di conseguen-
za.

Immagino allora di trovarmi in una trattoria


tipica di Salamanca, dove assaggio una zup-
pa a base di catarro e mi complimento con il
cuoco per l’ottima consistenza del cibo.

Per tornare all’opportunità di lasciare l’im-


maginazione libera nella creazione delle im-
magini, avrai notato, nelle associazioni e nelle
immagini proposte negli esempi precedenti –
e anche in quelle che accompagnano tutto il
libro – che ho sempre evitato di pormi vincoli
di qualsiasi tipo: ho semplicemente dato via
libera alla mia capacità immaginativa, evitan-
do forzature e incoraggiando la spontaneità.

141
5
Hai tutti i numeri giusti

“Ciò che abbiamo vissuto ha valore


perché lo ricordiamo”

I numeri sono ovunque: nei codici, nei prezzi,


nelle prenotazioni, nelle date, nelle misure e
nel tempo che scandisce la nostra esistenza.
È proprio così difficile ricordarli? Natural-
mente no, se sappiamo come fare. Anche in
questo caso il metodo di memorizzazione si
baserà sulle immagini, sebbene queste si do-
vranno costruire in modo particolare. Forse
il procedimento potrà sembrarti inizialmente
un po’ complesso, ma con la pratica ti rende-
rai conto di quanto sia facile e divertente.
PIÙ MEMORIA

La realtà che ci circonda non ha solo una na-


tura verbale: essa è “alfanumerica”, ovvero è
composta da parole e da numeri; per mol-
ti, questi ultimi rappresentano delle entità
astratte. In tale astrattezza risiede spesso la
difficoltà della loro memorizzazione. Gli an-
tichi maestri della memoria hanno suggerito
un insieme di strategie che possono essere
adattate al contesto in cui viviamo oggi e sin-
tetizzate in uno strumento semplice e molto
efficace: “l’alfabeto fonetico”.

Procedi nella lettura di questo capitolo solo


quando ciò che hai già appreso ti sarà chia-
ro in tutti i suoi punti. Ti spiegherò come ri-
cordare i numeri a una cifra, poi a due, poi
a tre, finché sarai capace di ricordare anche
numeri di quaranta cifre! So che ora questa
eventualità potrebbe sembrarti strana e forse
irrealizzabile; eppure, imparerai come farlo.

A una cifra…
In primo luogo visualizzeremo i numeri asso-
ciandoli a un colore e a un’immagine. L’im-
magine associata a ogni numero è stata deci-
sa in base alla similarità di forme tra cifre e
immagini che le rappresentano.

144
HAI TUTTI I NUMERI GIUSTI

Esaminiamo dunque i numeri associati ai re-


lativi colori e alle relative immagini:

Lilla – candela (nota che il nume-


ro 1, graficamente, è dritto proprio
come una candela)

Nero – cigno (nota che con un po’


d’immaginazione la grafia del nu-
mero 2 può assomigliare a un cigno
dal collo lungo e flessuoso)

Marrone – forcone (nota che la gra-


fia del numero 3 può richiamare un
forcone di legno)

Rosso – sedia (nota che la grafia del


numero 4 assomiglia a una sedia)

Fucsia – cavalluccio marino (nota


che la grafia del numero 5 somiglia
a un cavalluccio marino)

Blu – ciliegia (nota che la grafia del


numero 6 somiglia a una ciliegia)

145
PIÙ MEMORIA

Turchese – falce (nota che la grafia


del numero 7 somiglia a una falce)

Grigio – pupazzo di neve (nota che


la grafia del numero 8 somiglia a un
pupazzo di neve)

Pistacchio – palloncino (nota che la


grafia del numero 9 somiglia a un
palloncino)

Zafferano – salvagente (nota che la


grafia del numero 0 somiglia a un
salvagente)

Ripassa prima soltanto i colori, associandoli


ai numeri corrispondenti e alle immagini:
una candela fucsia, un cigno nero e così via,
sia in ordine crescente sia in ordine decre-
scente e sparso.

In secondo luogo ripassa il fonema della let-


tera associata a ciascun numero. Nota bene:
il “fonema”, non la lettera dell’alfabeto. Cioè:
“l” per “lilla” (e non “elle”); “n” per “nero” (e
non “enne”), e così via.

146
HAI TUTTI I NUMERI GIUSTI

Nota come i numeri e le lettere corrisponden-


ti si assomiglino graficamente oppure, come
nel caso del 4 e dello 0, abbiano in comune
l’aspetto fonetico:

1 somiglia alla “l” di lilla;

2 somiglia alla “ ” di nero, se lo ruotiamo


di 180°;

3 somiglia alla “m” di marrone, se lo ruotia-


mo di 90°;

4 se pronunciato in modo molto forte, fa


percepire una “R” altrettanto forte (la “R”
di “rosso), e inoltre somiglia graficamente
a una “R” maiuscola rovesciata;

5 somiglia alla “ f ” di fucsia;

6 somiglia alla “b” di blu;

7 somiglia alla “ ” di turchese;

8 somiglia alla “g” di grigio;

9 riflesso in uno specchio, somiglia alla “p”


di pistacchio;

147
PIÙ MEMORIA

0 ha come iniziale la “z” di “zero” e di “zaffe-


rano”, e questo è sufficiente a ricordare la
corrispondenza tra numero e lettera.

Gli abbinamenti che abbiamo appena visto


sono schematizzati nella tabella a lato.

Prima di procedere con l’esercizio seguente,


ripassa molto accuratamente le corrispon-
denze tra numero e lettera e lettera e nume-
ro, sia in ordine crescente, sia in ordine de-
crescente, sia in ordine sparso.

Adesso, divertiti a leggere i numeri che seguo-


no pronunciando le lettere corrispondenti:

7 9 2 4 3 1 5 9 0 6
2 8 4 5 0 6 0 1 9 7
8 4 3 2 1 6 5 4 3 2
1 0 4 2 9 8 6 4 2 1
0 2 1 2 3 4 5 9 8 0
4 2 7 4 1 2 9 7 0 6
1 4 9 3 8 4 6 2 1 5
1 4 2 0 7 0 1 8 4 8
1 2 7 9 8 1 6 8 2 7
6 4 1 7 0 5 2 5 0 3
0 2 6 3 6 2 0 9 5 4
0 4 5 0 8 9 1 5 3 6
4 8 4 9 4 6 2 7 8 1
148
HAI TUTTI I NUMERI GIUSTI

149
PIÙ MEMORIA

A due cifre…
Adesso è arrivato il momento di creare delle
immagini per i numeri composti da due ci-
fre. Tra i numeri a due cifre prenderemo in
considerazione anche 01, 02, 03, 04, 05, 06,
07, 08, 09 e 00.

La regola per memorizzare numeri a due ci-


fre utilizza la “conversione fonetica” ed è la
seguente:

A ciascuna delle due cifre corrisponde una


consonante; le due consonanti, combinando-
si con una o due vocali, formano delle parole.

A questo punto sarà facile passare dalla paro-


la all’immagine e viceversa.

Nell’elenco che segue leggiamo la parola cor-


rispondente al numero a due cifre e anche
una descrizione dell’immagine evocata da
quella stessa parola. Nota che le consonan-
ti doppie (come in “Zorro” e in “zappa”, ad
esempio) vengono calcolate come singole.

01 Zulù uno zulù

02 Zanna un elefante a forma


di sciabola
150
HAI TUTTI I NUMERI GIUSTI

03 Zoom un cameraman
che fa uno zoom

04 Zorro il personaggio
con questo nome

05 Zuffa due che si picchiano

06 Zebù uno dei nomi


del diavolo: Belzebù

07 Zitti una maestra mentre


richiama la classe
al silenzio

08 Zuegg un succo di frutta

09 Zappa una zappa

10 Lazo un cowboy con un lazo

11 Lilla dei fiori di lillà

12 Lana una signora anziana


che lavora a maglia

13 Lama il Dalai Lama

151
PIÙ MEMORIA

14 Lara il personaggio
di Lara Croft

15 Elfo un elfo (questa parola fa


eccezione, perché
comincia per vocale)

16 Lobo un mostro con orecchie


dai lobi enormi

17 Latte un lattaio

18 Lego un bimbo che gioca


con i Lego

19 Lupo un cane lupo

20 Nozze una sposa

21 Nilo una mummia (non il Nilo,


perché sarebbe
troppo dispersivo)

22 Nonno mio nonno

23 Nemo il pesciolino Nemo

24 Nero un ragazzo di colore

152
HAI TUTTI I NUMERI GIUSTI

25 Naïf un pittore che dipinge


un quadro naïf

26 Nube una nuvola di cartapesta,


come in una scenografia
teatrale

27 Nato un militare della NATO

28 Nego una persona in


particolare che nega
o mi nega qualcosa

29 Nappa un amico che indossa


un giubbotto fatto
di questo materiale

30 Mazzo un mazzo di carte


e un giocatore d’azzardo

31 Mela Eva con una mela

32 Mano il personaggio “Mano”


della famiglia Addams

33 Mamma mia mamma

34 Mare un bagnino

153
PIÙ MEMORIA

35 Mafia Al Pacino che interpreta


il mafioso per eccellenza
nel film Il Padrino

36 Moby Moby Dick la balena,


ma più piccola

37 Moto una moto con centauro

38 Mago il mago Silvan

39 Mappa un pirata con la


mappa del tesoro

40 Razzo un astronauta

41 Rullo un rullo schiacciasassi

42 Rana una rana

43 Ramo un taglialegna

44 Raro un vaso cinese raro

45 Riffa una lotteria

46 Ruba un ladro che ruba

154
HAI TUTTI I NUMERI GIUSTI

47 Rete un pescatore con la rete

48 Ruga un vecchio marinaio con


il viso solcato da rughe

49 Rupe un alpinista

50 Fez un bersagliere
con il cappello fez

51 Filo una sarta che cuce


con filo

52 Fune un fachiro di fronte


alla fune

53 Fame un bimbo povero


e affamato

54 Faro un faro con guardiano

55 Fifa una maschera spaventosa

56 Fibbia un orco con una fibbia

57 Fata una fatina

58 Faggio un faggio

155
PIÙ MEMORIA

59 F.P.I. Federazione Pugilistica


Italiana

60 Bozza un progetto in mano


a un geometra

61 Bolla una bolla di sapone

62 Bunny il coniglio Bugs Bunny

63 Boom un’esplosione
di fuochi d’artificio

64 Burro un pezzo di burro

65 Baffi un uomo con i baffi

66 Babbo mio padre

67 Botte una botte

68 Biga la biga di Ben-Hur

69 Bip un telefonino

70 Tazza una tazza

71 Telo una ragazza al mare


sdraiata su un telo

156
HAI TUTTI I NUMERI GIUSTI

72 Tonno un tonno

73 Tomo un grosso libro

74 Toro un toro

75 Tuffo un tuffatore

76 Tubo un idraulico

77 Tetto una tegola

78 Toga un antico romano in toga

79 Topo un topo

80 Gazza una gazza

81 Goal un calciatore

82 Gonna una ragazza in


minigonna

83 Gemma una signora


molto ingioiellata

84 Gara un corridore

157
PIÙ MEMORIA

85 Gufo un gufo

86 Giubba un uomo vestito


con una lunga giubba

87 Gatto un gatto che conosco

88 Gag un comico che conosco,


nell’atto di fare una gag

89 G.I.P. Giudice per le


Indagini Preliminari

90 Pozzo una signora che attinge


l’acqua da un pozzo

91 Pollo un pollo che


passeggia vestito

92 Penna un alpino con la


penna sul cappello

93 Pomo Adamo
(il pomo d’Adamo)

94 Pera un uomo travestito


da pera

158
HAI TUTTI I NUMERI GIUSTI

95 Puffo un puffo

96 Pub la cameriera di un pub

97 Patto un patto fra due persone

98 Paggio un paggio

99 Pipa un signore che


fuma la pipa

00 Zazà il soprannome
dell’ispettore Zenigata
di Arsenio Lupin

Adesso sei in grado di passare dal numero di


due cifre alla parola, e dalla parola all’imma-
gine corrispondente.
Quando hai l’immagine, la maggior parte del
lavoro è stata svolta: rimane solo da collegare
le immagini a due a due, come hai già fatto
in precedenza con la serie di parole da me-
morizzare.

159
PIÙ MEMORIA

Facciamo qualche esempio. Immagina di vo-


ler memorizzare i seguenti numeri:

Codice bancomat
650925

Numero verde del servizio clienti


Metodo Golfera
800 913264

Quanto costa una Golf


23.000,00 euro

Nel caso del bancomat, per prima cosa visua-


lizzo la tessera del bancomat, dal bancomat
esce un uomo con i baffi (65) il quale tiene in
mano una zappa (09) nell’atto di distruggere
un quadro naïf (25). Per quanto riguarda il
Numero Verde ricordo l’800 con la memoria
naturale; il 91 pensando a un pollo, il 32 al
pollo che becca una mano, il 64 alla mano
che si immerge nel burro. Nel caso del prezzo
della Golf, assoceremo ad essa solo il numero
23 (Nemo alla guida della Golf), perché il re-
sto della cifra è sottinteso e, di conseguenza,
non è essenziale.

160
HAI TUTTI I NUMERI GIUSTI

La stessa cosa va fatta quando ci troviamo da-


vanti a qualcosa di pressoché noto o logica-
mente deducibile.
È il caso dei prefissi telefonici di città che già
conosciamo o delle prime due cifre di anni
celebri come il 1939, anno in cui ebbe inizio
la seconda guerra mondiale, o il 1947, anno
in cui fu promulgata la Costituzione Italiana.
Se, ad esempio, vuoi ricordare il 1933, anno
in cui Hitler venne eletto cancelliere del
Reich, non occorre rappresentare il “19” ri-
ferito al secolo, ma è sufficiente rappresenta-
re il 33. Nel caso specifico, ho rappresentato
nella mia immaginazione mia mamma (33) e
Hitler che si reggono in equilibrio sul bordo
di un cancello (“cancello” è assonante con
“cancelliere”).

Ora, per acquisire una certa sicurezza nella


memorizzazione dei numeri, ti sarà utile ci-
mentarti con un numero di almeno 20 cifre.
Nella vita, probabilmente, non ti capiterà di
dover ricordare un numero così lungo, ma ti
sarà utile farlo adesso, per imparare bene il
sistema di memorizzazione dei numeri che
abbiamo appena analizzato.

161
PIÙ MEMORIA

Ecco un numero di 20 cifre da memorizzare:

25.39.55.24.67.36.21.58.78.17

Le parole corrispondenti saranno:

25 naïf

39 mappa

55 fifa

24 nero

67 botte

36 Moby

21 Nilo

58 faggio

78 toga

17 latte

La conversione dei numeri in parole e imma-


gini deve avvenire contestualmente alla lettu-

162
HAI TUTTI I NUMERI GIUSTI

ra oppure all’ascolto del numero… Non fare


quella faccia! Certo, sarà necessario che studi
i numeri, per poterci riuscire. Concentrati su
di essi, prima di procedere. Poi collega a due
a due le cifre del numero, attraverso le imma-
gini a esse associate.

A tre cifre!
Consideriamo ora i numeri di tre cifre. Ti in-
segnerò a tal proposito un’altra tecnica molto
efficace, la quale ti permetterà di visualizzare,
in una sola immagine, un numero a tre cifre.

Il criterio è molto semplice: si crea un’imma-


gine utilizzando le due cifre delle decine e
delle unità (la seconda e la terza cifra) e la
si “colora” con il colore corrispondente al nu-
mero delle centinaia (la prima cifra).

I colori saranno:

0 zafferano (come il salvagente)

1 lilla (come la candela)

2 nero (come il cigno)

163
PIÙ MEMORIA

3 marrone (come il forcone)

4 rosso (come la sedia)

5 fucsia (come il cavalluccio marino)

6 blu (come la ciliegia)

7 turchese (come la falce)

8 grigio (come il pupazzo di neve)

9 pistacchio (come il palloncino).

Ecco alcuni esempi.

571: si forma la parola con le cifre delle de-


cine e delle unità (71, telo) e la si colo-
ra con il colore corrispondente alla ci-
fra delle centinaia (5, fucsia) – un telo
fucsia.

938: si forma la parola con le cifre delle de-


cine e delle unità (38, mago) e la si co-
lora con il colore corrispondente alla
cifra delle centinaia (9, pistacchio) –
un mago con un abito color pistacchio.

164
HAI TUTTI I NUMERI GIUSTI

328: si forma la parola con le cifre delle de-


cine e delle unità (28, nego) e la si co-
lora con il colore corrispondente alla
cifra delle centinaia (3, marrone) – un
uomo vestito di marrone che nega.

791: si forma la parola con le cifre delle de-


cine e delle unità (91, pollo) e la si co-
lora con il colore corrispondente alla
cifra delle centinaia (7, turchese) – un
pollo con il piumaggio turchese.

250: si forma la parola con le cifre delle de-


cine e delle unità (50, fez) e la si colora
con il colore corrispondente alla cifra
delle centinaia (2, nero) – un fez nero.

122: si forma la parola con le cifre delle


decine e delle unità (22, nonno) e la
si colora con il colore corrispondente
alla cifra delle centinaia (1, lilla) – mio
nonno che indossa una giacca lilla.

525: si forma la parola con le cifre delle de-


cine e delle unità (25, naïf), e la si co-
lora con il colore corrispondente alla
cifra delle centinaia (5, fucsia) – un
quadro naïf con la cornice fucsia.

165
PIÙ MEMORIA

Come vedi non è difficile, si tratta semplice-


mente di allenarsi e di imparare i numeri. La
miglior forma di apprendimento è la prati-
ca… per cui usalo! Usalo e fai pratica!

In sintesi
Tre sono le principali regole del metodo di
memorizzazione dei numeri, a seconda che
questi siano costituiti da una, due o tre cifre.

Nel primo caso si usano le immagini visive (la


candela, il cigno e così via), i colori e le lettere
corrispondenti a ciascun numero. Nel secon-
do caso si utilizza la conversione fonetica: alle
due cifre corrispondono delle consonanti,
che combinandosi con una o due vocali for-
mano delle parole. I numeri a due cifre come
39, 44, 75, 66, 72, 77 e così via, vengono rap-
presentati dalle immagini di riferimento che
scaturiscono dalla conversione fonetica:

39, MaPPa

44, RaRo

75, TuFFo

166
HAI TUTTI I NUMERI GIUSTI

66, BiBBia

72, ToNNo

77, TeTTo

… e così via.

Nel terzo caso si utilizzano colori collegati alle


immagini: le centinaia del numero vengono
rappresentate dal colore, le decine e le unità
dalla parola di riferimento formata dalla com-
binazione delle consonanti con le vocali.

Ecco come faccio io


Quando è meglio usare la tecnica di memo-
rizzazione dei singoli numeri e quella per ri-
cordare i numeri a due o a tre cifre? Dipende
dalla propria sensibilità. Personalmente uti-
lizzo l’una o l’altra tecnica a seconda di come
mi vengono dettati i numeri. Ad esempio, se
mi comunicano a voce un numero telefonico,
costruisco le immagini in base a come vengo-
no scanditi i numeri (singolarmente, a gruppi
di due o a gruppi di tre).

167
PIÙ MEMORIA

Numeri di telefono
Ipotizziamo che mi venga dato il numero tele-
fonico di Lucia: 33.33.76.04.76. Si noti che le
cifre mi vengono comunicate a coppie.

Immaginerò mia mamma (33), ma-


scherata da mimo (33), che batte un
tubo (76) sulla testa di Zorro (04) e
Zorro cade su un mucchio di tubi (76).

Facciamo un altro esempio: come memoriz-


zo il numero di Alessandra 329.60.66.524? Si
noti il modo in cui viene scandito: prima un
gruppo di tre cifre, poi due coppie di cifre,
poi un gruppo di tre cifre. Anche in questo
caso metto in atto la conversione delle cifre in
immagini, poi creo la scena articolata che le
contiene e che mi consente di memorizzarle:

Alessandra indossa un giubbotto di


nappa marrone (339) mentre dipin-
ge la bozza (60) di un quadro da cui
esce Babbo (66) Natale. Babbo Natale
toglie la maschera e in realtà si tratta
di un ragazzo di colore vestito di fucsia
(5, fucsia; 24, nero).

168
HAI TUTTI I NUMERI GIUSTI

Partita IVA
Ecco come ho imparato il numero della mia
partita IVA: 02165020393.

Una tigre dai denti a sciabola (zanna


02) morde il lobo (16) dell’orecchio
di un bersagliere (50 fez), il quale va
a nozze (20) con un pomo marrone (3
marrone, 93 pomo).

Anni solari
Ecco come potrei memorizzare il 1582, anno
di pubblicazione del De umbris idearum di Gior-
dano Bruno, teologo e filosofo, straordinario
rappresentante dell’arte della memoria.

Immagino un elfo (15) vestito da don-


na (82) che tenta di sedurmi.

Oppure, omettendo il numero 1, che appar-


tiene alle migliaia:

Immagino una gonna tutta sporca di


vernice fucsia (582), indossata da mia
sorella che ha appena ridipinto la bici-
cletta.

169
PIÙ MEMORIA

Elementi della tavola periodica


Supponiamo di voler ricordare alcune carat-
teristiche dell’alluminio.
Il simbolo corrispondente è “Al”, il suo nume-
ro atomico è “13”, la sua massa atomica è “26”
e la posizione nella tavola periodica è indica-
ta dalla stringa “IIIA”. Procediamo!

Il mio macellaio di fiducia usa dei sofi-


sticatissimi coltelli d’alluminio (utilizzo
qui la parola “alluminio” in assonanza
con “lama”, 13), i quali tagliano l’arrosto
in fette così sottili da farlo dissolvere in
una nube (26). Quando metto tutto nel-
la busta della spesa, questa si sfonda. Il
contenuto della busta mi cade sul piede,
a causa del dolore forte esclamo:
“Aaaaaaaaaaaaaaah!!!” e vedo entrare
tre alani (IIIA) che si avventano sull’ar-
rosto finito per terra.

Formule matematiche
Il nostro metodo può essere applicato anche
per memorizzare la formula risolutiva delle
equazioni di secondo grado. Vediamo come
procedere.

170
HAI TUTTI I NUMERI GIUSTI

Un signore con un gigantesco paio di


forbici (x) taglia il bordo di un tavolo
( ). Sopra a questo tavolo c’è
Barbara (b) vestita di bianco con una
cintura nera (la cintura nera allude al
segno – scritto davanti alla b). Barbara
tiene in mano un crocifisso con un lar-
go basamento (±) e con questo crocifis-
so colpisce con forza la radice ( ) di un
vecchio albero. Sotto l’albero troviamo
un’altra ragazza di nome Barbara con
un cigno sopra la spalla (b 2) e i piedi
sopra a uno sgabello (–). Sempre sotto
l’albero, di fronte a Barbara e con i pie-
di appoggiati allo sgabello (–), è seduta
su una sedia (4) la signora anziana che
pubblicizza l’ACE (ac). Sotto al tavolo
troviamo un bimbo che si chiama An-
drea abbracciato a un grande cigno
(2a).

Esagera pure!
Anche nel caso dei numeri, come abbiamo
visto, le immagini sono un mezzo per impara-
re, piuttosto che il fine della memorizzazione.
Apprendere i numeri con questo sistema ti
consentirà di acquisirli nella memoria a lun-

171
PIÙ MEMORIA

go termine e di riuscire a richiamarli senza


pensare ad alcuna immagine.

Le immagini ridicole, a volte paradossali,


a cui ricorro nelle applicazioni del metodo
sono funzionali alla fissazione dei ricordi, in
quanto chiamano direttamente in gioco mol-
te caratteristiche E.M.A.I.C.E. necessarie a
inviare l’informazione nella memoria a lungo
termine.

Il ridicolo e il paradossale sono componen-


ti che da sempre attirano l’attenzione degli
esseri umani, coinvolgendoli a livello fisico
ed emotivo e toccando potentemente la loro
sensibilità. L’efficacia delle immagini “forti”
ai fini della memorizzazione viene segnalata
in uno dei più antichi trattati sulla memoria,
a cui lo stesso Giordano Bruno nel De umbris
idearum fa un diretto riferimento: Rhetorica ad
Herennium, opera che gli studiosi collocano
tra l’86 e il ‘70 a.C. Al capitolo XXII si legge,
infatti:

“La natura stessa ci insegna quello che


conviene fare. Se nella vita vediamo
delle cose insignificanti, comuni, quo-
tidiane, non ci capita spesso di ricor-

172
HAI TUTTI I NUMERI GIUSTI

darle, perché solo il nuovo e il mera-


viglioso colpiscono la mente. Ma se ve-
diamo, se raccontiamo un fatto di una
infamia vergognosa, o di una virtù spe-
ciale, un’azione straordinaria, grande,
ridicola, incredibile, siamo in grado di
ricordarcene a lungo”.

Un’immaginazione senza limiti è dunque uno


strumento potentissimo: più la coltiviamo e
rinforziamo, più utile si rivelerà in un’infinità
di situazioni in cui avremo bisogno di usare
efficacemente la nostra memoria.

Prima di procedere, ti suggerisco di ripassare


con attenzione questo capitolo e di acquisire
disinvoltura e padronanza assolute degli stru-
menti analizzati, ai quali verrà fatto spesso
riferimento nelle applicazioni che sviluppere-
mo nelle pagine successive.

173
6
Viaggio nei luoghi
della memoria:
leggere e ricordare

“Quando i tuoi concorrenti sono più forti di te,


una buona memoria può rivelarsi il vantaggio
che conduce alla vittoria”

In questo capitolo ti spiegherò la memoria


spazio-temporale e come utilizzarla per im-
parare lunghi elenchi di informazioni nell’or-
dine desiderato. Finora, infatti, abbiamo fatto
riferimento a liste che contenevano al massi-
mo venti elementi.

Il sistema che utilizza la memoria spazio-tem-


porale ti consentirà di memorizzare i capitoli
di un libro voluminoso, i contenuti di un testo
da presentare in pubblico o, ancora, gli argo-
menti di un esame.
PIÙ MEMORIA

Ora prova a pensare a tre amici e al contesto


in cui li hai conosciuti: ti verrà in mente se
era in ambito lavorativo, se ti sono stati pre-
sentati da un altro amico e così via. Adesso,
invece, pensa al “dove”, cioè in quale luogo
hai conosciuto queste persone. Vedrai che ti
verrà in mente facilmente il posto in cui hai
fatto la loro conoscenza e l’ordine temporale
in cui le hai incontrate.

176
VIAGGIO NEI LUOGHI DELLA MEMORIA: LEGGERE E RICORDARE

Nell’immagine viene indicata la direzione verso


cui il tempo scorre e la sua intersezione con gli
ambienti nei quali abbiamo incontrato i nostri
amici. La nostra memoria, infatti, ci consente di
ricordare con sorprendente facilità gli ambienti
e gli oggetti.

Pensaci. Ricorderai di sicuro la tua casa, la


disposizione delle stanze e gli arredi che si
trovano al suo interno. Noterai anche di ri-
cordare tutto senza fatica, in modo naturale.
Lo stesso vale per le strade, i ristoranti, i ci-
nema e i bar che conosci e che sei capace di
raggiungere.

La teoria dei luoghi


È arrivato il momento di utilizzare in modo
funzionale la tua memoria spazio-temporale.
Dovrai creare un elenco di stanze, in ordine
logico-sequenziale, immaginando di mostra-
re la tua casa a un amico. In questo elenco
includi, se li possiedi, anche la cantina e il ga-
rage. Se abiti in un monolocale, prendi come
riferimento la casa dei tuoi genitori o quella
di un amico. È necessario che in questo elen-
co siano presenti dieci ambienti, in un ordi-
ne che tu sappia ricostruire con precisione.

177
PIÙ MEMORIA

È molto importante conoscere bene i locali


in questione, prima di proseguire. A scopo
esemplificativo, ecco di seguito un elenco di
dieci ambienti (luoghi o loci), nell’ordine in
cui li ho predisposti.

1. Ingresso

2. Sala

3. Cucina

4. Angolo cottura

5. Attico

6. Studio

7. Camera da letto

8. Camera per gli ospiti

9. Bagno

0. Garage

Avrai notato che ho utilizzato lo 0 (zero) al


posto del 10. Fai lo stesso anche tu.

178
VIAGGIO NEI LUOGHI DELLA MEMORIA: LEGGERE E RICORDARE

Ora, prima che inizi a “compilare” la tua li-


sta, è necessaria un’altra precisazione impor-
tante: gli ambienti dovranno essere di media
grandezza e mai sgabuzzini, balconi o cor-
ridoi, dal momento che dovranno servire a
contenere informazioni, e in nessun caso po-
tranno avere una forma diversa da quella di
un quadrilatero.

Ora prepara l’elenco delle tue dieci stanze:


costruiscile bene all’interno della tua men-
te, perché tra poco conoscerai il modo in cui
vengono usate. Ti consiglio di stilare questo
elenco usando una matita, in modo da poter-
lo correggere e perfezionare. Potrebbe infat-
ti capitarti di saltare una stanza, oppure di
invertirne due: l’unico modo per verificarlo
consiste nel provare a ricostruire corretta-
mente l’ordine degli ambienti. Solo a questo
punto potrai trascrivere a penna i luoghi che
hai individuato, benché ti possa garantire che
non ti servirà farlo, in quanto li conoscerai
a memoria. Compila pure gli spazi vuoti qui
di seguito con la sequenza degli ambienti che
hai individuato.

179
PIÙ MEMORIA

1 .....................................................

2 .....................................................

3 .....................................................

4 .....................................................

5 .....................................................

6 .....................................................

7 .....................................................

8 .....................................................

9 .....................................................

0 .....................................................

Ora che hai finito di compilare l’elenco, do-


vrai essere in grado di ripeterne i vari ele-
menti, dal primo all’ultimo e viceversa. Vo-
lendo, potrai anche imparare con facilità e
immediatezza a rievocare le stanze in ordine
sparso e casuale. Il metodo per riuscirci è
180
VIAGGIO NEI LUOGHI DELLA MEMORIA: LEGGERE E RICORDARE

molto semplice: esso consiste nell’immagi-


nare all’interno di ogni stanza un’immagine
corrispondente al numero progressivo. Ades-
so abbiamo le conoscenze per farlo.

Nella prima stanza colloco l’immagine


E.M.A.I.C.E. di una candela lilla (numero
1), facendola interagire con un arredo che si
trova, appunto, in quell’ambiente. Personal-
mente ho immaginato una candela che dava
fuoco a uno specchio situato all’ingresso.

Nella seconda stanza colloco un cigno nero


(numero 2) e lo faccio interagire in modo
E.M.A.I.C.E. con un arredo di quell’ambien-
te. Nel mio caso ho visualizzato un enorme
cigno sul divano, mentre fuma, beve e guarda
la televisione. A qualcuno potrebbe sembrare
pazzesco, eppure è proprio grazie a queste ca-
ratteristiche che ho fissato il ricordo.

Nella terza stanza colloco il forcone marrone


(numero 3), nella quarta una sedia rossa (nu-
mero 4) e continuo così, fino ad arrivare al
decimo ambiente.

Ricordiamo ancora una volta che le immagini


NON devono essere banali, ferme o scontate;

181
PIÙ MEMORIA

al contrario, è necessario che interagiscano


con gli arredi in modo E.M.A.I.C.E. Quando
collochi le immagini, devi sempre immagi-
narle per meno di un secondo, in modo da vi-
sualizzarle nitidamente e, nello stesso tempo,
velocemente. Questa regola vale per tutte le
visualizzazioni e per tutte le immagini che cre-
erai in seguito e che ho spiegato fino ad ora.

Una volta associati i “numeri visivi” alle stan-


ze, ti sarà facile visualizzarli nel loro luogo,
identificando ogni stanza proprio a partire
dai singoli numeri. Ad esempio, se visualizzo
un guanto fucsia, so che mi trovo nell’am-
biente numero 5 (ovvero, secondo l’elenco
che ho predisposto sopra, nell’attico).

Veniamo ora alla spiegazione del “luogo”, o


meglio, dei vari utilizzi che possiamo fare di
questo formidabile strumento. Quante volte
ti sarà capitato di sentir dire: “In primo luo-
go, parliamo di… In secondo luogo, parliamo
di… E in ultima istanza, parliamo di…”. O an-
cora: “Quella persona parla per luoghi comu-
ni”. Espressioni come queste la dicono lunga
sul vasto utilizzo, nell’antichità, della tecnica
dei luoghi, o meglio, dei “loci”, come venivano
definiti da Cicerone nel 55 a.C. Egli scrisse che

182
VIAGGIO NEI LUOGHI DELLA MEMORIA: LEGGERE E RICORDARE

l’ars memoriae (l’arte della memoria) è parte


della retorica e che i loci (luoghi) servono per
collocarvi i concetti e i contenuti dei discorsi.
Così come hai collocato i numeri dall’uno al
dieci (ovvero, dall’uno allo zero), potrai col-
locare gli argomenti di un discorso o una se-
rie di concetti. In questo modo la successione
degli argomenti da trattare ti sarà immedia-
tamente e naturalmente disponibile, e potrai
compiere discorsi e relazioni senza ricorrere
a note o ad appunti scritti.

Andiamo con ordine. Per ricordare un di-


scorso, dovrai suddividerlo in dieci argomenti
principali, collocandone uno in ogni luogo.
Ma come fare per imparare i contenuti di un
testo, gli argomenti di un esame, oppure le
strofe di una poesia? Nei capitoli precedenti
hai imparato a memorizzare una serie di venti
informazioni, legandole l’una all’altra dopo
averle convertite in immagini E.M.A.I.C.E.
Ora dovrai fare la stessa cosa, inserendo una
lista lungo la parete di ogni luogo e altre li-
ste in senso orario, lungo le altre tre pareti. È
possibile inserire una quinta lista nella parte
centrale della stanza.

183
PIÙ MEMORIA

3 4

5
2 1

Le informazioni dovranno interagire tra


loro, ma anche con i mobili e gli altri arredi
che incontrano strada facendo: un po’ come
se fossero gli attori di una rappresentazione
teatrale, i quali interagiscono sia tra loro, sia
con gli elementi della scenografia.
Anche per l’utilizzo della teoria dei luoghi
vale il concetto che abbiamo più volte sotto-
lineato in precedenza: questo metodo di me-
morizzazione si avvale delle caratteristiche
E.M.A.I.C.E. delle immagini quale mezzo per

184
VIAGGIO NEI LUOGHI DELLA MEMORIA: LEGGERE E RICORDARE

fissare le informazioni nella memoria a lungo


termine, piuttosto che come fine. Ne conse-
gue, tra l’altro, che gli stessi luoghi potranno
essere utilizzati infinite volte per nuove serie
di informazioni. Dove vanno a finire quelle
che vi abbiamo collocato in precedenza? Nel-
la memoria a lungo termine, dalla quale si
potranno richiamare senza che sia necessario
ricorrere ad alcuna immagine.

Ti invito a leggere e rileggere con molta at-


tenzione questo concetto: i luoghi servono
“soltanto” a utilizzare più efficacemente il
nostro cervello e la nostra memoria spazio-
temporale.

Arreda le stanze della memoria


Adesso prova a mettere in pratica quanto
spiegato finora lavorando alla memorizzazio-
ne di un testo. Come si procede?

Per prima cosa, si individuano le parole chiave


del testo che si intende memorizzare. Quindi,
si collocano i vari argomenti lungo le pareti
delle stanze, nell’ordine desiderato, associan-
doli a immagini che abbiano caratteristiche
E.M.A.I.C.E. e collegandoli a due a due.

185
PIÙ MEMORIA

Ti accorgerai che i vari concetti appariranno


molto semplici e chiari, nella rievocazione del
testo attraverso le parole inserite nel luogo.
Ovviamente, se lo spazio a disposizione in un
luogo non basta, si passa a quello successivo.

La memorizzazione di un testo lungo non


è un’operazione difficile. Ciò che è neces-
sario è una buona organizzazione mentale.
La premessa fondamentale è una perfetta co-
noscenza delle stanze della memoria: meglio
conoscere con precisione trenta stanze, che
cento in modo approssimativo. Questo per-
ché i luoghi, quando ci sono familiari, lascia-
no dentro di noi un’impronta più forte, che
ci consente di riprodurli in modo più facile e
immediato.

Supponiamo di voler memorizzare il contenu-


to di un articolo del Codice Penale utilizzan-
do gli strumenti che abbiamo appreso finora.

Art. 613 del Codice Penale


Stato di incapacità procurato mediante vio-
lenza.
Chiunque, mediante suggestione ipnotica o in ve-
glia, o mediante somministrazione di sostanze al-
coliche o stupefacenti, o con qualsiasi altro mezzo,

186
VIAGGIO NEI LUOGHI DELLA MEMORIA: LEGGERE E RICORDARE

pone una persona, senza il consenso di lei, in stato


di incapacità di intendere o di volere, è punito con
la reclusione fino ad un anno. Il consenso dato dal-
le persone indicate nell’ultimo capoverso dell’artico-
lo 579, non esclude la punibilità. La pena è della
reclusione fino a cinque anni:

1) se il colpevole ha agito con il fine di far com-


mettere un reato;

2) se la persona resa incapace commette, in tale


stato, un fatto preveduto dalla legge come
delitto (691).

Cominciamo dal numero dell’articolo.


613 – 6 come “blu”; 13 come “lama”: il Dalai
Lama in abito blu.

Passiamo quindi al titolo dell’articolo: “Stato


di incapacità procurato mediante violenza.”

Immagino il Dalai Lama in abito blu che vie-


ne picchiato.

Passo ora a identificare le parole chiave:

- ipnotica

- alcoliche
187
PIÙ MEMORIA

- stupefacenti

- 1 anno

- consenso

- 579

- 5 anni

- fine reato

- delitto

A questo punto procedo collocando le imma-


gini all’interno della stanza che ho scelto di
dedicare all’articolo 613.

Il Dalai Lama vestito di blu viene ag-


gredito da tre malviventi. Il primo
cerca di ipnotizzarlo (suggestione ip-
notica), agitando le mani in modo con-
vulso; il secondo gli infila in bocca un
imbuto ingozzandolo, poi, con whisky
(sostanze alcoliche), mentre il terzo
gli punge il braccio con una siringa
piena di droga (sostanze stupefacen-
ti). La siringa viene posta come unica

188
VIAGGIO NEI LUOGHI DELLA MEMORIA: LEGGERE E RICORDARE

candelina su di una torta (un anno),


mentre un bambino fa segno di sì con
la testa (consenso). Poi il bambino si
trasforma in un topo fucsia (579), il
quale agita una zampa coperta da un
guanto (5 anni) che tiene un calen-
dario. Dal calendario esce un galletto
blu (691), il quale commette un delitto.

Naturalmente, sia la selezione delle parole sia


l’immagine da visualizzare corrispondono a
una serie di procedimenti del tutto personali
e soggetti alla libera interpretazione.

Poesie a memoria? Sì, grazie!


Passiamo ora al procedimento utile per impa-
rare una poesia. Se ritieni che sia poco utile
memorizzare il testo di un componimento
poetico, ti assicuro comunque che è molto
conveniente da un punto di vista didattico,
nel senso che ti servirà ad acquisire maggiore
dimestichezza con il metodo che stiamo im-
parando.

189
PIÙ MEMORIA

Il principe
Volevamo costruire assieme
una casa bella e tutta nostra
alta come un castello
per guardare oltre i fiumi e i prati
su boschi silenti.
Tutto volevamo disimparare,
ciò che era piccolo e brutto,
volevamo decorare con canti di gioia
vicinanze e lontananze,
le corone di felicità nei capelli.
Ora ho costruito un castello
su un’estrema e silenziosa altura;
la mia nostalgia sta là e guarda
fin alla noia, ed il giorno si fa grigio
– principessa, dove sei rimasta?
Ora affido a tutti i venti
i miei canti arditi.
Loro devono cercarti e trovarti
e svelarti il dolore
di cui soffre il mio cuore.
Devono anche raccontarti
di una seducente infinita felicità,
devo baciarti e tormentarti
e devo rubarti il sonno –
principessa, quando tornerai?

Hermann Hesse
190
VIAGGIO NEI LUOGHI DELLA MEMORIA: LEGGERE E RICORDARE

Ecco come procedere per memorizzare que-


sta poesia.

Poiché ogni verso sarà convertito in un’imma-


gine, ciascuna strofa sarà costituita da cinque
immagini. Le immagini verranno poi legate
tra loro e collocate lungo le pareti della no-
stra stanza, come si vede nell’immagine se-
guente. Si procederà nello stesso modo con i
versi delle strofe successive.

3 4

5
2 1

191
PIÙ MEMORIA

Se non dovesse bastare una stanza, passa


pure a quella successiva. L’utilizzo delle infor-
mazioni farà sì che esse vengano portate nella
memoria a lungo termine, e questo passaggio
ti consentirà di liberare le stanze e di tornare
ad utilizzarle.

Torniamo per un attimo alla poesia. A segui-


re troverai descritte le immagini che ho cre-
ato per ciascun verso. Successivamente legge-
rai come ho collegato tra loro le immagini,
disponendole in una stanza della casa.

Versi prima strofa Immagini prima strofa

Volevamo costruire assieme Una coppia di muratori,


uomo e donna

una casa bella e tutta nostra Il modellino di una casa

alta come un castello Il modellino di una torre con


a fianco un metro enorme

per guardare oltre i fiumi Un enorme occhio sbarrato


e i prati

su boschi silenti. Un enorme abete imbava-


gliato

Versi seconda strofa Immagini seconda strofa

Tutto volevamo disimparare, Un bambino con un cappello


da asino

192
VIAGGIO NEI LUOGHI DELLA MEMORIA: LEGGERE E RICORDARE

ciò che era piccolo e brutto, Calimero

volevamo decorare con can- Bimbi che cantano decorati


ti di gioia come regali

vicinanze e lontananze, Una lente d’ingrandimento e


un cannocchiale

le corone di felicità nei Enormi corone con stampati


capelli. sorrisi su teste dai lunghi
capelli

Versi terza strofa Immagini terza strofa

Ora ho costruito un castello Un castello con sopra un


orologio

su un’estrema e silenziosa Un alpinista fa il tipico gesto


altura; per richiamare il silenzio
(dito indice sulle labbra)

la mia nostalgia sta là e Una donna triste mi fissa in


guarda piedi su di un mobile

fin alla noia, ed il giorno si Un militare (naja è in asso-


fa grigio nanza con noia) vestito di
grigio

principessa, dove sei rima- Una principessa si lava con


sta? il sapone Dove

Versi quarta strofa Immagini quarta strofa

Ora affido a tutti i venti Un orologio, dal quale esce


Fido soffiando fortissimo
come Eolo

i miei canti arditi. Cantanti vestiti da para-


cadutisti (gli “Arditi” della
Folgore)
193
PIÙ MEMORIA

Loro devono cercarti e Poliziotti con i cani, che cer-


trovarti cano e trovano qualcuno

e svelarti il dolore Un dentista con il velo

di cui soffre il mio cuore. Un cuore cinto da una coro-


na di spine e sanguinante

Versi quinta strofa Immagini quinta strofa

Devono anche raccontarti La nonna nell’atto di raccon-


tare le favole

di una seducente infinita Una donna seducente e


felicità, molto felice

devo baciarti e tormentarti Due che si baciano sotto una


tormenta di neve

e devo rubarti il sonno Un fantasma ruba qualcosa


a un tizio che dorme

- principessa, quando tor- Una principessa che si al-


nerai? lontana

Ora colleghiamo le immagini all’interno del


luogo prescelto.

1) Sulla prima parete colloco le immagini re-


lative alla prima strofa:

una coppia di muratori, uomo e don-


na, costruisce una casa dalla quale esce
una torre con a fianco un lungo metro,
in cima al metro un enorme occhio
sbarrato cade su un grande abete.
194
VIAGGIO NEI LUOGHI DELLA MEMORIA: LEGGERE E RICORDARE

2) Sulla seconda parete colloco le immagini


relative alla seconda strofa:

un bambino che indossa un cappello


da asino lancia Calimero contro dei
bimbi che cantano decorati come rega-
li, i bimbi estraggono un’enorme lente
e costruiscono un cannocchiale, dal
cannocchiale escono enormi corone
decorate con sorrisi su teste dai lunghi
capelli.

3) Sulla terza parete colloco le immagini re-


lative alla terza strofa:

c’è un castello con sopra un orologio,


dall’orologio esce un alpinista che in-
vita al silenzio avvicinandosi il dito in-
dice alle labbra, poi indica una donna
triste, che abbraccia un militare vestito
di grigio. Il militare porge a una prin-
cipessa una saponetta Dove.

4) Sulla quarta parete colloco le immagini re-


lative alla quarta strofa:

c’è un orologio da cui esce Fido, sof-


fiando fortissimo su alcuni cantanti
vestiti da paracadutisti; i paracadutisti
195
PIÙ MEMORIA

si vestono da poliziotti e cercano qual-


cuno, fino a trovare un dentista con il
velo che mostra un cuore cinto da una
corona di spine e sanguinante.

5) Nel centro della stanza colloco le immagi-


ni relative alla quinta strofa:

la nonna racconta una favola a una don-


na seducente e molto felice; la donna
bacia un ragazzo sotto una tormenta di
neve, il ragazzo si addormenta e viene
tormentato da un fantasma, il quale gli
ruba qualcosa; il fantasma si trasforma
in una principessa e si allontana.

Nel caso ti stessi chiedendo se adottando il


procedimento che ti suggerisco c'è il rischio
che tu perda i contenuti o ti confonda quan-
do ripenserai alle immagini, la risposta è no.
Infatti, ogni immagine rimarrà indissolubil-
mente legata al processo logico che l’ha co-
stituita. A questo proposito, ogni immagine
deve essere creata da te. Le immagini che ho
creato io saranno valide per me, mentre quel-
le che creerai tu funzioneranno perfettamen-
te per te: è per questa ragione che dovrai uti-
lizzare le tue immagini, costruendole in modo
rapido ed intuitivo.
196
VIAGGIO NEI LUOGHI DELLA MEMORIA: LEGGERE E RICORDARE

Se qualcosa non torna, potrai sempre modifi-


care o aggiungere un’immagine, che defini-
remo “immagine supplementare”.

Nel mezzo del cammin di nostra vita...


Cimentiamoci ora con alcune terzine della
Divina Commedia. Nonostante la singolarità
espressiva di Dante, vedremo che è possibile
applicare il nostro metodo anche all’arte del
Sommo Poeta.

Inferno – Canto I
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura


esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;


ma per trattar del ben ch’i' vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i' v’ho scorte.

Ecco come rappresenterei queste prime tre ter-


zine associando i versi alle immagini, collegan-
dole tra loro e visualizzandole all’interno del

197
PIÙ MEMORIA

luogo che ho scelto, utilizzando per ciascuna


terzina una parete della stanza che ho scelto.

Prima parete: immagino di camminare lungo


una linea di mezzeria (nel mezzo del), e mentre
cammino mi gratto il naso (nostra vita: “no-
stra” è assonante con “naso”). Mi ritrovo con
gli amici (mi ritrovai) in mezzo a tanti alberi
neri (per una selva oscura). Immagino una che-
la (ché la) mentre disegno una linea ondulata
per terra (diritta via era smarrita).

Seconda parete: immagino di pungermi con


un ago (ahi) parlante (quanto a dir) che si at-
teggia a “duro” (qual era è cosa dura). Imma-
gino un Estathé gigantesco (esta) da cui esce
un albero (selva); dall’albero scende della sel-
vaggina (selvaggia) bevendo succo di limone
(aspra) e facendo sollevamento pesi con un
bilanciere (e forte). Dal bilanciere esce un fan-
tasma (che nel pensier rinova la paura).

Terza parete: una gigantesca bottiglia di


aranciata amara (tant’è amara) contiene poca
aranciata (che poco) e viene bevuta dalla Morte
(è più morte). Una mano (ma) enorme tratta il
muro (per trattar), è la mano di un angelo (del
ben) che trova qualcosa per terra (ch’i' vi tro-

198
VIAGGIO NEI LUOGHI DELLA MEMORIA: LEGGERE E RICORDARE

vai). Da un’enorme bocca escono delle cose


(dirò de l’altre cose) e vengono scortate (ch’i' v’ho
scorte) da un gruppo di poliziotti.

Memoria a tutto volume


Quando il testo da memorizzare è lungo e
discorsivo, come nel caso dei contenuti di un
libro o di un manuale, si utilizza il sistema
delle parole chiave, legate tra loro all’interno
di un luogo. Nei luoghi dovrai collocare solo
l’essenziale: la memoria naturale farà il resto.
Il Metodo Golfera non ha lo scopo di sosti-
tuirsi alla tua capacità di ricordare, bensì di
sviluppare ed educare la migliore di tutte le
tue risorse: la memoria naturale.

199
7
Meglio di un’agenda
elettronica

“Il ricordo è vita”

Il Metodo Golfera è applicabile in ogni cir-


costanza ed è un validissimo strumento per
memorizzare qualsiasi cosa, compresi i con-
cetti astratti. In questo capitolo troverai una
serie di applicazioni del Metodo Golfera per
necessità varie, anche molto frequenti. È im-
portante tener presente la necessità di utiliz-
zare ogni volta le regole di base e in seguito
sviluppare l’applicazione del metodo in modo
del tutto autonomo e personale.
PIÙ MEMORIA

Le due uniche regole universali saranno:

1) Pensare per immagini E.M.A.I.C.E.;

2) In alcuni casi, collocare le immagini nell’or-


dine desiderato all’interno del luogo.

Tutto il resto è a tua discrezione!

Come ricordare gli appuntamenti


Con il Metodo Golfera potrai tenere un’agen-
da mensile nella tua testa, con una facilità
sorprendente.

Come si procede?

1) Si crea un’immagine per l’appunta-


mento;

2) Si associa l’immagine per l’appunta-


mento all’immagine del giorno;

3) Si associa l’immagine del giorno


all’immagine dell’orario dell’appunta-
mento.

202
MEGLIO DI UN’AGENDA ELETTRONICA

L’immagine del giorno e l’immagine dell’ap-


puntamento sono costruite con il metodo di
memorizzazione dei numeri che già conoscia-
mo. Facciamo alcuni esempi.

Dentista, giorno 24, ore 16.00


Immagino allora per un attimo:

il dentista che opera su un uomo di co-


lore (24, nero) con denti enormi (im-
magine E.M.A.I.C.E.) e con enormi
lobi (16, lobi).

Commercialista, giorno 10, ore 18.00


Immagino per un attimo:

il mio commercialista, mentre prende


al lazo (10, lazo) un bambino che gioca
con i Lego (18, Lego).

Signor Ferri, giorno 03, ore 09.00


Immagino per un attimo:

un enorme robot di ferro (Ferri), il


quale brandisce una telecamera (03,
zoom) a cui è attaccato un enorme pal-
loncino (9, palloncino).

203
PIÙ MEMORIA

Alessia Rossi, Via Alberici n. 4,


giorno 17, ore 15.30
Immagino per un attimo:

un enorme aliante (Alessia) rosso


(Rossi) che cade da un albero (Via Al-
berici) sopra una sedia (4), la sedia si
scioglie diventando latte (17, latte) e il
latte viene leccato da un elfo (15, elfo)
il quale ha sulla testa un mazzo (30,
mazzo) di fiori.

Come puoi vedere, è possibile ricordare ap-


puntamenti, giorno, ora, nomi e persino indi-
rizzi! La pratica renderà estremamente sem-
plice e rapido il procedimento.

Come ricordare una lista di cose da fare


Il sistema più semplice per ricordare una se-
rie di cose da fare durante il giorno consiste
nel suddividerle in una sorta di decalogo, as-
segnando a ciascuna di esse un numero visi-
vo, per poi associarle tra loro a due a due.

Passiamo a un esempio pratico.

204
MEGLIO DI UN’AGENDA ELETTRONICA

Giornata di domani:

• Telefonare al sig. Quadrelli

• Scrivere al dott. Saverio

• Sistemare la grafica delle e-mail

• Chiamare il dott. Lillo

• Sostituire l’auto al noleggio

• Telefonare all’avvocato

• Preparare il comunicato stampa

• Inviare la newsletter

• Migliorare il sito

• Incontrare Fabrizio Rondi

A ognuno di questi impegni associo in modo


E.M.A.I.C.E. i numeri visivi come segue:

1) Telefonare al sig. Quadrelli


Immagino un’enorme candela acce-
sa che brucia un quadro.

205
PIÙ MEMORIA

2) Scrivere al dott. Saverio


Immagino un cigno, che tiene nel
becco una penna “biro” piantata
in un sapone (che è assonante con
“Saverio”).

3) Sistemare la grafica delle e-mail


Immagino un forcone che si pianta
in un’enorme insegna pubblicitaria

4) Chiamare il dott. Lillo


Immagino una sedia che si schianta
sopra una cabina telefonica, coper-
ta di fiori di lillà.

5) Sostituire l’auto a noleggio


Immagino un enorme cavalluccio
marino che sale su un’auto (quella
che ho noleggiato)

6) Telefonare all’avvocato
Immagino un avvocato in toga
(quello a cui devo telefonare, vesti-
to con la toga) mentre divora avida-
mente migliaia di ciliegie.

206
MEGLIO DI UN’AGENDA ELETTRONICA

7) Preparare il comunicato stampa


Immagino un contadino impazzito
mentre rincorre alcuni giornalisti,
brandendo una falce.

8) Inviare la newsletter
Immagino un bizzarro pupazzo di
neve, vestito da postino, mentre
scrive al computer.

9) Migliorare il sito
Immagino migliaia di palloncini
che volano ed esplodono sopra un
sito archeologico.

10) Incontrare Fabrizio Rondi


Immagino un fabbro, mentre forgia
un’enorme rondine di ferro in mezzo
al mare, aggrappato a un salvagente.

207
PIÙ MEMORIA

Come ricordare clienti e trattative


Per ottenere il massimo da una trattativa, è
necessario ricordare bene il cliente e quanto
si è discusso la volta precedente che ci si è visti
o sentiti. A questo scopo sarà sufficiente:

- associare l’immagine del nome del


cliente con i punti chiave dell’incontro;

- trasformare eventuali numeri (riferiti


per esempio a prezzi o a quantità) in
immagini;

- associare tra loro i vari elementi.

Otterremo così brevi liste facilmente memo-


rizzabili, associando il primo elemento al se-
condo, il secondo al terzo e così via, fino ad
arrivare anche a venti elementi.

Ecco un esempio:

Ditta Pesti, preventivo per un meeting di un solo


giorno presso la loro azienda, 5.500,00 euro

Immagino un tale che divora spaghetti


al pesto (Pesti), mentre sopraggiunge
un mostro che lo spaventa (55, fifa).
208
MEGLIO DI UN’AGENDA ELETTRONICA

Questo basterà per ricordare le informazioni


fondamentali sulle quali verterà l’incontro.

Come memorizzare quotazioni in borsa


e cambi valuta
Spesso i manager che investono in borsa si
trovano nella condizione di dover prendere
in fretta decisioni importanti. In tal senso è
necessario avere in mente ogni circostanza.
Di solito sono proprio coloro che utilizzano la
memoria in modo più efficace a prendere le
decisioni migliori nell’ambito della finanza.
Immagina di voler fissare nella memoria i
dati che seguono:

Mibtel – 0,17%

Mib 30 – 0,34%

Tech Star + 0,10%

Dow Jones + 0,23%

Eurodollaro + 1,2188%

Ed ecco, qui di seguito, come io memorizze-


rei questi dati.

209
PIÙ MEMORIA

Immagino “Mibtel” come un telefono mobile;


lo immagino rosso, perché il titolo è negativo
e completo l’immagine raffigurandomi il te-
lefono mentre si tuffa in una piscina colma
di latte (17, latte). Rappresento il numero 17
invece che il numero 0,17, perché la logica e il
buonsenso saranno sufficienti per farmi arri-
vare al numero originale.

Per rappresentare “Mib 30”, immagino solo


30, figurandomi un mazzo (30, mazzo) di fio-
ri; immagino che i fiori siano di colore rosso,
dal momento che anche in questo caso il ti-
tolo è in calo, e li immagino nel mare (34,
mare). Non ho la necessità di raffigurarmi il
numero decimale (–0,34%) per le stesse ra-
gioni di cui al punto sopra.
Anche in questo caso, come nel precedente
e in quelli successivi, tutto ciò che non risul-
ta essere essenziale non va rappresentato.

“Tech Star” è rappresentabile come una stel-


la meccanica in movimento, di colore rosso
(perché l’indice è negativo), mentre maneg-
gia un lazo (10, lazo: non abbiamo la ne-
cessità di rappresentare la cifra decimale).

210
MEGLIO DI UN’AGENDA ELETTRONICA

Se voglio ricordare che il Dow Jones è salito


dello 0,23%, sarà sufficiente immaginare per
un attimo Indiana Jones che tiene in mano
il pesciolino Nemo; in questo caso, non ho
colorato l’immagine, perché l’indice era in
crescita.

Per memorizzare il tasso di cambio euro/dol-


laro, immagino la bandiera europea che si
dispiega producendo enormi quantità di dol-
lari; i dollari vengono bruciati da una candela
(1); la candela viene presa da una mummia
del Nilo (21, Nilo) che si toglie le bende, di-
mostrando la sua vera identità: si tratta di un
comico che fa una gag (88, gag). Se hai visua-
lizzato tutto correttamente, non sarà difficile
ricostruire il numero 1,2188%.
Le prime volte sentirai la necessità di ricostru-
ire le immagini per arrivare ai numeri; suc-
cessivamente riuscirai ad arrivare a ciascun
numero senza bisogno di alcuna immagine.
Come abbiamo più volte ricordato in prece-
denza, è necessario tenere sempre presente
il fatto che l’immagine è “solo” lo strumen-
to attraverso il quale possiamo generare una
maggiore attivazione neurologica e arrivare,
quindi, alla memoria a lungo termine.

211
PIÙ MEMORIA

In sintesi
1) Quando le informazioni sono meno di
venti, esse vengono associate tra loro at-
traverso immagini E.M.A.I.C.E.

2) Quando si tratta di numeri, questi si tra-


sformano in immagini E.M.A.I.C.E. con i
metodi spiegati al Capitolo 5 della secon-
da parte del libro.

3) Quando le informazioni sono in numero


superiore a venti, occorre convertirle in
immagini E.M.A.I.C.E. inserendole nei
luoghi, come abbiamo visto nel Capitolo 6
della seconda parte del libro.

212
Conclusione

Il Metodo Golfera è un potente strumento


che abbiamo a disposizione per migliorare
le nostre risorse e che possiamo adattare alle
nostre esigenze. Per poter ottenere dalla me-
moria il massimo dei risultati, bisogna tener
conto di alcuni punti fermi:

1) Pensare per immagini.

2) Le immagini devono essere sempre


E.M.A.I.C.E.

3) È necessario legare le immagini due


alla volta.

4) Se le informazioni sono più di venti,


andranno inserite nei “luoghi”.

5) È utile conoscere perfettamente l’alfa-


beto fonetico.
PIÙ MEMORIA

6) È molto importante conoscere a me-


moria la successione delle stanze.

7) Ogni immagine deve essere visualizza-


ta in modo intuitivo e per una frazione
di secondo.

Vale la pena spendere qualche parola in più


sull’ultimo concetto. Ognuno di noi è dotato
di una sorta di giudice interiore, che valuta
cosa è buono e cosa non lo è, cosa è giusto e
ingiusto, cosa è morale e cosa, invece, è im-
morale. Lo scopo del nostro lavoro è quello
di facilitare e incoraggiare il diritto/dovere
all’istruzione e all’apprendimento. Se que-
sto è l’obiettivo che ci poniamo, riteniamo
che non esistano immagini “troppo banali”,
“troppo elementari”, “troppo infantili”, “im-
proprie” e così via. Ogni immagine ha un suo
valore, un suo vigore, una sua forza che espri-
mono l’atto mentale grazie al quale possiamo
apprendere e memorizzare perfettamente ciò
che desideriamo. L’immagine che abbiamo
generato è frutto della nostra mente e non
deve essere messa in discussione: essa funge-
rà infatti da “carrozza luccicante” e ci condur-
rà all’informazione che vogliamo padroneg-
giare. E potremo risalire all’informazione, se

214
CONCLUSIONE

avremo stabilito una corrispondenza tra l’in-


formazione stessa e l’immagine creata.

Siamo passati da concetti astratti come nume-


ri, formule e componenti della tavola perio-
dica, al più concreto mondo della parola. Il
procedimento di memorizzazione è confluito
in semplici operazioni di immaginazione e vi-
sualizzazione. Prima di salutarti voglio inco-
raggiarti a evitare di porti limiti. Convinciti
del fatto di poter memorizzare davvero tutto,
perché è effettivamente così. Ogni informa-
zione, trasformata in immagine, diventerà fa-
cile da ricordare.

Buon lavoro, allora, e buona memoria!

215
Indice analitico

A
Acronimo 42, 67, 68, 129
Alberto Magno 30
Alfabeto fonetico 31, 138, 209
Alighieri, Dante 191-193
Apprendimento
delle lingue 67, 105, 131-135
processo/i di 11, 26, 30, 32, 33, 46, 47, 51,
103, 104, 160, 210
Appuntamenti 119, 196-198
Area cerebrale 42, 71, 124
Ars memoriae 16, 23, 27, 177
Arte della memoria 15, 16, 18, 19, 25, 27-31,
163, 177, 221
Associazione
di idee 105
inusuale 42, 44, 48, 51-52, 53, 54, 55, 56,
58, 70, 76, 96, 134
mentale 58
principio dell’ 31, 104, 105-106, 131, 132
PIÙ MEMORIA

Astrattezza 138
Attenzione 9, 49, 50, 51, 52, 54, 104-105
Attivazione (v. anche Neuroattivazione)
cerebrale 57, 97, 124
neurologica 58, 71, 98, 205
Attività
cerebrale 13, 49, 51, 52
di visualizzazione 124
neurologica 13, 51, 52

B
Background culturale 59
Bruno, Giordano 23-24, 30, 163, 166, 221

C
Campo di applicazione 104
Caratteristica dominante 108, 117
Cervello 12, 32, 43, 44, 45, 46, 51, 52, 55, 179
Cicerone 15, 19, 25, 28, 176,
Cognomi 83, 116-118
Coinvolgimento emotivo 31, 32, 42, 48, 52-
54, 55, 56, 70, 76, 96, 134
Colori 95, 139-140, 157, 160, 161
Concetti astratti 48, 66, 70, 91, 195, 211
Conversione
di numeri 162, 165
di parole 77
fonetica 144, 160

218
INDICE ANALITICO

Criteri/o dell’assonanza 67, 86, 108, 110,


131, 112, 113, 114, 116, 135, 164, 187
di memorizzazione 64, 67

D
D’Aquino, Tommaso 30
De umbris idearum 25, 30, 163, 166

E
E.M.A.I.C.E. 42, 55, 58, 62, 69, 73, 107, 108,
115, 120, 122, 123, 132, 166, 175, 176,
177, 178, 179, 196, 197, 199, 206, 209
Emozione 53, 61, 80, 97, 98
Esagerazione 42, 44, 48-49, 51, 53, 54, 55, 56,
58, 70, 71, 76, 96, 134
Esercizio 33, 62, 103
Esperienza
emotiva 33, 55
soggettiva 60, 81

F
Familiarità 72, 96
Fonema 140
Formule matematiche 164-165

G
Granone, Franco 68

219
PIÙ MEMORIA

I
Immaginazione 55-56, 61, 63, 77, 79, 133,
135, 139, 155, 167, 211
Immagine
acronima 67
concreta 70, 80
E.M.A.I.C.E. 69, 107, 108, 115, 120, 175, 197
mentale 56
supplementare 191
Informazione
acquisire l’ 35, 38, 108, 123
fissazione dell’ 63, 71, 79, 115
memorizzare l’ 36, 42, 43, 63, 70, 72
ricordare l’ 70, 211
risalire all’ 210
utilizzo cosciente dell’ 37
Intelligenza, correlazione tra memoria e 15,
24, 40, 46, 47, 58, 103-106
Interesse 51, 54, 104
Intuizione 24, 63
Istinto 61, 62, 87, 88

L
Lingua
straniera 38, 70, 86, 105, 131
madre 67, 105, 131
Liste 119, 120, 169, 177, 202
Loci (v. anche Teoria dei luoghi) 31, 172, 176,
177
220
INDICE ANALITICO

Lullo, Raimondo 30
Luoghi della memoria 169-193

M
Maestri della memoria 138
Memoria
a breve termine 36, 37, 38, 41, 43, 47, 48
a lungo termine 36, 37, 38, 39, 41, 42, 43,
44, 47, 48, 52, 53, 55, 58, 62, 72, 73, 166,
179, 186, 205
spazio-temporale 169, 171-179
naturale 32, 73, 84, 154, 193
Memorizzare il contenuto di
articolo del Codice Penale 180-183
capitolo 38, 169
formule 164-165
liste 198-201
numeri 137-167
numeri di telefono 162
poesie 183-193
quotazioni in borsa 203-205
tassi di cambio 203-205
testo 169, 179
Metafora 64
Metodo
dell’associazione 131-135
di memorizzazione Golfera 12, 13, 25, 30,
31, 32, 33, 47, 57, 70, 73, 96, 98, 103, 104,
107, 154, 193, 195, 196, 209, 221
221
PIÙ MEMORIA

Movimento 42, 43, 44, 48, 50-51, 53, 54, 55,


56, 58, 70, 71, 72, 76, 96, 123, 134, 204

N
Neuroattivazione (v. anche Attivazione) 56-58,
73, 85, 115
Nomi
composti 84, 115
memorizzazione dei 70, 83, 107-115
Numeri
conversione dei 156
visivi 176, 199

O
Ordine
dei luoghi (o loci) 32
logico-sequenziale 171
temporale 170

P
Parole
chiave 179, 181, 193
straniere 67, 70, 86, 131
Pensiero, meccanismi di 55
Pio V 24
Processo
di apprendimento 51, 104
di fissazione di un ricordo 50

222
INDICE ANALITICO

di memorizzazione 52, 54, 55, 75, 104, 124


di percezione sensoriale 51
di ritenzione mnemonica 49
di visualizzazione 48, 96, 124
logico 59, 115, 190
visivo 51
Pronuncia 86, 131
Pubblicità 53, 54-55, 56

Q
Quintiliano 28
Quotazioni in borsa 203-205

R
Ricordo
acquisizione del 55
creazione del 71
fissazione del 48, 50, 71, 90, 175
permanenza di un 44, 52
personalizzazione del 33
stabilizzarsi del 37, 43
tempo di permanenza del 35
Rumori 61

S
Sensazioni corporee 61, 97
Sequenza 29, 119, 123, 128, 173
Simonide di Ceo 25, 27
Sinapsi 134
223
PIÙ MEMORIA

Sinestesia 97
Span 39, 40, 41, 46, 76
Spontaneità 103, 135
Stanze della memoria 179-183

T
Tassi di cambio 203-205
Tavola periodica 164, 211
Teoria dei luoghi (v. anche Loci) 171-193
Tomai, Pietro 30

V
Visualizzazione 48, 79, 96, 97, 124, 211
Vocaboli 70, 86, 131

224
L’autore

Gianni Golfera ha iniziato a interessarsi all’ar-


te della memoria da adolescente, con lo studio
dei testi di Giordano Bruno e di Pico della
Mirandola, acquisendo così le basi per la cre-
azione del Metodo Golfera, grazie al quale ha
imparato a memoria 261 libri.

Oggi è considerato dalla comunità scientifica


internazionale “l’uomo con più memoria al
mondo”. È docente in numerosi corsi di for-
mazione per lo sviluppo della memoria presso
enti pubblici e privati, tra i quali l’Università
del San Raffaele di Milano, il gruppo Enel, le
Poste Italiane, l’Università degli Studi di Fer-
rara, l’Università di Bolzano, l’Associazione
Internazionale di Medicina Ortomolecolare, la
Camera dei Deputati, l’Iri Management, Tech-
nogym, Fincantieri. Con Sperling & Kupfer ha
pubblicato La memoria emotiva (2003) e Il Gran-
de Libro della Memoria (2010).
PIÙ MEMORIA

Una menzione scientifica sulle sue tecniche


è presente all’interno del decimo volume La
Mente e il Cervello dell’enciclopedia “La Scien-
za”, realizzata dalla Redazione Grandi Opere
di UTET Cultura del quotidiano la Repubblica.

Per contattare Gianni Golfera, visita la sezio-


ne “Contatti” del sito web: www.metodogolfe-
ra.com

226
Annotazioni personali
PIÙ MEMORIA
PIÙ MEMORIA
Finito di stampare
nel mese di luglio 2011
da Lineagrafica, Città di Castello (PG)