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Back to the future

Un viaggio a ritroso per scoprire se le tecniche contemporanee possono essere strumenti di


reinterpretazione filologica, non solo materiale di nicchia

Con questo lavoro vorrei arrivare alla conclusione, che mi sembra poco condivisa da molti miei
colleghi, soprattutto oboisti, che le tecniche contemporanee con le quali chi si avvicini alla nuova
musica deve imparare a familiarizzare possono essere eventualmente estrapolate dal loro contesto e
rivelarsi utili per sapere “reinterpretare” altri repertori. In questo senso la musica contemporanea
non è più vista come “cosa per pochi”, ma diventa indispensabile per padroneggiare lo strumento e
il repertorio nella sua interezza, in una visione d'insieme di mente aperta da cui nessuno dovrebbe
prescindere.
Il metodo che userò sarà basato sulla raccolta di un maggior numero possibile di esempi di pezzi dei
repertori barocco, classico e romantico, per oboe e non, dove è evidente che l'utilizzo di una tecnica
comunemente considerata “contemporanea”, presente o no sulla partitura, si riveli filologica e
perfettamente inseribile anche in quel contesto.
Oltre ai suggerimenti e all'esperienza del mio insegnante, che è anche il mio supervisore, e degli
altri studenti, cercherò di trovare esempi per conto mio esplorando i repertori di quegli strumenti i
quali, per loro stessa natura, si sono rivelati in passato più adatti ad saggiare tecniche che nell'oboe
dell'epoca erano ostiche o addirittura impossibili da realizzare. Mi riferisco in particolare agli
strumenti ad arco, al trombone e al canto.
Solo perchè l'oboe dell'epoca non era in grado di realizzare un glissando perchè non dovremmo,
oggi che abbiamo imparato a farlo, applicarlo, anche solo nella teoria, in quei contesti in cui un
violino o un soprano già lo utilizzavano?
Perchè non rendere le sfumature del sistema di intonazione rinascimentale e barocco, il
temperamento mesotonico, grazie all'utilizzo di armonici e quarti di tono le cui posizioni, nell'oboe,
sono familiari soltanto a chi approccia lo studio di Sequenza di Berio e altri pezzi del repertorio
contemporaneo?
Perchè non inserire un accordo in una cadenza di Mozart, se abbiamo imparato come realizzarlo?
Troppo spesso mi sento dire, quando parlo di musica contemporanea, cose come “non fa per me”,
“non mi interessa”, “non mi piace”, addirittura “per me non è musica”.
Ma come possiamo dirci oboisti se non abbracciamo l'intera identità dello strumento, anche solo per
curiosità?
Spero di giungere ad una conclusione accettabile che convinca chi non è convinto e aiuti ad aprire
la mente.

Back to the future


A journey backwards to find out if contemporary techniques can be tools of philological
reinterpretation and not only niche material

With this work I would like to come to the conclusion, which seems to me not to be shared by many
of my colleagues, especially oboists, that the contemporary techniques with which those who
approach the “new music” must learn to familiarize can be possibly extrapolated from their context
and be useful to know how to reinterpret other repertoires. In this sense contemporary music is no
longer seen as “something for a few”, but it becomes indispensable to master the instrument and the
repertoire in its entirety.
The method I will use will be based on collecting as many examples as possible of baroque, classic
and romantic repertoire pieces, for oboe and not, where it is evident that the use of a technique
commonly considered as “contemporary”, present or not on the score, is shown to be philological
and perfectly insertable also in that context.
In addition to the suggestions and experience of my teacher, who is also my supervisor, and of the
other students, I will try to find examples on my own by exploring the repertoires of those
instruments which, by their very nature, have proved in the past to be more suitable to test
techniques that in the oboe of the time were hostile or even impossible to achieve. I am thinking in
particular of bow instruments, trombone and voice.
Just because the oboe of the time was not able to make a glissando why should we not, today that
we have learned to do it, apply it, if only in theory, in those contexts where a violin or a soprano
were already using it?
Why not render the nuances of the system of Renaissance and Baroque intonation, the mesotonic
temperament, throught the use of harmonics and quarter tones whose positions, in the oboe, are
familiar only to those who approach Berio’s Sequenza and other pieces of contemporary repertoire?
Why not insert a chord into a Mozart cadenza, if we have learned how to play it?
Too often I hear musicians saying, when I talk about contemporary music, things like“it's not for
me”, “I'm not interested”, “I don't like it”, even “I don't think it's music”.
But how can we call ourselves instrumentalists if we do not embrace the whole identity of our
instrument, if only out of curiosity?