Sei sulla pagina 1di 34

Filomena Stancati Nicotera

Santa Maria del Soccorso


Filomena Stancati Nicotera

Santa Maria del Soccorso


In copertina: Veduta panoramica della facciata della Chiesa.
In quarta di copertina: Acquasantiera composta da un’urna in blocco monolitico di pie
tra verde del Reventino incassata in parte nel muro, su cui spicca
una “tarsia marmorea” con disegno sormontato da una croce.
Mons. Luigi Cantafora
Vescovo di Lamezia Terme

PRESENTAZIONE

Sono contento di presentare lo studio sulla chiesa dedicata


alla Beata Vergine del Soccorso in Lamezia Terme Nicastro, cu-
rato della professoressa Filomena Stancati Nicotera.
Apprezzo lo sforzo di paziente ricerca storica per far cono-
scere alcuni aspei del patrimonio delle nostre radici cristiane,
caraerizzate dalla presenza della Madre di Dio. Il culto ma-
riano costituisce infai un'espressione significativa del senti-
mento religioso della nostra terra e dell'anelito sincero verso le
verità divine.
Esso è un ingrediente importante della nostra cultura e di
quella sapienza popolare capace di dare un nuovo impulso
anche a questa generazione, talvolta distraa, dimentica del
passato e disorientata perché vuole costruire un umanesimo
senza Dio.
Ma, «l'umanesimo che esclude Dio è un umanesimo disumano.
Solo un umanesimo aperto all'Assoluto può guidarci nella pro-
mozione e realizzazione di forme di vita sociale e civile... sal-
vaguardandoci dal rischio di cadere prigionieri delle mode del
momento» (Caritas in Veritate, n° 78).
E la devozione alla Vergine Maria, se animata evangelica-
mente, apre i nostri orizzonti alla Verità che non tramonta,
Gesù Cristo Signore nostro.
Lamezia Terme, giugno 2010

+ Luigi Antonio Cantafora


Vescovo di Lamezia Terme

3
Statua della Madonna del Soccorso.

4
PREFAZIONE

Scoprire quanto costituisce il nostro patrimonio culturale e


farlo conoscere è soprattutto un modo di amarlo ed appunto
l’amore per la terra natia, la consueta passione e l’ardente de-
siderio di fare luce sulle vicende vicine e lontane che hanno
caratterizzato la storia della nostra città, hanno guidato la no-
stra umile fatica, che questa volta mira a soddisfare il deside-
rio di approfondire le nostre conoscenze sulla chiesa della
Beata Vergine del Soccorso.
È un altro tassello da aggiungere al mosaico della nostra seco-
lare storia locale.
Per portare a termine il nostro assunto abbiamo fatto riferi-
mento ad una ricerca storica di Don Pietro Bonacci (1915-2007),
Sacerdote di squisita bontà e di grande cultura, Parroco della
Parrocchia di S. Teodoro per lunghissimi anni, insegnante di
Religione negli istituti superiori della nostra città, bibliotecario
dell’Archivio Diocesano, da lui pazientemente riordinato e
reso efficiente.
Le sue tante ricerche storiche e le sue pubblicazioni sono il
chiaro documento della sua feconda attività di storico della
nostra diocesi. In questa occasione non possiamo non ricor-
dare,con animo grato, la precisione e la meticolosità di Don
Pietro Bonacci che hanno insegnato a quanti hanno preso la
penna in mano dopo di lui, che la storia va studiata sui docu-
menti e sulle fonti certe e di sicuro affidamento.
La ricerca storica che ci ha fatto da guida in questo nostro la-
voretto è stata pubblicata dal Prof. Don Pietro Bonacci nel suo
volume ”Scritti storici lametini” Fratelli Gigliotti Editori - La-
mezia Terme 1993 - pag. 268 e seguenti.
Le delibere comunali sono state da noi consultate presso
l’Archivio Storico del Comune di Lamezia Terme.
Le notizie attinte da ”Relazioni ad limina” o da “Visite Pasto-

5
rali” delle Autorità ecclesiastiche sono state fornite dall’Archi-
vio Diocesano.
Per quanto è stato possibile realizzare esprimiamo i nostri
ringraziamenti al personale dell’Archivio Diocesano, a quello
dell’Archivio Storico del Comune di Lamezia Terme ed in par-
ticolare al prof. Lucio Leone per la sua preziosa collaborazione
e a Don Antonio Marghella per la sua squisita disponibilità.
L’umile lavoretto vuole essere un omaggio devoto e filiale
alla grande Madre Celeste, per lo stesso motivo la stampa del
presente lavoro è stata offerta dai fratelli Gigliotti, titolari della
Tipografia La Modernissima in via XX Settembre, 89 - Lame-
zia Terme.

Filomena Stancati Nicotera


Lamezia Terme, 28 giugno 2010

Chiesa della Madonna del Soccorso prima dei restauri.

6
LA MADONNA DEL SOCCORSO
TRA STORIA E LEGGENDA

Su una verdeggiante collina che domina la nostra città e si


affaccia sulla piana di S. Eufemia, nel punto più panoramico, è
situata la Chiesa della Madonna del Soccorso. La presenza di
questa chiesa, dove si venera la Beata Vergine del Soccorso, ha
poi dato il nome all’intera zona, per gli abitanti del luogo e per
gli anziani nicastresi infatti, è l’intera contrada che chiamano “
‘u Succursu“, ma in effetti si tratta della contrada Magolà.
E a proposito del nome “Magolà” riportiamo quanto ci ha
lasciato il prof. Pietro Ardito ( 1833 - 1889 ) nelle sue “Spigola-
ture storiche sulla città di Nicastro“ (pag. 43): “Magolà, contrada
sopra il Soccorso, è corruzione di Immacolata. Nel Bollario 2° della
Curia Vescovile, foglio 1785, tra le chiese “extra moenia“ è segnata
Santa Maria del Soccorso sopra la selva dei P.P. Cappuccini, ove di-
cesi Immacolata, vulgo Magolà“. Verso la metà del Settecento la
città di Nicastro aveva quattro chiese “extra moenia“:
S. Maria della Sanità, che apparteneva ai padri Agostiniani.
S. Maria la Bella.
S. Maria della Pietà.
S. Maria del Soccorso.
Chi prima di noi, e molto prima, si è interessato alla chiesa
della Madonna del Soccorso è stato il Sac. Don Pietro Bonacci
che, durante la sua lunga esperienza di archivista diocesano,
ha avuto modo di conoscere e di mettere a frutto la documen-
tazione dell’Archivio Vescovile e ci ha lasciato pregevoli lavori
che costituiscono il prezioso recupero di un grande patrimonio
storiografico.
Nella sua ricerca storica, che ci ha fatto da guida nella nostra
presente pubblicazione, il prof. Bonacci racconta che antica è la
devozione alla Madonna del Soccorso a Nicastro, praticata

7
anche dai Padri Riformati di S. Francesco di Assisi in tempi
molto remoti.
Tale devozione anticamente era in uso anche nella parroc-
chia di S. Lucia, che fino alla metà del Settecento ebbe il titolo
di “Parrocchia di S. Maria del Soccorso“, ma un tale titolo passò
infine e definitivamente a designare l’attuale chiesa costruita in
contrada Magolà nel 1740.
Apprendiamo da Don Pietro Bonacci che, facendo un viag-
gio a ritroso nel tempo, all’inizio del culto si incontrano anche
delle leggende che, come sappiamo, diventano sempre facile
ed inconsapevole preda delle persone incolte e in buona fede.
Ne riportiamo qualcuna.

LEGGENDE:

È sempre Don Pietro che racconta che Frà Serafino Monto-


rio nel libro “Lo Zodiaco di Maria” pubblicato nel 1715, interes-
sandosi della Madonna del Soccorso dice che i Padri Riformati
di S. Francesco conservavano “con grande decoro“ una miraco-
losa immagine della Vergine che secondo il popolo era stata
dipinta da S. Luca e portata da Gerusalemme da un frate fran-
cescano il quale, approdato a S.Eufemia, si ammalò grave-
mente e morì presso i Padri Riformati di Nicastro. Questa im-
magine, continua Frà Serafino Montorio nel suo racconto, è
tenuta in grande venerazione presso il popolo nicastrese per le
sue continue grazie.
Questo dice Fra Serafino, ma nel convento dei Padri Fran-
cescani di Nicastro non si è trovata alcuna traccia di questa im-
magine.
Secondo un’altra leggenda la devozione alla Madonna del
Soccorso ebbe inizio nella contrada Magolà dopo il ritrova-
mento di un quadro della Vergine smarrito dai Francesi (gli
Angioini), che verso il 1265 erano venuti nelle nostre contrade
per combattere contro gli Svevi.

8
Dice Don Bonacci che questo episodio diede origine ad un
canto popolare, una lauda che alcune persone anziane canta-
vano il giorno della festa durante la processione.
Trascriviamo la lauda che ricorda l’ipotetico ritrovamento:

Jesu,Madonna mia di u Suncursu,


riparu di sta vita sbinturata,
Vua,Madonna mia,dàtini aiutu,
ca li sanati Vua l’infirmitati.

O bisugnusi,chi bisuagnu aviti


Viniti a Magulà, ca mi truvati;
ccà c’è na conicella chi è pulita,
c’è la Madonna,chi va visitata.

Ccà i Francesi l’avianu pirduta


e nua laudamu Diu ca s’ha truvata.
Era tutta di spini cuviruta
e mo’ è tutta di stilli attorniata.

Ni calamu ‘n terra e dicimu ‘n’ Avi Maria,


ccu l’Angilu Gabriele ci cantamu.
U’ mpiarnu si conturba d’ogni via
sintiandu a Rigina salutari.

La lauda sopra riportata ricorda la “conicella” che diede ori-


gine alla particolare devozione alla Madonna del Soccorso e
accenna anche alla immagine sacra smarrita dai Francesi e ri-
trovata in un groviglio di spine.
Ma lasciamo ora da parte le leggende che abbiamo ripor-
tato solo a titolo di completezza ed occupiamoci di quella che
fu la vera storia della chiesa di Magolà.

9
STORIA

LE ORIGINI:

Un’antica “conicella” in quella zona era preesistente alla


chiesa, se ne trova traccia nell’Archivio diocesano, come anche
della chiesa.
I documenti ci dicono che nel 1719 la “conicella” era stata
eretta da un chierico coniugato, Giacomo Gatto e dal fratello
Mario, nella loro proprietà in contrada Magolà per devozione
e perché, dice il documento, la Madonna era stata prodiga di
grazie e di miracoli verso quelle persone che con viva fede
erano ricorse a Lei.
Per approfondire le nostre conoscenze sulle origini della
chiesa di S. Maria del Soccorso, pur lasciandoci guidare dalla
preziosa ricerca storica di Don Pietro Bonacci, al lavoro del
prof. Bonacci abbiamo aggiunto la nostra personale indagine
di archivio, che ci ha consentito di aggiungere dei particolari
che hanno arricchito la nostra pubblicazione.
Presso l’Archivio di Stato - Sezione di Lamezia Terme -
Fondo Notarile - abbiamo trovato e consultato in originale i
documenti che riportiamo in sintesi, non tralasciando le parti
più salienti, che ci hanno fatto luce su come si è giunti alla co-
struzione della chiesa. Nel fondo Notarile del Notaio Mastro-
ianni Antonio di Nicastro - B.172 - Anno 1740 - si conserva
l’atto di donazione dei F.lli Gatto del terreno occorrente per co-
struire la chiesa.
Il 5 febbraio 1740 si sono costituiti: il chierico coniugato Gia-
como Gatto e il fratello Mario (Mario e non Bruno come erro-
neamente letto da Don Bonacci), figli ed eredi del fu Francesco
Gatto ed eredi del fu Don Mario Gatto; e il Canonico Sig. Don
Giuseppe Sacco, delegato e procuratore eletto dall’Ill.mo e St.mo
Don Achille Puglia, Vescovo di Nicastro.

10
Il chierico Giacomo e suo fratello Mario asseriscono che per
la loro particolare devozione, che hanno avuto e al presente
hanno, verso la Gloriosissima Vergine Maria sotto il titolo del
Soccorso, esso Giacomo nell’anno 1719 aveva costruito una “co-
nicella” con l’immagine della Vergine nella sua proprietà in co-
mune con suo fratello, posta nel territorio di Magolà, confi-
nante con i beni degli eredi di Domenico Pesce. Ciò perché la
sacra Immagine aveva concesso diversi miracoli alle persone
che si erano rivolte a Lei con fede, e non solo a Nicastro, ma
anche in altri paesi, dove si era diffusa la notizia di questa mi-
racolosa immagine, pertanto i fratelli Gatto offrivano gratui-
tamente parte del loro terreno per la costruzione di una chiesa
comoda, per accrescerne la devozione.
I fratelli Gatto offrirono “palmi sessanta di lunghezza e palmi
trentacinque di larghezza, con tutta la terra avanti,ove verrà la porta
della chiesa, di là insino abascio” e alla donazione i Gatto pretesero
che si aggiungesse anche una condizione, e cioè che il cappel-
lano della erigenda chiesa fosse scelto uno dei membri della loro
famiglia avviato al sacerdozio. Il Vescovo di Nicastro, Mons. Pu-
glia, anche per la sua particolare devozione alla Vergine, aveva
aderito alla richiesta dei fratelli Gatto, compresa la condizione
che fu messa a verbale e fa parte dell’atto notarile. Seguono le
firme dei testimoni e delle parti che si erano costituite.
La chiesa fu edificata in poco tempo, in circa un anno, infatti
un altro atto pubblico del Notaio Mastroianni Antonio,datato
18 nov. 1740, parla della strada di accesso alla “chiesa già ulti-
mata”.
Riportiamo qualche brano del documento notarile:
Oggi, 18 novembre 1740 ,presso il Notaio Mastroianni
Antonio, si costituiscono:
Can. Don Giuseppe Sacco, Procuratore della chiesa della
Beata Vergine del Soccorso eretta nella proprietà di Gia-
como, Mario e Suor Serafica Gatto e Procuratore dele-
gato di Mons. Achille Puglia, vescovo di Nicastro,
e i fratelli Giacomo, Mario e Ludovica Gatto.

11
Le parti asseriscono che, poiché per l’acceso alla chiesa già co-
struita è necessaria la strada, i fratelli Gatto si dichiarano sem-
pre disposti a cedere il terreno di loro proprietà necessario per
costruire la strada di accesso al sacro edificio, ma questa volta
dietro un compenso in denaro.
Di comune accordo le parti interessate incaricarono due
esperti chiamati “Pubblici estimatori”, Domenico di Audino e
Mario Leone, i quali sono incaricati di tracciare la strada e de-
terminarne la misura “di dodici palmi di larghezza” che doveva
iniziare “dal pontone del muro del bosco dei Padri Cappuccini di
questa città” ed arrivare alla chiesa di nuova costruzione, pre-
cisando che “sotto la cona, detta strada deve essere di palmi 14”.
I periti ne stabiliscono anche il prezzo in ducati 40 a favore
dei fratelli Gatto e precisamente 35 per Giacomo e Mario Gatto
e 5 ducati per Suor Ludovica Gatto,loro sorella, in quanto la
strada include anche un poco di proprietà di Suor Ludovica,che
confina con la via pubblica che porta al casale di Zangarona. Se-
guono le firme.
A proposito di questa strada di accesso alla chiesa della Ma-
donna del Soccorso occorre fare una precisazione: All’epoca in
cui fu costruita la chiesa (1740) l’attuale strada che da Nicastro
porta a Soveria Mannelli non esisteva, fu infatti costruita un se-
colo dopo,negli anni della Unità d’Italia, l’unica strada che con-
duceva verso la montagna era una mulattiera che passava at-
traverso il colle di S.Antonio.
Di quanto abbiamo finora riferito relativamente ai due atti
notarili consultati nell’Archivio di Stato - Sezione di Lamezia
Terme, avevamo già trovato cenno nella ricerca storica di Don
P. Bonacci, ma all’atto notarile datato 18 novembre 1740 ne
segue un altro a brevissima distanza, cioè nel giorno succes-
sivo, il 19 novembre 1740, non citato da Don Bonacci. È un do-
cumento importante che ci informa con quanta precisione il
Can. Don Giuseppe Sacco, il Vescovo Mons. Puglia e il Notaio
Mastroianni procedevano con grande attenzione nel legaliz-
zare i vari passi da essi fatti a favore della Chiesa della Ma-
donna del Soccorso.

12
Dal documento stilato il 19 novembre 1740 (Archivio di
Stato - Sez. di Lamezia Terme - B.172 - Anno 1740) appren-
diamo che il Canonico Giuseppe Sacco mette al corrente il Ve-
scovo che, per coltivarsi la devozione verso la sacra Immagine,
è necessario acquistare il terreno per la strada d’accesso den-
tro la proprietà di Giacomo e Mario Gatto, per potere como-
damente andare alla “cona” e nella nuova chiesa.
Riferisce al Vescovo che da due esperti della città era stata
fatta la stima della strada che ascende al prezzo di 40 ducati e
quindi il can. Sacco chiede l’assenso del Vescovo e l’autorizza-
zione a procedere. Il Vescovo Mons. Puglia non solo concede
l’assenso “senza tentennamenti”, ma emana un “Decreto” col suo
beneplacito e la sua firma. In questo consiste l’importanza del
documento.
Negli anni successivi alla costruzione la Chiesa si arricchi-
sce di piccole proprietà contigue acquistate sempre con atti
pubblici presso il Notaio Mastroianni. Riportiamo l’atto di ven-
dita datato 8 marzo 1743:
Presso il Notaio Mastroianni Antonio si costituiscono:
il Sig. Giovanni Pesce di Nicastro e
il Canonico Don Giuseppe Sacco, procuratore della
chiesa del Soccorso.
Il Maestro Giovanni Pesce asserisce di essere possessore di
3 tomolate di terreno, in parte boscoso e in parte alberato di
querce, situato nel territorio di Magolà proprio al confine con
la chiesa e che ha intenzione di vendere tale proprietà alla
chiesa della Madonna del Soccorso tramite il suo procuratore
Don Giuseppe Sacco, per ducati 42, secondo la stima fatta dai
periti scelti di comune accordo, Marco Leone e Domenico di
Audino.
Abbiamo motivo di credere che nella famiglia Gatto molto
sentita doveva essere la devozione verso la Beata Vergine del
Soccorso, e la nostra deduzione è attestata da un atto notarile
che abbiamo consultato presso l’Archivio di Stato - Sez. di La-

13
mezia Terme – Fondo Notarile - Notaio Mastroianni - B.174 -
anno 1751.
Il documento dice testualmente:
“Il 10 dicembre 1751 si costituiscono presso il Notaio
Mastroianni Antonio:
Suor Ludovica Gatto di Nicastro,Vergine in capillis, fi-
glia legittima e naturale del fu Francesco Gatto, di età
maggiore
e il Canonico Don Nicolò Colelli, Procuratore della ve-
nerabile chiesa della S.S. Vergine del Soccorso.”
Suor Ludovica vende alla chiesa del Soccorso tramite il suo
Procuratore un uliveto di circa 2 tomolate del valore di 76 du-
cati. La vendita viene concordata per 56 ducati, perché Suor
Ludovica Gatto lascia 20 ducati per devozione alla Beata Ver-
gine del Soccorso. Il Procuratore Don Nicolò Colelli consegna
il prezzo in monete di argento e oro correnti nel Regno di Na-
poli e Suor Ludovica rilascia ricevuta. Seguono le firme, com-
presa quella del notaio.
Dal documento sopra riportato abbiamo appreso che nel-
l’anno 1751 il Procuratore della chiesa della Madonna del Soc-
corso non era più Don Giuseppe Sacco ma il canonico Don Ni-
colò Colelli, appartenente a ben nota famiglia nicastrese.
La chiesa dedicata alla Beata Vergine del Soccorso fu co-
struita, dunque, per devozione, che presto si incrementò per-
ché frequentata dagli abitanti delle contrade vicine e special-
mente da quelli del villaggio Fronti.
Racconta Don Pietro Bonacci che all’epoca a Fronti non vi
erano chiese e gli abitanti di quella frazione che in gran parte
esercitavano il mestiere di cestai, ogni mattina di domenica,
allora giorno di mercato, si recavano a Nicastro per vendere le
loro ceste e i panieri, scendevano dai colli molto presto e si fer-
mavano al Soccorso per ascoltare la Messa festiva.
Nell’Archivio Diocesano dal volume che raccoglie le “Visite
Pastorali” di Mons. Paolino Pace (1769 - foglio 61) ricaviamo

14
che in data 6 marzo 1769 la Chiesa ricevette la visita del Vica-
rio Apostolico Mons. Paolino Pace, che la trovò in piena effi-
cienza e mantenuta decorosamente, infatti nella descrizione
della chiesa si parla di un altare maggiore con l’immagine della
B.M.V Miseris Succurrentis “decenter ornatum”, di un secondo
altare del S.S. Crocefisso e dell’altare di S. Giobbe.
Una descrizione dettagliata della chiesa è contenuta nel se-
guente documento che riportiamo testualmente e che abbiamo
rinvenuto nell’Archivio di Stato di Catanzaro - Cassa Sacra -
Libro di carico dell’Amministratore Barone D. Nicola Maria Ni-
cotera per il Distretto di Nicastro - Anno 1790 - vol. 24 - pag. 665:
“Nicastro - Chiesa rurale di S.Maria del Soccorso n. fa-
briche 2 - Chiesa e Romitorio, queste fabriche esistono in
campagna nella parte superiore della città di Nicastro,
ed in distanza di essa circa un miglio e propriamente
nella Contrada detta Magolà. Nella chiesa ci sono tre
altari con rispettivi quadri e pochi ornamenti. Al di
sopra della porta vi è il Coretto di legname coll’ingresso
della parte del romitorio. Vi è similm.te una stanza a
man sinistra di essa p(er) uso di sagrestia, la quale in-
troduce nel Romitorio anzid.o. Questo poi contiene nove
piccole celle oltre d’un’altra p(er)uso cucina, ed in esso
romitorio solevano albergare molti romiti in corpo p(er)
custodia, e culto della Chiesa med.a.
E finalm.te vi assiste una campana piccola e molti ma-
teriali descritti nell’inventario”.
Molto probabilmente la Chiesa della Madonna del Soccorso
si mantenne bene fino ad oltre la fine del Settecento, nono-
stante il grave evento sismico del 1783 che, oltre a turbare il
normale equilibrio degli uomini e dei loro averi, turbò enor-
memente l’equilibrio ecclesiastico con le drastiche disposizioni
della Cassa Sacra, che incamerò i beni della chiesa per venire
incontro ai terremotati.
Triste conseguenza fu che, con la confisca dei beni ecclesia-

15
stici, vennero meno i fondi per pagare il Cappellano del Soc-
corso, ecco perché nella “ Relatio ad Simina “ di Mons. Gabriele
Papa,Vescovo della Diocesi di Nicastro dal 1819 al 1824, con-
sultata nell’Archivio Diocesano (1823 - pag 53), il Vescovo dice
che nell’anno 1823 la Chiesa rurale della Beata Vergine del Soc-
corso, a causa della carenza di dote, era mantenuta dalla pietà
dei fedeli e quindi era molto povera.
Un cenno alla Chiesa del Soccorso si trova pure nel “Piano
chiesastico del Marchese di Fuscaldo” redatto in data 30 settembre
1797. Infatti, soppressa nel 1776 la Cassa Sacra, che con le sue
disposizioni aveva creato un grande caos amministrativo,
tanto da provocare le proteste di molti parroci, le cui entrate
non erano sufficienti per continuare a vivere, il Governo bor-
bonico incaricò il Marchese Spinelli di Fuscaldo perché riordi-
nasse i benefici e ripartisse meglio le risorse disponibili .
Il Visitatore Generale Governativo, resosi conto della pre-
caria situazione, il 30 settembre 1797 emanò il “Piano chiesa-
stico” nel quale sono nominate le parrocchie e le chiese minori
e tra queste anche S. Maria del Soccorso “distante circa un mi-
glio dalla città e necessaria per gli abitanti del villaggio detto Fronti”.
Tra i criteri adottati il Marchese di Fuscaldo ordinava che
le chiese minori, e quindi anche S. Maria del Soccorso, fossero
mantenute dai Cappellani Corali, i quali avevano l’obbligo di
“celebrare la messa tutti i giorni festivi e nei detti giorni, il dopo
pranzo, fare la spiega della Dottrina cristiana”. Erano inoltre ob-
bligati “copulativamente con i Parrochi di assistere alli moribondi
dei rispettivi quartieri”. Il Marchese dispose anche un sussidio di
60 ducati annui ai sei Cappellani Corali per il mantenimento
delle chiese periferiche loro assegnate.
La Chiesa del Soccorso pertanto, doveva avere 10 ducati
annui per il fabbisogno di olio, di cera e di tutto quanto occor-
reva per il buon mantenimento dell’edificio sacro.

16
NELL’OTTOCENTO

La chiesa del Soccorso nell’Ottocento visse tristi giorni di


tribolazione, specialmente nella seconda metà del secolo. Que-
sta volta apprendiamo le notizie dai verbali del Consiglio Co-
munale, dalla Giunta Municipale di Nicastro e dall’Archivio di
Stato di Catanzaro.
Nel novembre 1855 il colera,che era penetrato nella nostra
città attraverso l’approdo di Sant’Eufemia, in quanto il mag-
giore pericolo di contagio veniva proprio dagli scali marittimi,
aveva provocato molte vittime tra la popolazione. Alla data
del 23 novembre 1855, risultava che i casi in città erano 59, fra
i quali 25 erano già morti (Archivio di Stato di Catanzaro - In-
tendenza Sanità - B.7 - fase 157). I mezzi sanitari non furono
sempre adeguati, sorse anche il problema della sepoltura di
un numero inconsueto di cadaveri, per cui in un momento di
emergenza molti furono seppelliti nella chiesetta del Soccorso
che,poiché si trovava ad una certa distanza dall’abitato, ri-
spondeva ai requesiti della legge vigente1.
Dal verbale della Giunta Municipale riunitasi il 20 agosto
1884 apprendiamo che il romitaggio del soccorso fu adibito dal
Municipio allo “isolamento e curazione degli individui vaiuolosi”,
perché sito il luogo ventilato e lontano dal centro cittadino. E
questa specie di lazzaretto venne riutilizzato ancora dal 9 al 23
ottobre e dal 27 ottobre al 12 novembre 1890 per ricoverare i
vaiuolosi sprovvisti di mezzi per curarsi, quando la malattia
manifestò una preoccupante recrudescenza.
Tanto apprendiamo dalle delibere della Giunta Municipale
n° 710 e n° 714 del 14 novembre 19902. Due delibere del consi-
glio comunale del 13 e 17 novembre 1886 - Reg. 53 - ci infor-
mano che su proposta del sindaco pro-tempore, Avvocato Giu-
seppe Amendola, fu impiantato nell’eremo del Soccorso,
nell’unico vano disponibile, un ospedale provvisorio per sole

17
donne, si trattava di ammalate povere e sprovviste di mezzi
per curarsi.
Dice testualmente il Sindaco Amendola nella delibera:
“Per provvedere… all’assistenza delle ammalate, pen-
sai di ricoverarle nel locale del Soccorso, dove ho im-
piantato un piccolo ospedale provvisorio, servendomi di
5 letti che il Comune teneva inoperosi nell’Asilo di
Mendicità e provvedendo il locale di vari oggetti esi-
stenti nel magazzino di deposito del Comune stesso…
Quanto al servizio interno, per l’assistenza delle am-
malate è stata adibita una infermiera e ogni due giorni
un medico condotto della città; il vitto viene giornal-
mente somministrato dall’Ospedale Civile, come per gli
ammalati dell’ospedale stesso…”3.
All’epoca nell’Ospedale Civile, trasferito proprio nel 1886 in
una zona del convento dei Padri Cappuccini sul colle di S.An-
tonio, messa a disposizione dal Vescovo Berlingieri, Vescovo di
Nicastro dal 1825 al 1854, erano ammessi i soli uomini.
Per quanto riguarda l’operato del Sindaco Amendola, si
trattò di una disposizione provvisoria, modificata dopo appena
un anno, durante il quale, ci racconta una delibera della giunta
municipale – Reg. 55 – si verificò un violento temporale e sulla
chiesa del Soccorso cadde un fulmine “che mandò in frantumi
campana, organo, vetri, porta d’ingresso ed altro ancora”. (Archivio
Storico del Comune di Lamezia Terme - delibera della Giunta
Municipale n°698 del 27 ottobre 1887 - Reg. 55).
Mons. Giuseppe Candido, Vescovo di Nicastro dal 1881 al
1888, avvertendo il bisogno della presenza di un sacerdote per
assistere alle cure spirituali della numerosa popolazione delle
contrade collinari della città, tentò di elevare a parrocchia la
Chiesa della Madonna del Soccorso e nel 1884 chiese al Capi-
tolo di esprimere il proprio parere in proposito.
Il Capitolo, riconoscendo la necessità e l’utilità di provve-
dere alla cura della anime di tanta gente sparsa nelle campa-

18
gne, diede parere favorevole, così anche il Regio Economato
Generale dei Benefici Vacanti di Napoli, al quale il Vescovo si
era rivolto per lo stesso motivo, ma la pratica si arenò presso
il Procuratore Generale di Catanzaro, il quale, pur dichiaratosi
disponibile, pretendeva dal Vescovo una Bolla di erezione, che
Mons.Candido non potè mandare, in quanto non fu in grado
di costituire la dote richiesta dal Ministero. Fallì così il tenta-
tivo del Vescovo,Mons.Candido, che per il momento per la
Chiesa del Soccorso nominò un Rettore.

Ulivo con cona.

1
Cfr. L. Leone - F. Stancati: “Nicastro ed il territorio lamentino nel tempo - Profilo storico”
Gigliotti Editori - Lamezia Terme 2009 - pag 192
2
Cfr. L. Leone - F. Stancati: Op. cit. pag 236
3
Cfr. L. Leone - F. Stancati: Op. cit. pag 262

19
NEL NOVECENTO

Intanto col trascorre del tempo e con l’impegno fattivo di


persone di buona volontà, furono realizzate importanti opere
pubbliche nella nostra città, come il completamento del-
l’Ospedale Civile portato a termine dopo il primo conflitto
mondiale. Nell’intervallo tra le due guerre, la Chiesa del Soc-
corso, intesa come edificio sacro e luogo di frequenza e di de-
vozione dei fedeli, certamente continuò a funzionare. Ne fa
fede quanto a noi è pervenuto attraverso la stampa dell’epoca.
Pertanto siamo in grado di aggiungere qualche particolare
appreso da un giornale locale,”La Nuova Stampa, giornale fon-
dato a Nicastro nel 1888 dal Cav. Vittorio Nicotera, da lui
stesso diretto e stampato nella tipografia di sua proprietà. “La
Nuova Stampa” a tiratura settimanale, caratterizzò per molti
anni, almeno fino al 1930, la vita politica e amministrativa di
Nicastro, fornendo una informazione adeguata a tutti i livelli
culturali della città.
Dal n°16 Anno 34° del 25 giugno 1921, in seconda pagina,
un articolo emanato dal Comune di Nicastro ha per titolo:
“Fiera in occasione della festa di Maria S.S. del Soccorso” (che ri-
portiamo testualmente nella pagina a fianco).
Tanto è sufficiente per farci comprendere l’entità e l’impor-
tanza che si dava alla festa della Madonna del Soccorso, pre-
parando una fiera “di derrate alimentari, di animali ovini, suini,
bovini ed equini e di quanto altro si praticava nel commercio”… “in
una località ricca di pascoli e di abbondante acqua potabile”.
Di questa fiera parla anche Don Antonio Marghella, già Di-
rettore responsabile del giornale “Senza Titolo” pubblicato dal-
l’oratorio della Cattedrale negli anni in cui Don Antonio Mar-
ghella era parroco nella nostra chiesa Cattedrale.
Per non sminuire l’efficacia riportiamo testualmente le sue
parole pubblicate nel n°7 - 8 Anno 2 luglio-agosto 1990 nel-

20
21
l’articolo dal titolo “Tra devozione e folklore. La festa del Soccorso
nel passato”: “ …Giovedì,venerdì e sabato erano i giorni della fiera
e per questo la festa della Madonna era stata fissata alla terza dome-
nica di luglio, proprio per la fiera che aveva grande importanza: Vi si
vendeva di tutto, dagli animali grossi e minuti, e dagli utensili per al
cucina e dagli arnesi per il lavoro, alle ceste e ai panieri di vimini e
di canne che i cestai di Fronti preparavano con arte, dagli indumenti
ai cappelli di paglia per i contadini, dalle cibarie varie alle prime an-
gurie di stagione, ma primeggiavano in grandi tinozze ricolme di
ghiaccio le spumeggianti gassose. La mattina di sabato arrivavano
puntuali i venditori di “mostaccioli di Conflenti “ che per una spe-
cie di parentela tra la Madonna di Conflenti e questa del Soccorso, si
sentivano autorizzati a prendere posto davanti alla chiesa. . . “. Que-
sti i ricordi di Don Antonio Marghella, attento osservatore.
Ora la fiera non si fa più, non sappiamo quando e perché è
stata soppressa, ma siamo sicuri della sua esistenza per le au-
torevoli citazioni che abbiamo riportato.
Nel 1923 l’Amministrazione Comunale di Nicastro, venuta
a conoscenza che la Direzione Generale dei Benefici Vacanti di
Napoli intendeva disfarsi dell’eremo del Soccorso e delle sue
adiacenze,deliberò di acquistarlo per adibirlo a locale di isola-
mento per malattie infettive, ed inoltrata la richiesta che venne
accolta, il R. Economato dei Benefici Vacanti di Napoli auto-
rizzò la vendita per il prezzo complessivo di £ 2700.
Tanto ci dice la delibera della Giunta Municipale n. 138 del
22 marzo 1923.
L’eremo venne acquistato dal Comune nel 1923, restaurato
ed ampliato grazie ad un mutuo agevolato e messo a disposi-
zione dell’Autorità sanitaria.4
Nel secondo dopoguerra, e precisamente nel 1946, Mons.
Francesco Maiolo, allora parroco della Cattedrale, manifestò
il desiderio di fondare la “Casa di Carità “ per l’educazione e
l’assistenza dei ragazzi orfani e bisognosi e per tale scopo
chiese al Comune di Nicastro la vendita dei ruderi dell’eremo
del Soccorso e di un piccolo terreno adiacente.

22
Il Consiglio Comunale, nella seduta del 7 novembre 1946,
accolse la richiesta di “concedere la vendita alla Diocesi di Nicastro
per la somma di £ 10.000 dei ruderi dell’eremo del Soccorso, addos-
sati al lato est della Chiesa e di un piccolo spazio di terreno piantato
di agrumi, adiacente agli stessi ruderi della dimensione di m. 4,30 x
6 da destinarsi alla costruzione di un fabbricato da servire esclusi-
vamente a casa di Carità “.
Mons. Maiolo vi costruì un grande salone, ma ben presto
abbandonò il progetto originario della costruzione di altri lo-
cali perché nel frattempo ebbe la possibilità di comprare un
vecchio edificio molto grande e più adatto alla realizzazione
dell’opera che egli desiderava attuare.
In epoca più vicina a noi la Chiesa del Soccorso, rimasta fi-
liale della Cattedrale, ha goduto delle cure del Parroco della
Chiesa principale.
Ci racconta Don Pietro Bonacci che dal 1970 in poi, essendo
Parroco della cattedrale Don Antonio Marghella, ha fatto ese-
guire importanti lavori di ampliamento e di restauro alla
Chiesa di Magolà, ha ristrutturato il salone fatto costruire da
Mons. Maiolo e sul salone sono stati edificati altri locali che
hanno ospitato l’Asilo e le Scuole elementari fino al 2009.
Nel corso degli anni è stato rifatto il tetto, l’impianto elet-
trico, l’antiporta in legno con vetrata, restaurato l’interno della
chiesa e fatta rivestire di marmo la gradinata esterna di ac-
cesso, tutto per interessamento di Don Antonio Marghella e
con le offerte dei devoti.
Il recente sviluppo edilizio della zona e l’incremento della
popolazione hanno reso necessaria la elevazione a parrocchia,
avvenuta il 15 luglio 1995 con decreto del Vescovo pro-tem-
pore Mons. Vincenzo Rimedio.
Se ne riporta il decreto.

4
Cfr. - L. Leone F. Stancati - Op. cit. pag 316

23
24
LA FESTA

In tempi da noi ormai lontani la festa della Madonna del


Soccorso era molto sentita e assumeva carattere di solennità
non solo come festa religiosa, ma anche come manifestazioni
esterne, soprattutto per la fiera che si protraeva per tre giorni
consecutivi, giovedì, venerdì e sabato precedenti alla dome-
nica dedicata esclusivamente alle funzioni liturgiche e alla pro-
cessione.
Nel passato era una ricorrenza molto attesa specialmente
dai popolani, che non conoscevano vacanze estive, ma che non
mancavano a due importanti appuntamenti che ricorrevano
nei giorni più caldi dell’estate: la festa della Madonna del Soc-
corso la terza domenica di luglio e la festa della Madonna di
Dipodi il 15 agosto.
Due feste in piena estate per un motivo importante, infatti
è consuetudine di tutti i piccoli centri festeggiare quando rien-
trano per una breve vacanza estiva i paesani emigrati, special-
mente giovani che sono stati costretti a cercare lavoro lontano
dalle loro contrade e dalle loro famiglie, ma che sono sempre
rimasti legati alle tradizioni, alle usanze e ai riti della terra
natia.
Alla festa usavano banchettare insieme con gli amici e i pa-
renti o raggiungere il luogo sacro con l’intera famiglia e , cari-
chi di cibi e bevande preparati a casa, trascorrere una giornata
in buona compagnia, come una scampagnata.
Oggi la festa della Madonna del Soccorso ha perso quel ca-
rattere “popolare” che, tra devozione, consuetudini e folklore,
caratterizzava la ricorrenza di diversi anni fa.
Inizia sempre con un novenario di preghiere e ricorre ogni
anno la terza domenica di luglio. Sopravvive una particolare
consuetudine che affonda le radici in tempi lontani, cioè qual-
che giorno prima della festa, per devozione, o anche per voto,

25
si usa fare la “giornata “alla Madonna, cioè si trascorre una in-
tera giornata in chiesa in compagnia della Madonna,pregando
e cantando. Ecco un canto religioso rivolto alla Vergine Santa
il venerdì o il sabato precedenti alla festa, durante la veglia
della “ giornata“ :
O Madonna di lu Suncurzu
Chi si ‘ Mamma di carità,
aiutatimi e succurritimi
alla mia nicissità.
Madonna mia ppi carità
Madonna mia ppi carità. . .
Per i festeggiamenti provvede un apposito Comitato che,
prima dell’inizio della “novena“ pubblica il programma della
festa.
Nelle ore pomeridiane della domenica, il simulacro della
Beata Vergine viene portato in processione, con l’intervento
della popolazione della contrada e di tanti altri devoti prove-
nienti dalla città e dalle zone vicine. La processione percorre le
strade della parrocchia e quei tratti di strada panoramica che
si affaccia sulla città e sulla pianura chiusa in lontananza dal
mare. Anche la Madonna si affaccia da quella “balconata“, ab-
braccia con il suo dolce sguardo materno la città e la benedice,
ritorna quindi in chiesa tra le acclamazioni della folla e gli
spari di fuochi di artificio che concludono i festeggiamenti.
Oggi, dunque, la festa è ridimensionata nella forma, spo-
gliata da manifestazioni paganeggianti, perché l’ambiente
dove si svolge è diverso e il popolo, che non attende più l’estate
per divertirsi, ha cambiato tenore di vita.
Gli antichi pascoli e gli uliveti hanno ceduto il posto a
strade e ville circondate di verde e di giardini fioriti, la Co-
munità, in continua crescita, non è più composta da contadini
che ogni mattina, con gli arnesi sulla spalla si recavano ai
campi, ma da persone di altro ceto che prendono l’automobile
per raggiungere il posto di lavoro.

26
Anche la Chiesa ha cambiato aspetto, si è adeguata ai tempi,
dal 1995 è diventata Parrocchia e tale elevazione ha segnato un
grande passo avanti nell’organizzazione della Comunità par-
rocchiale e nei rapporti di fede e di solidarietà tra i fedeli.
Oggi la Parrocchia del Soccorso ha il suo Pastore che cura le
sue “pecorelle“ nella casa comune con la preghiera e la celebra-
zione dei divini misteri e li avvia ad una sempre più elevata
partecipazione alla vita dello spirito.
Oggi la Comunità di Magolà si stringe intorno al suo Par-
roco, per il quale invoca dal Signore ogni benedizione.

27
Altare maggiore

Altare di sinistra: Tela dell’Addolorata con la iscrizione: F.P.D.D.S. Don Ferdinando Gual
tieri di Giovanni Autore ignoto.

28
Altare di destra

Altare di destra: Tela rappresentante S. Francesco di Paola dipinta per devozione di Don
Antonio Mologna nipote del Signor D. Antonio De Blasi, Cantore della
Caedrale di Nicastro A.D. 1891 Autore ignoto.

29
Sull’architrave dei presbiterio: Tela originale della Madonna del Soccorso dipinta per de
vozione del Sig. Don Domenico De Piro A.D. 1861 Au
tore ignoto.

30
Particolare dell’Altare Maggiore.

31
BIBLIOGRAFIA

Archivio Diocesano di Lamezia Terme.


Archivio storico del Comune di Lamezia Terme.
Archivio di Stato di Catanzaro.
Archivio di Stato - sezione di Lamezia Terme.
P. Ardito: Spigolature storiche sulla città di Nicastro - Ristampa
anastatica dell’ediz. 1889 - F.lli Gigliotti Editori - Lamezia
Terme 1989
P. Bonacci: Scritti storici lametini - F.lli Gigliotti Editori - Lame-
zia Terme 1993.
L. Leone - F. Stancati: Nicastro e il territorio lametino nel tempo
- Profilo storico - F.lli Gigliotti Editori - Lamezia Terme 2009.
P. Franc. Russo: La diocesi di Nicastro - Ed. C.A.M. - Napoli 1958

32
Filomena Stancati Nicotera

Santa Maria del Soccorso

GRAFICHE GIGLIOTTI s.r.l. - 0968.21784 - LAMEZIA TERME

CMYK

COPERTINA STANCATI

ROLAND 25x35