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Nel 1908 Pirandello pubblica il saggio L’umorismo, in cui cerca di

cogliere caratteri della scrittura umoristica e dove giunge alla


conclusione che non esiste prima della sua un’altra definizione di
umorismo. Nello stesso anno pubblica anche il “Fu Mattia Pascal”, che
quindi ne risente parecchio. Il comico è l’avvertimento del contrario. Se
uno riflette sull’oggetto del comico il riso viene corretto da un
sentimento di pietà (donna vecchia truccata che fa ridere: in realtà
depressa). Questo è l’umorismo, il sentimento del contrario, dovuto alla
riflessione. La cosa più importante non è la trama, ma la digressione.
Per riassumere: si parla di umorismo quando avviene il passaggio da
avvertimento del contrario a sentimento del contrario tramite la riflessione.
Un altro aspetto tipico dell’umorismo si ha quando si crea una
situazione bizzarra, una vera e propria logica del nonsense.

In Uno, nessuno, centomila, Pirandello giunge alla frantumazione del


personaggio, che inizia quando egli vede allo specchio un difetto al naso.
Lui è uno, centomila sono i modi in cui può essere visto dagli altri: non è
nessuno.
C’è un rapporto preciso fra trama e digressione, una sorta di frana dei
piani narrativi. I capitoli sono molto brevi e non hanno nulla a vedere
con quello che c’è scritto, anzi quasi è un pretesto.

Il “Fu Mattia Pascal” fu in un primo momento ideato per apparire a puntate


sulla rivista “la nuova antologia”.

L’opera ruota attorno a quattro temi principali:

Il primo è quello della forma. Il romanzo è il simbolo del Relativismo


Orizzontale. Mattia Pascal è in una forma, ha una famiglia e un lavoro, ma il
Caso lo fa uscire dalla forma Mattia Pascal per entrare nella forma di
Adriano Meis.

Adriano si accorge che la sua forma gli va meglio e vorrebbe tornare ad


essere Mattia, ma questo non può accadere perché il passare del tempo
proibisce di rientrare nella stessa forma.

Il secondo è quello della famiglia, vista in modo ambivalente: nido


accogliente e pieno di bei ricordi VS prigione da cui scappare (suocera e
moglie).

Il terzo è quello dell’identità. Il tema centrale dell'opera è quello della


perdita dell'identità che Mattia prima caccia via e poi riottiene e accetta.
L'identità è qualcosa di importante che ogni individuo deve preservare per
far sì che il suo ricordo rimanga per sempre. Inoltre un individuo non può
privarsi della sua identità, poiché ciò gli proibisce di vivere innanzitutto
alcuni aspetti sociali della vita, e per di più, è impossibile scordarsi della
"vita passata". Si può anche considerare quello dell'identità come una
problematica utopica: l'uomo che, a partire da se stesso, inizia a ripensarsi ed
a ricostruirsi. In Pirandello l'utopia purtroppo crolla, l'unica variante è nel
'fu', che dice il passaggio narrativo da una temporalità ad un'altra, il
movimento ad anello annulla l'utopia. Pascal è sempre in cerca dell' identità
ma non riesce mai a trovarla.

Importante è poi il tema dell’inettetudine, che avvicina in qualche modo


l’opera di Pirandello a quella di Svevo e in parte a quella di Verga (per
quanto riguarda il ciclo dei vinti). Mattia Pascal è un inetto, un velleitario,
uno sconfitto dalla vita (come Zeno Cosini nell’opera di Svevo) che, proprio
per questa sua incapacità di adattarsi ad essa, finisce col guardarsi vivere da
una posizione di estraneità e di distacco. Egli, all'inizio della storia, si
propone di sfuggire a qualsiasi norma e regola, ma dopo l'innamoramento
con Adriana capisce di dovere accettare di nuovo il suo ruolo di semplice
comparsa all'interno della società; seppur in maniera marginale, è tuttavia
importante farne parte, in qualunque modo.

L’ultimo tema è quello del gioco d’azzardo. Il tema del gioco d'azzardo è
presente in quanto serve a sottolineare l'idea di relativismo e di mancanza di
punti di riferimento nella vita dell'uomo: vengono palesemente mostrati tutti
i limiti della volontà e della ragione umane di fronte al potere della sorte e
del caso. Allo stesso modo il tema dello spiritismo sottolinea la crisi del
razionalismo positivista, la mancanza di certezze razionali e il conseguente
interessamento per fatti che la ragione e la scienza non possono spiegare.