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Blue Zone et similia

Ovodda (Sardegna)

Okinawa (Giappone)

Loma Linda (California)

Abkhazia (Georgia caucasica)

Vilcabamba (Equador)

Hunza (Pakistan)

Ikaria, Grecia

Nicoya (Costa Rica)

Dan Buettner

Michel Poulain

Vivere a lungo, anzi in eterno, è uno dei sogni dell'essere umano, sin dall'antichità. Gli scienziati indicano tra le
cause della longevità la genetica, l'alimentazione, l'ambiente e lo stile di vita; dello stesso avviso una recente
ricerca, basata su studi empirici e scientifici in alcune aree del globo, chiamate blue zone.

Vivere a lungo, in salute mentale e fisica, è uno dei sogni dell'umanità, sin dai tempi antichi. Nella Genesi si
parla, come è noto, di due alberi, quello della Conoscenza del bene e del male, con i suoi frutti proibiti, e
quello della Vita, l'assaggio dei cui frutti avrebbe permesso ad Adamo ed Eva e ai suoi discendenti vita eterna;
e alla cui guardia Dio pose Cherubini con la spada fiammeggiante, dopo aver cacciato la prima coppia dal
Paradiso terrestre.

Si pensi poi alla leggendaria coppa del Graal, celebrata nel racconti della Tavola rotonda, ritenuta capace di
guarire da ogni affezione e di donare la vita eterna; o ancora alle mitologiche fonti della giovinezza, cercate
nel Vecchio e Nuovo mondo da molti esploratori; o alla favolosa pietra filosofale, tra le cui proprietà ci
sarebbe il dono dell'immortalità.

Longevità e zone blu

É noto che da anni gli scienziati hanno messo in correlazione la genetica e l'ambiente con l'alimentazione e lo
stile di vita tra le cause principali della longevità. Tra le ricerche emerse negli ultimi 10 anni ce ne è una
particolarmente affascinante, quella della blue zone, sviluppata dal saggista Dan Buettner con il National
Geographic, iniziata dal demografo francese Michel Poulain e il medico sardo Gianni Pes. È a loro che si deve il
nome “blue zone”: quando Poulain e Pes iniziarono la ricerca in Sardegna, cerchiarono in blu i paesi
dell'Ogliastra e della Barbagia caratterizzati da elevate percentuali di longevi, iniziando a riferirsi con
l'espressione “zona blu” alle aree individuate.

Sono state individuate cinque zone del Pianeta nelle quali sono stati riscontrati elementi in comune, dallo
stile alimentare a quello di vita: in Europa gli hotspot sono situati in alcuni paesi della Sardegna, nelle aree
storiche della Barbagia e dell'Ogliastra, e nell'isola di Ikaria, in Grecia; in Giappone nelle isole di Okinawa; in
Costarica nella penisola di Nicoya; e infine a Loma Linda, in California, nella comunità cristiana degli Avventisti
del settimo giorno.

Come diventare centenari

Innanzitutto è importante l'alimentazione, caratterizzata da un regime semi-vegetariano, con un buon


consumo di legumi, moderato uso di bevande alcoliche e di carne rossa.

Il fatto che due hotspot su cinque siano collocati nel bacino del Mediterraneo sembra poter essere correlato
col fatto che le popolazioni seguano la dieta mediterranea, alla cui base vi sono, è bene ricordarlo, cereali
integrali, cinque porzioni al giorno di frutta e verdura, legumi, e in misura minore formaggi, carni bianche,
pesce e uova.

E poi sembra determinante per la longevità anche lo stile di vita praticato: attivo, non sedentario, fortemente
socializzato, in cui l'anziano è radicato nella propria comunità e famiglia e ne è membro attivo; anche la
spiritualità sembra essere uno degli attributi ricorrenti nei centenari.

Infine in diverse località si è osservata l'abitudine da parte di questi anziani longevi a coltivare l'orto, che
sembra un vero e proprio elisir di giovinezza, perché l'attività fisica, il contatto con la natura e i prodotti stessi
dell'orto, verdure e legumi, di cui poi si cibano gli anziani, concorrerebbero in modo significativo a renderli più
longevi.

Gli studi del Progetto Progenia mirano a identificare i geni e i fattori ambientali responsabili
dell'invecchiamento dell'uomo.[31] ed hanno portato alla scoperta dell'esistenza di una relazione
tra adiposità, circonferenza della vita e quantità di insulina presente nell'individuo. È stato dimostrato inoltre
che nella formazione del colesterolo l'ereditarietà è responsabile per il 40% mentre l'ambiente (il cibo e lo
stile di vita) per il 60%. Si è rilevato poi che negli anziani longevi l'ereditarietà ha più peso nelle donne rispetto
agli uomini e che, a seconda di come si combinano una serie di caratteristiche di vita e di stato di salute,
l'influenza dei geni si fa sentire più o meno tardivamente.

Il progetto "AKeA" (acronimo di "A Kent'Annos", tradizionale augurio sardo che significa "a cent'anni")
basato sugli studi effettuati a partire dal 1997 dal team del Prof. Luca Deiana e presentato ufficialmente nel
febbraio 2002[38], fa capo alla cattedra di Biochimica Clinica dell'Università di Sassari e vede la collaborazione
del Max-Planck Institute for Demographic Research di Rostock, in Germania e dalla Duke
University della Carolina del Nord, negli USA. Il monitoraggio viene fatto su tutta la popolazione sarda.
I risultati dello studio "AKeA" sono stati pubblicati[39] e presentati in vari simposi internazionali che hanno
visto la partecipazione di ricercatori di tutto il mondo, giunti nell'isola per studiare il DNA dei Sardi, ed hanno
suscitato anche l'interesse dei mass-media.
In Sardegna, infatti, è stata constatata la presenza di numerosi ultracentenari (nel luglio del 2007 erano più di
330), in media circa 22 ogni centomila abitanti, contro una media tra gli 8 e i 10 in altre parti del mondo

Sono state individuate delle zone interne ad alta concentrazione di longevi, e si è scoperto che il rapporto
maschi/femmine ultracentenari in Sardegna è ben diverso da quello presente altrove. Se nel resto d'Italia ed
in occidente il rapporto è di 1 a 4, se non addirittura di 1 a 7, nell'Isola è generalmente al di sotto di 1 a 2, per
diventare paritetico nelle aree interne[42].
Sono state formulate molte spiegazioni di questa particolarità, come la qualità della vita o un particolare
regime alimentare, ma principalmente gli studiosi sono interessati ad analizzare specifici fattori genetici che
interagirebbero in concomitanza con i fattori ambientali.
L'Isola vanta alcuni primati:
 l'uomo più vecchio del mondo, attestato dal Guinness dei Primati 2001. Antonio Todde (chiamato Tziu
Antoni), nato a Tiana (NU) il 22 gennaio 1889, è scomparso il 3 gennaio del 2002, poche settimane prima
del compimento del 113º compleanno; attribuiva la sua longevità al bicchiere di buon vino rosso che
beveva ogni giorno.
 l'uomo più vecchio d'Europa, e al terzo posto in tutto il mondo, nel 2003. Giovanni Frau, nato a Orroli (CA)
il 29 dicembre 1890, è scomparso il 19/06/2003, all'età di 112 anni.

Longevità
La prima delle cinque Blue Zone identificate da Buettner è appunto la Sardegna. Un team di demografi ha
infatti identificato dei villaggi di montagna dove esiste una percentuale sorprendente di uomini che
raggiungono i 100 anni di età. La seconda Blue Zone è costituita dalle isole di Okinawa in Giappone: un altro
gruppo di ricercatori vi ha esaminato un gruppo che è tra i più longevi sulla Terra. A Loma Linda, in California,
è stato invece analizzato un gruppo di Avventisti del Settimo Giorno che hanno battuto il record di longevità
degli Stati Uniti.

- IL SEGRETO DEGLI IKARIANI -

E in Costa Rica, la penisola di Nicoya è stata oggetto di una ricerca condotta da una spedizione di Quest
Network che è iniziata il 29 gennaio 2007. Mentre nell’aprile 2009 una spedizione sull’isola di Ikaria, in Grecia,
ha scoperto una località con la più alta percentuale di 90enni del pianeta: quasi una persona su tre riesce
infatti ad arrivare ai 90 anni. Inoltre, gli ikariani «hanno circa il 20% in meno di rischio di contrarre il cancro, il
50% in meno di probabilità di avere problemi di cuore e quasi nessun caso di demenza». Mentre i residenti
delle prime tre aree, Sardegna, Okinawa e Loma Linda, hanno un’elevata percentuale di centenari, non
soffrono che in minima parte delle malattie che normalmente uccidono le persone nelle altre parti del mondo
sviluppato e restano in salute per molti più anni della media.

La prima delle cinque Blue Zone identificate da Buettner è appunto la Sardegna. Un team di demografi ha
infatti identificato dei villaggi di montagna dove esiste una percentuale sorprendente di uomini che
raggiungono i 100 anni di età. La seconda Blue Zone è costituita dalle isole di Okinawa in Giappone: un altro
gruppo di ricercatori vi ha esaminato un gruppo che è tra i più longevi sulla Terra. A Loma Linda, in California,
è stato invece analizzato un gruppo di Avventisti del Settimo Giorno che hanno battuto il record di longevità
degli Stati Uniti.

Sul suo sito www.bluezones.com, Buettner spiega di avere individuato nove caratteristiche che accomunano
le cinque Blue Zones presenti a livello mondiale. «Il segreto – sottolinea Buettner – non consiste in diete
sofisticate o in programmi di esercizi fisici, ma nel ricreare l’ambiente giusto. Queste nove caratteristiche che
noi chiamiamo “Power 9” possono aiutarvi a ringiovanire di almeno dieci anni e a sentirvi più giovani a tutte le
età».
IL «POWER 9» - Ecco i nove segreti per una vita longeva:

1. Muovetevi naturalmente

2. Conoscete il vostro scopo

3. Rallentate i ritmi di vita

4. Mangiate il 20% in meno

5. Dieta a base di verdure

6. Vino durante i pasti

7. Passate tempo in famiglia

8. Senso di appartenenza

9. Frequentate la compagnia giusta.

IKARIA, GRECIA

Nella piccola isola di Ikaria, in Grecia, una persona su tre supera i 90 anni: non per niente Buettner la chiama
"l'isola dove le persone si dimenticano di morire". Mangiano molte patate, miele, latte di capra e legumi,
frutta e verdura e un po' di pesce. Attenzione: aggiungono un po' di salvia e maggiorana al tè!

OKINAWA, GIAPPONE

Qui c'è il tasso più alto di centenari al mondo, 6.5 ogni 10,000 persone. La filosofia è mangiare qualcosa dalla
terra e qualcosa dal mare ogni giorno: non mancano tofu, funghi shiitake e tè verde, must della cucina
giapponese, ma anche l'Ampalaya (una sorta di cetriolo molto amaro ma ricco di nutrienti) e l'aglio.

OGLIASTRA, SARDEGNA

Sia le donne che gli uomini, in questa zona della Sardegna, raggiungono facilmente i cent'anni. Secondo loro il
merito è del Cannonau, il vino rosso tipico della regione di cui bevono uno-due bicchieri al giorno. Forse però
aiuta il fatto che mangino pochi carboidrati - pane carasau o a lievitazione naturale, e orzo - e che i prodotti
più consumati siano latte e formaggio di capra.

PENISOLA DI NICOYA, COSTA RICA

Nel 2013 nella penisola di Nicoya c'erano 417 centenari "ufficiali". Il loro segreto? A quanto pare fanno largo
uso di uova, con cui accompagnano diversi alimenti. E ovviamente nella loro dieta non mancano banane,
papaya e patata dolce. Certo, probabilmente anche vivere nella bellissima Costa Rica aiuta.

LOMA LINDA, CALIFORNIA

Gli avventisti del settimo giorno di Loma Linda, in California, seguono una dieta basata sulla Bibbia: cereali,
frutta, verdura, frutta secca e piccole quantità di carne e pesce. Lo zucchero è vietato - a meno che non venga
da risorse naturali, come la frutta, i datteri o i fichi secchi - e bevono grandi quantità di acqua. In generale,
però, è tutta la California ad essere sana: qui si consumano grandi quantità di avocado, latte di soia, cereali
integrali.
Notare che tutti sono sul mare ...chissà cosa ne pensano gli ultracentenari in Siberia, che strano altra epoca
altri centenari...

Agli inizi degli anni ’70, la rivista National Geographic chiese al medico di fama mondiale Alexander Loaf di
visitare e studiare le popolazioni più sane e longeve del mondo.
Egli identificò tre popolazioni particolarmente longeve nel mondo: gli abitanti della valle di Vilcabamba
nell’Equador, quelli della regione di Hunza in Pakistan e quelli che risiedevano nell’Abkhazia, sulle montagne
del Caucaso di quella che allora era l’Unione Sovietica. A queste si aggiunse poi un quarto popolo che risiede
presso le isole .
Da allora furono fatti molti altri studi, scoprendo in numerose regioni del mondo popoli che vivevano in salute
fino a 100 anni e anche oltre.
Inizialmente, le prime ipotesi che vennero fatte sulla ragione di tale longevità riguardavano l’identificazione di
un possibile fattore causante, come ad esempio l’ambiente in cui vivevano che era particolarmente sano, un
tipo particolare di cibo, la genetica e così via, ma ben preso si vide come non fosse un singolo fattore, bensì il
loro stile di vita in generale ad essere responsabile della loro salute e della loro longevità.

Abkhazia – il paese del centenari

L’Abkhazia è una regione di circa 780.000 km2 tra le coste orientali del mar Nero e le vette della catena
montuosa del Caucaso. Confina a nord con la Russia e a sud con la Georgia.
Il prof. Leaf visitò questo popolo e rimase sin dall’inizio sorpreso della loro longevità. Sebbene a prima vista
non fosse possibile determinare l’età esatta di quelle persone, egli non aveva dubbi che in molti casi si
arrivasse tranquillamente a 120 e 130 anni. Ciò che maggiormente lo sorprendeva era il loro stato eccellente
di salute.
Circa l’80% degli abkhaziani di oltre novant’anni era mentalmente sano e vivace. Solo il 10% aveva problemi di
udito e meno del 4% la vista indebolita.
La malattia quindi non era mai considerata un evento normale o naturale, nemmeno in età molto avanzata.
La loro dieta abituale era composta da cereali, frutta e verdura, noci, prodotti derivati dal latte come lo
yogurt. La carne veniva consumata raramente. Quasi tutto viene consumato crudo.
Il loro livello medio di colesterolo è di 98, dato impressionante se paragonato con quello degli Stati Uniti che è
200.
Anche la quantità di cibo è più moderata, e viene masticata a lungo, gustando ogni momento del pasto e
godendo della reciproca compagnia.
Altro dato importante: il loro stile di vita si basa sul movimento fisico e su un lavoro impegnativo fisicamente.
Però, la loro fatica fisica non prevede quello stress emotivo che spesso noi abbiano nel lavoro. Per loro il
lavoro è espressione dei ritmi biologici e quindi non conoscono quel senso di fretta e di affanno che
predomina nel mondo occidentale.
Infine, la loro cultura nutre un profondo senso di rispetto per l’anziano che viene venerato come saggio.
Dall’altro lato, la stessa venerazione viene riservata ad ogni nuovo nato, e i bambini sono al centro della loro
vita.

Vilcabamba: la valle dell’eterna giovinezza

Vilcabamba è una città piccola e particolarmente inaccessibile, nascosta in mezzo alle Ande dell’Equador. A
1400 metri di altezza gode di un clima eccezionale, con una temperatura media di 20 gradi tutto l’anno e poca
variazione stagionale.
Il dr. Leaf trovo questa piccola popolazione in ottima salute; le malattie erano quasi sconosciute; anche i più
anziani soffrono raramente di fratture, osteoporosi o dolori artritici. Cancro, diabete, obesità, malattie
cardiache, artrite e demenza senile erano sconosciute.
Ciò che maggiormente colpì il dr. Leaf era l’eccellente qualità dei rapporti umani tra quelle persone. Da un
punto di vista materiale erano poverissimi, ma ricchissima dal lato umano.
La sicurezza degli adulti e degli anziani non derivava dal conto in banca, ma dalla certezza che non sarebbero
mai stati soli.
Per questo anche le malattie mentali come la depressione erano sconosciute.
Dal punto di vista alimentare, frutta e verdura fresca, cereali integrali, semi, noci e fagioli erano gli alimenti
abituali. Alcune volte uova e latte, ma quasi mai carne. I dolci, come li conosciamo nel mondo moderno, sono
completamente sconosciuti. Frutta fresca come fichi, ananas, angurie ecc. erano il loro dolce.
L’attività fisica è intensa ma non stressante ed il lavoro è considerato parte integrante della loro vita.
Gli anziani godono di grande considerazione e l’invecchiamento viene festeggiato come evento naturale delle
vita, così come la morte, diversamente che nel mondo occidentale dove la vecchiaia implica il non essere
riusciti a rimanere giovani, e la morte il non essere riusciti a rimanere in vita.

Hunza – gente che balla a novant’anni

Hunza si trova nell’estrema punta settentrionale del Pakistan, ai confini con la Russia e la Cina. L’ambiente
naturale è meraviglioso perché vi convergono 6 catene montuose. La vallata ospita circa 30.000 persone che
hanno vissuto in completo isolamento per migliaia di anni dal resto del mondo.
La loro vita, che supera facilmente i 100 anni, è straordinariamente sana. Non esiste alcun sintomo di affezioni
coronarie, pressione sanguigna alta, colesterolo e altre malattie moderne. Non vi sono quindi ospedali,
farmacie, ma nemmeno manicomi, prigioni, polizia, crimini e assassini, mendicanti e stiamo parlando di una
popolazione di 30.000 persone.
Ciò che maggiormente stupisce è il loro livello di vitalità. Possono essere considerati il popolo più felice del
mondo perchè si sentono davvero vivi.
Sebbene sia un paese mussulmano, le loro donne godono di grande libertà; girano senza velo, lavorano nei
campi, indossano pantaloni, ereditano beni.
Come alimentazione, coltivano soprattutto frutta, le cui albicocche sono famose in tutto il mondo (ne esistono
20 varietà).
Consumano poi abbondanti dosi di verdura e cereali integrali, poche proteine soprattutto vegetali (99%), non
hanno zucchero, sale e cibo trattato in qualche modo. L’80% del loro cibo è crudo.
Hanno un tenore calorico molto basso per i nostri standard che non riesce a spiegare come facciano ad avere
anche un’intesa attività fisica giornaliera, perché per muoversi devono scalare montagne.

Okinawa: l’isola dei centenari

La prefettura di Okinawa, la più a sud del Giappone, è costituita da 161 magnifiche isole abitate da 1,4 milioni
di persone. Sono considerate le Hawai del Giappone, ma al mondo vengono ricordate per la tremenda
battaglia navale durante la seconda guerra mondiale che fece più morti che le bombe atomiche.
Ancora oggi queste isole sono occupate da imponenti basi americane.
Nel 1975 il governo giapponese ordinò uno studio per verificare ed eventualmente spiegare l’eccezionale
longevità degli abitanti di queste isole.
Dal dati emerse che la maggior parte di quella gente superava i cento anni in perfetta salute; il 95% di loro
non si era mai ammalato prima dei novant’anni.
Circa il 15% della popolazione supera i 110 anni.
Malattie mortali come le patologie coronariche, l’infarto e il cancro hanno i valori più bassi al mondo tra le
popolazioni studiate.
Considerando che nel mondo occidentale, l’apice dell’età si raggiunge tra i 20 e i 30 anni e poi inizia il declino,
tanto che a sessant’anni si è già perso il 60% della capacità respiratoria, il 40% delle funzioni renali e del
fegato, e dal 15 al 30% della massa ossea, ed il 30% della forza, stupisce trovare questi anziani perfettamente
in salute oltre i cent’anni.
Il tumore al seno colpisce 6 donne su 100.000; l’osteporosi è sconosciuta, le malattie cardiache sono inferiore
dell’80%.
Il segreto della loro longevità e salute sta prima di tutto nell’ottimo cibo che consumano; cereali integrali,
frutta e verdura, un po’ di pesce e mai carne, poche calorie (1900 contro le 2650 di un americano medio),
mangiano lentamente e si gustano il cibo.
Anche in questa cultura, il rispetto per l’anziano e la cura dei bambini sono i cardini della vita comune.
CIAO (Cilento on Aging Outcomes Study)

www.supercentenariditalia.it/supercentenari-nel-mondo

www.bluezones.com

Seulo, il paese più longevo del mondo. Soprannomi e segreti del paese dei record

https://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=91274144