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Percorsi della Memoria, Roma 2007

MEMORIA INDIVIDUALE E MEMORIA COLLETTIVA

In questo secondo “percorso della memoria” distinguiamo una


“memoria collettiva” – che necessita un approccio storico-filologico, socio-
logico e filosofico – e una “memoria individuale” – che si inserisce mag-
giormente nell’ambito di uno studio psicologico. Ad un esame diacronico
la memoria collettiva risulta strettamente legata al processo dell’evoluzione
umana: l’identità di un popolo si riconosce nella memoria della sua storia
e della sua cultura. Poiché in più di una cultura esiste un’esplicita con-
nessione tra “memoria” e “tradizione”, difficilmente si potrà individuare
nella cultura di un popolo una netta distinzione tra “storia” e “memoria
collettiva”. Nel corso dei secoli, per non cadere avvolta dal velo scuro del-
l’oblio, la memoria collettiva ha sviluppato diverse tipologie di supporto,
cambiando costantemente l’intero procedimento per la sua accumulazione
e conservazione. Ad un contesto di memoria collettiva molto più ampio
può essere, in termini moderni e caratterizzanti la nostra epoca, ascritta la
creazione di sempre più potenti memorie elettroniche e supporti digitali.
In tale prospettiva è scontato osservare come il Novecento rappresenti una
frontiera, precedentemente inimmaginabile, nel campo della memorizza-
zione dei dati, che non manca tuttavia di creare perplessità, dal momento
che «la memoria umana è particolarmente instabile e malleabile […] men-
tre la memoria delle macchine s’impone per la sua enorme stabilità» (LE
GOFF 1979 : 51). Nell’evoluzione dei processi di catalogazione e nel pro-
gresso delle memorie artificiali troviamo una quantità enorme di elementi
che costituiscono la tradizione. Il sistema culturale fa riferimento costante
a tali elementi, alimentando il rapporto memoria-tradizione.

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In un ragionamento che approfondisca il concetto di memoria
soggettiva e memoria individuale e collettiva non si può non ricordare
l’importanza dello stretto legame tra letteratura e memoria. Tenendo pre-
sente il concetto – proprio del linguaggio della critica contemporanea – di
“letteratura della memoria”, cioè quella letteratura «in forma narrativa e di
contenuto autobiografico, fiorita, in Francia e altrove», specialmente nella
prima metà del Novecento, il Dizionario Treccani ne sottolinea il proposi-
to – sull’esempio dell’opera di M. Proust e insieme per influsso freudiano
– di rievocazione o «ricerca del “tempo perduto”, dell’età favolosa della
fanciullezza, i cui avvenimenti, più fantasticati o vagheggiati che realmente
vissuti, illuminano il tempo presente». Inoltre non esisterebbe letteratura
senza la “memoria della letteratura”, in cui l’accezione di “memoria”, ma-
teriale fondamentale di ogni creazione poetica, si estende e va oltre quella
di memoria individuale, autobiografica, o storico-culturale. Ogni autore,
quando scrive, ha una memoria latente o cosciente di autori precedenti,
cioè il riflesso della parola altrui nella propria enunciazione, una sorta di
monade, anello di una catena comunicativa, la cui eco dialogica può giun-
gere al lettore in modo più o meno esplicito (BACHTIN 1988 : 245-290).
Le tracce che un autore, volontariamente o meno, lascia nella sua opera,
come “memoria” di autori precedenti, costituiscono il fenomeno dell’in-
tertestualità. La transdisciplinarietà del Convegno ha messo ancora una
volta in risalto come, in diversi autori, la memoria sia presente a questo
doppio livello testuale.

IRENE BACCARINI E ALESSANDRO CIFARIELLO

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