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VERSO UNA CRISTOLOGIA TRINITARIA: SAN TOMMASO D’AQUINO PRECURSORE?

3. IL TRATTATO CRISTOLOGICO DELLA SUMMA THEOLOGIAE

qq.1-26 Il mistero dell’incarnazione


q.1 La convenienza dell’incarnazione
qq.2-15 Il modo dell’unione
q.2 L’unione in se stessa
q.3 L’unione dal punto di vista della persona che assume
qq.4-15 L’unione dal punto di vista dalla natura assunta
qq.16-26 Le conseguenze dell’unione
qq.16-19 Cristo considerato in se stesso
qq.20-24 Cristo nel suo rapporto a Dio Padre
qq.25-26 Cristo nel suo rapporto a noi
qq.27-53 Gli acta et passa del Salvatore
qq.27-39: Ingressus
qq.27-34 Concezione
qq. 35-36 Natività
qq. 37-39 Circoncisione e Battesimo di Cristo
qq.40-45: Progressus
q.40 Tipo di vita di Cristo tra gli uomini
q.41 Tentazioni nel deserto
q.42-44 Insegnamento e miracoli di Cristo
q.45 Trasfigurazione
qq.46-52: Exitus
qq.46-49 Passione
q.50-52 Morte, sepoltura, discesa agli inferi
qq.53-59: Exaltatio
qq.53-56 Risurrezione
qq. 57-59 Ascensione, sessione alla destra del Padre, giudizio finale

1. “Il primo trattato si divide in due parti: nella prima affronteremo il mistero
dell'incarnazione, per cui Dio si è fatto uomo allo scopo di salvarci; nella seconda parte
vedremo che cosa ha operato e sofferto il medesimo Salvatore nostro, cioè il Dio incarnato.”
(ST, III, pr.)
“E quello che noi abbiamo detto del mistero della sua incarnazione per il momento può
bastare” (ST, III, q.59, a.6 in fine).

3.1 L’unione ipostatica: incarnazione della seconda persona o di “Dio”?

3. “L'assunzione … importa due cose: l'atto di chi assume e il termine dell'assunzione. L'atto
di assumere procede dalla potenza divina, che è comune alle tre persone; il termine
dell'assunzione invece è la persona …. Perciò l'assunzione all'attivo è comune alle tre
persone, mentre sotto l'aspetto terminale essa è esclusiva di una sola persona così da non
appartenere a un'altra. Infatti le tre persone fecero sì che la natura umana fosse unita alla sola
persona del Figlio.” (ST, III, q.3 a.4 resp.)
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4. “L’unione di cui parliamo è una certa relazione (relatio quaedam) fra la nature divina e
l’umana.” (ST, III, q.2 a.7 resp.).

5. “Era convenientissimo che s'incarnasse la persona del Figlio. Primo, dal punto di vista
dell'unione. È conveniente unire insieme cose simili. Ora, la stessa persona del Figlio, che è il
Verbo di Dio, ha anzitutto una somiglianza con la totalità delle creature. Infatti il verbo o
concetto dell'artefice è l'immagine esemplare di tutto quello che egli produce. Quindi il Verbo
di Dio, che è il suo concetto eterno, costituisce il modello esemplare di tutte le cose create.
Perciò come le creature per la partecipazione a tale modello sono state collocate nella loro
specie in maniera da sottostare al moto e alla corruzione, così era conveniente che non per
mezzo di partecipazione, bensì d'unione personale con il Verbo, la creatura fosse risanata e
costituita nella sua perfezione eterna e immutabile: infatti anche un artefice, quando la sua
opera ha subito dei danni, la ripara ricorrendo al modello mentale che gli servì a produrla. - In
secondo luogo il Figlio di Dio ha una particolare somiglianza con la natura umana, perché il
Verbo è il concetto della sapienza eterna, da cui deriva tutta la sapienza umana. Perciò l'uomo
partecipando del Verbo di Dio progredisce nella sapienza, che è la perfezione propria di lui in
quanto razionale, come un alunno s'istruisce accogliendo il verbo del maestro. Di qui le parole
dell'Ecclesiastico: ‘Fonte di sapienza è il Verbo di Dio in cielo’ 1,5. Dunque per il
perfezionamento supremo dell'uomo era conveniente che lo stesso Verbo di Dio si unisse
personalmente alla natura umana.
Una seconda ragione di convenienza si può desumere dal fine dell'unione, che è il
compimento della predestinazione, ossia la salvezza di coloro che sono stati preordinati
all'eredità celeste, la quale non è dovuta se non ai figli, come dice S. Paolo: ‘Se figli, anche
eredi’ Rm 8,17. Perciò fu conveniente che gli uomini partecipassero per adozione a una
somiglianza di tale filiazione per opera di colui che è Figlio naturale, secondo l'insegnamento
dell'Apostolo: ‘Quelli che ha preconosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi
all'immagine del Figlio suo’.
Un terzo motivo di convenienza si può desumere dal peccato del primo nostro padre, a cui
l'incarnazione pone rimedio. Il primo uomo infatti peccò per cupidigia di scienza, come risulta
dalle parole del serpente che promise all'uomo ‘la scienza del bene e del male’ Gn 3,5. Era
dunque opportuno che, per mezzo del Verbo della vera sapienza, fosse ricondotto a Dio
l'uomo allontanatosi da lui per disordinata brama di scienza.” (ST, III, q.3 a.8 resp.)

6. “Principio dell'atto è la potenza divina, termine è la persona. Ma la potenza divina è


comune e uguale per tutte le persone. Identica è pure nelle tre persone la perfezione della
personalità, quantunque siano differenti le proprietà personali. …. Così dunque
l'onnipotenza divina poteva unire la natura umana o alla persona del Padre o a quella dello
Spirito Santo, come l'unì alla persona del Figlio. Si deve dunque dire che il Padre o lo Spirito
Santo potevano assumere la carne, alla pari del Figlio.” (ST, III, q.3 a.5 resp.)

3.2 Una cristologia “ontologica”

3.3 Cristo in relazione con il Padre e lo Spirito o con “Dio”?


7. “Passiamo ora a considerare i rapporti esistenti tra Cristo e il Padre. Di essi alcuni
riguardano l'atteggiamento di Cristo verso il Padre: il fatto, p. es., che è a lui sottomesso; che
lo ha pregato; e lo ha servito con il suo sacerdozio. Altri riguardano eventuali atteggiamenti
del Padre verso Cristo: si discute, p. es., se il Padre l'abbia adottato, o predestinato.”
(ST, III, q.20 pr.)
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8. “Nella Trinità nessuno è servo né sottoposto.” … Non si può dire in senso assoluto che
Cristo sia soggetto al Padre, ma solo secondo la natura umana.” (ST, III, q.20 a.1 ob1 e ad1)

9. “Se in Cristo ci fosse un'unica volontà, cioè quella divina, in nessun modo gli si potrebbe
attribuire l'orazione, perché la volontà divina è da sola capace d'attuare ciò che vuole, secondo
le parole del Salmista: ‘Tutto quello che vuole, il Signore lo fa’ 134,6. Ma poiché in lui ci
sono due volontà, la divina e l'umana, e la volontà umana non è capace di realizzare da sé
quello che vuole, senza il ricorso alla potenza divina; per questo Cristo, in quanto uomo
dotato di volontà umana, poteva pregare.” (ST, III, q.21 a.1 resp.)

10. “Cristo vivendo da uomo manifestò la sua individuale volontà umana con le parole: ‘Passi
da me questo calice’. Si tratta infatti di volontà umana con un suo particolare desiderio”
(ST, III, q.21 a.2 resp.)

11. “Possiamo dire che egli secondo la natura per cui è uguale al Padre precede e domina
insieme con il Padre, secondo invece la natura per cui è uguale a noi è sottoposto e servo.”
(ST, III, q.20 a.2 resp.)

12. “Cristo volle ricorrere alla preghiera nelle sue relazioni con il Padre, per dare a noi
l'esempio, e per professare che il Padre suo è il principio da cui egli procede dall'eternità
secondo la natura divina.” (ST, III, q.21 a.3 resp.)

13. “Cristo con la sua volontà umana seguiva la volontà divina, come si legge di lui nei Salmi:
‘Voglio, mio Dio, fare la tua volontà’ 39,9.” (ST, III, q.18 a.1 ad1)

3.4 Una certa concezione della salvezza

14. “La filiazione adottiva è una somiglianza partecipata della filiazione naturale.”
(ST, III, q.3 a.5 ad2)
“La filiazione adottiva è un'immagine della filiazione eterna.” (ST, III, q.23 a.2 ad3).

15. “Tra un figlio adottivo di Dio e il suo Figlio naturale c'è questa differenza: il figlio
naturale di Dio è ‘genito, non fatto’, il figlio adottivo è fatto, come dice il Vangelo: ‘Diede a
loro di poter essere fatti figli di Dio’ Gv 1,12. … Ora, sebbene la generazione trinitaria sia
propria del Padre, tuttavia ogni effetto prodotto nel creato è comune a tutta la Trinità per
l'unità di natura; perché dove c'è una sola natura, c'è necessariamente una sola virtù operativa
e una sola operazione, per cui il Signore afferma: ‘Tutte le cose che fa il Padre, le fa allo
stesso modo anche il Figlio’ Gv 5,19. Perciò adottare gli uomini come figli di Dio va
attribuito a tutta la Trinità. … Cristo non è come noi figlio di tutta la Trinità.”
(ST, III, q.23 a.2 resp. e ad2)