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RIVISTA INTERNAZIONALE DI FILOSOFIA E PSICOLOGIA ISSN 2039-4667, E-ISSN 2239-2629

DOI: 10.4453/rifp.2010.0003 Vol. 1 (2010), n. 1-2, pp. 22-39

Ricerche

Peter Sloterdijk.
La decostruzione mediologica
della filosofia del linguaggio
Antonio Lucci
Articolo ricevuto il 21 febbraio 2010, accettato il 30 giugno 2010

█ Riassunto Questo saggio analizza la filosofia del linguaggio di Peter Sloterdijk: l’attenzione si concentra sul
movimento che porta il filosofo tedesco da un iniziale interesse per il linguaggio come tale a un progressivo
abbandono del linguaggio come centro della propria riflessione. Il linguaggio viene infatti soppiantato gra-
dualmente da una più generale analisi dei sistemi di comunicazione (“mediologia”). In una prima sezione si
analizza la premessa dell’analisi linguistica di Sloterdijk, che tratta il linguaggio in relazione al problema della
nascita e della morte. Le sezioni successive sono dedicate alla discussione dell’assunzione – da parte di Sloter-
dijk – di una vera e propria “filosofia dei media”, mediante un confronto con le posizioni di Marshall McLu-
han.
PAROLE CHIAVE: Peter Sloterdijk; Marshall McLuhan; Linguaggio; Mediologia; Comunicazione.

█ Abstract Peter Sloterdijk. A Mediologic Deconstruction of Philosophy of Language - This paper focusses on
Peter Sloterdijk’s philosophy of language: the analysis shows the movement which leads him to reject lan-
guage as the centre of reflection and to replace it with a broader analysis focussed on contemporary communica-
tion systems (“mediology”). In the first section, the premises and theoretical grounds of Sloterdijk’s linguistic
analysis are presented, whereby language is related to to the issue of birth and death. Then the perspective of
Sloterdijk’ “Philosophy of Media” is introduced and discussed in relation to Marshall McLuhan’s thought.
KEYWORDS: Peter Sloterdijk; Marshall McLuhan; Language; Mediology; Communication.

LE PRESENTI RIFLESSIONI SI STRUTTURANO paragrafi della presente esposizione assume-


come una disamina teoretica della problemati- ranno un valore autonomo, quasi di exempla
ca del linguaggio nella filosofia di Peter Sloter- della multipolarità dell’indagine sloterdijkiana,
dijk. Anche se si attraverseranno diacronica- per poi andare a confluire, verso la delineazio-
mente una serie di opere che si susseguono ne di una tesi unica che intendiamo chiarire
nell’arco di più di un decennio il nostro intento lungo il nostro percorso espositivo.
non è quello di proporre la storia della nascita
e dell’evoluzione di un concetto in un sistema █ Il libro di sabbia
di pensiero, bensì quello di sviluppare il nucleo
teoretico sotteso a tale processo. Per questo i Nel testo del 1988 Zur Welt kommen-zur

A. Lucci - Dipartimento di Filosofia, Lingue e Letterature, Università degli Studi di Trieste ()
E-mail: ant.lucci@gmail.com

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Peter Sloterdijk 23

Sprache kommen, 1 la Sprache, il linguaggio, è ogni linguaggio giungesse per enunciarlo. E


evidentemente, fin dal titolo, una componente l’enunciazione è qualitativamente differente
fondamentale della riflessione. In particolare è da esso, dunque irrimediabilmente inadatta
il tema del venire-al-linguaggio la struttura ba- alla sua rappresentazione.
silare del testo in questione, in rapporto al te- Il primo evento è stato l’irrappresentato ed
ma della nascita, del venire-al-mondo. Per met- irrappresentabile venire-al-mondo. Solo in
tere in reciproca correlazione i due temi, Slo- seguito vi è stato il venire-al-linguaggio. Anzi,
terdijk, come spesso fa nei suoi saggi, usa si domanda Sloterdijk: «non risulta qualcosa
un’immagine presa a prestito da un grande di scandaloso che il linguaggio si arroghi il di-
maestro della letteratura, Jorge Louis Borges. ritto di separarmi per sempre ab origine dalle
Borges nel racconto che conclude e dà il titolo origini prelinguistiche della vita?». 4
alla sua raccolta Il libro di sabbia 2 narra la sto- A tale domanda l’argomentazione di Slo-
ria di un libro, fantastico e mostruoso al con- terdijk risponde, sorprendentemente, vista la
tempo. Il nome di questo testo è Libro di Sab- perentoreità con cui si è posto l’interrogazione,
bia. Perché «quel libro e la sabbia non hanno negativamente. L’atto di separazione del lin-
né principio né fine». 3 guaggio dal mondo prelinguistico che lo pre-
Il libro in questione è un testo che, se aperto cede non è uno scandalo in maniera assoluta. E
due volte allo stesso punto, non ripresenterà mai questo perché il linguaggio è l’unico mezzo con
la stessa pagina. Un libro in cui le pagine sono cui possiamo interrogarci su che cosa è l’inizio.
disposte arbitrariamente e in cui, per quanto vi si Pensare l’inizio. Tentare di ripensarlo in ma-
provi, è impossibile raggiungere la pagina iniziale niera differente.
o quella finale. Questo libro, straordinario e terri- Il linguaggio, nelle forme storiche della filo-
ficante al contempo, diverrà l’ossessione del pro- sofia, della poesia, del mito, della psicanalisi, è
tagonista del racconto borgesiano. ciò che permette agli uomini di opporsi a ciò
Sloterdijk userà questa bella e inquietante che è fattuale in nome di una contro-fat-
immagine in Zur Welt kommen-zur Sprache tualità. 5 Ciò che permette all’uomo di opporsi
kommen, come esempio del rapporto che ha al dato in nome di una origine che, in quanto
l’uomo nei confronti della propria vita: seppu- non conosciuta, può essere differente. Richia-
re la nostra esistenza ha un inizio e una fine marsi alla possibilità di un altro inizio significa
fattuali, identificabili, (come il libro in que- lottare perché un altro presente e un altro fu-
stione, visto che, nonostante la sua particolari- turo siano possibili.
tà, resta pur sempre un oggetto fisico che può Sloterdijk ritiene che la dimensione cultura-
essere tenuto in mano) essa, come il libro di le, in ogni sua esplicazione, sia proprio un tenta-
sabbia, ci tiene preclusa la possibilità di gettare tivo di superare il traumatismo del reale, la feri-
uno sguardo, di dare una teoresi sugli eventi ta che il reale rappresenta in ogni soggettività,
della nostra nascita e della nostra morte. attraverso un ripensamento radicale dell’origi-
Come nel libro di sabbia, l’inizio, ciò che ne, capace di donare senso alla fattualità insen-
può essere letto, quindi ciò che può essere det- sata, o provvista di un senso inaccettabile.
to, non coincide col vero inizio. L’inizio è sem- Sloterdijk giungerà alle conclusioni più or-
pre un essere-già-iniziato. L’inizio coincide ganiche relativamente a questo ripensamento
sempre con la prima parola della prima pagina dell’origine nel primo volume della trilogia di
leggibile, che però non è la prima pagina tout Sfere, 6 e precisamente nella formulazione della
court. La leggibilità si fa cifra dell’inizio, eppu- nozione di noggetto [Nobjekt]. Con questo con-
re, sia nel libro di sabbia sia nella vita, siamo cetto, mutuato dall’antropologo e teorico dei
coscienti che prima del primo ricordo vi è media Thomas Macho, Sloterdijk intende de-
qualcosa, qualcosa di non-linguistico, di prei- finire delle realtà che sfuggono alla bipartizio-
storico, che è già avvenuto e che ci ha struttu- ne classica soggetto/oggetto, fulcro della meta-
rato. Il primo evento è già stato, prima che fisica occidentale. I noggetti sono delle datità
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non oggettuali, ma non ancora fattesi soggetti, concetto di noggetto ci serve per comprendere
appartenenti agli stadi di formazione biologica ancora più a fondo il fatto che, prima dell’e-
della soggettività umana durante la gestazione. vento linguistico (ma addirittura prima del
È dunque il pre-soggetto fetale, nel suo rappor- processo d’individuazione), vi è tutta una serie
to con l’ambiente corporeo della madre, ciò di pre-realtà che struttureranno in maniera
che è individuato dall’espressione noggetto. fondamentale il soggetto dopo la sua venuta al
Così come tutto l’insieme di relazioni e pre- mondo.
esperienze che tale pre-soggetto noggettuale Il paradossale corollario della teoria dei
intrattiene con l’Umwelt entro cui si sta for- noggetti è che ogni presa di posizione teoretica
mando quale soggettività in fieri. Il portato che critichi il linguaggio come espressione (dal
esperienziale che farà proprio il pre-soggetto fascismo di ogni linguaggio di cui parlò Roland
fetale in formazione sarà a sua volta costituito Barthes, alla parola Sein barrata usata da Mar-
da “non-relazioni”, esperienze che esulano dal tin Heidegger), o che ponga un “prima” rispet-
rapporto tra una soggettività e un’oggettualità, to a esso (come nel caso dei noggetti, appun-
ma che sono riconducibili al campo delle inte- to), si deve necessariamente servire di questo
razioni mediali (che, lo ricordiamo, comunque, per esplicarsi. Dunque ogni preteso a priori
vengono fatte da quello che ancora non è un prelinguistico si struttura solo a partire da
soggetto). quell’a priori linguistico che ne rende possibile
Sloterdijk individua tre esperienze nogget- l’espressione.
tuali caratterizzanti: l’inclusione nella madre È prendendo come punto di partenza que-
del pre-soggetto fetale che con-divide lo spazio ste considerazioni che intendiamo sviluppare il
e l’essere con il suo “doppio” placentario (dun- nostro ragionamento, che avrà come fine quel-
que il con-essere inseriti entro delle determi- lo di dimostrare la seguente tesi: Sloterdijk non
nazioni spaziali concrete, il co-abitare lo spa- è un filosofo del linguaggio. Cerchiamo, innanzi-
zio, il venire-all’esistenza già in un rapporto, tutto, di spiegare le basi di questa nostra tesi.
non come monadi individuali), lo “stadio delle Per cominciare è necessario rilevare che
sirene” (il rapporto uditivo del feto con la voce Sloterdijk non si pone il problema, (cardine
della madre, e con il mondo sonoro in genera- per altri filosofi contemporanei), che abbiamo
le), la sospensione entro un medium (quello accennato nelle righe precedenti, del cortocir-
amniotico-fluidico, che al momento della na- cuito che vi è tra il postulare un a priori mate-
scita verrà sostituito da quello aereo- riale e la sua necessaria espressione linguistica.
atmosferico, facendo si che la prima esperien- O meglio, egli si pone questo problema da una
za del soggetto propriamente detto sia quella prospettiva non solo linguistica.
del mutamento di medium entro cui si è mate- Per Sloterdijk la problematica del linguag-
rialmente inseriti). gio non ha un’assoluta priorità filosofica o par-
Queste tre pre-esperienze saranno decisive ticolare eminenza. Essa si inserisce, di volta in
nella storia individuale e culturale dell’essere volta, entro le considerazioni storico-antropo-
umano: tutta la storia della tecnica e della cul- logiche che sono in corso, cambiando anche
tura sarà, secondo una bella espressione slo- notevolmente a seconda del testo e del conte-
terdijkiana, un’uterodicea, un tentativo di ri- sto presi in esame.
creare il sempre perduto stadio uterino origi- Crediamo però che tale punto non sia do-
nario. L’intera trilogia di Sfere può essere letta vuto a una carenza del discorso del Nostro, ma
come l’analisi della storia della cultura umana debba essere inteso entro la prospettiva filoso-
nei suoi tentativi di ripetizione tecnica (e con fica che Sloterdijk ha fatto propria: quella della
tale termine intendiamo “culturale” nel senso teoria dei media. In tale contesto il linguaggio
più amplio) degli stadi noggettuali primari. Se rappresenta un medium, sicuramente eminen-
torniamo al nostro tema, l’analisi del problema te, ma non unico, né, tanto meno, definitivo,
del linguaggio nel pensiero sloterdijkiano, il con cui l’umanità si è rapportata, nel corso
Peter Sloterdijk 25

della propria storia, a se stessa e a ciò che la è per ciascuno la propria nascita, il linguaggio è
circondava. È per questo che, in Sloterdijk, ciò che permette di ripensare un inizio che sia
non può darsi una filosofia del linguaggio pro- in contrasto con quello che ha portato alle cir-
priamente detta, ma solo una sua accezione costanze attuali, spesso insopportabili. E tale
entro una più ampia teoria dei media. Ed è an- insopportabilità è costitutiva per Sloterdijk:
che per questo motivo che non dedicheremo solo da una catastrofe sferica, dalla disintegra-
una trattazione univoca al tema del linguaggio. zione di un modo di vivere, o dalla constata-
Cominceremo, nel paragrafo successivo, ri- zione dell’impossibilità esistenziale di conti-
prendendone la trattazione in Zur Welt kom- nuare a vivere nelle condizioni presenti nasce,
men-zur Sprache kommen, unendo alle consi- ogni volta nuovo, l’interesse per l’origine, per
derazioni presenti in questo testo altre tratte un’origine diversa, interesse reso possibile
da Weltfremdheit. 7 proprio dal fatto che noi nasciamo sempre al
linguaggio. 11 Ma di tale promessa originaria il
█ Ripensare l’inizio linguaggio diverrà anche il primo traditore. 12
Per comprendere tale tradimento dobbia-
In Zur Welt kommen-zur Sprache kommen, mo calarci in una spiegazione politica della
come avevamo precedentemente rilevato, vie- semplice considerazione che il venire-al-
ne analizzato il linguaggio in alcune delle sue mondo è sempre un venire-al-linguaggio in
articolazioni fondamentali. Partiamo dal con- quanto il mondo in cui veniamo è sempre un
siderare il linguaggio come promessa. Per ca- mondo linguistico: dire che il nostro mondo è
pirne il carattere intendiamo prendere le mos- linguistico significa, praticamente, collocare
se da una aforisma 8 di Émile Cioran, tratto da ogni individuo entro una comunità linguistica
L’inconveniente di essere nati: «non mi perdo- preformata che ne decide dal giorno della na-
no di essere nato. È come se, insinuandomi in scita la conformazione linguistica che gli ap-
questo mondo, avessi profanato un mistero, parterrà primariamente per il resto della sua
tradito un qualche impegno solenne, commes- vita. Il legame che tale comunità linguistica ha
so una colpa di inaudita gravità. Mi capita pe- con il nascituro è ben esemplificato da uno dei
rò di essere meno perentorio: nascere mi appa- nomi che essa assume: nazione. La nazione è il
re allora una calamità che sarei inconsolabile luogo in cui si nasce, luogo che fa le veci di ciò
di non aver conosciuto». 9 che è la natura per gli animali. Indicativo a tale
È sulla seconda parte di questa considera- riguardo è il nome che assume il (difficile) pro-
zione che fa leva l’argomentare sloterdijkiano: cesso di acquisizione di nazionalità da parte di
se si può considerare l’umanità come la comu- individui che non sono nati nella nazione in
nità di coloro che sopportano sulle loro spalle questione: naturalizzazione. Dunque le lingue
il peso dell’inconveniente di essere nati, al con- nazionali sono le basi su cui coloro che sono
tempo, entro i confini di questa onnicompren- appena giunti al mondo si inseriscono.
siva comunità della depressione, vi è uno Per Sloterdijk le lingue nazionali rappresen-
strumento che può permettere di alleviarne il tano dei grandi collettori di passioni e concetti
peso: la scrittura. Essa è ciò che ci permette di etnico-regionali che mirano alla propria auto-
parlare, di lamentarci, dell’inconveniente di perpetuazione, a discapito di quella altrui: «a
essere nati: «la promessa del linguaggio: tra- partire dalle lingue materne e dalle autorità
sformare l’inconveniente di essere nati nel van- paterne crescono e si sviluppano le forme col-
taggio di venire al mondo attraverso il libero lettive d’identità in cui i soggetti abitano come
parlare». 10 È qui che trovano il loro trait in caverne nazionali oppiacee». 13
d’union le considerazioni iniziali sul linguaggio È questo il tradimento che ogni linguaggio
quale modalità controfattizia di approccio alla opera su sé stesso e su ognuno di noi al mo-
realtà e del linguaggio come promessa. mento della nostra individuazione in una co-
Proprio a partire dalla lacuna originaria che munità nazionale.
26 Lucci

Eppure, anche se solo accennato nell’argo- Sloterdijk pone in rilievo due caratteristi-
mentazione sloterdijkiana, vi è un orizzonte di che dell’atteggiamento di Critone, dando par-
apertura rispetto a questa impasse delineata ticolare risalto alla prima, tratteggiando invece
dalla promessa linguistica e dal suo tradimen- solo i contorni della seconda. Al contrario noi,
to. Quest’apertura è segnata indicativamente dopo aver esposto quella che, propriamente,
dal duplice riferimento, in apertura e in chiu- potremmo chiamare l’obiezione nietzscheano-
sura del testo, alla poesia di Paul Celan. Infatti critoniana, cercheremo di analizzare più ap-
proprio la poesia, fulcro ed emblema dell’uso profonditamente il secondo carattere, la sua
transnazionale del linguaggio che fa la produ- origine e le sue finalità psicopolitiche. Andia-
zione artistica, è ciò che sfugge alla caratteriz- mo ad analizzare il primo punto.
zazione fascista del linguaggio, non per ultimo Critone, come è presentato nel Fedone, è
perché porta con sé le fondamenta orali che colui che meno sembra essere convinto dal
sono alla sua origine. Le medesime fondamen- lungo discorso socratico sull’immortalità
ta orali che appartennero anche alla filosofia dell’anima. Infatti, alla fine di tale discorso è
dei primi pensatori greci e che trovarono la soltanto lui, tra i discepoli, a porre al maestro
loro espressione più compiuta nella pratica delle domande. Ciò che vi è di speciale in esse è
della maieutica socratica. 14 il loro tenore.
Le parole di Celan che riteniamo più signifi- Le domande di Critone sono di carattere
cative nel nostro contesto non sono tanto quelle, pratico, di una prosaicità imbarazzante, se pa-
bellissime, della poesia Atemkristall che Sloter- ragonata al tono del dialogo precedente, che è
dijk riporta a conclusione di Zur Welt kommen- una mirabile dimostrazione dell’immortalità
zur Sprache kommen, ma quelle che, potremmo dell’anima nonché una descrizione del mondo
dire, quasi programmaticamente, aprono il testo: ultraterreno e del destino delle anime dopo la
la poesia non si impone, si espone. [Die Poesie morte.
zwingt sich nicht auf, sie setzt sich aus]. Critone domanda a Socrate i dettagli del
funerale che voleva gli fosse fatto, le sue dispo-
█ Sulla differenza originaria tra linguaggio sizioni testamentarie. Il giorno prima era an-
ed esempio: per un’interpretazione dato a trovare il maestro nella sua cella per
politica della morte di Socrate supplicarlo di evadere con il suo aiuto. Le
preoccupazioni di Critone provocano il bona-
Proprio nell’ottica di tale ex-posizione che, rio sorriso socratico-platonico: Socrate chiede
come visto, è propria anche degli esordi della agli altri discepoli di convincerlo che quello
filosofia greca, intendiamo dedicare il presente che di lì a poco vedrà morto non sarà più lui,
paragrafo alla figura di Socrate, a cui Sloter- ma solo il suo corpo, un involucro vuoto la cui
dijk, in molte pagine delle sue prime opere, essenza immortale sarà in viaggio verso il po-
presta grande attenzione. sto che le spetta. 16
Anche se qui seguiremo Sloterdijk in alcune Di fronte all’atteggiamento del maestro il di-
considerazioni leggermente decentrate rispet- scepolo non porrà più alcuna obiezione. L’unica
to alla figura del grande maestro greco, quelle rottura del rispettoso silenzio sarà la seguente:
relative a uno dei suoi discepoli, a cui viene
dedicato l’ultimo paragrafo del quarto saggio Ma il sole, disse, o Socrate, è ancora, credo,
di Weltfremdheit: Come si scoprì l’“istinto di sui monti, non anche è tramontato. E io so
morte”? Su una teoria della finalità dell’anima che altri assai più tardi bevono dopo che ne
con attenzione costante a Socrate, Gesù e hanno avuto l’annunzio; e dopo aver man-
Freud. 15 Il paragrafo in questione ha come ti- giato e bevuto a loro volontà, e taluni per-
tolo La domanda di Critone [Kritons Bitte]. È fino dopo essere stati insieme a loro piacere
appunto Critone il protagonista delle riflessio- con chi vogliono. Tu dunque, se non altro,
ni sloterdijkiane che intendiamo analizzare. non avere fretta, perché c’è tempo ancora. 17
Peter Sloterdijk 27

In queste parole, per Sloterdijk, e nel silen- l’organo di una precipitazione ragionevole
zio che le segue, vi è il supremo atto filosofico che doveva aiutare le anime di chi è alla ri-
del cattivo discepolo Critone. In questa frase vi cerca [die suchenden Seelen] a orientarsi
è l’obiezione in favore della vita che si scaglia nella fede in ciò che con la propria intelli-
contro gli esordi della metafisica intesa come genza ancora non possedevano. La fede dà
superamento del mondo (attraverso una su- a innumerevoli persone il coraggio di acco-
blimazione che può avvenire solo dopo, e tra- gliere dai grandi maestri quello che il lume
mite, la morte): in essa si può cogliere, con della loro propria intelligenza ancora non
tutta la paradossalità cronologica del caso, ha illuminato abbastanza. 19
l’eco della rivolta vitalista antimetafisica di
Nietzsche. Sulla scena della morte più famosa Per Socrate, così come per Cristo, la pro-
della storia della filosofia Socrate e Nietzsche pria morte diventa un mezzo per scolpire in-
si incontrano, uniti e contrapposti al contem- dissolubilmente un insegnamento nelle menti
po. È in tal senso che Sloterdijk può affermare: delle persone, più incisivamente di come vi
«per Nietzsche la vita sembra essere la quin- sarebbe potuta mai riuscire la scrittura.
tessenza del critonismo». 18 La morte di Socrate rappresenta lo stru-
Eppure, a un’osservazione ancora più at- mento potentissimo che egli lancia contro la
tenta, nell’ultima domanda di Critone a Socra- realtà, al pari di una bottiglia incendiaria: solo
te è celata anche un’altra intuizione, se possibi- turbando con un gesto simile le coscienze si
le, ancora più profonda, che agli altri discepoli può, nel breve lasso di tempo che la vita con-
sembra sfuggire. Egli, unico e un po’ ridicolo cede a un uomo, far si che le proprie idee sulla
mondano all’interno di una cerchia di iniziati conduzione degli uomini e degli stati rimanga-
alla morte, si rende conto di qualcosa, nell’at- no impresse a lettere di fuoco sul libro della
teggiamento di Socrate, che gli appare incom- storia.
prensibile: questi sta affrettando la propria mor- Nella loro creazione di dottrine metafisiche
te, quando invece qualsiasi altro uomo, nelle sue Socrate e Cristo si sottraggono, nella nostra
stesse condizioni, farebbe del tutto per procra- prospettiva, a ogni fine metafisico o religioso;
stinarla. Critone sembra essere l’unico ad accor- essi hanno compreso che il loro esempio, con-
gersi che Socrate non solo non ha paura di mo- densato nell’atto del sacrificio supremo, è ciò
rire, ma ha fretta che ciò accada al più presto. Il che permetterà a menti ancora troppo scarsa-
motivo della fretta socratica è quello che ci ha mente illuminate di accettare una dottrina per
spinto a inserire le presenti riflessioni in un ca- cui solo pochi erano intellettualmente preparati.
pitolo dedicato al linguaggio: Ciò che possiamo dire oggi riguardo a quei
gesti è che essi hanno ottenuto l’ascolto per cui
Figure come Socrate e Gesù incarnano erano stati pensati:
l’avanguardia di una intelligenza della spe-
cie che non è d’accordo con la saggezza a volte è necessario vivere poco prima
mediana autodistruttiva dei più. dell’anno 2000 dopo Cristo per compren-
Ciò che Critone giunge a notare nella fretta dere la connessione tra mancanza di tempo
di Socrate è la serietà di una dottrina che ri- e apprendimento riguardo vita e morte
sponde alla necessità di insegnare in pochi senza nessun esoterismo e metafisica. 20
anni ciò che deve essere conosciuto affin-
ché anime e comunità non finiscano male. Desideriamo concludere il presente para-
[…] Questa educazione per l’esistenza nel grafo ricordando il gesto che unì per l’ultima
mondo globalizzato è seria perché deve de- volta le figure di Critone e del suo maestro
terminare in un tempo limitato ciò che è vi- ormai morto: la mano pietosa del discepolo
tale per stati e regni […] La fede in verità che si china sugli occhi spalancati del maestro,
rivelate fu, negli ultimi due millenni, chiudendoli per l’ultima volta.
28 Lucci

Mani ed occhi, simboli dell’ultimo contra- ni. Questo fattore appartiene anche, in una
sto tra insegnate e allievo. Contrasto tra Cri- prospettiva mcluhaniana, a tutte le culture non
tone, che nella sua mano porterà il peso del influenzate dalla stampa (tribali); per Sloter-
mondo e della perdita dell’amico e maestro, e dijk la concezione è la stessa, con l’unica, sep-
Socrate, che chiude i suoi occhi su questo pur fondamentale, differenza, che il fonotopo, è
mondo affinché molti altri, in questo mondo, li una categoria antropologica non-superabile,
aprano. che semplicemente si modifica col mutare del-
le formazioni sociali umane, ma che non può
█ Verso la galassia Gutenberg e oltre essere rimosso.
Il secondo punto interessante, da una pro-
La Galassia Gutenberg 21 è il titolo di una spettiva sloterdijkiana, è il valore che ha il me-
fondamentale opera del grande studioso dei dium tecnico della scrittura nelle analisi mclu-
media canadese Marshall McLuhan, edita nel haniane. Questo, e McLuhan è stato uno dei
1962. primi, se non il primo, a notarlo, influenza di-
Non potendo trattarne approfonditamente rettamente il pensiero e il modo di vedere
in questa sede, a causa dell’estrema complessi- dell’epoca che lo ha prodotto, e di quelle che lo
tà che la caratterizza e che ci condurrebbe hanno adottato. Generalizzando, «il processo
troppo lontano, ci limitiamo a fornirne uno del mutamento è implicito nelle forme della
schizzo funzionale ai nostri intenti. In questo tecnologia dei mezzi di comunicazione». 22
testo McLuhan offre un ampio e dettagliatis- È questa la scoperta, solo apparentemente
simo resoconto dei cambiamenti apportati a banale, di McLuhan: i media sono non solo i
tutti i livelli della società dall’introduzione del- vettori dei cambiamenti, ma essi sono impor-
la stampa a caratteri mobili di Gutenberg, nel tanti ai suoi fini, tanto quanto lo stesso conte-
XVI secolo. Gli aspetti che ci interessano, per- nuto che essi veicolano. Insomma, nessun con-
ché direttamente collegati al pensiero di Slo- tenuto senza medium. Concetto espresso in un
terdijk, sono due. famoso slogan mcluhaniano: «il medium è il
Il primo è quello che vede nella società an- messaggio». 23
teriore alla stampa un tipo di società pretta- Attraverso queste coordinate mediologiche
mente orale, caratterizzata da una concezione cercheremo di seguire un percorso che ci porti
dello spazio e del tempo che non sono quelli a comprendere come e perché Sloterdijk abbia
che noi, da Kant e Newton in poi, consideria- spostato il proprio interesse dalla filosofia del
mo degli a priori. Secondo McLuhan, lo spazio linguaggio a quella dei media.
lineare, uniforme e divisibile, proprio della La filosofia del linguaggio, legata all’isti-
fisica newtoniana, è nient’altro che un prodotto tuzione-libro, appare, già negli anni Sessanta a
della stampa: questa, introducendo la standar- McLuhan, come superata nella direzione dei
dizzazione delle lingue e del format del sapere, nuovi media elettrici (lo studioso canadese non
ha per sempre contribuito, istituendolo, alla parla ancora di elettronica ne La Galassia Gu-
creazione dello spazio-tempo così come lo tenberg). Riteniamo che Sloterdijk concordi in
concepiamo oggi. pieno con tale posizione. Per questo, nel pre-
L’eredità di questa riflessione è fatta pro- sente paragrafo, non parleremo più di linguag-
pria da ciò che Sloterdijk definisce fonotopo: gio, ma di media, riprendendo così anche le
con quest’espressione Sloterdijk designa il fat- considerazioni della parte iniziale del nostro
tore acustico di inclusività delle società arcai- lavoro.
che (diretto retaggio dello “stadio delle sirene” Lì avevamo descritto i tre stadi noggettuali,
noggettuale la cui definizione abbiamo ripor- osservando il loro carattere mediale. Se per il
tato nel primo paragrafo della presente esposi- primo stadio noggettuale (quello dell’inclu-
zione), che arriverebbe addirittura a essere un sione nell’utero materno) fanno da pendant i
proprium dello stare-insieme degli esseri uma- fenomeni d’insulazione e di condivisione dello
Peter Sloterdijk 29

spazio (che Sloterdijk tratta nel primo e nel di solitudine non sono nient’altro che tutte
terzo volume di Sfere), e per il secondo (lo sta- quelle tecniche (la cui forma originaria è
dio delle sirene) le analisi sul fonotopo sopra l’alfabeto) che hanno permesso, nel corso della
accennate e altre di filosofia della musica (che formazione delle culture, di passare da una
non possiamo, ovviamente, seguire qui), per il forma di esistenza totalmente condivisa, quale
terzo stadio (quello che vedeva il passaggio è quella propria delle civiltà orali, a una che
dall’immersione fetale nel medium amniotico permette l’introspezione del singolo, il rappor-
alla trasposizione post-parto della vita entro to a se stessi e, di conseguenza, la nascita
altri media, primo tra tutti quello aereo- dell’individuo nel senso moderno del termine.
atmosferico) cercheremo di porre, come corre- Ovviamente parlare di autoaccoppiamento
lati, gli studi mediologici che andiamo qui di in una bolla mondana non può che far pensare
seguito a sviluppare. a una trasposizione della realtà del primo sta-
dio noggettuale a un piano esterno:
█ L’autoaccoppiamento
L’espressione autosimbiosi [Autosymbiose]
Una prospettiva privilegiata sulla mediolo- deve indicare che la struttura diadica della
gia ci viene fornita delle considerazioni sloter- sfera primitiva può, in determinate condi-
dijkiane sulla figura dell’uomo in quella bolla zioni, essere formalmente messa di nuovo
mondana che è il suo appartamento: a partire in scena [nachgespielt] dagli individui – se,
da esse riteniamo possa essere ricostruito e solo se, questi dispongono degli accessori
esemplarmente il ruolo e la portata dei nuovi mediali necessari a installarsi totalmente
media sulla costituzione dell’individuo nell’e- nell’autoaccoppiamento delle relazioni co-
poca attuale. stituite. Ciò di cui si tratta, nella metafisica
Sloterdijk, trattando della figura moderna del quotidiano, sotto il concetto di indi-
dell’uomo da appartamento, sostiene che la sua pendenza, si rivela, dal punto di vista sfero-
solitudine sia del tutto peculiare: una solitudi- logico, come una virtualizzazione della dia-
ne condivisa. Una condivisione che è ai limiti de attraverso l’autoaccoppiamento [Selbst-
della schizofrenia, in quanto è una condivisio- paarung], la cura di sé [Selbstsorge], auto-
ne con se stessi. Sloterdijk usa il termine Au- completamento [Selbstergänzung], auto-
toaccoppiamenti [Selbstpaarungen] per definire modellamento [Selbstmodellierung]. In
adeguatamente questo concetto. Si è soli con questa prospettiva si può comprendere
se stessi nell’appartamento, e al contempo si è l’appartamento come un atelier di rapporti
circondati da una moltitudine di sé fantasma- a sé [Selbstverhältnissen]. 26
tica, ma anche pesantemente materiale.
Questi Sé non sono entità psichiche, ma Col termine autosimbiosi si intende quello
tecniche, di una concretezza disarmante: «la che finora abbiamo chiamato autoaccoppia-
condizione della messa in opera dell’autoac- mento. La citazione appena riportata è illumi-
coppiamento sono i media che abbiamo desi- nante, in quanto spiega con estrema chiarezza
gnato col termine di egotecniche – i vettori come l’appartamento sia la cellula monosferi-
mediali correnti del compimento di sé, che co-architettonica in cui l’individuo trova –
permettono ai loro utilizzatori un ritorno co- tramite mezzi tecnologici – quell’accoppia-
stante a se stessi e, eo ipso, la costituzione della mento che sembrava totalmente perduto dopo
coppia con se stessi». 24 la catastrofe della venuta al mondo.
Queste egotecniche possono essere adegua- Prassi egotecniche particolarmente interes-
tamente definite anche come tecniche di soli- santi sono, ad esempio, il diario intimo e la
tudine 25 [Einsamkeitstechniken]. Quest’espres- pratica della cosmesi. Il primo rappresenta la
sione, come quella di noggetto, viene mutuata preistoria di tutte le tecniche di autoaccop-
da Sloterdijk da Thomas Macho. Le tecniche piamento e di creazione dell’individualità per
30 Lucci

mezzo di un rapporto tecnico a se stessi. Nelle dualità collettiva: è l’individuo a scegliersi il


seconde invece è riscontrabile il segno dello proprio fonotopo privato, facilmente deduci-
spirito del tempo: al culto dell’individualità si bile dalla collezione di compact disc che fa bel-
assomma quello dell’esteriorità fine a se stessa. la mostra di sé nella maggior parte dei salotti.
A tal proposito è interessante notare che, nella È evidente come qui vi sia stata la trasforma-
lingua italiana, il termine comune per indicare zione di una tecnica formatrice d’identità col-
gli strumenti di cosmesi è trucchi: esattamente lettiva in una tecnica di solitudine.
lo stesso che definisce gli effimeri artifici del È interessante notare come Sloterdijk inter-
mago, destinati a essere svelati, e che, al fondo, preti anche la televisione in chiave fonotopica:
non contengono altro che l’inganno della loro
stessa apparenza. Anche la coesistenza, divenuta normale, di
Altro momento emblematico delle tecniche un mezzo centinaio di programmi televisi-
di autoaccoppiamento citate da Sloterdijk è vi, non può mascherare il fatto che la tele-
l’atto di prepararsi qualcosa (da mangiare) visione, per il suo modo di azione fonoto-
[Etwas-für-sich-Zubereitens]. In questo gesto pica, non è altro che una radio a cui è stato
quotidiano è condensato uno dei più impor- aggiunto l’elemento visivo. 27
tanti momenti arcaici originari del vivere-lo-
spazio-condiviso dell’essere-sapiens: il colletti- Vedremo che Sloterdijk, appropriatamente,
vo vegliare sul fuoco affinché la comunità in seguito darà una connotazione differente al
umana sia protetta dai pericoli esterni, come fenomeno-televisione. La riduzione della tele-
gli animali feroci, e possa nutrirsi di cibo cotto. visione a una radio che produce immagini
Quando l’uomo solo nell’appartamento gira la sembra qui una forzatura, introdotta per in-
manopola del gas per cucinarsi qualcosa non centrare tutta l’attenzione sulla componente
siamo più nell’ambito della veglia condivisa del fonotopico-radio-televisiva.
fuoco che ha permesso all’animale sapiens di Sloterdijk ritiene però necessaria, anche
divenire uomo, ma nello spazio della routine nelle sue versioni tecnologizzate, la tendenza
del vizio che ha standardizzato e isolato le pra- all’estroversione propria dell’elemento fonoto-
tiche di benessere che precedentemente erano pico: la comunità radiotelevisiva, pur singola-
il frutto consapevole di uno sforzo collettivo. rizzata attraverso il processo d’isolamento-
Evidenti pratiche attive di solitudine, mo- autoaccoppiamento, tende a estroflettersi ver-
menti come quello appena elencato fanno par- so un’alterità continuamente cercata, addirit-
te della costituzione della soggettività moder- tura agognata, e che viene ricercata per il solo
na così come si è creata a partire dal Medioe- fatto di essere alterità (e non per una qualche
vo, diventando quella che oggi conosciamo (e qualità interna): esempio lampante di ciò sa-
di cui facciamo parte). Entro tale cornice non rebbero gli ossessivi culti per le star e per la
può mancare l’analisi dei media tecnologici di loro vita privata.
autoaccoppiamento maggiormente legati al Da parte nostra riteniamo ancor più signi-
dispiegamento universale della tecnica. ficativi i dati d’ascolto dei reality show: perso-
Ad esempio la radio riesce a fare ciò che ne senza qualità che non fanno niente vengono
prima della sua produzione era impensabile: osservate costantemente da milioni di spetta-
creare un fonotopo individuale. Avevamo vi- tori: è questo forse il dato più significativo re-
sto che il fonotopo, quale comunità di creazio- lativo alla necessità di apertura verso l’altro
ne e condivisione di suoni e rumori, era stato dell’esperienza (audio-) fonotopica.
considerato da Sloterdijk come uno dei luoghi Un’altra espressione della necessità di
principali delle primigenie associazioni umane. aprirsi all’alterità del fonotopo contemporaneo
Attraverso la possibilità di ripetizione e sele- è per Sloterdijk il telefono:
zione di campane musicali ad hoc la radio si
sostituisce al fonotopo quale creatore d’indivi- nei confronti dei media a senso unico più
Peter Sloterdijk 31

diffusi (radio, televisione, giornale, libro) il no), la cui simultanea molteplicità dissolve la
telefono detiene un doppio privilegio onto- prospettiva telefonica del legame biologico
logico: non solo trasmette (più spesso) delle dell’uomo all’uomo, che era la sua caratteristi-
chiamate provenienti dal reale, ma pone ca principale dalla prospettiva sloterdijkiana.
anche colui che è stato chiamato, dal mo- La sottovalutazione di internet quale me-
mento in cui risponde, in una simultaneità dium totalmente innovativo rispetto ai prece-
(vissuta come reale) con colui che chiama – denti è forse dovuta a un legame (implicito)
all’altezza d’Essere con l’attore dell’appello troppo stretto con la distinzione di Marshall
[Appells] a distanza. Tenuto conto di que- McLuhan tra medium caldo e medium freddo. 30
sto effetto d’immediatezza, è legittimo de- Il medium caldo, secondo il mediologo ca-
scrivere il telefono come un biofono – ciò nadese, è quello che porta alla frammentazione
che è di meno di una vita non può chiama- e alla specializzazione, e che non induce
re. […] La vicinanza effettiva non è più la l’utente alla partecipazione attiva, ma che ben-
vicinanza nello spazio, ma la vicinanza tele- sì lo rende passivo rispetto a una serie di pro-
fonica. 28 spettive trasmesse univocamente. Media caldi
sono, ad esempio, l’alfabeto fonetico e la sua
Dunque il telefono, e Sloterdijk definisce principale estensione tecnologica, il libro. Il
Internet un’estensione di esso (così come la medium freddo è al contrario legato al mondo
televisione lo è della radio), è il limite tecnico dell’inclusività e della comunicazione orale
della chiusura autoreferenziale del fonotopo: proprio delle società pre-alfabatiche o non-
bi-unità, canale d’accesso all’alterità, è il punto principalmente-alfabetiche. Esso comporta un
in cui le tecniche di solitudine fonotopiche elevato grado di partecipazione individuale e
raggiungono il limite delle proprie possibilità. collettiva: media freddi sono il telefono, il
Tale interpretazione non sembra tener giornale e la televisione.
conto della moderna ipertrofia dei rapporti Sloterdijk, come abbiamo visto, riconduce
telefonici. Quando Sloterdijk afferma che ciò internet a un’estensione visiva del telefono, a
che è di meno di una vita non può chiamare, nostro parere perché lo ritiene un medium
pare non tener conto dei moderni servizi di freddo, almeno quanto e come lo è il telefono.
chiamata automatica a fini commerciali, così In realtà crediamo che internet sia un medium
come sembra dimenticare l’esistenza delle se- non riconducibile alla bipartizione mcluhania-
greterie telefoniche e dei messaggi preregistrati. na, in virtù del suo sincretismo. Esso è l’unione
Forse allora il telefono è solo limitatamente un in un’unica entità a-spaziale e a-temporale dei
biofono, almeno fino a quando non risponde la media freddi e caldi mai apparsi finora. E dun-
segreteria telefonica, o ci chiama un messaggio que ha la capacità di includere ed escludere al
preregistrato. 29 Anche la riduzione di internet a contempo. Basti pensare alle barriere poste dai
una mera estensione del telefono ne misconosce linguaggi informatici dal difficile apprendi-
profondamente il carattere olistico. mento, e al contempo all’estrema fruibilità di
Infatti internet, attualmente, può funziona- molte delle risorse virtuali.
re anche da telefono, con la caratteristica però Riteniamo che la prosecuzione dell’argo-
di poter anche epochizzare totalmente il pro- mentazione sloterdijkiana sull’appartamento
prio referente, quando la sua funzione smette quale luogo di solitudine in cui avviene il pro-
di essere meramente telefonica. gressivo e costante autoaccoppiamento del-
Se internet è solo, come ci dice Sloterdijk, l’uomo, acquisti maggiore comprensibilità se
un ampliamento del telefono, lo è, per noi, nel rapportato al medium-internet.
senso dell’Aufhebung, in quanto ci dà la possi- Ad esempio Sloterdijk vede l’appartamento
bilità di usare contemporaneamente mezzi di come un erototopo 31 minimo in cui l’accop-
comunicazioni letterari (come le e-mail), visivi piamento sessuale prende principalmente la
(immagini, filmati, web-cam) e uditivi (telefo- forma dell’onanismo, ossia dell’autoaccoppia-
32 Lucci

mento. È la solitudine della casa per single a mento che possa dare l’idea completa del con-
creare, per il filosofo di Karlsruhe, l’auto- cetto di autoaccoppiamento.
erotismo quale pratica emblematica della mo- Le considerazioni sulla forma del medium-
dernità. Ancora più significativo, a tal fine, è il internet ci portano anche a riflettere sull’im-
binomio Sé-internet, in quanto l’ipertrofia possibilità dell’esistenza di un medium puro:
dell’immagine sessuale sulla rete ha raggiunto esso è un’illusione, come lo è il fatto che il me-
una diffusione che nessun medium ha mai dium porti un messaggio senza trasformarlo.
avuto la capacità di esprimere. E riteniamo che È questa l’opinione che McLuhan in tutta la
questo sia possibile solo in virtù del carattere sua opera si sforza di avversare. Secondo il
di tecnica di solitudine da appartamento che mediologo è la forma a essere il carattere fon-
internet, nella sua accezione erototopica, as- damentale del medium, forma che è da consi-
sume. derarsi del tutto scollegata dal proprio conte-
Sloterdijk vede le pratiche di fitness indivi- nuto (che è un altro medium). È questo il senso
duali e di autoaggiornamento intellettuale co- profondo della già citata frase mcluhaniana il
me effetti della contrazione dovuta alla forma- medium è il messaggio. Vedremo che Sloterdijk
appartamento dell’ergotopo 32 e dell’alethoto- farà propria questa concezione del medium,
po. 33 Se, per quanto riguarda il fitness (moder- aprendo a essa delle interessanti prospettive
no strumento di scarico individuale dello sul piano della storia delle religioni e delle idee.
stress, che però, bisogna ammettere, è ancora
sopravanzato da quello collettivo delle pale- █ L’impossibilità di un medium puro:
stre), concordiamo con Sloterdijk nel ricon- egiziani postmoderni
durlo al medium-televisione, invece, per quan-
to riguarda le pratiche di autointensificazione Il punto della produzione sloterdijkiana più
alethotopica, crediamo che sia ancora internet significativo per l’esemplificazione del ruolo
l’emblema dell’egotismo mediatico contempo- del medium è il capitolo VII 34 di Sfere II. Qui la
raneo. Più che la lettura privata di libri e rivi- mediologia di McLuhan è applicata all’ambito
ste, nonché la visione di film e documentari storico-religioso della formazione del cristia-
(esempi citati dal Nostro), oggi la più diffusa e nesimo: «È sovrano chi può farsi rappresenta-
completa pratica individuale alethotopica è il re come se fosse presente nel proprio rappre-
downloading di informazioni dalla rete: la pra- sentante». 35 Questo l’esordio, folgorante,
tica di scaricare è ciò che si è sostituito rapi- dell’argomentazione di Sloterdijk.
damente all’accumulo di testi. La sovranità viene intesa come la possibili-
Sembra avverata la previsione platonica del tà di presentificarsi, da parte di un attore (so-
Timeo, in cui vi era il timore che la scrittura ciale, politico, religioso), in un rappresentante.
aiutasse l’uomo non a ricordare, ma a dimenti- Chi ha un rappresentante, meglio due o più,
care, dal momento che forniva supporti capaci attua la propria presenza in una lontananza
di immagazzinare sapere al posto della memo- indefinita, propagando i propri effetti come
ria individuale e collettiva: il carattere più dif- cerchi concentrici creati da un sasso lanciato
fuso della pratica del downloading sembra es- nell’acqua. È per questo che avere rappresen-
sere infatti la connessione tra mole gigantesca tanti è sempre stata prerogativa delle grandi
di dati immagazzinati e l’impossibilità fisica di strutture dotate di potere (imperi, stati, sette,
usufruire di essi nella loro totalità, talmente società, aziende).
grande da non essere padroneggiabile. Ma perché la struttura di potere attui nella
Le nostre considerazioni sul medium- rappresentanza la propria presenza sono ne-
internet, che si distanziano da Sloterdijk, sono cessarie almeno due condizioni: che il rappre-
però imprescindibili dalla sua trattazione sentato esista e che il rappresentante sia puro.
dell’appartamento, in quanto riteniamo che sia In quelli che sembrano due truismi già traspa-
solo il binomio solitario internet-apparta- re l’inganno mediologico che Sloterdijk ci an-
Peter Sloterdijk 33

drà pian piano a svelare. con sé l’elezione, e i motivi per cui l’elezione è
Per medium puro si intende un medium caduta su di sé. Questo è vero anche per i mes-
trasparente, privo di volontà propria, capace di saggeri dei poteri effettivi. Ma con il messag-
essere permeato e attraversato totalmente, gero apostolico vi è una differenza rilevante: se
senza che l’esistenza del messaggero sia riscon- il medium di un potere effettivo tradisce il
trabile nel messaggio. Sloterdijk ci mostrerà messaggio affidatogli è sempre passibile di
come la posizione del medium diverrà sempre verifica. Al contrario, le referenze dell’aposto-
più equivoca. Un esempio di quello che può lo, postino di un servizio intermondano tra
essere considerato un medium puro (nella sua immanenza e al di là, non possono essere con-
astrazione fittizia) può essere la determinazio- trollate. Il discorso dell’apostolo si basa su un
ne che l’antica setta eretica dei pauliciani dava circolo vizioso è pre-originario, in quanto egli
di Maria, ossia quella di essere coma una canna non fa altro che ripetere la tautologia dell’af-
attraverso cui passò lo spirito angelico di Cri- fermazione cristica “Lo sono”. Cristo afferma-
sto senza ricevere alcuna contaminazione 36. va di essere il Messia, e tale affermazione, per-
Tale dottrina è presente anche nell’ortodossia formativamente, bastava a sé. Queste sono
cattolica, che però si distanzia dalla pauliciana anche le condizioni dell’apostolo. Con la diffe-
perché questa considerava Maria solo come renza che l’apostolo, anche volendo, non può
una donna pia, che, tra le altre cose, aveva avu- confermare con atti (miracoli, ad esempio)
to dopo Cristo altri figli da Giuseppe. Invece il l’origine del proprio mandato. 38
cristianesimo cattolico esige una trasparenza Ci si può chiedere a questo punto cosa ab-
perpetua dei propri media: Maria è vergine bia decretato la vittoria del medium-ismo cri-
prima e lo sarà dopo la nascita di Cristo. stiano nei confronti di quello preesistente delle
Sloterdijk porta avanti una fenomenologia altre religioni. Sloterdijk ne dà una spiegazione
del medium puro con particolare attenzione psicostorica, basata su considerazioni immu-
all’apostolato cristiano: Paolo sarà il primo nologiche 39: l’Apostolo ha vinto sulla Pizia,
medium ad assumere su di sé, con rilevanza sugli sciamani e sui maghi perché l’umiliazione
filosofica, il compito non solo di rappresentare, del narcisismo consistente nel farsi trasparente
ma anche di essere il veicolo finito di un mes- per il messaggio dell’Altro (con gli echi volu-
saggio infinito, dato da un emittente altrettan- tamente lacaniani che tale espressione porta
to infinito. Non bisogna mai dimenticare che con sé), nel caso dell’apostolo era compensata
primi media, quelli che hanno carattere più (a differenza degli altri casi) dalla partecipa-
radicale e multiforme, sono gli uomini. zione attiva al progetto divino. Come il dio
Partendo dalla figura di Paolo, Sloterdijk biblico crea il mondo attraverso la parola, Pao-
pone le basi per far esplodere la contraddizio- lo crea, con la sua parola, il mondo cristiano, la
ne che vi è nella posizione del medium: la ne- prima ecumene.
cessità che esso sia puro e al contempo che non La ricompensa per il servizio postale paoli-
lo sia. no era il paradiso. Ma, nota acutamente Slo-
Abbiamo appena visto il motivo per cui il terdijk, il cristianesimo non avrebbe avuto (e
medium deve essere puro. Ma perché è neces- non avrebbe tutt’oggi) tanto successo se le ri-
sario che esso non lo sia? La risposta di Sloter- compense celesti fossero state limitate alla
dijk è che: «il vero emissario può rappresenta- messaggeria apostolica. Infatti, «il messaggero
re in modo palese il signore sovrano solo se, ha successo solo quando riesce a convocare e a
come portatore dei segni, partecipa al contem- motivare messaggeri di secondo grado». 40
po della sostanza del signore e la manifesta in La forza del cristianesimo fu di non fornire
presenza reale». 37 una teoria astratta del mondo data da messag-
Vediamo sorgere la contraddizione insita geri che sventolavano la propria elezione come
in ogni messaggero: dover essere trasparente, un foglio di via verso una beatitudine trascen-
obliato di sé, dileguante e al contempo portare dente a loro riservata (come avevano fatto fino
34 Lucci

ad allora tutti le classi sacerdotali delle altre teista. 42


religioni e come, di lì a pochi secoli avrebbe Scritto in tre parti negli anni dal 1934 al
fatto lo stesso cristianesimo), bensì di proporre 1938 è un esempio paradigmatico di analisi
una figura macrosferica di alleanza e una offer- sulla reale possibilità di un medium di essere
ta di relazione d’intimità microsferica, ossia una trasparente. Consideriamo brevemente la se-
prospettiva di salvezza universale a chiunque conda parte del saggio, Se Mosè era egizio:
si fosse fatto portavoce del messaggio, aposto-
lo di secondo grado. Freud, dopo che nella prima sezione aveva
Il Cristianesimo fu il primo sistema a occu- cercato di dimostrare l’origine egizia di Mosè
parsi di una propaganda generalizzata e dei partendo dall’analisi della struttura del mito
mezzi con cui perpetrarla a tutto il mondo co- della sua nascita, cambia approccio al proble-
nosciuto. ma. Passa dal mito alla storia del faraone “ere-
Gli atti fondatori del contro-impero escato- tico” Amenofi IV/ Eknathòn che, intorno alla
logico parallelo cristiano sono gli atti degli metà del XIV secolo a.C., istaurò, per i 17 anni
apostoli e dei martiri. Essi non sono l’esposi- del proprio regno, al posto del politeismo tra-
zione del Messaggio, ma le storie di chi ha por- dizionale egizio, un monoteismo rigido, la ve-
tato il Messaggio. La divinizzazione del lavoro nerazione del dio solare Atòn, imposto con la
del postino dell’Assoluto. violenza. Violenza che venne ripagata ben pre-
La conseguenza politica necessaria della ri- sto: alla morte del faraone, il suo nome venne
cerca di universalità del cristianesimo fu una proscritto, i templi del dio unico distrutti.
domanda di imperialità integrale: Ma, ovviamente, non è verosimile che una
religione si possa estirpare di colpo; dovette
che lo spazio globale di annuncio e procla- necessariamente rimanere qualche adepto de-
mazione del messaggio cristiano fosse con- luso, magari qualche sacerdote decaduto, di
cepito effettivamente come imitazione Atòn. Freud propone l’ipotesi che Mosè fosse
escatologica della sfera imperiale del mon- proprio uno di questi che, avendo visto morire
do e della presenza romana del potere le proprie ambizioni col faraone Eknathòn,
nell’orbe terrestre mediterraneo lo dimo- decise di crearsi un popolo proprio, approfit-
stra praticamente tutta la prima letteratura tando del periodo di vacanza del potere cen-
cristiana dall’Apocalisse di San Giovanni trale che seguì la morte di Eknathòn. Si mise a
fino alla dottrina agostiniana de La città di capo dei futuri ebrei, gli diede il proprio dio
Dio. 41 (tra Atòn e il dio veterotestamentario vi sono
impressionanti coincidenze che Freud eviden-
Ormai il Messaggio ha creato l’impero. Ma zia), e li rese eletti, dandogli la pratica che ren-
cosa ne è del messaggero? Cos’è veramente il deva superiore, il proprio popolo, quello egi-
messaggero, canna vuota o prescelto araldo zio: la circoncisione.
dell’Assoluto? È possibile che esista un me- In seguito Mosè sarebbe stato trucidato dal
dium veramente puro? Cerchiamo di rispon- proprio popolo, che poi, pentito, sviluppò la
dere a queste domande, con Sloterdijk. Per tradizione di un futuro ritorno dello stesso
farlo è necessario però un passo indietro, per Mosè alla guida di coloro che lo avevano ucci-
comprendere appieno l’esito del discorso slo- so. Freud a questo punto si confronta col pro-
terdijkiano. blema storico di Yahweh. Originariamente tale
divinità era un dio sanguinario dalla forma di
█ Mosè, un egizio serpente. Come poteva coincidere col diafano
e irrapresentabile dio di Mosè l’egizio? Freud
Questo è l’argomento scelto da Freud per sostiene che il popolo ebraico, nato dall’unione
uno dei saggi più noti e dibattuti della sua di più tribù, originariamente aveva un’anima
produzione: L’uomo Mosè e la religione mono- religiosa divisa: da una parte il primitivo Yah-
Peter Sloterdijk 35

weh, dio ctonio adorato dalla parte del popolo dell’ebraismo il nucleo di un’eresia egiziana
originaria della tribù dei Medianiti, dall’altra il sopravvissuta all’ortodossia che l’aveva rimos-
dio unico predicato da Mosè a coloro che ave- sa per ben due millenni, questi autori applica-
va portato con sé dall’Egitto, il suo seguito, che no le stesse categorie di pensiero all’ebraismo
sarebbero poi divenuti i Leviti. nei confronti del cristianesimo.
Yahweh sarà il risultato dell’unione di alcu- Nel Cristianesimo trionfante grazie
ne caratteristiche del dio-serpente con Atòn e all’ebreo Saulo, divenuto poi l’apostolo Paolo,
verrà reputato il vero artefice dell’uscita vi sarebbe in realtà il trionfo della religione
dall’Egitto, Mosè sarà invece “risarcito” con ebraica, perpetrata con altri mezzi: il cristiane-
l’attribuzione dell’instaurazione del canone simo paolino sarebbe il compimento
religioso monoteista del popolo (che invece, dell’ebraismo, trasformato in religione univer-
più probabilmente, era stata opera di un sa- sale tramite i mezzi della propaganda e
cerdote medianita). dell’apertura a tutti i gruppi etnici. 43
Come s’inserisce il saggio freudiano nelle Sarebbe dunque l’Ebraismo ad aver vinto
nostre considerazioni sul medium? Freud, nel cristianesimo, il rimosso del cristianesimo
esemplarmente, ci dice qualcosa riguardo Mo- destinato a ritornare sempre e comunque, se-
sè in linea con le considerazioni da cui siamo condo la legge freudiana, e a rendere diviso
partiti. nella sua propria essenza il soggetto religioso.
Ossia che anche il medium più trasparente In quest’ottica essere cristiani significa neces-
sarà necessariamente opaco, lontano costituti- sariamente essere anche, in primo luogo, ebrei.
vamente dalla purezza (che pure dovrebbe Ebrei di un ebraismo compiuto, quindi eretico.
appartenere all’essenza del medium). Cristiani cripto-ebrei, eretici, necessariamente.
Mosè, il fondatore della legge ebraica, non Marrani, secondo l’infamante definizione degli
è ebreo. Il dio Atòn, che egli annuncia, è un dio inizi dell’età moderna, affibbiata agli ebrei
dell’amore, ma Mosè, secondo la tradizione spagnoli convertiti. Letta in tale ottica la nota
fatta propria da Freud, è un uomo duro, ira- frase di Paolo (I Lettera ai Corinti, cap. XI,
condo, tutt’altro che amorevole. Yahweh, non v.19) Oportet et haereses esse (“è necessario che
è il dio unico, che non può essere né nominato vi siano [anche] eresie”) assume quasi il signi-
né rappresentato. È un dio-serpente, mostro ficato di un messaggio criptato.
annidato sotto un vulcano, che esige sacrifici
di sangue. La storia dell’antico testamento è █ Paolo, un egizio
fatta di rimozioni e omissioni, risarcimenti
postumi, sincretismi tra divinità. Insomma, Se portiamo alle estreme conseguenze le
Freud ci guida verso la realtà del medium che, precedenti considerazioni, attraverso gli stru-
come comincia a essere sempre più evidente, è menti fornitici da Sloterdijk e Freud, possiamo
tutt’altro che pura. arrivare al rovesciamento della tesi sulla pre-
sunta purezza del medium apostolico. O addi-
█ Paolo, un ebreo rittura alla distruzione del concetto di me-
dium, inteso come insieme di forma esteriore e
Torniamo al capitolo VII di Sfere II. Sloter- di contenuto.
dijk nelle ultime dieci pagine pone il nucleo Paolo, l’Apostolo, che col suo viaggiare ha
costruttivo della sua argomentazione, dopo creato l’ecumene cristiana, è stato colui che, in
aver raccontato un episodio poco noto della realtà, ha fatto conoscere in ogni angolo del
storia della cultura. Si tratta di una controver- globo la religione di Yahweh. Agente segreto
sia storica nata nell’ambito della riflessione inconsapevole (?) dell’ebraismo ha creato con
filosofico-teologica di alcuni pensatori ebrei le sue parole l’impero del cristianesimo trion-
del ‘900: Rosenzweig, Taubes, Ben-Chorin. fante, che però è anche il regno dell’ebraismo
Come Freud aveva ritrovato alla radice continuato con altri mezzi. Dobbiamo però
36 Lucci

ricordare la lezione di Freud su Mosè: Yahweh monolatrico è crollato sotto i colpi del policen-
è solo un Atòn egizio un po’ più strisciante. Il trismo attuale, fatto della scoperta delle Ame-
dio degli ebrei sarebbe sostanzialmente il dio riche, della globalizzazione terrestre, della cir-
degli eretici egizi del XIV secolo a.C. Il Dio dei colazione del capitale.
cristiani dunque non sarebbe altri che il vec- Chiudiamo queste considerazioni sul me-
chio Atòn egizio passato attraverso il camuf- dium in ambito storico-religioso con la stessa
famento ebraico sotto il nome di Yahweh. Ma citazione con cui Sloterdijk conclude il suo
non è questa la chiusura del ragionamento di capitolo, una breve parabola kafkiana, la mi-
Sloterdijk. Il suo intento non è farci soffermare gliore descrizione dell’attuale «libero mercato
sulla necessaria opacità di ogni medium, e sul dei messaggi, che, per quello che si vede, reste-
fondo di rimozione che vi è in ogni messaggio rà come il suo stadio finale». 45 La parabola è la
che pretende di essere univoco. seguente:
Sloterdijk, nella trilogia di Sfere, fa una
grande opera di archeologia filosofica della furono invitati a scegliere tra l’essere re o
cultura in vista di un’analisi del presente: per corrieri dei re. Da veri bambini, tutti volle-
questo la sua riflessione sul medium religioso ro essere corrieri. Perciò esistono soltanto i
da Paolo ai teologi ebrei del Novecento non corrieri, i quali galoppano attraverso il
può che sfociare nella contemporaneità. Qual mondo e, non essendoci re di sorta, si gri-
è il senso che assume oggi il discorso sul me- dano l’un l’altro i loro messaggi divenuti
dium? Sloterdijk lo racchiude in una frase: «la privi di senso. Ben volentieri la farebbero
rappresentazione ha la priorità». 44 La priorità finita con la loro misera esistenza, ma non
su ogni cosa, secondo Sloterdijk. osano farlo per via del giuramento da loro
Il discorso sloterdijkiano non vuole con- prestato. 46
vincere i cristiani di essere in realtà adoratori
di Atòn. Vuole semplicemente mostrare che il Il medium si è totalmente separato dal
medium di un messaggio, e particolarmente messaggio, che rimane, nelle sue mutevoli
quello di un messaggio religioso come quello forme, in circolazione, esposto a ogni interpre-
cristiano, non è importante per quello che ri- tazione e privo di referente.
porta. Importante è il motivo per cui egli inizia Forse, in quello che può esser considerato
la propria opera di corriere. E questo motivo è uno slogan sloterdijkiano: C’è l’informazione, è
stato il bisogno dell’uomo di creare un sistema riassunto tutto il senso del medium all’epoca
di immunità, a livello psicologico prima e ma- della latenza del messaggio.
teriale poi, che lo difendesse dall’esteriorità
assoluta, estranea, priva di dèi e uomini. Que- █ L’ultimo profeta: messianismo televisivo
sto sistema (che Sloterdijk definisce con il ter-
mine macrosfera) è stata per secoli l’ecumene Abbiamo appena esaminato come per Slo-
cristiana, fondata sul messaggio paolino, entro terdijk, nella sua fase di pensiero più recente, la
cardini eurocentrici e rigorosamente monotei- riflessione sul linguaggio abbia lasciato il posto
sti. a quella sui media. Dunque non più un pensie-
La rappresentazione ha la priorità (Il me- ro orientato classicamente e heideggeriana-
dium è il messaggio, se volessimo esprimerci mente a studiare la costellazione uomo-lin-
attraverso il linguaggio mcluhaniano) anche guaggio come rapporto privilegiato e accesso
sul rappresentato, che può tranquillamente univoco all’essenza. Ma un pensiero, fortemen-
essere Atòn, Yahweh, Dio, il dio-serpente me- te influenzato dall’analisi mediologica, che ha
dianita o niente: essa sopravvivrà finché servi- fatto dell’interesse per tutti gli strumenti del
rà all’umanità come sistema immunitario. Os- comunicare il proprio fulcro.
sia, per Sloterdijk, fino all’epoca moderna, in In tale ottica il fenomeno-linguaggio, parti-
cui tale sistema immunitario monocentrico e colarmente nella sua accezione tipografico-
Peter Sloterdijk 37

libresca, è un fenomeno che non ha alcun ca- per altre forme di coinvolgimento mediatico.
rattere di necessità. È solamente una delle in- Dopo aver visto come le sue analisi sia sia-
numerevoli costellazioni uomo-media svilup- no orientate prima sulle forme di inclusione
patesi nel corso dei secoli. Non la prima né mediatica proprie dell’ambito tecnico (telefo-
l’ultima, né tantomeno quella definitiva. Slo- no, stereo, radio, internet) e storico-religioso
terdijk, come McLuhan, vede nei media delle poi, facciamo un passo indietro per recuperare
estensioni del sé continuamente aggiornate alcune interessanti considerazioni sul medium-
dall’uomo, che influenzano radicalmente chi le televisione (esposte in Selbstversuch 47) , che
ha ideate, soprattutto a livello inconscio. In ciò come abbiamo visto precedentemente, in Sfere
non vi è valutazione morale, ma semplice con- III, è trattato forse troppo sbrigativamente.
statazione, interesse antropologico, diretta Nelle battute conclusive 48 del testo Sloterdijk
conseguenza delle analisi noggettuali sulla co- schizza un’analisi molto interessante del me-
stituzione della soggettività. Andiamo a con- dium televisivo che può essere riassunta con
cludere il presente lavoro coniugando in ma- una frase-slogan à la McLuhan: «gli interme-
niera compiutamente esplicita l’analisi sui me- diari sono dei redentori». 49
dia e il terzo stadio noggettuale. Questa affermazione può essere considera-
Sloterdijk parte, come più volte accennato, ta la condensazione di tutte le analisi che erano
da analisi biologiche e antropologiche quando state fatte lungo il testo sulla televisione, in-
definisce la terza relazione noggettuale come centrate principalmente sul carattere di pro-
quella che riguarda il mutamento di medium: fonda libertà che le apparterrebbe. La televi-
quando il bambino nasce, lascia il medium sione, secondo Sloterdijk, racchiude tutto il
acquatico-amniotico-placentario che lo ha contenuto del medium tecnico e religioso, in
visto sorgere dal nulla all’esistenza. L’aria è il quanto ci dà una molteplicità di programmi,
primo medium che ci accoglie dopo la prima lasciandoli però indifferenziati: essi sono privi
apocalissi, quella primigenia, che viviamo. Ad di messaggio insomma, e danno così la possibi-
essa, in essa, si sovrapporranno una serie di lità a ciascuno di seguirne uno diverso.
media molteplici e diversi, che lungo tutta la La televisione è un messia che dà a ciascu-
vita cosciente formeranno sfere d’inclusività no la possibilità di creare la propria religione di
dal grado di partecipazione sempre più eleva- redenzione personale, attraverso la selezione
to, cercando l’avvicinamento mimetico con il dei programmi: buona novella e palinsesto
medium amniotico pre-originario. In tal senso televisivo finiscono per coincidere:
sia le entità sociali più ampie (dalla metafisica
onto-teo-logica occidentale, agli Stati nazionali Gli individui, in fin dei conti, vogliono es-
moderni) per arrivare a quelle più piccole (dal- sere lasciati tranquilli, no? Vogliono anche
la setta esoterica alla coppia senza figli che vive dell’eccitazione […], ma vogliono sempre e
in un appartamento) hanno la stessa funzione soprattutto che li si lasci tranquilli; questa
insulativo-climatico-mediologica: creare per tranquillità oggi la possono avere, una volta
l’individuo uno stato di sospensione entro una per tutte. La televisione ci informa sul fatto
realtà confortevole. che, ogni cosa, al fondo, non è che immagi-
I media propriamente detti sono mezzi la ne. Nella televisione si conclude la storia
cui essenza è finalizzata proprio alla creazione della redenzione dell’umanità. […] La tele-
di un surrogato tecnico dell’amnios che ci per- visione è l’ultima tecnica di meditazione
metta un’esperienza paragonabile a quella pre- dell’umanità, nell’era che segue quella delle
originaria. religioni regionali elevate. 50
È per analizzare la diversità di esperienze
che ciascun medium porta con sé che Sloterdijk La televisione rappresenta l’ultima forma,
passa dai suoi interessi originari (il legame tra quella definitiva, di pausa dal mondo. Nell’e-
venire-al-mondo e venire-al-linguaggio) a quelli poca del ritirarsi dei macrosistemi immunita-
38 Lucci

rio-religiosi è la TV più del sonno, delle droghe, 8


P. SLOTERDIJK, Zur Welt kommen-zur Sprache
dell’alcool, a offrire quell’orizzonte quasi- kommen, cit., pp. 108-112.
messianico di uscita dal mondo e dal tempo 9
E. CIORAN, De l'inconvénient d'être né, Gallimard,
necessario all’uomo per sfuggire al peso Paris 1973 (trad. it., L’inconveniente di essere nati,
dell’esistenza. Ciò è insito nel carattere stesso traduzione di L. ZILLI, Adelphi, Milano 1991, p. 20).
della trascendenza, che la televisione mette a
10
Ivi, cit., p. 112.
11
Cfr. P. SLOTERDIJK, Zur Welt kommen-zur Spra-
nudo: il fatto che essa sia una dimensione rit- che kommen, cit., p. 48.
mica e non metafisica 51. È nella pausa dal 12
Cfr. ivi, pp. 155-175.
mondo che comincia con la pressione del tasto 13
Ivi, p. 161.
di accensione sul telecomando che vi è la con- 14
Cfr. ivi, pp.167-168.
trazione estrema del movimento di pendolari- 15
P. SLOTERDIJK, Wie wurde der „Todestrieb“ ent-
tà esistenziale che sempre è stato un bisogno e deckt? Zu einer Theorie der seelischen Endabsichten
un’ossessione per l’uomo. mit ständiger Rucksicht auf Sokrates, Jesus und
La televisione rappresenta l’ultimo messia, Freud in Id., Weltfremdheit, cit, pp. 161-212.
quello postmoderno, che fa della discrezione 52
16
PLATONE, Fedone, pp. 115c-116a.
e dell’accondiscendenza alle umane debolezze
17
Ivi, p. 116e
quotidiane la propria neutra novella: in esso vi
18
P. SLOTERDIJK, Weltfremdheit, cit., p. 207.
19
Ivi, pp. 210-211.
è la sostituzione di ciò che era la Grande Notte 20
Ivi, p. 212.
[Grosse Nacht], la Grande Indifferenza [Grosse 21
Cfr. M. MCLUHAN, The Gutenberg Galaxy: The
Indifferenz], la Grande Non-Volontà [Grosse Making of Typographic Man, Toronto University
Nicht-Wollen], esperienze proprie dell’orizzon- Press, Toronto 1962, (trad. it. La galassia Gutenberg.
te metafisico-religioso, con una serie di piccole Nascita dell’uomo tipografico, a cura di M. BELPOLITI,
notti, piccole liberazioni, piccole indifferenze, G. GAMALERI, Gruppo Editoriale L’Espresso, Roma,
tra le quali è sempre possibile lo zapping. Con 2006).
la TV finisce l’epoca del bisogno metafisico di 22
Ivi, p. 50 (trad. it., p. 67).
apocalissi estesa a tutto l’esistente, a cui si so-
23
È questo il titolo del primo paragrafo dell’altro
stituisce quello dall’apocalissi, discreta e quo- testo fondamentale di McLuhan, Understanding
tidiana, che si esplica nel semplice gesto di Media: The Extensions of Man, Routledge and Ke-
gan, London 1964, p. 7 e segg. (trad. it. Gli strumen-
spegnere l’apparecchio. ti del comunicare, a cura di P. ORTOLEVA, P. PALLA-
VICINI, traduzione di E. Capriolo, Il Saggiatore,
█ Note Milano 2008, p. 29 e segg.).
24
P. SLOTERDIJK, Sphären III, cit., p. 584.
1
P. SLOTERDIJK, Zur Welt kommen-zur Sprache 25
Cfr. P. SLOTERDIJK, Sphären I, cit., nota 160 p.
kommen, Suhrkamp, Francoforte 1988. 390; TH. MACHO, Mit sich allein. Einsamkeit als
2
J.L. BORGES, El libro de arena, Emecé, Buenos Ai- Kulturtechnik, in: A. ASSMANN, J. ASSMANN (Hg):
res 1975 (trad. it. Il libro di sabbia, in: J.L. BORGES, Einsamkeit. Archäologie der literarischen Kommuni-
Tutte le opere, vol. 2, a cura di D. PORZIO, Monda- kation VI, W. Fink, München 2000, pp. 27-44 (con-
dori, Milano 1985, in particolare pp. 648-652). sultabile online alla pagina http://www.culture.hu-
3
Ivi, p. 650. berlin.de/tm/?node=72).
4
P. SLOTERDIJK, Zur Welt kommen-zur Sprache 26
P. SLOTERDIJK, Sphären III, cit., p. 587.
kommen, cit., p. 50. 27
Ivi, p. 594.
5
Cfr. ivi, p. 54. 28
P. SLOTERDIJK, Sphären III, cit., pp. 595-596.
6
P. SLOTERDIJK, Sphären I - Blasen, Mikrosphärolo- 29
Cfr. M. FERRARIS, Ontologia del telefonino, Bom-
gie. Suhrkamp, Francoforte 1998; Id., Sphären II - piani, Milano 2005.
Globen, Makrosphärologie. Suhrkamp, Francoforte 30
Cfr. M. MCLUHAN, Understanding Media, cit., p.
1999; Id., Sphären III - Schäume, Plurale Sphärolo- 24 e segg. (trad. it., p. 42 e segg.).
gie, Suhrkamp, Francoforte 2004. 31
Con quest’espressione Sloterdijk definisce la ten-
7
P. SLOTERDIJK, Weltfremdheit, Suhrkamp, Franco- denza umana a creare rapporti interpersonali più o
forte 1993. meno duraturi basati sull’attrazione erotico-sessuale.
Peter Sloterdijk 39

32
Con quest’espressione Sloterdijk intende consi- 40
P. SLOTERDIJK, Sphären II, cit., p. 687.
derare le comunità umane come portatrici di stress 41
Ivi, p. 696.
condiviso e cooperativo: gli uomini si aggregano 42
S. FREUD, Der Mann Moses und die monotheisti-
per diminuire (condividendolo) lo stress a cui il sche Religion (1938), in: S. FREUD, Gesammelte Wer-
mondo quotidianamente li sottopone. ke, Bd. XVI, Fischer, Frankfurt a.M. 1950 (trad. it.,
33
Con quest’espressione Sloterdijk definisce la ten- L’uomo Mosé e la religione monoteista, in: S. FREUD,
denza umana all’aggregazione in vista del raggiun- Opere, vol. XI, a cura di C. MUSATTI, Bollati Borin-
gimento della verità, intesa come scoperta, espe- ghieri, Torino 1967-1980, pp. 329-453).
rienza di ciò che, precedentemente appartenente al 43
Cfr. P. SLOTERDIJK, Sphären II, cit., p. 774.
regno dell’ignoto, poi giunge alla luce della cono- 44
Ivi, cit., p. 783.
scenza. A tal proposito l’aggregazione avviene tra- 45
Ivi, p. 787.
mite strumenti quali, tra gli altri: i riti d’iniziazione, 46
Ibidem; il passo di Kafka è relativo alle sue medi-
la trasmissione di insegnamenti, lo studio e il rico- tazioni personali e risale al 1914 (cfr. F. KAFKA, Con-
noscimento sociale delle classi che hanno accesso fessioni e diari, Mondadori, Milano 1972, p. 722).
alle conoscenze. 47
Cfr. P. SLOTERDIJK, Selbstversuch. Ein Gespräch
34
Cfr. P. SLOTERDIJK, Sphären II, cit., pp. 667-787. mit Carlos Oliveira, Carl Hanser, München 1996.
35
Ivi, p. 667. 48
Cfr. ivi, pp. 122-148.
36
Mi riferisco qui al testo classico sulle eresie di R. 49
Ivi, p. 142.
MANSELLI L’eresia del male, Morano, Napoli 1980. 50
Ivi, pp. 142-143.
Il capitolo sui pauliciani è alle pp. 76-83. 51
Cfr. ivi, p. 145.
37
P. SLOTERDIJK, Sphären II, cit., p. 675. 52
Non a caso McLuhan intitola Television: the Ti-
38
Cfr. ivi, p. 681. mid Giant la sezione 31 di Understanding Media,
39
Cfr. ivi, pp. 683-684. cit, p. 336 e segg. (trad. it., p. 277 e segg.).