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COMPRENDERE IL GOSHO

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2012

Quello che alle persone risulta difficile capire, o magari accettare, è che Nichiren quando
mandava i Gosho, sapeva che i destinatari, persino i laici – perché ci sono Gosho scritti per
monaci e Gosho scritti per laici – avevano una conoscenza del Buddhismo superiore a
quella delle persone che al giorno d'oggi si avvicinano al Buddhismo di Nichiren.
Andando indietro nel tempo e facendo un paragone con la musica, secoli fa era una cosa
normale studiare musica, molti sapevano leggere la musica sul pentagramma. Adesso non
è una cosa così comune. La stessa cosa vale per i gosho.
Nichiren si permette di parlare di determinati argomenti e di spiegare in modo
approfondito determinati punti perché sa che l’interlocutore conosce ciò di cui lui sta
parlando. Ma se una persona non conosce il Dharma, l’insegnamento del Buddha, il
Buddha-Dharma, e legge i gosho, potrà comprendere solo alcuni gosho di minore
importanza. Ricordiamoci anche che i gosho sono lettere. Certo, in ogni lettera metteva dei
suoi insegnamenti, ma questi erano anche incoraggiamenti alla persona: se sapeva, per
esempio, che la persona a cui scriveva era malata o aveva gravi problemi, allora lui citava
dei passaggi del Sutra del Loto dai quali la persona poteva trarre conforto, ma il punto è che
Nichiren in alcuni gosho ha proprio centrato il suo pensiero. Nono occorre leggersi tutti i
gosho.
Innanzitutto è molto importante, prima di leggere un gosho, andare a vedere a chi è
indirizzato, informarsi su chi è questa persona. Se si legge un gosho indirizzato a Shijo
Kingo, devo sapere chi è, devo conoscere il temperamento di quest’uomo perché così
riesco a capire meglio quello che Nichiren gli dice, e soprattutto perché glielo dice e perché
lo fa in quel determinato modo. Leggere una lettera di Nichiren, o un trattato – come il
Trattato dei Fratelli, il Trattato sulla Preghiera, il Nyosetsu Shugyo Sho, il Trattato dei
Quattro Stadi della Fede e i Cinque della Pratica – sono lettere molto difficili da
comprendere. Se non si conosce il pensiero tipico dell’Hinayana non si può comprendere
che cosa lui vuole dire quando parla di “insegnamenti provvisori” o “insegnamenti
preparatori”, quando parla dei “due veicoli”, di “shravaka”, “pratyekabuddha”, etc. E
questo lo fa proprio all’inizio. Se non si conosce questo, come si fa ad capire cos lui dice
nel corso del gosho.
Bisogna capire che Nichiren parlava a dei suoi discepoli. Quando noi parliamo ad una
persona, lo facciamo tenendo per forza di cose in considerazione com’è questa persona. Il
suo linguaggio era destinato alla persona alla quale indirizzava il gosho. Senza conoscere
tutte queste cose, il Gosho diventa un videogioco e allora capisci quello che vuoi tu. È per
questo che è in atto questo stravolgimento della dottrina. Tu non sapendo nulla ascolti
quello che ti viene detto, da una persona che non spiega quello che c’è scritto, ma spiega
quello che c’è scritto in funzione di quello che questa persona deve portare avanti (la
scuola).
È questo il punto della tradizione. La tradizione deve arricchire, non deve fare in modo
che sia un metro di interpretazione e a seconda della tradizione io ti dico determinate cose.
All’interno della tradizione Nichiren, le varie scuole enfatizzano determinati gosho: la
Honmon Butsu Ryushu enfatizza molto il gosho Mondo-sho, perché loro hanno una
credenza particolare del Daimoku e in quel gosho, se letto con la preparazione di quella
scuola, si trovano le conferme del pensiero della scuola; ma se lo si legge con gli occhi di
un credente della Nichiren Shu o dell’Hokke Shoshu, le cose non sono esattamente così.
Quindi visto e considerato che ognuno di noi tende già a interpretare – perché filtra
attraverso se stesso, la sua personalità, la sua preparazione, le sue esperienze – per cercare
di avvicinarsi il più possibile, di limitare meno i danni, sarebbe opportuno che prima di
avvicinarsi al gosho, si andasse ainformarsi su tutto quello sta intorno al gosho. Sappiamo
ad esempio che esistono gosho pre-Sado e gosho dopo-Sado che è una differenza
fondamentale, perché Nichiren nei primi dice alcune cose, mentre ne dice altre nei
secondi. Nichiren stesso dice chiaramente di considerare i gosho di del suo esilio a Sado
come provvisori. Così come dice chiaramente di fare attenzione che chi legge un
determinato punto qui abbia una grande fede, in alcuni casi mette questa annotazione in
mezzo al gosho, in altri all’inizio oppure alla fine.
Poi bisogna considerare che Nichiren era un monaco medievale, che viveva nel 1200. Le
stesse scuole buddhiste che lui si trovava di fronte erano totalmente diverse da come sono
adesso. Ad esempio, lui chiamava lo Zen “il demone celeste” perché imputava ai praticanti
zen di avere un’arroganza senza limiti. Al tempo lo Zen non accettava gli insegnamenti del
Buddha scritti, non accettava nessun sutra, diceva non c’è nulla da comprendere, conta
solo il qui e ora. Adesso i praticanti zen capita che recitino il Sedicesimo capitolo (del Sutra
del Loto), che leggano il Venticinquesimo capitolo o i Dharani. Lo stesso Dogen, fondatore
dello Zen Soto, ha fatto un commentario sul Sutra del Loto. Le cose sono cambiate
radicalmente e quindi senza comprendere questo diventa tutto assurdo. È come se una
persona del 2000 andasse in giro vestito con abiti dell’’800, perché gli piace la pittura o la
musica di quell’epoca.
Purtroppo l’insegnamento di Nichiren viene dato così: vuoi fare Daimoku? Canta Namu
Myoho Renge Kyo, mettiti davanti ad un muro, davanti ad una pergamena...ma non è così
semplice. Non è affatto semplice: è uno degli insegnamenti più difficili. Una ragione è
perché si basa sul Sutra del Loto – ricordiamo che il Buddha stesso dice all’interno del
Sutra che quello contenuto in esso è difficile da credere, il più difficile da credere; l’altra
ragione è perché Nichiren è andato altrove, è andato al di là. Il concetto del Buddha di
Honmon, nel 1200, questa forza generatrice di ogni cosa – concetto che assomiglia molto al
Dio cristiano – era un concetto impensabile, inconcepibile, assurdo per il tempo. Questa
voce che esce fuori e dice “le persone pensano che io mi sia illuminato, in realtà sono
illuminato da un tempo incalcolabile”, “io ci sono sempre stato e sempre ci sarò”, “io sarò
sempre accanto a voi”, assomiglia all’orecchio al concetto di Dio cristiano. Ma nel
Buddhismo non c’è dualismo, non c’è “creato” e “creatore”, il Buddhismo enfatizza la
saggezza, il comprendere, la fede intesa come fiducia che comprenderai. Nel Buddhismo è
causa ed effetto. Faccio spesso l’esempio dell’uomo caduto nel pozzo: il Buddha allunga la
mano per tirarlo fuori, ma se l’uomo dentro al pozzo non allunga lui stesso la mano non
c’è il contatto, non si può fare niente. Il Buddhismo rispecchia un ideale di giustizia
secondo il quale se non fai non hai, come diceva la canzone “chi non lavora, non fa
l’amore”, o come dicono gli zen “un giorno senza lavoro, è un giorno senza cibo”.
Il Nichirenismo, o la dottrina di Nichiren, se non viene spiegata e presentata nel modo
giusto, può essere assolutamente pericolosa. Perché se tu nel 2012 porti avanti
quell’atteggiamento che esce fuori dalle traduzioni dei testi di Nichiren che noi siamo
abituati ad avere sotto mano, te vai in giro a fare dei danni, perché ti credi un super-uomo,
diventi arrogante. Nichiren era un monaco Tendai: i monaci Tendai, erano e sono, i monaci
più istruiti. Lo dice chiaramente Nichiren nei suoi gosho che le divinità protettrici del cielo
e della terra, benedicono e proteggono chi fa il bene, chi agisce nel bene. A Shijo Kingo, che
lui sapeva essere una persona fumina, dice le divinità non proteggono le persone irascibili.
Nel Nichirenismo attuale cosa accede? Che si porta avanti un ideale di shakubuku che
sembra una sciabola: tu non credi nel Sutra del Loto? Un colpo nella testa, perché tanto sei
scemo. Shakubuku in realtà significa combattere contro le ingiustizie, contro tutte le
ingiustizie che l’uomo moderno vive. Perché di per sé ogni ingiustizia è contro al Dharma.
Un altro discorso importante è: se tu vai in Giappone e prendi un alberello e lo porti qua,
questo secca in due giorni. Cos vuol dire? Il Buddhismo in genere deve essere adattato al
paese. Pensa al Khan in Cina e lo Zen in Giappone: hanno la stessa radice, ma come sono
diverse. La stessa cosa la tradizione della Terra Pura in Cina e in Giappone. È noto che il
Giapponese sia più duro nelle sue cose e quindi il Buddhismo giapponese rispecchia quel
temperamento. Questo è molto chiaro anche nei riti: prova ad ascoltare il Nembutsu svolto
dai cinesi e quello svolto dai giapponesi. In Occidente abbiamo un altro buddhismo, o
meglio, abbiamo lo stesso buddhismo che si manifesta in vari modi.
Bisogna riuscire a comprendere tutto questo per capire e praticare il Buddhismo di
Nichiren, perché altrimenti hanno ragione quelli che pensano che i Nichirenisti siano
persone avulse dalla realtà e che il Nichirenismo sia un fenomeno avulso dal Buddhismo.
Perché i Nichirenisti non si comportano da Buddhisti. Perché? Perché non conoscono il
Buddha-Dharma. Su dieci persone ce n’è uno che conosce la Quattro Nobili Verità, ce n’è
uno che conosce la meditazione. Tutti gli altri addirituttura si arrabbiano se gli dici che il
Daimoku è una forma di meditazione. Addirittura si mettono in contrapposizione se
affermi che il Daimoku è un mantra: no, dicono, è un Dharani. E viceversa.
C’è tanta di quella confusione intorno a Nichiren che noi pensiamo che perché ha fatto
quello che ha fatto abbia dovuto subire tutte le persecuzioni, pensiamo che questo sia
avvenuto solo quando Nichiren era in vita. In realtà, questo minestrone che è diventato il
Nichirenismo, questo pressapochismo, questa superficialità dietro al Nichirenismo è di per
sé un’altra persecuzione. Nichiren non era affatto come viene descritto, perché era una
persona che quando gli mandavano un’offerta che gli ricordava il suo luogo natale –
ricordiamo che era di umili origini, da un villaggio di pescatori è arrivato alle più alte vette
giocandosi la testa ogni singolo giorno – piangeva; quando le persone lo andavano a
trovare – affrontando un viaggio a piedi impensabile, non come adesso che per andare a
prendere i figli a scuola tante persone prendono il SUV – era preoccupatissimo e rimaneva
preoccupato finché un’altra persona che lo andava a trovare non lo informava che
quell’altra persona era tornata a casa sana e salva. Nichiren non era quel samurai che viene
descritto. Il Nichirenista si deve mettere in testa prima di tutto che è un Buddhista e il suo
comportamento deve rispecchiare l’insegnamento del Buddha.
Astenersi dal fare ciò che non va fatto, non fare quelle cose che non sono conformi ad una
persona onesta che dovrebbe avere a cuore tutti gli esseri viventi e coltivare quelle cose che
invece andrebbero fatte, mettendosi da parte – perché per fare così bisogna praticare la
rinuncia. I Buddhisti praticano spesso la rinuncia, pensa ai Cinque Impegni di
Consapevolezza. Se noi non coltiviamo ciò che va fatto e il bene e il bello, il nostro cuore
non si purifica e allora la traduzione del nostro Daimoku non sarà più “Prendo rifugio nel
Sutra del Loto”, ma diventa “Desidero tutto senza dare nulla di mio in cambio”. Capisci
com’è importante conoscere l’insegnamento del Buddha per invocare il Daimoku? Se non
si comprende questo, si va davanti all’altare, ma se nella vita di tutti i giorni non applichi
questo, tu non credi all’insegnamento buddhista, credi alla magia. E Nichiren non era
Mago Merlino: Nichiren era una persona che si è giocato l’intera vita, ha fatto una vita di
stenti per portare a tutti questo ideale di inclusione, di compassione presente del Sutra del
Loto, pensa al Sedicesimo capitolo, “La suprema pratica è la compassione e la mia vita è
scaturita da essa.”
Questo lui portava avanti, se no che razza di discepolo del Sutra del Loto sarebbe stato?
Sarebbe stato il samurai del Sutra del Loto, il terrorista del Sutra del Loto, sarebbe stato il
malato di mente del Sutra del Loto e guarda che la storia ne ha avuti di malati di mente...
O ci regoliamo su questi punti, o altrimenti, meglio del Sutra del Loto, Topolino.