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CAMERA OSCURA: DA CHIMICA A DIGITALE

A cura di Marco Barsanti

Per molti fotografi, il passaggio dalla camera oscura classica ai nuovi sistemi digitali, ha rappresentato
un vero e proprio “shock”.
Improvvisamente, sugli scaffali dei nostri fornitori di fiducia, sono venuti a mancare molti dei più
comuni prodotti da camera oscura. La domanda dei chimici fotografici, delle carte da stampa, degli
accessori si è talmente ridotta, da indurre molti produttori a ridimensionare le proprie catene
produttive. Molti marchi hanno addirittura cessato la produzione.
La stampa a getto d’inchiostro, dopo molti anni di sperimentazione, ha vinto in praticità di utilizzo e la
sua qualità sempre migliore ha indotto molti professionisti ed amatori ad abbandonare i processi
tradizionali.
Non ci si può certo meravigliare se la versatilità di un computer (pensiamo ad un portatile) abbia
sostituito l’ingranditore, le bacinelle, l’acqua corrente. A me basta ricordare quale impresa fosse
stampare bene un 40 x 50 o un 50 x 60 e quale fosse la quantità dei chimici e dell’acqua di lavaggio....
Oggi un computer ed un buon monitor sostituiscono i metri quadrati necessari in passato per
l’allestimento di una stanza di lavoro, nonchè il peso mastodontico di alcuni ingranditori. Non occorre
più avere spazio per la stampa, possiamo servirci della stampante o del plotter di un laboratorio di
fiducia.
Certo, anch’io non nascondo il mio sentimento nostalgico verso le tante ore passate sotto la luce di
sicurezza a toccare negativi, carte, prodotti chimici. A studiare e a conoscere i materiali sensibili, la
chimica fotografica.
In effetti, i miei ingranditori, le mie bacinelle, il mio spazio di lavoro ci sono ancora! Non sono riuscito a
separarmene. In pratica mi trovo ad alternare, scegliendo a seconda dei risultati che desidero
ottenere, le due tecniche, sperando di riuscire a reperire ancora per molto tempo i prodotti da camera
oscura.
Il mio approccio verso la manipolazione dell’immagine in Photoshop è stato il medesimo che ho
sempre adottato sotto l’ingranditore. Per questo credo di non aver mai subito alcun trauma per tutti
questi cambiamenti.
In questo articolo-tutorial, vorrei sfatare questo tendenza al pregiudizio verso le nuove tecniche di
stampa e soprattutto sull’utilizzo di photoshop come “camera chiara”. Del resto, per chi ha esperienza
di quella “scura”, il passaggio a photoshop con le sue possibilità infinite di gestire l’immagine non può
che rappresentare un positivo cambiamento in praticità e versatilità di utilizzo. Gli interventi possono
continuare ad essere i medesimi: mascherature, bruciature... la sola differenza è che non useremo più
sagome di cartoncino nero ritagliato, ma delle maschere virtuali create tramite il programma. La
sostanza dell’intervento può rimane la medesima.

Spostiamoci quindi nella mia camera oscura, oggi molto meno spaziosa, e vediamo quali sono state le
procedure che fino a ieri abbiamo utilizzato nella stampa classica.
Per iniziare ho scelto un negativo. Soggetto un ritratto ambientato in un paesaggio roccioso. Il formato
di ripresa è 6x7, la pellicola impiegata una classica Ilford FP4 sviluppata in un rivelatore alla
pirocatechina autopreparato.
Quando si stampa un’immagine ci si può accontentare di una stampa diretta, ovvero esporre la carta
fotografica sotto la luce dell’ingranditore, con un contrasto adeguato ed un tempo di esposizione
calcolato tramite provino, senza operare con interventi di scurimento o schiarimento localizzati. Ma
quasi mai questo tipo di approccio sarà soddisfacente per un fotografo esperto che vuole conferire
atmosfera e feeling alle sue fotografie.

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Stampare in maniera diretta, nel nostro esempio, vuol dire più o meno questo:

Il negativo La stampa diretta, eseguita con contrasto idoneo a


riprodurre l’intera scala tonale, senza interventi
localizzati di mascheratura o bruciatura.

La stampa potrà ritenersi a tutti gli effetti corretta, ma il risultato manca di profondità e di
valorizzazione dei contrasti locali. A questo punto sarà necessario eseguire una serie di interventi che
possano amplificare le relazioni tonali in aree specifiche della fotografia. Dopo una serie di provinature
sarà possibile concludere con un preciso progetto di stampa.

Il piano di stampa con l’immagine del negativo proiettata sul


marginatore.

4” 14” 36” 6”

32” 36” 36” 6”


36”
Nella stampa per ingrandimento, è per me normale prassi
accompagnare ogni fotografia da una scheda di stampa, dove
passo per passo annoto tutte le fasi di esposizione e gli 14”
interventi di mascheratura e bruciatura. Nelle annotazioni
includo anche una descrizione dei prodotti chimici impiegati e
degli interventi di sbianchimento effettuati a trattamento
concluso.
Sulla scheda uso riportare con buona precisione le aree
specifiche interessate dalle maschere e dallo sbianchimento.

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Generalmente, prima di passare alla stampa definitiva su carta baritata, preferisco come in questo
caso usare una comune carta politenata, molto più pratica e veloce nel trattamento. Questo per
valutare il risultato di stampa a priori.
Ecco passo per passo tutta la procedura di esposizione che ho usato per questa fotografia:

4”

Prima esposizione di 4” mascherando sul viso della modella con una sagoma ovale. La gradazione della filtratura di contrasto è
impostata su 3 con carta Ilford Multigrade RC.
Nell’immagine del negativo proiettato si vede bene l’area interessata dalla mascheratura.

14”

Seconda esposizione di 14” mascherando l’intera figura con una sagoma ovale ancora con gradazione 3. Come di prassi si deve avere
cura nella posizione della sagoma e nel suo movimento.

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36”

Poi procedo con una esposizione generale del foglio pari a 36”. In pratica l’esposizione
generale è stata di 54”, durante la quale ho mascherato la figura per un totale di 18”.
Ancora gradazione di contrasto 3.

Eseguo le bruciature con dei cartoncini neri forati. In camera oscura ho una buona quantità di
maschere pronte e sempre a portata di mano.

6”

Espongo solo la gambe della modella per 6” sempre a gradazione 3.

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32”

Aggiungo esposizione alla parte alta del fotogramma per dare un senso di chiusura in alto. 32” a grad. 3.

36”

36”

Aggiungo esposizione, in due fasi, agli angoli in basso a destra e a sinistra, ancora per suggerire un senso di chiusura. Le due
esposizioni supplementari in bruciatura sono di 36” a gradazione 3.

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A questo punto opto per una esposizione supplementare dello sfondo roccioso usando una filtratura a
contrasto piu elevato (5), al fine di ottenere una separazione più pronunciata nei dettagli.

32”

14”

Brucio la metà superiore dell’immagine con un filtro di maggiore contrasto pari a 5, aiutandomi con un cartoncino rettangolare.

L’esposizione del foglio sensibile è terminata così posso passare alle fasi classiche di trattamento.
Con i materiali politenati le tre bacinelle contenenti sviluppo, arresto e fissaggio sono sufficienti per
chiudere il ciclo base di trattamento.
In realtà, utilizzando la più “preziosa” carta baritata, i passaggi chimici e le bacinelle si possono
moltiplicare a dismisura.... (secondo bagno di fissaggio, eliminatore di iposolfito, induritore ecc.)

Sviluppo, arresto e fissaggio.

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Dopo un breve lavaggio passo agli interventi di sbianchimento localizzato, aiutandomi con la formula
di farmer ed un batuffolo di cotone.
(Su questa tecnica nello specifico dedicherò un tutorial successivo)

Nell’immagine a fianco ho indicato in rosso le aree dove


l’applicazione localizzata dell’indebolitore ha aumentato il contrasto e
schiarito le tonalità.

La colorazione bruna è dovuta ad un trattamento finale in viraggio al


polisolfuro.

Il negativo La stampa diretta

La stampa finita, dopo gli interventi di


mascheratura e bruciatura, lo sbianchimento
localizzato, il viraggio al polisolfuro.

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Adesso passiamo alle fasi da seguire in “Camera Chiara”.
Vorrei dimostrare quanta similitudine nel processo è possibile mantenere in Photoshop seguendo una
logica di lavorazione simile a quanto abbiamo visto fino ad adesso.
Eseguo una scansione del negativo 6x7. Il file tiff ottenuto lo apro in Photoshop. Non entrerò in questo
articolo nel merito della tecnica specifica di come si gestiscono i livelli e le maschere di livello. Mi
limiterò a mostrare la disposizione dei “layers” tramite la specifica palette.

Dopo aver eseguito le modifiche la palette livelli si presenta così:

Livelli di aggiustamento tonale definitivo

Gruppo interventi bruciatura-mascheratura locali

Gruppo maschere di bruciatura

Curve per aumento di contrasto parete roccia

Gruppo sagome di mascheratura

Livelli di primo aggiustamento di contrasto generale

Spuntinatura della scansione

Sfondo Scan originale. Sfondo

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Aprendo i gruppi di livello è possibile notare quanto gli interventi di bruciatura e mascheratura
somiglino in tutto e per tutto alle maschere usate in camera oscura.

Sfondo

Nella maggior parte dei lavori che decido di gestire in digitale (soprattutto quando mi vengono richiesti
forti ingrandimenti) la mia normale procedura non si discosta molto da come ho sempre operato in
camera oscura.

Marco Barsanti per MaxArtis ©


http://www.marcobarsanti.it

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