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Gli assilli di un inviato speciale

In viaggio GIORGIO TORELLI

con Brunilde e Rosamunda


Chiamavo così le due supreme macchine
fotografiche tedesche che mi hanno
accompagnato lungo il profilarsi
del mondo. Allora, ogni immagine
era a rischio perché diventava impossibile
averne immediato riscontro, magari al 72°
parallelo in Groenlandia, quasi a Capo Horn
nella Terra del Fuoco, nella pampa,
tra i Masai o sul Rio delle Amazzoni.
Custodivo i rullini impressionati come un
bottino di caccia grossa al bello e al vero.
E adesso non smetto di stupirmi al vedere
foto comparire in silenzio sul computer,
trasmesse col telefonino in tempo reale,
da vicino o da lontanissimo, come se un
miracolo appartenesse all’ovvietà.

C
on la stessa sgranata scena del computer le fotografie Noi di allora (non molto poco
stupefazione che m’irreti- che gli amici hanno appena ripreso fa); noi delle pellicole da sviluppare
NOTIZIARIO
va quando mio padre – io e spediscono in prima visione, da dentro claustrali laboratori dalle
bambino – ingigantiva sul vicino o da lontanissimo. Tutto penombre rosse e in bagnarole
Elzeviri biancore dei muri di cucina le colo- avviene con morbida naturalezza d’acidi rivelatori; noi dei negativi
ratissime figure a lastra della lan- come se un clamoroso evento fio- appesi ad asciugarsi (un prudente
terna magica di famiglia, vedo risse dall’ovvietà e non dovesse – bucatino di celluloide) e poi sbircia-
adesso dilatarsi dentro il bocca- sempre – convocare le piccole ti controluce uno a uno così da
estasi della meraviglia. selezionare la stampa su carta dei
Le immagini sono perfette e soggetti e prospettarsi gl’ingrandi-
scorrono in punta di scarpette fin menti del caso; noi siamo diventa-
Travelling with Brunhilda and Rosamund quando il computer, a un tattile ti pittoreschi padri pellegrini del-
sollecito dello sgonfietto chiamato l’obiettivo, quelli – per dire – che
The world is no longer a place for heroic and pioneering
mouse, rintana le foto e le tien navigavano ancora a vela, affron-
journalism where a correspondent was also a photographer who
was anxious to capture a fleeting moment that would never return
pronte per ogni successiva esibi- tando ansiose e calibrate procedu-
with his trusty reflex cameras. Nor was there any possibility of zione. È fatta: l’arte spicciola della re di rotta per arrivare al dunque
making sure that one shot, amongst the hundreds he had taken, fotografia digitale (camere-piuma delle fotografie finalmente pronte,
would be worthy of a magazine page. Other times, con tutto prepensato) ha ormai squadrate, e a progressiva, lenta
other temperaments, other partners in adventure. For example, prevalso sull’arte pensosa di quel- degustazione.
a pilot that might have taken you soaring over a mountain top in lo che fu l’esercizio vocazionale del Nel mio far giornalismo per
search of an exclusive photograph, who years later you find in one testimoniare – a scatti – il circo- decenni fin dove il mondo si re-
of those newspaper to which he himself had contributed, stante col rigore monastico del stringe, ne ho attraversate tante di
the victim of a fatal accident. As always, life and death are always bianco e nero o con l’eccitazione ansie fotografiche prenatali («Sa-
an amazing adventure. dei colori. ranno venute tutte le foto del rulli-

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Sopra, a sinistra: Isole Figi.
Giorgio Torelli racconta la storia
di Ratu Tevita Mara, capo
dell’isoletta di Serúa. Ratu e la
moglie sono amabili nipoti di
cannibali.
A destra: reportage dal Kerala:
incontro con l’italiana Lauretta
Farina che vive tra i pescatori di
Marianad per mutarne le sorti.
A fianco: Egedesminde,
Groenlandia, estate. Giorgio
Torelli al sole di mezzanotte.

Above, left: the Fiji Isles. Giorgio


Torelli tells the story of Ratu
Tevita Mara, chief of the island
of Serúa. Ratu and his wife are
the friendly grandchildren of
cannibals. On the right:
reportage from Kerala: a
meeting with the Italian Lauretta
Farina who lives with the
fishermen of Marianad to
change their fate. Alongside:
Egedesminde, Greenland,
summer. Giorgio Torelli in the
midnight sun.

ELZEVIRI 117
Giamaica, reportage no? Le immagini risulteranno niti-
sulla hospital ship de? Saranno a fuoco? Avrò inter-
“Hope”, arrivata in pretato bene la così esigente aper-
porto a Kingston per tura dell’obiettivo? Avrò calcolato a
aggiornare medici
locali e praticare modo i giusti tempi d’esposizione
interventi chirurgici in eventuale contrasto intimo con
decisivi. l’esposimetro ben temperato?»).
Volavo in luoghi estremi dove
Jamaica, reportage non avrei potuto e, se possibile,
on the hospital ship mai osato, far sviluppare come
“Hope”, which docked test di conforto almeno uno dei
in Kingston to
update local doctors
tanti rullini impressionati e così
and perform decisive cavarne un sospiro di sollievo pro-
operations. fessionale. Partivo sempre con le
armi fotografiche di cui mi dotavo:
due Leica, raffinate creature dell’in-
gegno ottico tedesco; talora porta-
vo anche la madre nobile della fo-
tografia, la Rolleiflex 4 per 4; e poi
teleobiettivi, filtri, esposimetro da
tenere al collo come una bussola
di pronto impiego per far cabotag-
gio nella luce. Possedevo una bor-
sa inglese da caccia stipata, inve-
ce che di cartucce, di rullini a diver-
sa sensibilità. Altri pacchi di rullini
li tenevo, di scorta e al riparo,
dentro la valigia da pilota america-
no con cui m’inoltravo. I settimana-
li a grande diffusione per cui lavo-
ravo da inviato speciale mi chiede-
vano anzitutto di “vedere con la
penna” le cose e le persone. Ma,
essendosi confermata la possibili-
tà di illustrare io stesso i miei re-
portages senza che un fotografo
dello staff redazionale dovesse
farmi da compagno e moltiplicare
la spedizione (a me, poi, piaceva
viaggiare da solo e parlare con me
stesso di quel che scoprivo), avevo
Argentina, Torelli va un solo mandato (la frase è di
a vivere coi gauchos
della Pampa per
Montanelli): «Tornare col carniere
raccontarne i giorni pieno di belle storie».
e le avventure. Accadeva dunque che il mio
A fianco: impegno sui luoghi del bersaglio di
il giornalista con gli lavoro, raddoppiasse: testo e foto
incuriositi eschimesi in armonia sponsale.
della Baia di Baffin. Mi preme anche dire che non
ho mai rappresentato guerre o ri-
Argentina, Torelli
goes to live with the voluzioni, ma sempre fisionomie di
gauchos of the luoghi attraverso i ritratti di perso-
Pampa to relate their naggi individuati col sesto senso e
days and adventures. delibati con calma e sincero desi-
Alongside: derio di dialogo e di intreccio. Tutto
the journalist with quel che volevo raccontare andava
the curious Eskimos
of Baffin Bay. scovato con passione, disciplina,
lucidità d’intenti e piccole perizie
tecniche perché la pariglia delle
Leica, un bel momento entrate in

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scena, mi secondassero con ami- posto; ma fingevo, perché nel re- luogo dove trovò estremo rifugio e
chevole docilità: pronte, instanca- tropalco della mente, ancora e di pace lo scrittore Robert Louis Ste-
bili, rigorose, belle e altere. Il resto nuovo, si disegnava in bodoni l’in- venson , il celebrato autore dell’Iso-
toccava a me: impiegare a modo terrogativo senza immediata rispo- la del tesoro. Costruì a Vailima, per
Rosamunda e Brunilde (così le sta: e se le immagini non fossero se stesso e i suoi, una splendida
avevo battezzate) per esserne cor- state impresse nella pellicola, se dimora vasta e ariosa, tutto legno
risposto a dovere. – che so io e non potevo saperlo isolano con voluti cedimenti all’ari-
Supponiamo che io partissi – le due Leica avessero subìto un stocrazia del colore blu. I samoani
da Milano con duecento rullini in inciampo interno, una ritenzione di lo chiamavano Robert Tusitala, che
bianco e nero e altrettanti a colori. pellicola o una balbuzie meccani- significa: «Colui che racconta belle
La malizia tecnica per riportare ca? Bisognava soffrire e sperar storie».
veramente a casa fotografie indi- bene, ridirsi: vedrai che sarà tutta A sua volta, Stevenson defini-
spensabili era questa: «Fai molti gloria. va i samoani come «i più felici
scatti per uno stesso soggetto, Faccio il caso di un viaggio della Polinesia, semplici, allegri,
qualche scatto con l’esposizione Undici metri di neve perché il lettore intenda le mie amanti del piacere. I loro canti non
che ti sembra indovinata e altri attorno all’ospizio rinnovate apprensioni e se ne fac- hanno mai fine». Quando Tusitala
scatti di supporto, sottoesposti o del Gran San cia cortesemente partecipe. Ero morì, nel 1894, il suo volere fu
sovraesposti. Nel mazzetto degli Bernardo, raggiunto alle isole Samoa occidentali, sme- onorato: esser portato da un cor-
col pilota delle vette
aggiustamenti, fiorirà l’immagine Hermann Geiger. raldi a galla sull’immensità del teo di duecento samoani fin sul
che esigi». Il proposito: far Pacifico. Dovevo raccontare con picco del monte Vaca, ripido, fan-
I fotografi professionali – vec- Natale insieme ai calma , da Apìa, il trasognato vive- goso ed elevato 340 metri. E lassù
chie volpi con l’occhio aduso ai monaci sciatori e re degli isolani ignari e felici in dormire il sonno eterno dentro una
mirini – ribadivano la praticità del con i loro cani da bungalow spalancati ai sentori e tomba di pietra chiara, preciso si-
concetto, che – di converso – sul valanga. alle brezze dell’oceano e con i gillo nel verde unanime della vege-
campo, si rivelava banale e perfino frutti dell’albero del pane penden- tazione d’altura. Il viscido e ostile
Eleven metres of
supponente. Le fotografie – conti- snow around the ti, rigonfi e carnosi, appena davan- sentiero che i samoani percorsero
nuavo a pensare – devono carpire hospice of the Gran ti alla cerchia dei pali di sostegno, con la bara di Stevenson, retta a
l’attimo principe perché ogni frazio- San Bernardo, tutti rampicati dal tinteggio fluore- più spalle, venne poi chiamato: «La
ne di tempo diverge da quella reached with the scente della botanica tropicale. strada dei cuori che amano».
precedente. Come d’incanto, il pilot of the summits Mi aggiravo nell’eden di una Bene, allora. Decisi che avrei
soggetto si sbilancia magari di Hermann Geiger. piccola società discinta, apparta- fotografato ad ogni costo la tomba
The aim: to spend
pochissimo, la situazione si cor- Christmas with the ta, curiosa, culturalmente intatta, di Stevenson, ma come? Le piog-
rompe, l’insieme non trasmette skiing monks and ospitale e feconda. Le sabbie delle ge avevano dilavato il monte Vaca
più il richiamo per cui volevi, asso- avalanche rescue riviere, di un rosa-corallo accecan- e il tracciato per appetire la vetta
lutamente volevi, la foto di quel dogs. te, stordivano la vista. Samoa è il si svelava abbruttito da tre palmi
preciso, tassativo e irrinunciabile
momento.
Così, andavo alla ventura se-
guendo l’istinto. E continuavo a
fotografare di getto e per immedia-
tezza, senza le preoccupazioni del
fare e rifare. In una parola: azzar-
davo, sperando che Brunilde e
Rosamunda si confermassero co-
sì virtuose da supplire ogni mia
disinvoltura.
La sera, dovunque fossi, nel-
le tante camere d’albergo dove
ponevo quartiere, pulivo con rigore
le due Leica rientrate dal lavoro. E
lo facevo con la stessa cura che
dovevo riservare al fucile in dota-
zione (un ottimo Enfield britannico,
reduce dalla guerra in Italia) quan-
do vestivo i panni della recluta di
Fanteria (1954-55) e la consegna
per chi fosse colto con l’arma bi-
strattata era tassativa e urlata.
Tutto in ordine, mi dicevo, la
sera e la notte in hotel, tutto a

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In alto, a sinistra: Umanaq, Groenlandia, il
villaggio con la montagna “a cuore di foca”.
È estate, gli icebergs con un rombo si
frantumano. La domenica, gli eschimesi
vestono il costume nazionale.
A destra: Kenya, riserva Masai oltre la Rift
Valley. In missione col Piper Cherokee della
dottoressa-pilota Anna Spoerry dei Flying
Doctors. Ambulatorio all’aperto vicino a un
termitaio abbandonato, 50 gradi.
A fianco: Terra del Fuoco, Ushuaia, quasi
Capo Horn. Il campanile più a sud della
Terra tra selve, dighe di castori e monti
innevati.

Above, on the left: Umanaq, Greenland, the


village with the “seal heart” mountain.
It’s summer and the icebergs break up with
a rumble. On Sundays, the Eskimos put on
their national dress.
On the right: Kenya, a Masai reserve beyond
the Rift Valley: in mission with the Piper
Cherokee of the doctor and pilot Anna
Spoerry of the Flying Doctors. An open-air
surgery near an abandoned anthill,
50 degrees.
Alongside: Tierra del Fuego, Ushuaia, almost
at Cape Horn: the southernmost bell tower
in the world, amid forests, beavers’ dams
and snow-topped mountains.
di limo succhioso. Non c’era che
una soluzione: convincere il pilota
dell’attempato DC3 presente sul-
la pista di Apìa, un bimotore di
fusoliera argentea, vecchio di
trent’anni ma impavido, il solo
aeroplano che collegasse le isole
circostanti con l’insegna ambizio-
sa Polynesian Airways, persuader-
lo, coi dollari alla mano, a decol-
lare per me e compiere, a più vi-
rate, ripetuti passaggi sopra la
cima del Vaca.
Il comandante era un cana-
dese con la pipa tra i denti, capel-
li fulvi. Anche io avevo la pipa. Ci
scambiammo il tabacco. Per una
cifra ragionevole l’accordo fu sot-
toscritto. Decollammo con quel
magnifico rombo che i DC3, vete-
rani di guerra, rilasciavano genero-
samente. Fatta quota, principiò il
torneo, passare e ripassare sulla
tomba di Tusitala, io di fianco al
pilota, il vetro del finestrino tirato,
ancora io a sporgere la Leica e
premere, premere, riuscendo ap-
pena ad inquadrare cima e tomba,
rimaste subito indietro per la velo-
cità del DC3.
Altro passaggio: «Più basso,
più basso comandante!», gridavo.
Il pilota faceva il massimo, ma la
regola della sicurezza gl’imponeva
di tenere la quota corretta. In fine
atterrammo. Il pilota era divertito,
volle brindare al possibile risultato
con una birra neozelandese. Il DC3
era stato bravissimo. Chissà se io
avevo fatto altrettanto bene la mia
parte di mitragliere-fotografo. Il
rullino restava al sicuro nel buio
fondo della Leica – Rosamunda o
Brunilde – con cui m’ero cimenta-
to, il vento in faccia e i tremiti al-
tisonanti dei motori indosso. Ro- porta del laboratorio come un Oceano Pacifico, un anno dopo ero a Roma per
vello, però. Il solito rovello: e se le padre che aspetti notizie di una Isola di Samoa: un’intervista e andavo di fretta
fotografie fossero sfuocate, mos- nascita, contavo i minuti smisura- la tomba dello verso l’aeroporto. A un semaforo
se, alterate dalle cavalcate a fior ti fino alla voce liberatoria dal di scrittore Robert comprai un giornale del pomerig-
Louis Stevenson,
di monte e dagli sbalzi inevitabili dentro: «Tutto okay!». L’impresa, fotografata da un gio da uno strillone. Tra i titoli ce
del pur glorioso aeroplano? Di cer- così remota ormai, era andata a DC3 in volo radente n’era uno: «DC3 delle Polynesian
to non avrei potuto far sviluppare segno. Il settimanale per cui lavo- sul monte Vaca. Airways perde un’ala e s’inabissa
in Samoa il rullino a colori. Ancora ravo, partivo e ripartivo, era servi- nel Pacifico».
una volta, dovevo attendere il rim- to – come s’usava dire – di barba The Pacific Ocean Era lui, il mio DC3 di Samoa,
patrio via Figi, Hawaii, California, e di parrucca. Island of Samoa: la nostra freccia sul monte Vaca, il
New York, Londra, Milano, mezzo Le pagine a colori erano ga- the tomb of the pilota di cui mi tornava il sembian-
giro del mondo a farla breve. rantite. L’articolo – molte pagine writerStevenson,
Robert Louis
te scanzonato, quell’argentarsi del-
Consolazione: a Milano, affi- – l’avevo già in canna e adesso photographed from a la fusoliera all’antica. La commo-
dati i molti rullini al tecnico e rima- non c’era che disporsi davanti alla hedgehopping DC3 zione dilagò. Mi venne solo da
nendo appostato accanto alla Olivetti e raccontare. Particolare: on Mount Vaca. pregare, poche parole, adagio.

ELZEVIRI 121
Tortura per
adolescenti

Davide Marcolli
LUCA GOLDONI

R
itrovo su un vecchio taccuino queste note
sull’“apparecchio”. Stamattina sono uscito
con lo scopo preciso di guardare la bocca
e possibilmente i denti della gente pres-
sappoco della mia età. Chi li aveva più fitti, chi più
radi, forse non erano tutte chiostre smaglianti da
réclame di dentifricio, ma comunque non ho scoper- biamo qualche capsula. Ma è chia- scoperto una cartoleria dove ven-
to nulla di sconvolgente. Eppure la mia generazione ro che si decide per l’apparecchio dono quelli della misura giusta,
è cresciuta senza “apparecchio”, croce senza delizia (se ci dicessero che nostro figlio soltanto uno sprovveduto può illu-
dei nostri figli. ha il mignolo leggermente curvo, lo dersi che gli elastici raccolti via
Tutto comincia quel giorno in cui il bambino faremmo ingessare subito fino via in casa, e conservati nel vec-
torna da scuola con un avviso che invita i genitori ad all’omero). chio samovar, vadano bene per le
accompagnarlo all’istituto dei denti. Si crea subito Così la nostra vita comincia arcate.
uno stato d’allarme, il ragazzo non ha carie, spacca ad essere condizionata dall’appa- Il bambino va a letto con
le noci con i denti, di cosa può trattarsi? Si va all’am- recchio che ci segue ovunque, tutti i suoi tiranti, qualche volta di
bulatorio e dopo lunga attesa tra file di bambini che d’estate al mare, d’inverno in mon- notte ci sveglia, grida che gli è
hanno avuto lo stesso invito, si è ricevuti dal profes- tagna; si torna indietro, dopo cento partito un elastico; accorriamo e,
sore, famoso mago dell’ortognatodonzia (vocabolo chilometri d’autostrada, perché la a vederlo con quel morso in bocca
conturbante che ci ha fatto sfogliare il dizionario). madre s’è accorta con un urlo di – gli mancano soltanto le briglie –
Circondato da uno stuolo di assistenti, il mae- avere dimenticato l’apparecchio. ci assale un’ondata di tenerezza.
stro inizia la visita, apri, chiudi, e si rivolge ai disce- Bisogna litigare con le nonne che Mi viene da sorridere alla tesi che
poli in gergo scientifico. Quando la madre è sul insorgono, “povero cocco è una le nuove generazioni siano ribelli
punto di svenire, convinta che quel linguaggio grave tortura”; bisogna arrabbiarsi col e ribalde; abbiamo delle genera-
ed indecifrabile riguardi un caso senza precedenti, il bambino che, dopo un trimestre, zioni di martiri.
professore si decide a concludere la lezione e a ri- pretende di avere già sistemato Talvolta l’apparecchio si per-
volgersi con parole comprensibili agli interessati: l’arcata superiore: “I denti sono de, la vita familiare si paralizza,
l’arcata è stretta, la parte superiore sporge rispetto tuoi, non miei, mettiti subito l’ap- tutti cominciano a cercarlo incol-
a quella inferiore, ci vuole l’apparecchio per tre anni. parecchio”. Il bambino tenta di pandosi reciprocamente di negli-
A casa si discute, è meglio l’apparecchio, a eccepire. Cosa dice?, chiede il genza; un giorno lo strumento sal-
costo di creare dei complessi, o lasciamo perdere? marito alla moglie che, miracolo ta fuori, incastrato nel cassettone
Nessuno di noi è diventato un mostro anche se ab- della maternità, riesce anche a del letto e resta (insolubile) il dub-
decifrare il gorgoglio emesso dal bio se c’è finito per caso o se ce
figlio con lo strumento in bocca. l’ha sistemato il bambino con l’ar-
Torture for teenagers Questi apparecchi sono più o cata superiore eccetera.
meno allucinanti, vanno dal più Passano gli anni, ogni tanto
When two sensitive parameters such as health and fashion appear
semplice – cioè il calco di plastica viene lanciato un nuovo apparec-
together, there can be paradoxical and unforeseeable
consequences. Indicative of this situation is the blessed or cursed
rosa che il bambino ha imparato chio e le madri si telefonano subi-
“dental braces”. For some years now, this has been a source of ad applicarsi sotto il palato e a to, se lo consigliano, se lo spiega-
torment for all parents who have the smile of their offspring at togliersi per immergerlo nel bic- no, basta avvitare un piccolo bullo-
heart and one of joy for doctors specialized in orthognathodontics. chiere sul comodino – all’archetto ne. Al “complesso” ormai non ci
The whole family is mobilized for the period of treatment, so that d’acciaio da applicare con gancetti pensa più nessuno. Se mai il com-
not even one minute of the precious applications is wasted. ed elastici e qui ci vuole l’interven- plesso viene a quei poveri bambini
Sometimes the precautions veer on the paradoxical but, above all, to della madre, polso fermo come che hanno le arcate banalmente
for the unlucky “patient”, they can become a form of real torture. quando s’infila l’ago. regolari, non hanno bisogno di
It’s true that you have to suffer to be beautiful, but in some cases Ogni due o tre giorni bisogna nessun apparecchio e non sanno
the intervention can be exasperating. cambiare gli elastici, il padre ha cos’è l’ortognatodonzia.

122 ELZEVIRI
Immanuel Kant
GAVINO MANCA

La pace della ragione


L
a guerra è la cosa più faci- perpetua tra gli Stati” dove si rive- Per Immanuel Kant
le del mondo, osserva Im- la che «lo stato di pace tra gli uo- (1724-1804), grande
manuel Kant; non così la mini non è certo uno stato di na- filosofo tedesco,
la diffusione della
pace, che è una conquista tura, quanto uno stato di guerra, democrazia è la
della ragione e quindi un atto di nel senso che, sebbene non vi prima condizione per
volontà dell’uomo. Il pamphlet kan- siano ostilità continuamente aper- la pace perpetua.
tiano Per la pace perpetua non è te, tuttavia c’è sempre una minac-
tra le opere più note del grande cia che esse vi siano. Bisogna For the great
filosofo tedesco ma è molto utile dunque renderlo stabile...». E a German philosopher
per inquadrare compiutamente questo fine tre sono le condizioni Immanuel Kant
quel movimento di pensiero a favo- fondamentali: (1724-1804),
widespread
re della pace, fiorito nei secoli XVI, 1) la costituzione civile di ogni democracy is the
XVII, XVIII, che va sotto il nome di Stato deve essere repubblicana; first condition for
irenismo; inoltre può aiutarci a co- 2) il diritto internazionale deve perpetual peace.
gliere il senso più profondo dei fondarsi su una federazione di
movimenti e dei progetti impegna- Stati liberi;
ti a evitare il ripetersi delle grandi 3) il diritto cosmopolitico deve
tragedie del passato. essere limitato alle condizioni di
Se la pace autentica, “perpe- un’ospitalità universale.
tua”, si può conseguire solo attra- Quanto alla prima condizione,
verso l’esercizio della ragione, allo- bisogna far presente che Kant in-
ra è chiaro che la pace appartiene tende per “repubblicana” una co-
all’uomo solo in quanto egli saprà stituzione basata sul principio del- assumersi il carico di debiti mai
essere capace di un giudizio auto- la libertà dei membri di una socie- estinti – a causa di sempre nuove
nomo al di fuori e al di sopra di tà (come uomini), sul principio guerre –, amareggiando così la
ogni condizionamento. Da ciò ap- della dipendenza di tutti da un’uni- stessa pace), essi ci penseranno
pare evidente che il messaggio ca legislazione comune (come sopra a lungo prima di iniziare un
kantiano sfugge alla critica facile sudditi), sulla legge dell’eguaglian- gioco così malvagio».
rivolta al mito di un mondo arcadi- za (come cittadini); quanto noi Diverso discorso vale natural-
co e idillico, com’è quello descritto chiameremmo oggi più propria- mente per quei regimi nei quali «il
dagli antichi poeti e filosofi – da mente una costituzione democra- suddito non è cittadino» e la forma
Esiodo a Platone – che presuppo- tica. Non è difficile comprendere di governo non è quella rappresen-
ne una trasformazione completa perché sia questa una condizione
degli esseri umani, un capovolgi- fondamentale (la prima) per una
mento totale della loro natura. pace perpetua: «Se (né in questa Immanuel Kant. The peace of reason
Esso è invece saldamente radica- costituzione può essere altrimenti) The Kantian idea of “perpetual peace” as an objective for civil
to su una visione reale e “politica” si richiede il consenso dei cittadini society is not a casual invocation of an idyllic world. Reason must
della società, su una visione “sto- per decidere se la guerra debba o be applied in the very best way in order to achieve this
rica”, che peraltro non gli impedi- non debba essere fatta, niente di undertaking. This political goal requires several inevitable
sce di assumere un atteggiamen- più naturale dal pensare che, do- elements: a republican form of state, a federation of free states,
to costruttivo per la fiducia nell’uo- vendo far ricadere su di sé tutte le an international idea of universal hospitality. In this direction,
mo, o meglio nel prevalere della calamità della guerra (combattere it would be very opportune that permanent armies disappear, as
ragione dell’uomo. di persona, sostenere di propria they pose a continuous threat to peace. Furthermore, there can be
La prova di questo realismo tasca le spese della guerra, ripara- no contrast between politics, the practical doctrine of law,
kantiano è fornita dalla premessa re le rovine che essa lascia dietro and ethics, theoretic doctrine. Its message begins with the
agli “articoli definitivi per una pace e, infine, per colmo di sventura, consideration that honesty is the best policy.

ELZEVIRI 123
co ad una ospitalità universale. E
ciò sulla base del «possesso co-
mune della superficie della terra
sulla quale, essendo sferica, gli
uomini non possono disperdersi
all’infinito, ma alla fine debbono
rassegnarsi a coesistere». Coesi-
stenza che darà la forza agli uomi-
La terribilità degli
ni per vivere pacifici.
ordigni bellici Purtroppo la realtà era (ed è)
moderni ha reso diversa da quella auspicata dal
sempre più necessari grande filosofo il quale, del resto,
progetti di disarmo e ben se ne rendeva conto; il com-
di “non mento alla proposizione enunciata
proliferazione”. condanna apertamente la politica
Nella foto,
l’esplosione della di espansione imperialistica dei
bomba atomica su Paesi civili europei che, trovato il
Nagasaki del 9 massimo sviluppo nell’Ottocento,
agosto 1945. doveva poi clamorosamente falli-
re. Ed altrettanto profetico doveva
The awfulness of mostrarsi il rilievo che «in fatto di
modern war bombs associazione di popoli... si è pro-
has made projects of
disarmament and
gressivamente giunti ad un punto
“non proliferation” tale che la violazione del diritto
increasingly compiuta in una parte della terra
necessary. In the viene risentita in tutte le parti...».
photo, the explosion Di quanto sia valida tale afferma-
of the atomic bomb zione la storia della nostra epoca
on Nagasaki on offre, purtroppo, una continua con-
9th August 1945.
ferma.
tativa; laddove «il sovrano non è «Per gli Stati che stanno in Questi i principi fondamentali
membro dello Stato, ma ne è il relazioni reciproche non vi è altra cui Kant aggiunge (anzi premette)
proprietario». In tal caso, rileva maniera razionale di uscire dallo delle condizioni “preliminari” tra le
Kant «la guerra è la cosa più facile stato di natura senza leggi, che quali alcune presentano anch’es-
del mondo ... perché chi la dichiara comporta sempre guerre, se non se una notevole attualità. Ad
nulla perde dei suoi banchetti, rinunciando, come gli individui sin- esempio quella che nessun tratta-
delle sue cacce, castelli, ecc.». goli, alla loro selvaggia libertà (sen- to di pace può considerarsi tale se
Quanto ciò sia – purtroppo – vero, za leggi), sottomettendosi a leggi stipulato con la tacita riserva di
la storia lo prova ampiamente. pubbliche coattive e formando uno argomenti per una guerra futura; e
Se l’affermazione che la diffu- stato di popoli (civitas gentium) che l’altra che gli eserciti permanenti
sione della democrazia è la prima si estenda sempre più, fino ad (miles perpetuus) devono col tem-
condizione per la pace perpetua abbracciare alla fine tutti i popoli po scomparire, perché essi rappre-
costituisce un fatto estremamente della terra». E che si possa aspira- sentano una continua minaccia
importante sul piano della dottrina re a giungere a questa civitas gen- alla pace e sono incompatibili con
politica, il secondo “articolo defini- tium lo fa pensare, rileva Kant, la dignità dell’uomo cui si addice
tivo” – anch’esso determinante – l’omaggio che ogni Stato (almeno «l’esercizio alle armi volontario e
presenta un significato ed un’at- a parole) rende al concetto di dirit- periodico» ma non il mercenari-
tualità del tutto particolari. Kant to, che dimostra l’esistenza nell’uo- smo. Esigenza quest’ultima che
sostiene infatti che, per evitare la mo, «benché ancora latente..., di ha trovato riconoscimento anche
guerra, è altresì necessario che il una disposizione morale più gran- presso i “pratici” della politica,
diritto internazionale si fondi su de destinata a prendere un giorno com’è provato dalla lunga serie di
una federazione di Stati “liberi”, il sopravvento sul principio del progetti per il disarmo o per lo
cioè democratici. Analogamente male che è in lui (cosa che egli non meno la “non proliferazione”, resi
agli individui che hanno superato può negare), e a fargli sperare che sempre più necessari dalle terribi-
lo stato di natura sottomettendosi ciò avvenga anche negli altri». lità degli ordigni bellici moderni.
ad una legge comune, così gli Un’accentuazione profonda- Ma forse il più significativo di
Stati, pur conservando la loro so- mente umana traspare dalla terza questi “articoli preliminari” è quel-
vranità, dovrebbero costituire una condizione fondamentale che Kant lo che afferma che «nessuno Stato
federazione in cui risolvere, senza pone per la pace perpetua: il rico- si deve immischiare con la forza
conflitto, i loro rapporti. noscimento del diritto cosmopoliti- nella costituzione e nel governo di

124 ELZEVIRI
un altro»; non vi è giustificato dalla ti più alti che siano stati offerti, in dal principio formale che dice:
scusa di corruzione (scandalum nome della ragione, agli uomini; opera in maniera tale che tu possa
acceptum), poiché «il cattivo com- insegnamento spesso disatteso volere che la tua massima debba
portamento di uno Stato serve ma che il profondo travaglio che diventare una legge universale». E
piuttosto da ammonimento che da attraversa la nostra civiltà rende per Kant non può esservi che una
scandalo»; e nemmeno da discor- particolarmente attuale. È sempre risposta. Egli distingue così tra
die interne perché l’intervento sa- più diffusa e viva la convinzione compito “tecnico” e compito “mo-
rebbe «una violazione dei diritti di che, in società che basano sul rale” che si differenziano l’uno
un popolo che non dipende da principio di eguaglianza ogni rap- dall’altro come “il cielo dalla terra”;
nessuno e che combatte contro porto di convivenza, il comporta- e afferma che il secondo compito
un male interno... e renderebbe mento della classe politica sia richiede la sapienza politica che
insicura l’autonomia degli altri». strettamente vincolato ai principi «porta direttamente allo scopo...
Si è accennato all’inizio al ri- della morale sociale. pur senza dimenticare la pruden-
gore razionale che domina l’espo- Morale, politica, libertà: ecco za... che avverte di non voler giun-
sizione kantiana e mediante il qua- il necessario anello di congiunzio- gere al traguardo affrettatamente
le è possibile cogliere – nella sua ne che costituisce anche qui la e con la forza, ma di avvicinarsi di
perfetta unitarietà – il modello lo- chiave di volta del sistema: «È continuo ad esso approfittando
gico sottoposto; la stessa matrice certo che se non esiste nessuna delle circostanze favorevoli». È il
è alla base dell’affermazione, che libertà e nessuna legge morale principio del gradualismo delle ri-
costituisce forse il merito maggio- fondata su di essa, ma tutto ciò forme, che non significa però im-
re del grande filosofo tedesco, che accade o può accadere è puro mobilismo!
circa la necessaria identificazione meccanismo della natura, allora la Cosa dire a oltre due secoli
(o meglio subordinazione) della politica è tutta la sapienza pratica dal messaggio di Kant, dopo aver
politica alla morale. È questa, co- e l’idea di diritto è priva di senso. attraversato le esperienze tragiche
me è facile intendere, un’appendi- Ma se si riconosce indispensabile della guerra totale? Che veramen-
ce essenziale a tutto il discorso, collegare tale idea alla politica, te la “pace perpetua” costituisce
perché il verificarsi di comporta- elevandola anzi a sua condizione non già un’utopia, ma un’inderoga-
menti come quelli auspicati è La scultura pacifista limitatrice, allora si deve ammette- bile esigenza per l’umanità. La
strettamente in funzione di un Non violence dello re la conciliabilità delle due. Io storia ci narra l’avvilimento, il di-
convinto impegno sul piano etico. svedese Carl posso immaginare un politico mo- sprezzo dell’uomo, la sua abiezio-
L’argomentazione kantiana offre Frederick, posta rale, cioè uno che intende i principi ne; noi storicamente siamo impe-
probabilmente uno degli esempi all’ingresso visitatori dell’arte politica in maniera tale gnati a negare questo disprezzo, a
del “Palazzo di
più raffinati di logica (naturalmente vetro”, sede delle che essi possano coesistere con non dare mai tregua e a non con-
inquadrata in un certo “sistema” Nazioni Unite a New la morale, ma non posso immagi- sentire mai la benché minima giu-
filosofico): «La morale è già di per York. nare un moralista politico che si stificazione alla violenza. Credere
se stessa una pratica in senso foggi la morale a seconda della nell’uomo e nel suo dono più gran-
oggettivo, come insieme di leggi The pacifist sculpture convenienza dell’uomo di Stato». de, la ragione; essa – dice Kant –
che comandano incondizionata- Non-violence by È su questa base, in conclu- «ci illumina sempre abbastanza
mente e secondo le quali noi dob- Swedish artist Carl sione, che si fonda tutto il discorso chiaramente su ciò che dobbiamo
Frederick stands in
biamo agire, ed è evidente l’assur- the visitors’ entrance
per la pace perpetua, sulla que- fare per restare nella linea del do-
dità, dopo aver riconosciuto a que- to the UN stione se «nei problemi della ra- vere (secondo le regole della sag-
sto concetto l’autorità che gli spet- headquarters gion pratica si debba iniziare dal gezza), e con ciò ci indica anche la
ta, voler affermare che però non lo in New York. principio materiale, dallo scopo, o via verso il fine ultimo».
si può attuare... Con ciò non può
esservi alcun contrasto tra la poli-
tica, quale dottrina pratica del di-
ritto, e la morale, quale dottrina
teorica».
Al contrario, vi deve essere
identificazione, meglio subordina-
zione: «Sebbene la massima:
“L’onestà è la migliore politica”,
contenga una teoria che la pratica
purtroppo molto spesso smenti-
sce, tuttavia la massima: “L’one-
stà è migliore di ogni politica”, è di
gran lunga superiore ad ogni obie-
Photo Oilime

zione, anzi è la condizione indi-


spensabile di ogni politica». Siamo
di fronte ad uno degli insegnamen-
VITTORIO MATHIEU
Tra “puristi” e “anarchici”
Accademico dei Lincei

La lingua italiana si trasforma


I.
NOTIZIARIO
II. Nel corso della mia vita ho
assistito a un mutamento
della lingua italiana che richiede-
nulla di solenne. L’uso ormai è
così diffuso che ai dizionari non
rimane che sostituire “verbo neu-
Il Boccaccio, padre della
prosa italiana come Dan-
te della poesia, fu rimproverato
rebbe ormai una correzione dei tro” a “verbo attivo”. ancor vivente dai puristi per aver
vocabolari: il verbo “iniziare” è in- L’uso è sempre decisivo? Su dato a un suo personaggio il nome
Società
dicato nel Fanfani (metà dell’800) ciò si battono due scuole estremi- di Filostrato, nel senso di “abbat-
e costume
o nello Zingarelli (inizio del ’900) stiche, i puristi e gli anarchici. Que- tuto da Amore”. La colpa era me-
come “attivo”: tale, cioè, che ri- sti osservano che la lingua non la scolare una radice greca con una
chiede un complemento oggetto fanno i grammatici, bensì i parlanti. latina (philía con sternere). Il nome
(ad esempio “iniziare un discorso”; Quelli ribattono che il parlante dice Filostrato è usato anche in greco,
o “iniziare qualcuno alla massone- qualcosa, e non si limita a emette- ma per significare un soggetto che
ria”). Oggi, per contro, si dice “ini- re suoni inarticolati, solo grazie a ama l’esercito (stessa radice in
ziare a parlare” come se fosse un una lingua comune, a cui non si “stratega”). Se però dovessimo
verbo neutro, che può avere o non comanda se non obbedendo. Oc- essere pignoli fino a tal segno non
avere un complemento oggetto corre dunque un compromesso. dovremmo dire “automobile”, ben-
(come “cominciare”). L’ultimo Solo lo spirito tirannico di sì “sesemobile” o “autokíneton”,
esempio di “iniziare” usato corret- certi grammatici pretende a volte come dicono i greci (con parola
tamente come verbo attivo l’ho che si dica “gli pneumatici” o “gli impiegata già da Platone per l’ani-
trovato nella traduzione di Mister gnocchi”, anziché “i”, contro l’uso ma, che muove e si muove da sé).
Mulliner, un romanzo umoristico di anche di molti classici. È per con- I greci sono più conservatori
P. G. Wodehouse ad opera di Al- tro certamente un errore, ma un di noi. Il risultato è che un greco
berto Tedeschi (Bietti 1933, pag. errore tenue, scrivere “le superfi- colto può leggere Omero con l’au-
109): «Al tempo in cui il mio rac- ci” al plurale, perché la parola lati- silio di qualche lessico, come noi
conto si inizia». Oggi chiunque di- na è della quinta declinazione, leggiamo Dante. Così i greci hanno
Solo lo spirito
tirannico di certi rebbe “inizia”, senza l’oggetto. quindi dà “le superficie”. Esempio: una parola adatta per supermar-
grammatici All’inizio lo scambio aveva Enrico D’Ovidio, Le superficie di ket: yperagorá. La cosa curiosa è
pretende che si dica ragioni di decoro: “cominciare a secondo ordine (1838), o Edgardo che da noi qualcuno pensa di far
“gli gnocchi” o “gli parlare” va bene per un infante, Ciani nelle Lezioni di geometria l’elegantone dicendo “ipermerca-
pneumatici”. ma sembra riduttivo per un orato- proiettiva (1883), dove, data la to” cadendo così nell’errore sim-
re; e allora si dice “iniziò a parla- materia, il plurale ricorre continua- metrico a quello del Boccaccio.
Only the tyrannical re”. Poi, però, la forma aulica ha mente. Però l’uso abusivo del plu- Dunque, compromessi. Io mi
spirit of certain
pedants demands
sostituito dappertutto la meno rale in i non può estendersi a tutto: pavoneggio scrivendo “superficie”
that we say “gli aulica, che va scomparendo. Si dire “le speci” anziché “le specie”
gnocchi” or legge ad esempio, “inizia a piove- è ancor oggi errore da matita blu,
“gli pneumatici”. re”, anche se la pioggia non ha non solo rossa.
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The Italian language is transforming itself


A language is naturally a living system, subject to changes which
may also be consistent. Whilst in modern Italian journalism saying
“gli” or “i” for the plural of the masculine definite article before a
word beginning with “pn” arouses general indifference, we can
remember that Boccaccio, the father of Italian prose, was subject to
harsh criticism because by calling one of his characters Philostratus
he had mixed a Greek root with a Latin one. At times, it is caution
induced by respect that creates particular euphemisms: Jesus is
called the fruit of the breast, not of the womb, of the Virgin Mary.
The Commission for the Defence of the Italian Language at the
Ministry for Cultural Heritage still has a lot of work to do.

126 SOCIETÀ E COSTUME


al plurale, ma mi astengo dal to- che la strettoia, le gouffre tra due cui per la prima volta l’uso è docu-
scaneggiare scrivendo “superfi- prominenze quali le mammelle. mentato) a indicare lo spazio tra la
ce”, senza i al singolare; e mi ac- Ma il francese fa molto peggio: è veste e il petto. Poi si sposta a
cade di dire “la Venezuela” per ri- orrendo, ad esempio, dire che la indicare ciascuna mammella
cordare che è una “piccola Vene- cicoria è un “legume”, quasi si (1786), mentre “tetta” viene dal
zia”, ma compiango i giornalisti trattasse di fagioli o di ceci. germanico (tedesco Zitze). L’inver-
che, terrorizzati da pseudofilologi, D’altra parte l’organo femmi- sione probabilmente si spiega con
scrivono “gli pneumatici”. E non è nile destinato all’allattamento è uno spostamento dalla veste alla
neppure un compromesso, bensì particolarmente soggetto in tutte parte del corpo occultata. In origi-
una locuzione esatta, dire “due le lingue a curiose trasposizioni: ne, ad esempio, il tedesco Schosz
euro” anziché “euri”, perché le forse perché si trova poco elegan- era il bordo inferiore della gonna: il
parole dimezzate non si declinano. te seguire Dante che alla fine del grembo, che poi passa alla parte
È corretto, infatti, dire “due auto”. Duecento prevede che, tra breve, del corpo corrispondente, tanto
E “bici” non sarà elegante, ma si «sarà dal pergamo interdetto alle che noi diciamo ancora «in grembo
capisce che sta per “bicicletta”. sfacciate donne fiorentine l’andar a Giove», o «nel seno di Abramo»
Noi abbiamo la fortuna di mostrando con le poppe il petto». (Luca XVI, 22), come Omero diceva
avere una regione, la Toscana, Almeno nel parlare scientifico «en goúnadi degli dèi». Poi Schosz
che, pur storpiando tutto, fornisce non si dovrebbe dimenticare mam- diviene sinonimo di Busen (ancora
una guida al parlar bene, cioè in mella. Senonché il petto induce a in Goethe, Meister VIII, 9) che po-
modo appropriato. Anche se è volte in eufemismi perfino quando teva indicare anche il petto o Brust
difficile capire nel toscano arcaico è maschile: si può ricordare in maschile. L’eufemismo francese
che “alle guagnele” significa “alle
Evangelia” non c’è dubbio che i La parola “senologia”
usata per indicare
toscani ci insegnano a parlar pre- il reparto che
ciso: “caffè alto” significa che la si occupa delle
sua superficie è vicina al bordo mammelle
della tazza, mentre “caffè lungo” è uno
non dice niente. pseudoeufemismo
delittuoso.

III. Lo slittamento di signi-


ficato è tipico per con-
tro del francese. Il soutien-gorge
The word “senology”
used to indicate the
hospital ward that
deals with breasts

Photo Oilime
(diffusosi a partire dal 1900, quan- is a criminal
do entrò in uso quell’indumento) pseudo-euphemism.
non sostiene affatto la gola. La
genesi della locuzione tuttavia si piemontese lo “stomaco” nella lo- poitrine (dal latino pectorina o co-
capisce: gorge, come “gola” è an- cuzione scherzosa per lo sparato razza) si diffonde per contro molto
inamidato “stomaco di gesso” (sto- tardivamente (1835).
Dire “due euro” mi ’d giss). L’indeterminazione della par-
anziche “euri” Inammissibile però che il lin- te del corpo ricoperta favorisce il
è locuzione esatta
perché le parole guaggio medico – che di solito si rovesciamento. Nel caso del mare,
dimezzate non rifà al greco – cada, sia pur di rado, “seno” conserva il suo significato
si declinano. in locuzioni abominevoli. Mi accad- giusto: si parla di “insenatura” ad
de, mentre andavo a sottopormi a esempio per Paraggi, non per il
Saying “two euro” una radiografia, di leggere sulla promontorio di Portofino. Una cau-
instead of “euri” porta di uno studio vicino a quello tela eufemistica induce per contro
is correct because a cui ero destinato io la parola a dire il Messia «frutto del seno
shortened words are
not declined.
“senologia”. Giuro che non capii di della Vergine», per non dire dell’ute-
che cosa si trattasse e me lo feci ro; ma si potrebbe meglio rimedia-
spiegare: il radiologo che lavorava re con “grembo” o “ventre”.
in quella stanza, mi fu detto, si Presso il Ministero dei Beni
occupa dei “seni”. culturali c’è un’apposita commis-
Qui lo pseudoeufemismo sione per la difesa dell’italiano. E
adottato è delittuoso. Il passaggio affianca la benemerita Dante Ali-
del latino sinus a significare una ghieri. Occorrerebbe dotarla del
convessità anziché una cavità è potere di irrogare pene detentive
molto meno giustificabile che gor- (non usandosi più, purtroppo, la
ge. Sein comincia in francese gogna) per chi mette in circolazio-
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(1150: le date sono dell’anno in ne mostri come “senologia”.

SOCIETÀ E COSTUME 127


Cos’è la buona medicina?
ALESSANDRO BERTOLINI guenza della nostra “coscienza altra cosa, nella società, nel vive-
Direttore Oncologia Medica elastica”. Si approva e si disserta, re, nelle leggi e nella politica e
Azienda Ospedaliera Valtellina e Valchiavenna
anche pontificando, quanto do- vedrete quanto la nostra fragilità
www.alessandrobertolini.it
vrebbe essere sottomesso al giu- sia giorno dopo giorno sottomessa
dizio di un valore assoluto, fatto all’elasticità di una coscienza op-

L
salvo che è insita in ciascuno di portunista. Mi piacerebbe prose-
a tentazione che più mi noi la capacità di essere tolleranti guire su questo modo di conside-
assale di questi tempi e permissivi per prima cosa con rare il nostro approccio alle que-
NOTIZIARIO sarebbe scrivere di que- noi stessi, ogni qual volta ci trovia- stioni dell’oggi, ma i tempi non
stioni morali: moralità del- mo a infrangere le regole che l’eti- sono maturi e il malinteso non
la politica, della comunicazione, ca ci imporrebbe di osservare. gioverebbe a nessuno. È opportu-
Salute
della giustizia, della società e dello Un esempio che non offende no che ciascuno di noi rifletta su
sport. Sarebbe una tentazione nessuno e non scatena il tifo della quanto accade nel mondo, guar-
molto semplice da esaudire, basta politica? Non si può sorpassare se dando i fatti non con gli occhi della
un riassunto della semplice lettura lungo la via qualche stradino ha nostra caducità o partigianeria,
dei giornali, tuttavia sarebbe tem- dipinto sull’asfalto la striscia conti- ma secondo le regole della morale
po perso. Ormai vivo in una sorta nua, questa non è una regola di e dell’etica, che dovrebbero avere
di pessimismo cosmico e disserta- destra o di sinistra, non si deve e sempre un valore assoluto e non
re di questioni che il tifo della poli- basta. È motivo di bocciatura elastico.
tica interpreterebbe come pro o all’esame di guida e di grossa A questo punto mi viene più
contro la realtà, bollandomi di po- multa con penalizzazione sulla semplice dissertare di medicina e
sitività o peggio di avversione a patente. lo spunto lo prenderei dal quesito
qualcosa o qualcuno, mi impone Ebbene, quanti tra noi non su cosa sia la “buona medicina”.
un’opportuna riservatezza. l’hanno davvero mai fatto? Una Questo argomento non è poi così
“Se dovessi dire
cos’è una buona Viviamo un’epoca decadente, coscienza elastica sa che il sor- semplice da riferire, anzi esso
squadra di calcio siamo tutti d’accordo credo, dove la passo in questione è cosa da non stesso è pure delicato e parlare di
non avrei dubbi, coscienza della società segue l’in- fare, ma proprio perché ragiona in sport sarebbe molto più semplice.
la risposta sarebbe: dirizzo del variabile e il singolo non modo duttile, giustifica il proprio Per questo se dovessi dire
Inter”. è da meno. Impera la non cultura, sorpasso illegale ribaltando la re- cos’è una buona squadra di calcio
la cultura omologata al minimo co- sponsabilità dell’infrazione su chi non avrei dubbi, la risposta sareb-
“If I had to say what mune denominatore dal messag- percorreva la stessa via con un’an- be: “Inter” e in occasione di un
a good football team
is, I wouldn’t have
gio mediatico, studiato per produrre datura non consona ai nostri ap- convegno nella Bergamasca, l’an-
any doubts, ricchezza con la pubblicità. puntamenti. Pensate a qualsiasi no passato, dove mi era stata
the answer Io ritengo che questo modo di
would be: Inter”. governare la vita sia diretta conse-

What is good medicine?


Good medicine is something that is beneficial to the health
of the ill. But this objective is not easily defined. It is fundamental
to decide what is the best way to respect the pain of those
suffering from illness. Respect, dialogue and comfort were the
simple tools used by the family physician. Today, those tools have
been replaced by protocols, tests and statistics that raise many
doubts as to what is truly better, when working in difficult
conditions. In order to be a good medicine, the ill person must
always feel that someone is at his side, to help him fight his
battles, without automatically imposing what the deontological
procedure dictates. You can look down on a person only
Olycom

when you are helping him to get up.

128 SALUTE
chiesta una riflessione sul tema A sinistra, un punto denunciata dai media provo sem- attività specialistica medica dedi-
“La buona medicina”, l’ho dichiara- di vista e, a destra, il pre un senso di profonda amarez- cata alla cura dei malati di cancro.
to pubblicamente, facendo anche “mio” punto di vista. za e dolore, che va oltre il mio Lungi da me offrire spiegazioni che
vedere l’immagine della mia squa- senso civico e interessa il mio non discendano da una mia diretta
dra del cuore. On the left, one essere medico. responsabilità professionale e lo
point of view and,
All’opposto, se dovessi dare on the right, “my” Facendo anche altro nella vi- dichiaro perché non vorrei essere
una risposta altrettanto immedia- point of view. ta, mi considero un intellettuale frainteso. Quello che vale per l’on-
ta alla domanda su cosa sia la che cerca di osservare i fatti del cologia medica potrebbe non vale-
“buona medicina” oggi, non avrei mondo nel modo meno elastico re per la buona ortopedia o la
la stessa spavalderia. Questo suc- Due esempi di “buona possibile, vorrei raccontare un mio buona cardiologia e ritengo non si
cede perché io per primo non so medicina”: lo sciroppo punto di vista, che non discende debba fare confusione nei punti di
cosa essa sia e non so neppure che mi somministrava solo dalla professione che svolgo vista o nelle generalizzazioni.
mia madre, “buono”
se sia dotato delle credenziali solo perché era lei a e che non deve avere un valore «Per essere buona la medici-
adatte per spiegarlo o se essa darmelo, e la borsa assoluto, ma potrebbe rappresen- na – dice Sandro Spinsanti, docen-
esista davvero, in questo periodo del buon medico di tare il mio modo d’intendere l’argo- te di bioetica ed esperto di medical
di esplosiva modernità scientifica. famiglia. mento, che deve prescindere dalle humanities – deve procurare un
Oggi sono solo in grado di risorse a disposizione e dalle co- beneficio alla salute di chi è malato.
elencare una serie di riflessioni Two examples of noscenze. È una condizione che si misura con
per tentare di avvicinare l’ideale “good medicine”: the Ovvio che facendo l’oncologo gli standard della scienza. Ma non
syrup my mother used
della “buona medicina”, anche se to give me, “good”
medico quando mi riferisco alla basta».
sono più consapevole di cosa es- only because she buona medicina nelle spiegazioni La nostra è una professione
sa non sia, piuttosto che certo di gave it to me, and intendo esclusivamente la buona che cammina lungo un filo in equi-
ciò che essa dovrebbe essere. the good GP’s bag. medicina oncologica, cioè quella librio precario, in modo non dissi-
Per prima cosa penso, da mile da chi faccia il funambolo. Ci
medico ospedaliero, inserito a pie- sono fatti, conoscenze, miti e
no titolo nel sistema sanitario na- idee, che condizionano il nostro
zionale e parte di questo mondo, modo di porci nei confronti della
che la buona medicina dovrebbe professione e dei pazienti.
coincidere con quello che facciamo Se penso alla buona medici-
noi tutti durante le giornate di lavo- na mi viene in mente quella che mi
ro. Se così fosse il discorso sareb- dava mia mamma da piccolo, lo
be chiuso: buona medicina è quel- sciroppo per la tosse, il lassativo
la fatta negli ospedali e negli studi o l’antibiotico, che erano buoni
dei medici di medicina generale. perché me li dava lei, anche se
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Tuttavia questa risposta non avevano un gusto orrendo. In que-


mi accontenta, perché ciascuno sto caso il sostantivo medicina
di noi lavora usando le proprie assume due significati differenti,
conoscenze, le proprie capacità da un lato è un prodotto dell’indu-
professionali e le risorse che ha stria farmaceutica, dall’altro divie-
a disposizione. Non tutti siamo ne una professione.
omologati allo stesso livello nella Ho nostalgia di quei ricordi, di
professione. quando lei mi diceva: «Prendi la
La malasanità, tanto cara al- medicina, è buona e ti farà bene»,
la stampa, non è mai esempio di ma ho anche rimpianti per il nostro
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buona medicina e quando viene caro medico di famiglia, dottor

SALUTE 129
do che la pletora medica della mia
generazione abbia subìto il fascino
del mondo della televisione per la
scelta universitaria. Non è un
esempio di sana vocazione, quan-
to piuttosto il plagio per un am-
biente di successo dove la medici-
na investigativa dei telefilm non ha
mai avuto nulla a che fare con la
realtà di tutti i giorni.
Gli esempi del passato arri-
vano alla saga di Mash, storie
immaginarie e ironiche di un ospe-
dale da campo in zona di guerra,
Il dottor Gannon di Medical Center, il dottor durante il conflitto in Corea, dove
Tersilli de Il medico della mutua e Patch Adams, un certo eros si dava da fare per
tre storie incentrate sulla figura dei medici e creare vocazioni nei futuri studenti
sulla sanità in generale. universitari. La capo infermiera
Dr. Gannon of “Medical Center”, Dr. Tersilli of aveva un soprannome molto invi-
Il medico della mutua and Patch Adams, three tante: labbra di fuoco e molti ce-
stories built up around the figure of doctors
and health in general. dettero a quel mito più che al testo
di Anatomia Umana.
In Italia nello stesso periodo
usciva il più genuino Medico della
mutua di Alberto Sordi, che mo-
strava le contraddizioni insite in
una professione che al cinema
perdeva il fascino e la dedizione
Romei, scomparso da anni, che Mash: in un ospedale che toccavo con mano ammirando
era pure padre di un mio compa- militare da campo, il caro dottor Romei.
gno d’università. Egli, quando veni- tre ufficiali medici, Io iniziai l’università nel 1978,
pur prestando la loro
va a casa nostra per curarci, mo- opera di chirurghi
oltre trent’anni fa e per questo
strava una dedizione che negli con bravura e motivo dovrei sentirmi vecchio.
anni di professione ho ritrovato a dedizione, sono Quello fu un anno memorabile e a
fatica. L’unica sua stranezza era insofferenti alla ripensarlo nei fatti salienti esso è
che chiamava mia sorella Mariaro- disciplina. ormai consegnato alla storia. La
sa, sviato dalla pubblicità del lievi- storia è quella di Giulio Cesare o
to che porta il mio cognome, che Mash: in a military Napoleone e il pensare che ho
aveva un cartone animato e una field hospital, three iniziato l’università in un anno che
medical officers,
canzonetta di una certa Mariarosa whilst exercising as è storia, questo colloca la mia vita
come testimonial. Noi in famiglia surgeons with skill professionale in qualcosa che par-
tutte le volte tentavamo di correg- and dedication, are te da lontano, che sa d’antico.
gerlo, ma lui imperterrito aveva intolerant of the Nel 1978 ci furono tre papi,
quel nome nella memoria e non discipline. l’elezione a presidente della Re-
rinunciava al Mariarosa. Alla fine pubblica di Sandro Pertini, il delitto
desistemmo. Moro e l’attacco terroristico alla
I ricordi della mia infanzia Repubblica nata dalla Resistenza.
passano attraverso fiction in bian- In quell’anno l’Italia arrivò pure
co e nero, che spopolavano a quei quarta ai mondiali di calcio argen-
tempi: dottor Welby e dottor Gan- tini, i primi che vidi a colori e che
non di Medical Center. In questi ricordo con forte tensione sporti-
telefilm degli anni Sessanta i me- va. Si svolgevano in un Paese
dici erano perfetti, ben vestiti, fa- preda di una feroce dittatura mili-
cevano diagnosi azzeccate, salva- tare e ricordare tutte queste cose,
vano vite o scoprivano magagne, un po’ in bianco e nero e un po’ a
che parevano esercizi di buona colori, dà il senso della lontananza
medicina applicata alla giallistica. dall’oggi.
Il mondo degli ospedali era bello, Il giro nei reparti era ancora
accattivante, non erotico ed in caratterizzato dal primario pontefi-
ogni modo avvincente. Non esclu- ce, attorniato da uno stuolo di ca-
mici bianchi dalle differenti attitu- poi non è stato neppure usato, che recita “because they saved my
dini e competenze. Era un mondo perché la virosi si è dimostrata life”, chi incanta? Non è buona
baronale, che ho intravisto all’uni- tutt’altro che virulenta, ma solo il medicina il mercificare la propria
versità ma che oggi è stato del frutto di una speculazione media- opera con motti che promettono il
tutto spazzato dalla differente edu- tica? Quanti carrarmati sono stati nulla e danno ben poco.
cazione di quanti sono cresciuti al venduti dietro il mito illusorio di un Gli slogan di questo tipo cosa
mito di Mash. Capita che certi in- virus fasullo? lasciano nei pazienti? L’illusione
segnamenti nella vita, mutuati dal- A pensar male come la non- che in quel luogo siano in grado di
la celluloide, servano per decidere na, mi viene da dire che qualcuno salvare la loro sorte, ma anche
cosa non si dovrà mai fare da ha fomentato ad arte il panico quando chi scriveva che la libertà
grandi, piuttosto che per sapere sulla virosi per commerciare vacci- sarebbe arrivata dal lavoro, scrive-
cosa fare davvero. ni inutili. Non è buona medicina va inganni e prometteva menzo-
Il passato vissuto o visto al questa, è solo il mondo degli affa- gne e sappiamo tutti com’è andata
cinema non aiuta nell’arrivare a ri, né più né meno che vendere a finire.
capire cosa possa essere la buo- pignatte in televisione, perché i Alla fine la nostra coscienza
na medicina e neppure i tempi vaccini sono stati acquistati sotto Ciò che si vede al elastica approva motti fasulli,
cinema o in
nostri sono d’aiuto. Oggi siamo la pressione involontaria del piaz- televisione non
perché l’interesse non è esercita-
plagiati da un illusorio bonario, zista del telegiornale. sempre aiuta re l’arte medica ma promuovere
dove un ospedale fasullo è inter- Gli spunti critici all’insegna di nell’arrivare a capire affari.
pretato in modo dissacratorio dal cosa non sia la buona medicina cosa possa essere la Il caro dottor Romei era un
mondo di celluloide con la storia proseguono. Mettere i medici alla “buona medicina”. gran medico, faceva della medici-
controcorrente di Patch Adams, dal berlina su internet, dichiarando na di famiglia un’arte e non aveva
Medico in famiglia dell’istrione Lino pubblicamente i loro stipendi, ser- What we see at the cartelli posticci che denunciavano
Banfi, oppure ancora da ER o da ve a migliorare le prestazioni del cinema or on la sua capacità scientifica o il suo
television is not
un certo Dottor House, un pazzo servizio sanitario nazionale? No di always of help in reddito.
vestito neppure troppo bene da certo. being able to «Un medico, diversamente da
medico. Sono tanti stravolgimenti Mettere su un sito di un’isti- understand what un politico o da un attore, viene
della vita ospedaliera di tutti i gior- tuzione un banner pubblicitario “good medicine” is. giudicato soltanto dal suo paziente
ni, che mi auguro non trainino altri
giovani a una professione che in
quella maniera non è davvero mai
esistita.
Rifuggendo da queste nuove
storie televisive io sono più che
certo che questo mondo alle volte
buonista e più spesso falsamente
scientifico, non ha nulla a che fare
con la buona medicina.
Tutto quanto raccontato fino-
ra ci aiuta a capire cosa non sia la
buona medicina e in questo senso e dai suoi più prossimi colleghi, cioè
c’è addirittura dell’altro. a porte chiuse, da uomo a uomo».
Nel mondo d’oggi, come so- Questo è forse un indizio di buona
steneva mia nonna, a pensar male medicina, secondo Kundera. Io
non si sbaglia mai e, dopo l’irreale pure, nella vita intellettuale, ho
raccontato nei film, il nostro cam- scritto cosa ritengo significhi fare
mino prosegue lungo una realtà bene il medico (Il Novecento d’An-
funambolica. netta).
Se uno fabbricasse carrar- – Che ne pensi del professo-
mati, per vendere il proprio prodot- re? Chiese mentre erano nell’attesa
to, avrebbe due sole possibilità: del tram.
sperare in una guerra o provocarla – Devo dirti che mi ha impres-
egli stesso. sionato, non aveva quel tono puniti-
Per questo domando, chi ci vo e saccente che hanno gli altri
ha guadagnato dal gettare panico dottori. Parlava in modo comprensi-
sociale per un virus, l’H1N1, che bile…
non ha fatto tutto lo sfacelo previ- – Ha dato la stessa impressio-
sto? ne anche a me.
È buona medicina quella di – Era come se volesse dedi-
investire soldi in un vaccino che carmi il suo tempo a capire e spie-

SALUTE 131
scenza della biologia molecolare per anni chemioterapia ai pazienti
che sta sempre più arricchendosi affetti dal cancro della prostata,
di informazioni e diviene sempre perché un questionario di qualità
più difficile e incomprensibile. Ca- di vita compilato da loro stessi
tene metaboliche spiegate con dava credibilità a una cura solo in
dovizie di particolari cui si deve termini di benessere clinico, pur
dare fiducia cieca, perché quelli senza dimostrare mai un vantag-
che vedevano il dottor Gannon alla gio nella loro sopravvivenza (Tan-
televisione non le avevano nel loro nock, 1996). Oggi per fortuna la
piano di studi, anche se oggi si situazione è mutata e i nuovi
trovano a usare molti farmaci che chemioterapici hanno un impatto

Paola Cusin
interferiscono con queste vie me- concreto sull’allungamento della
taboliche cellulari. sopravvivenza dei malati trattati.
Siamo vittime anche del cre- La verità è che negli ultimi
gare quello che secondo lui mi sta Il fenomeno del scere delle informazioni mediati- cinquant’anni, lo ha scritto nel
accadendo. Non si è limitato a visi- “primario-pontefice” è che, che fanno da cassa di risonan- 2009 un editoriale del The New
tarmi, come farebbe un meccanico stato debellato dalla za a notizie su presunti successi York Times, abbiamo fatto una
differente educazione
con un’automobile. di quanti sono
– Con il suo aiuto e la sua sa- cresciuti al mito di
pienza torneremo a vivere. È senza Mash.
dubbio un brav’uomo. Al centro: la nostra
Come dice Sandro Spinsanti coscienza elastica è
«fare medicina in epoca di moderni- vittima di informazioni
tà è diverso» e credo possa dipen- mediatiche che
andrebbero filtrate.
dere dalla coscienza elastica che In basso: aver
pervade la società. fomentato ad arte il
Innanzitutto nella medicina panico sull’H1N1 non
moderna adottiamo il modello del- è certo “buona
le scelte condivise, cercando di medicina”.
definire il programma terapeutico The phenomenon of
col malato, spiegando in modo the “pope-head of
semplice e comprensivo a chi ne hospital department”
ha bisogno il perché di un percorso has been eradicated
di cura. L’accettazione della propo- by the different
sta è siglata ufficialmente con il education of those
consenso informato, che dovrebbe who grew up in the medici e che andrebbero filtrate serie di errori fondamentali nel
myth of Mash.
essere una garanzia per il paziente In the centre: our per non ingenerare false attese. combattere la guerra al cancro,
per una maggiore partecipazione elastic conscience is I nostri successi terapeutici perché non sempre è stata fatta
alle decisioni che lo riguardano. the victim of media in campo oncologico riguardano ricerca con l’intento di far avanza-
Non so se esso serva per fare una information which soprattutto un allungamento della re la scienza ma solo per insegui-
buona medicina o una medicina should be filtered. vita del malato, a costi non sem- re interessi di parte in un normale
sicura, comunque è un atto forma- Below: having pre sostenibili. Avere una soprav- mondo a coscienza elastica. Negli
deliberately created
le siglato da due persone, il medi- panic over H1N1 was vivenza nella malattia metastatica ultimi cinquant’anni la mortalità
co e il paziente. Oggi il nostro sa- certainly not “good che passa da sei mesi a quasi tre per ragioni cardiache è diminuita
pere passa attraverso una cono- medicine”. anni nella media dei malati affetti del 64%, mentre per cause onco-
da tumore metastatico del grosso logiche solo del 5%. È dato noto
intestino appaga la nostra profes- che solo uno su cinque trials arri-
sionalità ma non può accontenta- va a pubblicazione con dati che
re i pazienti e non dobbiamo con- indichino un reale beneficio per i
siderare questi successi come futuri pazienti.
vera buona medicina. Riflettere su queste cose,
Fare buona medicina vuol mentre si esercita la professione,
dire tener conto delle caratteristi- è come vivere in un incubo perma-
che cliniche del malato, seguendo nente ed è difficile scegliere il
linee guida internazionali, non fo- meglio con il paziente e fare buona
mentate da campagne mediati- medicina. «Guai a sognare: il mo-
che che portino ad acquistare mento di coscienza che accompa-
vaccini inutili, anche se certe stra- gna il risveglio è la sofferenza più
nezze del passato le dobbiamo acuta. Ma non ci capita sovente (Se
ancora scontare. Abbiamo dato questo è un uomo, Primo Levi) e

132 SALUTE
Curare non è solo durre le humanities alle ameni-
un esercizio di ties...», perché queste non servono
conoscenze al malato ma al medico.
farmacologiche, così Il malato desidera solo vivere
come la salute non è
solo benessere fisico. e avere un rapporto di privilegio col
proprio curante e noi facciamo
Healing is not only buona medicina quando siamo in
an exercise of grado di essere con i malati.
pharmacological Alla fine di questo lungo di-
knowledge, just as scorso credo sia inevitabile torna-
health is not only re al mio medico di famiglia d’un
physical well-being.
tempo, il caro dottor Romei, per-
ché la buona medicina oncologica
la si fa quando si è in grado di
dare all’arte medica quanto dava
lui ai suoi pazienti di sapere, atten-
zioni e stima. Ripensando al suo
modo di operare e alle volte in cui
non sono lunghi sogni: noi non sia- paziente, considerare le sue vere sono stato oltre la barricata, ritro-
mo che bestie stanche». esigenze e staccarci dalle mille vo a pieno questa frase di Sandro
Oggi sono sicuro che la buo- tentazioni elastiche dei nostri tem- Spinsanti: «Ho un sogno, che nelle
na medicina non si può fare da pi. Mi chiedo spesso “che farei se decisioni mediche ogni persona
soli ma è un atto complesso di fossi io dall’altra parte?”. Non lo possa proiettare la sua ombra».
sistema, dove tutti hanno una so, ma le poche volte che sono Da tutte queste riflessioni
parte attiva nella filiera della cura, stato paziente ho delegato ogni discende la mia proposta di Deca-
perché «curare il tumore – Claudio decisione al collega che mi cura- logo della buona medicina. Esso,
Magris – è come uccidere una vita va, che in quel momento ritenevo se non riguarda la stessa al cento
che ci assale». essere in grado di proporre il me- per cento, perlomeno si avvicina:
Curare non è solo un esercizio glio per me. 1) disponibilità totale al pazien-
di conoscenze farmacologiche ma Oggi facciamo largo uso del te (ascoltare, visitare, dialogare,
passa attraverso la comprensione, sostantivo “umanizzazione”, come esserci, capire, consolare);
il dialogo e l’informazione. «Fatti non concetto e come termine più che Per il paziente una 2) offrire cure che derivino da
foste a viver come bruti, ma per se- come atto pratico, nell’illusione diagnosi di cancro solide conoscenze scientifiche e
è come un 11
guir virtute e canoscenza». che umanizzare un percorso di settembre. attuali;
La comunicazione al paziente cura sia sufficiente per dire che 3) grande capacità di comunica-
è importante nell’esercizio di una stiamo facendo buona medicina. For the patient, zione;
buona medicina, perché «una dia- In questo modello terapeutico, che a diagnosis of 4) condividere le scelte terapeu-
gnosi di cancro è come un 11 set- condivido, è importante «...non ri- cancer is like a 9/11. tiche con il paziente;
tembre». I pazienti vogliono vivere 5) pensare sempre alla persona
con dignità, cioè nel modo migliore e non solo alla sua malattia;
e noi da tecnici del sapere medico 6) indirizzare con umiltà il pa-
questo desiderio lo chiamiamo ziente dove possa essere meglio
qualità di vita. «L’oncologia medica curato;
– Rosy Bindi, 1998 – è un’arma 7) superare i “livelli essenziali di
strategica indispensabile nella lotta assistenza” con progetti di uma-
contro i tumori, non già perché nizzazione;
guarisce sempre, ma perché sem- 8) condividere programmi di ri-
pre si prende cura del malato». cerca clinica con il paziente;
L’oncologo in fondo ha que- 9) interrompere le cure, senza
sta doppia missione, cerca di far fare accanimento, nell’interesse
vivere più a lungo possibile i mala- del paziente e non della struttura
ti nel rispetto della loro qualità di dove si lavora;
vita e quest’idea di lavoro può 10) non usare la medicina difen-
essere un tassello di un più ampio siva.
progetto incasellato dall’acronimo
“buona medicina”. Noi stessi «Ho imparato che un uomo ha
«...dobbiamo smettere di dare ad il diritto di guardare dall’alto in bas-
un bisogno sempre e solo una ri- so un altro essere umano, solo
sposta chemioterapica...» ma dob- quando lo aiuta a sollevarsi» (Ga-
biamo pensare alto, essere con il briel Garcia Marquez).

SALUTE 133
Il senso del non senso
REMO BRACCHI mettendole come ricompensa lat-
Ordinario di Glottologia presso te e vino o una custodia accoglien-
l’Institutum altioris latinitatis Università te e sicura nel proprio nido, dove
Pontificia Salesiana in Roma
sarà protetta come la pupilla del-

D
l’occhio: lüsirö vegn de bas, / te
ivinità dell’aria e dei daroo un cügià de latt, / te daroo
campi, degli ammassi un cügià de vin, / te metaroo in del
rocciosi e dei fiumi, era- mè ninìn. L’invito a posarsi è rima-
no considerati in anni sto fissato per sempre in maripo-
lontani, forse troppo, dai nostri, gli sa, “Maria, posati”, la denomina-
animali, specialmente i più grandi zione spagnola più nota della far-
e feroci, talora in carne e ossa, falla. Uno dei sinonimi trentini che
annidati nelle foreste e improvvisa- ne riverbera l’eco in territorio italia-
mente protagonisti di incursioni no è baśatèra “bacia terra”. In
cruente, altre volte fantastici, ma aragonese paniquesa è un curioso
non per questo temuti di meno. composto che qualifica la “donno-
Piccole bestie e insetti erano fatti la”. Non è difficile scorgere, al di
prigionieri dalle mani dei bimbi per sotto della sequenza, i due seg-
essere inviati come intermediari menti compositivi, pane e cacio, i
tra il regno dei beati e quello dei due doni degli antichi campagnoli
mortali, e venivano sospinti con offerti alla bestiola, temuta per la
formule cantilenate a mettersi in sua crudeltà e per la sua astuzia,
cammino o a prendere il volo per allo scopo di ingraziarsela, in mo-
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portare a termine la loro amba- do che passasse a randa del pol-


sciata. Una serie di filastrocche laio, senza insinuarvisi a fare stra-
risulta rivelatrice della segreta mis- The sense of non-sense ge. Una variazione sul medesimo
sione un tempo a loro riservata. La tema, rintracciata nei Bassi Pire-
Nonsense rhymes are a synthesis of archaic wisdom.
struttura eucologica dei ritmi delle nei, è panlet, ossia pane e latte.
Animals, considered to have remarkable abilities, often appear
nenie, ancora leggibile nel fram- La semplice tabella sinottica
in these simple songs. They are chosen according to particular
mento, riconduce a un sottofondo qui sotto riportata ci aiuta a collo-
characteristics, which seemed to be the seal of divinity on their
culturale assai arcaico, concluden- body, or some unusual behaviour which was interpreted as
care a fronte alcuni elementi co-
dosi in genere con la promessa di responses. For example, in Samolaco, in Valchiavenna, the ladybird muni, per ricavarne i nessi dall’in-
un dono sacrificale (un granello di is considered a divinatory animal: the direction it takes is the one sieme.
frumento, pane, latte, cacio, vino, that leads to a sweetheart. In addition, the very etymology of La scelta degli animali chia-
una monetina) o, in caso di rifiuto, “ filastrocca” (nonsense rhyme, nursery rhyme) refers to the activity mati in gioco si rivela fatta sulla
con la minaccia di una sanzione of spinning or weaving, which are typically feminine: base di qualche loro caratteristica
estrema, spesso della decapita- this shows, with the reference to the ancient Goddess-Mothers, emergente, capace di attirare l’at-
zione o della condanna al fuoco. the intervention of the supernatural in human life. In mythology, tenzione, ingenuamente intesa dai
In Brianza si invita la lucciola the three Fates would spin and weave human existences, nostri lontani avi come il sigillo di
a calare in volo sulla mano, pro- then cutting them like thread. una divinità sul loro corpo (la signa-

Coccinella Maggiolino Formicaleone Formicaleone Formica rossa


(Montagna) (Nembro BG) (Sondalo) (Poggiridenti) (Montagna)

Polidòru, gùla in cél, Balóres chi gùla, Mónega, mónega del terén, Trìpa, trìpa, Vén, vén,
ca l te sc’péccia san Michél; al ta ciàma la tò murùśa, l’é serén, serenénto: cinch curtèi a la tu vìta: maiapàn,
san Michél nu sa vegnì: al ta ciàma ol tò Michél. fam troàr li mìa càura ün de scià, ün de là. che te dò
gùla, gùla da per tì. Gùla, gùla fin al cél. e li mìa féda in un momént. Sòlta fò dä lä tu cà. n tuchèl de pan.

134 PROVINCIA IERI E OGGI


tio rerum), o in considerazione di L’invito a posarsi è sulle mani e giocare a rimpiattino
qualche comportamento insolito rimasto fissato per tra le dita. A Grosotto incontriamo
che poteva essere interpretato sempre in mariposa, la variante pòna, forse per il rie-
“Maria, posati”, la
come un responso. Entrano in denominazione
cheggiamento di un antico nesso
questa categoria la lepre, la lince, spagnola più nota con Madòna. La bestiola è qui
la donnola, l’ermellino, la lontra, gli della farfalla. chiamata sulla palma per essere
uccelli notturni, il cuculo, i rettili in inviata verso il regno dell’azzurro:
genere, la farfalla, la cavalletta, la The invitation to Pòna, pòna, van in cél, / che l te
mantide religiosa, il cervo volante, “touch down” ciàma san Michél. / San Michél l’é
la cetonia, il maggiolino, l’elaterio, (“posarsi”) has śgià nàc’ lè: / pòna, pòna, van a
la lucciola, la coccinella, l’onisco, il remained forever in chè, “San Michele se n’è già anda-
mariposa, “Maria,
formicaleone, la forbicina e nume- posati”, the best to via: coccinella, torna a casa”.

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rose altre specie. known Spanish word Nel villaggio che ha dato il nome
Il chiamare in causa una be- for the butterfly. alla Valtellina, la cantilena recitata
stia, quasi fosse in grado di com- rie, si è indotti a spiegarlo come per inviare l’insetto come messag-
prendere il linguaggio umano, rien- Nella pagina a un composto dall’appellativo co- gero dei mortali a coloro che abita-
trava pienamente in quell’arcaico fianco: in Brianza si mune pula “pollastra”, ripreso no sopra le tempeste non si disco-
quadro nel quale i confini fra i tre invita la lucciola a dall’animale domestico, ma a sta di molto dal copione: Puàza,
regni della natura non conosceva- calare in volo sulla buon conto ritoccato col ricorso puàza, van al cél, / che l te ciàma
no ancora barriere inequivocabil- mano con la alla terminazione affettiva in -i (si san Michél. / San Michél al völ
mente incompatibili fra loro. Perciò promessa di latte veda per esempio il trepallino bar- mìga vegnì. / Puàza, puàza, van de
e vino.
dagli animali ci si attendevano rea- bi-róca “diavolo”, composto col per tì! La variante loverina è pòla e
zioni simili a quelle manifestate On the facing page: parentelare bàrba “zio”, definito di la filastrocca per invitarla a volare
dagli uomini, di simpatia o di osti- in Brianza the firefly famiglia, per difendersi dallo spiri- oltre la cortina delle nuvole suona:
lità, ed era necessario trattare con is invited to land to del male), e dalla qualifica Pòla, pòla, va n del cél, / che l ta
loro secondo codici di comporta- on the hand with “d’oro”, che polarizza intorno a sé mànda san Michél; / san Michél l’è
mento improntati a grande rispet- the promise of milk tutto ciò che di positivo si può im- già partì, / pòla, pòla, van par tì.
to. In modo ancora sufficientemen- and wine. maginare. L’insetto è invitato a Quasi identica quella di Tresivio:
te diafano le filastrocche, quando prendere il volo da una filastrocca Pòla, pòla, göla in cél, / che l te
non ci siano pervenute del tutto ripetuta in coro dai fanciulli: Poli- ciàma san Michél; / san Michél nu
frammentarie, rappresentano dòru, gùla in cél, / ca l te sc’péccia m sa vegnì, / göla, göla da per ti.
spezzoni consistenti di antiche NOTIZIARIO san Michél; / san Michél nu sa ve- Con attribuzione più specifica
preghiere, inserite un tempo come gnì: / gùla, gùla da per tì, “coccinel- alla sfera sacrale, ad Albosaggia la
sezioni irrinunciabili di rituali che la, vola in cielo, che ti aspetta san “coccinella” è definita galinèla,
noi dobbiamo limitarci a presup- Provincia Michele; san Michele non sa veni- galìna del Signór, a Campo pégura
porre, dal momento che nessuno ieri e oggi re: vola, vola solitaria”. A pochi de la Madòna, “pecorella della
di essi ha avuto l’avventura di chilometri di distanza, a Ponte, si Madonna”, a Tàrtano fràa, “frate”,
giungere fino a noi in questa veste riecheggia in modo simile: Pòla, nel dialetto di Surselva bàu Nies-
sacrale e nel suo contesto liturgi- pòla, gùla n cél, / che l te ciàma san ségner, bàu Nossadùnna “coccinel-
co. Per la Valtellina e la Valchiaven- Michél, / san Michél l’è andàc’ a la”, in senso letterale “insetto del
na, come per ogni altro angolo del Il chiamare in causa Pavìa, / pòla, pòla, gùla vìa. Signore, della Madonna”, nel gen.
villaggio globale, se ne potrebbero una bestiola Come sinonimo a Mazzo è induvinellu, “indovinello”, probabil-
rientrava in
citare diversi esemplari, a com- quell’arcaico quadro
tramandata la variante puàza, nel- mente nel senso agentivo di “pic-
mento dei motivi che hanno deter- nel quale i confini la quale si riconosce una rimessa colo indovino, piccolo mago” o
minato l’assegnazione a tassono- fra i tre regni della in campo, a causa di intersezioni anche in quello risultativo di “pro-
mie funzionali per noi assoluta- natura non fonetiche e di tangenzialità spesso nostico”. Un frammento di fila-
mente enigmatiche di numerosi conoscevano ancora misteriose nelle conoscenze ento- strocca riverbera la propria striatu-
animaletti che furono capaci di barriere mologiche, del tipo puàza “mag-
suscitare l’interesse dell’uomo pri- inequivocabilmente giolino”, che si incontra altrove.
incompatibili fra loro.
mitivo per qualche loro caratteristi- Dal punto di vista strutturale, ci
ca, ma qui ci troviamo costretti dal Calling into question troviamo di fronte a una formazio-
tema scelto ad attenerci a quelli an animal was fully ne suffissata, rispetto a pó(i)a
soltanto a carico dei quali traspaia part of that archaic “coccinella” attestata a Teglio nel-
qualche venatura di sgomento o di picture where the la sua forma semplice, a Castio-
timore reverenziale come sintomo borders between the netto póla, con l’attesa vocale to-
di tabuizzazione. three kingdoms of nica stretta, a Chiuro pùla “cocci-
nature did not yet
A Montagna il nome con il have those
nella”, a Premana polalìin dol Se-
quale si è voluto designare la “coc- unequivocally gnóor “coccinella”, “pulcino del
cinella” è pulidòru. Dal confronto incompatible barriers Signore”, con la quale i bambini
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con altre denominazioni confina- between them. giocavano, lasciandosela correre

PROVINCIA IERI E OGGI 135


ra anche nelle singolari denomina- l’amore”, volando dalla palma ver- “maggiolino”, diffuso pure a Love-
zioni tabarchine dell’insetto: a Cala- so la direzione che l’insetto indovi- ro, rappresenta molto probabil-
setta minindé, in modo più diafano no soltanto conosce, dipende as- mente un compromesso tra pùla
a Carloforte duminindé, da Domine sai probabilmente anche l’abr. cë- “pollastra” e cugàza, ossia “codac-
Deus, invocazione alla divinità. A camóre, “coccinella”, “cerca amo- cia”, attributo scorrente dal displu-
Lanzada si è ricorsi alla personifi- re”. Lo confermano le strofette vio demonizzato. A Novate Mezzo-
cazione, assegnando al piccolo popolari propagginatesi nei giochi la si segnala infatti pòla come no-
coleottero il nome di caterìne, for- dei ragazzi, quando sollecitano me del “maggiolino”, con la vocale
se come spezzone iniziale super- l’insetto catturato a prendere il tonica larga, presumibilmente per
stite di un’antica cantilena, intesa largo sul filo della brezza che scor- esigenze di rima più perfetta nel-
a evocare il piccolo messaggero re loro incontro: Catarënèlla, ca- l’inserzione in qualche filastrocca,
delle altezze. In alcuni dialetti set- tarënèlla, / vann’a truvà l’amóra mentre altrove, come si è visto
tentrionali l’insetto appare infatti bèllë, / ggìrë dë llà, ggìrë dë nguà: sopra, lo stesso appellativo si
con il significativo designante di / va vvëdé addónna sta, “Caterinel- presenta come designazione della
marìa vola. la, Caterinella, va’ a scoprire l’amo- “coccinella”.
A Samòlaco, all’imboccatura re bello, gira di là, gira di qua, va’ Un composto imperativale
della Valchiavenna, anche il mag- a vedere dove sta”; Ciavëlarèllë del tutto trasparente compare in
giolino era considerato una bestio- saltamartìn, la denominazione del-
la divinatoria. I ragazzi legavano Anche il maggiolino la “cavalletta” più diffusa in en-
alle loro zampette un filo e solleci- era considerato una trambi i bacini imbriferi dell’Adda e
tavano il rumoroso coleottero a li- bestiola divinatoria, della Mera e vastamente traboc-
fatta prigioniera
brarsi nell’aria. La direzione che il dalle mani dei bimbi cante nelle aree contermini: borm.,
messaggero avrebbe presa sareb- per essere inviata piatt. saltamartìn “cavalletta, locu-
be stata interpretata come indica- come intermediaria sta”, gros. saltamartìn “cavalletta”
zione del percorso da seguire per tra il regno dei beati e “trottola”, Valle Olona saltamar-
muoversi alla ricerca della futura e quello dei mortali. tén “locusta, mantide, grillo”, va-
fidanzata. Il nome assegnatogli di res. saltemartìn, saltemartìtt “ca-
filamùur è probabilmente da deci- The ladybird was valletta”, mil. saltamartìn, sal-
frare come un composto imperati- also considered a tamàrt, pav. saltamartei “cavallet-
divinatory animal,
vale, l’inizio del comando di parti- captured in the ta, locusta”, bresc. saltamartì
re, srotolando il filo magico: “Fila hands of children “locusta, cavalletta”, tic. saltamar-
(il perfetto) amore!”. Una conferma to be sent as an tìn, saltamartégn, saltamartìgn, sal-
indiretta ci è fornita da una canti- intermediary between temartìn, sautramartìn, soltamartìn
lena bergamasca (raccolta a Nem- the kingdom of the “saltamartino, cavalletta e altri in-
bro, dove la Valseriana sfocia al blessed and that setti affini; formicaleone”, per tra-
of mortals.
piano): Balóres chi gùla, / al ta slato “ragazzo, individuo piccolo,
ciàma la tò murùśa, / al ta ciàma magro, agile, irrequieto, volubile;
ol tò Michél. / Gùla, gùla fin al cél, persona che cambia spesso lavo-
“maggiolino che vola, ti chiama la ro, che manca di parola, che parla
tua fidanzata, ti chiama il tuo Mi- in modo sconclusionato, saltando
chele. Vola, vola fino al cielo”. di palo in frasca; tipo di giocattolo
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L’arcangelo san Michele, così ricor- per bambini; mazzeranga, pestello


rente nelle filastrocche, era raffigu- usato per comprimere e rassodare
rato nelle chiese della valle con [composto probabilmente con “uc- il selciato”, trent. (Roncone) salta-
una bilancia in mano, intento a cello” e “volare”, “volarello”] vólë, martìn “cavalletta, locusta, Locu-
pesare le anime. Egli stesso, co- vólë, / sàccëm’asddìcë addó sc’tà sta viridissima e congeneri”, ver.
me psicopompo, le avrebbe poi l’amóre: / o da cquà o da llà, / saltamartìn “cavalletta; gambalun-
guidate verso le dimore eterne. sàccëm’addicë addónna sc’ta, “Uc- ga, saltabecca; larva dello stianti-
Il Garbini ha raccolto a Chia- cello volarello, vola, vola, sappimi no”, regg. Seltamartèin “cavalletta,
venna filamóra nell’accezione di dire dove sta l’amore: o di qua o di locusta”, valenz. saltamartí.
“mantide religiosa”, concetto ricor- là, sappimi dire dove sta”. A differenza degli insetti alati,
rente nella definizione dell’ortotte- A Mazzo, per spingere il co- la cavalletta si muove al suolo per
ro in varie località e spiegato dalla leottero a levarsi in alto, si ripete lo più balzando. L’invito a partire le
nenia che ripetono i ragazzi sicilia- la filastrocca: Puàza, puàza, van al viene perciò rivolto adattandosi
ni: Filannera, chi fa tò mamma: fila cél, / che l te ciàma san Michél. / alle sue preferenze. Talora il se-
o tessi?, arguendo poi se fili o San Michél al völ mìga vegnì: / condo segmento compositivo mu-
tessa dalla maniera in cui la be- puàza, puàza, van (de) per tì, rie- ta, in considerazione del luogo di
stiola, tenuta in mano, muove le cheggiando una formula applicata partenza, o sotto l’influsso di altre
zampe anteriori per divincolarsi e anche ad altri ambasciatori delle suggestioni, mentre il comando
difendersi. Dall’invito a “cercare soglie di ametista. Il tipo puàza rimane identico, sia che venga

136 PROVINCIA IERI E OGGI


espresso col medesimo verbo, sia una margherita. A Sonogno il pic- retrocedi”. Alle bestiole sparute
che venga affidato a un suo sino- colo coleottero è chiamato chessì, che si rintanano nella terra erano
nimo: tic. saltafén, saltefén “caval- perché i fanciulli, giocando, mette- commissionate ambascerie indiriz-

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letta”, “salta fieno”, friul. salta- vano alla prova le sue capacità di- zate alle divinità ctonie, delegando-
payusk “salta pagliuzze”, Cabbio, vinatorie (cf. palerm. anniminagghia le quali intermediarie verso il regno
Muggio saltabósch “cavalletta, lo- “elaterio”, voce che vale anche “in- dei morti. L’invito a retrocedere
custa”; béarn. saltaprat, astur. sal- dovinello”, dal lat. tardo *indivīna- poteva costituire un mandato di
tapraos, spagn. saltamatos, salta- re “leggere nel pensiero degli discesa verso il gorgo delle ombre.
montes; abr. jundamartìnë “caval- dei”, perché i ragazzi traevano A Poggiridenti per definire la
letta” (dal lat. *iǔncta-re “saltare a pronostici dai movimenti della be- “larva del formicaleone” è stato
piedi giunti”); it. saltacavalla “ca- stiola sul ritorno dei padri dalla segnalato l’appellativo trìpa. Per
valletta”, con ritorno alla metafora pesca), osservando le affermazio- farla uscire dalla tana, anche qui
dell’equino, folign. saltamula, ap- ni del capo, interpretate come una si riteneva che fosse necessario
penn. bol. saltabécco “cavalletta” sua risposta di conferma: che sì. ricorrere a una filastrocca di velata
per sostituzione dell’animale pre- Gli si deve probabilmente affianca- minaccia (l’amputazione del capo),
so come paragone, fr. mer. salta- re anche il verz. cìco di sì “specie ritmicamente scandita, quasi cer-
buk; Mergoscia saltabèca “specie di coleottero”, “insetto del sì”. tamente sopravvissuta come mo-
di cavalletta”, reinterpretato come Nel gergo dei magnani di Lan- mento culminante di un antico
“salta (e) becca”, it. saltabecca; zada soltomartìn è la “pulce”, a formulario magico: Trìpa, trìpa, /
Gandria saltamartèla “cavalletta”, Revine saltamartìn il “martin pe- cinch curtèi a la tu vìta: / ün de scià,
forse “salta e martella”; Assisi, scatore”. ün de là. / Sòlta fò dä lä tu cà.
Amelia salta picchio, march., tic. Ricorrendo alle due compo- Forse anche in questo caso biso-
(Bruzella) saltamósch “cavalletta”; nenti rovesciate nella loro succes- gna presupporre alla base dell’eti-
umbro saltalippo, probabilmente sione, si è plasmato a Bianzone, mologia una motivazione analoga,
composto in seconda sede coll’ipo- oltre Tirano, il nome del “formica- partendo dal verbo germ. *trippo-n
coristico del personale “Filippo”, leone”, martin-scéśa, da interpre- “saltare”, che ha lasciato numero-
ancon. salippo, perug. cont. salép- tarsi, in modo parallelo, come un si continuatori nell’Italia settentrio-
pico “cavalletta”, Terni saltazìppuro invito alla bestiola personificata: nale e altrove. Nella parlata di Sa-
(DEI 5,3323); picc. grãper sotö “Martino, arretra”. Il segmento mòlaco trépa è il “segno tracciato
“cavalletta”, “nonno saltatore”, verbale è desunto dal lat. cěssa-re nell’erba strisciando il piede, prima
con risvolto parentelare. “ritirarsi”. Dopo aver scavata la di iniziare lo sfalcio, al fine di evi-
Lo stesso composto è tra- A insetti differenza degli
alati, la
propria buca, ammonticchiando denziare il limite di proprietà per
smesso per osmosi ad altri insetti cavalletta, come la su un lato il cumulo dei granelli in prevenire involontari sconfinamen-
salterini, in primo luogo al metalli- mantide, si muove al bilico, pronti a franare al più picco- ti”. L’alone magico che si addensa
co “elaterio”. Ne troviamo testimo- suolo per lo più lo urto come il contenuto di una intorno all’insetto è comprovato
nianza nel sondal. saltamartìn, con balzando. L’invito a clessidra, l’insetto si ritira in fondo anche dalla personalizzazione rile-
la variante agionimica sanmartìn partire le viene alla fossa in attesa della preda. La vata dal ricorso al nome proprio
“elaterio”, nel chiav. (Gordona) so- perciò rivolto forma imperativale appare come caterinèta con il quale esso è co-
adattandosi alle sue
latamartìn “elaterio”, nello zold. preferenze. una sollecitazione ad acquattarsi nosciuto a Grosio, caterinéta a
sautamartìn, nel friul. saltemartin nel suo nascondiglio per non la- Grosotto, caterìn(n)a o anche cate-
“coleottero”, nel guastall. salta- Unlike winged sciarsi scoprire dall’eventuale vitti- rinnadelavàl a Montagna, “Cateri-
martìn “elaterio”, nel sen. e tosc. insects, the ma, mandando a vuoto l’insidia. na della valle”, incipit decapitato di
saltamartino “elaterio”. A Monte grasshopper, like the L’animaletto viene così blandito una diffusa cantilena, e da quello
sopra Morignone è apostrofato praying mantis, col porsi dalla sua parte, per ac- più generico di mónega “formicaleo-
come sanmartìn, mentre a Tola, moves on the ground condiscendenza empatica. I picco- ne” con cui lo si definisce a Són-
mainly by jumping.
poco sotto, nella valle, porta il Inviting it to leave is
li bianzonaschi infilavano uno stec- dalo. Qui è sfuggita all’oblio una
nome di santacaterìna, l’inizio therefore made by chino nella buca dell’insetto, ripe- sequenza che si cantillava, per
dell’invocazione, con la quale lo si adapting to its tendo a intervalli cadenzati: farsi indicare dal piccolo indovino
inviava verso il solito varco tra i preferences. martinscéśa, scéśa indré “ritirati, la direzione verso la quale ci si
nembi, ripetendo cadenzatamente sarebbe dovuti muovere alla ricer-
a più riprese: santacaterìna, ´sg’gò- ca delle bestie smarrite al pasco-
la in cél, / che l te c(h)iàma san lo: Mónega, mónega del terén, / l’é
Michél. Tanto la personalizzazione, serén, serenénto: / fam troàr li mìa
quanto il ricorso all’agionimo sono càura e li mìa féda in un momént,
sintomi di una considerazione di “monaca, monachella del terreno,
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privilegio riservata all’insetto, con- è sereno, sereno limpido. Fammi


sultato pure per conoscere dal suo trovare in un attimo le mie capre e
balzo, quando è rovesciato, un re- le mie pecore” (Dario Cossi). Assai
sponso su un interrogativo dai due più inquietante si rivela la raffigu-
esiti, come si fa quando si sfoglia razione presupposta dal pav.

PROVINCIA IERI E OGGI 137


diàvol di formìgh “formicaleone, zione dei piccoli protagonisti come
larva del Myrmeleon formicarius” messaggeri tra gli uomini e le divi-
(Gambini 81). nità della natura li ritenesse anche
Il composto imperativale in grado di varcare liberamente la
gros. pe´sasàs per identificare la soglia che divide noi dal regno dei
“larva della friganea, Phryganea trapassati per raccogliere dalla
rhombica” rappresenta probabil- loro bocca una conferma di quella
mente una voce di importazione, sopravvivenza della quale godono
mediata dal linguaggio dei pesca- presso Dio e per portare loro la
tori, che la usavano come esca. La testimonianza del ricordo da parte
motivazione del nome si ritrova nel di chi, durante il cammino verso il
rivestimento intessuto di piccoli definitivo congiungimento con lo-
frammenti di pietra, saldati tra loro ro, continua a nutrirsi di pane.
a forma di astuccio protettivo, en- «A nessuno può sfuggire che
tro il quale si rintana. La struttura ripetuta una cantilena, tra fila, filatura e filastrocca c’è un
della voce sembra riecheggiare, al intesa a chiamarla vici- [tema] a testimoniare la loro affini-
suo inizio, l’incipit di una filastroc- no per predisporla all’in- tà profonda. Non si filava soltanto
ca, indirizzata alla bestiola per in- vio: Vén, vén, maiapàn, / la lana, ma si filavano anche i
vitarla a misurare il proprio carico. che te dò n tuchèl de pensieri, le idee, le storie, oppure
Il termine autoctono dovrebbe in- pan, “vieni, vieni, mangiapane, Dopo aver scavata la le rime, le filastrocche, le ninne
vece essere rappresentato dal che ti darò un tozzo di pane”. Con propria buca, nanne. Se la fila deriva dall’attività
gros. gaśòtul “portasassi”, dato il il latte e il vino, l’impasto di fru- ammonticchiando su di filatura delle donne durante la
di un lato il cumulo
suo riaffioramento quasi identico mento compare tra i più diffusi dei granelli in bilico,
veglia, può darsi che la filastrocca
a Villa di Chiavenna nella variante doni sacrificali messi in serbo per il formicaleone si discenda, linguisticamente, pro-
ca´sòtul “involucro sabbioso del le divinità dei campi o per i loro ritira in fondo alla prio dall’operazione iterata di que-
portasassi” che, tanto per la sua messaggeri. Potrebbe rivelarsi fossa in attesa della ste api operose che si affaccenda-
oscillazione fonetica, quanto per la analoga la combinazione dei due preda. vano con gesti rapidi e millenari
puntualizzazione semantica, invita segmenti che formano il compo- intorno al lavoro dei fusi (canapa,
a indirizzare senza eccessive esi- sto tresiv. pizaséghel “luì”, “becca After having dug its lino, lana) ma, contestualmente,
tazioni l’indagine etimologica ver- segale”. hole, piling up on percorrevano anche gli itinerari
one side the grains
so il lat. casa “capanna, abitazio- Nella variante furbeśìna della in precarious della comunicazione. Il fuso torna
ne, rifugio”. Val Gerola (IT 27,54) sembra di balance, the antlion spesso… Le tre antiche Parche (o
Forse anche nel tipo “trotta- cogliere, al di là della normale withdraws to the quattro, a seconda dei riaffiora-
piano” si rifrange un originario co- evoluzione della vocale pretonica, bottom of the trench menti) mantengono significativa-
mando rimasto privo di altre indi- un’allusione larvata a furba. A waiting for its prey. mente una presenza costante e
cazioni, rivolto a uno dei parassiti Montagna vi fa eco furbeśéta e le millenaria nelle filastrocche. Ormai
dell’uomo, ritenuti più fastidiosi e si canta una filastrocca simile a sono state trasformate dal lavorìo
più umilianti: livign. trotaplàn gene- quella che circola altrove per l’ar- culturale della stratificazione in fi-
ralmente al plurale “pidocchi”, rotino, invitandola ad affilare le gure meno suggestive, dalle quali-
borm. trotapiàn. L’imposizione a sue forbici: Źin, źéta, / furbeśéta, / tà meramente umane o animali,
muoversi lentamente potrebbe cinch quatrìn, fàla mulà: / ün de ma noi sappiamo che questo
rappresentare, in questo caso, préda e ün de sas / e l galét l’é a Anche per la “grossa “spostamento” non ne ha avvilito
uno scongiuro, la richiesta cioè di remulàz, “il galletto è (a pascersi) formica rossa” viene il senso profondo. Il bulino cultura-
ripetuta una
rimanere lontano, di tenersi alla di foglie di ravanello”. In alta Valca- cantilena. le, in particolare quello religioso,
larga. Il risvolto demoniaco si risco- monica il ritocco fonetico investe non le ha annientate anche se le
pre attraverso l’evoluzione seman- la concezione stessa dell’insetto, A lullaby is also ha indotte ad assumere vesti me-
tica affiorante nel trep. trotaplàn presentandosi addirittura nella sung for the no sgargianti, o a ripiegare sul-
“spauracchio evocato per spaven- forma fùria “forfecchia”. Si dovrà “ fat red ant”. l’analogia animale. Così Clotho,
tare i bambini”. tener presente tuttavia che qui il Lachesis e Athropos hanno vestito
Al contrario, nel composto verbo furà significa “pungere, bu- i panni delle filatrici impegnate,
montagn. maiapàn, mangiapàn, care” (Goldaniga 1,409-410). delle pulzelle che filano, avvolgono
imbastito per definire la “grossa Una constatazione contur- matasse, tagliano (o impastano) o
formica rossa che nidifica nel tron- bante si affaccia con evidenza delle civette [o scimmiette] arroc-
co dei castagni”, potrebbe profilar- a chi, mentre li va collezionan- cate sul comò. La loro matrice è
si la cristallizzazione dell’invito a do, ponga attenzione agli in- comunque persistente e traspa-
presentarsi per ricevere il dono in gredienti delle filastrocche. La ci- rente. Le donne della fila costi-
vista di una commissione ad essa tazione della morte è ricorrente in tuiscono anch’esse una dina-
affidata, da far giungere nel regno più di una di queste cantilene, che stia ulteriore di Parche. Anch’esse
silenzioso del sottoterra. Anche pure a prima vista si direbbero filano, avvolgono, recidono. Anche
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per questa bestiola viene infatti giocose. È probabile che la conce- loro hanno potere di vita e di mor-

138 PROVINCIA IERI E OGGI


te, inconsapevolmente, nelle for- tra questi due fili forma una croce
mule che filano sommessamente di cui la linea verticale rinvia al
da generazioni. Il senso di quelle principio attivo, maschile, e la li-
rime era oscuro, incomprensibile, nea orizzontale a quello femminile.
ma sicuramente quei suoni accor- La filatrice è padrona del mo-
dati da compositori arcaici suscita- vimento circolare e dei ritmi come
vano brividi di suggestione e di la dea Selene è signora della luna
piacere» (Lavaroni, 28; cf. inoltre e delle sue fasi. La luna che muo-
48, n. 37, 59, 60-61, 112-113). re e ritorna allude alle potenze
«Nelle filastrocche compaio- femminili che governano il destino
no anche le divinità lunari che so- in un ambiente concettuale che
no notoriamente tre: le Moire gre- ruota intorno all’idea della rinasci-
che, le Parche latine o le Norne ta. Il movimento circolare del fuso
nordiche. Esse vengono identifica- è generato da quello alternativo e
te come le dee del destino, del ritmico prodotto da un archetto o
fato superiore e ineluttabile. Sono dal pedale del filatoio. La circolari-
rappresentate come delle filatrici tà è sempre simbolo di totalità
che misurano a loro piacimento la temporale e del ricominciamento.
vita degli uomini e indicano gli Nella filastrocca vediamo che una
stadi temporali di ogni divenire: delle tre pulgetis… fa pupazzi di
nascita-vita-morte, passato-pre- pasta, insomma impasta, azione
sente-futuro. Sono tre sorelle, una anche questa che rientra nel carat-

Alinari
delle quali presiede alla nascita, tere trasformatore dell’archetipo
l’altra al matrimonio avvolgendo il del femminile per cui diventa “si-
filo [ecco il perché del cappello da riologico), ma anche creare, far Francesco Salviati: gnora della trasformazione”. Inol-
sposa e dell’invocazione per avere uscire dalla propria sostanza, co- Le tre Parche. tre il riferimento al marito, al matri-
un bel bambino], la terza alla mor- me fa il ragno costruendo da sé la Firenze, Palazzo Pitti. monio inteso come integrazione,
te, tagliandolo: [friul.] Din-don, / tre propria tela” (Eliade, Storia, 188). Le tre divinità come coniunctio, è sempre pre-
romane del Destino,
pulgetis sul balcòn: / une’a file, Quest’immagine evoca, da un lato, erano preposte alla sente quando, nella versione cat-
une’a daspe, / une’a fas pipin di quella negativa di Aracne, di colei nascita, al tolica, si prega san Martino forse
paste [“din don, tre pulzelle sul che imprigiona le persone nelle matrimonio e alla perché il cavaliere, come narra la
balcone: una fila, una avvolge, una maglie della sua rete, dall’altro morte. leggenda, frazionando il suo man-
fa pupazzi di pasta”]. Le tre pulge- quella di Penelope, la tessitrice tello per proteggere il mendicante,
tis (Moire, Parche, Norne) sono ciclica che di notte disfa il suo la- Francesco Salviati: appare come colui che porta con
comunque collegate all’archetipo voro per rinviare eternamente la The three Fates. sé una possibilità di rinascita. Il
Florence, Palazzo
del Femminile e al mistero della scadenza… Fuor di metafora, la Pitti. The three
mantello, infatti, oltre a essere
filatura e della tessitura che viene tessitura è un lavoro di creazione, Roman divinities of emblema della regalità, è simbolo
esperito come proiezione della una sorta di parto. Il filo è ciò che Fate were responsible della metamorfosi che l’uomo de-
Grande Madre che tesse la vita e unisce i diversi momenti della vita for birth, marriage ve affrontare, nonché delle diverse
fila la matassa del fato. È questa e li riconduce al loro principio. Il and death. personalità che l’uomo può assu-
la ragione per cui l’azione del filare- taglio del filo pertanto corrisponde mere» (Lavaroni, 148-149).
fuso è un attributo di tutte le dee alla rottura del cordone ombelicale Ciò che senz’altro si può dire
Madri, delle dee lunari e delle dee del nascituro e il distacco della è che l’imbricazione tra filastrocca
che tessono il destino anche nel madre. Inoltre, l’incrocio dei fili è il e morte non è né sporadica né
loro aspetto terribile; figura, que- simbolo dell’unione sessuale e casuale. Ce lo ricorda una cantile-
sta, che può essere assimilata a l’incrocio dei sessi è la modalità na bormina, richiamata alla memo-
quella del ragno. Il significato del fondamentale con cui l’archetipo ria dal rintocco delle campane a
tessere – al pari di tutto ciò che è del femminile “tesse” la vita. Ma morto. Din dòn, campàna marón, /
archetipo – comprende un aspetto non bisogna dimenticare che la campàna di fra; / l’é mòrt un A, /
positivo e uno negativo. L’arte del tessitura rinvia anche all’immagine un A de Pavìa; / l’é mòrt Lucìa, /
tessere è un’azione tipicamente della “vestitrice”, di colei che veste Lucìa de Milàn; / l’é mòrt un can, /
femminile e rappresenta un atto gli uomini confezionando i loro in- un can rabiós; / l’é mòrt un tós, /
creativo che si manifesta come un dumenti. Del tessuto l’ordito, for- un tós debén: / l’é mòrt sul fén,
intervento del sovrannaturale nella mato dai fili tessuti sul telaio, rap- “Din don, campana marrone, cam-
vita dell’uomo e che si richiama a presenta l’elemento immutabile e pana dei frati; è morta una A, una
un disegno superiore a cui egli principale, mentre i fili della trama A di Pavia; è morta Lucia, Lucia di
deve adeguarsi. “Tessere non si- che passano tra quella dell’ordito Milano; è morto un cane, un cane
gnifica soltanto predestinare (sul in virtù del movimento della navet- rabbioso; è morto un fanciullo, un
piano antropologico) e riunire insie- ta, rappresentano l’elemento va- fanciullo per bene: è morto sul
me realtà diverse (sul piano sote- riabile e contingente. L’inserzione fieno” (Marcello Canclini).

PROVINCIA IERI E OGGI 139


I T I N E R A R I

Il giro della
Valle Poschiavina
Testi e foto di
LUISA ANGELICI
E ANTONIO BOSCACCI

L
a prima parte di questo Si risale la Val Malenco e, Zoia. Passando al suo fianco,
giro, la salita al Passo Località di partenza: passando per Lanzada, si si percorre l’antica mulattiera
di Campagneda, è un parcheggio di Campo Moro raggiunge prima la località che collegava l’alpeggio di
itinerario ricco di (2.000 m) Franscia e infine il parcheggio Campo Moro (ora sepolto dalle
curiosità e sorprese, come Dislivello: di Campo Moro (2.000 m), acque della diga) con quello di
quelle che riservano i numerosi 600 m posto poco a monte del lago Campagneda.
laghi di Campagneda, ognuno Tempo di salita: artificiale che porta lo stesso La mulattiera sale
diverso dagli altri per forma, ore 5-6 nome. Qualche metro sopra il “girovagando” tra grandi
dimensione e colore. parcheggio si trova il rifugio blocchi e rocce levigate, alcune
delle quali sono state
trasformate in palestre per
l’arrampicata. Dopo un breve
tratto pianeggiante, si scende
alle baite dell’alpeggio di
Campagneda (2.145 m).
Seguendo le indicazioni, si
sale tra i pascoli e ci si trova
sulla sinistra di un grande
piano paludoso sede di un
antico lago, ora scomparso,
ma che un tempo era il più
grande tra quelli di
Campagneda.
Passando sulla destra (o sulla
sinistra) della conca che
racchiude il primo vero lago di
questa area, si arriva alla base
del complesso pendio che
porta al Passo omonimo. Qui
si incontrano le indicazioni
dell’Alta Via della Valmalenco
(sulla destra il sentiero
attraversa i pendii del Pizzo
Scalino verso il Rifugio Cristina
a Prabello).
Risalita una corta vallecola, si
Giuseppe “Popi” Miotti

incontra sulla sinistra il


secondo lago di Campagneda.
Poco sopra, dopo aver
superato un breve tratto ripido,
si passa accanto al terzo lago

140 PROVINCIA IERI E OGGI


e infine si costeggia la sponda Canciano (2.498 m) e si infila
sinistra del quarto lago, il più (attenzione) tra le rocce
piccolo tra quelli incontrati. levigate dall’azione del
Di fronte, verso ovest, ghiacciaio dello Scalino che un
appaiono inconfondibili i tempo occupava anche l’intera Dida, dida, dida,
ghiacciai e le creste del Monte Valle Poschiavina. dida, dida, dida,
Disgrazia. Lasciata la deviazione per il dida, dida, dida,
Dopo pochi minuti di salita, il Passo di Ur sulla destra e dida, dida, dida,
sentiero passa vicino al quinto raggiunto il fondovalle, lo si dida.
lago e, poco sopra, voltandosi, percorre in tutta la sua
si può ammirare anche il sesto lunghezza (ora accostandosi, Dida, dida, dida,
lago di Campagneda, che si ora allontanandosi dal dida, dida, dida,
stende, lungo e stretto, a torrente, ma rimanendo dida, dida, dida,
destra del quinto. sempre alla sua destra), fino dida, dida, dida,
Superato un piccolo salto con alle baite dell’Alpe Poschiavina. dida.
l’aiuto di alcuni gradini di Da qui si scende lungo una
ferro, il sentiero si infila sul stradicciola alla diga di Alpe
fondo di due vallecole e arriva Gera e si ritorna facilmente al
al Passo di Campagneda parcheggio di Campo Moro.
(2.601 m, ore 2,30). (La discesa qui descritta è
È qui che da qualche anno assolutamente sconsigliabile
transitano i numerosi atleti in caso di nebbia, non
della bella gara di corsa in infrequente in questi luoghi).
montagna che congiunge
Lanzada a Poschiavo.
A tour
Discesa. Si scende in of Valle Poschiavina
direzione di alcuni laghetti e, The destination is the Campoagneda
superato il torrente che Pass, going up Val Malenco, and after
raccoglie le acque del
Lanzada and Franscia stopping at
ghiacciaio dello Scalino, ci
the Campo Moro car park. After the
s’imbatte nel confine tra l’Italia
e la Svizzera (2.517 m, cartelli Zoia refuge and the Campagneda
con le indicazioni sulla destra mountain grazing ground, follow the
per la Quadrada e Poschiavo e, indications for the Alta Via of the
sulla sinistra, per la Valle Valmalenco. After this, you reach
Poschiavina e la diga di Alpe the second, third and fourth lake;
Gera, oltre che per il Passo di you are facing Mount Disgrazia and
Ur). Costeggiato un piccolo immediately after that you reach the
lago, il sentiero lascia il vasto Pass. Special care must be taken in
e movimentato Passo di the descent, especially if there is mist.

PROVINCIA IERI E OGGI 141


PIACENZA
a fianco del Po

Fotolia
Antica colonia romana, ha attraversato GIGLIOLA MAGRINI Un po’ di storia
la storia, da libero comune a membro L’antica origine di Piacenza è

P
della Lega Lombarda, dal dominio delle chiaramente documentata dalla
iacenza è una città parti- sua struttura urbana a “scacchie-
nobili casate milanesi sino ad assumere colare, che pretende d’es- ra”, tipica della città romana. An-
la dignità di ducato insieme a Parma. sere scoperta e non “vi- che il suo nome ne è la prova: in-
Oggi, Piacenza è una città ricca di sta per caso”. Infatti, l’Au- fatti Piacenza è la traduzione lette-
industrie, di attività agricole, di una tostrada del Sole, che corre a rale di Placentia, i cui primi segni
intensa vita culturale e di un’atmosfera breve distanza, nega alla massa di risalgono ad epoca preistorica, cui
turisti di poterla attraversare, di seguì la presenza dei Liguri, degli
particolare e davvero gradevole.
doverla attraversare per prosegui- Etruschi e dei Galli Boi. Nel 218
re il viaggio. Ma forse è meglio a.C. Placentia diventa colonia ro-
così: andarla a conoscere senza mana, assumendo appunto que-
Piacenza, alongside the Po fretta e secondo il nostro consue- sto nome; nello stesso anno le
to suggerimento; l’auto parcheg- sue truppe oppongono fiera resi-
Piacenza deserves to be visited leisurely. It is the only way to giata in periferia e poi, passo dopo stenza all’esercito di Annibale sul-
discover the city’s authentic and ancient soul. Its extensive history
passo, sino in centro, evitando le sponde del fiume Trebbia. Del
features many players: Hannibal, Odoacer’s Goths, Barbarossa,
magari le vie importanti, dai bei resto, l’anno precedente, ossia nel
Frederick I Barbarossa, Charles of Anjou, the Viscontis, the Sforzas
and Pope Paul III Farnese. These diverse experiences have indeed
negozi, per svicolare in certe stra- 219 a.C., i soldati della futura Pla-
painted the historic centre’s “puzzle” with history. The Duomo de dove gli antichi palazzi sembra- centia avevano già misurato le
dates back to 1233; the Gotico or Comunale Palace (Town Hall) is no invitare al silenzio. proprie forze contro gli uomini di
dated 1281; the Farnese Palace was built at the end of the 16th Ma torniamo alla periferia di Asdrubale, scontro che si ripeterà,
century. But the great Po River played the leading role in the life of Piacenza per documentarci un po’ ancor più cruento nel 207 a.C.
this region. There is agriculture with vineyards, orchards and meglio sulla sua storia, sul suo Qualche anno di tregua e poi,
vegetable gardens on the banks of the Po. Yet behind the façade passato. Anzi, riprendiamo dal Po, nel 200 a.C., cala sulla piccola
of this unique yet normal city lies a mystery, of course: The “Liver percorrendo il bel ponte che sovra- città la furia devastatrice delle or-
of Piacenza”, an archaeological finding of Etruscan origin a few sta il fiume e spalanca una porta de di Amilcare, che devastarono e
kilometres from the main town. ideale sulla città. saccheggiarono ogni cosa.

142 PAESAGGI SENZA TEMPO


Poi la storia assunse una
piega diversa, grazie alla nascita NOTIZIARIO
di una strada, ancor oggi impor-
tantissima: la via Emilia. Era il
187 a.C. quando Piacenza venne Paesaggi
collegata a Rimini. Nel 90 a.C. senza
Placentia ottenne la cittadinanza tempo
romana e Augusto la iscrisse
all’VIII Regione.

A sinistra: il duomo
di Piacenza e un
particolare del suo
portale.
A destra: la
cattedrale di
Sant’Antonino.
In basso: la chiesa di
San Sisto inquadrata
da una suggestiva
angolazione.

Left: the Piacenza


duomo and its portal
in detail.
Right: the
Sant’Antonino
cathedral.

Mauro Lanfranchi
Mauro Lanfranchi

Below: the San Sisto


church photographed
from an interesting
angle.
Sembrava che la sorte della
città si fosse indirizzata verso un
definitivo destino di pace e di indi-
pendenza e, invece, con la caduta
dell’Impero Romano, Piacenza fu
occupata da Odoacre, dai Goti e
poi dai Longobardi che la eressero
a capoluogo di “ducato”.
Dopo il Governo vescovile,
durato dal 997 al 1120, la città,
con libera decisione, aderì alla
Lega Lombarda contro Federico
Barbarossa che, nel 1161, le im-
pose un podestà imperiale.
Fu proprio nella cattedrale
piacentina di Sant’Antonino, che
furono firmati i preliminari della
Pace di Costanza, nel 1183.
Una pace che non collimò
con quanto sarebbe avvenuto
nell’antica Placentia coinvolta in
una serie di contrasti con Parma,
Cremona e Pavia, tanto che nel
1254 Oberto Pallavicino, signore
Mauro Lanfranchi

lombardo di fede ghibellina, prete-


se il comando sulla città, impose
un governo di assoluto rigore e di
buon assetto urbanistico.

PAESAGGI SENZA TEMPO 143


Sei secoli di alterne vicende
Come spesso succede per le
città di media dimensione poste
lungo le più importanti direttrici
viarie, e magari a due passi da un
grande fiume, anche per Piacenza
fu così. Dal XIII al XIX secolo essa
attraversò un periodo che definire
intenso, sotto il profilo storico, è
puramente riduttivo. Per non dilun-
garci eccessivamente descrivere-
mo questa serie di eventi con lo
scarno stile della cronaca, a parti-
re dalla fine del 1200, quando
Piacenza venne occupata da Carlo
d’Angiò (1271), da Alberto I Scotti
(1290), per passare nel 1317 sot-
to il dominio di Matteo Visconti.
Passarono soltanto cinque
anni e risuonarono richiami di
trombe e rulli di tamburi per annun-
ciare l’arrivo delle truppe di Galeaz-
zo Visconti e Obizzo Landi che la
cedettero quasi subito al legato
pontificio Bertrando del Poggetto.
Nel 1335 una rivolta popola-
re cacciò da Piacenza i Guelfi (so-
stenitori del Papato) e l’anno dopo
la città passò ad Azzone Visconti.
Ma non era certamente finita: do-
po i brevi domini di Ottobono Terzi
(1404-06) e di Facino Cane (1406-
12) tornarono i Visconti. Una breve
parentesi repubblicana nel 1447,
anche grazie alla mediazione di
Venezia, quindi furono gli Sforza a
impadronirsi del governo di Piacen-
za, che passò poi a Luigi XII di
Francia dal 1499 al 1512. Un in-
tervallo molto breve, tanto che nel
1512 la città finì allo Stato Pontifi-

Mauro Lanfranchi
cio, dapprima in via transitoria, ma
dal 1521 definitivamente.
Senonché, nel 1545, Papa
Paolo III Farnese decise di donare
Piacenza e Parma al figlio Pier Lui- Il Palazzo Gotico o distesa di vecchi mattoni incisi da monumenti degni di nota, come il
gi, fondando il Ducato di Parma e Comunale, esempio una rete di stradine che si affian- Duomo, pregevole esempio di stile
Piacenza. di architettura cano come un puzzle. Del resto, la romanico lombardo risalente al
Con quest’ultima annotazio- medievale, sobria ed
elegante.
storia di questa simpatica città è 1233, dalla caratteristica facciata
ne, un po’ singolare, siamo arrivati la più autorevole conferma a tale “a capanna”, spartita orizzontal-
all’epoca di Napoleone, quando The Gotico or impressione: la breve durata di mente da lesene e aperta nella
Piacenza venne insignita del grado Comunale Palace ogni signoria ha impedito che si parte inferiore da tre portali ornati
di “Dipartimento del Taro”. Il 15 (Town Hall), an attuassero successivi programmi da pronao, ossia da un atrio a co-
aprile 1860 venne inclusa nel Re- example of medieval di sistemazione urbana. La “pian- lonne che precede la cella del
gno d’Italia. architecture, austere ta” medievale ha così conservato tempio. L’interno, a tre navate,
and elegant. la sua struttura e la città si è svi- conserva affreschi (dal XIV al XVII
Un’impronta medievale luppata e ha mutato volto soprat- secolo) firmati da L. Carracci, da C.
Sorvolando Piacenza non si tutto attorno al nucleo centrale. Procaccini, da P. F. Morazzone e
può non restare stupiti dalla sua Questo non toglie che la parte più dal Guercino. Il campanile risale al
planimetria. È come guardare una antica di Piacenza non possieda 1333.

144 PAESAGGI SENZA TEMPO


Altrettanto interessante l’an- Palazzo Farnese,
tica cattedrale, oggi chiamata tipica dimora di una
chiesa di Sant’Antonino, fondata grande famiglia
nel IV secolo, ricostruita nell’XI nobiliare.
secolo e trasformata nel XIII seco-
The Farnese Palace,
lo. Nel 1350 alla chiesa fu aggiun- a typical residence
to un atrio in stile gotico, chiamato of a grand noble
“il Paradiso”, progettato da Pietro family.
Vago.
È giusto ricordare anche la
chiesa di San Savino e quella goti-
ca di San Francesco, iniziata nel
1278.
Il maggior edificio medievale

Mauro Lanfranchi
di Piacenza è il “Palazzo Gotico” o
comunale, datato 1281, coronato
da merli ghibellini e aperto inferior-
mente da un portico e cinque archi
acuti.
Nel Cinquecento, Piacenza La chiesa di
San Francesco, dal
ha conosciuto un particolare risve- profilo insolito
glio architettonico e ne rimane te- sottolineato dai tre
stimonianza con la chiesa di Santa piccoli campanili.
Maria della Campagna, del 1528,
su progetto di A. Tramello, affre- The San Francesco
scata nella cupola dal Pordenone church, with its
e dal Solero. Sempre al Tramello unusual profile
embellished by three
si deve la ricostruzione della chie- small bell-towers.
sa di San Sisto, fondata nell’874;
a proposito di questa chiesa, si
ricorda che la Madonna del suo
altar maggiore, dipinta da Raffael-
lo, oggi si trova a Dresda.
Di notevole bellezza e valore
anche il Palazzo Farnese (1588-
93) forse eseguito su disegno di F.
Paciotti e a cui lavorò anche il Vi-
gnola.
Per restare nel centro, nel
cuore dell’antica Placentia non
possiamo trascurare la piazza dei
Cavalli dove sono ambientate le
due statue equestri di Alessandro
e Ranuccio Farnese, opera di F.
Mochi (1580-1654). Di notevole
rilievo anche il Palazzo del Gover-
natore (1781) e il Teatro Comuna-
le, entrambi del piacentino L.
Tromba. Vi è poi il Museo Civico,
dove sono conservati dipinti del
Botticelli, del Pordenone e del
Campi, stupendi arazzi e resti ar-
cheologici importanti. Fra questi
ultimi reperti è famoso il Fegato di
Piacenza, che descriviamo a parte.
Concludiamo questa rasse-
Mauro Lanfranchi

gna delle maggiori “bellezze” pia-


centine con la Galleria Alberoni
dove si ammirano opere di Anto-
nello da Messina, Guido Reni,

PAESAGGI SENZA TEMPO 145


Mauro Lanfranchi
La lunga teoria dei Poussin e molti altri, mentre i di-
DALL’ARCHEOLOGIA ALLA STORIA portici e le vie del pinti italiani dell’Ottocento e del
centro raccontano Novecento sono esposti nella Gal-
Nel Museo Civico di Piacenza è visibile un reperto che gli archeo- le quieta atmosfera leria Ricci-Oddi.
logi conoscono come il Fegato di Piacenza. È un oggetto davvero singo- della Piacenza più
lare, di origine etrusca, in bronzo, rinvenuto a Gossolengo, un centro antica.
Fra industria e agricoltura
che dista nove chilometri dal capoluogo. Si tratta di un modellino di un
fegato di pecora che, con ogni probabilità, serviva agli aruspici, incari- The long procession Abbiamo cercato di ricordare
of porticos and the il valore architettonico della Pia-
cati di formulare divinazioni attraverso l’osservazione di particolari centre’s streets evoke cenza di ieri, giusto per rendere più
organi degli animali. Il Fegato di Piacenza è suddiviso in sedici caselle, the quiet atmosphere intenso il fascino discreto e gentile
in ciascuna delle quali è inciso il nome di una divinità etrusca. Inutile of an older Piacenza. delle sue vie, dove il tempo ha la-
dire che a questo modellino si attribuisce notevole valore, anche perché
testimone di un periodo storico di grande interesse.
sciato lame di luce e profili d’om-
A proposito di storia, la città di cui ci stiamo occupando viene ri- bra, dove si è trasformato in uno
cordata anche per il Concilio di Piacenza, convocato da papa Urbano II scrigno di ricordi. Ma Piacenza è
(1-7 marzo 1095) con lo scopo di prendere severi provvedimenti in anche qualcosa di diverso, è an-
materia di eresia, simonia (peccato di chi intende commerciare i beni che espressione di attività impren-
spirituali) e anche per ottenere maggiore disciplina nel quadro della ditoriali e artigianali molto apprez-
Riforma ecclesiastica e della lotta per le investiture. Al Concilio parte- zate. È anche una città dove si ri-
cipavano i messi dell’imperatore bizantino Alessio I Comneno, venuti in spetta al massimo l’ambiente; la
Occidente per cercare aiuti contro i Turchi, sottolineando le sofferenze pianura, intorno, non è soltanto
patite dai cristiani nei Paesi occupati dai musulmani. I discorsi di questi sinonimo di “paesaggio”, bensì il
messaggeri destarono grande preoccupazione nel Papa e nei vescovi risultato di un’agricoltura all’avan-
circa la sicurezza dell’intera cristianità. Questa preoccupazione e l’im- guardia pur senza dimenticare la
plicito dovere di soccorrere i cristiani così minacciati, sono stati la nobile tradizione del “lavoro dei
premessa del movimento da cui prese origine la Prima Crociata, che campi”.
Papa Urbano II predicò nel novembre 1095 durante il Concilio di Cler- Cominciamo col precisare
mont. che la provincia di Piacenza com-
prende 48 comuni, su una super-
ficie di 2.589 kmq, con una popo-
lazione di 282.000 abitanti circa.
Con quest’ultimo dato che può
subire qualche variazione. La sigla
automobilistica di Piacenza è PC.
A parte queste precisazioni, pura-
mente statistico-geografiche, pos-
siamo commentare l’ambiente che
circonda Piacenza, pianeggiante,
di natura alluvionale, con una co-
rona di colline verso Nord, con una
zona centrale che si può definire
montuosa per la presenza dell’Ap-

146 PAESAGGI SENZA TEMPO


Fotolia
pennino Ligure con la vetta del re prative, frutteti e ortaggi; vasta Il Palazzo del attività, rappresentata da vari set-
monte Lesina che raggiunge 1.724 la coltivazione di barbabietole da Governatore e il tori: abbigliamento, materiali da
metri. zucchero, senza scordare la zoo- Teatro comunale, costruzione, meccanica, chimica,
Il clima è tipicamente conti- tecnia e la produzione casearia. dalle linee classiche petrolchimica, conserve alimentari.
e severe, completano
nentale con piogge intense in au- La vicinanza con Milano e la il volto di Piacenza Ci sarebbero poi da ricordare
tunno e in primavera; molti i corsi non eccessiva distanza da Bolo- antica e moderna le molte e svariate “eccellenze” di
d’acqua a carattere torrentizio, ma gna fanno sì che le industrie pia- insieme. tipo artigianale, senza per questo
è il Po il grande interprete della centine rappresentino – quasi – un dimenticare la vita artistica che fa
“vita” di questo territorio. bacino di riserva per le due grandi The Governor’s da corona alla realtà della moder-
L’agricoltura è senz’altro l’at- città, con reciproco vantaggio. L’Au- Palace and the na Piacenza, non dimentica delle
tività-base di questa zona, dove si tostrada del Sole è come un gran- Municipal Theatre vicende e della storia dell’antica
alternano tratti “a vigneto” a coltu- de nastro che guida tutta questa with its classical and
severe lines, bespeak
Placentia.
the union of ancient
and modern
Piacenza. Banca Popolare
di Sondrio
A PIACENZA
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Mauro Lanfranchi

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PAESAGGI SENZA TEMPO 147


Primavera al Piano di Spagna. Sullo sfondo campeggia la mole del Sasso Manduino (foto Roberto Bogialli)

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