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IL SUONO DI UNO STRUMENTO AD ARCO: RICETTA FURBISSIMA IN TRE FACILI INGREDIENTI

Comincio con una premessa: a me, del suono in s�, � sempre importato relativamente;
non sono certo di quei musicisti che criticano
solisti di fama mondiale perch� "hanno il suono troppo chiaro", "hanno il suono
troppo scuro" e cos� via. Tendenzialmente do pi� importanza
ad altri fattori quali capacit� di legare, articolazione, fraseggio, fantasia
nell'interpretazione, oltre agli ovvii paletti "sine qua non" di base quali
intonazione, solfeggio etc.

Ci� detto, non posso non essere d'accordo che un utilizzo pi� ampio possibile della
"tavolozza" dei colori del suono di uno strumento distingua il buon esecutore
dall'eccellente musicista.

La ricerca del suono pu� durare una vita intera e non arrivare mai a un risultato
soddisfacente, e questo � perfettamente normale, altrimenti non saremmo tutti
musicisti frustrati
e dall'alcolismo facile. Tuttavia, � possibile fare un'enorme fetta di lavoro
prestando attenzione analitica a pochi parametri che spesso vengono sottovalutati,
o peggio ancora, fraintesi. Siccome io sono uno
strumentista ad arco e non ho idea di come si moduli il suono del clarinetto o
della tuba wagneriana, parler� dei suddetti, cercando di entrare nel dettaglio dei
tre parametri a parer mio
fondamentali per modulare la qualit� di un suono: la durezza del suono, l'apertura
del suono e il volume del suono. Questi tre aspetti, nello strumento ad arco, sono
correlati direttamente
a tre aspetti tecnici della gestione dell'arco e la combinazione di questi, ovvero:
il punto di contatto dell'arco sulla corda, la velocit� dell'arco e il peso
impresso dall'arco sulla corda.

Vediamo di fare un po' di chiarezza:

DUREZZA
Parlando in parole povere, � quella qualit� che distingue un suono "morbido" da uno
"teso", un forte mahleriano da uno bruckneriano e da un forte beethoveniano. Questa
qualit� � determinata principalmente
dal punto di contatto dell'arco, avendo un arco vicino al ponticello
tendenzialmente un suono pi� "duro" di un arco vicino alla tastiera, tuttavia �
influenzata anche in maniera inferiore dalla velocit� dell'arco
(pi� lento scorre, pi� il suono � duro) e dal peso (pi� peso porta a un suono pi�
duro).

APERTURA
Ovvero, quando un suono � "ricco", "grande", e si dice che "viaggia". E'
determinato principalmente dalla velocit� dell'arco (che � correlata in maniera
ovvia e diretta alla quantit� d'arco, ma � pi� appropriato parlare di
velocit� dell'arco, vedremo poi perch�), in modo che un arco che scorre pi� veloce
crea una vibrazione della corda pi� ampia e quindi un suono pi� ampio ed aperto, e
viceversa, e influenzato in maniera inferiore da punto di contatto
(pi� vicino al ponticello crea pi� apertura e pi� peso crea pi� apertura), tuttavia
forse � l'aspetto del suono che meno dipende dagli altri due aspetti tecnici
dell'arco, dipendendo quasi esclusivamente dalla velocit� dell'arco.

VOLUME
Banalmente, quanto un suono � forte, a livello di decibel. Il mezzo tecnico
fondamentale � il peso (pi� peso = pi� volume), ovviamente influenzato dalla
velocit� dell'arco (pi� arco = pi� volume) e dal punto di contatto (pi� ponticello
= pi� volume)
Ora che abbiamo imparato come funzionano questi ingredienti, dobbiamo "impastare"
il suono. Questo, in particolare in strumenti poco omogenei come la viola (il
violino � forse un po' pi� tollerante), pu� portare a dei risultati sorprendenti e
controintuitivi, ad esempio che per suonare in crescendo � necessario diminuire la
quantit� di peso, o che per suonare in diminuendo pu� essere necessario tirare via
via pi� arco. Vediamo come questo � possibile con qualche esempio:

N.B.
Bench� spesso e volentieri si ragioni in termini di quantit� d'arco, per me questo
� fuorviante, per il semplice fatto che, a parit� di velocit�, la quantit� �
evidentemente direttamente proporzionale alla durata delle note. Tuttavia, � solo
la velocit�
dell'arco a influire sulla qualit� del suono. Sembra un'ovviet�, ma a volte non ci
rendiamo conto (io per primo) che pu� succedere che siamo convinti, per esempio in
tempi molto lenti e con arcate molto lunghe (ex. l'Adagio della 10a di Mahler), che
stiamo tirando l'arco pi� lentamente
solo perch� ne stiamo usando di pi�, senza renderci conto che in realt� magari la
velocit� � la stessa ma la durata dell'arcata � inferiore di quello che pensiamo, e
quindi la velocit� dell'arco in realt� � la stessa. E' forse un concetto un po'
difficile da capire letto su un foglio di carta,
ma prendete per buone le mie parole, ha pi� senso ragionare in termini di velocit�
di arco.

BARTOK/SERLY: CONCERTO PER VIOLA OP. POSTH (prime 13 battute)

Nella mia interpretazione, queste prime 13 battute sono quasi un "brodo


primordiale", dove il materiale tematico � presentato solo in forma embrionale,
quasi alla ricerca di se stesso, lo scarno accompagnamento orchestrale
ne � una riprova. Il concerto "inizia" davvero solo a battuta 14, ragion per la
quale per l'inizio prediligo un suono molto aspro, quasi sgradevole, per
nobilitarlo solo in seguito. Quindi, di tendenza vorr� tirare l'arco molto
lentamente, tenerlo vicino al
ponticello il pi� possibile e imprimere pi� peso possibile. Tuttavia, il colore �
mp, e voglio comunque un suono che, seppur teso, viaggi (� pur sempre un concerto
solistico, e anche quelli dell'ultima fila hanno pagato il biglietto, come si suol
dire). Dal momento che un arco lento ridurr� il volume del suono e un arco veloce
lo far� viaggiare di pi�,
questi due aspetti tendono a controbilanciarsi, quindi ci si pu� concentrare su un
arco molto lento, forse l'arco dovr� viaggiare appena pi� velocemente di quanto
vorremmo, perch� comunque mp non � pp, ma io non uso pi� del terzo centrale di arco
per ciascuna legatura a due, pur tenendo un tempo relativamente lento. Il peso
potr� essere importante per inasprire
ulteriormente il suono, senza arrivare per� a suonare troppo forte e ovviamente
senza schiacciare. Diciamo che si pu� imprimere peso finch� si raggiunge il mp
desiderato.
A battuta 5 mi piace alleggerire un po' il suono e cominciare anche un po' pi�
piano cos� da far risaltare meglio il crescendo successivo. Di conseguenza uso
l'arco molto pi� alla tastiera, ma per non ottenere un suono pi� forte, diminuisco
anche (di molto!) il peso.
L'intenzione � quella di avere un suono quasi flautato, anche se per fortuna la
brillantezza della I corda mi permette di andare molto alla tastiera e di tenere
comunque un timbro "dolce" senza per� sfociare nel flautato [i]tout court[/i], che
non � nelle mie intenzioni.

Nel crescendo