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RIVISTA DI APPROFONDIMENTO - RECENSIONI - INTERVISTE - PREVIEW e

FUMETTOMANI @
STORIE A FUMETTI - NUMERO SPECIALE - ANNO 2011 - COSTO: DONAZIONE LIBERA

PRESENTA :
Comics Tribute
2009

WINSOR MCCAY
ANDY CAPP
AMAZING SPIDERMAN
VAMPIRELLA
TEX WILLER
TOPOLINO
DIABOLIK
SATURNO CONTRO LA TERRA
BIBÌ E BIBÒ
Fumettomani@ presenta: COMICS TRIBUTE 2009 - maggio 2011
Fumettomani@ è una rivista di approfondimenti, recensioni, interviste, preview e storie a fumetti
a cura dell’Associazione Culturale Fumettomania
Pubblicazione aperiodica senza scopo di lucro ed autofinanziata
Supplemento di Barcellonapg.it - Edizioni Smasher - Registrazione Tribunale di Barcellona P. G. n. 60 del 24/11/2005

Fondatore e Direttore Culturale


Mario Benenati

SOMMARIO
Grafica ed impaginazione
Mario Benenati

Hanno collaborato
Giovanni Brusca, Carlo Scaringi.

Sede fanzine

3
c/o Mario Benenati, vicolo Basilico’ n.
6 - 98051 Barcellona Pozzo di Gotto
(ME)
INTRODUZIONE ALLO SPECIALE
Pagina web 2009 UN ANNO DI TRIBUTE
http://www.fumettomania.net
a cura di Mario Benenati
Pagine Facebook

4
http://www.facebook.com/fumettto-
mania.fanzine

RICORDANDO WINSOR MCCAY


http://www.facebook.com/fumetto-
mania.net?ref=name
di Carlo Scaringi
6
e-mail: redazione@fumettomania.net

QUELLA STRANA COPPIA DI ANDY CAPP E FLO


Informazioni utili
Si collabora con la fanzine tramite
comunicazione via posta e/o email.
di Carlo Scaringi

8
Il copyright di tutti i personaggi rap-
presentati e delle illustrazioni, pre-
senti nella rivista sono degli aventi
diritti.
Si autorizza la riproduzione dei testi
AMAZING SPIDERMAN N. 39
parziale o totale, e dei disegni dietro- di Gios Brusca

10
richiesta alla redazione.

VAMPIRELLA, UN’ALIENA SULLA TERRA


Arretrati cartacei disponibili
n. 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 8 - 9 - 10 -
11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 -17 e 18
di Carlo Scaringi

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Gli arretrati si possono richiedere al-
la:

ARRIVA TEX WILLER


PAN Distribuzione , viale Emilio Po
n. 380, 41100 - Modena tel.
059/382111
di Carlo Scaringi

14
oppure a
Mario Benenati, vicolo Basilico’ n. 6
- 98051 Barcellona P. di G. (ME)

Copertina
QUANDO TOPOLINO ANDÒ ALL’INFERNO
L’illustrazione in copertina è di Gio- di Carlo Scaringi
16
sBrusca. Spiderman, © Marvel Co-
mics.

TOPOLINO PARLA, AL CINEMA


di Carlo Scaringi

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CON DIABOLIK ARRIVA IL FUMETTO “NERO”
di Carlo Scaringi

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LA LUNGA GUERRA DI SATURNO
CONTRO LA TERRA
di Carlo Scaringi

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BIBÌ E BIBÒ, I PRIMI BAMBINI TERRIBILI
di Carlo Scaringi

2
SPECIALE

2009
Illustrazione del 7 marzo 1897, dal titolo “Fortune Smiles Upon the Yellow Kid at the Monte Carlo”, pubblicata sul New York
Journal. Immagine scaricata dal sito cartoons.osu.edu © degli aventi diritti, per gentile concessione.

un anno di tribute
a cura di Mario Benenati <arch.mabe@gmail.com>

“Dal 13 luglio 2009, Comics tribute è un nuovo spazio all’interno del sito, con articoli
inediti dedicati mensilmente ad una storia a fumetti, ad un libro, ad un autore, di cui si
ricorda quel mese l'anniversario, la ricorrenza et simili. Carlo Scaringi, Giovanni
Brusca, Alberto Conte, Loris Cantarelli, Andrea Piccardo, Giovanni Genovesi,
oltre al sottoscritto, sono alcuni dei nostri amici e collaboratori che hanno aderito a que-
sta iniziativa, che al momento ha poche “sorelle” a livello nazionale.”

Con queste poche righe, il 6 dicembre 2009, ho presentato il progetto “Comics tribute”
nella pagina del sito ad esso dedicata; ora riprendo questi articoli per ospitarli tutti insie-
me in un fascicolo monografico dedicato ai C.t. del 2009.
Il senso di questa iniziativa è quello di contribuire, in maniera modesta ed umile, alla cri-
tica fumettistica italiana del terzo millennio, mediante un recupero filologico di autori, di
serie e di personaggi della nona arte.
"Tuffiamoci", quindi, nella lettura di queste pillole storiche dedicate all’arte sequenziale.
Rivolgo a Carlo Scaringi, vero protagonista dei comics tribute del 2009, un grazie mae-
stoso ed emozionato: senza la sua passione ed i suoi puntuali contributi oggi non ci
sarebbe stato questo fascicolo.
M.B.

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SPECIALE COMICS TRIBUTE 2009

01 luglio 1934 - luglio 2009


RICORDANDO WINSOR MCCAY
di Carlo Scaringi < scaringicarlo@gmail.com >

U
assumono spesso dimensioni assurdamente
fantastiche, in questi incubi notturni (che il di-
no dei maestri del fumetto americano, e segnatore firmava con lo pseudonimo di Silas),
non solo, come Winsor McCay, è scomparso il si trasformano esseri mostruosi che incombono
26 luglio 1934, all’età di 65 anni. E’ stato forse sul povero goloso. Il risveglio è una vera libera-
il primo vero artista dei comics, alla pari di zione, dopo aver sognato di essere mangiato
Outcault od Opper, “padri” di Yellow Kid e dai cannibali, divorato dai coccodrilli o di resta-
Happy Hooligan, e uno dei pionieri del cinema re vittima dei più fantasiosi disastri ferroviari,
d’animazione. Cominciò a lavorare a 17 anni di- automobilistici o naturali.
segnando insegne e cartelloni pubblicitari per Giusto un secolo fa, nel 1909 (ecco un altro
un circo, ma solo dopo vari anni imboccò la anniversario) Winsor McCay aveva realizzato il
strada giusta. Avvenne nel 1903 quando fu as- primo cortometraggio animato americano,
sunto come giornalista all’Herald di New York, “Gertie il dinosauro”, una storia frutto di un
dove realizzò subito una serie di fumetti con lavoro certosino (almeno diecimila disegni),
personaggi comici, secondo la moda dell’epoca, nella quale ha riversato tutto l’estro fantastico
ma non privi di risvolti insoliti, dove si mescola- e poetico che esprimeva nei fumetti, con Gertie
vano in egual misura sogni fantastici e incubi – un simpatico e divertente dinosauro femmina
spaventosi.
I sogni erano quelli di Little Ne-
mo, un fanciullo immerso in un u-
niverso da fiaba, che McCay dise-
gnava in uno stile grottesco e poe-
tico a un tempo, con richiami al
“Liberty” e all’”Art Nouveau”. Gli
angusti confini della tavola sono
infranti e ampliati da un disegno
che trasforma il breve viaggio oni-
rico nella fantasia, in un quadro
cromatico dai vivi colori, anche fra
loro contrastanti. Gli incubi sono
quelli che agitano il sonno di un di-
voratore di crostini al formaggio,
buoni ma indigesti. Se nei sogni di
Little Nemo uomini, cose e animali Illustrazione di Little Nemo 1. Per gentile concessione © degli aventi diritti

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– che quasi anticipa lo zoo di-
sneiano. Winsor McCay ha “so-
gnato” con Little Nemo fino al
1911, alternando queste tavole
con altri fumetti e cortometraggi
animati. Morirà, come detto, nel
1934, proprio mentre esplode la
grande stagione del fumetto av-
venturoso, che con il suo realismo
scaccerà la poesia e la fantasia di
Gertie e Little Nemo.

Per saperne di più

Ci sono personaggi dei fumetti


che sono diventati famosi ed en-
trati nella storia anche se nessu-
no, o quasi, li ha visti. Sono per lo
più personaggi con oltre un secolo
di vita, come Yellow Kid o Little
Nemo. Il monello giallo di Out-
cault risale alla fine dell’Ottocento
e la sua apparizione ha aperto la
storia, ormai centenaria, del fu-
metto mondiale. Little Nemo è
nato nel 1905 e seppure è “vissu-
to” più a lungo di Yellow Kid (ma
non in Italia) non ha quasi mai
trovato ampio spazio sui giornali e
nei libri. Inizialmente la tavola di-
segnata da Winsor McCay si chia-
mava “Little Nemo in Slumber-
land”, un titolo che dal 3 aprile Tavola del 1908 di Little Nemo. Per gentile concessione. © degli aventi diritti
1911 – quando il disegnatore pas-
sò ai giornali di Hearst – divenne “Little Nemo
in the Land of the Wonderful Dreams”. La pub-
blicazione si concluse nel 1914 e per tutti la ta-
vola è rimasta familiarmente Little Nemo. In I-
talia approdò, come quasi tutti i comics ameri-
cani di quegli anni, sul Corriere dei Piccoli,
che la pubblicò dal numero 33 del 17 agosto
1913 al n. 24 del 14 giugno 1914. Secondo la
moda del tempo (che dava spesso nomi melen-
si come Mimmo Mammolo per Buster Brown),
Little Nemo divenne un più improbabile Bubi.
L’arrivo di Little Nemo fu preceduto, forse invo-
lontariamente, da Schizzo, altro bambino so-
gnatore disegnato da un maestro dell’illustra-
zione come Attilio Mussino. Schizzo compar-
ve sul Corriere dei Piccoli n. 37 del 15 settem-
bre 1912, e vi sarebbe rimasto a lungo.
In anni più recenti, le storie di Little Nemo so-
no state raccolte in un grande volume a colori
edito da Garzanti nel 1969, e poi, a metà degli
anni Ottanta, in quattro volumi dell’Editoriale
Lo Vecchio di Genova, che ha anche pubblica-
to due volumi dedicati al ciclo “Dreams of a Ra-
Zoom su una delle vignette della tavola di sopra.
rebit Fiends” (Gli incubi di un divoratore di cro-
Per gentile concessione © Degli aventi diritti
stini) che McCay disegnò fra il 1904 e il 1907.

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agosto 1957 – agosto 2009
Quella strana coppia
di Andy Capp e Flo

L
di Carlo Scaringi < scaringicarlo@gmail.com >

a seconda
metà del Novecento
ha visto le donne as-
sumere sempre più
coscienza dei propri
diritti, tranne la mo-
glie di Andy Capp
che per decenni si è
crogiolata nel suo
stato di schiava, ta-
lora anche di serva,
del marito. Ma è un
rapporto di sottomis-
sione solo apparen-
te, in quanto questa
coppia – ideata nel
1957 dal disegnatore
inglese Reg Smythe Striscia di Andy Capp. Immagine scaricata da questo link , per gentile concessione. © degli aven-
– ha un “mènage” ti diritti
che si distacca net-
tamente da quello delle famiglie tradizionali. sempre per cementare l’amore (ma sarebbe
Lui – giacchetta risicata, berretto sugli occhi, meglio parlare di amicizia) tra questi tipici e-
camminata da bulletto – passa le giornate al sponenti di un sottoproletariato inglese, forse
“pub”, gomiti sul bancone, boccale di birra da- oggi scomparso, ma allora contento del proprio
vanti, e occhi languidi verso la biondina in fon- stato e ben deciso a non modificarlo. In Italia
do, mentre lei qualche volta lavora come dome- una simile coppia è piuttosto improbabile, ma
stica a ore, ma la maggior parte del tempo lo l’arte di arrangiarsi – seppure tipicamente itali-
trascorre giocando a tombola o spettegolando ca – è ormai diffusa ovunque e Andy Capp e Flo
con le amiche. Ufficialmente nessuno dei due l’hanno codificata, legalizzata, quasi trasforma-
lavora: o meglio, solo Flo si spezza la schiena a ta in un mestiere, o in un lavoro, se questa pa-
lustrare i pavimenti delle case altrui e della pro- rola non fosse una di quelle (insieme a ufficio di
pria, in una fatica assurdamente inutile, dato collocamento, affitto da pagare, ecc.) che man-
che subito dopo giunge Andy Capp, sgocciolan- dano in bestia Andy Capp. Anche lui, comun-
te per essere appena emerso dal canale in cui que, ha una giornata lavorativa di otto ore,
era caduto dopo l’ennesima sbronza, a vanifica- quelle che trascorre quotidianamente al pub,
re gli sforzi della consorte. Per questa singolare dalle 16 alle 24, davanti alla birra, al tavolo da
coppia, il sistema assistenziale inglese costitui- biliardo o a corteggiare la biondina alla cassa.
sce una sicurezza, perché le loro esigenze non Spesso lo accompagna anche Flo, ma lei – da
vanno al di là della birra e della televisione, con brava moglie che segue fedelmente il marito –
qualche svago – la tombola per lei, le scom- resta seduta in un angolo, parla con le amiche,
messe sui cavalli per lui – che raramente può o magari mugugna, insoddisfatta del proprio
anche essere redditizio e assicurare le sterline stato. Lo lascia fare, ma dietro questa apparen-
sufficienti per tacitare, per qualche striscia, i te permissività si nasconde pur sempre la se-
non pochi creditori. conda anima di tutte le donne, per cui la libertà
Questa coppia gode di buona salute e ha una di cui gode il nostro eroe è spesso molto simile
sana energia, vista la facilità con cui i due ricor- a quella di un cane tenuto al guinzaglio. Al tirar
rono allo scontro fisico, che tuttavia finisce delle somme, è sempre lei a pilotare questo

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burrascoso rapporto, anche se ogni tanto Andy
Capp si dice stufo, piglia sù gli strumenti dei
suoi hobbies – i piccioni, le freccette, la sciarpa
con i colori della squadra del cuore – e se ne va
in cerca di tranquillità. Per ritornare nella stri-
scia successiva, forse pentito ma sempre deci-
so a comandare e altrettanto deciso a evitare
ogni forma di lavoro. “Mi rifiuto di lavorare fino
alla morte solo per restare in vita” dice riba-
dendo la sua personale filosofia di contestatore
di una società nella quale, in fondo, è perfetta-
mente inserito.

Per saperne di più

L’inglese Reginald (Reg) Smythe, autore di


Andy Capp e Flo, è nato il 10 luglio 1917 ed è
morto il 12 giugno 1998. Nel personaggio che
lo ha reso celebre ha forse riversato alcune sue
esperienze giovanili, quando lavorò come gar-
zone di macellaio, fu poi soldato durante la
guerra e quindi centralinista in un ufficio posta-
le. Aveva imparato a disegnare negli anni del
conflitto e al ritorno cominciò a lavorare per
qualche periodico locale nel nord dell’Inghilter- Foto di Reg Smyth from a family photograph owned by the
ra. A metà gli anni Cinquanta fu assunto come smyth family-2007. Per gentile concessione © degli aventi
vignettista dal Daily Mirror, ma solo dal 5 a- diritti
gosto 1957 cominciò a disegnare le vignette u-
moristiche di Andy Capp, inizialmente destinate
solo alle edizioni provinciali.

Il personaggio piacque e dal 14 aprile del


1958 fu ospitato nell’edizio-
ne nazionale e trasformato in
una striscia quotidiana di
quattro vignette, apparente-
mente scarne, con i protago-
nisti sempre in primo piano e
pochi elementi di contorno (il
divano dove si sdraia Andy
Capp in attesa dell’ apertura
del pub, il bancone con l’im-
mancabile birra, il biliardo,
ecc.). La striscia ha riscosso
subito grande successo ed è
vissuta praticamente fino a-
gli ultimi anni Novanta. E’
stata pubblicata in decine di
Paesi, dall’URSS dove fu o-
spitata sulle Izvestia, alla
Svezia, agli Stati Uniti, a lun-
go refrattari ai comics euro-
pei. In Italia la striscia è sta-
ta pubblicata dal 1967 sul
mensile Eureka e in decine
di albi e libri dell’Editoriale
Corno. Ha trovato spazio
anche sulla Settimana E-
nigmistica, dove Andy Capp
e Flo sono diventati popolari Copertina di uno dei volumetti della Editoriale Corno dedicato a Andy Capp.
come Carlo e Alice. Per gentile concessione. © degli aventi diritti

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COMICS TRIBUTE : Giovanni BRUSCA
agosto 1966 – agosto 2009
Amazing Spiderman n. 39
G iovanni Brusca
vive a Palermo con
moglie e figli.

Lavora per le Poste


italiane, ma è stato
tra i vincitori del con-
corso per fumettisti e
giovani esordienti di
Prato, edizioni 1991-
92 e 1995-96 (con te-
sti di Roberto Di
Fresco), con annesse
premiazioni e mostre.

Ha collaborato con
“Fumettomania’’ con
le mostra espositive a
Barcellona P.G. nel
1994 e nel 2001 e con
gli stand della Fiera di
Roma, Expocartoon,
nel 1995 e 1996 (bei
tempi!);
Ha collaborato con
la Casa Editrice Uni-
verso, anni 1992 e
1993 con la pubblica-
zione di una storia su
“Intrepido’’ (testo di
Michelangelo La
Neve) e altri lavori
(tra cui alcune
illustrazioni per
Sprayliz);

Ha collaborato con
riviste locali palermi- Sopra l’illustrazione di GioBrus, quale tributo ad Amazing Spiderman n. 39 dell’ago-
tane (vignette, illustrazioni, sto 1966. Per gentile concessione dell’Autore. Spiderman © Marvel Comics
anche a colori) con cadenza
settimanale e passaggi TV
delle vignette in vari
programmi, sempre in
emittenti locali, tra gli anni
‘92-’97.
Poi è stato costretto a
smettere, dedicandosi solo
alla sua famiglia.

8
In 12 anni non ha più rea-
lizzato uno scarabocchio, nè
letto un fumetto.

Dall’inizio del 2009 è tor-


nato a disegnare, prime uti-
lizzando solo le matite, poi
con il pennino no. Le sue
figure femminili sono molto
particolari, sensuali ed av-
volgenti, e proprio molte il-
lustrazioni e disegni di figu-
re femminili sono visibili nel
sito spagnolo
http://giovannibrusca.arteli
sta.com/ .
Negli ultimi due anni, per
Fumettomania, ha interpre-
tato Rorschach visibile nel
sito, nello Speciale Watch-
mem (sul sito al link
http://www.comic-
soon.com/fumettomania/20
10/03/30/watchmen-the-
movie/ ) pubblicato il 30
marzo 2010; ed alcuni per-
sonaggi Marvel: Devil, Em-
ma Frost&Tempesta,
Wolverine, ed il tributo ad
Amazing Spiderman n.
39 dell’agosto 1966 (di
John Romita Sr.), che pre-
sentiamo in queste due pa-
gine.

M.B.

Sopra la cover orginale di quell’albo, di John Romita Sr., riproposta nella collana
L’Uomo Ragno Classic ( Star Comics, pubblicato nel gennaio 1992). Per gentile con-
cessione. Spiderman © Marvel Comics

Giovanni Brusca ( a destra) con Mario Benenati (a sinistra), immortalati lo scor-


so 30 aprile 2010 durante il Napoli Comicon. Per gentile concessione

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settembre 1969 – settembre 2009
Vampirella, un’aliena sulla Terra

S
di Carlo Scaringi < scaringicarlo@gmail.com >

patria della simpatica ragazza. Poi la scoperta di


un siero miracoloso le permise di nutrirsi come
e fosse “nata” ai giorni nostri, anziché tutto gli esseri umani, per cui col passar delle
nel settembre del 1969, Vampirella sarebbe storie Vampirella perse quella sete di sangue
diventata, forse, una velina sulla cresta dell’on- che spesso la spingeva a uccidere, anche se,
da. Invece, quarant’anni fa andavano di moda i per la verità, sapeva scegliere bene le sue vitti-
vampiri e, soprattutto in Italia, i fumetti “neri” me, quasi sempre individui malvagi e quindi de-
con i protagonisti imbottiti di esotiche “k” e tan- gni di finire dissanguati. Una volta diventata
te belle ragazze, spesso semivestite, nel ruolo buona, Vampirella vivrà avventure quasi nor-
delle eroine malvage o delle vittime sacrificali. mali, incontrando anche qualche fastidiosa ne-
La nascita di Vampirella non è legata a quel filo- mica come Lady Death, e due discendenti (zio
ne, ma fu puramente casuale, perché Frank e nipote) della dinastia dei Van Helsing, famo-
Frazetta – uno dei grandi illustratori americani si cacciatori di vampiri immortalati nel romanzo
nato nel 1928 a New York –
raffigurò in una copertina di-
segnata per “Creepy” (un
mensile di storie e fumetti
horror molto popolare negli
States) una bella ragazza
con un costume succinto e
un fisico mozzafiato che
piacque molto all’editore. Al-
l’inizio doveva essere una
sorta di valletta che presen-
tava, con battute ironiche e
con pose stuzzicanti, le varie
storie, alternandosi con quel
simpatico vecchietto di Uncle
Creepy (Zio Tibia da noi) che
aveva dato il nome alla rivi-
sta. Dall’idea iniziale si pas-
sò al fumetto, con storie affi-
date allo sceneggiatore For-
rest J. Ackerman e dise-
gnate all’inizio da Tom Sut-
ton, un onesto artigiano
senza troppa fantasia. La
storia fu pubblicata sul pri-
mo numero di una nuova ri-
vista, “Vampirella” appun-
to, vissuta fino al 1988. Il
successo crebbe quando lo
spagnolo Josè Gonzales
sostituì Sutton, facendo di
Vampirella una sorta di pin-
up extraterrestre ben felice
di stare sulla Terra.
All’inizio Vampirella aveva
tutte le caratteristiche nega-
tive dei vampiri, costretta a
nutrirsi di sangue, elemento
vitale del pianeta Drakulon,
Tavola ricca d'azione, di Vampirella. Per gentile concessione © degli aventi diritti

10
di Bram Stoker di fine Ottocento. Il
più giovane si innamorerà di Vampirel-
la e la condurrà sulla strada della re-
denzione finale, un evento che ha con-
tribuito, almeno in parte, alla caduta
d’interesse dei lettori, più attratti dal-
l’aspetto vampiresco che dai buoni
sentimenti. Negli Stati Uniti, come det-
to, Vampirella è stata pubblicata a lun-
go dalla Warren Publishing e poi ne-
gli anni Novanta dalla Harris Comics.
Ne è stato tratto anche un film, ma di
scarso successo come avviene spesso
in questi casi.
In Italia è stata pubblicata per alcuni
numeri nel 1977 dalla Milano Libri e
poi in un paio di Oscar Mondadori,
ma poi è finita quasi nel dimenticatoio,
scacciata da altri personaggi, anche
femminili, di più facile richiamo.
L’Uomo Ragno n. 1, della Star Comics (1987).
Per gentile concessione. © Marvel Comics

Per saperne di più

Il mito del vampirismo ha radici anti-


che, ed era conosciuto ben prima del
romanzo di Stoker. Il personaggio più
famoso è il mitico Vlad, nobile della
Transilvania, crudele e spietato, e co-
raggioso nemico dei Turchi che voleva-
Copertina del n.1 del comic book di Vampirella. Per gentile conces-
no conquistare le terre dell'odierna Ro- sione. © degli aventi diritti
mania, dove qualcuno lo venera ancor
oggi quasi come un patriota. Le sue
sanguinarie imprese hanno ispirato molti autori
di fumetti, dallo spagnolo Fernando Fernan-
dez al nostro Guido Crepax, da Gary Colan
che ne fece una versione per la Marvel ad Al-
berto Breccia che lo disegnò in modo grotte-
sco.
Una figlia adottiva del conte Dracula è Dracu-
rella, una simpatica ragazza ideata del 1973 da
Julio Ribera, che stanca di vi-
vere in mezzo ai mostri della
Transilvania, decide di girare il
mondo, innamorandosi di volta
in volta, del mostro di Franken-
stein, dell’Uomo Lupo, dell’Uo-
mo Invisibile e perfino del dot-
tor Jeckyll. Alla fine incontra un
drago buono e scoprirà l’amo-
re. C’è anche una versione u-
moristica, protagonista Count
Duckula, un papero discen-
dente da una dinastia di vampi-
ri. Guarirà dalla sua malattia,
ma diverrà vegetariano, come i
suoi fratelli. In Italia è diventa-
to il Conte Dakula ed è appar-
so nel 1989 sul Corriere dei
Piccoli. Foto di Frank Frazetta, creatore di Vampirella. Immagine scaricata da internet.

11
28 settembre 1948 – 28 settembre 2009
Arriva Tex Willer

T
di Carlo Scaringi < scaringicarlo@gmail.com >

ex Willer cavalca e
sparacchia da oltre ses-
sant’anni, 61 per l’esattezza.
E’ un compleanno forse insoli-
to, non canonico, ma sempre
degno di venir ricordato per-
ché Tex è un monumento del
fumetto italiano, non solo per
la sua longevità, ma anche
perché ha contribuito a cancel-
lare molti dei pregiudizi, ov-
Foto di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galeppini.
viamente errati, che gli italiani Immagine scaricata da internet da questo sito, per gentile concessione.
avevano nei confronti dei pel-
lerossa. Quando Tex è giunto
nelle edicole – un minuscolo
albetto a striscia, appena 32 pagine e nemmeno tutto che non sempre l’esercito aveva ragione,
cento vignette – i film western americani mo- anche se era più forte e ben armato. Sin dalla
stravano i pellerossa come un popolo quasi sel- prima avventura vediamo Tex intervenire in di-
vaggio, nemico dei bianchi, feroce e spietato. fesa di una ragazza indiana inseguita da un
Non si diceva, in quei film, che i pellerossa com- gruppo di fuorilegge. La salverà, come in seguito
battevano per difendere i propri territori, e si ce- salverà tantissimi pellerossa aggrediti dall’eser-
lebrava invece il coraggio del VII Cavalleggeri cito o dai fuorilegge. Nel corso degli anni Tex –
che invariabilmente metteva in fuga gli indiani un tipetto dal pugno facile e con la pistola sem-
tra gli applausi degli spettatori più giovani. Le pre in pugno, tanto che all’inizio doveva chia-
storie di Tex invece hanno aiutato i lettori a capi- marsi Tex Killer (o è solo una leggenda metro-
re che c’erano indiani cattivi e buoni, e soprat- politana?) – diverrà sempre più amico dei pelle-
rossa, al punto di sposare una ragazza indiana e
di divenire, con il nome di Aquila della Notte. ca-
La copertina del n. 51 di Tex. 1° edizione del 1965 po dei Navajos. Nel frattempo è finito nel corpo
Per gentile concessione © Sergio Bonelli Editore
dei Ranger, dove troverà quel brontolone di Kit
Carson, compagno inseparabile di mille avven-
ture. I Ranger nell’America di metà Ottocento a-
vevano il compito di aiutare gli sceriffi e l’eserci-
to a mantenere l’ordine nei villaggi, svolgendo
quasi un compito di ronde armate, un po’ come
quelle dei nostri tempi.
Questo ruolo ha spesso trasformato molte sto-
rie di Tex in racconti nei quali l’elemento più
spettacolare dei primi albi (le guerre tra pelle-
rossa e giacche blu) si è stemperato in vicende
dove l’aspetto poliziesco, quasi giallo, si è so-
vrapposto a quello degli scontri armati. Questo
sta succedendo soprattutto in questi ultimi anni,
quando Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini
– rispettivamente sceneggiatore e disegnatore
delle prime centinaia di albi – hanno passato il
testimone ad altri validissimi eredi. Non c’è stata
certamente una caduta di stile e di interesse,
perché Tex resta unico e insuperabile, ma qual-
che differenza si nota qua e là. Anche gli scenari
si sono ampliati, non più i confini atorici del We-

12
st, ma quelli del continente a-
mericano, dal nord all’estremo
sud, in Patagonia, dove è am-
bientato il Texone dello scorso
giugno. Insieme a Tex ci sono
sempre, o quasi, anche Kit
Carson, il giovane Kit, figlio del
ranger, e il taciturno ma pre-
zioso indiano Tiger Jack. Il
quartetto non dà mai tregua a
trafficanti di alcool e di armi, a-
gli indiani ribelli, ai fuorilegge
di ogni genere, ma anche agli
ufficiali arroganti o incapaci o
ai politicanti di Washington,
che Tex non riesce a digerire.
Nella versione attuale, nel clas-
sico formato bonelliano, Tex si
sta avvicinando al traguardo
del numero 600, un obiettivo
prestigioso per una collana
prestigiosa, superata solo per
anzianità dal Giornalino, nato
a metà degli anni Venti. Un pri-
mato, quello delle edizioni di
Sergio Bonelli, destinato a
resistere nel tempo, anche per
l’ampiezza dello “zoccolo duro”
dei fedeli lettori di Tex, un per-
sonaggio riproposto ogni mese
in diverse collane che fanno ri-
percorrere i vari momenti di u-
na storia ormai lunga più di
sessant’anni. E continua…. Tavola tratta da una storia di Tex. © Sergio Bonelli Editore. Per gentile concessione

Martina al gruppo EsseGesse, da Galleppini a


Gamba, da Paparella a Uggeri, a Zuffi e tanti
Per saperne di più altri che hanno fatto crescere il fumetto italiano.
Col senno di poi si può dire che queste storie
Ulceda, una ragazza indiana, è stata la prima western rappresentavano una fuga dalla realtà,
eroina del West all’italiana già nel 1935, Tex è il forse l’evasione in un mondo fantastico, o quasi.
più longevo e popolare, Kit Carson il più simpa- Ma hanno aiutato a dimenticare il passato, e in
tico, Pecos Bill il più leggendario, Kinowa il qualche caso anche a crescere.
più vendicativo, il Piccolo Sceriffo ovviamente
il più giovane, Blek il più manesco, Zagor il più
fantastico, Cocco Bill il più comico, Ken Nota bene: Questo articolo è stato scritto è
Parker il più umano, Magico Vento chiara- pubblicato prima della pubblicazione di Tex n.
mente il più magico. Quelli ricordati in questo 600 (n.d.a)
sintetico “identikit” sono, tranne gli ultimi tre,
personaggi storici del West all’italiana, quasi
tutti prematuramente scomparsi. Resistono be-
ne quelli del gruppo Bonelli, come Tex e Zagor,
mentre Magico Vento sta per concludere il suo
ciclo. Quasi tutti sono vissuti nel periodo a ca-
vallo tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio dei
Cinquanta, un momento felice per il fumetto ita-
liano, dopo la lunga parentesi bellica.

Un’epoca con grandi sceneggiatori e disegna-


tori, da papà Bonelli a Lavezzolo, da Guido

13
04 Ottobre 1949 :
Quando Topolino andò all’Inferno

A
di Carlo Scaringi < scaringicarlo@gmail.com >

Mentre il primo (1906-1987) è stato soprat-


tutto un illustratore solo “prestato” al fumetto, il
metà degli anni Trenta in alcuni corto- secondo (1916-1991) era un professore che alla
metraggi animati Topolino interpretava alcuni fine degli anni Trenta aveva cominciato a tra-
personaggi dei Viaggi di Gulliver e di Alice nel durre e adattare i fumetti disneyani. I due si e-
Paese delle meraviglie. Furono incontri sporadi- rano forse incontrati all’epoca dei “Quattro Mo-
ci, isolati, perché finora i personaggi disneyani schettieri”, una rivista radiofonica che fece im-
erano essenzialmente umoristici, quasi privi di pazzire mezza Italia. Martina collaborava con gli
risvolti ironici o addirittura culturali. autori Nizza e Morbelli, mentre Bioletto dise-
La svolta si ebbe nell’ottobre del 1949 quando gnò le figurine con i per-
sonaggi del programma
(e altri della cronaca di
quegli anni) abbinate a
un famoso concorso. Un
po’ dello spirito di quella
trasmissione gli autori lo
trasferirono nella loro o-
riginale versione dell’In-
ferno dantesco, raccon-
tato in divertenti strofet-
te da Martina e disegna-
to, con abbondanza di
dettagli realistici, da
Bioletto. Il risultato fu
un successo, e non solo
perché per la prima vol-
ta si utilizzava il fumetto
per fare anche, magari
involontariamente, un’o-
perazione culturale, ma
soprattutto per la viva-
cità dell’ironico testo e
l’efficacia del disegno.
Nel ruolo di Dante e Vir-
gilio troviamo Topolino
e Pippo, più sveglio del
solito, e il loro viaggio è
costellato da annotazio-
ni di costume, sin dall’i-
nizio, quando Topolino
ricorda che “in una selva
oscura mi trovai … quivi
“Topolino” – che dall’aprile precedente aveva sospiri, pianti e alti lai, sicchè pareva d’essere in
assunto un più maneggevole formato a libretto tramway”.
– cominciò a pubblicare l’Inferno di Topolino, u- Molte tappe del lungo viaggio sono dedicate al
na storia lunga sei puntate che ripercorreva – sempre difficile rapporto tra i ragazzi e lo studio,
ovviamente in una chiave umoristica e destinata e gli insegnanti, ma non mancano i momenti di
soprattutto ai piccoli lettori – il viaggio di Dante critica, come quando i due viandanti giungono
all’Inferno. Ne erano autori, come si leggeva in un bosco che somigliava al parco di Milano:
nella prima vignetta, il disegnatore Angelo Bio- “Alberi secchi e tronchi scartocciati, bucce d’a-
letto e il “verseggiatore” Guido Martina. rancia e pelli di salame” per terra, con i cittadini
che invano cercano una panchina “per riposar le

14
Ottanta la Disney permise che le sue storie ve-
nissero firmate dagli autori. Adesso nomi come
Giovan Battista Carpi, Luciano Bottaro, Ro-
mano Scarpa, Giorgio Cavazzano, Carlo
Chendi, ecc. sono giustamente famosi. A loro,
e a molti altri autori, si devono le decine di pa-
rodie che in questi sessant’anni hanno offerto
una rilettura umoristica di quasi tutti i capolavo-
ri della letteratura mondiale, riproposti con tito-
li chiaramente dissacranti, come i Promessi
Paperi o Paperin Furioso, ma sostanzialmen-
te fedeli al testo. L’elenco delle parodie è prati-
camente infinito e si passa dall’Amleto di Carpi
al Paperon Bisbeticus Domatus di Cavazza-
no, senza dimenticare la Paperliade e la Pa-
perodissea, il Paperin Meschino e il Paperin
nell’isola del tesoro, Il mistero dei candelabri
Vignetta tratta dall’”Inferno di Topolino”. Per gentile conces- (dai Miserabili) e il Corsaro Paperino (da
sione © degli aventi diritti
Salgari, ovviamente) e così via. Uscendo dai
confini della letteratura, una citazione meritano
membra stanche e grame”. Neppure lo sport
le versioni di film famosi, come Casablanca e
sfugge alla loro ironia, per cui ecco Cucciolo –
La Strada, realizzate da Giorgio Cavazzano, un
il nano muto della favola di Biancaneve – fare
autore – come tutti quelli già ricordati – che
la radiocronaca dello scontro, inevitabile, fra To-
non ha nulla da invidiare ai grandi maestri ame-
polino e Gambadilegno. Alla fine Cucciolo lan-
ricani della Walt Disney.
cia un messaggio pubblicitario: “Non chiedete
un calcio alle caviglie, chiedete un abbona-
mento alle radioaudizioni e proverete lo
stesso gusto”. Poi annuncia che chi ha fatto
12 alla Sisal (la nonna del Totocalcio) vince
52 milioni e ne paga 56 di tasse. Il viaggio
è lungo e ricco di sorprese, con quasi tutti i
personaggi disneyani – compresi Eta Beta
e Josè Carioca e i tre Caballeros – che
compaiono in qualche vignetta. Manca in-
vece Zio Paperone, che sarebbe stato l’o-
spite d’onore nel girone degli avari, perché
il simpatico papero era “nato” da poco
tempo e non aveva raggiunto la popolarità
attuale. Non manca una frecciata verso i
giornalisti, costretti a girare con un cap-
puccio in testa ed essere frustati dai diavo-
li. “In vita raccontaste frottole – gli urlano i
diavoli – con cui gli ingenui prendevate in
giro, e ora qui girate come trottole”. Al ter-
mine del lungo viaggio, Topolino e Pippo
sono scoperti da padre Dante, che vorreb-
be punirli per la loro irriverenza, ma li per-
dona e spera che il cielo si accenda di fiam-
melle “per rischiarar ancor la via, sicchè tu
possa riveder le stelle”. Il finale forse è un
po’ di maniera, ma non influisce sul valore
di questa opera, che resta un capolavoro
del fumetto italiano.

Per saperne di più

Con l’Inferno di Topolino il fumetto di-


sneyano diventa maggiorenne, ma non e- Tavola 1 de l’Inferno di Topolino. Per gentile concessione © degli
sce dall’anonimato, perché solo negli anni aventi diritti.

15
05 Novembre 1928 :
Topolino parla, al cinema

T
di Carlo Scaringi < scaringicarlo@gmail.com >

e migliaia di fumetti. Su Topolino ovviamente è


stato detto tutto e il contrario di tutto. E’ stato
ra poche settimane Topolino festeggerà elogiato per i suoi buoni sentimenti, per il suo
gli 80 anni di vita a fumetti, ma in realtà è nato coraggio, la sua onestà, anche per il suo pa-
prima, nel 1928, protagonista di alcuni corto- triottismo perché durante il secondo conflitto
metraggi animati, come Crazy plane, uscito il mondiale il suo “papà” lo mandò a combattere
16 marzo e dedicato da Walt Disney e Ub contro i nazisti (e contro Gambadilegno, per
Iwkers (che realizzò anche 700 disegni in un l’occasione in divisa di gerarca hitleriano). Forse
giorno) al volo transatlantico di Lindbergh. Ma quella fu una sorta di risposta che Disney inviò
quello più famoso resta Steamboat Willie, u- ai nazisti che anni prima avevano definito Topo-
scito il 18 novembre e subito acclamato come lino “rappresentante del più turpe degli ideali,
un successo. Era il primo disegno animato so- perché i topi sono una razza immonda”.
In tutti questi decenni si è parlato
fin troppo, forse, di Topolino e poco,
ancora forse, di Minnie che da oltre
80 anni ne condivide la vita, fra gioie
e delusioni, successi e sconfitte, po-
che per la verità perché il simpatico
topo, o Mickey Mouse come viene
chiamato in mezzo mondo, non può
perdere. Nelle strisce quotidiane Min-
nie è apparsa verso marzo 1930, al
termine della prima avventura che ri-
calcava quella di Plane Crazy. Minnie
in gonna blù a pois da cui spuntano
mutandine di pizzo, come aveva indi-
cato Disney a Ub Iwkers, sta sten-
dendo i panni. Per farle una sorpresa,
Topolino s’infila in un suo pigiama ap-
peso al sole. Minnie gli balza al collo,
la corda non regge e i due rotolano a
terra abbracciati. E’ il classico colpo di
fulmine e l’inizio di una storia senti-
mentale che dura tutt’ora. Già nei
cortometraggi del 1928 Mickey Mouse
e Minnie si erano incontrati, per e-
sempio in Steamboat Willie, con To-
polino, sempre galante, che l’aiuta a
salire a bordo del bislacco battello ag-
ganciando delicatamente il bordo del-
le mutandine all’uncino dell’argano. E’
un’immagine civettuola e tutta fem-
minile per un personaggio che Walt
Disney aveva concepito come l’esatto
opposto di Topolino. Minnie è capric-
ciosa, un po’ civetta, molto possessi-
va e se talvolta s’infila in qualche
Minnie, compagna inseparabile di Topolino. © Disney. Per gentile concessione brutta avventura, lo fa principalmente
– gelosa com’è – per controllare la fe-
noro e Topolino parlava con la voce di Disney. deltà del suo eterno fidanzato. Anche lei ogni
Da quel giorno Topolino ha spiccato il volo ver- tanto si scontra con Gambadilegno, che tenta di
so una popolarità planetaria, concretizzatasi in rapirla, non tanto per amore quanto per fare un
questi 80 e più anni in centinaia di film animati dispetto a Topolino. Come tante altre coppie di

16
carta restano eternamente
fidanzati, fedeli nella vita e
nelle avventure, alla ricerca
di chissà cosa. Minnie al ma-
trimonio ogni tanto ci pensa,
come tutte le ragazze. Per lei
– ha detto il romanziere
Edward M. Forster – Topo-
lino “è il suo rajah, il suo so-
le, senza di lui il suo perso-
naggio non esiste”. Per To-
polino invece Minnie “è tutto,
è la sua forza”. Come Minnie,
anche Topolino ha sognato
di sposarsi, in un cortome-
traggio del 1932, significati-
vamente intitolato “L’incu-
bo di Topolino”. Ma si è su-
bito svegliato.

Per saperne di più Minnie e Topolino, da uno dei film di animazione © Disney. Per gentile concessione

Già alla fine del 1930, po-


chi mesi dopo il debutto sui giornali americani,
Topolino è arrivato in Italia, ovviamente non
nella versione a fumetti. E’ apparso sull’Illu-
strazione dei Piccoli, supplemento illustrato
della Gazzetta del Popolo di Torino. Nel
1931 l’editore Frassinelli, sempre di Torino
pubblicò due volumi disegnati, con le nuvolette
sostituite da didascalie e versetti in rima, tra-
dotti e adattati da un giovane Cesare Pavese.
“Michi con Minni s’è messo in cammino – diceva
una strofetta -. Va verso l’Occidente, ma non
per piacere: vuol fare fortuna, lontano o vicino,
e come vedete s’è fatto pioniere”. Ancora un
anno e Topolino avrà un
settimanale: lo pubbli-
cherà dagli ultimi giorni
del 1932 fino all’agosto
del 1935 l’editore Nerbini
di Firenze. All’inizio era un
Topolino casareccio, con
storie disegnate da Giove
Toppi, Buriko, Vitelli e
altri. Dopo una controver-
sia con la Disney per il
copyright, sul settimanale
cominciarono a comparire
le storie originali. Nel
1935, inebriato dal cre-
scente successo dell’Av-
venturoso che ospitava
Flash Gordon e altri fu-
metti americani, Nerbini
cedette Topolino a Mon-
dadori, che fece l’affare
della vita. Ma questa è un’al- Minnie e Topolino, un altro fermo immagine da uno dei tanti film di animazione © Disney.
tra storia. Per gentile concessione

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06 Novembre 1962 : Diabolik 1
Con Diabolik arriva il fumetto “nero”
Q
di Carlo Scaringi < scaringicarlo@gmail.com >

superaccessoriata, (che ricorda un po’ quella al-


trettanto celebre di James Bond) e indossa
uando nel novembre del 1962 Diabolik spesso maschere di plastica che gli permettono
comparve nelle edicole sembrò che il genio del di assumere le fattezze di qualsiasi individuo,
male avesse invaso l’Italia. Alcuni episodi di con tutti gli aspetti utili, ma anche con gli equi-
cronaca nera, avvenuti quasi contemporanea- voci che ciò comporta. E’ specializzato nella
mente, vennero chiaramente attribuiti all’in- realizzazione di mille trucchi e in altrettante
fluenza nefasta di questo personaggio in calza- sorprese che lasciano disorientati gli inseguito-
maglia e mascherina nera sul volto ideato, e poi ri. Ha costruito pecore di plastica per bloccare
raccontato per decenni, da Angela Giussani e la strada, oppure rondini radiocomandate con
da sua sorella Luciana. Con Diabolik è entrato cariche esplosive per colpire gli avversari, è
nel mondo del fumetto il mito dell’eroe negati- fuggito con una sedie a rotelle spinta da minu-
vo, del “cattivo” senza mezzi termini, in peren- scoli razzi o si è infilato sotto il telaio di un’ auto
ne lotta con la polizia in per superare imprevisti
un drammatico e alterno posti di blocco, e così
gioco di guardie e ladri. via, in un caleidoscopio
di trovate che divertono
Diabolik deriva in qual- il lettore e ridicolizzano
che modo dai grandi cri- gli sforzi di Ginko, l’i-
minali della letteratura spettore di polizia da
d’appendice francese, sempre sulle sue tracce.
come Rocambole e Diabolik è la sua osses-
Fantomas. Come i suoi sione, ma va detto che
padri è un principe del questo eterno duello tra
travestimento, di fughe il bene e il male si svolge
attraverso tetti o fogne, sempre sul filo della cor-
di vicende appunto ro- rettezza, della cavalleria,
cambolesche, ma a dif- del fair-play potremmo
ferenza di costoro – che dire. Ginko è un osso du-
si muovevano in un ro, se ne accorge anche
mondo di carrozze a ca- Diabolik che spesso lo e-
vallo e di luci a gas – logia. “Diventa sempre
Diabolik vive nel nostro più difficile ingannare
tempo e utilizza abil- Ginko – ha detto – che è
mente tutti i ritrovati un antagonista eccezio-
della scienza moderna. nale”. Un’altra volta ha
Si sposta, per esempio, sognato un’impossibile
con una velocissima au- Copertina del n. 1 di Diabolik - novembre 1962. © alleanza: “Se quel dan-
tomobile superblindata e Astorina srl. Scaricata dal sito comicsando . Per gen- nato ispettore fosse con
tile concessione

18
me, domineremmo il mondo”.
Nelle prime storie Diabolik appa-
riva un criminale fin troppo spie-
tato, pronto a uccidere senza ri-
morsi, ma poi è diventato più u-
mano si potrebbe dire con una
punta di esagerazione. Adesso
sempre più spesso preferisce
narcotizzare le sue vittime (soli-
tamente facoltosi industriali,
spregiudicati affaristi o sfaccen-
dati d’alto bordo) per poi deru-
barle con calma e tranquillità. Le
sue imprese si svolgono per lo
più in un mondo di fantasia, ma
ogni tanto ci sono anche chiari ri-
chiami alla realtà, alla mafia per
esempio, “un dannato centro di
potere, e c’è sempre qualcuno di-
sposto a tutto per avere questo
potere”, o all’usura, “un modo
squallido, strisciante di speculare
sulle necessità e sulla miseria
della gente”. Diabolik è spavaldo,
spregiudicato, irridente, al con- Eva e Diabolik, tavola a fumetti. © Astorina Srl. Per gentile concessione
trario di Ginko che invece è il ti-
pico poliziotto serio, onesto, co-
raggioso, ma non fallito, anche se destinato che doveva essere una versione moderna dei
sempre alla sconfitta. classici personaggi della letteratura d’appendice
Come ogni eroe di carta che si rispetti, anche primo Novecento, Fantomas soprattutto. Nelle
Diabolik ha una compagna, Eva, che da quando prime storie infatti non mancano i riferimenti
è apparsa (nel terzo numero, febbraio 1963) alle imprese del criminale francese. Ma poi, col
condivide gioie e dolori del suo uomo, che spes- passar del tempo, Fantomas e compagni sono
so accompagna e aiuta nelle sue imprese crimi- diventati un pallido ricordo, e le storie di Diabo-
nali. Ogni tanto Eva ha nostalgia di un figlio, ma lik – sceneggiate a lungo dalle due sorelle Gius-
Diabolik realisticamente le ricorda la loro situa- sani e poi da Patricia Martinelli, Mario Gom-
zione di eterni braccati da Ginko: “Abbiamo una boli, Alfredo Castelli e altri validi autori –
nostra vita, io e te, e non c’è spazio per nessun hanno acquistato in originalità e fantasia.
altro”. Ma sono felici lo stesso, come tante altre Il disegnatore della prima storia è ancora av-
coppie di carta. Su Diabolik – progenitore di u- volto nel mistero: è stato un certo Zarcone,
na serie di eroi negativi che però con lui hanno che tutti chiamavano il Tedesco per il suo aspet-
in comune solo le “k” che ne inzeppano i nomi – to nordico, che scomparve dopo l’uscita del pri-
sono stati versati fiumi d’inchiostro e di parole, mo albo. Il secondo fu disegnato da un’amica
con politici ed educatori che hanno tentato di delle Giussani, la signora Giacobini, mentre il
trascinarlo sul banco degli accusati. Oggi quei primo disegnatore fisso fu Enzo Facciolo, se-
tempi sono lontani e quel criminale in nero non guito in questi anni da altri di pari valore, da
scandalizza più nessuno, forse perché le sue Paludetti a Zaniboni padre e figlio, e tanti al-
imprese appaiono ormai come donchisciotteschi tri. Ma come avviene solitamente nei fumetti
ricordi di un mondo sorpassato dai fatti e mi- popolari, ai lettori piacciono di più le trame e gli
sfatti dell’odierna realtà. intrecci, spesso più efficaci e coinvolgenti di un
buon disegno.

Per saperne di più

Angela Giussani ideò Diabolik perché voleva


pubblicare qualcosa di facile lettura per i pendo-
lari che ogni giorno arrivavano a Milano, una
storia da leggere in un’oretta, giusto il tempo
trascorso in treno. La scelta cadde su Diabolik,

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31 Dicembre 1937
La lunga guerra di Saturno
contro la Terra

N
di Carlo Scaringi < scaringicarlo@gmail.com >

non ancora il grande sceneggiatore del neoreali-


smo cinematografico, e Federico Pedrocchi,
ella seconda metà degli anni Trenta Mon- prolifico autore di fumetti, e disegnata da Gio-
dadori, dopo aver fatto l’affare della vita acqui- vanni Scolari, si apriva con una disputa fra a-
sendo il settimanale Topolino, affiancò quel gior- stronomi, divisi sul significato delle “novità cele-
nalino con un’altra serie di altri periodici intitolati sti” comparse vicino Saturno.
ad alcuni protagonisti del mondo disneyano, da Per lo scienziato italiano Marcus si trattava di
Paperino ai Tre Porcellini, tutti dalla vita breve qualcosa di pericoloso per il nostro pianeta, altri
ma con storie sempre divertenti, come le avven- erano di parere contrario. Purtroppo aveva ragio-
ture dei celebri maialini in eterna lotta con il Lupo ne Marcus, ma troppo tardi perché le avanguar-
Cattivo, ospitate sul settimanale I Tre Porcellini die di Saturno cominciarono ad atterrare sul no-
sin dal primo numero, uscito il 31 dicembre 1937. stro pianeta, guidate da Rebo, un capo quasi me-

Tavola estratta dall'opera Saturno contro la terra. Per gentile concessione © degli aventi diritti

Accanto alle storie disneyane compariva la prima dievale, con un grosso elmo bitorzoluto in testa,
puntata di “Saturno contro la Terra”, una lunga come la cresta di un gallo. Forse veniva dal pas-
saga in sette episodi (gli ultimi apparsi su Topoli- sato, ma aveva le idee chiare e i mezzi adatti per
no) che raccontava la drammatica invasione della dominare l’universo. Cominciò ad aggredire l’Eu-
Terra da parte dei saturniani, arrivati in massa – ropa, dalla Norvegia a Londra, con vari animali –
con astronavi e tecnologie fantascientifiche – sul- mucche, cavalli, lucertole, rospi – di eccezionali
la Terra. La storia, scritta da Cesare Zavattini, dimensioni che devastavano tutto. Solo il corag-

20
gio e l’abilità di Marcus e dei suoi aiutanti come il Per saperne di più
giovane Ciro, permetteranno ai terrestri di vince-
re la prima battaglia. Ma la guerra sarà lunga, si La fantascienza nei fumetti è arrivata il 7 gen-
sposterà su altri pianeti da Marte a Venere e sarà naio del 1929 con il primo episodio di Buck Ro-
combattuta senza esclusione di colpi bassi, com- gers di Dick Calkins, su testi di Phil Nowlan,
preso il ricorso alle armi batteriologiche, a gigan- ambientato nell’America del 2429 invasa e di-
tesche api infuriate o agli “spiriti lunari”. strutta dai Mongoli. Il fumetto più famoso è ov-
In questa saga che appassionò i giovani lettori viamente Flash Gordon di Alex Raymond, ap-
di settant’anni fa, accade di tutto, al limite del parso nel gennaio del 1934. E’ una lunghissima
verosimile ovviamente, compreso il miracolo di storia che narra le vicende di uno straordinario
fabbricare una flotta aerea in pochi giorni per in- viaggiatore spaziale alle prese con il malvagio
seguire i saturniani dentro l’intero sistema sola- Ming, imperatore giallo del lontano pianeta Mon-
re. Siamo in piena fantascienza, con Rebo che go. Anche in Italia negli anni Trenta la fanta-
deve lottare non solo contro i terrestri, ma anche scienza è stata molto popolare, con racconti qua-
contro gli avversari interni, assetati di potere, co- si incredibili, primo fra tutti “S.K.1” di Guido
me Netro, una sorta di scienziato pazzo che poi Moroni Celsi apparso nel 1935 su Topolino, con
comprenderà – si legge in un episodio – che la protagonisti un giovane pilota, uno scienziato e
scienza è stata data da Dio alle sue creature solo sua figlia che a bordo di un aereo stratosferico si
per il bene comune, e non per soddisfare le am- perdono nel sistema solare, fra mostri e popoli
bizioni di chi la possiede. Anche se è un racconto primitivi. Quasi contemporaneamente a Saturno
ricco di guerre apocalittiche, con scenari da do- contro la Terra appariva sul Vittorioso, dal gen-
pobomba, con la Terra che ogni tanto viene spo- naio 1937, una storia di Paolo Bologna, “Il mi-
stata dalla sua orbita o addirittura spaccata in stero di Saturno”, ovviamente poco probabile e
due, come nell’episodio finale, gli autori hanno chiaramente ispirata a Flash Gordon. Gli anni
sempre sottolineato gli aspetti positivi di questa Trenta si sarebbero conclusi con la storia di Fede-
lotta epocale, col pistolotto finale del professor rico Pedrocchi e disegnata da Walter Molino,
Marcus che ricorda a Ciro che quanto è accaduto “Virus, il mago della foresta morta” con uno
deve insegnarci che l’umanità se sarà capace di scienziato che spera di resuscitare i morti per
restare unita potrà avere un futuro felice. “Spe- conquistare il mondo. Pubblicata all’inizio sul-
riamo che questa concordia non abbia mai a in- l’Audace e poi su Topolino, la saga di Virus me-
frangersi” conclude Marcus. Poco dopo, invece, scola scienza, fantasia e horror e sembra quasi
scoppierà il secondo conflitto mondiale. anticipare i temi di molti film futuri.

Tavola in bianco nero estratta dall'opera Saturno contro la terra. Per gentile concessione © degli aventi diritti

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Dicembre 1897:
Bibì e Bibò,
i primi bambini terribili
N
di Carlo Scaringi < scaringicarlo@gmail.com >

fricano, ma in una colonia


tedesca. In Italia i due mo-
ella seconda La sto- nelli arrivarono qualche anno
ria dei fumetti è iniziata dopo, sul Corriere dei Pic-
con Yellow Kid, il famoso coli, con un nome senz’altro
monello brutto a vedersi e più casareccio e simpatico,
molto spregiudicato, con quasi sbarazzino: Bibì e
un testone calvo, due orec- Bibò.
chie a sventola e un cami-
cione più sporco che giallo Disegnandoli, Dirks si è
dove erano scritte parole di senz’altro ispirato ai monelli
protesta contro il mondo inventati da Wilhelm Busch
intero o quasi. Era stato i- nel 1865, ma la parentela fi-
deato da Richard Felton nisce qui perché le storielle
Outcault che cominciò a di Bibì e Bibò sono ambien-
pubblicarlo sul New York tate in una solare Africa co-
World di Pulitzer nel loniale, fra indigeni bonac-
1895 e lo perfezionò dall’anno seguente sul New cioni e un po’ ingenui, e un gruppo di tedeschi che
York American Journal del concorrente avevano trasferito laggiù uno spicchio del loro
Hearst. Non era un fumetto in senso classico, vecchio mondo. Probabilmente sono figli della
con vignette e strisce, ma solo una tavola affolla- Tordella, nome italiano di Mama, una simpatica
ta di un’umanità di poveri, emarginati e immigra- casalinga non giovanissima che gestisce una spe-
ti, confinata in una sorta di cortile-ghetto di New cie di pensione. Si dedica molto alla cucina, e i
York. Il primo vero fumetto sarebbe arrivato solo suoi pranzetti mandano in estasi un vecchio lupo
il 12 dicembre 1897 quando il N. Y. Journal co- di mare in disarmo, chiamato Captain, e divenu-
minciò a pubblicare i Katzenjammer Kids, una to da noi un più umoristico Capitan Cocoricò.
storia disegnata da Rudolf Dirks con protagoni- Forse è innamorato della Tordella, ma è più inte-
sti due bambini allevati dalla misteriosa famiglia ressato alle sue pietanze. Cocoricò e l’Ispettore,
Katzenjammer, di chiara origine tedesca. In effet- un vecchietto dalla lunga barba bianca, suo amico
ti la genesi di questo fumetto affonda le sue radi- d’ozio e di lunghe partite a scacchi o a carte, sono
ci nella cultura tedesca, in quanto fu un redattore, le vittime preferite di Bibì e Bibò, autori di vulca-
Rudolph Block, oriundo tedesco, a consigliare a
Hearst di pubblicare un fu-
metto in qualche modo i-
spirato alle avventure di
Max e Moritz, due mo-
nelli molto popolari in Ger-
mania. Negli Stati Uniti fi-
ne Ottocento c’erano molti
immigrati tedeschi, e una
storia del genere sarebbe
forse piaciuta ai lettori.
Per completare la “ger-
manizzazione” della storia,
Dirks – giovane tedesco
appena ventenne, cresciu-
to con la famiglia negli
Stati Uniti – diede ai suoi
piccoli eroi due nomi tede-
schi, Hans e Fritz, e li im-
merse in uno scenario a- Vignetta tratta da una storia di Bibì e Bibò pubblicata sul Corriere dei Piccoli. Per gentile con-
cessione © degli aventi diritti

22
nici scherzi che Rudolf Dirks rende
alla perfezione, con un disegno for-
se semplice ma caricaturalmente
espressivo e con momenti narrativi
di grande umorismo. Le comiche
avventure di questo gruppo di te-
deschi impantanati in Africa – dove
hanno conservato la nostalgia per i
piatti di casa come la torta di mele
e l’accento teutonico – offrono un
bonario ritratto di costume, e negli
anni in cui gli Stati Uniti erano in
guerra, nel primo conflitto mondia-
le, con la Germania, riescono quasi
a rendere simpatici gli stessi tede-
schi. Il successo del fumetto pro-
vocò nei primi anni Dieci uno scon-
tro in tribunale fra i due maggiori
editori americani, Hearst e Pulitzer,
perché Dirks – partito per una va-
canza in Europa – non aveva la-
sciato sufficiente materiale da pub-
blicare. Hearst rimediò chiamando
a sostituirlo Harold Knerr, an-
ch’egli di origine tedesca. Al ritorno
Dirks riprese a disegnare la stri-
scia, ma per un quotidiano concor-
rente, il World di Pulitzer. Il verdet-
to del giudice fu salomonico e per-
mise a entrambi di continuare la Tavola tratta da una storia di The Captain and the Kids. immagine scaricata dal
striscia, ma mentre quella di Dirks sito museo italiano del fumetto, Per gentile concessione © degli aventi diritti
avrebbe conservato il titolo origi-
nale di Katzenjammer Kids, quella di Knerr assun- famosi 3 P, ovvero Pippo Pertica e Palla dell’e-
se il titolo più anonimo di “The Captain and the sordiente Jacovitti o i due Dennis the Minace,
Kids”. Entrambi gli autori hanno continuato a di- nato uno negli Stati Uniti il 12 marzo 1951 e dise-
segnare a lungo la stessa storia, il primo con gnato da Hans Ketcham e l’altro in Gran Breta-
maggior fantasia, l’altro con un disegno più accu- gna il 17 marzo dello stesso anno a opera di Da-
rato. Un po’ come era avvenuto alla fine dell’Otto- vid Law. Né vanno dimenticati i Peanuts (Char-
cento quando Outcault abbandonò il giornale di lie Brown e compagni), forse i più famosi di tutti
Pulitzer per passare a quello di Hearst. Il primo ri- e i più longevi, né Mafalda, la piccola contestata-
mediò affidando la tavola a un altro disegnatore, ria disegnata da Quino. Tutti questi sono eterna-
George B. Luks, passato alla cronaca ma non al- mente rimasti bambini, a differenza di Cino e
la storia. Franco, del Piccolo Sceriffo, di Capitan Miki e
tanti altri. Ma questa è un’altra storia.

Per saperne di più

I primi anni della storia dei fumetti sono pieni di


piccoli protagonisti. Oltre a Yellow Kid e a Bibì e
Bibò, ci sono stati l’elegante e insopportabile Bu- CARLO SCARINGI
ster Brown, nato con la puzza al naso e disegna- MINI BIOGRAFIA “SEMI SERIA”
to da Outcault forse per farsi perdonare il proleta-
rio Yellow Kid, e il dispettoso e capriccioso figlio Giornalista, nato a Roma, ha seguito sempre con un cer-
della famiglia Newlyweds, che George McMa- to distacco storie di sport e di spettacolo, preferendo guar-
nus disegnò prima di inventare le storie di Arci- dare le figure, soprattutto quelle dei fumetti, letti, riletti,

baldo e Petronilla. Non manca in questo piccolo commentati su giornali e riviste e qualche libro, perchè ha
sempre creduto che i fumetti aiutino a vivere meglio. Ha
mondo un sognatore, ricco di poesia e fantasia
cominciato con le prime strisce di Tex e le storie di Jaco-
come il Little Nemo di Winsor MacCay o una
vitti sul Vittorioso. Non ha più smesso, qualcuno lo ha
bambina dalle idee chiare e semplici come la
anche scritto, tutti li ha letti con piacere, tranne forse gli
Nancy di Ernie Bushmiller. L’elencazione sareb- ultimi supereroi o i manga. Ma non si può essere perfetti.
be lunghissima, ma non possiamo dimenticare i

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GLI ARRETRATI DI FUMETTOMANIA