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● Target: Biennio Scuola Superiore(tecnico-professionale)

● Obiettivo: sviluppare un approccio critico rispetto ai meccanismi di identificazione presenti nella


letteratura di consumo destinata ai giovani
● Strumenti: attraverso l'analisi di tratti formali etematici che caratterizzano due testi popolari
presso il pubblico adolescente, si cercherà dievidenziare alcune scelte che sono alla base del
coinvolgimento dei lettori

«Cathia ha il più bel culo d'Europa.» Il rosso graffito splende in tuttala sua sfacciataggine su una
colonna del ponte di corso Francia.
Vicino, un'aquila reale, scolpita tanto tempo fa, ha sicuramente visto il colpevole, ma non parlerà
mai. Poco più sotto, come un piccolo aquilotto protetto dai rapaci artigli di marmo, c'è seduto lui.
Capelli corti, quasi a spazzola, sfumatura dietro il collo alta come quella di un marine, un giubbotto
Levi's scuro.
Il colletto tirato su, una Marlboro in bocca, i Ray-Ban agli occhi. Ha un'aria da duro, anche se non
ne ha bisogno. Un sorriso bellissimo,ma sono pochi quelli che hanno avuto la fortuna di
apprezzarlo.

Federico Moccia, Tre metri sopra il cielo, Feltrinelli, 2004

Ci troviamo di fronte a un libro che molti hanno letto e di cui tutti hanno sentito parlare. Ha avuto
un grandissimo successo presso il pubblico giovane ma è stato letto anche dagli adulti; è una storia
d'amore tra il bel tenebroso Step e Babi, ragazza di buona famiglia.
Chi ha letto il libro, in genere, dice di averlo finito in pochissimo tempo, di averlo divorato.
Loscopo della lezione è quello di svelare parte del fascino della scrittura di Moccia, che ci
coinvolge e tiene incollati alla storia. Analizziamo innanzitutto la lingua: vediamo che il lessico
usato, cioè il vocabolario, è un lessico quotidiano, ovvero sono parole ed espressioni che
utilizziamo tutti i giorni, le diciamo, le scriviamo nei messaggi e nelle e-mail come "graffito",
"capelli a spazzola" etc.
L'unica differenza con il nostro parlato quotidiano è che noi usiamo magari molte parolacce ed
espressioni gergali. Cos'è il gergo? è un modo di parlare che caratterizza una determinata realtà
locale o un determinato gruppo sociale. Ad esempio l'espressione: "Vado a fumarmi una paglia" è
un espressione gergale tipica di Bologna e usata soprattutto dai giovani.
Ma in realtà Moccia non usa né parolacce né espressioni gergali: l'unica volgarità è "culo" che però
compare nel graffito, non è detta dal narratore. , sul lessico di Moccia possiamo affermare che
l'autore non fotografa l'italiano del parlato così com'è, ma lo ripulisce dagli elementi gergali e
dialettali, lo "regolarizza".
Per quanto riguarda, invece, la costruzione delle frasi notiamo che ci sono molti punti (ben 8 in un
testo così breve). Il punto crea una pausa forte, lo notiamo soprattutto nella lettura ad alta voce,
equesto ci permette di assimilare bene ogni singola frase.
Inoltre, possiamo mettere in evidenza alcune frasi prive di verbo: queste possono essere definite
frasi nominali, ossia frasi che si basano sui nomi, non sul verbo. Riassumendo, Moccia adotta uno
stile spezzato (grazie ai punti e alle pause forti) e nominale (grazie alle frasi senza verbo). Questa
strategia ci permette di soffermarci sui particolari e di crearci delle chiare immagini mentali di ciò
che stiamo leggendo, tanto che associamo le parole a vere e proprie inquadrature.
A supporto di questa affermazione notiamo anche che l'incipit è costruito per inquadrature
successive, nel senso che dal "ponte" su cui campeggia il graffito si zoomma sull'aquila e poi sul
personaggio principale. Sembra quasi che Moccia abbia in mano una macchina da presa e che stia
girando un film (infatti, dal romanzo è stato poi tratto il film).
Possiamo perciò affermare che l'autore usa un linguaggio cinematografico, che ci coinvolge proprio
perché siamo abituati a vedere film e televisione e ci è più facile seguire un testo scritto che procede
per immagini.

Tre metri sopra il cielo ci coinvolge per i seguenti motivi:


- usa un italiano regolarizzato, più facile da comprendere perché non ostacolato da espressioni
dialettali o gergali che potremmo non capire se non facciamo parte di un determinato sottogruppo
linguistico;
- usa uno stile nominale e cinematografico che ci da pochi elementi essenziali (sintesi) e ci porta a
crearci una nostra sequenza di inquadrature.

L'importanza della sintesi viene confermata dai cambiamenti apportati dall'autore all'edizione del
2004 rispetto alla prima del 1992.

Edizione 1992

Il colletto tirato su, una Camel in bocca, i Ballorama agli occhi sottolineavano la sua aria da duro,
ma in realtà avrebbero potuto benissimo non esserci. Aveva un sorriso bellissimo ma erano pochi
quelli che avevano avuto la fortuna di apprezzarlo.

Edizione 2004
Il colletto tirato su, una Marlboro in bocca, i Ray-Ban agli occhi. Ha un'aria da duro, anche se non
ne ha bisogno. Un sorriso bellissimo,ma sono pochi quelli che hanno avuto la fortuna di
apprezzarlo.

La differenza tra i due brani riportati consiste nell'eliminazione di verbi (sottolineavano, aveva) a
favore di un elenco di nomi. L'autore ha quindi consapevolmente introdotto uno stile nominale per
raggiungere un determinato effetto .Anche le marche vengono modificate (camel, ballorama): in
particolare parlare di Ray-Ban, invece che di Ballorama, ha l'obiettivo di far sì che i lettori sappiano
subito il tipo di occhiale da sole a cui si fa riferimento. Se leggo Ballorama non ho un'immagine
immediata, mentre se leggo Ray-Ban sì,perché magari ne ho un paio e sicuramente conosco
qualcuno che li porta. Mi sento quindi incluso in un determinato gruppo perché possiedo o conosco
le cose che vengono nominate e specificate attraverso la marca. Moccia parla della realtà che ci
circonda, ci fa sentire parte di un gruppo e definisce un modello a cui aspiriamo, coinvolgendoci nel
testo.

Per contrasto vediamo un altro libro che ha avuto molto successo tra i giovani, anche se di un'altra
generazione: Jack Frusciante è uscito dal gruppo.

Ogni tanto a scuola s’incontravano per un secondo, durante l’intervallo. Adelaide era sempre con
qualche collega carlotta, di quelle con felpa da cento carte e jeans di Missoni che scoprivano –
diobbuòno – cinque sei centrimetri di calza velata. Lei lo salutava via rapida, e poi c’era
quell’istante in cui nel film non si sa ancora se i due protagonisti si fermeranno a
parlare,quell’attimo in cui sembra che lui stia per chiederle:«Be’, come ce la passiamo?», ma Aidi
se ne andava sempre, continuava a farsi trascinare in senso opposto dal flusso di lobotomizzati che
attraversava il corridoio. (...)
Però.
Però non riusciva a capire. Come poteva, lei, usare certi espedienti; come poteva uniformarsi a tutte
le altre ragazze, ai loro comportamenti, ai loro trucchetti di merda; come faceva ad avere per amiche
quei rottami di adolescenti globali?
Perché lei era diversa, questo saltava agli occhi, e sembrava del tutto fuori posto a fare determinate
stronzate, la fighetta che cerca di evitare un maschio troppo insistente e via discorrendo.

Enrico Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Baldini e Castoldi, 2007 (p. 30)

Jack Frusciante è uscito dal gruppo è da considerarsi come un romanzo di formazione ed è stato
scritto nel 1994 e la storia è ambientata a Bologna nella primavera del 1992. La storia di ha degli
argomenti comuni con Tre metri sopra il cielo, anche se troviamo delle differenze sostanziali.
Vediamo quali: innanzi tutto le marche. Anche in questo testo possiamo vedere che la marca dei
jeans è indicata esplicitamente ma il testo,preso da una ristampa recentissima non è stato modificato
rispetto alla prima edizione (a differenza dell'operazione di aggiornamento che fa Moccia). Cosa
significa questo? Significa che, comparando i due testi, notiamo che Tre metri sopra il cielo è come
un puzzle a cui posso togliere dei pezzi e inserirne degli altri senza stravolgere la qualità del
prodotto: anzi, l'attualizzazione delle marche rende il prodotto attuale e fruibile.
Mentre il testo di Brizzi rimane “fermo” nella forma: è un "monolite" che fotografa in modo
permanente un' intera generazione in cui molti di noi si sono identificati. Già dall'inizio notiamo lo
stile dell'autore che vuole adattarsi alla costruzione del personaggio.
L'uso del gergo è molto marcato. Espressioni come “carlotta” o “cento carte” e altre vengono
inserite spesso nel testo e noi non siamo in grado di comprenderle se non siamo di Bologna o se
apparteniamo ad un'altra generazione.
Se analizziamo il testo per intero troveremo parole gergali non solo dello slang bolognese, ma anche
parole che l'autore inventa di sana pianta oppure l'uso ripetitivo di onomatopeiche come
"vzzzzzzzz" per riprodurre un suono.
Con questi strumenti Brizzi riesce a costruire in un quadro adolescenziale “alternativo” una storia
d'amore platonica e fatta solo d'abbracci e di cuori strappati “virtualmente” dal petto con risposte
non date. Al contrario di Moccia, Brizzi non cede al tema del conformismo anzi fa
dell'anticonformismo uno dei temi principali, se non il primo, di tutto il libro. C'è un riferimento
perenne all'amarezza adolescenziale con una richiesta singolare ma umanissima di autenticità.
Tramite l'ironia e la rabbia del testo Brizzi riesce a far emergere i dubbi e gli ardori di una
generazione.

Questa domenica è la giornata più brutta della mia vita. Di solito il sabato sera vado a letto tardi, o
bevo troppo, e il giorno dopo fa un po’ schifo perché sto pure male. Comunque, la domenica è il
giorno peggiore della settimana. Non me la nominate nemmeno. Del resto lo dicevano anche
Leopardi e Vasco. Va be’, a Vasco non piacciono neanche i lunedì, ma insomma. Okay, sto
malissimo, ma in modo diverso dal solito… Mi viene in mente Aidi che dice che è meglio per tutti e
due se non ci sentiamo più e io non riesco a rispondere niente , spalanco la bocca col cuore che mi
scoppia e non sono in grado di dire una parola.

(p.28)

Il tema del brano può essere parte dell'esperienza di molti adolescenti: sabato sera, una sbronza
colossale e la domenica a casa con riso in bianco, due aspirine e tanto sonno.
In realtà, abbiamo un riferimento più profondo: vengono nominati Leopardi e Vasco.
Perché mettere assieme Leopardi e Vasco? Il riferimento non è puramente casuale. Brizzi rievoca" Il
Sabato del Villaggio" di Leopardi in cui la domenica non è altro che l'età adulta, una metafora per
indicare l'inizio dell'età delle disillusioni. Nominando Vasco, invece, fa riferimento alla “Domenica
Lunatica” e cioè “alla malinconia e alla noia che ti prende e che ti porta via”.
Riassumendo i tratti principali della lingua e dello stile di Brizzi, possiamo dire che in Jack
Frusciante è uscito dal gruppo abbiamo un linguaggio gergale, ma ricercato, costruito sul
personaggi.
C'è un “arrovellamento” nel pensiero di Alex: “però però.” Ma anche un fermarsi di colpo ( e. ) che
non si cura della grammatica. Il testo viene costruito sul personaggio per far si che il lettore si
identifichi con Alex. Ti ci ritrovi per forza. È' come se il narratore utilizzasse le ripetizioni per
rendere forte la volontà e la personalità del personaggio, come se per essere forti davanti alla vita
bisognasse a volte ripetere gli stessi errori di fondo.
Il gioco di Brizzi è anche quello di “amalgamarvi” al libro, di obbligarvi a prenderne parte, a entrare
nel pensiero di Alex per capirlo a fondo.

Abbiamo visto che i protagonisti di Tre metri sopra il cielo si identificano in un gruppo omogeneo,
non tanto caratterizzato linguisticamente ma che condivide atteggiamenti e mode. Abbiamo poi
visto, in contrapposizione, Alex e il suo desiderio di uscire dalla massa, la sua voglia di combattere
da solo per diventare grande, senza bisogno di avere un gruppo di riferimento alle spalle.
Ma voi come vivete questo problema nel vostro quotidiano? Vi sentite di appartenere a un gruppo?
Vi piace essere alla moda, vestirvi come gli altri? O vi piace un po' fare gli alternativi? Ma cosa
vuol dire alternativo? Non pensate magari che anche gli alternativi si identificano in un modello?

Gruppo formato da: Ilaria Bortolotti, Celeste Breschi, Maria Dore, Livio Lafratta, Chiara Maccioni,
Ingrid Perini, Giacomo Sangiorgi