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Metodo dei nodi e delle maglie

Iniziamo con l’analizzare il metodo dei nodi. Questo metodo può essere applicato solo se il circuito
contiene solamente generatori di corrente; eventuali generatori di tensione, se si trovano in serie con
una resistenza, può essere trasformato in un generatore di tensione seguendo la legge: IS=ES/R.
Prendiamo in esame un generico circuito con le caratteristiche descritte, che abbia n nodi. Le equazioni
ai nodi saranno in numero n-1, poiché posso sempre scegliere un potenziale di riferimento e porlo
uguale a zero (messa a terra). Le incognite del problema sono proprio i potenziali nodali. Applichiamo
ora la legge di Kircchoff per le correnti e si ha per l’i-esimo nodo: ΣIi=0. Utilizziamo ora la prima legge di
Ohm: Ii=Vri/Ri=GiVri, dove G=1/R è detta conduttanza. Scriviamo ora: [ISi]=[Gi][Vi], dove la prima matrice
è composta dalle correnti note erogate dai generatori, l’ultima dai potenziali, cioè dalle incognite e la
seconda è la matrice delle conduttanze, la quale gode delle seguenti proprietà: è simmetrica; gli
elementi della diagonale principale sono positivi, mentre quelli della secondaria sono negativi o uguali
a zero; i termini della diagonale principale sono la somma delle conduttanze legate all’i-esimo nodo
considerato, la presenza di un eventuale generatore di corrente sul nodo considerato non mi dà alcun
contributo sulla conduttanza poiché avendo R=infinito G=0, mentre quelli fuori dalla diagonale sono le
conduttanze in comune a più nodi cambiate di segno.

Per quanto riguarda invece il metodo delle maglie, questo si applica solo nel caso siano presenti solo
generatori di tensione, perciò se ho generatori di corrente in // ad un impedenza li trasformo in generatori
di tensione Es=ZIS. Risolviamo il sistema utilizzando le leggi di kirchhoff per le tensioni. I nodi del sistema
sono “n” mentre il numero di lati “l” il numero di maglie “m” da utilizzare per la risoluzione sarà dunque
pari a l-n+1. Per farlo introduciamo una corrente di maglia,incognita del sistema, per ogni maglia presa con
un verso a piacere, orario o antiorario. Ora risolviamo il seguente sistema matriciale: [ESi]=[Zi][Imi],
Esi sono le tensioni generate da ogni generatore il cui segno sarà positivo o negativo se concorde o
discorde al verso della corrente di maglia. Zi è la matrice simmetrica delle impedenze. I termini sulla
diagonale principale sono tutti positivi e sono dati dalla somma delle impedenze relative alle singole
maglie, gli altri termini sono dati dalla somma delle impedenze che si trovano in comune a due maglie.
Analizzando per esempio il termini della matrice [1,2] mi indica la somma delle impedenze sul lato in
comune alle maglie 1 e 2. Imi matrice delle correnti di maglia. Infine ricavate le correnti di maglia ritrovo le
correnti di lato che non sono altro che la somma delle correnti di maglia che passano per il lato considerato
(sovrapposizione degli effetti ).
[disegna trasformazione o caso con ripartizione dei generatori]

Se nel circuito sono presenti le induttanze mutuamente accoppiate Li, Lj entrambe appartenenti alla iesima
maglia, il coefficiente Z mii contiene un termine del tipo (+-)jω2Mij, nel quale il segno positivo è da
considerarsi se la corrente della maglia i, I mi, entra o esce dal pallino in entrambe le induttanze; il
segno negativo appare invece se la corrente I mi è uscente dal pallino su Li ed entrante nel pallino su Lj,
o viceversa.
Se l'induttanza Lj mutuamente accoppiata con Li appartiene alla maglia j-esima, il coefficiente Z mij
(coincidente con Z mji) contiene il termine (+-)jωMij. Il segno positivo è da considerarsi se le correnti
delle maglie i e j, I mi ed I mj, sono entrambe entranti o entrambe uscenti dai pallini sulle induttanze Li
ed Lj, rispettivamente. Al contrario il segno negativo appare se le correnti I mi ed I mj sono una
entrante in Li dalla parte del pallino, l'altra uscente da Lj dalla parte del pallino, o viceversa.
Th di Thevenin
Una rete lineare cmq complessa vista da una coppia di morsetti AB può essere considerata
equivalente a un circuito semplice costituito da un generatore ideale di fem, di valore pari alla
tensione a vuoto ai morsetti AB, in serie con la resistenza equivalente della rete, resa passiva, Req. Tale
enunciato sta a significare che considerata una rete contenente resistori, generatori sia di fem che di
corrente, tale rete manterrà invariato il suo funzionamento se introduciamo nel lato dei morsetti AB
due generatori di fem contrapposti dello stesso valore. Ogni corrente considerata può essere definita
come somma dei contributi dei due generatori, perciò
Ii=Ii’+Ii’’. Se applico una resistenza R al lato AB e faccio si che il generatore di fem eroghi la giusta
tensione posso rendere nulla la componente Ii’. Il valore che il generatore deve raggiungere è proprio
uguale alla tensione a vuoto tra i morsetti AB. Rimane perciò solo la seconda componente dovuta
all’altro generatore rimasto che agisce ora sulla rete passivizzata, cioè dove sono stati neutralizzati
tutti gli altri generatori. Tale rete passiva avrà una resistenza che chiamiamo Req, perciò ora siamo in
grado di esprimere il valore della corrente circolante: I=E/(Req+R). Tale corrente è proprio la corrente
del circuito iniziale. Abbiamo così dimostrato il th di Thevenin. Per l’applicazione pratica di tale
teorema si deve seguire il procedimento che segue: una volta scelto il circuito e scelto il lato sul quale
si vuole calcolare il valore della corrente, disegnare a parte tale lato insieme al generatore di tensione
di Thevenin e alla resistenza equivalente. Bisogna ora calcolare tale resistenza; quest’operazione si fa
staccando il lato considerato prima dal resto del circuito, staccando anche tutti i gen di corrente e
cortocircuitando quelli di tensione, si ottiene così un circuito passivizzato del quale ora si deve
calcolare la resistenza totale che coincide con quella equivalente. Per calcolare ora la tensione del
generatore equivalente stacco di nuovo il lato d'interesse e scelta una maglia ne calcolo la tensione
con la legge di Kirkoff per le maglie, che corrisponderà a quella del generatore(VAB=EEQ). Conoscendo
ora questi due valori torniamo al circuito di Thevenin disegnato inizialmente e sempre attraverso la
seconda legge di Kirkoff ne calcoliamo la corrente circolante.
Sistemi Trifase
Consideriamo un sistema composto da tre generatori di tensione in regime periodico sinusoidale
che abbiano lo stesso valore massimo e siano sfasati l’uno dall’altro di 120°. Tale sistema è definito
trifase. Rappresentando le tensioni avremo: e1(t)=√2Esen(wt), e2(t)=√2Esen(wt-2/3π),
e3(t)=√2Esen(wt-4/3π). Mentre rappresentandole secondo il metodo fasoriale risulta: E1=E,
E2=Ee^(-j2/3π), E3=Ee^(-j4/3π). Un sistema di questo genere può essere costituito anche da n
generatori e viene in tal caso definito sistema polifase. Inoltre si può definire un sistema polifase
diretto se preso uno qualunque dei componenti, il successivo risulta essere in ritardo, mentre si
definisce polifase inverso se il successivo risulta in anticipo. In un sistema trifase l’alimentazione
deve essere accessibile da almeno tre poli. Se ora consideriamo le tensioni presenti fra coppie di
poli, definite tensioni concatenate, abbiamo che per il triangolo: V12=V1- V2= E1, V23=V2- V3= E2,
V31=V3- V1= E3; per la configurazione a stella invece, oltre alle tensioni concatenate possiamo avere
delle tensioni di fase, quindi: V12=V1- V2= E1-E2, V23=V2- V3= E2-E3, V31=V3- V1= E3-E1 e altre tre
tensioni tra polo e centro stella V1o=E1, V2o=E2, V3o=E3. Nella configurazione a stella vediamo che le
tensioni concatenate si annullano sommandole. Questa è la prima proprietà di tale configurazione.
La seconda proprietà ci dice che anche la somma delle tensioni di fase, in un sistema trifase con
terna generazione simmetrica diretta o inversa, è zero. Altra differenza tra la configurazione a
stella e quella a triangolo è che in quest’ultima le correnti che circolano nel carico sono differenti
da quelle che circolano nel triangolo di generazione, dette correnti di linea, ma sono con esse
collegate attraverso tali relazioni: I1=J13-J21, I2=J21-J23, I3=J23-J13. Le correnti di linea hanno uguale
valore efficace e sono sfasate di un angolo φ nei confronti della rispettiva tensione di
alimentazione, perciò si ha: E1I1= E2I2= E3I3=φ. Costituiscono quindi un sistema definito equilibrato.
Perciò ci troviamo nelle condizioni di avere un sistema trifase simmetrico nelle tensioni ed
equilibrato nelle correnti. Si ricava inoltre che inserendo nel diagramma fasoriale della conf a
triangolo le tensioni concatenate si ha: E1= E2= E3=0. Mentre nella config a stella inserendo anche
le tensioni di fase nel diagramma fasoriale si ottiene V=√3E. Collegando ora il centro di
generazione e quello di carico con un'impedenza, risolvendo le eq delle tre maglie e scrivendo
l’equilibrio al nodo si ha che, sommando membro a membro risulta: E1+ E2+ E3=Z(I1+ I2+I3)+3ZnIn e
da qui In=0 e I1+ I2+I3=0 ed essendo inoltre Voo’=InZn=0 perciò i due centri risultano essere
equipotenziali. Ed eliminando il filo di collegamento messo prima, filo di neutro, non si hanno
alterazioni della simmetria. Da ciò si deduce che le tre maglie sono indipendenti e sono quindi in
grado di definire un circuito equivalente monofase. Risolto tale circuito, considerati gli sfasamenti
delle correnti, posso calcolare anche quelle delle altre maglie. Per quanto riguarda la potenza essa
è definita dalla somma delle potenze istantanee delle tre fasi:
P(t)=e1(t)i1(t)+e2(t)i2(t)+e3(t)i3(t) dove in un sistema trifase simmetrico ed equilibrato:
e1(t)=√2E sin(wt) e2(t)=√2E sin(wt-2π/3) e3(t)=√2E sin(wt-4π/3)
i1(t)=√2I sin(wt-ϕ) i2(t)=√2I sin(wt-2π/3-ϕ) i3(t)=√2I sin(wt-4π/3-ϕ)
Attraverso le formule di prostaferesi e ricordando che la somma di tre fasori sfasati di 120° è 0
ottengo che: P=3EI cosϕ, Q=3EI sinϕ e A=3EI.
In caso di carico equilibrato si avra dunque una potenza istantanea costante pari a P, a differenza
del monofase. Caratteristica questa di grande interesse per esempio per motori di grande potenza,
nei quali con un sistema trifase possiamo ottenere notevoli smorzamenti delle vibrazioni rispetto a
un sistema monofase. Altra proprietà che fa preferire il sistema trifase a quello monofase è la
minor potenza dissipata lungo le linee elettriche, questo perché la stessa energia è trasmessa con
fili meno spessi risparmiando sulle spese del rame.
Nel caso di carico non equilibrato posso mantenere l’ipotesi di simmetria e risolvere il circuito
tramite le leggi di Kirchhoff, in questa condizione avrò una maggior perdita di potenza per effetto
joule.
con
ΣI = nb ⋅ b + na ⋅ a lunghezza totale dei conduttori costituenti la rete.
a ⋅b
r=
π .

I riferimenti bibliografici delle formule sono:


Lorenzo Fellin, Complementi di impianti elettrici, CUSL;
M. Montalbetti, L'impianto di messa a terra, Editoriale Delfino, Milano.

Trasformatori
Se nella rete sono presenti dei trasformatori, i dati di targa richiesti sono:

• Potenza nominale Pn (in kVA);


• Perdite di cortocircuito P cc (in W);
• Tensione di cortocircuito vcc (in %)
• Rapporto tra la corrente di inserzione e la corrente nominale Ilr/Irt;
• Rapporto tra la impedenza alla sequenza omopolare e quella di corto circuito;
• Tipo di collegamento;
• Tensione nominale del primario V1 (in kV);
• Tensione nominale del secondario V02 (in V).

Dai dati di targa si possono ricavare le caratteristiche elettriche dei trasformatori, ovvero:

• Impedenza di cortocircuito del trasformatore espressa in mΩ:

vcc V022
Z cct = ⋅
100 Pn

• Resistenza di cortocircuito del trasformatore espressa in mΩ:

Pcc V022
Rcct = ⋅
1000 Pn2

• Reattanza di cortocircuito del trasformatore espressa in mΩ:


·
2 2
X cct = Z cct − Rcct

L'impedenza a vuoto omopolare del trasformatore viene ricavata dal rapporto con l'impedenza di cortocircuito dello stesso:

Z 
Z vot = Z cct ⋅  vot 
 Z cct 
dove il rapporto Z vot/Zcct vale usualmente 10-20.
In uscita al trasformatore si otterranno pertanto i parametri alla sequenza diretta, in mΩ:

Z d = Z& cct = Rd2 + X d2

nella quale:

Rd = Rcct
X d = X cct

I parametri alla sequenza omopolare dipendono invece dal tipo di collegamento del trasformatore in quanto, in base ad esso,
abbiamo un diverso circuito equivalente.
Pertanto, se il trasformatore è collegato triangolo/stella (Dy), si ha:

 Z vot 
 
 Z cct 
Rot = Rcct ⋅
Z 
1 +  vot 
 Z cct 

 Z vot 
 
 Z cct 
X ot = X cct ⋅
Z 
1 +  vot 
 Z cct 

 Z vot 
 
 Z cct 
Z ot = Z cct ⋅
Z 
1 +  vot 
 Z cct 

Diversamente, se il trasformatore è collegato stella/stella (Yy) avremmo:

Z 
Rot = Rcct ⋅  vot 
 Z cct 

Z 
X ot = X cct ⋅  vot 
 Z cct 

Z 
Z ot = Z cct ⋅  vot 
 Z cct 
I principi alla base del funzionamento della macchina sincrona sono sempre quelli dell’induzione magnetica
e del del campo magnetico rotante: se il flusso concatenato con un avvolgimento è variabile, in esso viene
indotta una forza elettromotrice. Nella macchina sincrona questa variazione di flusso è realizzata facendo
ruotare, internamente all’avvolgimento di indotto (statore), un elettromagnete eccitato in corrente
continua. La frequenza della f.e.m. indotta è strettamente legata alla velocità di rotazione e al numero di
coppie polari dell elettromagnete induttore: nelle macchine sincrone, lo statore è dotato di un
avvolgimento trifase analogo a quello dei motori asincroni. Grazie allo sfasamento spaziale di 120° elettrici
degli assi delle bobine, le f.e.m. indotte generano un campo magnetico rotante di statore. Lo statore ha gli
avvolgimenti indotti in corrente alternata, mentre il rotore assume il ruolo di induttore e crea il campo
magnetico necessario attraverso un avvolgimento di eccitazione alimentato in corrente continua. Lo statore
è di materiale ferromagnetico laminato e nelle cave ricavate alla periferia del traferro è
alloggiato un avvolgimento trifase percorso da correnti alternate. Nell’applicazione della macchina
sincrona come generatore, il circuito elettrico di induttore può presentarsi sotto forma di: distribuito
“concentrato” nelle cave rotore liscio (isotropo); concentrato attorno ai poli salienti rotore a poli salienti. In
entrambi i casi, la disposizione del circuito di rotore è tale da ottenere una distribuzione spaziale
sinusoidale al traferro della fem (e quindi del flusso). Sia nella versione isotropa che in quella anisotropa il
rotore è costruito in forma massiccia, in quanto il campo magnetico nel rotore è costante nel tempo e non
sono presenti fenomeni di correnti parassite. Le uniche parti laminate possono trovarsi nelle macchine a
poli salienti, in corrispondenza alle espansioni polari che possono essere sottoposte a perturbazioni del
campo magnetico dovute alla presenza delle cave di statore e alle armoniche spaziali asincrone dovute alla
corrente di statore.
Nelle macchine a rotore liscio, il rotore presenta sezione circolare e il traferro è praticamente costante in
tutte le direzioni. In questa configurazione il numero di polarità realizzabile è molto basso (pp=11, 22) e la
velocità di rotazione necessaria a produrre fem a 50Hz è di conseguenza elevata. Data l’alta velocità di
rotazione, i rotori dei turbo-alternatori assumono forma allungata e relativamente poco sviluppata nel
senso radiale per contenere le forze centrifughe che si esercitano sui conduttori del circuito di eccitazione.
Le barre di rame non sono direttamente isolate come nello statore, bensì sono le cave di alloggiamento ad
essere di un sistema proprio di protezione-isolamento. Il corpo rotore è quindi ricavato lavorando un
forgiato unico ad alta permeabilità magnetica, trattato a caldo, di acciaio legato (con caratteristiche
meccaniche molto elevate), con flangia di accoppiamento integralmente forgiata con l’albero. Le cave
assiali sono fresate radialmente nel corpo rotore allo scopo di alloggiare le spire che formano
l’avvolgimento rotore.
Nel caso di motori primi più lenti (ad es. turbine idrauliche), caratterizzati da regimi di rotazione di alcune
decine o centinaia di giri al minuto, il numero numero di poli dell’alternatore deve necessariamente
crescere per generare tensioni indotte semppre a 50 Hz. Si possono avere ggeneratori con numeri di poli >
100. Il diametro del rotore aumenta per creare lo spazio necessario ad ospitare i numerosi poli: questi
vengono ottenuti attraverso nuclei magnetici, eccitati ciascuno da un proprio avvolgimento, che sporgono
dalla cosiddetta “ruota polare”. Il traferro della macchina risulta variabile a seconda della direzione
considerata: esso risulta minimo sotto l’asse polare mentre é massimo in corrispondenza al vano
interpolare.
Quindi, se vogliamo alimentare un sistema statorico con una determinata pulsazione w abbiamo due
possibilità: utilizziamo un rotore a poli lisci (che ha al massimo 2 coppie polari) in generatori con alte
velocità di rotazione, mentre utilizzeremo un rotore a poli salienti (che ha più di 2 coppie polari) nei
generatori con velocità di rotazione minori. Se lo statore alimenta un carico equilibrato, esso diventa sede
di tre correnti di pulsazione w che producono un campo rotante statorico. Inoltre, se il numero di coppie
polari dello statore è uguale al numero di coppie polari del rotore il campo rotante statorico ruota con
velocità angolare wc = w/p =wm. Il campo rotante statorico risulta dunque immobile rispetto al campo
rotante rotorico e quindi il campo risultante è un campo che ruota al traferro con la velocità del rotore da
cui il nome di macchina sincrona.

Durante il funzionamento a vuoto (ossia il rotore è posto in rotazione ma l’interruttore è aperto, non
circola
quindi corrente e non sia ha produzione di un campo magnetico, nello statore non circolerà la
corrente indotta dal rotore; tuttavia in ogni fase dello statore è presente la tensione indotta che ha
frequenza proporzionale alla velocità di rotazione del rotore) si può usare un circuito equivalente
monofase:
la corrente indotta dalla fem genera un flusso indotto, che a sua volta crea una tensione indotta di reazione
Vr che risulta in quadratura e anticipo sulla corrente stessa (Vr=jωLrI). Definita una reattanza di reazione
Xr=ωLr, in serie con una reattanza di dispersione negli avvolgimenti Xd, posso disegnare un circuito
monofase equivalente in cui Xs=Xd+Xr é la reattanza di sincronismo:

V0 é la tensione di fase generata dalla corrente continua Ie, Vf é la tensione ai morsetti del carico; si ha
V0=Vf+[Ri+jXs]I=Vf+jXsI essendo la resistenza ohminca trascurabile.

La coppia elettromagnetica dovuta alla quadratura tra il campo magnetico generato da induttore e componente
indottongenera una potenza attiva pari a Pa=3V0Icos(ψ), che deve controbilanciare la potenza meccanica della
coppia applicata per far ruotare l’Induttore (ωsC) da cui ricavo l’espressione della coppia della macchina:
(3p/2πf)V0Icos(ψ).

Partendo dalla condizione di funzionamento a vuoto, al variare della corrente di eccitazione I’ > I ecc, aumenteranno
il flusso Φ’ecc e la fem. Lo squilibrio tra la fem e e la tensione di rete genera una corrente Is in quadratura con i
vettori Vf e V. Se V0>Vf si parla di “sovraeccitazione” cioé si ha un assorbimento di potenza reattiva capacitiva dalla
rete; mentre se V0<Vf si parla di “sottoeccitazione” e si verifica un asorbimento di potenza reattiva induttiva. In
entrambe le condizioni non si genera potenza attiva e non viene fornita potenza meccanica. Nell’ipotesi che Vf resti
costante, la cond. di sottoeccitazione comporta una potenza reattiva magnetizzante assorbita dalla rete affinché I
risulti in ritardo rispetto alla tensione; al contrario si ha potenza reattiva smagnetizzante affinché I risulti in anticipo.

Qualora volessimo inserire in parallelo ad una rete un generatore dobbiamo procedere nel seguente modo:
Mettere in rotazione il rotore alla velocità wm=pw affinché la pulsazione della macchina coincida con quella
della rete. Regolare la corrente che circola nel rotore attraverso una resistenza variabile(reostato) affinché
E0 sia circa uguale Ef per evitare la formazione di un arco elettrico che a riaprire l’interruttore. Chiudere il
medesimo nell’istante in cui e0(t)=ef(t). Ora il generatore è collegato alla rete ma non è ancora in grado di
erogare potenza, per far ciò devo aumentare il valore efficace di E0, quindi diminuisco il valore del reostato,
poi per sfasare in anticipo E0 aumento la sua frequenza accelerando per un piccolo intervallo di tempo il
rotore.

Un particolare tipo di generatore é il “condensatore rotante” usato nelle centrali elettriche. Esso assorbe
ingenti potenze reattive (assorbendo la inima potenza attiva necessaria al suo funzionamento)
permettendo alla centrale di distribuire la sola potenza attiva.