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PRESCRIZIONI NORMATIVE PER STRUTTURE

INTELAIATE IN CEMENTO ARMATO


(in accordo con NTC 2018)
PRESCRIZIONI ESTRATTE DALLE NTC 2018 (Strutture in Classe di duttilità B)
Nota: le indicazioni riportate di seguito sono in parte prelevate dal testo normativo senza alcuna modifica, in
parte modificate e/o integrate per agevolarne la comprensione e l’applicazione.

Materiali
Per strutture armate in zona sismica non è ammesso l’uso di conglomerati di classe inferiore a C20/25.
Per le armature si deve utilizzare acciaio B450C.
Modellazione della struttura
La rigidezza flessionale e a taglio di elementi in cemento armato può essere ridotta sino al 50% della
rigidezza dei corrispondenti elementi non fessurati, tenendo debitamente conto dell’influenza della
sollecitazione assiale permanente (cautelativamente, a prescindere dal livello di compressione, si può porre
il modulo elastico E  E c / 2 ).

Limiti geometrici di Travi e Pilastri


Travi
La larghezza b delle travi deve essere ≥ 20 cm e, per le travi basse comunemente denominate “a spessore”,
deve essere non maggiore della larghezza del pilastro, aumentata da ogni lato di metà dell’altezza della
sezione trasversale della trave stessa, risultando comunque non maggiore di due volte bc, essendo bc la
larghezza del pilastro ortogonale all’asse della trave.
Il rapporto b/h tra larghezza e altezza della trave deve essere ≥ 0,25.
Pilastri
La dimensione minima della sezione trasversale non deve essere inferiore a 25 cm.

STATO LIMITE DI DANNO


Si deve verificare che l’azione sismica di progetto non produca agli elementi costruttivi senza funzione
strutturale danni tali da rendere la costruzione temporaneamente inagibile.
Questa condizione si può ritenere soddisfatta quando gli spostamenti di interpiano ottenuti dall’analisi in
presenza dell’azione sismica di progetto relativa allo SLD siano inferiori ai limiti indicati nel seguito:
a) per tamponature collegate rigidamente alla struttura che interferiscono con la deformabilità della
stessa dr  0.005 hp (tamponature fragili) con
dr  spostamento di interpiano
h p  altezza di piano

STATO LIMITE ULTIMO


TRAVI
Zone critiche
Alle estremità di ciascuna trave si definiscono “zone critiche” le zone sedi potenziali di plasticizzazione.
Le zone critiche, a sinistra e a destra, si estendono per una lunghezza pari all’altezza della sezione della
trave, misurata a partire dalla faccia del nodo trave-pilastro.
Armature longitudinali
Almeno due barre di diametro non inferiore a 14 mm devono essere presenti superiormente e inferiormente
per tutta la lunghezza della trave.
In ogni sezione della trave, il rapporto geometrico  relativo all’armatura tesa, indipendentemente dal fatto
che l’armatura tesa sia quella al lembo superiore della sezione As o quella al lembo inferiore della sezione Ai,
deve essere compreso entro i seguenti limiti:
1.4 3.5
 ρ  ρ comp  dove
f yk f yk

1
 è il rapporto geometrico relativo all’ armatura tesa, pari a As / (b·h) oppure Ai / (b·h)
 comp è il rapporto geometrico relativo all’armatura compressa;
fyk è la tensione caratteristica di snervamento dell’acciaio (in N/mm 2).
Nelle zone critiche della trave, inoltre, deve essere comp  0.5  ; nella restante parte di trave (tratto centrale)
deve essere comp  0.25  .

Almeno ¼ dell’’armatura superiore, disposta per il momento negativo alle estremità delle travi, deve essere
mantenuta per tutta la lunghezza della trave.
Le armature longitudinali delle travi, sia superiori che inferiori, devono attraversare, di regola, i nodi senza
ancorarsi o giuntarsi per sovrapposizione in essi. Quando ciò non risulti possibile, sono da rispettare le
seguenti prescrizioni:
- le barre vanno ancorate oltre la faccia opposta a quella di intersezione con il nodo, oppure rivoltate
verticalmente in corrispondenza di tale faccia, a contenimento del nodo;
- la lunghezza di ancoraggio delle armature tese va calcolata in modo da sviluppare una tensione
nelle barre pari a 1,25 fyk, e misurata a partire da una distanza pari a 6 diametri dalla faccia del
pilastro verso l’interno.
La parte dell’armatura longitudinale della trave che si ancora oltre il nodo non può terminare all’interno di una
zona critica, ma deve ancorarsi oltre di essa.
Negli appoggi di estremità all’intradosso deve essere disposta un’armatura efficacemente ancorata,
calcolata per uno sforzo di trazione pari al Taglio.
Le armature longitudinali, dimensionate in base alle sollecitazioni flessionali, devono essere prolungate di un
tratto di lunghezza
cot g 
a1  0.9 d (per staffe verticali)
2
essendo d l’altezza utile della sezione e assumendo per cot g  il valore adottato per la verifica a taglio. Oltre
questo tratto va calcolata la lunghezza di ancoraggio. Assumendo cot g  prossimo al suo valore massimo,
pari a 2.5, può porsi in tutti i casi a 1 pari all’altezza h della sezione.
Le armature longitudinali devono essere interrotte ovvero sovrapposte preferibilmente nelle zone compresse
o di minore sollecitazione.
La continuità delle barre può realizzarsi mediante sovrapposizione calcolata in modo da assicurare
l’ancoraggio di ciascuna barra. In ogni caso la lunghezza di sovrapposizione nel tratto rettilineo deve essere
non minore di 20 volte il diametro della barra.
Armature trasversali
Nelle zone critiche devono essere previste staffe di contenimento. La prima staffa di contenimento deve
distare non più di 5 cm dalla sezione a filo pilastro; le successive devono essere disposte ad un passo non
superiore alla minore tra le grandezze seguenti:
- 1/4 dell’altezza utile della sezione trasversale;
- 225 mm;
- 8 volte il diametro minimo delle barre longitudinali;
- 24 volte il diametro delle armature trasversali.
Per staffa di contenimento si intende una staffa rettangolare, circolare o a spirale, di diametro minimo 6 mm,
con ganci a 135° prolungati per almeno 10 diametri alle due estremità. I ganci devono essere assicurati alle
barre longitudinali.
Al di fuori delle zone critiche: le travi devono prevedere armatura trasversale costituita da staffe con sezione
complessiva non inferiore a Ast/s =1.5 b mm2/m, essendo b lo spessore minimo dell’anima in millimetri, con
un minimo di 3 staffe al metro e comunque passo non superiore a 0.8 volte l’altezza utile della sezione.

2
Al fine di escludere la formazione di meccanismi inelastici dovuti al taglio, le sollecitazioni di taglio di calcolo
si ottengono sommando il contributo dovuto ai carichi gravitazionali agenti sulla trave (in combinazione quasi
permanente), considerata incernierata agli estremi, alle sollecitazioni di taglio corrispondenti alla formazione
delle cerniere plastiche nella trave e prodotte dai momenti resistenti (ultimi) delle due sezioni di estremità.
In base a quanto sopra, in presenza di azioni sismiche, i valori di taglio massimo nella semitrave a sinistra
rispetto all’asse di mezzeria si verificano per sisma spirante da destra, per il quale si realizza lo schema di
carico di Figura 1 a); i valori di taglio massimo (in valore assoluto) nella semitrave a destra rispetto all’asse di
mezzeria si verificano per sisma spirante da sinistra, per il quale si realizza lo schema di Figura 1 b) e il
taglio risulta negativo.
I simboli riportati nelle suddette figure hanno il seguente significato:
Mu,s,s  M ultimo (in valore assoluto) della sezione all’estremità sinistra quando è tesa la parte superiore
Mu,d,i  M ultimo (in valore assoluto) della sezione all’estremità destra quando è tesa la parte inferiore
Mu,s,i  M ultimo (in valore assoluto) della sezione all’estremità sinistra quando è tesa la parte inferiore
Mu,d,s  M ultimo (in valore assoluto) della sezione all’estremità destra quando è tesa la parte superiore
qp , g T , q v = carico permanente, peso proprio, carico variabile (sovraccarico).

0.3 qV 0.3 qV
Mu,s,s Mu,d, i Mu,s, i gT  qP
Mu,d,s
gT  qP

Vmax
Vmin  0
a) b)

Figura 1. Condizioni più sfavorevoli per il Taglio: a) per la semitrave a sinistra rispetto alla mezzeria
(Sisma da destra); b) per la semitrave a destra della mezzeria (Sisma da sinistra)

Pertanto, introducendo il fattore di sovraresistenza (pari a 1,1) per l’aliquota che riguarda i momenti ultimi
delle travi, valgono le seguenti espressioni:

L  M  Mu,d,i
Vmax  (gT  qP  0.30 qv )    x   1,1 u,s,s per x  L / 2 ( taglio positivo e descrescen te con x )
 2  L

L  M  Mu,d,s
Vmin  (gT  qP  0.30 qv )    x   1,1 u,s,i per x  L / 2 ( taglio negativo e decrescente con x )
2  L

Si deve evidentemente controllare se non sia più sfavorevole la condizione di solo carico verticale in
combinazione fondamentale (telaio nella sua configurazione effettiva con q  1.3 gT  1.5 qp  1.5 q v ).

PILASTRI
La sollecitazione di compressione non deve eccedere il 65% della resistenza massima a compressione della
sezione di solo calcestruzzo.
Zone critiche
La lunghezza delle zona critiche (alla testa e al piede del pilastro) può assumersi che sia la maggiore tra
- il lato maggiore della sezione trasversale;
- 1/6 dell’altezza netta del pilastro;
- 45 cm;
- l’altezza libera del pilastro se questa è inferiore a 3 volte l’altezza della sezione.

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Armature longitudinali
Nella sezione corrente del pilastro la percentuale geometrica  di armatura longitudinale, ovvero il rapporto
tra l’area dell’armatura longitudinale complessiva e l’area della sezione del pilastro, deve essere compresa
tra i seguenti limiti:
1%  ρ  4 %
Per tutta la lunghezza del pilastro l’interasse tra le barre non deve essere superiore a 25 cm.

Nelle zone critiche devono essere rispettate le condizioni seguenti:


- le barre disposte sugli angoli della sezione devono essere contenute dalle staffe;
- la distanza tra due barre consecutive vincolate da staffe o legature non può superare i 20 cm.
La verifica a presso-flessione deviata può essere condotta in maniera semplificata effettuando, per ciascuna
direzione di applicazione del sisma, una verifica a presso-flessione retta nella quale la resistenza viene
ridotta del 30%.
Per ciascun verso di applicazione delle azioni sismiche, si devono proteggere i pilastri dalla plasticizzazione
prematura adottando opportuni momenti flettenti di calcolo; tale condizione si consegue qualora, per ogni
nodo trave-pilastro ed ogni verso dell’azione sismica, la resistenza complessiva dei pilastri sia almeno pari
alla resistenza complessiva delle travi amplificata del fattore di sovraresistenza pari a 1.3:

M c,R  1.3 Mb,R

Pertanto, il momento flettente alla testa del pilastro al piano inferiore e quello al piede del pilastro del piano
superiore (pilastri che concorrono allo stesso nodo) ottenuti dal calcolo per ciascuno dei due versi del sisma
(da sinistra e da destra), vanno amplificati del fattore

  1.3
M b,R
dove
M c

M b,R
 somma dei momenti resistenti (ultimi) delle sezioni di attacco delle travi (a destra e a sinistra) che
concorrono al nodo, considerati equiversi;

M c  somma dei momenti al piede del pilastro superiore e alla testa del pilastro inferiore che concorrono
al nodo, ottenuti dal calcolo (momenti effettivi da amplificare di ).
L’equilibrio del nodo con pilastri sovraresistenti rispetto alle travi è rappresentato in Figura 2.

Mcss
, R,p Mcsd
,R, p

1.3 Mb,R,s 1.3 Mb,R,i 1.3 Mb,R,i 1.3 Mb,R,s

Mcss
,R, t Mcsd
,R, t

a) b)
Figura 2. Equilibrio di un nodo di telaio con pilastri sovraresistenti: a) Sisma da sinistra; b) Sisma da destra

Considerando sisma da sinistra, le armature delle sezioni alla testa del pilastro del piano inferiore e al piede
del pilastro del piano superiore vanno progettate a presso-flessione assumendo gli sforzi normali effettivi
ottenuti dalla risoluzione del telaio, e i momenti flettenti, indicati in figura rispettivamente con Mcss ss
,R, t e Mc,R.p ,

ottenuti amplificando i valori effettivi Mc, dedotti dal calcolo, del fattore  ss ottenuto dall’espressione prima
riportata.
Per le stesse sezioni, considerando sisma da destra, devono calcolarsi nuovamente le armature
considerando i valori ottenuti dal calcolo per sisma da destra e procedendo analogamente: sforzi normali
effettivi e momenti flettenti amplificati di  sd , fattore di amplificazione ottenuto applicando nuovamente

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l’espressione precedente in base ai diversi valori dei momenti resistenti (ultimi) delle travi e dei momenti
effettivi nei pilastri.
L’armatura effettiva da adottare sarà quella più gravosa tra le due ottenute.
Dovrà evidentemente verificarsi che essa sia sufficiente rispetto alle sollecitazioni (N e M) calcolate dallo
schema di telaio soggetto ai soli carichi gravitazionali in combinazione fondamentale.
Nel caso in cui i momenti nei pilastri al di sopra ed al di sotto del nodo siano tra loro discordi, al
denominatore della formula per il calcolo di  va posto il solo valore maggiore in valore assoluto, il minore va
sommato ai momenti di plasticizzazione delle travi (a numeratore).
Per la sezione di base dei pilastri del primo piano (sezione di attacco con la fondazione) si adotta come
momento di calcolo il maggiore tra il momento risultante dall’analisi ed il momento MC,R (momento ultimo)
della sezione di sommità del pilastro, ottenuto con la procedura descritta sopra.
Il suddetto criterio di gerarchia delle resistenze non si applica alle sezioni di sommità dei pilastri dell’ultimo
piano.
Armature trasversali
Il diametro delle staffe di contenimento e delle legature deve essere non inferiore a 6 mm.
Per l’intera lunghezza del pilastro il passo deve essere non superiore alla più piccola delle quantità seguenti:
- 1/2 del lato minore della sezione trasversale;
- 175 mm;
- 8 volte il diametro delle barre longitudinali vincolate.
In ogni caso, nelle regioni critiche alla testa e al piede si devono disporre staffe in un quantitativo tale che
risulti
st  0.08
essendo
v olume delle staf f edi conf inamento fyd
st  
v olume del nucleo conf inato fcd
il rapporto meccanico dell’armatura di confinamento.
Indicando con Ast l’area della sezione della staffa perimetrale, con s il passo e con bx e by la lunghezza dei
bracci in direzione x e y misurati sull’asse, il rapporto st si esprime come segue:
2A st (b x  b y ) fyd
st  
s b xb y fcd

Al fine di escludere la formazione di meccanismi inelastici dovuti al taglio, le sollecitazioni di taglio da


utilizzare per le verifiche ed il dimensionamento delle armature, per ciascuna delle due condizioni di sisma
da sinistra e sisma da destra, si ottengono dalla condizione di equilibrio del pilastro soggetto all’azione dei
momenti resistenti (ultimi) nelle sezioni di estremità superiore Mc,R,s ed inferiore Mc,R,i amplificati del fattore di
sovraresistenza pari a 1.1, eventualmente ridotti al valore per il quale interviene la plasticizzazione delle travi
concorrenti ai nodi alla testa e al piede:
Mis,d  Mii,d
Vd  1.1
Lp
nella quale Lp è la lunghezza libera del pilastro e

Mis,d  Mcs,Rd  min1,
 Mbs,Rd  M i
 Mi
 min1,  b,Rd 
 Mi 
  Mc,Rd 
s i, d c ,Rd   Mc,Rd 
i
 
essendo gli apici i e s riferiti alla sezione e al nodo al piede del pilastro e alla sezione e al nodo alla testa del
pilastro.

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In definitiva, considerando il sisma da sinistra, per il generico pilastro dovrà procedersi come segue:
1. in base alle armature progettate a pressoflessione e allo sforzo normale ottenuto dai calcoli (sisma
da sinistra + carico in combinazione quasi permanente) si calcola il momento resistente per le
sezioni alla testa e al piede Mcs,Rd e Mic,Rd (al riguardo si osservi che, anche se le armatura alla testa e al
piede sono le stesse, i due momenti sopra indicati sono diversi perché al piede lo sforzo normale è pari a quello
alla testa incrementato del peso proprio del pilastro);
2. si considera il nodo alla testa del pilastro, per il quale possono verificarsi due circostanze:
a) il nodo appartiene a un piano intermedio, e pertanto, nel progetto a flessione dei pilastri si è
adottato il fattore di sovraresistenza almeno pari a 1,3 tale che

 Mbs,Rd  1  0.77
 Mcs,Rd 1.3
In questo caso, nell’espressione del Taglio potrà assumersi Mis,d  0.77 Mcs,Rd ;

b) il nodo appartiene all’ultimo piano e pertanto, non avendo applicato per esso il fattore di
sovraresistenza, dovrà assumersi Mis,d  Mcs,Rd ;

3. si considera il nodo al piede del pilastro, per il quale possono verificarsi due circostanze:
a) il nodo appartiene a un piano intermedio, e pertanto, in base alle precedenti considerazioni,
nell’espressione del Taglio potrà assumersi Mi,id  0.77 Mci ,Rd ;

b) il nodo connette il pilastro alla fondazione (pilastro di primo piano) e pertanto, non avendo
applicato per esso il fattore di sovraresistenza, dovrà assumersi Mi,id  Mci ,Rd ;

Mis,d  Mii,d
4. si calcola il valore del Taglio di calcolo dalla espressione già prima riportata, Vd  1.1 .
Lp

Ripetendo le stesse operazioni per sisma da destra, per lo stesso pilastro si perviene a un nuovo valore di
Vd; il progetto dell’armatura trasversale si esegue per il più grande dei due valori trovati (la condizione di solo
carico verticale in combinazione fondamentale non va considerata, essendo certamente meno gravosa per il Taglio sui
pilastri).

NODI TRAVE – PILASTRO


I nodi devono essere progettati in maniera da evitare una rottura prematura rispetto alle travi e ai pilastri ad
essi concorrenti.
Taglio di calcolo
Il taglio che il generico nodo deve essere in grado di assorbire si calcola dall’espressione seguente:

Vjbd  1.1 ( A s1  A s2 ) fyd  Vc per nodi interni


Vjbd  1.1 A s1 fyd  Vc per nodi esterni
dove
As1 e As2 sono le aree dell’armatura delle travi concorrenti al nodo, superiore o inferiore, della trave a destra
o di quella a sinistra (per nodo intermedio), secondo il verso dell’azione sismica considerata, come più avanti
specificato; Vc é il taglio alla base del pilastro che sovrasta il nodo.
Rispetto a questo valore, dovrà verificarsi che, in un ideale meccanismo a traliccio, la biella di calcestruzzo
compressa sia in grado di sopportare lo sforzo che ad essa compete, e l’armatura orizzontale (staffe nei
pilastri nella regione che attraversano il nodo) sia adeguata.
Per comprendere l’origine delle espressioni normative e le modalità di calcolo degli sforzi di compressione
nel calcestruzzo e trazione nelle staffe, può farsi riferimento agli schemi di Figura 3, dove si considera un
nodo interno nelle due condizioni di sisma da sinistra e sisma da destra.

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Nd Nd

Vc Vc
Tf ,1 Cs Cd Tf ,2
Mu,s,s A A Mu,d,i Mu,s,i AA A Mu,d,s
Cd Tf ,2 Tf ,1 Cs

a) b)
h jc h jc

Figura 3. Condizioni di carico di un nodo di telaio: a) Sisma da sinistra; b) Sisma da destra

Con riferimento allo schema relativo al sisma da sinistra, la forza di scorrimento sul piano A-A vale

Vjbd  Tf1  Cs  Vc

dove
Tf1 = forza di trazione esercitata dall’armatura superiore della trave a sinistra del nodo;
Cs= risultante di compressione nel calcestruzzo nella sezione della trave a destra del nodo;
Vc = taglio al piede del pilastro superiore, come già specificato.

Poiché la sezione di trave a destra del nodo è semplicemente inflessa, dovrà essere
Tf 2  Cs
Inoltre, nella condizione in cui le travi raggiungono il momento ultimo (di plasticizzazione) si avrà:

Tf 1  A s1 fyd e Tf 2  A s2 fyd

essendo, in questo caso, As1 l’area dell’armatura superiore della trave a sinistra e As2 l’area dell’armatura
inferiore della trave a destra del nodo.
Sostituendo le espressioni di T f1 e Tf2 in quella di Vjbd, si ottiene l’espressione fornita dalle norme per un
generico nodo intermedio. Nel caso di nodo di estremità è evidente che uno dei due contributi forniti
dall’armatura verrà a mancare, trovando quindi giustificazione anche l’espressione normativa per tale tipo di
nodo.
Con riferimento allo schema in figura relativo a sisma da destra, l’espressione normativa si applica
considerando che, in questo caso, As1 è l’area dell’armatura inferiore della trave a sinistra e A s2 l’area
dell’armatura superiore della trave a destra del nodo.
Tra i due valori di Vjbd ottenuti considerando i due versi diversi dell’azione sismica, ai fini della verifica di
resistenza del nodo dovrà ovviamente assumersi il valore più grande.
 
Verifiche di resistenza
n n
Sia che si consideri sisma da destra che da sinistra, lo 2 2
stato tensionale di un punto sul piano A-A può essere
rappresentato mediante il cerchio del Mohr, dal quale si
deduce che la tensione principale di compressione vale


2 
  N Vjbd
   n   n   2 con n  d e 
2  2  b jh jc b jh jc

in cui, secondo le NTC 2018,
hjc = larghezza del nodo, da assumersi pari alla distanza ad asse delle armature longitudinali nei pilastri,
come indicato in Figura 3;

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bj = profondità della sezione del nodo, da assumere pari alla minore tra:
a) la maggiore tra la larghezza della sezione del pilastro (in direzione ortogonale ad h jc) e la
larghezza della trave;
b) la minore tra la larghezza della sezione del pilastro (in direzione ortogonale ad h jc) e la
larghezza della trave, entrambe aumentate di metà altezza della sezione del pilastro.
Indicando con
Nd 
d   n il livello di compressione media nel nodo, considerando la sola sezione di calcestruzzo
fcd b jh jc fcd

e ponendo
   fcd (con   1 ) la precedente espressione di   dedotta dal cerchio del Mohr, risolta rispetto a Vjbd,
fornisce la limitazione normativa

d
Vjbd   fcd b j h jc 1 

che consente di affermare che la verifica a compressione del puntone diagonale di calcestruzzo è
soddisfatta.
L’espressione di  fornita dalle norme (di origine empirica) è la seguente:

 f 
   j 1  ck  con fck espresso in N/mm2
 250 
e j pari a 0.6 per nodi interni e 0.48 per nodi esterni.

Relativamente all’armatura dei nodi, la normativa consente di assumere che l’integrità del nodo a seguito
della fessurazione diagonale sia garantita integralmente dalle staffe orizzontali (e legature delle barre che lo
attraversano) se per ciascuna delle due direzioni del sisma

A shfy,wd  1.1( A s1  A s2 ) fyd (1 0.8 d ) per nodi interni


A shfy, wd  1.1A s2fyd (1  0.8  d ) per nodi esterni

dove Ash è l’area della sezione complessiva di bracci di staffe e legature che attraversano il nodo, fy,wd è la
tensione di calcolo dell’acciaio che costituisce le staffe (generalmente uguale a f wd), 1.1 è il fattore di
sovraresistenza, As1 ed As2 hanno il significato specificato prima a commento di Fig. 3, d è la forza assiale
normalizzata prima definita agente al di sopra del nodo, per i nodi interni, al di sotto del nodo, per i nodi
esterni.
In sostanza si tratta di fare assorbire all’armatura trasversale che attraversa il nodo l’intero sforzo di trazione
trasmesso dalle armature longitudinali superiore della trave a sinistra e inferiore della trave a destra (o
viceversa in relazione alla direzione del sisma) trascurando il contributo di Vc (vedi Fig. 3) ma includendo il
benefico effetto della compressione che contrasta la fessurazione.
Il diverso criterio con cui valutare d deriva dalla seguente considerazione:
- lo sforzo normale che grava su un nodo intermedio è dato da quello al piede del pilastro sovrastante
più la differenza tra i valori di taglio nella sezione di attacco al nodo della trave a destra del nodo
stesso e quello nell’analoga sezione della trave a sinistra. Poiché questi due valori di taglio per
azione sismica hanno verso opposto, questa differenza può essere trascurata;
- per un nodo di estremità, poiché concorre al nodo una sola trave, lo sforzo normale che grava sul
nodo coincide con quello alla testa del pilastro sottostante che già include il contributo del taglio
trasmesso dalla trave stessa (a destra o a sinistra).