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Risoluzione esercizi di Matematica

Discreta
A cura della dott.ssa Maria Santa Santo
Indice

1 Esercizi sulle funzioni 1

2 Esercizi sulle relazioni d'ordine e di equivalenza 8

3 Esercizi sul principio di induzione 15

4 Esercizi sulle strutture algebriche: gruppi, anelli e campi 19

i
Capitolo 1

Esercizi sulle funzioni

Di seguito proponiamo lo svolgimento di alcuni esercizi sulle funzioni. Per


comprenderli meglio è necessario che si abbiano i seguenti prerequisiti:

1. conoscenza del concetto di funzione,

2. di funzione iniettiva, suriettiva, biiettiva,

3. di funzione inversa,

4. di composizione di funzioni.

Esercizio 1.1 Siano date le seguenti leggi


g : N → R, g(n) = n−4

e
h : R → R, h(x) = x3 + 5.
Stabilire se sono funzioni. In caso aermativo, provare se sono iniettive, su-
−1 −1
riettive o biiettive. Calcolare, ove possibile, le funzioni inverse g e h , e
le composizioni h◦g e g ◦ h.

Svolgimento. La legge denita da h è sicuramente una funzione, infatti


x di R viene associata la sua potenza x3 , che è ancora un
ad ogni valore
numero reale, sommata al numero reale 5. Complessivamente si ottiene un
numero reale. Anche la legge denita da g è una funzione,
√ infatti ad ogni
numero naturale n viene associata la sua radice quadrata n, che è ancora un
numero reale (oltre ad essere ben denita dato che è la radice quadrata di un
numero positivo) a cui viene sottratto il numero 4. L'immagine di n non sarà
sempre un numero naturale, ma sicuramente un numero reale (ricordiamo che
l'insieme dei numeri reali è formato dai numeri naturali, interi, razionali e

1
2

irrazionali).
Detto ciò, stabiliamo se g è iniettiva cioè:

∀n1 , n2 ∈ N g(n1 ) = g(n2 ) ⇒ n1 = n2 .

Siano n1 , n2 ∈ N g(n1 ) = g(n2 ) e proviamo che n1 = n2 . Si ha:


tali che

√ √ √ √
g(n1 ) = g(n2 ) ⇔ n1 − 4 = n2 − 4 ⇔ n1 = n2 ⇔ n1 = ±n2 .

Ma l'insieme di partenza di g è N, pertanto n1 = ±n2 se e solo se n1 = n2


(escludiamo il caso n1 = −n2 , infatti, in tal caso, si otterrebbe un numero
naturale, n1 , uguale ad un numero negativo −n2 , che è sicuramente nega-
tivo poiché n2 è un numero positivo). Quindi g è iniettiva. Ora, vogliamo
controllare se g è suriettiva, cioè:

∀x ∈ R ∃n ∈ N tale che g(n) = x.

Sia x∈R e si supponga che esista n∈N tale che g(n) = x, quindi si ha

√ √
g(n) = x ⇔ n − 4 = x ⇔ n = x + 4.

Sicuramente se x = −10 si ottiene n = −6, ma ciò è impossibile poiché
la radice quadrata di un numero (positivo) è sempre una quantità positiva.
Allora g non è suriettiva. Da ciò risulta che g non è biiettiva e quindi non
ammette inversa g −1 .
Per quanto riguarda h, stabiliamo se è iniettiva cioè:

∀x1 , x2 ∈ R h(x1 ) = h(x2 ) ⇒ x1 = x2 .

Siano x1 , x2 ∈ R tali che h(x1 ) = h(x2 ) e proviamo che x 1 = x2 . Si ha:

h(x1 ) = h(x2 ) ⇔ x31 + 5 = x32 + 5 ⇔ x31 = x32 ⇔ x1 = x2 .

Quindi h è iniettiva. Ora, controlliamo se h è suriettiva cioè:

∀y ∈ R ∃x ∈ R tale che h(x) = y.

Sia y∈R e si supponga che esista x∈R tale che h(x) = y , quindi si ha

»
h(x) = y ⇔ x3 + 5 = y ⇔ x3 = y − 5 ⇔ x = 3
y − 5. (1.1)

Osserviamo che la radice cubica del numero reale y−5 è sicuramente un


numero reale per ogni scelta di y in
R (dato che abbiamo una radice di indice
dispari non è necessario che sia vericata la condizione che il radicando (y−5)
3

sia maggiore o uguale a 0). Pertanto h è suriettiva. Poiché h è iniettiva e


suriettiva allora è biiettiva. Possiamo determinare l'inversa di h data dalla
funzione »
h−1 : R → R, h−1 (y) = 3
y − 5,
la cui espressione è ottenuta sfruttando il calcolo (1.1) fatto per provare la
proprietà suriettiva. Inne, ci chiediamo se sono possibili le composizioni
g ◦ h e h ◦ g. Ricordiamo che la composizione tra due funzioni f ◦g è possibile
se il dominio (insieme di partenza) della funzione f coincide con il codominio
(insieme di arrivo) della funzione g. Nel nostro caso, notiamo che il dominio
di g è N e non coincide con il codominio di h che è R. Pertanto non è
possibile determinare g ◦ h. D'altra parte, per quanto riguarda h ◦ g , si ha
che il dominio di h, cioè R, coincide con il codominio di g , cioè R. Quindi
possiamo calcolare la composizione di h g:con
√ √
h ◦ g : N → R → R, h(g(n)) = h( n − 4) = ( n − 4)3 + 5.
Esercizio 1.2 Siano date le seguenti funzioni

1
h : Z → R − {1}, h(x) = 2 | x | −
2
e
g : R − {1} → R − {0}, g(n) = n3 − 1.
Stabilire se sono iniettive, suriettive o biiettive. Calcolare, ove possibile, le
−1 −1
funzioni inverse h e g , e le composizioni h ◦ g e g ◦ h.

Svolgimento. Osserviamo che l'esercizio non ci chiede di vericare che le


leggi assegnate siano funzioni, pertanto procediamo direttamente nella veri-
ca delle loro proprietà. Consideriamo inizialmente la funzione h e stabiliamo
se è iniettiva. Siano x1 , x2 ∈ Z tali che h(x1 ) = h(x2 ), si ha

1 1
h(x1 ) = h(x2 ) ⇔ 2 | x1 | − = 2 | x2 | − ⇔ 2 | x1 |= 2 | x2 | ⇔ | x1 |=| x2 |.
2 2
Ma
| x1 |=| x2 |⇔ x1 = ±x2 ,
quindi, dato che x1 e x2 sono due numeri interi, non è possibile escludere
nessun caso (diversamente da quanto fatto nell'esercizio precedente): x1 può
essere uguale a x2 , ma può anche essere uguale a −x2 . Quest'ultima possibi-
lità (cioè x1 = −x2 ) ci dice che h non è iniettiva.
Inoltre h non è suriettiva. Infatti, sia y ∈ R − {1} e si supponga che esista
x ∈ Z tale che h(x) = y , quindi
1 1 y 1
h(x) = y ⇔ y = 2 | x | − ⇔ 2 | x |= y + ⇔ | x |= + .
2 2 2 4
4

Se y=4 allora

4 1 1 9 9
| x |= + ⇔ | x |= 2 + ⇔ | x |= ⇔ x = ± ∈/ Z.
2 4 4 4 4
Ciò contraddice la denizione di suriettività (in corrispondenza dell'y ssato,
abbiamo determinato x che non è un numero intero). Possiamo dedurre che
h non è suriettiva e quindi neanche biiettiva. In realtà, potevamo già dedurlo
dopo aver vericato che h non è iniettiva. Pertanto non è possibile calcolare
h−1 .
Ora, stabiliamo se g è iniettiva. Siano n1 , n2 ∈ R−{1} tali che g(n1 ) = g(n2 ),
quindi si ha

g(n1 ) = g(n2 ) ⇔ n31 − 1 = n32 − 1 ⇔ n31 = n32 ⇔ n1 = n2 .

Ciò prova che g è iniettiva. Vediamo se g è anche suriettiva. Sia x ∈ R − {0}


e si supponga che esista n ∈ R − {1} tale che g(n) = x, quindi

g(n) = x ⇔ n3 − 1 = x ⇔ n3 = x + 1 ⇔ n = 3
x + 1.

Poiché x è un numero reale diverso da 0, allora il radicando


√ x+1 è sempre
3
diverso da 1, e quindi n= x+1 è sicuramente un elemento di R − {1}.
Pertanto g è suriettiva, e quindi biiettiva. La sua inversa è data dalla funzione

g −1 : R − {0} → R − {1}, g −1 (x) = 3
x + 1.

Osserviamo che l'unica composizione possibile è g ◦ h, infatti solo in questo


caso risulta che il dominio della prima funzione (g ) coincide con il codominio
della seconda funzione (h). Quindi, si ha

g ◦ h : Z → R − {1} → R − {0},
Ç å Ç å3
1 1
g(h(x)) = g 2 | x | − = 2|x|− − 1.
2 2

Esercizio 1.3 Siano date le seguenti leggi

h : R → R, h(a) = a5 − 2

e
g : Q → R, g(n) = 2 − n2 .
Stabilire se sono funzioni, ed in tal caso se sono iniettive, suriettive o biiet-
−1 −1
tive.Calcolare, ove possibile, le funzioni inverse h e g , e le composizioni
h◦g e g ◦ h.
5

Svolgimento. Innanzitutto osserviamo che entrambe le leggi sono due


5
funzioni; infatti h ad ogni valore a di R associa la sua quinta potenza a , che
è ancora un numero reale, e ad essa sottrae 2. Sicuramente la quantità che si
ottiene è un numero reale. Con un ragionamento analogo, considerata la legge
2
denita da g , osserviamo che ad ogni n, numero razionale, viene associato n
che è un numero razionale, e quindi reale, che viene sottratto da 2, ottenendo
ancora un numero reale. Pertanto possiamo procedere vericando se g ed h
sono funzioni iniettive, suriettive e biiettive. Consideriamo la funzione h e
stabiliamo se è iniettiva. Siano a1 , a2 ∈ R tali che h(a1 ) = h(a2 ), quindi

h(a1 ) = h(a2 ) ⇔ a51 − 2 = a52 − 2 ⇔ a51 = a52 ⇔ a1 = a2 ,

da cui risulta che h è iniettiva.


Proviamo la suriettività: sia y∈R e si supponga che esista a∈R tale che
h(a) = y , quindi

»
h(a) = y ⇔ a5 − 2 = y ⇔ a5 = y + 2 ⇔ a = 5
y + 2 ∈ R.

Allora h è suriettiva, quindi biiettiva, e pertanto possiamo determinare la


sua inversa »
h−1 : R → R, h−1 (y) = 5
y + 2.
Procediamo analogamente per g . Dapprima, stabiliamo se è iniettiva. Siano
n1 , n2 ∈ Q tali che g(n1 ) = g(n2 ), quindi si ha

g(n1 ) = g(n2 ) ⇔ 2 − n21 = 2 − n22 ⇔ n21 = n22 ⇔ n1 = ±n2 ,

cioè la funzione g non è iniettiva (non è possibile escludere il caso n1 =


−n2 poiché n1 e n2 sono due numeri razionali e pertanto potrebbero essere
negativi). Ciò esclude il caso che g possa essere biiettiva. Inoltre g non
è suriettiva, infatti ssato y ∈ R, si supponga che esista n ∈ Q tale che
g(n) = y , si ha
»
g(n) = y ⇔ 2 − n2 = y ⇔ n2 = y + 2 ⇔ n = ± y + 2.
√ √ √
Ma y+2∈ / Q, infatti se y = 3 si avrebbe y + 2 = 5 che non è un numero
razionale. Quindi g non è suriettiva e pertanto non è possibile determinare
la sua inversa. Per quanto riguarda le composizioni g ◦ h e h ◦ g , osserviamo
che l'unica ammissibile è la seconda dato che solo in questo caso il dominio
di h coincide con il codominio di g. Pertanto si ha

h ◦ g : Q → R → R, h(g(n)) = h(2 − n2 ) = (2 − n2 )5 − 2.
6

Esercizio 1.4 Siano date le seguenti leggi

1+x
h : N → R, h(x) =
x+5
e
1
f : R → R, f (z) = z 3 + 7.
4
Stabilire se sono funzioni, ed in tal caso se sono iniettive, suriettive o biietti-
−1 −1
ve. Calcolare, ove possibile, le funzioni inverse h e f , e le composizioni
h◦f e f ◦ h.

Svolgimento. Inizialmente stabiliamo se h e g sono due funzioni. Osser-


viamo che h, ad ogni numero naturale x, associa sempre un numero razionale
e quindi un numero reale (x assume valori maggiori o uguali a 0 quindi il de-
nominatore x + 5 è sempre strettamente maggiore di 0). La legge denita da
g ad ogni numero reale z associa la sua terza potenza z 3 moltiplicata per 41
ottenendo ancora un numero reale, che, sommato a 7, appartiene all'insieme
di arrivo.
Ora, possiamo stabilire se h è una funzione iniettiva. Siano x1 , x2 ∈ N tali
che h(x1 ) = h(x2 ), allora si ha

1 + x1 1 + x2
h(x1 ) = h(x2 ) ⇔ =
x1 + 5 x2 + 5
⇔ (1 + x1 )(x2 + 5) = (1 + x2 )(x1 + 5)
⇔ x2 + 5 + x1 x2 + 5x1 = x1 + 5 + x1 x2 + 5x2
⇔ x2 + 5x1 = x1 + 5x2
⇔ 4x1 = 4x2
⇔ x1 = x2 .
Allora h è iniettiva. Controlliamo se è anche suriettiva. Sia y ∈ R e si
supponga che esiste x∈N tale che h(x) = y , allora

1+x
h(x) = y ⇔ =y
x+5
⇔ 1 + x = y(x + 5)
⇔ 1 + x = yx + 5y
⇔ x − yx = 5y − 1
⇔ x(1 − y) = 5y − 1
5y − 1
⇔x= .
1−y
7

Se y =2 si ottiene x = −9 ∈
/ N. Quindi h non è suriettiva. Perciò non è
biiettiva e non possiamo determinare la sua inversa. Ora, vediamo che f è
iniettiva. Infatti, siano z1 , z2 ∈ R tali che f (z1 ) = f (z2 ), allora

1 1 1 1
f (z1 ) = f (z2 ) ⇔ z13 + 7 = z23 + 7 ⇔ z13 = z23 ⇔ z13 = z23 ⇔ z1 = z2 .
4 4 4 4
Ora, verichiamo la suriettività: sia y ∈R e si supponga che esista z ∈R
tale che f (z) = y , allora

1 1 »
f (z) = y ⇔ z 3 + 7 = y ⇔ z 3 = y − 7 ⇔ z 3 = 4y − 28 ⇔ z = 3 4y − 28.
4 4
Sicuramente z è un numero reale, perciò f è anche suriettiva e quindi biiet-
tiva. Determiniamo la funzione inversa di f , cioè
»
f −1 : R → R, f −1 (y) = 3
4y − 28.

Determiniamo le composizioni h◦f e f ◦ h. L'unica possibile è f ◦ h, poiché è


l'unico caso in cui il dominio della prima funzione coincide con il codominio
della seconda. Quindi si ha

Ç å Ç å3
1+x 1 1+x
f ◦ h : N → R → R, f (h(x)) = f = + 7.
x+5 4 x+5
Capitolo 2

Esercizi sulle relazioni d'ordine e

di equivalenza

Ora proponiamo lo svolgimento di alcuni esercizi sulle relazioni. Per


comprenderli meglio è necessario che si abbiano i seguenti prerequisiti:

1. conoscenza del concetto di relazione,

2. di relazione d'ordine,

3. di relazione di equivalenza.

Esercizio 2.1 Sia A = {a, b, c, d, e} e sia R ⊆ A×A la relazione su A


denita da

R = {(a, a), (b, b), (c, c), (d, d), (e, e), (b, d), (a, c), (d, b)}.

1. Dire se R è riessiva, simmetrica, antisimmetrica, transitiva su A.

2. Vericare che R non è una relazione di equivalenza su A.

3. Vericare che si può ottenere una relazione di equivalenza su A aggiun-


gendo un unico elemento (cioè una coppia) ad R.
Svolgimento.
1. Innanzitutto stabiliamo se R è una relazione riessiva, cioè:

∀x ∈ A xRx.

Ricordiamo che la notazione xRx indica che la coppia (x, x) è un ele-


mento di R. Quindi, osservato che A è costituito da a ,b ,c ,d ,e, ci
chiediamo se le coppie (a, a), (b, b), (c, c), (d, d), (e, e) appartengono

8
9

ad R. La risposta al nostro quesito è aermativa e pertanto possiamo


aermare che R gode della proprietà riessiva. Ora, vericare che R è
una relazione simmetrica vuol dire che

∀x, y ∈ A xRy ⇒ yRx,

cioè, considerati due qualunque elementi x, y di A, se la coppia (x, y)


è un elemento di R allora lo è anche la coppia (y, x). Ovviamente
le coppie formate da due elementi uguali (ovvero (a, a), (b, b), (c, c),
(d, d), (e, e)) vericano banalmente questa proprietà, dato che equivale
ad uno scambio di due componenti uguali, pertanto la proveremo per
le restanti coppie di R (cioè (b, d), (a, c), (d, b)). Stabiliamo, quindi, se
sono vericate le seguenti implicazioni:

(b, d) ∈ R ⇒ (d, b) ∈ R
(d, b) ∈ R ⇒ (b, d) ∈ R
(a, c) ∈ R ⇒ (c, a) ∈ R.
Osservando l'insieme R, notiamo che le prime due aermazioni sono
vere, invece l'ultima è falsa. Quindi R non è simmetrica. Stabiliamo
se R è antisimmetrica, cioè

∀x, y ∈ A xRy ∧ yRx ⇒ x = y.

Questa proprietà è vericata sicuramente per le coppie formate da due


elementi uguali (ovvero (a, a), (b, b), (c, c), (d, d), (e, e)). D'altra parte,
considerate le coppie (b, d) e (d, b), si ha che le seguenti implicazioni

bRd ∧ dRb ⇒ b = d

e
dRb ∧ bRd ⇒ d = b
non sono vericate. Infatti se fossero vere si avrebbe che b = d, ma ciò
non è possibile poiché un insieme è costituito da elementi tutti distinti.
Inoltre non abbiamo considerato la coppia (a, c) dato che la coppia
(c, a) non è un elemento di R (per poter vericare l'antisimmetria è
necessario che due coppie del tipo (x, y) e (y, x) appartengano ad R).
Inne decidiamo se R è transitiva, cioè

∀x, y, z ∈ A xRy ∧ yRz ⇒ xRz.


10

Così come per le altre proprietà, la transitività è vericata per le coppie


(a, a), (b, b), (c, c), (d, d), (e, e). Pertanto restano solo da vericare

aRa ∧ aRc ⇒ aRc

aRc ∧ cRc ⇒ aRc


bRb ∧ bRd ⇒ bRd
dRd ∧ dRb ⇒ dRb
bRd ∧ dRd ⇒ bRd.
bRd ∧ dRb ⇒ bRb.
dRb ∧ bRb ⇒ dRb.
dRb ∧ bRd ⇒ dRd.
E' suciente osservare gli elementi di R per poter dire che sono tutte
vere.

2. Da quanto provato nel punto 1. si ha che R non è una relazione


d'equivalenza dato che non è simmetrica.

3. Abbiamo osservato che R non è una relazione di equivalenza poiché


non è simmetrica. Infatti quest'ultima proprietà non è vericata dato
che la coppia (c, a) non appartiene ad R. Pertanto si può ottenere
una relazione di equivalenza su A aggiungendo solo la coppia (c, a)
all'insieme R.

Esercizio 2.2 E' assegnata su Q la relazione

R = { (p, q) ∈ Q × Q | ∃h ∈ Z tale che p − q = h } .

1. Provare che R è di equivalenza.

2. Vericare che ( 21 , − 35 ) ∈
/ R.

3. Individuare due elementi di Q in relazione tra loro.

4. Determinare la classe di equivalenza di 0.

Svolgimento.
11

1. Stabiliamo se R è riessiva. Sia p ∈ Q, allora

pRp ⇔ ∃h ∈ Z tale che p − p = h ⇔ ∃h ∈ Z tale che 0 = p − p = h.

Da cui
pRp ⇔ ∃h = 0 ∈ Z tale che p − p = 0.
Quindi è possibile trovare h=0 che ci permette di aermare che p è
in relazione R con sè stesso, cioè R è riessiva. Ora, stabiliamo se R è
simmetrica. Consideriamo p, q ∈ Q tali che pRq , cioè

∃h ∈ Z tale che p − q = h.

Verichiamo se qRp, cioè

∃k ∈ Z tale che q − p = k.

Per ipotesi, si ha
∃h ∈ Z tale che p − q = h
che equivale a dire che

∃h ∈ Z tale che q − p = −h ⇔ ∃k = −h ∈ Z tale che q − p = k.

Quindi R è anche simmetrica. Resta ancora da stabilire se R è transi-


tiva. Siano p, q, r ∈ Q tali che

pRq ∧ qRr.

Ma
pRq ⇔ ∃h ∈ Z tale che p − q = h
e
qRr ⇔ ∃k ∈ Z tale che q − r = k
quindi

∃h, k ∈ Z tale che p − q = h ∧ q − r = k


⇒ ∃h, k ∈ Z tale che p − q + q − r = h + k
⇒ ∃l = h + k ∈ Z tale che p − r = l.

Pertanto pRr, cioè R è transitiva. Allora R è una relazione di equiva-


lenza.
12

Å ã
1
2. Osserviamo che
2
, − 53 ∈
/ R. Infatti, se per assurdo fosse un elemento

di R, si avrebbe

Å
1 5ã 1 Å 5ã
,− ∈ R ⇔ ∃h ∈ Z tale che − − =h
2 3 2 3
13
⇔ ∃h ∈ Z tale che = h.
6
13
Ma questa equivalenza non è vera poiché non è un numero intero.
6

3. Per determinare due elementi di Q in relazione tra loro (ovvero p, q ∈ Q


tali che (p, q) ∈ R) è suciente considerare due razionali tali che, sot-
traendo uno dall'altro, diano un numero intero. Ad esempio, possiamo
pensare di prendere la coppia (1, 2) ∈ Z × Z, cioè due numeri interi (e
quindi razionali), la cui dierenza è -1 cioè un numero intero. Inoltre,
1 3
se consideriamo la coppia ( , ) ∈ Q × Q si ha che la loro dierenza è
2 2
-1 che è un numero intero.

4. Ricordiamo che la classe di equivalenza di un elemento p, appartenente


a Q, rispetto alla relazione R è denita come segue

[ p ]R = { q ∈ Q | pRq } = { q ∈ Q | ∃h ∈ Z tale che p − q = h } .

Allora

[ 0 ]R = { q ∈ Q | 0Rq }
= {q ∈ Q | ∃h ∈ Z tale che − q = h }
= {q ∈ Q | ∃h ∈ Z tale che q = −h }
= {q ∈ Q | ∃k ∈ Z tale che q = k }
= {q ∈ Z } = Z.

Quindi la classe di equivalenza di 0 coincide con l'insieme dei numeri


interi.

Esercizio 2.3 Assegnata su Z la relazione

R = { (a, b) ∈ Z × Z | 12 | 7b + 5a } ,

(ovvero aRb ⇔ 12 | 7b + 5a).


1. Vericare che R denisce una relazione di equivalenza su Z.

2. Scrivere la classe di equivalenza di 0.


13

Svolgimento.
1. Innanzitutto stabiliamo se R è riessiva. Sia a ∈ Z, si ha

aRa ⇔ 12 | 7a + 5a ⇔ 12 | 12a.

Questa equivalenza è vera dato che 12a è un multiplo di 12 e quindi


sicuramente 12 | 12a. Vediamo, ora, se R è simmetrica ossia, considerati
a, b ∈ Z deve risultare che

aRb ⇒ bRa.

Ma
aRb ⇔ 12 | 7b + 5a.
D'altra parte, 12 | 12a + 12b (12a + 12b è un multiplo di 12 pertanto 12
sarà un suo divisore). Ricordando che, in generale

∀x, y, z ∈ Z (z | x) ∧ (z | y) ⇒ z | (x ± y) (2.1)

si ha che

(12 | 12a + 12b) ∧ (12 | 7b + 5a) ⇒ 12 | 12a + 12b − 7b − 5a,

da cui
12 | 7a + 5b
cioèbRa. Quindi R è simmetrica. Inne stabiliamo se R è transitiva.
Siano a, b, c ∈ Z tali che
aRb ∧ bRc.
Da ciò, si ha
(12 | 7b + 5a) ∧ (12 | 7c + 5b).
Quindi, per la proprietà (2.1), otteniamo che

(12 | 7b + 5a + 7c + 5b) ⇒ 12 | 12b + 5a + 7c.

Anchè aRc (e quindi dire che R è transitiva) è necessario che, dal-


la relazione precedente, si cancelli la quantità 12b. Ma sicuramente
12 | 12b, pertanto applicando nuovamente la proprietà vista prima, si
ha

(12 | 12b+5a+7c)∧(12 | 12b) ⇒ 12 | 12b + 5a + 7c − 12b ⇒ 12 | 5a + 7c.

Pertanto aRc, cioè R è transitiva e quindi R è una relazione di equi-


valenza.
14

2. Determiniamo la classe di equivalenza di 0. Si ha

[ 0 ]R = { a ∈ Z | 0Ra } = { a ∈ Z | 12 | 7a }
= { a ∈ Z | ∃h ∈ Z tale che 7a = 12h }
= { a ∈ Z | a e0 un multiplo di 12 } .

Esercizio 2.4 Provare che la relazione | su N∗ tale che per ogni a, b ∈ N∗ ,


a|b ⇔ ∃n ∈ N∗ tale che b = na
è una relazione d'ordine su N∗ .

Svolgimento. Innanzitutto stabiliamo se la relazione | è riessiva. Sia


a ∈ N∗ , allora
a|a ⇔ ∃n ∈ N∗ tale che a = na
⇔ ∃n = 1 ∈ N∗ tale che a = 1 · a.
Quindi a|a dato che esiste n = 1 ∈ N∗ tale che a = 1 · a. Ciò signica che la
relazione | è riessiva. Ora, verichiamo la proprietà antisimmetrica. Siano
a, b ∈ N∗ tali che
(a|b) ∧ (b|a),
e vediamo se a = b. Poiché

a|b ⇔ ∃n ∈ N∗ tale che b = na


b|a ⇔ ∃m ∈ N∗ tale che a = mb,
allora
b = na = n(mb) = (nm)b,
ove abbiamo sostituito l'espressione di a in b. Ma l'ultima relazione è vera se
e solo se nm = 1 cioè n=m=1 n, m
(questa è l'unica possibilità dato che
e b n = 1 in b = na (o
sono numeri naturali). Pertanto, sostituendo il valore
rispettivamente il valore m = 1 in a = mb) si ottiene b = a. Inne stabiliamo

se tale relazione è anche transitiva. Siano a, b, c ∈ N tali che

(a|b) ∧ (b|c),
e vediamo se a|c. Poiché

a|b ⇔ ∃n ∈ N∗ tale che b = na


b|c ⇔ ∃m ∈ N∗ tale che c = mb,
allora
c = mb = m(na) = (mn)a.
Quindi, ponendo r = mn ∈ N∗ , si ha che c = ra cioè a|c. Pertanto la
relazione | è transitiva e quindi è una relazione d'ordine.
Capitolo 3

Esercizi sul principio di induzione

Ora proponiamo lo svolgimento di alcuni esercizi sul principio di induzio-


ne. Per comprenderli meglio è necessario che si conoscano gli enunciati dei
teoremi ad esso relativi.

Esercizio 3.1 Mediante il principio di induzione si provi la seguente


proprietà:
n+1
(2i + 1) = n2 + 4n + 4,
X
P (n) : n ∈ N.
i=0

Svolgimento. Usiamo il principio di induzione per provare che P (n) è


vera per ogni n ∈ N.

1. PASSO BASE: Verichiamo innanzitutto che

0+1
(2i + 1) = 02 + 4 · 0 + 4
X
P (0) :
i=0

è vera. Si ha:

0+1
X 1
X
(2i + 1) = (2i + 1) = (1) + (2 + 1) = 4,
i=0 i=0

d'altra parte
02 + 4 · 0 + 4 = 4.
Quindi, data l'uguaglianza tra i due membri, P (0) è vera.

2. PASSO INDUTTIVO: Ora proviamo che per ogni n ∈ N, supponendo


vera P (n), è vera P (n + 1), ovvero

∀n ∈ N P (n) vera ⇒ P (n + 1) vera.

15
16

Esplicitando la tesi si ha:

(n+1)+1
(2i + 1) = (n + 1)2 + 4(n + 1) + 4,
X
P (n + 1) :
i=0

cioè
n+2
(2i + 1) = (n + 1)2 + 4(n + 1) + 4.
X
P (n + 1) : (3.1)
i=0
Tenendo presente l'ipotesi di induzione, si ha:

n+2 n+1
(2i + 1) + (2(n + 2) + 1) = n2 + 4n + 4 + 2n + 4 + 1 =
X X
(2i + 1) =
i=0 i=0
2
= n + 6n + 9.
D'altra parte:

(n + 1)2 + 4(n + 1) + 4 = n2 + 1 + 2n + 4n + 4 + 4 = n2 + 6n + 9.
Data l'uguaglianza tra i due membri di (3.1), P (n + 1) è vera. Pertanto
la proprietà è completamente vericata.

Esercizio 3.2 Vericare per induzione completa che ∀n ∈ N, n ≥ 2 è vera


3n > 1 + 2n.
Svolgimento. Usiamo il principio di induzione per provare che P (n) è
vera per ogni n ∈ N.

1. PASSO BASE: Verichiamo innanzitutto che

P (2) : 32 > 1 + 2 · 2,
è vera. Ma sicuramente 9 > 5, quindi P (2) è vera.

2. PASSO INDUTTIVO: Ora proviamo che per ogni n ∈ N, supponendo


vera P (n), è vera P (n + 1), ovvero

∀n ∈ N P (n) vera ⇒ P (n + 1) vera.


Esplicitando la tesi si ha:

P (n + 1) : 3n+1 > 1 + 2(n + 1) = 2n + 3.


Tenendo presente l'ipotesi di induzione ed il fatto ovvio che 3n > 1
(dato che n ≥ 2), si ha:

3n+1 = 3n · 3 = 3n + 3n + 3n > 1 + 2n + 1 + 1 = 2n + 3.
In conclusione, 3n+1 > 2n + 3, cioè P (n + 1) è vera.
17

Esercizio 3.3 Mediante il principio di induzione si provi la formula

3| 2n − 5n3 , n ∈ N.

Svolgimento. Usiamo il principio di induzione per provare che P (n) è


vera per ogni n ∈ N.

1. PASSO BASE: Verichiamo innanzitutto che

P (0) : 3| 2 · 0 − 5 · 03

è vera. Deve risultare che 3| 0, ma ciò è sempre vero.

2. PASSO INDUTTIVO: Ora proviamo che per ogni n ∈ N, supponendo


vera P (n), è vera P (n + 1), ovvero

∀n ∈ N P (n) vera ⇒ P (n + 1) vera.

Si ha
P (n + 1) : 3| 2(n + 1) − 5(n + 1)3 ,
ove, a conti fatti, 2(n + 1) − 5(n + 1)3 = (2n − 5n3 ) − 3 − 15n3 − 15n.
3
Allora, usando l'ipotesi di induzione e sapendo che −3 − 15n − 15n è
un multiplo di 3, cioè

3| − 3 − 15n3 − 15n,

si ha

((3| 2n − 5n3 ) ∧ (3| − 3 − 15n3 − 15n)) ⇒ 3| (2n − 5n3 ) − 3 − 15n3 − 15n.

Quindi P (n + 1) è vericata.

Esercizio 3.4 Vericare che la seguente successione denita per ricorrenza



b
0 = 0, n=0
{bn }n = 
bn = bn−1 + 6n, n≥1

ammette come formula chiusa la successione {an }n con an = 3n(n + 1), per
ogni n ≥ 0.

Svolgimento. Usiamo il principio di induzione per provare che P (n) :


an = bn è vera per ogni n ∈ N.
18

1. PASSO BASE: Verichiamo innanzitutto che

P (0) : a0 = b0 ,

è vera. Ma a0 = 3 · 0 · (0 + 1) = 0 e b0 = 0. Quindi, essendo entrambi


nulli, il passo base è vericato.

2. PASSO INDUTTIVO: Ora proviamo che per ogni n ∈ N, supponendo


vera P (n), è vera P (n + 1), ovvero

∀n ∈ N P (n) : an = bn ⇒ P (n + 1) : an+1 = bn+1 .

Quindi si ha:

bn+1 = bn+1−1 + 6(n + 1) = bn + 6(n + 1) = an + 6(n + 1) =


= 3n(n + 1) + 6(n + 1)
= (3n + 6)(n + 1) = 3(n + 2)(n + 1).

Ma an+1 = 3(n + 1)(n + 1 + 1) = 3(n + 1)(n + 2). Pertanto, poiché an+1


coincide con bn+1 , si ha che P (n + 1) è vericata.
Capitolo 4

Esercizi sulle strutture algebriche:

gruppi, anelli e campi

Ora proponiamo lo svolgimento di alcuni esercizi riguardanti i gruppi, gli


anelli e i campi. Per comprenderli meglio è necessario che si conoscano le
loro denizioni e le relative proprietà.

Esercizio 4.1 Si consideri la seguente struttura algebrica (Z, ∗), dove la


legge di composizione interna ∗ è denita come segue:

∀x, y ∈ Z, x ∗ y = x + y + 1.

1. Stabilire se ∗ è una legge associativa e/o commutativa.

2. Determinare l'eventuale elemento neutro della struttura algebrica (Z, ∗).

3. Se la struttura algebrica (Z, ∗) ammette elemento neutro, determinare


gli (eventuali) elementi di Z che hanno inverso rispetto ad ∗.

4. Concludere se la struttura algebrica (Z, ∗) è un monoide o un gruppo


(abeliano).

Svolgimento.
1. Verichiamo innanzitutto se ∗ è associativa, cioè

∀x, y, z ∈ Z (x ∗ y) ∗ z = x ∗ (y ∗ z). (4.1)

Siano x, y, z ∈ Z, e calcoliamo separatamente i due membri della (4.1).


Si ha:

(x ∗ y) ∗ z = (x + y + 1) ∗ z = (x + y + 1) + z + 1 = x + y + z + 2,

19
20

x ∗ (y ∗ z) = x ∗ (y + z + 1) = x + (y + z + 1) + 1 = x + y + z + 2.
Quindi si ottiene l'uguaglianza richiesta. Ora, verichiamo se ∗ è
commutativa, cioè

∀x, y ∈ Z x ∗ y = y ∗ x.

Siano x, y ∈ Z, e calcoliamo

x ∗ y = x + y + 1,

y ∗ x = y + x + 1.
Ma, per la proprietà commutativa della somma tra numeri interi, si ha

x + y + 1 = y + x + 1,

cioè l'uguaglianza voluta.

2. Determiniamo l'elemento neutro dell'operazione ∗, vericando che

∃u ∈ Z t.c ∀x ∈ Z x ∗ u = x = u ∗ x.

Poiché abbiamo osservato che ∗ è commutativa, basta dimostrare che


è vericata solo la prima parte dell'uguaglianza della denizione, cioè

∃u ∈ Z t.c ∀x ∈ Z x ∗ u = x.

Sia x∈Z e determiniamo u dalla relazione seguente:

x ∗ u = x + u + 1 = x ⇒ x + u + 1 = x ⇒ u + 1 = 0 ⇒ u = −1.

Quindi u = −1 è l'elemento neutro dell'operazione ∗.

3. Dato che abbiamo determinato l'elemento neutro, anchè ogni numero


intero ammetta inverso rispetto a ∗ verichiamo se

∀x ∈ Z ∃x0 ∈ Z t.c. x ∗ x0 = x0 ∗ x = u.

Anche qui, come prima, è suciente provare solo la prima parte dell'u-
guaglianza, poiché la seconda parte è garantita dalla commutatività di
∗. Sia x ∈ Z. Si ha

x ∗ x0 = x + x0 + 1 = u ⇒ x + x0 + 1 = u = −1 ⇒ x + x0 + 1 = −1
⇒ x0 = −2 − x.

Quindi x ammette x0 = −2 − x come inverso rispetto all'operazione ∗.


21

4. Concludiamo che la struttura algebrica (Z, ∗) è un gruppo abeliano dato


che ∗ è associativa, ammette elemento neutro, ogni elemento ammette
inverso ed è commutativa.

Esercizio 4.2 Si consideri il gruppo (Z12 , +).


1. Determinare tutti i generatori di (Z12 , +);

2. Determinare l'ordine di [10]12 , di [8]12 e [6]12 in (Z12 , +);

3. Determinare il sottogruppo ciclico di (Z12 , +) generato da [8]12 ;

4. Stabilire se H = {[0]12 , [4]12 , [8]12 }, K = {[0]12 , [3]12 , [6]12 , [9]12 , [11]12 }


sono sottogruppi di (Z12 , +) ed in caso aermativo determinare un
generatore.

Svolgimento.
1. Determiniamo i generatori di (Z12 , +), cioè le classi di congruenza [a]12
tali che M CD(a, 12) = 1. A tal ne, per determinarli più facilmente,
esplicitiamo tutti gli elementi di Z12 :

Z12 = {[0]12 , [1]12 , [2]12 , [3]12 , [4]12 , [5]12 , [6]12 , [7]12 , [8]12 , [9]12 , [10]12 , [11]12 }.

Quindi, dato che

M CD(1, 12) = 1, M CD(5, 12) = 1, M CD(7, 12) = 1, M CD(11, 12) = 1,

si ha che [1]12 , [5]12 , [7]12 , [11]12 sono tutti e soli i generatori di (Z12 , +).

2. Poiché abbiamo osservato che [1]12 è un generatore per il gruppo (Z12 , +),
possiamo determinare gli ordini degli elementi mediante la seguente
formula
|Z12 |
o([a]12 ) = o([1]12 · [a]12 ) = ,
M CD(a, 12)
ove |Z12 | è la cardinalità di Z12 , e [a]12 è un suo generico elemento, con
a ∈ Z. Quindi
|Z12 | 12
o([10]12 ) = = = 6,
M CD(10, 12) 2
|Z12 | 12
o([8]12 ) = = = 3,
M CD(8, 12) 4
|Z12 | 12
o([6]12 ) = = = 2.
M CD(6, 12) 6
22

3. Osserviamo che, poiché o([8]12 ) = 3, il sottogruppo ciclico generato da


[8]12 avrà 3 elementi. Pertanto

< [8]12 >= {h[8]12 | h ∈ Z} = {[0]12 , [8]12 , [16]12 = [4]12 }.

4. Per poter stabilire se H e K sono sottogruppi di (Z12 , +), applichia-


mo il Teorema di Lagrange. Quindi, poiché la cardinalità di K è 5, e
quella diH è 3, l'unico possibile sottogruppo di (Z12 , +) è H ( 3 divide
12 = |Z12 | ). Resta solo da vericare che H è eettivamente un sotto-
gruppo di (Z12 , +). Verichiamo se sono soddisfatte le tre proprietà che
caratterizzano la denizione di sottogruppo di un gruppo. Innanzitutto
possiamo aermare prontamente che H contiene l'elemento neutro di
(Z12 , +), [0]12 . Inoltre ogni elemento ha opposto che è ancora un
cioè
elemento di H . Inne H è chiuso rispetto alla somma, poichè comun-
que considero due elementi di H , la loro somma è ancora un elemento
di H . Pertanto H è un sottogruppo di (Z12 , +). In realtà, dal punto
3., si osserva che il sottogruppo generato da [8]12 è proprio H , pertanto
si può subito concludere che H è un sottogruppo di (Z12 , +).

Esercizio 4.3 Sia f : Z → Z3 l'applicazione tale che per ogni h ∈ Z


f (h) = [h]3 . Vericare che f è un omomorsmo di gruppi e calcolare Ker(f ).

Svolgimento. Proviamo che f è un omomorsmo del gruppo (Z, +) in


(Z3 , +), cioè
∀n, m ∈ Z f (n + m) = f (n) + f (m).
Siano n, m ∈ Z e calcoliamo

f (n + m) = [n + m]3 = [n]3 + [m]3 = f (n) + f (m),

ove nel secondo passaggio abbiamo utilizzato la denizione di somma tra


elementi di Z3 . Pertanto f è un omomorsmo. Ora, determiniamo Ker(f ),
cioè

Ker(f ) = {n ∈ Z| f (n) = [0]3 } = {n ∈ Z| [n]3 = [0]3 } = {n = 3k| k ∈ Z}.

Quindi il Ker(f ) è formato dai multipli di 3.

Esercizio 4.4 Determinare gli elementi invertibili e i divisori dello zero


dell'anello (Z18 , +, ·). Per ogni elemento invertibile determinarne l'inverso.
23

Svolgimento. Prima di procedere nel calcolo degli elementi invertibili e


dei divisori dello zero di (Z18 , +, ·), ricordiamo che se (A, +, ·) è un anello
commutativo unitario e se a ∈ Aè un elemento invertibile, allora a non è
divisore dello zero. E il viceversa è vero solo negli anelli niti. Pertanto, dato
che (Z18 , +, ·) è un anello commutativo unitario nito, determineremo prima
gli elementi invertibili e i restanti saranno divisori dello zero. Un elemento
[a]18 di (Z18 , +, ·) è invertibile se il M CD(a, 18) = 1. Pertanto, si ha

M CD(a, 18) = 1 ⇔ a = 1, 5, 7, 11, 13, 17.

Quindi gli elementi invertibili di (Z18 , +, ·) sono:

[1]18 , [5]18 , [7]18 , [11]18 , [13]18 , [17]18 .

Ora, ad esempio, determiniamo l'inverso di [5]18 , cioè un elemento [a]18 di


Z18 tale che
[5]18 [a]18 = [1]18 ,
cioè
5a ≡ 1 (mod 18).
La soluzione di questa congruenza è a = 11. Quindi [11]18 è l'inverso di [5]18 .
Analogamente si procede per tutti gli altri elementi invertibili. Inne, come
già accennato, i divisori dello zero di (Z18 , +, ·) sono tutti gli elementi che
non sono invertibili, cioè

[2]18 , [3]18 , [4]18 , [6]18 , [8]18 , [9]18 , [10]18 , [12]18 , [14]18 , [15]18 , [16]18 .

Esercizio 4.5 Si consideri in S9 la seguente permutazione

Ç å
1 2 3 4 5 6 7 8 9
f= .
9 2 4 3 8 6 1 5 7

1. Scrivere f come prodotto di cicli disgiunti.

2. Stabilire se f è pari o dispari.

3. Calcolare f −1 e l'ordine di f in S9 .

4. Calcolare l'ordine del sottogruppo H generato da f e scriverne esplici-


tamente tutti gli elementi.

5. Calcolare l'ordine degli elementi del sottogruppo H.

Svolgimento.
24

1. Decomponiamo f in cicli disgiunti, cioè in modo che gli elementi che


compaiono nei cicli sono distinti. A tal ne, osserviamo che l'immagine
tramite f di 1 è 9, quella di 9 è 7 e di 7 è 1. Quindi il primo ciclo, di
lunghezza 3, è dato da (197). Procedendo analogamente per tutti gli
altri elementi, si ottiene

f = (197)(2)(34)(58)(6) = (197)(34)(58).

2. Per stabilire se f è pari o dispari è necessario scrivere f nel prodotto


di trasposizioni, cioè cicli di lunghezza 2. Pertanto, osservando che il
ciclo (197) = (17)(19), si ha

f = (17)(19)(34)(58).

Quindi f è il prodotto di 4 cicli di lunghezza 2, cioè f è pari (poiché 4


è un numero pari).

3. Calcoliamo f −1 invertendo la seconda riga di f con la prima, e rior-


dinando le colonne in modo da sistemare in modo crescente i numeri
della prima riga:
Ç å Ç å
−1 9 2 4 3 8 6 1 5 7 1 2 3 4 5 6 7 8 9
f = = .
1 2 3 4 5 6 7 8 9 7 2 4 3 8 6 9 5 1

Ora, ricordiamo che in generale un ciclo di lunghezza k ha ordine k.


Quindi l'ordine di f è il minimo comune multiplo delle lunghezze dei
cicli disgiunti:

|f | = m.c.m(3, 2, 2) = m.c.m(3, 2) = 6.

4. Osserviamo che, poiché f ha ordine 6, il sottogruppo H generato da


f ha 6 elementi. Essi sono le potenze di f, compresa la permutazione
identica. Quindi

H =< f >= {f 0 , f 1 , f 2 , f 3 , f 4 , f 5 }
0 1
Ovviamente f è la permutazione identica, f è f stessa. Calcoliamo
2
f . Componiamo f con se stessa due volte, cioè:
Ç åÇ å
2 1 2 3 4 5 6 7 8 9 1 2 3 4 5 6 7 8 9
f = =
9 2 4 3 8 6 1 5 7 9 2 4 3 8 6 1 5 7
Ç å
1 2 3 4 5 6 7 8 9
= = (179),
7 2 3 4 5 6 9 8 1
25

Considerando la permutazione più a destra, si osserva che l'immagi-


ne tramite f di 1 è 9. Quest'ultimo, mediante la prima permutazione
(quella a sinistra, che è sempre f ) ha immagine 7. Pertanto la permu-
2
tazione f trasformerà 1 in 7 (la prima colonna della permutazione
f 2 ). Procedendo così anche per le altre potenze, si ha

H = {Id, f = (17)(19)(34)(58), f 2 = (179), f 3 = (34)(58),

f 4 = (197), f 5 = (179)(34)(58)}

5. Determiniamo gli ordini degli elementi di H osservando la loro decom-


posizione in cicli disgiunti. Quindi si ha

o(Id) = 1

o(f ) = 6
o(f 2 ) = 3
o(f 3 ) = m.c.m(2, 2) = 2
o(f 4 ) = 3
o(f 5 ) = m.c.m(3, 2) = 6.