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LE AURORE POLARI

A CURA DI BERTONI SIMONE


1° A CH

Le Aurore Polari sono sicuramente uno dei fenomeni più straordinari che la natura ci
regala e si possono osservare nelle zone della Terra che sono più vicine al Polo Sud e al
Polo Nord.
Le aurore vengono nominate boreali quando sono visibili nell’emisfero nord del nostro
pianeta, australi quando sono visibili nell’emisfero sud. Si è pensato a lungo che l’aurora
boreale e quella australe fossero identiche, l’una l’immagine speculare dell’altra. Nel 2009
si scoprì invece che i due fenomeni si verificano mostrano forme diverse. La differenza fu
chiamata asimmetria.
Il nostro pianeta è costantemente bombardato da un flusso di particelle cariche in arrivo
dallo spazio e generato dalle stelle: è costituito essenzialmente da elettroni, protoni, nuclei
di elio (particelle alfa) e atomi pesanti ionizzati. L’insieme di queste particelle cariche
prende il nome di raggi cosmici, o di vento solare nel caso in cui sia quello generato dal
nostro sole.

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L’intensità del vento solare varia in rapporto all’attività delle macchie solari: nei periodi di
elevata attività questo flusso di particelle elettromagnetiche aumenta perché sulla
superficie della nostra stella avvengono delle vere e proprie eruzioni di plasma
incandescente.
A proteggerci dal vento solare ci pensa il campo magnetico generato dalla Terra la cui
azione si estende fino a circa 60.000/90.000 km di altezza, la distanza giusta per bloccare
in tempo utile il bombardamento di queste pericolose e velocissime particelle. Il campo
magnetico terrestre riesce infatti a deviare e a intrappolare la quasi totalità del vento solare
in due fasce, dette di Van Allen: la prima posta a un distanza di circa 3.500 km dalla
Terra e, la seconda, intorno a 15.000-20.000 km. L’attraversamento di tale fasce
rappresenta però un pericolo per equipaggi impegnati in missioni spaziali.

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In queste fasce le particelle si muovono velocemente andando da polo a polo ed entrano
in contatto con la ionosfera terrestre. L'atmosfera del nostro pianeta è composta per lo più
di ossigeno e azoto, ma alle altitudini in cui le aurore si verificano (a partire da 100 km di
quota) l'ossigeno è il gas prevalente. Quando gli atomi di gas sono investiti dalle
particelle cariche di vento solare, acquistano energia, che poi cedono, rilasciando
fotoni di diverse lunghezze d'onda. Gli atomi di ossigeno emettono luce verde e talvolta
rossa; quelli di azoto, bagliori di color rosso intenso, blu e viola.

Hanno qualcosa in comune con le lampadine. Dal punto di vista fisico il fenomeno che
"accende" le aurore è del tutto analogo a quello che fa funzionare le lampade al neon,
dove gli elettroni eccitano gli atomi di un gas rarefatto rendendolo incandescente, il tutto a
basse temperature (rispetto a quanto avviene, per esempio, con una lampada a
incandescenza).

Si osservano anche lontano dai poli. Le particelle cariche di vento solare scivolano
lungo le linee del campo magnetico terrestre, che si comporta come uno scudo,
schermando il nostro pianeta dalle radiazioni dannose. Poiché le linee di campo
convergono in prossimità dei poli (anche se non esattamente in corrispondenza dei poli
geografici), in questi punti - 60°-70° di latitudine - le aurore si verificano con particolare
frequenza. In caso di intensa attività solare, si possono osservare anche a latitudini

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inferiori, come a quelle scozzesi, ma anche a Londra e Pechino. Per vederle, però,
occorre trovarsi in un luogo al riparo dall'inquinamento luminoso, una circostanza assai
rara, per un'area metropolitana.

Ne esistono anche di extraterrestri. Il pianeta Terra non è il solo da cui si può ammirare
questo fenomeno. Le sonde Voyager 1 e 2 l'hanno fotografato anche ai poli di Giove,
Saturno, Urano e Nettuno; dopo di loro, anche Hubble ha iniziato una lunga serie di
avvistamenti (qui vediamo potenti aurore ai raggi X osservate ai poli di Giove). Le aurore
extraterrestri sono spesso molto spettacolari per via dell'intensità dei campi magnetici dei
rispettivi pianeti. Quella di Urano ha caratteristiche uniche, perché il pianeta ruota inclinato
di lato, ma il suo campo magnetico è pressoché verticale. Nel caso di Urano, le aurore
polari somigliano più a puntini di luce, che ad anelli.

Furono spesso interpretate come cattivi presagi. Soprattutto in antichità, e nei paesi
dove il loro avvistamento era estremamente raro, come in Grecia. Gli Inuit di Canada e
Groenlandia, più abituati al fenomeni, le associavano ai giochi degli spiriti celesti; i popoli
della Lapponia alle anime dei defunti. I Vichinghi in Norvegia vedevano nelle aurore
fiamme divine provenienti dall'Aldilà, più o la stessa interpretazione che i Maori australiani
davano delle aurore australi.

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FONTI:

https://www.meteoheroes.com/
http://www.lescienze.it/
https://www.focus.it/