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Economia del benessere

Mercato e Stato

Il problema principale che si pone è come e in quali condizioni i risultati economici che possono essere conseguiti attraverso il mercato garantiscono il rispetto dei principi

di

– Efficienza

– Equità

Efficienza in senso paretiano

• Allocativa

– Criterio paretiano per un insieme di persone: se passando dalla situazione a alla b una o più persone stanno meglio e nessuna sta peggio, c’è un miglioramento – Problema: se il più ricco migliora e tutti gli altri restano allo stesso punto? Giudizio di valore

L’ottimo paretiano

• Ci si trova nella situazione di “ottimo” quando nessun cambiamento è in grado di migliorare la soddisfazione di qualcuno senza peggiorare quella di altri

Con produzione variabile, l’efficienza richiede che:

MRT ca = MRS Adamo ca = MRS Eva ca

Equità

• Concetto ampio, differenziato

• Distribuzione dei redditi e delle risorse

• Equità nelle opportunità (punti di partenza) o nei risultati finali (punti di arrivo)

• L’ottimo paretiano è condizionale alle situazioni di partenza, ossia alla distribuzione delle risorse (non è necessariamente desiderabile)

Il primo teorema dell’economia del benessere

In un sistema di concorrenza perfetta, nel quale vi sia un insieme completo di mercati, un equilibrio concorrenziale, se esiste, è un ottimo paretiano

Definizioni e assunzioni

Concorrenza perfetta (prezzo = costo marginale)

– Omogeneità dei beni

– Ampia numerosità degli operatori

– Assenza di intese o accordi

– Libertà di entrata, uscita

– Perfetta informazione

Completezza dei mercati

– Assenza di esternalità, beni pubblici e asimmetrie informative

Equilibrio di concorrenza: esiste un vettore di prezzi tale che max Utilità e max profitto domanda=offerta su tutti i mercati

Implicazione (1)

Un’importante implicazione del primo teorema è che il sistema dei prezzi permette di raggiungere l’efficienza paretiana in modo decentrato. Ciò avviene automaticamente come conseguenza del fatto che ciascun consumatore e produttore osserva i prezzi e poi decide cercando di massimizzare il benessere. Quindi tutta l’opera di coordinamento per raggiungere l’efficienza è affidata ai prezzi che trasmettono informazioni sulla scarsità relativa dei beni. I prezzi relativi forniscono agli operatori economici tutte le informazioni di cui hanno bisogno per allocare le risorse di cui in maniera efficiente, in modo che MRS=MRT.

Implicazione (2)

Dato questo concetto di ottimo, è possibile avere posizioni di ottimo caratterizzate da utilità degli individui fortemente differenziate e, quindi, si pone il problema se attraverso meccanismi di mercato è possibile ottenere una maggiore equità distributiva. Il secondo teorema dell’economia del benessere risponde in maniera affermativa a questo interrogativo. Infatti, in un sistema concorrenziale si possono raggiungere diverse allocazioni efficienti a seconda di come sono distribuite inizialmente le dotazioni tra gli individui.

Secondo teorema dell’economia del benessere

il secondo teorema dell’economia del benessere afferma che, in presenza di mercati completi, ogni posizione di ottimo paretiano può essere realizzata come equilibrio concorrenziale, previa appropriata redistribuzione delle dotazioni iniziali tra gli individui

Implicazione

L’implicazione del secondo teorema è molto forte, poiché consente di considerare separatamente il problema della distribuzione da quello dell’efficienza. Se si ritiene che la ripartizione delle risorse sia ingiusta, non bisogna modificare i prezzi (rischiando di ridurre l’efficienza), ma è sufficiente ridistribuire le risorse in modo più equo e lasciare al mercato il compito di raggiungere l’equilibrio efficiente. In questo modo vi sarebbe una netta suddivisione di compiti tra Stato e Mercato: allo Stato si assegnerebbe un obiettivo redistributivo e il mercato assolverebbe un ruolo allocativo.

I teoremi dell’economia del benessere e la “mano invisibile” I due teoremi rappresentano una precisazione della concezione smithiana della “mano invisibile”, tendente a sottolineare le virtù del mercato nel raggiungimento del bene pubblico. A riguardo si consideri il seguente passo di Smith (1776, p.409):….

I teoremi dell’economia del benessere e la “mano invisibile”

“Siccome […] ogni individuo cerca per quanto possibile di impiegare il suo capitale nel sostegno dell’industria nazionale

e di dirigere questa industria in modo tale che il suo prodotto abbia il massimo valore, [egli] mira soltanto alla sicurezza

propria [

guidato da una mano invisibile a promuovere un fine che non rappresentava alcuna parte delle sue intenzioni. Né è sempre un danno per la società che quel fine non rientri nelle sue intenzioni; nel perseguire l’interesse proprio egli promuove quello della società più efficacemente che quando realmente intenda promuoverlo. Non so che sia stato fatto bene da chi

affetta di commerciare per il bene pubblico”. Smith

]

e al guadagno proprio; ed in questo [

]

egli è

(1776, p.409):

I teoremi dell’economia del benessere e la “mano invisibile”

Si può interpretare il teorema dell’economia del benessere come una precisazione della “mano invisibile” con riferimento:

– Alle caratteristiche dei mercati che consentono di ottenere risultati positivi per l’intera economia

– Alle ipotesi teoriche che permettono di stabilire il collegamento tra quei mercati e quei risultati

– Al criterio seguito per valutare il carattere positivo (o ottimale) dei risultati attesi

Da qui i limiti rilevati:

– limiti nella realtà dei mercati

– limiti nella teoria utilizzata

– limiti nel criterio di ottimalità

Limiti dei teoremi dell’economia del benessere:

1. limiti nella realtà dei mercati (1)

Il concetto di concorrenza perfetta presuppone ampia numerosità degli operatori, libertà di entrata/uscita, assenza di accordi, omogeneità dei beni, perfetta informazione dei prezzi praticati. Tali condizioni assicurano che gli operatori considerino il prezzo come un dato e che tale prezzo sia unico La completezza dei mercati implica l’assenza di esternalità, beni pubblici e asimmetria informativa L’equilibrio di concorrenza

Limiti dei teoremi dell’economia del benessere:

1. limiti nella realtà dei mercati (2)

L’equilibrio di concorrenza, cioè situazione nella quale esiste un vettore di prezzi tale che su tutti i mercati domanda e offerta si eguagliano, è assicurato da :

– alcune ipotesi relative alle funzioni di utilità, quali continuità e non saziabilità delle preferenze

– dalla assenza di rendimenti crescenti di scala:

la presenza di rendimenti crescenti, infatti, comporterebbe costi medi sempre decrescenti. La continua riduzione del costo medio totale di l.p. incentiverebbe l’impresa ad accrescere la sua dimensione fino a saturare il mercato e impedendo così la presenza di molte imprese sul mercato.

Limiti dei teoremi dell’economia del benessere:

1. limiti nella realtà dei mercati (3)

Come si può notare la restrizione delle ipotesi su cui si regge il primo teorema è indicativa dei limiti di questa concezione e introducono il tema dei fallimenti del mercato. Tali fallimenti derivano dal fatto che difficilmente sono soddisfatte nelle economie concrete le condizioni che garantiscono l’esistenza di un equilibrio di concorrenza perfetta e dall’incompletezza dei mercati per l’esistenza di esternalità, beni pubblici e asimmetria informativa (selezione avversa e azzardo morale).

Limiti dei due teoremi dell’economia del benessere:

2. limiti nella teoria utilizzata

Alla base del primo teorema vi è la teoria dell’equilibrio economico generale che si caratterizza per l’adesione all’individualismo metodologico secondo il quale le preferenze degli individui sono date, cioè sono indipendenti dal contesto economico e sociale. E’ evidente, invece, che le preferenze sono influenzate da numerosi fattori tra i quali le abitudini personali, le abitudini sociali, le mode che le rende manipolabili. Ciò implica che preferenze individuali possono essere distorte da qualcuno. Quindi, le preferenze individuali che dovrebbero orientare le scelte sociali sono in realtà esse stesse orientate da alcune forze: il rischio è che tali preferenze riflettano non le preferenze di tutti gli individui, ma di parte di essi.

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Limiti dei due teoremi dell’economia del benessere:

3. limiti nel criterio di ottimalità (1)

I limiti connessi al criterio di ottimo paretiano sono riconducibili al postulato base del criterio stesso, cioè all’individualismo etico e all’inconfrontabilità delle soddisfazioni.

– L’inconfrontabilità delle soddisfazioni impedisce di considerare la distribuzione del reddito come elemento rilevante per l’ordinamento sociale.

– Secondo il postulato dell’individualismo etico, ognuno è il miglior giudice di se stesso. Perciò è da preferire un ordinamento sociale indiretto, costituito solo sulla base delle preferenze individuali, mentre le preferenze sociali sarebbero solo un riflesso.

Limiti dei due teoremi dell’economia del benessere:

3. limiti nel criterio di ottimalità (2)

A questo principio possono essere mosse due obiezioni. 1. La graduatoria sociale non può tenere conto delle soddisfazioni effettivamente godute dagli individui in un dato momento, ignorando l’esistenza ed esercizio di diritti e libertà e le quantità effettivamente disponibili di beni. Questi aspetti devono avere un valore sociale in sé indipendentemente dal modo in cui vengono valutati dagli individui (beni meritori). 2. Nel ridurre la posizione della società alle soddisfazioni degli individui, le preferenze sono considerate date (individualismo metodologico), ma in realtà le preferenze individuali possono essere distorte.

Limiti dei due teoremi dell’economia del benessere: conclusione

Limiti nella realtà dei mercati: cause di fallimento di mercato dovute alle ipotesi restrittive poste dal primo teorema dell’economia del benessere altre ragioni di critica si presentano anche in presenza di ottimo. Esse sono dovute alla possibilità che non siano soddisfatti criteri di equità, alla necessità di tutelare “bisogni meritori” e all’idea che utilizzando un criterio diverso da quello di efficienza allocativa (per esempio, il criterio di efficienza dinamica) si potrebbero ottenere giudizi diversi sull’auspicabilità dei vari regimi di mercati (si pensi al monopolista innovatore di Schumpeter).

Riepilogo degli strumenti dell’analisi normativa

• L’economia di puro scambio

• La produzione

• L’economia del benessere

• Il primo e il secondo teorema fondamentale dell’economia del benessere

Riferimenti bibliografici

Rosen H.S., 2007, Scienza delle Finanze, McGraw-Hill Acocella N., 2004, Fondamenti di politica economica, Carocci (capitolo 5)