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Il Cile (in spagnolo: Chile) è un paese situato nell'estremo sudovest del continente americano.

Il suo nome
ufficiale è Repubblica del Cile (República de Chile) con capitale Santiago del Cile.

Si estende su un lungo e stretto lembo di terra tra l'Oceano Pacifico e la Cordigliera delle Ande, con una
superficie totale di 765.625 km², comprensiva di territori insulari nell'Oceano Pacifico delle Isole Juan
Fernández, Sala y Gómez, Isole Desventuradas e l'Isola di Pasqua. Il Cile reclama inoltre la sovranità anche
su una zona dell'Antartide denominata Territorio antartico cileno. Per questo motivo il Cile si considera il
"Paese dei tre continenti".

I suoi 17.910.000 abitanti dispongono di un indice di sviluppo umano, percentuale di globalizzazione, PIL
procapite, livello di crescita economica e qualità della vita tra i più elevati dell'America Latina; per ISU
supera Argentina, Uruguay, Messico e Brasile. Dal 7 maggio 2010 il Cile fa parte dell'OCSE.

Il paese è seriamente minacciato dal riscaldamento globale e dall'inizio degli anni '90 ha perso almeno il
37% delle sue risorse idriche.[6]

Indice

1 Caratteristiche fisiche

2 Origine del nome

3 Storia

3.1 L'epoca precolombiana

3.2 La conquista

3.3 L'indipendenza

3.4 Organizzazione della Repubblica

3.5 Il golpe e Pinochet

3.6 Il dopo-Pinochet

3.7 Il ritorno del centro destra

4 Geografia

4.1 Morfologia

4.1.1 Il Norte Grande

4.1.2 Il Norte Chico

4.1.3 La Zona central

4.1.4 La Zona sur

4.1.5 La Zona austral


4.1.6 Il Chile Insular

4.2 Idrografia

4.3 Clima

4.4 Città

4.5 Montagne

4.6 Vulcani

4.7 Fiumi

4.8 Laghi

4.9 Isole

5 Popolazione

5.1 Demografia

5.2 Etnie

5.3 Religioni

6 Ordinamento dello stato

6.1 Suddivisione amministrativa

6.1.1 Note sulla suddivisione amministrativa

6.2 Rivendicazioni territoriali

6.3 Città principali

6.3.1 Note sulle città principali

6.4 Istituzioni

6.4.1 Università

6.4.2 Ordinamento scolastico

6.4.3 Sistema sanitario

6.4.4 Difesa

7 Politica

7.1 Politica interna

7.2 Politica estera

7.2.1 Relazioni internazionali del Cile

8 Economia

8.1 Statistiche socio-economiche

8.1.1 Indice di Sviluppo Umano

8.2 Risorse
8.2.1 Agricoltura

8.2.2 Pesca

8.2.3 Servizi

8.2.4 Industria

8.3 Esportazioni

8.4 Importazioni

8.5 Trasporti

8.6 Turismo

9 Ambiente

10 Cultura

10.1 Arte

10.1.1 Architettura

10.1.2 Pittura e scultura

10.1.3 Patrimoni dell'umanità

10.2 Letteratura

10.3 Musica

10.4 Cinema

11 Scienza e tecnologia

11.1 Il Cile nello spazio

12 Classificazioni internazionali del Cile

12.1 Note sulla classificazione internazionale del Cile

13 Sport

13.1 Calcio

13.2 Tennis

13.3 Giochi olimpici

13.4 Polo

14 Tradizioni

14.1 Festività

15 Note

16 Bibliografia

17 Voci correlate

18 Altri progetti
19 Collegamenti esterni

Caratteristiche fisiche

Confina a Nord con il Perù, ad Est con la Bolivia e l'Argentina e a Sud con lo stretto di Drake. È il paese di
forma più allungata al mondo, coprendo una distanza da Nord a Sud (senza la parte antartica) di circa 4.300
km, mentre la distanza media da est a ovest è solamente di 180 km.

Il Cile reclama la sovranità anche su una zona dell'Antartide di 1.250.257,6 km², denominata Territorio
antartico cileno, compresa fra i meridiani 90° e 53° ovest fino al Polo Sud. Questa richiesta non è stata
accolta a causa della firma al Trattato Antartico che di fatto determina la rinuncia alle pretese territoriali
nell'Antartide.

Origine del nome

Lago Nordenskjöld, Parco Nazionale Torres del Paine, Patagonia cilena.

Vi sono diverse teorie sull'origine del nome Chile. Secondo una di queste, descritta dal cronista del XVIII
secolo Diego de Rosales, il termine deriva dal nome di uno dei capotribù (cacique) chiamato "Tili" che
governava la valle dell'Aconcagua fino alla conquista da parte degli Incas[7]. Un'altra teoria punta sulla
somiglianza tra la valle dell'Aconcagua e la valle di Casma in Perù, nella quale si trovava una città e una
vallata chiamate Chili[7]. Altre teorie sostengono che il nome Chile derivi dal termine Mapuche chilli, che
significa "dove finisce la terra"[8], oppure dal termine Quechua chin, "freddo". I primi spagnoli sentirono il
nome dagli Incas e dai pochi sopravvissuti della prima spedizione in Perù di Diego de Almagro (1535-36) che
si definivano "uomini di Chilli".[8]

L'abate Molina nel suo Compendio de la historia geográfica, natural y civil del reino de Chile fa risalire il
termine alla parola mapuche chi o trih con cui veniva definito un uccello con una macchia rossa sulle ali.

Storia

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del Cile.

L'epoca precolombiana

Diversi studi collocano l'epoca del popolamento dell'attuale territorio cileno a circa 10.500 anni a.C. Il Cile
preispanico era popolato da una varietà di culture indigene che si stanziarono in bande longitudinali,
incrociando anche le Ande ed arrivando a territori attualmente argentini nell'Atlantico. Nella zona del nord
del Paese i gruppi amerindi Aymara, Atacameña e Diaguita stabilirono culture fortemente agricole da parte
dell'impero Inca che, dal secolo XV°, dominò una grande parte del territorio attuale del Cile, fino al fiume
Maule. Al sud del fiume Aconcagua si stabilirono le varie comunità seminomadi degli amerindi mapuche, la
principale etnia indigena del Paese. Nei canali australi, infine, hanno abitato diversi gruppi indigeni come gli
amerindi Chono, Yámana, Alacalufe ed Ona. Nell'Isola di Pasqua si sviluppò un'avanzata e misteriosa cultura
polinesica, praticamente estinta oggi.
La conquista

Nel 1520, Ferdinando Magellano fu il primo esploratore europeo a visitare il territorio cileno percorrendo lo
stretto che porta il suo nome. Ma fu soltanto nel 1535 che i conquistatori spagnoli provarono a conquistare
le terre della "valle del Cile" dopo aver sconfitto l'impero Inca. La prima spedizione, condotta da Diego de
Almagro, non ebbe i risultati voluti; seguì il tentativo di conquista guidato da Pedro de Valdivia. Lungo il suo
cammino verso sud, ed attraversando il deserto di Atacama, Valdivia fondò una serie di centri abitati, il
primo ed il più importante, il 12 febbraio del 1541, fu la città di Santiago della Nuova Estremadura.

Pedro de Valdivia

Successivamente Valdivia iniziò una campagna militare diretta verso i territori più meridionali dove erano
insediate le tribù mapuche, dando così inizio alla guerra di Arauco, che Alonso de Ercilla riportò
magistralmente nella sua opera La Araucana (1576). Le battaglie si protrassero per circa tre secoli,
intervallate da numerosi periodi di pace, grazie alla realizzazione di "Parlamenti" come quello di Quilín nel
1641, che avrebbe stabilito un limite tra il governo coloniale e le tribù indigene lungo il fiume Bío Bío,
dando nome alla zona conosciuta ancora oggi come La Frontiera.

Un discorso a parte merita il tentativo effettuato da Pedro Sarmiento de Gamboa, a partire dal 1581, di
colonizzare i territori al nord dello Stretto di Magellano, fondando le città Nombre de Jesus situata alla
bocca occidentale dello Stretto, e quella Rey Don Felipe alle prossimità dell'attuale Fuerte Bulnes, a circa 60
km a sud di Punta Arenas. Il tentativo fallì miseramente con la morte di tutti i coloni, meno Tomé
Hernandez, che, al passare del corsaro inglese Cavendish, decise di salire a bordo e di raccontare l'esito
della spedizione in un suo scritto.

La Capitanía General de Chile, chiamata anche il Regno del Cile, fu una delle colonie più australi dell'Impero
Spagnolo. A causa della sua lontana posizione dai grandi centri e dalle strade commerciali imperiali, ed a
causa del conflitto con i mapuche, il Cile fu una provincia povera, appartenente al Vicereame del Perù e la
cui economia era praticamente destinata a sostenere i pochi abitanti del territorio.

L'indipendenza

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Indipendenza del Cile.

Nel 1810, iniziò, con la costituzione della prima assemblea di governo, il processo di autodeterminazione
dalla nazione, e un periodo chiamato Patria Vecchia, che durò fino al 1814, anno della cosiddetta
"Catastrofe di Rancagua", quando le truppe reali spagnole riconquistarono il territorio. Le truppe
indipendentiste, profughe a Mendoza, formarono un battaglione con i soldati argentini l'Esercito delle Ande
guidato da José de San Martín che liberò il Cile dopo la battaglia di Chacabuco, il 12 febbraio del 1817.
L'anno successivo il governo del "Direttore Supremo" Bernardo O'Higgins Riquelme dichiarò l'indipendenza
del Cile.
Bernardo O'Higgins

O'Higgins inaugurò un periodo di riforme, lasciando comunque insoddisfatta una grande parte dell'opinione
pubblica, provocando, nel 1823, la sua abdicazione. Tra gli artefici dell'indipendenza del Cile un posto di
primo piano lo occupa Manuel Rodríguez Erdoíza e ancora da ricordare la figura di José Miguel Carrera.
Durante i 10 anni successivi, il Cile avviò una serie di politiche per costruire un nuovo Stato. Dopo una serie
di fallimenti, la vittoria conservatrice nella Rivoluzione del 1829 diede inizio ad un periodo di stabilità: il
nuovo regime si chiamò Repubblica Conservatrice ed ebbe come primo ministro Diego Portales che, grazie
alla Costituzione del 1833, riuscì a costruire le basi politico-amministrative del Cile del XIX secolo.

Organizzazione della Repubblica

Il Cile iniziò lentamente a svilupparsi e a stabilizzare le sue frontiere. L'economia fu protagonista di una
grande crescita, grazie alla scoperta dei giacimenti di zinco a Chañarcillo e alla crescita del porto di
Valparaíso, fatto che provocò un conflitto con il Perù per la supremazia marittima nell'Oceano Pacifico. La
formazione della confederazione fra il Perù e la Bolivia fu considerata una minaccia per la stabilità del
paese, per cui Portales dichiarò guerra ai due paesi; la guerra terminò nel 1839 con la vittoria cilena nella
battaglia di Yungay e con la dissoluzione della confederazione. Allo stesso tempo, si provò a rafforzare il
controllo sul Sud del paese intensificando la penetrazione nella zona dell'Araucanía con la colonizzazione
della Llanquihue da parte di immigranti tedeschi. La regione di Magallanes fu incorporata allo Stato grazie
alla spedizione del Capitano di origine scozzese John Williams Wilson che, in una piccola goletta di 16 metri,
l'Ancud, costruita appositamente per la spedizione, trasportò 23 persone e alcuni animali nella zona e
fondò, il 18 settembre 1843, il Fuerte Bulnes, dichiarando la sovranità cilena sullo Stretto di Magellano.
Inoltre ebbe inizio la colonizzazione della zona di Antofagasta.

Dopo quaranta anni di governo conservatore, nel 1871 ebbe inizio un periodo di governo del partito
liberale, caratterizzato da una crescita economica dovuta all'estrazione mineraria del nitrato di potassio
nella zona di Antofagasta. L'attività estrattiva era così proficua, che la Bolivia iniziò a reclamare questo
territorio. Nonostante la firma dei trattati del 1866 e del 1871, i due paesi non riuscirono a risolvere i loro
conflitti ed il 14 febbraio del 1879, il Cile bombardò il porto di Antofagasta, dichiarando guerra a Bolivia ed
a Perù e sconfiggendoli entrambi, arrivando addirittura ad attaccare la città di Lima ed ad annettere il
dipartimento di Antofagasta e le province di Tarapacá, Arica e Tacna[9] e la contemporanea risoluzione dei
problemi di confine con l'Argentina in Patagonia per il controllo di Puna di Atacama. Nello stesso periodo
finì la Guerra di Arauco con la Pacificazione dell'Araucania nel 1881, e l'annessione dell'Isola di Pasqua nel
1888.

Nel 1891, il conflitto tra il Presidente José Manuel Balmaceda ed il Congresso causò una Guerra Civile: i
membri del Congresso ottennero la vittoria e stabilirono una Repubblica Parlamentare. Questi anni si
caratterizzarono, nonostante la crescita economica, per l'instabilità politica e la nascita del movimento
proletario che portava l'attenzione sulla Questione Sociale. Dopo anni di dominio delle oligarchie, nel 1920
fu eletto Arturo Alessandri con l'appoggio dei movimenti popolari. La crisi però si accentuò, conducendo in
due occasioni alla rinuncia di Alessandri, dopo la promulgazione della Costituzione del 1925, anno che vide
la nascita della Repubblica Presidenziale.
José Manuel Balmaceda

Carlos Ibáñez del Campo assunse il governo nel 1927 con un grande sostegno popolare, ma la fine della
prima guerra mondiale[10] e la Grande depressione ridussero drasticamente il commercio del nitrato di
potassio, producendo una forte crisi economica nel paese: il Cile fu infatti tra le nazioni più colpite dalla
recessione a livello mondiale. Ibáñez rinunciò nel 1932 e l'instabilità politica dopo il colpo di Stato militare
diede vita alla Repubblica Socialista del Cile, che durerà soltanto 3 mesi, finché Alessandri riassunse il
potere e rimise in sesto l'economia, ma senza ridurre la tensione tra i partiti. Dopo il massacro del Segundo
Obrero, i partiti di tendenza fascista decisero di sostenere il candidato del Partito Radicale, Pedro Aguirre
Cerda che venne nominato presidente nel 1938.

Il mandato di Aguirre Cerda dà inizio ad un periodo di governi fascisti, realizzando diverse riforme e
rivendicando il territorio antartico antistante la nazione. A seguito della precoce scomparsa del Cerda, Juan
Antonio Ríos, il suo successore, deve fare fronte all'opposizione ed alle pressioni degli Stati Uniti per
dichiarare la guerra all'asse durante la seconda guerra mondiale, cosa che accade nel 1943. Dopo essere
stato sostenuto dal Partito Comunista del Cile, il radicale Gabriel González Videla viene eletto presidente
nel 1946. Tuttavia, con l'inizio della Guerra Fredda i comunisti verranno esclusi dalla politica attraverso la
Legge Maledetta. Nel 1952, Ibáñez torna alla politica, viene eletto con l'appoggio dei cittadini, ma lo perde
dopo una serie di misure liberali attuate per ravvivare l'economia.

Nel 1958, viene eletto il politico indipendente Jorge Alessandri, il figlio di Arturo Alessandri, che dovrà fare
fronte al caos prodotto dal terremoto del 1960, il più forte registrato nella storia del paese, evento che
comunque non impedì nel 1962 lo svolgimento dei Mondiali di Calcio. In questo periodo, si instaura un
sistema politico chiamato "Dei Tre Terzi" composto dalla Destra, dal Partito Democratico Cristiano del Cile e
dal FRAP[11]. Temendo una vittoria delle sinistre, la Destra sostiene il Democratico Cristiano Eduardo Frei
Montalva, successivamente eletto nel 1964. Benché Frei Montalva tenti di realizzare la sua cosiddetta
"Rivoluzione nella libertà", attraverso una moderata riforma agricola e la controversa cilenizzazione del
rame, alla fine del suo mandato la tensione politica produce una serie di scontri.

Nel 1970 fu eletto il socialista Salvador Allende alla testa della coalizione di Unidad Popular. Tuttavia, il suo
governo si confrontò con molti problemi economici e la forte opposizione del resto dei partiti politici, delle
élite economiche che tentarono di bloccare le sue riforme, e del governo degli Stati Uniti di Richard Nixon.
L'estrazione del rame e le sue aziende vengono nazionalizzate, ma questo non impedisce che il paese cada
in una grave crisi economica e che l'inflazione raggiunga doppia cifra. L'economia, già severamente provata,
viene ulteriormente danneggiata da continui scioperi da parte di medici, insegnanti, studenti, camionisti,
minatori, e in generale dal ceto medio. I confronti tra momios[12] ed upelientos[13] raggiungono livelli di
terrorismo, si moltiplicano le difficoltà nel garantire la stabilità e la sicurezza del Paese, come anche la
fedeltà delle Forze Armate al regime costituzionale.

Salvador Allende

Il golpe e Pinochet

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Golpe cileno del 1973.
L'11 settembre del 1973 viene realizzato il colpo di Stato cileno, con l'aiuto della CIA. Durante il golpe perde
la vita lo stesso Allende, morto all'interno del Palazzo della Moneda, e, secondo la versione ufficiale,
suicidatosi poco prima di cadere nelle mani dei militari golpisti[14]. Nel luglio 2011 una nuova autopsia
effettuata sul corpo riesumato di Allende da esperti internazionali e divulgata dal Servizio Sanitario di
Santiago ha confermato la tesi del suicidio.

Prima di morire, Salvador Allende affida alla radio il suo ultimo messaggio, che influenzerà la futura
coscienza del paese. L'Esercito cileno conduce materialmente il golpe, ma non restituisce il potere alla
Destra politica ed economica che l'aveva ideato: lo consegna invece nelle mani del generale Augusto
Pinochet Ugarte, nato a Valparaiso il 25 novembre 1915, che passerà alla storia come uno dei più disumani
dittatori del Novecento, tristemente celebre per la barbara eliminazione dei suoi oppositori.

Durante la sua feroce dittatura, durata dal 1973 al 1990, furono torturate, uccise e scomparvero, almeno
30.000 persone, tra cui gli uomini di Unidad Popolar, la coalizione di Allende, militanti dei partiti comunista,
socialista e democristiano, accademici, artisti e musicisti, come Víctor Jara, professionisti, religiosi, studenti
e operai.

Pinochet salì al potere rimpiazzando il rinunciatario comandante in capo dell'esercito, generale Carlos
Prat[15], a causa delle forti pressioni esercitate dall'oligarchia cilena. Bisogna sottolineare il fatto che la
nomina a generale, precedente al colpo di Stato, contò inizialmente proprio sull'approvazione di Allende, e
fu resa possibile da un dettaglio tecnico legato all'anzianità del generale Prat, più che a doti particolari nel
comando o a qualità professionali di Pinochet. Questa decisione politica fu presa nel tentativo estremo di
evitare il colpo di Stato nell'aria da tempo, nonostante i precedenti di Pinochet avessero già evidenziato il
suo profilo repressivo e violento. Negli anni sessanta, ad esempio, durante il governo del cristiano-
democratico Eduardo Frei Montalva, gli venne dato l'incarico di soffocare uno sciopero nella zona desertica
situata nel nord del Cile: la repressione fu sanguinosa, il numero dei morti e dei feriti fu elevato. Malgrado
questi precedenti l'esecutivo approvò la sua nomina, segnando involontariamente la propria sorte.

Augusto Pinochet

Ad ogni buon conto Pinochet e l'Esercito giocarono un ruolo abbastanza secondario nell'organizzazione e
nella realizzazione del complotto che il giorno 11 settembre 1973 sfociò nel golpe sanguinoso che travolse il
governo di Unidad Popular. I veri artefici e mandanti intellettuali del "golpe" furono, secondo storici
autorevoli, l'oligarchia e le élite imprenditoriali, appoggiate dai settori politici che le rappresentavano,
ovvero la destra e la direzione della Democrazia Cristiana, tranne poche eccezioni. Un aiuto fondamentale
dal punto di vista organizzativo all'ascesa del dittatore fu fornito degli Stati Uniti, timorosi che il socialismo
potesse espandersi anche nell'area sudamericana.

Il colpo di stato venne affidato all'Esercito in quanto storico garante dell'ordine costituzionale e istituzionale
della Repubblica, mito rafforzato dal profilo (anch'esso mitico) apolitico e professionale delle forze armate
cilene, la cui formazione veniva attuata principalmente attraverso la tristemente celebre scuola "delle
Americhe", allora stanziata a Panama[senza fonte][16].