Sei sulla pagina 1di 3

Lezione 04-04-2019

Che ruolo aveva per Nietzsche, per la filosofia l’arte? Spazio nel quale l’uomo, pur sapendo che era
un falso, però è felice, si autosospende dalla consapevolezza della morte.
Dopo di lui accade, dobbiamo citare i positivisti coloro che propongono, elemento delle loro
proposte è un’idea che accompagna il pensiero occidentale dalla fine dell’800 ad oggi, il concetto di
progresso, cambiamento a livello sociale, politico, dalla rivoluzione industriale che oltre a cambiare
la dimensione del vissuto quotidiano perché cambia il modus vivendi all’interno di in contesto che
non è più quello ne della città, del centro urbano, ma diventa quello della metropoli, dove noi
intendiamo quell’insieme di spazi caratterizzati da un’architettura finalizzata a contenere dei corpi.
Discorso di sociologia dell’arte è necessario puntualizzare che il grande cambiamento che avviene
anche all’interno del mondo della produzione artistica è fortemente condizionato dal grande
cambiamento che avviene a livello sociale, dettato dal nuovo stile di vita che la dimensione della
metropoli impone, fino alla fine dell’800 la pianificazione urbana tendeva a fare della città il ruolo
rappresentativo del ruolo politico se io vi cito Parigi, Berlino, Roma, pensiamo a dei monumenti
spazi pubblici rappresentativi, la Porta di Brandeburgo, Piazza del Popolo, centri aggregativi che a
differenza delle piazze, delle città rinascimentali che erano luoghi di incontro dove avveniva un
dialogo tra soggetti, pensati come una sorta di salotto della città, dove poter scambiare le proprie
opinioni, in questo caso diventano lo spazio rappresentativo del potere politico dello stato-nazione,
questi spazi come per es la Porta di Brandeburgo, pendono spunto dagli archi di trionfo romani,
perché sotto gli archi di trionfo romani si sfilava con le truppe, per dare piena consapevolezza al
popolo del potere politico e militare di quello stato-nazione, non a caso alla fine dell’800
l’imperialismo corrisponde come stile artistico al neoclassicismo. Cosa accade invece nella prima
metà del 20 sec? Accade che a questa dimensione si aggiunge quella delle periferie, agglomerati
urbani caratterizzati da una proposta seriale di tipologia di appartamenti, questi enormi palazzi
divisi in minuscoli appartamenti dove gli spazi sono funzionali ad un vissuto quotidiano semplice e
veloce erano dei quartieri dormitorio, questi uomini che per 18 ore conducevano un lavoro seriale,
poi avevano la necessità di tornare a casa per dormire, mangiare, avevano un potere d’acquisto
molto basso che serviva a esplicare le funzioni primarie della loro vita, gran parte della loro vita la
spendevano sulla catena di montaggio e quindi il nuovo modello culturale che si impone nella prima
metà del 900 è il modello seriale, questo stile di vita tende alla spersonalizzazione, l’uomo va in
fabbrica compie sempre lo stesso movimento che lo porta ad una dimensione nella quale la sua
volontà viene sospesa, questa attitudine che acquisisce nel posto del lavoro, dove spende gran parte
della sua esistenza, una volta fuori trova ancora ulteriore conferma di questo essere nulla se non un
semplice ingranaggio all’interno di qualcosa di più grande, di fronte alla visione di questi luoghi
non luoghi che sono identici e quindi spersonalizzanti ( saggi di Marco Oger dice che questi
ipermercati sono non luoghi, sono aggregativi perché noi siamo figli di una cultura che ci ha
sradicati dalla nostra dimensione spaziale, caratterizzata anche dal paesaggio urbano e ci ha
proiettato verso una dimensione di spersonalizzazione, per cui oggi accade ciò che nei primi ani del
900 è stato un passaggio traumatico perché ha indotto gli uomini di quel tempo a sentirsi estranei
rispetto a quella visione, oggi per noi è rassicurante) Ora dobbiamo tener conto di un elemento
sostanziale nel registro analisi della realtà che viene compiuta dagli intellettuali del tempo che
l’introduzione e l’uso delle macchine come sostituito del lavoro umano, la macchina inteso come
mezzo per migliorare la qualità della vita, sollevando l’uomo dai lavori meno gratificanti, anche se
da un lato il progresso scientifico viene visto come possibilità di sollevare l’uomo dalle incombenze
più grevi della vita quotidiana, dall’altro invece è inteso come sistema che ha indotto al taylorismo
che ha indotto ad acquisire dei ritmi di vita completamente diversi che dalla fine dell’800 e inizi del
900 dalla rivoluzione industriale in poi sono ritmi dettati dai tempi delle macchine, l’uomo che deve
inserire dei bulloni lo deve inserire in base alla cadenza che la macchina da, non è più il tempo
scandito dall’uomo ma dalla macchina. Il progresso scientifico ( N affermava che il distinguo tra
verità e menzogna è difficile dove scienze esatte vengono usate come coloro che definiscono e
determinano la verità, perché anche lo scienziato e la scienza procede per intuizione quindi spesso è
fallace, ma ci propone i suoi modelli come la verità assoluta, la grande menzogna, l’arte invece ci
offre questo spazio dove l’immaginazione fa da padrona ed è uno spazio nel quale noi
consapevolmente sogniamo, la scienza secondo N ci da l’illusione di poter progredire, di poter
essere quel mezzo che ci consente di conoscere in maniera oggettiva la realtà, ma è un illusione
perché anche la scienza procede per induzioni che possono essere smentite.) A differenza di N i
positivisti saranno coloro che abbracceranno e avranno un atteggiamento nei confronti delle scienze
esatte affidando a loro e alla metodologia legata allo studio delle scienze esatte la possibilità di
conoscere il mondo, la verità, questo atteggiamento lo estenderanno anche all’ambito dell’arte e alla
sfera delle emozioni, dell’intelligenza emotiva. Passaggio che consente la nascita di una disciplina
come la psicologia nasce e riconosciuta come scienza nella prima metà del 900, poiché ad essa si
ascrive la possibilità di conoscere scientificamente, la modalità di funzionamento della mente, la
visione medicalizzata della risposta emotiva dell’uomo rispetto a certi istinti. Non più la filosofia
dove si pone la questione della natura umana dal punto di vista metafisico, ne estremamente
meccanicistico, perché anche nel 600 quando abbiamo parlato di Cartesio della razionalità che ha
accompagnato l’indagine sul sentire e l’esperienza sensibile dell’uomo, ma mentre nel 600 si
cercava il luogo la sede biologica che corrispondeva in una visione meramente meccanicistica alla
ghiandola pineale, la psicologia è la sistematizzazione, la razionalizzazione di quella dimensione
che è della mente del pensiero ormai c’è la consapevolezza che esiste una biologica che è il
cervello, ma che è qualcosa di diverso rispetto ad una versione meramente biologica, nella
psicologia convergono sia gli aspetti legati alla sfera biologica sia a quella filosofica a quella legata
all’indagine umana
Si cerca di applicare la modalità delle scienze esatte anche alla mente, tutto ciò che riguarda la sfera
intangibile della natura umana. Traposto nell’ambito della critica d’arte e del pensiero sulla bellezza
e del ruolo che l’arte ha in questo contesto: i positivisti riconoscono all’arte la capacità di stimolare
l’immaginazione del fruitore, uno dei massimi esponenti di questo movimento è Taine, uno dei
primi a proporre una nuova visione della modalità di storicizzazione artistica della produzione
Mette in evidenzia che per poter definire un oggetto artistico è necessario avere degli strumenti
oggettivi che consentono di inquadrare e classificare le opere d’arte, parte dall’idea soprattutto per
le arti visive inizierà a definire quante tipologie di visioni possono essere individuate nella
produzione artistica occidentale lo farà tenendo conto da un lato dell’uso della forma, linee, dello
spazio e dall’altro dell’uso del colore, farà una distinzione se noi vogliamo individuare una modalità
oggettiva per poter descrivere e definire un’opera d’arte. Per quel riguarda linea, distribuzione delle
forme e colore distingue la visione lineare dalla visione pittorica ed entrambe a loro volta potranno
essere distinte in visione di superficie e visione di profondità. Questa distinzione viene compiuta in
base a quella che lui definisce chiarezza assoluta o chiarezza relativa. Lui contrappone la visione
lineare dalla visione pittorica, distinzione che si compie anche innanzitutto sull’uso che l’artista fa
della linea che è un uso consapevole, il pittore sceglie di utilizzare in un certo modo piuttosto che in
un altro la linea perché vuole trasmettere un messaggio. Noi a primo impatto possiamo capire che
tipo di messaggio vuole trasmettere dal modo in cui ha utilizzato la linea. Impressionisti non usano
la linea, i puntinisti si. Visione pittorica sempre in base all’uso della linea, sarà quella degli
impressionisti perché non usano la linea, quindi lui definisce visione pittorica perché questo tipo di
visione si basa su un uso esclusivo del colore e sul non uso del disegno non prevede l’uso del
disegno. La pittura fiamminga rientra nella visione pittorica in Leonardo e Tiziano, differenza
nell’uso del colore a campiture nette rispetto all’ uso del colore. Questa analisi verrà ripresa da
Panonsky nel primo livello, quando parla di analisi formale parla di questo esercizio, vedere come è
stato utilizzato il colore, gli elementi nello spazio, la linea.
Terzo livello di analisi quello rispetto allo spazio e parliamo di forma chiusa, aperta, molteplicità e
unità dove si riferisce descrive la prospettiva. Forma chiusa si riferisce ad un certo uso della
prospettiva. ESEMPIO: visione lineare lo spazio e le forme sono definite da una linea di contorno, e
una visione di superficie non è stata utilizzata la prospettiva cosa da la prospettiva, rapporto tra gli
oggetti nello spazio, la proporzione dei corpi all’interno dello spazio, non c’è una distinzione come
avviene nell’uso della prospettiva albertina una precisa corrispondenza tra le dimensioni, perché è
come se fossero tutti in primo piano, tranne che questa dimensione della differenza di piani è data
dalla dimensione dei soggetti che non è collegabile ad uno schema della prospettiva, altro aspetto
campiture di colore nette, per questo è una visione di superficie lineare di chiarezza assoluta, perché
abbiamo delle immagini contornate con contorno netto, distinte da campiture di colore netto, senso
di profondità non c’è proprio, l’uso del colore è piatto. Esempio 2: visione pittorica di profondità
dalla chiarezza relativa. La forma del soggetto rappresentato non è data dalla forma della linea ma
dall’uso del colore. (possedere la tecnica del disegno) Es Mondrian possedere la tecnica da rendere
il pensiero in maniera visiva, superamento artigiano- artista, rispetto all’artista. Ma questa analisi
non ci può far dire che questa è arte e questa non lo è, questa è la critica che viene mossa a Teine, tu
non mi dai degli strumenti che mi consentono di discriminare ciò che arte da ciò che non lo è, porre
rimedio la psicanalisi, attribuirà valore all’opera attraverso questo connubio capacità tecnica e
motivazioni soggettive che poi hanno condotto ad un certo tipo di espressioni artistiche. Visione
pittorica perché tutte le volte che è l’uso del colore a definire la forma, assente la linea, non è detto
che sia assente un disegno preparatorio. Di profondità ha considerato l’elemento prospettico, linea
di orizzonte, possibilità di individuare la prospettiva e uso di colore ci fa capire la disposizione su
diversi piani degli elementi dello spazio. Chiarezza relativa perché davanti alla visione pittorica noi
ci troveremo di fronte a qualcosa che definiremo di chiarezza relativa perché i contorno non saranno
netti, in alcuni casi pensiamo agli impressionisti , bisogno di mantenere una certa distanza per poter
cogliere l’insieme del filtro, hai bisogno dell’uso della mente per ricostruire l’immagine, visione
lineare è la visione affidata a un messaggio che deve essere chiaro e netto, il segno il disegno come
scrittura quindi generalmente alla visione lineare e all’uso lineare del segno è associato un uso
simbolico dell’elemento rappresentativo, la pittura lineare è simbolica pensate all’arte russa,
messaggio è chiaro , l’immagine è utilizzata come fosse scrittura, arte medievale, affreschi gli
interni delle chiese. Differenza tra Raffaello e Botticelli, il primo ha una visione lineare perché
invece il secondo esprimeva un concetto filosofico e tutti gli elementi sono metaforici, la lettura
delle sue opere è letteraria, narrazione letteraria. Il messaggio che Raffaelo e Leonardo avevano sul
pubblico travalicava la finalità propria di quell’immagine, nel senso che emozionava al di là di
quello che era il messaggio che dovevano trasmettere. Differenza tra Venere di Botticelli e Leda e il
cigno di Leonardo, il primo finalità non è quella di parlare ai sensi, ma all’intelletto, la seconda
parla ai sensi si preoccupa di rendere coinvolgente l’immagine di sedurre lo spettatore, finalità
sedurre condurre a sé lo spettatore, sfera più sensibile, meno intellettuale. Esempio: visione lineare,
uso del colore è funzionale alla rappresentazione del disegno, cosa predomina la stessa cosa di
Botticelli, l’uso del colore il drappeggio sono delle linee. Es Il giuramento di Paride, di Rubens,
chiarezza relativa, visione pittorica, uso del colore che consente di poggiare lo sguardo dello
spettatore su determinati elementi e di poter ricostruire con gli occhi l’immagine (confronto tra
Rubens e Poussin) nella visione lineare la forma è data dal disegno, dalla linea, nella pittorica la
forma è data dall’uso del colore, la pittura caravaggesca che enfatizza l’uso del colore non possiamo
dire che è una visione pittorica, ma lineare. Primo livello di analisi guardare con gli occhi, se noi ci
rendiamo conto che c’è un tipo di visione rispetto ad un’altra possiamo ricondurre quell’opera ad un
determinata finalità, cioè chi usa la visione lineare vuole parlare e veicolare un messaggio,
comprendere se ci troviamo di fronte ad un soggetto che sta rappresentando la realtà e quindi ottimo
disegnatore oppure se è un artista, l’iperrealismo di Caravaggio mettono in evidenza un messaggio
profondo che vuole trasmettere che noi siamo tutti uguali, la gente con i piedi sporchi ha la stessa
dignità dei santi. Elemento di oggettività di guardare solo con gli occhi quello di Taine, ripreso da
Panosky.