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fh11 2-03-2011 13:57 Pagina 1


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B. De Corradi A. Giardina B. Gregori


EDIZIONE CONFORME AI NUOVI PROGRAMMI

B. De Corradi A. Giardina B. Gregori


In copertina: Anfiteatro greco di Taormina (Messina) [© BAMS Photo-Rodella]
B. De Corradi A. Giardina B. Gregori B. De Corradi A. Giardina B. Gregori

PROFILI PROFILI
DI STORIA
dall’Antichità
1 DI STORIA
dall’Antichità
2
all’Alto Medioevo all’Alto Medioevo
CON DOSSIER DI FONTI E DOCUMENTI CON DOSSIER DI FONTI E DOCUMENTI

NUOVI PROGRAMMI 2010 NUOVI PROGRAMMI 2010

VOL. 1 VOL. 2

PROFILI
DALL’ANTICHITÀ ALL’ALTO MEDIOEVO
DALLA PREISTORIA DALL’IMPERO ROMANO
ALLA REPUBBLICA ROMANA ALL’ETÀ CAROLINGIA
ISBN 978-88-421-0981-5 ISBN 978-88-421-0982-2

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PROFILI
1
Profili di storia, secondo le disposizioni di legge (art. 15 Legge

DI STORIA
133/2008), si presenta in forma mista, cartacea e digitale.
I contenuti dell’opera disponibili sul sito www.laterzalibropiuinternet.it sono:

linkc Approfondimenti

linkc
Un ampio repertorio di schede organizzate intorno a tre assi tematici: Economia e
Ambiente; Vita sociale e Diritto; Scienza e Tecnica.
Elementi di educazione alla legalità e alla cittadinanza
Una introduzione ai principi basilari della convivenza civile fondata sulla lettura della
DI STORIA
dall’Antichità
Costituzione italiana.
linkc Podcast audio
all’Alto Medioevo
linkc
Una selezione delle Lezioni di Storia Laterza.
e-book
Riservata al docente una selezione dal Catalogo Laterza di titoli in formato digitale.
1 CON DOSSIER DI FONTI E DOCUMENTI
Secondo le disposizioni vigenti (art. 5 Legge 169/2008), l’Editore si impegna a non
modificare l’opera nella parte cartacea per un periodo di cinque anni. Periodicamente
saranno resi disponibili on line o su carta materiali di aggiornamento. Editori Laterza
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da considerarsi copia di SAGGIO-CAMPIONE GRATUI- il Sistema di gestione qualità
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Ed FIL IA
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accompagnamento (D.P.R. 6-10-1978, n. 627, art. 4, n.6).
Euro 21,00 (i.i.) NUOVI PROGRAMMI 2010
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Colori compositi
frontespizioProfvol1.qxp:A_Modulo00 10-03-2010 9:05 Pagina I

Bruno De Corradi Andrea Giardina Barbara Gregori

PROFILI
DI STORIA
dall’Antichità
1
dalla
all’Alto Medioevo preistoria
alla
CON DOSSIER repubblica
DI FONTI E DOCUMENTI romana

NUOVI PROGRAMMI 2010

Editori Laterza
P1_Modulo00_A_Modulo00 03/03/11 12.11 Pagina II

P ROFILI DI STORIA
Il manuale è articolato in Moduli (4 nel primo
© 2010, Gius. Laterza & Figli,
Roma-Bari
Prima edizione 2010
Prima ristampa 2011 volume, 4 nel secondo).
Questo volume è stato realizzato con
la collaborazione di Maria Angela
Binetti.
Alla realizzazione dei Dossier ha colla- Ciascun Modulo è costituito da una o più
Unità e da sezioni antologiche, i Dossier,
borato Raffaele De Bellis.
Gli Esercizi sono a cura di Marco Ce-
calupo e Francesco Valentini.
La ricerca iconografica è a cura di ad esse riferite.
Stefania Basile.
L’Editore è a disposizione di tutti gli
eventuali proprietari di diritti sulle im-
magini riprodotte, nel caso non si fos-
se riusciti a reperirli per chiedere de-
bita autorizzazione.

L’Editore Gius. Laterza & Figli si


impegna a manenere invariato il
contenuto dell’opera per un quin-
quennio, come dispone l’art. 5,
Legge 169/2008.

Le fotocopie per uso personale del let-


tore possono essere effettuate nei limi-
ti del 15% di ciascun volume dietro pa-
gamento alla SIAE del compenso previ-
sto dall’art. 68, commi 4 e 5, della leg-
ge 22 aprile 1941 n. 633.

Le riproduzioni effettuate per finalità


di carattere professionale, economico
o commerciale o comunque per uso
diverso da quello personale possono
essere effettuate a seguito di specifica
autorizzazione rilasciata da AIDRO,
Corso di Porta Romana 108, 20122
Milano, e-mail: segreteria@aidro.org,
sito web: www.aidro.org.
Copertina e progetto grafico a cura di
Luigi Fabii/Pagina soc. coop., Bari.
Finito di stampare nell’aprile 2011
da SEDIT - Bari (Italy)
Unità 3
UNITÀ3 La cultura del Nilo

L
per conto della Gius. Laterza & Figli 1. L’Egitto, dono del Nilo MAR MEDITERRANEO

A CULTURA
Al di fuori dell’area del Vicino Oriente propriamente detto (Mesopotamia, Ana-

Spa
Canopo Tanis Pelusio
tolia, Siria, Palestina) il principale polo di sviluppo della civiltà urbana fu rap- Sais Busiris

DEL NILO
BASSO EGITTO
presentato dall’Egitto. Giza
Eliopoli SINAI
Saqqara • Menfi
Il ciclo del Nilo L’Egitto è un «dono del Nilo»: questa famosa definizione, for-
mulata dal grande storico greco Erodoto (V sec. a.C.), coglie senza dubbio l’a- FAYYŪM Eracleopoli

ISBN 978-88-421-0981-5
MA

® Paesaggio nilotico spetto fondamentale della storia egizia. Il fiume Nilo nasce dai grandi laghi equa-
RR

toriali dell’Africa e dalle montagne dell’Etiopia e scorre in direzione nord, verso


OS
SO

Tell el-Amarna
il Mediterraneo. Per un primo tratto, il suo corso è tumultuoso, ma a circa 1200
DE

(Akhetaton)
SE

km dal mare, superata l’ultima cateratta, il fiume scorre lento e maestoso, con la
RT

Nil
O

o
LIB

sua corrente fangosa, fino al delta, dove si frammenta in numerosi bracci. La Val-

Editori Laterza
IC
O

le e il Delta (che vengono anche definiti come Alto Egitto e Basso Egitto) com- Abido Dendera
Tebe
prendono circa 34.000 km2 di terreno irrigabile dal fiume per mezzo di canali, e ALTO Karnak

dunque coltivabile. Si ripeteva, in questa regione, una situazione analoga a quel- EGITTO

Piazza Umberto I, 54 70121 Bari


Edfu
la che abbiamo descritto a proposito del Tigri e dell’Eufrate [®2.2]. Siene (Assuan)
Il Nilo, tuttavia, è un corso d’acqua molto più regolare del Tigri e dell’Eufrate: Philae
alimentata dalle abbondanti piogge dell’Africa subtropicale e dallo scioglimen-

e-mail: redazione.scol@laterza.it
BASSA NUBIA
to delle nevi degli altipiani etiopici, l’inondazione avveniva con sorpren- L ANTICO EGITTO
dente puntualità nel mese di giugno. Dapprima si verificava un lento pro- oasi
Abu Simbel
depressioni
I MATERIALI cesso d’infiltrazione, che inumidiva dal di sotto i terreni arabili. Ma verso

http://www.laterza.it
piramidi
LE SCHEDE ■ I contadini egizi la metà di luglio accadeva un vero e proprio straripamento del fiume che cateratte del Nilo
■ Il mistero delle piramidi
ricopriva le terre circostanti sotto due metri d’acqua. A partire dalla metà ALTA NUBIA
DOSSIER ■ Storie di vivi e di di settembre il fenomeno assumeva un andamento inverso: le acque si ritiravano
morti e, verso la fine di ottobre, il Nilo rientrava nel suo letto lasciando tutto intorno
GLOSSARIO ■ cateratta ■ bi- un suolo ben umidificato e soprattutto ricco di sali minerali e di detriti organici, prezio- π L’antico Egitto
larziosi ■ potere assoluto ■ fa-
raone ■ crisi ■ tributo ■ visir ■
si fertilizzanti per la coltivazione. I prodotti dell’agricoltura erano vari: cereali come l’or-
mercenari ■ monoteismo ■ cal- zo e il frumento; legumi come le lenticchie e i fagioli; ortaggi; alberi da frutto come la vi-
care ■ granito ■ scrittura demo- te, i fichi, i datteri. Rinomata era la finezza
tica
del lino egizio, mentre dalla pianta del pa-
Questo prodotto è stato realizzato LE CARTE ■ L’antico Egitto
L’espansione egizia

piro si ricavavano funi e stuoie, scato-
le, sandali, imbarcazioni leggere. Lo
ESERCIZI ® p. 265
stelo di questa pianta, opportu-
nel rispetto delle regole stabilite namente lavorato, forniva
il materiale per scri-
C

dal Sistema di gestione qualità L’ Egitto è un «dono» del Nilo. Lungo questo
fiume infatti si sviluppò la civiltà egizia,
destinata a perdurare per circa 40 secoli. Al Nilo si
fenicotteri, ibis, quaglie, cigni; e ancora ippopotami,
serpenti, coccodrilli. Le sue acque inoltre costituivano
veri e propri vivai di pesci.
vere più diffuso cateratta
Stretta zona dell’alveo di un fiume
originata dall’erosione di una
cascata. La cateratta si distingue
deve anche il carattere di compattezza e omogeneità Gli scenari nilotici apparivano a molti Egizi come dalla cascata tipica (con un unico,

conforme ai requisiti che è una delle caratteristiche principali di questa


civiltà. Per gli Egizi il Nilo non era solo un fiume
luoghi paradisiaci, in particolare ai nobili, che lungo le
rive del Nilo praticavano la pesca e la caccia. Questa B
grande salto) perché frazionata in
una serie di piccoli salti alternati a
sporgenze rocciose.
maestoso, bensì un dio buono e propizio, dispensatore visione idealizzata del Nilo era però tipica dei ceti alti,

ISO 9001:2008 valutato da AJA di vita. Le piene del Nilo, infatti, avevano effetti
benefici sull’agricoltura. Del Nilo gli Egizi sfruttavano
anche la natura selvatica, che rigogliosa sorgeva
che in quei luoghi trascorrevano solo brevi momenti.
Ben diverso era invece il punto di vista di chi in quegli
stessi luoghi passava buona parte della giornata per
√ Il regime del Nilo
[disegno di D. Spedaliere]
Dalla metà di luglio alla metà di novembre circa il Nilo

e coperto dal certificato lungo le sue rive. La lussureggiante vegetazione delle


terre intorno al Nilo era costituita da palme, papiri e
da infinite varietà di fiori. Le sue rive ospitavano una
lavorare, immerso nell’umidità e assediato da insetti e
parassiti di ogni genere.
Anche il rapporto col Nilo riflette l’organizzazione
raggiunge il massimo della piena, che può superare anche i
sette metri (A); nei mesi successivi il fiume ritorna ai valori
normali (B), fino a raggiungere un livello di siccità fra marzo
e luglio (C). Fra novembre e marzo i terreni sulle sponde
del fiume possono essere seminati, per poi passare alla
fauna altrettanto esuberante: bufali, cinghiali, oche, piramidale della società egizia.
numero AJAEU/09/11317 72
A mietitura prima che il fiume ritorni ai livelli di piena.

73
P1_Modulo00.qxp 2-03-2010 8:39 Pagina III

Il Modulo
In apertura, una carta geo-politica dà
conto delle principali trasformazioni ve-
rificatesi nell’area presa in esame; una li-
nea del tempo evidenzia i fenomeni di
lunga durata, i fatti salienti a essi corri-
spondenti, gli eventi che contempora-
neamente si svolgono in altre aree geo-
grafiche.
Prerequisiti richiesti, conoscenze e
competenze attivate nello studio, conte-
nuti del modulo sono puntualmente
esplicitati.

L’Unità
Si apre con un’immagine scelta per il
suo significato emblematico. La dida-
scalia, a partire dall’immagine, dà conto
dei contenuti essenziali dell’Unità.
La narrazione storica è organizzata in
paragrafi, numerati e scanditi da postille.
Glossario: a margine del testo, spiega i
termini fondamentali del linguaggio sto-
riografico.
Grafici, immagini, carte geopolitiche e te-
matiche sono illustrati da esaurienti di-
dascalie.
«Guida allo studio»: domande colloca-
te alla fine di ciascun paragrafo consen-
tono la verifica della comprensione del
testo.
Schede Economia e Ambiente,
Vita sociale e Diritto, Scienza e
Tecnica: arricchiscono la trattazione
con approfondimenti monografici.
Sintesi: a chiusura dell’Unità, agevolano
la memorizzazione e facilitano il ripasso
degli argomenti trattati nel testo.

I Dossier
Per ciascuna Unità, un’ampia selezione
di documenti e fonti letterarie – orga-
nizzati per temi e dotati di un adeguato
apparato didattico – offrono l’occasione
per un approfondimento critico della
narrazione storica e per un approccio al
«mestiere dello storico».

Gli Esercizi
Raggruppati per modulo in appendice
al volume, sono proposti esercizi relati-
vi ad ogni Unità ed esercizi riferiti all’in-
tero Modulo.
P1_Modulo00.qxp 3-03-2010 8:21 Pagina IV

INDICE
DEL VOLUME

MODULO 0 GLI UOMINI E LA STORIA


1. Che cos’è la storia 4 Il laboratorio dello storico
2. Le coordinate della storia: il tempo e lo spazio 5 DOC1 Un episodio di controspionaggio della
Seconda guerra punica: la versione di Polibio
3. Le molte domande della storia 7 [Polibio, Storie], p. 11 I DOC2 Un episodio di
4. Il documento 8 controspionaggio della Seconda guerra puni-
5. Il mestiere dello storico 9 ca: la versione di Livio [Livio, Ab Urbe condita],
6. Il presente e la storia 10 p. 12

MODULO 1 LA PREISTORIA

Unità 1. Le culture preistoriche


LE SCHEDE
ECONOMIA E AMBIENTE
1. Definire la preistoria 17 Il fuoco dalla natura alla cultura, p. 24
2. I progenitori dell’uomo 18
SCIENZA E TECNICA
3. Il primo uomo 22 I primi strumenti, p. 21 I La ceramica, p. 33
4. Il processo di ominazione 23
LE CARTE
5. L’età paleolitica 25 La Great Rift Valley,p.19 I I luoghi e i tempi
6. Le sepolture e l’arte 26 di domesticazione delle piante e degli ani-
7. L’età mesolitica 29 mali, p. 28 I La diffusione del rame e del
8. L’età neolitica 30 bronzo,p.33
9. Nuove tecnologie e nascita della metallurgia 32
Sintesi 34
DOSSIER
Studiare la preistoria
DOC1-5 Il paleolitico, p. 36-37 I DOC6-10 Il neolitico, p. 38-39 I DOC11-16 La religione preistorica, p. 40-41

MODULO 2 IL VICINO ORIENTE ANTICO

Unità 2. Culture e imperi mesopotamici


LE SCHEDE
ECONOMIA E AMBIENTE
1. La nascita della città 45 Il paese dei canali, p 48
2. Perché in Mesopotamia? 46
VITA SOCIALE E DIRITTO
3. Sumeri e Accadi 50 Il «Codice di Hammurabi», p. 56

IV
P1_Modulo00.qxp 2-03-2010 8:39 Pagina V

Indice del volume

4. I Sumeri e l’«invenzione» della scrittura 51 SCIENZA E TECNICA


5. La religiosità mesopotamica 53 Dal bronzo al ferro, p. 62
6. L’impero di Accad 55 LE CARTE
7. Hammurabi di Babilonia 56 La Mesopotamia, p. 45 I La rete commer-
ciale di Ebla, p. 49 I Massima estensione
8. Il problema indoeuropeo e gli Ittiti 58 dell’impero accadico sotto Naram-Sin, p. 55
9. I Popoli del Mare e l’«età del ferro» 61 I L’impero di Hammurabi, p. 58 I I popoli

10. Ascesa e crollo degli Assiri 63 di ceppo indoeuropeo,p.59 I Egitto e Vici-


11. L’impero persiano 65 no Oriente alla fine del XIII sec. a.C., p. 60 I
La diffusione del ferro, p. 62 I Espansione
Sintesi 68 dell’impero assiro tra VIII e VII sec.a.C.,p.65
I L’impero persiano all’epoca della sua

DOSSIER massima espansione,p.66


Racconti del diluvio universale
DOC1 La più antica narrazione del diluvio [L’Epopea di Gilgamesh], p. 69 I DOC2 Il racconto della Bibbia [Genesi], p. 70 I DOC3
Il diluvio dei Greci [Apollodoro, Biblioteca], p. 71

Unità 3. La cultura del Nilo


LE SCHEDE
VITA SOCIALE E DIRITTO
1. L’Egitto, dono del Nilo 73 I contadini egizi, p. 74
2. Regni e periodi intermedi 75
SCIENZA E TECNICA
3. La società egizia 77 Il mistero delle piramidi, p. 82
4. La religione egizia e la concezione dell’aldilà 79
LE CARTE
5. La scrittura geroglifica 83 L’antico Egitto, p. 73 I L’espansione egizia,
Sintesi 84 p.77
DOSSIER
Storie di vivi e di morti
DOC1 Che cosa è avvenuto di loro?, p. 85 I DOC2 Dialogo tra il disperato e la sua anima, p. 86 I DOC3 Il paese della giustizia,
p. 86 I DOC4 I vivi scrivono ai morti, p. 87

Unità 4. L’area siro-palestinese


LE SCHEDE
VITA SOCIALE E DIRITTO
1. Le origini d’Israele 89 Costumi, riti, feste della religione ebraica,
2. La prima monarchia d’Israele 91 p. 93
3. La Bibbia e il problema delle origini ebraiche 94 SCIENZA E TECNICA
4. Formazione del popolo fenicio 95 L’alfabeto, p. 96
5. La colonizzazione fenicia 98 LE CARTE
Sintesi 100 Le migrazioni del popolo ebraico, p. 89 I Il
quadro politico siro-palestinese nei secoli
IX-VIII a.C., p. 91 I Insediamenti e rotte
DOSSIER commerciali fenici,p.99
Storie ebraiche
DOC1 L’alleanza [Genesi], p. 101 I DOC2 Il decalogo [Esodo], p. 102 I DOC3 Ebrei - «Habiru», p. 103 I DOC4 La conquista di
Gerico [Giosuè], p. 103

V
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Indice del volume

MODULO 3 IL MONDO GRECO

Unità 5. Le origini della civiltà greca


LE SCHEDE
VITA SOCIALE E DIRITTO
1. Scenari di mare 107 Le voci della comunità, p. 113
2. Creta e la civiltà cretese 108
LE CARTE
3. La scoperta dei Micenei e i poemi omerici 111 Insediamenti e rotte commerciali minoici,
4. La società micenea 113 p. 109 I Insediamenti e rotte commerciali
Sintesi 116 micenei,p.114

DOSSIER
Il mito e la storia
DOC1 Prometeo e i mortali [Eschilo, Prometeo incatenato], p. doro Siculo, Biblioteca storica], p. 118 I DOC4 L’aedo [Omero,
117 I DOC2 Minosse:fra storia e leggenda [Diodoro Siculo, Bi- Odissea], p. 120 I DOC5 Tra Scilla e Cariddi [Omero, Odis-
blioteca storica], p. 118 I DOC3 Minosse e il Minotauro [Dio- sea], p. 120

Unità 6. La Grecia delle poleis


LE SCHEDE
ECONOMIA E AMBIENTE
1. La fine della civiltà micenea 123 La civiltà del vino, p. 136
2. Origini e caratteri della polis 124
VITA SOCIALE E DIRITTO
3. L’identità greca 127 Gli oracoli, p.130
4. La religione dei Greci 130
LE CARTE
5. La colonizzazione 133 Insediamenti e migrazioni nell’area egea,
6. La moneta e gli opliti 137 p.123 I Le principali poleis greche,p.127 I
7. I tiranni 138 I principali luoghi di culto dell’antica Gre-
Sintesi 140 cia, p. 129 I La colonizzazione greca, p. 133
I L’area di diffusione delle tirannidi,p.139

DOSSIER
La polis: una città senza palazzo
DOC1 Chi è il cittadino [Aristotele, Politica], p. 141 I DOC2 DOC8 Il tiranno tra dispotismo e moderazione. Il buon tiranno
Con o senza piazza [Erodoto, Storie], p. 141 I DOC3 I valori [Diodoro Siculo, Biblioteca storica], p. 146
aristocratici [Omero, Iliade], p. 142 I DOC4 Dall’eroe aristo- La vita quotidiana degli dèi greci
cratico all’oplita. Eroici furori [Omero, Iliade], p. 143 I DOC5 DOC9 Dramma della gelosia [Omero, Odissea], p. 147 I
Dall’eroe aristocratico all’oplita. Fianco a fianco [Tirteo, fram- DOC10 La passione di Zeus [Omero, Iliade], p. 148 I DOC11
mento], p. 144 I DOC6 Odio aristocratico [Teognide, fram- Gli dèi in cucina [Aristotele, Parti degli animali], p. 148 I
menti], p. 145 I DOC7 Il tiranno tra dispotismo e moderazio- DOC12 Placare gli dèi [Omero, Iliade],p. 149 I DOC13 Meglio
ne. Come i despoti orientali [Aristotele, Politica], p. 145 I ultimo dei vivi che primo dei morti [Omero, Odissea], p. 150

Unità 7. Sparta e Atene


LE SCHEDE
VITA SOCIALE E DIRITTO
1. Una polis nata nella guerra: Sparta 152 Diventare adulti, p. 155 I L’ostracismo, p. 162
2. La società spartana 154 I Bambini greci, p. 165

3. La formazione della polis ateniese 156 LE CARTE


4. La tirannide in Atene 159 Le regioni del Peloponneso, p. 152 I Atene
5. Atene democratica 160 e l’Attica, p. 157 I La divisione in trittie del-
6. Le parole chiave della democrazia 163 l’Attica nella riforma clistenica,p.160
7. Gli esclusi dalla polis 164
Sintesi 167

VI
P1_Modulo00.qxp 2-03-2010 8:39 Pagina VII

Indice del volume

DOSSIER
La polis degli «uguali»: Sparta regime da evitare [Pseudo-Senofonte, Costituzione degli Ate-
DOC1 L’azione di un unico uomo [Plutarco, Vita di Licurgo], niesi], p. 177 I DOC16 L’ostracismo [Plutarco, Vita di Aristide],
p.168 I DOC2 Un ideale di uguaglianza [Senofonte, La costitu- p. 177
zione di Sparta], p. 169 I DOC3 L’educazione spartana [Seno- Gli esclusi dalla polis: gli schiavi
fonte,La costituzione di Sparta],p. 170 I DOC4 Eroismo sparta- DOC17Visioni della schiavitù.Schiavi per natura [Aristotele, Po-
no.Vincere o morire [Erodoto, Storie], p. 170 I DOC5 Eroismo litica], p. 179 I DOC18 Visioni della schiavitù. Umanità schiavi-
spartano. Giovani e vecchi [Tirteo, frammenti], p. 171 I DOC6 le [Euripide, Elena; Ione], p. 179 I DOC19 Come trattare gli
Le mense pubbliche [Plutarco, Vita di Licurgo], p. 171 I DOC7 schiavi.Una proprietà difficile [Platone, Leggi],p.180 I DOC20
Un regime basato sul terrore.Un gruppo compatto e pericolo- Come trattare gli schiavi. Cavalli, cuccioli e schiavi [Senofonte,
so [Ateneo, Deipnosofisti],p. 172 I DOC8 Un regime basato sul Economico], p. 180 I DOC21 La tortura dello schiavo [Aristofa-
terrore. La missione notturna [Plutarco, Vita di Licurgo], p. 172 ne, Le Rane],p.181 I DOC22 La condizione di meteco.Gli stra-
I DOC9 L’immagine di Sparta [Tucidide, La guerra del Pelopon- nieri e il benessere della città [Senofonte, Le Entrate], p. 181 I
neso], p. 173 I DOC10 Poesie spartane [Alcmane, frammenti], DOC23 La condizione di meteco. Lo straniero ideale [Euripide,
p. 173 Le Supplici], p. 182
Il popolo al potere: Atene Una città «senza donne»: la polis greca
DOC11 Autoritratto di Solone [Aristotele, Costituzione degli Ate- DOC24 La moglie addomesticata [Senofonte, Economico], p.
niesi], p. 174 I DOC12 Ambiguità di Pisistrato [Aristotele, Co- 183 I DOC25 Quando è la moglie a volere il divorzio [Plutar-
stituzione degli Ateniesi], p. 175 I DOC13 Elogio dei tirannici- co, Vita di Alcibiade], p. 184 I DOC26 Meglio combattere che
di [Ateneo, Deipnosofisti], p. 176 I DOC14 A favore della de- partorire [Euripide, Medea],p. 185 I DOC27 Dominare la ge-
mocrazia: un modello per tutta la Grecia [Tucidide, La guerra losia [Lettera di Teano a Nicostrate], p. 185 I DOC28 Le donne
del Peloponneso], p. 176 I DOC15 Contro la democrazia: un spartane [Plutarco, Vita di Licurgo], p. 186

Unità 8. Le guerre persiane


e l’imperialismo ateniese LE SCHEDE
VITA SOCIALE E DIRITTO
1. La rivolta ionica 189 I Greci a teatro, p. 200
2. La prima guerra tra Greci e Persiani 190
SCIENZA E TECNICA
3. La seconda guerra tra Greci e Persiani 191 Erodoto e la nascita della storia, p. 195
4. La Lega delio-attica e la lotta politica ad Atene 194
LE CARTE
5. Rottura tra Sparta e Atene 197 Prima guerra persiana:la spedizione di Da-
6. Una democrazia incompiuta? 198 rio (490 a.C.),p.190 I Seconda guerra per-
7. L’età d’oro di Atene 199 siana: la spedizione di Serse (480 a.C.), p.
8. Democrazia e imperialismo 200 192 I Battaglia di Salamina (480 a.C.),p.193
I Seconda guerra persiana:la controffensi-
9. Le finanze delle città greche 202 va greca (479 a.C.),p.194 I L’imperialismo
Sintesi 203 ateniese,p.196

DOSSIER
I Greci, i barbari e la libertà La cerchia di Pericle
DOC1 I Persiani e l’«identità greca» [Erodoto, Storie], p. 204 I DOC13 L’Atene di Pericle e Fidia.Una giovinezza perenne [Plu-
DOC2 Ordine e caos [Erodoto, Storie], p. 205 I DOC3 Il palaz- tarco, Vita di Pericle],p. 212 I DOC14 L’Atene di Pericle e Fidia.
zo di Dario,p. 206 I DOC4 «Drappi non stendere sul mio cam- L’artista infamato [Plutarco, Vita di Pericle], p. 212 I DOC15
mino...» [Eschilo, Agamennone], p. 206 I DOC5 I Greci, i bar- Aspasia l’etèra [Plutarco, Vita di Pericle], p. 213 I DOC16 Un
bari e la libertà [Eschilo, I Persiani], p. 207 capolavoro di persuasione [Tucidide, La guerra del Peloponne-
Il mestiere di spia so], p. 214 I DOC17 Giudizi su Pericle. Una guida autorevole
DOC6 Lo scontro delle spie [Omero, Iliade], p. 208 I DOC7 e incorruttibile [Tucidide, La guerra del Peloponneso], p. 214 I
Gli occhi e gli orecchi del re [Erodoto, Storie], p. 209 I DOC8 DOC18 Giudizi su Pericle. Il potere della parola [Eupoli, fram-
Messaggi segreti. Una lepre parlante [Erodoto, Storie], p. 209 mento], p. 215 I DOC19 Giudizi su Pericle.Un politico corrot-
I DOC9 Messaggi segreti. Tatuaggi [Erodoto, Storie], p. 210 I to [Platone, Gorgia], p. 216 I DOC20 Proteste in teatro [Aristo-
DOC10 Messaggi segreti. Sotto la cera [Erodoto, Storie], p. fane, Acarnesi], p. 216
210 I DOC11 Più veloci delle gru [Senofonte, Ciropedia], p.
210 I DOC12 Messaggi acustici [Diodoro Siculo, Biblioteca
storica], p. 211

VII
P1_Modulo00_A_Modulo00 03/03/11 12.13 Pagina VIII

Indice del volume

Unità 9. La guerra del Peloponneso


LE SCHEDE
SCIENZA E TECNICA
1. Verso la guerra del Peloponneso 219 La nascita della medicina razionale, p. 225
2. Una guerra ideologica 221
LE CARTE
3. La spedizione ateniese in Sicilia 222 La guerra del Peloponneso, p.220
4. La disfatta di Atene 224
Sintesi 226

DOSSIER
Perché le guerre? p. 228 ■ DOC3 Le cause di una grande guerra [Tucidide, La
DOC1 Di chi è la colpa? [Erodoto, Storie], p. 227 ■ DOC2 Dina- guerra del Peloponneso], p. 228 ■ DOC4 La neutralità impossi-
mismo e immobilismo [Tucidide, La guerra del Peloponneso], bile [Tucidide, La guerra del Peloponneso], p. 229

Unità 10. Alessandro e l’ellenismo


LE SCHEDE
SCIENZA E TECNICA
1. Il dramma di Atene e le risposte dei filosofi 232 La filosofia, p. 232 ■ Macchine da guerra, p.
2. Il declino di Sparta e l’egemonia di Tebe 234 244 ■ Le macchine meravigliose, p. 249
3. Una nuova protagonista: la Macedonia 236 LE CARTE
4. Alessandro conquista l’impero persiano 238 L’egemonia tebana, p. 235 ■ La Macedonia
5. Alessandro, sovrano macedone e persiano 241 sotto Filippo II, p. 238 ■ Le conquiste di
6. Sgretolamento dell’impero di Alessandro e nuovi regni 243 Alessandro Magno, p. 241 ■ I regni elleni-
stici, p.243
7. Da cittadini a sudditi 245
8. La cultura ellenistica 246
9. Alessandria d’Egitto e le conquiste della scienza ellenistica 248
Sintesi 250

DOSSIER
Il re scelto dal destino: Alessandro La scienza e le macchine
DOC1 La giovinezza di Alessandro. I segni del destino [Plutar- DOC7 La medicina ellenistica [Celso, Sulla medicina], p. 256 ■
co, Vita di Alessandro], p. 251 ■ DOC2 La giovinezza di Ales- DOC8 Archimede e il disprezzo per la tecnica [Plutarco, Vita di
sandro. Bello, ambizioso e colto [Plutarco, Vita di Alessandro], Marcello], p. 256 ■ DOC9Il gigante «prendicittà»[Plutarco, Vita
p. 252 ■ DOC3 Il primato del coraggio [Diodoro Siculo, Bi- di Demetrio], p. 257 ■ DOC10 Macchine meravigliose. Una sta-
blioteca storica], p. 253 ■ DOC4 Alessandro dio. Figlio di Zeus tua automatica [Ateneo, Deipnosofisti], p. 258 ■ DOC11 Mac-
[Quinto Curzio Rufo, Storia di Alessandro], p. 254 ■ DOC5 chine meravigliose. Un’automobile? [Polibio, Storie], p. 259
Alessandro dio. Un fatto miracoloso [Quinto Curzio Rufo, Sto-
ria di Alessandro], p. 254 ■ DOC6 Nozze esemplari [Arriano,
Anabasi], p. 255

MODULO 4 UNA NUOVA POTENZA MEDITERRANEA:


ROMA

Unità 11. L’Italia e Roma


LE SCHEDE
VITA SOCIALE E DIRITTO
1. Il quadro archeologico 263 La donna etrusca, p. 269
2. Il quadro linguistico 264
ECONOMIA E AMBIENTE
3. Gli Etruschi tra origine e formazione 266 Le necropoli etrusche, p. 272
4. Società ed economia degli Etruschi 268

VIII
P1_Modulo00.qxp 2-03-2010 8:39 Pagina IX

Indice del volume

5. La religione etrusca 271 LE CARTE


6. Il Lazio e i Latini 273 Le antiche civiltà, p. 263 I Le popolazioni
7. Le origini di Roma e il problema delle fonti 274 italiche, p. 265 I Area dell’influenza etru-
sca nel VI sec. a.C., p. 271 I Il Lazio antico,
8. La formazione della città e i primi re di Roma 275 p. 274 I Roma arcaica, p. 275 I Roma in età
9. La società romana arcaica 276 monarchica,p.278
10. La Roma dei Tarquini 277
Sintesi 279

DOSSIER
Storie di Romolo
DOC1 Romolo e Remo [Livio,Storia di Roma],p. 280 I DOC2 La molo ascende al cielo [Plutarco, Vita di Romolo], p. 282 I

fondazione di Roma [Livio, Storia di Roma], p. 281 I DOC3 Ro- DOC4 Una città aperta [Plutarco, Vita di Romolo], p. 282

Unità 12. L’espansione romana in Italia


LE SCHEDE
ECONOMIA E AMBIENTE
1. La nascita della repubblica 284 L’impronta di Roma nelle campagne, p. 302
2. L’organizzazione della plebe 285
VITA SOCIALE E DIRITTO
3. L’oligarchia patrizio-plebea 286 Le Dodici Tavole, p. 286
4. I magistrati e il senato 287
SCIENZA E TECNICA
5. Le assemblee popolari 288 Le strade romane, p. 298
6. Religione e politica 291
LE CARTE
7. Le prime prove militari della repubblica 292 Roma e l’Italia centrale nel IV sec. a.C., p.
8. L’incendio gallico 293 293 I L’area di diffusione dei Celti, p. 295 I
9. Le guerre sannitiche 295 Le guerre sannitiche, p. 299 I La guerra
10. La guerra contro Pirro 299 contro Pirro,p.300 I La Confederazione ro-
mano-italica,p.304
11. La Confederazione romano-italica 300
Sintesi 305

DOSSIER
L’ordinamento sociale
nella Roma arcaica La prima secessione e il tribunato della plebe [Livio, Storia di
DOC1 Patroni e clienti. Claudio e il suo seguito [Livio, Storia di Roma], p. 307 I DOC4 Le Dodici Tavole [Fontes Iuris Romani
Roma], p. 306 I DOC2 Patroni e clienti. Un rapporto basato Antejustiniani], p. 308 I DOC5 Quando muore un nobile [Poli-
sulla «fides» [Fontes Iuris Romani Antejustiniani],p. 307 I DOC3 bio, Storie], p. 308

Unità 13. Roma e il Mediterraneo


LE SCHEDE
VITA SOCIALE E DIRITTO
1. Economia e società a Cartagine 311 Il trionfo, p. 318
2. La Prima guerra punica (264-241 a.C.) 311
SCIENZA E TECNICA
3. Campagne contro gli Illiri e i Galli 313 La tecnica degli accampamenti, p. 324
4. La Seconda guerra punica (218-202 a.C.) 314
LE CARTE
5. Ripresa e vittoria dei Romani 317 Il sistema delle strade romane in Italia (IV-
6. Conquista e colonizzazione della Gallia Cisalpina 319 III sec. a.C.), p. 314 I La Prima e la Seconda
7. Roma in Oriente 320 guerra punica, p. 315 I Le guerre macedo-
8. L’organizzazione dell’impero e la nascita dell’ordine equestre 322 niche, p. 320 I Le guerre di Scipione Emi-
liano,p. 326
9. Inasprimento del dominio romano 325
Sintesi 327

DOSSIER
L’imperialismo romano DOC4 Onori a un generale sconfitto [Livio, Storia di Roma],
DOC1I Romani alla conquista del mondo[Polibio,Storie],p. 328 p. 330 I DOC5 Castighi e ricompense. Punizioni individuali e
I DOC2 Un odio eterno [Virgilio,Eneide],p. 329 I DOC3 Ritrat- decimazioni [Polibio, Storie], p. 331 I DOC6 Castighi e ricom-
to individuale e pregiudizi etnici [Livio,Storia di Roma],p. 329 I pense.L’importanza dell’emulazione [Polibio,Storie],p. 331

IX
P1_Modulo00.qxp 2-03-2010 8:39 Pagina X

Indice del volume

Unità 14. L’identità romana


LE SCHEDE
ECONOMIA E AMBIENTE
1. L’idea d’Italia 333 A tavola con i Romani, p. 334
2. Il mito delle origini troiane 335
VITA SOCIALE E DIRITTO
3. Gli dèi romani 337 I bambini romani, p. 341 I Diventare adulti,
4. I Romani, i Greci e la cittadinanza 338 p. 344
5. La famiglia romana 340
6. L’organizzazione militare 342
Sintesi 345
DOSSIER
I Romani visti dagli altri femminili [Corpus Inscriptionum Latinarum], p. 352 I DOC9
DOC1 La costituzione perfetta [Polibio, Storie], p. 346 I DOC2 Uniti per sempre. Il sepolcro dei due innamorati [Valerio Mas-
Tornare alle capanne? [Lattanzio, Istituzioni divine], p. 347 I simo, Fatti e detti memorabili], p. 353 I DOC10 Uniti per sem-
DOC3 Fate come i Romani! [Sylloge Inscriptionum Graecarum], pre. Una donna virile [Valerio Massimo, Fatti e detti memora-
p. 347 I DOC4 Confronto tra i Greci e i Romani [Dionigi d’Ali- bili], p. 354 I DOC11 Un po’ di contegno! Pubbliche smance-
carnasso, Antichità romane], p. 348 I DOC5 I Romani visti da- rie [Plutarco, Vita di Marco Catone], p. 355 I DOC12 Un po’ di
gli Ebrei [I Maccabei], p. 348 I DOC6 Chi ci salverà dai Gre- contegno! Amore domestico [Plutarco, Vita di Marco Catone],p.
ci? [Plutarco, Vita di Marco Catone], p. 350 355 I DOC13 Una moglie eroica [Inscriptiones Latinae Selec-
Le donne a Roma tae], p. 355 I DOC14 Cornelia, madre dei Gracchi [Plutarco,
DOC7 Lucrezia [Livio, Storia di Roma], p. 351 I DOC8 Ritratti Vita di Tiberio Gracco; Vita di Gaio Gracco], p. 356

Esercizi XII
Gli autori antichi XXX
Traduzioni XXXIII
Glossario XXXIV

X
botttitoloProfvol1.qxp:A_Modulo00 10-03-2010 9:05 Pagina I

DALLA PREISTORIA
ALLA REPUBBLICA ROMANA
P1_Modulo00.qxp 19-02-2010 12:14 Pagina 2

0
MODULO

GLI UOMINI
PREREQUISITI
E LA STORIA
I saper produrre testi descrittivi
I saper utilizzare schemi
di spiegazione, tabelle, grafici,
diagrammi
C he cos’è la storia e a cosa serve?
In cosa consiste il «mestiere»
dello storico? Cosa si intende per
I saper leggere le immagini
documento? Quali sono le coordinate della
OBIETTIVI storia?
I conoscere i concetti di durata, A questi e ad altri interrogativi cercheremo
periodizzazione, continuità e di dare una risposta in questo modulo.
trasformazioni, soggetto storico,
memoria storica, documento
La storia è la scienza che studia il passato
I riconoscere l’importanza delle attraverso l’analisi dei documenti giunti fino
coordinate spaziali e temporali ai giorni nostri. Il compito principale della
nello studio della storia storia è fare luce su ciò che, nel corso dei
I saper classificare le
informazioni in base a indicatori
secoli, è rimasto uguale e ciò che invece è
tematici mutato.
I saper cogliere i nessi di Lo storico è come il cacciatore: per
causalità rispondere alle domande sul passato cerca le
I conoscere in cosa consiste la
metodologia storica
tracce e i segni utili, li colloca nel tempo e
I utilizzare le testimonianze allo nello spazio, li collega tra loro tentando di
scopo di produrre informazioni trovarne le cause.
– dirette e indirette – attendibili La ricostruzione del passato ci aiuta anche a
relativamente a un tema
comprendere meglio il presente.
CONTENUTI
I Che cos’è la storia
I Le coordinate della storia:
il tempo e lo spazio
I Le molte domande della storia
I Il documento
I Il mestiere dello storico
I Il presente e la storia
I Il laboratorio dello storico

LA LINEA PREISTORIA ETÀ ANTICA ETÀ


DEL TEMPO

Invenzione Caduta dell’impero


della scrittura romano
d’Occidente

L 3100 a.C. L 476 d.C.


P1_Modulo00.qxp 19-02-2010 12:14 Pagina 3

MEDIEVALE ETÀ MODERNA ETÀ CONTEMPORANEA

Scoperta Rivoluzione
dell’America francese

L 1492 L 1789
P1_Modulo00.qxp 19-02-2010 12:14 Pagina 4

Modulo 0
Gli uomini e la storia

1. Che cos’è la storia


La parola La parola «storia» viene dal greco historìe. Questo termine, a sua volta, deriva
da una radice wid-, weid-, «vedere». Sempre in greco, hìstor è infatti «colui che vede, il te-
stimone». Ma colui che vede è anche «colui che sa», e il verbo historèin indicava anche «il
cercare di sapere, l’informarsi». Historìe era dunque, in origine, l’«indagine» in senso lato.
Successivamente il termine è passato a indicare la ricostruzione del passato. La storia quin-
di è la scienza che studia il passato. Essa tuttavia non studia tutto il passato indistintamente.
Il suo interesse principale è conoscere le vicende degli uomini nelle società. La storia, di
volta in volta, può privilegiare alcuni aspetti rispetto ad altri: ossia cercare di capire chi
comandava, o quali erano i ricchi e quali i poveri, o come vivevano le donne, o quali era-
no i comportamenti e la cultura di ogni singola epoca. Tutte le vicende del passato che
hanno direttamente influenzato la vita degli uomini nella società costituiscono comunque
argomenti di studio per la storia.
Trasformazioni e continuità La storia descrive le trasformazioni della vita degli uomi-
ni nel corso del tempo e nei diversi luoghi del pianeta. Come è cambiata la popolazione
di Roma dai tempi di Giulio Cesare a oggi? Che cosa distingue la vita politica delle anti-
che città greche da quella dell’Europa medievale? Quali sono stati, nel corso dei secoli, i
progressi della navigazione? A queste e a infinite altre domande cerca di rispondere lo
studio della storia.
La storia individua inoltre le continuità, ovvero ciò che non cambia, che dura nel corso
dei secoli. La vita degli uomini, infatti, è condizionata sempre da eredità del passato. Per
esempio, le abitudini alimentari e le abitazioni dei contadini italiani sono rimaste presso-
ché identiche per un millennio. Allo stesso modo, sempre per fare un esempio, le relazio-
ni all’interno delle famiglie, sono state condizionate per secoli dall’autorità del capofami-
glia, quasi sempre il padre, fino alla trasformazione del ruolo della donna avviata negli ul-
timi cento anni.
La vita degli uomini, dunque, può cambiare più o meno velocemente ma porta sempre
con sé le tracce del passato. Conoscerle aiuta a comprendere meglio anche le trasforma-
zioni successive.

†® Tecniche agricole nel tempo


Sotto, un modellino in legno dell’Antico Egitto raffigura l’aratura dei campi con
l’impiego dei buoi. A destra, la stessa attività agricola, svolta sempre con l’ausilio dei
buoi, nella regione del Fāyyum in Egitto, in una fotografia del 1999. Le tecniche
agricole non hanno subìto rilevanti cambiamenti per oltre 1500 anni.

4
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Modulo 0
Gli uomini e la storia

2. Le coordinate della storia: il tempo e lo spazio

III MILLENNIO
....................................

Il tempo Ricostruire un avvenimento del passato significa collocare eventi e personag- 2200-2101 XXII sec.
2100-2001 XXI sec.
gi nel tempo e nello spazio. Questo per poter stabilire quando e dove si sono svolte le vi-
2000-1901 XX sec.
cende di cui ci si occupa. 1900-1801 XIX sec.
Prima di tutto l’avvenimento va situato in un momento preciso del passato: per fare que- 1800-1701 XVIII sec.
sto è indispensabile saper misurare il tempo. 1700-1601 XVII sec.

II MILLENNIO
1600-1501 XVI sec.
tempo 1500-1401 XV sec.
Per i Greci il tempo era la misura degli eventi; il della storia, il tempo del moto dei pianeti e il tempo delle 1400-1301 XIV sec.

(a.C.)
tempo era ciclico, le epoche tendevano a ripresentarsi. attività umane. Per esempio, il «tempo» del sole di Omero è 1300-1201 XIII sec.
Il pensiero cristiano superò questa idea della ciclicità ancora quello del nostro sole, ma il tempo storico di Omero 1200-1101 XII sec.
e ne elaborò, invece, una lineare, secondo la quale il ha delle caratteristiche proprie che lo rendono unico e

C R I S T O
1100-1001 XI sec.
tempo sarebbe il procedere dell’umanità lungo una diverso dal nostro. Non tutte le società, è stato notato, si 1000-901 X sec.
linea (dalla cacciata di Adamo verso il ritorno a Dio). trasformano con lo stesso ritmo temporale. Un grande
900-801 IX sec.
Alla fine dell’Ottocento e, soprattutto, nel Novecento storico francese del Novecento, F. Braudel, ha distinto tre
800-701 VIII sec.
questa concezione di tempo lineare entrò in crisi. Si tipi di durata: la durata breve, per quegli avvenimenti politici
700-601 VII sec.
negò, infatti, l’esistenza di un tempo unico e che si svolgono in pochi anni o in pochi mesi (a volte,

I MILLENNIO
A V A N T I
universale valido per gli eventi naturali e per qualli 600-501 VI sec.
perfino in pochi giorni); la media durata, misurabile in
umani; si negò l’identificazione tra il tempo dell’uomo decenni; la lunga durata, misurabile in secoli e millenni (ad 500-401 V sec.
e il tempo della natura, il tempo degli astri e il tempo esempio per il mutare delle mentalità, delle abitudini, ecc.). 400-301 IV sec.
300-201 III sec.
200-101 II sec.
Per misurare il tempo, ancora oggi, utilizziamo antiche conoscenze che si basano sull’os- 100-1 I sec.
servazione di alcuni fenomeni astronomici, come l’alternarsi delle stagioni, del giorno e Nascita di Cristo
della notte, delle fasi lunari. La misurazione del tempo utilizza: 1-100
101-200
I sec.
II sec.
I i millenni (dieci secoli formano un millennio); 201-300 III sec.
I i secoli (cento anni formano un secolo); 301-400 IV sec.

I MILLENNIO
I gli anni (dodici mesi formano un anno);

(d.C.)
401-500 V sec.
501-600 VI sec.
I i mesi (trenta giorni in media formano un mese); 601-700 VII sec.
I i giorni (ventiquattro ore formano un giorno).

C R I S T O
701-800 VIII sec.
801-900 IX sec.
Nel mondo occidentale viene utilizzata la nascita di Cristo come riferimento a partire dal 901-1000 X sec.
quale calcolare gli anni. La misurazione del tempo storico si divide quindi in avanti Cri- 1001-1100 XI sec.
sto (a.C.) e in dopo Cristo (d.C.). Pertanto, il primo secolo dopo Cristo conterrà gli anni 1101-1200 XII sec.
D O P O 1201-1300 XIII sec.
dall’1 al 100 d.C.; il secondo secolo dopo Cristo gli anni dal 101 al 200 d.C., e così via. 1301-1400 XIV sec.

II MILLENNIO
Analogamente, il primo secolo avanti Cristo conterrà gli anni dal 100 all’1 a.C.; il secon- 1401-1500 XV sec.
do secolo avanti Cristo gli anni dal 200 al 101 a.C., e così via. 1501-1600 XVI sec.
1601-1700 XVII sec.
Metodi di misurazione Nel corso della storia si sono avuti diversi metodi di misura- 1701-1800 XVIII sec.
zione del tempo storico, a seconda della civiltà che lo produceva, in base, ovviamente, a 1801-1900 XIX sec.
un diverso momento significativo assunto come punto di riferimento. Ad esempio: 1901-2000 XX sec.

III MILLENNIO
I per gli Ebrei la data d’inizio del tempo storico è il 3761 a.C. (creazione del mondo);
2001-2100 XXI sec.
....................................
I per i Greci la data d’inizio del tempo storico era il 776 a.C. (prima Olimpiade);
I per i Romani la data d’inizio del tempo storico era il 753 a.C. (fondazione di Roma);
I per i Cristiani la data d’inizio del tempo storico è l’1 d.C. (nascita di Gesù Cristo);
I per i Musulmani la data d’inizio del tempo storico è il 622 d.C. (inizio della predicazio-
ne di Maometto).
Il tempo storico è stato suddivi- Inizio Civiltà Evento fondante √ La misurazione del tempo
so dagli studiosi in età o perio- 3761 a.C. ebraica creazione del mondo Nel mondo occidentale viene
di: questa operazione si chiama 776 a.C. greca prima Olimpiade
utilizzata la nascita di Cristo come
data di riferimento per misurare il
periodizzazione. tempo storico. Questa tabella
753 a.C. romana fondazione di Roma
«Pensare la storia è certamente riassume i principali metodi di
1 d.C. cristiana nascita di Gesù Cristo misurazione del tempo che si sono
periodizzarla» sosteneva il filo- avuti nel corso della storia.
sofo Benedetto Croce. Chi stu- 622 d.C. islamica predicazione di Maometto

5
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Modulo 0
Gli uomini e la storia

dia un fenomeno storico ne individua un inizio e una fine. Avrai certamente già incontra-
to, nella tua esperienza scolastica, le seguenti categorie storiche: Preistoria, Età antica, Età
medievale, Età moderna, Età contemporanea. Esse sono categorie cronologiche utilizzate
per semplificare lo studio della storia e si riferiscono a passaggi fondamentali nel cammi-
no dell’umanità.
Questo significa che i periodi storici sono soltanto astrazioni, concetti utilizzati dallo sto-
rico per inquadrare e interpretare la sua materia. Le età o periodi sono i seguenti:
a. Preistoria (dalle origini del mondo fino al 3100 a.C. circa, invenzione della scrittura);
b. Storia, distinta in:
I Età antica (dal 3100 a.C. circa al 476 d.C., fine dell’impero romano d’Occidente);
I Età medievale (dal 476 al 1492, scoperta dell’America);
I Età moderna (dal 1492 al 1789, rivoluzione francese);
I Età contemporanea (dal 1789 a oggi).

Lo spazio Nello studio della storia, oltre a collocare gli eventi nel tempo, occorre chie-
dersi dove questi avvenimenti sono accaduti, cioè occorre collocarli nello spazio. I nor-
mali strumenti per rappresentare lo spazio sono le carte geografiche, che riproducono,
secondo simboli convenzionali, una parte o tutta la superficie terrestre. Le carte storiche
possono essere politiche, quando mettono in evidenza i confini esistenti tra Stati o regni;
tematiche, quando vengono utilizzate per fornire dati o informazioni specifici relativi a
un’area geografica.
Lo storico colloca sempre gli avvenimenti da lui studiati in uno spazio ben preciso, sa-
pendo che essi spesso sono condizionati proprio dal luogo in cui si verificano.
Tempo e spazio, dunque, sono elementi essenziali per la memoria e per il racconto del
passato. Leggete, per esempio, un qualsiasi paragrafo del manuale di storia: vi accorgere-
te che lo storico precisa sempre quando e dove è accaduto l’evento di cui si racconta. E
† Un esempio di cartina
tematica: la diffusione del rame
la mancata indicazione di uno dei due elementi potrebbe addirittura rendere il racconto
e del bronzo del tutto incomprensibile.

Giacimenti di rame
Giacimenti di stagno
Area di lavorazione del rame
(4500 a.C.)
Area di lavorazione del bronzo
(3000 a.C.)
MA
RC

MAR NERO
AS
PIO

MAR
MEDITERRANEO Eu Tig
fra ri
te

do
In
GO RS
PE

LF ICO
O
Nilo

M
AR
RO
SS
O

OCEANO
INDIANO

6
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Modulo 0
Gli uomini e la storia

√ Un esempio di cartina politica:


l’espansione dell’impero assiro
AN
AT MAR tra VIII e VII sec. a.C.
OLIA
Tig CASPIO
ri

Ninive
CIPRO
Euf
MAR SIRIA rat
e Assur
MEDITERRANEO
Medi
LE
AE
ISR

EGITTO
Arabi IRAN

Persiani
o
Nil

Impero assiro
al tempo di Tiglatpileser III
MAR (745-727 a.C.)
ROSSO GOLFO
Impero assiro
PERSICO al tempo di Assurbanipal
(668-631 a.C.)

3. Le molte domande della storia


Dopo aver collocato gli avvenimenti nello spazio e nel tempo, lo storico cerca di rispon-
dere ad altri interrogativi, quali come? chi? perché?, ossia si sforza di capire le modalità
con cui si sono svolti gli avvenimenti, chi sono i protagonisti di queste vicende, perché
quel dato avvenimento è accaduto.
Gli indicatori Per poter rispondere alla domanda come? lo storico deve distinguere i di-
versi aspetti che caratterizzano l’avvenimento o il fenomeno in questione, ossia deve classi-
ficare le informazioni in base a certi criteri o indicatori tematici. Quattro sono i principali in-
dicatori impiegati per classificare gli avvenimenti, ma ce ne sono altri e di più specifici:
I politica: è l’ambito disciplinare che studia le forme di governo, le istituzioni del potere,
le lotte e gli scontri legati a esso;
I società: è l’ambito disciplinare che studia i gruppi umani (famiglia, tribù, clan, villag-
gio, città, ecc.) e l’intreccio dei rapporti sociali;
I economia: è l’ambito disciplinare che studia i rapporti di produzione (agricoltura, in- classe
dustria, commercio), i consumi, la distribuzione della ricchezza, ecc.; Gruppo sociale che si distingue in
base alla sua collocazione economica
I cultura: è l’ambito disciplinare che studia le visioni del mondo (religione, filosofia, let-
e alla sua posizione nel processo
teratura), le mentalità, ecc. produttivo (per esempio, operai e
imprenditori).
I soggetti storici Rispondere alla domanda chi? è alle origini di un avvenimento, vuol
dire individuare i soggetti storici. Si tratta di un’operazione tutt’altro che semplice dal
momento che spesso il soggetto non è il singolo individuo ma sono tanti individui, in ge-
nere gruppi ampi, come, per esempio, le classi sociali, i ceti sociali, le categorie di mestie- ceto
re, i popoli, gli Stati. Insieme di cittadini accomunati
dalla medesima condizione sociale
Le cause Spiegare il motivo per cui un certo avvenimento è accaduto significa rispon- ed economica.
dere alla domanda perché?, cioè andare alla ricerca delle cause, ossia dell’insieme dei fe-
nomeni che lo hanno reso possibile. Di ciascun evento lo storico individua le cause im-
mediate, ossia quelle più vicine al fenomeno, e le cause profonde, ossia quelle più lonta-
ne nel tempo. Lo storico inoltre deve tener presente che, talvolta, le cause di un certo
evento possono diventare conseguenze, cioè effetti di altre cause.

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Gli uomini e la storia

† Livelli di scavo 4. Il documento


e relativi reperti
Lo studio dei reperti rinvenuti nel Che cos’è il documento Qualunque epoca studi, lo storico non può prescindere dai
corso di scavi e di esplorazioni è
compito dell’archeologia. Il
documenti (dal latino doceo, «insegno»). Ma che cos’è un documento?
ritrovamento di strutture Per molti secoli gli storici hanno pensato che i loro documenti fossero soltanto quelli scritti: li-
architettoniche, di oggetti di uso
quotidiano, come per esempio
bri, carte, pergamene, papiri, epigrafi: qualsiasi materiale, insomma, che portasse su di sé la
utensili e vasi ceramici, o ancora scrittura dell’uomo. Oggi si è invece imposta una concezione molto più ampia di documento.
resti organici, come ossa d’uomo o
di animale, consente di individuare
Diamo la parola a un grande storico francese del Novecento, Lucien Febvre:
tecniche costruttive, modi di vita e
rapporti sociali che altrimenti La storia si fa con i documenti scritti, certamente. Quando esistono. Ma la si può fare, la si deve
rimarrebbero ignoti. In altre parole i fare senza documenti scritti se non ce ne sono. Con tutto ciò che l’ingegnosità dello storico gli
reperti archeologici sono di supporto
alla ricostruzione della storia consente di utilizzare per produrre il suo miele se gli mancano i fiori consueti. Quindi con delle
dell’uomo e delle società del parole. Dei segni. Dei paesaggi e delle tegole. Con le forme del campo e delle erbacce. Con le
passato. Questo disegno illustra il
risultato finale di uno scavo
eclissi di luna e gli attacchi dei cavalli da tiro. Con le perizie su pietre fatte dai chimici. Insomma,
stratigrafico, ovvero la metodologia con tutto ciò che, appartenendo all’uomo, serve all’uomo, esprime l’uomo, dimostra la presenza,
che permette di individuare in uno l’attività, i gusti e i modi di essere dell’uomo. Forse che tutta una parte, e la più affascinante, del
stesso territorio le diverse epoche
che vi si sono succedute. Il disegno nostro lavoro di storici non consiste proprio nello sforzo continuo di far parlare le cose mute, di
si riferisce agli scavi archeologici di far dir loro ciò che da sole non dicono sugli uomini, sulle società che le hanno prodotte, e di co-
Deir el-Balah, in Palestina, e mostra
in maniera schematica i diversi livelli
stituire finalmente quella vasta rete di solidarietà e di aiuto reciproco che supplisce alla mancan-
(o strati) incontrati dagli archeologi za del documento scritto?
nel corso dei lavori. La datazione dei
manufatti ceramici rinvenuti in
ciascuno strato ha consentito la La classificazione delle fonti Da quanto detto finora ben si comprende che i documen-
datazione e l’attribuzione allo stesso ti o fonti possono essere di varia natura: materiali, scritte e orali.
insediamento e alla stessa cultura
anche degli altri reperti presenti nel Le fonti materiali sono quelle che trasmettono informazioni attraverso un manufatto,
medesimo livello stratigrafico. senza escludere che questo possa contenere anche comunicazioni verbali. Le fonti mate-
riali comprendono edifici monumentali (chiese, palazzi, castelli), tombe, utensili (vasel-
lame e strumenti), abitazioni, insediamenti, sigilli, stemmi (questi ri-
spondono ai requisiti sia delle fonti scritte sia di quelle materiali), ope-
re d’arte (affreschi, quadri, sculture), ecc.
Le fonti scritte sono quelle in cui l’informazione consiste in una
comunicazione verbale trasmessa mediante la scrittura. Le fon-
ti scritte comprendono i documenti scritti di qualsiasi tipo: cro-
nache, annali, leggi, statuti, bolle, diplomi, privilegi emanati da
un’autorità pubblica, censimenti fiscali, inventari di beni, atti no-
tarili, registri contabili, catasti, lettere, diari, romanzi, vite dei san-
ti, epigrafi, appunti, certificati, giornali, ecc. Generalmente le fonti
scritte sono conservate nelle biblioteche, negli archivi e nei musei.
Le fonti orali sono invece le testimonianze di chi ha vissuto gli av-
venimenti studiati: gli storici di oggi, di solito, registrano queste in-
terviste su nastri magnetici o in filmati video.
Tra le fonti utili per lo studio della storia più recente, quella con-
temporanea, vanno inoltre aggiunte le foto, i film, le trasmissioni
radiofoniche, i programmi televisivi, classificabili come fonti non
scritte.
Le fonti inoltre si distinguono in intenzionali, o volontarie, e preterin-
tenzionali, o involontarie. Le fonti intenzionali sono quelle tracce che
una determinata società ha volontariamente lasciato con lo scopo di traman-
dare il ricordo di sé ai posteri: per esempio, il racconto di uno storico o una iscri-
zione in cui un sovrano racconta le proprie imprese. Le fonti preterintenzionali so-
no le tracce involontarie del passato, le cui capacità di trasmettere informazioni sono

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Gli uomini e la storia

® Mausoleo di S. Costanza, IV sec. d.C.


[Roma]
Gli edifici monumentali rientrano tra le fonti materiali, ovvero tra quei
manufatti (oggetti, strumenti, edifici) prodotti e utilizzati da una
determinata società per l’esercizio delle funzioni economiche e sociali.
Strumenti, edifici, ambienti hanno forme e caratteristiche che variano a
seconda delle epoche e delle società, perché dipendono dalle
conoscenze tecnologiche, dallo stile di vita, dagli scambi con altre realtà,
in una sola parola, dalla «cultura» di una società.

indipendenti dalla funzione e dalla destinazione per le


quali furono prodotte.
Per esempio, quando gli artigiani del Vicino Oriente,
della Grecia o di Roma, fabbricavano le anfore da olio
o da vino, non avevano certo l’intenzione di lasciare te-
stimonianze storiche destinate ai posteri, eppure quelle
anfore sono oggi documenti importanti per ricostruire
la storia economica della loro epoca. Lo stesso può dir-
si per un’infinità di altri documenti: per esempio gli
scheletri umani, da cui si traggono, tra l’altro, indicazio-
ni sulla durata della vita e sulle malattie, o i resti di animali e di vegetali consumati dal-
l’uomo, da cui traiamo notizie sui sistemi di macellazione e di coltivazione e sui consumi
alimentari.
Selezione delle fonti Di tutti i documenti prodotti dagli uomini nel corso dei secoli,
solo una minima parte è giunta fino a noi. Molti sono andati perduti: semplici manufatti,
edifici, monete, iscrizioni, sono stati distrutti nel corso dei secoli a causa dell’azione uma-
na, o si sono semplicemente dissolti.
La memoria di molti avvenimenti si è dunque perduta per motivi contingenti. Di altri si
è invece perso il ricordo semplicemente perché lo storico non può raccontare tutto. Egli
è quindi costretto a selezionare fortemente la materia di base e a tacere su molte cose che
ad altri sembrerebbero invece interessanti. Quello dello storico è un lavoro inevitabil-
mente selettivo.
π Un cavaliere partico,
II-III sec. d.C.
[graffito da Dura Europos (Siria)]
5. Il mestiere dello storico Il graffito fornisce preziose
informazioni sulle tecniche di
combattimento presso i Parti. Il
Lo storico come il cacciatore Lo storico ricostruisce il passato attraverso la raccolta e cavaliere, nell’atto di caricare con la
l’esame di documenti o fonti. Una delle metafore maggiormente adoperate dagli studio- lancia in resta, indossa un’armatura
a scaglie di ferro che aderisce al
si per spiegare il lavoro dello storico è quella del cacciatore. corpo, avvolgendolo
completamente. Si tratta di
Per millenni l’uomo è stato cacciatore. Nel corso di inseguimenti innumerevoli ha imparato a un’armatura impenetrabile alle frecce
e resistente a qualsiasi colpo. Sul
ricostruire le forme e i movimenti di prede invisibili da orme nel fango, rami spezzati, pallotto- capo il cavaliere indossa un elmo
le di sterco, ciuffi di peli, piume impigliate, odori stagnanti. Ha imparato a fiutare, registrare, fatto di un pezzo unico, che ricopre
interpretare e classificare tracce infinitesimali come fili di bava. Ha imparato a compiere ope- completamente la testa a eccezione
degli occhi. Anche il cavallo è
razioni mentali complesse con rapidità fulminea, nel fitto di una boscaglia o in una radura pie- avvolto da una gualdrappa
na d’insidie (C. Ginzburg). rinforzata, che lo protegge senza
impedirgli di galoppare.

Così come il cacciatore è in grado di trarre dalle tracce mute (un ciuffo di peli, un ramo
spezzato, un’impronta) lasciate dalla preda al suo passaggio una serie di informazioni (che
tipo di animale è, quanto tempo prima è passato di lì, ecc.), allo stesso modo lo storico
attraverso l’esame dei documenti ricostruisce e racconta avvenimenti, cose, costumi e per-

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Gli uomini e la storia

sonaggi del passato. Quando inizia a lavorare, lo storico non sa quale sarà il risultato del-
la ricerca: parte da una o più domande, che nascono da interessi particolari su alcuni
aspetti della vita degli uomini del passato, e cerca i documenti adatti per trovarvi una ri-
sposta. Non basta poi solo raccogliere le informazioni contenute nei documenti: lo stori-
co deve saperle verificare, analizzare, collegare tra loro e spiegarle in un racconto.
Le quattro operazioni Cerchiamo ora di capire come concretamente procede lo stori-
co quando intraprende una ricerca. Quattro sono le operazioni basilari che egli compie:
scegliere, interrogare, interpretare, scrivere.
I Scegliere: è la prima delle operazioni compiute dallo storico quando inizia una ricer-

ca. Egli, infatti, non prende mai in considerazione tutti i documenti di cui dispone, ma
seleziona quelli che sono pertinenti con il suo interesse di studio.
I Interrogare: il documento, come abbiamo visto, è muto; parla solo se gli si pongono

delle domande. L’attività dello storico quindi consiste nell’estrarre dal documento infor-
mazioni determinate.
I Interpretare: lo storico valuta sempre attentamente le informazioni contenute nel do-

cumento. «Interpretare» significa cercare di capire il documento dal suo interno, chie-
dendosi chi è il suo autore, qual è il suo punto di vista, per quale scopo è stato prodotto,
qual è il contesto materiale e culturale nel quale il documento è stato prodotto, ecc.
I Scrivere: le notizie che lo storico ricava dai documenti vengono messe insieme e riela-

borate, in modo da organizzarle in un racconto.

6. Il presente e la storia

Lo sguardo dello storico Come si è detto precedentemente, le coordinate spazio-tem-


porali sono fondamentali per lo studio della storia. Lo storico, infatti, è colui il quale non
vede le cose soltanto come sono, come si presentano, ma come sono divenute; egli riesce
toponomastica a cogliere nell’analisi della realtà che lo circonda – dal toponimo alla chiesa barocca, al
È la scienza che studia i nomi dei castello medievale, alla festa popolare – la dimensione temporale. Un’esercitazione che
luoghi (toponimi), in base a criteri
linguistici, storici e geografici. Del ti suggeriamo è quella di andare a spasso, nella tua città o nella campagna circostante, cer-
passaggio di un popolo e della sua cando di cogliere in tutto ciò che vedi, con i tuoi occhi, questa dimensione temporale. Ac-
dominazione, di solito, resta traccia
anche nei nomi dei luoghi. In altri
canto alla dimensione temporale, esiste una dimensione spaziale della storia. Questo si-
casi, invece, è avvenuta la gnifica che è necessario tenere in considerazione non soltanto i rapporti tra gli uomini,
sistematica cancellazione della ma anche il rapporto tra l’uomo e l’ambiente circostante. È importante, quindi, che sin
memoria storica attraverso le
variazioni del toponimo adottate per dal tuo primo approccio alla storia tu faccia uso dell’atlante storico.
tante ragioni (nomi di piazze o di Studiare il passato per comprendere il presente La storia è una scienza che ci aiuta
strade che mutano al mutare del
regime politico). Compito della a comprendere anche la società presente. «Comprendere il presente mediante il passa-
ricerca toponomastica applicata alla to e comprendere il passato mediante il presente»: questa è la funzione della storia, se-
storia, allora, consisterà nel
restituire senso al nome di un luogo
condo la celebre definizione che ne ha dato Marc Bloch, uno dei più importanti storici
e, quindi, ricostruirne la memoria del XX sec. Il lavoro dello storico consiste dunque in una continua tensione tra il suo
spazio-temporale. interrogarsi sul presente e la ricerca di risposte che provengono dal passato. È questo,
non la semplice curiosità per le «cose vecchie», che distingue lo storico dall’antiquario
e lo qualifica come «scienziato sociale». Un’altra esercitazione «utile» che ti suggeriamo
è quella di «frequentare» i quotidiani, cioè di leggere la cronaca dell’oggi. Chi non ha
un vero interesse per ciò che accade quotidianamente nel mondo, come può interessar-
si alla storia?

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Gli uomini e la storia

Il laboratorio dello storico

I documenti di seguito proposti, tratti dalle Storie di Polibio, il primo, e dall’Ab Urbe condita di Li-
vio, il secondo, narrano un episodio della Seconda guerra punica combattuta tra Romani e Car-
taginesi alla fine del III sec. a.C.
In seguito alla devastazione della penisola italica compiuta dal generale cartaginese Annibale nel
218-216 a.C., il console romano Publio Cornelio Scipione decise di portare la guerra sulle coste del-
l’Africa settentrionale, nei pressi di Cartagine. Appresa la notizia, Annibale si precipitò in patria per
combattere l’esercito romano. Poco prima della battaglia risolutiva, che ebbe luogo a Zama nel 202
a.C., il generale cartaginese inviò nel campo romano tre spie per accertarsi dell’effettiva entità delle
forze nemiche. Scoperte e catturate le spie cartaginesi, Scipione non le fece uccidere, come sarebbe
stato normale; al contrario, fece visitare loro l’accampamento e le rispedì da Annibale. La mossa tatti-
ca di Scipione si rivelò decisiva per la vittoria romana nella battaglia di Zama.
La particolarità dei brani di Livio e Polibio risiede nel fatto che i due storici forniscono dello stesso
episodio versioni molto simili tra loro, consentendoci il confronto.
Per facilitare l’analisi dei documenti e favorire la simulazione del mestiere dello storico, i brani sono
stati divisi in sequenze.

Un episodio di controspionaggio della Seconda guerra punica:


la versione di Polibio
Storico greco vissuto a Roma nel II sec. a.C., Polibio frequentò il più vivace ambiente culturale
romano dell’epoca: il Circolo degli Scipioni. Nella sua opera raccontò le cause profonde della vit-
toria di Roma sui suoi nemici, e in particolare sul mondo ellenistico. Nella sua narrazione, dun-
que, occupano un posto di rilievo gli interessi strategico-politici.

DOC1
Polibio, Storie, 15, 5 loro benevolmente quanto avveniva nel- grò con lui perché egli aveva assoggettato
l’accampamento. Quindi domandò loro se anche il regno di Siface6, quindi partì e si
[a] I Cartaginesi quando videro che le loro il tribuno avesse illustrato esattamente accampò nei pressi della città di Naragga-
città venivano devastate, inviarono messag- ogni cosa; e avendo essi risposto affermati- ra7, in una posizione opportuna sotto ogni
geri ad Annibale1, pregandolo di non indu- vamente, li rifornì dei mezzi per il viaggio, punto di vista e che oltre al resto offriva la
giare, ma di attaccare i nemici e di decidere assegnò loro una scorta e li licenziò con possibilità di rifornirsi d’acqua a un tiro di
la situazione con le armi. Egli, udita l’amba- l’ordine di riferire esattamente ad Anniba- freccia.
sciata, rispose ai messaggeri di badare al re- le ciò che avevano veduto.
sto, ma di non occuparsi del combattimen- 1. Annibale è il generale dei Cartaginesi.
[d] Quando gli esploratori furono ritorna-
to, che egli stesso avrebbe deciso quando se 2. Città del nord Africa corrispondente all’attuale Za-
ti al campo cartaginese, Annibale ammirò mora.
ne fosse presentata l’opportunità. la nobiltà d’animo e il coraggio di Scipione 3. Altra città del nord Africa, corrispondente all’at-
[b] Qualche giorno dopo partì da Adru- e gli venne, non so come, il desiderio di ab- tuale Regia. Secondo alcuni studiosi presso questa
meto2, avanzò per un tratto e si accampò boccarsi con lui. Gli inviò dunque un aral- città si sarebbe combattuta la battaglia decisiva tra
presso Zama3, città situata a occidente di do per dirgli che voleva parlargli e iniziare Annibale e Scipione.
Cartagine, e distante da questa cinque trattative con i Romani. 4. Publio Cornelio Scipione detto l’Africano. Grazie
a lui e alle sue strategie la Seconda guerra punica fu
giorni di cammino. Da qui inviò tre esplo- [e] Scipione, udito il messaggio, acconsen- vinta dai Romani.
ratori, per sapere dove fosse accampato il tì alle richieste e dichiarò che gli avrebbe 5. Re della Numidia, regione dell’Africa settentriona-
console romano e come amministrasse le mandato un suo incaricato per informarlo le, alleato dei Romani contro i Cartaginesi e contro
faccende del campo. del luogo e del tempo dell’incontro. L’aral- Siface.
[c] Scipione4 quando questi esploratori, do ritornò con questo messaggio all’ac- 6. Re della Numidia che aveva spodestato Massinis-
catturati, furono condotti alla sua presen- campamento cartaginese. sa; alleato dei Cartaginesi contro i Romani e contro
Massinissa.
za, non li punì come sogliono fare in tali oc- [f] Il giorno dopo arrivò Massinissa5 con 7. Località dell’Africa settentrionale; secondo Livio,
casioni gli altri comandanti, ma scelse un seimila fanti e circa quattromila cavalieri. presso questa località si sarebbe svolta la battaglia de-
tribuno che li accompagnasse e mostrasse Publio lo accolse benevolmente e si ralle- cisiva tra Annibale e Scipione.

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Gli uomini e la storia

I
P
Galli

L
Ticino
208 218
218

A
Trebbia
218 Ill
Metauro iri
207
210
Trasimeno

Eb
r
217

o
Tago
CORSICA
Roma
Tarragona

Canne
Sagunto Capua 216
ISOLE BALEARI Napoli
SARDEGNA
Taranto

Nuova Cartagine
ISOLE Milazzo
EGADI
MAR MEDITERRANEO 241
260
Trapani Messina
Cartagine 204
Agrigento Siracusa
Zama
202

Territori controllati da Roma 203


all’inizio della Prima guerra punica
Territori controllati da Cartagine
all’inizio della Prima guerra punica
Conquiste romane fra la Prima
e la Seconda guerra punica
Conquiste cartaginesi fra la Prima
Un episodio di controspionaggio
e la Seconda guerra punica della Seconda guerra punica: la versione di Livio
Spedizione di Annibale
Spedizione di Asdrubale Livio è uno storico romano vissuto alla fine del I sec. a.C., che narrò nel suo Ab Urbe condi-
Spedizione di Scipione ta avvenimenti da lui lontani nel tempo. Ciò impose a Livio la necessità di attingere infor-
Principali battaglie della Prima mazioni da storici più antichi. Per quanto riguarda la narrazione degli eventi della Seconda
e Seconda guerra punica
guerra punica, una delle fonti fu proprio Polibio. A differenza di quest’ultimo, Livio nella
sua opera si sofferma soprattutto sulla caratterizzazione delle singole personalità. Al centro
π La Prima e la Seconda del suo racconto, infatti, c’è l’esaltazione degli eroi, in particolare dei generali romani, men-
guerra punica tre risultano fortemente sminuiti nel loro valore gli avversari di Roma.

DOC2
Livio, Ab Urbe condita, 30, 29 chiesto a loro se avessero esplorato con co- gliori condizioni di pace se le avesse chie-
modo ogni luogo, fattili accompagnare da ste avendo ancora il suo esercito in piena
[a] Annibale1 era ormai giunto ad Adru- una scorta li rimandò ad Annibale. efficienza, mandò un messo a Scipione per
meto2, dove passò alcuni giorni per far ri- [d] Il Cartaginese accolse con animo tut- chiedergli un colloquio.
mettere dal mal di mare i soldati, indi sol- t’altro che lieto le notizie che i messi gli [f] Annibale fece ciò spontaneamente, op-
lecitato dalle notizie allarmanti di gente avevano portato, poiché gli avevano anche pure obbedendo a una deliberazione pub-
che gli riferiva che ogni luogo intorno a riferito che in quello stesso giorno era per blica dei Cartaginesi? non ho alcuna possi-
Cartagine era occupato dalle armi romane, caso giunto al campo romano Massinissa5 bilità di affermare né una cosa né l’altra.
a marce forzate si diresse a Zama3. con seimila fanti e quattromila cavalieri. [g] Valerio Anziate6 racconta che Anniba-
[b] Questa località distava cinque giorni di Quello che più di tutto lo colpì fu il fatto
marcia da Cartagine. Di qui mandò innan- che Scipione mostrava una sicurezza così
1. [®DOC1, nota 1].
zi alcuni esploratori grande, che aveva certo la sua giustifica-
2. [®DOC1, nota 2].
[c] che furono catturati dalle sentinelle ro- zione. 3. [®DOC1, nota 3].
mane e condotti a Scipione4. Costoro furo- [e] Peraltro, per quanto sapesse di essere 4. [®DOC1, nota 4].
no consegnati a un tribuno dei soldati ed lui stesso la causa di quella guerra e di ave- 5. [®DOC1, nota 5].
invitati a visitare, senza alcuna paura, tutti re violato con il suo arrivo la tregua e di 6. Valerio Anziate, storico vissuto all’inizio del I sec.
gli accampamenti; furono condotti in giro aver così resa vana la speranza di un patto, a.C., filoligarchico e fautore del dittatore Silla. Costi-
dovunque volevano. Scipione, dopo aver tuttavia, pensando di poter ottenere mi- tuì una fonte per l’opera storica di Livio.

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Gli uomini e la storia

le, vinto da Scipione alla prima battaglia generali si accordarono per far avanzare i glia da lì, per tutto il resto sicura e como-
nella quale erano caduti sul campo dodici- due accampamenti in modo che essi potes- da, tranne che aveva l’acqua lontana. Qui
mila soldati e millecinquecento erano stati sero incontrarsi da vicino. Scipione si fer- fu scelto un punto nel mezzo dei due
catturati, si sia presentato a Scipione nel- mò non lontano dalla città di Naraggara7, schieramenti, scoperto da ogni parte per
l’accampamento romano accompagnato sia perché la località era favorevole sotto evitare insidie.
da dieci altri ambasciatori. ogni aspetto, sia perché si poteva attinge-
[h] Comunque, Scipione, da parte sua, re acqua alla distanza di un tiro d’arco.
non rifiutò l’incontro, perciò ambedue i Annibale occupò un’altura a quattro mi- 7. [®DOC1, nota 7].

Adesso che sai in cosa consiste il lavoro dello storico e conosci le operazioni che egli compie sui
documenti, prova a svolgere la seguente esercitazione sui brani tratti da Polibio e Livio. Ricorda-
ti di seguire attentamente i suggerimenti che di volta in volta ti verranno forniti.

Scegliere
Dopo aver letto i due documenti indica con una crocetta quali dei seguenti episodi vengono rac-
contati da entrambi gli storici:
I i Cartaginesi inviano ambasciatori ad Annibale
I Annibale invia tre esploratori-spia presso il campo romano
I Scipione fa visitare il campo romano agli esploratori cartaginesi
I gli esploratori ritornano al campo cartaginese
I Annibale chiede un incontro a Scipione
I lo storico Valerio Anziate racconta che Annibale vuole l’incontro con Scipione dopo aver
perso una battaglia

Interrogare
Rileggi attentamente gli episodi raccontati da entrambi gli storici e rispondi, sul tuo quaderno, al-
le seguenti domande:
I perché Annibale invia nel campo romano gli esploratori-spia?
I perché Scipione permette agli esploratori-spia di Annibale di visitare il campo romano?
I cosa pensa Annibale dopo aver sentito le notizie portategli dagli esploratori-spia?
I perché Annibale chiede un incontro con Scipione?

Interpretare
Alla luce delle informazioni ricavate dallo svolgimento dell’esercizio precedente, prova a fornire
un’interpretazione dei documenti, rispondendo, sul tuo quaderno, alle seguenti domande:
I in cosa si discostano i due documenti?
I secondo te, perché nel documento di Livio c’è un particolare (un nesso causale implicito) che
invece in Polibio manca?

Scrivere
Immagina di essere uno storico della guerra. Servendoti del materiale prodotto nelle precedenti
operazioni, prova a scrivere un tuo testo sull’episodio della Seconda guerra punica qui trattato,
mettendo in evidenza i seguenti argomenti:
I ciò che accadde tra Scipione e Annibale nei giorni precedenti la battaglia campale di Zama;
I se l’episodio è riferito dai due storici allo stesso modo.

13
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MODULO

I
1
PREREQUISITI
conoscere il concetto
di documento
OBIETTIVI
LA PREISTORIA
L a diffusione della specie umana
sulla superficie terrestre, la
cosiddetta ominazione, è un processo lento
All’Uomo di Neanderthal subentra l’Homo
sapiens sapiens, una specie del tutto simile
all’uomo moderno, proveniente dall’Africa,
I riconoscere il modo in cui i
contesti ambientali hanno influito e graduale che abbraccia un arco dove fa la sua comparsa circa 200.000 anni
sull’adattamento e sull’evoluzione cronologico molto vasto – da circa 2 milioni fa. Organizzato in bande, Homo sapiens
delle specie viventi di anni fa a 100.000 anni fa – e segue sapiens si diffonde su tutto il pianeta. La
I orientarsi nel quadro
itinerari ben precisi. Per alcuni milioni di prima ondata di espansione (circa 100.000
cronologico e territoriale del
processo di ominazione anni lo scenario principale dell’evoluzione anni fa) è in direzione del continente
I conoscere le conquiste culturali della specie umana è l’Africa orientale. Qui, asiatico: da qui, alcune bande si spostano in
dell’uomo paleolitico circa 2 milioni di anni fa, compare l’Homo Asia meridionale, per poi giungere
I collegare la nascita
habilis, il primo esemplare umano in grado successivamente in Australia; altre, invece, si
dell’allevamento e dell’agricoltura
con la nascita delle prime di costruire strumenti e di comunicare con i dirigono verso nord, spingendosi nel
comunità organizzate propri simili attraverso una forma di continente americano. La presenza di Homo
I individuare le differenze tra una linguaggio. La definitiva acquisizione della sapiens sapiens in Europa risale a circa
comunità del paleolitico e una del
neolitico
posizione eretta, insieme alla conquista del 50.000 anni fa.
fuoco, alla capacità di esprimersi e di
CONTENUTI
costruire utensili evoluti, oltre che di
UNITÀ 1 adattarsi ai differenti climi e ambienti,
Le culture preistoriche consentono all’Homo erectus, comparso
circa 1,5 milioni di anni fa, di diffondersi
per tutta l’Africa e di popolare anche l’Asia
e l’Europa. La presenza dell’Homo erectus
nel continente eurasiatico risale a circa
120.000 anni fa, quando ancora nelle
Americhe e in Australia non si segnalano
presenze umane.

LA LINEA PA L E O L I T I C O
DEL TEMPO
Australopitechi Homo habilis Homo sapiens Homo sapiens
(posizione eretta) (fabbrica strumenti) sapiens

L 4 milioni di anni fa L 2 milioni di anni fa L 300.000 a.C. L 200.000 a.C.


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M EM
SOES
L IOTLI C
I TOI C O NEOLITICO

Domesticazione Villaggi

L 10.000 a.C. L 8000 a.C. L 4000 a.C.


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UNITÀ1

L
® Bisonte in corsa, 14.000 a.C.
[pittura parietale da Altamira,
E CULTURE
PREISTORICHE
Spagna]

I MATERIALI
LE SCHEDE I I primi strumen-
ti I Il fuoco dalla natura alla cultu-
ra I La ceramica
DOSSIER I Studiare la preisto-
ria
GLOSSARIO I evoluzione I
Primati I fossili I Ominidi I ha-
bitat I Australopiteco I specia-
lizzazione I nicchia ecologica I
ecosistema I memoria sociale I
banda I corredo funebre I gla-
ciazione I rotazione delle colture
I maggese I aratro I argilla

LE CARTE I La Great Rift Val-


ley I I siti e i tempi di domestica-
zione delle piante e degli animali
I La diffusione del rame e del
bronzo
ESERCIZI ® p. XII

L a grotta di Altamira è stata


definita la «Cappella
Sistina» della preistoria per la
realizzate da Homo sapiens
sapiens adoperando come
strumenti dita e penne di uccello,
rappresentati nelle pitture
rupestri, quasi tutti animali di
grossa taglia, si deduce
bellezza e la ricchezza delle sue e utilizzando colori di origine l’importanza della caccia
pitture. Celebri sono soprattutto le vegetale e animale, nelle tonalità nell’economia dell’uomo
pitture della cosiddetta «grande del rosso, dell’ocra e del nero. paleolitico. Infatti, è solo con la
sala», raffiguranti con colori Il bisonte qui raffigurato, scoperta del domesticamento
sgargianti animali selvaggi di ogni proveniente dalla «grande sala», delle piante e degli animali che
specie: bisonti, cervi, cavalli, e nella perfezione delle sue forme e l’uomo da predatore si
tanti altri. L’artefice di questi nell’uso della policromia dimostra trasformerà in allevatore e
capolavori è stato il nostro che l’uomo paleolitico aveva agricoltore, organizzandosi in
antenato Homo sapiens sapiens. sviluppato uno straordinario gusto villaggi.
Queste raffigurazioni, risalenti alla artistico.
fine del paleolitico, sono state Dalla tipologia dei soggetti

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Unità 1
Le culture preistoriche

1. Definire la preistoria
Storia e scrittura La lunghissima e più antica fase della vita degli uomini viene tradi-
zionalmente chiamata preistoria e distinta dalla storia sulla base di un criterio rigido: è
preistoria quella fase in cui gli uomini non conoscevano l’uso della scrittura e che di con-
seguenza non ha lasciato agli studiosi documenti scritti; solo con questi ultimi avrebbe in-
vece inizio la vera e propria storia.
La scrittura compare in momenti diversi nei vari contesti geografici. Di conseguenza, non esi-
ste una fase «preistorica» che accomuni contemporaneamente tutti i popoli della terra. In
Mesopotamia la preistoria (se intesa appunto come periodo caratterizzato dall’assenza di do-
cumenti scritti) si concluderebbe intorno al 3100 a.C., in Egitto verso il 3000, nella valle del-
l’Indo quattro-cinque secoli dopo, in Cina tra il 2000 e il 1500, in Grecia intorno all’800 a.C.,
in Italia intorno al 700 a.C. In altri territori questo è avvenuto in tempi molto più vicini a noi:
nella Germania settentrionale verso il 1000 d.C., in Russia verso il 1200, in America verso il
1500, in Africa centrale nel secolo scorso. Ancora oggi esistono nel nostro pianeta comunità
umane (per esempio quelle degli Aborigeni australiani) che non conoscono la scrittura.
Culture e scrittura, culture «senza scrittura» Oggi questa distinzione tra preistoria e
storia, fondata sul momento di apparizione della scrittura, viene giudicata insoddisfa-
cente da molti studiosi e ci si domanda se non sia troppo schematico far coincidere con
esso la nascita della storia. Il primo motivo di perplessità consiste nel fatto che quella di-
stinzione si basa su un unico elemento, per quanto di eccezionale importanza, e trascura
tutti gli altri. Per la vita dell’uomo, la divisione del lavoro e la nascita delle prime città non
furono eventi meno rivoluzionari della scrittura. Il secondo motivo che spinge ad abban-
donare quella distinzione tra storia e preistoria consiste nel fatto che operare una divi-
sione tra culture «con scrittura» e culture «senza scrittura» vuol dire schematizzare in mo-
do eccessivo la varietà dei gruppi umani, appiattirla in una semplificazione banale. Le cul-
ture senza scrittura, infatti, sono molto diverse l’una dall’altra: alcune vivono all’età del-
la pietra, altre invece raggiungono livelli di notevole complessità che ce le fanno appari-
re molto vicine a culture che fanno uso della scrittura.
Altra perplessità riguarda il rapporto tra il documento scritto e le nostre capacità di ri-
costruire il passato. Si dice: senza documenti scritti non siamo in grado di ricostruire la
storia dei nostri antenati, quindi non c’è storia senza scrittura. Ma questo ragionamento
non tiene conto dei grandi progressi compiuti dall’indagine archeologica, condotta ora
con metodi sempre più scientifici, in larga parte ignoti nell’Ottocento o semplicemente
fino a qualche anno fa. Questi metodi hanno ampliato le nostre possibilità di «fare sto-
ria» anche quando mancano completamente le testimonianze scritte.
Diversi tempi dell’evoluzione culturale Più in generale, la divisione della storia umana in
preistoria e storia o, come abbiamo visto, in una serie di «età» non deve far credere che questa
successione abbia un valore assoluto e valga contemporaneamente per tutti gli esseri umani
del pianeta. Le comunità umane hanno tempi diversi di evoluzione, ora più rapidi ora più len-
ti, e ancora oggi esistono piccoli nuclei che vivono nelle condizioni delle culture preistoriche.
Queste comunità vengono spesso chiamate «primitive»: l’aggettivo vorrebbe appunto carat-
terizzare un modo di vita tipico di uno stadio iniziale della civiltà. Nell’uso comune la parola
ha però un’accezione fortemente negativa, e «primitivo» è diventato sinonimo di «rozzo» e di
GUIDAALLOSTUDIO
«incivile». Questi giudizi di valore, applicati alle comunità umane, non hanno alcun senso.
1. Si può fare «storia» senza fonti
Tutti i gruppi umani hanno infatti una loro cultura: vale a dire, un sistema fatto di determi- scritte?
nate tecniche, usanze, abitudini, comportamenti, norme, credenze, religione. Non esiste vi- 2. Che cosa s’intende con il termine
«primitivo»?
ta sociale senza cultura, e l’affermazione vale tanto per le odierne società industriali quanto
per gli Aborigeni australiani.

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Modulo 1
La preistoria

2. I progenitori dell’uomo
evoluzione
La teoria dell’evoluzione Da quando il grande naturalista inglese Charles Darwin for-
Secondo la teoria dell’evoluzione, le
specie più complesse e differenziate mulò la sua famosa teoria dell’evoluzione – nella seconda metà dell’Ottocento –, nessu-
(tra cui l’uomo) derivano da altre no dubita che l’uomo abbia affinità fisiologiche e caratteri che lo apparentano ad alcuni
più semplici attraverso una serie tipi di scimmie. Gli uomini e le cosiddette scimmie antropomorfe (vale a dire di «forma»
lunghissima di modificazioni,
trasmissibili ereditariamente, che si simile a quella dell’«uomo»: l’orango, il gorilla, lo scimpanzé) appartengono addirittura
affermano grazie a un processo di a una stessa superfamiglia dell’ordine dei Primati. Le affinità delle scimmie antropomor-
selezione naturale. Tale selezione fe con l’uomo sono in effetti evidenti: la struttura dello scheletro, la muscolatura, le ma-
consiste nella sopravvivenza e
riproduzione degli esemplari più ni prensili, l’assenza di coda e tante altre caratteristiche. Non meno chiare, tuttavia, sono
forti di una determinata specie che le differenze: le scimmie antropomorfe, per esempio, hanno un volume cerebrale infe-
abbia acquisito una serie di caratteri
specifici, tali da renderli più adatti a
riore, non fabbricano strumenti, non usano il linguaggio. Ci fu dunque un momento in
superare le difficoltà o le eventuali cui alcune scimmie antropomorfe «arrestarono» la loro evoluzione, mentre altre scimmie
modificazioni dell’ambiente. proseguirono lungo quelle trasformazioni che avrebbero portato alla nascita dell’uomo.
Porsi il problema delle nostre origini vuol dire quindi ricostruire l’evoluzione di quelle
Primati scimmie che ci appaiono come i progenitori dell’uomo. Si tratta di un campo d’indagine
Piccoli mammiferi capaci di vivere soggetto a continue revisioni e a cambiamenti di prospettiva: le scoperte di nuovi fossili
sugli alberi e dotati di una tendenza (una mandibola, il frammento di un cranio) e le moderne ricerche di antropologia moleco-
all’ingrandimento del corpo,
all’espansione del cervello e di un lare, infatti, sconvolgono di anno in anno ricostruzioni che sembravano ormai consolidate.
alto grado di socialità. Tra le loro
caratteristiche si segnalano: grande
Dai Primati agli Ominidi Circa 65 milioni di anni fa comparvero sulla Terra i Prima-
flessibilità degli arti; presenza di ti, da cui successivamente derivarono vari generi di scimmie antropomorfe: orango, go-
cinque dita alle mani e ai piedi; mani rilla, scimpanzé, Ominidi.
in grado di manipolare; occhi posti
frontalmente, in grado di fornire In Africa poi, 20 milioni di anni fa, si verificò una serie di eventi catastrofici (terremoti, for-
una visione binoculare; dieta mazione di vulcani, intensificazione dell’attività eruttiva) che diedero origine a una profon-
flessibile.

® Il lago Natron in Tanzania


Gli antropologi collocano le origini
dell’uomo in Africa orientale, dove
si trova questo lago fatto di acque
salatissime, soda e ceneri
vulcaniche. Le catastrofi
ecologiche e tettoniche, che hanno
portato alla formazione di questo
lago, sono le medesime che hanno
profondamente influenzato

fossili
Resti, anche parziali, di piante o
animali vissuti in epoche anteriori
all’attuale, conservati negli strati
rocciosi.

Ominidi
Famiglia di mammiferi primati che
comprende i generi Australopithecus
e Homo. La caratteristica principale
degli Ominidi è lo scheletro adatto
alla posizione eretta e alla
locomozione bipede.

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Unità 1
Le culture preistoriche

da spaccatura tettonica, la Great Rift Valley, che attraversa l’intero continente dall’Etiopia
alla Repubblica Sudafricana. Si venne così a creare una sorta di «imbuto» in cui i venti sec-
chi del Nord si incanalavano e ostacolavano l’afflusso di aria umida proveniente dall’Ocea-
no Indiano. Ciò determinò un innalzamento della temperatura e un inaridimento del clima,
in seguito al quale le immense e fitte foreste plu-
viali che ricoprivano il continente africano arre- √ La Great Rift Valley
trarono e furono parzialmente sostituite da pra- La Great Rift Valley, formatasi in
terie aperte e da savane. seguito a sommovimenti tellurici che
fecero innalzare la crosta terrestre,
L’habitat della savana, la cui vegetazione è co- Hadar
si estende su una superficie
stituita da graminacee e rari alberi bassi a fo- Omo comprendente gli odierni Stati di
Etiopia, Kenya, Tanzania e Sudafrica.
glie caduche, è caratterizzato dalla stagionalità In alcuni punti la spaccatura
delle piogge. Queste infatti non sono distri- Kanapoi
tettonica raggiunge la profondità di
1200 metri. Nella Rift Valley sono
buite in modo uniforme durante l’anno, ma si stati rinvenuti i più antichi fossili di
concentrano in due periodi. La stagionalità im- Olduvai OCEANO
INDIANO
Primati che possono essere messi in
relazione con la nostra specie.
plica una distribuzione delle risorse non Laetoli

uniforme: mentre nella foresta fiori, frutta e fo-


glie sono sempre presenti, nella savana si può
area
passare dall’abbondanza, subito dopo le piog- archeologica
ge, alla carestia, in assenza di esse. Nella sava- faglia
Makapan
na quindi gli animali sono costretti a compiere
lunghe migrazioni per procacciarsi il cibo.
Questi nuovi scenari posero agli esseri viventi
drammatici problemi di adattamento e di so- Taung

pravvivenza. Di fronte al cambiamento, alcuni


Ominidi rivelarono grande adattabilità e note-
voli capacità di inserirsi nel nuovo habitat per
habitat
sfruttarne le risorse. In biologia indica l’insieme delle
Circa 4 milioni di anni fa gli Ominidi si sepa- condizioni ambientali che
rarono dalla linea evolutiva che li accomunava favoriscono la vita di determinate
specie vegetali e animali.
alle scimmie antropomorfe e ciò corrispose al-
la conquista della posizione eretta: un proces-
so lunghissimo, che aveva avuto inizio nella fo-
resta e che fu incentivato da vari comporta-
menti. I primi Ominidi, proprio come alcune
scimmie antropomorfe odierne, avevano certa-
mente l’abitudine di intimorire gli animali osti-
li brandendo rami e lanciando pietre, gesti per
compiere i quali era necessario alzarsi sulle
√ Lo scheletro di Lucy
zampe posteriori. Negli scenari aperti della sa-
vana, con erbe alte che precludevano la vista, Scoperto nelle regioni di Afar in
Etiopia e datato circa 3,2 milioni di
la capacità di sollevarsi era fondamentale per- anni fa, questo scheletro di un
Australopithecus afarensis è noto
ché consentiva di acquisire una visione più am- con il nome di «Lucy» datogli dagli
pia dei dintorni, per individuare eventuali pre- scopritori. Questo individuo di sesso
femminile presenta caratteristiche
de o per scorgere in tempo l’avvicinarsi di un scimmiesche nella testa e
animale feroce. L’abitudine alla posizione eret- nell’aspetto (dimensioni del cranio,
faccia prognata) e umane nella
ta poteva infine derivare dalla necessità di tra- restante parte del corpo. Pur
sportare cibo attraverso spazi più vasti, oppu- essendo adatta alla camminata
bipede, Lucy svolgeva un’esistenza
re, per le femmine, di trasportare i piccoli. ancora in parte arboricola.

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Modulo 1
La preistoria

Australopiteco Gli Australopitechi I primi esseri viventi a compiere queste esperienze furono alcuni
Il termine vuol dire «scimmia – in
greco pìthekos – dell’Africa
Ominidi dell’Africa orientale e meridionale chiamati Australopitechi. Gli Australopite-
australe» ed è impiegato per chi possedevano infatti tutte le caratteristiche che consentivano la posizione eretta: co-
designare tutte le specie non lonna vertebrale verticale, gabbia toracica larga e piatta, arti posteriori con funzione di
appartenenti al genere Homo. Il
genere Australopithecus precede, sostegno di tutto il corpo, riduzione della lunghezza degli arti anteriori, ormai divenuti
origina e affianca in seguito il genere superiori. La loro taglia era piccola e andava da un metro a un metro e mezzo circa. I lo-
Homo. ro denti canini e incisivi superavano di poco il livello degli altri denti e presentavano ca-
ratteristiche più vicine a quelle dell’uomo che a quelle delle scimmie. Il primo protago-
specializzazione nista della nostra storia è l’Australopithecus afarensis (dalla regione di Afar, in Etiopia),
È la capacità da parte di alcuni
animali di fare bene solo ed un ominide vissuto in Etiopia tra i 4 e i 3 milioni di anni fa. A questo genere appartiene
esclusivamente alcune cose precise Lucy, lo scheletro di una «donna» vissuta 3 milioni e mezzo di anni fa.
(vivere in un determinato ambiente, Intorno ai 3 milioni di anni fa, l’afarensis scomparve dalla scena, lasciando il suo posto al-
mangiare determinate cose, ecc.).
Questo implica scarse possibilità di l’Australopithecus africanus. Pur presentando affinità con l’afarensis, l’africanus presenta
adattamento e di sopravvivenza, a un incremento del volume del cranio, una tendenza alla riduzione dei denti e un miglio-
vantaggio degli animali poco
specializzati che si adattano più
ramento delle strutture di deambulazione.
facilmente alle nuove situazioni e Dall’africanus discendono due Australopitechi robusti, denominati robustus e boisei, che
hanno quindi maggiori possibilità di presto rivelarono una tendenza alla specializzazione. Infatti, in conseguenza di una nuo-
sopravvivenza.
va ondata di inaridimento climatico che investì l’Africa 2 milioni di anni fa, l’habitat del-
la savana subì delle profonde modificazioni. Fu così che gli Ominidi si trovarono alle pre-
nicchia ecologica
se con nuovi problemi di sopravvivenza. Da una parte, rafforzarono l’andatura bipede,
Indica il luogo di un ecosistema in
cui, grazie all’interazione tra esseri come unico strumento per spostarsi alla ricerca di cibo; dall’altra, occorreva sfruttare la
viventi e ambiente, si realizzano i nuova nicchia ecologica rappresentata dagli ecosistemi aridi, in cui il cibo è sotto terra,
fattori più convenienti alla
sopravvivenza di una specie. duro e difficile da raggiungere. Le opzioni erano due: mantenersi poco specializzati, sfrut-
tando le possibilità offerte dalle mani libere e dallo sviluppo del cervello, che consenti-
ecosistema
vano il controllo dell’ambiente; oppure specializzare gli organi anatomici in maniera tale
L’insieme dei fattori chimici e fisici
di un ambiente e degli organismi
che in esso vivono. Ciascun
ambiente può essere considerato un
ecosistema allorché è possibile
pensarlo come un’unità integrata,
nella quale ogni parte che lo
compone agisce in funzione
dell’equilibrio del tutto.

® L’uso dei primi strumenti


[disegno di R. Bowen]

L’Australopiteco africanus iniziò a


differenziarsi dagli altri
Australopitechi attorno ai 2,5 milioni
di anni fa. La differenziazione dipese
dal modo in cui questa specie si
adattò ad alcuni cambiamenti
ambientali avvenuti nell’area della Rift
Valley e portò alla sua evoluzione in
Homo habilis. Anziché specializzarsi,
come alcuni Australopitechi, nella
ricerca di qualsiasi specie di
vegetali, anche quelle più dure da
masticare, Homo habilis consolidò la
tendenza a una dieta onnivora,
cibandosi pure di carne. Per fare ciò
sviluppò la capacità di costruire
oggetti, strumenti necessari a
tagliare, sventrare, ecc.

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Unità 1
Le culture preistoriche

da sfruttare le risorse degli ecosistemi aridi. L’Australopiteco africanus si adattò alla pri-
ma strategia, mentre gli australopitechi robusti risposero alla pressione ambientale attra-
GUIDAALLOSTUDIO
verso la specializzazione degli organi (unghioni e denti grandi, larghi e piatti).
1. Indica quattro specie di Primati
Per far fronte alle notevoli difficoltà legate all’approvvigionamento di cibo nella savana, viventi.
l’Australopiteco africanus innescò la «più grande rivoluzione culturale» del regno animale: 2. Chi erano gli Ominidi?
3. Sottolinea sul testo le esigenze
la fabbricazione dei primi strumenti [®I primi strumenti]. I primi strumenti, consistenti in che favorirono la posizione eretta.
piccoli frammenti di quarzite, non solo aprirono all’africanus la strada verso le risorse della 4. Qual è il vantaggio di un animale
poco specializzato?
savana, ma rappresentarono il punto di separazione tra i generi Australopithecus e Homo.

SCIENZA I primi strumenti


E TECNICA

I primi manufatti risalgono a circa 2,5


milioni di anni fa e sono stati rinvenuti
in Africa. Si tratta di strumenti molto rozzi,
che aveva il pregio di essere al tempo stes-
so dura, tenace e facilmente lavorabile.
Un progresso importante fu l’invenzione
semplici schegge e nuclei di ciottoli dai mar- del propulsore che, sfruttando il movimen-
gini poco taglienti, ma adatti alla frantuma- to rotatorio, consentiva un tiro più lungo,
zione, i cosiddetti chopper (dal verbo ingle- più potente e più preciso, ed era quindi
se che significa «spaccare, tagliare»). L’ope- particolarmente utile nella caccia di anima-
razione veniva compiuta percuotendo ciot- li veloci e di grosse dimensioni.
toli con altri ciottoli. Le schegge venivano Circa 10 mila anni fa fu inventato l’arco,
impiegate per pulire cortecce, sventrare tu- che ereditò il principio del propulsore per-
beri, tagliare rami; i nuclei per scavare il suo- fezionandolo in termini di forza e di preci-
lo, tagliuzzare le radici, triturare i semi. sione. Questo nuovo strumento era inoltre π «Chopper» di Olduvai
Seguirono i ciottoli detti bifacciali perché particolarmente adatto alla caccia nella bo- [Tanzania settentrionale]
risultano scheggiati su entrambe le facce in scaglia.
modo da ricavare un taglio utile lungo qua- Un’altra novità fu l’arpione, un’asta di cor-
si tutto il perimetro. Manufatti del genere no di cervo o di renna, dentellata su uno o
sono stati rinvenuti in Africa, in Europa e su entrambi i margini, che veniva fissata su
in Asia. Ma ci vollero migliaia di anni prima un giavellotto. Gli arpioni erano utilizzati
che i bifacciali assumessero una forma sim- sia per la caccia sia per la pesca ed erano do- ® Bifacciale
metrica e le lame diventassero più taglienti tati, alla base, di un foro dove scorreva il
e regolari. Intanto, la gamma degli stru- laccio per il recupero.
menti andò arricchendosi, e fecero la loro Man mano che imparavano a fabbricare i
comparsa i primi raschiatoi, scalpelli e loro strumenti, gli uomini del paleolitico
perforatori. L’esame delle pietre rivela che sviluppavano il loro gusto per gli ornamen-
† Arpione
esse venivano scelte con grande cura e sele- ti e per le decorazioni. Denti di cervi, buoi, in osso
zionate in funzione dell’uso e delle dimen- orsi, lupi, volpi e di tanti altri animali selva- [Musée des
sioni volute. tici venivano frequentemente perforati per Antiquités
Nationales,
Un passaggio fondamentale fu la creazione ricavarne pendagli e collane. Ma i gioielli Saint-Germain-
dei primi strumenti compositi, ossia prov- venivano costruiti anche con perle d’avorio en-Laye,
visti di immanicatura, in cui la parte attiva, e con ossa lavorate. Francia]
la punta, era collegata a un manico di legno
o di corno. L’immanicatura consentiva
maggiore precisione e minore impiego di
forza. Oltre che di pietra, le punte erano
fabbricate con ossa o con corna di animali.
Il materiale più ricercato per la fabbrica-
zione di strumenti era la selce, una roccia

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Modulo 1
La preistoria

3. Il primo uomo
Homo habilis L’origine del primo uomo è dunque segnata dalla capacità di co-
struire strumenti. Questa capacità viene attribuita a un esemplare che gli studiosi
chiamano Homo habilis, cioè «capace di usare le mani» per costruire strumenti, com-
parso in Africa poco più di 2 milioni di anni fa. Si tratta di un Ominide di piccola ta-
glia, alto circa 130 cm e del peso di circa 40 kg; la sua capacità cranica era di circa 700
cm3, con un rapporto tra volume del cervello e volume corporeo che l’uomo attuale
raggiunge a circa 12 anni. Contemporaneo dell’Habilis è l’Homo Rudolfensis, una
specie molto simile che differiva per minuscoli tratti anatomici, destinato a una rapi-
da estinzione.
L’uso del linguaggio Oltre che la capacità di fabbricare strumenti, l’altra carat-
teristica che distingue l’uomo dagli animali è l’uso del linguaggio. Homo habilis, pur
non possedendo organi adatti alla fonazione, faceva uso di un linguaggio gestuale,
accompagnato da segnali vocali semplici. Il suo cervello comunque presentava una
predisposizione all’evoluzione del linguaggio.
Nel momento in cui cominciarono a praticare gli spazi aperti della savana per
sfruttare le nuove opportunità alimentari che quell’ambiente offriva, gli Ominidi
si ritrovarono anche maggiormente esposti agli attacchi degli animali feroci. Per
π L’organo fonatorio nello difendersi dovevano agire in gruppo, compensando con il numero la loro singola debo-
scimpanzé e nell’uomo lezza. Crebbe l’esigenza di scambiarsi informazioni, di comunicare. Lo stesso operare in
La laringe (evidenziata in rosso) è spazi vastissimi richiedeva un’organizzazione mentale della realtà che si fondava anche
l’organo che, contenendo le corde
vocali, permette l’articolazione dei sullo scambio di esperienze. Tutto questo doveva avvenire tramite il linguaggio. Il lin-
suoni. Sopra di essa si trova la guaggio consentiva di operare meglio nello spazio attraverso lo scambio di informazioni.
faringe (in fucsia), che amplifica i
suoni emessi dalle corde vocali. Ma consentiva anche di operare nel tempo: l’esperienza individuale e collettiva diventa-
Nell’uomo la laringe si trova più in va un patrimonio del gruppo, si trasmetteva di generazione in generazione. Prendeva cor-
basso rispetto allo scimpanzé: nel
corso dell’evoluzione la laringe si è po la memoria sociale.
spostata verso il basso, facendo L’Homo habilis aveva già una caratteristica importante, che si sarebbe rivelata decisiva per
aumentare il volume della faringe e
permettendo così l’articolazione di l’affermazione dell’uomo sul pianeta: la versatilità alimentare, la pratica di una dieta on-
un numero maggiore di suoni. nivora, che integrava il consumo dei vegetali con quello della carne. Per la sua abilità ma-
nuale, per la sua intelligenza, per l’uso del linguaggio, per la sua dieta, questo essere vi-
memoria sociale vente esercitava un dominio sull’ambiente mai raggiunto prima da altri animali.
L’insieme delle tracce del passato
che un gruppo umano trattiene, Homo erectus L’evoluzione che portò da questo primo uomo all’uomo attuale è se-
elabora e trasmette da una gnata da successive tappe rappresentate da trasformazioni fisiche: il cranio, da stretto e
generazione all’altra. lungo, si allarga e s’innalza fino a raggiungere una forma quasi sferica; la colonna vertebra-

† Il cammino dell’evoluzione
Sulla linea del tempo, espressa in milioni di anni, è ricostruito il cammino dell’evoluzione attraverso
i ritrovamenti dei fossili appartenenti alle diverse specie: A. Possibile antenato Ominide;
B. Australopithecus afarensis; C. Australopithecus africanus; D. Australopithecus boisei; F I
E. Australopithecus robustus; F. Homo habilis; G. Homo erectus;
G
H. Homo sapiens; I. Homo sapiens sapiens.

H
C
E
A B D

4 3 2 1

22
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Unità 1
Le culture preistoriche

le diventa sempre più dritta; i denti incisivi e canini si riducono al livello degli altri. I va-
ri stadi dell’evoluzione biologica dell’uomo sono rappresentati dal cosiddetto Homo erec-
tus o ergaster, così chiamato perché certamente adottava regolarmente la stazione eretta.
I resti più antichi, rinvenuti sempre in Africa orientale, risalgono a 1,5 milioni di anni fa:
dotato di un’accresciuta capacità cranica, questo tipo di uomo aveva una statura non mol-
to lontana da quella dell’uomo attuale ed era in grado di esprimersi. La tecnologia rudi-
GUIDAALLOSTUDIO
mentale ereditata dall’Homo habilis fu notevolmente sviluppata e diversificata dall’Homo
1. Sottolinea sul testo le diverse
erectus (dalla fabbricazione dei ciottoli bifacciali alla scoperta del fuoco, dalla costruzio- funzioni del linguaggio per Homo
ne delle capanne alla confezione degli abiti), rendendolo il protagonista dell’evoluzione habilis.
2. Homo erectus fu il primo Ominide
umana sia dal punto di vista psicofisico sia dal punto di vista culturale. ad alzarsi sugli arti posteriori?
Per diretta evoluzione dall’Homo erectus si formò, circa 300.000 anni fa, l’Homo sapiens, 3. Homo erectus fu il primo Ominide
a usare il fuoco?
molto simile all’uomo moderno, e l’Homo sapiens sapiens, del tutto simile a esso.

4. Il processo di ominazione
Il contesto climatico e ambientale A partire da circa 2 milioni di anni fa, e cioè in coin-
cidenza con l’apparizione dell’Homo habilis, la Terra subì una serie di sconvolgenti cam-
biamenti climatici – tra cui ricordiamo l’ultima glaciazione, detta di Würm (dal nome del
fiume tedesco nella cui valle fu riconosciuta la traccia geologica dell’avanzata dei ghiac-
ci) che si estese dall’80.000 al 10.000 a.C. – in conseguenza dei quali si verificarono
profondi mutamenti di temperatura, di fauna e di flora, ai quali la specie umana si adattò
progressivamente, facendo di questa specifica capacità il proprio punto di forza nella du-
ra lotta per la sopravvivenza.
L’Uomo di Neanderthal Per alcuni milioni di anni l’evoluzione della specie umana eb-
be come scenario esclusivo l’Africa. Fu l’Homo erectus che si diffuse al di fuori del con-
tinente africano: resti fossili, risalenti a circa 1 milione di anni fa, sono stati rinvenuti in
Indonesia, indicando una prima direttrice di «espansione» attraverso l’area del Vicino
Oriente, del subcontinente indiano, dell’Indocina. A circa 300.000 anni fa, nel passaggio
dall’Homo erectus all’Homo sapiens, risalgono le prime attestazioni umane in Europa. Per
lungo tempo ancora, non ci furono invece presenze umane nelle Americhe e in Australia.
Il processo di ominazione, ovvero di diffusione della specie umana sulla superficie terre-
stre, vede un primo significativo momento di differenziazione circa 150.000 anni fa, da-
ta intorno alla quale le strutture scheletriche ritrovate in Africa, in Europa, in Asia co-
minciano ad assumere caratteristiche divergenti. In particolare, numerosi reperti trovati
in Europa e in Asia, e risalenti al periodo compreso tra 120.000 e 35.000 anni fa, presen-
tano specifici tratti comuni che sono classificati nella sottospecie specifica dell’Homo sa-
piens Neanderthalensis, l’Uomo di Neanderthal, così chiamato dal luogo di ritrovamento
dei suoi resti, la valle del fiume Neander in Germania. La struttura scheletrica dell’Uo-
mo di Neanderthal è caratterizzata da fronte bassa, arcate sopraciliari e mandibole mol-
to sviluppate e da un’ossatura tozza e robusta. L’area di diffusione di questa sottospecie
ricopre gran parte dell’Europa continentale, dei Balcani, del Vicino Oriente. Nello stes-
so arco di tempo, invece, i più rari ritrovamenti in Africa documentano un’evoluzione del-
la struttura scheletrica decisamente più vicina a quella dell’Homo sapiens sapiens.
L’Uomo di Cro-Magnon Circa 35.000 anni fa la storia dell’umanità subisce un’im-
provvisa accelerazione. Essa è particolarmente ben documentata in Europa, dove coinci-
de con la progressiva affermazione dell’Homo sapiens sapiens Cromagnonensis, l’Uomo di
Cro-Magnon, anch’esso così detto dal luogo di ritrovamento (una roccia lungo la linea
ferroviaria Marsiglia-Bordeaux, in Francia) dei primi resti ossei. L’Uomo di Cro-Magnon

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Modulo 1
La preistoria

ECONOMIA Il fuoco dalla natura alla cultura


E AMBIENTE

I l dominio del fuoco, le cui prime tracce


sicure risalgono a circa 400.000 anni fa,
fu un’esperienza rivoluzionaria: da forza
tici avranno certamente notato le scintille che
scaturivano dalla percussione, come avranno
notato l’intenso calore che si sprigionava dal-
Con il fuoco, infine, era possibile cuocere gli
alimenti: cambiarono i sapori di molti cibi, e
fu possibile mangiare cibi che in precedenza
della natura distruttrice e incontrollabile il lo sfregamento di due pezzi di legno. Bastava non erano considerati commestibili. Il fuo-
fuoco divenne un’energia utilizzabile dal- riprodurre l’uno e l’altro effetto accanto a un co era, di conseguenza, un importante fatto-
l’uomo nella vita quotidiana, un elemento mucchio di foglie secche per accendere il fuo- re di coesione familiare e sociale. L’abitudi-
fondamentale della propria cultura. co. Nelle zone dove si trovavano noduli di pi- ne di riunirsi intorno al focolare per consu-
I primi cacciatori preistorici avevano a di- rite (bisolfuro di ferro) accendere un fuoco mare i pasti rafforzò la coesione dei gruppi e
sposizione soltanto la loro energia muscola- era ancora più facile: infatti, le scintille che si favorì il racconto. Secondo gli studiosi, la se-
re per svolgere le attività più diverse: caccia, producono colpendo un pezzo di pirite sono quenza «azione-ricordo-racconto» davanti
pesca, raccolta, fabbricazione delle armi e così calde da provocare rapidamente l’accen- al fuoco è alla base della trasmissione cultu-
degli strumenti, costruzione degli accampa- sione di materiali combustibili. rale attraverso il linguaggio parlato e il senso
Gli usi del fuoco furono subito innumerevo- del passare del tempo.
menti. Con la domesticazione del fuoco, es-
li: era una fonte di luce, che permetteva di Il focolare divenne quindi il simbolo della
si furono in grado di utilizzare una fonte di
squarciare le tenebre della notte e d’illumi- famiglia, del villaggio, e infine della città.
energia esterna.
nare il buio delle caverne; era una fonte di La convinzione che il fuoco distingua più di
In una fase più antica il fuoco veniva sempli- calore, che consentiva di superare gli inver- ogni altra cosa gli uomini dagli animali si tro-
cemente conservato. Bastava, per esempio, ni più freddi senza soccombere; era un’arma va anche nei miti sulla sua origine, presenti
prendere dei tizzoni ardenti da un incendio potente che teneva lontane le belve più ag- in molte culture del pianeta. In essi, la con-
provocato da un fulmine e aver cura di tenere gressive e serviva per la caccia, terrorizzan- dizione degli uomini prima della scoperta
sempre attivo il braciere, depositandolo in do le prede e spingendole nella direzione vo- del fuoco è assimilata a quella degli animali:
una fossa protetta dal vento e dalle intempe- luta; poteva essere utilizzato come uno stru- in quella fase, si ripete nei miti, gli uomini
rie. In una fase successiva il fuoco non venne mento, per sbriciolare pietre di grosse di- mangiavano soltanto cibi crudi, come le be-
più soltanto prelevato in natura, ma prodot- mensioni, o per plasmare le ossa degli ani- stie. Il crudo simboleggia dunque la natura,
to. Quando scheggiavano le pietre da cui ri- mali, piegandole nella forma desiderata per il cotto la cultura che, grazie al fuoco, mani-
cavavano i loro strumenti, gli uomini paleoli- farne uno strumento. pola la natura.

® L’uso del fuoco


[disegno di R. Bowen]
L’Homo erectus imparò a
ottenere il fuoco e a
usarlo per cucinare e per
indurire le ossa di animali
utilizzate poi come
strumenti. Il focolare,
indispensabile anche per
illuminare e per
riscaldare, divenne presto
un luogo attorno al quale
riunirsi per consumare i
pasti o svolgere altre
attività, rafforzando così i
legami sociali.

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Unità 1
Le culture preistoriche

presenta una struttura scheletrica in tutto simile a quella dell’uomo moderno; inoltre fa GUIDAALLOSTUDIO
uso delle armi e di forme di espressione artistica. Un’ipotesi probabile è che esso sia so- 1. Quando è terminata l’ultima
glaciazione?
praggiunto in Europa dall’Africa e abbia soppiantato, anche in forma violenta, i gruppi 2. L’Uomo di Neanderthal visse solo
neanderthaliani, espandendosi poi anche in Asia e successivamente in Australia (50.000 in Europa occidentale?
anni fa) e nelle Americhe (20.000 anni fa).

5. L’età paleolitica
Le diverse età della pietra La più remota storia degli uomini viene solitamente divisa
in base alla materia e alle tecniche da loro usate per fabbricare utensili. La definizione di
età della pietra si riferisce appunto alla materia da cui i primi uomini ricavavano i loro
manufatti (accette, asce, pugnali, ecc.). Questo non vuol dire che la pietra fosse l’unica
materia lavorata. La definizione di età della pietra nasce dal fatto che quella materia, a
differenza, per esempio, del legno, si conserva bene anche attraverso milioni di anni, of-
frendo agli studiosi la possibilità di analizzare le tecniche con cui essa veniva lavorata e
quindi i progressi dell’uomo. In base alle tecniche di lavorazione della pietra si sono in-
dividuate tre fasi: una prima fase, detta età paleolitica (della «pietra antica», dal greco pa-
laiòs, «antico», e lìthos, «pietra»), che si estende cronologicamente per oltre due milioni
di anni, dai primi uomini al 10.000 a.C. circa; una seconda fase, detta età mesolitica (del-
la «pietra di mezzo», dal greco mèsos, «mezzo», e lìthos, «pietra»), dal 10.000 all’8000
a.C.; la terza e ultima fase è detta età neolitica (della «pietra nuova», dal greco neòs, «nuo-
vo», e lìthos, «pietra»), dall’8000 al 4000 a.C.
Caccia e raccolta Durante il paleolitico la pietra veniva lavorata in modo semplice, me-
diante scheggiatura, per ottenere forme il più possibile vicine a quelle dell’oggetto desi-
derato. Ma venivano ampiamente usati anche il legno, l’osso e il corno, e s’intrecciavano
stuoie. Altro aspetto rilevantissimo fu l’acquisizione del dominio del fuoco [®Il fuoco dal-
la natura alla cultura].
L’uomo paleolitico non conosce alcuna tecnica di coltivazione agricola o di allevamento di
animali: è un cacciatore-raccoglitore che si procura il cibo limitandosi ad appropriarsi di
quello che la natura offre, mediante la caccia di animali selvatici e la raccolta di piante, frutti,
semi, radici. Il rifornimento principale di carne veniva dalla caccia ai grandi pachidermi: ele-
fanti e mammut delle steppe, rinoceronti delle foreste; ma venivano abbattuti anche orsi del-
le montagne, cavalli, asini, bisonti, buoi selvatici, capre, daini, cervi, stambecchi, antilopi.
Molte di queste specie erano presenti in zone come l’Europa, da cui si allontanarono, o
nelle quali si estinsero, molto probabilmente per ragioni climatiche. Si trattava spesso di
animali feroci, che richiedevano ai cacciatori doti di coraggio, di abilità, di previsione. L’a-
nimale poteva essere abbattuto solo dopo un contatto ravvicinato: lo strumento di caccia
più diffuso era la lancia di legno, dalla punta indurita al fuoco o composta di cuspidi acu-
minate fatte di osso, di corno, di avorio, di pietra. In un secondo momento fu introdotto
l’uso di armi da getto, come il giavellotto [®I primi strumenti, p. 21]. L’abilità di questi
cacciatori si rivelava anche nell’uso di trabocchetti, soprattutto fosse scavate in prossimità
degli specchi d’acqua dove gli animali andavano ad abbeverarsi. Più complesso era il si-
stema della battuta, che richiedeva gruppi umani numerosi e capaci di agire in perfetto
coordinamento (sono stati rinvenuti persino fischietti di segnalazione adatti allo scopo).
Questo tipo di caccia richiedeva terreni adatti, che si chiudessero all’improvviso su stra-
piombi, burroni, crepacci dove gli animali venivano fatti precipitare, o su pareti roccio-
se, dove le prede venivano ad accalcarsi.

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® Scena di caccia
[Grotta del «Pozzo»,
Lascaux, Francia]
Le grotte di Lascaux sono, fra quelle
decorate, le meglio conservate al
mondo. Scoperte nel 1940, le grotte
sono ricchissime di raffigurazioni
che non solo hanno un alto valore
artistico, ma sono preziosissimi
documenti che ci informano sulla vita
quotidiana e sulle credenze degli
uomini preistorici. Questo particolare
rappresenta una drammatica scena
di caccia: un bisonte, con il ventre
squarciato da una lancia e le
interiora che pendono, carica a testa
bassa il cacciatore che l’ha colpito.
Sotto la figura stilizzata dell’uomo
(che sembra indossare una
maschera d’uccello) giacciono le sue
armi: un giavellotto e un bastone
sormontato da una figura di uccello.

Limiti del sistema Questo modo di vita poneva limiti molto stretti alla possibilità di cre-
scita dei gruppi umani. Il sistema della caccia-raccolta era praticabile solo da parte di pic-
banda cole bande di 15-20 persone disperse su territori molto vasti. L’incessante ricerca di selvag-
In etnologia indica una piccola gina e di frutti selvatici obbligava i cacciatori-raccoglitori a spostarsi in continuazione. Gli
comunità di individui, spesso
imparentati tra loro. accampamenti o i ripari naturali venivano abitati per un tempo ristretto, e poi abbandonati.
L’uomo non aveva ancora imparato ad addomesticare gli animali e non esistevano bestie
da soma. Ci si spostava a piedi portando sulle spalle i bambini e lo stretto necessario: alcu-
ni strumenti, qualche provvista. La precarietà degli insediamenti non consentiva di inve-
stire tempo e abilità nella costruzione di dimore più confortevoli o di accumulare risorse
materiali che sarebbe stato impossibile trasportare. Tutto questo implicava un’organizza-
zione della vita sociale piuttosto semplice: le bande erano governate da uno o pochi mem-
GUIDAALLOSTUDIO bri del gruppo – generalmente il più abile nella caccia e nelle armi, oppure il più anziano e
1. Nel paleolitico gli uomini saggio –, mentre i ruoli sociali erano definiti principalmente in base all’età e al sesso (i ma-
lavoravano solo la pietra? schi adulti si dedicavano alla caccia e alla difesa armata del gruppo, le femmine alla cura
2. Quali animali erano cacciati nel
paleolitico? della prole e all’accumulazione delle scorte, i bambini alla raccolta dei vegetali e ai giochi).
3. Perché le bande erano composte Il superamento di questo sistema ebbe inizio intorno al 10.000 a.C., epoca in cui gli stu-
da pochi individui?
diosi fanno cominciare la cosiddetta età mesolitica.

® Resti di una sepoltura


del IV millennio a.C. 6. Le sepolture e l’arte
[Varna, Bulgaria]
Rituali funebri I sentimenti degli uomini dell’età
della pietra resteranno sempre ignoti. Alcune testi-
monianze materiali della loro esistenza ci consento-
no tuttavia di avvicinarci alla loro sensibilità di fron-
te al mistero della morte o al pericolo e all’incertezza
corredo funebre
dell’attività principale, la caccia. Fin dall’età paleoli-
Presso alcune popolazioni
preistoriche o antiche era diffusa tica, l’uomo ha dedicato alla sepoltura una particola-
l’usanza di mettere nella tomba re attenzione, che rivela la sua ansia di sopravvivere
armi, cibi, gioielli, oggetti
appartenuti al defunto, in base alla
oltre la morte. Le tombe paleolitiche sono semplici
credenza che tali cose servissero fosse dove, accanto al corpo, venivano deposti og-
nella vita dell’oltretomba. getti vari (il cosiddetto «corredo funebre», come lo

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Unità 1
Le culture preistoriche

chiamano gli archeologi). Con il passare del tempo, la cura per il seppellimento aumentò:
il cadavere veniva ricoperto con lastre di pietra, con pietre accumulate, e deposto in nicchie
scavate nella roccia. Il rapporto tra questi rituali di sepoltura e il problema della sopravvi-
venza è evidente da alcuni particolari: l’uso dell’ocra, una sostanza argillosa di colore ros-
so, sembra suggerire il colore del sangue della vita che s’intende perpetuare; l’orientamen-
to del cadavere verso il sole levante o calante indica un collegamento con il ciclo degli astri
e con i ritmi dell’esistenza; la posizione ripiegata di fianco suggerisce l’immagine del sonno
o della posizione del feto nel ventre materno.
Arte e magia Ma la sensibilità degli uomini dell’età della pietra è documentata anche dal- LINK p. 35
le numerose testimonianze artistiche – pitture e graffiti su pareti di grotte o su rocce rinve- Studiare la preistoria
nute nei principali siti preistorici dell’Europa occidentale (Lascaux, Les trois-Frères, Font
de-Gaume in Francia; Altamira, Los Casares, El Castillo in Spagna).
I soggetti delle raffigurazioni sono uomini e animali (bisonti, ca- √ Venere di Willendorf,
valli, cervi, mammut, felini, renne, orsi, uccelli, pesci), rappre- 20.000 a.C. ca.
[Museo di Storia Naturale, Vienna]
sentati, specie i secondi, con grande realismo. Queste raffigura-
Seni enormi, ventre e glutei
zioni non venivano eseguite da «artisti» specializzati, ma da qua- esagerati, gambe e testa appena
si tutti i membri del gruppo. Il loro scopo non era quello di abbozzate: queste sono le
caratteristiche che
rallegrare la vista o di decorare le abitazioni: le più ricche pit- contraddistinguono le cosiddette
ture furono apposte sulle pareti di caverne oscure e profon- «Veneri» preistoriche, le divinità
dispensatrici di fertilità, di cui la
de dove gli uomini non soggiornavano. Dobbiamo immagi- Venere ritrovata a Willendorf in
nare che in questi luoghi si svolgessero rituali propiziatori Austria è forse l’esempio più
famoso.
della caccia: dipingere l’animale voleva dire appropriarse-
ne, conoscerlo, annullare la sua pericolosità.
Anche le sculture paleolitiche sono state interpretate in
chiave magico-religiosa. Si tratta di statuette realizzate in
vari materiali (pietra, osso, argilla, avorio) e raffiguranti GUIDAALLOSTUDIO
generalmente animali o uomini. Le più famose sono le co- 1. Sottolinea sul testo i segni
archeologici che testimoniano una
siddette «Veneri» preistoriche, raffiguranti donne dai tratti sepoltura.
sessuali molto accentuati. Proprio per queste caratteristiche gli 2. Chi eseguiva le pitture nelle
caverne?
studiosi ritengono che si tratti di divinità o amuleti propiziatori
legati a qualche rito di fertilità.

√ Industrie e arte
dell’uomo paleolitico

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Modulo 1
La preistoria

®† I luoghi e i tempi
di domesticazione delle piante
e degli animali
Si noti come in aree
geograficamente lontane tra loro si
siano sviluppate, all’incirca nello
stesso periodo, civiltà agricole. I
primi agricoltori orientarono le loro
scelte in base ad alcuni criteri:
innanzitutto, la scelta delle specie grano orzo (9000 a.C.)
più produttive (per le piante, i legumi (7500 a.C.)
ulivo (6900 a.C.) miglio
cereali; per gli animali, quelli meno (6000 a.C.)
vite (7000 a.C.)
violenti e abituati a vivere in gruppo); lino (5000 a.C.) riso
poi la selezione degli esemplari riso (4000 a.C.)
migliori (incroci sempre più mais (4000 a.C.) (5000 a.C.)
sofisticati per le piante;
igname
accoppiamenti selezionati per gli igname
sorgo (2000 a.C.)
animali); infine, la differenziazione miglio
riso
nell’utilizzo delle varie specie (per i riso
vegetali, distinzione tra piante da sorgo (3000 a.C.)
orto e piante industriali; per gli
animali, specie da macellazione, da patata
tiro, da mungitura, con utilizzo di (7000 a.C.)
pellami).

13
10 15

2 5 4 1 6
3
9 12 11
8

7
14

1. Pecora (8500 a.C.) 5. Bovini (6500 a.C.) 9. Dromedario (3000 a.C.) 13. Oca (1500 a.C.)

2. Cane (8400 a.C.) 6. Baco da seta (3500 a.C.) 10. Cavallo (3000 a.C.) 14. Alpaca (1500 a.C.)

3. Capra (7500 a.C.) 7. Lama (3500 a.C.) 11. Bufalo (2500 a.C.) 15. Renna (1000 a.C.)

4. Maiale (7100 a.C.) 8. Asino (3000 a.C.) 12. Anatra (2500 a.C.)

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Unità 1
Le culture preistoriche

7. L’età mesolitica
Mutamenti climatici Nel 10.000 a.C., in coincidenza
con la fine della glaciazione di Würm [®1.4], l’assetto
climatico e ambientale della Terra assunse i connotati at-
tuali. Ciò significò la fine o la riduzione dell’habitat per
molte specie vegetali e animali: i mammut, per esempio,
si estinsero, mentre le renne si ritirarono nelle tundre
dell’Europa e dell’Asia settentrionali. Nello stesso tem-
po, però, nelle zone temperate maturarono condizioni
più favorevoli, come la moltiplicazione della piccola sel-
vaggina e la maggiore disponibilità di piante commesti-
bili selvatiche.
A questa ennesima modificazione degli ecosistemi i
gruppi umani, ormai diffusi in tutti i continenti si adat-
tarono usando diverse tecniche di approvvigionamento
alimentare e modalità di insediamento.
Domesticamento degli animali I cacciatori-raccogli-
tori mesolitici si procuravano il cibo pescando o dando
la caccia a prede di dimensioni più modeste (a questo
scopo, furono perfezionati l’arco e le frecce piumate che
garantivano la precisione di tiro) e sfruttando le risorse
vegetali spontanee, come il grano e l’orzo selvatici. Essi
realizzarono un progresso decisivo sviluppando le tec-
niche del domesticamento e dell’allevamento degli ani-
mali, sottraendo questi ultimi allo stato selvatico e in-
tervenendo per garantirne le esigenze vitali di protezione, di nutrizione, di riproduzione π Scena di allevamento,
e per renderli più adatti a soddisfare le loro necessità. Il passaggio dalla pura e semplice IV-III millennio a.C.
predazione – che si esprimeva nella caccia – all’allevamento animale fu graduale. Una pri- La figura riproduce un particolare di
una pittura rupestre ritrovata in una
ma esperienza, molto semplice, di allevamento poteva verificarsi con la cattura di anima- grotta del massiccio del Tassili
li giovani e con il loro trasporto nell’accampamento: si sarà notato, in alcuni casi, che es- n’Ajjer, nel deserto del Sahara, in
Algeria.
si accettavano il cibo e che era quindi possibile tenerli in vita per un certo periodo. Altre
esperienze erano più complesse: un metodo di caccia molto diffuso consisteva nello spin-
gere gli animali dentro un passaggio delimitato da due barriere a forma di V, in fondo al
glaciazione
quale si trovava un recinto dove gli animali finivano per trovarsi ammassati, in totale balìa
Espansione dei ghiacciai che a più
dei cacciatori. Essi venivano poi abbattuti lentamente, in rapporto alle esigenze alimen- riprese e in epoche diverse ha
tari del gruppo dei cacciatori. Tutte queste esperienze favorivano la conoscenza della vi- interessato vaste parti della
superficie terrestre.
ta animale da parte dell’uomo e lo spingevano a un sempre maggiore controllo dei bran-
chi, che sfociò nell’allevamento vero e proprio.
Le specie domesticate Nelle specie animali il passaggio al domesticamento comportò
alcune importanti trasformazioni delle specie stesse: la graduale eliminazione dell’aggres-
sività; l’accentuazione di caratteri anatomici e fisiologici che garantivano una maggiore
produzione di carne, grasso, latte, lana, ecc.; la riduzione della capacità degli animali di ali-
mentarsi spontaneamente. Il cane, domesticato forse già alla fine del paleolitico, era ogget-
to di consumo alimentare solo molto raramente. Esso era, allora come oggi, il compagno GUIDAALLOSTUDIO
dell’uomo: lo aiutava nella caccia e lo difendeva dagli animali selvaggi. Altri animali veni- 1. Indica gli animali cacciati nel
vano invece allevati per garantire uno stabile rifornimento di carne e di latte, oltre che di mesolitico.
2. Perché fu domesticato il cane?
materiali come il pellame e la lana. È questo il caso della capra, del montone, del bue.

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Modulo 1
La preistoria

8. L’età neolitica
L’agricoltura La definizione di età neolitica si riferisce a un criterio tecnico molto pre-
ciso: età neolitica vuol dire, infatti, età della «pietra nuova», cioè della pietra non più so-
lo scheggiata, ma levigata. Ma la straordinaria trasformazione della vita umana in questo
periodo fu anche determinata dalla nascita dell’agricoltura. L’uomo diventa agricoltore
in senso proprio quando comincia a proteggere le specie vegetali di cui si nutre: elimina
gli elementi fastidiosi (barbe dei cereali, spine, ecc.), estirpa da un determinato terreno le
piante concorrenti non commestibili, interviene nella riproduzione dei vegetali selezio-
nando i semi, cerca di ingigantire le parti destinate alla consumazione (frutti, foglie, tu-
beri, ecc.) a danno delle parti che vengono scartate.
Agricoltura itinerante, agricoltura stanziale La terra non può essere coltivata inces-
santemente: dopo un certo periodo esaurisce la fertilità e ha bisogno di riposo per rico-
stituire le sue proprietà organiche. Quando i primi contadini riscontravano l’impoveri-
mento dei raccolti erano costretti a spostarsi, alla ricerca di nuove terre da coltivare. Pra-
rotazione delle colture ticavano dunque un’agricoltura itinerante.
Pratica agraria consistente Questi comportamenti si adattavano tuttavia a gruppi umani non troppo numerosi e in-
nell’alternanza di coltivazioni
differenti per non far esaurire il
sediati in regioni poco popolate, dove ci fosse grande disponibilità di terra. In mancanza
terreno. Alla coltura di graminacee di queste possibilità e anche per attaccamento a un determinato luogo ritenuto partico-
(grano, orzo, ecc.) si alternava la larmente gradevole, le comunità contadine cercarono di fronteggiare il problema dell’e-
coltura di leguminose (fave), piante
ricche di azoto e potassio, due saurimento del suolo praticando la rotazione delle colture, oppure ricorrendo al cosid-
sostanze in grado di restituire detto sistema del maggese. La produttività dell’agricoltura fu accresciuta anche grazie al
fertilità al terreno. perfezionamento degli strumenti. La terra, per garantire il massimo della fertilità, deve
essere ben lavorata: le zolle devono essere rivoltate perché acquisiscano l’ossigeno, indi-
spensabile al ciclo produttivo. Nelle fasi iniziali dell’agricoltura la terra veniva smossa con
bastoni da scavo o con la zappa. Importante fu l’introduzione dell’aratro, che penetrava
più in profondità.
Forme di insediamento stabile Tutte queste acquisizioni tecniche garantirono, alle co-
maggese munità contadine, una maggiore stabilità. Gli uomini cominciarono a vivere in modo se-
Pratica agraria consistente nel dentario, nell’organizzazione del villaggio. Lo schema dell’insediamento è grosso modo
lasciare per un certo periodo una uniforme. Le abitazioni possono mostrare forme variabili ed essere costruite con mate-
parte del terreno coltivabile a riposo
e adibita a pascolo, per farle riali diversi (pietra, legno), ma si presentano come cellule raggruppate in modo denso.
recuperare la fertilità; veniva poi Fondamentale è il fatto che le abitazioni sono molto simili l’una all’altra e non si registrano
coltivata, mentre altre porzioni di normalmente differenze nelle dimensioni. Questo vuol dire che non esistevano rilevanti
terreno venivano lasciate a riposo.
dislivelli di ricchezza e che il gruppo umano era omogeneo dal punto di vista economico
e sociale. I gruppi umani riuniti nei villaggi, inoltre, presentavano un’organizzazione so-
ciale molto più complessa [®2.1] ed erano molto più consistenti, numericamente, delle
bande di cacciatori-raccoglitori paleolitici [®1.5]. Questo vuol dire che la nuova orga-
nizzazione produttiva, fondata sull’agricoltura e l’allevamento, consentiva un aumento
della popolazione.
aratro Alcuni villaggi raggiunsero dimensioni e caratteristiche costruttive che li rendono molto
Strumento per dissodare il terreno. vicini all’aspetto di una città: l’insediamento di Gerico, in Palestina, racchiudeva una po-
Le prime testimonianze dell’aratro polazione di circa 300 individui. L’abitato era cinto da mura in pietra massiccia domina-
risalgono all’età neolitica nell’antico
Egitto. L’aratro poteva essere di due
te da una grande torre in pietra circondata da magazzini comuni. Quello di Çatal Hüyük,
tipi: a bastone, in cui il bure (il in Anatolia, era molto più grande: con il suo migliaio di case d’abitazione poteva ospita-
timone dell’aratro) era dritto e re circa 5000 individui.
collegato a un bastone da scavo; a
uncino, in cui il bure era invece Le costruzioni megalitiche Accanto all’evoluzione dei villaggi verso forme costrutti-
ricurvo. ve più complesse, la fine dell’età neolitica (V-II millennio a.C.) vede la comparsa delle co-

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Unità 1
Le culture preistoriche

√ Çatal Hüyük:
il villaggio e una casa
Il villaggio di Çatal Hüyük nell’Anatolia
meridionale (Turchia), riprodotto nel
disegno, risale al 6250 a.C. circa.
Le sue case, disposte su un pendio
per una superficie di circa 15 ettari,
erano costruite con mattoni di argilla
disseccata al sole e risultano
addossate l’una all’altra. A parte
qualche piccolo cortile, il villaggio
non possedeva strade o vicoli: per
passare da una abitazione all’altra si
camminava sui tetti e dal tetto si
accedeva direttamente all’interno
delle singole abitazioni mediante una
scala (sotto, nel riquadro). Le case,
che avevano dimensioni molto simili
(20-30 m2), erano costituite da un
ambiente principale con un focolare
centrale e un forno e vari banconi
addossati alle pareti.

struzioni megalitiche (dal greco mègas, «grande», e lìthos, «pietra»). I megaliti sono mo-
numenti realizzati con uno o più massi di grandi dimensioni, grezzi o appena sbozzati,
diffusi pressoché in tutta Europa. I megaliti più semplici sono i cosiddetti menhir (in cel-
tico «pietra lunga»), consistenti in una grande pietra infissa verticalmente nel terreno. I
menhir possono ergersi da soli, oppure, come a Carnac (Bretagna), allineati in file lunghe
anche alcuni chilometri. I cromlech (in celtico «pietra curva») invece sono costituiti da
un certo numero di menhir disposti in
circolo. Il cromlech più famoso è quel- √ Stonehenge
lo di Stonehenge, in Inghilterra. I dol- Il cromlech di Stonehenge, nel sud
dell’Inghilterra, è il frutto di numerosi
men (in celtico «tavola di pietra») con- rimaneggiamenti. Dopo la prima
stano di una lastra di pietra appoggia- costruzione, risalente al 3100 a.C.,
si sono susseguite almeno quattro
ta orizzontalmente su due pietre infis- fasi di cui l’ultima dovrebbe risalire al
se nel terreno. 1100 a.C. Il sito ha però mantenuto
intatto l’orientamento principale che,
Gli studiosi hanno avanzato varie ipo- all’alba del giorno del solstizio
tesi circa la funzione e il significato dei d’estate, inquadra il sole
perfettamente al centro del trilite
megaliti. Per quanto riguarda i dolmen maggiore.
è accertato che si tratta di monumenti
funerari. Per i menhir e i cromlech la
GUIDAALLOSTUDIO
questione è più complessa. L’ipotesi
1. Con quali pratiche «cominciò»
più accreditata è che si tratti di templi, l’agricoltura?
luoghi sacri in cui si celebravano ceri- 2. Che cosa distingue un villaggio da
una città?
monie religiose (riti legati al culto del 3. Tutti gli agricoltori erano
sole) e sociali (adunanze pubbliche). sedentari?

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Modulo 1
La preistoria

® La cottura dei vasi eseguita


direttamente sul fuoco
[disegno di A. Baldanzi]

† La cottura dell’argilla
in un forno con focolaio
e camera di cottura
[disegno di A. Baldanzi]
In un primo tempo i vasi di argilla
furono cotti direttamente sul fuoco;
ma i manufatti così ottenuti
presentavano molti difetti. Durante il
neolitico fu invece messo a punto un
nuovo metodo di cottura che
prevedeva un forno chiuso composto
da un focolaio interrato e una
camera di cottura sopra. I vasi
venivano posizionati nella camera di
cottura e, grazie alla migliore
distribuzione del calore così
ottenuta, ne uscivano più resistenti.
9. Nuove tecnologie e nascita della metallurgia
Conservazione del cibo e scoperta della ceramica La nascita dell’a-
gricoltura pose esigenze nuove, riguardanti la conservazione del cibo.
Già i cacciatori paleolitici sapevano conservare la carne e il pesce me-
diante tecniche quali l’affumicatura, la salatura, il disseccamento al sole,
ma per i prodotti agricoli il problema era più complesso. Infatti, il rac-
colto si concentrava in un breve periodo di tempo, mentre le derrate do-
vevano servire per il consumo durante tutto l’anno. Una parte doveva es-
sere inoltre accantonata per la semina dell’anno successivo. Per evitare
che i prodotti marcissero all’umidità o venissero distrutti dagli insetti e dai
roditori, era indispensabile conservarli in contenitori adatti allo scopo. Da que-
sta esigenza nacque la fabbricazione dei contenitori di ceramica, che andarono gradual-
mente a sostituire i vecchi recipienti fatti di pelle, di zucca, di vimini, di legno, di pietra [®La
ceramica].
Nella seconda metà del IV millennio a.C. si diffonde l’uso della ruota. Essa venne appli-
cata innanzitutto come disco rotante su un perno fisso, ovvero come tornio per modella-
re l’argilla. Più tardi, la ruota fu utilizzata per la costruzione di veicoli a trazione animale
® Carretto votivo che agevolarono certamente i lavori agricoli, ma non furono di grande utilità per le co-
[Museo Nazionale, Copenaghen] municazioni a distanza, per le quali – in assenza di strade – era più agevole sfruttare i cor-
Questo carretto in metallo, si d’acqua, servendosi di zattere o canoe.
ritrovato in Danimarca e
risalente all’età del Metallurgia Un’altra importante innovazione tecnica si verificò intorno al
bronzo, è con molta
probabilità un
4500 a.C. – per la prima volta nel Vicino Oriente – quando gli uomini sco-
oggetto di culto prirono la possibilità di lavorare i metalli fa-
dedicato a una
divinità solare.
cendoli fondere a temperature elevate. I
Oltre a mostrare primi manufatti metallici furono piccoli
la grande abilità
nella lavorazione
oggetti ornamentali e punteruoli forgiati
dei metalli in rame battuto.
raggiunta dagli
artisti-artigiani,
Come già abbiamo visto per la lavorazione
testimonia l’uso della pietra, anche quella dei metalli ha of-
della ruota a
quattro raggi già in
ferto agli studiosi la possibilità di dividere
quest’epoca. la storia umana in grandi epoche. Così, l’u-

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Unità 1
Le culture preistoriche

√ La diffusione del rame


e del bronzo
La cartina evidenzia le aree di
produzione e di lavorazione del rame
e del bronzo, la prima «lega» della
storia, ottenuta dalla fusione del
rame con lo stagno. Si noti come
l’area di più antica lavorazione del
rame coincida grosso modo con il
Vicino Oriente (dall’Egitto

MA
all’altopiano iranico).

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OCEANO Giacimenti di rame


INDIANO Giacimenti di stagno
Area di lavorazione del rame
(4500 a.C.)
Area di lavorazione del bronzo
(3000 a.C.)

so del rame segna il passaggio dall’età neolitica all’età del rame (4500-3000 a.C.). Questa GUIDAALLOSTUDIO
fu a sua volta superata dall’età del bronzo (3000-1000 a.C.), apertasi quando gli uomini 1. Sottolinea sul testo gli strumenti
inventati nel neolitico.
scoprirono i vantaggi della fusione del rame con lo stagno e crearono una lega, il bronzo, 2. Dalle prime miniere si estraeva
facilmente lavorabile e molto resistente [®Dal bronzo al ferro, p. 62]. rame o bronzo?

SCIENZA La ceramica
E TECNICA
primi contenitori di ceramica risalgo- stessa diffusione che ha la plastica nel mon- no di terra, per evitare che i vasi, raffreddan-

I no al 4000 a.C. e costituirono una vera


e propria rivoluzione: con la tecnica
della ceramica, infatti, gli uomini furono per
do contemporaneo.
Gli uomini si accorsero ben presto che in na-
tura l’argilla, essiccandosi, ha la proprietà
dosi troppo in fretta, si spaccassero. Ma nel-
le buche la distribuzione del calore non era
uniforme, e il processo di raffreddamento
la prima volta in grado di manipolare un ma- d’indurirsi mantenendo la forma originaria. non poteva essere controllato con precisio-
teriale esistente in natura in modo da alte- Ma ci vollero migliaia di anni e un notevole ne. Di conseguenza, la percentuale degli
rarne le proprietà. La ceramica possiede accumulo di esperienze perché fossero af- scarti rimaneva molto alta.
molti pregi: ha un’ottima impermeabilità, frontati e risolti i difficili problemi della cot- Il problema fu risolto con l’invenzione del
che permette di contenere le derrate, senza tura, che consente di trasformare l’argilla in forno chiuso, che consentiva di raggiungere
deteriorarle, e i liquidi, senza disperderli e ceramica. la temperatura di 1200 gradi e soprattutto di
provocarne l’evaporazione. È resistente al All’inizio, il vaso veniva cotto direttamente mantenerla abbastanza costante e uniforme.
calore e può quindi essere utilizzata per la sul terreno. Gli uomini deponevano i reci- I primi forni erano semplici strutture circo-
cottura dei cibi. È leggera e quindi facilmen- pienti crudi in una buca; poi vi affastellava- lari d’argilla divise in due vani: in quello su-
te trasportabile. Da quando è stata inventa- no sopra un mucchio di rami secchi e appic-
ta, la ceramica non ha mai smesso di accom- cavano il fuoco, che poteva raggiungere la argilla
pagnare la vita degli uomini, e nella storia temperatura di 700-800 gradi; quando la Roccia sedimentaria facilmente malleabile, con
universale ha avuto la stessa importanza e la fiamma cominciava a languire, la ricopriva- cui si fabbricano vasi, mattoni e altri oggetti.

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Modulo 1
La preistoria

periore si ponevano i vasi da cuocere, in nata a mano, il sistema fu in seguito perfe-


quello inferiore si trovava la fornace. Da qui, zionato con il tornio veloce, in cui l’artigiano
il calore si diffondeva passando attraverso agiva sul perno col piede, imprimendo alla
dei fori praticati nel pavimento del vano di ruota un movimento più rapido, regolare e a
cottura. prolungato. Il tornio migliorò in modo deci-
Ma la cottura era soltanto l’ultima di una sivo la qualità media della ceramica: a 100 gi-
lunga serie di operazioni. Per fabbricare un ri al minuto, infatti, l’argilla, sotto una legge-
vaso bisognava anzitutto scegliere l’argilla ra pressione delle dita, tende a sollevarsi e ad
appropriata, depurarla dai corpi estranei e assumere qualsiasi forma. Grazie alla ruota,
impastarla con l’aggiunta di materiali come la produzione divenne più rapida e le forme
paglia, erba triturata, sabbia, frammenti di si fecero più regolari e raffinate. Piatti, pen-
carbone, ghiaia minutissima. Questi mate- tole, scodelle, coppe, brocche, bicchieri,
riali servivano a creare un impasto omoge- anfore vennero prodotti in infinite forme, in b
neo che evitasse deformazioni o crepe du- funzione degli usi più diversi.
rante la cottura. Si procedeva quindi alla
modellatura. Per molto tempo l’unica tecni-
ca impiegata fu quella di modellare l’argilla ® Vasi
con le mani, plasmandola fino a ottenere la
La grande quantità di vasi e ceramiche ritrovata
forma desiderata. La maggior parte dei ma- dagli archeologi nei siti preistorici testimonia la c
nufatti realizzati in questo modo aveva un varietà delle decorazioni, che si arricchirono nel
aspetto e uno spessore irregolari. tempo di colori e disegni. Ai semplici contenitori
usati comunemente per cucinare e conservare gli
Intorno al 3000 a.C. la lavorazione della ce- alimenti, si affiancano prodotti più raffinati,
ramica compì un passo importante con l’in- destinati a scopi ornamentali:
troduzione del tornio, un sistema costituito a. Vaso del III millennio [Museo della Storia,
da un piano circolare, fissato su un perno Bucarest]; b. Vaso del V millennio [Museo
Nazionale, Atene]; c. Ceramica incisa del III
che girava in un alloggiamento di pietra. Co- millennio [Ashmolean Museum, Oxford]; d. Vaso
stituito inizialmente da una ruota lenta azio- del III millennio [da Campestre (Francia)]. d

SINTESI
La preistoria costruire strumenti fase paleolitica, una mesolitica e che l’uomo sviluppa il
Convenzionalmente la preistoria è Homo habilis, che risale a una neolitica. domesticamento delle piante e
è quella lunghissima fase della 2 milioni di anni fa. Oltre a degli animali e pratica
storia dell’uomo caratterizzata scheggiare la pietra conosce Il paleolitico un’agricoltura itinerante.
dall’assenza della scrittura: è anche il linguaggio. A 1,5 milioni Il Paleolitico è l’età della «pietra
solo con la comparsa della di anni fa risale Homo erectus, antica» e si estende fino al Il neolitico
scrittura, intorno al 3100 a.C., che conosce il fuoco 10.000 a.C. In questo periodo È l’età della «pietra nuova» e si
che avrebbe inizio la vera e e fabbrica strumenti più evoluti l’uomo vive di caccia e raccolta, estende dall’8000 al 4000 a.C.
propria storia. Gli studiosi di (i bifacciali). Per è organizzato in «bande» di 15- L’uomo fabbrica utensili in
oggi respingono questa diretta evoluzione da Homo 20 persone, non risiede pietra levigata, pratica
distinzione tra preistoria e storia erectus si formano, circa 30.000 stabilmente in un luogo, ha l’allevamento e l’agricoltura,
perché troppo schematica e anni fa, Homo sapiens e Homo abbandona il nomadismo,
imparato a conservare e
insoddisfacente. sapiens sapiens, quest’ultimo in diventa sedentario e fonda i
tutto simile all’uomo di oggi. accendere il fuoco, ha
primi villaggi. La nuova
sviluppato i rituali funerari e
I progenitori organizzazione, basata
dell’uomo L’ominazione l’espressione artistica. sull’agricoltura e l’allevamento,
Dai Primati, apparsi sulla terra È il processo di diffusione di favorisce l’aumento della
circa 65 milioni di anni fa, Homo sapiens sapiens sulla Il mesolitico popolazione. I nuovi bisogni di
derivano gli Ominidi e le superficie terrestre. La presenza È l’età della «pietra di mezzo» e conservazione delle derrate
scimmie antropomorfe. I primi dell’uomo in Europa risale a si estende dal 10.000 all’8000 alimentari spingono alla
Ominidi – gli Australopitechi –, 50.000 anni fa, quando il nostro a.C. Una serie di mutamenti fabbricazione di recipienti in
comparsi in Africa circa quattro continente è abitato dall’uomo climatici determina la ceramica. Nell’ultima fase del
milioni di anni fa, si di Neanderthal. In base alle modificazione degli ecosistemi, neolitico l’uomo impara a
caratterizzano per la posizione tecniche usate dall’uomo per con conseguenze importanti sul lavorare anche i metalli (età del
eretta e l’abilità manuale. Il fabbricare utensili in pietra, l’età piano dell’approvvigionamento rame, 4500-3000 a.C.; età del
primo Ominide in grado di della pietra si distingue in una alimentare. È in questo periodo bronzo, 3000-1000 a.C.).

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Studiare DOSSIER
la preistoria
U n importante storico italiano, Carlo Ginzburg, ha paragonato l’attività dello storico a quella del
cacciatore. Come il cacciatore, lo storico studia le tracce, lasciate intenzionalmente o no dalle
Che cosa
significano
le pitture parietali?
sue «prede», e le trasforma in indizi, prove, utili alla ricostruzione di una storia. Anzi, egli è arrivato
a supporre che la stessa invenzione del «racconto» di tipo storico sia opera dei cacciatori preisto-
rici, che ebbero per primi la necessità di studiare gli spostamenti e le vicende che accadevano agli
animali. Ma di questi «racconti» non è rimasto nulla, poiché le culture preistoriche non hanno lasciato Chi dipingeva
testimonianze scritte. Gli studiosi di preistoria possono dunque contare soltanto sulle testimonianze e scolpiva
«materiali». sulle rocce?
La questione è tutta qui: la stragrande maggioranza delle attività umane, per diversi motivi, non ha
lasciato tracce durevoli. Inoltre, gli agenti atmosferici e altri eventi hanno, col tempo, cancellato gran
parte di ciò che è stato prodotto.
Gli studiosi di preistoria, per ovviare a questo limite, nel corso degli ultimi cinquant’anni, hanno via
via perfezionato e adattato ai loro scopi metodi e pratiche importati da altre scienze: per esempio,
la «paleobotanica» (studio dei vegetali fossili) e la «paleozoologia» (studio dei resti animali) ci infor-
mano sui regimi alimentari, sull’uso di strumenti, sulla disposizione dei gruppi umani nello spazio,
sui climi; lo studio dei reperti umani ossei, invece, ci permette di ricostruire malattie, incidenti, in
qualche caso veri e propri stili di vita; con la geologia e la chimica i metodi di datazione si fanno
sempre più precisi; i modelli matematico-statistici ci consentono di ricostruire spostamenti, curve
demografiche, dati economici; ecc. Dunque nuovi dati, nuove «tracce», nuovi oggetti si aggiungono
all’indagine dello storico. Si formulano così sempre nuovi interrogativi.
Uno dei problemi più difficili e affascinanti è l’interpretazione delle «pitture» preistoriche.
Perché le pitture erano collocate in molti casi in caverne buie e inaccessibili? Erano intenzional-
mente riprodotte solo in quei luoghi oppure, come sembra accertato, si dipingeva un po’ dapper-
tutto, anche sui corpi, sugli alberi?
Le rappresentazioni di animali sono sempre «scene di caccia»? Anche quando si è accertato che gli
stessi animali disegnati non vivevano in quei luoghi? Come è possibile? [®DOC1-5]
I disegni hanno stilizzazioni precise, non sono «infantili», e dunque rappresentano scene concrete o
astratte? Le frecce sono sempre armi oppure simboleggiano qualcos’altro? E cosa significano i cer-
chi, i quadrati, le linee, le mani? Quando e perché gli uomini hanno sentito l’esigenza di rappresen-
tare lo spazio inteso in termini geografici? [®DOC6-10]
Vi era un gruppo di persone adibito a realizzare le pitture oppure si tratta di una attività comune, dif-
fusa, svolta da tutti i membri del gruppo?
Le pitture sono funzionali ad attività sociali pratiche, economiche, religiose, [®DOC11-16], oppu-
re soltanto estetiche e decorative?
In questo dossier proviamo a formulare insieme qualche ipotesi.
Intanto bisogna sapere che sul significato della maggior parte delle forme artistiche, così come sulle
motivazioni degli artisti, il dibattito fra gli archeologi è ancora aperto e ci sono pochissime certezze.
I dipinti possiedono alcune caratteristiche in comune con le prime forme di scrittura: un senso «me-
taforico» (un segno è usato per rappresentare qualcos’altro), oppure lo scopo di memorizzare infor-
mazioni (per esempio legate al tempo, alle stagioni, alle fasi lunari) o di contabilizzarle (per calco-
lare quantità o distanze nello spazio). Ma ci sono anche alcune differenze: mentre la scrittura rac-
conta un evento (infatti i suoi segni hanno un inizio e una fine), i dipinti, tranne che in rarissime ec-
cezioni [®fig. p. 26], sono per lo più statici, slegati gli uni dagli altri.
Dunque l’arte preistorica è all’origine di due tra le forme di comunicazione più diffuse e potenti che
gli uomini abbiano mai inventato: rappresentare immagini e scrivere lettere o parole.

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Unità 1
Le culture preistoriche

DOC1-5 Il paleolitico
Le immagini riprodotte nei DOC1-5 sono alcune tra le più antiche pitture parietali ritrovate. Nel-
le grotte, secondo gli studiosi, gli animali e i segni non sono mai disposti a caso. Le sovrapposi-
zioni fra due o più animali (come quella del DOC4, in cui i cavalli sono disegnati all’interno di un
bisonte), non corrispondono a due periodi successivi, ma sono state eseguite in tal modo inten-
zionalmente. Si può immaginare che si tratti di veri e propri «santuari», luoghi in cui la decora-
† 1. Impronte di mani, zione delle pareti corrisponde a una finalità e segue un pensiero logico.
30.000-10.000 a.C. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che i disegni fossero all’esterno (come in DOC1), e non solo in fon-
[Rio Pinturas, Chubut, Patagonia,
Argentina]
do alle caverne (come in DOC3), che sono invece i luoghi in cui si sono potute conservare meglio.
È stato accertato che le immagini ai DOC2, 3 e 4, provenienti dalla grotta francese di Lascaux, non
Alcuni uomini hanno realizzato in
«negativo» questa pittura su di un
rappresentano «scene di caccia»: le linee e i segni che compaiono sopra o accanto agli animali (co-
riparo all’aria aperta, sotto una me in DOC2) non sono frecce, ma simboleggiano forse il genere maschile e femminile. Le infor-
roccia. Per realizzare il disegno in mazioni ricavate da alcuni resti di cibo fossile ritrovato nel sito hanno fatto escludere che gli ani-
positivo, gli uomini bagnavano le mali disegnati possano essere gli stessi che venivano cacciati e mangiati, perché non fanno parte
mani nel colore e le posavano
sulla roccia; per la figura in né della fauna del luogo, né della dieta abituale di quegli uomini.
negativo, il colore veniva In tutti i casi, gli uomini del paleolitico per procurarsi il cibo praticavano la caccia e anche la rac-
spruzzato con una cannuccia sulla colta (come puoi vedere nel DOC5), con la quale aggiungevano una grande varietà di cibi a una
mano asciutta posata sulla roccia,
per tracciarne il contorno. In altri
dieta sempre più diversificata. Una alimentazione varia era indice di una grande adattabilità ai di-
casi le mani sono dipinte con versi ambienti, e dunque una sicura risorsa per la sopravvivenza del gruppo.
qualche dito ripiegato, e spesso
sono sovrapposte a figure di
animali. Secondo alcuni, si
tratterebbe di un codice a uso dei
cacciatori.

π 2. Due cavalli, 18.000-15.000 a.C. ca.


[Grotte di Lascaux, Dordogne, Francia]
Nel particolare di questo famoso ciclo di pitture rupestri, accanto ai due animali si
possono osservare dei segni (linee e quadrati) di difficile interpretazione. Alcuni
sostengono che si tratti di animali colpiti e feriti, e che dunque le scene fossero
propiziatorie per la caccia. Altri obiettano: solo il 4% delle figure animali è trafitto dalle
cosiddette «frecce», perché augurarsi un così scarso risultato? Per questi archeologi, si
tratterebbe invece di simboli «allungati» per indicare il genere maschile (linee, bastoni,
frecce) e di simboli «pieni» per quello femminile (ovali, triangoli, rettangoli). La presenza
di questi simboli nei diversi ambienti non è casuale, ma gli storici sono ben lontani
dall’averne compreso il significato.

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Dossier
Studiare la preistoria

√ 3. La «Sala dei tori»,


18.000-15.000 a.C. ca.
[Grotte di Lascaux, Dordogne,
Francia]
Le figure degli animali e i segni sono
disposti sulle pareti, sul soffitto e
anche lungo i corridoi di accesso ai
diversi ambienti. Ciascuna «stanza»
contiene un soggetto particolare.
Secondo gli studi, i resti ossei dei
pasti consumati nella grotta di
Lascaux appartengono 9 volte su
10 a renne (assenti o quasi sulle
pareti) e un solo osso su 133
appartiene al cavallo, che invece,
assieme al toro (uro), è il soggetto
rappresentato più frequentemente.

† 5. La raccolta del miele,


10.000-8000 a.C.
[Cueva de la Araña, Bicorp,
Valencia, Spagna]
La pittura parietale rappresenta una
donna intenta alla raccolta del
miele, arrampicata su di un albero
con un cesto fra le mani. Si
possono osservare in basso alcuni
alveari (forse già vuoti) e le api,
accorse in difesa del territorio.

π 4. Pitture parietali della «Sala dei tori», 18.000-15.000 a.C. ca.


[Grotte di Lascaux, Dordogne, Francia]
In questo particolare si possono vedere un toro (sullo sfondo) e tre cavalli in corsa, sovrapposti fra loro. Il significato
di queste disposizioni, riscontrate anche in altri siti europei, resta ancora incerto. È certo, invece, che i disegni sono
stati realizzati in un unico momento e non in epoche successive. Durante questo periodo, detto Solutreano, la
padronanza tecnica degli artisti è completa. La rappresentazione delle figure animali non è realistica: il corpo è
sempre disegnato più grande rispetto alle estremità (testa e arti).

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Unità 1
Le culture preistoriche

DOC6-10 Il neolitico
Le società umane hanno imparato a domesticare piante e animali a cominciare dall’8000 a.C., nel-
la «Mezzaluna fertile». Queste tecniche, assieme all’abitudine di vivere in villaggi sempre più gran-
di, stabili e meglio difesi, hanno impiegato alcuni millenni per diffondersi nell’area mediterranea.
Per procurarsi il cibo, gli uomini del neolitico allevavano gli animali, controllandone la crescita e
la riproduzione. Gli autori del DOC8, ad esempio, fanno parte di un gruppo umano che già in-
crociava i bovini per selezionare una razza particolare. Infatti si possono notare mucche «pezza-
† 6. Scena di caccia, te», che non esistono in natura. I DOC6 e 7 dimostrano che gli animali furono impiegati anche per
8000-4000 a.C. altre attività, oltre che per ricavarne cibo. I cani aiutavano a cacciare, i buoi, aggiogati all’aratro,
[Tadrart Acacus, In Ehed, Libia]
a coltivare i campi.
La pittura parietale rappresenta Osserva i DOC8, 9 e 10: in queste immagini gli uomini hanno sentito l’esigenza di rappresentare
una battuta di caccia con l’arco e
con l’ausilio dei cani domestici.
uno spazio «geografico», ovvero elementi disegnati e disposti rispettando i princìpi della dimen-
Tra le prede si distingue un sione e della distanza reale nello spazio. Gli elementi raffigurati nelle prime «carte geografiche»
muflone, ma anche un leone degli uomini del neolitico sono sia artificiali (come case, strade, campi coltivati) sia naturali (mon-
partecipa alla caccia, ti, specchi d’acqua). Questa nuova tipologia di rappresentazioni corrisponde alle nuove esigenze
probabilmente in qualità di
predatore in concorrenza con legate al nuovo «stile di vita» neolitico: un villaggio stabile, di grandi dimensioni e più fittamente
l’uomo. popolato; la proprietà e il controllo di mandrie di grandi animali.

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Dossier
Studiare la preistoria

π 7. L’aratro, 5000-4000 a.C.


[Mont Bégo, Alpi marittime, Francia]
L’immagine è stata incisa su una roccia affiorante, e
rappresenta in forma stilizzata, ma precisa, due buoi aggiogati
a un aratro. L’attrezzo è molto più complesso dei primi
rudimentali bastoni, e indica una complementarità fra
tecnologie dell’agricoltura e dell’allevamento.

π 8. Scena di allevamento, 3000-2000 a.C.


[Tassili n’Ajjer, Tekadedoumatine, Algeria]
Il particolare della pittura parietale evidenzia alcuni animali della mandria legati fra
loro, mentre le famiglie dei pastori, con donne e bambini, si riposano. I grandi cerchi
rappresentano pozze d’acqua, oppure, secondo una diversa interpretazione, le
capanne del villaggio.

π 9. Villaggio di Çatal Hüyük, 6000-5000 a.C.


Il dipinto su roccia è una pianta in scala, rinvenuta durante
gli scavi dello stesso villaggio [®fig. p. 31]. A Çatal
Hüyük vivevano circa 5000 persone, un record per
quell’epoca. Le case, come si può notare, sono
molto vicine le une alle altre, e formano un blocco
difensivo compatto. Vi si accedeva dal tetto.

® 10. Pianta di un villaggio, 850-700 a.C.


[Valcamonica, Italia]
In questa incisione rupestre sono ben visibili le case
(con i tetti spioventi), e anche uomini, strade, campi
coltivati, animali e altri spazi recintati, che formano tutti
insieme una vera e propria carta topografica
dell’insediamento.

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Unità 1
Le culture preistoriche

DOC11-16 La religione preistorica


Come scrisse lo studioso francese André Leroi-Gourhan, studiare la religione preistorica è come
«ricostruire uno spettacolo teatrale senza averlo visto». A volte possediamo lo scenario, come a
Lascaux, ma abbiamo pochissime tracce degli atti magici o religiosi. «Come potremmo interpre-
tare – aggiunse lo storico – la religione cristiana se conoscessimo solo qualche affresco in cui so-
no leggibili solo scene di crocifissioni e sacrifici di agnelli?».
Osserva con attenzione i DOC12 e 16. Vi si intravedono rapporti complessi fra gli uomini e gli ani-
mali. Attraverso travestimenti e maschere, gli uomini assumono le sembianze degli animali. For-
se per invocare la loro protezione? O per simularne un intervento? Non conosceremo mai gli at-
ti magici o religiosi che vi sono testimoniati, ma possiamo immaginare che queste rappresenta-
zioni abbiano lo scopo di mettere in comunicazione il mondo degli uomini con altri mondi.
Per lo studioso di preistoria, è molto difficile presentare interpretazioni univoche dei disegni. Chi
ci assicura che i personaggi seduti nel DOC13 abbiano a che fare con la magia? Cosa stanno fa-
† 11. Scena di esecuzione,
cendo? A volte le attribuzioni di «titoli» ai disegni fatte dagli archeologi e dagli studiosi di prei-
30.000-10.000 a.C.
[rilievo di H. Obermaier, Grotta 5, storia sono piuttosto azzardate, perché dicono più di quanto riescono a dimostrare. Anche l’atti-
Mola Remigia, Spagna] vità del suonatore (come nel DOC15) è probabilmente connessa con la religione, ma non abbia-
Il significato attribuito a questo mo nessuna informazione certa a riguardo.
graffito è solo ipotetico. L’unica Di fronte a tanti dubbi, abbiamo la certezza che gli uomini si sono occupati molto presto del si-
certezza è che alcuni uomini
organizzati procurano la morte
gnificato della vita e della morte, e che a quest’ultima era riservato un rituale specifico. Ma qua-
violenta di un altro, tramite archi e le? Nel DOC11, che secondo alcuni studiosi rappresenta una scena di esecuzione, non è affatto
frecce. Si tratta di un monito ai chiaro se il soggetto è un nemico straniero o un membro del gruppo, e ancora se egli sia colpevo-
membri del gruppo, oppure del
racconto per immagini di un le di qualche reato oppure malato e sofferente. Nel DOC14 al corpo del defunto viene riservato
episodio realmente accaduto? un culto, ma possiamo aggiungere altro sul suo svolgimento?

π 12. Lo «stregone», 30.000-10.000 a.C.


[rilievo di H. Breuil, Grotta di Les Trois Frères, Ariège, Francia]
La pittura parietale su roccia ritrae una figura
antropozoomorfa, impegnata in una danza durante una
cerimonia rituale. Il corpo umano è visibile in trasparenza,
all’interno della pelle di cervo che viene indossata intera,
ancora provvista di palchi e coda.

40
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Dossier
Studiare la preistoria

√ 13. Un dialogo
fra due personaggi,
8000-4000 a.C.
[Tadrart Acacus, Uan Amil, Libia]
La pittura parietale rappresenta
forse due donne, sedute e intente
a qualche attività sociale o rituale
di difficile interpretazione. Si
scambiano alcuni strumenti o
doni? Si tratta di individui comuni
oppure dotati di una funzione
particolare all’interno del gruppo?

† 16. Un volto umano,


2000-1000 a.C.
[Targali, Kazakistan]
Il rilievo della figura rupestre
mostra un uomo che indossa una
maschera (umana o animale?)
circondata da puntini che,
secondo alcuni studiosi,
rappresentano idee o parole. Si
può notare la sua coda e la
vicinanza di un ariete, forse
coinvolto nell’attività rituale.

√ 15. Il «suonatore
di tubo», 2000-1000
a.C.
[Pahi, Tanzania]
Il rilievo della figura
rupestre riproduce una
figura umana fortemente
stilizzata, tipica dell’arte
primitiva africana. In
questo caso
l’interpretazione
dell’immagine è molto
ipotetica. Spesso gli
archeologi ricavano
informazioni comparando
usi e pratiche
preistoriche a quelle dei
cacciatori-raccoglitori
contemporanei. Questo
confronto, però, non è
π 14. Scena di culto dei morti, 5000-2000 a.C. sempre opportuno e può
[Zisab Gorge, Brandberg, Namibia] portare a interpretazioni
errate o fuorvianti che,
In questo graffito tre uomini trasportano una salma con le ignorando lo sviluppo
braccia alzate, mentre altri (tra cui una donna) seguono il storico di queste società,
corteo funebre. La scena, pur complessa, non ci dice tendono a proiettare nel
nulla dei suoni, movimenti e delle sensazioni e pensieri passato fenomeni
che accompagnavano la morte di un individuo. recenti.

41
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MODULO

2
PREREQUISITI
I conoscere le forme
di organizzazione sociale
delle comunità preistoriche:
banda e villaggio
IL VICINO
ORIENTE ANTICO
N el Vicino Oriente antico – un’area
comprendente la Mesopotamia,
l’altopiano anatolico, le coste siro-
Dall’altopiano anatolico, dove si erano
stanziati al termine di millenarie migrazioni,
dando vita a uno Stato unitario, parte alla
I conoscere il concetto
palestinesi, l’Egitto – dal IV millennio al VI metà del II millennio a.C. l’espansione degli
di domesticazione
sec. a.C. si avvicendano diverse civiltà frutto Ittiti. Grazie alla superiorità militare, gli
OBIETTIVI
dell’incontro/scontro tra popoli sedentari e Ittiti conquistano la Mesopotamia e la Siria
I conoscere il fenomeno nomadi, destinate alcune a vita breve, altre a ed entrano in conflitto con la vicina potenza
della divisione del lavoro
e della centralizzazione del potere un lungo avvenire, tutte comunque egizia. Lungo il corso del Nilo, infatti, sin
I individuare il rapporto tra accomunate da una caratteristica: dal IV millennio a.C., gli Egizi hanno dato
nomadi e sedentari I riconoscere l’importanza assunta dalle città, in quanto vita a una civiltà urbana omogenea e
l’importanza delle migrazioni
nello svolgimento dei fatti storici luoghi dell’organizzazione del lavoro e della compatta, destinata a conservare per circa
e nell’evoluzione delle civiltà centralizzazione politica. 40 secoli le sue caratteristiche, nonostante
I individuare il ruolo dei fiumi
Nella pianura mesopotamica, solcata dai molteplici invasioni di altri popoli e la
nella vita delle civiltà mediorientali
I comprendere il nesso fiumi Tigri ed Eufrate e resa fertile dalle continua alternanza tra periodi di stabilità
tra nascita della civiltà urbana pazienti opere di canalizzazione degli politica e periodi di crisi.
e origini della scrittura uomini, fiorirono, nel corso dei secoli, molte Intorno al 1200 a.C. le migrazioni dei
I comprendere e distinguere
le forme dell’organizzazione del culture: i Sumeri, organizzati in un sistema Popoli del Mare sconvolgono l’assetto
potere: città-stato; regno; impero di città-Stato, tra cui ricordiamo Ur e Uruk; politico della costa siro-palestinese, un’area
I conoscere la differenza
gli Accadi, che sotto Sargon e Naram-Sin verso cui convergono gli interessi delle
tra religione politeista
e religione monoteista
danno vita al primo «impero universale» potenze di volta in volta confinanti: gli Ittiti
della storia; i Babilonesi di Hammurabi, re a nord, gli Egizi a sud, i popoli
CONTENUTI
saggio e sapiente, cui si deve un celebre mesopotamici a est. Della situazione
UNITÀ 2 codice di leggi; gli Assiri, popolo bellicoso e approfittano i Fenici, popolo di mercanti e
Culture e imperi mesopotamici feroce, che in breve tempo dà vita a un vasto, navigatori, che si organizzano in città-Stato
UNITÀ 3 ma fragile, impero; i Persiani, che grazie alle autonome e intraprendono una politica di
La cultura del Nilo
capacità politico-organizzative dei sovrani espansione commerciale e coloniale nel
UNITÀ 4 impongono la loro egemonia sull’area che va Mediterraneo. Contestualmente, in
L’area siro-palestinese
dalla valle dell’Indo all’Egitto. Palestina, dodici tribù ebraiche si

LA LINEA POPOLI
DEL TEMPO

Unificazione
Prime città, Alto e Basso Antico Impero Medio Impero
Ur, Uruk Egitto; scrittura regno accadico regno babilonese
egizio egizio
a Uruk
L 3500 a.C. L 3100 a.C. L 2650 a.C. L 2300 a.C. L 2040 a.C. L 1750 a.C.
contemporaneamente... 2000 a.C.
Italia:
culture appenninica,
delle terramare
e nuragica
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organizzano in confederazione e mesopotamici fanno sì che le dodici


danno vita alla prima monarchia tribù trovino un potentissimo fattore
d’Israele. Le continue pressioni e di coesione nella prima religione
minacce da parte dei vicini imperi monoteista del mondo.

M E S O P O TA M I C I PERSIANI
EGIZI
ITTITI FENICI
EBREI
Impero Nuovo Invasione
ittita regno Popoli del Mare Prima monarchia Impero Impero
egizio di Israele assiro persiano
L 1650 a.C. L 1370 a.C. L 1200 a.C. L 1000 a.C. L 750 a.C. L 559 a.C.

1400 a.C. 1100 a.C. 1000 a.C. 800 a.C. 753 a.C.
Grecia: Grecia: Italia: cultura Grecia: Italia:
fine civiltà minoica arrivo dei Dori villanoviana; prime fondazione
e fioritura civiltà Grecia: poleis di Roma
micenea Medioevo
ellenico
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UNITÀ2

I MATERIALI
C
LE SCHEDE I Il paese dei ca-
nali I Il «Codice di Hammurabi» I
ULTURE
E IMPERI
MESOPOTAMICI
Dal bronzo al ferro
DOSSIER I Racconti del dilu-
vio universale
GLOSSARIO I gerarchia so-
ciale I resa agricola I salinizza-
zione I ossidiana I nomadi I
antropomorfismo I impero I
quattro parti del mondo I carbo-
ne vegetale I carburazione I
tempera I acciaio
LE CARTE I La Mesopotamia
I La rete commerciale di Ebla I
Massima estensione dell’impero
accadico sotto Naram-Sin I L’im-
pero di Hammurabi I I popoli di
ceppo indoeuropeo I Egitto e Vi-
cino Oriente alla fine del XIII sec.
a.C. I La diffusione del ferro I
Espansione dell’impero assiro tra
VIII e VII sec. a.C. I L’impero per-
siano all’epoca della sua massima
espansione
ESERCIZI ® p. XIV

π Ziqqurat di Ur
[disegno ricostruttivo di A. Ripamonti]

U n monumento tipico
dell’architettura
mesopotamica era la ziqqurat.
rampe e da scalinate. Alla sua
sommità si ergeva il tempio della
maggiore divinità cittadina, dove
«grandi organizzazioni» che
governavano la comunità. Accanto
al Palazzo del re, il Tempio era
L’etimologia di questo termine venivano celebrati periodicamente infatti un centro economico,
dice tutto: indica infatti l’«essere i riti più solenni, ai quali l’intera amministrativo e politico. Esso
alto» e qualifica perfettamente le comunità attribuiva un’importanza aveva alle proprie dipendenze
dimensioni di queste superbe fondamentale per la propria numerosi lavoratori specializzati
strutture protese verso il cielo. sopravvivenza. (sacerdoti, funzionari, scribi,
Era una ziqqurat la celebre Torre La ziqqurat rappresentava contadini, servi), che
di Babele, che secondo la dunque, nella sua forma come provvedevano all’organizzazione
leggenda rappresenta l’eccessiva nelle sue funzioni, il punto di dei lavori agricoli, alla raccolta,
audacia degli esseri umani. contatto tra il mondo umano e all’immagazzinamento e alla
La ziqqurat era una torre quello divino. Ma nella società redistribuzione delle riserve
quadrata costituita da più piani mesopotamica il Tempio era molto alimentari indispensabili alla
sovrapposti a gradoni, collegati da di più: costituiva una delle due comunità cittadina.

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Unità 2
Culture e imperi mesopotamici

1. La nascita della città


Verso il 3500 a.C. si verificò nel centro di Uruk, e in altre località della Bassa Mesopota-
mia (odierno Iraq) un fenomeno che trasformò radicalmente la vita degli uomini: la na-
scita della città. Da questo momento in poi, gli uomini passarono dall’incertezza quoti-
diana, dall’isolamento in piccoli gruppi, dall’impotenza davanti agli elementi naturali, al-
l’organizzazione sociale e politica, al dominio della natura, alla produzione calcolata dei
beni. La città si distingue dagli altri più semplici agglomerati umani per almeno due ele-
menti fondamentali: la divisione del lavoro e la centralizzazione politica.
La divisione del lavoro Le differenze principali all’interno di un villaggio neolitico ri-
guardavano il sesso e l’età. Le donne svolgevano lavori diversi da quelli degli uomini;
bambini e vecchi non lavoravano o venivano impiegati in attività marginali. Le condizio-
ni di vita erano sostanzialmente omogenee e non esistevano, tranne casi eccezionali, si-
gnificativi squilibri di ricchezza. Il lavoro serviva a garantire la semplice sopravvivenza
tramite la produzione di cibo, e quasi tutti gli abitanti svolgevano le stesse attività. I me-
desimi individui che praticavano l’agricoltura eseguivano lavori artigianali per le neces-
sità proprie e della famiglia. Gli artigiani specializzati erano rari. Gli scambi all’interno e
soprattutto all’esterno del villaggio erano estremamente limitati.
Nella città lo scenario era molto diverso. La sua nascita coincise infatti con la divisione
del lavoro: in essa erano attivi gruppi consistenti di lavoratori specializzati, che non pro-
ducevano cibo ma svolgevano servizi (era questo il caso degli scribi, dei sacerdoti, delle
guardie, dei medici, dei mercanti e di altre categorie) o producevano manufatti (era que-
sto il caso degli artigiani). La maggior parte degli abitanti (intorno all’80%) lavorava non
solo per la propria sopravvivenza, ma per mantenere questi specialisti. Gli specialisti, a
loro volta, fornivano ai produttori di cibo i beni (vasi, stoffe, strumenti di metallo, ecc.)
o i servizi (religione, protezione militare, ecc.) di cui essi avevano bisogno.

MAR NERO
√ La Mesopotamia
In primo piano la cosiddetta
«Mezzaluna fertile», l’area in cui si
MAR
sviluppò una forma avanzata di
TAURO Ninive CASPIO agricoltura irrigua e in cui nacquero
Ti
Tell gr
i le prime civiltà urbane.
Brak ZAGROS
Carchemish
Assur
Eu

Ebla
f

MESOPOTAMIA
ra

CIPRO
te

SIRIA Kish
ACCAD
MAR MEDITERRANEO Biblo ELAM
Mari Nippur
Babilonia Susa
Uruk
AN

Lagash IRAN
NA

Ur
CA

Eridu
SUMER

GOLFO
MA

Nilo PERSICO
EGITTO DESERTO
RR
OS

ARABICO
SO

La «Mezzaluna fertile»

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

La centralizzazione politica Le decisioni che riguardavano il villaggio venivano prese


collegialmente da tutti i capifamiglia o dai più influenti tra loro riuniti nel consiglio, in
condizioni di sostanziale parità. Questo era possibile perché la vita di un villaggio era sem-
plice e le famiglie erano economicamente autonome.
Nella città invece nessuno era autosufficiente e tutti lavoravano in funzione degli altri. I rap-
porti tra produttori di cibo e specialisti, l’afflusso dei rifornimenti, lo scambio di beni e la
fornitura di servizi erano tutte cose che non potevano essere affidate, come nei villaggi, ai
rapporti tra le famiglie e alle loro iniziative scoordinate. Nei magazzini della città si ammas-
savano inoltre beni (viveri, materie prime, manufatti) che dovevano essere protetti con una
forza militare almeno parzialmente stabile. Tutto questo richiedeva un’organizzazione cen-
gerarchia sociale tralizzata del potere e una gerarchia sociale stabile che il villaggio non poteva garantire.
L’ordine, per importanza, delle
persone che compongono un
Le grandi organizzazioni La centralizzazione politica si esprimeva in quelle che gli sto-
gruppo e il rapporto che hanno tra rici moderni chiamano «grandi organizzazioni», il tempio e il palazzo. Tra il tempio e il
di loro. palazzo vi erano differenze evidenti: il primo era la sede del dio e dei suoi sacerdoti, il se-
condo era la sede dell’uomo più potente della comunità, il sovrano, e della sua corte. Ma
tra i due centri esistevano anche forti affinità. Ambedue, infatti, svolgevano quella fon-
damentale attività di organizzazione del lavoro necessaria alla canalizzazione e all’irriga-
zione, alla coltivazione, al prelievo delle eccedenze agricole, al loro immagazzinamento,
alla loro redistribuzione. Sia presso il tempio sia presso il palazzo erano infatti situati i
magazzini dove venivano accumulate le eccedenze alimentari, le botteghe artigianali, gli
archivi, gli uffici degli scribi e degli amministratori.
Con il passare del tempo, le due grandi organizzazioni diversificarono maggiormente le
loro prerogative. Nel palazzo si andò sempre più accentuando la funzione di direzione
politica e militare, nel tempio quella religiosa. Tuttavia il sovrano non poteva attuare le
proprie decisioni politiche se non aveva il consenso dell’autorità divina, cioè del tempio.
Quali che fossero i rapporti tra le due grandi organizzazioni, il tempio e il palazzo coo-
peravano, di fatto, nel garantire il dominio della città sui villaggi.
Una società bipartita L’organizzazione sociale della città si fondava su una distinzione
fondamentale, quella tra «servi» e «liberi». I dipendenti delle grandi organizzazioni – ossia
GUIDAALLOSTUDIO l’insieme degli specialisti (scribi, amministratori, sacerdoti, guardie, mercanti, artigiani) –
1. Quali attività svolgevano i erano tutti servi del re o servi del dio. Essi, infatti, lavoravano sotto la loro direzione ed era-
lavoratori specializzati delle città?
2. Dove erano accumulate le no mantenuti grazie alla distribuzione di razioni o all’assegnazione di terre. Gli individui li-
eccedenze alimentari? beri erano invece coloro che disponevano pienamente della propria vita. Su questa distin-
3. In quale proporzione erano i
contadini nella società mesopotamica zione tra «servitù» e «libertà» è bene intendersi: quegli stessi specialisti che venivano con-
rispetto al resto della popolazione?
siderati «servi» rappresentavano, nei confronti del resto della popolazione, un gruppo pri-
4. Lo scriba era libero o servo?
vilegiato, dal momento che erano ben remunerati e radicati nei centri di potere.

2. Perché in Mesopotamia?
La terra tra i fiumi Non dobbiamo immaginare l’origine della città come una specie
d’«invenzione», escogitata una volta per tutte e trasmessa gradualmente al resto dell’u-
manità. Infatti la città è «nata» indipendentemente tante altre volte nella storia, anche in
luoghi (per esempio in Messico) che non ebbero nessun contatto né diretto né indiretto
con il Vicino Oriente. La città ha origine laddove si verificano le condizioni materiali e
sociali necessarie per la sua nascita.
Ma perché le prime città hanno avuto origine proprio in Bassa Mesopotamia? Questa re-
gione consiste in una grandissima pianura solcata da due fiumi imponenti, il Tigri e l’Eu-

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Unità 2
Culture e imperi mesopotamici

frate (Mesopotamia vuol dire appunto «terra tra i due fiumi»). Entrambi hanno un regi-
me molto irregolare: quando in primavera, sulle montagne dell’Armenia da cui essi di-
scendono, si sciolgono i ghiacci, e quando in autunno riprendono le grandi piogge, il Ti-
gri e l’Eufrate inondano la pianura, trasformandola in un pantano. In Bassa Mesopota-
mia non piove quasi mai: per questo, fin dall’età neolitica, gli uomini del luogo hanno
provveduto a scavare un fitto sistema di canali che regola il flusso delle acque, le convo-
glia in bacini di raccolta, le trasmette in terre aride e lontane [®Il paese dei canali, p. 48].
Produttività agricola e divisione del lavoro Rispetto a regioni dove l’irrigazione era ga-
rantita soltanto dalle piogge ed era quindi irregolare e imprevedibile, il sistema di canali
e bacini costruito da generazioni di contadini in Bassa Mesopotamia garantiva il vantag-
gio di una notevole regolarità. Il Tigri e l’Eufrate fornivano acqua sempre abbondante; le
opere dell’uomo le convogliavano e le accantonavano come riserva per i periodi di sic-
cità. Non ci meravigliamo quindi di scoprire che per ogni seme piantato in Bassa Meso-
potamia si arrivasse a ottenerne 30, mentre in zone la cui agricoltura era basata sulle so-
le piogge la resa era al massimo di 1 a 5.
Furono queste le condizioni economiche di base da cui nacque la città. I villaggi mesopota-
mici potevano produrre più di quanto consumavano. Si rese così possibile il prelievo di ci-
bo (in primo luogo i cereali) necessario al mantenimento di tutti quei lavoratori specializza-
ti (e delle loro famiglie) che erano necessari alla formazione e al mantenimento della città.
La nascita delle prime città provocò a sua volta un forte impulso alla produzione agrico-
la: grazie all’esistenza di un governo centralizzato fu possibile coordinare meglio gli sfor-
zi e retribuire grandi numeri di lavoratori impegnati nelle operazioni di bonifica e di ca-
nalizzazione. Il sistema dei canali e dei bacini che si diramavano dal Tigri e dall’Eufrate † Irrigazione lungo
divenne più fitto e più stabile, e penetrò in profondità nell’entroterra. lo Shatt-el Arab (sud dell’Iraq)

† Un canale moderno nel paese-oasi di Nazwa nell’Oman

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

resa agricola Diffusione del modello urbano La nascita dei primi nuclei urbani rappresentò un van-
È il rendimento di una coltura
espresso mediante il rapporto tra la
taggio evidente per le comunità mesopotamiche. Non sorprende quindi che il modello
quantità di semente utilizzata e la urbano si sia esteso gradualmente alle regioni vicine, anche laddove non ricorrevano le
quantità di raccolto. medesime condizioni ambientali. Il modello urbano di Uruk si diramò gradualmente in
Media e Alta Mesopotamia, nell’altopiano iranico, in Anatolia, in Transgiordania, in Si-
ria, in Palestina.
Il più interessante caso di urbanizzazione verificatosi fuori della Mesopotamia a noi no-
to è costituito da Ebla. In questa città, che intorno al 2500 a.C. dominava tutta l’area
della Siria settentrionale a ovest dell’Eufrate, l’agricoltura non poteva fondarsi, per mo-
salinizzazione
tivi climatici, su quelle grandi opere di canalizzazione che caratterizzavano la Mesopo-
L’eccesso di sale nel terreno. Il
ripetuto allagamento dei terreni tamia. Oltre alla coltivazione dei cereali, si praticavano quelle, tipicamente mediterra-
determinava il progressivo nee, della vite, dell’olivo e degli alberi da frutta (tutte assenti in Mesopotamia). Grande
innalzamento del livello acquifero
sottostante, e portava in superficie i rilievo, nell’economia eblaita, aveva inoltre una fiorente manifattura tessile connessa
sali contenuti nella terra. A questi si con l’allevamento di bovini e caprovini, cui ben si adattavano i territori stepposi della
aggiungevano i sali portati regione. Ma l’importanza di Ebla risiedeva soprattutto nel ruolo dominante che essa
dall’acqua dei fiumi.
riuscì ad assumere nel quadro degli scambi commerciali tra la Mesopotamia e l’Egitto,

ECONOMIA Il paese dei canali


E AMBIENTE

N on è esagerato affermare che la


cultura mesopotamica è stata la
«conseguenza» dei canali. Furono i canali
con l’Eufrate. Questo canale, largo 30 me-
tri, riforniva la città di acqua potabile e al
tempo stesso rappresentava una via naviga-
dopera, della durata delle opere, dei costi.
Il reticolo sterminato di canalizzazioni per
l’afflusso e per il drenaggio, le dighe, le
a rendere coltivabili i suoli più aridi, a far bile che consentiva alle imbarcazioni di chiuse, i solchi che conducevano l’acqua a
crescere le rese agricole, a favorire un no- uscire dal corso dell’Eufrate e d’inoltrarsi ogni singolo lotto coltivato avevano biso-
tevole aumento della popolazione. Furono fino a Mari. Un secondo canale, anch’esso gno di una manutenzione continua: basta-
sempre i canali a favorire la nascita delle di grandi dimensioni, si dirigeva verso va trascurare un solo particolare e si ri-
potenti organizzazioni centralizzate che nord, fino a raggiungere, dopo un percorso schiava di compromettere il funzionamen-
sole erano in grado di garantire il funzio- di ben 120 chilometri, la fertile pianura del to dell’intero sistema. Gli argini venivano
namento di quel complesso e delicato si- Khabur. È probabile che esso fosse desti- frequentemente riparati, e il letto dei cana-
stema d’irrigazione. nato esclusivamente ai trasporti. Un terzo li veniva periodicamente ripulito dall’accu-
Per quanto possa sembrare strano, gli ar- canale serviva propriamente all’irrigazione mulo dei sedimenti.
cheologi hanno cominciato soltanto da po- dei campi circostanti la città. Gli archeolo- Tutto ciò richiedeva una gestione comples-
chi anni a studiare sistematicamente i ca- gi ne hanno individuato vari tratti, per una sa, che veniva affidata ad appositi addetti,
nali mesopotamici. Tra le scoperte più re- lunghezza complessiva di 17 chilometri, ma un po’ ingegneri un po’ amministratori, di-
centi in questo campo hanno fatto scalpo- la lunghezza originaria doveva essere molto pendenti direttamente dalle autorità cen-
re quelle effettuate nel territorio di Mari, superiore. Il quarto era un canale di dre- trali. Ma c’erano problemi che l’uomo non
un’importante città del medio Eufrate (og- naggio, destinato a raccogliere l’acqua che era in grado di risolvere. Il più grave era la
gi in Siria). La città fu fondata in una fascia scendeva dall’altopiano durante i grandi salinizzazione dei suoli, conseguenza inevi-
arida, dove l’agricoltura non era praticabi- temporali, impedendo che essa si riversasse tabile dell’irrigazione intensiva che impedi-
le. Il suo successo dipese dunque intera- sui campi rovinandoli. va la germinazione delle piante. In alcune
mente dal modo in cui gli abitanti risolse- Dimensioni, forma e orientamento dei ca- aree si reagì cambiando le colture, e sosti-
ro il problema dell’approvvigionamento nali erano essenziali alla buona riuscita del tuendo per esempio il grano con l’orzo, che
idrico. sistema: era soprattutto indispensabile sta- era molto più resistente. Ma prima o poi ar-
Il caso di Mari quindi rappresenta perfetta- bilire una precisa gerarchia di dimensioni rivava il momento in cui quel suolo non
mente l’altissimo livello raggiunto dalla cul- tra le arterie maggiori e le minori, e calcola- produceva più nulla, e doveva essere ab-
tura idraulica mesopotamica. Gli archeolo- re in modo preciso la profondità e la pen- bandonato. Si era quindi costretti a cercare
gi hanno individuato un sistema costruito denza di ogni singolo elemento. Alla pro- nuovi terreni da sfruttare in zone adiacenti,
intorno al 2800 a.C., e basato su quattro ca- gettazione tecnica doveva associarsi un cal- allargando la rete di irrigazione e riprodu-
nali principali. Il primo collegava la città colo accurato della disponibilità di mano- cendo, nel tempo, la situazione precedente.

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Unità 2
Culture e imperi mesopotamici

MAR NERO √ La rete commerciale di Ebla


Nel III millennio a.C., la città siriana
dominava incontrastata sia il traffico
MAR
rame marittimo in direzione
Kanesh CASPIO delle coste siro-palestinesi, sia il
Eufrate traffico interno in direzione
A
LI dell’Anatolia e delle principali città
O argento oro rame
AT argento Tigri
stagno
mesopotamiche. Grazie agli intensi
AN Kharran scambi commerciali con le regioni
Alalakh fornitrici, Ebla riuscì a sopperire
Ugarit Aleppo alla mancanza di materie prime e a
EBLA
rame Emar stagno Ninive sviluppare una raffinatissima attività
Biblo Assur artigianale, specializzata soprattutto
MAR
stagno Mari nella lavorazione dei metalli preziosi.
MEDITERRANEO Damasco stagno Khamazi
argento
Akkad
stagno
Gerusalemme Kish
Uruk Susa
rame
Ur oro ossidiana
oro rame DESERTO argento
oro ARABICO stagno Roccia vulcanica di colore nero e di
aspetto vetroso, oggetto di intenso
GOLFO commercio nella preistoria e
PERSICO nell’antichità, usata per la
M

Nilo
realizzazione di manufatti di pregio.
AR
RO
SS

Direttrici dei traffici


O

commerciali di Ebla
Metalli lavorati a Ebla
† Orecchino, 1825-1775 a.C. ca.
[dalla tomba della principessa,
Necropoli reale di Ebla]

tra le coste della Palestina e della Si- √ Capride ariete, in oro


ria e i monti Zagros (nord-est della e lapislazzuli, 2600 a.C. ca.
[dalla necropoli reale di Ur,
Mesopotamia). British Museum, Londra]
Città e commercio a lunga distanza
Infatti, la nascita dell’urbanesimo fu
strettamente collegata con l’intensifi-
cazione del commercio a lunga distan-
za, che in epoca pre-urbana era limi-
tato a materiali come l’ossidiana e
l’ambra. La Bassa Mesopotamia, come
† Collana, 1750-1700 a.C. ca.
abbiamo visto, è una pianura alluvio- [dalla tomba del Signore dei Capridi (ipogeo B)]
nale del tutto priva dei materiali indi- Il commercio in Mesopotamia era garantito dai sovrani, che
spensabili alla vita delle città: i metal- affrontavano lunghe spedizioni per procurare alle città i materiali
necessari alla costruzione di templi e palazzi, e da negozianti
li, il legname, le pietre da costruzione che, in cambio di prodotti di artigianato, importavano legno,
e da intaglio. Solo le eccedenze della pietre, metalli e minerali preziosi, come rame, stagno, oro,
argento e, dalla fine del II millennio, anche il ferro. Come
produzione agricola prelevate dalle testimoniano alcuni manufatti, i materiali importati venivano poi
«grandi organizzazioni» urbane e uti- utilizzati per realizzare non solo oggetti di prima necessità, ma
anche beni di lusso di pregevole fattura.
lizzate come beni di scambio poteva-
no consentire l’acquisizione di questi
materiali. Per trovare il rame, i mercanti
mesopotamici dovevano raggiungere (o
prendere contatti con) l’isola di Cipro,
l’Anatolia orientale, l’Oman, la lontana
valle dell’Indo. Per procurarsi lo sta-
gno (che in lega col rame dà il bronzo)

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

GUIDAALLOSTUDIO o le pietre preziose, dovevano recarsi nell’altopiano iranico o in Afghanistan. Per il le-
1. Che cosa vuol dire Mesopotamia? gname, erano costretti a rifornirsi dalle foreste dei monti Zagros, Tauro, Amano, in Li-
2. Che cosa è la resa agricola?
3. Perché Ebla era una città diversa
bano e dalla valle dell’Indo.
da Uruk?

3. Sumeri e Accadi
Le popolazioni delle città mesopotamiche La regione in cui si sviluppò lo straordina-
rio fenomeno dell’urbanizzazione era abitata da una popolazione mista, nella quale emer-
gevano due genti principali: i Sumeri e gli Accadi. Si tratta di gruppi molto diversi per
origine e per lingua.
I Sumeri, nella cui lingua (che è impossibile collegare ad alcuna famiglia linguisti-
ca nota) si esprimono i primi documenti scritti mesopotamici, vennero forse dal-
l’altopiano iranico nel IV millennio a.C. Si insediarono inizialmente nella parte
meridionale della Mesopotamia, che prese il nome di Sumer. Gli Accadi, che par-
lavano una lingua semitica (dello stesso ceppo di idiomi ancora oggi parlati da mi-
lioni di uomini: arabo, ebraico, aramaico, etiopico, ecc.), appartenevano a tribù
seminomadi di allevatori di pecore, viventi ai margini settentrionali e nord-orien-
tali del deserto siro-arabico. Si insediarono in prevalenza nella parte più setten-
trionale della Mesopotamia, che prese il nome di Accad. A differenza di quella su-
merica, la loro penetrazione non fu rapida e massiccia, ma lenta e prolungata. Que-
sta differenza è della massima importanza: essa determinò infatti, a lungo andare, la
completa semitizzazione della regione.
Integrazione di popoli Il risultato fu appunto un popolamento misto che diede ori-
gine a una comune cultura mesopotamica i cui elementi, tanto nelle espressioni ma-
teriali (abitazioni, manufatti di uso corrente come la ceramica o gli strumenti di la-
voro, ecc.) quanto nelle espressioni artistiche o religiose, non sono riconducibili a
questo o a quel gruppo etnico (divinità sumeriche erano venerate dai Semiti e vice-
versa). Esiste dunque una comune cultura prodotta dalla fusione di più popoli, che
distinguiamo unicamente a livello linguistico. Quanto alla vita privata, notiamo
spesso, in una medesima famiglia, la presenza di nomi sumerici e accadici. Le stes-
se considerazioni possono farsi dal punto di vista politico. Una determinata città
non si distingueva dalle altre per la lingua che vi si parlava o per un singolo po-
polo che l’abitava. Gli stessi contrasti e le guerre tra città non assumevano mai i
toni di una rivalità tra popoli diversi (per esempio Sumeri contro Accadi). Era-
π Il re-sacerdote sumero Gudea, no appunto contese tra città e città, tra re e re, in cui dominava la motivazione politico-
2150 a.C. territoriale e non il confronto tra stirpi.
[Museo del Louvre, Parigi]
Il rapporto tra nomadi e sedentari Dopo i Sumeri e gli Accadi altri popoli vennero a
In questa statua Gudea viene
rappresentato con le mani serrate insediarsi nella medesima area o in zone limitrofe: la Mesopotamia infatti rappresentava
all’altezza del petto: un gesto un crocevia per i movimenti delle popolazioni nomadi di due ampie aree: quella del de-
considerato di somma reverenza,
sottomissione e preghiera. Oltre a serto siriaco e della penisola arabica e quella dell’altopiano iranico e delle grandi steppe
essere un illuminato amministratore, dell’Asia centrale. La storia della Mesopotamia e, più in generale del Vicino Oriente an-
Gudea era il rappresentante della
divinità sulla terra, e quindi il sommo tico, fu segnata costantemente dal rapporto tra genti sedentarie e genti nomadi. Sarebbe
sacerdote del tempio. sbagliato immaginare il rapporto tra nomadi, dediti soprattutto alla pastorizia, e popoli
sedentari, dediti soprattutto all’agricoltura, come un movimento basato unicamente sul-
nomadi l’aggressione e sulla reazione. È vero che di frequente i nomadi praticavano nelle zone
Popolazioni che mutano dimora con
frequenza, in contrapposizione a
agricole incursioni, razzie e, in qualche caso, effettuavano invasioni di massa, ma la realtà
quelle che hanno dimora fissa, i era molto più complessa. Tra nomadi e sedentari si instauravano spesso rapporti di equi-
sedentari. librio da cui tutti traevano giovamento. Si può anzi parlare di una vera e propria interdi-

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Unità 2
Culture e imperi mesopotamici

pendenza tra i due gruppi. Questi rapporti si esprimevano in vario modo, per esempio in
scambi commerciali; i nomadi, inoltre, spesso militavano negli eserciti cittadini o, addi-
rittura, li troviamo inquadrati con funzioni di «polizia», al servizio dei re. Nelle descri-
zioni antiche prevale tuttavia l’aspetto traumatico e violento. Ciò che, nel modo di vive-
re dei nomadi, impressionava maggiormente i sedentari era l’assenza di tutti quegli aspet- GUIDAALLOSTUDIO
ti che, secondo loro, costituivano la vera civiltà. Che cosa pensassero i nomadi dei se- 1. Sumeri e Accadi si combatterono?
2. Quali sono le attuali lingue
dentari non lo sappiamo, e la circostanza non deve meravigliare: i documenti scritti pro- semitiche?
vengono tutti dal mondo delle città, ed esprimono inevitabilmente la mentalità dei se- 3. Che tipo di rapporti intercorrevano
tra i nomadi e i sedentari?
dentari. Per gli abitanti dei centri urbani la civiltà era una sola: la loro.

4. I Sumeri e l’«invenzione» della scrittura


Città e scrittura La scrittura appare in tempi diversi nei diversi contesti geografici, ma la
sua prima attestazione risale al 3100 a.C. circa e proviene da Uruk, dove, nel grande san- † Involucro con calculi
tuario cittadino, sono state trovate tavolette che registrano le attività economiche e i movi- proveniente da Habuka Kaira,
3200-3100 a.C.
menti dei beni del tempio. Il primo impiego della scrittura è dunque da mettere in relazio- [Museo Nazionale, Aleppo, Siria]
ne con la nascita della città e con la necessità di sviluppare precise tecniche di registrazione
connesse alle operazioni di immagazzinamento, custodia, inventario, distribuzione, calco-
lo delle entrate e delle uscite proprie delle grandi organizzazioni: il tempio e il palazzo.
La scrittura non fu però una scoperta improvvisa ma il frutto di esperienze accumulatesi
in migliaia di anni e va collegata all’esigenza della contabilità.
Scrittura pittografica e scrittura cuneiforme I più antichi testi scritti contengono pitto-
grammi, cioè «disegni incisi», che rappresentano immagini di oggetti riconoscibili. Il limi-
te di questo sistema di scrittura è evidente: occorrono tanti segni quante sono le parole.
Il problema venne superato, a Uruk, grazie a un’intuizione geniale che segnò il passaggio
dalla scrittura pittografica a quella fonetica: si stabilì, cioè, una corrispondenza tra segni

3300 a.C. 2800 a.C. 2400 a.C. 1800 a.C. 700 a.C. √ Alcuni esempi di segni
in scrittura pittografica
La stella
(segno del cielo e del dio)

L’appezzamento di terra

La sagoma umana
(simbolo dell’uomo)

La testa di mucca

L’uccello

Il pesce

La spiga d’orzo

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

e suoni, in virtù della quale alcuni pittogrammi assunsero valore fonetico. Ad esempio, il
segno pittografico che indicava la parola «re» (ci esprimiamo nella nostra lingua, ma il ra-
gionamento è identico) compariva anche in altre parole come «re-mare», «re-stare», «ma-
re». Questo pittogramma poteva quindi essere usato, con valore fonetico, in tutte le pa-
role in cui ricorreva il suono re. Ne conseguì una selezione dei segni e, attraverso la loro
combinazione, la possibilità di scrivere concetti astratti, nomi di persona, intere frasi. Le
prime scritture fonetiche furono sillabiche: i segni esprimevano sillabe, e non lettere co-
me nel nostro alfabeto; questo perché il sumerico, la più antica lingua scritta, possedeva
molti vocaboli monosillabici. La progressiva stilizzazione dei segni incisi sulle tavolette
d’argilla, in forme sempre più astratte che non avevano più alcun rapporto apparente con
l’immagine di un oggetto, portò infine alla scrittura cuneiforme, detta così per i suoi ti-
pici segni a forma di cuneo o piccoli chiodi.
La scrittura cuneiforme espresse in un primo momento solo la lingua sumerica. Gli evi-
denti vantaggi della nuova tecnica spinsero anche gli Accadi a usarla. Verso il 2000 a.C.
compaiono i primi vocabolari che registrano, accanto a liste lessicali sumeriche, una co-
† Tavoletta cuneiforme lonna con la corrispondente traduzione in accadico.
Questa tavoletta, copia di epoca Comunicazione e documentazione Per noi uomini moderni l’idea di scrittura si asso-
persiana, del V sec. a.C., contiene
passi da un vocabolario sumero- cia, con spontanea immediatezza, a quella di «comunicazione». La scrittura serve a met-
accadico. tere in rapporto gli esseri umani, a rendere accessibili le informazioni, a trasmettere una
cultura potenzialmente accessibile a tutti. Essa, in altre parole,
serve a unire gli uomini. Questo è vero, in parte, anche per il 3000
a.C. Grazie alla scrittura fu possibile trasmettere messaggi a lun-
ga distanza. Prima lo si faceva per mezzo di messaggeri che ripe-
tevano brevi testi a memoria. Ma il messaggio trasmesso per mez-
zo della tavoletta (nacquero da qui le prime corrispondenze epi-
stolari) aveva un importante requisito in più: conteneva in sé la
garanzia dell’autenticità e la possibilità di essere conservato co-
me documento. La scrittura, infatti, vince non solo la distanza,
ma anche il tempo. L’amministrazione dei templi e dei palazzi
diede infatti vita ai primi archivi di tavolette, dove i testi erano
distribuiti e conservati secondo criteri precisi. La memoria dei
singoli addetti cedeva il passo a un sistema più obiettivo di regi-
strazione. L’importanza di questi archivi per gli storici moderni
è inestimabile: senza di essi sapremmo incomparabilmente meno
di questa parte della storia umana che vide la nascita della città e
della scrittura.
Specialisti della scrittura La scrittura era una pratica comples-
sa, che richiedeva un lungo e difficile apprendistato. Per adde-
strare esperti adatti al compito esistevano vere e proprie scuole,
chiamate «case delle tavolette», annesse agli uffici amministrativi.
Qui, attraverso un apprendimento lento e faticoso, sostenuto da
una rigida disciplina, venivano formati gli specialisti della scrittu-
ra, gli scribi. L’importanza della scrittura per l’amministrazione
dei templi e dei palazzi destinava gli scribi a ricoprire gli incarichi
più importanti e a rappresentare di fatto il gruppo dirigente della
città. Gli scribi erano di sesso maschile e appartenevano agli strati
alti della società. Il loro sapere non era accessibile agli uomini co-
muni, che non sapevano né leggere né scrivere: esso era uno stru-

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Unità 2
Culture e imperi mesopotamici

√ Due scribi
[British Museum, Londra]
Ai professionisti della scrittura, gli
scribi, era affidato anche il compito
di registrare, dopo ogni vittoria, i
«pezzi» del bottino – in questo caso
il bottino di guerra di Assurbanipal –
ai fini della ripartizione. In questo
rilievo assiro, risalente alla prima
metà del VII sec. a.C., il personaggio
di destra – uno scriba assiro –
impugna nella mano destra un
calamo (piccola canna, appuntita in
cima, usata per scrivere) per
incidere i caratteri cuneiformi sulla
tavoletta di argilla stretta nella
sinistra. Lo scriba di sinistra –
armeno –, invece, registra gli stessi
dati in aramaico su una morbida
pergamena di papiro.

mento che consacrava il privilegio di pochi eletti, una delle forme attraverso le quali un LINK p. 69
gruppo ristretto esercitava il proprio dominio sulla società. Così, se da un lato la scrittura Racconti del diluvio universale
metteva in rapporto gli uomini, dall’altro li separava creando rigide gerarchie.
La produzione letteraria Nata da esigenze di contabilità, ben presto la scrittura fu im-
piegata per redigere testi sacri, letterari e scientifici. L’opera più celebre è senza dubbio GUIDAALLOSTUDIO
l’Epopea di Gilgamesh, mitico re di Uruk, che osò sfidare gli dèi volendo sfuggire alla mor- 1. Qual è la differenza tra una
te. Dai testi scientifici apprendiamo che i popoli mesopotamici eccellevano nel calcolo – scrittura pittografica e una fonetica?
2. La scrittura servì solo per
conoscevano le quattro operazioni aritmetiche di base, le radici quadrate e cubiche e sa- esigenze contabili?
pevano calcolare la superficie di diverse figure geometriche – e nell’astronomia – a loro 3. Perché gli scribi costituivano una
categoria privilegiata?
si deve l’elaborazione, nel II millennio a.C., di un calendario lunare di dodici mesi di tren-
ta giorni ciascuno.

5. La religiosità mesopotamica
Le divinità mesopotamiche Ogni gruppo umano insediato nella regione mesopotami-
ca aveva portato con sé le proprie antichissime credenze e imparato a farle convivere con
quelle degli altri. La Mesopotamia si ritrovò popolata di dèi: ne conosciamo molti, più di
mille, dai nomi strani e complicati, tra i quali spiccano per importanza Anu, dio del cie-
lo; Enlil, dio del vento e delle tempeste, benefico e devastatore allo stesso tempo; Enki,
antropomorfismo
divinità dell’acqua; Inana, dea della guerra. Le divinità mesopotamiche avevano quasi tut-
Dal greco ànthropos, «uomo», e
te carattere antropomorfico. Avevano un corpo come il nostro, anche se non conosceva- morphè, «forma». Tendenza ad
no la vecchiaia e la malattia. Erano maschi e femmine, procreavano figli, vivevano in fa- attribuire sembianze e sentimenti
miglia. Provavano sentimenti umani: gioia, gelosia, ira, vendetta, amore, odio. umani agli dèi.

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

Pur in mezzo a questa enorme varietà di dèi e di culti, è tuttavia possibile ricostruire i trat-
ti comuni della religiosità mesopotamica. La religione è un fenomeno sociale, che risen-
te delle forme dell’organizzazione umana e a sua volta influisce su di esse. Un fenomeno
colossale come la nascita della città doveva necessariamente incidere anche sulla religio-
ne. Quando i re e i suoi funzionari incominciarono a governare, l’immagine divina si mo-
dellò su quella della regalità terrena e anche tra le divinità fu stabilita una gerarchia, al cui
vertice venne posto Enlil.
La colpa Come un suddito non può discutere la volontà del re né opporsi alle sue san-
zioni, così un uomo non può contestare quella divina né opporsi ai suoi castighi. L’ango-
scia, la malattia, il dolore, la fame, erano tutte punizioni comminate dagli dèi sempre e
soltanto per giusti motivi. Spesso l’uomo non sapeva in che cosa avesse sbagliato, ma sa-
peva che la sua sofferenza era comunque l’effetto inevitabile di una colpa. Per scrutare la
volontà divina ed evitare terribili punizioni si perfezionarono tecniche d’interpretazione
e riti utili a placare l’ira degli dèi affidati agli specialisti del sacro, i sacerdoti (osservato-
ri, indovini, esorcisti, ecc.).
L’oltretomba I popoli mesopotamici credevano che dopo la morte l’uomo si tramu-
GUIDAALLOSTUDIO tasse in una specie di fantasma e andasse a raggiungere i suoi predecessori in uno scialbo
1. Che cosa significa «dio inferno senza fiamme, concepito come un’immensa, oscura, silenziosa e triste caverna.
antropomorfo»? Questo luogo era governato da divinità specifiche, alle quali il morto doveva obbedire,
2. Enlil era un dio unico?
ancora una volta, come sempre.

® Il dignitario Ebikh-il, 2500 a.C.


[da Mari, Museo del Louvre, Parigi]
Ebikh-il, un alto funzionario del tempio di Ishtar a Mari,
ritratto – con gesso, conchiglie e lapislazzuli – seduto,
con le mani giunte in tipico atteggiamento di
† Pittura con scena sacrificale, venerazione e ubbidienza, indossa un kaukanes, una
1850-1780 a.C. ca. gonna composta di lunghe ciocche di lana, veste
[da Mari, Museo del Louvre, Parigi] caratteristica dei dignitari del tempio di questa epoca.

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Unità 2
Culture e imperi mesopotamici

6. L’impero di Accad
Il primo impero mesopotamico Verso il 2300 a.C., si affermò per la prima volta in Me-
sopotamia una forte spinta alla creazione di un grande impero. Questa impresa è colle-
gata al nome di uno dei più famosi protagonisti dell’antica storia del Vicino Oriente, Sar-
gon di Accad (2334-2279 a.C.). Dopo essere riuscito a impadronirsi del trono della città
di Kish, Sargon aggiunse alla sua titolatura la qualifica di re di Accad, una città ancora
non esattamente localizzata, che divenne la sede del suo palazzo e della sua corte. Attra-
verso un’interminabile serie di spedizioni militari, Sargon giunse a sottomettere quasi tut-
ta la Mesopotamia, portando i suoi eserciti fino al Golfo Persico. A nord effettuò incur-
sioni fino al medio corso dell’Eufrate e stabilì relazioni commerciali con le città della Si-
ria settentrionale (Mari ed Ebla) e con l’Anatolia.
Il culmine dell’espansione militare accadica fu raggiunto sotto uno dei suoi successori, Naram-
Sin (2254-2218 a.C.), che si spinse a nord fino al Mediterraneo, portando a compimento quel π Testa di sovrano accadico,
dominio «da mare a mare» di cui gli Accadi andavano giustamente orgogliosi. Si deve forse ai 2250 a.C. ca.
[Iraqi Museum, Baghdad]
suoi guerrieri la distruzione di Ebla, che si riprese parzialmente solo qualche secolo dopo.
L’identità del personaggio, scolpito
Con Sargon e i suoi successori prese concreta consistenza un’antica idea: quella dell’im- in questa testa di rame ritrovata nel
pero universale. I sovrani di Accad si definivano infatti come coloro che regnavano sul- tempio di Ishtar di Ninive, non è
certa. Alcuni studiosi vi riconoscono
le «quattro parti del mondo». il sovrano Sargon, altri il re Naram-
Accanto alla concezione di impero universale, si affermò l’idea della regalità divina. Nel- Sin.

le iscrizioni di Naram-Sin compare, per la prima volta, l’epiteto «dio della terra» riferito
al sovrano. Il re era dunque visto come una divinità vivente su questo mondo, che agiva
a fianco delle antichissime divinità del paese. È con Sargon e con i suoi successori che vie-
ne a compimento il processo di differenziazione tra le «grandi organizzazioni» [®2.1]: il impero
«palazzo» del re, assimilato a una divinità, diventa il centro assoluto del potere e diventa Il termine deriva dal latino
imperium («comando») e indica
preminente sul «tempio», sede delle divinità. l’unione sotto un unico potere,
Decadenza dell’impero accadico Dopo Naram-Sin, l’impero accadico si avviò a una esercitato da un sovrano, di regioni
e popoli lontani e diversi tra loro.
graduale decadenza. La fine arriverà verso il 2150 a.C. sotto l’urto dei Gutei, una popo-

quattro parti del mondo


Secondo la concezione del mondo
MAR
O

diffusa tra i popoli mesopotamici, si


UR

Tig CASPIO riteneva che la Terra non fosse


TA

ri
Carchemish molto più estesa della Mesopotamia
ZA

e fosse circoscritta a ovest dal


G
RO

Ebla Ninive Mediterraneo, a est dal Golfo


Gu

CIPRO
Persico, a sud dai deserti dell’Arabia
te

Euf
i

rat e a nord dall’altopiano iranico.


SIRIA e
MAR Assur
Biblo
MEDITERRANEO Mari
NA
NA

Am

MESOPOTAMIA EL
AM
or
CA

D
CA
re

Kish
AC
i

Babilonia
EGITTO Nippur
Susa
Uruk Ur Lagash
IRAN
ilo
N

SUMER Eridu

GOLFO
PERSICO
MAR
ROSSO
√ Massima estensione dell’impero
accadico sotto Naram-Sin

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

lazione nomade dei monti Zagros. Il dominio guteo durò solo alcuni decenni e crollò per
iniziativa di un sovrano di Uruk che si pose a capo di una coalizione sumerica.
L’egemonia sul paese fu poi assunta dai sovrani della città di Ur. I sovrani di Ur eredita-
rono dai re di Accad l’idea dell’impero universale ma, a differenza dei predecessori, or-
ganizzarono il loro territorio in forme rigidamente burocratiche: una serie di funzionari
GUIDAALLOSTUDIO
regi, posti a capo di tutte le città sottomesse, garantiva una forma di controllo diretto e
1. Perché quello di Sargon si può
definire un impero? immediato. L’impero di Ur durò circa un secolo (2112-2004 a.C.) e il suo crollo fu deter-
2. Naram-Sin era un re oppure un minato dalle spinte autonomistiche, mai del tutto soppresse, delle varie città-Stato meso-
dio?
3. Quali città ripresero il comando
potamiche e soprattutto dall’irruzione in Bassa Mesopotamia degli Amorrei, una popo-
della Mesopotamia alla caduta di lazione di lingua semitica, originariamente dedita alla pastorizia semi-nomadica nelle
Accad?
steppe a ovest dell’Eufrate.

7. Hammurabi di Babilonia
L’impero babilonese Dopo due secoli di alterne vicende, la Mesopotamia fu riunita
proprio da un grande sovrano di origine amorrea, Hammurabi di Babilonia (1792-1750
a.C.). Il suo impero non raggiunse le dimensioni di quello di Sargon, ma introdusse al-
cuni elementi di grande novità nello scenario politico e religioso mesopotamico. Sotto
Hammurabi, Babilonia diventò rapidamente la città più importante e famosa dell’intera
Mesopotamia. «La porta di dio» (questa è la traduzione del nome accadico di Babilonia:
Bab-ili) d’ora in poi indicherà stabilmente l’intera regione delimitata dal corso del Tigri e
dell’Eufrate.
Sotto Hammurabi si verificò un notevole rafforzamento delle categorie privilegiate (scri-
bi, sacerdoti, mercanti, amministratori, soldati), che cercarono, nei limiti del possibile, di
sottrarsi al diretto controllo del re. Si nota anche una maggiore capacità d’iniziativa dei
singoli individui in campo economico.

VITA SOCIALE Il «Codice di Hammurabi»


E DIRITTO

N el 1902 a Susa, nell’Iran sud-occi-


dentale, fu rinvenuta un’alta stele
di pietra scura alla cui sommità è raffigurato
schiavi, gli animali. Ogni clausola è introdot-
ta da una frase al condizionale, seguita all’in-
dicazione della pena («Se un uomo ha accu-
semplici risarcimenti in denaro. Questo è un
aspetto su cui occorre riflettere. Probabil-
mente la legge del taglione rispondeva all’e-
il re Hammurabi di Babilonia (1792-1750 sato un altro uomo di omicidio senza fornire sigenza di introdurre un elemento di mode-
a.C.) nell’atto di ricevere le insegne del pote- le prove, l’accusatore sarà messo a morte»). razione in una società in cui i danni e i torti
re dal dio Marduk. Al di sotto sono incise 23 Frequente è la pena capitale, e non meno fre- personali venivano solitamente puniti tra-
colonne di scrittura, cui se ne aggiungono 28 quenti le pene corporali, dalla bastonatura mite la vendetta privata.
sul retro della stele, per un totale di oltre alle mutilazioni più orribili, che sembrano Il Codice di Hammurabi fornisce indicazioni
3500 righe. non risparmiare nessuno («Se un bambino preziose anche sui rapporti sociali. La so-
Un testo unico nel suo genere, di eccezionale ha colpito suo padre, gli si taglierà la mano»). cietà babilonese appare divisa in tre catego-
importanza storica. In esso, infatti, Hammu- Nulla di nuovo, tuttavia, in queste usanze, rie: gli awilu (letteralmente, «uomini civiliz-
rabi indica alcuni precetti che regolano l’ap- che costituivano un tratto comune alle so- zati») erano le persone di rango elevato; i mu-
plicazione della giustizia. Le clausole sono cietà del Vicino Oriente. La novità del Codi- shkenu («coloro che si sottomettono») erano
numerose (per l’esattezza 282) e compren- ce di Hammurabi sta piuttosto nel fatto che individui di condizione libera ma di ceto so-
dono una casistica piuttosto ampia, che ri- esso prevede la cosiddetta legge del taglione ciale inferiore; i wardu erano gli schiavi, i ser-
guarda la proprietà, la famiglia, la successio- («occhio per occhio, dente per dente...») vitori. A ciascuna delle tre categorie corri-
ne, le offese fisiche, gli affitti, i salari, gli per reati che in precedenza erano puniti con sponde, nel Codice, un trattamento diverso.

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Unità 2
Culture e imperi mesopotamici

√ Babilonia
[disegno ricostruttivo di I. Lapper]
Il lungo regno di Hammurabi segnò la fioritura di Babilonia: la città dominava un
impero che si estendeva a nord, fin quasi alle sorgenti dell’Eufrate, e a sud, fin
quasi al Golfo Persico. All’interno delle sue mura si trovavano case, palazzi
e giardini, ma soprattutto la città ospitava il più grande santuario
della Mesopotamia, il tempio Esagila (la torre al
centro dell’immagine) dedicato al dio Marduk e
meta di continui pellegrinaggi.
La potenza e l’indipendenza
della «Porta di Dio» (è questo
il significato del nome
Babilonia) durarono per
circa quattro secoli oltre la
morte del potente
sovrano.

GUIDAALLOSTUDIO
Il nome di questo sovrano è rimasto soprattutto legato al cosiddetto Codice di Hammu- 1. Che cosa significa il termine
babilonia? Che cosa indica oggi?
rabi, redatto in lingua accadica. Esso non è il più antico documento del genere ma è cer- 2. Sotto il re Hammurabi il potere
tamente il più famoso [®Il «Codice di Hammurabi»]. centrale si rafforzò?

Fin dalla sua scoperta, gli studiosi hanno de-


finito questo documento come un «codi-
ce». Ma il termine è improprio e non ci fa
comprendere la sua vera natura. Il codice di
un paese (per esempio il Codice civile e il Co-
dice penale della Repubblica italiana) con-
tiene tutte le leggi che lo governano. Il Codi- ® La stele del «Codice di Hammurabi»,
1760 a.C. ca.
ce di Hammurabi, invece, presenta incoe- [Museo del Louvre, Parigi]
renze e lacune davvero sorprendenti: ven-
Il Codice di Hammurabi di Babilonia è un’alta stele
gono prospettate alcune situazioni, ma di- con iscrizioni cuneiformi, su entrambi i lati,
menticate altre ben più importanti. Per suddivise in cinquantuno colonne: più che di un
esempio, è previsto il caso del padre che ba- codice vero e proprio si tratta di decisioni prese dal
stona un figlio, ma non si dice nulla del figlio sovrano per risolvere questioni riguardanti
l’amministrazione dello Stato e della giustizia. Nella
che uccide il padre. parte superiore del Codice è raffigurato lo stesso
Non si tratta quindi di un vero e proprio co- Hammurabi, in piedi al cospetto del dio Marduk, il
dice, ma una raccolta di sentenze che il re sovrano celeste di Babilonia, che gli porge il
cerchio e il bastone, simboli tradizionali
aveva pronunciato nel suo lungo regno. del potere regale.
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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

® L’impero di Hammurabi
AN
AT

O
O

UR
LIA MAR
Tig

TA
ri CASPIO
Carchemish
Tell Brak
Ebla

ZA
Ninive

G
CIPRO

RO
Euf
rat

S
SIRIA e
MAR Assur
MEDITERRANEO Biblo

MESOPOTAMIA

AN
EL
D AM
NA Babilonia Kish CA
AC
CA

EGITTO Nippur Susa


IRAN
o

Lagash
Nil

SUMER

GOLFO
MAR PERSICO
ROSSO

8. Il problema indoeuropeo e gli Ittiti


Dall’India all’Europa Nel secondo millennio a.C. il quadro politico e culturale del Vici-
no Oriente si arricchì con la nascita, in Anatolia, della civiltà ittita. Gli Ittiti parlavano una
lingua nuova, appartenente a un gruppo che oggi comprende anche l’italiano, il francese,
l’inglese, il russo e un’infinità di lingue vive. Prima di parlare degli Ittiti è indispensabile,
quindi, cercare di capire come si è giunti a stabilire queste parentele linguistiche.
Attraverso lo studio comparativo tra lingue sia antiche sia moderne, parlate da popola-
zioni insediate in regioni anche lontanissime l’una dall’altra, si sono osservate straordina-
rie affinità lessicali e grammaticali; per esempio in sanscrito la parola «padre» si diceva
pitar, in greco patèr, in latino pater; «madre» si diceva rispettivamente matar, mèter e ma-
ter, e «fratello», bhratar, phràter e frater (il fatto che in italiano si dica «madre», in fran-
cese moderno mère, in inglese mother e in tedesco mutter è il segno della continuità che
lega molte lingue contemporanee a quelle antiche origini).
Queste affinità si possono spiegare in un solo modo: i popoli in questione erano appar-
tenuti, originariamente, a una famiglia linguistica comune che, in vari momenti, si era di-
spersa e ramificata nelle diverse sedi storiche.
L’area di distribuzione di questo gruppo linguistico andava, nell’antichità, dall’India al-
l’Europa. Per questo esso fu indicato con il termine indoeuropeo, e indoeuropee furono
dette tutte le lingue che vi appartenevano. In Europa quasi tutte le lingue oggi parlate so-
π Statuetta ittita di cervo,
seconda metà III millennio a.C. no indoeuropee; in Asia, delle antiche lingue indoeuropee sopravvivono oggi soltanto
[Museo Archeologico, Ankara] l’indiano, l’iranico e l’armeno.
Questa statuetta in bronzo con I primi Indoeuropei È probabile che gli Indoeuropei fossero originariamente insedia-
decorazioni in argento (alta 52 cm)
proviene da Alaça-Höyük, uno dei ti in una vasta area dell’attuale Russia meridionale, e che il movimento migratorio abbia
primi insediamenti ittiti in Anatolia. La avuto inizio qualche secolo prima del 4000 a.C. Gli Ittiti sono il primo popolo indoeuro-
forma della base fa pensare che il
cervo fosse fissato a un supporto, peo ad apparirci sicuramente come tale nella documentazione. Non sappiamo quando es-
per esempio un bastone in legno, e si si distaccarono dal ceppo originario, ma il loro insediamento in Anatolia aveva già avu-
servisse da stendardo in occasione
di cerimonie e di riti. to inizio qualche secolo prima del 2000 a.C.

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Unità 2
Culture e imperi mesopotamici

√ I popoli di ceppo indoeuropeo


Baltici
moeder Nel II millennio a.C. l’area di
distribuzione dei popoli indoeuropei
Angli
mother sul continente eurasiatico era molto
vasta e abbracciava regioni
Germani Sciti lontanissime tra loro, dall’Europa alla
Celti mutter
valle dell’Indo. Gli studi di linguistica
mère Illiri comparata hanno rilevato affinità
mama
linguistiche e grammaticali tra le
Italici Slavi Traci Arii lingue indoeuropee, come si evince
madre dall’esempio del termine «madre».
Achei Ittiti
meter
Accadi
Fenici Medi
Popoli
del Mare Assiri
Ebrei
Persiani

Hyksos
Indo-
ariani
matar
I POPOLI DI CEPPO IND
Popoli indoeuropei
Semiti

Abbiamo già visto che la civiltà mesopotamica affiora nella nostra documentazione come la
conseguenza non di uno scontro, ma di un incontro tra culture [®2.3]. Lo stesso può dirsi
per la civiltà degli Ittiti: il loro insediamento in Anatolia si verificò attraverso un’immigra-
zione graduale e una lenta assimilazione, che determinò una progressiva fusione con le gen-
ti locali. La cultura ittita è dunque il frutto di un incontro tra popoli (gruppi «indoeuropei»
provenienti dalle steppe della Russia meridionale e popolazioni locali), proprio come la
cultura mesopotamica è il frutto dell’incontro tra Sumeri, Accadi e genti del luogo.
Un popolo guerriero Gli Ittiti si affermarono sulla scena del Vicino Oriente antico grazie
alla loro forza militare dovuta in buona parte all’impiego in battaglia di carri da combatti-
mento a due ruote a raggi, trainati da cavalli addomesticati, e all’uso di armi di ferro [®Dal
bronzo al ferro,p.62]. Essendosi insediati inizialmente in una zona montuosa, nel cuore del-
l’altopiano anatolico, gli Ittiti non fondarono molte città e mantennero un’organizzazione
sociale e politica autonoma rispetto al modello mesopotamico. La struttura politica preve-
deva un sovrano eletto da un’assemblea di uomini liberi. Oltre che del potere politico, il re
era investito anche di quello sacerdotale: era suo compito, infatti, presiedere, affiancato dal-
la regina, alle cerimonie religiose in onore della dea del Sole, la massima divinità ittita.
Lo scontro tra Ittiti ed Egizi Le prime notizie storiche attendibili riguardanti gli Ittiti
risalgono al 1650 a.C. circa, quando il grande condottiero e sovrano Khattushili I affermò
il suo controllo sull’altopiano centro-anatolico e pose la sua capitale a Khattusha. Khat-
tushili e i suoi successori lanciarono numerose spedizioni militari sia in direzione della Si-
ria sia in direzione dell’area mesopotamica, dove intorno al 1600 a.C. venne espugnata e
saccheggiata Babilonia, un tempo città capitale del grande Hammurabi. A Babilonia si in-
sediò, dopo il ritiro degli Ittiti, una dinastia di Cassiti, popolo proveniente dall’altopiano
iranico. L’apice della potenza ittita venne raggiunto intorno al 1350 a.C., quando essa as-
sunse, sotto il regno di Shuppiluliuma, il controllo di gran parte dell’area siriana, fino a
Qadesh, sul fiume Oronte. Poco oltre aveva inizio l’area di influenza della potenza egizia,
che era ancora nel periodo di massima espansione sotto le dinastie del Nuovo regno

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

® Egitto e Vicino Oriente


MAR NERO
alla fine del XIII sec. a.C.
La cartina illustra le direttrici AN Khattusha
dell’espansionismo ittita. La spinta AT
OLIA
verso l’area siro-palestinese, zona
d’influenza egizia, portò gli Ittiti a
scontrarsi, per quasi vent’anni, con

O
UR
Tig
gli Egizi. ri MAR CASPIO

TA
Carchemish
Tell Brak

ZA
Aleppo

G
CIPRO Ninive

RO
Euf

S
rat ASSIRIA
e
Qadesh Assur
Biblo
MAR MEDITERRANEO

N
SIRIA
AA
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N AM
CA

Babilonia
EGITTO Susa
IRAN
ALLA FINE DEL XIII SEC. A.C.
Impero ittita sotto Muwatalli ilo
N
(1308-1274 a.C.)
Regno medio-assiro GOLFO
(1360-1050 a.C.)
PERSICO
Babilonia cassita
(1600-1150 a.C.)
MA

Domini egizi sotto


R R

Ramses II (1279-1213 a.C.)


O

Battaglie
SSO

direttrici dell’espansionismo ittita


direttrici dell’espansionismo egizio

à Scene dalla battaglia di Qadesh


[da J.-F. Champollion, Monuments de l’Egypte et de Nubie, 1853]
Questi disegni ripresi dai bassorilievi di Abu Simbel, raffigurano la famosa
battaglia fra Egizi e Ittiti svoltasi a Qadesh, nella quale il faraone Ramses II,
trovandosi in una situazione difficile, decise di indossare egli stesso la tenuta da
guerra, di salire sul carro trainato dai suoi due cavalli e di lanciarsi in battaglia
urlando il suo grido di guerra. Così facendo avrebbe seminato il panico fra i
suoi avversari, che il mattino seguente si sarebbero arresi. Oltre alla
rappresentazione dell’avvenimento, questi rilievi sono importanti perché
testimoniano l’uso del carro presso gli Egizi per scopi militari. Il carro egizio,
infatti, era considerato una vera e propria arma (e non solo un mezzo di
trasporto di armi e di fanti o un cocchio da cerimonia): leggero, veloce e
particolarmente maneggevole, era trainato da una coppia di cavalli e guidato
direttamente dall’arciere combattente.

60
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Unità 2
Culture e imperi mesopotamici

GUIDAALLOSTUDIO
[®3.2]. Nel 1275 a.C., Ittiti – sui quali regnava Muwatalli – ed Egizi – guidati dal faraone
1. Con «indoeuropeo» gli storici
Ramses II – si scontrarono proprio a Qadesh. In numerosi monumenti celebrativi il fa- indicano un gruppo linguistico oppure
un popolo?
raone affermò di aver riportato un clamoroso successo; ma in realtà l’analisi dei resocon- 2. Gli Ittiti «invasero» l’Anatolia?
ti della battaglia rivela che, sorpreso da un attacco ittita, egli fu salvato dal sopraggiunge- 3. Quali erano le tecniche militari
re inaspettato di contingenti di rinforzo. La verità è che nessuno dei contendenti aveva degli Ittiti?
4. Quali furono le conseguenze della
forze sufficienti per distruggere l’altro. Alcuni anni dopo, un trattato sancì la situazione battaglia di Qadesh?
di fatto, stabilendo la spartizione della Siria in due precise zone d’influenza.

9. I Popoli del Mare e l’«età del ferro»


Invasori L’equilibrio politico determinatosi in tutto il Vicino Oriente intorno alle due
forze egemoni, Ittiti ed Egizi, si spezzò improvvisamente verso il 1200 a.C., in conseguen-
za di una violenta invasione di popoli provenienti dalla penisola balcanica. Gli attacchi co-
minciarono dal mare, lungo la costa siriana, e crebbero progressivamente in intensità. Il pa-
nico si diffuse dall’Anatolia all’Egitto, ma i preparativi di difesa si rivelarono inadeguati, poi-
ché i nemici erano bellicosi e ben armati. Si trattava di uno schieramento composto di di-
verse genti, che le fonti egiziane chiamarono Popoli del Mare. Solo alcuni di questi popoli
sono stati identificati con sicurezza – gli Achei o i Lici – mentre sugli altri non sappiamo
quasi nulla.
Dal mare, gli invasori penetrarono nell’entroterra e sotto i loro colpi le città caddero una
dopo l’altra. Quando l’impero ittita fu aggredito, le popolazioni anatoliche insorsero se-
minando ovunque la devastazione: la capitale Khattusha fu espugnata e la potenza ittita

√ Prigionieri filistei
In questo rilievo del tempio di
Medinet Habu sono rappresentati
i Peleshet, ossia i Filistei, uno dei
Popoli del Mare, fatti prigionieri da
Ramses III dopo una battaglia navale
sul Delta del Nilo. La caratteristica
acconciatura piumata li rende
facilmente identificabili.

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

si sbriciolò per non risorgere mai più. Il faraone Ramses III (1197-1165 a.C.) riuscì a fer-
mare i nemici alle porte del suo paese, ma fu costretto ad abbandonare tutta la zona siro-
palestinese [®3.2].
Un’abitudine storiografica Secondo una vecchia abitudine storiografica, questi even-
ti, databili intorno al 1200 a.C., segnerebbero il passaggio dall’«età del bronzo» all’età del
ferro. Fino a qualche tempo fa si riteneva infatti che il ferro, prima sconosciuto, fosse sta-
GUIDAALLOSTUDIO to diffuso in Europa e nel Vicino Oriente dai Popoli del Mare. Si scoprì invece successi-
1. Come reagirono Ittiti ed Egizi vamente che il ferro era noto in tutto il Vicino Oriente già molto tempo prima. È vero tut-
all’arrivo dei Popoli del Mare? tavia che dopo il 1200 a.C. la produzione e la diffusione di questo metallo aumentarono.
2. Perché l’arrivo dei Popoli del Mare
segnerebbe il passaggio dall’età del Ma il bronzo continuò sempre a essere usato, durante tutta la storia antica, accanto al fer-
bronzo all’età del ferro? ro [®Dal bronzo al ferro].

SCIENZA Dal bronzo al ferro


E TECNICA

I più antichi oggetti di metallo a noi per-


venuti, fatti di rame o di piombo, pro-
vengono dall’Anatolia e dalla Siria e risalgo-
vera e propria metallurgia. Infatti, quegli og-
getti erano prodotti con pezzi di metallo di
origine meteorica, provenienti cioè da fram-
mitava a modellarli con martello e scalpello,
esattamente come si lavorava la pietra. La
nascita della metallurgia si verificò soltanto
no addirittura al VII millennio a.C. Ma ciò menti di meteore cadute sulla terra, che non nella seconda metà del IV millennio. Il feno-
non significa che già allora si praticasse una aveva subìto alcuna trasformazione: ci si li- meno coincide dunque con la nascita delle

Volga

Oder Don
Ural

Tamigi
Dnepr
Reno

Loira
OCEANO
ATLANTICO Danubio Syr-Darya
MA

Po
MAR NERO
RCA
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IO

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Giacimenti di ferro PE
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Diffusione della metallurgia


RO

del ferro Nilo


SS
O

π La diffusione del ferro


Sebbene noto nel Vicino Oriente sin dal III millennio a.C., è solo a partire dal L’introduzione del nuovo metallo tuttavia non segnò l’immediata scomparsa
1200 a.C., in coincidenza con le migrazioni dei Popoli del Mare, che la dei vecchi: il bronzo continuò ad essere impiegato nella fabbricazione di
lavorazione del ferro si diffonde in Medio Oriente, nell’Egeo e in Europa. utensili per tutto il VII sec. a.C.

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Unità 2
Culture e imperi mesopotamici

10. Ascesa e crollo degli Assiri


Un nuovo impero Lo sconvolgimento degli assetti del Vicino Oriente antico a opera
dei Popoli del Mare e il tracollo della potenza ittita consentirono lo sviluppo, in Meso-
potamia, di un nuovo grande impero: quello degli Assiri, i quali posero la capitale ad As-
sur, una città situata lungo il corso settentrionale del Tigri, in una posizione strategica per
le vie che conducevano in Siria, in Anatolia e nel Kurdistan. Per alcuni secoli, a partire
dal 1400 a.C., la potenza militare assira si era temprata in una serie interminabile di lotte
contro le tribù delle montagne, contro la Babilonia cassita e contro gli Ittiti. La vera e pro-
pria offensiva assira si verificò sotto Tiglatpileser III (745-727 a.C.), che conquistò gran
parte della Mesopotamia, la Siria e la Palestina. Nell’arco di circa un secolo, i successori

culture urbane: i costi di produzione dei me- 600-700 gradi, e bisognava ricorrere al car- meno costosa e complessa di quella del
talli erano infatti molto alti e potevano esse- bone vegetale. bronzo e non richiedeva un’organizzazione
re affrontati soltanto dalle «grandi organiz- Al fine di rendere più agevole il trasporto e il imponente: buoni manufatti di ferro pote-
zazioni» dei templi e dei palazzi. commercio, il metallo depurato veniva fuso vano essere prodotti anche in piccoli labora-
Nel III millennio, la tecnologia dei metalli in barre o in lingotti di peso standard. La la- tori familiari, dotati di installazioni mode-
raggiunse un importante progresso con vorazione finale avveniva nelle officine dei ste. I manufatti di ferro furono quindi acces-
l’invenzione del bronzo. Il bronzo non esi- fabbri. sibili a un pubblico molto più vasto.
ste in natura: è una lega che si ottiene dalla Tra il 1200 e il 1000 a.C. si compì un altro
fusione del rame con un altro metallo, so- progresso di grande importanza: la diffu-
prattutto lo stagno. Grazie a questa inven- sione del ferro. Questo metallo era cono-
zione la vita materiale degli uomini risultò sciuto fin dal III millennio, ma il suo prez- carbone vegetale
arricchita da una grande quantità di stru- zo era altissimo, quasi pari a quello dell’o- Sostanza naturale di origine fossile e di colore
nero, formatasi attraverso un processo di
menti molto più efficaci e resistenti di quel- ro, e il suo uso era limitato a piccoli oggetti decomposizione delle foreste.
li tradizionali: il bronzo s’impose come il di lusso.
materiale più pregiato per gli attrezzi agri- La svolta si ebbe quando si cominciò ad ado-
coli e artigianali (come falci, seghe, accette, perare la vera e propria tecnologia del ferro,
coltelli, trapani, scalpelli, punteruoli, reci- che comportava uno specifico procedimen- carburazione
pienti) e per le armi da guerra (asce, spade, to di lavorazione: dopo l’estrazione dalla Processo di indurimento della superficie di un
pugnali, lance, punte da freccia). La nuova matrice naturale, il ferro veniva lavorato con pezzo metallico mediante sostanze capaci di
cedergli carbonio.
lega aveva anche pregi estetici che si mani- le operazioni della carburazione e della tem-
festavano sia nei gioielli e nelle decorazioni, pera, che consentono di trasformarlo in ac-
sia nella statuaria. ciaio. Il metallo veniva sottoposto a una se-
Poiché i suoli della Mesopotamia erano privi rie di bruschi riscaldamenti seguiti da altret- tempera
di metalli, la metallurgia del bronzo richiese tanto bruschi raffreddamenti; durante le fa- Trattamento termico di alcuni materiali, in
l’apertura di traffici regolari su lunga distanza. si del riscaldamento esso veniva martellato particolare dei metalli, che vengono rapidamente
raffreddati dopo essere stati riscaldati per
Per estrarre il metallo dalla sua matrice di per aumentarne la durezza e per modellarlo renderli resistenti e duri
terra o di roccia, per raffinarlo e liberarlo nella forma voluta.
dalle scorie e dalle impurità, erano necessa- Il ferro così trattato offriva molti vantaggi ri-
rie numerose operazioni: bisognava frantu- spetto al bronzo, perché consentiva di realiz-
acciaio
marlo e lavarlo più volte, e sottoporlo a ripe- zare manufatti molto più robusti e permette-
Lega in ferro e carbonio (presente in
tute fusioni. Le fusioni avvenivano in appo- va un maggiore affinamento delle superfici percentuale massima dell’1,9) più altri elementi
site fornaci, costruite in pietra o in argilla re- taglienti: una spada di bronzo non poteva in percentuale molto minore. L’acciaio prodotto
frattaria. Per raggiungere la temperatura competere con la lama molto più affilata e ro- nell’antichità era di tipo dolce, cioè conteneva
adeguata (il rame fonde soltanto a 1085 gra- busta di una spada di ferro, e lo stesso poteva una percentuale di carbonio pari allo 0,1, e lo si
di), era impossibile usare come combustibi- dirsi per tutti gli altri strumenti. otteneva senza comprendere le reazioni
chimiche coinvolte.
le il legno, che non consente di superare i La lavorazione del ferro era inoltre molto

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

π Il saccheggio di una città di Tiglatpileser estesero il dominio assiro su tutta la Mesopotamia, la Siria e la Palestina
egizia, metà del VII sec. a.C. spingendosi fino alla conquista dell’Egitto.
[British Museum, Londra]
Una terribile macchina militare Nella storia dell’umanità le guerre hanno sempre avuto
Questo rilievo assiro in alabastro
celebra una delle numerose imprese un pesante fardello di ferocia gratuita. Ma è anche vero che la crudeltà sistematica, quasi
militari di Assurbanipal. Le scene, programmata – se unita a una solida superiorità militare – può essere una forma di politica:
raffigurate con grande vivacità,
ricordano l’assalto a una città essa diffonde infatti il terrore e piega più facilmente gli avversari. Alcuni popoli hanno fat-
(probabilmente Menfi) da parte delle to quindi della ferocia quasi uno stile, una forma del loro modo di combattere. Gli Assiri fu-
truppe assire (registro superiore), la
deportazione dei prigionieri (in basso rono tra questi: nelle iscrizioni fatte scolpire dai loro sovrani ritornano ossessivi i racca-
a sinistra) e infine (in basso a destra)
il popolo che abbandona la città
priccianti particolari delle sofferenze imposte ai nemici, insieme con una meticolosa conta-
ormai saccheggiata per rendere bilità di prigionieri giustiziati, teste tagliate, donne e bambini deportati in terre lontane.
omaggio al re assiro, cui è costretto
a sottomettersi.
Questa ostentazione di ferocia era anche una forma di linguaggio politico, diretto agli al-
tri popoli. La sola notizia dell’avvicinamento di un esercito assiro destava un cupo terro-
re: chi resisteva non aveva speranze, chi cedeva senza combattere si condannava alla ro-
vina economica. Gli Assiri imponevano infatti tributi enormi che le popolazioni sogget-
te potevano versare solo a costo d’impoverirsi.
Espansione e crollo dell’impero L’impero assiro raggiunse i limiti massimi della sua
espansione con Assurbanipal (668-631 a.C.), che preferì passare alla storia non solo come
conquistatore, ma soprattutto come re colto e saggio. Nel suo maestoso palazzo di Nini-
ve, il sovrano costituì una splendida biblioteca, dove volle fossero raccolti tutti i testi let-
terari e religiosi dell’epoca. Tra le rovine del suo palazzo sono state rinvenute nel secolo
scorso decine di migliaia di tavolette d’argilla o di frammenti un tempo raccolti in quella
biblioteca, che rappresentano per gli storici moderni un patrimonio fondamentale.
Gli Assiri restarono per molti secoli la potenza dominante nel Vicino Oriente e organiz-
zarono un sistema piuttosto efficiente di controllo dell’impero, ma non riuscirono a inte-
grare i popoli vinti. Questi ultimi erano tenuti sottomessi unicamente con il terrore. Di-

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Unità 2
Culture e imperi mesopotamici

MAR NERO √ Espansione dell’impero assiro


tra VIII e VII sec. a.C.

MAR
AN
AT CASPIO
OL
IA
Tig
ri

Ninive
CIPRO
Euf
rat
SIRIA e
MAR
Assur
MEDITERRANEO
Medi
E
EL

IRAN
RA
IS

EGITTO
Arabi

Persiani Impero assiro


al tempo di Tiglatpileser III
o
Nil

(745-727 a.C.)
Impero assiro
GOLFO al tempo di Assurbanipal
MAR
PERSICO (668-631 a.C.)
ROSSO

struzioni, massacri, pesantissime tassazioni, deportazioni di massa: questi sistemi di sot-


tomissione e di dominio generavano nei vinti un sentimento di intima estraneità che alla
lunga si sarebbe rivelato un grave elemento di debolezza per l’impero.
La rovina dell’impero iniziò subito dopo il momento della massima espansione, quando
un po’ dovunque si manifestarono spinte disgregatrici. Cominciò con la riscossa dell’E-
gitto e con il distacco della fascia siro-palestinese, che ritornò nella sfera d’influenza egi-
zia [®3.2]. Intanto riprendeva vigore l’iniziativa di Babilonia sotto la guida di una dina-
stia di Caldei, nomadi di lingua semitica provenienti dall’Arabia orientale, che si erano
stanziati nella Mesopotamia meridionale all’inizio del I millennio a.C. Dal nord cresceva GUIDAALLOSTUDIO
la minaccia dei Medi, una bellicosa popolazione di origine iranica insediata nelle monta- 1. Dove si trovavano le città di Assur
gne nord-orientali della Siria. Babilonesi e Medi si allearono, stringendo l’Assiria in una e Ninive?
2. Quali erano i temi della
morsa. La capitale assira Ninive cadde nel 612 a.C. e questo evento segnò la scomparsa propaganda di guerra assira?
dell’impero assiro. Le sue spoglie furono spartite: i Babilonesi occuparono la pianura me- 3. Quali eventi fecero crollare
l’impero degli Assiri?
sopotamica, i Medi i territori iranici, armeni, anatolici, gli Egizi la fascia siro-palestinese.

11. L’impero persiano


Dai Medi ai Persiani L’egemonia meda sui territori appartenuti all’impero assiro durò
circa 50 anni. Successivamente l’intera regione fu interessata dalla prorompente espansio-
ne dei Persiani, un popolo di origine indoeuropea proveniente dall’altopiano iranico. Il
protagonista di questa espansione fu Ciro II detto il Grande (559-530 a.C.), appartenente
alla casata degli Achemènidi: dopo aver abbattuto il regno dei Medi, Ciro lanciò le sue trup-
pe verso nuove imprese che fecero di lui uno dei più grandi conquistatori di tutti i tempi: nel
giro di soli undici anni si impadronì di tutta l’Asia Minore, della Bassa Mesopotamia, della
Siria e Palestina, della vastissima area compresa tra il Mar Caspio e la valle dell’Indo.

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

π Il palazzo del governatore persiano a Lachish, vicino a Gerusalemme, V sec. a.C. † L’impero persiano
[disegno ricostruttivo di T. Dalley] all’epoca della sua massima
espansione
La villa del sàtrapo svolgeva la doppia funzione di residenza e di luogo in cui l’alto funzionario persiano trattava i pubblici
affari e svolgeva le sue mansioni di governatore. Guardata da soldati armati, la villa era provvista di un cortile porticato,
di stanze per gli ospiti, magazzini, alloggi per gli schiavi e, infine, di una grande sala pubblica per il ricevimento.

MAR NERO MAR Ox


us SOGDIANA
CASPIO

CAPPADOCIA BATTRIANA
Sardi GANDARA
Atene LIDIA
Mileto IRCANIA
Sparta CARIA
Ninive MEDIA ARIANA
LICIA CILICIA PARTIA ARACOSIA
SIRIA
Tig

Eu Ecbatana
fra
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MAR Sidone te
MEDITERRANEO Tiro ELAM DRANGIANA
Babilonia
Indo

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Persepoli

PERSIDE GEDROSIA
Menfi ARABIA GO
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EGITTO ER
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MA SO
RO
lo

S
R

Territorio d’origine Territori conquistati Via regia persiana Territori conquistati Territori conquistati MEDIA Satrapìa dell’impero
dei Persiani da Ciro il Grande da Cambise da Dario I achemènide

66
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Unità 2
Culture e imperi mesopotamici

Questa straordinaria serie di conquiste fu ulteriormente ampliata dal figlio e successore


di Ciro, Cambise (530-522 a.C.), che sottomise l’Egitto e Cipro. Il successore di Cambi-
se, Dario (522-486 a.C.), conquistò la Tracia, le isole dell’Egeo, la Nubia, la Libia. Le im-
prese di Ciro il Grande, di Cambise e di Dario diedero all’impero persiano dimensioni
enormi: esso si estendeva infatti per oltre tre milioni di km2, dalle coste occidentali del-
l’Asia Minore al Caucaso, al confine con l’India, alla Valle del Nilo: nessuna compagine
politica era mai stata tanto imponente.
L’organizzazione politica dell’impero L’impero persiano abbracciava una grande
quantità di popoli diversi per lingua, cultura, religione, organizzazione sociale, economia.
I Persiani non furono solo grandi conquistatori, ma anche vincitori magnanimi. Certo es-
si sapevano bene come esercitare il loro dominio ed erano severi nel domare le rivolte: ma
rispetto alla durezza e, in molti casi, alla brutalità del dominio assiro, quello persiano ri-
mase famoso per la moderazione: i sovrani vinti (come, per esempio, Creso re di Lidia, di
proverbiale ricchezza) furono lasciati in vita, le città conquistate non subirono distruzio-
ni, gli dèi e i culti locali furono conservati.
La corte del Gran Re (così veniva chiamato il sovrano dei Persiani) non restava fissa in
un’unica città, e si spostava tra Susa, Ectabana e Persepoli, con una certa preferenza per
Susa, situata sulla cerniera tra il mondo iranico e il mondo semitico. Questa mobilità
esprimeva esigenze di controllo di territori vastissimi, ma corrispondeva anche alle tradi-
zioni nomadiche della regalità iranica, che gli imperatori persiani ereditarono. Il centro † Divinità persiane
dell’impero, dunque, non era una singola città, ma la corte imperiale, che si spostava [dal palazzo reale di Dario I,
Susa (Iran)]
ovunque fosse necessario, non solo per motivi bellici, ma soprattutto per esigenze pacifi-
Due sfingi con le teste barbute
che, di amministrazione. proteggono l’ingresso del palazzo;
Dario organizzò l’impero in venti province amministrate da governatori persiani chiamati le sormonta un disco alato: la
rappresentazione più comune di
sàtrapi («protettori del regno»), e dette satrapìe. Diverse per grandezza e popolamento, le Ahura Mazda, l’unico dio venerato
satrapìe erano tutte inquadrate in un unico sistema amministrativo che regolava l’entità del dai Persiani.
prelievo tributario. I sàtrapi governavano spesso co-
me veri e propri sovrani locali, ma erano al tempo
stesso rigidamente controllati dai funzionari impe-
riali e da un apposito corpo di ispettori viaggianti
chiamati «le orecchie del re».
Un impero tanto grande poneva in primissimo pia-
no il problema delle comunicazioni. I Persiani ri-
servarono particolare attenzione alla rete viaria: le
principali direttrici (le cosiddette «vie regie») erano
oggetto di una manutenzione sistematica ed erano
attrezzate con postazioni per il cambio dei cavalli e
con fortezze dislocate nelle località meno sicure. Il
sistema stradale, sviluppato per far fronte a esigen-
ze amministrative e militari, fu anche straordinario
fattore propulsivo dei traffici commerciali tra le di-
verse province dell’impero persiano. Le carovane
che trasportavano merci e materie prime avevano la
possibilità di attraversare un’area amplissima che
andava dall’Egitto al Caucaso, dall’Oceano Indiano
al Mediterraneo.
La religione persiana: il mazdeismo I Persiani,
in origine, praticavano – come molti popoli noma-
di – una religione politeistica. Tra VII e VI secolo

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

GUIDAALLOSTUDIO a.C. fu invece adottata una religione di tipo monoteistico. Il dio, Ahura Mazda, era con-
1. Sottolinea sul testo con tre colori cepito come un «signore» (Ahura) «sapiente» (Mazda), come una divinità che deteneva
le conquiste persiane di Ciro,
Cambise e Dario. in sommo grado le virtù della giustizia, del buon pensiero, dell’integrità. La dottrina re-
2. Dove risiedeva la corte ligiosa dei Persiani era tramandata in un libro sacro, l’Avesta (il «Sapere»), composto, co-
dell’imperatore?
3. Che cos’erano le satrapìe? me la Bibbia ebraica [®4.3], di parti diverse per epoca e contenuto. Il profeta di questa
4. Quali caratteristiche aveva il dio religione fu Zarathustra (Zoroastro alla greca), un personaggio della cui attendibilità sto-
Ahura Mazda?
rica oggi molti dubitano.

SINTESI
La Mesopotamia e la L’invenzione della impero universale. Raggiunta balcanica, pone fine all’impero
nascita delle città scrittura la massima espansione, ittita. Secondo la storiografia
Intorno al 3500 a.C., nella L’invenzione della scrittura è l’impero accadico si avvia a tradizionale, questo evento
Bassa Mesopotamia nascono le da mettere in relazione con la una graduale decadenza. segna il passaggio dall’«età
prime città. La formazione dei nascita della città e con del bronzo» all’«età del ferro».
centri urbani è il risultato di un l’esigenza delle «grandi L’impero babilonese
nuovo rapporto dell’uomo con organizzazioni» di registrare il La Mesopotamia vive una Il dominio assiro
la natura: la regione, infatti, è movimento dei beni nuova stagione di stabilità Parallelamente a queste
resa fertile da opere irrigue in economici. Le prime politica con Hammurabi, re di vicende, in Mesopotamia si
grado di incanalare e attestazioni della scrittura Babilonia (1792-1750 a.C.). Il afferma la potenza assira.
distribuire per tutta la valle le risalgono al 3100 a.C. e nome di Hammurabi è legato Grazie alla loro bellicosità, tra
provengono dalla città di Uruk. soprattutto al «Codice», una l’VIII e il VII secolo a.C., gli
acque del Tigri e dell’Eufrate,
L’attività della scrittura è una raccolta non organica di Assiri occupano pressoché
permettendo così raccolti
pratica complessa e laboriosa: sentenze pronunciate dal re. tutto il Vicino Oriente, dando
abbondanti. Due sono gli vita a un vasto impero. La
elementi che caratterizzano la a tal fine nascono scuole in cui
si formano gli scribi, gli I primi Indoeuropei, durezza e la ferocia della
città: la divisione e la dominazione assira è, però,
specializzazione del lavoro e la specialisti della scrittura. gli Ittiti
Nel II millennio a.C., il quadro fonte di debolezza per lo
centralizzazione politica. Nella stesso impero. Alla fine del VII
città sono attivi, oltre ai La religiosità politico e culturale del Vicino
mesopotamica Oriente si arricchisce con lo sec. a.C., infatti, cade Ninive, la
contadini, altri lavoratori capitale imperiale.
specializzati, che si dedicano Le popolazioni sviluppo in Anatolia della
mesopotamiche praticano il civiltà ittita. Gli Ittiti parlano una
alla produzione di manufatti o Una nuova potenza
politeismo. L’immagine delle lingua nuova, appartenente al
che prestano servizi mediorientale,
divinità mesopotamiche è ceppo linguistico indoeuropeo,
indispensabili per la vita della i Persiani
modellata su quella dei re: gli e sono i primi Indoeuropei ad
comunità. La centralizzazione Intorno alla metà del VI sec.
dèi sono concepiti con apparire sullo scenario della
politica si esprime nelle a.C. la regione mesopotamica
sembianze umane, legati da storia. Dalla capitale Khattusha è interessata dalla
«grandi organizzazioni»: il rapporti di parentela, gli Ittiti lanciano numerose
tempio, la sede del dio e dei prorompente espansione
organizzati gerarchicamente, spedizioni militari sia in persiana. Provenienti
suoi sacerdoti, e il palazzo, la dotati di potere assoluto sugli direzione dell’area
sede del re. Tempio e palazzo dall’altopiano iranico, i
uomini, pronti a punirli per le mesopotamica, sia in direzione Persiani, grazie alle travolgenti
cooperano nel garantire il loro trasgressioni. della Siria. Qui entrano a
controllo della città sui villaggi. conquiste dei re Ciro il
diretto contatto con la sfera di Grande, Cambise e Dario I,
Gli Accadi e l’impero influenza egizia. A Qadesh danno vita a un vasto impero,
Sumeri e Accadi universale (1275 a.C.) si scontrano, con un esteso dai confini dell’India
La Mesopotamia è terra Verso il 2300 a.C., il conflitto tra nulla di fatto, i soldati del fino all’Egitto. Nei confronti dei
d’incontro tra differenti popoli. le città per il controllo della faraone Ramses II e del re ittita popoli sottomessi i Persiani
Le prime genti a occupare regione mesopotamica dà un Muwatalli. Viene quindi esercitano il loro dominio con
questo territorio sono i Sumeri forte impulso alla creazione di stipulato un trattato che estrema moderazione e
e gli Accadi. Diversi per un grande impero. Sargon di stabilisce la spartizione della cercano di assimilare e
origine e lingua, essi si Accad e il suo successore Siria in due zone di influenza. integrare le lingue, le religioni
integrarono a tal punto da dar Naram-Sin sono i primi sovrani e le culture delle varie regioni.
origine a una comune cultura a creare un dominio I Popoli del Mare I Persiani sono monoteisti:
mesopotamica, interetnica, imponente sulle «quattro parti Intorno al 1200 a.C., l’invasione hanno un loro dio, Ahura
prodotta cioè dalla fusione di del mondo» allora conosciute; dei Popoli del Mare, Mazda, un libro sacro, l’Avesta,
più popoli. si afferma così l’idea di un provenienti dalla penisola e un profeta, Zarathustra.

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Racconti DOSSIER
del diluvio universale
I l motivo del diluvio, cioè della sommersione di tutte le terre e della conseguente cessazione di
ogni forma di vita è assai diffuso in molte culture, anche assai lontane nel tempo e nello spazio,
Quali civiltà hanno
ma tutte caratterizzate da un rapporto importante con il mare e i grandi fiumi. Lo schema ricorren-
elaborato un
te è, a grandi linee, lo stesso: per effetto di una punizione divina tutte le terre vengono sommerse da racconto sul motivo
una pioggia torrenziale o da un’inondazione; solo una o più coppie umane, avvertite della catastro- del diluvio?
fe imminente, si salvano su un’imbarcazione e, cessato il diluvio, raggiungono un approdo, rendono
omaggio alla divinità e ripristinano il ciclo della vita. I racconti affondano
La più antica testimonianza sull’argomento ci viene da un poema, l’Epopea di Gilgamesh, che rap- le radici in una
presenta l’esempio più alto della produzione letteraria di ambiente mesopotamico ed è frutto della
fusione di molteplici racconti indipendenti, a lungo trasmessi in forma orale [®DOC1].
realtà storica?
Un altro racconto del diluvio è presente nella Bibbia e ha per protagonista il patriarca Noè
[®DOC2]. Indubbie sono le affinità tra la narrazione della Genesi e quella dell’Epopea di Gilga-
mesh, tanto che si è a lungo ritenuto che quest’ultima sia stata fonte per la narrazione biblica. Oggi
questa relazione di dipendenza è messa in discussione ed è più diffusa l’opinione che il racconto
biblico derivi da una tradizione indipendente, molto antica.
Anche il mito greco di Deucalione e Pirra è un racconto del diluvio [®DOC3]. Anche questa nar-
razione presenta notevoli analogie con l’Epopea di Gilgamesh, analogie che sembrano avere radi-
ce in un effettivo incontro e scambio culturale verificatosi, nell’VIII-VII sec. a.C., nell’Asia Minore fre-
quentata dai Greci.
La presenza dei racconti del diluvio in diverse culture ha spinto gli studiosi a cercare conferma nei
dati archeologici di una avvenuta catastrofe naturale.
Scavi archeologici condotti in più centri urbani mesopotamici hanno rivelato strati alluvionali,cioè de-
positi di detriti trascinati da inondazioni, che hanno fatto pensare a una grande catastrofe naturale di
cui il diluvio di Utnapishtim sarebbe il ricordo. In realtà sembra che si sia trattato di una serie di episo-
di locali, non collegati tra loro, che hanno fornito all’invenzione letteraria poco più di un repertorio di
immagini e un soggetto da rielaborare. Anche il racconto della Genesi è stato oggetto di indagini sul
campo. In particolare, sulla base della tradizione ebraica che denomina il monte Ararat, in Armenia,
«Monte di Noè», si è voluto identificare in questo massiccio montuoso, alto più di 5000 m, il luogo do-
ve l’arca di Noè sarebbe approdata. Di ciò non è stata riscontrata alcuna prova concreta.

La più antica narrazione del diluvio


Ritrovato in una versione molto ampia nelle tavolette della biblioteca del re assiro Assurbanipal (VII
sec. a.C.), a Ninive, l’Epopea di Gilgamesh è stata riconosciuta anche in molteplici frammenti in più
lingue che fanno ritenere che essa circolasse in forma scritta già dal 2000 a.C. circa in una vasta area
del Vicino Oriente. Il poema narra le imprese di Gilgamesh, mitico re di Uruk, e del suo compagno
Enkidu. Dopo la morte di Enkidu, il protagonista si mette alla ricerca del segreto dell’immortalità
per riscattare l’umanità dal giogo della morte. Per questo egli si rivolge a Utnapishtim, unico uomo
sopravvissuto al diluvio universale, che gli rivela l’esistenza della pianta dell’immortalità. Gilgame-
sh la troverà in fondo al mare ma, sulla via del ritorno, essa viene divorata da un serpente: Gilgame-
sh è sconfitto e, insieme all’umanità tutta, condannato al destino dalla morte.
Riportiamo di seguito il racconto del diluvio da parte di Utnapishtim.

DOC1
L’Epopea di Gilgamesh, a c. di N.K. Sandars, trad. it., ce1 e gli uomini tutto il necessario. Il quin-
Milano 1986, pp. 136 sgg.
to giorno misi in posa la chiglia e le coste,
poi fissai il fasciame. 1. La pece serviva a rendere impermeabile il fascia-
Alla prima luce dell’alba la mia famiglia si Occupava un’area di terreno di un acro2; me di legna.
riunì attorno a me, i bambini portarono pe- ogni lato del ponte misurava centoventi cu- 2. L’acro è misura di estensione, pari a circa 4000 m2.

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Unità 2
Culture e imperi mesopotamici

biti3 e tutti formavano un quadrato. Sotto- proprio fratello, né dal cielo si potevano ce ritorno. Poi liberai un corvo e questo vi-
coperta costruii sei ponti, sette in tutto; li vedere gli uomini. [...] de che le acque si erano ritirate, mangiò,
divisi in nove sezioni con paratìe4 fra loro. I venti soffiarono per sei giorni e sei notti; volò all’intorno, gracchiò e non fece ritor-
[...] Vi caricai tutto ciò che avevo, oro e fiumana, bufera e piena sopraffecero il no. Allora aprii tutto ai quattro venti feci of-
creature viventi: la mia famiglia, i parenti, mondo; bufera e piena infuriarono assieme ferte sacrificali e versai una libagione6 sulla
gli animali sia selvatici sia domestici, e tut- come schiere in battaglia. Quando venne cima del monte. Sette e ancora sette mar-
ti gli operai. [...] Alle prime luci dell’alba l’alba del settimo giorno, la tempesta dimi- mitte innalzai sui loro trespoli, ammassai le-
venne dall’orizzonte una nube nera; tuona- nuì, il mare divenne calmo, la piena si ac- gno e canna e cedro e mirto. Quando gli dèi
va da dentro, là dove viaggiava Adad, si- quietò. Guardai la faccia del mondo e c’era fiutarono il dolce profumo accorsero come
gnore della tempesta. Davanti, sopra colli- silenzio: tutta l’umanità era stata trasforma- mosche sopra al sacrificio.
na e pianura, venivano Shullat e Hanish, ta in fango. La superficie del mare si esten-
nunzi della tempesta. Poi sorsero gli dèi deva piatta come un tetto. Aprii un bocca- 3. Il cubito è una misura di lunghezza, equivalente a
dell’abisso: Nergal divelse le dighe delle porto e la luce cadde sul mio viso. Poi mi in- circa 44 cm; l’imbarcazione, quadrata, ha lati lunghi
acque sotterranee. Ninurta, dio della guer- chinai, sedetti e piansi: le lacrime scorreva- circa 53 m. L’aspetto dell’imbarcazione di Utnapish-
tim è quello di una grande zattera, più che di una na-
ra, abbatté gli argini e i Sette Giudici degli no sul mio volto perché da ogni parte c’era ve propriamente detta.
Inferi innalzarono le loro torce, illuminan- un deserto d’acqua. Invano cercai la terra, 4. Pareti, tramezzi.
do la terra di livida fiamma. Sgomento e di- ma a quattordici leghe5 di distanza apparve 5. La lega è una misura di lunghezza, pari a circa 4,5
sperazione si levarono fino al cielo quando una montagna, e lì si arenò la nave; sul mon- km.
il dio della tempesta trasformò la luce del te Nisir rimase incagliata la nave e non si 6. Rito sacrificale consistente nello spargimento a
giorno in tenebra, quando infranse la terra mosse. [...] All’albeggiare del settimo gior- terra di vino, olio, acque profumate.
come un coccio. Per un giorno intero im- no, liberai una colomba e la lasciai andare.
GUIDAALLALETTURA
perversò la bufera; infuriando sempre di Volò via, ma non trovando dove riposarsi,
1. Chi imbarca sulla nave Utnapishtim?
più, si riversava sulla gente come l’impeto fece ritorno. Poi liberai una rondine ed essa 2. Quale espediente utilizza Utnapishtim per
di una battaglia; nessuno poteva vedere il volò via, ma non trovando dove riposarsi fe- assicurarsi che le acque si sono ritirate?

Il racconto della Bibbia


Il racconto del diluvio presente nella Bibbia narra di come Dio decise di sterminare gli uomini
poiché si era accorto che le loro azioni erano malvagie e che per causa loro la terra era piena di
violenza. Il diluvio fu il mezzo per cancellare la generazione di uomini e animali a lui invisa. Solo
Noè fu risparmiato dal Signore, che gli consigliò di costruire un’arca in cui conservare in vita una
coppia di ogni animale della terra.

DOC2
Genesi, 6-8 (passim) ghezza di cinquanta cubiti e la sua altezza conservati in vita. Tu poi prenditi ogni sorta
di trenta cubiti1. di cibo che si mangia e portalo con te: ser-
Vide pertanto il Signore che la malvagità Darai luce all’arca su in alto ad un cubito dal virà a te e a loro di nutrimento». E Noè seguì
degli uomini sulla terra era grande e che le tetto e da un suo lato metterai la porta del- tutto quello che Dio gli aveva comandato.
aspirazioni dei pensieri del loro cuore era- l’arca; farai poi i piani, uno in basso, un se- Così fece. [...]
no volte di continuo al male, e il Signore si condo ed un terzo. Ed ecco, io manderò sul- Nell’anno seicentesimo della vita di Noè, il
pentì d’aver fatto l’uomo sulla terra, se ne la terra il diluvio delle acque, per distrugge- diciassette del secondo mese, in quel gior-
dolse nel suo cuore e disse: «Sterminerò re ogni carne che ha alito vitale sotto il cielo; no si ruppero tutte le fonti del grande abis-
dalla faccia della Terra l’uomo che ho crea- tutto ciò che è sulla terra perirà. Ma con te so e si aprirono le cataratte del cielo e la
to, dall’uomo fino agli animali domestici, farò un patto: entrerai pertanto nell’arca, tu pioggia cadde sulla terra per quaranta gior-
fino ai rettili e fino agli uccelli del cielo, e i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi fi- ni e quaranta notti. In quel giorno appun-
perché sono pentito di averli fatti». Ma gli con te. Inoltre di ogni vivente, di tutto ciò to Noè e i suoi figli, Sem, Cam e Iafet, la
Noè trovò grazia agli occhi del Signore che è carne, ne farai entrare nell’arca una moglie di Noè e le tre mogli dei suoi figli
[...]. coppia di ogni specie, per conservarli in vita entrarono nell’arca, loro e tutti gli animali
Perciò egli disse a Noè: «[...] Fatti un’arca con te: saranno maschio e femmina. Degli selvatici secondo la loro specie [...]. Il Si-
di legname resinoso; falla a piccole celle e uccelli secondo la loro specie, degli animali gnore poi chiuse l’arca dietro di lui. E per
spalmala di bitume di dentro e di fuori. Ed domestici secondo la loro specie, di tutti i
ecco come la devi fare: la lunghezza del- rettili della terra secondo la loro specie, una 1. Il cubito equivale a circa 44 cm. L’arca quindi era
l’arca sarà di trecento cubiti, la sua lar- coppia di tutti verranno da te, per essere lunga 132 m, larga 22 e alta 13.

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Dossier
Racconti del diluvio universale

quaranta giorni sulla terra ci fu il diluvio e passare un vento sulla terra e le acque si ab- uscire dall’arca la colomba. E la colomba
le acque aumentarono e sollevarono l’arca, bassarono. [...] tornò da lui verso sera, ma ecco, aveva nel
la quale si alzò al di sopra della terra. Il diciassette del settimo mese l’arca poté becco un ramoscello fresco d’ulivo. Com-
Le acque dunque si rinforzarono ed au- posarsi sui monti dell’Ararat. Le acque in- prese allora Noè che le acque erano dimi-
mentarono grandemente sulla terra e l’arca tanto andavano sempre più abbassandosi nuite sulla terra; aspettò altri sette giorni,
galleggiava sulla superficie delle acque. Le fino al decimo mese. Il primo giorno del poi fece uscire la colomba, che più non
acque infatti si rinforzarono oltremodo so- decimo mese apparvero le cime dei monti. tornò da lui.
pra la terra e ricoprirono tutti i più alti E avvenne che, al termine di quaranta gior- E avvenne che il primo giorno del primo
monti che sono sotto il cielo. Le acque s’in- ni, Noè aprì la finestra dell’arca che aveva mese dell’anno seicentunesimo le acque si
nalzarono quindici cubiti2 al di sopra dei fatto e mandò fuori il corvo che andava erano prosciugate sulla terra. Allora Noè
monti e perciò ricoprirono i monti. Allora avanti e indietro, finché le acque non si fu- levò il tetto dell’arca e guardò ed ecco, la su-
perì ogni carne che si muove sulla terra, rono prosciugate sulla terra. perficie della terra era asciutta. Così, il ven-
quella degli uccelli, degli animali domesti- Dopo di lui mandò fuori la colomba, per tisette del secondo mese la terra era asciutta.
ci, degli animali selvatici e di tutti i rettili vedere se le acque fossero diminuite sulla
che strisciano sopra la terra e ogni uomo superficie della terra. Ma la colomba non 2. Cioè circa 6,5 m.
[...]. Rimase solo Noè e coloro che erano trovò dove posare la pianta del suo piede e
con lui nell’arca. E le acque rimasero alte se ne tornò da lui nell’arca, perché vi era GUIDAALLALETTURA
sopra la terra per centocinquanta giorni. ancora dell’acqua sulla superficie di tutta 1. Perché il Signore vuole sterminare gli uomini e
gli animali della terra?
Allora Dio si ricordò di Noè, di tutti gli ani- la terra. Egli allora stese la mano, la prese e 2. Chi ordina il Signore di far entrare nell’arca?
mali selvatici e di tutti gli animali domesti- la ritrasse a sé nell’arca. Aspettò ancora al- 3. Quale espediente utilizza Noè per assicurarsi
ci che erano con lui nell’arca; e Dio fece tri sette giorni, quindi fece nuovamente che le acque si sono ritirate?

Il diluvio dei Greci


Il mito di Deucalione e Pirra tramanda come, per l’ira di Zeus, l’umanità tutta sia stata distrutta. L’i-
ra del dio era stata scatenata dagli atti di empietà commessi dai figli di Licaone, re degli Arcadi, il più
grave dei quali era stato l’uccisione di un loro fratello, Nittimo, per offrirlo in sacrificio allo stesso
padre degli dèi. Quando Zeus seppe del delitto, si fece ricevere da loro sotto mentite spoglie. I figli
di Licaone gli imbandirono un banchetto con le interiora di Nittimo e proprio nel momento in cui
stavano per cominciare a mangiare Zeus si rivelò e concepì una punizione che fosse esemplare per le
generazioni future: scatenò una terribile tempesta sulla terra. Solo Deucalione si salvò perché av-
vertito dal padre Prometeo, il titano che plasmò gli uomini e donò loro il fuoco.
Qui riportiamo il mito nella versione della Biblioteca, un ampio manuale di mitologia attribuito
ad Apollodoro, erudito greco del II sec. a.C.

DOC3
Apollodoro, Biblioteca, I, 7 calione per suggerimento di Prometeo co- pietre dietro il capo e le pietre che gettava
struì un’arca,la equipaggiò con il necessario Deucalione divennero uomini, quelle che
Dall’acqua e dalla terra Prometeo1 plasmò e vi salì insieme a Pirra. E Zeus, riversando gettava Pirra donne.
gli uomini e inoltre donò loro il fuoco rac- una gran pioggia dal cielo, sommerse la
chiudendolo, di nascosto da Zeus, dentro maggior parte della Grecia tanto che tutti 1. Il titano che rubò il fuoco agli dèi [®Unità 5,
una canna. Quando Zeus se ne avvide, or- gli uomini perirono ad eccezione di quei DOC1].
dinò a Efesto2 di inchiodare il suo corpo al pochi che si erano rifugiati sulle cime dei 2. Dio del fuoco.
monte Caucaso, che è una montagna della monti vicini: fu a quel tempo che le monta- 3. Nel mito greco si succedono tre età – dell’oro, del
bronzo, del ferro – corrispondenti a diversi stadi della
Scizia. Lì Prometeo rimase trafitto per in- gne della Tessaglia si separarono e tutto il storia e a un processo di progressivo decadimento del
numerevoli anni, e ogni giorno un’aquila mondo al di là dell’Istmo e del Peloponneso genere umano e di allontanamento tra dèi e uomini.
volava sopra di lui e gli rodeva il fegato, che fu inondato. Deucalione, trasportato nel- 4. Il massiccio del Parnaso, alto 2500 m, si trova nel-
ricresceva durante la notte. [...] l’arca sul mare per nove giorni e nove notti, la Grecia centrale e fu un noto luogo di culto.
Figlio di Prometeo fu Deucalione. Questi, s’incagliò infine sul Parnaso4 e in quel luo- 5. Dio delle notizie e dei viaggi.
mentre regnava sulle regioni circostanti go, cessata ormai la pioggia, uscì e sacrificò
Ftia, sposò Pirra, figlia di Epimeteo e di a Zeus Salvatore. Zeus allora gli inviò Er- GUIDAALLALETTURA
1. Chi suggerisce a Deucalione di costruire
Pandora, la prima donna che gli dèi aveva- mes5 e gli concesse di scegliere ciò che vole- un’arca?
no plasmato. Quando Zeus decise di an- va: egli scelse di essere il progenitore dell’u- 2. In che modo, su suggerimento di Zeus,
nientare la stirpe dell’età del bronzo3, Deu- manità. Zeus allora gli ordinò di scagliare Deucalione avrebbe potuto ripopolare la terra?

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UNITÀ3

L
® Paesaggio nilotico
A CULTURA
DEL NILO

I MATERIALI
LE SCHEDE I I contadini egizi
I Il mistero delle piramidi

DOSSIER I Storie di vivi e di


morti
GLOSSARIO I cateratta I bi-
larziosi I potere assoluto I fa-
raone I crisi I tributo I visir I
mercenari I monoteismo I cal-
care I granito I scrittura demo-
tica
LE CARTE I L’antico Egitto I
L’espansione egizia
ESERCIZI ® p. XV

L’ Egitto è un «dono» del Nilo. Lungo questo


fiume infatti si sviluppò la civiltà egizia,
destinata a perdurare per circa 40 secoli. Al Nilo si
fenicotteri, ibis, quaglie, cigni; e ancora ippopotami,
serpenti, coccodrilli. Le sue acque inoltre costituivano
veri e propri vivai di pesci.
deve anche il carattere di compattezza e omogeneità Gli scenari nilotici apparivano a molti Egizi come
che è una delle caratteristiche principali di questa luoghi paradisiaci, in particolare ai nobili, che lungo le
civiltà. Per gli Egizi il Nilo non era solo un fiume rive del Nilo praticavano la pesca e la caccia. Questa
maestoso, bensì un dio buono e propizio, dispensatore visione idealizzata del Nilo era però tipica dei ceti alti,
di vita. Le piene del Nilo, infatti, avevano effetti che in quei luoghi trascorrevano solo brevi momenti.
benefici sull’agricoltura. Del Nilo gli Egizi sfruttavano Ben diverso era invece il punto di vista di chi in quegli
anche la natura selvatica, che rigogliosa sorgeva stessi luoghi passava buona parte della giornata per
lungo le sue rive. La lussureggiante vegetazione delle lavorare, immerso nell’umidità e assediato da insetti e
terre intorno al Nilo era costituita da palme, papiri e parassiti di ogni genere.
da infinite varietà di fiori. Le sue rive ospitavano una Anche il rapporto col Nilo riflette l’organizzazione
fauna altrettanto esuberante: bufali, cinghiali, oche, piramidale della società egizia.

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Unità 3
La cultura del Nilo

1. L’Egitto, dono del Nilo MAR MEDITERRANEO

Al di fuori dell’area del Vicino Oriente propriamente detto (Mesopotamia, Ana- Canopo Tanis Pelusio
tolia, Siria, Palestina) il principale polo di sviluppo della civiltà urbana fu rap- Sais Busiris
BASSO EGITTO
presentato dall’Egitto. Giza
Eliopoli SINAI
Saqqara • Menfi
Il ciclo del Nilo L’Egitto è un «dono del Nilo»: questa famosa definizione, for-
mulata dal grande storico greco Erodoto (V sec. a.C.), coglie senza dubbio l’a- FAYYŪM Eracleopoli

MA
spetto fondamentale della storia egizia. Il fiume Nilo nasce dai grandi laghi equa-

RR
toriali dell’Africa e dalle montagne dell’Etiopia e scorre in direzione nord, verso

OS
S
O
Tell el-Amarna
il Mediterraneo. Per un primo tratto, il suo corso è tumultuoso, ma a circa 1200

DE
(Akhetaton)

SE
km dal mare, superata l’ultima cateratta, il fiume scorre lento e maestoso, con la

RT

Ni
O

lo
LI
sua corrente fangosa, fino al delta, dove si frammenta in numerosi bracci. La Val-

BIC
O
le e il Delta (che vengono anche definiti come Alto Egitto e Basso Egitto) com- Abido Dendera
prendono circa 34.000 km di terreno irrigabile dal fiume per mezzo di canali, e
2
ALTO
Tebe
Karnak

dunque coltivabile. Si ripeteva, in questa regione, una situazione analoga a quel- EGITTO
Edfu
la che abbiamo descritto a proposito del Tigri e dell’Eufrate [®2.2]. Siene (Assuan)
Il Nilo, tuttavia, è un corso d’acqua molto più regolare del Tigri e dell’Eufrate: Philae
alimentata dalle abbondanti piogge dell’Africa subtropicale e dallo scioglimen- BASSA NUBIA
to delle nevi degli altipiani etiopici, l’inondazione avveniva con sorpren- L ANTICO EGITTO
dente puntualità nel mese di giugno. Dapprima si verificava un lento pro- oasi
Abu Simbel
depressioni
cesso d’infiltrazione, che inumidiva dal di sotto i terreni arabili. Ma verso piramidi
la metà di luglio accadeva un vero e proprio straripamento del fiume che cateratte del Nilo
ricopriva le terre circostanti sotto due metri d’acqua. A partire dalla metà ALTA NUBIA
di settembre il fenomeno assumeva un andamento inverso: le acque si ritiravano
e, verso la fine di ottobre, il Nilo rientrava nel suo letto lasciando tutto intorno
un suolo ben umidificato e soprattutto ricco di sali minerali e di detriti organici, prezio- π L’antico Egitto
si fertilizzanti per la coltivazione. I prodotti dell’agricoltura erano vari: cereali come l’or-
zo e il frumento; legumi come le lenticchie e i fagioli; ortaggi; alberi da frutto come la vi-
te, i fichi, i datteri. Rinomata era la finezza
del lino egizio, mentre dalla pianta del pa-
piro si ricavavano funi e stuoie, scato-
le, sandali, imbarcazioni leggere. Lo
stelo di questa pianta, opportu-
C
namente lavorato, forniva
il materiale per scri-
vere più diffuso cateratta
Stretta zona dell’alveo di un fiume
originata dall’erosione di una
cascata. La cateratta si distingue
dalla cascata tipica (con un unico,
grande salto) perché frazionata in
una serie di piccoli salti alternati a
B
sporgenze rocciose.

√ Il regime del Nilo


[disegno di D. Spedaliere]
Dalla metà di luglio alla metà di novembre circa il Nilo
raggiunge il massimo della piena, che può superare anche i
sette metri (A); nei mesi successivi il fiume ritorna ai valori
normali (B), fino a raggiungere un livello di siccità fra marzo
e luglio (C). Fra novembre e marzo i terreni sulle sponde
del fiume possono essere seminati, per poi passare alla
A mietitura prima che il fiume ritorni ai livelli di piena.

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

VITA SOCIALE I contadini egizi


E DIRITTO

U n fiume regolare e generoso come il


Nilo dava l’impressione agli altri
popoli antichi che gli Egizi fossero davvero
successiva e comportava di nuovo l’impe-
gno intenso della manodopera contadina.
Le condizioni di vita dei contadini sono de-
abitate da uomini e animali domestici. Que-
ste condizioni di vita, che si accompagnava-
no a un’alimentazione povera e squilibrata,
gente privilegiata, nutrita quasi spontanea- scritte con grande vivacità da alcuni testi producevano molte malattie, tra cui la bilar-
mente da una natura mite e benevola. Ma la provenienti dall’ambiente degli scribi. Si ziosi, e ne facilitavano la propagazione.
vita concreta dei contadini egizi era ben di- tratta di ammonimenti rivolti da padri o Nei villaggi i medici erano molto rari e il con-
versa da questa immagine così rasserenante. maestri per mettere in guardia figli e allievi tadino ammalato che avesse avuto qualche
Anzitutto, se è vero che l’inondazione aveva sul triste destino che li attende se non s’im- soldo da parte poteva solo consegnarlo nelle
ritmi regolari, è anche vero che il suo volume pegnano nello studio. Contengono quindi mani di un guaritore in cambio di rimedi
poteva variare da un anno all’altro in conse- una certa dose di esagerazione ma la situa- giudicati infallibili, come unguenti fatti con
guenza di fattori climatici. Poteva essere zione che descrivono non doveva essere lo sterco di gatto o pozioni composte con
troppo scarsa e irrigare solo una parte delle troppo lontana dal vero: «Il contadino si la- l’urina di uno scriba e la bile di un bue.
terre coltivabili, provocando gravi carestie; menta continuamente, la sua voce è roca co- Ma queste precarie condizioni di vita erano
oppure troppo abbondante e distruggere me il gracidare del corvo, le sue dita e le sue aggravate dallo stato di asservimento quasi
uomini, animali, abitazioni. Ma anche quan- braccia sono ulcerate. Egli è sfinito dallo sta- totale. Per garantire il funzionamento del
do l’inondazione era regolare, nulla era pos- re nel fango, i suoi abiti sono stracci e cenci. sistema d’irrigazione le autorità pubbliche
sibile senza il grande lavoro dei contadini. Sta bene come uno che sta tra i leoni; malato, obbligavano i contadini a effettuare i lavori
Nelle settimane successive al ritiro dell’i- giace sul suolo umido. Quando lascia il cam- necessari alla rete di irrigazione (scavare ca-
nondazione era necessario procedere rapi- po e raggiunge casa sua la sera, è esausto per nali, costruire argini e dighe), secondo pia-
damente e con un impegno enorme: biso- il cammino». ni ben prestabiliti; e spesso una parte dei
gnava zappare, arare, seminare, ricostruire Queste condizioni di vita non sembrano es- raccolti veniva requisita per accantonarla in
argini, dighe, canali, bacini di raccolta, e fa- sere molto diverse da quelle che osservarono previsione di eventuali carestie.
re tutto questo finché la terra rimaneva umi- i primi viaggiatori moderni in Egitto. I con- Le tasse, riscosse periodicamente dal potere
da e fangosa, prima che i raggi infuocati del tadini vivevano in capanne fatte di fango, di centrale, erano un vero e proprio incubo;
sole la inaridissero, impedendo così di lavo- canne e di foglie di palma, addossate l’una al- chi non le pagava finiva in prigione e subiva
rarla. Il raccolto avveniva nella primavera l’altra, senza finestre, sommerse dai rifiuti, dure punizioni corporali.
bilarziosi
Malattia che intacca le condizioni generali
dell’organismo e che si contrae a contatto con
alcuni germi presenti nel fango o nelle acque
putride.

√ La raccolta dei papiri e il guado


di una mandria
[particolare delle decorazioni della tomba
di Nefer e Kahai a Saqqara]
Gli scenari nilotici apparivano a molti Egizi come
luoghi paradisiaci: «Oh se potessi fare sempre le
cose che desiderava il mio cuore quando la
palude era la mia città e l’abitatore dello stagno
era il mio compagno! Scendere tra i ciuffi di
papiri, all’alba mangiare un boccone, poi andare
lontano e camminare là dove desiderava il mio
cuore. L’acqua è tranquilla. La tela spessa, che la
mano tiene diretta verso questo stagno di uccelli,
la vediamo che cade, dopo che abbiamo udito i
gridi dei suoi uccelli». Così, un nobile egizio
vagheggiava l’incanto di quei paesaggi acquatici
e l’emozione della caccia. Parole come queste ci
trasmettono la sensibilità dei ceti alti, che
trascorrevano in quei luoghi solo brevi momenti,
dedicati alla contemplazione e ai passatempi
preferiti. Esse esprimevano una visione
idealizzata della natura. Ben diverso era invece il
punto di vista di chi in quegli stessi luoghi
passava buona parte della giornata per lavorare.

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Unità 3
La cultura del Nilo

nell’antichità: la «carta» degli antichi (ancora oggi la parola inglese paper, che indica la
carta, deriva appunto dal termine «papiro»).
Ma il meraviglioso «dono» che il Nilo regolarmente offriva all’Egitto poteva essere godu-
to solo a prezzo di un enorme impegno che prevedeva due elementi indispensabili: il coor-
dinamento di un potere politico in grado di imporsi e dirigere, e la fatica immane dei con-
tadini [® I contadini egizi].
Una cultura compatta La lunghissima striscia di territorio abitato, sulle due rive del
Nilo (larga da poche centinaia di metri fino a 20 km), aveva un carattere di notevole
GUIDAALLOSTUDIO
compattezza. A sud il paese era relativamente protetto dalle cateratte; a nord dal Medi-
1. Perché l’Egitto è un «dono del
terraneo; a est e a ovest da ampie distese desertiche, dove erano impossibili (escluse al- Nilo»?
cune oasi) forme d’insediamento stabili. Queste caratteristiche territoriali molto parti- 2. Quali sono i caratteri che
accomunano la civiltà egizia e quella
colari spiegano l’eccezionale continuità della storia dell’Egitto antico: la civiltà egizia, mesopotamica?
nel corso dei secoli, fu politicamente indipendente oppure subì varie dominazioni stra- 3. Come si dice «carta» in inglese?
Perché?
niere (di Persiani, di Greci, di Romani), ma mantenne caratteristiche peculiari per cir-
ca quaranta secoli.

2. Regni e periodi intermedi


La storia dell’Egitto antico viene solitamente inquadrata in un alternarsi di regni (vale a
dire di fasi caratterizzate da un forte potere centrale) e di periodi intermedi (epoche di
frammentazione politica). Dopo un lungo periodo chiamato «predinastico», si distinguo-
no pertanto un Antico regno, un Medio regno e un Nuovo regno, interrotti da un Primo e
da un Secondo periodo intermedio.
Antico regno Durante l’Antico regno (2650-2200 a.C.) il potere del faraone appare or- potere assoluto
mai saldamente consolidato in forme assolute. La sua persona è oggetto di un’autentica Dal latino absolutus, «sciolto da
ogni vincolo». Si dice di un sovrano
venerazione. Non è un caso che proprio questa sia l’epoca delle grandi piramidi, fatte co- che detiene un potere del tutto
struire da faraoni come Gioser, Senefru, Cheope, Chefren e Micerino [® Il mistero delle libero da controlli e
condizionamenti da parte di altri
piramidi, p. 82]. Viene creato un sistema ben organizzato di governatori locali, che il po- organi, autorità o poteri dello Stato.
tere centrale riesce a controllare e a dirigere bene e con grande autorità. Numerose cam-
pagne militari vengono compiute (probabilmente sotto Senefru) per il controllo della Nu-
bia, una regione vitale per il rifornimento di oro e di altri beni preziosi (ebano, avorio,
pelli di leopardo, ecc.).
Questa posizione di forza del potere centrale viene meno con il Primo periodo interme- faraone
dio (2200-2040 a.C.): per ragioni che non conosciamo, i governatori locali prendono gra- Titolo del sovrano dell’antico Egitto.
Il termine, che significa «grande
dualmente il sopravvento, danno vita a principati autonomi che spezzano l’unità politica casa», in origine indicava il palazzo
dell’Egitto, si tramandano la carica di padre in figlio. Inondazioni disastrose e carestie reale, considerato la sede terrena del
sempre più frequenti testimoniano che non esiste più un potere forte, in grado di impor- potere divino. In seguito passò a
indicare la persona del re.
re e coordinare quei lavori di massa che sono necessari a disciplinare le inondazioni del
Nilo e ad accumulare scorte in vista di carestie. Il disordine, l’insicurezza, la ribellione
sembrano diffondersi ovunque.
Medio regno La crisi del potere centrale e il caos di cui appariva ormai preda il po- crisi
polo egizio furono interrotti da un periodo di rinascita, che coincide con il cosiddetto Me- È uno stato transitorio (di varia
durata) di particolare difficoltà o
dio regno (2040-1786 a.C.). Fu ripresa la politica di espansione verso la Nubia, e gli eser- turbamento nella vita individuale o
citi egizi giunsero fino alla seconda cateratta. Artefice di questa impresa fu il faraone Se- collettiva.
sostri III (1878-1843 a.C.), al quale si deve anche un tentativo di espansione verso la Pa-
lestina. Questo sovrano riorganizzò il regno ridimensionando drasticamente il potere dei
governatori e dividendo il paese in quattro «regioni» efficacemente amministrate. Il suo

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

® Bracciale con Thutmosi IV,


1388 a.C. ca.
[Ägyptisches Museum, Berlino]
Su questo bracciale per
avambraccio, appartenente al
periodo della XVIII dinastia e
proveniente da Tell el-Amarna, è
raffigurato il sovrano Thutmosi IV
(1397-1388 a.C.) nell’atto di
uccidere un asiatico con la sua
scimitarra, mentre a sinistra il dio
della guerra Montu gli porge una
spada «affinché sconfigga i principi
di ogni paese straniero». Il tema del
sovrano che sconfigge i nemici e
mantiene l’ordine del mondo è
ricorrente nell’iconografia egizia fin
dall’epoca predinastica.

successore Amenemhet III (1842-1797) diede nuovo slancio alla bonifica della regione
del Fayyum, già avviata in precedenza: un’ampia opera di canalizzazione favorì l’acquisi-
zione di circa 10.000 nuovi ettari di terra coltivabile.
Dopo l’equilibrio raggiunto con il Medio regno, l’Egitto dovette affrontare una nuova fa-
se di crisi in quello che viene chiamato Secondo periodo intermedio (1786-1570 a.C.). Il
potere del faraone fu drasticamente ridimensionato e i governatori locali agirono da veri
padroni, su territori che essi si trasmettevano di padre in figlio; dilagò il brigantaggio e
pullularono le rivolte. Regioni come la Nubia (territorio corrispondente all’estremo sud
dell’attuale Stato egiziano e al Sudan), la cui rilevanza economica era enorme, ne appro-
fittarono per rendersi autonome. Gruppi di genti semite (chiamate Hyksos dalle fonti
egizie), provenienti dalla Palestina, riuscirono a insediarsi stabilmente in Egitto, soprat-
tutto nella zona del Delta, dando vita a formazioni politiche autonome, con dinastie lo-
cali. Gli Hyksos introdussero importanti novità, come l’uso dei carri da guerra e dei ca-
valli – sconosciuti agli Egizi – e nuove tecniche di lavorazione dei metalli. Il dominio de-
gli Hyksos durò circa un secolo (1670-1570): ben organizzati militarmente, posero la lo-
ro capitale ad Avaris e furono fortemente influenzati dalla civiltà egizia.
Nuovo regno La riscossa egizia coincise con l’avvento del cosiddetto Nuovo regno
(1570-1085 a.C.). Il faraone Ahmosi I (1570-1545) riuscì a cacciare gli invasori e a riuni-
ficare il regno. Iniziò così anche un’espansione che portò l’Egitto al massimo della sua po-
tenza. Ne fu protagonista un altro faraone, Thutmosi I (1524-1515). Le sue imprese mi-
litari furono tra le più notevoli dell’intera storia egizia: a sud si spinse oltre la terza cate-
ratta del Nilo e riprese il pieno controllo della Nubia, a nord-est fino all’Eufrate. La Pa-
lestina e parte della Siria entrarono sotto il suo dominio: secondo lo schema consueto de-
gli imperi orientali, le comunità locali mantenevano un certo margine di autonomia ma
tributo dovevano riconoscere la superiorità della potenza dominatrice e fornirle tributi e mano-
Versamento obbligatorio (in denaro dopera. Ma fu sotto il faraone Thutmosi III (1496-1442), grande condottiero e uomo po-
o in natura) dovuto dai cittadini allo
Stato.
litico, che l’Egitto raggiunse l’apice dello splendore. Grazie a una serie di vittoriose cam-
pagne militari, Thutmosi III riuscì ad assumere il controllo dell’intera Asia Minore e del-
le città siriane della costa.
Durante il regno di Amenofi IV (1377-1358) l’Egitto conobbe un periodo di instabilità
politica, sia sul piano interno sia su quello internazionale. Il tentativo di riforma religiosa
[®3.4] attuato dal nuovo faraone lo portò a trascurare la politica estera, a tutto vantaggio

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Unità 3
La cultura del Nilo

MAR NERO √ L’espansione egizia


A partire dall’Antico regno, l’Egitto
inaugurò una politica espansionistica
Khattusha MAR che lo portò, progressivamente, a
CASPIO controllare regioni di importanza
Smirne Kanesh economica e politica strategica
Ittiti (Nubia, Palestina e parte della Siria).
Assiri L’Egitto raggiunse la sua massima
Carchemish
Ugarit espansione territoriale durante il
CRETA
CIPRO Assur Nuovo regno: risale a questo
Qadesh periodo, infatti, la battaglia di
Biblo
Babilonesi
Qadesh, che lo oppose alla nascente
MAR MEDITERRANEO Tiro Tigri potenza ittita.
SIRIA Babilonia
Terra Eufrate
di Canaan
GOLFO
Menfi PERSICO

Akhetaton

EGITTO Egizi

Tebe
Regno ittita
limite dell’Antico regno Nilo Regni mesopotamici
MAR Domìni egizi
ROSSO durante il Nuovo regno
NUBIA Rotte commerciali
limite del Medio regno
Battaglie

della nascente potenza ittita, che ne approfittò per occupare alcuni territori asiatici tribu-
tari dell’Egitto. Lo scontro con gli Ittiti ebbe il suo momento decisivo sotto il faraone Ram-
ses II (1279-1213), che li affrontò a Qadesh, in una battaglia dall’esito incerto [®2.8].
La decadenza dell’Egitto Intorno al 1200 a.C., l’Egitto si trovò esposto al pericolo delle
invasioni dei cosiddetti Popoli del Mare [®2.9]. Ramses III (1185-1154), l’ultimo grande GUIDAALLOSTUDIO
faraone del Nuovo regno, riuscì a respingerli, ma a costo della perdita di importanti regio- 1. In quale periodo furono edificate le
ni (la Nubia e la Palestina). Alla fine del regno di Ramses III, l’Egitto precipitò in un lungo grandi piramidi?
2. Quali furono le nuove tecniche
periodo di crisi politica, economica e sociale, durante il quale si alternarono alla guida del importate dagli Hyksos?
paese faraoni di origine straniera: libici, nubiani, assiri. Nel 525 a.C. l’Egitto divenne una 3. Quali eserciti combatterono la
battaglia di Qadesh?
provincia dell’impero persiano; in seguito, nel 333 a.C. venne conquistato da Alessandro
Magno; infine, nel 30 a.C., divenne una provincia del nascente impero romano.

3. La società egizia
Il faraone, il dio-re La società egizia era fortemente gerarchica. Al vertice della scala
sociale stava il faraone, il dio-re, figlio di un dio, amato e protetto dagli altri dèi. Mentre
era tra gli uomini a governare l’Egitto, egli aveva carattere di divinità solare (si identifi-
cava con il dio Ra e con il dio Horo). Dopo la morte tornava in cielo prendendo le sem-
bianze del dio Osiride, signore dell’aldilà. Per la sua natura particolare, il faraone era dun-
que l’unico essere in grado d’intrattenere quei rapporti armonici tra gli dèi e gli uomini,
ed era anche l’unico autentico sacerdote: tutti gli altri sacerdoti egizi ricevevano da lui
una delega per l’esercizio delle funzioni sacre e da lui quindi dipendevano completa-
mente. I faraoni esprimevano la loro potenza anche per mezzo dei meravigliosi edifici (pi-
ramidi, templi maestosi, obelischi dalle cuspidi ricoperte d’oro, sfingi) e delle statue co- π L’organizzazione gerarchica
lossali innalzati in tutto il paese. della società egizia

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

π La «Sfinge» di Giza, 2520-2494 a.C.


La colossale Sfinge, ricavata da un nucleo roccioso naturale,
altri non è che il faraone Chefren, rappresentato con il corpo di
un leone, sopravvivenza di più antiche fasi della storia egizia in
cui i faraoni erano raffigurati con sembianze leonine. La stele
inquadrata in basso è, poi, testimonianza dello straordinario
valore sacrale attribuito a questo monumento: essa ricorda,
infatti, come Thutmosi IV (1400 a.C. ca.), oltre mille anni dopo il
regno di Chefren, abbia ricevuto in sogno il comando divino di
restaurare la Sfinge e liberarla dalle sabbie che la ricoprivano,
ottenendo il trono come premio per il suo pio comportamento.

π Colosso di Ramses II, Organizzazione sociale Il gradino immediatamente successivo della gerarchia egizia
1260 a.C. ca. era occupato dal primo ministro, il visir, che aveva il compito di gestire, per conto del fa-
Il complesso templare di Luxor fu raone, gli affari ordinari del regno. Questi ultimi – così come in ambiente mesopotamico
costruito sotto la XVIII dinastia. Ma il
faraone Ramses II (XIX dinastia) fece [®2.1] – erano innanzitutto incentrati sulla organizzazione centralizzata del lavoro, fina-
eseguire imponenti lavori di lizzata a sfruttare le piene del Nilo e a far confluire nei magazzini del faraone e dei tem-
rinnovamento. Questo colosso in
granito nero, situato all’ingresso del pli i prodotti agricoli. Il meraviglioso dono che il Nilo regolarmente offriva all’Egitto po-
gigantesco colonnato del tempio,
raffigura il faraone assiso in trono.
teva essere goduto, infatti, solo a prezzo di un enorme lavoro.
Accanto alla gamba destra, in Il visir era assistito dagli scribi che provvedevano, sia presso la corte del faraone sia pres-
basso, è scolpita l’effigie di
Nefertari, la sposa del sovrano. so le sedi dei governatori delle province del regno, a garantire l’organizzazione del lavo-
ro necessaria alle opere di canalizzazione, alla coltivazione, al prelievo delle eccedenze
agricole, al loro immagazzinamento, alla loro redistribuzione. Quella degli scribi era una
visir categoria privilegiata e al suo interno stratificata: si andava dal modesto funzionario di-
Titolo convenzionale con cui gli slocato presso i villaggi ai grandi e potenti funzionari di corte.
studiosi indicano il primo ministro
dell’antico Egitto. Storicamente il Analogamente alle culture mesopotamiche rilevante era anche il ruolo economico e am-
titolo risale all’impero ottomano ministrativo rivestito dai templi, che gestivano ampie porzioni di territorio. I sacerdoti,
d’età medievale e moderna, e
indicava l’alto funzionario come abbiamo visto, erano anch’essi nominati dal faraone, quindi, da lui dipendenti. Es-
collaboratore diretto del califfo o si apparivano come dei funzionari preposti al culto e non era raro che uno stesso indivi-
del sultano.
duo alternasse, nella sua carriera, funzioni religiose e funzioni civili. Ai sacerdoti era affi-

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Unità 3
La cultura del Nilo

dato l’addestramento degli scribi [®3.5] che si svolgeva in edi- √ Un nubiano, 1170 a.C. ca.
fici, detti «case della vita», annessi ai templi. I sacerdoti egizi [Museo Egizio, Il Cairo]
erano rinomati come grandi maestri di sapienza: oltre che di Questo rilievo, proveniente dal
tempio funerario di Ramses III a
religione, magia e rituali, essi si occupavano anche di medici- Medinet Habu (Tebe Ovest), raffigura
na e chirurgia, matematica e geometria, astronomia. un nubiano ridotto in catene.
Al di sotto dei due potenti gruppi degli scribi e dei sacerdoti
si trovavano i soldati, che non godevano però di particolare
prestigio sociale: la scarsa considerazione verso l’esercizio del-
le armi è evidente nell’abitudine dei faraoni di arruolare eser-
citi composti in prevalenza da mercenari stranieri. Qualche mercenari
importanza avevano invece gli artigiani e, in particolare, gli ar- Soldati al servizio temporaneo di
uno Stato in cambio di denaro,
tigiani specializzati addetti all’imbalsamazione delle mummie, bottino o compensi d’altro genere.
alla costruzione, decorazione e manutenzione dei grandi mo-
numenti e delle tombe che celebravano le glorie dei faraoni.
Alla base della scala sociale infine stava la sterminata massa dei
contadini e, in condizioni ancora più dure, gli schiavi, cattu-
rati in guerra o stranieri acquistati al mercato.
Relazioni con il Mediterraneo e l’Africa Il mondo egizio,
pur presentandosi compatto e omogeneo, non era chiuso alle
relazioni con altre genti e paesi. Attraverso le rotte carovanie-
re della penisola del Sinai e gli approdi lungo il Delta del Ni-
lo, intense erano le relazioni commerciali con il Mediterraneo
orientale. Le città cananee della costa siro-palestinese [®4.1]
rifornivano l’Egitto dei pregiati legnami delle foreste dell’at-
tuale Libano; da Cipro giungeva il rame [®5.1]; la Creta mi-
noica [®5.2] scambiava i prodotti del suo raffinato artigiana-
to. Diverso era invece il rapporto con la Nubia, conquistata e GUIDAALLOSTUDIO
occupata militarmente, ma mai integrata nei domini dei farao- 1. Il faraone era identificato con una
sola divinità?
ni. Il territorio – ricco di risorse minerarie (oro, rame), di cave 2. Il faraone si occupava
di pietra, di foreste ad alto fusto – fu semplicemente sfruttato intensivamente dagli Egi- dell’amministrazione?
3. Chi istruiva i giovani scribi?
zi. La Nubia era anche la principale «fonte» dalla quale venivano tratti gli schiavi.

4. La religione egizia e la concezione dell’aldilà


Divinità animali e animali divinizzati La religione egizia può essere considerata come
la fusione (o meglio come la giustapposizione) di una miriade di culti locali di antichissi-
ma origine tribale. Ogni città, ogni villaggio aveva il suo dio, venerato con una sorta di
geloso attaccamento e considerato come l’unico e il più potente. I culti locali erano ca-
ratterizzati da un forte zoomorfismo, vale a dire dalla tendenza a immaginare gli dèi sot-
to sembianze animali o in parte umane e in parte animali. Sekhmet, divinità guerriera,
aveva testa di leonessa o di gatto; Horo, dio solare, aveva testa di falco; Anubi, divinità
dei cimiteri, aveva testa di cane. Ma gli Egizi veneravano anche direttamente alcuni ani-
mali, ai quali dopo la morte veniva data degna sepoltura: ibis, cani, gatti, babbuini, arie-
ti, tori, serpenti, coccodrilli (tombe di alcuni di questi animali sono state rinvenute negli
scavi archeologici).
Con l’unificazione del paese, si cercò di stabilire una serie di identità e di corrisponden-
ze tra i vari dèi locali. Ne risultò una straordinaria varietà di sembianze: per esempio,
Thot, dio della scrittura e della contabilità, era rappresentato solitamente con testa di uc-

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

® «Il re tra le anime di Pe


e Nekhen», 1290 a.C. ca.
Questa pittura parietale, proveniente
dalla tomba di Ramses I (XIX
dinastia) nella Valle dei Re a Tebe
ovest, raffigura il faraone
inginocchiato, in gesto di giubilo tra
le anime del dio Pe e del dio Nekhen,
potenti spiriti dalla testa zoomorfa
che rappresentano la primitiva
tradizione mitologica della regalità.

cello (di un ibis) e corpo umano, ma lo vediamo raffigurato anche come una scimmia con
testa di cane, oppure con l’aspetto della Luna. La ricorrente presenza di tratti umani nel-
la raffigurazione delle divinità si deve alla progressiva associazione allo zoomorfismo del-
l’antropomorfismo. Gli dèi egizi vennero ritratti in tutto o in parte come uomini, e s’im-
maginò che come uomini essi si comportassero: amavano, odiavano, gioivano, piangeva-
no, si adiravano, ingannavano.
Divinità e potere dei faraoni Un rilievo particolare assunsero gli dèi nei quali era in-
carnato il potere dei faraoni [®3.3]: Ra, il dio Sole, divenuto poi Amon Ra; Osiride, si-
gnore dell’aldilà e supremo giudice delle anime dei defunti. Nella tradizione egizia Osi-
ride è un giovane dio che viene ucciso e smembrato per gelosia dal fratello Seth. Iside,
sposa di Osiride, ne ricompone le spoglie e a esse infonde nuova vita. La coppia divina
suggella la rinascita generando Horo, che uccide il malvagio Seth. Osiride simboleggia
certamente la ciclicità delle stagioni e delle inondazioni del Nilo.
Il tentativo di riforma di Amenofi Il faraone Amenofi IV (1377-1358 a.C.) tentò d’im-
porre una forma di monoteismo fondata sul culto del dio Sole, Aton. Cambiò il suo no-
π La mummia di un gatto me in Ekhnaton, «gradito ad Aton (il disco solare)», abbandonò Tebe e fondò una nuo-
[British Museum, Londra] va capitale, Akhetaton («orizzonte di Aton», l’odierna El-Amarna). Tentò inoltre di can-
Questa mummia, proveniente da cellare i culti di tutte le altre divinità del paese ma il suo tentativo fu fortemente osteg-
Abido e risalente al II-I sec. a.C., era
probabilmente una offerta per la dea giato dal clero locale, che si vedeva privato dei propri privilegi, e rimase incompreso dal
Bastet. Questa dea, protettrice della popolo, che restò attaccato alle vecchie tradizioni.
casa e della famiglia, era
particolarmente venerata dagli Egizi La vita dopo la morte Le più consistenti e più numerose testimonianze della civiltà egi-
ed era raffigurata appunto nelle
sembianze di un gatto. zia giunte fino a noi riguardano soprattutto un suo aspetto particolare: il rapporto con la
morte. Tombe monumentali, mummie, templi funerari sono l’evidenza tangibile del com-
monoteismo
plesso e delicato rapporto che gli Egizi immaginavano esistesse tra il mondo dei vivi e l’al-
Dal greco mònos, «unico», e theòs, dilà. Era diffusa la convinzione che la morte non rappresentasse un punto terminale nel-
«dio». Religione che ammette l’esistenza dell’individuo. A essa sopravviveva una specie di spirito vitale della persona
l’esistenza di un solo dio. defunta, che continuava a mantenere una forma, seppure attenuata, di esistenza. Era
quindi necessario, anzitutto, che lo spirito si ricongiungesse al corpo, del quale si doveva
conservare eternamente l’integrità. A questo scopo, gli Egizi utilizzarono la tecnica della
LINK p. 85 mummificazione, portandola ad altissimi livelli.
Storie di vivi e di morti Poiché il morto continuava a mantenere una forma, seppure tutta particolare, di esisten-

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Unità 3
La cultura del Nilo

za, la tomba rappresentava la sua abitazione e ripeteva perciò la struttura della casa fin
nei minimi particolari. C’era una parte riservata alla vita sociale del defunto, destinata ad
accogliere i parenti in visita: qui venivano deposte le offerte e si svolgevano talvolta vere
e proprie feste, con banchetti e canti. C’era poi la parte più intima, destinata ad accogliere
il corpo del morto. E poiché il morto aveva una vita propria, la statua che lo raffigurava
non era una semplice immagine, ma era intrisa dello spirito vitale del defunto. Perciò la
statua lo rappresentava seduto, col busto eretto e gli occhi bene aperti, simulacro viven- GUIDAALLOSTUDIO
te della persona il cui corpo era conservato nella tomba.
1. Ogni divinità fu sempre
Questo particolare rapporto tra la vita e la morte spiega anche la cura con cui i faraoni fece- rappresentata con le stesse
sembianze? Perché?
ro erigere le piramidi. Le piramidi esprimevano l’immagine di un potere divino che voleva
2. Quale fu il tentativo di Amenofi IV
dimostrare di non avere rivali sulla terra. Ma era anche la tomba/casa del sovrano, il luogo in campo religioso?
dove egli, oltre la vita terrena, continuava a vivere e a proteggere i suoi sudditi [® Il mistero 3. Perché i corpi dovevano essere
mummificati?
delle piramidi,p. 82].

† La bottega dell’imbalsamatore appositamente attrezzati. Gli tomba insieme con la mummia. Il lino, segatura e persino con fango
[disegno di G. Albertini] imbalsamatori iniziavano praticando corpo veniva poi immerso in un del Nilo. A questo punto il cadavere
un taglio verticale all’altezza del agente disidratante (il natron, un sale veniva avvolto con centinaia di metri
L’imbalsamazione era un processo ventre. Gli organi estratti venivano di sodio esistente in natura), quindi di bende di lino. Tra le bende
lungo e complesso e per questo scrupolosamente conservati, avvolti frizionato con appositi prodotti venivano inseriti portafortuna e
veniva affidato a specialisti che in bende di lino, in appositi vasi balsamici. L’interno della salma amuleti, per proteggere il corpo nella
lavoravano in laboratori (chiamati canòpi) collocati nella svuotato era riempito con pezzi di sua nuova condizione di mummia.
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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

SCIENZA Il mistero delle piramidi


E TECNICA

N ell’arco di dieci secoli, dal 2650 al


1650 a.C. circa, i faraoni egizi edi-
ficarono innumerevoli piramidi (ne sono
quello dei vani interni, provenivano invece
da cave lontane, distanti talvolta fino a 900
chilometri. I blocchi venivano trasportati
costruzione dei livelli più bassi della pirami-
de. Tuttavia, mano a mano che l’edificio cre-
sceva in altezza, rampe con una pendenza
state identificate 43). lungo il Nilo, su apposite chiatte, durante la così ridotta dovevano essere progressiva-
L’operazione preliminare per la costruzione piena del fiume: le acque alte consentivano mente aumentate in lunghezza fino ad assu-
di una piramide era un’accuratissima scelta infatti di scaricare il materiale nel punto più mere dimensioni alquanto inverosimili. Per
del luogo, che doveva rispondere a tre requi- prossimo al luogo della lavorazione finale. raggiungere la sommità della piramide di
siti: doveva essere sulla riva occidentale del I blocchi venivano poi trasferiti al cantiere Cheope, per esempio, la rampa avrebbe do-
Nilo, tradizionalmente riservata al Regno dei mediante slitte trainate da animali. Comin- vuto avere una lunghezza di 2,6 km!
morti; doveva trovarsi vicino al fiume, per ciava allora l’impresa più ardua e complessa: La seconda ipotesi immagina invece una
agevolare il trasporto dei materiali; doveva la loro posa in opera in filari progressiva- rampa a spirale che si avvolgeva tutto intor-
disporre di uno zoccolo roccioso, in grado di mente sovrapposti, ad altezze vertiginosa- no ai lati della piramide. Rampe di questo ti-
sostenere il peso immane dell’edificio. mente crescenti. Gli Egizi sapevano come po potevano raggiungere qualsiasi altezza,
Si procedeva anzitutto a livellare il terreno, affrontare brillantemente questa impresa mantenendo dimensioni molto inferiori alle
lasciando talvolta al centro un nucleo di ma non hanno lasciato testimonianze sui si- precedenti. Ma anche l’ipotesi della rampa a
roccia viva, per risparmiare materiale. Il li- stemi da loro adoperati. Gli studiosi moder- spirale ha un punto debole: questo sistema
vellamento veniva effettuato in modo estre- ni si dividono tra due ipotesi, ciascuna delle avrebbe nascosto alla vista degli architetti e
mamente preciso: si pensi che la piramide quali ha i suoi punti deboli. degli operai, durante la costruzione, gli an-
di Cheope presenta nel piano di base un di- Secondo la prima ipotesi, per raggiungere il goli e i lati stessi della piramide. Diventava-
slivello di appena 18 mm. Si impostava punto destinato alla posa in opera i blocchi no in questo modo molto difficili, se non im-
quindi l’orientamento dell’edificio, i cui la- venivano fatti scorrere su rampe perpendi- possibili, quelle verifiche e quelle correzioni
ti dovevano essere allineati secondo i punti colari alle facce della piramide. Le rampe in corso d’opera che erano indispensabili in
cardinali. erano costruite in mattoni crudi e, durante edifici tanto giganteschi, realizzati senza
Per la costruzione si adoperavano materiali l’uso, venivano lubrificate con argilla umi- progetti particolareggiati e senza l’ausilio di
diversi, che venivano selezionati in rapporto da, per facilitare lo scivolamento dei bloc- strumenti di precisione. Quando si parla
alle varie parti dell’edificio. Il materiale di chi. Una volta concluso il lavoro, le rampe dell’Egitto, si ricorre spesso alla parola «mi-
qualità più scadente, estratto direttamente potevano essere facilmente smontate dal- stero» e lo si fa quasi sempre a sproposito.
da cave nelle vicinanze del cantiere, veniva l’alto verso il basso. Queste rampe dovevano Ma nel caso delle piramidi dobbiamo am-
impiegato nella parte centrale della costru- avere una pendenza piuttosto lieve, non su- mettere che questa è la parola più indicata.
zione, che non sarebbe stata visibile a lavoro periore all’8%, così da consentire un traino Un mistero, beninteso, che non riguarda af-
compiuto. Il calcare di qualità più fine e il relativamente agevole dei materiali. Un si- fatto il loro significato e la loro funzione, ma
granito, destinato al rivestimento esterno e a stema del genere poteva essere l’ideale per la appunto il modo in cui furono costruite.

calcare
Roccia sedimentaria formata principalmente da
carbonato di calcio.

granito
Roccia a grana grossa, consistente
principalmente di quarzo.

√ Le piramidi di Giza
Nella fotografia, da sinistra: la piramide di
Cheope, quella di Chefren e poi quella di Micerino,
costruite nel 2500 a.C. circa. La più famosa delle
piramidi è quella di Cheope, alta 146 metri; i suoi
lati misurano 230 metri ciascuno ed è composta
di 2.300.000 blocchi, pesanti in media due
tonnellate e mezzo. Lo storico greco Erodoto (V
sec. a.C.) afferma che per costruirla ci vollero
trent’anni e centomila uomini: gli storici moderni
giudicano attendibili queste cifre.

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Unità 3
La cultura del Nilo

5. La scrittura geroglifica
«Segni sacri incisi» La scrittura cominciò a diffondersi nel paese intorno al 3000 a.C.,
non molto tempo dopo la sua invenzione in Mesopotamia [®2.4], e forse per influsso del-
le esperienze mesopotamiche. È una scrittura che si esprime in caratteri geroglifici: con
il termine «geroglifico», coniato dagli antichi Greci, s’intende propriamente un «segno
sacro inciso», ma nel lunghissimo arco della storia egizia questo tipo di scrittura espres-
se contenuti di ogni genere, non solo religiosi.
La scrittura geroglifica aveva un carattere pittografico [®2.4]: i segni corrispondevano
infatti a immagini. Mentre in Mesopotamia il supporto scrittorio era costituito dalla ta-
voletta d’argilla, in Egitto si usavano la pietra, dove le lettere venivano dipinte e scolpite,
oppure prima scolpite e poi dipinte, il legno, oppure la superficie scorrevole del papiro
[®3.1]. In Egitto lo strumento per scrivere non era lo stilo, ma il pennello.
La stele di Rosetta e la decifrazione dei geroglifici La difficoltà di lettura dei gerogli-
fici dipende dal fatto che essi possono assumere, persino nella stessa parola, valore ideo-
grafico e insieme valore fonetico. I segni con valore fonetico, inoltre, non comprendono
scrittura demotica
le vocali, che sono sottintese. L’interpretazione è dunque molto difficile, e molto diffici-
Dal greco demotikòs, «popolare».
le doveva essere, nell’antico Egitto, apprendere il mestiere di scriba [®3.3]. La decifra- Tipo di scrittura corsiva molto
zione dei geroglifici si deve all’opera di un egittologo francese, Jean-François Champol- rapida, usata nella vita quotidiana e
lion, e a un fortunoso ritrovamento. Nel 1799, durante la campagna napoleonica in Egit- nei rapporti commerciali. La
scrittura demotica è una derivazione
to, fu ritrovata, presso la località di Rosetta, una stele nera contenente tre iscrizioni. Si della scrittura ieratica (dal greco
trattava di un decreto sacerdotale del 196 a.C. trascritto in greco, e in due versioni, in egi- hieròs, «sacro»), un tipo di scrittura
geroglifica, usata dai sacerdoti, in
ziano: con scrittura geroglifica e con scrittura demotica. Per vent’anni il confronto tra te- cui la forma corsiva è così
sto in egiziano, lingua sconosciuta, e testo greco, lingua conosciuta, non sortì effetto. Fu accentuata da non permettere di
Champollion, nel 1822, a intuire che ciascun geroglifico rappresenta raramente una pa- riconoscervi la forma pittografica.

† Stele del principe Wep-em-nefret


L’aspetto estetico-figurativo dei segni della scrittura geroglifica è molto forte. Eseguiti
con la massima cura dei particolari, questi geroglifici si inseriscono sempre all’interno di
un modulo basato sui sottomultipli del quadrato, senza antiestetici spazi vuoti. In questa
stele (realizzata durante il regno di Khufu, IV dinastia), accanto all’immagine del defunto,
cinque colonne di segni elencano la lista delle offerte necessarie alla sopravvivenza oltre
la morte terrena: incenso, trucco per gli occhi, unguenti, vino, pane, birra, frutti e dolci.
Sulla destra, tre falchi introducono l’elenco dei vari tessuti a disposizione del defunto,
mentre il resto delle iscrizioni indica l’identità del personaggio raffigurato.

π Scriba protetto da Thot, 1360 a.C. ca.


[Museo del Louvre, Parigi]
Questa scultura in ardesia, realizzata sotto la XVIII dinastia
(Nuovo regno), rappresenta lo scriba Nebmertuef che, con la
mano sinistra, regge aperto un rotolo di papiro già scritto,
sorvegliato e protetto dal dio della sapienza Thot, qui raffigurato
nelle sembianze del suo animale sacro, il babbuino. L’iscrizione
sottostante lo definisce il «signore delle parole divine».

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

rola intera e, più spesso, una singola lettera o un gruppo di lettere. Nel giro di pochi an-
ni egli fu, quindi, in grado di allestire una grammatica dell’egiziano antico e di decifrare
la gran parte delle iscrizioni allora conosciute.
La produzione letteraria La letteratura egiziana comprende vari generi: opere sapien-
GUIDAALLOSTUDIO ziali, cioè contenenti massime e ammonimenti morali, inni religiosi, regole rituali e for-
1. La scrittura geroglifica era usata mule magiche; opere di narrativa, come Le avventure di Sinuhe, in cui si narra della fuga
solo per i testi sacri? del protagonista dall’Egitto e delle peripezie in altri paesi stranieri; opere poetiche che,
2. Quali sono state le difficoltà nella
decifrazione dei geroglifici? oltre ai temi religiosi, toccano anche la sfera amorosa e di meditazione personale; opere
3. Qual è l’importanza della stele di di argomento storico e politico, in cui si celebrano le vittorie militari, oppure si descri-
Rosetta?
vono le condizioni del paese in una determinata fase della sua storia.

SINTESI
L’Egitto, dono del Nilo espansionistiche (Antico, La società egizia faraone Amenofi IV (1377-
La civiltà egizia, come quella Medio e Nuovo regno), a Come quella mesopotamica, 1358) tenta, senza successo, di
mesopotamica, è una civiltà periodi di frammentazione anche la società egizia è imporre una forma di
urbana che si sviluppa attorno politica (Primo e Secondo fortemente gerarchizzata: al monoteismo fondata sul culto
a un grande fiume, il Nilo. periodo intermedio), cui si vertice c’è il faraone, nelle cui del disco solare, Aton. La
Anche in Egitto l’agricoltura è accompagnano gravi crisi mani è accentrato il potere. Un religione egizia si
alla base dell’economia: essa economiche. Il periodo di efficiente apparato contraddistingue anche per
è favorita dalle acque del massimo splendore politico, burocratico, costituito da l’originale modo di concepire
fiume, che periodicamente economico e culturale funzionari e scribi, garantisce il rapporto tra il mondo dei vivi
inonda il terreno rendendolo dell’Egitto coincide con il il funzionamento della e quello dei morti: per gli
fertile. Nei periodi di piena Nuovo regno (1570-1085 a.C.), macchina statale. Un ruolo Egizi, infatti, la morte introduce
del Nilo le attività agricole si allorquando i suoi confini importante è svolto anche dai l’uomo alla vita eterna.
susseguono febbrilmente: comprendono la Nubia, la sacerdoti, depositari di un
bisogna arare, seminare, Palestina, la Siria e il Libano. A sapere non solo religioso e La scrittura egizia
costruire dighe, ecc. Tutto ciò partire dalle invasioni dei magico, ma anche tecnico e Come in Mesopotamia, anche
richiede la presenza di Popoli del Mare, 1200 a.C., ha scientifico. Alla base della in Egitto esistono gli specialisti
un’autorità centrale in grado inizio per l’Egitto un periodo società i soldati, gli artigiani e i della scrittura, gli scribi, i quali
di coordinare e dirigere i di lento ma inesorabile contadini. conoscono a fondo i segreti
lavori. declino: da questo momento della particolare scrittura
in poi, infatti, la sua vicenda La religiosità egizia pittografica egizia: i geroglifici.
Dall’Antico al Nuovo politica si confonde con quella In Egitto il faraone è Il loro apprendimento è molto
regno delle potenze che si considerato un dio ed è faticoso, ma lo scriba ha
Dopo l’unificazione dei regni susseguono nel dominarlo. identificato con varie divinità. davanti a sé la prospettiva di
dell’Alto e Basso Egitto (3100 Nonostante le molteplici La religione egizia è frutto una fulgida carriera.
a.C.), nella storia dell’antico invasioni, l’Egitto riesce a della fusione di vari culti locali,
Egitto si alternano periodi mantenere inalterata per circa caratterizzati dallo
caratterizzati da un forte quaranta secoli la propria zoomorfismo, a cui nel tempo
potere centrale e da spinte identità culturale. si associa l’antropomorfismo. Il

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Storie DOSSIER
di vivi e di morti
L a percezione egizia della morte oscillava tra due sentimenti contrapposti: da un lato, una pes-
simistica rassegnazione rispetto a un aldilà immaginato come tetro e minaccioso; dall’altro, la
In che modo gli
Egizi percepivano
la morte?
visione serena di un aldilà immaginato come un mondo felice e privo di affanni.
Ad esempio, un canto rinvenuto scolpito sulla parete di un edificio tombale databile alla fine del III
millennio a.C., invita a non curarsi dei morti, a vivere e a godere della vita poiché l’ineluttabilità del
destino non fa tornare in vita chi è morto: è evidente l’immagine di un aldilà percepito come ango-
sciante e incombente [®DOC1]. Allo stesso modo, in un dialogo immaginario tra un uomo stanco
di vivere e la propria anima, quest’ultima invita l’uomo a desistere dal suicidio, consigliandogli la vi-
ta terrena, in cui dilagano ingiustizia e malvagità, perché sicuramente preferibile alla sorte che at-
tende gli esseri umani dopo la morte [®DOC2].
In esplicita antitesi con la concezione della morte espressa nei canti precedenti si pone un testo ri-
trovato in una tomba tebana del Nuovo regno: l’aldilà viene descritto come un luogo giusto, corret-
to, privo di lotte che invece insanguinano il mondo dei vivi e in cui non ci sono nemici [®DOC3].
La morte non significava per gli Egizi la scomparsa dalla faccia della terra: presente con la sua es-
senza spirituale, con il suo corpo reso incorruttibile dalla mummificazione, con la sua casa e la sua
immagine fissate nella tomba e nella statua, il defunto continuava a intrattenere rapporti con i vivi.
Non si trattava solo degli incontri che avvenivano periodicamente, quando i vivi si recavano al se-
polcro per portare offerte e celebrare i rituali di commemorazione del defunto; si riteneva, infatti,
che i morti interagissero costantemente con il mondo terreno e influenzassero direttamente l’esi-
stenza delle persone con cui avevano avuto rapporti in vita. La rappresentazione più esplicita dell’i-
dea che il trapassato fosse una personalità viva e attiva era costituita dalla pratica dei rapporti epi-
stolari tra i vivi e i morti [®DOC4].

Che cosa è avvenuto di loro?


Un canto, scritto in origine sulla parete della tomba di Antef, un principe tebano vissuto intorno
al 2100 a.C., rappresenta con accenti accorati il carattere effimero dell’esistenza umana, il dolore
della separazione dalla vita terrena e l’inconoscibilità del destino. Un unico consiglio si poteva da-
re ai viventi: godere, finché era concesso, di tutto ciò che di buono offriva la vita.

DOC1
M. Müller, Die Liebespoesie der alten Ägypter, Leipzig 1899, pp. 29 sgg. Ma non ode la loro lamentazione
colui che ha il cuore stanco2,
Periscono le generazioni e passano, finché giungiamo a quel luogo i loro pianti
altre stanno al loro posto, dal tempo dove sono andati essi. non salvano nessuno dalla tomba.
[degli antenati: Rallegra il tuo cuore: Pensaci,
i re che esistettero un tempo ti è salutare l’oblio. passa un giorno felice
riposano nelle loro piramidi, Segui il tuo cuore e non te ne stancare.
son seppelliti nelle loro tombe fintanto che vivi! Vedi, non c’è chi porta con sé i propri
i nobili ed i glorificati egualmente. Metti mirra sul tuo capo, [beni,
Quelli che han costruito edifici, vestiti di lino fine, vedi, non torna chi se n’è andato.
di cui le sedi più non esistono, profumato di vere meraviglie
che cosa è avvenuto di loro? [...] che fan parte dell’offerta divina.
I muri sono caduti Aumenta la tua felicità, 1. Il giorno della lamentazione funebre, cioè quello
le loro sedi non ci son più, che non languisca il tuo cuore. della morte.
come se mai fossero esistite. Segui il tuo cuore e la tua felicità, 2. Colui che è morto.
Nessuno viene di là, compi il tuo destino sulla terra.
che ci dica la loro condizione, Non affannare il tuo cuore, GUIDAALLALETTURA
che riferisca i loro bisogni, finché venga per te quel giorno della 1. Quale domanda si pone l’autore del testo?
che tranquillizzi il nostro cuore, [lamentazione1. 2. Che cosa invita a fare?

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Unità 3
La cultura del Nilo

Dialogo tra il disperato e la sua anima


In questo documento poetico un uomo stanco di vivere dialoga con la sua anima. L’uomo è di-
sperato, e non trova più nessun conforto su questa terra, dove dilagano l’ingiustizia e la malvagità.
La morte gli appare come l’unico conforto, come l’unico sollievo, ed egli la invoca. L’anima, che
conosce la desolazione del mondo ultraterreno, invita l’uomo a rinunciare al suicidio, perché l’e-
sistenza terrena è comunque preferibile alla sorte che attende gli esseri umani dopo la morte.

DOC2
Letteratura e poesia dell’antico Egitto, Einaudi, Torino 1969, pp. 122 sgg. I fratelli sono cattivi;
gli amici di oggi non possono essere amati.
O mia anima, A chi parlerò oggi?
che sei incapace di consolare la miseria in vita, I cuori sono rapaci,
e mi scoraggi dalla morte, prima che sia venuto a lei, ognuno prende i beni del compagno. [...]
fa’ dolce per me l’Occidente1! A chi parlerò oggi?
È forse una disgrazia? Si è soddisfatti del male,
La vita è un’alterna vicenda, il bene è buttato a terra ovunque. [...]
e anche gli alberi cadono. [...] A chi parlerò oggi?
Se la mia anima innocente mi dà ascolto, Non ci sono più giusti,
e il suo cuore è d’accordo con me, la terra è abbandonata ai malfattori. [...]
sarà fortunata, La morte è davanti a me oggi,
perché io farò che raggiunga l’Occidente, come il profumo della mirra,
come uno che è nella piramide, come seder sotto una vela in un giorno di vento.
alla cui sepoltura assiste un sopravvivente2. [...] La morte è davanti a me oggi,
Ma se tu mi trattieni dalla morte, come una strada battuta,
in questo modo non troverai dove poterti posare come quando un uomo torna a casa sua da una spedizione.
in Occidente. La morte è davanti a me oggi,
La mia anima aprì a me la sua bocca, come quando un uomo desidera veder casa sua,
che potesse rispondere a ciò che avevo detto: dopo molti anni passati in prigionia».
«Se pensi alla sepoltura, Ciò che disse la mia anima a me: [...]
è un’amarezza del cuore, «Attaccati alla vita come ho detto.
è un portar pianto Desiderami qui,
facendo miserabile un uomo; rinvia per te l’Occidente,
è un portar via l’uomo dalla sua casa. [...] desidera di poter raggiungere l’Occidente
Mai uscirai a vedere il sole! quando il tuo corpo s’unisce alla terra5.
Coloro che hanno costruito in granito, Possa io posarmi dopo che sei stanco:
che hanno edificato sale in belle piramidi con bel lavoro, così faremo una dimora insieme».
quando i costruttori son divenuti dèi3,
le loro tavole d’offerte sono vuote 1. L’Occidente è il mondo dei morti.
come quelle dei miserabili morti sulla riva 2. L’uomo farà in modo che l’anima sia oggetto delle stesse cure che ricevono le
a causa della mancanza di eredi sulla terra4, anime di coloro che sono sepolti nelle piramidi.
di cui l’acqua ha preso una parte 3. Quando muoiono.
e il sole ugualmente, 4. Anche le anime di coloro che sono sepolti nelle tombe più sontuose, prima o
ai quali parlano i pesci dalla sponda. poi vengono abbandonate, perché arriva un momento in cui non ci sono più eredi
che si occupino dei servizi funebri.
Ascoltami, è bello ascoltare per gli uomini:
5. Cioè quando sarai morto naturalmente e sarai sepolto.
segui il giorno felice;
dimentica l’afflizione!» [...] GUIDAALLALETTURA
Aprii la mia bocca alla mia anima, 1. Che cosa chiede il disperato alla propria anima?
che potessi rispondere a ciò che avevo detto: 2. Di che cosa si lamenta il disperato?
«A chi parlerò oggi? 3. Che cosa invita a fare l’anima?

Il paese della giustizia


In esplicita antitesi con la visione espressa dal canto del principe Antef si pone il testo scritto in
una tomba tebana del Nuovo regno: il mondo dell’aldilà è dipinto come un paese governato dal-
la giustizia, un luogo di approdo sicuro dopo gli affanni effimeri della vita terrena.

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Dossier
Storie di vivi e di morti

DOC3
S. Donadoni (a c. di), L’uomo egiziano, Laterza, Roma- abominio, là, e non v’è chi si armi contro il ce «Benvenuto in salute e integrità!» a co-
Bari 1990, pp. 273 sg.
compagno. Questa terra che non ha nemi- lui che giunge all’Occidente2.
ci, tutti i nostri familiari vi riposano dal
Io ho udito quelle canzoni che sono nelle tempo della Prima Volta1. Quelli che ver- 1. Il tempo della creazione.
tombe d’altri tempi e quel che esse dicono, ranno in esistenza, a milioni di milioni vi 2. L’Occidente è il mondo dei morti.
magnificando l’esistenza in terra e spre- verranno tutti quanti. Non può avvenire
giando il paese dei morti. Ma perché far co- che uno si trattenga in Egitto, non c’è uno GUIDAALLALETTURA
sì nei riguardi del paese dell’eternità, giu- che non giunga qui. La durata di quel che 1. Come viene presentato l’aldilà?
sto, corretto e privo di terrori? La lotta è si fa sulla terra è come un sogno; ma si di- 2. Come viene presentata la vita?

I vivi scrivono ai morti


Nel mondo egizio era comune la pratica di scrivere ai morti chiedendo loro di intervenire per re-
golare questioni urgenti in seno alla vita familiare. Spesso il testo di queste lettere era scritto su un
piatto di terracotta, sul quale probabilmente era posta l’offerta di cibo per il defunto che, avvici-
nandosi per nutrirsene, avrebbe avuto modo di leggere le richieste che gli erano rivolte. Talvolta
la presenza viva dei trapassati poteva, però, essere anche invadente e dannosa. In una lettera su
papiro affidata a una statuetta di donna che doveva fungere da messaggera per l’aldilà, un vedo-
vo scrive alla moglie morta. Egli ricorda i suoi meriti verso di lei, lamenta i torti che lei gli ha in-
flitto immeritatamente e la supplica di lasciarlo in pace.

DOC4
S. Donadoni (a c. di), L’uomo egiziano, Laterza, Roma- mio cuore. Io verrò al giudizio con te, e si di- capo medico, ed egli ti curò e fece quello
Bari 1990, pp. 273 sg.
scernerà il torto dalla ragione. Ma ora, guar- che tu gli dicevi: «Fa’ questo».
da, quando io esercitavo gli ufficiali per l’e- Quando io andai al seguito del faraone [...]
Allo spirito eccellente, Ankhiry.
sercito del faraone e per la sua cavalleria, es- andando verso l’Alto Egitto, e questo era il
Cosa ho fatto contro di te di male, da esse-
si venivano gettandosi col ventre a terra da- tuo stato, io passai otto mesi senza mangia-
re in questa mala condizione in cui mi tro-
vanti a te, e portavano ogni buona cosa per re e senza bere come un uomo. E quando io
vo? Cosa ho fatto contro di te? Quel che tu raggiunsi Menfi, chiesi licenza al faraone, e
hai fatto è che mi hai posto la tua mano so- farne offerta davanti a te. Io non ti ho na-
scosto niente nei tuoi giorni di vita, e non ho mi recai al luogo in cui tu eri sepolta, e pian-
pra, per quanto io non abbia fatto nulla di si assai con le mie genti in cospetto della mia
male contro di te. Da quando io stavo con fatto che tu soffrissi nessuna pena in tutto
quel che ho fatto con te come signore. Non contrada. Io detti stoffa di lino d’Alto Egit-
te come marito fino a questo giorno, che to per fasciarti, e feci che si facessero nume-
cosa ho fatto contro di te che si debba na- mi hai trovato a farti torto come un contadi-
no, entrando in un’altra casa. Io non ho per- rose stoffe, e ho fatto che non si trascurasse
scondere? Che cosa ti ho fatto? Quel che niente di buono che non fosse fatto per te.
tu hai fatto è che io porti accusa contro di messo che alcuno mi prendesse quel che io
avevo guadagnato con te. E quando mi si Ora, guarda, io ho passato tre anni fin qui,
te. Che cosa ho fatto contro di te? Io avrò abitando solo, senza entrare in un’altra ca-
un processo con te con parole della mia collocò nello stato in cui sono, io divenni in-
sa2, per quanto non sia opportuno che fac-
bocca in cospetto dell’Enneade dell’Occi- capace di andarmene secondo il mio uso, e
cia così chi è nelle mie condizioni. Ma,
dente1, e si giudicherà fra te e me per mez- mi trovai a fare quel che fa uno del mio stato
guarda, io l’ho fatto per te. Ma, guarda, tu
zo di questo scritto, poiché le mie parole e quando sta a casa riguardo i tuoi unguenti,
non distingui il bene dal male, e si giudi-
la mia lettera sono su di esso. Che cosa ho ed egualmente le tue provviste, ed egual-
cherà te e me.
fatto contro di te? Io ti ho fatto mia moglie mente le tue vesti. E questo era portato a te,
quando ero giovane. [...] Io son stato con e io non lo ponevo in un altro posto [...]. 1. Gli dèi del paese dei morti.
te, e non ti ho mai messo da parte, e non ho Ma, guarda, tu non sai riconoscere il bene 2. Senza aver preso un’altra moglie.
fatto che il tuo cuore soffrisse. [...] che ti ho fatto.
E chiunque venisse da me quando ero in tuo Io scrivo per farti sapere quel che tu mi stai GUIDAALLALETTURA
cospetto, non lo ricevevo, e per farti piace- facendo. 1. Che cosa rimprovera il marito alla moglie morta?
re, e dicevo: «Farò secondo il tuo deside- Ora, quando tu sei stata malata di quella 2. Quali buone azioni nei confronti della moglie
rio». Ma ora, guarda, tu non lasci requie al malattia che hai avuto, io ho fatto venire un elenca il marito?

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UNITÀ4

L
® Nave commerciale fenicia,
I sec. a.C.
[da Sidone,
’AREA
SIRO-PALESTINESE

Museo Nazionale, Beirut]

I MATERIALI
LE SCHEDE I Costumi, riti,
feste della religione ebraica I L’al-
fabeto
DOSSIER I Storie ebraiche
GLOSSARIO I tribù I patriar-
ca I sinagoga
LE CARTE I Le migrazioni del
popolo ebraico I Il quadro politi-
co siro-palestinese nei secoli IX-VIII
a.C. I Insediamenti e rotte com-
merciali fenici
ESERCIZI ® p. XVI

U n popolo di pirati: questa era


l’opinione comune dei popoli
antichi riguardo ai Fenici. La
navigazione, l’uso di un semplice
sistema di scrittura per agevolare le
pratiche commerciali, contribuirono
reputazione di pirati rimase inalterata all’affermazione dei Fenici come
per tutta l’antichità, unitamente a potenza marittima di prim’ordine.
quella di abilissimi mercanti. La Infatti, dalle coste siro-palestinesi –
pirateria, al pari del commercio, era crocevia dei traffici commerciali tra
considerata un’attività economica Egitto, Mesopotamia, Siria e Anatolia –
nient’affatto disonorevole. Entrambe i Fenici partirono alla conquista del
queste attività richiedevano doti di Mediterraneo occidentale.
particolare astuzia e, soprattutto, una Contemporaneamente, nei vasti spazi
grande abilità marinara. La interni alla costa siro-palestinese, genti
disponibilità di una flotta efficiente – nomadi erravano alla ricerca della
nel bassorilievo sono riconoscibili il «Terra promessa»: gli Ebrei. Giunti
timone a remo e la chiglia rinforzata –, in Palestina, vi fondarono regni
la padronanza delle tecniche di autonomi.

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Unità 4
L’area siro-palestinese

1. Le origini d’Israele
La terra di Canaan Come abbiamo visto, in conseguenza dell’invasione dei Popoli del tribù
Mare, il dominio egizio rientrò nei suoi tradizionali confini africani [®3.2]. La fascia ter- Gruppo etnico di dimensioni varie, i
cui membri parlano lo stesso
ritoriale siro-palestinese si ritrovò quindi al di fuori del suo controllo. Nella regione de- linguaggio, hanno consapevolezza di
signata col nome di Canaan era presente, fin dal III millennio a.C., una fiorente cultura costituire un organismo sociale ben
determinato e politicamente
urbana collegata alle rotte commerciali tra Anatolia, Mesopotamia ed Egitto. Una picco- coerente, e come tale riconosciuto
la parte di questa regione, la Palestina, fu oggetto, in quest’epoca, di profonde trasfor- dai gruppi vicini.
mazioni, destinate ad avere un grandissimo peso nella storia dell’umanità.
In Palestina s’insediarono alcuni gruppi appartenenti ai Popoli del Mare. Il più impor-
tante fu quello dei Filistei, probabilmente originari dell’Illiria (odierna Albania), che si
stabilirono in cinque città dislocate lungo la costa meridionale: Gaza, Ascalona, Ashdod,
Gat, Akkaron, oltre che nelle vallate limitrofe. Da un punto di vista culturale, i Filistei fu-
rono assorbiti dalle popolazioni cananee preesistenti. Essi mantennero però una loro au-
tonomia politica e diedero alla regione il nome con cui ancora oggi la chiamiamo: Pale-
stina è appunto la «terra dei Filistei» (Peleshet).
Origini del popolo ebraico Intanto, le zone più interne della Palestina erano attraver-
sate da confusi movimenti di gruppi nomadi di lingua semitica, la cui presenza è docu- patriarca
mentata, fin dall’inizio del II millennio a.C., nella vasta area che si estende dalle steppe a Nell’Antico Testamento ciascuno
est dell’Eufrate fino ai confini dell’Egitto. Tra questi gruppi figurano le tribù che nella dei capi di tribù che vissero nei
tempi anteriori a Mosè.
Bibbia vengono collegate ai nomi dei patriarchi, ritenuti gli antenati degli Ebrei: Abramo,
suo figlio Isacco e il figlio di quest’ultimo, Giacobbe.
Alcuni di questi gruppi, giunti nelle zone meridionali della Palestina, più aride e meno
ospitali, si spinsero quindi, come tante altre genti nomadi che nei millenni le avevano pre-
cedute, verso il Delta egiziano. Nella Bibbia queste vicende sono ricordate come l’in-
gresso del nucleo originario del popolo ebraico in Egitto, sotto la guida di Giuseppe, fi-

√ Le migrazioni
del popolo ebraico
ASIA MINORE Sin dalle prime fasi della sua storia il
«popolo eletto» ha dovuto compiere
Carchemish numerose migrazioni alla ricerca
Assiri
della «Terra promessa», la Palestina,
nonché affrontare continue minacce
Assur
provenienti dall’esterno, in
FENICIA
particolare dai vicini e potenti imperi
Tigri
mesopotamici.
Eufrate

MAR MEDITERRANEO
Tiro
Damasco
PALESTINA Babilonia

Gerico Gerusalemme Babilonesi


Hebron
Menfi Ur
Migrazione degli Ebrei
Aqaba verso la Palestina (2000 a.C.)
DESERTO ARABICO Migrazione degli Ebrei in Egitto
EGITTO M. Sinai Ebrei (1800-1200 a.C.)
Esodo degli Ebrei dall’Egitto (1250 a.C.)
MAR
ROSSO
Invasione assira (721 a.C.)
Nilo Invasione babilonese (587 a.C.)

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

π Carovana di Semiti, glio di Giacobbe. Qui però, dopo un periodo di pacifica convivenza, gli ebrei sarebbero
Beni Hasan, 1880 a.C. ca. stati posti sotto un ferreo dominio e obbligati al lavoro coatto. Questi eventi, narrati sem-
Il delta del Nilo attirava i popoli pre dalla Bibbia, riflettono un momento storico particolarmente difficile per l’Egitto, mi-
dell’Asia occidentale e della
Mezzaluna Fertile, sia a scopo di nacciato da pericoli esterni che sarebbero culminati nell’assalto dei Popoli del Mare, e co-
saccheggio, sia per traffici regolari. stretto quindi a sostituire il suo atteggiamento tradizionalmente moderato verso i noma-
Questo dipinto ritrovato su una
tomba egizia mostra una tribù di di di provenienza palestinese, con una politica più dura e repressiva.
Semiti diretta in Egitto al tempo dei Dall’Egitto sarebbe partito il celebre esodo del popolo ebraico sotto la guida di Mosè
patriarchi. Fanno parte della
carovana donne, bambini e animali. che, secondo la Bibbia, avrebbe ricevuto da Dio l’ordine di ricondurre il «popolo eletto»
Gli uomini portano le tipiche armi dei nella «terra promessa», la Palestina, e trasmesso al suo popolo le tavole dei comanda-
Cananei di quel periodo: lance e
menti, cioè le leggi divine.
Per insediarsi in Palestina le tribù nomadi dovettero inevitabilmente scontrarsi con nu-
merose città cananee e con i Filistei. Nell’ambito di queste vicende, esse si unirono e die-
dero vita a confederazioni, la più importante delle quali fu quella di Israele che arrivò a
comprendere dodici tribù. Essa era accomunata, oltre che da vincoli di clan, da legami po-
litici, di lingua e di religione.
Secondo la tradizione biblica, il nome di Israele deriverebbe da Giacobbe. Esso sarebbe
stato infatti attribuito al patriarca da uno sconosciuto con il quale egli lottò. Questo sco-
nosciuto sarebbe stato il Signore, che avrebbe voluto mettere alla prova Giacobbe. Israe-
le significherebbe appunto «Egli lotta con Dio». Secondo le usanze dei nomadi, il nome
del patriarca si sarebbe trasmesso alla tribù. È evidente che si tratta di una spiegazione
leggendaria.
Incerta è anche l’origine del nome Ebrei, con cui fu designato l’insieme delle tribù d’I-
sraele, anche se non si può escludere che esso derivasse dalla contrapposizione tra le città
cananee e i nomadi: questi ultimi apparivano alla gente delle città come habiru (da cui for-
se Ebrei), vale a dire come «sbandati», «banditi», individui senza una dimora fissa.
Un mosaico di popoli La Palestina non è una terra come le altre: è uno dei luoghi più
tormentati e più ricchi di memoria dell’intera storia umana. Basti pensare che ben tre fra
le più grandi religioni del mondo – l’ebraica, la cristiana e la musulmana – hanno in que-
sta terra i loro più importanti luoghi sacri. È difficile trovare un paese che, come la Pale-
stina, presenti una sproporzione tanto grande tra la sua entità geografica (minuscola) e la
sua entità storica (enorme). La conoscenza delle caratteristiche antiche di questo paese
servirà anche a farci comprendere alcuni aspetti di fondo della «questione palestinese»,
uno dei più gravi problemi della politica internazionale odierna.
La storia palestinese è segnata da ripetute immigrazioni ed emigrazioni, da colonizzazio-
ni e da deportazioni, da conquiste da parte esterna e da tentativi di autonomia, da alterne

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Unità 4
L’area siro-palestinese

prevalenze di un gruppo umano sul- Sidone √ Il quadro politico


l’altro: la Palestina è sempre stata (ed Damasco
siro-palestinese nei secoli
IX-VIII a.C.
è tuttora) un mosaico di popoli, di re- MAR
Tiro Dan Intorno al 1000 a.C. l’area siro-
ligioni, di culture. MEDITERRANEO Ushu Aramei
palestinese si presenta come un
Per difendere la loro identità, i vari mosaico di popoli. Lungo le coste

ici
mediterranee, nella parte
gruppi umani che nei millenni si sono

Fen
Acco meridionale, si affacciano le città
insediati in questa terra hanno dovu- Lago di
Tiberiade filistee, le città fenicie in quella
settentrionale; nell’interno sono
to spesso accentuare (quasi sempre stanziate le confederazioni di tribù di
oltre misura) la loro reciproca diver- Dor Israele, Giuda, Ammon, Moab,
Megiddo Edom, mentre l’area siriana accoglie
sità: di religione, di cultura, di stirpe. Ramot Galaad
le comunità di Aramei, genti nomadi
Nel timore di essere sopraffatti e can- Samaria
Israele
di lingua semitica stanziatesi in quei
luoghi dopo il XIII sec. a.C., dove
cellati, hanno dovuto anche rivendi- Sichem Mahanaym
fondano piccole città-Stato.
care un loro rapporto privilegiato con

Giordano
il paese, sostenendo di esserne i più Bethel Rabbat
antichi abitanti o di averlo avuto in Akkaron
Ammon
dono dal proprio Dio. Ashdod
Gat
Gerusalemme

A chi appartiene veramente la Pale- Ascalona

O
MORT
stina? Nessuna domanda, per lo sto- Gaza
Hebron

rico, è più assurda di questa. Già in- Giuda


i

MAR
ste

torno all’anno 1000 a.C. l’area pale-


Fili

Moab
GUIDAALLOSTUDIO
stinese era infatti un miscuglio di po- Beersheba
1. Che cosa significa «Palestina»?
poli e di comunità: le città filistee del- 2. Quali popolazioni vi abitavano nel II
millennio a.C.?
la costa, le confederazioni di tribù no- Edom
3. Qual è il significato politico e
madi ormai insediatesi più o meno religioso dell’esodo?
stabilmente (Israele era solo la più importante, ma se ne ricordano altre, come Ammon, 4. Gli Ebrei erano nomadi o
sedentari?
Moab, Edom), i regni aramaici a nord-est del lago di Tiberiade, le città fenicie lungo la
parte settentrionale della costa.

2. La prima monarchia d’Israele


I primi re L’incessante lotta che le tribù d’Israele conducevano con le città cananee,
con le città filistee, con altri gruppi di nomadi, per affermare la loro presenza nel territo-
rio palestinese, le spinse a cementare ulteriormente la loro unità, dando vita a una com-
pagine politica sotto il governo di un re.
Il primo re d’Israele fu Saul (1020-1000 a.C. ca.). Dalla sua piccola capitale situata in un
villaggio di montagna, Gabaa, Saul riuscì a compiere alcune vittoriose spedizioni milita-
ri. Gli fu tuttavia fatale la battaglia di Gelboe, dove i Filistei riportarono una grande vit-
toria: Saul si suicidò e i nemici s’impadronirono di tutta la Palestina.
Ma la ripresa fu rapida. Durante il grande regno di David (1000-960 a.C. ca.), che Israe-
le ricordò come uno dei momenti più gloriosi della sua storia, il popolo ebraico ritrovò
compattezza, riuscì a respingere i Filistei sulla fascia costiera e a conquistare quasi tutto
l’entroterra.
La capitale fu posta a Gerusalemme. Qui ebbero sede il palazzo reale e il Tempio di Yahweh
(«Egli è», «Colui che è»), luogo di culto principale per tutte le genti d’Israele. Ebbe così ini-
zio la lunga e tormentata storia di Gerusalemme «città santa» del popolo ebraico.
Quando Yahweh fu scelto come divinità centrale per le tribù d’Israele, non era né l’uni-
co dio venerato dagli Ebrei, come sarà in seguito, né il più importante. Anzi, fu scelto pro-
prio per questo motivo: l’unione tra le tribù sarebbe stata infatti tanto più forte se nessu-

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Modulo 2
Il Vicino Oriente

® Ricostruzione del Tempio na si fosse sentita umiliata dalle altre. Al


di Yahweh culto di Yahweh si affiancava, nella capi-
[disegno di S. Smith]
tale e in tutto il paese, la devozione per le
Secondo la Bibbia, che
altre divinità tradizionali.
raccoglie la tradizione A David successe il figlio Salomone (960-
ebraica, il Tempio di Yahweh
sarebbe stato concepito da
920 a.C.), che proseguì nell’opera di consoli-
re David ed edificato dal damento della monarchia e acquisì grande fama
figlio Salomone.
come re sapiente, autore di proverbi e di poemi.
Gerusalemme si arricchì di edifici monumentali,
primo fra tutti il celebre Tempio, destinato a diven-
tare il santuario «nazionale» del popolo ebraico.
La crisi del regno Ma alla morte di Salomone l’impal-
catura del nuovo regno si sfaldò e la Palestina si divise in
un grande numero di comunità, tribù, città indipendenti. Il
regno degli Ebrei si spaccò in due: regno di Israele a nord,
con capitale Samaria, e regno di Giuda a sud, con capitale Ge-
rusalemme. Questa frammentazione si protrasse per circa due
secoli: la Palestina si presentava dunque debole e divisa quando
sul suo territorio si affacciarono le armate dell’impero assiro
[®2.10], nuova potenza egemone sullo scenario del Vicino Oriente.
Distrutto una prima volta nel 586
a.C. dal re babilonese Dall’oppressione assira all’esilio babilonese Di fronte alla minac-
Nabucodonosor, fu ricostruito grazie ciosa pressione assira, le città palestinesi non riuscirono a ritrovare l’u-
alle concessioni del persiano Ciro il
Grande nel 538. Si tratta del nità: anzi, in alcuni casi intensificarono le loro lotte reciproche cercando
cosiddetto Secondo Tempio. sostegno nel nemico. Il risultato era prevedibile: nel 711 a.C. quasi tutta la Palesti-
All’epoca di Gesù esso era stato
completamente rifatto da Erode il na si ritrovò sotto il dominio assiro. Il regno di Israele si dissolse con la caduta della capita-
Grande, che aveva iniziato i lavori di le Samaria nel 722 a.C.; gran parte dei suoi abitanti (soprattutto delle città) furono depor-
restauro e ampliamento nel 20-19
a.C. e aveva terminato nel giro di un tati e sostituiti da genti provenienti da altre regioni dell’impero. Ai danni della guerra si ag-
anno e mezzo il Tempio vero e giunse una dura oppressione fiscale, che impoverì il paese.
proprio, rispettando il tradizionale
disegno salomonico; ma i lavori sulle Maggiore resistenza all’aggressione assira fu opposta dal regno di Giuda: esso fu invaso
parti restanti terminarono solo nel nel 701 a.C. ma Gerusalemme riuscì a resistere. Per dare compattezza al popolo e forti
64 d.C., pochi anni prima della sua
definitiva distruzione da parte motivazioni a una resistenza che aveva toni disperati, i sovrani rafforzarono il culto del
dell’esercito del generale romano dio «nazionale» Yahweh fino a renderlo l’unico praticato in tutto il regno.
Tito. L’edificio originario (di cui la
figura mostra una ricostruzione) era Il regno di Giuda fu costretto a diventare vassallo degli Assiri, ma questi eventi gettaro-
di dimensioni modeste. Al suo no basi di enorme importanza per tutta l’umanità. Per la prima volta nella storia, s’impo-
interno, isolato da una spessa
cortina, si trovava il «Santo dei se infatti l’idea di un regno che venerava un unico dio in un unico tempio. Era nata la pri-
Santi», un locale cubico di nove
metri di lato, spoglio e senza
ma religione monoteista del mondo.
finestre, dove solo il sommo Questo sistema monoteistico si rafforzò progressivamente: la figura di Yahweh perse i
sacerdote, vestito di un semplice
abito di lino bianco, poteva
suoi originari connotati antropomorfici e naturalistici (tipici di molte religioni orientali)
penetrare un giorno all’anno per e assunse un carattere sempre più astratto; questo dio si manifestava in comportamenti
sacrificare un animale per
l’espiazione della colpa del popolo.
umani – gioia, ira, ricompensa, punizione, vendetta, gelosia – ma era immaginato come
All’esterno, invece, c’erano una un’entità che trascendeva completamente la realtà di questo mondo e non era raffigura-
enorme vasca di bronzo usata per la
purificazione rituale e un altare su
bile né con sembianze umane, né con sembianze animali, né come un fenomeno natura-
cui venivano bruciate le offerte. le (tempesta, tuono, ecc.).
Dopo il crollo dell’impero assiro [®2.10], l’iniziativa militare in Palestina fu assunta dai
sovrani caldei di Babilonia, con non minore determinazione e durezza degli Assiri. Il re
babilonese Nabucodonosor II (604-562 a.C.) riuscì – era l’anno 587 – nell’impresa di
espugnare Gerusalemme: parte della popolazione fu deportata a Babilonia. Aveva così
inizio quello che nella memoria degli Ebrei rimase come l’esilio babilonese.

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Unità 4
L’area siro-palestinese

LINK p. 101
I fondamenti della religione ebraica L’esperienza dell’esilio babilonese consolidò ul-
Storie ebraiche
teriormente il carattere monoteistico della religione ebraica, che definì i suoi caratteri fon-
damentali. In primo luogo, il rapporto del popolo ebraico con il suo Dio venne esaltato GUIDAALLOSTUDIO
come «alleanza», cioè patto privilegiato che ha come fine ultimo e premio la conquista 1. Yahweh era in principio un Dio
della Terra promessa, la Palestina, o il ritorno presso di essa: di qui la definizione degli unico per gli Ebrei?
2. Le tribù d’Israele restarono
Ebrei come «popolo eletto», cioè scelto da Dio. sempre politicamente unite?
Decisiva, tra l’VIII e il IV sec. a.C., nel definire i tratti della religione ebraica, fu la pre- 3. Perché i regni ebraici non
resistettero all’assalto degli Assiri?
dicazione dei profeti (dal greco pro, «al posto di», e phemì, «parlo»), uomini pervasi da 4. Cosa significa che Yahweh è una
profondo entusiasmo religioso. I profeti si presentavano ai fedeli come portavoce della divinità astratta?
volontà di Yahweh, da cui dichiaravano di aver ricevuto visioni o messaggi. 5. Chi sono i profeti?

VITA SOCIALE Costumi, riti, feste della religione ebraica


E DIRITTO

L a vita quotidiana degli Ebrei è scan-


dita da una serie di norme minuzio-
se, che regolano ogni aspetto dell’esistenza,
tro, il taglio completo dell’esofago e della
trachea per mezzo di un coltello affilatissi-
mo in modo che, in breve tempo, la carne ri-
sia pubblica sia privata. Le norme religiose sulti totalmente dissanguata.
fondamentali sono contenute nei dieci co- L’anno religioso ebraico contempla un certo
mandamenti e nella Torah («Legge»), costi- numero di feste e di giorni di digiuno. Tra le
tuita dal Pentateuco, ossia i primi cinque li- feste le più note sono il sabato e la Pasqua. Il
bri dell’Antico Testamento. La Torah è sabato (Shabbàth) è il giorno in cui si com-
scritta su rotoli di pergamena protetti da vel- memora il riposo preso da Dio dopo la crea-
luto, seta o broccato e ornati con campane, zione. Ogni sabato, durante la cerimonia del
una corona e un pettorale di metallo prezio- mattino, l’arca – che contiene i rotoli della
so. Completano la precettistica religiosa gli Torah – viene ritualmente aperta e il rotolo
scritti contenuti nel Talmud, raccolta cano- della Legge sollevato in alto e portato in pro-
nica della Legge orale, formulata da varie cessione attorno alla sinagoga. La Pasqua
generazioni di dottori della Legge. (Pesach), che coincide più o meno con la Pa-
Per gli Ebrei l’osservanza delle regole ha squa cristiana, commemora invece la libera-
esercitato una funzione fondamentale di zione del popolo di Israele dalla schiavitù
identificazione. Costretti a distinguere tra d’Egitto. Nelle case si tiene un pasto specia-
cibo permesso (kasher) e cibo proibito, essi le. Si mangiano piatti tradizionali, si eseguo-
devono sempre aver presente l’obbligo di no canti e si racconta la storia della libera-
tenersi distinti dagli altri popoli. Sono per- zione dall’Egitto. Si usa lasciare un posto
messi, perché considerati animali puri, i vuoto a tavola e un bicchiere per il profeta
quadrupedi che sono ruminanti e hanno il Elia, di cui si attende la venuta in qualità di π La Scuola Grande Spagnola, Venezia,
piede diviso in due e l’«unghia fessa», cioè lo annunciatore dell’avvento del Messia. XVI sec. d.C.
zoccolo diviso in due: per esempio, bovini, Il giorno più sacro dell’anno religioso ebrai-
La fotografia riprende una delle sinagoghe
ovini, cervi, caprioli. Sono invece proibiti, co è il giorno dell’espiazione (Yom Kippur). veneziane ancora in attività. Sui due lati corti
perché considerati impuri, gli animali che Esso cade a conclusione del periodo di peni- della sala si trovano l’aròn (l’altare inquadrato
presentano solo una di queste caratteristi- tenza avviato con il Capodanno ed è caratte- nella foto), la bimà (l’arca santa, dove sono
custoditi i rotoli della Torah e che si trova sempre
che (il maiale che ha l’unghia fessa; il cam- rizzato da preghiere, digiuni e dalla confes- nella parete dell’edificio rivolta verso
mello che è un ruminante) o nessuna (caval- sione pubblica dei peccati. Gerusalemme) e il piano rialzato (simile a un
lo, gatto). Sono considerati puri pressoché pulpito) dal quale l’officiante legge la Torah,
intona le preghiere e impartisce le benedizioni.
tutti i volatili. Per la religione ebraica inoltre sinagoga
Un tempo alle donne non era permesso accedere
è vietato cibarsi del sangue di qualsivoglia Dal greco synagoghè, «riunione», «assemblea». alla sinagoga: a loro era riservato un matroneo
animale, perché il sangue è considerato la se- In origine il termine designava le riunioni delle (una galleria al piano superiore, aperta sull’aula
de della vita. Questo significa che gli anima- comunità ebraiche ellenistiche; in seguito è centrale) dal quale potevano seguire il rito. Oggi
passato a designare il luogo destinato alle le donne siedono sui banchi a un lato della
li permessi devono essere macellati secondo riunioni del culto ebraico. sinagoga, comunque separate dagli uomini che
determinate regole che impongono, tra l’al- occupano il lato opposto.

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

3. La Bibbia e il problema delle origini ebraiche


Libro sacro e religione rivelata La ricostruzione delle prime fasi della storia ebraica
che abbiamo esposto non coincide con il racconto che di queste stesse vicende si trova
nella Bibbia. La differenza principale tra la narrazione biblica e la ricostruzione storica
moderna, che si basa anche su fonti diverse dall’Antico Testamento, sta nel fatto che la
Bibbia presenta la religione ebraica come «rivelata» da Dio, tramite Mosè, al «popolo
eletto». In quanto tale, essa è concepita come un sistema originario e perfetto, già com-
piuto, in origine, nel suo limpido monoteismo.
La ricostruzione storica presenta invece queste stesse vicende come il risultato di una gra-
duale evoluzione, che portò gli Ebrei da un originario politeismo al monoteismo, raggiun-
to in forma coerente solo nel VII-VI sec. a.C. In modo analogo, la Bibbia presenta il popo-
lo ebraico come formato e compatto non solo religiosamente ma anche politicamente già in
origine, al momento di spostarsi, sotto la guida di Mosè, dall’Egitto verso la «Terra pro-
messa». La ricostruzione storica descrive invece questa costruzione politica dell’unità
ebraica come un fenomeno più lento e complesso.
In questa diversità tra racconto biblico e ricostruzione storica si collocano problemi ar-
dui e delicati. Tanto più ardui e delicati perché coinvolgono le origini di due religioni (l’e-
braismo, il cristianesimo) oggi praticate da miliardi di uomini.
Il nome Bibbia viene dal greco tà biblìa, «i libri», ed entrò nell’uso corrente durante l’im-
† La Torah
[Sinagoga di Djerba, Tunisia]
pero romano. La Bibbia è costituita dall’Antico Testamento, comprendente i libri redatti
prima di Gesù Cristo, e dal Nuovo Testamento, comprendente i libri che riguardano la
Questi rotoli di pergamena
contengono i primi cinque libri della predicazione di Gesù e degli apostoli. La prima parte è un testo sacro sia per gli Ebrei sia
Bibbia; sono scritti in ebraico antico per i Cristiani, la seconda solo per i Cristiani. Per questi fedeli la Bibbia è un libro sacro
e nella religione ebraica
costituiscono oggetto di culto. perché contiene la verità rivelata da Dio. Essa è quindi oggetto di fede, e della fede non
può darsi una discussione critica. Essa presuppone infatti un ab-
bandono nel mistero e l’attribuzione alle cose di questo mondo di
una dimensione soprannaturale, che non può essere oggetto di
un’analisi razionale.
Ricostruzione critica La Bibbia non è un testo composto in un
unico momento, ma una compilazione che raccoglie tutto quanto
gli Israeliti hanno scritto durante il primo millennio della loro sto-
ria autonoma (grosso modo dal 1200 al 200 a.C.). Le redazioni fi-
nali, quelle che sono pervenute fino a noi, sono lontane, a volte
lontanissime dagli eventi narrati.
Molti racconti che si riferiscono a presunti fatti storici sono pale-
semente incredibili. Non mancano ripetizioni di uno stesso epi-
sodio riferito a epoche diverse, né anacronismi; i vari autori che
in vari momenti hanno scritto i testi poi confluiti nella versione
definitiva della Bibbia ebraica hanno spesso raffigurato il passato
alla luce del loro presente. Per un verso è evidente che gli autori
non avevano cognizione esatta di situazioni storiche troppo lon-
tane nel tempo; per altro verso – ed è questo il punto principale
– essi non avevano nessuna intenzione di scrivere un’opera di sto-
ria come l’intendiamo noi.
Lo scopo della compilazione stratificata della Bibbia era infatti
fondamentalmente religioso. Gli autori succedutisi nei secoli vo-
levano proclamare la superiorità del loro Dio e il carattere sacro

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Unità 4
L’area siro-palestinese

e indiscutibile dei suoi comandamenti, rivendicare agli Ebrei la qualifica di «popolo elet-
to» perché scelto da Dio, sancire il carattere della Palestina come «Terra promessa» alle
genti d’Israele.
Da questo elenco di problemi lo storico può trarre un’indicazione di massima. Come tan-
GUIDAALLOSTUDIO
ti grandi documenti storici complessi dell’antichità (e nessuno lo è più di questo), la Bib-
1. Sottolinea sul testo le differenze
bia va studiata criticamente, distinguendo le varie fasi della composizione e individuan- tra racconto biblico e ricostruzione
do, soprattutto per i racconti che si riferiscono a periodi più antichi, nuclei che rifletto- storica.
2. La Bibbia è utile agli storici
no una realtà storica. La storia d’Israele deve essere inoltre ricostruita con l’aiuto di tut- moderni?
te le fonti di cui disponiamo, a cominciare dai testi conservati nelle tradizioni di altri po- 3. I Cristiani riconoscono solo il
Nuovo Testamento?
poli (per esempio gli Egizi) e dalle fonti archeologiche.

4. Formazione del popolo fenicio


La storia del Mediterraneo tra la fine del II millennio e gli inizi del I a.C. è caratterizzata
– come abbiamo visto per i Filistei [®4.1] – dall’apparizione di nuovi popoli. Si tratta di
genti immigrate dall’esterno, oppure di comunità insediate da tempo in una determina-
ta regione, che assumono, a un certo momento, dopo una lunga e per noi oscu-
ra evoluzione storica, una cultura e una lingua particolari, che ci consento-
no appunto di distinguerle come un «popolo» diverso dagli altri e dota-
to di caratteristiche specifiche. È questo il caso dei Fenici.
Il popolo della porpora Per pochi altri popoli come per questo il
nome dice quasi tutto. Non sappiamo come esattamente i Fenici
chiamassero se stessi. Il termine che noi usiamo deriva dal greco
Phòinikes ed è connesso con phòinix, «rosso porpora». I Fenici
erano dunque, per i Greci, il popolo che si qualificava per la pro-
duzione e il commercio delle stoffe di lana e di lino color rosso
porpora.
La porpora si ottiene dalla macerazione del mùrice, un mollusco
diffuso nelle acque del Mediterraneo. Raggiungiamo così un’altra
caratteristica tipica della cultura fenicia: il rapporto strettissimo con
il mare. Per gli altri popoli antichi «fenicio» fu sempre sinonimo di
marinaio, di pirata, di mercante.
La cultura fenicia comincia a rivelarsi storicamente intorno al 1200 a.C.
lungo la costa della Siria e della Palestina. Lo sconvolgimento provocato dal-
l’invasione dei Popoli del Mare [®2.9] coinvolse anche quest’area: mentre i Fi-
listei occupavano le città cananee dislocate lungo le coste della Palestina, più a nord la π Moneta con nave da guerra
fenicia, 340 a.C.
penetrazione degli Ebrei e di altre confederazioni di tribù nomadi nell’entroterra isolò le [da Biblo, Museo Nazionale, Beirut]
città cananee che sorgevano lungo la costa corrispondente all’odierno Libano. A partire L’abilità marinara dei Fenici era
da questo momento esse si proiettarono sempre più decisamente verso il mare, pratica- ampiamente nota presso i popoli a
loro contemporanei e suscitò
rono intensamente le rotte occidentali e diedero vita a una cultura autonoma. sempre grande ammirazione e forte
La terra dei Fenici si estende lungo la costa siro-palestinese, dalla città di Arado a nord a invidia. La padronanza dei mezzi di
navigazione e la profonda
quella di Acco a sud. Essa corrisponde pertanto grosso modo all’odierno Libano. All’in- conoscenza dei mari e degli
terno, essa è circoscritta dalla catena montuosa del Libano, che dista dal mare dai 10 ai elementi atmosferici, unite al
desiderio di acquisire sempre nuove
50 km. In alcune zone i monti si spingono però fino al mare, e prendono forma di impo- fonti di approvvigionamento di
nenti promontori che interrompono la continuità territoriale. Le città sorgono prevalen- materie prime e nuovi «mercati» in
cui poter smerciare manufatti
temente su questi promontori e sono dotate di due porti, uno a sud, l’altro a nord, usati prodotti in madrepatria, procurarono
in rapporto ai venti e alle stagioni. Alcuni centri (per esempio Arado e Tiro) sorgono su a questo popolo la fama di crudeli
pirati, di astuti mercanti e intrepidi
isole antistanti la costa. navigatori.

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® Stele votive nel «tofet»


di Cartagine, VIII sec. a.C.
Il tofet era un santuario dal carattere
pubblico e comunitario: tra le sue
funzioni vi era quella di necropoli
infantile, destinata ad accogliere i
resti dei bambini precocemente
defunti.

SCIENZA L’alfabeto
E TECNICA

A lfa e beta, le prime due lettere del


sistema di scrittura greco, hanno
dato il nome all’alfabeto moderno, messo a
fia lineare, molto più semplici di quelli tradi-
zionali.
Erano progressi enormi, che spiegano la rapi-
punto intorno al IX sec. a.C. dai Fenici. da adozione dell’alfabeto nel Vicino Oriente
Questi, a loro volta, non ne furono propria- e in tutto il Mediterraneo.
mente gli inventori, perché già nel XIV sec. Non è un caso che i diffusori della scrittura
a.C., a Ugarit in Siria, era stata in uso una alfabetica siano stati proprio i Fenici, un po-
scrittura di tipo alfabetico. polo di mare dedito ai traffici, che aveva bi-
Possiamo immaginare come probabilmente sogno di un sistema di registrazione e di co-
andarono le cose. Man mano che la scrittura municazione rapido e facile, alla portata di
diventava un mezzo sempre più necessario un maggior numero di persone.
alla vita economica e sociale, uno o più scri- I Greci adottarono l’alfabeto fenicio intor-
bi cominciarono a fissare tutti i suoni che no al 750 a.C. e lo plasmarono alle esigenze
riuscivano a distinguere, e stilarono degli della loro lingua aggiungendovi le vocali,
elenchi che partivano appunto dai suoni – o, che nelle lingue semitiche erano invece con-
più precisamente, dai fonèmi – iniziali di globate nelle consonanti. Per trascrivere le
ciascuna parola. Si registrò – per fare un vocali, essi si servirono di alcuni segni prele-
esempio in lingua italiana – che la parola ca- vati dalla scrittura di un’altra lingua semiti-
sa iniziava per c, come cane e madre per m, ca, l’aramaico. Quei segni, che rappresenta-
come mare, e così via. vano consonanti ignote alla lingua greca, fu-
Anche la scrittura cuneiforme aveva un ca- rono utilizzati per indicare le vocali del gre-
rattere, almeno in parte, fonetico [®2.4], co: nacquero così A (alfa), E (epsilon), O
ma i suoi segni esprimevano sillabe e non let- (omicron), Y (ipsilon). La I (iota) fu invece
tere: essa aveva quindi bisogno di un grande una vera innovazione.
numero di segni. L’alfabeto fenicio, invece, Prima dell’alfabeto, la scrittura era stata uno
con soli ventidue segni permise di scrivere strumento usato da specialisti. Lo scriba era
tutto lo scrivibile. Ventidue segni contro le un tecnico, esattamente come lo era un arti-
varie centinaia della scrittura egiziana e di giano del bronzo. Con la sua semplicità l’al-
quella cuneiforme. L’alfabeto fenicio si π Stele con iscrizione fenicia, II sec. a.C. fabeto rappresentò, invece, una democra-
esprimeva inoltre attraverso segni dalla gra- [Museo di Cartagine, Cartagine] tizzazione della scrittura.

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Unità 4
L’area siro-palestinese

√ Una leonessa sbrana un Etiope


[da Nimrud, British Museum, Londra]
Questa placca in avorio, lapislazzuli
e corniola è uno dei più grandi
capolavori della manifattura dell’Asia
occidentale antica. La drammaticità
dell’azione, con la fiera che sbrana
l’uomo, è qui stemperata
dall’eleganza e dai ritmi sereni tipici
delle migliori botteghe della
tradizione fenicia.

Quello fenicio era dunque un mondo frammentato politicamente, anche se accomunato π Pendenti, IV-III sec. a.C.
dalla lingua e dalla cultura: le principali città fenicie, come Arado, Biblo, Berito (l’odier- [Museo di Cartagine, Cartagine]
na Beirut), Sidone, Tiro, erano tutte autonome. Le città erano rette da un sovrano, coa- Pendenti, maschere, vasi e altri
oggetti in pasta vitrea o in terracotta
diuvato da un consiglio di anziani, formato dagli esponenti delle più importanti famiglie sono tipici prodotti dell’artigianato
di mercanti. fenicio. Le testine maschili barbute
sono state interpretate come
Artigianato, commerci e scrittura Oltre che nella produzione della porpora e nella tin- raffigurazioni delle maggiori divinità
fenicie.
tura delle stoffe, i Fenici si distinsero in varie produzioni artigianali (intaglio dell’avorio,
oreficeria, bronzi cesellati) prevalentemente indirizzate all’esportazione. In particolare,
erano famosi per la lavorazione del vetro, che veniva prodotto mescolando sabbia, cene-
ri vegetali e coloranti minerali passati attraverso diverse fasi di cottura al forno: le paste
vitree venivano poi modellate in vasellami variopinti, statuette e monili. Non è un caso –
a ben guardare – che i diffusori (non propriamente gli «inventori») della scrittura, che è
alla base dell’alfabeto che ancora oggi usiamo, siano stati proprio i Fenici, un popolo di
mare dedito ai traffici, che aveva bisogno di una scrittura rapida ed essenziale, alla por-
tata di un grande numero di individui [® L’alfabeto].
La religiosità fenicia Ogni città fenicia aveva propri dèi, come Melqart, a Tiro, Baal,
a Sidone, anche se molti centri avevano divinità in comune, come Tanit, dea della ferti-
lità. Ai Fenici, in tempi recenti, è stata attribuita la pratica dell’infanticidio rituale. In ef-
GUIDAALLOSTUDIO
fetti, negli scavi di molti centri fenici sono emersi i cosiddetti tofet, santuari all’aperto de-
1. Da dove arrivarono i Phòinikes?
stinati alla custodia di urne contenenti ceneri e resti di bambini in tenera età. Tuttavia non Chi li chiamò così?
esiste alcuna prova certa che i Fenici sacrificassero i bambini. Sembra assai più probabi- 2. Descrivi l’ambiente naturale delle
coste fenicie.
le che i tofet fossero semplicemente delle necropoli riservate a bambini precocemente de- 3. Come erano governate le città
funti per malattia o altre cause naturali e «dedicati» alle locali divinità per garantire be- fenicie?
4. Cosa erano i tofet?
nevola protezione ai sopravvissuti.

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

† Orecchino in oro, 5. La colonizzazione fenicia


VII-VI sec. a.C.
[da Tharros, Museo Archeologico
Nazionale, Cagliari] Rotte mediterranee Bloccate verso l’interno dal consolidamento dello Stato d’Israele
e dalla ripresa dell’espansione assira, le città fenicie intensificarono la loro frequentazio-
ne delle rotte mediterranee.
La colonizzazione dei Fenici fu sempre strettamente collegata all’esigenza del commer-
cio, in particolare dei metalli iberici (stagno, argento e oro). Le città da loro fondate era-
no empori commerciali, basi attrezzate per la navigazione e per i traffici e dislocate in
punti strategici lungo le rotte più importanti. Solo in alcuni casi, e solo in età più avan-
zata, questi centri procedettero all’occupazione dell’entroterra, trasformandosi in vere e
proprie colonie d’insediamento.
Colonie A una prima fase, durata alcuni secoli, di contatti commerciali con le altre po-
polazioni mediterranee, seguì, a partire dal IX-VIII sec. a.C., la vera e propria fondazio-
ne di colonie. Le prime furono impiantate nella grande isola di Cipro, posta di fronte al-
la costa fenicia. Abbiamo inoltre notizie di insediamenti fenici a Creta e a Rodi. Nell’814-
813 a.C. fu fondata lungo la costa africana (odierna Tunisia) una città che secoli dopo
avrebbe dato vita a un grande impero, Cartagine (qart hadasht, ovvero «città nuova»).
Empori furono impiantati anche a Malta e a Pantelleria. In Sicilia occidentale i tre centri
più importanti furono Mozia, Solunto e Panormo (Palermo). Più capillare fu la coloniz-

® Trasporto di legname
libanese, VII sec. a.C.
[part., dal Palazzo di Sargon
a Khorsabad, Museo del Louvre,
Parigi]
Il rilievo illustra il trasporto di
legname. Durante la dominazione
assira i tronchi di legno di cedro del
Libano venivano trasportati via mare
fino alle rive dell’Eufrate. Le due
fortificazioni raffigurate in alto, al
centro e a destra, vengono in genere
identificate con città costiere fenicie.

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Unità 4
L’area siro-palestinese

seta (dall’Asia)
ambra
OCEANO schiavi cereali
ATLANTICO cavalli
schiavi
stagno
MAR NERO

Tharros Caralis
argento
stagno (Cagliari)
Ebusos Sulcis
oro Panormo
(Ibiza) Nora (Palermo)
Gades Cartagena Mozia ossidiana
(Cadice) Malaga Utica Pantelleria rame
Ugarit
Tingis Qart Hadasht CRETA
(Tangeri) (Cartagine) Malta Cipro
Biblo
Cizio
MAR MEDITERRANEO Berito
Lixus Tapso Sidone
Tiro
Leptis
Sala Sabratha spezie
LIBIA papiro profumi
sale rame
avorio lino, oro
oro cereali
schiavi avorio
schiavi

M
AR
EGITTO

RO
Nilo

SS
O
Fenicia
Territori controllati dai Fenici
Rotte commerciali

zazione della Sardegna, dove spiccano i centri di Sulcis (odierno Sant’Antioco), Tharros π Insediamenti e rotte
(Capo San Marco), Cagliari, Nora, Bitia. Intensa fu la presenza fenicia nella penisola ibe- commerciali fenici
rica, dove emergono i centri di Ibiza e Cadice. Il commercio dei metalli spagnoli
(stagno, argento, oro) spinse i Fenici
Alla base di questo imponente movimento di colonizzazione, che si protrasse nei secoli a frequentare sempre più
successivi, sta l’eccezionale competenza dei Fenici nella cantieristica navale e nella na- assiduamente le rotte marittime del
Mediterraneo occidentale. Qui furono
vigazione. Il legname pregiato e di alto fusto che cresceva lungo le pendici della catena fondati scali commerciali, divenuti in
libanese veniva convogliato negli arsenali fenici. Qui veniva lavorato da artigiani esper- seguito vere e proprie colonie
d’insediamento, all’inizio lungo le
tissimi. Il risultato erano le più belle navi che avessero mai solcato le onde del Mediter- coste dell’Africa settentrionale, poi
raneo: agili, veloci, robuste e attrezzate con il meglio che la tecnica dell’epoca potesse nella penisola iberica, nelle Baleari,
in Sardegna e Sicilia. La rete
offrire. commerciale fenicia si estendeva
La navigazione si svolgeva prevalentemente a vista, lungo le coste. Ma i marinai fenici non anche verso terre lontane, come ad
esempio, la regione caucasica, a
disdegnavano di tentare l’avventura dell’alto mare. All’occasione sapevano viaggiare an- est, e le isole britanniche, a ovest.
che di notte, orientandosi rispetto alla costellazione dell’Orsa Minore, che non a caso gli
antichi conoscevano con il nome di Stella Fenicia.
Esplorazioni Ai Fenici si debbono anche le prime grandi imprese di esplorazione ne-
GUIDAALLOSTUDIO
gli oceani. Secondo lo storico greco Erodoto (V sec. a.C.), marinai fenici al servizio del
1. Che cosa faceva arricchire i
faraone egizio Necao (fine del VII sec. a.C.) circumnavigarono il continente africano da mercanti fenici?
Oriente a Occidente. Nel V sec., il cartaginese Annone varcò le mitiche Colonne d’Erco- 2. I Fenici colonizzarono anche le
coste italiche?
le (l’odierno Stretto di Gibilterra) e si spinse fino in Guinea. Nello stesso secolo un altro 3. Fin dove si spinsero le navi
cartaginese, Imilcone, prese la rotta del nord e giunse fino alle isole Cassiteridi (Gran Bre- fenicie?

tagna e Irlanda).

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Modulo 2
Il Vicino Oriente antico

SINTESI
Un mosaico di popoli nomadi spinge le tribù monoteista del mondo. Nel palestinese (Biblo, Sidone, Tiro,
Nell’area siro-palestinese la ebraiche a organizzarsi in 587 a.C. i Babilonesi invadono ecc.) si organizzano in città-
Palestina è al centro di monarchia. Sotto la guida dei la Palestina ed espugnano Stato autonome e danno vita a
profonde trasformazioni re Saul, David e Salomone, il Gerusalemme, deportando una cultura autonoma, quella
gravide di sviluppi per la regno di Israele si espande su parte della popolazione a fenicia. Popolo navigatore per
storia dell’umanità. La tutto l’entroterra palestinese. Babilonia. eccellenza, i Fenici si
Palestina è uno dei luoghi più La capitale viene posta a specializzano nell’allestimento
tormentati e ricchi di memoria Gerusalemme. Alla morte di La Bibbia di potenti flotte, grazie alle
dell’intera storia umana: essa è Salomone (920 a.C.), il regno Le vicende del popolo di quali si spingono fino alla
stata, ed è tutt’ora, un mosaico viene diviso in due: regno di Israele sono raccontate dalla penisola iberica e alle coste
di popoli, di religioni, di Israele a nord, regno di Giuda Bibbia. In realtà, la storia del nord-occidentali dell’Africa,
culture. Intorno al 1200 a.C., a sud. popolo ebraico, quale risulta per acquistare oro, argento e
mentre le città cananee della da altre fonti, si discosta stagno. Per far fronte alle
costa vengono occupate da Israele e gli imperi spesso dai racconti biblici: esigenze commerciali, i Fenici
alcuni gruppi dei Popoli del mesopotamici mentre questi presentano gli elaborano un efficace sistema
Mare, i Filistei, l’interno della Nel 722 a.C. il regno di Israele Ebrei, fin dall’inizio, compatti e di scrittura, l’alfabeto fenicio,
regione è attraversato da viene cancellato legati al culto esclusivo di successivamente perfezionato
molteplici ondate migratorie di dall’incalzante espansione Yahweh, la ricostruzione dai Greci. A partire dal IX-VIII
genti semi-nomadi di lingua assira, mentre il regno di storica ci mostra tribù di sec. a.C., i Fenici fondano,
semitica: gli Ebrei. È da queste Giuda rimane solo nomadi che solo nel corso del lungo le rive del Mediterraneo
genti che provengono le formalmente autonomo. Il tempo raggiungono la occidentale (anche in
dodici tribù che danno vita alla regno di Giuda intanto coesione nazionale e il Sardegna e in Sicilia),
confederazione d’Israele. sviluppa il proprio spirito di monoteismo. numerose colonie, veri e
resistenza «nazionale», propri empori commerciali,
Il regno d’Israele esaltando la centralità del culto I Fenici, un popolo delle quali la prima è
Intorno al 1000 a.C. in un unico dio,Yahweh, e in un di navigatori Cartagine, sull’odierna costa
l’incessante lotta con le città unico tempio, a Gerusalemme. Contemporaneamente, le città tunisina.
filistee e con altri gruppi di Nasce così la prima religione cananee della costa siro-

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Storie ebraiche DOSSIER

L e tradizioni relative alle origini di Israele furono raccolte in alcuni libri dell’Antico Testamento.
Ma i racconti biblici sono solitamente elaborazioni posteriori, spesso molto posteriori, agli
Come gli Ebrei
eventi narrati, e sono dunque basati su dati incerti e indiretti. Questa distanza cronologica, accanto
rappresentavano
all’intento dimostrativo su cui sono modellate le narrazioni, rende piuttosto scarsa la loro attendibi- il proprio passato?
lità storica. Il loro valore è dunque di carattere culturale: esse sono l’espressione del modo in cui gli
Ebrei rappresentavano il loro passato e fondavano il rapporto con il loro Dio e con la loro terra. Come erano visti
Ad esempio, la tradizione secondo cui Dio scelse Abramo per stabilire con lui e la sua discenden- dalle popolazioni
za un’alleanza eterna [®DOC1] aveva un intento preciso: presentare come un evento unitario la mi- della Palestina?
grazione nel territorio palestinese delle tribù d’Israele, già riunite sotto la guida dei patriarchi, e fis-
sare un tempo storico ben preciso per la formulazione del patto tra Dio e il suo popolo, che legitti-
mava il possesso della «Terra promessa» da parte degli Ebrei.
Anche le vicende della permanenza degli Ebrei in Egitto e del loro successivo «esodo» verso la «ter-
ra promessa» costituivano soprattutto il preludio di un evento fondamentale per la storia d’Israele: il
nuovo patto tra Dio e il suo popolo e l’emanazione delle leggi divine per il governo della comunità
[®DOC2]. Attraverso questo impegno, stabilito una volta per tutte ancor prima dell’insediamento
nella «Terra promessa», Israele si rappresentava come un popolo già perfettamente definito fin dal
principio dalla fede monoteista e da precise regole religiose, morali e giuridiche.
Mentre gli ebrei si rappresentavano come un gruppo etnicamente, socialmente e culturalmente de-
finito fin dalle più lontane origini, ben diverso era il modo in cui «gli altri» vedevano gli Ebrei. Gli «al-
tri» erano i sedentari: i contadini e gli abitanti delle città della Siria e della Palestina, che subivano la
pressione, spesso minacciosa, di gruppi di nomadi che i documenti di quel periodo chiamano con
il termine accadico di Habiru. Si è supposto che il nome Ebrei, la cui origine è a tutt’oggi incerta,
possa derivare da Habiru. Quindi nella percezione delle popolazioni cananee del II millennio a.C.
le tribù d’Israele sarebbero confuse con quelle aggregazioni indistinte di nomadi, vagabondi, ban-
diti che minacciavano costantemente la sicurezza di città e campagne [®DOC3]. † La valle di Izreel in Palestina
La penetrazione delle tribù d’Israele in Palestina, nella realtà storica, fu un fenomeno lento e tutt’al- La Palestina è una terra dai paesaggi
tro che lineare. Laddove il contesto non era ostile, soprattutto nelle aree meno abitate delle campa- molto vari. Zone molto verdi, come
la valle di Izreel, nella parte
gne e negli spazi aperti, l’insediamento dei nuovi venuti si verificò verosimilmente attraverso la fu- settentrionale del paese, si alternano
sione con le popolazioni preesistenti. Inevitabilmente traumatico e violento fu invece l’impatto con a scenari aridi. Tuttavia nell’antichità
le zone più densamente abitate, con i fiorenti centri urbani cananei e filistei: qui lo scontro diveniva questi territori erano interamente
ricoperti di boschi, e costituivano un
inevitabile. Sono soprattutto questi scontri a caratterizzare, nel racconto biblico, l’occupazione del- luogo ideale per l’insediamento di
la «Terra promessa» [®DOC4]. popolazioni ex nomadi, come il
popolo ebraico.

L’alleanza
Nella tradizione degli Ebrei si conservava la memoria dei luoghi di provenienza
delle tribù e delle vicende che le avevano condotte in Palestina. Secondo questa
tradizione, il nucleo del popolo ebraico, rappresentato dal patriarca Abramo e
dalla sua famiglia, sarebbe partito dalla città di Ur, in Mesopotamia meridiona-
le, risalendo il corso dell’Eufrate, per piegare infine verso la Palestina. Dio
avrebbe scelto in seguito Abramo per stabilire con lui e con la sua discendenza
un’alleanza eterna, che comprendeva il dono della terra di Canaan.

DOC1
Genesi, 12, 1-6; 17, 1-8 e dalla casa di tuo padre, renderò grande il tuo nome
verso il paese che io ti indicherò. e diventerai una benedizione.
Il Signore disse ad Abramo: Farò di te un grande popolo Benedirò coloro che ti benediranno
«Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e ti benedirò, e coloro che ti malediranno maledirò

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Unità 4
L’era siro-palestinese

e in te si diranno benedette cammina davanti a me Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua
tutte le famiglie della terra». e sii integro. discendenza dopo di te di generazione in
Allora Abramo partì, come gli aveva ordi- Porrò la mia alleanza generazione, come alleanza perenne, per
nato il Signore, e con lui partì Lot. Abramo tra me e te essere il Dio tuo e della tua discendenza
aveva settantacinque anni quando lasciò e ti renderò numeroso dopo di te. Darò a te e alla tua discenden-
Kharran1. Abramo dunque prese la moglie molto, molto». za dopo di te il paese dove sei straniero,
Sara, e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i be- Subito Abramo si prostrò con il viso a ter- tutto il paese di Canaan in possesso peren-
ni che avevano acquistati in Kharran e tutte ra e Dio parlò con lui: ne; sarò il vostro Dio».
le persone che lì si erano procurate e si in- «Eccomi:
camminarono verso il paese di Canaan. [...] la mia alleanza è con te 1. Una città della Siria nord-orientale.
Nel paese si trovavano allora i Cananei. [...] e sarai padre
Quando Abramo ebbe novantanove anni, di una moltitudine di popoli. [...] GUIDAALLALETTURA
il Signore gli apparve e gli disse: E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò 1. Che cosa chiede di fare Dio ad Abramo?
«Io sono Dio onnipotente: diventare nazioni e da te nasceranno dei re. 2. Che cosa preannuncia ad Abramo?

Il decalogo
Nel percorso dell’esodo, sul monte Sinai, Dio appare a Mosè e detta le sue regole inappellabili.
Terribili sono le punizioni promesse a chi oserà trasgredire le volontà del Signore. Il Dio di Israe-
le non è un Dio misericordioso, è un Dio che privilegia il suo popolo pretendendone in cambio la
devozione esclusiva e l’assoluta obbedienza: il suo patto non ammette deroghe.

DOC2
Esodo, 19, 16-20, 24-25; 20, 1-20 ne alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di Non commettere adulterio.
ciò che è quaggiù sulla terra. Non ti pro- Non rubare.
Sul far del mattino vi furono tuoni, lampi, strerai davanti a loro e non li servirai. Per- Non pronunciare falsa testimonianza come
una nube densa sul monte e un suono for- ché io, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che il tuo prossimo.
tissimo di tromba: tutto il popolo che era punisce la colpa dei padri nei figli fino alla Non desiderare la casa del tuo prossimo.
nell’accampamento fu scosso da tremore. terza e alla quarta generazione, per coloro Non desiderare la moglie del tuo prossimo,
Allora Mosè fece uscire il popolo dall’ac- che mi odiano, ma che dimostra il suo fa- né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo
campamento incontro a Dio. Essi stettero vore fino a mille generazioni, per quelli che bue, né il suo asino, né alcuna cosa che ap-
in piedi alle falde del monte. mi amano e osservano i miei comandi. partenga al tuo prossimo».
Il monte Sinai era tutto fumante, perché su Non pronuncerai invano il nome del Si- Tutto il popolo percepiva i tuoni e i lampi,
di esso era sceso il Signore nel fuoco e il suo gnore, tuo Dio, perché il Signore non la- il suono del corno e il monte fumante. Il
fumo saliva come il fumo di una fornace: scerà impunito chi pronuncia il suo nome popolo vide, fu preso da tremore e si tenne
tutto il monte tremava molto. Il suono del- invano. lontano.
la tromba diventava sempre più intenso: Ricordati del giorno di sabato per santifi- Allora dissero a Mosè: «Parla tu a noi e noi
Mosè parlava e Dio gli rispondeva con vo- carlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo ascolteremo, ma non ci parli Dio, altri-
ce di tuono. lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in menti moriremo!».
Il Signore scese dunque sul monte Sinai, onore del Signore, tuo Dio: tu non farai al- Mosè disse al popolo: «Non abbiate timo-
sulla vetta del monte, e il Signore chiamò cun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, re: Dio è venuto per mettervi alla prova e
Mosè sulla vetta del monte. Mosè salì. [...] né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo perché il suo timore vi sia sempre presente
Il Signore gli disse: «Va’, scendi, poi salirai bestiame, né il forestiero che dimora pres- e non pecchiate».
tu e Aronne1 con te. Ma i sacerdoti e il po- so di te. Perché in sei giorni il Signore ha
polo non si precipitino per salire verso il Si- fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è
gnore, altrimenti egli si avventerà contro di in essi, ma si è riposato il settimo giorno. 1. Il fratello di Mosè.
loro!». [...] Perciò il Signore ha benedetto il giorno di
Dio allora pronunciò tutte queste parole: sabato e lo ha dichiarato sacro.
«Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fat- Onora tuo padre e tua madre, perché si
GUIDAALLALETTURA
to uscire dal paese d’Egitto, dalla condi- prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti
1. Che cosa comunica Dio a Mosè?
zione di schiavitù: non avrai altri dei di dà il Signore, tuo Dio. 2. Quali punizioni sono previste per chi
fronte a me. Non ti farai idolo né immagi- Non uccidere. trasgredisce le regole del Signore?

102
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Dossier
Storie ebraiche

Ebrei - «Habiru»
Nella corrispondenza ritrovata negli archivi egiziani di El Amarna (la capitale fondata dal farao-
ne Amenofi IV), i Habiru, termine accadico che letteralmente vuol dire «fuoriuscito», sono men-
zionati con una certa frequenza. I principi cananei che governavano i piccoli Stati soggetti al do-
minio egizio si lamentano delle incursioni e dei saccheggi operati da questi gruppi e chiesero l’aiu-
to del faraone o dei suoi ufficiali preposti per fronteggiarli. La situazione doveva essere di grande
tensione e piuttosto complessa se i Habiru aggressori potevano trovare facilmente rifugio in un re-
gno confinante e se avveniva, come nel caso di Aman-habti, che gli stessi governanti locali si ag-
gregassero alle file dei predoni.

DOC3
W.L. Moran, The Amarna Letters, Baltimore and London tato Habiru. Noi abbiamo saputo che i Ha- biru, ma poi durante la notte li prese e
1992, p. 266
biru stavano presso Aman-habti, e i miei fuggì egli stesso coi Habiru.
fratelli e i miei figli, tuoi servi, presero i lo-
I Habiru hanno attaccato Hazi1, città del re ro carri e andarono da Aman-habti: «Con- 1. Una località che si trovava nella valle della Beqa’,
mio signore, ma noi abbiamo dato batta- segna i Habiru, nemici del re tuo signore, e tra le catene montuose del Libano e dell’Antilibano.
2. Era il re di Tushulti, una città vicina.
glia ai Habiru e li abbiamo sconfitti. Qua- noi li interrogheremo, i Habiru, che sono
ranta Habiru andarono da Aman-habti2, ed entrati da te, se hanno preso o no le città GUIDAALLALETTURA
egli accolse i fuggitivi che si raccolsero in del re mio signore, e se le hanno incendia- 1. Quale percezione avevano degli Ebrei-Habiru le
città, cosicché Aman-habti stesso è diven- te o no». Egli accettò di consegnare i Ha- popolazioni cananee?

La conquista di Gerico
L’occupazione della «Terra promessa» è caratterizzata, nel racconto biblico, soprattutto dagli
scontri violenti tra il popolo d’Israele e le popolazioni autoctone. L’inarrestabile penetrazione del-
le tribù sarebbe stata condotta da Giosuè, che Dio aveva voluto come successore di Mosè alla gui-
da del popolo eletto. Attraversato a est il fiume Giordano, Giosuè conquistò Gerico, irradiando
rapidamente le sue forze verso il centro, il sud e il nord della regione. Situata in una posizione fa-
vorevolissima nel mezzo di una vasta oasi, Gerico era una città di grande importanza, con una sto-
ria millenaria. Quindi la sua conquista dovette apparire come un evento di portata straordinaria:
nel racconto biblico l’episodio viene infatti ammantato di un carattere miracoloso.

DOC4
Giosuè, 6, 26 Al settimo giorno essi si alzarono al sorge- chio, e perfino il bue, l’ariete e l’asino. [...]
re dell’aurora e girarono intorno alla città Incendiarono poi la città e quanto vi era,
Ora Gerico era saldamente sbarrata di fron- in questo modo per sette volte [...]. Alla soltanto l’argento, l’oro e gli oggetti di ra-
te agli Israeliti; nessuno usciva e nessuno settima volta i sacerdoti diedero fiato alle me e di ferro deposero nel tesoro della ca-
entrava. Disse il Signore a Giosuè: «Vedi, io trombe e Giosuè disse al popolo: «Lancia- sa del Signore. [...]
ti metto in mano Gerico e il suo re. Voi tutti te il grido di guerra perché il Signore met- In quella circostanza Giosuè fece giurare:
prodi guerrieri, tutti atti alla guerra, girere- te in vostro potere la città. La città con «Maledetto davanti al Signore l’uomo che
te intorno alla città una volta. Così farete quanto vi è in essa sarà votata allo stermi- si alzerà e ricostruirà questa città di Geri-
per sei giorni. Sette sacerdoti porteranno nio per il Signore [...]». Allora il popolo co! Sul suo primogenito ne getterà le fon-
sette trombe di corno d’ariete davanti all’ar- lanciò il grido di guerra e si suonarono le damenta e sul figlio minore ne erigerà le
ca; il settimo giorno poi girerete intorno al- trombe. Come il popolo udì il suono della porte!».
la città per sette volte e i sacerdoti suone- tromba ed ebbe lanciato un grande grido
ranno le trombe. Quando si suonerà il cor- di guerra, le mura della città crollarono; il
no dell’ariete, appena voi sentirete il suono popolo allora salì verso la città, ciascuno
della tromba, tutto il popolo proromperà in diritto davanti a sé, e occuparono la città.
GUIDAALLALETTURA
un grande grido di guerra, allora le mura Votarono poi allo sterminio, passando a fil
1. Che cosa comunica Dio a Giosuè?
della città crolleranno e il popolo entrerà, di spada, ogni essere che era nella città, 2. Come si comportano gli Ebrei con gli abitanti di
ciascuno diritto davanti a sé». [...] dall’uomo alla donna, dal giovane al vec- Gerico sconfitti?

103
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MODULO

I
3
PREREQUISITI
conoscere le diverse forme
di organizzazione del potere:
città-Stato; regno; impero
OBIETTIVI
IL MONDO GRECO
F ra III e II millennio a.C.
fioriscono nell’area egea le
civiltà cretese e micenea. Grazie alla
provocata da motivi economici e sociali, ne
determina la diffusione nel bacino del
Mediterraneo.
I conoscere i valori e gli ideali strategica posizione geografica, Creta Emergono in particolare due poleis:
che portarono alla nascita riesce a imporre la propria supremazia Sparta, nella regione del Peloponneso, e
della polis marittima sul Mediterraneo orientale. Atene, nell’Attica, rappresentanti di due
I conoscere i concetti di
«oligarchia» e «democrazia»
Cnosso, Mallia, Festo sono le città più forme di governo diverse e opposte:
I comprendere il concetto di ricche e influenti. Intorno al 1400 a.C. la l’oligarchia e la democrazia. Per lungo
colonizzazione civiltà cretese scompare sotto i colpi tempo le due poleis convivono in una
I conoscere le ragioni del
conflitto greco-persiano
dell’espansione micenea. I Micenei, situazione di sostanziale equilibrio, fino a
I conoscere le ragioni dello insediati nella Grecia continentale, sono quando nuovi fattori non intervengono a
scontro tra Sparta e Atene organizzati in città-fortezze autonome: turbarla. La politica espansionistica dei
CONTENUTI Micene, Pilo, Argo, Tirinto sono i Persiani è uno di questi.
UNITÀ 5
principali centri. Grazie alla spinta All’inizio del V sec. a.C., infatti, la Persia,
Le origini della civiltà greca colonizzatrice, dettata da esigenze dopo aver sottomesso le poleis della Ionia
UNITÀ 6 commerciali, la cultura micenea si diffonde d’Asia, manifesta mire espansionistiche
La Grecia delle poleis gradualmente nel Mediterraneo orientale e verso la Grecia continentale. La ribellione
UNITÀ 7 occidentale, contribuendo alla formazione delle poleis della Ionia d’Asia e la volontà
Sparta e Atene di quel «mondo comune» che è alle radici delle poleis continentali di contrastare
UNITÀ 8 della civiltà greca. l’imperialismo persiano sono all’origine
Le guerre persiane Allo splendore della cultura micenea segue delle cosiddette guerre persiane (490-479
e l’imperialismo ateniese un periodo di decadenza, durante il quale a.C.), che si concludono con la vittoria delle
UNITÀ 9 giunge a maturazione una nuova forma di poleis greche.
La guerra del Peloponneso aggregazione politica e sociale: la polis, Il ruolo predominante ricoperto da Atene in
UNITÀ 10 ovvero una comunità di cittadini che si occasione della guerra rafforza la posizione
Alessandro e l’ellenismo autogovernano. Il modello della polis non si della polis attica, che inaugura a sua volta
afferma solo nel mondo greco: la spinta una politica imperialistica. Ciò provoca il
colonizzatrice dei secoli VIII-VI a.C., malcontento di Sparta e lo scoppio della

LA LINEA ETÀ ARCAICA


DEL TEMPO CRETA MICENE
COLONIZZAZIONE GUERRE
DEL MEDITERRANEO PERSIANE

Prime Fondazione Riforma Riforma Vittoria Vittoria


poleis colonie di Solone di Clistene greca greca
a Maratona a Salamina

L 2000 a.C. L 1400 a.C. L 800 a.C. L 780 a.C. L 594 a.C. L 508 a.C. L 490 a.C. L 480 a.C.
contemporaneamente... 2000 a.C. 1400 a.C. 1200 a.C. 753 a.C. 509 a.C.
Italia: culture Palestina: Arrivo dei Popoli Italia: Roma:
appenninica, migrazioni di del Mare. fondazione avvento
delle terramare, tribù ebraiche. Libano: di Roma della
nuragica. Egitto: Egitto: Secondo civiltà fenicia. repubblica
Medio regno periodo intermedio Egitto: Nuovo regno
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MAR
NERO

MACEDONIA

EPIRO
LEMNO

TESSAGLIA
MAR MA R
IONIO
FOCIDE EGEO LESBO IMPERO
EUBEA
ETOLIA PERSIANO
BEOZIA

ACAIA Tebe
ATTICA
ELIDE Micene Atene
ARCADIA
AR
GO
MESSENIA LID
Sparta
E
LACONIA Il mondo greco
MAGNA GRECIA COO Civiltà minoica
Civiltà micenea
Area di diffusione della polis
RODI
Territori colonizzati dai Greci
Territorio originario del regno
di Macedonia
Direttrice dell’espansionismo macedone
CRETA

guerra del Peloponneso (431-404). Il greco. A quello spartano segue per un Grecia alla valle dell’Indo all’Egitto.
conflitto, che coinvolge l’intera Ellade, certo periodo il dominio di Tebe, La prematura morte di Alessandro
divisa in due, si conclude con la importante città della Beozia, che provoca la frammentazione della
sconfitta di Atene. D’ora in avanti varie presto cede il passo alla nascente compagine imperiale e la formazione
poleis tenteranno di imporre il proprio potenza del regno di Macedonia. dei cosiddetti regni ellenistici:
primato sulla Grecia senza riuscirvi. Al Sotto Filippo II e Alessandro Magno regno di Siria, regno di Macedonia,
declino di Atene fa seguito l’ascesa di la Macedonia impone il suo dominio regno d’Egitto e regno di Pergamo.
Sparta che, a causa dell’inadeguatezza sul mondo greco e sull’Asia Minore, In età ellenistica la lingua e la cultura
dei propri ordinamenti politici e dove mette fine alla potenza persiana. greca allargano i propri confini,
sociali, non riesce comunque ad Alessandro Magno dà vita al più vasto imponendosi in tutto il
assumere il ruolo-guida del mondo impero dell’antichità, esteso dalla Mediterraneo.

ETÀ CLASSICA ELLENISMO


GUERRA DEL ETÀ REGNI
ATENE SPARTA TEBE MACEDONIA
PELOPONNESO DEI DIADOCHI ELLENISTICI

Pericle Scoppio guerra Resa Filippo II Alessandro Magno Morte


peloponnesiaca di Atene re di inizia la conquista di Alessandro
Macedonia dell’impero Magno

L 461 a.C. L 431 a.C. L 404 a.C. L 371 a.C. L 359 a.C. L 334 a.C. L 323 a.C. L 281 a.C.

450 a.C. 390 a.C. 343 a.C. 282 a.C.


Roma: Roma: Roma: Roma:
redazione Sacco dei Galli guerre sannitiche guerra
delle Dodici Tavole contro Pirro
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UNITÀ5

L E ORIGINI
DELLA CIVILTÀ GRECA

π La sala del trono


[Palazzo di Cnosso, Creta (Grecia)] L a sala del trono è uno dei resti
più suggestivi del palazzo
reale di Cnosso.
elementi di fortificazione. Ciò
testimonierebbe il carattere pacifico
della civiltà cretese, confermato anche
Questo edificio, come del resto tutti i dai soggetti degli affreschi: fiori,
palazzi reali cretesi, aveva una piante, animali, pesci dai colori
struttura architettonica complessa: era smaglianti, sacerdoti, donne che
I MATERIALI costituito da decine di locali recano offerte, lottatori, cortei di
LE SCHEDE I Le voci della (appartamenti privati, sale di pastori, scene di pesca e di
comunità rappresentanza, un santuario, navigazione.
DOSSIER I Il mito e la storia magazzini e botteghe) collegati tra All’aspetto arioso e solare dei palazzi
GLOSSARIO I mura ciclopi-
loro da corridoi, scale e cortili, e cretesi si contrappone l’aspetto austero
che I aristocrazia adorni di bellissimi affreschi. Il delle rocche micenee. Anche i re
LE CARTE I Insediamenti e
palazzo, infatti, era la sede del potere micenei vivevano all’interno di palazzi,
rotte commerciali minoici I Inse- civile e militare e di numerose attività ma queste costruzioni erano circondate
diamenti e rotte commerciali mice- economiche e sociali. da fortificazioni «ciclopiche»,
nei
Ciò che maggiormente colpisce del espressione di una società pronta a
ESERCIZI ® p. XVIII palazzo reale di Cnosso è l’assenza di difendersi e ad aggredire.

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Unità 5
Le origini della civiltà greca

1. Scenari di mare
Il Mediterraneo orientale Le grandi culture del Vicino Oriente praticarono in modo
attivo la navigazione marittima. Tuttavia, le comunicazioni marittime a lunga distanza
avevano un carattere molto meno regolare di quelle fluviali e terrestri: esse subivano più
delle altre i contraccolpi delle guerre e dei mutamenti politici, e richiedevano una gran-
de esperienza nella cantieristica navale. Quest’ultima era alla portata soltanto di organiz-
zazioni potenti ed efficienti oppure di comunità quasi esclusivamente dedite alla vita di
mare.
Ma intorno alla metà del II millennio a.C. e, ancor più, dopo l’invasione dei Popoli del
Mare, questo scenario cambiò completamente. Assunsero un ruolo sempre più impor-
tante alcune civiltà fiorite lungo le coste, come ad esempio i Fenici [®4.4], e nelle isole
del Mediterraneo orientale.
A differenza del Mediterraneo occidentale, quello orientale è ricchissimo di isole: il Ma-
re Egeo ne è letteralmente punteggiato. Le isole Cicladi (dette così dal greco kỳklos, «cer-
chio», perché sono dislocate in circolo intorno all’isola di Delo) rappresentano una spe-
cie di ponte tra la Grecia e l’Asia. In questa zona le tradizioni marinare risalivano addi-
rittura all’età preistorica, e sappiamo che già nel VII millennio a.C. alcune popolazioni
locali praticavano la pesca del tonno. Nel III millennio a.C. i contatti tra le varie isole e
tra queste e le coste continentali erano molto fitti ma, data la loro limitata dimensione, in
nessuna di queste isole fiorirono regni o comunità politiche rilevanti.

√ Il suonatore di arpa, π Calderone di bronzo,


2400 a.C. VIII sec. a.C.
[Museo Nazionale, Atene] [da Salamina, Museo di Nicosia,
Cipro]
Questa scultura marmorea, che
raffigura un musicista seduto, proviene Questo tipo di contenitori, prodotto
dall’isola di Keros, nell’arcipelago delle dagli abili artigiani ciprioti, era
Cicladi, e rappresenta appieno l’arte di utilizzato sia nella vita quotidiana sia
queste isole. nelle cerimonie religiose.

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Modulo 3
Il mondo greco

L’isola del rame La più grande isola del Mediterraneo orientale è Cipro, che dista ap-
pena 80 km dall’Asia Minore e 120 dalla Siria. Le sue ampie distese di terra coltivabile
consentirono lo sviluppo di una fiorente agricoltura. Ma Cipro era importante soprattut-
to per i vasti giacimenti di minerali di rame, il metallo indispensabile per la metallurgia
del bronzo (ancora oggi, in molte lingue, il nome che indica il rame deriva dal nome Ci-
pro: si pensi all’inglese copper, al francese cuivre, al tedesco Kupfer).
Grazie a queste risorse economiche, a Cipro si formò un regno potente, che pretendeva
GUIDAALLOSTUDIO di trattare da pari a pari con i re della Siria, dell’Anatolia e con i faraoni egizi. Questo re-
1. I Popoli del Mare introdussero la gno – che in Oriente veniva chiamato Alashiya – si scontrò anche con gli Ittiti, e ne subì
navigazione nel Mediterraneo? una breve invasione, senza durature conseguenze. Più serio fu invece, nel 1200 a.C., il
2. Nelle isole greche del III millennio
a.C. si praticava l’agricoltura? passaggio dei Popoli del Mare, che determinò un momento di crisi. Ma a differenza di
3. Perché Cipro era più potente di molte città siriane (e dello stesso impero ittita), che furono spazzate via per sempre, vari
altre isole?
centri urbani di Cipro si risollevarono rapidamente.

2. Creta e la civiltà cretese


L’isola di Minosse La storia dell’altra grande isola del Mediterraneo orientale, Creta, fu
diversa da quella di Cipro. Fino al 2000 a.C. le comunità cretesi avevano sviluppato una cul-
† Nave minoica, 1500 a.C. ca.
[da un palazzo di Thera, Santorini
tura simile a quella di tanti altri centri dell’Egeo o del continente. Ma tra il 2000 e il 1400 a.C.
(Grecia)] fiorì nell’isola una civiltà grande e misteriosa, che non smette di affascinare e far discutere:
La nave minoica raffigurata doveva è la civiltà cretese o minoica, dal nome di Minosse, leggendario re dell’isola.
essere lunga all’incirca una ventina di
metri e avere il fondo piatto. Questo
La principale risorsa naturale dell’isola era il legname, proveniente dai fitti boschi che cre-
tipo di imbarcazione poteva essere scevano sulle pendici delle sue ampie catene montuose. Le coltivazioni principali erano
spinto da una vela rettangolare,
issata sull’unico albero, o da una
quelle dei cereali, della vite, dell’olivo. Assai diffuso era l’allevamento ovino, dal quale si
ventina di rematori, mentre un ricavava un’ottima lana, che veniva lavorata in tessuti di qualità e venduta all’esterno.
grande remo posteriore fungeva da
timone. L’immagine ben rappresenta
Ma la vera ricchezza di Creta dipendeva dal dominio dei mari, quello che i Greci chia-
l’idea del dominio cretese sul mare. marono talassocrazia (da thàlatta, «mare» e kràtos, «potere»). Le flotte dei palazzi crete-

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Unità 5
Le origini della civiltà greca

si controllavano ampi tratti di mare tra le isole e le coste dell’Egeo e mettevano in colle- † Il disco di Festo
gamento le comunità dell’isola con l’Anatolia, la Mesopotamia, l’area siro-palestinese, [Museo del Louvre, Parigi]
l’Egitto. Con le loro grandi navi, che potevano raggiungere i 20 m di lunghezza, i
Cretesi svolgevano traffici di ogni genere: vendevano i prodotti della loro agri-
coltura, i loro tessuti, il legname e si procuravano metalli preziosi e altri be-
ni di cui erano privi. Questi materiali di pregio venivano lavorati nelle ef-
ficienti botteghe annesse ai palazzi e rivenduti all’esterno come prodotti
finiti.
I palazzi A partire dal 2000 a.C. furono costruiti i primi palazzi mo-
numentali dei tre centri principali: Cnosso, Festo, Mallia. Come nel Vi-
cino Oriente il palazzo era anche qui il perno della vita economica e so-
ciale e il vertice della direzione politica. Tutte le attività agricole, artigia-
nali e commerciali erano programmate e controllate dalla burocrazia di pa-
lazzo, costituita dalla potente categoria degli scribi. La stessa struttura sociale
era rigidamente piramidale, con al vertice il sovrano, attorniato dai nobili e dai
funzionari. Ma le somiglianze con i regni continentali finiscono qui. Altri aspetti
della storia cretese sono strani e originali, spesso inspiegabili. † Insediamenti e rotte
commerciali minoici
La lineare A Il problema fondamentale è rappresentato dalla scrittura. La prima scrit-
tura cretese, documentata nel famoso Disco di Festo, consiste in pittogrammi [®2.4] che La particolare posizione geografica
dell’isola di Creta, all’incrocio di tre
non sono stati decifrati. La successiva e più diffusa forma di scrittura – la cosiddetta li- continenti (Europa, Africa e Asia),
consentì lo sviluppo di un vero e
neare A –, le cui più antiche testimonianze coincidono con i primi palazzi, non è stata an- proprio impero marittimo. Cnosso,
cora decifrata e non sappiamo nemmeno quale lingua esprimesse. Mallia, Festo erano infatti fiorenti
città, oltre che sedi di grandi palazzi.
Palazzi senza protezione? Un altro carattere sorprendente della civiltà cretese è il suo Grazie ai traffici commerciali, Creta
aspetto pacifico. A differenza di tutti i palazzi dell’area vicino-orientale, e della stessa area assunse una posizione di dominio
soprattutto nel Mediterraneo
egea, quelli cretesi, pur essendo edifici grandiosi e di straordinaria ricchezza decorativa, orientale. In cambio dei metalli e
non avevano fortificazioni: niente torri, mura, bastioni. Sembra quasi che i loro re non te- degli altri beni di cui l’isola era priva,
i Cretesi scambiavano i prodotti
messero né aggressioni esterne né rivolte interne. agricoli e il legname.

Troia

Beyce Sutlan Ninive


Assur
Corinto Atene Alalakh Eufrate
Micene Mileto
Asine Ugarit ASSIRIA
Ialiso
Tig

Milo Hama Mari


r

RODI Lapithos
i

Enkomi Katna
Cnosso CIPRO
FENICIA Babilonia
Mallia Biblo
CRETA
Festo

MAR MEDITERRANEO

Tani
Rotte commerciali minoiche
EGITTO Palazzi di Creta
Ni
lo

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Modulo 3
Il mondo greco

π Il palazzo di Cnosso Una spiegazione possibile è che i re cretesi non avessero bisogno di fortezze perché l’u-
Il disegno mostra il palazzo di Cnosso nico vero pericolo poteva provenire dal mare, e sul mare la loro flotta non aveva seri ri-
come fu ricostruito dopo il 1700 a.C., vali. Ma questa spiegazione è parziale: come mai i vari palazzi di Creta non temevano ag-
quando un terribile terremoto
distrusse il primo edificio. Il palazzo, gressioni reciproche? Qual era il meccanismo che impediva l’esplosione di rivalità politi-
disposto attorno a un grande cortile che all’interno dell’isola? A domande del genere è tuttora impossibile rispondere.
centrale, ospitava insieme agli
appartamenti reali anche magazzini e La catastrofe La civiltà cretese fiorì fino al 1400 a.C. ca., quando i suoi meravigliosi
laboratori, che testimoniano il ruolo
del palazzo nell’organizzazione della palazzi furono improvvisamente distrutti per non essere mai più ricostruiti. Altre volte,
fiorente economia cretese. Gli interni in precedenza, l’isola aveva subìto le terribili conseguenze di gravi terremoti. Tutta l’area
erano riccamente decorati con
affreschi che avevano sia funzione egea era infatti – ed è tuttora – una zona fortemente sismica.
decorativa che religiosa. Ma dopo ogni terremoto gli edifici erano stati ricostruiti e le città erano tornate alla vita.
GUIDAALLOSTUDIO Questa volta non fu così, e la devastazione provocò il crollo delle organizzazioni politi-
1. Perché la civiltà cretese è detta che, la fine del dominio sui mari, la scomparsa della civiltà cretese.
anche minoica? Gli storici discutono da tempo sulla causa di questo crollo. Alcuni insistono sull’evento
2. Con quali terre commerciavano i
Cretesi? naturale: una catastrofe più grave delle precedenti; altri pensano a un’improvvisa inva-
3. Chi comandava a Creta? sione di nemici potenti e determinati; altri ancora collegano i due elementi e ritengono
4. Che cosa si conosce della
scrittura lineare A? che a eventi naturali disastrosi siano seguiti un indebolimento del potere politico, rivolte
5. Che cosa mancava ai palazzi di delle popolazioni locali, contrasti tra i vari regni cretesi. Il caos, dilagato in tutta l’isola,
Creta?
6. Sottolinea sul testo le ipotesi che
avrebbe lasciato via libera agli invasori.
spiegano la fine di Creta nel 1400 Certo è che, dopo il 1400 a.C., il posto lasciato libero dalle organizzazioni palatine crete-
a.C.
si fu occupato da dominatori venuti dalle coste della Grecia.

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Unità 5
Le origini della civiltà greca

3. La scoperta dei Micenei e i poemi omerici


Una denominazione impropria Questi dominatori erano i Micenei, che gli storici mo-
derni hanno così chiamato dal loro centro più potente, Micene, nella regione greca del-
l’Argolide. Questa denominazione non fu mai usata dagli antichi e potrebbe dare l’idea,
errata, che a Micene avesse sede l’autorità politica centralizzata di tutte le genti che chia-
miamo «micenee». In realtà, come vedremo tra breve, queste genti ebbero sì una cultura
comune, ma non furono mai unificate politicamente.
Le origini I Micenei erano una popolazione indoeuropea, giunta in Grecia intorno al
1900 a.C. La loro migrazione rientra nel quadro di quel vasto e in gran parte oscuro movi-
mento di genti che aveva portato un altro gruppo indoeuropeo, gli Ittiti, in Anatolia [®2.8]. † La rocca di Micene
Alcuni studiosi li ritengono provenienti dalla penisola balcanica, altri dalla Russia meridio- Costruita su uno sperone roccioso,
nale. A partire dal 1400 a.C. e sino al 1200, epoca in cui, come si è già visto, il Mediterraneo fra due profondi burroni, la cittadella
fortificata di Micene dominava la
orientale fu squassato dalle turbolente invasioni dei Popoli del Mare, i Micenei di Grecia e pianura di Argo nella Grecia
quelli installatisi a Creta utilizzarono, a scopo di registrazione amministrativa, la cosiddet- meridionale, difesa da imponenti
mura, che si credeva fossero state
ta scrittura lineare B. Incisi su tavolette d’argilla, i segni sono molto simili a quelli della pre- edificate dai mitici Ciclopi. Sotto la
cedente scrittura lineare A [®5.2]: a differenza di quest’ultima, la lineare B è stata decifra- rocca, Schliemann ritrovò nove
tombe principesche a tholos:
ta. Contro ogni aspettativa, si è visto che la lingua della lineare B è un dialetto greco, natu- camere circolari costruite in pietra
ralmente molto più arcaico di quelli che conosciamo dai testi greci dei secoli successivi. coperte da una pseudo-cupola a cui
si accede mediante un corridoio
I Micenei sono dunque gli antenati dei Greci: dopo la prima invasione del 1900 a.C., es- lungo e stretto.

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Modulo 3
Il mondo greco

® Maschera funeraria, si si erano fusi con le popolazioni indigene e avevano dato


XVI sec. a.C. vita a vari insediamenti, autonomi uno dall’altro e ca-
[Museo Nazionale,
Atene] ratterizzati da un’organizzazione palaziale centraliz-
Gli oggetti in oro,
zata. I palazzi micenei, a differenza di quelli mi-
argento e bronzo, noici, erano situati quasi tutti su luoghi alti e im-
che fanno parte
dei ricchi corredi
pervi della Grecia centrale e meridionale ed era-
funerari no fortificati con le cosiddette mura ciclopiche.
rinvenuti nelle
tombe, Oltre Micene, le più importanti furono quelle
testimoniano di Tirinto in Argolide, Pilo in Messenia, Tebe
l’ampia
disponibilità di e Gla in Beozia, Iolco in Tessaglia.
questi metalli Dai poemi all’archeologia Di questi regni,
preziosi presso
le classi alte della delle loro vicende e dei loro costumi gli antichi
società micenea. Greci avevano mantenuto il ricordo vago e leg-
La maschera aurea
fu erroneamente gendario in due poemi, da essi attribuiti ad Omero:
definita «di
Agamennone» da
l’Iliade, che narra della guerra e dell’assedio degli
Schliemann, che credette di Achei contro la città di Troia, e l’Odissea, che racconta
riconoscervi le sembianze del
mitico sovrano di Micene.
l’avventuroso ritorno in patria di Odisseo (Ulisse), uno dei pro-
tagonisti dell’impresa troiana.
mura ciclopiche Fino al secolo scorso gli storici erano convinti che i poemi omerici fossero opera di pura
Possenti mura di pietra, costruite fantasia, priva di ogni fondamento storico. Di questo avviso non era, invece, Heinrich
con grandi massi squadrati. Il
termine deriva dal nome dei Ciclopi, Schliemann, un ricco commerciante tedesco, il quale nel 1870, basandosi sulle descrizio-
i giganti con un occhio solo, che ni geografiche dei testi omerici, identificò e scavò, all’estremità occidentale dell’attuale
secondo la leggenda avrebbero Turchia, il sito della città di Troia; nel 1876, seguendo il medesimo metodo, portò alla lu-
costruito quelle mura per Perseo,
fondatore e primo re di Micene. ce nel Peloponneso nord-orientale la rocca di Micene, sede – secondo l’Iliade – di Aga-
mennone, il più potente dei re che guidarono la spedizione contro Troia. Schliemann ri-
trovò a Micene una serie di tombe con ricchissimi corredi funerari: le splendide opere di
oreficeria lo convinsero definitivamente di aver scoperto le sepolture di Agamennone e
del suo seguito. Con questa sensazionale scoperta riemergeva, dopo millenni di oblio, la
civiltà micenea.
Dai poemi alla storia Trascorsa la stagione delle grandi imprese archeologiche di
Schliemann, il quadro si è precisato e modificato. In primo luogo, tutti gli studiosi mo-
derni concordano sul fatto che l’Iliade e l’Odissea non sono opere di un unico autore:
al loro interno troppe sono le differenze del linguaggio, dello stile, delle realtà rappre-
sentate. I poemi omerici sono il frutto di un lungo processo di sedimentazione di com-
posizioni e di rielaborazioni poetiche, trasmesse oralmente, da generazioni e generazio-
LINK p. 117 ni di aedi («cantori») o rapsodi («cucitori» di canti) [®Le voci della comunità]. La re-
Il mito e la storia dazione delle due opere giunta a noi si è consolidata nell’VIII sec. a.C., assumendo for-
ma scritta solo nel VI sec. a.C., e raccoglie tradizioni risalenti a diverse epoche storiche:
alcuni dati appartengono all’età micenea, altri ai successivi secoli «bui» [®6.1], altri an-
cora all’VIII sec. a.C.
GUIDAALLOSTUDIO In secondo luogo, se una parte della costruzione di Schliemann ha avuto conferme, un’al-
1. Che cosa si intende con il termine tra è stata smantellata. Le tombe di Micene sono molto più antiche (di circa tre secoli)
Micenei? della presunta data di distruzione di Troia e non potevano quindi appartenere ad Aga-
2. Chi utilizzava la scrittura lineare B?
3. I palazzi micenei erano privi di
mennone e alla sua cerchia. Le ricerche archeologiche hanno mostrato chiaramente che
mura come quelli cretesi? Troia fu espugnata e incendiata intorno al 1220 a.C., ed è opinione diffusa che gli
4. Che cosa voleva dimostrare
H. Schliemann? Vi riuscì?
Akhkhiyawa – descritti come potenza ostile attiva sulle coste occidentali dell’Asia Mino-
5. Chi erano gli Akhkhiyawa? Chi li re nei testi ittiti del XIV-XIII sec. a.C. – altri non siano che gli Achei omerici o, in termi-
chiamò così?
ni moderni, i Micenei.

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Unità 5
Le origini della civiltà greca

4. La società micenea
La documentazione Nella loro struttura «stratificata» l’Iliade e l’Odissea conservano
precisi elementi che rimandano all’età micenea. Per esempio, il «Catalogo delle navi» del
II libro dell’Iliade, cioè l’elenco delle forze achee in campo a Troia e del-
le relative flotte, descrive un quadro delle «potenze» micenee che è sicu-
ramente molto antico: Micene e Pilo, presentate come le due poten-
ze più importanti, già nell’VIII sec. a.C. erano – come dimostra-
no gli scavi archeologici – due centri insignificanti. A parte i da-
ti ricavabili dall’analisi dei testi omerici e dall’archeologia, la no-
stra documentazione sui Micenei deriva dalle migliaia di tavo-
lette scritte in lineare B ritrovate nei principali insediamenti.
Il contenuto di questi documenti è semplice e ripetitivo: esso

VITA SOCIALE Le voci della comunità


E DIRITTO

N ell’Iliade sono soprattutto gli eroi


stessi a cantare talvolta «le gesta
gloriose degli uomini». Ma nell’Odissea
dei poemi omerici.
Accanto alla trasmissione di un
sapere consolidato, c’era però,
compaiono i cantori di professione, gli aedi. nell’esibizione di un aedo, un largo
Probabilmente fin dall’età micenea gli aedi margine d’improvvisazione: parten-
godettero di un elevato prestigio sociale, do dal ricchissimo patrimonio epico e
benché fossero solitamente di estrazione mitico delle «antiche storie», egli rin-
popolare: erano uomini liberi che esercita- novava continuamente il suo repertorio
vano un’attività specialistica al servizio del- grazie alla tecnica della «composizione
l’aristocrazia e delle corti principesche. orale». Si serviva cioè della metrica, di epi-
Lo stesso Omero, se realmente è esistito un teti ricorrenti, di scene tipiche, di formule
poeta di questo nome, è descritto dalla tra- fisse, per variare e rielaborare all’infinito i
dizione come un aedo cieco, itinerante tra canti a seconda delle esigenze dell’uditorio
le corti dell’Asia Minore. Lo patrocinavano o anche delle sue preferenze personali.
nobili mecenati, forse principi della Ionia, L’aedo componeva mentre cantava e pote-
che amavano udire le gesta dei gloriosi e va continuare per ore intere, a richiesta del
leggendari eroi da cui si vantavano di di- pubblico: cantore e pubblico erano legati
scendere. Nella Grecia arcaica forse l’aedo da un rapporto psicologico molto intenso, π Achille e Aiace giocano ai dadi,
si esibiva anche davanti alla folla in occa- di profonda compartecipazione. 540-530 a.C.
[da Vulci, Museo Gregoriano Etrusco,
sione di feste religiose, ma i suoi interlocu- Un buon aedo doveva però saper incantare Città del Vaticano, Roma]
tori privilegiati erano gli aristocratici, il suo l’uditorio, tenendone viva l’attenzione con i
Un chiaro indizio dell’enorme diffusione che i
ambiente naturale la corte. Tuttavia, la poe- mille strumenti del suo mestiere. La sua me- poemi omerici ebbero in tutto il mondo greco è
sia aedica tende a esprimere sentimenti e moria straordinaria e il suo rapporto con la dato dalla notevole frequenza con cui vengono
valori riconosciuti da tutta la comunità. parola, che sembrava uscirgli dalle labbra raffigurati nella pittura vascolare personaggi ed
come una magia seducente, davano l’im- episodi tratti dall’Iliade e dall’Odissea. L’anfora
Già il filosofo Platone individuava nei rappresenta un episodio dell’Iliade in cui Achille,
poemi omerici una vastità «enciclopedica» pressione che egli avesse un rapporto privi- in un momento di pausa dell’assedio a Troia,
di argomenti: è impossibile essere esperti legiato con qualche dio. gioca a dadi con Aiace.
di Omero – egli disse –, perché bisogne- La recitazione aedica della Grecia antica è
rebbe conoscere tutte le «tecniche»: l’arte infatti simile, per molti aspetti, alla poesia
militare, la divinazione, la medicina e così orale di altri paesi del pianeta e di altre epo- le tecniche degli antichi cantori del mondo
via. Il cantore epico era dunque la memo- che. Proprio per questo, l’osservazione del- greco. Ma questa tradizione è ormai un fe-
ria vivente e il portavoce di un sapere col- la tradizione poetica orale ancora viva in al- nomeno quasi estinto: i mezzi di comunica-
lettivo: anche per questo l’educazione dei cune comunità del XX secolo è stata molto zione di massa hanno sopraffatto la voce de-
giovani Greci si basò a lungo sullo studio importante per comprendere la funzione e gli aedi.

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Modulo 3
Il mondo greco

consiste per lo più in liste di persone (donne, ragazzi e ragazze) connesse alla vita dei pa-
lazzi, o di uomini addetti ai servizi di guardia, razioni di cibo, elenchi di materiali e di ar-
mi, registrazioni di obblighi, tributi, affitti dovuti al palazzo. Molte parole sono di diffi-
cilissima interpretazione. Così, le nostre conoscenze dirette sulla vita dei regni micenei
sono ancora piuttosto imprecise.
La società e l’economia S’intravedono tuttavia, con sufficiente chiarezza, le linee ge-
nerali dell’organizzazione politica e sociale. Al vertice della comunità stava il signore,
chiamato wànax. Lo affiancavano un comandante militare, il lawaghètas, un’aristocrazia
guerriera e sacerdotale, una schiera di scribi per l’esercizio delle funzioni amministrative.
Alla base si trovavano artigiani e contadini che, come nella Creta minoica, appaiono alle
dipendenze dell’organizzazione palaziale: essa, infatti, programmava e dirigeva tutte le at-
tività economiche. Probabilmente solo gli esponenti dell’aristocrazia potevano disporre,
a vario titolo, di appezzamenti di terreno senza detenerne la proprietà, cioè senza avere
diritto di venderli o trasmetterli ereditariamente.
L’economia aveva soprattutto un carattere agricolo: tra i prodotti attestati nelle tavolette
ricorrono il grano, l’olio, il vino, la frutta, ortaggi, legumi, il miele, i derivati dell’alleva-
mento (latte, formaggio, carne). L’alimentazione veniva abbondantemente integrata dal-
π Pittura parietale, XIII sec. a.C.
la pesca. Tra i prodotti artigianali avevano rilievo i tessuti di lana e di lino e la metallur-
[da un palazzo di Thera (Santorini),
Museo Nazionale, Atene] gia del bronzo. L’oreficeria di lusso micenea raggiunse livelli di raffinatezza pari a quella
cretese e si perfezionò soprattutto per influenza di quest’ultima. Per creare questi splen-
aristocrazia
Dal greco àristos, «il migliore», e
kràtos, «potere». Il termine indica † Insediamenti e rotte
un gruppo ristretto di cittadini, i commerciali micenei spinse i Micenei a stabilire contatti Genti di tradizioni guerriere, i
«migliori» per nascita, ricchezza e con l’esterno, non solo lungo le Micenei imposero il loro controllo sul
valore militare che, per questo Dopo il 1400 a.C. i Micenei si consolidate rotte del Mediterraneo Peloponneso, dove costruirono
motivo, occupa un posto sostituirono ai Cretesi nel orientale, ma anche verso nuovi fortificazioni inespugnabili e da dove
preminente all’interno della società. predominio sul Mar Egeo. La itinerari, in particolare in direzione partirono alla conquista di nuovi
carenza di materie prime infatti delle coste dell’Italia meridionale. territori da colonizzare.

Taranto Iolco
Troia

Tebe

Samo
Corinto Atene Eufrate
SICILIA Micene Mileto
Asine
Pilo Ugarit
Siracusa Tirinto Milo

RODI Enkomi
CIPRO

Kurion FENICIA
Cnosso Biblo
CRETA

MAR MEDITERRANEO

Principali fortificazioni
EGITTO
Rotte commerciali micenee
Ni
lo

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Unità 5
Le origini della civiltà greca

didi manufatti, gli artigiani micenei avevano bisogno di materiali (l’ambra, l’avorio, l’oro,
l’argento, il rame, lo stagno) che venivano importati da altre regioni mediterranee.
Tra Oriente e Occidente La civiltà micenea era dunque aperta sul Mediterraneo, e im-
portanti influssi cretesi sulla sua cultura sono innegabili. Ceramica micenea è stata rinve-
nuta un po’ dovunque nel Mediterraneo orientale (da Rodi, a Creta, a Cipro, al Vicino
Oriente), ma anche nel bacino occidentale: in Italia (coste ioniche e del basso Tirreno, Si-
cilia e Sardegna) e in Spagna.
Non bisogna desumere però da questo che i marinai micenei solcassero in lungo e in lar-
go tutto il Mediterraneo: è infatti molto più probabile che quei manufatti fossero vendu-
ti nelle lontane terre dell’Occidente grazie all’intermediazione di popoli più attrezzati per
la navigazione su lunga distanza, come i Ciprioti e i Cretesi.
L’espansione di gruppi di Micenei è invece attestata con sicurezza nel Mediterraneo
orientale: mercanti, artigiani, insediamenti micenei si diffusero lungo le coste meridiona- π Brocca decorata con motivi
li dell’Asia Minore a partire dal 1450 a.C. ca., e portarono anche a forme di espansione marini, 1500 a.C. ca.
[Museo Archeologico, Iraklion (Creta)]
politica. Come si è visto [®5.2], a Cnosso, nell’isola di Creta, si instaurò intorno al 1400
a.C. un regno miceneo che durò circa due secoli. Un altro regno miceneo si costituì nel-
l’isola di Rodi.
Guerra di rapina Quanto alla «guerra di Troia», cantata da Omero nell’Iliade, molto
si è discusso sulle sue vere cause. Alcuni studiosi hanno pensato che la città controllasse

√ «I Greci escono dal cavallo


di Troia» [Museo Archeologico,
Mykonos]
L’immagine su questo vaso greco
del VII secolo a.C. rievoca la guerra
di Troia raccontata da Omero. Il
conflitto ha inizio con il rapimento di
Elena, la sposa di Menelao, re di
Sparta, da parte di Paride, che la
porta con sé a Troia. Parecchi eroi
greci decidono di accorrere in
soccorso di Elena e fra questi
Ulisse, re di Itaca. Dopo dieci lunghi
anni di assedio alla città di Troia, la
dea Atena suggerisce a Ulisse come