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TELEFONO AZZURRO

IL FENOMENO DEL BULLISMO


CONOSCERLO E PREVENIRLO
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A cura di Chiara Angioletti, Laura Michelotto, Cristina Racchi
Approfondimenti a cura di Barbara Fabbri e Daniela Faletra
Con la collaborazione di Marta Pacini e Barbara Forresi
Vignette di Marco Fabbri
IL FENOMENO
DEL BULLISMO
Conoscerlo
e prevenirlo
Premessa 5

1. COS’E’ IL BULLISMO? 7
Definizione 7
Le caratteristiche 8
Le forme di bullismo 9
Il bullismo al maschile e al femminile 10
La variabile età 10
I luoghi 11
APPROFONDIMENTO: Cosa non è bullismo 11

2. LA SITUAZIONE ITALIANA 13

3. I PROTAGONISTI: BULLI, VITTIME E SPETTATORI 14


Il bullo dominante 14
Il bullo gregario 15
La vittima passiva / sottomessa 15
La vittima provocatrice 16
Gli “spettatori” 17
APPROFONDIMENTO: Prevenzione e comportamenti prosociali 18

4. LE CONSEGUENZE DEL BULLISMO 20

5. COME CONTRASTARE IL BULLISMO? 22


DEDICATO AI GENITORI 22
Come individuare vittime e bulli: alcuni campanelli d’allarme 22
Alcuni suggerimenti 23
APPROFONDIMENTO: L’autostima 25
DEDICATO AGLI INSEGNANTI 27
Alcuni suggerimenti 28
Cosa è possibile fare concretamente a scuola? 29
APPROFONDIMENTO: L’assertività 34

6. A CHI RIVOLGERSI 36

BIBLIOGRAFIA 37
Telefono Azzurro 38
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

Premessa

O gni giorno la cronaca


affronta il delicato tema
del bullismo, nelle sue
molteplici manifestazioni.
Spesso sull’interesse del bambino
al ruolo rivestito. Protagonisti del
fenomeno sono: da un lato il bullo
(o i bulli) che, ripetutamente nel
tempo, sfruttano una posizione
di superiorità per aggredire,
e dell’adolescente, sembrano pre- derubare, isolare, insultare o
valere la questione della perico- deridere un compagno. Dall’altro
losità e l’esigenza di controllo: il la vittima che, senza essere in
bullismo può essere interpretato grado di reagire e di ribellarsi,
come un “problema sociale”, la sperimenta una condizione di
cui unica soluzione rischia di es- profonda sofferenza, di grave
sere rintracciata nella punizione e svalutazione delle propria identità,
nella repressione del comporta- di crudele emarginazione: se non
mento aggressivo. protetta opportunamente, può
Tutto ciò indica la necessità, condi- chiudersi in se stessa e cedere
visa e sostenuta anche dal Telefo- allo sconforto della solitudine e
no Azzurro, di recuperare l’atten- dell’impotenza. Al contrario di
zione su queste manifestazioni di quanto si possa comunemente
disagio infantile/adolescenziale in pensare bulli e vittime non sono
un’ottica di prevenzione e di pro- gli unici protagonisti degli episodi
mozione del benessere personale di prepotenza, in quanto un ruolo
e sociale. Le espressioni del disa- fondamentale è giocato dagli
gio in età evolutiva, infatti, posso- “esterni”, cioè i compagni che
no essere molteplici, in relazione quotidianamente assistono a tali
alle caratteristiche di personalità e situazioni o sono a conoscenza
ai diversi contesti socio-familiari. del loro verificarsi. Nella
Uno dei luoghi in cui più maggior parte dei casi, i coetanei
frequentemente emerge questo osservatori non sono consapevoli
tipo di disagio è costituito del valore del loro atteggiamento
dalle aule scolastiche: accanto di fronte a bulli e vittime e non
alle più generali difficoltà di si considerano parte attiva nella
apprendimento e relazionali, che dinamica relazionale.
possono sfociare nell’abbandono La prevenzione non è affatto un
scolastico e nel drop out, si evidenzia luogo comune nel caso del bul-
il fenomeno del bullismo, sempre lismo; il primo passo è acquisire
più diffuso e studiato. In questo gli strumenti per riconoscere il
caso, l’agire prepotente nei fenomeno. Il bullismo infatti, si
confronti dei compagni, origina manifesta attraverso una serie di
una situazione di disagio in cui i campanelli d’allarme che possono
vari soggetti coinvolti sviluppano essere identificati precocemente.
vissuti emotivi diversi in relazione Se non individuato per tempo

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ilil FENOMENO DEL BULLISMO

o male interpretato, le difficoltà in situazioni di bullismo. Ma anche


legate al bullismo possono accre- dedicando maggiore spazio alla
scersi, lo sviluppo e l’integrazione ricerca di strumenti conoscitivi e
sociale essere irreparabilmente di un confronto sulle possibili ri-
compromessi. sposte ad un disagio che può ma-
La rilevazione dei segnali di disagio nifestarsi in forme difficilmente
deve riguardare e coinvolgere ogni riconoscibili.
soggetto della rete sociale e deve E’ per questo motivo che la
essere multidisciplinare, compren- guida per genitori e insegnanti di
dendo sia fattori socioculturali che quest’anno è dedicata al tema del
psicologici, in un’ottica evolutiva. bullismo. Spunto di riflessione
La famiglia, il mondo della scuola sono state le numerose telefonate
e degli amici possono costituire, in che quotidianamente giungono
questo senso, una risorsa preziosa. alle linee del Telefono Azzurro,
La prevenzione è dunque che testimoniano la rilevanza
possibile, a condizione che esista del fenomeno e la sofferenza dei
un sistema (familiare e sociale) giovani che ne sono coinvolti.
attento ai segnali del disagio, ma L’opuscolo è rivolto, come
anche capace di promuovere i precedenti, a genitori ed
risorse, potenzialità, competenze: insegnanti, con l’obiettivo non
gli esperti in problematiche solo di rispondere alle loro
dell’infanzia e dell’adolescenza esigenze, fornendo indicazioni e
utilizzano sempre più i concetti di suggerimenti operativi, ma anche
empowerment, di comportamenti di stimolare una visione critica del
prosociali e di life skills (o abilità fenomeno, dei possibili interventi
di vita), la cui promozione e della sua prevenzione.
contribuisce ad un armonico Per la prima volta all’interno di
sviluppo personale e sociale, ma queste guide di Telefono Azzurro,
anche alla salvaguardia dei diritti compare anche un inserto stacca-
umani1. bile dedicato a bambini e ragazzi.
Occorre dunque rivolgere maggio- Si tratta di un fascicoletto che, in
re attenzione non solo alle conse- modo semplice e accessibile, si
guenze del bullismo, ma anche alle propone di avvicinare i più giova-
numerose variabili che aumentano ni alla conoscenza del fenomeno,
la vulnerabilità del bambino (fat- guidandoli in un percorso di rifles-
tori di rischio) ed alle risorse sulle sione sul problema e di individua-
quali far leva per prevenirne gli zione delle possibili soluzioni.
effetti negativi (fattori di prote-
zione); dedicare sempre maggiori
risorse alla prevenzione sensibi-
lizzando e formando genitori e
insegnanti ad una precoce presa in
1
Nimh (2001); Who (1999). carico e ad un efficace intervento A cura di Ernesto Caffo

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ilil FENOMENO DEL BULLISMO

1. Cosʼè il bullismo?

S pesso accade che i mass


media riportino episodi di
cronaca in cui sono coinvolti
bambini e ragazzi implicati in atti
di prevaricazione nei confronti
altri paesi europei e in quelli
extraeuropei tra la fine degli anni
’80 e l’inizio degli anni ’90: in
Italia, così come in Spagna, Regno
Unito, Olanda, Irlanda, Canada,
dei coetanei. Frequentando Stati Uniti, Australia e Giappone
gli ambienti scolastici, non è sono state condotte numerose
raro imbattersi in situazioni in ricerche volte a cogliere la natura
cui si verificano con una certa e la frequenza del fenomeno e
continuità prepotenze all’interno a predisporre efficaci strategie
del gruppo dei pari. Gli atti di operative per combatterlo.
prevaricazione possono proseguire
all’esterno del contesto scolastico: Definizione
probabilmente, camminando per Il termine bullismo deriva dalla
strada ci sarà capitato qualche parola inglese “bullying”, mentre
volta di incrociare un gruppetto nelle lingue scandinave il termine
di ragazzi che se la prende con utilizzato è “mobbing”, anch’esso
un compagno che non riesce a entrato ormai a far parte del nostro
difendersi. linguaggio comune per definire le
Per identificare tali situazioni, in prevaricazioni tra adulti in ambito
molteplici occasioni, viene utiliz- lavorativo.
zato il termine “bullismo”. Tale Il bullismo viene definito come
fenomeno è articolato e comples- un’oppressione, psicologica o fisica,
so, con caratteristiche e manifesta- ripetuta e continuata nel tempo,
zioni ben precise. perpetuata da una persona - o da un
Nella nostra società il bullismo è gruppo di persone - più potente nei
piuttosto diffuso: la sua crescente confronti di un’altra persona percepita
rilevanza ha suscitato l’interesse come più debole3.
degli esperti in problematiche del- Secondo Olweus2 “uno studente
l’infanzia e dell’adolescenza, i quali è oggetto di bullismo, ovvero è
hanno cercato non solo di definire prevaricato e vittimizzato, quan-
il fenomeno, ma anche di mettere do viene esposto, ripetutamente
a punto strategie di intervento per nel corso del tempo, alle azioni
prevenirlo e contrastarlo. offensive messe in atto da parte
I primi studi sul bullismo furono di uno o più compagni”. Più spe-
condotti agli inizi degli anni ’70 ad cificamente “un comportamento
opera di Heinemann1 e di Olweus2 ‘bullo’ è un tipo di azione che mira
in Svezia, dove il verificarsi di deliberatamente a far del male o a
1
Heinemann (1972) alcuni gravi episodi mobilitò danneggiare; spesso è persistente,
2
Olweus (1973) l’opinione pubblica. L’interesse talvolta dura per settimane, mesi,
3
Farrington (1993) per il bullismo si intensificò negli persino anni ed è difficile difen-

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ilil FENOMENO DEL BULLISMO

dersi per coloro che ne sono vitti- forza fisica: il bullo è più forte
me. Alla base della maggior parte della media dei coetanei e della
dei comportamenti sopraffattori vittima in particolare, mentre
c’è un abuso di potere e un desi- la vittima è più debole della
derio di intimidire e dominare”4. media dei coetanei e del bullo
in particolare. Altri fattori che
Dalle diverse definizioni sopra intervengono sono la differenza
presentate, è possibile ricavare di età (i bulli sono generalmente
alcuni elementi comuni che bambini più grandi) o il genere
delineano il fenomeno nella sua sessuale (il ruolo di bullo è
specificità. generalmente agito da maschi
mentre le vittime possono
Le caratteristiche essere indifferentemente
Le caratteristiche distintive del maschi o femmine).
bullismo sono:
• L’intenzionalità. Spesso gli episodi di bullismo
Gli atti bullistici sono vedono coinvolto un singolo
intenzionali: il bullo agisce con soggetto contro un altro; è però
l’intenzione e lo scopo preciso altrettanto frequente il caso in cui
di dominare sull’altra persona, a mettere in atto le prepotenze sia
di offenderla e di causarle un gruppetto di 2 o 3 persone ai
danni o disagi. danni di una sola vittima5.
Proprio perché il bullismo coin-
• La persistenza nel tempo.
volge due o più individui, per com-
I comportamenti bullistici
prenderlo è necessario cogliere la
sono persistenti nel tempo:
sua natura relazionale: è dunque
sebbene anche un singolo fatto
fondamentale focalizzarsi non solo
grave possa essere considerato
sui problemi di comportamento o
una forma di bullismo, di solito
di temperamento del singolo, ma
gli episodi sono ripetuti nel
anche e soprattutto sulla tipologia
tempo e si verificano con una
di rapporto che si è venuta a creare
frequenza piuttosto elevata.
tra bullo e vittima. In questo sen-
• L’asimmetria della relazione. so, più che focalizzare l’attenzione
La relazione tra bullo e su “cosa fa il bullo” o sulle sue ca-
vittima è di tipo asimmetrico: ratteristiche, è importante cogliere
ciò significa che c’è una le dinamiche relazionali esistenti
disuguaglianza di forza e di tra bullo e vittima.
potere, per cui uno dei due Inoltre, come vedremo più
sempre prevarica e l’altro approfonditamente nei paragrafi
sempre subisce, senza riuscire successivi, quando gli atti di
a difendersi. La differenza di bullismo avvengono all’interno
4
Sharp e Smith (1995) potere tra il bullo e la vittima della scuola, è necessario estendere
5
Olweus (1993) deriva essenzialmente dalla la nostra attenzione a tutto il

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ilil FENOMENO DEL BULLISMO

gruppo classe che contribuisce (più Arshad è un ragazzino pakistano di


o meno attivamente) a “costruire” 12 anni.
i ruoli di bullo e di vittima e a Inserito da poche settimane in
mantenerli rigidi e invariati nel seconda media, nella scuola del paese
corso del tempo. in cui si è appena trasferito insieme
ai genitori. Parole pronunciate in
Le forme di bullismo1 modo scorretto, a causa della scarsa
Gli episodi di prepotenza si pos- conoscenza della lingua italiana,
sono manifestare con diverse mo- suscitano spesso l’ilarità dell’intera
dalità, più o meno esplicite e più o classe, istigata dall’atteggiamento
meno evidenti. provocatorio di un compagno che si
Due sono le principali forme di rivolge ad Arshad dicendo: “Ma
bullismo: diretto e indiretto. come parli? Non sai parlare!”.
Il bullismo diretto è costituito dai Gli insegnanti si accorgono che
comportamenti aggressivi e prepo- anche durante i momenti di gioco il
tenti più visibili e può essere agito ragazzino viene preso in giro.
in forme sia fisiche sia verbali.
Il bullismo diretto fisico consiste Il bullismo di tipo indiretto,
nel picchiare, prendere a calci e a invece, si gioca più sul piano
pugni, spingere, dare pizzicotti, psicologico, è meno evidente e
graffiare, mordere, tirare i capelli, più difficile da individuare, ma
appropriarsi degli oggetti degli non per questo meno dannoso
altri o rovinarli. per la vittima. Esempi di bullismo
indiretto sono l’esclusione dal
Stefano è un bambino di 9 anni che gruppo dei coetanei, l’isolamento,
frequenta la 3° elementare. l’uso ripetuto di smorfie e gesti
Esile di corporatura, ha un carattere volgari, la diffusione di pettegolezzi
timido e riservato. Quasi tutti e calunnie sul conto della vittima,
i giorni, durante la ricreazione, il danneggiamento dei rapporti di
Stefano viene avvicinato e spintonato amicizia.
da due o tre bambini più grandi,
che frequentano la 5°, i quali Elena è una bambina di 10 anni che
regolarmente lo costringono con la frequenta la 5° elementare.
forza a dare loro la merenda. Stefano Da qualche tempo un gruppetto di
non riesce a difendersi e si vergogna a compagne diffonde pettegolezzi sul
parlare di questi episodi. suo conto e sostiene che non si vesta
alla moda, per allontanarla da
1
I casi qui presentati
Il bullismo diretto verbale implica Sofia, l’unica sua amica all’interno
sono modificati riguardo il minacciare, insultare, offendere, della classe. In seguito a ciò, Elena
tutte le informazioni prendere in giro, esprimere è spesso sola ed esclusa dal gruppo
soggette al rispetto della pensieri razzisti, estorcere denaro anche nei momenti di gioco.
privacy. o beni materiali.

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ilil FENOMENO DEL BULLISMO

Il bullismo al maschile vittima e raramente si dimostrano


e al femminile dispiaciuti o in colpa dopo aver
A differenza di quanto comune- compiuto atti di prepotenza.
mente si ritenga, il bullismo è un
fenomeno che riguarda sia i maschi La variabile età
che le femmine; si esprime però in I soggetti implicati nel fenomeno
modi differenti nei due casi. del bullismo sono bambini e ado-
I maschi mettono in atto preva- lescenti in una fascia di età com-
lentemente prepotenze di tipo presa tra i 7-8 e i 14-16 anni. Gli
diretto, con aggressioni per lo più individui maggiormente coinvolti
fisiche ma anche verbali. sono comunque i bambini del-
Tali comportamenti sono agiti nei le scuole elementari e dei primi
confronti sia dei maschi che delle anni delle scuole medie, dove il
femmine. fenomeno sembra essere diffuso
Le femmine, invece, utilizzano in e pervasivo.
genere modalità indirette di pre- Secondo i dati a nostra disposi-
varicazione e le rivolgono preva- zione, con il passare del tempo
lentemente verso altre femmine. il bullismo tende a seguire un
Poiché le forme di bullismo indi- particolare decorso: il numero e
retto sono più sottili e più diffi- la frequenza degli episodi di bul-
cili da riconoscere, il bullismo “al lismo sembrano diminuire con la
femminile” è stato individuato più crescita del bambino. In modo
tardi rispetto a quello maschile ed particolare gli episodi diminui-
è più difficile da cogliere anche per scono nel passaggio tra le scuole
gli insegnanti. primarie e le scuole secondarie di
Oltre ad agire maggiormente in primo grado e, ancor più signifi-
modo diretto, i maschi subiscono cativamente, con il passaggio dal
soprattutto azioni di tipo diretto; primo al secondo grado di scuola
le femmine invece subiscono in secondaria.
genere azioni di tipo indiretto. L’aspetto che muta maggiormen-
Anche in termini di percezione te è relativo al bullismo diretto fi-
del fenomeno bullismo e di atteg- sico: con la crescita del bambino,
giamento verso di esso emergono infatti, diminuiscono soprattutto
delle differenze tra maschi e fem- le manifestazioni di bullismo che
mine. Le femmine manifestano, in fanno ricorso alla forza fisica.
generale, una maggiore capacità di Se da una parte un minor numero
empatia, cioè una capacità di met- di ragazzi è coinvolto nel feno-
tersi nei panni degli altri e in parti- meno, dall’altra, però, i ruoli di
colare della vittima, comprenden- bullo e di vittima tendono a radi-
do il suo stato d’animo e coglien- calizzarsi e a diventare più rigidi.
do la sua tristezza e il suo disagio. Le prevaricazioni vengono indi-
I maschi, al contrario, hanno più rizzate a un numero più ristretto
difficoltà ad immedesimarsi nella di ragazzi, sempre gli stessi, che si

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ilil FENOMENO DEL BULLISMO

identificano sempre più nel ruolo I luoghi


di ‘vittima’. I contesti in cui gli episodi di
Sebbene si assista, con il bullismo avvengono con maggior
trascorrere del tempo, ad una frequenza sono gli ambienti
diminuzione della frequenza degli scolastici: le aule, i corridoi, il
atti bullistici, spesso la gravità cortile, i bagni e in genere i luoghi
degli stessi aumenta: nel corso isolati o poco sorvegliati, come
dell’adolescenza, infatti, cresce il per esempio gli spogliatoi della
livello di pericolosità e di intensità palestra o i laboratori.
delle azioni messe in atto contro Generalmente i bulli e le vittime
l’altro, fino a sfociare, nei casi fanno parte della stessa classe,
più estremi, in comportamenti per cui accade frequentemente
devianti. che questa diventi il luogo
Va sottolineato che tali compor- privilegiato in cui si manifestano
tamenti non sono più ascrivibi- le prevaricazioni.
li alla categoria “bullismo”, ma Azioni bullistiche, però, possono
rientrano nella gamma dei com- essere perpetrate anche durante il
portamenti antisociali e illegali. tragitto casa-scuola e viceversa.

COSA NON È BULLISMO


Il bullismo è una tra le possibili manifestazioni di aggressività messe in
atto dai bambini e dagli adolescenti.
Sebbene non sia sempre semplice riconoscere ad un primo sguardo
le differenti tipologie di comportamenti aggressivi, è però possibile
distinguere quelli più specificamente riconducibili alla categoria
“bullismo” da quelli che, invece, non entrano a far parte di questo
fenomeno.
Una prima categoria di comportamenti non classificabili come
bullismo è quella degli atti particolarmente gravi, che più si avvicinano
ad un vero e proprio reato. Attaccare un coetaneo con coltellini o
altri oggetti pericolosi, fare minacce pesanti, procurare ferite fisiche
gravi, commettere furti di oggetti molto costosi, compiere molestie
o abusi sessuali sono condotte che rientrano nella categoria dei
comportamenti antisociali e devianti e non sono in alcun modo
definibili come “bullismo”.
Allo stesso modo, i comportamenti cosiddetti “quasi aggressivi”, che
spesso si verificano tra coetanei, non costituiscono forme di bullismo.
I giochi turbolenti e le “lotte”, particolarmente diffusi tra i maschi,
o la presa in giro “per gioco” non sono definibili come bullismo in
quanto implicano una simmetria della relazione, cioè una parità di
potere e di forza tra i due soggetti implicati e una alternanza dei ruoli
prevaricatore/prevaricato.

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ilil FENOMENO DEL BULLISMO

A contribuire alla difficoltà di distinguere con chiarezza che cosa sia


il bullismo e, soprattutto, ad ostacolare gli interventi per contrastarlo,
giocano un ruolo di rilievo alcuni pregiudizi e luoghi comuni diffusi
nell’immaginario collettivo.
Alcune tra le idee preconcette più diffuse sono:
• Il bullismo, in fondo, è solo “una ragazzata”.
Al contrario, gli atti bullistici sono tutt’altro che un gioco, anche
se spesso i bulli si nascondono dietro a questa giustificazione per
evitare la punizione.
• Il bullismo fa parte della crescita, è una fase normale che serve a
“rafforzarsi”.
In realtà il bullismo non è un fenomeno fisiologicamente connesso
alla crescita e non serve affatto a rinforzare, ma crea disagio e
sofferenza sia in chi lo subisce che in chi lo esercita.
• Chi subisce le prepotenze dovrebbe imparare a difendersi.
La vittima non è in grado di difendersi da sola e il continuo subire
prepotenze non la aiuta certo a imparare a farlo, ma aumenta il suo
senso di impotenza.
• Le caratteristiche esteriori della vittima rivestono un ruolo
fondamentale.
Si pensa comunemente che ad influire in modo decisivo nella
“designazione della vittima” intervengano l’aspetto fisico e alcuni
particolari esteriori come l’essere in sovrappeso, avere i capelli rossi,
portare gli occhiali, avere un difetto di pronuncia. In realtà molti
bambini possiedono tali caratteristiche, senza per questo essere
vittime di atti di bullismo. Piuttosto, spesso i bulli portano tali
elementi come “giustificazione” per i loro gesti.
• Il bullismo è un fenomeno proprio delle zone più povere e
degradate, è più diffuso nelle grandi città, nelle scuole e nelle classi
più numerose.
Tali convinzioni non trovano riscontro nella realtà. Il bullismo
è infatti altrettanto diffuso nelle zone più benestanti dal punto di
vista socioeconomico, così come nelle scuole e nelle classi meno
numerose.
• Il bullismo deriva dalla competizione per ottenere buoni voti a
scuola.
Talvolta si crede che il bullo agisca aggressivamente in seguito alle
frustrazioni per i ripetuti fallimenti scolastici: questa opinione non
ha fondamento, anche perché sia i bulli che le vittime ottengono a
scuola voti più bassi della media.
• Il bullo ha una bassa autostima e al di là delle apparenze è ansioso
e insicuro.
Il bullo è un soggetto con un forte bisogno di dominare sugli altri ed è
incapace di provare empatia. Generalmente non soffre di insicurezza o
ansia, e la sua autostima è nella norma o addirittura superiore alla media.

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ilil FENOMENO DEL BULLISMO

2. La situazione italiana

N el nostro Paese sono


stati condotti molteplici
studi sul fenomeno del
bullismo, che hanno cercato di
delineare quale sia la situazione
Condizione dell’Infanzia e del-
l’Adolescenza realizzato nel 2002,
dall’indagine condotta su un cam-
pione rappresentativo di 3800
adolescenti di età compresa tra i
a livello nazionale. Le ricerche 12 e i 18 anni, emerge che quasi
hanno preso in considerazione un terzo degli intervistati (33,5%)
varie realtà regionali e locali, con le riferisce che nella propria scuola si
loro peculiarità e le loro molteplici verificano minacce o atti di prepo-
differenze. tenza continui da parte dei com-
Ad oggi manca però un sistema pagni (v. tab. 1).
di monitoraggio permanente sul Tale dato rimane pressoché stabile
fenomeno bullismo nonché un (35,4%) nella ricerca condotta nel-
sistema organizzato in grado di l’anno 2004 su un campione rap-
integrare i dati provenienti dai presentativo di 3453 adolescenti
diversi sensori sociali presenti sul e pubblicata nel 5° Rapporto Na-
territorio. zionale sulla condizione dell’in-
Interessanti a questo proposito le fanzia e dell’adolescenza (Telefo-
ricerche campionarie svolte per no Azzurro-Eurispes, 2004). Dalla
l’annuale Rapporto Nazionale ricerca del 2002 emerge inoltre
sulla condizione dell’infanzia e che quasi la metà del campione ha
dell’adolescenza realizzato da riferito anche di avere minacciato
Telefono Azzurro ed Eurispes. o picchiato qualcuno. Del 53,4%
Nella ricerca condotta nell’anno del campione che ha riferito di
2000 (I Rapporto Nazionale non aver mai minacciato nessuno,
sulla Condizione dell’Infanzia e le femmine rappresentano il dop-
della Preadolescenza) emergeva pio dei maschi. I maschi infine,
che solo un ridotto numero di hanno riferito di aver minacciato
femmine dichiaravano di mettere e picchiato qualcuno con una per-
in atto delle prepotenze. centuale tripla rispetto alle femmi-
Nel 3° Rapporto Nazionale sulla ne (vedi tab.2).
Tab.1
Nella tua scuola si verificano minacce o atti di prepotenza continui da
parte dei compagni?
Sesso
Maschi Femmine Totale
Sì 39,2% 28,0% 33,5%
No 60,8% 72,0% 66,5%
Totale 100% 100% 100%
(fonte: Telefono Azzurro / Eurispes – anno 2002)

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ilil FENOMENO DEL BULLISMO

Tab.2
Ti è mai capitato di minacciare o picchiare qualcuno?
Sesso
Maschi Femmine Totale
No, mai 36,2% 70,3 53,4%
Sì, ho minacciato 19,9% 14,3% 17,1%
Sì, ho picchiato qualcuno 20,8% 8,4% 14,5%
Sì, ho fatto entrambe le cose 23,1% 7,0% 15,0%
Totale 100% 100% 100%
(fonte: Telefono Azzurro / Eurispes – anno 2002)

3. I protagonisti: bulli, vittime e spettatori

G li “attori” che prendono


parte agli episodi di bulli-
smo possono rientrare in
tre grandi categorie:
- i bulli, che mettono in atto le
Il bullo dominante
Di questo gruppo fanno parte quei
ragazzi comunemente identificati
come i “classici” bulli.
Il bullo dominante:
prevaricazioni • è un soggetto più forte della
- le vittime, che subiscono le pre- media dei coetanei e della vit-
potenze tima in particolare;
- gli spettatori, che non prendono • ha un forte bisogno di potere,
parte attivamente alle prepo- di dominio e di autoafferma-
tenze, ma vi assistono. zione: prova soddisfazione nel
All’interno di tali raggruppamenti sottomettere, nel controllare e
è possibile individuare alcune sot- nell’umiliare gli altri;
tocategorie. Per quanto riguarda il • è impulsivo e irascibile: ha
bullo, è possibile parlare di “bul- difficoltà nel controllo delle
lo dominante” o di “bullo grega- pulsioni e una bassa tolleranza
rio”, mentre la vittima è definibile alle frustrazioni;
come “vittima passiva/sottomes- • ha difficoltà nel rispettare le
sa” o “vittima provocatrice”. Tra regole;
gli “spettatori”, poi, vi sono i so- • assume comportamenti ag-
stenitori del bullo, i difensori della gressivi non solo verso i coe-
vittima e la cosiddetta “maggio- tanei, ma anche verso gli adulti
ranza silenziosa”. (genitori e insegnanti), nei
Quali sono le caratteristiche di confronti dei quali si mostra
personalità e gli stili comporta- oppositivo e insolente;
mentali che contraddistinguono le • approva la violenza come
diverse tipologie? mezzo per ottenere vantaggi e

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ilil FENOMENO DEL BULLISMO

acquisire prestigio; Il bullo gregario


• mostra scarsa empatia (cioè I bulli gregari, definiti anche bulli
capacità di mettersi nei panni passivi, costituiscono il gruppetto
dell’altro) e quindi non riesce di due o tre persone che assumono
a comprendere gli stati d’ani- il ruolo di “sobillatori” e “segua-
mo della vittima e la sua sof- ci” del bullo dominante. Pur non
ferenza; prendendo iniziative, i bulli gregari
• manca di comportamenti pro- intervengono rinforzando il com-
sociali (altruistici); portamento del bullo dominante
• ha scarsa consapevolezza delle ed eseguendo i suoi “ordini”.
conseguenze delle prepotenze Tale gruppo presenta caratteri-
commesse, non mostra sensi stiche più eterogenee rispetto al
di colpa ed è sempre pronto a primo.
giustificare i propri comporta- Il bullo gregario:
menti, rifiutando di assumer- • aiuta e sostiene il bullo domi-
sene le responsabilità (pensa nante;
che la vittima “si merita di es- • spesso agisce in piccolo gruppo;
sere trattata così”); • non prende l’iniziativa di dare
• ha un’autostima elevata (nella il via alle prepotenze;
media o al di sopra) e un’im- • spesso è un soggetto ansioso
magine positiva di sé, che osta- e insicuro;
cola la motivazione al cambia- • ha un rendimento scolastico
mento; basso;
• non soffre di ansia o insicurezza; • gode di scarsa popolarità all’in-
• il suo rendimento scolasti- terno del gruppo dei coetanei;
co, variabile durante la scuola • crede che la partecipazione alle
elementare, tende a peggio- azioni bullistiche gli dia la pos-
rare progressivamente, fino a sibilità di affermarsi e di acce-
portare talvolta all’abbandono dere al gruppo dei “forti”;
scolastico; • è possibile che provi senso di
• è spesso abile nello sport e nel- colpa per le prepotenze com-
le attività di gioco; messe e una certa empatia nei
• la sua popolarità presso i confronti della vittima.
coetanei è nella media, o ad-
dirittura al di sopra di essa so- La vittima passiva/sottomessa
prattutto tra i più piccoli, che E’ la “classica” vittima a cui si
subiscono il fascino della sua pensa solitamente:
maggiore forza fisica. Sebbe- • è un soggetto più debole della
ne con il passare del tempo media dei coetanei e del bullo
la sua popolarità diminuisca, in particolare;
il bullo non raggiunge mai i • è ansioso e insicuro;
livelli di impopolarità della • è sensibile, prudente, tranquil-
vittima. lo, fragile, timoroso;

15
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

• è incapace di comportamenti Sembra che le vittime “segnalino”


assertivi; agli altri la propria vulnerabilità:
• ha una bassa autostima, un’opi- ciò le renderebbe bersagli ancora
nione negativa di se stesso e più facili da individuare per i bulli.
delle proprie competenze, che Alcune categorie di bambini e
viene ulteriormente svalutata ragazzi sembrerebbero maggior-
dalle continue prevaricazioni mente a rischio di vittimizzazione
subite; in quanto più vulnerabili: tra di
• a scuola spesso è solo, escluso essi i bambini appartenenti ad una
dal gruppo dei coetanei e dif- diversa cultura, o coloro che pre-
ficilmente riesce a crearsi delle sentano disabilità.
amicizie;
• ha bisogno di protezione: a La vittima provocatrice
scuola cerca la vicinanza degli La vittima provocatrice è un sog-
adulti; getto che, con il suo comporta-
• se attaccato, è incapace di di- mento, provoca gli attacchi degli
fendersi: spesso reagisce alle altri. Contrariamente alla vittima
prepotenze piangendo e chiu- passiva (che subisce senza reagi-
dendosi in se stesso; re), spesso la vittima provocatrice
• è contrario ad ogni tipo di vio- contrattacca le azioni aggressive
lenza; dell’altro, ricorrendo talvolta alla
• il suo rendimento scolastico, forza (anche se in modo poco ef-
vario nella scuola elementare, ficace).
tende a peggiorare nel corso Proprio perché sia agisce, sia subisce
della scuola media; le prepotenze, questo soggetto vie-
• ha una scarsa coordinazione ne definito anche “bullo-vittima”.
corporea ed è poco abile nelle Il bambino/ragazzo vittima pro-
attività sportive e di gioco; tal- vocatrice:
volta ha paure relative al pro- • è generalmente un maschio;
prio corpo (per es. ha paura di • è irrequieto, iperattivo, impul-
farsi male); sivo;
• nega l’esistenza del problema • talvolta è goffo e immaturo;
e la propria sofferenza e fini- • ha problemi di concentrazione;
sce per accettare passivamente • assume comportamenti e abi-
quanto accade; spesso si auto- tudini che causano tensione e
colpevolizza; irritazione nei compagni (non
• non parla con nessuno delle solo nei bulli, ma nell’intera
prepotenze subite perché si classe) e perfino negli adulti,
vergogna, per timore di “fare provocando reazioni negative
la spia” e per paura che le pre- a proprio danno;
potenze diventino ancora più • è ansioso e insicuro;
gravi. • ha una bassa autostima;

16
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

• è preoccupato per la propria possono con il loro comportamen-


incolumità fisica. to favorire o frenare il dilagare del
fenomeno.
Gli “spettatori” Poiché nella maggior parte dei casi
Di solito quando si parla di bullismo le prepotenze non vengono denun-
si pensa esclusivamente al coinvolgi- ciate e il gruppo non interviene per
mento dei bulli e delle vittime. Ac- fermarle, viene utilizzato il termine
canto a loro, però, vi è una grande “maggioranza silenziosa”.
maggioranza di bambini e ragazzi Il bullismo è quindi un fenomeno
che assiste alle prevaricazioni o ne di gruppo che coinvolge la tota-
è a conoscenza: circa l’85% degli lità dei soggetti, i quali possono
episodi di bullismo avviene infatti assumere diversi ruoli sostenendo
in presenza del gruppo dei pari1. il bullo, difendendo la vittima o
Questi soggetti, definiti “spettatori”, mantenendosi neutrali.

Sostenitore del bullo Agisce in modo da rinforzare il comporta-


mento del bullo (per es. incitandolo, ridendo
o anche solo rimanendo a guardare)

Difensore della vittima Prende le parti della vittima difendendola,


(soprattutto femmine) consolandola o cercando di interrompere le
prepotenze

Maggioranza silenziosa: Davanti alle prepotenze non fa nulla e cerca


esterno, indifferente, outsider di rimanere al di fuori della situazione

Proprio la maggioranza silenziosa legittimare i comportamenti pre-


costituisce una risorsa di grandissi- potenti e incentivano la loro per-
mo valore ed è fondamentale fare petuazione.
leva su di essa per ridurre la porta- Le strategie che gli “spettatori”
ta del bullismo: la mancanza di op- possono utilizzare per fermare le
posizione e l’adesione a una logica prepotenze possono essere più o
di omertà, infatti, contribuiscono a meno dirette2:
STRATEGIE “ATTIVE” STRATEGIE “PASSIVE”
- richiedere l’aiuto di un adulto - rifiutare di prendere parte
- esprimere apertamente a livello verbale alla situazione
la disapprovazione per i comportamenti - esprimere a livello non ver-
prevaricatori (per es. dicendo esplicita- bale il rifiuto di prendere
mente al bullo di smetterla) parte alle prepotenze
- cercare di aiutare la vittima a sottrarsi alla - aprire il proprio gruppo alla
situazione vittima
1
Craig e Pepler (1997) - sollecitare i compagni a non appoggiare
2
Sharp e Smith (1994) i bulli

17
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

E’ importante che la vittima si sogna far passare al bullo il mes-


senta ascoltata dai compagni e ri- saggio che i suoi comportamenti
conosca in loro delle persone a cui prepotenti ricevono una generale
poter chiedere aiuto nei momenti disapprovazione.
di difficoltà; allo stesso modo bi-

PREVENZIONE E COMPORTAMENTI PROSOCIALI


Nel periodo dai tre ai sei anni circa, le abilità sociali dei bambini si
arricchiscono grazie alle maggiori occasioni di contatto con i coetanei
e con adulti al di fuori della famiglia: l’ingresso alla scuola materna
rappresenta per il bambino/a una importante esperienza sociale
allargata.
Il bambino entra a far parte in modo stabile di un gruppo di coetanei,
con i quali ha l’opportunità di compiere nuove esperienze di gioco, ma
la convivenza gli pone nuove sfide: capire il punto di vista dell’altro e
adattarvisi almeno in parte, collaborare con i compagni e frenare gli
impulsi aggressivi, imparare a difendersi quando occorre.
I rapporti con i coetanei contribuiscono in modo sostanziale allo
sviluppo delle competenze sociali e la mediazione dell’adulto è
necessaria per far sì che il bambino si adegui alle nuove regole di
comportamento.
E’ importante tenere presente che l’aggregazione dei bambini nelle
istituzioni educative può portare alla nascita di frequenti litigi e tensioni
che sono da considerare tuttavia normali.
Il bambino ha, in effetti, il diritto a vivere il conflitto o il litigio perché
ciò rappresenta per lui una specifica forma di apprendimento per
l’acquisizione di regole sociali: è nel conflitto, infatti, che il bambino
scopre il senso del limite, ovvero la presenza degli altri, siano essi
adulti o coetanei. In questo contesto relazionale, il bambino impara
ad arginare il proprio egocentrismo, a controllare i propri impulsi
aggressivi e a riconoscere la resistenza dell’altro.
Insomma, nel conflitto il bambino vive un’esplorazione personale
come vera area di crescita formativa.

Le ricerche condotte negli ultimi anni hanno dimostrato che il bambino


in età prescolare è desideroso di contatti con l’altro ed è in grado
di sviluppare rapporti significativi con i coetanei e con gli adulti di
riferimento e di mettere in pratica una infinità di strategie per favorire
e mantenere questi rapporti.
Inoltre, varie ricerche hanno individuato nei bambini la capacità di
comportarsi con modalità “empatiche”, in modo collaborativo e
cooperativo, e non ultimo la capacità di risolvere in maniera positiva
un conflitto.
Questi aspetti sono definiti come comportamenti “prosociali”, dove

18
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

alla radice di questi atti c’è la comprensione dell’altro e la conseguente


e adeguata reazione emotiva.
I bambini e le bambine spendono una considerevole dose di saggezza
per riuscire a risolvere le eventuali situazioni conflittuali, confrontandosi
tra loro e negoziando soluzioni accettabili sul piano interpersonale:
tuttavia, sia pure in un limitato numero di casi, i conflitti possono
sfociare in aggressioni fisiche o verbali.

Per evitare che questo accada, è necessario che il bambino riconosca


e comprenda le emozioni che entrano in campo (rabbia, aggressività,
competizione, paura ecc.) ed è quindi opportuno sostenerlo nel ricono-
scimento, nella comprensione e nella gestione di tali emozioni.
Spesso nel conflitto la rabbia prende il sopravvento sul bambino che,
trovandosi davanti a tale esperienza emotiva disarmato ed impotente, è
portato a trasformarla in taluni casi in aggressività e/o violenza. Questa
“impotenza” è alla base del disagio che egli prova nell’affrontare una
relazione conflittuale, nel sentirsi pervaso dalla propria condizione
emotiva che non conosce o non riconosce e che pertanto lo spaventa.

La rabbia è un sentimento che ogni individuo prova e deve provare:


come tutte le condizioni emotive è positiva ed è possibile esprimerla
senza violenza, senza danneggiare se stessi o il prossimo. La rabbia
repressa, invece, può diventare esplosiva e dannosa in quanto può
trasformarsi in violenza e/o sopruso verso l’altro.
I bambini, anche se piccoli, possono imparare quale limite devono
imporre ai loro comportamenti per il proprio bene e l’altrui sicurezza,
ma è necessario educarli a gestire queste emozioni trovando delle
modalità di espressione che risultino efficaci e non distruttive.
L’educazione a questa emozione, intesa come il suo reale riconoscimento,
è quindi necessaria per prevenire future disfunzioni relazionali sin
dall’età prescolare.

• Dietro alla rabbia del bambino possono nascondersi sensazioni di


sofferenza, paura e impotenza. La comprensione da parte dell’adulto
diventa fondamentale perché per il bambino è essenziale sapere
di essere “riconosciuto” e compreso dall’adulto (empatia adulto/
bambino). In questo modo egli si sente valorizzato e ciò lo aiuta a
sviluppare un sano concetto di sé.
• La comunicazione con il bambino deve essere tale da fornirgli un
vocabolario adatto a parlare delle proprie emozioni e delle occasioni
per poterle esprimere.
• Aiutare il bambino ad esprimere senza paura le proprie emozioni, ad
esempio iniziare la conversazione dicendo “Sembra proprio che tu sia
arrabbiato. Me ne vuoi parlare?”. Questo aiuta il bambino a trovare
delle parole per esprimere ciò che sente e quindi scaricare la tensione.

19
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

• Aiutare il bambino a riflettere e a capire quando si sente arrabbiato,


perché e cosa vorrebbe fare è un buon inizio per prendere
dimestichezza con le proprie emozioni.
• Evitare di rispondere alla rabbia dei bambini con aggressività; questo
non farebbe altro che esasperarli.
• Dare regole chiare, precise e motivate aiuta il bambino a fargli capire
la regola e perché va osservata (ad esempio aiutandolo a capire la
reazione dell’altro).
• Far capire ai bambini che comprendiamo le loro emozioni: “Si vede
che sei molto arrabbiato”.
• Un buon ascolto aiuta a far sbollire la rabbia ed accresce l’autostima
dei bambini.
• I bambini imparano di più da ciò che gli adulti fanno che da quello
che dicono. Sarebbe opportuno che ogni adulto valutasse la propria
modalità di risoluzione dei conflitti.

Si può davvero concludere che i bambini, in età prescolare, dovrebbero


aver già acquisito delle strategie che permettano loro di risolvere le
situazioni di conflitto e che lascino spazio all’ascolto dell’altro
(controproposte, mediazione, compromesso) piuttosto che utilizzare
delle soluzioni che producono rottura dei rapporti o soluzioni
violente.

4. Le conseguenze del bullismo

N onostante il problema sia


da molti sottovalutato, il
bullismo produce effetti
che si protraggono nel tempo e che
comportano dei rischi evolutivi
si delinea per il bullo il rischio di
condotte antisociali e devianti in
età adolescenziale e adulta.
La vittima, nell’immediato, può
manifestare disturbi di vario gene-
tanto per chi agisce quanto per chi re a livello sia fisico che psicologi-
subisce prepotenze. co e può sperimentare il desiderio
Il bullo acquisisce modalità rela- di non frequentare più i luoghi
zionali non appropriate in quanto dove solitamente incontra il suo
caratterizzate da forte aggressività persecutore, luoghi percepiti come
e dal bisogno di dominare sugli pericolosi e quindi da evitare. La
altri; tale atteggiamento può di- vittima vive una sofferenza molto
ventare trasversale ai vari contesti profonda, che implica spesso una
di vita poiché il soggetto tenderà svalutazione della propria identità.
a riproporre in tutte le situazioni A distanza di tempo possono per-
lo stesso stile comportamentale. sistere tratti di personalità insicura
Di conseguenza, a lungo termine e ansiosa tali da portare, in alcuni

20
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

casi e con più probabilità rispetto conseguenze a breve e a lungo


ad altri, a episodi di depressione. termine, sia per i bulli sia per le
E’ possibile individuare specifiche vittime.
CONSEGUENZE PER I BULLI
A breve termine A lungo termine
• Basso rendimento scolastico • Ripetute bocciature e abbandono
• Disturbi della condotta per incapa- scolastico
cità di rispettare le regole • Comportamenti devianti e antiso-
• Difficoltà relazionali ciali: crimini, furti, atti di vandali-
smo, abuso di sostanze
• Violenza in famiglia e aggressività
sul lavoro

CONSEGUENZE PER LE VITTIME


A breve termine A lungo termine

• Sintomi fisici: mal di pancia, mal • Psicopatologie:


di stomaco, mal di testa (soprat- - Depressione
tutto alla mattina prima di andare - Comportamenti autodistruttivi/
a scuola) autolesivi
• Sintomi psicologici: disturbi del • Abbandono scolastico
sonno, incubi, attacchi d’ansia • A livello personale:
• Problemi di concentrazione e di insicurezza, ansia, bassa autostima,
apprendimento, calo del rendimen- problemi nell’adattamento socio-
to scolastico affettivo
• Riluttanza nell’andare a scuola, • A livello sociale:
disinvestimento nelle attività sco- ritiro, solitudine, relazioni povere
lastiche
• Svalutazione della propria identità,
scarsa autostima

Sebbene le conseguenze del bulli- Ciò non significa che sia impossi-
smo siano diverse per i bulli e per bile per i bulli e le vittime uscire
le vittime, non va dimenticato che, da questi ruoli: il cambiamento è
generalmente, entrambi presenta- possibile, anche se è difficile che
no difficoltà sul piano relazionale. avvenga spontaneamente. In molti
Secondo alcune ricerche, i ruoli di casi, infatti, è necessario non solo
bullo e di vittima tenderebbero a un intervento da parte dei genito-
persistere nel tempo: bambini che ri, degli insegnanti e di altre figure
iniziano a subire prepotenze già significative per il bambino/ragaz-
agli inizi della carriera scolastica zo, ma anche di professionisti della
possono mantenere questo ruolo salute mentale che lo aiutino a re-
negli anni. cuperare un positivo adattamento.

21
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

5. Come contrastare il bullismo?


La serietà degli effetti provocati a loro volta, non sempre riescono
dal bullismo rende doverosa una a cogliere i segnali di disagio o a
riflessione da parte degli adulti riconoscere gli episodi di bullismo
impegnati sia in ambito educativo che per altro avvengono per lo più
che in quello della salute mentale, in assenza di adulti. Ne consegue
e rende necessaria la ricerca di effi- che la vittima non trova aiuto e il
caci interventi di prevenzione. bullo agisce indisturbato. Il man-
Tutti gli adulti di riferimento di cato intervento di un adulto può
bambini e ragazzi hanno la re- essere visto come una forma di
sponsabilità di attivarsi, ognu- approvazione per il suo compor-
no nel proprio ruolo e compito tamento.
educativo.
Spesso, infatti, gli adulti possono DEDICATO AI GENITORI
sottovalutare o ignorare l’esistenza Dati i rischi evolutivi che il feno-
e le conseguenze del bullismo, non meno del bullismo può comporta-
attivando di conseguenza azioni di re, è necessario che i genitori siano
sostegno e accompagnamento ai adeguatamente informati e possa-
ragazzi in difficoltà. no usufruire di alcune indicazioni
su come poter sostenere il figlio, sia
Il rischio principale è quello di sot- esso vittima, bullo o semplice spet-
tovalutare il fenomeno, non dando tatore di situazioni di prepotenza.
la dovuta attenzione a questi epi-
sodi: il bullismo è spesso la pun- Come individuare
ta di un iceberg che nasconde un vittime e bulli: alcuni
mondo sommerso fatto di umilia- campanelli d’allarme
zioni, derisioni, esclusioni, ricatti Il primo passo che può essere
o prevaricazioni dal punto di vista fatto da un genitore è quello di
fisico. A questo si aggiunge la dif- saper riconoscere il bullismo,
ficoltà, da parte di chi è coinvol- senza confonderlo con altri tipi di
to direttamente, di parlarne con comportamento. Per riconoscere
adulti di riferimento, proprio per se un ragazzo è stato ripetutamente
il vissuto fortemente doloroso che vittimizzato da un compagno o
nasconde. se egli stesso è autore di azioni
I genitori possono essere sorpresi di prevaricazione, è possibile far
nello scoprire che il proprio figlio riferimento ad alcuni indicatori
attua comportamenti aggressivi comportamentali.
nei confronti di altri bambini, o Proponiamo qui di seguito un
non sanno come gestire il proble- elenco di possibili segnali utili
ma nel caso in cui il figlio sia vitti- per il riconoscimento di presunte
ma di prepotenze. Gli insegnanti, vittime o bulli.

22
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

INDICATORI DELLA POSSIBILE VITTIMA


• torna da scuola con vestiti stracciati o sgualciti e con libri o oggetti rovinati
• ha lividi, ferite, tagli e graffi di cui non si può dare una spiegazione naturale
• non porta a casa compagni di classe o coetanei e raramente trascorre del
tempo con loro
• non ha nessun amico per il tempo libero
• non viene invitato a feste
• è timoroso e riluttante nell’andare a scuola la mattina (ha scarso appetito,
mal di stomaco, mal di testa…)
• sceglie percorsi più lunghi per il tragitto casa-scuola
• dorme male e fa brutti sogni
• il rendimento scolastico e l’interesse per la scuola diminuiscono
• ha frequenti sbalzi d’umore: sembra infelice, triste e depresso e spesso ma-
nifesta irritazione e scatti d’ira
• chiede o ruba denaro alla famiglia (spesso per assecondare i bulli)

INDICATORI DEL POSSIBILE BULLO


• prende in giro ripetutamente e in modo pesante
• rimprovera
• intimidisce
• minaccia
• tira calci, pugni, spinge
• danneggia cose …
I bulli possono mettere in atto tali comportamenti nei confronti di più compa-
gni, ma tendono a rivolgesi in particolare ai più deboli e indifesi.

Alcuni suggerimenti Ognuna di queste situazioni


Consapevoli del fatto che non richiede interventi calibrati in
esiste una “ricetta magica” modo diverso, ma il denominatore
per risolvere problemi di tipo comune resta la responsabilità dei
educativo e relazionale, è possibile genitori ad intervenire qualora
riflettere su alcune linee guida che venissero a conoscenza di episodi
potrebbero essere utili ai genitori di prevaricazione.
per districarsi all’interno del
complesso fenomeno “bullismo”. I suggerimenti sotto riportati non
È necessario tenere presente sono da intendersi come una serie
che gli episodi di bullismo non di passi da applicare rigidamente
si verificano solo a scuola, ma ma, in ogni situazione, saranno
hanno numerosi altri “teatri”, proprio i genitori (o coloro che
come il parchetto dove i bambini in quel momento rivestono un
si trovano a giocare, gli oratori, ruolo educativo) a valutare quali
gli ambiti sportivi frequentati siano più adatti per un intervento
nell’extrascuola. efficace.

23
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

1. Prendere consapevolezza del timenti del bambino rispetto


problema “bullismo”: innan- all’accaduto. Provare a metter-
zitutto prestare attenzione ad si nei panni del proprio figlio,
eventuali segnali della presen- per cercare di capire meglio
za del bullismo; che cosa stia vivendo;
2. Non minimizzare il proble- 7. Invitare il proprio figlio a
ma: far capire al figlio che è chiedere aiuto: far capire al
importante prendere in seria bambino che, se si dovesse
considerazione il problema trovare nella posizione di vit-
che riporta, creando un clima tima di azioni di prepotenza,
di ascolto attivo e di fiducia; è importante chiedere aiuto
3. Favorire il dialogo: evitare ad uno dei suoi adulti di rife-
di assumere un atteggiamen- rimento. Spiegare che questo
to colpevolizzante e punitivo, non è un atto di debolezza,
ma al contrario potenziare il ma è un modo coraggioso per
dialogo e la comunicazione, smascherare il bullo e farlo
promuovendo la cultura del- uscire allo scoperto;
l’ascolto; 8. Trovare una soluzione al pro-
4. Non arroccarsi su posizio- blema insieme al proprio figlio:
ni estreme nei confronti del coinvolgere il bambino in modo
proprio figlio (di accusa o attivo nella ricerca di strategie
di difesa): avere una visione adeguate ed efficaci per la riso-
reale del problema, evitando luzione del problema;
di schierarsi dalla parte del 9. Confrontarsi con altri geni-
bullo o della vittima; prima di tori: è importante condividere
intervenire, capire a fondo il paure e preoccupazioni rispet-
problema e le motivazioni che to all’accaduto per scoprire,
hanno portato ciascun attore magari, di non essere gli unici
coinvolto a comportarsi in un coinvolti nel problema;
determinato modo; 10. Potenziare l’autostima del
5. Valorizzare il dialogo scuola- proprio figlio: lavorare per
famiglia: stare costantemente costruire la fiducia del bambi-
in contatto con il personale no in se stesso ed incoraggiar-
della scuola (insegnanti, diri- lo a sperimentarsi nelle attività
genti e personale non docen- (anche extrascolastiche) in cui
te) per cercare di definire il riesce bene;
problema, ascoltando anche 11. Lavorare verso l’autonomia
quello che hanno da dire gli del proprio figlio: evitare di
operatori scolastici; avere un atteggiamento iper-
6. Prestare attenzione al vis- protettivo, ma al contrario in-
suto emotivo del proprio fi- segnare al bambino ad essere
glio: cercare di far emergere il più possibile autonomo, per-
le emozioni, le paure e i sen- ché proprio una stretta dipen-

24
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

denza dai genitori può essere stessi interessi;


un fattore di rischio affinché il 14. Far intraprendere ai bambini
bambino sia preso di mira da attività extrascolastiche: im-
compagni “più forti”; pegnarsi per esempio in attivi-
12. Aiutare il proprio figlio a tà sportive aiuta ad incanalare
prendere consapevolezza dei l’aggressività in modo positivo
suoi atteggiamenti: insegnar- e favorisce la costruzione di
gli a riconoscere eventuali nuove relazioni;
comportamenti che possono 15. Ridurre il senso di colpa: far
irritare o infastidire gli altri e sì che i bambini non si sentano
riflettere sulle conseguenze colpevoli nel caso in cui siano
delle proprie azioni. Cogliere vittime di prepotenza, ricor-
l’occasione per suggerire pos- dando loro che è sempre pos-
sibili condotte alternative; sibile trovare una soluzione;
13. Favorire momenti di socializ- 16. Rivolgersi ad esperti: qualo-
zazione positiva: creare mo- ra la famiglia dovesse rendersi
menti, al di fuori del contesto conto di non avere strumenti
scolastico, in cui il bambino adeguati per gestire la situazio-
possa vivere momenti di socia- ne, chiedere un confronto ad
lizzazione con i propri compa- un operatore esperto presente
gni, magari condividendo gli sul territorio.

L’AUTOSTIMA
Le più recenti ricerche relative al benessere e alla promozione della
salute in età evolutiva hanno individuato nell’autostima uno dei fattori
maggiormente capaci di definire il successo del percorso di crescita di
una persona.
L’autostima, in cui sono comprese l’autorealizzazione, l’autocontrollo,
la fiducia in se stessi, l’autoregolazione e l’autogratificazione, gioca un
ruolo fondamentale nel processo di sviluppo del Sé.
Un buon livello di autostima, quindi, corrisponde a migliori esiti in
termini di benessere e qualità della vita in età evolutiva. In particolare
nel caso del bullismo una buona autostima è un “fattore protettivo”
rispetto alla possibilità di diventare una “vittima”: bambini che valuta-
no negativamente se stessi e le proprie capacità, infatti, costituiscono i
bersagli privilegiati dei bulli.
Una bassa autostima è uno dei fattori spesso implicati nella genesi di
alcuni disturbi dell’infanzia (deficit dell’attenzione, cognitivi e dell’ap-
prendimento, fobie ecc.) e dell’adolescenza o dell’età adulta (abuso di
droghe, comportamenti antisociali ecc.): aumentare un sano concetto
del Sé in età precoce fornisce al bambino degli strumenti fondamentali
per affrontare le varie difficoltà implicite nei passaggi evolutivi, evitan-

25
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

do così il cosiddetto “scacco evolutivo”.


Il sostegno all’autostima è importante non solo in ambito familiare
nella relazione con la madre e il padre, ma anche in ambito scolastico,
al fine di far acquisire e sperimentare al bambino la propria compe-
tenza e la propria capacità di affrontare compiti evolutivi sempre più
articolati.
Grazie ad una positiva concezione di sé, i bambini sono in grado di
gestire anche la rabbia in senso positivo e costruttivo.
Riteniamo importante che i genitori e gli insegnanti rinforzino l’auto-
stima nel bambino, qualora fosse carente, per la riduzione dei fattori di
rischio; ecco quindi alcuni suggerimenti per gli adulti di riferimento su
come cercare di aumentare l’autostima in età evolutiva:
• I bambini hanno bisogno di sentirsi amati ed apprezzati per quello
che sono; potete farlo capire loro tramite messaggi verbali (es: “Sei
proprio un bravo bambino”); oppure tramite messaggi non-verbali
(es: sedendosi accanto a lui, sorridendogli e guardandolo negli
occhi).
• I bambini hanno bisogno di essere apprezzati per quello che fanno.
Importante è gratificarli ogni qualvolta raggiungono degli obiettivi.
• Prima di riuscire ad apprezzare una critica senza perdere l’autostima
un bambino ha bisogno di aver ricevuto molti elogi.
• Non esprimere giudizi generalizzati, che non sono sempre veri, del
tipo: “Non arrivi mai puntuale a scuola” oppure “Il tuo lavoro è
sempre disordinato!”
• Evitate i giudizi: si attaccano come etichette.
• Evitate di avere delle aspettative sproporzionate rispetto all’età dei
bambini: ad esempio molto spesso si chiede al bambino di mettersi
nei panni dell’altro, o di capire i sentimenti dell’altro, senza rendersi
conto che spesso non ha raggiunto una maturità psicologica che gli
permetta di farlo.
• Non estremizzate i confronti tra bambini.
• Nell’esprimere una critica, indirizzatela maggiormente al comporta-
mento che ritenete sbagliato e non alla persona.
• Sforzatevi di comprendere il punto di vista del bambino.
• Quando i bambini si sentono minacciati o hanno paura possono
reagire con espressioni di rabbia (per es. quando hanno paura
di sbagliare, di non essere amati, di non essere compresi, di non
essere all’altezza della situazione, di non essere graditi agli altri
bambini ecc.).

E’ importante infine ricordare che ci sono due tipologie di autostima:


l’autostima dell’essere e l’autostima del fare. È perciò necessario che
gli adulti rinforzino oltre alle competenze relazionali, le abilità pratiche
dei bambini (il saper fare).

26
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

DEDICATO AGLI INSEGNANTI sere: la mancanza di intervento


La scuola riveste da sempre un in situazioni in cui si profili il fe-
ruolo importantissimo nella cre- nomeno del bullismo può equi-
scita dei bambini e dei ragazzi valere ad una legittimazione dei
sia per la sua funzione di edu- comportamenti prepotenti e co-
cazione/socializzazione, sia per stituire un potente incentivo al
il fondamentale contributo alla perpetuarsi del fenomeno.
costruzione dell’autostima, alla Ecco di seguito riportati alcuni
sperimentazione e acquisizione campanelli di allarme che posso-
delle abilità sociali. no aiutare tutti coloro che opera-
La scuola è il luogo privilegiato no all’interno dei contesti scola-
per interventi a carattere preven- stici a riconoscere gli autori e le
tivo e di promozione del benes- vittime delle prepotenze1.

Come individuare vittime e bulli: alcuni campanelli di allarme


INDICATORI DELLA POSSIBILE VITTIMA

• è preso ripetutamente in giro in modo pesante, offeso, denigrato, umi-


liato, deriso, sottomesso, dominato, minacciato, ridicolizzato;
• è aggredito fisicamente, picchiato, preso a pugni e a calci, spinto;
• subisce il furto, il danneggiamento e la dispersione di oggetti o beni
materiali (libri, denaro…);
• presenta lividi, graffi, ferite, tagli o vestiti stracciati a cui non può essere
data una spiegazione naturale;
• si dimostra indifeso e reagisce agli scontri e ai litigi con il ritiro o il
pianto. È spesso solo ed escluso dal gruppo dei compagni nei momenti
di ricreazione; è scelto per ultimo nei giochi di squadra;
• non ha nessun buon amico in classe;
• appare depresso e ha facilità al pianto;
• subisce un calo improvviso o graduale nel rendimento scolastico;
• ha difficoltà a parlare in classe;
• dimostra ansia e insicurezza;
• ricerca la vicinanza degli adulti nei momenti di ricreazione.

I possibili bulli sono coloro che, una o più vittime prescelte tra i
in qualità di attori/protagonisti, compagni di scuola. Ecco come si
mettono in atto prepotenze comportano i bulli.
1
Olweus (1993) ripetute nel tempo e dirette ad

27
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

INDICATORI DEL POSSIBILE BULLO


• prende in giro ripetutamente i compagni, denigra, calunnia, intimidisce, umi-
lia, minaccia, comanda, domina, sottomette, deride
• aggredisce fisicamente i compagni con calci, pugni, spintoni
• danneggia o ruba gli oggetti altrui; rovina i vestiti, esclude intenzionalmente
dal gruppo dei pari, isola

Questi indicatori identificano una tutte le situazioni lo stesso stile


modalità relazionale ben precisa comportamentale.
e non adeguata, caratterizzata da
forte aggressività e dal bisogno Alcuni suggerimenti
di dominare sugli altri, che i bulli Una volta individuato un caso
interiorizzano e ripropongono di bullismo, diventa importante
in ogni contesto sociale. Tale l’atteggiamento dell’adulto di
atteggiamento, infatti, può fronte al fenomeno rilevato. Di
diventare trasversale ai vari seguito vengono riportati alcuni
contesti di vita poiché il soggetto atteggiamenti che gli insegnanti
può tendere a riproporre in dovrebbero adottare o evitare.

COSA NON FARE AL CONTRARIO…

dare rinforzi positivi rispetto al buon


entrare in un’ottica punitiva
comportamento degli alunni
punire il bullo e/o iperproteggere la responsabilizzare la vittima e aiutare
vittima il bullo al cambiamento
“etichettare” i ragazzi e creare siste-
fornire autentiche opportunità di
mi di aspettative negative intorno al
cambiamento
singolo individuo
la disapprovazione va rivolta al com-
disapprovare la persona
portamento negativo

umiliare, usare sarcasmo o minacce valorizzare il dialogo e la chiarezza

In un’ottica di prevenzione di 2. elaborare una politica scola-


un fenomeno oggi tanto diffuso stica antibullismo, in stretta
quanto complesso, gli insegnanti e collaborazione con i dirigenti
con essi tutto il personale scolastico scolastici e il personale non
sono chiamati a impegnarsi per: docente;
3. formulare una definizione con-
1. prendere consapevolezza del divisa di bullismo;
problema; 4. stilare una lista condivisa di

28
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

indicatori che permettano di fine a se stesso può far crescere


riconoscere il fenomeno; la consapevolezza sul problema
5. analizzare i bisogni della spe- ma non è sufficiente a risolverlo
cifica scuola e la presenza del in modo significativo);
fenomeno dal punto di vista • ci deve essere collaborazione tra
quantitativo e qualitativo (dif- tutti gli adulti responsabili del
fusione, frequenza degli epi- benessere dei ragazzi (insegnanti,
sodi, numero dei ragazzi coin- genitori, personale scolastico) al
volti, tipologie di bullismo); fine di creare una omogeneità
6. monitorare gli spazi di gioco negli interventi e nelle risposte al
libero e i momenti meno bullismo;
strutturati; • gli adulti costituiscono per i
7. intervenire tempestivamente di bambini e i ragazzi dei modelli
fronte a episodi di prepotenza di abilità relazionali e forniscono
(non sottovalutarli né tollerarli); esempi di come entrare in
8. dare sostegno alle vittime; relazione con gli altri.
9. considerare i bulli come
persone da aiutare oltre che da
“fermare”; Cosa è possibile fare
10. coinvolgere gli alunni nella concretamente a scuola?
ricerca di soluzioni adeguate al Spesso, come insegnanti, si
problema; è investiti e sovraccaricati di
11. promuovere relazioni di aspettative che provengono
fiducia basate sull’ascolto e dall’esterno; la scuola, infatti,
sul dialogo, anche al fine di accanto alla funzione di istruire
comprendere le cause delle i ragazzi si è vista riconoscere
azioni di prevaricazione; nel tempo l’importante quanto
12. promuovere una cultura di oneroso compito di educarli.
gruppo centrata su solidarie- Raggiungere tale obiettivo richiede
tà, collaborazione, empatia e sicuramente tempi ed energie che
comportamenti prosociali; vanno oltre il semplice stare in
13. creare un’alleanza educativa e classe e sviluppare il programma
un clima di collaborazione con annuale; pertanto, di fronte a
i genitori; richieste “extra”, la paura di
14. effettuare un monitoraggio “non terminare il programma”
costante del fenomeno, anche può limitare la disponibilità
con l’aiuto di qualche esperto. degli insegnanti a progetti
extracurriculari.
Tutto ciò nella consapevolezza Per quanto riguarda la prevenzione
che: del bullismo, occorre riflettere
• monitoraggio e intervento sul fatto che non è strettamente
devono avere continuità nel necessario proporre attività
tempo (un intervento limitato e cosiddette “speciali” (percorsi

29
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

cioè che si possono realizzare ma che agiscono in parallelo al


una tantum e limitatamente nel bullo come sostenitori passivi o
tempo); vi sono infatti attività osservatori indifferenti. Accanto
curriculari e strategie didattiche ai due principali “attori” del
abitualmente adottate dagli bullismo, infatti, vi sono individui
insegnanti che permettono di non direttamente coinvolti ma
raggiungere obiettivi non solo che con il loro atteggiamento
cognitivi ma anche educativi, in di indifferenza favoriscono il
quanto, per le loro modalità di perpetrarsi del fenomeno: sono
realizzazione, favoriscono nei i cosiddetti esterni ovvero quella
ragazzi la maturazione di stili “maggioranza silenziosa” che, pur
relazionali positivi e di abilità non approvando le prepotenze, di
prosociali. fatto le tollera e non interviene a
Da ciò ne consegue che tali difesa della vittima per paura di
attività diventano lo strumento di ritorsioni o per conservare la sua
prevenzione privilegiato poiché: tranquillità.
• coinvolgono contemporanea- L’obiettivo è quello di proporre
mente l’intera classe (o bambini attività che valorizzino i coetanei
di classi diverse); come “agenti di cambiamento”
• possono essere proposte con una facendo leva sulle risorse positive
certa continuità durante l’anno della classe e sulla naturale capacità
scolastico. dei ragazzi di provare empatia per
i compagni in difficoltà.
Le seguenti schede sono state svi-
luppate a partire da alcuni stimoli
raccolti nella letteratura italiana sul
tema del bullismo, arricchite dal
confronto con gli insegnanti nel-
l’ambito dei corsi di formazione
di Telefono Azzurro e dalla speri-
mentazione attuata da alcuni inse-
gnanti nelle proprie classi.
Queste attività sono state pensate
per coinvolgere nell’intervento di
prevenzione l’intera classe con un
riguardo particolare per le vittime
e con l’intento di sensibilizzare i
soggetti potenzialmente positivi ma
spesso indifferenti e apatici verso
le sorti dei compagni più deboli,
alunni cioè non direttamente
implicati in episodi di bullismo nel
ruolo di vittima o prevaricatore,

30
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

ATTIVITÀ OBIETTIVI

• acquisire consapevolezza sul bullismo


Lettura di testi e utilizzo di materiale au-
• capire cosa si prova nel fare/subire pre-
diovisivo:
potenze
utilizzare testi di narrativa, poesie, articoli di
• comprendere le motivazioni sottese al
giornale, videocassette di film, cartoni ani-
comportamento prepotente
mati, programmi di attualità…
• riflettere sulle conseguenze delle proprie
azioni
• identificare il ruolo degli spettatori
• analizzare la percezione relativa all’inter-
vento degli adulti
Role playing: • sviluppare empatia ed elaborare strategie
permette ai ragazzi di esperire in forma di di soluzione del problema
simulazione (realizzando per esempio “sce- • sperimentarsi in ruoli diversi da quelli so-
nette” improvvisate da loro) situazioni che litamente “giocati”
potrebbero realmente incontrare nella vita • sviluppare empatia, cioè imparare a coglie-
quotidiana re la prospettiva dell’altro e a identificarsi
con lui

Problem solving:
è una tecnica metacognitiva che coinvolge gli
alunni nella risoluzione di problemi. È suddi-
viso nelle seguenti fasi:
• identificazione e analisi del problema • imparare a risolvere i problemi in gruppo
• individuazione di possibili soluzioni • incrementare i comportamenti prosociali
• scelta di una soluzione e progettazione di • migliorare il clima di classe e le relazioni
un piano per realizzarla tra pari
• attuazione • rendere i ragazzi stessi “agenti di cambia-
• verifica mento”, facendo leva sulle loro naturali
abilità di dare aiuto ai coetanei
• migliorare l’apprendimento e il rendimen-
to scolastico
Apprendimento cooperativo:
permette ai ragazzi di lavorare in piccoli
gruppi su un compito comune, favorendo la
partecipazione di tutti gli alunni

31
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

Di seguito vengono riportate alcune schede operative di attività che l’insegnante può
proporre e gestire autonomamente in classe.

SCHEDA OPERATIVA N° 1
Attività: lettura di un testo, preparato dall’insegnante, scelto tra quelli disponibili in
letteratura sull’argomento o tratto da fatti di cronaca.
Obiettivi: promuovere la consapevolezza del problema, discutere e riflettere sul
comportamento di chi agisce con prepotenza.
Realizzazione: la lettura può essere “animata”, i dialoghi diretti dei personaggi
vengono cioè letti da alunni diversi; questo rende meno monotona la lettura e
mantiene alto il livello di attenzione di chi ascolta.
Segue un momento di lavoro individuale in cui l’insegnante invita i ragazzi a
immedesimarsi nel personaggio del bullo e a scrivere un breve testo dal titolo
“Come mi sentirei se…”.
Successivamente gli alunni cercano di stilare insieme un elenco di ragioni che
possono indurre un ragazzo a fare il prepotente. L’insegnante pone agli alunni i
seguenti quesiti:
• Esistono buone ragioni per fare prepotenze ad altri?
• Quali possono essere delle alternative al comportamento di prepotenza?
• Quali possono essere le conseguenze del fare prepotenze ad altri?

SCHEDA OPERATIVA N° 2
Attività: role playing
Obiettivi: promuovere la consapevolezza del problema, sviluppare l’empatia e
comprendere le emozioni della vittima, riflettere sulle responsabilità degli osser-
vatori.
Realizzazione: l’insegnante invita i bambini a scrivere un breve testo in cui
raccontano un episodio di prepotenza che hanno subito o al quale hanno assistito
come osservatori.
I testi vengono letti ai compagni e se ne sceglie uno da interpretare con un role
playing.
Si individuano tra i ragazzi gli “attori” per i ruoli di bullo, vittima e osservatori; il
racconto viene interpretato rispettando fedelmente quanto è scritto.
Si chiede agli attori che cosa hanno provato mentre “fingevano” di essere la vittima
o gli osservatori:
• come mi sono sentito?
• come mi sentirei se mi succedesse davvero?

32
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
Successivamente gli alunni possono suddividersi in gruppetti di 4-5 e provare a
delineare una possibile soluzione che consenta alla vittima di trovare aiuto.
A turno ogni gruppo propone la soluzione individuata che viene immediatamente
rappresentata dagli “attori” per verificare cosa potrebbe succedere nei vari casi; il
gruppo riflette sull’efficacia o meno delle soluzioni proposte.

La discussione può essere guidata con le seguenti domande:


• Che cosa si prova quando si subiscono prepotenze?
• Quali possono essere le conseguenze per un ragazzo vittima di prepotenze?
• Qual è la soluzione più efficace? Perché?
• Cosa dovrebbe fare un bambino se subisce prepotenze?

Approfondimento:
riflettere sul ruolo degli osservatori:
• cosa provi quando vedi un compagno che subisce una prepotenza?
• come ti comporti? Perché?
• il tuo comportamento può migliorare o peggiorare la situazione della vittima?
• cosa potresti fare per aiutare la vittima?

Variante: riproporre la medesima attività assegnando ad ogni alunno un ruolo


diverso da quello precedentemente interpretato, in modo che ciascuno, di volta
in volta, abbia la possibilità di sperimentarsi nei panni di vittima, di bullo e di
osservatore.

SCHEDA OPERATIVA N° 3

Attività: apprendimento cooperativo

Obiettivi: imparare a lavorare insieme, migliorare le relazioni tra pari, migliorare il


rendimento scolastico.

Realizzazione: i ragazzi suddivisi in gruppi di 4 leggono e imparano insieme un


argomento di studio (storia, geografia, scienze, ecc.). Nel piccolo gruppo si legge
il testo, ogni bambino individua le parole o i concetti che non conosce e cerca di
comprenderli con l’aiuto dei compagni. A turno ciascuno prova a ripetere agli altri
quello che ha capito.

Variante: i ragazzi, vengono suddivisi in gruppi da 4/5 alunni; ciascun gruppo


approfondisce un aspetto diverso di uno stesso argomento (es. Regione Lombardia:
un gruppo approfondisce l’aspetto fisico del territorio, uno l’economia della regione,
uno usi e costumi, ecc.). Ogni componente, con l’aiuto dei compagni, deve leggere
ed imparare l’argomento che gli è stato assegnato. Alla fine di questa prima fase di
lavoro, vengono costituiti dei gruppi misti, in cui è presente almeno un “esperto”

33
ilil FENOMENO DEL BULLISMO
per ogni aspetto approfondito (ogni gruppo, pertanto, sarà composto da un alunno
che ha studiato l’aspetto fisico, da un altro che si è occupato dell’economia, da un
altro ancora che ha approfondito gli usi e costumi, ecc.). Ciascuno diventa quindi
responsabile non solo del proprio apprendimento, ma anche di quello degli altri,
dato che, nel nuovo gruppo, dovrà spiegare ciò che ha precedentemente imparato.

Consigli per la realizzazione:


• definire con precisione i tempi di lavoro
• organizzare lo spazio per evitare che vi siano interferenze tra i vari gruppi
• non fare gruppi troppo numerosi per evitare la confusione e la scarsa produttività
durante il lavoro
• se nella classe ci sono più bulli evitare di inserirli nello stesso gruppo di lavoro ma
dividerli. Affiancare il bullo a compagni che non sono soggetti alla sua influenza
negativa e hanno un buon livello di autostima e di assertività
• se nella classe c’è un bambino che spesso subisce prepotenze, evitare di farlo
lavorare nello stesso gruppo del bullo, ma affiancarlo a compagni più tranquilli,
con cui si trova bene, che possano aiutarlo ad acquisire sicurezza e autostima
• suddividere i compiti all’interno di ogni gruppo in modo da facilitare l’equa
partecipazione di tutti

Sia le attività curriculari, sia quel- non vengono a mancare premesse


le trasversali hanno un significato fondamentali come la volontà di
importante nell’ambito di un in- cooperazione e di corresponsabi-
tervento di prevenzione del bulli- lità da parte di tutti i soggetti coin-
smo perché permettono ai ragaz- volti, piccoli o grandi che siano.
zi di riflettere sul problema e di L’estensione o la riduzione del
trarne insegnamenti significativi. bullismo nella scuola dipende in
Per questo motivo è molto utile, al parte proprio dalla volontà e dal
termine di ogni attività proposta, coinvolgimento degli adulti inte-
rendere visibili tali insegnamenti ressati, sia familiari che educatori,
attraverso scritti, disegni, regole di che hanno la responsabilità di as-
convivenza che si possono espor- sicurare al bambino le condizioni
re in classe o nei corridoi della migliori per il suo sviluppo e di fa-
scuola. vorire la consapevolezza dei valori
Risultati positivi sono possibili se della socialità fin dall’infanzia.

L’ASSERTIVITÀ
Nell’ambito della prevenzione del bullismo, risulta importante lavorare sul-
l’apprendimento di nuove abilità sociali, in particolare sul rafforzamento
delle capacità comunicative. Educare i bambini a gestire le proprie relazioni
interpersonali significa aiutarli a riflettere sul loro comportamento e sulle
conseguenze delle modalità di interazione che ciascuno mette in atto.
Nello specifico è possibile riflettere su tre diverse modalità di comunica-

34
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

zione/interazione: gli stili comunicativi aggressivo, passivo e assertivo1.


Esempi appartenenti alla classe dei comportamenti aggressivi:

picchiare, spingere, tirare i capelli, mordere, lanciare oggetti, fare lo sgambetto, dare
schiaffi, tirare calci…

urlare, insultare, imitare canzonando, minacciare, prendere in giro, svalutare, criticare,


squalificare, fare il muso, zittire, manipolare la discussione o alcune attività…

Esempi appartenenti alla classe dei comportamenti passivi:


rimanere in disparte, isolarsi, piangere, rinunciare ai propri diritti, non esprimere le
proprie emozioni/ desideri/ opinioni, rimanere in contatto con un compagno senza
iniziare un’interazione, esitare…

Lo stile più efficace per risolvere i propri problemi personali è quello


assertivo, intendendo per assertività la capacità di affermare la propria
posizione ed idea, difendendola senza aggressività e rispettando al
contempo la posizione altrui, che può risultare anche diversa2.
Questo stile sottolinea quindi l’importanza di autoaffermarsi senza però
prevaricare gli altri o essere irrispettosi nei loro confronti.
Esempi appartenenti alla classe dei comportamenti assertivi:

essere disponibili con chi ci sta vicino, mettersi dal punto di vista degli altri, non essere
né aggressivi, né passivi e cioè:
dire chiaramente ciò che si desidera, esprimere critiche senza offendere, rispettare le
regole del gioco, iniziare un’interazione verbale, rispettare i diritti degli altri, saper
perdonare, essere riflessivi e fiduciosi, …

<<Ho deciso di …>>; <<Tu cosa ne pensi se …>>; <<Parliamone…>>; << Che
alternative abbiamo?>>; <<Riconosco che avrei anche potuto fare diversamente>>

Potenziare nei bambini i comportamenti dello stile assertivo significa allenarli a:


• essere ascoltatori attenti e ricettivi
• essere disponibili con gli altri
• avere un comportamento più partecipe e non reattivo
• affermare di voler essere trattati con rispetto
• mettersi nei panni degli altri, cercando di tenere conto dei loro sentimenti,
dei loro desideri e dei loro pensieri
• avere senso di responsabilità delle proprie azioni e delle loro
conseguenze
• essere in grado di esprimere la propria posizione in maniera chiara, senza
minacciare, aggredire, criticare, umiliare, …
• essere assertivi non significa riuscire sempre, ma operare nel migliore
dei modi.
1
Del Re e Bazzo (1995)
2
Genta (2002)

35
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

6. A chi rivolgersi

C ome abbiamo visto, le reazio-


ni di bambini e adolescenti
autori, vittime o testimoni di
episodi di bullismo possono essere
estremamente diversificate. Nel caso
nee di consulenza telefonica di :
• Telefono Azzurro
Il Centro Nazionale di Ascolto di
Telefono Azzurro è attivo in tutta
in cui abbiate dubbi o domande sul Italia 24 ore su 24, 365 giorni all’an-
bullismo potete rivolgervi a profes- no. La Linea Gratuita - 19696 - è a
sionisti esperti nelle problematiche disposizione di tutti i bambini e gli
dell’infanzia e dell’adolescenza. adolescenti fino a 14 anni di età che
Ciò non vuol dire che vostro figlio o desiderano parlare con un consu-
un vostro studente soffrano di un di- lente (psicologo o pedagogista) per
sturbo mentale o che, in quanto adulti affrontare il proprio disagio. La Li-
di riferimento, non siate stati in grado nea Istituzionale – 199.15.15.15 – è
di supportarlo adeguatamente. Può a disposizione dei ragazzi oltre i 14
essere utile rivolgersi ad un consulen- anni e degli adulti che desiderano
te esperto anche solo per compren- confrontarsi in merito ad eventuali
dere meglio una situazione, la reazio- situazioni di disagio.
ne di un bambino, per sapere come Qualora si verifichino situazioni di
muoversi ed imparare a gestirla. pericolo che richiedono un inter-
Accanto a reazioni di disagio lievi e vento in emergenza potete far riferi-
limitate nel tempo, alcuni bambini mento anche alla linea
in seguito a situazioni di bullismo • 114 - Emergenza Infanzia
possono sviluppare reazioni di di-
sagio particolarmente acute e persi- Il Servizio Emergenza Infanzia 114
stenti: in alcuni casi, queste possono é una linea telefonica d’emergenza
arrivare ad interferire con la vita accessibile gratuitamente da tele-
relazionale, il funzionamento fami- fonia fissa 24 ore su 24 da parte di
liare e la normale vita scolastica. In chiunque intenda segnalare situazio-
questi casi è opportuno rivolgersi ni di pericolo immediato per l’inco-
ad uno specialista per un’adeguata lumità psico-fisica di bambini e ado-
valutazione. lescenti. Il servizio in fase definitiva
è stato affidato in gestione a Telefo-
Per una consulenza potete consul- no Azzurro Onlus. Da maggio 2004
tare diversi specialisti dei seguenti il servizio è attivo su tre Regioni
servizi sociosanitari dell’Azienda (Lombardia, Sicilia, Veneto); entro il
Sanitaria Locale: 2004 sarà attivo anche in Emilia Ro-
• Pediatria magna, Piemonte e Lazio; entro di-
• Neuropsichiatria Infantile cembre 2005 sarà progressivamente
• Servizio di Età Evolutiva esteso a tutto il territorio nazionale.
• Consultorio Giovani Ai servizi sopra elencati è possibile
• Consultorio Familiare anche rivolgersi per avere informa-
• Centri per bambini e adolescenti zioni relative alla realizzazione di cor-
• Psicologo presente nel contesto si di prevenzione sulla tematica del
scolastico bullismo rivolti a genitori, insegnanti,
E’ possibile rivolgersi anche alle li- bambini e ragazzi.

36
BIBLIOGRAFIA
Testi
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Trento.
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Firenze.
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Articoli
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dell’Educazione e della Formazione, Vol. 2.
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Participant Roles and Their Relations to Social Status within the Group. Aggressive Behavior, Vol. 22, pag.1-15.
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dell’Infanzia e della Preadolescenza, pag. 253-266.
- Telefono Azzurro - Eurispes (2002). L’identikit del bambino. Terzo Rapporto Nazionale sulla Condizione
dell’Infanzia e dell’Adolescenza, pag. 731-787.
- Telefono Azzurro - Eurispes (2002). L’identikit dell’adolescente. Terzo Rapporto Nazionale sulla Condizione
dell’Infanzia e dell’Adolescenza, pag. 789-862.

E’ possibile trovare ulteriori informazioni sui seguenti siti:


www.aacap.org
www.bullybeware.com
www.dest.gov.au/schools/publications/2000/bullying/index.htm
www.edscuola.it
www.educare.it
www.nasponline.org
www.nwrel.org/request/dec01/untangling.html
www.pedagogia.it
www.vivoscuola.it
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

Telefono Azzurro

T elefono Azzurro ONLUS


è nato nel 1987 come pri-
ma Linea Nazionale di
Prevenzione dell’Abuso all’Infan-
zia. Oggi l’ascolto e la consulen-
gestire i casi locali segnalati dal
call-center e dalle agenzie, indivi-
duando le strategie più adeguate
in sinergia con i servizi del terri-
torio.
za telefonica rimangono attività Il centro territoriale infatti dà con-
fondamentali, al fianco dei tanti cretezza al modello di intervento
progetti innovativi intrapresi per di Telefono Azzurro: costruisce e
tutelare i diritti dei bambini e degli consolida una vera e propria rete,
adolescenti, anche grazie al forte insieme a servizi, forze dell’ordi-
contributo del volontariato tradi- ne, istituzioni del territorio, per
zionale e del Servizio Civile. una gestione integrata dei casi di
disagio e abuso.
Consulenza telefonica Ecco perché l’associazione in-
Due le linee: 1.96.96, per i bam- tende potenziare i centri esistenti
bini fino a 14 anni, e 199.151515, e aprirne di nuovi; un passo cui
dedicata agli adolescenti e agli seguirà la regionalizzazione delle
adulti. Il call-center è al lavoro 24 linee di ascolto e consulenza tele-
ore su 24 tutti i giorni, per cercare fonica.
di risolvere problemi di qualsiasi
natura, affrontare casi di abusi e In molti di questi centri sono inol-
maltrattamenti ma anche ascol- tre presenti “spazi neutri”, dove è
tare problemi diversi, meno ur- possibile effettuare audizioni pro-
genti ma altrettanto importanti, tette, per un ascolto del bambino
che vengono posti da bambini in in sede processuale che rispetti i
difficoltà. suoi tempi e i suoi bisogni, senza
passare per l’esperienza traumati-
Centri Territoriali ca di un’aula di tribunale.
Sulla base della lunga esperienza
nella gestione e nella prevenzio- Tetti Azzurri
ne del disagio, Telefono Azzurro I Tetti Azzurri sono centri per
ha attivato dei centri territoriali, l’accoglienza, la diagnosi e la cura
che garantiscano una presenza e di bambini vittime di abuso e mal-
un intervento più capillari per ri- trattamento; strutture che garanti-
spondere in maniera sempre più scono e ascoltano il minore.
puntuale ed efficace ai bisogni e Questi centri si trovano a Roma,
alle esigenze dei più piccoli. dove Tetto Azzurro è nato nel
Gli operatori dei centri territoriali, 1999 grazie alla collaborazione
presenti a Treviso, Modena, Bolo- con la Provincia, e a breve in Ve-
gna, Roma e Palermo, possono neto, dove è stato promosso dalla

38
ilil FENOMENO DEL BULLISMO

Regione per combattere gli effetti pubblica sicurezza o altre agenzie


dell’abuso all’infanzia. del territorio; valuta l’emergenza
e, a seconda del caso, attiva imme-
I servizi attivati presso i Tetti diatamente il percorso dell’inter-
Azzurri hanno diversi obiettivi: vento in rete con le agenzie coin-
la diagnosi e il trattamento indi- volte, seguendo anche la successi-
viduale e familiare per situazioni va presa in carico del caso.
di abuso sessuale, maltrattamento In occasione dell’inondazione di
fisico e abuso psicologico di sog- Quindici e Sarno, in Campania, e
getti in età evolutiva, la pronta del terremoto in Molise, gli opera-
accoglienza residenziale, la con- tori del Team Emergenza sono ac-
sulenza legale specialistica per gli corsi per prestare aiuto ai bambini
operatori e il monitoraggio del e alle famiglie delle zone colpite e
fenomeno. Agli operatori psico- per ridurre eventuali effetti post-
socio-sanitari dei territori di rife- traumatici nei minori coinvolti.
rimento i centri offrono inoltre
corsi di formazione, promuoven- Le competenze maturate, anche
do la condivisione di procedure mediante un costante lavoro di
integrate negli interventi a tutela ricerca e di scambio a livello inter-
dell’infanzia e dell’adolescenza. nazionale in area emergenza, sono
poi alla base del modello elabora-
Progetti per l’Emergenza to per il 114 Emergenza Infanzia,
Relativamente alle situazioni di il servizio creato da tre Ministeri
emergenza che coinvolgono i più e affidato in gestione a Telefono
piccoli, dall’esperienza plurienna- Azzurro. Si tratta di un servizio
le di Telefono Azzurro sono nati di emergenza gratuito, attivo 24
alcuni progetti specifici. ore su 24, accessibile da parte di
Il primo è il Team Emergenza, chiunque intenda segnalare situa-
progettato e realizzato nel 1999 zioni di emergenza e pericolo per
in collaborazione con il Ministero l’incolumità psico-fisica di bambi-
degli Interni e l’Università di Yale, ni e adolescenti dove sia necessa-
e costituito da una équipe di psi- rio un intervento immediato con
cologi. il coinvolgimento di specifici ser-
Il Team può intervenire, 24 ore su vizi e istituzioni del territorio.
24, in situazioni di crisi che coin-
volgano bambini e adolescenti Il tema emergenza coinvolge oggi
vittime o testimoni di eventi trau- tutto Telefono Azzurro e l’orga-
matici e stressanti. Ad esempio nizzazione dei volontari riveste
nei casi di abusi e violenze, atti un ruolo sempre più importante
devianti e autolesivi, eventi cata- nella costruzione di un modello di
strofici. In questi casi l’operatore intervento congiunto per quegli
accoglie le segnalazioni da parte scenari di rischio sismico, idro-
di cittadini, forze dell’ordine e di geologico, industriale, terroristico

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ilil FENOMENO DEL BULLISMO

e per tutti quegli eventi catastro- Formazione


fici in cui la comunità colpita e i Le conoscenze e le competenze
suoi bambini abbiano bisogno di sviluppate in tanti anni di attività
sostegno e di aiuto. di Telefono Azzurro nella preven-
zione, cura e trattamento dell’abu-
Volontariato so all’infanzia e all’adolescenza,
Il volontariato di Telefono Azzur- anche relativamente a situazioni
ro è particolarmente attivo nelle di emergenza, sono state tradotte
carceri e presso il mondo della in numerosi documenti e opuscoli
scuola. divulgativi, pubblicazioni, moduli
di formazione e strumenti didat-
Per difendere i diritti dell’infanzia tici.
anche nel contesto carcerario, i In particolare gli operatori di Tele-
volontari, dopo una adeguata for- fono Azzurro offrono percorsi di
mazione, creano e gestiscono gli formazione specifica agli operato-
spazi Ludoteca e i Nidi. I primi, ri sociosanitari, alle forze dell’or-
rivolti ai bambini e agli adolescen- dine, a vigili di quartiere e liberi
ti in visita al genitore-detenuto, professionisti, per contribuire alla
sono ambienti strutturati e attrez- creazione di reti integrate di servi-
zati per sdrammatizzare almeno zi che possano gestire in maniera
in parte l’impatto con la struttura sinergica le problematiche mino-
penitenziaria. I Nidi sono invece rili. Mentre i corsi per educatori
dedicati ai bambini che fino ai 3 ed insegnanti mirano a diffonde-
anni possono vivere all’interno re una corretta cultura dei diritti
del carcere con la mamma dete- dell’infanzia e dell’adolescenza e a
nuta: i volontari aiutano ad accu- favorire la prevenzione dell’abuso
dirli, giocano con loro, li accom- sessuale e del disagio.
pagnano all’esterno presso parchi Nell’ambito della formazione
e spazi gioco e, dove possibile, specialistica è attiva una collabo-
agevolano l’inserimento in asili razione con l’Università degli Stu-
nido comunali. di di Modena e Reggio Emilia per
la realizzazione di due master di
Coinvolge invece le scuole il pro- II livello.
getto “Uno a Uno”, per sostenere
quegli alunni di elementari e medie Oggi Telefono Azzurro è una
inferiori che presentano difficoltà associazione che lavora con le
di tipo scolastico e relazionale: ne- Istituzioni per garantire in tutti
gli stessi locali dell’istituto un vo- gli ambiti il rispetto dei diritti dei
lontario affianca regolarmente il bambini.
bambino, offrendogli un sostegno E’ una associazione che si impe-
sul piano culturale che sia anche gna nella prevenzione e nella cura
formativo per la sua personalità. delle situazioni di disagio median-

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ilil FENOMENO DEL BULLISMO

te il coinvolgimento della comu- stati raggiunti, grazie all’aiuto e


nità, affrontando i problemi dei alla fiducia di tanti sostenitori che
più piccoli in un’ottica nazionale, hanno condiviso i valori di Tele-
europea e internazionale. fono Azzurro.
E’ infine osservatorio permanen- Ma è necessario affrontare i pro-
te, pubblicando annualmente un blemi dell’infanzia con conoscen-
Rapporto Nazionale sulla Con- ze e mezzi sempre più adeguati:
dizione dell’infanzia e dell’ado- questa è la sfida in cui crediamo e
lescenza in collaborazione con che potremo affrontare solo con
Eurispes. il sostegno di tutti.
In questi anni molti obiettivi sono

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ilil FENOMENO DEL BULLISMO

Chi chiamo?
Come utilizzare le linee di ascolto e di intervento di Telefono Azzurro
nei casi di bullismo.
Quando chiamare il 114?
Il Servizio 114 - Emergenza Infanzia si occupa delle situazioni di
emergenza in cui sono coinvolti bambini e adolescenti, nel ruolo di
vittime, autori o testimoni. Il 114 può essere contattato da adulti e
bambini. Per i casi di bullismo, il 114 è da chiamare contestualmente
alla situazione di emergenza, ovvero:
• nel momento in cui si sta verificando;
• se si è appena verificato un episodio di prevaricazione che comporta
o ha comportato un pericolo per un bambino o ragazzo e nel caso
in cui sia necessario l’intervento immediato dei servizi del territorio,
come ad esempio il 118 (per eventuali ferite) o le Forze dell’ordine;
• nel caso in cui si prospetti un rischio immediato per il minore (per
es. bambino inseguito da coetanei che lo vogliono picchiare o che sa
che a breve incontrerà chi lo ha già precedentemente minacciato).

Quando chiamare l’1.96.96?


La linea 1.96.96 può essere contattato da bambini e adolescenti al di
sotto dei 14 anni, che avvertono l’esigenza di trovare uno spazio di
ascolto per raccontare problemi o difficoltà di qualunque tipo e na-
tura, che non richiedono un intervento immediato degli operatori dei
servizi. Possono chiamare questa linea:
• bambini e ragazzi che hanno subito prepotenze fisiche e/o verbali
(occasionali o persistenti nel tempo) da parte di coetanei e che vivo-
no l’isolamento sistematico o l’esclusione dal gruppo dei pari;
• bambini e ragazzi che hanno assistito in qualità di testimoni ad epi-
sodi di bullismo o che sono a conoscenza di situazioni di prevarica-
zione tra coetanei;
• i bambini e i ragazzi che hanno commesso atti di prepotenza nei con-
fronti di coetanei.

Quando chiamare la linea 199.15.15.15?


La linea 199.15.15.15 è una linea di consulenza per i ragazzi al di sopra
dei 14 anni e gli adulti che necessitano di un confronto su proble-
matiche che riguardano i minori. A questo numero possono pertanto
rivolgersi sia i ragazzi oltre i 14 anni che sono stati vittime, testimoni
o autori di atti di bullismo, sia i genitori e gli insegnanti che sono
a conoscenza di situazioni di bullismo, o semplicemente preoccupati
rispetto alla tematica, e vogliono suggerimenti su come muoversi per
impostare un intervento atto a contrastare e/o a prevenire il fenome-

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Le linee di Telefono Azzurro:
199.15.15.15 linea adolescenti e adulti
1.96.96 linea gratuita per bambini

Per informazioni:
www.azzurro.it
e-mail: telefonoazzurro@azzurro.it
Numero Verde 800.090.335

Per donazioni:
Bonifico: Banca Popolare Emilia Romagna,
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Carta di credito: tel. 800.410.410 o www.azzurro.it

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