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S.

TOMMASO D'AQUINO

LA SOMMA
TEOLOGICA
TRADUZIONE E COMMENTO
A CURA DEI DOMENICANI ITALIANI
TESTO LATINO DELL'EDIZIONE LEONINA

INTRODUZIONE GENERALE

CABA EDITRICE ADRIANO SALANI


N'ihil obst.:lt
Cum Revisores ab Ordine nostro delegati volumen hoc, quod inscribitur
•La Somma Tt!ologio;;.J di S. Tommaso d'Aquino, Intruduz.ione ~nera.le•
probaverint, concedimu.11 idt"m imprimi posse.
Florentiae :XI M2ii MCM.XLJX
P. Aloysiu; Romoli O. P.
Prior Pmvincial's S, M.arci et Sardiniae

Nihil ubstat
Faesulis die XXXI M.aii MCMXUX
Sac. A;o:elins Morini Censor Delegatus

IMPRIMATUR
F~e:1ul1s I Junii MCMXLIX
t Joannes Giorgis Episc.

TUITI J DIRITTI SONO RJSCR'l/;'\TI

(;) !JJCMT, • Cmm Fditrù"' Adriuno Sa/ani~

Officine Gu..liche Sti.anti, Saacasci.ano - MCMLXV - Printed in ltaly


PREFAZIONE

I Domenicani d'Italia si sono decisi a tradurre nella loro bello


lingua nazionale la Somma Teologica di S. 'Tommaso d'Aquino.
Per quanto il discreto latino dell'Aquinate non sia difficile
a comprendersi da quanti posseggono una modesta cultura clas-
sica, tuttavia è immenso il vantaggio di poter leggere in buona
veste italiana quel capolavoro del pensiero umano e divino. Tutli
hanno sentito modcrnamcnto questo bisogno, per•chè tutti i po-
poli civili banno avuto la preoccupazione di renr!crsi intcliig·i-
bile, con relativa trar!uzionc, quella sintesi dcl pcmiero filosofico
e teologico.
Presso rii noi il saccrr:lohl G. B. Tarrlito nel 1900 fece un primo
tentatho, che non oltrepassò la Prima Parte; il P. Angelo Puc-
eelti, O. P., fcco una bella trariuzione rJp;lla Summa conrm Gr.n-
liles, e diversi profe..<sori universital'i banno fatto monografit',
riassunti e antologie per uso delle scuole.
Anche pittori e poet.i cercarono di far conoscere in trionfi <'
poemi la grandezza r!ella figura e della sapienza di S. 'Tommaso.
I commentatori della Dinina Cormrwdi11 furono cosll'etti a consul-
tare la Somma Teoloqica per di1·e qnalcosa di serio e di scientifico
sul poema sacro. La teologia cattolica spatriata dalla Università
dello Stato per ostilit-à ed insipienz:i laica, ci rientrava ron Dante
Alighieri teologo e tomista.
Ma oggi dobbiamo riconoscere un i·isvrglio della coscirnza cat-
tolica di front<! ali' insL-gnamento teologico, che è la scienza della
Rivtilazione divina. Non è sollanto il dero che ha intensificato
le sue indagini critiche in tutta la scienza sacra, ma sono i laici
dotti che non tollerano più I' ignomnza religiosa, e senza aspet-
tare che lo Stato rinsavisca, si rivolgono alla teologia.
In questo clima nuovo di maggiore sensibilità spirituale, in
contrasto alle distruzioni uni versali che hanno mostrato crimi-
nale e ridicola la superbia dell'ateismo, la sete della verità cri-
stiana si rivela come ritorno alla teologia, e perciò a S. Tommaso
d'Aquino. Il positivismo non lo considerò e rimase analfabeta;
lidealismo si vantò di averlo superato col proprio immanenti-
smo scemo e orgoglioso, e uccise l'uomo dopo di aver negato Dio;
Intr - 1
PREFAZIONE

i superstiti al naufragio universale si orientano alla parola del


Pontefice e alla Teologia di S. Tommaso.
La questione delle traduzioni è sempre difficile, perchè sup-
pone una perfetta intelligenza del testo originale e l'abilità di tra-
durlo in altra lingua, evitando arbitrii e servilismi. Il latino di
S. Tomrnaw non è classico, ma possiede una bella trasparenza
che lo rende VPrarnentc adatto nlla fommlazione scientifica e sta-
bile della verità filosofica e teologica, tanto che alcuni latinisti di
valorosi augurano che diventi la lingua intemazionale dei dotti.
Diceva il Conti, che, a tradurlo tale e quale, rende litaliano
del trecento. Veramente, i trecentisti ci sono simpatici nel tempo
loro, ma quando il loro stile vuole imporsi ai moderni, anche 'le
con l'autorità dcl Cesari e dell'Acri, non piaoo più a nessuno. La
terminologia scolastica, oggi caduta in disuso, aumenta, le diffi-
coJt.à del traduttore, che non potrà facilmonte rendere in italiano
il contenuto esatto e il sapore tecnico di certe frasi lapidarie. Qui
si p1urà la nohilt~ dei singoli traduttori, e specialmente della
Commissione fiorentina che s'impegna di rivedere e di intonare
in modo couformr f.ulto il lavoro. Per questa via il tesoro della
sapienza tomista, profuso nella Somma Teologica, diventa patri-
monio dci ceti colti, cJ1c in un italiano agile e dignitoso ricono-
sceranno le fattezze native del discreto latino tomistico.
Questa tradLizione ha il \'ani.aggio di esser fatta sul testo cri-
t.ico dell'edizione Leonin.-t, alla quale lavorano da molli anni i
Padri Domenicani. E quel testo finalmt>nte compare stampalo
a fronte di una versione moderna della Somma.
Il Clero italiano potrà leggere nelle pagine che si rispondono
B si controllano la mirabile armonia tra il linguaggio sobrio e
snello degli scolastici miglio1·i e l'agile italiano, che gli studiosi
veri preferiscono oggi al lambiccalo frasario degli accademici,
come aircsuberanza loquace degli orntori. E nei volumi di qUl'
sla nuova edizione latina o italiana, avrà come un breviario· di
scienza e di spiritualità, che manterri1 vivo il pensiem o l'animo,
l't'mkndo sostan~io~a la predicazione e sapiente la vita.
Così la Teologifl che, come S. Paolo, ebbe l'ostracismo dal-
l'Areopago universitario, riprende il contntto dei giovani e degli
studiosi per tutte le vie della vita, e documrnta l'agnosticismo
insipiente degli Stati che pretendono di governare i popoli igno-
rando le vie di Dio.
Perciò saluto que>ta traduzionè come un'opera eminentemente
scientifica e patrioltic11, che rientra in pieno nel la ricosh';uzione
degli itinerari che sono del buon senso, della sa)\!,enza italica,
della dottrina cattolica, della rivelazione divina.
Il mdodo di questa traduzione mi sembra eccellente.
A ciascun tmttato una sobria e ricca introduzione che inqua-
dra il pensie1·0 teologico tomista nel piano del sistema generale,
PREFAZIONE 7

ll~lle condizioni dell'ambiente storico, nello sviluppo dottrinale


· ciel P"nsi~ro cattolico.
Il comment-0, fatto a piè di pagina, senza cho il disgraziato
'·lettore sia costrol.to a fare. un lungo e difficilr viaggio per trovare
un bmndello di spiegazione; che richiami quei testi biblici i
quali completino 'l'argomento; che integri il dotli'inale dell'al'li-
colo col richiamo a preziosi luoghi paralleli, spesso obliati; che
indichi l'applicazione attuale ad errori nuovi, a sistemi contra-
stanti; e tutto questo senza litigare, facendo più luce che pole-
mica, con quel metodo tomista che spesso è assente anche dov.:i
più si conterebbe di trovarlo: ecco quanto ho sempre sognato
JH>r una edizione moderna di S. Tommaso.
I commentatori della Somma sonc troppi; gli o!timi sono po-
chi. Alcuni, prendendo l 'occa5ione di quell'articolo che dicono
di spiegare, vi fanno fare viaggi lunghissimi con risu'ltati scai·si.
Vi dicono tutto quello che sanno cd anchti quello che non sanno,
sl!nza cernita dell'oro dall'oricalco, fermanrlosi• a tutti gli usci.
E S. Tommaso doYe è rimasto'! Bisogna avet'li subiti per anni
interi, quei commentatori, per sentire il bisogno di S. Tommaso
in persona e del suo insegnamento trasparente e sapiente.
E proprio quello che abbiamo nella presente edizione, in cui il
testo della Somma sta al centro con la sua fedele traduzione a
fianco, non sommerso dal commento, ma illustrato e facilituto
<'ome è necessario. Questa è op0ra divulgativa, ma anche scien-
tifica, e socialmente honcfica. In questo periodo storico in cui
vediamo trattare le questioni col eriterio della forza bruta, del
numero. c!r:Ila maggioranza, senza do1nandarsi se 8ia una mag-
gioranza falla di · ~aggc.zza o di insipienza, questa trnduzione
mette in circolazione 'la sapienza ehe non invecrhia, <li schù:~fta
111arca cattolica e italiana, rivendicando un primato che è stret-
tnrnente connesso con la teologia. Lo predicò anche il Gioberti,
ma non lo ascoltarono ieri e no11 lo a:::colteranno oggi. Intanto
<"<Hiùeru gli idoli della piazza: la violenza, la fìlosofia hegeliana,
il nazionalis1no e simili lordure.
Ma fra i r(JUaini Jel nostro Pae~8, ro1ne negare che l' lt-nlia è
;111coru la Patria di S. Tonunaso l• cli Dante'/ Come negare in
~t·do sr.knHfil.'.a un vero pi-imalo di g·luria a quel popo1o che rne~
f"lio degli altri conosce ~ loda il Signm·e?
Quc;Ja è una di qndlo corone che non cadono I

Questo primo volume è la miturnlc introduzione a tutta t'opera,


" sarà prezioso per tutti.
Il P. Timotoo Centi dà una biografia di S. Tommaso e c' in-
forma sull'attività scienf.ifirn dell' AquinatG: pochi uomini, nella
storia del mondo, lavorarono per i secoli come lui.
Il P. Ghini pone sott'occhio, in sintesi, il piano e il contenuto
tiella Somma, come un artista che si ferma davanti ad un tem-
8 PREFAZIONE

pio, e, prima di entrare, in brevi trai.ti ne dice il significato e il


valore.
Il P. Pera fa un'indagine sulle fonti del pensiero tomista, se-
condo le preferenze degli studiosi di oggi sempre avidi di co-
noscere le sorgenti.
II P. Tito Genti presenta la sintesi filosofica di S. Tommaso,
segnando il valore de!'le XXIV proposizioni, formulale dal P. Ma!r
tiussi, S. J., o promulgafo dalla S. Congregazione degli Studi.
Un Piccolo Dizionario e de.Ilo Note bibliografich1J mettono il
lettore in condizioni di capire tutte le sfumature del linguaggio
proprio della Gitta Teologica dove sta per enf.rare, e di discer-
nero le voci dei cittadini che più e meglio vi hanno lavorato.
Io non ho titoli speciali per presentare questo lavoro, nel
quale non ho potuto mettere nulla di personale o di valore; ma,
almeno col titolo dell'anzianiUt e dell'amore a S. Tommaso, sono
lieto di far plauso a questa iniziativa coraggiosa e doverosa.
Corrisponde ali' invito dei Pontefici (specialmente <laLeoneXIll
a Pio XII) allo studio di S. Tommaso ; corrisponde a quella sen-
sibilità nuova che i laici sentono oggi per la Teologia, che in
fonrlo è ·10 sviluppo scientifico del Catochismo; si presenta come
farmaco a qud diluviare filosofico e politico che disonora il
mondo e non trova più nemm~no le vie della terra dopo che
ha chiuso gli oe<;hi alle luci del cielo.
A queste luci del ciclo ci 1ichiama il Pontefice con la sua pa-
rola bella e cl ivinamente sapiente; ci 1ichiama l'Angelico col -;uo
insegnammto di una perenne giovinezza. Un sa.c.erdoto misura
il suo p1·ogresso spirituale col metro dE'I suo amore alla Som.mn.
In una udienza pontificia a Castelgandolfo ho visto una piccola
scansia con la Som.ma Teolo11iw a portata di mano del S. Parlre.
In tutti i suoi documenti affiora il segreto cli quello studio.
l\H auguro che, anche per merito di questa edizione, ogni sn-
cerdme abbia lrt Srrmma 11 portata di mano, e non per rlccma-
zione, ma per farne tesoro I
P. MARIANO CORDOVANI, 0. P.
Maestro riel Sacro Palazzo.
ABBREVIAZIONI

a) J,ibri della Sacra Scrittura.

Ab. = Abacuc profeta Gtona =Giona profeta


Abd. = Aùdia prof P.ta G'io.s. =Giosuè
.~a. = Aggeo proft::tu Gion. =Vangelo di S. Giovanni
Am. ::::: Amos profe1a 1· GlOt!, :::::: 1" Lettera di S. Giovanni
•4p. = Apoca1b*'li di S. Gio- f" (JilJl.' • = 2a LP.ttera di S. Giovanni
vauni. s· Ginv. = 3" Lt•Ltera di S. Giovanni
Alli =Atti degli Apostoli G·iuda = Lettera rti S. Giuda
llwr. =Rarnc profeta Giuri. = tìiurliùi
t'uni. = Cantico dei Cantici Giudit. =Giuditta
Col. == Letr.rI"a ùi s. Paolo ai l!i. = Isaia vrofcta
Colosscsi T.rrm.. = J.arncnta?.ioni di Gf!rt.'·
1" Cor. = 1~ LAtter<l di S. Paolo ai mia
Cnrinti f.ev. = T.f~vitil.:o
rcar. =2~ Lettera di S. Pflulo ai T.ucci = Vungelo di S. Luca
r !llacc. :-..: l' Lthro dei ).faccabei
Corìnti
::::: Daniclt.• profeta 2· Macc. :-=: ;t Libro rlei .\fac:cabf'i
''""' = =
'"'"'·
J..'IJr. ==
Deut~ronumio
Letteru di s. Paolo agli
Ebrei
Mrrl.
Ma.reo
,'lfrll.
:\Talar.llfa. rnoft>ta
= Vungclo cli S. Marco
= Var:gelo iii S. l\1atrfo
,,;,·cle. == Ecclesiaste .'lHr. ;...:; 'liciiea profeta
Frf"/l. =Ecclesiastico N11h. ::- Nafrnm profeta
I·.'/. =Lettera ùi S. Paolo ngl i Vf'lt. = !\'P.Prnia (Nelu:rnia)
Et'esini :Vu111. = !'\umieri
l·.'s =Esodo ().~·. = Osca profet:l.
l·.'.<i<l. = E~dra 1' Par. :.::: l'Lil.oro riei Paralipomeni
V<l. = Esf.:~r 2· Jl•1T. = :cLilJro rifd Paralipomeni
H:. = Ezechic1o profeta 1• Pie/. ~-= 1" Lt.•tfora di S. Pietro
~·;1. = Lcttrra. d:i S. P<:1.olo ai ~· Ph•t. = 2· LetlC'ra di S. PìM.ro
Ftlippesi 1'11lt'. ·= Pro\'erbi
=Lettera d1 S. Paolo a Fi- r ne = 1° Libro dei ne (Volg.
lP.monP. 3' He)
(;a/ =Lettera di S. Po.o1o at ·r R~ = 2q J .ihro ilei ne (Volg.
Gala!I ,i" Re)
=Genesi Rom. =Lettera clt S. Paolo a1
=Geremia profeta Romani
= Lettera Cattolica d1 San Rv.t = Libro di Rut
Giacomo S'al. =Salmo
W.ob. :::::: IL libro rti Giobbe r Smn.. :::::: 1° Libro rll Samuele
<~io~. =Gioele profeta (Volg. 1" Re)
10 ABBHEVIAZIONI

!·sam. ::::: 2· Libro di Samuele 1· Ttm. = I" J.etlera dl S. Paolo a


(Vo!g. 2· Re) Timoteo
Sap, =Sapienza r·rim. = 2· Lettera di S. Paolo u
Sof. = Sotoniaprotetu. Timoteo
1· Tes. = i- Lettera di s. Paolo a.i Til. = Lettera di S. Puolo a
Tessnlonicesi Tito
=2· Tessulonicesi
Lettera dj S. Paolo ai Tob. =Tobia
Zac. ==Zaccaria profeta

il) Opere di S. Tommaso maggiormente citate.

(aaJ Rom .• I Cor .. etc. ::: In Epistolas S. Pauli Commentartu111


Cat. ÀUT. =
Cateno. Aurea super IV E\·angelia
Comm. =
Commentarium
I (f. 3, 4) Coni. Geni.
Compend. Theot.
=
Summa Contra GentHes, I.tbro 1° (to, 3°, 4°)
= <:ompendium Theologiae
Contra ntrahent. ab. irt(lr. =
Contra retrahentes ab ingressu in Religio·
Relig. nem
Contra errores Graec. = Contra errores Graecorum
Contra impuan. Rcliu. = Contra. impugnantes Dei cultum et religio-
nem
Dc A etr..rn. Mund. = ne aeternitatP. mundi contra murrnurnn,es
IJe .4ntma = Comm. in Lihros De nnima·\'el = Qu. di·
sp. De anlma
ne Causts = Expositio super 1ibrum De Causis
De Cael. et 1\-tund == Dc• Caelo et A·luwJo.
f>e Di'IJ. Norn. = Expositio super Dionysium De Di\'inis No-
minìbus
/Je ente et ess. = Dc ente et esscntia
De hehdom. = Exposltio super noetium Dc hebdomadillus
De Malo = Quuestlo disputata De Malo
De Per/. l'ilae Spirit. = Oe Perfectione Vitae 81Jirituali~
Ve Pot. = De Poteutia
ne Rcgim. Pri-11c. = ue Regìmine Principiun
ve Sptr-U. Creal. = Oe Splrttualibus Creaturis
De Trinit. = ExposìUO Uoetium oe Trini!ute
SllJ.)C!'
J>e Vnitate Intl'll. = De Unjtaf.f' Inlt'Jlecl.us
ne un. t'erlri = l>f' unioni~ Vl'rbi rm::urnnti
De l'eril. = Oc Veritatc
Oe Virt. = /Je \.'il'tulibus jn communi
E:thic. = Comm. in X Lih. Ethicorum Arisfotells
in haiam = ExposHio .suirnr Isaiam
in terem. Ieremiam
in Joann. loaunem
in [O(J lob
in Matti&. MattJ1ewn
in Psal-m. P.salmos
in 'fliTen. Threno~
Melaphys. == Comm. in libros 1\fetaphyslcorum
Meterr.oi. Metereologicorun.
Perìherm. Perihermeneias
Physic. Physkorum
Polit. Politlcorum
ABBnEVJAZIONI 11
= f.omm.
rum
in lihros Posteriorum Ana1ytico-
Qu. fQq.J di..;p. = Quaestio (Q11aestiones) disputa.ta (ae)
Ouodl. = Quacstio de quodlibet
I (~. s, 4) Seul. = fJ;tum)
Primum (Secundnm, Tertimn,
Librum Scntentiarum
Quur·
S. Teol. = Somma Teologica
I, r; ... 1 a... , ad Parte I, QtlCbliunc .. ., ar-
ticolo ... , ~oluzione ....
I-li, ''···• a...• ad Prima Secundac, cloè
sezione I rtella Secon-
da Parte, ecc.
//-//, q ... , a... , ad .... Secnnda Secundae, ecc.
Tll. » Parte III, ecc .
.Sllppl. Supplemento della Par-
te III, ecc.

e) Opere generali.

C./. C. = Code.1: lwù Canonici.


UENZ. = VENZINGER - fiANNW •.\RI - UMDl:.RG, Enchiridìon Sym-
bolomm, de{1nilionum, ecc.
D. T. C. = V:\C,\NT - l\faNt;ENOt' ·- AMA)IN,
logie Cathol.ique. Paris, tOOJ ss.
Dicllontwfrc de 1'1téo-

Encli. Patr. = Rou~:r DE JOBR;'llf~t. Ettchi'rìfbVn Patristfrum.

d) Bibliografia tomistica.

Ar111. = AJJf!clicwn, 1lo111::1.


l.lllll. Tom. = IHbliograftn Tomistica nella lntroduzioue generale.
lluJ.. Thom. = Rull~lin Tlwmù•tt?, Parigi.
e Iom. = La Ciencia 1'011ti~tu, Salamanca.
I>. Th(,111. (F.) ::::: lhrw; T1wmas. Frib11rgo.
/J. niom. (P.) = Dt.·11us Ihor.1.n.~. Piacenza.
IH:ur. 1'HoM. = Vie neoto;cllr~ Thomas A11s9111>e. (Edizione tedcsco-
latina tlcJla Somma i:;on note e Commenti a cura
dei PP. nomenicnni e Renedettint, Sulisburgo, Pu·
sH't. Jtl34 ss.).
Hi:.:. Tom. = lJizio11ari.o det: t('Tm,;ni tecnici. tornistict. {Annesso
alla nostra Tnlroduzioae generale).
Introd. Gen. = IJ nostro \'olumc di Introduzione generale a tutta la
Romrna.
111r.rod. ::::: La rispetti va introduzione di ognl trutt.atD.
Il. Se. Ph. Théot. =
Re·l'WJ cl.es $riencc:s PhUosophiques et 1'11Cologiques,
Parigi.
lt1'1.:. Tlumi. :::: Rf?vue '[11,mnislP., St. Maximln, Var.
Sm.L FR.\!'\C. = f,a Somme Théolfl(Jtquc. Erlitiou de la Revue des
Jeunes (Testo la.tino con traduzione frauc~:;e. uo1c
e appenrlici a cura. dei PP. Domcnica.ni, soHo la
direzione del P. M. Gfllet, Parigi).
'f(lb. AUT. = Tabula Aurea Petri a Bergamo.
12 ABBREVIAZIONI

e) Altre abbreviazioni.

a. =articolo n. =numero
aa. =articoli nn. =numeri
n.ry. =argomento o òifticolf.A Opu.~r.:. =Qp1.1.sculum
c. = capitolo v. =pagina
cc. =-= capitoli /JP. =pagine
Cnnc. = Concilio r-. es. = per esempio
cfr. =confronta prec. =precedente
in corp. = in corprire articuii 1•roi. = Proloyus
d. = dislinclio 1Jrop. = propositin
ebr. = ebraico q. = 1.1uae.~lio
fr. =frammento fjC. = q11.ae.sttmwula
ibid. =ibidem s. = seguenl.e
in h. a. ;;; ùt. hunc aruc-ul.1wi (ctOè .~s. = seguenti
nel commento a que- s. c. = Argunumtum (t Sed con·
sto articolo) tra~
=libro =versetto-
lt!rf.. = teclin "·
{_'/), = \'ersetti
lett. =lettcralrnente l'olg. = VPrs~one latina Volgata
ll.pp, = luoghi [Jurallclì tomistici l..X.\'. :.:..: Versione bihlica greca
d<Jtta dei Settanta

n
Abbreviazioni U&\ate
In «Le }"unti del pensiero di S~ Tommaso>.

CH =Dc Cor~l+>:.4i Hiet·an;hia dello P.:;eudo·Dionigi Areopagita


HN :::=De Divinis ~ominihu.'J
F.H ::=.Dc Ecdt~sìastica Hìerarchia
MTh = Ve My,ticu Theologia
P. TIMOTEO M. CENTI, O. P.

CENNI lllOGRAFICI E CRONOLOGIA


DELLE OPERE DI S. T01\U\'1ASO D'AQUINO
CENNI BIOGRAFICI

1 - S. Tommaso d'Aquino mostra nelle sue opere una grande


impersonalità che desta l'ammirazione degli asceti, ma ebe è
sconfortante per gli storici. E assai difflcile trovare nei tanti suoi
lavori qualche cenno autobiografico.
Tutta la sua vita fu consacrata alla ricerca e alla diffusione
della verita. Pare che egli non senta altro bisogno, nelle mille e
mille 11agine scritte, se non quello di effondere le sue laboriose
conquiste net campo del sapere. Le relazioni intime con Dio e
quelle sociali con gli altri uomini sono state occultate dalla >ua
miracolosa umiltà; solo qualche volta queste traspariscono, cir-
confuse Ji quell'unica luce della vet"ità wntemplata, che egli
vuole manifest81'e.
In 1·ompenso, per fissare la cronologia della vita di S. Tomma·
so, ahhiamo dci biografi contemporanei, o quasi contemporanei, i
quali hanno scritto occasionalmente o di proposito, notizie che
lo riguai~lano, vere biografie, o legendae, come allora si diceva.
'fali sono Tolomeo da Lucca, O. P ., sobrio ma esatto cronista,
che fu condiscepolo di S. Tommaso;' Gerardo di Frachet, com-
pi1atm·e delle J'itae Fratrmn, O. P., Guglielmo di Tocco, autora
c!ella pili im1xwtante Legenda dell'Aquinate,' a cui fanno se,
guito Bernardo Gui, O. P.' e Piett-o Calò, O. P. • Tut.ta.·que~ta
prima bibliografia tomista ha un g1·ande valore, ma è chiaro che
non si può seguire alla cieca; e non si incontrano difficoltà lievi
quando si voglia metterla in armonia con tutte le testimonianze,
C"ompresc quelle dei due Processi fatti in v.ista della Canonizza-
zione, che ebbe luogo il 18 luglio 1323, cinquanta anni dopo la
morie ciel S. Dottore.'
Del resto !' intere~se·pel' S. Tommaso come uomo, e direi quasi
come santo, è superato di gran lunga dall'interesse ehe suscita
\:i sua fisionomia di dotto. Gli studi, ormai secolari, che hanno
1 Vedi TA.URJSA1'.:o I., O. P, a Discepoli e lliogruft di S. Tommaso•, In
S. 1'oumrn.so d.'A1111iiw. Miscelhrnea. pp. 111 ss. lloma, 1924.
2- P110P.a.. tr.1t D., O. P., Furiles Filae :::>. Tltomae Aqu1nali$, fnsc. 11,
S. l\luximin, H.11:!.
3 I11id.., fase. 1II .
.t Jt1id., fu::.,c. 1.
s 1.Al'm:NT I'., ri.J·H. O. r .. 1"011/r!l., ra~r. V, R Maxilllill. lfl:li.
16 LA SOMMA TEOLOGICA

sondaro ogni ripostiglio della eredità intellettuale dell'Aquinate,


si sono rivolti con ardore, specialmente in questi ultimi anni.
ad indagare lo svolirimento progressivo della dottrina tomista.
S. 1'ommaso, meno fornito di scienza infusa di quanto i con-
temporanei sembrano far credero, fu un infaticabile studioso e
un ardente maestro. Anche nella sua limpida mente hanno flut-
tuato dei dubbi, si sono profilati interrogativi, che hanno richie-
sto un lavoro fervido, diuturno, equilibralo. L'opera da lui svol!a
mii campo del sapere esigeva, oltl'e ali' innegabile genia.lità, quel
la varo e quell'impegno che S. Tommaso mostra di non avei·e
trascurato.
Particolari fattori di a.mhiente hanno pmvvidenzialmente con-
tribuito a rivelare il genio di S. 'fommaso: le polemiche, non
sempr<'! spe.:ufative, pullulanti nella Università di Parigi. Non
c'è stato movimento intellettuale del olio tempo, che egli non
abbia preso in esame, discusso e dominato con la sua cef.sa, clara,
fhma sentenlia; sentenza esposta con quel candore di semplicità,
zampillante dalla visione r1uasi intuitiva e costante rlella dipen·
denza rli ogni essere o di ogni natura e di ogni azione dalla uni-
versale e indeclinabile causalità divina.
ln base ai rlati cronologir:i sicuri delle polemiche e discussioni
e ad altri indizi più o meno attendibili, i moderni studiosi di
S. Tommaso danno una grande importanza alla cronologia stesm
delle sue opere, che è quanto dire alla evoluzione del suo pen-
siero. Trattandosi pel'.) di S. Tommaso, assimilatore intelligente
dello verità acquisite e prudente quanto audaee irmovatO)'(\ è
giusto parlare di evoluzione ornogencu svolHentesi da prineìpii
1

basilari incrollabili e non già rJì volubilità inl.ellettuale, di la-


boriosa ascesa e non iii pessiruismo inquieto ed agnostico.
Che egli, sopmffatto dalle inrffabili rivelazioni degli ultimi
giorni, preludio alla visione l'onlale della Vel'itù eterna, aùbia
definito pali:a tutta la mirabile erediw. dotfl'inalc, 1100 può au-
torizzare alcuno a mettere in rlubhio In oolirlitu e la eccellente
hontll della sua dottrina. Come nessuno, sr.rvalis servandis, po-
trebbe log-icamente deprezzare ciò the S. Paolo ha scritto intorno
alla Divinità, facc.nclosi forte della deficienza dichiarata dall'Apo-
slolo a manifestare ciò cho non crn rivelabile (l'" Cor., i2, 4).
E siccome, non è senza una speciale Provvidenza che la Chiesa
sia stata arricchita di questa ubertosa fonte perenne, che è la
dottrina di S. Tommaso, non c'è motivo di trascu1·arla e affa·
ticarsi a ricercare altrove le verità da lui già lucidamente cspo·
sie e illustrate. Nè la Chiesa accettanrlo la dottrina tomista
impedisce una seria ric.,rca teologica, o intende. proillirc 11 eh ic-
chessia di andare avanti: ma a tutf.i addita, come guida sicura
e compagnia indispensahile, il " Dotlol'c Comune'"
2 ~ S. Tommaso d'Aquino morì, nella Abbazia di Fossanova,
il 7 marzo 1274, all'età di cinquanta anni incominciali. Retroce-
INTROD. GEN. - CENNI BIOGRAFICI 17

dendo pruporzionalmente dal'ln. data suddetta, gli storici stabi-


liscono come anno prohabilc della nascita il 1225. ' Suoi genitori
furono Teodora e Landolfo di Aquino. che ebbero numerosa
prole, insieme a S. Tommaso che fu l'ultimo figlio.
l,o circostanze d<>lla nascita e gli albo1·i di questo grande lu-
rnina1·e della Chiesa ci sono stati tramandati da.i biografi con dei
racconti edificanti chB risentono, ma non sappiamo fino a qual
segno, di quella glorific"zione postuma a cui essi miravano.
All'età di cinque anni, perciò verso il 1230, il piccolo Tommaso
fu mandato all'Abbazia di ~Ionte;·assino pcrchè fosse istruito
dai monaci e si preparasse, &'Condo le velleità paterne, a succe-
dere un giorno all'Abate del luogo. Egli quindi fu oblato, ma
nel senso più ampio della P'dt'ola; giacchè, a quei tempi, è diffi-
cile immaginare dei ragazzi in Monastero i quali non si a.datt;is:
~ro, secondo la loro capacità, alla disciplina e ail'andamento
claustrnle. Che pero S. Tommaso abbia pensato di farsi bene-
dettino non è provato; tanto più che pochi anni dopo, all'età di
circa dodici anni, egli 115d dal Monastel'o per cause gravi e giu-
ste so :;i vuole\ ma non sufficienti a far recedere lui da una via a
cui si fossa legato.
La permanenza tra i figli di S. Benedetto in una età cosi te-
nrra incise profondamente nella vivida inhllligenza di Tommaso,
r-hc rirordedt spes'o il S. Patriarca nelle sue opere;' mentre la
personale esp€l'ienza di un adattamento precoce aHa vita mona-
stica, intesa c.ome sorvizio divino, lo fece a_-;scrlorc impavido
della tesi che i bambini possono essct"O stimcilati, anche prospet-
lanrlo ad rssi i vantaggi materiali, nel entrare in religione.'
Veroo il 1239, 'l'ommaso fu costrt'.lto a tornare tra i suoi perchè
il Monaslel'o di Mo11!e1'.assi110 era divenuto inabit;ibilti; quindi,
dietro consiglio dell'Abate, il quale aveva intuito le doti eccczio-
nu.li del giovinetlD, fu mandato a Napoli pel'chè si istrui= nella
"la.collà delle art.i'" che serviva di introrluzionc alla teologia,
al diritto, alla inedicina. Come insegnanti di Ton1maso sono J'i~
cordati maestro Mal'tino, profeso;o1·.e di .'l'rnmmatica e rli !ogira,
E· l'idro ti' Irlancla, profcsso1·0 di filosofia naturale. In questa
<ittà, il pio giovano conobbe i Fl'8ti Domenicani cli S. Domenico
Maggiore, verso i quali sentì subito potente attra.lliva; e, accor-
tosi che in quel!' 01·dine eminentemente int.clleltuale, avrebbe po-
tuto mettere a profitto i dl>ni ricevuti dal Signore e imieme ten-
rlcre a'lla perfezionl1 monustica, si decise ad cnll'arvi, esortato
anche ùa:I venerando Padre Giovanni da S. Giuliano.

1 \VALZ P. A.. o. P .. s. ·rommaso d'Aqtdno (Stulii biografici del Dot-

tore Angelico), p. 7.. Roma, 194;.


:i HINAUDII\' P .• « S. Thomas et S. llenoit 11, in Reo. Thom., 1909, pp, 513-
fi37.
~ Kt:PPJ::Lt T., o. P., , Una raccolta di prediche attrHiuite a 8- Tommaso
<\' Aquir.o li, in Archim1m. Frar.ru111. Prrr1!dicatorum., XIII, pp. 67 ss., ·1943.
18 LA SOMMA TEOLOGICA

3 - Circa il 1244, S. Tommaso indossò l'abito religioso, ' Ira lo


stupore dei condiscepoli e lo sdegno dei parenti, soprattutto della
madre Teodora, che, sembra, rimanesse offesa dal modo di agire
dei frati. Si tentò ::I i eludere lr. que1·ele materne inviando subito
Tommaso a Parigi, facendolo pass.1t'e per Roma; ma, presso Ac-
quapendonte, la comitiva, nella. quale era il novizio, fu raggiunta
dai messi dei fratelli di lui. Dopo il tentativo inutile di strap-
pargli l'abito di dosso, i frati furono rilasciati e Tommaso fu con-
dotto prigioniero a Monte S. Giovanni.
Probabilmente nella prima sosta, lontano dalla vigilanza ma-
terna, i frat~li misero a duro cimento la castità del novizio, im-
mettendo una femmina scostumata nella sua camera.' Lo sde-
gno dell'angelico giovane verso le astuzie. di Eva non si spens",
forse, insieme al lizwne che egli impugnò per mDttere in fuga
la disgraziata.'
• Condotto nel Castello di Roccasecca dopo questa penosa tap-
Jlll, fra Tommaso vi fu tenuto per circa <:lir.iot.to mesi in una
blanda prigionia»,• visitalo spesso dai confratelli. Alcuni pen-
sano di attribuire a questo periodo un srmetto in volgare cd al-
cuni tro.ttati filosofici.• Certo è che fra 1'ommaso non rimase
ozioso, ma imparò mollo in quella solitudine forzata.•
Per le mutate wndiiinni politiche e dietm istanza doi frati,
Tommaso polè evadere dal carcero calandosi da una finestra. con
una fune. Immediatamente fu mandato a Roma da'I Maestro dcl-
i' Ordine Giovanni Teutonico; questi, dovendosi recare al Capi-
tolo Generri.lc (12'16?) condusse il giovane a Parigi per inviarlo poi
a Colonia, dove cru ,(alo istituito lo Studio Generale.
4 - Nella bella capitale della Renania, S. Tommaso trascorSP il
periodo più fecondo della sua formazione intellol.tualc. I biografi
narrano molti aneddoti l'he si confanno alla vita di uno studente
eccezionalmente intelligente e riflessivo, moùeslo, umile, pio
ed avido di imparar~;. Ci parlnno and1e della gioia di 'l'on1-
maso per aVCl'C un maestro com€ S. Alberto Magno e delle pro·
retiche parolti di quest'ultimo sulia futura miosione del disce·
polo; che, per la sua t.acilurnit.it e, forse, anche per la suo. corpo·
ratura ed il suo fao·e pc><'afu, si chinmò il "bue mul<) di Sicilia."·

1 M4NllON~;ET P., O. P., "L'ent.réf\ de S. Thorn::ts d'AQuin chez les Frò-


res Prèf:heurs" (tln cl'a.vril, 1~44;1 , C01'11Jle 1crul-u. rin l' Cun.qrh Interna-
ti<mul àes Sctnu:es llistortque_.,., pp. '.!19-2'.W. Bruxelles, 1~3.
:r Tuso A., Tommasa d'Aquino e il. suo fem.pfJ, J.l. 145. Romn, 1936.
a Kltarine ex tunc mulierum aspect11s atque colloquia nisi ner.essitus
vel uf.ilis OC<'a::;io coégi~sf!t. ita .... uare mlt::bat ut solet homo sibi u servcn-
tib11~~ Pl'acca,.. ere u. Gu100~1s R., "Vita S. Thomae Aqum 11, Fontes, III,
p. 11a.
' Toso, ov. cit., p. 1.Jl.
6 1(Tractatum fallnciarum Aristotells, ut ùicitur, compilavit ,., m Toc-
co G., Fontcs, Il, p. 74.
11 11 Fratres receperunt sic instr11r.tum dc ca.1·cerc, quo.si diu mo.nsissel

In studio schulasticae disd11linac "• 1hid .• ll. 77.


INTROD. GEN. - CENNI BIOGRAFICI 19

, Come documento importante di' questo periodo scientifico di


!i. 'rommaso abbiamo la sua Trnscrizione delle Lezioni di S. Al-
'be-no stdl" ll'tù;a a Nit:mnaco. Qui S. Tommaso imposta già, in
'termini chiari e con geniale intuizione, meglio di quanto avesse
::fatto il Maestro, la dottrina base della essenza e dell'esistenza;
.• eho gli permetteva di provare l'assoluta spiritualità dell'anima
e insieme stabilire « l'infìnit.i via" che intercorre fra tutte le
crcaturo, anche immateriali, e l'Atto puro. 1
N[)l 1252, ta·minat.i gli studi e ordinato sace1·dote, S. Tommaso
la destinat-0 ad insegnare nella celebro Università di Parigi come
Baccelliere. A questa nomina contribuirono Io buone relazioni
del suo maestro S. Alberto e le istanze del cardinale Ugo di San
C1tro. Comincia cosl il periodo della vita pubblica deU'Aquinate;
ogli non è ancora 1''1tlqister, ma la sua scuola desta ben presto
ammirazione ed entL1siasmo.
5 - "Falfo baccelliore, " narra Guglielmo di Tocco "Tommn30
cominciò a diffondere con linsegnamento quello che fino ad ora,
C'Ol suo silenzio, aveva voluto tenere nascosto; " Dio gli infu3e
IRnta scienza 0 sullo RUC labbra fu profusa tanta dottrina, che
"''mbrava superare tutti, anche i maestri ; e con la chiarezza drl-
1' in5"gnamenlo eccitava più d'ogni altro gli scolari aJl'amore
deUa scien?.a. 1>:
Frutto principale dd suo insegnamento come Baccellirre ln-
hliro (1252-5") sono probabilme.ntc i Commt·nti .su Isaia e come
.v•11w1ziario {12M-5fì) quelli alle Sentenze di Pirtro Lombardo;
del libro III ne resta l'autografo nella Biblioteca Vat.icana.' Sono
eia assegnarsi a questo stesso periodo l'opusceilo De Ente cl F:s-
.v-ntia, rlove "egli ridusse alla più semplice espressione la meta-
fisica dell'essere e dette in lai rnorlo una specie di prologo a tutta
l'opera scientifica della sua vita n, e gli opuscoli De pri.ncipiis
1ltllllrtfe e ne natura materiae et dùnt>11sionibus interrninalis, che
"svolgono i concetti metafisici fondamentali rlclla sua lllowlìa
rmt.nrale in f:enso arist-Otk'lico n, t
J.'upuseolo Contra impugnn11tes De-i cultwn et rdi,qioncm,
s.·riL!o in quest.o stesso tempo, fu ocrnsionato dalle 11.Sprc Jottc cd
11nimositA d(}i maestri secolari del!' Università di Parigi, capita-
11ati da Guglielmo dì Sant'Amo1·e, verso i professori degli Ordini
M1mdicanti francescano e domenicano.
Ottenuta «la licenza" rii insegnare nel 125U, S. Tomma;o
l1·nno la sua prolusione, commentando il versetto del Salmo 103:
lligmis monl~s de superi01'ibus suis, dc fructu opnum. tuarum
i CENTI T. $., O. P., La sptrit11a7ir.tì def.l"ardm.rl in $. Tommaso d.'.4qui-
110. (Dissertazione dattilografata, DP. 31 58.~ 191. Roma, 1043). Cit.ato in
IV-1Lz, op. cli., p, 62, n. 4.
~ Fonle.11 1 11 1 p, Bt.
:. WALZ, OTJ, Cit., p. 71.
~ GRAD!.!ANN :\I., lntrndu.ztrme alla Summa Theoloalae df S. Tommaso
rl'A r1uino, p. 23. MHano, 1930.
20 LA SOMMA TEOLOGll.A

sati.abitur /erra.' Queste pal'Ole, suggeritegli in sogno, ful'ono un


vero presagio df\lla missione divina elle a lui affidava la Pl'Ovvi-
dcnza nella. Cbiesa. di Dio.
6 - Soltant.o nell'agosto del 1257, S. Tommaso fu promosso uf-
ficialmente !ffo,qisler. insieme a S. Bonaventura, per diretto in-
tervento d~l papa Alesoandro IV che, fin dall'ot.tobre dell'anno
precerlenle. av1wa imposto ai maestri secolari di ricevere i due
religiosi nel corpo inoegnantc del!' Università.•
"Ottenut-0 il .Magistero," scrivi' G. di Tocco "avendo il va-
lente dottore oomineiato a disputare e insegnare, sì grande mol-
titudine di secolari si affoHò alla sua scuola che a stento si potè
trova.re un luogo che li contenesse; tanto li attirava e spingeva
a profittare nello studio la dottrina di un sì grnnde maestro. »'
Un "pisodio riferito dal medesimo biografo ci manifesta corno
l'entusiasmo dei discepoli per i'l maestro andasse di pari passo
con l'affetto del maestro per i discepoli, ed anche come tutte le
p1·eoccupa.zioni del santo professore fo;osero rivoire costantemente
alto studio.
• Si 1·ac.::onta che mentn! tornava una volla dalla chiesa di
S. Dionigi, dove si era rt•cato insieme agli studenti per venerare
le reliquie dei Santi e visilure lct pia comunità tle.i monaci, avvi-
cinandosi ali a città di Pc1l'igi, gli studenti gli dissero:
" -- Yfa~stro, guarda com'è lwlla Parigi; ti. piacerebbe di es-
~"'r padrone di quc>ta cit.tà 1 -
"Pensavano in tal modo di avcro da lui dell•e parole edificanti.
Ma lui risp05<>:
" - Preferirei avere le Omrli" di S. Giovanni C!'isostomo sul
Vangelo di S. !.\-1atteo. -n'
S. Tommaso frattanto attendeva con ardore alle sue opere
scien\itlclte. Oltre lo scrit.to Contra -im7iugnantes, compose, du-
1·ante il suo primo profeosomto a Parigi, altre, opere nol,,voli, in
ispecie i rammenti ai libri di Boezio De Hebdomarlibus e Dc
Trini/ate, il quale ultimo contiene la trattaz.iunc clMsica della
sdenza secondo S. Tommaso ed è importante. anche µer la que-
stione di inlmduzione alla dommatica.
E eomune sentenza che la Summa contra Genliles sia stata in-
cominciata in questo periodo, per richiesta. d~ll·ex-Maes!ro Ge-
nerale del!' Ordine S. Raimondo di Pena. fori ; ma non fu com-
piuta. che in Italia, prima del 126~.
dn nessuna opera umana di si limitata mnle, n nota il Grab-
rnann "è racchiusa tanta copia di idee." - '"È ocopo dell'opera

1 Gtll ..t.RDI n..: Fa.\cHF.TO. rilile Fratrmn Ordinis Poraràicaiorum, Monu·


menta Ordinis Fratrum Praedica.t.ormn Historica, L, p. 216. Lovani1, 1896.
:;i Fontes Vitae S. Thomae Aq1111tatis, cura et l-<o.hure ~- H. LAUBEN'I,
O. P .. rase. VI, (Documenta:, p. fii>2. S. :'t'laximin, 1!937.
3 Citato in W,~LZ, op. cii., p. 87.
• f'ontes, II, p. 115.
!"!TROil. GEI\. - CENNI DIOGRAFICI 21

discutere nei primi tre libri le queslioni fi!OEofiche e ro!igiose


comuni at Crist.ianesimo a all'Islamismo, mentre i misteri pro-
[rnimnente c1·is!iani (Trinità, Inr.arnazione, Sacramenti) sono
'l!."pu:;li nel IV liiJJ1).»'
Nr:l Capitolo Generale del!' Ordine Domrmicano, hmuto a Va-
J,.llf·iennes nella Pentecoste del J250, S. Tommaso prese parte
11lla Commissione incaricata di dare ai Domenicani la prima
llr1tio Stwlioram.' Alla fine dell'anno scolastico, partì per l' Ita-
lia e, nel Capitolo della Provincia Romana, adunato a Napoli il
:w settembre 1260, gli fu dato il tit.olo rii Predic:atore Generale
con diritto di assistere agli annuali capitoli provinciali.'
In questo tempo tenne le sue lezioni di S. Scriltnra sul Libro
tli Gr.rrmia, sulle Lamt>nlazioni di Gr:remia e sulle Lettere di
S. Paolo a cominciare dal cap. 11 della I" ai Corinti.
"I.A' famose Questioni Disputate De Polentia furono tenute da
S. Tommaso a Roma tra il 1265 e il 1267, quelle De Spirì;tua-
libus cret11uris a Viterbo trn il 1266 e 1268, quelle ne Ani111a,
· /i,, Unione Verbi lncal'Wlt-i, De Virlutihus in communi, De Ca-
ri/ate durnnte la permanenza in Ilalia. " 4
In Italia S. 'l'omrnaso condusse a termine la S111nmfl Contra
(;1•11.tifrs, c01n11ilò la Cutena Aurea,~ 'l'opuscolo Contra eTrorf)s
1;raecorum; compose quella glòmma di tutti i suoi orrit.ti teologici
t' religiosi che è 1 [}fTìcio completo del Corpus Domini e n1olto
1

11lt.re opere che ci fanno ammirare la sua ecrcziunale attività.


7 - Solto il pontificalo ùi Clcm1mte IV, JJ!'Ccisamentc nel 1266,
f\. Tommaso pose mano alla Summa Theulogiac che aYcva ideato
!!iù molto wima.
"Ed orn rigna1du al tempo e al !UO(IO della composizione <.lcllll
,\..,'oui/1n.a
1 )> redimno la parola al con1petentis:;i1no Mons. Grab-
11:11nn "utilizzando le più nnt.ichc indicazioni dat.eci da 'folo111eo
"" Lucca e da (luglielmo di Tocco, po;;siamo stabilire i seguenti
ri;;ultati: Tommaso ha composto le Lre parti rir:lla sua Somma
n<'gli auni 126iH~73, pal'!e in Italia, parte a Parigi, riarte no-

1 Jn \\'.-\LZ, op. cil., p. % !'5. RkorUimno rii~ <li que5ta C.s.{rcgiu opera ne
f11 ottimamente curma l'P.dizi011e italiana 1.h1l P. Augiolo Puccett.i, O. P.:
:·.:oinma contra Gentilcs 0$Sia la l!cri((t della FPdC Cullolira, 2 voll.
T1)rino, 19:.!J.
~ Rr.1cHnn B., O. P., Acta C1111i.tulorum Gnwmlinm OrrL Prat:d. (Mon.
onl. Fr. Praed. Hi3torica, t. lii), I, pp. 99~HJn. Romn-~tocenrda.
;• La noUziu p11hblicalu 1lul P. )fasN.ti ri::.;~l~ nl sec. XVI fP. :\f.\Sl:.TIT T.,
, Munurrn.'nlu er. Autiquilalcs vt:'leris tli~e.iplmn.e Urd. PraPd., II, p. 268'.·;
111:1.non figura que:::tu. nonlin:l nt?gli AcJ11 t'1q1il.11torum J->rovitu:ialimn f'ro-
1:fncfae Rom.anii.c, 121-3-1344, editi dnl P. T. KA.ppeli O. P .. 1n :\1on. Ord. Fr.
Pr. lli~L. XX, p. 2-i. Roma, 1941.
l \VALZ, uµ. cil., p. lù(i e passim.
r. Di q1.rnsc'oµen.l 'JSi$f.~ u11a !Juon<i traduzione italiaEa curatn da Mons.
1•10 Alberto D1::l Corona, O. P., i La Catena. d'oro ili S. 1'ommaso d'Aq11ino,
,·o\l. 10. S. lfinial.O, Hìù2 5:?.). Anche Niccolò Tommaseo ne compilò in
;.'/i~~ i~i1os~~7tto~J~L~~f cge~ <~vnoJ1~i i;:\si~n}~~~ ,:/a~5~~ .,i,,~~4 ~~f!t~a~ r~~~. c;~7;'.1~cnto
22 LA SOJllMA TEOLOGICA

vamente in Italia. Possiamo assegnare la Prima interamente al


suo soggiorno in Italia del 1266, pur non potendo decidere con
sicurezza so l'abbia incominciata in S. Sabina sull'Aventino, ov-
vero l'abbia scritta interamente nella Corte di Glemente IV a Vi-
torbo. La composizione della Secunda si è estesa oltre que>to
periodo di attività ilalinna fino al suo secondo soggiorno a Parigi,
che possiamo fissare dal 1268 al 1272. Tommaso ha composto la
Tcrtia a Nnpoli dove. nell"autnnno del 1272 intraprese l' insegnn-
mcnto, e mm vi ha lavorato oltre il 1273. " '
Lo scopo dcliii Somma è manifestato dallo swsso Angelico
Dottore nel Prologo, che ci fa sentire nel «discreto latino"' "
nella sobrie&à delle espressioni, la novitil dell" impresa: togliere
il ciarpame delle ripetizioni di questioni, ed argomenti inutili e
disporre organic.1menl.e e sistematicamente con brevità e ch;a.
rezza tutta la teologia cattolica. Destinatari erano gli incipi,enti,
i novizi, gli studenti insomma da lui così teneramente amati.
Di fronte a S. Tommaso è naturale che anche i più grandi teo·
logi si siano sentiti piccoli; e quindi anch'essi hanno studialo
la Somma e !'hanno commentata.
Nella Curia papale, S. Tommaso conobbe il penitenziere Do·
menicano Guglieln:o di Moerbeke, ~be dietro sua richiesta, tra-
dusse in latino le orme d'Ari:>lotele, le quali poi !mono com-
mcnf.ate da lui in base alla nuova vereione, rhc esprimeva più
chiarnmente il g·enuino pen,iero dello Stagirita.'
L'Aquinate fu assai stimalo alla C01·te pontificia, presso la
quale si trattenne sofl.o i pontiflcatr di UJ"bano IV e Clemente IV,
che pensò di promuoverlo At·civesrovo di Napoli; ma il Santo
swngiurò il Papa di lastiarlo libero per consacrarsi· tutto allo
studio.
Nel Capitolo Provinciale di Anagni del 1265, Tommaso fu
chiamato a Roma a rtirigcrvi gli Studi drll' 01·dine. R lit nel
quioto convento cli S. S~hina, twlolent" dei ricol'ùi di S. Dome-
nico, rgli impartì il suo insegnamento con l'usato zelo.'
8 - Nel novembre del 1268 S. Tommaso, passando e predicanclo
a Bologna e a Milano, si diresse novnmento a Parigi, per orrline
del Maestro Genemlo, B. Giovanni da Vercelli, a difendere gli in·
teressl del!' Orrtinc suo, attaccato violentemente, insieme a quello
Francescano, dal Clem secolare della Universitit. Capi della op-
posizione erano i maestri Gerardo cli Abbeville e Nicola di Li-
sieux. Contro di essi S. Tommaso !'l:risse i due opuscoli Contra
doctrinam retralumtium a fl'Uqione, De '[JC'rfectione vitae spiri-
tunli<,' e numel'oc;i Quodfiheta, mcnli·e non trascurò neppure
1 Gn .rn;o.,u,NN M., Introdnztoac, p. 31.
11 Parad .. XII, 144.
3 DI Tocco G.. l•'onte.i;, Il, v. ~-
4 GRAB)JANN l\L S. Tomma.rn d'.1quirw. p. 10. ~1ilano. 19-2-9.
•Di ()11t:?sto opuscolo ne è sta1n. fattn nna t.radnzione 1tctliana d1:.tl P. Al·
berto Matteoni, O. P., La Perfezfone della l'ita Spirttuo.le. Firenze. 193.i.
INTROD. GEI'\. - CE:-:NI DIOGRAFICI

dal pulpit0 di ribattere con copiosa argomentazione gli errori


rlei Geraldini intorno alla vita monastica e religiosa. '
S. Tommaso ebbe ancora modo di manifestare le sue qualità
di buon polemista dispufando contro i sostenitori dell'aristote-
lismo arabo, pericoloso pe1· la fede e la morule eattolica,' capi-
t:inati da Sige.-i di Brabante.
L'opuscolo De un-itate intPl/rc/us cnntrn A11Prmistns è pervaso
da una vivacitit insolita nelle opci·c ddl'Aquinate; e !'impudenza
degli avversari cbe non cessava di resistere alla verità obbliga il
Santo Dottore a concludere con un'ardita sfida:
• Quest<'!. case abbiamo scritto, a confutazione del predetto er-
roro, non appoggiandoci· a documenti di fede, ma a principii e
ad esp1'es~ioni degli st.,ssi filosofi. Che so qualcuno, orgoglioso
<li una falsa scitmza, volesse opporr<> qualche cosa contm quanto
11hbiarno scritt.o, non parli di nascosto o in presenza di ragazzi,
che in questioni tanto ardue non sanno decidel'e; ma scriva con-
tro questo nostro lavoro, se ne ha il coraggio; e troverà non solo
me, minimo fra tutti, ma molti altri che hnnno il cuHo della ve-
rità, i quali penseranno a confutare il suo 0rr'-'l'C ed a mettere al
posto la sua ignoranza. » •
La battaglia fu vinta da S. 1'ommaso, che ebbe perfino la con-
sotn.zionc, rara per un poh;rnista, di farsi amico J'avve1·sario prin-
cipn·Je Sigeri di Brabante; il quale, negli scritti posteriori al 1270,
foce importanti modifiche alle sue posizioni dotll'inali. Ciò rese
possibile a Dante di far dire a S. Tommaso, Paradioo, X, 133-138:
"Questi. ...
è 'l lwne d'uno spirto che 'n }lensieri
grrtvi a morir li parve venir tardo:
essa è la luce ete,n1a di Sigic.ri,
che, leggendo rrnl vico dc li strami,
sillogizzò invidiosi veri. 11

J~, clamorosa vittoria riportata sulrarisloteli5mo averroistico


fu celebrata perfino dall'arte medioevale, come un fallo di capi-
lalc importanza nella vita dell'Aquinate.'
c\11' Università di Parigi si aceese poi una lunga lotta tra rin-
dil'izzo conservatore ddl'agustinismo e l'aristolelismo progressivo
d1 S. Alberto Magno e di S. Tommkso. Contro questi suoi aHer-
sari egli fu più mit<i ma non meno deciso. A proposito della sua

1 K!iPPL!:LI T., O. P., «Una rac1·oll<i .... li, I. cit., pp, 67 ss.
! <I Negata infatti l'esistenza intuiti gli uomini ~1i un ùiYCf:':iO jnte1letto,
Il quale tra le parti òeiranima e :o>ulo incorrntt1bilo e<l iuunoi·tale, n~
'11:r:e elle Uopo mono non ri11:a.ne s~ non un unico int.f'llelto di tutte le
:i111me tiegli uomini; e LtUinùi non e' è più nè la retribuzione ctei µremi
<1 dd gas1igl11 nè la divers.ità rlei m. ,•~simi ,.. Cft". Opusc11ta Om1da
s 'f'hrm1.. Aq., ed. P. l\'landonnet, O. P., VI, 1.1. 33. Parigi. 1927.
~ l/Jid., p. 69.
-4 GR.\B?l1A:\'N :\·J 8. Tomma.,(), ))fl. 17·1H.
24 LA SOMMA TEOLOGICA

mitezza, anche nelle disput~. abhiarno un bcll'cpisodio riferito


da Guglielmo di Tocco. l\'ell'esame di un giovane frate Jicen·
ziato, che doveva essere promosrn al magjstero e che era ccces-
~ivamente attaccato alle sue opinioni erronee, S. Tommaso si
diportò con tale mor:!estia che parve a tutti eccessiva.
1c - Maestro, - gli dissero i suoi studenti, nel tornnre insieme
al convento· - noi ci sentiamo gravemente offesi nella vostra pe1·-
sona, p01·chè quel maL'!itro non aVJ'cbbe dovuto mctk1·si contro
la vostra sentenza, nè voi sopportare tale ingiuria. alla verità, di-
nanzi a tutti i maestri di Parigi.
" -- Figliuoli, - si dice abbia egli risposto - ho creduto l;l'ne
avere un po' di rignarde a un maestro novellino pcrchè non ri-
mane;;se mol'!itlcatCJ. Ma se ai confrateHi sembra diversamente,
fari! <!omani quello c.hc non ho fatt-0 oggi. - "
Difatti il giorno dopo, avrndu il licenziato ripetuto, senz11 dar-
sene per intese, le stesse affermazioni, Ira Tommaso, con tutta
ralma, fece notare che le sue opinioni contr<IBtavano con i canoni
cli un Concilio; e con i rnoi argomenti senò cooi sapicnt.ementc
e dolcemente il temerario rnndidato cl1e tìnalrn.:'!lte questi si ar-
rese alln verità. Allora 'l'ommuso, buono com'era, soddisfatto
doll'cffet.to ottenuto, si limitò a dirgli con amorevolezza: "Orn
va bene >1. 1
9 - Nel 1272, S. Tomrnaso fu richhunat(1 in Italia dai superiori
cieli' Ordine, o, nel Capitolo Provinciale ccle!Jralo a Firenze nello
stesso anno, gli fu affidalo l'insegnamento nella Provincia Ree
mana.' Quindi, richiesto da Carlo d'Angiò, si portò a Napoli e
vi rimase fino a che per OJ'(lin1' rii Greg·r1tio IX non dovette l'ipar-
tire onde prender parte a'l Condlio di Lione all'inizio del 127!1
Nè i viaggi, nè il 1nutat·l~ dci luughi impedivano al Santo di
occuparsi nello studio e di dedicarsi alle più pl'Ofonde medita-
zioni dello cose l'eJcst-i. Lo :otato di contemplazione divenne sem-
pre più intenso, tanto da rendergli ancora IJiù necessaria 111 ma-
terna vigilanza del suo diletto compngno f1·a Rcginald,., du Pi-
perno, testimone unico e scrupolo.!o di molti e11iS{)di della vita
intima dell'Angelico Dottore.
La Summa Thm/ogiae così spesw e g·iusta>nente paragonata
aJle cattedrali gotiche pe1· la sua organicità, sniirlità e la spinta
animatrice di ogni parte verso l'alto, doveva somigliare a una
di quelle stupende chiese che sono hclle ancl1e se incompiule.
Dopo avere infatti trattato, come nc:'-snn altro teologo, dcl Sacra-
mento dcli'Altaro, S. Tommaso cessò di scrivere. Si riferisce n
questo periodo il suo dialogo col Crocifisso.
"Tommaso, " gli avrcb!J1' dello Cristo "tu hai scritto bene di
1 Forlle;;, II, p. W.
2 "Studiurn G~ucralc t-l1eologi;.:ie quantum ad loc1m1 et penmnas et
nurnerum st11t1e11tìun1 commitrimus plen:irje fr. ThomA.e de Aquino)),
:\fon. Orrt. Fr. Pr. Hist., XX, p, 39.
INTROD. GEX - CEKNI BIOGRAFICI 25

me: quale premio desideri? « Signore, >J soggiunse «non al-


)J -

tro che Te."


Risposta degna di chi già in una strofa stupenda, per la quale
il nostro Manzoni avrebbe dato tutti i rnoi Inni Sacri, aveva can-
tato di C1·islo :
"Se nauens dedU .rnr.inm,
conve.<>cens in e.r111Uum,
si~morien.<\ in pr~'fiUm,
~e T<?ynans dal in p1·ar:' fli.i11rn. n 1

CRONOLOGIA DELLE OPERE DI S. TOMMASO


10 - Nello sl;,bilire la cronologia delle 01wrc dell'Angelico Dot-
tore <i souo impcg-nati, rnn buon successo, valenti tombti, tanto
slmici eh e filosofi e teolog l.
1 primi deducono le loro conrlusioni principalmente da cle-
n1enti bio.Qyafiei e ~torici; i seC"Ctndi in.<:>istono di più, :::enza tra-
scurare le deduzioni dei primi, sull'evoluzione del pensiero di
S. Tommaso: e rruiwli dalle opere dove questo è meglio definito
e più perfrlfamenle esposlll concludono per utHL più larda com-
posizione delle mede~.imp_ \1a è stato uosel'Valu in prnnosito che
re è sempre pl'nLlerrn.1.tko fìt.:~an~ con esntk!zza l' importan:ta ùel·
l'evoluzione di un ani.ore nttraYerso i suoi scritti, snfcialrnEmtl}
quando si fratta di S. Tommaso, per il quale il [JrOCèsso del pcn-
:-;iero impoda rat•aml~nt<' nna rnUura col pa.ssato ii. 2
Molto di rado, per alcune o:wrc, si arriva a ùelie conrlusioni
drfinitive danna paYte e dull'allra e, per consegncnza: ogni rro-
nologia delle ope1·e di 8. Tonnuaso è so3gdtu a ritocr.h1-
Dovendon0 anche noi st~egliere- una nbbin.1110 pr-efeI·ito quella
fornitaci dal P. Walz, O. P., il quale ha il rneribi ùi avei· lennto
"onto degli studi più recenti ;\cl P. Mandonnet, O. P., cli :Vlons.
(rrnbmann e di a'llri che lroppo lnngo ~ar1•hho rnumerat'(•.
Solo vi abbiamo appor!Hto qLialchc liuve modifica in base ai
1·1.!4:C·nLissimi stuùi, con1par:::i nf'.Q,"1i uìtimi anru.

COMMENTI ALLA SACRA SCRITTl:RA


1. In lob e.r.posiUo (120!:1-72, Trn,o:i.rEO, 1261-6.i).
2. In psal?nos Da·virUs lect11-ra (flno al salmo 51 inclusivamente,
1272-73, riportato cla Rt>ginaldo da Piperno).

1 liff1cio (lel SS.mo Sacramento, I111w dt-'!lP. T,odi:


11 Col nc:5c<·1Y· s'11ffrl 'mr:e c1,a;pagno,
cibo a mcnsn, qn~1l pr·pzz'.) rnor•·ndo
in {Jrt•mio nel suo reg-110 n noi <lonn.
~ L[ottinì O., nella recr.nslone ::i. Bo1.1 1LURrJ li., "Conversion et gr;l.ce
clu~z satnt Thornas cl'Aqu1n "• Pnris, lDH, i11 llt-tln dc 'l'hhJl. ancte-nne
l'l lilt;diéi..·ale, V, p. 34, 194G.
26 LA SOMMA TEOLOGICA

3. In lsaiam prophetom expo.<iliu (1256-59, PELSTER, 1252-53).


4. In Jeremia-m proplldnm exposilin (1267-G9, PEI.STER, 12G2-53).
5. !n\ Tltrenos leremi.ae pru711t1~lae eTpositio (126ì-68, PEI.~TER, 1252-
i..13;.
G. In evangel:ium Matthaei lf:clw·a (riportata da Pietro d'Andria
e LJgicri di Hesançon, 1256-5!)),
L In c1,'m1yeli11m. fo(lnnis eX[JO;jif.io, 1-J., lcctura, 13 fìne (riportala
da negi naldo, 1:!.GfJ-72).
8. Catc:na au.rea ((;I.ossa t011.thw.a) :wpcr qualtuor rvanyelia: Su7H''1'
Mattheum. (dc<iicata. nd l"rbano TV, 1261-6P, Suprr Mu.rcum (d.~­
dicata al cardirrnle Annilrnlùo 1 126!:"i}, Super l~ucam (12ùGL S·11per
loanncm (12Gì).
9. ln S. Pauli 1'/Jislolas e:rposUio, Rcm.-1" Cor., 1-10 (12G9-72), al tc-
slo su ./" Cor., 7, H-10, pt>rduto neli'originaic, fu sostituito nelle
edi~ioni i1 passo preso ùal 1;omrnènto di Pjctro da Tarantasin,
lectura, I" Cor., 11-Hcbr, fine (riportnta da Reginaldo, 1259-ùfJ).
N. H. In Cantica canlù:orum eJ:posilio, perduto, se mo.i scritto cfr.
\VALZ, op. cit., p. 105. Un cornnwnto du~ comincia. u Sonet vox
t.uan è di Egidio Romano, l'altro u Salomon iuspirutus n d'un au-
tore pretomistiro.

COMMENTI AJ,LE OPERE DI ARISTOTELE


ED AL LIBER DE C.4USIS
1. In Ub-,.os Perihermerreias e:cpo.,Uio (fine al I. Il, lrct. 2 inclu~i­
varnente, 1269-72, [al preposto di Lornnio). li resto suppliLu ùa
vari autorì generalmente dal Gaetano).
2. 111 Ubros Posl.er1'.onun .:ltMf-ylicnrum e:rposiliu (1269-12).
3. Jn Vlll lib'l'os Physicorr1:m e:tposilio (dopo 12GS).
,\, ln li~ros /Je cado et muntlo '"tposilio (tino al I. III, lect. 8, 122.
Il rlrnane·ntc di Pietro d'Auvergne).
5. fu hbro,ç Dr. gcm:ra.li<nu d cvrn1pfiom~ e:rpo,,..ilio (lmn al l. 11
kct. 17 inclusivamente, 12~~-ì:l Il resto dov·•.1to a Tommaso di
Suthona).
ù. In LV libros .ileleorologi.conun (nno al 1. Il, lect. 10 inclusjva-
mentc1 l:!GH-72. Il resto dei libri II e Hl <li Pietro d':\uvergne, il
JV dl un altro aut.ore, for.::u di Giova1111i Quidort).
7. In libros l>e animrz leclnra in I. I (riporta.tt) da flcgina!do, 1~G()-
; El'posilio in I. li et Il! (126\-G8).
7:Jj
8. 1n lihros ne
fìt'-n:rn. d .w·nsato e.r71osilifJ (1266-1272).
9. In iibros De mr·inoria et rem.iniS1:t"ntia e.r1u1&illo (12C\6-72).
10. In XII lilmis Metaphysicorn.m. ,•.rpositiu (1266-72).
11. In. X libros F.lhicorum CJ'pt1sifio l12C!)\
12. In libros l'oliticorum e,.positio (Hno al I. III, lect. G inclusiva-
InC'nte, 1!!72, MA:-.iPOì\NET, tirr.a 1269. Il resto di Pietro d'Auve.rgnt-!).
13. In lihrum De causi.'\ expositio (126!). ì3).
IKTROD. GEN. - CENNI l!IOGHAF!Cl 27

OPERE SJSTEMATICIIE
Si:riptum (Commcntum,) hi T_Jibro.ç Sententia'rum marrisfri Petri J,oin-
bardi (125i·56i. P•LSTElt, 1~53-55 - in I. IV (1253-57).
,"ùwrnta contra gcntiles, J. I (12~!J), 1. IIi III, I'V (1261-64).
S111mnrJ. theologiae (fino alla parte TII", qutis.ti0n.e ftO inclusivamente,
la 1• part.e 1~<16-68. la. l'·I 1~ 1271, la II"-IP 1271-72, la III' 1272-73,
il n:_~sto, il ({ SupplomC;nto ~·, preso dal comm~nto u1lc Sentenze).
(1uacsliones {lfapuf-atae (in serie):
1. Dc "l:erit-ate (125G-~>9).
:!. Dc potrnlia (1265-67, !\IA~no~·Ni:'f. 1~6~)).
v. De spiritua.Urn1.i:; creat10·!.<{ (1~1JG-G8, MANllO'.'i!!l:ET, lt(i~t).
r. Ile aninta (dopo il 12&i 1 MA:~no~Ntff, 1~69-70).
:.. Tic m<Jlo (dopo il 1269, MANDON,,t:T, 1263-68).
!Ì. He 1lirtu.Ubu.s 'in c01nmuni (12GG-Ci:J) ; De vfrtutibns cardinalibus
(126Q-i2).
;. [)e caritt1.fP (12fìG-6f), l\·f.-1..NUO!\J\ET, 1269-72).
K ne corn.•eliune fratr:rna ;'1?69-72;..
!I. fJe spe (1260-72).
IO. De uniMW r erbi Incarnati (1272).
(huusliones di.11p11Jof11e (isolate}:
,.,. st•11sifw.s Sacrw: Sr.riplunu~ {l~GG)
Il·· t'JP!11f! 1nanuoU n:fi.giosori.1m (1255-!JG).
/), pw·r-is in tdiyionrm admUicnd-'iS (1271).
q11odli-lJrlal-es (dr: quoliln:I, 1-6 f12GfJ-'i2]. 7-H [1.2f.!l-G7], 12
1)1111.r"çlìnnt:,"
[126"-67], probabilmente riportato).

OPUSCOLI
(I numeri in parentesi inùkm~o J'ordi1tc dcll'cdizimH' Piana. S11lla
1:11111l!l'azione ùeg1i Opuscoli yedi Simonin II. D., nella Tic-o. T/1tll11.,
:::1 I l!i:3nj, Supplemento. Si di.$Ctttc uncora sun·autcntlcit.<\ degli Opu-
~-····li srgnttfi <_·.on as.1.1>risr-r1).
I. lt_'. Co11lra t:rrC!n'S Gra1•1·vrum ad Vdrnnmn JV pontift.cem ma-
.rimum. (1261-6}) .
.... (2) C!Jmpcnrli.mn theoloyi1w ad. fra.t.rem J:('r;i1wfdum sod11m
s111.an cari.ssimum. (altri iitoli; Dc fi.de et spc; De ~dc, spe et ca-
ri/aie, U61-69).
:t 1.:i; ne ralhn1:i.tws fì.dP.i contra Smucenos, Graecos et 11rmenos ad
wnlorem A.11.Uochen111n (12Gl &I).
('1) ((.'ril/fitionex) Di: tl11(;b11s pracceplis cw·ii,-'tiS cl rfrc1:m.. lcuis
11r1tccq1Lis (quaresima 1273, riportate da Pietro d'Anr.lrio.)_
:•. ~r): De art-icuUs /i.dei et sacramen.li.<t r1:clesiae ad n.rchicpfat:opu.111.
/lanormitanum (Leonardo dP- Comitibns, 1261-68).
fi. (Oi H:r.positin super Symbolum opostolonun (anche: Collatione.s
de Cu·l.o )·n De1rm, q1rn.resirna 1273, l"iportntc da Pietro d'Andria)_
28 LA SOMMA TEOLOGICA

7. (7) E:rposilio urolhmis d.om,lnicae (anche: Cullatinues de I'ot.er


11.0.~ler, qua.rcsirnn 1278: riportate da. Pietro d'And1ia)_
8. {8) EJ'fJOSilio su.pe·r .~·a.lutallvnem anqelicow (anche: Cr>Hatfones
ile Atie llfaria, quarf'sima 12-73, riportate da Pietro d'Andria).
9. (O) n~·:qionsio art {ratrem Ioan.nem JlcrceUP.nu·m ge11eralc1n ma~
gislrum ()rdinis Praedi~!ll-orvm. de a.rticulis C\/l/t ,ç1t.niptfs ex
opere Pdri de Tnrrmfo.ìia. (anche: Di.:cl.arat:io du.tJioruni, ecc.,
12ll5~1Jij),
10. (10} Responsio n-d fra.frt.!Ni lfJruutcm Verccllenson yent•raCcm
magisfrum Ordi.n·is Pra•~d.icatorum, de arU.culis XLil (anche:
Dedaralio 4.2 quar-slionum, 1271).
11. ~1i.; Jle,\ponsio ad lectcrr1:ui Ve1u:tum de arliculis XX.XVI (a.nch(•:
Declaralfo 36 quaP.slion11fltt, a Bassiano da Lodi, 126.9-71).
12. (12) Respon.sio ad frctorr.~m Bi.\'11.nUnum dP- a.rti.cuUB VI (anche~
TJeclaraUo 6 quoest.frm11ut.., a Gerardo di Ilesançon~ 12.71).
13_ (15) De su.bslantiis sepal'afis seu tlµ, anyelnrum nolv;ra, arl fra-
trem, Reginalclum socium. .~u111n carissi.mum {incmupl., 1261-69;.
B. (16) De unitat~ intel.lectus contra .4.verroislas (1270).
ta. (17} Contra pestife1'n.m doclri-nam retrahe11lium fwrnines a reU-
gion;s innrcssu (12ì0).
16. (18) De perfcclione ri.lfle s11iritual.is (!26U).
17. (19) Conti·a impugnont.a Dei culturn d rl'lit.1fonem ~1256).
HL (20~- Dc 1·cuim·inc principum ad ,reacm, D!Jlrti (fino al I. c. 4, n.
incl11:;iva111~ntc, il rc:~to di Tolorneo da Lucca, a Ugo II o III,
1265-66).
1~. (21i /Jt: reqimine iud1worum. acl duci~.rnm RrabanUae (Aleide,
altro tilolo Alt co11dfi.\·san1 PJrw.driac Mar(!arilmn, 1261-7~").
~O. (22) j),, fort11(L absolulì.onis ml acneralem, ru.ayislrum, Oniinis
(126H-7~).
21. (2.'l} E.rpositio I" decr,.~laUs atl archi,11.iaconu.ni T'udcrtinuin
(1209-68!.
2-~. (24) E:qwsifio lr' dct:re!.ali:; ad ~undcm (125a.()8)_
2:1 (25) De .wrUbns ad rlon-u'num lacolwm de J:ui'!JO (12G9.72.).
2-L (2G) De iwUciis asl.rorum. a.rt frarrem Reainnl.àurn sochu11. suum.
cm:i~,~inw.m (1.:2Gn.;t~-
2'.J. (.27) Dc o.t:l.f.'1n!tate mlrndi ,~Ollh·a uw.171llln1?1J1~s ~1271).
26. (2J) Dc principio indfoidua.tJon:is.
2ì. (30) De e'nle et eS!·enlia (1250-56i.
28. (31) De prlnciplo nafurae ad /ratrem. Si-l'vestr-mn (12!lJ).
2H. (32) Dt: n1il11r11 mafr1·iae et dinu~nsionibus interrrcinnlis (1~52-56).
;;JU. (33) De rniJ.:f.iom: elnn.cntor-1mi ad mnaistrum Philit'Ptun (127:{).
31. (31; De occHUis op1:rilm:-::. nafurae ad qncmdam wUìfem (12U0-72)_
3'2. (35) Dc rnot'll. Crird"is o<l m. anistrum Philìppum. (1:273).
·33. (:W) ne i11.>:fonlilrns.
•31. (!l7) IJ1~ qua.rtu.or oppu3iii.s.
•35, UIB) Jh-: d.ernm1..\·l.ratione.
36. (~9i De fallaciis ad quos<lam nol>i!es arfotas (1272.-731),
3ì. (40) nt: propo~rilion:ibas madalitms.
'38. (41) T!re nal«an uccide11Us.
I:\TROD. GEN. - CE:-:11\I BIOGRAFICI 29

~j9. (-~2) De 11.alura ye1tt'ris.


40. (-i3) Ofliclu.m, dc feslo Corporis Clu'isti ad ma.ndafum Urbani IV
rmpae (1264!.
·ll. (C7) De cHipt-lo1u: et vendilione ad tem.7111s (a Ciac.omo da Vi-
LerLo, Lettore in Firenze, 12132).
•.t:!. (08) Dc m.odo acquire11di clivinam sa.pin1timn ad quendam loan.
n1Jm (anche: Er1islJJ.lu de mndo ~-tudr.nd1) .
.'•:J. ((lf>) E.:rpositio in Nfrnun Doel1iii Dr: hcbdomadibus (1257-58).
'H. (IO~ E. rpvsiliu su.p'l:r libnun Roethii De Trinitate (1257-58).
·P. J..,'.rpositio in Dinn.yslum De divinis nomi'nibus (1~61) .
.iu. De secreto (1269).
• \7. (13) De diffcrentia verbi di1;1·ni et humani.
'.1-H. (14) Dr, Verbv (anche: De narura verl>i intelft~ctu,o;).
J.~•- UP.!>fjt(Jnsio ad Bernardu-m. Casine11.~·e1n (Aiglerio, quareHima
lz;'J).

SERMONI
So--monrs fcoll.alioneR)domi-nfcalP.S P.l festivi (12U1-64, Vf!di GRABM.\NN,
1Ji1~ lV~Jlc1: dès hl. Thomas vo-n Aq., pp. 32$:1-3-ii>. Miinste,r in \V. 1

J!)31'. IiAPPELI, in Al'/' 13 [W'.3] :ut. cit., pp. 59-94).

PIWLUSIOJ\I
l'rint:ipium. [in S. Scripturaml 11Hic est li~M".rn (12().2); pJin.r:ipi11m
(doctora.tus.J cc Rigans monte.i:: de guperiorihus >> (12.J6) erl. F. Sal-
vatore. Roma, rn12 (M1!\uc1,,~ET, Op. IV, pp. 481 ss., 401 ss. Pa.
rigi, 11f2ì).

Sugli altri scritti più o meno autentici o certamente apucdfì si ve-


dano )-lANDONKET P., J>es lfrrit.s aufrntiques de S. Th. d'Aq. 1 pp. t.17-
l~i!i. Friburgo, HJ1Q2; H:\C:TC A., Tnlroductio cnrn1u:ndiosa i.n opera.
s. Th. dc .lq., pp. 118-122. }{oma, J92j.; Utt..i.1ntANN, Die "\Verke,
••1•. S-i5-J60.
I'. CESLAO PERA, O. P.

LE I<'ONTI DEL PENSIERO


DI S. TOMMASO D'AQUINO
NELLA SOMMA TEOLOGICA
PRELII\fIN ARI
• Loci Theolog-ici » e fonti: studi recenti.

11 - Questa ricerca necessaria µer meglio capire il capolavoro


•H grantic foologo non era ignota nè all'Aquinate,' nè alla tradi-
,;,,ne scolastica posteriore, la q-.1ale, per opera di :\lelchior Cano
( 1:,QIJ-1560:1, dette a tale ricerca la sua formula tecnica: rie Lor.i.<
'/'lwologicis.
r Iuoghi teologfri costituiscono la l\Ietodoloftia nella quale le
" l<1nti » della dottrina sacra sono ordinale e classificale secondo
11110 schema che è <;lato nccdt.ato da tutti i teologi moderni, come
1p1adro genm·ale.
A. Cardcil' ha avute. il merito di 1-ichiarnare e chiarire la pre-
1·i;-;:1 nozione ùel «luogo teo-logico >,, l'icordundo il sen30 IJl'Opor·
;.-111n:i1t-~ rii t.~lc r:::prc:Jsinne. trasfr:ri!n rn'IJ'ambito della Dottl'ina
-""era, da qu,,lti della Dùrln/liw -• e clcll'Arle oratoria.'
Pt1i(·hè i dis(·orsi procedcino d;i propo~izioni e i ragionamenti
i :..:..v(,l~ono 1tt.orno ni prohl1;irni, ~ le proposizioni cc prl'parnte e-
p1·r1nte >1 n servire nel discor;:io chLi sviluppa il ragionamento,
pn nd<mo il nornc di « luoirhi n quétsi nel inrlicnre chP- di lì inco-
111incia il movimento per la ri•·erca del vem.
Per una certa estensione nuche il doi:c è presa la p•·oposizione
· i r·hia:ma (( luugo }) ed è que3to un tènnine t.rcnko, traduzione
Hl<'l'aie del!' identica pa1·0Lt greca, corrispondente alla modèrna
1 -:p1·t.1 s::iorw te fonte;-~.
IJ;i' piano si~tematico e mc! 1Jdologico si ;;cende così al piano
-f•11'ico, nel qu.11() i "luoghi" sono il "rlov011 l'autore prende le
'li" Pl'•)(K>sizioni o i k·sti C(1IJ i quali Juvura. Si penetra nr'l piano
p "'''logicn, nel fJn.1le ;;i aesis!e a 0nrlla fase di interiore trava-
1:1 io che precede il sorger'" dell'opera nella mente dell'autol'e, in
1·11i i di\'nrsi eletn<·nli rafco!ti dalla lcttnrn r dalla c:onYrr.sazione,
rn11dnati nel oilenzio della medit>1iione, aocimilati setondo la
1 Vf';di t, q. 1, a.. 8, a.11 z.

.. 1; \Hnnr. A., Lfl 1wtton du lfru flu'o10niq111?. Paris. 1908; f,e ltonné r/1-
218-223. Paris, HHO.
,.,.1,• l'f ln lhN>l<J(/ii!, r_1p.
' crr. :\Al~TOTFI.F.. To~•ir.nn:m lil>ri orto. n cui :.\1ekhior C:ano si riftirisce
111·1 lk locH lhcvlr,qit~i.~, I. :1_
' ld•:1~ •• Rrlhnriu_>.<:, Jl, :.:~::!J.
• \'cdi AR1::::101ELE, Totii<'., I, 3, 2.
LA SOMMA TEOLOGICA

propria capacità e forza intellettuale, fermentano nel!' intima vita


dello spirito e preparano lo sboccio della sintesi nuova.
M. Grabmann JJaJfo di una "considerazione storico-genetica"
elle aiuta a penetrare sempre più addentro nella ricca vita in-
tellettu11le dell'Aquinate .... "a cono.scero la genesi e il creseere
del suo pensiero fllosofìr'o e teo·lngicu "·'
Secondo Sertillanges, sono "le ol'igini infdlcftuali cli S. 'fo.
maso"' e b11sta qu%ta semplice indicazione per avvertirci di
anela.re cauti.
Il doppio contenuto documentario e psicologico della presente
ricerca rende il compito assai diflkile, perchè se il primo con
111 sua mole gigantesca rischia di st:hiacciarti, il secondo con la
sua fiamma sola.re minaccilL di incenrn·irti.'

NOTA BIBLIOGRAFICA

12 - Del le "fonti della dotfl'ina tomi!;!ica" in generale I.ratta


M. Grabmann nel pmfllo S. Tommaso d'.4. Introduzione alla sua
pr:rso;utlfJ/; e al su.o pen.-:;'ir•to. 1 Per la Sornnw ne delinea sclir-
Jn3-licamcnte il vastù contrnuto nella lntruduzion~ alla Sumn;a
Theulogùw.'
Lo fonti del pensiero di S. Tommn~11 ouno og·gdtc> di l'icerdw
dilif(enti da pmie di cmine.nti scienziati, che fruttuosamente
espforano questo campo, come si rile\'a dal liulletin Thornist1'.
GAnDEIL A., Ln réformc t1e la Théolo~ie Cntho1iq11e n: I. u ld1;-c
(f

d'une mCthode ré~t·os8iVe n, in nn:1w Thom.i-sle, 1008., pp. 5-1!~;


IL ((Ladocume11tatio11 de S. Thomusn, ibid., pp. 197-215; TlJ. 1<L.:s
JH'océdés exéé'étiqucs de s. Th01~ìU8 n, 'ibid., pp. ri,28-157.
HEllTLTNG v. G., A'll(/11.,·tinus:.ifale bei 'flu:.rmrr~· 1.10n Aquin, Slt:.mnsJJe-

1 CU:\13~fANN M., Intrnrf11zione alla sw,,ma 'fhcnlù~Jiac <li s. Tornma;:o


d'Aq1.1i.no. Trad. G. lii l··~hl<?. v. 163. :\Tilauo, lUJu.
2 SERTILU.Xt.Tl-.S A. D .. S. 1 liomas tt'A(111'in neHa collrziut1e i: Lcs Grancb
phllosophes u, p. 111. Parie. l\lZ.I.
3 Rimasi molto 1wrples~o s11l mo.Ju di cond11rre QlH'Rla ricP.rca. affine
di eviti.ire i due pericoli che n<Jn sono vun.1111>:11re immaginari, e condurre
a tPrmine 1m lavoro di molto s11perw1··! alle mie fcrze:. Ma, d(H.•cndo
ma-ntenere la 1uin1la data, cerc<..ii di orientare le ricf-rd1e con un ('riterio
assai 5e111plice: allrnrerso ra
(foc11mrn.t.o::ior1e, di r:ui l'Ang-eliro Doti.oro
::;i servi lJCl· la sua opera, seum1.larc {/!lfJlche elcmPn(o t:lu: ::;cmlua dulatn
di maoaJ.urc forza r:osfnittiva flt'lltl •! .-.:fote8i M;ten.ti{l<~r1 n. contrnuta in
quc.~to "doçumento storil:u u; nftrrwetso (Jl/f'~f'i cli'men1ì 8/ol:iihrc, nr./fa.
rwi.rnru 'in cui ci6 e passi/dli~. H n~:;.;n aunt'liN1 dd pen-~il?ro rb S. Tom·
m.a.rn con la ara1tde tradi.ziu11c tcolo(Ji(/J dci/a .~cl'ula cristiana.
" li GrallmRnn parlu di (ìetlt.LHlier1 WP.lt n d'11~ esprime in:;: i eme la uni-
(I

versalità e Coron.tdci.tù del 1wnsiero di Tr1rnmuso o. forne meglio, il


mondo tnterlou che fa. lut na 11it1J e per f.1a si lra.tw.. e iii ww merai'i·
r1liosa opera u·a.rte e di sc1cw:.u. 'fl'acl. n. di Futiio. np. 61·65. Milano,
tn4o.
0 Op. rìt .. f>IJ. 164 174
INTROD. GEN. - LE FONTI 35

rkhte dcr philos., phil. hiHt. Klasse cler Akndemic der Wiss. zu
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sfr•nliani apud 011tiq-uos Gracco.'> et .-1.ralJe.'/ c·t Jutltuos p·rw!forma-
lis N:l. adumOratis. Homac, 1!1:32.
\\'omJNIECKJ H., ((I.es élf>tncnts tfil.1np:.ie11s dans le Thomisme n, in
t 'ullr.!cf.anca Theolo(Jicrt, 10:.«.i, pp. ~5-4-0. Mi sarebbe piaciuto con-
lta.rlo, ma non mi fu po.ssiLilc.
.·;i1

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ris, 1!".142.
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'fl1rologiae di S. Tomm.aso d.'.1qu.ino. Tesi ùi leltorato, 1946. Stu-
1li11m Generale di Chieri (dattiloscritto).
Trn g-li studi più recenti not~vole quello dP-1 P. G. Gt:~NEN, ((Saint
'I ho111a~ et les Pères ))' nel n. T. C., XV. Paris, 1946, coll. 73fL7'61.
36 LA SOMMA TEOLOGICA

LA DOCUMENTAZIONE POSITIVA
NELLA SOMiWA TEOLOGICA
Carattere po•itiYo del pensiero d1 S. Tommaso.
Suo rapporto col programma scolastico
e col metodo pedagogico uniyersitario.

13 - 1,a Sum1m1 Teo/ortica è una cima che svetta nell'azzurro


di un cielo perennemente limpido. La sua struttura razionale
può far credere, a prima vi>ta, che questa cima sia un po' come
la cBSta dove Arislofane pone il suo Socrate tutto asso1·to nella
contemplazione del sole.
Ma se è un'altissinm vetta, e.csa poggia sempre sulla saldezza
documentaria: ciò dw è nascosto nella sottostruttura e di solito
più ricco e pulente di quel che si vede nel semplice accenna bi-
blico e patristico.
In ogni caso, anche so la citazione positiva non è sempre
quella che potrebbe sembrare rtccisiva scrondo certe più mo-
derne considerazioni, è sempre al suo posto li ha un. suo proprio
senso efficace: fuori della storia, se si vuole, ma non fuori de'lla
realtà.
I~ <e proposizioni)) o u autorità n riferite neflu Som.1;111 Teolf>-
gita suppongono tu!ta un.attrezzatura rnontal0 precedente o tutto
un lavorio preliminare - uno schot!ario, si poi.I-ebbe dire, esi-
stente almeno nella prodigio"' menwria rlcll'Autore - e si eolle-
gano a un progranuna scolasticu e ri un nwtorln pedagogirn, ~ui
quali il P. Dcnifle, con moita intelligenza st.ol'ica ha richiamato
'l'attenzione degli sludiosi, ricordando che la Bibbia. era il li!Jro-
base dcll' insegnamento, impartito dai Maesh'i in Teologia, nella
Università di Parigi. 1
Pl'ima di tulio, bisognava conosccrr il senso della parola o
questo si otteneva con la lettura ridia Ilibbia: le lezioni del « let-
tore biblico" non comporfavano nessuno sviluppo t~ologico. Si
leggeva la Bibbia << cur~orie" 1~he sarebbe di cotsa, ma senza
lidea rli fretta e di superficialità r,hc vi si collega. Si rimaneva
alla superficie ddle parole, ma era studio serio e posato. L' in&e-
gna1nento teologico l)Oggiava sulla Teologia, con10 ((Parola di
Dio all'uomo'" cioè sulla Sncra Suiltm·a e, su questa positiva
realtà s' inalzava organicamente l'edificio dottrinale.'
Il Didascalieon di Ugo di S. Villore [c. !100 t !1'11] " impor-
tante peclagugia uniYl~rsitaria che sarà ìn ~eguito applkata al~
1 DENJFL~ IL, «Quel livre servait òf. base à l'enscignerncnt des Maitres
en théologie dan:s l' Oniversité de Paris ,,, iu Rev. 1'hom.. , 1891~, pp. 149-162
~ Ho1:1~:Rr G., i.es écrìfcs et l'cmseigncment de la J'héoloate au Xli' siCcle,
pp. 123-131.. Paris. 1909.
INTROD. GEN. - LE FONTI 37

r insegnamento scientifico •.,. ne dava le 1·egole, distinguendo il


,,.1·11so storico,
l'allegori~o, il /riJµologico. Qucst'uJlimo consistendo
in (/pplicazinni mo11ili, apparteneva alla predicazione e alla esor-
ln•ione; invece i primi due erano oggellD dell' insegn!imonto
della scuola.
Per moHo tempo fu adut!a!n la Storia Scola,tica del vit.t.orino
l'iotro Comestor, "divm·nto1·e" di ìi1J1·i [t 1178], del quale R. Si-
11u1r1, ~ia f1m·c con una fine rmnta di jronia., dire che u in quel
1.•111po nulla c'era di più grande e di ]liù stimato !H'l' In Sacm
t-'c·rit.turu )), :i:

Dal semo lettemlc 11rendeva le mosse la ricerca del senso alle-


t1orico, che, su quP.slo 1_1iano di indagine non coincide con la 1

11w!nfcra, nè equivale ad un qualunque ((sottinteso» r.spres1:.o o


"'ciuto espresso nel simbolo d0lla 'leUera. Si trattava invece <li
una nuot'<l nppficazione del[ intclfigen~a af mero testo, per co-
f!/ierr. quclfaltro .<enso che si nasconde sollo il velo sensibile delle
1li1'i11e parole e manifesta in nozioni iute/ligi/Jifi le Jlerità dfoine.'
lliusccnrlo difficile l'applica7.ie>ne <lolle regole date a talD sco110,
wr fadlitame l'esecuzione <'i faceva ricoi·rn alle Clo,se.: la Glossa
ordinaria del bcnerletlino Walfrirlo Rtrahonc [808-849] la quale,
<>llro molte indicazioni storid1r e g1'ografichl', aveva l)Ul'e nume•
ro~o citazioni patristiche; la Glosso. intcl'lineare di Anselmo di
J.aon rt fll7], discepolo di S. Anselmo d'Aosta, ·Ja quale com-
plt•tava la Glossa urdinnrùt ton nuove infornwzioni.
Lo oper" rlei Padri erano pure dirello.mente consullato; se ne
Lin•v3110 de;rli l'stmtti seguendo J',, ordine delln Rcrittma" e cul-
1,·gnndo le diverse le5timonianze eon que:l fllo ameo dell' ink11li-
l'-'nt~ amore, che costruì le C(J/ene.

Oppure, le (e~limonianze crn11u dioposte in ore/me lo(fico e cosi


1'hhr'rO origine le cc Senfon7'e del Lihro divino>> (Sentcntiae di-
1·i11.1!f~ pa(li}wr?~, la cui spiegnzione era fatta dn! t)accellierc scn-
kttzial'iO, secondo l'inrlirizzo di questo o quel Maestro.

1 1;u_u::..ux:-.i ~I., 8to1ia della 1'c..1 (1~ouir1. la.ttofioJ. 1/11(!11 fiHI..! d1:1l'PJH1UL
1•11t118fira ai rwstrt- it'm]Ji, ~ruduzione G. di Fabio, p. [1'2. Mih1no, 1D3fl,
~· \WX H., Hi:S.loire t:rilique 1.frs rersions ri.H Nom:r:(/u 1'eRtr1me11t, p. 130.
n il l.i-·rr11:1.rn, 11mo.
., Storh.:amer.t.e questo ~ou::=o allegorico si. enw:lea. dal &cnso lettera1.=!
P<'l' m0rito snprnr.t111to di S. B~1.:.:ido e della SltH ~cuo1a - quando claJ
p1:1110 tlella 1•011oscenza. nat11rale ;:>i elPvano le nozioni a quello ÙL~lla cu-
•w~ccnza sorirannaturalc. lu qne::to preciso Yolme, l'elevazione r.ont.cm-
11111Ui.:ct dellLL si.:uula Cappndocc corrisponde all'analUyia proporzionale
11r"11Jili.ù della scolastic.a tmnistica: qui non e' è riGerca di un qualt;im;i
~ ·•· 1 lli1iteso •
(come in Filon~. rmrz:almen1e in Clcrnr.nt.e Alessunllrino,
111 .. 11.n in OrigenC'\ ma inda.i;;ine del preciso ~enso che at1rn.\.·ers.o la
1111/.11>11~ umana ci dt~VH alla per1;czio11e della. verHà. soprannat.uru.le in
111111lr) ;1. noi proporziouato. Quest..t clevaziuue p1·oporzio11ale i-~ la chiave
c.111· aprr i tesori del Libro di Dio e uon fac~ndo atten:r.lone al carattere
111011r10 della Sacra 8ct•it-tura si ri~chia di misconoseere del tutto il nù.ore
au njll'ÌO di ()tJesta indagine.
rntr - .1
38 LA smn!A TEOLOGICA

C~lebr" fra tutte, divenne l'opera di Pictru da Novara [t 11601


chiamato " Maesf.ro delle Senknze " o, rome semplicemente è ci-
tato nella Somma Teologica, « Magistrr" (dr., p. es., li-II, 17,
8, ad 3: 18, 4 s. ; 10, 2 s. ; 21 1 2. arg. ~; 22: 2; 24, 3 1 arg. a; il
'.\faeslro. Nella su:i. ope1·a «wn ammirabile diligenza e grande
acu1ne e anche iu un onìine passabile-. se non sempre psemfJ]are.
è 1·aceolto, vagliato, confrontato ed elaborato. il materiale patri-
stico cla sel'vil'e di guida a.gli studi teologici e renùerli feconrti.'
Il «Maestro in :;aera pagina" oc<:upava il terzo grado rn~llo
sviluppo del programma teologico; egli aveva per tcstu la Bib-
bia, ma le eme erano" lezioni magistrali" (lectiones rnagis!J·a/es).
Mettendo in luce la du\.[l'ina sacra, discuteva e scioglieva "le
questioni sorte dal libro divil!O (quaestiow•s de divina pa,1it1a).
I " detti del Maestro" \dieta ma(li.,·tralia) avevano " forza di au-
torità (robur a-ucroritatis), come e' informa S. 'l'ommaso a p1·v-
posito di Ugo di S. Vittore.'
J,r idee finora raccotte cd elahnrn!e fermentavano in quelle
teste vigomse c•d erano p!'onle ad arric-chitr Io S!Jirilo con nuove
e più la1·ghe ,intesi: rnsì Al~ssandro di Halrs (t 12115), maestro
di S. Bonaventura e fondatore ddla scuola francescana del se-
colo Xlll, potè scri\·rre "la prima e in>ieme la più grande Summa
Theologiae "colastica"' "degna op~ra collaterale e tipo della
SfJ'ln!iUt di S. Tomrna!'!o )). -: La dof.trina ::.ar.ra assimi1Hla vi1al-
nwntc apriva nei singoli soggetti nuow e più profonde ca1iacillt.
susdtava vib!'azioni spil"itunli e centiinenti cosi forti rhe la con-
kmplazione e l'azione int.ensnn1ente se ne avvantaggiavano.
:'.!on sono mancati pertanto oludiosi rnedieva!isti, i quali hanno
fallo notnre un nuovo punlo riel wogramma teologico, .;ot!rdi·
neando la funzione della Trcofoqiu J/istica di Dionigi J'Areopa-
gitn. ~ Tutti sanno che r.tnando ~S. T0111maso pnssò Ja Parigi a

1 (jnAR.\1.-1.:-;K J\L Si'.irin t.ter1,, re1,./U!1:a Cmtolh-a, p. 58. Lo (( seracnt:a I)


è d~fìnittl.da S. To111rt1~:.ao, I"ifrH.'nrlns1 nd AvirP.11n<1. "<lt-!Hrrit.1,·a et. ec:rfi::i-
s111:;1 con1;~~p1ì•)" '.Ji1."i.~iu ie:rl!c<. 111r.f~1al.;. ~ 11 1;eu.•icro <lc{l11Hl1.:1) e crrt-i.~­
sr11iO" <lei P;;dri form;1 la $ITutLura ddlt> "SentL:llZI' • er1mc opP-ra elle
rnccuglie il ln1·u inst=i~mui1i-·:110 (\'. Ptol•.>ge <.~I l St:nf., 11. 1, a. 5).
2 ll, lJ, [1, l, ad -1; Ctr. CHl~XO !\:f. n., :• Atltf'nli:_·;i r:·r ).lag'i;..frnlia, di::11x
liettx tiléulogiqui;;::; au \.li" et X.111' ~iè·cle., in V. Thom., (P.) JIJ~5. Pl'- :ni-
2..:1R.
Gn1Ur.HN;>1 M .• Storia d!:'fla 1·euluuhi Cattolica, i1. 9U.
·1
' ltJù.l.. p. !Jl. Dnw1 a\·C'r letto la . , Di8s1...•rt3;done rlecinrn quinta del ij

de Hns~i (verli DE ltt H!':TS, lh~s~rlrztiOJU!.~ t:rit.irac, p. 1~5. Vrmetii~. 1750;1


si può rnjs11run'. rol giudizio dt~l .i;ramlc tPt-!dievaJ1~t:\ 8ùpra.eilaiu, il
r0alc i.1ro1.(Te~so della critic;L :=;pnza. 1111111.i. 1.0.c-Jil"rn 1'11 V[llnre pro-
~torii:u.
prio dci fit>Jii. Ogui HHl..t·slru aVP-\·a H ~un mvi.lo -~JH:Cific-o cli tHlti.are le
t!Ue~tioui e una (·Prta iiberti1 di mm·irnl'nt11 nello s1iieg;:1re ai suoi "'1_.ro:1-
v~t.li., udjt.orì la Llol.triua. &aera. Tutti ~:rnrio clw la scien:ta divina JH\ nei
siugoli maestri 1111' in1;oufond1hilc fìsonomiu .la q1rn.le, att.rnverS() il co-
muw? sc~hcmatif'mo rnat?ria:e fa risalto.re la ioto gonialit.i1 co::.truttiva ~
risult?nctere Ia loro .çiutest o,.igJno.le.
·' H1:11.:rni::uT A., "Le proùlèmP de::. source;; tlléologiq11es au XVI' sièclP "•
in R. Se. Ph. Tltéol., l'J08, p. 213, dove cita l\·Iougct A., Denys Le Chartreux
INTROD. GEN. - LE FOr\TI

Colonia, "Maestm Alberto incominciò a leggere il libro sui


Nomi divini del bwto Dionigi e il giovane Tommaso più atten-
tamente ne a'coltava la spiegazione"·'
Da questi dati oembra risultare che il Corpus Dionysianum
fosse destinato a quel che noi chiamiamo corso di perfeiiona-
mento, sviluppandosi sulla linea della documentazione positiva,
parallelamente allo studio degli altri te.sti, per cui la Teologia
Mistica veniva a coronare la faticosa opera di spirituale adde-
. . . 1ramenlo.
Soltanto così si capisce che pc1·felto teologo fosse comiderato
colui il quale, dopo aver imparato la dothina sacra o assimilato
r insegnamento di Dio nella scuola, sentiva questo Dio vivente
e parlante nella "rivelazione della Grazia" e nolla «manifesta-
r.ione della Natura" giudicando "per simpatia,,' delle C03c di

1.in2-147l, p. 35. Montreuil-sur Ivler, ~1896: fa. scienza sacra •per essere
completa doveva abbracciare 10 ~tudio della Scrittura, della Teologia,
rlulla Mistica: la llibbia, le Sentenze, l'Areopagita. Nella Scrittura. si stu-
di,t'v"ii il fondamento e le fonti rlella Teologia, nflllfl. Teologia il fondn-
1111.:uto e le funti della l\:Iistiua, nella Mislicn l'animtt docile e format.a ria
q1iesta lunga preparazio11e riceVP.\'a l'ultima :Jlnmrnazione "·
1 DI Tocco G., ruu S. Tlwmae Aq·u'inolis, JJ. 18, ecliz. Pri.imme1·. Per uue-

.·.to primo r.ontnt.to r.ol grnnrtR l\'Taestro. cfr. \V.o1.Lz, a De Alberti Magni
d. Sancti 'J'l10mae A., personali ad invicem reln.tione D, in Ang., l!l~5.
l'IL :-J1H, 316, irlnn, S. Tomma.<;o ri.'Aquino. p. 60. non111, 1945; vedi l'i::r.·
-.r1.11 F., S ..T., Kr7tisdw Slwlicn zwn Lc/!c11. 11mt <len Schriflen 11U>er/5
~~'.';~·1.rZ\~~~e1is.tfo·; 7è~~-m~~;~~.fgc~:r:,iS Wft~,;y~:;:.~:,,~_t rl~·,,~1:::i~~~i~a~i1~i;~
d1•llr Srnt12nze (cfr. p. 17~)).
~ I, 1, 6, acl :~. dove si cita D);"., II, 9 (!\IG .. 3, G48 U) cvmc elogio di
. l<'rott>o n rrnu?::;l.rn di Dionigi, e11f soU.n il nome simbolico cli "sano fl
111., n inrlica il suo immerli:ito direttore :-;pirilwlle. In l'.Ui personalirÌl ì~
d1~!.1nta Ua quella .Ji S. i'ilt)]O, r.:J11am:;to ·' ~CllP. COlllllllC n tl!d :\faf>Sll"O
• i.-ruteo) e del rli.s•;cuulo (Diunig-i): vedi Il~ .• VII; I (\H-,., :L f'65 B}. La
.. 1.· . . .:;acit.117.ion~ P.i 1'itrovn in lf.TJ. 9ì, 2, ari~. in 111odo (:l1l' conforllla i:.:iò
, li" ....,. t'~ doLIO.
\"1'llu J:iLWCrzicine dc·llo. i:l1vi11rt ver·i1;\ ·.• pr:r 1'H'Of1ria P.MWrir.nw... {B.\:-:.1u1,
11 .. m. rn Psul. a:I, (]; ·;rliz. Ganliur. 1, H~I A. Parigi, li"~l). già riirnona il
r1111!iVt1 profondo rlelLHd!lla di A.l{OStÌllO [liJIHIO da R Ton;111a~o (S. 'feof..
J ',::. 5, ad 2) là doYc lJi.ll'ltt dcl • Verbo ~pir:inri? rt.miWC" ,. d1•llu ~ l•l·tTt'·
1 ,,•1t· u come "notilin c:pi.::rimemulc ~ roi dlrPmmo cont..:ompla.ziollf> mi·
11, a. I.o stwlio tlel l•JT]HlS l>i.0n11~ianitt:i mi hu portato nlla convinzione
, 1~·· 1·;111t.nre rappresenta S. Brn:d!i1) IJei :moi tre· <JSf.•(·tli più luminosi, prr
, "'· attraverso Dionigi. la spiritualità /Jn.~ilinna J.rl'i,:(~ :li Santo J.>1JI.t.ore
111"ila suo. purezza Vt-1·g1n~le: Jl 1· l\ii.:::1ico >i ;Jf'rot~n) uar·1:ia le g1a11di
l1m·e della sµil'itualilJ, divonulc •Jla::,r:iic.-hi? nelJa teoria delle tre vie: il
.. llir·et.torc spirHunlc 11 (l11.1silìo fa il i:;uo autoritratto nt:J ne Rf'nUJit, .~aef' ..
•. • 1pp., li, 204 CD) Jw conlt..' nornn s~1prerna ,~ l"flmor~ l1Pllo A IodR\'Olf>,
I li<' l'anima ha in ~1~. O.IY1:ind•) il s·1;1wre. Dio llO~tl"U, cou t.utto i] l:lliH't\

, 1)11 111ttc le forze, con mt.t.o lo ?I>irito": (cµisL .. ~:): 01Jf.l .. Ili, lOJ D; cfr.
1/1"/. {ns. hiter., TI T('spnr1s. Opp., JI, :tIB TJ-:HO) A, r>1.m1.. EH .. H, 1, ~.
\11;., :~, 3\.12 ABl; il ,. Vescovo~ (ctr. t)rr(1nrio Nn:~. /;/(lgin lii /Ju.->·i.lio,
:.·. p. 165, ecllz. Ho11b111{er P;iris, 19'l8) ::::i 1rovn.1E'1 "'lì~ra.rcn ~il; (;Ut pm·Ia
111n11igi ncllu Gcrarchta ercle.5in.sli.ca '.cfr. JJJ, '.{, 3; MG., :.l, 4~9 AB) con
1111 r:osi alto, intrgr11le, fernm\o ~f'Tl!-iO litnrgico, elle svela uno SlJìrìto
1111n10 alle divine irradiazioni, « ftsp,o in Dio n secondo l"esvressionc di
1.11•!!tll'io Naz. (I. 1~ìt.. ) u rrH:eullo in s~ ~tesso in crnnpngnia rlel!o Spirito )J

1111111, -i-:l, r. H!I) r.he llnl Cuor,~ 11i Ge~ù Cristo "trae la potf'm:a della Jm-
·IO LA SOMMA TEOLOGJCA

Lui, esperimentalmentc presento nel cuore, come amico. Infatti


I' ltinerarium mentìs i:n Deum di S. Bonaventura [fi274] ter-
mina con la preghiera che Dionigi pone a!l' inizio deila sua
.Teologia del silenzio e con la quale domanda di c;;scre indiriz-
zato aH'altissima veLta dei mistici oracoli cioè al senso supremo
della Sacra Scrittura, penetrando nella trnnsluminosa tenebra,
dove si nasconde la Verità vivente che è "Luce inaccessibile».'
Dio, per l'eminente eceeHenza della sua natura, sottrae ad ogni
sguardo il suo "ciò cho è" e dinanzi a Lui. al termine deJ.I' iti-
nerario mentale, sgotga spontanea la preghiera classica del
grande Mistico.'
In questa "vcritit naturale"' confluiscono e gli aneliti della
ragione e le elargizioni della Grazia. Il dualismo di ragione e
fede segna la netta posizione di Tommaso, che si eleva padrone
di sè sop1·a gli atteggiamenti dimezzati• di chi, o non dà valore
teorico alla razionale o asi.ratta conoscenza di Dio mediante i
suoi effetti (come Filone n Plotino), o la plusvaluta fino a farne
un'intuizione evirlenle di "ciò che Egli è,, (come Aezio eri Eu-
nomio).
14 - Tommaso nota a più riprese questa altissima vetta, dO\'.~
culmina la nostra conoscenza di Oio' e ne esprime il carattere
proprio, chiamandola (( sublimissiman rognitionis ignorantia n! 6
soltolinP.amlo la nostra unione col Uio na.scoslo. supremo vincolo
di amicizia esperimentale con Colui dei quale conosriamo ciò che
non è, n1ent1·e a noi rimane ignoto 1c ciò che è ". '
roln. e la profondità del pe11sieri n (ihi<I., 76, p. 2.20. Nell'ipotesi d1e io
pm[Jongo, la coinclclcri:.::u di ltirot.eo-Direttore-Gerarca neJ Co-rpus Diony-
siarwm, con la reullù stor1c~a cli Basilio il l.ìrnnde, mentre dà un ~PHso
prP.clso dolì'opcru Ji Dionigi il :\:fistir.o, spiega pnrc il motivo pt:r cui lo
snirito medievale, cJ~Ji contcitto con tale oricra, seµrJe tran~ 1111 cosi vigo·
roso altmcnto di vita dte, in S. Alberto il Vr::incle- e in S. Tommaso
d'A1..1uino ~hùe le ::;ur-:- 1!!'-pressioni più rappresentative, l11t'lllre nltrP. ftg11re
r·111lin:;e risplendono in tJuella 1nirabik Horftura rJi Cl'istiann civiltil.
1 1a 'l'tm., 6. l{j; cfr. DION .• E11. Jl (Cfr. Vita (rl.>;tirma, 194:~. pp_ 361·:.IG~.
2 Vedi S. Uo::•UVBTUll:\ li:\ HAG~Onr..-\, llinernrio rielfn 711.ente 'in. Dio, trad
e introJ. 1lcl P. l\f. Cordvvu11i, JJ, l:i'J. Torin<J, HJJ(I,
~ Dn.:KAMP F., lJie Gnrtcslcluo dl~S hl. c;n·u. v_ Nus.rn, JJ. 1:n. Milnst.er,
1896.
1 Queste due posizivui sturid1e elle sì ripPtnno nfl!l corso dt"i secoli se-
gnano e mcltono .Uene in rilievo il conn ibuto del pen!'ìiero cristiano aHa
fondazione e\l elaborazione rl~llR. teologia: vedi ..i nye/icum, pp_ 41-60,
78-9.\ 1942. CM non tiene conto di questa situazione ilieologicii e impone
al pensiero di Hìonìgi una interprctnzio1rn plotinirn., ne st.ravolge radi·
calmcntc il conc€'tto di Dio e il H0$1i'O modo di conosterlo negativamente.
Cosi, p. es., tutto ciò che GIJ$4)'.'ll E. ( r.e Thomirnw, pp, 198-~00, ediz. 194'!~)
i11tt:>rpreta come K omaggio n a. Plotino e ~ truùimeuto n del suo pP.nsieru,
è, in realtà, vigorosa reu;doue all'intuizionismo fii Aezio-F.unomto.
6 Vedi I, 7 ari 1; 3 m:l µruenilo: 12, 1;~. n.11 1; 1-11, 4, 8, arg. I, ad 1.
8 Vedi j Cont. Gen.t., 49 § (!Divina :it.
: Vedi J, 12, 13, ad 1. Questa "ignoranza 11 chP- è "s11hlimiS$ima cono·
sccnza n ù la traduzione tomista della t1ottrina di Clemente A1es~an<lrino
(Sttomati, v. II, ediz. Pott.er, Il, 689) di Gregorio Nisseno (l'ifa d·i Mosè,
II Cont-emplaziorn~: Mli., ~. 376 U-37i Cl e coincide con la duf:fa iano-
rcmlla di ,\go:::lino ter•ist.., 130, :il J;!J, ad Probunl., XV, '.:!8).
INTROD. GEN. - LE FO:-<TI

Ma., a differenza di Bonaventura, egli, giunto a quest'altissima


vetta, penetrato in questa tran~luminosa caligine "dove si na-
sconde la ùottl'ina intorno a Dio'» ' incomincia "di lì» a 1-agiC>-
narc col suo AmiCD nascosto, presente ne·I cuore, fulgido, con i
suoi e!Tetti di natura e di Grazia, dinanzi alla mente: " poichè
riguardo a Dio non possiamo sapere il ciò cho è, ma il ciò che
JiOO è, non possiamo consirlerarc cmnc Egli sia.i rnn. piuttosto
··mne Egli non sia ii. 2
Le vibrazioni dr~l suo cuore non si pel'Ccpiscono nella sintr.si'
,cientiflca che la sua mente ha costruito. ma chi conosce l'uomo
" l'arlista, non s'inganna. sul pensatore e lo scienziato. Egli è
sempre intellettuale nella pienezza della vita rnnl.emplativa, ir-
rndiante una luminosità sua pl'Opria, non è. mai un cerebrale
nl'll"eslenuazione filiforme dcl pensiero dialettico: I' intelligibi-
lità, di cui il suo spirito vive, non essendo il giuoco di un'astratta
fol'ma logica, ma il senso IJiit profondamente 1·mlc di ciò che egli
• nomo perfetto " contempla.'
Sempre e saldamente il suo pensiero poggia su questa Inmi-
nooa posil.ivitit degli effetti divini e vi affonda il suo sguardo per
""ru!arne il contenni.o cli perfezione reale. E questi effetti divini
sono da lui concepiti nella loro obbiettività e sono colti nel loro
rapporto con la Causa snpl'cma.'
"Di Dio non possiamo snpère il ciò che è. Tuttavia in questa
<lvllrina ci serviumu del suo tftetto di natura a di Grazia, al µo-
,[u della defìni.,ione, in orùine a ciò che in e.osa è contcmp'lnto
ri.~w1rdo a Lui». 5
Qui è eviùcnle elle con la ùivina trascendenza, si afferma con
1·;.:ualP. forza il valore della noslrn conoscenza ùi Dio mediante i
'""i effetti e insieme abbiamo inùi~ato le due fo1ulamc·nlali serie
di infunnazioni dallt quali promana qu1:'sto pensiero: In Bibbia
1

,. la Cultura.
:\nticamentc Clenwnte. .:\lessc.nùrino, ripiglirindo e p1·eci~ando
1111 pensiero di T 1,ilone, distin:;r. nnlla S;wra Scrittul'a la J.Htl'll~
,.,(irica e quella _tegole che appart~ngono alla lrallazùJ"1u· 1Tt.01·ale;
la parte sacrale che si riferisce. alla ronlernplrizione dcl cl'r.alo e

I NISSE::-:10 U., Eloyio funebre del. $1/{1 frntello na.'iiliO, MG., 48, 812 C.
~ I, 3 proemfo .
., C:fr. li-Il, 4G, 2; 180, 1; 1~8. G. A1.r.o B., O. P., ~La persmmlite de
,...;:11111 Thomn.s d'Aquin H, extrait de la Rcoue da Clero~ Franroi.~. Hl09,
pp_ 15-2(.J.
1 Il rr:io carissimo amico r>rof. C..lf,_:1zzantini, mi int.lica un principio

di S. Tommaso che procede l' intuh::iu11e c~utc:;iana e ne mt=!tlP. in luce


11 \'aloro senza il pericolo di sog.!.{et.tl\·az!oue: " .... i.n hoc eni-m Qttod co-
fJ/tra aliqVid, pe-rccptt se esse u (Dt r•Jl"it., X, 12, uù 7). Questo f_)(m!:iare
rp1;llr.osa eh·~ fa percepire il propno 1.:.-:islCr~. cspri111e bew~ lo sviluppo
ddJ:1 vita interiore ùe-Jlo snirito che, iniziata con la perrezione rtP.ll'og-
1.n•ltu esterno, st IJerfeziorrn con ]Q rifl~Ei:";ione e col raziocinio fino ad
11.-;1·u1ulP.re alla Causa suprema di ogni realttt..
~ I, 1, 7. ad 1.
42 LA SOMMA TEOLOGICA

la • specie teologica » che, essendo contemplazione di grandi mi-


steri divinr, sta sopra tutte. '
S. Basilio notò, a sua volta, che le dottrine contenute nella
Scrittura e nell'insegnamento della Chiesa non hanno un'unica
fisonomia, ma sono varie negli elementi e molteplici nei· modi
•comprendendo discorsi rrwmli, n11turali, contemplativi, come
si dice». 2
Non è difficile ritrovare questi tre discol'si nella Somma Teo-
logica, dove la trattazione suita Legge antica e sulla Legge evmi-
gelica o nwva ha un così largo e concreto sviluppo con intui-
zioni storiche profondissime'" e di grande attualità ; ' il discorso
sul creato e la natura in rapporto col Creatore è un altissimo
commento a tutto il I" capitolo della Genesi;• la contemplazione
dei grandi misteri divini non soltanto ha conservato la sua ec-
ce!lenza, ma ha pure imposto il suo primato per lo sviluppo uni-
tario della scienza teologica,' nel suo aspetto costitutivo. '
Nella sintesi scientifica di S. Tommaso le precedenti parlizioni
del contenuto biblico entrano, ognuna al suo posto, in un più
vasi-O quadro e in un disegno, la cui struttura fondamentale tocca
più da vicino ciò che è prop1·io della Dottrina Sacra e ciò che in
essa le è presupposi.o. Sotto questo aspetto, egli ha fatto suoi,
sviluppandoli •magistralmente" i prineipii posti da Dionigi il
Mistico, il quale distingue una duplice tradizione ·dei teologi:
"l'una segreta e mistica, l'altra palnse e più nota; l'una simbo-
lica e perfettiva, l'altra filosofica e dimostrativa"·'

1 Cfr. il mio articolo « I Teologi e la Teologia nello sviluppo del pen-


siero cristiano dal III a.1 IV secolo• in A ny., 1942, pp. 46 RS.
:i In Psal. 41:, n. 9 (ecliz. Gurnier, 1, J67B). Forse già Clt~mente Ak~san·
drino ha quP.sta riùuzLone delle quattro parti a tre, là do\'e osser\'a l!he
l'uomo spirituale tratta tielle cose divine in rnoc1o "etico, fisico, logico . .
(Stromati, IV, 26; I, 6:J8). Evide11lcmcntc quest'ultimo morto si rlfe:ri~r~e
al ~nesso causale r.. r.he le verità (}jvine hanno fra loro pcrcht: è sem-
pre la fPde il prinr.ipio re~oln.tore della cono~cenza. Solto questo aspetto
meglio si t:apisce la preoccurmzioue di Basilio nel prt-:r::i~are queste no-
zioni for11lamcnt~h che regolano lo sviluppo di t.utta la. stia opera lette-
ra.ria; Nonne eliche ·:f!rtizione Cìa rnier. Parigi, 11?2, JT, 199 ~s.;. e asce-
Hche Ub'irl., 327 ss.): IJnltrrn.a tiella. fn~a;i.oue dcl. mondo (OPJ•. I, 1 ss.);
Insegnamento" teotoqi.co B (contro r-:unomio, Opp, I, 2llì s~.; .::0111.ro Aezic1.
eùiz. Maran. Parigi, 1730, JTI. 1 s~.).
Nella lettera VIII (attribuita da Melcher [Di.e 8 Brie/, el.n Werk d11s
R1;rz(Jrius Ponticus. MU.nster, 192.1J A. Eo,;agrio Pontico, di Ibora. vicino at1
Annesi) si ricorda pure la trìplicP clist.inzionc dcll' ~ inse1omamcnto "pr~L·
tlco, ftsico, icologico '' :., che e il nutrimento !kll':rnima nella sua pre-
pa:razione alla "contemplazione" mist.ir.a (edi:G. Maran, III, 8'~ A)_ Cer-
tamente vi si riflette 11 pro&'Tamma della sc11ola teologica cli Anuesi e il
suo contenuto è molto vicino alla dottrina. di nionigi il Mistico.
' C!r. 1-ll. 98-108. -
4 Cfr. I, 65-'7.i; 90-102.
• I, 1, 3 e ad 1.
• lbid, 7.
' DJO~'YS. AROOP., Episl .. JX, 1. MG., 3, 1105 CD; c!r. ibtd., 2, 1108 BC,
dove si nota che i teolo~i indagJmo certe realtà sollo l'aspetto c1vile e le·
gale, certe altre in modo più e.levato e puro, ora procedendo. in mouo
INTROD. GEN. - LE FONTI 43

In riferimento a questa distinzione, nella quale si ritrovano le


, quatfro parti di Clemente Alessandrino e i tre discorsi di Basilio,
. Tommaso nota «il doppio modo di verità in ciè> che confessiamo
l'i;;uardo a Dio », ' per cmi tcmicamente si distingue il credibile
umano e mediato. ora in moòo superiorn o pcrfe-ttivo, ora. seguendo
Je leggi di ciò che è manifP.sto, ora attenendosi alle norme di ciò che è
lnapparente, «secondo che conviene alle mPnti e alle anime sottopo-
!".t.P. a11e Sacre Lettere>. La spiegazione d1 q11e~ta. dof-trina sul mctoùo
ddla Scrittura. e della Teo\IJg-ia, non è, da cercarsi nè in Plotino nP-
ln Glamblico nè in qualche nhro fùosofo .. esterno». La sua origine è
In Clemente, Origene e Basilio. Infatti la parte storica legislativa che
Clemente chiama • morale:. appartiene alla maniera ciYile, perchè ha cli
~;~~:d:r!~ 0~~t~~~~ d6~1i~~~~tà(i~ il~~~~ 1Ct~r~ ;;-gt~ft~ ct~~s~1l~gff;J i~i~~~
J'rnt erb., f) st rif.rova uèi Proticrbt. A questa maniera, Dionigi allaccia
1

l mre la • Coutemplazion•3 della natura 11o secondo le legg1 che regolano


·~ sue manifestaztoni ell è la " parte sacralP. • di Clemente che corri-
sponde ::1ec . mdo Origene (tbid.) e Basilio {iùtd.) all' Ecclesiaste. Ciò che
è superiorl! e perfett1vo, oggetto di pur~ contemolazione spirituale, è
nel Cantico dei Cantici. Tal~ è la legge ctel p1·oporzio11amento nello stu-
rlio della dottrina sacra, elle S. Be1·nardo. cominciando nel 1135 i suoi
discorsi sul Cantieo dei Cantici, Ja Ti(~Ot(la ancora (Ser .• 1, nn. 1-3).
Di questa legge, Clemente Alessamlrino, vede il germe in un passo
del Pastore di Erma dove si parla di trascrizione «a lettera per lettera•
6f'nza poter 11 trovare le sillabe" (Vis., Il, c. 1, 3-4) e che prepara l'ulte·
riore svelamento della "conoscenza" scritturale (ibld .. c. 2, 1). Questo
modo di kascri~ionc ricorda ..: gH antlchissimi libri che erano scritti di
Ola sen7.n rlistinzione di sillabe l.l (Fv~K. PatrP.s ApostoUci, I, p. 425,
n. 4. Tubiui.i:ae. 1901), secondo l'osservazione del Potter, 11, n. 5, p. 806ì.
Esso dà a Clemente lo spunto per scc·prire nella «fede cl1e tiene il posto
ili "e1ernenti"" (vedi Rbr., ;,, 12. r.ol foer!~o di •lettere dell'alfabeto»). la
n•altà psicolo;:-icu indicata rtalla "lettura alla lettera.•. mentre 11 la fe1le
lot'ii\ 1-tp1·entlo la Yiu., <'omprendiamo che la sp!egazione conoscitiva. delle
!-'1~ritture è rappresentata nella lettura ~econdo le siJla.be" (Sl.rumati, VI.
15; Potkr, Jl, p. 806). Non senza profondo motivo, Clemente inserisce il
11rez1oso inciso: «la fede già aprendo la via; con ciò egli UJ11.:oru w1a
\'nit.a manifesta d1iarim1entc I' intcnzionE: sua ;U pogKiare sulla fede ogni
ulfèriore sviluppo. Auche quc5ta degli ~ clcmE:·ntl D e· d~lla ti: sapienza D è
1J11a vuriantc paolina dello Hfes!'o rnntivo esprc.:-:.~o altrove col latte agli in·
rant.i e il pane: u.gli altri, nè si può d.ire che in Paolo ci sia disaci~ordo t.ra
1111:1. ff!de popolare~ e una sapienza riservata a po(·hi eleUi. 8i noti, infine,
1'1"· r.l1e Clf!me.nt.r SOKKiungc: ,, Appena i1 Salvatore ehbe arnmacsrrato gli
i\1111..:tuli, la tnll\r.17.inne non scrit.1a di dò che e scrìl-to già ti trasme;:;sa
1u11'1ie a uoi,, (StrumaU, VI, lfi). Questo ;.lppeUo a.Ila tradizione 11 ...-iva • è
fa Ilo non PH g-rn~t.iHcarc qualsiasi cer~hralit;J, ma per dure alla u specie
1-""logica • della conoscenza, u11a norma che. la sottragga a w1 soggctti-
\'i.,.mo esasp.::ra.nte. 1\nche Origeue (De P1"inC'lpit:;;, TV, II) si riferisce ad
Ernrn, ma. trova In legge ilel proporzionamento simboleggiata nei tre
111•rsn11aggi 1lella vi~ione che rappresentano H gradua.le approfondimento
rlidla Scrittura sacra. Dionigi il ~iistico raorna senz'altro al principio dl
1•;1iilo (Rom., 1, 19·20·; 1u Cor., 2,6-7), ma con 11n pensiero arricchito dalla
pr,·1·edentc tradizione teologica, alla quale è ìnt.imnmente Jegato. Per qne-
i;tu ~. Tommaso può, con tanta genialità, sviluppan:i questa dottrina cd
~·Msl'rt! profc1nda.me.me originale.- nella l'cdeità alla Tradizione. Alle ani-
1111~ ctrn, nclorcndo con fede a ciò c.;he dice il Libro di Dio, possiedono la
\'4•rrtà ~alnt.a.re, ma non sanno dìsting11P.re gli elementi Ulteriori che ne
fol'mano il senso egH in8e~na a leggere in modo 1ntelligente, cosi dt1.
t1.\·n1~ la. scienza spirituale t.1~1 J.ib1·0 ~ac.:ro {vedi p, '6 nota 6}.
• 1 C011t. Gerd., 3: con ciò. non solo e esclusa la teoria della doppia
voritcì, ma è insieme delineato il limite che in qualunque posizione cultu·
raie salva sempre il senso giusto della fede nel suo contenuto proprio.
44 LA SOMMA TEOLOGICA

per se e il CTed-i/Jilc per accidens: il primo è per se stl3SSO og-


getto di fede ]JBr qualunque intelligenza creata, qualunque sia
il suo grado di sdenza e di cultura; il Secondo è pe>r se stesso una
.. verità filosofica e può divenire una i;onquista razionale del pen-
siero, 1 ma per sµ.;ciali necessità di indole morale è rivelato dal
Magistero divino e per parfkolari condizioni del· soggetto cre-
dente è pe1· lui oggetto di fede.'
In piena armonia con ques.ta distinzione, egli segnala lo due
fondamentali sor:;f'nti di informazioni del pensic,ro teologico cri-
stiano; l'una è la "rivelazicme della Gmzia » che «per mezzo
di più numel'osi cri .eccellenti· effotti " ci ta conoscere Dio "più
pienamente";' l'altro è la contemplazione della Natura, la cui
considerazione ci fa conoscere ed ammirare la· sapienza e la po-
trnza di Dio, partorisce nel cuore degli uomini la sua riverenza,
li infiamma a'll'amore della sua bontà, li costituisce in una certa
somiglianza con la sua pe.rfezione, • ed è I' rm.ima della vera cul-
tuM.
Per questo motivo egh ha cosi alta stima di tutti i valm·i reali
della cultura, che rappresenf.ano altrettante conquiste. dello spi-
rito dell'uomo nel suo anelito alla verità piena;' gaudiosamente
se ni; serve per la sua sintesi teologica, senza neppure lontana-
mente pensare che la IGro presenza ne:! Tempio di Dio ne profani
il carattere sa.ero o sminuisca il valore proprio che essi hanno.
Egli, Hnzi, ha pe1·fetta coscienza della loro portata' e della lòÌ'o
posizione metodologica nella sintesi stessa.'
15 - Queste conside.-azioni genci-n.li sono sembrate necessarie per
chiarirn fin eia principio lo special" rnpporto delle fonti filosofi-
che e culturali con la Somma Tr.olog-ica. E non avverrà chll, stu-
diando la seconda serie fondamentale di informazioni, costituita
appunto dalle c@quiste proprie dello spirito umano, questa sia
confus'.l con i dali razionali contenuti nella dottrina rivelata, e,
per O\'via conseguenza, vengano a rirnanere deturpati il carat-
tere proprio della Filornfia. eh~ per S. Tommaso è autonoma nel
suo ordine, e quello pmprio della Scrittura, che, secondo I' in-
segnamenfc. dell'An3·elicc Dottore, è formalmente divina nel suo
modo.
Si cwiterà cosi il dnppio 1wriculo, che non è solo i poietico: o
di fr.aintendere l'overa di S. Tommaso che, senza nessun inqui-
narncmto, domanda alla umana cultura ciò che come valore pe-
renne è conferma e riprova della stessa verità razionahi conte"
nu!a nel Libro di Dio, oppure mezzo a noi più adatto per pene-
1 Ve<li f, 1, l; 11-11, 2, 10. art 2.
:i1 Cont. Geni .. 4.
I, U, 13, ad 1.
.!I
' ~ Cont. Gent., 2.
r; lbid., 3, 48 § quamdiu,
• !~id., 2, 4.
' I, 1, 8, ad 2 .
INTROD. GE!'li. - LE FONTI

·trare il senso inlelligibilt; della diversa verità propria d~n· inse-


gnamento divino; o di dare alla teologia sutt - come discorso
relativo alla suprema divina Realta ~ un fondamento eterogeneo
e<l estraneo al suo carattere proprio, che è sempre sacro e fluisce
essenzialmente dai principii rivelati, che sono oggetto proprio
della fede.
Nè l'importanza di questo chim·imrnto preliminare è soltanto
cli indole metodologica e sistoma!ica: la sua irradiazione si nota
pure nell;i zona documentaria che dobbiamo esplorare..
Solo tenendo pm;cntc la complessa organic:ità della struttura.
teologica, se ne possono distinp;uere e valutare con· precisione
i diversi elementi, senza considerarli come un'accozzaglia .di no-
zioni rlispfirate, incasellale in un diseirno freddament-0 geome-
trico e senza ridurli a un mucchio di rrìatcriali, sui quali si eser-
cita uno straordinario virtuosismo dialettico, efficacissimo nello
squadrare pietre e disporre mattoni', ma impotente a dai·e un
palpito <li vita alla sua costruzione.
La vita, che turbinava potente nello spirito dell'Angelico Dot-
fol'e, è pure nascosta nell'opem su11, c può ritrovarne la sègreta
polla, ognuno che sia riuscito ad esperimentare, nel conta.Ilo
con es~a, fa verità riel canto liturgico: "La Sorgente dall'alto ri-
11ersò abbondanza di sapienza in S. Tmnmnso, carne un fiume di
l.urninnsa· sdeu:,a c J. r:qli tra!>/use la ricevuta grazia, lrrigando
1

/11 Santa Chi~sa Callulica, con le correnti rivelative di una 1111-


rizia sonnna )).

LA DOCUMENTAZIONE APPARTENENTE
AJ,LA «RIVELAZIONE DELLA GRAZIA»
§ I
Le testimonianze bibliche.
16 - La Somma Troln,qica si api·~ con una testimonianza pao-
lina: "come infanti ne! Cl'isto, vi ho dato a bere latte, non a
mangial'e pane'"' Nel!' imegnamento rii S. Paolo "bere il latte"
è ricevere ed assimilare gli elemmti fondamentali della daUrina
cristiana' e, in questo scn~o, (Jcmcntc Ales;;anrlrino dice che la
" catechesi " è il lnt.tc, mentre la " contemplazio11e » taolOQil·a è
il pane,' quello che è dato ai perfetti.'
1 1• Cor., 3, 1-!.
' Ebr., 5, l'l-13; 6, H.
J Stromati, V, 9: etliz. Fotter. li, 6$5; cfr_ Ano., 1942, pp. 53-54.
4 Eb"f., 5, 14; c!r. BASILIO, Jwm. in Prfr1,c. Prnverl>., 4; Opp. ediz. Gar-
nier, lf, 100 C.
LA SOMMA TEOLOGICA

S. Tommaso pur rimanendo in questa linea di pensiero, ha


presente il Convit9 della Sapienza' e semb1•a riconlarè la spie-
gazione che ne fa Dionigi il Mistico' il quale, sviluppando I' in-
segna.mento di Basilio,' nota del doppio nuti'imento liquido e
solido, la duplice partecipazione della sapienza ; ' quella di chi è
perfetto nella saldezza di una •conoscenza ferma, potente, unita,
indivisa" e quella di chi è allevato ed educato •per mezzo di
svariate molteplici e particolari " nCìzioni, in modo da potersi
gradualmente elevare "alla semplice e tranquilla conoscenza di
Dio». In questo senso il latte non è piìi la •catechesi» come in
Clemente Alessandrino, ma la • forza accrescitiva» che la Sa-
pienza comunica ai suoi discepoli, pcrchè diventino perfetti nel
loro spirito, secondo il pensiero di S. Paolo .sullo sviluppo nor-
male della vita cristiana.'
Penso che questo iniziale pensiero biblico del Santo Dottore
sia dmtinato ad escludere senz'altro !'idea. di quanti nella • teo-
logia » vedessero una " dottrina esoterica•.'
Le testimonianze bibliche che s'incontrano nella Somma Teo-
logica; i " luoghi ,, e 'le « sentenze » srelt0 dal Libro santo di Diu,
hanno sempre un carattere di accenno e richiamo; riò si spiega
perché egli non vuole allungare la lista delle citazioni. Ma a lui
1 /. 1, 5; rlove citu. Pruv., !.I, S: invHo al convit.0 dl'lla Sar1ienza.
2 EJJlst., 9,.if-4; MG., 3, 1109 B - 1JJ2 B.
3 Hom. in l'ri.IW. Proverfì., nn. 3-,~; OIHJ., II. 4JlJ DE-100 AE.
• Epist:, 9, 4; MG., 3, 111~ A Il .
.~ 1u Cor., 2, fi.
R Questa vreoccupazione è fomlat.a sul fatto cl1e già t\ristotcle (.Uela-
pltys,, Xl, 8; 1074H; S. Thomae_A. ir:i M1:la1Jh11s. Arislot. Comme11flrriu.
erliz. Cathala. n. 2507. Torino. Hl26~; C.uu.JNJ A., li.stralli della. Meta{l.sica.
p. 2..11. Bari, 1941) aveva considerato oggcito tli fcùe per la moltitudine c.iù
che il ftlosofo risolveva nella evidente visione della sapienza, come
sdcmm. suprema di ciò che è intP.lligihile al prnsif!ro umano. F. sec(1111l•)
questo inòirizzo, tunto i filo:;oJ:1 mussulmani quanto q11P.l11 giudei rillw;i:-
vann le verità reliKiu:::e a dottrine filosofiche. Per Tommaso <l'A. ci sono
· delle verità crerlnte cbilla mnltitudiue e vedut~ dai hlo.son, ma la rt.01tri1111.
vroprla della fede cri-:tiana è 8nf(ra)ffl nlln tJUinnP. di. quaiun.quc intelli-
genza e questa non-visione della fP.<le f>. ('liminnt<i. solt:lnto dalla l•.Jce
della gloria: in seno al CrisUanr.simo non i;' è csolcri.sm.9 1~ ltt umtouin
collolica. non. lw ne.~.'iun wrnll.erP, di dotfri1w e.~olcrica (vetli Au.o, l'te-
mifre P.pitre au~·r, (;or., p. 112 :-i~. Paris, rn::H). La sl-~-~sa. M t.railizìone cono-
scitiva a c1li si richiama ClementP. Al~ssandrino non è uaralleJa. alla
)t

«tradizione della fede », ma fa corpo con es.':!a e ambedue sono allilcdale


al Magistero vivo della Chiesa (vedi Ang., 194Z, p . .)4). Mi pare che la ori·
J;inalit.à dell'Angelico Dottore c1..msh;ta in Q ueslo: mentre lu sapien7.a
teologica si rivolgeva ai !< perfctli " egli vcnsa ai tctleli lnumost. di cre-
scere nella conn$cenza deUa dottr1nn. d.1. 1:if.a, c:hA il Cristo Gesù ha dato
agli uomini. Alla Teologia·pane fa prr.reòm'P. la Teologìa·1atte ... con-
ùeusando in sintesi vivu le nozioni (<svariate, molteplic:i e particolari~­
La fede posstede gli el.emen.li della Uottrina. come la conoscenzn. dPll'nf-
fafleto ha gl1 elementi !1ella lingua e permette la lettura dr.Ili! s1:naof.c
lettere di una parola., ma senza dare il valore della loro cmnhinaztonc in
sUlabe e dei lcaamento loro tn po.rote. aventi un sen.,i;() continuato. La
teologia-pane suppone mentì che già. poss1edono il senso organico degli
elementi della fede (vedi p. 42, nota 7). Lu.. teologia-latte mira a dà.rne il
possesso.
INTROD. GEN. - LE FONTI

,"non si può davvero muovere il rimprovero di.« fare il più cru-


dele scempio delle testimonianze bibliche e patristiche j)tlr trarle
· a sostegno" de:lle sue ricerche cd. affermazioni. Perchè special-
mente per 'lui, è Vllro il contra.rio: le sue affermazioni dottrinali
le trae sempre dalle testimonianze bibliche, le quali si presen-
tano isolate e come scarnificate daHa triturazione metodologica,
ma nrm sono nè vuotate del loro contenuto prop1·io, nè riempite
con un senso diverso ria quello che hanno.
Queste f.estimonianze secondo la struttura dell'articolo o sono
ripor/ate nella prima parte dovr S'Jl1'J e/tn('(l/e le difficoltà al-
l'enunciato della ricerca che si inizia S<:'mprc col " se•, nel quale
bene si esprime il caratt.,re scienlifìc-0 del!' indagine teologica e
il suo senso critico; o sono citate negli argomenti di 1>ppori-
zione globale alle difficoltà precedenti ; o sono richiamate nel
corpo delf"articolo per mettere in rilievo che l'affermazione teo-
logica traduce bene il pensiero biblico; o sono ri/~ue nella ri-
sposta alle difficoltà per far vedere cho, nel contesto, le parole
!:anno un senso p"rfettamente conforme ali' insegnamento dato,
oppure, in un luogo parallelo, si chiarisce quello che altrove
era rimasto oscuro, si determina quel che si presentava un poco
'ago e aPJiena delinealo, si svilu11pa quel che prima era scmpli-
c.,mente accennato e presentato germinalmente.
Bisog-na riconoscere che anche oggi un'e5egesi biblica, nella
sua più forte attrezzatura scientifica, filologica e storica, ncn può
ch·tlcHere da questo fondamentale processo di pensiero.
La documentazione biblica, anche nel modo con cui se n'è ser-
vito S. Tommaso, ha daki il suo reale contenuto di pensiero che
nou può essere sostnnzialmentc differente, quantunque certi ele-
nH•nti pD.rfico]aJi IJOSSanO e delJ})nno CSSCrC presentati COfl piÙ
l'•·eciso sviluppo e più critica documentazione esegetica.
Pf!r:i sarebbe del tutto errato pc,nsarc che, a quei tempi, non
<'i fosse1-o esigenze rritirhe e che queòLe siano soltanto un fatto
JIJOrl<'rno. ,\nchc allurn, come del resto in altro modo al tempo
di Orig-ene 1 si nota una prcoccu11azione comune nell'arnbiente
c:illfurale, di avrrc un testo della Bibbia criticamente preciso.
17 - Al principio riel Sl.'C(JIO XIII si sentì anzi più vivamente,
r1uJJ'arnLiento universitario parigino, In necessità di avere un
t"sto della J'olgata conforme per tutti i discepoli e comorlo per
I;< citazione e la cunrnltazione. Questo testo è la Biblia Pari-
sù>Jts'i.,·.
l•~ssa '1Vl'V11 l'ordine dei libl'i sacri quH..'i come nel!e moderne
"lizioni e la divisione in capitoli introdoUa da Stefano Langton
""" 1214, come la nostra.'
:\fa. questo stesso testo era alterato da intèrpolaz1oni e mende,

1 VACC!\RI A., K De Textu .. , in /a.<;ti.lHliones Bibltcae, p, 293. Romae,


Pm.
LA SOMMA. TEOLOGICA

ad eliminare le quali furono fai.ti i Cwrectoria, a cura special-


mente dei francescani e dci domenicani ; famoso Correttorio è
quello dt!l domenicano Ugo di San Caro " che volendo rinnovare
lo studio sacro, risalì ·alle fonti, alla Sacra Si.:rittura "·' Questa
edizione critica della Bibbia latina s'appoggiava specialmente al
testo ebraico. Altro Correttorio cBI ehl'e è quello dcl francescano
Guglielmo di Mara, il quale era più preoccupato di ritrovare 1.m
testo latino corretto, che di mutarlo stando alla sola autorità del
testo ebraico.'
Questa fondamentale divergenza di c1·itm·io, pur dando occa-
sione ad un certo disorientamento suscettivo di aumentare la
confusione, sta ad indicare che il senso critico em a..."Sai vivo
anche allora e che i metodi di lavoro conaervavano una· loro pro-
pria originalità.
R. Simon, che di solito è molto parco di elogi e severo nei giu-
dizi, riconosce in questo fatt-0 dei Correctoria un notevole sforzo
scientifico, os.scrvando : « in questa specie di libri non e' è parola
cosi fresca come corree/io ossia critù:an.'
Un aiuto di non para efficacia era per S. 'fomma.so la cono-
scenza delle lingue, che egli, o per pra.tic<i o per grammatica,
dimostra di possedere anche se le prove sono S<Jmpre un po' ela-
stiche e i pareri in proposit-0 sono discol"di. È cerio che non igno-
rava il valore delle 1mrole e.brairhe (dr. S. Teo/., I, 13, ll e, 11,
ad i; 68, 4 e; De Pot., VI, 8, sed contra, 2; S. Teol., fl-ll, 91,
1 ad i).•
Quanto al greco, G. Bardy rrede di poter giudicare che S. Tom-
maso non avesse "una scienza appl"ofondila dclla lingua greca"·'
mentre A. Gardeil, rlopo aver esaminato il contatto di S. 'rom-
1 Vosrt J., K De invcsUgnrulls fontil>us patristicis s. Thcma<~ ... in Ano ..
1937, p. U9.
i V.\lA.\HI A., op cit., p. 2fl4: cfr. L.~t;11.1M;E "~ntroclucti?~ _à l'E~ulfP. d11
_\ouveau TP~t<1m€'nf, crHiqu~ rns11.1t!lle o, ill Lrllit.Juc ndw111telle, n. 4,
11. 2.94. Paris, 1!J35.

~ ~1~;·i~~·d·~J~e~·~7;~1t~Oliueata la geniale os~enazione di qu~~t'ultima d-


t.azione, dove riferisce la tr;1'111zionc dei Sfrl. 64, ~. ::;econ<Jo S. Gerolamo:
• Il silenzio è la tua lodP o. E la geni al i!.:i consiste nello spiegare. il giu-
sto valore <iel "silenzio " in ordirle alla 1ncomprensi/.Jililà- e i.ne!fabililà
di Dio. E. ad evita1·e che essa conduca all'nb_olizionc llel culto ester~10 o
alla. svalutazione di questo i11 rapporto con 11 cnlto interno, armoniosa·
mente unisce l'uno e l'iilh'o. Anche in questo importa.nte i_nscgna.mento
fii può noto.re l'azione profonda ùi Diouj!-{l 11 Mlstico che Pi1mina ln l'f>li·
gione dcl silenzio, Pl'Oflugnata da Porf!rio <De afJstl.n.., JI, 34, p. ~03. ed_tz.
Nauck; vedi Eu~1-:1no, Praep. Eioang .. _I\", Il; _MG .. 21, 2~ ~) ed~ Giambhco
(De Mysterlis Vlll. 3} quale forma superwrc al. Cnsltanesuno, con la
~ Mi!'.tica" colne teologia del silenzio scl:ondo Jo spirito di Rasilio (De
Spiritu Sancto, XXVII, 66: Opp., 111, 55 D Ei, s1:mza. in nulla menomare il
valore del culto gerarchico e sensibile.
• a Note sur les sources 11 , m R. Se. J>h. ThCol.., 19'2.3, p. 494. Anr.he ·
Quetif·Echàrd, Scriptores Onl:ini.i: Praedic .• I, J?- 342., Parigi, 1719. pe!"l·
sano che s. Tommaso fosse graecc non pel'I tum ,, , • nou ferrato rn
(I:

greco w; cfr. \V~LZ. $. 1'omm.osn. pp. 109-"117.


INTROD. GEN'. - LE FONTI 49
maso con i testi originali' ritiene di aver dato • la salrla dimo-
strazione » che "S. Tommaso capisce il greco». Per questo egli
chi.ama "lezione di lingua grec<1 " la pagina deil'Angelico Dot-
l<ire al principio del trattato contro gli nrori de-i greci,' e dice
che egli innalza "la discussione all'altezza di una esposizione dl
ermeneutica. n indicando cr il dovere di un buon traduttore.,.•
1

Ce1·te sut! osservazioni si.anno ad inrlicare che egli &1 notare le


particolarità della traduzione dei LXX (/, 66, 1, arg. 1; cfr. De
Pot., 4, i, ad 7); De SpiJ'it. Cmii., (1, ad -i; I, 10, 2, ~d 2; Ili,
59, 5, arg. 2) ; ne sottolinorr il valore proprio (Ili, 55, 5) ; rico1·da
gli sbagli che possono fare i copisti scrivendo il greeo (III, 46, 9,
ad 2); richiama ce.rte divergenze tra la Volgata e i LXX (/, 73, 1,
ad 2; Il-II, 8, 8, arg. 1; 77, 4, arg. 1); oppure il diverso valore
della parola latina e di quella greca (ll-11, 45, 2, arl 2).
Sa1·ebbe interessante conoscere donde wngono certe lezioni
come quella di 11-11, 41, 2, arg. 5, dove cita Prov., 17, 19: chi
crdisce discordie, "semina rbse "• che non è del testo ebrHico,
nè dei LXX che non hanno questo versetto, nè della Volga la
che traduce " ama '" come suona il testo ebraico. Oppure l'altra
di ll-11, 43, 7, arg. 2, dove cita Mat., 7,6 e dice spargati• invece
di rnittat~• che è la parola giusta della Volgata_ Sono solt.anto
scambi di parole fotti citando a memoria o indicano varianti di
«antichi esemplal'i ,, ? Curiosa anche la lezione di Gioe., 3, 17
citata in 11-1/,_ ~5, 5, a1·g. 2, ripetuta in 6, arg. 3, e della quale
spiega il "enso in ad 3. Qui è manifesto lo sbaglio di traduzione
che suppone un'altra lezione del lesto greco e un'altra punteg-
i:iatura. Forse il Santo Dottore aveva tait! lezione nella sua BiL·
Lia latina.
Non e' è da stupirsi cho insieme a !ante hcllc e acute os-.erva-
zioni si incontrino delle etimologie sul tipo di quella in 11-11, 81,
8, agios (santo) cioè "senza k1·ra "· Dirono però che tale etimo-
logia "allusiva>> è già in Origene. Dl•! re-,to essa fa il paio ('On
l'altrn della par(lla "profeta"• in rui il pro ò interprèlalo come
c•quivnlente rt wor.ul in senso di lontananza (S. T<'ol., Il-Il, 171,
I)_ Ma di qtieoto pare >ia rc,.110n,abile Isidoro, die ne ha pa-
recchie altre sulla coscienza. L'allm di 1-11, .\6, 8: • .... ad ma-
niarn quae a ·11uuiei1do dicilur" sernbrn una ripresa della prima
difficoltà: "ira autem perrnam;m 11iritur mania" (ibid., a1·g. 1)
e semplice 1·itlesso d'un ambiente culturale.
Sono i primi vagiti della filologi11, nè sarebbe seientifico il
riderne, come nessuno ride di quelle cerro rtimologie che si in-

1 GAICDEIL A., 11: Les procédés exégNiques », in nev. Thom., 1903, ria·
J.rine 43CHl6.
3 Idem, r,e donné rérélP. et lr1 théolot1ie, p. 299: cfr. POPE H., « St. Tllo-
mas' r<nowledge or HebrAw ami Greck "• neJ.JH_ pubblicazione commemo-
rativa del VI ccnt. della Can. S. Tommaso d'A., IJJI. 4-9-3~. Firenze, 19'24.
_, Cfr. Di: RuBF.18, Dtsser(alio11es crJ-Ucae, p. 305. Venetiis, 1750.
50 LA SO~fMA TEOLOGICA

contrano nel Cratiln di Platone o nelle Enneadi dii Plotino, nè


giudica compromesso il valore di questi grandi classici dsl pen-
siero, perchè avevano una "filologia infantile"·•
Nella Somma Teulogica si troYano citati " quasi tutti i libri "
dell'A, e dcl N. 'I'. l\Iancano su'ltanto citazioni di due profeti mi-
nori : Abdia e _.\ggoo.
L'unica citllZione elle non si ritrova nella Volgata è quella
presa dall'oraziune di Manasse. S. Tommaso la cita come •Il
Paralip., ult." (Ili, 65, 2, ad 4; q 84, _aa. 5, 10).
E citato quattrn volte il Jll libro di E•dra, ma esplicitamente
ne nota il carattere non canonico: in apoc'lifphis Esdra (III, Esd.,
3,.W =li-II, 148, 6; 3,!lf =Il-li, 145, 4, arg. 2; 4,36-39 = 11-11,
34, i, arg. 2; 4,40=1, 10, arg. 1).
Queste citazioni provengono da uno spassoso e famoso torneo,
raccontato in quei due capitoli con gran lusso di umanissimi
particolari, sul tema: "chi sia pi·ù forte fra le quattro potenze
che sono il vino, il re, la donna, la verità'" Esso' doveva pia.core
moltissimo e.Ila gioventù goliardica medievale, tanto che, in una
« libera rliscu3Sione" ùcl Natale 1270, ne domandò il parere allo
stesso Angelico Dottore (Quodl. XII, 14, 20). Questi spiegando
e chiarondo la questione proposta., rivela ancht1 un po' la forza
interiore chs nella grande prova della sua giovinezza Io fece vit-
torioso.
L'apocl'ifo De ortu Salvatoris è citato I/Il, 35, 6, arg. 3) a pro-
posito di levatrici, e nota la falsità del rilievo (ibid., ad 3); quello
De infantia Salvatoris è citato a proposito dei miracoli (/I/, <l3,
3, arg. i), e risponde, con S. Giovanni Crisostomo, che son tutte
frottole (ibid., ad l); cfr Ili, 36, :,, arg. 3, ad 3.
18 - Il modo eon cui il SaJJto Dottore lavora le testimonianze
bibliche è stai.o oggetto cli accumtu esame tanto secondn lo esi-

1 Diverso e il Ci.iSO stru.uùìsirno che si trova nel lJroemio di S. Tommaso


all'esposizione del lihro rti Boezio ne 11cVdomarlibus che e ii1rn.nto dirl:'
.. sui settenari 11, Egli mfatti splega: ~cioè e<.HL:ioni, pl'rd1è in grf'co heb·
()omadfl. è lo ste::;w che metter fuori ", La spir.gazioue è tanto pm·ndos-
sale l~lle gi~t (.metif-Ecnard, Sc1t.ptores Oril.. t•rr.ed., I, Jip. :Hl-4~, SL!VPU·
ncvuno cl1e nel coliicc di R. Tonnnnso ti fnf.~E' lu µarola ~ barbara e inan-
<Jlt.a o ccdom1ulib118, che potrebbe appu11f.o corrispondere a •edizioni~
nel nostro stesso senso di pul>lJlic:izionL A llUPst.o proJiosi.to essi aggiun·
gono: ~ciò inrlica e rulenli.cri ro ricorwsciamo che Tommaso non è fer-
l"ato in greco, ma questo nulla nuoce alla dottrina•. L'osservazione può
avere il suo valore, mu io non ~urcl clhpo~to ad ucceUure qul'1 "'voJ1.::n-
Lie1·i •. perchè penso c11e egli fossP più ferrato in greco di quanto si IJO'{Sl
giudicare a prima vista. Infatti le famose traduzioni (lei suo confratello
Guglielmo di l\locrl>L!ke, sono ininlt>UiaibW .se non si ha so/l'occhio H te-
sto areco e non st ~ fn grado d'i ca1Jlre il testo orioinale, sia pure con
l'aiuto della traduzione, pe.r risparmiare tPmpo e fatica. L'osservazione
critica del Cont. GenL, 61 .§ Prinw qw:dC'm .... ., come è manifesto dai
tt:.sti ortgtnali gred (ex exempla.rilrns oraci.;i.~}. in una òlscussione molto
difficile, non può aver senso che ne1 moùo spiegato. Gli avversari pote·
vano opporre la sua incompetenza e Tommaso non era tanto ing-e111m
(vcùi p, 9'2., nota 13).
INTROD. GEN. - LE FONTI 51

genze della critica letterariu, quanto dal punto di vista del. con-
tenuto dottrinale.•
In generale si può dire che a chi vo1'lia giudicnrn spassionata..
mente e non abbia personali motivi di risentimento o di unti-
patia, egli apparisce in regola con le nonne fondamentali di un
buon metodo di interpretazione scientifica. Pur essendo spoglie
rii quetl'appa.rato critico che ~i usa dai moderni scie.nziati, le
sue mt.nizioni 1uminose penel1·ano con sicurezza ncll' intimita
della Parola sacra.
Oggi invece una certa critica ha spcr.<tato il punto focale del-
1' indagine biblica, eercàndo il senso della Bibbia nell' • ambien-
te"• nel quale essa ebbe· vita, ma dal quale non trasse ia sua
origine. intcri<>re. Potrà essf're un progresso, ma è tutto fatto di
e>l~rioritil e permette di 1·osicchiare la corteccia della lettera,
senza f!'iungere a:ll' intrri<>re linfa vitale. 'l'utti sanno infatti che
quando le cause esplicath'c di un qurtlsiasi dato si trovano nel-
1' interno stesso dellrt realtà di cui si cerca il seJZso non c'è nessun
motivo scientifico d; uscirn" per domandare all'am/Jiente il senso
di cì/J che nè do/l'ombiente è sorto nè ndl'arn/Jiente ha il suo
valore.
La logicità esegrlica di Tommaso sarebbe in antitesi con la
realtà storica, se qllel!n .non fosse regolata da questa come dato
reale <li falt<>, ma così non è; per questo, anche senza l'attrez-
zatissima critica letteraria e storica di cui menano, e giusta-
ment.e, vanto i modemi, egli rimane it M11estro della dottrina
sacra.
Questo <imso di interiorità non è sciltant<> un effetto dal tem-
peramenf.o proprio del Santo Dottom, ma è un atteg·giarrmnto
spiritualr.. voluto coEcienterncnte, che s'a:'con1pagna con quel mi~
stico racrngliment.o che pervade l'anima entrando nel tempio
del Signore. Qui si nota subito l' impH•nla inequivoca.bilc di Agrr
~tino e di Dionigi: più profonda l'azione di questi, più vasta
l'azione di qur.gli.
~un sarà 1noppcrf.uno dire ciualcosa dell'influsso dì Dionigi
sul pensiero ese,qetico dì Tomma"<> specialmente in rapporto
con la "contemplazione» t.>olo!'ica. Sembm infatti cho tale in-
flusso non soltanto ahhia cooperato, più ancora cho non quello
<li Agostino, alla co,t.ituzione della Sintesi teologica, ma abbia
pure aperto la via alla costituzione della Gnoseoln,qia razionale,
chr. ùennìtivameute slacea Tommaso <la Agoslin<>.
1 Vedi GARDEII, A., e les procl·lh:s CXtSgètique~ rlc St. Thomas ,,, ìn
nev. Thom., rnn:::, p. 42.>; s.;_ Il cont.tnno diligente stu<ljo permette a K Tom-
rnA.so di poggiare sempre la sua attP.rnrn•done dottrinale sulJa ri:~altà d~l
tegto biblico (S. :reot., 1, 1, 10, acl 1. dove nota che d.al solo senso lelte-
ndf! si 1mò ricai:are un araomenlo, non da ciù che si dice ..;ec.ondo o.Ue-
yorla: qui .: o.Uegoria, è presR in senso ristretto come valore /iqurale,
secondo la spiegazione 1Jata nell'art. con riferimento a DruNIGI, EH., III,
3, 5i MG., 3, {32 Bt V, 11 2; 501 C).
52 LA SOM~IA TEOLOGICA

Per molto tempo si è pensato a un Dionigi allegorizzante se-


condo Io stilo plat-Onico, quale;.p. es., si nota nel De A.ntro Nyrn-
pharum di Porfirio, ma un più accurato esame del suo metodo
d1 ese.ge3i sembra destinato a cambiare rµdicalmente un tale
giudizio derivato da preconcetti infon<laf.i.
Dionigi non è più, come Filone ed Origene, impigliato nel
" sottinteso,, che mette nella 'lettera ciò che è ne-Ila testa, ma
neppuro rimane appiattito nella materialità del termine usato
dallo scrittore sacro. J~a caratteristica posizione della scuola di
Basilio e dei gran<li Cappadoci, supet•iore all'allegorismo alessan-
drino .e al lotteralismo antiocheno, si ritrova come lineamento
rii. famiglia nell'opera di Dionigi il Mistico.
Non si può leggere la sua lettera sull'interpretazione del lin-
gllltggio mctaforir.o nella Scrittura (Epist., IX), 3cnza che subito
il pensiero corra alla domanda di Tommaso nella questione del
metodo in Teologia (I, q. i, a. 9) s agli csplicm riferimenti
suoi a Dionigi (ibid., ad 2, ad 3). Egli ricorda puro e fa sua là
dottrina che Dionigi spiega nel trattato sul rapporto dei " sen-
sibili" con gli "intelligibili » nrllll Sacra Scrittura e· che ora
è incorporato noi libro della "Gerarchia celeste" (cc. I, II).
Fino ad oggi si diceva che il processo illuminatil!o di cur
egli parla in questi capitoJi.. alfro non era che un'inquinante in-
tlltrazioue di neorJlatonismo nel Ct'isliancsimo. In realtà, guaJ'-
dandoci più da vic.ino, si vede subito che i critici hanno scam-
biato !'illuminazione rivela!il:a, esclusivamente propria della
'I'enlogia, che è la Sacra Scrittura, con lilluminazione platonica
e rU'oplatnnica.
In realtà, non c' ii nè quella platonica, nè quella neoplatonica;
e in ogni caso, revidentc inflnssn della dottrina viva di Platnne
sul piano teologico non importa un rapporto ml piano gnoseo-
'logko.
Dal punto di vista filosofico, si può eapire tbe secondo lui,
ule ragioni di ciò che si vede. e s'intende.u sono qualcmll. rhe ap·
partienc atle realtà sf.es.3n create da Dio, nel loro essere proprio,
con una vositiva perfezione csistenzjale. 1 lJol punto di 1.,1isla
teologico, esplicitamente ùichirrra che" le nozioni divine" l'anima
le va a cercarè, con movimento rettilineo, fuori di sè e in que-
sto "fuori» che è In « lettrra saera n coglie il Sfnso elle è detitro
di essa,' per essere estesa dalla sua azione dilatante ed elevarsi,
per la sua forza di attrazione, a Colui che è sopra. tutto,•
L'illuminazione rivelati va rimane nr.lla sua purezza verginale
INTROD. GEN. - LE FO!\TI 53

ed è studiata nel suo valore pro.prio di insegnmnento esp1es50


in linguaggio umano: se e' è lo sforzo della ragione per cogli.eme
il senso preciso e questo sforzo ò fat.to aPJXJggiandosi ai dati
propri della ragione stessa chr vuole chimire a sè le nozioni
divine intelligibili, dobbiamo insieme riconosc.c1·e che ambedue
questi ~lement.i sono lavorati secondo il principio 01~ginaria.­
mente autonomo del Pensiero Cristiano.'
Dionigi è con Glem0nte Al0s.<;andrino' e Basilio il Grande' e,
se si :;tacca da PlatdnQ pel' In gnosr.ologia, non st>mbra avere. un
diretto contatto con Aristotele: piuttosto rifiettc ratteggiammt.o
di Basilio quando, nella lotta contro E un omio che abusava della.
Dialettica aristofolica, faceva appello al valore proprio della m-
gione umana e ne rnetteva in rilievo il suo rapporto con la realtà
delle cose conosciute.
La posizione di Tommaso così strettamente legata con quella
di Dionigi, solo accidentalmente è condizionata alla c.rcdenza
allora comune di uri personaggio areopagitico, appartenente al-
1'ctà apostolica.
Sul piano ideologico, nel quale Tommaso si muove, questo
elemento è del tulio contingente e tra~urabile; in realtà, quando
alta scuola del "Maestro Albedo" s'avvicinò a questa •fonte'"
egli s'accostava al punto· di continenza di due grandi correnti
dottrinali, senza saperlo storicamente; ma., cosçientomcnte ma-
turava in sè la "Sintesi" viva che nello spirito umano rifiette
il fulgore iridescente del I' Ekrno Vero.
In possesso di questi dati, che gli vengono dal la )'}iù pura " tra-
dizione» conoscitiva e che rn.pp1·ewntnno un mcl.odo e.scgctiru
fecondo e presuppongono un metodo razionak più proprio al-
l'uamn, Tommaso può, da una parte, perce-1}irc il senso teolo-
gico rlella Dottrina 1·ivelata e, dall'altra, al!handonarnlo la gno-
seologia. plutonico-ngostiniann, 1·itrovar1~ ne-i filo::;ufi il u tutto n
umano, che è l'anima dcl loro vero pensiero.
<< Giuùkando e-ho non è loro necrs.s1n-il1 la rappresenta?.ione
dei sensibili per il pensiero e per il sentimento., nrm si l'icorrlano
di essere uomini )J."

Quest~ paralo di Tommaeo svelano il segrolo alkggiamento


spirituale che Egli si è formato sr,>tto l'azione di Dionig-i, nel
quale l'ansiosa serietà asiatica e l'tlstet.ico slancio ellenico sono
I C:fr. lfn(J., 1942. PI.I. 44-48; r1r.-:16; 73-80.
s v~di Stroma O, J, 13, cdiz. Potter, I, 349; cfr. A-nq., rn . 12. PP. 41-42;
Stroma.ti., I, 7: ibid., 339: clr. .4ng .. 1942, pp. 4.H4.
3 Arlversus Eunomiurn. I, 6; Opp., I, 217 E-218 A; i.hid., 2.11 E. !\'on è
senza un profondo significato elle A. Garcleil, iniziando la. difesa det-
l'omo.oeneità della veritd. ri.1.:fduf.a. solto tutte le sue _diverse forme dJ. af-
fermazione, incominci, come Basilio, con lo stabilire il valore proprio
dell' .. affermazione umana 1t (vefli Lf' donné révélé ~t la théolo_gie, pre-
mière partie: le donné 1évtlé; livre premier. ies nottons: 1'11tttrmation
humai ne, pp. 1-40).
" .! Conl. Gent. 119, § Prorircr lw_c.

rntr. 4
54 LA SOMMA TEOLOGICA

consacrnti dal contatto riverente con la parola di Dio agli uG-


1nini.
Sotto qLiesto aspelto, le testinwnianzo bibliche che seru;ibiliz-
zano il" disegno interiore della costmzione tomista, nella perma-
nente identità del lol'o rtivino insegnamento, rinchiudono una
perenne forza di olovazion'3 e di perfezionamento, dal momènlo
che il raggio divino splende per noi, in modo a noi connaturale'
per unirci al "Padre delle Luci'"·'

§ 2
Le testimonianze del Magistero Ecclesiastico.

19 - Quando il credente aderisce alle verità della fede, dà. loro


il suo assenso "per un solo motivo, cioè per causa della Ve.l'ità
Prima, a noi proposta nelle Scritture, inleo;e nel loro senso giu-
sto secondo la dottrina della Chiesa.,_•
In forza di tale principio, Tommaso d'Aquino è doppiamente
attento - e come credente a come teologo - ad ascoltare la voce
della Chiesa cho col suo Magistl'J'O è linterprete autorevole del-
!' insegnamento rivelato e il criterio giusto per averne il senso
pl'eciso.
Inoltre Egli ra che solo eosì il pensiero teologico del credente
è in armonia con la dottrina rivelata·1 e non ignora che« coloto
i quali con cauta solleritudine, cercano la verità"• debbono fm·e
attenzione alle determinazioni " dell'autorità rlcl!a Chiesa uni-
rnrsale .... la quale aLitoritil principalmente risiede nel Sommo
Pontefice n • che decide "le questioni più grandi e difficili,,_'
In questo senso; le testimonianze del Magistero ecclesiastiro -
u autorità ,, dei Pontefici e " documenti., dei Concili - sono i
• luog'hi,, dove si trova il crite1fo normativo teologico.
Il pen:iero •.li Tommaso segui> il lento e graduall' sviluppo
della $(Oria dottrinale e sta attento a cogliere gli elementi n1:ceò·
suri alla sua costruzione. Que.sto aspetto, mentre mette in rilievo
la Romanità cristiana dcl suo pensiero, illumina di nuova ILice
la sua dowmentazione, dalla ciuale il «Maestro,, intende b·arre
l"a.Jimento per nutrire la mente dci suoi allievi, afllnchè non se
ne tornino a casa vuoti. '

• DrnNYS. Aim., CH. I, 2; MG., 3, 121 B; I, 1. 9.


11 Giac., 1, 17; CH, T, 1.
B lf-I/, 5, 3, aci i.
" 11.Jid., 11, 2. <Hl 2.
s 8. AtìOSnNo, Epl1't., 43, al. 162, c. 1.
' II-II, 11, 2, ad 3.
1 T, 10 c.
8 Cfr. K Quodl. •, IV, n. 18: la penetraiione intelHKCntc dPl dato posi-
tivo ò onlì~iata a fo1· tocr.are la radjce ({ella verità"' elle è quanto
f{
INTROD. GEN. - LE FONTI 55

Egli ave\·a a sua disposizione la Concordia discordrmtium Ca-


nonurn composta dal monaco camaldolese Gt'ilziano fra il 113!.l e
il 1150 e li trovava gli imegnamenti dei Papi e le decisioni dci
Concili, organicamente ordinai.i.' .
"Così egli cita i nomi di quaranta Papi, i cui documenti so.no
distribuiti dai primi secoli della Chir~a al Xl II. La maggior
pal'te è rappresentata da una o due citazioni, N:cettuati i papi
Gelasio I, r\i<:olù e soprattutto Innocenzo III, menzionali un
po' più spessn. ..
Sono pure citati più di venti Concili, tra i quali i Corc1h ecu-
monici di Nicea, Costantinopoli, Efcsr>, Calcedonia. .
S. ·rommaso ha studiato am:he le Decretali di Gregorio IX,
di cui si è servito nella l/.fl e in alcuni articoli della !Il parte"'
·Dinanzi allo sviluppo storico della Dottrina cristian~ egli ha
segnato, con rnolta genialità, l'unire alte.qginm,~nto veramen.te
cost.rullivo e soddisfacente tra i due possibili inclirizzi che, rn
qun.lunquc: ambiE:!nte, nwtl<:ino alle- prese conse1·vatori e progres~
sist.i: egli si è tenuto in una posizione veramente scicntifìca, al d1
sopra della rigidità di un immobilismo anti.otorico, che conf(ela
la veritit in una formula invarirrla e invariabile; dl\!la gelutt-
nosdà di un trri.<formismo amintellettuu/r, che ùissolve In ve-
rif.à in un'espressione, confinuamentt' variata e var:iubil~· ùi un
sentimento religioso che, come la classica Penelope, J1strugge
e costruisce in una percnnf~ alternativa di inutili sforzi.
"Se intorno a Dio si dovesse dire letteralmente soltanto quclln
che di Lui trnsmcltc lrt Sncra Scrittura, rw ""fJ11i'f"bfJC clte di
Dio rw11 si potrehhe nwi 1J11rlarc in 11/tm linoua, s1· non ;n qw•l':a
nf"lln qnn.lf' ùdziahnr>nfr fu co!l.'-t(/11.flta là Scrillurn. dr:! Veulao
e dd Nuovo Tcstnme11/11. )) ~

(lire mettne l'anima in colltntto cnn lu v01·it;'1 nf'lh1 sua interi?re so1:-
geme; n far 1tct]1lbt.ne una pc·r·fczio110 interiore c11e è tinta -.111 1n11'111-
gcnza solo dalla. \'f'rìtiL c·:•nos(:iLita uella ~ua bt•llP7.7.a itili111a, ~ ..ano 11111ri-
me11to dello spirito. ~t! rio11 1;' 0 qucstu doppio lavoro /';dl11:vo "se ne 1>• 11 ·-
tir-il. ..-uuto » (ran1U$ ob.<;tcrJet).
I C.fl'. \VERNZ F. X., /il!; J)t'{'J"(/~1.fim11, 1.r.
p. ;.:.,~-1. Pn11n, 1~11:t r.e f~Hifl d~
cui si s~r\.'l Graziano, oJtrc alle S('rili11n!, i C:i11011i til'gli Aposto~1 e m'.~
(.'oncili, le necrAt.nlJ P.1 fees;:riUi dei_Homani _Pontettci. le ope1·e de1 Pwh1
t. i:
~o~gr ~~~~i 1~c~i ~~\fg!\ ~'n ti~~<T;1ir ~~r iF~~ / :-~~iil{~t i~~11 ~~)R1~ ~:J ~~f 0 s~a° 1t~~::ii:
r~i;cetto torso:! WJlrJ., n. ::I.~) pi:r i Ca.noni del (.:onc. Lalùr. I e II e le Uccre-

talj 1iG1~~~;.A:-_~ 0r~iroduel'ion à l"étudc rl.e la t'mnml! Thi't>l.. , V· 86.: cfr.


A uct.rlfUate.11: ConciU001.m. r.I /1,rls Canoni.r.t el Civili.<: cHatru i'fl. eclif_im1e
leonina m.a.1ctri Smn,:uwe Thl.'n/oalae et Sum.mnr~ conua r_;,,utu.es S. 1'/l~­
mae A., Extractum ex torno XVJ. C'dit. leon., Opp. orn. S. 'J'h. A.·• PP- J- ·
H~~n,~e2~.9i~· nd t. Giarnblico non lndletreg.qiava davanti a utlR si~iil_e
~~~~11~~~~~v~a~?f~·;~~0bn~1 I~u;;~n~1 ta~r~;11/?:N1~ufrir1i~ii~e~: ~e~~if~ c5~:
loro i quali impn.rarono 1 primi nc1mi riJ.J11anlanti glj dl:i. li co11.gmn.i;e1.·o
con la loro i ing11a che a noi hanno trnmawJata come quella che e proprrn
56 LA SOMMA TEOLOGICA

Contro un tale immobilismo cho ridurrebbe if Cristianesimo


arl una mummia, 'fommaso reagisce con molta cautela, ma con
vigorosa energia e penw trovi tutti consenzienti, perchè lo spirito
cristiano, avendo in sè la sua forza di conquista, non la perde
mai sotta veruna vesfo.
Egli ha perfettnmente coscienza di non tradil'e o inquinare in
qualsiasi modo il Cristianesimo, perchè sa che rial suo contenuto
obbiettivo immutabile' - che non coincide con immobile - si
sprigiona un' inesam·ibile forza disel'irninativa e assimilativa di
tutto il vero che le singole generazioni umane cercano.
Perciò può scrivere serenamente: « la necessità di discutere
con gli emtici costrinse a trovare nmni nuovi che esprimes.<>ero
l'antica fede intorno a Dio"·' Egli sa di toccare un tasto deli-
cato, ma si sente al sicum e ai rig·idi conservatori fa osservare
che « questa non è novità da evitare, non essendo profana, in
quanto non è in disaccordo col senso delle Scritture. Ora l'Apo-
stolo' insegna di evitare le profane nòvità delle pal'ole,,. •
Sotto questo aspetto, la storia dottl'inale della Chiesa acquista
nel suo pensicro un senso altamente fecondo di iniziativo. Egli
segnala nnn soltanto la necessità di spiegare ·la fe<le contro gli
errori insorgenti,' ma aneho il bisagno di chiarirsi le noziani
della fede stessa. In questa zona, anzi, egli riconosce una certu
liberti' di opinione che ha il suo proprio valore: •Ciò che in
modo principato è stato divinamente a noi tramandata,, appar-
tiene diretta mente alla fede, nè si può a questo riguardo farsi
un'opinione diversa senza cadere nell'eresia. Invece per quel che
indirettamente appartiene alla fede, è concessa una certa 'libertà,
finchè non sia manifesto che dalle opinioni abbracciate seque
qualcosa che è contrario alfa fede, specialmente quando q1w.1tn
cons~yuenza vimie falla conoscere ccm una determinazione della
Chiesa.'
20 - Il Magiste.ro della Chiesa per 'Tommaso più che una
" font.e» è uua 1•fo11. norma di pensiem che, col senso della do/-
trina rfrd,tta, ori~ntn e gu?.·da in tuttn ciò che è in anrwnia cou
"sso. Con questa regola dell'armonia, che egli trac dalla fun-
zione magistrale della Chiesa, egli procede sicuro e al'Llito ne.Jla
ricerca degli elementi adatti a Ila sua sintesi scientifica.
Questa 1·egola dell'armonia egli non la traduce in una posi-
zione di comprome.1so o un pretesto rii altrrazione, ma in un

e adattata ad esprimerli• (De Mysterii.< A.egypltor., VII, 4). In aucsto


immobilismo, J'anlico !:P1rito rP.Jigioso rimaf>e congclnto, e iILutile fu ti
tentativo di Porfirio <li rifarne una forza Vi\'a della storia.
' I-Il, 106, 4 c.
1 /, 29, 3, ad 1 ; cfr. 36, 2, ud 1.
• 111 Tim .• 6, qo.
'1, 29, 3, M I.
5 11-ll, 1, 10, ad 1.
' I, 32, 4.
INTROD. GEN. - LE FONTI 57

principio di com-possibilità che potrebbe formularsi nel modo


seguente: tu/li gli elementi compossibili con i dati della Verità
rfoelata .>ano di sua apparlrnenza e possono essrre nssi:milati
in una sinle1;i vfoa. 1

Ritorna cosi e sompre più chiam la doppia serie degli elementi


che Tommaso d'Aquino crru1 nel patrimonio culturale d1•1/11
Chiesa ~ drll' Umanità.
La p·rima serie contiene gli elementi che rr//ualnu"nff~ sono e
possono cesrm l'espressione della divina Verità rivelala e nella
loro inesauri!Jile fecondità racchiudono Sl>'filpre nuove virtuali11l
di sviluppo da parte di rolnro che ad essa si avvicinano, con ri-
verente desiderio di approfondirne il senso; qui egli vede e con
lui noi vediamo aprit'Si dinanzi i tesori preziosi della Lettera-
tura C{!clesias!irn con tutti i documenti dri Padri e <lei Dottori.
La secrmda srJ'ic contiene gli elementi che possono essere su-
scetti:vi di entraro a far [Jal'te della più vasta sintc3i cristfana,
nei suoi presupposti umani, divenendo capaci di t.radurl'e in
un modo più vicino a'lla umana mcntalitA, le etc.me veritll
della fede; qui egli vede e con lui noi vediamo april'si dinanzi i
tesori preziosi acrumulali nel corso dei secoli <!al penoso e frut-
tuoso lavoro dell'uomo nella sna rirel'<:a 1lella vel'ità. [èiiosufi e
poeti, oratori e letterati sentono nella loro " I ingua parlare li
Tommaso d'Aquino •delle gran<li opere cli Dio"·'

§ 3
Le te•timonianze dei Padri e degli scrittori ecclesiastici.

21 - Il lavoro di sintesi <\srgelira, fn!tll con 1" sentenze dei Pa-


dri, aveva il doppio vnntagf'io di ag<wolaro lintelligenza dcl
testo sac.ro e cli lnvogliuro i più studiosi ad avvicirnll'e personal-
m.,nte le opet•r. <lei grandi <'ducatmi del pensiero e della vita cri-
stiana, al fine di nilargare lt~ pl'opde i11fnrmazioni.
Nessuno rouò rlu!Jitare che Tommaso 11'i\quino abhia compiuto,
per proprio conto, questo luvu1·u d'informazione do1:umentaria
e cm-te sue os;;crvaziuni fanno iwne,m'B a un'ecce•ionnle forza <li
resistenza nell11 ricerca e di intuizione ndl'esame dei dati po.;i-
tivi accuratamF;nte ruccolli, diligentcm<>nle 1·ico1'dati, intelligrn-
temente collocati al loro po;;to.
«C'è, li egli diw "una ceda ahit.udine naturale alla docilità,
ma per il suo sviluppo e pel'iezionamento rnolti"simo valo lo
studio deltuam.o applicando la propl'ia mente con sollecitudini',
I crr. B.~SILIO, hom. ad A.rl.ole.'icOites. 2 (edlz. Garntel', TJ, 174 ~l .. 3
'.!bloi., 17G o); llroN\·S. A .. t·:vw., VI :MG., 3, 1077 A); F,plsl., VII, I, (1.btd.,
1-080 Al-
s Atti, 2, U.
58 LA SO.>IMA TEOLOGICA

frl!f}uenza e rispetto ai docurÌ-.ent'i dei maggiori,' non negligen-


doli per ignavia, n~ disprezzandoli per superbia. »'
Ogni metodo di critica storica non può non obbedire alle \.re
condizioni poste e per quanto molteplici, le sue norme di lavoro
si riducono all'attenzione diligente e sollecita, all'esame prcci>o
e ripetutamente verificato,' al rispetto assoluto del contenuto
obiettivo di ogni documento. Come si vede, per S. Tommaso cL\.
non basta -;aper manovrare le schede cli una biblioteca per fare
opera critirn; è neccssai·ia un'interiore di5posizione morale: e
non è poco.
Naturalmente questi a documenti dei maggiori 11 formano due
sezioni distinte, secondo che appartengono alla letteratura cri-
stiana greca o latina. Tommaso d'Aquino ha att.into abbondante-
mente a questo tesoro dcll[t Tradizione ecclesiastica e, pl\r quanto
naseosta nella Sintesi speculativa, questa parie documentaria
positiva è reale e ha il posto che le spetta.

a) La Scolastica orientale greco-cristiana.

22 - Considerando lo sviluppo teologico del pensiero crisf.iano


per opera delle dne scuole <li Alessandria e di Annesi, mi pare
che si possa legittimamente parlare di una Scolastica OrùmtalP,
se non nel semo proprio di que:Jla occidentale-latina. alm&no col
signifteato preciso di una indagine teologico-filosofica che pre-
para la sintesi del pemiero cristiano con i dati nozionali ctella
ragione. Attraverso la comidcrazione di questo lavoro scolastico,
si vede emergere dalla storia l'elemento genetico che cost.if.uisce
la parte essenziale della stmttura teologica nelle sue nozioni fon-
dament.•111 ·su IJi.o, I'uomo, Gr.sù Cristo, sulle quali poggia la
Sinte.si Teologica di S. Tommaso.
Il P. Cordier, S. J., nelle sue "osservazioni generali"• così
formula la 20•: «Gioverà non poco a una maggior inlelligenzu
di S. Dionigi, conoscere i luo.Qhi che S. Tommaso citn da lui,
affinchè, c:ome il D0Lt-0re Angelico da qud solr prese grande luw
di sapienza, co~~, a sua volta, egli in noi frnsfonda~ con rito g('~
rarchico, i raggi della s!eS'a luce, distribuiti in modo adatto nlln
nostra capaeità )) . "
1 "ùocumentls malorum •. dove pf!TISO cl1e n ma.iores ~ siano nneg1j
uomini superiori ai quali apparticnt' nudire - cioè !!.t;rossarc. affinare
con l'educazione integrale clr:llo ~.pirite - gJi altri (vedi S. Tr:ol., ll-11,
2. 6 e).
• Vedi 11-11, 49, 3, acl :!.
3 Egli maneggia molto abilmefllf! le diverse traduzioni, mn sono con-
vinto che un confronto col te.sto originale f:U!Jeva faJ'lo a tempo e Juo.i;o
anche ~e ciò non appm·e o semhra clrn cosi non sia; conosce .\fa:-:.!'imn,
"commentatore di Dionlµ-i o, citatlJ in 1-11,· ~o. G, arg. t, o.d le 111, :30, 2,
art 3, e sa come deve cssel't' inteso.
• Verli MG., 3, 90 e; l'elenco è assai 1uf1go (90 D-96 A). J. Durantel
ne ha fatto oggetto di uno 5tudto molto completo e preciso, elle, però
INTROD. GEN. - LE FONTI 59

E chiudendo il suo elenco di citazioni, dice: «da que-sti e altri


luoghi che mi sono sfuggiti, facilmente risultc"l manifesto che
l'Angelico Dottore attinse qua.ii tutta la dottri:no. teologica dalla
purissima fonte di Dionigi, non essendovi quasi periodo dal quale
ogli, come ape industriosa, non abbia succhiato il nèttare teolo-
gico, raccogliendo nl'lla Somma come in un alvoore, spartito in
più questioni e articoli, corno in tanli alveoli per conservarvi il
miele teologico"· 1
In un impeto di entusiasmo come gli capita qualche volta,
se ii ve ancora c,hc il complesso delle opere di Dionigi rapptesenta
già il disegno della Somma di S. Tommaso e dice che se l'aves-
simo tutte • nc~sun autore ali' infuori dì lui si sarebbe dovuto
leggere, dal momento che da lui came da fonte sarebbe scaturita
una teologia più pura ".'
Alcuno ricerche iniziate personalmenLe per chiarirmi il rap-
porto del pensiero di Tommaso d'Aquino col Plat-0nismo, con-
tinuate per occupare fruttuosament.o ritagli di tempo libero da
altri impegni, mi condussero a formulare un'ipotesi di cui ho
dato un resoconto conclusivo.' Secondo questa ipate.si Dionigi il
Mistico appartiene alla Scuola di Basilio il Grande ed è un suo
di3c€.polo cho, con l'autonomia propria dei Grandi o col modo
Ol'iginale dci Geni, lavora secondo i pl"incipii di colui che Gre-
gorio Nazianzeno e Gregorio Nisseno salutano il Maestro, che
Anfilochio di Ikonium od Efrem Siro riconoscono guida antore-
vole e direttore spirituale, rnpcriorc ad ogni altro.
AIM studi hanno potfuto un m0<ksto contiibuto alla cono-

~ccondo il consiglio cle:l P. Voslé (Ang_, 19.''7. p. 42-3) dovrà essere com-
filetato con l'antica versione lii Ilr.Juino ('rt1frll:" G .. 11 I.e texte int.Cgrul dc
la tra.duction du Pscuclo-Denys pur llilfl11in 1>, in Rev. d' llist. Eccl.,
rni.J. pp. 33-!:iO; 197-214}.
1 Vedi .'.\iG., 3, 96 AB. A. Harnar-1\ hn co;;l rilevai.o la semplicissim:.i
liuca della complessa (~Ostruzione tomi~tn: " A quella guisa che una
cHlLedrale gotic::i., con l"nthlimostr<.:.rsi s!ife vernmente organico t~sprim:=l
un solo vcn:;icro archif-ctt.onico .... cc,c:.ì q1w_c;ta costruzione .... proclama
questo solo pensiero che l'anima ha origint> in Dio e u. L11i ritorna per
orieru di Cristo e anche il tmw nr1osli11i.anr;-nrnovaoilirn datn a, uw:~lu
pen;dero che Dio è tutto non P 1nrnlo nc_qafo dtl Tommaso 11 (verli Storia
del Dogma, voJ. VI. pp. 202--03. J\-ferulrisio, HJ14).
2 MTh., 111, Adnotationes Cordnil, MG., 3, 10~: ({ .... pu.rior theolo-
gia profluiss('f. 11 ; con la consumata prudeHrn che Jo diRtingue. taco il ter-
mine rli par<Lgone (B. Cooom.n nacque ad Anversa Y, nel 1592 e mori a
Roma. nel 1650) e, come lui. non lo si ccrche1'it., imitando In sua garl.mta
riserbatezza. A. Sartort (•Il dogma. ùl!lla. Divinità nel "Corpus Diony-
siacum ".in Dida.~lmletnn. II. 1927), nonostante lr1 ditticil.e posi7.1one c;he
prende, dopo avere bella.mente mRsso iu rilievo i • ua1ori fontalt dF!llA:
Sacra Scrittura e rlella Trad1zione nel Corpus Oio11ysiacum" Cibirl ..
pp. 55-56) conchiude: •Non per nvua tn verità s. Tommaso ltn conside-
rato come una, delle fonti primarie del.le sue indaqini teologiche il Cor-
1ms Dtonvsi.ac'lJ.m , (ibid., p, 67). Ma Cordler è più schietto e radicale.
;tIn R. Se. Ph. T/'1.éol., 1936. Estratto pp. 1-75: dl questo articolo
M. Cobia.nchi fece largo e intelligente suuto per la rivista Seont det lempi.
rAs~egna di scienze morali, 1937, pp, 7-3.~; K Dionigi il Mistico e la Theo-
11Harhia ».
LA SOMMA TEOLOGICA

scenza dell'ambicnt-e spil'ituale e alla delucidazione della que-


stion" storiw-dolkinalo;' altri ancora, se Dio mi dà vita, po-
tranno seguire, ma, come vedo, la posizione fondamentale del-
t'ipolooi fonnulat.a inizialmente non subisce mutazioni sostan-
ziali. ··
Poichè Tommaso d·Aquino corregge e inforpreta il Libro delle
Cause o le proposizioni. del Sillabario teologico di Proclo con i
principii fondamentali di Dionigi il Mistico, sembra opportuno
di schematieamcntc segnalare 1'origine storica r/-i alcuni tra que-
sti pn"ncipii che, :nv.movrati nel vivo del confWto del paga:nesirno
dottrinale col Cristia11esimo, hanno assicurato a questo la vittoria
sul pi,a1w ideolagico e lwmw co1>Seguenternente permesso a Tom-
maso d'Aquino di compiere l'opera sua, quando, sotto altra ve-
ste, la stessa idrologùc si presentò al pensiero medievale.
A mio modesto parere, sombra che meglio risalti il valore dot-
. trinale dei principii, che attraverso l'elaborazione di Dionigi il
Mistico permettono a Tommaso d'Aquino di costruire la sua Sin-
tesi, ricordando alcune que,tioni strm"che, dalle quali quei prin-
cip,'i ebbero origini? nella loro formulazione e valore ndla loro
funzio11e risolutoria.
Tanto il conflitto tra. al"ianesimo Cl Dottrina nicena, quanto la
lotta d<:ll paganesimo 10ontro il Cristianesimo, costrinsero più del
precedente gnosticismo il pensiero cristiano a chiarirsi le nozioni
fondamentali su Dio, ruorno, Gesù Cri.•to, le tre rnaltà nelle
quali si incentrano le tre parti della Sintesi scientifica di Tom-
ma:;o <l'Aquino nella luce vivificante, che le unisce e le ordina
armoniosamente.
Se lo fonti sono scaturigini del pensiero e non scmplke affa-
stellamento di nozioni te01ir.hc, qui vei-amente si coglie sul vivo
dc.Ila realtà storica il sorgere e il cost.ituirsi di quegli elementi
fondamentali che operano nelli1 sinlesi di Tommaso d'Aquino,
secondo la geniale intuizionn del P. Cordier.
23 - S. Atanasio nel Discorso contro i Greci, dopo aver rife-
rito le testimonianzn dci /Mfo11ì (nel senso di scrittori sacri) con-
chiurJo (c. r.fi), c.Jrn il Verbo è "la Sapienza sl.e~a, la Ragione
stessa, la .Potenza stessa pmpria del Padre, la Luce stessa, la Ve-
rità ste5sa, la Giustizia stessa, la Virtù stessa ,; insieme I' impron-
ta, lo splendore, la immagine, bi·everncnte il frutto perfettis5imo
del Padre, l'unico Figlio e l'immagine somigliantissima•>.
1 Per la conoscenza dell'rirnhient.e ~pi rituale: l! Filosofta e Tenrgia
nella. lot.ta ftnale del paganesimo». in Segni dei. tempi, 1937, pp. 46-65;
o i Teologi e la Teologia nc·llo svilu).JpO del [Hmslero cristiano dal III 111
IV secolo Il, in Ang., 1942, J)fl. 39·9~1. -Per Ja delucidaziour. della 11uestione
storico-dottrinale: a: F:nr:harestia ftclclium ~. in Salesianum, 1942, pp. 81·
117; 145-172; 194.':\. pp. 1-46;· Ja •<Teologia dcl silenzio" preliminari, testo
trado1to e commentato, in Vitn cri.stù.ma, 19:~1, pp, 267-276; 361-370 i 471·
490: :X,J-565: u Dionigi Areopagita e l'opera di Maurice dc Gandlllac •,
ibid., 1947, pp. 145-152.
INTROD. GEN. - LE J.'ONTI 61

Qllcsto pensiero limpidissimo espresso nel 318-320 contiene l'ar-


monia profonda ùella perfezione assoluta del Verbo wl valore
proprio di Immagine, che nell'arianesimo si perde e nessuno dei
suoi rappresentanti riesce a mantenere viva questa sintesi nuova.
Coloro stessi che reagiscono contro l'interpretazione ariana non
riescono a manl<mersi a tale altc:zza e scivolano verso un opposto
errore.
Nc'lla loti.a dottrinale tra arianesimo e Dottrina nicrna, nella
prima metà del sec. IV, >i noia the queste espressioni hanno
singolare significato polemico, come risulta dalla critica di Mar-
cello d'Ancira ad Asterio di Cappadocia e di Eusebio di Cesarea
a Marcello d'Ancira.
Marce I lo contro Astei·io sostiene che "se Egli (il Figlio) è im-
magine della sostanza, non può essere la sostanza stessa; se è
imml!1'ine del consiglio, non può esse1·e il consiglio stesso; se è
immagine della potenza non può essere la potmtut sllJssa; se
è immagine della gloria non puli e&~cre la gloria stessa, perchè
l'immagine non lo è di sil, ma di qualcun altro"·'
Eusebio scrivendo contrn Marcello dice çhe •Dio è la rll{/ione
stessa, la sapienza stessri, la luce ste>Ya, la vita stessa, il bello
stesso, il bene stesso; il Figlio è in tutto similissimo a Colui che
lo ha generato"·'
Di rincalzo, Acacia, ùifenùendo Asterio contro Marccl'lo spiega
che quando c1di dice che Re genera Re, Signore genera Signom,
Dio genet'a Dio, distrugge la inanime immagine, che Marcello
artiftcinsamentti pensa. "Perchè di tutto que.slo, egli (Asterio)
dice cho è un' imm11gine vivente e impronta che porta in sè una
vivente immagine di Colui che lo ha generalo e dice che della
sostanza è immagine 111 quale è wstanza stessa, e dcl consiglio
è immagine la quale è mns;q!io .ites.<o, e delta potenza è im-
magine la quale /J potenza stessa e ddla gloria è immagine la
qttale è ,qlnria stessa e non di ,;è immagine, ma di alfro».'
Tale ùiLattito dottrinale·, che è <li eccezionale importanza,
e' invita a considerare noi·male e perfettamente conforme ali<!
C>'igenze vive di quel determinato ambiente, la preoccupazione
cli affermare come r.ormmi alle tre divine Persone le perfezioni
assolute che si esprimono con i termini: l'essere slesso, la vit'l
stessa, la sapienza stessa,• affine di mantenere intatta la Dotlrim1
nicena.
Con t.a:le posizione, il pensiero teologico-cristiano sfugge il dop-

i Cfr. n Libro di Acacio contro Marcello"• in Er1FAl'\lfl, Har.rcs, 72,


1:. 6; e.iiz. Ochler, 11, 1, p. 57 .
.:! EU:SElllO UI CESAH1':A, Th~riloaia,
II. 14; :\lG., 24, ~'!.8 D.
De F.r:r:L
3 Cfr. 11 Libro di Acacrn "' EPTFA~JO. Haeres, 72, c. 9~ ibid., p. 60.

" Veùi DIONrs. A., DN.• XI, 6, MG., 3, 953 U; come è noto, nei Nomi
divini si tratta di quelle perfezioni che sono comuni alle tre divine Per-
~on~ e appo.rteNrono perciò Qlla Teolugia unita, mentre la considera-
zione della Trini.tti appartiene alla Trulou"ia distinta..
62 LA SOMMA TEOLOGICA

pio pericolo nel quale si diba.tte lo spirito del tempo: Sabe!liani-


smo-Subordinazioni~mo. Questo dato ci ~uggeriscc di cercare il
Maestro del pensiem rliohigiano, nell'unica zona che, per merito
di Bnsilio il Grande, salvò la sua fede.
24 ·· Inserite queste nozionl, esprimenti perfezione assoluta,
nella Teologia unita, il pensiero cristiano acquista la sua piena
libertà, ma insiem" vooe sorgè1·e altre questioni alle qua.li nrm
può sfuggire, sotto pena di incappare in un pericolo molto grave,
perchè sono questioni che mettono il pensiero c1istiano in cvn·
tatto con fo ricerche !mlogiche della fìlo.~ofia «esterna"·
Infatti, questo modo di esprimere le divine perfezioni nel loro
valore assoluto ricorda immecliatamenlt> il mondo del!" idc" se-
condo una cel'ta interpretazione e!lenisticrrplatonica e tutl.i· sanno
che il concetto di •secondo Dio» e la giustificazione del politei·
smo hanno il loro fondamento in questa ideologia.•
E, anzitutt-0, le idee sussistono fuori delta « Mente '» come vo-
gliono Longino e Porfirio, oppure sono contenute nella M<mte
intesa atla maniera di Plotino?

1 Sembra. che tn questo fondamento si debbano disticiguera llue elP.-


menti: l'uno trfltto dnl1a letterJ. 6, chr va sotto il nome dì Platone, in cui
si parla del «dio conrlnWero d.i lutte le cose pre.Mnl.1 e future o e del dio
che è • padre del condottiero e òeJln cR.usa." ~323 D); rlove pnre che H
padre corrisponda all idea sovrana ùel Btme stesso e il condottiero al
nemful'go. L'altro elemento è preso ùulh lettera 2, erroneamente se-
condo alcuni attribuita a Platouc: a Intorno f1.I. Re di tutto è tutto e tutto
è in grazia di Lui e Lui è causa di tutte le cose belle. Intorno al Secoadn
(sono) 1 secondi. Intorno o.I Terzo i terzi (812 E 313 A).
)j

Celso ctt.a esplicitament.e questo tcst-0 {vedi Rllgione vera, ectiz. Gl6ck-
ner, p. 44; OtlIGE~E, Contra Cels,um, Vl, 1.S, :\lG .• 11, 1317 El; Plotino vi
si rifel'isce pure \.Hnnead.i., 1, 8, 2; VI, 7, 42} per legittimare la !=>lla teoria
dei tre principii; l' UnJ che è 11 13cne stesso, la Mente, l'Anima univP.r-
sale; Porfirio (vedi CIRILLO ALIB':iANLJRii'<O, Cont.rn. lNUanum, 1, MG., 76.
5;.,~ BC) lo flf)JlliCR. alle "tre ipo~fllSi o il Rene stcs~o. il Dernlurg-o, l'Ani-
ma nel mondOi GrULl.\KO, (Or. IV <ll Re Sole, eàiz. Hertle1n, p. 171) in-
tende in senso ascensivo: il Monrlo sensibile, il Mondo intelligente, il
Mondo intelligibile; vedi Rt:GAZZONI P., "La concezione religioso-ftlo-
softc.a dello scritto r.ont.ro i Galilei iin Diàaskale'lon, 3, 19'28, pp, 54-56).
);l

Penso che la mentalità arlanu accentuasse 1ro1tpo questi elementi pla-


tonici sviluppati dal neoplatonismo in senso di subordinazione gcnff·
chica al SupÌ'emo Uno. D'aJtra parte. la nozione troppo tf:rrena di ot ge-
nerazione, sembrava dovesse es'3ere sostituita da quelJa più nobilo di
.. faUura • distinta dall'altra dl o: creatura•. Basta leggere nella. Somma
Teoloui!:a (I, 42, 2, arg. 1! i 12 moòi di generazione "• per comprendne
<.(

11 tra.giro sforzo del l>P.n~iP-ro umano nella ricerca òf una nozione che
pPrmettesse la trarl11ztone riel dato di.vino, senza l'acre sapore della
teaa. Questi 12 modi sono oggetto di ~tuùio da parte di Alessandro di
Hales (Summa Theolo~lra. I. l, l. l. ad Cloras Aq1rns, 1924. p. 417), S. Uo·
naventura {CommentfJ.r1.a 1n IV libros Sentcntiarum., t.. l, in 1 libr. ~ent.,
ad Claras Aqua..s, 1.882, p, 241). S. Alberlo 1\fHJ.rno (Com. in 1 liln. Sent••
Lugduni, 1651, p. 231 a'. e derivano (~econdo il riferimento degli editori
1,

di?lla Somma Teo"- di Alessar.clro di HalPs, ~E'gnalatomi dul carissimo


amico D. Pietro Caramello) da C.rnmous ARl:\NUS (Liber de qenerat1.one
di.vina a<I Martum Victortnum. n. 4 · ML., 8, 1015 DI, il quale ne con-
chiude che il Verbo non è generato, ma c fatto'· nel senso del Subordi-
nnzionismo. per cui Egli P. considerato come un 11 secondo dio)),
INTROD. GEN. - LE FONTI

Se sono nella «Mente" il rappmto di questa col Principio su-


premo è quello di una seconda realtà diversa dalla prima, come
insegna Plotino che vede in essa·" un dio grande " e " uni ver-
salo" il "gran re che la gente prega e adora ,, ? '
Se la «Mente» coincide col Dio supremo creatol'e dell'uni-
verso, si può ancora dire~ come afferma Giamblico,' che le realtà
superiori del mondo sùmo causa ddle perfezioni esistenti ndle
r:os<\ c..;:;err111lari della sostanza, specie, ordine) 1nisura che sono
nella reallà inferiori?
Scconrto la rliversa risposta a queste domande, diversi sono gli
atteggiamenti spirituali di fronte qi principii che regolano le isti-
tuzioni del vecchio assetto pagano e di fronte a.JJp istituzioni che
comandano lo svol.dmento della vita religiosa. Nè il psnsiero cri-
stiano può sol.trarsi a una precisa decisione, riguardo alW. Teo-
logia fisica, che vede nelle diverse parti del monùo una espres-
obne dell'univel'sale divinità, dal momento che lo stesso Filone,
nùllo spirito di questa mentalità, sembra fare una concessione a
favore di coloro che non possono assurgem alle realtà intelligi-
bili; riguardo alla J'eolog;a civile, che fonda il cuito proprio di
ogni grnppo etnico sulle realtil cosmiche intermediarie conside-
rnle come dèi, pe1· cui Celso, Porfil'io, Giuliano ripetono contro
i Cristiani che non ;i deve smuovern ci0 che è divinumente. sta-
bilif.n; riquardo afta T"urqia che, su questo principio, poggia
una nuov:1 forma <li cu'lto, destinata ad ap1·ire la via rtella s<il-
vezza a tutti, come insegnano Giamblico,' Ed,•sio di Cappadocia
e la scuola di Pergamo.
25 -· Si può iegittimamcnte SLtpporre clte Dioni{li il qutLle, su
tutte queste questioni " rnqli all~gqiamenli spirituali che esse
r·omantlarw ha uua sua risposta u;,o!Lo prr-risa e tic-ne una posi-

t lìnneadi, V, 5, 3.
Dl~ .WusterUs, I, 8. Tl. lllnr1 dei ,\-fi_;;fai egiziani è la risposla 1111bl>li-
2
nome Lli Al>an1mo;1e alla fftlera r11 Porfirin od Auebone, da.
t:<1 ti.l ~otto il
1:~t
:;e:guael' dci mistf'ri aprJarteneP..tP. nllrt scuola j i Glamblico (DIDEZ, Vie
de Pnrph.111·r, p. 81) ma secondo A1~Hr\:\IS, R\scrm, A~:\1 us (i.Md.., n. 4),
L.rntorc è Giamb/ico. -
" rnid., X, I, e pan-11JP.lamente ACìl.iSTL'./U, Dr? Civitafe Dei-, X, 32. J. Evola
!I.a. trarl.izione ermeNra net suo! sim/,oli. nella s1w dr1Urhw. e nclln snt
"urie reqt.a .,, p. H:h!_ Bari, Hl:JJj t_rncdu Io a schema a SJ.Jirale ~ della via
pianeta.ria, che esprime "in simr:;i tu!to il processo dell'Arte~ e acu-
tarn~nte Io mu~t.ra in hflSP. l:i11' inReg:n:imento di ìvlarrobio (Commento O/
-;nono di Sf'ipimieL Mi pure C'IW quc~tu illustrazlone Ubid., JJP. 19'2-
l!~;I) chiarisca bene una p<:1glnn os:::ui tli1ti1~ìlc (li Ccl;So (ediz_ GlJckner,
VJ. tl. pp, 14-·i-5) ::iulla ài.'ì1:P.H(l delle anime in t.~rra e !'Hlla loro a.'ìcesa
c!ull;i terra a.itraver~o i uianl'fi, con richiamo al!'" insegnarn~nto dei
I 1f-r:::ia.r1i ~ - s11ppon~o rt1e si !ratti cli una q1.1a.lche::o te1::.louia deslinata a
ronrlare e i:iustiftr.fl.re nna triauia nPl srnso criticato da. Por11rio, secondo
il rifi::rimenro cli A1:ws1 ino_ JJr: Civilofe fJei., X, 2.1 - e alla telefe di Mi-
K

trri 11 con i ~uoi sette gradi di iniziazio11e. Il \-"1::1.lore teurgi~o dell'ascesa


"s111ruliforme ~. ln rapporto rnn la. prnprietà rosmi<:a della. discesa è
e~presso da Celso COil la « srnla rlelfa porta alta• ((ilOckner) o ft d~lle
sdt.t? porte ~ t Koet!;c.h;::u s~conclo Tloutierau) e e' é qualche divergenza
r1Plla dl~posi.;tonc p/l.i1tctarlu, mu for::;e si lrulht. tli variazioni accitle11tnli.
64 LA SOMMA TEOLOGICA

1tione molto netta, abbia pure persona/me71/e sentito le diverse


esigenze del suo tempo e del- suo ambiente asiatico.
Dalla nozione paolina di "predeftnizione"' e "volontà»,'
con cui si dice che Dio compi<-' tutte l'opere sue, Dionigi deduce
la presenza e l'esistenza di « ragioni esemplari" in Dio stesso,'
mentre le "ragioni fonrlamentali" delle cose che egli ha create,
sono nelle coso stesse, il principio che 1l noi manifesta la pre-
senza dcl Crea!o1·e. •
Non c'è pe!'!anto una "Mente" crMt1·icc diversa dal Dio su-
premo, che è insieme. «sapienza" e " mente '» • dal quale tutto
dipende-, essendo Egli il "Dio di tutti».• ·
Perciò sono da esclurlere senz'altro "le me>lte cause e altre
diviniti1 creatrici di nllre cose "' e le perfezioni _stesse, che nelle
diverse realtà hanno valore pe1• sè stante, dipendono come da
causa. universale dell'essere, dall'unico sovrano Dio, Creatore dl
tutte>, non da altre cause considerate come " dèi • secondo la
mentalità pagana.'
Se un'azione divinissima fra tutte pe>sse>no esercitare le crea-
I crr. Rom., 8, 99, 30; 1" Cor .• 2, 1; l!,'f., 1, 5.
9 Vedi Et., 1, 11; cfr. Ap., 4, 11.
' UN .. V, 8; MG., 3, 821 C.
• MTh .. r, 3; ibid .. MS B; 2, il>id. !i68 CD.
, nN., VII, I; ibià .. 86;) B j 2, ii1jd,; 868 e D.
' Ep1st., VII, 2, ibid., 1080 C; cfr. UN., I, 7, iVitl., 50G C.
' DN .. V, 2, lbid., 816 CD.
in' JRi~·xr. 1 6,6 '~t~~è1è~~e?it~fl~~rc~1~. i~H~ni~t~~ "Ìi ~it~o~.~~~a r~~f~1~~~
intermediu.rie, la realtà creata apparisce luminosa nella sua propria
struttura e 1 gradi delle perfniorn emen;ono col loro senso positivo;
sorge una nuova mctntlsica cl1e, al di lù cli Plotino, si ricongiunge con
Ja sintesi platonico-a.ris1otelica. Jn cio DioI!igl differisce eia Evagrio
Pontico e da Uidimo H Cieco: il primo criticando l'arlttne.simo nota che
,, tutt.o quanto i;·ive rier causa di un auro, 'r.n11 1n1ò essere la vit.a sfrssa ...
{Epist., VIII, 4, tra le opere di S. Basilio, IH, 8:~ E); il secondo, proba-
bile autorf:' dell'Advenus Eu-noni.mn, lV (trn le opere di S. Basilio, 1,
2!10 E). ril)PLe lo stesso principio, cl'1~ in sA ~ molto giusto. Ma. una 1uJo
1:1,ffermazione potrebbe pure portare al1a negazione di quelle perfezioni
prime e assolute \l'essere lìte:'i$O, la Yila stt>s5a, la S.<:lfJienza stessa, la
bellezza stessa; che sul piano esistenziale hanno un loro proprio valure,
in quar.to sono r1erfertirmes simriliritn· s·imrfi•:l:s come diranno gli scola-
stici. Invece D:ioniKi. Hellfl doppia critfr~ rle\h\rianesi1110 e del Pagane-
simo neoplatonico, sviluppando un principio JottrinalP- formulato da Ba-
.&ilio contro Ennomio, osserva che lJ-iu i! la illa b'ft!Ssa e cosl si c::JJrime
la sua ;;ov,.aeminente perfezio1.e, mentr0 quundo si tlic.e che Dio è autore
della vi.la stessa, s' inteuch~ cl1e ~gli è Ja cau~a òi ciò che nella creatura
è principjo interiore di vHa: cosi Put'B si dica deUe ttltre perfezioni.
Secondo lo stesso indirizio 1lel pensiero crisliano si fa strada il prin-
ci.pio ·fondamentale della metatlska sulJu distinzione reale tra l'essenza
e l'esist.enza nelle creature. B:-i.sì\io nutn ~hr. «il prendere. è comune an·
che alle creature; I'anere 11er uuwra 1~ proprio dell'Unigenito o <De Fide,
n. 2; cdiz. Garnier, JJ, 132 B}. Dionigi :::piega il carattere proprio della
creatura con la nozione JJlatonica delJa mdt"ss·i (parteci:Pa.zione) e Tom-
maso ne appl'ofoudisce il va.lor~ distiuguenòo tra l'e,:;.se acceptum. e
l'esse rece1iltlm (I, '2"1, 2, ad 3) proprio dplla creatura (1, 4·i, 1, aù 1) e
d1ce che tale è il pensiero dt Ba.;ilio sul J.'iolio .. cl1e lla per natura quel
che preude • (I, 33, 3, no i).
INTROD. GEN. - LE FONTI 65

ture, questa consiste nell'essere cooperatori di Dio, non in ordine


n ciò che Egli solo può dare, ma in rapporto a ciò che a Lui
conduce.'
Questi principii che a noi sembrano ormai pacifica conquista
dello spirito umano stesso, wno invece frutto di tenacissima tolta,
come risulta chiaramente dall'esame dei tre atteggiamenti spiri-
tuali, sviluppatisi dal pcesuppo"to dellr Potenze intermediarie.
Questa pulizia del Ciclo fu dottrinalmente possillile, p'm:hè
Clemente Alo.%nnd1•ino aveva additalo nel principio della crea-
zione un efficace detersivo dello spirito, facendone il principio
normativo della à contemplazione della natura" : oc secondo la
regola del'la verità, ·ta naturale trattazione .... prop1fa della tra-
dizione conoscitiva, si riannoda a'l ragionamento -intorno alla
creazione, di Ii risalendo alla specie teologica"·'
Su questa base propria del pensiero cristiano, si costruisce
quélla che si suole chiamare " filosofia cristiana» e che ha uno
speciale senso teologico, senza cs.~cre la teologia: quella è come
una celebrazione dei piccoli misteri; questa ha per oggetto i
grandi misteri. 3
In rapporto con questo preciso senso della creazione come at-
tuazione di realtà, Clemente Alessandrino nota che da Dio ah-
biamo (( l'essere 1> e re l'essere bene" ; " ciò si rifrova ne-I 11 vivcré- >>
e "vivere bene» di Aristotele,' come interiora principio di spe.
eia le •\·i!uppo o richiama il "vivei-e» o " vivere felicemente in
bellcZ7.a" di Giamhlico, il quale spiega che, per l'uomo, "vi\•cm
in bellezza" è " intensamente vivere la vita secondo scienza, la
vita delta menlt> ». '
Sono queste le tro perfezioni interiori, che costituiscono i tre
gradi fondamentali: essrrc, vivere, intendere, ma mentre Plo-
tin() ri.<()/1!r l'rs.çerr in unn. funoionr lllminosa pro(l.uente drtlla
1erd/iì immedùttarnente superiore,' il peusiero filosofico crisliano

1 CH., III, 2, i.fJid., 1G5 B; con espli·~ito rHerimento alla Sacra scrittura
(1u Cor., 3,9:1. A S. 'l'omma.'30 piuc~! n1olto q111·:!:'lo rn-ineip10: vedi s Coni.
Geni., lJJ, 21, ~ fl-ri.us est.
2 Stromali, IV, I. cùlz. Potter, I, [.64.
l Cfr. srromali., I, I, iMd., 325; IV. I, il.Jid., GG-'i; v. u. ibid., 11, 689; VII,
4, ibid., 841'. L'espres~ioue ù già jn Platone (Gorgia, 44J7 C) con sii-rniH-
cuto apertamente dottrina.le tanto in orrline alle uerf.là minori (piccoli
misteri) quanto in rapporto con le veri.là supreme (grandi misteri). Jn-
vi?.ce in Filone, e' ù uuGora un valore dottrina.le nP.I primo momc11to
Liclla. iniziazione ai piccoli ulistcri eh~ è una. seconda navi~azione »
(I

{cfr. De .41Jrahamo, Philonis Opera., Francoforte, 1691, Il. ~6ì CD; ne .sorn-
niis, :{7'.2 AB), ma nel l'apporto con i grandi misteri la " sobria ebbrezza"
e fuori del valore conosrltivo (cfr . [f'ffls. Alleo., I, 55 E; II, 76 A; De Te-
umi., WZ A, DE; De Pro/u.gis, 'tr>:, 11) e superiore :-Hl t<s:-;o, come K teorna-
nia. » (vedi De Profuuis, 47i D).
4 Vedi Prolrevlico ai Gred. I, trud. Cutuudel!a, p. 17; cfr. l.lJO:-l'IGI,
l·:vtst., IX, 3, MG., Ili, l!OV c.
& Pulitic., 1, 2 (cfr. Cata.ud!l-lla, np. cU., n. 4, p. Jìì.
" fi1AMBLJCO. Protrepth"u~ VIIJ, etliL:. Pistelll, p. 48.
' F.mieadi, V. I, 6; V, I, B; V. V, 5.
66 LA SOMMA TEOLOGICA

gli conserva e gli riconosce il suo proprio valo-re di peTfezione


ontologicamente consistente.
Plotino insiste sull'ascensione del «solo verso il solo•• e e' è
ne:I suo spirito un profondo anelito a libsrarsi da ogni pastoia
convenzionale che arresti o ritardi tale slancio, ma un certo suo
principio inerenti~ alla mentalità pagana, 1·imanc come il mvti,·o
latente che tende a giustificam o almeno dare un qualche sen;u
alle forme del culto usuale, nel carn in cui sia vero, come prc-
t.enderanno Giamblico e Giuliano, che le realtà superiori sono il
modello di q1telle inferiori, non esd11so ruomo.
Invece Dionigi, in possesso del _principio di creazione dell'es-
sere, come realtà positiva che si sviluppa e cresce nell'essere
bene, ' può dlìcacemente sj)ostare la direttrice della vita spi·
rituale, mettendola realmente sotto r
immediata dipendenza
di Dio.
Così può segnare con precisione l'att€ggiamento .nuovo del-
l'uomo dinanzi alle quc3tioni di vita sollevate dalla TeoliJgia fi-
sica e civile e dalla Teurgia. Di qui vediamo sorgere le tre gran4i
nozioni generatrici della Sintesi Téologica di Tommaso d'Aquino
e da questo dato storico che .segna la precisa ragione di conflitto
tra paganesimo e Cristianesimo, sgorgano gli eleml71.li nuovi del
pensiero umano nella s1ta 11sces<1 verso la perfezione.
J:importanza di questo dato storico non è di piccole; rilitwo sia
per aw,re il senso vivo dell"ope1·a di Dionigi il Mistico, che altri-
menti si ridurrebbe a una csc1-citazionc lettera1ia, sia per sco-
prire le segrete scaturigini dcl 1wnsiero stesso di Tommaso rl'.4qui.
110 le quali sono segnate dall'climirmzione del rnmprorriesso filo-
niano sul principio delle Potenze intermedial'ie e dalla r.orn;e-
g11enlt1 affermazione rlelfunivcrsflle rausnlità di Dio crr:atori';
dalla eliminaziuno delle menwgne convenzionali che intri$1.iYa1io
la vita spirituale dell'uomo e rlalla c.onsr.g-11ente r<'slituzionr del
proprio valore fllla Leggr: interiore che r-egola lo sviluppo per-
fettivo dell"uomo: dalla eliminazione di una via di sai vezza in-
ventata dall'arbitrio di uomini impigliati ncll'errol"c dcl pagane-
simo e dalla conoeguenl.e inserzione dell'az.ione rigrnc1·atricr: di
Gr:sù Cristo nella vita ctcll"uomo
Tommaso d'Aquino ricm·da l'nltrn gem:re di teologia, che è il
termine della ricerca filosofica sulla Causa suprema della realtà'
e che è pre,uppoola alla Teologia della Sacra Dottrina, ma esclude
dall'ambito della religione la triplice teologia fisica, mi1ù:a, ci-
vile,'

•Vedi Ennctidi V, I, 6; VI, 9, 11; r.fr. I, 6, 7: w in s.:. 50Io veilf! 11 Lui


H

solo schietto puro :-;emplice, ùa cni tutto dipende e a cui guarda e<l è e
Vive e 1uir13a. peJ'cl1~ è cau:;a di rila l: di Pl'ns1a1i e dell'essere i1.
, UN., V. 8. MG., 3. 821 D; F.vist .• IX. 3; ibid .• 1109 c.
.! I. 1, 1, ad 2; StromaU, I, ~8, erti?:. Potter, r, p. 424.
' 11·11, 94, I.
I)'ITROD. GEN. - J,.E FONTI 67

Egli prende questa informazione da Agostino, e da quanto


!'gli scriv1>, va ripo!'tata come a sua Ol'igine al « pontefice" Q. Mu-
dus Scevola,' discepolo di Panaitios di Rodi (185-109 a. C.), e a
M. Terenzio Varrone.'
26 - Questo è il terreno sul quale si svolse1·0 epiche lotte dello
spirito, che non si possono tanto facilmente dimenticare.
Da questa mentalità teologica, infatti, derivano atteggiamenti
spirituali che vanno dal facile compromesso di chi propone una
pacifica convivenza che non scomodi nessuno danneggiando
tutti, alla lotta serrata di chi sa che pe1· ·lui si tratta di vita o
di morte.
Filone è il classico rappresentante del facile comprome.sso.
Egli aveva c1·eduto di pc)ter fare una concessione a favore delle
anime deboli. Secondo il suo pensiero filosofico, • il mondo sen-
sibile è il più giovane figlio di Dio, mentre il mondo in!elligi-
bilo è quello più vccrhio "·' Conosce la deificazione delle idee
esemplari nel mondo intelligibile e quella delle più belle realtà
nel mondo sensibile;' e certo, come credente, esclude questa de-
formazione della vita spirituale, ma, come pedagogista, si pone
in un atteggiamento pericoloso.
Dice infatti ch" le Potenze hanno un rapporto con i loro sog-
getti, perchè sono nella serie delle realtà di relazione' e su que-
òla base delinea lutto uno sviluppo pedagogieo-morale,' sul quale
non è il caso d'insistere, ma è necessario ricordarne l'idea fon-
damentalt1.
11 Qunnrlo uno, i> egli dice f< non è ancora stato perfezionato in
ordine ai grandi misteri, oi trova sotto raziono dei piccoli, nè può
apprendere lEnte J)el' se :;tesso. senza qualche altra r-0sa, ma
apprende per mezzo delle opere, un costmttorn o un governa·
tore. Questa è rome dicono una seconda navigazione.'
"Chiunque fallisce in 01·dine agli intelligibili è trasr·inato ai
scnsibi'li: pcrchè è sempre una. scr;onrla navigazione quella vrrso
la sensazione, per coloro che no11 µassono navigare. bene verso
la Mente direttrice .... pelò bisogna cercare il ritorno aocmsivo
alla. patria. "'
Se la vesfe del Gran Sarerrlnfe porta rnffigural.o il mondo in-
tiero,' non è difficile capiro il valore preliminare e il senso pre-
paraf.orio chr rocchiude la cono~cc'nza d~I mondo.
Però, Filone soggiunge: "al cultore di Dio .dà forse l'insegna-
1 De Civirate /Jet, TV, 27.
2 llHd., VI, 5; cir. Trnruu.TA~o, ,,d. Nt1Ho11c$, 1. n. c. 1.
' ()uod neus -~'il immtHa/Ji/'is, P.cli7.. cit. 2.9:-; B .
.. De confusione linauu.1nm, 345 CD.
$ Dr. No1rdnum mutatto11e, 10-1-8 E.
f, De prnfuois, 464·-465.
~ De Abra1iamo, 367 CD.
s De Somniis, 572 AB.
' Sa11., 18, .f4; Fil.ONE, De vita Mo::=is, III, 670 .L\-673 D. Cl~menle Ales::;u.n-
rtrino si mostra. pilÌ fntelJi!{c.mle, ::tHenua.ndo il valor+-! dultrinale e òella
68 LA ~OMMA TEOl.OGlCA

mento preliminare che, se anche n'm gli è possibile essere degno


del Fattore del rnondo, tenti però di cs;;crlo sempre del Mondo,
indossando limmagine del quale, bisogna che egli, esattamente
riproducendo nel pensiero l'esemplare, in qualche modo da uomo
si tramuti nella natura del moudo e, se è lecito dirlo ed è lecito,
a chi parla, non mentire alla verità, essere un piccolo mondo"·'
Questo, a mio pamre, è l'aHeggiamen!o spirituale che in DN.,
V, 9 è messo salto l'etichrt!a di un "Clemente filosofo'" ma l'eti-
chetta non conta - di Clementi, anche allora, ce ne doveva es-
sere più di uno e anche filosofi - mentre ha speciale importanza
l'atteggiamento delineato e criticato.
27 - Il richiamo implicito a Es., 25, 40 e l'accenno esplicito a
Sap., 13, 5, che ciOò Ie creatur~ s01w ntez:-.o per conoscere analo-
gamente Dio, danno tnlto il valore della cl'ilica di Dionigi all'at-
teggiamento suggerilo da Filone o da una posizione similare.'
Di rimbalzo è distrnlto i'l presupposto di Giamblico quando
scrive: "rivolgendosi, dunque, sempre i secondi ai primi e i su-
perwri come esemplari guidando gli inferiori, dai più eccellenti
derivano ai minori sia la sosta:nza, sia la specie. Nei migliori
sono anzitutto prodotte le successiVl' (perfezioni), cosi c.he da essi
vengono ai rninori e l'ordine e la 111..i:Jura 1>. 1
Due conseguenze di capitale importanza derivano da queolo

parte "sacrHle 11 e della "specie tf!ologlca. 11 (Stromati. I, 28, ediz. Pottcr,


I, pp. 424-425; cfr. Ana., l'-'4t, p. 46.
1 De vita Mosis, TTJ, 67:3 D.
2 "Tra gli scritti fulsamentc attribuiti ad Apuleio e' è uno sc:ritto cu-
rioso che porta il tìtolo Asclcpiuo.; {m·; L..1r.BRIOLLE P., La. Reattion palenne,
Htude sur la Polemique antichrPtiem10 du 1" au JV" siècle, p. 356. Paris,
1934:1 ). .. Come è in lnt.ino l'.-t:;cle1A1~s ù rnanifest.arnente l'opera di u11
Eeoplatonico clie conosce il Cristianesimo, che l'od-'ia e. senza troppa spe-
ranza, alt oppone la rt'.fiufone dcli.' intemoenza u '.LAGRANGE P., Rev. Ribl.,
Hf25, p. 386; cit. DE L.t.BKIULLE P., ibid, f}. 3:l9ì. ~L'analogia delle sue nc-
cuse con quelle dell'imperatore Giuliano e il tono accorato (le1la sua.
11rotcsta inviterebbero .... a supporre r..:he questa. trasposizione latina. fu
fatta il.!'Sai tardi nd IV SfCOlO: Il (l)f. LHmIOILF P., ibid., p. 359). Un certo
suo atteggiamento rkon.ia in qualchE' morto il 11~nsiero ùi Filone: Ja
lode e il ringraziamento Ui Dio sono uniti al culto della sua immagine-!
che e il mout.lo, mentre and1e l'uomo l: immagine di Dio, « luu<les gra.-
tcsque maxrmas agen!'; Ucu ei11s imagmern vencru.u::;, non ignurus ~P­
t-!liam scc11t1.dam esse imagin.em Dci, cuius sw1.t imqoirres duae, mundus
s1~·llicet et homo 11 (c. VI;. Pt'."rò la cr:tica <li Dionigi suppone che si è
ctinanzi a un pensiero seconcto il quale l 'attegqi:i.mcuto teorico e pratico
è determinato da un qualc.t:lt-! c·on1promesso sul 11po d1 quello moniano,
non da una gi11sti.ftcazione del culto cosmico. Nel Ptmandro, Vili, l'uomo
•è fatto ad immagin·~ del mondo » ne.l senso stoico che e alla radice
stessa del compromesso ft.loniauo, dove il rRpporto del m.1crocosmo
(uomo; col rnac-rocosino (mondo) non è semplicenumte di ordlue fisico.
ma si 5Viluppa in valore etico-religioso e minaccht cli capovolgere il senso
dell~ vita, riducendola a una JJUt'a vibrazione dell'universale palpito o
a un fugace m-omcnto del ftu:::so universale. senz'altra consistenza che
una • razionalit:\ li, d.ovc soaniscono le singole persone .
.i De Mysleri.is, I, 8; cfr. 9, 19. In <J11P.st'1ùtìmo t.esto Gto.mhlico dtce: o: il
processo da Uno e l'el.evazione di tutto verso Uno, stabiliscono la comu-
ntonc degli dèi cosmici con ,,uelli eh~ prMs?stono nel mondo intelligi-
INTROD. GEN. - LE FO:\TI 69

lavoro di purificazione spirit.uale: una più ehiara nozione di


quelle realtà superiori all'uomo che la Scrit.tura c.hiàma "an-
gioli,, e una più limpida nozione di Dio come ca.usa suprema.
Dionigi raccogliendo tulti i dati hiblici sulle wOJJrietà' di
queste crcatme ;;pit·it.uali, no chiarisco la nozione mediante il
concetto di ((mente i» rna sen:1.a impiglin.rsi nel eornp'lesso gerar-
chie-O, in cui s'era buftafo Girunhlico o senza menomare la no-
iionc del Supromo Principio, com'era capitato a Plotino. In nes-
sun modo si può dire che cf(li abbia effet.luato " un~t sinteoi ddì-
niliva tra la concezione biblica degli angioli e la speculaziono
neoplatonica ,, , ' .perchè la purificazione del concetto di mente,
. u~ato anche dai neopiat-Onici, è così sosLanziale che esso acquisfa
un nuovo e din~rso valor.; per e3prim<ll'e la sostanza spirituale
creata da Dio.

hile. Inoltre il rivolatmento intellettuale dei secondi Vf!rso I prtm1 e la


aonazione della Slcssa ~o.,:;tanza e OJlcrazione ffa Jmrte dei priml agli dèt
secondi, coniic1H: lncii580lnbile il loro co1we~11w verso U110 •.Con ciò egli
pone le basi mi:!la1lsicJ1e della Teurgiu, ma in~iemc rimaue 1fo;tr11tt.u rn.·
cJicalmente qualsi11si dt!tcrminatn. forma di vita religiosa eù l~lica, uer·
cl1t'> t11Uo finisce cnl dissolversi in una. catenu astrale, con un pllro sem;o
C051TIICO c!i SVilllIJPO n0t11ralc.
1 Il 1-ibro :)Ul/c prnprietà e (Ili. or.:Uni df~(lli. A11!1iuU, cH. in UN., IV, 2.
1Juvcva ?.!mere lu. risposta positivu ui tcntutivi fn.tt.i ctnlla scnolo, di tiimn·
hlh.:o e 51)~t~ialmenl-c da ~allllslìo 1Jer dure un ,c;enso alla cour::ezionc pri-
liieist.a l.lcl mon11o i vedi nota scg11ect1J). mentre il l ibrn s11lla Gcrnrctl'ia.
Cclt·ste ne Cl'n hl ri::.posta svr:r:11l11U1=.i: e la coulemplazione 11, dopo la do-
cumentazione biblicu orfli11ata e spiPgata. Iln luugo e!:>a111e ml Ila portato
allu convinzione che il maf.e-riale <Jt:.lu prima OJJeru non 0 "parte"• ma C
i11._:orporato 1wlla seconda, qunle ri::111ta nl'lla rNl;iziorw uitualc.
2 G1r.soN E., /,~ Uunnism.~. f1. lfi;;. JU.'t:~·. JJ. 2;!;{ (:;c11zn \'ittfonti); bf\-
!':>ta leggere, p. e;::., 11 ne .~tustcriis AtrJiJJJliorum cli fii;1111hliro (I, 6-8, 15, lQ;
11, 1-:)), pef I'~111Iersl conlu clic :;;iamn in 1111 bc11 tlivcrso mu11do di pcu-
!'it'~rL Sfl<'OJIJo GiumhLco Il"! Poknzc 111termt~diaric 80110 tli:'-ipost8 in scala
dhccnsioa a nove grarli: d.i:i flu;isiU:ii, dti. rn.rrnift'Mi. <iro111-11eJ.i, a11aioli,
rl1~moutl, pri.Jtcil.trtli, 1~rinri71i, t!mi., anime (vedi (ì:\LE T11.. 1wlcw in Jum-
bfiWJ{t-, v. '.?(16. Oxford. J078). Nel M l\.1nuua1e" •li ~all11s1.io (.,ali t.li:i e il
111011.du w), gli ùf1i .o:opracusrnici svno olistinii S\'Cot11lo i tr<' L~rnfli •~alcuni
sono prim;iJJi.o di so ...;l1u1.zc divine; ;11trl di inlc/li(fe11:0; ;tlt1·i dPlln. t:ila.
Quhttlo :1gl1 1lì:i c.:nsn1io:i. Sallu~liu li Ui':"!111gtw lll q11;1111·0 (H'iliui cor~
ri~puJtrtcmi ai r.fuat;.ro ulflci, di /ll-J\' il m0ndn. aui.marhJ. ùl'di.11arlo, r.u-
storf.i"rl-o. Ogni orc.Ji11e c01npreude i 11ri111i, i .!}f:('(JU<i-l, g-li ufli:mi e r.o::;l
sl hanno ùoùici d~i cosmki con 1Wlf. rli~·u111e, a.Uri1111ti e si.ml1oli 11ro1m.i
in relazione con l'u{li.r:Jo che ognun() r!sr.rcita nel suo urdine (v~rli PAs-
s.nrn:-.;11 E., "Lu ù<Jtf.rina <lei mii.i ùi S[lJlttstiu Hlosofo neoplatonico o,
in Rendiconti 11'-lio. Reale A rr:mlc.m~ùt dei l.in.ct?i. Classe dì se. mor. e
ftlo1., serie V, vol. 1, pp_ 653-5.rH. Roma, 1802). J.o serilLo cr'mctico Ascle-
J11w; (C. VIII} distingue gli <ièi inteW_~iùW e gli rtèi sensibili; quP.Ui son<?
M capi delle specie universali 11, <Jllf.sti sono ordinati in modo d1e ogm
sr.rie fa cavo u<l una sostrwza: l'usi.arca (soslanzn.-prinr.ipio) del cielo
è Giove; uuello dol Sole è la Luce; quello <lellc 36 stelle ftsse (l'Oro·
scopo} è lJ Par1lmrwrfo a che produce diverse forme in diverse specin";
a le !=i~tle srere erranti• {pia.net.lì • hanno i loro usiarchl o (fortuna e
fato). Questa serie di i1mstasi cosmi:::he mette già in prima linea l'essere
sostanziale, come sistematicamente farà Proclo nel Sillabario teologico.
F,.c.;!;a si presenta come 11 nucleo germinale della teoria cosmogonica,
elaborata da al-FA.rabi e moiiifl.cat.u: du lbn-Sina (vedi pp. 140 e ss.), suJ
dati della speculazione ncoplatonic:.:1..
Intr · 5
70 LA SOMMA TEOLOGICA

Conformemente a questo nuovo concetto, gli Angioli non sono


Potenze demiurgiche e creatrici: ii loro uffìcw è dùfaualico e
1Jfdago,qicu, come risulta dalla Scrittura. Perciò non danno l'es-
sl!1"e di cui è Creatore Dio, ma gt,ùlano ver.~o l'essere bene, me-
dia:nte r istruzione e la proiezione. I
A:l valore di questa "sintesi " nuo\'a, Tommaso deve l'effi-
cace risanamento operato dal suo intuito geniale nelle specula-
zioni ulteriori del neoplatonismo procliano, elabm·ato dal pen-
siero islamico nel Lib1·0 delle Cause.
Quanto alla nozione di Dio abbiamo giil. notato come Tommaso
inizi Ja sua trattazione nella Somrn!l Teolog·ica partendo dal con-
cetto alla cui !'Jaborazione cooperarono i grandi classici di Ales-
sandria e di Cappadocia. Esso stabilisce neH·" ignoranza di su-
blimissima cognizione,, il punto giusto che meglio salva, con la
divina trascendenza e ineffabBitil., il senso proprio della sua cau-
salità sul mondo, come universale principio creatore di quegli
effetti che a noi sono mezzo pi!T conoscerlo.
La prima parte della Somma Teologica è tutta permeata da
questa nozione e solo cosi noi pos>iama dare il suo preciso valore
a tutta la costruzione di S. Tommaso.
Con la massima energia egli afferma la universale dipendenz.1
immediata di tutto ciò che esiste dal •Preesistente'" e ciò si
spiega anche dal fallo che non è po<siLile dare tùl'uomo llnO
scopo valevole della sua vita, senza una giusta nozione di Dio.
In Dionigi, questa preoccupazione è legata alla circosl.anza am-
bientale che, al di là dc>lla tolleranrn di Filone, egli intende col-
pire il principio stesso che rostituiva la bas" sia del Culto civile,
sia della Teurgia. In Tommaso, c'è lo scopo di eliminare le con-
seguenze etiche, derivale dallo stesso principio metafisirn e gno-
seologiw delle Potenze intcrn1ediarie. In ambedue è in primo
piano, la determinazione del vero scopo supremo della vita
iwuma e del rnodo di organizzarla nel presente, per realmente
raggiungere la mèta segnata.
28 - Questo aspetto dico della lotta rlottrinafo riel paganesimo
contro il Crist.ianesimo è poco noto, quantunque molto cono-
sciuti siano gli esponenti rii questa lotta: Ce.Isa, Porfirio, Giu-
liano.' Credo se ne possa dire una pamla, anche perché di qui
1 Questo principio è messo in evitlP.nt.c rilievo neJJ'opera CH., ùi cui
Tommaso d'Aquino si serYc abbon<iant.emcnt.._, per H trutlulu degli an-
{lioli e per quello sul aovernl'J dil!ino nel uionrlo e neUa starla ( S. Teoi.,
1, 50-64; 106-114). La immediata creazione clell'a.nima razionale (ihid., I,
90, 3 c.J fonùa il suo ordinamento immediato a. Dio e l'angiolo o: col suu
ministc,ro aiuta l'uomo pcrch~ po:;.!-'a giungere: alla bf!atitudinu n (iDid ..
1~11, 4-7, ad 2): cfr. p. ·147 con la cituz. fli T, 45, 5, ud L
2 Nel complesso d~ì polemisti pae:-ani che reagiscono contro il Cristia-
nesimo questi sono i «maestri 11. Plotlno pur crHicamlo gli gnostici (Rn.,
II, 9), e forse attaccando 1 Cristiani (secondo C. Schmtdt e G. Geffcken),
r1mane intima.meute r•agano (vedi or L.\DEUOlLE P., op. cit., pp. 22S-2.!J1),
ma si mostra alieno da ogni animosità di~·ettamente aggressiva. Giam-
INTROD. GE'.I<. - LE FONTI 71

sorgono i principii regolatori della seconda parte della Somma


1' eologica.
Due principii stanno alla base di queH!a c-0nsiderazione etica:
l'uno relativo al dovere di O{f(fanciare la vita umana alla nuova
forza cristiana che è entrala ne!'la storia; l'altro relativo al ca-
rotlne di?Jino che la natura delruomo porta con sè.
Quétnl-0 al primo punto, c1·edo che Celso; tenendo presente una
certa dottrina di Plutoni;' e fedele al precetto di Anassimcne nella
llettorka,' abbia per il primo affermato contro il Cristianesimo:
" si de\'e custodfre ciò che è sancito per la comunità .... nè è cosa
santa dissolvere ciò che fu stabilito nei singoli tuogbi "·'
Clemente Alessandrino• giustifica questa " trasposizione ", me-
diante la incorporazione al Cristo e ne fa poi oggetto di una lunga
ed ele,·ata trattazione che molto bene mette in luce !'autonomia
della nuova vita cristiana.' Ma Origene è colui il quale per
primo tocca la. radice 1U1tura/•! dalla quale verrà a germogliare
il nuovo ordinamenlo reli{lioso etico cfoifo, sotto l'azione della
nuova linfa vita:le promanata da Gesù Cristo.
"Vi sono duo leggi secondo la loro origine: runa di natura,
della quale Dio è autore; l'altra scritta e data dalla città.
" Qiwndo la legge seri.Ila non è contraria a quello divina è coso
cof!Vt'1lùmte che i ci/ladini l'ossero;no e l'anll'pongano alle leggi
c.\tere. Afo quando la legge di natura cioè di Dio comanda cose
contrarie ulla legge scritta, guarda se la ragion" stessa non esiga
che s'abbandonino le leggi scritle e, di>{J1'czzata lit volontà dd le-
gislatore, si o/Jbediscfl al solo Dio e si vivll secondo la sua Ra-

hlico è ancor più prutic.:arncnft:i C1Btruttivo e s1~ nel ne ,A,Jyste-rhs A~llYP·


Uorum fa la critica della Incari:rnzioite tlll, 21; cfr. ti:\LE TH,, os:;ervaz~one
a p. H4) con un dilemma che scmlit-a preparare il conceUo di omone
secondo A1.101Hnarc e la 8Wt scuola, purt~ egli nou è battagliMO. Il "ma-
I111<1le li rjj Sa.llnstio "gli dèi e iJ lllOll<lu n l(•diz . .\'IU!.1.ACH, Fraymenta
PhilOs Graec., Il!, pp. ~l)..5<ì. Paris, 18~1) è cf.lme 1m catechismo cli per-
severanza che, s.r.condo i principi i rt1 Ciarnblh:o, pn..•\'alenti nella scuola
t~i Penn.rnrn e enti a Giulinno. si ..;furza ~ tli ~o~t-r.nere la riforma_ 6i11lia-
nea » (PAS3A.).:IO:-.JTJ 1 op. cU., Jl. ìJ~i. comtiattendo « l'atei::;mo ct•c ha im'nso
molti luvi.rhi ùclJa terra 11 (\flJl,L\(IJ, ov. cit., I II, 48 H). Tutto ciò :;piega
le difficoltà corwrete nelle quali si trovò i1 r1ensiC'ro cI'if'tinno e fu toccare
(.On mano la necessiU1 di provvedere una difesa della \'erità, adegmita
alle conrliziuni del te;11pn P. alle esigC'nZ1.• vi\'e drlla società come, a mio
parere, f~c1:: Dionigi il Mistico.
1 Crilio.s, 3, 109 B, cfr. 1'imeo, rn. 11 AD; j testi elle rmre l'icorrono nella
qrn~stiouc delle Potenze intermediarie. Qui suno considerat.e com.e K ùd
na.zionn.1i •.
i 1: E ingiusto t.l'a~gredirc i JJn.trii co:;l-umi •; vedi tra 1~ opere di ARI-
srou:u, Rcttortca ad A lessa11dm, vol. I, c. 2. § 3. È del ret'to il comando
dJ Platone (l~'pinomis, 9): il IcgisJatore elle ulJbia un rnin i.mo di buO?
senso non faccia innovazioni religiose nè ost smuovere ciò che è stab1-
lito dalla lej.fJ.rP. palria o dalla consuetudin<~ 1!'18.1) CD).
~ Cfr. 0RIGE.'1F., Contra Celsu.m., V, 25; q Ragione vera 1>, edi2. Glbckner.
p. 35.
" Protrepllco, 10, trad. Cahrndella, pp. 186 ss.
11 Stroma.li, VI·VII.
72 LA SOM:liA TEOLOGICA

gione, anche se cosi si debba and1ue incontro a pericoli e fatiche


innuniere?Joli, alla ·morte, alla ignowl'inia. ii 1
Se il riferimento di Eusebio deriva come qualche altra ci-
tazione dall'opera di Porfirio contro i Cristiani. anche questi
mette avanti lo stesso motivo Celsiano per conservare alla vita
civile l'antico assetto religioso: la teoiogia mitica dei poeti e
quella fisica dci filosofi siano pure oggetto di libera disens-
sione e critica, ma quanto alla teologia civilo, su!lti qualCI pog·
gia il culto dei saeerdoti nel tempio, nessuno dove t-0ccarla;
" ognuno deve ris1ieitare le proprie usanze, nè smuovere ciò che
è imrnobile ,, . ~
Contro Eusebio che batte Porfirio si eleva Giuliano il quale,
per distruggere la posizione di Eusebio, controbatte il principio
di Origene, rrwttendo in rilùmo che !Wle le istituzioni religiose
c civili sono divine per natura. '
Ogni nazione é governata da un dio che la plasma a sua im-
1nagine ~-0ndo la sua naf.ura. Perciò ogni popolo riproduce la
natura e il carattere del dio che la. guida.• La natura, pur mol-
teplice nei singoli popoli, è fissa e determinala nei suoi caratteri'
e nelle sue istituzioni.' La diversilà delle leggi, istituzioni, na-
ture fisichB, produzioni culturali e religiose, presuppone, infatti,
come più forte, ['unità immu.tabile dei tipi r.tnici corrispondc11li
ai singoli dèi naziu1wli. 1 A ne-ssuno cii essi, neppure a.I « dio"
giudaico ~i può d<tre l'onore di essere il "Dio di tutti" e il "Pa-
dre dell'universo".' Ogni "ùio" nazionale è capo ed ispet!or,;
della sua zona d'influsso e imprime nella natura il s1.10 priffrl'i"
segno.
Per necessità divina, clLinque, non :;i deve abbandonare la re-
ligiom• palria. L'impronta naturalmente divina che porta ogni
organismo etnico è il fondamento di tutta la costrnzione etirn o
civile ehe Giuliano vagheggia: solo che egli incent.rn il suo ordi-
namento spirituale nel "Sole" dio vi:;ibile, "benefico e inte.!li-

4 ,:e~C6GJE~E;rc;~~~~~~%1~~Y1 id~~111lti ~f e~~;i.~~~fgn~1 r~ail11 ?c~~~i0Dn~u~~i;~1 ~


di Celso oppone l' iuteriorP. clettamr. dellfa legge impres.::n nelln "ragi011P. ~
umana, elle bisogna oltlJedire a Ilio,(' vrcsf•11tn (;p;~ù Cristo eoruP la o Ha-
g-ione o (Verbo) di Dio, per la cui 1ucc l'uomo è . - ral'.{ione\·ole n (G~uv.,
1, 9; GTUi:ITr~o. Apolnr1ia, l, 46; 11, ~. 10, 13, Cr.r.ME!'-in: ALE:;;;.~.i.N11K1Nn, Stm-
wnti, v. 14, edlz Pott.er, II, 71.XJ: Protreptic,J, W, lra<l. Cataudella, p, 204),
e per la cui a?.lonc l'uomo divit>11e perfetto. In (JUP.!'tn stesso senso Dioui.l.;'i
fa appello ulla •( R::tgionc vera" iEpi,'il., JX, 2: MG., 3, 1108 B).
2 ECHF:BIO, PrrleJJ. Evana., IV, prop.rn1o, :J, ediz. Diudorf, J, p. 154.
;<I Punto <l'appoggio ~ernbra, oltre Pla..tone (l. cit..}, GIAMDLlW, De _i\fystc-

rii.':, T. 8, V. 2.J.
4 Cfr. Contra Ch.rislianos, cdiz. Neumann. p. 179; 115 DE.
' Vedi H1i.r!., p. 180; 116 AB. 131 ne.
n Lettera 63, ediz. Hertlein, p, f.87, ùove Giuliano esprime a.I gran ~a·
cerdotc Teodoro la sua convh17.ione elle bisogna conservare le patrie
leggi che, è rnant(p,sto, furono date dagli r'.lèl.
7 VP.di. ContTa Christianos, pp. 18."i-187; 14.1 A, 1"6 B.
' lbid., pp. 187-JljS; 118 BC.
INTROD. GEN. - LE FO>ITI 73

fieni.e'"' nel cui culto s'abbina quello di Mitra.' Cooì nell' Elle-
"fd.sm.o confl,uisce l'Orientalismo, ma questo uccide quello.'
Di fronte a tale pericoloso atteggiamenki spirituale, Dionigi ha
una prcdsa dottrina, spec.ialmente riguardo alla questione del
rapporto delle Nazioni con gli Angioli.' Egli in morto rleciso si
oppone alla posizione; di Giuliano e non solt1mlo metto in luce
la universalità sovrana rlr,J Creatore che è insieme Rivelatore,'
ma fa vedere che Egli è "il P1·inripio e la Pmvvirlrnz:i di tutti"'
e che, pur essendosi manifostuto rnme Dio d'Israele,' è e rimane
"l'Altissimo" il quale vuole condurre tutti gli uomini a salvezza.'
Perciò è " il P1·eesistente principio e fine di tutti gli esseri:
Principio oomc causa; Fine eome Colui vcroo il quale Ìende ogni
realtà"·' Egli è il Padre dal quale ci vi~n" ogni bene" e se Egli
rivarsa su noi nuova Iuce, per allargare gli orizzonti rlella nostra
vita interiore, questo nuovo dono è per la nostra "salvezza" "
1 Cfr. Lellera, 51, p. 5.'18 e Orat .. IV. pp. tGS-205.
2 Cfr. ON1t., IV, p, 201: !(onoriamo :\fitra •; Convtvlu.m (Caesares).
J). 43'2. Ermes dice a Giuliano: «:a te ho dato di conoscere piamente
Mitra11.
3 NAVILLE H. A .. (Julien l'Aposta.t et sa phi.lri.~rmliir. d-u Polilhdsmc,
P. 83. Paris, 18'i?ì, ha IDP.R50 bene in luce che con i:;irnile teoria non e· è niù
posto per I.a lifJcrtà ncJJa ~toria: tutto si svolge fM.n.lmentfl secondo il
moilcllo e la ciirnione dcl dlo etnrnca. Cosi uurc, ~impossibile noni 1>ro-
are.~so perchè tutto e immt.Hèlhtle. Per questo «-'gli ha tentato la gi11 ..::fi-
fl.cazione dcli' immobilismo. ma <JllP.~to stei:;so tell1ativo provu che egli Ila
ucciso l'Ellenismo con I' Orhmtallsmo e l' hn Sf:'µpcllito :::il.!llLH decoro,
prima ancora che Proclo cantussc lu sua nenia funehre e Giu::;ti11iu110.
clliudenrlo le scuole di At1me, segnus~e ullìcialrne11tP. 11 :::oprnvvr11to c11l-
turulc del riensiero cristiano, nf'l qunlt: :-;uuo f:'nlrn1.i i 11«'i'f•1111i valori
del\' Ellenisr110 S(~lllPIT vivo,
' Veùi CH., IX, 2; MG., 3, i.60 R: 4, ?.fil n.
Cfr. H7.Ji.st .. Vll, ;~. 1080 BC; IX, ~. 1108 BC:.
5
' Vedi CH., IX, 4, 261 n.
crr. CH., IX, 3, ~on Cll-;W1 A.
'i
A VL rll C:H .• IX, 4, 261 e; cfr. 1a Tim .• 2. 4.
1

' Vcdi D~ .• V, ·10. FsZ.5 B. Mi parP. dw ila qtu.·~t.a dott.rinn dr:-ri\'i il


grnrnle principio <leJln s11iriltialilit tomistn, f(irm11lnto in S. Teni.., Jl-11, 2.7,
4, ad 2.: u la conn::.t('(!fl:.a. inr:of1ii11Cìa dalle rTcot11rc e tnirfro a TJi.ri; l'11mo'/'I'
1:r1111.inda. da l>ill ''OHM 11lli.mo (t.ne e .~i rivcr.'n s11llr,. c11•1tfun~ )•. Qui ab-
biamo net.ti::sirna la n110va po~i:r.ionc :o;1iirif.11al(l cl1e dn. 1111a 11111H• rico-
no5cc e mnnth.~11e il mr~zzo r.onmlfwru.lt' 11t~r 1";011osr:Pre J)io; •lall'nltra :1s-
SP.risce J'a.mnre cH IJio corno norma :.11nr1?1mL •li n~ni al1ro sentimrmt.o,
eliminando il 11erkolo lat.cnln nP.11:1 cl1ri.lr.1tirn. de!L1rn(Jrc, esplicito nella
teoria così ìnsiflio~a di Giamhlico e di Erl(•sio rii Cu11padu..:.:ia. Con quc;:..to
nnovo senso del principio rncclliuso nella nozioni~ di J>io comt' nenf! 11111-
versale, acquista 1111 suo provrio vulorc la 1.r;nria rlP.l "rigiro,. (1 Seni.
Dist., XIV, q. 2, a. 2) e del !<rivolgimento» (8 "f'enl., 1·11, 109, 6 e). men-
tre conserva. la sua preci:=:a fnnzione 'lid;1stalica e pP,la.1:rngi.-:a l'ufficio
dei Prjncipati, degli Arcv.ngeli e degli Angeli ::ulle Gernrl'lìit.' tmiaue .
.. AfflnchC la elevazfrme a Dio, il rtMf11.mcnro. la uunu11ifJ111) e la uninne
?.ÌHHO ::;ccondo l'ordine 1o (f:H., JX, ~; :\1G., 260 B: S. Teol.. I, llll. 110·114).
senza ricadere nei presuppost.i teurgici formulati da G1amhlir,u (ne Mr1-
.~telli.<;, I, \J: vedi p. 68, nota :=I).
1 ° Cfr. C:H., J, I, 120 B: cfr. Gi.a.r., 1, 17.
11 Cfr. 1,.. Tim., 2, J: EH., I, 3, 373 U. Attenzione a non confonrlere crue·
st.o concetto ()elJa o salvezza'" con l'altro cti DN., VIII, 9, che ò valore
cosmico Lii u conserw17.ioue ».
74 LA SOMMA TEOLOGICA

che è insieme • indiament.o u, "assimilazione e unione•' con


Lui, in obbedienza d'amore ai suoi comandamenti. '
29 - Sembra che il prologo della seconda po:rte della So-mmo.
Teologica, col suo esplicito richiamo al Damasceno, si trovi fuori
di questn visuals dionigiana. • Però, SB ben si considera il pen-
siero del grande Classico cristiano, si vede che esso affonda le
sue radici nella più bella tradizione.
Dinanzi ali' Uomo c'è l'escmp'Iarc divino, perchè le potenze in-
termediarie di qualunque specie e in qualsiasi l'apprcsentazione
sono per semprs eliminate dal raggio lumino50 della dottrina
cristiana. Egli parta in sè non l' impronta di qualsiasi • dio• na-
zionale inooistcnte, ma l'immagine del vero Dw, che è il suo
creatore.'
Il principio fondamentale di questa dottrina l'abbiamo già in
Clemente Alessandrino il quale nel Prorreptico, tO, • ricorda
Gen., t, 26, e al c. f2 fa la ~intesi più luminosa delle nozioni
sull'uomo, col mettere bene in luce l'attuazione, per opera. del
Cristo, dell'aspirazione alla divina somiglianza• e della divina
promossa.'
Tale principio si ritrova nel Pedagngo • dove, neU' Inno al di-
vino Peda(Jogo, o' è la formulazione della verità psicologico-etica
che racchiude il segreto della inserzione della vita crislianà nel-.
l'uomo:
e< Dà a noi che s.cguendo i tuoi comandi
compiamo la somiglianza della immagine
cd ~sperimentia1no effica.cement.:::
che buono è il Dio e giudic-c non amaro. •) •

1 Vedi RH., I, 3, 3';6 A; lradm~ione d~I concet.to etico di salvezza neJlc


tre no7.ioni che compentliano l'aspirn:r.ione dell'anima antica.
~ Cfr. EH., II, prnem10, 3'.J-2 A Il, In relazione cou GfrJV., 14, 1:! e llA-
!':ilLIO, Beguine fu~i.U!ì llactatae, risposta alla 11 inttrrogazione, cdiz. Gar-
I!ier, 11, 3.'M ss.
·1 CJr .. .S. I'P.ol., prologo d(:lla II p~rtc {nl"lle etlì7.iOni: 1-11), e 1, 93, 9.
4 Gen., -1.2ii.
4 Trafl. Catnucfolla, p. 204.
6 PLATONE, Teeleto, 176 B. Prima che PJotino andasse incontro A. tait~
aspirazirme (Enneadi, I, 2. 1), <:Jemeutf! nella sua l'.rnrtazi.one aveva addi-
tato il modo di att11arIJe il nobile df'sidcrio.
1 Sai. 82, o: " è tflrnpo <lunrrne per noi di dire pio soltanto il crh;tiano
e ricco e saggio e nobile e pf'rciò immagine ùi Dio fatta a sua f.om1-
glia11za e di dil'lO e ùl .r.rederlo divenuto «giusto e santo con inlelli-
g·en:rn, ", per opera Lii Cristo Gesù. e, nolb stes~a misura, anche simile
ormai a Dio. Certo non na'lconde (fllesta grazia 11 Profeta quando dice:
"10 dissi che siete dèi e fi.l(li dell'Altitis1mo tutti '9. 1'\oi egli ha adottato•
(CU:MENTE A1ES...,;.;..i.~m11NO, Prnl.reptico, 12, trad. Catallt1ella., p. 2.".2).
'" I, 12 (t.rad. Boatti A., in Corona Palrum. Snlesìanwn, Serics Graeca
Il, p. 162, Ili, I Cibid., 384), lll, 12 (tOid., 5341.
t Vedi • Euchartstlo. fidP.li11m », in .'ialesionum, 1943, p_ 8. Si domanda.
di vivere iu moclo che ~ spguaci di Cristo • si poHa Tendere .çimtl.e a
Ul.i l'immagine che portiamo in noi e che è appunto il (<divenire con-
formi "' al nostrn morlt-llo Ges1) f:risto, .secondo S. P.anln (Rom., 8. ~.f(1 •
INTROD. G~:N. - LE FONTI 75

Questo pensiero doveva essere molto caro a Clemente, perchè


lu ripete continuarncmtc negli Stroma/i' G la sua preziosa f?Co~­
dità è provata dallo sviluppo storico che segue due direiwrn:
l'una ha il suo più classico rappresentante o il suo più geniale
espositore in Agostino; l'allra si afferma limpidamente in Gio-
vanni Damasceno. Ambedue si trovano riunite in Tomma:<~
d'Aquino che ne fa og!'èlto di un" dei suoi più umani articoh. -
Ma quando il Damasccno fo ma questa dottrina e 'l'ommaso
d'Aquino cita ·fa sua "autorità,, e ne ricorda l' insegname.nto,
iniziando lo studio della vita umana nella sua organizzazione
etica per il raggiungimento del fine proprio dell'uomo,' a.Il'1;1no
e all'altro la dottrina e 'l'insegnamento arrivano carichi, stonca-
rnenl.e, di una tradizione che, tra gli altri, ha i suoi rappresen-
tr111ti in Basilio e Dionigi.
Per Basilio ~a grandezza dell'uomo viene da questa immagine
divina che egli naturalmente porta in sè. • Nella mente è posta
la legge di imitare, per quanto è possibile, il Creatore;' essa è
bellezza spiJ'ituali! perc!Jè è l'impronta del Creatore.• La m~ntc
possiede • il criterio per intendere la verità e il Dio nostro e la
verità stes;a '" ' Per l'azione dello Spirito Santo, l'anima ritrova
l'antica bellezza e acquista uno splendore solare.'
Rac~olta in sé, per conoscere il suo 1!ero sè' essa, attra~crso
nn triplice gradualr sviluppo di puri(i.crizione, illuminazione,
1'nione," è avvolta da una nuova bel Iezza, di cui irradia ink1rno
a sè lo splendore divino."

1 Stromati, IJ, 1V, 1~ùiz. Potter. I. .~~:l; n, itJid., 499; IV, 5 ifJid .• 5763: 2.':t,
ifJid' 632; VI, 9, II, nG; 14, i./Jid., 7!18; lr>, i-bid., 7\l8; VII, 3, ilJid., S:.7. .
2 Cfr. ~. 93. O, i~1 S. c., 1' " aur.orità .. lii Agosti1.10; ,u ce_ ne sono d;{ qu~~ 1}
cl1e non rnv:ino rnten<lono 1.:ume due P.lP.mP.nf1: ' a 1mmagLne P a
somigliauz;1."; se infa-lli sl lralla~!5e di 11na rE'alt:'-1. unica. uil 501 uome
sareblle l>OI ulo ÌJU$tare (. ~ell'a.rt. r n u.utoritU. Jl del DamaSc(.)DO.
3 H. J'r.r1/ .• Prologo della 1-11.
" Cfr. hom... in Psa.l. 48, n . 8; Opp., T, 184 U-185 D.
:.. Cfr. f1ou1., '..!J, r1t10d rctnu; 111.1t11donis ndhaerend11m non sil n. 5; Opp.,
11, 167 AB. '
' /IJi.fl., Il. 2; ÙJll),, :156 ]) .
1 Cfr. Eplst . , z·13, I; 0PLL, ITI, 355 J)F..
" De SpirUu Sando, IX, 2.1; Opp., IJI, 29 AC. . _
0 C.fr. ham .• 3, in ili ud: attrndl~ lilJi ilJ!:ìi {Dcut.. 15, 9, secondo i LXX
1
iJ :: ~j"~~81~' Jflt0in~fgi1'e \~e/~rec~fa<ti o stati delJa vita spirituale e ca,rat-
tcrislica della sp1l'Hualità basiliar.a i=! il grande MaP."'tro usa Ja. t.rrrnmo-
lo;;ria divenuta poi co:nune: • q1ie!iti (lo Spirito Santo) illuminando. co-
lcro eh~ sono puriftr.ati <fa ogni macchia, li renùe spirituali con ru.n.ume
a sò .. 1De Spiritu Sane lo, IX, 2~; ~iiiz. Marai1, III, 20 R). Uopo aver citato
;~~~-:~~~o~:t~/~~11t ~~s~~ctf 'c~ir~~;~:i~c~a61~;· n::a1~a~m«r~~.t~-''fr~ag~~di
r:ella a.scesa dell"animu alla pcrfe:t.ione D (ve<11 T~o dotlrine nscéti.Q."e. de
St. Basil.e de Ccsa-rfr, p. SA. Paris, 1932). :\tt1·averso Dionigi il 1'-~1st.1c?.
che ne svilup()a la grande ricchena. in tutta Ia i:;ua opera, tale prrnc1p1~
entra nella sfnr.e.:;1 dl Tommn.so rl'ACJuino (vedi 11-ll, 24, 9 e; 1~. 4 e,.
11 C!r. Epist .• 2.• IL 2; Ili, 7"2 BC. L'anima r.he ·rapita daUrL Oellez;a
dlvlna dimentica tutto per npplìt:are le s-ue enerote miyliori alla con-
7€ L.~ SOMMA TEOLOGICA

Nei discorsi su11a ~truttura dell'uomo, che riflettono almeno gli


insegnamenti della sua scuola,' le pnrole sacre di Grn., 1, 26,
sono spiegate noi senso e secondo la dottrina di Clemente Ales-
sandrino: l' irnnutgine è la natura stessa dell'uonw nella sua im-
mutabile costituzione; la somigli.ama è fe{fell'> di tutto ·il lavoro
della l_ibertà, cjw indirizza le moltejJ/ici energie secondo le virtù
morali a Dw.
Il valore psicologico-etiro del Cristianesimo è messo in piena
luce, come mezzo dato da li-io all'uomo prr ollrnere: pn-fetta-
nwnte questa somiglianza, credendo al Vangelo, ricevendo il
Battesimo. rivestendo il Cristo.'
Questa nozicme del Cristianesimo come "somi'l'lianza di Dio,
per quanto può essere capace l'umana natura '"' mentre poggia
sulle affermazioni più belle del Cristo,' e sugli in3egnamenti più
preziosi dei suoi aposLoli," è la risposta più cf!icaco all'aspÌl'a-
zione rlell'anima umana, che ansiosamente permane nel Platoni-
smo medio' e angosciosamente si diballc nel Neoplatonismo.
E spiBf!:a pure perché Dionigi cont.inuamcnt.c J'itoma su que;lo
«assomigliarsi a Dio": da una parte si dà la spi,~11azione decisiva
del senso divino rhc realmente la vita umnnn porta in sè e dal-
l'altra, chinrito l'eqnivoco in cui si dibatte più che il pcnsicm, il
cuore rli Giuliano, {apre radiosa nell"uomo la via al Cristo Gf\<Ù.
30 - La terza porte della Somma Tf·otogirn, incomincia 1·icor-
danùo che Cesù Cristo " mostra in sè la via della Verità ". • Que.
sLa diehiarazionc non è soltnnto un accenno alle parole divine,'
ma un rkhian10 storico, che rico1·da il dibattito tra Porfirio o

qui.st.a dd tw1d tm.marccsd.l>ili, attua la splendida int.uiziunc cll Pln.tonc


che nel C1Jn.nif.o rnuHa I'auro.."'.ione s11pn~m.o. ddl11 Bellezza. divfrw· 1:cun-
-vito, ~IO AD). per lrr. cui. contemplrlzioue tutto è tli.mcnficato Ut>id .• 211 n;.
Valiti cansaiità della Oollczza <liviua, Dionigi il Mi~tico fa derivare H tri-
l)iie(' movimento psichico !n\:., IV, 9) che orìgina la triplice Teulug·ia
(VPdi 11. ìO).
• Questi due discorsi, insieme a quello tiri Pa11..1dtso, sollevano gravi
t"lnbl>i riguardo alla loro amP.r!ticit.à e il (iarnirr li mclte. rn~lla appt>n-
dice, giudicandoli moìlo severamente {I, 3;!.Jj, lm'Pf.P. J. \\'ittig, sarebbe
~ assai favorevole" a riconoscerne J'aut.Pnticità. Per la uucstione pre-
seHte ciò e ~enza grande i111po1tnnza. •
Vedi JJe lwmirU::> ,,ln1ct11ra.., orat. I, n. 20; I, 333 AF<U4 A.
2
lbid.,·n. 21; tòid .. 3.% E.
3
~ lhid., u Come cliVt>nt.ifllllO ~1 srJmiglianr.a? Per mezzo ùcl Van(leln.
Cile cos· è infatti il Cri:::tianP.simo? Somiglianza con TJio rwr q·ua.nlu puU
es.-:e.rne ca1wr:P. l'u.maua 1wwra.. Re ar.;cctti d'essere Cristiano, fa di dive-
nire ~i11til~ a Dio, rive:;tilj ifol \.risto. Come pOtra1 farlo senza c,~.~t?1"1! se-
Qna.to '! Come potra1 farlo, senza 'ttcevere i.l Batte.'iimo '!" ; .cfr. EH., Il,
3, 4 iMG., R, 'o1lO llC).
& 1llat., 5, ,~8.
1; Rum., 8, 9.9; 13, 11,; 1'' GU1v., 3, 2-S.
7 JI princiuio del Teelt'lo. Jf/j n, si ritrova 1n Eudoro di Alessarnlria
tB~fi 1~~~1~~~f.aygh.~~:or~'~I'({{~frg~r(ftià0~~~J~ 8!fof:7!fJ~~~.P~i~. 1 Afbi~\;;S
illùL 5'~3}.
• Vedi prologo della terza parte della Somma Teolooica.
9 Giov., 14, 6.
INTROD. GEN. - LE FONTI 77

Giamblico, per scopriI"e la nuova via delfunivcrsrtf.e salvezza, per


mezzo ridia quale si potesse ottenere ciò che offriva il Cristiane·
simo, senza sacl'illca!'e ciò che, nc>ll 'a~seUo religioso del tempo,
era considerato intangibile e immobile. L'Angelico Dottore non
pot.,.va conoscere storicamente le moltiplici e complicate fasi di
questa tragedia d'anime, che implica pure, nel suo sviluppo,
altri pensatori neoplatonici, ma av~va sollo gli occhi le ri.sposte
della Chiesa Cristiana dt"ll'.4sù1 Minore con Dionigi il Mi.stico e
di quella africana con Ago.>tiiw.
Gesù Cristo è posto al centro della vita umana, per e.sciudere
definitivamente tutti i vani tentativi, fatti secondo lindirizzo
neoplatonico ùalla Filosofia o dalla Teurgia o da tutte e due in-
sieme, per avvicinarsi al Padre·, e la via della salute per tutti gli
uomini è additata nella opera [ondata ùa Gesù Cristo s\e&0 ().
Già il filosofo e martire cristiano Giirnt.ino' aveva presentalo
ii !legno di Dio, che è la Chiesa, come istituzione divina in or-
dine alla vita eterna, per far comprendere eh,; osso non oca de-
stinato a oC"-'tituirsi ad altri regni e imperi ordinati a organizzaro
la vita temporale. Cebo gli aveva risposto che, se si trattava di
un regno clello spirito, la dottrina 1.li Platone ne!l' Epist., 2- che
Giuetino stesso aveva creduto bene di rirordare per appoggiare
il suo pensiero - poteva I argamente bastare a fondare un 1·cgno
spirituale, tutto essendo ordinatamente e serialmente disposto
intorno al Re univ~rsale. 2
L'nltcriorc svijj.ppo della polemira anticrist.iana costringeva a
precbm·e il senso di questa spirilualil~ e trasferirlo su un piano
superiore a qncilo sia della umana CLiltura sia. delle istituzioni
religiose umane. Così Gregorio Nazianzeno nel suo discorso di
Natale rtkc: 1c Dio si fe•;e vedel'e. agli uun1ini per n1ezw della
nascita .... e questo fu pr:r noi affinchè Colui che ha dato l'essere
elargisca pure la grazia dell'essere btne ".' Il perfe.zionamento
clell'urm10 è dtrnq11e <lato da Dio attraverso Gesù Cristo e la sua
Chiesa, che è il sno Regno sulla terra.
In que8lo senso, si capisce mollo bene perchè Dionigi il :Wisfir,o
8pieghi nei Nom.i divini la Regalità di Dio' e perché, purificata
tale nozione da ogni elemento pagano di Potenze intrrmcdiarie'
gerarchirnmmle ordinate in irip!ice se1ie intorno ai due Re su-
bordirwti al Primo, Dio sia affermalo principio e fine di tutto,•
~ Ge.sù Ct'isto sìa collocato al centro della vita. sJJirituale, come

1 i ayfJfn!]ifJ, c. Il 'vedi S. G1nmN{1, :'\tfartire, I.a m·'ima e seconda apo-


togia, n~lla collt>z;ione •I clas:.;icì cri~tiani .. a cura di Mons. Sancsi, p. 36.
Siena, 19'!-9; al c. 60, c'è il riferirnent.o all' f.:pi8f., 2 di Platone, ibtd.,
p. 126). .
:1 Vp,di OnIGE~E. Contra Celsum, VI, 18, ediz. GlOckner, p. 44; \'edi nota
a p. tì2.
•1 Orat., ~8. in l'lt.eOJ)hOilla. n. 3; MG., 36. 313 C.
•))I\., Xli, 2; M(•. , 3, 969 BC.
' lhld., V, 9; MG, 3, 820 A.
' lt>là., V, 10,; ibid.., 825 Il; o!r. I, 7, ibill., 596 C.
ì8 LA SOM~lA TEOLOGICA

Colui per mezzo dcl quale poosiamo accedere al Parlre,' " ini-
ziatore"' della nuova e unica via di salvezza: "Prinripio sa-
cro"' (Gerarca) rlai quale viene a noi la grazia che salva, la
forza reale che as:;imila a DiG chi ne è partecipe.
La scienza ispirata da Dio e culminante nella pal'()Ja del l~iglio
suo, l'operuzionc dit•ina di cui Gesù Cristo ha dato facoltà agli
Apostoli e ai loro successori, il pe-rfezionamenl() rhe il Dio-Uomo
compie nelle anime per mezzo di questa doppia azione rlella dot-
trina ~aiutate o rte1la grazia vivificante, costituiscono la Gerar-
chi" eccle.<ù1stica • rhe sulla I.erra attua il Regno di Dio.
Fatta la pulizia del cielo con l'eliminazione delle Pof.€nze in-
termediari~ nello splenrlore della sua immacolata bellezza, il suo
raggio benefico segna 'ulia terra la via che conduce al Parlro:
l' !Jomo è strappato nl:I' illusione di una vita religiosa fittizia e
ali' isolamento rii uno sterile misticismo filosofico e inserito nella
società umana che raccoglie quanti col Cristo combattono' per
la conquista di ciò che più va'le.
Secondo questa prospettiva, il Regno di Dio è l'ordine divino
che Gesù Cristo attua con l'opera sua: la sua azione gerarchica
riveste così quel modo speciale che nella storia umana segna una
via visibile a tutti ; e la Chie<a sorge quale complesso di fo!"ze
divine opernnti sal'.ramentalmente' affinchè sia compiuta la so-
miglim1za dell'immagine rli Dio nell'uomo.'

L Rom., 5, f: Cl-I., I, Z, ilJid., 121 A.


:i l~·11r., 10. 'lO,
;; EH .• I, J, ibitl., ~n A; cfr. HnRV.\Til A., a JnflUXlJS Cliri::;ti in r.volutione
imaginis Uci "• ir1 .-1110 .• 1029, PJJ. 140-141.
1 EH., I, I~ :'.\iG., 3. 369. Prima di com1rnkarc stien7.n., 01.1erazi<inP.
w·rfczionnme11t-o (DAmlO'il o di essere una. loro furuiune (CORnTF.R) lft Ge-
ra.rchia f.Cdt:>sjasticu è nna realtà sociale'! deri.vata e rvsliivHa. intima-
menltl dai t.re fatlori f!!'Senziali nei quali non<· difilcile st:Ol").{<:>fP- gli elr.-
mentj dt>lla triplice polestù fii magistero, di on1ine e ùi gi111·isdizionc.
La fra:;e ini:liale costruita col [Jenitivo <li u.1m11rfr.n~nz11. racchiude QlW-
B.t.o profondo sgu:irdu nel :r;;cmo intimo clel RPf:'llo di Dio conrn sot:ìttà
organizzai.a in quel modo suo proprirJ, che è· «la nostra gerarchia».
Pf'rcih in Cli.. III, si propone scuz'n.lt.ro la cninCifJcnza 1:ostit11tiva: "La
Gen.1.rchia. i~, secondo rnc, ordine ~acro, sdenzn e opera;o:ione che s\t!;·
somiglia. "1.tlu ùeiformit<i H.S. Toumv:is0 ::i,iir.i;r:rndo qu'"!~ta rlottrina dice
cl1e Dhrnigi [.OCl,li \( 1 priiwipii es.::;~nziuli n dello. GCl'il!Thirt (~ Seni. Dist..,
IX, Q. l, a. I. ad 5). Qiiesta è lintima !'itruttura df'lla Chicsu, ehe S. Tom-
maso 11011 ignora pur servendosi della n11zio11~ di " sacro princi11ato "
(i.hid., solutio, con richiamo ._.a Ari.stotel~, !Hctaphus., XIJT, 10; cfr. r.er:t, 1?,
ediz. Ca!Jlnla, nn. 2627, 26.10·31), in rel<1zione con la 110zione di o cit.t.à :o :::;.P..
condo la traduzione rii Ago.stinc (Cfr. S. r,~ot.. I, 108, 1, cou esplicito rifc·
rin1e11t.o a Dc Civlfatc Dcl, XIJ, rn~l prologo).
5 EH., Il, 3, 6, ilJ"ict.. ·~1 C D--1.M A; ct"r. F.br., 2, 10-1R.
8 lbid., I, 1; tbùl., R72 A; cfr. llonY.\TH A., urt.. cit., p. 140.
11)7 ;b~~Su1io 1 {h.~::-_ ..i~ 7 ~:-n~ ;4~;~~i; 'ij~~~~zi~e1~e~~nf~inE~1~f~.trffttiÉ);
a.nelle Dionigi mette in rilievo l'opera di Ge..:.ù, il Qtrnle o; con l'anwrc di
ciò che è belto, che si stende e ci stende ver.~o rli. L.ut "• raccoglie le tli-
''erse enP.rgic wnane, le uniflru e pnfczio1rn jlando al suo ministro la
nuova potenza di azione sacra.
' lbid., 1, 3; ibid., 373 D37G A.
INTROD. GEN. - LE FONTI

Con Agostino il Regno è la Cùtà di Dio e non senza profonda


commozione si leggono le pagine tuU<! vibranti di fo1•za nuova.,
nelle quali egli risponde vit.toriosamente a Porfirio che il Cristia-
nesimo è, nella sua più effettuale realtà, la via universale della
'liberazione spirituale. '
Nei due casi, Dionigi il Mistico rispondendo a Giamblico e
Giuliano, Agostino rispondendo a Porfirio, danno il pieno senso
alla "via della verità" sc;.rnata da S. Tommaso d'Aquino al-
i' inizio della Tnz,, parte.
Si potrebbe anzi dire che c'è unn comune linea di affinità spi-
rituale, perché Agostino conosce la Teurgfa come sostituto del
Cr·islianesimo' e Dionigi nota che Dio opera' la nostra salvezza,
menti-e la Chiesa gerarchicamente coopera.' alla nostra riconci-
liazione con Dio,'
Questo, forse, può spiegare perchè l'Angelico Dottore che tanto
appassionatamente amava 'la Chieoa, non sentì la necessità teo-
logica di svolgere ndla terza parte qnrslioni speciali che la ri-
guardassero. In realtà. consid0rando il suo disegno quale. è trar.-
riato nel prologo, tutta la terza parte ha per oggetto la Chie3a nel
suo senso più sublime: dei Capo, se ne tratta nella prima sezio-
ne; del Colpo rnisllco, se ne tratta nr-i Sacrauiculi, la cui azione
divina sc171w il 1utscere e a C1'escere della nuova socfrtà, che lta la
'>I.la rn.èla al rli là delJa storin: nella gloria bn11wrtalc del cielo.
1

Secondo Dionigi il Mistico, la vita di Gcoù Cristo è una "Teur-


gia,, '· tanto nel senso che /Jio opera i'n Lu-i, quanto nBl senso
che queste opere .v1Jw ordinate alla no.(,·Lra rù:onciliazi.nne col
Padre.
Mrr qui è necessario richiamare l'attenziono su:Jla prnpria dc-
tem1innzionc che Dionigi ;oleoso ùà a tale te1·minc, <fai quale è
rrrciò e::clu:::.a ogni c;rrouea interprèlazìone.
Apollinere infatti nel suo "Discm;o si//oyisf'ico wntro Diodoro
f:rl Rrac/l'une 11 insegnava, rnn un senso n10nofisita pre-eutil'hianu,
che • Oio il quale assume uno strnmrnfo è Dio secondo cl1e opcm
e nrJmo secondo lo ::;truinento. Hirnani:-ndo Dio non è so-ggetlo a
muluzionc, lo strumento e il movente compiono una sola opera-
zione: se /HJi una sola t! l'ope·ra:danF, u11a sola è anche la so-
stanzu del Vc1bo e delfo strum.r·nto ».;
Quando S. Ambrogio venne a eonoscel'e tale dottrina non poti~

~ n~d~ì·1~laJ.e f.1.ct, X, 32.


3 <1 Tcurgi;:i » ron Rf.uso dcl geEitiYo so~gt>t.ti\'o, ma con ben diverso
valore da Giamhlico.
-1 CH .. III. 2 {MG., 3, 165 B); cfl'. Fila crisllana, 1936, 11p, 13.~-1.l3.
a ~ TC'urgia col senso del genitivo obiettivo, ma con rf'Hle efficacia,
D

vanamente ceruatu ultrovc. Ge~ù Cristo è il principio di tutta la Gerar-


chia, la divi.nis.~ùna Putenzu <lella Tm1.1f)fo, cfr. EH., I, 1, ibìd.., 372 A.
' EH., lii, 3, 5; MG., 3, 4o2 B; CH., IV. i; Wià., 181 B.
~ Ln~rzti.-L\NN H., Apul.Unaris t•on U1ortìNa u.. sei1w Sclmle, 117 (TUbin-
geu, 190·i.) p. t;J5. In nn senso Ghe si ritroYa nell'ult.r,riore sviluppo del
80 LA SOM:VIA TEOLOGICA

trattenere il suo sdegno addolorato e stupilo: "Ho letto, o non lo


crederei se non l'avessi letto io stesso, ho letto nei libri di un
tale, posto eosì: "Io strumento e colui dal quale lo strumento
era mosso" furono nel Cristo "di una sola na.tura ". 1> 1
Di fronte a questo conflif.to che p1·eludeva alle lotte nestoriane
ecl eutichiane, Dionigi il Mi.stiw, le; cni "idee cristologiche fon-
damentali sono del tutto ortodosse"' ha una limpidissima po-
siziono., delineata specialmente .net:c lottcrc IV n Cn.ìo ed espressa
con la formula ((nuova tcnndl'ica operazione n. 3
La posizione antiapollinaI"ìsticu cli Dionig"i ci dà il motivo per
cui egli non si serve del termine " strumento ,, parlando della
umanità di Gesù C1·isto, ma la spiegazione che il Damasceno dà
della •celeberrima forn1ola,,' ne com;erva tutto il valore perfet-
tamente ortodosso e insieme permette di capii·e il nesso genetico
che lega al Da.ma2ceno il pensiel'O di Tommaso d'Aquino nella
sua teoria dell'umanità del Cl'ist.o, strumento della divinità.'
Da questa schematica espo,.,iziè:tne non senza fondamento an-
che storico il Cordier scorgeva nell'opera di Dionigi, il disegno
della Somma Teologica chn armonicamente uni~ce in una me-
desima Iumino3a sintesi: Ilio, l'ur>mo, Gesù Cristo.
31 - In questo dioegno grandioso entra tutta la documentazione
positiva della letteratura patristica. Tommaso d'Aquino è sem-
pre attento a pJ'ecisarne il senso e ·anchP correggerne gli sbngl i,
come gli capita in Origene L18G c. -253-55; MG., U-17]; a enu-

monottsismo, soggiung-e: « no::i. altra. e altra sostanza è Dio e Uomo,


DJa una .rnla., secondo r.nm11CJ.~izione, di Dio ùt rapporto col r.orpo 11mn-
no »; ·ib1'.d.., n. 110, p. 2~6. Senz;1 entrare 11ella rrnestiont"> dellu Cristologia
dionigiflna, ml p11re 11tile notare la co~;rante preor.cupuzio11e ùì Dioni.t.{i
~i nw.ntener~ la realtà e 1' intcgrHà del_ I( composto~ umano in Gesù
Cristo. Così, p. es., in EH .. III, 3, 12.; ]\H_;.,. 4-H A. parla P.$pl1citr:imente
dcl" com1ìost.o 11 umnno ùi Ges1ì Cristo in opiJo~i;t.ioue Rll' ip()tesi cli Apol-
linare (cfr. L1~·rz,1ANN. n. J:tl, p_ 2:19;. Se inVCGC si traflucf'.. conie Mons.
Darboy: " .... rivestendo la n0~1rR. na111ra ... hrt. formato come un com-
posto visihilt~ » (come un co1w[Jo.~P 1:iRi/Jlc), Dirmiui diniene autom.atlca-
wente 11n nwrw/L~lta m.orlcrato. Ogrn1J1!1 !-'U l'ht:> il o ('omposto., è l'uomo
ne\1n. :::ua. natura totale: cfr. Eusrrno. Prani. livario .. XV, 10, cdiz. Di11-
rlorf.• TJ, 3G3, riferendo la critica di Plotino ad Aristotele; in Enri.eadi, J,
7. 3, il termine C usato con un di~pfrr.110 fJl'.'S~imfsmo che JJUÙ far corn-
r1nmdere t1 percJ1ù del pe11si11rn apoHino.riHh~o ... : ((o si deve dire clif!
la vitR stessa ne1 corpo ~ per st> sressu un ma.le, ma con la virtù 1·anima.
si costitui::.ce nel bene, non salt:an:lo il cour11n-"-IO, hP-nsì già scpu.ranùo ::;o
stes~a "· Per Apollinare, Gesù Cristo è Vcrt10 e Canit·: il Vf!rho facew1o
funzione <li a memc n o ùi "anima." ; di qui li.1 ncccssitU. rli nfferrnare ln.
nm.llù. l' l' integri1.i del ~ cu111~1oi-ifc o umano in Gc:::ù.
1 Dc l1warna.li-onc, VI, 51; Lu:rzMANN H., HJi.d., n. 118, p. 23lL
2 )-fame. J., PSF:l1DO-·DIONY8ll A., .,. FormLtla christologica cel~llerrima clt'!
CIU'isti uctivi1ate: thcumlrir.u • ì Estrati'o da lJogoslovslia Smotra {Za-
greb, 19~2) p. 7.
a l:,'p·isl., IV, ad Caium; :\-IG., 3, 1072 C.
4 Vedi MARIC, op. Cil., pp. 2~ ss.
11 BAcK..-s, "Dio Chri.stologie (!es hl. Tl10rll::ts v. ACJ.uin u. die gril'c-hi-
schen l\irchenvUter ,., Pa<h:i:rhon, Schbning, Hl3J; cfr. III, 19, 1 c. ac.1 1;
2, 6, ad 4.
INTROD. GEN. - LE FONTI 81

cleare, secondo la sentenza dei Padri la inesauribile ricchezza


del dato biblico, come avviene quando si· 1·iferisce ad Atanasio
[295 c.-373], Basilio [330 c.-379], Gregorio Nazianzcno [330 c.
-389-90], Gregorio Nisseno [335 c.-395 c.], Giovarmi Crisostomo
[c. 344-407], Cirillo di Alessandria [tMl], Massimo Confessore
le. 580-002], Giovanni Damasceno [675 c. -74.9].
L'An:wlico Dottore aveva a disposizione le traduzioni Ialine,
ma da qualche indi~io, mi pare rli poter dire che, di tanto in
L!nto, doveva pur dare una sbirciala al testo greco. Così, p. es.,
quando dico che Basilio chiama la sinrlèresi « naturnle iudicato-
rium ''- Questa espressione mm c'è nella traduzione di Rufino;'
('Onisponde, invece, con più precisione al termine greco usato da
Basilio. 11
Nelle questioni relative alla Creazione, spesso ci t!'oviamo di
fronte a studi di Teologia positiva comparata' e non manca la
nota critica,' perchè egli non giudica a peso o numero di autori
il Yalore delle tesi teologiche, ma lo detel'mina riannodando le
ragioni alle raùici slesse della verità. La sua coscienza scientifica
è sempre limpida e agile, forse perché vede le cose dall'alto e
le scruta ncll' intimo, col massimo rispetto per tutti.• Degno di
rilievo è ciò che a questo rignardo nota in S. Tcol., I, Gi, ;>,
rlovc di fronte a "due sentenze dei Santi Dotlol'i" osserva che
nhoraceiando runa non s' ha da conùannare l'altra come "erro-
nea" e il motivo è il pensiero di Gregorio Nazianzeno, del quale
S. Girolamo dice che la "sua autorità è così grande in fatto di
ùotlrina cristiana, che nessuno ha mai avuto la presunzione di
pettegolar~ sulle sue pai·olc, come ner;pure sugli scritti autore-
voli di Atanasio". Questo è un linguaggio che dà da pensare
com.:! espl'essionc g1nhatn di 1111 erik:rio teolugico che non può 1

"""'l"C dia1eulirnlo.
1 f;,\I\Dl G.. W ..-:;c. PIL 'J'Ju;or.., rn~a. p ..1.!):)), pen:;a che pur scn-enrtosi
ili qne:-ta trnJutioric ndiuianu., ogH io;e ne scosta P- cila il caso dì S. 1'eol.,
I. W, j:3, rlove si rifl:ri~ce uu·e'5Pl'C!::isione. tolta dall' lw111. in f'rluc. Pro-
'-'r:tlJ., !:l (ecli7.. Griuiier. II, 106 A:', c.· che Rufino traduce n naturalr. imli·
nttrn '" nolc:\"Olm~ntf! 1livm·sa dal termine riferito da 8. 'fonnna~o: « na.-
!uralP. ituiicatorium • secondo 8. :\gostino, citato I, 79, 12, arg. ~-
2 !:'(·condo 1" Cor., G, ~. 4. il "h.ril•~rion fusìlrnn • di Ba~iliu uon è il
i.:ilirlizio (corne 1-ruduce Hutinu), ma ciò cho 5erve a giudicare, come re-
r:nta rJi rnn1fottn. mornle o Iuogu doYc si g·iudicA.. come Uihu1211le dove
l·ompaiono accUMli e testimmit rJinanzi al oiudicc. Tommaso rl'Aquinu
l1a quindi tfo.f.o il ::.en:-<o pitmo della parola e riel pensiero lwsiliano: se
si servì di altri, fu intclligc.:ntc; se verificc) pP.rRonalm~nt-e il te~to orlgi-
11ale, dimostr<'1 una r;ira co.mpetcnla. in greco.
~ I. 66, 1; l'art. 2 è invece un soi:1~1io tli. {i.losofiu comparata a ch1ari-
111.Anto òi una no7.ionc cho intt:ressa la teologia; 67, 4; 6..Q, 1, ~. 4i 69, 1,
1·ec.
' lllid., 66, art., 3:u q11f?ste r;lgioni non :;ono molto declsive 11,
s S?..g:;io di questa pailrnnanza RP-iP.ntiftcn è ciò eh~~ dice S. Tommaso,
I, f-i8, I c. Ognu110 su 1..1uaHto sia din-lcil~ nunovrar~ i:.:on agilità -· senz:i
l1~gg-(lrF!zza. - una notevole massa floc11mentaria: ~i ri:::chia sempre <li
accumular!"! mntt.ouL..
82 LA SOMMA TEOLOGICA

La documentazione di Gregorio Nisseno è un po' imbrogliata,


pcrchè nel MedioeYO, sotto il suo nome era in circolazione una
raccolta rli trattati sulla nnlllra dell'uomo,' Ira i quali il pi.ù
importante è opera di Nemesio, vescovo di Emesa in Fenicia,
tra la fine del IV e il principio de; V S<~olo.
Sono del Nisseno le citazioni prese dal De homlnis opificio,'
mentre le altre, che sono intrndotte col suo nome, devono essere
cerc,1te neJJ'oprra di Neme:oio: Dr· natura hominig.'
Ogmmo degli altri grandi Padl"i della Chiesa greca, merite-
rebbe un accurato studio che, nei limiti del la nostra presente ri-
cerca, non è dato fare. Sarà sufficiente quel poco che se n'è
detto, aggiungendo che per il Dama.scena qualcuno ha creduto
di poterlo consideram rome fonte rlel pensiero di S. Tommaso,'
mentre qualche altro si è rifiutato di accettare tale posizione.'

b) I Padri latini e la Scolastica occidentale.


32 - Com'era da aspettarsi, la parte del leone nella documen·
tnzione latina è quella di Agostino [3M -430], il Genio che ne!ld
storia del pensiero ha lasciato un'impronta cosi luminosa e •ia
arricchito il patrimonio culturale di inestimabili teS-Ori spirituali.
Por quanto grande sia lo stacco che separa Tommaro rt'Aquino
dal Vescovo d' lppona su'! µiano gnoseologico, non si può dimen-
ticare la più profonda affinità spirituale dci due Grandi sul piano
teologico; non soltanto riguatdo alla interpretazione r.laseica
della Dotfrina rivelala, ma sop1·attutto in ordine a'! Renso interiore
della 11ita mruma nc/lr s1w aspirazioni più profonde, che la le-
gano alia sua divina ((Sorgente n, 11

1 Tra le opero ùel ~isseno e' i: un trathtéllo De anima (:\fG., 4!), 1R7-2:?2ì,
composto con i cc. 2.-~ òe\l'opera ùl Nemesio. Siccome le c;itaziuui tii Tom-
maso d'Aquino non si rif:.:riscv110 a tfuesti cc., acutamente G. Ra.rrly,
(<trt. cit., p. 407), ne. cunchiude che u nel M~dio E\'o tul-to il libro di l\c-
mesio portuva il nome del clottorc capp;.ilfl)ce. L'o1Ju-~ di Nf·mc::::io "il1-
lunio alla 1wil1ni dell'uomo• tMG., 40, 508 si:;.), o: f11 molto sfrntt.f!ta nN
Medio F.vo ». AUAT\FR, J>atrolouia, p. 159. Torino, 1940.
z T, 93, 5. 2 a; 98. ~e; lll-11. 4-i, 5 c.
s Due di esse (S". Trnl., l, 2~, 3: 103, 6, Ctrg. 1), SUKl1ono essere riferif.e
a un De Providc11Jh1, ma in realtà si t.rova110 ntil ne natura hom.i.nis, 44,
di Nemesio. Per que:;t.o G. nardy (urt. cit., n. l, p. 498), opportunamente
nota che K in alc1mi n1anoscritt.i l'opera <.li NPme.~io è divisa In più libri
con tiro1i dif"ferenti 11, Non sarà imnile os~t•rvarr che la l.e,.,r1a della tri-
plif:e provvidi!uza si tJg;;ancia. al 'l'iuwo. 29 EI-', ~d è mio svìluppo ùdla
teoria deUe Potenze inle.rmediarie. di r:ui s' f"J parlato sopra. In q11e!'t.o
senso s' ha du iutenderP. l'es~re.~::.ionc usai.a in S. 'J'eol .. 1. 22, 3 "è csclu::.a
l-'opinione di Platone• (anche in 103, 6, ar;.,r. 1).
4 Cfr. D11n11, Si. Iran 1Jama.'>cè11e .;oune du St. Thom.as, 1~l06.
5 DE GHF.LLINCK, T,e monumcnl lldologi.qu.e d-u Xli' siiJcle, p. 2-53. Paris,
1914.
Il crr. Il-lì. 8, 1, dove unisce in sintesi viva fa nozione lAgale ed este·
riore òella religione con quella mistica e interiore, ful:enno emergere il
nuovo valore dclh:t relig'ione come " or<irne VL!l'So Dio )I (vedi p. 85. nota 2).
DJTROIJ. (;E~. - LE FONTI

Una parte delle cii.azioni 11go:;tiniane deriva probabilmente


dalla Glossa o dalle opere teologiche dci contemporanei, ma una
semplice lettura della Somma fa to1Tare con mano il lavoro per-
'onale ùi Tommaso che dimostra di conoscere direttamente quasi
tutte lo opere ùi Ago.olino. La sua documentazione rivela uno
>Indio o un ll30 più abbondante di certe opere: De Civitate Dei,
Ile Trini/ate, De Genesi ari !illrrrnn, Trartatus CXXIV in Joannis
Evangdium, Dc dh1Nsis quaestionibus J,XXXlll, Snmonr.s, Epi-
stnlar.. Seguono altre opere: ronfessiones, De libero arbilrio, Re-
tractiones, Soliloquia, Enchiridion, Ve doctrina chrisliana, Ile
vera Religione, Contra Faustum, De moribus Ecclesiae catho-
hcae et De moribu.o 1lfanichror11m, De natura boni, De natura
e/ Gratia, De dono PNsP.1wrantùw, De Praedestinatione sancto-
rum, t:narmtiones in Psalmos, De Virginitate. Altre finalment.c
si incontrano in singoli trattati come, p. es., lìe llflptismo crmtm
Donalislas, De Baptismo prnv11.lorum, Dc fide et operibus, lì"
7;eccatorurn rneritis et 1emi.~sione, ecc.
Il senso critico r!i 'l'orrnnaso anche nella pari,; documentaria
s1 rivela in questa osservazione prcci'a: «~i dice che quella
ulns.<a fu presa da un libro che ha per titolo le meraviglie ddla
Sacra Scrittum, rhe non è autentico, ma falsamente è attribnito
ari Agrn;tino. E perciò non si dm;e stare a quel che dice tale glossa
(lfl, '15. 3, art 2).
33 - 1". c;ayté, prec~i&o:i.ndo un !len:-.ièro ùi E. Pod...1lié, distin~ue
rAgoslinim10 dall'A~·ostinianismo: quello è "lo spirito teologico
che anima le clof!rine e i mdodi proprii ùi S. Agostino»' o "il
grande Agostinismo che eon le sue vedule su rno. 'le irlee rlivi11e,
la. Trinità, ·Ja Heden7.ione e la gn.tzia ('onserva sempre il suo in-
1

flu:::;so sovnmo sugli ~piri1-i ,.. :.! L'Agoslinianismo invrce, srrve


1

a indicare quell' indiriv.o ideologie-o m<~rlicvalc che si contrap-


pone all'Aristo~elismo.
(( rn qm~i ten1pi c.rcduti oscu1·i ') s(\rvìli, s'inculcava che non
1

!'nutorit.à, mn la. ful'Zfl rlcll'argoll1Clll.aziu11L\ tlovcva dociderc fa,fo-


~ionc alle ~e11tl)nze e alll' .scuole:_ Q11incti f.rnvere1nu differeuze fra
gli aderenti rlcll'Agnstinianismo come frn quelli dcll'Aristotr-
li:::rno.
"Queste rlnc parole non possu1w ,;ignificare altro che la ten-
rlenzn prevalenle fra la moltcpliritit delle opinioni .... quindi
non si dice che i mac<lri e le ;;cuole rlivergessero soltanto per
l'Agostinianismo e per l 'Aristotelìsmo, ma r:he questo fosse il
punto principa·Jc che li rlivideva e raggruppava».·'
Tale doppio aspetto del pemiero rii Agostino ha un suo spe-
ciali~ intm·r>se per l'intelligenza docurnenlaria della Somma Tw-

1 CHRÉ, Patrolog·lc et Hlst. d.e la. 1'héol., I, p. 6~.


_2 PORTi\LJ~: E., D. T. C_, COL 2514: cit. ivi.
~ EIIRLE F., o L'Ago5tinismo A ]'Aristotelismo nella Scolastica del se-
t..:olo Xlii"· ~s(ratto da Xenia Thomi~tictl, IJI, pp. 17-1R. noma, 1925.
84 LA SO}IMA TEOLOGICA

logica: riservando qualche accenrw inlomo al secondo aspe!to,


per quando si dovtà 1in1·Jare deJl'amhiPntc cultul"ale contempo--
mneo dell'Angelico Dottore, ora non sarà discara qualctm breve
informazione•sul primo. ne·J suo rapporto col pensiero ùi S. Tom-
maso, giudicato "il più grnndc e il più iHustre discepolo di
S. Agostino"· i
31 - La <;itnnzione opirituale del mondo meditcfl'aneo·africano
quando nel ,i13 Agostino cominciò a scriverr la Città di Dio, era
quella di un ambiente saturo di "'"tinatissime contradrJizioni"
da parte cli quanti sostenevano o ••olevano sostenere che la dot-
trina cristiana non era punto vantaggiosa allo Stato (vedi Jipist.,
138, n. 20, in data 1,12), come sembrava a moHi dopo la li'agedia
di Roma saccheggiata da Alarico nel 410.
Nei circoli cultul'ali africani Yiaffiorarnno le idee di Porfirio il
quale, come già s'è visto, nella sua discussione con Giamblico,
aveva concesso alla Teurgia un qualche \•alol'e per le anime in-
fmfori, ma la direzione dello spirito apparteneva alla J<'ilosofla
cjoè a Plotino, vcm maestro di vita spirituale.
Porfirio era sempre il fllowfo preriso e profondo che da Ari-
stotele e da Platone aveva imparato ciò che valgono le cose dello
spirito .
.Eg'li non era ancora il cc chiarissin10 )) Porfirio che col suo libro
Isago.'le in categorù1s A ristotelis trndot.lo da Doezio in "hl.tino, e
divenuto il mamrnlc più leLt.o e commentato dalla Scolastica me-
dicva'le, avrelJlm fallo la <lclizi.1 dr;;ti studenti di filosofia, con I,,
sm~ consiùel'azioni sui « einque predicabili)),
Ora egli è conosciuto come 11n nemico ciel Cristianesimo conl.rn
il quale aveva composto quindici libri violenfiséimi. I suoi trnl-
tatelli di critica rèlig·iosa: La filosofia degli oracoli e la /,cttcm
od Anebo1w con l'operetta morale sul /iitonw dell'anima a nio.
sono letti nella traduzione di :Viario Vittorino e sernbrn cht:, per
il lo-ro aspetto cost.rnttivv. compiano opel'a m~:::ai nefa:;;la negli
spiriti conkmporanei, llanào loro l'i!ln".'ione ù'una sn.lvc:zzo, an-
che senza il Cristiancsinw.
Il suo ideahJ sarebbe stnfo rp1dlr: r.hl! i\µ·usf.ino chiamn 11 1.mi-
versali~ via animar! liberandae 1> cioè una religione universak
aperta a Greei e Barbari. ricchi e poveri! liberi e schiavi, igno-
ranti e letterati. Ma Porfirio confessa di non averla trovata nè
nella più vera filosofia, nè presso coloro che sembravano più ver-
'11ti nelle cose divine: Bramani e Caldei. Fedele al principio di
Aristot<Jlc nella critica dei miti religin'i. egli se]Jara dalla mas:a
i pochi e a quesli pochi nddita la via per troi,arc il vero riposo:
,, Ui~ogna andare a cercado da Plotino"· :.a

1 C.nHÉ, op. cil., p. 696.


2 Vedi l:lIDEZ J., v~e de f'm1Jh11re, pp. U5-96. Gand, 181::J; cfr. por Ja
Filosotta degli Orac,1'i, PJ•. 11 ss.; per la lettera ad A nebone, JJD. 80 ss.
INTnon. GEN. - LE FO:-ITI

35 - Questa giustificazione rlottrinn.lo dcl Paganesimo in fun-


zione anticristiana ritornava attuale nell'ambiente africano e ciò
spiega 'la costante preoccupazione ii Agostino netla parte critira
della Città di l!iv (I. 1-10). Egli, anche sel'vendosi do Ila critica
religiosa di Porfirio, è attentissimo a cercare punti d'appoggi'?
consistenti per una salda costruzione spirituale che permetta d1
avvicinarsi al Cri0tia11esimo.
Il richiamo alla t1·iplice l.cologia civile, mitica, fisica (De Ci-
vita/e Dei, IV, :a; VI, 6) e la serrata critica di AgostiJIO hanno
lo sC'opo evidente di snd1J,iarc il eie'lo dell'anima da ogni fin-
zione, ma c'è pure la volontà di eliminare dall'ordinamento dd'la
" Città" tutto quello cha è incompossibi'le col Cristianesimo e il
desiderio di mettere gli elementi valevali de\'!a teologia classica
a servizio della dottrina cristiana.
Plot.ino, rivissuto nello stile di Platone dalla mente cristiana
cli Agostino, non è più come per Porfirio un punto di arrivo fuori
ciel Crjs\ianesimo, ma un punto di partenza per entrare nelia
via dell'universale salvezza, la cui sorgente è Gesù Cristo, se-
condo i'l p~nsiero conciliativo rJi Simpliciano, quando vide Ago-
slino e gli raccontò la conversione di Mario Vittorino a Gesù
Cristo (Confess., VJJI, 2).
Per liberare il pensiero nma.no dal suo ostinato atteggiamento
ùi riscnlimento conlt·o il Cr:i;:;tiane,=Jimo, Agu8tino lo ricondur.e
ri:lla linea classica di PfatA:lne e, rii chi seguendolo ha suscitalo
in sè un lai sentimento da trovare in Dio "la causa del su.%i-
sterr~, la ·ragione ddl' intenrle·rf!, rorrline df'l vil.iere n. l

" Tutti i filornfi i qua li pensano che Dio sia fallare delle rea'ltà
ere.a le, luce cli ciò che e~'« ùa conoscere, br.ne di 4uel che si rleve
operarè; che da Lui ci virne e il princ:·i1Jio della natt11·a 0 la -;rn-
riuì nella dottrina r. la feliciti! dalla vita'" siann essi "Platonid ....
Ionit'.i .... Ilalici .... Atlantici, Libii, Egiziani, Jnùiani, Persirrni,
Caldei, Scii.i, Galli, bpa11i e se ce n'è altri chL1 questo nbJJirrno Vl'-
rluto e insegnato, tutti costoro li preferiamo ai rimane>nt.ì e riro-
nuscùunu rhc smw più vicini a noi)) (IJe Cinitale Df'i, Vlll, 9).
A questo Dio «causa dcl ::.-ussi.~lfN\ ragione di'/{ ùtlt~uh~re,
ordine dcl vb...1!'re ))' Agnsf.ino vuol(~ che sin. consurrata la vHa
dell'uomo e a r,ui sia ordinata con una nuova efrzione' che co-

1 Dr- Cfrilafc L>ci, VJIJ, 4: (I aliquicl de Deo scntiunt ut iD ill_o in-


•••

v~ni:ìt.11r ec cmirn subsislenrJi d ·1atio intr.fli1;C'nrf:i. Pt <ìrtlo viill~nd1....._)I:


Quest.o te:::.to cht c;sico sarà l' « a11torità o fondamentale di cui si sernra
l~i)nf.l.Vf!lltllra. iniziando Ja lotta cunt.rn l'Avcuoismo latino.

l'a~v~...~~~gl~~1i~~l~ ~) 11~~~~11~~1d1i1s6c~;ri1~~~1t~s)- .i1:~~·;;~~ f~er(1t~~}lg;t~~


derivare la parolu uUttione) 1 a Lui, con l'amore tendiamo per .riposarci
arrivando là dove saremo ltcuti, perch~ perfetti in quel termm~ li _(De
Civitalc Oe1, X, 3). Nelle R~~tracW.tiune.<; (I, 13, 9), osserva che (Ili JJU?i::~
1;r/d:;:e ~h~~f11~~:~ced~tbi~e~Ef~1n~c.;.~tli~~Ait~~o~~1~~S i-I~Rt;~~).1:~s1~efl~
gione non è più soltanto una pratica legale di riti m1n11tamt-J11e o~ser-

Intl' • 8
86 LA SOMMA TEOLOGICA

stiluisce nello spirito la religione e apre lo porte del cuore al


C1·istianesimo.
36 - Io non intendo ripch're quello che altri già spiegò maqi-
stralmente • ma votrei soltanto richiamare !'attenzione del lettore
su quallo che ho detto nella sezione precedente sul'la Scolastica
orientale greco-cristiana, di cui Dionigi è uno degli autori più
rappresentativi e più citati nella Sormmt Teologica.
Quando il Dottore Angelico, dopo aveme assimilato il pen-
siero, si mise a 'loggere la Città di Dio. non polè non vedere che
- indipendcntBmente. clallc C"i>'coslauze temporali e sul piano ideo-
logico sul quale egli si movClva da g·ran signore del pensiero -
un· identica posizione rii combattimento si trovava delineata dalle
due parti del'ln schieramento cristiano.
Per tutto ciò che riguarda la teologia che fa parte delle clisci-
pline filosofiche (/, i, i, ad 2) egli è ben deriso a distinguerla
dalla dottrina sacra, ma anch~ a non confonderla con qualsiasi
rlelle tre teologie che sono alla radice della superstizione (Il-Il,
9'1, i). La teologia fisica si presenta con due indirizzi: quello
derivato dalla concezione stoica che ispira l'atteggiamento di
Celso; quello dei " Platonici ,, cioè del complesso movimento rli
pensiero che si riflette in Plotino, Porfil•io, Giamblicoc Giuliano,
Sallustio. E; noto che aml.Jcdue coincidevano nella giustificazione
di un culto alle Potenze inle,.mediarie per uso ddla massa, in-
capace di a"surgere alle realtà puramente intélligibili. La Ci/là
di Dio, rifèrendo il pensiero stoico sutla triplice teologia e fa-
cendone h critica mette in rilievo ii va'lotc rlella teologia natu-
·ralc secondo lo sviluppo clw prenrle le sue mosse da Platone.
Sarebhe però una fatica vana cel'carvi una nozione della teo-
'logia qual" era già stata elul.Jornta dalla Scolastira orientale
greca con Gk'mente Alesrnndt-ino. Basilio e Dionigi. La parto
positiva r, costruttiYa della Città di Uio conLiene umt vera e pro-
pria teologin, ma Agostino non ne elabora la nozione: egli !ìam-
rr,cggia teologando.
Quakhe anno pl'ima, nel 3~7. ""l'ivendo il Dc Doctrina Cbti-
stùma aveva messo avanti una doppifl distinzione tra le realtà
e i >egni (I, 2-3), tra «godere " e " m:u·e " (I, ·1). P,;r conto suo,
aveva poi delineala una piccola sinlesi teologica; ma più che
questa, la p1·ecedcnte. distinzione servirà a. Pietro Lambardo pe.r
la composizione dei suoi quattro libri di Sentenze.
V'1ti ~P.r:ondo tutte le fornw.lith giuridiche. CIJinP. nel concetto romano
messo in rilievo da Cicerone, ma acq11isli.J. u11 senso nuovo di interiorità
vivificata dalla gra;da (Dc 8piritu. et littera, dal quale Tommaso prende
l' « autm·ità v per la questione sull'es::;r,nzn del <..:ristiallf'Siffl(J, f-II, 1U6, 1-2).
1 GILSON E., « POUNllOi saint Thomas a critiqué saint. Augustin .o, in
Archives d.' làstoire doctr1.nrzle et littémire du Moyen-Age, voi. I. Paris.
1.9'26, nn. 5-127. Idem. Le Thomtsme, ediz. 1942., specialmente le pp. 70 78,
120-136, 187-tro. CHEVtiLTrR J., .satn.t A.uuwilin et ta pensée trrecr1ue: les re-
latio-ns trtntta·lres. Fribourg en Suisse, 1940: a pp. 127-140 H contatto di
Agostino col pensiero di Basilio òà da pensare.
INTROD. GEN. - LE FONTI S7

Nello svrluppo di questo programma, con le sue due sezioni


fondamentali: Rcallà (l. I - Il mistero del!a Trinità; I. II - Crea-
ziane; I. III - Incarnazione) e segni (1. IV - I Sacramenti), si
intreccia ordinariamente il principio agostiniano de'! "godere »
e dcl «servirsi». Can !ahi intreccio la scienza teologica è nn
eontinuo sa'liscendi dal piano teorico al piano pratico e da que-
sto a quello, pei· cui facilmente si puii rimanere incrrti sul suo
carattere castitutivo e sul rapporto della teoria teologica con gli
atti un1ani.
L'Angelico Dottore; non esita un istante a sciogliere la que-
slicme a favore de'lla speculati vi là tealogica, • perchè degli atti
umani 'la sacra dottrina tratta secondo che per mezzo loro
l"uomo si ordina alla perfetta conoscenza di Dio, nella quale
comiste l'eterna beatitudine,, (/, 1, ~). n motivo agostiniana del
godere e del! 'usare non è negletto, ma rientra nel quadro del'la
Scolastica orientate greco-cristiana e serve a organizzare la se-
conda parte della Somma Trologica, quella che studia "il mo-
vimento della creatura ragionevole in Dio"·
Si intuisce i'l progresso che Tommaso ha fatto faro al pen-
siero teologica.
37 - Esso appare ancor più evidente quando si esamimi l' « au-
torità" di Agostino nelradir.alo in cui si cerca ~e la Sacra Dot-
Lrin11 sia scienza (/, i, 2 s.: :(a qur.sta scienza è attribuito sol-
tanto quello per cui lt.t frde saluberrima è generata, nutrita,
difesa, rinforzata» (De Trinitatr, XIV, 1, ·2).
Agostino si rifeiisce al "srrrno scienliae" di cui parla S. Paolo
(f" Cor., 12, 8) e che è il "discor-sn iii conoscenza": Clemente
Alessandrino pone l'accento sul valore dcl termine greco :stro-
'mati, IV, 21); Agostino svi'lnppa ·Ja nozione di sdcnza, ehe è
pui-e sapienza (De Trinim11-, XIII, ill, 24). ~fa pm· lui lu sa1iienia
è scienza della reoltit rfiYin:i e si pensa alla "teologia" del pen-
siero gTec~ristiano come do/Irina della Trinità; mentre la
scienza è sapienza delle realtà umane e semlJl"a corrispondere
alla << eronon1ia )) come progrmnnw Jell'um.ruu1 sarutc, altunto
da Dio nella storia.
Anche Agostino, eome nasilio, prende le mosse dnlla nozioni>
della sapimza, 1pwl1• sci,,n:.a delle realtà umane e divine, dive-
nuta patrimonio comune della cult.nrn filosofica. Ma invece ùi
conchiudere come lui che la dot!rina della Sacra Sc1ill11ra in
rrAui clw ordinata1nente teologa rlit 1 i~n.e sa(IÙ!uza {hom. in Priru~.
Ptover/J_, 3), Ago>lino SOf!giunge: "Codesta definizione deve
c·ssere divisa secondo quella distinzione per cui l'Apostolo disse:
''all'uno è dato il diseorso di sapienza, al'l'altro i'I discorEo di
scienza.", in modo che la scienza dcii e realtà divine si chiami
propriamente sapienza e qudìa delle rcaltlt nmane abbia pro-
priamente il nome di scienza, della quale ho discusso nel libro
XJJI, non certo assegnando a questa scùmza tutto ciò che dn'l-
88 LA SO.°l'IMA TEOLOGICA

l'uomo può essere r;aputo nelle cose umane dove e' è moltissimo
di superflua vanità o nociva curiosità, ma soltanto quello per
cui la fede salubt?rima, che conduce alla vera beutitudine, è ge-
1wrata, nutrita, difesa, 1inforznta )).
Dalla nozione carismatica di Agostino a quella scientifica di
Tommaso, la via è lunga cronologicamente, ma idealmente è
brevissima e i'I contributo chiarificatore di Dionigi, nel quale
influiscono gli apporti preziosi di Giustino, Clemente Alessan-
drino, Ba;;ilio, 1·iwlla manifesto, paragonando b'pist., IX, 1 ; 2
e CH., 1, 2 con Proi. Sent., art. 5; I, i, 9 c, aò 2, ad 3.
Inoltre, non c'era soltanto la triplice teologia delf informazwne
di Vanone, ma dinanzi alla sua mente si presentava pure la
triplice teologia della si.ntesi dionioiana: simholica, propria (con
i Sommarii teologici sulla dottrina trinitaria e cristologica e i
Nomi divini.), mistica. Spontaneo emergeva il raffronto tra 'la
teologia. appartenente alla dottrina del'la. Sacra Scrittura e quella
coronante la 1·icerca delle supreme cause della realtà, secondo
la " Filosofia prima '"
Il giorno in cui 'la mente di Tommaso contemplò questi ùah
positivi, formando la nozinne òi teologia e svi'luppandone la vir-
tualità, seimò la data di· nascita della Somma Teologica.
·Questo, senza dubbio alcuno, non può significare un benchè
minimo hiasimo della posizione di Agostino, ma importa sem-
plicemente una definitiva precisione nella valutazione dcl'le dot-
trine.
38 - Tutto ciò che si rifrrisce al'le grandi questioni teologiche
porta il segno di questo diverso modo di indagine, per cui si
può dire che la costante preoccupazione di Agostino si sente eli-
minata in Tommaso da un pensiero limpidissimo che può sve-
lare allo spirito cristiano orizzonti co5Ì luminosi e sereni, da
un osservatorio cosi nobilmente elevato.
Nella questione disputata Sulle creature spiritwlli, l'Angelico
Dottcre osserva che« Agostino avendo seguito Platone per quanto
lo comportava la fede r:attolica. non pensò 1111 mondo di idee
per sè sussistenti, ma nella Mente divina pose le ragioni òcllc
cose» (art.. 10, ad 8).
L'ipotesi delle Potenze intermediarie è evidentemente elimi-
nata dalla teoria dell' Esemplarismo secondo rl concetto di AgD'-
stino che, wtto questo aspet.to, supera la stessa posizione òi Plo-
tino o sfugge ad ogni pe.ricolo di subordinazionismo riguardo
alta dottrina kinitnria.
Ma questa conquista del pensiero agostiniano, so permette al
nostro spirito di riferirsi alla immediata Sorgente della 'luce
inte'llettunle, non spiega ancora H processo psicologico che in!&
ressa più da vicino l'uomo in rapporto con la sua vita propria:
il mondo dello idee sussistenti, che aveva servito a giustificare
il cullo del'le Potenze intennediarie da parte della moltitudine,
INTROD. GF.N. - LF. FONTI

rientrava nella. Mente; la Mente, che era. posta. corno principio


giustificante il culto praticato daUe anime inferiori, veniva a
coincidere col Dio Sommo, che è Bene Supremo. Platone po-
teva rallegrarsi e 'I' RsE>mp'larismo svelava 'la sapienza di Dio,
ma c'era pme da ~picgam 1a sapienza dell'uomo cioè, iniziaJ-
n1cnte, Ja sua cono:;eenz:a.
Penso che gli eh•menti fon<lamenta'li presupposti nell'Aristo-
telisnio e pl'esen!i in Dionigi come in Basilio e nella srnt iiCUO'la,
speciaJmenl.e il valm·c ddI'astra=iouc e del roncf'/lo nella vila in-
tellettuale, abbiano permesso a Tommaso cli rimanere fedele al
re grande .-'\gostinisrno >i senza arrestarsi all' u Agosti.nianismo».
Molti altri avevano letto Dionigi, ma con occhi neoplatonici
oppure anche solo pla!-Onici. Tommaso, pur riconoscendo in
lui quello stile e modo di parlare «inconsueto presso i mo-
derni" è il primo a leggerlo come è (I, 84, 4, ad i) e per-
ciò - cosa inaudita e incons1wta presso molta gente - può sta-
bilire armoniosamente la eintesi del pensiero di Agostino sul
piano teologico, col pensi ero di Aris!-Otele sul piano filosofico
(/, 84, 5 r).
La Chiesa cattolica plaude al Genio che drr lei guidato riuscì
a darle tale testimonianza di amol'e, nella quale palpilano, col
cuore di Agostino, i cuori di tutti i suoi figli o di tutti i ve.ri
Grandi del!;umauità.
39 - Tutte 'le tmture e le storture alle quali gli struzzi del
pensiero potranno sottoporre gli slanci de'II 'Aquila d' lppona,
sono energicamente eliminati dal "pio bovc" di Aquino: I' in-
tulzioni~mo ontologista r,, per reazione, il soggetlivismo razio-
nalista o sentimenlnle, non possono avere la paternità in Ago-
st.ino1 anche .se in qualche ullicio-anagrafe J"le:::cono a procurarDi
un qufflche atto rii na.;cila. Per qu<'sto ;;i rlice: "ild 1l11u11stinum
'Non iti tutznn nisi per 1'Jw11urm ». L'uno lt:gatizza la firn1a del-
l'altrn.
Le due sintesi riel pr,micro c1'isfiano Ialino si penetrnno n0l
loro valore perenne e si compeneh'ano con la loi·o fecondità
inesauribile, onde lo splendore delta Dottl'Ìna cristiana avvolge
la mente umana e 'le apre vie nuove di progresso spil'ituale:
tul Agustino non ,çi va sicuramt.>nte sr non m1.?diante 'J'o·m-
m.aso_
Però, si pot.r,,bbc anche capovolgere l'aforisma e dim: n 1'om-
raaso non si va sicurantente se non mfdi11nte .!gosrùw.
40 - So!tC' la sovranità ideologica e documentaria di Agostino,
noi l!'Oviamo nella Somma Teologica una straordinaria ricchezza
di olernenti positivi e una insosp•'tlata abbondanza di materiale
da costruzione, ch0 nascoeto alla luce ideale del! 'architettura
metafisica, sfugge a un pri1no sgnnrclo, mli non si sottrae a un
più attento esame. Vi si inrnntrano Cipriano [200 c. -258], Il<L-
rio [315 c. -3U7-G8], Ambrog·io [~33 c.-397], Gerolamo [34i-4Hl],
90 LA SOMMA TEOLOGICA

Cassiano [3m c.-435], Leone il Grande [t46t], Massimo di To·


rino [t d. '165], Boezio [470--52GJ, Ilencrle!to da Norcia [480
-343], le Vitae Patmm, Gl'egorio il Granrle [340-604], Isirloro
·di Siviglill. [560-636], Beda il Venerabile [673-735], Anselmo
di Aosta [1033 c. -i109), Bernardo il Mellifluo [1090-1153],
Ugo di San Vitlote [HOO-ii41], Piell'o cli :-lovarn [t 1i60], Ric-
cardo di San Vittore [t H'73].
Si pos.;ono aggiungete i nomi cli Prepo;dtino <la Cremona
(-\·c. 1210), di molti "quirlam '" Guglielmo di• Auxerre, Filippo
il Cancelliere, Goffredo di Poitiel's, Guglielmo Auvergne, Ste-
fano Langton, Albe:iio Magno.
41 - Non pos~iamo entrare nell'anali:ii pal'licolare di un con-
tributo documentario, che richierletebhc qualche volume; no-
tiamo però "118 Tommaso sa scegl icl'c eiò che meglio s'adatta
al "uo lavoro di sinte'i. Così, Jl. es., certe espi·ccosioni di lldrio
non solo danno un ~cnso luminoso e originale alla nozione cri~
sforna di Dio,' ma rivelano pure nella. loro umanissima vivacità,
una forte personaJif,à, coseienlB della _sua forza spirituale p~r
i I [X>Ssesso della v~rità. '
. La documentazione di Ambrogio nella Somma Teologica pre-
senta un doppio intere~~e: uno pratieo, secondo le citazioni
traLte dal De 0//i.r.iis e usrrtc nella Sl'Cof!da parte; uno tcorko,
racchiuso· nelle testimoniame raccoHe dalle op('rc dommatiche
del Santo Dottore. Perchè la personalità positiva., così spicrn-
tament.o romana di Aml11'ogio non emana soltanto un fascino
soave per la sua «dolcezza di eloquio)) rlconosciuta e as:iapo-
rata anr.hc da Agostino manicheo "spregiatore e noncurante
di dottrina,,.
Dalla profondità della sua vita interiore fa irradiarè. una luce
1 La r:ita.zione dl I, 3, 4 ss. : (I esse non est acrMens » In Dco a sed
subsi-sten.~ veritas • (l'eststi!re jn Dio, non e ooucnUzto, ma ret1.ltd sus~
si.Hf•nle) P. Jll'CS.J. dal De TriTlit., VII, Jl, dove spkga: "e llio na 11
Verbo IJ (Giov., 1, I), e ossr.rvu che ([Ui iJ ti:irrnine « J.>io" non t1a valore
di nome aprielhitivo come in!\.~ .• 7, f, e Sal. 81,n, rna di realtà sostanziale:
•esse enim non est accitfrns norncn .~f~d sabslstP.ns vcrttas et mu.nens
causa et T!:-tturalis K'l'nr.ris prnpr!P.tas "· S. Tommaso sostituendo 11 in
Den " e tralu:>ciando (, nomHt .. n0FJ ha cucinnto il testo ili S. Ilario per
a.ccnmodarlo ul suo gusto; lo ha scmplit:(~nJf>nte cl:iarito (~ ne. ha fatto
un'" m1tvrit~ n. Chi non fa attenzione a questo procr.:::bo, rischia di esporsi
al peri(;olo <li 11011 capire il metodo di S. Torrunaso, dte è invP.ce aderente
al JJCnsiC'ru di S. Ilario, comr. si p11ò VP.dere, Dc T-rinlt., I, 5, dove la. no-
zione d1 Dio in Es., ·'i, '14, lu rii:.'rnp1~ di rnernvigliu. e pt>rmette al suo
spirito, J,Jcnsoso dcl valore della vit<L, di capire il snnso dell't:'st~tcnza. La
nozi1>ne di Dio, tradntta dn. K Ilario. ù da 1101arc, per cruanclo si incon-
trernnrto al-F<iratJi 1~ Ibn-Simt, che P.labornrono il concetto fli JHo come
• nc~<>~sariD.HH~ntc esistl"ute e "a:o>8col11tamcnte Heccss:1rio v, P. 141, n. 1.
Jj

~ Cir. 1, :.19, il, ad 6: « .... e' è della g~nt.e clie capbcc a rove1:ìcio H •·con-
sostanzi::tlP. '•? S'arrangino. Io I' tnt~nc.to nel senso giusto"; vedi IJUre
Jl-11, 60, 2, a.d 1, rl0ve si riteriscr. 1ir:a spiP.gazione ili Mal., 7, f, che ri-
conla la rr..gola (ti riverenza d'J.ta da Jliouigi il ~'listico, DN., J, 1: la su-
bordinn:.done 'it:llu svirifi) a Dio 11ella fr~de, por1a la forza ù~l carattere
ue:lla 1wrso11alità.
INTROD. GEN. - LE FONTI 91

nuova di pensiero la cui scat.u.rigine si trova nella scuola cri-


stiana di Ale~sandria, in gmzia della quale Ambrogio sfugge al
prn.gmatismo relip;ioso di ~'ilone.'
Gerolamo non soltanto porta un materiale esegetico conside-
revole, ma il suo ca.so interessa Tommaso e non senza motivo
cita l'opposizione vivissima tra lui e Agostino.' La sua risposta
dà, a mio parere, la posizione esalta d,;I Santo Dottore nelle
lotte dottrinali dcl suo tempo e segna il dovere morale di ognuno
in servizio della verità, viYificato dalla Ca1·ità. •
Le " autorità " del grande Ponh~fice. Leone si incontrano spe-
cialmente nella terza prtrte dove sono trattate te. questioni rela-
tive a Gesù Cristo.•
42 - Dall'opera di Boezio,' la Consolazione della filosofia,
spesso citat1t neìla Somma Teoloqica, 'fommaso d'Aquino prende
e consacrn con la sua autorità, le- definizioni• divenute classiche,
dell'Eternità, della Provvidenza, del Fato, della Beatitudine;
l'Eternità ~ "il simultaneamente totale e perfet.lo possesso della
vita senza termine ,, ; ' la Provvidenza è " lo sf.e..<so progrnmma
divino, costituito nel Sovrano universale, che tt1!to dispone»;'
il Fato è "una dispoo;izione inerente alle roallil mobili, per
mezzo della quale la Provvidenza riannoda ciascuna di esse ai
1 Che Ambrogio si serva di Filone ri~ulta. p, es., da. un conrrouto ctcl
De Ca.fn et Abel (9, 35),con De Sn.crif1":i1..5 Abelis et f:ain.t (1::19 C); non so
però se se ne servl< tliret.t.arnrnf.e C• attnive1so quakhe alt.ro, p. es., Cle-
mente Ales<:>andrino (Stromati, V, 12, ediz. f'otter, li, 694J. In ogni cttso
manifestamente rifiuta. l'atteggiamento pragmatista di Filone riguanlo
al v::ilore dei Nomi divini (vedi Dr> A1Jraha.1rw, 3!17 A), fermo rima.ncndo
sulla posizione luminmm ùi Clern~11t~ Alessandri110 (op. cil .• V, 12, ediz.
Pottcr, li, 6951; cfr. I, 13, 3, s.
' 11-11. 29. 3. arg. 2.
3 lbid., ad 2; un'altra citazione rli S. Girolamo rlalla lef.tera all'amico
Eliodoro {.:e per calcatum pergB riatrem .... ,, 11-11. 101, 4). merita spe-
ciH.l@. attenzione per non lntcrpretarla. come espressione di "ferocia. re-
ligiosa s ser.ondo Villemai11 o come "r)ura. retorica» secondo P. de La-
briolle, 11 quale cita un' iclenttca maniera di .Seneca padre (Controver-
siae, I. Vlll. 15): • ut ad hostem pervenias, patrem catca o (vedi " La
g\1l~~r:1 i~~~t~a~.~ ifa~~i~t~~~~d.cl~~f, Cj~f~sf,· rf~~~~i~~~n~~tli4 i). direr.ìone
•III, I, 2c; 2, 3, 1 a; 5, 1, 2a; 6, :i, ad 2; 16, 8, la, ad 1: dove sl nota su-
b1rn il moùo ri:;pettuso e psiC'ologicamente fine, r,on cui Tommaso d'Aqui-
no legge e capisce un Pi:'Il':5iero elle si presenta. espre~so poco precisu-
mcntc. ((Qualche voua i Samt Dottori per lrrr.·uua si servono rigua.r<lo ul
Cristo riel nome di crcaturn, omeHendo lA. iletermiuazioue {che deve e-s·
sere sottintesa nelle loro p<lrole) e cioè chi! il Cristo, r,ome uomo, è l'rca-
tura.. ·r~u modi di dire non sono da allargare, ma. da. esporre, (l, 39, 5,
•il 1).
~ Aknni hanno pensato cl1e 11 RoP.7.io dell'opera la Consol.azione della
tuosofi,a e quello deg-11 Orrnscoii teolooid fug~ero due diversi autori; cri·
stiano questo, Di1gano quello. Ma è supposizione i11fondata e sdoppia.-
mento inutile. G. de Rnggit;ro ricorda çJ~e il Krl~g it in ba.se ad uri _f'!~amt::'
dei uw.noscrìttl. ha. sostenuto l'aute11tic1tà dcgh Opuscoh teolog1c1 (vedi
Storta àelta filoso/la, Il, la Filoso/la del Crl.•tianesimo, n. 2, voi. 2, p. 162.
Bar1, 1941 3 •
e I, 10, arg. l.
' lbid., 22, I c.
92 LA SO!lfMA TEOLOGICA

propri ordini"' la Beatitudine è •Io stato perfetto con 'la rac-


colta cli tutti i beni».'
Dall'op,1scolu teologico sulle due nature e una persona in
CriRlo·, egli prende la 1lefinizione, pure divr.nuta classica. della
Persona che è « soslanza individua di natura ragionevole,,, 3
Che l'Angelico Dottore rno!lo avprezzasse questa definizione, lo
si pnò capire dal semplice fatlo cho e~di ne esamina il vnlore
in un articolo appu;La, • e Ia frr.cluce a suo modo, dicm1do che
è <l realtà perfellissìrna in tutta la nnf'.ura 11-" in quanto ha il suo
esh~te:re in ~ e p~r sè cornc t< :::ussistente nella natura ragiOno-
1

vole)),
In possesso di que:-4a prezio.1311 nozione boeziana, Tomma~o
d'Aquino ne fa l'aJ1!ilicazione analogica al!e divine persone' e
se ne servii-cl. pure per de~criw1·e r Incornazionc do! Verbo.' !\LI
anche per la sua feconda virltrnlità, svelativa rii ciò che è l'uomo
nel suo proJJrio valore, egli non abhanduua mai e cmnpleta ar-
monir.arnente tale noziono-, mostrando che tale eslste-r~ in sè e
ver sè non è da sè corne ca11sn. 1na òa Colui che. imrncdiala-
rnente elargisce al! 'uomo l 'esistrre ·e il su;;;;istere' e a] quale
ruomo è, per ciò ;4esso, immediatnmunte soggetto o subordi-
nato come u '"o
Creatore, Legislature, Himnneratore.' D'altra
parh\ que~lo valore per~onale non è r:hiuso hi sè, ma si allarga
in un ((ordine naturale ii 10 pr.r r.ui questa realtà uinana cresCe
o si sviluppa in più vasti organismi nei quaH l'uomo fa rispJen-
dr.r<l il fulgore del vivere onesto" e dei quali ogli ha da essere
parte r.ouvenientcrnente dispo!3bl., pcrf'.hè ((turpe è ogni parto
cho non è in armonia o non si proporziona al suo tutto n."
Il commento all'op11scolo teologico sui Settenari'·' ha dato oc-

1 I, 116, I s. Nello svilnppo dell'articolo e' è un preciso senso !'torico


della quP.stione n i santi Dottori ritlutatono di servirsi di questa paroJa,
a causa dì col<1ro i 11uali ne storce\.· ano il valore in senso astrologico ••
2 I-Il, 3, 2-, nrg. 2, ad 2,

' Vedi l, 20, 1, arg. l, ad 1.


'llJld., a. 1.
Il lbitt .• u 3.
8 lbid., a 4.
' lùM., 111, 2, 2, arg. 3, arl :1; 17, 2.
I/, 45, 4; '(!), 2; 90, 2; 118, 2.
11 1-11, 21, 4, ad~;!:~, fi-6: Il-li, 81, l.
I, 96, 4: il a naLlll'aiis orrlo di Ago~tino ~ ~piH~rtfo con 11 homo na-
io I)

turaliter est animnl sociale" di AristotL:le che, vera.1111mlP-, dice «politico,


cioè •cii.ladino.,,, ma la. «città" antica è divenuta la. o soc:ietà H, senzu
frantuma.re le realtà orgnnìclw che la compo11Ko110 (famiglie e città).
11 I-Il, 94, 2; Il-II, 55, 5, 12.: 115. 1, ull 1, ad 2; 145, 2, ad 1.
11 L'espresc:;ione H di .8. Agostino e Tomma.so 1a predilige: vedi 1-11,
92, l, aò R : Il-li, 47, 10, a1I 2.
18 flifP.r1mdosi n 11nt?l chi!. Boezio dir.e (l~lle !'Ile IH'O[>rie sp~cu1azioni
sui Scuen(tn e tcnen1fo rn·1::sente che cgh 1H:t nno sc:!1iurimenin 111la que-
stione rig1rnrrtaute la bontà di eh) che esiste, akuni hnnno pensato che
si tratt::i.ssc Lli un'overa in sette libri iml tìµo delle Enneaàt di P1otino.
A mio pan.re, forse, r~rano ITh!•lit.-izioni sul Sellenario biblico, nel senso
INTROD. GEN. - LE FONTI

casione ai filologi di metle1·e in dubbio la compeleuza di Tom-


maso d'Agostino in fatto di grr.eo, ma non persuadono. 1
43 - Le citazioni di Gregorio il Grande formano due seri~
distinte-: le uue esprimono il suo p!'ufondo senso teologico e la
sua nobilissima Sflil'itualità; le nitre rlcrivano da un'esegesi tro-
pologica della SaCJ'd Scrillura che talora può sorprendere.
Il "halb0ttando, come possiamo, facciam risonare le sublimi
verità di Dio"' segna tulio un alH\·ginmenlo ~pirituale che di-
pende dal gimto concetto della Teologfa e th(· già s'è l'Ìcor-
dalo.' Ma qui le pa1·01e di Gregorio hanno un'applicazione
nuova.
!\lcnni, nell'attribuire la "perfezione» a Dio, sono caduti nel
gorgti di un di\'enire per· cui Dio stm~.so sarebbe soggetto a ur,
rarsi e disfarsi c0ntinui, per i·nggiungcre la sua con1pldr.zza.
Tommaso d'Aquino 1ru1 balbrllanrfu, 8piega eomc· si possa dire
(( per fet.to )) cc Colui che è )) .
Il pensiero di Grcgwio il ()rande sulla Ccntemplazione,' sulla
Contemplazione e 1'Azione.' sul valore dcli 'una e deU'allra,'
sul 1irirrrnto della contemplazione illuminante,' clà alla &intesi
tomistica lilla calda luminosilil l'eeonda, cbe penetra profonùa-
mentc nelle più inti, -·~ fibre dello spil'ito umano.
C'è, in una pagina., ln le precisa aùe·renza alla pskologia gio-
vani! e, che oggi nncora non si po!l'ebbe fondare più saldamente
un programma di spil'iLualità.'

:;tesso in cui ne riarla. Cle1mmie Al(•S!'::rnclrino (Stromrifi.. lV, 17, 25; V, 14i
VI, 14, 16). Il Potte.r (Il, ~1'.?-, n. 3), cita testi di Ale~:::anùro di Airodisia:
a Dio reJ.Ige la terra con ~t."'lte a.!'.tr1 ~ U fJiaw?ti.1 ; d.i Macrobio: ~ lu Prov-
videnza del Dem1 urgo sottomise roniìne dùllc sette sfere vaganti (i pia·
neti) u quello delle stelle fisse .... clic governassero tutto I): di Filorrn che
scrisse f>e Se1)Ten(1rì.o et. Fe ..:;Hç (l In; cfr. 117ì C). Perciò Clemente Ales·
sancJrino riff·l'i;;:cp un aforisrm1. chP. doveva essere noto nelle scuole ftlo·
sofichc: "Nei settenari i'.'.il"cola tutto il monliu degli a11iinuli e delle
viau1u ~ (.Slrornuti., Vl, 16;. Credo Gt1e nella mente di Boe;1,io il Seltnwrio
bitiliM me!;~O ill n·htziorie eun i set.tenari della s11ecu\nzione ftlosoflca,
doveva._ susc.if.1J.rc molti pen~icri, anche pcrchò e' è un jntimo legame con
lu teoria 1.leJJc potenze intermediarie.
• Vedi n, 31, 11. 81. Pen:m che Tornnwsn d'Aq:li110 - hre.nifaii.s r.ausa
come di~eva egli :-;te5:'3o di Lecine il Gnuule per altra qtH•s1.ioue - volesse
scmpliccmemc dire: • Boezio ha messo fuori ciò che pensava dei set·
trnari ~-
' 1, 4, 1, ari 1.
3 Vedi 11. :..'f>.
• crr. 11-11. 180. 1-2, 5, 7, a.d lnd 4; 8 '"·· ari !.
~ 11>1d., 181. l, nrg. 2, ~Hl 2. 11rg. 2: 3. an;. L a1l 2.
6 Ibid.., 1ff:' t c. nd 2; arg. ?. ; 1 85 .. :":. arg. ~ s., 4. arg ~ ;.;s .. ~<11, :i<i 3.
1 lhid., 188, 6 e, dove In nuova forza tlncntc i1rl cuore dallu. caritit.
ili Dio dà piena. soddisfazione ~li' intuizione aristotelica sulla fl.lTI7.ione
co:::f.r11f.tiva della conlt>mplazione. comt~ vlta del pensiero fecondo, dal
11uale i;ermi11a un'af.l,ivith dP1,ma dell'nnmu. T."01liu10 sllldio cli D. Tur-
be,;~i, :::>u La vlla. CO!i.f<•·,,1,µlatfra .... concentra le ricerche di S. Gregorio Ma-
gno e Dionigi l"A. s11iego.n<lo pure Ja nozione di contemplar.ione spiriÙi-
forme, per la quale ~i può forse tener presente ciò elle dico al n. 70.
• lbt<t.. 111:!, 4, a<l 3.
94 LA SO~IMA TEOLOGICA

Dcll 'alt1·a serie di elementi, potrlt sen·fre questo piccolo sag-


gio: «i buoi aravano e le asine pascolavano accanto ad ossi'
o cioè ì minori simboleggiati nelle a.<ine debbono per quel r,he
. riguarda dù che si ·deve credere, adel'irc ai maggiori, simboleg-
giali nei buoi, cmne esPont:" Gregorio si Greg·orio dice che nelle
l).

tre figlie- di Giob sono simboleggiate lo tre virtù: lede, sperama


e cal'it.à, dunque la speranza è virlù. 3
Chi non fa attenzione allo spid!o che anima i ùue Grandi,
rischia di fraint.cndere il loro pensiero e, forte di un'rscg-esi cri-
tkamentc severa, trovrrà ehe quella ;tl'nle viveva in un mondo
di sog-ni. l\la sarebbe un fulsaro la lorn 11osizione: elle se, ese-
gdicamente, dava valore al senso tropologico della Scrittura,
non niancava dì cun:::islenza nello sviluppare il senso artislico
della vita umana. Pcr('hè opiritunle bellezza è l'onc3tà della vita
ordinata con le virtù e quc:ta divina bellezza della onestà mo-
rale splende nei mocl~lli dr.lineali dall'J\rtista per eccellenza, nel
suo libro.•
44 - La Scolastica occidentale è qncl movimento intellettuale
che unifica e a1·1·icr.hiscc la cultura europea nGl segno del Cri-
si.o: la lingua della Chio.sa diventa lo strnmento ideale col
quale gli spiriti si comunicano le dottrine e le dottrine sono esa-
minate con un senso c1·itico che - pur nelle sue intemrJeranze
-· r}t'eparn le grandi e caratteristiche sintesi dcl pensiero me-
dievale.
Sul pemiero teologico della scuola, al tempo di S. Tommaso,
molto fu scritto e i più illustri l'aJl!ll'esentant: della scienza sto-
rica hanno portato alla queolione il loro eontributo prezioso,
raggiungendo risultati ùenniLivi dai quali emerge sempre più
luminosa la genialità di 'l'nmnrnso. Non è qui il caso nè di ri-
pelcro «la storia de( metodo scolastico" nè di rifare la via che
condusse alla costruzione del!a sinleoi tomista. 8arà suffi<Jientc
darn qualche informazione sulla posizione dell'Angelico Dottore,
Ira i molteplici movimenti che s'erano delineati nell'ambicnt"
cullurale dcl suo tempo.
Essa si manifestò chiaramente nell'anno 1269, quando, ritor-
nato a Parigi, come « Mn!-lioler adu regens '" il sa.nto Dottore
dovdfo fronteggiare la triplice· oppo.si7.ione dci maestri secolari,
dell'Averroismo, dell'Ag·ostinianismo.'
Già nel 1255, Guglielmo di Saint-Amour, maestro secolare
della Università di Parigi, aveva. pubblicato il suo tractatus bre-

1 Giub., 1, f.1.
I VP.ùi li-Il, 2, 6 ss.
~ JIJid., 17, 1 SS.
• Per questo motivo, anche Clemente Alessandrino eonslderava la
varte storica e quella teqale come appartenenti allo. trattazione morale;·
vedi suora n. 14.
' THONN.UID F. I., Prtci•. d' histolre de la phtlo&ophte, pp. 333-3~7. Pa-
ris, 1937,
!)ITROD. GEN. - LE FO!\Tl 95

vis de periculis no11issimor11m temporum contro il famoso In-


troduc,'orius in EMngelimn aetemwn, nel quale il franceroano
Gerardo di Borgo S. Donnino, svolgcwa le idee, mal capite e
mal esposle, di Gioacchino da Fiore.'
Nel suo libello, Gugliolmo so;;tcni;va che senza il lavoro ma-
nuale col >olo studio ·e con la sola conl.emplazione della verità,
i religiosi non potevano arrivare aHa sa.l vozza otrrna. Il violento
attacc-0 avcwa un eegreto mowute tutt'altro che nobile: profes-
sori del clero secolare osteggiavano fortrmPntc i dne nuovi Or-
dini frnnc:esomo " domenkano, che erano giunti fino alla cat-
tedra dell'università.
Rolanrlo da Cremomt nel 1229 e quasi c.crntemporaneamente
Alet.-sHndro di Hales avevano iniziato la nuova epoca della vita
liniversit.aria prtrigina: quegli, per l'ordine domenicano, queot.i
per il francescano.
Ancor prima che fosse condannalo da Alessandro IV (5 otto-
bre 1256), con flertrando di Bayonne' (nel trattato Manus qilfle
contra Omnipmentem tenditur) e S. nonavent.ura (nel De pu-
fectirm.f' evanr1dica), Tommaso dennnziò tale fal&1. interpreta-
zione dei consigli evanKeliri, scrivendo l'opuscolo Contra impu-
unantes Uei cultum et religioneui. Le brll~ mdiose figure della
tradizione religiosa orientali; e ()('Cideutale sono chiamnte a t.e-
sti1noniare: Gregorio Na.zianzeno, Ila~ilio, fìiovanni Crit:o.stomo,
Giovanni Damasceno; Gerolamo, Agostino. Dionigi il Mistico
appoggirl. il suo ragionamenb.
La lotta si riaccese nel J2G8, quando un altro maestro secolare
Gera1·do d'Ahh.,villc pubblicò il suo Contra n,/,.ersa,.ùun per-
fectioni.~ chl'istia11«1', al qualr. rispondevano subito S. Bonaven-
tura (con l'A.polo(lia paup1~rum) e Giovanni Pnrkam (col Troc-
1 TEETAERT A., lean T'eclrnm. arlicolo llel O. '.f. C., XIT, lfl:tl, col. rnr,_
Gerflr(lo 1.U Borgo S. Donnino UVl.3\'U 1.1ubbJicaf-o il suo libro nel 1.%4 come
introd11zio11e allo tre: orwrP. fonchunentrih di Gioucchino clu. Fiore (t 1202):
Concordia Nod et l'i:letis 1'esto.ment.i; E:1.:pu~ilio .4-,1ocal. e Psalterium
deccm chordannn, ::;ostencndo (;(1(' il " V:tng"td\) Et~I'IlO n U\'CVU lo stesso
valore della. Scritt.ura. ca11011il'a e i..:110 CS':'(> <l·:ivevn. sostituire la Cliìesu
attuale, come il Nuovo Test.flrnf'nto aveva ::;o8tit!lito f111ello Vecchio. Per
ordine di Alessundro lV il J1bro fil hr11cialo. l)FNJFT.E H., ,fre.hi-v. f. J;iter.
u. Kirchenaesc:h. df:s M. A .. I. 1Rk;j, pp_ 49-H2. S. Tonnm.1':'0 e::a1nìna. r.on
la massima precisione il rno\•imento dello spirit11Hlis11w i.fit1act1i111ila 1w1la
Suutma 'l'eologil'a, 1-11, 1D6, ii-, dove scconclo i rrinci1Ji1 di DiuHi;..,.-i nella
Geninhill Ecclrs., V, 2, Nomi Dioùd, I. ·~, Jà il vrrn sr.nrn •.il'lla spiri-
tnalir ... cris1-iana (Vt'(li p. 39, nota 2; p. 75, nota.10). e con hl g1tidn di Ago-
stino rlconla prec:cdenti atteggiameH1i dello p::.eudo-spiritnnlismo 11el-
'l'urgias1.ico mu't·iment.o di :\-lontano (l)e lu1eus: 2G), c!io traYOl~.c Ter-
tullitUlO f! nPl Ma11icheismo ('ibid., 46), che ~ed1tf.::ie lo ::stes:'>o A~osti110.
Sullt1. questione. <lei raµJ,Jorli di S. Tommaso col pen~iflro gioacl1irnila,
cfr. BEt\Z E .. u .Toar;himsr.udien, III; Thomns v. A. umi .lond1i111 vo11 Fion•o
tn 7.eit~rlrrift fvr 1\1.rf'h.engr,s('h·iclllc. 103-i, pp. 5~-116; Fo1u:1rrr F .. Gioac-
chino eta Fi.ore e il Gioacchi.nism.o anri.a) 1! m0Uen10. P~dova, HW~.
2 Secondo E. Ddornie Troìs c.hnpitn:s de Jcun Peckam pour la dé·
(<.

fens~ des ordres mendiunts •, in ~ludJ. frrmccscani, 1932, p, 54, dovrehhe


altribulr:c-;i a. Tommnso di. York: ve<ll Tr.F.T,t:RT A., I. cit.
96 LA SOM!>IA TEOLOGICA

tatus JJ(lJ.tperis contra frisipientem nmwllarum haeresum con-


flct!Yrmn circfl evml{Jduam paupatatnn).'
S. 'l'ommaso rispose col De prrfr.r.tione vitae spiritualis, nel
quale, dopo 11ver precisato il concetto di perfezione, tratta dei
mezzi per raggiungerla, dolio stato di perfezione e delle opet·e
cho convengono ai religiosi.
La replica di Nicola di Lisieux (De perfectione et excdlentia
status clericorirm.) dìcdo occasiono all'Angelico Dottore di affor-
mare ancor più vigorosamente il suo pensiero nel Contra pesti-
feram doctrinnm rctraher~ium homines a religioni< ingres.<U.
Da queste lotte ebbei-o origino non poche queo!ioni che sono
trattate nella. Sumtma Teu/ogka (Il-II, qq. !8~-189) dove non
giunge più il rumore assordante delle spadn che s'incrociano,
ma si indovina il travaglio penoso dello spirito, per affermare
il suo diritto al lavoro nol campo della cultma e dcll'apu"lolato
dottrinale.
45 - L'inizia.Uva della lotta conl.ro l'Avorroismo latino nnn
fu di S. Tommaso.'
Già negli anni 1267-68, S. Bonaventura aveva ripetutamente
denunziato i periooli di ta'le movimento, mettendo in rilievo
come il triplice errore dell'eternità del mondo, dell'unità del-
l'intelletto e del determinismo si opponr>va alla triplice verità
di Dio cmisa e prindpiu dell'cs-istere, ragione e luce dcli' inten-
de-re, ordine e nwm.a dell'opera:re.
Di ritorno a Parigi 1wl gennaio 1269 S. Tommaso, che con
gli Averroisti aveva in comune i principii filosofici dell'Aristo-

1 Gli antìcl1i manose.:rittl lo intitolano De perfectione evangelica. An-


che la questione: « quaerttur nlrum PPTfectio evangelica consi ..;;fat in
renunlin.ndo lJe/ ca:rendo d'ivUiis rnoprii.s et r,ommunUms 11 uveva lo ~tesso
scopo. Come notA A. TeP.t.fl.e1t Ubid., col. 136), n Traelatf.u; pauperis ((com·
posto dof10 l'Apoluuiu pou.paum di S. DonavP.ntuni. e tl De perfectione
vttae spi,ritu.alis di 8. Tommaso .... ra~sumigli::i. al primo per la dottrina.
mP.ntre sembra seguire il :o;.ef~onùo per la struttura 11.
2 Fu almeno " in contatto fin dal suo primo in:;e;.rnumento parigino,
con nn movtment.o ov~noisla »? L'affermano A. Masnovo ,, I prirni con-
tatti di S. Tornrna..c;o con l'Avcrrohm10 latino I>, in Riv. di fil.O$. 11eo-scot.,
1~6. pp. 43-45; M. Gorce •(Lu J11tte contra (;i-:ntilcs à Parjs . . , in Me·
tanuetj Mrmdomwt, l, pp. S9-G3. Paris, lf!30, il quale nnzi nei primordi
della lotta cumro l'Averroismo vette l'oel:asionP. 11eUa Conua Gentaes.
Le posjzion1 assolutamente nega~ive del MundNrni-:t (Siat?r de Brnba.nt
et l'Averrol:iime [a.Un au X.IU' s1·ecle. 1, llP- 50-(ì:( Louvam, Hl09l, furono
difese- da D. Snlman a Alhert Jc Grantl et T'A\'errorsmf;! latin •, in R. Se.
PIL Théol., 19~5, pp, 38-64. Il l>e Wtilulc ?ntellectus di Alberto (prima
redazione 12-56) non può Jlrovarc l'e!;igtcnza ò'unu corrente a\'Crroìsta.
Tuttavia. a si trovano fin (J'allorn dor.trirn.: etP.J'Odl)SS(' che !-iar:inno più
tardi seguite ùalla f'quurJra rll-'i Sigi~ri òi Urahn.nt~ e t.lei noP.zi di Da-
cia•; SAI.MAN, art. r.lt.. f). 4.!:S. P~rò q11e3tr. clutLrine non procedoI10 dulJa
sintesi di Averroè; dipendono pi11ttost.r') rla Avicenna e ùa Alessandro di
Afroclisia il cni tngres$o nel mondo laUno è autcrlorf' n llUelJo rii Aver-
roè; cfr. DE V.u1x R, 11 La prcmh\r;:> Nltréc rl'Averroès cllL0 /. lcs latins "·
in R. Se. Ph. ThP.ol., 1933, pp. Hl3·2.43. GIJ.(.f)N L.. B., o. La Théologie de
Saint Thomas •, In D. T. C.
INTROD. GEN. - LE FONTI 97
lelismo, dovette vivamente sentire la necessità di distinguorsene,'
sollecito più di difendere il proprio sistema che di combattere
le idee nuove.' In verità, nell'opuscolo su "runità delrintel-
letto »,' il Dottore Angelico non ha che da riprende.re e svilup.
pare quanto ha scritto qualche anno prima nella Snmma 1'r.n-
logica (I, 76, 1-2), rlov~ già si trnva l'argomento - fondamentale
- tratto dalla coscienza, secondo il quale, il fatto che " que-
st'uomo intende n sarebbe inintelligibile, se ogni uomo non
avesse il suo int.,lletto.
!\"ella Somma 1'eolagica si trovano pure gli argomenti che ri-
tomeranno, vivaccmcmtc senza dubbio, nelle questioni disputate
su l'Anima e su le Creature spirituali.'
46 - fa\ lotta di S. Tormnaso con i rappresentanti dell'Agosti-
nianismo fu più profonda e più lunga. Essi, come nota il Thon-
nard," si dividevano in tre gruppi: c'e1·ano i maestri domeni-
cani di fol'mazione anlel'iore a S. 'l'omm11so e che nc>n si mn-
vertirono totalmente al tomismo (Rolando di Cremona t 1271;
Ugo di Saint Cher t 1263; Pietro di Tarantasia t 1276; Ric-
cardo Fishacm t 1248; Robrrt-0 Kilwardby t 1279 .... ); c'erano
I marski frnncrsc11ni (Alessandro di llales t 1245; Giovanni de
la Rochelle t 1245; S. Bonavr,ntura ·:· ln4, con i suoi discepoli,
primo frn i quali Giovanni· Peckam t i21l2) ; c'erano finalmente
i maestri secolari (Guglielmo di Auxerre 1231; Guglielmo di +
Auvcrgne t 12'19: Eni·ico di Gent t 1293; Goffredo di J•'onlaincs
t 1303; Stefano 'Tompier t 1277 .... ).
Il conflitto >coppi'ò violento clmanf.e il secondo soggiorno di
Tommaso a Parigi. concml.andIBi in qualche modo nella famosa
disputa fra lui o il Peckarn. Il P. Gillon ha enumerato e chia-
ramente illuskato i punti cs,cnziali su cui si opponevano il pen-

1 GJJ$0:-.i E .. La phllosupfi-~e de Saint JJonavenlllre, p. 32, Pa.ris, 192-i,


citato da L. B. Gillon, art.. cit. ·
G11w::-.1 L. B .• La théologte de Sa.int Thomas, urt. cit.
:.i
·a Secondo \1. Chossal (« S. Thomas Cl'A. et Siger dc Brabant" in Rev.
de Phi1.os •• 1914, t. 24, f)IL 553-575 e t. 25, pp. 2:i-G2.), la. cui opinione è di-
fesa (la F. van SteenbF-rgheu ( ~ Lcs O?uvres et la doctrine de Sigcr dc
Brabant n. in Menw·ircs de l'Acad. r<JYalc d<' ner.a .• clas~e <le.s let.trcs.
t. 39, fase. 3, l~lJ8, pp. 65-'iR), Ammessa da D. Sn.lrnan (nu/. 1'hom .• 1939.
p. 655), l'opu:-:eolo ~u l'unita dell' 'i'ntel.IP.tln non è una risposta A. f,'an.i.mfl
.int.ellt:tlii:a di Sigieri, ma C cronolol!ir.am.=!nt-e auteriore. In esso ~ San
Tommu::;o avrebbe di mira non un determinato ~critto di SigiCI'i, ma un
infìier·~~ ùi <loltrine inseKnate oralmente, in modo più o meuo scllcma-
Uco, nP-llA. facolt:i deJle Arti. SH la Hnale tocca personalmente Sigieri,
tuttavia può rif('1·irsi sia ad uno scritto, ~.ria ad un insegnamento orale~
(G!LLON L. B .. art. cit.).
"' Cfr., p. P:::.., Dc 1udma, a. 2 e e I, 75, 2 e, 76, t e, a. 3 e, e I, 76, 2 e;
De Sv-ir'il. Crr.o.t., a. 3 e e I. 76. 3 e: 4 e; 6 c. T.n qw1e.,lio ll:ispulaltl de
A111:ma deve porf>i nP.i primi mesi dcl 1269 (S. Tornmn8o era ritornato
a Pririgi nel genna.1o rli quell'anno), cfr. GILLUN L. H. (:u·l. cit.). f.a quae-
st1o di.<:rmt1ll1l de sptrUuau.tws C-reofurts, secondo L. \V, Kt!~ler, S. J., c·he
ne curò 1'edizion~ criUca {Roma, 1928) ù posteriore a quella De an·ima.
· • Précts. d' hist. de !a vhltos., pp. 837-338.

lntr. ~ 7
98 LA SOMMA TEOLOGICA

siero di S. Tommaso e l'Agostinianismo: i 0 Visione beatifica e


scienza di Dio; 2" Eternità del mondo ed errori filosofici; 3' Com-
posizione ilemo:r.ftca degli angiol i e delle anime; t,• Pluralità
delle forme; 5'. Illuminazione intellettuale; 6" Intellettualismo
e volontarismo, beatitudine e atto libero.
Non è difficile ritroval'e la soluzione che l'Angelico Dottore dà
n tali questioni nelle parti Pnma e Prima Secundae deUa
Somma Teologica; molto spesso è possibile identificare nelle
difficoltà che egli premette al corpo degli a1·ti,,oli nei quali tali
questioni sono discusse, alcuni degli argomenti che i seguaci
dell 'Agostìnianismo solevano formulare dalla cattedra o nella
disputa e consegnare allo scritto.'
Non poca importanza dovette attribuirn S. Tommaso a. tali
discussioni universitarie. Secondo il raceonto di Guglielmo di
Toc:·o, una indisposizione, causatagli dalla crescita anormale
di un dente cho gl' impediva di parlare spedi tu men Le per cui
sarebbio! stato obbligato a rimanere assente da una disputa, era
per lui quanto mai incresciosa e il. Santo Dottore con lagrime
domandò e ottenne da Dio di esserne liberato.'
47 - II suo intervento fu sommamente opportuno sia' per sal-
vare il teS<Jro prezioso <lei valori umani che formavano il pa-
trimonio spirituale dell'umanillt, sia per fare emergere dall'Ari-
stotelismo i lineamenti stessi della 1·ealtà naturale e umana, che
le intemperanze degli Aven'()isti contin·uamcnt0 offuscavano o
confondevano e i limori dell'Agostinianismo non osavano fis-
sare, fermandosi a mezza strada.
«Il lavoro risolutivo di S. Tommaso consistette in questo,
che, sollevandosi con moto alternato sopra tutti i rapprese-ntanti
di ambedue le parti, non ne aspdtava nello scegliere e giu<licare,
una direttiva o un influsso, ma sem,a tcmcr·e i prc'giudizi, senza
indietreggiare di fronte alle difficoltà, profondamente avanzava
per quella via che solamente conduceva alla salvezza della tesi
e delle sue conseguenze.
Dinanzi al suo tribunale comparivano i contemporanei e i
prederossori: non solo tutti quelli che avevano diffamato la
ftlo,;ofia o per pochezza d'ingegno l'avevano macchiata, ma an-
che quelli che, sotto qualunque pretesto, l'avevano rifiutata.
Senza offendere o ledere alcuno, quasi senza che se n'a<:cOf'o
gessero, egli li cDnfutava con metodo efficacissimo: col lavoro
positivo: invece di indirizzi. concetti, proponimenti inutili e
dannosi, formandone di quelli utili o retti indicando le vie si-
cure. Invece di una. critica sterile e. di un lavoro demolitore,
egli esercitò un'azione positiva.
Per questo S. Tommaso ecceHe sopra molti personaggi del
-. Veùl Gn.T,ON l... B., art. o1t.
• Vedi GonCE M., « Ln pensée religiAuse médiévale 11, nella Histotre au
Cllrìstianismc cli O. Ch. Poulet., fase. XIII, P. 1002. Paris, 1936.
INTROD. GEN. - LE FONTI
Medio Evo, gran<li ma unilaterali e, con questo, potè stabilire
I' idea fondamentale della " Sintesi cristiana" e dal livello di
una convinzione più o meno domma tic a, chiuderla nella sel'ie
delle realtà scientifiche•.'

§'
Le testimonianze della liturgia cattolica.

48 - La liturgia, com~ espressione 1lella ledo, fornisce diverse


lrstimonianze che ·nella Somma Teologica sono citate per illu-
strare ·diversi 1rnnti dottrinari.
Lo sviluppo delle f Pste ecclesiastichr: - si potrebbe anche dire,
l'origine del Calendario ecclesiastico - è messo in rapporto col
carnt.bre proprio a tutte le istituzioni del Nuovo Testamento:
"alla fostn del Passaggio (Pasqua) suceede quel la della Passione
di Cri.sto e della sua Resurrezione; alla Penkcoste, in cui fu
data i' antica legge, succede la festa nella quale è data la legge
dello Spirito 'vivificante; alla festa del Novilunio succede quella
della BMta Vergine, nrl/a quale primierarrumte apparì l' illu-
minaziorw del Sole rhe è ;z Cristo, mediante l'abbondanza delle
Grazie; alla. .festa clellc Tl'ùmbe succcdnno le !e&te degli Apo-
stuli; a quella doli' Espiazione succedono le feste dei Martiri
e, dci Confessori; alla festa dei Tabernacoli succe•le la lesta della
consacrazione Mila Chiosa; a quella dell'Assemblea succe<le la
festa degli Angioli o anche la festa di tutti i Santi'"'
L'ordine della Messa è oggetto di un articolo speciale e l'ana-
lisi dell'Angelico, cantore del!' Eucaristia, ne mette in luce tutto
il profondo senso teologico. '
Una difficoltà causala dall'espressione: «Tu solus Alfosimus
Jesu Clui3te" nel Gloria in excelsis, è chiarita in rapporto col
linguaggio trinitario.•
1 Hom·ArH A .• T.,a .:;;inlesi s,cienliff,ca di S. Tomm.a.so d'Aq., pp. 15-16. To-
l'ino, 1CJ3l. Queste osservazioni manifP.stano chiaramen1e l'impronta spi-
rituale dt-:!l meto1io critico usato e difeso dn rnonigi: Epist., G; MG., 3,
§~7~.~)it~~tTe~s.~ 0r !!~i. ~~\e~~l~~e J1~1b/~~i~1~ 1Xt~~~~::,~~1 t~~~~~r~~~~. ~~
28; Il, 4; VI, 10; Vll, 15). Q11t>st.a rcuolo. rt'ot(I ò confermata da paroJe
divine udite in visione da Dionigi, vesCO\'O dl Alessandria: o: prendi
tutto q11el10 cl1e ti càpila. pcn;h~ sei capace dt re1tiftcare ed esaminare
ogni cosa i. {F.USt.:RJO, Hist. Ecd •• VII, ?, 3), ed è messa in rilievo da BA-
~H.!O, (hom . .,,,,, Prtnc. Provnb., 6), sottnJir1"?ati:i nelh' 1511e conversazioni
con i re!Jgiost (com. in ls., 47): cfr. "I teologi e la teologia .... dal III al
IV sec. 11, tn Ang., 1942, pp. 47-49; ~Il nu~todo di Dionigi il Mistico nella
ricerca della verità,,, in l11.1ma11ìtas, 1947, pp. 355-363.
2 1·17, 1m, 3, ad 4.
' lii, 83, • c.
" I, 31. 4, arg. 4, ad 4. L'n'altra dJfficoHit è formulata con le parole
di ana 'le~en<la beati Andreac D the u~l saluto di pace dicono lo Spirito
Santo •procedente dal Pudre. permanente nel Figlio 1 (36, 2, arg. 4).
100 LA SOM~A TEOLOGICA

La " santa devozione " con!e sorgente di letizia è il tema di


un articolo tutto confodevole. •
f,a colletta della Mes;m per la fc'lta della Trinità è ricordata
a conferma dellct dottrina sulle quattro parli dell'orazione.'
Il post. communw delta prima Mco;<>n dcl Comune per un Con-
fessore Vescovo fornisce la prova che la iiconoscenza per i be-
ne.ftzi ricevuti ùa Dio è un motivo di im]Jetr<1.zione. ·'
Il canto del Credo è il trionfo della Chiesn; la. recita segreta
del simbolo apostolico a Prim.a è il palpito ùel cuore con I' in-
tima gioia del I a liberazione ùalta precedente notte di erro1i; a
Compieta è invocazione d'aiuto n()lt'imminente tenebra che na-
sconde tante insidie.'
Il simbolo "Quicumquc" con le su" formule scultoree dà la
espressione precisa ùel pensiero ùollrinale della Chiesa, come
argomenk> di autorità.' Un'affermazione dcl Cal'!ne Pasquale
"Exultet" conchiude la discussione teologie.a sul motivo del'.
!' Incamazione. '
La strofa che comincia O Crux, ave sµes unica!, è citata ne!la
quostione relativa all'advrazi'one dolla Croce del Cristo.' Le as-
soluzioni penitenziali a Prima, a Compida, e al Giovedì Santo
sono ricordato nello studio dell'assoluzionr! sacra·rrwntale.'
Dalla Liturgia dei Santi, egli prende due lestimonionzc: quella
di S. Lucia per la verginità cJr,l\o spirif.o '·e quella ùi Tiburzio
per la forza sopran11af.urale dei martiri." La presonza di S. Se-
basti!a:no nel palazzo imperialo è rkorùa!a a vrnprmito del do-
vere c.ivile dci cristiani. u L'atteggiamento di S. Tommaso, Ve-
1 ll·ll, 82, 4 S. c., l' u Hu1ori1à. •è presa dalla colletta del giovedì ùopo
· . la IV domenica cli quaresima. ·
' lii id.. 83. 17 .
.'.l lhi.d.
1 11-11, 1, ft, ad 6. L'c:;prcssjonc. 11 Dio da Dio~ dal simbolo Nicerw·
Costantinopolitauo è ~lJic.'{a.ta I, 3!J. 4 S. C.; cfr. 36, 2, ar.g. 2, ad 2.
~ E cita.te sempre come ò.i 8. Atanasio (27, 4 S. c.; 2~. :J s. c.; ~o. 1 s. c.,
2, arg. 5; 31, l S. c.; 33, 1, nrg. 3; 36. 2 S. c.; 39. 3; 41, 6; 42, 1 S. c.,
2 S. c., 3, arg. 2, S. c., 4, ad 1 ; .1fJ 1 2, 1, arg. 2. t ceito t:hc questa profes..
sionc di fede non ò tll Atanasio. F.. Bewer or con buorn~ ragioni ~ so-
stiene che è opcru di S. Ambrogio, Vesçovo di· Milano (vedi OF.~ZTNGF.R·
R.\:'H'-IWAHT. Em:hiridion Sumòuturum, n. 1, p, 17. Frib. Brisg., 19'~8), ma il
cambio di e-tichetta non mnta il valore ùcl conknuto.
6 lii, 1, 3, o.d 3; nuovo seKl•O che nonua ùel peu~ieru teoloKico df
R Tommaso f: non la poPf;ln òel possibile o il sentimento dell'attua-
l1~le, ma la realtà positiva. dC'll'Cirdine ~f:ll11t.nrP., at.tuat.o da Dio. La vigi-
lante n.t.f,f!uziune al criterio formula1o dalla Chiesa ut legem. credendi
(I

lete- .'Jtflt11U.t wririlican.d:i" (De Gra..lia Dei n indtculus I). 11. JlE~Zl~GER Tl.,
13\:fj gli fa CO,l{liflff! per altra que~tione, UIUl buona n autorità>) daJran-
tifona: O arlmirabile 1:o·mmerciv.rrt, 11e1l'11Jficio della Circoncisione-, alle
Laudi (III. )l, 5 s.); 11 merito di Maria per l'Incarnazione, not.:::1.to dalla
Liturgia. è spiegato con precisione (JJJ, 2, 11, arg. 3, ad 3).
f ll.lid., 25. 4 s.
• !Md., &1, 3, 1 a. ad 1.
• 11-11. 64. 5, acl 3.
10 Jbid., 123, R e,.
u Jbut., IO, 10, ad 2.
INTROD. GEN. - LE FONTI 101

scorn di Canlel'hmy di froni,e alle pi-rtesc di Enrico II è por-


tato come argomento in una discu.ssiorrn che molto da virino
tooca unn qunst.ione di politica ecclesiastica.' Il ma11irio di S. Do-
renzo o di S. Viw1'71zo è citato e vaiutato nei confronti con i
dolori di Gesù Cristo nella sua Passicnc.'
Le. Litanie dei Santi formano un elemento chiarificatore della
dottrina sull'ora•.ionc che· sembra dover<ii indirizzare a Dio solo.'
Il Pater rwstcr, che tante volte è ripetutn nella Liturgia, è spie-
gato nella sua divina bellezza, nella sua spirituale armonia,
nella sua aderenza piena a qllelle necessità. d"lla vita che tor-
chiano dal cuore lacrime di sangue."
Per S. Tommaso I 'a.sces11 amorosa in Dio è condizionata dalla
visibile conoscenza cho ne abbiamo n-1ediante l'umanil~ santa
di Gc;,ù Cristo. Questo principio ricavato dalle csplicilc parole
ciel prefazio di Natale,' ha servito di pretesto a qualche moderno
scrittore per afiermare che S. Tornmn;o toglie, così, la funzione
centrale che la dm1ozfrnw 11l C·risto possiede per ridurla a un
mezzuccio qualunque per i deboli di menk" Questo certamenkl
significa ignorare il suo pcn8icro chiaramente rsprcsso nel pro-
logo della III parte,• le caralteristiehe del In rn11 spiritualità.
Non privo di interesse l'argomento riguardante la festa clel-
l' lrmnacolata Concezione di Maria:' "La Chiesa Romana non
la cèlebra 1na 1( tollera. l'uso ùi alcune Chh·~~e rlì cc-lebral'la>,. Il
>)

E la se>rnplir:e risposta di rhi, prima di parlare, guarda ciò rhe


in8'>gna anche c-01 " fare" liturgico, la Chiesa Romana. Chiarito
però il senso preciso di questa dottrina, ogg'. tutta la Chir?a
celebra la fost". di Mal'ia e, per allro verso, di nuova luce splende
il valore della Liturgia Cnttolica, come luogo teologico.
Il suo genio, delineando e. componendo la Sou1.ma Tealuyfrq,
ha la luminosa cosdcnza che deve costruire non nn monumento
qualunque che lo immortali nella storia, ma un snntuario al
Ilio vivente nel qualn Gesù Crislo SnccrdcM' perpetua il suo
sacrificio''' per il ministero d<'i suoi oacerdoli. 11 Ognuno che vi
entra) conosce, amn, adora, ringrazia e prega. 11

I 1/-11, ,\3, 8 S. C.
2 1/1, ~G. 6, 1 a, aù 1.
• /I.Il. 83, 4•
• lbid,, &J. 9.
5 lllid., SZ, 3, nd 2.
• Veùi n. 30.
1 11/, ~7. 2, arg. 3.

• JIJi.d., ad :i e soggiunge: 1: oncle tate celebrnzfone non è eia biasl·


ma~e c?mP,~;tnmente D.

"~g~;l:; 4ii: J'; ;3, 4, 5, ad 2, 6; 71, 1; 76. 2, ad l; 79, 1, 5, 7, ad 2 e ad 3.


:~ :r.ir~:· s1~' l:; :.· l; 83, 3; R1, 1. 3; 85, 4; 91, t: oo. 1-2. La presente ri·
cercu sulla Liturgia, come testimoui11.nza. teologica nella Somma, fu com·
piuta indipendentemente <lo.Ho stndlo rlello HERIXCi, che mi tu segna.lato
dal P. Colosio, mu. non ebbi modo di consultarlo.
102 LA SOMMA TEOLOGICA

II
LA DOCUMENTAZIONE
APPARTENENTE AL PATRIMONIO
DELLA CULTURA UMANA

§ 1
Carattere generale della documentazione culturale.

49 - Tommaso d'Aquino non aveva soltanto il senso dello svi-


luppo storico culturale' e la percezione esatta dei diversi at-
teggia.urnnti degli uomini dinanzi alla verità,' ma con fino in-
tuito sapeva c.ogliere il vero significato umano di tutto il processo
culturale antico.
Al di là di ogni comica o tragica vicenda, il suo occhio guarda
I.alo proCl'sso e no scopre l'interiore molla di propulsione nel
desiderio di svilupp1cre le più belle energie umane con ciò che
di meglio l'uomo può bramare. Questo egli cerca nelle opere
della cultura antica e questo egli domanda a quanti vengono al
suo Convito di Sapienza. Certamente egli non appartionc alla
schiera di quegli "ine-rti che a sollazzo della loro ignavia nelle
opere scritte non wrcano se non quel che secondo loro è oggetto
di biasimo .... uomini amarissirrù o pieni, di fiele, che amareg-
gia.no tutti gli alki e non li lasciano cm-care la verità in dolce
compagnia l). ;j

Tommaso non sollanto ha fatto suo il principio programma-


tico di • Maesiro Alhr1fo" : • in dulcertine socictat.is quaercrc
veritatem », ma di questa " naturale inclinazione» ha fatto un
elemento caratteristico della vita, umarrn, e ba osalo verterla
in atto quale senro supremo dell'anfi,co sviluppo spirituale, mi-
rante a.Ilo sboccio completo dell'uomo nella sua perfezione più
alta.'
• Cfr. 3 Cont. Gent., 48, § quamdiu; fl Meta~hys., c. 1, lecl, I, erliz, Ca·
thala. nn. 287·88. Torino, 19-16~.
' Vedi fl Melapllys., c. 3, lect. 5; 1bld., n. 334.
' S. ALDERIO MAGNO, Commento alfa politica di Aristotele (in fine) citoz.
di S. E. il cardinale Ehrle: L'Agostinismo e !'Aristotelismo nella scola-
stica net secolo Xlll, n. 1, p. 30. ·
• 1-11, 94, 2.
s Cfr. De Trinit., lcct. 2, q, I, a. 1, ad 4, dovP. si riannoda H.rl Ai-:-ostino,
ne Ctvitate Dr.'i. XIX. 1 (c:fr. VIII, 8; XI, 21). La. esplicita dichiarazione
contenuta nel proemio alla metafisica di ArL~lulcle ( ~ Tulle le scienze
e te arti sono ordtnate ad una mUa, ciuè alla perfezi.(Jne dell'uomo che
e La sua beatitudine) mette bene in rilievo la costante sollecitudine del
Santo Dottore a conservare il vero senso della v1ta t,nleUeUuale.
INTROD. GEN. - LE FONTI 100

«La tendenza dei filosofi, " egli' o;;serva •mirava principa.l-


mente, attraverso tutto un lungo lavoro spirituale, a giunge.re
alla conoscenza delle primt· cause. Perciò riservavano all'ultimo,
la scienza delle prime cause, consacmndo a tale considerazione,
gli ultimi anni della loro vita .... e, all'ultimo, si occupavano
della Scienza divina, lét quale ha !)€r oggetto le prime Cause di
ciò che e~i~Le. u 1 'lo

t poco quollo che gli uomini riescono a sapere in fatto di


scienza divina, ma a Tommaso d'Aquino piace moltissimo il
pensiero di Aristotele che " quel poco è più ama bile e più no-
bile di tutt" quello che può essere conosciuto intorno alle reultà
inferiori )) . 2
L'amabilità suscita l'amore e la nobiltà accendo il desiderio.
Tommaso d'Aquino è l'uomo che nella documentazione cultu-
rale coglie le testimonianze di questo amore e i segni di questo
dooidcrio: quando è una bstimonianza di amore suggellante le
luminose intuizioni dell'intelligenza, egli la fa sua e la mostra
conson1tnte con le razionali verità della Dottrina rivelata ; quando
è un siegno di ùesidcrio inooddisfatto pe.r qualche impedimento
che egli ben conosce,' si china amorevole e, sciogliendo i l&
garni dello spirito cioè i dubbi che tmbano la ment<i' aiuta la
conquista delln ve1·ità, senza neppure soopettarii un momento
che qualcuno possa rifiutarsi di seguirlo in questa ascesa pro-
gressi,·a dello spirito.
Visto in qu&'<ta luce, 1'ommaso d'Aquino è personalissimo nel
suo nmrlo e univer~.alissin10 nella s.ua intuizlone comprensiva.
Ciò rende Lant() più dHlicilc la dekrminazione dcl suo carattere
e la st·gntt!azione delle sue origini intellettuali.
G. De Ruggero ha credulo bene di me.ttere in guardia i fa-
cili schcmat.izzatori della storia ùel pensiero ùal perieolo di "at.-
trihuirc a Tommaso una concezione strettamente aristotelica»_•
Quest'osservazione mi ricorda l'altra di un tomista di gran classe
il quale ri.ferisce che " S. Tommuso nella sintesi è Arìstol(}le,
ndl'analisi è Platon~ >1. r.
Il mio amico C. Mazzantini nota pnre che S. Tommaso incor-
1 Vedi TJe Caus·is, lcct. 1; cfr. pT'OE:!mio alla Metafl.sica di Artstotefo
§ 8n1.m1h11~1. dove s1>it>i.ça. i tre nomi di e: S:\ieu:;o;a clivh1a D (o 11 teologia:.)
~metafisica•, • Hlosona. prima"· II suo 1iro.1ramma .~colaslico lo trac-
cia comrneutauùo l' El1cn di A.ri~loldt', 1. VI, c. 9: •.... quinto, siamo
amm"'~st.J'ati n~lle (ilott.r1nel sapie11zin.li e di\'ine elle trascendono l' im-
maginazionf" ~ rir.hiedono una robuSf(t intelllgenza 11 (ediz. Jlirottn, iect, 7,
IL 1211. Torino, rn31).
:.: Verlt Dt Causis, lect. 1; efr. I Ctmt.. Geni., 5 § Apparet; I, 1, 5, ad 1.
3 Cfr. 1 Cnnt. Gent., 4.
' Vedi M.et.ophus., IJI, I; lcct. t; nn. 339-40.
11 Slorill della fllosofta, Il, 3, p. 122. Bari, HJ4t3. Ciò che dice a p. 124
sul pensiero di S. Tommaso •visto nelle sue fonti immediate• ricl:ìe·
derehhP for::.e un po' più ùi preci~in11e, s1wcinlmente riguardo ad Aver-
roè, Maimonide e al De Causts.
' Hon\'.4TH A., op. ~tt.; I.a stntes·i. p. 83.
104 LA SOMMA TEOLOGICA

porando l'aristotelismo nella filosofia cristiana non rigetta punto


" e neppure smorza e mette i.n seconda linea certe verità prezioso
e specialmonto corte profondissim~ vedute platoniche, cont.enuto
nella tradizione agostiniana n. 1
Oserei dire che con lui si l'ipele nd mondo occidcnt..1le e si
attua in modo organicamente più perfetto, !'intuizione di Cle-
mente Alessandrino il qualo mette bene in luco il senso vera-
mente umano e universale della verità naturale che. lo spirito
cristiano intenJe assimilare per farne Ia sintesi. i_ Per questo 1

ambedue spiegano le loro migliori mergic per ritrnvaro., al di


Jfl di ogni singolo sistema, gli elementi vivi da per·fezionare nella
luce nuova che li riunisce, dando loro nuova focomlità.
Il lento e graduale processo dello spirito umano per entrnro
nella conoscenza della verità,' '""'mette a S. Tommaso rli se-
guire con occhio vigilante lo svolgersi ùrlle singole posizioni
filosofiche e di esaminarle nei loro caratteri propri.' In questo,
molto g·li iriovò lo studio di Aristotele che prima di ogni perso-
nalo rfocrca raccoglie i pre<::cr!enti elementi storiri orl esamina
la questione nel suo a:<petto storico. Ma penso che, anclw per-
sonalmente, Tommaso d'Aquino avesse il senso dcll'univcr&1le
e ·rlel singolare coomko o storico: pe1· qu,,,;lu la sua ape1-tura
di mente è cosi vasta.
50 - In quel temru. il mondo della rultura um.ann rhc s'apriva
al pemier.J cristiano, determinava una féi'mcntav.ione SJJiri(.uale,
nella quale s'agitavano principii di vita, ma ila Ila quale pull u-
lavano pure bacilli di morte.
"Attraverso le traduzioni araho-latine (Dominicns Gundissa-
linus, Jobannes hispanus, Gel'aldo di Cremona, Midrnel Sco-
tus, Hcrmannus alemnnnus) e le greco-Ialine (Hcmicus Aristip-
pns, Roberto Grossatesta, Burtolomeo di 1\-Iessina, specialmente
Guglielmo di Moerbeke, l'amico di S. Tommaso d'Aquino)
furono rese aC"Ce$sibili alla Scolastica latina le opere di Aristo-
tele .... gli scriLli pseudo-al'istotelici, le opere degli CS]Jusitori
greci di Aristotele: Alessandro di Afrodisia, Jolrnnnes Philopo-
nos, Amrnonios e Simplicio, le grandi opere filosofiche di Avi-
cenna, Algazel, Averroes, Avecenbrol (Fons vitae), Mosè Mai-
monide (Dux dubitantiwn) e altri'"'
f,e nuove idee che s'agitavano nell'ambiente cultw·ate latino,

1 "Platonismo e Arislotclismo nella fifosofia ileH'Aquin:i.f,p, », in Sa-


lcsianvm, 1941, p. 244; crr. CH. HUTT, • Les cl1~mcnts pJatonir.iens de la
rtoctrine de St. TJwmus d'Aq. 11, in Rev. T1wm., Hlll. Pll. 7Z4-766.
~ Strouwli, I, 7, cùLt.· fotter. I. p. 3..18: ver 111i tutto ciò r,hP. òi grande, di
bello. di vero é sµanYJ Hei Rill!{Oli sistemi, hrl da e::sere riunito in ~in­
tesi viva e questa è la ftlosolìa nel suo senso più nobile; cfr . .4·ng., HJ42,
l'P· 43-41'.
' Vedi/, 44, 2; qq. dd. TJe Poi., III, 5.
• crr. De YerU., XVIII, 5, ad 8.
• GRADM.•NN M., Stor!a detla 1'eol. Cattol ... pp, 71-7'l.
INTROD. GEN. - LE FONTI 105

non soltanto si presentavano contrastanti tra loro, ma a.1 di là


dell'ambilt1 filosofiC<.>, ùe!€1'.'llinavano 1·eazioni ro ..t.issime in quello
teologico, che fino allora era rimasto sotto il prevalente influsso
ùi S. Agosf.ino e del suo pènsiero. Oli.re a ciò, alcune posizioni
uristotclicho, foM<>mcnl<' ar:c<'nluate in alcune posteriori inter-
prnlaiioni. apparirnno del tulio incompossibili con i dati della
Uott.1;na eristiana ;;pccialmcnte circa la Creazione e la Provvi-
d.,nza, la pel"sonalità e la. libel"tà. Perciò l'autorità ecclesiast.ica,
sollecita di r·onscrTm·e e prcser-vare la pureiza della Dottrina.
cristiana intervenrn; a più 1·iprese per provvedere alla nuova
necessità dello spirito eristiano.
"Fino ùal 1210 un tonti/io di Sens pmibisce l'insegnarrmnto
pubhliw della filosofia d'Aristo!rlc; la proibizione rinnovata
nel 1215 dal legut<J pontifìdo Roberto di Courçon, soltoline11la
dalla condanna cli au!Dri quali un Dnvid ùi Dinant e Amaury
di Bene, argina per un po' la marea. Ma nel 1229 lUniversità
di Parigi ricorre al papa Gregorio JX: con un regolamento pon-
1.iflcio ciel 13 aprile 1231 la proibizione fu mantenuta., ma solo
a titolo provvisorio: gli scritti di Aristol0le dovn~bbcro essere
e~amin"ti e pn!W. L'csam" affidalo a Ire maestri parigini Gu-
giielmo di Auxerre, Simone· ù'Authic;, Stefano cli Provins non
condusse alto scopo desiderato".
"Intanto l'Aristotelismo s'infiltrava largamente nel!' insegna-
mento filosofico e il movimento slittava verso l'Averroismo";•
mentre i seguaci dèlla prima Scolastica per innato istinto di
conservazione 1·imancvano fermi sulle loro posizioni, derivate
dal pe.nsiero di Ago;;tino.
fil - Tre :;oluzioni rimanevano dunque possibili nel campo
della cultura., scmr;rc più invaso dalle nuov(' irlre filosofiche:
(I J,a p1'i1na era t inerntdizfonata ad('sione ai prineipti filosofici
ago,;tiniani e all'orientamento deih toolo.i;ia se<~ondo i mcde.simi
e l'utilizzazione delle nuove op<'te in senso unicamente orna-
mentale (" lapides non fundarnentales", Roberto Grossatesta) "·
Questo punto di vista fu adottalo dalla scuola francescana, dalla
vecr:hia s~uola domenicana e da una gran parto elci professori
rii Parigi appnrtrncnti al clc'ro secolare, i quali erano però sem-
pre più influenzati dalle nuove idee, che essi stessi andavano
rielaborando.
(( IJa seconda possibilitit era Caa:t?tta.:ione pura e semrjìice
dellajìloso{ìa aTabu-aJ"istutl'lica, non e,;cluse le dotlrine contrarie
al Cri:::dianesirrio, t-:l'nzn preorrnparsi cli cercare nuovi orienta-
menti e com:lti>i ri.<ruanlo al domma e alla teologia, ovvero
solo col ll'nlalivo di evitare il conflitto adnlfanclo la do/Irma
delta doppia vrriti!. Qumrto è il punto di vbta de.!! 'Averroismo

1 n'ALts A., a: Thom1sme xi, ne1 Hìrt. 1f1wloo. de la Foi Cali& .• IV.
col. 167!'i. Pmi~. 1!120.
106 LA SOMMA TEOLOGICA

latino: di Sigieri di Brabant, Boezio di Dacia, Egidio di Or-


léans. • 1
Questa soluzione si presen\Gva, come eapovolgimento della
precedente, nella Facoltà derte Arti: il Hl aprile !255 un suo
regolamento "consacrava l'adozione di quasi tutta l'opera aristo-
telica. Apertamente s'insegnavano gravi eiTori: negazione della
Provvidenza, eternità del mondo, nnità cl' intelletto fra tutti gli
uomini, negazione del'la libertà ».'
Menti-e si sviluppavano questi due indirizzi, se ne preparava
un te-rzo che avrebbe fatto prO(frediTe il pensiero umano e
avrebbe attuato la nuova sintesi scientifica cristia:na. " Nel i256
Alberto Magno per invito del papa Alessandro IV, componeva
un trattato De Unitale intcllectus contra Ave-rroem. L'opera di
purificazione progettata da G1·egorio IX era sostituita dall'opera
di ripensamento che sarebbe stata attuata da Alberto e dal suo
geniale discepolo Tommaso d'Aquino. Nel 1263 Urbano IV rin-
novava le proibizioni dci suoj. predece8sori, ma, nello stesso
tempo, riuniva in Italia Tommaso.d'Aquino e il grecista Gu-
p'!ielmo di Moerbeke, per condu1Te a buon fine una interpreta-
zione critica d'Aristotele. Tommaso inaugurava l'esegesi lette-
rale appl ieat.a sia ai filosofi nritichi sia alla Sacra Scrittura. Per-·
tani.o, la questione dell'Ari,lolelismo .si presentava in una nuova
luce. Accanlo all'Averroic,mo insegnato alla Facoltà parigina delle
Arti da Sigieri di Brabant, un Aristotelismo cristiano si affe1·-
mava alla Facoltà di Te<,logia: 'I'ommaso ve lo riconduceva
rientrando a Parigi nel 1269, dopo un'assenza di quasi dieci
anni». 3
Netrathrnzione dì questa "terza pussibilitJ" per la quale il
pensiero umano ritrovando se stesso si mettr,Ya pure nellu via
che l'avrebbe condotto al possesso cm;ciente della nuova sintesi
schm!ifica, si noi.a che la grandezza di Tommaso è costituita non
soltanto dalla sua mente luminosa e penetrante, ma insieme
dalla sua magnanimità che gli dà un'assoluta padronanza di sè.
!\elle lotte più a~csc, egli domina gli spiriti e, al di soprn della
mischia, egli apre la via alla pace nella Verità.: tutti quelli che
!'aYvicinano sono rla lui accolt.i con nobile maniera; tutti sono
aswltati con at.l<>nzione vigilan be e sono capiti in quello che
d'icono e in qu"llo eh.e potreb/1170 dire.
Abbiamo già accennai.o sopra, alla sua pORizione tra i molt~
plici movimenti culturali quando ri!(Jrnò per la SBConda volta
a Parigi nel 126!l. Orn, dopo aver messo in rilicYo il senso che
e!(li rlava alla 1;ultura umana e, dopo ;wer sottolineato coma egli
salvò i suoi valori perenni dal pericolo di un naufragio, sia nel
ma1·e ùell1 teologia sia in quello della filosofia, sarà utile esa·
• G11ABM ..i.NN M., op. e1.t., p. 73.
~ n'ALF..s A., art. ctt.
a lbiclem.
INTROD. GEN. - LE FONTI 107

minare pi (I da vicino come egli si serve nella costruzione della


sua Sintesi ocient.ifle11, di questi stessi valori, patrimonio della
civiltà mediterranea.
Perchè egli "non fu un demolitore che sta bene solo in mezzo
alle rovine, ma un sapiente archi tetto che conserva e adatta
qualunque materiale della cara in rovina, p~t la costruzione di
un mwvo rdif!zio, in ordine a tutte le esigenze della vita spiri-
tuale umana ». •

§ 2
La classicità greca.
52 - I riferimenti a Platone' nella Somma Teologica non
sono molti e non sono tutti di prima mano; anzi e' è forse solo
quelli al Timeo, di cui, secpndo la lettera dell'Università di
Parigi al Capitolo Generale di Lione (Pentecoste 1274), S. Tom-
maso; verso la fine della sua vita, aveva incominciato l'esposi-
zione.' Il che fa supporre che quando componeva la prima parte
(1267-1268) già l'avesse alla mano nella traduzione di Calcidio. •
Gli altri riferimenti derivano da Aristotcl<•, Agost.ino, Cicerone,
Temistio e fors'anche dal patrimonio culturale del tempo, come
si può vedere esaminando le citazioni scgunnti:
/, 6, 4; 9, 1, ad l; H, i, ad 1 ; 15, 3, acl 3; 18, 4, ad 3; 44, l,
2; 46, i; 50, 3, 5; arg. 2;' 66, i, ud i, 2;' 68, 1; 76, i, 2, ad 4, 3;
79, 3, 4;' 84, 1, 3, arg. 3, 5, 6; • 85, 1; 88, i ; 110, i, ad 3,

1 HORV.4lH A., (,a sintesi, p. 9


2 Mi pare di dover distinguere questi riferimenti da quelli ai • Pla-

tonici n che sono abbastanza num~rosi, ma in questi casi non si tratta


più Ili Platone.
3 Vedi QPF.TIF-F.r:HAIHJ, Scri.ptores ord. praed.., I, p, W7.
' Cfr. LF.GENDRE A., Introduction d l'i!tudc de la Somme Théol., p. 106.
' Cit. Timeo, 41 A, col senso positivo: • volendo io cosi•, come traduce
pure il Ficino.
~ 1:~1ilei~, B\:I, 508 ne, secondo 1'emisllo. Questo filosofo di senti-
menti ahh::ist.anza liberali, rivelò pel' un momento la sua.nostalgia di un
ripristino dell'antica religione quando Giulii:mo l'Apostata- divenne im·
(Jcratorc. t quindi un richiamo al J)en!"iero rli Platone, ma e· è latente
il senso <1i Plotino 1Ennea.di.. 7. ,16) con la prospettiva della restau-
razione dcl culto solare di Milra (vedi GrnL1.o1so, or., IV, al ne Sole).
Sotto questo aspetto ~torico, il .. ma 11 che Tommaso fa seguire alla et..
tazione di Platont! sf!cornlo Tt-m1istio ha una ~ua propria !orza derivata
1lalla spie~azionP. cl1e Dionigi (DI\., IV, 4) di1 1iclln nozione oluton..ica 1
esfJrP.!:'-sarnente eJ1minétndo l'ulteriore escgc::;i neoplatonica. Il Santo Dot-
tore col suo 'I ma» mentre segna lu divergenza delle interpretazioni in·
compossibili con la ùuttrinn cristiana, rafforza la consonanza della no-
z:ione ùi Dio col germino pensiero di Platone, affermando la sovranilà
assoluta del Principio supremo.
1 Notevole è I'os5ervazione che indirettamente ricade su tutta l'opera
di Ago5tino: u prese c1ò che è in armonia, cambiò in meglio ciO che ~
contrario»,
108 LA SOMMA TEOLOGICA

115, 1; /-li, 34, 3; J05, 1, arg. 2; Il-li, 145, 2, ad 1; 1 152, 2,


arg. 3; 1.72, 1; lii, 1, 2;' 77, 2.
Ma più che que3ti pochi riferimenti, e' è nella Sornmt1 Teo-
logica un certo mistico aleggiare dello spirito plaronico she non
solt.anto spira in essa aflraversc Dionigi e Agostino, bensì me-
diante lo stesso Aristotele, se è vero ciò che ossei-va lo Jaeger, che
quanto è "spocifìcamcnte aristotelico, è proprio soltanto la metà
di Aristotele».•
Questo aspetto vitale del pensiero aristotelico integrale, svi-
luppato n~lla olla feconda virtualità dal pensiero tomista, può
sfuggire a coloro che giudicano l'uno e l'altro secondo l'appa-
rente "rigido schemat.iomo concettuale"• ma tutti sanno che
la linfa circola al di là d(lla ruvida scorza. Non è necessario
riferire tutti gli apporti del pensiero di Aristotole alla sinl.et;i
scientifica di Tommaso, ma conviene accennare ad alcuni falli
fondamentali nellu s-toria della cultura ocr.irlcntale.
E mia convinzione che egli ha dato a•I Aristotele più di quanto
questi abbia dato a lui. Quando, infatti, con l'aiuto del suo con-
fratello Guglielmo di Moerbeke e (;On le sue proprie risorse rllo-
lugichc e spirit11ali, egli prese contatto cnl tesla purissimo dello
Stagirita, una rivoluzione si iniziava nello stesso ambiente della
umana cultura. Di solito, si dice che Tomrrrnso d'Aquino bat-
wzzò Aristotelt; e l'espressione cristiana indica l'opera di rigene-
razione che il pen,;ieI"O dello Stagirita 1~ccve dal suo contatto
col pensiero d8ll'Aquinate.
Tale rielalJorazione del pensiero aristotelico in un senso com-
possibile con la dotlrina c1·istiana aveva già determinato 11 1110-
vimento notato a Parigi tra professori del clero secolare,• ma
nessuno contesta che IJ€1' opem di Alberto Magno e rii Tommal'n
d'Aquino questa rielaborazione fu compiuta su nuove basi e
con risultati definitivi. Tommaso è veramente il genio p1·ovvi-
dcnzialo che spingo a fondo la ricerca fil03ofica e dissipa ogni
possibilità di malintesi o di compromessi.
1 C.lt. C1cnmN1':, De Ont.cHs, T, che si rifcri~cc al Fedro 2.50 D sul mera.vi·
glioso amore. che la tdlezza della. sapù:-11:;11 è capace (li s11scit.are ne.no
sr1irilo umano. Penso d1e 11uesfo rtferim~nto al Fedro debba f'!-.scr messo
io rapporto con quello al Com;it1> in DX., IV, 7 (Com. di S. Tommaso,
lez. V). Il primo è urlito all't)1Uslà, che è .. bellezza spirituale»; il se-
condo origina il tripUce movimento contemplativo (DN., IV, 9 i 11-11,
180, 6) che teTca ln. vl!ritli ndln bellezza e la bellezza nella verità. Tanto
sotto l'aspetto teorico, quante. sotto l';ispclto vratico, la ·verità. e la grazhL
t.lel Salvatore Gesù t::risto e/ltcaccmenle attum10 l'aspirazione dell'uomo
e.llu perfezione.
a Cit. AGOOrINO: o: Dio st fece nomo, afftnchè l'uomo divenisse dio D

dove è implicita la cita.zionc del Teeteto, 176 D, che certamente Agostino


aveva in vista, ma non saprei se per pcrsonalf' scoperta o per una certa
dipendcnz;i da Clemeute Alessandrino e da Atanasio.
a JAEGER W., Aristnlele, P·rirne linee di una storta detta sua evolu-
zione spirituale. Vers. di G. Calogero, p. li. Firenze. H:l35.
' Vectt GR.4.BMANN M., I dtvieU ecclcstastici dt Aristotele sotto Inno~
cett.zo Ili e Gregorio IX, pas:::>im.
INTROD. GEN. - LE FONTI 109

Il Sert.illange;; poeticamente figura la gioia spirituale di Ari-


stotele che, ritornando in queste> mondo, vedesse ciò c.he il Genio
di un tal discepolo è riuscito a fare con l'opera del Maestro. 1
E soggiunge: "osiamo dire che in un senw S. Tommaso è più
arislotel ico di Aristotele e che questo più nella comunione di
pensiero gli dà un valoro e una indipenden;m quasi eguali .... ».
Anche G. d0 Ruggero, pur mettendosi da un altro punto di
vista, rende omaggio alla originalità anche filosofica di S. Tom-
maso, nel quale riconosce una certa affinità di temperamento
psicologieo, col pensatore greco.'
Queste osse1·vazioni, r:he vengono da due est.remi punti dell'am-
biente cnlt.uralc moderno, meglio fanno comprendere l'onnre e
la rwb-iltà che l'Aqninato ha comunicato al pensiero dello Stagi-
rita. Infatti il primo contatto del pcnsioro aristotelico col pcn-
sioro cristiano,·' nolla testa di soltili ragionatori come Aezio ed
Eunomio, fu causa di disonore pc,r il ;.;1;ande cla..'-Sico greco. Ciò
spiega tanto la sloccata di Bru;ilio contro i sillogismi di Al'isto-
tele e di Crisippo, • quanki la fr~cial<t di Gre.gorio Nisseno con-
l RERfll.LAJ\f,;r:-: A. D .. S. 'l'hr;mn."I d'A1111in, I, v. 19.
2 •.-.toria della fl,loso{l..a, li, 3, p11. 122-1'.!~.
3 La salira. di Errnia A 1m indice della grP.ttezza rlel suo autore. La ti·
rata di Tert11lliano contro il mL:::erabilc Aristotele (IJe Pracscrivtione, 7)
è espressione Ili ingiusto disprezzo, come st.i·a.nbsima a.ppare la escuesi
<li Jppolito il quale !;Copre elle la nozìone aristot.elica lii Dio oc pen!"iero
del pensiero» .~ inintellii<iùilc e un non-ente (Phi.lo,~oph., VIJ, 19). La
lunga crit.ica lJi Attico riferita t:on compiacenza da E11sebio [Pra.cp. Ev.,
XV, 4) i titoli elle l'uccom1rngna.nu ("quella bestia sel\'atica e astuta• ;
•la. volpe o che pretende cli fare "l'aquila~) il giudizio della sua morale
(roba da geme "iguorante », ,e Sf:'ll7.::t ertucazionc ,,, buono. per 1·nga:czi e
donnette) ci fanno vpcJere la poca stima. di uui goùeva lo !:;tagirita, s11p·
posto r~sponsabilc di ogni deprava:tione ereticale {dr. A. J, FEs1uG1~:10·:,
• Aristate 1hms lo. littérat.ure grccque cllrHienue Jusqu' à Théodoret o,
nella sua ope.ra L' Idéal re.li.uie·p;c des Grnc.s et l' E·i;antril.e, PP. t21 ss.
Paris, 1932 2 ). Questo influsso aristotelico eblJc il suo culmine fOf:$t! già ln
Asterio di Cappadocia, certo in A~zio e in Eunornio, tre pilastri ùcl
pensiero ariano, tre soHili~simi ragionatori la <.:ui forzu dialetticA porta
ad uno !'travolgimento radicale fleJla dottrina cristiana. Ciò spiei;rn la
vivacità rii Dnsilio nella critica <JP-1 pensiero eunomlauo (01.11J., I, 214 D;
2.21 U) e di rrunllu aeziano iOpp., TTI, 4 B-5 D), ma. non dislrulo{jo{e in lui
il senso dci v:.ilori umani, nè offusca la sua pcrspicocla nel giudicarli.
Anzi cu11 molta acutezza uola la. differenza elle e· è tru. 1 dtalo(Jh1, cli Ar-i·
statele e di 1'e.otraMI) e <tuelli fii Platorn~. sottolineando la g1·azla òi
questi e ltl. penet.raz'i.onc r1ì quelli (Episi., 13t>, Opp., III. 21.6 CD). Che
Basilio abbia usato Aristotele fu giU osservato da ahri ~ B. Nardi nota
che egli « tr;ie pi·ofttto tl:~lle Slorle ·dAOli Animali dello StagirHa 11 rnentrC'
suo fratello Gregorio rii Nh:sa, no11ostante la ~uu furia contro l'aTle
traudolenU1. aristof.elir.:'l (ma in fum:ione eunomiarrn) "fa suo il concetto
dell'aslrazi_1me e quello detr-oppos'iz'ione fra. poten;rt e atto" (vedi l·.'nc.
llal., lV, 35!)). Alla. scuola di Bn~ilio questo è t.:rnto rlancro. Invece per
Epifanio (llaer., 69, c. 69) Ar·l!:totele è uno sirrizza·veleno che fa perdere
la :umtplicità tnnoceule e mi.te dallo S1Jl.rUo Santo.
• A dv. Eun .• 1. 5 (Opp., 214 DL Socrate (Hist. Ecci., II, 35) riferisce
a proposito rli Aczio, iJ hiasimo degli espositori di PJatone e Plotino
alla lccntca conceltuala di Aristotele e può essere che il virt.uostsmo dia-
lettica aeziano molto ubbia nociuto alla fama cli Aristotele nell'ambiente
cristiano.
110 LA SOMMA TEOLOGICA

lro "l'arte fraudolenta» o le "cascate sillogistiche» di Euno-


mio, mentre è certò che e Basilio e Gregorio Nisseno altamente
stimavano i reali valori delia cultura ellenica, Aristotele com·
preso.
Per colmo di sventura, altri inquinamenti patì il ~nsiero
dello Stagirita nei secoli succe;;sivi e così si può dire che vera-
monte tale pensiero era come un diamante in uno stcrquilinio.
Tommaso gli rese tulta la sua lucentezza e con gioia Io inca-
stonò nel diadema regale della Sapienza divina, facendo riful-
gere nello spirito di tutti, io splende>re che, riflesso da quel dia-
mante, si irradia al!' intorno.
Senza perder tempo a discutere il giudizio di Briicker sui
rapporti di 'l'ommnso con Arist-0\ele, ' possiamo esaminare un
momentino se la traduzione delle verità divine nel linguaggio
del pensiero umano e se lillustrazione delh; verità non vedute,
ma conosciute per fede, mediani.e le nozioni analoghe proprie
dell'umarnt ragione, abbiano realmente i,'Ìovato e alla Fede e
alla Teologie..
Questo dovrebbe risu!Lare dall'esame di ciò che Aristotele ha
dato a Tommaso: schiavitù o l ibcrtà" Dopo le accurat.e ricerche
dei più insigni medievalisli, la risposta non può essere che una
sola: Aris\otde ha rlnto ari Alberto il Grande e a Tommaso
d'Aquino la libertà dello spirito nella ricerca scientifica, insieme
al .<enso della 11Usµra e dell'armonia nrlla contemplazwne della
verità.
Liberato dalla doppia infarcilura dcll'.4.verroimw e dell'Avi-
cennismo, che "corrispondevano a due tipi possibili dell'Aristo-
telismo, ma non si confondevano affatto con esso '" • il pensiero
di Aristotele si presenta nella sm feconda virtualità, senza il
fardello .ii quella teoria delle Pot~nze intermediarie, col qua.le
s'era appesantito anch'esso in successivi sviluppi.' J<: così l' in-

• o: Mentre egli (T. d'A.) stabilì di unicamente seguire Aristotele fu


costretto r:ome uuo schiavo u servire lo Stagirita .... lo smoderat.o amore
per la filosofia p~ripatetica seùuss·~ quest'uomo .... al punto che alla Teo·
logia, già vulncrata dalla sconr.ia me:=;f'olnnz:t con la Filosofia, inferse
nuove ferite, di modo che ln realtà fece filosofica, anzi pa(lana la dot-
trina sacra. » Storta critica de Ho. FUoso[ta, 114'.~: De Rossi, Disserta-
tiones criticac XXX, de quattu.or censuri.'!., p. 300, cit-a e confuta.
2 Gn..soN E., Le thomismc, 1927 3 , p. 32. Questa superiorità del pen-
siero aristotelico ai modi lO(llc.:amenle posbihiU del suo sviluppo, viene
dlil contatto con la realtà. Così die ognuno dte uuardi la real/ii delle
cose e ne capi.~ca il senso .~t-ruuuralc, più o meno pnsto, più o meno da
vicino o trova Aristotele o sl ritrova con lu1. QuP.sto p~mso f;ia avvenuto
già nel IV ~ccolo con Ba~Hlo, GrPgorio Nisseno e Dionigi il Mistico.
J Ale!';sanrlro dì Afrod.il:ila che insegnava ari Atene (I98-2ll d. C.) rli-
stingue\.·a una triplic~ •mente ,. ; la mente matcrtau~. che è l' inte.Jletto
I•OSSibile; la mente acqui.'ì.'ita, che è l'intelletto con l'obito del pensore;
la mente attiva che con la sua azione sviluppa la prima e la fa dive-
nire la seconda. Questa Mente attiva - alcuni traducono creatrice - se-
condo Alessandro non è altro che la prima Causa, la Divinità. Quando
Plotino formulava la sua teoria della 11 Mente• come seconda realtà di~
INTROD. GEN. - LE FONTI 1l1

tellige.nza umana non sol tanto riacquista il senso proprio della


sua vita scientifica, ma può fondare la nuova teoria della cono-
scenza., per cui Tommaso d'Aquino segna nella storia un pro-
gresso molto grande.
53 - Nessuno può dubitare che Tommaso d'Aquino sia stato
il "solo ,, che ha compiuto questo "cambiamento di prospettiva
essenzialmente filosofico '" ' ma ciò s' ha da intendere, a mio pa-
rere, nel senso di una giustificazione pienamente sviluppata
della nuova gnoseologia, alla quale egli solo seppe da1·e un fon·
damento v eramcntc razionale. Però Tommaso rum ern, solo nel
condurre a termine quest'opera; r.on lui c'era qualcuno che
gliene aveva forse suggerito il pensiero, dandogli insieme le
norme di lavoro per organizzare la nuova dottrina.
Queste norme d~lla vita intellettuale umana, esse'TUlo sgorgate
dall'urlo dd pensiero pagano col pensi"1'o cristiano, sembravano
drstinatt? ad es-plicare nuova /OTza di rigenerazione nel conflitto
del pensiero cristiano con quello stesso pensiero fondamental-
mente idmtico alr antico, nelle nuove sembianu dell'Avicen-
nismo e dt?/l'Avenoismo.
llasla lcgg'ere la lettera VII, 2 di Dionigi il Mistico per ricor·
dnre che, nell'attacco sfermto da Giuliano cont.co il Cristiane·
simo in nome dcli' Ellenismo, col complesso armonioso della sua
cultura, la filosofia dfll'essere aveva la sua funzione uniflc:i.lrice
per il raggiungimento della somiglianza con Dio.'

vina. che contiene gli intelligibili, egli forse llfln~ava di trovare un ap~
i.•oggio oltre che in l\"umcnio, anche in Ajessandro di A1rodisia con la
sua interpretazione al De o.wima, III, 5 e in riff.rimento alla 11 mente r.he
entra dalla portu n (D~ aen. anim .. JI, 3) cioè alla ., mni~e atll-ua che
li.On. è parte o qualche potenza dell'anima nostra, ma è in noi dul di
fuori •. Cosi si può' capire perchè ~econdo Plotino l'anima universale è
materia della Mente (Enneadl, V, 1, 3) e comP. successiva.ment-e si siano
moltiplicate lo Potenze intellettuali intermediarie, per far giungere ti
raggio superiore lìno all'uomo. Tommaso conosce l' i11tf!rpretazione di
A1P-ssai11lro di AfT'Odisl~ (3 Cont. Genr., 42; IV Sent. Dist-., 49, q, 2, a. l
riportato nel Supplemcntn alla III parLc della Somma Tcolo(Jica ·q. 92,
a. 1). Dopo la critico. di .\Ipharabius Avempace e Avicenna, il pensiero
di Alessandro e Averroè intorno al modo di conoscere Ja realtà pura-
mentP spirituale serve al Sarito Dottore _per chiarire .il modo con cui
l'intelletto 1imano può giungere a vedere Uio per essenza: 1< checchP. ne
sia rigonrlla alJe altre sostanu separaf P., 1t1ttavh\ bisogna che noi pr1m-
diamo rndc;;;to 1nodo nella visiont: di Dio ver essenza" (B11:ppl., 92, !).
; [/;:~~r~:ì.,,~f gl,~;~t\~i.r(v~14'YlX'siP~d3Ji:. Hertletn. I, p.
238. Egli unisce
Insieme i due concetti di Platone <Teetcto, 17U B) Plotino (F.nneadi, I, 2,
J) e di Aristotele (M.etaf,, T<, 8, 10GO; cfr. S. Thomae in Mctapltys,, Xl, fect.
3, n. 2194}. Cosi ~.~li tende alt'armoniA. dBi due indtrizzi rappresentati da
Giamblico ed F.flesio dì Cappadocia da una parte. da Plotino e Porfirio
dall'altra; riunisce nel vust.o quadro dell'Ellenismo le due forze della
re1igione teurgica per gli spiriti infN1ori, de!JR. tuusofia mistica per gli
spiriti supertori. affine di stabilire una ma%a di re5istenza contro il
Cristianesimo. Il famoso Apollofane della lettera VII, ha i segni carat-
tniRtici di quest'arnb·iente e nelle sue parole conLro Uionigi risuona l'ac-
cusa di Giuliano contro 1 CriRtiaui: .. nostra la letteratura e la cultura
112 LA SOMMA TEOLOGICA

Dionig(, che queste coso conosce bene, risponde che "con la


conoscenza degli enti•, chiamata bellamente filosofia .... conve-
niva che i veri filosofi si elm;assero alla causa de(Jli enti .<tr.ssi
e della loro conoscenza ". ' I moderni interpretano queste parole
d~!Ja lettera VII, 2 di Dionigi nel senso del Platonismo.
Tomma..<o che conosceva molto meglio il pensiero di Dionigi,
non è di quooto parere: • le specie intelligibili che il nostro in-
te.Iletto partecipa sono ricondotte come a causa prima a. un qual-
che principio che per la sua essenza è intelligibile, cioè n Dio.
Ma da quel principio procedono mediante le forme delle cose
sensibili e materiali, dalle quali raccogliamo la scir-nza, come
dice Dionigi"·•
Il riferimento a DN., VII, 2·• può essere avvalorato con nitre
citazioni che racchiudono lo stesso insegnamento: nella lettera
IX, 2, Dionigi nota che "Paolo e In vr;ra ragione" sono d'accordo
nel dirci cho " 111 stcSSll creazione dsl mondo visibile sta a difosa

ellenica., a.i Quali appartifme pure adorare gli llòi: a voi li:t irrazfom1lità
e la zoticai;gine, la cui sapienza non va oHre il credo!» (cfr. Gm::coam
N.a.z .. Ora.t_ IV contra Jut., 1, n. 'JO'l.; e <.:ome contraft'ermar.ione ln bella.
sfida di Basilio: nostre sono Le ùivine parole, in Psal. 59, Opp., I,
(l

100 E).
• l:.)1tst., VII, 2 (,_fG., 3, 1080 B). Si può pensa.re che Tommaso d'Aqui-
no di qui abbia imuarato a contemplare nella ::.toria della filosofia que-
sta graduale elevazione già accennata pure da Paolo, Allì, 17, 'l7: cfr ..
De Pot.., III, 5 = T, 44. 2. Si può osservare die nel De Pol., con riferi-
mento ad Agostino (Ve Ci·vUale Dc·i, VIII, 4, iìove loda coloro che se-
condo il pensiero di Platone trn...,ano in Dio la. ca.usa dell.'P..~!iere, la
ragione dcll' tatendere. 1'o'fd1.ne riel vivere) Platone. Aristotele e i loro
seguaci sono veduti nel terzo momento tlello svilnppo quando la mente
si eleva dalla considerazione d.ull'essere univer:;ale alla sua Causa. ln-
·Yece nella S. 1'C(Jl., Plu.~oue e Ari!=itot.ele appartengono al secondo mo-
mento e nel terzo si dice solo: 1e alcuni si elevarono uJla con~idera.zioue
dell'essere come tale». F. precisazione storica mollo appr~zzahile che
rivela insieme com.e si. C s1Jllu11pato "il pwa:;ù~ro critico di 8. 1'ommaso
nel giurllcnre la teoloqia- di .4rhtolele (vedi in VTTT JJhystc., l.ect. j,
§ F.st autem valete nolnwlwn) clu~ 11nn p:-1re sia mai giunto allu no-
zione di creazione, alla quale non arrivò neppure Platone {vedi MA'f·
Til"SSI G., 8. J., f,r..-. pQ1nts fo1Htame11ta11x dc la µhilosuphle t.homute,
tratl. J. Levillain, pp. 3(f.!-341. Turin, 19'.?6). Perciò ,, por adottando i prin-
cipii ari~totP-llc.i, S. Tornma:.o ha crealo un sbtema fìlosoflr.o tola1mcntr
differente da quello del suo illustre maestro» (itJid., n. 1, p. 302)_ Più che
al lJe Causi.~, dove per l' lnllusso 11~0µlatonico e' f. r.onUnuo scambio
dei due piani metalìsico e gnm;eologico, !orse l'Angelico Dottore, seri·
vendo «alcuni" pensa a.11a. il P.levaz1onf! u nì lbn-Sina che si riannodn
a quella ùi al-Farabi. Ma qncsta 11 sintC'si » dcl rJ~usie1·n che contempla
Dio come per se stes.so ('8L-:to11tc, st.u sotto l' inf111sso della nozione bi·
blica di Dio, passata nell' I::;Jum e tradotta in nozione me.t.aHsica. E. Gii-
son (Le th.nm.isme, 1942\ pp, 186-187) fa molta forza suJla. te~timo­
nianza di Agostino nel De C1.vtta.tP. De1., Vili, 4. Non oserei perù affermare
che S. Tommaso non ha mai dP-tto r.hi oltrepassi> Pl1lt.011e e Aristofole,
perchè in De Pol., nr, 5, 11 terzo momento cl~llo sviluppo contiene tre
elementi: • .... P. questa sembra la ragione cli Platone .... »; o questa è la
vrova di Ari!'.\tot-P-le .... •; •questa è la ragione di Avi.cenna u,
• I. 84, 4, ad 1. .
3 :\-Hi., 3, 868 B, nel confronto rlell' intelligenza umanu. con q11elln. an-
gelica.
INTROD. GEN. - LE FONTI 113

di ciò che di Dio è (per noi) "invisibile,, ; 1 in MTh., I, 3: spiega


cbe •gli aspetti più divini e alti di ciò che si vede e di ciò che
s'intende sono determina!" ragioni fondamentali delle cose solr
!omesse a Colui c;he tutto sorpassa, per mezzo delle quali è mo-
strata la presenza di Lui ,, . '
Se que;;to non è puro Aristotele, non è neanche Platone puro
e molt.o meno Plntino e Proclo: è però sempre una cet"ta chiave
d'oro che Basilio ha me5"o in mano al suo discopolo e questi
r ba trasmessa a Tommaso per aprire i tesori nascooli nella na-
tura, opera di Dio. '
Nelle mani <li Tommaso qu~ta chiave d'oro è insieme una
leva per mezzo della quale egli solleva un mondo nuovo di-
nanzi allo sguardo attonito dei suoi contemporanei e non di
quelli soltanto. Il pen.~iero c-ristùrn.o, rostrelto a poggiare il suo
sl<meio di um.flno sviluppo sul dato primitivo della vita intel-
lettuale, per difendersi dagli attacchi travolg1mti 11"/lo dialettica,
ritTova nella giusti(icazirme Ùmana di questo stesso dalo, fatta
da .'1ti$/otde, la da luminnsa per la fondazione della nuova sin-
tesi gnoseologica. Con questa prece<lcnte preparazione spiritnale,
si pnò spie153rc e capire perchè e come 'l'omma.30 abbia potuto
lmrre dall'opera di Aristotele, le l'irchezze inestimabili di un
pensioro :;empr0 luminq.<amente ape.rio sulla roaltà della Natura
e della Storfa.
"Aristotele, " nota Io Jae,o:er "è il primo pensatore che abbia,
nello stesso l<>mpo, fondato la sua filosofia e linquadramento
simico della p1•opria J.Jersonalità speculativa e con ciò inaugu-
rato una nuova interi-orment.e complessa e più reopunP<1bile
forma di consapevolezza filosofica."'
Questo >ignifica che anche quanti a lui s'avvicinano acqui-
stano o affinan<J ìl senso storico e il senso crftico, nella cono-
scenza della vc.ritii. E signiftea pure che Tommaso diviene inin-

1 MG., 3, 1108 il; cfr. Rom., J, 20 e 8ap., 13, .5: la 11 vera ra1idonc ~ è la
spo11Umcn. v rifles~a attività 111.!il'uorno r·agioncvol~ per lu quale, la realtà
del mon.clo che si vede e .. pc1·chè si v.~de s' rnten<le, di{encLt~ in noi fa
rcaua di. (;o/,ui che nè si vede nè s' ir1rer,de, ma se ne r.ouoscc la pre-
sen;t;u mostra1a dai suot effi..:ttl. H testo di l>iouigi ha due traduzioni:
(IF.t l'edilice de c:et univer~ seusihlP. caclw, ainsi r1u'un voil.e, les clloses
iuvisibles uui sont t>n Dieu M (D.1nmw); 1'ceuvre co:srnique de tout
!( . . . .

l'llilh'CrE> .,.-isible rcnd manifeste.~ les mystères invisibJes Ile Dicu » {OE
GANun.v.c). J.a. mia traduzione J)Og"gia sul valore dd verbo 11sato da Dio-
nigi e che si ritruva cou la stcs::::a costru7.ione in Demostene: ~ Ma rt
diff-,,a di r.ostui D (vN!i noce!, Vocabol. grec. ital., 1:>80b. Il probehletai cli
Uioni~i non è ne "nasconde-> nù 11 mnnirec;ta D ma 11 sta a difesa di 1
nel mot1o .spir.gnto.
i lbtrt. 1000 D-1001 A. Questu. tntima •<ragione D che fa parte nella
realtà di cL> che $1 veiJe e sl intende è ii mezzo che ci permette di cono-
1

scere nna.Iogìcamente In Caw;a degli Enti (f>)l., V, 9): è, insieme, ciò che
dà valore alla rHbtm conosr.;enza di Dio (contro Filone e Plotino) e ciò
cl10 la 1ien" nel suo limite innnno (r.011tro Ae:r.io P11 I::unomio).. ·
3 (.fT. Adl!. Ewt., J, 6; Opp., I, 2.17 CE; Alla., 19-t~, P- 47.
4 JAF.GER W., A1istott-le, vers. Calogero, lJ. 1.

lntr. - 8
114 LA SOMMA TEOLOGICA

telligibile, nel suo intiero valore di pensiero integrale e di vita


completa, senza questo collegamento di ambedue, alle sue
fonti.'

§ 3
La classicità latina.

54 - SpL>cialmente nella Seconda Parte della Somma Teologica


si trovano molte citazioni, che mentre attestano l'apertura dello
spirito tomista manifestano insieme la vasta cultura dell'Ange-
lico Dottorn.
Qualcuna gli viene da Agostino; p. es., Ornzio (S. Teol., 1-ll,
28, 1; 11-11, 23, 7), Virgilio (ibid., I-Il, 35. I s.), che è chia·
malo il Poeta (ibid., /, H6, 2, ad 3) Aulo Gcllio (ibid., /-li, 59,
2), ma altre citazioni stanno lì a provare che, senza essere un
umanista, l'Aquinate aveva uno ,;quisito sr·nso della cultura
umrna non solo di Grecia, ma anrhc di 1-loma. Cicerone si in·
contra spcssis.simo e credo sia una bella novità il riferimento di
1-11, 60, 3, ad 2, per la vil'lù che ordina il cittadino al bene della
patria, luminosamente chiarito in li-//, 101, i s., ad 3. Nono-
stante le severe critiche allo Stoiciomo cmne pensiero religioso'
u come dottrina morale,' Tornrnaoo d'Aquino volentieri cita Se-
1 Ari.'it. Meta.phys., XII, lect, 8, nn. 2545-i-516; trad. C.flrlini r:stratti dalla
metaftsica, pp, 224-225. Bari, ]!)/il) spiega molto bene il brevissimo ac-
cenno di I. 4, I ai Pitagorici e Speusippo. :':olo tenendo presente il testo
completo fli Aristotele si cuµist'.e il pP.n:c;icro di Tomnu1.:;o d'Aquino al-
.meno q1iando si vuol eogliere tl punto preciso intorno al (ftwle :,;i svolge
1' indagine. Allora. hen s'intende il valor~ ili una giusta nozione di Dio
per ~::;eludere non solo una. fal::;a corienione della storia (cir. 3 Co1tt.
Gent., 18), ma anche ogni pauf.eistlca intuizione cosmica, ~ccondo la
quale la vita del n1ornlo R:u··~hbe il fars1. di frio.
z La concezione teologica degli stoici è cncrgican1eute rifl.11tata (ve<li
II-11, 9/i. 1; in~ieme a.Ila triplice t0ologia che ::;ta nlla radice delle cuuce-
zioni religiose incompossil>ili c:oll Ja fede cristi11.na e, comQ si è vifttO
(pp, 6i!, 65, 68-69) determina atteggiamenti spirituali 1.:lle Gestì Cristo ha
de!lnttivament.e eliminat.i dnllfl vitil 1~mana. Il µcusiero dl Seneca sul
caro prezzo di ciò chf! S\1tt.it!ne mediante li..1. p1·c·g!dera e ct1c potrebbe fal·
sare il nostro rapporto con Hio è debitamente mes:;o a posto W.rid., 8.~, 2,
arg. 3 e cfr. ad 3).
3 TommilSO d'Aquino intP.nde conservaro n.lla vHa il suo senso inte-
grn.Jmente umano e a questo proposito è degna di nota Ja di;:cus::;io11e
snlla bontà e malizia clel p1uccrc. Egli non ~i irrigidi::;ce !:toicamcute
in nome lli una certn mora!~ ':ristlana t·o1ulannandu 1 11ia<:eri, come
neppure fa concessioni ùi coinprmnes~o nll'estetisnrn. Nobilmente egli
si solleva al bene 01w.,w e di Jà trac Jn. norma ùell'ngire: il µiucerc e
la gioia segnano l'or1erazione, r.omc lo ~pleudore flella vita rifulge nella
ffe;gI~~~z~ 1~i~~~~:~~},~ffiafi·1{~1 ,~!ìo~'P. 4ki ~~u7gi~~1o~~~ ~} ~c~i!~~a~fo;~~~
come 11 medicina amara:., mo. ne1;t~$Sariu ul ri~~q11i'5to ùella sai-ii.le spi-
rituale (cfr. 1-lf, 87, ì: il st:.:nso <lel <lol 1ne come m.t'dici.1u1 peuule, a11a-
loga alla u !;piacevole pozione " ternpcmtica., è mes:-;o ln luce per chia-
rire il penatero di S. AKOSlirao sul valDrc rJi gi11!-i1izia. 11e1la sorrerenza).
INTROD. GEN. - LE FONTI 115

neca e ne illustra lti rlottrina intorno a certe virtù come l'obbe-


dienza, dove fo1iissimo è il senso della personalità subordinata
a Dio (S. Tr.ol., 11-11, 104, 5), la gratitudine (ibid., 106, 3, e
rispost<> alle sei obiezioni, 4, ar1>. 3 c.; 5 s., ad 1) e a certi vizi
come l'ingratitudine (ibid., !07, arg_ 1 e 2, ad 2; arg. 2 e 3;
3, ai·g. 3 s., ad 3; 4 cl. la menzogna (ibùl., 110, :i, ad 5).
Trattando dell:i magnanimità (ibùl., 129, 5, arg. 1, ad 2;
8, arg. 1), della magnificenza (ibid., 134, 3, arg. 4), della cl&
menza e mansuotudine (iòitl., 157, 1 s., ad 3, 2 s., ad 2, 3 s., ad 1),
della rrudelt.à (ibid., 159, 1 s.), della condotta nel divertimento
(ibid., 168, 4), Seneca è consultato come un moralista aulor&
vole. Ma la sua dnl!rinn,, assimilata ne.Ila sintesi etica cristù1na,
perde la suporbi:i latenlé e la disumana durezza che sembrano
caratteristic!te dell'atteggiamr.ntn stoico e acquista invece il sen.<o
di una personale 110/Jiltà e di un saldo carattere_
Tra gli scrittori latini, Tommaso d'Aquino ricorda inoltro Te-
renzio, 1 Cesare, 2 Hallustio, 3 Tif.o Livio, 4 Frontino, a VaJcrio
Massimo,' Vegezio.' Forse queste ultime cii.azioni rivelano
t'L10mo di alto lignaggio che nel castello avito ha forse sentito
1ci;f'ere con passione giovanile, la storia di imprese militari o
guel'l'esche.

H
Il neoplatonismo.

55 - Il trapasso ideale dalla clas13icilà al noopln!Dnismo av-


viene mediante l'opera di sintesi compinla da Albino " Numenio
«alll';1verso i quali già si fa strada lispirazione propriamente
neoplatonica"' mentre gli " scritti ermetici " riflettono I' indi-
riz1:0 neopitagorico nella nrnntal ità egiziana.
Alla triade di cui parla la lettera 2, attribuita a Platone,' Al-
bino •attribuisce il significato sto·rico dei tre principii divini, in
cui culminano rispetti1'amente il platonismo, l'aristotelismo e lo
stoicismo. Nella su" introduzione ai dommi platonici pervenu-
1 Il-Il, r-.3, 6, ad 2, in mui fl.nissima analisi psicologico-etica della òe·
pravn:i;iono:? se.:;snale, la c..:it. di TEre11z10 ha ::;apor~ di comicissima testi-
monianza sulle l.iarum~ degli a.manti; cfr. 11·11, 1.'J3, 5 la ci.t. sulla • falsa
1a.crirn11c:cht 11 che fa ~vanirt: i feroci propositi dell'amante.
2 1·11. 9~, 4 c.

' I-li. V., 3, ars. 1; 59, 2, arg. 3; li-II, 30, 3, arg. 1; 32, 3, ad 2; 131, 1,
ad 3; 132, 1 e; 181, 2, ad 2.
' ll-11, 82, 1.
.s Ibtd., 40, 3.
• Ibid., 47, 10, ari 2; 82, 5; 95, S; 149, 4; 152, 2, arg. 3.
'I-li, 40, 5; 1/-11, 12.~. 1, ad 2; 153, 5, ad 2.
8 nt: TitHì<ìERO G., Sto1ia della fi.losotta, I, La flloso(ta greca, II, p. 240.
Bari, 1943.
• Vedi p. 62, nota.
116 LA SOMMA TEOLOGICA

taci sotto il nome di Alcinoo, e.gli distingue t'anima del mm1do,


l' intdligenza del mondo e Dio ». 1
Numenio di Apamea, giudicando indegno del Supremo Dio,
!oc.care la materia tenebrosa e malvagia, pone il Padre che è il
pri:mo Dio, al di sopra del ser,onJo che è il Demiur90 ; il terzo,
come opera del Demiurgo, è " uno,, con lui che è il suo [JI'in·
cipio ordinatore e vivificatore.' Le realtà sensibili non possono
e:;$ere mezzo per conosct>re il Dio supremo.
Gli uomini conosrono la "Mf'ntc n dcminrgica, ma ignorano
la «Mente prima., elie si chiama l'Essere stesso,, ed è anteriure
al Demiurgo.' "Allontanandosi rlalle realtà sensibili, uno potrà
pa.rlare d1L solo " wlo con colui eh~ è il Iluono" in una mislica
ineffabile "solitudine"·• f:on questo senso di insanahile pessi-
mismo, è spezzato il rappol'lo del "sensibile" e dell' "intel-
ligibile». Perciò Clmnente Ale.jsandrino osserva: «non è l'allcrn·
lanamenlo rlalle ri;1.1Là >;ensibili che di conseguenza produce l' in-
timitil. con le intelligibili, ma al roves~io !'intimità con queo.te
spontaneamente diviene uell'uumu che conosce, l'ivolgimcnto da
quelle».' Neccssariamrnte Dionigi il Mistico, doveva iniziare
rope.-a sua col suo trattato sugli intelligibili e i sensibili, rti cni
Tommaso ha la!'gamente ;ipprofittatn.'
Negli sr~rilti ernwlici t•ilroviamo i conC'elli dell'iniziale ispl-
razion~ neoplatonica, divers::nncnte elahoratì, mn egualmente
torbidi, nelrespressione di un incoercibile quanto disumano ch:si-
dcrio di evasionr. spiritm.ile, 7 inconsistrnlc~ anr:lt~ da un se1nplice
punto di vista (ilnw(i.co.
La Somma 1'rnlogfra ha poche rilaoioni rrmcaclte: ne ho tro-
vate due: l'una sembrn rendere <lei tutto superflua la luce della
i·ivclazionc per la conoscenza del mistero della Trinità;' ral-
1 or. RcGc.1rno, I. cit.
s Vedi Er:snno, Prac1iaratio et1aw1clica, Xl, 18; r-<1iz. Dindorf, 11, p. 38.
3 /Md., p. 41.
4. Iùifl.. ~2. p. 46, DE RLGG1mo G., (1. cit n. 2, P. 241) os!"icrva che
l'espres-
sfone « ria solo a solo ).i si ritrova "testualmente in Plotino" (vedi pa.
gin e 65-66).
11 Strmnati, IV, 23; er1iz. Potter, I, p. 6.~1-
1 Vedi pp. S:~-64.
~ ct·r. Phnandrn, YIJI: primo essere è Dio sempiterno, immor-
~il
tale, rHin ,!-!'('nera1o, e autore dt tutte Jc co~c- Jl !i~~condo è f:.f-A.to fatto o.
::;uu in1maginc e uuesto è il monrlo D (trad. R Fedi, p. 80. Milano. n'i2).
che ò " il &ecuudu tlio Jl '.U1id., p. 79); • il terzo animale è t'-uomn [<!tlo
ad imnlf1qiJ1A d1~l mondo~ (ib·icl., p. 81): cfr . .4F"tll'J1iw;. Ili: e• l'uomo è
Uf') 11-i,vente arlorabilc e venerando": Vl: m Signore rlell'eternitR. e il Dio
primo; ::;ecoutlo è il mrrnrto: terzo è l'uomo~: cfr. p. 68, nota 2.
' I, 32, 1, ar~. I: di solito gli editori rinviano al Pimrrnrlro, clial. TV
"Discorso di Ermete Trimegigto a s110 Oi..flin Tat •: la Coppa o la .Wo-
nade, ma non e' e il l.e:;to riportato da S. Tommaso (\'cdi ediz. cH., p. 60)
clte 11011 si trova neppure nell'Asclephts. Il mio carissimo amico D. Pie-
tro Caramello mi segnaJa in ALF:X\!'l:DIH DE HALF.S, Swmna. Teolo(Jica, t. 1,
l. 1, o(l.1t. ad Clo..ras Aquas, p, 18, Hì~,L Trar:t. Introd., q_ 2, membr. 1, c. 3,
la nota 1 deg-Ii editori allo stesso testo con rinvio al W1er XXIV phUo-
aophorum, edito per la prima volta dal P. DENIFLE, in Archiv. f. Litt.
INI"ROD. GEN. - LE FONTI 117

tra' deriva dalle opere di Agostino' e ne compendia il p~n­


siero.
56 - Di fronw al neoplahmismo schietto, Tomrnaw ha una
posizione comples>a, ma non complicata. A mio pa.rcro, tale
atteggiamento è detenninato dalla dottrina elaborata da Dionigi
il Mistico, in con formitA c0n la più genuina tradizione del pen-
siero filosofico n·ioliano, per eliminare tutto ciò che nel neopla-
tonismo di Plotlno e di Porfirio, di Giaml.Jlirn e di Giuliano era
contrario e incompossibile con la nuova sintesi cri5Uana.'
Col possesso pienamente cosciente, anche se non storicamente
giustificato, di questa dottrina, Tommaso si muove con la ma
propria padronanza e anche con una sorprendente snellezza,
evitando ogni dannooo compromesso con principii inacedtabili,
dando piena soddisfazione alle nobili aspirazioni latenti nel-
l'ultimo grande sfol'Zo intellettuale dell'anima antica per la con-
quista ridia salveY.•a e della. porfczionc.
Come già s'è vìRto, il sisteù1a kiadico di Plotino non so:lo si
presenta come teoria èosmica," ma su di rsso poggia pure una
ceri& conceziQne etica' e religiosa.' L'Aquinate la conosce altra·
verso Ylacrobio' e la giudica esattamente.'

u. Kinhcn(/f.:5C/l., Il, 428 e poi <la BAEUMKER CL., Dai:: JJ~Cuùuhenn. Uuchcl.
Vhmmdwan.i!.ig Meif:.t.er )>, 1n l"'eMga.ne zum 1u GP.hunrtsraa G. \'. Hcrtllng
(Freibu.rg, i, U, 1\.l13) p. 3U 55, Da questo scritto p::ie11ào-ermetico era pa~­
sata nel pat.rimonìo- culturale del tempo la prima sentenza, ctt::i.t.a anche
da S. Tommaso. Il confronto tra la risposta del maestro Alessandro
e quella dell'Angelico Dottore ra toccare con mano il progresso reale
compiuto dal pensiero teologi<:o. Ec1 è notevole e-he la dottrina esposta
nell'ud 1, f:.ia in perfetta armonia. t:o1 pt-!nsiero dottrinale ermetico del
Pi.ma.ndro. VIII e dell'Asclep"ius, VI; ed è moUo più scienti1icamente pre-
ciso rli quakhe moderno interprete.
l 11-11, 94, 1 c.
2 Dc Ci.viMte Dt:-1., VIII. 23 cit. .4scleplus, IX, dove si vorrebbe giustl·
th.:arc una certa. forrni:t. <li cullu egi:.::iuno, cumc autolatria dell'uomo:
ct a.nirnal adoranclum et honornnclum ~ ([Ili.
3 Secondo G. Calogero, «il sistema. plotiniano, nel suo tentativo di
conciliare in unicu Sintesi tutte lo grandi verità del pen:;;iero cla~:;;ico
.per opporle alla, minacciosa offensiva act nuovo pens·iero cri.Mi.ano •
assume oc forme .... affini .. a quelle del pensiero crJstiano (PWTINO, in
Ef/c. llal., XXVII, p. G52 R. Roma., 1935}. Ma in questa atllttità è aJ.Jpunto
na.scm•La. un'insidia per il pensiero cristiano (come si v~cle col suborùi-
na?;ìonismu ariano) i vedi pp. 62, nota; 64, nota 8.
~ Enneadi, V, I, 8.
' lbtd., l, 2, I.
(; lbid., V, 5, 3.
1 l\"ooplatonico occidentale che scrisse un commenl.ario al Somnium
Sc·ip'l.oni.5, nel Dr. Rer.rubllca di Cicerone, che doveva ~ f'!-lsere una <li-
vulgazione rtf!l pensiero 1;reeo. spocia.lmente platonico roma11i?;zato e
riuffermuto sul culto clell::l. giustizia. E riusci un complesso così ben
fu:;;o di elementi greci, rnmani e umani..... che piacque a lungo .... E il
grammf.ltico crisf.iuno Macrobio ne riferl e commentò appunto quella
parte del Jihro VI. a cui die<le il titolo di $omnium Scipionis » (Do·
BELLI A .. M. Tullii Ci.ceroni.~. Smrudu.m Sciptonts ex libr1s de republi.ta,
p. 12. Torino, rn43 111 ).
1 J. 32, l, <:tll t. Da qucsU presupposti filosofici. Tommaso vede c1e1·i-
vare con intuizione storica giustissima il suborclinaziouismo preal'io.no
Int:r- 8
118 LA SOMMA TEOLOGICA

Pure attraverso Marrobio. Tmnmaso conosce la "scala della


virtù ,, e la inserisce nella s·intesi morale cristiana.• '.\.la eviden-
1.ornentc questo programma etico, che Porfirio elabora come pe-
dagogia univeraitaria nel suo Avviamento alla vita intdl~ttuale,'
intcl'prr.tato rla Tommaso, non ha più lo ste"so senso: c'è la
ste3Sa linea struttlll'ale, ma il contenuto ha acquistato un diverso
valore che gli viene da Basilio il Grande, 11.Hravcrao Dionigi il
Mi8tico, quando delinea lo sviluppa deHa vita spi1;tuale del-
l'uomo cristia.no, secondo la triplice grarlual!l faro di perfezio-
namento.~
Un contatto più intimo col prnsicro neoplatonico, Tommaso
1'"1ibe attraverso il De Causis, elaborazione araba del Sillabario
tMlr>(Jico di Proclo, rhe non è, come voleva \V. O. 'l'ennemann,
un Commentario, ma, come sostiene il Dubner, "un compendio
della teologia di Plotino"·., Quosta derivazione dalla. teologia di
Plotino, attraverso il Sillabario teologfro rli Prudo, nella elabo-
razione do! De Crnuis, è messa in rilievo nell'analid d"lle cilu-

e :-irinno. Nel 4 Co11l. (ìr.11J., 6, ~ F.sl au/lmi, ri:umo1la la pott~rnm rli AriD
f!di Eunornio ai a d•'.'tt.i platoni•'.'.i ... e <'io(• al IH'nslf!ro m:r)platonko inftulto
rta.gli Oracuta Ct1af.d.~1ir:n e da.IJa tenlo~·i~t ('gi7.iana: clopo il Sori1mo Dio
Padre, e' è Ja Meni.e 7J11tenrn {cfr. P(H\F!luu presso AGo~nNu, De Ctv1-lr11c
Dei, X, 2:~: G1urn1.1co. DC' Mustans .-tcmmt., VIII, 3, ediz. Ville, p. Hl7,
notai e l'A1dll1a munùi. Questo influsso egizijno sul pcn::.icru lli Eunomio
già è nof.ak• ùa crrugorio Nisseno, C:unrro. Wm... XII/a ('.\1fr, 45, 901 CD)
mentre l' i111lussu di.;l Crnlilo ùi Platouc 0 rh.~oulato in XIl.'h t'1bid., 10-'i.~) C).
1 « rlir.tn. platoniGa ~ di R. Tommaso, s1iieJa1.i :-;~.orlcamentc, 5ono come un
raggio rii lurn venuto n1traverso lo ~pet.rro;:;r.op10. E p11rc notato U prolun-
gamento di f]Hesti influssi su Aviccnnrt '.i/lid., I( •••• conson~i.I. rwsi.t"lu A lii·
cennae »).
1 Vedi I-Il, GJ, 5"; PJ..OTINO, Ennca1li, I, 2, 1-7; cfr. Oi.n:l\\\'l·:G·PLtAECHnJ\,
(irundris.'i 1J.er Ge.'H:hicht~ tfor Plti.l.os., 1, p. 607: per il senso cristi.:mn e
i: Vl\lore mi~tico-asn~r.ico di questa sc;;la delle vlrtù, vedi MASSOULlÉ A.,
,'\.Jedttazioni di S. '.J'ommaso d"Aq-uino, trud. Tauri::;;lno, pp. 41-G4. Lucca,
H.110; GAllfil(ìOl"-L.\GR.\NGlI R., Parfcziuoe Cri~iimw f' L"Mtt1:runlozi1•11r: w1-
condo S. Tommaso d'Arru.ino e s. c;mm.nnt rli!lla Croo~. tr.·ul. Nivoli.
Torino, 1933 .
.:i Ptm~·rn10, Sentenfiae XXXIV {r,f1·. CRutWP.G-l'R:\P.CHTrn, p. 611); anche
Giamblico _m0ttc in va.lorc questo p_rogramrna eticn, ma subunli11:..1n-
dolo alle virtù iernlkhc U,lJid., 11. 61(; c.011Curme1nunl.•: ;1J priurnlo d21la
Teurgia. Macrobio fecr. co11oscere questa dot.trina di Plotino 1n.'.i~rrm­
dola nel Commento nl Sor111n di. $dJYinne (i./Jirl., IL (ìfi1). Perciò b1sogna.
farf! at.tenzi()(W: (ju;1nrlo U 11, 61. !l, ad 2) :>i trov.:-1. ~Plotino dice >l, l'cspres-
sionP. non indica un <'Ontatw 11iret10 ~on l'lntinn, ma uno. conoscenza
me<11af.a. df!l ~110 rH•nsicrn (1~rr. J/·11, '•B, arg. 1; 4'.1, 35. 5 s.: "secondo la
scntcm:a di Plot.1no .. }.
~ Ve:rh p, 75, fl(Jti.l, Hl. Fa una certa imprc:'.siruw ve(]1 1·e 1\ìmma~o l"he
1

mette in rilievo il SCdSO cril.iw ddl11, vil11. nwrn.l.t! di (;1 1s•t Cti..~to, ricllia-
mando la cloitrina di Plol.ino (111, 7, 2, tid 2) già spiegat.:~ 1·11. 61, 5. Ciò
che quel gTa11d1~ avt~va pP.nsat.o, P01·fir1o aveva difl'f;o, Giai:.uhlko UYf'Yil.
ronsi?rv::i.to nr.l fJIJ:uho df>lla religione. Giuliano aveva t.eritato ù' inserire
nel programma imperiali:: per arrc~t.ato l'r.Lvanzulu vittoriosa di Gi~SlÌ.
Cri~t0, Tommaso In 11rc1h.lo per spiega!'(.) sloriculll()!Jfr. - rion r·icorrc11rlo
Il ca.u::c uml>'.eH(ali. n1a ponendo in luce la snpcrioritl\ df!lla per!ìona
stes~a che aveva iniziato iì nuovo pro.rp·amrna 5-piritualc - il fatto ecce-
zionale ùi questa sti!?-Sa vittoriosa. f'om111isw.
4. Jn PLUTINI, l~ltn,~ad.es, 11. XLIX. 1'urig1, 18'J6.
INTROD. GEN. - LE FONTI 119
zioni che da questa operetta sono passate nella Somma della
Teologfa.' .
Gianiblico non lho trovato nella Somma Teolo,qica, però la
teoria del processo di vino come è dc'lineat.a Il-Il, 04, 1, con ri-
fe1·imento ad Agostino, Dr Civitate Dei, 8, 14, secondo Varrone., è
quella stessa che Giamblico pone come fondamento della T~ur­
gia per il vincolo co.m1iw e la catena astrale che tutto lega in
una univer~ale si1npalia. 2
S'è già detto con quale energia, il pensiero cristiano fece
piazza pulita di tulfa quE»fa geral'ehia cosmif'.a a come per il
ritorno dell'anima a Dio, unica via di salvazione fu posto il
CrL;to nel centro della vita umana.
PDl'firio è citato diverse ve<lle.' L'operetta Avvùimentu alla
vita ù11rlfr1tualr è irnplicitan1ente citata attraverso i riferimenti
di ::\lacrobio sulla 'scala delle virtù" secondo Plotino. Qual-
che aspi:tlo nuovo del pensir,ro nooplatonico pot.rebbc venir
fuori, ernminando come dal cBntrnle nucleo plot.inico, Porfirio
e Prodo raccol,gono gli Plcmenti /rolo,qiti per una 5l'l'ia prepa-
razione dello ;;pirito alla percezione feconda degli "intelligi-
bili u.·I
57 - Quando Tommaso cominciò l'esposizione del De Causis,
comunico alla s11n scolare,ca una sco1wrta che se l'avesse fatta
un alt.ro oarebbe ~tata sufficiente a farlo rkordare anche solo
per questo, nella c·wria della (ìloso(ìa. ,\ Viterbo, infatti, Gu-
ghclmo rii Moerboke gli aveva fornito la traduiione latina del
Sillabtrrio teolu,qico cli PmC'lo (18 maggio 1268) e confrontando
1 Questa consiclernzicne documenta.rin dù, a mio pf-lrere, uno !;peciale
vulorc a.llo studìo rlì 8. Deatv!rcu, "L' 1d~nt!tà rlrll'P.'>~Pre e del cono-
:;cPrr. nella verHù rJlviua '" ;n Anf! .. 193~- pp. '•G5-5J.l ed Jistrattn (Roma,
rn:rn1 ; il 1Jenslcro di Plotino e quelle ili TomnHtso sono confrontati sul
piano icli:>ol<)KieO. ma cono~ce11do lo !ivil11ppo storico del primo, i1 va-
lor~ clcl ~t!condo lrn. un suo fori.e rilievo. Poi<:hP s'accernHi al modo di
conoscere per cont.n.t.to \l~sfrnllo. f'. 13i surcbbe stato utile amn·ofondire
111 più In ricerca su questo 1ra.:·<10 f!ella conos<.;C'lì.za divi11a ·:cfr. ARISTO·
TEJ.E. Xli. 7, com.. di S. Trnnmoso. lert. X, n. 2;i·"i.~, traù. Curlini, Estrnttf,
l)p. 2~3-224) che è dl:'Cif.:ìmente esclL1rn tfa Jlioni:;ri il Mi~tko (MTh., V;
MG., 3, l1H~ A) e dà più profondo valore ail'uffcrnrn.zionp, òi Tommaso
(J, 14, 2, ad 11. giustamente messa iu rili~vo dal D~anùrca (Eslnllto,
pp. 14-15), m:i non con sufficiente stacc.!o finito stP.sso De Causis (\·edi
i~id.,n. 1, p. 15).
2 Cfr. Dc Muste·rU.o; Acomitionrrn, I, HL
:1 r:rr. I, (''6, 3, attraverso Ago~ti110; l-l/, rio, 1. ud 3, uttraverrn Simpli-
cio, 7!,, 8, arg. 3: 81, l c. Nel S Crn;t. Gcnt .. 106. 107 clta la lettera di Pur-
tlrio ad ,<t "'~IJ011e seco1Hh> I' informazione ùi Agostino, De Ci vitate Dei,
X, 11 111:1la t1·ad11zio1w cli Mario Vittorino.
4 P~·r la somi:;lia111;.1 clr.llP. cl11f! c,pt>rette :ii Porlirio e di Prodo, lo
Hnlflten ·'.cit_ IHlliner, ·//Jirt., Jl. XLIX) 11.'t loro lo sle~so nome di Fo11fla--
ztone teolufJira cl1c mi pare corri-:,po111la n.I titolo 11u~trn di ~itlal.111rio
tcoloaico. La <JifferL'llZa. o~serva il !Jiibner Ul>irl.), i:> ud modo: Por-
llrio, pn quanto Sf! ne 1mù g1111Jicare dal poco clH! ahtiiarno, m:i.::P11tna
la preparazione totico-gnoscohwira, .. Prndo ..:oslntj~ce questa t~ologio..
come sf. tfrl. 11esswi altro fosse slal<t trattata, inual:.::undola sopra le ~ue
fundamentu. "·
120 LA SOMMA TEOLOGICA

i due documenti aveva intuito che il De Causis era una deriva-


zione dcl Sillaba1·io procliano. Perdò, iniziando la spiegazione
del De Causis disse ai suoi allievi: «In greco c'ò un libl'O dcl
(neo)plalonico Proclo, composto di 209 propO!Oizioni, intitolato
Silla/>nrin teolonico; in arabo, e' è que..'lo che pre.sso i latini è
chiamato Le Cause e con;ta che lu tradotto dall'ambo, ma in
g1·eco non si trO\'a affatto. Si vedo pertanto, che fu esfraUo oal
predetto libro di Proclo, por opera di qualche filosofo aruùo,
specialmente pcrchè ciò cbe vi è contenuto, si ritrorn nel Sil-
labario, in modo più abbonc!antr B diffuso».'
L'istinto critico e lo studio parallelo ciel lo fonti, aiutati dalla
valenti11. linguiotica di Guglielmo di Moerbeke avevano chiarito
un punto assai imp{)l'tante nella documentazione storica del pen-
siero fi IO$Otìco.
Questo Sillabario t~olngico, nota il Diibner, è molto difficile,
"ma fremano pure quanti opinrrno che i principii della teologia
si possano cercare p~r le strade e mendicare, per cosi dire, di
porta in porta. Nessuno, io penso, ne!"herà die un teologo può

1 De Causis, tcci. r. Il Libro di Proclo nella ediz. del fhilnH)I' c:on1.a


211 propo!'izioni: Procli successori.~ platonici. Instilut1o 1·heoroait:a, (iVirt.,
l'•P. LI-CXVII) cosi che non sempre le proposizioni citate nella espos·t-
zione, corrispondono u quelle clell'ediz. Dùbncriuna. M. Lo~acco ne ha
fatto una traduzione italiana L'lem.enu di Teol()gia di Prnclu. L:J.n-
ciano, 191ì. Al tempo rli S. Tommaso, il librn di Prnelo era ili al.tualitU.
miss·Lon.aria: Simone 1-'et.ritsi o Petritsoncli monaco di Plendzn.nhauli.!i,
nel 1248, sopra una versione g..:orlo{iana 1lel Sillabario di Proclo ne aveva
fatto una traduzione armena. Secondo lui Mo~è Bar Kcpho., Dionrgi
l'Areopagita, Jr.roteo e Gregorio .Nazianzeno s't!rano largamente s~rviti
d1 r111est.o sillabario; (cfr. HAUSHtrrn J., S. J .• oi Doutes au sujf'L du "di \-'in
Dcrns ·· o, iu Orlentalia. Chrfatirrna Periodi.ca, 193~. pp, 489-'i~IO, che citn
il Code.x borg'ianus arm.enu.s, 77, sel;OUÙO TIS:>ERANT E., llibl'iothecae AJ10-
:;f.olir:ac Vati.i;anae .... codtces ann.ent, IL H5. Roma.e, 192i'). E noto che
otto mis::iionari domenicani furono man<l :lti <in. Grei-rurio IX ullu regina
nw:.~wlana net 1240 e che fra Gubcurllo di Cremona nel convento di Ti-
:His era i11 relazione con i circoli cullurali gecirgiani come r:i informa
Vincenzo di Beauvuis (cfr. TAMAIU.TJ M., L'éfJllJe géoraienne d.ès ori-
yi,ne:s ju.&qu.' à ·rws jottrs, p. 4:7::0 e n. 2. Humc, l!HU; AuH.t.NF.R B., rne nn-
11tinilw1i.erm·i.:;.sirm tle'> 13 Jahrhunr1.eru;, p. 86. Hube-lst:hwel'ùt, 192·1). i:ul-
te.riore irrodiazione clell't:1.postoluto domenicano in Armenia e i vonse-
gue.nti svamlti culturali fra Od.ente e Occidente, per mezzu ùei Minsio-
na.ri, llàuno una certa. verosim1g-l1anza. n.11' ipntcsi r.he lo suHlio <if'l De
Causis in ra1murtu ul Sillabario di Prudo aves~e anche un valore. mis·
sìo11urio non soltanto per coloro che lavorava.no nella Spagna morr.:;ca.
mn. tHH.:l'le 11er c1w1.nti volevano cono::.cere i punti di contatto con l'anima
de.Ila cullura geonriana e armena. Sotto que:Sto uspdl.o, 101 <lipendenzn
di Dionigi ila Proclo appariva furmu:ulu gcne1.icamr!.nte come lll:'i t~mpi
moderni, cou l'aggravante peril che i11 tu.le ro.pp·:.rto di d(~1·iva:1.io11e P-ll-
1.J'ava anr:he Gregorio Nazianzeno, con poco ri::;r,ètto dt!!lu cronologia.
Tomma:::.o, se P.hbP- se11t0re di tali (Jllf!Stiu11i, con!-.t~n:a a DiuuL~:d una
IH'opriu autonomia dottrinale. DUI' riconoscf!mlo un llctl-rniino.to rap-
potlo eh lui con i {nPo]pl:1.10!1icì 'ill m:nera.Le: p~r Questo 1.1110 purlure
cli correzfofl~ (De Causts, lcct ~) fli climi.wizione o di nso clP.lle nozioni
rirO[ll'ie di tale indirizzo (ibid., lect. !f.L In tale aLh:!ggi;:unP.nto rii Tom-
111aso si ve<le chiaranw11t~ che la q11c.=::tione dell'f:'tichdtu aJ)oslolicn-areo-
IJUg-itica è df'I tut1o fr11sc11rata. 111e11trc viBne ln prlmo piano la (islco-
logia delle 1Jotlrine
INTROD. GEN. - LE FONTI 121

essere C()nsiderato veramente un dotto, quando avrà ben capito


i principii della filosofia platonica e imparato a rettamente valu·
tarne la forza, in ordine a tutta la scienza delle religioni ".'
E: il più bell"elogio che si possa fare dell'Aquinate: ognuno
che abbia seguito le sue spie·gazioni col continuo riferimento
al Sillabario procliano, pui> render·si cont-0 dello sforzo gigante-
sco che egli dovetto fare per districarsi dal sottilissimo grovi-
glio na.<;eosto nella più pericolosa apologia filosofica, tentata al-
l'ultimo momento, dall'ultimo rappresentante del pagane5imo
antico, per mantene1·e in vita un ordinamento spirituale ormai·
superato.•
58 - D"po la mQrte di S. Tommaso, l'Università di Parigi
scrivendo al Capitole; GcnQrale di Lione, domandava pure che si
cercassero alcune opere che il Dottore Angelico aveva incmnin-
ciato a Parigi; tra ra·Jtre rirordava quella sul libro di Simplido,
Com.m.en/fJ alle: Categorie. Questo commento tradotto da poco
(1266) in latino, è una prova drn egli era aggiDmatissirno e ci
teneva molto a documentarsi nel miglior modo che poteva.•
Di Macrqbio già si è detto una parola; a parie la citazione
di S. Teul., I, 32, i, ad 1, tulle le altre sono di carattere morale
e tutte ricavate dallo stesso Commento al sogno di Scipione.
Macrobio forma con lo (pseudo)-Andronico e Cicerone il trio in-
separabile che quasi sempre si incontra nella trattazione delle
vil'tù.
Un ultimo documento di caratt<>re neoplatonico, ma di com-

i Vedi « Proernium in Procli Institutionem Theologicam •. In P1.DTJNI,


F.nneades, ediz. cit., p. XLIX. Non sarà inutile ricor(fare l'osservazione
del Passamonti 1·iguardo al manuale dì Salìustio del quale llicc che
• m~nt.rP riass:..imo ciò che s'era. detto unteriormcnte dai primi P. grandi
maestri, àli ai successivi corii1~ a Ptotlo P Olimpiodoro, materia delle
loro d:is.~ertazioni • (op. ciL, 1.J. 7'27). Comt! s'è visto (vedi p. 60 nota 2)
Sallu5t10 rtistingueva gli dèi sopracusmici in una triplice serie secondo
che erano considerati come principio di sostanza, di intelligenza, o
di 1Ji/.a_ Proclo nel suo SillafJal'io rion fa che ramnurc que.::.te nozjoni
della scuola di Giamhlico, uelle Quali si frantuma il concetto del De-
miurgo pia.tonico. Ma esse avP.va.110 perso 0rmi.\.i la loro funzione di
combattimento e la lotta era {t1le ultime sc.aranwrce.
2 Prncoplo di. Gaza (t 529) fece una ~replica ag-li elementi teologici
ùi Proclo i.o (fram. in MG., 87"'. ~7!.12 E-li). Nicola di Methunc (t 1J6~j se
ne servi pn una. o: S1Jicgazione deg-11 eh~memi leologi.ci di Frocio» (:'.\-fG.,
135, 509-518) ma, rtata l'epoca tardiva, qrn:!~ta " spiegazione» sembra
un'esercitaiionc, mentre la. replica» cli Procopio mostra almeno che
f(

JLell'anibie.ntc ecelcsiar.ticl) del V-VI ::..tcolo, Proclo i:> as!-iai conosciuto. Que-
.~to tatto rende 1.ncon.r.epibile che 11n discepolo sua riuscisse a copi.urlo.
tacendost poi pn..1'.rn.re per l':f.rcopaqtl.o.. 11 carattere generale dell'opera
Prodiana Io vedo confermat.") in un giwli:1.in (li G. Calogero il quale
csserva che il suo scopo fu cr dì rMwi/iare l~ nrrltn.o.re in un grande edi-
fìzio, tutti i V'.\.lori •ti verità elabori:iti uel cor.-;o onna1 millenario ùeJ.la
filosofia greca, per cos1.i!uire r,on essi il frontè unico contro 1·ormai ine~
sorubile avanzata dcl pensiero cri~tiano •; ctr. Enc_ ll11L, XXVIII, 1935,
p. 290. se ben cA.pisco ~1ucsto giudizio, Pl'oclo è un punto u·arrivo e.
ver di pff'.I, d'o.rresta.
• Simplicio è ciiato: 1-11, 49, 1, ad 3, 2 e, art 2: 50, 1 e, ad 3, 6 e: 52, 1 e
122 LA SOMMA TEOLOGICA

posizione estranea al movimento culturale al quale apparten-


gono le opere sopramenzionate, è lo scritto anonimo De lruelli-
gentii.s.'
S. Tommaso lo liquida in modo sbrigativo, con un secco:
•non è di qualche autorità ".' Il suo autore certamente non è
Witelo, come e,rroncamente si credeva,' ma secondo G. Engl-
hard, Adamo de Puteorumvilla. •
Se ancora si ha in mente di cercare, in questa e altre specu-
lazioni similari, la fonte dell'Angelologia tomista, sarà bene ri-
cordare che la pulizia del cielo fotta da Dionigi il Mistico con
la dottrina della Sacra Scrittura su Dio e gli Angioli, è un ef-
fetto manifesto dell'autonomia dcl pensh~ro cristiano nello stu-
dio delle sostanze separai.e. A mio parere, esso mai senLl il bi-
sogno di tradurre in gerarchia spirituale, la gerarchia cosmica
immaginata dalla poesia teologica del paganesimo, o f.rasfor-
mare in cori angelici, i gradi ipostatici contemplati dai filosofi
nei miti dell'antica religione eliminata dal Cristianesimo.'

§ 5
La Filosofia e la cultura islamica_

a) Spostamento orientale dei centri di cultura.

59 - Nel 529 Giustiniano proibiva linsegnamento della filo-


sofia in Atene; conseguenza immediata fu la chiusura delle
scuole. Dam<iscio, Sim]J'lieio e quakhe altro andarono in Pers:a.
Ormai la città che per tanli secoli ern stata la maestra e l't~du-

i Secondo E. Gilson 11 la fonte che è '11 molto la. più rir.r.a su questo
punLo (dell'Angelologia) rimarrebbe sempre" Ja &econrla p;:irte rlP.l Jihro
di Cl. Baeurnker, Vl.. itelo, pp. 523-006: 11 L>1e IntclJigen7.en" e "1>1e lntel·
ligenzenlehre der Sclrrift •; K De IuteWi:<eut.Us •; veUi Le thomism.e, n. l.
p. 150; n. 1, D- 221, 19424 •
2 Vedi Q11odlibet. VI, 11. 19: a r.ontrarium concedimus, qua.mvis liber
de intclltgenws non stt 011.ctnritatt.'ì all<:ufu.'ì •.
s DE RUGGERO G .. .Storia della filO.'!Ofi.n., 11, 3, p. 94.
4 Vedi GRAD):l.<\::-1~ M., Storia della lcotoqia cottol1.ca, p. 94; cfr. Enc.
ltal.. XXXUI, Hl::l7, p. 1015: ~ il libro Ve lntcrtiaenWs dello pseudo-\Vi·
telo (Ail<imo cli Bocfeld ?J ~ _
5 Cfr. 11-TI, Q.'t, 1: "Allri, cioè i Pl<.i.tonki posero che I' 11110 P. il Sommo
Dio causa di tutto; dopo il (fttale rtm111elt~'-'ano che ci fossero sostanze
spirituali create dal Sommo Dio cli~ ~s~i rliiamavano drl, per parteci-
pazione, cioè, della divinità e noi le chiamiamo angioJi 11. Qnc~lo cri·
stiunissirno modo dì parlare del pagane5imo neoplatonico uor1 deve es-
sere frainteso niJ quanto al concott.o di creazione nC uuanto alla suc-
ce~sloue ùegli angìoli che uullu !w.nno Ila ''C•lcrc con i gradi ipostatici
clella g-erarchi11 cosmica, elaborati dai u Platonici». l\P.l t'fìnHnP.nto al Oe
C1mMs (IP.r:t. 3-), Tommaso nota jlsvress:HnN~t~ In. P.liminazmne d1•i qTad.i
tpostrrtici chlamn.t.i flAi, per opera di Dionigi il Mistir.o r~ i-;:1a. si i• <IPHo
Che questa CliffiillUZÌC ne fu
1 f!OVl'l'0$ll per la fedt' C pusSihilc Hl IJl'll.':iCl'O
cristiano, a cu.usu Llellu chiara ullt~rmazionc conlcn1Jtu nella doltl'illa rl-
INTROD. GEN. - LE FONTI 123

catricc delle nazioni, aveva chiuso quegli occhi che avevano


saputo contemplare le bellezze della ten·a e del cic:lo. L' Elle-
nismo rome mistica fiamma spirituale si nascondeva nei ricordi
del pa.:;sato, gettando nell'ultimo guizzo, una scintilla dì vita
superiore neJranima asiatica, donde già era scaturito il fuoco
so.ero.
Poco più di un secolo dopo, Maometto lt632) imprimeva
nell'anima araba una direzione spirituale nuova a sfondo reti-
g'ioso: con lo sposhtmèn!o che l'Islamismo provocava nella vita
interiore, anrhe la cultura orientale stava per prendere un'altra
fisionomia. Non c'ora soltanto una sollevazione di popoli lan-
ciati alla conquista del mondo sotto la spini.a di una fede ar-
mata, ma una fermentazione interiore che avrebbe originato
nuove forme di civiltà: arte, letlt·ratura, diritto, filosofia. teo-
logia, h;titur.ioni private e vubbliclw ne avrebbero riwvuta l' im-
pronta.
Questa gestazione culturale si alimentava in parte con l'cn,•
dità dell'anima antica di Gi·ecia, in pm'l<.> con la elaborazione
_marginale che un certo spirito Cl'i 0 !iano aveva oporato, amalga-
mando lllemenli di vecchie culture e mentalità orientali babilo·
nesi ed egiziane che dànno al le diverse forme dello Gnosticismo
un senso di teni;brosa inquietudine. La bella sintesi dci valori
umani che le scuole cristiane di Alessandria e di Cappadocia
avevano parzialmente att.uata, non essendo stata tra&formata
dalla Chiesa oi·icntalc in forza di azione e di apostolato, non
potè dare i suoi frutti di spirituale elevazione; e il Cristiane-
simo, ignorato nel suo vP.ro ~cnso, conosciuto so!Lnnto attl'averso
le deformazioni dello Gnosticismo e l'interpretazione umana
del Ncstorianismo, non poteva non apparire inferiore e incffi-
care, al giurlizio dei popoli che abbracciamno la nuova fede:
arabi, iranici, turanici.
Quando si parla del contributo dei filoson arabi 11lla costru-
ziono della Summa Teologie.a o quando si pone il pensiero di
Tommaso in stretto contatto con la filosofia araba, non sì do·
vrebbe dimenticare che gli element.i delle precedenti culture,
passando nell'anima islamica attraverso pensatori appartenenti
a razze diverse, acquistano con formazioni svariate dalle quali
bisognerebbe tenere maggior conto nella valutazione della com-
plessa cultura islamica e delle sue interferenze con la sintesi
scirn,~inca dl 'Tommaso d'Aquino.
Abu Ma'shar' (Albumazar - I, 9i, 2, arg. 2) è il solo rappre-

velat.A. riguartJo a Dio e nlle sue creature. Ciò risulta degH steRst primi.
apologi~ticristhmi rniì1a loro oppo~iiionc aJ politeismo, non ancora si-
stemata in gerarchia cosmica
1 _Astronomo e astrologo nativo di Ila.lkh nel Khurasirn orientale, che
flori a Bagdad e ormai centenario morì (886) a Vi/asit nella Mesopotamia
centrale; vedi C. A. J\:\1.1.rnn, in Rnc. llr1/.. , I, 1929, p. 157.
124 LA SOMMA TEOLOGICA

aentante della cultura islamica che non appartiene alla storia


della fi'losofia o della teologia: Tommaso lo cita per una curiosa
informazione relativa alla fisiologia delle razze.

b) La speculazione teologica nell'ortodossia islamica.


60 - Attraver.so Avicenna, S. Tommaso conosce le questioni
agitate dai Mu'taziliti e dalla scuola l,,u/ogica ash'a'rita, che ne·
gavano il principio di cau;;alità e le cause seconde, ma non fa
nomi partic,{)lari. Di e.e solo: "alcuni che sono nella legge dei
Mori» O Coni. Geni., 69).
Inizialm~nfB, lo studio dal.trinale islamico si limitiva a ciò
che <lcriva dalle tre «radici»: il Corano, le Tradizioni, l' Opi·
nirme concorde della Comunità mussulmana.' I Mu't.aziliti che
intendono "purificare lidea di Dio»' segnano lo origini della
teologù1 speculalit!a.
« J,e legqi di natura e la causalità arislolelitrJ ofte'!Ulevarw, se-
condo il concetto doll'i'tizal, la purezza del monoteismo e in-
sieme l'onnipotenza divina: la specnlazionr dc.i Y!u'taziliti elle
sempre più sistematicamente applica\'a il metodo filosofico per
dimostrare la verità religiosa, sembra aver avviato .... il c:om-
promes.~o tra la dottrina arist(}telica della sootanza e del1'acri-
dente con 'la <lottrina atomica .... I fenomeni non nascono se
non per continue e successive creazioni, da parte di Dio, di
accidcnti in ogni atomo di tempo, sulla sostanza che è
l'atozno >), 3

«La filosofia aristotelica che si lia!'a snll'cternità della mate-


ria, negata dai Mu'taziliti o poi dagli ortodossi con ogni energia
come fon<lamentalrnente contraria a tutto il sistema religioso
della creazione a cui si ispira il Corano, era nel suo insieme
inaoccttabile e questi curiosi ricercatori .... accolsero con grande
fervore i sistemi cosmogonici presocratici di tipo atomistico"·'
Nel periodo migliore della loro attività, i Mu'taziliti mostra-
rono di cercare un'« ultima connossion<> tra vita rdigiosa e vita
del pensiero» o fu per questa via che ffisi «divennero i maggiori

1 VAf'li NALLINO C. A., .. Islamismo• - Sistema reUgioso § ~- Formazione


del Sistema religio~o - Scuole teologi1~he D, in Rnc. Ilal., XIX, 1933, P. 606.
s POWEEI. E., L' lslam, VI - DéveloppemP.nt del' Islam: 2. La question
t(

dogrnatiquc 1;1, in Christus, Mi:i.nuel d' histo1re des religions, pur J. Ho.by
p. 798. Paris, 1916.
' GI:IDI M., ' Storia della relir,ione dell'Islam, IV. Lo sviluppo del-
1' hlam dalla morte di Maometto fino alln. ~intesi di :'ll-Ash'a.ri - B) I.o svi-
luppo della riflessione teologica», in Slori·l delle Reli{!rnni, diretta dal
P. Tacchi-Venturi d. C. d, G., 11, p. 317. Torino. 19392 • Per il senso rJel
termine i~ Uzal denotante l'atteggiarnent0 ciel r:uu'tazilii.a vedi UJid.,· pa-
gine 314 e 319 dove traducendo la parola in linguagg1o occirif~nt.al~. ravvi-
cina t1 suo valore uJl' iUutninilima: u l' i'tzal è vera "Aufkhirung" ma
.. Aufklìtt·ung" flntro i Uruiti della Rivelazione e della Religione:.,
• /bili .. v. 318.
INTROD. GEN. - LE FONTI 125

autori e fautori della teoloqia speculativa ed ebbero anche per


~cellenza il nome di Mutakallimin, applicato anche ad altri e
poi rimilslo tipico per i teologi speculativi ortodossi•.'
61 - Soprattutto per opera di al-Ash'ari, la tr.ologia s/)ecula-
tiva fu introdotta. nel campo ortodosso.' Questo grande pensa-
t0re rt 926) " fu seguace sin quasi a 40 anni della scuola te<>-
iogica dei l'vfu"taziliti; so Ill\ staccò e anzi ne divenne avvcr.<n1·io
intorno al. ... 913 d. C. essendosi convinto che il razionalismo
mu't.azilita si impigliava in contraddizioni insolubili .... Perciò
egli rilenne che si dovIB.eCl f.Grnare agli elementi di dogmatica
positiva, stabiliti rlalla scuola di Ahmad ibn Hanba!, ligia allo
tradizioni canoniche n. a
Ma wme tutto le forti p1•1·sonalità egli conserva un sno pro-
prio carattere, che lo avviri11a a. questo o Il quello inùirizzo, sem-
pro in cerca cli qualcosa di meglio. Così, p. es., "nt<l dibauiw
sul riberu arbitrio al-Ash'ari adotta ndla sostanza la soluzione
cleterminist.ica degli Hanbaliti, perché si limita a concedere una
ùistinzione verbale, 11ffer111anrlo che Dio crea gli atti e gli uo-
mini li es~uiscono .... tulio linsieme dr.ll'aziono è creata da
Dio e l'uoruo l\~s0gui~cc- solamenle, senza ~sstre in all'un '!nodo
fl/1LS11. Tullo questo sistema è .in pieno accordo con la negazione
della causalità, che è anche caratteristica dell'Ash'arismo "· •
D'altra parte, allontanandosi dagli Hanbaliti si avvicina no-
vanwnto ai Mu'taziliti prr l'uso dcl metodo del Ka/am e de!J'ar-
goment1zione r<l2ionaJe (nazar, istidlal) nella teologia ortodossa
che diviene spr.cnlativa, mentre quella hanbalita e di alh"e ten-
ùenze che ad essa si riattaccano, rosta rif,'irlamcnte positiva. In-

1 Gl'IDI M., ibld., p. 3HJ, +: Mut.:i.kallimin, h:ttcralmcnte i 1mrlanli è


espres.::ione che ricorrJ~ probabilmente ratUvità di 1Jh;putulori. ùi dialt!t·
tici pro11ria dri ~1u'taziliti >l. ~aturn.lrneut.fl: anch~ quest.o indiriz7.o ebbe
il suo e.cadimento in vane logomachif:.
:i I\".\LLI~O C. A., I>: Mu'taziiiti Il, in llnc. Ual., XXIV, 1931, JJ. lGS.
" ldPm., "A-1-Asll'ari )). ibid, 1929. J1. ~G. Al tempo de.l califfato Ahas-
side r750-1258J ~i cu:::tHuirono quattro scuolr. yiuri liche ortodos~P.. che pre-
Sfl!TO dai lnro fondator1 il nome dl h.1ni1ìt.a (:' OU·Hanifa di Kufo. ·f 767ì,
nrnlikitH (l'vfalik di !\fodina, 715 t 7%}, ~hafi<;,.a !al ShaH'i di Siria 767
1·8'20), haubalita (Hanbal di BHgrlad, ":"80tR;}.;:;); cfr Tt:R(;HI N., Storia
riel.le re11[li1J"11.i, c. VIII, l' h!amisrno n, p. 2~Ei. ToriH<1, 19:~~; LAMMEK~ H.,
S ..}., L'Islam, manuale delle credenze e istitu7'.ioni mussulmane, pp. 74-75.
Bari, 19W. "Tutti egu~lrnente ortodossi" ~vo~gono Ja loro atthità. nello
spirito delln. fecle mussulrnanu •< e il fedele è libero di seguire uuale
r.he sia u J.l::tssare dall'uno all'altro" (G1111H M.. op, rU., II, p, 303). L' in·
dirizzo :::i:ieculativu «è ctominantc tra i seguRcl delle scuole giuridiche
hanatita_ malaikita e ~hnfi'it.a •, r.oncr~tanctosi tn due scuolf teologiclie
i:hf'. si dl\'H5it1cmw ~ pi:-r il catechismo JlOsitivo elle esse pongono a
hase dello ~viluppo r<:1.zionale: Ja scuola nsh'nrita" fondata dallo sha·
fl'ita al-Ash'ari, pogg-iava •( s11l cakGohismo formulalo da Ahmatl ilm
HanbaL .. e la scuola maturidita rlPrivaute dal h1rnaftta al-Maturiddi
nato e vis ...;ut-o nel T11rkest~-1.n •) <I 944-CJ4.'i1, "il cnrn.ie present.ava il suo
crndo foud:.im~ntale, come riproducenti~ l'insegnamento catechistico di
Abu Han.ifa" (NAJ.1.INO C. A.. ~ 1slamismo ))• op. cìt., p. 600} .
• GUIDI M., op. cii., pp, 352·353.
126 LA SOll1MA TEOLOGICA

sieme col Kolom o trallazione ragionata " entrò definitivamente


nell'Islam. attraverso la riforma rii al-Ash'ari, il si.sterna ben
definito dai suoi successori, che spiega creazi.one e leggi nat11-
rali con una comb:ina:zione del co·n.ct?tto di sostanza e di acd-
dente e della dott•ina atomica .... mentre i toologi positivi non
amano queste fantasie ". '
Secondo C. A. Nallino, non è impossibile che la teologi'l
ash'arita abbia inftuito sulfagnoslicismo avicenniano, per il
quale le nostre affermazioni sugli attl'ibuti di Dio "JWn ci di-
cano nul!n. dì posil"ivo, non avendo alcun rapporto con i cor
rispondenti concetti umani ; della natura intrinseca dì Dio,
noi nulla p-0ssiamo o{fl'rmare ali' infuori' dell'assoluta unità e
semplicità ".'
Da questo considerazioni sono inclot.(.o a pensare che non !Jochi
punti dottrinali esaminati nella Somma Teologica ubbiano un
vicino o lontano rifol'imento alle questioni trattate dai Mu'tazi-
liti e dalla scuola asb'arita; p, es., nella qncsf.ione dei .Vomi Di-
vini (I, 13). l'articolo 5 acquista un suo proprio valore di attuu-
lilà e più feconda si manifesta In dottrina che segna la via giu:;t.a
egualmente libera dall'antropomo1·fismo r dall'agnosticismo :gi,ì
tracciata da Basilio contro Eunomio) secondo il principio dol-
l'analogia (di cui gii1 s'era largamente servito Dionigi il Miotico,
seconrto la fraùizione teolo!'il'a del pensiero cristiano). .
Altl"i aspetti orientali balzano fuori dnll' insegnamento sulla
creozitme (I, ~5, 4) e sul libero arbitrio (·1bid., 105, 4). Forse In
famosa risposta riguardante il rapporto della volontà umana
con la mozio11e divinR (/-//, 9, 6, ad 3) ha un suo proprio srn-
so, tendente ad eliminare l'equivoco hanbalita e la posizione
ash'arita.
E si spiega pure l' insi:;tenza di T(:mmaso nrl togliere di mezzo
ogni specie di occasionalismo mettendo hene in rili,,vo le pod-
titJità eflettuatP. delle cause seconde (I, 105, 5, ad i, art 2; .~ Cunt.
Gent., fì9 = I, ll5, 1, dove esplicitamente cita solo Avirebron e
Avicenna).
Degno rii nota poi è il !alto che egli spinge lindagine fino
ell'atomismo di Democrito (I.• 115, i) che, come s'è visto, ern
accollo con favore dai Mu'taziliti e <la al-Ash'ari.

cl II conftitto della filosofia e della teologia


nell'ambito della fede islamica.

62 - Lo sviluppo del pensiero filosofico nell'ambiente islamico


ci pone dinanzi ad nnu eonstatazione assai grave: " la Filosofia,
pres.<,Q i mussulmani, è sempre stata in conflitto con la Teolo-

• GUIDI M .• op. ctt.. "· j). ~.~1.


a N.,LLINO C. A., •Avicenna 9, in Eric. Itat, V, 193~, p, 639.
INTROD. GEN. - LE FONTI 127

gia "· 1 Questo rilievo generale ci pennette di meglio apprezzare


l'opera di Tommn.'o e ammirare che, nell'amhilo della dottrina
cattolica, la Ragione e la Fede abbiano trovalo in lui il geniale
pensatore che le ha fatLe convive·re sempre in armonia nello
si.esso spil'lto; che per mf'Zzo suo la Filosofia e la Teologia ab-
biano avuto il doppio merito di conservare la loro autonomia
nel proprio ordine e di stabilire una sintesi scientifica, con una
perfetta armoni<t di valori subordinai.i.
L'opposizione dèi filosofi ai Mulakallimin e di questi a quelli
è. a mio parere, qualrhe cosa di più che una semplico bega tra
scuola e moschea: è causata da un inte.riore dissidio e provo-
cata da un più ampio disagio spirituale, che non può trovare
il saldo punto d'appoggio <ki due "ordini» di idee e non rie-
sce a mettere in pieno valore il principio della subordinazione
dell'uno all'altro.
Si può supporre che il disagio spirituale e l' int.eriom dissidio
dai quali era logorata l'anima islamica dei Filosofi, abbiano la
loro origine nel fatto che questi rimasero impigliati nei vani
compromessi cho giil avevano reso sterilo lo Gnosticismo, nè sep-
pero mai liberarsi dall'equivoco latente nel Neoplal<mismo ela-
borato a dif<:sa del paganesimo.
La teologia' dello pseudo Aristotele fu forse la spinta che
predpit.ò l'anima islamica in unu via senza uscita e il libro De
Causi.I'' rimane il documento più tipico del compromesso e del-
l 'equivc1co.

1 CARRA 1lP. VAUX, « L' Islamismc :o, la • Littérature musulmane'· nel·


l'opm·a Oti P.n est l' htstoire dc.s u:1'iqlo11,.ç di J. llricout. I. p. 431. PUl'iS,
1911. Ser.ondo il P. M:rnser, ~il dottore Ang~lico e forse il solo autore
<lcl secolo XIII che abbia nettamente distinto i due gruppi di verità:
quello delle verità 11at11ralt che la ragione può scoprire e dimostrnre
e ~1uello 1lt!lle vnità soprannaturali ussolutamentc inaccessibili o.gli
sforzi dl..!lla ragione umuna e conoscibili soltanto mediante la Rivela-
zione divina e Ja fede "; vedi MoNT-'GNF: H. A., .. Lf:s rnpports entre la
foi. ot. la raisuu d1~z AvP.rrois et Saint Thvmas 11, in Rev. Thom.,, 1911~
pp. 3.1!'1<!60: per ultP.riorl sviluppi del pensiero religioso islamico, ctr.
trn altri lavori, eh') si JJUs::mno \'rrtP.r citati in apposite collezioni, P. DON-
rn~:cn, S. J., ~La religlun et le.'l Mnttrcs de l'Averroi:;me »,in R. Se. Ph.
Thèol.. 1911., PP- 267-2~18; 486-506.
11 "Nell' inte:rpretazionc del pensiero aristotelico, i primi pf!rlpatetici
rtell' Islam come al-Kìndi, 111-Farabi e gli Ikhwan as-Safa (Fratelli puri)
acc.entwzrO!l-0 la tendrmzu tle.'i ro~1.me1tli 1wopfufonlr.i riuscendo spesso
u. ihridi m1!'cugli rii dottrinf'. 11eop1tagùriche, m1ostiche, neoplatoniche e
aristotc:~clle. Co11iri.!mi a quest0 l'attribuzione ad Aristotele della Teologia
che tradotta dal siriano verso 1:1.. metà tiel seco]•) IX, altro non era se
non un esfJ'i:ltto ddlt Emu-aiii OV-VI) di Plotino. come il libretto De Cau·
xù;, spe.sso crecluto <li Ari'>totf!I~ era un t:str<ttto ò!:!ll:i lnslitutio theologica
di Proclo •. velli K"RDJ B., l',,, Ari.:;totdbmo nel Medio Evo e nel Rinasci·
mento, in Enc. llal., lV, l!J29, p. 36L.l.
1 G. 1Tc lltt~i;.rcro nota r.11e •e il libro De Causis...• è giù un frutto del-
J' 1Ill7.Hl.Zione fllO:"JOfLCa degli fl.l'O.bJ ($Iorio della fì.luSOfÌ(f, JJ, 3, p. 113),
b

M. LOf;;.lCCO iufonua elle il te~to nraho sl trovo nei m:::.s. orientali della
.~:l~~~t:l~n J~u~e~. it;si;i\J~~11 ~f;~nie~i1e 3 ~;s~~~t?ou (~f:r~~,~}i tiJ71 ~;ofdg[g ~~
128 LA SOMMA TEOLOGICA

d) n <Libro della bontà pura> e le sue citazioni


nella Somma Teologica..
63 - II suo autore ci è ignoto; secondo de Rossi,• alcuni pen-
sano a lbn Baggiah, altri ad al-Farabi ; G. de Ruggero dice sem-
plic~mente che " fu composto intorno al!' 850, da un arabo vis-
suto nella regione Hl di là del!' Eufrate"·'
Se dovessimo credere al Mandonnet, nel De Causis sarebbe
da csrca.re l'origin.; dell'intuizione tomista sulla possibilità di
costituire " una mdafisica più est~a di qu0lla di Aristotele,
nella quale la questione superiol'€ non s11.rebbe più solamente
la ricerca della Causa prima. del movimento, ma della Causa
stessa dell'essere: l'atto creatore·"·' Invece Lippl concede che
esso •ebbe ;;rande parte nella filosofia e teologia giudaica e cri-
stiana, ma senza esercitare un grande influsso su di esse"·'
Penso cho, giudicando in superficie, il Mandonnet abbia ra-
gione ma che, per l'equivoco latente nella posiziune metafisica.
Lippl non abbia tort-0. Mi pare che senza il valore personale di
Tommaso e senza l'aiuto di Dionigi il Mistico, anche !"Aquinate
sarebbo andato a far compagnia a tutta la famiglia di pensatori
mussulmani che in diversi modi e con diverse sfumature s'erano
trovati in quel circolo d" idee.
Si può fondatamente giurlir.are che anche senza l'aiuto <li Dio-
nigi il Mist.ico, egli avrebbe compiuto l'opem di risanamento e
di rettificazion0, ma sta il fatto che egli a lui fa appello per
svincolarsi dal\' ibrida posizione dcl De Caasis e dargli un' in-
terpretazione obiettivamente acwttabile: qui, infatti, il principio
della creazione dell'essere, come realtà positiva consistente, de-
rivato noi pensiero islamita dalla Bilibia, cocsi~te col principw
neoplatonico per cui coincidono l'esse-re e il pensare. Secondo
que:;to punto di vista, la realtà ùiviene in atto per mezzo della
Procl-o, D. XII). TJ'adotto in !atinr. (Ul1er Aristotelis de e.T.r.wsitione bo-
nilatis 'lJUTae) da Gerardo di Cremona ('Jl6ì-1 l87) fu comm1mt~to da Al-
berto Magnu, Tommaso d'Aquino ed Egi(Ho Colonna~ Il Lippl dicP. che
il titolo più brPve ne CauMs tu dato pi::r la prima voltn da Alessandro
di Hales (vedi Kìrcheulexìkon di Mgr. UuchbPrxer, I, col. 86.1, MOnster,
1907) ; Grahmann ricorda che esso è cit:ito per Ja prima volta nella sco-
la.sticn da Alano ab InsuUs (t 120'.G) nen·opera Dc fide cathoUca contra
1~aereticos (v~di Sto1·ia della tcolo.Qia cattnl'lca, p, 5,i, F.ùiz. moderna
a cura rtel Bardenhewer, Die pscudo-Arist. Schrift iiher das reine Gute.
Freiburg, lfiR.~.
1 Tn<;scrta.tione.'> critica.e, p. 367 ~ vedi Losu:m M., op. cit., p. XII; "Egi-
dio Colonna aveva attribuito lèl paternità. del libro djrcttamente ad Al-
farabio )I.

ii Sloria della rttoso(lu, Il, n. 1, p. 18.


3 Redigendo la nnt.n biblioora(ir:a per "lo. Sintesi scientifica di S. Tom-
maso d'Aquino :11 del P. A. H01·v~th, Torino. 193<!, not.ai questo g1u<1izio
per la hreve postilla all' Expo.-::iti.u m i1brurn d1: CaU$is (i1Jid., p, 523}.
Ora penso i'l1e non si può tralasciare 11 nuovo aspetto della questione.
' Nel Kirchen_le:rikrm, I, 863.
INTROD. GEN. - LE FONTI 129
conoscenza e la conoscE>nza avviene per mezzo del!' illumina-
zione della Causa agente superiore.•
Queste cause superiori sono gerarchicamente subordinate tra
loro così da pamettere una graduale discesa della l'ace fino alle
te'lte/Jre delltt materia che, essfndo rrwle per se stessa, rwn può
essere toccata dal Sommo Dio che è bontil prJr essrJnza.
La teoria delle Potenze intermediari" contiene questo senso
metafisico: se essa non ha più la funziono di giustificare il po-
liteismo sul quale poggiava il culto antico,' non ha però per-
dut.o il suo valu1'e come ;;pieg·av.iono <1el Mondo e dei suoi rap-
porti col Pt•inci11io supren10_ Gli 1c dèi >1 sono scornparsi, 1na
"i gradi ipostatici,, de.Ila Gerarchia cosmirn sono rimasti come
«Cause 1i aventi carattere demiurgico e bea.tificanle. 3
Nell'esposizinne del /)e Cnusls, Tommaso tirne sempre pre-
senti alcuni suoi autori prediletti: Ariskitele, Agostino, Boezio,
ma il preferito è Dionigi l'Areopagita.; questi s"gna la di1·ezione
giusta quando fin da prinl'ipi'o s· incontrano due svolte perico-
lose.
Quando si dice che l'anima è nell"orizzonte dell'eternità e del
tempo, Tommaso not~t che «Dionigi concorda con tale sen-
tenza,' eccettuata l'asserzione che il cielo aLLia un'anima, per-
chè questo la fede cattolica non l'afferma"·' F. sottolinea forte-
mente elle Dionigi «corresse la posizione (neo)plaf.onica riguardo
alle fonno separale che r:hiam1:1vano dèi. ... e co~ì non ronimno
molti ùèi 1 ma uno,,, 11 soggiungendo che egli <1 spazzò via»'
tutto il mondo delle idee-ipostasi.
Esaminando la posizione del Lle Caus~ suppone che l'autore
1 La coinci<lenza dell'css0re col pensare SN'Ondo il principio di Par·
menille è accl'ltata e sviluppata <'la Plotino (1!:11ncadt, V, I. 8; V, 9, 5),
Iorn1ul:ita ùu Procln t1PI ~iflabario tf>oloa1co {vctH f'rop., 174) e presente
nel Ve Cn.u::.ù (cir. lect. 2:1. .
~ Cfr. (°';T.~MIJLICD. De Mysferi.i,s, I, 7, 11, 15; II, 3, 11; V,], 9, _19,. 25:
PRUGLO, Sillolrnrì.o, Prop .. 11J. 4
a Que8Lo ..::ara.ttt:r-e i: evitlente nell:1 teoria cli al-Farabi, Ibn Ra.gglfih,
Ibn Ruslul. Qirnnrlo ~i puilu della loUa di S. Tommaso d'Auuino per
Aristotele, de~1rnva10 rlf.llla l:SCgcsi islamica, ~i pensi che la. posta in giuoeo
non era una scm11Iire rnterµret.azione di un pensiero sio. pure foutlu-
mentalc dt>l ne fli'lima. ma t11t.t.a u11u concezionr~ rlella vitu. e al cli lù
di questa, non 1wrò e:;trnnc::i. ad ~ssa. la precisa ''alntazione dcHa ste~~a
dot.r.rirm. ri\•clata. e fli~lla grazia sn.lutare, elargite airuo1110 perchè po!'sn
div1?11ir-e perfetto e bt-i;it.o j11 Dio. suo C:rt>a.tur<!. S. Tommaso comba.tte
I' inter11n,ti1zionc di Al~::;sn11dru di Afrodisia (:J Conl. Uent., .rn; tra la con-
fu!aziono di Ihn Uugg~all (i-'ii<l.:-10 o quPlllì <ii Ilin Hushd (ìbid., -i3).
Fermhsimo nf'llll ~uu lotta dnttrinulc. L'i-:li fa appello ai teMi. od.ailwli e
alla· traduzione i.li Boezio Ubid.. , II. Gl § f'rimo 1j1tidt·m) e aHa sentn1:.11.
d-f. Arblolel<' e alla. ·1:ait1ì (i,bid., § Arl1u1r. uutem); sottolinea vittoriosa·
mcntr. im IJr.!ll&iero germinale della Metafisica elle non 1mr'ì essere dcpra·
1Jafo (12 .\frt.op]qf."-·lett. ~. u. :?'•5:{; cfr. IJc anima. rn, lect. 10. o. 743,
eòiz. Pil'Otta. Torinu, l!l~~>).
4 DN., X, 3.
~ Dc f,'ansi.s, ((:Cl. '>
" l/Jid .. feci. 3.
7 l/Jià., led. 4.

Intr. ~ 9
130 LA SOMMA TEOLOGICA

segua la sentenza di Dionigi, ' forse non solo nel senso che il
Monoteismo cosi fortemente accentuato nell'Islam, determina
un preciso atteggiamento sul piano meta.fisico dell'essere, dipen-
dente dalla Causa suprema ma che è il solo Dio Creatore.'
La doppia confusionB causata nel pensiero islamico dalla iden-
tificazione .del concetto metaflsico dell'essere con queilo gno-
seologico, e dalla teoria delle Potenze intermediarie tradotta
filosoficamente come serie di cause nella gerarchia cosmica, ren-
deva il De Causis molto pericoloso e non era neppure tanto fa-
cile il darne un'interpretazione soddisfacente, senza dis.qipare
quella doppia confusione e senza spostare il punto di vista, pog-
giando saldamente e coerentemente su una posizione sicura.
.. Perchè Dionigi ha eliminato il doppio pericolo originato da
ima metafisica fittizia e da un ordinamento religioso tramontato,
Tommaso può fare l'esposizione del De Causis senza rimanervi
impigliato, assimilandone anzi gli elementi vivi: conserva il
carattere proprio dell'essere meta.fisico come realtà positiva con-
sistente; dà alla serie delle cause il senso che può e deve avere
l'ordine delle realtà create nella immediata dipendenza dal Crea-
tore.'
Il principio della subordinazione, che dà al pensiero tomista
una cosi perfetta organicità e una così universale armonia, è
emerso dalla eliminazione della teoria delle Potenze intermedia-
rie e dalla piena giustificazione dell'ordine stabilito dalla Sa-
pienza creatrice, nella serie delle cause create.
Sorgono insieme quei principii fondamenlalissimi per i quali
è possibile costituire una metafisica di reale valore umano, che
mentre dà soddisfazione alle classiche intuizioni di Aristotele e
di Platone rimane il naturale presupposto di ogni ulteriore svi-
luppo perfettivo.

1 De Causts. 4. Può essere che il santo Dottore pensi non soltanto a


un determinato influsso interdipendente. attraverso li monoteismo biblico
cosl fortemente affermato nella dottrina Islamica. ma at1 un più stTCtlO
nesso genetico attraverso forse la traduzitlne sil'i.aca delle opere di Dio-
nigi. 11 contatto iiella cultura islamica con quella siriaca rende VP-rm:;i·
mile questo. supposizione e le informazioni dei missionari potevano al-
largare gli orizzonu culturali d'occJdenfe, in questo senso, come s'è giù
osservato riguardo nlla cnlturu. georgiann e armena nel suo contatto con
Proclo.
' IMd., lect. 16.
3 M. Losacco, che con illuminato obletHvità approzza a.ltameutc ln
esposizione di Tommaso, nota.: (I u QU<llcuiio potrù parere strano che
Tommaso d'Aquino abbin con tanta munifesta compia1:enzn illustrntt i
concetti di un neoplatonico il quale s'era mostrato ostile ul Cristlnuc-
simo e da autori cristiani era stato apert.amente combattuto " (op. r.it.,
p, XIII). L'osservazione è molto giusta. ma, a mio parere, 1•iù che altro
si trattava allora non di un accordo su punti di cont.atto per un a.vvt-
cinamento (tbid., pp, Xlll·XV), hensi ùi un esame rJbietlivo della posl-
z.tone diveroent.e, per ritrovare gli elementi assimilabili ùella tradizione
platonico., superando il Ctt?mpromesso neoplatonico, nel quale s'era ar·
restato lo slancio del pP.nsiero fllosoftco islnmìco.
JN'l'ROD. t;i,;N. - LE FONTI 181

Non per nulla, Clcnwnte Alessandrino parlando della •specie


teologica " nella clottrina rivelata, richiamava il valore perenne
della Dialettica di Platone e della Metafisiea di Aristotele. pre-
annunziando una filosofia umana, svincolata da ogni grettezza
ùi sistema.
Nel disegno provvidenziale dello sviluppo storico, <1ra riser-
vato a Tommaso il doppio compito di fondare scientificamente
la I<'ilosofìa umana nuova, di costruìre saldamente la nuova
Teologia cattolica.
64 - Nella Somma Teologica ho verificato le seguenti citazioni
di cui mi è sembrato utile cercare il riferimento non solo nel
De Causis (=d. C.) e nel SiUabario teoloqico ( = S. t.) di Proclo,
come fa il Santo Dottore nella sua esposizione, richiamando di
volta in volta le preposizioni procliane corrispondenti, ma anche
nell' Ennetidi {= E.P.) di Plotino, delle quali il Sill11bario è un
compendio:
1'. S. Teol., I, 3, 8, s.: «],a 1wima Causa regge tutte le cose,
senza che si mescoli con esse" =d. C. XX, § Causa prima (!ett.)
.'; S. t., 122: "Ogni divino e provvede ai secondi ed è trascen-
dente ai provveduti; nè la provvidenza abbassando la sua non
mescolata e unita emin<'nza, nè la separata unione facendo sva·
nirn la provvidenza; cfr. E. P., V, 9: "Il principio nulla avendo
prima di sè, non è in nessun altro; pur non essendo in nessun
altro, menh'e gli altri sono in quel che è prima di loro, esso
abbra.cda tutti gli altri, ma abbracciandoli non si sparpaglia
in loro: li ha, ma esso non e posseduto"; cfr. III, 8, 9.
2'. S. Trol., I, 5, 1, arg-. 2: • Buona è detta una cosa a causa
della forma che l'essere le 1là » =d. C. XX, §BI bonitas (a senw)
= S. t., 122: •Tutto ciò che può partecipare di loro {dei divini)
gode dei beni che può ricevere secondo la misura della propria
ipnstasi, irradiando essi il bene negli enti col loro stesso essere
o piuttosto con l'essere primo"; cfr. E. P., I, 7, 2: «Tutte le
altre cose in cho rappol'lo sono con Lui? Le inanimate sono in
rapporto c,0n l'Anima; l'Anima, per mezzo della Mente, è in
rapporto con Lui (col Bene stesso). Ha poi qualcosa di Lui, con
l'eosere ciascuno, in qualche modo, uno e, in qualche modo,
ente e partecipa anche un3 forma'"
3'. S. Teol., I, t\, il s.; «L'essere è la prima delle cose crea!~"
=d. C. IV, § Prhnti (lett,); cfr. XVl!l, § Retfeamus: «Il primo
Ente ;, quieto e Causa delle ransc r· se il primo d't l'essere ste3so
a tutti, lo dà per modo di creazione "; S. t., 138: " Il primis-
simo e più alt.o di tutti i partecipanti. fatti divini, è rcnte »; cfr.
101 : « L'impal'tecipabile Mente presiede a tutti i partecipi della
mente. a quelli della vita, la Vita; a quelli dell'ente, !"Ente»;
cfr. E. P., V, 6, 6; VI, 7, 16-17.
4'. S. Tcol., I, IO. 2, 2 a.: "Dio è prima dell'eternità e dopo
l'eternità» =d. C. Il, § Ornne (a srnso) = S. t. 88; «Tutto ciò
132 LA SOMMA n:OLOGICA

c:he è veramente o è prima dell'eternità o nell'eternità o partecipa


dell'eternità"; cfr. ·E. P., III, 7, 1-3.
5'. S. Tcol., I, IO, 2, ari 2: "L'inleJligrnza è parificala al-
l'eternità» d. C. Il,§ Et inlrllioenlia (lett.i = S. t., 169: "Ogni
mente noll'L,ternità ha la >c.;lanza e la potenza e l'atto,,; cfr.
E. P., III, 7, 5.
Postilla: L'intelligenza C'he è pal'ifiraln all'eternità è la" Men-
te"• conrn secondo princivio dipendente rlalla Causa prima. Tom-
maso avcnJo affermato lidentità del Ia Mente creatrice con Dio
stes~o, il solo eterno nel p.itmo senso della parola, sph~ga coine
le creature, che banno cominciato ad e-sistrrn con essere perpetuo
e in<Joficiente, possono dirsi eterne e ricorda l'insegnamento di
Dionigi (DN., X, 3j.
6'. 8. Teol., I, 14, 2, al'g. 1: «Ogni conoscente che conoo<'c la
sua essenza, ritorna alla sua essenza con rit~rno eomplolo»
=d. C. XV, § Omni" sriens (lett.) ~ S. t., 83: "Ognuno che può
conoscere sè, è rivolgibile ron11ilel1::1.mente a. f:è >l; dr. E. P. 1 V,
2, I: "Lo stare di lei (nella i\Ientel Pl'<'f'S<l di lui (lUno) la fece
Ente, lo sguardo vei·so di lui (la foceì Mente; poirhè dunque sta
pre~so di lui JJe1· vedrre, diviene insieme :Mente (~rl Ente ii; VI,
9, .2: 1a J\:Jentc ((ritornando a sè ritnrna al Principio)).
Post;//a: Nel cl. C. si paifo d0ll'Anima C<>mc lel'ZO principio,
ma To1nnrnw d'Aquino, r1er la posizione inizbJe as3unta., rspone
la dottrina in ordine all'anima in!elletliva dell'uomo. In questa
citaziune il principio formulai.o dovrebbe far rnnchiudere che
Dio non r:onoscc ~è, perchè non nsccnùo da sè non ritorna in sè.
7'. S. 1'rnl., I, H., 2, ad ! : "Il ritornare alla propria l•ssenza
non è altro che il sussistere di una rcaltè in se stes.sa .... perciò
si dice: chi l'.unoscij 1a sw1 C':S58Uza riton1a alla sua essenza »
=d. C., XV, § RI 11nn significo: "prr ritorno della sostanza
alla sua ess1~nza non espri1no nlt.ro se non che essa ~e DI) sl.u fissa
per se lSl~sa non bisognnsrr in tale fissità e nnlla sua e;;:sonza,
di una qualch•' altra realt,\ che la sostenga, perehè è sostanza
semplice, snflkicnte a sè per se stresa"; S. t., 15, Hl, 43, 44, 83;
cfr. E. P., V, 3, ii: " .... se dunque è atto, il pensiero potrit es-
sere pure l'atto primo e bellissimo e pensiero s06tanziale. Per-
ché un tale (pensiero) essendo verissimo e wimo potrà e.>se1'0
anzitutto I\1onto, quella pritna n; V, 6, 5: « Pensaro è movi-
mento verso Cului che è buono, per brama di Lui, J:K'l'chè la
hra1na generò il pensit~ru e, in que~to, insiL~mr. lo feee sussi-
stere'"
Postilla: Qui si può notare tutta la di;tanza che sepam le due
posizioni secondo le diverse metafisiche clcll'rssere e del pen-
siero. Se infaU.i la realtli diviene in alto pel' mezzo della cono-
sccmza e questa avviene pel' mezzo della illuminazione della
Causa superiore agente, la s.tessa "]\,fonte,, non può sussistere,
se non per il suo volgersi a Colui che la illumina.
INTROD. GEN. - LE FONTI 133

Tommaso citando le cinque proposizioni di Pmclo, la espone


trasforendole sul piano dell'essere, come realtà positiva dipen-
dente dalla Canoa prima, che costituisce ciò che è nella oua
stessa positività ontologica presupposta al ppnsa.re.
E nota che egli spieg·a la dottrina <id d. C. nella lc,zione XV
sul rapporto de.Jl'Anima ron sè, traendone un principio univer·
sale: t< spiega eonsrguentemente c.hr. ro~a sia ritornare scrondo
la sostanztt alla propria e:<;;enza, pel'chè si dire che si rivolgono
a sè secondo la sostanza quelle realtà che sussistono, avendo
fissità per se stesse, così che non si rivolgono a qualche altra
realtà clrn le sos!t>nga, come gli accidenti si rivolgono alla, so-
stanza)),
Applicando nella Somrnrt T"ologic11 tale principio metafisico
alla conoscenza che Dio ha, si caµisce perchè h'aduca il ritornare
n sè come un sussistere in sè. ogni traccia rti rtivr.nirE7 è elimi-
nala in " Colui che è». Nella, sottust!'Llt.tura cli questa meta,fisica
e nell'orienlnm~nto nuovo eh'~ il principio formulato nel cl. C.
prende con l'applicazione di Tommaso, è pre.>ente la, nozione
biblica di Di,o (Hs., :J, 14, cit. S. Tfol., /, 2, :'! s.) insieme alla
verit.it naturale, messa in luce da Aristotele (De onirna. Ili, 4;
lcct. !l, n. 724-725) che limmaterialità è la ragione dÒll' intel-
ligibilità. Con questa ascesa graduale entriamo nel movimento
costitutivo ciel pensiero di Tommaso che lentamente forma i
suoi concdti fondam011tali.
8". S. Teo! .. I, 21, 4: "La Causa prima influisce in modo
più veemente che la causa seconùa d. C., I, § Omni< (quRsi
lclt.) ··· S. t.., 70: "Tutto ciò che è più universale è tra le realtà
che più sono aLtive e, pi·irna delle (C'ause) particolari, irradia in
quelle che parl.ecipano,,: cfr. R. P., VI, 8, 14: "È Lui, primie-
rament.e e soprnrealmente f,ui "·
Postilla: S. Tomma;;o nota c:he dalla causalità efficiente, indi-
cata da Proclo col verbo «produrre•>, si sccnd" alla causalità
formale, espressa nrl d. C. col verbo "influire». 8arobbe pru-
dente, da parte nostra,, fare. al.tenzione alla benevola int€rprda-
zione esposif,ìva: il «produrre >1 procliono è sì legato ad una
certa camalità eITlciente e può essere spiegato sul piano della me-
tafisica reale, corrw produzione dell'cssrm. attuazione nella realtà
extracausale di una, qualclw 11ns,iLil ità e capa.cita ad osistere
(creai.lira), ma in Proclo ha valore •Il " illumina.re per far es-
sere che è pensaren (cfr. J3': postilla).
Perciò sug,giunge, (8. t., 70): •Tullo ciò che fa la (causa) ~­
conda, Jo gern~ra pure insieme anche chi è più causa u. Questo
è chiaro nella prop. 174: "Ogni Mente col pensare costiluisce
ciò che è dopo di lei e l'atto del faro è nel pensare e l'atto del
pensam nel fare. Perché se intelligibile e mente coincidon<',
anche l'essere di ciascuno coindde con ratto del pensare che è
in lui. Fa poi quel che fa con l'essere e secondo l'essere produce
134 LA SOMMA TEOLOGICA

ciò chti è e col pensare potrà prndurre ciò che è proùotto. Perohè
l'essere e il pensa.re sono ambedue uno: inlalti la. mente e tutto
ciò che è coincidono con quel che è in essa. So dunque fa con
l'essere e l 'css~re. iJ il pensare, fa col pensiero e il ponsiero in
atto è nel pensare. Questo poi coincide con l'essere e l'essere è
nel fare: pc·rchè chi fa immobilmente, nt>I pensare ha ctema-
monte l'essere e• perciò l'atto del pensiero è nel fare"·
O". S. Teol., I, '15, 5: •Nè l'inteiligenza nè !'anima nobile
dilnno l'eiìsere, se non in quantv agiscono con open1.ziono di·
vina" = d. C., III, § Et non rffìcit (a senso) ~ S. t., 201: "·rutte
le anime divine hanno tre operazioni: !e une, come anime; le
altre come qnollo che hanno ricevuto mente divina; a!Lre poi
come dipendenti dagli dèi"; cfr. E.P., V; l, 3: "E;;,a. (l'Anima
universale) è b"lla e materia della Mente. es;;endo mcntiforme
e si?mplicc "·
Postilla: Proclo distingue tre generi di anime: animo divine;
anime che sempre partecipano della Menle; anime "che ora si
mutano in mcnl<e ora in dissennatezza." [184]. Quelle divine sono
dèi psichicamente.; Io anime intellettuali sono ~eguaci degli dèi;
lo ultime possono qualche volta divenire seguaci degli clèi (185].
t la moltiplicazione e;;aspera.ta dei gradi ipo>.tatici nella gerar-
chia cosmica, dove il senso della vitri umana può prendere di-
rezioni parndossali.
!JAnima nobile do! d. C. è il principio della Natura e coincide
con t'" Anima del mondo" secondo la concezione stoica. L'ope-
razione divina è quella che essa esercita in virtù clell'energia
partecipala dalla Causa prima, attraverso la Mente o Intel-
lig.,nza. :>le! d. C. si ritorna alla semplificnzione dd gradi ipo-
st.atiri secondo gli imegnamenti ùi Plotino: l'Anima che nol-
i' Knncadi è "niuteria della mente,. nel d. C. è "sub;;tra.to"
dell' Intelligenzn: "dopo che 111 pl'irna Cnusa creò l'c,,;sere dcl-
l'Animn la pose eorne suhstmto (stramL>nlum) del!' Intelligenza
perchè queRta vi ope.ri" e le comun'chi la intdlettuulilà (d. C.,
III, ~ Posfqwnn). Qui F>i vede affiorare il pensiero di Alcssarnlro
di Afrodisia sviluppato nella teor;a rii al-Farabi e noli~ succes-
sivo ipotesi dei filosofi lslamici llm-Sina (Avicenna) lbn-Baggiah
(Avempace) o lbn-Roshù (Averroe).
1oa. S. Teol., I, !"JO, 2, ad 4: L inteJligenza al di ~oprn. è
f(
1

finita, al di sollo è infinita"= rl. C., XVI, § li't virtus (a senso).


S. Tomma:;o ;piega: •<:::=i dice che la forza dell'intelligenza è
infinita al di sotto, perché non è COnlJlt\~sa da coloro rlrn sono
sotto di lei, ma non è infinita al di sopra. perché è superala da
chi sta sopra, dalla cui comprensionP è lirnilata"; S. t., 9:3.
1111.. S. Teol., I, 55, 3 s.: <1 Gli Angiolì sup1~l~lori hanno fo1·nu~
più universali" =d. C., X, § Ornnis intclligmtù1 (a senso):
"Ogni intelligenza è piena di forme: perii tra le iutelligmze
ce ne sono di quelle che contengono forme più universali " =
INTROD. GEN. - LE FONTI 135

ll. t., 177: "Ogni mente essendo pienezza dr forme, l'una ne


contiene di più univei·sa!i', l'alti·a di più particolari•; cfr. E. P.,
V, 5, 1; V, 9, 5: Oli intel'ligibili essendo nella "Mente" essa è
" realmente gli enti, non pensandoli quali sono altrove, ma come
primo Legislatore, o piut.tost.o, Logge stessa dell'essere; e retta-
mente, perchè pensare coincide con l'eSf'cre "·
Postilla: lo. nozionr. di " Mente'" che in Plotino è il secondo
principio e in Proclo si moltiplica pluralizzandosi in una sel'ie
di gradi ipostatici mentali ai quali presiede la Mento, permetto
di farsi• un'idea di dò che è una "sost.anza intellettuale sepa-
rata"· :via si prenderebbe un grosso n.bbaglio stabilendo un
nesso genetico tra quelle finzioni metafisiche del Neoplatonismo
e lo cr~ature spirituali che la Bibbia chiama "angioli •. li pen-
siero cristiano, anche quello che si sviluppa nella Gerarchia
angelica di Dionigi il Mistico, ha un suo proprio valore auto-
nomo e, se fa uso della. nozione di a Mente" illusi.rata dai grandi
classici del pensiero a:nche prima di Plotino, non confonde mai
ciò che fu inventato per giustificare filosoficamente un' infe1·iore
forma di religione, con ciò che è contenuto nel!' insegnamento
della Scriltum come realtà spirituale superiore ali 'uomo.
In questo ~nso, l'espressione di Tommaso mentre traduce
il pensiero del d. C. lo eleva e lo applica a questa realtà, senza
neppur lontanamente pensare che queste possano essere confuse
o fati.e coincidere con le finzioni del polit.cismo pagano o con le-
immaginazioni del pensiel'o neoplatonico o con lo invenzioni del
filosofo arabo nel d. C.
12'. S. Teo/., l, 50, 2, arg. 2: "Ogni inw'lligenza conosce ciò
che ò sopra di sè, in quanto è causata da lui: conosce ciò che è
sotto di sè, in quanto ne è causa» =d. G., VIII, § Omnis (quai>i
alla !et.tera) - R. L, 173: "Ogni mente è intellettualmente quel
clrn è p1·ima di sè e quel che è dopo di sè: quello dopo (di sè),
lo è secondo causa; quella prima (di sè), lo è secondo parteci-
pazione >.
1

Postilla: Tale è la lezione seguita da S. 'l'ommaso nel d. C.,


VIII, dove cita questa proposizione di Proclo: "Omnis intellec-
tus intellC<'tualiter est... .. ,, eonispondente al testo greco; nei-
l'edizionc Duhner: "Omnis mens est inle.llcrtualis »; cfr. E. P.,
V, 1, 4: " .... il tutto insieme è tutta mr:nt.e e tutto <mie, la mente
secondo il pensar<\ punendo l"ente; l'ente con l'oosere pensato,
dande alla mente il pensare e l'essere.
13". S. 'fpof., I, ;,G, 2 S. c.: "Ogni intelligenza conosce le cose
incormttibili »=d. C., Xl, § Ormiis (quasi allà lettera)= S. t.,
172: "Ogni mente è immediatamente autore costitutivo di cose
eterne e immutabili secondo wstanza" 174: «Ogni mente col
pensare costituisc0 ciò che è dopo di lei"-
Postilla: S. Tommaso ha capito molto bene che il "conosce n
ilei d. C., Xl, ha il valore di "pensando causa• e richiama op-
136 LA SOMMA TEOLOGICA

portunamente (ibid., arg. 2) le due proposizioni di Proclo, 172,


174. Nota il pericolo, lo denunzia, lo esamina e lo elimina (ibid.,
ad 2).
14•. S. Teol., I, 57, 3, arg. 2: •L'intelligenza è parificata al-
l'eternità" (vedi cit.. 5•).
15". S. Teo/., I, 58, 1, arg. 3: •L'intelligenza pensa secondo il
modo <lolla sua sostanza" =d. C., VIII, § Et intelligentùt (quasi
alla lettern) ~ S. t., 173.
t6•. S. Tcol., I, 61, 2, arg. 2: • IlAngiolo è sopra il tempo• =
d. C., Il, § Et intclli(fentia (vedi eit. 5").
17". S. Teol., I, 77, 2, arg. 2: "Quanto più superiore è una
forza tanf.0 più è unità n = d. C. X, § Quod est, combinato con
XVI!, § J<:t quod ipse (a sensoì; cfr. S. t., 95, 77; E. P., V, 4, I:
"se dopo il Primo ce n'è un Altro non potrebbe essere sem-
plièe; sarà dunqnr. unG-molti 1).
18'. S. Teo!., I, 77, 2: "L'anima umana è nl'l confine delle
creature spirituali e corporali " ; cfr. d. C., Il, § Esse autem:
"L'essere che è dopo l'eternità <' sopra il t.empo è l'Anima, per-
chè è nel! 'orizzonte dell'et;•rnità al di sotto, e sopra il tempo";
cfr. S. t., 191: "Ogni anima partecipaLa. ha 10, sosfanz0, etl'rna,
mn. l'atto nel tempo"; cfr. E. P., III, 7, 6.
Posti/la: S. Tommaso nega l'Anima come univcrsalo fol'Ilrn
del mondo ed espone il senso della noziom di " ol'izzonte n ap-
pl icandola all'anima intellettuale dell'uomo che è "un cedo
orizzonl.e e confine delle realti1 c011101'"" e incorporee" (2 Con.I.
Geni., <l8, § Hoc autrm modo) ed "è creala nel conflne del-
l'etr.milà e del tempo" (ibid., 3, Ei1, § Anima in.Mllect-i:va).
HJ". S. Teol., /, 8'•, 3, arg. 1: "Og-ni intelligenza è piena di
forme" =d. C., X, § ()muis inte/liqentia (letl.) = S. t., 177 (r.fr.
191,); lì. P., VI, 7, 16; la Mente «fu riempita e divenuta piena,
insieme fu perfetta e vide)>.
20', S. Teol., I, 9-i, 2, arg. 3: •Una sostanza conosce J'a!lra,
conoscendo sè" =d. C., Xli!, § Et quando >cii (a senso) = S. t.,
107.
21 '. S. Teol., /.lf, 2, 6, arg. 2: «La Causa prima lmprr:;sionrz
in modo più veenwnlB che la causa seconda" (cfr. cit. s•).
Postilla: Il prinhpio è preso not suo valore metafisico univer-
sale e applicato ali'" influsso del fine,, sulle facoltà tendenziali
<lell 'uomo. Si può nohrc che I' ù1fl11isce (inftuit) è divenuto im-
pressiona (imprimi!) che bene mette in rilieYo la forza organiz-
zativa del fi.nr:.
22". S. Teo/,, 1-11, 5, 5: "La conmccnza naturale di qualsiasi
creatura è secondo il mudo della sua sostanza, come riguardo
alla intelligenza si dice che conosco le realtà superiori- e quellti
inferiori, secondo il modo della sua sostanza" (cfr. cit. 1:;•).
Postilla: Anche qui, abbiamo la enucleazione di un principio
gnoseologico universalti; secondo la misura della immaterialità
INTROD. GEN. - LE FONTI 137

sul piano dBll'essere, .si ha il grado dell'intellettunlità sul piano


del pensare.
23'. S. Teol., I-II, 50, 6: r; inte!Ietto angelico .... "per mez•o
della sua essenza può conoscere alcune cose, almeno se stesso e
le altre realtà, secondo il modo della sua so«kmza., =d. C., XIII,
§ Et quan•lo scit (a senso) combinato con VIII, § Et intelligenlia.;
= S. t.. , 1G8, 173.
24". S. 1'col., I-II, 157, 5, arg. 1: «Tolto il razionale, rimane il
vivo, tolto il vivo rimane l'ente»= d. C., I, § Et illius (a senso):
= s. t., 70.
25'. S. Teo/., II-II, 23, 6, ad I: •Le cose inferiori all'anima
sono presenti (con la conoscenza) nell'anima, più nobilmente
che non in sè, perchè ciascuna cosa è presente in alcuno a.I modo
di ciò in cui si trova " ; cfr. d. C., XJI, § Prirnorum (a senso)
= s. !., 103.
Postilla: E: molto interessante seguire la critka di questa teo-
l"ia dell' interpresenza uniwrsale Lii lutto in tulti, tra.sferendola
Llall'ambil,o dci gradi ipustat.id, sul piano del pensare rrciproco.
Il principio della S. Teol. condensa la dolh"ina esposta ed esa-
minata n~l d. C.
20'. S. Tcol., II-II, 37, ad 3: "Quanto più unita è una forza,
tanlo più è vigorosa, mentre dividendosi perde il suo vigore•
= cl. C., XVII, § Et quorl ipsa (a senso); cfr. S. t., 05.
27a.. S. Teol., II-Il, 45, 3, ad 1: cc Più una forza è alta, più &i
Pstenùe a più cose" -~d. C., § Quod est. combinato con XVII,
~ Et quorl ipsa (a senso)= S. t., 05, 177; cfr. E. P., VI, 8, 14:
"Quali si;no le rl'alhi rlivern1!e, molto più efficace nella oua
azione e più vera" (è la realtà da, cui provengono).
28". S. 1'col., li-Il, 5~, 2, arg. 2: "Quante più qualcosa è su-
periore, tanto più è unila» (vedi cii. 17').
Postilla: Le nozioni e le affermazioni ftlomfìche che circolano
nell 'amLiente culturale subiscono quakhe rnuùifìcazione e pren-
ùono pili vasto significato, con1e si nota nella citaz.ione precc-
dcn!D; rlaJla potenza o forza (virtusì del !Bto d. C., il principio
si f!;tende alla reallà stessa, da cui quella forza promana.
29'. S. Ter,l., Ili, G. 4, arg. 3: «La Causa prima maggiormente
influi;ce su ciò che è causato e ad esso si unioce prima della
causa seconda» "'d. C., I § El ntm figitur (a senso): = S. t.,
70 (dr. cit. 8').
Dal complesso rii quest<i citazioni risulta che neppure per un
iRlanto Tomm:iso si l:isciò sedurre dalla fata mori;ana del Neo-
platonismo, ma pienamente coscit<nte d~ll'eqt1ivoc-0 nel quale si
dibatl.e l'autore del /)e Causis, è sempre all"m·tn, pronto a dissi-
pare ogni malinteso, assimilando ogni cl0n1ento vivo, c0111possi-
bile con I a sintesi che egli va costruendo.
138 LA SOMMA TEOLOGICA

e) I grandi rappre•entantl del pensiero islamico.

65 - Nella Somma Teologica non e' è nessuna citazione espli-


cita di al-Kindi •il filosofo degli arabi". ' Ma quando si pensa
che le sue dottrine furono in seguit-0 "più ampiamente svilup-
pate da a!-Farabi "Avieenna '"'si dovrà tenerlo presente, anche
perchè la sua dottrina del quadruplo intelletto divenne famosa
in Occidente.'
La stessa cosa si può dire di al-Farabi (Alpharabius), sopran-
nominato •il S<~ondo maestro"·' Assai grande fu il suo influsso
su lbn-Sina (Avicenna) e nel campo teologico della scuola
ash'arita, parecchie delle sue dottrine furono fortemente com-
battute.'
Anche al-Farabi ha una sua teoria del!' intelletto quadruplo,
ma elaborala piuttosto ncll' indirizzo di Alessandro di Afrodi-
sia.' Un punto di particolare importanza è la sua affermazione
che I'" intelletto acquisito" (intellcctus atfr]>tus)' •è il gi·ado
più elevato, quello che, con grande sforzo intellettuale, perme.ue
l Nativo di Rassora visse a Hai;ùad e morì verso l' 873 i vedi NALLINO
C. A., ~ al·Rindi li 1 tn Enc. /ta.l., XX, 19:l3. p. 202 .
• ll>id.
a Da quel poco che è rimasto della produzione fllosoftca-al-klndiana
si può di.re che nella sua t('oria g.11oseologica eglt fosse più vieino a Te-
mistio. secondo al-Kindl, l' 1.ntelletto àimo.~traliuo è «la mente comune"
di Teir.istio, corrispondente 11.lr intP.lJetto 1)3.ssivo corni? virtus cnoilaUva
o 11 ragione partic.:olare o (cfr. I, 79, 2, ad 2); l'intelletto Ìn poten::a e
l'intelletto in atto (agente) sembra formino per lui comt:i per Ternistio,
un qualcl1e cosa dellù spirito che cono&cc, Cùme prinr.ipio deUa cono-
scenzu; l'intelletto ~.cqulsito è generato dall'attività ùel precetlente (cfr.
DE RUGGERO, G., Storia della ftlOsrJft_a. Il, 3, p. ~6).
' Arlstotelc è il primo maestro: veùi !\Au.1Nn C. A., • nl-l"arabi ... in
Enc. llul., XIV. 193Z. p. 797. Egli narqne nel Turk~sta11 verso lu fine del
secolo TX e morì a Damasco nel 950-951. A Bugllad si pcrfP.zionò negii
studi di logica i;otto la guida tii due !llo~oft cri8tiani dei quali pu.re che
uno fosse rnon8.co nestori~~no_ Nel ft42 si tr(l?:feri in Siria (Aleppo. Darnn.-
sco)_ l''u nomo d1 vasUssima cultura e i .'luOi scritli r;ono in pnrte com·
menti, annotazioni o brevi riassun1i a lihn 4.li Aristolele e di Alcs5andro
di Afrodisia, in parte lavori originali. l\el .Suppl. (li. :Jt a. 1) secondo
l'articolo clel C:ommeulo ane Sen.ten.u: ~ ~e J' intellett.o umano po::;5u
giungere a ve1lere Dio iP sè.,. (IV Sent .. Dist., 41), q. 2 a. l) ~i citano ùtw
opere cH u.1-Farabi: I' Ettc<1 e l' lril"eUctlo, con riferimento al "Comme11-
tatorP. • (Aven·oè)_ Tomma-:;o nota elle nell' Eti.r:a i:i.c;Ji ha una po~izio11r.
contradcletta nell'Intelletto dove f!.fferma Ja visjonc ùf!ll.f! sostanze sepa-
rale nella loro essenza (ìbid., ~ Qnidam enim 11osur.runt. ut A. lpfurrabit1s
et Avemt11:1.CP.); cfr. GH. CS<JN,
. "J..es sources gréco-arabes rie l'Augustismc
avicennisaut )I; in Atch.tv~s 1l' h.tsl. docl. l"il. du M. A., J9:~9. p. 12.1; G11.w:-.i
L. R., nel TJ. T. C., o. La ThAologie de St_ Thorna~. La visi011 bt"atiftque. »,
1 P. es., da al-GhazaH nella celebre opP.rn o. Uist!·uzione dei Jilosoti 11,
{NALUNO C. A., op. c1t., p. 798l.
• Sviluppando al-Kindt egli dà Ja ramo~a divisione dell' lnlelletto
I(

umano in intelletto in pof.enza, intelletto in fltto e intelletto acq11isUn 11 ••••


al quale, a il scconno serve quasi di $;11stro.to • e può arrivare a "'"con·
giungersi con l' inlelletto attivo• Ut>id . , p. 7\l?).
7 Ne parla anche S. Tommaso s Cont. Gent, 42 § Quum tmtcm, nel·
l'esa.mo dell'interpretazione ili Alessandro di Afr<l,li.~iu.
INTROD. GEN. ·- LE FONTI 139

a uomini eccezionali di congiungersi già in questa vita con rin-


telletto attivo e cosi di raggiungere la somma scienza e la somma
felidtà ».' Leggondo queste parole, sembra di avero davanti il
titolo di un capitolo della Somma Cant. Geni., (3, 1,1) nel quale
Tommaso c1itica la posiziono di Ibn Baggiah e meglio si capisce
limpostazione psirologico-storica di due articoli nella Somma
Teologica (T, 88, 1. 2).
Le idee tcologicho di al-Farabi non possono essere neglette
nello otudio delle fonti di S. Tcm1m11so nella Somma Tcologicu,
in quanto oostanzialmente si ritrovano in Avicenna, ma e&Se
hanno diverso valore secondo che si considera il suo pensiero
int-0mo all'esistenza di Dio o il suo sistema delle emanazioni
spirituali nella dnttrina de'lla creazione.
Considerando l'assurdità di una catena al!' infinito di possibili
(contingonti) ognuno dei quali debba l'esistenza ad altri p-05-
sibili, al-Farabi giunge con Arisf-0tele all'affermazione del neces-
sariamente esistente.' A ta:le conclusione al-Farabi arriva pure
notando che le cose esistenti hanno un'esistenza che non è In
loro essenza e che non si unisce da se medesima a questa: e' è
dilnque un Prinripio nel quale "l'essenza non è alcunchè di
distinto dall'esistenza"·'
Kella dottrina della creazione al-Farabi rimane impigliat<J nel
groviglio dello emanazioni neoplatoniche; r.onservando al Pi·in-

1 NALl.INO C. A.. 011. t:il., p. ?frl; dr. m: n1rnr.1mo G., op. ctt .. pp, ZS..30.
ri Questo u ne.t:essariarnentP.·eslst.ente" è l' a assolutamente-necessario"
(wagib al wugiud} di Avicenna, il a Necesse-Esse Q degli scolastici me-
ùiueva-li. La terza prova dell'esistenza. di Dio nella. Somma Teoluoica si
svolge in t1uest'ordinc ùi ideo.
3 F.. fiilson, Lr. tlwm.ism.e, p, Sl. notu che lu. distinzioue tra l'essenza
e resistenza <li cui si pu::;sono trovare hi origini in Agostino e Boezio e
rru:::;::m "in piena luce 11 dai fl.lo::;ofl. i:;l~nnir.i «e princf1rnlmente » òa al-
Farnbi. Per Boezio cfr. nouNn-GnssELDI '.\f. n., o. r .. Le «de ente et cs-
.~entia" de S. 1'hama.'i d'Airui.n, pp. 14~-H5. Kain, 19'.?-Gi per il De Causis,
1llid., pp. 146·14n; per lb11-Stna, Ulid., pp, 150-156; per Ibn Hu~J1d, ibi,d.,
pp, l~J'i'-159. Con QllP.St.f prP.ce<lentì storici acquista parUcolare valore an-
che il principio di S. Tommaso I, 3, 7: a il diverso non si uni.::;ce, se non
e·~ una causo. che lo raduna», ripetuto nel 1 Cont. Gent., 1R, ~ Omnis;
2~. § Si. e.')..<W f)ci; 42, § Vnu.mquodque. Vedi GILSON E., Le th.omisn1e,
pp. 120-l:l6, 1942" • .... a l'e.'iislenziulismo tomisla non fu solo un avve-
nimento nella. storia df'Jla. teologia naturale. ma aHche iu u.uella della
teologfa. senz'alt.ro • (p. 134). Forse quando Tommaso P.laborava Ja sua
sintesi triuiLa.ria e con la nozjone d l Dio come « Ipsum Esse» ne chia-
riva AJl'tmHuw. mente il contenuto ùi superiore intelligibilità, non pen-
Ra.va soltanto n. sta.hilire l'armonia. tra il monoleh;mo ùcll'A. T. (Es., 3,
14) e la t.rinith. rlel N, T. \,\filU., 28,-HJ), ma si preoccupava. vure di sal-
ùarnenic rlifenderc In dott.rinfl cri~f.iilna contro l'esplieita negaziune
mussulma.na e possibilrnt'nte aprire un orizzonte n.lmr.no conr.e:tturi.le
alla chiu::;a mentalitft i~l<.1mica. scrvcndo~i di una nozione fecon(la d1
virtualità 1111ove e capnce di mostrare una rnistieu urmoniu nei dati teo-
logici della dottrina sacra.: cfr., f)_ rs .. 1, 31, 2 e: •! dobl>ìamo und1e evi-
tare lo. parola nnico, amncllè non si:J tolto il nllinero delle persone li. Ora
la professione di fede mussulmana e: Allah è il nio un1co. Egli non ha
generato e non è generato, nessuno è a Lui egunle 11 (Corano, Surn 112).
HO LA SOMMA TEOLOGICA

c1p10 creal.r>re la sua trascendenza, egli immagina tutta una


serie di g-raduali Potenze dotate di foeolllt demiurgica.
"Dai Primo emana dunque l'esistenza del secondo anch'esso
sostanza incorporea imrrrn.terialo; questo srcondo è la prima
della Intelligenza., l' "Intelletto attivo», il quale dispensa al
mondo le forme esistenti- ab aete-rno nella mente di Dio; da
esso, in quanto intcmle (o pensa) il Primo, deriva uece..0 saria-
mente l'r,istenza del Tarzc; ossia l'esistenza di una secomla In-
telligenza e in quanto intende sn medesimo produre l'esistenza
del " Primo cielo» (ossia d"1J'ultimn nona sfera relestc a pali.ire
dalla luna). A sua volta il Teno intenden<lo il Primo dà origine
ad una terza Intelligenza, e intendendo se stesso alla sfera delle
stelle fisse. g cosi, via via, wrgono le altre inh,lligenze astratte
o immuni da rapporti ron Ia materia e le ;fore dei sette pianeti
tolemaici, di cui l'ultimo è la lnna. Nel mondo sublunare sol-
tanto hanno I uogo gli enti soggetti a variazioni.
E la c05mogonia poi accolta da Avicenna; soltanto che que-
sti considera " come Intelletto attivo lintelligenza ultima della
serie"·' Come si vede· prr un altro v,~rso siamo di nuovo nella
teoria delle Potenze intermediuie.
In questo inquadrnmenlo storico, formato dal De Causis, al-
Farabi, Avicenna . a cui il" Mac•lro» (Pietro Lomhar<lo) sembra
fare qualche conrr.ssione, ha un suo specialissimo valore il ((ma
questo non può stare» di Tommaso ncll 'esame della presente
questione (S. T'">l., l, 45. 5).
Nò mi dispiarn affatto trovare ndl'ad l, la distinzione limpi-
dissima che riflette lucidi<osimo il pensiero di Dioniµ;i il Mistico
che giit s' ;, messo in rilicvLJ nella rritira della Teoria <ldlo Pe>-
tenz•~ intermcclial'ie e nella sua conseguente posizione di fronte

1 N ..\LLINO \.. A., « aH;-arahi ~. in f:nc. llat.. V. 797: cfr.p. 69, nota 2, dove
si riferisce il pRnsicro dello st:ritto ermPtko AsclP.pius. Può ess~re che
qu~~te speculazioni t1erivù10 ila un fondo 1~orrnrno gnostico con fa pre-
occu11a1ione <ii ::;uperare la distanr.n. irnmo.nP.nh~ al dualismo orientale
tru la luce o il bene e. la tenebra che P. il ma.le (la materia). Ma. forse
il Pantomorfo dell'Astlepl11s ha un qu;i.lr..:he rapf)twto non complcta-
weme· ·t~trale o co~mico col ~Datore delle Jorme n di ,\vil:errna. Con una
geniale intuizione storir.fl (vodi n. 117, nota 8) Tommaso nota che il
pensiero di Avicenna, riguardi) alla "urirna TntPl\igcnzo. chi?! muove il
primo Ciclo è. in armonia (com;onat) con l'opinione w•or,1u.tonica ::;ulla
Ment.e pat.crna • (vPili 4 Con.t. <umt.. 6, § Rst a.utern). Come ln l)rima In-
tfllligen:?.R., in cui v' (~ molkplicità, po::;sa pror,eciere da Dio che è 1' Uno,
ihn-Sina lo spiega ricorre11c10 1tlla. compo~izionc di P.s::;enzu e pof.P.nza
propr1a 4lcll'ent.f! IJOSsibile :contingente;. ROI...'1.ND·GO!-i."':il::LT'I M. D .• op. cH.,
pp. 155-156. Per San Tumntaso t11tr.o ciò che è "fatto» è nf!ressariarne11t.e
cç>mpost.o di essPnza e d1 f!SiRtenza. {I, 7, ~-. ad· I). Come rifcri$~€' G. Tre-
dici (Rrei;t corsn di ftori.fl llellu fl.1asofl.r1, n. 1, p. 1:1~. Firenz:e., 1936 13 )
A. Masnovo, nell'operu, lJa G11yli.elrno d'Auveryw~ a S. Tomrra1.w d'.4q'oi-
no, ( .. L'originf! .IeUe cose fla Jlio in Guglielmo d'Au,•ergne 11. ''ol. II, c. il.
Milano. 1934) ~ rilien~. C\)Iltrariamente a.Il' interpretazione di molt.i sto-
rici moderni, che i medievali P. specialmente S. Tommai;o vedevano 11e!
sistema di Avicenna non un emanatismo, ma un creazionismo vero e or-
todosso •.
INTROD. GEN. - LE FONTI 141
ali 'azione propria degli Angeli: la sostanza immateriale creata
non può produrne un'altra quanto all'essere, ma può condurla
all'essere bene, perfezionandola già esistente con la sua illumi-
nazione.
66 - Con lbn-Sina (Avicenna), ci avviciniamo a un pensit!ro
fllo5ofico mnssulmano più direll.amenle e abbonrlantemente pre-
sente nel patrimonio rnlturale di Tomma,o.' Il "Maestro-Capo»
nacque ari Afshanah presso flukhara f080] e morì ad Hamadhan
nella Persia occidentale [1037]. Delle sue opere filosofiche le prin-
cipali sono: ash-Shi/a "la Guarigione» (dall'errore) che è una
"gmn<ie lrat.tnzione rii tutte le scienze filosofiche, malcmatirhn
e natmali '" Avicenna dichiara che tale sua trattazione la fa " in
modo conforme alle dottrine peripateJiche, ma essa in realtà con-
tiene anche elementi neoplatonici e vedute personali'"
al-Hikmah al-mashriqui.>JYah "la filosofia orientale" titolo che
semb1·a esprimere la posizione di Avicenna che dice di abbando-
nare l'attaccamento alle dottrine elci peripatetici (filosofia. occi-
dentale o greca), per muovel"si più liberamente ed esporre senza
troppi l'iguarrli il proprio pensiero.
al-lsharal wa't-tanbihat "Accenni e avvertimenti" breve rom-
penclio dnl proceclente che presenta «il rlcflnitivo pensiero di
Avicenna n.
an-Naoiah "la Salvezr.n" (dall'errore) è il « compcn<iio del ci-
tato asll-Shifa, con esclusione dei libri materna.tic.i, musicali,
aslronon1ici, zoologici e botaniei. s
Avicenna sulle orme di al-J<'arabi elahm·à il concetto di Dio
come (( a:~~olutarnenle neee~sario >1 e di questa nozione si serve
1c '{X!r costruir!? una dimostrazione dell't~sistenr.a di Dio ar.ceua ..

bile 1mche da coloro che come i leologi della scuola ash'arita,


negavrmo in nwdo assoluto il principio di causalità e le cause
seconde n. ~

1 Tra le molte citazioni cfr. I, 7, 4; 8, 3; li, 1; 14, 6; 16, t; 45, 5;


47. 1 : 76. i, uù ·~; ";"'3, 6; 8·t !1; 110, 1, atl 3 ; 11$, J. S. Dcanùrea (" La
ic'lenti1h (]ell'.e~sere e ch~l c011oscern nella verità divina u § a, pp. 15-26
cif.ll' E.~trnf1n1 fn. verlerP. come A,·ieenr:fl londt suJla necessaria dipen-
denza dell' iHt.elligibilHà. dnll' im111n!C-l'ìulilà, o: il suo ragionamento per
dt!dmre il t.:araitere HHelluluale l\ inLclligil>ile del Nc·c1.;ssc.-Esse" (ibirl.,
p_ 1Gl: eom+:> Averroé a.df:rlsc~i a 11uest<1 dotfrirrn difendendola o cont.ro
le impugnazioni)> di a·l-<.ihazzall (iM.d .. pp, JS ss.) e nota che oi dalla filo-
sofia araba quc~to Pl'incipio passa. ncJln speC'ulazionc di S. Tommaso
che l'aeceftH. ~enza discussione, come 11n'~1Jfermazione ammessa uni"cr-
s1:1.lmerit1:', 1_:orne dottririH conwuP-:) (H1id .• 11. ~2>.
2 NALLINO C. A., !C A"iconna ''·in J-.:nc. ltal., V, 1930, p. 63R La metafisica
cli Avirr.nna fn trarlott.a in latino da Mun':5. Ni'mat Allah lfaram, Avì-
ce.nni1e l\tet.:i.physir.r.s Cornpemli1m1. Romae, 19'26·,
iii Si rieonli il concetto cli Dio SE'r.omlù S. Ilnrjo (ve<li p. 90, nota t}_ Il
richiamo <li e, A. Nallino (op. cif .• p. 639) con(Jnce nello Rrondo della
siuteni tomi::tu a11t.:hc i JJrim1 rnpprcsent.anli della c;peculazione teologica
iRfamica. S. Tommaso 11on iguora uuesta posizione cosi vicina all'oc:ca-
sionalismo, ma non'fa nomi particolari (cfr. 3 Cont. Gent., 68). Solo nella
I, 115, 1 e, menziona Avicebron.
142 LA SOMMA TEOLOGICA

Il ragionamento di Avicenna per dedurre il carattere intellet-


tuale e intelligibile dell 'assolutamente Necessario poggfa sulla
necessaria dipendenza del!' intelligibilità dall' immate1·ialità, ma
non sarebbe giusto dire che • alla tradizione patri~tica e teolo-
gica queski principio sembra essere. i·imasto sconosciuto o al-
meno non valorizzato. "' l\es,;uno può dimenticare la bella pa-
gina di Clemente Alessandrino' sugli intelligihili - e si parla
proprio di Dio - che, essenrlo incorporali sono oggetto della no-
stra " facoltà ragionevole» che sanamente giudichi. Molte altre
pagine si potrelÌbem troYarc in lui e in altri, anche se non col
modo dei filosofi islamici.'
Nella questione dei Nomi divini, l'aonosticism.o avicenniano
sembra che subi.<ca l' Ìl!f/;usso della Teologùc ash'arila e anche
,<u questo punto J'originalità del pensiero teologico cristiano
permet.!e a Tommaso di muoversi da padrone nel dèdalo delle
~pecu'lazioni avicenniane.
!.'emanazione delle cose create da Dio è concepito da Avi-
cenna secondo il pensiero di al-Farabi, "dal quale diverge sol-
tanto nel modo di considerare l' intrllet!o attivo" che per lui "è
l'ultima delle intrlligenze separate, è l'intelligenza dol mondo
terreno, è quella che fornisce ali' intelletto umano il' inlellrtto
possibile o potenziale). le forme inlelligihili e alla materia le
forme sostanziali: rerciù in tale sua funzione, Avicenna lo
chiama il datore delle form.P.'
Quanto alla dottrina sugh universali, "sulle orme di al-Kin<li
e di al-Farabi, che qui fusero ,\i·istotele e Plato11e, arriva ad una
formula vicina al realismo temperato della scolastica e forse
ispiratrice di qu<>lla di Albort.o li.fogno: gli universali esistono
prima della molteplicità (osei11 nella mrntc del Creatore), nella
molteplicità (ossia nella real~\ delle cose1 e dopo la molte11lir.ità
(ossia come wncetti che la nostra mente <lrsnmc per astrazione
dalle cose particolari e poi di nuovo riforisce ad esse).'
l DEA~Dm-:_1,· 8., oµ, cu .. n. 2, p, 2'!..
2 Slmm.ati, V, 1, f!ciiz. Pottcr, Il, 6.n.
:a A mio parere, nitro ~il mul.lo, altre è lu. dottrinn; nnn mi pare che
per concedere il morh) tHVfJrio .je~li uni, si <kb!Ja misconoscere il HH)flo
proprio degli alti-i, rlit-: f;VOlge ur1:1 sna doltri11n autonoma, intima.Juc11tr.
l~gata al v~Jore ùello spirito e multo 1iiù 11l1:1 vera nozione di Dio, ~ia
{Hll'P. nor. sislematicf1mt-nle.
4 !'\ALL1~0 C. A .. op. dt., p. t;3!J. Per com1n·0nrlcrP. il valore e l'origina-
lHà rlel pe11~ie.ro di S. Tnmrnnso nei tro.ttat·i clr'lln. I 1Hu't.c (qt[. 44-47; 75-89;
!10-115). J.m~1a leg-g(•re Dc l'ol .. Ili, .) (com:: srnf'ga 1, M. '..!~ rlnve. si ri.·
ferisce il pen~lero di Avicenn<t su Dio come "lp~nrn s11t11n Esse» <.lul
quale sono tullP- le nltre rc;11tù r:.bi? hanno c~istcnza part.Pc:inatu. Solo
che rimanfmdo impigliato nf!l 1kdnlo dr.Ile Polenze intcnn(·dirtrie, Av.
re8e sterile q1wsta verità f0nllium·utalc. Il pensiern (~ri:-;timio invt~ce lH\
sviluppa lo. fecondis::;iJuu virt11ali1ù nel modo originale e g-euic.dc, r.he si
vede llPlhl Somma. Te0/.fJ.'7ù:o.
$ lbid. T1 contributo dPI peusie.1''J islamico alla questione presente, va
notato per <lfll•.rezzarc nel s110 ~iustu vu.lort! il primato del pensiero filo·
soflco crlstiano asia1e (vcrli pp. 112·1 H; .:.:he nel suo mot1o già ora tn po.s-
INTROD. GEN. - LE FONTI 143

Il pensiero religioso mussulmano sviluppatosi in teologia sp&


culativa per opera specialmente di al-Ash'ari vide " il maggior
trionfo intellettuali;" ' dei mutakallimin nella "conversione di
uno fra i maggiori filosofi aristotelici" al-Ghazzali e nell' a aperta
sconfessione da lui fatta della filosofia dei suoi maeatri "· •
67 - Di al-Ghazzali (Algazel) che è " uno dei più insigni pen-
satori mussulmani"' ho trovato due citazioni nella Somma Teo-
logica,' ma è questione assai delicata verificare se e fino a che
punto queste citazi1Jni riflettano il suo pensiero, che è molto com-
plesso.
La crisi spil·ituale rhll travagliò il grande filosofo "lo portò
non a un vero antin!ellellualismo .... ma a porre una distinzione
fra il dominio rlell' intellt'l.to o quello de!la rivelaziono profetica
e tale distinzione si manifosta già nel famoso libl'O Tahafut al-
falasif alt (•l'incoerenza dci filosofi"• /Jextrur.tio philosopho-
rum rtel medio evo latino) " dove egli " intende dimostrare ctie
la pura tlloso1fa degli aristotelici arabi qunlì al-Farabi e Avi-
cenna, malg-!'ado la loro intenzione, non riesce a dimostrare l'esi-
stenza di Dio, la Cl'cazione rtel mondo, limmortalità ddl'anima,
ecc. >l. s
ses!'>O di qnesta dottr1na. Tommaso t.1'Aquino può fare la sintesi con
gioia. e soddisfazione cli tutti qnelll che ~anno npprt:zziue lo sforzo del
pensiero p~t giungerP- alla verità e penosamente aprirsi una via verso
i più va~t.ì oriGzonti <l1.:llo spirito, dove splende lil luce superiore che a
s~ r1 ~hlamn..
1 rir. IWGGr.:Ro G., Storia dvlla ftloso{la, II, 3, p. 11.
2 liJid.
3 J\ALLJNO C:. A.• 11 al-Ghu:.::zali i., in F.'nc. lta/.. , XVI, 1933, [L 887. Egll nac·
~Yn°sgr,;1°~~ .~J~~g~~~~a~ p~!~~~iorJZ~~ ft~ft~1 ~e~~~~!.-i!r;ie" à~lt~g~?ùtr~~~~1Tc!
volle considerare in tutta la. gua ampiezzn. il prohli:mn mistico negli
uspt-lttì dell'orlodossia mussulmo.nn .... A somigllanza degli asceti crl-
sliuni" egli o suppone 1'esh•1en:t.:a. Ili tr~ vie: purgante, illuminante e
uuifn:u.nte .... La familiarità con la mist.icJ.t. 1:rist.iana" gli fPt:e 4lichia-
mrf! c:lle "il Cristianesimo sarebbe l'espre.~.<d.one a.'isoluta ddla uerHà •,
se non vt fosse 11 doama della Tri.n1td e se non negasse la. missione d.711ina
di .~foom.Nto (YfHli L.1.MMI:.::->S, oµ. cil., pp. 101-103). Le os5erva.zioni d1
s. Tommaso e la sua posizione critil'A. dl fronte a.Il' Islami::>mo (vedi
1 Conl. Genl .. 2, § ,...:ecund.o, 6, § Ht veto) hanno sotto que5to nsµcito un
Joro protirio vfllore, HOH solo ùi ul>ieHhilà ideoJogica, ma anche <li at-
tualità storica.
' T, 7, 4; 1.2, 2, ad 8, per la questione d~lla non-impossibilità di una
moltltudine accirienLaln.1ente in11nito..
11 N'ALLINU C. A., ov. C'i.f., p. 88'7. Di qui si ''C"tll"' tutta la. superiorif.à lfel
penskro tomista. elle si svincola da ogni pericolo di razionalismo e di
ftdcisn10 e per al'ferrnare il "'alore della verità appartenenti al piano
della Bivclazione, non sent~ affatto il bisogno di disltllJl!-."~n>. !a ragione
e la filoso:io., anche ~(! deve correggere i t1Josofl, mostrJ.ndo c11P. le loro
prove non sono (( cogP.nti ~; r:fr. 1, 1, 8, ad 2; I-li, .109, 1. Speciale senso
t<torico, in l)ucsta iUC('. ncq11isfa l'insegnamento di T. sulla dimostra·
zlone <lell'esbtenza 1Ji l>iu Pt~r via di ragione (1, 2, :~. ad l) sulla crea·
zione in quant.o P. tlivr:11clc11za di tutta Ja. i·calt.h clal Prinr.ipio Supremo
r:hc possiede la piena :.tt.f.U:Llità. <IP.ll'essP.rH (iùid., 41-, l; 46, 1) e in qnauto
è inizio d'esistenza nel tempo (ibtd., 46, 2); sull' innnortalità dell'anima
(ibid. 75, 6l.
144 LA SOMMA TEOLOGICA

Nell'altra opera lhva 'ulum ad-din "la vivificazione delle


scienze religiose"• egli mostra l'insufficienza della sula t<·ologia
a base lìlomfka per raggiungere la cerlezza in parecchi punti
dolla religione e l'inadeguatezza del rituale pl'C"O ne: mo lato
formalistico, a soddisfare i bisogni rii una religiosità e di nna
morale elevate». Tale lihrn "si propone quindi di mostrare come
il cuore ossia il sentimento <lebba non disgiungeroi mai dalle
pratiche del culto, dalle credenza e dagli atti della vita indi-
viduate e sociale''- 1
J.o citazioni di Tommaso si riferiseono pr.1·ò ad un'altra ope1·a:
M aqasid al.-fala<ifah (i propositi dei filoeoO) che è nn i·iassunlo
completo (logica, lìeka, melalì,ica) delle idee e delln dottrine del
pcripat.ismo araho, esposte, come egli dice ncl!a prefazione, in
modo imparziale; idee. e dottrine "che egli si af}pre;tava a con-
futare in altra opera (il Tah!l{utì.' p,,rciò bisognerebbe fare at-
tenzione a non attribuire a lui ciò che egli riferisce.'
68 - Tra i grandi pensatori della Spagna musoulrnana, Tom-
maso conosce Hm Baggiah' (Avernpace) che " fn il primo lìlo-
sofo nol"vole .... seguace dell'Aristotelismo. ma anche con in-
fluenze neoplatoniche riannodunlisi ad al-Farabi ».
Dopo la sua morte chbero "grande rinomanza " due suoi
scritti di mri.<tfra fìlr>srtfica: flisalah fi tabili al-mu lftwahhid " sul
Regime dcl Eol it.ario " o Risalat al wn.da' "'l'epistola dcl Com-
miato li,

Dagli c~tralti che ci rimangono della prima optera "risulti! che


scopo precipuo dell'autore era di mostrare come l\1omo i<.olato
dalla società pos.•a mediante lo sviluppo grmlualc delle s11c fa-
coltà arrivare a unificarsi Cr>ll. r intellcllo a/li?:o, ultimo grado
della felicità. Questo libro ebbe poco dopo nol.;vol<• influenzn
sul romanzo filosofico di Ii.In 'l'nfail '"' (Abubnrer).
1 NALUNO C. A .. ibià. E lu qw~slione Jlell' intellettualismo e volonta-
rismo (vPdi llORVAtn, La sintesi ..;denti.fica, pp. 446 R!ì.) con i cnnscguenti
rn.pporti dell' intelli~t..:nza e. della vnJ011Lò. nelJa vita clP.lruomo (VP.di ilii<I. .•
pp. ,~62 ss.). La posizione clP.l u Grande teologo" mu~sulmano ~ 11ella-
mcnte lumeg)o{iata dr.tl L:\TOR. P .. S . .J., ":-il-(ìhll7.7.a1i 0 l'amicizia s11iri-
t11aJe nell'Islam 11, {t,a Ovi!là Cn.ttoUca. III, ·1941, r1r1. 203-214), rifere111er-;i
((a diverse pubblicazioni al-Gha7.zaliane. soprattutto a q1.a:lla ùell'.'\~iN
PALACIO:i che porta il titolo T.a es11i.rUuaUdr1d th .'1ig11:;e/. H $U s~nli.do cd-
sHano 11.
~ lbid.
3 G. Dc Rng!{L\fO (Storia. deUa fU(.sntl.a. Il, 3, n. 4t) ricono3ce l'ulh~­
riorr intf'nzionP di fare la. crif.i('fl ~lclle fdee e rtoflrine espo~t.e nel Mo-
r1u.sid, rna. soggiurtKO che in quc~f.'opera « nou si prP.annuncia il bendi~
minimo accenno critico, tanfo che ~Ma. b stA.ta acèOlh\ uel monflo htlithJ
come l'esprest';ione genuina dt!l pcnslnro di Al~a.zcl », PP.rò C, A. Nal·
lino f:.t ossPrvare che le pug-ine uelle qna1i Algazel esprimeva talf:I sua
intenzione furono ~oppresse nella tradu7.ione latina, così nac11uc l'P.q11i·
voco di cui non si può non tener conto.
" ~Au.r~o C. A., ft AvemIJacc », in F:nc. llo.l., V, 19~0. p, 615, nacque a
Saragozza verso la fine dell' XI sec. e mqri di veleno a Fez 11cl 1139.
~ Di questo lilosoto mus~nlrnano (t 118.1-RG) che .scrisse a forma. d1 ro-
man7.o filosofico il trnt-tatellu ll vivente fialio di noilanle (Ri:i;alut Jlayy
LNTilOD. GEN. - LE FONTI 145

Il secondo scritto di lbn Baggiah "mira a dimostrare che sol-


tanto la speculazione filosofica (e non l'esaltaziono mistica <lei
Sufi) può condurre alla conoscenza nella nalura ed anche con
l'aiuto cho viene dall'alto, a conoscere noi stessi e a metterci in
immedù.1ta relazione con l' Intolletto attivo.
Avompa.ce professa la dottl'ina dell'unità degli intelleui umani,
sviluppala poi dai suo più giovane contemporaneo Averroè, il
quale nei suoi scritti ricorda parecchie volte Avempace, non
senza murwergli qualche critica. '
'romrnaso tiene d'occhio il pem;iero di lbn Baggiah, appunto
· perehè esso pnò doformina.rc un totale sposLamento della vita
urmma verso il collettivismo più radic,1le ed insieme travolgere
ogni nozione di ordine sopnumaturale.'
Un suo insegnamento nella questiono della Beatitudine' scm-
bra formulato espressamente per eliminare questo doppio peri-
colo: "giungere all'Angiolo" è infatti con parole cristiane ciò
"ho foi·ma la s~tanza ciel pensit~ro di Ilm Ilaggiah sul! 'unione
beatificante dello spirito umano con lIntelletto olt.ivo. La ri-
S]J<J6\a di Tommaso è l'eco ùell' insegnamento ùi Dionigi che l'a·
dicalmente c'limino la teoria drlle Potenzt> intermediario: "Non
vi si ferrna 'ma prucrde fino all'unive-rsnle sor,qerl!r? dd Bene 11 ...
1

Di Ibn Rushd '· ~1\\'crroè), che è il "commentalorr '" frequcn-


tissin1i sono i riferimenti nella Surnrna Teologica, ma avcrnio ~ià
pii1 volte acccnnnto a quello che è il nucleo rl01 suo in;;egnamento,
basterà ora r·iconla!'e alcune opere del grande filosofo.

1hn Y~uJzall) non !10 trovato ne::ismm cil.l1zion~ nelJa. S. TP.nl., non es-
sendo allMfl. ronosr:into n~l mnnrlo l:-1tino: VPdi l\4.T.r.rNn C. A., n Tbn
Tuf11il u, in Enc. llal., XVllJ, Hl33, p. 684. Se il romo.nzo di Ibn Tufail ha
un s1-:nso, lo si deve riccrcure neJ principio che ~ vi sono uomini per ogni
funzrorw n principio <'111: Ih11 Ruslid inlenderù. poi giustìlìca1·e. Non bi-
s.ogna far fJas~~1.-... i st>mpli1:i 1lal r.ult.o ilellit le1ter11 ad turn religiono dello
Spfrito, come prt>ff'THlf'vano gli ash<ariti; vedi Do'.'lcnt.llll P., S. J., art. cit.
in R. Se. Ph. ì'h1!ol., 1911, pp. ~m-:W6.
1 XtLLINo c. A.. rip. cit., p. 615.
~ Vecli T, 88, ?.. 8t•cvndo il riferirucuto <li AvcrroC (clr. De f'eril., XVIII,
5, fHl 8). Nel s Con.1. Grnf., 41. ne fn. apertau11:mte eù osplh::itamente la
critica (vedi p. J;?D, not.':\ 8) ~ dal cmnmento 111 Avm-roè nl De anima. <ii
J\.ristoll.:le, Tomnw.':io. cleve avPr pr<>:::o aneli e l' informn.zìonA sul pti.n-
::;iero <li ~ .4.vcmpacc,, t;he è citato insieme con « AlvhaTabì11s nel SupJil.,
)>

q. 92, IL 1,
3 I-li, 2, 8, .a.rg. 1; cfr. 3, 7 r.. ::tcl 2, dove P~tmina 1lirettamen1e la po-
sizione di al·Farahi e la consequen:a etica dPlla tcor;n delle Potenze.
infrrmediurie, quale ri~ulta dal suo succegz.ivo sviluppo, spPcio.lmente
in Jbn Bn~o.rinl1 e Thn T11f:i.il.
·1 1·11, 2, 8. ad 1; cfr. JlN., V, 9 e pp. GG-70.
5 Kato o. Corclova uel 11:?.6 m0ri n. Marrakush nel \1arocco il 10 dicem-
bre 1198; v(;()i NALLINO C. A., "Averroè"• in 1-:nr. Jtal.. V, Hl~O. ~). 62.:>. A
questo eruiueute conoscitore dellu. t.a1Hura islamit'a ahbiamo fat1o snn-
vrr. ric;orsn TH'r il111minarn una zo11a dui:;1rn1enlaria del pensiero tr:rnista
che di ~olito è trattala un po' in ge111-mLle o illrn;t.ra1a in opere voln.rnì-
no::;e e inatte:lsìlJìlì 11lla curnunC' cle11a J!Pnt\°'~ 1mr desi(lerosa lh su1H·rne
qualr.he cosa. Il g-iwlizio compk.%ivo <.li C. A. I\"::illino merita di esser
ricorfl~1to: , I.a figura <lì Averroù, empio, spregiatore delle rl'ligioni ri-
14.6 LA SOMMA TEOLOGICA

Oltre agli scl'itti "che prendono come punto di partenza i


libri di Aristotele" ce ne sono altri che sono " indipendenti dal
filosofo greco". Tra quosti e' è la Destructio destrnctiunis (Taha-
fut a.t-tahafut) che·è "una vivace confutazione d()! T11hafut nl-
falasifah" del • teofogo e mistico" al-Ghazzali. Alcuni opuscoli
sull'unione dell'anima con l'Intelletto attivo, deci quali uno porta
nelle edizioni latine il titolo De animae beatiludine, ci fanno ve-
dere che l'ave.rroismo non era solo una doiLrina chiusa nelle
scuole, ma a.vova pure. il ::mo influsso ~mna vita pratica e perciò
stesso costituiva un pericolo molto più p;rnve di quanto si pen~i.
Averroè "comhalte violentcm;;nt.e Avicenna da lui accusat<i, e
non a torto, di fare concessioni ingiustiflratc alle dottrine dei teo-
logi filosofanti della scuola ash'arita depravat01·i della sana filo-
sofia" ; ' però egli stesso nello sforzo dr • rirondurrr il peripnt.i-
smo arabo aHa stia purezza» rimase a sua volt.a impigliato nrtle
speculazioni che si riannoùano al Neoplatonismo e ad Alessan-
dro di Afrodisia, mettendo in pericolo la personalità umana e
gli u'lteriori sviluµpi del suo reale perfezionamento.'

f) La filosofia giudaica.
69 - La filosofia giudaica ha il suo contributo documentario
in tre nomi: Isaac ben Salomon Israeli, Ibn Gebirol (Avicehron)
e Maimonide (Rabbi M~·ses). Del primo, pensatore giudairn
vclat.e e autore dt:!lla dottr1na delle <lue verità - figura cosi comnne nel
Medioevo Ialino e ancor oggi non ro.ra tra gli studiosi - non corri·wonde
aHa realtà» (ibtd., p. 626).
' Ibid., p. 625,
2 Secondo il concetto che Tommaso mette in luce dai dati positivi <tel
pensiero uri~totellco, la •( rnent-e che entra du.llu porta» (ARI~TOTP.LE, ne
aen. onim., JI, 3) non è una ipostasi intellettuale alla quale fac:ciano
cupo i singoli rio individuali, come all'unieo u lo 10 nmuno per·1mnt-? e
I)

unìvc.rss:ile, ma è la stessa aliima w1ia1w che ere.aia. da Dio è in{-t1.s.1 ud


corpo. Rssa non è quindi termine di un'evoluzione nawrnle (u molit) di
trarlnciantsmo), ma. vieni=~ rlal di fuori ed entra in c:rnu. "dalla porta 11 la
cui 1·.hiave è nell~ mani della Mente suprema. :r: l'eRtrcma consegur;nza
del\'dimino.zione <lellu teoria delle Potenze im~)rrnrdiuric ed è tm;teme
il pri11(!ipio primo c.hc fonrln llll vu.lorc pP.rs.ono.lc et.ira. rt.:HgiOS'), <lr.ila
vita umana. Al m.onismù irfea.1:1.'il.icu, derivato du un11 JJOsizlono critica-
mente inaccettabile, S. Tommarn oppone, 11ell'unitA <!elle singolo pt-!r-
sone, la pluralità df>gli uiJiti ordinati ulla p~rfezione delf' inteU~tto, come
favoltà per:;onale (vP.cJi 1-ll. 50, 4 e). Il P. Cho::osat, 8. J., trnt.rnnùo <lel-
l' 1uflusso de.Ha iilosoflA reli1o1:io:·m degli <LTal>i (art. Dicu . sa nntur~ :-:elon
ft

Ies s1,;llolastiques i>, nel n. '/'. C., t. IV, culi. 1202-12-t':i). ha du(~ richiami
che mi sembrano molto intPressunt.i; nell'uno (if>'id., 12.07;. osserva che
nella questiono della sinonimia llei nomi (livinì, S. Tornmm;o dPve a
llm Rush<l l'aver rit.rovato la ri::;posta che giù d<lvuno ad Eunornio i Pa<lri
Co.ppado<.:i ~cfr. Dc Pul., VII, 6) ; neH'allro ?ihJd.., 12'?5) uotu che Jhn H11shi1
uvcva l'itro\'Oto la soluzione dnta cJo.i Padri Cn.ppadoci contro g\1 anomei
al prohlf~ma dd valore deg-li attributi n.ssolnti ~ òell11 loro rehi.z1n111~ con
l'essenza: Dii Pvl., Vll, 7; De l'erit .. Il. 11. Almeno prr S. Tommaso,
fo-rse, si può pensurc ad un più immediato inn11:.;;:;o dP.lln do1.lrin:"l. b:isi-
lia.na elaborala nelle trattai.ioni 11ivcrsf! (}i Dionigi ll MisLico, secondo
l' ìpo1csi prono~ta.
INTROD. 1.i~:N. - LE FO:-ITI

che viveve in Egitto tra \':'!'15 e il 94.0, è citata la celebre defini-


zione della Verila come «adeguazione della realtà e del pen-
siero.• Di Avicehron' è citalo più volte il libro Sorgente della
vita.' Alla base del suo pensiero " stanno le dottrine ernanaLi-
stic11e nooplatoniche e specialmente plotiniane .... ne...o.,;un ele-
mento speciAcamcnte giudaico appare nel sistema gabiroliano,
tanto elrn !'aut.ore fu dagli scolastici ritenuto un mussulmano
o un arabo cristiano». Alcuni elementi sembra che debbano es-
sere. considerati almeno in parte, quali contribuii personali di
lhn GEiliirol. Così, 11. es., "la teoria (forse già ìn germe presso
Plotino) secondo la quale non solo le sostanze corpore0, ma an-
che le sosla1rne inlclligihili sono costituite di materia, sì che è
da po~lulni·e nna materia universale, substrato di lutto ciò che
esiste all'infu()ri di Dio».'
Il influsso dannoso della dialettica sulle nnime semplici fu
già denunziato da Filone in una celebre pagina dove pe1· la
prima volta il ragionamento dialettico nel suo effetto JJEicologico-
dico ò paragonato all'" elica" o "vite" di Archimede. Coloro
.chr spaventati dall'irruenza dialettica degli avversari della fode
n~ riman~ono f.urLati e sconvolti, e.gli li paragona a quei conta..
dini egiziani che fa('r.nclo, girare la r< vite f;trun1enlo ùi irri~
1) ,...

gazione - '<l non stavano ben~ aggrappai.i al palo lraversale su-


llCl'ÌOre, risc:hiaYano di cadere nel t\ilo. r< ~1olti n, egli dice ((non
potLmdu vinr.1'l'C la dialetlka dei sofisti, perd1è non esercitati nei
rngiouanwnli a causa della continua occupazione nelle opere,
trovano rifugio nel soccorso di Colui che solo è sapiente e ne
implornno l'aiuto n. Il
1 \'~'di I, .IG. 1; 2, arg. ::!., dove implicitamente si noto.: /1 Isaac dicit.•.
2 Jbn C.P.birol (Avicc·bron) nacque, pare, a Malaga, proba.bilmente nel
1020 l' in tonen:t eta arn.IV u Saragozza. Pu poeta e filosofo e dicono che
a ·· setlici a.nni comµlmcva versi ebraici che Hgurano tra le sue cose mi-
gliori ~. :\fori a. Val~nza a soli 38 anni; vedi C.\SSUTU U, "lbn Gehirol D,
In 1~·nc. l/fJI., XVIII, l'J:J:), p. 680.
L'originale ara.bo <Ji que~fa opora. filosofica. è perduto. GiO\'a.nni
3
Isrmno con l'aiuto di Domenico Gundisalvl la fece conosce.re al mondo
IHlino 1.:011 11na tr<).duzionP. che 1,Jassò come opera tii un presunto filosofo
arabo Avcinéehrol o Avi(:1~hrun t' citata col titolo UIJrr frmlis vitae (1 •. !JO,
2 e e <Hl:~; 115, 1 e e ad ;2; r~fr. T, 66, 2 e); cfr. \Vrrr:\1.\NN li .• Die SteHunu
dcs hT. Tl1rnr1a8 ·o. A. zu. A vccrmluol.. Mflnsl-er, Hlt~J. ·
E~~,.~~~Ji~~. ~:· if 1~t.§ ~~·tGi:i:,:Jila~/,;,[~<~ 11~\1-·~ii.~1~fa §cfrS~(!V1~~~1~1ir:rt1fz;i~~~~l
~~~~~·~~·~1r~!-~iL;n~~cÌ} i11:i'eU~,~~1~~~ q~iàr~~ ~t~ r~.~}l~~ :t~'\?~7r;·,.~.' ~'. ~oii;in~~~
Spiega nel ~cnso di ., maleric.1le o a modo dì materia"· perch~ della
f:.n.11sa J11'\1nr1 si tlicc cl1e è K soltauto ess<.•re 11, mentn-! d l'Intelligenza ha
mmerial1tà eh~ è l'e::;:-;!:·r(\ e Ja forma e cosi pure l'AnimH R. In. questb
st-n~o nella s. 1'eol., (I, tiO, 2 cl critica l'opinione di AvkelJron e pone nel·
l'Angil)io Ta ·~omposizionc di a.tt,) ~di lJOtenza (ilJ"id.. , ad 3). Per la causa·
litù, v<>ili 1, 115, 1 c. C.:ome informa G. Tredir:i (op. cit., n. 1, p. 142), anche
!!Olle clntt.riHC rli lbn GP.h!rol, og!{i si tende a ll'ovare 11r1 V€'rO r.rcazloni-
smn, secondo l' lnterpretazione che del resto già '1r.vauo i mediP.vali.
:. Dl' co1 1 fusima~ lill!Jllaru·m, :J25 ll-F.: la pr('gt\iera 1·.ome invocazione
tli sor:corso m~lla lott<t per la rette fa poggia1•e lo spirito su un punto
HB LA SOMMA TEOLOGICA

Non so se Rabbi Moyses,' quando compose la Guidrr dei per-


plessi (Dalatat al-ha'inin e nella traduzione ebraica More/1 Ne-
bu.<ldm) pensavn. a quc~ta pagina dc;] suo prcdecessorn. In ogni
caso il suo pensiero obbedisco ad un'identica VOCf\ interiore e oi
svolgo con un'analoga preoccupazione mora'le.
"Con quest'opera egli vuole. farsi guida di chi sia tul'hntn e
incerto per il contrasto elio gli af}paia ll'a la speculnzionn filo-
sofica razionale e gli insegnamenti tradizionali della religione
giudaica. Egli prende in esame qui~i pm!Jlemi fllosonci nei qunli
quc~.to contrasto puO ns.sere srntilo e cerea, più che supon11·lo,
di dimostrnrlo inesistente. facendo eimlire come tra filosofia e re-
ligione vi sin sostanzja.\e ·identità.." 2
-Ques!.a fondamentale posizione di Rahbi Moyses è riconosciuta
giusta da Tommaso che fa sue le ragioni CJ)n le quali egli fa
vertere come le verità del dominio filosofico siano present.ate al
credente in forma religima. I cinque motivi che H.ah!Ji Moyses
pori.a per mettere in rilievo la necessitA di accettare per fede le
verità che la filosofia dimostra,' sono schematizzati in Ire punti
prog-rammati!'i e nmpiamentr. sviluppati nella Summa Cont.
Gent., (1, 4), mentre nella Sormna TM/ogica l'accenno è quanto
m~i laconico (J, q. 1, a. lì.
Ma la cara!Leristicfl originale e geniale di 'l'omma,,;o è t1ell'awr
fatto precedero quesli motivi. rifercnti;i alle verità nat.mali imc-
grrnle all'uomo fri un riwrln che non è quello ddl'uomo, dalla
vigorosissima affermazione che la rlotLrina saaa ha per ogge!Lo
la -veri là sostanzialmente soprannaturale. che solo è conosciuta
per me7.zo della Rivelazione e tutti - gente semplice e genie
colta - debbono accettare per fede.
Unilo sfonrlo st-0rico' emerge la differenzn sostanziole rlel-
~aldo d1e è sempre. In Verilà vivente. Filone lascia capire che se qu:J~to
è l'unico nnizzo a ct1~po:-iziorw dei 11 mohi .. , per alcuni o pochi "tè mP.zzo
efficace di \'ìtloria l'applicazione allo studio della Verità per distruggere
l'errore. ·
1 Veùi CAS.5U1'0 TJ .• "Mairnonide •, in P.nc. llal., XXI, 19:H, p. 951. Mo-
sheb ben Ma.ymum nacque a Cordova nel 11~.'i e morl a Fustat {Vecc11i0
Culro) nrl 12fJt Forse per quc5ta circo:;.tanzu S. Tommaso lo chiama una
volta "Ha.hhi ).foyses AflKYPtius » (I-Il. 101, 3. ad 3) ma di :-;olito è c!f~1to
sempHccmi:mte n Rubbi !\.loyse5 •; cfr. l, rn. 2: ~2. 2 e, art 5; 50, 3; G6, 1,
f~5 ,2i. ~,\ ~ 2c; I-Il, 101, 1, 4 a; 102, 3, nel 6, ad 11; 5. nd 4; 6, ad 1, nd 8;
3 lb1d., p. %1.
.a Vedi f>e Ferii., XTV, 10.
' HESSEN G., Dt.e WeU11n.~r:h111wuq des Th.omas V. Aquln, IL 115. Stoc-
carda, lf.ll6: ~se noi eonsir.lerimuo l'opera cli•ll'Aquino.tC' f:nllo ~fnntLO
della sturi.a,, allora es:ìa ci ;.1P1•are meno r;tf(ti.na/e ·~ ,-;tnuirtl..i"1wri.o.. f.{l: rn·
C<!nU in\•e::;tig;i.zioni sci~nt,ìf'tche hanno mostrato chi<rrorn.t'nfr che la un-
dr.nzu verso una si.ntesi di /011(' leolo(};ra " di {iln8o/la ari..~~11/dlca c'Pra
non solamente nella scola.$t.1CR cristù.ina, ma aHclìc in que.lh1 dJrair:u. e
arabf'l.. Ciò che Tommn..rn h([ fatt.n 1Hr /.!; srn/n..<>li.r:a cristiana., .4vrn-rne
l'ha fatto JJCr quella i.~lrrmica e ."vinse 11et '/Urllo Pf1ralca: l'arjstoteliz·
zazione della religione. n. Penso che la. considerazione storica dell'opern
dei tre grandi ci uutorizza a giudicare ctivt~rsamente.
INTROD. GEN. - LE FONTI H9

l'opera di Tommaso da quella di Averroè e di M«imonidc·: il


primo non riescoJ a spastoiarsi da influssi cstrand che lo trasci-
nano in un sincretismo filosofico-religioso, nel quale svanisce il
contenuk> del Corano; il secondo 1·irnnnc nnl soprannaturale di
modo e pur slabilendo una certa armonia tra la ragione e la
fede non solo non spiega la finalità propria òclla Rivelazione di-
vina, ma al la freddezza e alla rigidi là della Li:gge aggiunge
l'astrntlczza dulia Filosofi1t.'
Tommaso in posses~o della Ri-vrlazionc pc-rfl?tla per Gesù Cri-.
sto e gli Apo;l.uli suoi, ~n qual' è l 'csscmza del Cri.,lianesimo
come vita di Grazia e di Veritit: terreno s1tcro e dcl tutto inac-
cessihilc all1t rngione umann. Egli può quindi, con lavoro ori-
ginale e straordinario, fare la sintesi dello nozioni divine e uma-
ne, nella Somma Teologica.

CONCLUSIONE
L'uso della documentazione positiva
nella «Somma Teologica•.

70 - Basta aprire un qualsiasi libro di d0<:ummtazione per


capire che ci sono cJiversi morii di usare i dati pcr;itivi che si
hanno: dalla semplice 1w:eolta-elern:u, alla IOJ'O coacervazione
sott.o detenninati titoli. S. Tommaso 2i serve dei suui documenti
in inodo organico per rostruirc un'on(~ra SC'ientifica, che- è in-
sieme un capolavoro di arte architdlonica. Non è scopo della
prosentr. ricr·rrn spirgnre qnaie sia li principio aniumt.on: drlla
sua sintesi nè P.samh1are i critel'i esh~tid che lhanno indotto fld
"soguire la sua operu non a moclo di dùrfogo, come Plat-0ne, o di
trattalo come Aristotele, o di libro .:01ùe Af;'ostino, ma a modo
di investigazione che si svolgo in q1111s/ion:i, le quali sì aprono
in molteplici "utrum" (il "se" caratteristico della ricerca) come
quelle colonne spirnlifo1·mi che sbocciano nelle linee arrmmiose,
degli archi e delle cupole slanciate verso una mèta mvisibile e
arcana nell' immen>ilà del mistero.
1 SAINE IVFS D'AJ.VEYDnt st-imava che gli ~scritti di Ihn Gebirol e di
Maimonide ~ 5vegliarono ~ GugliC'lmo di AlYernia, Alberto l\hi.gno, Tom-
ma:.;o d'Aq11i111J, nm1s Sc0t-o, ecc." '\'eùi l\Jis<>irm des juifs, p. 658. Pa-
rigi, 188'~'). •\lherto ;\.l<1f"UO ha .:.;t.'gn,ito il '-llO atte)!'.!i;11nentu unclw di11n11zi
a.i d1· · (lf'incipalì rap11reseutarm dl-!1 pt>.nsiuo giudaico: "in dulceJine
sociututis quacrcre vcritatem 11 (velli l>. 102). Tuuuuasu d'Aquino, come
risulta dallo stuJiu parallr.Io De l'cril., XIV. 10 ~ f ront. Gent.. , 4; S. Teol.,
I, 1, 1, leggeva. In "l.iuida t.lei perple$:;i 11 con occt1io vigilante; \'Cdi G1rn-
MANN J .. nes H'erh(Jltwi:; ti.es TJwmas v. A. z11rn J11dt:nl/nrm. umi z11r Ju-
dtschen Lilteratur (Avicebron m1d Maimonides). GOt.ting-ue, 1891: ROH-
NEl\ A.. 11 Der 8uh0pfungf:;hegri1'f bei :\1ost:>s Mnimonides, AJhertus Magnus
nnd -, homas V. A n, in Uti.l1tiOI' f1lr Ge~chiNHc d1.~r f>htlos. u. dcr Theol.
àes 111. A., t. XI, t"i.1!3-C. 5, Hl13; KOPI.0\'JT/. E .. f>ie ..1hh.èin{Ji.gltdt 1'homas
v. A. i:on Rabl>i Mo.se ben Maimon_ WU.rlzhourg, 19'J5.
150 LA SOMMA TEOLOGICA

Ma come conclusione, sembra utile cercaro in base a quale


interiore movimento dello spirito, S. Tommaso s'è servito della
sua documentazione; nè tale ricerca, che dovrebbe spiegare e
J'ori.gine della sinte.<i seicntifica e il carattere dell'opera estetica,
è arbitr~ria o disagevole perchè egli <'lesso ci mette sulla strada
buona, spiegando il triplice movimento, nel quale si svolge l'ope-
razione QOntemplativa.'
Questa distinzione deriva in S. Tommaso da Dionigi, il quale
ne parla' in rapporto con la causalità della Bellezza di Dio,
splendore infinito di Bontà e di VcritA. che egli c;logia con lo
parole stesse di Platone nel! 'amorosa ascesa del Cmwito.' Essa
è in intimo rappol'lo con l'origine psicologica e lu sviluppo gno-
seologico della triplice Teologia:' il movimento relli\ineo ge--
nera e comanda la Teologia simbolica; q1.iello spiraliforme pro-
duce e regola la Teologia propria, mentre il mr,vimentc circolare
è più vicino o caratteristico della Teologia rnislica intesa nel
senso obiettivo di Dionigi, non in qncllo subiettivo dl Giovanni
della Croce.
"Quando il discorso della ragione si sviluppa .... .>€Condo le
divine illuminazioni'"' abbiamo quel movimento che con una
terminologia ormai classica chiameremo spiraliforme, e eh~
8. Tommaso chiama obl'iquo, per il quale l'anima «nel suo ra-
ziodnare si serve delle illurninazioni divine,,. 6
Secondo F. Cayré, Tommaso d'Aquino ammetterebbe con que·
sta dottrina, "che e' è una forma. di attività intellettuale ricon-
nessa alla vile. contemplativa ndla quale attività il moto discor-
sivo si attua "secundum illuminatiunes tlivinas" e la mente
"utilizza nel suo raziocinare certe divine illuminazioni". Ora, se
e' è uno sfono razionale che pw) avvalorarsi di cotesti aiuti
celesti è 'fl1'0prio quello, come ognuno può convincei·si, del teo-
logo. Tuttavia questi lumi, per quanto preziosi essi siano, Ti·
mangorw troppo subordinati o certe condizfoni subiettive (giac-
chè lddio ncm interviene, d'ordinario con i suoi cloni che nelle
anime trasfigurate da diuturna purificazione), perchè tali cari-
smi possano entrare a far parie c9me elementi integrativi e m-
cessari, ili un metodo .•r:ienti(ico generale, del qual metodo una

1 11-11, 180, 6.
' DN .. IV, 9 !MG .• R, 705, AR) .
.:i 211 AB: \'~di DN., IV, 7; Com. di Tomm., lez. 5-.
4 MTh, lii. Que:~to ncs:;o genetico tra l'a111vit~1 r.1ello spiritn ~la. TC'n-
logia viene in luce esaminando la de:;~;r1zione <ìe1 « frt! movimcntJ del-
l'anima :io e tenendo lJJ'Of:rnnto le Ni:raueristichc delle tre TeoluKìe: Si1n-
bolic~~. Pronria (n sommari teol.OOid u cioù relativi alla teologi:i. come
doUrma sull.a 1'rinità e snlla umanuzione del Verbo. "!\ami dl\'i11i »),
Mislico... Si noti cl1e la Teologia slmholìca. spiega il èontenuto i.nteUi-
gibile del linguag~io JegH.Lo n simboli se1i.~U1ili. Il movimento lineare
esprime l'ascesa d1relta dal sensibile all'intelligibile
• lf.11. 180, 6, ad 3.
8 IIJid., ad 2.
INTROD. GEN. - LE FONTI 151

delle precipue qualità. è propri.o quella di essere obiettivo e unf.


versale'" 1
S. Tommaso avrebbe dunque, in sede propria, distrutto con
le sue stesse mani ciò a cui egli tiene di più.' Essendo un poco
difficile ammettere che egli sia un autolesionista, è necessario
esarninur0 se e in che misul'a il suo pcmiero, storicamente e I\lo-
logicamente preciso, tllosofìcarnente e teologicamente esatto, ab-
bia subìlo una stortura che l'ha reso irriconoscibile e inaccet-
tabile.
E anzitutto conviene nokire che· le «illuminazioni divine" di
S. Tommaso' corrispondono alle «divine cognizioni " di Dio-
nigi' e queste coincidono esattamente come valom obiettivo
- con le " nozioni divine,, che sono comunicate agli uornini
nella Teologia che è la Sacra Sc1·ittura e che l'anima si fa splen-
dere nella 'l'mlogia che è il discorw dell'uomo su Dio.
Non si f.rat!a dunque di «lumi. ... subordinati a condizioni
subiettive '" ma di condizioni suhiettive subordinate a lumi es-
senzialmente obiettivi, conten11ti nelle nozioni dottl'inali dell' in-
segnamento divino. Queste nozioni sono luminose. in sè, ma
oscure per noi o l'anima le fa splendere per sè ricorrendo al-
l'aiuto della ragione e riel discorso.
L'" illuminalur divinis cognitionibus,, del testo ricordato
nella diff\colti1 a cui corrisponde l'" illuminationibus clivinis ra-
tiucinando utitur" della l"isposta, non significa "è illuminata
dalle divino cognizioni" ma "s'illumina nelle (o, l'iguardo alle)
divine nozioni". Il medio ca:11satino, che nel testo greco ·coni-
oponde ali'" illuminatur" dolla traduzione Ialina, indica ap-
punto un'operazione mediante la quale l'anima (logicamente e
discorsivamente) fa splendere per sè, ciò che è oggetto della
sua consiilerazione: i «pensieri" di Dio o le "no:oioni divine»
della Scrittura Sacra. ,
Que8lo moviment<J dello spirito che cerca il n~sso lo.qico delle
nozioni lra loro e se lo illustra, discotrcruloci sopra, è chiamato
spiraliforme e quest'espressione e' invita a chia1·irne il senso con
111. nozione della linea spirale e del movimmt-0 meccanico com-
posto, che la produce.' •La linea spirale s'origina dalla combi-

1 CA,·nt F .• Patrolo(Jie cl Hist. df! ta Théol., II, pp. 572-573 i nella tre.d.
ital. citata Palrolouia. e ~loria della teotoqtn, trad. PP.lllzzari, II, pp. 623·
624, il senso carismatico e Individuo.le., r.he to'.jlierebbe alla Teologia di
S. Tummasù e al suo teologo 11 r.orattere obiettivo e universale e prive-
rebbe il suo metodo di un valore veramente scientifico, è ancor più ac-
centuato: H "tali f;1ui.m1i,, dov:·ebbc corrispondf're all'originale .. ces
clurtés ~. Riferendo le parole del CayrC: ho sottolineato le parti che 1n-
t.ere::;::;uno CJW.'Stl). ricerca.
2 Cfr. l, 1. 4-&.
3 11-11, 180, 6, a<I 2, 1111 3.
.. Jl)id., arg. 2; ON., IV, 9.
"'In IHJJ'1H IV tlt: Coelo d ~anctu Artstnte.l!s e:r.positin, I, lect. 3, § Sed
dlt:e1idurn, dove spieg~ l'origine ''ella spfrale (a: elix 11), 1n rapporto r.nl
152 LA SOMMA TEOLOGICA

nazione di due mrwimenti: quello di una retta che ruota di


moto circolare unitorn1e int..ornn ad un asse ((( Jinc-ac circun1eun-
tis r:olumnam ,, ) o quello di un punto rhe si sposta con movi-
mento uniforme lungo una rrtt.a (« pundi moti per lincamn). Se
l'uno e l'altro movimento è compiuto simultaneamente e, in modo
regolaro, si viene ad avcl'e una linea elicoidale modiante il mo-
vimento de,l punto, lung·o la reUa che si muove («per motum
puncti in linea mota»).'
Senza entrare in particolari rifel'imenli storici riguardo a que-
sto movimento,' dobbiamr:; ricordare rhe esso si ritrova concet-
tualmente in Clemrnfo Alessandrino il qunJe paragona' l'a8ren-
de!'e spirituale a Dio, mediante il ragionamento dialeUico in-
torno ai dal.i della fede, al "rigiro dell'anima che .... va, in vero
ritorno ascensivo 1 a Colui che è)). 4
Il movirùonto spiraliforme, come generatore della scienza teo-
logica o teologia propria, racchiude i S€fl't.IC'nti elementi: le " no·
zioni divino» (Dionigi) i " t)l'incipii rivBlali,, (Tomma.so d'Aqui-
no) sono come l'asse verticnlo; rnme linea che si muove di mot-0
circolare uniforme è la ragion<; che diSl'orre attorno a quesl.e
nmioni e con i mezzi che ha a sua disposizione, fa splendere per
sè queote nozioni, così da rendersele assimilabili nella. sua sin-
tesi; oome un punto che si muove. ron movimento uniforme se-
condo la retta è la mente che seguendo il filo del discorso si
eleva ad un più alt.o senso delle nozioni divine.
Se si hanno presenti queste "operazioni combinate e pa'Santi '"
non è difficile farsi un'idea esatta dcl movimento spiralifonne,
proprio del pensiero nella scienza te(ìlogica o semµre presente
nell'interiore struttura dell'Articolo di S. Tommaso.

~Y~~~;~1 ;0c~r~~~\0r:io~?A;1~~t~toog1~~~~~v~~;~t0rn«o~~~1~b1?q~~~fU:~~~ tb~~~:


§ Ponit distinctionem. E dunque conforme al pensiero di S. Tommaso
cercare la spiegazione dì questa terminologia. nP.l modo indicato.
1 lbid. Questa spiegazioni:'! rigorosamente sr.iFntitica mette jn lu<'e
nuovt aspetti della ricca culturit clell'AngC'lico DottorP..
2 Archimede {7 21Z a. C.) "per lu prima volta. deftnl fa generazioue
mcCC':.tnic:a deUa S1Jiralc • (VACCA G., «Archimede#, in 1:.'nc. llal.. IV, p. 50);
ctr. VER EECKF. P., T.e.,. WUVTCS compUtes d'An:himède, p. XXXVI. BrllQ'@.h,
1921). Con Filone, la nozione mcc0unica e la vitP rii AJ'(;liimede diventa.no
simbolo dialetlico nel suo effetto 1JSh.:ologico-etico (De cm1fu:dow: ling.,
~f~bl~lo ci~01~gi~~)(r~g~J·~lio n~~ri.P;~e~~~i1?1 i~l~~~~~~1·~~~o~~ii1~' 1 ;~~.';},~n~
lari11, ediz. Diehl, Ili. p. 20, Lil)Sia, HJ06, con richian.10 agli Oracura. Ch.al-
daica, ·p. 21; p. 40 con eguale rinvio} e n@.llo G11ostidsm0 ùci Passanti
l' \l eticH. o è simbolo gnoseulof.l'iCo (ll1rrour1 1 T'hilosovltitnwna, IV, 48
dove la sapienza e la. dottrina. e.lle.nica sono parai::onate alla spiru.le elle
bu il simbolo a~tronomico nell'Orsa magKiorc). Ermi a, se.r,onrto il me-
todo esegetico di Gian1blico e di Siriano, spiega i personaggi d1~1 Fe1.rn
come simbolo d~l tri11lice movimento della mente. per il ritorno d1. sf a .~è
(H~RMIAE ALEXANllHLNI, In Phaedrum Schol.ta, ediz. Couvreur, pp, 19-21
Parisiis, 1001).
' Stroma li, V, 14; vedi PLATONE, Politc·la, VII, 521 C.
• Cfr. Ang., 19~2, pp. 55-56.
INTROD. GEN. - LE FONTI 153

Il "rispondo " iniziale è sempre una voce che parte dalla terra
per intonarsi, nel suo modo, alla voce del cielo: il pensiero svi-
luppa il « :;i deve dire" con un rliscorw nel quale si svolgono le
nozioni proprie dell'uomo secondo il classico rettifilo del ragio-
nam~nto <i si esaminano i dati già acquisiti per valutarli in or-
dine a nuove conquiste. Questo procedimenw rassumiglin al mo·
vimento di una retta che muove di moto circolare uniforme at-
torno ad un asse.
Intanto seguendo con atl.;nzione questo processo, ci accor-
giamo che la mento è elevala, con tale movimento ascensionale,
lungo il rettifilo dei principii G girando intorno al daw rivelalo
combina quel movimento spiraliforme, che dà al pensiero to-
mista una sua inequivocabile fisionomia.
Sotto un altro aspetto. rlobbiamo dire che la stessa forza co-
struttiva del pensiero di S. Tommaso ha, da questo carattere
spira.liforme, la sua salda consistenza eri insieme la sua a1·ùi-
tezz11 slanciata: egli, infatti, poggia tutta la sua costl'uzione sui
dati immutabili della fede, che sono i principii obir,tf.ivi rivelati
dal magistero di Dio. FacPndo a1niello a tutte le nozioni che il
pensiero umano è riuscito ad acquistare e per lui sono più p1·0-
prie, adatt.e, intelligibili, si slancia nel movimento che lo fa
penetrare nell'intimo santuario della verità, nella traslnminosa
caligine. dove si nasconde << l'inaccc::sihile luce)). 1
L'uso della documentazione positiva nella Somma Teoloqica
obbedisce a questa rloppia ope.razione dalla quale risulta il mo-
vimento spiraliforme che invest.e ogni articolo, pervade ogni
questinne, avvolge tutto l'organismo della teologia torni~ta: la
statica dotlninale dellrt fede produce una dinamica razionale eh·~
nella mente umana apre sempre nuove possibilità di ascensione
e di sviluppo, in una mirabile e continuamente rinnovata pri-
mavera spirituale.

• Vedi pp. W-12.


IL TESTO LATINO
DELLA SOMMA TEOLOGICA
IL TESTO LATINO DEI.LA SOMMA TEOLOGICA

71 - Vna delle maggiori difficoltà che s'incontra nello studio


degli nnlorì antichi e medievali, è la condizione del testo in
cui ci sono giunto le loro opel'e. Si sa che gli amauuensi erano
poco meno fallibili dei tipogmfi, e molto più esposti a "codifi-
care i> g-li errori per la .... nrnncata revisione di bozze.
Spe&'O a tutto que.sto si ag'(iungeva una buona doee dì pre-
sunzione nel correggere ltlstì più anlichi secondo le proprie ve-
dute personali, o nel tentntivo di chinl'irli inserendovi note mar-
ginali n ìnlerlincari. C'era el'ìdentemente molta differenza di at-
teggiamento di fronte ai lèsli m•i vari pi-ofcssionist.ì di queeto
gloriow mestiere; e questa rnrit'l.it cli costumi professionali de-
rivava daJl' insieme delle condi•.kmi amhirn!ali, dalla delica-
tezza del coggetto lmllato in rapporto agli umori dell'epoca in
cui si effettuava la tm,niziorw ~ ai fini che esso doveva avere.
Coefficiente massimo: l' intelli)>:enn e la preparazione srientifka.
del trascl'ittorc, non sempre alt 'altezza di assicurare la trascri-
zione <:salta di un f.esto ambiguo.
Gli Autori furono perci!• più o meno fortunati secondo i casi
e secondo il costurrw vigente nel loro ambiente. In qualcho fa-
miglia religiosa c'era cosi pooo rispetto per i manoscritti dei pr<r
pri 1nembri, che dascuno si riteneva autorizzato a sist.e.n1arne la
compilazione delle copie secondo i propri hiso;;ni personali. Trat-
tandosi specialmente cli clottrine scola'4iclw e non ùi opere leUe·
rarie, si ri<'e,rrava la dottrina che meglio si confaceva ai propri
guoli, e si copiava: senza hadm·e se il coclico portava sul fronte-
spizio un nome pinttosto che un altro. In tal modo allo studioso
delle opere cli cel'ti aulor1 si p1·est:m!:1 addirittura la questione
della loro :rntenticitit.
8. Tomm;L<o non fu mai tmttato così mnle nelle molte trascri-
zioni a cui furono sottoposte le sue oporo. Ci furono delle va-
rianti, ma non furono mai ta.li ùa. compromettere la sostanza
della sua dottdna.
È compi·ensihile però il di>appunto dci suoi disce-poli nel tr<>-
varsi di fronte a dellc> val'ianti sia pur minime, quando erano in
discussione dei problemi delicati, e il pensiero ciel Maestro era
158 LA SOMMA TEOLOGICA

impugnato e discusso. Data anche la loro !'clebritA o autoritA si


senti per tempo il bisogno di un"edizione critica delle opere di
S. Tommaso. 8i pensi al!' importanza che la Somma Teologica
aveva avnto nel Concilio di TrenLo, dov'era stata esposta conti-
nuamente ac{;anLo alla Hibbia per la consultazione dei Padri. e
si comprenderà facilmente quanto l'accui-atezza di quei tcsli do-
vesse prnoccupare dei l.eologi che di tutki potrebbero c~sore ac-
cusali fuorrhè di mancare di sottigliezza.
S. Pio V, il grande Papa Domenicano che. noi 1567 aveva pro-
clamalo S. Tomma;;o d'Aqnino Dottore della Chiesa Universale,
aggiungendolo ;;olennernente come quinlo ai nomi cli Ambrogio,
Agostino, Giroìa.mo e Gregorio, volle cho se ne 1~starnpassBro
tutte le opere o chu la sta.mpa fosse davvero accmata.
Il desiderio del Pontefice fu ben pn~sto soddisfatto: nel 1570-71
la nuova edizione era un fottri compiuto.
Non si pnò diro rohc questa sia un'eùiziune Cl'itica nel senso
moderno, ma è ce.rlamcnte un'edizione molto ac:curala. Gli edi·
tori della Leonina, che rappresentano in materia la voce più au-
torevole, riconosccr:rnno che fra tutte le edizioni che hanno p1·&
ceduto quella critica, ltt Piana è da coneiilernrsi in complesso
·come la migliol'e.
72 - Ma non ci si poteva fcrmal'c là nel momento in cui, dopo
la Rivoluzione francese, si riprendeva in lutto il mondo ('a\toliro
lo studio della dottrina dell'Aquinate. La rinascita del tomismo
sì era inizia.la fin dalla prima metil. del secolo XIX ed era ommi
pronta per l'efflorescenza sotto il pontificato di Leone XIII. L' En.
ciclica Aeterni Patris ùel 1879 travolgeva ogni tentativo di op-
posizione: ma imponeva ai numercosi e uggut!rriti discepoli del-
l'Aquinnte una serietà di >Indi proporzionata ai nuovi tempi.
Si era pensato fin dagli inizi del secolo a un'edizione critic:i.:
Leone XIII prese l'iniziativa di portarla a compimento. Pochi
mesi rlopo la· divulgazione della celebre I!;ncic.lica sul tomismo
il Papa ordinava la nuova edizione di tutte le opere dell'Aqui-
nate. La sla.mpa fu aff1dat.a alla Tipografia di Provaganda Fide,
che eia un punto di vi.sta tipografico ne avrebbe fatto un ca.po-
lavoro.'

1 L'Incisione che troviamo all' i11izio dell'opn!l lin una storin tutto.
particolare, narrata da! croni=ta dd Convento dl S. Domenico di Fie-
sole, come inciso di una relazione dove si parla. di stalle, di vaccim~. ecc.:
«Un Padre dt S. Marco {il copista stava per st:rivere il prorJTiu nornf!,
P. G. Giolli, ma Ja modegtia glielo fece cancell~rP- f! sostituire con un
indeterminativo) aveva fatto incidere ln nnnc r.lnl vnlr-mte profossoro
Domenico Chlossone, H ritratto di S. TomJtiaso dir.iinlo Ua.J ll. Angehco
nella sa.la del capitolo di S. Marco. Lo dPflicò fl Sua Santità Leone XIII
con la seguente iscrizione del ccfohre f'. Matteo Riccl delle Sr.uole Pie:
Alla Santit<i. di f,eone XIII - quesla immagine dcl grande Aqu-trwle -
contemplante i dolort del Reclenlore - ù.etliw. un alu.irrw rl<inwnicwrw -
perch~ oii sia conforto ncHc sue grandi afllizioni. Sua Santità les~e con
piacere la ùeùica o ordinò al Direttore ùc!Ja. stamperia di Propaganda
INTROD. GEN. - IL TESTO LATINO 159
Si cominciò il lavoro socondo uno schema logico dai cornmen-
tarii alle opern di Aristotele: e così mcirono dal 1882 al 1886 il
commento di S. Tommaso al Perì hennene-ias, ai libri PosteriO·
rum Analylicorum, Physicorum, Dt· Godo et Munda, De gene-
ra/ione et crrrruptione, M etereologicorum.
Si lavorava a ritmo accelerato, ma era troppo naturale che
l'esattezza riel testo fosse in proporzicmo inversa dolla velocità.
Intanto, anche dall'alto, si faceva sentire una certa scontentezza,
non per le mende che l"opera. compiuta poteva present.arr a una
indagine ipercritirn, ma per la lentezza dèl lavoro. Si dll6iderava
aver presto la nuova edizione della Somma conlra. Gentiles e
della Somma 1'cologica.
Il 2 ottobre 1886 il Papa esprimeva ufficialmente il suo augu-
sto desiderio. E da quel momento gli editori leonini adottarono
un alti-o criterio per regolare la precedenza, di un"opcra. sul! 'al-
tra. Si abbandonò l'ordine logico, a favore del !"ordine d" irnpor-
t-0nza e di necessità,
Secondn il nuovo criterio il primo posto doveva cescre attri-
buito smza oontrasti alla Somma Teologfca, con ;orande gioia
degli studiosi. Ma c'è stato qualcuno che ha poi voluto sosts-
nere che in questa gioia è stato filtralo un po" d'amaro. perchè
Ei son potute osservare, nella Prima Pm1e specialmente\ delltl
ineeattezzc che inutilmente si cerchc1·cbbero nella Summa Con-
tra Gemi/es che fu stampata più tardi, senza troppa fretta.
73 - Ma non c" è da <'Sagerare. Anchll il testo della S1>1nma
1'eologica come ciò offerto dall" Edizione Leonjnn è uno dei testi
più corretti tra quelli che ~i sono stati tramandati dal Medioevo.
Lasciamo la parola al M. R. P. C. Sucrmondt, attuale Presidente
della Commissione per ledizione suddetta. Così egli ci scriveva
in un documento semipubblico:
«Restando anoora permessa la discussione su qualche varianw
'individuale coi crif.sri puramente soggettivi-interni, ecco il risul-
tato della critica ogf(cttiva-eslerna-paleografica sull" in.•irmr del
testo ltxmino.
Sul testo leonino della n• Il", 1lella m• Parie e del Supple-
mento non ammetto più discussione; rimane fissato rlefin-itiva-
rncntr. con l'aiuto dr.Ila quasi totalità dei codici esistenti. Il Sup-
plemento pofrlt ricevere quakhe ritocco dal futuro testo d0ftni-
livo critico del IV Sententiarum.
Il testo della J• Il" fu con·etto con l'aiuto di undici codici. La
base fu net principio la Piana, per il resto, in circa tre quarti,
la propi·ia famiglia d'origine della Piana.

dl porl'e detw ritratto nel frontespizio del 1irimo volume delle opere di
S. Tommaf:o 1istampu1.e per cura e cul danaro del medP..;irno Sommo
Pontefice .... Delle copie del rit.ra1to si ebbero di guadagno L 1600 in so-
cietà. con l' inci~ore. Le L. 800 i-.astarono per il dcil-o nuovo fahbricaLo.
(Cronacrt del Convento òi S. Domenico di FIP.sole, § 35, 1879-1~).
160 LA SOMMA TEOLOGICA

Rimane in voto l 'osame di tutti i codici esistenti per sapere se


questa famiglia era la più degna, e se no, in che misura le ri-
mane ancora il diritto d'intervenire nella correzione dell'altra
migliore.
Per la r• Parie per mancanza rii tempo furono studiati soli
7 codici o 2 incunabili; e gli editori hanno corretto la Pinna
·ben 1't70 volte; un bellissimo risultato, e anche sicum, perché
gli e<litori "fextu Pianac ita ut fundamento ulebantur ut genc-
ratim propter solam discrepantiam a rodicibus eum non muta-
ront; causnm intc!l'nam acce<lere oportcbat anlequam Piannm
reliqucrent" (T., VIII, p. XXX). L'unanimitl\ dei 7 codici avrebbe
potuto oltrepassare il loro individualo valore, se frnscro stati
conosciuti i loro rnppo1ii con I' intem tradizione manoscritta, se
questi 7 avessero potuto pssere valutati come mpprcscnta.nti
delle loro rispettive famiglie d'origine. Senza questo la concol'-
danza di soli 7 individui sopra i i20 già allora conosciuti ma non
ancora studiati dice ben poco. Perciò concludo: "Ammessi il me-
todo e i principii della aitica k'tuale degli Editori leonini, il
testo attualo, nel suo insieme, è il solo ammissibile scicntifica-
menle, ancorchè si la.<ri libera discussione di tale o tal'altra va.-
riunte individualo .... La necessit.a dunque della revisione non è
che una necessitit ipG!dica, ciuè a dire che essa non è indispen-
sabile altro che se si vuol raggiungere veramente l'alta perfe-
zione desiderata dagli Editori."'
"Quest11 perfezione si raggiunge soltanto dopo un nuovo lungo
studio sopra moltissimi c!~.lici. Bisogna cercare le famiglie d'ori-
gine di quoi 7 wdici e specialmente del la Piana. che sembra
avere nn'alfra origirn': poi scegliere criticamente la piìi degna,
leggerne parecchi cvdici pe!" intcr<) per fissarne ìl testo originale,
poi c01-reggcrc questo con l'aiuto del testo originale delle altre
famiglie ....
"Abbiamo giil !etto insieme (fino al iO maggio ·40) molti
nuovi codici, alt.re i 7 suddetti, della I" Parte; conosciamo da
indagini molto precise il valore critico di una cinquantina di
codici fuori di Roma. E il risultato? Superbo: si comimia a de-
lineare chiaramente la posizione di quei 7 nell'intera ttadizione
milnosc1·ilta..1 libiamo anchr scopl!Tto la famiglia d'o1'igine della
Piana, famiglia poco numerosa, ma indipendente, forse degna
di essere scelta comé base fondament.ale, famiglia che wnfo1·m11
centinaia di volte la lezione solitaria della Piana contro l'unani-
mità di quei 7. AblJimno dunque la prnva eviuente che il !eolo
leonino della I" Parte, dove riteneva la Piana contro l'unanimità
dei i codici allora. studiati, ha mult.iòsime volle, non dico sem-

1 Cfr. o: Le textc léon1n de la t~re Pars de S. Thomas: sa révision tutute


et la critlque de Baeumker a, in M~lanaes Mandonnet, I, • Le Saul·
cholr •, 1930, pp. 4i·48.
INTROD. GEN. - IL TESTO LATINO 161

pre, la sua base autorevole in una tradizione antica; che dunque


il testo attuale leonino della I' Parte net suo in.on.eme ha un va-
lore moltn più grande di quello che finora si sapeva. "
Abbiamo poco da aggiuugere a queste dichiarazioni ; tutt'al
più rimarrebbe qualehe cooa rla dire ~.ull'autolità della fonte da
cui cleri vano. Ma ciò servirebbe soltanto ai profani, perchè presso
gli studiosi è del tutto inutile insi~terc sull'argomento.
Siamo fraternamente grati al M. R. P. C. Suermonrlt non
solo per queste prnziosissime dichiarnzioni, ma anche per le age-
vC>lazioni indispensabili accordateci per !"uso del testo leonino
nella nostra edizione della Sorrmw. La nostra è la prima edi-
zione bilingue a cui sia stato conce=--so questo insigne favore, e
il merito principale spelta al Presidente della Commissione per
lEdizione Leonina.
I nost.ri traduttori sono impegnati in una trnrluzione letterale;
sentiranno perciò vivissimo l'obbligo cli rispettare il testo più
accreditato del ltt Sommo Teoloqica. E queolo un dovere di fedeltà
al pensiero riel comune Maestro, un dovere verno l'onestà scien-
t.ifica di due gene1·azioni di studiosi succedutisi alla Leonina, e
verso il pnhblico it.,1liano che attende il nostrn lavoro per leggere
uella propria lingua l'opera aut.entica del più grande esponente
della culk1ra nazionale nel cnmpo teolopico e filosofico. Non si
confonda però la traduzione lcttcr~lc cnn la traduzione mat.e-
ri~Je1 condannata dallu stesso S. Tommaso: '~ .... si r.a qua o in
latino lit.teraliter dicuntur vulgariter exponuntur, imlP.•"·ns eri!
l'XJJO.>itio si semper verbum ex verbo sumatur» (Contra errores
G7aecorum, pmem.).
P. GIORDANO GHJNI, O. l'.

IL CONTENUTO E IL PIANO
DELLA SOMMA TEOLOGICA
FEDE E TEOLOGIA

74 - lmpossibi'le dare una visione di insieme della Summa


Theologin.c 50nza indicare, almeno per sommi capi, che cosa sia
quella teologi.a d~ oui la Somma è la sintesi più perfetta e au-
tort>vole. Per qucsf<1 r,rediamo di avc!'B non solo il diritto ma
addiritturn il dove1·e, iniziando questo studio sul Piano dello
Somma, di rifarci dalla nozione di teologia, anche se questo
potrà far pensare al ben noto al> ovo. '
'reologia è parola derivante dal greco e che, srompo;;ta nei
suoi clementi: &•o< Dio e ;.syoç, parola u cliscorw, significa, nella
nostra lingua, discorso o trattazione intorno a Dio.'

1 Per la bibliografia ci regoliamo a '(Uehto mOLl.o. Al principio cli ogni


paragrafo, o quando nella trattazione incomincia lo sviluppo di un• ide.a
ùi una certa importanza. cìt.iamo per ordlne alfabetico gli autori c.l1e
ahbi::i.mo lftti e dei quali ci siamo sp1·viti, o che ci hanno fatto I' im-
Pl't!t'.ìt::.ione che possano essere consultati con profitto da dii desidera ap-
i:,.rofond.i.rc l'argomento. In s1~guitc, dovendo riferirci a quest-i autori e
alle loro opere, inveco ài riper.ere uomi e ODf:'re per disteso, citeremo il
nome dell'i-rntore, scguìto tutt'al più eia un f·TJ- cit. :ope!"a citata) con
l'indicazione del volume, (JUaud•J siano più fl'w10. I numeri tra paren~
tf!:;i (11 ••••• )inseriti nel testo di questo arricolo rimandano ai numeri mar-
ginali di questo volume.
2 Por la que.stione della naturtt. ùella teologia. oltre la Q. 1 del"ln
Prima Parr.P. ùellu Somma cc·n i luoghi paralleli riportati nell'Pdi?.. Le~
nlna, e 1 m1mP.ro~i a.rticoli di riviste, m cui sr,.ec1allsti tra.nano la que-
stiono con ricchezza e prufuJJdità, ma che non ~ono facilmente repnihili
dal uo:-;tru pubblico, si pos::;ono consultare con vaILf.Hggio: fl..\NEz F. Do-
MINICl'~. Scholusti.ca- Commentaria. in Primam Partem A11geli.ci Docto-
ris. Salmanticae, 1585, u. 1: CAnRF.TTI f\R.r:. EnonE, Lezioni di Sacra. .Teo-
Logilr, vol. I. lntroduiione, pp, 9-t.3; CHFNU M. D., "Lu théoJogie 1:~mr_nc
sciencP, au XIII siòclc "• in Archi'1'es (t' Histntre dnctrtrwte et littennrc
du J'Uo·yen .4{fe, 1927, pp. 31-71; CUHfllJV-\:'IU MARBNO, O_ P., «Per la vitalità
ùellu. teologia .. , Ana .• 1940, pp. 133-146; tdem, ":\1cmtalità teoluKirn. »,
Bologna, Studlo Dom., lfl42: F4 1'ffANI P. l.UDOVHXl, O. P., Teotoaia ver
t.uttt, vol. I, m1. 9-26. Uoma, 1943: G.a.GNF.HET RoSArtIO. O. P ., Un essai ~ur
<(

le 1-)J'Oblème t-llColo1-1foue ... in Reti. Thom .. 1939, pp. 108-145; GARRIGOU·


LAGHANGI!: P. REl_TINALllUS, o. P •• De Rcvclafione, \'Ol. l. c. I, op . .l-3A_ HO-
mae, 1931: GOTir V. L., '.l'heol.oaif1. Schol.asticu-doonwtlca, T. I, tract. I.
Venctiis, 1763: PE'IAVIUS DIO'.'lYsms, S. J., no(Jmata. Theologica, Prot.eun-
me.na, pp. 1-25. Venetiis, 1757: PMH::'.:'111:: PIETRO, PIOl.ANTl ANTOf\IO e GARO-
FALO SALVATOnE, Dizionario di Teuloyi.a Dommatlca ver i tatci, 'Sintesi
df'lla dottriua teologica'• pp. XVII· XXI e alla voce Teologia~. Roma,
I(
166 LA SOMMA- TEOLOGICA

Storicamente risulta, come ci attestano tra gli altri Aristotele


o Cicerone, che J'n.ggcttivo teologo 'l'usarono clapprima i pagani,
per indicare poeti e filosofi. I primi, pcrchè creduti clivinament.e
ispirati, o perchè con i loro canti pregavano e inneggiavano alla
divinità; gli altri in quanto nelle loro investigazioni scrutavano
€d esalta vano la natura degli dèi. P0r questo teologi furono eletti
dagli antichi Esiodo ed Omero, pooti; Empeclocle, Anassagora,
e sperialmcnle Platone, tra i filos11fi.
Dai pagani, qnesfn parola, che ora deotinata ad aver fortuna,
passò ai cristiani, che l'usarono per signifirare realtà nuove sì,
ma analoghe alle antiche. Cosi teologi per quei primi fedeli sono
Mosè H Gesù Cristo. perchè ispirati clall'alto parlano di Dìo;
i Salmisli e gli ste<'si fedeli cristiani, perché ad imitazione degli
antirbi poeti cantano le lodi di Dio; ftnnlmcnte i Dottori della
Chie3a, perchè, pieni anch'essi di Dio e sotto il magistero della
Rivelazione, scrutano e fan conoscere l'alta natura del!' lèsscre
Supremo.
'feolog·i pei·ciò in questo senso, fino a lutto il secolo III, oono
tutti quelli - poeti, filosofi, orni.ori - che, ricchi di una speciale
assistenza divina, nei loro inni, nelle. loro investigazioni, nei
loro sermoni o pre·.I iche trattano cli Dio. Con questo di notevole,
osserva il Pdavio e, dopo ùi lui, molli altri, che i Padri greci
specialmenl<O', più fedeli al signifieato originario del termine, ri-
servano il nomo teologia a significnm 'le trattazioni cho svolgono
alla luce della rivelazione c:ristiarrn la r.toltrina di ·Did Uno e
rrrino; 111entre usano la parola « oeconon1ia )). per inr.lkare quella
che tratta di Cl'isto e clclla intera opera della Redenzione.'

1945~; Htr.3A ENHl(n, S. ,J., L'ar1icolo K Ti-!ologia u rn~Jla l~ru_.idopcdin italia1ta


Trer:cani, vol. XXXIII. Homa, HU7; HuscHJ:;.11 G. M., .. La mo logia. è vera-
mente scienza? 11, in Acta. At:ad. Rmn. S. 1'/unnuc Aq. et llclinìfmis Cath.,
\'Ol. X, pp. 47-Ll2; Rnm.m· von T.:-:o, O. 8. B., Picc:ola Dommatica ver laici,
pp. 9-:35. Brescia, l'J:=lR; SCHTJT.TFS Ht:!ilN.'\f.OIJS, M. o. P., De b'cclcs'ia t:atlw-
lica, au. 73-77, pp. GG~J-ì30. Purisiis, 1931; Sro1:z A:'llSEl.MO. o. S. n., Ma-
nuale 'fheolrJ(Ji.ae Duamaticae, fase.. I. Ft'ibtll'gi Br-isgovi:rn, 1941, pas·
sim: VALUrto Sn:FANO, o. P., r.a Somma di S. Tum.uwM> tu~to delle ::;cuole
cattolit'he. Torino, 1915; VAN or::n MEF.RSCH .lc~t::PHUS, 'f'rru:taf.11s de neo uno
et Trino, pp. l-18. llrugrs, Ht'.!8. Ahbi.::imo tenuto a citare le opere del C:ar-
retri. del Fanfani, 'lei Purnnt~ ~ <h~l Hucllof, fJ8rchè essendo in italiano e
per laici, ci sono semhrntP- 1wrticolarrneute con::.iglinbili al pubblico cui,
in modo speciale, s' inclirizza. la. traduzione italiana àella Somma.
1 Dice infaUi testualmente Jl Pctavius: u Uuae sit igitur theologiae
nomini :ml.lject.a Yis et potcstas inilio ùicomus, maxime cum cu. vox
mmm quemdam apud Graecos Palrc:;; singularum et rccoudìtum llal.leut ....
Sic igitnr observ~vimns ih().ln)·i.-.·· ~aepP. pro P-a sola. usurpari rliviuae
scientiae parte q11ac dc divinitato ipsa disscrit, !wc est ùe Dco Dctque
f•rovrie!.atibw; iis quuc djvinitarnm Sf'Quunlur D. - « Jd aùeo pcrspicurnn
est, cmn d~ Chri~t.o loquentes veteres, nnt.uras ln 1110 discernunt duas:
et uni, hoc est divinae, iff•iJ.oriu.~ nomer.; hnmanac VC'ro ,,:~,,,.,,,Lfo~ a.sRi-
gnant » (op. cil., I, p. 1). - ~Ex hoc etinm apparet cur Joo.nnes EvangeUsta
proprie Eiitll()}·o~, ac prae ceteris evangelisliH af)l)~lJalus sit. nempe, quod
aperte et ins1gntter ftlii divinltatem expres5erit, quam haud adeo diserte
reliqui decl<:irant 11 (op. cit., II, p. 2).
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 167

§ i
La teologia secondo S. Tommaso.

a) La scienza della Fede.


75 - Un po' per volta, specialmente presso i latini, questa acce-
zione ristrntta scompare, e il termine teologia e quello analogo
di sacra dottrina, comune a tutto il medioevo, si estende a si-
i,rr1ificare, in genere, la dottrina che alla luce della rivelazione
studia Dio e anche le creature in ordine a Dio.' Bisogna tuttavia
riconoscere cho anche con queste precisazioni il termine lascia
sussistere non poche incertezze e che è ancora lontano da quel
significato rigoroso e preciso di scienza della fede, che 11.SSumerà
nel secolo XIII per opera specialmente, di S. Tommaso.•
Da notare, tuttavia, che presso i Padri, e anche presso i Dot-
tori scolastici fino a tutto il secolo XIII, e più specialmente fino
a S. Tommaso, la teologia r. la •Sacra Doctrina », come più co-
munemente ali ora si diceva, non è qualcosa di nettamente o
scientificamente determinato e specifico, ma qualcosa di con-
fuso e di vago, in quanto il termine " Sacra Doctrina '" sta a
significare e rnmprendere realtà assolutamente disparate ed equi-
voche.
lnuegabilmente della scienza teologica se n·era !a:tt11, e di ec-
cellent.c, anche prima di S. Tommaso e non erano certo man-
cati, specialmente a Parigi, Maestri che prima di lur avevano
applicato H termine di scieuza alla teologia in uso, o che si
erano posti anche esplicitamente la questione se la teologia
fosse scienza. Ciò nonostante, è impossibile parlare di teologia
come scienza prima di S. 'fommaso; perché quelli che avevano
fatto della t.cologia in concreto non s'erano resi conto della na-
turn scientifica delle proprie investigazioni, e quelli che ave-
vano impostato formalmente la questione dei rapporti tra scienza
e teologia non e!'ano stati in gracto di risolverla. O perchè ave-
vano ignoralo il vero comdto di scienza fornito dnlla filo,ofla
specialmente aristotelica; o perehè non avevano saputo veder,,
come qnr.l concetto rigoroso si potesse applicare alla teologia
della Chiesa.
Inv<"'.e, afferrare con ogni possibile precisiorrn e chiarezza il
1 F. osseI"vazione dello stE.'~so ['r.t:ivio: a Nonnlllu1uam tamen theologtac
ac .'.J.wi.oJ•ft~ nomina Iatius porriguntur: ac non ea sulum, quue sum
propr·ia Dei, veruntamcn olia., ne porro cr.}ata contineut: cum vi<felice'
non ut in se sunt i.sta spectari.tur, sed quutcnLlS ail auctorem Deum re-
~~~~~~;:.:· h:i~s;~ g~~~i;; 1r~~t »ol~~~·.a~·i;.~i il~:.s;~·-11~,1-enta vel quoquo modo aù
2 Per quelJo che affermiamo uu!. e µer quello che affermeremo in se-
8llìto intorno all'evoluzione storica del concetto di teologia ci siamo ser-
viti in modo Pftortlcolare del citato lavoro clel P. Chenu.
168 LA SOMMA TEOLOGICA

conrclto di scienza definito da Aristotele, in base a questo im-


postare esplicitamente la questione: « Utrum Theologia sit scien-
tia '" e risolverla in senso affermativo, mostrando come nella
teologia catt.olica siano salve essenzialmente tutte le condizioni
;, i requisii.i della scienza propl'iamcnte detta, sarà la granrfo
novità e il grande merito di S. Tc>mmaso in ordine a fissare, una
volta per sempre, la natura e la definizione della teologia come
scienza, tl a cavula per conseguenrn dall'rquivoco sotlinteso nel
termine troppo generico di "Sacrn Dottrina"·
In altre parole, solo con S. Tommaso si imposta e si risolve
compiutamente la questione della teologia come scienza nel
senso rigoroso e aristotelico ùel termine, ed è solo r,on lui che In
teologia prende coscienza per la prima volta della sua natura
scientifica. l'ino allora si era trattata la Sacra Dottrin11. a modo
tli sciC111Za; d'ora innanzi si dovrà trattare così perchè scienza.
Doll'antica incertezza e confusione resteril come un rkorùo nel
termine "8acra Dottrina., che lo stesso S. Tommaso e allri dopo
di lui continueranno ad usare con significai.o eskso e non sem-
pre preciso; ma questa terminologia, in ril.arùo sul pensiero,
ormai non avrà importanza e, soprattutto, saril. innocua.
76 - La questione impostala e risolta da S. Tommaso era in-
neJabilmcntc della massima imporlanr.a, dipendendo dalla sua
soluzione tutta la metodologia teologica e il valore anzi delle
molte quaestiones theologicae venute in uso nella seconda mdà
dcl secolo XIII. Bisogna conccdern tuttavia che la questione era
difficile almeno quanto importante. A provarlo - se ce ne fosse
bisogno - basterebbe il fatto che ci vol lcro non meno di ùodici
secoli di inve5ligazione tMlogica per al'rivare all;i soluzione to-
mistica, e il fatto ancol'a più significativo che tutti i grandi sco-
lastici; dell'ultimo mezzo secolo prima di S. Tmnmaso si erano
posti ripetutamente Io stesso problemu senia tuttavia che nes-
suno fosse riuscito a darne una soluzione soddisfacente.
Ilei resto nessuna meraviglia, pcrchè lo ùifficollà che ;;i face-
vano valere contro la natura rigorosamente scientifica ùella teo-
logia eranrl tutt'altro che scarse e sur!{)rflciali.
Che la teologia, si diceva, possa essere SC'ienza nel ~enso ge-
nerico di cognizione elevata e anche certa intorno a Dio e alle
creaturo in ordine a Dio si pnò anche
1 (~oncedc:i·r..; ma romf~ ac-
cettare che si11 scienza nel senso rigoroso, filosofico e ari;;tolclico
de 1 termine? -
Per avere una scienza cosiffatta, osservavano quei l\:Iaestri, si
richieùonQ innanzi tutto p1·incirii assolntamrnte certi, dai quali
ricavare. con l'igore c.onsNyur:nziale conclusioni 0vicknt.i r. neces-
sarie, implicito ma anche dislinle dai principii. E ùove e quali
questi principii e queste rondueioni nella teologia o nella "Su-
cra Duclrina >>, don~ Rivelar.ione e Uo111rni 1 interpretazioni scl'it-
turistiche e illazioni teologiche SO[H'annat.urale e naturale, fede
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 169

e scienza vengon messi alla pari e sono considerati tutti insieme


come oggetto o materia del!' investigazione teologica?
Inoltre per nvcre una scienza nel senso ai·istotelico, si richiede
non solo l'evidenza delle illazioni o del nesso che intercorre tra
i principii, o preme~se, e la conclusione, ma anche l'evidenza
dci principii strs2i, senza la quale mai potrà esserci l'evidenza
intrinseca di quanto viene dimostralo. Ma come ottenere que--
sta condizione nella teologia., dove tutto il lavoro di inYestiga-
zione è sospeso a verità tenute per fede, e quindi di loro natura
· inevidenti?
Finalmente, ogni dimostmzione o processo scientifico è capace
d'indurre nel soggetto uomo, e più precisamente nella ragione
raziocinante, un abito di 2cienza. Ma questo com~ potrà verifi-
carsi nel caso della "Sarra Doctrina >>, dal momento che qucst,a
forma un tutt'uno, si pensava, con la fede divina che è un abito
non acquisito ma infu:;o? 1

Una risposta e;;auriente a queste difficoltà avrebbe portat.o ne-


cessariamente ad una roncezione del In teologia per allora rivo-
luzionaria. I grandi prcdrccosori di S. 'l'ommaso non seppero o
non osarono tentarla. Osò invece e seppe dettarla magnifica·
mente l'A011inale, ehe rispose vittoriosamente alle obiezioni ri·
JX>rlate; costruì c:r novo tutta la teorira della teologia come
sri.,nza, e ctirnosfrò che la teologia cattolica, già in uso presso
i maggiori mae5tri dcll"anlid1ità o della Scolastica, posset!eva
h1tti i requisiti cicli~ scienza, e aveva per ciò stesso il diritto di
rivendicarne il titolo e J'onorL•.
Ne risultò, com'era facile prevedere, una dottrina nuova, ma
insieme così solida e chiara della teologia come scienza. che
soppiantò ben presto tutte le allre, e che noi tenteremo di ri·
co,truire genuinamente rifacendo in proposito, con l'aiuto delle
sue opore, il cammino ideale del grande Mae>tro.
77 - La toolog-ia, possiamo rht·o, oegnendo sostanziGlmente il
pensiero di S. Tommaso, è, come. il nome stesso sta a indicare,
cognizione ragionata e scientifica intorno a Dio. Ma Dio noi lo
possiamo conosce.re prima di t.ntto naturnlmente, cioè risalendo
dagli effetti alfa cansa. !n questo caso abbiamo una scienza di
Dio puramenle naturale o filosofica, elencata dagli antir'.hi tra
le parti dolla Metafisica o Filosofia prima, e Jai moderni detta
'reodirea.
È evidente che in questo tipo di scienza, essBndo le creature
mezzo unico per conosr'.ere Dio, noi non potremo arrivare a &·o-
p1·ire e conoscere se non quel tanLo che in Lui e' è di prnporzio-
nalrncnte comune rnn le creatum e che queste perciò sono in
grado di manifestare. Ma è altreUanto ~.erto cho non potremo
1 Queste difficoltà cont1·0 la natnra sricntifir~a della teologia sono già
ri1erit.e da. s. Tommaso nel suo Commento alle Sentenze (1 Sent., prol.,
Q. 1, a. 3), e sal'anno ripetute più tardi nella Somma (I, q. 1, a. 2}.
170 LA SOMMA TEOLOGICA

affatto sondare, per questa via, quello che in Dio e' è di specifico
e di unico, di incomunicato e di incomunicabile e che costitui-
sce perciò - per l'uomo come per qualunque altra creatura -
quella realtà di natura sua soprannaturale e misteriosa chii giu-
stamente si dice la sua vita intima, e che i teologi indicano col
nome augusto di Deitas.
Afferrare e comprendere lintimo mistero di· questa vita non
può apparfonem ed essere connaturale che ali' Intelligenza di-
vina, la sola vasta e sublime quanto l'essere infinito di Dio
stesso. Per l'ucmet, come per qual unquc altra intclli11cnza crea-
ta, questo soprannaturale e~senziale dovrà restare terra inespl<>-
rata e inesplombile, la grande tenebra dei mistici; a menet r.he
Dio stesso, per i suoi impersr.rutabili motivi di misericordia, non
deeida di renderlo noto o manifestarlo alle sue creature mediante
una rivelazione soprannaturale. Ancora una volta la ragione
raggiunge il Vangelo: <I ~rmo novit Filinm nisi Pater; neque
Paf.rem quis nr,vit nisi Filius »; "Nessuno conosce il P11dre al·
l'infuori del Figlio e di colui al quale il Vigilo l'avrà voluto ri-
velare 11. 1
La fede ci assicura che questa rivelazione è stata fatta real-
mente all'uomo, prima mediante i Palrial'chi e i Profeti, e da
ultimo dallo stesso Viglio di Dio fatto uomo, Gesù Ct·isto.'
Prenric eosì ccrnsislrnza o si rende possihilc un seeondo tipo
di cognizione int.orno a Dio, bo.salo esclusivamente sulla Rive-
laziont) soprannaturale e conseguentemente sull'aut.orità (scienza
e veridicità) dello stesrn Dio che rivela. Infatti, questa rivela-
zione essenzinlrnente soprannaturnle, presa ogg~ttivamentr in
se stessn sei:onclo il sno contenuto o le verità che manifesta, è
quella che ; teolQgi chhtmano rivrfrtzinne formale; ed è fede
soprannrtlllrale o divina l'assenso corto che la ragione presta alla
vcritù soprannatnralo riv.elata, in forz~ dell'autorità di Dio rive-
lante. II soprannaturale essenziale, portato alla conoscenza del-
l'uomo dalla rivelazic>nc formale, ha reso necessaria e possibile
la fede sopmnnaturale o divina.
78 - Bisogna a«giungerc, è vero, c:J1e Dio può rivelare ed bari·
velato di fatto, olti·e le verità essenzialmente soprnnnaturali
dello quali abbiamo parlato, anche verità essenzialmente natu-
rali o accessibili nlla intelligenza ddl'uomo, e che perciò la fede
divina può portarsi tanto sul rivelato csscnzhtlrnente sopranna·
turale come su quello essenzialmente naturale.
Ciò nonostante, è evidente che oggetto noc.issario o per se de!1n
rivelnziom:, e quindi della fede, resteranno ugualmente· le sole
verità essenzialmente SOJJl'annatorGli; mentre le verità o;;sen
zialmcnt" naturali non polraw10 cosiituit'e, anche se rivelate, che
l'oggetto accessorio o per accidens della rivelazione e della fede.
' Mat., 11, 27.
2 Ebr.• 1, 1-~-
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 171

Si distingua inoltre nell'ambito stesso dell'oggetto nrressario


e per se della fede, l'oggetto immediato e primario, cos\.ituito da
quello elle è ii fulcro immutabile di tutto il soprannaturale cs-
srnziale, ossia dalla Dei/a.<, e !"oggetto secondario, costituito da
tutte le altre verità eseenzialmentc soprannaturali, e avremo
elencate tntte le di 0 tinzioni che i teologi son soliti fa1·e a pro-
posito dell'oggetto della fede, e, quello che più im11orta, ci sa-
remo resi conto, allrnverso questo processo inventivo, che la
fccte è davvern tutta m·ientata vcr~ il soprannaturale e tutta
s'incentra intorno a Dio o alla lkitas.
79 - Risult.a da questa analisi dcl pensiero di S. Tommaso
cbe cosa sia la fede divina da una parte, e il suo oggetto, os.>ia
la rivelazione formale, dall'altra; ma nicn!Cl ancora ci è dato
sapere di una scienza della fede o della teologia. Come ci si ar-
rivCL? - Il passaggio è logico e anche abbastanza semplice. Ci
possiamo esprimere. cosl:
Davanti alla rivelazione divina, della quale abbiamo parlato.
il nostro att.eggiami'nto può essere duplice. Difatti, può darsi rhe
noi ci fermiamo ai r,oncctti che di Dio ci dà, eBplicitamente o im-
plicitamente, la rivelazione e li accettiamo e teniamo per cel'li
in forza dell'aulori!i1 di Dio che li rivela. E allora, come si è già
1iettu \n. i7), O!!".O:ettivamcntc ahhiamo la rivelazione o il rivelato
fonnale e soggettivamente la fede, che è virtù intellettuale, in
quanto ha per suo og.o;dto vnitrì rivelate, e virtù soprannatu-
rale, e quindi infusa, in quanlu il 5uo oggetto ncecssario è Dio
secondo In sua vita intima, e tnt.te l~ al!r(' ve.rità essenzialmente
soprannatmali. O noi invece non ci fermiamo ai concetti for-
rrrnlmuntc rivelati, ma, mct!cnrlo in opera la nostra ragiono
perfezionala e illustrata dalla lede, sondiamo questo ri,·eJato for-
male, in vieta rli ricavarne, dedurne, concluderne. nuovi concetti
e nuove verità che esso contiene nella eua prcgnant.e ricchezza
rnnrc!tnalc o nella sna virtualità, E allora, oggellivam.ente ci
troviamo di fronte alla rivelazione o al rh•e/ato virtuale, e sog·
gettivanumte abbiarno la ragione cc fide illu~trnta )) e la scimiza
della fede o la tr.ologia delta sacra per distinguerla dalla teo-
lògi<t naturale o teodicea, di cui ahhinmr\ parlalo sopra (n. 77).
80 - I.a cosa non è astrusa, ma poil'hè un esempio può gio·
vnm a rrnrlcrla ancom più rhiara e quasi sensibilmente evidente,
lo portiamo, anche a costo di andare un po' per le lunghe, rcr-
chè trnppo import.a, non tanfo in ordine al nostro articolo, quanto
in ordine ali" intelligenza e al scmo da dare all' intera Somma
cli S. Tommaso, rhe sia ben chiara la nozionn genuinnmnnte f.o,
mistica della "cienza della ff'de o della teoloo;ia come scienza.
Se io dico, riportando le parole del Vangelo di S. Giovanni
(i, 14): «e il Verbo si Ieee carne"• os5ia «e il Figlio di Dio
si fece uomon e mi fermo al gjudizio o alla vcrit.i formalmn1te
espressa da questa proposizione, e fennamentc vi aderisco 'in
172 LA S0'.\1l\IA TEOLOGICA

OEsequio a Dio che la rivelH, io ho una verità for-malmeme rive-


lata, ria una parte,. ossia oggettivamente, l) un atto di fede dal-
l'altra., oesia da parte del soggetto credenLe. In quesi,o caso la ve-
ritìl rivelnta è nient'altro che mate1·ia od oggetto della mia fede,
e per nulla affatto principiu dal quale io parta per arrivare alla
conoscenz:i. di altre verità. Siamo e restiamo del tutto sul piano
soprannaturale della fede; non e' è ancora qualcosa. di ra.zional-
mmte ricavalo o dedotto, ossia per la scienza.
Se io invece non mi fermo alla rivelazione r. alla. fede nuda
e cruda, come nel caso precedente; ma, supposta la verità for-
malmente rivela.t;i e il mio assenso incondizionato ad essa, ne
faccio il punto di partenza por un ragionnmento o una dimostra-
zione vera e propria e dico, p. es.: - il l<'iglio di Dio si è fatto
t1omo; ma l'wnno è un essere dotato di libero arbitrio o di li-
bertà, dunque il Figlio di Dio fallo uomo, ossia Gesù Cristo,
è dotato di libero arbitrio - in questo caso è evidente rhe io non
mi trovo più davanti ad una semplice verità rivelata da un la.lo
e ad un assenso di fede da\l'alf.ro, ma ad un r&gionamento e ad
un sillogismo dimostrativo, ad una operazione mentale cioè
molto più complessa dr! semrlice. giudizio o delle enunciazioni
costituenti le singole premesse'. che io µosso e devo esaminare.
Rd esaminandolo trovo o posso trovare parecrbic cose, ma so-
stanzialmente e soprattullo interessa una cosa sola. una verilil
fi'losofica n naturale: "l'uomo è un essere •lotalo di libero arbi-
li'io o di libertà», che, m~csa a confl'on!o cmi la premessa !or-
mnlrnente rivelata, "il Figlio di Dio si e fotto uomo'" mi pm'
mdle cli scoprire n di ricavare una nuova vcriM o una cònclu~
sione: "dunque il Figlio ùi Dio fatto uomo, ossia CPsù Cristo.
è dotato di libero arhitrio o di libertà '"
81 - E a questo punto ci si domanda: questa conel usione o
questa veritA che io ho dedotto, "dLrnque Gesù Cristo è dotato
di libero arbitrio o di librrtà '" con•:ettualmenle è la stessa ccs:1
dell'altra formalmente rivelilta" il J?iglio di Dio si è fatto uomo'»
o è diversa? Evidentemente, diver:;'l. Allora insistn: questa se-
conda verità, formalmenf.c diversa da quella rivelala, è contenuta
in quella formalmente rivelata e rtuindi 1·ivelata anch'essa - al-
meno in un certo modo - oppure no?
Alla qL1ale domanda ~i risponde: bioo<ma distinguere! Conk
nut.a e quindi rivelata nei suoi termini formali, ossia esplicita-
mente, no davvero; porehè n.ltrimenti non sarèbbe diversa, ma
n:;uale alla precedent.e. C:ontenuta t> quiudi rivelata non nei suoi
termini formali, ma nella pregnante ricchozza, nella forza (vir·
tus) comprensiva della verità formalmente rivelata, e perciò vir-
tualmente rivelata, rrrtamente si; µerchè diversamente non sa-
rebbe stato possibile neauche ricavarla e dedurla.
E allora una terza e ~ltima domanda: qual'è stato lo stru-
mento, il mezzo verbale e concettuale, il te-rmine medio o l'ele-
INl'ROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 113

mento formale del ragionamento e del sillogismo, in forza del


quale io ho potuto scoprire e dedurre dalle prcnwsse? Material-
mente, il termine o il concctl0 uomo che io trovo ripetuto ndle
premesse. Formalmente, il nesso necessario che intercorre, in
forza del termine medio, tra le due premcss&, e che, intuito
dalla mia ragicne perfezionata dalla fctle, mi autorizza e anzi
mi ncces;<ita a tirare la conclusione.
Sicchè io ho fatto un vero " proprio ragionamento - è la ra-
gione perfezionala dalla fe<h~. che prima ha intuito il nesso esi-
stente tra le premesse e elle poi lha dedotto o espresso nella
conclusione, - in forza dcl quale-, servendomi come di strumento
di una ve1ità essenzialmente naturale. ho ricavalo e dedott.o ùu
una verila formalmente rivelata, ogg~Uo Ji fooc, una seconda
verità in ·~ssa solo virtualmente contenuta e rivelata..
Siamri dunque in presenza di un vern procooso raziocinalh·o,
di una vera e propria dìmostrazfone, in cui la verit:\ formal-
mente rivelata, soprannaturale, articolo di fede, non ha ragfone
di materia, di oggetto o di termine, ma solo di principio; mentre
la verità, vi1foalrnrnto rivelata nella premessa di fede e ma espli-
citata nella conclusione, ha solo ragi(me di oggetlo o di matrria.
Ma la dimostrazione non è altro che la scienza in atto o un
atto di scienza, carnee, per di piu, di dar" origine soggottiva-
mente, cioè nel soggetto raziocinante, all'abito ddla dimostrn-
zione, ossia alla ::icienza come nbito; e oggeltivan1ente a quel
complesso organico di dimo~l.razioni riguardanti un unico og-
getto, che è la scienza come sistema. ' É evidente perciò che la
rivelazione soprannatul'ale. se riguardata nei suoi concr tli for-
malmente rivelati da accettarsi in ogsequio ali' infallihile auto-
rità di Dio che li rivela, dà luogo alla ferie; mentre riguardata
nel suo rnntenuto virtuale, deducibile mediante ragionamento
o dimostrazione, dà luogo ad una scienza, che ha per suoi prin-
cipii gli articoli di fede o la rivelazione formale, e per suo og-
getto il rivelato virtuale.

1 Si :llltule aUa nota ùoft.rina cJtc insegna poterf.i la scienza. conside-


rare sotto 11n triplice :i.spl?!tto: c01w; atto di ~ciem:a, eome abito scienti.fico
e come ~isterna. Come (J.ltO la scienza è J;.1 ste:::;~a Uimostr:.lzione scienti11ca,
ossia. l'allo col quale dir110.'itriamo una determinata verità; rnme abito
i) la Qualit:l (cti natura sua ~L<'l.1.Jilc, in qunnto hac;ata su un ragion;.1meul.o
A.podit.tico o rigoroso.mente dimosl.rativo) elle l'rttto cli scienza cauf)a. nel-
l'anima e più propriamcnle neJla ragione. a modo di abito, e in forza.
del QuoJe 1a. m.i;ionp, ste:;sa è abilHato a compiere con fucilit.à, ~icurezza
e gilud lo ntti 1H ::;cienza, ossin <limostr·azioni intnrno a un dctcrminAto
oggrtto rli :;cLf'nz:a. Conu.~ sistr.-mo. fìualmcntc la. sch.:.nza i.C! r in~icmc or·
ganico delle dimostrazioni, falle dalla ragione perfezionata da UH abito
scient.ìftc.o. Que::;to orga.nico sist~mn di cognizioni, e questa scienza come
sistema, si fl'ova in modo vivo e vìt.ale nolln. mC>:nte •1P.llo scienziato, men·
tre i manuali e i trmtari non saranno che ~f..<.{Hi convenzionali capaci cli
ri.chiamarla allo. mente dt>llo st11dioso, comf! i segni convenzionali di
uno spartito sono capaci di far ri\•ivere una certa musica nella mente e
nell'orecchio del dir0ttore '.l'orchestra.
LA SOMMA TEOLOGICA

82 - L'esempio, come si vede, ci ha riportati nè più nè meno


che alla conclusione già enunziata concisamente a proposito del
duplice atteggiamento che lll nostra ragione può assumere da-
vanti alla rivelazione (n. 79). Ma le spiegazioni, che l'esempio
ha richiesto, han servito a mndero più intelligibile quella con-
clusione: a farci comprendere come nella teologia, concepita
tomisticamente, si ritrovano realmente tutte le condizioni della
scienza aristotelica, e come perdò sia facile, ilopo <JUello che si
è detto, rispondere alle difficoltà che si facevano, e che in parte
si continuano a fare contro il concetto di una teologia rome
scienza.
Diceva infatti la prima difficoltà da noi riportata: come è
possibile una teologia-scienza se tutto - rivelazione e specula-
zione teologica, fede e ra,e:ione, naturale e soprannaturale - è
oggetto o materia della tèologia e perciò non è dato scoprire
in essa dove si trovino da un lato i· principii, "dall'altro le con-
clusioni indispensabili in c.gni scienza? Ora la rispDilt.1 è facile.
La predetta confusione di elementi tanto disparati ed eterogonei
esiste e può essere rimp1·overata alla teologia concepita a modo
dei pretomisti ma nicnt'affatt.o a quella di S. Tommaso, dovo, al
contrario, come si è visto, si distingue nettamente t.rn sopranna-
turale e naturale, ri vdazione e deduzione razionale o illazione
teologica., fede e ragione, principii di scienza e conclusioni ossia
stienza propriamente detta. Le verità formalmente rivelate, que-
ste di certo sono oosenzialmente 50prnnnaturali e sono oggetfo
di fede; ma esse sono soltanto i principi i della teologia o della
scienza della fede, la quale invece consiste a rigore nelln sole
conclusioni dedutte da quei principii.'
Nessuna meraviglia perciò che la soluzione dcl proble.na della
natura della teologia sia venuta da quello stesso S. Tommaso,
da cui era venuta, in antecedenza, la soluzione del problema
base del rapporto tra fede e ragione.
83 - He,ta eliminata in questo modo la prima difficoltà mossa
contro la teologia come scienza, e insiemo è messa la scure alla
radice della terza, riferita anrh'cssa più sopra (n. 76) e secondo
la quale l'obicicnte non sa capacitarsi come la kologia possa
essere una scienza e quindi un abito acquisito per ùimffitrazione
o raziocinio, dal momento che sembra fare un tutt'uno con la
fede, che è abito scprannalurale e infuso.
Dopo quello che si è detto esponendo la concezione tomistica
della teologia e rispondendo alla prima obiezione, la risposta
1 Il termine o theologìa" P. ti Rato rla S. Tommaso molte volte e con
va.rio significato. Per convincersene bast~1 consultare la Tabula. Aurea
(S<'lrta di indice generale f!Ci luogiH paralle.H di S. Tommaso) alla voce
• Theologia )I, Lo Stolz (op. r.it., PP. 8-!ll) dà un J)iccolo saggio della
varietà ili queste accnioni presso S. Tomma;:;o. RimanP tutta.via che il
sr.nso da r.oi proposto è il principale e runico proprio prendendo il
termine "theologia 11 come sinonimo della scienza d('lla' fede.
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 175

piu che facile è evidente. La difficoltà, infatti, deriva dal'la con-


fusione tra fede e t.r.ologia. Ma altra cosa è la fede, habitus che
riguarda il rivelato formale e i dommi, e quindi i principii della
teologia, e altro è la teologia, abito delle conclusioni razional-
mente dedotte da quei principii. ' Il primo è ·abito di suo essen-
zialmente soprannaturale e quindi infuso, come esoenzialmente
soprannaturali sono le verità rivelate che ne costitui"cono l'og-
getto. Il secondo essenzialmente acquisito, dal momento che ha
per suo oggetto e causa il ra~iocinio teologico.'
84 - La seconda difficoltà, che è la più grave, e che noi ab-
IJiamo appena abbozzato più sopra, è posta da S. Tommaso
come prima e fondamentale nell'articolo secondo della prima
questione della Somma, dove si domanda ex professo se la teo-
logia sia scienza.
Come può essere $Cìenza la teologia, dice l'obicienl.e, se la
scienza deve procedere da pl'incipii certi ed evidenti, mentre la
teologia, come si è detto, procede da principii rivelati e di fede,
per noi inevidenti?
Bisogna concrdere che con questa difficoltà si tocca una grossa
questione, che tenne in forse e di visi i dottori scolastici e che
dette da pensare non poco allo stesso S. Tommaso.
La risposta del Maestro nel citato articolo della Somma è la.
seguente: " Ci sono due tipi di scienze. Alcune che procedono da
prindpii evidenti nell"ambil.o rlella scienza stessa, come l'arit-
metica e la goomel.ria. Altre invece, che procedono rla prinrlpii
evidenti nell'ambito di una sci~nza superio.re, dalla quale dette
scirnzr li mutuano, come la prospettiva, che procede da prin-
cipii noti alla geometria, e la musica, che procede da principii
noli all"aritmetica. In questo secondo caso si hanno le scienze
che, mutuando come si è detto i loro principii da un'altra. su-
periore, rimangono in un certo senso ad essa soggette e si chia-
mano µerciò subaltematc. Mentre si dicono suba/ternanti quelle
rla rui i principii sono presi 11 presf.ito. Queste ultime non pos-
sono non avere in se stesse l'evidenza dei propri principii, per-
r.hè, non dipendendo da alcun'altra, se non l'avcss"ro in se sfesse,
non la potrebbero avere in altro modo, e così non sarebbem
'cienze. Le subalternate invece, non hanno di suo in se stesse
1 Si allude alla nota teoria uristotelicu-tomistica secondo la quale
solo le conclusionì <.firno~trate sono propriamente oaaetto della scienza,
o lo. seien:.rn stessa, mentrP le premesse do. cui le conclusioni sono rica·
vate costituiscono i principii dP.lJa scienza. A complemento di que!;l.a os-
servazione Yedi qu1rnto è !letto alla unta della p, seguente .
.:i Abbiamo insistito !'.'Ul 1nunus rtetluttivo d~\1a t.eologia, perchè, es-
sendo questo, nella concezione tomistica, H cnraUerf· proprio della teo·
logia comA scienza, meglio ci serviva per metterne in luce la natura
speclflca e distinguerJa da ogni ultro ahit<J atnne. 1\fa, con questo, non
intendiamo afiu.tto negau~. o anch~ solo sottovalutare. gli altri uffici o
munera della teologia, come Quelli di raccogliere dalle fonti della rive-
lazione, e coordinare tra dl loro i vari dommi.
176 LA SOMMA TEOLOGICA

l'evidenza dei principii, per il fatto semplicissimo che essi ap-


par!engonn di diritto al dominio di una scienza superiore. Pos-
sono tuttavia averla di fat.to, in quanto la mutuano, insieme ai
principii, dalla scienza superiore dalla quale dipendono.
Sicchè, di fatto, le scienze subalternate avranno o meno l'evi-
denza dei propri wincipii, secondù che la mutuano insieme ai
principii dalla scienza superiore alla quale sono subalternate.
Se la mutuano abbiamo le scienze subaltcrnale i'n stato perfello;
se no le scienze subalternate ·in stato impcr/Nto. Le quali ultime
non hanno dei loro principii che l'evidenza radicale.
La teologi,1, conclude S. Tommaso, è scienza di quest'ultimo
tipo, in quanto che i principii di ferlo dai quali dipende, non
sono evidenli per essa, sono però tali nella luce della superiore
scienza di Dio e dei Beati, da.Ila quale sono mutuati, da cui la
teologia procede, e alla quale cerca di ricongiungersi cc;me sor-
gente o radice della propria evirlenr.a e perfezione. Per questo
la difficoltil presentata non prova che la teologia non sia scienza,
ma solo che è una scienza suhalternata o dipendente da una su-
periore, nella quale chiede <li essere continuata e perfezionata.
85 - Con questa risposta davvero magistrale, che segna uu
progresso nella stessa concezione tomistica della teologia come
scienza, resta sciolta la difficoltà più annosa e più grave che si
faceva e che si continua a fare contro il carattere scientifico della
teologia, e insieme vione chinrita ancora maggiormente e appro-
fondita la risposta data sopra alla prima obiezione, a proposito
della quale si è detto che altro è l'abito di fede riguardante i
principii della scienza teologica e altro la teologia riguardante
le sue conclusioni. Si potrebbe infatti chiedere: ma non deve
essere lo stesso abito elle conside1·a i principii e le conclusioni di
una medesima scienza? E si risponde, in base alla teoria della
subaltemazione delle scienze: sì, !.'O I a scienza non è subal!er-
nata, ossia se non prende a prestito i suoi' principii da una
scienza superiore; no, se si verifica l'ipotesi contraria, ossia se.
la scienza è suball6rnata come è precisamente il caso - lo si è
visto sopra - della teologia.
Infatti è proprio della natura delle scienze subal!ernate ùi
avere come principii verità mutuate da una scienza superiore.
Ma come sarebbe superiore e altra questa scienza mutuante se
i principii che fornisco alla scienza suba"lternata l"ientraEsero di
dirit.to nell'ambito della scienza subalternata o inferiore?'

1 Sostanzialmente riteniamo ve!a questa rfspo!'lta ma s1;~.mo convi~ti


che dev'e!isere ulteriormentR precisata ricorrendo n. una distinzione m~
segnata e ammessa da tutti i i;randi tomisU e dallo stesso S. Tommaso e
che si riduce a. què!ìto. I principii di una scienza possono essere consi·
derati in flue modi. PTimo. in se stessi e quasi ahsolute; secondo, per
rapporto alle conclusioni chf! precuntP.ng-0110 virtualmente e quine.li re-
duplicalivt~ Ul principia scierttiru. Sotto il primo punto di visto., che è
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO tn

b) La più alta sapienza.

86 - Cosi resta spiegato come la teologia è scienza. Ma S. Tom-


maso non si accontenta rli questo risultato e continua la sua ana-
lisi per aITivare a conC'luùere che la teologia ò anche .~apienza.
E qui per intendere il pensiero dcl Maestro bisogna, prima di
ogni altra cosa, precisare che nella t<irminologia scolastica e di
S. Tommaso la scienza e la sapienza si distinguono secondo
moltcpliri sfumature ùi concetto, ma l'elemento differenziale
seml.Jra ridursi a questo, messo in luce da S. Tommaso in nu-
memsi passi delle sue opere. La scienza conosce lo rose s<'ctmdo
le loro cause '{ll'Ossime; la sapienza, invece, le spiega e ne rende
ragione riportandole alla loro causa suprema. '
Di modo che la scienza e la sapienza somigliano in questo:
che l'una o l'altra sono cognizioni :i carattere discotsivu: ex
principi.is condusiones de11wmtnmt (/-li, q. 57, a. 2, i). Ma si
differenziano per il fallo cl1e la scienza risolve o riconduce le
sue conclusioni solo fino alla loro causa prossima e quindi è
scienza rolo in un determinato ordine di cose, o sectmdum quid;
mentre la sapienza risolve o riconduce le sue conci nsioni fino
alla loro causa o ragione d'essere ultima o suprema, e cosi è
scienza assolutamente perfet.ta, o simpliciter. In altre parole,
sapionz11. è uguale a scienz_a perfetta.
Si può aggiungero che la sapienza si dice ed è cognizione per-
fetta anche per rapporto all'eccellenza rlell'uggetto conosciuto e
al moùo di conosr:crlu, perchè è in grado di raggiungere e difen·
dere i principii suoi e di tutte le altre &'ienze, di giudicare e
di mè!ter ordine in tntti gli alti-i dominii del sapere. Ma non
va dimenticato che tutto questo è conseguenza necessaria drlla
nota fondamrntale e specifica d~lla sapienza già da noi indicata.
Tnfatl.i, la sapienza raggiunge i supremi principii, scopre la ra-
rlire ùell' intelligihilità delle cose, diventa capace ùi ùilenùere

piuttosto rnnteriale IJf-!f )'ispctfo ~Ha sclenla, i prinr:ipii di un~1 scienza


suhaltP-rnata sono oggetto di 11n abito superiore c. nel caso della teologia,
sono oggP.r.to proprio della fcctc. Sott.o 11 Reto11do punto di vista, che tn-
negahilnumtf! è più formale }1\\l' rispeHo alla sdeuza, i principii vengono
i::onsit1E"ruti in auant.o 1ireconk11gono nclk.1 loro virt11~.lilù le tonclusionl
ed è chiaro :.illora che, così cC1nsirlPratL cadono :::c1Uo l'og-gr.tto formale
quo d.:_.:la ..:dt':nza e rientrano ·~ncn·~ssi ne!l'ambito <ldla ::;c1:in1a sTrssa.
Per questo wsein1:1110 i turnist-i c!ic i principii rlt)1la teologia, ·1C!rlapUca-
H.1Je ut vrincipia, c~1dono solro la ri\·elazionr v1t'tw1le P. ri(1 I1tra110 nel·
l'ambito della teoJogltl, invece che in qof>llo il1!llU fode. È CYirlr~nte, met·
tendosi ùu. que!'to 1rnnto di Yislu, che la rì!'f1osta ~la dare <\Ila ohiez1one:
rlev·es!;~re lo stm,;_:,_1 a.liito che considera i principi i!--! le 1:uncl11sioni di una
scienzfl, e Iu. scguentP.: si, se i principi! sono considt-!raf-i formulmente
o in qun.nto pri11L:i vii della scicn.7.a; no, se ~0110 considerr\.t.i. in !'-.H stessi
e 1111h~amcn1e ner ra11porto :.il Joro C1)n1P.n11to concettuale prmmr10 o as-
soluto, iuvece che JH:'r rapporto nl loro contenuto virluale o deducibile.
1 Cfr. J, Q. 1. a. 6; 1-Jl, q. r.1. a. 2; Ve 'l'rùri.t., q, 2, a. 2.

Intr. - 12
178 LA SOMMA TEOLOGICA

e di giudicare, di metter ordine e armonia nel mondo dell'es-


sere o del pensiero perchè cognizione delle cooc secondo la loro
ultinui o suprerna ragione d'esse-re - e non viceversa. 1
La teologia - l'abbiamo visto - è cognizione di realtà divine
ricavate con illaiione necessaria da principii rivelati assoluta-
menti certi e di suo evidenti, quindi è innegabHmente scienza
della fede. Ma è sapienza?
Sì, risponde S. Tommaso, e per una ragione altrettanto sem-
plice quanto ce1ia e inequivocabile.
Infatti causa assolutamente (simplicite-r) ultima e suprsma di
tutto è Dio considerato nella sua vita intima. S'aggiunga allora
che questo è l'oggetto o il soggetto principalo e, in cel"lo senso,
unico - come m.,glio vedremo in seguito (nn. iOi-103) - della
teologia o che ad esso la teologia tutto riconduco: si avrà cosi
la prova che la !oologia non eolo è scienza, ma anche e neces-
sariamente sapienza; anzi, come esplicitnmenre insegna 8. Tom·
maso (I, q. i, a. 6ì, la suprema tra le sapienze umanamente
acquisibili.
87 - Però con !"aver ricotdato che la teologia è in.~ieme scionza
e sapicnz3, non siamo ancora al termine d~ll'analisi tomistica
intorno alla natura dl!lla !mlogia.
Si potrebbe infatti domanrlarc: ma in che misura e sopralr
tutto in che senso I a teologia è scienza o insieme sapienza?
S. Tommaso si è posto più volte la domanda; siamo perciò
in grado di ricavare dalle sue stesse parnle la risposta al que-
sito.'
Scienza dice cognizione imperfetta, e sapirnza cognizione per·
fetta. Per questo, afferma sostanzialmente S. Tomrnaoo, è di
certo irnpoesibilc che uno stesso abito intollcttuale sia ex aequo
scienza e sapienza. Tuttavia, siccome i due nbiti non si esrlu·
dono, ma stanno tra· loro come una cosa imperfetta sta
alla sua perfezione, è possibile che la scienza sia continuata
nella sapienza e che questa inr.l uda, nella sua int"riom ricchezza
o perfezione, quello che di positivo e di nobile c'è nella scienza.
In altre parole, come non ripugna, e anzi i' naturale, che il
perfetto contenga I' im1Jerfetto che è sulla stesrn linea; così non
1•ipugna J?d è anzi naturale ehe la sapienza, scienza perfetta.)
continui, perfezioni, contenga in modo eminente anc.he la scienza.
In questo modo va inteso che la teol()!!;ia è >cienza e insieme
"apienza. Propriamente (forma/iter, direbbero gli ecolastici) non
è che sapienza delle rose divine conoscibili rncdia11te la rivela-
1 Ideo id quod est ultimum rcsperm totins cognitionis humanae. est
h1 quod est pr1mum et ma:ximc cognoscibile 5ecunrlnm suam JJO.turam.
Et circa huiusmodi est sapientia <111a.e consiclerat altissimn.!' causas ....
u.11de convenienter ittdicat et onltnat de omnibus, quia iudicium per-
tectmn e.t universale llabori non potest nisi per resululionem ad primas
causa• (Hl, q. 57, a. 2).
1 Vedt 1 passi cit.utf nena notn 1 della p. precedente.
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 179

zionA; sapi,,nza, tuttavia, che possiede in modo eminente tutl.;}


le caratteristiche deJ!a scienza.
Ci rendiamo perfet.lamenle conto che questa concezione della
teologia S<1pienza, in relazione con la scienza come abit.o infe-
riore " con la fede, importa altri problemi, di cui non ci sfuggs
la difficoltà e la portata.
Ciò nonostante abbiamo creduto di dover sottolineare nel
modo piìt dcl'iw il carattere sapienziale della teologia, e perché
questa è la dottrinu rA<plìeita di S. Tommaso e ridia sua scuola,
e· pe.rcbè ci è sembrato che eia molti si lasci troppo nell'ombra
queslo carat\<'l'r. preponderante della scienza sacra, ed inali.re
pi>rchè siamo convinti chr, invece, prOIJt'io in questo altissimo
carattere sapienziale della sacra dottrina si dc.ve ricercare la
chiave di volt.a per la profonda e rasserenante soluzione di molti
di quegli spinosi prohlrmi riguardanti 'la teologia, che ancora
tengono sospesi o divisi non p~hi maestri.

§ 2
La teologia dopo S. Tommaso.

a) Scuole e indirizzi.

88 - Alla luce de.gli accenni sfDrici e drlle analisi concettuali


che abbiamo riferil,o, si è cosll'rt!i n confessare che, con S. Tom-
maso. siamo andati molto lontano dalle confusioni tra natura e
gmzia, ti·a fede e scienza, tra rivelazione e teologia mantenute
così a lungo ùa !11lli i ~;uoi predecessori sotto l'appellat.ivo fasci-
noso, ma vago, di .'iacrn dvctrina.
1'11.nto font.ano che qualcuuo potrà 11ersino r.<sere tentato di
met·avigliar~i davanti a un fJrogresso co::ì e.norme re--nlizzato da
uno solo in eo>i breve tempo. :vta non sar1,Lbc il caso, perchè
S. Tommaso è un genio cd è risapuLo che avanza pitì un genio
·in un solo lampo et' intuizione. che cento e mille intellif(cnzc
ordinarie in lunghi anni di pazienli ricerche. Non pe•· nulla le
taprH~ della sl.oria f-:Ono sognato cini grandi.
Nnova dunque e ardita innegabilmente fn la concezione to-
mistica della l<'Ologia in <·onfronto ùi quella corrontc al suo
t-ernpo, l~ così si spieg-a la sorp1·csa e qua~i lo svavento, l'in-
com1,ren.sione soprattutt.o di molli rnoi con!emporrrnei anche
grandissimi. Ma d'altra parie era così chiara e cmì convincente
la nuova concezione e così solìdarnenle basata, che un ntt~-ggia~
mr1nto di comprornr.f:so nei suoi riguardi non era possibile.
Bisngnava decidersi: o per essa, o contro di ossa. Contro si
schierò la fiumana dei tradizionalisti, più per incapacilà di uscire
dagli· sch,.mi usuali o per J}aura del nuovo sempre pericoloso,
che per ragioni di dottrina. In lavoro, la nuova scuola chp tia
180 LA SO~!MA TEOLOGICA

S. Tommaso incomincia ad esistere e >t contare, di fronte a quella


plurisecolare dell'agostinismo. Essa in processo di tempo pren-
derà il nome di tomismo; e, vinfo ben presto le ultime resistenze
dei tradizionalisti ad oltrnnza, finirà con limporsi nella Chiesa
come la corrente teologica più vasta e più accreditata.
Ma accettare la posizione di un '.'v1aestro, anche se celebre e
venerato come S. Tommaso, non si1.mifka rinunziare all'esame
e all'approfondimento delle mc posizioni. 1\nzi, poiché usare di
questa. lihertà era ne più nè meno che rifarsi alla dottrina e alla
prassi dello stesso Dottore Angelico, non può far meraviglia che
i Tomisti di tutti i tempi si siano sempre sentiti in diritto e in
dovere di sottoporre a minuto e severo esame le concezioni fon-
damenlali del Maestro, con l'intento lodevole di chiarirle e di-
fenctcrle; anche se di fatto le loro inYcstigazioni metteranno
capo non di rado a <'.onclusioni contrastanti, se non direttamente
con la dotfrina del Mneqtro, certo t·on le conclusioni ùi altri in-
signi esponenti della scuola tomistica.
Impossibile quindi, data la sua importanza, che potesse sfug-
gire a questo sondaggio e a questa critica !a questione della na-
tura della teologia. E sarà così che., volendo investigare fino a
qual punto la teologia sia scienza o scienr.a subaltcmata, qual-
cuno dirà, col Gaetano, che è scienza in senso lanzo e subalter-
nal.a in senso stretto, mentre altri, con Banoz, riterrà vero il
contrario. 1

Cosl ancora qualcuno, mettt>ndo l'accento sulla premessa di


fede e quindi sull'elcmcnlr.• soprannatura.lc ctclla teologia, cre-
derà di poter affermare che si trntta di una scienza essenzial-
mente soprannaturale,' anche se la maggioranza elci tomisti saril
di parere contrario. Ma fin qui nulla di male. Sal'à se mai una
vera pl'ova del fuoco cui intelligenze soLlilissimc e secoli e scuole
a tendenza esa.speratamcnt.t> speculativa eroderanno dr dover sot-
toporre la tesi geniale del Maestro.

b) La nuova critica.
89 - Poi quei secoii pas3~ranno e verrà la pseudo riforma
protestante a togliere credito alla speculazione in g·enere e a
quella teologica e scolastica in spec.ie, e a non dar peso che alla
rivelazione divina n ai principii della scienza teologica. Si tro-
1 Per la sentenza del Bafle7. ~! anche per l'apprRz:r.arnento che egli
fa dP.l!a sentenza. del (;aetuno n~di: RANLz, Scholastica Cnmmentari.a tn
Pri.mam PaTleni Anaclicl TJnrl-oris, ci. 1, art. 2, col. 3t Salnrnnhcae,
1585. A onor del vero però clohbiarno UK~iun.~EH'C' l'l1P il t.e~to del Gaeta.no
non pare si prf:!!-;ti all' intcrpretazion~ del L:.lafl('Z. Vedi Ca.id., in 1, 11. 1,
a. 2, nn. IX-X.
~ Sono diversi che la pensano a questo modo, come ci fa sapere, p, es .•
Joannes a S. Thoma, ma il più celebre difensore dì Questa sentenza ri-
mane il Contenson.
INTROD. GEN. - IL CONH:NUTO E IL PIANO l~l

verà allora che S. Tommaso è state troppo parco nella ùocumcn-


tazionr. riel date. JJOSi\i\·o. Il motivo è evidente. Per S. Tonunn.50
la teologi3. propriamente ddt:i. o 111 scienza della fede, non si.a
- come si è visto - nella rivelazione formale o nei dati di fede,
ma nelle conclusioni che se n~ deducono. Il dato di fede perciò
è presupposto e citato nella misura del puro necessario.
l\.fa ogni secolo hu h~ sut~ preferenze e i suoi bisogni, e la tat-
tica, se non pl'oprio il rigore scientifico, consiglia di accedere,
quant'è possibile, al punto di vista dell'avversario, pooto che
que-~to non sia in contrasto e anzi possa giovare alla pmpria
causa. Di più, si diceva, è vero che la teologia, come scienza
è coslilnita rlallo conclusioni ricavate rlai principii rivelati, ma
è pur vero che la tec>logia è anche capienza, e che come tale, ha
il diritto e il riavere di raccogliern e di approfondire, di far va-
lere o difendere i suoi principii, ossia il dato positivo o rivelato.
In ossequio a qu~sla tattica e a queste ragìoni s' incomineiò
1

a larg'lrnggiare col dato positivo al vunto di dar vita a quella che


si disse, non oaprei al meno tomisticamente con quanto diritto
o vorità, teologia positiva. ' Ma in fondo, anch" qui nulla rii male
e pa1'1'cchio di bene. Come i pl'imi comrrwntatori avevano appro-
fondilo il dato speculativo o filosoflco della conccziono tomistica
della !oologia, questi accentuavano il dato positivo, ne'll'inLcnto
loùe-vole di consolidare il punto di partenza o i prinripii. Lu
sostrrnza. rimaneva. l\essuno si sognarn di uiettere in dubbio la
legiltimilà e verilit della conceziono> lomislica della teologia come
scir:nza, nel scn~o arbtoLelico del termine.
Questo vanto - ma forse vanto non è - era riservalo al nostro
tempo, che non per nulla si gloria di portare la nota critica in
tutti i campi, que.Jlo teologico non escluso. Cosi ò dci nostri
giorni la critica che alcuni teologi hanno portato al concetto
tomistico e ormai tradizionale di teologia; può esse.re riassunta
in questo modo.
La soluzione che S. Tommaso ha ùalo al problema della na-
tura della teologia, è basata sulla possibilità di trasportare sul
piano della rivi;Iazione e delln. fede concetti razionali o di scien-
za, oppure, il che è lo stesso, sulla equivalenza concettuale -
anche se solamente analogica - rlci termini ùi fede che ci dà la
rivelazione forma.le con allri scienlifici o Il losnfici. Ma chi ci as-
sicura, dice la nuova critica, dcl va.lor~ reale di questa equiva-
lenza? Per portare nn nsempio; è certo che la teologia cristolo-
gica di S. Tommaso e del tomismo è basata sui concetti filosofici
e arislolrlici di natura, di persona, di sostanza, di essere ap-
plicati a quello che intorno al la natura e all'essere rli Cristo ci
dice la rivelazion~ cristiana. Ma, chi ci garantisce la possibilità

1 Perciò questo nuovo Indirizzo è evidente soorattutto nei teologi po-


strideutinl.
182 LA SOMMA TEOLOGICA

0 !11. legmimità di questa trasposizione ed equivalenza 'I La riv&


!azione e la fede no; la ragione n0ppure. E allora tulti i nostri
ragionamenti. le no,tm cosi dette conclusioni teologiche, tutta la
nostra teologia non sa1·ebbe, per caso, un perenne colossale so-
fisma, in quanto sttssiste la possibilità per lo meno, che il ter-
mine me<lio di ogni sillogismo teologico sia verbalmente identico
0 concettualmente diverso nella premessa di fede e in quella di
ragione?'
Se questa possibilità di continuo equivoco è reale, allora la
teologia •:ome scienza, nel senso aristotelico e tomistico del ter-
mine, è impossibile; S. Tommaso con la sua scoperta segna un
regresso ~ una deviazione nella storia della teologia; e noi si
deve tornare d'urgenza alle concezioni primitive dei Padri, che
facevano consistere la teologia in una semplice spiegazione er-
meneutica della rivelazione. Oppure è la recentissima critica
della concezione tomistica della teologia che è inconsistente ed
errata; e allora la concezione tomistica uscirà dal nuovo attacco
più salda e cosciente, più :ipprofondita, alla sola condizione che
si metta a nudo l' inconsisfonzrr e la fallacia dell'argomento base
dBi nuovi critici.
90 - Che l'errore stia da parte della nuova critica, piuttosto
che da parte di S. Tommaso, è giil stato autorevolmente sancito
dalla Chiesa, che con decreto del S. Uffizio del 24 febbraio 1942,
si è schierata ancora una volta per 8. Tommaso, richiamando
energicamente professori e studenti alla concezione tomistica
della teologia, e mettendoli in guardia contro le intemperanze di
una critica non abbastanza oculata o profonda.'
La ragione dal canto suo ha prevenuto e fatto eco al verdctl.o
della Chiesa., facendo notare che la temuta inequivalenza dei
termini di fede con quelli filosofici non ha proprio ragione d'es-
sere, dal momento rhe la rivelaziono divina delle verità sopran-
natur di non può esser fatta da Dio .agli uomini che in termini
di se so comune, e che in questi stessi termini si risolvono so-
stan' a.lmente i concetti anchG più elaborati e sublimi della fllo-
softi · aristotelico-tomistica o perenne, la sola fatta propria della
Ch. èSa per la spiegazione O !'esplicitazione dcl domma, ossia in
sede di teologia.'
Questa, vista dal suo punto centrale, la critica più recente alla
1 Si allude alla criUco. che della teologia scolastica ha fatto special·
mente il P_ Charlier seguito, almeno Jn part.!-', da altri. A riroposit.o di
questa critica cfr. lìAGNE.Db"I R.. O. P., « Un essai sur le problème tlléolo--
gil111e "• In Rev. Thom., 1939, P.1'- J08-145,
, Ctr. Acla Ap. Sedi.I, 194Z, D. 37.
:l Cfr. GAGNEBET, op, cit., pp. 124-128; COl\DO\'ANI M .• «Per la vitalità. de1Ja

~~~1~g~~t 'p:oi1eu~;4?iefi~· t;~;~1~fa r~~eu~\t~t~li~t~iJi~~o a{~~~·:~~i~1ft1~i '


annt vedi MAC:CAFEEUU-G1u.uoo, O. P., 1: Bih!lografla sul problema della
teologia•. Appendice. all'opuscolo citato del P. Cordovani •Mentalità
ieologlca •.
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 183

conC€zione tomistica della teologia. Si può esser certi che non


sarà l'ultima, come non è stata la prima o neppure la seconda
che la concezione tomistica abbia incontrato lungo il secolare
cammino della sua storia. Ma questo pensiero non ci spaventa,
non ei deprime; ci dà animo, anzi; perchè l'esperienza di ormai
sette secoli di lotte e di vittorie ci ll€1'Suadono e ci rendono certi
che anche glì attacchi futuri ad altro non serviranno che a met-
tere in luce ancora meglio l'aspetto geniale della. concezione to-
mistica e la sua saldezza granitica.
91 - Abbiamo riferito un punto, e uno soltanto, della critica
più re<:ente. E necessario aggiungere che ne oontitme parecchi
altri, anche so di portata meno del'isiva e vitale.' Non è affatto
no~t.ra, intenzione esaminarli uno pr.r uno, ma forse non è inu-
tile osservare che la nuova critica, oltre che sul teneno specula-
tivo, mostra di avere non poco da rimproverare alla concezione
tomistica della teologia anche sotto l'aspetto pratico.
Se speculativamPnte le si rimprovera di ~ssere basata sul-
l'equivoco, sul terrmo pratico si afìerma che è per lo meno inof-
ficientP in ordine al ministero e alla pratica pastorale e che per-
.ciu, accanto a questa teologia-scienza, t.roppo fredda e astratta,
urge dar vita ad una l<!ologia kerigmalica o pastorale, cssenzial-
menh; diversa dalla preccd<•nte, che sia più vicina e più operante
in ordine alla pietà e che sia in grado di esercitare un influsso
benefico wlla pratica pastorale del clero.
Molto è stato scritto in proposito in questi ultimi anni, e non
è qui il caso di ripetBre qucl!o cho altri hanno detto assai bene.
Ma qui va rlctlo almeno che questa rnncezione della teologia è
tomisticamente inaccettabile se non altro per due motivi: Primo,
perchè speculativamente va contro la nota tesi dell'unità spe-
cifica della teologia, che noi abbiamo accennato sopra e che
S. Tommaso svolge o dimoostra in hmgo e in largo in molti luo-
ghi dello sue opere e specialmente nella Somma Teologica (cfr.
l, q. i, a. 3). Seconrlo, perchè in campo pratico questa conce-
zione recente asst»gna alla teologia compii.i che non le possono
appartenere che a condizione rii rinunziare al suo carattere
scientiftco.
Se infatti la teologia è una scienza e quindi un abito razioci-
nativo, è impossibile ritornar·~ alla concezione pretomistica che
la voleva inve('e un abito u sui generis», conoscitivo e insieme

1 (Juestu critica infatti, come. !a nutare molto bene il P. Gagnehet (op.


cU., p. HL', partendo dall'affermn.7.i'J11e base d1e l'obiedum quo della
teologia nor1 ù la rivcluzionc virttrnle, rnn que11a formule. ne deduce tutte
1e possibili conseg11enzP. Dnwiue non si dànno conclusioni teologiche
rigorose; sempre la teologia <l~vf! limitarsi al da.to formalmente rivelato
e alle interpretazioni fornite dal magistero della Chie::;a: dunque le ana-
logie avanzate 1lalla l'agione per illustrnrc 11 dato rivelato hanno solo
\'alare probabile. Si arriva cosl a una negazione radicale del concetto
tomistico della leolog!a.
184 LA SOMMA TEOLOGICA

eminent.,mento affettivo, volto più a muovere la volont.à che a


persuadere I' int.elletto. Se la scienza ha per suo oggetto primario
il vero, non è possibile confonderla con la retorica o con la pre-
dicazione, che si servono della verità per agire sulla parte affet-
tiva.
Sarà lecito conci udere, per questo, che la teologia deve disin-
teressarsi della pratica, o che è negativa come coefflcient.e di
bene? Sarebbe un far dire allo premesse quello che non conten-
gono affatto.
Non siamo favorevoli ai corollaria pietatis inseriti a modo di
note posticce nei trattati di teologia, o neanche alle teologie men-
tis et cordis, ma solo percbè crediam-J alla elevatezza o alla ca-
pacità formativa dell'intera teologia intesa nel senso pleniore
del termine. i': vero infalti, come insegna S. Tommaso, che In
teologia è insiome una scienza speculativa e pratica e che perciò
ha per scopo tanto di ronoscere il vero come dì dirigere al bene
tutta la prassi <lei vivere umano.
t vero inoltre che la Teologia, abbracciando tutta la reaitll
umana e divina, è in grado, più e mei;rlio di qualunque altra
scienza, di mettere in evidenza i vari aspetti di verità, di bontà
e di bellezza esistenti nelle cose: conoscibili, e così d' infl11i1·"
potentemente, anche se soltanto obiectivr. e indiffcte, sulla vo-
lontà o di muoverla al bene.
92 - Ma detto questo - ed è moltissimo per chi ha orecchie da
intendere - non è lecito, neanche per amore di antichità, tornare
alla confusione socratica tra scienza e virtù o a quella tra sa-
pienza presa. nel senso metafisico della (larola, e r.ho conviene
pienamente anche alla teologia-scienza, e sapienza infusa, sp0ri-
men~Ie e sapida, che è dono dello Spirito Santo. Forse queste
ed altre simili confusioni dettero origine al concetto di teologia
come sci.,nza affettiva, che troviamo presso S. Alberto '.\.lagno
e altri pretomisti. Ma perché far risorgere delle confusioni in
favore di una teologia onnivalente, quando distinzioni ragionate
(che non sono separazioni), fr.ulto di pensiero più avvertito e più
maturo salvano i diritti della verila e della scienza e 110n com-
promettono quelli della bontà, affidati, come di dovere, in parte
alla scienza e per il resto ai singoli abiti e vi1·tù ai quali appar·
tengono?
Per amore di semplicità forse? Si avvNl.a allora che, la sempli-
cità non può essere confusa col semplicismo; specialmente quan·
do si tratta di far conoscere e di orientare quel microcosmo che
è l'uomo, e che, n!llla sua indefinita complessità e ricchezza,
rnmbra esigere, piuttosto che esdurlern moll~plicitil. e varietà di
abiti conoscitivi e affetti vi.
, Si abbia cura di distinguere sempre, come ha fatto S. Tom-
maso, e mai di separare gli abiti affini o complementari, clt'' in
diverso senso e misura, concorrono e devono concorrere ad inte-
INTROD. GE.t'1. - IL CONTENUTO E IL PIANO 185

grara quell'essere estremamente complesso che è l'uomo e ogni


singola azione dell'uomo. Ailora si toccherà. con mano eome non
sia necessario e neppure rnn~igliabile far predominare oltre
misura qualcuna delle virtù e degli abiti che fo!'rnano la sua
dotazione spirituale a scapito d.:gli altri. Quando l'Angelico
definisce l 'csscnza o la di"tinzione degli abili, il suo equilibrio
teologito rimane ragionato e sapiente. Così nel precisare il suo
concetto di teologia dohhiamo riconoscere che non si è mai allon-
tanato dai predec~s;;ol'i che a ragion vccluta e colo per segnare
~ul pn.ssato un vero prugTesso.
Molto ancoi-a ci sa rcbbe da dire sulla natura e lo proprietà
della teologia di S. Tommaso come sulle cori.,,nti antiche e mo-
derne che hanno creduto di dover-si distaccarn, in tutto o in parte,
di questa concr.zionr., che stimiau10 l'unica vera.
Ma prcfe!'iamu ehiude.re rnbit.o rrue>to capitolo, perchè le no-
zioni fin qui elaborale già hanno rid1iesto di condurre il let-
tore JJ€r \'ie un tantino spinose, e spiace sincemm0nte d'avetlo
dovuto fa1·e con una certa larghezza e proprio da pl'Ìncipio. Ma
conficliamo di poter esse.m srnsati in considerazione. del fatto
ch0 il poco o molto di spinosità che è st;1to ammesso, ci si è
imposto come il minimo im!isp011sabile per dire con una ccrla
approssimazione che cos'è la teologia.

Il
LA TEOLOGIA E LA SUil:lil:TA THEOLOGIAE
DI S. 'fOMMASO

93 - Cosl sappiamo che ros' è la teologia, o che cosa significa


uno dci termini chiave clel nostro arg-omc,nto; ma resta da ve-
dere che cos'è una Somma di Teologia.
Per determinare il senso di questo scconclo tmrnine chiave del
nostro ai-gomcnto pos.siamo rifarci innanzi tutto al senso lessi-
cale della parola, e specificare subilo che Som.ma significa sunto
o ristretto o tampendin; manuale, si direbbe oggi; e che perciò
Summa 'l'h!'ologiae altro non può vole.,. dire che compendio o
manuale di l€ologia. Ma, a parte il fatto che le parnle sono segni
convru1zionali o "ad !)lacitnrn ", e che perciò il senso usuale o
l'uso che i popoli ne fn.nno non sempre rorrisponde e non è af-
fattn tenuto a cor>'i,ponclere e.3altamcnle al senrn etimologico, sta
cli fatto che la nozione ricavata soltanto d<1l significato d0l t.er-
mine, ancbe quandu corrisponde alla realtà, ha sempre 1;1n con~
tenuto estremamente povero e monr:o che richiede, per arr1cch1rs1
o oompletarsi, cli esser messo a confronto con la storia. Per que-
sto, anche per tessere la genealogia della Somma di S. Tom-
186 LA SOMMA TEOLOGICA

maso e per determinare il posto che a quest'o]J()ra d'eccezione


compete nell'ambito dell' inkra teologia. cattolica, è di sommo
interesse e per noi addirittura necco;sario, conosccro almeno per
sommi capi la storia di que>ta nobilissima disciplina.• Ci ri·
facciamo rla Gesù Cristo, e dunqtrn dal nuovo piuttosto che dal
vecchio Adamo, non solo e non tanto per essere discreti, quanto
perchè da Lui, rla Gesù Cristo e non prima, ha inìzio la storia
della leolcgia cattolica in senso proprio.

§ 1
II periodo dei Padri.
94 - Comunemente gli specialisti - e noi con loro - dividono
la storia della trnlogia in tre periodi, che coincidono, nota il
Grabmann (Storia del!a teol., pp. 20-21), con i periodi principali
della storia ecclesiilstica e che fanno seguito l'ispettivamente a
uno dei gl'andi Concili Generali o ~;cmneniri della Chiesa. Il
primo, al Concilio di Nfrea (~:25); il secondo, a quello Latera-
nense IV (1215) e il terzo, al Concilio di Trento (15'15). Il pe-
riodo dei Parlri va dagli inizi a Gregorio Magno o Il Giovanni
Damascen•1 !t 749) ; il p.;rioclo dei la teologia medioevale o 8r.ola-
~tica, da lkd11 il Venerabile o dal tempo dei Carolingi fino al
principio del secolo XVI; il periodo del la teologia recente, dal
Concilio di Trento a. noi. Da notare che ciascuno di questi pe-
riodi procedo con ritmo tripaì1ito, ossia che ciascuno comprende
e si compone, a sua volta, di un ll'iplice momento: un primo
di preparazione., che conduce e culmina in un secondo di apogeo
o aureo, che poi illanguidisce in un terzo di decadenza. L'avvio,
la corsa, il caracollare ansimante.
Nel primo periodo - a parte Gesù Criolo e gli Apostoli, che,
parlando in persona di Dio, dànno la Hivelazione formale e dun-
que l'oggetto della fede e che sona teologi nel senso piÌI elevat-0,
ma anehe meno proprio della parola - si hanno per primi i Padl'i
Apostolici, che pregano con i fede I i e li esortano, e gli Apologisti,
cho fanno conoscere la fcd,; e la difendono con argomrnti di ra-
1 Per t.J.UC~to seconcto capitolo, oltre a tener presen1i all'uni tra i ma-
nuali di teologia citati nena. "BiLJiogl'ufiu Tomi.~ta .o del pres. vol. e nei
quali è dat0 un sunto della Storia rtella T~olo,l{it..t.. ci siamo serviti, in
modo partì~olare, dei seJ.menti c:.utori: ALI.I EVI L., Disegno di ~·tor·ia della
Teolouùr. Torino, 1939. RF:RTHlEH J., o. P., Sa11ctus 1·11.omas Aqui.nas ~ noc-
tor Cmnrrwni.~ )) Er:cl.esiac, vol. T. F:.orrrn.e. HIH; Cn'HÈ F., A. A., Pd:cis de
Patrologi.e, tom. I H II. Paris, 19'27; CnFTSF.~ .J., S. J., et Vun EYEN F., S. J.,
Tnlmlrie Fonllom tradiliords Chrl~ti.an.ae. Louvnin, 19:?.62 ; G.HAH:M.'.NN ).1ons.
MAHTJNG, J1itroduzione alla 8urrmrn Theologiae di 8. Tommaso d'A11nino,
vers. ital, d~l ùott. G. di Fabio. Milano, 19~0; /flnrl, Storia della teoloaia
cali oli.ca, tra d. ital. ùel sue. doit. G. dì Fabio. Milano. 1939; M.o\~:-.iucu,
Istituzioni dì Patrul.ouia, vol. I. Rumo., 1940; voi. Il. noma, 1938; A. A. S.
(Acta Apostollcae Sedis), voi. Xlii, 1921.
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 187

gione davanti ai pagani ignari o prevenuti. Poi, tra il secolo IV


e V, ;. grandi Padri e scrittori ecclcsiaslici, chn predicano e
isfruisconn r.ume e più dci Padri AposLol ici ; che lottano contro
l'eresia e il paganl'·simo duro a morire come e meglio degli Apo-
logisti; che mirabilment.e commentano la S. Scritturn e scrivono
i primi grandi trattati organici di kologia, come il lìe Tri.nitate
di S. Ag·oshno. Il periodo si chiude con i discepoli di questi
grandi, molto meno grandi dei loro maestri, che continuano,
interpretano, corrompono milfrnri. Fanno estratti delle loro
opere mettenrlo insieme lunghe file - catene - delle loro sen-
ten:.e, o addirittura tentnno di inquadrare i passi o i libri più
sai ienti in una prima sintesi trologica. li Damasccno chiude
con onore questo primo periodo. Nel quale dunque, ver tornare
a qirnnki si diceva, i Parlri Apostolici e gli Apologisti servono
cli preparazione al periodo aureo dcila Patristica culminante in
Agostino. Segue un lungo periodo cli deçaclenza; chiuso tuttavia
con onom dall'ultimo latino, S. Gregorio Magno, e dall'ultimo
Padre e primo scolastico, S. Giovanni llarnasceno.
In questo primo periodo- prevale' la catechesi, la polomiea e
l'eloquenza: la teologia in senso largo, in quanto è Sacra Doc·
trina; rneutro fa snlfanto quakhe sporadica comparsa, anche se
di er:cezionale valore, la teologia sistematica' o la teologia-
scienza.

§ 2
I dottori medievali: •Sententiae• e «Summae».
95 - Questa invece trionfa nel secondo periodo, in cni il mo-
mento di preparazione è costituito dai dottori più o meno scola-
sf.ici, cho. attraverso uno sforzo immane di ricerca, d'assimila-
zione e di sistema.zione, preludono e preparano il periodo aureo
ciel secolo XII!, in cui, circondato da Alessandro cli Hales, Al·
berta Magno, Bonaventura e Seoto, incontestabilmente domina,
Mnesl.ro di una nuova scuola e portentoso architetto della sintesi
teologica perfetta, Tommaso d'Aquino. Con lui non verra.nno
meno i Dottori, chè anzi la Franr:ia, l'Italia, la Germania e J' In-
ghilterra ne saranno piene; ma lutti ripeteranno, commentando,
i Maestri, o li combatteranno, mentre altri prenderà a difenderli
contr~ gli oppositori. Nessuno, comunque, riuscirà a raggiun-
gere la loro statura e così rientreranno tutli in quella parte di-
scendente d"lJa parabola della teologia scolastica, che giusta-

1 Anclrn a non con venire col Carretti, chr afferma (np. cit., vv. 16-17)
che in tutto il periodo patristico o: un solo la••oro ru dettato con intenti
e procedimenti i;.cientillci: il :u!fi «.ax•;-,,.. di Origene 11, è certo però, dm
non è in '11Jesto primo periodo che trionfo. la teologia come scienza.
188 LA SOMMA TEOLOGICA

mente prendorà il nome di Sce1laslica decadente o, eufemistica-


mente, di tarda Scolastica '
Questo secondo periodo ba per centro geografico la Francia e
Parigi, come il primo aveva avuto Roma e Bisanzio;' per espo-
nenti massimi, teologi italiani, come il periodo precedente, gTeci
e afriwni; al vertice, il classico bianco-nero di un semplice reli-
gioso, invece dell'infula episcopale dci maggiori rappresentanti
del periodo precedente. Caratteristica del l'intero periodo: la spe·
culazione e la sintesi, la teologia comtl scienza, espressa e rac·
colla nei Ubri Sententiarum, e nelle Summae.
m fatto, qualche sintesi dell'intera teologia era stata tentata
anche nei secoli precedenti e già l'abbiamo visto ricordando
S. Giovanni Damasceno. Ma quello del Damasceno era state• i,n
tentativo isolato e, più che una vera sintesi personale, una com-
. pilazione ordinata e chiara della dottrina dei Padri Greci; op-
pure, come preferiscono altri, un'ampia spiegazione melodica dcl
Simbolo Niceno-Costantinopolitano in baso alla dottrina dei Dot-
tori Orientali. i soli, si può ben dire, da lui conosciuti e citati.'
Invece, dr.Ile raccolte o collan!l di sentenze ricavate dai Padri
e dagli sc1·ittori ecclr.siastici di maggfor nome, se n'erano fatte
molte fin dal secolo V, specialmente in [Spagna e in !•'rancia,
pel' eSl'mpio da Prospero d'Aquitania (t 455), lsidaro di Siviglia
(t636) e Tajus di Saragozza (t circa 683). Ma queste non erano
in realtà che "florilegi o antologie teologiche por uso pratico,
attenui.e mettendo imieme sentenze, tesi, questioni e trattati de-
sunti dai Padri o raggruppati secondo un determinato punto di
·visi.a'" (GRAD~1Al'iN, Introduzione, p. 6). Sono e si dicono « Sen·
tentiao » nel senso letterale del termine, ma non sono affatto sin-
tesi teologiche scientifiche ; e non hanno nulla o ben poco a che
fare con i lavori che si scriveranno in gl'dn numero dul'ante i st:-
coli XII e Xlii " che, nel secolo XII, di solito, continueranno
ad andare sof.to il nome originario di Sententiae, men!ro nel se-
1 Per tutte queste iudicazioni e apprezzamenti di carattere storico·
critico, nei quuH i pareri no11 sono ~cmpre unanimi, specie per uucllo
che riguarua nomi e sistemi discussi, pur avendo sott'occhio anche il
parere tli altri, ci att~niamo ordlnariarnente a quf!Ho del Grabmann, il
quale ~i sf!rnbra unire alla competenza un sincero omore all'oggcttlvità.
:i Usia.mo questi duo nomi, più in scn;io simbolico ch8 reale, per indi·
care, non tanto il luogo materia.le dove nacquero o vissero i più grandi
autori, orientuJi e occidentali del periodo aureo della patristica, quanto
piutto.:::f.o i ·.::entri morali '1' irradiazione dp] pensiero cri,tiano, anche se
questo sarà raccolto da Padri Siro-palestinesi, come S. Cirillo di Gerusa-
lemme, S. Efrem, S. Giovanni Criso~tomo; o Asiatici, come S. Gregorio
· No.zianzeuo, S. Basilio e il Nisseno: o Itala-1:1.fricani, come S. Girolamo.
S. Ambrogio e S. Agostino.
3 fir:condo il Cayré, 01J. ctt., p. ::uo. rll?i uottori occiùcntali n Durna-
sceno non conosce chi:: la o Lettera a Flaviano, di San Leone 'Magno.
Sul Damasceno si possono consultare utilmf'nte tl M::mnucci (op. cil., voi.
!~· fSir~7-~;~h;1~1 ~~~:~è)r~~tg ~:~;r~0 ~0r~·~O'rd~o11 h~f'1~~~3 ~~p;~~~~
menti e giudizi.
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 189

colo XIII prenderanno quello più appr9priato ed espressivo di


Summae.
96 - fn realtà, il nome di Summa, per significare "l'cspooi-
zione compendiosa cli diverse c!isciplino» (GnAn~tANN, Introdu-
zione, p. 8), si incominciò ad usare anche prima del secolo XIII
o que-st.o spi•Jg·a il fatto che, già nel secolo XII, ci forono Somme
di diritto canonico. come qtwlle cli Rolnndus e di Rufinus; bi-
bliche, como In Summa 11bel di Pietro Cani.or; omile~iche,
come. la Summa tfp arie predica/(J'f"ia di Alano de Insu!is; casi-
stiche per i confessori, come la Summa de PoenUentia cli S. Rai-
mondo di Pennaforl; di grammatica e di logica, come la Summa
Grarnnurticolis cli Giovnnni cli Dacia e la Surnmula Logicae
di Pietro Hispanus; di ascetica, cli liturgia, di apologetica,
come la Smn11111 contra Catharos rt Wnldensrs dcl domeni-
cano Moneta. Resta frrrno, però, che il nome ùi Swnma, per
designare l'esposizione sistematica della teologia, in luogo di
Senf,mtùtr o Libri Sententiarum comune a tutto il secolo XII,
s'introdttsse inlorno al 1200, ossia alla fine del socolo Xli e al-
!' ini,io clèl sC\'olo XIII (GHABMANK, ln11'od., pp. 8-9). Per que5to
mentre numerosissimi teologi sc.risscm Sr:ntn1.tirw nel secolo Xli,
come, per non citam cho qualcuno, Anselmo di Laon (t ii17),
Guglielmo cli Champeux (t J121), Rolwrfo di 1\frlun (t 1167), cui
si deve " la. più grande e lo1·se più irnportant<J opera del le Sen-
tenze del ;;ecolo Xli (ibùl., p. 7), Pietro Lombardo (t 11fì'i), i cui
4 /,ibri Scntentin.r11m furono l'ovem delle Senkntiae venuta in
uso più di ogni altra e che, nei secoli segue.nti, fu il compendio
di Dommat.ica in mo nelle Si'Uolr. di teologia e fu commentata
innmrn;revoli voHe (ibùl., p. 7); ccscano, invece, que;te Sen-
tenze alla fine del S€C01o Xli. La verità è che vengono sr.>sli-
tuite dalle Summae, .ehc riempiono tutto il &ecolo Xlii e che
però, quanto al cont.enuto, continuano ad es$Cre, anche se in
fol'ma. migliorata, quello che furono le SClitentiae: nie.nt'a.ilro
doè t.!hc una esposi:;r,ione compcndios.a. e siste1natica del[' in·.
1 e(

tera Leol1Jgia 1>.


Co>ì, ~ul finirr del ce1:olo XII e linizio del secolo XIII, quasi
sempre a Parigi, scrivono Sornme di teoloµ-ia Pclrus Cnntor
(t J 107\, il cn.rrlinalc Robtirto di Courçon (t 1218), Mal'!ino di
Cremona. Piel.ro ùa Capua (te. 12!9), Simeone di Tournai
(te. 1216) e Prcpositino di Cremoru (te. 1280). Tulli cruesti
autori già c;;pongono la teologia con i sussidi dr.lla logica aristo-
telL..t., preparando cosìl in pnrte, il n1etodo e la tecnica., che
sariL s.;guita nelle loro Somme da tutti i maggiori scolu;Lici,
S. 'J'omma::ìo compre~o.
lnbnto, fattori nuovi e decisivi - sorgere e fiorire di Univer-
sità, entrata in 1'$~e di Dott.Dri provenienti dai Domenicani e da~
Prancescani recentemente istituiti, conoscenza delle opere prin-
cipali di Aristotele - accelerano la corsa del pmgresso teologico,
190 LA SOMMA TEOLOGICA

ùanno luogo aù un periodo di trnnsizione ed e:'!ercitano un forte


influsso nt•!Ia costruzione delle Somme, che vengono alla luce
in questo tempo: la Surrmw au·rea di Gu~'lielmo di Anxern
(t 1291), quella di Filippo di Grève (t 1336), ùi Goffredo ùi Poi-
tiers e dei ùue Domenicani Giovanni ùi Trtlviso e Rolando di
C1·ernona.
Tutk queste Somme, nelle quali l'elemento aristotelico, anche
se prevalentemente formale, è più accentuato e in cui il pro-
gresso teologie-O è notevulbsimo, preparano da vicino il periodo
anreD dell'alt<L Scolastica, al quale appartengono, oltre S. Bona-
ventura, che non scrisse Somm~. Alessirndt'O cli Hales con la sua
monumenlalo Summa Theolo,qiae; S. Alberto Magno con l~ sue
Summa de Greaturis e Summa 'l'heoloniae, e, sopra tutti, 8. Tom-
maso C-On la sua nuova, classica, insuperata Somnw Teologica.
97 - Raccogliendo quello che siamo venuti rliceudo in quosto .
excursus sulle Somme, possiamo conclurlcte; 1°. Che le Smn-
m11r, Theo/ogiae, 'continuazione logica delle Sententiar., altl'o
non sono che espasizioni sistematiche e complete, piullosto che
compendir,se, di tutta la teologia cattolica; 2°. Clrn la Summa
Thcolo(Jin1' di S. Tommaso, pi·eparnta in parte, quanto alla sua
!Rcnica e al suo contenuto, da oltre mezzo sei:olo di numerosi e
più o meno felici tentativi del genet·e. considen1.ta sia in se stessa
che nel :mo sfondo storico, altro non è che la più ]1l'egevole ed
impol't.ante esposizione completa e .>ish1matica ùi tutta la teologia
scolastica medioevale.
Dopo rii che, se nostro scopo nel dare questi cenni sulla st-0ria
della teologia fos;;e stato soltanto quello di arrivnre a concludere
che cos'è una Sumrrw Theolor1iae in genere, e quella rii S. Tom-
maso in specie, e come quesl'ullimo capolavoro della teologia
sistematica nacque e quasi fiorì cornr. germoglio rigoglioso dal
lavoro e dal travaglio teologico di molli secoli, potremmo far
punto qui e lasciare ad altri il racconto ddle vicende della tea·
logia duranto il suo terzo periodo. Ma lo continuiamo invece, e ci
preme di continuarlo, perché sommamente ci preme, ora che ab-
biamo presentato il capolavorn della teologia sistematica e scien-
tifica, di conoscere '' tli far conoS<',ere il ll06lo che compete in
tutta la storia della teologia a quest'opera d'eccezione.

§ 3
Periodo tridentino.

98 - Continuando perciò il racconto della slOl:ia ùella teologia,


interrotto per dar luogo all'excursus necessario su le Somme e i.
Sommisti, troviamo che alla fine del secolo XV e linizio riel XVI
si apre il terzo periodo, che si potrebbe chiamare recente anche
INTROD. GEN. - JL CONTENUTO E IL PIANO 191

per distinguerlo dal recentissimo o contemporaneo, del quale di-


remo qualcosa, ma non faremo la storia.
Causa occasionale di questo terzo periodo, la pseudoriforma
protestante; punto d'appoggio, come gilt s'è detto, il Concilio di
'J'rento; centro geogra'fico d' irradiazione, la Spagna di Carlo V
e di Filippo II; esponenti, teologi spagnuoli n amora religiosi,
specialmente Domenica.ni e Gesuiti, questi ultimi da poco fon-
dati; caratteristica, l'anelito di dare alla Chios11, dentro l'am-
bito della sistemazione tomistica, una teologia. positivo-scolastica
completa..
Certo, in questo periodo gli indirizzi si moltiplicano e forse si
compli~ano; ccl è così che, accanto alla teologia classica. o per
eccellenza, assistiamo al sorgere di tutta una serio di teologie
parziali che vanno dalla 11ositi vo-stol'ica. alla. sistematic()-spccu-
lativa; dalla mistica alla casuislica; dalla confroversi:;tica alla
r.anonictL alla liturgica e ad riltre ancot'n. Ma .tutlo qu.est.o, se
segna uno iato indesiderabile, è anche indice <li quella. specializ-
zazione che ormai si afferma e eh() è insiem,; effetto e causa di
sempre nuovi sviluppi e arricchimenti. Per questa varietà, è
molto più diflicile ridurrn a schema !a teologia di questo terzo
periodo: ma tenteremo lo stes'o segLtendo unicamente !'indi-
rizzo della teologia per antonomasia e accontentandoci, per le
..altre. d'aver preso atto rletla !uro nascita.'
La q11alc h'ol<.•gi,1 per anknornasia segue, anche in questo terzo
periodo, lo schematismo del triplice momento:_ preparatorio, au-
reo e di decad.mza. Difatti, rinnovano e preparano i domenicani
Prarn:esco de Vitoria, Domenico SoLo, Melchior Cano, flèl' non
citare che i più !<1'andi, in J5pagna; Tommaso rlc Vio Gaetano e
Franc<"co de Syl vesttis detto il Ferrariensis, in !tal ia ; e, in Ger-
mania, il Reggente dello Studio di Colonia. Corrado Koellin. Ap-
partrngono, invece, al periodo fiorente, di nuovo i domenicani
Dnl'lolomeo cli '.\1eclinn, Domenico Bai'lez, 'l'omma.so di Lemos.
spngnuo!i; Giovanni di S. Tommaso, portoghese; il Massoulié, il
Gonet e il Goudin, francesi; il Vencrnbile Serafino Capponi da
Porrdla, italiano. I carmelitani, dal loro Collegio di Salamanca
1 F. t1Jtfai,.ia doverose. citllre, a1meno in nota, alcuni rapprcsun(.a.ntt
di cia~cuna dell.:? specializzazioni teologich~. che in modo particolare
vennero in onore iu 1111e::;to terzo periodo. Nella teologia biblica: Sisto
du. Shmu. O. P., Maldonato, S ..f., Cornelio a Lapide, Guglielmo Estins;
nella polemica e controversistica: Bo;;;suet, Natalis Alextt.nder, o_ P., e,
sopra.t-tutH, S, Rom~uro BE1.L.\1tMINO, S. ,J. i nella mistjca, oltre numeros.i Do-
menir.ani, Francescaui. Ge~miti, eccdlorJo S. Teresa di Gesù e S. Gio·
vanni dP.lla Croce, carmeJita.ni, e il sunto Ardvel'.icovo di Ginevra, Fran·
cesco ùi Snles; nella nwrnle f':tsnlstica e nRl dìritto cauonico: Tommaso
Tamburi110, S. J .. Daniele Concina e Vincenzo Patuzzi, O. P., l'oruto.riano
storicn del <liritto Lttigi Tt1orn;1<;sin e specialmente S. Alfonso .l'lllar1a de'
Liguori; nella teologia $f.Orica · Ces~rf! BaroHio, vero padre deJlR. sturia
Ccclesiasticn, Giovanni Bollrind\1s e i Rollarn1istt, Giovanui Mabillon e
il Collt!giu dPi Maurinl, Dionigi Pf'tavio, P. più rnrd1. Lodovico Antonio
Murator'i.
192 LA SOMMA TEOLOGICA

detb Salmanticenses; il francescano spagnuolo Andrea de Vega,


teologo del Concilio di Trento; e, infine, i gesuiti Francesco
Toledo, Gregorio di Valenza, Gabriele Vasquez e Francesco Sua-
rez, discepoli qua_.i tutti della scuola domenicuna di Salamanca,
che, per " acutezza e profondità di pensiero, per vastità di cm-
dizione e<'ege-tico-patristka, sono di gran lunga superiori alla
maggior parte degli scolastici delle altro scuole" (GRABMANN,
S1oria, p. 241). Segue il periodc· di sfunchezza o di decadenza,
nel quale, tuttavia, figurano nomi illustri, autori di <Jpere teo-
logiche ancora in uso, come i domenicani Billuart nel Belgio e
Gol.ti in Italia; i francescani Claudio Frassen a Parigi e Giro-
lamo da Montefortino a Roma e tani.i altri, apparlenenti a tu\h\
le scuole e a tutte le nazioni e coi quali, attraverso Benedetto XIY
e S. Alfonso de' Liguori, arriviamo fino al risveglio tomistico e
alla « Aeterni Patrio" con cui ha ini•io quella nuova èra che è
la nostra.

§4
Il posto della «Summa Theologiae "·
99 - A questo punlo, noi desidereremmo e sarebbe bello sa-
pe.re a quale momento sto1·ico risponde la teologia dei nostri
giorni o contemporanea; ma biso;ma confessare che è cosa estre-
mamente arùua pronunciarsi, perchè la storia si fa a distanza e,
forse. è vero che per entra.re sotto la sua egida non basta esser
morti una volta sola. Tuttavia, è innegabile che, da molti anni,
noi assistiamo a un lavoro e a un risveglio così notevole di
indagine biblica e patristica, a una messa a punto cosi minuziosa
del materiale scolastico medievale, a mm critica cosi acuta e a
confronti così notevoli del dato fradizionale con gli apporti delle
nuove correnti filosofiche e del le scienze in genere, ad applica-
zioni ~osì vaste doli« sapienza antica a nuovi e sempre più vasti
dominii di ricerca e d'indagine, che forse non è ingenuo parago-
nare lutto questo al lavoro preparatorio di quei secoli, che rnl-
minarono, rispettivamente, nelle fioriture dei secoli aurei XIII
e XVI e conc:ludere che, dunque, siamo anche noi in un periodo
preparafDrio, dal quale è lrgittimo aspettarsi il sorgere rii un erli-
ftcìo tanto più maesl.oso quanto è più vario, sicuro cd abbondante
il mafodale che si va da ogni parte e con !"apporto di tanti accu-
mulando.
Avrà dunque la fol"luna o la grazia il nostro secolo di sa-
lutare un nuovo Tommaéo d'Aquino e di specchiarsi in una sin-
tesi paragonahile o superiore a quella del grande Scolastico
del Medioevo? Oppme quella sintesi, come dicono tanti, nei·
suoi dati e nelle sue linee essenziali, è definitiva e il capolavoro
del nuovo periodo aureo altro non potrà essere che una riprova
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 193

e un arricchimento di quello che di definitivo e di eterno già


contilo!ne la sintesi di S. Tommaso? Difficile, anche qui, rispon-
dere; Dio solo può scn1tare il futuro, e dcl resto non è certo il
caso di mettere un limite al progresso l<>ologico e alle indefinite
possibilità deU' ingegno umano. Ma, se si pensa che due soli
sembrano essero i temi del!' intera speculazione umana da oltre
duemila anni: quello di Platon<l - Agostino e quello di Aristo-
tele·- S. Tommaso, e che nel terzo periodo della storia della teo-
logia i maggiori teologi sono quasi tutti insigni commentatori
di S. Tommaso, e riflettiamo a:ll'atteggiamcnto ufficiale della
Chiesa, sarà proprio così temerario prevedere che un nuovo pir
riodo aureo invece di una nuova Somma ci regalerà un comple-
tamento di quella tomistica. non per nulla rimasta incompiuta?'
100 - Ed ecco, ridotti a schema, i tre periodi storici della teo-
logia cattolica e i tre momenti di ciascuno di essi. Ma non si po-
ttebbe semplificare ancora, e, a quel morlo che il primo e il terzo
momento di ciascun periodo (quello preparatorio e quello della
decadenza) si riducono al momento culminante centi·ale, ridurre
!'intero periodo patristico a preparazione, e quello polemico-
positi.vo 11 sviluppo del periodo centrale sistematico-specula-
tivo? Certo, cosi S. Tommaso, culmine incontrastato del se-
condo periodo, si troverebbe ad occupar~ senz'altro lo spartiac-
que di tutta la teologia e la sua Somma segnerebbe l'acme della
prorluzione t<JOlogica. Mri Mrebbe proprio così temerario il pen-
sarlo? Intanto qualcuno - e non proprio degli ultimi arrivati
- non solo lha peneato, ma lha detto e scritto. Tra questi il
notissimo e autorevole filosofo viYente, che ha osato affermare
che S. Tommaso è certamente il dono più grande che Dio abbia
fatto alla Chie5a e al mondo dai tempi' apostolici a questa parte.
Ma di quanto Giacomo Maritain ha osato scrive.re non dissero

1 E noto, in!uttl, che S. Tommaso Il 6 dicembre del 1273, festa di


S. Nicola, mentre celebru,1a la Messa nella cappella del Santo, ebbe, non
si sa hene, se un rn.pimento o uno S\'enimento. Il certo st è che, da quel-
~o~~~:oft;i~~!a~s1~~1~~~0JP ;~r~~~1~!a~?19a~~~a~l1 df~ t~li ~sis~~b~i~ 1~~
r1rendere a dt:!ttare e insegnare. Col lavoro della Somma, era arrivato alla
q, 69 della Terza fJa.rte, doY€ si tratta del Sacramento della Penitenza.
Huginuldo, il carjssimo discep0lo, segretario e amico intimo del Maestro
più e più Yolte lo supplicò d1e voles!'e ben l'iprendere e condurre a
tt:rminc il l:'l.voro della Somma, ma la rispo:.-;ta del Maestro, anche se
cisµressa in modo cort.P.sissimo, era invariabilmente e dolorosamente
ln. stes$a: "Non pos.w.m, non posso più: ventt ttnt.s scripltirae meae,
sono giunto a.Ila fine del mio sc1·ivére ». Dopo appena tre mesi da quel
memorando 6 dicembre 127.~, S. Tommaso, sempre torrnentuto <la stan~
chezza e inar1petenza assoluta, moriva nell'Abbuziu di Fossanova il
7 marzo del 1274, a !50li 49 anni. InnegabHmente l'improba fatica della
r.omposizione della Somma congiunta a quella dell'insegnamento, della.
predicazlono, di lotte dottrinali e di aHr.i innumerevoli lavori scientiOct.
aveva avuto ragione delle !orze ammiran<le, ma non infinite del Ma~
!:'tro, e la Somma, come tanti filtri ca1>0Lav<:ri, rimase per sempre lncom·
p!uta. ' ·

lntr. - B
194 LA SOMMA TEOLOGICA

l'equivalent€ con ben altra autorità i Papi di Roma? Urbano V


quando, ai Dottori dell'Ateneo tolosano, ingiungeva " di attenersi
alla dottrina veridica e cattolica di S. Tommaso,, ; Leone XIII,
che risolutamente affermava " essere vano ormai sperare che o
la ragione possa assurgGre più alto di quello cui lha portata
l'ala possente di S. Tommaso, o che la Fede possa ricevere dalla
ragione aiuti più numerosi o più validi di quelli ad essa forniti
da S. Tomma'lO ,, . Sempre Leone XIII, che facendo propria una
espressione del Gaetano, affermava "in S. Tommaso essersi dato
convegno l'ingegno o la sapienza di lutti i Padri' e Dottori della
Chiesa». E finalmente Benr.detto XV e Pio XI dichiararono "aver
la Chiesa fatta propria la dottrina di S. Tommaso».' Più an-
cora: non dissero l'equivalent", ma con ben altra voce e autori ti!.,
i secoli, che distinsero S. Tommaso con l'appellativo intraduci-
bile di Doctor Comrnunis, ossia di Dottore, la cui autoritii e
dottrina è univer.ialmento e pacificamente acedtata, e la Chiesa
·stessa attraverso la legge <lol nuovo Codice di Dirillo Cano-
nico? Questo infatti sanciva: "I ·professori nelr insegnamento
della filooofia razionale e del la teolGgia si attengano in modo
assoluto alla dottrina, ai principii e al metodo del Dottore An-
gelico» (C. J. Can., c. 1366, § 2).'

1 Ecco le approvazioni dei Pontefici nel loro testo originale. Ur·


bano V: « Volumus insuper et teiwrc praesentium vobis iniungimus, uf.
dicti Beati Tliomac doctriuam tamquam veridicttm et catholicum secte·
mini, eamque studeatis totis viribus amplitlcare (BULL.l.R., O. P .• tom. Il,
I)

p. 259, C.onstit.. « T.audabilis Oeus ,., riportata dal Rf'T'tllier, op. c1t., n. 8.3,
p. 64). Leone Xlii: ~ Pro.eterea. rationem, ut par est, a Ude apprime dl·
stinguens, utramqup, tamcn amice consocians, utrius.que tum jnra. con·
servavit, tnm dignttati consuluit, il.a quldem ut ratio aò summum fasti-
·g1um Thomae pennis evecta, iam fcre nP.queat sublimi11i; assurgPre;
neque fldes a raiione fere possit plura uut VA.lidiora. adiurmmta praefito-
lCLri, quam qnae jam est. pP.r Thomam consecuta. » (Litt. Enc. A e/.nni Pn-
tris, riport;Jta dal Bertliier, op. cil., n. 20~. p. 1891. E ancora I.eone XIII·
• Vcteres Uoctores uuia. summe vcnerat11s el::it, ideo intcllectum ornnlum
quodummodo sort.ttus est~ (Lilt. Enc. .4eterni Patris, BERTHIER, op. cli.,
n. 208, p. 18'3. ll Pontefice si riferisce al Gaf'tano, t~ 11-11, q. 148, a. 4, in
fl.ne). Benedetto XV: « Thomae drn:trinam F.cclesiu. suam propriam ecli-
xit esse~ (Litt Enc. Fausto appetente di.e, A. ,4_ S., vol. XII, 19-21, p. 332.).
Pio Xl: "Cuius doctrlirnm, ut quam ulu.rirnis in urnni genere littcraruni
monumentis testata est, snam Ecclesia fecerit )\ (Litt. Enc. Studiorum
duce·m) ..
:a .. Philosophtae rationo.Hs ne thcologiac studiu. et alumnorurn in his
disciplinis institutionP.m profe~sores omnino pcrtractP.nt ud Angelid
Doctoris rationem, doctrirnun et principia, eamquc sanct.e tencant "-
Alle quali prei:;crizionl c:1~1 DirìUo canonico !'!ono dn aggiungere ora
queJJe della Costituzione Apostolica di Pio XI "'neus scientiarum Do-
minus" del Z4 maggio w:ll, chP. fissa Je nonn<..: tfa o~~crvare nelle Uni·
versità e FacoHà Pontifìcie. l-'er le Facoltà ftlosullcbe vi è presr:ritto:
11 In tacult.at.e JJllilosoIJllica, philosophìa scholasticu tradat.ur cuque Ha
ut audi.tare~ piena cohaerf'nlique synU1esi doctrinac ad methodum eT.
principia Thomne Aquinatis inl!itituantur. Ex har: uutem doctrina, di-
versa phiJusophorum systemata exo.mlnentur et diin<Jicentnr •. Per quelle
teologiche: u In Fa.cultato the.ol11gica principcm locum tenet sacra Theo·
logia. Haec autem <lh;ciplina met.hoùo tum po$ittva tnm scholastica tra·
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 195

Oggi noi siamo in grado d'intendere il senso profetico della


quasi troppo grande e certo misteriosa parola di Innocenzo VI:
« La dottrina di questo Dottore, più di qualunque altra, se si
eccettua quella canonica, ha proprietà e chiarezza d'espre.ssione
e verità dt contenuto. E questo a ta'l punto che nessuno che le
sia rimasto fedele s'è mai trovato a deviare ·dalla verità, mentre
sono sempre stati sospetti di errore quelli che l'hanno impu-
gnata)). 1
Traeportati dalla logica dei pensieri e dci fatti, siamo andati
lontano, forse troppo lontano. D'altra parte, non è forse anche
da questo f'.xcursus che si ricava quello che fu, che è, che forse
sarà neJ.la ;loria della teologia e dcl pensiero cattolico la sintesi
incomparabile di S. Tommaw, la sua Somma?

III
IL SOGGETTO E IL PIANO DELLA SOMMA
§ 1
L'" obiectum » e il « subiectum • della teologia.
101- Prendiamo ora in mano la Somma di S. Tommaso e scor-
riamone le prime pagine o lindice.' Sappiamo, perchè l'ab-
biamo detto parlando della teologia (nn. 74, 75), che quest.a
scienza si occupa di Dio in sè e in ordine alle creature e quindi
siamo preparati ad incontrarci con una certa varietà di conte-
nuto. Ma qui, nella Soninia di S. Tommaso, questa varietà è
ta:le e tanta, e questo posto fatto alle creature così vasto che i più
dei novellini o degli est.ranei hanno limpressione di trovarsi
davanti ad un'enciclopedia dr.I sapem medioevalo piuttosto che
denda est; ideo veritatibus fidei expositis et ex sacra SCriptura et Tradi-
tione demonstratis, earum verit.atum natura et intima ralio ad principia
et doctrina.i11 S. Thomae Aquinatis investigentur et illustrentur. •
1 k Huins (Thomae) doctrina prae ceteris, excepta canonicH., habet
proprietatem verborum. modum dicendorum, veritatem sententiarum:
ita ut nunquam qui eaw. tenucrit. inveniatur a veritatis tramite de-
viasse, et CJUi eam ìmpugnaYit, scmper fuerit de veritate suspectus ».
(Te~to ripo1·tato nella F.nc. Aeterni Pa.tris di Leone XIII).
:ii Per questo terzo capitolo, oltre 15li autori citati ali' inizio dei due
capitoli preceùenti e nella flibl. Tom. ùi questo volume d'Introduzione
Gen., vedi in modo particolare; G1r.sor-: Ent:NNE, S. Thom,as d'AQuin. Pa-
ris, 1930: GRABMANN M.• S. Tommaso d'Aquirw. Milano, 1929: idem. a Tom-
maso d'Aquino"• articolo nella Enciclopedia Italiana, voi. XXXIII, pa-
gine 1013-10'W: LAVAL'D L., S. Tlwmas Gu.tde des ~tude.~. Paris, lrt'l...5;
SERTILLA~GES A. D., O. P., s. Tommaso d'Aquino, trad. dl G. Brohzini.
Rrescia, 1931; STOLZ ANSEL).fO, 0_ 8. B., Manuale The.oroyiae Doqmaticae,
fa.se_ I. Friburgi Brisgoviae, 1941 ; SUERMO~or C. 8., O. P., Tabutae Sch.e-
mo.ticae Sumniae Theotogiae et Sum.mae Con.tra GentHes s. Thomae
A1111inatis. Rumae, 1943; TAUDISANO I., O. P., San Tommaso d'A.qUino.
Torino, 1942.
196 LA SO:.\IMA TEOLOCICA

davanti ad una sinfmi scientifica di teologia. Oppure si fanno a


credere che la teologia, secondo S. Tommaso, sia un agglome-
rato di tante scienze tra loro oggettivamente e quindi specifica-
mente distinte, piulf.osto che una scienza sola, unica, e una, (n. 87).
Di fatto, è vero che la Somma si occupa di tutto e che questo
libro è un piccolo universo o microcosmo concettuale come
l'uomo un microcosmo reale, perchè lutto - il soprannaturale e
il naturale, il C1·eatore e le crcatute, l'a,ngelo e l'uomo, l'aspetto
statico e quel!" dinamico delle cose, i fini e i mezzi, l'attività
dello spirito e quella della parle sensibile o le passioni, le virtù
e i vizi, la legge e la grazia, gli stati comuni a tutti gli uomini
e quelli particolari a qualcuno; la caduta e la ripara:.oione, Cristo
e la ChiPsa, la Chiesa e i Sacran1enti, i Sacra.menti e la salvezza,
la sai vezza e la vita eterna - tutto vi è considerato, studiato, clas-
sificato cr1n una profondità d' iùtuito, nna minuziosità d'analisi
e, insieme, una potenza rli ;;intesi sbalorditive. l'Ifa tutto questu,
che serve magnificament." a darci un'idea approssimativa della
maestria architettonica di S. Tommaso, non legittima affatto
le conclusioni possimistiche che la teologia e !a Somma Teo-
lng'ica siano un agglom01·at.o di scienze o una sintesi nc.ccssa-
riamente farraginosa per la moltcplicitiL ed etel'Ogt:neità dei sog-
getti d'indagine. Perchè di tutto questo mondo di cose sval'ialis-
sime - gli specialisti direbbero: di questo suo oggetto materiale
- la teologia, '-' quindi la Sornmu Teologica, oi occup;i sotto un
unico punto di vista, un'unica formalilà - dicono i t.cologi: alla
luce di un unico og·getto formale - che, nel ca"o nostro, e gi<ì
l'abbiamo detto (nn. 79-81), è la rivelazione virtuale. E questo
basta a rendere la scienza teologica una in sè e formalmente
distinta da qualunque altra, ]1crrhè è risaputo cho l'unità e la
distinzione specifica di una scienza dipende unirnmente dall'og-
getto formale e per nulla affatto da quello mat€.rialc. '
1 La teoria. moderna correntci tra 1 tomisti n proposito degli ogget.i.i
tlPlla. scicnzu ~1 p11() ria:::sumcr..:: cosi. Gli og-g-~lti sono tre: l'og-i;dto fnr-
nwl.e r1uod, il formnle auo e il mater·iale. 11 formale quod è l'aspetto o la
formalità, che la sc1cnr.a s1.ndia e conside"i.t tome :mo oggdto necessario
a immedia.t(I in nn det.crm.nato SOl{gcUo di scienza. Il formale quo ~ lu
ragione o Ju 1ur-e parOcolare sottn la quale e in fnn:a rh~lla quale l'og-
getto formale è reso ri.t.tillgil>ile d.3l1n scienza. l1 ntaterìale H q11ello che,
in modo indiretto, cadi::· sotto la ron!3iclo::r-aziow~ rlellu. $C1euza 1 in quanto
connesso GOll l'oggetto fDrmale. Gli antirbi, '~ S. fomrnaso in part.ìco-
lare. iu~egnano le medesime co;;;e, ma con una t8rrn1nologiu ùivers<L
Senza entrare in 1tbllnzjoni P ~ollocii::;~inz:oni, chP. potrebhel'O confon-
dere piutto:::to eh·~ chinrirt: le idee, possiamo dire !~hto S. Tommaso ctiiania
oggetto formale quello t.:he i recenti inflic<rnu col 11omP. rli frrrn1111e quo
e materiale gli altri liue. Per fli:;linguerc J'ogg-etlo d1L· i moderni thia-
mano formale quod da quello puramt::nte niateriale, gli unlichi u~r1va110
i termini di ofJi-ectum. -,,ialctiale primari.mn; s11bJectwrn r11.lril.JvtionJs f.
simili. Ma gli antichi, più. dci moderni, parlavano. oH.rP. che òell'obicc-
tum sctenfiae, ùel s11.blett11.m, dei quulé é!.nd1e noi, a loro imitazione,
molto ci dovrP.:rno occupare in questo terzo capitolo. In che r11v1101to sla
que8to subicctum degli antichi con l'obicctum scle-nl'iae? A voler essere
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 197

102 - Ma, so il fatto di considerare ogni cosa in quanto de-


ducibile dal dato forrnnlmente rivelato <J di fedo basfo a salvare.
l'unità forrnalc e specifica della teolOb'ia e della Somma Teo·
logica nonostante la infinita varietà degli argomenti, birngna
onestamento riconoscere che questo solo non può bastare e non
basta a far si che un'opera teologica ci offra una sintCBi, os>ia
un tutto armonico e organico, sco non abbiamo anche un unico
~O(f(/etlo di scienza, dal CJUalc sostanzialment" tulk1. dipenda I' in·
tima oi·ganicitìt della sintesi.
È noto in fai li, che il soqqetto di una scienza è il punto d'ar-
rivo di tutta la parte ind ultiva o sintetica del la medesima com'è
il punto di partenza di t.utta la parte. dedut.t.iva o analitica. Il
subiectum è eempre ciò che la sdcmza, sotto ru;petli Jiver>i.
cono.sce e si 5forza di conoscere, e nei principii e ndle conclu-
sioni. In una parola, è come i1 ·pernio attorno al quale s'in-
centrano e g·irano gli ingranaggi complessi e misuraLi di uno
strumento di prorisionc.'
vrecisi bisogna dire che, pt!r gli antic11i, ment.rn il sufifrr;turn .sr:i.en·
tìac è quello di cui la scienza si oc(:upa o tratta (id de quo u:·len·
Ua a!ftl). l'obtectllm è quello che la sdf!nza dimo!-;tra cii 1m cletenuinato
·soggetto. Di qui il detto che oggetto di una scienza sono le conclusioni
della scienza, mentre il s·ubie<:tum. è quello del quale dette conclusioni
sono dimostrn.te. 1\-fa uucsiu. prccisuzionc, appunto perchè attribuisce al·
I'obi.ectum un senso mollo diverso da uucllo che abbiamo ùctermina.to
sopra distingurnclo i vari oggr,tti cli lltiél. ~cienza, in1roduee una ulteriore
distinzione utile. a S{llWl'Si pi:>r intP-ndP:rr- i Dottori gcolastici, ma llOll
porta il confronto tru. il su.bicc/11m e l'(1biectum de.i moderni ~ pf.rciò non
risponde affatto a.Ila domanda che ci sinrno fatta: qual' è la relazione tra
il soggetto di scienza e i tre oggetti di scienza che nbbinmo distinto? Im-
post.at.o t:osi il con!ronlo o i t.ern1ini del qnc::.\to, C giusto rispondere: che
11su.bù•cturn11~1-di a.nl.id1i P.quivale all'og~etto formale 1nwd. dei recenti,
purchè si attribtlist:a a que;.;t'ul1-inw tu110 il valore ed anch~ gli uffici che
gli a.nlic~i attribuiYano al .1:11!Ji.f!dlrm: tli esso paderemo più avanti
(nn. 103-105} trattando del soggpf.t.o (lf'llH 1.f'ologitl..
i Per questa dottrina del su/yiectwn e ~ll<-'dal111~nt.e per l' irnportan?.a
ohe riveste iu una ~intesi scient.iftca, e per le mansioni che è chiamato
a disinwei.;nare 11ulli.l parte sintetica e in quella analitica della scienza,
ci l'iferiamo all' Hurvùll1 (op. cil.), nei luoghi indicati nel!' indice ana-
litifo sotto la vor.e: <I so.l{geltu di suienza '"· - Ant:he por il senso osati.o
da clare ai termini sinretfrO e arrnliticu, 1n quant.o attribuiti alla scienza,
ci rifucciamo ul medesimo Jl.'Tfl.estro, op. (:il., nei luoghi indicati nell' in-
dice analitico sotto la voce <I sintesi" e :::otto la voce o soggP.f.to <11 s~iP.n­
za n. La terminologia dclr llorv<ith, che avemmo la. fortuna di avere pro-
fessore 1ier diver.::i aunj, <.!i sembra tanto convincente e profonda. e cosi
aòatt.1 r+ mr.Tt~rP in Iur~e i vari a:::pettì e le varie funzioni dcl soggctlQ
di scienza che In nreferianio. nonosLu.nte ::;ia meno usuule o corrente.
Per l' Hordt.h Jr+_ parre inrtuttiv:1 11ella scienza non è analitica, ma sin-
tetica, e la. parte riP<inttiva non t'> sintet.iea. ma. analitica, Rnrhe se la
prima si servP:, o meglio, presnprionP. l'analis1 flll~ sue induzioni, P. la. se-
conda prcsupponP: 1'1mit.o e il sintehco alle sue dP:Ch1zionì. Jn fondo, ~
qw~stione (H intendersi, mrt lit terminologia dell' llorv<\th C'i sembra più
logica per questo motivo. lnclurrc P. dedurre sono due atti, due motus
della nlfmte: ma il mOl'us sL specifica dal termine e gli atti dal fine, non
dal prinr.ipio. Perciò, se termim~ u fine ,J~II' induzione è l'unità o la sin-
tesi, e termine e fine dPlla clP:duzio11P. t! la ilivbioue o l'<rnalh;i, sarà piil
logico chiamare sintf:'tica la parte di st:i~m:a in cui prevale il metodo
1nduttlvo, e analitica qtlella in cui prevale il deduttivo._
198 LA SOMMA TEOLOGICA

E appunto perchò questo sublectum scientiae è insieme la rati-O


intelligibili1atis e ordinatrice di tutta la scienza - e dunque il
principio che comanda c impone dall'interno della scienza si.essa
una data sintesi - sommamente importava a S. Tommaso di fis-
sarlo con ogni possibilo stabilità e chiarezza. Egli infatti con la
sua, Somma inlencleYa fare non solo della teologia, ma una sin-
tr,si teologica, quant'era possibile perfetta. Conoscere il subiec-
tmn della teologia interessa anche a noi, pcrchè abbiamo asso-
luto bisogno di partire da que~to principio ordinatore, per rico-
struire e renderci ragion<', dopo averne conosciuto il contenuto
materiale (n. toi) delle divisioni e delle parli, dei passaggi e dei
collegamenti, del disegno e dell'ordine razionalo, cioè del piano
di tutta la Somma.
103 - S. Tommaso P€l'Ò, coma non fu il primo a tenta1·e il
lavoro di una sintesi teologica, così non fu il primo a porsi la
questione e a muovere alla ricerca del subiectum thcologiae,
Altri, prima di lui, avevano tentato la rotta riuscendo, chi ad
una mèta e chi ad un'altra. Anche a. tacere di quei Padri antichi,
come Clemente Alc>ss.1nririno che sembrano afferma1·e essere il
Verbo il soggetto o il cardine cli tutta la verità rivelata, ci si
provò a dderminare il sof(gelto dr.Ila t.wlogia il sereno Ugo di
S. Vittore (t li4i) ~ l'additò in Cristo nerlentoro o nel!' Opus Rr-
paratwnis; Pietro Lombardo lt 1HlO). il Magiste1· Senlentiarum,
e propose le Res rt Siqna; Roberto di Melun e RobDrto Lincol-
nit•nsis, e indicarono il Christus integer, il Ct'isto intero, il Capo
e le membra, Cristo e la Chiesa, lo S[iOSG e la Sposa. Più tardi,
ritentò Alessandro di Jlales, il Doclor frrcfragabilis (t 12'15) e
concluse, r:lopo aver attentamente l'ipm-tate, discusse e rifiutate le
altre sentenze, che il subiertwn della teologia o. come dice lui,
la rm1terù:i dc qua est Sacra Srri.ptura, è la soslnnza divina in
quanto re>a conoscibile rial Cri:;to alt.l'avrrso l'opera della lle-
denzione. Lo st.Gsso Alberto Magno, che pure, eon la pownza dcl
suo spirito innovatore, aveva aperto tante vie nuove e intuito
tante nuove mète non sep~ in questo staccarsi decisamente rlni
predecessori. pur avrmrlo a sua dioposizione, per la costruzione
della sua Summa Theo/ogica t'apporto di valore incalcolabile
della Somma di S. Tommaso.' E al seguito di questi, tanti altri
1 Per le varie senteuie rig11ar1hmt1 il suggvttu tiella teologia, 1n
genere, e ver quello che si riferisce ai Padri antichi, in partkularc, vedi
STOLZ, op. cil., pp. 69-72. Le. seutenze ph1 comuni presso 1 Dottori scola-
stici sono ria~:--unte molto bene nncl11-~ Ila Ales::;andro di Hales {op. ril.,
1'ractat11i;; i ntroductorius, \!. I, caput. JJI: " de q:uo sit SGit~nl.ia sacrur.
Scripturae I)' che la riduce a tre t:'nte.g'orif!. 14 • Ugo di S. Vittore e ~rn­
guaci: •Materia Saf:rarnm Scripturarurn sunt opera rr.parntionis, alhi-
rum vero scicntiarurn opHa con<litiouis "· 2'\ Il Magi~ter Scntcntlurnrn e
seguaci.: La teologia o. est circa. res et sig11a :la.. o. Materia sacrn.r1.1111
Q.

Scriptnra.rum est Christus ìnteger, caput et corpus, Christus r,t Ecclcsia,


sponsus et sponsa • Ita. (agrriungonu gli Editori) Hobert11s Mtlodunen-
sis, Hobcrtus Lincolntensis et Glossi::;tae ~. Confutata questa triplice po--
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 199

provarono, ma tutti finirono con l'accomodarsi al sentire dell'uno


o dell'altm Maestro. Nossuno aveYa scoperto che il subiectum
theologiae poteva essere, era logie.o che fosse, qualcosa di essen-
zial mentc trascendente e soprannaturale, Dio o la Divinùà com'è
in se stessa, o fu una delle granrli scoperte di S. Tommaso,
altrettanto grande quanto semplice, proprio com'è del genio e
delle :me se.operi.e.
La teologia, infatti, aveva con tutta naturalezza intuito e poi
ragionato S. Tommaso, non è, come dice il nome stesso, scienza
di Dio? E di che cosa mai si occuperà, come di suo argomento
principale o soggetto, la scienza di Dio se non di Dio stesso?
Si sarebbe tentati di dire che è de La Palisse, eppure I Poi, pas-
sanrJo dal nome alla cosa e come affondandovi dentro il suo
intelletto, aveva rincalzato: ehc altro mai è il soggetto di una
scienza se non quello di cui quella scienza direttamente e prin-
cipalmente si occupa e alla cognizione del quale ordina. tutte le
altre parziali cngnizioni e ricerche? E quello, intorno al quale
la teologia così considera e ricerca, non è forse Dio?
Che se, invece di considerare il let'!Iline o l'oggetto della teo-
logia, si considerano i suoi principii, la conclusione è la stessa.
Perciò, aveva insistito il Maestro, principii della teologia non
sono le veritiL e i dommi di fede? Ma allora, dal momento che
soggetto della fede e dci rlommi di fede è incontestabilmente
Dio sub -ratùme fkitatis, e dev'essere lo stesso il subiectum dei
principii ~. rlelle conclusioni, come si potrà .ancora dubitare che
Dio e nient'altro che Lui sia il subirctum del rivelato formale
e riel rivelato virtuale, del la fcrJc e de.Ila scienza dolla fede, che
è la teologia? '
104 - Non si creda tuttavia che con la determinazione di
S. Tommaso avesse tetmine il dibattito int-0rno al soggetto della
teologia. Chè, anzi, continuò e continua tuttora senz'altra no-
vità ali' infuori ùi quella di presentare in termini rimodernati
le vecchie opinioni.

sizione. nHxitmg<.! la propria r5entenza, che è quella che esponiamo nel


testo e che cost.it.uisce una quarta categoria. La posizione di S. Alberto
è rias~mntn. magnificamente ùa lui ,:,tc<Sso S. Theol., P. I, q. lii, M. I,
che tratta appunto .. Dc S11hi~cto tlll:ologiae !':ecundurn quattuor posi-
tiones assignatas n. In questo luogo, S. Alberto, prlma, enumera. quattro
opiuioni, tru. le qHal i nucl1e q11ella d l S. Tnmma!W, poi, invece di schie-
rarsi apertamente per l'una o per l'ultra e specialmente, come ci si aspet-
terebbe, per lJUèlla d•;l carissimo discepolo, si sfor?.a, invece, di conci-
liare Jc dive.rse opinioni distingu<-!nc1o tra soggetto e oggetto della teo-
logia. E già prima {.S. Theol., P. I, Tract.atns II, Prologus) aveva cosl
riassunto la propria opinione: «Ex omnibus inductis patct, qnod theo·
logia scientia est .... et quod est circa res fruibiles ~t utiles et !'es fruen-
te~ rt utentes. Qnod ut vcrfccte intelligaiur quacrcndum est de fruì
et utt.. .. •.
1 I Ire argomenti riportati nel testo sono quelll che S. Tommaso svi-
luppa nella Prima Parte, q. 1, u. 7 <iel1a Somma, dove ex professo tratta
del soggetto della teologin e propone la snn. sentenza.
200 LA SOMMA TEOLOGICA

Lo Stolz, p. es., (op. cit., pp. 69-72), sembra tornare alla sen-
tenza del!' Halonsis. E con lui altri che sostanzialmente fanno
valere le clue ragioni segucnt.i: i' Il soggetto cli uua scienza deve
precontoncm in sè tul!a la scienza. Ma dal concet.to di Deitas
è impossibile ricavare, p. es., tutta la teologia del!' Incarnazione
e dei Sacramenti. Dunque la tcsi di s. Tommaso, presa CQ!\Ì
senza aggiunta, è per lo meno incomple!<t. 2' Il soggetto della
teologia cattolica dev'essere quanto mai aderente alla rivelazio-
ne, perchè dando essa i principii, dà in qualche modo tutta la
scienza teologica. Ma a queste esigenze di concretezza e di mas-
sima aderenza alla rivelazione rnm sembm affatto rispondere la
D1:ita.s dei tomisti, concezione filosofica e astratta di Dio, lonta-
nissima perciò da quella offerta dalla rivolaziono cristiana, che
concepisce Dio come T1·inilà e Vei·bo Incarnato.
Conclusione·: tornare alle posizioni antiche abbandonate da
8. Tommaso e affermare che il su.b'iectum lh~otoqùw è sì Dio,
ma in quanto richiama, per lo meno. il Verbn Incama!o.
Ho già detto che si tratta so.~tanzialmente della vocchia sen-
tenza dell' Halensis e bisogna aggiungere che le ragioni con le
quali si cerca di avvalorarla non sono poi cosi solide. Alla prima
infoltì aveva già risposto Scoto. Si dico che il soggetto deve pre-
c'onten.ere tutta la scienza, ma non nel senso che da esso tutta
la scienza po.ssa essere 1·icavat.a a mu•Jo di conelusione, ma nel
senso che <3SSO fornisr:e la ragione d'ossen) di tutta la seienza.
Inutile quindi insistere che Yano sai·ebbe il teutativo di rica-
vare dalla Deitas tutta la teologia òL·ll' IncarnilZiono o dei Sa-
cramenti. Ricavarla da essa o dedurla è ccrt;unenLe impossibile.
Ma non è impossibile ridurre ad essa come ultima e suprema
giust.ifir,azione ogni trattato " ogni argomento teologico. E que-
sto basta perchè il subiecturn theolo{!iae indicato da S. Tommaso
resi.i saldo e opemnte.
Che poi la Deitm. non si !rovi esplicitamente indicata nelle
fonti della rivelazione, non prova nulla o può anzi diventare un
argomento in favore, solo che si rifletta alla nat.ura della teo-
logia, la qualt3 non è ripetizione ma elaborazione scientifica dr!
dato rivelalo. Re.>ta perciò come pietra angolare di tutta la teo-
logia il su.biectum fi<sato dall'Aquinate. E su questa pietra tutta
la mole rlell'edificio teologico può poggiare e innalzarsi con si-
curezza e con slancio.
Occorrono, è vero, rnakt'iali senza fine, ma quosti ci sono,
messi insieme dall'investigazione teologica di dodici secoli. Oc-
corre l'ordinatore portentoso e l'architetto di genio; ma e' è, ed
è lui, il buon frate Tommaso, chL', senza rinunziare affatto al-
l'umiltà profondissima che ne sublima la grandezza. s'accorge
e si rende conto con ogni clcsirlerabile evidenza di essere stato
suscitato da Dio proprio per questo.
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 201

§ 2
Dal « subiectum theologiae,.
alla ripartizione della «Somma».
105 - Ed ecco, su questo fondamento, come l'edificio s'innalza,
la spirale si snoda e si afferma la sintesi.
Subiectum od oggetto principale e, in ce1to senso, unico della
nostra teologia rii viatori, è Dio cosi comP, ò da noi conoscibile
altra verso là rivelazione virtuale. Sieehè Dio, in quanto rive-
lato, è il pnnto di partenza. Ma la rivelazioni; ci assicura che
Dio è vita infinita e infinitiunenle beato in se "tesso e che per
lib~ro, amoroso decreto produsse o creò, all'inizio del tempo,
tutto le creature che formano l'universo. Lo distinse in crrature
puramente spirituali, come gli angeli, puramente corporali,
come le cose maleriali, o miste di spirito e. di materia, come
l'uomo. Ancora, la rivelazione ci atte~ta che Dio govnna tutte
le ereature e che ha impresso in ciascuna, anche nelle più piccole
ed insignificanti -- se ce nr. fossero - arnpia ornrn rli sè, marrando
a tal punto quest'orma della sua mano creatrice nelle più alle
e inteiligenti, ossia nell 'ang·e]o e nell'uomo·, che, in esse, voli"
Iddio essere come sprcchiato o ritratto. E allora, per conoscere
·Iddio nel modo più verfetto, bisognerà che la teologia lo st.udi
prima in se stesso, tanto nell'unità della natura quankl nell~
trinitit delle versone, poi come causa efficiente e produUiva di
tutte le coso.
Sc>tto questo secondo aspe.tLo, prima va studialo nella sua
opera crent.rico; poi corne riflesso nelle sue creature - angeli,
mondo scmibile, uomo - ; finalmente, nel suo universale governo
dal mondo. In altre parole avremo i trattati: di Dio C.:no, di Dio
Trino, di Dio creatore, degli an!{e.Ji, del mondo mat.erialè, del-
l'uomo, del governo di Dio nel mondo. Sette grandi trattati, che
· formano tutta la Prima Parte della Som.rnu, per int.ern domma-
t.ica, nella quale in 119 questioni, cioè in 5M articoli, S. Tom-
maso svolge tutta la dottrina teologica riguardante Dio in 5e
stesso e come causa effettiva llnivèrsale delle creature.'
106 - Ma Dio, rlicc ancorn Ja rivdazione, suffragata anche in
quest-0 dalla ragione, com'è principio e- causa universale. etlkiente
o agente dell\miverso, così è termine n:oso e flne ultimo di tutte le
cose: di qnrllc rhe ne entmno in posses>o con un atto istan-
taneo, come g-li angeli, ~ome di tutte te altrr, che fatirosa.m.cntB
a Lui ritornano e lo raggiungono mediante tutta una serie di
atti o un moto laborioSD e continuo, come l'uomo. Di qui la ne-
cessità che la teologia si occupi di Dio anche come mèla o fine
1 · Vedt lo schema dell' jntera PrHna Parte della Somma nellu to.vo1a
aJiegatll. a Questo volume.
202 LA SOMMA TEOLOGICA

ultimo di tutte le cose e inoltre di quel libero agire dell'uomo


che, ess.'ndo ad immagine dell'agire divino, ci fa conoscere con
verità Dio nell'esercizio della sua libera attività e che, in quanto
non è un esser mosso, ma un muoversi o tendere coscien!tlrnente
all'ultimo fine della creatura visibile più alta, signora di sè e di
tutte le altre, convoglia e trasporta nella sua orbita tutte le crea-
ture corporee e cosi, in qualche modo, riconrluce a Dio lintero.
mondo sensibile.'
Ed ecco il trattato di Dio fine ultimo seguito immediatamente
da quelli numerosissimi degli atti umani, i quali, mentre rispec-
chiano il libero agire di Dio, sono nello stesso tempo i mezzi, e
come la scala, che portano l'uomo fino a Lui. Di questi S. Tom-
maso tratta amplissimamente, prima secondo le qualità e le doti
inerenti ad ogni atto umano, ossia in gonerale; poi in partico-
lare, secondo che questi medesimi atti umani, per le loro qualità
specinche o la loro particola.re natura, appartengono all'una o
all'altra clollc virtù teologali o cardinali. II trattato di Dio fine
ultimo o quelli che considerano gli atti umani in generale for-
mano della vastissima Sewr1d1l Parte della Somma - che svolge
1 Tutte Je creature, appunto perchè "-'anno in cerca della propr·ia per-
fe?.ione, tendono necessarhunente al fine ultimo e a Dio, ma in modo
diverso, come fa notare molto bene S. Tommaso. Quelle spirituali, come
, l'a.ngelo e l'uomo, appunto perchè sono capaci lii rouoscere il sonra.-
senslbile e l'universale e r.osl di a.ttlng~re formalmente il sommo h1me
o Dio, !-lentono e si ren<lono conto dell'attratti\·a r:hP. aucsto sommo
bene esercita, come Hne ultimo, sopra tutte le creature, e sòno jn grado
di rispnnt.lerc o mf!no il questa attrazione. Se r1sponciono aflermat1va-
mentc, lo fanno coscientemente e liberamente: perché vogllono. pcrchè
flispongono 11tti vamentf! della propria azione o del proprio tf!ndere al
fine ultimo; 1ierchè muovono se ste~f'e ad esso: agunt se in fl,nem.. tli-
rebhe il Gaetano. Le creatllrf!, invece, non spirituali, anchP. se dispongono
(11 una cognizione sensitiva, non conosc:ono l'univ€1rsale e non sono li-
bere, non sono quindi in grado di rlsponòere o meno }lll'attra.zione, per
loro istintiva, del flue ultimo, ma la seguono nece.ssarlamentc. Perr.iò.
nola 1l Gaeta.no (in 1-ll, q. 1, a. 1). dl queste non è P.s1:1tto dire elle
u movent o se a.annt in rtnem; ma si fleve òlre. u rigore, che ag11.n-
wr in {i.nem o sono tratte al fine. Ma l'uomo, non solo è creatura li-
bf!ra e. cornf! tale, in grado di eleggersi e portarsi coscientp,ment-e sul
finf! ultimo; ma ò anche la creo.tura più. nobile tra quelle ~e11sihìli e
quella perciò, alla quaJ11: tutto il monuo sensibllc inferiore è ordinato
come a fine ultimo immediato o prossimo. Anclrn per questo, l'uomo è
un mtr.rocosmo e, in certo sen~o. la. somma o H cP.ntro tli tutte le crea·
ture inferiori, rteHe quali. perdò, sarà. ginsto afff!rrri:1re, che, in tanto
raggiungono anch'esse 11 ftne ultimo, in quanto :;ono ordinate all'uomo,
ordinato a sua volta a Dio. Per quei-;to abbiamo detto nel testo: 1°. Che
l'uomo tende coscient.emente al fine ultimo; 2°. Chr. nel suo moto ascen·
si<ma.lc convoglia, in certo senso, tutte I~ crc:it.nre. Di qui Jn rlignilà e
responsabilità dell'uomo. Quauòo pecca, l'uomo, lnvf!cf! di a.<>solv~re n
questo nobiliS!"imo ufficio di ricondurre a. Dio tutto 11 r.reato. fa, per
quanto sta in sè, il contrario. Col peccn.to, infatti, l'uomo si ullont.n1111
da Dio e, con sè, allontana. da Dio il creato. Ed è ptr questo c:he S. Paolo
afferma cl1e tutte le creature soffrono e gemono per il peccato clell'uomo.
Questa aph~ndjda dottr?nu, ci;posta in moltl luoghi delle sue OPl'l'l~ iJa
S. Tommaso (p. es., 9 Cont. Genl., cc. 1-1:~; IJe Verit .• q. 5, a. 7). è vol-
garizzata molto bene <lal GiJson nel !-1110 ~plenòlflo libro già cif.ato,
pp. 18·21.
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 20-1

magistralmente tutta la morale - come una prima parte, detta


perciò Prima (pars) Sccundae (partis), alla quale fa seguito una
Secunrfa (Pars) &cundac (1mrtis) con i trattati riguardanti gli atti
umani in particolare. La P1ima Secundae comprende 114 que-
stioni e 619 a.rtìcoli, mentre la Secunda Secundae, si estende da
sola per ben 189 que;;tioni con 917 articoli.
Una vista rJ' insieme, per f)uanto schematica, d«l contenuto
delle due sezioni gicverà e basterà a dare un'idea dell'ampiezza
e organicità di tut.ta la grandiosa Seconda Parte della Somma,
comunemente giudicata la più nuova e quella in cui S. Tom-
maso dà la misura del suo genio di- costruttore pos..oente.'
107 - Nella Prima Sccundac che, quanto al suo schematismo,
è la più complessa, vengono studiati gli af.ti umani in genere,
prima in se stessi, poi per rapporto ai loro principii. Questi
sono: intrinseci - qualità soggettive dell'anima, dalle quali gli
atti umani procedono come d" loro principio parziale e che, in
concreto, altro non eono che gli abiti buoni o rattivi, le virtù e i
vizi - o estrinseci, dai quali gli atti umani vengono regolati - la
legge - o efficacemente promossi ed d1lval.i - la Grazia. E ab-
biamo crnì l'ordine logico rii tutti i trattali della Prima Secun-
dlle. Il t.•, di Dio fine ultimo o della beatitudine dell'uomo; il
2°, degli alli propri dell'uom-0 considerati psicologicamente ; il
3°, degli atl'i umani propri dell'uomo, ma considerati sotto
l'aspr.tt.o morale; il 4°, e il 5° degli alt.i umani comuni agli u<>-
roini e ai bruti ossia delle pr1ssioni in generale e in '}JIJ.rticolare,
tanto nel lom aspetto psicologie'' che moralo; il 6", il 7° e 1'8',
dei principii in.trinseci o soggettivi degli atti umani, ossia deqli
abiti, prima in generale, J,JOi in particolare di quelli buoni -
virtù e doni - e di quelli enti.ivi - vizi e peccali; il 9", del prin-
cipio rlirct.tivo estrinseco rlegli att.i umani, ossia rlella legge; e fi-
nalmente, il t.cr, della Gmzia, la quale, in quanto è dono g111.-
tuito i:he ci viene da Dio, è anrh 'essa principio estrinse<:o.
108 - Nella Secunda Secunrlae, di struttura molto più sem-
plice, passando a studiare gli atti umani in pal'ticolarc o in
~pecie, S. Tommaso comidera: prùm1, gli atti umani comuni a
tutti gli uomini, qualunciuo .<,Ì1J. la conùir.ione o stato al quale
appartengono; poi gli atti umani propri di deoorminati stati o ceti
di persone. E i primi, secondo la qualità•) natura particolare che
presentano, divide in sette categorie, riducendoli, cioè, all'una o
all'altn delle tre virtù teologali o delle quattro cardinali; mentre

1 Scrive, in proposito, il Grnhmann (Iutrnd., p, 137): 11 Jn più larga


misurn contiene <.l~l nuovo la .Sernndo-. la qual~. anche neJJa forma che
presenta. <li una parte della s·umma tanto estesa e autonoma, importa
giù. sotto l'aspetto si~temat.ico un grande progres~o in ronfrottto delle
precedenti lrnttazlonl rti problemi etici :11. E unr.ora:
I(11 padre T. Pè-
gues, o. P .. ha pienamente ragione quando designa la Sccunda. come
la parte più originale e, in un <'erto senso, anclJe piil geniale della
Summa Thea!ogiae • (ibUf_, pp, .13H38).
LA SOMMA TEOLOGICA

divide i secondi in tre. solo categorie, secondo che appartengono


o a qualcuna dello grazie grutis datae, o ali 'uno o ali 'altro dei due
generi priucipal i di vita - attiva e eout.~mplativa - o a qualcuno
degli stati principali ammessi e riconosciuti dalla Chiesa. In
tutto, dieci grandi trattati, che svolgono risvetlivamente la dot-
trina, il i', della fede; il 2', della speranza; il 3", della carità;
il '1', della prudenza; il 5', lunl{his.,imo, ddla giustizUi, com-
prendcnto anche la trat.tazione, a sua volta vast.issima e fon-
damentale, dr?ll!l t'Ìrtù di rdigione; il 6', della fortezza; il
7', della tt?nperanzo:; l' 8", della profezia e di altri doni p1·etcr-
naturali; il ~". della vi'la altiva e conternq>lativa; il 10', tki "ari
stati e specialmente dello .<lato di perfezione, col quale sì 0hiude
la Secunda S"cwidae, e luLta la Saonda Parte della Somrno,
e
nella quale svolta l'intera trattazione de.Ila morale teologica,
come tuLta la domrnatica è l'ipadita per inlel'o tra la Prima e
la T"'zn. l'arte, della quale ult.ima ci r<0>sta ora da pal'lare.'
· 109 - Con la Sccond;c Parte, se il piano di Dio fosse stato ri-
spettato, la storia del mondo e dell'uomo. che pnrtr <la Dio crea-
tore e fa capo a Dio somma beatitudine, si oarnbbe chiusa in un
cel'chio d'amore; e con es~a. anche la S1Jmrrw., che ùi quella
storia e di quell'amore non vuol ess0re e non è che la trascl'izione
più completa e più vera. !\fa l'uomo disc.; di no all'amore, nel-
l'at.Lo in cui diss(• di no al C'omando di Dio: cmnmise il peccato,
e cosi, per quanto dipendeva d1t 1ni, spezò il ceJ'chio dell'amore
pmprio nella cun•a del i·itorno. Andrà forse !'nomo, come Co.i no,
per sempre 1·nmingo dalla casa e dalla faccia di Dio, eterna-
mente colpito da ìneso1·abile giustizia, oppum l'amom avrà an-
cora il sopravvent•) o questo Padre, che, co&i mirabilmente volle
crearlo, troverà uwùu: nella sua infinitn mis.e.ricordin <li ricrearlo
1

o redirnel'lo con un gesto e con un'opera nntorn più mirabili!'


Sarà cusì, forfamatamenle, e la rivelnzionn "i parlerà del Figlio
di Dio fatto uomo, ossia: fatto Verbo o parola sonanfo and1e al
nostro orecchio. !<:gli r.hn dall'dBrnità è Parola sostanziale e
invisibile, ins.0gncrà agli uomini, con autorità e chiarezza prima
sconosciute. le vie della saluts; fallo visibile manifesteril al-
l'uomo, allrarnrs() la parola e l'esmnpio, la infinita perfezione
del Padre, chn l'uomo nuovo o redento dovrà sforzarsi cl'imi-
taro; fatto passibile redimerà, soffrendo e morendo, la sua crea-
tura; sarà istitutore, final ment", di una società so].Jrannalurale
o di una Chiesa che, mentre lo integra e lo riproduce, lo con-
1 PPr lo schema ili tutta la Seconda Pri:ffr della. Somtna vedi la ta-
vola am1es~a a questo nrticolo
2 Ml riferis1'.0 a un conct:Ho ùelJa liturgia, mirabilmcn~c espresso <la
questa orazio11e, che si Jegi!~ nel Sacrumentario Greg-uriunu tra le Col-
lette della Terza 'Messa di Nn.talp,: o Dcus qni humanru~ .suhstautiae òi-
gnitatcm et mira/rii.iter cond1dist1 et- ui1rabW1~s reformn.stì; da 11obit:i,
quaesumus, eius fhvinitatis esse consortes qui huma.nitatis nm;frnp, fieri
d1gnatus est part1ceps. Jesus Chrlstus ftlius tuus, qui tecurn vivit, etc. !).
INTROD GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 205

tinua al.traverso la predicazione del Vangelo e l'amministrazione


dei Sacrame11ti, per i quali i'nomo è fatto parledpe dei frutti
della redenzione r. roso rapace di ragg·iunge1·e la vita eterna.
S'aggiunge, in queslo modo, una terza fase all'opera di Dio
ad extra.' e alla stol'ia, dclt'twmo e dell'universo. Dio, il principio
o la fine, l'alfa e l'omega, sarà. anche la via; l'altissima {'ansa
effeltiva e finale, sarà and1e causa riparatrice; il creatore e il
finalizznlDre di tutlu si farà anche redentore. E da parl.i delle
cre!iture., non più un r:.xitus e nn reditus d1e si rispondono senza
discontinuità ma un ritorno, elle si effettua nllraverso il ponte
gettato tn1. Dio e le creat.ure, attraver;;o la redenzione di Cristo,
applicala all'uomo dall'elfira<:ia t•innovatrice dei Sacmmenli.
E allora. &1rà giusto che la teologia si occupi andie di quest'ul-
timo aspetto di Dio e la Somma rlovrà anicchirsi di un'ultima
pal'l.e, destinata a rirrnrlurre questo nuovo periodo della storia
di Dio - questa volta ia parola è e,5alta ant'.bc applicala a Dio
·· e dell'universo. f\·asr:crà così, quasi un·aggiunta - la ~tessa
riparazione ~ nn'agg-iunta all'opera originale -, la Terza Parie
della Summa, rlisgcazint.nmonf.t; rimasta incompiuta per ·la morte
immatura ciel Maestrn.' Abbiamo qlli undici trattnf.i riguardanti'.
due la persona dd Hodrntom e i misteri della ma vita; otto i
Sar.rmnenti ; uno i novissimi. ')

1 Vedi Diz. 'l'om., ~Ad extra li_


' AhhLamo ~dà dotto (noti a 1rng. Hl3). che S. Tommaso cessò tli seri·
vere e poi ùi vivere uwnln.: :::lu.vu ulti1uando. nella Terza Pa.rle, il trnHato
del Sucramont.o della Prmìt.enza. Per JiIJir<.; la Smnmu mancavano qu111rro
trat-1-ati: quello cJclre~t.J'(~nia Unzionr., dFll' Ordine, del Matrimonio e dei
Novis~imi. Per dare alJ'overa nn qun.lsi:i,:;i compimento, un discepolo
del 8unt-0. rima;;to finora ignorat0. prC''3C. f!ul grande comme.nto ai uuut-
tro libri dt~Hc Scntl'n7.f', nona ciel priu10 jnscgrwme11t.u pllrìgino rlel
Maestro, la rrrn.ter·ja rigLrnrdantc qucst.i illlfltfro trattati, l'onlinò a. modo
degli altri trattati, que~Lioni ed articoli de·J!a Srmww., e s11r1plì in questo
muùo qucHo ~he mancn.va al con1pjn11:-nto clcUa Somma. ni qui la na-
tura P. il nome di SFpJJfcm,ento o 3111111k1ri.€'1dwm, con cui 5"i i11llica la
contin11a.zirine rleUa Terza Pane. Hi'3ulta cosi, da q1wllo che abbiamo
esput:it.u ocl lesto e nP.lle note, che k vere parti in cui ò ctivi~a la Sr1111Jn11,
sono tre sole: la 1. la Il, l:.1 lii. Siccome µcrò. lu St!contfo. per motivo
della sua straordin::irin. ll!lH-dll'Z%:1, dai cl!~c;Rpoll f11 11lteri<lrmcntc sud-
divh;a in due parti: la Pr-ltnr1. Sr:cwttlllt; e In Sec-undt1 ::0:.1.•1:tmdae, e la
Terw, a. Sllii. voltn., comprende la Jlnrt.r. dovuta iHlerarnf':nlr a 8. Tom-
muso e che si llHlicH sempl1ccrnentc col nom~ fil 1·a::.a. t~cll'tc e H St,p-
vtenienfo, abbiamo che le p:u-ti in cui, per V50 prut.ico, ::;i suol divirJer~
e ~eco11do le quali la Somma vi~ne citnt.a, sono ci1~que: la Pr-ir1w., lu
Prim.n Secundae, la Sccll11da Sec11:nàa1:, la Tt:1tir; e il S11111Jle111t~at:um.
I i::e_:tni convenr.ionali sel:o11Ju i quo.li le r'irn11w pa.rii. vcngon9 citate
sono i se1tuemi J = Pr;.ma Parli•; 1-11 ~ Prioia Spc1mrf.11p; ll-TI~ - :-iecunda
Secu.nd'7f?.; 111 =Terza l:'aru~; SHJJJJL = SHJ1JJleme11to. Inv~ce clei mm1eri
romani, rilcunì usano numeri aralli, i.1. rs .. 1-2 o-- f.'ri.mo ~cc1t11dac e così
di Trattandosi di nn·opera lii v·1lore :=::trn.mdi11urfo e frequ~n­
~P.gtulo.
tissimamente citata. anche CJ.lH~st.e nof-P minute ùi cu.ron.tirP. metodolog1co
hanno la !oro importanza per quelli che dt'Sidrrauo ac;LJ.Ulstare una certa
t1im~Rtichezza con l'opera nu,1..i.;!:'irna del ::ommo teologo.
3 Per la i1ivisio11C' schematica rl€'11:.l Tet;;(r Parte e clel Supplemento
vedi la tavoln anuessa a. quest'articolo.
206 LA 80~1'.\IA TEOLOGICA

Questa la Somma nei suoi grandi trattati, il cui elenco, per


quantu ordinato, non basta ccrhunenle a dare un'idea esatta
della rna riccheiza e novilil. A questi tuttavia, per quanto desi-
ùerosi di non lasciar monec: il nostro argomento, abbiamo cre-
duto di doverci fel'mare, senza scendere a quei dettagli che,
mentre non fanno conoscere nulla di nuovo ai competenti, con-
fondono i nùO iniziali.

§ 3
Organicità della « Somnta ».
110 - Ma questo impegno di non scendere al particolare non
solo non e' impoois,,e, ma anzi ci consiglia e e' impone di ag-
giungel'e_ che la sintesi di S. Tommaso è tanto più eccellente
e mirabile, in qnanto il fel'reo concatenarncntn o la logica infles-
sibile, che abbiamo un po' visto e un po' intuito attrave!'so lo
schr,ma della Somnuz, non è privilegio delle grandi partizioni e
doi massimi b'.i!Jati, ma si eslrnde con ri1wrc alle singoln que-
stioni che compongono un trattato, e ai singoli articoli che en-
trano a far parte di una questiorni.
Volendo, le provr. si potrebbcrn moltiplicare ali' infinito, pr.r-
chè sotto questo punlo di vista un traltato vnlr l'altrn, r. l'esem-
plifica,ioné può farsi prendendo le mosse da uno qualsiasi dei
numcmsi tr_atlati e d~lle .i111_iumere_vol_i que,tioni ~be con!pon-
gono la Somma. ~1a. ci limitiamo ad un solo esempio sccgllrndo
allo scopo il prirno trallato della l'rinw S':czmdar', dove S. Tom-
maso si domanda se Din sia i I fille ultimo e la beatitudine del-
l'uomo, e che si presta a meraviglia, poiché, essendo uno dci
!rnttat.i fondamentali e insieme dr.i più btevi ci possiamo pren-
dere il lu~so di analizzarlo in tulle le sue parti o questioni, senza
per questo venir meno ali' impegno di concisione schematica che
ci siamo imposti nel riassume1·e in questo capitolo l'intero piano
della Somma.
Materialmente il trattato si com;ione di cinque questioni di
otto articoli ciaseuna: formalmentl' lo sviluppo della trattazione
è il sepuen\e: Ci si domanda se Dio sia il fine ultimo e la bea-
titudin·c dell'uomo. Ma poìrhè la rispo3La a queslo quesito fon-
damentale presuppone in:postata e risolb la questione prelimi-
nare della. esistenza cli un fine e di un fine ultimo per l'uomo,
s'incomincia rla questa e ci si domanda ne-Ila questione /)rima:
se all'uomo e alla sua libera attivit:i si debba asseµnare uno
.scopo rlefinilivo, una mèt<i -;uprcma o un fine LJl!imo. La risposta
affcrrmitiva è precisa e pcrcnbria. Alfrimenti, si oss«rrn, ogni
attivitù umana, restando priva di ragione d'essere, riuscirebbe
assolutamente inconcepibile. Ma allora. si iusiste, che cosa sarà
in concreto questo fine ultimo dell'uomo? TJn bene certamente,
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 207

dato che J"uomo, come ogni altro essere, non può tendere che al
bene (vero o ar;parente) ; ma quale? Un hene €6terno oppure un
bene intrinseco atruomo? Una creatura o lo stesso Creatore?
Dio solo, è la risposta centrale dc-lla questione seconda; perchè
in Lui solo si assomma tale e tanta perfezione <la riempire e sa-
ziare il desiderio, in certo senso infinito, dell'anima umana.
Ma ogni fine. e il fine ultimo dell'uomo in modo speciale, è
fatto per essere rag,:iunto, ed è solo a questa condizione del resto
ehe può portare a Il 'uomo l"ultima pcrfozionc e renderlo beato.
Ci si domanda perciò, nella terza questione: con quale atto
l'uomo potrà raggiungere o entrarr in possesso di Dio, suo fine
ultimo? Solo con un atto d'intelligenza o di visione intollet-
luale; perchè Dio essendo puro spirito non può essere raggiunro
e afferralD che da una potenza spirituale di natura sua appren-
siva, e tale neli'nomo non è che la sola intelligenza.
Sicché per S. Tommaso il fine ultimo e la beatitudine sta nel
conoscere o nel fissare l'occhio dell'intelligenza, si direbbe ariog-
giando Caterina da Siena, nel!' increata Deità, propl'io come
vuole il Vangelo. "Questa è la vita eterna, o Padre, che cono-
scano te, solo vero Dio",' Ma se conoscere Dio, la più alta e
sublime verità, può costituire la suprema perfezione e la bea-
titudine òeirintelletto, come basterà questo a per!.czionare e a
rendere beate tutte le altre facoltà dell'uomo, la volontà e la sen-
sibilità, tutta la parte somatica e l'uomo intero? "Per redundan-
tiam '" ri~ponde S. Tommaso nella questione quarta, dove svi-
luppa un'ammirabile dottrina che non è qui il luogo di spiegare
e neanche di riassumere, ma che è tale da dare piena socl<lisfa-
zionc, al quesito.
Jn breve: esiste per l'uomo un fine n!l.imo che è Dio, del quale
l'uomo viene in possesso mediante un atto soprannaturale di
visione, che è a sua volta la scatul"igine inesauribile e infinita
della perfezione assoluta, del gaudio ineommensurabile chti si
esteuderà a tulio l'uomo, Ma allora ceco sorgere tutta una serie
di domamlc <li carallere pratico e conclusivo, alle quali risponde
!11 quiuta e ullima questione. È possibile per l'uomo raggiungere
dì fntl,J il suo fine ultimo ed entrare in possesso di tcmto g1m·
dio 'l E. nel ca20 affcrm::itivo, rom('~ quancto l~ con che 1nezzi o
con quali aiuti e per quanto tempo?
111 - L"esposizione, volutamente sintetica e schematica di
quest,, trattato scelto come esempio, sia a dire che non è dav-
vero la mancanza di chiarr.zza l~ di rigore l()frico che si po!':isa
rimprov,-rarc a S, Tommaso. Se si aggiunge che questa stessa
implacabile foria d'analisi e di concntcnamcnto si estende qua,;i
immensa cat.ena dal più vasto trattato al più minuscolo articolo,
ci sarà da meravigliare e quasi da far nascere il sospetto che
1 Giov., 17, .'1.
208 LA SO'.VB1A TEOLOGICA

questa stessa inaudita potenza di dividere e di ordinare dell'au-


tore della Somma finisca col nuocere, invoce di giovare>, alla
sua stessa opera, rendendola ora trita e stucchevole, ora cavil-
losa e inaffel'rabile.
Niente di più falso; perchè, se è vero che la finezza analitica
di S Tommaso non risparmia alle sue opere divisioni e frazio-
namenti, è altrettanto. vrro che la sua forza sintetica è almeno
pari alla oua finezza di analisi, e che la sua potenza costruttiva
e il suo senso della misura sono così al ti e sir.uri, cho mai le
sue questioni - a chi abbia iorzo bastevoli per ;;e.g-uirle - possono
far !"effetto di qualcosa d'artificioso o di lambiccato.
Ammettiamo che divisioni e suddivisioni 1·endono minuta e
complessa la st.rnttura logica esterna della Somma, come di tutte
le opere del Maestro, e co11ctldiamo facilmente elle qaesta com-
plessitit, rt>n<lcndone ostica la lettura e difficile la vista rr insieme,
obbliga il principiante ad un lavoro di appnilondimenta e di as-
similaziane Lult'nltro che facile. Ma affermiamo nello stesso
tempo e con la medesima convinzione che r innegabile rornples-
sità della Somma non è affatto sinonimo di artificiosita, 11 che
la st.mtturn essenziale del la Somma resta un capolavoro di chia-
rezza. nonostante ìa molteplicità delle sue pa1·ti.
. Anèhe l'uomo, come ogni e~sere organico, è immensamente
complesso. Per convincersene bast.erebbe passare in rassegna le
scienze che, a.un titolo o a un allro, si occupano di lui: dalla
teologia alla metafisica, dalla psicologia razionale a quella speri-
mentale, rlalla fisiologia alla biologia, all'antropologia, all'ana-
tomia, !' arl alLre ancora. Ma chi userebbe affennare per questo
che !"organismo umano è qualche cosa di fanaginoso e di com-
plicato?
Le i;cien.:e, che invece di presentarci l'uomo nel :mo complesso
s'indugiano ad analizzarlo, potranno anche darci l'impressione
di andaro occessivam.;nle per il sottile, e dli contribuire a na-
sconderci piuttosto che a rivelal"ci l'uomo intern. Ma si tratto. di
una impressione superficiale. Invece, compiuta ranalisi minuta,
neces,aria per l'11pprufondimento, si passi oltre, seg·uendo le
grandi direllrici dei trattat.i si raggiungano i pl'incipii, si arrivi
1

al .mbiectum del!' intera scienza e si c<mternpli con una vista


d' insicmc.. L'ammirabile organicità e armonia del vivente bal-
zerà fuori e si sostituirà ai singoli si;;lemi e allo s•:heletro. Con
qu<>sto di vantaggio che, mentre. prinrn de\l"analisi scientifica il
vivente ci ern noto secondo la .'->ua linea esterna o poco più, ora
invece, in questa l'icostruzìonr. ideale faticosamente raggiunta,
ci è noto rlal di dentro; e noi siamo in grndo rli mernvigliarci,
non più per ignoranza, c!avanti a quL-sfo capulavo•·o tanlo più
stupt~ndo,quanto più comples;o, tanto pitì mirabilmente uno,
quanto più numerose a!Jùiamo vislo e.ssei·e le pa1·1.i e gli clementi
che lo compongono. E .se que~ta è dole allissima della ment.e e
INTROD. Glf.N. - IL CONTENUTO E IL PIANO . 209

della sapien"a riel divino Artefice, perchè non riconoscere un


merito, piuttosto chi; accusare un difeLt.o, nelle opere come la
Somma, così vicina al\ 'arte del Sommo Autore? Queste opere,
nella finezza dcl dd!aglio come nella forza dell'insieme, quasi
ci fanno toocare con mano l'infinita virtù della mente sovrana
di Dio, che con uguale facilith e sicurezza se!'\na l'orizzonte dei
monti come ricama la più esigua porzione del filo d'erba.

§ 4
Unità e varietà: arte.
112 - Si sente dire da qualcuno: "Molte opere. scientifiche
mocleme eono più sobrie nella loN architdtura e perciò meno
repellenti e cli più fadle lettma e comprensione».
Ci limitiamo a replicare rnn a·Icune osservazioni fatte in forma
inten·ogaliva: .
Prima: faLLa la giusta pal'!e ai gusti mutali del tempo e alla
terminologia che li seguo, è provrio vero che la divisione di
queste opere in libri, I.ruttati e capitoli, paragrafi, numeri mar-
ginali e note ~mgni un sostnnzialn progresso una sostanziale
1

semplificazione logica nei confronti della struttura logica della


Sonuoa di S. Tommaso?
Seconda: anche dato che parecchie trattazioni model"Ile la vin-
cam• in semplicità di struttura lo!'\ica su quelle ùi S. Tomma;;o,
è proprio certo che salvino un'uguale eomplessilà e ricchezza
di olcmcn!i ùoltrinn li?
Terza: è vem rhe alcune trattazioni si presentano con i carat-
teri della mnssimu semplicità e chiarezza sia in cè che in con·
fmnlu alla Sr1mma, è proprio ced.o però che p>"t'-Sentino una
dottrina altrr.ttanLo profonda e aderente alla realtà? Pere.!1è non
può c''lcr ledlo, e\"idimtemtmle, iclcnti5carc la semplicità col
sernplidsrno e la chiarezza con la rnperficialità meni.re la per·
fezione consi>to nel far coincidere la semplicit.à con la comples-
sità, la chiarezza con In profl)nditit.
'ful.L'al più si pot1·i, concedere fadlmente che la Somrua è più
simile alle eattedl'ali g;()ticho sue coulemporn.noo rhe a qualche
edificio di tipo classico. i\fo la sua ricrhezza di particolari nulla
toglie alla chiarezzn o potenY.a di insieme; perrht\ la Somma,
frutto maturo del genio italico, che hn pel' caralte1·istirn il senso
dell'cquililJrio e drlln misura, non imita e neP!>Ul" arieggia, di-
rei, le catt.,•drali della Germania e del nord dr.Ila F1·ancia, dove
gli elementi divisionali e !"uso eselusivo della linea verticale
in continuo m~to e tunnenlo, ncccntuano il senso dello slancio
e dell'irn~ia, nl punto dn annientar" q11cllo della quiete e del ri-
poso; ma imita se mai quelle catforlrali del centro d'Italia, dove
il gotico s· è fatto più placato e più chiare-; dove i caratteri della

lntr. - 14
210 LA 50:.IMA TEOLOGICA

quiete e det moto si sono armonizzati e. dove la grande linea


architettonica ha tale risalto e pGtenza, che la rifinitura e il det-
taglio non arrivano a nasconderla o a intralciarla, ma solo l'at-
tenuano e l'arricchiscon0.
Scrivendo così penso a quella meraviglia che è la facciata del
Duomo di Orvieto, dove tutti i materiali, dal marmo al bronzo
e tutte 1e arti, dalla scultura alla pittura si danno convegno,
senza compromettere l'armonia e il fr;aito delle lince architet·
toniche.
Tale la Somma. Arte all'antica perciò e non certo da impt'eo·
sionista come verrà di moda più tardi. Si può vedere da vicino
e da lontano, con binocolo e senza: è bel la sempre. Visia da
vicino è un ricamo, un lavoro di miniatura o di cesellG. Da lon-
tano una costruzione armoniC>sa e possentt'. Sono così anche i
migliori affreschi dei nostri sommi, e in genere le opere dei nostri
.grandissimi antichi. Non è così anche la Commedia di Dante?

§ 5
Natura e Grazia nella «Somma•·
113 - In sostanza: logica ma non logicismo, sistema e didat-
tica, ma non pedanteria. E a tener lontana la Somrna da questi
difetti, con i quali la scolastica confina e nei quali c.1drà ben
prest-0 dopo S. Tommaso, credo sia stato decisivo il fatto che il
Dottore An.!,(elico olf.re che un abile e astraltissimo loiro, è ancor
più un realista rispettoso al massimo dell'oggetto o della verità
delle cooe, e quindi per nulla disposto a 'ac1•iflca1·e la natura e
la realtà in favore d' impalcature vacue. Tanto è vero che anch·'
ad una prima lettura quello che colpisce nelle opere di S. Tom·
maso e nella SQrnma specialmente, accanto e nonostanle le moì·
t~plici parfo<ioni, è provl'iu il mo. realismo: la preocrnpazionr.
costante di dir cooe e di costmire sintesi e panornrni che siano
veri, soprattutto veri. Donrle quel rispdto della natura, e so-
prattutto della natura e dell'essere di noi uomini r:on tutte le
nostre aspirazioni, che arriva al punto di pensare lintera strnl-
tura del mondG soprannaturale dell'uomo in funzione parallela
e inteqireh1tirn della sua natura peichica.
Questa umile e sublime aderenza all't natura e all'essere è così
certa e notevole nell'opN'a di S. Tommaso che il Gilson ed altri
han potuto pal'lare con tutta verità dell 'um1mcshno dell'Aquinate.
Più d'uno s· è addil'ittura scandalizzato del posto cho S. Tom-
maso fa nella :;ua Somma alla natura e alla ragione, alle verità
del nostro povero mondo sensibile e umano e ha voluto per que-
sto vedere nell'Aquinate più un Aristotele battezza.lo che un
grande teologG, e nella sua opera più una filosofia della religione
che la scienza della fede o la sapienza cristiana.
INTROD: GEN. - IL CONTENUTO E ·IL PIANO 211

Donde gli elogi incondizionati di tanti autori, anche nel campo


nostro, per S. Tommaso filosofo, e tante riserve per 1ì tono o il
ca.ral.lere della sua teologia, che volentieri si dice fredda e natu-
rnlislica per conlrappo;izione ad ait.ra a tinte più calde e tutta
pe1'Vasa - come si dice - di affiato soprannaturale.
Ma la verità protesta. - E certo che il rigore logico di tutta
l'opern scientifica di S. Tommaso e specialmente del suo capo-
lavoro è rigido e implacabile. L'abbiamo detto e riconosciuto.
E vero che questo stesso i·igore è stato reso quasi simpatico
dall'umanesimo, se si vuole, di S. Tommaso; anche questo l'ab-
biamo ammesso ed affermato. :Vfa: è altrettanto vero che, presso
di lui, come il rigore logico non degenera ma.i in 'logicismo,
così il realismo e l'umanesimo non è mai in contrasto e neppure
minimamente a scapito del soprannatUl'ale. .
ll4 - Ed è proprio lo schema o il piano della Somma che può
e deve servirci a illustrare e comprendere il carattere squisita-
mente soprannaturale di tutta la Somma.
Lo so: alcuni hanno lumeggiato questo carattero soprannatu-
rale della sintesi di S. Tommaso insistendo sulle tesi for\damen-
foli ch<' vi as3icurano indubbiamente il primato del soprannatu-
rale; altri hrrnno preferito arrivare alla medesima conclusione
traendo partito dalla sanliti1 dell'Autore. o facendo notn.rc la ri-
sonanza profonda e benefica che la Somma è caparn di destare
ne.Ile anime sante.
E son tutti modi legittimi che non sconfessiamo affatto ambe
so noi, per rimanere in tono C'Ol nostro terna, preferiamo rifarci
alle indicazioni e alle prove che ci vengono dalla struttura o dal-
r intero piano della Somma e che sono di tanto maggior rilievo
in quanto ci fanno toccar con mano che la soprannaturalità
nell'opera di S. Tommaso non è qualche cosa di accidentale e di
avwntizio in questo o in quel punto, ma elemento essenziale che
tutta la pervade, la trasforma e la sublima.
8i prenda pe1· esempio I a parte più complessa e, in certo senso,
più psicolo~ica e nmanist.ica della Somma, la Prima Secunàae,
e si veda o si giudichi.
Incomincia col t.rat.tato dcl fine ;1ltirno. !.'abbiamo analizzato
più sopra e non è il caso di ripeterci. \1a bi.,ogna pur dirlo:
quant,1. filosofia in questo trattato che occuparvlosi della heatitu-
<line dell'Liomo si sarebbe pt·estato così hcne ali'" afflato,, so-
pramc:..turale ! Tanta questa filosofia che e' è bisogno di far no-
tare agli studenti che ciò nonostante siamo in teologia; e cosi
<·onvincenli sono le dimostrazioni che alla fine si ha I" impres-
siono rii aver dirnnsl.rato anche lindimostrabile. Illusione, si
badi, nicnl'arfatto esclusiva di questo trattato, ma comune a tuUi
i i;mndi trattati rlr.lln Somma, non escluso quello che riguarda
la SS. Trinità, il più imµerscrutabile dei misteri.
Dopo il trattato dcl fine ul~imo, quelli che trattano dei mezzi
212 LA SOMMA TEOLOGICA

per raggiungere il fino, ossia degli atti umani. Vengono analiz-


zati, studiati in tutti i sensi: nelle loro condizioni come nella
loro natura; nel loro aspetto psicologico come in quello morale;
in &i stessi come nei !oro prinripii; in quanto sono propri del-
l'uomo e in quunlo sono comuni all'uomo o ai bruti. Ma tutto
è filosofia, si dirrbbe. Siamo davanti al più vasto o profondo
trattato <li psicologia rnzionale che meni~ umana abbia conce-
pito. " .\fa <lov' è la teologia?» vien fatto di domandarsi ; e dove
il soprannaturale che è l'oggctt.o tiroprio e primario della teolo-
gia? Tanto sembrano poca cosa, in ccnfronlo delle lungh« ana-
lisi e delle impeccabili dimostmzioni filosofiche, gli accenni alle
virtù inlL!se e al peccato origin1le, alla legg-e positiva e all'aiuto
della grazia..
Il trattai.o della grazia col quale si chiude lintera Prima Se-
cundac è innegabilmente tutto teologiro; ma sono sei questioni
su rèntoquattordici. Dcl resto, chissà che non sia un po' anche
per questa sua presunta eterogeneità eon tutto il rimanente, che
tanti s'incaricano di r!argli l'ostracismo e di rimandnrLo alla
rtommalica, dopo il t.ratlalo di Cri.:fo o del Verhr, Incarnato.
lnn,lgahilmente, in t.ntta questa grnnrle impc•J'lantissirna parte
della Sornuu1. la filosufia, la raf.[ione, la nnt.ura, l'umanesi1no rli
S. Tommaso i.rionfano. Di f!Ui la sorpresa, tanto maggiore quanto
m('no sospettata r. intrnvi::ta, quando rileggendo e approfondendo
una JlJ'ima volt.a I' inkro pianr-' <lèll'nnel'U, "i è costn>tti a 1·icono-
sccre che pe,.ò anche il sopranrn1t.urale è lult'altro chn assente;
la uwravi(!lia quando rileggendo e· appl'ofonctendo una seeonda
voltn d si ac,corge e si è cosfretti a r.onstat.arr. chè il soprnnnatu-
rale occupa un posto non meno vasto e importante dell'elemento
naturale e umanistico; l'ammiroàone firialmenle, flllflndo rlleg-
gendo e approfondendo unit terza, una qun.l'la, un'ennesima
volta, appare chiarn cd evirlente che tntto il 11alurnlismo non è
chs in funzione del soprannatmale. L'elemento filo.;ofico non è
che il supporto necessario di 11uel divino che dà forma e grazia
a tutla la mafa~ria 1 e che la rnaggiore importanza spaziale t·nn-
rcssa al supporlo ha la stessa t'<1gion d'essere e sta al soprnnua·
turalo nello st.e~so raf,;JOtfo nel quale st.enno le strutture murarie
alle linee architettoniche di un p;dazzo.
115 - Si riprenda oi-a tutta la Prima .Secundae, tanto fllo-
sofirn e umanistka, e si riveda e rilcg1;a alla luce di queste con-
siderazioni, cioè ùel sopl'annaturalt.
Il tratt<1to del fine ultimn ;;arii metafisico e psicologk,o finchè
,;i vuole, ma è chiaro che la più alta mctafisirn è soltanto via e
sustrato al soprannn.turale, perché la condusione ultimar il vel"
!ice altissimo di tutta la ricerca è squisitamente soprannaturale
ed evangelico: " Questa è la vita otcrna, o Padre, che conmeano
Te»; i redenti vedano Te, Dio vero, faccia a faccia, Così con1e
sei in Te stesso. Si trattava di dare all'etica la sua base più ali<!
INTROD. GEN. -· IL CONTENUTO E IL PIANO 213

e celeste, di orientare i passi dell'uomo vorso il Supremo Prin-


cipio, e non 1·eca meraviglia "he, tratt.andosi di far salire tanto
alto que.oto rosso figlio della creta, questo hnm.u.> che è l'uomo,
S. To:nma.so abbia sentilo il bisogno di sosLencrlo e di puntel-
larlo con tutfo le risor&è della ragione e della più alta specula-
zione melélftsica. Quanto più allo l'edificio tanto più profonde le
fondamenta..
Comunque questo è importank, che il fine o la mèta altissima
dell'uomo è soprannaturale: Dio stesso, non com'è conosciuto
dalla nostra povera ragione attraverso il riftesrn delle creature,
e neppure soltanto com'è manifestato dalla Rivelazione sopran-
naturale e creduto dalla fede, ma com'è in se stesso, sicuri est.
Mn nllora comu raggiungerlo? Alt.raverso quel salire continuo,
faticoso e gioimo insieme, si 1·ispond<~. ehe è dato dallo buone
011erc, dagli atti umani buoni o virtuo:;i. Ed è cerLo; perché -
mentre il male è allonl<l.narnento da Dio o dal fino, - il bene
altro non è che l'atto libero o umano in quanto tondente e ri-
cercante il fine ultimo che è Dio.
Si' tende al fine con gli atti umani buoni. Buoni di che bontà?
Naturale o soprannaturale 7 La hontà natura.le è proporzionata·,
e perciò sufficiente, a farci raggiungere un fine ultimo naturnle,
ma è chi~ro che per raggi.ungere un fino ultimo soprannatu-
rale romc quello cui è chiamalo l'uomo, è indispensabile che
questi alti umani siano ricchi di unn bontà. e quindi di un me-
rito soprannaturale, che li proporzioni al! 'ece<Jl!enza del fine so-
prannaturale e divino.
Ed ~eco che gli atti umani e quella loro bontà che s'erano stu-
diati in apparcnzn rnltanto filosoficamente, assumono un nuovo
volto, si illuminano di una nuova luce; prendono posto anch'essi
nel mondo del soprannaturale in forza dell'essenza stessa del fine.
Devono essere sopl'annaturali que5li atti umani per esser capaci
rti condurci al fine vero; ma come lo o;aranno• In quanto escono
dalla po;icho umana, da!Ja sua intelligenza e volontà, e in quanto
diretti dal solo lume della ragione, in una p11wl11, in quanto
sono frutto della capacità e dello sforzo umano partono dalla
natura, perciò incapaci di portarci a Dio com'è in se stesso. Per
condurci così in alto, fino al!' in lima, segreta vita di Dio, è n&-
cessario che procedano da una intelligenza. e da una volonlà so-
pradcvafa. da virtù soprannaturali e infuse; che siano dimtti
dal fulgore di una superiore lr.ggr positivn divina, che è quella
rivelata nel Vcc('.hio e Nuovo Testamento; che nffondino la loro
natura psicologica nell'essenza divina di un'anima soprunna-
turalizzata dalla Grazia sanlilicante, e che possano contam, più
ancora che sul fa.Uore della buona volontà, sul concorso coni.i-
nno e onnipot,ènf.c della Grazia attuale.
~~d ecco cbe quosti alti umani che prima, considerando la
cose dal lato naturale e umanistico, avevamo riconosciuti come
2H LA SOMMA TEOLOGICA

emana1-ione e frutto della natura, ci appariscono ora su un piano


totalmente soprannaturale, in cui la Grazia ha doppiato la na-
tura dando modG alla libera attiviD umana di doppiare la bontà
naturale con quella soprannaturale, tanto più alta e indispenrn-
bile in ordine alla vita eterna.
Il principio, "la Grazia non distru<'ge ma perfeziona la na·
tura"• non potrebbe ricevere interpretazione più vasta e genial€.
S. Paolo hrr paragonato!' inserzione dell'uomo nell'ordine sopran·
naturale della Grazia a un inne;;to (Rom., 11, 12-24). Ma poichè
rinnesto è stato fatto da Dio eon assoluta sapienza, ordinaria-
mente non si vede il punto di inserziorrn o la ferita nella cor-
teccia, la discontinuità tra il vecchio tronco e i nuovi rami. Al-
lora ci si fa a credere, tanto è bello e normale quest'albero
nuovo, che tutto sia nato e cresciuto così, o che tutto sia. naLu-
rale e soprannat.urale a seconda riel punto di vista dal quale ci
si mette.
Che la trascrizione di questi inm'6ti miracolosi sia fatta nel la
Somma in modo che qua~i se ne· rendano impercettibili i pas-
saggi, non è un difetto, ma un nuovo sc:gno della maestria e og-
gettività del Maestro, che sa r.,ndcm della natura e della Grazia
non solo i rispettivi caratteri spedfici essenzialmcnto irriducibili,
ma anche la sublime naturalezza di quel l(}ro mutuo amplesso
che Dio ha realizzato nel piano dell 'e->istenza. '

1 Ho ce1cato di mettere ln luce, nttrn.ver5o schemi e ritlessioni, l'a!'J>etf-0


logico ciel piano della. Sommct; (li mo&trare che s.i t.ra.ttn. di uuu loKica or-
ganica e interna, richiesta dalln. natura delle cose; natura che, nella
Somma 1'eologica, è umana e divina ini;ieme, 1' intera realtà quale è
~tata voluta eia Dio a ricchezza e decoro dell'unlverso. In fondo Ri frutta
di caratteri e di doti del piano della Smnrrw e riconosco che avrei potuto
riservare la. trattazione di tutto questo H.l capitolo ultimo, dove si trat-
terà ex professo dei pregt della SOHiTfw; ][\a ho preferii o fare queste
o.nticipazioni, primo, per non trovurmi nulla necessità dì caricare ec·
ccssivamente nn capitolo A. scapito d1 alLri che :::arcbbero rima5ti sche·
letrici e sproporzionati ; SP.l!oncto, perch•~ mi son re::u conto che i carat-
teri dei quali ho ant!cipato l'elogio sono ~osi intimameute connessi 1;01
piano e addirittura con Jo ::;c:J1rma ddlti. Som.m11, che rimandarne ad ::1ltro
luogo la trattazione avrebhe signittcato non vaJor.lzzare a ::;urflcie.nza l' in-
tero piano dell'opera, e, più che alt~o, privare del suo naturale correttivo
lo schema t.roppo sche\C'trico eh~ della mcrlesima è o:;t.ato dato nella pnrte
centrale di questo cariitolo. Si ri(lensi ora, con l'aiuto dC'gli schemi e
delle riflessioni indicate 1' intero piano della Som.1r1a. Si tratta sostan·
zialmcntc delle stesse cose ''iste in precedenza parlarnlo dell'oggctt()
materiale della teologia. Ma liisognà. riconoscere che, così valori7.Z:1te
ncll' interno dello. sintesi granòio'ìa di .S. Tommaso, tonmno sotLo ben
altra luce. Mentro primu erano un po' come materiali di costruzione
ammucchlali e formflnti un accrvum tapid-1w1, ora sono clementi i;ti1i-
s1ici che descrivono· un etiiflcio. Mentrt.i prima erano le parole cli 1.1na
lingua elencate nel dJzionarto, ora sono le stesse che vibro.no e che dan-
zano al ritmo cadenzato e solenne di un C'pisodio dcll' Iliade o di un
canto della lJivina Commedia. Mentre prima (~rano o potevano essere
materia della teclogia, ora sono forma nell' interno della sintesi teolo-
gica più perfetta chi:? il genio umano abbia saputo in.nalzare intorno e
sul tema adorabile di Dio.
INTROD. GEN. .o IL CONTENUTO. E IL PIANO 215

(
IV
IL SENSO DEL PIANO DELLA SOMMA•
§ i
Verso l'anima della «Somma•.
116 ··Finora abbiamo esposto il piano della Somma; ma quale
è il semo c~atto, vero, pmlonùo di questo piano? E, prima an-
cora, breveme>lle e a modo d' intmduzione, una pregiudiziale: è
giovevole approfondire, sondare h; linee maestre della struttura
o del µiano della Summa, oppure è cosa di così poca importanza
per Ia quale bastino poche parole o siano più clrn sufficienti
quelle che vi abbiamo spese nel capitolo prc<'.erlcnte?
È vero che, a confermarci in quest'ultima opinione, si potrebbe
far valere il fatto che, dei più che seicrnto commentatori della
Somma, beu pochi si son fatti un vanto di mettere in luce
questo punto e di commentare, p, es., i prologhi ùelle varie
Parti dove S. Tommaso enunzia e definisce il piano della su;\
sintesi.

1 Per questo c. 4, oltre gli autori cito.ti nei tre capitoli precedenti e
nelle Note di nil>l. 1'011iisl., ve1li BANEz DoM1N1c1, O. P., Scholastica Com-
menta.ria ifi. J:>ri'lnam. Partem AnyP.lici. Docloris Divi Thomae. Salmanti-
cae, 1585, "in U. Th. proemiurn me.ilitat.iu ~. col. 5·6; idem, Comenta-
rius inedilos a la Pi"ima Secundae de S. Tomàs. Salamarn:a, 1912; BnoN"-
PJ·:NSJERE P. HENHICUS, O. P .• C.:ommenra.ria in I P. Summae Theolo(Jiae
S. Thomue AQuittaJìs, pp. 9~-95. llom::i.e, 1Y02; CHL'W M. D., O. P., o: Le Plan
cl~ la SomU1c "• Rcv. 1'hom., lt•34J, pp. 93-107; CoNn:KSUN V., 'l"heotogia ,\-fen-
0..~ et r.ord.is, Aug-u::;tu!J Taurinorum, 1769, tom. I, PraeJoq11ium I, !'eU Com-
111enrl~1tio theologiu.c, libcr I, c. II, SpecuJJ.tio lii, appendix l; UAGNE-
J!ET M. R, O. P., "Le vrubl0mc a.ctucl de Ja théotogic et la science
uristoll"'lir:1rnne d'après un uuvrugt! r(,ccul "· Divus Thomas (Plac.) 19i-3-.
pp. ::o::n-270; Gonor 'Ftt. VlNC., Di!fVU.lalium:s Th.colootcac, t-om. I, tra.et. 1.
t..li:;p. I. Venetils, 1600; G1mr.r Jti. R.'.PT., ManuulP. Tlwmistr1.rurn, tom. I~
Praef;JtiO: GOTTI Fr. VINC. LUDO\'JCI, s. R E. CARDl:'llALIS, Theo1o(lia Scho-
lCl.~f.iru·D(J(j(!IUli.C(L, tom. I, truct.. I i::m.go,gicus. VenetHg, 1763; Jo... -v~1s A
s. ·1 JHJM."-, O. P., Cursus Philosophicw• Thomtsttcu.s Naturalis PhUoso-
phi,ac. Tunrim, 1933: idr.m. Cur.nts Thr.olugicus. t.om. I. Parisiis, 1931.
lsagog·o ad D. Thom;:ic Theologiam; NAZARll/S Io_ PAUL"["S, o. P., Com-
menluria in Primmn Pa·rtcm, tom. I, Rononirie, 16~0. in P. I, Q. II, Pro-
logus; P~:Gt?ES H. P. TIIO'.\IAS, Comrncntr1irc Francai.s ~,1.Uéml. dc la Somme
1'htol.O(J/f[11e dc S. 'f'11.oows ll'.-1quin, voL I, Tra.iii! dc nteu, pp. 42.·43, 73-75;
\'Ol. \.i, /.,a JJt-alitml,• ''I. ks Aclc.~ 1l111nains, pp. 9-11; SOM. fR:\:-.lC., TJleu
\Sertillangeg), tom. I. Paris, Hl25. Avant-propos; tdem, T,a Fin DernUre
ou la Rtiulif11dt:. Par1s, 1!)~l6. Avaut-propos; SYLVII FnA:-.1c1sc1, Commentari.i
in tofc1111 11ri.mrnn parte111 ..-:. Tlwmne Aqu?.11.ur.i.~. tom. I, Prooemium, p. I.
Venrtiis. 1700; V.o1..1.rnra (ni-:) Glll'Go1111. S . .J., Cmmnenla.riorum Theolooico-
r1111L VP11etiis, Jr)~l~. T. I. 'l'ot.!11" operis divi!"io et argumentum; VASQUF.Z
G·\KUJJ-:1.1s. Co111111('1i1111i1ir11w or f)i .. 1111taf-imwm. in 1 Partcm et in 1·11 Sum.-
111.ne Th1~11lo(lir1 1 • S. 1'1t111111rs A1111i11alis, T. I. q. II. Venct.iis, 1608; VITORIA
(lii·:) F11\~c1sm, O. P •• Comr.11tarios a La Secunda Secundae dc S. Tomas.
T. I., 11. 4. $alama.ncn. 1\l:r.!.
216 LA SOMMA TEOLOGICA

Ma questo fatto val poco e non prova nulla, pcrchè può rssere
spiegato con ragioni che· non han no nulla a che fam con l'ap-
pI'ezzamento che quelli fecero del piano di cui sliamo parlando;
o perchè lutti indistintamente, lomi~t.i e non tornisti, portano al
cielo questa struttura e questo piano, facendone quasi il vanto
ù il merito principale di S. 'l'ommasu.' Del resto non mancano
tomisti di gran nome, antichi e specialmente recenti, che si sono
occupati a ·fondo della cosa, mettendo in rilievo tutta l'im11or-
tanza di questo aspetto de!Ja Somma.' E poi, a parte quello che

1 Le testimonianze che esaltano la bellezza del piano della Summa


sono così numerose, cli e, duvvero. non e' è che Ja chmeoltà della !"ìcelta.
Un buon numero è cilato d::il Grnbmann (frdrod.. , PP. 115-131). ~e ripor-
tiamo qualcuna. Giù. Dcrnardo Guidonis, di poco posteriore a S. Tom-
maso, st;rive del Maestro: (( ScrivsH ctiam .Sumrnam totius theologlae,
Quam plurihu~ articulis ampliuvit, et alitCl' quam in scriptis snis prlo-
ribus securnium exigenf.ìa!u materiae miro ac conveuienU ordine per
quaRstionc.s et arhculos distinxit •. Antonius Rl!ginaJdus: a lllud tamen
iri ma (Summa] est omnino prae.s1.a11ti~simum quoù tanta est c1rnctorum,
quae tradlt consonantia, tanta connexio, atque, ut it.a loquax, conglutina-
ti o, ut qumHbet ex allo, incredibili fcrc pe1~spicuitatc consequamur. Or1lo,
methodus, sententiuc, admfraliouetn quidem :ni;eucrant.; .sed conccntus
Hll' tam variarum rerum ita rapit animos. ut nihil omnino .sit, quu sua-
vius deler,teIItur 1'. C. \Verncr: a La ."iom-ma dell' lmrnortalc Tommaso·
à'Aquino P. il più grandioso te.>tlrnonio dP-lla scienza mr.dtucvale; in es:;a
la sistematka òella teologia agusttnìana è !'t.at!i port11ta all'ultimo compi-
mento. TJn ultNiore progresso perfdt.ivo in co11fronto di essa dentro 11
1r:crlesimo J.Junto di vista non na più vvssihile; e~su rappresenta. un'ar-
chitettura sublime.... ». Ai quali eJogi riportati clal Gro.bmann piace o.g-
!{iungere quest.i a.Itri, che riguo..rdann anr..:Ji'c.-:.::::i rtiretta.mcn~c il 11ia;.o
della Somma P. che sembrano .aucora più belli dei prP.cP.denti. Il Gaetano,
nella sua lettera. dP.dieatoria al card. ou"·iero Cnrafa dci commenti alla
Prima Parte, dopo avP.r affermato che P. proprio del .sapiente ordinare e
che l'ordine si~temattco è uno dei gra.11di r1regi delle opere teologiche e
ftlosoUchc, cont.inua: 1o: Atque huius quidem !".apientia.e Jawlem, sicut
inter philosophos, omnium piane iulli~io, sibi Aristotclcs vindicavit;
itur inter theologos, qnem Divo Thomal-! At1uinati prat:fHrTe ausus, in-
"·enics neminem" (riportata nell'edizione I.eo11ina delle opere di S. Tom-
maso. voi. IV, p. 3}. fliovanni cti S. Tornma!'o: u Intor omnes Dei Docto-
rcs in ordinanda sacra sapientia nivum Thomam excelluisse, Ht(1ue
ab iure sibi sapienti8 nomen vindicasse .... ncmo qni liane Summam
Thcologìcam attcntius Jegerit dubitare potest "· "Igitur graude hoc mi 4

nisterium [di orùìnurc la sacra dolLrina1 e1s.i per rnuJtos SS. Patrum ac
Doctorum EcclE'siae lubores prccuratum Sit, feli:x t:unen Ulius consuma-
tiC· nlvo TJtomae Aquinati int.er omnes a Divino. PrO\'idcntia reservatu
est: ipse enim in ha~ 1ht>oloJ.riao Summa Ha universam Theulogiam,
non sine infusione cat-:lesti, tn orrtinem redegit, ita admirabilt òispos1 4

tiene !'lravit lapldes istos ctes1derabiles. 1tt nihiJ sapientius, nihil con-
gruenUus, uihìl ordinat.ins IJOWeril excogituri" {op. cit., DP. 143-144). Si
uoti che l'autorità di Giovanni di 8. Tomma~o hu. un par"f.it.:olare valore.
avenùo egli, come lo prova !::i. sua tsw;ouc fl.d. D. Thom.ae doclrinam,
profondamente stlHHato la Sommrt sutto l'aspf'tto dell'ordine o della si-
stematica. Contenson: ((Ad theoJogia.~ (:ommendatiouem non parum
conducit ehrn disi.ributio. OJ'dn autt-m ir, t.heologia tra.dern1a ùividendaque
fr~ii~~t~{i~r~[~a~f~n3fs~e~·e"rif~iib~~ ~0~1~~~~d~:~ q~i ~~i~~i~~f~~;;\~fi0g0~g~~:
facile antecellat, tamen in rerum parHtione, nexu et dbtrìbutione sclp..-
sum in Summa theologica superasse fal~ndum est» (n11. cit., p, 13).
2 Fra i tomisti antichi che hanno tratt.ato con magglore ampiezzu. del
piano della Somma vu citato il Uatìez \011ere e luoghi eitatl) e. soprat-
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 211

si è detto o che è stato fatto, perchè non rifletwre sulle ragioni


che dimostrano l'utilità di conoscere a fondo e di mettere in
piena luce il wma o i temi gene1·ali, che corrono per tutta la
Samrna, comunicandole unità e consisknza, bellezza impareg-
giabik?
Infatti, nota innanzi tutto Giovanni ùi S. Tommaso, se proprio
del sapiente è orùinare - strpirmli.s est ordinare - opera emi-
nenLemente sapiente è il piano o l'ordine imposto alle c-OW.
li;çnora d1mque quello che c'è di più equisilamcnte sapiente e
profortùo in un'opera di sintesi chi nll ignora l'ordine seguilo
o il piano.' Inoltre, nel ca.so nostro, come del reoto nel caso di
qualunque opera geniale, cercaro ùi ricostruire lintima struL-
turn del l'op&rn. è l'unico mezm per penelrare sino in fondo
l'opera" il sistema del pensatorn, e dunque anche il valore delle
singolP pari.i, le quali, il più delle volte, non acqnistano il giu-
sto semu e risalto che alla luce dell'intera "intesi. Di più:
qunnclo una sintasi teologica o filoò()fica, come quella di S. Tom-
maso, noia il Sertillanges, non è una costruzione cervellotica
arùitraria, o, quanto meno, troppo soggetti va, ma cminente-
m~n!R. oggettiva, allora conosct>rne l'ordine non se1·ve soltanto
a rendersi conio ùel modo lii pemare e d' imrrmgfoarc caratte-
l'istico di un Autore, ma per arrivare a conoscere, attraverso la
m1tt•stria di un Ge1tio, clitl ha saputo leggm·c nel lihro aperto
dell 'nniverso quello che. pochi san loggore, la profonda annonia
che lega e affratella le cose.'
Per questo ha 111lrfl'ttamcnle. rng;one lo Chenu di affermare
a.I principio del suo bell'articolo (op. rit., p. lJ!i): «Non è prin-
cipaln1<'nl.o do.Ila ricchezza delle sue conclusioni che si misura
la grandezza e l'originalità ùi un'opera filosofica o f.t~ologica, ma
dall'ordine della sua struttura, dalla. luce tlei principii che. go-
vernano ](,gicamente e spiritualmente la .,enesi e il collegamento
delle sue parli ".
St.i1rliarno ora da vicino quale sia il sens() del piano della
Somma, ossia quali siano le direttrici o i temi generali che tutta
la pervadono e ne fanno un corpo organico.

tutti, Giovanni ùi S. Tommaso (op. r.it.). Tre. i reùfmti, n Garrigon-1.a-


{ffurrne, il Lavaud, i1 Pégue!ì, il Sntmanges, 11 Webert e, in modo tutto
sprr1al~. lo l.hr.nn, il GagnPilr.t., l' HorvritJ1 e il H.amirez, che hanno fatto
oggeU.o rii f;t,11dl ì_1n.rt.ir.<Jlari il piano L.leHu Srmuna. Per tutti questi autori
vetlne la bibliogrntia citata nella nota n. p. 215.
1 "~tic enim ~a.pientis aut rtoctor1s nomen iure meretur, qui scien-
tlae. quam aàclisr.it flrctin~m i,!f.'norat ~ 1 op. cit., p. !44).
2 .. Lo stile di S. Tommaso è obieHivn, esatt.arn1-mtP- riculcat.o sulle
cose. Pl•r ogni parola. una cosa; per 01-rui lntsP- un CL verità; uu insieme
art.it:olaf.o per ogni ar1icolo; un mondo per ogni t.rat.tato. L'online clel-
l'espnsizione nasce sfmwre dal dl dentrn e per que~ta rag-ione abbiamo
creduto cti dover attirare l'attenzione .sugli indici delle materie e- potuto
trovare nel piano della Somma un intero sistema• {S. Tommaso, p. 195).
1/18 LA SOMMA TEOLOGICA

§ 2
I tre temi del Maestro.
117 - Quello che stimola e quasi costringe alla ricerca è il
fallo che S. Tommaso stesso sembra indicare divers" direttrici
o I.emi. Così, p. <eS., fermo restando il punto di partenza o il
subiectum tMologiae, del quale aùbiamo detto sopra, e che è
Dio, S. Tommaso, nel prologo alla prima parte, sembra indi-
care come tema generale di tutta la sua sintesi l' iùea cli causa-
lità. " Scopo della Sarra Dottrina, " dke S. Tommaso "è cli far
conoscere Dio, non solo in se st.esso, ma anche in quanto causa
efficiente o finale di tutte le cose. 'l'i·atteremo perciò, prima cli
Dio in se sLesso, poi cli Dio in quanto causa effettiva universale
e fine ultimo di tutte le creature e specialmente della creatura
razionale'"' Nel quale ragionamento è chiaramente indicata la
prima e la seconda parte della Sommn, men~re la terza verrà
appo!';giata alla seconda, come veclr.;mo.
E il primo tema, al quale S. Tommaso sembra aver fret.ta di
affianr.arne un scmnùo: quello dcl nwto o d0l reditus che, a ~uu
volta non può far seguito che ad un eritus. Tant'è vero che,
dopo aver fatto sostanzialmente il ragionamento riferito sopra,
per giustificare il primo tema passando ad enumerare le parti
ùella Somma, invece di concludere: perciò studieremo Dio,
prima come causa cftir.iente e poi come causa finale; conclude:
"tratteremo dnnque, prima cli Dio, poi del moto, o del rcd-itus
(che è lo stesoo) rationalis creaturae in Dr:um; terno, di Cristo,
il quale, in quanto uomo, b per noi la via do! lenùere o del
torna re a Dio '" 2
Ed è il secondo tema, al quale il pI"O!ogo alla S<·conda Pnrte
ne aggiun.;c ancora un terzo, dai cluè p1·irni, almeno a r11·ima
vista, assai distante: quello rlell'esemplarismo. "Finora," ra-
giona S. Tommaso nel prologo dolla Prima Ser.undae "abbiamo
trattato cli Dio, ma &icrome l'uomo, in quanto libero, è immagine
di Dio, è logico che noi, dopo aver trattato nella prima parte del-
! esemplare trulliamo ora dell'esemplato o della sua immngine,
ossia dell'uomo, in quanto agisce liùernmente "·' Concetto que3[0
che forse l'ilorna, ,Jia purt' mollo implicitmmnte, anche nel pro-
logo della Terza Parte, dove il Re<ientore ci è presentato come
1 "Quia iglt11r princi1Jalis jntentio huius sar..:rar, doctriuae e~t 11el
cognitionem tradl"'re, ~t non solurn sr.r:undum (f\lO(I in se l'~t. s~d Ptìnrn
sccunrlum qiwtl est prinr.ipi111ri. rerum et fh1t.ç ~n.rnm, et spl'cia.Htf'r ralio-
nalls crcaturae .... ad huius cloctrirnH~ expositioncm int~ndeutf\S: 1u, h'<JC-
tH.bimus ùe Deo; 2°. de motu ra1ionalis creaturae in Uenrn; 3°, de Chri-
sto, qui, 5ecundum quod homo, via est noliis tP.lHh~ndi in neum "·
' I, q. 2, Pro!.
3 « QUiil sir.nt Dtuna.c:ccnus rlicit., homo factus ad lmag-iuem DPi di·
cltur, Sf:'c·1rncl11m q11od pP.r imugin"n1 sig-11 iliccttnr lnt1 1 1le1't11ille et arltilrio
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 219

colui che mostra in se stesso quello che l'uomo dev'essere per


ritrovare la via del ritorno o della vito. eterna. '
Tre indicazioni ìnronleslabilmentc, tre terni concetlualmente
e formalmente distinti. Ma si tratta di tre temi disparati, .oltre
che formalrnent-0 e realmente distinti, oppure di tre aspetti inc
cluùenlesi e implicantisi a vicenda? Nel_ primo caso, actum es-
sei, sarebbe finita per l'unità sistematica della So-m:rna; nel
secondo caso, invece quest'unità non .solo è salva, ma è anzi
1

arricchita e rinsaldata, perché tenuta insieme da più linee-


forza invece che da una sola. I testi di s_ Tommaso mettono
in luce ora l'uno ora l'altrc, di quecli tre temi promiscuamente,
si direbbe, cd è per queeto che anche noi, esponendo il piano
goncralc della Somm(f nel capitolo precedente, li abbiamo t-OC-
cati tutti ~ tre senza distinguerli, come invece faremo ora che
ne dobbiamo mettere in luce il senso a il valore.

§ 3
L'interpretazione dei discepoli.
118 - I commentatori, specialmente antichi, - e sia detto senza
ombra ù'arroganza o di sussiego, che sarebbe puerile <la parte
di pigmei dnvnnti a uomini non solo rii merito, ma giganti - ci
1Janno buone indicazioni, ma r.i dicono poco, in propo>ito, non
avendo essi, ad eccezione di qualcuno, approfondito questo lato,
diciamo così, sintdico o panoramico dclln Somma. Difatti, i
Comnwntatori li possiamo ridurre, a proposito della questione
che ci interessa, a tre gruppi.
Molti hanno pmso e ripetuto le parole ùel Maestro senza ap-
profondirle, chia1·irlc o commentarle, forse perchè chiarissime
per loro; e for'e p.;rol!è ogni tempo ha i suoi problemi come
ogni giomo il proprio pnso: e- ai loro tempi problemi stimati
più gravi e assillanti Ul'gevano alle porte. Che io mi sappia, sono
i più e, tra que:::;ti, non JJO<'hi dci Maggiori, corue il Gaetano, il
Suarez, il Va f.,nza e moltissimi altri ancora, tanto fra gli antichi
che ti-a i moderni.

liberum et per se [JOl~stativum: postquam pral'dìctum est de exem11lart,


scilicet dc Deo et de J1is quae processcrunt ex divin:i potP.state SE·cundum
eius volunt.a.t.em, re$1l\t ut consilleremus de eius tmaginc, id est, dc ho-
mine, i-:ecnndnm quo<l et ipst! est l:i11ori1m operum princlpirnn, q11asi li-
ber111n urbitrinm hal.Jens ~f. ~1.1nr111n operum pot.estakm "·
1 11. Quln Salvator noster Dorninus Jt>s11s Chri;:;tus, teste Angelo, po-
pulum ·i;1mm salvum facicn::; a peccati5 f!m·um, viam vrritatis nobìs 1n
seip~o "Temonstruvit, per quum art beatiludiu:=;m irnmorta.lis vitae rf'Sur-
gendo perv12nlre pos::;imus; nerr::;sc est ut ad con:->u11rnUvnc1~1 totius tlleo-
logici negoUi, pust conRiiieratiorn.:m ultimi finii; h11muna11 vitae et vir-
tutum ac vltiornm, de ipso omuium Salvatore ac 1Jene11cits eius humbno
generi pra.estitutis nostra consideratio subsequatur. »
220 LA SOMMA TEOLO<i!CA

Allri invece si sono po3ti in quakhe modo la questione cd


hanno commentato i prologhi o, quanto meno, han fatto ogge!Lo
di considerazione l'ordine o il pi"no della Somma, ma nell'or-
dine delle due padi, più ancora che nelle parole dei prologhi,
hanno lotto un senso innegabilmente bello, e sotto un certo asp€t-
to anche vero, ma cho si stenterebbe a riconoscere per quello
genuino, autentico e letteralP,
Il Banez, p. es,, nelle sue M edilalwnes al prologo della prima
parte, ltova che il pi"no della Sommn può prestarsi a molt0 in-
terpretazioni, ma che la più !Jella sarebbe questa: c'he la Somma,
da vera Som-nw Teologica, partendo dai dommi rli fede, svi-
luppa via via, nei snoi trattali, i quattordici principali articoli
della dottrina cattolica.' La Prima Parie svolgercbbo i primi
cinque a!'firoli riguardanti la divinità: Dio uno, Padre, Figlio,
Spiriw Santo. Creaf.ore: lintera Seconda Parte, il sesto articolo
riguardante la divinitlt riel noslro Sah'alore; la Terza Partr-, i
selle articoli rignartlanti J'umanitA del Hr,clcntore. Il Snpple-
ml'nlo, che trn.t.t.a dei Novissirni, illw;trerc:bbc l'ultimo o settimo
articolo riguard"n~ la divinità: Dio glorificator1;.
Un alt1·r, granr!Cl tomista, il Gonet, certo riface.ndosi art uno
spunto cli carattere oratorio, pinltostu ehe scientifico, vede nel
piano della Somm11 qua'i un panegirico in atto, ei direbbe, di
S. Tommaso Doltorn Angelico. :lfella sna Somma, così H Gonet,
il Oot.tore Angelico ha emulato il moto degli ange.li, che, secondo
l'Areopagita, è triplice: drrolare, intorno a Dio; rei/o, da Dio
alle crrat11re; obliquo, o misto dci due precedenti, inl<,rn<J a Dio
e alle crc~ature insieme. '!'aie il moto deg-Ji ano;rli e tale l'ordine
della Sommo.' La quale, quando considera Dio in se stosso, si
muove con moto rir.:olare, e eooliluiscc la Prima Parte; quando
considera Dio per rispetto alle Cì'•''llnre, ossia. rame cama effi-
ciente e finale, si muove con moto rr,tto, e si ha la Scr:onr!.a Prute;
quando, finalmente, tratta di Gesù Cl"isto vern Dio e Y•~ro uomo,
si muove con moto misto, dando luogo alla Terza Parte. Inut.i'le

1 a A111 nlliiì moùls sit'li placitis ~o.crrte 1.heologiac ordinP-m n D. Tiioma


serv<1lum distr1h1mnt. .!\.Uhi vero hk m;:i,xhne placuit. Ait itoque D. Tho~
mas doc:toris intPni.ion;.·rn erim ~.s~e 1lcbere, ut. 1-m qu::ie ud chti~ti:1r;arn
rE-ligùinem pcrtir.em. ùilttdrlrire i1ro viril1t1s contewlat.. Sunt i:?.it.ur r:llri·
sti<.mae rel ilo{ionis prima fnmlamcnta quatuordccim fhlci catholicac f\rt.i·
culi, qui tot.o populo rre'1r.n,1i J1ropon11nt.11r ~ (« SchoJ,l!';tica Cornmcnt. »,
in Divi TJwmaP- '!1rocmi11m m.editaUo, col. fi-6i. E conlint1a ~Jfmcanrlo i
quattordici articoli P. mo:-;Lrando come i vari trattati della Somm.a ne
siano un nmvio comm+•11t.o.
:.1 ~Porro in hoG opere eirlrm methodo P.t or<1in1 i11hnrr('him11s. quam
n. Tliomas in Summa TheolrigiaP. obscrvavif.; angt:lil:us enim ordo est
quo nni.;~lorum motu~ est acrw1lal-11:-; et quo Angclic.; nocV)l'i nnnHm ::;ibl
promernf!rit. TrifJlir.i .... Auge ti moventur motu: circulari. recto. olJli·
quo .... Hl caelesti11m et heaturum rn1mtimn mot.us; hic motus lJoctoris
Anl{elici, quo in mo oocre a.ureo, quod Summa nwologica mmcupatur,
pro.'{resn.u5. ~st •. E continua dimostrando il suo asserto (op. ctt.• prae-
!atio, pp. !l·W.
INTROD. GEN. ~ IL CONTENUTO E IL PIANO 221

avverlire, perchè evidcntfl, che le parti cosi distinte, non comba-


ciano più con quelle ùi S. Tommam.
Il Contenson, invece, e siamo all't1ltimo esempio, seguendo
il suo tomperamenlo mistico, scopre nello sche1m1tiomo ùe!la
Smmna una magnifka applicaòono delle parole rli Gesù Cristo:
Rgo sum via, vcritas et vita: Io sono la via. la verità, la vita.
Io sono la veri/il.: Dio in se stesso, la Prima Parte; io sono la
vita: la vita beata alla quale l'uomo pel'Viene attrnverso la vita
virtuosa, la Sec01u!1t Pa:rte; io sono la via.: Gnsù Cristo fatto via
al Padre, la Terza Parte.' Anche S. 'f()lnmaso aveva usato que-
st'ultima pamla. nel suo prologo alla Terza Parte ed essa sembra
aver richiamato le altre.
Inncfiahilrncnto, i·ipeliamo, tutte cooo belle, in sè anche ver<>,
ma il meno che si pos<a dil•e è r:hfl sono vere parzialmente e, con
tutta probabililll, non rispecchiano l'intenzione di S. Tomm1«J
a proposito della stm!t111·a della Sonww, in rnbiecta materia.
D~l resto, non è dello che questi comrncntatori con questi com-
menti o mf'ditazioni, inknrlrssem davvero commentate. Con
tutta probahilitll, volt>vano fa.- notare ddle hrlle analogie e, in
questo senso, facevano bene ed avevano ragione.

§ 4
Causalit.à efficiente e finale.
119 - Ma certo, per lo scopo nostro, interessano immensa-
mento rli più quei Commenlatol'i - il lt;.rzo gruppo per la m1K-
gior parte rorcnti, ma rhr po.ssono rifarsi a qualche grandis-
simo nome antico e, soprallull.o, a Giovanni di S. Tomurnso -·
i quali, anche sr. non si oono sernpm posta in tel'Tnini espliciti la
nostra ùomanda, hanno bellam()n(,; e profondamente trattato
del piano della Sonm111 cr.rcando e riu3cendo a metterne in luce
il sénso vero s recmJdito o insicmo lctt0rnlc.' Ed è seguendo

1 Dice-bat Salvator (f1inn., 14, 6:: ,, Fgo snm via veritas et vita. His tri-
bus verbis triplex L> •. Thomae pnrs comprel1endih1r. N.:im prima parte con-
tcmplu.tur Deum ut vcritflS prima, ornnigcna periectlone ornata t->.t. in
1;rpul.uris vPlul.i tolidem ::.pèculis ètllLens. Jn r-.P.c'.urnl:1, Deum c011sidi::irat
11t est. vita lwata et nlti11111s IÌHis. nd q1l~Jll tR1Hlirnus actihus l111rnanis et
virh1t.ih118; a quo ~h-!fle1:tin1ur vit.iis P.t J.wcc:itis; ad rptem dirig-irnur le-
Kihu:;, cui i1111it.im11r pP.r gratiam €'t qucm meritis obtinebimus, si serio
virtm.1m sir1g11lnr111m vraxi op0ram clenius. llemum in tenia parte.
Ue1Lm intuetur ut f~i.:·tus est nobis via, qua ad ìpsum revertimur per
Christum DominLJm )) i'J_'heol. Menti.~ et Cordls, lib. l, <liiiS. l, C3.p. 2, n.p-
peud. 2). A onore ciel vero bi.sogna aggiungere che i1 Contenson. con le 11a-
rok cilut.c, intendo fnrc &emvlicl!n1cnt.c un o.ccostamenro o una appli-
c:<t:liunc. ckl rt!stu molto bdla e <1PIH'u1Jriala. Tnnt' è Yero che, primn e
dopu il kslu I"iponulu, dù il scusv vt:ro e lett.eralo della partizione della
Somma in modo nssa.i bello e couciiio.
:i Suno gli ste!'5Ì autori elle nbhinmo r.itntt a p, 216, nota. 2. Aggiun-
giamo qui elle il primo tema, della. ransalìtà, è stato mcs.so in partici:>-
222 LA SOMMA TEOLOGICA

le indicazioni preziose di que>ti mae~tri, ma specialmente il


testo stesso dcll'.opera e la logirn delle cose, che cercheremo di
flssarn le linee direlll'ici o i temi generali della Somma e, così,
di mettere in luw il vero senso del piano geniale di S. Tom-
maso.
Partiamo dal tema della causalità, che, non per nulla, è il
primo espliril.amentf> indicato nel prologo della Prima Parte.
Fermo restando il r>unto !Jase, che Dìo in quanto ccr.. ,,ccil1ilé
attraverso la rivelazione è il soggetto della teologia, S. Tou11naso
ragiona in questo modo. L'esperienza, anche più Plementure,
ci convince ddl'esislenza di molti r"sseri pal'lkolari è c.;ntingenli,
o di molte creature che devono ridursi nel'eseari:unent.e alla r:au-
salità dell'essel'e supremo, come tutti i rivoli alla sorgente e lutti
i raggi al sole. f,a rivelazione poi non fa che conformare questo
concetto già chiaro di suo, quando insegna che il mondo libera-
mente fu creato da Dio ali' inizio dcl tempo. Dm, che poteva !Ja-
stare a se stesso, avendo in sè la pienezza dell'essere e della per-
fezione, ha voluto, per sua bontà e amor0, far parte di questa
pienezza di perfeziono alle creature. <.:osi non piu un solo (·ssere,
rnu tanti ess~ri.
La pienezza e la perfozione- riel priillL• c-ssr.rc, co1ne (lell't>EH:.~re
in sè, non ~arà 1 è vrro, nè accresciuta nè 1TIL1itiplir.at.a: non plus
1.~nlis; ma con la creazione ct·esccranuu i SOKHetti che !n 1iarle<.~i­
runo: plura mtia. Dio, se.nza cessare di essere il Primo Ente e
l'unico necessario, ha prodotto rial nulla di se stesse tutte lo COf;O,
è diventalo anche causa effettiva universale, anche creatore.
D'ora innanzi, una nuova relaiionc, per quant-0 minima e solo
di ragione, Io eh inerii e quasi legherà alla sua creatura. I.11 teo-
logia se ne devo occupare, e S. Tommaso se ne occupa al punto
da dedicare a questo primo aspetto clel g1·anrlc tema, alla natura
della Causa Prima o alla sua atti\· ila creatrice, !'intera Prima
Parie della Somma.
120 - Ma Dio, creando, ancho se è stato infinitamente muni-
fico e buono, ari·icchendo liberamente e graluilnmenle strnni-
nate moltitudini di esseri, non può aver agito per qualcosa di
meno alto o di meno perfetto di se stesso. Tutto, perciò, deve
aver creato per se medesimo e ordinato alla propria gloria. Pro-
prio come afferma la rivelazione: omnia vropter semetipsum
operatus est Dondnus (Pruv., 16, 4), Dio ha creato ogni cosa
per se stesso. Lo so: questo darà morlo a qualche profano iu
diviwis di accusarlo di egoismo e a qualche enfatico di esaltare
il "divino egoismo'" ma sarò. una delle tante stoltezze che l' in-
sipienza attribuisce alla sapi.,nza e non il il caso di preoccupm·-
sene. In realtà, Dio non sarebbe Dio se pole<>sc ordinare le sue
la.re rilievo, tra gli antichi, da Giovanni di s. Tommnso, e, lra i moderni,
da.li' Horv<i.t-h; li secondo tema dcll'exi.f.11s e d~l redU11s dal Webert e spe-
cialmente dallo Chenu; il terzo, dc:ll' 1mmn.gine, rlal Hnrnirf!z.
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 223

opero ad un fine meno nobile di se medesimo, e del rest-0 prima


a S-Offrire di quooto disordine e di questa stoltezza sarebbe pro-
prio la creatura, la quale cerca Dio con quello stesso insopprimi-
bile aneiito col quale cerca la propl'ia perfezione, poichè cercare
o tendere alla perfezione equivale; a cercare e tendere alla pie-
nezza assoluta dell'essere. ossia a Dio. "L'essere creato,» scrive
magistralmente il Scrtillanges "si cerca in Dio, perchè è in Dio
moglio partecipato che esso sarà più pienamente se stesso," ossia
pe··fotl.o (La Rfotitude. Avant-propos, p. 6).
:E: quanto dire che Dio, dal momento che ha voluto essere
causa effettiva universale delle creature dovrà essere anche loro
causa finale assolutamente ultima; la mèla cui tutte le creature,
in un modo o in un altro poco importa, avranno il dovere e il
bisogno di tendere e che l'uomo, in particolare, dovrà e potrà
rag-giungere fol'malmcnte alh'aver·so I' inc.,ssante cammino del
suo libero agii· e.
Così Dio, per rispetto alle sue ct•eature, non è più soltanto la
causa efficiente dalla quale tutt.o procede, ex qzw mnnia; ma
anche la causa finale ultimà alla quale tulto tende e nella quale
tutto riposa, in quo omnia. Ecco un nuoyo a;;pctto e una nuova
formalità in Dio, che la teologia dovrà conoscere e avremo così
il trattato di Dio fine ultimo di tutte le cose, e specialmente della
creat.ura rag"ioncvolc, e quelli degli atti umani, ossia dei mezzi
che !'nomo ha a sua dbposizionc per raggiungere il fine e che
sono I'argomeuto, l'abbiamo visto sopl'a, di tutta la Sewnrltl
l'llrte del la Sormua Tcologirtl.
:E: vero, il concetto di causa applicato a Dio non può legare r:nn
nesso logico necessario la parte della Somma che tratta di Dio
pel' rispetto alle creature a quella che tratta di Dio in se stesso,
poichè la creazione, opera di Dio ad extra, essendo fatto libero
e contingente, non può r'<cre dNlotta come conclusione nece,;su-
ria da una qualun(Jne premessa. Tuttavia, questo concetto di··
c<tusa incatena tra lol'O con ferrea necessità la Prima e la Seconda·
Parte in quanto entrnrnhi trattano cli Dio per rispetto alle crea-
tul'e. Soltanto Dio può render ra~'ione di una causalità efficiente
e finale, come quelle di cui si occupa la teologia. E questo non
solo basta, ma è più che sutl\ciente per dm·ci il diritto di affer-
mare che il concetto rli causa cosi intero. è davvero, nel!' inten-
zione del MaesLro come nella esecuzione clell'opel'a, uno dei con-
c<:lti ci,iave o dei temi base del!' intera strnttura o del piano della
Sornma.
121 - E sia bene per quello che riguarda la PrMw e la Se-
r.anda Parte; ma come queslo concetto lega alle due precedenti
la Terza l'arte? II pa!';;aggio è facile. L'uomo era stato errato
con un destino soprannatu; <1.le. Di qui, la necessità della grazia
;;antiflcante, delle yfrtù teologali e morali por sè infuse e della
legge positiYa diYina, cli cui Dio muniflramenle arricchì il primo
LA SOMMA TEOLOGICA

uomo e, in lui, tutti gli uomini, Ma l'uomo pecca e in punizione


è privato da Dio non solo dei doni preti;rnaturali, come I' im-
mortalità, ma ancho e spedalmenle lii queUì soprannaturali,
senza dri quali, il fine ultimo soprannaturalti, e quindi la rnl-
vezw e la beatitudine ckrmt, diventa per l'uomo e per il suo agirL-,
rnm più proporzionato, mn praticamente irraggiungibile, se Dio
non interviene.
E Dio può, mn non è tenuto a intervenire. Ma Dio vuole che
la colpa sia riparata e l'uomo riabilitato, come ci dice la Hive-
lazione. Ma come avverrà tutto questo? Dio perdonerà sempli-
cemente l'uomo, passando sopra ali' ingiuria con la sua longa-
nimità e pazienza, risolleverà l'uomo rlall'abi,so r.on la ma
misericordia, o vorrà invr·c0 una riparazione? - Vorrà una ripa-
razione. - E si accontenterà, per questo, di quello cbe pohà
fare l'uomo o una qualunque creatura, (·ioè di una l'iparazione
qualunque, per quanto inadeguata, o la vol'rlt a rigore di giusti-
zia, adegua fa. alla gravità dcl la rAllpa o detr ingiuria che l'uomo
ha fatto a Dio pec1:anùo'? - Adeg·uata. - Allora, dal momento che
l'ingiuria fatta a Ilio dall'uomo col prc1:ato è di !!rllVitit infiuila.
perché la gravità dell'offesa si misura dalla dignità della porsom
offc~'la, una delle due: o l'uomo n"n saril mai ripristinato e re-
dento, e così non toccherà mai più il fine e la mè.\a ultima. della.
sna vita di creatura rkvata a.I soprannaturale ; oppure Dio stcs·;o
in persona deve incaricarsi di fare questa l'iparazione, pere hè Lui
solo, essendo infinito, può ripnrara urù>ffesa di gravità infinita,
Dio solo! - :'via Dio, restando Dio, non può ; perché farebbe atto
di riparazione a se sl.esso, e CJUesto è assnrdn. Hisognerù. dunq11c,
sa vuol riparare ndcgnafomrnll:' la rolpa dell'uomo, che diventi
creatura. Per rifare l'uomo ci vuol più che non a farlo; per di-
vent-arn causa riparatrice, alle eondizioni messe rln Dio, il Crea-
tore bisogna che rliventi anche creatura; che il Padre. che ha
crea.lo l'uomo e tutte le cose per mezzo del Vr.1·ho ·- pt"r rpwrn
omnia facta. sunt - offra orn all'urnanitit e alla mm1.r, questo
medesimo Verbo, aflìnchè l'al'tefice che ha. r>rodotto J'opern, egli
sl~so e non nltri, ncsuma il compito veramenle mirabile e mi-
sericordioso di ripararla.)
Dono quc>to e arnoro ben più grande di quello che brillò
1 Il P. llorv::'1th, nt>1l:i 51lfl. opera c:itata. ri<luce f.utto lo srllC'ma dt•lla
80111mo.. n. queste qur1ttro formule: ()11i est (1>1:?11~ S~f·111ulrnn <1ni>d in se
est); f'X 11110 Olllilia (DCllS SCCllll(\11m l}UO<l f!~t. Ilrin~ip;11111 rcr11111:·; in QUO
omnia O>eus ut. es{ linis renun;; IJ~r qni=:im ornni<t (Dcus :::cc1mf111 rn quod
~~t cau;:;a r€'p:i.rnt.ri:d. Le due prnnC' form11lc coruvri:nrlur10 ln Prima
Parte; la t.:-rza. t.1Jlla la S1:cond1t J)ortc: la lj_l1nrta, la '/'f'rzrr. /'1Hte.
E chiaro cl1e il t.1:111a 11n~s.-;o in luce direltan1~n1~ iJJ lJtle:-;ta ix11erpre·
lazlone è quelli) della c1H1:-:alili1, ed e ut;1·s!a npp11r1to la ragiu1Jf:::; pe:r la.
quaìc, cnunierando sopra., 111~lla 11. ~21, uot.a 2, gli :111tori rr~c~11l.i, ehe st·
suuo o..-.cul1U.ti in modo parr.icolare dell'ordine della 8omma, a.llbiumo
messo il P. Hon:;'tth ll'il quelll chP lns1st0no ririncipalrnente sul primo
tema fontlt1111L·11lul~ l'klla ra11~alitU..
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 225

nella creazione; d.avvcro Dio ha amato l'uomo fino all'estremo,


SI' per lui ha dato l'Unigenito suo figlio (Giov., 3, 16).
Ma questo è il piano rii Dio e la Somma lo b'aduce con fedeltà
e verità irraggiungibili. Nell'ordine che lega indissolubilmente
la causalità efficiente e finale non entra necessariamente la causa
redentrice, ossia Gesù Cristo e la redenzione; dal momento che
quest'opera di restauro dell'uomo non è meno libera e contin-
gente della creazione. E S. Tommaso lo fa notare staccando que-
sta terza causalità dalle due precedenti e aggiungendola come
un fuori opera. Ma n&lt'ipotesi drrl pcrcat.o e della volontà sal-
vifica per mezzo di una riparazione adeguata, Gesù Cristo o il
Verbo incarnato è necessario; perchè la riparazione richiama
la caduta e questa la creazione. E S. Tommaso sottolinea anche
questi rapporti causali condizionali legando cosl, mediante il
concetto di causa, la Terza Parte alla Prima e alla Se.conda.
E inne11;abile cho di necessario, nel mondo dell'essere e della
Somma, iwn c'è chil Ilio. Ma nell'ipotesi della creazione e della
Redenzione, cosi come sono attuate dalla Provvidmza nel prè-
sente ordim• di cose, la causa efficiente prima postula necessa-
riamente il fine soprannnturale e questo la redenzione salvifica;
mentre la natura di queeta triplice causalità richiama necessaria-
me.nto il concetto di Dio o il subiectum theologiae. il quale, corre,
così, attraverso il tema della causalità, per tutta la Somma e
permea di sè l' inl.em sintesi di S. Tommaso.

§ 5
L' « exitus » e il « reditus »,
122 - E il primo te.ma, che però precon1icne e, in ~~rto modo,
si identifica col secondo del'l'exitus e del reditu.•. Difatti, se è
vero che ogni prodmre postula come correlativo un essere pro-
dotto, ogni mozione postula un cssc•r mosso. Gli antichi dice-
van•J: al motus-a~tin fa riscontro necessario il motus-passio.
~ logico perciò concludere: J', nll'atto creativo dl Dio, che è il
?IUJ/us-aclio, deve con·ispondel'B J'e,sere CrPa(o O l'e.ritus, che è
il motus-passio, da parte della creatura; 2', all'attrarre a sè
come a termine o al finalizzare, che è il nwtus-actio di Dio in
quanto a caurn finale o fine ulf.imo, deve cotrìspondere l'essere at-
tratto o il rnlitus, che è il m.o/us-passio, da parte della creatura.
Ilio non è più sultani.o la causa onnipossente, che con un atto
di intelligenza e di volontà fa balzare dal nulla le cose; ma il
seno, l'immenso seno materno, che, dopo averle portate e pro-
dotte, I~ richiama a sè inesistihilmente con la suprema attrattiva
dell'amore e del bene. Non è più soltanto l'abilissimo auriga,
che, dopo averli lanciali alla cor8a, guida con forza e soavità
insieme i mondi; ma nnchc il centro di attrazione universale.
LA SOMMA TEOLOGICA

In sostanza l'exitus e il reditus sono l'equivalente e come la ri-


sposta della creatura al creare e al finalizzare, che appartengono
a Dio e che sono espressi, o esplicitamente indicati, nel primo
fkma della causalità. Con questo di particolare'. che, mentre la
causalità divina tanto nel creare che nel finalizzare è sempre
nect1ssariamente istantanea ed eterna, il rediJus invece, almeno
per quello che riguarda l'uomo, non essendo istantaneo è un
vero e proprio tendere di ogni giorno ed un moto misuralo dal
tempo. Ciò ha indotto S. Tommaso, sempre cosl pro::iso e for-
male, direbbe il Gaetano, a preferi1·e, nella formula.zionc defi-
nitiva della Somma, il termine di matus all'altro, forse più poe-
tico, ma meno proprio, di retlitus, che già aveva usato nel suo
commento giovamle ai libri delle Sentenze.'
Questo il filo conr:luttore e il legame delle· due prime parli nella .
Somma secondo il tema dell'exilu.• e del rrditus. L'attacco alla
Terza Parte, anche secondo questo tema, non è e non può essere
necessario come quello che lega 1'exitus e il reditus, ma è tut-
tavia logico e quindi facile. La cl'eatura, e l'uomo in partico-
lare, usciti da Dio, devono ritornare a Lui fino 8oprannaturale.
E l'uomo sarebbe ritornato, perchè aveva i mezzi, e la via, cbe
era quella dello gratia /Jò, era aperta. Ma !'nomo pecca e, col
peccato, perde l'innocenza e la grazia. Tra il punto di partenza
e quello del ritorno, come tra rlue rive opposte, si spalanca una
voragine e si apre un abisso. La via è interrotta: impossibile
il ritomo. Occorro un ponte, che riavvicini e riunisca le rive e
sul quale possa passare la via del ritorno. Questo pan~ dall'arco
infinito, e perciò capace di ricongiungere l'uomo a Dio, non
può essere che Gesù Cristo e la nuova via è quella della peni-
tenza, e della gmtia Christi. Per questo S. Tommaso, sempre
preciso e formale, non introduce il concetto evangelico di 1Jia
che nel prologo della Trrza Parte, per introdurre la persana e
l'opera salvifica del Redentore.
123 - Si rileggono così, come alla luce del sole, e si sentono
arrivare all'anima con una dolcezza nuova, lè parole del Van-
gelo: rr lo sono la via,,; "Jo SGOO il buon pastore>> e conduco
le pecorelle al pascolG di vita eterna; "Io sono la porta» (Giov.,
10,9,11).
A proposito dei quali testi, che alleghiamo con gusto e com-

• Per Il testo della Somma. ,.ed! p. 218, nota 1. Quello delle Sentenze
è 11 seguente: • Potsquam [Maglster Sentent!arum] inquisivlt ea de qul-
bus ng(~ndum est, in hoc •mere: hic proseqnit111· >HW.HI intPntionPm Pt ";_
viditur in du~s partes. Cum enim, ut supra d1ctum tst, sacrae doctr in .. o
illtentio sit circa divina, ctlvir.um :rntcrn s11mit111· !=:f-r'nnrt11m rfllM1nn"m
ad Deum, vel ut vrlncipium vel ut finem .... constderatio ·huius doctrinne
erit de rebus, secundum quod exeunt a primo et s':'r.unflum qund ref~
runtur in ips11m ut In ftnem. Unde in rmma r•nrte dP.terminat de rebus
divinis secunctum. ex1.tnm a pr1nctp1o; in sf'cunda s•:cundum redltum in
flnem • (1 Sent., d. 1, Q'. 4, a. 2, divisio texlus).
!NTROU. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 'l:ll

piacenza, qualcuno potrà meravigliarsi che si osi avvicinare cose


tanto sacre a quollc tanto alte, ma tant-0 meno spirituali, dicono,
quali sono le metafisicali conside.razioni e i temi della Summa.
Il discorso qui è ,;olo ineidentahi; ma come non esprimere l'ac-
coramento per qucsfo. cecità mentale, che non sa passare la
scorza delle cose e che, p0rciò, irrimediabilmente confonde la
sostanza col modo, la dottrina col metodo? La Somma è teologia
pura: è natnrale, dunque, rhe raggiunga il Vangelo e la Rive-
l:izioue. Snt'ebbe mostruoso il contrario pcrchè allora avremmo
una scienza che non rag-giunge i principii. La Sornm.a è anr.he
un meraviglioso rommm1to alla S. Scrittura e al Vangelo. "Io
sono la via.,, dice Gesù nel Vangelo. "Ii quale nostro Salva-
tore, )l commenta S. Tomrnaso (\mostrò a noi in se stesso la via
della verità, per la quale, mediante In resurrezione poilSiamo per-
venir~ ~Ila beatitudine della vita immol'tale • (Prol. a!Ia Terzll
Parte 1•
noma pagana e imperiale si gloriava delle grandi vie procon-
solari che, partendo e ritorrnmdo a Roma, caput m;undi, davano
modo di perrnnere !'impero. Quanto più grande e più vasta
questa nuova via della Roma cristiana, che è Crblo Signot'e
nLtrnverso la qullle l'umanità tuffa intera - di tutti i tempi e
di tutti i luoghi ·· può correre dalla terra al cielo!
124 - A· conclusione, ci sarebbero da nggiungero alcune pre-
cisazioni. :\la, ap1>unto perché questo secondo tema non è che :m
aspetto del primo, basterò. dichiarare che valgono e che sarcb-
bem da ripetere qui quello che sono state fatte ~opra a propo-
sito dcl tr,ma della causalità, e sottolineare, ancora una volta, che
il nesso fra l'exitus e il rcdilus, suppo,ta la creazione, è assoluta-
mente necessario e cJ1e il reditus a\travt'rso il Cristo·- per Cfm'-
stum - contingente in se stesso, è però necessario nell' ipotc:>i
della elevazione dell'uomo al !!no rnpl'nnnaturnle e della reden-
zione salvifii'.a alle condizioni messe da Dio.
Cosi, anche alla luce di questo secondo tema, la Prima Parte
richiama JlèCCl'"'1riamcnte la Seconda e l'una e l'altra. la Terza,
come l'exitus esige il re1fitus e il ritorno domanda la via e il
ponte, che è Cristo, affinchl> lil crNltura po~sa effettivamente tor-
nar0 a Dio. Cosi l'intero piano della Somrna, come la grande
realtà divinn di cui discorre, ci appare più che mai come un
grande, infinito cerchio d'amol'e. Un cerchio, perchè l'uscire e il
ritornare a Dio de1l'universilà de.Ile creat.ure è come un'immensa
am'eola di gloria, che queste creature descrivono intorno all'unico
punto o principio immobile. Un cerchio d'amore, perché il
creare o il produnc per far parte ad altri della propria bontà
e perfezione, e il richiamare a sè pe1· comunicarsi interamente

1 Per il testo latino del passo riportato e che è tolto a le&ter& dal pro--
logo della Terza Parte, Vi:!di p, 219-, notu 1.
228 LA SOMMA TEOLOGICA

nèlla gloria, dopo essersi dal-O interamente sulla croce, psr con-
sentire quel richiamo e queila gloria, altro non può essere che
opera d'amore, anzi di quell'amore sconfinato, immenso che è
sinonimo di Dio.

§ 6
L'esemplare e r immagine.
125 - Resta ora da esaminare l'ultimo tema, quello dcll'esem-
pla·re e del!' immagine, ovvero del modello e deila copia. Per
quanto possa sembrare lontano dagli altri due, deve avere con
essi intimi rapporti e strette relazioni, non essendo concepibile
che S. Tommaso, il genio dell'equilibrio e dell'ordine, abbia vo-
luto rompere l'armonia temaLica cieli' intera Sormn(t con I' in-
trodurvi un terw tema e una terza linea-forza in conti·asto con
le altre due. In realtà, il rapporto dell'ullimo concetto-chiave
con i due precedenti è anch'esso rigornsamente necessario.
Difatti, se è vero, come è verissimo, che Dio è causa di tutte
le creature e di quelle l'pirituali in modo particolare, e che l'ef-
fetto dev'essere almeno analogicamente simile alla ('ausa, una
certa ras;omiglianza, per quanto imperfetta, tra Dio e le creature
- molto meno acc;ontuata nelle creature inferiori o corport'(' e
molto maggiore in quelle superiori o spirituali ~ è già dimo-
strata. Si aggiunga che questa somiglianza delle creaturn non
è vera immagine, ma solo vcstiqw, quando 'le creature non par·
tecipano analogicamente quello che e' è di quasi spedfico in
Dio, ossia la spiritualità, sorgente di intelligenza e di libertà.
La prima quindi appartiene e si allribuisce soltanto ali 'uomo e
all'angelo, mentre la se<:onda è comune a tutte le creature.'
126 - Concludendo: l'uomo, come afferma anche la pl'ima pa-
gina del Gcne;i (i, 26-27), è fatto a immagine di Dio. Ma, pl'er
cisamr:nte in che consiste questa immagine di Dio nell'uomo?
L'essere di ogni cosa è inscindibile dal suo agire, porchè per
mezzo di esso la creatura raggiunge la perfezione alla quale
tende necessariamente. Ne segue illlora - prùna conclusione -
che Dio, se crea, dovrà mettere e qmisi sigillare in ogni creatura.
la doppia immagine sua del'l'essere o statica (ont-0logica) o quella
del l'agire o dinamica.
È scindibilissimo, inveee, l'essere naturale da quello sopranna-
turale, essendo inconcepibile una sopranalm·a dovuta necessa-
riamente alla natura. Ne segue allora - seconda conclusione -
che Dio, anche se lo crea, non è affatto tenuto ad arricchire

1 Per 1a d?ttrina riguarùante l'immagine e il vestigio, fondamentale,


per I.a retta mte!1igenza di uuesto terzo tema della Somma, vedi I, q, 9:1,
specialmente gh artlcoli t, 2, 6.
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIA:-10 22ll

l'uumo drlla vita soprannaturale e quindi a imprimere in lui


anche una ùoppia immagine - statica e dinamica - di ordine
propriamente divino.
Non è tc:nuto, mn può farlo, e la rivelazione ci asskura che
nella sua immensa generosità Dio lha fatte>. Ne segue allora
- taza ccnclusione - che, in concreto, ci fnrono nell'uomo, fin
dalla sua ct~e..uzione e devono continunrr. aù esserri, quattro im~
magini o rassorniglian7.e con Dio: dtw di caraHere statico o due
di;iamiche; d110 di ordine naturnle o imagincs nat11rae e due di
ordrnc soprannaturale o ùnugùws gratiae_ Tutte però, in quanto
doti dell'uomo quale usci rlallc mani del Creatore, ritengono il
nome generi.ca ni itrwgcs cre(J(ionis.
fi' i1nmng1n0 ont.olm;ùea della ereaturn, seguendo immcrliata-
nwntr. all'azione cr0atrice di Dio, si rirluce a1l'r,,n"tus e appnrtienc
alla Pri11w Parte della Somma. Quella l)perativa invece, costi-
tuendo la tisposla deJle Cl''aturc affat.trnzionc dcl fine ultimo,
fa parte. dcl reditus e appnrliene alla Sccond11. p,11/e.
127 -- Ma se, è chiaro che l'immagine dinami<'a appartiene. al
rerlitus, non è cmi cvirlentc come ne ;ia eausa. F.d è nppunto
questa rrrnn•:anza di evidenza che ci ubblig-a ad aggiungere una
flttrola per chinrirc r.on10 l' im1nagine operaliva non solo appar--
tienc n'l red'i!Us ma lo condiziona, appunto perchè no è la causa
disJJO~itiva o preparatoria.
Difatti. t.ra I' imrnag-ine ontologica e quella clinamira od opo-
rativa, ollre le rlifforcnze p1-ccerlentemenl8 notale, e' è que;t'altra
notevolissima, tanto nel piano naturale come in quello ;;opran-
natnralc. Mentre h prima, che è pnrt.e ~trnttmale dBllo crea-
ltu·e, è qualche cosa rli fisse> e di non aumentabile, almeno spe-
cifkamente; la seconda, che consisto nellfl conformità del no.5tro
agi1·e col volere divino, è soggetta a variazioni di ogni genere,
a ru~rfozionament.i r. a (h~cadimeuti.
Ln rngiune e la llivelazionn, la natura 0 il Vungolo si uni-
scono per com~ndai·ie all'uonw resto 1J(Crfcf't1ts, sii perfetto come
è peridi.o il Padre tuo che sta nei cicli (Mrllt., 5, 48). 8c l'uomo
ubbidi~ce, la m01·ale ;n att.n <livlmta davvero) co-n1c voleva Pla-
tone, l'arte dell'imitazione cli Dio; e il libero agit"e dell'nomo
(\ per efoo, I1uorno tullo intr.ro ragf{iungc quel grudu di son1i-
g·liaozu ron Dio o rii rettitudine che gli permette di ra.gginngere
il mo fine ultimo: l'uomo è salvo. 8e qu,"tn nnn avviL•ne, per-
c-hè l'uomo, invece. di assecondarr. i1 piano rlivino allravrrso
l'cset(•izio della sua libel'a volontà, lo trasgTedi~e•\ allora c'è il
}H2ccato; J'in1mngin12 operaliva si illangttidisce; l'uon;o si allon-
tana rlnl suo fine ullinw, in luogo rii avvicinarvisi; il rilorno è
reso impossibile: l'uomo è perduto.'

' Dal ratto che l'uomo è sah·o o perduto s~condo che agisce bene o
male. s.i deduce che le opere buone so110 uecessa.rie per la salvezza. Si
LA SOMMA TEOLOGICA

128 - Il minimo indispensabile di somiglianza dinamica o mo-


rale, necessaria all'uomo per il suo ritorno e la salvezza in Dio, è
assicurato dalla virtù e più precisamente dalla carità, che è con-
versione della volontll, e quindi di tutto l'uomo a Dio; è di-
strutto, invece dal peccato grave, la cui essenza consiste non p"r
nulla in una completa aversio11e o allontanamento da Dio, deter-
minata da una indebita conversione a qualche creatura.•
Ma l'uomo, il primo uomo, purtroppo peccò, venendo meno al-
l'ordine fissato da Dio per l'esercizio della libera attività umana,
cot risultato disastroso di distruggere in se stesso o nei suoi di-
scendenti la doppia immagine soprannaturale, di menomare
quella naturale, e di precludcro a sè e a tutta l'umanità la via
del ritorno.
D'altra parte, l'uomo, se crn ;;lato capace, abusando della sua
libertà, di distruggere limmagine soprannaturale di Dio in sè
e di p1·ecludcrsi la via del ritorno, non era però in grado, con
le sue sole forze, di ridarsi qucll' immagine e di riaprirsi la via
che conduce a Dio. Perehè il soprannn!Ul'ale essenziale, es&ndo
prerogativa di Dio solo, l'uomo può ben riceverlo eome dono
maS10imo dalle mani munifiche di Lui; ma non ridarselo e nep-
pure merital'io, non essendoci propo1·zione alcuna tra il bene
naturale, che, in enoo, l'uomo potrebbe faro. e un donG di grazia
essenzialmente soprannaturale "he ne dovrebbe esse.re la ricom-
pensa.'
Per rimeritare all'uomo, a si.retto rigore di giustizia, I' im-
magine soprannaturale: era necessario, come si è dotto parlan•lo
del primo tema (n. 122), l'azione di un Uomo-Dio. Così Gesù
Cristo redentore, nella lucè di questo terzo g1·andioso t.cma della
Somma, 11on è più la causa riparatricP., r.he fa riscontro a quella
creatriee; neppure lu nuova via, che ripermcttc all'uomo pecca-
tore l'accesso o il ritorno al Padre ; ma il divino archetipo, che,
mentre restaura nell'uomn l'immagine naturale, gli rc·Rtitnil'ile
la doppia immagine soprannaturale di$!l'lltta dal peccato e lo
prepara e l'indirizzo, mediantu c1uesta imago gratùic, nlla tm-
sfigurante imago gloriae, che ncm è più dull'esilio, ma della
patria.
Di qui l'ÌraVfL s. rrommaso In rag-iurrn di eonvenienzn. pcrehè
ad incarnarsi fosse il Verbo, piuttosto che il Parlro o lo Spirito

notino, pC'rò, le prP(:is:i7.ioni di carattere metaftsfco che fa S. Tornma..:;o a


questo riguardo nl•lln. I-li, q. 5, a. 7.
1 Si parla qui 111.~l rrceato pt:r P.c.cP.llenza. ossin del peccato mortA.1e,
nel quale solo si vcrilica I'a11ersio a neo. Veri i 1-11, q. 12. a. 5, corpo.
2 L'uomo, ::u;en(lo S(~cor:<lo le sue forze native o naturnJl, non è in
grado di fare azioni alle q11nli sia tlovuto f! rigor~ di giusf.i7.ia {= cou
le quuJi pos"3a meritare de. condi~1no) ìa gra7.ia :..;antiri•.:n.nt.e. Può, r.nt.tavia,
meritarla de com1ruo, in qu;:rnto ciof& è conforme a.lla :rnprcma bontà
di Dio che, fa1.:eallu l'uomo ùel suo rnflglio 1 nw ;Jlì vt:onga incontro e gli
dia più di quello al qu:J.le egli avrebbe diritto. Vedi 1-11, q. 114, a. 5.
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 231

Santo. Egli è limago DC'i e l'archetipo di ogni creatura, era per-


ciò conveniente che proprio lui venisse a restaurarn limmagine
divina là dove il peccalo !"aveva dislrut.ta o guastata.' L'uomo.
che poteva essere salvo mediante !'imago creationis e la gratia
Dei, lo sarà, invece, mediante l'imago rccreationis e la gratia
Christi.'
Così questo terzo tema dell'immagine corre, come gli a:ltri
due, per tutta la Somma Teologir.a compaginandone le varie
parti e dando a tutta l'opm·a impareggiabile unità e armonia.
Esso ha il particolare vantaggio sugli ali.ti due temi cH e..."Sere
più squisita1nente teologii:?o; in qnantD meglio fa risalt::tre oome
tutta la teologia verta sempre intorno a Dio ; sia quando tratta
di Lui direttamente, sia quando sembra abbassare lo sguardo
sulle creature. Come la cnritA ama Dio in se stesso e nel pros-
simo e come la fede non ha occhi, si direbbe, che per Iddio;
così anche la teologia, scienza della fede non ha al!l'o oggetto
che Dio. E lo tro\•a non solo quando studia dir<'lt.mnente la
Realtà increata, ma anche quando ne vede i riflessi nelle im-
magini e nelle v~s1igia, cioè nelle creature.

§ 7
Atto e potenza.
129 - Questi i tre I.emi' che rirorrono in t-utk~ l'opera: la cati-
salfrà, il moto del procedae e del rilomo, l'esemplare. In altri
lerrnini: un produn·e., richianrnr<', rnodclla'r-e, un agire insorn-
ma. da parte rii Dio; cui fa riscontro un essere pl'Odotto, richia-
mato, mo<.lellato, da parte della creatura; un fare e un esser
falt.o; nn agere e un pali seconrlo gli antichi : al.ID e potenza.
In questo caso il sottinteso necessario di tutto il piano della
Sùmma sarebbe qt1ella stessa distinzione tra 1,tto e potenza, che
è alla base rli tutta la sintesi filosofica e teologica di S. Tom-
mnso. • Il piano della Sornnw, sarebbe comandato dalla ~t!'Ssa

' Ili, Q. 3, a. 8.
~ La grazia ricev11t-a da Adnmo primrt <1P.1 prccato viene dt>nominata
dal teologi gralia Dt.:i, mentre t1uelln rnNitat.a a1l'1111Hu1Hi\ dalla Reùen-
7.ionc di Cristo si chi::unn ymlifi Cluisli, ctie r1erò 1w11 differisce e~sen­
zia.ln.l!nte Un.lla pri111a.
3 Ln funzione e lo ~vilupr10 dei singoli tf:mf, annlizzatt in questo c..j
in r<ipporto al piano della Son1m11, sono mf~!:lf:i in luce nell:t favola an-
nes~a a tJUe~to arlicoln e chC' riproduce ·l' inlero lliano 11ella Somma.
Abbiamo Crt'd11to cli doverli ri1111ire sotlo un unico .:;chema, non ~o1o per
mo1ivi r1i carntt.P.rc tipogndìco t~ pPr aH•ure di semr•lkità, In'1 nnrhe p~r­
chè, es8e11do inlimamente connesso, separarli sarehb~ stato ditticile e no-
civo, p;!r gi11nta, a q11P.1la vista <I' !nsieHt8 del pia110 dt>lla Somma, che ci
sia.mo 5forzati di rar risaltare f.• <:omprL'ndere.
• I tomlst1 sust.cugu110 gc1u:r;11 r11r>11tP. che la h'.si fondamentale dell' in-
tero sistema di S. Tomnwso ~ qndJa elle stabilisce la distinzione reale,
232 C.A SOMMA TEOLOGICA

fondamentale verità, che comanda tutto il suo sistema in filo-


sofia come in teologia. Questa coincidenza è naturale, ed è anzi
un argomento in favore della celebre distinzione, da una pa,l'le, (·
del piano della Somma, dall'altra. Coincidenza natural", di-
ciamo, perchè, in fonda, che cos'è mai il piano di un'opera, che
voglia essere costruita salr!amente, se non la divisione e rordine
imposti dalla realtà dello cose?
Si potrebbe obiettare che, se i Ire temi fondamentali della
Somma potessero ridursi alla distinzione tra l'atto e la potenza,
il piano dell'opera dovrebbe essere ancora più si;mplicc e risul-
tare diviso in due piuttosto cho in tre parti. La rispasta è im-
plicita in quello che si è detto ripetutamente. Le prime due
parti sono unite da un legame logico e necessario, e perciò sono
anch'esse necossarie e tra lorn compl€men tal'i. La Terza Parte
invece è legata ad esse soltanto per una doppia ipotesi, che ia
rende contingente. Spede nelle; concezione tomistica del pccca,to
e dcl motivo cieli' Incarnazione, il rilii;vo non può man(;ll.fe di
valore. Ma ba.sti aver accennato a que.oli concetti, dm, però,
oltre ali' interesse che hanno in se stessi, ehi udono in germe nu-
merosi corollai·i tutt'altro che traswrabili.
Questi ultimi acrenni aprono immensi panorami (:he non
hanno nulla a che fare con interpretazioni persoualistiche più o
menr• sapienti. Sarnbbe infatti in::renuo pi;nsare che sia sfuggitr,
al!' intelligenza dell'Aquinate il rapporto del piano generale della
sua opcrn con le tesi fondamentali dcJ suo sistenia teologico.
J; Incarnazione - che per Scolo e altri teologi sarebbe avveìmt'1
anche se Adamo non avesse pcc<'.ato. per un coronamento neces-
sario al l'opera della creazione - stando ai t.rsti riel la Scrittu1·a
appare invece esclusivamente legata a quel lri8t<' evento. ];Aqui-
nate ammonisce i t.eologi di tutti i tempi a non voleme rnpere
di più degli Autori ispirati, quando si trntta di avvenimenti con-
tingenti che dipenùono soltanto dalla libera iniziativa della Di-
vinità. Ma prima di rivolgere ad all1·i l'avvertimento, nB ha fatto
te>;ol'o presentando la Tl!rza l'ar/r, drlla Somma come elemento
non necessario nella strutturn lugita del suo capolavoro.

n6lle creature, tra 1a po1enza. e l'atto, l'essenza e l'esistenza e ln. reale


identificazione in Dio soltarito rii qucst0 svprP-me divi~ioni dell'essere.
P~r sostenere questo 1mnto cli vi:-ita il P. !\orb~rto net Prn.do ha scri1tu
il suo ctJe.bre lihro Di: i-'r.ritatc Pumh1J;:.r~nlali J.>hllo ..::nrJlìi.ac Claistim)1lf?.
Anche tra le celebri XXIV Te$l pro1ir1:.:te dall;i S. Con.!{rc•go?.ione degli
Stud1, fignrano al primo po~to ih ord111~ :o:bternatico q11elle che si riferi·
scono a questa dottrina. Cfr. nn. 156-IGO lii quec:to vohm1e.
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 233

V
V ALO RE E PREGI
DEL PIANO DELLA SOMMA'
Veramcnto, pl'ima an~.ma di parlare dei meriti del piano della
Somma, si potrebbe e, fol'se, si dovrebbe parlare dci pregi del
conl.;nuto; ma non lo facciamo, e di proposito, per non l'ipetc1·ci
e non invadei-e il campo altmi.
L'argomento di autori!<\ ha in proposito un peso decisivo, trat-
tandosi di teologia. Esso è stato da noi sufficientemente svilup-
pato nel capitolo secondo parlando storicamente della Somma
(nn. 101-102) e ci sembra tlel tutto inutile tornarci sopra mol-
tiplicando testimonianze ed elogi di Papi e di autorità di ogni
gene1·e, fonto più che queste testimonianze, almeno in gran
parte, sono state g'ià raccolte e pubblicate innumerevoli volte.•
Chi poi do~idera ricavare i vregi del contenuto filosofico della
S01mna da una pre.sentaziono sintetica del sistema tomistico
tmvr.rh niodo di soddisfare il suo desiderio ndln !ottura di un
altm articolo di questo morlosimo volume introduttivo.

§ i
Sern p licità.
130 - Ridott-0 cosi l'argomento a trattare dei pregi o dcii me-
riti che toccano direttamente il piano della Somrna, piuttosto
cbe il suo contnnuto, nei limiti, ben iriteso, in cui quest& due
cose tant.n vicine e compenetrantisi sono separabili; diciamo su-
bito che il primo morilo dte presenta la Somrna di S. T.Jmmaso,
considernh dall'este1·no o nella su~ struttura logica, è crue-llo di
una e2lrema semplicità. E intendo quella semplicità che non è
misotiu e suverficialilà, ma Ol"rline, chinrezz~. profondità.

1 PP.r qur.Sto qnint-v capit.oto, oltre gli iwtori citnti u.11' inizio dei
capitoli [H'ere<te11t.i. si tengano p1·e:=-t-nti questi altri: Acta SS. Murt. I,
C., LVIII; .-".1.1w11r1 MAù:-il, Overa, Lug1J1rnt, 16.:il, Tomus XVII, Prima Purs
Summae Thcologiw.': Tonrns xrx, Sm11mu ùc Crcaturis; AI.F.XA'.'<IORI DF. H.l-
Ll!.S, Doctoris Jrre(ragu.bilis, Snmm::t ThP.oloKh.:a. Ad Claras Aq1rns (Qua·
racchi) ?i:ICMXXIV, tom. J-Ill: CI-Jr~T:~llTOr\ (i. K., S. Tommaso d'Aq11ino,
trad. di A. R11!1l Hipruttonti e G. Datta. Milano, 19~8; WALZ P. A. M.• O. P.,
s. Tommaso d'!i11ui't10 (Studi biografici sul Dottore Angelico}. Roma,
1945.
2 Lù testimoninnzr. clP.i Papi e lh'l magl$t.1?rn ch~lla Chiesn, in genere,
che vanno (la, Alessn.rniro IV a Pìo X, sono ~tn.r.e raccolte dal P. J. J. Uer-
tllier, nel suo vulumc già cita1o: Sanctus 'fhomas Af}Uillas Doctor com.
munts NcclesiQe, purtroppo p~)C-h1-::simo coJwsciuto, ma che dovrebbe
essere come l' F.nchlrMiou Tlwmistarum.
LA SOMMA TEOLOGICA

Ali' inizio della sua immane fatica, e precisamente nel prologo


generale alla Somma, S. Tommaso lamenta nei predecessori
che avevano scritto di teologia tre grandi difetti: la moltiplica-
zione di inutili quest.ioni, articoli e argomenti ; la mancanza di
un vern e proprio ordine sistematico; e da ciò derivavano Cl)me
conseguenza necessaria, interminabili noiosissime ripetizioni.
Tre difetti, che sono l'opposto della semplicità, della chiarezza
e, s'aggiunga pure, della vera profondità o possesso pieno del-
l'argomento; difetti che S. Tommaso si propone di evitare nel~
I' intereso;e dei « novitii theologi ,, . ' Chiunque abbia acquistat-0
una certa dimestichezza con la sua S&mma sa fino a qual punto
egli ha tenuto fede alla sua promessa e al suo impegno e sia
riuscito a darci un'op€ra incomparabilmente ricca e complessa
(38 trattati, 611 questioni, 3112 articoli)' ma insieme ordinata,
chiara, profondissima, semplice . nell11 quale i difetti lamentati
nei predecessori sono accuratamente eliminati.
Così, mentre la maggior parte delle altre opere teologiche.
erano divise, seguendo per lo più lo. sr,hema dei libri delle Sen-
tenze di Pier Lombardo, in quattro parti, la sua no ha tre sole.
Le opere dei predecessori avevano un'impalcatura logica esterna
wvrabbondanle, stracarica; lib1·i, parti, inquisitfones, trattati, se-
zioni, questioni, membri, capi, ari icoli. Divisioni queste che tl"O-
viamo, p. es., in non pochi luoghi della grande e prep;C\volissima
Somma l"eolo(lìca rli Alessandro di Hales' di poco anteriore a
quel"la tomistica. S. Tommaso si contenta anche in questo di
una divisione ternaria; parti, questioni, articoli. I Maestri del-
l'epoca come moltiplicavano le partizioni dell'opera intera, mol-
t.iplicavano, nell'interno di ogni articolo, le obiezioni, i "sed con-
tra'" gli argomentL E non concentravano la loro dottrina nella
rlefìnitio magistralis formante il corpo dell'articolo, ma quasi la
1 Consideruvimus numqne hninR flotrrinue novitlos, in hiis quae a
diversis scripta sunt, plurimum 1mpecl1ri; partim uuidem, p1·optcr multi-
pllcationem iuutilium quacstionum, articnlorum et a1xumentorum; par·
tim etiam, quta ea qnae sunt necessuria t.nlibns ad sciP.nclnm, non tra·
d1mt11r secundum ordinem 11i5dplinae, sed set:..:undum·q11nd rf!qnirebat li-
brorum expositio, vel secunctum m10c1 !;e }lraebeba.t oi..:casio dlspntanrti;
partirn quidem, quia corundcm trequens rP-pehtio et fastidium et con-
fm;ioncm generabat in animis auditurum. - Haec igitur et alia hnlusmodi
evitare 5tudentes, tentabimus. cnm confìdf:!ntia divini auxilii, ca qune ad
sucr:i.rn rtor.trinam pertinont, brevlter af'. clilucicle prosequi, sccundum
quod materia patietur 11. I novilii, dei quali parla S. Tommaso, sono 1
giovani che iniziano e fii npvlicauo allo studio della teologia.
11 Il numero delle questioni e degli articoli ò otu.to cli nuovo ri5contrato
sulla edizione della Sornma.• fatta dai Domn1icani Cunn.desi (Ottawn, ·
1941·1945, voli. ~). dove gli articoli sono contra.f.Regnatt in nota con nu-
merazione progressiva. Si osservi elle ùei 3JJ.2 articoli 443 sono riel ricor-
dato Supplemento.
3 Ci siamo limitati a. uno soJo, ma gl1 eRParpi, a riprova rtl ciascuna
dello nostre assE>rzioni, potrebbero essere facilmente molt.iplicati. Qual-
cosa sarà agKiunto in seguilo parlando c:iclla novit;l dPl piano della.
Somma. Si può vedere in proposito il secondo capitolo dell'opera già
citata del Grabmann: lntrod:u:ione alla Sum.ma Theolooiae.
INTROD. GEN. - IL CON'l'ENUTO E IL PIANO 23&

sparpagliavano tra il corpo e la risposta alle diverse obiezioni,


riducendo, qualche volla, a poche righe di scarso inhiresse
il nucleo ceni.raie. S. Tommaso invece si attiene nell'articc>lo ad
uno schematismo invariato, sobrio, naturalissimo, in cui le obie-
zioni, ben scelte, son poche - tre, in media. Uno solr.:, r.li rrgola,
il " sed contra". La risposta poi, de/initio o detennina!io rru1ui-
straUs, con la storia della dottrina, 16 prenozioni indispens11bili
e le rngioni in favore della propria sentenza, è raggruppala nel
corpo dell'articolo -Respondco dicendum .... - Finalmente,, IIlL'n-
tre i teologi contempornnei si attardavano in questioni di poca
o nessuna importanza. e trattavano senz'ordine rigoroso vari ar-
gomenti, con la conseguenza già notata di creare confusione e
doppioni; Tommaso trascura inesorabilmente le curiosità e il su-
perfluo per attenersi all'utile e al soùo. E sa ordinm·.o con tale
sapienza gli svariati e quasi innumerevoli argomenti che i dop-
pioni nella sua opera o non esistono o sono rarissimi. Tant'è
vero che, in così grande moltitudine di articoli (ben 2669). in
due soli sembra ripetersi, e, forse, anche questo non è vero,
perchè non pare identico !"aspetto formalo sotto il quale la que-
stione ritorna.'
Questo schematismo puramente esterno e formale della Somma
è necesi;ariamente monotono e i suoi clementi architettonici,
come in certi palazzi novecento e in ce1-te costruzioni metalli-
che, sono un po' troppo evidenti. Ma se C'i si addentra neHa slrnt-
tura concettnalc e si consiùcrJ.110 le sue linee maestre, cioè il suo
soggetto e i suoi temi ovunque ricorrenti, l'impressione è ben
diversa. Perché qui un'estrema semplicità e chiarezza di stile
va di pari passo con una. densità di pensiero forse nnica nella
storia della cultura; e si resta soggiogati, quando non ci man-
cano le forze per ab!Jracciare le grandi linee armoniche della
sua sintesi, visibili in ogni articolo della Somma.

§ 2
Teocentriemu e unità.
131 - Ma se il carntte1·e e il pregio esterna.mente primo e più
appariscente del piano della Summa è la semplicità e la chia-
rezza lineare, si ùeve subito aggiungere rhC\ il pregio più reale
e profondo, più sublime, anzi, è quello di essere teoccmf.rica.
Inutile insistern dopo quello che abbiamo ùetto sul soggetto

' Si tratta dt~ll'articolo 12 (Jf.Jl, q. 10): a l!trurn rnrnri Jw.laeornm et


aliorum intldeli11m i:.inl. inviUs parentibus, baptizandi a che farebbe dop-
pione con l'articolo 10 (lii, q_ 68!. dove ritorna la medP-sima qncstione nei
medrsimi (ermini. Gli Editori della Leonina pensano chr. l'articolo 12
della Scr.anda. .Secunctae sia interpolato. Vecli anche GRABMANN, Intr<r
duzione, pp. 132·133.
236 LA SOMMA TEOLOGICA

formale, sulla divisione e sui grandi temi del capolavoro del-


!' Aquinate (cc. Ili-IV). Da sotlol incare invece, che questo pre-
gio, non meno dei precedenti, è proprio della Somma Teologica,
e che dal t.eocentrismo spircatissimo dipendono altri tre caratteri
o pr<•gi affini, ma non identici, della massima importanza anche
in ordine a un chiarimento maggiore del carattere davvero sacro
della teologia di S. Tommaso.
Il primo di questi caratLe1·i è la t.rologalità della sinksi tomi-
stica, e uso questa espressione. pur rendrnrlomi conto della sua
ineleganza e del suo valore soltanto approssimativo, per distin·
guere questo pre!';io dal teocentrismo da cui deriva; e, insieme,
per mettere l'accento sul carattere soprannaturnle della teologia
di S. Tommaso.
A rliffert•nza della filosofia che si occupa principalmente delle
creature e che, anrhe quando nwl trattare di Dio, parte dalle
.creature, e ar1·iva a (~unosc8do soltanto carne prima C'ausa e primo
ente;' la sintesi teologica di 8. Tommaso, appunto perché scien-
za della fede, parte da Dio, che conosce o si sforza di mnoscere
in se stesso o nella sua vila in ti ma oss,:nzialmente soprannatura-
le. Soltanto in seguito scende alle creature e di queste si occupa
solo in ordine a Oio, o per tomare a Dio meglio conoeduto at-
travel'so i riflessi o le immagini che serbano di Lui tutte le sue
opere.'
Che òe qualcuno, contro questo carattere teologale della Srrm-
m.a, volesse opporre r inconveniente di una identifkazione tra
teologia e fede, o per lo meno il pel'icolo di far [}a ..,,,a.-e la teo·
l(lgia per una viri!ì t.eo!ogale; noi non avremmo che da richia.-
rnarci a quello che abbiamo detto al principio di questo artirolo
(nn. i7-85), parlando della teologia e della fede. Abbiamo allora
affermato che I a teologia considera sì Dio in se ~tesw e tutto
il resto in ordine a Dio e quindi, in C<•rto sim"o, Dio solo, come
la fede e le virtù teologali in gmiere; ma che, ciò nonoolante,
non è n0 fod0 nè virtù teologale; perchè, mentre la fede ha rier
oggetto Dio in quanto fo1•malmrnt" rivtilato la teologia lo con-
sidera rnltanto rnrne vil'(ualmenle rivelato. Hesta però vero che
la tcolo:"ia, amrnnto pcrchè procc·de. dalla fede, che è una parte-
cipazion~ nell'uom'J clella. soprannaturale cognizione di Oio, è
ancll'es&c.t unn. parte-eipazionci della sl"·irnza divina. o, ('OlIIB int.ra~
rlucibi'hnenle si esprime S. Ton1ma.::>o, una « impressio divinac
scientiae" (I, q. i, a. 3, ad 2).

1 Il diverso punto di vista dal quule partono la filosofia e la teologia,


nella loro considerazione òi Dio e <lelle creature, è 111e::::::o in luc.;e molto
bene da S. Tommaso in J Cont. Gent., cc. 2-:l; Il, c. 4. V~c1i anche Pl'.::Gl'ER,
lnttiritton .. ., Jlp. 170-17/i: GAnnIGOU·L:4GRANGE, JJe neo Uno, p. 77.
2 Sono concetti giù 1:osi ampiamente illustrati nei due co.pitoli pre-
CAdeuti, III e IV, che non è il ea::;o ùi tornarci sopra, nP. dì allt-!gare testi di
S. Tommaso o di altri per dimostr<:1re la verità di quanto qui si a&8erisce.
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 237

132 - Dal carattere teologale e, in ultima analisi, dal carat-


tere teocentrico della sintesi tomistica, sgorga subito, come se-
conda qualiLà, il carattere eminentemente unitari.o della scienza
teologica com'è concepita da S. Tommaso. Si trntta innanzi tutto
dell"unilà essenziale e specifica esclusivamente impostata sul-
l'oggetto formale, che è l'aspetto caratteristico, il punto ·di vista
dal quale essa t.utt.o consid;·ra; ma vorremmo fat' notare come
questa unità fondamentale è rigorosamente rinsaldala dal suo
soggr,tto formale, Dio; dall'unitit magnifica dei grandi temi che
dànno forma a tult.o il piano della Somma; dalla fusione, final-
mente, tutta propria di questa scienza, tra !"aspetto speculativo
e pratico. dommaliw e rnumfr.
lnfatt.L mentre nelle scienze pmamente umane e filosofiche
lo specn.la!iYO n il pratico rnstituiscon~ differenze essenziali,
quest.o non ~vviene in Dio la cui scie.nza è insiPme cono~citiva
1

e causativa delle coso, spcculal.irn e pratica.' Di conseguenza,


non avviene neppure nella cognizione di fede e in quella teolo-
gica precisamente ]:1€rchè sono, rome. abbiamo sentito affermare
da 8. TounnasoJ una (( in1pre:.-:sin ùivinae srienliar.in. llilicvo
d'importanza notew>lissima in tmria o in prntirn, pcrchè do-
vre.bbc 1·iconlare ai rulwri delle varie spl'cializzazioni teologiche
e agli slwlcnli di Leoln,o:ia specialmente che le molt.e "teologie"•
invalse dai secolo XVIII a queola parte, non rap11resentano, in
realtà, altn~ttantn scienze h·a loro es.S<?nzial mente distinte, come
quel le, p. és .. che entrano a far parto della filosofia. •Esre son
parti e nit•11t'all1·0 d1e parti integrnnti un'unica, medesima, in-
scindibile teologia. Lo stesso rilievo deve inolt.re ricordare che
uno dei grnnrli meriti ([ella sintesi teologica di S. Tommnso ·è
anche qL1oolo: di esser€' riuscito a rnldarr. tra !uro indissolubil-
mente in qnc.,ta superiol'c concezione unitai·ia della scienza di-
vina. e toologica la dornmatica e la morale, le quali appariscono
così. come realmente sono e devono esst-re, due facce di un mc-
de~imo pl'isrnu e non due scienze lonfane e quasi irriducibili per
argo1nento e per dignilh. Ll:g·gend(\ certi nMuuali e abr:ollando
certi macsfri viene fatto di pernare davvero ~hc 111 dogmat.ira
debba t.ratlarc di Dio e dci gramli temi dottrinali, rivestendo
così un carnit.c1rc elevalo l' positivo: la mm·ale. invece è ridotl<t
allo sludic; dt>i pccrnti e dcl modo ùi rimediarvi, risultando di
caratte1·c davvero poco nobile e del tntto negativo. Quanto più
alta la concezione tornidiea della teologia, in cui l'unico nobi-
lissimo soggetto, Dio, consiJemto in oL~ stesso e come causa ef-
fettiva dei l\rnive1·so, fonda lu parte specùlativa o domma.tica,

1 Si vP-àa, a questo proposito, 1, q. 1, a ..~. P- si noti, in modo parti-


colare, l' ìnt.c~cs&ante pas~o ~P.g11eute: • Uode 11cet in l,;Cientiis. philoso-
pbicis, alia s1t speculativa et 11lia pracf.ica, sacra tamen doctrrna com-
PI'f!heniìit sub se utrumque; s·icut et Dcus eadem scientìa se cognoscit
et ea quae fo.(';i_f. 8.
LA SOM~IA TEOLOGICA

e fonda la morale o la pa1·te pratica della teologia, in quanto


come fine ultimo eccita e regola l'universale movimento di ri·
torno di tuUe le creature, e specialmente dell'uomo, al loro prin·
cipio.'
133 - Un terzo carattere, finalmente, che <leriva alla teologia
di S. Tommaso dal suo spiccatissimo carattere l4'ocentrioo, è
dato dalla sua incomparahile dignità oo elevrz/,'zoa. Questa si ri·
cava non tanto dal fatto che ha per soggetto lormale Dio e per
oggetto formale la rivelazione virtuale - che sono, 1·ispetliva-
mente, il soggetto e l'oggetto più elevati attingibili da una scienza
essenzialmente naturale - non solo dal fatto che è sdenza cer·
tissima e che è sapienza;' ma dal non poter procedere che dalla
luce della rivelazione formalo e dalla fede. Infatti sno soggetto
formale è Dio nella sua vita intima o soprannaturale. Perciò,
altro non può essere la nostra teologia, diciamolo una terza
volta con S. Tommaso, che una « impressio divinae scicntine in
nobis». Non solo dunque una sapienza ma una s111>ienw divin11.
Pur sottolineando per ben tre volte il cara.Uere sacro della !eo·
logia, non intendiamo prendllre posizione accanto a qnei tomisti,
che sostengono essere la teologia scienza essenzialmrnU! sopran·
naturale e così, almeno secondo alcuni, percam per eccesso; ma
soltanto ammonire noi stessi e i " theologi novitii " che però non
è leciw neanche peccare per difetto, riducendo oltre il giusto o
non sottolineando con forza sut!icir.nte l'aspetto soprannatural13
della sacra. dottrina.

1 Si. l+>gga a questo rigu~rdo, il bn.rno i:.eg1wnte moltu };iguilkati\·o


dello Chenu: lf Déjà Je néoplatonisme autici:uc u.vait tenté cl' identiH1:1r le
principe d'explication rutlon~lle de~ choses et le princ~pe de la vie re-
ltgieuse. Le panthèi~me avait compromis cette tentati ve; S. Tiioma::;
saura., sans rìen sacrifter de la personnalité transccndentale d~ Dieu.
principe et fin òe toutes choses, tircr tous les béneflces et toutc la vf!rlté
de la doctrine de l'émanation et d11 retour. ne fait cette tloct.rine est a
la fois lA principe dc J'architecf.111"e dA la ::;omme, et. la raisnn cut(·i;orlCJlh~
cle l'unité du savoir ihéologique, que la fii.ssocio.tion mmlerm! du "Uog-
me" et ùe la. "morale" a lamentablemr,nf. eomprorntse. La morale n'f'};I
pas un cu.tulogue de préceptes dont l'applicarion se rt:gle par d' lnnom-
hrables cas de conscience ni nou plus une évclsioll my~tique hors ctcs lois
de nos facultés: c'esl une scieucc, une sclence IH'alilllle, mais une
science, qui a Pour matii~re un orgunismc spirltuel, consti111ant. en no11:.
une nature, principe du retour tL Dieu avec lout son ap11:1reil de vertu~.
et la merveillc du salut est que la gràce. vie divine intnsCe il nos à111C$,
jouera en nous à l' instar d'une natnre, princiue n~cl et pflrm:ment d11
"retour" errectif au Dieu de11x fois partic:ipé 11. E n1:.q.:-iung0, in now, q1:r-
~t'altro opportunissimo riliP-vo: K Alnst ne placern-t-on PUt' le trait(! cli•
la gràce en "dogme ", en rl.isant qui il n' lntéresse 11:1:-> la ''morale",
camme certains le d?clarent 11 (np. cit .. J). 103).
J Sono tutte proud~tà della teolog-i11. che abbiamo Htur:.trar.o nel ca.-
pitolo primo, parlando .de1la no.tura della teologia (nn. 77-80) e nel cnJJI·
tolo terzo, parlando del suo oggetto formale (n. 101).
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 239

§ 3
Ogg~ttivltà e solidità.
134 - Dopo queste considerazioni sul carattere teocentrico della
Somnia, sarebbe interessante ricercare perehè i·I piano della
medesima, a detta di tutti, è anche un piano oggettivo. Cert-0,
J)€rchè S. Tommaso, anima innamorata della verità, scarta ri·
solutamente tutto quello che potrebbe essere una preferenza sog-
gettiva e nasconde se st<!sso per non far posto che a Dio e al-
l'essere; e perchè il piano o la struttura della Somma, invece
di ricakam vieti motivi, trarlizionali non abbastanza sapienti,
imb-Occa decisamente vie nuove e ubbidisce soltanto alla ve-
rità che la m1111te indagatrice e penetrante del suo autore sco-
pre nelie cose.• Ma soprattutto perchè questu piano considera
le co~e dall'alto della suprema causa, e per questo è in grado
rli conoscere e di rife1·ire. tutta la verità rlelle cose: queJ'la di·
vina e quella umana, quella necessaria e quella contingente,
quella assoluta e quella relativa. • Il piano della Somma Teo-
!ugica," scrive magnilkamente il Padre Serlillanges " non è
altro, a dire il vero, che il piano stesso del reale. Dio è; Dio
basta a se stesso; ma Dio, infinitamente perfetto e felice, vuole
iiheramente comunicare la sua perfezione nelle e al.traverso le
creature, specialmente le crealure rag·ionevoli. Dio è cosi, nello
stesso tempo, un'esistenza, un principio, un fine, ed è tutto il
piano della S!Ylnma » (Somme Frane., • Dieu '" I, Avant-propos).
135 - Ma se il piano della Somma è oggettivo in senso filo-
sofico per questa suprema ragione speculativa, che è la foto-
grafia più riuscita di tutto l'ordine della realtà, non va dimen-
til'ato che è oggettivo anche in .w•n<o storico. Infat.ti S. Tom-
1 Si ulluùe u una verità poco o:-;scrvata. ma Uclla massima impor-
tEJnzn e che può essere esuressa in •1uesto modo. Tutt~ Je cose, in tol'za
1lel proprio costJtutivo speciflr-o, 1° s0110 coc:.tftuite in una determinata
essenza; 2° sono p1·inclpio r-emoto a quo dl un determinato modo speci-
fico di a.gire; 30 dicono determina.te rclnzloni essenziali ad altri esseri.
SPcondo il primo aspetto, abbiamo l'e<isere ontologico o stalico delle cose;
sotto il secondo aspeito, l'es"ìere operat.i\•o o dinamko; sotto il terzo,
l'essere relativo o di rela:r.ione. Clascuuo di questi ::t.spetti è qualcosa di
reale, e quindi una verità; dl essenztalt:, (; co~l ca<la sotto I& considera-
zione della scien2a. Sembra certo, tuttavia., che l'orctinri e il piano della
scienza dipenda immer1in.t.amente ;_~all'aspetto o d:illa verHà di relazione,
per il motivo semp1ich:.simo ch0 i ·ordine o 11 piano della scienza non fa
che riprortnrrc l'c;rdine essenziale delle cosr: del vari predicati in ordine
all'elemento specifico del soggf,tto rt i scienza, o di questo ad altri essni
tra ordine alla causalità efficiente e finale. Tutto quello che abbiamo detto
esponendo il piano della Somrria è un cse111pio e una conferma di Que~
sta verità. Per questo ahbiamo afft)rmato nel testo che l'oggettività del
piano 41ella Somma è ricavata diret.tanu~r,te dalla verità d·i relazione
delle cose. SI noti, tnoltrP.. che, per evitare facili confusioni, non ab-
biamo ma.1 parlalo di verità relatlv~. m~ c1l verità di relazione o di nesso.
Vedi anche GAGNF.BET. op. cit., µ. 258.
2.10 LA SOMMA TEOL(•GICA

maso tenendosi ugualmente lontano - come ha notato nel suo


splendido articolo il Padre Chenu (a-p. cit., pp. 94-101) - dal·
l'astrattismo logico dì un Abelardo e dal posiii vismo storico
di Ugo di S. Vittore, ha saputo costruire tma sintesi teologica
che si attiene, sia pure nei limiti consentiti dal suo carattere
eminentemente speculativo, all'ordine crono/agito, mi si passi
l'espressione, dei tmltati teologici, alla g1·ande storia divina e
umana raccontata da quella Sacra Scrittura che, nelle facoltà
teologiche delle Università del Medioevo, era il ksto base delle
lezioni dei Maestri, detti non per nulla "Magistri in Sacra pa-
gina•.
J.j qui, per dimost.rarlo non è il caso di entrare in particolari
e rii stabilire confronti, fucilissimi del resto a chiunque ab\Jia
presente, anche soltant-0 sommariamente, il piano della Somma
e il racconto della Storia Sacra. Ma a nessuno può sfuggire l' im-
portanza A la bellezza della constatazione, che a noi premeva di
far valern per mettere in luce un nuovo e forse insospettato
aspetto dcli' inflessibile oggettività della sintesi teologica di
S. 'l'ornmaso.
136 - Giova inoltre notare che da questa oggettività della
SoTJzrna dipendono non solo, come si è detto di pass'1.ggio, il suo
carattere di vnrità, ma anche quello di saldezza o solidità, di
J)erenne att.nalità e, f01·se, si direbbe meglio, di eternità. Come
Dio, la verità non muta e non muore. E quando la verità nel-
l'interno di una sintesi non è. solo prerogativa delle singole tesi,
ma anche del concatenamento e dell'organizzazione delle tesi nei
trattati e dei trattati nelle parti e delle parti nel tutto, allora
si comprende come sia dif!kile abbandonare una soht delle sue
granrJi tesi, o anche solo notevolmente invertire la disposizione
e l'ordine dei suoi trattati.
Eppure, e sarebbe difficile dir~ il perchè, a questa malage-
vole operazione e a questa fatica di Sisifo, parecchi hanno vo-
lut-0 cimrntarsi in lui.ti i tempi, ml risultato di provare l'insuf-
flciunza delle proprie anni o la saldezza granitica della rocca-
forte. Cosi sembrò l(iusto a qualcuno, anche réccntelllente, per
seguire in questo, si disse. più dn virino l'esempio lodevole degli
antichi Padri, invertire l'ordine dei due p1·imi trattati della
Somma. Ad altri, molto più numerosi, parve giusto di eambiar
sede, in oosequio a Gesù Cristo, al trattato ne Grntia; e ad altri
ancora, di staccare addirittura l'intera pnrte morato da quella
dommatit-a.' 1\fa i risultali, ripetiamolo, furono rJavvero poco

1 E noto c11e il distacco totu1e della teologia morale della domma.t1r::i.


si ebbe verso la metà del secolo XVlll quando prevalse, almeno di fatto,
l'opinione avanzata dal VasQucz che la teologia morule fosse una ~cienza
distinta del1a dommat.ica. Anch~ prima, e perfino nel periodo aureo della
Scolastica. si erano scr1ttr~ Summulu.e e Trattati di teologia morale esclu·
sivn.mcnte prnticn per uso dei confegsori: ma con que!:ito, si era inteso
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 241

felici, perchè i primi si misero in condizione di non poter ren-


dere ragione, se non anticipando la dottrina generale su Dio,
dell'esistenza e della natura delle processioni in Divinis; gli altri
lasciarono incompiuto l'edificio creato da Dio per assicurare
all'uomo innocente ed elevato il suo ingresso alla beatitudine;
e gli ultimi non si accorsero che quel loro staccare la parte mo-
rale dai naturali presuppooti· e compimenti dommatici, mentre
era un abbassare di tono la mol'a!e, costituiva un attentato alla
inscindibile unità della teologia e distruggeva in pieno l'edificio
armonioso ideato e realizzato dalla. mente geniale di S. Tom-
maso.
Con questo non si vuole insinuare che tutto, assolutamente
tutto, fino all'ultimo dettaglio, sia definitivo e immutabile nel
piano della Somma ; ' ma sottolineare, anche con questo argo-
mento ab inconv('1lùmti, la sapienza con la quale esso è stato
concepito e realizzato, e la sa.ldezza, stabilità e perennità, forse,
che deriva a'll' intera struttura della. S<Fmma da quella sapienza
e da quel! 'ordine.

§ 4
Novità.
137 - Questo dunque ii piano della Sornma, il suo signifitato
vero ed i suoi meriti. Ma questo piano è proprio di S. Tom-
maso, l'ha proprio \l'ovalo lui e quindi è suo, oppure l'ha preso
e l'ha in comune con altri? Una risposta esauriente domand&-
rcbbe un volume. Ci accontenteremo, invece, di qualche cenno
tanto per non lasciare del tutto senza risposta una domanda,
che intere&ea molti e, più ancora, pcrchè la risposta ci permet-
lcril. di accennare ad un altro pregio del piano della Somma: la
sua novità.
ili offrire un uiuto per la prasst, non di .sdndere la teologia in varie
scìemi:e. Ve1ti in modo purt-icolare: n ..i.::.urni-:1., 011. cil., o;pecialmente da
p, 11 a p. 25. Vedi anche GRABMA!'i'N, Storia del.la teoloaia, p. 2. Quegli
invece che $luccò, o, almeno, che rese comune la prassi di staccare il
tratto.te rte oral.la da.Ha morale. per l'imandarlo dflpo il trattato de Verbo
lnca.rnato, sempre srcondo 11 Grilbmann, surebhe stato il grande teologo
terlt>sc:o dPl secolo XIX C. ScheP.ben. L' ill\'tTSion0 dr.1 <111e primi trattati
della. Som1(10 è 5U'\1u fatta n.nrhe recentemente dallo Stol7. nel suo Mr1-
nuate 1'/teol-oyl.ne Duamaticae; ma, forse., fu tentata anche prima, pe-r-
Chl' L- parla110, (}ifernlendo la posizione di S. Tommaso, tomisti più an-
Hc!Ji, come, p. es .. il Godoy, op. cU., p_ 3, e nnche il Nazarius, op. cU.,
p, 78.
1 L'ummette :1.llC'lle il P. Gagncbet, strenuo difellsorc dcl piano 11~11a
Somma, il quale, dovo aYere insistito sul caratt~re di necessità, che pre-
senta n piano ùi un tro.t.1ato, e quindi anche di un' inrnra ~intesi, quando
::.la co.=.truita dan·l'rD scientiflcrunento, aggiunge però: • Sans doute,
cl<:J.ns le d!Hn.il rte cette itispositior. il peut y avoir unfl certaine part dc
rl>iativisnw. M::tiR. il y a. am;si dcs Nememt<> néccssalt·e~ qu'on ne s.aurait
rn<'•eo1111aitre sans sortir pa1· le fnit mG!nC du point ùe vue propr~ de la
5CH~llCe > a11. dl., p. 'Ult!.

Tntr. · 16
242 LA SOMMA TEOLOGICA

Com'è avvenuto per i poemi di Omero e di Dante e per tutte


le opere, si direbbe, che hanno fatto epoca, si son fatte ricerche
e stabiliti confronti, avanzate ipotesi e messi innanzi materiali
pregiacenti e si è arrivati a parteggiare per l'una o per l'altra
soluzione. La critica imparziale sembra d'accordo sui punti che
seguono. Anche la teologia, come il mondo, non nacque con
S. Tommaso; perciò i predecessori di lui, alcuni dei quali -
come S. Agostino e il Damasceno, il Lombardo e non pochi altri
sommisti, Alberto Magno e Alessandro di Hales - innegabil-
mente grandissimi, gli prepararono la via; ma l'opera come gli
usci dalla mente e dal cuore, con i suoi elementi sintetici e il suo
piano, è sua e soltanto sua. C~m<' sol•i in lui e per lui, certo in
vista di cosi grande opera, aveva DiCI creato quella grandezza
eccezionale di mente e di cuore: "dedit rnihi cor sa'J)iens et intd-
ligens et latitudùwm cordis; mi delle il Signore un'anima in-
telligente e sapienf.e e immensa larghe•2a <:li cuore» (t 0 Re, Volg.,
3' Re, 3, l!l. c I" Re, Voi g., 3' Re, 4, 29).
E qui, a riprova, non è il caso di riportare minutament.;, met-
ten<:loli a confronto con quello della Smnma di S. Tommaso,
tutti i piani delle sintesi e delle Somme teologiche, che la pre-
cedettero; ma qualche esempio almeno, anche se per sommi
capi', non guasterà e, forse, potrà esser utile ed anche gradito.
Una sintesi che fece epoca, perchè l'opera divenne il testo uf-
ficiale dell'insegnamento di teologia per molti secoli, è quella
contenuta nei quattro /,ibri Sententiarurn di Piè Lombardo.
Ora, tutta la sacra dottrina si divide, per il Lombar<:lo, in due
grandi parti: una prima che tratta de rebus. e una seconda che
tratta de si(Jnis. E la prima. si suddivide in altre tre: de relms
fruibilibus, o delle cose fruibili dall'uomo, <Yosia di Dio in sè e
nei suoi attributi (I. I); de rebus utibilibus o delle cose utili,
P qui della creazione, dell'uomo, Jella caduta del primo uomo,
della Grazia (!. II); delle cooe utili e insieme fruibili, dov•'
parla <:lei\' Incarnazione, delle virtù, <:lei peccati, dei precetti
(J. III). Nel libro quarto, In lraltazicne della seconda grande
pade: dc siqnis, os~ia dei Sacramenti dei sacramentali e dei
1

novissimi.•'

1 Questa division.1..\ ricavata. dal 1 Sen.t., 11. 1, dcll'opPra <14?-l Lom-


hnrdO e rifèrlta nnche da S. Tommaso all' ini?..io rlel suo commenta.rio
ai libri delle Senten7.e, è mes$a In luce schematicamente, 1Ja. Joan. a
S. Thoma che la riassume con queste parole: • Ornnis iloctri11a, vel
est. rerum vel s1gnor11m. Th~rnm aliae s11nt quthus es1 fruendum, alì;:ie
quibus utend11m, alio.e q11a.e 11t11ntur et fruuntur. Hes quibus est fruen-
cl1Jm, sunt qune beatus nos facìunt; et suat Put-<'r, •!t Filius, et Spiritus
Sanctus. Rcs quibus est utendt.un, suut- quilms tendentf!s a.<1 heatitudinern
acHuvarnur: et sunt Munrl11s, et ili eo Cl'eata. Res qtrnc fru11nt11r et utun-
tur sumus nosmetips1 et angeli sancti -. (Cursus 1'/icowatcus, Summa
textus, lib. I. Sent.enti::i.rnm, pp. 8-!I:. Fra i moderni tratta assai bene del
oiano delle Sentenze del Lornhanlo il Masnovo nel suo ottir110 lihr·etto
cit., pp. 46-50.
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 24:!

Basta un confronto anche superficiale col piano generale della


Somma, ··la noi esposto e ridotto a schema, per convincersi che
le differenze sono irriducibili, a cominciare dal punto di vista
cenf.ralc\ ossia dal soggdto della teologia. La, sintesi di S. Tom-
maso parie dall'alto. è teocentrica, mentre questa del Lombardo
prende le moose da un piano molto più basso, fa capo all'uomo
ed è antropocentrica.
138 - Anteriori e molto meno fortunate di quella del Lom-
bardo, le sintesi teologiche di Ugo di S. Vittore (1096-1141) in-
titolata De .<acramentis christianae fìdei, ossia dei misteri della
fede c1·isliana, e l'altra di Abelardo (1079-1142) intitolata lntro-
ductio ad thMlogi.am o, come vogliono altri, Thculogia ch1"i-
stio:ruz.
Quella ùi Ugo è divisa in due libri corrisponMnti al Vecchio
e al Nuov.:: Te~tamento. Libro I: oput conditionis, ossia l'opera
della creazione: le creature, la loro cauSa, la preparazione del-
l'opera della redenzione, la fede, i sacramenti e le opere legali
<lei Vecchio Testamento. Libro II: opus Tepnrationi.•: Gesù Cri-
sto, la Chiesa, i Sacramenti, il culto, della vita virtuosa· e del
compiment.o di tutte le cose. ' Si tratta, come si vede, di una
sintesi, che ricalca tutta la storia sacra e cli carattere eminen-
temente cristocentrico, lontanissima eia quella tomistica, anche
se S. Tommaso ha saputo ritenerne il buono; come, p. Cs., ed è
irià stnto detto, un giusto 1·ispelto per il racconto storico della
Bibbia.
Costruii.a su uno schema del tut!fJ logico e quindi di caratlt're
diametralmente opposto alla precedente, la sintesi di Abelardo,
la quale fece scuola e che è divisa in tre parti. Prima la Fid~s.
la Fede e i misteri: Trinità, Incarnazione, creazione, reccato
originale; seconda la Cari/as, ossia la vita cristiana, le virtù,
i precetti; terza il Sacramcntum, i Sacramenti. Questa sintesi
trascura completamente l'ordine storico <!Pila Bibbia, in favore,
come si è detto, di uno schema puramente logico e didattico. Di
più, il raggnippnment-0 dei trattati è puramente materiale. Evi-
clcnte la distanza incolmabile dalla sintesi tomistica: inutile,
perciò, insistervi o attardarsi in sterili confronti.
Dcl piano cieli a Summa A lllf<l di Guglielmo di Auxcne
(t 1231-37), che, secondo il Grnbmann "particolarmente nella
dottrina morale o elci Sacramenti è ;otata fondamentale .... ed ha
eseivitat-0 il suo influsso anche su Alberto Magno e Tommaso
d'Aquino"• basta ricordare che è cosi poco nuovo e tanto simile
a quello ciel Lombardo chtl, a detta dello stesso Grabmann " fu
1 Per Ja sintesi di Ugo di S. Vittore. si vedano le opere già citate òi
GRABM1\N:'-i, Storia. della teo(O{IÙl. p. 52; CAYRÉ, op. ctt., tom. II, l>JJ- 438-
439; CHENU, op. cu .• pp. 96-97. Per quelln di Abelardo vedi CA'tn&, ov. cit.,
tom. Il. p. 414; GRUM.\NN, 01'- f'U., p. 54; f.:HENU, OP. cU., p. 97. Per
quella <..H Guglielmo di Auxcrrc: lill\O~!ANN, op. ctl._, p. 84.
244 LA SOMMA TEOI.OGlCA

ritenuta (quest'opera), perfino da parte degli editori, per un com·


mento alle sentenze di Pier Lombardo».'
139 - Trascurando altre opere e.d altre sintesi, delle quali sa-
rebbe da ripetere, in un senso o in un altro, il giudizio dato a
proposito di quelle ricordale, veniamo ai due colossi, che pre-
cedono di poco S. Tommaso e che scrissoro, l'uno e l'altro, sin·
tesi teologiche ed anche Summae de Thrologia.
Il primo è Alessandro di Ha!es (1180-1245), che scrisse la più
voluminosa Summa Theo1ogiae, l!! quale però è anche, secondo
il giudizio dcl Grnhmann, una delle migliori e quella alla
quale maggiormente si sarebbe ispirato S. Tommaso. Di questa
Summa il Grabmann stesso dà, nella sua Storia della teologio.,
un ampio sunto, ma così materiale, si direbbe, da rendere molto
difficile un conh·onto efficace col piano della Summa Theolo-
giae di S. Tommaso. Riassumiamo il piano formale, quale ~i
ricava dall'analisi dell'opera stessa, uscita ultimamente in nuova
splendida edizione a Quaracchi, e che è tolto di peso, si può
ben dire, dall'ampio, panoramico prologo alla terza parte, dove
l'autore si.esso espone i1 piano dell'opera.
La sacra dottrina o teologia è divisa da Alessandro, come gi'ì
da Ugo Vittorino, in due grandi sezioni suddivise, a loro volta,
in a]\rc due. In tutto, quattro sezioni rispondenti ei;attamenle

1 Cfr. op. cil .• P. 8'.


2 Ecco il testo del u Prologus in tertio.m partem "· a Totn. d1dstia11n1)

fldei disciplina perr.inet uù duo: ad fldem et intelle~cnliam Couditoris:


ad l'idem atuue lr1teHigentiam Sa.lvatoris o. ~ Fides :1qtem et ìntelligentia
Conditoris princ:ipaliter continet duo; 1° 1~ognitionem substunt1ac Con-
ditoris et cognitionem operis Conùitoris. Cognitio substantiae Condito·
ris consi!~t.il in cogilltione divina•.! unìtatis et eiusciem beatlssimae Tri·
nlto.tis. Cogonltio vero cperis Cnnditoris consistit in c·.ognitione creationi:=;
seu rerum tormat.ionis "· •Item tldern et intelligentiam Salvatoris ver-
satur circa duo: scilicet circa personam et cjrca opus salvationis. Per-
sonu. autem Salva.toris est persona Filii Dei scilicet Christus in cluabus
naturis, divinitatis scilicet et huma.nttatis: Deus nempe et homo unus
est Chrtstus &, « Opm; Sulvatiunis consistit in Sacra.mentls saluiis per
pro.esentem gro.tiam et pnwmiis salutis per futuram glorirun . ., « Jnqui-
sitio igitur de liis. Quo.e pertinent ad ftdem, quadriparht.a est. Prima pan;
pert.inet ad cognttionem sub<stantiae divinae Trinitatis et Unilatis; se-
cunda ad opera divinae conditionls; tertia 11d penwnam So.lvatoriR in na-
tura divlnit:it.is et natura humanitatis; quart:i vero 11e1-Linct ad sacra
menta salutis et opera futura.e g!orlflcatlonis.,, Al quaJe testo si può ag-
giungere quanto scrivono gli editori di Qua.racchi sullu. divisione ili tutta
la Somma dell'Alensis: o: adiccrc liceat Quacrlam de delinatione tolius
Summuc id P.st. librorum IV, in hoc lihro I contenta. Delincatio totius
Summae ponitur in prologo libri III, sed etiam in liLro_ r g1meru1i quo·
da.m modo jam adumhratur. In fine enim quaestionis de natura t.heolo·
giae legitur: Ex praedtctis manifestum est quod doctrina ~t1onlogiae est
de substantia Del efficiente per Cl1r"istum opus repnrationl.5. Jflen p:irtc.5
primae inquisitionts theoJogiae stmt circa excellent.iam divinae sublimi-
tatls (quae est materia. libri I], conseuuentcs vero sunt de Christo [lib. IIJ]
et .oertlnentibus ad opus reparationi!; [lib. J1 t~t JV] Op. r:it., prolego·
:11.

menu, tam. I, p, XXVII. - Si vedano inoltre Cum~. op. ctt., tam. 11,
pp. 487-489; GRABMANN, op. cli.• pp. 9(Vi3.
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 245

alle quattro parti nelle quali la sua Somma è suddivisa. Prima


sezione: de opere conditionis, cioè dell'opera della creazione;
che abbraccia le due prime parti: del creatore, parte prima;
della creazione, parte seconda. Seconda sezione: de opere restau-
rationi.s, o dell'opera della redenzione, che tratta, prima., del
lledentore, parte terza; poi dell'opera della redenzione, parie
quarta.
Come si vede, il tema generale, se mai, è quello di Ugo,
anche se diversamente sviluppato e svolto ron ben alf.ra forza
dialettica e maestria, ma per nulla quello tomistico. E si noti,
anche a garanzia dell'esattezza concettuale della trascrizione
del piano daU' Halensis, che questa sua partizione, come, del
resto quella di! S. Tommaso, non è casuale, ma è comandata
da quello che egli pono come soggetto della teologia. Per lui,
infatti, il subicctum. theologiae è la divina sostanza conosciuta
attraverso Gesù Cristo nell'opera della redenzione. Nella quale
formula è già evidente, per chi ha una certa dimestichezza con
queste co,e, la divisione, lo schematismo o il piano della sua
Somma. L'anima, dunque, e il fondamento di questa sintesi
del!' Halensis son già diversi da quelli di S. Tommaso; conse-
guentemente, l'aspetto formale dello schema complt!&Sivo: i temi
o i ritmi. E con queste, tante altre particolarità, che sarebbe
interessante ·elencare, se i limiti del lavoro lo consentissero.
140 - S. Alberto Magno è il maestro di S. Tommaso; godette
fama <cnza pari presso i contemporanei ed è autore di due
Somme. Per tutti questi motivi parrebbe logico che S. Tom-
maso '1.Vesse preso da lui più che da ogni altro per la. sua sintesi.
E certamente prese materiali senza numero e, in parte., il gusto
per l'aristotelismo; ma gli elementi base del piano della sua
Somma, per quanto ne sappiamo, certamente no. Si direbbe che
S. Alberto Magno, anima di ricercatore enciclopedico, fosse
messo da Dio accanto a S. 'J'ommaso, spirito eminentemente
sintetico e di costruttore, proprio· per consentire a, quest'ultimo
la sua sintesi, per offrirgli i materiali da costruzione. Al disegno
e alla struttura, al piano ci avrebbe pensato lui, non riscontran-
dosi, in tutta la ;;tori a della teologia chi, in fatto di potenza
architettonica o sistematica, possa competere con lui o anche solo
stargli a fianco.
Dìcevamo dunque, che S. Tommaso non prese il piano della
sua. Somma dal maestro. Infatti nella sua Summa de Crcatu-
ris, scritta una ventina di anni prima della Somma di S. Tom·
maso, S. Alberto tratta, in cinque parti, di cui finora due sol·
tanto sono stampate, dei seguenti argomenti: 1° de qualuor
c<>i!vis, o dei quattro elementi che vanno di pari passo; 2" del-
l'uomo; 3" del bene, ossia della virtù; 4' dei Sacramenti; 5° della
resurrezione o dei novissimi. Da uno schema così conciso e, so-
prattutto, così materiale, quale, per ora, è dato di ricavare
LA SOMMA TEOLOGICA

dalla Storia della teologia del Grabmann,' non è possibile sta-


bilire confronti di valore .. Ma è già, per lo meno evidente, la
distanza e frammentarietà di questo schema in confronto di
quello tomistico.
Con la seconda Somma di S. Alberto poi, la sua grande
Summa Theologiae, è inutile tentare raffronti, perchè è certo
ormai che essa è opera d"Ila tarda vecchiaia e certamente poste-
riore alla Somma di San Tommaso. Tutt'al più, il fatto che
anche questa Svmrna del maestro di S. Tommaso e posteriore
a quella tomistica si attiene ancora al vecchio schema attinto ai
libri delle Sentenze di Pier Lombardo, piuttosto che al nuovo di
S. Tommaso, è indizio ~icuro della novità straordinaria del
piano tomistico. Che S. Alberto stesso, maestro e ammiratore
del genio di Fra Tommaso, non sia stato in grado di apprezzare
nel suo giusto valore la grandiosità e importanza dell'innova-
zione sistematica del discepolo o non abbia avuto il coraggio di
romperla con uno schema tradizionale insufficiente ; questo solo
fatto è tale che più e meglio di qualunque altra dimostrazione,
basta da solo a dirci quanto sia nuovo e originale, ardito, il
piano della grande opera tomistica.

§ 5
Genialità.
141 - Ma i motivi concettuali che sono alla base della strut-
tura della Somma, preesistevano, si dice. Perchè Aristotele, a
tarere di a:ltri, aveva svolto con ampiezza la teoria de.Ila causa
efflcient;i prima e del fine ultimo ; perchè i neoplatonici in ge-
nere e Plotino in specie, avevano scandito in ogni senso il tema
dell'exitu~ e del reditus, e quello dell'esemplarismo, vecchio
come Platone e Agostino, era poi stato ripreso da S. Giovanni
Damasceno con tanto riliovo e chiarezza che S. Tommaso stesso,
per introdurlo nel suo prologo alla seconda parte, non trovò di
meglio che servirsi di un testò ricavat-0 dal De Fide Ortodoxa
dì questo autore.'
La risposta è facile. A parte il fatto che questi concetti, in
quanto assunti da, S. Tommaso come linee maestre neila sua
sintesi, vengono nobilitati e corretti secondo Jr esigenze del suo
sistema e della fede cattolica, che cosa significa questa preesi-
stenza? - Dice for.;e che non nacquero con S. Tommaso, ma
che esistevano anche prima di lui, patrimonio comune a tut.ta
ia speculazione filosofica e teologica? - Nessuno lo nega. Fu-
1 Il plano intero dell'opera, della quale non sono stampate, come si
è detto, che due sole parti, è noto attraverso 1 lavori del Grabmann. che
ne parla nella sua Storta della teoloqia 1 pp, 104-105.
s Vedi il prologo alla Seconda Parte riportato, p, 218, nota S.
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 247

rono forse questi concetti importantissimi, da altri, prima che


da S. Tommaso, giudicati capaci di mettere ordine in una
sintesi di tutto il sapere filosofico e teologico ed effettivament?
utilizzati come anima e linee-forza di una sintesi paragonabile
alla sua? - La storia è muta, o se parla, è per dire il con-
trario.
E siamo, dunque, alle solite: esistevano parole e versi e rac-
conti d'oltre tomba in poesia e in prosa anche prima di Dante,
e pietre e cupole superbe anche prima di Michelangelo, ma chi
oserebbe affermare, per questo, che non è opera originale di
Dante la Divina Commedia o struttura di Michelangelo la Cu-
pola di S. Pietro? Quello che conta è l'anima. E l'anima della
Somma, quèsti tre temi non presi isolatamente o avulsi l'uno
dall'altro, ma così collegati e gerarchizzati inscindibilmente tra
loro e col concet!-0 fondamenta le di Dio, quest'anima è crea-
tura eccelsa di S. Tommaso, l'anima della sua anima, la grande
intui•ione della sua vita.
Gli fiori in mente forse
da studente, pe:rchè la troviamo già
completamente enunziata nel suo commento alle Sentenze, com-
posto negli anni del suo primo insegnamento a Parigi.• E, fin
da quel primo incontro, gli dovette sembrare così bella quel-
!' intuizicme, e quasi direi quella creatura spirituale che, da al-
lora, proprio come fanno gli artisti - e anche i non artisti - con
la creatura del lo:ro sogno, egli ba bisogno di parlarne sempre.
La espose, come abbiamo detto, e forse per la prima volta,
nel grande commento giovanile alle Sentenze. Ma dire che la
espose è troppo poco, perchè la verità è che l'impose e l'in-
trodusse di forza. Niente di più lontano dal piano teocentrico
della Somma di quello antropocentrico delle Sentenze, dove, per
giunta, non hanno nessuna importanza i grandi temi, che for-
mano l'ossatura del piano della Somma. Ma il giovane Maestro
ha g"ià avuto la grande intuizione e ne ha misurato tutta la va-
stità e la ricchezza, le pos~ibilità. Alla luce di quel!' intuizione
egli vede che l'universo del sapere e specialmente della teologia
si assesta in modo nuovo; che le vecr,hie strutture crollano pe:r
dar luogo ad un edificio più imponente e più saldo. Davanti al-
l'occhio sereno e penetr-ante della. sua mente, che s'affonda nel
rea.le e quasi persegue una visione, la vecchia sintesi del Lom-
bardo si presenta scossn, prostrata, e tutto viene ricostruito su
nuove basi e con nuovo stile. La Somrna è cosi anticipata di
riieci u 1ùidici anni. 2

1 Ci è nota la divjsione del Lombardo e sappiamo che non ha nulla


a che fare con quella dl S. Tommaso. Ciò nonostanf.e S. Tommaso, int-
zio.nclo 11 suo Commento al liLro tlolle Sentenze e dandone la divisione
generale. cerca di giusliftcarla. o mcg}iQ di sostituirla, con la sua intui·
zione. Vedi il ie~to di S. Tommaso già riportuto, p, 226, nota.
~ E noto, infatti. che, mentre Il Commento ai Librt Sententiarum rl·
sale agli anni del primo jnsegnamento parigino, ptù propriamente agli
248 LA SOMMA TEOLOGICA

S. Tommaso deve essersi persuaso che quello che. egli ha letto


e presentato al principio <lei suo grande commento è certa-
mente il piano di un maestro, ma non del Magister Sententia-
rum, e che egli ha tentato una sostituzione impossibile, perché
in netto contrasto col testo da commentare. ' Ma è proprio que-
sta tentata sostituzione, che ci dà la prova della sua predile-
zione per l'intuizione geniale, che subiw gli dovette apparire
come il piano necessario di una gigantesca sintesi o Summa di
carattere teocentrico.
142 - Ma questo primo tentativo che non poteva concludersi
con un brillante successo non scoraggiò il Maestro; però lo con-
vinse che era fatica sciupata tentare di mettere vino nuovo cosi
generoso in otri vecchi; che sarebbe stato utile creare un'opera
originale e che intanto era necessario continuare su quel'la stra-
da ; far crescere nella mente quel sogno e, insieme, proporlo
tutte le volte che se ne fosse presentata l'occasione. Tutte le
occasioni eran buone per lui. Una prolusione al suo insegna-
mento magistrale, una lettera dedicai.aria, il prologo al com-
menw <li non importa quale opera, la coslruzione ex nooo di
un'opera di carattere apologetico' erano altrettante fortunate OC·
casioni per riproporre il suo tema e per convincersi ancora una
volta che era impresa disperata voler adattare il nuovo stile e
il nuovo schema alle case vecchie e che, per sfruttare in pieno
le posaibililà senza limiti della sua intuizione, era necessario
metter mano ad una costruzione nuova, non legata a scopi uti-
litari o pratici, ma di ca.ratiere prettamente scientifico ed uni-
versale.
Ed è prest-0 detto ; ma ad uscire dal solco già aperto e battuto,

anni 1254·1255, I' inizio della Somma va riportato al primo soFrgiorno di


S. Tommaso in Italia e molto probabilmente agll anni 1265-66, quando
il Ma.estro era Reggente dello Studio del suo Ordine in S. Sahina a Roma.
Vedi GRAB!.\i:U.NN, lntTod., pp. 24-3.3 e anche WAr.z, «Cronologia della vita e
degli scritti di s. Tommaso d'Aquino (op. clt.. App.): TAURISANO, s. Tom-
maso d'Aquino {App.).
1 Infatti, dopo aver cercato di imporre ai Libri nelle Sentenze la su<\
dlvisione con le parole già riportate, p. 226, nota, R Tommaso, in certo
modo, si corregge e contnua: Aliter potest clivie.li se('.!lllflurn intentio-
I(

nem Magistri: quoc.I in prima [pw·te] determinat de rebus [li b. 1°...,"{0 ], i11
s.ecunda. de signis. Et hoc in quarto [libJ'oJ .. (I Sent., d. 1, q. 4, a. 2, di\'isio
textus).
2 Sono numerosissimi t luoghi, dove S. Tommaso, più o meno eRpli-
cttam~nte, parla del suo temu preferito l~ sarebbe interessante raccoglierli
tutti. Per il momento Ci limitiamo u auu.lchP- cscmf)io. AJJbiumo già citato
1 Sent., d. 1, q. 4, a.. 2, d1\.'1sio textus; po!:siH.rno aggiu11gere il Prol<J-
gus in i Sent., dove ripete che le creature vengonn conside1·n.te dal tl:u-
lcgo in quanto escono da Dio e a lui ritornano; H Prologus in 3 Se11t.,
dove ribadisce la divisione dah nel I Sent., e fu vedere come Gesù Cristo,
i Sacramenti e le virtù e i doni fannO parte del redif·1u creaturarum 1n
Deum. Allude al medesimo concetto nella lettera dedicatoria ad Ur-
bano IV della Catena Auua in Q1wtuor Evangetia. Ci sono uc.ctmni nel
capo I del Compendtum theol0(]1a{! ~ e' è una esµlicita nnt itlpazione dt>I·
l'intero piano della Sommn nr.l 1 Crmt. f;enl., c. !.1.
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 249

è fatica. Romperla, specialmente in sede teologica, con una tra-


dizione più volte secolare, è più difficile ancora. Costruire poi
con materiali a~umulati da quasi venti secoli di speculazione
e di lavoro una nuova sintesi, che raccolga e unifichi in una
superiore verità e cultura cristiana quanto di· vero e di buono
avevano detto i filosofi di Grecia e di Roma, i Padri dell'Oriente
e dell'Occidente, la. ragione e la rivelazione, Dio e l'uomo, è
opera e fatica più da giganti che da uomini. E S. Tommaso,
magnanimo, non ebbe fretta. Nel frattempo, lavorava. senza
respiro, giorno e notte, imtancahilmente sui materiali. Com-
menti alia S. Scrit!ura., profonde questioni disputate e quodli-
betali, opuscoli f\Jo3oflci e teologici uscivll.Ilo con ritmo sempre
più accelerato da quel muto cantiere e tutto era, coscientemente
o no, un prepararsi e un allenarsi all'ultima fatica. Intanto, tra
gli anni 1259-64, cominciò a vedere la luce una prima opera,
tutta di getto e di genio, la Summa Contra Gentii.es, in cui il
nuovo piano, più che esposto, è realizzato in gran parte. 1 An'
cara un passo e l'amore la vincerà sul timore, il nuovo sul vec-
chio: il lavoratore instancabile metterà mano alla grande fatica,
l'architetto si deciderà a tradurre in edificio visibile l'idea va-
gheggiata: nascerà la Somma Teologica.
143 - Nel 1265-66 il Maestro è reggente degli studi nel con·
vento di S. Sabina su rA ventino a Roma. ' Ha 40 anni : la piena
maturità ti.sica e intellettuale. li: in Italia: la terra erede del!' 1!:1-
lade, la patria della speculazione e dell'equilibrio, della sapienza
e del buon gusto. A Roma : la città della Religione e delle co-
st.ruzioni titaniche: eterna. Nel Convento di S. Sabina: la. culla

i L'intero piano della summa contra Genttles è indicato de. S. Tom-


maso (1 Cont, Gent., c. 9), con queste parole che sono in parte Je stesse
che userà più tardi_ per indir-are gli el~menti essenziali del piano della
Somma: u: Modo ergo proposito procedere intendentes, primo nitemur
ad. maniiestationem illius verlta.tis quam f:des profitetur et ratio investi-
ga! (Hb. I·Ill]. Delnde .... ad llllus veritatls manilestatlonem procedemus,
quae rationem excedlt [lib. IVJ :11.· u lntendentibus igitur nobis per viam
rationis prosequl ea quae de Dea ratjo huma.na investigare potest, primo
~~~àr~t v~~~~1~~r~~~c2:s~i~r~~f~r~re~mse~ni~~~'; ;~~{~~u;~~~e~~u~~ài~e;
creaturarum in ipsum sicut in Hnem "- In sostanza, quattro libri. dei
0:111:1.li, nel primo, si tratta "dc his quae Deo ~el.!11n<i11m seipsum conve-
niunt u ; nel secondo, " de proi.::essu creat-urarum a Oeo » ; nel terzo, • de
ordine creaturarum in Deum sjcut in finem •; nel quarto, a de verita.te
divina quae rationem excedit •, dove sj tratta anche ùj Gesù Cristo e dei
Sacramenti. :B vero che la tratt:.tzion~ del Contra Genliles è di carattere
fllosoftco-apalogetico, e, sotto questo punto di vista, si diflerenzta da
quella della Somma; ma. quf,ST.O non toglie che il JJiano sta sostanzial-
mente il medesimo, anche se non ha nel libri del Contra GcntUes, per
moth•o della diversa finalità dell'opera, lo stesso grandjoso sviluppo e-he
avrà più tardi nella Somma.
:.i Per quello che riguarda il luogo e la data dove fu incominciata la
Somma vedi quello che è !:tato dettO. p. 247, nota 2. Cl1e se il Maestro in-
com1nr.fo la Somma, (';Ome sPmbra rnoJto probabile, durante l'anno sco-
lesttco 1~65-66, egli avtwa allora 40 anni prr!cis[, essendo nato nel 122!i.
250 LA SOMMA TEOLOGICA

ufficiale, si può ben dire, del!' Ordine dei Frati Predicatori, per-
chè di lì Onorio III aveva datata, il 22 dicembre del 1216, la
bolla di approvazione del!' Ordine e li il Santo Fondatore aveva,
con la sua. vita e la sua predicazione gettato il germe di qut;l-
l'amore alla verità e all'apostolato, che non verranno mai meno
nella sua grande famiglia e che sru·anno come la sorgente inde-
fettibile di sempre nuovi apostoli e nuovi dottori. S'aggiunge a
questo I' insislenza di tanti giovani discepoli, che, entusiasmati
dalla sapienza e dalla novità del!' insegnamento del MaeB!ro, lo
pregano e lo spingono a scrivere. E S. Tommaso, sempre buono,
amico non meno che maeBtro ai suoi scolari, aggiunge nuovo
lavoro a quello già grande che l'opprime ; fa scorrere ancora
più velocemente la sua penna o incomincia a scrivere per gli
studenti un secondo grandioso commento al libro delle Sen-
tenze. Non era ancora quello che si attendeva. Innegabilmente,
la forza della tradizione è grandissima.
Ma ultimato il commento a tutto il primo libro, il lavoro si
arresta e poi scompare, come le stelle davanti al sole.• Il Mae-
stro proprio allora cominciava a dettare e a scrivere il prologo .
della Somma Teologica.
144 - Il dado era tratto; la più alta mole di pensiero incomin-
ciava a sorgere sull'Aventino, di faccia a quel colle Vaticano, su
cui, secoli più tardi, un altro titano innalzerà ·Un nuovo Olimpo
ai Celesti. Ma con l'edificio incominciava la fatica gravissima,
immane, di ogni giorno e di ogni ora del giorno e della notte,
rhe, in meno di otto anni di lavoro estenuante, condurrà il
Mae-stro, non ancora cinquantenne alla tomba.'
La cosa era da prevedersi. La fatica fu così grande a co-
struire quei trentotto trattati ; a rifinire quelle più che seicento
questioni, a stendere quei quasi tremila artico!ii e novemila
obiezioni; ad .innalzare, da solo, quel nuovo olimpo alla glm·ia
del Dio vero e a presidio della sua Chiesa. Quando le ultime
crociere del tempio maestoso s'incurvavano su ill grandi navate,
le forze gli vennero meno, la penna gli cadde per sempre dalle
mani ; venne al fine del suo se.rivere;' Tommaso lasc.iò la teo-
logia caliginosa del tempo per quella radiosa dell'eternità.
Cosl, anche questo capolavoro, come l'Eneide e il campanile
di Giotto e H Cristo della Cena di Leonardo e il Mosè di Miche-
llmgelo, rimase incompiuto, e fu tale disgrazia che Reginalrlo,
il discepolo e segretario indivisibile del Maestro, anche a nome

1 In ordine a questo secondo commento di S. Tommaso ai libri delle


Sentenze, vedi GRABMANN, Introd., pp. 25-26.
2 F: noto che S. Tommaso cessò ·di scrivere nel d1cembre del 1273 in
seguito a languore misterioso, che lo condusse ana tomba il 7 marzo
del 1274, e nel quale i moderni credono ili P<"ter riscontrare un torte esau·
rimento, dovuto a eccesso di lavoro mentale.
3 Si veda, in proposito. 1111e1lo che abbiamo scritte a p. 193, nota.
INTROD. GEN. - IL CONTENUTO E IL PIANO 251

degli innumerevoli discepoli e ammiratori di tutti i secoli, ne


pianse inconsolabi Imente.
Ma anche così, quella Somma è tale capolavoro che nessuno
ha saputo finire in sette secoli quel poco che il Maestro lasciò
incompiuto e che egli avrebbe ultimato forse· in pochi mesi.•
Anche CO.iì gli orizzonti che questa Somma ci dischiude sono
così alti e luminosi che, ognuno che se ne intenda, non avrebbe
difficoltà ad affermare col Labbe che «dopo la S07mna, anche
per noi, come per il suo autore, altr() non rimane da desiderare
e attendere che la visione della gloria».•

§ 6
Realismo: la •Somma» e la vita.
145 - Non è affatto vero, C()me dice qualcuno, che la Somma
racconti una storia e parli di una vita tanto diversa dalla nostra
piccola storia di uomini. E mai poosibile che gli uomini non ab-
biano proprio mai pensato e rifldtuto che la grande st()ria uma-
no-divina, anzi l'epopea raccontata in questo inarrivabile poema
è anche la loro storia, la storia di ciascuno dr n()i e la nostra
epopea?
No, fratello, prendi e leggi la Somma e vi imparerai la grande
storia dell'uomo e di Dio, che è anche la tua. Vi 'leggerai come
un giorno, ad un cenno di Dio e per amore, tutte le creature
balzarono dal seno dell'Eterno portandone con sè, scolpita nel-
!'anima, In cara dolce immagine paterna, che le spinge e le in-
voglia a ritornai·e a Lui per rivederlo e goderne. Cosi è anche
per te. Un giorno quelle creature, sorde per un istante a qutil
richiamo incessante d'amore, peccarono, precludendosi per sem-
pre la via del ritorno. Così forse nnche tu. Apprenderai comtl
un giorno Dio stesso nella persona del suo Figlio divino, scese

1 Abbiamo detto, p. 205, nota 2, che la Somma fu ultimata o ebbe un


qua1siasi compimento nel Suvr>lemcnto. Non e' è però contraddizione
i.:on qiiello che affermia.mo ora, perchè è evidente che qui parliamo
cli un a finire D che risponda al resto e che sia, perciò, non una con·
tlnuazione qualsiasi fleJl'opera, ma un dare all'opera la i:;ua perfezio-
ne, un vero opus per(lcere. - Che poi S. Tommaso fosse in grado di
flnirP la Somma in pochi me3l si può ricavare da questo. Fatte le pro·
porzioni, non gli restavano da scrivere. al momento della morte. che un
centinaio di questioni al .nrn.s~imo. Se è vero. come pare. che scrisse
1' intera seconda e terza parte, pari a. 393 (Juestlonj dul 1269 al 1273, pur
essendo occupato nell'insegnamento tmiversitario, nella predicazione
e nella stesura dl numerosissime altre opere, è ce.!'to che sarebbe stato
i!l grado in vochi me.:.i di .lavoro dedtrato esclusivamente alla Somma.
di ultimarla.
2 o Pietro J.abbe, S. J ., • scrive il Grabmann, (Introd., v. 196), o: en~
t1islasta d1 S. Tommaso e della sua Summa. Theolorri.ca, ha scritto questa
proposizione: "neque aliuct superest, nisi lumen gloriae, post Summam
Thomae". •
252 LA SO~IMA TEOLOGICA

sulla terra, patl, morì sulla croce, per richiamare il figliuol


prodigo e riaprirgli la porta della casa paterna. Così anch·e per
te. - Resta, dunque, o rientra, piccola creatura, fragile, vagante
nel mare del mondo, resta, o rientra nel piano di Dio. Lasciati
portare dal ritmo d'amore, che è l'essere del Creatore, e, con
una vita degna della tua origine e dcl tuo destino, ritorna, per
Cristo, a Dio, dal quale, un giorno ormai lontano, part.isti. -
Avrai percorso la tua via, compiuln il poema della tua vita e sen-
tirai allora, anche se non hai avuto modo d'impararlo sui libri,
mentre ti affrettavi da buon cristiano alla mèta, che anche quella
che tu chiamavi la tua piccola storia, era un'immagine invece,
un ricalco della grande storia divina e umana, così come lha
rac~ontata da maestro S. Tommaso: una Summa Theologiae.
METODO ESPOSITIVO
DELLA SOMMA TEOLOGICA
METODO ESPOSITIVO
DELLA SOMMA TEOLOGICA

146 - Prendendo in mano la Somma Teologica immaginiamo


di togliere tutti i titoli tipograficamente vistosi, eliminiamo le
note e i· commenti, e ci saremo fatti un'idea abbastanza esatta
della struttura materiale dell'Opera così come dovette uscire
dalla penna del suo Autore. Gli edit-0ri infatti, che aggiunsero
quei titoli al testo, non ardirono mutilarlo coocientemente di> un
iota. E questo, per uno dei grandi Maestri medioevali, fu un trat-
tame.nto di favore più unico che raro. Ma il lettore in\lsperto, che
apre a caso la Somma per la prima volta, si meraviglierà non
poco - senza Sl',guire il nostro consiglio - nel leggere sotto il titolo
di ogni tmttato e di ogni questione delle espressioni che sono
dei duplicati piutto.sto ingenui del titolo stesso. Leggiamo, p. es.,
ali' inizio dell'Opera: "Questione I - La Sacra Dottrina, quale
essa sia e a quali cose si estenda». E subito dopo 1'A. aggiunge:
• .... è necessario prima di tutkJ trattare della sacra dottrina,
quale essa sia e a quali cose si estenda ». Questa anomalia si deve
111 fatto chi; S. Tommaso, non avendo a sua disposizione i mezzi
editoriali moderni, era costretto a dichiarare in termini espliciti
la logica connessione dei trattati, delle questioni e degli articoli.
Gli editori, rispettando religiosamente i testr, vi aggiunsero i
titoli che, con le loro variazioni tecniche, .non sono meno razio-
nali delle dichiarazioni dell'Autore.
Questo primo rilievo sul testo della Somma è quanto mai ba-
nale; ma è sufficirnte a metterci sull'avviso: l'Opera di cui vo-
gliamo conoscere la struttura formale ha la sua storia di sette-
cento anni; non dobbiamo perciò pret<>ndere di riscontrarvi con
esattezza ta tecnica. dei moderni m:muali o dei nostri· libri di
letteratura.
Diamo ora una scorsa ali' Indice Analitico: tre Parti, l'ultima
delle quali, rimasta incompiuta, è stata corredata di un Sup-
plemento. La Seconda Parte per l'eccresiva lunghezza è stata
suddivisa in Prl:ma Secvndae (1-11) e Secunda Secundae (11-11),
Moè prima e seconùa parte delia Seconda Parte.
Che un'opern di grande mole sia divisa in parti non reca nes.
256 LA SOMMA TEOLOGICA

suna meraviglia. Dove invece noi siamo abituati a leggere dei


capitoli la Somma presenta delle questioni. Se poi abbiamo la
pazienza di osservare l'ampiezza e la struttura interna di queste
pericopi ci accorgiamo che esse sono qualche cosa di molto di-
verso dai capitoli e dai paragrafi dei nostri manuali. II capitolo
infatti, sia pure con relativa elasticità, è una certa misura anche
quantitativa. Non sarebbe concepibile un manuale di storia, di
geografia o di ftlosofia che inserisse Ira due capitoli di cinquanta
pagine capitoli di due ·soltanto. Le questioni invece presentano
questa varietà di struttura come cosa abituale.
B questo un indizio che lo svolgimento intern-0 della questionu
non deve essere quello del capitolo. Quest'ultimo nelle opere
classiche e in genere in quelle antiche, che per lo più non risale
all'autore ma ai suoi editori, è una breve pericòpe su misura,
adattata cioè alla lettura pubblica, specialmente liturgica e mo-
nastica - da cui forse il nome • capitulum » -. Ordinariamente
svolge un pensiero beri definito, presentando la massima omo-
geneità di contenuto.
Il capitolo dei libri di lettura e più ancora dei manuali mo-
derni è invece mo1to più ampio, e spesso abbraccia una molte-
plicità di cose affini ma non proprio omogenee.
Per ovviare al grave inconveniente sistematico delle eteroge-
neità i manuali più recenti suddividono i capitoli con la nume-
razione progressiva dei principali capaversi; moltiplicano i pa-
ragrafi e i sottotitoli, dando co"ì un· idea approssimativa della
complessità sistematica propria cli ciascuna disciplina. Molti ma-
nuali di scienze fisiche e matematiche eliminano addirittura la
divisione per capitoli, adottando una semplice successione di
trattati, di numeri marginali e di sottotitoli.
Queste variazioni, che ci fanno intravedere i problemi tecnici
affrontati dai manualisti moderni, ci preparano a comprendere
l'analogo travaglio in cui si trovavano ai loro b~mpi i grandi
teologi del secolo XIII.
147 - La teologia prendeva allora coscienza di essere una di-
sciplina sistematica. Quindi il tractfllo occasionale dei Padri, i
loro scritti esegetici, e le Sententiae compilate sulie tracce di
quelli dovevano cedere il pa"so al manuale completo e organico.
Le gravi controversie della Scolastica primitiva. avevano creato
una tecnica abbastanza rafllnata, ma forse troppo complessa per
servire senza modifiche alla compilazione di un manuale o di
un"opera di sintesi.
Abelardo (1079-l f.12), che era stato il massimo dialettico del
secolo XII, aveva tracciato nel Sic et Non Io schema più ele-
mentare e ormai più in voga per le controversie scolastiche:
raccogliere intorno a un determinato quesito le sentenze dei
Padri che potevano sembrare (o erano di fatto) contrastanti, nel
tentativo di una soluzione definitiva. La raccolta dei testi era
INTROD. GEN. - METODO ESPOSITIVO 257

ordinariament-e un elenco a doppia serie: la prima di afferma-


zioni favorevoli alla !<!si enunziata; l'altra, iniziata con un El
CQntra, di testi a sfavore della medesima.
Abelardo, se si deve giudicare dai suoi ;;critti, non si preoc-
cupava molto di dare una soluzione soddisfacente alla contro-
versia impostata con tanta chiarezza. Di ciò invece furono preoc-
cupatissimi i Maestri che gli succedettero nel!' insegnamento
della teologia ali' Univer.,ità di Parigi. Si spiega quindi lo svi-
luppo della soluzione delle difficoltà nelle opere dei grandi Sco-
lastici del socolo seguente. Non poteva più bastare la soluzione
occasionale: si voleva la soluzione sistematica, perciò bisognava
dnre a ciascun argomento uno sviluppo piuttosto completo. Di
qui la quaestio in tutta la sua complessità e varietà.
Da queste semplici indkazioni possiamc renderci conto perchè
Ia quaestio degli Scolastici del Duecento, da cui siamo partiti,
presenti la struttura di un piccolo trattato.
La cosa è evidente in un'opera come la Summa T heologi.ca di
Alessandro d' Hales. In essa infatti è tale la complessità delle
quaestiones che gli editori più recenti (i Padri Francescani del
Collegio di S. Bonaventura. Quaracchi [Firenze] 1924.. .. ) han
dovuio faticare non poco per darcene una spartizione ragione-
vole. Sono ricorsi al sistema dei capitoli che dividono la quaestio
esattamente come noi divideremmo un trattato. Ma spesso le
cose si compi icano, . perchè, prima di dividersi in capitoli, la
quaestio si suddivide in membra; d'altra parte il capitolo si
suddivide in articuli. E non sono rari i casi in cui questa divi-
sione non è ancora sufficiente. Per fare la citazione esatta cli
uno di essi ecco di qua]e sigla dobbiamo servirci: Pars Prima,
inquisitio I, /'ractatus T'l, quaestio lll, titulus l!, caput lii, arti-
culus lll, pag. 300. E abbiamo detto che esiste una suddivisione
nel testo trascurata dagli editori. '
Crediamo che ciò basti a dare un'idea della complessità a cui
era giunta la tecnica espositiva dei grandi Maestri, impostata
sulla quaes No.
148 - S. Tommaso cercò costantemente in tutte le sue opere di
dare alla qUf!Stione una strutturn più semplice. Nel Commento
alle Sentenze di Pietro Lombardo questa tendenza non è molto
nccentuata. Dal punto di vista tecnico poca è la difforonza tra il
suo Commento e quello di S. Bonaventura. Sarà invece evidcn-
tissim~ nella Summa contra Genti/es, che nell'attività letteraria
dell'Aquinate segna Io sforzo massimo della conquista. Il Dot-
tore Angelico qui tenia addirittura di sostituire con la semplice

1 Per citare la somma Teolouica dt S. Tommaso si r<?gghmge invece


Il massimo dl esattezza con le semplici divisioni usate dall'A.; Parti,
Questioni,· Articoli, Soluzione delle dtfficoltit... In tal modo poss1amo in-
dividuare l]Ua.lunque passo con molta rapidità su qualsiasi cd1ztonf". ..

Intr. - 17
258 LA SOMMA TEOLOGICA

successione dei capitoli la macchinosa impostazione delle que-


stioni. Ma non pare che ne restasse pienamente soddisfatto.
Il P. Clemente Suermondt dice che « tutto il libro si svolge
scorrendo soavemente come un discorso o una lezione conti-
nuata"·' Ciò è vero in un certo senso; ma. se analizziamo il
proreùimento espositiva dell'Autore ci accorgiamo subito del suo
continuo ricadere nella clnssira esposizione scolastica, tutte le
volte che è ooriamenle impegnai.a nella controversia.
Esemplifichiamo: Si nota, è vero, nel I libro, c. 20, il ten-
tativo di non ricadere nel Sic et .Von mediante la risoluzione
immediata di ogni difficoltà proposta; ma in seguito S. Tom-
maso preferirà aggruppare di nuova le obbiezioni entro un ca-
pitolo e risolverle in uno dei seguenti (cfr. I, re. 52-53; Il,
cc. 32-38; 80-8i; 88-89; rn!-i36; III, cc. 108-HO; IV, cc. 40-49;
80-Si). E anche quando le difficoltà sono sciolte nell'ambito <li
un solo capitolo, rioconfriamo la divisione classica in due s"-
zioni : difficoltà inca! zanti da una parte, soluzione delle mede-
sime ùall'altm. E il caso più ordinario.
g inutile dire che prima della soluzione delle ùiflìcoltà un
Maestm come S. Tommaso quasi mai rinunzia alla responsio
magistralis. E allora a conti fatti rlobhiamo riconoscere che lo
schema espositivo della S11mma Contra Genti/es (difficoltà - re-
sponsio magistralis - soluzione delle difficoltà) può essere con-
side..alo come un abbozzo del metodo espositivo consacrato nella
Somma Teologica. Nel Compendium Theologiae riprenderà con
migliore riuscita la semplice divisione in capitoli.
Uno sforzo di semplificazione S. Tommaso lo aveva compiuto
ancho nelle Quaestioncs Disputatae, dove traviamo pi;r sempre
eliminale le quaestiunculae, suddivisioni dell'articolo, tanto care
ai Commentatori dello Sentenze,
Se vogliamo non sr esigeva una grande abilità per riuscirvi,
perchè la tecnica scolastica imponeva a questo genere letterario
uno schema abbast.anza elementare. Si trattava di controversie
dottrinali di grande interesse impostate con tutto il rigore sisf.e-
matka allora vigente nello scuole teologkhe e sottoposte alla so-
luzione magistrale della ma.ssima autorità dello Studio.
S. Tommaso ebbe pe.rò l'avvertenza di legare tra loro orga-
nicament;, le varie questioni, oosì ùa stendei·e delle vere mono-
grafie, dei trattati di inarrivabile valore dottrinale; e di perfe-
zionare la struttura interna del corpus articuli. Il problema dèl
male, quello della po!cnza di Dio, della verità, delle creature
spirituali n altri riccvet.lero così uno sviluppo organico perfetto,
e l" quaestioncs risultamno sufficientemente connesse per mezzo
della loro logica successione.
1 SUF.ID.fONDT C., O. P ... 1.'ahulae Schf!11lat1car. .... Summae Theoloatae et
Summae ContTa GenUl~s S. Thomn.e Aq., 1•. 14. Romne, 1943.
INTROD. GEN. - METODO ESPOSITIVO 250

Nella So1mwz, data l'eterogeneità degli elementi da comporre,


questa logica interiore, sebbene rimanga il fatt-0re principale
dell'organiciti1 de11 'opera, non sarebbe stata sufficiente. Per que-
sto il S. Dott-0re userà un accorgimento letwrario semplicissimo
che permette di non appesantire la struttura formale del suo
capolavoro: i pr{)loghi. Prologhi delle Pa1ii, dei tratfoti e delle
questioni. Ogni gruppo di questioni che si presenta al suo
sguardo come un trattato o come sezione di un trattato teologico
viene preceduto da un brevissimo pmtogo che dichiara I' inten-
zione dell'Autore e il piano dell'opera.'
In quel genere letterario che è il prologo il Dottore Angelico
ha un suo stile inconfondibile. Specialmente nel prologo dellè
Partes fa sentire tutto l'ampio respiro <ltll suo genio, che traccia
rnn mano sicura le lince maeGtre della più grande sintesi dot-
trinale. Non mancano brani altamente significativi anche nei
piccoli nessi tra l'una e l'altra questione, tra l'uno e l'altro trat-
tat-0. Ma nei prologhi delle Parti si nota in modo particolare il
prevalere di elementi schiettamente teologici e umani su queili
flosofici e scolastici. Con accorgiment-0 didattico, motto naturale,
il Maestro usa una terminologia facile e piana, intonata alle
espressioni bibliche.
Il Tratlato, p"r quan\-0 sia bene inserito nella sintesi generale,
non mancll di rilievo. Esso però non complica la divisione for-
male della Somma. S. Tommaso infatti non pensava di dare ai
vari trattati quel risalto che essi hanno ncll<1 edizioni stampate
e specialmente nellll traduzioni più recenti, che danno taloru
l'impressione di presentare delle monografie ben distinte fra
loro. La vera divisione che egli riconosce da un punto di vista
formale, dopo le Partes, è la quacstùJ, di cui dobbiamo studiare
linterna struttura.
149 - Parlare della strnttura int.erna della qua~stio equivale
a parlare delt'articulus. <\tcune edizioni hanno riprodotto in ca-
1·atteri microscopici i prologhi delle questioni con i titoli degli
articoli che le compongono. f; questo un metodo che, se tenta
rii far scomparire un duplicato, minaccia di falsificare il testo.
Quei titoli infatti hanno anch'essi la loro importanza; se non
altro pcrchè sono del!' Autore. E poichè non corrispondono sem-
pre con esattezza a quelli riprotlot1i dagli editori con g1·ande
evidenza ali' inizio di ogni articolo, vanno t-enuti presenti se si
vuol conoscei·e la vera portata di vari quesiti. Lrggiamo, p. es.,
1 Molti hanno pubblicato Je tavole sclwmaticlle o l' i11d ice sistematico
della Sommn. Essi non hanno compiuto im originale l:=i.voro di inda-
gine, ma soltanto di puzienz1:1.. Bastavo. leggere con attenzione i vrologht
cH cui abbiamo parlato. Si dia uno sguardo al più recente di tali Javort,
cioè alle Tabuln.c Schematicae sopra cii.ate, e avremo la dimostrazione
più lampanle rli 'Qmmto diciamo. Infatti il P. Suermondt st è studiato di
raccogJiere. con la abituale accuratezza, gli elementi strntturnli dei pro-
loghi, cosl come sono usciti dalla perina di S. Tommaso.
LA SOMMA TEOLOGICA

nel prologo dE!lla questione 10 della Prima Parw il titolo dell'ar-


ticolo sesto: " Utrum sit unum aevum tantum, sicut est unum
tempus et una aetcrnitas "· Le edizioni, invece, lo riproducono
esattamente solo fino al " tantum " ; e così il lettore non è più
in grndo di capire che si tratta di un articolo panommico sulla
natura del tempo e della durata in generale.
Qualche volta si nota uno spostamento di accento che può
avere il suo valore. Si osservi, p. es., la differenza dei due enun-
ciati seguenti : " utrum Deo conveniat praedestinatio ".
"Utrum homines praedestinentnr a Dea• (I, q. 23, a. 1).
E lo stesso quesito; ma S. Tommaso, che ne ha formulalo la
prima redazione, svilupperà il concetto di predestinaziane carne
realtà a Dio immanente piuttosto che nelle sue canseguenze sulle
creature.
Altre volte, e questo è il caso più frequente, troviamo nel-
l'enunciato delle ediziani restrizioni che sono in armania can la
prima difficoltà o addirittura con tutte le difficoltà, ma non con
l'ampio contenuto della parte p1·incipale dell'articolo.'
Si osservi, p. es., la differenza dei titoli negli artir.oli che com-
pongono la questione 6'1 dt!lla Prima Parte. S. Tommaso al-
1' inizio della quaestio così dichiara il sua disegno: "Lagica-
mente tratteremo ora 'la qui;stione della pena dei demoni. E sul-
l'argomento indagheremo quattro cose: i' l'oscuramento della
loro intelligenza; 2" l'ostinazione della loro valonlà; 3" il loro
dolore; 4' il luogo della 'IGro pena"-
Ecco invece comi; gli editori hanno trasformato le quattra con-
siderazioni in quattro quesiti: "i' se lintelligenza del demanio
sia ottenebrata con la privazione della conoscenza di qualsiasi
verità"- La questione è così sensibilmente ristretta, perc!Jè
S. Tommaso non cercherà soltanto di attribuire o di negare agli
angeli prevaricatori una qualche nozione di verità, ma di sW.-
bli1·e con esattezza quali verità rimangano nella !aro intelligenza
e di quali lumi vengano privati. - Il secondo quesito è sostanzial-
mente -corrispondente: " Se la volontà de.i demoni sia ostinata
nel male'" Tuttavia nell'articolo S. Tommaso dà così ampio
svolgimento alla tesi generale della detBrminazìane valìtiva in-
flessibile, caratteristica degli esseri puramente spirituali, in
contrasto con la indecisione prapria degli uomini, da varcare
i limiti del quesito surldetta. li terze articolo ha nelle edizioni
un titolo che rispecchia abbastnnz[l, bene il contenuto del Ri-
spQ'fldQ, ma non abbraccia tutto il dottrinale esposto nella so-
luzirme delle difficoltà; "Se il dolore esista nei demoni"· Non
si tratta. infatti soltanto dell'esistenza del dolore, sibb1me anche

1 Anche nell'edizione Leonina, da noi riproòotta, il titolo degli articoli


ha conservato la dicitura delle edlz1oni, che risale alle copte manoscritte.
E un conformismo imposto da una tradtzione orma.i venerabile.
INTROD. GEN. - METODO ESPOSITIVO 261

della natura di quel dolore. - Se poi osserviamo il 4° quesito nella


redazione degli editori ci accorgeremo che la nuova formula-
zione dipende dagli argomenti che precedono il corpus e che,
in sostanza, dipendono tutti da una espressione di S. Agostino
riportata nell'argomento Sed Contra: "Aer caliginosus est quasi
carcer daemonibus .... ». - S. Tommaso ha avuto coscienza di es-
sersi sollevato al di sopra del passo occasionale, e di aver trat-
tato in genere del luogo dei tormenti destinato ai demoni ; ma gli
editori sono stati nuovamente vittime del loro metodo. L'articolo
porta, infatti, il seguente titolo: " Se questo nostro aere sia il
luogo di pena dei demoni».
Tutte queste differenze - l'abbiamo detto - devono la loro ori-
gine al metodo di cui si servirono gli editori per dare un titolo
agli articoli. Essi si servirono di quell'abbrivo, che nella nostra
traduzione è posto in risalto dal Sembra (Videtur) iniziale. Ora
quell'impostazione polemica del problema qualche volta non
ne abbraccia tutta la portata: più volte si limita a prospettare
le difficoltà più considerevoli anche se ristrette ad aspetti parti-
colari.
150 - Abbiamo già visto che la qunestio riceve il suo completo
svolgimento negli articoli che la compongono, ma non è detto che
essa in caso di estrema brevità non possa fare a meno di frazio-
narsi. In questo ca.~o S. Tommaso imposta il problema senza
preoccuparsi, come fanno gli editori, se mettere o non mettere
lindicazione: Articulus Unieus, con relativo titolo: Utrum ....
Nei prologhi egli ha già annunciato l'argomento da svolgere.
Perciò con la massima speditezza procede nella sua esposizione:
• Deinde considerand um est .... Et videtur quod .... ». I casi però
sono rarissimi. In tutta la Prima Parte due sole questioni sono
senza articoli (qq. 71, 72); nella I-II, e nella Ili, nessuna. Nella
li-li, ve ne sono appena due con un solo articolo (qq. 128, 143).'
Diciamo cosl perchè gli editori fin dai tempi più remoti, tro-
vandosi nella necessità di sistemare tipograficamente in questi
due ultimi casi due brevissimi prologhi, hanno preferito attri-
buire alle questioni in parola un Articulus Unicus.
Articolo o questione che sia, vediamo come S. Tommaso co-
struisce tecnicamente questa pericope, che forma l'unità di mi-
sura della sua esposizione dottrinale.
Abbiamo già accennato all'opera di Abelardo, e ai costumi let-
terari che da essa derivarono a tutta la Scolastica. S. Tommaso

1 Per l'e::.l-cusione delle questioni s. Tommaso usa una grande libertà


che va da un minimo di un articolo a un massimo di 17: s'incontrano
con freguenza questioni dl 10 e di 12 articoli.
Crediamo oDvortuno dare tutto insieme l'elenco esatto delle auestioni
e de1<lf articoli della Samma: PT!W.a PaTte, qq, 119, aa. 584: Prtma Se-
cundae, QQ. 114. aa. 619: Secund.a Secundae, qq. 189, aa. 917; TerUa. Pars,
qq, 90, aa. 549; Supplementum, qq. 9\J, aa. 443. Totale, qq, 611, aa. 3112.
262 LA SOMMA TEOLOGICA

ereditò, come si è detto, quel metodo espositivo collaudalo da


una tradizione universitaria di dispute sottili e vivaci. Nelle
Quaestiones de Quodlibet (problemi occasionali proposti dalla
curiosità o dalle serie preoccupazioni scientifiche degli studenti,
con relativa soluzione del Maestro) S. Tommaso stesso aveva
acuito le sue spiccate qualità di controversista. •
Il quesito è da lui enunciato quasi sempre con • Utrum" :
avverbio che esprime a perfezione l'alternativa tra due tesi con-
trastanti: « Utrum sacra doctrina sit scientia "· Noi in italiano,
per essere esatti, diremmo: •Se la. ssnra dottrina sia scienza
sì o rw "· Il P. Bianche nota che questa impostazione del pro·
blema è tipic!Ullente aristotelica' e noi sottoscriviamo volentieri
questa osservazione., perchè si tenga presente la dipendenza del
procedimento tomistico da quello del grande Maestro grtco in
tutto il suo svolgiment-0. E questa una dipendenza sintomatica,
che ci fa intravedere lo sforzo compiuto dall'Aquinate per rin-
novare il metodo scolastico più antico, alquanto macchinoso.
Nelle Quaestiones Dispulalae, chi> iniziano la sua opera lette-
raria di Maestro, due lunghe serie di proposizioni pro e contra
preparavano una data soluzione del problema. in discussione.
Ali' inizio della seconda serie troviamo la formula: " Sed contra
est .... n. Si è discusso sul valore esatto da attribuire a tale espre&-
sione. Ma se si osserva che tanto l'una che l'altra delle serie di
argomentr non è del tutto consona alla soluzione che verrà data
dall'Aquinate, e che la seconda serie non è diretta contro le ra-
gioni invocate dalla prima ma soltanto contro la soluzione pro-
posta, ci accorgeremo che il Sed cO'Tltra non sì può tradurre " Ma
al contrario"· Bisognerà invece t.radurre « In favore della tesi
contraria sta .... >>, o più bmvemente •In contrario: ... »·'
Non si dica che nella Somma spessissimo gli argomenti Sed
c1Yrttra, ridotti per lo più ad uno solo, sono da considerarsi come
validi ; pcrchè se tali sono di fatto non lo sono di diritto. 'fant' è
vero che S. Tommaso più volte risponde anche alle intempe-
ranze e alle imprecisioni di questi argomenti.·
Per concludere, la prima parte dell'articolo che precede il
Rispondo è una impostazione del problema in forma polemica,
riproduzione schematica del procedimento naturale dell' inda-
gine scientifica; o nella sua struttura cosi semplificata da S. Tom-
maso influiscono la tradizione scolastica, il metodo aristotelico
e la disputa medioevale.

1 Si consulti suH'orgomrnto l' iuteressante lavoro 1lell'Abat~ Gw-


nmux P.: La Littératurc q1wdWJétique de 1260 6: 13~ (nibJ. Thomiste, V),
Le Saulcho!r. Kain (Belgio), 1925.
, BLANGHE F. A., O. P., 11: Le vocabulaire de l'argumentation et la struc~
ture de l 'article dans Ies ouvrages de Saint Thomas •, in R. Se. Ph.
Théo!., 1925, pp. 169-170.
• Ibidem, p. 177.
INTROD. GEN. - METODO ESPOSITIVO 263

151 - Respondeo dicendum quod .... E la formula oon la quale


il Dottore Angelico - sarebbe meglio dire i suoi editori• - inizia
la soluzione dei 3112 articoli dì cui si compone il suo capola-
voro. Non è un'eopressione latina molto classica; in compenso
sono ormai classiche parecchie di quelle soluzioni iniziate cosi
barbaricamente.
Non rientra nel compito che ci siamo assunti in questa breve
nota lo studio della dottrina racchiusa entro il corpus articuli.
Per fermarci alla struttura logica e ~-rammatìcale, osserviamo
che I' Aquinat<i non è legato con rigore formalistico al sillogismo
nristotelico.
Il P. Girolamo De Medicìs da Camerino, O. P. (t 1622) volle,
come altri, prendersi la briga dì ridurre la Somma in sillogismi
rigorosi. Chi desìderass~ vedere quanto la logica formale abbia
da faticare per racchiudere le dense formule dottrinali tomisti-
che, può fare ulilmente dei confronti tra il testo della Summa
T heologiae e la Formalis explicatio Surnnnae T heologiae (Vico,
1858-1862, voli. 11) dello Scolastico secentesco.
Per amore dì brevità riportiamo sullo svolgimento logico del
corpus questa osservazione del Grabmann : • Nella dimostra-
zione della ~ua soluzione [S. Tommaso] si dà premura di stabi-
lil1a su saldo fondamento. Egli cerca perciò di ben assodarti le
premesse per la sua conclusione e di mettere a nudo le radici e
i presupposti, dai quali procedono le sue decisioni. Qui S. Tom-
maso non tanto si rivela dialettico, quanto metafisico. Sono i
grandi principii direttivi metafisici che gettano luce sulle dimo-
strazioni del Santo ". •
Più di qualsiasi altro Maestro medioevale l'Angelico ha per-
fezionato il corpus articuli, il Rispondo della nostra traduzione.
I motivi òotlrinali più profondi per la soluzione del problema
proposto vi affiorano; le chiarificazioni di concetti, di voci e di
testi vi si schierano in perfetto ordine; non mancano note sto-
riche intorno alla controversia in parola; e tutto ciò prepara I' in-
calzante argomentazione conci usiva, da cui germogliano i corol-
lari più importanti. Talora 'la risposta è cosi esauriente da ren-
dere superflua la soluzione delle difficoltà. S. Tommaso allora
conclude ron un • Patet responsio ad obiecta "·
Altri Maestri seminavano invece il dottrinale parte nelle re-
pliche immediate agli a.-gomenti in contrario, parte nel corpus
artici.:i e molto ntilla soluzione dette difficoltà.
1 Dai manoscritti infatti risu1tn che il vero inizio del Corr>o dell'Ar-
ticolo era nei termini seguenti: a Responsio. Dicendum quod .... •. Cfr.
KEHI..F.H L. W., e Tractatus de Sptrttualibus Cuaturi.~ • S. Thamae edttfo
crUtca. p. XIII. Romae, 1938: S. THOM:\E DE AQUINO, Summa Theologiae,
cura et stm1io Instit. Studiorum Medievalium Ottaviensis, tom. I, P. XXI.
Ottawa, 1941.
2 GRABMANN M., 1ntrod.uzlone alla « Summa Thcalogtae • di S. Tom-
maso d'Aq., pp. 96-97. Milano. 1930.
LA SOMMA TEOLOGICA

Non si creda però che il Dottore Angelico trascuri quest'ultima


sezione dell'articolo. La risposta magistrale, pur toccando gli
elementi essenziali della controversia, resta cosi semplice e li-
neare da lasciare nell'ombra gli aspetti secondari, che potreb-
bero intralciare il procedimento logico. Ecco allora delinearsi la
funzione complementare importantissima della soluzimie delle
difficoltà. Con grande crit'erio egli ha saputo scegliere le argo-
mentazioni più significative (per lo più, come si è accennato,
sono tre contro una, nella Somma), così da ricavarne rifiniture
e applicazioni della soluzione proposta.
Per quanto riguarda l'intima struttura della soluzione, S. Tom-
maso non è mai schiavo di una certa simmetria quantitativa.
Alcune obbiezioni vengono risolte in poche. parole, altre richie-
dono qualche pagina. Esistono delle soluzioni in cui occasio-
nalmente troviamo indagini preziogissime, osservazioni e dimo-
strazioni d'importanza rapitale per la comprensione del!' intero
>istema tomistico; meni.re i corrispettivi Rispondo sono talora
delle semplici curiosità medioevali.
Quindi la lettura ragionevole e saggia di un libro come la
Somma richiede qualche cosa di più di un semplice sondaggio,
o dell'estrazione del nucleo: bi~ogna avere la pazienza di leg-
gere tutto, difficoltà, a:rgomenti in contrario, Ri<;pondo e soluzione
delle difficoltà. Cosi soltanto, dopo aver superato la penosa im-
pressione dei primi contatti col metodo scolastico, potremo sot-
toscrivere l'elogio dell'impareggiabile esposizione tomistica: sty-
lus brevis - grata facundia - celsa, e/ara, firma seruentia.
P. TITO SANTE CENTI, O. P.

BREVE SINTESI DEL PENSIERO FILOSOFICO


DI S. TOMMASO D'AQUINO
Introduzione e Commento alle XXIV TESI
LE XXIV TESI

Premessa.

152 - t nostra intenzione offrire ai lt'ltori contemporanei della


Somma una sintesi breve e fedele del pensiero filosofico del
grande Maestro. Abbiamo preferito una parafrasi del più cele-
bre • sillabo " tomistico risparmiandoci la fatica di raccogliere
citazioni persuasive intorno alla sintesi genuina. del Dottore An-
gelico, e la responsabilità di frammischiare alle sue geniali spe-
cula.zioni le nostre modeste vedute per5onali.
Difatti ormai non può esistere un dubbio ragionevole sull'ade-
renza di quel documento alla lettera e allo spirito dell'opera
dl'll'Aquinate.
Ciò non toglie che si possa 11.pprofondire la interpretazione
de!la sua sintesi filosofica con lo studio diretto dei concetti chia.ve,
come quello di causa, di analogia, di parteeipazione.... Ma nes-
suno oggi potrebbe più dubitare che nelle XXIV Tesi si trovino
tutti i p:ermi vitali di quella sintesi, esposti in un perfetto ordine
sistematico.
Non deve sorprendere in queste Tesi l'assenza dell'etica, e non
si dica aver noi dimenticato, o finto di dimenticare, che S. Tom·
maso ha dedicato alla morale circa metà del suo capolavoro. Ma
e:òsa qui non è ricordata per amore di brevità: come in ogni
grando sistema filosofico la morale tomista. è precontenuta nella
meta.fisica.
Neppure si creda. che S. Tommaso abbia costruito a. priori il
suo sistema. Da buon arist-0telicc comincia la sua fatica di stu-
dioso ùal basso, dall'esperienza diretta e dalle prime idee gene-
riche e volgari, come facilmente possono constatare coloro che
non sdegnano una qualche dimestichezza con le sue opere. Ma
la. brevità dell'esposizione ha fatto preferire l'ordins deduttivo
e sisl<3matico a quello genetico e didattico.
La genialità dei compilatori si ò dimostrata non soltanto nel
sintetizzare in brevi formule con fedeltà assoluta il pensiero del
Maestro, ma nell'aver dato ali' insieme un ordito logico e un mo-
vimento eircolare, analogo a quello che l'Autore suol dare alla
268 LA SOMMA TEOLOGICA

sintesi generale del suo pensiero. S. Tommaso infatti passa dalla


considerazione di Oio, principio di tutte le cose, alla manifesta-
zione del medesimo nelle creature; e, dopo aver descritto l'or-
dine della natura, si ferma a considerare il movimento di ritorno
dell'universo e dell'uomo al suo principio. Così nelle XXIV Tesi
si inizia con i supremi concetti di atto e di potenza per doter-
minare l'eccellenza di Dio come Atto Puro nei confronti del
creato; si passa a descrivere la molteplicità delle cose, per tor-
narti, attraverso la cognizione umana, al Dio Creatore e Signore
dell'universo.
Dio come si vede è al centro della filosofia tomistica, come è al
centro di ogni se1ia ricerca filosofica. La nostra ambizione è di
sfrondare un poco la vegetazione selvatica di pseudo-filosofie che
impedisce allo studioso moderno di ritrovare la traccia lasciata
dal Dottore Angelico, per ricondurre l'intelligenza umana al suo
Principio e al suo Centro.

Cenni storici sulle XXIV Tesi tomiste.'

153 - Dopo la promulgazione del Motu-proprio del 20 giu-


[mo 1014, che imponeva come testo scolastico la Summa Thcolo-
giae di S. Tommaso alle facoltà teologiche, sotto pena d'invali-
darne i gradi accademici, era facile prevedere altre dic.biara.-
zioni categoriche. Il grande Pontefice Pio X era infatti deciso a
superare la resistenza di certi ambienti culturali cattolici al-
l'affermazione franca e leale del tomismo.
Questa opposizione pare fosse dett.ata, almeno per molti, da
un residuo di modernismo, dalla paura di passare per oscuran-
tisti. Altri invece si opponevano al genuino tomismo µer un ma-
linteso attaccamento a tradizionali antagonismi scolastici. Il to-
mismo int.egralP. a certuni appariva come un balzo indietro con-
tro corrente, un tentativo disperato contro il progresso moderno.
Si guardava perciò con di~gusto e compaS3ione quel richiamo
continuo della S. Sede a forme di pensiero che si stimavano
tramontate, e di fronte ai richiami disciplinari di Roma, che
nell'insegnamento imponeva la dottrina di S. Tommaso, si resi-

1 Per- la stesura di queste memorie, oltre alle testimonianze dirette di


chi prese parte agli avvenimenti, ci sia.mo serviti delle seguenti pubbli-
cazioni: Fede e Raaìone, 22 marzo tm: ìbia., anno 1924; La Civiltà _Cat-
tolica, 1915-1917: MATTIUSSI G., Le XXIV T•st della filosofia tJt S. Tommaso
tl'A.qulno appTovate dalla S. Congregazione deglt Studi. Romae, 1917;
HuGON E., .Les l'ingt-quatre lhtses tnomistes. Paris, Téqul, 1922; DE
TorH P., Luci e splendori di sacerdo~to maqistero ed apostolato di mons.
doti. GIU.eppe Blaotolt. Flesola, 1938; GAIUliGOU -1.AGRANGE R., • Les XXIV
thèses th. pour le 31Y' annivereaire de leur approbation •. Ana., .19'5.
pp. 17-30.
INTROD. GEN. - LE XXIV TESI 269

steva. ancora, camuffando sotto la. lettera dell'Aquinate le proprie


opinioni. Contro questi atteggiamenti equivoci è diretto il do-
cumento sopra ricordato.
S. S. Pio X di s. m. dopo a.vere energicamente riaffermato il
diritto della. S. Sede a legiferare in materia di studi ecclesiastici,
ammoniva i professori • che si ricordassero bene che si era loro
conferita la facoltà d'insegnare non già perchè trasmettessel'O
agli alunni le loro opinioni personali, ma per insegnare quelle
dottrine che la Chiesa ritiene più sicure ". • E, contro il tenta-
tivo di far dire a. S. Tommaso quello che non può aver detto,
aggiung~va: • Dichiariamo inoltre che non solo non seguono
S. Tommaso, ma che deviano Iontani,simi dal Santo Dottore
coloro che interpretano falsamente o addirittura disprezzano
quelli che nella sua filosofia sono i principii fondamentali e le
tesi più salienti ; quae in ipsius philosophia principia et pr<mun-
tiata maiora sunt ». :11

Per togliere ogni sotterfugio sarebbe stato necessario determi-


nare ufficialmente quali fossero nella filosofia di S. Tommaso
i principia cl pTonuntiata maiora. La cosa era allo studio, anzi
era già fatta.
Noli' inverno di quell'anno il P. Gllido Mattiussi, S. J., era
stato invitato a dBttare un corso di Esercizi spirituali .... ai fami-
liari e agli amici del marchese Filippo Sassoli de' Bianchi. I slloi
superiori forse non sapevano che quel gruppo di a.miei consi-
steva in un'accolta di teologi tomisti· di antico stampo.
JJ P. Mattiussi raggiungeva la Villa dello Scrocco presso Scar-
peria nel Mugello, portando con sè certi appunti che a tutto ri-
gore non erano intonati per un Corso di Esercizi spirituali. Non
{'redeva per questo il buon Padre di venir meno alla santa obbe-
dienza, dal momento che il Prefetto della S. Congregazione degli
Studi, Em.m' cardinale Lorenzelli, in perfetta intesa col S. Pa·
dre, Io aveva esortato e incaricato di accingersi all'opera. Si trat-
tava di precisare il pensiero di S. Tommaso sulle questioni più
gravi in materia. filosofica, e di condensarle in pochi enunziati
chiari e inequivocabili.
Come principale collaboratore il dottG Gesuita trovava alla
Villa rlello Scrocco il professore di Dogmatica del Seminario di
Fiesole, il can. mons. Giuseppe Biagioli. Fu specialmente con
lui che il P. Maltiussi discusse punto per punto le XXIV Te,-i
di cui staYB. elaborando la redazione definitiva.
llopera ebbe l'ultima mano a Fiesole in ca.sa di un altro amico,
questa volta ecclesiastico, che già si era trovato a.I ritfro in casa
Sassoli de' Bianchi nel Mugello. Pare che effettivamente si ap-
profittasse anche allora di un corsn di Esercizi spiritual; dettati

' Acta Aposiottcae Sed.!s, 1914, p. 338.


'lbld.
270 LA SOMMA TEOLOGICA

ai Seminaristi. La casa ospitale nei pressi del Seminario, lungo


la via più breve e più antica per Firenze, era quanto mai adatta
allo scopo.
Il cardinale Lorenzelli, che era stat<i il primo fautore del!' ini-
ziativa, fu ben felice di presentare il documento a Pio X in
quella tragica e;;tare 1914. Approvate il 27 luglio le XXIV Tesi
possono considerarsi l'ultimo atto ufficiale di quel glorioso ponti-
ficato. Ultimo in ragione di tempo naturalmente, non d'impor-
tanza, perchè oggi alla distanza di più che trent'anni è facile
affermare che quel documento rientra nel numero imponente
degli atti decisivi per la rinascita cattolica, di cui siamo debitori
al grande Papa dell' Enriclica Pascendi.
Gli echi immediati della pubblicazione di questo piccolo Sil-
labo furono sopraffatti per il momento da gravi avvenimenti:
lo scoppiare della prima guerra mondiale e la morte del Pon-
leflee.
Ma i compilatori non si facevano illusioni: la reazione non
sarebbe mancata. Gli avversari speravano nell'appoggio del
nuovo Papa Benedetto XV. Questi invece deluse le aspettative
imponendo al P. Mattiussi di scrivere un commento alle XXIV
Tesi sulla Civi.ltà Cattolica.
In esso l'A. sr proponeva di dare di ciascuna tesi «con la pos-
sibile brevità il proprio senso e valore; dimostrare ehe è contr:-
nuta nella dottrina di S. 'l'ommaso, e accennare ali' importanza
che tutte hanno per la teologia ". 1
Ali 'opposizione non restava che Ia resistenza passiva che si
manifestò come poteva. Furono ben presto presentati dei dubbi
presso la Sacra Congregazione, che intanto· era diventata «dei
Seminari e• delle Università degli Studi », circa il valore dc;
Motu-proprio Doctoris Angelici sopra citato, e delle XXIV Tesi:
«Se, cioè, tutto le ventiquattro tesi tllosofic-he approvate dalla
Sacra Congregazione degli Studi, contengono davvero la genuina
dottrina di S. Tommaso, e, in caso affermativo, se s'impone
alle scuole cattoliche di difenderle». La risposta della Congrega-
zione in data 7 marzo 1916 è inequivocabile: «Tutte quelle
ventiquattro tesi tllosoftche esprimono la genuina do.ttrina di
S. Tommaso, e sono proposte come sicure (tutae) norme diret-
tive».•
Fu lo sl~sso Sommo Pontefice Benedetto XV ad aggiungere di
suo pugno quel tutae.'
154 - Pare che questi chiarillJ<lnti non siano bastati a calmare
l'agitazione prodotta nella <::ompagnia cli Gesù dall'approvazione
ufficiale del Sillabo tomistico. Già nel marzo rlel i915 r rappre-
sentanti giuridici dell'Ordine si erano procurati il pez·messo di
1 Ctr. Civ. Catt., 1915, I, p. 282.
• A. A. S., 1916, p, 157.
' Cfr Fede e Ragione, 7 dfc. 1924, pp. 430-431.
INTROD. GEN. - LE XXIV TESI 271

seguitare ad inculcare la non distinzione reale tra essenza ed esi-


stenza. 1 Sul finire del f916 e agli inizi del 1917 il P. Enrico Rosa,
direttore di Civiltà C.attolica, nonostante gli ordini dall'a'lto, si
opponeva recisamente alla pubblicazione dell'ultima puntata che
il P. Mattiussi aveva scritto a oommento della tesi ventiquattre-
sima.
Certo rispondeva meglio ai rlesiderii dell'illustre direttore
della Civiltà Catloli.ca la lettera pontificia indirizzata al Prepo·
sito Generale della Compagnia il 19 marzo 1917, specie se beni-
gnamente interpretata. In essn infatti si permetteva • libertà di
opinioni in quei punti in cui si può e si suole disputare"· Il
Papa pur insistenrlo •doversi proporre tutte .le tes> della dal.-
trina di S. Tommaso quali sicure norme direttive», non impo-
neva il dovere di abbracciarle con assenso interiore.
Evidentemente Benedetto XV non voleva dare aile XXIV Tesi
un valore dogmatico, ma un valore di alta importanza disci·
panare. Che !aie fosse il sua pensiero è chiaro anche da quanto
ebbe a dire in un'udienza particolare concessa al P. Hugon, O. P.,
menke lo esortava a scriverne un'esposizione in lingua francese.
Il Papa non intenrlcvn imporle all'11ssenso interiore, ma vo·
leva che " fossero proposte come la dottrina preferita dalla
Chiesa"·'
Molti però intesero la libertà di disputare concessa dal Ponte-
fice come un'esortazione a continuare pubblicazioni a iezioni non
tomisto o ad•liritlura antitomiste, come se il Motu-proprio Doc·
tori.s Angelici e le XXIV Tesi non fossffi'o stati promulgati.
L'obbedienza di alcuni alle direttive pontificie non poteva dirsi
davvero esemplare. E non si giustificano facilmente con la nota
scusa del progresso scientifico che impone la disputa. Alla di-
stanza di trent'anni è lecito chiedersi dove siano i risultati posi-
tivi di quelle oontroversie. Se un risultato esiste, sta nel fatto
che i formali oppositori di quel piccolo Sillabo del tomismo
giorno per giorno tendono a scomparire.
Se oggi è per noi più chiaro il pensiero storico di S. Tom-
1 naso, perfettamente inquadrato dalle XXIV Tesi, certo non si
deve alla controversia snlla distinzione reale tra essenza ed esi-
stenza, o a quella sulla promoziono fti'ica; ma alla seria prepa-
razione storica di alcuni studiosi del pensie1·0 medievale. Da
nn punto di vista teorico quelle celebri questioni non hanno
fatto un passo dopo l'anno 1914.
Che per progredire la filosofia abbia bisogno della controversia
si può anche ammettere.; ma bast>1 affardarsi alla finestra per
Yr.tiere che il pensiero cattolico ne ha a sufficienza dei contraddit-
tori d'intorno. C'è tutto il pensiero moderno anticristiano da

~ ~~Go~ivE.~T!·; 1çl;al~;ufù.;5i1ièses thom.istes. p. vn. Paris. Téqui,


1922.
272 LA SOMMA TEOLOGICA

affrontare. Ed è in vista di un tale combattimento decisivo per


la. civiltà che sono state redatte le celebri tesi di cui siamo per
dare una breve esposizione.

SACRA STUDIORÙM CoNGREGAT!O'


155 - T heses quaeda:m, in doctrina Sancii T homae Aquinatl.s
contentae, et a pltilosophiaP magistri.' propositae, mpprobantur.
Postquam sanctissimus Dominus noster Pius Papa X Motu
Proprio Doctoris Angelici, €dito die XXIX iunii MCMXIV, salu-
brite1· praescripsit, ul in omnibus philosophiae scholis principia
et maiora Thomae Aquinat.is p1·onuntlata sancte teneantur, non·
nulli diversorum Institutorum magistri buie sacrae Studiorum
Congrcgationi theses aliquas proposuerunt examinandas, quas
ipsi, tamquam ad praecipua sancii Praeceptoris principia in re
praesertim melaphysica exaclas, tradere et propugnare consue-
wrunt.
Sacra haec Congregatio, supra dioti& thesibus rite exnminatis
et sanctissimo Domino subiectis, de eiusdem Snnctitatis Suac
mandato, respondet, eas pian~ contìnere sancii· Doctoris princi-
r•ia et pronuntiata rnaiora.
Sunt autem hae:
I. Potcntia et actus ita dividunt ens, ut quidquid est. ve! sit
actus purus, ve! ex potentia et actu tamquam primis atque in-
trinsec is principiis necessario coalescat.
11. Actus, utpote perfectio, non limitatur nisi per potentiam,
quae est cnpacitas pcrfectionis. Proinde in quo ordine actus est
purus, in eodem nonnisi illimitatus et unicus exsistit; ubi vero
est finitus ac multiplex, in veram inrirlit cum potentia compo-
sitionem.
III. Quapropter in absoluta ipsius esse ratione unus subsi-
stit Deus, unus est simplicissimus; cctera cuncta quae ipsnm
esse parfecipant, nnturam hahent qua esse coarctatur, ac fmn·
quam distinctis realiter principiis, essentia et esse constant.
IV. Ens, quod dcnominatur ab esse, non univoce de Deo ac
dc creaturis dicitur, nec !amen prorsus aequivoce, sed analo-
gice, analogia tum attrihutionis tum proportionalitatis.
V. Est praetcrea in omni creatura rrnlis compositio subiecti
subsistentìs cum !ormis secundario additis, si ve accidentibus:
ea vero, nisi esse rcaliter in esSt>ntia distincta reciperetur, intel-
ligi' non posset.
VI. Praeter absoluta acciclentin est etiam relativum, sive ad
flliquid. Quamvis enirn ad aliquid non significet secundum pro-
priam rationem aliquid alicui inhaerens, saepe tamen causam
in rebus habet, et ideo realem entitatem distincfam a subiecto.
' A. A. S .. 1914, I>ll. 3&1-386
INTROD. GEN. - LE XXIV TESI 273

VII. Creatura spiritualis est in sua essentia omnino sim-


plex. Sed remanet in ea compositio duplex; essentia cum esse
et subst.antiae cum accidentibus.
VIII. Creatura vero corporalis est quoad ipsam essentiam
composita potentia et actu ; quae potentia et actus ordinis essen-
tiae, materiae et formae nominibm: designantur.
IX. Earum partium neutra per se esse habet, nec per se
producitur ve! corrumpitur, nec ponitur in praedicamento nisi
reduclive ut principium substantiale.
X. Etsi corpoream naturam extensio in partes integrales
coilsequitur, non famen idem est corpori esse substantiam et
esse quantum. Substantia quippe ratione sui indivisibilis est,
non quidem ad modum pun~ti. sed ad modum eius quod est
extra ordinem dimensionis. Quantitas vero, quae extensionem
substantiae tribuit, a substanlia realiter differt, et est veri nomi-
nis accidens.
Xl. Quantitate signata materia principium est individuaticr
nis, id est, numericae distinctionis, quae in puris spiritibus esse
non potest, unius individui ab alio in earlem natura specifica.
XII. Eadem efllcitur quanlitate ut corpus circumscriptivo sit
in loco, et in uno tantum loco de quacumque potenlia per bune
mod um esse possit.
XIII. Corpora riividuntur bifariam; quaedam enim sunt vi-
ventia, quaedam expertia vitae. In vive.ntibus, ut in eodem su-
biecto pars movens et pars mota per se habeantur, forma sub-
stantialis, animno nomine designata, requirit organicam dispo-
si!ionem, seu pa1·tes heterogeneas.
XIV. Vegetalis. et sensilis ordinis animae nequaquam per se
subsistunt, nec per se producuntur, sed rnnt tantummodo ut
principium quo vivens est et vivi!, et cum a materia se totis
dependeant, corrupto composito, eo ipso per accidens corrum-
puntm·.
XV. Contra, per se subsistit anima humana, quae, cum su-
biecto suf!lcienter disposito potesi infondi, a Deo creatur, et sua
natura incorruptibilis est atque immortalis.
XVI. Eadem anima rationalis ila unitur corpori, ut sit eius-
clem forma substantialis unica, et per ipsam habet homo ut sit
homo et animai et vivens et corpus et subslantia et ens. Tribuit
if"itur ~nima homini omnem gradum perfectionis essentia[em;
insu1;~r ccmmunicat corpori actum essendi, quo ipsa est.
XVII. Duplids ordinis facultates, organicae et inorganicae,
ex anima humana per naturalem resultantiam emanant: prio-
res, ad quas sensus perline!, in composito subiectantur, posterio-
res in anima sola. Est i.<(itur intellectus facultas ab organo in-
trinsece independens.
XVIII. Immaterialif.atem necessario sequitur intellectualitas,
et ita quidem ut secundum grnclus elongationis a mate.ria, sint

Jntr. - 18
274 LA SOMMA TEOLOGICA

quoque gradus intellectualitatis. Adaequatum intellectionis obiec-


tum est communiter ipsum ens; proprium vero intellectus hu-
mani in presenti statu unionis, quidditatibus abstractis a oon-
ditionibus materialibus continetur.
XIX. Cognitionem ergo accipimus a rebus sensibilibus. Cum
autem sensibile non sit intelligibile in actu, praeter intellectum
formaliter int.elligentem, admittenda r.st in anima virtus activa,
qua.e species intelligibiles a phantasmatibus abst.rahat.
XX. Per has species directe universalia cognoscimus ; singu-
·taria sensu attingimus, tum etiam intellectn per conversionem
ad phantasmata; ad cognitionem vero spiritualium per analo-
giam ascendimus.
X,'{I. Int.ellectum sequilur, non praecedit, voluntas, qune
necessario appetit id quod sibi praesentatur tamquam bonum
ex omni parte explens appetitum, sed inter plura. bona, quae iu-
dicio mutabili appetenda proponuntur, libere eligit. Scquitur
proinde eledio iudicium practicum ultimum; at quod sit ul-
timum, voluntas efficit.
XXII. Deum esse neque immediata intuitione percipimus,
neque a priori demonstramus, sed utique H posteriori, hoc est,
per ea quae facta sunt, ducto argumento ab effectibus ad cau-
sam: videlicet, a rebus quae movenlur et sui motus principium
adaequatum esse non possunt, ad primum motorem immobi-
lem ; a processu rerum mundnnarum e causis inter se subordi-
natis, ad primam causam incausatam; a corruptibilibus quae
aequaliter se habent ad esse et non esse, ad ens absolute neces-
sarium ; ab iis quae secundum minoratas perfectiones essendi,
viventi, intelligendi, plus et minus sunt, vivunt., intelligunt; ad
eum qui est maxime inte!Jigens, maxime vivens, maxime ens;
denique, ab ordine universi nd intellectum separatum qui ree
ordinavit, disposuit, et dirigit ad finem.
XXIII. Divina Essentia, per hoc quod exercitae actualitati
ipsius esse identificatur, seu per hoc quod est ipsum Esse subsi-
stens, in sua veluti metaphysica ratione bens nobis constitutu
proponitur, et per hoc idem rationem nobis exhibet suae in-
flnitatis in perfectionc.
XXIV. lpsa igitur puritate sui esse, a flnitis omnibus rebu~
secernitur Deus. lnde infertur primo, mundum nonnisi per crea-
tionem a Deo procedere potuisse; deinde virtutem creativam,
qua per se primo attingitur ens in quantum ens, nee miraeulose
ulli flnitae naturae esse communicabilem; nullum denique crea·
tum agens in esse cuiuscumque effedus influere, nisi motione
aceepta a prima Causa.
Datum Romae, · dle 27 iuli! 1914.

B. Card. LORENZELLI, Praefoctus.


Potenzn e atto sorw una tale divisi(J11e di tutto lessere, che qua-
lunque cosa esista o è atto puro, o necessariamente è composta
di potenza e di atto, come da primi principi.i intrinseci.
156 - Il dualismo radicale della grande speculazione groca e
del pensiero cristiano è posto da S. Tommaso alla b11se di tut.\o
il suo sisl~ma filosofico e teologico, nei due concettr correlativi
di atto e di potenza che segnano Io spartiacque di tutto il reale.
Trattandosi di una ricerca rigorosamente scientifica è evidontc
rhe non si potrebbe usare un postulato qualsiasi. Atto e pot.enza
devono ri~ultare dall'indagine razionale della 1·ealtà, che Ii im-
pone inequivocabilmente. Cominciamo dalle nostre evidenze più
semplici e più convincenti. L'uomo può solo fingere di non sa·
pere che un tempo ogli non esisteva; e che ogni sua perfezione
attuale un tempo non era. Basterebbe questo fatto per dirci eh•;
la realtà si presenta al nostro sguardo in perpetuo movimento :
perfezione e perfettibilità si avvicendano e si condizionano re-
ciprocamente. Il movimento, il perfezionarsi di un essere è con·
dizionato all'incompletezza o perfettibilità del medesimo.
Lo sviluppo ùi un animale presuppone l'imperfezione del me-
desimo allo stato germinale. D'altra parte questa perfettibilità
cieli 'animale cr costringe a pensare che esso non è qualcosa di
incondizionato.
Ora, questa condizionalità, questa contingenza degli esseri per-
fettibili è legata necessariamente a un assoluto, che in ultima
a