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Padre Giovanni Cavalcoli

San Tommaso Dottore Comune

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Natura madre e natura matrigna ▼

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Natura madre e natura matrigna

Natura madre e natura matrigna


Il rapporto dell’uomo con la natura ha sempre avuto due aspetti: da una parte la
natura ci presenta meravigliose bellezze, occasioni di svago e divertimento,
alimento per la nostra vita, risorse per curare le malattie e mantenerci in salute,
mezzi e strumenti per la nostra arte e per la nostra tecnica, segreti affascinanti che
suscitano la nostra curiosità e la nostra ricerca, sfide al nostro desiderio di
avventura e di destrezza sportiva; ma dall’altra la natura ci si mostra infida,
spaventosa, ostile, dannosa, ripugnante, pericolosa e distruttrice in molti modi:
dalle catastrofi come terremoti, maremoti, frane, valanghe, crolli, incendi,
inondazioni, alluvioni, siccità, orrende voragini, uragani, alle epidemie, alle bestie
feroci, agli insetti fastidiosi, ai virus delle varie malattie, alle carestie, ai gas
venefici, alle foreste impenetrabili, ai deserti, alle glaciazioni, ai monti
inaccessibili, agli spazi siderali invalicabili.

Questi due aspetti così contrastanti stimolano, suscitano, occasionano o danno


luogo a due ordini di reazioni o di risposte o di interventi molto coinvolgenti: da
una parte, per quanto riguarda gli aspetti positivi della natura, essa ci mostra
quell’aspetto della natura che riflette la sapienza e la potenza del Creatore, che la
fa agire secondo precise leggi che sta a noi conoscere per aver modo di coltivare le
sue possibilità produttive, per utilizzarla al fine di soddisfare ai nostri bisogni fisici
e per ricavare da essa mezzi e strumenti tecnici che garantiscono ed aumentano il
nostro benessere materiale o servono per produrre opere d’arte che rallegrano ed
elevano il nostro spirito al gusto della bellezza umana e divina.

Dall’altra parte, l’uomo è continuamente obbligato a difendersi dai pericoli e dai


danni che possono venirgli dalla natura e spesso egli si trova in vari modi e per vari
motivi impotente ad impedirli o a ripararsi da essi. Mentre la natura nel suo primo
aspetto mostra una meravigliosa armonia fra ciò di cui l’uomo ha bisogno e ciò che
essa gli offre, in questo secondo aspetto abbiamo una natura refrattaria agli sforzi
dell’uomo per dominarla, una natura che ignora completamente i bisogni fisici
dell’uomo ed anzi agisce con violenza a volte terribile e distruttiva contro di essi
fino ad annientare o estinguere masse enormi di esseri umani, come farebbe un
aspirapolvere che toglie la polvere dal pavimento o il fuoco che brucia le foglie
secche.

Come spiegare questa ostilità della natura nei confronti dell’uomo? Ad essa
corrisponde quella che S.Paolo chiama la ribellione della “carne” contro lo
“spirito”. La difficoltà che l’uomo prova nel dominare i propri istinti e passioni
assomiglia alla difficoltà ad assoggettare a sé la natura. L’uomo sente che le cose
non dovrebbero andare in questo modo, avverte che ciò è un male intollerabile e
non può non interrogarsi sulla causa di questo male, nel desiderio e nella speranza
di poterlo togliere.

Alcuni, soprattutto tra gli Antichi, considerando che gli stessi moti psichici e
cosmici di ribellione alle rette intenzioni dello spirito sono regolati da leggi e la
legge suppone un saggio legislatore, concludono che quelle cose sembrano un
male, ma in realtà, considerando la natura nel suo insieme, sono un bene voluto
dalla divinità che può essere la stessa Natura. Tale era l’opinione di Spinoza e degli
stoici. Ma è chiaro che questa non è una soluzione soddisfacente, perchè un uomo
normale e ragionevole non può rassegnarsi a questa apparente ingiustizia. Ma
come eliminarla?

Altri, soprattutto tra i Moderni, come i massoni, gli idealisti panteisti e i marxisti,
concepiscono l’uomo come onnipotente, si sono fatti la convinzione che il
progresso della scienza consentirà un giorno all’uomo di liberarsi da ogni
afflizione o intralcio che gli venga dalla natura e di poterla assoggettare
completamente a lui. Ma intanto, ammesso e non concesso che questo giorno felice
possa arrivare grazie agli sforzi umani, che ne sarà di tutte quelle povere
generazioni che non avranno conosciuto quel giorno? Dunque anche questa
soluzione ha tutto il sapore di una presa in giro.

L’uomo saggio capisce che la natura va trattata con riguardo, nel rispetto delle sue
leggi e delle sue esigenze. Chi vuol comandare alla natura e trarne vantaggio,
diceva Galileo, deve lui per primo obbedire alle sue leggi. La natura si ribella e si
vendica contro chi la maltratta, vuol violentarla o trattarla dispoticamente o trarne
illecito profitto.

Kant, colpito dalla corrispondenza esistente fra la razionalità della natura e la


razionalità dell’uomo, credeva che fosse la ragione umana a imporre leggi alla
natura, mentre è l’inverso: è la natura che ha già per conto proprio le sue leggi
datele dal Creatore, alle quali l’uomo deve adeguarsi, se vuole essere ragionevole e
felice.

Mentre in Kant la natura è soggetta alla ragione dell’uomo, con Schelling ed Hegel
riappare l’antica divinizzazione greco-bruniana della natura come totalità vivente,
della quale l’individuo umano empirico non è che un momento effimero. Solo
come Io assoluto, l’io è signore della natura. Mentre la ragione kantiana respinge
l’irrazionale, la ragione in Schelling ed Hegel assorbe in sé rispettivamente
l’inconscio e l’irrazionale, sicchè ne sorge un panteismo dialettico di Soggetto-
Oggetto in Schelling e di Razionale-Irrazionale in Hegel. La Natura è signora o
schiava a seconda che prevalga o non prevalga l’Autocoscienza o Soggetto.

La risposta all’angosciosa domanda sul perchè dell’ostilità della natura nei


confronti dell’uomo viene dalla Rivelazione cristiana, che, come è noto, presenta
la detta ostilità come castigo del peccato originale (Gen 3,17-19). Quindi, quella
che all’uomo ignaro della Rivelazione appare, per quanto comprensibilmente,
un’ingiustizia nei suoi confronti perpetrata da una natura matrigna, all’uomo di
fede appare per quello che veramente è, e cioè un’ostilità che è giusta pena del
peccato, pena che però si trasforma in segno e pegno di misericordia per chi la fa
propria e la vive come espiazione del peccato in unione con la Croce di Cristo.

Uno però potrebbe domandarsi: ma un terremoto o una siccità o una frana sono
regolati da leggi. Ma queste leggi chi le ha fatte? Evidentemente le ha fatte Dio.
Ma non sono leggi ostili all’uomo? Certamente, ma in quanto sono leggi punitive,
sono giuste. Così similmente un carcere è regolato da leggi sgradevoli per i
detenuti, e tuttavia sono giuste leggi che applicano la giustizia punitiva.

Vediamo, allora, alla luce di questi princìpi, di dare una valutazione circa l’attuale
dibattito concernente la questione della parte che l’uomo può avere nel causare gli
attuali squilibri climatici. Al riguardo, è stato fatto recentemente notare con dovizia
di argomenti da una folta schiera internazionale di scienziati[1] che la tesi secondo
la quale questi squilibri (il «riscaldamento globale») sarebbero causati
dall’imprudenza dell’uomo è priva di fondamento scientifico ed è frutto di
preconcetti ideologici.

Essi non vengono specificati; ma per il teologo non è difficile individuarli in quella
concezione del rapporto dell’uomo con la natura, secondo la quale partendo
dall’uomo come signore assoluto della natura, sia la bontà che l’ostilità della
natura avrebbero la loro causa prima nell’attività dell’uomo, salvo poi ad
ammettere contradditoriamente, con una svolta materialistica a seconda delle
convenienze, la divinità della natura come signora dell’uomo.

Occorre al riguardo tener presente che l’idealismo e il materialismo si fondano


sull’identificazione dell’essere col divenire, e quindi col tempo, con la natura e con
la storia nel senso di un’originaria unità di materia e spirito e di anima e corpo.
Spirito e corpo non sono due sostanze distinte, ma un’unica sostanza che appare o
come spirito o come corpo.

Non esiste lo spirito puro senza materia. Ma o lo spirito decade come materia
(idealismo) o la materia si trascende come spirito (materialismo) dialetticamente.
L’unità iniziale si scinde nella reciproca opposizione e questa a sua volta si risolve
nella sintesi dialettica. Nessuna analogia tra spirito e materia: il primo nega la
seconda e questa nega il primo.

Nell’idealismo c’è il germe dell’ateismo, perché questo è l’estrema logica


conseguenza dell’idealismo panteista. Di fatti il punto di partenza panteista
hegeliano è che la Totalità ovvero l’Assoluto è solo la sintesi Dio-mondo. Dio non
può stare senza il mondo (idealismo). Quindi il mondo fa sì che Dio sia Dio. Ma
allora ciò vuol dire che se il mondo dà fondamento a Dio, il vero ed unico Assoluto
è il mondo.

Il mondo quindi si giustifica da sé ed esiste senza Dio, per cui l’ateo sostituisce col
mondo un Dio fantastico, che non esiste, un mondo che svolge al posto di Dio
funzioni che la religione attribuisce a Dio, ma che in realtà sono quelle dell’uomo
signore e plasmatore della natura e del mondo (materialismo).

Le sorti dello spirito umano, che nell’idealismo padroneggia e plasma a piacimento


come un dio la natura, compresa la natura umana, in quanto materiale, si
capovolgono nel materialismo, il quale pone lo spirito come vertice
dell’autotrascendenza della materia («sovrastruttura»), per cui non è lo spirito che
produce la materia, ma è la materia che produce lo spirito.

Da signore della Natura, l’uomo diventa servo della dea Natura. Il padrone diventa
servo e il servo diventa padrone. Ma siccome i due ruoli non sono che i due poli
dell’opposizione dialettica, che si richiamano a vicenda perchè la dialettica possa
funzionare, ecco che l’idealista può fare il materialista e il materialista può fare
l’idealista, a seconda delle convenienze e si spiega la famosa frase di Marx, il
quale disse d’aver trovato in Hegel la dialettica con la testa in giù e di averla messa
con la testa in su: se prima lo spirito dominava la materia, adesso la materia
domina lo spirito; ma l’andirivieni dall’una all’altra, l’andata e ritorno sono sempre
quelli. Così, per quanto ciò possa apparire paradossale, l’hegeliano è un idealista
materialista, mentre il marxista è un materialista idealista. Padroni e schiavi della
Natura ad un tempo. Padroni come dèi e schiavi della dea Natura.

In rapporto a queste considerazioni penso che si possa interpretare un recente


documento sottoscritto da oltre 500 scienziati di vari paesi[2] i quali affermano
che:

“.... È scientificamente non realistico attribuire all'uomo la responsabilità del


riscaldamento osservato dal secolo passato ad oggi. Le previsioni
allarmistiche avanzate non sono credibili, essendo esse fondate su modelli i
cui risultati sono in contraddizione coi dati sperimentali. Tutte le evidenze
suggeriscono che questi modelli sovrastimano il contributo antropico e
sottostimano la variabilità climatica naturale, soprattutto quella indotta dal
sole, dalla luna, e dalle oscillazioni oceaniche.”

“[....] gli organi d’informazione diffondono il messaggio secondo cui, in


ordine alla causa antropica dell’attuale cambiamento climatico, vi sarebbe un
quasi unanime consenso tra gli scienziati e che quindi il dibattito scientifico
sarebbe chiuso. Tuttavia, innanzitutto bisogna essere consapevoli che il
metodo scientifico impone che siano i fatti, e non il numero di aderenti, che
fanno di una congettura una teoria scientifica consolidata.”

“In ogni caso, lo stesso preteso consenso non sussiste. Infatti, c’è una
notevole variabilità di opinioni tra gli specialisti – climatologi, meteorologi,
geologi, geofisici, astrofisici – molti dei quali riconoscono un contributo
naturale importante al riscaldamento globale osservato dal periodo
preindustriale ed anche dal dopoguerra ad oggi. Ci sono state anche petizioni
sottoscritte da migliaia di scienziati che hanno espresso dissenso con la
congettura del riscaldamento globale antropico. [....]”

“Posto che oltre l’85% del fabbisogno energetico è soddisfatto dai


combustibili fossili, ogni programma di loro riduzione può essere disastroso
per l’umanità.”

In particolare il Prof.Zichichi fa presente la necessità di distinguere l’inquinamento


dal riscaldamento globale. Il primo è certamente causato dall’uomo. Nel secondo,
invece, l’uomo incide in minima parte e si tratta di un grave inconveniente causato
dalla natura, che in tal caso non si mostra madre ma matrigna.

La verità da tener presente, allora, in conclusione, è che – come ci ricorda la


Rivelazione cristiana – Dio è creatore sia dell’uomo che della natura, che Egli
consegna ed affida all’uomo da custodire ed usare per le sue necessità e per la
gloria di Dio, sicchè il composto umano di anima e corpo, che è unione di spirito e
corpo, media fra il mondo dello spirito – Angeli e Dio - e il mondo della materia,
fra Dio e il mondo.

E dunque l’uomo ha da Dio la responsabilità da una parte di far buon uso della
natura per il suo bene spirituale e per rendere onore a Dio; e dall’altra deve
difendersi sì dall’ostilità della natura, ma nel contempo deve accettare serenamente
le afflizioni che essa gli impone unendole nella carità e in spirito di espiazione con
la sofferenza redentiva di Cristo.

P.Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 4 ottobre 2019

[1] 145 scienziati italiani aderiscono ad un documento sottoscritto da 500 ricercatori di tutto il mondo dal
titolo "Non c'è una emergenza climatica":
http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/clima/2019/09/30/climaappello-145-scienziatiuomo-non-e-il-
solo-responsabile_ae18589f-5959-4354-93b0-4bd946251854.html -
- Lettera del 25 ottobre 2015, che lo scienziato Franco Battaglia ha inviato al Papa dopo avere
letto l’enciclica Laudato sì ;
- Convegno coordinato dal prof. Franco Prodi sul “Cambiamenti climatici. Cause naturali ed
antropiche. I protagonisti della ricerca”, del 26 novembre 2016;
- “Cara Greta, studia: inquinamento e clima sono cose diverse”, articolo di Antonino Zichichi
su Il Gionale.it del 30 settembre 2019: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/cara-greta-studia-
inquinamento-e-clima-sono-cose-diverse-1760441.html

[2] Petizione sul riscaldamento globale antropico del 19 giugno 2019; e la Petizione del 30
settembre 2019.

1 commento:

Unknown 14 ottobre 2019 19:40


Gabriele
Caro padre Giovanni, questo suo bell'articolo mi fa venire in mente una frase di Benedetto XVI
che ho imparato a memoria:"Bisogna imparare a fare amicizia con l’imperfezione delle mondo:
il desiderio di assoluto nella storia è il nemico del bene che è nella storia."
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