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LA LUNA E I FALO’

[CESARE PAVESE]

In questo libro è evidente l’influsso della letteratura americana contemporanea, conosciuta e


tradotta da Pavese stesso e ripresa da precise suggestioni formali e tematiche:

 attrazione per il mondo primitivo della provincia natale,


 l’uso di una lingua semicolta modellata sul dialetto ed il gergo popolare,
 la fusione tra dimensione realistica e dimensione mitica.

Pavese rappresenta una realtà ben determinata e precisa (il modello delle Langhe, campagna
Piemontese), ma allo stesso tempo la reinterpreta in chiave simbolica e mitica, come
manifestazione non spontanea, mediata ai caratteri essenziali della natura umana. In questo modo
Pavese passa dal particolare (la vicenda ambientata nelle Langhe) all’universale (ovvero la
condizione umana tra mito e storia).
Si può parlare di “realtà simbolica” in quanto i personaggi agiscono in base alla loro condizione
socio- economica, ma la scrittura fa emergere un piano ulteriore in cui tutti gli elementi sono
simboli che inviano a qualcos’altro (per esempio la luna e i falò).

Il mondo rurale è considerato come primitivo e preistorico, non ancora entrato nella storia, nella
civiltà e dominato dall’istinto e dai bisogni materiali in cui non trovano posto gli scrupoli morali
dell’uomo civilizzato.

La famiglia è il nucleo essenziale di questa società organizzata secondo il modello patriarcale in


cui il capofamiglia hai il diritto di vita e di morte, in una visione del tutto maschilista.

La vita è segnata da occupazioni che si ripetono identiche da sempre, accudire animali, coltivare i
campi, il tutto all’insegna di una ciclicità quasi rituale.
RIASSUNTO:

La vicenda è ambientata subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale; il quarantenne
Anguilla - il protagonista di cui conosciamo solo questo soprannome, rimastogli dai tempi
dell’adolescenza - torna nelle Langhe, sua terra d’origine, dopo essere emigrato in America da
molti anni. Anguilla è un orfano: adottato da una famiglia di contadini che abita alla cascina della
Gaminella, presso Santo Stefano Belbo, a tredici anni, morto il padre adottivo, Anguilla si
trasferisce per lavorare alla cascina della Mora, dove stringe amicizia con Silvia, Irene e la bella
Santina, figlie del padrone. Il protagonista entra poi in contatto con ambienti antifascisti a Genova,
in occasione del servizio militare e, anche per sfuggire al regime, emigra negli Stati Uniti, dove
accumula una piccola fortuna. La nostalgia della terra dell’infanzia e il ricordo del mondo delle
campagne lo spingono però a tornare a Santo Stefano Belbo.

Il ritorno è però amaro: Anguilla scopre che il mondo della sua memoria non esiste più. Alla
Gaminella, il podere dove è cresciuto, ora vive la famiglia di Valino, un mezzadro violento che
sfoga sulla famiglia le sofferenze per una vita di povertà e sofferenze. Qui Anguilla stringe amicizia
con Cinto, il figlio zoppo di Valino, con cui il protagonista, desiderando essere una sorta di padre
per lui, trascorre molto tempo nelle campagne delle Langhe, rievocando e rivivendo gli anni della
propria infanzia ed adolescenza. Il processo del ricordo è attivato anche da Nuto, un falegname
che al tempo è stato la figura paterna di riferimento per Anguilla; Nuto, ex partigiano, racconta ad
Anguilla tutti gli orrori della guerra civile contro i nazifascisti, un evento che ha cambiato
radicalmente l’esistenza di tutti.

La tragedia incombe: quando la situazione economica del podere precipita, Valino impazzisce e in
un raptus di follia massacra tutta la famiglia, incendia la Gaminella e si impicca. Si salva solo Cinto,
che riesce a fuggire e a ripararsi da Anguilla. Anguilla scopre anche un’altra atroce verità sulle tre
sorelle della Mora: Irene ha sposato un uomo violento e Silvia è morta di parto dopo una relazione
adulterina. Santina, la ragazza di cui Anguilla è stato segretamente innamorato in gioventù ma che
non ha mai potuto avvicinare a causa della sua inferiorità sociale, è morta anch’essa: dopo essere
sta amante di molti fascisti, si è infiltrata tra le fila dei partigiani come spia. Scoperta, Santina è
stata giustiziata e il suo corpo dato alle fiamme.

Prima di abbandonare definitivamente Santo Stefano Belbo, Anguilla affida Cinto a Nuto.