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Cos’è il Problem Based Learning – Apprendimento Basato

sul Problema
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7 Maggio
2019

di Patrizio Vignola

Premessa
Alla fine degli anni sessanta dello scorso secolo, presso la scuola di medicina
dell’Università di McMaster, nello stato dell’Ontario, in Canada, Howard S. Barrows e
Robyn M. Tamblyn hanno introdotto, un nuova tecnica d’apprendimento: il Problem-
Based Learning.

L’Apprendimento Basato sul Problema pone agli studenti un problema da affrontare al


fine di porli nella condizione di costruire soluzioni originali. A tale scopo dovranno
analizzarne gli elementi, ideare e selezionare le migliori ipotesi di soluzione, acquisire
nuove conoscenze nel corso di attività collaborative, organizzarle, produrre una risposta
al problema iniziale ed al termine di ciò, riflettere sul percorso compiuto.

La caratteristica distintiva di questo approccio risiede dunque nel proporre una modalità
operativa attiva centrata sugli studenti e sul processo, piuttosto che sul docente e sul
prodotto. L’adozione di una tale modalità consente agli studenti inoltre, di attivare forme
di pensiero divergente, quali l’intuizione e l’invenzione situate ai livelli più alti della
tassonomia degli obiettivi cognitivi di Bloom (I) .

Allo stesso tempo richiede però di acquisire ed esercitare anche le forme di pensiero
situate ai livelli iniziali ed intermedi della stessa tassonomia, come la conoscenza, la
comprensione e l’applicazione.
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Ma non solo, esso comporta inoltre l’espressione e la maturazione di abilità sociali.
Queste, infatti, sono richieste per sostenere i percorsi d’apprendimento nei quali gli
studenti sono chiamati ad impegnarsi.

L’ambito privilegiato d’espressione delle abilità sociali all’interno della struttura


dell’Apprendimento Basato sul Problema è costituito dai piccoli gruppi collaborativi nei
quali gli studenti sono chiamati a lavorare. Ogni studente assume un ruolo all’interno di
essi, in base al principio della leadership distribuita. I ruoli però, sono periodicamente
ruotati, in modo da offrire ad ognuno la possibilità di maturare le competenze ad esso
associate.

I FONDAMENTI DEL PROBLEM BASED LEARNING –


APPRENDIMENTO BASATO SUL PROBLEMA
Considerata la varietà delle metodologie didattiche oggi a disposizione degli insegnanti e
delle loro classi, appare utile analizzare alcune caratteristiche peculiari
dell’Apprendimento Basato sul Problema, in modo che possa essere riportato all’interno
di un contesto metodologico di riferimento.

In ragione di alcune sue caratteristiche peculiari l’Apprendimento Basato sul Problema


rientra nel novero delle attività di matrice costruttivista.

Una prima ragione a supporto di tale affermazione risiede nel coinvolgimento dello
studente nelle attività di ricerca e analisi, ciò configura questo livello della sua attività
come “costruttivismo interazionista (II)” poiché lo vede impegnato ad interagire con i dati
provenienti dall’ambiente esterno.

Un secondo argomento a sostegno di tale considerazione è rinvenibile nel fatto che il PBL
richiede allo studente l’espressione di abilità socio relazionali necessarie ad acquisire
nuove conoscenze dalle interazioni interpersonali tra i soggetti a lui prossimi,
tipicamente l’insegnante tutor ed il gruppo dei pari. Tale interazione è così rilevante da
consentire di definire questa fase come “costruttivismo sociale” (III)

Ed infine, il terzo ed ultimo motivo che giustifica la collocazione del Problem Based
Learning tra le modalità d’apprendimento di matrice costruttivista, è attestato dal suo
individuare, come intenzione ultima del processo di apprendimento, la realizzazione di
una nuova porzione di sapere, inteso come primo e più complesso fine dell’attività.

Si giunge così a definire il PBL come una delle tecniche didattiche proprie del
“costruttivismo socioculturale” (IV) .

All’interno di tale cornice, la funzione dell’insegnante è di guidare e stimolare il processo


di apprendimento degli studenti (V).

IL RUOLO DELL’INSEGNANTE TUTOR ALL’INTERNO DEL PERCORSO


DI APPRENDIMENTO BASATO SUL PROBLEMA
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I principali compiti dell’insegnante tutor sono: motivare lo studente sia nel corso della
fase iniziale, sia nei successivi momenti, anche di difficoltà; distribuire consegne
adeguate alla capacità di ogni singolo studente; orientare il percorso d’apprendimento
degli studenti, sia nella fase iniziale, che in quelle successive di studio individuale
strutturato anche in gruppi collaborativi; gestire l’emozione associata al raggiungimento
degli obiettivi, sia in termini di esaltazione, che di depressione; misurare, valutare e
comunicare gli esiti degli apprendimenti.

L’Apprendimento Basato sul Problema richiede infatti al tutor di affiancare gli studenti
nel viaggio attraverso la risoluzione del problemae non di fornir soluzioni da riprodurre
(VI).

IL RUOLO DEGLI STUDENTI


All’interno di questo approccio, agli studenti è perciò assegnato il ruolo di attori
impegnati nella costruzione di interpretazioni del mondo, basate su esperienze e
interazioni.

IL PBL ED IL PNSD
Sulla base di tali premesse è possibile ritener utile avviare attività di PBL all’interno del
sistema scolastico italiano e, del resto, lo stesso Piano Nazionale Scuola Digitale richiama
più volte l’opportunità di adottare nelle classi della scuola del primo ciclo una didattica
per problemi (VII).

LA STRUTTURA OPERATIVA DI MODULO DI PROBLEM BASED


LEARNING
Come si è scritto in apertura di questo contributo, nel modello tipico proposto dal PBL, il
focus del problema non è costituito dalla sua soluzione, bensì dall’ideazione,
progettazione e realizzazione del percorso finalizzato sia alla conoscenza dei suoi
elementi costitutivi, che alla comprensione delle loro relazioni.

Tale percorso prevede alcuni passi, la loro definizione ed ordinamento sono tratti da The
tutor in PBL (VIII).

• Identificare il problema
• Esplorare la preesistente conoscenza
• Generare ipotesi e possibili soluzioni
• Identificare i problemi di apprendimento
• Studio Autonomo
• Re-valutazione e applicazione delle nuove conoscenze alla soluzione del problema
• Valutazione e riflessione sull’apprendimento

In un prossimo articolo presenteremo una esperienza concreta di tale metodologia attiva


per esemplificarne la realizzazione nella pratica didattica.
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(I) M. Laeng a cura di Tassonomia degli obiettivi educativi, vol.i, Giunti-Lisciani, Teramo
1983, vol.ii, ivi 1984; vol.iii, ivi 1984.
(II) J. Piaget, La costruzione del reale nel bambino,Firenze, La Nuova Italia, 1979
(III) L. Vygotskij,1935, Pensiero e linguaggio, Roma-Bari, Laterza, 1990
(IV) J. S. Bruner, La cultura dell’educazione,Milano, Feltrinelli, 2015
(V) Cindy Hmelo-Silver, Howard S Barrows, . “Obiettivi e strategie di un facilitatore
dell’apprendimento basato sui problemi”. Rivista interdisciplinare di apprendimento
basato sui problemi, (maggio 2006) (https://doi.org/10.7771/1541-5015.1004 )
(VI) Edens, Kellah M. (2000). “Preparare i risolutori di problemi per il 21 ° secolo
attraverso l’apprendimento basato sui problemi”. Insegnamento universitario . 48 (2): 55-
60. https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/87567550009595813
(VII) Piano Nazionale Scuola Digitale
http://www.istruzione.it/scuola_digitale/allegati/Materiali/pnsd-layout-30.10-WEB.pdf,
p. 42, 49, 71
(VIII) The tutor in PBL, http://www.fhs.mcmaster.ca/facdev/documents/tutorPBL.pdf

Bibliografia
M. Laeng a cura di Tassonomia degli obiettivi educativi, vol.I, Giunti-Lisciani, Teramo
1983, vol.II, ivi 1984; vol.III, ivi 1984.
Schmidt, Henk G; Rotgans, Jerome I; Yew, Elaine HJ (2011). “Il processo di apprendimento
basato sui problemi: cosa funziona e perché”. Medical Education . 45 (8),
(https://doHYPERLINK “https://doi.org/10.1111/j.1365-2923.2011.04035.x”
i.org/10.1111/j.1365-2923.2011.04035.xBianca Maria Varisco, Costruttivismo socio-
culturale: genesi filosofiche, sviluppi psico-pedagogici, applicazioni didattiche, Roma,
Carrocci, 2002.
Henk G Schmidt, Sofie MM Loyens, Tamara Van Gog, Fred Paas, “L’apprendimento basato
sui problemi è compatibile con l’architettura cognitiva umana: commenti su Kirschner,
Sweller e Clark (2006)”. Psicologo educativo . Volume 42, maggio 2007.
https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/00461520701263350
L. Sasso, A. Lotti “Problem-based learning per le professioni sanitarie” Mc Graw-Hill,
Milano 2007.

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