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a cura di Maria Teresa Nardi

BIOMUSICA
BIOMUSICA
La biomusica è una metodologia diretta e pratica che serve ad equilibrare e a stimolare il corpo per evitare la
somatizzazione dei conflitti emotivi.
Secondo il suo ideatore, il professor Mario Corradini, docente di musicoterapia in Italia, Svizzera e Spagna,
questo metodo si basa sulla relazione fra suoni, musica, malattia ed energia bioenergetica e viene usato con
successo in gruppi aperti, ai quali aderiscono persone senza sintomatologie dichiarate, e anche in terapia,
ad esempio nel recupero dei tossicodipendenti.

Rilassamento, equilibrio e stimolazione sono i tre effetti immediati della musica. Mediante l'ascolto
musicale, la produzione di suoni indirizzati, i giochi, gli esercizi di respirazione, le narrazioni e le fantasie
guidate è possibile intervenire sul funzionamento del sistema bioenergetico, prevenendo la somatizzazione
dei conflitti emotivi o contribuendo alla loro guarigione.

Il sistema bioenergetico

Il sistema bioenergetico è costituito da centri, intendendo per tali quei sistemi neuro-endocrini che regolano
le attività della persona. Questi sono punti di controllo delle funzioni vitali, si localizzano in zone specifiche
del corpo umano e sono alimentati da energia nervosa che circola fra essi. L'energia è l'alimento dei centri, il
combustibile con il quale funzionano. Questa energia deve mantenersi ad un livello costante, poiché se
aumenta l'attività di un centro, alzando per questo il consumo energetico si sovraccarica tutto il circuito,
mentre se diminuisce la quantità di forza disponibile il centro si può bloccare, fermando così la circolazione
della corrente e producendo alterazioni in tutto il sistema.

I blocchi energetici

Secondo la biomusica, la maggior parte delle patologie trova origine nei conflitti emozionali sofferti dalla
persona. I disturbi di origine emotiva vanno ad interferire con il nostro sistema bioenergetico, costituito da
centri neuro-endocrini che regolano tutte le nostre attività. Se l'energia che li alimenta non si mantiene a un
livello costante in tutti i centri, si verifica un blocco che causa disequilibrio, disfunzioni o addirittura malattie. I
blocchi di energia si localizzano in determinate zone del corpo, con ghiandole, organi e viscere
corrispondenti:

ghiandola ipofisi, epifisi, cervello


laringe, tiroide e paratiroide
cuore e timo
polmoni, bronchi, pleura
fegato, stomaco, pancreas, intestini
reni, prostata, utero
genitali

Molte malattie, organiche o mentali, hanno origine nella sfera emotiva ed emozionale: in ognuno di noi si
possono osservare rigidità mentali, emozioni represse e/o pregiudizi sul proprio corpo, paure, tutti elementi
che determinano una certa divisione interiore e che comportano un fare - pensare - agire spesso
contraddittorio.
La biomusica parte dalla constatazione che l'uomo somatizza costantemente le sue emozioni positive e
negative, gli organi colgono queste vibrazioni che influiscono sul loro funzionamento. Attraverso il suono e la
musica si può agire su due aspetti fondamentali della persona, emozionale e fisiologico, per arrivare
all'identificazione dei conflitti che condizionano i comportamenti delle persone e per capire il funzionamento
di quei meccanismi interiori che portano sofferenza.

Che succede a livello energetico?

I conflitti emotivi, strutturandosi come blocchi, creano ostacoli al passaggio della energia nel corpo, si
somatizzano e compare la malattia.
I blocchi hanno una particolare forza di coesione, alla quale corrisponde una frequenza, cioè una nota
chiave: inviando suoni con frequenza simile a quella di coesione si può alterare la forza che li mantiene uniti.
A tal fine si usa il suono, canalizzando le vibrazioni verso i posti in cui i blocchi si trovano. Il suono, infatti,
può entrare in risonanza con questa frequenza, rompere il blocco e reintegrare l'energia nel circuito
bioenergetico, evitando così la somatizzazione. Da qui il carattere preventivo della biomusica: nel caso in cui
la malattia sia già conclamata, questa terapia può aiutare a fermarne l'evoluzione o persino a produrre
un'involuzione, grazie al principio di risonanza fra suono e corpo.
Tuttavia, anche se la musica "indirizzata" può dissolvere e/o rimuovere i blocchi ed indurli a restituire
all'organismo quella energia che avevano immagazzinato, la guarigione completa avviene solo quando si
risolve il conflitto emotivo che ha originato la patologia. I conflitti emotivi possono essere superati nel
momento in cui la persona riesce ad individuare l'origine del suo male.
In questo caso è necessario, però, fare un lavoro profondo su se stessi ed attivare un cambiamento,
altrimenti, primo o poi, ricomparirà la malattia. La musicoterapia può essere un valido aiuto, soprattutto se
coadiuvata da altre tecniche che possono aiutare il soggetto ad operare sui conflitti, per risolverli e per
riassorbire l'energia che hanno imprigionato.

Perché la musica?

Il corpo è come uno strumento musicale che richiede una costante accordatura. Attraverso particolari
combinazioni sonore si può agire per risonanza

sulle zone corporee che "risuonano" per simpatia; il beneficio è dovuto al massaggio vibratorio che il
suono apporta alle diverse parti del corpo, in accordo alla capacità di risonanza di esse. E' la frequenza
dello stimolo sonoro, più che la sua provenienza, quello che induce la stimolazione dei meccanismi
nervosi-ormonali, ossia risposte fisiche a quegli stessi implusi
sul sistema bioenergetico, influenzando e modificando il funzionamento
sulle ghiandole, stimolandone la produzione ormonale
sulle onde cerebrali; le onde cerebrali indicano i livelli di coscienza in cui si trova l'individuo: veglia,
rilassamento, sonno leggero, sonno profondo. Il suono può modificare l'attività cerebrale inducendo il
cervello a raggiungere la frequenza desiderata in accordo alla frequenza che si applica. Il sistema
bioenergetico della persona varia secondo lo stato di coscienza: portando la frequenza delle onde
cerebrali verso quelle che denotano uno stato di rilassamento, l'energia nella persona circola con più
equilibrio, diminuiscono la frequenza cardiaca, la respirazione e la pressione sanguigna e predominano le
onde cerebrali più lente. Quando la persona è rilassata, ma attenta, i nodi di conflitto possono essere
individuati meglio, il soggetto non si identifica troppo emotivamente con essi e l'energia, che in questo
stato fluisce in modo equilibrato, aiuta a "limitare" i blocchi, predisponendo così alla risoluzione degli
stessi.

Movendo da queste considerazioni, la musica viene integrata ad altre discipline complementari, per ristabilire
l'equilibrio psicofisico della persona. Durante le sedute si coinvolge e si attiva globalmente il soggetto
attraverso il movimento del corpo, che la musica facilmente stimola, le associazioni mentali, le
immaginazioni guidate e il risveglio emozionale.

Il metodo

In Biomusica il metodo è un insieme di proposte tratte da diverse discipline che vengono utilizzate dal
terapeuta per promuovere il benessere psicofisico della persona, aiutandola a superare i conflitti emotivi che
causano disfunzioni al sistema bioenergetico.
Il principio fondamentale di questo metodo sta nella convinzione che il suono esercita costantemente
un'influenza sull'organismo umano. Il suono diventa così una vera e propria forma di energia; noi ascoltiamo
con l'udito ma anche con le ossa, il sangue, i muscoli, la pelle e tutta la materia di cui siamo fatti. Siamo
materia che vibra: tutto il corpo o una parte di esso può entrare in risonanza quando riceve vibrazioni simili
alle proprie e ogni zona dell'organismo vibra a frequenze diverse a seconda dei materiali che la
compongono.

Nella seduta di biomusica vengono, dunque, proposti esercizi con il suono vocale indirizzato, giochi,
narrazioni e fantasie guidate.
Il corpo si comporta come un ricetrasmettitore di onde, sensibile alle vibrazioni sonore, in particolare a quelle
situate approssimativamente nella zona corrispondente all'ampiezza media della voce umana, dalla più
grave delle voci maschili alla più acuta delle voci femminili. Il principio attivo della tecnica del suono
indirizzato consiste nell'emissione e nella ricezione cosciente dei suoni: si devono inviare le loro vibrazioni
verso la zona corporea da noi voluta per rimuovere il blocco. Intonando determinate note nello loro giusta
frequenza si agisce per risonanza simpatica sui blocchi, sciogliendoli, recuperando l'energia che avevano
accumulato e ridistribuendola nell'organismo. Questo processo diventa efficace se applicato prima della
somatizzazione dei conflitti, quando i blocchi sono ancora carichi d'energia.
Gli esercizi con suoni indirizzati si basano sulla combinazione di respiri appropriati, su intonazioni precise di
note, su immagini mentali e sulla partecipazione attiva del soggetto e sull'intenzionalità con la quale vengono
realizzate le attività.

La voce
La voce nasconde in se una grande forza guaritrice; la voce è il principale strumento terapeutico per
canalizzare ed indirizzare il suono verso il centro bloccato, influenzando di conseguenza anche gli organi
corrispondenti. Cantando il suono più basso che siamo in grado di produrre e toccando le zone dove questo
risuona, possiamo sentire vibrare il petto e parte del ventre, la schiena e le costole. Se poi proviamo con un
suono medio, vibreranno il collo, la clavicola, la mandibola inferiore e parte della nuca, ciò vuol dire che
questo secondo suono si collocherà un po' più in alto rispetto al primo. Da ultimo, se cantiamo un suono
acuto il più forte possibile, ci accorgiamo che vibrano le ossa della testa, il naso, la fronte ed il palato, cioè le
zone del corpo più alte delle precedenti. Questo è dovuto al fatto che ogni frequenza risuona in un posto
particolare dell'organismo. Tanto più acuto è il suono prodotto o ricevuto, tanto più in alto vibrerà il nostro
corpo.

Le vocali
Secondo la Biomusica ci sono suoni della voce umana che agiscono su specifiche zone corporee. Si usano
le vocali comuni a tutte le lingue, combinandole tra loro o rinforzandole con le consonanti H e M, che
completano il lavoro delle vocali, poiché introducono nell'organismo le vibrazioni del suono emesso. In linea
generale si può dire che su ogni zona corporea agisce prevalentemente una precisa vocale. Ecco quali sono
le vocali, dove devono essere indirizzati i suoni e quali parti del corpo vengono interessate dalla vibrazione:
I - per il sistema nervoso e immunitario usiamo la vocale I, indirizzando il suono verso la testa, in particolare
verso la radice del naso. Le zone interessate sono il cervello, le ghiandole dell'ipofisi e dell'epifisi;
E - per il sistema fonetico usiamo la vocale E, indirizzando il suono verso la gola. Le zone interessate sono
la laringe, la tiroide e la paratiroide;
O - per il sistema circolatorio usiamo la vocale O, indirizzando il suono verso il centro del petto. Le zone
interessate sono il cuore e il timo;
A - per il sistema respiratorio usiamo la vocale A, indirizzando il suono verso il petto. Le zone interessate
sono i polmoni, i bronchi e la pleura;
U - per il sistema digestivo usiamo la vocale U, indirizzando il suono verso l'ombelico. Le zone interessate
sono il fegato, lo stomaco, il pancreas e l'intestino;
- sull'apparato sessuale e su altre zone specifiche si usano combinazioni di suoni.

Logicamente i suoni sono terapeutici e preventivi se sono adoperati nella loro giusta frequenza, con una
respirazione adatta, con la postura corporea ad essi corrispondente e se sono attivati per un certo periodo di
tempo.

Come agisce il suono indirizzato


Se colpiamo leggermente, ma continuamente sul nostro braccio compare una tenue macchia rossa che
diventa scura se continuiamo a farlo. Il suono agisce nella stessa maniera: fa affluire il sangue lì dove
colpisce, dove fa vibrare. La sillaba RIN, per esempio, fa affluire il sangue al naso; se proviamo a
pronunciarla in tono acuto, sentiremo come le vibrazioni che inviamo vadano a sollecitare proprio quella
zona, quando entra in risonanza. Ci sono fonemi come M e N che risuonano nelle ossa della testa; la M
propaga la sua vibrazione verso il centro del cranio facendo risuonare la ghiandola pineale e l'ipofisi.
Quando una ghiandola vibra è stimolata nella sua attività, nel suo lavoro: cantare un suono, diretto
correttamente, influisce sulle funzioni ghiandolari. Per pronunciare un suono dobbiamo collocarlo ed
emetterlo in una particolare maniera: la B fa risuonare le labbra e i denti anteriori, la G il centro del palato, e
così di seguito. Ogni lettera, sillaba, parola e fonema è una vibrazione o un insieme di vibrazioni.

Istruzioni per l'uso


A quanti intendono utilizzare la tecnica del suono indirizzato si consiglia di:
o disporre di un ambiente calmo, senza la possibilità di essere interrotti
o rilassarsi, tenere gli occhi chiusi e una posizione eretta
o mantenere un volume medio della voce: ne troppo piano ne troppo forte. E' preferibile che i suoni A-O-U
siano intonati con la voce grave, la E con la voce di tono medio e la I con la voce acuta. La vocalizzazione
deve iniziare con la lettera H (lieve colpo sospirato) e finire con la lettera M (chiudere la bocca)
o effettuare l'inspirazione attraverso il naso, mentre l'espirazione serve per vocalizzare il suono, fino ad
esaurire l'aria
o fare uno o più esercizi almeno una volta al giorno
o dedicare almeno cinque minuti per ogni esercizio
o consultare il medico di fiducia se siete affetti da qualche malattia cronica, prima di eseguire gli esercizi

I giochi di socializzazione, di riscaldamento, di creatività … teatrali, ritmici … sono tutti trasformazioni di


giochi infantili e/o musicali ed hanno lo scopo di "scuotere" il soggetto togliendolo dalla sua immobilità,
facendogli cioè eseguire movimenti corporei ai quali non è abituato, spingendolo a vincere le resistenze
acquisite per avvicinarlo al resto dei componenti del gruppo. Il primo è un obiettivo che tende a fermare o ad
alterare la catena di pensieri, emozioni e movimenti quotidiani, l'ultimo invece è socializzante. A livello
muscolare si mira a contrarre e a rilassare le diverse zone corporee, scaricando le tensioni superficiali e
caricando in modo positivo l'emotività della persona.

La narrazione, tecnica conosciuta sin dall'antichità, è usata in Biomusica per aiutare il soggetto a ripercorre
la sua storia, per individuare eventuali situazioni difficili alle quali vengono tolte conflittualità e negatività.
La musica in questa attività serve per creare un'atmosfera suggestiva e per isolare da eventuali rumori o voci
provenienti dall'esterno, che potrebbero disturbare o distogliere l'attenzione. E' necessario che il soggetto sia
in uno stato di rilassamento e calma e che visualizzi il racconto, poiché se dovesse perdere il filo della
narrazione è possibile che proprio in quel punto del racconto si nasconda il conflitto, che si tenterà di
risolvere con un dialogo successivo con il terapeuta.
Vengono preferite le narrazioni che contengono le cosiddette immagini primordiali, presenti nei miti, nei
racconti fantastici e nelle tradizioni folkloristiche, e che hanno speciali connotazioni collegate all'organismo
umano e alle paure ataviche delle persone, come la luce, l'acqua ed il fuoco.
La luce e l'acqua, percepite come sostanze fluide possono agire come "ammorbidente della zona corporea
su cui si tenta di lavorare", possono aiutare a distenderla e a favorire lo scioglimento del blocco emotivo che
la interessa. La luce, immagine universale che tutte le persone sono in grado di riportare alla mente, induce
a stati di rilassamento attivo. Il fuoco è presente nei racconti in cui si affrontano conflitti con persone dell'altro
sesso.

Tecnica importante per aiutare la ristrutturazione delle personalità ed è ottima per concludere una seduta di
Biomusica, soprattutto se si usano correttamente degli stimoli musicali appropriati, che permettono così di
arrivare molto velocemente a conclusioni utili per gli obiettivi di questo metodo.
Si tratta di << strutturare un argomento immaginario fra il soggetto e l'operatore, in cui si tenta di giungere ad
un punto dal quale la persona possa osservare, direttamente o come allegoria, i sui nodi di conflitto emotivo
>>. L'argomento della fantasia verrà sviluppato da entrambi: il terapeuta stimola, incoraggia, persuade senza
forzare perché la persona, seduta e ad occhi chiusi, racconti le azioni che si sviluppano nel suo mondo
interiore. La comparsa lungo il racconto di personaggi-chiave può alludere ad eventuali conflitti e l'immagine
che li accompagna deve agire, << per attivare quei meccanismi mentali necessari affinché il problema venga
risolto ed il ricordo negativo perda gradualmente la sua forza distruttiva >>. L'esperienza indica che le
immagini più utilizzate si collegano a problemi emotivi originati nel nucleo affettivo - familiare e l'obiettivo non
è certamente quello di modificare gli avvenimenti del passato, ma di cambiare la relazione emotiva della
persona con gli stessi.

Bibliografia
M. CORRADINI, Biomusica - La Musicoterapia nel suo metodo integrale, Ed. COM, Ascoli Piceno, 1996
M . CORRADINI, Iniziazione alla Musicoterapia, Esercizi di rilassamento, tonificazione ed equilibrio con la
Biomusica, Ed. Mediterranee, Roma, 1999
PRINCIPI TEORICI DELLA MUSICOTERAPIA
PRINCIPI TEORICI
MUSICOTERAPIA
La Musicoterapia si basa sui seguenti principi:

Principio dell' ISO


ISO vuol dire "uguale" e caratterizza l'identità sonora di un individuo.
E' un elemento dinamico che ha in se tutta la forza di percezione presente e passata.

L'identità sonora dell'individuo è composta da:

a) ISO UNIVERSALE
E' una identità sonora che caratterizza o identifica tutti gli esseri umani, indipendentemente
dal particolare contesto sociale, culturale, storico, e psico-fìsiologico. Farebbero parte dell'iso
universale le caratteristiche particolari del battito del cuore, dei suoni di inspirazione ed
espirazione nonché la voce della madre al momento della nascita e nei primi giorni di vita.

b) ISO GESTALTICO
Si tratta di un fenomeno sonoro e di movimento interno cheriassume i nostri archetipi sonori, il
nostro vissuto sonoro intra-uterino, il nostro vissuto sonoro alla nascita. dell'infanzia fino
allanostra età attuale. E' un suono strutturato all'interno di unmosaico sonoro e che
fondamentalmente è in perpetuomovimento.

c) ISO COMPLEMENTARE
E' l'insieme di piccole modifiche che si attenuano ogni giorno oin ogni seduta di
Musicoterapica sotto l'effetto di circostanzeambientali e dinamiche.

d) ISO GRUPPALE
E' intimamente connesso allo schema sociale all'interno del qualel'individuo evolve. L'Iso di
gruppo è fondamentale alloscopo di raggiungere una unità di integrazione in un
gruppoterapeutico. E' una dinamica che pervade il gruppo come sintesi stessa di tutte le
identità sonore. Raccoglie in sé un insieme di fattori psico-fisiologici di suoni e di movimenti
che dipendono in ultima istanza dall'Iso gestaltico diciascun individuo.
(R. Benenzon "Manuale di Musicoterapica" )

Il suono come "oggetto intermediario"

Un oggetto intermediario è uno strumento di comunicazione in grado di agire terapeuticamente sul


paziente in seno alla relazione senza dar vita a stadi di intenso allarme e con le seguenti caratteristiche:

- "Innocuità": non da vita di per da vita a reazioni d'allarme


- "Malleabilità": può essere usato a volontà per qualsiasi ruolo
- "Trasmettitore": permette la comunicazione, sostituendosi al legame e mantenendo la distanza
- "Adattabilità": si adatta ai bisogni del soggetto
- "Assimilabile a sé stessi": consente una relazione molto intima, in quanto il soggetto può identificarlo
con se stesso
- "Strumentale", in quanto può essere utilizzato come prolungamento del soggetto
- "Identifìcabile": può essere riconosciuto immediatamente.

Il suono può essere considerato oggetto intermediario e la corretta scelta dell'oggetto intermediario
dipenderà dall'abilità del Musicoterapeuta nell'identificazione dell'identità sonora o iso gestaltico del
paziente. L'oggetto intermediario dipende dalla gerarchizzazione dello sviluppo dell'individuo e dunque
dell'iso universale, gestaltico, complementare e in misura minore dall'iso culturale.

Il suono come "oggetto Integratore"

Un oggetto integratore è uno strumento di comunicazione in grado di integrare le dinamiche di


comunicazione in un gruppo uniformandole.

Nelle esperienze di gruppo si è evidenziato che i pazienti leaders, tendono a scegliere


strumenti che divengono facilmente strumenti leaders. Essi sono di grande volume, di
facile uso, ritmici e potenti. Appartengono spesso alla classe degli strumenti a percussione.
Tali strumenti divengono guida agli altri e ci si concentra intorno ad essi. L'oggetto
integratore è dunque lo strumento musicale che in un gruppo prevale e assorbe in sé la
dinamica del gruppo e del legame tra i pazienti e il terapeuta. L'oggetto integratore dipende
dall'iso gruppale, culturale, complementare e in misura minore da quello gestaltico.

Obiettivo principale è quello di aprire CANALI DI COMUNICAZIONE

Per canali di comunicazione si intendono tutti quei procedimenti per mezzo dei quali una mente può
interferire sull'altra. I canali di comunicazione possono essere intrapsichici, extrapsichici coscienti,
extrapsichici inconsci e la comprensione di tutti i fenomeni dinamici psichici hanno luogo in un contesto non
verbale.

Per poter aprire canali di comunicazione, è necessario che il TEMPO MENTALE del paziente coincida con il
TEMPO SONORO-MUSICALE del terapeuta, dove appunto il suono diviene intermediario fra uno e l'altro
(ISO).
Nel paziente le energie provengono dall'iso gestaltico (inconscio) e dal'iso complementare (preconscio) che
divenendo coscienti si aprono verso l'esterno. Stabilito e aperto il canale di comunicazione si è nel pieno del
processo terapeutico nel corso del quale si restituisce al paziente la rielaborazione dei modelli dinamici del
suo psichismo, della sua interrelazione .

Le risposte porteranno in sé anche delle caratteristiche del terapeuta, poiché in ogni processo terapeutico,
(luogo in cui si svolge un processo temporale), non si può cancellare la persona del Musicoterapeuta che
diviene parte integrante nella costruzione della terapia per via delle influenze reciproche tra le parti.
Il lavoro pedagogico (sviluppo delle capacità ) e il lavoro psicologico (rafforzamento dell'io, delle relazioni
interpersonali, della socializzazione) in questo ambito si intrecciano e si amplificano.

La musicoterapia in istituto

Per contrastare il decadimento e il deterioramento fisico, mentale e psicologico, in questi ultimi anni nelle
strutture residenziali per anziani si stanno attivando dei programmi animativi e preventivi/terapeutici.
L'anziano viene, quindi, coinvolto in attività corporee, manuali, grafico-pittoriche, teatrali, verbali e musicali.

Tra gli interventi musicali un posto di rilievo è ricoperto sempre più dalla musicoterapia che dà "aiuto
espressivo e comunicativo all'anziano sofferente" (Delicati, 1997). E' necessario, però, che le sedute si
integrino con le altre attività di animazione e con le attività sanitarie ed assistenziali, per perseguire assieme
i seguenti obiettivi:

valorizzare la persona nella sua globalità


attivare e mantenere nell'anziano l'interesse per una socialità viva e positiva
mantenere nei pazienti l'autonomia a livello cognitivo, sensoriale e funzionale
fornire momenti di benessere agli ospiti
migliorare la qualità di vita nel reparto
recuperare e/o mantenere delle capacità residue anche in soggetti affetti da deterioramento mentale.
L'anziano e la musica

L'anziano, anche quello che non ha ricevuto un'educazione musicale, ha una competenza esperienziale in
tutto quello che concerne il campo sonoro-musicale: la conoscenza di canti, il ricordo di eventi sonori per lui
significativi, le pratiche sociali inerenti la musica come il ballo, le serenate, i cantastorie, gli strumenti
musicali. Questo bagaglio sonoro-musicale che l'anziano si porta dentro, che lo accompagna, che parla
della sua storia, del suo vissuto, dei suoi sentimenti, delle sua sensibilità, delle vicende passate, della sua
cultura diventa materiale su cui lavora il musicoterapeuta. L'anziano è, dunque, considerato una "persona"
ancora ricca di potenzialità, di speranze, di desideri e di bisogni da attivare, conservare, preservare e
rispettare. La musicoterapia lavora sulle parti sane dell'anziano e suo obiettivo primario è quello di
valorizzare tutte le potenzialità residue; la musica diventa così un mezzo per "prendersi cura" degli anziani
troppo nostalgicamente legati al passato e quindi incapaci di vivere un presente proiettato nel futuro, e degli
anziani che presentano problemi di depressione, aiutandoli ad accettare il proprio processo di
invecchiamento e/o ad elaborare un lutto.

Francesco Delicati, musicoterapeuta che opera da anni in questo settore, ha elencato una serie di funzioni e
di obiettivi generali della musicoterapica per anziani:

movimento e rilassamento: la musica è uno stimolo fisico che aiuta il rilassamento e la distensione
muscolare ed il movimento di arti colpiti; essa motiva la motricità e costituisce un supporto ed una spinta
per la mobilizzazione attiva

socializzazione: la musica, come attività sociale, agisce sul piano della prevenzione, facilita la
comunicazione; consente l'integrazione del gruppo, la partecipazione e lo stabilirsi di legami
interpersonali, il rinforzo dell'identità del singolo, l'emergere di sentimenti positivi originati dalla sensazione
di appartenenza

ricreazione (aspetto ludico): la musica può essere fonte di godimento, di gioia e di divertimento
spontaneo; essa dà un piacere momentaneo che non richiede sforzo di apprendimento né implica
preparazione

gratificazione (aspetto animativo): l'influenza di un clima musicale incoraggia visibilmente l'attività


generale, l'espressività e la creatività, aumentando la considerazione di se stessi e l'autostima

aiuto alla memoria (terapia della reminescenza): la musica fa rivivere momenti del passato, rende
presenti situazioni connotate in senso emotivo, soprattutto i periodi felici della vita, e aiuta a ristrutturare la
nozione del tempo; attraverso l'uso di canzoni e musiche accettate e riconosciute si stimolano i ricordi e le
associazioni

apprendimento: la musica facilita l'apprendimento secondo due modalità principali:


- il riapprendimento di una destrezza perduta o menomata in seguito a malattie o traumi
- l'apprendimento di nuove competenze per compensare quelle perdute o menomate

contatto con la realtà: la musica aiuta gli anziani a stabilire e mantenere durante gli incontri brevi
momenti di contatto con la realtà; la scansione settimanale degli incontri, ad esempio, aiuta a ristrutturare
e riorientare la sensazione del tempo

sostegno e rinforzo psicologico: la musica dà sollievo alla propria ansia e consente all'anziano di
allentare l'attenzione su se stesso e i suoi disturbi, allontanando pensieri negativi e atteggiamenti di
compatimento

proiezione (liberazione di emozioni e di tensioni psichiche): la musica può essere un mezzo proiettivo che
stimola le libere associazioni e produce la liberazione delle emozioni e dei contenuti inconsci, aiutando
l'espressione e la canalizzazione delle pulsioni interne disturbanti; la musica può essere uno strumento
proiettivo di induzione e di suggestione, finalizzato ad un cambiamento terapeutico.

Le attività musicoterapiche

L'esperienza musicale nel paziente anziano istituzionalizzato è un'occasione importante per impegnarsi in
attività spesso nuove e di grande coinvolgimento sul piano emozionale, rievocativo e cognitivo.
All'interno dell'istituto con la pratica corale, che è certamente una delle attività principali dell'intervento
musicoterapeutico, si realizzano momenti di socializzazione e d'informazione culturale. Cantare vecchie
canzoni o anche solo brevi frasi crea un'atmosfera gioiosa e distesa, grazie alla quale l'anziano si diverte, si
rende più disponibile nei confronti degli altri e partecipa attivamente all'attività di gruppo. Cantare in gruppo
rappresenta un'esperienza comunitaria capace di far dimenticare la routine quotidiana, di distogliere la
mente dell'anziano dall'essere troppo occupato in tristi preoccupazioni. Cantare fa bene all'apparato
respiratorio e a quello digestivo e può influire positivamente sullo stato generale di salute; si aiuterà dunque
l'ospite a prendere atto della propria respirazione, alla base della produzione canora, e a coprire il tono
muscolare (teso/rilassato) ad essa corrispondente. Spesso il canto, spiega Delicati, è finalizzato al
recupero della "memoria sonora": il canto è il linguaggio degli affetti, delle emozioni e della memoria, è un
mezzo per creare la motivazione al narrare, al raccontare e al roccantarsi. La canzone popolare diventa
strumento evocativo che risveglia le memorie affettive legate alle esperienze della vita passata e che fa
riaffiorare le emozioni vissute in gioventù. Associare al canto la narrazione, la reminescenza e la
conseguente verbalizzazione è un modo che consente alle persone di far luce e di ricostruire la propria vita
passata, ma anche presente e futura.

Osservando gruppi di anziani sottoposti a musicoterapia si è notato che lo stimolo ritmico-musicale a volte
induce spontaneamente a partecipare alla danza; addirittura molto spesso questi comportamenti sono
automatici, infatti sono gli stessi pazienti ad iniziare da soli la danza che li aiuta ad orientarsi nel tempo e
nello spazio.
Alcune esperienze hanno fatto registrare nei partecipanti cambiamenti d'umore, aumento della fiducia in se
stessi, mantenimento o riacquisizione dell'autonomia e superamento dei momenti di solitudine e apatia;
inoltre semplici esercizi motori, a tempo di musica, riattivano la circolazione sanguigna, aumentano il tono
muscolare e allentano l'irrigidimento.

L'ascolto di musica semplice può inserirsi nella routine quotidiana della vita della residenza, rendendo
diversa la giornata. L'ascolto è utilizzato non solo come mezzo di distrazione, ma come momento importante
per riavviare l'anziano ad una percezione attenta e globale. L'ascolto è, inoltre, un vero e proprio mezzo per
"l'attivazione delle funzioni cerebrali, poiché è un'azione complessa che coinvolge non solo la componente
affettiva della persona ma anche quella razionale. E' dimostrato che l'ascolto della musica con un
atteggiamento prevalentemente dominato dall'emotività provoca un netto aumento dell'attività cerebrale
nell'emisfero di destra, mentre un ascolto di tipo analitico-interpretativo, che si accompagna alla lettura dello
spartito, produce un aumento della funzionalità a livello dell'emisfero di sinistra" (Marco Trabucchi in
Lorenzetti L.M., 1984).

Gli strumenti

Si utilizzano come strumenti:


- l'ambiente
- il proprio corpo
- strumenti elettronici
- strumenti musicali creati dal paziente
- strumenti musicali propriamente detti, comprendenti: tamburi, triangoli, piatti oscillanti, legnetti, wood
block, piastre sonore, xilofoni, metallofoni ecc.
Vengono anche utilizzati strumenti Medio-Orientali es. Bendir, Satz; Sud Americani es: Congas, Bonghi,
Calimba, Caxixi, Maracas, Berimbau, Tambora; Irlandesi es: Bodran; Africani es: Djembè, Ingungu,
Ntenga, Belafon, Xilofono Bantù; Indiani es: Santur (55 corde o 75 corde), Tabla etc....
Inoltre strumenti quali: chitarra, pianoforte, Flauti ,etc....

Gli strumenti propriamente detti devono possedere le seguenti caratteristiche:


- Manipolazione semplice
- Facilità di spostamento
- Potenza sonora
Devono essere rivolti verso l'estroversione e non all'introversione. Devono possedere chiare possibilità
sonore con la possibilità di poter creare strutture ritmiche e melodiche facilmente comprensibili
A seconda di come il paziente si rapporterà allo strumento musicale, questo potrà divenire:
1) Oggetto Sperimentale
2) Oggetto Catartico
3) Oggetto Difensivo
4) Oggetto Incorporato
5) Oggetto Intermediario
6) Oggetto Intermediario Corporale
7) Oggetto Integratore.

IL CORPO
Noi abbiamo nel corpo umano implicitamente il membranofono, l'idiofono e l'aerofono. Di tutti i fenomeni
sonori del corpo umano, la voce e il canto sono i più profondi, in quanto essi sono gli elementi più regressivi
e capaci di risonanza e perciò devono essere utilizzati con grande attenzione.

La seduta

Il terapeuta ha a disposizione come materiale di lavoro i suoni, i silenzi, il proprio corpo, i rumori, la musica
ed i singoli elementi che compongono la musica:
1) II RITMO che agisce sulla sfera intuitiva
2) La MELODIA che agisce sulla sfera sentimentale
3) L'ARMONIA che agisce sulla sfera intellettiva

Si lavora seguendo una precisa tecnica con diverse sequenze:

a) Partendo dalle capacità del soggetto, dove tutto può cambiare ed essere contemporaneamente tenuto
a memoria ordinando determinati eventi secondo una successione temporale, di conseguenza compiere, se
pur in forma irriflessiva e ristretta ai limiti del presente psicologico, un'insieme di operazioni mentali.
L'attività musicale appare come una opportunità di procedere a semplici e possibilmente autonome e
consapevoli trasformazioni fra differenti codici:
SONORO-GESTUALE-GRAFICO-VERBALE
Basandosi sulla percezione, interpretazione,riproduzione, selezione,alternanza,cambiamenti ritmici e/o
melodici etc.. .etc....

b) Dando importanza all'improvvisazione, alla spontaneità e libera produzione, dove ogni paziente
autonomamente e inizialmente propone una personale sonorizzazione e dove l'elemento sonoro diviene
oggetto intermediario tra paziente e terapeuta

Le tipologie delle sedute di musicoterapia si dividono a seconda dei casi in:


1)sedute di Musicoterapia recettiva
2)sedute di Musicoterapia attiva

La Musicoterapia recettiva si basa sull'ascolto guidato e strutturato in considerazione del fatto che gli stimoli
sonori permettono il rilascio di neurotrasmettitori e neuromodulatori che modulano il comportamento e
l'affettività dell'essere umano. E' stato dimostrato che la loro concentrazione si modifica in ogni individuo
all'ascolto della propria musica. Le vibrazioni captate dall'orecchio intemo, penetrando a varie profondità
provocano trasformazioni nei processi elettrobiochimici all'interno della mente e dell'organismo (effetto
diapason della Fisica) per cui si entra in vibrazione quando si vibra sulla stessa lunghezza d'onda del suono.

Nelle sedute di Musicoterapia attiva, il paziente diviene protagonista, è portato a sentire, comprendere,
creare, senza coercizioni, libero di scegliere lo strumento che per lui in quel momento è più significante,
comunicare con se stesso e agli altri ritmo, timbri, melodie, volumi in cui si sente bene, con una esperienza
di sé globale.
Le tecniche psicomusicali attive sono considerati degli autentici metodi psicoterapici che hanno come finalità:
- l'esplorazione del mondo interno dell'individuo
- la mobilitazione delle energie e delle dinamiche psichiche
- la ricostruzione e riorganizzazione della vita interiore, per accettare se stesso, gli altri, la realtà del suo
divenire.

Fetali: campana con battaglio, sonagli, kultrum, sfera con acqua, bottiglia con acqua e semi, scatola con
lumache o altri oggetti alimentari, maracas.
Materni (vaginali): tamburo, timpano, chitarra, cembalo, tamburello, atabaque, calimba, congas,
tumbadoras, bongos, xilofono, metallofono, balafon, marimba, lira.
Paterni (fallici): flauto, clavicordo, bastoncini, birimbaum, bastone della pioggia, reco-reco, raschiatoio,
porongo, bacchette, flauto di pan, corno, tromba, fagotto, clarinetto, sibilatore, trombetta, oboe, sirena,
tamburi a frizione.
Ermafroditi: cuica, putipù napoletano, caccavella spagnola, tamburo