Sei sulla pagina 1di 3

2.

MONETE

2.1. Età repubblicana

Bronzo

Il primo mezzo di scambio avente valore di moneta, usato dai Latini, è l’aes rude, consistente in pezzi di rame allo
stato grezzo, di varia grandezza, accettati a peso. All’aes rude segue cronologicamente l’aes signatum, ossia «rame
con un signum», pezzi di rame di forma rettangolare più o meno regolari, fusi in maniera rozza e recanti un’impron-
ta, che la tradizione attribuisce a Servio Tullio. Ma la vera e propria moneta bronzea romana è data dall’aes grave
(asse pesante), introdotto a Roma nella seconda metà del IV sec. a.C. e che dura fino all’inizio del III sec. a.C. L’aes
grave è bronzo fuso in pezzi di forma rotonda; la sua unità è l’asse, cui gli autori antichi sono concordi nell’attribui-
re il peso di 1 libra – da cui la denominazione di aes grave librale, o semplicemente aes o as libralis, contrassegna-
to dalla testa di Giano bifronte sul dritto, dalla prua di nave sul rovescio – libra che, secondo i nuovi studi metro-
logici, non è la libra romana di g 327,45, bensì la libra cosiddetta osco-latina, più leggera, di g 272,87.
L’asse librale si divide, come la libra, in 12 unciae, da cui abbiamo i seguenti nominali:

a 1 libra osco-latina = 12 unciae = g 272,87; testa di Giano bifronte; segno del valore I.
semi 6/12 = 1/2 as = 6 unciae = g 136,5; testa di Giove laureato; segno del valore S.
triens 4/12 = 1/3 as = 4 unciae = g 91; testa galeata di Minerva; segno del valore • • • •
quadrans 3/12 = 1/4 as = 3 unciae = g 68,25; testa di Ercole con pelle leonina; segno del valore • • •
sextans 2/12 = 1/6 as = 2 unciae = g 45,5; testa di Mercurio con petaso alato; segno del valore • •
uncia g 22,75; testa di Bellona; segno del valore •

I principali multipli dell’asse librale sono: il dupondius = 2 assi; il tressis = 3 assi; il quincussis = 5 assi; il decussis
= 10 assi. Gli altri multipli e sottomultipli dell’asse (v. i multipli e sottomultipli della libra) non sono mai stati, per
la maggior parte, monete coniate, bensì monete di conto. Il peso originale dell’asse librale non si mantenne costan-
te, ma subì diverse riduzioni, per cui dall’asse librale di g 272,87 si passa:

– nel 286 a.C. all’asse semilibrale = g 136,45 pari alla metà del peso della libra osco-latina;
– nel 268 a.C. all’asse sestantario = g 54,575 pari al peso di 2 unciae della libra romana, ossia al peso di 1 sex-
tans (v. 1.1. Misure ponderali);
– nel 271 a.C. all’asse onciale = g 27,28 pari al peso di 1 uncia della libra romana;
– nell’89 a.C. all’asse semionciale = g 13,64 pari al peso di 1/2 uncia.

Naturalmente i multipli e i sottomultipli dell’asse furono ridotti in proporzione con le riduzioni subite dall’asse; l’in-
troduzione dell’asse onciale fece sparire i nominali decussis, tressis, dupondius; con l’asse semionciale furono conia-
ti solo i semisses ed i quadrantes.
La coniazione del bronzo cessa in età sillana.

Argento

Nel 268 a.C. ha inizio la coniazione di monete d’argento, la cui introduzione segna la riforma dell’intero sistema
monetario fino allora in uso. La serie dell’argento comprende tre nominali, tutti detti nummus, ma distinti dagli
aggettivi denarius, quinarius, sestertius, in quanto, come dicono gli stessi nomi, il denarius vale 10 assi di bron-
zo, che sono gli assi sestantarii, il quinarius 5 assi ed il sestertius 2 assi e 1/2. Il valore dei pezzi d’argento spiega
anche i segni X per indicare il denario, V per indicare il quinario, IIS (2 asses e semis), da cui HS, per indicare il
sesterzio. Nello stesso tempo viene cambiato il sistema ponderale: alla libra osco-latina si sostituisce la libra roma-
na di g 327,45, per cui il denarius equivale a 1/72 di libra e a 1/6 di uncia: ha quindi il peso teorico di g 4,548.
Il rapporto legale dell’argento al bronzo è di 1 : 120 (10 assi sestantarii = g 545,76:120 = g 4,548 = 1 denario).
Il denario, il quinario ed il sesterzio stanno tra loro in rapporto di 1 : 2 : 4; il loro tipo costante è dato dalla testa di
Roma con elmo alato sul dritto e dai Diòscuri a cavallo sul rovescio.
Un’altra moneta d’argento coniata dai Romani per il commercio estero è il victoriatus, con il tipo costante della
testa laureata di Giove e la Vittoria che incorona il trofeo, da cui il nome; il peso del victoriatus è pari a 3/4 di dena-
rio, ossia a g 3,41.
Tab. 2.1.1.
denarius = 10 asses sextantarii = 2 quinarii = 4 sestertii = g 4,548
X
quinarius = 5 asses sextantarii = 1/2 denarius = 2 sestertii = g 2,274
V
sestertius = 2 1/2 asses sextantarii = 1/2 quinarius = 1/4 denarius = g 1,137
HS
victoriatus = 3/4 denarius = g 3,41

Nel 217 a.C. si ha la prima riduzione del denarius, che viene equiparato a 16 assi onciali e ad 1/84 di libra o a 1/7
di uncia. Il rapporto legale dell’argento al bronzo rimane di 1 : 120, innalzato poi a 1 : 60, quando l’asse fu ridotto,
nell’89 a.C., al peso di 1/2 uncia.

Tab. 2.1.2.
denarius = 16 asses unciales = 2 quinari = 4 sestertii = g 3,89
quinarius = 18 asses unciales = 1/2 denarius = 2 sestertii = g 1,94
sestertius = 14 asses unciales = 1/2 quinarius = 1/4 denarius = g 0,97
victoriatus = 13/4 denarius = g 2,92

La tradizione concordemente afferma che, con la lex Clodia del 104 a.C., il victoriatus venne coniato con il valore di
mezzo denario o un quinarius, con il quale venne ad identificarsi. I vittoriati mantennero il tipo della Vittoria, ma
per il peso ed il valore erano quinari. Il vero victoriatus quindi scompare dalla circolazione nella tarda repubblica.

2.2. Età imperiale

Bronzo

Con Augusto riprende la coniazione delle monete di bronzo, dopo un’interruzione protrattasi per più di mezzo seco-
lo. La monetazione bronzea imperiale è basata sull’asse quartonciale, ossia sull’asse ridotto al valore di 1/4 di uncia,
e comprende quattro nominali di due leghe diverse: l’asse ed il quadrante in rame; il sesterzio ed il dupondio in ori-
calco, una lega simile al nostro ottone, contenente circa l’80% di rame ed il 20% di zinco; il sesterzio in oricalco sosti-
tuisce l’omonima monetina di argento di 1/4 di denario.

Tab. 2.2.1.
sestertius (oricalco) = 4 asses quartarii = 1 uncia = g 27,28
dupondius (oricalco) = 2 asses quartarii = 1/2 uncia = g 13,64
as (rame) = 1/4 uncia = 4 quadrantes = g 10,90
quadrans (rame) = 1/4 asse quartarius = 1/16 uncia = g 11,70

Il peso dell’asse di g 10,90 non rispetta l’equivalenza 1 asse = 1/4 di oncia = 1/4 di sesterzio = g 6,82, ma è maggio-
re, per cui l’asse è in realtà pari a 2/5 di oncia. Si pensa che si sia voluto dare all’asse, la moneta per eccellenza dei
Romani, un peso maggiore con scopo essenzialmente pratico, ossia per renderlo più maneggevole e più accurato
nella monetazione. Anche il quadrante fu spesso coniato al di sopra del peso teorico. Il sesterzio in oricalco, che con-
serva il valore di 1/4 di denario, per le sue emissioni numerosissime e quasi ininterrotte nei primi due secoli del-
l’impero, è la moneta più nota e diffusa fra le monete bronzee imperiali.
Con Augusto si sancisce la divisione tra la coniazione dell’oro e dell’argento, riservata esclusivamente all’imperato-
re, e la coniazione in oricalco e in rame affidata al Senato che, sulle monete bronzee, impresse la sua sigla SC (=
Senatus consultus).

Argento

Durante l’età imperiale il denarius reca sul dritto l’effigie dell’imperatore, sul rovescio figurazioni a lui riferentisi.
Sotto Nerone il denarius subisce un’ulteriore riduzione; il suo peso di g 3,41, pari a 1/96 di libra e a 1/8 di uncia, è
il peso dell’antico victoriatus.
Con Caracalla, nel 215, si ha l’introduzione di una nuova moneta d’argento, da lui detta antoninianus, di g 5,11,
pari a 1/64 di libra; il denarius diventa una moneta di conto, non rappresentata da monete reali.
Con Diocleziano la monetazione d’argento conosce un’altra moneta, di ottima lega (90-95% di fino), coniata sulla
base ponderale di 1/96 di libra, pari a g 3,41, e detta, per convenzione, «argenteo». Questa nuova moneta, che fa
riapparire l’antico denarius neroniano di 1/96 di libra, sostituisce il denarius e l’antoninianus, divenuti con
Diocleziano monete di bronzo e relegati nei gradini più bassi della scala dei valori monetari.

Tab. 2.2.2.
denarius = 1/96 libra = 11 1/8 uncia = g 3,41
antoninianus = 1/64 libra = 11 1/2 denarius = g 5,11
«argenteo» = 1/96 libra = 12 1/2 antoniniani (bronzo)
= 25 denarii (bronzo) = g 3,41
Oro

Sino alla fine della repubblica l’argento mantiene il primo posto nella monetazione romana, poi, con Augusto, ini-
zia una vera e regolare coniazione dell’oro, che si sostituisce ben presto all’argento, sempre più screditato, a causa
del deterioramento della sua lega.
La moneta d’oro, già apparsa in epoca repubblicana, ma di cui si inizia ora la regolare coniazione, è l’aureus, cor-
rispondente in origine (Cesare) a 1/40 di libra, pari a g 8,18-8,08, poi, dopo la battaglia di Azio, a 1/42 di libra, pari
a g 7,95-7,80, per avvicinarsi a 1/45 di libra, pari a g 7,28-7,19, al tempo di Nerone, mantenendosi tale fino a
Settimio Severo. Insieme con l’aureus è coniato anche il quinarius, o mezzo aureo.
Augusto stabilì il rapporto fra l’oro e l’argento nella proporzione di 1 : 25, per cui un aureo valeva 25 denarii d’ar-
gento e quindi 100 sesterzi in oricalco.
L’oro, coniato sempre purissimo e di buona lega, non tardò ad occupare il primo posto nel sistema monetario roma-
no e ne divenne la base. Anche se i Romani cercarono di mantenere per i primi due secoli dell’impero un sistema
monetario basato contemporaneamente sull’argento e sull’oro, l’argento venne gradatamente ad assumere un valo-
re nominale, di convenzione sempre più accentuato, per cui si contava sì ancora in denarii (o in sesterzi), ma il ter-
mine denarius indicava non tanto la moneta d’argento, quanto la moneta del valore di 1/25 di aureo (e così sester-
tius indicava la moneta del valore di 1/100 di aureo).
Con Caracalla il peso dell’aureus fu abbassato a 1/50 di libra pari a g 6,54 e fu coniato, in limitatissima quantità,
il doppio aureo, detto «binione».
Con Diocleziano il peso dell’aureus scende a 1/60 di libra, pari a g 5,45.
A Costantino si deve l’introduzione di una nuova moneta d’oro, detta solidus aureus, o più comunemente solidus,
di 1/72 di libra, pari a g 4,55, quale era il peso originale del denarius d’argento repubblicano; il solidus durò sino
alla fine dell’impero bizantino.

Tab. 2.2.3. Prospetto riassuntivo dell’aureus


Repubblica: aureus = 1/40 libra = 25 denarii = 100 sestertii = g 8,18-8,08
Augusto: aureus = 1/42 libra = 25 denarii = 100 sestertii (oricalco) = g 7,95-7,80
Nerone: aureus = 1/45 libra = 25 denarii = 100 sestertii (oricalco) = g 7,28-7,19
Caracalla: aureus = 1/50 libra = 25 antoniniani = 150 denarii = 200 sestertii (oricalco) = g 6,54
Diocleziano: aureus = 1/60 libra = 25 argentei = 312 1/2 antoniniani (bronzo)
= 625 denarii (bronzo) = g 5,45

Potrebbero piacerti anche