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LORENZO VIANI 1882-1936

1)

 FA PARTE DEL MOVIMENTO REALISTA ED ESPRESSIONISTA


 Poetica del vagabondo, dell’emarginato, del folle
 la strada fu la sua prima fonte di ispirazione, entrando a contatto con i vagabondi e con coloro che definì vinti
dalla vita per le strade delle città maledette (ovvero Lucca, Firenze, Genova, Parigi) dove Viani soffrì disagi,
fame e freddo, cominciando sin da bambino a lavorare, studiare, tradurre, imparare i classici ecc. cercando di
superare l'ossessione della morte.
 Senza questi contatti non sarebbe stato artista, chi non è stato vagabondo non può afferrare l’intimità delle cose
mie
 Il lavoro obbligato costruisce la sua fortuna. Assunto come barbiere presso Primo Puccini e poi Narciso
Fontenino, attivisti anarchici, conobbe intellettuali di passaggio, anche d’annunzio.
 Partecipa alla vita dei sommovimenti anarchici
 Il suo mentore è Plinio Novellini che lo spinge a studiare belle arti a lucca.
 Impara a conoscere il corpo e acquista un senso plastico
 Pratica subito l’espressionismo e fa subito suo il tratto pittorico nero che diventerà il tratto distintivo
 Ossessione per gli aspetti più bassi del quotidiano come anomalie del corpo, le sofferenze, la fame, in generale
malattia e morte.
 I titoli danno delle chiavi per capire la sua poetica
 Produzione pittorica e poetica racchiuse nell’immagine del calvario, la vita come calvario > Crocifissione 1911
e Deposizione 1934
 Raggiunge poi una disarmonia prestabilita con sgrammaticate forzature, dialettismi e formule gergali con
volontà di scardinamento di norme grammaticali per accentuare il grottesco
 In Darsena gira per luoghi malfamati dove tutti sono uguali e solo la stranomazione fa distinguere. Tutti
parlavano il vernacolo. Lingua forte che adotta con orgoglio nei suoi racconti. Che dota di glossari. Per
raccontare viareggio ma non quella mondana perché quel tipo di metropoli lo soffoca. La città che lui ama è
quella dei primi scioperi e agitazioni operaie, anarchica.
 Nel 20 e 21 anche qui nascono i fasci

2)

 Nel 1900 si iscrive alla accademia di belle arti di lucca finanziato dal comune viareggino, poi nel 1904 a quella
di firenze
 Fa una vita difficile e vede nell’arte greca e romana cose morte. La vita reale gli dava più dei musei e delle
accademie.
 Impegnato sul fronte anarchico di cui diviene capo nel 1898, viene incarcerato già nel 1901. Si capisce la
carica ribelle delle sue opere tenendo conto della sua missione anarchica.
 Si definisce idealmente Bakunista e sostiene’ l’arte è inutile se gli oppressi non possono goderne’
 A firenze vede i grandi della pittura italiana come giotto e partecipa a mostre tra cui biennale di venezia nel
1907 dove inizia la fama di pittore dell’orrore e del mostruoso.
 Aderisce al Manipolo D’Apua, cenacolo culturale e politico di impronta anarchica che vede la presenza di
poeti, scrittori, pittori e politici come Ungaretti; inoltre la Camera del Lavoro gli offre una stanza-studio in cui
dormire e dipingere.
 Intorno al ’20 comincia a scrivere: i racconti di Ubriachi sono del 23, i vàgeri del 26 e parigi esce nel 25
 Siamo in mezzo alla guerra in libria e viani da parigi dedica un polemico album di disegni, carico di forte
simbolismo ispirato a Laermans. L’album frutta denuncia e arresto.
 A ridosso della guerra dipinge altri quadri drammatici e corali
 Parte volontario per la prima guerra vista come deflagrazione capace di far esplodere lo status quo reazionario
e conservatore che attanaglia le masse proletarie e rurali ma ne esce più disperato di sempre.
 Scrive il Romito di Aquileia, pubblicato postumo dove ogni soldato rappresenta un novello cristo e dipinge la
ritirata di caporetto.
 Quindi anche lui cade nel grosso equivoco del fascismo. Ma negli anni 30 ancora nominava Marx quindi viene
censurato.
 Collabora al popolo d’italia e al corriere della sera e acquista una certa notorietà. Muore a ostia nel 36

3)
 I protagonisti di quadri e racconti sono gli stessi: la gentugliola sfigurata dalle disgrazie della vita. come
pescatori, marinai, vecchi, pazzi, vagabondi e disadattati in generale che hanno dato il titolo alla raccolta di
racconti "Vàgeri. Il tratto forte, eloquente, ricco di patos si ritrova sia nella scrittura che nella pittura, una
pittura essenziale, si tratta di profili neri, schiene incurvate, occhi stralunati, manti scuri, caricature e bocche
urlanti , lo stesso urlo dei personaggi dei suoi racconti; in sintesi, egli semplifica i mezzi per intensificare
l'espressione e l'espressività come i primitivi.
 Siamo in pieno ventennio ovvero un’epoca disperata per molti intellettuali. Bahr scrisse di come non ci fu
un'epoca più buia, nel quale l'uomo era piccolo e la libertà e la gioia erano morte; era appunto l'uomo che
urlava per la disperazione e per l'angoscia e chiedeva che gli venisse restituita la propria anima. Viani cattura
tale urlo e gli da voce, non dimenticandosi di dar voce al dolore, alle piaghe dell'anima, ai vizi quali alcol e
droga che affliggono l'uomo. Lo scenario più terrificante sarà Parigi.
 Visse a Parigi nella miseria ma visita mostre e musei, espone nei saloni e frequenta letterati ed artisti.
 Si aggira per le strade e assimila i clochards ai disperati della sua Darsena.
 La Parigi descritta da lui nel suo romanzo del 25 appare mostruosa ed esce 15 anni dopo i viaggi. Ritrae il
casone in cui vive nel quadro Il grande dormitorio.
 Parigi è vissuta da Viani come epoca di pianto e dolore, epoca di purificazione e di espiazione. Ha i caratteri di
un bestiario. Dettagli e particolari vengono gigantizzati. dai suoi quadri emergono dettagli e particolari dei
quartieri più poveri, talvolta gigantizzati da un espressionismo macabro e truculento che si ritrova anche nelle
descrizioni di tali posti e monumenti della città stessa, ridicolizzata con la sua arte . (Notre Dame "grande
lavatoio" o la Tour Eiffel "vascello in perdizione".)
 Il ricordo di una lingua farcita di arcaismi, dialetti, ossimori, parole storpiate e quindi la mancanza totale di
armonia nella lingua e il ritmo narrativo per blocchi, ritratti e fashes, senza un vero svolgimento narrativo
quindi, enfatizzando tutto ciò. Nei suoi quadri i personaggi sono di norma isolati o in gruppo in uno spazio
cromatico nero e spoglio per far risaltare meglio i tratti essenziali delle figure umane; nell'universo artistico di
Viani, un pò come in quello di Munch, sono possibili solo atti estremi come le urla e la morte. Non c'è quindi
connessione tra i vari personaggi, ognuno è immobile e isolato nella sua deformazione.
 Ciò è evidente non solo nei ritratti di persone devastate dalla povertà o dai vizi, ma anche nelle donne parigine
di alto rango dipinte in quegli anni (1908, 1911-12) : "Due parigine", "Donne allo specchio", "La perla",
"Sarah Bernardth"..., donne di vita e appunto donne di "rango", ma egualmente imbevute tutte di morte e
apocalissi, nuove maschere grottesche e dannate. Nel suo romando per esempio descrive la signora Fleury
("Mme Fleury"), che lo ospitò nella sua pensione al suo arrivo a Parigi, e viene descritta con gli occhi gialli e
la puzza di serpe morta, simile ad una mendicante, oppure viene descritto Moammed Shaeb, compianto amico
di Ungaretti in una celebre poesia, che si spara nei giardini del Lussemburgo sotto la neve che fiocca.
 Viani girava sempre con un taccuino in mano su cui appuntare parole e disegni per evitare che gli sfuggissero
quei tratti brutali, deformi e degradanti che non mancavano nei suoi lavori e che talvolta sfociavano nel
grottesco; un esempio è il suo racconto Angiò, uomo d'acqua il cui protagonista è un marinaio nano e
deforme, aggressivo e disperato perchè costretto a vivere sulla terraferma a causa di un voto fatto, ciò gli rende
impossibile trovare la pace attraverso i viaggi in mare. Così anche i personaggi, gli "ubriachi" de "I Vàgeri",
uomini abbruttiti dagli stenti e dalla fame, che non hanno immagini ben definite nella mente di Viani e sono
ben descritti, Viani li conosce tutti e li chiama per nome, Tatorino, Nocciòlo, Perituccio, Dome, Annibale,
Antitutto...
 La descrizione di Nocciòlo (pag 43) per esempio, chiamato così per i nervi delle mani, duri come noccioli di
pesca che anche nelle sere di alta marea si arrampicava fino al faro e si gettava tra le onde; oppure Annibale,
con le spalle incavate e il corpo scabro che diceva di bere per morire.
 Viani ha dimenticato ormai totalmente i paesaggi semplici e dominati dalla purezza dei contadini che aveva
osservato in Italia; al loro posto rabbia e disperazione sono i caratteri dei suoi eroi.
 Nel volumetto Le chiavi del pozzo l'autore raccolse immagini e flashes dei pazzi di un manicomio; ma il suo
espressionismo fu dichiarato al punto più alto con Il Bava, scritto nel 1932 stesso anno in cui Viani prese parte
alla Biennale di Venezia e stese Barba e capelli che uscirà nel '32.
 Ne "Il Bava" deforma anche la struttura epica, il romanzo tratta la storia di un capitano che narra le sue
interminabili avventure al comando dell'imbarcazione Polifemo, con la quale vaga 10 anni in un arcipelago
partito dall'isola d'Elba; il racconto è affidato a due voci che si sovrappongono, quella dell'autore e quella del
protagonista. Ad essere raccontata è una realtà dura, cruda e mal sopportabile, con un linguaggio a metà tra il
naturalismo dell'autore, in questa occasione, e il gergale del marinaio.
 Da ricordare anche Ritorno alla patria del '29, in cui presenta molti spunti autobiografici e narra la storia
dell'anarchico Tarmito il quale si reca nei paesi del Sud America alla ricerca di se stesso ma poi vede tale
possibilità solo nel rientro in patria e nella partecipazione alla guerra. Ne Il figlio del pastore l'autore
ripercorre la sua infanzia e adolescenza, l'ostilità verso il padre e viceversa l'esaltazione della figura materna
vista come l'incarnazione della sapienza e sanità contadina e del radicamento alla terra-tenuta familiare, nucleo
di valori morali e di valori tramandati.
 La pazzia e la povertà sono quindi temi fondamentali per Viani; l'una implica l'altra ed entrambe sono
coinvolte nella minaccia all'ordine borghese, la follia diventa simbolo di libertà e purezza per intellettuali e
artisti relegati ai margini della letteratura e della cultura; gli artisti rifiutano gli schemi mentali borghesi, la
rigidità di moralismi e gerarchie, il verismo e l'impressionismo, contrapponendo a essi la semplicità di un
sincero messaggio cristiano, in tal senso quindi i vagabondi, gli emarginati, i peccatori che lo stesso Cristo
perdonava diventano personaggi inconfondibili dell'arte di Viani, ma anche di Gallia e di Pea.
 I folli che escono dalla penna questi autori sono al dì fuori della società borghese e bisognosi di essere
accompagnati da spirito d'amore e solidarietà, intesi in senso laico, cioè come tratti umanitari, essendo essi
socialisti.
 Viani costruisce i suoi personaggi su fame, malattie, stenti, sullo stampo del suo animo irrequieto e del suo
sguardo che sin da quando era piccolo tendeva a posarsi su tali soggetti; si può quindi dire che le accuse
rivoltegli di difformità e bestialità fossero invece tratti che aveva ritrovato egli stesso in tali personaggi e che,
per affermazione dello stesso autore, lo portavano alla commozione. Il suo lavoro sui "Vàgeri" era però
necessario per ridare voce a tali personaggi, che diventano il simbolo universale della sofferenza umana e dello
smarrimento dell'uomo di fronte al male, alla privazione di libertà, all'infelicità e all'urlo, tutto quello che viene
espresso attraverso l'urlo dei personaggi dell'autore poichè, come diceva Bahar, l'urlo dell'uomo che chiede di
avere indietro la sua anima è l'espressionismo di per sè.
 Da Lucca a Firenze dove lo studio dei classici e dell'arte greca e romana gli sembravano solo cose morte, va a
Parigi dove vive nella miseria con artisti poveri quanto lui e sente l'espressionismo nascere dentro di lui, come
qualcosa di disperato, di forte, per ricavare ed esprimere la verità di un mondo già piagato e che si stava ancora
dirigendo verso la Prima guerra mondiale, e che ovviamente era stato influenzato anche dai suoi credo
anarchici e socialisteggianti. Quindi le sue opere non possono essere capite se non analizzate anche alla luce
del suo sincero impegno anarchico; egli stesso riconobbe che senza il suo impeto rivoluzionario, lo stesso che
lo spinse alla guerra, non sarebbe stato nulla.
 Partito come volontario per la Prima guerra mondiale, Viani torna a Roma, come tutti d'altronde, disperato e
segnato da un'esperienza che si rifletterà sul suo essere e sulla sua arte; disegnerà ripetutamente i paesaggi
carsici, scrive poesie, pagine di diario e di cronaca, flashback attraverso i quali cerca di difendersi dall'orrore
vissuto; in Romito d'Aquileia ad esempio, caratterizzato da una scrittura personale e disordinata, esprime la
sua paura per la morte che appunto lo tormentava sin da bambino e che in quel momento gli faceva percepire
la vicinanza della morte stessa su di lui, sui suoi compagni in guerra e su chiunque.
 Cerca quindi di compensare i ricordi dei luoghi della guerra attraverso paesaggi di mare e della campagna
viareggina, ma senza rinunciare all'utilizzo di parole crude e dure, talvolta malinconiche, e a una struttura
frammentata, che spesso somiglia più alla poesia che alla prosa (pag 55), a volte anche incalzante con periodi
brevi per rendere l'affanno e la difficoltà delle situazioni vissute, che dovevano essere registrate di punto,
infatti non aveva rinunciato al suo taccuino, sul quale disegnava. Il tenente Paris affermò di aver procurato
all'artista matite e colori e di aver scoperto in lui un grande artista, tanto che fu organizzata una mostra dei suoi
disegni mentre la guerra incalzava.
 Ritratti e caricature di quegli stessi eroi che come lui combattevano, pagine di diario improvvisate
costituiranno uno spunto essenziale per il romando "Ritorno alla patria" del '29, che contiene appunto elementi
autobiografici. Il personaggio principale è Tarmito che cerca se stesso per il Sud Africa ma torna in patria e
aderisce alla conquista della libertà e dell'uguaglianza. Viani non era stato il solo intellettuale a sperare nella
guerra come strumento per conquistare un'identità patriottica, fu lo stessi errore che fecero anche Ungaretti, de
Chirico e Savinio.
 La prima parte del romanzo è scritta in terza persona e si sofferma sui luoghi e sulle descrizioni di essi, senza
tralasciare i personaggi più bizzarri e gli eventi più particolari, mentre l'ultima parte del racconto è la guerra,
ripercorsa in prima persona, dilungandosi molto sulla descrizione di momenti di combattimento e dei paesaggi
devastati. La maggior parte dei vocaboli sono tratti dal parlar vivo della gente di strada, plastico, esuberante e
focoso. Al contrario del diario, nel romanzo stralci di poesia, pochi, si rannicchiano nei paesaggi esotici e
nostrani e nei ricordi.
 Con la fine della guerra si contano i morti; Viareggio vuole dedicare loro un monumento da collocare presso
Piazza Garibaldi. Tale monumento, chiamato I Galeottus ,porta il nome di Viani e di Domenico Rambelli ed
è uno dei pochissimi monumenti commemorativi in Italia che abbia un indubbio valore artistico: realizzato in
bronzo, fortemente drammatico nella sua espressiva essenzialità, ma che esibisce nuda e cruda l'immagine
della Morte. Non rappresenta eroi o soldati ma un contadino "bruegeliano" che incede seminando fiaccole
dorate, cioè le anime e la vita, e dietro di lui c'è, bocconi, un marinaio morto, deforme e rigonfio,e un fante che
risuscita dalla trincea maledetta, proteso in un disperato slancio, come nell'estremo tentativo di cogliere quelle
fiaccole, quelle vite.
 Il progetto era senza dubbio originale ma non mancò di suscitare polemiche, tanto che il progetto fu bloccato e
fatto poi ripartire da Mussolini; il monumento fu inaugurato nel luglio 1927.
Mino Maccari non fu contento di ciò, infatti definì tale monumento come la rovina dell'arte italiana; eppure il
monumento non fu mai rimosso dalla piazza neanche quando, durante il secondo conflitto mondiale,lo si
voleva rifondere per offrire bronzo alla patria.

SAVINIO 1891 1952 fratello di de Chirico pittore

 Si dice che l'arte e la letteratura saviniana mettano in crisi la critica, poichè non è facile starle dietro senza
considerare le varie sperimentazioni linguistiche, di genere e le varie rivoluzioni artistiche, non a caso ha un
posto degno tra gli avanguardisti di tutti i tempi.
 Sta sempre avanti, scavalca gli orizzonti di attesa
 Già dall’ HERMAPHRODITO pronuncia nei confronti dell’arte da accademia il suo decreto di morte. Suggella
la fine di qualsiasi assoluto a priori o valore perenne.
 Rifiuta la letteratura come detentrice di verità date.
 A proposito del surrealismo dice che bisogna sciogliersi dalla disciplina cattolica, cattolico nel senso di forma
di autorità perché vieta all’individuo la conoscenza diretta delle cose stesse. Il surrealismo cerca le cose che
affascinano l’uomo come il male e la morte e affascinano anche lui.
 Modello dell’antipadre ovvero basato su dilettantismo, infanzia, superficialità. Come nell’opera prima
hermafrodito. Alimentato dall’osceno, dall’eros sfrenato
 Nella Tragedia dell’infanzia, scritta nel 20 e pubblicata nel 27. Testo che si ridimensiona e si adatta a una
struttura più classica. Abbassa il tiro perché scritto in un periodo di ritorno all’ordine. Ma si agita una tematica
rivoluzionaria. Fingendo deliri e sogni si concede momenti trasgressivi.
 L'autore fa rivivere l'infanzia di Nivasio, costellata di ribellioni alle ingerenze adulte, dalla scoperta di se
stesso, del passaggio dall'infanzia condizionata e avvilita, che può mantenere la sua integrità attraverso il
mondo dei sogni e dell'immaginazione.
 Diventano emblematici i simboli di aria e acqua e coltiva la sua puerilitas aeterna. Ovvero, tra i caratteri più
evidenti troviamo l’essere ferito alle mani, piedi e polmoni, l’essere fuori dal tempo e il rifiuto di esserne
sopraffatti, invecchiare.
 Nella Tragedia assistiamo alla divinizzazione della donna e della madre
 In Hermaphrodito si demonizzano la varie figure umane
 Il puer combatte i rifiuta il senex
 Anche savinio è puer aeternus che vagabonda
 Anche in savinio c’è il flaneur che è svagato, inquieto e vagabondo. È una definizione elastica che si riferisce
al vagabondaggio dell’artista. Coglie il meraviglioso quotidiano.
 Gilled Deleuze nei percorsi nomadici del vagabondare tipici dello scrittore flaneur, vede la dislocazione
delirante e la confusione degli spazi, infatti in Partenza dell'argonauta e negli altri racconti, Savinio percorre
spazi che sembrano definiti ma che in realtà rappresentano le scenografie inedite di un teatro mentale e
irrequieto. Non ha quindi importanza dove inizia e finisce la realtà, tutto è focalizzato sull'immaginario; per
Savinio il pittoresco e il bello NON solo essenziali, anzi li ignora per ritagliarsi luoghi particolari con
caratteristiche che di norma attraggono e respingono allo stesso tempo, cucendogli addosso colori e figure che
ama ostentare proprio come farebbe un bambino.
 In Savinio i luoghi sono vissuti e penetrati come se fossero corpi e restituiti attraverso sensazioni visive,
uditive, olfattive, pittoriche, con una libido che erotizza tutto e che quindi pone personaggio e paesaggio sullo
stesso piano, talvolta si assiste all'umanizzazione dello spazio fisico e alla disumanizzazione della figura
umana per esempio, utilizzando l'occhio, mezzo per arrivare alla psiche, e l'olfatto per arrivare alla corporeità.
 Ricordi, sensazioni ed emozioni sono originate o qualificate dagli odori.
 Il Puer vive di eccessi e sente l'eccesso anche nel sogno; quello di Nivasio è per esempio volare nell'aria e
sommerso dall'acqua, arrivando identificarsi con Leonida, un passerotto, che è quindi la razionalizzazione del
desiderio del puer; l'informale prende l'aspetto dell'uccello. Il desiderio di volare è soprattutto la proiezione di
un perenne desiderio icarista, Savinio afferma che "non si vola per accorciare le distanze, volare è un desiderio
metafisico dell'uomo, un sogno, il ricordo di una vita remotissima e mostruosa."
 Dal desiderio di volare Nivasio passa poi al desiderio del viaggio cullato, cioè desidera essere cullato dall'aria;
entrambi questi desideri diventano il simbolo dell'essere portato nel grembo materno.
 Nella "tragedia dell'infanzia" il viaggio che intraprende Nivasio intraprende con la madre è un viaggio in nave:
uno spostamento che sa di spostamento onirico:per mare e per nave. Ma il puer è incontentabile e tanto furioso
e finisce per desiderare di perdersi nelle acque e salvare la propria integrità, di tornare alla madre, che nel
capitolo finale di In fondo al mare finirà per fingersi la morte, una morte vista come rinascita. (nella
psicoanalisi l'acqua rappresenta l'inconscio)
 Nell'immaginario collettivo il sole nasce e muore nel mare, ecco perchè il mare è assimilato alla figura
materna, perché nasconde, fa nascere, morire e rinascere; ricongiungersi alla madre quindi significa
ricongiungersi alla vita e all'intero cosmo. In Savinio Vita e Morte si mescolano in un connubio perfetto e
finiscono per rappresentare quel desiderio inconscio che l'uomo, dice Jung, coltiva da sempre: "Il desiderio
dell'uomo è che la morte e la sua stessa morsa, la morsa diventi il grembo materno esattamente come il mare,
che pur inghiottendo il sole lo fa rinascere nelle sue profondità."

DE CHIRICO

 Pittore è stato autore di un’opera letteraria molto importante ovvero Hebdomeros (Ebdomero)
 La scrittura del fratello assume un ruolo importantissimo come termine di riferimento.
 Nessuno dei due fu un vero e proprio surrealista, de chirico scrittore meno che mai. Savinio non aderisce mai
pienamente e dichiaratamente perché non voleva essere il pupo di nessuno, ma ci sono punti di contatto sia a
livello di linguaggio che di poetica che più volte evidenzierà.