Sei sulla pagina 1di 176

MIKE

DOOLEY

L’ARTE DI FAR ACCADERE LE


COSE
Traduzione di Laura Grassi

Sperling & Kupfer


Infinite Possibilities
Copyright © 2009 by Mike Dooley
First published by Atria Books/Beyond Words, a Division of Simon & Schuster
All rights reserved
© 2010 Sperling & Kupfer Editori S.p.A.

Questo ebook contiene materiale protetto da copyright e non può essere copiato,
riprodotto, trasferito, distribuito, noleggiato, licenziato o trasmesso in pubblico,
o utilizzato in alcun altro modo ad eccezione di quanto è stato specificamente
autorizzato dall’editore, ai termini e alle condizioni alle quali è stato acquistato o
da quanto esplicitamente previsto dalla legge applicabile. Qualsiasi distribuzione
o fruizione non autorizzata di questo testo così come l’alterazione delle
informazioni elettroniche sul regime dei diritti costituisce una violazione dei
diritti dell’editore e dell’autore e sarà sanzionata civilmente e penalmente
secondo quanto previsto dalla Legge 633/1941 e successive modifiche.
Questo ebook non potrà in alcun modo essere oggetto di scambio, commercio,
prestito, rivendita, acquisto rateale o altrimenti diffuso senza il preventivo
consenso scritto dell’editore. In caso di consenso, tale ebook non potrà avere
alcuna forma diversa da quella in cui l’opera è stata pubblicata e le condizioni
incluse alla presente dovranno essere imposte anche al fruitore successivo.
Ebook ISBN 9788873392217
www.sperling.it


Alcuni brani dell’Introduzione e dell’Epilogo sono adattati da Mike Dooley, Lost
in Space, 1998.
A mia madre
e a tutti voi che spesso mi chiedete se mi rendo conto
di quanto il mio lavoro significhi per voi.
Io mi chiedo invece se voi abbiate idea
di quanto il vostro incoraggiamento significhi per me.
Indice

Prefazione
Ringraziamenti
Introduzione. Una guida per gli Avventurieri nella giungla del Tempo e dello
Spazio

1. I pensieri diventano cose


2. La forza delle credenze
3. Benedette emozioni
4. La vita ci attende
5. Doni del cielo
6. Magico Universo
7. L’essenza della vita
8. Abbondanza, salute e armonia
9. Le relazioni
10. Strumenti e tecniche
11. Domande e risposte
12. Il significato della vita

Epilogo
Letture consigliate
Prefazione

NON ci potrebbe essere momento migliore di questo crocevia della storia per fare
finalmente luce su quello che realmente siete e sulle vostre capacità. Da un lato
questo libro tratta infatti di come scoprire il proprio potere, dall’altro insegna
anche ad assumersi le proprie responsabilità. Ed è ruotando attorno a questi due
cardini che esso procede per indicarvi come affrontare le cose del mondo,
aiutandovi a scoprire nuove opportunità là dove altri hanno trovato solo porte
sbarrate. Questi sono tempi di profondi sconvolgimenti: il vecchio cede il passo
al nuovo, l’ingenuità cede il passo alla consapevolezza, e la parola spiritualità sta
cominciando ad assumere un significato completamente nuovo. Coloro che
prendono coscienza della propria grandezza, onorano le proprie passioni e
accettano la responsabilità della propria felicità, verranno introdotti in un’epoca
d’oro che renderà insignificanti tutte le altre esperienze fatte nella storia. È il
momento migliore per vivere.
Ho cominciato a scrivere i capitoli che leggerete nel gennaio 2001, redigendoli
come sceneggiatura del programma audio che avrebbe costituito la genesi del
libro. Avevo annunciato ai membri della mia mailing list che lo avrei proposto
nell’anno a seguire, con uscite il 1° di ogni mese per un totale di dodici ore di
ascolto. Ma ero decisamente in ritardo. E anche molto spaventato. Stavo
cominciando una nuova vita lavorativa, questa volta come scrittore a tempo
pieno, e non sapevo nemmeno spiegare perché avrei dovuto iniziare una nuova
carriera, tranne forse per il fatto che non avevo uno stipendio. Conoscevo però
qualche cosa della vita e delle sue dinamiche, della nostra essenza divina e del
nostro potere, di come rimanere aggrappati a un sogno e come muoversi verso la
sua realizzazione.
Da allora, la mia idea iniziale si è sviluppata tanto da diventare, in materia di
crescita personale, uno dei programmi audio più diffusi su Internet. Mi ha
portato a tenere conferenze in tutto il mondo, a partecipare alla stesura del
bestseller The Secret e del suo DVD e alla creazione di Notes from the Universe, la
e-mail quotidiana che attualmente invio a oltre 300.000 iscritti in 182 Paesi, in
cui ricordo quale sia il nostro valore e il nostro potere, e quanto meritiamo.
Ciò di cui ho avuto conferma una volta di più è che per cambiare le cose è
sufficiente tenere ben presente il posto che occupiamo nella vita, comprendere il
nostro ruolo nella creazione e manifestare questa comprensione attraverso i
pensieri, le parole e le azioni. Anche in situazioni avverse, anche quando siamo
incapaci di spiegare quello che accade e perché abbiamo combinato un certo
pasticcio. Attraverso la comprensione delle verità della vita possiamo cominciare
a usare quello che abbiamo, partendo semplicemente da dove ci troviamo, per
ricevere uno straordinario impulso a progredire e a migliorare la nostra
condizione.
Ecco ciò che questo libro promette: farci comprendere i nostri poteri divini,
aiutarci a tenere sotto controllo i fondamentali della vita e ricordarci la grazia e la
perfezione infinite che da sempre sono intorno a noi. Non c’è bisogno che
spieghiate cosa vi ha portato a leggere queste pagine – una relazione sentimentale
che non ha funzionato, il lavoro che non decolla o una dieta che non ha dato gli
effetti desiderati – né che il mondo viva in armonia o i governi siano degni del
proprio ruolo, perché possiate imparare chi siete veramente e capire quante
diverse possibilità vi si aprono davanti. Di certo, e così è sempre stato per me,
una volta che la vita comincia a cambiare e a scrivere un nuovo capitolo, sarà
relativamente più facile dare un’occhiata indietro, verso la turbolenza che ha
preceduto il punto di svolta, e vedere l’ordine e la bellezza in tutto quello che si è
manifestato, così come l’intervento della vostra mano in quella creazione, e lo
scopo cui essa è servita.
Alla vita dei vostri sogni,
Ringraziamenti

CREDO che negli ultimi nove anni l’Universo abbia scelto un gran numero di
persone, richiamate dai miei sogni e dalle mie azioni, destinate a ispirarmi,
stimolarmi o prendermi a calci nel fondoschiena. Il loro arrivo nella mia vita è
stato orchestrato per costruire questo libro al meglio e pubblicarlo esattamente
quando doveva essere pubblicato. Senza stare a elencare tutto ciò che queste
persone hanno fatto, ringrazio ciascuna di loro dal profondo del cuore.
Mia madre, per avermi dato la capacità di sognare e di credere in me stesso.
Joe Vitale, autore e mago del marketing, per essere stato il primo a «scoprirmi»
(dopo la mamma) con il passaparola ed essermi diventato amico molti anni
prima che ciascuno di noi si facesse un nome. Rhonda Byrne, produttrice e
autrice di The Secret, per essere stata la seconda a «venirmi incontro». Non
dimenticherò mai quella meravigliosa mattina a Chicago in cui lei,
accompagnata dalla sorella Glenda, mi ha raccontato il suo sogno di «portare
gioia» a miliardi di persone e il suo desiderio di coinvolgermi nell’impresa.
Cynthia Black, editore di Beyond Words, per essere stata la terza persona a
sbucare dall’ignoto convinta che io avessi qualcosa da dare, tanto che subito
dopo sono saltati a bordo entusiasti il suo fantastico socio, Richard Cohn, e tutto
il resto della straordinaria squadra di Beyond Words: per la precisione Lindsay
Brown, Marie Hix, Devon Smith e Danielle Marshall. Judith Curr, editore di
Atria Books, per il suo istinto soprannaturale. Julie Knowles, editor, per avermi
tenuto con i piedi per terra con il suo calcolato scetticismo. Eric Rayman, il
miglior avvocato che abbia mai conosciuto, per la sua eccezionale integrità. E
ancora Hope Koppelman, Danika Burr, Jesse Mazur, Paola Malicki, Amanda
Reid, Carrieanne Larmore, Crystal Floyd e Kody Kasper per il loro prezioso
contributo all’attività commerciale TUT e alla condivisa visione di «dominio del
mondo»!
Introduzione
Una guida per gli Avventurieri
nella giungla del Tempo
e dello Spazio

NON molto tempo fa, nelle distese sotto l’Infinito si formò un consiglio di impavidi
esploratori – soldati di ventura molto simili a voi – che avevano preso a noia la
perfezione, l’immensità e la beatitudine senza limiti. Potevano possedere qualsiasi
cosa volessero possedere. Potevano cambiare qualsiasi cosa volessero cambiare.
Potevano diventare qualsiasi cosa volessero essere. La loro esistenza era diventata
così insopportabilmente monotona che ormai facevano fatica a sentirsi i grandi
Avventurieri che erano. Non era abbastanza, convennero tutti: bisognava fare
qualcosa. Quindi, essendo quelli che erano, decisero di inventare per la loro realtà
una dimensione del tutto nuova.
Le nuove dimensioni, anche per degli Avventurieri come loro, non vengono
inventate molto spesso, quindi potete immaginare la loro eccitazione quando
cominciarono a esplorare le infinite possibilità che improvvisamente si aprivano
davanti a loro. E questa dimensione era particolarmente eccitante perché offriva
l’opportunità, fino ad allora inimmaginabile, di essere in un luogo solo senza essere
contemporaneamente in ogni luogo.
Capite, fino ad allora in quella dimensione sotto l’Infinito c’erano solo il qui e
l’ora; null’altro esisteva. Quei poveri esploratori non avevano un luogo dove
andare perché erano già in ogni luogo! Quello che la nuova dimensione permise
loro di fare fu «abbassare» la consapevolezza dell’altrove quel tanto che bastava
per essere in un solo «da qualche parte» alla volta.
E adesso che erano in grado di creare dei luoghi, scoprirono che ciascuno di loro
poteva, in quei luoghi, escogitare disegni segreti per giocare e fare esperimenti. Di
fatto, lo fecero così spesso che cominciarono a riferirsi a questa nuova dimensione
come a percorsi segreti attraverso l’immenso ovunque o, in una parola, lo
SPAZIO.
Lo SPAZIO divenne la nuova frontiera, con infinite possibilità di esplorazione,
divertimento e gioco. E il fenomeno forse più notevole riguardo a quello SPAZIO fu
la sconcertante scoperta che poteva essere riempito dai loro pensieri: ovunque
questi si focalizzassero e concentrassero all’interno di esso, diventavano densi e
acquistavano solidità!
Ben presto gli Avventurieri scoprirono dunque che potevano pensare piccolo o
grande, rosso o azzurro, duro o morbido – tutto quello che riuscivano a
immaginare – e quei loro pensieri diventavano la stessa «cosa» nello SPAZIO! Si
accorsero che i pensieri potevano essere proiettati nella dimensione SPAZIO da
loro creata, dove sarebbero apparsi come oggetti, e arrivarono a realizzare che
potevano manifestare ogni pensiero esistente nella realtà, e così, all’istante
(principalmente perché il TEMPO non era ancora stato inventato), la MATERIA
cominciò a riempire lo SPAZIO.
La creatività poté dunque librarsi senza limiti, e cominciarono così a divertirsi
davvero, creando prima le stelle e i pianeti, poi le montagne e gli oceani. Tutto
quello che sognavano acquistava vita, in un’esplosione di luce, colori e suoni che
portava la loro immaginazione a spingersi ai confini estremi di quello SPAZIO.
Era tutto incredibilmente eccitante, ma nel profondo del loro animo sapevano
che mancava qualcosa. Per quanto spettacolari fossero quei nuovi mondi, loro,
proprio loro, i creatori di ogni cosa, erano costretti a rimanere a guardarli
dall’esterno.
Cominciarono allora a riflettere su come poter diventare parte di quel
misterioso, incantevole mondo materiale che avevano creato, e dunque si chiesero:
«Se la nostra MATERIA è semplicemente SPAZIO occupato, e nel profondo
sappiamo di essere ancora contemporaneamente in ogni luogo... non potremmo
anche noi esistere in quello stesso SPAZIO che contiene la nostra MATERIA?»
Ebbene, certo che potevano, e non appena lo pensarono accadde, e presero posto
«all’interno» della loro MATERIA, come se fosse un «qualche luogo»,
semplicemente abbassando la loro consapevolezza dell’altrove.
Per rendere le cose ancora più interessanti, inventarono un nuovo gioco,
chiamato «nascondino», e come è prevedibile, i nostri Avventurieri si precipitarono
di qua e di là per nascondersi all’interno delle loro creazioni, dove sarebbe stato
difficile trovarli. Si nascosero nella MATERIA animata nell’adesso, perché fino a
quel punto c’era solo l’«adesso» (dato che il TEMPO non era ancora stato
inventato), e da quel momento in poi, quando si nascondevano, gli Avventurieri si
riferirono a se stessi come a UMANI.
Fu una grande idea, questa di nascondersi nella MATERIA: così grande, in
effetti, che non si riusciva a trovare più nessuno! Quindi, nonostante la gioia di
aver ideato un nuovo gioco, nessuno era più consapevole delle scoperte altrui. Un
bel problema.
Questo portò alla necessità di ritrovarsi l’un l’altro nella MATERIA esistente; fu
così che finalmente si creò il TEMPO. Si riprese a giocare, si organizzarono
riunioni, e il divertimento cominciò davvero; finché tutti ne ebbero abbastanza di
andare di qua e di là.
C’era bisogno di un’altra idea, e visto ciò di cui avevano dato prova fino ad
allora non ci volle molto perché ne trovassero una. E se, pensarono, ci
avventurassimo insieme sotto forma UMANA tutti nello stesso SPAZIO e nello
stesso TEMPO? Accidenti! Questa era un’idea così monumentale, così sbalorditiva,
così colossale, che innescò una sorta di deflagrazione in tutta la creazione,
deflagrazione che da allora fu paragonata all’invenzione della luce.
Bene, ormai dovrebbe essere ovvio che quegli Avventurieri non erano del tipo
cui siamo abituati oggi. Erano Avventurieri in grado di creare, impegnati in una
missione: divertirsi il più possibile, e a quel punto, come ben sapete, c’erano
riusciti, sebbene fossero incappati in qualche «stropicciatura» ancora da
appianare.
Innanzitutto, una volta inventato il TEMPO, ne trascorsero così tanto a giocare
fingendosi una creazione tra le altre creazioni che presero a smarrirsi. Per esempio,
nel loro eterno nascondino restarono in forma UMANA, per non farsi trovare, così
a lungo che di fatto cominciarono a dimenticare di essere contemporaneamente
anche «dappertutto».
Molti iniziarono anche a scordare di essere degli Avventurieri, e a mano a mano
che il TEMPO passava caddero in una trance sempre più profonda. Così profonda,
a dire il vero, che cominciarono a sentirsi intrappolati nei loro corpi, privi di ogni
potere all’interno delle loro creazioni. Non si rendevano più nemmeno conto che
erano loro stessi, con i loro pensieri, a creare gli oggetti e gli eventi della loro vita e
sebbene rispetto a prima nulla fosse cambiato iniziarono a considerare quegli
oggetti ed eventi come qualcosa da combattere.
Sfortunatamente, la diretta conseguenza di questa loro ingenuità li portò a
provare per la prima volta la PAURA, che arrivava ogni volta che non riuscivano a
sperimentare la vera realtà. Una situazione davvero destabilizzante, scoprirono
presto. Altro che divertimento! E peggio ancora, da ogni malinteso scaturì una
moltitudine di emozioni.
Mai, in nessuna realtà, quei maestosi esseri si erano trovati immersi in una
disperazione così profonda. Terrore, rabbia, tristezza e senso di colpa erano
travolgenti. Quel sentirsi sbandati andò avanti parecchio, finché a poco a poco
cominciò ad attuarsi un grande processo di guarigione, non dall’alto, o da altrove
(sebbene qualcuno ancora oggi sostenga che si trattò di un mistico intervento di
adattamento della realtà nascosto da entità amorevoli); fu una guarigione che
proveniva dall’interno: la vita che guariva la vita. Ma forse anche questo è un
MIRACOLO.
Si scoprì che gli Avventurieri stavano imparando dalle loro emozioni. Per
esempio, se la PAURA nasceva dal non riuscire a sperimentare la vera realtà,
poteva quantomeno servire a far capire (a colui che metteva in essere questo «aver
paura») che il suo pensiero si allontanava dalla verità.
E a proposito di emozioni, c’era un’altra buona notizia. Si scoprì che potevano
essere anche piacevoli e calde, divertenti e sbarazzine, persino pazze e
ingovernabili! E fu proprio questo passare attraverso tutte le emozioni, da quelle
felici a quelle tristi, che portò questi «Esseri Illustri» (come alla fine cominciarono a
chiamarsi) alla loro più grande conquista, il piacere di accettare il Creato così
com’era: la PACE. Padroneggiata da pochi, poiché essa richiede una profonda
comprensione della perfezione che esiste dentro ogni cosa, ogni momento, ogni
luogo e ogni essere, qualunque cosa accada!
Ormai, ai giorni nostri, qualsiasi forma di consapevolezza, da qualunque parte
essa provenga, ha sentito parlare dello SPAZIO e del TEMPO, e degli straordinari
Avventurieri che li crearono. E quelli di passaggio che danno un’occhiata a questo
piccolo angolo di creazione ne restano sbalorditi e cambiati per sempre.
A stupire i visitatori non è solo lo splendore dei pianeti, né la vita esuberante che
prospera su di essi, e nemmeno gli audaci e spericolati pensieri che li perpetuano.
Gli osservatori rimangono ammutoliti e reverenti davanti ai pochi che sono
ritornati dall’avventura: quegli Avventurieri che hanno ritrovato se stessi.
Costoro sono gli Esseri Illustri illuminati dalla consapevolezza che ha le proprie
radici nell’indiscutibile certezza che tutte le cose e gli eventi nascono dal pensiero,
che nel TEMPO e nello SPAZIO tutto è bene, e che ogni cosa e ogni luogo sono
sempre Uno.
Solo smarrendo se stessi e diventando schiavi delle loro illusioni quegli
Avventurieri hanno potuto essere condotti emotivamente – grazie ai loro ardenti
desideri – a riconoscere e rivendicare la loro profonda divinità. Grazie alla
comprensione della loro realtà sono diventati l’ispirazione e l’ideale che tutti
possono seguire.
Essendo arrivati a sapere questo, è incredibile che altri non si siano uniti ai
ranghi degli Esseri Illustri. Ma ognuno ha i suoi gusti; forse sono ancora talmente
presi dalla loro fantastica avventura che per ora a loro non importa nulla «di tutto
il resto e l’altrove».
Forse voi li capite meglio. Ciononostante, perlomeno a noi, sembra un vero
peccato che questa inesauribile energia e questo genio creativo vengano così
profondamente trascurati. Se potessero – e possono davvero, non v’è dubbio –
anche solo per un istante scorgere la propria straordinaria identità e vedere se
stessi come i gladiatori onniscienti, giocondi e senza limiti che sono sempre stati,
come tutto cambierebbe di colpo! Non che debbano «ritornare». Cielo, no.
Pensiamo solo che potrebbero avere un miglior… TEMPO, diciamo, se si
ricordassero che i creatori sono proprio loro. Non credete?
Ormai abbiamo svelato il mistero.
VI ABBIAMO SCOPERTI!
E allora che la festa abbia inizio…
Per indirizzare le proprie esperienze
non bisogna far altro che indirizzare i propri pensieri
Per molti versi, questa è una storia vera. Anzi, è la nostra storia, ed è molto più
reale che fantastica. Noi eravamo nel numero di quegli illustri architetti – gli
occhi e le orecchie di Dio – che hanno inventato il tempo e lo spazio, e ora siamo
vivi nella nostra creazione, per sperimentare il divino che c’è in noi come non
potrebbe essere sperimentato altrimenti. Noi siamo la ragione per cui il sole
sorge ogni giorno. E cogliendo il significato di questa premessa, se non
razionalmente almeno intuitivamente, dovremmo essere in grado di
comprendere che meritiamo ogni sogno che riusciamo a evocare. Non c’è
nessuno, al di fuori di noi, che può intervenire; non siamo qui per essere messi
alla prova o giudicati. Per indirizzare le proprie esperienze non bisogna far altro
che indirizzare i propri pensieri. Tutto qui.
Voi siete tra quegli Avventurieri – impavidi, divini, senza limiti –, non
semplici esseri umani. Avventurieri proprio perché siete umani.
Purtroppo, molti dei nostri commilitoni sono ancora «persi nello spazio»; la
nostra società ci ripete e ci ricorda all’infinito che siamo esseri limitati, creature
che invecchiano, che vivono la propria vita tra fortuna e destino, in un mondo
difficile e impietoso. La verità invece (e questo nel più profondo del vostro cuore
farà suonare le campane a festa) è che noi siamo gladiatori dell’Universo, infiniti,
potenti, giocondi, con davanti a noi l’eternità e il potere dei nostri pensieri a
forgiarla.
Siamo noi che creiamo la nostra realtà, il nostro destino e la nostra fortuna.
Ecco fino a che punto arriva la nostra potenza, la vostra potenza. E per riuscire a
scalzare il pensiero dei media e delle masse che vogliono affermare il contrario, è
necessario ascoltare questo messaggio con la stessa frequenza con cui ascoltiamo
il loro.
Questo libro è stato scritto per trasmettere tale messaggio. Parla della natura
della realtà: una realtà semplice, organizzata, ma soprattutto conoscibile. E spiega
in che modo voi siete parte integrante di questa realtà, e vi ricorda quanto
potenti siete, quanto lontano potete arrivare e quanto meritate, così da poter
cominciare a prosperare come i giganti che siete, in questa oasi tra le stelle. Avete
avuto in dono il potere di trasformare i vostri sogni in realtà.
Per determinare un cambiamento non servono sangue, sudore e lacrime. Sono
la vostra immaginazione, le vostre credenze e le vostre aspettative che vi
spingono alle azioni, alle circostanze e alle «coincidenze» che rendono inevitabile
la manifestazione del sogno. Non si tratta di un’illusione. È il modo in cui le cose
sono sempre state nella giungla del tempo e dello spazio, l’illusoria dimensione
che è insieme il nostro laboratorio e il nostro campo di gioco. È lì che i pensieri
diventano cose, che la parola si fa bacchetta magica; che possiamo constatare la
nostra essenza divina assistendo ai quotidiani miracoli che compiamo forgiando
senza sforzo le circostanze in base allo spirito, a mano a mano che perpetuiamo il
mondo materiale che condividiamo. Non abbiamo necessariamente bisogno di
più istruzione, più connessioni o più momenti fortunati. Abbiamo soltanto
bisogno di capire i principi e i concetti che ogni profeta o mistico ha predicato
sin dall’inizio dei tempi, principi che non hanno nulla a che fare con la religione
e riguardano invece quello che siamo veramente, perché siamo qui e tutta la
magia che abbiamo a disposizione.
I vostri sogni non sono vostri per caso. Li costruite per un’infinità di ragioni,
non ultima quella di farli avverare. Ed è previsto che diventino veri, se farete la
vostra parte. Certo, se non capite fino in fondo quale sia questa vostra parte il
compito può sembrare impossibile, soprattutto quando il mondo intero vuol
farvi credere che la strada del successo è lastricata di sofferenze e sacrifici. Se
invece acquisirete una maggior comprensione, scoprirete che niente può essere
più facile del modo in cui davvero la vita funziona.
Non c’è nulla che non possiate fare, nulla che non possiate avere, nulla che
non possiate essere.
Avete una guida, avete il potere e l’Universo collabora con voi.
Questo libro passa in rassegna i principi e i concetti che vi daranno
l’ispirazione. Si tratta di principi che nella vostra vita sono già in azione, che voi
li conosciate o meno, e sono incredibilmente facili da mettere in pratica.
Identificandoli, capendoli e imbrigliandoli diventerete padroni del potere che
può letteralmente trasformare i desideri in realtà.
Prendete le cosiddette persone di successo dei nostri tempi. Sono forse più
intelligenti di voi? Meritano di più? Hanno fatto meglio il proprio dovere? No.
Che sia stato per intelligenza o per ingenuità (spesso la seconda, ma non fa
nessuna differenza), di fatto vivono secondo modalità che mettono in azione i
principi della vita, tanto che l’Universo le serve di buon grado. La bella notizia è
che persone così sono la prova che tutti possono fare lo stesso. E comprendendo
questo avrete un vantaggio: capirete il perché dei vostri successi e non vivrete
perciò con la paura che possano esservi tolti.
La mia missione è aiutarvi a guardare dentro di voi, per farvi scoprire che non
avete limiti e farvi trovare le chiavi del «Regno». Starà a voi poi decidere cosa
farne.
Nelle pagine che seguono ho intenzione di riportare in superficie le vostre
memorie più profonde e da lungo tempo ignorate, che desiderano essere
ripescate, riscoperte e utilizzate. Un vecchio adagio dice che è molto meglio
insegnare a pescare che non semplicemente offrire un pesce, e con questo libro
intendo ricordarvi (più che insegnarvi) la vostra natura divina e le vostre
illimitate capacità, così che possiate raggiungere da voi stessi felicità e
appagamento.
Se qualcuno vi svelasse la verità sulla vita, sulla realtà e sul potere che
possedete, la accettereste come verità? Se qualcuno vi offrisse la chiave del regno
dei sogni cui anelate di più, non l’accettereste? Io sono convinto di sì.
Voi siete dèi.
E voi tutti siete figli dell’Altissimo.
Salmi 82,6, Giovanni, 10,34
1
I pensieri diventano cose

«GLI altri sanno qualcosa che io non so.» Questo pensiero mi ha accompagnato
per tutta la mia giovinezza. Mi sentivo il classico emarginato e mi pareva che per
gli altri le «piccole cose» della vita fossero semplici, mentre io dovevo fingere di
sapere come andava il mondo. Mi sentivo profondamente diverso, e questo fece
nascere in me il travolgente desiderio di arrivare a conoscere quello che la
maggior parte delle persone sembrava dare per scontato: l’essenza della vita.
All’inizio la mia ricerca si concentrò sui temi centrali: vita, morte e potere
della mente. Ma da questi originarono altri intriganti misteri riguardanti il
tempo, lo spazio, il paradiso, l’inferno, l’ipnosi, gli UFO, i fantasmi, le percezioni
extrasensoriali, i sogni, la reincarnazione, e così via. Ben presto avevo tratto
abbozzi di conclusioni che spiegavano ciascuno di questi misteri, ma erano solo
intuizioni. Per esempio ricordo – avrò avuto più o meno tredici anni – di aver
detto a mia madre che il tempo e lo spazio non potevano realmente esistere come
li avevamo definiti noi, né potevano esistere un inferno o un Dio che non fossero
tutt’uno con ogni cosa, animata o inanimata. La mia sensazione era che Costui o
Costei o Qualunque Cosa fosse, non si trovasse soltanto dentro ciascuno di noi,
ma che nessun frammento delle nostre esperienze potesse essere qualcosa di
meno che «Dio» al cento per cento.
A quel tempo non me ne accorgevo, ma il mio desiderio di sapere mi
indirizzava su un cammino interiore verso la comprensione: quei pensieri
cominciavano ad attrarne di simili. Era come se un po’ alla volta le mie domande
trovassero risposta da sole, come se aprissi gli occhi verso un sapere che ora so
essere latente in ognuno di noi. Lo capivo solo quando la risposta arrivava: a
mano a mano che procedevo in quel cammino di ricerca mi accorgevo che
mentre non prestavo particolare attenzione mi veniva dispensata una sorta di
conoscenza intuitiva. Quello che voglio sottolineare è che le risposte che ricevevo
venivano dall’interno, che è esattamente il luogo dove riposano anche le vostre.
Sono stato cresciuto secondo il credo cattolico, e perciò battezzato e cresimato,
ma sono arrivato a stabilire che molti degli insegnamenti, delle regole e dei rituali
che mi hanno impartito sono contraddittori e, cosa più importante, non coerenti
con le conclusioni che ho dedotto intuitivamente. Ho sempre creduto che
ciascuno di noi faccia del suo meglio, in base alla sua comprensione e agli
insegnamenti ricevuti. Dunque, se una vita dovesse essere valutata da un giudice
divino – e io non lo credo – il peccato potrebbe essere considerato soltanto un
«errore» in buona fede, causato da una profonda mancanza di comprensione
della natura della nostra realtà, non un demerito che porta alla dannazione
eterna.
Mi domandavo: Non dovrebbe un padre amorevole avere più compassione
che desiderio di vendetta verso i suoi deboli figlioli temporaneamente accecati
dall’illusione del tempo e dello spazio? Persino i genitori umani sono molto più
comprensivi, nei confronti della carne della loro carne, che non il «Padre»
ritratto dalla maggior parte delle religioni. Il peccato, fu la mia conclusione, e le
sue connotazioni presenti e passate deve essere un termine creato dall’uomo, non
da un Dio che tutto capisce e tutto conosce. Continuo a credere, oggi come
allora, che i nostri cosiddetti peccati dovrebbero servire come insegnamenti, non
come tormento.
Così, pur crescendo imbevuto del tradizionale punto di vista religioso, avevo
bisogno anche di spiegazioni che avessero senso, e la cosa importante è che ho
sempre creduto che queste spiegazioni fossero alla portata di tutti. Invece che
semplicemente ignorare quello che della mia educazione cattolica mi sembrava
non avere senso, cercai delle affinità tra ciò che mi avevano insegnato e quello
che sentivo, deducevo o capivo razionalmente. Una volta passato in rassegna
tutto il materiale a mia disposizione, per trarre conclusioni sulla vita, sui sogni e
sulla felicità guardai oltre la religione e dentro di me. Per esempio, io credo che
Gesù sia venuto a dirci (così come hanno fatto molti altri saggi maestri) che
siamo tutti «figli di Dio» e a insegnarci che tutti possiamo fare quello che ha fatto
lui: credi, e sarai accolto; bussa, e ti sarà aperto, sulla terra come nei cieli; tu sei
Dio. Io credo che i peccati non esistano, non esiste il diavolo, non c’è inferno, se
non nella nostra mente, e che Gesù è venuto sulla terra per essere l’esempio
vivente di questi insegnamenti, per mostrare ai suoi compagni di viaggio una
strada migliore durante un periodo buio della storia, quando le convinzioni
limitanti erano così radicate nella cultura del tempo che ben pochi potevano
immaginare di espandere i loro pensieri e quindi il loro mondo. Questo concetto
non è nuovo. Le conclusioni che ho tratto si affiancano a verità condivise da
religioni e filosofie diverse e vecchie come il mondo, ciascuna delle quali ci
ricorda il nostro potere, la nostra magnificenza e la nostra divinità. E quando
percepiamo la realtà del tempo e dello spazio sentendoci creatori, alla fine
riusciamo a cogliere l’immenso potere di forgiare la vita che abbiamo nelle mani.
I nostri «peccati» dovrebbero servire
come insegnamenti, non come tormento
Oggi, invece di sentirmi un emarginato come per gran parte della mia infanzia
e persino della mia vita adulta, mi sento benedetto dall’essere arrivato a questa
prospettiva e grato per l’alienazione provata a quei tempi; è stata quella vita a
portarmi fino a voi. E dato che mi considero tutt’ora uno studente e un
esploratore, credo che la mia missione qui sia molto simile alla vostra: applicare
questa saggezza dei tempi, queste verità immortali che riguardano la natura della
realtà, così da dirigere consciamente la mia vita e costruire felicità e
appagamento.

Una meravigliosa avventura


Sono convinto che tutti noi oggi siamo nel bel mezzo di un’avventura unica
nel suo genere. Che la vita sia abbastanza pericolosa da essere considerata
un’avventura è fuor di dubbio: nessuno di noi può dirsi certo che domani vedrà
sorgere il sole. E ogni giorno ci viene incontro carico di nuove ed eccitanti
esperienze. Viaggiare alla volta di lontane destinazioni come Tokyo o Rio de
Janeiro è affascinante, ma anche nella sicurezza della nostra casa possono nascere
la passione, il divertimento e la sfida, se una vita viene vissuta bene. E per
aggiungere ancora più sapore all’avventura, ogni giorno porta con sé una gran
quantità di cose sconosciute.
E non è forse l’ignoto che rende tale un’avventura? Tutti noi abbiamo
speranze, sogni, preoccupazioni e paure, e tutte nascono dall’incertezza della vita,
che è proprio ciò che rende la nostra esistenza meritevole di essere vissuta. Se vi
venisse data una penna magica e ogni mattina poteste scrivere esattamente quello
che volete che vi succeda quel giorno, certi che accadrà, non pensate che la vostra
vita diventerebbe desolantemente noiosa? Dopotutto, quante volte si può vincere
la lotteria ed esserne elettrizzati?
Forse, quello che rende l’avventura ancor più straordinaria è che ciascuno di
noi ha il potere di concepire e realizzare i propri sogni più audaci. In fin dei
conti, dove sarebbe il bello di un’avventura se non avessimo un certo controllo
sul suo esito, o se non potessimo scegliere i piaceri o gli insegnamenti che da essa
traiamo? Potreste argomentare che proprio per via dell’ignoto non si può sapere
quello che il futuro ci riserverà, ma anche senza leggere un’altra parola di questo
libro sapete già che potete scegliere gli obiettivi e cominciare a muovervi verso di
essi, e con risultati straordinari.

Basta prendere la giusta piega


Come vivere al meglio la vostra avventura nel tempo e nello spazio, dunque?
Due semplici passi. Primo: capire l’avventura stessa. Per fare un’analogia, non vi
mettereste mai a guidare una macchina prima di aver capito come funziona e
aver imparato le regole della strada. Secondo: vivere l’avventura. Per restare sulla
stessa analogia, una volta che avete imparato quello che c’è da sapere sulla
macchina e sul codice della strada, sta a voi sedervi al posto di guida, girare la
chiave, ingranare la marcia e partire. In altre parole, mettere in pratica la vostra
comprensione che, come ho detto prima, è quello che voi e io abbiamo in
comune come missione nella vita.
Stranamente, la maggior parte delle persone sembra pensare che solo perché
sono vive sanno automaticamente tutto quello che c’è da sapere sulla vita. Non le
sfiora mai il sospetto che potrebbe esserci molto di più. Non viene loro in mente
che le «cose» potrebbero non essere come sembrano... e in effetti non lo sono!
Per fortuna per cambiare tutto radicalmente basta solo pensare in modo nuovo.
E proprio a questo proposito, c’è forse qualcosa di più facile che pensare? E
cosa potrebbe esserci di più ripagante? Dopotutto, ogni grande cambiamento,
scoperta o rivelazione personale, oppure la prossima rivoluzionaria invenzione
che potrà cambiare la storia del mondo, non è molto lontana. Dista solo un
pensiero dal qui e ora; è a un solo pensiero di distanza dai pensieri che stiamo
facendo ora.
Per esempio, prima venne il pensiero che l’uomo potesse viaggiare nell’aria, e
poi venne la realtà: l’aviazione. Prima venne il pensiero che l’energia elettrica
potesse essere manipolata, e poi venne la realtà: l’elettricità. Prima vengono gli
obiettivi, per esempio innamorarsi, comprare una casa, trovare un lavoro, e poi –
click, click, click – i desideri cominciano a diventare realtà.
Attenti a quello che desiderate
Avete mai sentito qualcuno dire: «Stai attento a quello che desideri, perché
potresti ottenerlo»? Scommetto di sì. Lo abbiamo sentito tutti. E sapete un’altra
cosa? Scommetto lo riteniate veritiero, almeno in una certa misura.
Ma perché dovrebbe essere vero? Ci avete mai pensato? Quale misterioso
principio potrebbe attivarsi tanto da trasformare un desiderio in realtà?
Probabilmente non siete superstiziosi, e dunque di cosa si tratta? Per quale
ragione credete che possa funzionare?
Avrete senz’altro sentito parlare del potere del pensiero positivo, o del
concetto ormai molto diffuso (grazie soprattutto al bestseller The Secret) della
«legge d’attrazione». Ma vi siete mai soffermati a chiedervi che cosa alimenta il
pensiero positivo o la legge d’attrazione? Dovrà pur esserci qualcosa! E sono
sicuro che avete sentito parlare anche dell’arte della visualizzazione.
Probabilmente ci avete persino provato, e forse avete anche dei divertenti
aneddoti da raccontare sul fatto che ha funzionato. Ma vi siete mai fermati a
chiedervi in che modo o perché funziona?
Questi concetti dicono tutti la stessa cosa, ma perché la gente di ogni
continente crede in essi senza neppure domandarsi su che logica si basano?
C’è sotto qualcosa. Qualcosa di grande, davvero grande. Mia madre soleva
dire: «Dove c’è fumo c’è fuoco», e quello che c’è qui sotto è di una tale e
smisurata grandezza che le sue fiamme faranno sembrare piccolo qualsiasi altro
falò l’umanità abbia mai visto. Ma allora cosa c’è sotto? E se c’è qualcosa, non
varrebbe la pena di provare a esplorare o a pensare un modo nuovo per scoprirla,
capirla e poi servirsene? Questo sforzo non dovrebbe giustificare praticamente
qualsiasi sacrificio o impegno? Certo che sì!

I pensieri diventano cose


In quattro parole semplici, rivoluzionarie e da non dimenticare mai, la risposta
alla domanda «Cosa c’è sotto?» e a quello che finora non siamo riusciti a cogliere
è: «I pensieri diventano cose!» Tutto qui. I pensieri diventano cose! Questo è il
principio di base che trasforma un desiderio in realtà. È ciò che alimenta il
pensiero positivo e dà origine alla legge d’attrazione, ed è il motivo per cui la
visualizzazione funziona.
«I pensieri diventano cose» è la ragione per cui sogni e incubi si avverano,
perché i pensieri che formuliamo diventano letteralmente le «cose» e gli eventi
della nostra vita. È un principio immutabile e attendibile come la forza di gravità.
Di fatto, non possiamo sottrarci a esso neanche volendo.
Si tratta di una novità sbalorditiva, perché in ogni minuto di ogni giorno della
nostra vita ci troviamo a scegliere esattamente quello che penseremo. Certo,
anche le parole e le azioni sono di estrema importanza, e molto verrà detto nei
capitoli che seguono, ma entrambe non sono altro che l’estensione dei nostri
pensieri. Le parole e le azioni sono semplicemente pensieri a cui sono state messe
le ali. Il luogo dove tutto ha inizio è il pensiero. In base a questo principio,
teoricamente si può tradurre in realtà qualsiasi cosa si possa immaginare, e non
si tratta solo di attirare le cose materiali. Si può anche immaginare più amore, più
gioia, più allegria.
La nostra vita dimostra che i pensieri posseggono caratteristiche simili a quelle
della materia, che danno origine a leggi e principi. È solo che sino a oggi queste
proprietà sono sfuggite all’osservazione degli scienziati e degli ingegneri, e
persino a molti filosofi, perché sono invisibili alle percezioni sensoriali e agli
strumenti tipici dell’osservazione. Per fortuna, per coloro che hanno bisogno di
una prova scientifica, la scienza quantistica sta ripartendo da dove Albert
Einstein si era interrotto riguardo alla spiegazione delle proprietà del pensiero e
degli effetti che l’osservatore esercita sui propri esperimenti. Ma con o senza
prove scientifiche, detta molto semplicemente, non c’è nessuno che possa negare
l’esistenza del pensiero. E tutto quello che esiste non deve forse avere principi,
tratti distintivi e caratteristiche?
Il mio messaggio, al pari di quello di innumerevoli maestri nel corso dei secoli
(ciascuno con parole proprie), è che una volta che un pensiero è stato pensato, è
come se istantaneamente dotasse se stesso di potere e si preparasse a diventare
fisico o, quasi miracolosamente, cominciasse ad attrarre i suoi equivalenti più
vicini (da qui la legge d’attrazione). È come se gli fosse data una sola e unica
missione: manifestarsi nella vita di colui che lo formula, all’interno del tempo e
dello spazio. Se formulate pensieri di cose materiali, essi diventeranno quelle cose
materiali. E se formulate pensieri su eventi e circostanze, essi riorganizzeranno i
giocatori e i cardini su cui è impostata la vostra vita, predisponendovi ad
accogliere quegli eventi o circostanze. Gli unici fattori limitanti sono gli altri
vostri pensieri, che possono assumere infinite tonalità, definite di volta in volta
come convinzioni, aspettative, anticipazioni e intenzioni, per nominarne solo
alcune. Se formulate pensieri di amore, odio o altre emozioni, essi modelleranno
le circostanze materiali della vostra vita in modo da farvi sperimentare più e più
volte quelle emozioni pensate.
Attenti!
Questo principio possiede caratteristiche di cui è bene siate a conoscenza. Non
importa quali siano i vostri pensieri, o se vi siano utili o meno, se siano buoni o
meno, se siano giusti o meno. I pensieri sono come la forza di gravità: non
distinguono né giudicano quello che state pensando; semplicemente esistono.
Quindi sta a voi sceglierli con saggezza!
Da creatori quali siete, il pensiero è letteralmente l’unico mezzo con cui
influenzare il mondo e la magia della vita. Contrariamente a quanto abbiamo
assorbito da bambini, e cioè che «un pensiero è soltanto un pensiero, astratto ed
etereo, mentre la realtà sono la sedia, il tavolo e il cibo che abbiamo nel piatto»,
sembra proprio che sia vero il contrario. Sono i nostri pensieri a essere reali: sono
loro il punto di partenza di tutto quello che diventerà tangibile – una pre-
materia, se vogliamo chiamarli così – mentre le «cose nel tempo e nello spazio»
sono il riflesso di quello che è stato pensato precedentemente, dall’individuo o
dalla massa, e sono poco più che un miraggio. In base a questo, nulla gioca un
ruolo maggiore nel costruire la nostra fortuna e la nostra sfortuna dei pensieri
che scegliamo di pensare.
Per quanto riguarda il nostro prossimo, siamo in grado di attrarre
«miracolosamente» persone che formulano pensieri e sogni simili o
complementari ai nostri – potenziali partner o soci in affari, clienti, acquirenti e
così via – con una sconcertante accuratezza e precisione, respingendo nello
stesso tempo gli altri. Non possiamo invece insistere sulla pretesa che qualcuno
in particolare si comporti in un modo specifico. Semplicemente, con i pensieri
non siamo in grado di manipolare gli altri né, soprattutto e fortunatamente, gli
altri possono manipolare noi. Influenzare, a volte; manipolare, mai. Un amante,
un amico o addirittura un nemico, per diventare tale, deve essere allineato e
d’accordo con ciò che pensiamo; ma potendo scegliere tra sette miliardi di
individui presenti sul pianeta, e con le interconnessioni esistenti tra gli esseri
umani grazie alla loro innata essenza divina, potremo sempre trovare
esattamente quello che stiamo cercando, fintantoché non ci intestardiamo su
qualcuno in particolare. A proposito di pensieri su una persona specifica, provate
questo esercizio: escludetela per un momento dal quadro e immaginate invece
come vorreste sentirvi, o il risultato finale di quello che volete, qualunque cosa
essa sia.
Per esempio, se volete riportare nella vostra vita un amore passato, non
pensate a «lui» o a «lei»; immaginate semplicemente l’amore che desiderate
provare e condividere. Lasciate che i vostri pensieri vi portino quello a cui
davvero aspirate; in questo caso, il sentimento d’amore con la persona «giusta», e
non qualcuno in particolare. Riesco già a sentire le grida di protesta, che dicono
che invece è proprio quella persona specifica che manca, e l’amore con lei
condiviso. So quanto può essere difficile questo passaggio dall’«altro» al «sé», e lo
spiegherò meglio più avanti. Per adesso, lasciate solo che vi dica che se vi
aggrappate con tutte le vostre forze a un «qualcuno» in particolare, allora vi sta
sfuggendo qualcosa. Vi sfugge qualcosa del vostro meraviglioso essere, del vostro
magico mondo, o della possibilità che gli anni futuri saranno i più felici e
romantici che abbiate mai vissuto. E forse la ragione per cui quella particolare
persona non è più con voi, o è al di fuori delle vostre possibilità di influenza, è
che dovete arrivare a scoprire la verità su quello che vi sfugge, spianando così la
strada per qualcuno ancora più adatto a voi di quanto al momento non possiate
immaginare.
Nulla gioca un ruolo maggiore nel costruire
la nostra fortuna e la nostra sfortuna
dei pensieri che scegliamo di pensare
Vi farò un esempio su come usare al meglio i vostri pensieri per influenzare
una specifica persona. Diciamo che volete che vostro figlio migliori i propri
risultati a scuola. La cosa migliore da fare è immaginarvi il vostro ragazzo che
ride felice, realizzato e fiducioso: che in realtà è quello che volete, giusto? È molto
più efficace che pensare a cose specifiche, per esempio voti più alti o successi in
una particolare materia. In effetti volete la felicità, per voi e per gli altri, e questa è
facile da immaginare: dovete vedere i volti sorridenti, sentire gli abbracci
affettuosi, udire i complimenti e le congratulazioni.
Da questa fase di immaginazione dovete escludere i dettagli di come tutto ciò
potrà accadere. Il processo della manifestazione funziona sempre in modo veloce
e armonioso, come le bolle d’aria che dal fondo del mare trovano sempre la via
più rapida per affiorare in superficie, a meno che non si interponga un qualche
ostacolo. Come quelle bolle, i vostri pensieri sono già impostati per manifestarsi
il più rapidamente possibile; possono essere rallentati solo da altri vostri pensieri.

La conferma
Scommetto che del principio che i pensieri diventano cose vi piacerebbe avere
qualche prova. Trovarne è molto facile, ma dato che non si può stare sulle tracce
di un pensiero una volta che è stato pensato, per avere una dimostrazione della
sua esistenza bisogna guardarsi intorno. E il luogo migliore dove cercare è la
realtà che ci circonda, perché conoscere o meno il principio di base non inficia il
fatto che esso funzioni.
I pensieri diventano le cose tangibili della vita da sempre, lo stanno facendo
ora e continueranno a farlo fintantoché li penserete. Ma forse, invece che cercare
nella vostra vita (perché a volte con noi stessi non siamo obiettivi come
dovremmo), per avere la prova che le sorti di ciascuno rispecchiano i pensieri
formulati è meglio osservare le esperienze degli amici, dei congiunti, dei colleghi
o dei vicini.
Anzi, parlando degli altri, pensate a tutti quelli che in questo esatto momento
vivono nell’abbondanza. Se non conoscete direttamente persone molto ricche,
pensate alle celebrità o ai personaggi del mondo dello spettacolo – rockstar,
attori, imprenditori di successo – e chiedetevi: «Cos’hanno tutte queste persone
in comune (a parte il denaro)?»
Hanno frequentato tutti università prestigiose? Dubito. Vi assicuro che un
sacco di miei conoscenti ricchissimi hanno finito a fatica le scuole superiori.
Sono tutti nati in famiglie benestanti o con i giusti agganci? Non credo proprio.
Perlomeno non quelli che conosco io. Sono dotati di intelligenze superiori alla
media? Per favore! Tutti conosciamo persone ricche e decisamente stupide, dico
bene? Basta accendere la televisione per vederle! E allora qual è quella cosa,
quell’unica cosa, oltre al denaro, che tutti costoro hanno in comune?
Come minimo credono che «quella particolare cosa» accadrà loro. E una volta
che si crede a qualcosa, che sia motivata o campata per aria, che sia giusta o
sbagliata, non si può fare a meno di «pensare pensieri» allineati a quella
credenza, perché i pensieri rispecchiano le convinzioni (di questo parleremo più
avanti). E una volta che si è pensato un pensiero, cosa succede? Succede che
questo pensiero fa di tutto per trasformarsi in una cosa materiale o in un evento
della vostra vita. È una legge.
Ora pensate a persone ricche che posseggono magari la metà, o meno della
metà, della vostra intelligenza, del vostro fascino e della vostra bellezza (sono
certo che ne troverete più di una), e ciononostante in un anno guadagnano
almeno il doppio di voi. Chiedetevi perché. Come si spiega? Non sono forse fatti
della vostra stessa materia: carne, ossa, un cuore che batte, sangue che scorre? Di
fatto, tra voi e le persone cui state pensando, o tra voi e me, non corre nessuna
differenza. Siamo tutti uguali tranne che in una cosa: i nostri pensieri. La vita di
una persona può andare in un certo modo e quella di un’altra in un altro, e in
ultima analisi non sarà così perché ciascuno sceglie di pensare in modo diverso?
I pensieri diventano cose; non ci sono fattori limitanti, non ci sono eccezioni: i
vostri pensieri giustificano tutte le cose meravigliose o «difficili» che vi sono
capitate nella vita. Anzi, i vostri pensieri sono l’unica ragione per cui ogni cosa vi
è capitata o meno.

«Perché non ho ancora vinto la lotteria?»


Potreste chiedermi, e a buona ragione: «Ma allora, se il concetto che i pensieri
diventano cose è indiscutibile come la forza di gravità, che cosa ci dici di tutti i
sogni che non sono mai diventati realtà? Perché non ho ancora vinto la lotteria?»
La prima obiezione, quindi, è che ci sono state cose che nella vita avete voluto
con tutte le vostre forze, a cui avete pensato per mesi o addirittura anni, ma che
non si sono mai realizzate.
La risposta è molto semplice. Non vogliamo mai una cosa sola, giusto? Non
abbiamo mai un solo pensiero. Anzi, gli scienziati ci dicono che ogni giorno ne
formuliamo più di 60.000, tutti diversi fra loro! Bene, dal momento che
elaboriamo così tanti pensieri, non potrebbe esserci la possibilità – anche remota
– che alcuni ne contraddicano altri, o che due pensieri si escludano a vicenda?
Per esempio, vorreste diventare amministratore delegato della vostra azienda;
ci pensate mese dopo mese, anno dopo anno, visualizzate l’ufficio presidenziale,
vi immaginate prendere grandi decisioni e guidare «la truppa». Ma se, pur
pensando così, ogni giorno tornate a casa dal lavoro e salutate vostra moglie
dicendole: «In ufficio non si rendono conto di quanto valgo», oppure: «Nessuno
ha idea di quello che saprei fare», ecco che questi pensieri faranno quello che
fanno tutti i pensieri: si impegneranno a diventare parte della vostra realtà. Ed
ecco che colui che non si sente apprezzato tipicamente diventa uno che non è
apprezzato, e questo non è esattamente il miglior gradino dove stare, se si vuole
arrivare in cima alla scala gerarchica di un’azienda.
Indubbiamente, nelle vostre manifestazioni ci sono sfumature sottili che
potrebbero condurre a risultati che sembrano avere la meglio su altri; tutte
queste sfumature possono però essere riassunte in quattro parole: «i vostri altri
pensieri». E questi altri pensieri sulla vita, sulle persone e sulla felicità
probabilmente sono stati ripetuti di più e si sono caricati di sentimenti e
aspettative maggiori rispetto ai pensieri che non si sono ancora manifestati.
Per fare un altro esempio, supponiamo che stiate pensando a una vita agiata, a
una casa spaziosa, a una bella macchina, a viaggi in grande stile. Ciononostante,
se fino a oggi avete sempre creduto e pensato (che ne siate consapevoli o meno)
che le persone ricche non hanno spessore spirituale, o che tanti soldi significano
tanti problemi... bene, non potete avere la botte piena e la moglie ubriaca! I soldi
o sono una cosa fantastica e buona e voi la desiderate, o sono maledetti e
diabolici e volete evitarli. Formulare pensieri su entrambe le linee vi blocca in
una condizione intermedia.
Come vedete, è possibile che alcuni vostri pensieri siano in conflitto con altri
senza che voi ve ne rendiate conto. Più avanti parlerò più diffusamente di come
individuare i pensieri e focalizzarsi su di essi; ma ora la riflessione è: a causa del
conflitto dei vostri pensieri ci sono state volte nella vita in cui non siete riusciti a
ottenere quello che volevate. Eppure erano vostri anche i pensieri «che hanno
vinto». Quindi la lezione da trarre è che solo perché non sempre avete raggiunto
tutti gli obiettivi che vi eravate posti non significa che non possiate realizzare
quello che pensate. Il motivo per cui alcuni pensieri non si sono ancora
materializzati è che ve ne sono altri che impediscono loro di farlo.

«Di chi erano quei pensieri?!»


Un altro grande ostacolo che vi impedisce di comprendere appieno che i
pensieri diventano cose nasce dal fatto che nel corso dell’intera vostra vita ci
sono state cose che avete ottenuto senza aspettarvele; esperienze, alcune piacevoli
altre inconfessabili, a cui voi mai, nel corso del tempo, avete pensato. E allora
potreste chiedere: «Ma scusa, se questo concetto è sacrosanto come la forza di
gravità, di chi erano quei pensieri?!»
Vi faccio un esempio di come funziona. Nei fine settimana amo fare brevi gite
a Miami. Mi piace l’energia di quella città, la sua cultura in grande fermento, le
genti di tutte le razze che la abitano. Per me, Orlando – dove risiedo attualmente
– è il «punto A», e Miami è il «punto B», l’obiettivo, il risultato finale, la
destinazione cui sto pensando. Ebbene, per andare dal punto A al punto B io
devo mettermi in viaggio. E il viaggio inevitabilmente prevede un certo tratto di
territorio non-pensato, per esempio se ci sarà traffico o lavori sull’autostrada che
mi costringeranno a rallentare, se mi fermerò per riposare o fare rifornimento e
se vedrò, nelle auto che supererò o che mi supereranno, visi sorridenti o
corrucciati. In ogni caso, tutte queste esperienze di viaggio non-pensate sono
necessarie per farmi arrivare a destinazione. E lo stesso tipo di esperienze non-
pensate capitano durante i viaggi messi in moto dai nuovi pensieri.
Ogni volta che formulate un nuovo pensiero, esso deve adattarsi al punto in
cui siete in quel momento della vita per poi potervi portare verso i vostri nuovi
pensieri. E spesso dovrete attraversare il territorio del non-pensato, che non vuol
dire che durante questi viaggi accadrà chissà che cosa. Tutto quello che succederà
o non succederà sarà dettato da tutti gli altri pensieri riguardo alla vita, alle
persone e al viaggio stesso.
Per esempio, poniamo che stiate formulando pensieri su come avere amore,
gioia e allegria. Per poter possedere più o meno di qualunque cosa, o per causare
qualsiasi cambiamento, essi dovranno farvi intraprendere un viaggio nel tempo e
nello spazio, nel mondo materiale, di modo che si creino le circostanze utili alla
realizzazione del vostro sogno. E questo come può accadere?
Be’, potreste incappare «per caso» in un amico che non vedete da molto tempo
e rinnovare quell’amicizia, che a sua volta vi introdurrà a nuove amicizie, ed
eccovi in volo! Oppure potreste «per caso» trovare un cane o un gatto randagio
che vi adotta e vi donerà gioia per gli anni a venire. Oppure ancora, attraverso
una serie di quelle che possono sembrare «sfortune», potreste essere costretti a
traslocare in un’altra città che poi vi scoprirete ad amare profondamente.
Vedete, ogni volta che qualcosa di inaspettato o nonpensato si pone sul
cammino, si tratta sempre di un punto di passaggio nel viaggio verso la
destinazione che stavamo pensando, perché nel tempo e nello spazio, come ben
sappiamo, non ci sono incidenti né coincidenze.
Perché esistano gli incidenti e le coincidenze dovremmo essere derubati del
nostro potere; non si potrebbe più dire che abbiamo il controllo su tutte le cose o
che siamo creatori divini e soprannaturali. Significherebbe che potremmo essere
solo cocreatori delle nostre esperienze più intime e personali. Significherebbe che
nonostante tutti i nostri sforzi, anzi, addirittura nonostante il nostro esistere,
potrebbe accadere di tutto. E anche se il nostro potere venisse azzerato solo per
pochi secondi (e questi secondi si manifestassero a caso, magari in
corrispondenza di momenti chiave o punti di svolta), l’effetto si avvicinerebbe
all’avere zero potere sempre, fino forse a vanificare l’intera nostra esistenza.
Niente affatto! La vita è troppo straordinaria, maestosa e perfetta perché esistano
incidenti o coincidenze a derubarci della nostra libertà, della nostra gloria e del
nostro potere.
All’altro estremo dello spettro analitico, solo perché «tutto ha senso» non
significa che tutto abbia un significato profondo ma solo che ogni pensiero,
parola e sentimento si prestano alla creazione. Tuttavia, qualsiasi pensiero
particolare, per esempio «I miei amici sono sempre in ritardo», «Vedrai che
succede così», o «Le persone mentono sempre», può essere più o meno
significativo in base a tutti gli altri pensieri, alcuni addirittura contraddittori. Per
esempio, se sbattete un dito del piede contro un ostacolo, l’evento non è
senz’altro un «incidente», ma non necessariamente ha un significato profondo. Il
suo significato dipenderà dalla convergenza di molti altri vostri pensieri,
profondi o frivoli che siano.

Da dove cominciare?
Lavorare con i propri pensieri significa diventarne consapevoli e imparare a
conoscerli. A volte può essere un’impresa demoralizzante, soprattutto se si
considera che pensiamo ininterrottamente per tutto il giorno senza nemmeno far
caso a quello che stiamo pensando! E poi ci sono tutte quelle convinzioni
nascoste e incrollabili, che nemmeno sappiamo di avere, responsabili di generare
i loro personali e quasi invisibili pensieri. Accidenti! Da che parte cominciare?
Ebbene, fate quel che potete. La vita è già abbastanza piena di sfide, dico bene?
Al lavoro o a casa, non importa quello che state facendo, dovete continuamente
confrontarvi con l’imprevisto, e francamente non sempre è facile. Abbiamo tutti
attraversato momenti in cui avremmo desiderato lasciare il lavoro o rompere una
certa relazione, andarcene e non guardarci più indietro, ma la maggior parte
delle volte non l’abbiamo fatto. Perché?
Perché sappiamo che non importa quanto impegnative possano essere certe
situazioni, il riconoscimento che ne verrà, o la soddisfazione anticipata di averle
superate, saranno immensi. Sappiamo che se facciamo almeno quello che
possiamo, le cose andranno meglio; succede sempre. E lo stesso accade quando si
tratta di lavorare con i pensieri. Limitatevi a questo: fate quello che potete!

Visualizzazione: scene (o emozioni) nella mente


Se cominciate ad afferrare il concetto che il mondo ruota davvero intorno ai
pensieri che scegliete di pensare, allora non ci vuole molto per capire che almeno
qualche volta, preferibilmente tutti i giorni, sarebbe di aiuto «pensare»
volontariamente il tipo di pensieri che vi piacerebbe sperimentare. Raccomando
caldamente di cominciare con la visualizzazione, perché tutti possiamo dedicare
cinque minuti al giorno a questa pratica, e soprattutto non costa niente. Vi
elenco quattro semplici regole che vi aiuteranno a farlo:
1. Non esagerate. Non visualizzate per più di cinque minuti alla volta, perché
diventa facile scivolare nel sogno a occhi aperti e farsi sviare. È più efficace
visualizzare bene per cinque minuti, piuttosto che male per un quarto d’ora o
mezz’ora: meglio la qualità che la quantità.
2. Siate benevoli con voi stessi. Fate con calma. Abbiate pazienza. Non
arrabbiatevi con voi stessi se scoprite che i pensieri diventano negativi o che
durante la giornata ricominciate a preoccuparvi. So bene come succede:
magari state guidando e vi mettete a discutere con un interlocutore
immaginario, oppure cominciate a preoccuparvi perché le cose, a casa o al
lavoro, non vanno bene come vorreste. Quando iniziate a diventare
consapevoli di quello che pensate, vi scoprirete sempre più spesso a formulare
pensieri sorprendenti, e questo può succedere anche mentre visualizzate. Va
bene così! Quantomeno state cominciando ad acquisire una consapevolezza
mai avuta prima, e questo è un buon punto di partenza.
3. Sentite la gioia. Se volete davvero energizzare i pensieri, aggiungete l’oro delle
emozioni. Non tutti i pensieri sono uguali anche se ciascuno collabora con gli
altri per diventare realtà; a parte questo, ognuno di loro ha un’intensità diversa
e ciò che fa la differenza sono le emozioni. Le emozioni sono potere puro, e
combinate alla visualizzazione fanno sì che le cose si realizzino molto più in
fretta. Più gioia riuscite a percepire, più velocemente i dettagli fisici andranno
a posto, portando alla manifestazione.
4. Non visualizzate più di una volta o due al giorno. Ricordate che la felicità
nasce dal presente, non dal futuro, e indugiando troppo sulle speranze del
domani si rischia di dare per scontato quello che abbiamo già e di cui
dobbiamo essere felici. Inoltre, se vi soffermate troppo sui sogni, potreste
piano piano diventare più consapevoli della differenza tra quello che siete oggi
e quello che volete essere in futuro. Questa distanza potrebbe sembrarvi
soverchiante e indurvi a dubitare, perdere fiducia e smettere all’istante di
visualizzare.
Il principio i pensieri diventano cose è il segreto per vivere la vita dei propri
sogni. È davvero l’unica regola che conta, e capire che esiste è il primo passo per
avere padronanza su entrambi. Non bisogna capire come funziona. Basta capire
che funziona. Sempre. Non perdete mai di vista questo concetto, non
abbandonatelo mai. E tenendolo bene a mente comincerete a vederne le prove e
capirete che è sempre esistito. Allora crederete di più in voi stessi e nella vostra
capacità di modificare deliberatamente il corso degli eventi, e perseguirete i
vostri sogni con molta più fiducia di quanto avete fatto fino a ora.
Semplicemente perché capirete che la prima cosa necessaria alla loro
realizzazione è che voi li sogniate! E cosa può esserci di più facile?
I pensieri diventano cose! Non ci sono precondizioni, non ci sono priorità
recondite e non ci sono variabili sconosciute che lavorano contro, in questo
giardino dell’Eden dove ciascuno di noi è padrone del proprio destino.
2
La forza delle credenze

TUTTO quello che influenza i pensieri influenza la vita. E niente influenza il


pensiero più delle nostre credenze. In questo capitolo spiegherò come esse
forgiano i pensieri e di conseguenza il mondo.

Pensare è credere
Giorno dopo giorno formuliamo pensieri senza potercelo impedire, e per
quanto stupefacente possa essere, ne siamo a malapena consapevoli. Eppure, dal
momento che pensiamo ininterrottamente, altrettanto ininterrottamente
visualizziamo, anticipiamo, precorriamo e, in ultima analisi, portiamo a
manifestazione la vita che conduciamo. Inconsciamente e senza sforzo
infondiamo vita a tutte le nostre esperienze, prestando poca o nessuna attenzione
ai pensieri e ai meccanismi coinvolti. Ed è così che deve essere. Ma quello di cui
almeno dovremmo diventare consapevoli è che è la nostra immaginazione
sempre attiva a comporre tutti i nostri pensieri, e dunque sono proprio questi
ultimi i responsabili della maggior parte delle nostre esperienze.
La vera domanda allora è: «Come posso dirigere il flusso di questi
innumerevoli pensieri quotidiani in modo da piegarli ai miei bisogni e desideri?»
Risposta: «Allineando le vostre credenze alla vita dei vostri sogni».
Come uno crede, così penserà.
In altre parole, per padroneggiare l’immaginazione e i pensieri e, di
conseguenza, la vita e il destino, dovete prima padroneggiare ciò che li guida: le
vostre credenze. Assicurandovi che le convinzioni che avete sulla realtà e sul
vostro ruolo in essa siano allineate con i vostri sogni, potete stare sicuri che
naturalmente e automaticamente formulerete dei «buoni» pensieri, anche se non
ci fate caso. E quei pensieri diventeranno le cose e gli eventi della vostra vita.

Credere è pensare
Tanto per cominciare, cosa sono le credenze? Lasciate che vi faccia qualche
esempio ponendovi alcune semplici domande, a cui è possibile rispondere con
poche parole. Prima domanda: che cosa pensate della gente in generale? Pensate
per esempio che le persone siano gentili, degne di fiducia e intimamente buone,
oppure superficiali, ingenue e infingarde? Bene. Ora, che cosa pensate della vita
in generale? La ritenete facile, dura, eccitante o noiosa? E della salute? È
irraggiungibile o a portata di mano, ne godete o vorreste che fosse migliore? Ora
ditemi di voi: siete creativi, testardi, determinati, incuranti o insoddisfatti?
Indipendentemente da quello che avete risposto, avete appena condiviso con
me alcune delle vostre credenze. Qui sta il trabocchetto: pensate che le vostre
risposte siano semplici e innocenti osservazioni sulla realtà e su voi stessi, ma di
fatto avete contribuito a creare la vostra realtà. Se per esempio pensate che la vita
sia dura, essa lo diventerà. In origine non lo era, non fino a che avete cominciato
a pensarlo. Nel corso del tempo, però, avete smesso di considerare queste
osservazioni come una vostra opinione e avete iniziato a reputarle un dato di
fatto, ed ecco che si è formata una credenza.
Abbiamo migliaia di credenze. Non tutte sono limitanti, ma tutte diventano de
facto veri gendarmi dei nostri pensieri. Creano regole al nostro pensare, e queste
regole sono spesso le più difficili da rispettare. A parte quella che potrebbe essere
una lista molto breve di «assoluti» della vita, o «Verità dell’Essere», per il resto
non ci sono regole. Vi propongo qui un breve elenco di assoluti, o verità, che ho
dedotto dalle mie esperienze e osservazioni personali.

Le Verità dell’Essere: gli assoluti della vita


Siamo tutti uno (apparteniamo all’uno, a Dio, siamo divini, interconnessi).
Nulla può esistere al di fuori di Dio, né essere «non-Dio». Se ci fosse un non-Dio,
da dove verrebbe? Di cosa sarebbe fatto? Questa è forse la verità di base, la più
ovvia. È facile da dedurre con la semplice contemplazione, e porta all’ovvia
conclusione, sostenuta da molte religioni, che c’è stato sempre e soltanto, e
quindi potrà esserci sempre e soltanto, un unico Dio. Tutto il visibile e tutto
l’invisibile sono puro Dio. Ogni granello di sabbia, il vuoto dello spazio, ogni
pensiero, ognuno di noi è puro Dio. È sempre stato solo il nostro affidarci
esclusivamente ai sensi, per interpretare la realtà e giudicarla, che ha reso così
difficile cogliere questo concetto e che ci porta a vedere il dualismo in ogni cosa.
Vediamo la vita come bianca o nera e questo fa dire a qualcuno che se c’è un Dio
deve esserci qualcosa di opposto a Dio.
I pensieri diventano cose (siamo noi i creatori). I nostri pensieri, essendo puro
Dio in base alla verità precedente, hanno una propria energia e «forza vitale».
Sono «vivi», consapevoli e attivi. Questo non implica che abbiano caratteristiche
umane, proprio come non attribuiamo caratteristiche umane a una zebra o a una
rosa (anche se entrambe sono puro Dio), ma che abbiano un proprio tipo di
consapevolezza e proprie caratteristiche di coscienza. All’interno del tempo e
dello spazio una di queste proprietà è quella di cercare all’istante e in modo
«intelligente» di manifestarsi fisicamente. Visto attraverso il prisma del tempo:
Dio diventa coscienza, consapevolezza, pensiero, materia e queste trasformazioni
né lo diminuiscono né lo rendono meno divino.
La vita (la coscienza, Dio, l’energia, noi stessi) è eterna.Noi siamo i creatori di
questa illusoria dimensione che è il tempo (Einstein stesso lo considerava
relativo), quindi dobbiamo esistere «prima» e «dopo» di esso. Certo, questo forse
fa rabbrividire coloro che per interpretare la realtà si affidano esclusivamente ai
sensi. Ma la nostra mera essenza, nettamente indipendente dal corpo (pensate
allo stato onirico notturno, agli innumerevoli resoconti di quasimorte ed
esperienze extracorporee e al flusso ininterrotto di coscienza durante la veglia:
nulla di ciò è il prodotto delle nostre cellule, atomi e molecole), non rende ovvio
questo concetto? E se la nostra consapevolezza è indipendente dal corpo, deve
essere allora indipendente dallo spazio e quindi anche dal tempo (il tempo è solo
un attributo, o una misura, dello spazio; spazio e tempo sono la stessa cosa e
come l’asse X e l’asse Y creano un piano. Senza il tempo non ci può essere lo
spazio, e viceversa).
Esiste solo amore (esiste solo Dio). In questo elenco di enunciati possiamo
introdurre il concetto di amore, concetto simile, se non uguale, alla prima verità.
Non può una certa forma di amore – amore divino, indubbiamente ben lontano
da quello umano da noi messo in atto – essere motivo e ragione di tutta la realtà?
Senza amore, che è una forma di cura, perché prendersi il disturbo di creare il
mondo e sviluppare la coscienza? In più, quando si parla di Intelligenza Divina, o
del Creatore di tutte le cose, potrebbe mai esistere una seppur minima sacca di
realtà dimenticata, contaminata o trasformata in qualcosa che non sia pregna di
amore divino? Questo ci porta alla prossima verità.
Tutto è buono (tutto è esattamente come dovrebbe essere). Di nuovo,
similmente alle verità poco sopra enunciate, questo assoluto ci permette di
esaminare un altro concetto: «il caso». Nella Mente Divina, pur rimanendo tutto
possibile e con infinite opportunità di espansione in regni inimmaginabili nel
senso più profondo del termine, i risultati finali, e cioè il crescere, imparare e
rimanere Uno con la Mente Divina anche dopo l’avventura, non vengono lasciati
al caso. Non sono possibili l’errore, l’incidente, l’avrei dovuto, il forse o lo spero
che, perché il potenziale globale di sviluppo è stato visto e compreso a un livello
più alto prima che quell’avventura cominciasse. Per fare un’analogia, esistono
infinite strade che portano a Roma, ma non per questo Roma cambia ogni volta.
E solo perché a noi, dalla nostra prospettiva così limitata, sembra che accadano
eventi negativi, nel più ampio schema delle cose questa è una conclusione
impossibile. Inoltre, se teniamo sempre presente che siamo puro Dio, pura
energia, eterni nonché protagonisti di un’avventura in un mondo di sogno di
nostra creazione, e che qualunque cosa succeda torneremo alla nostra fonte
celeste più saggi, completi, arricchiti e potenti, la sola conclusione possibile è che
questo è realmente tutto bene.
La lista non vuole essere esauriente, perché ognuna di queste verità può
presentare un’ampia varietà di derivazioni, come quelle indicate nelle parentesi,
ma è sufficiente per farci cogliere con bastante certezza la natura della realtà e
cominciare ad applicare il potere che possediamo fino a ottenere risultati
fantastici. Vorrei anche sottolineare che di queste verità solo una possiede una
parte variabile: I pensieri diventano cose. E guardate un po’, lettori, state
pensando!
* * *
Queste verità sono assolute; sono per noi quello che l’acqua è per un pesce:
dati di fatto indiscutibili. Esistono anche senza che si creda in esse, e ci
forniscono la piattaforma su cui conduciamo la nostra esistenza. Certo, si
potrebbe dire che queste sono semplicemente mie personali convinzioni, e
francamente ho poche prove concrete per persuadervi che sono vere, soprattutto
dal momento che non sono fisicamente misurabili. Ma per sapere con certezza
che qualcosa esiste, questo qualcosa deve essere misurabile? Non essere in grado
di provare fisicamente che stanotte avete sognato una Corvette rossa dimostra
forse che non l’avete sognata? È così irragionevole chiedere di osservare la vita
per trovare le prove di queste verità?
Se questo modo di pensare vi è nuovo sarete senz’altro esitanti nell’accettarlo,
ma vi garantisco che, in quanto infaticabile studente della vita, negli ultimi
trent’anni ho cercato di sfidare in ogni maniera questi assoluti. E nel tempo, a
mano a mano che il mio pensiero si espandeva al di là dei limiti consueti, essi
hanno resistito a ogni assalto; non solo: li posso usare per capire e spiegare
facilmente ogni scenario di vita.
Il lato ingannevole delle nostre convinzioni è che senza che ce ne rendiamo
conto esse limitano quello che «ci permettiamo» di pensare e che di conseguenza
possiamo manifestare nella vita. Oscurano il fatto che «le cose» potrebbero essere
diverse. Per esempio, se siete convinti che i segreti più importanti della vita non
possono o non devono essere noti ai mortali, allora non solo non vi sarà possibile
cogliere il significato della vita e precluderete qualsiasi pensiero innovativo che
potrebbe aver generato delle risposte, ma le vostre percezioni di quello che
osservate saranno incanalate da questa convinzione, che vi farà concentrare solo
sulle prove che supportano quella teoria.
Potrete magari anche dire a voi stessi che siete aperti a prove contrarie, ma se
non credete che queste possano esistere, sempre in base alla stessa convinzione,
ogni prova sarà liquidata e razionalizzata. Perciò le credenze agiscono come filtri
che passano al vaglio ogni singolo pensiero; filtri invisibili, ma non inconoscibili.

Le regole delle credenze


Facciamo finta che queste credenze siano occhiali con le lenti colorate, e che la
visione che si ha attraverso tali lenti rappresenti i pensieri che formuliamo,
opportunamente filtrati. Non appare tutto diverso, quando si indossano questi
occhiali? Se però li si portano per un po’, a poco a poco ci si dimentica persino di
averli. Anzi, è difficile rammentare che aspetto abbiano le cose senza occhiali, e
l’unico modo per ricordarselo è toglierli.
Spingendo più in là l’analogia, immaginiamo che tutti indossino occhiali così e
che non ci siano due persone al mondo che abbiano lenti dello stesso colore;
ciascuno ha un paio di occhiali diverso. Alcuni portano lenti che filtrano il colore
blu e fanno sembrare tutto giallo, ma esistono anche lenti che bloccano i rossi, i
verdi e così via, con miliardi di sfumature nel mezzo. Ora, il fatto che ciascuno
porti occhiali diversi ha forse effetto sulla realtà, su quello che le persone vedono,
o soltanto su come la vedono? Non potrebbe essere possibile che alcuni vedono
colori – addirittura «cose» – per altri impossibili da scorgere? E non è forse
spesso più facile vedere gli occhiali degli altri che non i propri? Penso abbiate
capito il concetto.
Le credenze funzionano esattamente allo stesso modo. La maggior parte delle
volte non sappiamo nemmeno di averle, per non parlare di come agiscono, e
questa non è necessariamente una cosa negativa. Quando sono allineate ai nostri
sogni ci sono molto utili ma, se non lo sono, è un bel problema! Per fortuna sono
del tutto simili agli occhiali colorati: se non ci piacciono, non dobbiamo per forza
indossarli.
Prendetevi un momento per far caso a che tipo di pensieri formulate quando
guidate o state facendo qualche commissione. È automatico che vi vediate
intervistati da una testata famosa? Vi vedete vincere il premio Nobel? Oppure
scegliere una vacanza in qualche posto esotico? Non credo proprio. Né,
immagino, vi concentrate su rovina e distruzione, miserie e dolori senza fine,
povertà e indigenza. Non fate pensieri così perché non sono allineati con le
vostre credenze, il che spiega perché la maggior parte della gente vive in genere
senza cambiare mai! Continuiamo a formulare sempre lo stesso tipo di pensieri,
in linea con le nostre credenze relativamente immutabili. È lo stesso motivo per
cui il ricco diventa sempre più ricco e il povero sempre più povero: non per
qualche verità sul capitalismo o qualche meccanismo di tipo sociale, ma perché
entrambi continuano ad alimentare i pensieri che hanno sempre alimentato, di
abbondanza o mancanza, in base alle proprie credenze interiori.

Procedete a piccoli passi


Lasciatemi seguire questa linea di pensiero con un suggerimento, dal
momento che tutte le nostre credenze di fatto vanno a costituire un complicato
mosaico. Quando c’è qualcosa che volete immediatamente, non stabilite subito
un obiettivo troppo alto, perché potreste non crederci abbastanza da cominciare
a visualizzarlo regolarmente e nel giusto modo. Penso riusciate a capire cosa
intendo. Non voglio dire di non «sognare alto», anche «molto alto»; sto solo
dicendo di procedere per gradi, di fissare degli obiettivi intermedi.
Per esempio, se al momento guidate una Panda, sarebbe meglio che vi
immaginaste a guidare una Mercedes, come prossima macchina, piuttosto che
una Lamborghini. Una volta avuta la Mercedes, potete salire di livello. È scontato
che nel frattempo quella in cima alla lista dei vostri desideri sia una macchina
molto particolare, ma non dovete necessariamente insistere che arrivi il mese
prossimo. Cadenzando i sogni in questo modo è persino possibile che il desiderio
di possedere una vettura «esotica» aggiunga forza a quello di possedere una
Mercedes, perché essa verrà vista come un passo intermedio che renderà
realizzabili cose ancora più grandi. Inoltre, se insistete sulla Lamborghini e non
la ottenete subito per via di un dedalo di convinzioni correlate e conflittuali,
potreste arrivare a ritenere la visualizzazione una inutile perdita di tempo.
Allo stesso modo, se non andate mai in vacanza ma vi piacerebbe farlo,
cominciate magari a immaginarvi a Parigi, invece che a Pechino. Se siete malati e
costretti a letto, provate a immaginarvi a fare qualche lavoretto in casa, a
cucinare o fare shopping, piuttosto che partecipare a una maratona. Se siete soli e
annoiati, immaginatevi un amico e una bella gita, più che di calcare il tappeto
rosso alla serata degli Oscar.
Nello stabilire degli obiettivi, seguite quello che vi dettano le sensazioni.
Stabilite mete a breve termine e cercate il più possibile di capire le eventuali
resistenze emotive che incontrerete, perché è il segnale che siete incappati in una
credenza limitante che va esplorata. Attenti però a non porvi obiettivi troppo
facili, perché non vi ispireranno e le visualizzazioni saranno prive di emozione.

Credere porta a emozionarsi, ed emozionarsi


fa realizzare il sogno più velocemente
Un’altra cosa che le credenze scatenano sono le emozioni, che a loro volta,
come abbiamo già detto, contribuiscono a caricare di potere i pensieri. Per
esempio, quando una convinzione riguardo a una cosa particolare è abbastanza
forte si attivano l’anticipazione e il senso di aspettativa, che accelerano a loro
volta il processo di manifestazione stesso. Quando credete veramente in qualcosa
– buona o cattiva che sia – ve la rigirate continuamente in testa. È proprio grazie
a questa ripetizione che siete trascinati quasi vostro malgrado a immaginare
ulteriormente la gioia o il dispiacere associati a quella manifestazione, rendendo
il quadro della vostra mente sempre più reale sotto l’aspetto emotivo. E più reale
sarà, più veloce sarà la sua manifestazione.
Alla fine, se la vostra credenza è sufficientemente forte, sarete preparati anche
fisicamente per la manifestazione dei pensieri correlati, senza che nemmeno lo
notiate. Per esempio, quando osserverete nuove case ancor prima di aver deciso
di vendere la vecchia; quando ammirerete abiti di misura più grande o più
piccola della vostra; o quando mentalmente reciterete i punti di una discussione
che vi accingete a sostenere, il vostro corpo produrrà adrenalina. Sono tutti
esempi di come le credenze danno impulso ai pensieri e alle sensazioni e attivano
i processi comportamentali. E poi, grazie al principio che i pensieri diventano
cose, guardatevi intorno! Una volta che le immagini si sono ripetutamente
avvicendate nella vostra mente, associate al senso di aspettativa e alle emozioni
scatenate dal credere, la manifestazione del vostro sogno, o della vostra paura,
diventa inevitabile. Tutto qui. Ma la cosa più bella è che lo fate già, ogni giorno.
Non ci sono regole da seguire, esercizi in cui impegnarsi. Non dovete imparare
qualcosa di nuovo. Dovete semplicemente continuare a fare quello che avete
sempre fatto. Solo che ora siete consapevoli della vostra capacità di manipolare la
materia, e potete cominciare a seminare, nutrire e coltivare i pensieri che
fioriranno domani.

It coraggio di sognare
Il tempo e lo spazio operano trasformando i pensieri in cose. Le regole sono
universali, ma per fare il balzo iniziale dal noto all’ignoto bisogna appellarsi al
segreto che sta dietro ogni creazione. In un particolare momento aureo, quando
vi sono state date le ali per seguire un sogno che deve soltanto scendere sulla
terra, il lavoro più difficile – osare immaginare – è fatto. Gli stereotipi della
società e il dogma del tempo, che vogliono confinare il pensiero nella sicurezza di
limiti noti, ci spingono a essere conservatori, prudenti, attenti. Ma perché? Che
cosa c’è da temere? Siamo esseri spirituali, eterni, e nulla di quello che faremo
potrà mai cambiarlo! Abbiate il coraggio di sognare, di credere nei sogni, e darete
il via al processo molto semplice della manifestazione. Esattamente con la stessa
quantità di sforzo prendono forma sia i pensieri spettacolari sia quelli ordinari!
Altrettanto stupefacente che avere il coraggio di sognare è usare
deliberatamente la propria immaginazione – i propri pensieri – come uno
strumento per realizzare i sogni. Spesso mi chiedo perché la gente non passi più
tempo a visualizzare, pur essendo questo uno strumento potente e
universalmente riconosciuto. Sono arrivato alla conclusione che è perché
semplicemente queste persone non hanno ancora capito il principio che i
pensieri diventano cose. Pochi si rendono conto di quanto straordinariamente
potenti siano i pensieri, e che con la stessa quantità di disciplina necessaria a
spazzolarsi i denti ogni mattina possono tranquillamente attivare il processo di
realizzazione dei sogni. Sono necessari soltanto pochi ma intensi minuti, anche
solo una volta al giorno, per innescare svolte straordinarie; basta seguire le
regole. E che cosa c’è di meglio che realizzare quello che pensiamo?

Il frutto proibito
Da dove arrivano queste credenze, dunque? Di fatto, qualsiasi convinzione
all’interno di questo tempo e di questo spazio nasce dal concetto di «peccato
originale», ovvero vedere l’illusione del tempo e dello spazio come qualcosa di
indipendente da noi. Questo significa credere che la mela era «reale» (fatto
dimostrato dall’averla mangiata) e non il riflesso di un mondo spirituale interiore
in cui risiedono in prima istanza tutte le esperienze. Poiché abbiamo cominciato
a vedere il mondo come una cosa separata o indipendente da noi, abbiamo
deciso che per il nostro bene, per nostra comodità e per nostro piacere dovevamo
prima capire questo mondo esterno. Abbiamo etichettato, categorizzato, e poi
concluso che la vita è questo, questo e quest’altro, e dal momento che abbiamo
pensato così, tutto è diventato questo, questo e quest’altro; così è nato il nostro
credere nel tempo e nello spazio. La mela e tutte le illusioni simili hanno
cominciato ad assumere una «realtà» apparentemente indipendente da noi,
sebbene fossimo e continuiamo a essere gli ignari creatori e perpetuatori di una
realtà a cui siamo stati poi costretti a reagire a mano a mano che proseguivamo il
corso della nostra vita, dando così a queste illusioni un potere e un’autonomia
che senza di noi non potevano avere.
A questo punto non siamo più riusciti a vedere noi stessi come creatori, o lo
abbiamo dimenticato. Questo significa che ora siamo intrappolati all’interno dei
confini delle credenze che pensiamo definiscano il mondo. In realtà esse
definiscono solo i nostri pensieri e le nostre percezioni del mondo. E così i
«peccati» (errori in buona fede) dei genitori hanno cominciato a ricadere sui
figli, di generazione in generazione. Da piccoli abbiamo assimilato le credenze di
coloro che ci hanno nutrito e protetto. Proprio come abbiamo mangiato il cibo
che ci veniva dato, così abbiamo accettato senza porci domande le convinzioni
che ci sono state trasmesse. Non avevamo scelta: era per la sopravvivenza.
Crescendo, però, il ragazzo o la ragazza che eravamo ha cominciato a sviluppare
una propria personalità, e con essa le proprie personali convinzioni. Ma non
capendo già allora che portavamo a manifestazione i nostri pensieri, abbiamo
cominciato non tanto a definire la vita in sé, quanto quello che la nostra vita
sarebbe diventata.
Ovviamente, con le nostre credenze personali, e quindi con i pensieri che
scegliamo di formulare e con la vita che in base a essi condurremo, molto hanno
a che fare le convinzioni dei genitori o di chi ci ha allevato, assieme alla cultura e
al periodo storico in cui siamo nati. Per esempio, se la credenza dominante della
nostra famiglia o comunità era che Dio esiste al di fuori di noi, o lontano da noi,
e che giudica e punisce, allora ogni volta che ci siamo imbattuti in una situazione
negativa l’abbiamo vista come una prova dell’esistenza di un Dio così. Abbiamo
automaticamente filtrato tutte le esperienze attraverso questa convinzione, senza
mai considerare altre possibili opzioni. Siamo diventati giudici di noi stessi,
pensando che così va il mondo. E abbiamo cominciato a vivere con la paura di
non essere all’altezza.
Ma ancora più sconcertante è che ogni volta che ci siamo trovati di fronte a
una prova che poteva confutare quella nostra credenza, l’abbiamo liquidata come
inspiegabile, oppure con il consueto «Le vie del Signore sono imperscrutabili».
Non importava che nel profondo del cuore sentissimo una inspiegabile
comunione con la vita, o che a volte ci sentissimo addirittura più comprensivi di
quel Dio, perché semplicemente escludevamo ogni teoria non allineata alle
nostre convinzioni.
Ecco un altro esempio: se tutti credessero che essere ricchi richiede la giusta
combinazione di fortuna e capacità, allora potrebbe sembrare che chiunque
possieda abbastanza capacità al momento e nel luogo giusto può cogliere la
fortuna. Ma a causa di questo pensiero, diventerebbe un’impresa decisamente
difficile. Alimentando questa convinzione, essa diverrebbe così credibile che la
considereremmo una verità di vita, e cominceremmo a ignorare il fatto che le
persone ricche spesso sono impreparate, prive di talento, o entrambe le cose.
Semplicemente non faremmo caso ai loro ovvi difetti, proprio come non vi fanno
caso esse stesse.
La vera buona notizia è che sebbene l’educazione possa influenzare e forgiare i
pensieri, questo non significa che si debba rimanere intrappolati in essi. Forse si
può rimanere legati al passato, ma il futuro dipende da quello che pensiamo qui e
ora, non da quello che siamo stati.

Le credenze creano la realtà


Una convinzione profonda non solo filtra i pensieri, ma stimola anche
l’immaginazione. Per esempio, se siete convinti che gli esseri umani sono
disonesti e che quando ne hanno l’occasione rubano, alcuni dei pensieri che
formulerete saranno influenzati da questa certezza. Supponiamo dunque che
stiate progettando una vacanza. Sebbene il pensiero principale sarà organizzare il
viaggio, la convinzione sottostante potrebbe involontariamente visualizzare la
vostra casa svaligiata durante la vostra assenza. Quell’immagine, come tutte le
altre, farà in modo di manifestarsi nel tempo e nello spazio, ma è la vostra
convinzione che sta a monte e precede la visualizzazione del furto.
Fino a oggi vi è stato insegnato che era la realtà a definire le certezze, quando
invece sono le certezze a definire la realtà. Fino a oggi siete stati privati del potere
di cambiare le circostanze indesiderate perché avete pensato di essere voi contro
il mondo, invece di capire che siete voi il vostro mondo. Un mondo che rispecchia
i vostri pensieri, le vostre credenze e aspettative, come l’eco che rimbalza dalla
cima di una montagna.
Quello che spaventa è che si può rimanere intrappolati in questa «sindrome»
perché convinzioni simili impediscono di vedere oltre i loro confini. Se i fratelli
Wright non avessero creduto possibile che l’uomo fosse in grado di volare, non
avrebbero sprecato nemmeno un minuto a immaginare l’aviazione, né avrebbero
potuto farlo. Senza quella convinzione il loro sogno, e il loro aereo, non
avrebbero potuto decollare. Sono le vostre credenze a realizzare o uccidere i
sogni.

Vedere l’invisibile
Bene, ora vi starete domandando quali sono le vostre credenze e quali di esse
potrebbero essere limitanti. E vi chiedete anche come poterle scoprire, visto che
sono invisibili. Ma non abbiate paura: per quanto invisibili possano essere, i loro
risultati non lo sono affatto.
Molti consigliano di stilare un elenco di queste credenze, ma è un metodo che
per me non ha mai funzionato. Credo che mettersi a cercare le convinzioni
profonde con carta e penna sia come stare a guardare l’acqua sperando che così
inizi a bollire prima. In più, potrei passare tutta la vita a cercare delle convinzioni
sospette, che magari non sono neanche sicuro di avere. E si sa che cosa succede
quando si comincia a cercare i problemi: o li si trova, e quindi li si rinforza con
nuove immagini mentali, oppure se non esistevano in prima istanza si inizia a
crearli, in modo da poterli trovare. Così, invece di fare l’elenco delle mie
credenze, che magari è un metodo che per voi funziona benissimo, faccio una di
queste due cose: o le «osservo e smantello», oppure parto alla carica con il
«bulldozer» dei miei sogni e le disintegro.
Osservare e smantellare
Nell’approccio «osservare e smantellare» non faccio altro che comportarmi da
detective. Non come se fossi alle prese con una vera e propria indagine, e
nemmeno del tutto consciamente. Vado avanti con le mie faccende quotidiane,
ma presto attenzione a quello che penso, dico o faccio, perché queste tre azioni
sono il riflesso di ciò che mi passa per la mente. Se ci sono dei blocchi, essi
appariranno nei miei pensieri, nelle mie parole e nelle mie azioni.
Per farvi qualche esempio, avete mai detto a qualcuno, con un pizzico di
invidia: «Beato te!»? State ammettendo, anche solo per scherzo, che non
immaginate nemmeno lontanamente come avere o fare la cosa di cui si sta
parlando, e state anche dicendo che è molto probabile che non lo saprete mai!
Provate a fermarvi, quando vi scoprite a dirlo la prossima volta, e chiedetevi
perché mai dovreste credere che quella particolare cosa o esperienza sia fuori
dalla vostra portata. Se applicate la logica fino a dove riuscite ad addentrarvi nei
pensieri, ci sono ottime probabilità di incappare in una convinzione incrollabile
ben precisa.
Vi siete mai sentiti imprecare quando un cassiere o un tecnico dell’assistenza
vi presenta un conto particolarmente salato? In quel preciso momento dove va il
vostro pensiero? È ovvio che sta esprimendo il concetto che guadagnare è fatica,
e che la probabilità che le cose cambino nell’immediato futuro sia molto esigua o
del tutto assente! Vi garantisco che una convinzione simile, anche quando è
l’esatto riflesso del vostro stato attuale, non farà altro che perpetuarlo. Per
innescare un cambiamento bisogna che l’input venga dall’interno. Deve esistere
nel pensiero, anche a dispetto delle circostanze del momento.
Ecco quello che faccio da anni quando mi arriva una fattura da pagare non
prevista: dico alla persona che me la consegna: «Fiuuuu! Meno male che sono
ricco!» Di solito la battuta fa ridere la persona che ho di fronte, fa ridere me,
porta la mia mente al di là dei limiti, ed è un’affermazione coraggiosa perché non
è una cosa che solevo credere a tutti i livelli del mio essere. Continuando a dirlo,
però, indubbiamente è diventato uno dei molti fattori responsabili della
disponibilità economica di cui adesso posso godere.
Vi siete mai scoperti a guidare più piano per risparmiare benzina, tirare sul
prezzo nei negozi o abbassare il termostato in casa per risparmiare sul
riscaldamento? Lo abbiamo fatto tutti – me incluso – ma queste azioni riflettono
una sottostante convinzione di limitatezza, scarsità e incapacità di avere e fare
tutto quello che vogliamo. Non sto dicendo che a volte non si debba essere
frugali, solo che osservando questi comportamenti si può evincere che ogni tanto
siamo prigionieri di convinzioni che non rispecchiano la realtà. Potreste
obiettare che non si tratta di una credenza, che le vostre risorse sono davvero
limitate, e sono d’accordo con voi. Ma perché le vostre risorse sono limitate,
quando la vita intera è la prova che viviamo in un mondo dove i pensieri
diventano cose? Perché fate fatica a concentrarvi sull’abbondanza o, al contrario,
perché vi focalizzate sulla scarsità? Certo, le risposte a queste domande possono
sembrare elusive o tortuosamente al di là della vostra possibilità di
comprensione, ma per ora la cosa importante è semplicemente osservare la
contraddizione. Assumetevi le vostre responsabilità. Solo così vi vedrete
restituito il potere. Nel capitolo 4 parleremo proprio di questo: come contrastare
tali comportamenti senza doverci allontanare troppo dalla nostra personale zona
di sicurezza.
Demolire a colpi di bulldozer
Per quanto buffa possa essere la definizione, per me questo approccio
funziona benissimo. Molto semplicemente, lascio che i miei desideri e obiettivi
mi carichino di una tale energia che arrivo a frantumare automaticamente e
senza sforzo qualsiasi credenza limitante possa intralciare il mio cammino.
Come? Riflettendo e razionalizzando tutte le ragioni per cui dovrei avere, e
meritare, quello che voglio, e poi recitando la parte. A volte prendo addirittura
carta e penna e butto giù l’elenco dei motivi per cui il mio obiettivo è
raggiungibile e inevitabile.
Quindi, invece che osservare e smantellare, parto fisicamente alla carica verso
quello che voglio, armato fino ai denti della consapevolezza di quello che sto
facendo, del mio posto nel mondo e della mia eredità di creatore eterno e senza
limiti. Questi ideali, se portati avanti con convinzione e rinforzati dall’agire, mi
faranno uscire vincitore da qualsiasi «attacco» possano sferrarmi le credenze
limitanti, invisibili o meno. E poi spesso mi soffermo sulla magia della vita, sul
miracolo e la grazia del mio esistere. Indugiando su tutta questa perfezione,
diventa sempre più difficile pensare che in qualche modo io abbia dei limiti.

Nessun pedaggio da pagare


Le convinzioni limitanti riescono a bloccarci, ma è altrettanto vero il
contrario: esse possono anche rafforzarci. Possono riempirci di amore, gioia,
salute e abbondanza in modo incommensurabile. In entrambi i casi, le vostre
credenze sono come le putrelle d’acciaio che sostengono il grattacielo dei
pensieri: invisibili, ma robustissime. Persino nella Bibbia, Marco, 9, 23 dice che
ogni cosa è possibile per chi crede, e non aggiunge nessuna condizione! Non
afferma che tutto è possibile «se lo dice Dio», o «se sei una persona buona», o «se
non hai peccato», o «se preghi», o «se lo meriti». Dice che per un credente tutto è
possibile! Ed è vero, perché le convinzioni profonde attirano i pensieri necessari
a realizzare le aspettative nel mondo reale. Praticamente tutto quello che ci
hanno detto riguardo a ciò che serve per avere successo nel mondo viene ben
dopo le convinzioni che abbiamo.
Non possiamo fare a meno di prendere decisioni e intraprendere azioni in
base a queste convinzioni, qualunque esse siano e che ci piaccia o meno, e questo
spiega perché le nostre credenze sono così importanti. Vivere la vita dei propri
sogni nasce direttamente dall’allineare quello che si sogna alle proprie credenze:
non alla virtù, all’esercizio, al denaro, alla pazienza, alle conoscenze, alla
tolleranza, alla preghiera, alla meditazione, al karma, alla bontà, ma solo e
soltanto alle proprie credenze, soprattutto per quanto riguarda il successo. La
maggior parte delle persone non si consente di credere nel successo inevitabile
fino a che non si sente «adeguata», fino a che non ha conseguito un’educazione,
non si è votata a un particolare Dio o non è un buon genitore. La verità è che
avrebbe potuto fare le stesse cose e anche più, ben prima e più spesso, se solo si
fosse concessa di formulare pensieri di successo senza tener conto di diplomi,
età, esperienza, saggezza o altri balzelli da versare in uno scrigno che richiede
invece soltanto di credere.
Cosa succede quando pensiamo di dover pagare questi pedaggi fittizi? Succede
che si creano delle regole, alcune del tutto ammissibili, ma che producono una
profonda credenza limitante, che di nuovo dà origine al concetto di peccato
originale.
Una tipica conversazione interiore potrebbe essere: «Non appena il mio
romanzo diventerà un bestseller comincerò a vivere nell’abbondanza». Ma
perché restringere le infinite strade che portano alla ricchezza all’unico sentiero
di vendere un romanzo? E, per seguire lo stesso concetto, perché far gravare il
fardello del creare ricchezza sul sogno di scrivere un libro? «Quando sarò
dimagrito sarò felice.» Scusate, ma cosa c’entra la felicità con il peso? Niente, a
meno che non lo pensiamo, diciamo e crediamo. Questi parametri autoimposti
sono il risultato di una particolare credenza che limita le nostre capacità
soprannaturali, a fronte del concetto che i pensieri diventano cose, e non
tengono conto della magia insita in ogni nuova manifestazione. Pensare che
dobbiamo capire fisicamente e con un processo logico come fanno i sogni a
realizzarsi, crea solo restrizioni e limitazioni inutili.
Ci ripetiamo sempre che quando saremo vecchi rallenteremo i ritmi e potremo
dedicarci ai nostri hobby, o a viaggiare di più e goderci la vita. Ma perché
rimandare i sogni?
Qualunque cosa vogliate, concedetevelo. E se percepite una qualche resistenza,
provate a seguire il fumo fino alla candela. Godersi la vita oggi, vivendo i sogni
per quanto ci è possibile, è forse uno degli strumenti più potenti che abbiamo a
disposizione per espandere il sistema delle nostre credenze e smantellare quelle
invisibili e più limitanti.

Consigli per praticare una buona visualizzazione


e aggirare le credenze limitanti
Ecco due cose che potete fare per accertarvi che una convinzione limitante
non vi ostacoli, anche quando non sapete qual è:
1. Quando visualizzate, concentratevi sempre sul risultato finale di quello che
volete. Non lasciate che altre immagini irrilevanti sul come, il perché e il dove
il sogno si realizzerà invadano la vostra mente. Sono dettagli da escludere
rigorosamente. Abbandonatevi semplicemente alla visione e mandate in
vacanza la mente deduttiva. Ricordatevi, le bolle d’aria trovano sempre la
strada più veloce per arrivare in superficie e i vostri pensieri, liberi dalle
pastoie del come, trovano sempre la strada più rapida per trasformarsi in cose
e fatti della vostra vita.
2. Non collegate i sogni tra loro. Visualizzate una cosa alla volta. Se desiderate
abbondanza, visualizzate abbondanza. Se volete un bestseller, visualizzate un
bestseller. Concentrandovi sul risultato finale ed evitando di rendere un sogno
contingente a un altro libererete il processo di manifestazione da ogni limite,
consentendo alle forze invisibili dell’immaginazione di trovare la via più breve
tra il sogno e la sua espressione.
Godersi la vita oggi, vivendo i sogni fin dove
il livello a cui si è giunti lo consente, è forse
uno degli strumenti più efficaci per sviluppare
il sistema delle proprie credenze
Ricordate, siamo tutti fatti della stessa materia, dunque quello che una persona
può fare, lo possono fare tutti. È semplice, è ovvio. Si tratta solo di quali pensieri
scegliamo di pensare. Siamo noi che scriviamo il nostro libro di regole, dove
elenchiamo tutti i «dovrei» e «non dovrei», ma c’è anche un altro libro, questo
libro, che avete appena iniziato. E il modo ideale per sfogliarne le pagine sta
proprio nell’allineare le convinzioni che avete con la vita dei vostri sogni.
Cercate, e troverete; bussate, e vi sarà aperto; credete, e riuscirete.
3
Benedette emozioni

ALLORA, qual è la cosa che desiderate di più? Una tenuta in campagna? Cosa
vorreste dal più profondo del cuore? L’amore della vostra vita? Per cosa dareste
tutto quello che avete? Gli amici, una vita piena di allegria, più tempo per voi?
Io credo che in ultima analisi abbiamo tutti una cosa in comune, perché quello
che volete con tutte le vostre forze è quello che anch’io voglio con tutte le mie
forze: la felicità. La buona notizia, come ormai già sapete, è che la felicità è un
«lavoro» interiore. E il tema trattato in questo capitolo è «come fare domanda di
assunzione».
Prima di addentrarmi nell’argomento vorrei fare una distinzione tra emozioni
e sensazioni istintive: queste ultime saranno trattate nel capitolo 5. Per ora basti
dire che quando parlo delle nostre emozioni quali felicità, tristezza, rabbia o
depressione mi riferisco ai sottoprodotti delle nostre esperienze nel tempo e nello
spazio filtrate dalle nostre credenze. Le sensazioni invece originano
dall’immensità dei nostri Sé Spirituali, e si mostrano tipicamente come
percezioni profonde, sprazzi di comprensione, intuizioni, istinti e impulsi che ci
aiutano a trovare la strada, prendere decisioni o pianificare una nuova direzione.
Ma che cos’è la felicità? È l’emozione che sgorga spontanea quando riteniamo
che le circostanze della nostra vita siano favorevoli, armoniose e piacevoli. Avete
letto bene: «quando riteniamo che le circostanze della vita siano favorevoli».
Questa è davvero una bella notizia, perché significa che decidiamo se sentirci
felici in base alla percezione delle circostanze della vita. E dal momento che
sappiamo che le circostanze del tempo e dello spazio non sono altro che un
riflesso dei pensieri elaborati in detto tempo e detto spazio, sappiamo anche che
lavorando sui pensieri e sulle convinzioni possiamo cambiare le circostanze che
non ci piacciono.
Lo stratagemma a breve termine che ci porterà la felicità è cambiare la
percezione delle circostanze che sembrano spiacevoli; quello a lungo termine è
dedicarsi a lavorare per allineare i pensieri e le convinzioni con quello che
desideriamo per il futuro, così da poter cambiare quelle circostanze. Entrambe
sono opzioni fattibili, ma dato che abbiamo già diffusamente parlato di come
cambiare il futuro lavorando sui pensieri e sulle convinzioni, questo capitolo si
occuperà principalmente delle emozioni nel presente o, meglio ancora, della
percezione delle circostanze in cui ci troviamo in questo preciso istante.

Il modo giusto di vedere


Le percezioni sono la visione che abbiamo del mondo e di noi attraverso le
nostre credenze. E l’emozione chiamata felicità è il prodotto delle nostre
percezioni, e le percezioni sono un prodotto delle nostre credenze. Volete
cambiare il modo in cui vedete le cose? È facile: basta esaminare le credenze. E
per farlo avete un ottimo punto di partenza: le emozioni spiacevoli.
In questo senso le emozioni (in particolar modo la felicità) non sono solo mete
da raggiungere, ma anche potenti indicatori delle convinzioni che ci trattengono
dal vedere le cose sotto una nuova luce. Ci dicono esattamente da dove partono i
pensieri e quindi dove queste convinzioni limitanti risiedono. E quand’anche
siano spiacevoli, servono a ricordarci che la percezione di quel momento non è
basata sulla verità ma su una cattiva interpretazione della realtà.

La gioia è solo un pensiero più in là


Ero appena arrivato a constatare quanto potenti fossero le credenze personali
nel formare le percezioni e quindi nel determinare come ci sentiamo, quando la
relazione sentimentale che stavo vivendo in quel periodo finì. La prima
settimana fu dolorosissima: provavo quel lieve senso di nausea e quella sorta di
dolore fisico che sono tipici di un cuore spezzato. Ma c’erano anche sprazzi di
euforia, brevi momenti in cui credevo (percepivo) che le cose tra noi si sarebbero
sistemate.
Con mia grande sorpresa, durante quei momenti tutte le emozioni dolorose e i
sintomi fisici correlati svanivano completamente, nel giro di un istante! Anzi, in
quei brevi lassi di tempo, ricordo di essermi chiesto com’era addirittura possibile
che mi fossi sentito così male per quella rottura. Poi, all’improvviso, tornavo a
essere consapevole che quel legame davvero non esisteva più, e sprofondavo di
nuovo nella disperazione. Quindi, anche durante le brevi tregue in cui mi sentivo
al settimo cielo, ero comunque cieco alle credenze che avevano fatto sì che la mia
felicità e autostima dipendessero da un’altra persona. Per tutta la settimana quel
fluttuare da un polo all’altro si verificò parecchie volte, sempre portandomi a fare
le stesse osservazioni. Se non l’avessi sperimentato sulla mia pelle, non credo che
avrei creduto così facilmente al potere istantaneo che le mie convinzioni
esercitavano sulla percezione di me stesso e dunque su come mi sentivo dal
punto di vista emotivo.
Adesso, quando sono giù di corda, ripenso a quello che realizzai allora e cerco
di ricordarmi che ogni sensazione spiacevole si basa su percezioni e credenze
poco veritiere. Sapendo quanto velocemente posso tornare a sentirmi bene, mi
sforzo subito di formulare pensieri che possano espandere i confini delle mie
convinzioni e delle mie percezioni. Comincio con l’aspettarmi di sentirmi
meglio, e in poco tempo mi sento effettivamente meglio. Letteralmente, siamo
solo a un pensiero di distanza dal riuscire a elaborare nuove convinzioni che nel
giro di un istante ci colmeranno di gioia ineffabile, felicità e immenso senso di
benessere.
Immaginate che qualcuno – magari il «Dio» in cui molti credono – vi dicesse
che nell’immediato futuro i vostri sogni si realizzeranno senza possibilità di
dubbio. Rimarreste esterrefatti davanti ai cambiamenti psicologici e fisici cui
andreste incontro! Sareste fiduciosi, eccitati, felici, pronti ad accogliere il mondo.
Nulla potrebbe turbarvi. E allora, perché non provate a dirvelo da soli? Che cosa
vi costa? La chiave dello scrigno del mondo è nelle vostre mani, e vi è stata data la
libertà di scegliere cosa pensare e dunque creare quello che immaginate.
Le emozioni colorano ogni esperienza; senza di esse cosa avrebbe importanza?
Nulla! Se non ci fossero le emozioni, che cosa perseguiremmo? Che cosa
potrebbe motivarci? Che cosa potremmo avere a cuore? Nulla. Sono loro il
premio e l’insegnamento, e per quelle positive vale la pena di affrontare quelle
negative, che ci mostrano la strada della verità. Ci stimolano a desiderare una vita
migliore e ad affrontare le sfide: non quelle che schiacciano ma quelle che
arricchiscono.
Le emozioni danno significato e ragione alla nostra vita;
quelle spiacevoli ci suggeriscono
come ritornare sulla strada della verità
Le emozioni spiacevoli sono così efficaci che la sola loro presenza spesso è
sufficiente a correggere i malintesi. Sono una risorsa che ci permette in ogni
momento di scoprire come pensiamo, dedurre quali sono le convinzioni più
profonde e capire che tipo di vita stiamo creando.
Ora vorrei spendere qualche parola sui più comuni moti dell’animo, per
riflettere con voi su come e perché essi si manifestano e su cosa significa questo
loro manifestarsi. Primo fra tutti, ovviamente, è l’amore.

Amore
Secondo me esistono due tipi di amore: quello inteso come il sentimento di
dedizione e attaccamento per un’altra persona, e l’amore che Dio, o l’Universo,
prova per noi. Si tratta in realtà di due forme di amore così diverse tra loro che
per la seconda sarebbe necessario coniare un altro termine. Dal momento però
che tale termine non esiste, userò l’espressione «Amore Infinito».
L’Amore Infinito (incondizionato)
«Al principio» la scintilla necessaria perché il tempo e lo spazio esplodessero
in esistenza fu un prorompente desiderio, formulato o sentito da una Divina
Intelligenza. In un battito di ciglia, quello che prima non esisteva all’improvviso
nacque, e furono creati i cieli e la terra. Ora, per semplice deduzione, qualunque
cosa fosse quella essenza, doveva essere animata da un intento benevolo, perché
il male inevitabilmente si autodistrugge. E doveva essere onnipotente, tesi
comprovata dal fatto stesso che esiste questo mondo immenso, complesso e
straordinario. E doveva essere l’unica e la sola, perché tutto può sempre essere
ridotto o fatto risalire a un’unica origine. E infine, tale essenza doveva essere
totalmente amorevole, perché creazione e crescita dipendono da questo
sentimento di amore (è così da milioni di anni). Oltretutto, come chiedevo
prima, perché mai prendersi la briga di creare, se non c’è amore?
Quando si considerano l’immensità dell’Universo e la perfezione, l’equilibrio e
l’armonia che esistono in natura, si deve ammettere che abbiamo a che fare con
un creatore permeato di Amore Infinito. In questa immensa consapevolezza non
ci può essere spazio per l’imperfezione, o per qualcos’altro che non sia amore. Al
principio c’era solo questa consapevolezza, e questa consapevolezza poteva solo
comprendere l’Amore Infinito. Così, quello che essa ha creato e tutto quello che
da essa origina può essere solo Amore Infinito.
Se non c’è amore, perché prendersi la briga di creare?
L’Amore Infinito è sempre e ovunque. Non esiste il suo contrario. È tempo,
spazio e materia. È pensiero, consapevolezza ed energia. È il momento presente e
qualsiasi forma di coscienza che esso contiene. È il desiderio e la realizzazione di
ogni sogno mai sognato, lo spirito della vita in un’infinita danza di gioia. Ed è un
amore assoluto cui non si può sfuggire, anche se si volesse farlo. Anche ora, esso
vi tiene nel palmo della mano – una mano grande abbastanza da sorreggere e
comprendere anche l’uomo più vile e fuorviato. Non è un amore che si fonda
sull’emotività; non è contingente al tempo, allo spazio o alla materia, alle
credenze o alle percezioni. Ma se non è un amore fondato sull’emotività, perché
lo nomino in questa sede? Perché è la nostra eredità, è quello di cui siamo fatti,
ed è la nostra destinazione. È sempre là, e possiamo attingervi per conforto e
supporto, anche se troppo spesso ci dimentichiamo della sua presenza costante e
della sua esistenza, invisibile fino a che non la cerchiamo.
Queste mie parole possono sembrare incredibilmente ingenue, ma a volte le
risposte di cui abbiamo bisogno sono semplici. Quanto agli angoli di mondo in
cui non si riesce a vedere la prova di questo Amore Infinito, forse è perché dal
punto di vista estremamente limitato concessoci dai sensi non riusciamo a
cogliere il quadro completo. Possiamo però percepire che nel tempo e nello
spazio c’è molto più di quanto gli occhi possono registrare. E dalla stupefacente
abbondanza, perfezione e armonia che avvertiamo ovunque e che rende possibile
la vita sul nostro pianeta possiamo con certezza concludere che dietro tutte le
cose c’è indubbiamente un bene più grande.
L’amore umano
Il tipo di amore provato dall’uomo è meraviglioso, ma è quasi sempre basato
sulle emozioni, il che significa che è condizionato dalle convinzioni personali e
dalle percezioni e quindi diventa un qualcosa che può essere dato e tolto a
piacimento. Purtroppo spesso si intreccia a conflitti, aspettative e speranze.
Spesso è fuggevole, lo si prova solo quando le circostanze combaciano con un
determinato «stampo» o quando vengono osservate determinate regole
personali, contingenti all’approvazione, al rispetto, alla reciprocità o all’amicizia.
Raramente, se non mai, è davvero incondizionato.
L’amore umano è diventato così perché consideriamo le illusioni più reali
della realtà da cui derivano, dunque si basa su cose e circostanze del tempo e
dello spazio, piuttosto che sullo spirito che le genera. Osservando invece in prima
istanza lo spirito riusciremmo a penetrare in un amore eterno, compassionevole,
ispiratore, indulgente, davvero incondizionato e soprattutto non basato sulle
emozioni.
Il lato positivo dell’amore umano, oltre alla sua ovvia bellezza, è che ha molto
da insegnare, e quando fa male significa che proprio lì c’è una lezione da
imparare. L’amore fa male solo quando c’è una convinzione di fondo che obbliga
a una prospettiva limitata di sé e della realtà. E molto verosimilmente si tratta di
una percezione falsa, da sempre latente in noi ma nascosta dalle circostanze, per
esempio dalla percezione della nostra relazione prima che cominciasse a
«dolere».
Ricordiamoci però che nella vita i momenti dolorosi non arrivano mai per
caso: ci colgono quando siamo pronti a sperimentarli. Perciò non guardate alla
sofferenza come qualcosa da ascrivere alla sfortuna, ma come il segnale che è ora
di crescere e passare a una comprensione più profonda di voi e della vita. Usate il
dolore per localizzare le convinzioni limitanti. In questo senso esso diventa un
dono, un invito a cancellarlo cercando e trovando verità più profonde, tra cui la
certezza di essere meravigliosi e di poter diventare immuni alle incomprensioni e
alla possibilità futura di provare dolore per la stessa ragione.
Vi sentite rifiutati, indegni di amore? E perché mai, considerato che siete nati
nell’amore in quanto figli dell’Universo, tutt’uno con il Divino? Sentite di dover
ricominciare, quando una relazione finisce? Non c’è niente di sbagliato nel
ricominciare. Dobbiamo farlo ogni giorno, anche quando viviamo una relazione
stabile. Le persone cambiano ed evolvono sempre, e nessuna relazione è mai
uguale, oggi, a quello che era un anno o un mese fa. Vi sentite soli a fronteggiare
il mondo? Come potreste, quando ci sono migliaia di altre persone, qui e ora, che
vivono la vostra stessa avventura, per non parlare dell’intero Universo, di cui
siete parte integrante? Quando si creano dei malintesi il dolore fa parte del
cammino, ma dà origine a una nuova comprensione. Accoglierlo è importante
tanto quanto superarlo. E quando il dolore si manifesta, anche se in quel
momento non vi sentite illuminati esso vi farà progredire più di quanto non
realizziate. Sarete più preparati per una maggiore felicità futura, e avrete colmato
un vuoto nella comprensione dei misteri del cuore.

Odio
L’odio è sottrazione di amore, il che significa che se prima non ci fosse stato
amore ora non ci sarebbe odio. Non c’è odio tra estranei: c’è paura, o rabbia.
L’odio tra due individui che erano amici, invece, è il riflesso di un sentimento
d’amore che aveva condizioni e quella che più verosimilmente è stata disattesa
era che l’amore fosse ricambiato. Ricordate che qui stiamo parlando di
percezioni, e percepire che l’amore non è ricambiato non significa
necessariamente che non lo sia.
Perché esista l’odio deve esserci qualche regola o condizione che, secondo voi,
non è stata rispettata. Capire il dolore che si sente nel provare odio permette di
risalire alla causa di quella percezione errata. Sentivate che la vostra felicità
dipendeva da qualcun altro? Se è questo il caso, ricordatevi che la felicità è il
prodotto delle percezioni, e soltanto voi siete padroni delle vostre percezioni. Vi
siete sentiti violati? Anche l’essere violati è una sfida: se ne fa esperienza solo
quando i pensieri o i malintesi ci trascinano là dove può trovarsi un
insegnamento. E solo perché non vedete il vantaggio delle circostanze magari
crudeli che avete affrontato non significa che i vostri obiettivi interiori non siano
stati soddisfatti, o che non abbiate imparato la lezione. Non è facile scorgere la
perfezione quando ci si sente violati, ma comprendendo che non esistono
incidenti e non esistono coincidenze (o, come ho chiesto a un amico religioso:
«Pensi che Dio possa fare degli errori?») possiamo riuscire ad afferrare il
concetto che tutto accade sempre per una ragione cui siamo intimamente
collegati e accettare questo aiuta a guarire il dolore.
L’odio è sottrazione di amore

Paura
La paura è un’emozione devastante, ma non limitiamoci a provarla:
facciamone uso! Ogni emozione spiacevole urla a gran voce che possedete
convinzioni limitanti o non state capendo qualcosa, e la paura non fa eccezione.
Permettetemi di raccontarvi un’esperienza personale al riguardo.
Nel corso della mia vita ho volato molto spesso sugli aerei più scalcinati che si
possano immaginare. Eppure una quindicina di anni fa, mentre attraversavo gli
Stati Uniti, dal mio posto vicino al finestrino ho abbassato lo sguardo sulla terra,
dieci chilometri più giù, e improvvisamente ho provato un terrore senza
precedenti. E intendo proprio terrore. Era come se ogni cellula del mio corpo
vibrasse di paura, una paura devastante, che chiunque farebbe qualsiasi cosa pur
di non provare. Sembrava venire dal nulla ed era lacerante. Prima di allora non
ero mai stato neppure lontanamente spaventato dall’altezza, dunque provare
quella sensazione mi sconcertò.
Bene, nei sette o otto anni successivi quel terrore sporadicamente riapparve,
ma non riuscivo a individuare le credenze limitanti o errate che gli davano
motivo di sorgere. Invece, ogni volta che lo provavo (e quando non volavo), mi
ripetevo le infinite ragioni (convinzioni) per cui non avrei dovuto aver paura,
compresi i dati sulla sicurezza degli aerei, il fatto che in quanto essere spirituale
ero indistruttibile, il fatto che i cosiddetti incidenti (così come le coincidenze)
non sono mai tali, il fatto che la morte è solo un’illusione, e così via. Alla fine,
dopo essermi volontariamente e testardamente immerso in una nuova
prospettiva, e costringendo me stesso, quando potevo scegliere, a continuare a
volare, il terrore a poco a poco scomparve. Era come se la paura si fosse sistemata
in una delle infinite stanze di quello che era il palazzo della mia mente, e io avessi
imparato dove si trovava quella stanza e sviluppato la capacità di evitarla.
Sebbene tuttora non sappia come abbia fatto a crearsi la «stanza della paura», so
però che ora sono più ricco perché l’ho superata e grazie a essa sono stato capace
di assorbire verità più grandi su di me e sul mondo in cui vivo, verità che a
quanto pare mi mancavano.
Ovviamente, non tutte le paure sono così evidenti. La paura di fallire, di
deludere, di provare dolore o di non essere approvati, per esempio, sono
virtualmente invisibili fino a che non si viene messi alla prova. E allora,
«Eureka!» ecco che capite che sta succedendo qualcosa! Ma di nuovo, se si viene
messi alla prova significa che è tempo di crescere, e questo può succedere solo
affrontando e gestendo le proprie paure e, quando possibile, seguendole fino ad
arrivare alle convinzioni limitanti che hanno creato le false percezioni. Come ho
fatto con la paura di volare, metto in pratica l’approccio «demolire a colpi di
bulldozer» per affrontare le convinzioni limitanti, spesso invisibili, che hanno
dato origine alla paura, per sostituirle lavorando e agendo in base ad altre verità
sulla mia condizione e sulla mia realtà. Detto incidentalmente, non sono mai
riuscito a capire quali fossero le credenze limitanti che avevano dato origine alla
paura di volare, il che indica che scoprire «il colpevole», quando si tratta di
progredire, potrebbe addirittura non essere necessario.

Tristezza e depressione
La definizione migliore di depressione l’ho trovata in uno dei libri di Jane
Roberts, in cui descrive la sua connessione con l’entità chiamata Seth: molto
semplicemente, la depressione è il risultato del senso di impotenza a cambiare le
circostanze e della sensazione di essere intrappolati nella propria vita. Se vi
sentite così, il primo passo da fare è affrontare la cosa e ammetterla. E poi,
ovviamente, cercare di capire che invece avete potere. Il problema è solo che avete
perso lo slancio. È come andare in bicicletta: per tenere l’equilibrio bisogna
continuare a pedalare. Riconosco che è più facile dirlo che farlo, soprattutto in
situazioni di particolare tensione o sbandamento, perciò il consiglio migliore che
posso darvi è cominciare sempre a piccoli passi, sforzandovi di effettuare dei
cambiamenti negli ambiti della vita che più vi affliggono. Se vi sentite soli, andate
in un luogo affollato, anche un centro commerciale va bene: sorridete e cercate
facce sorridenti intorno a voi. Non è necessario che parliate con nessuno, basta
che andiate, che passiate all’azione.
All’inizio potrebbe essere difficile, ma se è per questo non è facile neppure
crogiolarsi nella tristezza o nel dispiacere. L’unico modo per attenuare quella
sensazione è fare qualcosa. Fate sempre quello che potete. Magari al centro
commerciale non incontrerete nessuno, ma chissà che lungo la strada non
vediate un cartellone che annuncia un evento che vi interessa (è un esempio delle
straordinarie serendipità della vita che si verificano solo passando all’azione).
Tenendovi impegnati, magari rispolverando una vecchia amicizia o riprendendo
a praticare uno sport che in passato vi piaceva, vi renderete disponibili a nuovi
incontri ed esperienze che ora non immaginate nemmeno. E soprattutto vi
renderete disponibili a tutti gli altri pensieri che stanno cercando di
concretizzarsi. Questo non potrà accadere se rimarrete chiusi in casa ad aspettare
il miracolo!

Rabbia
La rabbia è simile alla depressione in quanto deriva da una percepita perdita di
potere o controllo provata per un periodo di tempo prolungato. Solo che invece
di (o oltre a) sentirsi soverchiati da un senso di depressione passivo, la situazione
continua a covare sotto la cenere fino a quando il fuoco della collera divampa
violento. Ovviamente, dal momento che siete voi quelli che provano rabbia,
sarete voi a soffrirne le conseguenze, sotto forma di disturbi di salute o aumento
delle tensioni nelle relazioni, senza che essa risolva in alcun modo il problema
iniziale. La triste ironia, con questo sentimento, è che esso sorge nel tentativo di
rimediare a un determinato problema, mentre purtroppo il suo manifestarsi
ottiene l’effetto opposto, perché peggiora la situazione, chiunque sia colui con cui
siete arrabbiati, e deteriora il rapporto tra voi e gli altri. Dal momento che la
rabbia è distruttiva, è importantissimo che sia affrontata e non soppressa. Se la si
sopprime non farà altro che riapparire, ogni volta amplificata. Invece, esplorando
attraverso la rabbia la situazione del momento, potete cercare di capirla. Se il
sentimento è rivolto verso un’altra persona ed evitarla non è un’opzione
realizzabile, allora sforzatevi di capire che quella persona sta semplicemente
facendo del suo meglio, per quanto poco possa apparire a voi. Ricordate che
anche lui o lei sta ancora percorrendo il proprio cammino di evoluzione
spirituale.
Rammentate sempre che l’origine della vostra rabbia siete voi, non qualcun
altro o gli eventi della vita. Essi sono quello che sono fino a che voi non vi ci
imbattete e li giudicate in base alle vostre credenze; è a questo punto che si
scatenano le emozioni. Senza la vostra presenza nel quadro non ci sarebbe rabbia,
perlomeno non la vostra. E per quanto possiate sentirvi giustificati riguardo al
vostro sentire, a cosa serve continuare a provare rabbia? Cercate piuttosto di
lavorare su pensieri, credenze e percezioni per impedirle di sorgere e, cosa
altrettanto importante, evitate di sopprimerla.

Dolore
Il dolore è forse il sentimento più cupo, perché in genere è scatenato da una
perdita, spesso dovuta a un lutto. È un’emozione che può privarvi della voglia di
vivere, ma che comunque prima o poi tutti ci troviamo a dover affrontare
nell’arco della vita, e che tutti dobbiamo superare. Il miglior rimedio è il tempo
che con il libero sfogo del dolore fa parte del processo di guarigione. Poi bisogna
fare lo sforzo di riprendere le fila della propria esistenza.
Come tutte le emozioni spiacevoli, anche il dolore nasce dalla convinzione
limitante che una perdita sia per sempre. Invece, in quanto esseri spirituali ed
eterni, dovreste poter capire che nessuna perdita è mai eterna, che non ci sono
addii definitivi né separazioni inconciliabili; queste sono solo illusioni. Presto vi
riunirete con la persona cara. Intanto a voi è rimasto il dono della vita,
l’occasione inestimabile di vivere, amare e ridere. Il fatto che siate stati «lasciati
indietro» vuol dire senza ombra di dubbio che avete ancora qualcosa da fare.
Mio zio soleva dire: «Le cose non sono mai così nere come sembrano».
Sebbene a volte l’oscurità possa apparire impenetrabile, in seguito vi sembrerà
impossibile aver avuto una visione così cupa. Ci siamo passati tutti, e se ora vi
trovate in una situazione così, resistete: passerà.

Colpa
La colpa, così come quello che il genere umano definisce peccato, dovrebbe
servire solo a insegnare, non a punire. Siamo qui per imparare, non per essere
perfetti, e nessuna trasgressione potrà mai privarci della nostra essenza divina, né
lo ha fatto mai, qualunque cosa abbiamo commesso. E nessuna delle nostre
azioni può impedire all’Amore Infinito dell’Universo di avvolgerci. Se c’è colpa,
lasciate che essa incornici nella vostra memoria la lezione appresa, così da non
ripetere mai più quell’errore. Ma soprattutto, continuate a guardare avanti con
speranza e ottimismo.

Gioia e felicità
Per fortuna non tutte le emozioni sono spiacevoli. La gioia e la felicità sono
sentimenti che danno la misura del vostro progresso verso una situazione di
pace, accettazione e benessere spirituale interiore riguardo a tutto quello che
vivete. E, che ne siate convinti o meno, queste emozioni sono il frutto di
precedenti dolori, sfide e ostacoli che avete affrontato e superato. Per esempio,
potreste credere che una vacanza alle Hawaii sia quanto di meglio si possa
desiderare per essere felici; magari pensate sia merito del paesaggio straordinario,
l’atmosfera rilassata e il tempo splendido. Ma quello che in realtà sentite è la
soddisfazione di aver perseverato e aver affrontato delle sfide che vi hanno
portato a un momento specifico nel tempo in cui avete potuto scegliere un
viaggio idilliaco verso una meta esotica. Siete stati capaci di crescere e perseguire
la vita dei vostri sogni proprio grazie all’aver affrontato ostacoli e paure ormai già
dimenticate.
Provate a chiedere a un abitante delle Hawaii. Vi dirà semplicemente: «È un
posto come un altro», per quanto meraviglioso. Perché la gioia e la felicità non
vengono da un luogo, vengono da dentro di noi. E a maggior ragione originano
dall’interno quando raggiungiamo la padronanza delle nostre percezioni.

Le emozioni sono preziose occasioni per imparare, e affrontarle ci svelerà le


convinzioni nascoste dietro le illusioni che abbiamo creato. Affrontarle significa
in primo luogo provarle. Ed è solo provandole che possiamo riconoscerle e
assorbirne la saggezza. Se state provando emozioni che vi danno dolore o vi
distraggono indagate sulla loro origine, sulle loro radici, e sforzatevi di capire
quello che fino a ora vi sfuggiva. È come per le erbacce in giardino: se non volete
che ricrescano dovete estirparle alla radice.
Se invece vi limiterete a sopprimerle, esse si accumuleranno come acqua dietro
una diga perché i pensieri, una volta formulati, non faranno altro che cercare la
propria espressione nel tempo e nello spazio. Se vengono ripetutamente
soffocati, alla fine esploderanno con forza tale che il loro manifestarsi
comprometterà l’equilibrio necessario a guardare alla vita con la giusta
prospettiva. Vi schiacceranno con una tale visione distorta della realtà che le
vostre reazioni saranno altrettanto sproporzionate.
Ugualmente importante è non crogiolarsi nelle emozioni. Esse tendono
naturalmente a fluire; vanno e vengono come la marea. Lasciate che seguano il
loro corso, e scoprirete che daranno una nuova prospettiva alla vita che
conducete, somministrando il loro rimedio in giusta dose.
Riconoscete i sentimenti spiacevoli:
ne siete voi la fonte, e voi soltanto potrete
liberarvene o sostituirli,
una volta che li avrete compresi
Provare emozioni spiacevoli non significa che dobbiate necessariamente
incominciare a esplorare le profondità del vostro spirito. In realtà, a meno che
non vi stiano davvero distruggendo, anche solo provarle è una sorta di terapia.
Provare è però ben diverso che sprofondare in esse. Quando ci si impantana nelle
emozioni le si rende più potenti; si attirano sentimenti analoghi. La tristezza
genera tristezza, non solo in un gruppo di persone ma anche nella mente, così
come la felicità genera felicità.

Simile chiama simile


I pensieri non solo diventano o attraggono cose, ma attraggono anche pensieri
simili, qualunque cosa sia ciò a cui state pensando o, nel caso delle emozioni, che
state provando. Io credo sia per questa legge che sono stato in grado di dedurre
così tante verità sul tempo e sullo spazio. Immergendomi in questi pensieri,
ponendomi domande continue sulla verità, di fatto ho attirato pensieri e risposte
simili. Avete mai sentito parlare di illuminazioni spontanee? È la stessa cosa: un
fenomeno grazie al quale, senza ragioni apparenti e senza stimoli dall’esterno,
all’improvviso si ottengono risposte e comprensione profonda su domande e
dilemmi che solo un momento prima non riuscivamo a sviscerare.
Un altro modo, ancora più stupefacente, in cui i pensieri e le emozioni si
perpetuano è legato al principio «i pensieri diventano cose». I pensieri tristi o
felici lottano per diventare cose, ma a volte il meccanismo è complesso. Mentre le
emozioni come la depressione o la gioia non possono diventare un oggetto fisico,
la loro espressione in questo «piano di manifestazione» può essere raggiunta nel
momento in cui gli eventi e le circostanze della vita letteralmente si
riorganizzano (proprio come quando i pensieri si manifestano come cose
tangibili) in modo tale che la vostra reazione alle nuove circostanze manifesterà
quelle emozioni.
Per esempio, mi è capitato di visualizzarmi mentre ricevevo congratulazioni.
Avevo ben vivida in mente l’immagine di colleghi di lavoro, vicini di casa e amici
che si felicitavano con me, mi stringevano la mano, si complimentavano, mi
davano pacche sulla schiena, ma evitavo deliberatamente di concentrarmi su un
particolare evento che avrebbe potuto generare quelle manifestazioni di stima.
Mi limitavo a immaginare le emozioni prodotte dal sentirmi oggetto di tanta
attenzione. Nei mesi seguenti, con il successo della mia attività, arrivai ad
acquistare una bella casa, adottai il mio primo cane e raggiunsi molti altri
obiettivi. Ovviamente, nel frattempo avevo fatto tante altre cose che potevano
contribuire a quei successi, ma il punto è che indugiando su certe emozioni, felici
o tristi che siano, quei pensieri letteralmente attireranno le circostanze e gli
eventi utili a perpetuarle.
Un altro esempio è la spirale discendente di cui spesso raccontano molte
persone, in cui i pensieri e le emozioni, alimentati da periodi sfavorevoli,
acquistano slancio incredibile e creano altrettanti pensieri ed emozioni negativi e
altrettante situazioni sfavorevoli. Per fortuna la buona notizia – la notizia
fantastica – è che sono molto più frequenti le spirali ascendenti, molto più
allineate con la natura umana, innatamente ottimista, e si verificano
puntualmente. I pensieri e le emozioni positivi attirano manifestazioni e
circostanze positive, che generano ulteriori pensieri ed emozioni positivi, e così
via.
Basta cominciare.

Un altro consiglio per la visualizzazione


Una cosa importante: lasciatemi ripetere e suggerire nuovamente di eseguire
visualizzazioni, di tanto in tanto, dedicate solo a emozioni positive e felici, senza
pensare a oggetti o eventi particolari. A volte mi vedo girare per casa agitando le
braccia sopra la testa, saltando e rallegrandomi per qualche (non specificata)
bella notizia che ho appena ricevuto (anzi, a volte lo faccio davvero!), oppure
guidare cantando a squarciagola, a malapena capace di trattenere la gioia che
sento, di nuovo immaginando amici e vicini che mi chiamano per congratularsi
di qualche successo.
Questo tipo di visualizzazioni sono decisamente divertenti, e dovete
abbandonarvi a esse completamente. La magia che attirerete riorganizzerà
letteralmente «l’arredamento» della vostra vita in modo da portare quei
sentimenti a manifestazione.

Voi non siete quello che provate


Un altro modo per affrontare le emozioni, specie quelle spiacevoli, è non
permettere loro di definirvi. Dopo la fine della mia relazione, mi trovai a dover
fronteggiare molte sensazioni spiacevoli. Ero triste e questo mi portava a sentire
che avevo fallito. Poi cominciai a pensare di essere una persona sgradevole, che
per carattere e personalità non meritava amore; non facevo altro che focalizzarmi
sui miei difetti. Le emozioni mi avevano etichettato, definito, e mi stavano
limitando; ero sempre più cieco ai lati positivi del mio carattere e non apprezzavo
più la mia personalità unica.
Lasciato a me stesso, mi sarei fatto inghiottire completamente dalla spirale
discendente da me creata. Invece, riuscii a ricordarmi che quelle emozioni si
riferivano semplicemente a determinate percezioni e convinzioni limitanti, non a
quello che ero. Cominciai a usarle per gli strumenti che erano, senza lasciare che
definissero chi e cos’ero, e mi dedicai a esplorare le mie convinzioni. Mi dissi:
Sono una macchina produttrice di pensieri, i miei pensieri disegnano le
circostanze che mi aspettano nel futuro e io e io soltanto sono il programmatore
di quello che posso scegliere di pensare.
Le emozioni non ci definiscono; semplicemente segnalano quali sono le
percezioni e le convinzioni di quel particolare momento. Sono come barometri
che misurano la comprensione che abbiamo di noi stessi e della nostra vita, non
sono quello che siamo. Lasciate che le vostre vi indichino come modellare
pensieri e convinzioni.

Quello che volete veramente


Ogni volta che pensiamo a «cose» nuove per la nostra vita, quello che
vogliamo veramente sono le sensazioni che queste «cose» ci porteranno. Ma
ovviamente non sono le «cose» che ci portano le sensazioni; ce le portano il
viaggio di conquista che esse ci ispirano e il senso di appagamento che il
raggiungerle comporta. È questa l’innegabile ragione per cui ci sono tanti
vincitori di lotteria scontenti, che all’inizio pensavano di aver realizzato tutti i
loro sogni ma alla fine si sono scoperti tristemente infelici e sono crollati. Io la
vedo così: vogliamo tutti essere nella rosa dei vincitori, se così vogliamo
chiamarla, perché per vincitore si intende una persona che ha perseverato ed è
riuscita. Ma essere nella rosa dei vincitori per definizione richiede di affrontare le
sfide e vincerle, «vincerle» non nel senso di essere meglio degli altri, ma nel senso
di superare le barriere che noi stessi ci siamo posti. Perciò il premio più grande
sarà la felicità di aver compiuto il pellegrinaggio e di essere risultati vincitori
nonostante i dubbi e le paure.
Essere felici nasce dal fare quello che ci piace, farlo bene e affrontare e superare
le sfide lungo il percorso. È come se la vita ci premiasse con il successo sul lavoro,
nelle relazioni e in mille altri modi, materiali e non materiali. Volere il premio
senza crescere, arrivare a destinazione senza il viaggio, o sognare di essere nella
rosa dei vincitori senza «partecipare alla corsa» indica invece che si sta
prendendo un grosso abbaglio, specialmente riguardo alla natura delle sfide, dei
sogni e della felicità.

Gemme nella corona della comprensione


Le emozioni sono davvero il premio per qualsiasi viaggio nel tempo e nello
spazio; danno profondità e significato a ogni esperienza. Prese da sole, si
manifestano quando le nostre illusioni arrivano ai livelli più seducenti,
tracciando il percorso verso quelle convinzioni che esercitano un forte influsso
sulla nostra vita. Sono l’inaspettato premio di un’odissea nella giungla del tempo
e dello spazio, e il loro dono consiste in una saggezza e una partecipazione che il
semplice intelletto non può raggiungere.
Perciò accoglietele, soprattutto quelle spiacevoli, e sforzatevi di apprezzarne il
significato, persino la bellezza. Arriverete allora a conoscere voi stessi, la vostra
essenza divina e l’enorme potere che avete nelle mani, un potere così grande che
può realizzare ogni sogno, ovunque vi troviate in questo momento.
4
La vita ci attende

SI dice che l’unica costante della vita è il cambiamento; io credo invece che ci sia
un altro modo di vederla, un modo migliore. La vita non cambia mai; è perfetta e
compiuta. È come il grande schermo su cui vengono proiettati i film: cambiano
le immagini che scorrono su di esso. È solo che qui, nel tempo e nello spazio,
siamo noi quelli che proiettano i raggi luminosi dei pensieri sullo schermo della
vita; siamo noi che cambiamo sempre, non la vita. Essa è molto prevedibile, se si
smette di guardare agli effetti delle nostre creazioni e si guarda invece agli
immutabili principi su cui si basa.
Lasciate che elabori meglio la struttura di questo teatro del tempo e dello
spazio in cui recitiamo. Non ha forse senso che ci siano dei principi immutabili?
Se d’un tratto le mucche potessero volare, gli oceani sparissero, le città venissero
spostate o le cose materiali comparissero e scomparissero, non rimarrebbe più
niente su cui fare affidamento. Potrebbe esistere una realtà in cui le regole, le
fondamenta, mutassero continuamente senza il nostro intervento? Senza
incrollabili principi, vivere nel tempo e nello spazio sarebbe impossibile. Questo
è particolarmente vero se si crede che una delle ragioni principali per cui siamo
quaggiù è renderci conto del nostro totale potere di plasmare la vita che viviamo.
Se si capisce che questa «vita» è costante, si deve credere in determinati
principi assoluti e immutabili (che avevo definito le Verità dell’Essere) che
rendono reale questa affermazione. Dobbiamo credere anche che non può esserci
nessuna forza al di fuori di noi che possa manipolare i risultati dei nostri
pensieri, delle nostre credenze e delle nostre intenzioni. Se esistessero queste
forze esterne (forze «non-noi») – siano esse angeli, dèi o stelle fortunate – a
influenzare la direzione della nostra vita o ciò che rendiamo manifesto, allora, di
nuovo, non si potrebbe dire che ci è stato dato il potere su tutte le cose. Si direbbe
che abbiamo potere su gran parte delle cose; o solo in certe occasioni; o solo in
base a determinati criteri, circostanze o giudizi non nostri. Senza principi
immutabili non si potrebbe nemmeno affermare: «Credi, e tutto sarà possibile».
Si dovrebbero invece aggiungere limitazioni quali, ipoteticamente: «Se è
venerdì... Se sorge Saturno... Se Gabriella è nei paraggi».
Se siamo gli artefici della nostra realtà, allora creiamola, questa nostra realtà, e
non parlo di un lavoro part-time basato su determinate condizioni o variabili.
Solo grazie a una coerenza perfetta e impeccabile la vita può restituirci
esattamente quello che noi «mandiamo fuori», proprio come uno specchio. E le
implicazioni di tutto questo lasciano di sasso, perché significa che una volta
capiti questi semplici principi e costruita la nostra vita sulla loro verità, il
manifestarsi dei nostri sogni sarà inevitabile.
È questo che intendo quando dico: «La vita ci attende». Per le ragioni appena
esposte, essa è una tela bianca con molto più spazio per la creatività e
l’espressione di quanto avessimo mai sospettato. Quando si tratta di definire la
vita tendiamo a pensare in termini generali, ma la vita «in generale» non esiste.
La vita è molto più personale, preziosa e unica di quanto ci sia stato insegnato, e
questo perché è molto più il prodotto di come e cosa pensiamo che non quello
dell’evoluzione o del destino.
È come se stessimo seduti tutti nella stessa sala cinematografica – il cinema
della vita – guardando tutti lo stesso film, ma da diverse prospettive; anzi,
sarebbe addirittura più preciso pensare che ciascuno di noi si trova nel proprio
cinema. A parte i principi immutabili dell’esistenza, viviamo tutti secondo regole
e verità diverse, basate su diverse convinzioni (spero mi stiate seguendo, perché
in base a questa prospettiva capirete che qualunque aspetto ascriverete alla vita
«in generale» in realtà si applica solo alla vostra, che altro non è che il riflesso
esterno di quello che pensate, credete e anticipate).
Senza di voi non c’è «vita»: c’è solo un potenziale inerte che chiede di
assumere significato, forma e proposito, che chiede di essere vissuto come volete
voi. «Vivere» è un verbo che implica azione. Tutto qui. La vita aspetta che voi
intraprendiate delle azioni, che esercitiate il vostro libero arbitrio, che scegliate il
vostro cammino usando i suoi principi per richiamare la magia che c’è dietro
ogni creazione, per viverla nel modo che avete sempre sognato. Ecco perché siete
qui!
Intraprendendo deliberatamente delle azioni, muovendoci fisicamente con e
verso i nostri sogni, mettiamo in moto l’intero Universo. La chiave è l’azione. È la
manifestazione delle aspettative, e manda onde d’urto nella parte invisibile del
nostro intento. Attraverso di essa noi accendiamo la scintilla, e l’Universo prende
fuoco. È come se fossimo seduti al timone dell’imponente vascello del futuro, a
dare ordini, mentre innumerevoli membri dell’equipaggio, macchine e computer
scattano all’azione a ogni nostro cenno. L’unica differenza è che la nostra vita e i
comandi che impartiamo sono infinitamente più complessi di quelli di un vero
vascello, e invece di un equipaggio fallibile, di macchine e di computer, abbiamo
a disposizione un Universo infallibile e benevolo – l’estensione di noi stessi –
armato di principi inviolabili.
Intento o pensiero non bastano senza azione
Le azioni che intraprendiamo o non intraprendiamo rivelano i pensieri in cui
crediamo in maggiore o minor misura. E comprendendo questo dovremmo
arrivare immediatamente a vedere quanto importante sia l’agire per poter godere
dei desideri disegnati sulla tela bianca della vita. Non tanto per bearci dei
modesti passi intrapresi, ma perché semplicemente intraprendendo quei passi
dimostriamo dove risiedono le nostre convinzioni profonde e il nostro pensiero,
e attiviamo la magia della vita affinché sia lei a finire quello che abbiamo
cominciato.
Diamo un’occhiata più da vicino.

Azioni: le nostre credenze in movimento


Per innescare la Divina Intelligenza, o l’Universo, si comincia con i pensieri
che scegliamo di pensare, che ovviamente il più delle volte originano dalle
convinzioni che nutriamo. Tuttavia, siamo creature fisiche, e per fare una
qualsiasi cosa dobbiamo necessariamente compiere dei movimenti; se così non
fosse ce ne rimarremmo a letto a sognare o al computer a navigare in rete.
Osserviamo perciò questi movimenti e queste azioni, per vedere cosa significano
e scoprire cosa possono fare per noi.
I gesti fluidi e aggraziati, nella danza, nell’atletica o in altri sport, a volte sono
stati definiti «poesia in movimento»; parafrasando questa definizione, si può dire
che tutte le nostre azioni sono convinzioni in movimento, che collegano il presente
che ci è noto al futuro che ci aspettiamo, sia nel tempo sia nello spazio. Sono
l’estensione fisica delle nostre credenze, spesso considerate invece una reazione al
mondo che ci sta intorno. Per esempio, se crediamo di stare per essere divorati
da un leone che ci insegue, ci mettiamo a correre! In genere ci viene automatico
agire in linea con le nostre credenze.
Lasciate che vi faccia una domanda: se foste convinti che l’unica cosa
necessaria per scrivere un bestseller di fama internazionale sia prendere carta e
penna, forse non lo fareste? Scommetto proprio di sì! Non potreste farne a meno.
Ma se pensaste che è un’impresa ardua, se aveste la convinzione che la possibilità
di venire «scoperti» dalla critica fosse minima o assente, prendereste in mano la
penna? No, a meno di sforzarvi parecchio!
I pensieri diventano davvero cose, ma dal momento che non tutto quello che
pensate può materializzarsi all’istante nel tempo e nello spazio, potranno
manifestarsi solo i pensieri allineati con le vostre credenze, quelle che sentite
tanto intensamente da farvi passare all’azione.

Le azioni parlano più forte delle parole


Possiamo imparare parecchio sulle nostre credenze osservando e cercando le
ragioni del nostro comportamento quotidiano. Una volta capite le motivazioni
dietro alle cose che ci scopriamo a fare (o a non fare), possiamo arrivare
direttamente alle convinzioni che ci spingono ad agire in un determinato modo.
Ancora più importante è comprendere che non solo le nostre azioni o non-azioni
nascono dalle nostre credenze, ma addirittura le sostengono e rinforzano: è così
che si crea un circolo vizioso o virtuoso. Se queste credenze sono utili bene,
altrimenti è un bel problema.
Per esempio, mettere un piede davanti all’altro quando camminiamo per
strada riflette e rinforza il nostro credere nella nostra forza muscolare, salute,
capacità di coordinazione e nella forza di gravità, giusto per nominare solo
alcune certezze. Oppure, acquistare cibi a basso contenuto calorico rivela e
rinforza la convinzione di essere sovrappeso. Se non siete circondati di
abbondanza materiale, è possibile che il semplice gesto di acquistare il biglietto
della lotteria possa riflettere e rinforzare la vostra sensazione di non avere potere
sulle condizioni finanziarie in cui vi trovate. Questo non significa che non
bisogna comprare mai cibi con poche calorie o biglietti della lotteria, perché
possono esserci un’infinità di ottime ragioni per fare entrambe le cose; si tratta
solo di due piccoli esempi su come le azioni indichino in modo inequivocabile le
convinzioni a monte e le rinforzino come ulteriore prova della situazione attuale.
Il messaggio che il vostro «testimone interiore» riceve è che comprate cibi a
basso contenuto calorico perché siete effettivamente sovrappeso. «Aha!»
commenta, «sono sovrappeso!» E come tutte le credenze, anche questa
comincerà a generare immagini mentali allineate, che a loro volta, tacitamente, vi
trascineranno in una realtà che le rispecchia. Senza quasi accorgervene
mangerete più del necessario, farete meno esercizio, avrete voglia di cibi sbagliati
nel momento sbagliato, e persino il vostro metabolismo potrà rallentare, non
come risultato di un’alterazione dei processi dell’assorbimento (sebben possa
verificarsi anche questo) ma perché voi credete di essere sovrappeso. Cambiate
questa convinzione, e cambieranno senza sforzo anche la vostra dieta, le
circostanze della vita e le priorità degli acquisti, così come tutti gli aspetti
associati al peso.
Ora, probabilmente state pensando: Ma se sono sovrappeso, o se non sono
ancora circondato dalla ricchezza, come posso cominciare a credere e poi ad
agire come se fossi magro, o fingere di non dover faticare per tirare alla fine del
mese? Non è una follia mettersi a mangiare cibi pieni di grassi o non tentare la
sorte alla lotteria, nella mia situazione?
Scindo la risposta in due parti. Primo, potete iniziare a cambiare
comportamento a poco a poco, concedendovi ogni tanto qualche follia o agendo
come se (di questo parleremo più avanti). Secondo, e più importante, dovete
cominciare a realizzare che le vostre condizioni attuali non hanno nulla a che
fare con quello che mangiate oggi o con il vincere alla lotteria. La vostra
situazione si è venuta a creare solo dopo che avete cominciato a credere di essere
sovrappeso. Se non siete ricchi, la situazione attuale si è venuta a creare quando
avete smesso di sentire che il mondo vi offriva abbondanza a piene mani, o forse
perché non siete mai venuti a conoscenza di questa verità.
Il cioccolato da solo non fa ingrassare nessuno, non più di quanto rinunciare a
giocare alla lotteria privi le persone di ricchezza. Il vero errore è che pensiamo di
dover reagire al lato fisico della vita, anziché a quello spirituale. Non appena si
riesce a capire che la condizione attuale deriva da pensieri e convinzioni, si
comprende anche che per cambiare bisogna cominciare a lavorare proprio da lì.
Mi rendo conto che imparare ad agire secondo i sogni e le visioni interiori può
risultare arduo, specialmente se fino a oggi, per decidere come comportarsi, ci si
era basati pressoché esclusivamente sui sensi. E lo è ancora di più perché l’intera
nostra cultura ci ha condizionato a guardare al di fuori di noi per trovare la
direzione, il significato e il comportamento «giusti». Ma è proprio danzare con i
sogni e non con le illusioni che ci circondano (solo fino al livello che siete in
grado di gestire) che fa realizzare quei sogni, il che è esattamente l’opposto di
quanto sembrerebbe necessario fare. Occorrerà molto esercizio prima di arrivare
alla giusta impostazione, ma le ricadute positive compenseranno ogni sforzo.
Progettare al contrario
Spero di aver chiarito che le nostre azioni sono parte integrante delle nostre
credenze, perciò ora lasciatemi proporre un ragionamento contrario. Se siamo in
grado di affermare che le azioni non sono altro che l’estensione delle credenze
che abbiamo, allora è automatico che possiamo cominciare a cambiare il nostro
comportamento modificando innanzitutto le cose in cui crediamo. Perciò, se
questi due concetti sono la stessa cosa, non potremmo cambiare le nostre
credenze cambiando prima le nostre azioni? Questa linea di pensiero potrebbe
essere plausibile soprattutto considerando che in un senso più profondo,
assumendo la relatività del tempo – o il suo essere un’illusione –, tutte le cose
accadono contemporaneamente.
Ebbene, possiamo cambiare le nostre credenze cambiando prima il nostro agire.
E sapendo quanto difficile possa risultare a volte decifrare le credenze profonde,
con i confini che sfumano l’uno nell’altro, o quanto dobbiamo lottare per
distinguere tra la «realtà» e quello che pensiamo di credere al riguardo, usare
questo approccio potrebbe essere molto sensato. Con la semplice consapevolezza
delle credenze che ci piacerebbe possedere e dei risultati finali che vorremmo
raggiungere potremo cominciare a lavorare su alcuni aspetti quotidiani della vita.
Ciò significa dar corso ad azioni che molto probabilmente deviano un po’ dal
nostro normale schema comportamentale e intraprendere su base regolare gesti
che nel contesto della consuetudine non hanno senso, ma che sono in linea con
la vita che vorremmo vivere. Questi nuovi gesti implicheranno allora l’esistenza
di una corrispondente nuova credenza, e quando verranno costantemente
ripetuti la nuova credenza sarà costretta ad affermarsi.
Agire fuori del normale è come sospendere temporaneamente le antiche
convinzioni che di solito ci impedirebbero di comportarci in quel modo nuovo, e
questa sospensione funziona egregiamente!
Per dirla con più chiarezza, potreste decidere all’improvviso di svoltare a
sinistra invece che a destra, o di ridere invece che piangere o di comportarvi
come se qualcuno o tutti i vostri sogni si fossero già realizzati. Questo tipo di
comportamento manda al vostro testimone interiore il segnale che la realtà non è
più quella che soleva essere. E prendendo quel vostro testimone interiore sempre
in contropiede, gli dimostrerete che non può più restare adagiato sugli schemi
consueti, né può fare affidamento sulle convinzioni cui da sempre si affida per
formare la sua realtà. Quando agite in modo nuovo, si desta l’anticipazione
dell’inaspettato, e le porte dell’appagamento, prima sprangate, si spalancheranno.
Agire «come se»: seminare nuove credenze
Per fare qualche esempio di azioni che si possono intraprendere per scalzare
un’antica convinzione e farne attecchire una nuova, comincerò con quello che ho
sempre fatto quando avevo delle preoccupazioni finanziarie (cioè quando avevo
paura che i miei introiti si esaurissero).
Vincere la povertà
Ogni volta che mi sono imbattuto nell’illusione che presto sarei rimasto senza
soldi, ho cominciato subito a riservare del denaro alle opere di carità. Mi sono
imposto ogni settimana di staccare un assegno da destinare alla beneficenza.
Erano cifre abbastanza consistenti da farmi «sospendere» la convinzione di non
avere una fonte certa o prevedibile di guadagno. Quando ero preoccupato di non
farcela non era facile staccare quegli assegni, ma il gesto andava decisamente
contro la mia convinzione limitante. Avrei potuto ragionare secondo logica e
dire a me stesso: Manderò qualcosa la prossima settimana, oppure avrei potuto
valutare se di recente avevo già donato una cifra, invece mi costringevo a farlo e
basta. Una volta che mi ero attivato, al meglio delle mie capacità, cominciavo a
sentire un senso di gratitudine perché ero nella posizione di poter aiutare gli altri,
e mi pervadeva la certezza che lo scrigno dei miei averi sarebbe stato riempito
dall’Universo (in base ai principi innescati dal mio agire), cosa che
immancabilmente accadeva.
Dominare la malattia
Se siete malati e costretti a letto da mesi, desiderosi di riprendere le passeggiate
quotidiane invece di aspettare semplicemente di star meglio, come prima cosa
ogni mattina dovreste ascoltare le previsioni del tempo. Sapreste così se pioverà,
e potreste decidere come vestirvi, comportandovi come se doveste uscire per una
gita. Puntate la sveglia proprio come se vi voleste alzare presto. E se non siete
costretti a letto, cercate di fare pochi passi intorno alla casa, come se steste
facendo una vera e propria passeggiata. Anche visualizzare la gita sarebbe di
grande aiuto nell’accelerare la guarigione.
Tutte queste azioni sospenderebbero la convinzione di essere malati, e assieme
al desiderio di cambiare la situazione costringerebbero l’organismo a rispondere
con un miglioramento. I messaggi inviati – «attivare sistema per passeggiata» –
verrebbero accolti e immagazzinati dal vostro testimone interiore, e avrebbe
inizio l’erosione della convinzione contraria. Nascerebbe un nuovo ottimismo, e
si accelererebbe il processo di guarigione.
Tutto questo va ovviamente associato a quello che solitamente si deve fare per
superare una malattia, e cioè seguire i consigli del medico, nutrirsi in modo
corretto e così via.
Trovare lavoro
Se siete disoccupati cominciate a comportarvi come se un impiego lo aveste:
puntate la sveglia, preparate gli abiti adatti. Sforzatevi di andare a guardare le
vetrine, come se vi poteste permettere gli acquisti che desiderate fare. A volte
dovreste addirittura uscire di casa come per andare al lavoro, solo per mettere in
atto la routine mattutina tipica di chi ha un impegno quotidiano. Uscire
potrebbe significare incontrare un amico e andare a prendere un caffè dove
solitamente si ritrovano le persone che lavorano in una determinata zona. Anche
in questo caso, agire come se dovrà aggiungersi a ciò che normalmente va fatto
quando si cerca lavoro, cioè preparare un curriculum, contattare le agenzie di
collocamento, leggere gli annunci e così via. Ma l’importante è riuscire a
comportarsi ogni tanto come se aveste il lavoro che desiderate.
Viaggiare
Se sognate di poter viaggiare un giorno, fate il passaporto oggi, chiamate oggi
le agenzie di viaggio, date un’occhiata in rete, guardate i prezzi e prendete
informazioni sui luoghi che desiderate visitare, come se aveste già programmato
di partire, anche se – specialmente se – tutte queste azioni vanno contro ciò che
la vostra convinzione corrente suggerisce.
Trovare l’anima gemella
Se volete trovare il compagno della vostra vita cominciate a guardarvi in giro
alla ricerca del regalo che gli o le comprereste, pianificate dei fine settimana
insieme, immaginate i luoghi che vi piacerebbe visitare con quella persona e le
cose che fareste se foste in coppia, per esempio andare a teatro o ai concerti. Non
limitatevi a prepararvi: agite come se aveste già un compagno. Io sono arrivato
addirittura a comprare due biglietti, per me e per la mia ipotetica dolce metà,
senza nemmeno sapere chi avrei invitato.
Una macchina nuova
Se sognate una macchina particolare, andate dalla concessionaria che la vende
e provatela, oppure chiedete informazioni ai venditori. Informatevi sulla
valutazione della vostra auto attuale, e sul costo dell’assicurazione della macchina
che desiderate, come se già la possedeste.
La coscienza della ricchezza
Oltre agli esempi sopra citati, se volete vivere in grande stile… cominciate a
comprarvi le scarpe adatte! Chiedete il prezzo di una villa a Saint-Tropez,
chiamate il club golfistico, fondate il vostro ente benefico e aprite un conto di
investimento online, come se foste sul punto di investire una somma cospicua.
Guardate i negozi, sfogliate i cataloghi e chiedete alla vostra banca di alzare il
limite di spesa con la carta di credito. Organizzate una festa, fate la lista degli
invitati e scegliete la location, come se viveste già nell’abbondanza.
Altri miracoli a portata di mano
Se volete che il vostro reddito aumenti, fate cose – qualsiasi cosa – che solo
una persona ricca farebbe. Se volete perdere peso, allora per un giorno mangiate
tutto quello che pensate mangerebbe una persona magra, e nella stessa quantità!
Se volete più amici, programmate le attività da svolgere in compagnia, e ogni
volta che immaginate eventi o programmi a cui partecipereste, pensate sempre al
plurale.
Se volete superare la paura di volare, iscrivetevi ai corsi organizzati dalle
compagnie aeree per i viaggiatori abitudinari. Se volete pubblicare i vostri scritti,
depositateli alla SIAE e dedicatevi a fare quello che pensate uno scrittore farebbe,
per esempio firmare autografi. Se volete aiutare gli altri, cominciate da chi vi sta
accanto. Se volete smettere di fumare, iniziate a mettere via i posacenere. Se
volete raddoppiare le vendite della vostra attività, scegliete una gratifica che vi
piacerebbe ricevere. Se volete diventare amico di qualcuno o di un particolare
gruppo di persone, cominciate a scrivere il loro nome nella vostra agenda come
se doveste pranzare o trascorrere insieme il fine settimana.
Tutti questi gesti sono divertenti e non costano nulla. Dovete solo impiegare
un po’ di creatività. Non ponete limiti alla vostra inventiva.
E, come ho già detto, fate quello che potete! Cominciate a vivere i sogni nella
misura in cui vi riesce. Se desiderate un giorno avere così tanti soldi da potervi
permettere qualunque follia, cominciate ora a concedervi qualche piccolo
capriccio, o se volete girare il mondo, iniziate dai piccoli viaggi che potete
permettervi. E, come già raccomandato, ricordatevi sempre di aggiungere questi
comportamenti a tutte le altre azioni che si intraprendono di solito per cercare di
cambiare la propria vita, non di sostituirle.
Nella maggior parte di questi esempi noterete che si tratta di azioni che
normalmente si farebbero dopo aver raggiunto un determinato sogno; non sono
solo passi propedeutici in linea con un determinato obiettivo. Non che ci sia
nulla di sbagliato nel prepararsi: anche questo significa avere fiducia ed essere
pronti ad andare avanti. Ma le azioni che presuppongono che il sogno sia già
diventato realtà sono ancora più potenti di quelle intraprese affinché esso si
realizzi.
Comportandovi come se aveste già raggiunto l’obiettivo avrete un impatto
maggiore sul meccanismo dei pensieri e delle convinzioni. Qualunque cosa
vogliate, fin dove è possibile agite come se essa fosse già presente nella vostra vita.

Il potere della simulazione


Questo agire come se è come giocare, ma non ha minor peso di quell’agire e
comportarci che già mettiamo in opera in base alle convinzioni che alimentiamo.
Osservatevi, e attraverso le vostre azioni «involontarie» scoprirete dove risiedono
i vostri convincimenti più profondi. Per esempio, se vi accorgete che state
facendo scorte per i tempi duri, cosa dice questo riguardo alle difficoltà che
verranno e alle vostre capacità di affrontarle? Ciò non significa che non bisogna
essere prudenti, ma che si possono individuare i condizionamenti più nascosti e
cominciare a corroderli con veri e propri atti di fede.

Il potere delle parole


C’è un altro tipo di azione, che costituisce l’argomento cardine di
innumerevoli libri: le parole. Le parole sono pensiero cristallizzato, portato a un
altro livello di specificità e chiarezza, e riflettono quello in cui credete più
profondamente. Potete formulare infiniti pensieri di ricchezza, ma se credete più
nella povertà, molto probabilmente vi sentirete pronunciare frasi del tipo: «I
lavori ben remunerati sono difficili da trovare». Saranno le convinzioni più forti
quelle che in ultima analisi faranno scaturire i pensieri più potenti,
determineranno le parole che pronuncerete e alla fine daranno forma alla vita
che condurrete.
È come se le parole fossero pensieri selezionati e portati quaggiù sulla Terra a
mostrare la luce del giorno, basate su convinzioni che ne determinano la nascita,
così che possano fare da guida alla massa degli altri pensieri non ancora
manifestati.
Le parole, come le azioni che esse diventano, possono essere suddivise in due
categorie: quelle che in qualche modo escono spontanee durante la
conversazione – ovvero quelle che rispecchiano le nostre convinzioni – e quelle
che scegliamo deliberatamente, come affermazioni o mantra, che possono dare
origine a nuove credenze.
La parola è pensiero cristallizzato
portato a un altro livello di specificità e chiarezza
Le parole come espressione delle proprie credenze
Il primo tipo – quelle pronunciate senza particolare riflessione – costituisce
una mappa esauriente del territorio delle convinzioni, ed è per questo che
personalmente presto grandissima attenzione a tutto ciò che dico. Se quando
chiacchieriamo con gli altri ci ascoltiamo attentamente, così come succedeva
osservando le nostre azioni, ci accorgeremo di esporre le nostre convinzioni. Per
questa ragione si può tranquillamente affermare che le parole sono
semplicemente pensieri che presto si tramuteranno in cose. E seguendole a
ritroso verso le credenze da cui derivano, riusciremo a identificare quali di esse
sostengono e quali negano i nostri sogni.
Le parole come strumento per creare nuove possibilità
Il secondo tipo – quelle che scegliamo deliberatamente, come le affermazioni –
possono essere uno straordinario strumento per installare nuove credenze e
attrarre nuovi pensieri e nuove idee più in linea con i nostri sogni. Non solo: così
come gli atti di fede di cui ho parlato, ci aiutano a fare progressi nel minare i
condizionamenti limitanti. Nel caso queste affermazioni, definite anche mantra,
vi risultino nuove, sappiate che non sono altro che brevi ed efficaci dichiarazioni
che ripetiamo fra noi. Per esempio: «Sono circondato da ricchezza e
abbondanza»; possiamo sostituire i sostantivi con «amici e allegria» o con
qualsiasi altra cosa da cui vogliamo essere circondati (come se già ci circondasse).
Non ci sono schemi predefiniti o modelli magici; sono solo una o due frasi
(magari tre) che potete ripetere più e più volte, in genere ad alta voce, ma anche
dentro di voi.
Utilizzare questi mantra è una vera e propria forma di autoipnosi, oltretutto
estremamente semplice, perché ripetere e sentire quello di cui si vuole fare
esperienza dal punto di vista emotivo – come se lo si stesse già vivendo – e non
limitarsi semplicemente a ripetere: «Voglio quella cosa, voglio quella cosa, voglio
quella cosa», crea l’energia che dà a quei mantra e ai pensieri a loro correlati più
credibilità e permanenza. Spero abbiate notato che ho appena usato la parola
«sentire», perché dire senza sentire serve a ben poco. Deve essere presente
un’emozione, altrimenti le parole e i pensieri correlati non saranno in grado di
competere con gli altri pensieri che lottano per guadagnarsi un supporto
emotivo, sia esso paura o felicità. Sentendo le emozioni delle parole che
pronunciate magnificherete il potere dei pensieri dietro di esse e la credenza che
intendete far vostra. Perciò immergetevi completamente nelle parole che
scegliete, e ascoltatevi come se steste ascoltando una qualche autorità superiore
che vi racconta come la vostra vita è già.
Perché la gratitudine funziona
Quando si formulano pensieri o parole di gratitudine, in realtà si formulano
pensieri sull’aver già ricevuto e sull’essere già stati benedetti (o comunque vogliate
chiamarlo). Vi ricordate quello che succede quando pensate, qualsiasi sia il tipo
di pensieri che fate? I pensieri diventano le cose della vostra vita. Questo significa
che quando formulate pensieri sull’aver già ricevuto, detti pensieri fanno di tutto
per tornarvi indietro come esperienza reale (manifestandosi perciò nel tempo e
nello spazio). E possono farlo soltanto costruendo le circostanze grazie alle quali
fisicamente riceverete tutto quello per cui avevate ringraziato, così da poter
sperimentare quella gratitudine che avevate inviato «in via preventiva».
Come sempre, è la sensazione che conta di più. Anzi, per sentirsi grati non c’è
neppure bisogno di esserlo per qualcosa in particolare. L’Universo (il vostro Sé
Superiore, i vostri pensieri) vi risponderà dandovi il motivo di sperimentare la
gratitudine che avete già messo in atto, fabbricando gli eventi e le sorprese a cui
magari voi nemmeno avete pensato, ma che erano esattamente il tipo di cose che
avrebbero creato la sensazione che avete pensato!
È per questo che la gratitudine funziona. Contrariamente a quello che tutti
credono, non è perché l’Universo è felice di sentirvi grati e quindi vi manda di
più: non esiste un tale sistema giudicante. Funziona grazie ai pensieri e alle
sensazioni che genera, e può diventare un’esperienza fisica solo
materializzandosi negli eventi e nelle cose adatte.
Ora, se pensate che provare gratitudine per avere qualcosa in cambio è
egoistico e quindi riprovevole (cioè che significhi solo voler ricevere di più),
bene, sappiate che non lo è affatto. Questo non è altro che un condizionamento
limitante. La verità è che ce n’è abbastanza per tutti, e il fatto che riceviate quello
che desiderate non significa che altri saranno privati di quello che vogliono. In
più, come potreste dare agli altri, se prima non avete ricevuto? E come potrebbe
una cosa fatta di pensiero essere limitata?
Ringraziate la vita, la sua bellezza
e i suoi infallibili principi
per aver già manifestato i vostri sogni
La gratitudine è potente e funziona davvero. Perciò, ogni volta che potete,
aggiungetela alle affermazioni che formulate. Rendete grazie alla vita, alla sua
bellezza e ai suoi infallibili principi per aver già manifestato i vostri sogni;
pronunciate frasi come: «Grazie per avermi circondato di salute, ricchezza, amici
e felicità!» Ma soprattutto sentitelo.
* * *
La vita vi attende: attende che le diate una direzione e un significato, che
accendiate la scintilla. Agendo in linea con i vostri sogni chiamerete a voi quegli
inattaccabili principi, metterete in azione una schiera di forze invisibili e
libererete la magia che sta dietro l’illusione del tempo e dello spazio. È la stessa
magia che vi permette di finire una frase prima ancora che sappiate come finirà,
che sa quanto velocemente batterà il vostro cuore e che vi fa sognare ogni notte.
Ed è la magia che allinea gli stormi di uccelli in formazione, manda gli orsi in
letargo, fa produrre il miele alle api e fa crescere gli alberi e i fiori. È questa la
magia che invocate quando agite con certezza, la magia che realizza i sogni;
l’unica cosa necessaria a far rotolare la palla è che voi prendiate la mira e tiriate. E
come un boomerang, le vostre intenzioni – sostenute dai pensieri, dalle azioni e
dalle parole – torneranno indietro in forma di realtà nel tempo e nello spazio.
Siamo tutti stregoni. Siamo tutti maghi. Possiamo tutti invocare la magia per
vivere la vita dei nostri sogni. Anzi, è il nostro più grande diritto di nascita.
5
Doni del cielo

ABBIAMO parlato di pensieri, di credenze, di emozioni e di azioni; ma quali


vengono per primi? Dove inizia il ciclo? Cos’è che ispira i pensieri, che si
trasformano poi in cose, che danno poi origine alle emozioni – emozioni
attraverso le quali formuliamo giudizi e costruiamo convinzioni su cui poi
basiamo i nostri successivi pensieri, le nostre successive sensazioni, le nostre
successive azioni? Dove inizia la catena?
Nel capitolo 3 ho affermato che al principio, perché il tempo e lo spazio
esplodessero nell’esistenza, fu necessario un enorme, profondo desiderio
espresso da una Divina Intelligenza, ed è proprio lì che sta la risposta: per primo
viene il desiderio, che precede il tempo e lo spazio, ed è quello da cui siamo nati.
E ora siamo qui, dentro questo desiderio – noi stessi divini, noi stessi creatori – a
portare questo sogno a un altro livello attraverso i nostri desideri innati. E
possiamo farlo perché siamo stati dotati di libera volontà e del potere di pensare i
pensieri.

Il sogno è potente e vitale


Alcuni dei nostri desideri e dei nostri sogni sono innati, mentre altri li creiamo
o formuliamo durante il viaggio che intraprendiamo (e di cui parlerò più avanti
nel capitolo). Quelli innati, impressi nel nostro animo e parte integrante della
nostra personalità, sono al di fuori della nostra consapevolezza consueta. Sono
stati in molti ad affermare che noi tutti siamo entità spirituali che vivono
un’esperienza umana, e che è dalla vastità di questa nostra entità spirituale che
riceviamo guida e direzione sotto forma di sogni e desideri, ma anche grazie alle
intuizioni, all’istinto e agli impulsi: percezioni che ci aiutano a trovare la strada.
Questi doni che vengono dal cielo, queste percezioni o sensazioni intuitive,
hanno un’origine più spiccatamente celeste che non i pensieri normali, le
emozioni e le azioni, perché questi ultimi sono il più delle volte sottoprodotti
della nostra esperienza nel tempo e nello spazio e sorgono come reazioni agli
eventi e alle circostanze che costruiamo. Al contrario, le sensazioni – e qui
intendo anche i desideri, le intuizioni e gli impulsi, non le emozioni – ci arrivano
attraverso strade divine, come doni del cielo. Doni perché originano al di fuori
della normale consapevolezza, e non dall’esterno ma al nostro interno,
indipendenti dal mondo fisico in cui viviamo.
Certo, non esiste una reale separazione tra il nostro Sé Spirituale e quello
Fisico, dal momento che lo spazio e le distanze sono pura illusione, ma poiché ci
focalizziamo così completamente sulla realtà di «questo e quello», abbiamo fatto
un pessimo lavoro nell’affinare le facoltà spirituali. Aprendo gli occhi della
mente, invece, veniamo a contatto con il nostro Sé più alto, costruiamo le
condizioni favorevoli per raggiungere maggior felicità e appagamento, e ci
avviciniamo alla fonte magica interiore da cui nasce tutta la nostra
consapevolezza.

La conoscenza diretta
Le sensazioni, gli impulsi e le intuizioni, così come le illuminazioni spontanee,
sono tutte forme di conoscenza diretta, e originano da un luogo remoto
all’interno di noi, collegato al nostro Sé più alto. Questi sprazzi di comprensione
profonda accendono lampi di verità in quella che è la nostra realtà, la
rappresentazione in cui siamo immersi con il ruolo di creatori. Costituiscono
una sorta di finestra privata che si affaccia sulla Mente Divina, e spesso appaiono
quando meno ce li aspettiamo. Allenandoci però ad accoglierli possiamo
sfruttare la saggezza che ci offrono, aggiungendola al nostro personale arsenale di
verità.
Dal momento che siamo senz’ombra di dubbio entità spirituali senza limiti, e
dal momento che lo spazio è un’illusione, siamo veramente ovunque nello stesso
momento. La nostra consapevolezza si estende agli angoli più remoti dello spazio
e fa parte di ogni atomo e ogni molecola del pianeta Terra.
In questo esatto momento, mentre leggete queste parole, siete letteralmente
collegati a gente che vive in Cina, in America e in Arabia Saudita: a tutti,
ovunque, sempre. Alcuni autori e comportamentalisti animali hanno scoperto
proprio una connessione di questo genere, nota come il «Fenomeno della
centesima scimmia» (e oggetto di accesi dibattiti).*
Questa connessione non si verifica solo nel tempo presente, ma si estende per
l’eternità, passata e futura. Siamo tutti presenti e siamo tutti Uno, e dunque
abbiamo un canale di informazioni preferenziale: una connessione diretta con
tutta la conoscenza e tutti i fatti in ogni tempo e in ogni luogo, passato e futuro. E
con questo tipo di conoscenza abbiamo senza dubbio accesso alla saggezza
infinita, a meno che non crediamo altrimenti. Se per esempio pensiamo di essere
solo esseri umani, capaci di conoscere soltanto quello che ci è stato insegnato o
quello di cui facciamo esperienza fisica, interrompiamo drammaticamente il
flusso di questa corrente di conoscenza profonda.
La nostra connessione con l’Infinito ci rende straordinariamente sensitivi;
vero è però che alcuni di noi hanno accesso a queste informazioni più facilmente
di altri. La chiave è realizzare che il punto di partenza verso la conoscenza e la
saggezza infinite dovrebbe consistere nella consapevolezza che esse sono già a
nostra disposizione, anche se siamo stati abituati a ritenerle inaccessibili. La
maggior parte di noi tende a pensare (e la società e l’evoluzione delle nostre
credenze hanno rinforzato questa convinzione) che dobbiamo agire come se non
sapessimo nulla finché non lo «proviamo» o lo apprendiamo attraverso
l’intelletto, traendolo in genere da fonti al di fuori di noi. La prova risiede invece
nelle nostre illimitate esperienze di conoscenza diretta: quelle rivelazioni grazie
alle quali, nel giro di un istante, passiamo dal porre una domanda al possedere
inspiegabilmente la risposta.
Tutti, nel corso della vita, utilizziamo questa connessione con lo spirito;
possiamo cominciare a rendercene conto semplicemente chiedendoci da dove
vengono tutti i pensieri, i ricordi o le idee.
Ecco un facile esercizio.
Fate un’inspirazione profonda, trattenete il fiato e poi lasciatelo andare.
Ora, con la mente vuota e rilassata, tornate indietro a un ricordo della vostra
infanzia, un evento capitatovi prima dei dieci anni.
Fatto? Bene. Da dove viene questo ricordo? Di certo non penserete che sia
fisicamente immagazzinato nel cervello. È un ricordo conservato dal vostro
essere spirituale, e richiamandolo con l’intenzione, e con la certezza di poterlo
fare, lo avete riportato al presente.
Ora ripensate a qualcosa che vi è successo ieri.
Fatto? Bene. Adesso avete riportato indietro un’altra cosa. Da dove viene? Un
attimo fa non c’era. E avete notato che quando cominciate a pensare a un ricordo
lontano, a mano a mano che vi immergete in esso iniziano ad affiorare sempre
più particolari?
Ora un altro esercizio: provate a ricordare le tecniche e gli strumenti utilizzati
per sollevare i blocchi che compongono le possenti piramidi di Giza.
Cos’è successo? Un attimo fa stavate utilizzando il canale di informazioni, e
ora sembra che si sia asciugato. Siamo stati addestrati a credere che non
conosciamo la risposta solo perché quando quei blocchi sono stati messi l’uno
sull’altro non c’eravamo. Eppure intuitivamente riusciamo a capire che la nostra
memoria non è qualcosa di fisico situato nel cervello, e siamo in grado di
comprendere che siamo tutti «Uno». E allora non potrebbe in fondo essere vero
che se un’altra parte di noi era là, noi eravamo là? Di più: in quanto Uno con
tutte le cose, eravamo là indipendentemente dal fatto che altri esseri fossero
presenti. Per come la vedo io, potrebbe essere così; solo che la maggior parte di
noi non ha ancora imparato a esercitare quei muscoli che ci fanno arrivare a una
conoscenza profonda di questo genere. Il nostro scetticismo ci impedisce di
creare l’intenzione, prerequisito indispensabile per queste illuminazioni,
malgrado sia proprio ciò che succede nel corso delle infinite esperienze sia di
visioni proiettive astrali sia di visioni remote.
La xenoglossia è una capacità medianica grazie alla quale un individuo, in
genere sotto ipnosi profonda, è in grado di parlare una lingua che non ha mai
studiato. Ovviamente, dal momento che queste storie non concordano con il
credo della nostra cultura, non fanno mai notizia. Viene razionalizzato che
l’individuo sotto ipnosi deve aver fatto esperienza di quella lingua in un qualche
momento precedente della sua vita, e lì l’esplorazione finisce. Non ha importanza
che queste storie di tanto in tanto riappaiano, come fanno quelle di ricordi di
reincarnazione, esperienze extrasensoriali e altre esperienze paranormali. Ed è
esattamente per questo che ulteriori ricerche su tali fenomeni sono state
abbandonate: semplicemente perché nel nostro sistema sociale è inaccettabile
credere che possano esistere le illuminazioni spontanee. Le nostre credenze
limitanti, come già detto, liquidano qualsiasi prova di circostanze ed eventi che
non siano in accordo con esse e l’argomento viene lasciato cadere. La verità
invece è che tutta la conoscenza e la saggezza sono immediatamente accessibili a
ciascuno di noi se smettiamo di affidarci alla convinzione contraria.
Il motivo per cui accenno a tutto questo non è catapultarvi nella conoscenza
istantanea di tutte le cose, o sentirvi parlare in tutte le lingue, ma aiutarvi a
sintonizzarvi con i doni che avete ricevuto dall’alto, per migliorare la vostra vita,
attirare i cambiamenti e vivere i vostri sogni, che per fortuna, anche in questa
nostra società spiritualmente primitiva, è una cosa che molti di noi ritengono già
possibile.
La creatività: il nostro legame con la mente divina
Il pensiero creativo viene dalla capacità di sospendere il pensiero razionale, o
la parte metodica del cervello, e immergersi nella Divina Intelligenza. In realtà
siamo tutti creativi, ma spesso non permettiamo a questa dote di fluire a causa
delle credenze limitanti che alimentiamo.
Essere creativi è come un processo di nascita, dove in un batter d’occhio quello
che prima non esisteva improvvisamente viene alla luce e si aggiunge alla Mente
Divina o Divina Intelligenza affinché gli altri ne possano fruire.
La creatività è un’altra prova del fatto che non solo esistiamo al di là dei sensi
fisici, ma che possiamo trarre conoscenza profonda, comprensione e soluzioni
proprio da quei regni che rendono affascinante la nostra avventura nel tempo e
nello spazio.

«Channelling» e scrittura automatica:


esprimere il proprio Sé Superiore
Un altro esempio della innata connessione con il nostro Sé Superiore sono gli
innumerevoli episodi di canalizzazione. Mi riferisco a quelle persone che sono in
grado di generare volontariamente una trance durante la quale un’altra parte del
loro essere, a volte addirittura un’altra personalità, parla attraverso di loro.
Altre persone fanno channelling grazie a quella che viene definita scrittura
automatica. Conversazioni con Dio, di Neale Donald Walsch, e Il gabbiano
Jonathan Livingston, di Richard Bach, sono esempi dei giorni nostri. Gli autori
sostengono di aver letteralmente sentito la loro penna scrivere per volontà
propria, o di aver semplicemente seguito la dettatura di un flusso inesauribile di
parole che scorreva ordinato nelle loro menti. Anche nel loro caso non ci fu
bisogno di correzioni: la prima stesura del libro fu anche la stesura finale. Che si
tratti di parole dette o scritte, questi sono entrambi esempi di channelling, di
connessione con l’Infinito, e non ho alcun dubbio che tutti noi saremmo capaci
di comunicare in questo modo.
Anzi, sono convinto che tramite le intuizioni e le sensazioni tutti partecipiamo
di questo tipo di comunicazione ininterrottamente, ogni giorno della nostra vita,
non necessariamente con altre personalità ma piuttosto con le «porzioni» più
grandi di noi. E pur non avendo io mai avuto questo tipo di esperienze, non
posso fare a meno di stupirmi davanti al processo della creatività, che sia
mediante la scrittura, il pensiero o il calcolo, e spesso mi chiedo: Da dove viene
questo flusso di coscienza? Dato che siamo creature fisiche e che il pensiero non
può semplicemente essere un prodotto del cervello (ma è piuttosto una sua
elaborazione) non ha forse senso che ogni pensiero che abbiamo formulato sia
stato per un certo grado canalizzato dai nostri Sé Spirituali attraverso i nostri Sé
Fisici? E sebbene le parole vengano articolate fisicamente, di certo converrete con
me che le idee che esse trasmettono non sono semplicemente composte dalla
bocca e dalla lingua. Il nostro corpo è soltanto l’apparato che consegna «il
messaggio», il quale origina da qualcosa a monte. Siamo tutti dei canali, e il
nostro corpo semplicemente trasferisce l’energia spirituale al mondo fisico che,
di nuovo, è reso possibile grazie alla nostra connessione con l’Infinito.
Ora, a proposito di materiale canalizzato, vorrei darvi un avvertimento. Solo
perché queste informazioni originano al di fuori del tempo e dello spazio (il che
di fatto è vero per qualsiasi informazione) non significa che siano sempre
accurate, utili o persino di aiuto. Mi è capitato di leggere di channelling
riguardante materiale assolutamente spregevole, degradante e negativo, dunque
ciascuno di noi deve fare una cernita; dobbiamo essere noi i giudici di ciò che è
utile o è spazzatura, e il modo migliore per farlo è seguire le sensazioni. Se
qualsiasi informazione, canalizzata o meno, comprese le mie parole, non vi
convince o non vi fa sentire bene, allora mettetela da parte. Dovete essere voi i
moderatori di voi stessi, voi a filtrare le informazioni che vi arrivano, non
importa quale sia la fonte.
Sebbene non necessariamente tutto il materiale canalizzato sia utile, la sua
esistenza fornisce la prova che ci sono regni più grandi, al di là del tempo e dello
spazio, e dimostra che la conoscenza non scaturisce esclusivamente dagli eventi
che accadono nel tempo e nello spazio, come ci è stato erroneamente insegnato.
Non dobbiamo usare esclusivamente la logica, per capire i compiti e le sfide che
ci stanno davanti. Affidandoci alla giusta mescolanza di intuizione, creatività e
istinto – le sensazioni, questi inestimabili doni della Mente Divina –
affronteremo meglio quelle sfide, calmeremo le acque agitate e le menti ansiose, e
arriveremo a intuizioni profonde e creazioni mai esistite prima. Abbassando la
guardia della logica e ricorrendo a questi doni riusciremo a considerare la vita
che ci sta davanti all’interno di un quadro molto più ampio e completo di quello
che la logica è mai riuscita a cogliere.

Lasciate che i vostri ardenti desideri


incendino il mondo
Non siamo qui unicamente per soddisfare i bisogni finalizzati alla mera
sopravvivenza; il grandioso desiderio originario che ha generato il tempo e lo
spazio non ha stabilito che avessimo esperienze banali; siamo qui per avere
piacere e felicità, per crescere e prosperare, e questi obiettivi possono essere
raggiunti solo perseguendo le passioni che ciascuno di noi possiede. Troppo
spesso si ritiene che i nostri desideri siano frivoli e i nostri sogni egoisti, eppure il
nostro pianeta è un paradiso di abbondanza, che condivide i propri tesori con
coloro che si impegnano a sobbarcarsi metà del cammino – anzi, meno della
metà – grazie a pensieri senza limiti, grandi aspettative e semplicissime azioni. E
più gli permettiamo di condividere con noi, più esso condividerà con gli altri, in
un dispiegarsi che inevitabilmente e infallibilmente supererà il sogno originario.
I sogni sono egoisti solo se si crede nella scarsità e nella mancanza, se si crede
che per ciascuno che riceverà qualcosa un altro rimarrà senza. Ma queste
convinzioni non sono realistiche, se si capisce fino in fondo che siamo esseri
spirituali e che i cardini tradizionali della vita sono semplici illusioni. I vostri
sogni vengono dall’Infinito, e solo perseguendoli e abbandonandovi a essi
potrete ridare al mondo tutto quello che avete da dare, rimanendo fedeli ai vostri
«egoistici» desideri. Avrebbe forse Thomas Edison potuto rivolgersi agli oppressi
come ha fatto madre Teresa? Avrebbe potuto Albert Einstein pregare per la
salvezza dell’umanità come ha fatto Martin Luther King? Avrebbe potuto
Abramo Lincoln costruire macchine come fece Henry Ford? Sappiamo chi
furono queste persone perché ciascuna di loro seguì la propria grande passione,
le proprie tendenze innate, le proprie voci interiori. L’ironia, però, riguardo al
pensiero che i nostri sogni siano egoisti, è che le masse – a volte per generazioni e
generazioni – hanno sempre beneficiato delle azioni di individui che hanno
insistito nel marciare al ritmo del proprio tamburo interiore, o, come disse
Richard Bach nel suo Illusioni, secondo «la propria anima divinamente egoista».
I nostri sogni e desideri sono unici come le impronte digitali, e ne siamo
forniti in base alle nostre richieste spirituali personali e uniche. Abbiamo sogni
diversi per una ragione ben precisa: massimizzare le possibilità di sperimentare
avventure e lezioni che ci potranno arricchire. Non tutti aspiriamo a diventare
medici, non tutti nasciamo con il desiderio di essere belli e, per quanto difficile
sia da credere, non tutti siamo nati per aspirare a una vita facile e comoda. Non
esistono due persone al mondo che vogliono esattamente le stesse cose. È come
quando scegliamo le vacanze: c’è chi preferisce riposare e non fare niente e chi
predilige il rischio e l’avventura a qualunque costo.
I sogni seguono una tabella di marcia invisibile ma ben precisa, che ispira il
nostro viaggio e porta a ciò che siamo qui per ottenere – l’esperienza –, e ci
rivelano il nostro vero potenziale. Se vengono etichettati come frivoli, permissivi
o egoisti, o se vengono sostituiti da sogni più idealizzati e convenzionali, sogni
che non sono veramente nostri ma sono da tutti considerati pratici, sicuri o
rodati, non facciamo altro che soffocare la nostra crescita spirituale e la nostra
felicità. Purtroppo questa sostituzione si verifica ogni volta che la società e
persino la famiglia fanno di tutto per indirizzarci verso la direzione «giusta», in
teoria per il nostro bene. E sebbene le intenzioni siano buone, nessuno potrà mai
conoscervi bene come vi conoscete voi. Nessun altro può sapere che cosa vi
appaga o che cosa vi guida; nessun altro può vedere attraverso la vostra finestra
affacciata sul divino, né sentire gli istinti e le pulsioni che vi vengono sussurrati
all’orecchio; e nessun altro all’infuori di voi può sapere quali potenzialità e talenti
alberghino nel vostro profondo. Come disse Shakespeare: «Sii fedele a te stesso».

Ritrovare la strada
Se ora vi sentite nel pieno del flusso della vita, in un viaggio che ha
contemplato innumerevoli opinioni altrui nonché, forse, vostre convinzioni
personali limitanti, e pensate di essere così fuori strada da non avere idea di chi
realmente siate o di quali siano i vostri più grandi potenziali, allora forse vi state
ponendo una delle domande più frequenti di tutti i tempi: «Cosa devo fare della
mia vita?» Non è bello trovarsi lì; ci sono passato anch’io. Per fortuna, riprendere
a muoversi è più facile di quanto sembri.
Ecco alcune riflessioni che possono aiutare tutti a ritrovare la strada:
1. Siate voi stessi.Sebbene quello che dirò tra poco potrebbe non essere
elettrizzante, non c’è un unico modo per capire che fare della propria vita.
Certo, può essere appropriato dire che ciascuno di noi ha un ruolo ben preciso
da svolgere – una nicchia speciale che nessun altro può occupare –, ma questo
ruolo o nicchia viene semplicemente dall’essere voi stessi, e non ha nulla a che
vedere con quello che fate per vivere, non più di ciò che mangiate per
colazione o di quello che indossate per andare a dormire.
Pensare in altro modo implica che in ogni vita c’è una qualche profonda
missione, o una qualche responsabilità particolare nei confronti dell’umanità.
Ma di nuovo, entrambe le cose vengono soddisfatte quando siete
semplicemente voi stessi, indipendentemente da quello che deciderete di
intraprendere. Spiritualmente, la vostra consapevolezza – la vostra esistenza
vera e propria – è unica nel suo genere; è lei a essere importante. Con l’essere
veramente voi stessi, automaticamente seguirete le vostre inclinazioni naturali
e i vostri impulsi verso il ruolo a voi più confacente in ogni particolare
momento della vita, aggiungendo così ricchezza al mondo.
2. Misuratevi con quello che avete già. Una cosa importante da capire è che
ovunque vi troviate in un determinato momento ha un significato e una
ragione. Questo non vuol dire necessariamente che siano ragioni profonde, né
che dovete restare fermi dove siete, ma che è proprio da lì che dovete
cominciare. E la bella notizia è che il punto in cui vi trovate ora è esattamente
dove dovreste essere, quindi non guardatevi alle spalle a riconsiderare altre
possibili decisioni. Accogliete la vostra situazione per quello che è, e fintanto
che vi rimarrete date il meglio, come se non ci fosse un domani.
3. Divertitevi. Questo consiglio ad alcuni può suonare irresponsabile, invece
probabilmente è la cosa più responsabile che possiate fare. Che vi sentiate
perduti o meno, seguite sempre il divertimento. Questo non significa che la
vita debba essere una festa continua. Il divertimento maggiore potrebbe
nascere dalla soddisfazione di aver fatto bene il proprio lavoro, sia questo
essere un buon genitore, un buon coniuge o un buon giardiniere. Visto dalla
giusta prospettiva, tutto può essere divertimento.
4. Cominciate. Ovunque decidiate di andare, cominciate a farlo. Anche se non
siete sicuri di quello che dovreste fare della vostra vita, iniziate con piccoli
passi, oggi, verso qualsiasi direzione vi pare possa generare in voi una
risonanza. Fate qualcosa. Qualsiasi cosa è meglio di niente. Muovetevi. Agite.
Siate la scintilla. E fate quello che potete. Intessete nuove azioni e pensieri nella
vostra giornata di lavoro e nei fine settimana di riposo, e ogni volta che è
possibile fate un passo avanti. Siate affettuosi con voi stessi, indulgenti e
compassionevoli, e non aspettatevi un’illuminazione dalla sera alla mattina.
Essa verrà, e vi indicherà la strada; è inevitabile. Potete accelerarne la venuta
semplicemente dandovi da fare in ogni momento, affrontando quello che
avete davanti e aspettandovi il bene a breve anziché chissà quando.

Una domanda difficile


Ora, con tutto questo parlare di desideri, sono certo che avete già pensato a
quelli, vostri o di altre persone, che vengono considerati – mettiamola così –
disdicevoli. Che dire di questo? Sono anch’essi doni del cielo? Devono essere
anch’essi perseguiti?
Tanto per cominciare, perché una cosa sia disdicevole significa che qualcuno
ha formulato un giudizio. Tenete presente però che quello che una persona
ritiene «cattivo» per un’altra può essere «buono». Consideriamo per esempio i
sentimenti contrastanti della gente di tutto il mondo riguardo al denaro. Per
alcuni è la radice di tutti i mali; per altri rappresenta la libertà, la realizzazione
personale e la sicurezza.
Ma allora potreste chiedere: «E se un mio desiderio danneggiasse gli altri?»
Bene, che gli altri ne siano influenzati negativamente o meno è soltanto
un’opinione – anche quando questi altri affermano di aver subìto un danno, per
esempio quando una relazione finisce. Significa davvero che hanno subìto un
danno? E che dire di quanto si è imparato, di quanto si è cresciuti, e
dell’evoluzione che si compie ogni volta che sperimentiamo un dolore emotivo?
Quando finisce una relazione, le persone soffrono solo se scelgono di soffrire.
Ricordiamo anche che tutto accade perché siamo pronti affinché accada. Gli
incidenti non sono incidenti, e le cosiddette sfortune sono solo passi intermedi
verso prospettive più alte, passi resi possibili da pensieri del tutto nuovi che
conducono attraverso territori del tutto nuovi.
Le sfide arrivano quando siamo pronti per crescere e imparare. A un livello
più profondo si può di fatto considerarle lezioni che aiutano a progredire verso
pensieri che avete pensato e sogni che avete sognato. E se questo è vero per voi,
allora è vero anche per gli altri.
Ampliare la prospettiva
Può darsi che abbiate qualche altra domanda riguardo ai pensieri e ai desideri
«disdicevoli», ma prima di tornare sull’argomento consideriamo la cosa da una
prospettiva più ampia. Magari state dicendo: «Accidenti, mi sembra quasi di
avere fin troppo potere; rischio di spezzare il cuore a qualcuno oppure di amare e
adorare l’altro fino a soffocarlo». Detta così sembrerebbe proprio che abbiate
potere totale sulla vita altrui e probabilmente vi chiedete come possano gli altri
creare la propria realtà quando nei loro confronti avete tutta questa libertà di
comportamento. Analogamente, se le cose fossero rovesciate, le altre persone
avrebbero potere totale su di voi, dal momento che possono comportarsi in
assoluta libertà e in qualunque modo desiderino. Che influenza avrebbe dunque
tutto questo sulla nostra capacità di costruirci la realtà?
Bene, anche se tutti abbiamo un grande margine di libero arbitrio, questo non
significa che il domani sia quella tela totalmente bianca che sembrerebbe essere.
Mi spiego: in base alle mie credenze e alla mia visione del mondo, per me ci sono
solo determinati modi di confrontarmi con le persone con cui vengo in contatto.
Per esempio, sebbene io abbia libertà totale, prendere a pugni qualcuno non è
una possibilità verosimile, né potrei mai comportarmi in modo deliberatamente
malvagio e insensibile; e nemmeno mentirei sfacciatamente o imbroglierei.
E dunque sì, io ho l’ipotetica libertà di agire in qualunque modo desideri, ma
questo non significa che le mie azioni non siano in una certa misura altamente
prevedibili, confinate cioè all’interno di un ventaglio abbastanza ristretto di
probabilità basate sulle convinzioni che nutro attualmente. Ciascuno di noi è
spiritualmente ovunque nello stesso momento, e poiché la nostra consapevolezza
del tempo e dello spazio raggiunge ogni singolo individuo del pianeta, sappiamo
esattamente che tipo di persone ci circondano così come sappiamo esattamente
che genere di azioni siano in grado di compiere. Se questa gamma dovesse
cambiare in un modo non più conforme ai nostri pensieri, bisogni e desideri,
allora attraverso i cosiddetti «incidenti o coincidenze» i giocatori cambieranno.
Determinate persone rimarranno nella nostra vita, oppure se ne allontaneranno,
sempre in base ai pensieri sottostanti, alle credenze e alle aspettative di tutti i
soggetti coinvolti, non importa quanto casualmente o improvvisamente
sembrino arrivare.
Le persone presenti ora accanto a voi non sono lì per caso, né per caso siete
presenti voi accanto a loro. Tutti entriamo nelle reciproche vite dietro
approvazione, nella piena consapevolezza dei possibili ruoli da occupare e dei
potenziali risultati. Il mero fatto che non siamo consci di queste decisioni non
nega ciò che si può invece dedurre con facilità.
Per tornare alla domanda se i pensieri disdicevoli siano o meno anch’essi dei
doni… sì, lo sono, ma questo non significa che ogni loro manifestazione porti
necessariamente pace e felicità, almeno non nel breve termine.
I desideri sono solo desideri; non sono né buoni né cattivi. Ma a volte ci
giungono come risultato delle nostre credenze, che ci suggeriscono che le cose
che vogliamo ci porteranno un certo appagamento. Eppure conosciamo tutti
persone che vagheggiano cose che senz’altro non daranno loro felicità; fino a che
non lo sperimenteranno di persona, però – e cioè fino a che non cambieranno le
loro credenze –, quelle persone continueranno a inseguire qualunque cosa
ritengano possa renderle felici. E quale sistema migliore potrebbe esserci, per
imparare che una cosa o un evento non ci porterà gioia, se non manifestare
quella cosa o quell’evento e capirlo toccando con mano? E sebbene l’esperienza
possa non essere piacevole, alla fine ci fornirà una nuova visione profonda che
fino ad allora, a causa delle convinzioni nutrite, non potevamo avere. Ed ecco che
i nostri desideri cosiddetti disdicevoli avranno portato frutti.
L’apparentemente inspiegabile
Forse vi chiederete anche perché esiste la violenza sui bambini, oppure perché
accadono tragedie imprevedibili e immeritate. Anche queste domande estreme
hanno una risposta; non voglio però allontanarmi troppo dallo scopo di questo
libro, che è quello di andare alla ricerca della propria gioia e realizzare i propri
sogni. Ma per darvi uno spunto circa la strada su cui vorrei condurvi vi chiedo:
siamo sicuri di conoscere tutte le implicazioni spirituali di ogni atroce storia di
cui veniamo a conoscenza? La nostra mente logica, intrappolata nel mondo
fisico, lotta strenuamente per giustificare, razionalizzare e sviscerare. Ma la
nostra essenza spirituale sa che, per spiegare le cose, ci sono ragioni ben più
grandi di quelle che possiamo percepire semplicemente con i sensi.
Non sto sostenendo che non esistano azioni spietate e assolutamente
deprecabili, né sto suggerendo che debbano essere giustificate o che non debba
essere dato aiuto e conforto alle vittime di tali atti efferati. Ma considerando il
quadro più grande, alla luce delle verità spirituali che voglio condividere con voi,
forse possiamo cominciare a capire che si può dare una risposta anche alle
questioni più spinose e che c’è ordine, e quindi amore e perfezione, in ogni
situazione che si verifica nel tempo e nello spazio.

Tutte le risposte che cercate risiedono dentro di voi. Ogni giorno, ritagliatevi un
momento di silenzio, chiedetevi in quale direzione volete procedere, e cercate la
risposta in quello che vi suggeriscono le vostre sensazioni e il vostro intuito.
Seguite il cuore e la mente; il «modo giusto» vi farà sempre sentire bene e avrà un
senso. La vostra missione della vita – il vostro proposito – è semplicemente
essere, essere voi stessi. E l’unico modo per farlo è cominciare ad ascoltarvi: i
desideri, i sogni, le sensazioni che vengono dall’alto. Dopotutto, che altro c’è da
ascoltare? Cosa c’è oltre alle sensazioni?
Voi non siete i vostri pensieri. Voi non siete le vostre credenze. Voi non siete
nemmeno le vostre emozioni, sebbene queste ultime abbiano molto da insegnare.
Tuttavia, il punto più vicino all’essenza del vostro essere è raggiungibile solo
attraverso i desideri e le sensazioni. Essi sono magici, unici – esclusivamente
vostri – e dovrebbero essere onorati. Indicano la direzione che dovete prendere e
il modo in cui potete davvero realizzarvi. Attraverso fresche primavere e
luminose aurore, così come attraverso oscurità e stagioni buie, indicano la via
della luce, evidenziando quelle aree della vita in cui forse vi vedete inferiori a ciò
che veramente siete.
Seguite i vostri sogni: se sono vostri
è per una ragione precisa,
non ultima quella di realizzarli
Le sensazioni vi arrivano da una finestra che si apre sulla Divina Intelligenza.
Tenetela aperta, esercitatevi a guardare attraverso di essa, e siate disponibili a
seguire il cuore e a pensare come forse non avete mai pensato prima. Imparate ad
apprezzare quella vista impagabile. E seguite i vostri sogni: se sono vostri è per
una ragione precisa, non ultima quella di realizzarli.

* Secondo Wikipedia, è quel fenomeno per cui in un gruppo di scimmie un comportamento acquisito si
diffonde istantaneamente a tutti gli individui correlati una volta che si raggiunge un determinato numero
critico. In termini più ampi, indica l’istantaneo e «paranormale» diffondersi di un’idea o capacità a tutta la
restante parte di popolazione dopo che una frazione di essa ha sentito quella nuova idea o appreso quella
nuova capacità.
6
Magico Universo

ECCOVI qui seduti, a leggere queste parole e pensare che voi e la vostra vita siete
così reali. A pensare probabilmente che, più di ogni altra cosa, avete il controllo
di questo momento; a pensare che siete nella vostra casa, nel vostro ufficio, che è
il vostro viaggio, che è la vostra vita. E avete ragione. Voi avete il controllo, e
interamente, grazie agli infiniti miracoli che vi sostengono e supportano, qui e
ora; interamente grazie all’Universo che nutre e protegge ogni cellula del vostro
corpo; interamente grazie ai trilioni di atomi con i loro protoni, neutroni ed
elettroni che costituiscono voi e tutto quello che vi circonda. Tutto interamente
grazie ai principi che regolano l’Universo, su cui si può infallibilmente contare
per manifestare la vita che continua, integrando la propria esperienza con i
miliardi di altre persone presenti sul pianeta in questo stesso momento.
Fa quasi paura, vero? Così come pensare che tutte queste cose che vi
sostengono e che rendono la vita anche solo remotamente possibile sono
invisibili e albergano nell’ignoto, e che bisogna avere fiducia che facciano la loro
parte. E voi questa fiducia l’avete? Forse sì, ma solo nella misura in cui siete
obbligati a farlo. Senza alcuni basilari atti di fiducia nella vita in sé vivere sarebbe
impossibile, e dunque, che lo ammettiate o meno, avete fiducia. Ma quanta?
Quanto della vostra vita e delle vostre manifestazioni volete affidare all’ignoto?
Ebbene, più lo farete, più lascerete crescere in voi la fiducia che tutto si svolgerà
come deve, meno sforzi saranno necessari per vivere.

Al di là del vedere, oltre ogni credenza


In una parola, per me questa fiducia nell’ignoto si chiama fede: fede che il sole
domani sorgerà (e che mi sveglierò per vederlo); fede che la forza di gravità mi
terrà sulla Terra; fede che le vorticanti molecole che costituiscono il mio corpo
non impazziranno e non se ne andranno per conto loro; fede che il mio cuore
continuerà a battere e che i polmoni continueranno a respirare; e (con un po’ di
pratica) fede che qualcuno ha sempre provveduto a me e sempre provvederà;
fede nell’abbondanza e nell’armonia; e infine fede che i miei sogni diventeranno
realtà.
La parola fede implica una connotazione spirituale:
la comprensione che non siamo qui
per un incidente cosmico
Questo capitolo tratta della fede in questo nostro Universo magico. Della fede
in tutte quelle cose che sono elusive, invisibili, silenziose, astratte e il più delle
volte trascurate o date per scontate. Eppure la loro presenza è evidente in ogni
sfaccettatura della nostra esistenza; basta che ci guardiamo intorno e le
cerchiamo.
Certo, bisogna essere capaci di avere fiducia o credere in se stessi, nella propria
famiglia, nei propri strumenti di lavoro – qualunque sia la professione che
svolgiamo – e in un’infinità di altre cose e persone con cui veniamo
quotidianamente in contatto. Ma quando si tratta di avere fiducia nella magia e
nei miracoli della vita, nell’ignoto, e forse nell’incomprensibile, allora la parola
giusta è fede. Potrebbe essere sostituita indifferentemente con i termini fiducia o
conoscenza, ma la parola fede implica una connotazione spirituale: la
comprensione che non siamo qui per un incidente cosmico e la consapevolezza
della nostra eredità divina. La fede sancisce che non dobbiamo vivere la nostra
vita da soli, ma che abbiamo amici invisibili da cui trarre energia per avere guida
e conforto.

Chi o cos’è l’Universo?


Ammetto che avere fede e credere in una magia «cospiratrice» al nostro
servizio può essere arduo. Per i nostri sensi l’ignoto è soltanto spazio vuoto,
freddo e impersonale. Ma solo per il fatto che l’ignoto, o l’Universo, non è
fisicamente individuabile non significa che sia sterile e senza vita. Tutt’altro, è
vivo. Consapevole. E colmo d’amore per noi.
L’Universo, o Divina Intelligenza, non risiede in un vuoto di spazio. Viene da
un «luogo» o dimensione che «precede» sia il tempo sia lo spazio, e da lì ha
creato il loro intersecarsi, generando così una piattaforma da cui prendono vita le
manifestazioni materiali. Visti i meravigliosi colori e suoni di questo nostro
pianeta, la sua impareggiabile bellezza, non serve molta immaginazione per
capire che l’origine di questo paradiso dovrebbe essere altrettanto radiosa e
spettacolare, se non di più. L’Universo invisibile deve essere un «luogo» fulgido e
solare, colorato, munifico e gloriosamente vivo e consapevole di per sé, senza
considerare le infinite entità spirituali che ospita. È permeato di intelligenza, è
quello che vi hanno detto essere «Dio», ma esiste senza etichette religiose, giudizi
e regole. Ogni granello di sabbia, gli alberi, l’aria, l’acqua, tutto, compreso quello
che non si vede, possiede questa intelligenza, questa consapevolezza; tutto è
questa intelligenza e questa consapevolezza: una consapevolezza che abbraccia
anche voi e i vostri pensieri.
Non siamo stati inviati qui per provare se la nostra forza, volontà o energia
potevano avere la meglio nella turbolenza della vita. Siamo qui per dare ordini –
su qualunque cosa desideriamo – a un Universo che risponde. Addirittura, se
pensiamo che dobbiamo farcela da soli, l’Universo e i suoi principi rifletteranno
obbedienti questa convinzione: ci sentiremo soli. Pensate fino a che punto siamo
liberi!
Anziché credere semplicemente che l’Universo è libero e responsabile,
andiamo oltre, e ricordiamoci che tutti noi siamo tutt’Uno con esso. Realizziamo
che il nostro «io» più grande si estende oltre i confini della nostra pelle per
raggiungere e toccare qualsiasi luogo riusciamo a immaginare e andare ancora
più in là, nell’invisibile. Siamo vivi nell’Universo, e l’Universo è vivo in noi. In
questo senso dovrebbe diventare ancora più ovvio che esso «cospira» a nostro
vantaggio, perché esso è noi – il noi superiore. L’Universo anela a vederci
sorridere e a sentire la nostra gioia, perché noi siamo Universo personificato, ed è
attraverso di noi che esso sorride e prova gioia. Usiamolo, sollecitiamolo, certi che
verremo ascoltati.
Per quale altra ragione saremmo qui, se non per crescere, fare esperienza,
scoprire e gustare la munificenza della nostra creazione? Riuscite a pensarne
un’altra che sia altrettanto significativa, altrettanto bella, altrettanto allettante?
Non vi sembra intuitivo? Come diceva la storia all’inizio di questo libro, «solo
smarrendo se stessi e diventando schiavi delle loro illusioni quegli Avventurieri
hanno potuto essere condotti emotivamente – grazie ai loro ardenti desideri – a
riconoscere e rivendicare la loro profonda divinità».
Può sembrare ingenuo parlare di creazione con la pretesa di essere «coloro che
creano», mentre a quanto pare siamo fragili e mortali anime «perse» che fino a
ora hanno fatto poco più che controllare i propri sensi. Eppure, non sarebbe
ancora più ingenuo rinunciare completamente a interrogarci sul significato della
vita?
Siamo stati programmati per prosperare, non per sopravvivere. Guardate
soltanto questa civiltà moderna con il suo commercio, la tecnologia e la lunga
aspettativa di vita. Sebbene il mondo abbia dei difetti, sarete tutti d’accordo che
nonostante la nostra profonda ingenuità spirituale abbiamo fatto ben altro che
limitarci a sopravvivere. Non siamo venuti qui per sopravvivere; siamo venuti
qui perché volevamo «tutto», e qualunque cosa sia per voi quel «tutto», lo avrete.
Siamo stati programmati per prosperare,
non per sopravvivere
Poiché è molto probabile che non vi sia mai stata detta la verità, queste
affermazioni possono sembrare stravaganti, fantasiose. Eppure, armati della
verità, voi siete liberi. La vita è facile. È sempre stata facile. E soprattutto, i suoi
meccanismi sono conoscibili. Non c’è bisogno di addentrarsi nel mistero, nella
confusione, nei dubbi; questi sono solo intralci che privano di potere. Sapendo
ormai che la vostra vera inclinazione è tendere alla felicità e all’appagamento, che
per questo siete stati costruiti, che per questo è stato preparato un tale
palcoscenico, e che l’intero Universo partecipa al «gioco», riuscite a immaginare
tutte le possibilità che all’improvviso si aprono davanti a voi?

La preghiera
Non sono un grande fautore dell’uso della parola «preghiera». È la stessa cosa
che usare la parola «Dio»: entrambe hanno connotazioni e significati molto
diversi per genti molto diverse. Il termine non mi piace perché di solito implica
che colui che prega è alla mercé di un potere o di un dio – al di fuori di lui – che
sceglie e decide chi aiuterà e quando. Della preghiera mi piace invece
l’implicazione che non siamo soli e che saremo ascoltati. Ed è proprio questo
nostro Universo che ci ascolta, con ogni atomo e molecola, con ogni entità che
può offrirci assistenza. Ogni volta che pensiamo, parliamo o viviamo, l’Universo
prende nota, vede le nostre vere intenzioni, segue le nostre azioni e sa tutto. Non
siamo mai soli.

Delegare
Quando ho cominciato a scoprire le cose che sto illustrando qui, mi sono
sentito davvero solo: non perché agli altri non piacessero (anche se
effettivamente piacevano a pochi) ma perché quando questi concetti si
mescolavano con la mia «vecchia scuola di pensiero», l’idea di creare la mia realtà
mi soverchiava. E sebbene avessi intuito che si trattava di una grande verità, mi
scoprii a pensare: Accidenti, e come diavolo faccio a costruire la realtà? Come
posso diventare consapevole delle mie credenze e dei miei pensieri? Se costruisco
la mia realtà, allora significa che solo io posso farlo, ed è una responsabilità
enorme! Tutte queste asserzioni erano – e sono – corrette; si tratta di un lavoro
immane, e su di noi ricade effettivamente la responsabilità più assoluta. Ma ci è
permesso delegare, e possiamo delegare ogni volta che vogliamo!
Anzi, delegare è obbligatorio, affinché tutto sia fatto nel tempo e nello spazio.
Proprio come il pilota di un boeing che, pur avendo controllo e responsabilità
dell’aeroplano e del benessere dei passeggeri, delega praticamente tutto quello
che è necessario a far volare l’apparecchio. Potrà muovere la cloche o sfiorare il
timone di direzione per aggiustare la rotta, ma non è stato certo lui a inventare
l’aviazione, né ha costruito le piste di atterraggio e decollo o la torre di controllo.
Il pilota in teoria non fa niente di più che presentarsi al lavoro qualche ora prima
del decollo per le procedure preparatorie, sedersi al posto di guida, accendere i
motori e puntare il muso dell’apparecchio sulla pista! Ed è esattamente quello
che dovete fare voi per cominciare a vivere la vita che sognate di vivere:
accendete i pensieri, decidete la rotta (che implica un’azione, anche se minima in
paragone a quello che verrà fatto per voi) e delegate il resto all’Universo – il
vostro Sé Superiore – e ai principi che regolano il tempo e lo spazio, avendo fede
che svolgeranno il loro compito senza errori.

I pensieri che vi fanno espandere


Quando si comincia a capire davvero il proprio potere e la propria
responsabilità è naturale sentirsi schiacciati. Ma quando si inizia a comprendere
anche che esiste un sistema benevolo, principi potenti e un Universo consapevole
a nostra disposizione, il compito appare molto meno scoraggiante. Allora la sfida
diventa stabilire quanto possiamo e dobbiamo lasciare all’Universo.
All’inizio può sembrare tutto molto semplice: chiedere e avere fede. Ma quello
che potreste non capire è che le vostre richieste di partenza sono contaminate da
prospettive limitate e dalla logica «della vecchia scuola». Per fortuna, una volta
afferrato questo, comincerete a comprendere quanto potete chiedere di più e
quanto potete aspettarvi da questo magico Universo in cui viviamo.
Ecco un’analogia: ripensate a quando eravate bambini e vi domandavano che
desiderio avreste espresso se aveste potuto chiedere una cosa qualsiasi.
L’esercizio risultava sempre una vera tortura, perché scegliere una cosa
significava non poter più avere tutte le altre. Ma poi un giorno forse avete capito
che la cosa da desiderare era poter desiderare sempre! Allora avreste potuto
continuare a desiderare all’infinito!
L’Universo funziona così: potete veramente aspirare a molto di più di quanto
sospettavate all’inizio. Se invece pensate che non vi è concesso chiedere aiuto, o
che vi è permesso fare solo richieste limitate e disinteressate e che è meglio non
esagerare, allora sarà proprio questo ciò che otterrete. Pensate più in grande:
quando domandate qualcosa, lasciate che la vostra immaginazione galoppi a
briglie sciolte. Non chiedete l’illuminazione sentendovi in dovere di andare a
esercitarvi in solitudine in cima una montagna per riceverla; chiedete che la luce
vi arrivi senza sforzo, mentre ascoltate la vostra musica preferita o guidate verso
casa dopo il lavoro.
Oppure ancora, non chiedete abbondanza e agiatezza per poi pensare che
dovete rompervi la schiena per fare la vostra parte; chiedete che vi arrivino in
fretta, onestamente e facilmente. Non chiedete soltanto un amico per avere
qualcuno che vi capisca: chiedete feste, grandi eventi, divertimento e risate. Non
chiedete semplicemente un nuovo lavoro: chiedete una carriera che vi ecciti e vi
stimoli giorno dopo giorno, o un impiego che faccia la differenza nel mondo. La
maggior parte delle persone non ha idea di quante zavorre attacchi
automaticamente anche al più semplice dei propri desideri.
Ricordatevi, non siete soli. Avete a disposizione un Universo vivo e amorevole
sintonizzato con voi, a cui potete e dovete delegare, e comprendendo la sua
presenza e rinnovando la vostra fede nella sua magia potrete comandare senza
sforzo gli elementi affinché obbediscano ai vostri ordini.
Avete registrato quello che ho appena detto? Ho appena detto che dovete avere
«fede nella sua magia». Ora ce l’avete? Ora avete fede nell’invisibile? Ora siete
consapevoli che non dovete capire i come, o fare tutto da soli? Bene, cominciate
da oggi: se un po’ alla volta riuscirete a incorporare questo modo di pensare in
tutto quello che fate, benvenuti alla festa!

Siamo circondati da un’infinità di prove della magia della vita. Per vederle
iniziate a osservare voi stessi e la vostra inevitabile consapevolezza. Siate
testimoni del miracolo dei vostri pensieri, e realizzate che per pensare e respirare,
muovervi, parlare, cantare e danzare dovete essere delle entità magiche – entità
spirituali – molto più potenti, profonde e ricche di risorse di quanto mai abbiate
pensato di poter essere. E basta uscire e immergersi nella natura, osservarne la
miracolosa bellezza e opulenza, per essere testimoni di una magia ancora più
grande. La natura abbonda di meraviglie: infinite varietà di fiori e piante in ogni
ecosistema, uccelli che volano nei cieli. Vedere lo splendore di un’alba o di un
tramonto e constatare che il mondo risponde a tono – senza alcuno sforzo – non
è altro che pura magia.
Aver fede nell’Universo è credere nella magia, ma una volta che avrete capito
le infinite capacità di quell’Universo e realizzato che esso si offre completamente
a chiunque chieda, la sua magia diventerà molto meno misteriosa e infinitamente
più amichevole, affidabile e persino prevedibile: quasi non più magia.

Imparare ad affidare le cose all’Universo


Siamo così abituati a dubitare di noi stessi che pensiamo sia naturale dubitare
di cose o processi che semplicemente trascendono la nostra persona. Pensiamo
che sia «naturale», anche se spiacevole, essere preoccupati, avere addirittura dei
piani di riserva, ma questi dubbi in realtà limitano le altrimenti impeccabili
performance dell’Universo a nostro vantaggio. La ragione per cui ci
preoccupiamo così tanto è che a torto pensiamo che siamo noi, il nostro Sé
Fisico, a dover esaudire tutti i nostri desideri. Se questo fosse vero, allora sì che
avremmo molto di cui preoccuparci! L’ironia però è che il nostro Sé Fisico è poco
più che un piccolo ammasso di argilla che respira e che non può nemmeno
azzardarsi a funzionare senza l’aiuto dell’Universo! Senza l’aiuto dell’Universo
non possiamo né camminare né parlare, eppure continuiamo a pensare che sia
compito nostro tenerci in salute, provvedere finanziariamente a noi stessi,
procurarci pace e armonia gestendo le nostre ore e i nostri giorni. E pensando e
comportandoci così stiamo dicendo a noi stessi – e all’Universo – che non
crediamo o non abbiamo fede nei suoi infiniti miracoli.
Al contrario, con il pensiero del magico Universo saldo e presente nella nostra
vita, possiamo cominciare ad apprezzare e godere del fatto che ogni cosa è già
esattamente come dovrebbe essere, ed essere sicuri che siamo già sul cammino
che ci porterà a realizzare i nostri sogni. Quando sapremo godere del presente e
di tutto quello che esso porta, saremo meno concentrati sul futuro e su quello che
vogliamo che accada. Dopotutto, l’Universo sa bene quello che desideriamo;
possiamo perciò rilassarci seguendo il nostro ritmo naturale – e i nostri doni del
cielo – avendo sempre fede che tutti i sogni e desideri futuri si manifesteranno
(prima ancora di sapere quali sono).

Chiarezza chiama chiarezza


Il vostro compito è definire nel modo più chiaro possibile cosa volete
veramente, sia a livello fisico sia, cosa forse più importante, a livello emotivo.
Molte delle persone che ho conosciuto però mi hanno detto semplicemente:
«Voglio essere ricco», senza riflettere minimamente sul perché. La loro
spiegazione potrebbe essere: «È ovvio: voglio vivere senza più dovermi
preoccupare dei soldi». Non c’è niente di sbagliato in questo, ma una volta
raggiunto quel traguardo, che cosa faranno della loro vita? Più chiaramente
riuscirete a rispondere a questa domanda, più chiare saranno le vostre intenzioni
e più facile vi sarà pensare – e quindi ottenere – tutto quello che desiderate.
E dunque, cosa volete veramente? Pensateci e definitelo adesso. Credo vi
accorgerete che questa domanda implica un esercizio sulle credenze, e in ciò non
c’è nulla di negativo. Capire meglio se stessi aiuta a capire i desideri più veri. E
più chiarezza e certezza abbiamo riguardo ai nostri desideri, più veloce sarà la
loro manifestazione nella nostra vita.

Che la fede non sia cieca


Quando si tratta di avere fede, solo perché è fede nell’invisibile non significa
che debba essere cieca. Solo perché non potete vedere i vostri pensieri non
significa che non li abbiate; allo stesso modo, solo perché non potete vedere i
processi che fanno funzionare la magia della vita non significa che essi non ci
siano. Fede cieca significa credere senza ragione e senza causa, e se è questo il
tipo di fede che si ha nell’Universo, non riesco a pensare che sia di molta utilità.
Se non riuscite a vedere o capire la ragione di qualcosa, diventa pressoché
impossibile crederci.
Possiamo anche non essere in grado di spiegare con la logica i meccanismi
dell’Universo, ma questo non significa che non possiamo apprezzarne la
magnificenza, percepirne la benevolenza o fare affidamento sulla sua ovvia
perfezione. La fede che dovete alimentare non deve essere cieca, ma fondata sulla
comprensione. Comprensione del fatto che non siamo un incidente, e che le
forze misteriose e amorevoli che ci hanno portato al momento presente sono
ancora in azione.

Non tutto il male viene per nuocere


Quando si attraversa un brutto periodo o una fase di stallo, a volte può essere
difficile vedere la luce alla fine del tunnel. Ma se comprendiamo che i pensieri di
oggi daranno forma al domani, e che quei pensieri verranno raccolti e utilizzati
per programmare un Universo che agisce in nostro favore, cosa c’è da
preoccuparsi? Alla luce di questa nuova comprensione e della fede che essa
automaticamente genera, ogni volta che ci troveremo in una fase di stasi
dovremo sforzarci di pensare che, ovunque saremo, le cose non potranno far
altro che migliorare. Il ristagno che stiamo sperimentando serve solo a dare
all’Universo il tempo di orchestrare una «festa a sorpresa», magari complicata ma
senz’altro fantastica.
Non sprofondate perciò in questi periodi di recessione, non perdete fiducia,
non abbassate i vostri standard, non scoraggiatevi e, cosa più importante, non
indugiate nell’apparente mancanza di progresso che vi sembra di constatare. Il
fatto che non vediate progressi non significa che non ne facciate. Sappiate questo:
l’Universo e i suoi meccanismi sono invisibili, ma le cose effettivamente accadono.
Anche in questo momento, mentre leggete queste pagine, stanno accadendo
miracoli in abbondanza a vostro favore. Se dubitate di questo significa che
dubitate dell’intero Universo; la vostra fede si indebolirà e forse prenderete
decisioni poco adatte, che potrebbero mandare in corto circuito i doni che
proprio in questo momento stavano per esservi elargiti.

Quando potete prendetevela con calma


Ora, non state a preoccuparvi di avere, magari in passato, rinunciato troppo
presto a qualche sogno e di avere definitivamente perso l’occasione, perché non è
mai troppo tardi per raggiungere la felicità o l’appagamento più completo. Forse
iscriversi a Medicina non è più un’opzione realizzabile, ma con tutte le avventure
che vi aspettano può non fare molta differenza, perché l’Universo è capace di
regolarsi perfettamente in base a dove vi trovate oggi e farvi avere la vita che
avete sempre sognato di vivere.
Sulla stessa linea, ecco un altro pensiero: quando siete in una fase di stallo,
usate il tempo che avete a disposizione per fare del lavoro in più con i pensieri e
le credenze. Dedicatevi ogni giorno a visualizzare; preparate o aggiornate il
vostro album fotografico o la vostra bacheca delle visualizzazioni oppure scrivete
qualcuna delle credenze che identificate. Non mettetevi a cercare problemi, ma
siate vigili, per assicurarvi che pensieri e convinzioni siano in armonia con la vita
che sognate. Per fare questo, personalmente uso come punto di partenza i sogni e
i risultati cui ambisco, e poi lavoro a ritroso fino ad arrivare alle credenze e ai
pensieri di oggi, invece che frugare qua e là a casaccio in cerca di convinzioni
limitanti che potrebbero o meno interferire con la mia vita. I momenti di pausa
possono essere visti come doni – la calma prima della tempesta delle
manifestazioni più straordinarie – e se li vedete sotto questa luce possono perfino
trasformarsi nei periodi più felici della vostra vita.

Immergetevi nella spiritualità


Voi e io abbiamo imparato che, metaforicamente parlando, dobbiamo portarci
il peso del mondo sulle spalle. Ma è ora di cominciare a fare uno sforzo serio per
scardinare questo «lavaggio del cervello». Varrebbe la pena di riempire la casa di
cartelli che ripetano come costante promemoria questo pensiero: immergetevi
nella spiritualità. Abituatevi a trasferire ogni sfida e ogni problema a questo
livello. E ogni volta che volete qualcosa, rivolgetevi immediatamente all’Universo
e convincetevi che il vero lavoro che quella cosa necessita per realizzarsi è al di
fuori della vostra portata fisica.
Nella vita è come se fossimo bendati (o perlomeno lo sono i nostri sensi)
perché siamo del tutto incapaci di vedere, sentire o toccare la magia che abbiamo
intorno. Eppure, per vivere questa nostra vita – la vita dei nostri sogni – il segreto
è sapere che quello che succede a nostro favore è molto di più di quello che i
cinque sensi possono individuare, e il modo per saperlo è avere fede. È questa la
prova più grande: sapere che anche in assenza di prove fisiche noi siamo esseri
spirituali; sapere che anche se i nostri pensieri sono invisibili diventeranno le
cose e gli eventi della nostra vita; e sapere che c’è chi ci ama e pensa a noi.
Molte scuole di pensiero orientali sostengono che diamo troppa importanza
alle meravigliose cose materiali della vita, e consumiamo ogni giorno frutti
proibiti. Purtroppo queste dottrine etichettano tutto ciò che è fisico come la
causa di ogni nostro problema, e ci incoraggiano a distaccarci dai beni terreni
perché sono considerati inferiori a noi e al nostro livello di spiritualità. Ma
questo non fa altro che negarci tutte le nostre connessioni spirituali. Dopotutto
qualsiasi pensiero al proposito rivelerebbe che ogni oggetto materiale è
comunque puro spirito – nient’altro che un pensiero diventato cosa – e dunque
le cose della nostra vita sono semplicemente i pensieri della nostra vita. C’è solo
spirito. La chiave per capire la vita nel tempo e nello spazio è comprendere che
tutto nasce da un mondo interiore magico che noi creiamo attraverso pensieri,
credenze, intenzioni e aspettative, non certo etichettando o evitando cose
materiali o cercando di cancellare i nostri desideri. E ovviamente, dal momento
che non possiamo «agganciare» materialmente questo spirito, l’unico tramite
possibile è la fede.

Cogliete i miracoli che vi accadono, aspettateveli, contate su di essi e


cominciate a capitalizzare la magia che c’è dietro l’Universo; è lì per quello. E
siate poi profondamente fiduciosi che qualunque cosa desideriate, essa verrà
compiuta, «come in cielo così in terra» o, parafrasando, in termini di materia così
come di pensiero.
Voi siete divini, l’Universo è amorevole, e i vostri pensieri diventeranno
sempre cose. Caspita! Stiamo parlando anche di controllo e di potere: avete
entrambi! Abbiate fede, e sappiate che si può fare affidamento sull’Universo
perché ci dia quello che vogliamo.
Ovunque siate in questo esatto momento, e che afferriate o meno il concetto,
voi ora siete trasportati dalla magia dell’Universo. Una magia che è sempre stata
presente, vi ha sempre amato e ha sempre complottato a vostro favore. Non
dovete far altro che saperlo e crederci, per cominciare a usarla deliberatamente.
Avere fede significa credere. Credere di non essere soli, credere di potere e di
avere la facoltà di chiedere, credere di poter attrarre l’infinita saggezza e gli
incalcolabili poteri dell’Universo, fino a livelli inimmaginabili. Chiedete un
piccolo aiuto e lo riceverete; chiedete il mondo su un vassoio d’argento e sarà
vostro. A dire il vero lo è già.
7
L’essenza della vita

QUAL è l’essenza della vita? Ne ho fatto cenno nel capitolo precedente, quando ho
parlato dell’avere una fede che non sia cieca. Ora vorrei fare un’analogia, e
paragonare il vivere la vita dei propri sogni allo scattare una fotografia.

Perfetto come una foto


Quando si scatta una foto basta inquadrare il soggetto, se necessario mettere a
fuoco, e poi premere il pulsante. E se si è fatto tutto nel modo giusto, la luce passa
attraverso le lenti, impressiona la pellicola o il supporto digitale e va a replicare
l’immagine, che poi verrà «manifestata» su mezzi tangibili (la carta fotografica o
il computer) che ci permetteranno di vederla fisicamente. Cogliete l’analogia?
Per vivere la vita dei vostri sogni dovete prima inquadrare e mettere a fuoco,
decidendo e pensando in base a quello che volete, e poi fare uno sforzo davvero
minimo in quella direzione, equiparabile al premere il pulsante della macchina
fotografica. Da quel momento, se i vostri pensieri passano attraverso le lenti delle
vostre credenze personali senza essere alterati o contaminati – se cioè quelle
credenze sono in linea con i vostri sogni – si otterrà l’impressione della pellicola.
Infine, mentre fisicamente, magari con un po’ di pazienza, guarderete il processo
svolgersi fino a compimento, la manifestazione di quella vostra intenzione nel
tempo e nello spazio si attuerà grazie alla fede: fede che tutta quella catena di
eventi darà origine a una fotografia, fede che i principi in azione nell’Universo
agiranno proprio come è previsto debbano agire.
Questa similitudine, però, non è ancora completa. Per scattare una foto c’è
bisogno di un altro elemento, un fattore che tutti forse diamo per scontato. È
molto semplice, eppure fondamentale: la comprensione. Capire l’intero processo;
capire che, con l’attrezzatura adatta, i principi della tecnica fotografica e il nostro
intervento otterremo una foto; capire che se si fa bene la propria parte sarà una
foto bellissima, proprio quello che volevamo! Allo stesso modo, con una
completa e profonda comprensione dei processi e dei principi generali in gioco e
con la vostra collaborazione, realizzerete i vostri sogni; è semplice, inevitabile.
L’essenza della vita è perciò la comprensione. A rischio di ripetermi, la chiave
per avere pieno potere viene dal capire che nella vita ci sono dei principi
inviolabili su cui fare affidamento, da cui dipendere e da cui attingere; non c’è
bisogno di sapere esattamente come funzionano. Come per le fotografie, non c’è
bisogno di conoscere la curvatura delle lenti, il materiale di cui è fatto
l’apparecchio o di sapere come la luce impressionerà la pellicola, né di calcolare
quanto dovrà rimanere aperto il diaframma. Quello che bisogna capire è il
processo generale: come usare la macchina fotografica e i passi da compiere. Allo
stesso modo, senza una comprensione di base del funzionamento delle cose nel
tempo e nello spazio, come potremmo sperare di operare deliberatamente dei
cambiamenti?

Suddividere in parti comprensibili


Ancora una volta, non si tratta di afferrare tutto in un attimo. Basta
semplicemente capire secondo le nostre possibilità. Capire quello che ci sta
davanti. Capire il presente; è già abbastanza.
Per esempio, potreste domandarvi perché vi siete ritrovati con una persona
che vi fa uscire dai gangheri e rendervi conto che quelli che vi stanno accanto
sono entrati nella vostra vita con il vostro consenso perché siete voi gli artefici
della vostra realtà. Vi ritrovate accanto quella persona perché avete chiamato a
voi qualità, connessioni o capacità su cui vi eravate focalizzati; oppure è arrivata
come intermediario e rappresenta una tappa di passaggio nel viaggio verso le
altre esperienze che avete pensato.
Potreste non riuscire a capire perché un bambino muore, ma potete rendervi
conto che una ragione c’è e che sono stati realizzati determinati propositi, così
come potete capire che la morte è solo un’illusione che spinge a comprendere
verità più profonde, affinché quella perdita non accechi la fede e la speranza
verso tutto ciò che la vita offre d’altro.
Potreste non riuscire a capire come faranno i vostri sogni ad avverarsi, ma
potete rendervi conto che le modalità e le logiche di tali realizzazioni sono al di là
della vostra normale consapevolezza e che, se farete la vostra parte in pensieri,
parole e azioni, esse possono essere affidate all’Universo e ai suoi principi. Con
una comprensione profonda, anche se non si riesce a spiegare ogni sfumatura
della vita, si possono affrontare la tensione, la paura e l’ansia che sarebbero
altrimenti compagne sgradevoli nel viaggio verso la conquista di un obiettivo.
Comprendendo i successi passati sarà più facile raggiungere quelli futuri. Una
volta capito che riuscirete ancora, non dovrete aver paura e dubitare di ogni
successo raggiunto. Nel momento in cui vi vedrete come i conduttori delle cose e
degli eventi della vita, che fluiranno tutti e si manifesteranno nella direzione da
voi voluta come hanno sempre fatto, le preoccupazioni svaniranno. E ancora
meglio, tanto più capirete, tanto più facilmente le credenze limitanti
scivoleranno via, come pioggia che arriva e se ne va, lasciandovi con più scelte e
una più ampia strada verso la prosperità.

Gratifiche e responsabilità
A mano a mano che porterete alla luce le verità della vita, comincerete a capire
lo straordinario potenziale latente in tutto quello che pensate, dite e fate.
Automaticamente e senza sforzo inizierete a comportarvi in linea con le credenze
che vi sono utili, penserete e immaginerete in linea con i vostri sogni, vi
preoccuperete meno, vi sentirete meglio, riderete di più. Sarete colmi di armonia
e inizierete a irradiare sentimenti di compassione e di pace, che gli altri
percepiranno all’istante. Questo è ciò che la comprensione promette.
Semplicemente, la vita diventerà più facile e più bella. Avrete più fede
nell’Universo, più fiducia in voi stessi, più accettazione di come vanno le cose.
Per quanto meraviglioso tutto questo possa sembrare, il processo di
illuminazione ha però un prezzo. Non potrete mai raggiungere questa
condizione senza la consapevolezza della vostra totale e assoluta responsabilità di
quello che vi succede. In realtà non è chiedere molto ma a volte, quando si tratta
di responsabilità, tendiamo a imbrogliarci un po’. Per esempio, ci assumiamo
molto più facilmente la colpa per i fallimenti che non il merito per i successi.
Così come tendiamo a prenderci più facilmente la responsabilità degli altri e
della loro felicità, che non di noi stessi e della nostra. Con una reale
comprensione, invece, scoprirete che uno dei più grandi atti di responsabilità è
prendersi cura di se stessi.

Il prezzo della conoscenza


Responsabili di noi stessi. Nella vita la nostra prima responsabilità non è
migliorare il mondo o dedicarci a quelli meno fortunati di noi, ma vivere al
nostro meglio, sapere che i nostri sogni «sono destinati ad avverarsi» ed essere
sempre consapevoli e aperti nei confronti del nostro viaggio divino. Solo
accettando la responsabilità verso noi stessi il mondo diventerà davvero un luogo
migliore e quelli intorno a noi ne saranno beneficiati, non solo per l’amore che
daremo ma per l’esempio che saremo.
Volontà di comprendere. Il secondo criterio, per fortuna facilmente
raggiungibile, per arrivare alla comprensione è che dovete desiderarla! Deve
essere una priorità personale, e la parte difficile è che non potete volerla se prima
non ammettete che le cose che ora pensate, conoscete e credete della vita possono
in qualche modo essere fallaci. Per alcuni questa potrebbe essere una richiesta
ardua da soddisfare, perché sgombrare la strada all’illuminazione significa
liberarsi di ideali o filosofie in cui ci siamo crogiolati per tutta la vita.

E quindi sì, capire significa avventurarsi fuori dalla propria zona di sicurezza e
cominciare a lavorare, ma la ricompensa sarà enorme. Pensate questo: quando ci
si sente sopraffatti da un’emozione spiacevole, impegnarsi in un cauto lavoro di
autoesplorazione può portare a bandire quell’emozione in futuro. Cercate di
capire veramente perché vi sentite depressi, ed esaminando la ragione alla luce
della verità all’improvviso quell’emozione non avrà più facoltà di nuocere.
Cercate di capire perché vi sentite impotenti, nonostante il vostro essere divini, e
in un attimo riguadagnerete potere. Cercate di capire perché avete il cuore
spezzato (non fermandovi soltanto al dolore ma risalendo alla causa), scoprite il
nesso tra quel dolore e la vostra definizione di felicità, e poi sganciatevene.
Utilizzare la comprensione a fronte di un’emozione spiacevole è come puntare
il raggio di una torcia elettrica verso un rumore che proviene dal buio: una volta
visto quel che succede si capisce che non c’è da aver paura. Ma bisogna compiere
uno sforzo non indifferente, e di solito quando si è schiacciati da un dolore
esplorare le proprie credenze e riconoscere i malintesi è l’ultima cosa che si vuole
fare; eppure nulla fa progredire più velocemente.
Capire è una scelta. Senza comprensione ci si trova paralizzati in un mondo
creato a nostra insaputa. La mente diventa preda delle convinzioni degli altri, e
gli eventi del tempo e dello spazio diventano un’accozzaglia di coincidenze e
fortuna, tanto che, invece che modellarle, siamo costretti a reagire alle
circostanze. Con la comprensione, invece, tutto è possibile. La vita diventa facile.
Si diventa più leggeri, e alla fine diviene straordinariamente ovvio capire fino a
che punto il tempo e lo spazio sono sempre stati benevoli.
Capire è una scelta.
Senza comprensione ci si trova paralizzati
in un mondo creato a nostra insaputa

Il nostro Sé più grande


Un altro aspetto che voglio affrontare riguardo alla comprensione è il Sé
Superiore, che alcuni chiamano anima. Comunque lo si voglia chiamare, il punto
è che in noi c’è ben più di quello di cui siamo consapevoli. Un modo per
guardare all’«Io Consapevole», l’io che credo di essere, è immaginarlo come la
punta di un iceberg. Dall’acqua affiora solo la sommità, ma sotto la superficie c’è
una quantità di ghiaccio molto più grande. E così come si potrebbe dire che la
punta dell’iceberg non è consapevole delle tonnellate di ghiaccio che
silenziosamente la sostengono, così l’Io Consapevole è relativamente ignaro di
tutta la restante parte di noi che sostiene l’esistenza conscia.
Per molto tempo l’idea di un Sé Superiore mi ha stimolato a capire fino a che
punto sono artefice della mia realtà. La domanda che di tanto in tanto mi
tormentava, soprattutto quando affrontavo situazioni difficili, era: è quello che
voglio io, o è una cosa che il mio Sé Superiore ha escogitato per farmi crescere? E
se è una cosa escogitata dal mio Sé Superiore, allora dove sono finiti il mio libero
arbitrio e la mia capacità di tracciare la rotta senza interferenze da parte di
elementi di cui non sono consapevole?
Alla fine ho risolto la questione prendendo coscienza di alcune cose. L’Io
Consapevole effettivamente crea la realtà senza interferenze da parte del mio Sé
Superiore, perché questa libertà e questa capacità sono proprio quello che il mio
Sé Superiore desidera: che la mia personalità unica e le mie prospettive si
inseriscano nel tempo e nello spazio, per gustare e godere della loro
magnificenza, guidate dalla mia consapevolezza che sta sbocciando, dai miei
desideri e dalle eventuali preferenze che emergono durante il viaggio.
Ciascuno di noi possiede una finestra esclusiva sul mondo, da cui nessun altro
può affacciarsi. Io credo che, pur avendo il mio Sé Superiore dato origine alla
consapevolezza, così che io potessi avventurarmi nel mondo, esso non
interferisca più con i miei desideri e le lezioni che imparo. Per farlo dovrebbe
violare la mia capacità di apprendere che i pensieri creano l’esperienza e la realtà,
violando così la sua stessa espressione in quanto me. Io sono il mio Sé Superiore,
e desidero quello che il mio Sé Superiore desidererebbe se fosse me nel tempo e
nello spazio (cosa che in effetti è!). La volontà del mio Sé Superiore è
semplicemente che io esista con i miei desideri, che è la stessa cosa che esistere
attraverso me, e da qui mi sono state date redini libere sulle mie manifestazioni
ed esperienze. Certo, non c’è una reale separazione tra il Sé e il Sé Superiore;
questa disquisizione riguarda semplicemente le diverse prospettive che il mio Sé
Superiore ha assunto, e questa vita riguarda esclusivamente lui, che si esprime
liberamente come Mike Dooley, senza limitazioni o imposizioni.
La verità è che siamo tutti interconnessi gli uni con gli altri: siamo tutti Uno, e
questo Uno è il Sé Superiore. Che siamo «tutti Uno» lo sentiamo dire
continuamente, con tale frequenza che l’espressione ha quasi perso significato.
Eppure è qualcosa di più che un’idea New Age: gli uccelli volano in formazione,
le api e le formiche lavorano in squadra non come se fossero un’unica mente;
sono un’unica mente. Lo stesso vale per gli esseri umani. Fisicamente siamo
separati, ma spiritualmente, in modi che non arriviamo a comprendere, non solo
siamo interconnessi, ma siamo tutti Uno, riflettiamo i diversi colori di un’unica
luce. E siamo esattamente quello che il nostro Sé Superiore (altrimenti detto Dio)
voleva che fossimo in questo esatto momento, non fragili propaggini che devono
inchinarsi e compiacere un potere superiore, ma inconoscibili Signori noi stessi.
8
Abbondanza, salute e armonia

CREDO che niente nella vita sia destinato a essere diverso da quello che pensiamo,
da come agiamo e da quello in cui crediamo, ma se dovessi fare un’eccezione
sarebbe questa: voi, io e chiunque altro siamo destinati ad avere abbondanza,
salute e armonia. Mi rendo conto che questa affermazione può sembrare un po’
sfacciata, ma come ho già ampiamente spiegato, ritengo che la nostra condizione
naturale sia prosperare. Quando i nostri pensieri sono allineati con le Verità
dell’Essere, è impossibile sfuggire a queste tre condizioni. Vi immaginate? Dietro
ogni angolo ci sono sorprese eccitanti, ogni giorno è pregno di buone notizie, e
ogni persona che vi circonda vi porta in dono felicità e appagamento.
Nel capitolo precedente, ho sottolineato l’importanza della comprensione;
quello che desidero fare in questo è convincervi che abbondanza, salute e
armonia sono un diritto di nascita. Quando avrete davvero capito questo,
qualsiasi pensiero o credenza che contraddice l’idea di abbondanza, salute e
armonia verrà alla luce e crollerà. Mettendo in campo la fede, ogni pensiero e
convinzione contrastante verrà automaticamente demolito, e si spianerà la strada
per il «giusto» pensare.

L’eredità
Voi siete un miracolo. Ogni cellula e ogni atomo del vostro corpo è divino e
vivo, intricato e sofisticato, efficiente e perfetto. La carenza, la malattia e la
discordia non sono parti del ciclo; non sono gli obiettivi di nessuno. Sono
semplicemente sottoprodotti di pensieri limitati, timorosi e inadeguati.
Questo nostro pianeta è la gemma tra gli spazi: è spettacolare, vivo e generoso.
Pieno di creature d’aria, d’acqua e di terra che vivono in armonia. Brulica di vita
intelligente, è il regno di animali, piante ed esploratori come voi e come me. È
colmo di abbondanza e diversità: sfolgoranti colori, spettacoli magnifici, trame e
suoni ineffabili, albe e tramonti, piogge e nevicate, nuvole torreggianti e cieli
dell’azzurro più terso. Quello che accade qui è danza del divenire e ogni elemento
e componente, ogni battito di cuore e ogni pensiero, nascono da un’intelligenza
superiore.
State cominciando a vedere con un po’ più di chiarezza quali sono la vostra
eredità, il vostro potere e la vostra divinità? State cominciando a vedere che con il
potere dei pensieri e l’infinita magia di questo straordinario habitat, tutto è
possibile?
L’Universo ha sognato per voi molto, molto di più di quello che avete sognato
voi. Come ho spiegato nel capitolo 6, è molto più probabile, almeno diecimila
volte di più, che abbiate successo piuttosto che fallire. Tutta la vita è la prova di
questo «squilibrio», di questa predisposizione al successo, di questa inarrestabile
propensione a prosperare. Capite ora che abbondanza, salute e armonia sono già
vostre, in questo regno di cui voi, con i pensieri che scegliete di pensare, dettate
le regole? Il punto non è che non avete nulla e volete solo un po’; è che avete tutto e
volete solo un po’. Che idea! Ciascuno di noi è il figliol prodigo, e ci attendono
feste, banchetti e celebrazioni, perché ritorniamo a ricchezze inimmaginabili, a
eredità che abbiamo completamente dimenticato essere nostre, qui e ora, sul
pianeta Terra. Tutto quello che dobbiamo fare è riconoscere la verità sulla realtà
e su quello che realmente siamo.
Il punto non è che non avete nulla e volete solo un po’;
è che avete tutto e volete solo un po’

L’abbondanza arriva in diverse valute


«Che dire allora delle popolazioni del Terzo Mondo? Dove sono finiti i loro
diritti di nascita?»
Queste domande mi venivano poste molto spesso dal pubblico, finché non ho
cominciato ad affrontarle di petto.
Punto primo, siete sicuri che le cose là siano così negative? Ho visitato aree
geografiche poverissime, e forse la sorpresa più grande era constatare ogni volta
quanto felici e libere fossero le popolazioni di quei luoghi. Il Sudafrica è forse la
mia meta preferita.
Da quelle persone poverissime irradia una gioia che noi occidentali non
possiamo nemmeno immaginare. Per quanto finanziariamente poveri, hanno
una famiglia, hanno una comunità, hanno cibo, di solito hanno un riparo, e gli
uni hanno gli altri. Non mi sorprenderebbe se qualche anziano di quelle
comunità, che ho avuto la fortuna di conoscere, di fatto provasse pietà per il
nostro mondo occidentale, con le nostre torri di vetro, le connessioni wireless,
Internet ad alta velocità e così poco tempo libero. Sono davvero così svantaggiati
rispetto a noi? O forse hanno una scala di priorità e di valori completamente
diversa da quella a cui siamo abituati, che li rende molto più ricchi di quanto
immaginiamo?
Secondo, e qui devo stare attento perché non vorrei essere frainteso, nelle
situazioni di povertà estrema e malattia, quando si capisce che siamo entità
spirituali in grado di vivere tutte le vite che vogliamo, con l’eternità al di là di
ciascuna, improvvisamente il concetto che potremmo dover vivere una vita
(magari una su ventimila) in circostanze «tragiche» diventa molto meno
«disastroso». Non viviamo una volta sola, e proprio a causa delle difficoltà in cui
potremmo occasionalmente scegliere di nascere avremmo l’opportunità di
scorgere talune sfumature dell’esistenza che non avremmo mai visto se fossimo
nati in circostanze diverse.
Non voglio nemmeno per un attimo insinuare che le sofferenze del mondo
sono tollerabili, accettabili o naturali. Per aiutare i nostri fratelli meno fortunati,
che sono parte di noi, può e deve essere fatto di tutto. Quando qualcuno soffre,
soffriamo tutti. Certo, in base a ciò che ho scritto finora potreste dire: «Sono
anche loro creatori quanto me; hanno scelto di crearsi quella situazione. Chi
sono io per negare la loro scelta di sofferenza?» Seguire questa linea di pensiero
significherebbe però ignorare il bambino che ha disobbedito ai genitori e si è
ritrovato perso, malato o ferito. Anche se si è trattato di una scelta e di una
creazione personale, ci sono infinite ragioni per offrire conforto e sostegno.
E non vuol dire nemmeno che coloro che hanno creato o hanno scelto di
partecipare a determinate calamità lo hanno fatto per incompetenza o ingenuità!
In effetti, un motivo potrebbe essere l’intento di scuotere un mondo altrimenti
ottuso affinché presti attenzione a problematiche un po’ più serie del «Chissà
cosa pensa la gente». Eppure, nello schema più grande delle cose, pur
allontanandoci dalle solite equazioni, troveremo comunque ordine, perfezione e
amore, oltre alla chiara prova che abbondanza, salute e armonia sono la nostra
«impostazione predefinita».

Per tornare al punto: questo libro parla di voi e della vostra vita, qui e ora.
Ipotetiche domande sulla fame nel mondo e sulle tragedie sociali sono
interessanti e provocatorie ma, sebbene abbiano senz’altro risposte all’interno del
contesto che i pensieri diventano cose, le priorità più alte in genere devono essere
la nostra vita, le nostre sfide, le nostre occasioni e le nostre responsabilità. Certo,
nello stesso tempo possiamo rivolgerci agli altri per assisterli e amarli, ma saremo
molto più di aiuto e in pace con il resto del mondo, e quindi in grado di essere
utili e dare assistenza, se prima saremo arrivati a essere in pace con noi stessi.

Bisogna essere in due


A un estremo dello spettro abbiamo un Universo traboccante che cospira
letteralmente a vostro favore per manifestare ogni vostro pensiero,
profondamente capace di farvi avere qualunque cosa desideriate. E dall’altro lato
ci siete voi, i pensatori, che volete vedere i vostri desideri esauditi. Questo è
quanto.
In ogni rappresentazione ci sono perciò solo due star: l’Universo (con i suoi
principi infallibili) e voi. Riuscite a vederlo? E dopo quello che ho esposto nei
capitoli precedenti, dovreste ormai aver capito che le altre persone sono solo
giocatori e insegnanti, che esistono nel vostro regno soltanto perché voi ce li
avete condotti (me incluso), quasi fossero semplici comparse utili a far andare
avanti il gioco di modo che voi possiate imparare, divertirvi e giocare.
Dunque, se voi e l’Universo volete le stesse cose, e queste cose possono essere
riassunte come abbondanza, salute e armonia, e tutti gli altri personaggi sono
molto più passivi di quanto avete mai pensato, allora potete capire che con il
potere che avete su tutte le cose (a meno che non alimentiate pensieri limitanti) i
vostri sogni non possono che avverarsi. Qualunque cosa vorrete sarà vostra!
Qualunque cosa potrete pensare di chiedere, la riceverete! Il vostro stato naturale
è vivere in abbondanza, salute e armonia.
Ovviamente, è facile dire queste parole e sentir squillare nel cuore il
campanello della loro verità, ma a volte, quando guardiamo la vita, è
scoraggiante constatare che esistono povertà, malattia e disarmonia. Che cosa è
andato storto, allora? Dove sta il problema? Bene, se in ogni rappresentazione ci
sono solo due protagonisti principali – noi e l’Universo – potremmo
ragionevolmente supporre che il problema non stia nell’Universo, ma in noi. La
buona notizia però (purtroppo per molti non ancora reale) è che quanto meno
voi e io sappiamo che se c’è qualcosa che non va, possiamo vedere dove sta
l’errore, e stiamo facendo quello che possiamo al riguardo. Voi personalmente
avete persino speso tempo ed energia per comprare questo libro e leggerlo, il che
significa, visto che state cominciando a conoscere il vostro potere e le vostre
responsabilità, che sta per attuarsi un grande cambiamento, e sarà in positivo.
In ogni rappresentazione ci sono solo due star:
l’Universo (con i suoi principi infallibili) e voi
Il concetto di base è dunque che se al momento siete privi di abbondanza,
salute e armonia, il problema risiede nei vostri pensieri. E se c’è un problema nei
vostri pensieri, vuol dire che c’è un problema nelle vostre credenze, e se c’è un
problema nelle vostre credenze, allora c’è qualcosa, o più cose, che non avete
capito.
Per chiarire meglio queste variabili le esaminerò a una a una. La mia speranza
è che concentrandovi su quello che sono, invece che su quello che non sono,
riuscirete ad acquisire nuovi punti di vista che potranno esservi di aiuto nel
capire ciascuna di esse, nell’insediare nuove credenze e nel liberarvi di tutti i
pensieri limitanti che potrebbero avervi intrappolato in passato.

Abbondanza
Per definizione, l’abbondanza fa riferimento alle cose materiali. Ovviamente è
applicabile anche agli amici, alla felicità, alla creatività e così via, ma in questa
sezione parlerò specificamente delle cose materiali.
Tanto per cominciare, cosa sono? Le cose materiali sono illusioni: sono il
riflesso di noi stessi allo specchio, solo che queste illusioni appaiono nel tempo e
nello spazio, e riproducono i nostri pensieri. Quindi, nel caso vi siate mai chiesti
che aspetto, sensazione, gusto, odore o suono abbia un pensiero, guardatevi
intorno e cercate di rendervi conto che quello che state vedendo, ascoltando,
toccando, gustando e provando sono i vostri pensieri diventati realtà.
Dal momento che il mondo materiale non è altro che un riflesso del mondo
interiore, quando il mondo esterno smette di piacerci è questo mondo interiore
che deve essere aggiustato, messo a punto e sfrondato: una buona cosa, tutto
sommato. L’abbondanza materiale può essere un carico molto pesante, e se
doveste essere voi a procurarvela dovreste avere la forza di Ercole. Invece basta
che la pensiate e teniate a mente che i pensieri allineati alle credenze vi faranno
automaticamente passare all’azione.
So bene che questo è un concetto audace: sembra fin troppo facile. Ma
ricordate, le «cose» non sono come sembrano. Quando vi preparate per uscire e
volete essere al vostro meglio, probabilmente vi date un’occhiata allo specchio:
controllate i capelli, la carnagione, il colorito; una donna magari si trucca, un
uomo si fa la barba, ed eccovi pronti per uscire. Ora, durante tutti questi
preparativi, quando cogliete le cose che hanno bisogno di attenzione, allungate
forse la mano a ritoccare il riflesso? Applicate forse il trucco o la crema da barba
allo specchio davanti a voi?
E dunque, quando esaminate le cose materiali che possedete, la loro
abbondanza o scarsità, perché dovreste darvi da fare a manipolare le cose del
tempo e dello spazio per creare un cambiamento? È assurdo! Quello che
dobbiamo fare è rivolgerci all’interno. Dobbiamo lavorare con i nostri pensieri, le
nostre credenze e la nostra comprensione della vita, se vogliamo modificare
l’aspetto della realtà. Fino a questo momento non lo abbiamo fatto, ed è perché
siamo stati allevati e condizionati in base all’errore che per operare un
cambiamento dobbiamo prima manipolare il mondo fisico.
Pensiamo che se siamo poveri, per attirare abbondanza dobbiamo escogitare
un metodo. Pensiamo che se vogliamo cambiare lavoro dobbiamo uscire e
incontrare la persona giusta al momento giusto e nel posto giusto, o trovare il
giusto cacciatore di teste, o avere il curriculum adatto. Questi assunti vengono
dalla convinzione che la materia, le cose del tempo e dello spazio, vengono prima
dei pensieri, dei sentimenti e delle credenze, e ci convinciamo che dobbiamo
manipolare fisicamente tutto e tutti. Il fatto è che ci hanno preso in giro, e lo
scherzo non è più divertente.
Il nostro cervello, la materia grigia collocata nel nostro cranio (in
contrapposizione ai nostri pensieri), è un organo deputato a consentirci di
valutare lo stato delle nostre manifestazioni, non a crearle, proprio come è suo
compito aiutarci a valutare il riflesso nello specchio, non a crearlo. Non abbiamo
un cervello affinché ci aiuti a manipolare logisticamente l’abbondanza: non può
farlo! È troppo piccolo per essere in grado di cogliere tutti i percorsi, i giocatori, i
compagni e le circostanze che evolvono di momento in momento, di giorno in
giorno, in base ai pensieri di tutti! Abbiamo il cervello perché ci aiuti a
distinguere tra quello che vogliamo e quello che non vogliamo. Successivamente,
scegliendo di focalizzarci su (e muovendoci in base a) quello che vogliamo, le
logiche di quelle manifestazioni vengono calcolate per noi nell’«invisibile». Ora,
potreste pensare: Bene, se non mi piace quello che lo specchio mi mostra, allora il
cervello mi dice di pettinarmi, mettermi un filo di trucco, radermi o quant’altro,
e quindi lo faccio. Ma questa è proprio l’illusione che ha intrappolato tutti noi
nell’abitudine inveterata in cui ci troviamo, che ci fa credere che siamo noi, i
nostri Sé Mortali, a fare quelle cose che in realtà l’Universo compie attraverso di
noi. Il nostro cervello, tanto quanto noi, a questo riguardo è perfettamente
inutile.
Il cervello non formula giudizi; sono le persone che lo fanno. Il giudizio viene
dallo spirito dentro di noi, quell’aspetto della nostra entità che sbircia fuori
attraverso i nostri occhi. Non è il cervello la cosa che ci anima, è lo spirito; il
cervello non ha preferenze. Spiritualmente invece sì che abbiamo desideri e
preferenze, e quindi, per restare sulla metafora, se non ci piace quello che
vediamo allo specchio è la nostra parte spirituale che ci spinge ad attivarci. E una
volta che siamo arrivati a questa conclusione e abbiamo deciso come
agghindarci, non abbiamo fatto altro che decidere in base al risultato che
vorremo raggiungere. Allora questa visione, parlando per esempio di pettinatura,
miracolosamente attiva le decine di muscoli delle braccia e delle mani e ci spinge
a darci da fare per apparire gradevoli. Non c’è bisogno che pensiamo
consciamente a come usare le mani e le braccia; semplicemente teniamo ben
presente la visione del risultato finale desiderato e ci muoviamo in quella
direzione. Istantaneamente, seguendo la ferma intenzione e passando all’azione,
afferriamo il pettine, la spazzola o quanto serve e cominciamo a sistemarci i
capelli.
Ricordate: quando desiderate qualcosa di materiale non è compito vostro
affannarvi sui dettagli. È l’Universo il vostro fornitore, non il vostro conto in
banca, la vostra posizione sociale, la famiglia, gli amici, il principale, neppure il
vostro lavoro, a meno che ovviamente l’Universo non decida di usare tutti questi
«veicoli» per farvi avere quello che volete.
Dal momento perciò che spetta all’Universo provvedere a noi, possiamo
finalmente cominciare a godere di quello che vogliamo fare della nostra vita. E
dal momento che abbiamo potere di scelta, seguiamo la gioia! Non tanto perché
la gioia porterà ricchezza, ma perché grazie ai principi in azione nell’Universo,
semplicemente non conta molto quello che fate per vivere. E allora perché non
scegliere quello che ci piace e goderci la corsa?
Questo concetto può risvegliare un numero infinito di convinzioni limitanti;
magari ne state già pensando qualcuna: per avere successo bisogna lavorare sodo,
nella vita bisogna fare sacrifici, bisogna pagare uno scotto, e così via. Ma queste
sono solo false credenze, inganni diffusi che intrappolano in una vita infelice.
Troppo spesso colleghiamo i risultati sognati a regole e condizioni che non
hanno nessuna ragione di esistere. Importanti sono i pensieri delle cose che
perseguiamo, non i passi compiuti nel mondo fisico.
Va chiarito però che i passi materiali sono un elemento dell’equazione, e si
attueranno autonomamente, come abbiamo visto nel capitolo 4. L’errore finora è
stato pensare che per realizzare i sogni dobbiamo agire fisicamente, mentre non è
così. Dobbiamo muoverci fisicamente affinché i principi dell’Universo possano
far succedere le cose: è questa la grande differenza, che solleva il peso del mondo
dalle nostre spalle. I passi che «dobbiamo» fare sono quelli più facili: quei piccoli
movimenti che sono semplicemente estensione dei nostri pensieri, credenze in
azione; e più spesso di quanto non si pensi sono proprio i passi che vogliamo
intraprendere.
La verità è che anche l’abbondanza è un lavoro interiore. Per provocare un
cambiamento dovete per prima cosa rivolgervi al vostro interno. Chiarite quello
che volete e poi avventuratevi fuori semplicemente nella direzione generica delle
vostre passioni. E al momento giusto si farà vivo l’Universo ad afferrare la
bacchetta per dirigere l’orchestra.

Salute
Il corpo è la nostra manifestazione fisica più intima, ed è un miracolo!
Chiunque dubiti della magia della vita o dell’esistenza di una Divina Intelligenza
non deve far altro che esaminare questa meravigliosa «macchina» per
comprenderle appieno.
Innanzitutto, il corpo è vivo e possiede una propria consapevolezza permeata
di intelligenza, che automaticamente e senza sforzo lo mette in grado di crescere,
adattarsi e vivere su questo pianeta. È costituito da cellule, tessuti, organi,
muscoli e ossa che rispondono a quella consapevolezza e all’ambiente con una
consapevolezza propria e lavorano di concerto gli uni con gli altri respirando,
digerendo, dormendo, ricostruendosi, riproducendosi, pensando, vedendo,
ascoltando, riscaldandosi, raffreddandosi, camminando e così via.
Ma l’azione forse più stupefacente svolta dal nostro corpo è quella di reagire,
con la massima accuratezza e precisione, ai nostri pensieri e alle nostre
convinzioni riguardo a esso, dandoci un quadro vivente del cosa e chi pensiamo
di essere.
Essendo una nostra manifestazione, le sue condizioni (così come qualsiasi
altra cosa materiale della vita) riflettono le nostre credenze e le aspettative che
abbiamo nei suoi confronti. È una scultura vivente di cui noi siamo gli artisti.
Noi non siamo quello che mangiamo, siamo quello che pensiamo, e questa
meravigliosa tela crea e ricrea se stessa in base al mutare dei pensieri.
Se siete preoccupati per la vostra salute, non state bene o semplicemente volete
stare meglio, c’è qualcosa del vostro stato naturale che vi sta sfuggendo, e questo
causa uno squilibrio nel sistema.
Quando vivevo a Boston, un giorno alla radio sentii parlare del channelling
(cui ho accennato nel capitolo 5). Dato che mi sembrava interessante telefonai e
fissai un appuntamento per una seduta, durante la quale posi parecchie domande
su un’ampia varietà di argomenti, tra cui la mia salute. A quel tempo soffrivo di
stomaco; ero sottopeso e in generale non mi sentivo in forma. Mi furono spiegate
molte cose riguardo a quella mia condizione, ma la riflessione che più mi aiutò fu
questa: mi fu detto che avevo formulato le domande riguardanti la mia salute
sulla base del presupposto che ci fosse qualcosa che non andava nel mio corpo,
mentre invece, mi assicurarono, nel mio corpo non c’era niente che non andava,
e avrei dovuto comportarmi esattamente come se fossi stato in piena salute.
Bene, la cosa mi sconcertò molto. Poi mi si accese una lampadina, che mi fece
scoppiare a ridere. Il messaggio era che un corpo veramente perfetto (in piena
salute) risponde all’ambiente, all’alimento assunto e al suo scultore (io) con
sintomi di disagio, malattia o fluttuazione del peso perché non si sente trattato
bene o considerato con la dovuta importanza. Perfettamente imperfetto, se volete
metterla in questo modo.
Era un piccolo messaggio ma fu molto importante, e lo è tuttora! Significa che
tutti e sempre abbiamo organismi in perfetta salute, che a volte si trovano male
in arnese per colpa nostra, non per colpa loro. Dando la colpa al corpo, non solo
distogliamo gli occhi dal vero motivo ma creiamo convinzioni limitanti nuove di
zecca, che prima non c’erano! Cominciamo tutti con organismi perfetti, e tali
restano per l’intera durata della vita, e non soffriamo di scarsa o cattiva salute
perché sono loro a deteriorarsi. I corpi reagiscono in base a come vediamo loro,
noi stessi e la vita. Sto parlando proprio di questo: i pensieri diventano cose, e tra
queste «cose» c’è anche la salute.

Problemi di peso
Una delle lamentele riguardo al corpo che mi sento sottoporre con più
frequenza riguarda il peso. Sebbene prima di qualsiasi malessere fisico ci sia
sempre un disagio spirituale, spesso il problema del peso viene visto
essenzialmente come uno squilibrio fisico, in genere in termini di
sovralimentazione o sottoalimentazione. E a volte affrontando gli squilibri
alimentari si può affrontare la questione profonda, quando addirittura essa non
si risolve una volta raggiunto il peso ideale. Solo perché c’è una causa spirituale
più profonda dei problemi di peso non significa che essa sia così radicata e
complessa da non poter essere eliminata con pochi e semplici aggiustamenti nel
modo di vedere le cose e nelle abitudini quotidiane.
Lasciate allora che vi proponga qualche riflessione che può fare da
complemento a tutto quanto state facendo al momento per gestire un eventuale
problema di peso; riflessioni che, ripeto, dovranno andare ad aggiungersi, non a
sostituirsi, ai passi tradizionali che si intraprendono normalmente in queste
situazioni.
1. Rilassatevi! Nel più ampio schema delle cose, il vostro problema è molto
semplice. Dopotutto non vi si chiede di farvi spuntare un terzo braccio o di
crescere di quindici centimetri; dovete solo aggiustare il peso! Fin troppe
persone affrontano la cosa come se fosse la sfida più complicata del mondo...
tanto che diventa la sfida più difficile del mondo, virtualmente impossibile da
gestire, proprio perché viene considerata tale. Quindi il punto di partenza è
rilassarsi e capire che, cambiando prospettiva, il problema che vi trovate
davanti è decisamente di poco conto.
2. Non accampate scuse. Mangiare poco o in eccesso non è un comportamento
«naturale»; già realizzare questo dovrebbe essere risolutivo. Pensare altrimenti
genera accettazione e compiacenza, che andranno a contrastare la tendenza
naturale dell’organismo a tornare in equilibrio. Il corpo tende spontaneamente
ad avere un peso ideale, e le abitudini alimentari errate che avete adottato
vanno contro la sua natura; una volta che riprenderete ad ascoltarlo
permetterete ai suoi meccanismi innati di tornare a lavorare a vostro favore,
amplificando gli sforzi che state facendo per raggiungere l’obiettivo.
Mascherare abitudini alimentari innaturali con dei cliché del tipo: «Sono fatto
così e basta», o: «In famiglia siamo tutti grassi», minimizza l’impegno, è una
fuga dalle proprie responsabilità e, molto più dannoso, installa convinzioni
sbagliate che sabotano tutti i tentativi messi in atto al fine di perdere peso.
In passato mi capitava di lavorare per ore e ore ignorando la fame, solo perché
non volevo cedere o essere interrotto da un futile bisogno di cibo. Pensavo
persino che fosse un punto d’onore, qualcosa di cui essere orgoglioso, ma era
assurdo, soprattutto perché ero già sottopeso! Quando ho finalmente
cominciato a rendermi conto di quanto innaturale e dannoso fosse affamarmi
così, e che anche il mio lavoro e la mia vita sociale ne soffrivano,
quell’abitudine divenne più assurda che utile. E lo stesso vale per il caso
dell’eccesso alimentare.
3. Convincetevi che il corpo non è una vostra proprietà!Il corpo è la vostra
creazione. Separate voi stessi dalla definizione che avete delineato per esso,
perché esso ha una consapevolezza. Ha bisogno di voi, fa affidamento su di voi
ed esiste solo e unicamente per servirvi. Deve perciò essere trattato con la
massima cura. Questa linea di pensiero permette anche di separare le
emozioni dal cibo. Per esempio, se un giorno vi sentiste particolarmente tristi,
depressi o arrabbiati, non vi rivolgereste al vostro amato cane o adorabile gatto
per imbottirlo di cibo, giusto? E lo lascereste forse a patire la fame per una
giornata intera? E allora perché farlo con il vostro corpo? Quando prendete in
considerazione comportamenti, emozioni e decisioni ricordatevi sempre di
unire logica e affetto. Poi ascoltate e fidatevi. Pensate a come vi comportate.
Appellatevi per un istante alla logica (anche se spesso viene sopravvalutata),
poi allo spirito, e infine lasciate intervenire la vostra parte intelligente, divina e
amorevole.
4. Prestate attenzione a tutto quello che dite e fate riguardo al peso corporeo,
per evitare di rinforzare programmazioni negative. Evitate di dire cose
come: «Non c’è niente da fare», «Non serve a niente», «Ho un metabolismo
lento (o veloce)», «È ereditario», «Colpa della tiroide», «È troppo difficile» o
addirittura, come affermava un mio amico, «Mi basta guardare il cibo che
ingrasso!» Tutti questi pensieri si impegneranno per diventare cose, il vostro
corpo reagirà, il vostro metabolismo rallenterà (o accelererà) e starete molto
peggio di prima.
Per fortuna poco importa se queste cose una volta erano vere; d’ora in avanti
non lo saranno più, e dovete smetterla di dare loro potere. Anche se pesate
cinquanta chili di troppo, non provate mai più nemmeno a borbottare le
parole: «Sono sovrappeso», perché questa dichiarazione non farà altro che
perpetuare la manifestazione. Il vostro corpo è perfetto e ineffabilmente
capace di raggiungere il peso ideale; è solo che fino a ora lo avete
inconsapevolmente mal programmato, e avete almeno un altro centinaio di
pensieri errati che vi portate appresso da sempre. Lasciate cadere quei pensieri,
e vedrete che anche il peso si regolerà.
5. Modellate il comportamento in base al Sé Sognato. Ogni tanto
abbandonatevi alla trasgressione e concedetevi le leccornie di cui siete golosi
come se foste già al vostro peso ideale. Come già detto, questi atti di fede,
questo agire come se, invia a voi e all’Universo il messaggio potente che state
giocando un nuovo gioco. Dimostra che avete il controllo e crea la sensazione
di essere già arrivati al traguardo. Proprio come farebbe il vostro Sé Sognato,
dopo cena godetevi pure una fetta di torta al cioccolato, non certo la torta
intera! Nemmeno due fette, perché se foste veramente il Sé Sognato sarebbero
già troppe e innaturali. La cosa funziona a due sensi: modellando in questo
modo il comportamento create pensieri che vi saranno utili al fine di
raggiungere il cambiamento che sperate.
6. Concentratevi meno sul vostro peso e più sul vivere una vita «a tutto tondo»
(non è una battuta!). È lo stesso consiglio che do a coloro che si consumano
nella ricerca dell’anima gemella o della ricchezza. Il loro desiderio è così forte
che sono ciechi a tutto il resto, a quello che già sono e a quello che già hanno,
tanto che cominciano a soffrirne anche gli altri ambiti della loro vita. Quale
che sia il vostro peso, siete comunque vivi, e la vostra vita merita attenzione.
Non spegnete tutto quello che è divertente e stimolante solo perché non siete
soddisfatti del vostro peso. Quando si tratta di intervenire sul peso corporeo,
una delle risorse più grandi è proprio equilibrare tutti gli aspetti della vita;
raggiungendo l’armonia, il peso si equilibrerà spontaneamente.
7. Mangiate meno. E viceversa, se volete guadagnare peso, mangiate di più. Sarà
banale, ma nessuno ci pensa! Mi scuso con quelli che sanno bene che
l’anoressia o la bulimia sono i sintomi di un problema molto più profondo, e
mi rivolgo solo a coloro che ancora ritengono il loro problema fisico un
mistero isolato. Come ho già detto, per determinare cambiamenti significativi,
in qualsiasi ambito, il punto di partenza ideale sarebbe il problema profondo.
In questo caso, comunque, come seconda scelta si può partire dal controllo
dell’assunzione del cibo. È abbastanza stupefacente che al giorno d’oggi ci
siano diete per animali, come se la quantità di cibo che i vostri beniamini
assumono fosse di enorme importanza, o come se il fatto che Fido sia
sovrappeso avesse qualche radice misteriosa che richiede una miscela speciale
di cibi appositamente formulati per essere risolto. Non esiste al mondo
animale sovrappeso che non si possa, in genere anche abbastanza in fretta, fare
dimagrire semplicemente dandogli meno da mangiare. E lo stesso vale per le
persone.
8. Fate del moto! Non ho bisogno di aggiungere altro, tranne che non c’è
bisogno che diventiate fanatici, viviate in palestra o andiate a fare le maratone.
Uno sforzo minimo, pianificato sotto la direzione di un medico, pagherà
moltissimo in termini di salute ed equilibrio fisico.
Armonia
Quanto più bella diventerebbe la vita se vivessimo in armonia! Il fatto è che
quando si parla di armonia (e lo stesso è vero per l’abbondanza e la salute), la
chiave è capire che non bisogna trovarla: esiste già, ed è dentro di voi, vi
circonda, è la vostra condizione naturale. Esiste in ogni cosa vivente, in ogni
atomo, ogni cellula, ogni insetto, ogni creatura. È solo quando la mascheriamo
con le percezioni dei nostri sensi, con il nostro giudizio o le nostre credenze, che
diventa invisibile. Vive dentro di noi, basta un respiro per riconoscerla. Non deve
essere trovata; ha bisogno solo di essere portata alla luce, di lasciare che si
imponga alla nostra attenzione. Ecco tre modi per aiutarvi a sollevare la cortina
che la nasconde alla vista:
1. Accettare. Combattere contro una cosa che ci disturba non serve a nulla, anzi,
la porterà in primo piano nei pensieri e quindi nelle manifestazioni della
nostra vita. Accettare le cose per quello che sono non significa farsele andare
bene o non poterle cambiare ma accoglierle per andare oltre, perché per
quanto giustificati vi sentiate, sarà sempre l’Universo a vincere. E significa
anche che qualunque cosa abbiate nel piatto, è lì a costituire un insegnamento,
e per poter imparare la lezione dovete rivederla sotto un’altra luce.
2. Fare riferimento solo a se stessi quando ci si trova in difficoltà. Ricordatevi
che siete voi, e non le cose spiacevoli, a mascherare la gioia e l’armonia della
vita, e solo voi potete togliervi la benda dagli occhi e ricominciare a vedere.
Non sono le circostanze della vita a portare dolore, paura o ansia: è la
percezione di quelle circostanze. Lavorando sulle percezioni arriverete a un
livello di comprensione più alto e armonioso.
3. Ricordare che tutto è esattamente come dovrebbe essere. Non veniamo mai
catapultati per caso in una determinata situazione: siamo noi che creiamo le
esperienze e le situazioni o le evitiamo, in base al nostro essere pronti ad
affrontarle o meno. Nella vita non ci sono incidenti, l’Universo non commette
mai errori. La vita è il campo da gioco e il laboratorio dove sperimentare i
pensieri, e se questo ora potrebbe non avere senso, un giorno il senso lo
vedrete: capirete che nulla mai è andato perso, che la vostra integrità è stata
conservata e che, in quanto entità spirituali, avete comunque davanti l’eternità.

Non arrovellatevi sui «come»


Che si stia perseguendo abbondanza, salute o armonia, quello che ci mette nei
guai è la nostra ossessione per i come. Per dimostrarvelo torniamo per un attimo
indietro al discorso dell’abbondanza (ma gli stessi concetti si possono applicare
alla salute e all’armonia) e facciamo un piccolo test. Diciamo che state sognando
con tutte le vostre forze che qualcosa si manifesti nella vostra vita. Scegliete
qualcosa di veramente esagerato.
Se siete come tutti, all’inizio sentirete che per poter manifestare quello che
avete appena pensato dovete capire come fare per averlo. Se siete per esempio
agenti immobiliari starete già pensando a una lista di clienti; se siete scrittori
starete già pensando al bestseller che dovete scrivere; se siete dei venditori starete
già pensando in termini di provvigioni e bonus; e se vi sentite impantanati in un
lavoro senza possibilità di crescita o addirittura siete disoccupati, probabilmente
siete angosciati perché non avete idea di come potreste mai permettervi il sogno
grandioso che avete scelto.
Allora, senza impegolarvi nei come, cosa dovete fare per ottenere quello che
volete? Il test è questo. Cosa dovete fare per raggiungere quel sogno? Qualunque
sia il lavoro che fate, persino se un impiego non l’avete affatto, spero che pensiate
semplicemente: Devo arruolare le forze invisibili dell’Universo affinché agiscano
per me, consapevoli fino in fondo che qualunque cosa abbiate sognato per
l’Universo è una passeggiata, tanto quanto per il vostro Sé Fisico è virtualmente
impossibile. Spesso il punto debole è invece preoccuparsi di come fare a ottenere
quello che si desidera.
Qualunque cosa vogliamo, sbarazziamoci dunque del pensiero di come
ottenerla. Lasciando perdere i come, non solo diamo carta bianca all’Universo
perché organizzi le cose per noi (in modi che a volte ci lasciano senza parole), ma
ci liberiamo anche di paure, preoccupazioni e tensioni che vanno di pari passo
con il tentativo di manipolare il tempo e lo spazio.
Ecco un altro problema che si aggiunge al voler cercare di programmare il
corso delle cose. Quando ponete eccessiva attenzione ai minimi dettagli del
vostro progredire verso l’obiettivo, senza accorgervene venite tirati fuori dal
tempo presente e cominciate a vivere e preoccuparvi del futuro. Se invece
affiderete i come all’Universo potrete cominciare ad apprezzare il presente, sicuri
non solo che il domani si offrirà al meglio dei vostri desideri, ma liberi di godere
di tutte le meraviglie che già vi offre l’oggi.
Non arrovellatevi sui come.
Si può fare
Ora, alziamo un po’ il tiro, perché non state leggendo tutto questo solo per
rendere la vostra vita un po’ migliore; state leggendo tutto questo per dedicarvi
anima e corpo a realizzare i vostri sogni, e questo, come minimo, significa vivere
nell’abbondanza, in salute e in armonia. Rispetto al punto dove vi trovate ora
potreste avere l’impressione di avere davanti parecchia strada da fare, mentre
invece dovete realizzare che la vera distanza da percorrere non è fisica. La sfida
che avete davanti sta nel cambiare il modo di pensare e di capire. Volete
compiere il passaggio dai pensieri che vi hanno portato al momento presente a
quelli che pensereste una volta che i vostri sogni si saranno realizzati. E sebbene
queste possano essere due categorie di pensiero completamente diverse, sono
comunque solo pensieri.
Parliamo perciò di questo nuovo modo di pensare. Pensare è come qualsiasi
altra prestazione fisica. Ci siamo abituati a farlo in un certo modo, abbiamo le
nostre aree sicure, le routine, le abitudini. Eppure, in questo esatto momento,
leggendo questo libro, avete convenuto che siete pronti per un cambiamento, e il
messaggio che ho dato è che qualsiasi cambiamento deve prima avvenire nel
pensiero. Sebbene abbia esposto un certo numero di approcci per farlo, ora
voglio cercare di portarvi a pensare più velocemente e facilmente in modo
diverso. Qui di seguito troverete qualche suggerimento, con particolare enfasi sul
cosa pensare (in contrapposizione al come pensare).
Una tavolozza di pensieri
Createvi (e perché non cominciare oggi stesso?) una variegata tavolozza di
pensieri in cui crogiolarvi. Intendo dire che potete redigere in anticipo una lista
di pensieri da pensare nel prossimo futuro, quando visualizzate, quando sbrigate
le faccende, quando sognate a occhi aperti, insomma quando volete. Investite ora
un po’ di tempo e di creatività per fabbricarvi una scorta di pensieri tra cui
scegliere in futuro. Anche se visualizzerete soltanto una o due volte al giorno e
per non più di cinque/dieci minuti ogni volta, sarà molto più semplice se avrete
una lista di tutte le sfumature che sognate per la vostra vita.
Per esempio, se volete perdere peso, oltre a visualizzare ogni tanto voi stessi
magri, create una lista delle centinaia di conseguenze positive che essere magri
porterà nella vostra vita. Potreste pensare a come sarà comprare nuovi vestiti, o a
cosa fare di quelli vecchi che non vi andranno più bene. Oppure alle reazioni dei
vecchi amici o di quelli nuovi quando constateranno o sapranno del
cambiamento che avete operato. Scegliete obiettivi raggiungibili o che varrebbe la
pena di sognare una volta conquistato il peso ideale: per esempio quanto più
facile sarebbe andare a fare una camminata o applicarvi in una qualsiasi attività
fisica; oppure immaginate di aiutare e ispirare altri a ottenere quello che avete
ottenuto voi. Pensate a qualunque cosa potrà essere diversa in senso positivo,
perché teoricamente così sarà!
Pensate in GRANDE
Come ho accennato all’inizio del libro, pensate in grande ma procedete a
piccoli passi. Oltre semplicemente a ispirarvi, quando pensate in grande i sogni
mandano i pensieri oltre i limiti noti. Mirare alto è come superare le nuvole del
dubbio, perché non avete idea di che tipo di limiti possano esistere lassù.
Il pensiero astratto del «vivere la vita dei miei sogni» a me dà molta più
ispirazione e provoca meno resistenza che non focalizzarmi semplicemente sulla
pubblicazione del mio prossimo libro o su una nuova conferenza, perché mi
proietta al di là di tutte le obiezioni che mi pongo di solito. E sebbene sia appunto
un pensiero astratto, è comunque facile immaginare un’infinità di dettagli
correlati: udire le voci dei miei amici che si congratulano con me, veder brillare
le cromature della mia macchina nuova, cambiare l’arredo del mio ufficio,
incontrarmi con un architetto per rinnovare l’appartamento di Londra, sentire il
sudore che mi cola dalla fronte dopo una bella corsa! La cosa importante è non
rendere questi dettagli più importanti del quadro generale, che è vivere la vita dei
nostri sogni.
Date a voi stessi degli obiettivi progressivi
A dire il vero non c’è niente di sbagliato nell’indugiare nella nebbia dei sogni
più ambiti, ma queste visualizzazioni potrebbero sembrarvi così distanti da
togliervi la fiducia nella loro realizzazione, e di conseguenza potreste cominciare
a sentirvi sopraffatti. Spezzate allora gli obiettivi più alti in porzioni più piccole,
così da poter ogni tanto lavorare su successi più immediatamente raggiungibili,
che accresceranno la vostra fiducia a mano a mano che progredite verso il sogno
più grande. Attenzione, però: non fraintendetemi. Non sto suggerendo di creare
dei come progressivi (per esempio: «Scriverò un bestseller così potrò fare una
spesa folle e portare la mia famiglia in safari in Kenya!»). Intendo dire che dovete
immaginare progressivi risultati finali; tra le due cose c’è una bella differenza
(per esempio: «La prima stesura del mio primo libro sarà completa per la fine
dell’anno! Ora dell’estate avrò un agente. Sarà un libro che entusiasmerà i lettori
di tutto il mondo!»). Oppure, del tutto indipendentemente dal vostro sogno di
diventare scrittori, potreste immaginare: «Quest’anno vacanze in Egitto! E l’anno
prossimo safari in Kenya!»
Ovviamente, potete sognare in grande e a grande velocità. Quello che sto
sottolineando è che non dovete rendere un sogno dipendente da un altro. Non
c’è nessun motivo per cui non possiate sognare che il vostro primo libro diventi
un bestseller. Ma questo esempio è stato esagerato a bella posta, perché scrivere
un bestseller è il classico esempio di come molte persone vedono possibile la
realizzazione degli altri loro sogni.
Il più grande segreto della felicità
Cercate di godere della vita che già avete al meglio delle vostre capacità. Non è
la realizzazione dei sogni che porta la felicità; la maggior parte delle persone
«aggiusta» i propri sogni durante il percorso, alzando sempre di più il tiro, e così
deve essere. Avete mai sentito di un milionario che non si impegna per
guadagnare un secondo milione? Siamo creature insaziabili per natura; una volta
raggiunto l’obiettivo, puntiamo immediatamente gli occhi sul successivo.
Queste cacce sono vere e proprie avventure. Ci fanno crescere continuamente
e ci tengono vivi, il che significa che cambiano costantemente gli obiettivi e i
sogni; l’unica costante della vita è il viaggio che stiamo intraprendendo, un
viaggio senza fine, in parte basato sul raggiungere «cose» che ancora non
abbiamo. Quindi il trucco è imparare a trovare la felicità anche se non abbiamo
ancora quello che vogliamo, perché mai lo avremo! Lo capite? Se condizioniamo
la felicità all’aver realizzato il sogno, diventerà un’abitudine radicata: i sogni
raggiunti saranno regolarmente rimpiazzati da nuovi sogni. Godere la vita
significa godere il viaggio, anche se di per sé implica che siamo incompleti. È
questo il grande segreto della felicità; fatelo vostro adesso, e vivrete di rendita per
sempre.
Godere la vita significa godere il viaggio,
anche se di per sé implica che siamo incompleti
Voi siete un miracolo, siete destinati ad avere successo, le circostanze sono in
vostro favore. Abbracciando queste semplici verità, inevitabilmente otterrete
l’abbondanza, la salute e l’armonia che già permeano la vostra vita.
9
Le relazioni

ESISTE forse qualcosa di più impegnativo e di più appagante dell’intrecciare


relazioni (a casa, al lavoro, nel tempo libero e nell’amore)? E non è interessante
che sebbene tendiamo a definire le relazioni in funzione delle persone con cui le
intrecciamo, l’unico elemento che tutti i nostri rapporti condividono, il vero
denominatore comune, siamo noi?
In questo capitolo comincerò a esaminare proprio la relazione che abbiamo
con noi stessi, perché quando siamo in pace con noi stessi lo siamo anche con gli
altri; capire noi stessi ci renderà più facile capire il prossimo; soprattutto, quando
siamo felici con noi stessi riusciamo più prontamente a essere felici con gli altri.
Condividerò poi con voi le mie riflessioni sui vari tipi di relazione, soprattutto
quelle sentimentali, così da darvi consapevolezza di quali sono i vostri desideri
più profondi e di come potete appagarli. Che ora stiate vivendo o meno una
relazione d’amore poco importa, perché come presto capirete, questi spunti si
possono applicare a qualsiasi tipo di rapporto.

Il rapporto con noi stessi


Senz’ombra di dubbio, la chiave è l’amore verso se stessi. E l’unico modo per
amare se stessi è, in prima istanza, essere se stessi, cioè autentici e naturali.
Questo ci porterà a comprenderci, il che a sua volta porterà apprezzamento,
accettazione e compassione.
Il punto in cui siete non è mai quello che siete
Ascoltatevi
Seguite le sensazioni, il cuore e la mente. Dimenticatevi le apparenze e quello
che pensa la gente, perché nessuno all’infuori di voi conosce i segreti del vostro
animo, né la promessa che siete venuti qui a mantenere. Il punto in cui siete non
è mai quello che siete, anche se spesso è l’unica cosa che le altre persone riescono
a vedere di voi. Siete voi, invece, gli unici a sapere veramente chi siete.
Per essere voi stessi e amarvi dovete ascoltarvi e convincervi che la vera autorità
riguardo a voi, il capo esecutivo della vostra vita, di gran lunga più capace di
chiunque altro di vedere il più ampio quadro della vostra esistenza, siete proprio
voi.
Siate pazienti con voi stessi
Questo non è soltanto un Universo amorevole che ci guarda come un genitore
affettuoso, bensì un Universo che mette i propri superpoteri a nostra
disposizione. Qualunque cosa pensiamo, diciamo o facciamo ci ritorna
amplificata un milione di volte; l’Universo premia i nostri sforzi in maniera
esponenziale. Riflettiamoci sopra: semplicemente visualizzando e facendo piccoli
passi, gli ordiniamo di orchestrare miracoli di sincronicità, di riorganizzare gli
attori della nostra vita e di rendere possibili sconcertanti coincidenze e felici
incidenti che ci porteranno a raggiungere la meta individuata all’inizio,
qualunque essa fosse.
Ciò accade quando a colmare lo spazio tra le nostre piccole azioni iniziali e la
manifestazione entra in gioco la fede. Durante questa parte del viaggio dobbiamo
vivere, per quanto riusciamo, come se sapessimo che la manifestazione dei nostri
sogni è inevitabile, anche quando il mondo fisico intorno a noi ci comunica
pensieri e aspettative che avevamo prima di arrivare a questa consapevolezza.
Dobbiamo accettare che occorre tempo perché i pensieri diventino cose, e se non
vediamo risultati immediati non dobbiamo concludere che «Non succede
niente», «Non funziona» o «Sto facendo qualcosa di sbagliato».
Cambiare vita è come far virare un aereo: il pilota ha un bel girare la cloche a
sinistra, ma a una velocità di circa mille chilometri all’ora ci vuole un po’ prima
che l’aereo punti nella direzione opposta, e non sarebbe di aiuto se dopo il primo
minuto il pilota abbandonasse la manovra dicendo: «Non ci riesco. Non gira; gli
altri ce la fanno, io no».
Date tempo alle manifestazioni: essere impazienti rischia di annullare tutta la
fatica.
Tenetevi impegnati
A volte il modo migliore per costringersi alla pazienza è tenersi impegnati.
Avete mai avuto occasione di essere in barca a vela e di veder calare
improvvisamente il vento? Quando le vele si afflosciano e non c’è un alito di
brezza a riempirle? La cosa più frustrante è che non si sa quando riprenderà a
soffiare. Potrebbe succedere di dover rimanere lì fermi per pochi minuti, ma
anche per ore. Se vi è mai capitata una cosa simile, so per certo che sapevate che
prima o poi il vento sarebbe tornato – forse non così presto come speravate, ma
sapevate che l’avrebbe fatto, e così è sempre stato.
Ora, sarebbe servito, durante la bonaccia, mettersi a maledire gli elementi?
Sarebbe servito cominciare a dubitare delle vostre capacità di velisti o perdere la
fede nel vento, o preoccuparsi che non sarebbe mai tornato? La stessa cosa si può
dire durante le bonacce in cui ci imbattiamo nel corso del viaggio verso la
realizzazione dei nostri sogni. Tutti noi vogliamo tanto e lo vogliamo subito, ma
quando questo tutto non ci arriva velocemente non serve a niente dubitare della
nostra capacità di manifestare, o perdere la fede nell’Universo.
La cosa giusta allora è sfruttare la calma per fare cose a cui non ci si potrebbe
dedicare se il vento soffiasse forte. Pescare, fare una nuotata, schiacciare un
sonnellino, mangiare qualcosa, fare una telefonata, lavare la barca, qualsiasi cosa,
tranne che preoccuparsi e dubitare. Tenendosi occupati non solo si sarà
produttivi ma si terrà la mente lontana dallo stallo in cui si è piombati.
Accettatevi per quello che siete
Accettatevi: avete sempre fatto del vostro meglio in base alla vostra
comprensione del momento. E tutto quello che avete fatto vi ha reso possibile
arrivare alla prospettiva che avete oggi.
Accettarsi significa anche perdonarsi gli errori commessi. Ovviamente questo
è possibile solo se avete già accettato di avere piena responsabilità: significa aver
capito che siete stati, e sempre sarete, al timone; significa che anche se non capite
perfettamente una situazione, la dovete comunque considerare una vostra
creazione.
Smettetela di considerare i vostri desideri
alla stregua di bisogni
I desideri vi portano nella direzione che volete prendere, mentre i bisogni
troppo spesso implicano un’idea di incompletezza. I desideri posseggono la
caratteristica di farvi guardare avanti, i bisogni indirizzano la vostra attenzione
sulle circostanze insoddisfacenti del presente.
Ogni volta che volete mettere in atto un cambiamento cercate di concentrarvi
sulla nuova acquisizione e sull’anticipazione del nuovo evento, piuttosto che sul
disappunto per quello che vi manca. Concentrarsi sulla mancanza perpetua la
mancanza e legittima il disappunto, e dunque fa intraprendere il viaggio verso il
cambiamento animati da scontentezza. Focalizzarsi invece su quello che si vuole,
soprattutto se lo si fa in modo giocoso e già pago, potenzia e illumina attraverso
l’aspettativa. In più carica positivamente i principi dell’Universo che dovranno
entrare in azione.
Rilassatevi
Ricordo bene quando arrivai a conoscere queste verità, quasi trent’anni fa.
All’inizio provai l’esultanza per la scoperta del mio potere e del meraviglioso
Universo in cui viviamo, poi sopravvenne la constatazione della responsabilità
che mi toccava riguardo al pensare e quindi vivere con quei poteri, e ne fui
sopraffatto. Divenni consapevole di ogni mio pensiero negativo, terrificante e
limitante, e mi sentii ineluttabilmente condannato, a meno che non li avessi
combattuti a uno a uno con le unghie e con i denti!
Oggi so come vanno le cose. Mi capitano ancora momenti in cui la paura ha il
sopravvento e l’incertezza innesca un’infinità di dubbi, ma come ho esposto nel
capitolo 6, ora so che siamo destinati a riuscire. Per natura siamo più allegri e
ottimisti di quanto pensiamo, e il solo fatto di nutrire un pensiero negativo non
significa che esso si manifesterà. Non solo esso dovrà prevalere su innumerevoli
altri pensieri di successo, felicità e amore, ma dovrà anche andare contro la
disposizione a prosperare, che è il nostro tessuto naturale.
Abbiamo scelto di nascere in un’era primitiva. Spiritualmente parlando è
come se fossimo appena usciti dalle caverne. In questo mondo che ci circonda
prevalgono la paura e il pessimismo, eppure, come ho detto nelle pagine
precedenti, guardate agli enormi passi avanti che la civiltà ha compiuto
nonostante vivesse in tale oscurità. E con questa consapevolezza possiamo
renderci conto che non c’è bisogno di farsi prendere dal panico per ogni
preoccupazione, per ogni dubbio, per ogni paura; possiamo senz’altro rilassarci,
goderci il viaggio e cercare di essere tolleranti e compassionevoli verso noi stessi.

Le relazioni con gli altri


Prima di passare a questo argomento voglio affrontare alcuni punti chiave.
Prima di tutto, e per amor di cronaca, ora confido siate convinti che la vita è
troppo sorprendentemente perfetta, miracolosa e meravigliosa per essere un
incidente, giusto? Seguendo questo ragionamento, diventa impossibile pensare
che la nostra nascita e le circostanze che l’hanno determinata siano state un
incidente. La vita è fin troppo impegnativa, intenzionale e ricca di significato
perché ci possa essere un qualunque tipo di «incidente». Nulla è mai lasciato al
caso, e la nostra nascita non fa eccezione. Siamo stati noi a determinare lo
scenario, scegliere i genitori e quando e dove nascere.
Ora, potreste mettere in discussione questo concetto obiettando che la vostra
«consapevolezza» o personalità era nuova di zecca, è nata il giorno in cui siete
nati. Dopotutto, sembra logico dedurre che, dal momento che non ricordiamo
nulla del periodo antecedente alla nascita, evidentemente non esistevamo. Però
sono certo siate convinti che la «vita» è eterna. E se la vita è eterna, non lo è forse
anche la coscienza? E non abbiamo già stabilito che la coscienza non solo esiste
indipendentemente dal tempo, dallo spazio e dalla materia, ma che addirittura li
ha creati? Se mi avete seguito fino a questo punto, allora forse riuscite a vedere
che anche voi siete eterni; che non ci sarà, da questo momento in avanti, un
«tempo» in cui voi non esisterete nello spirito. Mi seguite? Bene. Allora potete
fare il grande salto e capire che se spiritualmente esisterete in eterno, nel futuro,
in parte anche perché il tempo è soltanto un’illusione, non potreste similmente
essere sempre esistiti nel tempo passato? Fermi tutti, qui si sta affermando
qualcosa di davvero grande. Non siete semplicemente nati nel 1935 o nel 1985
per vivere in eterno; voi siete venuti dall’eternità. Esistevate prima che esistessero
l’illusione tempo e l’illusione spazio; deve essere così, se oggi siete i loro
cocreatori. Se questo non fosse vero, la vostra essenza o spirito sarebbe artificiale
come le illusioni che vi sostengono. Se voi non trascendeste il tempo e lo spazio,
senza di essi avvizzireste.
E ora che riuscite a capire che dovevate essere da qualche parte prima di
nascere, non pensate di aver avuto qualcosa a che fare con le circostanze di quella
vostra nascita?
Nulla è mai lasciato al caso, e la vostra nascita
non fa eccezione. Voi avete preparato lo scenario,
scelto i genitori e quando e dove nascere
Siete stati voi a scegliere ogni meraviglioso (o terribile) parametro della vita
che ora state vivendo per le emozioni, le percezioni profonde e la comprensione
che state sperimentando ora. Siete stati voi a preparare lo scenario. Il domani
non è scolpito nella pietra, perché davvero potrebbe accadere qualsiasi cosa, in
base ai vostri pensieri, credenze e intenti che evolvono assieme a quelli del resto
dei popoli.
Il punto di tutto ciò è che le persone presenti nella vostra vita, quelle con cui
intrecciate relazioni – dai genitori ai fratelli, agli amici del cuore, ai figli, ai
colleghi, ai vostri attuali partner –, non sono con voi per caso; sono e sono state
una vostra scelta, direttamente o indirettamente, come funzioni dei vostri
pensieri, credenze e desideri, così come voi siete stati oggetto delle loro scelte. E
dunque, quando si tratta di valutare e imparare dalle relazioni che intrecciamo, la
cosa importante è vederle dalla prospettiva che queste persone (specialmente
queste persone) sono entrate nella nostra vita con la nostra benedizione e con
qualcosa da insegnarci.
Questo non significa che i legami di nascita vadano onorati e rispettati sopra
ogni altra cosa, né che debbano essere mantenuti senza possibilità di scelta,
perché potrebbe benissimo essere che una delle sfide scritte per voi fosse
rompere gli schemi stabiliti da esperienze passate. Ogni relazione deriva da una
scelta, quelle di nascita come quelle intrecciate durante l’avventura della vita, e
siete liberi di cambiare quelle scelte dall’oggi al domani, in base ai vostri bisogni e
desideri.
Se la vostra infanzia è stata piena di ricordi infelici e vi state chiedendo: Perché
dovrei aver scelto tutta quell’infelicità? la risposta è semplice: volevate quella
sfida perché sapevate quale grande riconoscimento essa avrebbe portato in
termini di nuove prospettive, partecipazione, compassione, apprezzamento,
consapevolezza e comprensione. Non sto insinuando che per crescere e
progredire si debbano inevitabilmente affrontare situazioni dure, ma che se tanto
avete sperimentato, tanto vi sarà riconosciuto. Ed è molto probabile che nel
momento in cui avete trovato questo libro, in una certa misura siate già stati
ricompensati.
Se si considera che ogni vita è per così dire «solo» una vita, e che possiamo
vivere tutte le vite che vogliamo, forse si riesce a capire perché alcuni scelgono di
immergersi in situazioni estreme, privazioni addirittura brutali, perché, in fin dei
conti, ritorneranno (esattamente come tutti noi) alla bellezza e al ricordo della
loro divinità.
Ciascuno di noi decide per sé, e sebbene possiamo vivere più volte nel tempo e
nello spazio, ognuna delle nostre vite è preziosa e importante, perché impartisce
tesori di conoscenza che non potrebbero essere ottenuti in nessun’altra vita da
nessun’altra persona, mai.
Voglio però che sia ben chiaro che nessuno deve essere alla mercé delle
decisioni passate, e solo perché fino a questo momento la vita può essere stata
faticosa non significa che ci siano delle priorità nascoste che stabiliscono che così
sempre sarà. Anzi, ogni sfida e ogni sacrificio è un’occasione per superare le
difficoltà e vivere nell’abbondanza, in salute e in armonia; non abbiamo bisogno
di prolungare le situazioni sfavorevoli e trascinarcele dietro per tutta la vita. Ogni
giorno è un nuovo inizio che presenta nuove occasioni per ribellarsi, e ogni
giorno prendiamo decisioni in base alle credenze che abbiamo adottato e ai
pensieri che esse ci ispirano.
C’è un ultimo argomento che mi piacerebbe affrontare prima di addentrarmi a
illustrare come cogliere la massima gioia dalle relazioni con gli altri. Si tratta di
un tema delicato, con cui tutti in un qualche momento della vita ci siamo
scontrati, perché ha a che fare con gli altri, con le loro scelte e con il modo in cui
esse possono o meno armonizzarsi con le nostre.

Vivere in un mondo pieno di creatori


Ricordate che quando si tratta di scavarsi la propria nicchia nell’esistenza e
visualizzare la vita dei propri sogni, proprio come questa nostra vita tocca quella
di molti altri, così lo fanno i nostri pensieri.
In generale, per manifestarsi i pensieri devono rientrare in una rosa di
parametri base che si riferiscono alle credenze culturali e sociali del tempo, per
evitare di violare l’esperienza di un altro Avventuriero nostro compagno. Per
esempio, se volete trasformare il vostro gatto in un cane, farvi crescere un altro
paio di braccia o trasferirvi levitando a New York (ammesso che queste
evenienze possano essere testimoniate e sperimentate dagli altri), tutto questo
non potrebbe succedere fino a che le credenze di massa condivise dall’umanità
non lo permettessero. La buona notizia è che la consapevolezza globale si sta
spostando su livelli sempre più alti, e la gente si sta risvegliando alla spiritualità e
comincia a entrare in risonanza con il proprio potere e la propria magnificenza.
Stanno emergendo nuove possibilità e nuovi potenziali, che consentiranno un
nuovo modo di pensare e quindi nuove esaltanti manifestazioni.
Capite, ogni evento che coinvolga più di una persona deve essere «approvato»
attraverso le credenze e le aspettative di tutti quelli coinvolti. Per esempio, perché
Cristo non usò il suo immenso potere di guarigione per curare tutti i lebbrosi in
una volta sola (e sradicare completamente la malattia), invece di guarire solo
quelli che lo toccarono? La ragione è che non fu Lui a operare la guarigione: Egli
si limitò a evocare i poteri guaritori presenti in coloro che lo avvicinarono spinti
dal desiderio di essere guariti e dalla certezza che fosse possibile. Non guarì il
mondo intero dalla sera alla mattina perché non poteva: il mondo intero non era
pronto per essere guarito. Le credenze e le aspettative lo impedivano. Il punto è
che quando si agisce in una realtà condivisa come la nostra, il nostro
condizionare le altre persone è del tutto determinato da esse, e quando sono
coinvolte le masse tutte le esperienze devono ricadere all’interno delle
convinzioni del tempo.
Nulla di tutto questo significa che non possiate infrangere le regole, guarire voi
stessi da una malattia, accumulare immense fortune o cominciare a fare cose che
mai sono state fatte prima, perché la coscienza globale effettivamente si aspetta
questi risultati e persino i miracoli. Ma quando la manifestazione dei vostri
pensieri può condizionare altre vite significa che state operando in uno spazio
condiviso che contiene altri pensieri, altre credenze e altre aspettative.
Come ho accennato prima, coloro che nella vostra vita possono essere
influenzati dai vostri pensieri sanno già cosa perseguite, proprio come voi sapete
nel profondo quali sono i loro sogni e la direzione che potrebbe imboccare la
loro vita. Le vostre speranze e paure si adeguano alle loro, e le loro si adeguano
alle vostre. Lo stesso vale anche per quello che è il nostro posto nella popolazione
mondiale. Siamo stati tutti attirati insieme da pensieri simili e obiettivi
complementari, sia in quello che è il cerchio più intimo dei nostri amici e
congiunti sia in termini più globali. In una situazione in cui vorreste influenzare
il corso della vita di una persona specifica, i vostri pensieri potrebbero farlo
esclusivamente se quella persona ve ne desse la possibilità attraverso le sue
credenze più intime e le sue aspettative. È quel diritto alla propria individualità
su cui ciascuno di noi insisterebbe, dopotutto, se i ruoli fossero rovesciati e
qualcuno cercasse di condizionarci. Ciò nondimeno, se davvero voleste esercitare
una simile influenza, l’eventuale successo dipenderebbe anche dalle vostre
personali motivazioni e dai vostri desideri.

L’amore
Fino a questo momento mi sono concentrato sul legame che abbiamo con il
nostro Sé, su come le persone entrano nella nostra vita e su quali effetti reciproci
esercitiamo gli uni sugli altri. Per quello che resta di questo capitolo voglio
addentrarmi nello specifico delle relazioni d’amore e occuparmi di come,
attraverso la comprensione e il rispetto di noi stessi, possiamo estendere la
comprensione e il rispetto ai nostri partner e dare slancio alla nostra comune
avventura.
Qui ripropongo cinque pensieri troppo spesso fraintesi o trascurati.
L’obiettivo è aiutarvi a gestire meglio e apprezzare il legame affettivo che state
vivendo.
1. Rispettate voi stessi. Questo primo punto del vivere una relazione in realtà è
da applicarsi quando non avete una relazione! Sono convinto che una delle
cose più tristi della vita è vedere che l’altro cerca di adattarsi, non importa
quanto questo costi alla sua integrità. In base alla mia esperienza, troppo
spesso la nostra società e la nostra cultura operano sotto la falsa premessa che
in linea teorica tutti dovrebbero avere un legame. Quest’aspettativa culturale
non tiene conto se si è pronti perché ciò accada, o se lo si vuole; afferma
semplicemente che in generale tutti «dovrebbero» avere un partner. E
ovviamente questo significa che se non lo avete c’è qualcosa che non va in voi,
e che non potete essere felici quanto lo sareste se foste in coppia. Non sto
dicendo che l’amicizia non è una pulsione naturale, né sto negando che
condividere il proprio tempo con una persona amata può magnificare
qualsiasi esperienza, ma questa assunzione di massa può essere molto dolorosa
per coloro che sono soli, e particolarmente faticosa per quelli che purtroppo
sono eccessivamente influenzati da queste credenze generali per poter trovare
la felicità in compagnia soltanto di se stessi. Ognuna delle nostre vite ha le
proprie stagioni, e quello che è giusto per una persona potrebbe non esserlo
per un’altra.
Che siate single per natura o stiate vivendo un periodo di solitudine dopo una
relazione, la vita vi offre un’opportunità di crescita, di avventura e di
autoscoperta che per le persone felicemente accoppiate non esiste. Godete
questo momento. Utilizzatelo. Apprezzatelo senza preoccuparvi di quello che
pensano gli altri.
2. Misurate la relazione dall’amore che la alimenta. Troppo spesso i legami
affettivi vengono misurati in base alla loro durata, anziché alla quantità di
amore messo in gioco. Vige la convinzione che un legame «vero» supera la
prova del tempo. Da quando l’orologio o il calendario sono l’unità di misura
dell’amore, della crescita emotiva o della felicità? Quello che conta è la qualità,
non la quantità. E questo non vuol dire che non potete avere qualità in una
relazione duratura, né che i contrattempi debbano portare inevitabilmente a
una rottura. Ma questi due capisaldi – qualità e quantità – di solito hanno
molto poco, se non niente, a che fare l’uno con l’altro. La cosa importante di
qualsiasi relazione è che sia un’esperienza appagante in termini sia di
apprendimento sia di felicità.
3. Capite le vostre motivazioni. Iniziare una relazione quando non si è pronti o
per le ragioni sbagliate può renderla un’esperienza triste sin dal principio.
Abbiamo l’obbligo verso noi stessi di capire dove nascono le nostre
motivazioni, ed è un obbligo che si estende al partner. Ci muoviamo attraverso
la vita motivati dalla paura, o dal senso dell’avventura? Vogliamo una
relazione per trovare rifugio da tutto il resto, o per poterlo accogliere? E la
nostra relazione, e questa è la domanda più ovvia, ha l’obiettivo di aggiungere
felicità alla nostra vita, o di crearla?
I legami affettivi non possono rendervi felici; possono solo intensificare tutto
quello che sentite già verso voi stessi e verso la vita. Gli altri sono come
specchi: riflettono il vostro atteggiamento. È molto probabile che una persona
felice che inizia una relazione diventi più felice, mentre una persona infelice
diventerà ancora più infelice. In cosa consiste veramente avere qualcuno che ci
rispecchia? Non nel trovare qualcuno che riflette il nostro comportamento,
l’aspetto o l’espressione, ma che abbia le stesse credenze e la stessa percezione
che abbiamo di noi stessi. È il caso frequente di persone con una bassa
autostima che nella relazione intima vanno incontro a un ulteriore abuso. Si
considerano difettose, immeritevoli di lode e apprezzamento o persino degne
di punizione, e questi pensieri non solo vengono colti dal partner ma, in base
alla disposizione di quest’ultimo, possono essere espressi addirittura in forma
di ulteriori umiliazioni. Ovviamente la cosa più complessa, ma il punto è che
quello che si ottiene da una relazione è uguale a quello che in essa si porta, si
tratti di felicità, tristezza o insicurezza.
Sulla stessa linea, è futile e ugualmente disonesto iniziare o proseguire una
relazione nella convinzione che questo farà felice l’altra persona. Quanto
spesso avete sentito qualcuno dire: «Voglio solo farti felice»? Fin troppo!
Nessuno vive una relazione per rendere felice l’altro, né dovrebbe pretendere
di farlo. Di norma questa affermazione costituisce un indizio sull’infelicità di
chi la pronuncia, in genere all’interno di quella relazione. Il primo obiettivo,
per il bene vostro e del rapporto, è essere sicuri che voi siate felici,
indipendentemente dal resto. Quando la vostra motivazione è la gioia gli altri
dettagli andranno a posto da soli, e di solito, anche se non sempre, saranno più
felici anche coloro che vi circondano.
4. Siete voi a decidere il corso delle cose. Perché succede che in molti ambiti
della vita le persone credono nel libero arbitrio, nelle possibilità infinite e nella
libertà innata e naturale, e invece quando si tratta di relazioni ritengono che
alcune siano «destino»? Forse è il lato romantico che tutti abbiamo, e in quel
senso, quando in una relazione tutto scorre alla perfezione, è piacevole
fantasticare che forse l’Universo ha visto quelle due persone talmente
complementari l’una all’altra da ordinare a priori la loro unione. Ma se la
relazione dovesse diventare faticosa, il concetto di unione in quanto «era
destino» può arrivare a inquinare ogni cosa! Se la relazione finisse, si
tratterebbe di un fallimento? Vorrebbe dire che è stato un errore, dall’una o
dall’altra parte? Avrebbe quella relazione dovuto essere «salvata» a qualunque
costo, dal momento che «era destino»?
Nel tempo e nello spazio niente è già stato destinato, eccetto quello che, nel
presente e nel futuro che ci attende, sarà determinato dalle nostre credenze e
dalle nostre aspettative in continua evoluzione. Il domani è una tela bianca.
Deve esserlo, altrimenti significa che ci sono limiti e restrizioni alla nostra
capacità di creare la realtà.
5. Ogni relazione d’amore è un’avventura. Come nella vita, in un’avventura ci
sono speranza, impegno, promessa e incognite. Le relazioni non sono «lavoro»
in se stesse, come spesso ci capita di sentire. Capisco quello che si vuol cercare
di trasmettere quando le si definisce così e certo, tutte le relazioni, come tutte
le avventure, sono un continuo lavoro d’amore. Ma dato che i più fanno
ancora equivalere la parola «lavoro» alla parola «fatica», etichettare in questo
modo una relazione non è saggio. Credere fermamente in una cosa qualsiasi,
compresa l’assunzione che le relazioni siano «lavoro», creerà quella realtà. La
verità è che una relazione non ha caratteristiche fino a che le persone che la
vivono non la definiscono. Non sono facili o difficili, faticose o appaganti,
lavoro o gioco, fino a che qualcuno non lo afferma. La verità più grande non è
che le relazioni sono questo, quello o quell’altro; è che sono gli individui che
creano le relazioni a vederle come questo, quello o quell’altro, e dunque così
esse diventano.
Invece che lavorare sulla relazione, ciascuno dovrebbe lavorare
consapevolmente sulla propria percezione della vita, e questo
indipendentemente dal fatto che stia vivendo o meno un rapporto di coppia.
Le relazioni creano una fantastica opportunità proprio di fare ciò, perché
spesso il partner svela le forze o le debolezze, le comprensioni e i
fraintendimenti dell’altro. Non è la relazione a essere un lavoro; è il fatto che
essa crea le condizioni ideali per arrivare a conoscerci. Se questo «lavoro»
diventa arduo e ne viene data la colpa alla relazione, invece che essere visto
come un passo avanti nella comprensione di se stessi, si imputeranno
erroneamente queste sofferenze sempre più grandi alla relazione stessa, senza
capire che essa stimola il naturale e inevitabile risveglio alla verità e
all’autoscoperta. Tali pensieri coloreranno poi le future relazioni della stessa
tonalità, come laboratori di dolore, rendendole perciò laboratori di dolore. I
pensieri diventano cose.

Pensieri per aggiungere romanticismo


alla relazione
Ecco dieci semplici spunti per arricchire al massimo la vostra storia d’amore,
oltre naturalmente a tutte le altre regole d’oro applicabili a qualsiasi tipo di
relazione. Potranno sembrarvi del tutto ovvi, ma combinati con il punto di vista
spirituale che avrete ormai acquisito possono rivestirsi di nuovo significato.
1. Tranne lo stretto «necessario», liberatevi di tutte le aspettative che
proiettate sul partner. Indubbiamente, ci si impegna in una relazione con un
bagaglio di speranze e desideri, ed è legittimo aspettarsi che vengano
soddisfatti. Per esempio, ci si aspetta di essere riamati, di essere rispettati e
magari di avere ruoli complementari che cementano la relazione e creano
un’intesa che nessun altro potrebbe creare. Ma a parte quello di cui non potete
fare a meno per vivere, sbarazzatevi di qualsiasi aspettativa di comportamento
che il vostro partner dovrebbe soddisfare, e concentratevi invece su voi stessi,
sui vostri comportamenti, così da aggiungere, anziché togliere, alla relazione.
Aspettative non necessarie danno origine a definizioni limitanti o a
preconcetti su quello che «dovrebbe essere», che, oltre a limitare la vostra
esperienza, vi distolgono dalla bellezza di quello che state vivendo.
Fortunatamente le aspettative possono essere modificate alla stessa velocità
con cui si possono cambiare i pensieri.
2. Soffermatevi su quello che va bene. Niente può condannare una relazione più
dell’indugiare su quello che va male. Nella vita si avvera ciò che si pensa,
dunque se ci si concentra esclusivamente sugli aspetti negativi della relazione
con l’altra persona non si fa altro che ingigantire e proiettare la stessa cosa nel
futuro. È un pensiero che spaventa, perché sappiamo tutti cosa succede
quando qualcosa comincia a infastidirci: si tende a fissarsi su quello soltanto e
a rimuginarci sopra all’infinito.
Ci vuole una gran forza di volontà (o, ancora meglio, di comprensione) per
tirarsi fuori da questa spirale discendente, ma cosa desiderate di più: avere
ragione e giustificarvi o avere una relazione migliore?
In base al medesimo ragionamento, non indugiate sulle differenze. Infinite
volte ho sentito amici dire: «Siamo così diversi. Non so nemmeno perché
stiamo insieme!» La cosa buffa è che dal mio punto di vista due persone del
genere sono complementari, molto più simili di quanto non sembri. È
probabile che se siete stati attratti da qualcuno fino al punto da stringere un
legame serio, con quella persona avete molto più in comune di quanto non
pensiate, che quelle similitudini si siano manifestate nelle vostre attività
quotidiane o meno. Quello che probabilmente avete in comune sono gli
assunti di vita e le credenze più profonde, e questo è valido ora così come
quando vi siete incontrati.
All’inizio sono proprio le piccole differenze ad attrarci. È questo il bello:
l’avventura di vedere le cose dalla prospettiva di un altro pur condividendo le
stesse convinzioni profonde. Dopotutto, non vogliamo un nostro clone;
vogliamo qualcuno che bilanci il nostro essere, non che ne sia l’ombra. A volte
ci si sofferma su queste differenze, amplificandole così tanto da farle diventare
la ragione primaria per porre termine alla relazione, anche se un tempo erano
state proprio loro a determinarne la nascita.
Al contrario, in un mondo dove i pensieri diventano cose, soffermarsi su
quello che funziona, su quello che ci piace, sulle affinità con l’altra persona e
su quello che è «giusto» non solo ne amplificherà la presenza ma aumenterà
infinitamente la possibilità di ottenere dal partner il comportamento che più ci
aspettiamo.
3. Non fate supposizioni. Può sembrare una raccomandazione un po’ infantile,
ma è un atteggiamento che sta alla base di molte relazioni infelici. Se date per
scontato qualcosa, significa che state facendo delle supposizioni. E se state
facendo delle supposizioni, significa che in quella relazione sono venute a
mancare la comunicazione e, cosa ben più importante, la comprensione,
perché in assenza di una vera conoscenza di quello che sta succedendo
tendiamo a inventare i pezzi mancanti, e di solito, quando si imbocca questa
strada, si ascoltano più le paure che non la realtà dei fatti. Cominciamo allora a
reagire alle supposizioni formulate e a comportarci in modo da rispecchiare
quello che per errore riteniamo vero. Il nostro partner percepisce queste
nostre nuove convinzioni e reagisce a sua volta, finché si arriva davvero a
creare la realtà innescata dalle paure, una realtà che prima non esisteva!
Ovviamente, la grande sfida è riuscire ad avere consapevolezza di quando state
presupponendo qualcosa; nessuno decide consciamente di farlo. Invece,
reagiamo a quelle che pensiamo essere verità. Ecco quindi il trucco: la
prossima volta che una verità riguardo a una situazione o al vostro partner
comincia a darvi problemi, prendetevi una pausa, esaminate la cosa, rivalutate
i cosiddetti fatti e riconsiderate quelli che potrebbero essere stati i vostri errori.
4. Accettate che ci saranno momenti difficili. Cercate di apprezzare le difficoltà
di una relazione, perché il solo fatto che esistano offre l’opportunità di
esaminare gli aspetti della vostra vita di cui avete poca comprensione.
Ricordate: il partner che abbiamo non ci è capitato per caso. Non ci siamo
legati per caso a una persona prepotente, non per caso abbiamo sposato un
maniaco del lavoro, non per caso ci siamo innamorati di un introverso. Le
qualità del partner sono esattamente le caratteristiche che vi consentiranno di
crescere proprio là dove più avete bisogno e desiderio di farlo.
5. Lasciate che l’altro vi ami a suo modo. Forse la cosa che più vi ha attratto in
prima istanza è stata la personalità unica del vostro partner, il modo in cui essa
si esprime. A dire il vero, lo stesso vale per la regola delle «aspettative». Non
aspettatevi di essere trattati esattamente come voi trattate gli altri; non è
giusto, e sposta solo la vostra attenzione sui difetti dell’altro da voi percepiti,
creando problemi dove non ce n’erano. Se per sentirvi amati avete bisogno che
vengano rispettate delle regole da voi stabilite, vuol dire che passate più tempo
a «segnare i punti» che non a esprimere amore nel modo che vi corrisponde, e
annullerete così gli sforzi fatti per voi. Siate invece grati di quello che avete,
date tutto quello che potete, concentratevi sull’essere migliori e lasciate
perdere gli altri particolari. Almeno saprete che avrete fatto del vostro meglio.
6. Parlate con chiarezza. Si dice che la comunicazione è l’ingrediente più
importante di una buona relazione; io aggiungerei che è importante anche
scegliere con saggezza le parole. Parlare può fare tanto danno quanto il
silenzio, se non di più.
Innanzitutto, non lamentatevi né criticate mai. Nessuna delle due cose è
costruttiva. Le lamentele e le critiche sono comunicazioni a senso unico che
creano rancore e senso di inadeguatezza, non importa con quanto tatto
vengano presentate. Date invece suggerimenti costruttivi su quello che vi
piacerebbe vedere, invece che parlare di quello che non vi piace. E che ci sia o
meno un conflitto, sviluppate il «muscolo» che offre regolarmente
complimenti riguardo a quello che vi piace. Dimostrando in primo luogo la
vostra comprensione e il vostro apprezzamento diventerete un alleato,
spianando la strada al dialogo invece che alimentare il conflitto.
Quando dovete affrontare un comportamento sgradito, imparate a separarlo
dalla persona, a capire che è solo il comportamento che vi irrita. In questo
modo potrete condividere il vostro sentimento senza sottintendere che siete
stati lesi intenzionalmente e senza far sentire il vostro partner sotto accusa.
In secondo luogo, abbandonate il concetto che qualcosa è giusto e qualcosa è
sbagliato perché, considerate le prospettive e le differenze di entrambi,
entrambi avete un punto di vista legittimo. Fate in modo che le vostre parole
siano tese alla collaborazione e alla comprensione dell’esperienza dell’altro,
piuttosto che a giustificare la vostra.
Infine, siate ben certi di avere chiare le vostre motivazioni. So bene come ci si
sente quando qualcosa ci irrita e sappiamo che non dovrebbe irritarci, ma
accidenti, così è. Si sente di aver raggiunto il limite, eppure senza cercare di
capire meglio il problema della reazione che si è avuta si decide che «bisogna
farla fuori». Questo approccio serve solo a togliervi il peso dalle spalle e
metterlo su quelle del compagno, e sebbene la cosa possa farvi sentire
temporaneamente meglio, prima o poi ne subirete il contraccolpo.
Se avete un problema, prima fate il possibile per capire perché siete turbati. La
cosa dipende da una particolare supposizione o aspettativa? Ci sono altri
elementi su cui solo voi avete il controllo? Allora, al momento giusto e nel
modo giusto, affrontate la cosa come un «problema» vostro e non del partner.
7. Assumetevi la responsabilità dei vostri sentimenti. Non si tratta di quello
che è successo, ma di come avete reagito. Ricordate, la reazione emotiva a
qualsiasi cosa è basata sulla percezione di quella data cosa. Se un fatto
particolare vi delude, la delusione parte da voi, e soltanto voi avete il potere di
cambiare il vostro sentire.
Spesso, quando si è turbati, la reazione istintiva è rimuovere la causa esterna di
quel turbamento. Non sto suggerendo che dovete sempre «mandar giù» tutto;
lungi da me. Tutti noi abbiamo preferenze riguardo a come vorremmo che
andassero la nostra vita e la nostra relazione. E le preferenze sono una cosa
buona e naturale. Tuttavia, quando si applicano a una determinata situazione
e causano dolore, possiamo scegliere come rispondere, e il primo passo da
compiere è riesaminare la comprensione e le prospettive, cosa praticamente
impossibile se accollate agli altri la responsabilità di come vi sentite.
8. Combattete l’aggressività con la gentilezza. Come detto nel capitolo 3, la
rabbia è distruttiva, e quando due persone sono arrabbiate si crea un doppio
danno, non solo al singolo ma alla coppia. Non sto dicendo che dovete porgere
l’altra guancia ogni volta che vi insultano, né suggerisco di ignorare i problemi.
Ma una volta realizzato che la rabbia dell’altra persona viene probabilmente da
percezioni limitate, è molto più facile, nonché molto meglio, affrontare la
situazione con la dovuta compassione.
Quando qualcuno è arrabbiato con voi, è perché in qualche modo si sente
minacciato; in genere ha paura di perdere il controllo della situazione. Se
contraccambiate con altrettanta rabbia non fate altro che rinforzare la sua
convinzione che sta perdendo qualcosa di importante. Rispondendo invece
con gentilezza, magari offrendo scuse immediate e sincere o invitando a
parlare, non verrete più visti come il problema ma come la soluzione. È la
gentilezza il vero potere, e l’individuo potente è quello che riesce a vivere
sempre secondo un codice improntato alla gentilezza.
9. Mantenete sempre una vostra vita e i vostri interessi, e sforzatevi di essere
appagati al di fuori della relazione tanto quanto all’interno di essa. Questa
può sembrare la cosa più ovvia da raccomandare, ma purtroppo manca in
molte relazioni. Lasciate che ci siano un certo spazio e un certo grado di
indipendenza, riguardo alle esperienze di vita, al di là del rapporto che vivete,
sia nell’ambito del lavoro, sia del tempo libero, sia di altre attività. Se costruite
tutte le vostre speranze di felicità sul tempio dell’altro, di fatto fate ricadere su
di lui ogni responsabiità riguardo alla vostra felicità. Vivere solo e unicamente
per l’altra persona non è un atto d’amore, è un atto di paura, paura della vita.
E «avere una vita» implica una cosa estremamente importante: interagire con
gli altri. Questi altri non devono essere necessariamente solo gli amici;
possono essere i colleghi di lavoro, i soci del club che frequentiamo, i membri
della comunità religiosa, quelli impegnati nel nostro stesso volontariato,
chiunque; ma se vogliamo che la vita non ci passi accanto dobbiamo
intrattenere relazioni sociali. E allo stesso tempo dobbiamo godere dei
momenti di solitudine: un po’ di tempo da passare in giardino, in compagnia
del nostro animale, con un buon libro o persino a guardare la televisione;
qualunque cosa sia, sempre però rimanendo immersi nel mondo.
Nella nostra esistenza i legami affettivi dovrebbero essere quello che un dolce
squisito è per un pasto prelibato: un piacere in più. Dovrebbero essere
un’aggiunta alla vita, non la vita.
10. Fate della vostra felicità il vostro primo obiettivo. Nulla di quello che
potrete mai fare nella vostra relazione potrebbe rivestire maggiore importanza,
per voi e per quelli che amate. Certo, questo concetto solleva il problema
dell’egoismo, ed è un’obiezione che spesso mi sento rivolgere, perché alcune
persone assimilano la ricerca della propria felicità all’edonismo, alla decadenza
e all’avidità. Niente affatto. Si tratta solo di un cliché della vecchia scuola.
Siamo esseri spirituali. I nostri istinti naturali sono la compassione, l’amore e
la carità. Se queste premesse non fossero vere non potremmo nemmeno
sopravvivere, meno che mai prosperare, per l’eternità. Anzi, senza di essi la
nostra civiltà non sarebbe mai progredita a tal punto.
Sembra tuttavia ancora universalmente diffusa la convinzione che se una
persona ha successo lo ottiene a spese di un’altra. Questo non poteva certo
essere vero quando Thomas Edison ha inventato la lampadina o Steve Jobs ha
ideato l’iPod o l’iPhone. Quindi anche voi, quando farete della vostra felicità il
vostro primo obiettivo, inevitabilmente aggiungerete gioia alla vostra
relazione, e in modo esponenziale.
Nessuna relazione potrà mai dare garanzie di successo, perché per molti versi
essa dipenderà anche da qualcuno all’infuori di noi. Ma facendo la nostra parte –
rimanendo fedeli a noi stessi e considerando la nostra felicità come prioritaria –
saremo meglio preparati a superare le incomprensioni, nostre e degli altri, e
saremo attirati verso coloro che possiedono analoghi convincimenti e analoghe
passioni.

Diversità inconciliabili
Quando non sapete cosa fare, non fate nulla!
Aspettate. Aspettate e arriverete a sapere cosa fare,
perché se rimarrete fedeli a voi stessi,
alla fine lo scoprirete
E che dire di quelle relazioni che finiscono per inconciliabili diversità?
Soltanto pensarlo fa male, vero? E il motivo per cui fa così tanto male, oltre al
fatto che la compassione e l’amore sono un’inclinazione naturale, è che tendiamo
sempre a guardare le cose in termini di bianco e nero. Nessuna relazione è mai
veramente conclusa, e per quanto possa essere dura crederlo, nessun amore è mai
perso. Siamo eterni, senza tempo, e altrettanto lo sono i nostri legami con gli
altri. Siamo tratti in inganno dai sensi, che ci portano a credere che le cose
finiscono, rendendoci ciechi a quello di cui ci siamo arricchiti; che lo percepiamo
o meno, quell’arricchimento è stato comunque acquisito.
Nessun amore si perde mai, perché che la relazione continui o meno, le sue
componenti buone e i suoi effetti a lunga scadenza saranno superiori al dolore.
Quando una relazione finisce chi soffre veramente è l’orgoglio, ma come ho già
detto questo tipo di dolore è senza prezzo quando ci porta a scoprire le
cosiddette credenze limitanti invisibili. Utilizzate il dolore, risalite fino alla sua
fonte e cercate di capire perché il vostro sentire è mutato quando ovviamente
siete la stessa identica persona che eravate prima di provare quel sentimento.
E che dire di quando siete legati a una persona e le vostre differenze sembrano
inconciliabili, e volete sapere se non sarebbe meglio lasciar perdere? È una
domanda difficile, e il miglior consiglio che vi posso dare è il vecchio adagio che
mi offriva sempre mia madre: «Quando non sai cosa fare, non fare nulla!
Aspetta, aspetta e arriverai a saperlo, perché se rimani fedele a te stesso, alla fine
lo scoprirai».

Il lavoro
Sapete qual è la relazione più importante che avete nell’ambito del lavoro? Il
rapporto con il lavoro stesso. Tutti e tutto il resto vengono in secondo piano. Il
vostro lavoro, sia esso stare a casa a crescere i figli o andare in ufficio a
rispondere al telefono, è quello che voi restituite al mondo. All’interno del nostro
circuito spirituale sentiamo sempre che dovremmo dare, dare e dare, al fine di
ricevere, ricevere, ricevere. Io penso che nel vocabolario ci sia bisogno di un’altra
parola – una parola che indichi il dare noi stessi alla vita – perché il vocabolo
«dare» implica un concetto di carità, e non è questo il tipo di «dare» di cui sto
parlando. Io parlo dell’immergersi nella vita così che il mondo continui a girare,
donandole il proprio tempo, il proprio talento e le proprie passioni. E se ne
saremo ripagati, tanto meglio. Il nostro lavoro è quello che creiamo e con cui
contribuiamo, è come facciamo la grande differenza nella nostra vita.
Guardiamo per un attimo al quadro più grande. In quasi tutto il mondo
abbiamo raggiunto un grado di civiltà per cui quasi più nessuno deve vivere ai
margini. Abbiamo un tale impulso ad avanzare che la società ha creato una
varietà infinita di impieghi, tutti fondamentali per godere della qualità della vita
che già abbiamo. Lavoriamo tutti insieme senza nemmeno realizzare che il
contributo di ciascuno è indispensabile e di estremo valore. È come se tutti
portassimo il testimone in un’immensa corsa a staffetta, pur essendo
completamente inconsapevoli della destinazione finale e dell’importanza di
ciascun corridore. Lavorare è dare nel vero senso della parola, non importa
quanto sottopagati o sovrapagati ci si possa sentire, e la nostra relazione con il
lavoro dovrebbe cominciare dal comprendere il suo indiscutibile valore sia per
gli altri sia per noi.
A casa
Per quanto riguarda le vostre relazioni in casa, in special modo quella con i
figli, tenete a mente questa fondamentale prospettiva: i figli devono essere
rispettati in quanto entità spirituali dal lignaggio antico quanto il nostro. Sono
compagni di avventura che condividono con noi il tempo e lo spazio, ciascuno
unico con il suo bagaglio di lezioni, con i suoi obiettivi e con il proprio viaggio
davanti a sé. Non cercate di forzarli, o di forzare il vostro rapporto con loro,
perché si adeguino a particolari preconcetti. Ogni figlio non dovrà essere
intellettualmente o scolasticamente portato, emotivamente compassionevole,
estroverso e amichevole, o persino giocondo e felice; qualunque sia la personalità
unica di quel figlio, essa fa parte dell’alchimia che lui ha scelto per massimizzare
il proprio apprendimento e la propria felicità nel corso di questa vita.
I figli devono essere rispettati in quanto entità spirituali
dal lignaggio antico quanto il nostro
Accettateli per quello che sono, e il vostro rapporto con loro per quello che è.
Questo non significa che non dobbiate porvi come guida o stabilire delle regole;
avete la responsabilità di fare entrambe le cose. E non significa che dovete
continuamente tentare di rendere la loro vita e la vostra relazione con loro
migliore. Significa semplicemente apprezzare le differenze, approvarli e
incoraggiarli a marciare al ritmo del loro cuore.

Poche cose nella vita sono catalizzatori più potenti del dolore o della gioia
delle relazioni che intrecciamo, perché esse espongono brutalmente le nostre
credenze alla dualità del mondo fisico, dove ogni cosa sembra essere o
infinitamente buona o infinitamente cattiva, e noi ineluttabilmente impotenti
davanti a essa. Ma possiamo sempre cambiare le circostanze. Per influenzare
questi cambiamenti non dobbiamo rivolgerci al mondo fisico bensì guardarci
dentro. Tentiamo prima di capire e poi di amarci.
Per trarre il meglio dai vostri legami affettivi cercate di realizzare che le
persone della vostra vita sono state scelte: voi avete scelto loro affinché
potenziassero il vostro apprendimento e la vostra felicità, loro hanno scelto voi,
magari per illuminare il loro cammino. Ho la speranza che leggendo questo
capitolo possiate sognare un tempo in cui colui o colei con cui vi troverete a
stringere un legame vi farà arrivare al cuore di alcuni dei punti che ho illustrato.
Ma ormai sapete che le persone non si aprono a nuove idee – per quanto utili
siano – finché non sono pronte, il che significa che molto probabilmente siete
voi, per ora, quelli che devono indicare la strada. E anche quelli che, qualche
volta, devono rassegnarsi a non avere l’ultima parola. Questo però vi tornerà
indietro, non solo in termini di migliori relazioni. Quando tutto sarà concluso,
vedrete la vostra pazienza e la vostra bontà propagarsi nell’umanità, elevandovi
nella luce.
10
Strumenti e tecniche

SEBBENE in genere io cerchi di evitare i metodi formali e i rituali, ci sono alcuni


semplici esercizi, che mi sono trovato a eseguire su base quasi regolare, che credo
possano risultare utili quando si ha a che fare con i pensieri. Considerateli
nient’altro che suggerimenti su come applicare l’immaginazione e in ultima
analisi imbrigliare il principio «i pensieri diventano cose».
Ho già consigliato numerosi metodi: visualizzare, demolire le credenze a colpi
di bulldozer, pronunciare mantra e dichiarazioni e così via, quindi invece che
ripetermi li ripasserò arricchendoli di nuove considerazioni, e aggiungerò nuove
tecniche. Nessuna di queste deve essere rigida; alcune potranno persino
sembrarvi insignificanti; la cosa importante è che tutte possono (e dovrebbero)
essere adattate allo stile e al temperamento di ciascuno. È superfluo dire che non
ci sono modi giusti o sbagliati per raggiungere la padronanza delle illusioni
tempo e spazio, e quello che funziona per una persona potrebbe essere del tutto
inutile per un’altra.
Gli esercizi che vi presento non devono essere svolti su base quotidiana o
regolare; semplicemente è utile conoscerli e averli a disposizione quando si sente
il bisogno o il desiderio di applicarli. Non ci sono regole: questo dovrebbe
allentare la pressione data dal sentire che «si dovrebbe fare qualcosa», perché
davvero non si deve fare niente. State già costruendo la vostra vita giorno dopo
giorno, state già crescendo e diventando più saggi ogni momento che passa; a
questo non si può sfuggire.

La visualizzazione creativa
L’ideale è visualizzare una o due volte al giorno per cinque o dieci minuti. Ho
già sottolineato che la cosa più importante da immaginare sono le emozioni che
vi aspettate di provare una volta che il sogno si sarà manifestato. Ora vorrei
aggiungere qualche suggerimento che vi aiuti ad ampliare e potenziare le vostre
esperienze di visualizzazione.
L’album fotografico
Il potere di un album su cui incollare ritagli di giornali, fotografie o immagini
particolarmente ispiratrici risiede nel fatto che contiene le immagini dei risultati
finali che volete ottenere, senza preoccuparsi del come. Non ci si mette certo a
comporre un album con fotografie di come i sogni diventeranno veri: vi si
incollano fotografie di sogni realizzati.
Potete anche usare foto di momenti della vostra vita particolarmente felici,
immagini che riportano a ricordi belli, a emozioni che riflettevano il vostro
essere padroni della situazione, in pace, felici e spensierati, sentimenti che volete
provare ancora; gli album non devono riportare solo immagini di cose materiali.
Abbiate inoltre cura di allegare un paio di vostre foto recenti. Ricordate, questo
collage riguarda la vostra vita, ed è ovvio che debba essere presente il
protagonista! Oltretutto lo stratagemma vi aiuterà ad associare voi alle immagini
che scegliete.
Un altro consiglio che vi do sugli album fotografici è di aggiornarli
continuamente. Se si guarda una foto per troppo tempo essa perde, per così dire,
un po’ della sua patina, e voi un po’ di entusiasmo. Quindi non limitatevi ad
aggiungere pensieri e fotografie; togliete quelle vecchie, che non hanno più
impatto emotivo.
Ah, un’altra cosa: ogni tanto lasciate l’album nel cassetto. Non dovete usarlo
sempre. A volte basta uno spunto ricavato da una bella rivista, altre è sufficiente,
anzi addirittura meglio, chiudere gli occhi e crearsi nella mente le proprie
immagini. Ripeto, non ci sono regole.
Datevi la carica
Un’altra cosa che potete fare prima di visualizzare è ricordare tutti i successi
che avete già assaporato nella vita, specialmente quelli che hanno a che fare con il
sogno del momento attuale. Potete fare lo stesso ogni volta che affrontate una
nuova sfida, e riandare con la mente alle occasioni in cui siete usciti vittoriosi da
avversità simili. Se vi può servire, redigete una lista di tutte le volte in cui avete
ricevuto l’aiuto di cui avevate bisogno: quando l’Universo ha agito per conto
vostro, quando avete conservato la fede necessaria ad attirare i cambiamenti che
volevate, e quando avete trionfato nonostante la paura.
Mettersi nella condizione mentale giusta non è facile, quindi non biasimatevi
se prima di cominciare vi sentite tesi o angosciati. Ogni volta che potete, cercate
di entrare nello stato d’animo adatto: ascoltate una musica che vi piace, fate
letture per voi ricche di significato o seguite qualche minuto di un programma
audio. La differenza nel visualizzare, inclusi i risultati che porta con sé, sarà
enorme, perché riuscirete con molta più facilità a superare le resistenze delle
credenze limitanti. Lo stato di grazia in cui vi sarete immersi le renderà anche
solo temporaneamente più deboli. Alla fine vi abituerete a pensare partendo da
quella prospettiva anche quando non vi accingete a visualizzare.
Al di là del sogno
Un’altra cosa che a volte faccio quando visualizzo è pensare oltre il momento
in cui il sogno si sarà avverato. Mi vedo in un futuro molto lontano,
profondamente realizzato, dedito ad aiutare gli altri, e immagino come sarebbe la
mia vita nei panni di quell’altro me.
Questo modo di pensare dà per scontato che i sogni di oggi si avvereranno;
questi pensieri – questi assunti – lotteranno per diventare parte della vostra vita
così che voi possiate effettivamente sperimentare quel senso di appagamento.
Focalizzarsi sui risultati finali, e in particolare sulle emozioni a essi correlate,
serve a ispirare l’Universo sul come portarvici; e lo farà, credetemi. Non fallisce
mai.
Buttarsi nel gioco e divertirsi
Quest’ultimo pensiero sulla visualizzazione in realtà apre le porte ad altri
esercizi: visualizzare, o costruire pensieri riguardo ai sogni come se questi si
fossero già realizzati, non deve essere un esercizio isolato. Il mio suggerimento di
visualizzare solo un paio di volte al giorno per non più di cinque o dieci minuti si
riferiva a momenti di raccoglimento in un ambiente tranquillo, a casa o in
ufficio. In aggiunta a questo, però, potete abbandonarvi a sogni a occhi aperti
piacevoli e del tutto casuali in qualsiasi momento della giornata, senza nessuna
particolare formalità o preparazione. Ricordate: la ragione per cui la
visualizzazione funziona è che i pensieri diventano cose, e i pensieri diventano
cose che voi visualizziate o meno.
Gli appunti e gli elenchi di voci
Ecco un’altra cosa che faccio spesso per aiutare la concentrazione e stimolare i
pensieri, in base al principio del «cosa voglio pensare». Una volta lo facevo con
un blocchetto per appunti, ora preferisco usare schede d’archivio di piccolo
formato. Redigo liste molto dettagliate di voci che descrivono quello che voglio.
Di solito uso una scheda per ogni soggetto. Per esempio ho una scheda per il
lavoro, un’altra per la macchina che desidero comprarmi, un’altra per la casa,
un’altra per la saggezza e la profondità di pensiero che vorrei raggiungere, una
per gli obiettivi a breve termine e una per quelli a lungo termine. Ognuno può
impostare le categorie a proprio piacimento.
Queste liste non solo ispirano mentre le si compongono, ma servono come
riferimento in tempi successivi o possono essere usate come traccia sia quando si
visualizza sia quando si sogna a occhi aperti. In effetti, proprio in questo
momento, in un angolo della mia scrivania appoggiata al muro c’è una pila di
parecchie dozzine di schede che modifico e arricchisco continuamente,
eliminando quelle che non mi ispirano più. Come vi dicevo per l’album
fotografico, aggiornate sempre il materiale. Anche qui non ci sono regole: a volte
non tocco le mie schede per settimane o mesi, altre le uso ogni giorno.

Gli atti di fede


Gli atti di fede sono estremamente potenti. Per rinfrescarvi la memoria,
definisco atti di fede le dimostrazioni fisiche del fatto che siete in linea con i
vostri sogni: dimostrazioni che implicano che i vostri sogni sono già diventati
realtà o lo diventeranno presto. Per esempio, creare un album fotografico non è
un atto di fede, mentre darsi ogni tanto alle spese pazze lo è, anche se il nostro
Vecchio Sé dice: «Ehi, guarda che non te lo puoi permettere!»
Di certo, nell’allontanarsi dalla zona sicura non bisogna mettere a rischio la
propria situazione finanziaria, la propria salute o la propria serenità mentale: non
bisogna trasformare un atto di fede in un atto di incoscienza! Non è necessario
fare debiti in nome della fede. Ciononostante, come già esposto nel capitolo 4,
esistono molti modi per dimostrare di avere abbondanza senza necessariamente
spendere del denaro. Ciascuno deve trovare quello che più gli si adatta.
Gli atti di fede costano molto poco, ma i loro effetti sulla psiche sono
incommensurabili.

Le credenze
Dal momento che le credenze sono alla base della possibilità di cambiare la
vita, gli esercizi da eseguire per fare in modo che siano allineate ai sogni sono
praticamente infiniti.
Dialoghi interiori
Innanzitutto, il principale strumento per scoprire una credenza limitante è la
costante consapevolezza, in ogni momento e in ogni giorno della vita, delle cose
che pensiamo, diciamo e facciamo. È come avere una sentinella o un cane da
guardia che esamina ogni pensiero e lo vaglia in cerca di limitazioni, oppure
come il software antivirus del computer che controlla ogni programma e ogni
allegato per scongiurare le infezioni.
Riproponetevi di essere sempre all’erta e di osservare quello che pensate, dite e
fate, e vi sorprenderete di ciò che scoprirete. È un’abitudine che vale la pena di
sviluppare. E quando vi cogliete sul fatto, quando individuate un pensiero o un
comportamento limitante, tanto per approfondire quello che ho detto nelle
pagine precedenti non accontentatevi di dirvi: «Ecco, ci sono cascato ancora:
devo smetterla di pensare così!» Sforzatevi di capire che quel pensiero o
comportamento è il risultato di una credenza limitante che è ancora lì e dunque
prendete provvedimenti! Scovatela, demolitela, sostituitela; fate qualcosa, perché
le siete arrivati molto vicini! Se vi piacciono gli elenchi, questo è il momento di
fare un elenco delle credenze. In ogni caso, che vi mettiate a scrivere o meno,
dovreste cominciare a chiedervi perché si è attivato quel pensiero. Qual è stato il
fattore scatenante? Quali le sensazioni? Cosa sta dietro a quella ristrettezza di
vedute, quali credenze sono state adottate e in quale diverso modo potete
guardare alla situazione? Ecco: ogni volta che vi chiedete se siete davanti o no a
una credenza limitante, e ogni volta che volete affrontare la situazione
prendendo l’iniziativa, un piccolo trucco potrebbe essere porvi delle domande.
Domande su di voi, sulla vostra vita, sulle sfide da affrontare. Domande che
fareste a un maestro superiore, un nuovo Cristo o Buddha. Domande il più
possibile specifiche: qual è la grande lezione che potrei trarre da questa
situazione? Perché ho scelto questa vita? In che altro modo potrei pormi per fare
un lavoro creativo e appagante? Perché mi sento impotente, disperato o confuso?
Cos’è che non vedo e invece potrei vedere in tema di abbondanza, salute e affetti?
Di solito fingo di porre queste domande al mio Sé Superiore, ma se volete
potete rivolgervi all’Universo, a Dio o a qualsiasi altra entità spirituale che
onorate. Poi cercate di rispondere voi stessi. Fingete di essere l’Universo, Dio o il
vostro Sé Superiore. Oppure fingete che la domanda vi sia stata posta da un
amico che aspetta la vostra risposta. Se non sapete come rispondere, allora fate
finta di saperlo e rispondete. Improvvisate, dite qualunque cosa vi sembri giusta.
Provate, perché sono certo che rimarrete sorpresi dei risultati: a un certo punto le
risposte sgorgheranno da sole, e vi troverete a padroneggiare una maggior
comprensione e nuove prospettive.
Se invece insistete con il dire che è troppo difficile e che le vostre credenze
sono invisibili, questo è ciò che troverete. Continuate invece a ripetervi che siete
stupefatti dei risultati, che è un processo facile, che avete finalmente portato alla
luce le credenze limitanti, e vi accorgerete di fare grandi progressi.
Intellettualizzare
Questo esercizio funziona specialmente quando si è di fronte a un particolare
dilemma. Magari vi sembra di non riuscire a fare progressi verso una vita agiata,
oppure c’è qualcosa in particolare che vi fa paura, o ancora vi siete dati un
compito difficile, per esempio perdere peso. Anche in questo caso sarebbe meglio
scrivere, ma se per voi funziona meglio rimuginare sull’argomento ogni mattina
mentre andate al lavoro o alla sera durante una passeggiata, va bene ugualmente.
L’esercizio richiede di enumerare tutte le ragioni, fisiche e spirituali, per cui
«dovreste» vivere, o state vivendo, la situazione opposta alla sfida che vi trovate
ad affrontare. Per esempio, se l’abbondanza continua a sfuggirvi, immergetevi in
tutte le ragioni per cui essa dovrebbe non essere presente nella vostra vita. Fate
l’elenco dei tratti e delle qualità positive che possedete; quando possibile,
ripensate a esperienze in cui la ricchezza non era fondamentale; rammentate a
voi stessi il concetto indiscutibile che il benessere, così come la povertà, non è
altro che il risultato dell’orientamento che avete dato alla vostra vita; elencate i
fatti che provano quanto sia stato facile per altri arrivare all’abbondanza, e così
via.
Ripescate poi altri successi che avete avuto, momenti in cui siete riusciti a
ottenere i risultati sperati riguardo a salute, amicizia o felicità, e realizzate che
attirare accrediti, vendite o contratti non è più difficile che attrarre salute,
amicizia o momenti felici.
Ponetevi domande come: «Che cosa mi ha trattenuto fino a ora dal
connettermi con la mia creatività? Con la mia intelligenza? Con la mia…?» Poi,
non appena localizzate una convinzione limitante, afferratela e non lasciatela
andare fino a che non avete ripulito il sistema di tutte le sue logiche sbagliate!
Questo modo di intellettualizzare le credenze è molto efficace perché è in linea
con i consueti processi di ragionamento e apprendimento del pensiero razionale.
Si rivela un esercizio pratico che a volte riesce a svelare l’assurdità di pensieri e
convinzioni alimentati fino a quel momento.
Darsela a bere
Ecco una tecnica facile e divertente, che però richiede l’intervento di almeno
due persone (preferibilmente persone che vi sono vicine e che non penseranno
che siete usciti di senno). Io lo facevo con mia madre e mio fratello quando
lavoravamo insieme. Ci incontravamo a pranzo, e ci concentravamo ed
entusiasmavamo sulla nostra impresa e i nostri sogni. Al dessert mi lanciavo a
elencare le cose meravigliose che avrei fatto, tipo contattare distributori in
Giappone, Svizzera o Sudamerica. Entravo nei minimi dettagli, parlavo dei viaggi
sul mio aereo privato, suggerivo di incontrarci per i tè futuri al Ritz di Londra, e
così via. Ovviamente, nessuna di quelle cose era ancora successa, ma ne parlavo
come fosse già realtà, e loro mi ascoltavano rapiti. Come ogni socio che si rispetti
mi facevano delle domande, e io rispondevo a tono. Poi era il turno della
mamma: mi informavo su come si trovava a Hollywood, dove le avevano chiesto
di trasformare alcuni suoi libri in sceneggiature, e lei mi descriveva gli incontri
con Steven Spielberg e le serate di gala.
Anche mio fratello faceva la sua parte: si lamentava che il mio jet privato era
troppo piccolo per il suo entourage e si vantava che ne avrebbe comprato uno
molto più grande, che se volevo mi avrebbe poi prestato. Fissavamo
appuntamenti in giro per il mondo, e cose di questo genere. Probabilmente ora
pensate che sono molto più fuori di testa di quanto credevate all’inizio, eppure
non avete idea di quanto fossero divertenti quegli incontri, che mettevano
insieme le nostre fantasie, i libri che ci erano stati di ispirazione quella settimana,
le nuove consapevolezze e i passi avanti compiuti. Alla fine ci alzavamo da tavola
con la testa tra le nuvole!

Sintonizzarsi
Questa tecnica è completamente diversa: io la uso sia quando devo decidere
qualcosa sia quando voglio esercitare i miei sensi più profondi. Ogni volta che mi
trovo davanti a una scelta (di qualsiasi tipo), cerco di circoscriverla in termini di
domanda chiusa (con risposta sì/no); poi formulo la domanda, chiudo gli occhi,
faccio qualche respiro profondo e visualizzo prima la parola «sì» e poi la parola
«no». Nella mente cerco di giocare con quelle parole, esaminandole più volte per
vederle il più chiaramente possibile, e immagino che quella che mi appare più
grande, più dominante o più vicina sia quella che l’Universo, o il mio Sé
Superiore, mi sta mostrando. Provateci, applicando tutte le variazioni che volete,
perché ve lo assicuro, sono rimasto esterrefatto di quanto accurate e utili siano le
risposte. Anzi, ricordo bene un paio di volte in cui non ho seguito il consiglio
così ottenuto, e quanto me ne sono pentito, in seguito!
Uso questa tecnica spesso, anche per le cose più banali, per esempio quando
devo scegliere la marca di un prodotto o se devo fare o meno una telefonata. Più
lo si fa e più risulta facile, e il vantaggio di farlo con le piccole decisioni è che si
acquista fiducia nelle risposte e si affinano i sensi interiori in vista di decisioni
più grandi. Da dove vengono le risposte? Ecco una cosa importante da capire:
vengono da dentro, vengono da voi. Non è un esercizio che costringe a rinunciare
al proprio potere, tutt’altro: lo accresce.
I sensi interiori sono come le abilità fisiche: se non li si usa non ci si sintonizza
più su di essi e si arriva a ignorarli. Forse è più chiaro se li si paragona ai muscoli:
se non li usiamo si atrofizzano, e ci affidiamo soltanto a quelli che mettiamo in
moto abitualmente. Cominciando a utilizzare questa tecnica del sì e del no è
come se iniziassimo a flettere un muscolo interiore che non è mai stato usato
prima, e con la pratica arriveremo a un punto in cui sarà automatico, ogni volta
che c’è da prendere una decisione, fare riferimento alle sensazioni, senza
nemmeno aver bisogno di orchestrare tutto il processo. Percepiremo
istintivamente l’opzione giusta, proprio come ora la ponderiamo con il
ragionamento logico.

L’obiettivo del giorno


Ecco un altro esercizio per esercitare i muscoli interiori; questo tiene in
allenamento il muscolo della fede. Scegliete un obiettivo per quel giorno,
qualcosa di molto semplice da ottenere, che siete certi accadrà ma che in fondo
potrebbe anche non accadere. Magari portare a termine un compito intrapreso, o
iniziarne uno nuovo. Oppure decidere di ascoltare un particolare complimento,
per esempio sui capelli, o di trovare qualcosa, per esempio una moneta. Qualsiasi
cosa!
Una delle ragioni per cui questo esercizio ha effetti così potenti è che,
formulando una richiesta ragionevole (per come io la definisco ragionevole) e
credibile (secondo le mie credenze), sono profondamente convinto che potrà
essere soddisfatta, e questo farà lievitare le mie credenze riguardo all’inevitabilità
del successo. Con le convinzioni adatte, la definizione di quello che è ragionevole
può adeguarsi a ogni richiesta, e con la pratica e la fiducia le richieste possono
aumentare senza limiti, fino a includere tutto quello che vogliamo.

La meditazione
Se siete come ero io, questa parola vi susciterà immediatamente un senso di
colpa, perché vi direte che avreste già dovuto praticarla e non l’avete fatto. Bene,
per farvi stare meglio, innanzitutto lasciate che vi ricordi che quando si tratta di
vivere nel tempo e nello spazio e di acquisire illuminazione non esistono «Avrei
dovuto». In secondo luogo, in maggior o minor misura, voi tutti meditate già in
molti modi, che non sono necessariamente quello di stare seduti a gambe
incrociate a mugolare «ohmmmmmmmmm».
Secondo me c’è la convinzione imperante che la meditazione sia una pratica
per crescere e progredire ma, tanto per ripetermi, per crescere e progredire non
bisogna fare niente, non ci sono regole. La meditazione ha così tante
connotazioni misteriose che a volte può sembrare al di là della portata delle
persone normali. In realtà ci sono molti tipi di meditazione, tanti quanti sono gli
stati d’animo.
A dire il vero, la vita stessa è un’unica grande meditazione. «Tutto va bene», e
che voi meditiate in stile yoga o meno ha poco a che fare con la vostra evoluzione
spirituale e le percezioni profonde che potrete raggiungere.
Ascoltare musica, leggere, fare jogging, passeggiare, sognare a occhi aperti,
guardare un film, godersi un pranzo prelibato, passare il tempo immersi nella
natura, forse persino fumarsi un sigaro in santa pace sono tutte forme di
meditazione. Sono tutte cose che calmano, liberano la mente e consentono vari
tipi di concentrazione che non si possono sperimentare in altro modo.
Personalmente ritengo che la cosa importante non sia tanto come si trascorre il
tempo a pensare, perfino se questo significa svuotare la mente, quanto che si
pensi, con la frequenza che ciascuno ritiene di beneficio per sé.
Io passo un po’ di tempo ogni giorno a svuotare la mente dai pensieri? No.
Questa forma di meditazione sarebbe fruttuosa? Certo, ma come lo è mangiare
carote, che io non mangio mai, il che non significa che mangio male! Un giorno
potrei anche impegnarmi a farlo regolarmente (ripulire la mente, non mangiare
carote!). Quello che sto dicendo è che non sono meno spirituale o meno
determinato a capire me stesso di quelli che borbottano «ohmmmmmm», e che
ho imparato ad apprezzare i miei modi, per poco ortodossi che siano.
Superare i cancelli
Vorrei ora suggerire qualche altra tecnica (a dire il vero solo qualche pensiero)
per affrontare quelle che vengono considerate le sfide «ordinarie», quelle che
affrontiamo ogni giorno.
Niente può uccidere una buona idea più velocemente che rimanere seduti a
guardarla! Quando cominciamo un nuovo progetto, piccolo o grande che sia, a
volte avvertiamo che le resistenze vengono da noi stessi. In larga misura esse
sono alimentate da dubbi e paure, che creano esitazioni. Dopotutto nessuno
vuole perdere tempo a perseguire un obiettivo solo per cambiare il proprio modo
di pensare giorni, settimane o mesi più tardi; si sprecherebbe un sacco di energia.
Eppure, anche quando sappiamo quale cammino vogliamo seguire, può capitarci
di esitare, e questo ci fa perdere concentrazione, mettendo in ultima analisi a
rischio la manifestazione del sogno.
Cominciate e basta!
Il consiglio che vi do è di cominciare, qualunque cosa sia quello cui volete dare
inizio. Non dovete pensare già in termini di concludere, e uno dei modi migliori
che ho imparato ad adottare per cominciare qualcosa senza sentirmi troppo
soverchiato è ricorrere all’autoinganno. Mi dico una montagna di bugie! Mi
racconto che devo solo rompere il ghiaccio, applicare un piccolo, piccolissimo
sforzo, dopo di che posso prendermela comoda fino al giorno dopo. Poi,
invariabilmente, una volta che ho cominciato mi viene voglia di andare un po’
avanti, poi un altro po’, e la cosa di cui mi rendo conto subito dopo è che il
progetto è ben avviato. So benissimo che quando mi costringo a «cominciare
soltanto» sto mentendo a me stesso, ma funziona comunque!
La prima volta che feci così fu quando mi allenavo per una maratona. Puntavo
la sveglia alle tre e mezzo del mattino, così da poter correre prima di andare al
lavoro, ma se devo essere onesto, a quell’ora l’unico mio pensiero era fracassare
quella maledetta sveglia e tornare a dormire, dicendomi che comunque potevo
correre dopo il lavoro. Ma così non avrebbe funzionato, e lo sapevo benissimo,
perciò alle tre e mezzo del mattino mi ripetevo che se non avevo voglia non
dovevo per forza farlo, ma potevo almeno alzarmi per andare in bagno. Non so
come, era infinitamente più facile alzarsi per andare in bagno che non per andare
a fare venti chilometri di corsa, ma una volta fuori dal letto diventava
relativamente facile infilarmi pantaloncini e scarpe e uscire a correre
nell’oscurità. Funzionava ogni volta, sempre con la stessa stupida bugia.
Dunque sì, quando si tratta di iniziare un nuovo progetto mi racconto un
sacco di bugie... ma forse un modo migliore per definire la cosa è che cambio il
mio obiettivo e la mia prospettiva, il che di fatto non è mentire. Distolgo gli occhi
da quello che sembra un compito troppo gravoso, scegliendo invece come
obiettivo il prossimo passo, e questo vale per qualunque cosa. Quando si tratta di
partire, concentratevi semplicemente su quello che avete subito a portata di
mano, non su quello che dovrete fare domani o il prossimo mese. Un giorno per
volta, un’ora alla volta, un minuto alla volta; non serve altro, per iniziare il più
lungo dei viaggi.
Imparate a vedere con occhi nuovi
Un’altra tecnica per superare le resistenze è vedere il compito che ci aspetta
con occhi nuovi. Ne feci esperienza quando avevo circa dodici anni, e me lo
ricordo ancora oggi.
Da ragazzino una presenza costante della mia vita è sempre stata la bicicletta;
ero pieno di spirito di avventura ed ero sempre in sella pedalando in lungo e in
largo fino a che non mi capitava di forare. Ero però così imbranato che di solito
le mie riparazioni avevano bisogno di riparazione. Lo vivevo come un compito
impossibile, tanto che rimandavo continuamente. Solo che in quel modo un
copertone forato significava automaticamente niente bici per mesi, finché un
vicino di casa – un ragazzino di un anno più giovane di me – un giorno mi fece
vedere la cosa sotto un’altra luce.
Si chiamava Billy, e aveva delle meravigliose ruote di bicicletta tutte
inzaccherate di fango che vendeva a un paio di dollari l’una, e che mi sarebbe
piaciuto comprare. All’inizio voleva troppo, ma un giorno abbassò il prezzo. Il
problema era che adesso uno dei copertoni era forato. Aha! pensai. Ci credo che
vuole venderli; sono andati! Sapevo che se li avessi comprati sarebbero rimasti
nel mio garage forati com’erano per sempre, e quindi gli dissi: «Non se ne parla.
Questo qui è forato! Sei fuori di testa?» Billy mi guardò costernato e ribatté: «E
allora?! Aggiustalo! Ci vogliono cinque minuti!» Figuriamoci. Non avevo
nessuna intenzione di farmi fregare! «È facile», continuò lui. E poi, scocciato
dalla mia testardaggine: «Sta’ a vedere!» E lì su due piedi, in meno di cinque
minuti, tolse il copertone, sfilò la camera d’aria, la gonfiò, la infilò in un secchio
d’acqua, trovò il buco, la sgonfiò e mise la toppa. «Lascia asciugare la colla, da
domani puoi salirci su», disse, ignaro dell’impatto che quella dimostrazione
aveva avuto su di me.
Me ne andai a casa con le mie ruote nuove, sentendomi davvero stupido.
Perché aggiustare uno pneumatico mi è sempre sembrata una cosa impossibile?
mi chiesi. Ripensai ai mesi e mesi in cui ero rimasto senza bici solo per colpa
della falsa percezione che mi ero costruito. Allo stesso modo, passiamo un sacco
di tempo a giustificare perché una cosa è difficile o a dimostrare che non
possiamo farla quando in realtà, nel tempo impiegato a difendere la nostra
posizione, avremmo potuto sistemare l’intera faccenda.
Ora provate a chiedervi: qual è quella cosa che ritengo particolarmente dura?
Fare i genitori, apprezzare il mio lavoro, capire mia moglie, perdere peso, alzarmi
dal letto al mattino, smettere di fumare o guadagnare un sacco di soldi? È ora di
vedere tutte queste cose sotto una nuova luce, perché come volare, andare sulla
luna o clonare le pecore, niente è difficile o impossibile, né diventa facile o
accessibile, finché non dichiariamo che è così.
Prendetevi un impegno
Una terza tecnica per superare le resistenze è prendersi un impegno. Non darsi
via di uscita: bruciarsi i ponti alle spalle, come si suol dire. La creazione del
programma audio che ha preceduto questo libro è stata un esempio di come
bruciai i miei. Un dicembre lasciai intendere ai miei abbonati che avrei creato un
programma audio di dodici ore intitolato Infinite Possibilities, con la promessa
che l’anno seguente avrei pubblicato un numero ogni mese.
Immediatamente, in un solo giorno, vendetti circa 5000 dollari di
abbonamenti a persone che pagarono online e in anticipo, ancor prima che io
sapessi cosa avrei messo nella prima registrazione, che a quel punto sarebbe
dovuta uscire di lì a due settimane! Non potevo tornare indietro, a meno di
contattare tutti gli acquirenti e rimborsarli, cosa che non avevo nessuna
intenzione di fare. Così cominciai e continuai, pubblicando una registrazione per
volta, e parecchie volte dovetti impormi la stesura dello script del mese
successivo a suon di bugie tattiche. Avanti Mike, pensavo, scrivi solo qualche
paragrafo; comincia e basta. E inevitabilmente, iniziando fisicamente a fare il
primo passo si creava lo slancio, si chiamavano a raccolta le risorse, e il secondo
passo era una passeggiata.
Ispiratevi
Sull’ispirazione è stata scritta un’infinità di libri con cui non voglio competere.
Aggiungo solo un paio di semplici suggerimenti.
1. Non perdete mai di vista il riconoscimento che cercate. Sforzatevi di capire
che tutto quello che state facendo oggi vi prepara ai tesori di domani. Che vi sia
chiaro o meno, tutto quello che fate vi sta preparando per la vita dei vostri
sogni, e tutto quello attraverso cui siete passati e state passando ora, che siano
dolori o frivolezze, è esattamente ciò di cui avete bisogno per prepararvi a
quello che verrà. Per esempio, se aveste manifestato i vostri sogni troppo in
fretta, avrebbero potuto scivolarvi dalle dita altrettanto in fretta. Ora invece vi
state preparando, e si sta approntando il lavoro di base. È così che bisogna
vedere il cammino che si è percorso fino a ora e i passi che si fanno oggi: un
allenamento, una preparazione al «meglio» che verrà.
2. Non perdete di vista il quadro più grande, che sono la vita, il viaggio, la
grande avventura. Ora, non voglio che quello che sto per dire vi sconcerti o vi
sembri morboso, ma voi e io – tutti – prima o poi moriremo, giusto? E allora
diamoci una mossa! Il sole brilla ora, è il nostro turno sul palco, e non sarà così
per sempre. Se la vedete come la vedo io, allora vi sentirete ispirati, perché
questo significa davvero che non avete niente di cui preoccuparvi; niente da
perdere nello sforzarvi e nel cercare di raggiungere qualunque cosa vogliate. È
vero che siete eterni e che ci saranno altre occasioni, altre vite, ma nessuna sarà
come quella attuale, né offrirà gli stessi riconoscimenti. In più, la gloria
inimmaginabile che vi aspetta alla fine di questa vita sarà magnificata dagli
sforzi che fate oggi. La vita ricompensa gli sforzi in modo esponenziale, quindi
meno tempo perdete a lasciare in folle il motore, maggiori saranno i
riconoscimenti.
Smettetela di stressarvi
Lo stress è il risultato del desiderio ossessivo di manipolare fisicamente il
tempo, lo spazio e la vita. Bisognerebbe invece capire che questa vita e le sue
manifestazioni sono solamente da dirigere. In quale altro modo potremmo
cominciare a vivere la vita dei nostri sogni senza un simile potere?
Ci dimentichiamo che dirigere il corso della vita non può essere fatto
fisicamente; ci deve venire da dentro. E andrebbe anche ricordato che quando si
tratta di abbondanza, salute e armonia non dovremmo cercare di controllare una
persona, un luogo o una cosa specifica, ma concentrarci invece sugli aspetti più
ampi di quello che vogliamo, lasciando all’Universo il compito di organizzare i
dettagli. Sono proprio quei dettagli a stressarci, ma essi sono competenza
dell’Universo, non dei nostri Sé Fisici.
La vita è una partita spirituale, e per poterla vincere bisogna giocare sul piano
spirituale.
Quando la vita sembra non funzionare
È stupefacente come le cose funzionano
quando si smette di resistervi o di accanirsi
Cosa fate quando vi sembra di non fare progressi, quando pare proprio che
ogni porta che aprite si richiuda con un tonfo?
A volte, quando la vita sembra non funzionare, è perché si è così coinvolti dal
come si vuole che vadano le cose fisicamente che si finisce per perdere di vista la
meta spirituale. Si comincia a non permettere più all’Universo di trovare i come,
impedendogli così di mostrarvi ogni alternativa possibile, incluse quelle che
mettono in discussione o addirittura minacciano il cammino che si sta
percorrendo in quel momento. Si inizia a pretendere che le cose, le cose fisiche,
vadano in un certo modo e, come se non bastasse, si continua a ricordare a se
stessi che tutto è possibile, che i pensieri diventano cose, e che è stabilito che i
sogni diventino veri, magari razionalizzando che i problemi e le difficoltà che si
stanno sperimentando fanno semplicemente parte del processo. Finisce che si
chiudono gli orizzonti della mente, e le cose su cui insistiamo non si manifestano
per un’infinità di ragioni profonde che al momento non riusciamo a vedere.
È stupefacente invece come funzionano bene le cose quando si smette di
resistervi o di accanirsi. Se non si è onesti con se stessi si cominceranno a
emettere segnali di pericolo ovunque, e si sentirà il terreno che scivola via sotto i
piedi.
Bene, questo è un argomento spinoso, perché potrebbero esserci infinite
ragioni a impedire alla vita di lavorare per voi, ma credo che possano essere tutte
ricomprese in due categorie: o siete sul cammino giusto ma le vostre credenze
sono in conflitto, o non avete ascoltato il vostro cuore – i vostri desideri più
intimi e brucianti – e il cammino su cui vi trovate necessita di un cambio di
direzione. In entrambi i casi, un onesto autoesame vi permetterà di ritrovare la
strada.

Questi sono i miei strumenti e le mie tecniche. Sono semplicissimi, quasi


banali. Ma se pensate che siano troppo elementari o non abbastanza stimolanti,
lasciatemi azzardare che probabilmente ritenete che l’illuminazione e il risveglio
spirituale sono un’ardua impresa. E se è questo quello che state pensando, allora,
vi prego, pensate un altro po’. Sia l’illuminazione sia il risveglio dal torpore
spirituale dovrebbero fluire con naturalezza e facilità; per far nascere nuovi
pensieri non c’è bisogno di nascondersi in un romitaggio. Basta far nascere nuovi
pensieri!
C’è davvero un solo modo per crescere spiritualmente, ed è attraverso i
pensieri. E c’è davvero un solo modo per manifestare la vita dei nostri sogni, ed è
ancora una volta attraverso i pensieri. Qualsiasi esercizio che possa influenzare
positivamente i pensieri – amplificando i sogni o espandendo la consapevolezza
– è oro puro. Che sia mediante una routine ormai consolidata o davanti a una
tazza di caffè al mattino, spendere un po’ di tempo ad allenare i muscoli della
psiche farà inevitabilmente avvicinare a grandi passi il giorno in cui i sogni si
avvereranno.
11
Domande e risposte

QUESTO capitolo mi offre l’occasione di condividere con voi alcune delle


domande che mi sono state rivolte da persone che, forse per la prima volta, erano
diventate consapevoli del loro sconcertante potere e delle loro responsabilità.
Sono domande che mi sono sentito porre più volte, e sono sicuro che almeno
alcune di esse sono simili a quelle che potreste formulare anche voi.

È giusto dare all’Universo delle scadenze? Per esempio, posso chiedergli non solo
di farmi diventare miliardario, ma anche di farlo entro la fine di quest’anno?
Sì e no. Chiedere va bene, ma credo che stabilire dei limiti di tempo possa
portare più danno che beneficio. Quando si comincia a pensare ai limiti di tempo
ci si immischia con il lato fisico delle cose, che è competenza dell’Universo. Si
corre il rischio di legargli le mani e impedirgli di trovare la via più breve tra voi e
quello che avete chiesto. Se, quando visualizzate, vedete il sogno già manifestato,
avete già detto all’Universo che siete pronti: ora! Ma se stabilite una data, cosa
succede se lui anticipa i tempi? Oppure se la manifestazione del vostro sogno è
inevitabile ma, dato che avete fissato un limite di tempo che cozza contro altri
vostri desideri e credenze, sfora oltre il tempo limite? Fissare dei tempi massimi
rischia di danneggiare la fiducia che si ripone nell’Universo e la convinzione di
poter raggiungere ciò che si vuole, facendo deragliare quella che sarebbe stata
una manifestazione naturale e spontanea!
Ovviamente, ci sono situazioni in cui dare dei tempi massimi può essere
inevitabile. Il primo caso è quando vi è stata data una scadenza fisica, per
esempio quella di pagare l’affitto entro una certa data. In una situazione così
suggerisco comunque di distogliere gli occhi dalla scadenza e concentrarsi invece
sul risultato finale. Lasciate perdere i dettagli, i come e i quando, quelli sono
compito dell’Universo.
La seconda situazione in cui forse potreste usare una scadenza è quando
stabilite degli obiettivi. Per esempio, cosa sperate di raggiungere in capo a tre,
cinque, dieci anni? Obiettivi così, però, sono per loro natura strutturati entro
cornici molto duttili, e sapete già che quando li fissate molto probabilmente si
adatteranno agli eventuali cambiamenti di priorità. In questo caso le date sono
più una guida che una scadenza, e questo va bene.
Un’altra domanda frequente viene da persone che sentono di essere state, in un
determinato punto della loro vita, molto più avanti, molto più sintonizzate con la
sua magia, di quanto non siano ora. Sentono di aver perso qualcosa, e vogliono
ritrovarla. La mia risposta è sempre la stessa.
Quel qualcosa lo avete ancora. Spesso sono proprio la vostra maggiore
maturità o il vostro straordinario sviluppo spirituale a spingervi in un viaggio
verso nuovi territori, viaggio che a volte può spaventare. Ma le paure che si
alimentano in fasi successive della vita non si generano perché abbiamo perso
qualcosa; cominciano ad apparire semplicemente quando la nostra
consapevolezza si espande. Oggi avete senz’ombra di dubbio la stessa capacità di
visione profonda che avete sempre avuto; non può essere andata persa. È solo
che ora questa visione profonda deve vedersela con una comprensione più ampia
della realtà – che include la vostra vera natura e le vostre responsabilità, passando
dalla teoria all’applicazione – e non è altro che l’evoluzione naturale che ogni
anima deve fare nel cammino verso la padronanza di tutte le illusioni.
Ricevo anche innumerevoli domande che esprimono dubbi e rimpianti riguardo
a decisioni passate. Il mio consiglio solitamente è questo:
Non guardatevi indietro. Qualunque siano state le decisioni che avete preso,
l’Universo ora le sta gestendo a vostro favore. Sta cospirando e sfruttando tutti i
dettagli a pieno ritmo, per realizzare i vostri sogni a partire esattamente dal
punto in cui vi trovate oggi. È assolutamente in grado di gestire qualsiasi
decisione abbiate preso, e non si batte mai una mano sulla fronte esclamando
esasperato: «Guarda un po’ che cosa hai fatto! Hai reso il mio lavoro un incubo!»
No, per l’Universo qualsiasi lavoro è facile; la magia è il suo forte! Non ha
rinunciato, né dovreste farlo voi; non ha giudicato, né dovreste farlo voi; non si
guarda indietro, né dovreste farlo voi. Dategli una mano, liberatelo, siate felici e
guardate avanti. Lui sta comunque puntando alle gioie infinite che ha in serbo
per voi, perché sa che tutto rimane possibile per sempre. Non è mai troppo tardi
per nulla. Le opportunità non bussano una volta sola, ma in ogni singolo
momento di ogni singolo giorno, per ciascuno di noi, e quanto danno ha fatto
pensare altrimenti!
Le opportunità non bussano una volta sola,
ma in ogni singolo momento di ogni singolo giorno,
per ciascuno di noi
Semplicemente, impariamo dal passato, e impariamo a vedere tutto quello che
è successo come parte di un programma di addestramento predefinito per
illuminarci con nuove prospettive e prepararci alle opportunità ancora più
grandi che giacciono appena un passo più in là.
Come affrontare le incertezze della vita?
Riponendo fiducia nell’«ignoto». Dopotutto è la sorgente di tutte le cose,
incluse quelle già successe e quelle che accadranno. L’ignoto è il vostro amico,
fatto di Divina Intelligenza, dimora di infinite possibilità.
Ogni volta che non sapete cosa c’è dietro l’angolo, potete scegliere di esserne
spaventati o felici, e quello che sceglierete influenzerà e persino stabilirà quali
momenti misteriosi arriveranno. Ricordate anche che solo perché non potete
vedere una cosa meravigliosa con gli occhi o riconoscerla con i sensi fisici non
significa che essa non esista. Sempre, subito oltre i sensi, l’Universo ribolle con la
sua magia e i suoi miracoli. Non si limita a starsene seduto lì con il motore in
folle; orchestra tutta la vostra vita. In questo esatto momento, grazie alla innata
inclinazione dell’uomo a prosperare, al di là del visibile le cose – cose che potete
felicemente aspettarvi – stanno succedendo, e quindi cominciate ad aspettarvele.
Ogni meraviglioso pensiero che avete pensato è ora al lavoro, in attesa di
sistemarsi dentro la vostra vita.
Ho bisogno di aiuto. Cosa devo fare per contattare l’Universo?
Basta restare in silenzio e seguire le proprie sensazioni. In realtà si tratta di
collegarsi con se stessi, perché il punto di contatto con l’Universo siamo noi.
Dedichiamo un po’ di tempo ogni giorno a rilassarci completamente, a respirare,
a lasciare che la mente vaghi dove vuole, senza imporre regole. Concediamoci del
tempo solo per noi, semplicemente sentendo e pensando quello che ci piace,
dimenticandoci di cercare a tutti i costi di essere spirituali. Sentiamoci soltanto
noi stessi.
Come posso far fronte al dolore di una delusione?
A volte è dura convincersi che le delusioni siano «naturali», e che nel lungo
termine possano diventare addirittura utili, ma comprendendo la situazione e
guardando le cose «dal giusto punto di vista» il dolore svanirà. Quando
arriviamo a capire il dolore significa che sappiamo in che modo abbiamo
interpretato male una situazione. E con questa comprensione ci renderemo
conto che non siamo niente di meno di quanto eravamo prima di quell’incidente:
possediamo la stessa libertà di creare la nostra felicità, e il dolore provato non è
stato altro che una lezione.
Potrebbe non sembrare facile, ma siete in grado di farlo. Sforzatevi. Fate tutto
il necessario. Soffermatevi sulle domande sollevate dalla delusione e perseverate
fino a trovare le risposte.
Sembra che non stia funzionando, perciò mi chiedo: possiamo cambiare idea
riguardo a speranze e desideri, o significa rinunciare?
Non c’è nulla di sbagliato nel cambiare idea, è una delle nostre più grandi
libertà, e a volte farlo spinge più velocemente verso nuovi ed eccitanti territori.
Ogni volta che vi sentite particolarmente confusi riguardo a quello che volete,
il primo passo da fare è essere profondamente onesti con voi stessi e ascoltare la
vostra voce interiore. Inseguire ciecamente e con tutto il cuore un sogno,
chiudendo fuori il buon senso e l’intelligenza, è una grande tentazione. Ma
quando questo approccio vi fa perdere tempo o rimbalzare sugli ostacoli, magari
la ragione potrebbe aiutarvi ad aggiustare la rotta. Quantomeno, può aiutarvi a
tracciare un cammino di minor resistenza che si districhi attraverso credenze
limitanti altrimenti invisibili. Se vi sentite confusi o a disagio riguardo alla
direzione verso cui state andando, non sarà mai perché quella meta è
irraggiungibile; tutto è raggiungibile. Potrebbe invece essere che nutriate
credenze contrapposte a quell’obiettivo, o istinti che vi mettono in allerta sui
rischi a venire, e se ignorate questi segnali in nome del principio «i pensieri
diventano cose» può darsi che ne uscirete pesti.
Spesso persone che hanno raggiunto il successo, a cui viene chiesto com’era
all’inizio, quando hanno dovuto rischiare tutto, rispondono di essere state del
tutto inconsapevoli dei rischi, perché erano completamente concentrate su quello
che volevano, completamente assorbite dalla ricerca. Quello che si evince è che
non bisogna soltanto innamorarsi del sogno (cosa pur sempre scontata) ma
anche scegliere un cammino che appassiona, e questo non è fattibile quando la
mente logica oppone resistenze. E quando si apprezza il percorso, la destinazione
sognata è quasi incidentale, e la felicità diventa faccenda di ogni giorno.
Quando scegliete una direzione che vi si confà intellettualmente tanto quanto
vi si confà il sogno, bussate a ogni porta, girate ogni pietra. Quelle persone di
successo hanno fatto esattamente così, e quindi probabilmente hanno sentito
poca o nessuna resistenza interiore, mentre assecondavano la loro grande gioia.
Era una ricerca relativamente priva di rischi. Non seguite ciecamente il
programma prestabilito. Quando percepite qualche resistenza interiore, non
ignoratela in nome della fede, non accettatela gridando più forte, accampando la
vostra divinità. Ascoltatela. Poi, con onestà, potrete dissiparla, oppure aggiustare
il tiro.
Come si può affermare che la vita è giusta?
La vita è quello che pensiamo essa sia. E con una piccola riflessione non è
troppo difficile afferrare che, spiritualmente parlando, è impossibile fallire: tutto
lavora in nostro favore, gli elementi cospirano a nostro nome, ci sono sempre
infinite ragioni per essere felici, la nostra vita ne tocca milioni di altre, possiamo
avere tutto quello che sogniamo, le cose non possono far altro che migliorare,
siamo eterni.
Dunque sì. Io credo che la parola «giusta» sia calzante.
Anzi, pur avendo detto un’infinità di volte che la vita è giusta, ogni volta sono
stato poco preciso. «Giusto» presume il cinquanta percento di possibilità che si
sopravviva. In realtà, la vita non è solo «giusta», è molto di più, se si considera
che ciascuno di noi possiede dalla nascita la spinta a progredire, e che è
impossibile il fallimento finale. Credetemi: le circostanze sono a vostro favore!
Cosa devo fare della mia vita?
Scindo la risposta in due parti.
Primo: qualunque cosa stiate facendo ora della vostra vita, è esattamente
quello che «dovreste stare facendo», compreso il porre questa domanda! Se non
foste dove siete adesso, non stareste cercando le risposte di cui avete bisogno, né
guadagnando la saggezza per raggiungere la quale in parte forse avete scelto
proprio questa vita.
Secondo: porre questa domanda significa che della vostra vita vi piacerebbe
fare di più, e in questo caso basta che iniziate a fare di più. «Fare di più come?»
mi chiederete. Cominciate con le piccole cose, che presto per conto loro
diventeranno grandi cose. Ogni viaggio comincia con un primo passo, che è
quello più difficile, perché sembra irrisorio in confronto alla meta. Ma una volta
fatto il primo, fare il secondo è molto più facile, e il terzo più facile ancora.
Imboccate a piccoli passi qualsiasi cammino anche solo vagamente interessante
che vi si presenti. Andate avanti, dissipate pure ogni vostra energia – cos’avete da
perdere? Ben presto saprete esattamente che cosa dovete fare della vostra vita, e
molto probabilmente scoprirete che lo state già facendo.
Siamo perfetti non perché abbiamo
raggiunto un determinato punto,
ma perché stiamo camminando verso di esso
L’idea che non raggiungeremo mai la perfezione, che la perfezione è
irraggiungibile, mi turba molto. C’è qualcosa che mi sfugge?
Se fissate come destinazione la perfezione, allora sono d’accordo: non ci
arriverà mai nessuno. Se invece la definite un processo, allora direi che ci siamo
arrivati tutti, e che le cose non sono mai state né potranno mai essere migliori di
così.
Voi e io siamo Avventurieri in un viaggio attraverso rivelazioni, gioia
immensa ed eternità. La nostra definizione di quello che esattamente siamo, chi
siamo, perché siamo e dove siamo cambia in ogni momento, eppure saremo
sempre e soltanto il riflesso perfetto di quello che pensiamo di essere.
Automaticamente e senza sforzi costruiamo senza possibilità di errore la nostra
realtà tramite i pensieri che formuliamo, che ce ne rendiamo conto o meno. Il
piano che ci ha destinati qui è ora in pieno svolgimento, ed è un piano perfetto. E
l’accordo che rispettiamo è un accordo perfetto. Quanto alla nostra
consapevolezza e alla nostra evoluzione, anch’esse progrediscono in modo fluido
e perfetto.
Siamo perfetti non perché abbiamo raggiunto un determinato punto, ma
perché stiamo camminando verso di esso.
Non capisco. Lei sta dicendo che ho scelto di «vivere tra i tormenti». Come può
qualcuno scegliere una cosa del genere? Se qualcuno mi fa male, è perché lo
«voglio»?
Mi sento porre questa domanda molto spesso: le persone non capiscono come
e perché dovrebbero aver creato le tribolazioni della loro vita, o eventi ben più
terribili. In linea generale nessuno, prima di cominciare la vita, si ripropone di
creare situazioni orribili, ma molti di noi effettivamente scelgono circostanze
difficili, unite a tendenze e inclinazioni che associate alle altre scelte ci
precipitano in acque «turbolente». Dunque, sebbene nessuno sceglierebbe di
sposare un serial killer, potrebbe invece scegliere di sposare un individuo
profondamente disturbato, consapevole delle eventuali conseguenze. E perché
qualcuno dovrebbe innamorarsi di un individuo profondamente disturbato? Le
ragioni potrebbero essere infinite, prima fra tutte l’aver riconosciuto la divinità di
quella persona e il desiderio di essere parte della sua guarigione. Tutte queste
decisioni però non vengono prese prima che la vita cominci. Tutti i nostri
cosiddetti contratti spirituali vengono rimaneggiati in ogni momento, perciò
niente è predestinato, né la felicità di chicchessia rimane definitivamente alla
mercé delle scelte passate.
Per fare un altro esempio, mi sono trovato a vivere parecchie relazioni che
sono finite in modo molto doloroso, quantomeno per me. Ma oggi, con il senno
di poi, riesco a vedere tutte quelle esperienze in modo molto più chiaro, e da esse
ho tratto due grandi lezioni. Primo, ho imparato a essere onesto con me stesso.
In ogni occasione ero ben consapevole del tipo di problemi che avrebbero potuto
sorgere già prima che sorgessero veramente, eppure rimanevo in quella relazione
e addirittura mi consentivo (fingevo!) di essere scioccato e costernato per gli
inganni che portavano al loro triste epilogo. Ma qui calza a pennello il vecchio
adagio: a giocare con il fuoco ci si brucia, e non serve a niente, una volta che ci si
è bruciati, gridare che non è stata colpa nostra.
L’altro insegnamento ricavato guardandomi indietro è che io senza dubbio ho
scelto di giocare con il fuoco per qualche validissima ragione, talmente valida e
compulsiva che pur guadagnandomi la scottatura ne è valsa la pena. Quello che è
successo alla fine è stato un prezzo molto basso da pagare per tutto il bene e la
gioia che ne sono derivati, compresi a tutt’oggi alcuni dei momenti più «alti»
della mia vita. Tutto sommato, ho scelto non solo la fine della relazione ma il
pacchetto intero, e in quanto tale è senz’altro valsa la pena viverlo.
Se guardiamo a un incidente come a un fatto isolato, lo estrapoliamo dal
contesto. Guardando il quadro più ampio e i fatti precedenti e successivi a
quell’incidente, a un certo punto saremo sempre in grado di dargli un valore e
quindi realizzare che esso è scaturito dal desiderio di imparare e crescere, di
essere più saggi e più compassionevoli.
Dove sta il problema? Perché è tutto così difficile? Qual è il trucco per far sì che i
buoni pensieri diventino cose? Sono solo i pensieri autolesivi, limitanti e pregni di
dubbio che diventano cose, e senza nemmeno grandi sforzi?
Io penso che, come molti cercatori, ritenete che le risposte siano complesse,
misteriose, difficili da trovare e applicare. Ma questo tipo di pensiero non fa altro
che perpetuare la ricerca di risposte e aggiunge difficoltà al trovarle. Quindi, per
tornare al concetto di partenza, la verità è che i pensieri diventano cose, punto.
Non ci sono fattori limitanti, non ci sono leggi che battono questo principio.
Sono sufficienti quelle quattro parole; non potrebbe essere più semplice. Ora,
come ho detto nel capitolo 2, sono le credenze che ci spingono a pensare quello
che pensiamo. Se vi sembra dunque che le esperienze che fate sono più negative
che soddisfacenti è solo per via del tipo di credenza che prevale, che lo realizziate
o meno.
Una volta che si arriva a essere consapevoli delle credenze limitanti, la chiave è
cambiarle, e per farlo si potrebbe cominciare a dichiarare: «È facile, è divertente,
so bene come funziona la vita», e smetterla di dire: «È difficile, non lo so, mi
sento perso». E subito dopo iniziare ad agire come se la vita fosse facile,
divertente e conoscibile.
Molti affermano: «Certo, capisco che i pensieri diventano cose», però non
passano neanche un minuto a visualizzare. Molti continuano addirittura a
rimuginare su ricordi infelici del passato, proiettandoli così sempre di più nel
futuro. Quanti hanno chiaramente definito la vita dei loro sogni? Se credete
davvero che i pensieri diventino cose, dovreste visualizzare, concentrarvi sul
positivo e definire quello che volete. E se non siete ancora arrivati lì, allora
davvero siete ancora persuasi che la vita è qualcosa che vi capita, invece di
cogliere che siete voi i direttori d’orchestra.
Mi sembra che questo e altri scritti sullo stesso argomento siano indice di una
mentalità estremamente ristretta, alla «peggio per lui, se l’è voluta». C’è qualcosa
che mi sfugge?
L’espressione «peggio per lui» implica il concetto di colpa, che è un modo
molto negativo di definire la responsabilità. Non biasimeremmo mai un
bambino piccolo che, per l’ingenuità sua tipica, si bruciasse su una stufa rovente,
inciampasse e cadesse mentre corre o prendesse la varicella dai compagni di
classe; allo stesso modo, non dovremmo biasimare gli adulti per le circostanze in
cui si trovano. Inoltre, dire che qualcuno è vittima di una determinata situazione
non tiene assolutamente conto della premessa che tutti siamo creatori assoluti e
il «dominio su tutte le cose» non è condizionato; quindi, non importa quanto
ostico possa essere il concetto, spiritualmente parlando non esiste qualcosa
definibile come «vittima». Certo è praticamente impossibile riconoscere questo
se guardiamo e cerchiamo di capire la vita soltanto con i sensi, che separano gli
eventi dal più largo contesto da cui originano.
Esistono infinite ragioni per cui apparentemente «alle persone buone
succedono cose cattive», a volte si tratta di ingenuità, altre di orgoglio, ma solo
perché vediamo dolore e sofferenza non significa che gli obiettivi non siano stati
raggiunti, o che le parti coinvolte non fossero coartefici della situazione. Nulla di
tutto ciò, detto per inciso, giustifica qualsiasi violazione, né tanto meno che le
parti non coinvolte debbano stare a guardare come semplici spettatori. Di fatto,
una delle principali ragioni per cui un tale scenario è stato creato potrebbe essere
proprio far intervenire gli osservatori e ispirare a rivedere vecchie attitudini,
abitudini e stereotipi.
Una volta che so tutto questo, come devo muovermi?
A piccoli passi. Vivere la vita dei sogni non vuol dire solo sognare; vuol dire
vivere. Bisogna porsi in modo che il vento del cambiamento possa catturare le
vele, bisogna uscire in modo che l’Universo abbia tutte le opportunità per
mettere in atto la sua magia e garantire nuovi incontri, meravigliosi incidenti e
incredibili coincidenze, nessuno dei quali può capitare se ci si limita a stare
seduti in casa a visualizzare. Bisogna seguire i propri impulsi, tentare ogni strada
e possibilmente, per quanto concesso dal proprio vecchio modo di pensare,
cominciare a fare cose che prima non si sarebbero mai neppure prese in
considerazione.
Sono profondamente convinto che per arrivare dove si vuole, specialmente
quando bisogna vedersela con le vecchie credenze, bisogna mettere in conto
molti piccoli passi, non uno o due balzi da giganti. E l’unico modo per fare molti
piccoli passi è buttarsi a capofitto nella vita e vivere, facendo quello che si può,
partendo da dove si è in quel particolare momento e usando quello che si
possiede, anche se questi primi passi non sono neppure lontanamente allettanti.
* * *
La risposta a ogni domanda sta dentro di voi. La vita non è un insondabile
mistero, è un libro aperto. Dobbiamo solo metterci a leggerlo. Qualunque sia ciò
che volete sapere, cominciate dicendo a voi stessi che lo sapete già.
12
Il significato della vita

AVETE capito cosa significa leggere un libro come questo? Le implicazioni sono
molteplici: porta alla luce la convinzione che i cosiddetti misteri dell’Universo
potrebbero essere conoscibili. Svela che i sogni sono raggiungibili. E, forse la cosa
più importante, rivela che vi siete assunti la responsabilità della vostra vita e del
futuro. E spero che, laddove è dovuto, ve ne venga riconosciuto il merito. Senza
dubbio siete molto più vicini di quanto mai abbiate immaginato al
raggiungimento della felicità e dell’appagamento che avete scelto di sperimentare
in questa vita.

Sogni, dolci sogni


Abbiamo spaziato su vari argomenti, ma il concetto che spero di avere
trasmesso è molto semplice: nell’Universo è in atto un principio che trasforma i
vostri pensieri nelle cose e negli eventi della vostra vita. Ed è un principio
ineluttabile, che spiega completamente in che modo vi è stato dato dominio sulle
cose. Riconoscendolo e comprendendolo potrete cominciare a usarlo,
trasformando i vostri desideri in realtà e vivendo così la vita dei vostri sogni.
Che sia tramite la visualizzazione o il sognare a occhi aperti, i pensieri
diventano cose. Non si tratta di un’illusione; è come sono sempre andate le cose
nel tempo e nello spazio, e significa che qualunque cosa sia quella che volete di
più, sta solo un pensiero più in là. È l’immaginazione che prepara il «calco» da
cui vengono costruiti la materia e tutti gli eventi, e per rendervi la cosa ancora
più credibile seguitemi in qualche altro ragionamento deduttivo. Vorrei però
dare per scontato che ormai avete accettato il concetto che il tempo e lo spazio
sono illusioni.
Bene, se il tempo e lo spazio sono le illusioni che costituiscono il palcoscenico
di questa grande odissea chiamata vita, non ne consegue per logica che tutte le
cose all’interno del tempo e dello spazio – la materia e gli eventi – sono anch’esse
illusioni?
Quindi, dal momento che tempo, spazio e materia sono tutte illusioni, allora,
come ho già fatto notare, per molti versi (anzi a dire il vero per ogni verso) la
struttura della nostra vita è del tutto uguale alla struttura dei sogni che facciamo
quando dormiamo. E non abbiamo nessun problema ad accettare che i limiti e le
circostanze dei sogni notturni sono illusioni, giusto? Quando li ricordiamo
sappiamo che sono sogni anche se quando li facevamo sembravano reali,
qualunque cosa stessimo sognando. Quando si parla di sogni notturni, possono
accadere le cose più folli. Le macchine si trasformano in elefanti, i pesci volano –
le persone volano! –, in qualche sogno ci sono degli eroi, in altri dei farabutti. A
volte ci sentiamo appagati e realizzati, altre siamo intrappolati in una palude o
continuiamo a girare a vuoto.
Allora lasciate che vi chieda: riterreste impossibile credere di poter fare
stanotte qualche sogno bizzarro, pazzesco e imprevedibile? Certo che no. Allora
perché dovrebbe essere impossibile sognare di trovarvi circondati da ricchezza,
salute e armonia, amici e allegria? Di nuovo no, non sarebbe impossibile.
E se, durante un sogno così, vi rendeste conto che state sognando?
Protestereste forse e direste: «Non posso sognare un tale splendore, non lo
merito! Non ha senso. Che si fermi questa assurdità!»? No, non lo fareste, perché
nel sogno sapreste che è un’illusione, e che il merito, la logica e il pagamento di
un cosiddetto pedaggio (o altre limitazioni simili) non avrebbero nessuna
influenza sulle illusioni che avete evocato, giusto? Dopotutto è solo un sogno. Né
pensereste che non può succedere perché la notte scorsa avete sognato che
eravate poveri e senza amici. Nei sogni il passato non conta, giusto? In quello che
potreste sognare di nuovo stanotte non siete limitati da quello che avete sognato
la notte scorsa. Nei sogni non ci sono restrizioni o limiti, perché per quanto reali
possano sembrare, sappiamo che sono solo illusioni.
Capite cosa intendo? Come ho detto all’inizio, la vostra vita, in questo esatto
momento nel tempo e nello spazio, non è nulla di diverso da un sogno; è in tutto
e per tutto illusione. Ma dato che la materia è pensiero in forma densa,
semplicemente ci vuole un po’ più di tempo (non molto di più) per influenzare o
cambiare il corso delle cose. Nella vostra vita attuale non dovete sentirvi soggetti
ai limiti e alle costrizioni di dover pagare un pedaggio, di dover tener conto del
passato, di dover essere degni, o persino logici! Queste non sono altro che
convinzioni, regole da voi create, che non hanno bisogno di sussistere, perché
grazie alla vostra mera esistenza qui, proprio come in un sogno, vi siete
«prequalificati». In quanto padri fondatori del tempo e dello spazio, voi meritate
tutto quello che potete immaginare, e nulla può togliervi quello che avete già
guadagnato.
In questo momento state sognando, compagni Avventurieri, e in questo
sogno, che voi lo stiate realizzando o meno, non avete limiti. Siete divini. Siete
potenti. Abbondanza, salute e armonia sono solo un pensiero più là, un pensiero
che mette in azione i principi dell’Universo che vi faranno ottenere quello che
desiderate. Non siete soli: avete al vostro fianco l’Universo, che brama di darvi
tutto quello che avete il coraggio di sognare.

Prevedibile e affidabile come la gravità


Cosa succede quando si lancia una palla? A circa metà del suo viaggio, la palla
ricade a terra. Perché? È la legge: deve farlo. Ora, è forse importante, affinché la
legge della gravità entri in opera, chi getta la palla? Importa quanto sia vecchio o
giovane questo chi? Quanto spirituale sia? Che sia una brava persona? Che sia
illuminato? O persino che creda o meno in quella legge, o nell’Universo, o
addirittura in Dio? No! Una volta che la palla viene lanciata niente importa,
perché non appena essa lascia la mano entrano in azione l’Universo e i suoi
principi. E questo è esattamente quello che succede una volta che scegliete i
pensieri, perciò sceglieteli con saggezza.
Capite cosa significa? Non siete sconvolti? Non c’è niente che non possiate
fare, niente che non possiate avere, niente che non possiate essere.
I pensieri diventano cose, e la vita ne è la prova, ma riuscite a vedere la grande
ironia? La grande ironia è che ciascuno di noi sta già vivendo la vita dei suoi
sogni; solo che alcuni non sono molto felici di quello che sognano.
I vostri pensieri sono sempre diventati le cose e gli eventi della vostra vita, il
che comprende questo esatto momento. State già vivendo la vita dei vostri sogni:
è una ineluttabile verità. Guardatevi intorno, guardate tutto quello che vedete e
provate ora. È quello che avete attirato, e potete cambiarlo in un battito di ciglia.
Sotto ogni aspetto, siete già i padroni; avete già mosso le montagne, da sempre
state facendo l’impossibile. Dovete solo arrivare a sentirlo dal profondo del
cuore, così da poter volontariamente dirigere l’esistenza e determinare i
cambiamenti desiderati. E la via più veloce per arrivare a comprendere questo è
conoscere e capire se stessi tramite l’essere se stessi, solo e completamente se
stessi. Il solo mistero con cui dovete misurarvi siete voi, ma voi un mistero non
lo siete affatto. Capitevi, e capirete l’Universo.

La vostra più grande storia d’amore


Da dove cominciare, allora? Dall’apprezzare quello che già siete e amare quello
che già avete. Siete unici, speciali. E che questo sia vero lo sapete già. Non c’è
nessun altro al mondo che vede le cose esattamente come voi, che ha una
comprensione pari alla vostra e che prova quello che provate voi. Siete
l’espressione delle vostre emozioni, e sareste pronti a fare qualsiasi cosa per gli
altri… ma non per voi stessi. Almeno finora.
Apprezzatevi, perché in questo momento siete esattamente quello che
dovevate essere e dove dovevate essere, e state facendo esattamente quello che
dovevate fare, compreso porvi le domande che vi state ponendo ora; detto per
inciso, non ve le stareste ponendo se il vostro passato non si fosse svolto
esattamente come si è svolto. Dunque siate felici di tutto quello che avete fatto,
imparato e sperimentato, nel bene e nel male, perché tutto vi ha portato al livello
di comprensione che ora possedete e che vi ha instillato il desiderio di volere di
più.
Più vi apprezzerete, più la vita sarà facile. Sarete più richiesti sul lavoro, a casa,
ovunque. La vostra salute migliorerà, migliorerà il vostro equilibrio, e
l’abbondanza sarà vostra senza sforzo alcuno. Dormirete meglio, vi divertirete di
più; avrete meno paura, «saprete» di più. E per quanto poco importante possa
essere, sarete persino più belli.

Da qualche parte in paradiso, ora


È molto facile dare per scontati noi stessi e il nostro incredibile mondo.
Quindi cominciate a notare la magia ovunque, nel vostro piccolo giardino o
nell’universo che vi circonda. Adesso, in questo esatto momento, non importa
che ora del giorno sia, onde impetuose si infrangono all’alba sulle rilucenti sabbie
di una spiaggia tropicale. Se solo provate a farlo, potete sentirle. In questo esatto
momento un delfino sta balzando nell’aria, un castoro sta costruendo una diga,
un’aquila si sta librando nel sole. Da qualche parte un fiume di lava sta scorrendo
sul fianco di una montagna, una nuova isola si sta sollevando dal mare e la neve
sta cadendo silenziosa in un angolo di campagna.
E ancora, chissà dove, due estranei si stanno incontrando dopo
un’imprevedibile eppure non casuale serie di eventi, e per loro sta incominciando
una meravigliosa avventura. Qualcuno sta guarendo da una malattia devastante
diagnosticata inguaribile. E magari nella vostra stessa città qualcuno è arrivato ad
accumulare abbastanza benessere da non dover più preoccuparsi del denaro per
il resto della propria vita, mentre altri stanno ridendo con gli amici, così di gusto
da doversi piegare in due. Mentre leggete queste parole, da qualche parte un
neonato si sta riempiendo i polmoni del primo respiro, e lo stesso amore che fa
battere il suo piccolo cuore fa battere il vostro, un amore inviato dall’Universo,
che vi considera propri figli e che anela alla vostra felicità.
Non siete voi a essere in obbligo verso la vita;
è la vita che è in obbligo verso di voi

Meglio di così non si può


Voi siete il figliol prodigo che ha smarrito la strada, eppure l’Universo
benedice il vostro vagare e si prepara ansiosamente per il vostro imminente
ritorno, un ritorno a un paradiso che non è nei cieli lontani ma qui, sulla Terra,
ora. E sebbene abbiate temporaneamente dimenticato da dove venite, l’Universo
non vi ha mai abbandonato, e il mondo rimane il vostro rifugio. Non siete qui
per sperimentare povertà, malattia o limitazioni; siete qui, in questo arco di vita,
per godere di abbondanza, salute e armonia. È questo il vostro scopo: perseguire
e vivere la vita dei vostri sogni. Comprendete questo, credete nella vostra
sovranità, scegliete di conseguenza i vostri pensieri, e vivete questa vita
straordinaria e stupefacente.

Compagni Avventurieri, non è dunque maestosa, la vita? Ovunque siate ora,


perseverate, perché per voi c’è in serbo una grande felicità. Anche se vi sembra di
essere nel momento cruciale del gioco, ancora molto deve arrivare, più di quanto
possiate immaginare.
Ora siete pronti. Siete divini, siete potenti, senza limiti ed eterni. Invincibili,
sublimi, infiniti, degni e meritevoli. Voi siete Dio. Pensate i pensieri giusti,
muovetevi in sintonia con essi, ascoltate il cuore, la mente e le sensazioni, e
l’Universo vi darà tutta la sua magia fino a che ogni vostro bicchiere, secchio e
vasca si colmerà fino all’orlo per poi riversarsi fuori, in strada, inondando ogni
vita che toccherete.
Epilogo

D’ACCORDO, d’accordo, abbiamo giocato un po’ sporco. Lo sapevamo da sempre che


ti eri perso.
In realtà, di te sappiamo molto più di quanto tu pensi.
Ascolta, vecchio amico (più vecchio di quanto tu immagini): tra noi eri quello
coraggioso; in effetti così coraggioso che quasi ci hai lasciato indietro. Capisci,
nessuno di noi aveva ancora provato il TEMPO e lo SPAZIO, perché volevamo vedere
come ci saresti riuscito tu!
In realtà non sei via da tutto questo tempo, ma prima della tua partenza ci
siamo accordati per essere la tua ancora di salvezza, i tuoi Angeli, nel caso in cui ci
avessi chiamati. Abbiamo fatto la nostra parte, certo, e siamo stati presenti ogni
volta che ti è capitato di dire: «Ahia!» (e abbiamo anche indossato il costume con
le ali bianche che ci hai fatto mettere per la tua festa a tema). Secondo noi è così:
hai fatto un ottimo lavoro e adesso non vediamo l’ora che tocchi a noi, anche se
abbiamo paura che ti arrabbierai se abbandoniamo i nostri posti.
Ci abbiamo ragionato su, e abbiamo capito che alla velocità con cui progredisci
non hai più realmente bisogno di noi. Oltretutto, a quanto pare, c’è davvero ben
poco che possiamo fare per te qui, al di là di un tifo sfegatato dalle «gradinate».
Non avrebbe potuto essere altrimenti, ricordi?
In più (e quando te ne sei andato non lo sapevamo), una volta cominciata la
nostra avventura, rimarremo in contatto, pronti a ogni tuo richiamo, sebbene sia
probabile che consciamente nessuno di noi saprà cosa sta succedendo.
Abbiamo preso la nostra decisione già da un po’ di tempo, prima ancora che
cominciassi questa vita, e abbiamo pianificato il nostro esistere nello stesso TEMPO e
nello stesso SPAZIO in cui esisti tu ora. Di fatto, uno di noi potrebbe essere quel tuo
chiassoso vicino… E nel caso te lo stia chiedendo, abbiamo anche organizzato le
cose affinché trovassi questo libro tramite le «sincronicità» di cui abbiamo parlato
prima (abbiamo dato una sbirciatina nel futuro). Non crederai ancora alle
coincidenze, vero?
Così, perché tu non ti senta troppo seccato, abbiamo trafugato un brano dalle
memorie di un Illustre, con la speranza di aiutarti a capire.
Adiós amigo, e sino al nostro prossimo incontro ricorda:
La vita non è giocare a nascondino, né imparare le cose che hai dimenticato;
non è nemmeno ricordarle. La vita è ESSERE: ESSERE TE STESSO! Sei nato per
espandere l’infinita natura di Dio.
Vivi soltanto per essere quello che sei ora. Sei la prima e ultima speranza della
creazione di indossare i panni che solo tu puoi foggiare, e passerà un’eternità
prima che questa possibilità si ripeta.
Tu sei il sogno di una legione prima di te che ha passato la fiaccola della
consapevolezza del tempo e dello spazio affinché la tua mera esistenza potesse
arricchire in modo incommensurabile tutto ciò che esiste: Dio. Con il tuo semplice
ESSERE realizzerai quel sogno, centrato sul qui e ora, dove tutti i sogni diventano
veri, dove risiede la verità, dove nasce la comprensione.
Il tuo cuore sacro è stato forgiato all’alba della creazione, in una danza
celebrativa della nascita, per sempre; non puoi sbagliare. Non ci sono «Dovrei» o
«Non dovrei», né cose «giuste» o «sbagliate». La vita non è essere tristi o felici,
buoni o cattivi. Non è nemmeno far diventare i sogni realtà, perché questo è già
inevitabile.
C’è solo l’ESSERE. L’ESSERE eterno, l’ESSERE ineluttabile. Tu sei perfetto, questo è
quanto. La tua luce rara e preziosa ha illuminato, e sempre illuminerà, i mondi
che tu stesso hai creato, i mondi che ora aspettano il tuo benedetto ESSERE.
Letture consigliate

QUESTA non vuole essere una lista di tutti gli ottimi libri che ci sono al mondo.
Sono solo quelli che hanno avuto grande influsso su di me, aiutandomi a definire
e confermare i miei pensieri o sospetti sulla vita. Li suggerisco come strumenti
per approfondire l’avventura. Sono elencati senza seguire un ordine particolare.
Jane Roberts, La vostra realtà quotidiana
Dei libri della Roberts sull’entità Seth (tutti straordinari), questo è forse il più
profondo, obiettivo e persino complesso, ma Seth è comunque «il nonno di
tutti».
Hermann Hesse, Siddharta
Saggezza profonda in una storia senza tempo e senza confini.
Florence Scovel-Shinn, Il gioco della vita
Una raccolta di consigli semplice eppure potente, scritta negli anni Venti. Una
facile lettura per tutte le età.
Baird T. Spalding, Vita e insegnamenti dei maestri del lontano Oriente
Per cambiare la mente! Il primo e il secondo volume sono tanto avventurosi
quanto ispiratori.
Richard Bach, Illusioni: le avventure di un Messia riluttante e Il gabbiano
Jonathan Livingston
Istruttivi, divertenti e facili da leggere. Due romanzi che tutti dovrebbero avere
nella propria biblioteca, per tante ottime ragioni!
Robert A. Monroe, I miei viaggi fuori dal corpo
Un classico delle esperienze extracorporee.
Raymond A. Moody ed Elisabeth Kubler-Ross, La vita oltre la vita
Un classico delle esperienze di vita dopo la vita e quasimorte.
Neale Donald Walsch, Conversazioni con Dio
Ogni libro della trilogia, oltre che essere facile e divertente da leggere, è pura
dinamite.
Pat Rodegast e Judith Stanton, Il libro di Emmanuel
Tutti i libri di questa serie ci ricordano in modo delicato ma potente la nostra
origine angelica. Meravigliosi.
Kahlil Gibran, Il profeta
Un’occhiata profonda alle più basilari verità della vita. Da sempre e per
sempre un bestseller internazionale.
Wallace D. Wattles, La scienza del diventare ricchi
Se avete mai pensato che vi piacerebbe essere ricchi, allora vi piacerà questo
libro. Una prospettiva davvero unica e molto incoraggiante.
Ayn Rand, La rivolta di Atlante e La fonte meravigliosa
Sebbene Ayn Rand fosse un’agnostica e atea, secondo il mio punto di vista i
suoi libri sono profondamente spirituali, perché l’autrice si considera
«un’adoratrice dell’uomo», che trova gioia nella gloria della vita e nella capacità
di avere dominio su di essa. I suoi romanzi epici sono colmi di magia,
romanticismo e nello stesso tempo filosofia. Un talento fuori del comune.
Rhonda Byrne, The Secret (libro e DVD)
Sono profondamente riconoscente di essere stato una delle voci di questo
straordinario documentario sulla Legge d’Attrazione. Illuminante e ispiratore.