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ANNOTAZIONI SULLA GRAMMATICA ITALIANA

TERZO CORSO D’ITALIANO


L’ARTICOLO
L’ARTICOLO DETERMINATIVO
Singolare Plurale
il ------------------------------------------- i
l’ (davanti a vocale)
Maschile ------- ----------------------------------- gli
lo (davanti a*)
(*) parole che cominciano per ps; pn; gn; z; x; y; j; i*; h; o s+ consonate
(*) i semiconsonante
l’ (davanti a vocale)
Femminile -------------------------------- le
La (davanti a consonate)
Attenzione¡ Gli articoli plurali gli e le non s’apostrofano mai!
L’articolo determinativo singolare
Esempi: l’uomo; lo psicologo; lo pneumatico; lo gnomo; lo zio; lo iugoslavo; lo studente; lo yogurt;
L’ARTICOLO INDETERMINATIVO
Singolare Plurale
Un (davanti a consonate) ------------------ dei
Maschile Un (davanti a vocale)
------------------- degli
Uno ( davanti a *)
(*) parole che cominciano per; gn, pn; ps; z; x; y; j; i**; o s + consonante). (**) la i è
semiconsonante
un’ (davanti a vocale)
Femminile ----------------------- delle
una (davanti a consonante)
Attenzione! Gli articoli indeterminativi plurali degli e delle non s’apostrofano mai!
. IL GENERE DEI NOMI
In italiano abbiamo due generi: maschile e femminile.
Non è sempre facile sapere quali sono maschili e quali femminili.
I nomi in –O sono normalmente maschili. I nomi in –A sono normalmente femminili
I nomi in –E possono essere maschili o femminili
Però alcuni nomi in –A sono maschili: alcuni che terminano in –MA: il problema. il cinema.
alcuni che terminano in –ISTA il dentista. il giornalista.
altri nomi di persona in –A: il poeta, il pilota.
Sono normalmente maschili i nomi:
in –ORE. Il fiore. In –ONE: il sapone. In –ALE : Il giornale. In –ILE : il fucile.
Alcuni nomi in –O sono femminili. Sono spesso parole tagliate o tronche:
la radio. la moto. l’auto. la foto la mano.
I nomi in -TÀ e –TÙ sono femminili : la libertà. la virtù, la gioventù. La senilità
I nomi in –I sono normalmente femminili: la crisi.l’analisi. la sintesi.
Eccezione: il brindisi
Sono normalmente femminili i nomi in –IONE: La lezione. In –IE: la serie. In –ICE la lavatrice
Formazione del plurale del sostantivo
Maschile
I sostantivi che finiscono in –o, formano il plurale in –i il bambino i bambini
I sostantivi che finiscono in –e, formano il plurale in –i l’insegnante i insegnanti
I sostantivi che finiscono in –a, formano il plurale in –i il pigiama i pigiami
1
I sostantivi che finiscono in consonante restano invariabili: il bar i bar
I sostantivi di parole straniere restano anche invariabili: il bus i bus il leader i leader
I sostantivi monosillabici restano invariati: il re i re lo zar gli zar
I sostantivi che finiscono in vocale accentata restano invariati: il lunedì i lunedì
I sostantivi che finiscono en -io :
a) se la i è accentata, al plurale doppia la i lo zio - gli zii
b) se la i non è accentata, al plurale perde la o il figlio - i figli lo studio - gli studi
I sostantivi che finiscono in –co e -go preceduti da consonate formano il plurale in -chi e – ghi
il tabacco i tabacchi il chirurgo i chirurghi
I sostantivi in –co e –go preceduti da vocale formano il plurale in –ci e -gi:
medico - medici; austriaco – austriaci; parroco - parroci; raro parrochi greco - greci;
sindaco – sindaci asparago – asparagi;
Le parole bisillabe in –co e –go formano il plurale in -chi e –ghi
Il banco - i banchi; il mago - i maghi il lago - i laghi
le professioni che finiscono in –logo formano il plurale in –logi : lo psicologo – gli psicologi;
eccezione: monologo - monologhi
Plurale del Femminile
I sostantivi che finiscono in –a formano il plurale in –e la bambina – le bambine
I sostantivi che finiscono in –e formano il plurale in –i l’insegnante – le insegnanti
I sostantivi che finiscono in –i no cambiano al plurale la crisi le crisi
I sostantivi che finiscono in –ie no cambiano al plurale la serie le serie
I sostantivi che finiscono in vocale accentata al plurale sono invariabili la città - le città
I sostantivi monosillabi restano invariabili la gru le gru
I sostantivi che finiscono in consonate restano invariabili la o l’hostess le hostess
I sostantivi che finiscono in –ca formano il plurale in –che l’amica le amiche
I sostantivi che finiscono in –ga formano il plurale in –ghe la maga le maghe
I sostantivi che finiscono in –cia formano il plurale in –cie la camicia le camicie
I sostantivi che finiscono in –gia formano il plurale in –gie la ciliegia le ciliegie
Se la parola in –gia è preceduta da consonante fa il plurale in –ge la frangia le frange
Plurali irregolari
l’uomo–gli uomini; l’uovo–le uova; il paio–le paia, il braccio–lebraccia il labro–le labra; il dito – le dita
L’avambraccio - le avambraccia; il ciglio – le ciglia; il budello – le budella il sopraciglio – le sopraciglia
un centenaio–delle centenaia; il miglaio–le migliaia un dio-degli dei; il riso (ridere)– le risa; il miglio – le miglia
Le parole che derivano da abbreviazioni, si chiamano “parole tronche”, restano invariati:
la moto-cicletta le moto-ciclette; il cinema – i cinema; l’auto – le auto; la foto – le foto
Le parole che finiscono in consonante non cambiano al plurale: camion; sport; iogurt; autobus; bar;
lo smog; film; gas; goal; quiz;
Non cambiano: il gorilla-i gorilla il boa–i boa; il boia–i boia; il sosia–i sosia; il vaglia–i vaglia il lama – i lama
Cambiano: il dio–degli dei (regolare sarebbe dei dei); il bue–i buoi; il tempio–i templi; 1.000 mille – mila (tremila)
I COLORI
il verde/i nero/a - neri/nere bianco/a – bianchi/ bianche Rosso/a – rossi/e giallo/a - gialli/e
marrone / marroni grigio / i
rosa arancione lilla / viola sono invariati, perché sono in origene nomi di fiore o di frutta
azzurro / i azzurra / e blu il celeste sono le variazioni dell’azzurro.
Verde, marrone e grigio sono sempre maschili, non cambiano al femminile..
FORMAZIONE DEL FEMMINILE
I maschili che finiscono in – o formano il femminile in –a il bambino – la bambina
Alcuni maschili finiti in – e sono invaribili al femminile l’insegnante – l’insegnante
I maschili che finiscono in – a sono invariabili al femminile l’artista – l’artista
I maschili che fisiscono in – e formano il femminile in –a il signore – la signora
I maschili che finiscono in –ese sono invariabili al femminile il francese – la francese

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Professioni
I maschili che finiscono in – tore formano il plurale in – trice il direttore - la direttrice
Eccezioni
Il professore-la professoressa; Lo studente-la studentessa; Il dottore-la dottoressa; Il poeta-la poetessa
Alcuni maschili che finiscono in – tore formano il femminile in – tora
Il pastore - la pastora; l’impostore - l’impostora il tintore - la tintora
La nobilità
Il re-la regina ; il principe-la principessa; il duca-la duchessa; Il conte-la contessa;
il barone-la baronessa; il marchese - la marchesa
Altri femminili irregolari
L’eroe - l’eroina; il gallo - la gallina; lo zar - la zarina
MASCHILE E FEMMENILE DI ALCUNI ANIMALI
Maschile femmenile cucciolo*
Il cavallo La cavalla Il puledro
il gallo la gallina il pulcino
il cane la cagna il cagnolino
Il porco/ il maiale la scrofa il porcellino
il bue / il toro la mucca / la vacca il vitello
il montone la pecora l’agnello
il becco** la capra il capretto
*il cucciolo è qualche animale quando è piccolo
**(Attenzione! questa parola ha anche il significato di cornuto)
LA FAMIGLIA
Maschile Femminile
L’uomo la donna
Celibe (uomo non legato a donna) moglie (donna legata a uomo)
Se tutti e due hanno bambini diventano
Padre (Babbo, papà) madre (mamma)
I suoi bambini saranno
Figlio figlia
Uno rispeto dell’altro è
Fratello sorella
Il fratello / sorella de mio padre o madre sono
Lo zio la zia
Il padre / madre di miei genitori sono
Il nonno la nonna
Il marito / la moglie di mia figlia / mio figlio sono
Il genero la nuora
Il figlio di mio / mia zio / a sono
Il cugino la cugina
Il figlio di mio / mia fratello / sorella sono
Il nipote la nipotte
Il padre / madre di mia moglie / mio marito sono
Il suocero la suocera
Il fratello / la sorella di mia moglie / mio marito sono
Il cognato la cognata
Il figlio / a di mio figlio/ mia figlia sono
Il nipote/ nipotino la nipote / la nipotina
La madre non sposata la ragazza madre.
il fratello de mio nonno è mio prozio

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LE PREPOSIZIONI
Semplici Composte o Articolate
In alla → a + la
Per della → di + la
Di al → a + il
Da sul → su + il
Con sulla → su + la
Su
Tra o fra
PREPOSIZIONI SEMPLICI
A) DA. (agente)
1) DA chi è stata costruita questa casa? – E’ stata costruita da un famoso architetto
B) DI – SU (argomento)
1) DI che cosa si è discusso ieri in Senato? Della politica all’estero. (di + la)
2) SU quale argomento si svolge la conferenza? Sulla guerra in Africa. (su + la)
C) CON (compagnia)
1) CON chi vai a teatro? Ci vado con mio fratello.
D) DI – PER (causa)
1) DI che cosa è morto tuo zio? E’ morto di vecchiaia.
2) PER quale motivo non eri in classe ieri? Per il mal di testa
E) A – DA – IN (stato in luogo)
1) Dove abitavi l’anno scorso? Abitavo a Perugia.
2 Dove stavi stamattina? Stavo dal medico.
3) IN quale regione si trova Firenza? Si trova in Toscana,
F) DA (moto da luogo)
1) DA dove arriva il treno delle 11? Arriba da Roma..
G) DA – PER (moto per luogo)
1) PER dove si passa per andare alla stazione? Passiamo da / per Piazza Strozzi.
2) DA dove si attraversa il fiume? Dal Ponte Vecchio.
H ) A – DA – IN – PER (moto a luogo)
1) Dove vai la settimana prossima? Vado a Prigi, in Francia
2) Da chi vai a cena stasera? Vado da Mario e Carla.
3) Quale aereo prendi? Quello per Parigi.
I) DI (materia)
1) DI che legno è fatto questo armadio? E’ fatto di pino canadese.
L) A – CON – DA – IN (modo)
1) Come ama Francesco sua moglie? Con molta passione.
2) Come parla Dario? Parla a voce bassa
3) In che modo ti ha trattato il capufficio? Mi ha trattato da amico
4) Come vieni a scuola? Vengo in autobus.
M) A – DI (propietà)
1) A chi appartene questa macchina) Appartene a Gianluca.
2) DI chi è questo passaporto? E’di Pietro.
N) DI (specificazione)
1) DI che cosa è la festa oggi? Oggi è la festa di s. Genaro.
O) A – CON – DI – IN – PER (strumento)
1) Come vai in centro? Vado a piedi.
2) Con che tagli la carta? La taglio con le forbici.
3) Di che cosa vivi? Vivo del mio lavoro.
4) Come viaggi a Roma? Viaggio in treno
5) Come spedisci il pacco? Lo spedico per posta
P) PER (vantaggio)
1) Per che cosa lavori? Lo faccio per il bene della mia famiglia.
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Q) A – DA – DI – FRA – IN – PER – SU (tempo)
1) A che ora parti per Roma? Alle tre e mezza.
2) Da quanto aspetti? Da mezz’ora
3) Arrivi di giorno a Venezia? No, arrivo di sera.
4) Fra quanto parti? Parto fra tre giorni.
5) Quando parti? In tre ore.
6) Quanto tempo pensi di restare qui? Per tre mesi.
R) A (termine)
1) A chi hai dato i cioccolatini? A Mario.
PREPOSIZIONI COMPOSTE

A causa di Attraverso - Dirimpetto a Insieme a (con) Presso


A metà di Contro Dopo - Intorno a Prima di
Accanto a Dalle parti di Fino a = sino a Lontano da Senza
Addosso a Davanti a Fuori di/da Lungo - Sino a = fino a
Al centro di Dentro – (a) In cima a Nei dintorni di Sopra – (a)
Al di là di Dietro Incontro a Nei pressi di Sotto – (a)
Al di qua di Di faccia a In fondo a Nel centro di Verso -
Al disopra Di fianco a In meno di Nel mezzo di Vicino a
Al disotto Di fronte a In mezzo a Oltre – (a)
Alcune preposizioni semplici e composte prendono ”DI” davanti ai pronomi personali.
Esempi: Dietro di me, te ecc. Sotto di ... Sopra di ... Verso di ... Attraverso di ...Contro di ... Dentro di
... Presso di ecc.
SU e TRA possono avere “DI” prima dei pronomi o no.
Quando sono seguiti da un solo pronome hanno generalmente “DI”. Esempi: SU di me. TRA di noi
Differenza di base tra IN ed A:
Vado AL mare (da Valencia a Denia) Sono AL mare (sto seduto vicino al mare) Vado IN mare
(faccio il bagno) Sono IN mare (sto nuotando)
A : Luigi abita A Roma -Vado A casa - baccio A mia madre - Telefono A Maria – vado A piedi.
Vivo A Zurigo - Porto dei fiori A Lucia - Vado A piedi - vado A teatro
IN : Viviamo IN Italia - Vado IN Francia - Andiamo IN bicicletta
Attenzione: Vado IN bicicleta - vado IN auto = con l’auto - sono IN piedi,
ecc…
Interessante!
Dove possiamo studiare? (aula grande terzo piano): nell’aula grande del terzo piano.
Attenzione! Aula viene qualificata per grande e per tanto porta l’articolo determinativo.
Se dicesse: aula terzo piano sarebbe: in aula terzo piano.
NUOVE PREPOSIZIONI
Dentro fuori da sotto sopra vicino a lontano da davanti a dietro di
in mezzo a nel mezzo di
ANDARE + la preposizione A (semplice o articolata)
ANDARE a, al; alla; all’; allo + nome di luogo al singolare

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bar
vado casa *centro
vai scuola liceo biblioteca Ufficio postale
va lezione ristorante mensa Università zoo
a letto al cinema alla stazione all’ Accademia allo spaccio
andiamo teatro mare posta Opera stadio
andate Roma lago messa Ospedale
vanno Elba concerto estero
mercato
primo piano

ANDARE – STARE – ESSERE – CORRERE – RIMANERE le preposizioni IN, DA + nome di


luogo, mezzo di trasporto o nome di negozi al singolare
ANDARE Nomi di Mecí di Nomi di Nomi di
STARE - ESSERE Luoghi trasporto negozi negoazianti
banca
Vado classe
Sto – sono chiesa gelateria gelataio
piscina librería libraio
Vai ufficio macelleria macellaio
Stai – sei albergo treno pasticceria pasticciere
pensione autobus tabaccheria tabaccaio
Va città metropolitana latteria lattaio
Sta – è IN campagna nave salumeria DAL salumiere
montagna macchina cartoleria cartolaio
Andiamo paese bicicleta pizzeria pizzaiuolo
Stiamo – saimo officina motorino biblioteca bibliotecario
*centro trattoria dentista
Andate farmacia lavanderia dottore
State - siete Italia periferia medico
Spagna discoteca meccanico
Vanno Toscana
Stanno - sono Sicilia
America
Le preposizione A, IN, DA con i nomi di luogo al singolare
Attenzione! Uso della preposizione IN davanti ai nomi registrati che cominciano per l’articolo
Per esempio si dice in “La Rinascente” non nella Rinascente. Invece si dice alla Rinascente.
AGGETTIVI DIMOSTRATIVI
Singolare Plurale
Questo Questi
Quest’ (davanti a vocale si può apostrofare) Questi
Maschile Quel (davanti a consonate) Quei
Quello Quelli
Quello * Quegli
Quell’ (davanti a vocale) Quegli
*(davanti a s + consonante, x, i, y, z, gn, pn, ps)
Questa Queste
Femminile Quella (davanti a consonate) Quelle
Quell’ (davanti a vocale) Quelle
Le consonanti doppie
./ Il raddoppiamento delle consonanti non segue regole precise. In linea di massima una consonante
puo essere raddoppiata se si trova tra due vocali o tra una vocale ed l oppure r (palla, attrezzo) .
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./ Ricorda che il raddoppiamento non avviene mai con:
q ad eccezione di soqquadro;
b seguita dalla terminazione -ile: incredibile, nobile;
g e z seguite dalla terminazione -ione: stagione, lezione .
./ I digrammi ch, gh, ci, gi raddoppiano la c e la g: tacchi, agghiacciante, astuccio, aggirare.
Raddoppiano la consonante iniziale le parole composte con i prefissi: a - da - fra - ra - so - su –
sopra - sovra - contra: accanto, davvero, frattempo, rallentare, sorreggere, supporre, soprattutto,
sovraccarico, contrapporre. Non c'è raddoppiamento nelle parole composte da sotto e contro e
inizianti con s impura (s seguita da consonante).
La z si raddoppia quando dopo la vocale precedente si trovano tre lettere. Esemio: prezzo pazzo
Eccezione: pazzia perche viene da pazzo.

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GLI AGGETTIVI BELLO – BUONO – QUELLO
Gli aggettivi bello , buono e quello prima del nome seguono al plurale le regole rispettivamente
dell’articolo determinativo e dell’articolo indeterminativo.
Se BELLO , BUONO e QUELLO sono dopo il nome seguono al plurale le regole dei normali aggettivi
in –A e –I /E.
BELLO QUELLO
Singolare Plurale Singolare Plurale
Il bel bambino i bei bambini quel ragazzo quei ragazzi
Maschile il bell’albero i begli alberi quell’ artista quegli artisti
Il bello studente i begli studenti quello studente quegli studenti
Femmenile la bella ragazza le belle ragazze quella ragazza quelle ragazze
la bell’amica le belle amiche quell’amica quelle amiche
GLI AGGETTIVI POSSESSIVI
I SCHEMA GENERALE
a. – L’aggettivo possessivo ha sempre l’articolo determinativo.
b. – L’aggettivo possessivo si mette sempre prima del nome
c. – Si trova dopo il nome solo in espressioni fisse e nelle esclamazioni. Madre mia!
d. – Nel possessivo di terza persona si distingue, quando il possessore è uno, o sono diversi.
e. – Non si mette l’aggettivo possessivo davanti ai vestiti ed agli oggetti personali.
Prendi la giacca! Mettiti il cappotto!
A) Un possessore:
Numero di Genero e numero di Persone grammaticali Numero di
possessori cosa / e possessa / e cose possesse
1ª 2ª 3ª
Maschile il mio il tuo il suo
Singolare una
Femminile la mia la tua la sua
uno
Maschile i miei i tuoi i suoi
Plurale diverse
Femminile le mie le tue le sue
Esempio: Questo è il mio posto. Non trovo i miei libri. Sono venuti i tuoi amici
B) Diversi possessori.
Numero di Genero e numero di Persone grammaticali Numero di
possessori cosa / e possessa / e cose possesse
1ª 2ª 3ª
Maschile il nostro il vostro il loro
Singolare una
Femminile la nostra la vostra la loro
diversi
Maschile i nostri i vostri i loro
Plurale diverse
Femminile le nostre le vostre le loro
Esempio: Questa è la vostra camera. Il loro amico è francese. I nostri libri sono qui.
Per uno spagnolo, la difficoltà principale sta nell’uso della terza persona, già che ha bisogno di
distinguire se il possessore è uno: “La sua macchina è nuova” (de él, de ella, de usted).
I suoi libri sono qui, (de él, de ella, de usted),
o sono diversi: “La loro macchina è qui”, (de ellos, de ellas, de ustedes).
“I loro libri sono qui” (de ellos, de ellas, de ustedes).
II L’articolo davanti al possessivo.
Regola generale: il possessivo italiano è sempre preceduto dall’articolo.
Ho preso il mio libro.
Sei venuto con la tua macchina?. Pietro ed Angelo hanno scritto ai loro amici.
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Ma si omette nei seguenti casi:
a– Davanti ai nomi di parentela al singolare: mio padre è venuto ieri.
Tua moglie è americana. - Suo fratello ha studiato a Roma, non il suo fratello...
Ma i nomi di parentela mettono l’articolo nei seguenti casi:
Quando vanno al plurale I miei fratelli hanno studiato a Roma.
Quando vanno seguito da un nome proprio: il mio fratello Carlo
Quando sono alterati per un suffisso o una trasformazione ipocoristica:
la tua sorellina è qui. La mia mamma non è ancora arrivata.
il mio babbo non è ancora venuto
Quando il nome va preceduto o seguito da un aggettivo: come minore o maggiore.
Il mio fratello maggiore. il mio bravo zio mi aiuta moltissimo. La mia cugina francese.
Il mio altro fratello, oppure il mio fratello Carlo.
Quando l’aggettivo possessivo è loro, ha bisogno sempre dell’articolo:
Il loro padre è medico.
a. – In alcune forme di cortesía: (Sua eccellenza è molto gentile),
del linguaggio epistolare (Aspetto tue notizie),
in certi sintagmi preposizionali:
A tua disposizione. A suo nome. A mia insaputa (sin mi conocimiento). A mio danno
(en perjuicio mio). A tuo piacimento. A casa mia (a / en mi casa).
In vita mia (en toda mi vida).
b. – Quando si desidera accentare il fatto della proprietà: Questo libro è mio.
c. – Nei vocativi: amico mio!
d. – Quando il posto dell’artícolo determinativo è occupato per un’altro, sia un
indeterminativo, un dimostrativo, un indefinito o sia un numerale:
É venuto un mio amico. Questo mio lavoro non mi piace.
Alcune mie amiche sono spagnole. Tre miei amici sono venuti ieri.
TUTTO
Tutto si usa come aggettivo e come pronome.
Tutto (pronome) Ho capito tutto: tu non mi ami più.
Tutti ti vogliono bene, ma tu non ci credi.
Tutto (aggettivo) Quando è aggettivo è seguito dall’articolo determinativo.
Vado al mercato tutti i giorni.
Ho lavorato tutta la sera.
Quando tutto è seguito da un numero, tra tutto e il numero c’è una e.
Tutte e tre le sorelle di Fabio vivono a Bologna.
OGNI
Significa tutto è invariabile ed è sempre seguito da un nome al singolare.
Ogni volta (tutte le volte) che vado a Venezia, mangio in un ristorante vicino a Piazza San Marco.
CI e NE
Ci locativo si usa per sostituire una determinazione di luogo e significa qui, lì.
- Sei mai stato a Parigi? - Sì, ci sono stato quattro mesi fa.
Ci si usa anche con verbi seguiti dalle preposizioni: a (pensare a, credere a), su (contare su),
con (parlare con, giocare con) e in questo caso significa a / su / con questo, a / su / con lui / lei / loro.
Hai pensato a dove andare in vacanza quest’estate? Sì, ci ho pensato, ma non ho trovato con chi.
Con AVERE nella lingua parlata, ci si usa anche in altre espressioni:
Dov’è la mia camicia a righe? Io non ce l’ho.
Con FACERLA = riuscire
- Sei pronto per l’esame di spagnolo? -No, penso che non ce la farò a darlo.
Con VOLERCI.
- Quanto tempo ci vuole per arrivare in macchina a Napoli?
- Ci vogliono più o meno tre ore.
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Ne si usa per sostituire un complemento o un’intera frase introdotta da di e significa :
di questo, di lui / lei /loro, da questo.
- Sai che Luigi si sposa? Sì, me ne ha parlato Maria. Ne = di questa cosa.
- Hai sentito che è scoppiata la guerra? No, non ne so niente. Ne = di questa cosa.
- Di studenti bravi, ne ho visti molti, ma come lui...
NE partitivo.
Ne è un pronome ed è obbligatorio usarlo. Indica una parte del tutto e quindi non si usa quando c’è la
parola tutto. In questo caso si usa lo / la / li / le.
Quanti viaggi farai quest’anno? Ne farò due, forse tre. Ne sostituisce a viaggi.
C’è ancora della torta? Penso di sì, io non ne ho mangiata. Ah, no, guarda. L’ha mangiata tutta Mario.
Quando la quantità è zero, cioè niente o nessuno, si usa ne, e nei tempi composti (passato prossimo,
passato remoto...) il participio si accorda in genere con il nome sostituito da ne. Anche se c’è avere come
verbo ausiliare.
Quanti libri hai comprato? Ne ho comprati tre. Ne ho comprato uno o nessuno.
Quante penne hai comprato? Ne ho comprate due. Ne ho comprata una o nessuna.
Il ne si usa anche in espressioni fisse o a volte quando non è necessario.
- Non ne posso più, ho voglia di cambiare mestiere.
- Non voglio più stare in casa, me ne vado a fare un giro.
CONGIUNZIONI CAUSALI
DATO CHE serve per introdurre la causa. E’ cioè una congiunzione causale. E’ seguito da un’intera
frase con il verbo all’indicativo.
Altre espressioni con lo stesso significato sono: VISTO CHE, SICCOME, POICHÉ . = Puesto que,
como.
DATO CHE / VISTO CHE / SICCOME / POICHÉ piove, oggi pomeriggio resto in casa.
Tutti si mettono all’inizio della frase.
SICCOME è l’unica congiunzione causale che non si puó mettere nella seconda parte della frase.
Oggi pomeriggio resto in casa visto che / dato che / poiché piove.
Attenzione! Non “ SICCOME “
INDEFINITI
Sono parole usate nell’italiano, chiamate INDEFINITI. Possono essere aggettivi e pronomi.
Qualche , alcuni , un po’
Sono sinonimi, indicano una quantità piuttoso piccola, inferiore a molto / tanto.
Esempi: Ho alcuni amici = Ho un po’ di amici = Ho qualche amico.
Qualche non cambia mai e si usa sempre con un nome al singolare.
Alcuni / e cambia al maschile e al femminile, ma si usa sempre al plurale. Può essere aggettivo e
pronome.
Poco / a / chi / che
Indica una quantità superiore a 0 (zero), ma insufficente.
Cambia di genere e di numero. Si usa come aggettivo e come pronome.
Aggettivo: Ci sono pochi film interessanti oggi al cinema.
Pronome: Ho visto molte case belle a Roma, ma nella zona dove vivo ce ne sono poche.
Nessuno / a
Indicano una quantità 0 (zero).
Nessuno se usa solo al singolare, cambia di genere.
Se segue il verbo vuole la negazione non.
Esempio: Non ho nessun / a amico / a cinese.
Se può usare anche come pronome.
Esempio: Sono andato a casa di Franco, ho suonato, ma non c’erano nessuno.
Quando è aggettivo segue le regole dell’articolo indeterminativo un / uno / una.
Nessun amico. Nessuno sport. Nessun’amica. Nessuna ragazza.

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Niente / nulla sono sinonimi.
Significato nessuna cosa. Non cambiano mai!
Se seguono il verbo vogliono la negazione non.
Esempio: C’è stato un incidente dove abito, ma non ho visto niente / nulla.
Ogni – Ciascuno – Ognuno
“Ogni”:è solo agettivo e non si trova mai da solo.
Esempio: ogni uomo. Ogni donna. Ogni volta che...
“Ciascuno”: è aggettivo e anche pronome:
Esempio: aggettivo: ciascun uomo. Ciascuna donna.
pronome: Ciascuno di noi. A ciascuno il suo...
“Ognuno” significa tutti, è usato solo al singolare , è solo pronome , cambia al maschile e
al femminile.
Ognuno deve (tutti devono) portare qualcosa da bere o da mangiare per la festa di Mario.

Qualcosa / qualcuno
Hanno un significato indeterminato. Sono invariabili e se usano sempre al singolare.
“Qualcuno” è solo pronome
Significano qualche cosa / qualche persona.
Esempi: C’è qualcosa (qualche cosa) da mangiare in casa?
C’è qualcuno (qualche persona) che mi sa spiegare il futuro?.
Qualsiasi – Qualunque
Sono aggettivi indefiniti, e sono sempre seguiti dal verbo al singolare. Si usano sia con le cose che con le
persone.
PRONOMI DIRETTI
I pronomi diretti sustituiscono nomi maschili e femminili così al singolare come al plurale.
Singolare Plurale
Maschile lo li
Femminile la le
Esempi: Laura, conosci Luigi? Si, lo conosco Lorenzo, conosci Paola?Si, la conosco.
Ragazze, conoscete Mario e Lorenzo? Si, li conosciamo. Ragazzi, conoscete Paola e Maria? Si,
le conosciamo.
Attenzione alla terza persona singolare e plurale del pronome diretto + il pronome riflessivo!
Si + lo = SE LO Si + la = SE LA si + li = SE LI si + le = SE LE
Maria si è LAVATA le mani. Maria SE LE è LAVATE
Carlo si è LAVATO i pantaloni. Carlo SE LI è LAVATI
PRONOMI INDIRETTI
Sono uguali ai pronomi diretti, meno le terze persone, singolare e plurale:
a me = MI a te =TI a lui = GLI a lei = LE a noi = CI a voi = VI a loro = GLI / … LORO (dopo
il verbo)
Esempi: (A Mario) GLI do un libro / (a Mario e Luigi) GLI ho dato un libro
(A Luisa) LE do un libro / (a Luisa e Maria) LE ho dato un libro.
(A loro) GLI do un libro / GLI ho dato un libro - do LORO un libro / ho dato LORO un libro
(a me) Hanno spiegato a me il problema? MI hanno spiegato il problema.
(a noi) Piace a noi il vino? CI piace il vino.
(a voi) Piacciono a voi gli spaghetti? VI piacciono gli spaghetti?

12
PRONOMI COMBINATI
Sono così formati:
PRONOMI INDIRETTI
mi ti gli / le / Le si* ci vi Gli /….loro (dopo il si*
D
I Lo me lo te lo glielo se lo ce lo ve lo glielo / lo .....loro se lo
R La me la te la gliela se la ce la ve la gliela / la ....loro se la
E li me li te li glieli se li ce li ve li glieli / li .....loro se li
T le me le te le gliele se le ce le ve le gliele / le .....loro se le
T ne me ne te ne gliene se ne ce ne ve ne gliene / ne .....loro se ne
I
Si* pronome riflessivo
Attenzione! I pronomi combinati fanno la concordanza con il participio passato
Esempi: Ti do la giacca - Te la do.
Hai portato il libro a Luisa? Sì, gliel’ ho portato.
Hai portato la valigia a Carlo? Gliel’ho portata
Ci hanno regalato la macchina. Ce l’hanno regalata
Quanti libri ci sono sul tavolo. Ce ne sono due. Oppure Ce n’è soltanto uno*
*) Questa è un’eccezione nella quale ne s’apostrofa.
Lo stesso per i pronomi diretti + i pronomi riflessivi (sono uguali ai diretti, meno le terze persone):
Si + lo = SE LO Si + la = SE LA
Quando c’è un pronome diretto + un pronome riflessivo, il pronome riflessivo va prima.
Ti sei lavato le mani'? SI, me le sono lavate.
Chi ha mangiato la cioccolata? Se l'è"mangiata Ugo.
Quando c'e un pronome indiretto+ un pronome riflessivo, il pronome riflessivo va dopo.
Quando il bambino ha visto la mamma, le si è gettato tra le braccia.
Quando il bambino ha visto il babbo, gli si è gettato tra le braccia.
PRONOMI RELATIVI CHE e CUI
I pronomi relativi che e cui si usano per unire frasi che hanno un elemento in comune.
Il pronome relativo sostituisce quell’elemento.
Esempi: 1. Mia sorella Silvia arriva domani + 2. Mia sorella Silvia vive a Milano =
Mia sorella Silvia che vive a Milano, arriva domani.
1. John è inglese. + 2. Io lavoro con John. = John con cui lavoro, è inglese.
Il pronome relativo che è invariabile e si usa per sostituire un soggetto o un oggetto diretto (un oggetto
senza preposizion).
1. La ragazza che parla con lui è amica mia. 2. Le scarpe che porto sono tedesche.
3. Gli italiano che parlano inglese sono aumentati. 4. Il libro che legge è un capolavoro!
Il pronome relativo cui è invariabile è si usa per sostituire un oggetto indiretto (un oggetto preceduto
da una preposizione).
1. Quello è l’amico di cui ti avevo parlato. 2. La ditta a cui dobbiamo telefonare si trova in Olanda.
3. Il paese da cui provengo è piccolissimo. 4. E’ imbarazzante parlare della situazione in cui mi trovo.
5. Come si chiama la ragazza con cui parlavi prima? 6. E`davvero uno su cui puoi contare.
7. Abbiamo diverse ragioni per non venire, tra cui il fatto che è troppo tardi.
PRONOMI RELATIVI CHE e CUI
Soggetto o oggetto diretto (senza preposizione) › che
Sempre dopo preposizione › cui
(a cui, con cui, da cui, di cui, per cui, su cui, tra / fra cui)

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PRONOME RELATIVO CHI
Chi è sempre singolare e ha il significato di:
“tutti quelli che” . “la gente che”, “la persona / le persone che”.
Chi non sostituisce all’antecedente. Non si dice: la persona chi... si dice la persona che ...
Chi è usato spesso nei proverbi popolari.
Non sopporto chi parla mentre mangia. Di solito chi fa una vita sana vive più a lungo,
Chi dorme non piglia pesci. Chi va piano va sano e va lontano.
Pronome relativo chi
La persona / le personone che › chi
PRONOME RELATIVO “POSSESSIVO”
Per unire due frasi che hanno un elemento comune che esprime possesso si usa la forma:
articolo determinativo + cui
(il cui / la cui / i cui / le cui)
l’articolo prima del pronome relativo cui concorda sempre con l’oggetto “posseduto”
1. Quella ragazza è una mia amica. + 2. Ieri hai incontrato la madre di quella ragazza. =
La ragazza, la cui madre hai incontrato ieri, è una mia amica.
1. Umberto Eco insegna a Bologna. + 2. I suoi romanzi sono tradotti in moltissime lingue. =
Umberto Eco i cui romanzi sono tradotti a moltissime lingue, insegna a Bologna.
1. Quell’artista è molto famosa. + 2. Le opere di quell’artista si trovano al MOMA di New York =
Quell’artista, le cui opere si trovano al MOMA di New York, è molto famosa.
1. Il pittore è morto. + 2. Siamo andati alla sua mostra qualche mese fa.
Il pittore, alla cui mostra siamo andati qualche mese fa, è morto.
PRONOME RELATIVO IL QUALE
Articolo determinativo + quale
CHE e CUI si possono sostituire con il pronome relativo il quale / la quale / i quali / le quali
Ho visto Marco, che mi ha raccontato tutto. Ho visto Marco il quale mi ha raccontato tutto.
L’auto con cui sono venuto è a noleggio. L’auto con la quale sono venuto è a noleggio.
I vicini con cui avevo un bel rapporto, hanno traslocato. I vicini con i quali avevo un bel ....
Le mie figlie, a cui avevo comprato una macchina, hanno avuto un incidente.
Le mie figlie, alle quali avevo comprato una macchina, hanno avuto un incidente.
Giovanni, che è il capo di mio marito, ha divorziato ieri. (più usato)
Giovanni, il quale è il capo di mio marito, è divorziato. (meno usato).
Ho visto Anna, che tu conosci molto bene. (più usato).
Ho visto Anna, la quale tu conosci molto bene. (meno usato).
Attenzione! Non si può mai usare la forma il/la quale, i/le quali con funnzioni di complemento oggetto.
- Ti ho riportato i libri i quali mi hai prestato ieri. Incorretto
- Ti ho riportato i libri che mi hai prestati ieri. Corretto
Colui – colei – coloro che
Esempi: Chi deve fare l’esame vada nell’aula 122.
Coloro che devano fare l’esame, vadano nell’aula 122.
Oltre al pronome relativo chi possiamo usare coloro che, entrambi significano le persone che.
Al singolare, cioé con il significato la persona che esiste la forma del femmenile colei che e del maschile
colui che.
Queste forme non sono molto frequenti. Sono spesso sostituiti da chi.
Ricorda che chi solo può essere usato all’inizio della frase.
Chi ha unito l’Italia si chiama Giuseppe Garibaldi.

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I COMPARATIVI
SUPERIORITÀ e INFERIORITÀ MAGGIORANZA e MINORANZA
Il comparativo con gli aggettivi si forma con le parole più / meno seguita dall’aggettivo:
L’Italia è più popolata della Svezia. La Svezia è meno popolata dell’Italia
SUPERIORITÀ Più…………………. di / che
INFERIORITÀ Meno……………….di / che
DI e CHE introducono la seconda parte del paragone
Uso di: DI.
Si usa quando la parola che segue è un sostantivo o un pronome personale, dimostrativo, possessivo
Roma è meno fredda di Perugia.
Luigi è più / meno alto di te
La mia macchina è più veloce della tua.
Quello che ti ha detto Paolo è più interessante di quello che ti ha detto Mario.
Uso di: CHE si usa quando la parola che segue è un:
Aggettivo: Roma è più caotica che inquinata.
Avverbio: Bere liquori fa più male che bene.
Complemento con preposizione: In città si vive peggio che in campagna.
Verbo all’infinito: Abitare in campagna è più rilassante che vivere in città.
Un comparativo di quantità: In Italia ci sono più donne che uomini.
COMPARAZIONE DIRETTA TRA DUE SOSTANTIVI
Dicono che sia più sano bere tè che caffè, ma a me non mi piace.
UGUAGLIANZA
Si formano anteponendo a ciascuno degli elementi in comparazione o paragone:
Tanto - quanto
Così - come
Luigi è tanto / così intelligente quanto / come Pietro.
Maria è tanto / così brava quanto / come timida.
Non si devono incrociare gli elementi delle due correlazioni.
Tanto con come o Così con quanto
Se vuoi rendere più forte il comparativo può usare :
Molto; assai; abbastanza; notevolmente; estremamente.
Queste parole si metteno prima di più: Napoli è molto più grande di Pompei.
IL SUPERLATIVO
Esistono due tipi di superlativi: quello relativo e quello assoluto.
Il superlativo relativo si forma utilizzando l’articolo determinativo + il comparativo:
Roma è la città più grande d’Italia.
Il superlativo assoluto si forma aggiungendo il suffisso –issimo / a all’aggettivo.
Firenze è bellissima.
Comparativi e superlativi irregolari.
Aggettivo Comparativo Superlativo Superlativo Superlativo
Buono migliore / i il migliore assoluto
ottimo buonissimo
Cattivo Peggiore / i il peggiore pessimo cattivissimo
Grande maggiore / i il maggiore massimo grandissimo
Piccolo Minore / i il minore minimo piccolissimo

Il comparativo e il superlativo degli aggettivi seguono le regole di questi.


Si può fare il comparativo e il superlativo anche degli avverbi:
Esempi: Cerca di pronunciare le parole più chiaramente.
George parla benissimo l’italiano.
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Avverbi il cui comparativo è irregolare:
Avverbio Comparativo di Maggioranza e Minoranza
Bene Meglio
Male Peggio
Molto Più
Poco Meno

Per differenziare l’uso dell’aggettivo migliore / peggiore dall’uso dell’avverbio meglio / peggio si fa la
frase al plurale, per sapere quale ha senso. L’aggettivo ha plurale, l’avverbio no.
Nell’italiano moderno esistono altri modi per esprimere il superlativo assoluto oltre a –issimo.
Si usano davanti alle parole prefissi come: arci- ; iper- ; stra- ; super- ; ultra- ; mega-.
Esempi: Tuo zio è straricco. Questa è una supermacchina.
LA FORMA IMPERSONALE
Ci sono vari modi per rendere la forma impersonale, cioè per non esprimere in modo determinato la
persona che compie l’azione.
Loro. Questa mattina hanno rapinato la filiale della banca. La parola Loro non è espressa esplicitamente.
Uno. Uno può avere molti soldi, ma la felicità non si può comprare.
Tu. Se in Italia viaggi in treno, risparmi.
Nel caso degli esempi il soggetto tu indica una persona qualsiasi, un soggetto indeterminato.
Forma impersonale “SI”
La forma impersonale esprime azioni generali, comuni a molte persone.
A Natale si mangia sempre troppo. Alle feste si canta e si balla.
Per fare la forma impersonale usiamo: si + verbo (3ª persona singolare)
Da Roma a Milano si fa prima con il treno che con la macchina.
Con i verbi ESSERE e DIVENTARE usiamo gli aggettivi sempre al plurale maschile.
In Italia quando si é contenti, si canta o si fischia una canzone
Quando sei / diventi giovane fai delle pazzie.
Forma impersonale: Quando si è / si diventa giovani si fanno delle pazzie.
Attenzione! Quando l’azione solo può essere fatta per le donne usiamo il femminile plurale.
Esempio: Quando si è menopausiche si fanno delle pazzie.
Con il verbo riflessivo: D’estate mi vesto con pantaloni corti.
D’estate ci si veste con pantaloni corti.
I verbi riflessivi diventano ci si + verbo (3ª persona singolare) alla forma impersonale.
Le pizze, le devi comprare dal pizzaiuolo. Le pizze, le si devono comprare dal pizzaiuolo.
Se comincia un lavoro devi finirlo. Se si comincia un lavoro, si deve finirlo o lo si deve finire.
Attezione! I pronomi diretti: lo, la, li, le vanno sempre davanti al si impersonale.
Si può comprare il vino all’Enoteca lo si può comprare all’Enoteca.
Forma dell’impersonale al passato prossimo. Sempre si usa l’ausiliare ESSERE.
Ho comprato il libro. Si è comprato il libro
AVERE
Ho comprato i libri. Si sono comprati i libri.
Con AVERE la concordanza del participio, dipende dell’oggetto.
ESSERE Sono andato a Firenze. Si è andati a Firenze.
Con ESSERE alla forma impersonale il participio passato sempre al plurale maschile
Con l’imperfetto: passato con AVERE
Mai avevamo visto Non si era mai visto.
Attenzione! In questo esempio l’ausiliare é AVERE ed allora non c’è la concordanza
passato con ESSERE
Mai ero andato a Firenze Non si era mai andati a Firenze.
Attenzione! In questo esempio l’ausiliare é ESSERE ed allora c’è la concordanza
Se usciamo presto, arriviamo in orario. Non si mette il si, si arriva presto, perché usciamo è soggetto

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Con i verbi servili DOVERE – POTERE – VOLERE + INFINITO la concordanza non è d’obbligo,
secondo “Invito al buon nitaliano” di Bruno Storni*.
Esempi: SI può acquistare questi libri.
SI possono acquistare questi libri.
SI è dovuto pagare una bella somma.
SI è dovuta pagare una bella somma.
PASSATTO PROSSIMO IRREGOLARI
-so prendere preso ; chiudere chiuso ; perdere perso ; correre corso
-sso mettere messo ; succedere successo
-to aprire aperto ; vedere visto ; chiedere chiesto ; scegliere scelto
-tto scrivere scritto ; fare fatto ; dire detto ; leggere letto
Attenzione ai verbi FINIRE e COMINCIARE
Questi verbi a seconda del significato possono prendere l’ausiliare AVERE oppure ESSERE.
Esempi: Io ho cominciato la lezione alle 10. la lezione è cominciata alle 10.
Luis ha finito di studiare alle 21. Lo spettacolo è finito alle 21.
 Se è una persona chi fa l’azione si usa AVERE.
 Se non è una persona e implica un’azione passiva si impiega ESSERE.
 PASSATO PROSSIMO CON AVERE.
In generale il participio passato non s’accorda con il soggetto, tranne quando c’è un
pronome diretto, allora s’accorda in genere e numero con il pronome e non con il soggetto.
Esempi: Hai visto Luisa? Sì. L’ho vista. * L’ é il pronome diretto la
Avete visto Carla e Maria? No, non le abbiamo viste
Attenzione! I pronomi diretti lo, la, La (di cortesia) s’apostrafano sempre davanti ad a o acca
dell’ausiliare AVERE. I pronomi diretti li e le non s’apostrafano mai!
Il passato prossimo si usa spesso con le parole come: già , appena, ancora, non ancora, ormai,
Oggi ho già preso il caffè.
IL PASSATO REMOTO
Le forme irregolari riguardano solo le tre persone: Io - Lui - Loro, le altre tre persone Tu – Noi – Voi
sono regolari. Questo è valido per le forme di tutti i verbi che hanno anche il PASSATO REMOTO irregolare.
NOTATE che le desinenze finali delle forme irregolari sono sempre: Io -Í lui -E loro –ERO
Queste due regole sono valide anche per il verbo AVERE
Io ebb – i tu avesti lui ebb – e noi avemmo voi aveste loro ebb – ero
Ci sono verbi che le desinenze delle tre persone irregolari sono: Io –etti lui –ette loro –ettero
Come CREDERE TEMERE VENDERE
Il verbo ESSERE invece è l’unico verbo irregolare che forma tutte le forme da un tema completamente
diverso: Io FUI tu FOSTI lui FU noi FUMMO voi FOSTE loro FURONO
I verbi che hanno il passato remoto irregolare sono moltissimi, e quasi tutti sono della II coniugazione in – ERE.
IL PASSATO REMOTO si usa per indicare un’azione passata sentita dal soggetto come lontana
(remota) e comunque non più legata al presente o (che comunque non si considera in rapporto al presente).
Esempi: Il nonno Giacomo EMIGRO’ in Germania nel 1956.
Dante Alighieri NACQUE a Firenze, ma MORI’ in esilio a Ravenna.
Nella lingua scritta si deve fare attenzione: se si comincia una narrazione o descrizione al passato remoto,
bisogna continuare con questo tempo e non si può inserire improvissamente un passato prossimo.
Esempi: FINII di mangiare e LAVAI i piatti. ERA una calda serata estiva e così DECISI di uscire a fare
una passeggiata (“ho diciso di …”. sarebbe decisamente un errore).
L’IMPERATIVO
L’imperativo si usa per esprimere comandi, ordini, inviti, esortazioni, consigli, istruzioni, ecc.
L’imperativo negativo
Per esprimere l’imperativo negativo alla seconda persona singolare si usa NON seguito
dall’infinito. I pronomi, se ci sono, precedono o seguono l’infinito.
Esempi: Maria, non fumare le mie sigarrette! Non fumarle / non le fumare!
Nelle altre persone la formazione dell’imperativo negativo è regolare.
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L’imperativo ed i pronomi:
I pronomi atoni, il “NE” partitivo ed il “CI” e “VI” locativi, seguono la seconda persona singolare e
plurale e la prima persona plurale dell’imperativo e precedono la terza persona singolare e plurale.
VERBO + PRONOME con TU / NOI / VOI
(tu) domandaLO! EntraCI! CompraNE due!
(noi) domandiamoLO! EntriamoCI! CompriamoNE uno!
(voi) domandateLO! EntrateCI! ComprateNE due!
Esempi: Promettere a-me di venire PromettiMELO!
Scegliere uno! ScegliNE uno! o ScegliLO!
Non cadere nella brace! Non caderCI
Dire a noi la verita'! DiciamoCELA!
Nuocere all'assassino! NociamoGLI! o NuociamoGLI
Dare a lei la chiave! DiamoGLIELA!
Fare a noi un piacere! FacciamoCELO FacciamoCENE uno!
Fare (TU) le spese! FaLLE
Andare (TU) all’agenzia di viaggi! VaCCI!
PRONOME + VERBO con LEI / LORO (Lei) LO domandi! CI entri! NE compri tre!
(soli di cortesia) (Loro) LO domandino! CI entrino! NE comprino uno!
Sedersi sulla panca! Si CI / VI sieda **si non cambia, perchè ci / vi sono particelle di luogo
Porre il problema tranquillamente non distrarsi! LO ponga tranquillamente
Forma negativa. Tu – noi – voi (tu) ascoltaLO! Non ascoltarLO! Non LO ascoltare!
(noi) ascoltiamoLO! Non ascoltiamoLO!
(voi) ascoltateLO! Non ascoltateLO!
Forma negativa: Lei/Loro (Lei) LO ascolti! Non LO ascolti!
(Loro) LO ascoltino! Non LO ascoltino!
Non darsi delle arie! Non SE NE dia si davanti al pronome ne diventa se
Non distrarsi! Non SI distragga
Non udire le sue parole! Non LE oda
Non espulsare quell'alito gelido Non LO espulsi
Attenzione! : i verbi modali POTERE / DOVERE non seguono la regola dell’imperativo negativo.
Esempi: Non devi uscire! Non puoi dire questo!
Non lo devi fare! (oppure = non devi farlo!)
Forme abbreviate
La seconda persona Tu – dei verbi : ANDARE, DIRE, DARE, FARE, STARE
è spesso abbreviata all’IMPERATIVO:
va’ - di’ - da’ - fa’ - sta’ invece delle forme intere vai, dici, dai, fai, stai
Esempi: VA’ a vedere quel film, é bellissimo! DA’ l’acqua ai fiori!
STA’ fermo al meno cinque minuti! DI’ a mia madre che la telefono domani mattina!
FA’ presto, sono già le cinque e siamo in ritardo!
Tutte queste forme + pronomi + CE / NE raddoppiano la consonante iniziale del pronome
(questo è molto importante perchè sono tutte forme della conversazione comune!):
Esempi: DA’ + MI = DAMMI VA’ + CI = VACCI FA’ + NE = FANNE ecc.
Lo stesso succede con i pronomi combinati:
Esempi: DA’ + ME LO = DAMMELO DI’ + CE LO = DICCELO ecc.
MA : con le forme GLIELO, GLIENE ecc, non si raddoppia:
Esempi: DA’ + GLIELO = DAGLIELO DA’ + GLIENE = DAGLIENE
Marco c’è Laura al telefono!. Dille di ricchiamare tra dieci minuti
Gesù, un senza Dio non merita un premio così grande. “Questo dillo a quelli del totocalcio, non a me!”
Eccoti il rullino con le foto che ti ho scattato ieri sera ballando. FANNE quello che vuoi.

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La posizione del pronome
I pronomi atoni (mi, ti, gli, ecc), anche quelli doppi, ne e ci vanno prima dal verbo quando c’è un
indicativo, un condizionale, o un congiuntivo:
Esempi: Mi ridai il tuo numero di telefono ) l’ho perso.
Vi andrebbe di fare due chiacchiere con noi stasera davanti un bel bicchiere di vino?
Mi scusi, mi sa dire dov’è Piazza del Popolo?
E dopo il verbo quando c’è un infinito, un imperativo, un gerundio:
Mi piacerebbe rivederla prima che si spossi. Guardami negli occhi, non mi stai dicendo la verità.
Ascoltandolo dal vivo, ho capito che è un grande musicista.
Nel caso dell’infinito il verbo perde l’ultima e quando è seguito da un pronome:
parlare + gli = parlargli leggere + lo = leggerlo
Con DOVERE, POTERE, SAPERE e VOLERE, sono possibile due costruzioni:
Voglio conoscerla oppure La voglio conoscere
TRAPASSATO PROSSIMO
Il trapassato prossimo si forma con l’imperfetto dei verbi ausiliari ESSERE o AVERE più il
participio passato del verbo coniugato.
Esempi: Luigi e Gianni erano partitI / Eva e Maria erano partitE
Gianni era partitO / Maria era partitA
L’avevo visto, l’avevo vista, li avevo visti, le avevo viste
Il trapassato prossimo si usa quasi solamente nelle frasi dipendenti quando il verbo della frase
principale è al passato.
Il trapassato prossimo si usa per indicare un’azione avvenuta prima di un’altra espressa con un
Passato – prossimo – remoto o un imperfetto
Esempi: Quel giorno ho letto (passato) il libro che avevo comprato (trapassato) il giorno prima
Quando arrivai all’università, il professore aveva già iniziato la lezione.
Quel giorno comprai la camicia che avevo visto in vetrina.
Per unire le frasi, in italiano, si usano parole chiamate appunto congiunzioni (a volte sono degli avverbi),
perché servono a congiungere, a unire le frasi di un testo. Dal RETE 2!
Per unire e – anche - inoltre
Per dividere o mettere in contrasto ma – anche se – o – oppure – tuttavia – però - comunque
Per introdurre la causa perché – poiché – dato che – visto che – siccome
Per introdurre la conseguenza perciò – così – quindi - dunque
Per introdurre il tempo quando – mentre – prima – dopo – appena – poi
Per introdurre una condizione se
Per esprimere la negazione neanche – nemmeno
Per confermare infatti

FUTURO ANTERIORE O COMPOSTO


Si forma con il Futuro semplice di ESSERE / AVERE + participio passato del verbo principale
Sarò tornato avrò mangiato
Si usa dopo gli avverbi di tempo QUANDO, (NON) APPENA, DOPO CHE.
Quando abbiamo due azioni future in frasi dipendenti l’una dall’altra (cioè unite da “e”), usiamo
I futuro composto in quella che avviene prima ed il futuro semplice, in quella che avviene dopo.
Esem: Farò la doccia e poi andrò a letto = Quando avró fatto la doccia andrò a letto.
Tornerò a casa e vedrò la TV = Non appena sarò tornato / a a casa, guarderò la TV.
Tu partirai e poi mi scriverai = Dopo che sarai partito / a, mi scriverai

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IL CONGIUNTIVO
Il CONGIUNTIVO serve per esprimere una opinione, un desiderio, un dubbio
Logico Mi sembra che tu sia stanco
Meglio
Necessario É giusto
Probabile che lui è inglese. (esprime una sicurezza.
Si esprime nel presente del indicativo.
É bene + che + Congiuntivo. É sicuro
naturale
giusto Ma: Non è certo che lui sia inglese (Com’è una
possibile opinione, se esprime nel presente
IL CONGIUNTIVO PASSATO
Si forma con il verbo AVERE o ESSERE + il participio passato del verbo principale.
Es. Io dirò che tu sia stato /a qui
Spero che tu abbia dormito bene
IL CONGIUNTIVO IMPERFETTO
I verbi ESSERE - DARE - STARE sono gli unici verbi irregolari al congiuntivo imperfetto.
ESSERE : che io fossi DARE: che io dessi STARE : che io stessi
che tu fossi che tu dessi che tu stessi
che lui fosse che lui desse che lui stesse
che noi fossimo che noi dessimo che noi stessimo
che voi foste che voi deste che voi steste
che loro fossero che loro dessero che loro stessero
BERE (bevessi) - DIRE (dicessi) - CONDURRE (conducessi) ecc... sono irregolare all’infinito e non al
congiuntivo imperfetto.
CONGIUNTIVO TRAPASSATO
AVERE
Si forma con l’ausiliare al congiuntivo imperfetto + participio passato del verbo principale
ESSERE
Esempi: Io avessi avuto
Io fossi stato / a
CONCORDANZA DEL CONGIUNTIVO PRESENTE E PASSATO
Dopo una frase principale con un verbo all’indicativo presente, al futuro o all’imperativo si usa:
a). il congiuntivo presente o il futuro se si vuole esprimere un’azione posteriore.
b). Il congiuntivo presente o il presente progressivo al congiuntivo se si vuole esprimere un’azione
contemporanea;
c). Il congiuntivo passato per esprimere un’azione anteriore
Frase principale frase secondaria
Immagino lui parta / partirà
Immaginerò che lui parta / stia partendo in questo momento
Immagina lui sia partito ieri

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CONCORDANZA DEL CONGIUNTIVO IMPERFETTO E TRAPASSATO
Dopo una frase principale con un verbo al passato o al condizionale si usa:
a) il congiuntivo imperfetto o il condizionale composto per esprimere un’azione posteriore.
b) Il congiuntivo imperfetto per esprimereun’azione contemporanea.
c) Il congiuntivo trapassato per esprimere un’azione anteriore.
Frase principale frase secondaria
Ho immaginato lui partisse / sarebbe partito più tardi
Immaginavo
Avevo immaginato che lui partisse quel giorno
Immaginai
Immaginerei
Avrei immaginato lui fosse partito il giorno prima.
Qualche volta si può usare il congiuntivo imperfetto anche dopo una frase principale all’indicativo
presente, per esprimere un’azione tipica dell’imperfetto indicativo (sensazione, abitudine,
descrizione atmosferica, ecc)
lui ieri sera fosse stanco (sensazione)
Immagino che tu da bambino andassi spesso al mare (abitudine)
domenica facesse molto freddo in montagna (descrizione atmosferica)
IL PASSIVO
Il PASSIVO si forma con l’ausiliare ESSERE + il participio passato del verbo attivo:
Io compro un libro Un libro è comprato da me.
Io compro due libri Due libri sono comprati da me.
a) La preposizione d’agente è sempre: DA (e solamente DA!) e non s’appostrofa mai!
Esempi: E’ stato costruito da un falegnama. E’ stato visto da tutti, ecc.
b) Nei tempi semplici il verbo ESSERE può essere sostituito dal verbo VENIRE:
Esempi: Il Presidente è eletto / viene eletto dalle Camere
La macchina è guidata / viene guidata da me ecc.
MA ATTENZIONE!: Ricordate che questa forma si può usare solo nei tempi semplici e mai nei
tempi composti (passato prossimo, futuro composto, trapassato ecc.)
c) Le frasi impersonali con “SI” hanno un significato passivo e si possono usare bene (al
presente) invece della forma passiva. Solo in frasi generali o impersonali (cioè che non hanno
un complemento d’agente espresso).
Esempi: Compriamo i francobolli alla Posta.
1. I francobolli sono / vengono comprati alla Posta da noi.
2. I francobolli si comprano alla Posta da noi.
d) DOVERE + ESSERE = ANDARE + participio passato. (indica obbligo)
Esempi: Questo lavoro debe essere fatto = VA fatto
Questo dente debe essere tolto = VA tolto
Si usa in frasi impersonali (cioè quelle che non hanno un complemento espresso).
TRASFORMARE alla forma passiva
Incredibile, chi te l’ha raccontato? Incredibile, da chi ti è stato raccontato?
Strano, chi te l’ha consigliato? Strano, da chi ti è stato consigliato?
Bello, chi te l’ha fatto? Bello, da chi ti è stato fatto?
Buffo, chi te l’ha regalato? Buffo, da chi ti è stato regalato?
Simpatiche quelle ragazze, chi ve le ha presentate? Simpatiche quelle ragazze, da chi vi sono state
presentate?
Stupende quelle cartoline, chi ve le ha spedite? Stpende quelle cartoline, da chi vi sono state
spedite?
Splendidi questi fiori, chi ve li ha regalati? Splendidi questi fiori, da chi vi sono stati regalati?

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VERBI SEMIAUSILIARI – MODALI – SERVILI
POTERE
AUSILIARE + DOVERE + VERBO ALL’INFINITO*
VOLERE
 Il verbo all’infinito indica l’ausiliare che dobbiamo impiegare.
 Quando l’infinito è ESSERE l’ausiliare è anche ESSERE
Esempi: non sono potuti partire
Ci siamo dovuti trasferire Partire e trasferire sono intransitivi
Non ho potuto lavorare
Io sono voluto essere
Dopo regge sempre infinito composto.
Non si dice: Dopo ascoltare. Si dice: Dopo aver ascoltato.
Non si dice: Dopo andare. Si dice: Dopo essere andato.
Non si dice: Dopo dormire. Si dice: Dopo aver dormito.
Non si dice: Dopo far cadere. Si dice: Dopo aver fatto cadere
Non si dice: Dopo entrare. Si dice: Dopo essere entrato
Il SI PASSIVANTE
Anziché usare le forme el pasivo con essere, venire o andare è possibile utilizzare il si passivante + la
forma attiva del verbo, ma solo con i verbi transitivi e debe essere espresso il complemento oggetto.
- In tutte le scuole italiane si leggono “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni.
- In tutte le scuole italiane sono / vengono letti “I promessi esposi” di Alessandro Manzoni.
Dopo il si abbiamo il verbo alla terza persona singolare se il nome a cui si riferisce è singolare, o alla terza
persona plurale se il nome a cui si riferisce è plurale.
Nei tempi composti (passato prossimo, imperfetto, ecc) il verbo ausiliare è sempre essere e il participio
passato si accorda con il nome a cui si riferisce.
Esempio: Ieri si sono giocate le ultime partite del campionato di calcio
Avolte il si è usato al posto di noi: Dove si va questa sera? Dove andiamo questa sera?
Il periodo ipotetico
Un periodo ipotetico è costituito da una ipotesi e da la frase principale o conseguenza).
L’ipotesi, che sempre comincia per Se, può avere diversi livelli:
Della Realtà Se l’ipotesi e la conseguenza sono reali avremo:
Se (presente) + presente Se domani piove, non esco
Se (futuro) + futuro Se domani pioverà, non uscirò'
Se (presente) + imperativo se vuoi la mela, mangiala!
Sono possibili altri tempi dell’indicativo Se da bambino eri timido, è normale che adesso parli poco
Se tu eri stanco, potevi andartene
Della Possibilità – Probabilità Se l’ipotesi e la conseguenza sono possibili, eventuali avremo:
Se (cong. imperfetto)+ condiz. Semplice Se fossi ricco, viaggerei sempre!
Se (cong. imperfetto)+ condiz. composto Se fosse sincero, avrebbe detto la verita'
(se l’azione ha luogo nel passato)
Con altre espressioni o congiunzioni: Nell’eventualità che; nel caso che; se per caso, qualora,
Si usa il cong. imperfetto + indicativo presente o imperativo
Qualora non potessero venire, ci telefonano per avvertirci.
Dell’ Irrealtà - Improbabilità – Impossibilità Se l’ipotesi e la conseguenza sono
impossibili, irreali, avremo
Se (cong. trapassato) + condiz. composto Se avessi studiato di piu', avresti passato l’esame
Con l’espressioni o congiunzioni ora; adesso; in questo momento; a quest’ora si usa:
Se (cong. trapassato) + condiz. Semplice Se avessi vinto la lotteria, adesso non lavorerei!
 Regola pratica: dopo il “se” che introduce una frase condizionale, non compare:
Mai il modo condizionale

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Mai il congiuntivo presente
I VERBI IMPERSONALI
Oltre ai verbi che descrivono il tempo: In novembre in Italia piove molto.
E ad espressione con il verbo ESSERE + aggettivo: E’ bello saper parlare varie lingue straniere.
Ci sono altri verbi cha hanno una costruzione impersonale, cioè che normalmente si usano alla terza
persona singolare: basta, bisogna, occorre, sembra, conviene.
Solitamente il verbo che segue a questi impersonali è all’infinito, a volte introdotto da una preposizione
come nel caso di sembrare.
Se uno vuole ingrassare, basta mangiare un tipico pasto italiano.
Bisogna cercare di parlare più spesso in italiano se si vuole impararlo bene.
Che caldo fa! Sembra di essere in estate.
Ma anche la costruzione con che + il congiuntivo è quasi sempre possibile quando la frase che segue il
verbo impersonale ha il soggetto chiaramente espresso e personale.
Sembra che ieri sull’autostrada si siano formate code per 50 chilometri.
E’ necessario che tu e Franco raccontiate alla polizia ciò che è successo.
Altri verbi alla forma impersonale, ma che si costruiscono solo con che + il congiuntivo:
accadere, succedere, volerci, parere, può darsi.
Verbi ed espressioni che richiedono il congiuntivo
Verbi ed espressioni che esprimono sentimento:
avere paura, piacere, dispiacere, sperare, temere, meravigliarsi, sorprendersi,
essere contento / felice / triste / sorpreso / deluso, ecc.
Ritengo che la decisione di permettere ad altri paesi di entrare nell’Unione Europea sia stata giusta.
Verbi ed espressioni esprimono opinione:
credere, pensare, avere l’impressione, ritenere, suporre, immaginarsi, ecc.
Mi immagino che non abbiate visitato tutti i musei di Roma.
Verbi che esprimono volontà:
volere, desiderare, preferire, ordinare, permettere, pretendere, proibire, vietare, impedire, ecc.
In Italia la legge vieta che si guidi un motorino senza mettersi il casco.
Verbi e locuzioni che esprimono dubbio:
dubitare, non essere sicuro, negare, sembrare, parere, ecc.
Pare che i vicini di casa di Domenico abbiano riconosciuto il ladro.
Il verbo essere (è, era, ecc) + aggettivo o nome.
Il 1º maggio è stato bello che tanti lavoratori abbiano partecipato alla festa organizzata in piazza.
Il congiuntivo si usa anche dopo:
il verbo sapere alla forma negativa:
le espressioni: senza che, prima che, nel caso che.
gli avverbi: Nonostante, benché, sebbene, malgrado;
ATTENZIONE! Ma reggono l’indicativo: anche se e forse
SULLA NARRAZIONE SCRITTA
*Attenzione! Con i pronomi personali mi, ti, si, ci, vi davanti al verbo l’accordo è volontario
Esempio: ci avesse acompaganto /ti / te all’aeroporto.
Quando s’inizia una frase al presente la seconda parte può venire
al presente, al futuro o al congiuntivo passato.
Suppongo(presente) che tu arrivi. (in quel momento, azione contemporanea)
Suppongo che ti arriverai domani. (azione posteriore).
Suppongo (presente) che tu sia arrivato ieri (azione anteriore)
Quando s’inizia una frase al passato la seconda parte può venire
al condizionale composto, al congiuntivo imperfetto o congiuntivo trapassato.
Supponevo (passato) che tu fosse arrivato ieri ( azione anteriore: trapassato)
Supponevo che tu arrivassi in quel momento (azione contemporanea: congiuntivo imperfetto)

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Supponevo che tu saresti arrivato/a il giorno dopo.(azione futura nel passato: condizionale composto)
ESSERE o STARE
Un altro tratto abbastanza diffuso nelle parlate meriodionale è l’uso di stare al posto di essere.
Non ci sta nessuno al posto di Non c’è nessuno.
Dove stanno i miei pantaloni? al posto di Dove sono i miei pantaloni?
A volte si usa stare nell’italiano standar per esprimere qualcosa in modo più intenso:
Non ti agirare, sta calmo! (anziché sii calmo! che non si utilizza).
Come ausiliare STARE ha soprattutto due usi importanti:
per descrivere un’azione in svolgimento,seguita dal gerundio: Sto scrivendo una lettera.
Per descrivere un’azione che averrà in un futuro molto prossimo:
Che film noioso: sto per addormentarmi!
SUL MODO CONGIUNTIVO IN PROPOSIZIONI DIPENDENTI:
Predicato principale al presente:
verrà (venga) fra poco - azione posteriore futuro – congiuntivo presente
Credo che egli (venire) venga adesso – azione contemporanea congiuntivo presente
sia venuto poco fa – azione anteriore congiuntivo passato
Predicato principale al passato:
sarebbe venuto dopo- azioneposteriore condizionale composto
Credevo che egli (venire) venisse allora – azione contemporanea congiuntivo imperfetto
(Ho creduto) fosse venuto prima – azione anteriore congiuntivo trapassato
Azione al futuro con –quando – dopo che – (non) appena
quando
Mangerò il pesce dopo che si usa il futuro composto
(non) appena
non sono sicuro (dubbio) che Aldo venga (congiuntivo presente).
Sono sicuro che Aldo verrà (futuro semplice).
Passato
per esprimere un’azione posteriore - condizionale composto.
Azione al passato per esprimere un’azione contemporanea - imperfetto congiuntivo
per espressare un’azione anteriore - congiuntivo trapassato.
Se l’azione nel futuro non è ancora verificata si usa il condizionale semplice.
Se l’azione nel futuro è già verificata si usa il condizionale composto.
Se l’azione nel passato era realizzata sempre e la frase principale viene espressa da un imperfetto la frase
dipendenti viene anche espressa da un imperfetto.
Se l’azione nel passato era realizzata a volte e la frase principale viene espressa da un imperfetto la frase
dipendenti viene espressa da un passato prossimo.
L’estate scorsa quando andavo al mare è spesso mangiato al ristorante.
L’estate scorsa quando andavo al mare mangiavo al ristorante.
IL DISCORSO INDIRETTO
DISCORSO DIRETTO DISCORSO INDIRETTO
Attenzione! La premisa è al passato.
Io / tu lui / lei mio / mia / tuo / tua suo / sua
Noi / voi loro nostro/nostra vostro / vostra
loro
Qui / qua lì / là (in questo posto) questo / a / i / e quello / a / i / e
Oggi quel giorno
Ieri il giorno prima
Domani il giorno dopo
Ora / adesso allora (in quel momento)
Un’ora fa un’ora prima
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Fra dopo
La premisa la dipendente
Presente indicativo / congiuntivo imperfetto indicativo / congiuntivo
Futuro / condizionale semplice condizionale composto
Imperativo di + infinito
Venire andare
PERIODO IPOTETICO DELL’IMPOSSIBILITÀ
Il medico ha detto; “Se tutto andrà bene, Lei uscirà tra una decina di giorni”.
Il medico ha detto che tutto fosse andato bene, lei sarebbe uscito / a dopo una decina di giorni.
Gianni ha detto: “se ne avessi la possibilità, lo farei”.
Gianni ha detto che se ne avesse avuto la possibilità, l’avrebbe fatto”.
Gianni ha detto: “Se ne avessi avuto la possibilità, lo avrei fatto”.
Gianni ha detto che se ne avesse avuto la possibilità l’avrebbe fatto”.
DISCORSO DIRETTO DISCORSO INDIRETTO
Cosa dobbiamo cambiare?
Gina ha detto: “Io sto bene qui” Gina ha detto che stava bene lì (in quel posto)
Gina ha detto: “Nella stanza accanto alla mia Gina ha detto che nella stanza accanto alla sua
c’è una ragazza della mia età” c’era una ragazza della sua età.
Gina ha detto: “Nella mia stanza c’è una ragazza Gina ha detto che nella sua stanza c’era una
Che resta qui fino a domani” ragazza che restava lì fino a il giorno dopo.
Gina ha detto: “Ieri le ho datto i dolci che mi Gina ha detto che il giorno prima le aveva
dato avete portato” i dolci che le avevano portato”.
Claudio ha detto: “Oggi arrivano i miei amici” Claudio ha detto che quel giorno arrivavano i
suoi amici.
Claudio ha detto: “Adesso è tardi per uscire” Claudio ha detto che allora era tardi per
uscire”.
Claudio ha detto: “Partirò fra una settimana” Claudio ha detto che sarebbe partito dopo una
settimana.
Piero disse: “Credo che lui sia a casa” Piero disse che credeva che lui fosse a casa.
Gina ha detto: “Quando tornerà Paolo” Gina ha detto che quando sarebbe tornato
Paolo.
Claudia disse: “Vorrei rimanere un po’ ma ho fretta” Claudia disse che sarebbe voluta rimanere un
po’ ma aveva fretta.
Amalia mi ha pregato: “Di’ ai miei amici di venire a Amalia mi ha pregato di dire ai miei amici di
trovarmi” andare a trovarla”
Nella forma interrogativa si usa il se.
Esempio: Luisa domandò: “Puoi accompagnarmi?
Luisa mi / gli / le domandò se potevo / poteva / potessi / potesse accompagnarla.
Potevo / poteva è nel linguagio colloquiale, grammaticalmente deve essere il congiuntivo imperfetto
PROPOSIZIONI SUBORDINATE CAUSALI
PERCHÉ Ieri non sono andato / a al cinema perché dovevo studiare.
SICCOME Siccome ero molto stannco, sono andato a letto presto.
DATO CHE Dato che non avete più bisogno di me, me ne vado.
VISTO CHE Visto che sono in ritardo, potresti darmi un passaggio.
POICHÉ Poiché non hai voluto darmi retta, ora non voglio sentire i tuoi lamenti.
GIACCHÉ Giacché parli l’italiano abbastanza bene, potrai capire le parole della canzone.

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PROPOSIZIONI COORDINATE CONCLUSIVE
QUINDI Ieri dovevo studiare, quindi non sono andato /a al cinema.
DUNQUE Non avete più bisogno di me, dunque me ne vado.
PERCIÒ Ero molto stanco, perciò sono andato / a a letto presto.
LA COORDINAZIONE
Due o più proposizioni collegate tra loro in modo che ciascuna rimanga autonoma dall’atra
o dalle altre si dicono coordinate.
Secondo il diverso tipo di rapporto che lega i termini coordinati, si distinguono diversi tipi di
coordinazione:
• coordinazione copulativa: e, né.
Es.: Lascio qui la macchina e proseguo a piedi.
Non so se è partito né se partirà..
• coordinazione avversativa: ma, pero, tuttavia, eppure, anzi, invece.
Es.: Lo avevo messo in guardia, ma non mi diede ascolto, anzi fece il
contrario; tuttavia lo giustifico.
*coordinazione disgiuntiva: o, oppure, ovvero.
Es.: E’ ancora qui o è già andato vía?
*coordinazione conc1usiva: quindi, dunque, pertanto.
Es.: Più presone lo hanno visto in citta, quindi e sicuramente tornato.
“Penso quindi sono” e la prova cartesiana dell’ esistenza.
*coordinazione dichiarativa o esplicativa: infatti, cioè.
Es.: Siamo in ritardo, infatti non c’è più nessuno.
Luisa è mía cognata, cioè ha sposato mio fratello.
La coordinazione copulativa, avversativa e disgiuntiva può essere rafforzata da particelle
correlative: e ... e; né ... né; non solo ... ma; o ... o.
Esem: Né parla né lascia parlare.
Non solo l’ho detto, ma l’ho ripetuto mille volte.
 O te ne vai tu, o me ne vado io.

LA SUBORDINAZIONE
Da "GRAMMMATICA ITALIANA" di M. Dardano e P. Trifone
La proposizione subordinata non può stare da sola, ha bisogno di un'altra
proposizione a cui appoggiarsi.
• Subordinate esplicite e implicite:
Si chiamano implicite le subordinate che hanno il verbo in modo indefinito (infinito, gerundio, participio)
Es.: Lascialo parlare / Anche volendo, non potrei / Rimasto solo, riprese il suo lavoro.
Si chiamano esplicite le subordinate che hanno il verbo di modo fmito (indicativo, congiuntivo,
condizionale)
Es: Lasci che parli / Anche se volessi, non potrei / Quando fu rimasto solo, riprese il suo lavoro.
• Proposizioni oggettive: **
Svolgono la funzione di complemento oggetto della proposizione reggente.
Es.: Ti dico che e la veritaJ Pensano che io abbia torto / Spero che non si preoccupi Ricordati di prendere
le chiavi.
• Proposizioni soggettive:**
Svolgono la funzione di soggetto della proposizione reggente:
Es.: Conviene che io vada / E' meglio che ci rassegniamo / Mi sembra di ayer capito / E' ora di muoversi.

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• Proposizioni dichiarative**
Servono a "dichiarare", a spiegare un pronome dimostrativo, completando il senso della principale:
Es.: In ciò l’uomo si distingue dalle bestie, che ha l’uso della ragione.
Il fatto che siamo tutti qui testimonia il nostro affetto per te.
• Proposizioni causali
lndicano la causa per cui avviene quanto ed espresso nella principale.
Es.: Non l'ho comprato perché non mi piaceva / Poiché avete gia deciso, non voglio insistere ulteriormente
/ Giacché le cose stanno in que sto modo, e consigliabile aspettare / Visto che non c'e, vado via / ...
Le causali esplicite sono introdotte principalmente da perché, poiché, giacché, siccome, che.
Locuzioni congjuntive che esprimono il rapporto di causalita: per il fatto che, per il motivo che,
dal momento che, dato che, visto che, considerato che, in quanto (che), ecc.
• Proposizioni finali **
lndicano con quale fine viene compiuta e verso quale obiettivo tende l'azione espressa nella proposizione
reggente:
Es.: Sottrasse il documento, affinché non si potesse divulgado/ Tomo a dirlo perché ve ne ricordiate /
Prendo la carta e la penna per scrivere.
Le congiunzioni piu usate nelle finali esplicite sono affinché e perché.
• Proposizioni consecutive
lndicano la conseguenza di quanto espresso nella proposizione reggente.
Es.: Parlava co' si piano che non riuscivo a sentido / Era tale la mia stanchezza che mi addormentai
subito / La proposta e talmente assurda da non meritare alcuna considerazione.
La consecutiva esplicita e introdotta de che, cosi, tanto, talmente, tale, simile. Locuzioni: cosicché, sicché,
di modo che, al punto che, a tal segno che ...
• Proposizioni temporali
Esprimono una relazione di tempo tra la subordinata e la reggente. Contemporaneita: si usa quando, come,
mentre; nel momento che. Posteriorita: dopo che, (non) appena, quando, da quando, dopo.
Anteriorita:: prima che, fmo a che, fino a quando, ogni volta che, tutte le volte che.
• Proposizioni comparative
Stabiliscono un rapporto comparativo con la reggente:
Es.: Il diavolo non e cosi brutto come si dipinge/ Ci mette piu impegno di quanto mi aspettassi / Abbiamo
meno tempo di quello che sarebbe necessario.
• Proposizioni condizionali (periodo ipotetico) **
Il periodo ipotetico e formato da due proposizioni, di cui una esprime la condizione necessaria per
l'avverarsi di quanto e affermato nell'altra.
• Proposizioni concessive**
lndicano il mancato verificarsi dell'effetto che potrebbe o dovrebbe conseguire una determinata causa.
Es. Benché abbia fame, non mangero
La concessiva e introdotta dalla congiunzioni benché, sebbene, quantunque, nonostante, malgrado o dalle
locuzioni per quanto, nonostante che, malgrado che, anche se, ecc. o da prono mi e aggetttivi
indefmitichiunque, qualunque.
• Proposizioni interrogative indirette
Esprimono una domanda o un dubbio.

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