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Benno Albrecht e Mauro Frate

DISEGNO URBANO SOSTENIBILE E ADATTATIVO

Introduzione
La verifica operativa che ci proponiamo è quella di sondare - nel campo della didatti-
ca avanzata, nel campo della ricerca e nel campo operativo1 - se il paradigma della
sostenibilità e l’attenzione ai cambiamenti climatici influisce sulle dinamiche di pro-
gettazione delle strutture urbane, degli insediamenti ed edilizie.
- Siamo convinti che immettere nelle considerazioni di lettura di un contesto il dato
climatico ambientale, la preoccupazione sui cambiamenti climatici del pianeta, e
porre le strategie di intervento progettuale architettonico e urbanistico all’interno di
un più vasto panorama legato al risparmio delle risorse e del contenimento degli spre-
chi - naturali, fisici ed umani - porti a definire un rinnovato sistema di riferimento che
porta o potrà portare a differenti soluzioni progettuali e diversi risultati formali.
- Siamo convinti che il disegno urbano sostenibile, che ha coscienza dell’uso e della
trasformazione delle risorse fisiche, è una nuova frontiera della progettazione. Oggi è
forse possibile aggiornare il nostro bagaglio conoscitivo ed adeguarsi alle nuove
emergenze ed esigenze.
- Siamo convinti che non è possibile definire un progetto - urbano o architettonico -
senza inquadrarsi in un quadro teorico complessivo, nel senso etimologico del termi-
ne, e cioè di contemplare e prendere parte agli avvenimenti con partecipazione sentita.
La ricerca scientifica nel campo dell’architettura mira a determinare le strategie adat-
te alla risoluzione di problemi: una vasta gamma di problemi fisici, ambientali, umani.
Il dibattito civico-politico sull’architettura contemporanea è un serrato confronto tra
modelli spaziali e di sviluppo da sostituire a quelli oggi dominanti che producano tra-
sformazioni - fisiche, ambientali ed umane - consone alla gravità dei problemi - terri-
toriali, climatici, sociali - che oggi emergono con drammatica evidenza. La tensione e
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l’importanza di questo confronto è legata all’entità degli interessi economici e socia-


li che vengono messi in discussione grazie alla possibile adozione di nuove tecniche
di trasformazione del territorio. Abbiamo di fronte un futuro non caricato dal senso
del progresso e non lineare, ma dove sviluppare la capacità di stabilizzare i rapporti
tra uomo ed intorno naturale, di pensare e vivere nella costanza ciclica, di un ambien-
te in equilibrio dinamico. Il pensiero progettuale contemporaneo deve produrre un
sistema concettuale adatto a prevedere le strategie di controllo di una città futura in
un mondo completamente urbanizzato.
In Europa oggi è necessaria una strategia di miglioramento e di metamorfosi dell’e-
sistente. È un progetto all’interno della disciplina non da riformatori sociali o da poli-
tici attivi. È politico in quanto riguarda la città2.
Le dimensioni inusuali e oggi non comprensibili della città metropolitana mondiale
possono forse diventare uno spunto per volgere gli insediamenti umani verso una
nuova capacità del vivere. La città metropolitana mondiale è forse inevitabile ma
forse evitabili sono le sue probabili storture. Il disegno urbano sostenibile può gioca-
re un ruolo importante per contribuire a ridurre le emissioni, stabilizzare (mitigazione
degli effetti) i cambiamenti climatici e considerare già fino ad ora le inevitabili con-
seguenze che questi fenomeni avranno nel futuro (adattamento agli effetti).
La previsione della dislocazione spaziale delle attività umane è una delle capacità
necessarie - e da coltivare e rifondare - che può permettere una efficace risposta ai
cambiamenti climatici in atto. Si tratta di impostare il progetto urbano sostenibile che
permetta di diminuire le emissioni di carbonio o a zero emissioni e che abbia una alta
capacità di resilienza ai cambiamenti climatici. Possiamo provare a pensare una archi-
tettura urbana che abbia come valore fondante una alta capacità di adattamento alle
trasformazioni del contesto ambientale. Il confronto sincero e propositivo della cultu-
ra architettonica deve allora avvenire non sulle forme esteriori, ma sulle strutture pro-
fonde che determinano le forme.

Una strategia di progetto adattativa


La capacità di adattare consiste nell’accomodare una cosa all’altra mediante un cri-
terio di convenienza e attraverso un parametro di proporzione. La nostra proposta
operativa è la ricerca di una strategia di disegno urbano adattativo. La proposta di
una strategia adattativa del progetto urbano parte da alcune considerazioni:
1 - che le condizioni climatiche attuali sono in continuo mutamento e continueranno
a mutare;
2 - che le condizioni demografiche e sociali continueranno a mutare. In Europa in par-
ticolare muteranno sulla pressione delle migrazioni dovute ai cambiamenti climatici;
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3 - che le società occidentali non hanno la forza politica per progetti verticistici di
grande respiro: impositivi - dall’alto verso il basso. Causa questa condizione insita e
conseguenza della democrazia partecipativa sono necessari nuovi processi decisiona-
li ed operativi nel campo delle scelte delle trasformazioni del territorio, dal basso verso
l’alto - bottom-up;
4 - che il territorio attualmente occupato in Europa è sovrabbondante ed eccessivo
rispetto ai nostri bisogni;
5 - che è necessaria una ottimizzazione energetica della città esistente;
6 - che è necessaria una politica urbana in grado di attutire ed ottimizzare il nuovo
contesto climatico che si produrrà a causa dei cambiamenti climatici in atto.
Causa ciò:
a. Bisogna impostare una politica di ri-definizione urbana in chiave sostenibile che
permetta di adattarsi a questi cambiamenti, che sfrutti le nuove possibilità e non ne
sia vittima.
b. Bisogna ripensare gli attuali modelli di organizzazione spaziale che implicano spre-
co di risorse fisiche, ambientali ed umane.
c. Bisogna ri-configurare la città esistente in vista dei cambiamenti climatici in atto.

Il luogo delle decisioni - l’ambiente urbano


Le grandi sfide del futuro dell’umanità si svolgeranno in ambito urbano.
Il 2007 segna un momento chiave e cruciale nella storia della presenza umana su
questo pianeta3. Da questo anno in avanti più della metà della popolazione mondia-
le vivrà in agglomerati urbani.
La rivoluzione urbana iniziata 5000 anni fa ha avuto il compimento.
La progettazione dello spazio urbano è essenziale per dare corso a politiche mirate
allo sviluppo sostenibile. Il territorio è il telaio portante dove appoggiare ogni strate-
gia politica-civica. In un mondo dove la città è diventata globale, il suo progetto
diventa determinante per il futuro stesso dell’umanità. È una acquisizione di valore
involontaria - non per merito ma per demerito - ma è necessario avere la coscienza
della responsabilità che grava sugli amministratori, tecnici, progettisti che devono
approntare ora strategie di progetto capaci di un approccio multilaterale.
Tra tutte le scelte progettuali attinenti alla sostenibilità delle possibili trasformazioni
da mettere in atto, c’è quello di porre in primo piano l’attenzione ai cambiamenti cli-
matici, causati dalle reazioni chimiche che l’uomo ha prodotto e riversato nell’atmo-
sfera, che rischiano di mettere in profonda discussione l’ecosistema planetario, così
come oggi lo conosciamo.
La sostenibilità di un agglomerato urbano si misura sul suo processo di vita, sul suo
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metabolismo, sull’uso dell’energia, sul recupero dei rifiuti, sulla coesione sociale. Forse
bisogna allora confrontarsi sulla strategia di crescita e di trasformazione - di meta-
morfosi adattativa - di un agglomerato urbano. Diventano allora di capitale impor-
tanza i meccanismi che innescano i processi e le regole dell’evoluzione del processo
stesso. Queste regole sono “organiche” alla trasformazione sostenibile delle strutture
esistenti e non pongono l’accento sul risultato formale finale che un processo di cre-
scita comporta. Si tratta di un disegno urbano non ossessionato dalla forma ma che
ricerca equilibri dinamici tra uomo e ambiente di cui il risultato formale e tecnico è
un mezzo e non un fine4.
Oggi percepiamo che le nostre città non sono più adatte a confrontarsi con le odier-
ne preoccupazioni climatico ambientali. Si tratta di determinare le strategie di adat-
tamento, le strategie d’innesco delle trasformazioni urbane e le possibili regole che
queste trasformazioni possono assumere a seconda delle modificazioni che l’ambien-
te subirà a causa dei fenomeni - sociali, fisici, ambientali - conseguenti ai cambia-
menti in atto e alle politiche di attenuazione o di adattamento a questi cambiamen-
ti, in un contesto ambientale in continua modificazione o da non modificare.

Processo ed evoluzione
La forma in un processo biologico è frutto di evoluzione e di adattamento ed è in con-
tinuo mutamento per rispondere alle esigenze imposte dall’ambiente circostante.
La forma fisica che percepiamo è quella di oggi, in questo istante, ma ieri era già
diversa e domani lo sarà ancora. È un processo legato non solo al singolo individuo
ma di co-evoluzione - una specie non si evolve indipendentemente dalle altre con cui
condivide la stessa comunità ecologica ma in un ambito allargato - e nel nostro caso
tra uomo, i suoi manufatti e l’ambiente (tra fattori biotici e abiotici).
Una forma, un corpo, un individuo organico è sostenibile in quanto esiste e non viene
sopraffatto dall’ambiente in cui vive.
“Organisms are surviving because they are adapted, and they are adapted because
they are surviving” (A. Burnett - T. Eisner).
La sopraffazione può essere determinata dal “collasso” del proprio ambiente, provo-
cato dall’aumento, esponenziale, della pressione che su questo viene esercitata.
La sostenibilità in campo del progetto urbano è la capacità di innescare e regolare un
processo di metamorfosi adattativo della città esistente, da traghettare verso una
nuova città sostenibile che possa avere un alto grado di resilienza ai cambiamenti cli-
matici e che sfrutti questi cambiamenti in chiave energetica.
Una delle proprietà degli organismi viventi è di avere un programma genetico che ha
la possibilità di modificarsi nel tempo e nello spazio: questa proprietà è alla base del-
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l’evoluzione biologica. Le modificazioni genetiche si esprimono in tre distinti livelli: un


livello adattativo, uno micro evolutivo ed uno macro evolutivo.
Il primo, definito come evoluzione adattativa o convergente, comporta l’adeguamen-
to all’ambiente come conseguenza della selezione naturale. Il secondo comporta la
specializzazione e la formazione di nuove specie, il terzo è a livello di macro cambia-
menti - estinzioni o origine dei principali taxa-phyla animali5. Il processo di adatta-
mento può anche richiedere tempi molto lunghi, ma le sue manifestazioni sono molto
sofisticate e si rispecchiamo nell’architettura animale, sono le forme “naturali” prese
ad esempio sempre nella storia della progettazione: la forma aerodinamica degli
uccelli, idrodinamica dei pesci, l’adattamento climatico fatto di dimensioni consone e
di pellicce adeguate al clima, il mimetismo come massima espressione di congruenza
tra esseri viventi e ambiente. L’adattamento riguarda anche le strategie demografiche
di aumento o diminuzione della fertilità. Le modalità di adattamento passano attra-
verso numerosi esperimenti e tentativi fino a strutturare una strategia adattativa
completa ed efficace.

Una strategia adattativa non può avere regole immutabili, ma queste devono modifi-
carsi nel corso del tempo e dell’osservazione dei risultati per implementare la perti-
nenza del risultato o il tempo necessario al raggiungimento di un risultato soddisfa-
cente. Introduciamo perciò un concetto di scala - di rapporto tra diverse grandezze -
tra diverse variabili al fine di raggiungere un risultato e la scelta della scala - di riso-
luzione come nell’uso della definizione dei pixel in uno schermo - adeguata.
Si configura un metodo di lavoro per successive approssimazioni, senza una rete di cer-
tezze su cui confidare, ma che persegue con coraggio e determinazione verità parziali.
Questo metodo riconosce e si distanzia dalle eredità dalla prassi progettuale dei
Movimenti Moderni (al plurale ovviamente). Le strategie di metamorfosi adattiva,
similitudini e differenze rispetto alla tradizione del Moderno.
Oggi le esperienze più avanzate di progettazione urbana - il disegno urbano sosteni-
bile - si prendono carico di queste esperienze - e dell’eredità strutturale e concettua-
le dei movimenti moderni - e si pongono come la punta avanzata della ricerca scien-
tifica in architettura.
La messa in evidenza delle similitudini prelude alla volontà di riconoscere una tradi-
zione e la continuità di un pensiero che presuppone per l’architettura la possibilità di
adottare un metodo di lavoro che tende a far sparire la differenza tra approccio ogget-
tivo dettato dal metodo scientifico e quello soggettivo caratteristico del lavoro arti-
stico. Le differenze segnano il distacco dalle posizioni non consapevoli delle ripercus-
sioni globali che ogni mossa progettuale comporta. Le differenze riguardano le nuove
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relazioni spaziali dettate dalla sostenibilità e si esplicano nella ricerca di una giusta
misura da dare alla città contemporanea dove ogni progetto è una prefigurazione di
un futuro possibile ma non si configura come utopia o come sistema di previsione di
nuovi accadimenti, ma come tecnica critica del presente che dimostra i futuri percor-
ribili. Le nuove possibilità date al progetto urbano sostenibile - adattativo - consisto-
no nel dare Forma e Prestazioni alla città della dispersione.

Nuovi standard progettuali e nuove norme


Sono ancora oggi operativi i presupposti concettuali dei Movimenti Moderni che si
fondavano sulla ricerca di Nuovi Standard Progettuali. La definizione di nuovi stan-
dard è stata alla base delle ricerche tra le due guerre dove l’attenzione all’alloggio
poggiava storicamente su due diversi punti: welfare e comfort;
1. il welfare stabilisce il fabbisogno minimo;
2. il comfort riguarda il rapporto tra corpo ed ambiente.
Oggi è da aggiungere un parametro di sostenibilità globale.
Questo processo si traduce oggi nella formulazione di nuove norme. La norma ha a
che fare con l’architettura - norma è la squadra per misurare gli angoli retti - e con le
regole della costruzione; la norma è necessaria per regolare - la regola - la conviven-
za negli spazi ristretti della città dove si accavallano proprietà ed interessi contrappo-
sti sia pubblici sia privati.
La norma è una evidente e deliberata riduzione della complessità ma la norma si fa
carico delle tensioni di una società e tenta di tradurle in un sistema condiviso di com-
portamenti mirati al raggiungimento di nuovi risultati (estetici, igienici, di risparmio
di risorse, di convivenza). Il processo di implementazione delle norme è parte di una
ricerca scientifica che vuole stabilire parametri di confronto tra le diverse esperienze
della trasformazione del territorio. Non si tratta di fomentare l’aumento di norme ma
di determinare le “nuove regole sostenibili” di convivenza condivise.
La diffusa esigenza di sostenibilità in ambito urbano sta portando alcune ammini-
strazioni a dotarsi di strumenti urbanistici innovativi, linee guida, indirizzi e regola-
menti edilizi particolarmente attenti al contesto ambientale. È necessario superare la
logica dello standard come garanzia di qualità e indirizzare sia gli interventi di nuova
edificazione sia quelli di ristrutturazione, attraverso una politica di incentivazione,
verso una progettazione “energeticamente ed ambientalmente sostenibile”. Bisogna
essere capaci di controllare gli effetti formali (morfogenetici) delle scelte normative
riagganciandosi alla tradizione della città storica italiana e bisogna interpretare que-
sti temi per ipotizzare, attraverso soluzioni in grado di coniugare efficacia della stru-
mentazione e condivisione sociale, semplicità normativa e sostenibilità economica6.
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La scala paesaggistica - il ruolo del vuoto nei meccanismi di metamorfosi adattativa


Altro presupposto concettuale ancora operativo e percorribile è la ricerca di metodi di
progetto alla Grande Scala paesaggistica. Nel Moderno si è tentato di esplorare le
potenzialità lasciate dalla storia interrotta della città tardo settecentesca dove si inco-
minciavano ad esplorare le tecniche progettuali legate alla grande dimensione. Anche
per noi la città è da intendersi come un parco attrezzato con all’interno tutte le fun-
zioni della vita urbana, la città-parco. Città e campagna si compenetrano e creano un
solo sistema di relazioni spaziali. È una rivisitazione del sistema di Reti vedi intercon-
nesse pensato da Olmsted, Claude Nicolas Forestier, Saarinen.
Il giardino paesaggistico può diventare il progetto di una città possibile e sostenibile
ed oggi per questo poniamo l’accento sulla necessità della globale Naturalizzazione
della città esistente.
Assume rinnovato ruolo strategico il progetto degli spazi vuoti nella città della dis-
persione per la realizzazione di una Green City dove l’architettura verde diventi stra-
tegia operativa consueta.
Gli spazi non ancora costruiti devono costituire il telaio di collegamento delle varie
parti edificate e devono essere pensati e progettati a questo scopo.
Bisogna iniziare a considerare il suolo come una risorsa preziosa da usare nel modo
più efficiente possibile, utilizzando le aree dismesse e le proprietà non edificate poste
all’interno dell’area urbana, evitando l’espansione urbana selvaggia; è necessario pre-
ferire sempre di intervenire su brownfields piuttosto che su terreni vergini (greenfield).
Le aree verdi assumono un importante ruolo per l’attivazione di processi di riequilibrio
ecologico-ambientale all’interno e all’esterno delle città; il vuoto nella città è un bene
prezioso, raro e non commerciabile.
Bisogna garantire la presenza di una adeguata “struttura verde” per ottimizzare la
qualità ecologica delle aree urbane, il microclima e l’inquinamento dell’aria, salva-
guardando la biodiversità. È necessario il disegno delle infrastrutture verdi, conside-
rando lo spazio aperto come strumento di integrazione urbana7.

Metamorfosi urbana - il ruolo degli spazi costruiti nei meccanismi di metamorfosi


adattativa
La differenza tra conservazione ed innovazione è oggi filtrata dalla figura concettua-
le che media le due ipotesi: la metamorfosi urbana. Oggi lo scopo della metamorfosi
- che noi sentiamo come una necessità etica e non solo estetica - è quello dell’au-
mento del grado di sostenibilità della città esistente.
Nei processi di metamorfosi adattativa della città esistente, nella sua trasformazione
sostenibile, non è più imperativa la proprietà pubblica dei suoli in quanto non sono
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praticabili progetti di modificazione di grande portata o diretti in modo verticistico


dall’operatore pubblico. Questa semplificazione comporta la definizione di nuove tec-
niche di innesco - di partenza, di reazione delle trasformazioni, di metamorfosi urba-
na - delle trasformazioni urbane ora delegate ad un rapporto diretto tra pubblico e
privato. Il pubblico fornisce gli strumenti, tecnici, legislativi per dare il via - innesco -
alla metamorfosi ed è nell’appetibilità e nella convenienza dell’operazione che per-
mette al privato di aumentare e seguire le strategie di trasformazione.
Il Confine pubblico privato è oggi da intendere come spazio della mediazione degli
interessi e non della contrapposizione di questi. La negazione della rue-corridor non è
oggi pregnante, si tratta invece di re-interpretare la complessa casistica, propria della
città storica, dove spazi pubblici e privati, la compresenza di abitazioni auliche e popo-
lari, la molteplicità dei centri determinavano molteplici soluzioni e mediazioni del rap-
porto tra spazi pubblici e privati.
È necessaria la definizione di nuovi standard di densità verso cui indirizzare le strut-
ture urbane esistenti. La densità del costruito e l’intensità d’uso diventano strategie
di intervento nel costruito.
È necessaria una politica di densificazione della città post bellica e di ridistribuzione
delle densità e delle intensità insediative. Favorire la densificazione e la ridistribuzio-
ne delle densità urbane, oltre che incoraggiare un’intensità delle attività, permette
anche che i servizi pubblici, come per esempio il trasporto, possano essere più effi-
cienti mantenendo un’alta qualità dell’ambiente.
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Ta Prohm, Angkor, Cambogia, tempio costruito da Jayavarman VII, sec. XII. Foto di Benno Albrecht, 2007.
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Note
1 La Facoltà di Architettura dell’Università IUAV di Venezia è l’unica facoltà italiana cha ha intro-
dotto nell’assetto didattico una Laurea Magistrale in Architettura per la Sostenibilità che coinvolge
35 docenti e 200 studenti all’anno. Sono in corso numerosi progetti di ricerca e convenzioni opera-
tivi con Enti ed Istituzioni italiane e straniere.
2 Politikè, ciò che attiene alla città.
3 Liberamente tratto da UN-HABITAT’s State of the World’s Cities Report 2006/7 - SOWC/06/07/
B/Urb1.
4 NEUMAN M., The Compact City Fallacy, Journal of Planning Education and Research 25:11-26.
5 http://www.veterinaria.uniba.it/biologia/dispense/adatt.html.
6 Questa nostra ricerca è esemplificata dai seguenti temi: nel progetto di nuovi Regolamenti e gui-
delines che abbiano carattere morfogenetico (form-based codes) in modo da implementare una stra-
tegia di Urbanistica dal Basso; nella predisposizione di nuovi strumenti di controllo e di progettazio-
ne - carta solare energetica ; nel progetto del controllo della trasformazione morfogenetica della città
legata all’uso dispositivi energetici passivi - serre solari; nella ricerca dell’ottimizzazione delle scher-
mature solari e la loro configurazione formale; nella ricerca di strategie di architettura energetica ipo-
gea nella città esistente; nella definizione di ottimizzazione energetica degli interventi di infill archi-
tettonico nei contesti urbani consolidati.
7 Questa nostra ricerca è esemplificata dai seguenti temi: geen belt e corridoi ecologici affiancati da
sistemi di nuova edificazione rur-urbana; nuovi parchi abitati con edilizia ad alta densità, densifica-
zione della città in verticale; nuovi parchi con grandi attrezzature pubbliche ipogee; ridisegno
ambientale di contesti industriali con meccanismi di de-industrializzazione; progetti a scala geogra-
fica di disegno urbano adattativo ai cambiamenti climatici ed all’innalzamento del livello del mare.
8 Questa nostra ricerca è esemplificata dai seguenti temi: infill urbano e densificazione della città
post bellica; Green Belt e densificazione di paesi di piccole dimensioni; determinazione delle volu-
metrie massime edificabili in un processo di densificazione che tengano conto del contributo solare
passivo; densificazione in contesti storici; sistemi di intervento ipogeo utilizzando risorse locali; city
as a O2 factory; schemi di redesign sostenibile dello sprawl urbano.