Sei sulla pagina 1di 118

CICLI RITUALI

DELL’ANNO ISLAMICO
mesi sacri, ricorrenze, festività,
pratiche di eccellenza

- tradizioni, aḥādīth, estratti da “Al-Ghuniya li-ālib ṭarīqat al-


ḥaqq” (Ciò che è utile a colui che segue la Via della Verità) dello
Shaykh ‘Abd al-Qādīr al-Jīlānī -
- Cicli rituali dell’anno islamico-

La traduzione in italiano è dalla lingua francese. Ogni intervento


del traduttore è annotato, nel testo e nelle note a piè pagina, con il
simbolo <...>. Le note del traduttore italiano, essendo personali, sono
da considerarsi in tutta la loro soggettività e dunque passibili d’errori.
Le note a piè pagina del traduttore francese non sono invece anno-
tate con alcun simbolo e, nel testo, con il simbolo [...], con il fine di
rendere il testo arabo più chiaro.

2
‫ع‬ ’ ‫ق‬ q
‫ب‬ b ‫ك‬ k
‫ت‬ t ‫ل‬ l
‫ث‬ th ‫م‬ m
‫ج‬ j ‫ن‬ n
‫ح‬ ḥ ‫ه‬ h
‫خ‬ kh ‫و‬ w
‫د‬ d ‫ي‬ y
‫ذ‬ dh
‫ر‬ r
‫ز‬ z
‫س‬ s
‫ش‬ sh
‫ص‬ ṣ
‫ض‬ ḍ
‫ط‬ ṭ
‫ظ‬ ẓ
‫ع‬ ‘
‫غ‬ gh
‫ف‬ f

3
Indice

I mesi sacri nel Corano p. 5


Il mese di Muḥarram p. 8
Il mese di Safar p. 20
Il mese di Rajab p. 24
Il mese di Sha‘bān p. 55
Il mese di Ramaḍān p. 72
Il mese di Shawwal p. 88
Il mese di Dhu-l-Qa‘da p. 95
Il mese di Dhu-l-Hijja p. 96
I mesi sacri nel Corano

Allāh (che Egli sia glorificato e magnificato!) ha detto: “In verità, il


numero dei mesi presso Allāh è di dodici [che si trovano] nello Scritto
di Allāh, sin dal Giorno in cui creò i Cieli e la Terra. Quattro sono sa-
cri” (Cor. IX, 36). 1
Questo versetto è stato rivelato per il motivo che segue. Prima che
il Profeta (che Allāh preghi su di lui e lo benedica!) ricevesse questa
rivelazione, i Credenti, che avevano intrapreso il viaggio da Medina
verso Mecca, dicevano: “Crediamo che i miscredenti (kuffār) ci com-
batteranno durante il Mese Sacro”. Allāh (che Egli sia esaltato!) fece
allora discendere il versetto: “In verità, il numero dei mesi presso Al-
lāh è di dodici [che si trovano] nello Scritto di Allāh”. Lo Scritto in
questione è la “Tavola Custodita” (al-Lawḥu-l-Maḥfūz)2. Egli aggiun-
se: “Sin dal Giorno in cui creò i Cieli e la Terra. Quattro sono sacri”,
cioè Rajab, Dhū-l-Qa‘dah, Dhū-l-Hijja e al-Muḥarram. Uno di questi
mesi è isolato, ed è Rajab; gli altri si susseguono. Il seguito del verset-
to attesta: “Questa è la Religione Immutabile”, vale a dire, il cui con-
teggio è immutabile e giusto (al-ḥisābu-l-qayyimu-l-mustaqīm)3.
“Non fate torto alle vostre anime durante quelli”4. Con queste paro-
le, Allāh (che Egli sia esaltato!) ha imposto uno statuto di interdizione
speciale in questi quattro mesi per mostrarci chiaramente la distinzio-
ne tra questi mesi e gli altri. Questo è dovuto al loro carattere eminen-
temente sacro e ad un’intensificazione del divieto di commettere in-
giustizie, in quanto questo divieto è, di fatto, da osservare sempre. Co-
sì è, quando Allāh (che Egli sia esaltato!) dice: “Attenetevi scrupolo-
samente alla pratica delle preghiere legali e di quella mediana (salātu-

1
La traduzione data è di M. Vâlsan (Revue Etudes Traditionnelles, numero di mar-
zo-aprile 1965). Avremo, in seguito, l’occasione di riferirci nuovamente alle tradu-
zioni di Vâlsan come anche ai suoi lavori in riguardo al nostro argomento.
2
Sulla Tavola Custodita o Preservata è scritto tutto ciò che è stato, che è, e che sarà,
dall’origine della Creazione fino al suo termine. Alla Tavola Custodita è sovente
associato il Calamo Divino (al-qalam).
3
<Per conteggio (|isab) si deve intendere anche la resa dei conti del Giorno del
Giudizio e, in sensu latu, ogni conta effettuata da All…h è “da sempre” (qayyim),
giusta e retta (mustaq†m)>.
4
< Dalla traduzione UCOII: “In questi mesi (sacri) non opprimete voi stessi”>.

5
l-wustā)”. Egli ci ordina di essere assidui nell’osservanza della pre-
ghiera mediana, che è l’‘asr5, ma, di fatto, questo ordine è valido per
tutte le preghiere legali. Egli ha solamente messo in evidenza
<l’importanza> della preghiera mediana citandola a parte. E con lo
stesso metodo Egli ci ha fatto conoscere il carattere particolarmente
sacro dei mesi citati sopra, dal punto di vista del rigetto dell’ingiustizia
(“Non uccidete gli associatori6 arabi, salvo se loro cominciano a ucci-
dervi”).
Abu Yazīd7 (che Allāh gli faccia misericordia!) ha detto:
“L’ingiustizia è abbandonare la sottomissione ad Allāh8 (che Egli sia
esaltato!) e ribellarsi a Lui (che Egli sia glorificato e magnificato!)”.
Un altro ha detto: “L’ingiustizia è di non mettere le cose al posto
che compete loro di diritto”.
La fine del versetto prima citato dice: “Tuttavia combattete gli as-
sociatori (politeisti)”, cioè i miscredenti della Mecca, “totalmente co-
me essi vi combattono totalmente. Se dunque vi combattono nei mesi
sacri, combatteteli anche voi totalmente “e sappiate che Allāh è con i
Pii-Timorosi”9.

5
Corano II, 238. I commentatori coranici non sono unanimi nell’identificare questa
preghiera (sal…tu-l-wust…). Certi dicono che si tratta del sub| (o fajr, la preghiera
legale che ha luogo all’inizio del giorno), altri che si tratta dell’’asr (preghiera legale
che ha luogo nel pomeriggio).
6
<Si tratta dei politeisti>.
7
<Al-Bisṭ…m†>.
8
<La frase ha un duplice senso: commettere un atto d’ingiustizia equivale ad abban-
donare la sottomissione ad All…h, ma vale anche l’inverso (ed è ben più grave!) ossia
l’abbandonare la sottomissione ad All…h (che è il nostro stato naturale - fi¥ra - ) e-
quivale ad un atto d’ingiustizia, che va contro la Legge Naturale (che è poi lo stesso
Isl…m). Nel primo caso rientra il credente, nel secondo il miscredente, ossia
l’associatore>.
9
<Nella traduzione UCOII troviamo il termine “tutti assieme” e non “totalmente”
come tradotto da Vâlsan. Il termine “totalmente” sembra in effetti essere più com-
pleto ed anzi comprendere anche il significato di “tutti assieme”>. Per chiarezza
riportiamo qui, rispettivamente di Vâlsan <e dell’UCOII>, le traduzioni integrali del
versetto 36 della sura IX: “In verità, il numero dei mesi presso All…h è di dodici [che
si trovano] nello Scritto di All…h, sin dal Giorno in cui creò i Cieli e la Terra. Quattro
sono sacri (|urum): Questa è la Religione Immutabile (ad-D†nu-l-Qayy†m). Non fate
torto alle vostre anime durante quelli. Tuttavia combattete gli associatori (politeisti)
totalmente come essi vi combattono totalmente e sappiate che All…h è con i Pii-
Timorosi” (Vâlsan, testo citato). <“Presso All…h il computo dei mesi è di dodici mesi
(lunari) nel Suo Libro, sin dal giorno in cui creò i cieli e la terra. Quattro di loro sono
sacri. Questa è la religione retta. In questi mesi non opprimete voi stessi, ma combat-

6
I commentatori coranici non sono d’accordo sulla natura della “Re-
ligione Immutabile”10. Muqātil (che Allāh gli faccia misericordia!) ha
detto: “La Religione Immutabile è la Religione della Verità (Dīnu-l-
Ḥaqq)”; altri dicono che è la Religione Veridica (Pura, Autentica: Dī-
nu-ṣ-Ṣādiq), che è la Religione della Sottomissione all’Islām; altri in-
fine dicono che si tratta della Religione del Culto Puro (Dīnu-l-
Ḥanīfiyyah) o di quella che Allāh ha imposto ai Musulmani.

tete tutti assieme i politeisti come essi vi combattono tutti assieme. Sappiate che
All…h è con coloro che (Lo) temono”>.
10
A proposito di questa nozione, vedi M. Vâlsan: “Le Triangle de l’Androgyne et le
Monosyllabe OM” (Etudes Traditionnelles: Marzo-Aprile 1965).

7
Il Mese di Muḥarram

Le virtù eccellenti del giorno di ‘Āshūrā’

Allāh (che Egli sia esaltato!) ha detto: “In verità, il numero dei mesi
presso Allāh è di dodici [che si trovano] nello Scritto di Allāh, sin dal
Giorno in cui creò i Cieli e la Terra. Quattro sono sacri”. Abbiamo già
menzionato questo versetto11.
Al Muḥarram fa parte dei mesi sacri presso Allah (che Egli sia esal-
tato!) ed è in questo mese che si trova il giorno di ‘Āshūrā’.
Allāh ha magnificato la ricompensa di chi Gli offre delle devozioni
in questo giorno.
Riportato da Ibn ‘Abbas (che Allāh sia soddisfatto del padre e del
figlio!): l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)
ha detto: “Chiunque digiuna un giorno del mese di al-Muḥarram avrà
per ciascun giorno l’equivalente di trent’anni di digiuno “.
Riportato ancora da Ibn ‘Abbas (che Allāh sia soddisfatto del padre
e del figlio!): l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la
pace!) ha detto: “Chiunque digiuna il giorno di ‘Āshūrā’ nel mese di
al-Muḥarram si vede attribuire la ricompensa di diecimila martiri e la
ricompensa di diecimila pellegrini che compiono il pellegrinaggio
(Ḥajj) e la Visita pia (‘Umra). Chiunque accarezzerà con la sua mano
la testa di un orfano il giorno di ‘Āshūrā’, Allāh (che Egli sia esalta-
to!) lo eleverà di un grado in Paradiso per ciascun capello di quella
testa. Chiunque darà da mangiare ad un credente, al momento della
rottura del digiuno, la notte di ‘Āshūrā’, è come colui che farà rompe-
re il digiuno a tutta la comunità di Muḥammad (che Allāh preghi su di
lui e gli dia la pace!) dandole da mangiare12. Coloro che erano presenti
dissero allora: “O Inviato di Allāh, Allāh (che Egli sia esaltato!) a-
vrebbe favorito il giorno di ‘Āshūrā’ a differenza degli altri giorni?”.
Rispose: «Sì, Allāh (che Egli sia esaltato!) ha creato i Cieli nel giorno
di ‘Āshūrā’; Egli ha creato le Montagne il giorno di ‘Āshūrā’; Egli ha
creato i Mari il giorno di ‘Āshūrā’; Egli ha creato il Calamo (al-

11
Vedi il capitolo I Mesi sacri nel Corano.
12
Letteralmente “Riempiendo i loro ventri”.

8
Qalam) il giorno di ‘Āshūrā’; Egli ha creato la Tavola (al-Lawḥ) il
giorno di ‘Āshūrā’; Egli ha creato Adamo il giorno di ‘Āshūrā’ e lo ha
fatto entrare in Paradiso il giorno di ‘Āshūrā’. Ibrāhīm (su di lui la Pa-
ce!) è nato il giorno di ‘Āshūrā’ e Allāh lo ha salvato dal fuoco il
giorno di ‘Āshūrā’13; Egli ha riscattato suo figlio [Isacco] dal sacrifi-
cio il giorno di ‘Āshūrā’; Egli ha annegato il Faraone il giorno di ‘Ā-
shūrā’. Allāh ha messo fine alla prova di Giobbe il giorno di ‘Āshūrā’
e Allāh ha perdonato Adamo il giorno di ‘Āshūrā’. Allāh ha perdonato
il peccato di Dāwūd14 il giorno di ‘Āshūrā’; ‘Īsā è nato il giorno di ‘Ā-
shūrā’. Il giorno della Resurrezione avverrà nel giorno di ‘Āshūrā’»”.
Secondo un'altra versione attribuita a Ibn ‘Abbās (che Allāh sia
soddisfatto del padre e del figlio!), l’Inviato di Allāh (che Allāh pre-
ghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto: “Chiunque digiuni il giorno di
‘Āshūrā’, Allah conteggerà per lui le opere di sessanta anni di digiuno
e di veglia. Chiunque digiuni il giorno di ‘Āshūrā’, Allah gli attribuirà
la ricompensa di mille martiri. Chiunque digiuni il giorno di ‘Āshūrā’,
Allah gli attribuirà la ricompensa degli abitanti dei sette Cieli. Chiun-
que darà da mangiare ad un credente, al momento della rottura del di-
giuno di ‘Āshūrā’, è come colui che farà rompere il digiuno a tutta la
comunità di Muḥammad (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)
dandole da mangiare. Chiunque accarezzi con la sua mano la testa di
un orfano il giorno di ‘Āshūrā’, Allāh (che Egli sia esaltato!) lo eleve-
rà, per ciascun capello di quella testa, di un grado in Paradiso”.
‘Umar Ibn al-Khaṭṭāb (che Allāh sia soddisfatto di lui!) disse allora:
“Dunque è così che Allāh ci ha favorito nel giorno di ‘Āshūrā’!”. Il
Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) precisò: “Allāh
(che Egli sia esaltato!) ha creato i Cieli il giorno di ‘Āshūrā’ come an-
che la Terra; Egli ha creato le Montagne il giorno di ‘Āshūrā’ come
anche le Stelle; Egli ha creato il Trono il giorno di ‘Āshūrā’ come an-
che il Calamo; Egli ha creato Jibrīl il giorno di ‘Āshūrā’ come anche
gli angeli; Egli ha creato Adamo il giorno di ‘Āshūrā’ e Ibrāhīm è nato
il giorno di ‘Āshūrā’; Allāh (che Egli sia esaltato!) lo [Ibrāhīm] salvò

13
Si tratta del fuoco nel quale Nimr™d gettò il Profeta Abramo per metterlo alla pro-
va. Su questo punto, vedi Corano XXI, 69; Kis…’†, Vies des Prophétes; ‘Ar…’isu-l-
Maj…lis di Tha’labi.
14
<Vedi le prove a cui fu sottoposto, tra cui il desiderio di Betsabea, cfr. Cronaca del
Tabari, vol. I°, pp.. 351-353, ed. Sindbad>.

9
dal fuoco il giorno di ‘Āshūrā’ e Allāh riscattò il Sacrificio di suo fi-
glio [di Ibrāhīm] il giorno di ‘Āshūrā’; Egli fece annegare il Faraone il
giorno di ‘Āshūrā’; Egli elevò Idrīs in Cielo il giorno di ‘Āshūrā’15 e
mise fine alla prova di Ayyūb il giorno di ‘Āshūrā’; ‘Īsā è stato eleva-
to in Cielo il giorno di ‘Āshūrā’ e [‘Īsā] è nato il giorno di ‘Āshūrā’;
Allāh ha perdonato Adamo il giorno di ‘Āshūrā’ e ha perdonato il
peccato di Dāwūd il giorno di ‘Āshūrā’; Allāh ha donato il Reame a
Sulaymān (Salomone) il giorno di ‘Āshūrā’; il Signore si è stabilito
sul Trono il giorno di ‘Āshūrā’ e la Resurrezione avverrà il giorno di
‘Āshūrā’. La prima pioggia caduta dal cielo fu nel giorno di ‘Āshūrā’
e la prima Misericordia discesa fu nel giorno di ‘Āshūrā’. Chiunque
proceda alla grande abluzione (ghusl) il giorno di ‘Āshūrā’ non sarà
colpito da malattia salvo la morte. Chiunque metta del kohl16 il giorno
di ‘Āshūrā, i suoi occhi saranno protetti da ogni infermità per l’anno
intero. Chiunque visiti un ammalato il giorno di ‘Āshūrā’ è come se
l’avesse fatto per tutti i figli di Adamo. Chiunque offra un sorso
d’acqua il giorno di ‘Āshūrā’ e come se non avesse mai disobbedito ad
Allāh, fosse anche per il tempo del battito delle ciglia. Chiunque pre-
ghi, il giorno di ‘Āshūrā, quattro raka‘āt (recitando in ciascuna di es-
se la Fātiḥa – 1 volta – e “Dì: Lui, Allāh, è Uno”17 – 50 volte - ), Al-
lāh (che Egli sia esaltato!) gli perdonerà i peccati di cinquanta anni
passati e di cinquanta anni a venire, e Allāh (che Egli sia esaltato!) gli
costruirà nel Pleroma Supremo (al-Mala’ al-A‘lā)18 cinquanta palazzi
di luce”.
In un altro ḥadīth è detto: “...quattro raka‘āt <con la formula del
saluto al termine di ogni coppia>, recitando in ciascuna:

15
Idr†s, Ily…s (Elia), ‘‡s… e al-Khiÿr sono considerati dalla Tradizione musulmana
come “viventi” fino alla Fine dei Tempi, non avendo gustato la morte corporale.
16
<Designa in sensu latu ogni specie di collirio preparato per mezzo di sostanze di-
verse e colori differenti. In questo contesto, si intende come cosmetico naturale (pol-
vere di antimonio) impiegato da donne e uomini per tracciare una riga sulle palpe-
bre. E’ anche usato come profilassi antisettica delle affezioni dell’occhio. Vedi En-
cyclopédie de l’Islam, 2a edizione, V, p. 358, s.v. ku|l>.
17
<“Qul huwa All…hu ahad”. E’ il primo versetto della s™ra del Culto Sincero (n.
112 del Corano)>.
18
<Da Perego, p. 150: “Le Parole del Sufismo”, ed. Mimesis, Milano 1998: “Il Ple-
roma Celeste, il Pleroma Supremo, l’Assemblea Sublime (di entità che reggono il
mondo), l’Assemblea Suprema, gli Arcangeli e gli esseri vicini a Dio; corrisponde ai
più alti gradi del mondo degli spiriti angelici>.

10
la Fātiḥa – 1 volta –
“Quando la terra sarà agitata nel terremoto” (Sūra az-Zalzalah, n.
99) – 1 volta –
“Dì: “O miscredenti!” (Sūra al-Kāfirūn, n. 109) – 1 volta –
“Dì: Lui, Allāh, è Uno” – 1 volta –
e, una volta terminato, preghi sul Profeta (che Allāh preghi su di lui e
gli dia la pace!) 70 volte...“. Questa versione, che termina nello stesso
modo dell’ḥadīth precedente, è stata trasmessa da Abū Hurayra.
Riportato da Abū Hurayra (che Allāh sia soddisfatto di lui!), il Pro-
feta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) disse: “E’ stato im-
posto ai figli di Israele il digiuno di un giorno nell’anno e questo gior-
no è ‘Āshūrā’, il decimo giorno di al-Muḥarram, digiunate dunque [in
tal giorno!]. Siate generosi [nel giorno di ‘Āshūrā’] con chi è a vostro
carico, perché chiunque lo farà, Allāh sarà generoso con lui tutto il
resto dell’anno. Il digiuno, per chi lo pratica, in quel giorno equivale
ad un’espiazione di quarant’anni. Chiunque veglia la notte di ‘Āshū-
rā’, digiuna il giorno corrispondente e muore [in quel giorno], non
sarà colto impreparato dalla morte19”.
Riportato da ‘Alī (che Allāh onori la sua persona!), il Profeta (che
Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto: “Chiunque «vivifica»
(cioè rimane veglio in preghiera per Allāh) la notte di ‘Āshūrā’, Allāh
(che Egli sia esaltato!) lo vivificherà come Egli vuole”.
A proposito delle precedenti parole: “Chiunque sarà generoso [nel
giorno di ‘Āshūrā’] con chi è a suo carico, Allāh (sia Egli esaltato!)
sarà generoso con lui tutto il resto dell’anno”, Sufyān Ibn ‘Unaīnah ha
detto “Abbiamo sperimentato ciò da cinquant’anni ed abbiamo visto
quale generosità!”.
Riportato da ‘Abd Allāh (che Allāh sia soddisfatto di lui!), il Profe-
ta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto: “Chiunque
farà doni alle genti della sua famiglia il giorno di ‘Āshūrā’, Allāh gli
farà doni il resto dell’anno”
Uno dei Pii Antichi20 ha detto “Chiunque digiuna il Giorno
dell’Ornamento (yawm-z-Zīna)21, ossia il giorno di ‘Āshūrā’, recupera

19
<Letteralmente “ --- non sarà preso a tradimento --- >.
20
<In genere, si intendono i Compagni del Profeta (la benedizione e la pace di All…h
siano su di loro!) e le prime generazioni>.
21
<Si intende l’ornamento (parure) di All…h>.

11
tutti i giorni di digiuno che non ha fatto durante l’anno. Chiunque
compie dell’elemosina in quel giorno, compensa tutte le elemosine
che non ha fatto durante l’anno”22.
Yaḥyā Ibn Kathīr ha detto “Chiunque metta del kohl, mescolato
con del muschio, il giorno di ‘Āshūrā’, non avrà male agli occhi fino
allo stesso giorno dell’anno a venire”.
Abū Ghāliṭ ha detto: “Il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia
la pace!) vide l’uccello Ṣurad sulla mia casa e disse: «E’ il primo uc-
cello che digiuna il giorno di ‘Āshūrā’»23”.
Qaīs Ibn ‘Ibādah ha detto: “Le bestie selvagge digiunano il giorno
di ‘Āshūrā’”.
Riportato da Abū Hurayra, Il Profeta (che Allāh preghi su di lui e
gli dia la pace!) ha detto: “Il miglior digiuno, dopo quello di
Ramaḍān, è quello compiuto nel Mese di Allāh che essi chiamano Al-
Muḥarram; la miglior preghiera, dopo quella obbligatoria e quelle
compiuta nel mezzo della notte, è la preghiera del giorno di ‘Āshūrā’”.
Riportato da ‘Alī (che Allāh onori la sua persona!), il Profeta (che
Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto: “Nel Mese di Allāh,
Al-Muḥarram, Allāh perdona un popolo e perdonerà gli altri poi”.
Riportato da Ibn ‘Abbās (che Allāh sia soddisfatto del padre e del
figlio) ha detto: “Chiunque digiuna l’ultimo giorno di Dhū-l-Ḥijjah e
il primo giorno di al-Muḥarram ha terminato l’anno passato con un
digiuno e inaugura il nuovo anno con un digiuno: Allāh (che Egli sia
glorificato e magnificato!) gli concederà una espiazione di cin-
quant’anni”.
‘Ā’isha (che Allāh sia soddisfatto di lei!) ha detto: “‘Āshūrā’ è un
giorno in cui i Quraishiti digiunavano già ai tempi della ignoranza e il
Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) [già in quel gior-
no] digiunava alla Mecca. Quando egli giunse a Medina, il digiuno di
Ramaḍān fu reso obbligatorio e chi voleva poteva praticare [anche] il
digiuno di ‘Āshūrā’ e chi voleva poteva [in quel giorno] rilassarsi [e
non digiunare].

22
<Ovviamente per recupero dei giorni di digiuno non si deve intendere quelli ob-
bligatori di Ramaÿ…n, né per recupero delle elemosine si devono intendere quelle
obbligatorie (zak…t); piuttosto, per queste ultime, si potrebbe intendere la zak…tu-l-
fi¥r, che non è una ¡adaqa rigidamente obbligatoria – ma All…h ne sa di più>.
23
L’uccello Ÿurad è descritto con un piumaggio talvolta bianco e nero, talvolta ver-
de. Viene anche assimilato sia ad un picchio che ad un rapace.

12
Riportato da Ibn ‘Abbās (che Allāh sia soddisfatto del padre e del
figlio!), l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)
vide che i Giudei digiunavano il giorno di ‘Āshūrā’. Domandò loro ed
essi risposero: “Questo giorno è quello in cui Allāh (che Egli sia glori-
ficato e magnificato!) aiutò Mūsā (su di lui la pace!) e i figli d’Israele
a vincere il popolo del Faraone e noi digiuniamo in segno di venera-
zione per lui”. Il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)
disse allora: “Noi siamo più degni di Mūsā che voi” e ordinò il digiu-
no.

I possibili significati del nome ‘Āshūrā’

I Sapienti non sono d’accordo sull’origine del nome ‘Āshūrā’. La


maggior parte di loro afferma che deriva dall’essere il decimo giorno
(‘āshir) di al-Muḥarram24.
Altri perché è il decimo (‘ashir) favore con cui Allāh (che Egli sia
glorificato e magnificato!) ha favorito la sua comunità:
- Il primo di questi favori è Rajab che è il Mese “Sordo” di Allāh25.
Esso è stato donato come favore a questa comunità a causa della sua
eccellenza in confronto agli altri mesi così come questa comunità pos-
siede una eccellenza in confronto alle altre comunità;
- Il secondo di questi favori è il mese di Sha‘bān la cui eccellenza
in confronto agli altri mesi è come quella del Profeta (che Allāh preghi
su di lui e gli dia la pace!) in confronto agli altri profeti;
- Il terzo è il mese di Ramaḍān la cui eccellenza in confronto agli
altri mesi è come l’eccellenza di Allāh in confronto alla Sua Creazio-
ne;
- Il quarto è la Notte del Valore26, che “ è meglio di mille mesi “
(Cor. XCVII/3);
- Il quinto è il giorno della Rottura del Digiuno [‘Īd al-fiṭr] che è il
Giorno della Ricompensa (yawm al-Jazā’)27;

24
‘ƒsh™r…’ e ‘…shir derivano dalla stessa radice.
25
Vedi il capitolo su Rajab.
26
<Laylatu-l-Qadr o Notte del Destino>.
27
<Il “Giorno della ricompensa” probabilmente è chiamato in questo modo perché,
secondo alcuni a|…d†th, il digiuno del mese di Ramaÿ…n viene elevato ad All…h

13
- Il sesto corrisponde ai dieci giorni di Dhū-l-Hijjah che sono i
giorni dello Dhikr d’Allah;
- Il settimo è il giorno di ‘Arafa il cui digiuno vale come espiazione
[dei propri peccati] per due anni;
- L’ottavo è il giorno del Sacrificio che è il giorno della Prossimità
(Qurbān)28;
- Il nono è il giorno di Venerdì che è il Signore dei giorni;
- Il decimo favore è il giorno di ‘Āshūrā’ il cui digiuno vale come
espiazione [dei propri peccati] per un anno;
Altri sapienti dicono che ‘Āshūrā’ prende questo nome perché in
tale giorno Allāh (che Egli sia esaltato!) ha favorito dieci Profeti (su di
loro la pace!) con dieci differenti favori. In effetti, in questo giorno:
- Allāh (che Egli sia glorificato e magnificato!) è tornato ad Adamo
(su di lui la pace) con il perdono;
- Allāh (che Egli sia glorificato e magnificato!) ha elevato Idrīs (su
di lui la pace!) ad una stazione elevata;
- l’Arca di Nūḥ si è fermata sul monte Jūd;
- è nato Ibrāhīm, che Allāh (che Egli sia glorificato e magnificato!)
ha scelto come Amico Intimo, e [sempre in tale giorno] lo ha liberato
dal fuoco di Nimrūd;
- Allāh (che Egli sia glorificato e magnificato!) è tornato a Dāwūd
(su di lui la pace!) con il perdono e ha donato la Regalità a Sulaymān
(su di lui la pace!);
- Allāh (che Egli sia glorificato e magnificato!) ha posto termine al-
la prova di Ayyūb (su di lui la pace!);
- Allāh (che Egli sia glorificato e magnificato!) ha salvato Yūnus
(su di lui la pace!) dal ventre del pesce;
- Allāh (che Egli sia glorificato e magnificato!) ha elevato ‘Īsā (su
di lui la pace!) in Cielo;

quando si versa la zak…t al-fi¥r, dunque si può ricevere la “ricompensa” che All…h
aveva decretato per l’azione di digiuno compiuta, azione che era rimasta fino a quel
momento “sospesa”>.
28
<da Perego, op., cit., p. 195: qurba (prossimità ad All…h. E’ il dominio più prossi-
mo ad All…h); qurb…n (oblazione, sacrificio, offerta sacrificale). Entrambi i termini
derivano dagli stessi radicali. Il sacrificio (qurb…n) dell’animale rappresenta il sacri-
ficio del sé individuale inteso come dualità (altro da Allah) e dunque di conseguenza
l’avvicinamento (prossimità, qurba) ad All…h>.

14
- è nato il nostro Profeta Muḥammad (che Allāh preghi su di lui e
gli dia la pace!)29.

Determinazione del giorno di ‘Āshūrā’ nel mese di


al-Muḥarram

I Sapienti non sono d’accordo sulla determinazione precisa di que-


sto giorno nel mese di al-Muḥarram. La maggior parte di loro dice che
si tratta del decimo giorno del mese e ciò è esatto se si tiene conto di
quanto detto precedentemente.
Altri dicono che si tratta dell’undicesimo giorno di al-Muḥarram
ed è riportato che per ‘Ā’isha era il nono.
Interrogato quando cadeva il giorno per compiere il digiuno di ‘Ā-
shūrā’, Ibn ‘Abbās (che Allāh sia soddisfatto del padre e del figlio!)
rispose: “Quando vedo la luna crescente cominciare il mese di al-
Muḥarram, comincio a contare e digiuno a partire dal nono giorno”.
Domandatogli allora: “E’ così che digiunava Muḥammad (che Allāh
preghi su di lui e gli dia la pace!)?”, rispose di sì.
Secondo un'altra tradizione, Ibn ‘Abbās (che Allāh sia soddisfatto
del padre e del figlio!) disse: «L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su
di lui e gli dia la pace!) digiunava il giorno di ‘Āshūrā e ordinava che
si digiunasse. Certi allora dissero: “O Inviato di Allāh, Giudei e Cri-
stiano tengono in alta considerazione [questo digiuno]”. L’Inviato di

29
<Secondo i dati tradizionali (vedasi, ad esempio, la s†ra di Ibn ‘Is|…q, traduzione
francese a cura di Albouraq, anno 2001, p. 122, Tomo I), il Profeta (che All…h preghi
su di lui e gli dia la pace!) è nato, come anche è morto, di lunedì, il 12 di Rab†‘a 1°,
nell’Anno dell’Elefante. Può essere che, certi della data di morte (poiché già in vigo-
re il calendario musulmano), altrettanto non valga per la data di nascita, ed infatti a
tal proposito, abbiamo altre versioni tradizionali. Può essere che per una forma di
pietas islamica il giorno della nascita sia stata fissata per consonanza con il giorno
della morte; ovviamente in tal caso il Profeta (che All…h preghi su di lui e gli dia la
pace!) non sarebbe nato, come supra riportato, nel giorno di’ƒsh™r…’di al-Mu|arram.
A proposito del giorno della nascita del Profeta (che All…h preghi su di lui e gli dia
la pace!), viene anche trasmesso che si trattò di un lunedì perché, “quando gli fu
chiesto notizia sull’origine del digiuno, egli rispose che era stato di lunedì e che
sempre di lunedì aveva ricevuto la profezia. [Dunque] Mu|ammad nacque un lunedì
di Rab†‘a 1°, compì l’egira da Mecca a Medina un lunedì di Rab†‘a 1°, ricevette la
rivelazione della s™ra della Vacca un un lunedì di Rab†‘a 1° e morì un un lunedì di
Rab†‘a 1°” (da p. 17 di Vite antiche di Maometto, Mondadori, 2007)>.

15
Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) rispose allora: “Se
vivremo ancora l’anno prossimo, se Allāh (che Egli sia esaltato!) lo
vuole, digiuneremo il nono giorno”. L’Inviato di Allāh (che Allāh
preghi su di lui e gli dia la pace!) non giunse all’anno seguente perché
Allāh lo chiamò a Sé».
Secondo un'altra tradizione, Ibn ‘Abbās ha riportato che l’Inviato
di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) disse: “In verità,
se l’anno prossimo sarò ancora vivo, se Allāh (che Egli sia esaltato!)
lo vuole, digiunerò il nono giorno per timore di mancare il giorno di
‘Āshūrā”30.

Commemorazione della morte di Ḥusayn


il giorno di ‘Āshūrā’

Tra i favori del giorno di ‘Āshūrā” menzioneremo quello della mor-


te in tale giorno di Ḥusayn, figlio di ‘Alī (che Allāh sia soddisfatto del
padre e del figlio!).
Umm Salāmah (che Allāh sia soddisfatto di lei!) ha detto:
“L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) era in
casa mia quando entrò Ḥusayn (che Allāh sia soddisfatto di lui!). Li
guardavo dalla porta, Ḥusayn giocava in grembo al Profeta (che Allāh
preghi su di lui e gli dia la pace!). Nella mano del Profeta (che Allāh
preghi su di lui e gli dia la pace!) vi era della terra ed egli piangeva.
Uscito Ḥusayn, entrai e dissi: “O tu che mi fai da padre e madre! O
Inviato di Allāh! Ti guardavo: avevi della terra nella mano e piange-
vi”. Rispose: “Mentre Ḥusayn giocava sul mio grembo e gioivo della
sua presenza, Jibrīl (su di lui la pace!) venne e mi diede un pezzo di
terra. E’ la terra sulla quale Ḥusayn sarà ucciso: per questo piango”.

30
<Riassumendo: il digiuno di ‘ƒsh™r…’ era, prima della rivelazione dell’…ya sul
digiuno di Ramaÿ…n (2,185), obbligatorio (secondo quanto detto dallo stesso Profeta
(che All…h preghi su di lui e gli dia la pace!), a motivazione del fatto che Mosè era
suo “fratello” - poiché anch’egli profeta – ancor più che degli ebrei stessi). Solo in
seguito, dopo l’Hijra a Medina, il Profeta (che All…h preghi su di lui e gli dia la pa-
ce!) rese il digiuno di ‘ƒsh™r…’ facoltativo e (secondo un |ad†th a¡-sa|†|, autentico),
per differenziarlo da quello degli Ebrei, che già lo assolvevano (in ricordo del pas-
saggio del Mar Rosso del Profeta Mosè), propose di digiunare anche il giorno prece-
dente e/o seguente.

16
Si riporta che Ḥasan al-Baṣrī (che Allāh gli faccia Misericordia!)
disse: «In verità, Sulaymān Ibn ‘Abd al-Malik vide il Profeta (che Al-
lāh preghi su di lui e gli dia la pace!) in sogno che gli annunciava una
buona novella e lo trattava con bontà. Lo interrogai a tal proposito:
“Può essere che hai fatto del bene alle genti della Casa dell’Inviato di
Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)?”. “Si, rispose, in
effetti ho trovato la testa di Ḥusayn Ibn ‘Alī (che Allāh sia soddisfatto
di lui!) nella cantina di Yazīd Ibn Mu‘āwiyya31. L’ho ricoperta con
cinque stoffe di seta e ho pregato su di lui (che Allāh sia soddisfatto di
lui!) con tutti i miei compagni. In seguito ho dato sepoltura a quella
testa”. Gli dissi allora: “Per questo motivo il Profeta (che Allāh preghi
su di lui e gli dia la pace!) è stato soddisfatto di te!”. Sulaymān Ibn
‘Abd al-Malik mi ringraziò e mi fece dei doni.
Ḥamzah Ibn Zayyāt ha detto: “Ho visto in sogno il Profeta (che Al-
lāh preghi su di lui e gli dia la pace!) e Ibrāhīm (su di lui la pace!),
l’Amico Intimo di Allāh, pregare insieme sulla tomba di Ḥusayn, fi-
glio di ‘Alī (che Allāh sia soddisfatto del padre e del figlio!)”.
Ja‘fār Ibn Muḥammad (che Allāh gli faccia Misericordia!) ha detto:
“Dal giorno in cui fu colto dalla disgrazia, settantamila angeli sono
discesi sulla tomba di Ḥusayn, figlio di ‘Alī (che Allāh sia soddisfatto
del padre e del figlio!), e, da allora, piangeranno su di lui fino al Gior-
no della Resurrezione”.

Controversie su Āshūrā’

Vi sono delle genti che calunniano chi digiuna in questo giorno


magnifico e chi gli rende l’onore che gli è dovuto32. Queste genti af-
fermano che non si deve digiunare perché Ḥusayn, figlio di ‘Alī (che
Allāh sia soddisfatto del padre e del figlio!) fu ucciso in questo giorno.
Essi così argomentano: “Questo giorno deve essere di lutto per tutti gli
uomini perché si commemora una grande perdita. Voi, al contrario, ne

31
ðusayn è morto il 10 di al-Mu|arram del 61H a Kerbala, in Irak, ucciso dai soldati
di Yaz†d Ibn Mu‘…wiyya.
32
<Facendo riferimento a quanto di seguito nel testo, qui per “rendere onore” si deve
intendere commemorare con gioia, letizia, facendo digiuno (in tal caso esso, ripetia-
mo, è vissuto come momento non di lutto o di tristezza ma di dhikr All…h >.

17
fate un giorno di gioia e letizia; fate doni alle genti della famiglia, e-
largite abbondantemente, fate elemosine ai poveri, ai deboli ed agli
indigenti. Tutto ciò, secondo noi, non può essere imposto alla comuni-
tà, per quanto è capitato ad Ḥusayn!”.
Chi dice ciò è nell’errore e la sua cattiva dottrina cade
nell’eterodossia perché, in verità, Allāh (che Egli sia esaltato!) ha scel-
to, nella Famiglia di Muḥammad (che Allāh preghi su di lui e gli dia la
pace!) un martire, Ḥusayn, nel giorno più nobile, più magnifico, più
grande e più elevato secondo Lui, affinché Ḥusayn sia ancor più ele-
vato in grado e onore. Tutto questo, oltre al suo valor proprio, lo pone
allo stesso rango dei tre califfi “Ben Diretti” (al-Khulafā’u-r-
rashidūn) che sono essi stessi morti martiri33.
Se si deve prendere un giorno per lutto, con il fine di commemorare
un morto, si dovrebbe designare il lunedì, poiché Allāh (che Egli sia
esaltato!) ha condotto il Suo Profeta a Sé proprio in tal giorno, come
anche è stato per Abū Bakr aṣ-Ṣiddīq (che Allāh sia soddisfatto di
lui!). In effetti, riporta ‘Ā’isha, Abū Bakr (che Allāh sia soddisfatto di
lui!) le domandò: “In quale giorno è morto il Profeta (che Allāh preghi
su di lui e gli dia la pace!)?”. “Il lunedì”, rispose. “In verità, spero di
morire lo stesso giorno!”, disse allora Abū Bakr ed, in effetti, morì un
lunedì.
Non vi sono lutti più importanti di quelli dell’Inviato di Allāh (che
Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) e di Abū Bakr (che Allāh sia
soddisfatto di lui!), pertanto ci si è accordati sulla nobiltà del lunedì e
dell’eccellenza che ne consegue il digiunare in tale giorno. In effetti, è
in tal giorno che sono presentate le opere della settimana, mentre sono
elevate il giovedì34.

33
I tre califfi martiri sono ‘Umar, ‘Uthman, ‘Al†.
34
<Riassumendo: secondo alcuni a|…d†th, (ad esempio, da Ab™ Hurayra – che All…h
sia soddisfatto di lui! –: L’Inviato di All…h (che All…h preghi su di lui e gli dia la
pace!) disse: «Le azioni vengono presentate di lunedì e di giovedì, e desidero che le
mie vengano presentate mentre sto digiunando») è opera d’eccellenza digiunare il
lunedì perché è giorno in cui sono presentate le opere compiute durante la settimana
e per commemorazione della morte del Profeta (che All…h preghi su di lui e gli dia la
pace!) e il giovedì perché in esso le azioni prima dette vengono innalzate ad All…h
(che Egli sia esaltato!) ed è adab farsi trovare in digiuno anche in tale giorno. Sem-
pre a riguardo del giovedì, esso è comunque giorno di buon auspicio per il devoto
musulmano perché la tradizione afferma: “Capitava raramente che l’Inviato di Dio
uscisse in un giorno che fosse diverso dal giovedì” (al-Nawaw† 1990, p. 288)>.

18
Dunque il giorno di ‘Āshūrā” non deve essere considerato come un
giorno di lutto perché ciò sarebbe contrario alla gioia e all’allegria che
normalmente si accompagnano alla commemorazione d’avvenimenti
eroici quali sono quelli sopra detti; ovvero che Allāh ha liberato i Suoi
Profeti dai loro nemici e li ha annientati: è il caso di Faraone e del suo
popolo ma anche di altri esempi.
In verità, in tale giorno, Egli ha creato i Cieli, la Terra e altre cose
nobili, come Adamo (su di lui la pace!); e ha ancora creato altre mera-
viglie.
Quale ricompensa considerevole! Quale abbondanza di beni Allāh
ha preparato per chi digiuna e che espia per ciò stesso i suoi peccati e
vede le proprie debolezze cancellate!
Il giorno di ‘Āshūrā” è dunque da considerarsi tra i giorni nobili,
come quelli delle due Feste, quello del Venerdì, quello di ‘Arafa ed
altri. Se il giorno di ‘Āshūrā” fosse stato da considerare di lutto, i
Compagni del Profeta e la generazione “Successiva” (che Alla sia
soddisfatto di loro!) l’avrebbero fatto, perché essi erano più vicini di
noi al Profeta e lo conoscevano più intimamente. Ma proprio da loro ci
è giunta l’esortazione a fare doni alle genti della propria famiglia, co-
me anche la pratica del digiuno.
Ḥassah (che Allāh gli faccia Misericordia!) ha detto: “Il giorno di
‘Āshūrā è un’obbligazione (farīḍa)” e ‘Alī (che Allāh gli faccia Mise-
ricordia!) ordinò che si digiunasse.
‘Ā’isha (che Allāh sia soddisfatta di lei!) domandò alle genti: “Chi
vi ha ordinato di digiunare il giorno di ‘Āshūrā ?”. Risposero: “Alī
(che Allāh sia soddisfatto di lui!)”. ‘Ā’isha aggiunse allora: “Chiunque
«vivifica» la notte di ‘Āshūrā , Allāh (che Egli sia esaltato!) lo vivifi-
cherà come Egli vuole”.
<Con quanto sopra> è stata provata l’inanità delle pretese di certuni
e Allāh (che Egli sia esaltato!) è il più Sapiente!

19
Il Mese di Safar35

Non bisogna considerare il mese di Safar come “maledetto”.


Più giustamente questo mese è da considerare come un periodo in
cui certe possibilità apparentemente sfavorevoli tendono a concentrar-
si maggiormente, determinando un moltiplicarsi delle “prove“ che Al-
lāh (che Egli sia esaltato!) manda agli uomini. L’apice poi di questo
periodo è manifestato dall’ultimo mercoledi’ di Safar, giorno in cui
sono previsti particolari riti di protezione.
Non è bene pertanto, sia nel corso di questo mese che, a maggior
ragione, nell’ultimo mercoledi’, intraprendere nuove iniziative o pren-
dere decisioni importanti. E’ meglio rimandare tutto ad altro periodo
come ad esempio il mese successivo Rabī‘a 1°, particolarmente favo-
revole in quanto beneficia della benedizione conferitagli dalla ricor-
renza della nascita del Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la
pace!) (12° giorno). A questo proposito è utile rilevare che anche “sto-
ricamente“ il periodo che segna la nascita di un Profeta (e a maggior
ragione del nostro Profeta Muḥammad -che Allāh preghi su di lui e gli
dia la pace!) è sempre preceduto da un periodo oscuro e di smarrimen-
to generale, quindi di maggior “prova“. Si potrebbe dire, tra l’altro,
che è appunto questa situazione di difficoltà critica per gli uomini che
genera la necessità, il bisogno assoluto, di un intervento della Miseri-
cordia di Allāh (che Egli sia esaltato!), che si manifesta più palese-
mente con l’invio di un Suo fedele Servitore o di un Suo Messaggero.
Concludendo, bisogna pertanto vedere la misericordia anche in
questo periodo dell’anno, nonostante le apparenze contrarie, in quanto
in definitiva questa concentrazione di prove in un tempo limitato tende
ad esaurire completamente questo genere di possibilità, potendosi così
realizzare per gli altri undici mesi dell’anno una serenità ed un equili-
brio più stabili e duraturi.
Uno dei Conoscitori36 ha detto che ciascun anno discendono trecen-
toventimila prove, e tutte nell’ultimo mercoledì del mese di Safar; di
fatto, questo è il giorno più penoso di tutto l’anno. Ma chi prega in

35
<Il brano sotto, fino al penultimo capoverso riportato integralmente, è già presente
in italiano nel fascicoletto originario in francese>
36
<Da questo capoverso riprende il testo in francese>.

20
questo giorno quattro raka‘āt, recitando in ciascuna:
- la Fātiḥa (1 volta)
- la sūra al-Kawthar (17 volte)
- la sūra al-Ikhlāṣ (15 volte)
- le due suwar del rifugio (113 e 114), 1 volta ciascuna,
e poi, dopo il saluto finale, recita le invocazioni seguenti, Allāh (che
Egli sia esaltato!) lo preserverà con la sua Generosità da tutte le prove
che discendono in questo giorno, e nessun altra prova gli giungerà du-
rante il corso dell’anno.

‫ﻮِة َو ﻳَﺎ َﺷ ِﺪ َﻳﺪ اﻟْ ِﻤ َﺤ ِﺎل ﻳَﺎ َﻋ ِﺰ ُﻳﺰ ﻳﺎ َﻣﻦ‬ ‫ﻢ ﻳَﺎ َﺷ ِﺪ َﻳﺪ اﻟ ُﻘ‬ ‫ ُﻬ‬‫اﻟﻠ‬
‫ﻚ ﻳﺎ ُْﳏ ِﺴ ُﻦ‬ ِ ِ ِ ِ‫ﺰﺗ‬ِ‫ﺖ ﻟِﻌ‬‫َذﻟ‬
َ ‫ﺮ َﺧ ْﻠﻘ‬‫ﻚ ا ْﻛﻔ ِﲏ ِﻣﻦ َﺷ‬ َ ‫ﻴﻊ َﺧ ْﻠﻘ‬ ُ
َِ ‫ﻚ‬
‫ﲨ‬ َ ْ
ّ‫ﺮُم ﻳَﺎ َﻣﻦ ﻻَ إِﻟـَﻪَ إِﻻ‬‫ﻀ ُﻞ ﻳَﺎ ُﻣْﻨﻌِ ُﻢ ﻳَﺎ ُﻣﺘَ َﻜ‬  ‫ﻤ ُﻞ ﻳَﺎ ُﻣﺘَـ َﻔ‬ َ‫ﻳَﺎ ُﳎ‬
ْ ‫ﺮ‬‫ﻢ ﺑِ ِﺴ‬ ‫ ُﻬ‬‫اﲪﲔ اﻟﻠ‬
‫اﳊَ َﺴ ِﻦ‬ ِ ِ ‫ﺮ‬‫ﻚ ﻳﺎ أَرﺣﻢ اﻟ‬ َ ِ‫أَﻧْﺖ ار َﲪ ِﲏ ﺑِﺮ ْﲪﺘ‬
ََْ َ َ َ ْ ْ َ
‫ﺮ َﻫ َﺬا اﻟﻴَـ ْﻮِم َوَﻣﺎ‬‫ﻣ ِﻪ َوﺑَﻨِ ِﻴﻪ ا ْﻛ ِﻔ ِﲏ َﺷ‬ُ‫ﻩ َوأَﺑِ ِﻴﻪ َوأ‬
ِ ‫َﺧ ِﻴﻪ وﺟﺪ‬
ََ َ
ِ ‫وأ‬
‫ﺎت‬ِ ‫ﺎت ﻳﺎ داﻓِﻊ اﻟﺒﻠِﻴ‬ ِ ‫ﻤ‬ ‫ﻳـْﻨ ِﺰُل ﻓِ ِﻴﻪ ﻳﺎ َﻛ ِﺎﰲ اﻟْﻤ ِﻬ‬
َ َ َ َ ُ َ َ َ
‫اﻟﻌﻠﻴِ ُﻢ‬ ِ ِ
َ ‫ﺴﻤ ُﻊ‬ ‫ﻓَ َﺴﻴَ ْﻜﻔﻴ َﻜ ُﻬ ُﻢ اﷲُ َوُﻫ َﻮ اﻟ‬
‫َﲨَﻌِﲔ‬ ْ ‫ﺻ ْﺤﺒِ ِﻪ أ‬ ِِ ‫ﻤ ٍﺪ وﻋ‬ ‫ ِﺪﻧَﺎ ُﳏ‬‫ﻰ اﷲ ﻋﻠﻰ ﺳﻴ‬‫وﺻﻠ‬
َ ‫ﻠﻰ آﻟﻪ َو‬
َ ََ َ َ َ َُ ََ

21
«Allāhumma, o Terribile nella Tua Potenza, o Terribile nella Tua
Forza! O Maestoso, davanti alla Tua Maestà si inchinano tutte le crea-
ture! Difendimi dal male della Tua creazione! O Benefattore! O Genti-
le! O Maestro di favori! O dispensatore di benefici! O Generoso! O
Colui al di fuori del quale non vi è altro dio! Fammi misericordia con
la Tua Misericordia! O più Misericordioso dei misericordiosi! Allā-
humma, per il segreto di Ḥasan e di suo fratello (Ḥusayn), del loro pa-
dre (‘Alī), della loro madre (Fātima) e dei loro figli, difendimi dal ma-
le di questo giorno e contro il male che discende in questo giorno! O
Colui che <risolve> tutte le preoccupazioni! O Colui che allontana
tutti i mali! «Allāh ti basterà contro di loro. Egli è Colui che tutto a-
scolta e conosce»37. E che Allāh preghi su nostro signore Muḥammad,
sulla sua famiglia e su tutti i suoi compagni”.

Poi recita la sūra Yā-Sīn, ripetendo questo versetto 313 volte:

‫رِﺣﻴ ٍﻢ‬ ‫ب‬


 ‫َﺳﻼٌَم ﻗَـ ْﻮﻻً ِﻣ ْﻦ َر‬
Dopo la recitazione della Yā-Sīn recita questa invocazione:

‫ﲨﻴ ِﻊ‬َِ ‫ﺎ ِﻣﻦ‬ِ ‫ﻤ ٍﺪ ﺻﻼًَة ﺗُـْﻨ ِﺠﻴﻨَﺎ‬ ‫ ِﺪﻧَﺎ ُﳏ‬‫ﻞ ﻋﻠﻰ ﺳﻴ‬ ‫ﻢ ﺻ‬ ‫ﻬ‬‫اﻟﻠ‬
َ َ َ َ َ َ ُ
‫ﺎ‬ِ ‫ﻬُﺮﻧَﺎ‬ َ‫ﺎت َوﺗُﻄ‬ ِ ‫اﳊﺎﺟ‬
َ َ ْ ‫ﻊ‬
ِ ‫ﻴ‬ َِ ‫ﺎ‬ِ َ‫ﺾ ﻟَﻨﺎ‬
‫ﲨ‬ ِ ‫ﻘ‬
ْ ‫ـ‬
َ ‫ﺗ‬ ‫و‬َ
ِ َ‫اﻷَﻫﻮ ِال واﻷَﻓ‬
‫ﺎت‬ َ ْ
‫ﺎ‬ِ ‫ﺎت َوﺗُـْﺒﻠِﻐُﻨَﺎ‬ ِ ‫رﺟ‬‫ﺎ أ َْﻋﻠَﻰ اﻟﺪ‬ِ ‫ﺎت وﺗَـﺮﻓَـﻌﻨَﺎ‬
ََ َُْ
ِ ‫ﺌ‬‫ﺴﻴ‬ ‫ﲨﻴ ِﻊ اﻟ‬
َ َِ ‫ِﻣﻦ‬
ِ ‫ﻴﺎة وﺑـﻌ َﺪ اﻟْﻤﻤ‬
‫ﺎت‬ ِ ْ ‫ات ِﰲ‬ ِ ‫اﳋِﲑ‬ َِ ‫ﺎت ِﻣﻦ‬ ِ ‫أَﻗْﺼﻰ اﻟﻐَﺎﻳ‬
َ َ ْ َ َ َ‫اﳊ‬ َْ ‫ﲨﻴ ِﻊ‬ َ َ
ِ ‫ﺴ َﻤ ِﺎء َوَﻣﺎ َﳜُْﺮ ُج ِﻣ َﻦ اﻷ َْر‬ ‫ﺮ َﻣﺎ ﻳَـْﻨ ِﺰُل ِﻣ َﻦ اﻟ‬َ‫ﺎ ﺷ‬‫ف َﻋﻨ‬
‫ض‬ ْ ‫ﻢ‬ ‫ ُﻬ‬‫اﻟﻠ‬
ْ ‫اﺻ ِﺮ‬
‫ﻠﻰ‬ ‫ﻋ‬ ‫اﷲ‬ ‫ﻰ‬ ‫ﺻﻠ‬ ‫و‬ ‫ﻳﺮ‬ ِ َ‫ﻛ ِﻞ ﺷﻲ ٍء ﻗ‬ ‫ﻚ ﻋﻠﻰ‬‫إِﻧ‬
‫ﺪ‬
َ َ ُ َ َ ٌ َْ َ َ َ
‫ َﻢ‬‫ﺻ ْﺤﺒِ ِﻪ َو َﺳﻠ‬ ‫و‬ ِِ‫ﻤ ٍﺪ وﻋﻠﻰ آﻟ‬ ‫ ِﺪﻧَﺎ ُﳏ‬‫ﺳﻴ‬
‫ﻪ‬
َ َ َ ََ َ َ
37
Corano, II, 137.

22
“Allāhumma, fai scendere sul nostro signore Muḥammad una Grazia
unitiva per la quale saremo protetti da tutte le calamità e tutte le paure,
per la quale soddisferai i nostri bisogni, ci purificherai da tutte le catti-
ve azioni, ci eleverai ai più alti gradi e ci farai raggiungere i limiti e-
stremi per le buone opere compiute in vita e dopo la morte! Allāhum-
ma, storna da noi il male che discende dal cielo <in questo mese> e si
spande sulla terra! In verità, Tu sei Possente su tutte le cose! E che
Allāh faccia scendere le Sue grazie unitive e pacificatrici sul nostro
signore Muḥammad, sulla sua Famiglia e sui suoi Compagni”38.

38
<Per completezza di informazione, rileviamo che è nel mese di Safar che il 18o
giorno (anno 1214H., 22 luglio 1799) lo Shaykh S†d† A|mad at-T†j…n†, eponimo
della ¥ar†qa Tij…niyya, ricevette la Qu¥biyya, il grado di Polo --- questo a riprova del
fatto che non possiamo considerare il mese di Safar, in linea di principio, caratteriz-
zato da una negatività “assoluta” (e infatti tutti speriamo nelle grazie - a partire dalla
vita, dal cibo, dalla salute ecc. - che Dio ci dona in questo mese). Il Tempo in quanto
tale si manifesta con qualità diverse, e l'esistenza di un mese meno propizio non è
concetto assurdo in quanto tale. Lasciando comunque ad altri l’approfondimento
della questione, All…h (che Egli sia esaltato!) ne sa di più!>.

23
Il Mese di Rajab

I significati della parola Rajab

Rajab è un termine derivato, proviene da tarjīb che, secondo gli


Arabi, ha il significato di ta‘zīm39: il fatto di considerarsi grande (nel
senso di onorato, venerato, temuto). In effetti puoi dire: “Venero que-
sto mese (rajabtu hādhā-sh-shahr)”, se lo consideri importante o da
onorare. Si riporta a tal proposito la parola di al-Ḥabāb Ibn al-Mundhir
Ibn al-Jumūḥ nel giorno detto della “Saqīfa dei Banū Sā’ida”40. Quel
giorno, l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)
stava morendo. I Muhājirūn (Esiliati) e gli Anṣar (Ausiliari) non erano
d’accordo sulla designazione di un unico capo. Gli Anṣar dicevano:
“Un capo dei nostri ed uno dei vostri”. Questo episodio è molto famo-
so. Al-Ḥabāb41 si irritò, perse la pazienza e gridò: “Io sono il tronco
(judhaīl) al quale essa si strofina e la palma (‘udhaīq) rispettata”, che
vuol dire: sono importante per la mia tribù ed essa mi obbedisce. La
parola ‘udhaīq è un diminutivo di ‘adh42, nome di una palma che pro-
cura abbondanti frutti per chi la coltiva; va infatti puntellata affinché
quando pende [per il peso dei frutti] non cada. Il termine rajbah (dalla
stessa radice di Rajab) indica il puntello, ossia la struttura che consoli-
da la palma. Il termine judhaīl è il diminutivo di jidhl, il ceppo, il
tronco o ancora la palma contro la quale si strusciano i cammelli
quando hanno la scabbia, <ma anche quando non l’hanno>. Si dice
anche che jidhl è il legno con il quale si costruisce il recinto che cir-
conda l’abbeveratoio delle bestie.

39
<“riverenza, magnificare, venerare, magnificazione, proclamazione della grandez-
za divina, essere cosciente dell’importanza d’una realtà”. (Perego, op. cit., p. 230)>.
40
<“Saq†fa (tettoia), con questo termine si indica in modo abbreviato La Riunione
della Tettoia (Intima’ as-saq†fa) (dei B…nu S…’ida), avvenuta la notte dell’8 giugno
632 (13 di Rab†’I), <giorno> in cui Mu|ammad morì e Ab™ Bakr venne proclamato
califfo, successore del Profeta alla guida della Comunità islamica”. (Perego, op. cit.,
p. 213)>. L’episodio è raccontato in dettaglio nell’opera di Hamidullah: “Le Prophè-
te de l’Islam, sa Vie, son Oeuvre”, nel capitolo sulla successione del Profeta, p.
984ss.
41
Vedi nota precedente, l’opera di Hamidullah.
42
Nel Dizionario Lis…n al-‘Arab, adh designa un tipo di palma presso gli Arabi
dell’Hij…z.

24
Yahyā Ibn Ziyād al-Farrā riporta che Abū Zaīd disse che la parola
rajab indica il momento in cui si puntellano le palme legando le loro
foglie ai rami affinché il vento non le scuota. Da ciò l’espressione:
“Sono solidamente ancorato come una palma (rajjabtu-n-nakhlata tar-
jīban)”.
Altri, a proposito di tarjīb, dicono: “Consiste nel posizionare delle
spine tutto attorno ai tronchi degli alberi con il fine di proteggerli dai
predatori o ancora per evitare lo sparpagliamento dei datteri quando
cadono per terra”. Altri ancora pensano che l’azione di tarjīb consiste
nel sostenere la palma che pende tramite un puntello che le impedisce
di cadere. Certi dicono che la parola è tratta dall’espressione araba ra-
jabtu ash-shay che vuol dire “temere una cosa”. Altri affermano che
tarjīb è un equivalente dei termini ta’ahhub (preparazione) e isti’dād
(predisposizione), per il fatto che il Profeta (che Allāh preghi su di lui
e gli dia la pace!) ha impiegato tale termine quando ha detto: “In veri-
tà, in questo mese un gran Bene viene predisposto (yurajjabu) per
Sha‘bān43”.
Altri dicono che tarjīb è la ripetizione dello dhikr44di Allāh (che
Egli sia esaltato!), come anche l’espressione della venerazione che Gli
è dovuta. Gli Angeli, in effetti, elevano la loro voce in questo mese per
venerare Allāh (che Egli sia esaltato!); essi Lo glorificano, Lo lodano,
lo santificano.
Talvolta si dice Rajam, invece di Rajab, sostituendo una mīm alla
bā finale, questo perché in questo mese i demoni vengono lapidati45 e
scacciati di modo tale da non nuocere più ai credenti.
Il nome Rajab, quanto alla sua radice, è formato da tre lettere: Rā’,
Jīm, Bā’. La Rā’ è la Misericordia di Allāh (che Egli sia esaltato!),
(raḥmatu-l-Llāh), la Jīm è la Liberalità (o Generosità, jūd) di Allāh
(che Egli sia esaltato!), la Bā’ è il favore (birr) di Allāh (che Egli sia
esaltato!).
Dall’inizio fino al termine del mese, Allāh (che Egli sia esaltato!),
offre tre doni ai Suoi servitori: una misericordia senza castigo, una li-

43
E’ il mese immediatamente seguente a Rajab.
44
Il termine dhikr ha più significati: ricordo, pensiero, richiamo, menzione, recita-
zione, invocazione. Vedi M. Vâlsan, L’Epître sur l’Orientation parfaite, Etudes Tra-
ditionnelles, nov.-dic. 1966.
45
Rajama significa in effetti: lapidare, scacciare, maledire.

25
beralità senza costrizioni e benefici senza danni.

Altri nomi del mese di Rajab

Il mese di Rajab ha altri nomi; talvolta viene chiamato Muḍar,


Munṣil al-’asinnah o “Mese Sordo” di Allāh (Shahru-l-Llāhi-l-
Aṣammu). Troviamo anche le denominazioni di “Mese di Allāh della
più grande effusione” (Shahru-l-Llāhi-l-Aṣabbu), “Mese Purificatore”
(Muṭahhir), “Mese che precede” (Sābiq)46 e “Mese Unico” (o Isolato,
Fard).
Quanto alla denominazione di Muḍar, si racconta che il Profeta
(che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) disse in uno dei suoi ser-
moni47: “In verità il Tempo è tornato ciclicamente ad una configura-
zione simile a quella in cui Allah creò i Cieli e la Terra. L’anno ha do-
dici mesi, quattro sono sacri: tre si susseguono e sono Dhū-l-Qa‘dah,
Dhū-l-Ḥijja e al-Muḥarram, uno è isolato, Rajab Muḍar ed è tra Ju-
mādā e Sha‘bān”48. Dicendo: “ --- ed è tra Jumādā e Sha‘bān”, il Pro-
feta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) collocò con precisio-
ne il mese di Rajab, al fine di far cessare la pratica del Nasī’49che gli
Arabi osservavano dai tempi dell’Ignoranza. Allāh a questo proposito
ha detto: “Il mese intercalare (an-nasī’) non è che un sovrappiù della
miscredenza; per questo sono deviati coloro che non credono”50.

46
<S…biq significa anche “preesistente, preeterno>.
47
Si tratta più precisamente delle parole pronunciate durante l’ultimo pellegrinaggio
compiuto dal Profeta chiamato, per questo motivo, “il Pellegrinaggio dell’Addio”.
48
Una delle possibili spiegazioni è che la denominazione di Rajab Muÿar derivi dal
fatto che questo mese è particolarmente venerato dalla tribù dei Muÿariti (vedi Ka-
simirski).
49
M. Vâlsan, nell’articolo citato precedentemente, rinviando comunque ai commen-
tari coranici per i dettagli, riassume la pratica del Nas†’ come segue: “Malgrado il
principio del conteggio lunare dei tempi, presso gli Arabi pre-islamici (come del
resto presso i Giudei), s’era prodotta da lungo tempo una costante nel conteggio
dell’anno, quale l’introduzione periodica, in automatico, di un mese sopranumerario
destinato a ri-allineare l’inizio dell’anno lunare con quello solare; il pellegrinaggio
della tradizione abramica si compiva così in mesi che non corrispondevano al loro
tempo reale e che tuttavia ricevevano i loro nomi propri ai fini del compimento dei
riti e degli annuali sacrifici”.
50
Cor. IX, 37.

26
Ai tempi dell’Ignoranza, mentre gli Arabi rifluivano da Mina51, un
uomo, capo della tribù chiamata Nu’aīm Ibn Tha’lab, prese la parola e
disse: “Io sono colui che esaudisce, colui che è infallibile, le mie deci-
sioni sono esecutive!”. Chi lo intese, accondiscese alle sue parole:
“Hai ragione, intercala per noi un mese supplementare”. In realtà essi
volevano ritardare il mese di Muḥarram e portare lo statuto di mese
sacro al mese seguente, quello di Ṣafar52; così facendo, durante
Muḥarram sarebbe stata loro possibile ogni licenza e questo perché
non volevano avere più di tre mesi di seguito in cui veniva vietato loro
di guerreggiare, vivendo in effetti essi della guerra. Questo intercalare
era da svolgersi ad anni alterni: un anno Muḥarram sarebbe stato sacro
e Ṣafar no, viceversa l’anno seguente. Quanto detto è la pratica detta
del “mese intercalare”. Nello stesso ordine di idee troviamo le espres-
sioni [tipiche arabe]: “Allāh gli ha accordato una proroga (nasa’i) di
vita” o ancora “Allāh ha allontanato il suo termine (ansa’a) di vita”53.
Il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha definito
Rajab con due qualità precise. La prima di queste è nel termine Rajab
Muḍar, perché si impiega un grande sforzo per onorarlo, esaltarlo e
rispettarne il carattere sacro; la seconda è la determinazione precisa di
Rajab essendo stato collocato tra il mese di Jumādā e quello di
Sha‘bān. In effetti il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pa-
ce!) ha così fissato Rajab al fine di mantenerne il carattere sacro ri-
spetto Ṣafar perché temeva che si anticipasse o si ritardasse l’arrivo di
questo mese come già avveniva con quello di Muḥarram. Per questo
motivo ha fissato precisamente questo mese determinando chiaramen-
te il suo carattere sacro.
Si dice anche Rajab Muḍar è così chiamato perché in questo mese
alcuni miscredenti invocarono Allāh contro una tribù e che Allah (che
Egli sia esaltato!) in seguito annientò quest’ultima54. La richiesta di
soppressione, in effetti, è favorevolmente accolta in questo mese a de-
trimento del tiranno e di ogni oppressore ingiusto. Per questo motivo,

51
Il termine ¡adar (qui tradotto con rifluivano) si applica particolarmente al ritorno
da Mina alla Mecca.
52
Ÿafar, che viene dopo Mu|arram, è considerato come un mese nel quale discendo-
no le prove per l’anno a venire. Questa discesa avviene in particolar modo
nell’ultimo mercoledì del mese. <Vedasi capitolo su Ÿafar >.
53
I due termini impiegati nelle espressioni derivano entrambi dalla radice ns’.
54
La radice mÿr ha anche il senso di annientare.

27
ai tempi della jāhiliyya, le genti tardavano il momento di far conoscere
i loro progetti contro coloro che avevano commesso ingiustizie verso
di essi; esprimevano piuttosto i loro reclami in Rajab così da [esser
sicuri di] ottenere giustizia.
Rajab è anche detto Munṣil al-’Asinnah, cioè “lo staccare il ferro
dei giavellotti”, perché è in questa epoca che le genti, in segno di ri-
spetto di questo mese, sostituivano il ferro dei giavellotti come anche
rinfoderavano le sciabole e rimettevano le frecce nelle faretre. D’altra
parte esiste l’espressione “munire la freccia del suo ferro” (che contie-
ne la radice nṣl da cui proviene Munṣil)55.
La denominazione di “Mese Sordo di Allāh” è spiegata dal seguen-
te episodio: “‘Uthmān Ibn ‘Affān56 (che Allāh sia soddisfatto di lui!),
iniziato il mese di Rajab, salì sul minbar per la Preghiera Comunitaria
del Venerdì, e disse nel suo sermone: «Non è questo il Mese Sordo di
Allāh? Questo è il mese in cui si versa l’Elemosina Legale (zakāt). Chi
ha dei datteri, assolva a ciò che deve e con quanto gli rimane paghi la
zakāt”.
Ibn al-Anbarī ha detto: “Quanto all’espressione «Mese Sordo di Al-
lāh», proviene dal fatto che gli Arabi in questo mese cessano di guer-
reggiare gli uni contro gli altri. Quando appare la luna nuova (hilāl),
essi depongono le armi e smontano i ferri dalle loro frecce di modo
che nel corso del mese non si intenda più il ticchettio dei ferri [toccarsi
tra loro], né il sibilo dei giavellotti. Se qualcuno, in cerca
dell’assassino di suo padre, lo trova in Rajab, non intraprenderà niente
contro di lui e farà finta di non averlo visto né sentito parlare“.
Si deve anche aggiungere che il mese di Rajab è detto “Sordo” per-
ché non si è mai sentito che in tale mese Allāh abbia manifestato la
Sua Collera contro qualche popolo. In effetti, Allāh (che Egli sia esal-
tato!) ha castigato la comunità passate nel corso di altri mesi, mai in
Rajab.
E’ in questo mese che Allāh trasportò Nūḥ (Noé) nell’Arca dove
questi dimorò con chi lo accompagnava per sei mesi. Ibrāhīm an-
Nakh’ī ha detto: “In verità Rajab è il mese di Allāh (che Egli sia esal-
tato!). E’ in questo mese che Allāh trasportò Nūḥ nell’Arca e Nūḥ (su

55
La radice n¡l, alla quarta forma verbale, vuol dire sia munire la freccia del suo
ferro che toglierlo.
56
Terzo califfo dell’Isl…m.

28
di lui la pace!) digiunò in questo mese e ordinò a chi lo accompagnava
di fare altrettanto. Allāh preservò lui ed i suoi compagni dal Diluvio
(Ṭūfān) e purificò la Terra dall’associazionismo e dalla ribellione ini-
qua”. Questa storia fa riferimento all’hadīth trasmesso da Sahl Ibn
Sa‘d che intese il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)
dire: “In verità Rajab fa parte dei Mesi Sacri. In questo mese Allah
trasportò Nuḥ nell’Arca e Nūh digiunò durante questo tempo e ordinò
a chi lo accompagnava di digiunare; Allāh (che egli sia esaltato!) lo
salvò allora dall’annegare e Allāh [in questo mese] purificò la Terra
dalla miscredenza e dall’empietà”.
Si dice anche che Rajab è detto “Sordo” perché è “sordo” (cioè non
si cura) delle tue ingiustizie e delle tue debolezze mentre “intende”
(cioè è attento) alle tue virtù e alle tue nobili gesta. [Questo mese è
“Sordo”] perché così non vi sarà testimonianza contro di te nel Giorno
della Resurrezione ma, al contrario, vi sarà testimonianza in tuo favore
per le virtù esercitate e per l’eccellenza degli atti compiti in Rajab.
Quanto al termine aṣabbu, ecco il significato: Allāh (che Egli sia
esaltato!) riversa abbondantemente la Sua Misericordia sui Suoi servi-
tori57. Allāh (che Egli sia esaltato!) in questo mese distribuisce ai Suoi
servitori prodigiose elargizioni e ricompense tali che nessun occhio ha
mai visto, né orecchio inteso e che oltrepassano ogni concezione uma-
na. Questo insegnamento spirituale ci è pervenuto da una catena di
trasmissione che risale ad Abū Sa‘īd al-Khudrī. Questi intese il Profeta
(che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) dire: “In verità, il numero
dei mesi presso Allāh è di dodici [che si trovano] nello Scritto di Al-
lāh, sin dal Giorno in cui creò i Cieli e la Terra. Quattro sono sacri58.
Sono Rajab che si chiama il mese “sordo” di Allāh, gli altri si susse-
guono, cioè Dhū-l-Qa‘dah, Dhū-l-Ḥijja e al-Muḥarram. In verità Ra-
jab è il Mese di Allāh, Sha‘bān è il mio Mese e Ramaḍān è il Mese
della mia Comunità: - chiunque digiuni due giorni di Rajab avrà dop-
pia ricompensa ed il peso di ogni ricompensa equivarrà al peso delle
montagne di questo basso mondo; - chiunque digiuni tre giorni di Ra-
jab, Allāh metterà tra lui e il Fuoco un fossato di una lunghezza equi-

57
La radice ¡bb significa riversare, espandersi.
58
Ibn ‘Arab† fa corrispondere ai quattro mesi sacri (Dh™-l-qa‘dah, Dh™-l-ðijja, al-
Mu|arram e Rajab) quattro Profeti: H™d, Ÿ…lih, Shu’a†b e Mu|ammad. (Fut™|…t al-
Makkiyyah, p. 144, v. I0, Edition D…r Ÿ…d†r, Beyrouth).

29
valente ad un anno di cammino; - chiunque digiuni quattro giorni di
Rajab è preservato dai mali provenienti dagli Ajnun,59 protetto
dall’elefantiasi, dalla lebbra, dalla sedizione (fitna) e dal falso Messia
(ad-Dajjāl); - chiunque digiuni cinque giorni sarà preservato dal casti-
go della Tomba; - chiunque digiuni sei giorni uscirà dalla Tomba nel
Giorno della Resurrezione con un viso più luminoso di quando la luna
è piena; - chiunque digiuni sette giorni [deve sapere] che la Jahannam
ha sette porte e che Allāh, per ciascun giorno di digiuno compiuto, ne
chiuderà una per lui; - chiunque digiuni otto giorni [deve sapere] che il
Paradiso ha otto porte e che Allāh, per ciascun giorno di digiuno com-
piuto, ne aprirà una per lui; - chiunque digiuni nove giorni uscirà dalla
Tomba affermando: «Attesto che non vi è altro dio se non Allāh» e
l’ingresso in Paradiso non gli sarà rifiutato; - chiunque digiuni dieci
giorni, Allāh gli offrirà, per ciascuna notte passata sul Ṣirāṭ, un cusci-
no sul quale poter riposare60; - chiunque digiuni undici giorni, nel
giorno della Resurrezione non si vedrà altro essere più eccellente di
lui, salvo coloro che avranno digiunato altrettanto o ancor più; - chi-
unque digiuni dodici giorni di Rajab, Allāh lo rivestirà, nel giorno del-
la Resurrezione con due abiti d’onore, di cui uno vale più di questo
basso mondo e di tutto quanto in esso contenuto, - chiunque digiuni
tredici giorni di Rajab, si preparerà per lui, nel Giorno della Resurre-
zione, una Tavola apparecchiata (Mā’ida) quando il resto degli uomini
sarà nell’afflizione; - chiunque digiuni quattordici giorni di Rajab, Al-
lāh (che Egli sia esaltato!) gli donerà ciò che nessun occhio ha mai
visto, nè orecchio inteso e che oltrepasserà ogni concezione umana; -
chiunque digiuni quindici giorni, Allāh (che Egli sia esaltato!) gli do-
nerà, nel Giorno della Resurrezione, la Stazione di coloro che sono al
sicuro (Aminūn). Non passerà alcun angelo ravvicinato <a Di-
o>(Muqarrab), né Profeta Inviato senza che gli dica: «Sii tu felice! Fai
parte dei Preservati»; - chiunque digiuni sedici giorni, sarà tra i primi
alla presenza del Misericordioso, Lo vedrà e capirà la Sua Parola; -
chiunque digiuni diciassette giorni, Allāh disporrà per lui, per i “mīl”61

59
<pl. di jinn>.
60
Il Ÿir…¥ è un ponte gettato sopra gli abissi dell’Inferno. Chi deve andare in Paradi-
so, lo attraverserà. Chi deve andare all’Inferno, cadrà nell’abisso.
61
Il m†l è un’unità di misura imprecisata. Può variare, secondo i calcoli, da 1800 a
6000 metri; in genere si intende la portata di lunghezza di uno sguardo.

30
percorsi sul Ṣirāṭ, un luogo di riposo di cui profittare; - chiunque di-
giuni diciotto giorni, si ricongiungerà con Ibrāhīm (su di lui la Pace!)
nella sua cupola (qubba); - chiunque digiuni diciannove giorni, Allāh
gli costruirà un palazzo in Paradiso di fronte a quelli di Ibrāhīm e Ā-
dam (su di loro la Pace!); Allāh rivolgerà loro il saluto ed essi lo ri-
cambieranno; - chiunque digiuni venti giorni, un araldo lo chiamerà
dal Cielo: «O servitore di Allāh, quanto al passato, Allāh ti ha già per-
donato, ricominciando una nuova conta per quanto ti resta da vivere”.
Quanto al termine di “purificatore” (muṭahhir) dato a Rajab, pro-
viene dal fatto che il digiuno compiuto in questo mese “purifica” dai
peccati e dalle debolezze. A tal proposito, ‘Alī Ibn Abū Tālib (che Al-
lāh sia soddisfatto di lui!) ha riportato il seguente hadīth: “Il Profeta
(che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto: «In verità, Rajab
è un mese magnifico; chiunque digiuni [in esso] un giorno, Allāh (che
Egli sia esaltato!) gli conterà mille anni di digiuno; - chiunque digiuni
due giorni, Allāh (che Egli sia esaltato!) gli conterà duemila anni di
digiuno; - chiunque digiuni tre giorni, Allāh (che Egli sia esaltato!) gli
conterà tremila anni di digiuno; - chiunque digiuni sette giorni, le por-
te della Jahannam gli verranno chiuse; - chiunque digiuni otto giorni,
le porte del Paradiso gli verranno aperte ed egli vi entrerà per quella
che vuole; - chiunque digiuni quindici giorni, le sue azioni cattive ver-
ranno trasformate in buone. Un araldo lo chiamerà dal Cielo: “Sei sta-
to perdonato quanto al passato, ricomincia dunque una nuova conta
per le tue azioni”; - chiunque digiuni ancor più, la ricompensa sarà
ancora di più»”. Secondo un altro hadīth risalente ad Ḥasan (che Egli
sia soddisfatto di lui!), il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la
pace!) ha detto: “Il digiuno di un giorno di Rajab equivale, per chiun-
que lo pratichi, ad un digiuno di trent’anni”.
Così rispose Abū Dardā’ (che Allāh sia soddisfatto di lui!) ad un
uomo che domandava a proposito del digiuno in Rajab: “Tu mi do-
mandi a proposito di un mese che la stessa epoca della Jāhiliyya ono-
rava malgrado la sua ignoranza. L’Islām non ha fatto che accrescere la
sua eccellenza ed importanza. Chiunque digiuni [volontariamente e
con gioia] un giorno di questo mese, contando sulla ricompensa di Al-
lāh e desiderando unicamente il Suo Volto, il suo digiuno calmerà, nel
Giorno del Giudizio, la Collera di Allāh (che Egli sia esaltato!) ed una
porta dell’Inferno gli verrà chiusa. Se anche gli si donasse tutto l’oro

31
di questa terra, ciò non equivarrà alla ricompensa [che avrà] perché
non vi è retribuzione di questo mondo che possa essere perfetta prima
del Conto Finale (Ḥisāb). Quando sopraggiunge la sera, egli ha diritto
a dieci richieste che saranno necessariamente esaudite. Se formula una
richiesta che riguarda una cosa di questo basso mondo, questa le sarà
accordata, mentre, [se si tratta di una cosa d’ordine spirituale] il bene
gli sarà accordato più avanti come succede nel caso delle richieste di
eccellenza fatte dai Santi di Allāh (che Egli sia esaltato!) o dall’élite
delle “Genti della Sincerità”. Chiunque digiuni due giorni otterrà le
stesse cose di cui sopra e, in più, riceverà una ricompensa equivalente
a quella ottenuta dai dieci “Veridici e Sinceri” (Ṣiddīqūn) per la loro
vita (pia), quale che sia la durata della sua vita, avrà un potere di inter-
cessione paragonabile al loro, sarà inserito nella loro categoria spiritu-
ale al punto da entrare in Paradiso con loro in qualità di “Compagno”
(Rafīq). Chiunque digiuni tre giorni, otterrà quanto sopra e nel mo-
mento in cui romperà il digiuno, Allāh (che Egli sia esaltato!) dirà:
«Quel tale servitore ha un diritto (ḥaqq) e questo diritto è che devo a
lui la Mia Amicizia (Wilāyatī) e il Mio Amore (Maḥabbatī). O Miei
Angeli, vi prendo a testimoni che già fin d’ora gli ho perdonato i pec-
cati passati e futuri!». Chiunque digiuni quattro giorni otterrà quanto
sopra e riceverà in più la ricompensa data ai Cuori che tornano inces-
santemente pentiti ad Allāh, gli verrà restituito il libro62 e sarà inserito
nell’élite della categoria spirituale dei “Vittoriosi” (Fa’izūn). Chiun-
que digiuni cinque giorni otterrà quanto sopra e, nel Giorno della Re-
surrezione, il suo viso sarà simile a quello della luna piena. Si conte-
ranno per lui tante buone azioni quanti sono i grani di sabbia delle du-
ne del deserto, entrerà in Paradiso e gli sarà detto: «Chiedi ad Allāh
ciò che vuoi!». Chiunque digiuni sei giorni otterrà quanto sopra e più
ancora. Gli si darà, nel Giorno della Resurrezione, una luce con la
quale illuminerà tutte le genti lì riunite [per la Resurrezione]. Sarà re-
suscitato tra i “Preservati” (‘Aminūn) al punto che attraverserà il Sirāt
senza rendersene conto. Non disobbedirà ai suoi genitori e rispetterà i
legami di parentela. Nel Giorno della Resurrezione, quando ci sarà
l’incontro con Allāh, Egli si presenterà a lui col Suo Viso. Chiunque
digiuni sette giorni otterrà quanto sopra e le sette porte del Fuoco gli
62
<Quello in cui sono riportate le buone e cattive azioni compiute in vita, che quindi
non verrà letto>.

32
verranno chiuse. Allāh lo preserverà. Il Paradiso gli spetterà di diritto
ed egli vi prenderà posto dove vorrà. Chiunque digiuni otto giorni ot-
terrà quanto sopra, gli saranno aperte le otto porte del Paradiso ed egli
vi entrerà per quella che vorrà. Chiunque digiuni nove giorni otterrà
quanto sopra ed il suo libro63 sarà portato nel Paradiso Superiore (‘Il-
liyyūn). Nel Giorno della Resurrezione sarà tra i “Preservati”, una luce
brillante irradierà dal suo viso. Alla sua vista, le genti lì riunite [per il
Giudizio Finale] saranno talmente soggiogate da dire: «Costui è un
Profeta eletto!». La più piccola delle cose che gli verrà data sarà
l’ingresso in Paradiso senza che gli venga fatta alcuna conta. Chiun-
que digiuni dieci giorni, cosa eccellente, oh sì eccellente!, otterrà
quanto sopra e dieci volte ancor più. Farà parte di coloro di cui Allāh
ha trasformato le cattive azioni in buone, rientrerà nella categoria spi-
rituale degli “Approssimati” (Muqarrabūn), sarà considerato, quanto
alla sua ricompensa, come un servo di Allāh che digiuni e vegli per
mille anni con pazienza e spirito di sacrificio. Chiunque digiuni venti
giorni otterrà quanto sopra e venti volte ancor più. Sarà tra coloro che
Ibrāhīm (su di lui la Pace!) riunirà sotto la sua cupola e avrà un tale
potere che potrà intercedere per delle genti deboli e peccatrici come i
Rabi‘ah e i Muḍar64. Chiunque digiuni trenta giorni otterrà quanto so-
pra e trenta volte ancor più. Un araldo lo chiamerà dal Cielo e gli dirà:
«O Amico di Allāh, gioisci della discesa della Grazia Suprema!». Il
digiunatore allora dirà: «Quale è dunque la Grazia Suprema?». Gli sa-
rà risposto: «E’ la visione del Volto di Allāh, il Bello, (che Egli sia
esaltato!), come anche dei Compagni dei Profeti, dei Veridici, dei
Martiri, degli Uomini Pii e quale eccellente compagnia è essa! Quale
beneficio per te allorquando, domani, il Velo ti sarà tolto e perverrai
alla magnifica ricompensa del tuo Signore, il Generoso!». Quando ar-
riverà l’Angelo della Morte, Allāh disseterà il digiunatore con un sor-
so del Bacino del Paradiso Supremo e questo nel momento stesso in
cui l’Angelo gli porterà via l’anima. L’agonia gli sarà così facilitata ed
egli non proverà dolore nella morte. Dimorerà nella Tomba dissetato
e starà in quel luogo di riposo fino a quando berrà direttamente dal
Bacino del Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)65.

63
<Idem>.
64
Due tribù arabe molto celebri di cui gli antichi portavano i nomi.
65
Il Bacino (ðawÿ) del Profeta è a lui solo riservato, come anche alla sua Comunità.

33
Quando uscirà dalla Tomba, settemila Angeli, carichi delle perle e dei
giacinti più preziosi, vestiti degli abiti ed ornamenti più straordinari, lo
accompagneranno. Diranno: «O Amico di Allāh, affrettati a gioire del
tuo Signore (che Egli sia glorificato!) per il Quale hai sofferto la sete
durante il giorno, e per il Quale sei dimagrito nel corpo [per i digiu-
no]». Sarà tra i primi ad entrare nel Paradiso dell’Eden nel Giorno del-
la Resurrezione, e farà parte della categoria spirituale dei Vittoriosi
(che Allāh sia soddisfatto di loro ed essi di Lui!), questa è la Vittoria
Magnifica! Quale cosa straordinaria, se, per ciascun giorno di digiuno
compiuto, il digiunatore avrà messo da parte del cibo da donare in e-
lemosina! Sì, sarebbe una cosa straordinaria! Se tutte le creature in-
sieme si impegnassero a calcolare il valore della ricompensa [di una
tale azione] non potrebbero stimarne un centesimo!”.
Riportato da ‘Abd Allāh Ibn Zubayr (che Allāh sia soddisfatto del
padre e del figlio!): chiunque nel mese di Rajab, che è il mese “Sordo“
di Allāh (che Egli sia esaltato!), confortava un credente che si trovava
nell’afflizione, Allāh gli donava nel Firdaws (Paradiso) un palazzo
che si estendeva per la lunghezza di uno sguardo. Onorate Rajab e Al-
lāh (che Egli sia esaltato!) vi farà onore di mille prodigi e segni di
considerazione.
‘Uqbah Ibn Salāmah Ibn Qaīs si riferisce al Profeta (che Allāh pre-
ghi su di lui e gli dia la pace!) quando dice: “Chiunque fa
dell’elemosina in Rajab, Allāh (che Egli sia esaltato!) lo allontanerà
dal Fuoco per un tempo pari a quello impiegato da un giovane corvo
che si alza in volo dal suo nido e vola alto nei cieli fino a morire di
vecchiaia”. Si dice che il corvo viva cinquecento anni.
Quanto alla denominazione di Rajab come “quello che precede”
(as-sābiq), ciò è dovuto al fatto che è il primo dei Mesi Sacri. Si chia-
ma poi “l’Isolato”, perché è “isolato” dai suoi “fratelli” (ikhwānīhi).
Thawr Ibn Yazīd ha riportato che il Profeta (che Allāh preghi su di
lui e gli dia la pace!) disse: “In verità i Tempi sono tornati ciclicamen-
te ad una configurazione simile a quella del Giorno in cui Allāh creò i
Cieli e la Terra. L’anno ha dodici mesi, quattro sono sacri: tre di essi si
susseguono e cioè Dhū-l-Qa‘dah, Dhū-l-Ḥijja e al-Muḥarram, uno è
isolato, Rajab Muḍar e si trova tra Jumādā e Sha‘bān”.

E’ spesso associato al fiume <del Paradiso> Kawthar (vedi a questo proposito il


Tafs†r l-Kh…sin: s™ra al-Kawthar).

34
Altre tradizioni riguardo Rajab in generale.

Presso Ibn ‘Abbās (che Allāh sia soddisfatto del padre e del fi-
glio!), il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) disse:
“Rajab è il mese di Allāh, Sha‘bān è il mio Mese e Ramaḍān è il mese
della mia Comunità”. Presso Anas Ibn Mālik (che Allāh sia soddisfat-
to di lui!) il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) disse:
“In verità, in Paradiso vi è un Fiume che si chiama Rajab, esso è più
bianco del latte e più dolce del miele. Chiunque abbia digiunato un
giorno del mese di Rajab, Allāh lo farà bere a questo Fiume”66.
Anas Ibn Mālik (che Allāh sia soddisfatto di lui!) ha detto: “In veri-
tà, in Paradiso vi è un palazzo (Qaṣr) nel quale non possono entrare se
non quelli che hanno l’abitudine di digiunare in Rajab”.
Abū Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui!) ha detto: “Oltre
Ramaḍān, il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) non
digiunava un mese [intero] salvo Rajab e Sha‘bān”.
Presso Anas (che Allah sia soddisfatto di lui!) il Profeta (che Allāh
preghi su di lui e gli dia la pace!) disse: “Chiunque digiuni tre giorni
del Mese Sacro, in particolar modo il giovedì, il venerdì e il sabato,
Allāh gli conteggerà un’adorazione di novecento anni”.
A proposito di Rajab, sono state dette anche le seguenti cose:
- a Rajab l’abbandono dei cattivi comportamenti (jafā’), a Sha‘bān
il compimento delle azioni (pie) e dovute (wafā’) e a Ramaḍān la Sin-
cerità (aṣ-ṣidq) e la Purezza (aṣ-ṣafā’).
- Rajab è il Mese della Santificazione (o Venerazione - ḥurma),
Sha‘bān è il mese del Servizio [di Allāh] (khidma) e Ramaḍān è il me-
se della Grazia Divina (ni‘ma).
- Rajab è il mese dell’atto di adorazione (‘ibāda), Sha‘bān è il mese
dell’atto ascetico (zihāda) e Ramaḍān è il mese dell’Accrescimento
(ziyāda).
- Rajab è il mese durante il quale Allāh raddoppia (il valore) delle

66
Oltre a Rajab e Kawth…r vi sono in Paradiso altri fiumi come anche vi sono nume-
rose sorgenti. Un |ad†th di Ab™ Hurayra, trasmesso da Muslim, riporta che il Profeta
disse: “Sa†h…n e Ja†h…n, l’Eufrate e il Nilo sono tra i fiumi del Paradiso”.

35
buone azioni, Sha‘bān è il mese durante il quale le cattive azioni sono
perdonate e Ramaḍān è il mese riservato alle Liberalità Divine.
- Rajab è il mese dei “sopravanzanti” (sābiqūn), Sha‘bān è il mese
delle genti delle situazioni intermedie (muqtaṣidūn) e Ramaḍān è il
mese dei “ribelli”67.
- Dhū-l-Nūn al-Miṣrī (che Allāh gli faccia misericordia!) ha detto:
“Rajab è il mese della rinuncia ai torti [che si possono causare],
Sha‘bān è il mese del compimento delle opere di sottomissione e
Ramaḍān è il mese dell’attesa delle Liberalità Divine. Chiunque non
rinuncia ai torti [che si possono causare], non pratica l’obbedienza e
dispera delle Liberalità Divine fa parte delle “Genti della Futilità”.
- Dhū-l-Nūn al-Miṣrī (che Allāh gli faccia misericordia!) ha detto
ancora: “Rajab è il mese della semina, Sha‘bān è il mese
dell’irrigazione e Ramaḍān è il mese del raccolto. Ciascuno raccoglie-
rà ciò che ha seminato e sarà retribuito per ciò che ha fatto; chiunque
sarà stato negligente nella semina si pentirà il giorno del raccolto ed il
male che ne avrà lo farà cambiare di opinione”.
- certi tra i Santi hanno detto: “L’anno è come un albero: Rajab
rappresenta il periodo in cui crescono le foglie, Sha‘bān quello in cui
crescono i frutti e Ramaḍān quello della raccolta”.
-viene anche detto: “Rajab si qualifica con il Perdono proveniente
da Allāh (che Egli sia esaltato!), Sha‘bān si qualifica con
l’Intercessione, Ramaḍān si qualifica con il raddoppio del valore delle
buone azioni, la Notte del Valore (Laylatu-l-Qadr) con la discesa ge-
nerale della Misericordia, il Giorno di ‘Arafa con la Perfezione della
Religione tanto che Allāh (che Egli sia esaltato!) ha detto: «In questo
giorno ho reso a voi perfetta la vostra Religione», il giorno del Vener-
dì dall’esaudirsi delle ad‘iya [pl. di du‘ā’] formulate, il Giorno della
Festa (al-‘Īd) dalla liberazione dal Fuoco e l’affrancamento degli
schiavi dei credenti”.
- Al-Ḥusayn Ibn ‘Alī (che Allāh sia soddisfatto del padre e del fi-
glio!) ha detto: “Digiunate in Rajab perché il digiuno di Rajab è un
Ritorno (tawba) ad Allāh (che Egli sia glorificato e magnificato!).
- Salmān il Persiano (che Allāh sia soddisfatto di lui!) ha inteso
l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) dire:
67
L’idea che sottende alla frase è quella che, sotto il rapporto del perdono divino, vi
è un’eccellenza nel mese di Ramaÿ…n poiché in esso i “ribelli” sono perdonati.

36
“Chiunque digiuni un giorno di Rajab, è come se digiunasse mille an-
ni e affrancasse mille schiavi. Chiunque, in quel giorno, fa
un’elemosina [con gioia], è come se donasse in elemosina mille dīnāri
e Allāh gli conterà per ogni pelo che ha sul corpo mille buone azioni a
suo profitto, lo innalzerà di mille gradi e gli cancellerà mille cattive
azioni. Per ciascun giorno di digiuno ed elemosina dispensata, gli con-
terà mille Pellegrinaggi (Ḥijj, [pl. di Ḥajj]) e mille Visite Pie ([sing.]
‘Umra), gli costruirà in Paradiso mille Dimore (Dār), mille Palazzi e
mille Stanze (Ḥujurāt) dove ciascuna Stanza avrà mille vestiboli ed in
ciascun vestibolo vi saranno mille Ḥūr [sing. Ḥawrā’]68 mille volte
più belle del Sole”.

Le eccellenti virtù attribuite al digiuno nel primo


giorno di Rajab e alla veglia nella prima notte
Anas Ibn Mālik (che Allāh sia soddisfatto di lui!) ha riportato che
quando giungeva Rajab, il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia
la pace!) diceva: “Allahumma, dacci la benedizione in Rajab e in
Sha‘bān e facci pervenire in Ramaḍān”.
Presso Abū Dharr (che Allah si soddisfatto di lui!), il Profeta (che
Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) disse: “Chiunque digiuni il
primo giorno di Rajab ha digiunato l’equivalente di un mese, chiunque
digiuni sette giorni, le sette porte della Jahannam gli verranno chiuse,
chiunque digiuni otto giorni, le otto porte del Paradiso gli verranno
aperte, per chiunque digiuni dieci giorni, Allāh trasformerà le sue a-
zioni cattive in buone, chiunque digiuni diciotto giorni, un araldo lo
chiamerà dal Cielo: “Sei stato perdonato, ricomincia una nuova conta
per le tue azioni”.
Presso Salāma Ibn Qaīs, il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli
dia la pace!) ha detto: “Chiunque digiuni il primo giorno di Rajab, Al-
lāh gli perdonerà i peccati di sessant’anni. Chiunque digiuni quindici
giorni, Allāh gli faciliterà il Conto Finale. Chiunque digiuni trenta
giorni, Allāh scriverà la Sua Soddisfazione a suo riguardo e non lo ca-

68
Le ð™r sono le spose in Paradiso, <“quelle dagli occhi neri, meravigliose creature
dai grandi occhi neri promessi dal Corano a coloro che raggiungono il Paradiso; rap-
presentano gli stati superiori dell’essere”, Perego, p. 102, op. cit.>.

37
stigherà”.
‘Umar Ibn ‘Abd al-‘Azīz (che Allāh gli faccia misericordia!) scris-
se ad un corrispondente di Baṣrā: “Devi [vegliare] in quattro notti du-
rante l’anno perché in esse Allāh, in verità, (che Egli sia esaltato!) ri-
versa abbondantemente la Sua Misericordia: sono la prima notte di
Rajab, la notte di mezzo di Sha‘bān, la ventisettesima notte di
Ramaḍān e la notte della Rottura del Digiuno (Laylatu-l-Fiṭr)”.
Khālid Ibn Ma’dān (che Allāh gli faccia misericordia!) ha detto:
“Vi sono cinque notti importanti nel corso dell’anno: chiunque le con-
sacri ad Allāh con la speranza di ottenere la relative ricompensa, cre-
dendo in essa sinceramente, questi entrerà in Paradiso. Queste cinque
notti sono: la prima notte di Rajab in cui si veglia e si digiuna il giorno
successivo, le due notti delle feste in cui si veglia ma non si digiuna il
giorno successivo, la notte di mezzo del mese di Sha‘bān in cui si ve-
glia e si digiuna il giorno successivo, la notte di ‘Āshūrā’ in cui si ve-
glia e si digiuna il giorno successivo”.

Altre tradizioni a riguardo della prima notte di Rajab

Alcuni saggi (che Allāh faccia loro misericordia!) hanno contato


quattordici notti che è bene vivificare con una pia veglia, esse sono:
- la prima notte del mese di Muḥarram,
- la notte di ‘Āshūrā’,
- la prima notte del mese di Rajab,
- la notte di mezzo del mese di Rajab,
- la ventisettesima notte del mese di Rajab,
- la notte di mezzo del mese di Sha‘bān,
- la notte di ‘Arafa,
- le notti delle due Feste,
- cinque notti del mese di Ramaḍān, [più precisamente]le notti dispari
dell’ultima decade del mese.
Similmente, vi è un certo numero di giorni durante i quali è racco-
mandato praticare assiduamente le preghiere surerogatorie e gli atti di
adorazione. Questi giorni sono:
- il giorno di ‘Arafa,
- il giorno di ‘Āshūrā’,

38
- il giorno di mezzo del mese di Sha‘bān,
- il giorno del Venerdì,
- i giorni delle due Feste,
- i dieci giorni di Dhū-l-Ḥijja che ben sappiamo,
- i giorni detti del Tashrīq 69[nel mese di Dhū-l-Ḥijja].
Fra questi giorni, in particolare il venerdì e i giorni del mese di
Ramaḍān sono stati confermati da Anas (che Allāh sia soddisfatto di
lui!) che ha riportato quanto disse il Profeta (che Allāh preghi su di lui
e gli dia la pace!): “Allorquando il venerdì è preservato, tutti i giorni
sono preservati. Allorquando il mese di Ramaḍān è preservato, allora
l’anno intero è preservato”. In seguito [Anas] specifica, in ordine di
eccellenza, quali siano i giorni importanti e termina includendo il lu-
nedì e il giovedì, perché è durante questi due giorni che le azioni com-
piute vengono elevate ad Allāh (che Egli si glorificato e magnifica-
to!)70”.

Le preghiere tradizionali consigliate nella prima


notte di Rajab

E’ raccomandato, nella prima notte di Rajab, una volta assolte le


preghiere obbligatorie, formulare la seguente du’ā’: “Mio Dio, è in
questa notte che partono alla Ricerca di Te coloro che osano. E’ verso
di Te che si orientano coloro che Tu prendi come bottino. Coloro che
hanno intrapreso la Ricerca Spirituale (aṭ-Ṭālibūn) sperano nel Tuo
Favore e nel Tuo Beneficio. A Te appartiene, in questa notte,
l’effluvio dei “Soffi generosi” (Nafaḥāt), delle gratificazioni (jawā’iz)
e delle grazie donate (mawāhib). Tu favorisci di queste Benedizioni
chi vuoi Tu fra i Tuoi servitori e al contrario privi chi Tu decidi di non
soccorrere. Eccomi, io, Tuo servitore, povero e da Te dipendente, spe-

69
Il termine Tashr†q designa l’essiccazione al sole della carne. Questa operazione ha
luogo dopo il sacrificio di Min…. I giorni del Tashr†q sono l’undicesimo, il dodicesi-
mo e il tredicesimo di Dh™-l-ðijja.
70
<Inoltre il lunedì, come visto alla nota 37, è giorno di ringraziamento, essendo
quello della nascita del Profeta (che All…h preghi su di lui e gli dia la pace!): Secon-
do un |ad†th, il giovedì (lunedì e giovedì, secondo altri a|…d†th) le azioni settimanali
compiute dall’uomo vengono innalzate ad All…h ed è adab farsi trovare in digiuno in
tale giorno/i>.

39
rare nel Tuo Favore eccellente e nella Tua Bontà. Se, in questa notte, o
mio Maestro, devi accordare il Tuo Favore ad una delle Tue creature
colmandola di esso per un effetto della tua inclinazione verso di essa,
allora espandi le Tue Benedizioni su Muḥammad e la sua Famiglia e
colma me della Tua Larghezza e del Tuo Favore, o Signore dei mon-
di!”.
‘Alī Ibn Abū Ṭālib (che Allāh sia soddisfatto di lui!) consacrava in
particolar modo con opere di adorazione quattro notti dell’anno:
- la prima notte del mese di Rajab
- la notte della Rottura del Digiuno
- la notte dei Sacrifici71
- la notte di mezzo del mese di Sha‘bān
Ecco quali erano le ad’iya che recitava in tali occasioni: “Allāhumma,
espandi le Tue Benedizioni su Muḥammad e la sua Famiglia che sono
le Fiamme (Maṣābih) della Saggezza (Ḥikma), i Detentori della Gra-
zia, gli Aspetti dell’incorruttibilità. Grazie a loro, preservami da ogni
male. Non punirmi per una colpa commessa per innavertenza o disat-
tenzione. Fa che la mia fine non mi sia oggetto d’angoscia e di rimor-
so. Sia Tu soddisfatto di me, perché, in verità, il Tuo Perdono si indi-
rizza agli ingiusti ed io faccio parte di loro. Allāhumma, perdonami ciò
che non può causarti pregiudizi [nei miei confronti] e fammi dono di
ciò che non Ti è utile. In verità, Tu sei Colui la cui Misericordia si ef-
fonde estesamente e la cui Saggezza è straordinaria. Accordami la Ca-
pacità spirituale (Sa’a)72, la Serenità (Da’a)73, la Protezione Rassicu-
rante (Ama)74, la Salute (Ṣiḥḥa)75, la [Gratitudine] (Shukr), la cancella-
zione delle colpe (mu’āfa) e il [Timore Reverenziale] (Taqwā). Col-
mami di Pazienza (Ṣabr) e di Sincerità (Ṣidq) come hai fatto per i Tuoi
Santi. Donami la Facilità (Yusr) senza accompagnarla alla Difficoltà

71
<E’ probabile si faccia riferimento al 10 di Dhu l-ðijja, l'‘‡d al-kab†r', la 'grande
Festa', o 'Festa del sacrificio' dato che in questo giorno (come nei due seguenti) si
compie il sacrificio animale.>.
72
<Il termine vuol dire larghezza, ampiezza, capienza, capacità, ma anche agio, ab-
bondanza, profusione>.
73
<Il termine ha i sensi di dolcezza, mansuetudine, mitezza, pacatezza, calma, tran-
quillità>.
74
<Il termine indica il "cordone ombelicale" e sembra non riconducibile ad alcuna
radice precisa. Potrebbe dunque andare bene la traduzione: cosa vi è infatti di più
rassicurante di un cordone ombelicale in un grembo materno?>
75
<anche “legittimità, fondatezza”, vedi Perego, op. cit., p. 221>.

40
(‘usr)76. Ti domando tutte queste cose anche per la mia famiglia, i miei
figli, i miei fratelli, coloro che mi hanno accudito tra i musulmani e le
musulmane, i credenti e le credenti”.

La preghiera che conviene nel mese di Rajab


Presso Salmān, (che Allāh sia soddisfatto di lui!), il Profeta (che
Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!), quando stava per giungere il
mese di Rajab, disse: “O Salmān, non vi è credente che non preghi in
questo mese trenta raka‘āt recitando in ciascuna di esse:
- la Fātiḥa (la prima sūra),
- “Dì: Lui, Allāh, è Uno” (sūra al-Ikhlās o at-Tawḥīd, n.112), tre vol-
te,
- “Dì: o voi infedeli” (sūra al-Kāfirūn, n.109), tre volte,
senza che Allāh non gli cancelli i peccati, gli dia il beneficio di una
ricompensa equivalente a quella di un mese intero di digiuno, e lo
consideri tra coloro che pregano tutto l’anno. Ogni giorno [questo cre-
dente] viene innalzato per un valore pari a quello dei Martiri di Badr,
per ciascun giorno di digiuno gli vengono contati gli atti di adorazione
di un intero anno ed è innalzato di mille gradi. Se digiuna il mese inte-
ro e compie questa preghiera, Allāh lo salverà dal Fuoco, gli donerà
necessariamente il Paradiso e sarà quindi posto nella Prossimità di Al-
lah (Jawāru-l-Llāh) (Gloria a Lui!). Jibrīl (su di lui la Pace!) mi ha
insegnato tutto ciò, aggiungendo: «O Muḥammad, questo è un segno
che vi distingue dagli ipocriti e dagli associatori perché gli ipocriti non
praticano questa preghiera»”. Salmān (che Allah sia soddisfatto di
lui!) disse allora: “O Inviato di Allāh, dimmi come e quando compiere
questa preghiera”. Il Profeta rispose: “O Salmān, prega all’inizio del
mese dieci raka‘āt recitando in ciascuna di esse:
- la Fātiḥa (la prima sūra),
- “Dì: Lui, Allāh, è Uno” (sūra al-Ikhlās o at-Tawḥīd, n.112), tre vol-
76
Allusione ai versetti 5 e 6 della s™ra 94 “L’Apertura” (ash-Shar|): «In verità per
ogni difficoltà c’è una facilità. Sì, per ogni difficoltà c’è una facilità». <Trad. U-
COII>. Mehmed Al† A†ni riporta che lo Shaykh Abd al-Q…dir al-J†l…n† si serviva di
questi versetti per uscire da certi stati di “contrizione” che lo attanagliavano
all’inizio del suo soggiorno a Bagdad. Vedi Un grande santo dell’Isl…m: Abd al-
Q…dir al-J†l…n†, p. 41 e 42.

41
te,
- “Dì: o voi infedeli” (sūra al-Kāfirūn, n.109), tre volte,
e, dopo il saluto, alza le mani [per la du‘ā’] dicendo: « Non vi è divi-
nità se non Allāh, Lui solo, Egli non ha associati, a Lui il Regno, a Lui
la lode, Egli fa vivere, Egli fa morire. Egli è il Vivente che non muore
mai, nella Sua Mano si trova il Bene, Egli è Potente su tutte le cose!
Allāhumma, nessuno può rifiutare ciò che Tu doni, nessuno può dona-
re ciò che Tu rifiuti, nessun possessore di gloria può rivaleggiare con
Te!». Infine passa le mani sul viso.
Prega a metà del mese dieci raka‘āt recitando in ciascuna di esse:
- la Fātiḥa (la prima sūra),
- “Dì: Lui, Allāh, è Uno” (sūra al-Ikhlās o at-Tawḥīd, n.112), tre vol-
te,
- “Dì: o voi infedeli” (sūra al-Kāfirūn, n.109), tre volte,
e, dopo il saluto, levate le mani al cielo, dì: «Non vi è divinità se non
Allāh, Lui solo, Egli non ha associati, a Lui il Regno, a Lui la lode,
Egli fa vivere, Egli fa morire. Egli è il Vivente che non muore mai,
nella Sua Mano si trova il Bene, Egli è Potente su tutte le cose. Egli è
il Dio Unico, Uno, Sostentatore Universale (Ṣamad), Singolare (Fard),
senza pari (Witr). Egli non ha compagni, né figli». Quindi passa le
mani sul viso.
Prega al termine del mese dieci raka‘āt recitando in ciascuna di esse:
- la Fātiḥa (la prima sūra),
- “Dì: Lui, Allāh, è Uno” (sūra al-Ikhlās o at-Tawḥīd, n.112), tre vol-
te,
- “Dì: o voi infedeli” (sūra al-Kāfirūn, n.109), tre volte,
e, dopo il saluto, leva le mani al cielo dicendo: «Non vi è divinità se
non Allāh, Lui solo, Egli non ha associati, a Lui il Regno, a Lui la lo-
de, Egli fa vivere, Egli fa morire. Egli è il Vivente che non muore mai,
nella Sua Mano si trova il Bene, Egli è Potente su tutte le cose. Che
Allāh preghi sul nostro Signore Muḥammad e sulle genti della sua Ca-
sa, i Puri! Non v’è Forza, né Potenza se non in Allāh, l’Altissimo,
l’Immenso!». Dopo di che domanda quanto hai bisogno e la tua richie-
sta sarà esaudita. Allāh metterà tra te e la Jahannam settanta fossati, la
larghezza di ciascuno equivalente alla distanza tra Cielo e Terra. Per
ciascuna rak‘a compiuta te ne conterà mille migliaia, sarai protetto dal
Fuoco e protetto mentre passerai sul Ṣirāṭ”.

42
Salmān (che Allāh sia soddisfatto di lui!) aggiunse: “Nel momento
in cui il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) terminò
di parlare, mi prosternai, faccia contro terra, piangente, grato ad Allāh
(che Egli sia esaltato!) per questo sovrappiù di benedizioni e [da allo-
ra] mi applicai a seguire assiduamente le prescrizioni della Sunna e
Allāh è il più sapiente!”.

L’eccellenza del digiuno nel primo giovedì


di Rajab e della preghiera del primo venerdì

Presso Anas Ibn Mālik (che Allāh sia soddisfatto di lui!) il Profeta
(che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto: “Rajab è il Mese
di Allāh, Sha‘bān il mio Mese e Ramaḍān il Mese della mia Comuni-
tà”. Gli venne domandato: “O Inviato di Allāh, cosa significa
l’espressione “Mese di Allāh”?”. Il Profeta (che Allāh preghi su di lui
e gli dia la pace!) rispose: “Perché è caratterizzato dal Perdono Divino
(Maghfira)77 e perché [nel corso di esso] non si deve versare sangue.
E’ in questo mese che Allāh viene in soccorso ai Suoi Profeti e libera i
Suoi Santi dalle mani dei Suoi nemici. Chiunque digiuni per tutto il
mese ha diritto a tre cose da parte di Allah (che Egli sia esaltato!): il
Perdono per tutti i peccati commessi, l’Immunità per quel che gli resta
da vivere e, per quanto riguarda la terza cosa, sarà preservato dalla se-
te nel Giorno della Grande Presentazione (‘Ard78)”. Un vecchio molto
debole si avvicinò allora e disse: “O Inviato di Allāh, non ho la forza
di digiunare l’intero mese”. L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di
lui e gli dia la pace!) rispose: “Digiuna dunque il primo giorno, il
giorno di metà mese e l’ultimo. In verità, otterrai la stessa ricompensa
di colui che digiuna l’intero mese perché la tua buona azione vale die-
ci volte il suo valore79. Siate molto attenti alla notte del primo venerdì
di Rajab perché gli Angeli la chiamano “la Notte dei Desideri” (Layla-
tu-l-Raghā’ib). Allorquando è trascorso un terzo di questa notte, tutti

77
<“ha come conseguenza la trasformazione delle cattive azioni in buone azioni”
(Q™naw†)>.
78
Presentazione dei propri atti nel Giorno del Giudizio.
79
S™ra VI, versetto 160: “Chi verrà con un bene, ne avrà dieci volte tanto”. <Trad.
UCOII>.

43
gli Angeli dei Cieli e della Terra, senza eccezione, si riuniscono nella
Ka‘ba e attorno ad essa. Allora Allāh (che Egli sia esaltato!) appare
loro una sola volta dicendo: «Domandatemi ciò che volete», ed essi
rispondono: «Nostro Signore, il nostro desiderio è che Tu perdoni co-
loro che digiunano il mese di Rajab» e Allāh: «L’ho già fatto»”. E
l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) aggiun-
se ancora: “Chiunque digiuna il primo giovedì di Rajab e prega tra il
maghrib80 e l’‘ishā’81, cioè nel primo terzo della notte di venerdì, do-
dici raka‘āt recitando in ciascuna:
- la Fātiḥa una volta,
- “Invero lo abbiamo fatto scendere nella Notte del Valore” (sūra al-
Qadr, n. 97, versetto 1) tre volte,
- “Dì: Lui, Allāh, è Uno” (sūra al-Ikhlās o at-Tawḥīd, n.112), dodici
volte82,
chiudendo ogni due raka‘āt con la formula del saluto, e che dopo
questa preghiera, prega su di me settanta volte dicendo: «Allāhumma
prega su Muḥammad, il Profeta illetterato e sulle Genti della sua Casa
e dona loro la Pace», e che quindi si prosterna dicendo settanta volte:
«Santo e Glorioso è il Signore degli Angeli e dello Spirito» e che infi-
ne alzando la testa dice settanta volte: «Mio Signore, perdonami,
fammi misericordia! Non punirmi per ciò che Tu conosci, perché in
verità Tu sei l’Onnipotente, il Magnifico”, se poi ancora si prosterna
una seconda volta ripetendo quanto detto nella prima prosternazione e
che, in tale posizione, domanda ciò di cui ha bisogno, in verità questo
gli sarà accordato”.
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha
detto: “Per Colui che tiene la mia anima nella Sua Mano, non vi è ser-
vitore che non compia questa preghiera senza che Allāh non gli per-
doni tutti i peccati, anche se numerosi come la schiuma di mare o i
grani di sabbia o le gocce di pioggia o le foglie degli alberi e pesanti
come montagne. Questo servitore, nel Giorno della Resurrezione, in-

80
La preghiera legale del maghrib entra appena dopo il calare del sole.
81
Il testo arabo contiene l’espressione “al-‘ish…’ al-’atama”. Spesso questi due ter-
mini sono considerati sinonimi. La preghiera legale dell’‘ish…’ entra dopo la spari-
zione delle ultime luci crepuscolari. Il termine ‘atama designa sia il primo terzo della
notte, sia l’ora della preghiera notturna o ancora le tenebre della notte.
82
<Traduzioni UCOII. Il termine tradotto con Valore è qadr che significa anche “po-
tere, destino, merito, decisione”.

44
tercederà per settecento persone della sua famiglia. Durante la prima
notte passata nella tomba, sotto forma di un viso grazioso, verrà a lui
la ricompensa di questa preghiera e gli sarà detto: “O mio amato, gioi-
sci, perché d’ora in poi sarai salvo da ogni prova”. Il credente dirà al-
lora: “Chi sei tu? Per Allāh non ho mai visto viso umano così bello
come il tuo, né ho mai inteso parole dolci come le tue, né odorato pro-
fumo migliore del tuo!”, e il viso grazioso: “O mio amato, io sono la
ricompensa attribuita alla tal preghiera che hai compiuto la tal notte di
tale mese di tale anno. Sono venuta questa notte per realizzare il tuo
voto: tenerti compagnia nella solitudine <della Tomba> ed allontanare
da te il terrore dell’isolamento (waḥsha) <nel tempo dell’attesa del
soffio del Corno>. Quando verrà soffiato nel Corno, ti farò ombra so-
pra la testa, là dove avrà luogo la Resurrezione. Gioisci dunque perché
il Bene che proviene dal tuo Maestro non sarà mai annientato”.

L’eccellenza del digiuno del ventisettesimo giorno


di Rajab
Presso Abū Hurayra (che Allāh sia soddisfatto di lui!), il Profeta
(che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) disse: “A chiunque digiu-
ni il ventisettesimo giorno di Rajab, verrà conteggiato un digiuno di
sessanta mesi”.
Questo giorno è il primo nel quale Jibrīl (su di lui la Pace!) discese
verso il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) con la
Missione Profetica (Risāla).
Ḥasan al-Baṣri (che Allāh gli faccia misericordia!) ha raccontato
quanto segue: “Abd-Allāh Ibn ‘Abbās (che Allāh sia soddisfatto del
padre e del figlio!) il ventisettesimo giorno di Rajab, al sorgere
dell’alba, si ritirò a pregare fino al tempo dello ẓuhr83. Una volta assol-
ta quest’ultima preghiera obbligatoria, si spostò un poco84 e pregò
quattro raka‘āt, recitando in ciascuna di esse:
83
Il tempo della preghiera dello ©uhr comincia poco dopo il passaggio del sole allo
zénit.
84
La differenza di statuto tra le preghiere obbligatorie e quelle surerogatorie è evi-
denziato, tra l’altro, da un piccolo spostamento <della posizione occupata sul tappeto
della preghiera> compiuto dal fedele quando questi vuol compiere una preghiera
surerogatoria dopo quella obbligatoria.

45
- “La Lode appartiene ad Allāh” (sūra al-Fātiḥa, versetto 2) una volta,
- le due suwar di protezione (n. 113, sūra al-Falaq e n. 114, sūra an-
Nās) una volta,
- “Invero lo abbiamo fatto scendere nella Notte del Valore” (sūra al-
Qadr, n. 97, versetto 1) tre volte,
- “Dì: Lui, Allāh, è Uno” (sūra al-Ikhlās o at-Tawḥīd, n.112), cin-
quanta volte.
Restò così in preghiera fino all’alba. Quindi disse: “Questo è quanto
praticava l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pa-
ce!) in questo stesso giorno”.
Abū Hurayra e Salmān il Persiano (che Allāh sia soddisfatto di en-
trambi!) hanno trasmesso che l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su
di lui e gli dia la pace!) disse: “In verità in Rajab vi sono un giorno ed
una notte tali che colui che digiuna in quel giorno e veglia in quella
notte viene ricompensato come se avesse digiunato cent’anni e veglia-
to le corrispondenti notti”; <questo giorno è il ventisettesimo>, quan-
do, mancando tre giorni al termine di Rajab (dunque il ventisettesimo
giorno), il nostro Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)
ricevette la Missione Profetica.
Conviene che il digiunatore “svuoti”il suo digiuno anche di ogni
debolezza e lo “riempia” del Timore Reverenziale di Allāh (Taqwā)
(che Egli sia glorificato magnificato!). ‘
Abū Sa‘īd al-Khudrī (che Allāh sia soddisfatto di lui!) riporta che
l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) disse:
“Rajab fa parte dei mesi sacri, i suoi giorni sono scritti sulla porta del
sesto Cielo. Quando un uomo digiuna un giorno di questo mese purifi-
cando il suo digiuno con il Timore Reverenziale di Allāh (che Egli sia
glorificato e magnificato!) la porta ed i corrispondenti giorni <di di-
giuno> prendono la parola e insieme dicono: «O Signore, perdonalo!».
Se il digiunatore compie il suo digiuno senza Timore Reverenziale,
questa porta ed i giorni di digiuno non chiedono per lui il perdono e, al
contrario, gli viene detto: «La tua anima ti ha sedotto»”.
Abū Hurayra (che Allāh sia soddisfatto di lui!) riporta che l’Inviato
di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) disse: “Il digiuno
è uno scudo; quando uno di voi digiuna, che non commetta cose in-
sensate. Se uno lo insulta o lo combatte, dica: “Sono in digiuno”.
Il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) disse: “Se

46
uno non abbandona la menzogna e la falsità, Allāh non ha bisogno che
si privi del cibo e dell’acqua”.
Trasmesso da Abū Hurayra (che Allāh sia soddisfatto di lui!), al-
Ḥasan riporta che l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli
dia la pace!) disse: “Il digiuno è uno scudo che protegge dal Fuoco
tanto da non esserne trapassato”. Qualcuno allora domandò: “E cosa lo
trapassa?”. “La menzogna e la maldicenza (ghība)”, rispose il Profeta
(che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!).
Abū Hurayra (che Allāh sia soddisfatto di lui!) riporta che l’Inviato
di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) disse: “Il digiuno
non è [solo] astenersi dal bere e dal mangiare, ma [anche] astenersi dal
pronunciare parole futili e grossolane”.
Anas Ibn Mālik (che Allāh sia soddisfatto di lui!) riporta che
l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) disse:
“Ci sono cinque cose che rompono il digiuno e invalidano la piccola
abluzione (wuḍū’): la menzogna, la calunnia (namīma), la maldicenza,
lo sguardo concupiscente ed il falso giuramento”.
Anas Ibn Mālik (che Allāh sia soddisfatto di lui!) riporta che il Pro-
feta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) disse: “Non digiuna
colui che divora la carne degli uomini”85.
Riporta Hudhaīfa Ibn al-Yamān (che Allāh sia soddisfatto del padre
e del figlio!) che chiunque posa uno sguardo insistente sulle forme
(posteriori: khalf) che appaiono sotto le vesti di una donna, rende vano
il suo digiuno.
Jābir Ibn ‘Abd-Allāh (che Allāh sia soddisfatto del padre e del fi-
glio!) ha detto: “Quando tu digiuni, fa che il tuo occhio, il tuo orecchio
e la tua lingua digiunino anch’essi astenendosi dalla menzogna e da
tutto ciò che è illecito. Non prenderti cura del male che può arrivarti
dal tuo vicinato. Che la dignità e la pace siano in te in quel momento e
non mettere sullo stesso piano il giorno in cui digiuni con quello in cui
non digiuni”.
Il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto:
85
S™ra al-ðujur…t, n. 29, v.12. Questo versetto sottolinea il carattere detestabile
dell’illazione, dello spiare e della calunnia; «O credenti, evitate di fare troppe illa-
zioni, chè una parte dell’illazione è peccato. Non vi spiate e non sparlate gli uni de-
gli altri. Qualcuno di voi mangerebbe la carne del fratello morto? Ne avreste anzi
terrore! Temete All…h. All…h sempre accetta il pentimento, è Misericordioso» <trad.
UCOII>.

47
“Molto spesso il digiunatore non digiuna che con la fame e con la sete.
Molto spesso colui che veglia non veglia che con l’insonnia”. A tal
proposito, il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha
aggiunto: “Il Trono si muove per questo motivo ed il Signore ne è irri-
tato”, cioè quando il fine dell’azione non è per Allāh (che Egli sia e-
saltato!) ma per la creatura.
Il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto an-
che: “In verità, Allāh (che Egli sia esaltato!) dice: «Io sono Migliore
degli associati e colui che Mi associa ad altro <e che agisce per que-
sti>, allora la sua azione va a quanto mi associa ma non a Me. Non
gradisco che quanto mi perviene da un culto sincero. O Figli di Ada-
mo, Io sono il Miglior Giusto! Considera dunque l’azione che compi
in vista d’altro che non sia Io: il tuo salario non è a carico che di colui
per il quale tu hai operato»”.
Nelle sue invocazioni, il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia
la pace!) diceva: “Allāhumma, purifica la mia lingua dalla menzogna,
il mio cuore dall’ipocrisia (nifāq) il mio atto dall’ostentazione (ri-
yā’)86, il mio sguardo dalla perfidia87 perché Tu conosci la perfidia
degli sguardi e ciò che si cela nei petti (ṣudūr)“88.
Conviene dunque al digiunatore sorvegliare la sua condotta, preser-
varsi dall’ipocrisia e dalle creature, alle quali deve nascondere il suo
stato di digiuno ed ogni suo atto di adorazione, se non vuole perdere
questo basso mondo e quello dell’Aldilà.
Abd Allāh Ibn ‘Umar (che Allāh sia soddisfatto del padre e del fi-
glio!) ha inteso il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)
dire: “Il digiuno di Nuḥ era continuo, tranne che per i giorni della Fe-
sta della Rottura del Digiuno (yawm al-Fiṭr) e della Festa dei Sacrifici
(yawm al-Aḍḥā). Dāwūd digiunava metà del tempo, Ibrāhīm digiunava
tre giorni per ciascun mese; egli digiunava continuativamente <pur
86
Il termine nif…q designa l’ipocrisia soprattutto in ambito religioso. Da questa paro-
la deriva il termine mun…fiq che designa l’ipocrita nel Corano. Traduciamo riy…’, che
ha anch’esso il significato di ipocrisia, con “ostentazione” la cui radice latina “osten-
tatio” (mostrare, far mostra di) esprime più esattamente il senso della parola araba.
87
Il termine “perfidus” in latino vuol dire “che tradisce”: il termine “perfidia” è dun-
que un equivalente esatto della parola araba kh…’ina la cui radice esprime il tradi-
mento.
88
In relazione con questa particolare invocazione, si può citare il versetto 19 della
s™ra XL: «Egli conosce la perfidia (kh…’ina) degli sguardi e ciò che celano i loro
petti».

48
non digiunando in maniera continua> (ṣamā ad-dahr wa afṭara ad-
dahr)89.
Riporta Jābir Ibn Abd-Allāh (che Allah sia soddisfatto del padre e
del figlio!) che un beduino venne a trovare il il Profeta (che Allāh pre-
ghi su di lui e gli dia la pace!) e gli disse: “O Inviato di Allāh infor-
mami sul tuo modo di compiere il digiuno”. Il Profeta (che Allāh pre-
ghi su di lui e gli dia la pace!) si irritò a tal punto che le sue guance si
arrossarono. Vedendo ciò, ‘Umar Ibn Al-Khaṭṭāb (che Allāh sia soddi-
sfatto di lui!) si avvicinò all’uomo e lo riprese severamente al punto
che quello tacque. Qundo l’irritazione del Profeta (che Allāh preghi su
di lui e gli dia la pace!) si dissipò, ‘Umar gli domandò: “Che Allāh
faccia di me il tuo riscatto! Istruiscimi sul caso di un uomo che digiuni
continuativamente”. Il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la
pace!) rispose: “Egli non digiuna, né mangia (lā ṣāma dhālika wa lā
afṭara)”. Riprese ‘Umar: “O Profeta di Allāh, istruiscimi sul caso di
un uomo che digiuna tre giorni ogni mese”. “Egli compie un digiuno
continuo (dhālika ṣawmu-d-dahri kullihi)90. ‘Umar di nuovo: “O Pro-
feta di Allāh, istruiscimi sul caso di un uomo che digiuna il lunedì e il
giovedì”. Rispose il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pa-
ce!): “Quanto al giovedì, è il giorno in cui le azioni sono innalzate <ad
Allāh>91, quanto al lunedì, è il giorno in cui sono nato ed è anche il
giorno in cui la Rivelazione (Waḥy) scese su di me”.

Alcune tradizioni a riguardo della rottura del


digiuno

<E’ bene che>, al momento della rottura, il digiunatore dica: “In


nome di Allāh, Allāhumma, per Te ho digiunato ed è grazie al Tuo
Nutrimento che io rompo il digiuno. Gloria a Te con la Tua Lode! Al-
lāhumma gradisci ciò che proviene da noi; in verità Tu sei Colui che
sa tutto, il sommamente Saggio”.

89
<Lett. (nel testo francese): «egli digiunava continuativamente e non digiunava
mai»>. Vedere la nota successiva.
90
Il senso di questa parola è che il digiuno di tre giorni, attribuito ad Ibr…h†m, equi-
vale al digiuno di un mese completo.
91
<Vedi nota 38>

49
Abd Allāh Ibn ‘Umar e Ibn al-‘Ās (che Allāh sia soddisfatto di en-
trambi!) al momento di rompere il digiuno dicevano: “Allāhumma a
Te domando, per la Tua Misericordia che abbraccia ogni cosa, di per-
donarmi”.
Abū-l-‘Āliya (che Allāh gli faccia misericordia!) diceva: “Chiun-
que dica, al momento di rompere il digiuno: «La Lode è ad Allāh che
eleva ed abbassa. La Lode è ad Allāh che osserva e conosce. La Lode
è ad Allāh che possiede e che decreta. La Lode è ad Allāh che vivifica
i morti», questi si sarà liberato dei suoi peccati come il giorno in cui la
madre l’ha messo al mondo”.
Sa‘īd Ibn Mālik (che Allāh sia soddisfatto del padre e del figlio!) ha
raccontato che il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)
quando rompeva il digiuno presso qualcuno, usava dire: “<Quando> i
Digiunatori rompono presso di voi, i Pii si nutrono del vostro cibo e
gli Angeli pregano per voi”.

L’esaudimento delle domande in Rajab


Sappi che nel mese di Rajab, le richieste vengono esaudite, i pecca-
ti perdonati e viene <invece> raddoppiato il castigo di chi commette
un crimine (per il fatto che questo mese è sacro).
Ḥusayn Ibn ‘Alī ha raccontato quanto segue: “Stavamo compiendo i
nostri giri rituali (ṭawāf) quando intendemmo una voce che diceva:
«O Tu che rispondi alla preghiera dell’indigente oppresso,
O Tu che manifesti l’afflizione (karb) e la tribolazione (balā’) con la
malattia92,
La folla dei Tuoi Pellegrini ha passato la notte attorno alla Sacra Casa
ed al Recinto Sacro,
mentre l’Occhio di Allāh non dorme mai <e mentre> noi ti suppli-
chiamo,
Per la Tua Liberalità facci grazia dei peccati commessi,
O Tu di cui le creature vantano la Generosità,
Se il Tuo perdono al colpevole non fosse <fin da subito>,
chi dunque potrebbe essere generoso, con le sue grazie,
92
Le due parole karb e bal…’ quando sono riunite, formano il nome proprio Karbal…,
il nome del luogo dove ðusayn fu assassinato.

50
verso i ribelli?»
Mio padre, ‘Alī Abū Ṭālib, mi disse allora: «Colui di cui senti la voce,
fa l’elogio dei suoi peccati e del suo avvicinamento ad Allāh93. Va,
raggiungilo, ponigli delle domande». Mi lanciai ad inseguirlo e rag-
giuntolo, mi trovai davanti ad un uomo con un bel viso, dal corpo in
ordine e dagli abiti puliti. Emanava un profumo gradevole; tuttavia, a
parte ciò, tutta la parte destra del suo corpo era disseccata. Gli dissi:
«Rispondi al Principe dei Credenti ‘Alī Abū Ṭālib (che Allāh onori la
sua persona!)». Alī prese allora la parola: «Chi sei tu e cosa ti è capita-
to?». Rispose: «O Principe dei Credenti, qual è dunque il destino di
colui che subisce un castigo e non ha possibilità di rimedio?». Allora
‘Alī: «Qual è il tuo nome?». «Manāzil Ibn Lāḥiq», rispose quello. E
‘Alī: «Da dove arrivi?». E Manāzil: “Ero famoso tra gli Arabi grazie
alle mie burle ed al mio carattere gioviale. Ero volubile e immerso nel-
la spensieratezza. Se mi pentivo, il mio pentimento non era gradito. Se
tentavo di redimermi, non mi si perdonava alcun peccato commesso.
Perseveravo <così> nella mia ribellione contro Allāh <anche> nei me-
si di Rajab e Sha‘bān. Mio padre era pieno di sollecitudine e riguardi
nei miei confronti, si impegnava nel salvaguardarmi dai disastri che
l’ignoranza e la disobbedienza procurano, dicendo: «O figlio mio, Al-
lāh è il Maestro dei “Pignoramenti imprevedibili” (saṭawāt)94 e delle
Vendette! Non ti esporre a Colui che castiga con il Fuoco! Già ti com-
patiscono coloro che sono preposti al castigo: i Nobili Angeli95, i Mesi
Sacri, le notti ed i giorni96». Ogni volta che mi feriva con i suoi rim-
proveri, lo picchiavo. Arrivai a tal punto che un giorno dichiarò: «Per
Allāh! Giuro che digiunerò senza rompere, pregherò senza dormire!»,
e così fece per una settimana, quindi montò su un cammello grigio e si

93
<Nel senso di riconoscere la propria impotenza anche nella lotta contro il peccato,
per cui ci si deve affidare anche in ciò ad All…h. Pur non sottraendoci da questo sfor-
zo, in ultima analisi, è sempre per la sola Volontà di All…h se “vinciamo” nelle no-
stre lotte. E ancora, tutto ciò, ossia il riconoscimento e l’accettazione gioiosa di que-
sta nostra indigenza, ci fa avvicinare ad All…h>.
94
<Nel senso che Egli si può riprendere quando e come vuole quanto è suo da sem-
pre, e ci ha solo momentaneamente affidato, in questa vita, e di cui siamo, dunque,
creditori nei suoi confronti; ecco perché il termine appropriato di “pignoramenti”>.
95
<Gli Angeli della Destra e della Sinistra che, preposti ad ogni persona, conteggia-
no le azioni buone e cattive che egli ha compiuto in vita>.
96
<I mesi sacri perché violati nella loro sacralità dal fatto di commettere peccati, le
notti ed i giorni perché non passati nel Ricordo di All…h>.

51
rese alla Mecca nel Giorno del Grande Pellegrinaggio, dicendo: «Mi
reco alla Casa di Allāh, a Lui domanderò protezione contro di te». Ar-
rivato alla Mecca nello stesso Giorno del Grande Pellegrinaggio e <at-
taccatosi> al drappo che ricopre la Ka‘ba, invocò con questi versi la
maledizione su di me: «O Tu, verso cui, da lontano, affluiscono i pel-
legrini, dopo aver posto la loro speranza nella Bontà dell’Onnipotente,
Unico, Eterno. Ecco che Manāzil non vuole riconoscere i propri torti
nei confronti di suo padre! Prenditi carico, o Misericordioso, di difen-
dere il mio giusto diritto contro mio figlio! Che la sua parte destra sia
disseccata grazie ad un favore (jūd) da Te proveniente! O Tu che sei
santificato, che non sei generato, né hai generato!». Dopo aver detto
ciò, l’uomo riprese: «Per colui che ha elevato il Cielo e ha fatto uscire
l’acqua dalle sorgenti, mio padre non aveva <ancora> terminato di
proferire la sua maledizione che già la mia parte destra si era dissecca-
ta! Restai come un pezzo di legno gettato da parte. Le genti venivano a
vedermi di mattino e sera dicendo: “Allāh ha risposto all’invocazione
del padre di costui!”». ‘Alī allora domandò: «Che fece <poi> tuo pa-
dre?». «O Principe dei Credenti, rispose quello, egli si riconciliò con
me ed io lo supplicai di invocare Allāh in mio favore, nello stesso luo-
go dove aveva invocato la maledizione su di me. Egli accettò. Lo feci
allora montare su una cammella e ci mettemmo in viaggio fino a che
raggiungemmo una vallata chiamata “Valle di al-Arāk”. Fu allora che,
da un albero che era sul nostro cammino si alzò in volo un uccello,
spaventando la cammella di mio padre. Egli cadde e non tardò a ren-
dere l’anima». E ‘Alī (che Allāh sia soddisfatto di lui!): «Non vorresti
che ti insegnassi delle preghiere che ho inteso dall’Inviato di Allāh
(che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)? Non c’è nessuno che sia
afflitto e non pratichi questa preghiera senza che Allāh non dissipi la
sua afflizione. Non c’è nessuno che sia tormentato senza che Allāh
(che Egli sia esaltato!) non dissipi il suo tormento». L’uomo rispose:
«Lo voglio certamente»”.
Ḥusayn Ibn ‘Alī (che Allāh sia soddisfatto del padre e del figlio!) ag-
giunse poi: “‘Alī gli insegnò la preghiera e quello, praticatola, fu libe-
rato dal suo male perché venne da noi il mattino seguente sano e gua-
rito. Dissi allora a quell’uomo: «Come è successo?». Rispose: «Ho

52
fermato gli occhi97 e ho fatto la richiesta una, due, tre volte. Quindi ho
inteso una voce che mi diceva: “Allāh ti ha esaudito perché Lo hai in-
vocato con il Suo Nome Supremo e quando Lo si invoca con questo
Nome, Egli risponde e quando Gli si formula una richiesta con questo
Nome, Egli la esaudisce”. Fermai allora i miei occhi e mi addormen-
tai. In sogno vidi il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pa-
ce!). Gli domandai della preghiera ed egli (che Allāh preghi su di lui e
gli dia la pace!) mi rispose: “‘Alī, il figlio di mio zio, ha detto il vero:
essa contiene il Nome Supremo di Allāh. Quando Lo invochi con que-
sto Nome, Egli risponde, quando Gli domandi qualcosa con questo
Nome, la ottieni”. Mi addormentai una seconda volta e di nuovo, in
sogno, vidi il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!). Gli
domandai: “O Inviato di Allah, mi piacerebbe intendere questa pre-
ghiera dalla tua propria bocca”. Allora egli (che Allāh preghi su di lui
e gli dia la pace!) la recitò: “Dì: Allāhumma, in verità, ti domando, o
Conoscitore di ciò che è sacro, o Tu per la cui Potenza (Qudra) il Cie-
lo <si è innalzato>, o Tu per la cui Onnipotenza (‘Izza) la Terra fu
<srotolata>, o Tu per la cui Maestà il sole e la luna sono illuminati e
resi <visibili>, o Tu che prendi a carico ogni anima credente e pura, o
Tu che calmi il terrore di coloro che sono affranti e delle Genti del
Timore Reverenziale, o Tu presso cui i bisogni delle creature sono
soddisfatte, o Tu che salvasti Yūsuf dalla schiavitù servile, o Tu che
non hai custodi (bawwāb) da convocare (yunādī), né compagni (ṣāhib)
che Ti ---98, né ministri (wazīr) da mettere [al Tuo Posto]99, non vi è
altro Signore che io invochi, o Tu che rispondi a <tutte le indefinite>
sollecitazioni che <Ti giungono> con un piccolo sovvrappiù di Gene-
rosità e Liberalità! Che Allāh preghi su Muḥammad e sulla sua Fami-
glia! Accordami l’oggetto della mia domanda perché, in verità, Tu sei
il Potente su tutte le cose”». L’uomo concluse: «Fu allora che mi ri-
svegliai e mi trovai guarito». ‘Alī (che Allāh sia soddisfatto di lui!)
aggiunse: «Siate assidui nella pratica di questa preghiera perché in ve-
rità essa fa parte dei tesori del Trono (Kunūzu-l-‘Arsh)»”.

97
<Intendendo che ha chiuso gli occhi, come si fa durante la recitazione dello
dhikr>.
98
<Nel testo francese, la parola è illeggibile>.
99
<Si deve intendere che Egli non ha bisogno di persone che presiedano alla custo-
dia delle Sue ricchezze, né di ministri che adempiano a parte di ciò che Egli deve
fare; questo perché Egli è Autosufficiente>.

53
Una storia uguale è stata trasmessa dai tempi di ‘Umar Ibn al-
Khaṭṭāb (che Allāh sia soddisfatto di lui!) come anche da molte altre
persone il cui elenco sarebbe troppo lungo da scorrere. Riassumendo,
conviene dunque, per colui che è dotato di cuore (o di intelligenza:
dhū-l-lubb) non trascurare la <gravità, qualunque essa sia> delle tra-
sgressioni, delle ingiustizie commesse e del riparo al torto di colui che
ha subito l’ingiustizia.
Il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto:
“L’ingiustizia (ẓulm) sarà tenebra (ẓulumāt) nel Giorno della Resurre-
zione”. Egli (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha anche det-
to: “Quando il servitore tende le mani verso di Lui per porgli delle ri-
chieste, ad Allāh ripugna lasciarle vuote e <soddisfa la richiesta del
servitore o già> in questo basso mondo o ritarda la risposta fino al
Giorno della Resurrezione”. A tal proposito si recitano i versi seguen-
ti: “Hai sentito la domanda e l'hai trascurata? In te appare l'effetto del-
la domanda, la freccia della notte non manca il suo scopo, ma ha un
limite ed il limite esige il compimento finale100”101.

100
Il ritorno delle conseguenze di un’azione sull’essere che l’ha prodotta è una dot-
trina che si trova in tutte le tradizioni. E’ stata spiegata dettagliatamente da R. Gué-
non nella “Introduction Générale à l’Etude des Doctrines Hindoues” (vedi la nozione
di “apurva” nel capitolo intitolato “La Mimansa”).
101
<La traduzione dei versi è letterale, perché di difficile interpretazione per il tra-
duttore italiano (As-tu entendu la demande et l’as-tu négligée? En toi apparaît l’effet
de la demande, la flèche de la nuit ne manque pas son but mais elle a une limite et la
limite exige l’accomplissement final)>.

54
Il Mese di Sha‘bān

Il digiuno del mese di Sha‘bān

‘A’īsha (che Allāh sia soddisfatta di lei!) ha raccontato: “L’Inviato


di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) digiunava sino al
punto che dicevamo: «Non rompe il digiuno!». E mangiava sino al
punto che dicevamo: «Non digiuna!». Non ho mai visto l'Inviato di
Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) digiunare un mese
intero, se non a Ramaḍān. E il mese in cui l'ho visto digiunare mag-
giormente [a parte Ramaḍān] era Sha‘bān“. Questo ḥadīth, riportato
da al-Bukhārī, è considerato autentico (ṣaḥīḥ)102.
In un'altra versione, ‘A’īsha (che Allāh sia soddisfatta di lei!) ha
detto: “L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)
digiunava in modo tale che dicevamo che non rompeva il digiuno e
mangiava in modo tale che dicevamo che non digiunava. Il suo digiu-
no preferito era quello di Sha‘bān. Gli dissi un giorno: «O Inviato di
Allāh, dimmi perchè digiuni in Sha‘bān». «O ‘A’īsha, rispose, è in
questo mese che l’Angelo della morte scrive i nomi di coloro che
prenderà nell’anno e, quanto a me, preferisco che non scriva il mio
nome senza trovarmi in stato di digiuno».
Umm Salāmah (che Allāh si soddisfatto di lei!) ha detto: “Non vi
era mese, al di fuori di Ramaḍān, in cui l’Inviato di Allāh (che Allāh
preghi su di lui e gli dia la pace!) digiunava tanto quanto in Sha‘bān:
questo è dovuto al fatto che, in Sha‘bān, la lista di coloro che mori-
ranno nell’anno passa dall’elenco dei vivi a quello dei morti.”
102
<riporto da un fratello: «l’|adith di cui si parla è il n° 1969 del Ÿa|†| di Al-
Bukhari (libro sul digiuno, cap.52). ---omissis---. Per quanto riguarda la prima parte
del |adith, Al-‘Ayni (uno dei principali commentatori, mentre Al-Asqalani non
commenta questo punto) la intende nel senso che il Profeta (su di lui la preghiera e la
pace divine) portasse avanti il momento della rottura del digiuno, al tramonto, oltre
il momento al quale la gente era abituata (o si potrebbe dire 'sino al limite estremo di
tale momento'), e lo stesso per il momento dell'inizio del digiuno, prima dell'alba.
Comunque sia, lo |adith pare alludere simbolicamente alla completezza e alla per-
fezione del Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine!) sia per quanto riguarda il
momento del 'vuoto' (e quindi del distacco dal mondo, o della contemplazione), rap-
presentato dal digiuno, sia per il momento del 'pieno' (la presenza nel mondo, e la
vita attiva), rappresentato dal fatto di mangiare»>.

55
Riporta Anas (che Allāh sia soddisfatto di lui!) che venne doman-
dato al Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) quale fos-
se il miglior digiuno ed egli rispose: “Il digiuno di Sha‘bān è eccellen-
te se aggiunto a quello di Ramaḍān!”.
Riporta ‘A’īsha (che Allāh sia soddisfatto di lei!) che il mese prefe-
rito dall’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)
era Sha‘bān, che si congiungeva con Ramaḍān.
Riporta ‘Abd-Allāh (che Allāh sia soddisfatto di lui!) che l’Inviato
di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto: “Chi-
unque digiuna l’ultimo lunedì di Sha‘bān vede le sue colpe perdona-
te”. Si intende l’ultimo lunedì del mese e non l’ultimo giorno perché
vi sono uno o due giorni di dubbio per determinare l’inizio del mese
seguente.
Riporta Anas Ibn Mālik (che Allāh sia soddisfatto di lui!) che
l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha det-
to: “Sha‘bān è così chiamato perché si “riattacca” (yansha’ibu) a
Ramaḍān: vi è molto Bene in esso. Ramaḍān è così chiamato perchè
“brucia” (yarmaḍu) i peccati”.

L’eccellenza di Sha‘bān rispetto agli altri mesi


Allāh (che Egli sia esaltato!) ha detto: “E il tuo Signore crea ciò che
vuole e sceglie“103. Allāh (che Egli sia esaltato!) ha scelto in base al
numero quattro e, tra le quattro cose scelte, ne ha preferita una. Così,
fra gli Angeli, ha scelto Jibrīl, Mīkā’īl, Isrāfīl e ‘Azrā’īl e, tra loro, ha
preferito Jibrīl. Ha fatto altrettanto con i Profeti: Ibrāhīm, Mūsā, ‘Īsā e
Muḥammad (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) e, tra loro, ha
preferito Muḥammad (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!).
Così ha scelto tra i Compagni del Profeta (che Allāh preghi su di lui e
gli dia la pace!): Abū Bakr, ‘Umar, ‘Uthmān e ‘Alī (che Allāh sia sod-
disfatto di essi!) e, tra loro, ha preferito Abū Bakr. Così ha scelto tra
quattro moschee: la Moschea sacra (della Mecca), la Moschea lontana
(di Gerusalemme), la Moschea di Medina (l’ha resa Nobile) e la Mo-
schea del Monte Sīnā’i e, tra loro, ha preferito la Moschea sacra (della

103
Corano, XXVIII, 68.

56
Mecca). Fra i giorni, ne ha scelti quattro: il giorno della Rottura (del
digiuno di Ramaḍān), il giorno del Sacrificio, il giorno di ‘Arafa e il
giorno di ‘Āshūrā’ e, tra loro, ha preferito il giorno di ‘Arafa. Fra le
notti, ne ha scelte quattro: la notte dell’Immunità (Laylatu-l-Barā‘a104)
la notte del Valore (Laylatu-l-Qadr105), la notte del Venerdì e la notte
della Festa (del Sacrificio) e, tra esse, ha preferito la notte del Valore.
Fra le regioni, ne ha scelte quattro: il Monte 'Uḥud106, il Monte Sīnā’ī,
il Monte Lukkām107e il Monte Lubnān 108e, tra essi, ha preferito il
Monte Sīnā’ī. Fra i fiumi ne ha scelti quattro: Jaīḥūn, Saīḥūn,109
l’Eufrate e il Nilo e, tra essi, ha preferito l’Eufrate. Fra i mesi, ne ha
scelti quattro: Rajab, Sha‘bān, Ramaḍān e Muḥarram; e, tra essi, ha
preferito il mese di Sha‘bān e lo ha denominato il mese del Profeta
(che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!). Essendo infatti il Profeta
(che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) il migliore dei Profeti,
Sha‘bān è il migliore dei mesi.
Riporta Abū Hurayra (che Allāh sia soddisfatto di lui!) che il Profe-
ta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto: “Sha‘bān è il
mio mese, Rajab è il mese di Allāh e Ramaḍān è il mese della mia
Comunità. Sha‘bān è il velo che copre (al-kafar o al-kufr) o, anche
l’espiatore e Ramaḍān il “purificatore” (al-muṭahhir)”. Il Profeta (che
Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha anche detto: “Sha‘bān è un
mese tra Rajab e Ramaḍān di cui gli uomini non si prendono cura: in
esso le azioni dei servitori sono elevate fino al Signore dei mondi ed io
preferisco che le mie azioni siano innalzate mentre sono in stato di di-
giuno”.
Riporta Anas Ibn Mālik (che Allāh sia soddisfatto di lui!) che il
Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto:
“L’eccellenza di Rajab rispetto agli altri mesi è come l’eccellenza del

104
Laylatu-l-Bar…‘a è la notte di mezzo di Sha‘b…n che sarà argomento nel seguito
del capitolo. <Bar…‘a deriva dai radicali B…’, R…’, ‘Ayn , “donare come regalo qual-
cosa a qualcuno” (Kazimirski, Tomo I, p. 112)>.
105
Vedi il capitolo che tratta del mese di Ramaÿan.
106
Il Monte 'U|ud , vicino a Medina, fu teatro di una delle grandi battaglie all’inizio
della storia dell’Isl…m.
107
<Nome dato dai geografi arabi del Medievo ad una catena di montagne che, situa-
ta nella parte settentrionale della Siria, ha costituito per lungo tempo il limite tra i
territori islamici e quelli bizantini (vedi, EI2, s.v. lukk…m)>.
108
Libano.
109
<Vedi anche nota 70>.

57
Corano rispetto alla parola comune; l’eccellenza di Sha‘bān rispetto
agli altri mesi è come la mia eccellenza rispetto agli altri profeti;
l’eccellenza di Ramaḍān rispetto agli altri mesi è come l’eccellenza di
Allāh (che Egli sia esaltato!) rispetto alla Sua Creazione”.
Anas Ibn Mālik (che Allāh sia soddisfatto di lui!) ha detto: “Quan-
do i Compagni del Profeta (che Allāh sia soddisfatto di loro!) vedeva-
no la luna crescente segnare l’inizio di Sha‘bān si mettevano a leggere
assiduamente il Corano ed i credenti <musulmani> elargivano elemo-
sine ai poveri e ai deboli affinchè questi fossero fortificati in vista del
digiuno di Ramaḍān; è allora che i governanti convocavano i prigio-
nieri: chi meritava il castigo legale lo subiva, altrimenti veniva libera-
to, mentre i commercianti fraudolenti erano condannati con il seque-
stro dei loro beni. Tutto ciò avveniva fino a quando si vedeva <chia-
ramente> la luna crescente segnare l’inizio del nuovo mese, dopodichè
essi, [i Compagni del Profeta] si purificavano ed entravano in ritiro
spirituale.
Si dice anche che Rajab è per l’abbandono delle opere cattive
commesse in precedenza, Sha‘bān è per le opere e il compimento delle
promesse e Ramaḍān è per la sincerità e la purezza; che Rajab è pen-
timento, Sha‘bān è amore e Ramaḍān è prossimità [ad Allāh]; che Ra-
jab è il mese delle ‘ibādāt (opere di adorazione), Sha‘bān è il mese
dell’ascesi e Ramaḍān è il mese del sovrappiù [da parte di Allāh].
Dhu-n-Nūn al-Miṣrī ha detto: “Rajab è per l’abbandono dei peccati,
Sha‘bān è per l’obbedienza e Ramaḍān è per la speranza di doni gene-
rosi; e chi non abbandona il peccato, non si sforza nell’obbedienza e
non spera nei doni, è tra quelli che si occupano di cose futili”. Ha detto
anche: “Rajab è il mese della semina, Sha‘bān è il mese
dell’irrigazione e Ramaḍān è il mese del raccolto; e ciascuno raccoglie
ciò che ha seminato ed è ricompensato per quel che ha fatto e colui
che è negligente nella semina si pentirà il giorno della raccolta”.
Lo Shaykh ‘Abd al-Qādir al-Jīlānī (che Allāh sia soddisfatto di lui!)
ha detto: “E’ conveniente che ogni musulmano sincero non sia distrat-
to durante il mese di Sha‘bān e che si prepari a ricevere il Ramaḍān
con una purificazione dei peccati ed un pentimento delle azioni passa-
te e delle occasioni mancate”.

58
Il significato della parola Sha‘bān

Il termine Sha‘bān è formato da cinque lettere:


Shīn, ‘Ayn, Bā’, Alif e Nūn.
- la Shīn si riferisce alla Nobiltà (Sharaf);
- la‘Ayn si riferisce all'Elevazione (‘Ulū);
- la Bā’ si riferisce all'Innocenza ed alla Pietà (Birr);
- l’Alif si riferisce all'Armonia (Ulfa);
- la Nūn si riferisce alla Luce (Nūr).
Sono questi i doni che Allāh (che Egli sia esaltato!) dispensa al ser-
vitore in questo mese.
In Sha‘bān sono elargite cose eccellenti: discendono le influenze
spirituali, gli errori sono abbandonati, i peccati rimessi, le preghiere su
Muḥammad (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) moltiplicate,
perché è la migliore delle creature. Sha‘bān, in effetti, è il mese della
preghiera sul Profeta eletto (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pa-
ce!). Allāh (che Egli sia esaltato!) ha detto: “In verità, Allāh e i Suoi
Angeli pregano sul Profeta, o voi che credete pregate su di lui e do-
mandate la Pace su di lui frequentemente!”110. La preghiera che viene
da Allāh è Misericordia, quella che viene degli Angeli è Intercessione
(shafā‘a) e domanda di perdono (istighfār), quella che viene dai Cre-
denti è domanda (du‘ā’) e lode (thanā’).
Mujāhid ha anche detto: “La preghiera che viene da Allāh è Suc-
cesso (tawfīq) e Immunità (‘īṣma); la preghiera che viene dagli Angeli
è aiuto (‘awn) e soccorso (nuṣra); la preghiera che viene dai Credenti
è adesione (ittibā’111) e venerazione (ḥurma112)”113.
Ibn ‘Atā’ Allāh ha dichiarato: “La Preghiera sul Profeta (che Allāh

110
<Corano, XXXIII, 57>.
111
<anche conformità, fedeltà>.
112
<anche rispetto, sacralità, inviolabilità>.
113
<Traduciamo i termini tawf†q, nu¡ra e ‘awn rispettivamente con successo, soccor-
so e aiuto piuttosto che con assistenza, aiuto e soccorso come nel testo francese (as-
sistance, aide, secours). Quanto a ‘†¡ma, esso ha più il senso di protezione, come nel
caso dei Profeti, riferito ai quali assume il senso di "protezione dal peccato", dunque
infallibilità o meglio, come tradotto, "immunità": infatti "Dio e gli Angeli pregano
sul Profeta...", e la ¡al…t che proviene da Dio, come dice il testo, garantisce al Profe-
ta (che All…h preghi su di lui e gli dia la Pace) immunità e tawf†q, che in questo caso
si è, appunto, tradotto con "successo">.

59
preghi su di lui e gli dia la pace!) da parte di Allāh (che Egli sia esalta-
to!) sottolinea l’Unione (wuṣla); quella da parte degli Angeli il contat-
to sottile (riqqa) e quella da parte dei credenti il desiderio di seguire il
modello profetico (mutāba‘a) e l’amore (maḥabba) per il Profeta (che
Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)”.
Altri hanno detto: “La preghiera del Signore (che Egli sia esaltato!)
sul Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) mette in risal-
to l’immensa Considerazione che Egli ha per lui (ta‘ẓīmu-l-ḥurma); la
preghiera degli Angeli, il loro rispetto (karāma) e la preghiera della
Comunità è fatta in vista della sua intercessione. In effetti, il Profeta
(che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto: “Chiunque pre-
ga su di me una volta, Allāh prega su di lui due volte”. Conviene dun-
que ad ogni credente che sia dotato di sensibilità spirituale evitare la
negligenza in questo mese di Sha‘bān e prepararsi ad entrare in
Ramaḍān purificandosi dai peccati e pentendosi delle colpe passate. In
Sha‘bān si deve pregare umilmente Allāh (che Egli sia esaltato!) e
cercare di avvicinarsi a Lui (che Egli sia esaltato!) tramite colui a cui
questo mese è dedicato, Muḥammad (che Allāh preghi su di lui e gli
dia la pace!). Il credente deve agire nel modo detto fino a che il suo
cuore sia lavato da ogni vizio ed egli guarisca dalla malattia del suo
segreto114. Che il credente non rimetta a più tardi tutto ciò, perché il
tempo è di tre tipi:
- un ieri che è gia morto;
- un adesso in cui l’azione è possibile;
- un domani che è speranza e non si sa se arriverà o meno,
il passato rappresenta l’esortazione (maw’īẓa), il presente la buona oc-
casione (ghanīma), ed il futuro il rischio (mukhāṭara). Tutto ciò si ri-
trova nella disposizione dei mesi di Rajab, Sha‘bān e Ramaḍān: Rajab
è trascorso e ciò che è passato non torna più, Ramaḍān è futuro, e non
sappiamo se quando arriverà saremo ancora in vita, quanto a Sha‘bān
si trova tra i due mesi detti, approfittiamone dunque per paraticare le
opere di adorazione!
114
Il cuore (qalb) ed il segreto (sirr) di un essere rappresentano due aspetti della sua
realtà interiore. Queste due nozioni sono state abbondantemente trattate
nell’esoterismo islamico.Vedi a tal proposito l’articolo di M. Vâlsan “L’Islam et la
fonction de René Guenon” in Etudes Traditionnelles (Gennaio-Febbraio 1953) e
l’articolo dello stesso autore “La Science propre à Jésus” nella stessa rivista (da
Marzo a Giugno, 1971).

60
Si dice che il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!),
nell’esortare una persona, forse ‘Abd-Allāh Ibn ‘Umar, abbia detto:
“Approfitta di cinque cose, prima che altre cinque le rimpiazzino: la
tua giovinezza prima della tua vecchiaia, la tua salute prima della tua
malattia, la tua ricchezza prima della tua povertà, i tuoi momenti di
libertà prima che siano occupati e la tua vita prima della tua morte”.

La notte dell’Immunità:
la misericordia, i benefici ed i favori
che essa racchiude

Allāh (che Egli sia glorificato e magnificato! ) ha detto: “Ḥā’, Mīm.


Per il Libro evidente, in verità Noi l'abbiamo fatto discendere in una
Notte benedetta (mubāraka)”115.
Secondo Ibn 'Abbās (che Allāh sia soddisfatto di lui!), i termini Ḥā,
Mīm significano che Allāh ha decretato tutto ciò che esiste fino al
Giorno della Resurrezione116; “Per il Libro evidente” e “in verità Noi
l'abbiamo fatto discendere” si riferiscono al Corano; “in una Notte be-
nedetta” indica la notte di mezzo di Sha‘bān117, che è la Notte
dell’Immunità (Laīlatu-l-barā‘a).
La maggior parte dei commentatori coranici professa tale opinione
tranne Ikrima che dice trattasi della notte del Valore (Laīlatu-l-Qadr).
Nel Corano ci sono molte cose che Allah ha detto essere benedette
e lo stesso Corano è contato tra queste. D’altra parte si dice: “Questo è
un Monito (Dhikr) benedetto che Noi abbiamo fatto discendere“118.

115
Corano, XLIV, 2-3.
116
Queste due lettere (ð…, M†m) sono spesso interpretate come la vita (|ay…t: parola
che comincia per |…) e la morte (mawt: parola che comincia con m†m) soprattutto
nei trattati di esoterismo islamico. ‘Abd-r-Razz…q al-Q…sh…n† le fa corrispondere
anche ad Al-ðaqq (la verità) e a Mu|ammad. Vedi a tal proposito l’articolo di M.
Vâlsan intitolato “Les Interprétations ésotériques du Coran”: E.T. da Luglio a Otto-
bre 1964.
117
<“in una Notte benedetta” indica anche, secondo la maggioranza delle tradizioni
islamiche, una delle ultime cinque notti dispari del mese di Ramaÿ…n, perché è nel
corso di essa che discese per la prima volta il Corano. Tradizionalmente viene indi-
cata la 27° notte>.
118
Corano, XXI, 50.

61
Fra le benedizioni legate al Libro Sacro vi è questa: chiunque lo
legga con Fede è ben-guidato, protetto dal Fuoco e la sua posterità ed i
suoi avi <ne hanno a beneficiare>. Il Profeta (che Allāh preghi su di
lui e gli dia la pace!), ha detto: “Quando qualcuno legge il Corano, lo
sguardo fisso sulle pagine del Libro (muṣḥaf), Allāh (che Egli sia glo-
rificato e magnificato!) alleggerisce il castigo dei suoi genitori, anche
se sono miscredenti”.
Tra le altre cose, Egli, con la Sua Parola, ha qualificato l’acqua con
l’appellativo di “benedetta”: “Abbiamo fatto discendere dal cielo
un’acqua benedetta (mubārak)“119. E’ grazie a questa benedizione che
la Vita si diffonde nelle cose perché Allāh (che Egli sia glorificato e
magnificato!) ha detto: “E traemmo dall’acqua ogni essere vivente“120.
Si attribuiscono all’acqua dieci proprietà sottili: la fluidità (riqqa),
la dolcezza (līn), la potenza (quwwa), la sottigliezza (laṭāfa), la limpi-
da purezza (ṣafāwa), il movimento (ḥaraka), l’umidità (ruṭūba), la fre-
schezza (burūda), l’abbassamento (tawāṢu’)121 e la vita (ḥayā). Allāh
ha fatto dono di queste qualità al Credente dotato di sensibilità spiritu-
ale. Gli ha donato la compassione (riqqa) del Cuore, la dolcezza del
carattere (khulq), la potenza della sottomissione spontanea (ṭā‘a), la
sottigliezza dell’anima, la purezza dell’azione, il movimento del bene,
l’umidità dell’occhio122, la capacità di restare freddo davanti alle ten-
tazioni ed il ribellarsi ad esse, l’umiltà nei confronti delle altre creature
e la vita nel momento in cui intende la Verità.
Allāh (che Egli sia glorificato e magnificato!) ha anche qualificato
con l’appellativo di “benedetto” l’olivo allorquando dice: “--- da un
albero benedetto, un olivo ---“123. In effetti questo albero fu il primo di
cui Adamo si nutrì dopo esser disceso sulla terra. In quest’albero c’è
di che cibarsi e luce da ricavare come Allāh (che Egli sia glorificato e
magnificato!) ha detto: “---come quest’albero --- che vi offre olio e
condimento per i vostri cibi”124.

119
Corano, L, 9.
120
Corano, XXI, 30.
121
<Abaissement nel testo. Il termine arabo taw…ÿu’ indica umiltà, modestia.>.
122
Questa “umidità dell’occhio” è senza dubbio un’allusione al “dono delle lacrime”,
molto noto in ambito cristiano, e non ignorato anche nella spiritualità musulmana.
123
Corano, XXIV, 35. Si tratta del celebre versetto della Luce.
124
Corano, XXIII, 20.

62
Si dice <anche> che l’Albero benedetto è Ibrāhīm o, ancora, il Co-
rano, la Fede, e, nel Credente, l’anima pacificata che esorta al bene,
che ottempera al Comandamento, che rinuncia all’illecito, che si sot-
tomette al Destino, che si conforma la Decreto Divino e a ciò che il
Signore ha deciso da sempre per essa.
Allāh (che Egli sia glorificato e magnificato!) ha anche qualificato
con l’appellativo di “benedetto” ‘Īsā nel passaggio coranico in cui
questo Profeta dice <di se stesso>: “Mi ha reso benedetto ovunque io
sia ---“125. Fra le benedizioni proprie di Īsā c’è l’apparizione di datteri
freschi in favore di sua madre, la Purissima Maryam, come anche lo
sgorgare di una sorgente ai suoi piedi. A tal proposito, Allāh (che Egli
sia glorificato e magnificato!) ha detto: “Fu chiamata da sotto: «Non ti
affliggere, che certo il tuo Signore ha posto un ruscello ai tuoi piedi,
scuoti il tronco della palma: lascerà cadere su di te datteri freschi e
maturi. Mangia, bevi e rinfrancati»”126.
D’altra parte Īsā ha guarito il cieco, il lebbroso ed ha resuscitato i
morti con la sua preghiera e, ancora, ha compiuto molti altri prodigi e
buone azioni.
Allāh (che Egli sia glorificato e magnificato!) ha anche qualificato
con l’appellativo di “benedetta” la Ka‘ba allorquando ha detto: “La
prima Casa che è stata eretta per gli uomini è certamente quella di
Bakka, benedetta ---“127. Fra le benedizioni proprie della Ka‘ba, vi è
quella per cui chi vi entra carico dei peccati anche più immondi, ne
esce perdonato. Questo perché Allāh ha detto: “--- chi vi entra è al si-
curo ---“128. Chiunque vi entra con fede e si pente, Allāh lo mette al
riparo dal Suo Castigo, soddisfatto del suo pentimento, e lo perdona.
Si dice anche che chi entra nel territorio sacro è protetto da chi gli è

125
<Corano, XIX, 31. A proposito di tale versetto vedi anche La Sura di Maria nella
sapienza islamica, Edizioni GEI, 2003, pp. 94-95>.
126
Corano, XIX, 24-26. <“Rinfrancati: letter. “rinfresca il tuo occhio”. La freschezza
dell’occhio in arabo è sinonimo di soddisfazione, sollievo, profondo piacere dello
spirito” (nota 1113, trad. UCOII, p. 274)>.
127
Corano, III, 96. <“I geografi dicono che Makka indica tutta la vallata (della Mec-
ca), Bakka indica lo spiazzo in cui è la Ka‘ba” (nota 299, trad. UCOII, p. 55)>. Si
possono leggere interessanti considerazioni sulle due denominazioni di Bakka e
Makka applicate alla Città santa nel Corano, nell’opera La doctrine Initiatique du
Pélerinage di C.A.Gilis, p. 61 (Parigi). L’autore, su questo argomento, rinvia
all’articolo di M. Vâlsan: Triangle de l’Androgyne (E.T., da luglio a ottobre 1966).
128
Corano, III, 97.

63
causa di danno e questo fino a quando non lascia il territorio sacro. E’
a motivo del carattere sacro della Ka‘ba che è vietato uccidere in terri-
torio sacro la selvaggina e tagliare gli alberi. Questa caratteristica della
Ka‘ba è dovuta alla Sacralità di Allāh, la sacralità della Moschea della
Mecca dipende da quella della Ka‘ba, la sacralità della città di Mecca
dipende da quella della Moschea, la sacralità del territorio sacro di-
pende da quella della città di Mecca. Si può anche dire: “In verità, la
Ka‘ba è una qibla129 per le genti della Moschea; la Moschea è una qi-
bla per la città di Mecca; la città di Mecca è una qibla per le genti del
territorio sacro; e il territorio sacro è una qibla per le genti della terra”.
La Mecca (Makka) è anche detta Bakka perchè i passi si appressa-
130
no (yabukku) gli uni contro gli altri (yadra’u, yadfa’u). Bakka e
Makka sono due parole intercambiabili che designano una stessa co-
sa131 come quando volendo esprimere la nozione di “disperazione” o
“d’afflizione”, si utilizzano due termini molto simili come kabada e
kamana o, ancora, la nozione di “fermezza” con i termini lāzima e lā-
ziba.
La Notte dell'Immunità (Laīlatu-l-Barā‘a) è stata anch’essa chia-
mata "benedetta" perché discendono per gli uomini la Misericordia, le
Benedizioni, il Bene, la Cancellazione dei peccati ed il loro Perdono.
Secondo 'Alī Ibn Abū Ṭālib (che Allāh sia soddisfatto di lui!), il
Profeta (la benedizione e la pace di Allāh siano su di lui!) ha detto:
“Nella Notte di mezzo di Sha‘bān, Allāh (che Egli sia esaltato!) scen-
de verso il Cielo di questo basso mondo e perdona ogni musulmano
tranne l’associatore, colui che è pieno d’odio, colui che rompe i lega-
mi di parentela e la donna che si prostituisce”.
‘Ā’isha (che Allāh sia soddisfatto di lei!) ha detto: “Quando la notte
di mezzo di Sha‘bān arrivava, il Profeta (la benedizione e la pace di
Allāh siano su di lui!) si racchiudeva nel suo mantello. Questo abito
129
La qibla è la direzione di orientazione rituale.
130
<dai radicali B…’, K…f, K…f, “essere pressato (p. e. nella folla), essere assemblati
in folla tumultuosamente, pressare - serrare (nella folla), e pressarsi gli uni contro gli
altri, ecc. (Kazimirski, Tomo I, p. 152)>. E’ evidente, nel testo, l’allusione al pelle-
grinaggio. Vedi anche, sempre a proposito dell’idea di “affollamento”, “La Sura
della Famiglia di Imran”, ed. Orientamento, pag. 259. >
131
<Per la struttura peculiare dell'arabo, parole derivate da radici trilittere che hanno
in comune due lettere in genere hanno significato affine, e da esse derivano termini
simili. Per questo il fatto che Bakka e Makka sono due termini intercambiabili non
ha nulla di straordinario>.

64
non era di seta lavorata, né di seta grezza, non era di cotone, né di seta
misto a cotone”. Qualcuno allora domandò: “Gloria ad Allāh! e di
cos’era dunque?”. “L’ordito del tessuto era di pelo e la trama in seta”,
rispose e continuò <quanto stava dicendo>: “Lo cercai <tastando il
mantello>, le mie mani incontrarono i suoi piedi <e mi accorsi che>
era in prosternazione. Ho nel cuore l’invocazione che stava facendo:
«L’intimo del mio cuore (sawād) e la mia immaginazione (khayāl) si
prosternano a Te, il mio cuore crede in Te, ti ringrazio delle Tue gra-
zie e riconosco le mie colpe. Ho fatto torto alla mia propria anima,
perdonami; i peccati non sono perdonati che da Te. Mi rifugio nel Tuo
Perdono contro il Tuo Castigo; mi rifugio nella Tua Misericordia con-
tro la Tua Vendetta; mi rifugio nella Tua Soddisfazione contro la Tua
Collera; mi rifugio in Te contro di Te! La Lode che Ti è indirizzata
non ha limiti; Tu sei come Ti lodi da Te stesso!». Egli non cessava di
passare dalla stazione eretta a quella seduta e questo fino al mattino,
mentre gli massaggiavo i piedi. Gli domandai: «O tu che mi fai da pa-
dre e da madre, Allāh non ti ha <già> perdonato i peccati passati e fu-
turi?». Mi rispose: «O ‘Ā’isha, non sarei un servitore riconoscente!
Non sai ciò che si trova in questa notte?». «Cosa c'è dunque in questa
notte?» gli domandai, ed egli: «In questa notte sono decretate tutte le
nascite dell'anno a venire, come anche le morti; in questa notte di-
scendono le cose necessarie alla vita delle creature e vengono elevate
le loro opere e le loro azioni». Gli domandai ancora: «O Inviato
d’Allāh, nessuno entra in Paradiso se non per la Misericordia di Al-
lāh?», ed egli: «Nessuno entra in Paradiso se non per la Misericordia
di Allāh!». «Neanche tu?», domandai. «Neanche io, salvo che Allāh
mi avviluppi (yataghammadu) con la sua Misericordia».
‘Ā’isha (che Allāh sia soddisfatto di lei!) riporta che l’Inviato di
Allāh (la benedizione e la pace di Allāh siano su di lui!) le domandò:
“O ‘Ā’isha , che notte è questa?”. “Allāh e il Suo Inviato sono più sa-
pienti!”, lei rispose. “E’ la notte di mezzo di Sha‘bān; in essa vengono
elevate le opere di questo basso mondo e quelle dei servitori: Allāh, in
questa notte, affranca dal Fuoco tante genti quanti sono i peli di tutti i
montoni dei Kalb132. Vuoi lasciarmi libero in questa notte?”. Gli rispo-
si di sì. Egli allora si mise in preghiera, abbreviando il tempo in piedi

132
Kalb è il nome di una tribù araba.

65
durante il quale recitò la sūra Al-Ḥamd 133 e altre due ṣuwar corte,
quindi, prosternatosi, vi rimase fino a metà della notte; poi si alzò per
la seconda rak‘a nella quale recitò pressappoco ciò che aveva recitato
nella prima, restò quindi in prosternazione fino al sorgere del giorno
(fajr). Io l’osservavo e mi venne da pensare che Allāh lo aveva chia-
mato. Alla lunga, mi avvicinai e gli toccai le piante dei piedi. Reagì
con un piccolo movimento e lo intesi invocare nella prosternazione:
“Mi rifugio nel Tuo Perdono contro il Tuo Castigo, mi rifugio nella
Tua Soddisfazione contro la Tua Collera, mi rifugio in Te contro di
Te, grande è la Tua Lode! La Lode che ti conviene è illimitata! Tu sei
come Ti lodi da Te stesso!”. Intervenni: “O Inviato di Allāh, ti ho inte-
so menzionare, in questa notte, mentre eri prosternato, cose che non ti
avevo mai sentito dire prima”. Mi domandò: “Le hai ritenute?”. Gli
risposi di sì, ed egli aggiunse: “Ritienile ed insegnale, perché Jibrīl (su
di lui la pace!) mi ha ordinato di dirle nella prosternazione”.
‘Ā’isha (che Allāh sia soddisfatto di lei!) ha riportato: “Una notte,
accortami dell’assenza dell’Inviato di Allāh, uscii a cercarlo. Lo trovai
che era in giardino, il viso rivolto al cielo. Mi domandò: «Temi dun-
que che Allāh e il Suo Inviato siano ingiusti verso di te?». Risposi: «O
Inviato di Allāh, pensavo fossi andato a trovare una delle tue donne».
Egli allora mi disse: «Allāh (che Egli sia esaltato!), in questa notte di
mezzo di Sha‘bān discende verso il Cielo di questo basso mondo e
perdona più genti di quanti sono i peli di tutti i montoni dei Kalb»”.
Ikrima (che Allāh gli faccia Misericordia!) ha detto: “La Parola di
Allāh (che Egli sia esaltato!): “In essa è frazionato ogni Comandamen-
to saggio”134 si riferisce alla notte di mezzo di Sha‘bān durante la qua-
le Allāh (che Egli sia esaltato!) ordina tutto quanto riguarda l’anno a
venire: si decidono i vivi che passeranno ai morti, chi farà il pellegri-
naggio alla Casa di Allāh. <Alla fine>, non ci sarà niente che avrà più
di quel che deve avere, né avrà di meno di quel che deve avere”.
Secondo ‘Aṭā’ Ibn Yassā, le opere di tutto l’anno sono presentate
nella notte di mezzo di Sha‘bān; un uomo può partire per un viaggio o
sposarsi senza sapere che il suo nome è già stato trascritto dal registro
dei vivi a quello dei morti.

133
Al-ðamd è uno dei nomi della s™ra al-F…ti|a.
134
Corano, XLIV, 4. <“durante la quale è stabilito ogni saggio decreto”, così la tra-
duzione UCOII>.

66
‘Ā’isha (che Allāh sia soddisfatto di lei!) ha riportato che aveva in-
teso il Profeta (la benedizione e la pace di Allāh siano su di lui!) dire:
“Allāh riversa abbondantemente il Bene in quattro notti: la notte del
sacrificio135 (Laīlatu-l-‘AṢḥā), la notte della Rottura [del digiuno di
Ramaḍān] (Laīlatu-l-Fiṭr), la notte di mezzo di Sha‘bān nella quale
vengono scritti [i nomi di] coloro che moriranno [durante l’anno] e si
determina ciò che è necessario alla sussistenza di ciascuno come anche
chi farà il pellegrinaggio e, infine, la notte di ‘Arafa, <tutto questo>
fino all’appello della preghiera [dell’alba]”.
Secondo Ibrāhīm Ibn Abū’īḥ, a queste notti si deve aggiungere
quella del venerdì.
Secondo Abū Hurayra (che Allāh sia soddisfatto di lui!), il Profeta
(la benedizione e la pace di Allāh siano su di lui!) ha detto: “Jibrīl (su
di lui la pace!) mi ha <preso> la notte di mezzo di Sha‘bān dicendomi:
«Oh Muḥammad, leva la testa al cielo!». Gli domandai: «Cosa c’è in
questa notte?», ed egli mi rivelò: «In questa notte Allāh (gloria a Lui!)
apre trecento Porte della Misericordia: Egli perdona chi non gli asso-
cia alcunchè, eccetto lo stregone e l’indovino, chi persiste a bere il vi-
no, chi pratica l’usura e l’adulterio, perché ad essi Egli non perdona
finché non si pentono». Quando un quarto della notte fu passato, Jibrīl
(su di lui la Pace!) scese e mi disse: «Oh Muḥammad, leva la testa!».
Sollevai la testa ed ecco che le Porte del Paradiso erano aperte e alla
prima Porta un Angelo proclamava: «La Felicità torna verso chi
s’inchina [per pregare] in questa notte!». Alla seconda Porta un Ange-
lo proclamava: «La Felicità torna verso chi si prosterna [per pregare]
in questa notte!». Alla terza Porta un Angelo proclamava: «La Felicità
torna verso chi fa delle suppliche (ad’iya) in questa notte». Alla quarta
Porta un Angelo proclamava: «La Felicità torna verso chi pratica il
Ricordo (dhikr) in questa notte!». Alla quinta Porta un Angelo pro-
clamava: «La Felicità torna verso chi piange, in questa notte, a causa
del timore che egli prova per Allāh!». Alla sesta Porta un Angelo pro-
clamava: «La Felicità torna verso coloro che sono sottomessi (musli-
mūn), in questa notte!». Alla settima Porta un Angelo proclamava:
«C’è qualcuno che chiede, affinché la sua domanda sia esaudita?».
All'ottava Porta un Angelo proclamava: «C’è qualcuno che chiede

135
<vedi nota 76>.

67
perdono, affinché il perdono gli sia accordato?». Chiesi <allora>: «Per
quanto tempo queste Porte resteranno aperte?». E Jibrīl: «Dall'inizio
della notte fino al levare dell’aurora»”, e aggiunse: «O Muḥammad,
Allāh (che Egli sia esaltato!), in questa notte, affranca dal Fuoco tante
genti quanti sono i peli dei montoni dei Kalb!»”136.

La notte dell’Immunità:
i motivi per cui si chiama in questo modo
Si dice che <è chiamata> “Notte dell’Immunità” perché contiene
due tipi di immunità: quella degli sventurati (‘ashqiyā’) all’incontro
con il Misericordioso e quella dei Santi (awliyā’) dall’abbandono
dell’Amico137.
Si riporta che l’Inviato di Allāh (la benedizione e la pace di Allāh
siano su di lui!) disse: “Quando arriva la notte di mezzo di Sha‘bān,
Allāh “scruta” in profondità le sue creature; perdona i Credenti, accor-
da una delazione ai miscredenti e calma l’odio dei rancorosi fino a
quando essi lo invocano”.
Si dice che in Cielo ci sono due notti di festa per gli Angeli, così
come ci sono in Terra due giorni di festa per i Musulmani; le feste de-
gli Angeli si celebrano la notte dell’Immunità e del Valore, quelle dei
Credenti il giorno della Rottura del Digiuno e il giorno del Sacrificio.
Le festa degli Angeli hanno luogo di notte perché essi non dormono
<mai> mentre le feste dei Credenti hanno luogo di giorno perché di
notte essi dormono.
Si dice che la Saggezza risiede nel fatto che Allāh (che Egli sia e-
saltato!) ha reso manifesta la Notte dell’Immunità e ha occultato la

136
<Ancora, si riporta a proposito della notte di mezzo di Sha‘b…n, che “i nomi di
coloro che moriranno entro l’anno, secondo una diffusa credenza popolare, sono
impressi sulle foglie che cadono, in tale notte, dall’albero del Paradiso e, per ultimo,
poiché in questa stessa notte All…h rimette ai fedeli i loro peccati, è tradizione tra-
scorrerla nei luoghi santi, compiendo atti di devozione” (da Ibn Ba¥¥uta, I viaggi, ed.
Einaudi, 2006, p. 40, n. 68)>.
137
<Credo si intenda che gli ‘ashqiy…’ (nel senso di disgraziati, sventurati, infelici),
nella notte benedetta di mezzo del mese di Sha‘b…n, sono resi immuni dal Castigo di
All…h grazie alla Misericordia di Questi; gli awliy…’ sono invece resi immuni
dall’essere abbandonati dal loro Amico, ossia da All…h>.

68
Notte del Valore138 perché la Notte del Valore è quella della Miseri-
cordia, del Perdono e dell’affrancamento dal Fuoco; Allāh (che Egli
sia glorificato e magnificato!) l’ha occultata perché essa non divenga
oggetto di conversazione.
Egli ha reso manifesta la Notte dell’Immunità perché è la Notte del-
la Sentenza (Hukm), del Decreto (Qadā’), la Notte della Collera o del-
la Soddisfazione, la Notte del Gradimento o del Rigetto, dell’“arrivo”
o dell’“arresto” davanti all’ostacolo, la Notte della Felicità o della Di-
sgrazia, della Generosità e della Purezza.
Durante questa notte uno è accolto e l’altro rigettato, uno è ricom-
pensato e l’altro castigato, uno è onorato e l’altro escluso, uno riceve il
suo salario e l’altro ne viene privato. Quanti sudari sono lavati, mentre
quelli che sono destinati a riceverli si affaccendano nei mercati (sūq)!
Quante tombe sono scavate mentre coloro che esse accoglieranno si
cullano in dolci illusioni! Quante dimore sono <pronte> a ricevere
<coloro che le abiteranno>, quando invece la morte andrà a prelevarli!
Quanti servitori sperano nella Ricompensa, mentre sarà il Castigo ad
apparir loro! Quanti servitori sperano nella gioia, mentre sarà la dispe-
razione ad apparir loro! Quanti sperano nel Paradiso, mentre sarà il
Fuoco da apparir loro! Quanti sperano nell’Unione, mentre non otter-
ranno che Separazione! Quanti sperano nei benefici, mentre non otter-
ranno che disgrazie! Quanti desiderano possedere, mentre non avranno
nulla!
Si racconta che Ḥasan al-Baṣrī (che Allāh gli faccia Misericordia!)
uscì di casa il giorno di mezzo del mese di Sha‘bān e che il suo viso
somigliava a quello di uno che fosse stato messo nella cassa da morto
e poi sotterrato. Una persona gli domandò cosa fosse successo ed egli
rispose: “C’è qualcuno la cui imbarcazione (safīna)139 sia stata rotta da
una disgrazia più grande della mia?”. “Perché dici questo?”, gli si do-
138
La notte di mezzo di Sha‘b…n è determinata in maniera precisa, mentre non lo è
quella del Valore. Certi collocano quest’ultima obbligatoriamente nel mese di Ra-
maÿ…n, altri nelle ultime dieci notti di questo mese e specialmente nelle notti dispari,
altri infine la collocano al di fuori di Ramaÿ…n (è il caso di Ibn ‘Arab† e dell’Emiro
‘Abd al-Q…dir al-Jaz…’ir†). Si festeggia esteriormente la ventisettesima notte di Ra-
maÿ…n, poiché numerose sono le tradizioni che riferiscono tale data (vedi a tal pro-
posito il Commentario del Corano di Qurtub†).
139
L’imbarcazione (saf†na) simboleggia sovente le opere o il lavoro spirituale.
<Saf†na è anche una delle denominazioni dell’Arca di Noè (vedi Perego, op. cit., p.
208.)>.

69
mandò, ed egli: “Mentre i miei peccati sono una certezza, io tremo nel
non sapere se le mie buone azioni saranno accettate o rifiutate”.

La preghiera che conviene


nella notte di mezzo di Sha‘bān
La preghiera che conviene nella notte di mezzo di Sha‘bān può va-
riare da cento a mille raka‘āt, dove in ciascuna rak‘a si recita dieci
volte “Dì: Lui, Allāh, è Uno” (sūra al-Ikhlās o at-Tawḥīd, n.112). Cia-
scuna preghiera è detta “la preghiera del Bene” e le benedizioni che ne
conseguono sono molte. I Pii Antichi (as-Salaf) compivano questa
preghiera in comune; trovavano in essa numerose virtù e abbondanti
ricompense.
Si riporta che Ḥasan al-Baṣrī (che Allāh gli faccia Misericordia!)
disse: “Trenta tra i Compagni del Profeta (la benedizione e la pace di
Allāh siano su di loro!) mi hanno raccontato che chiunque, in questa
notte, pratica questa preghiera, Allāh volgerà verso di lui il Suo sguar-
do settanta volte e ciascuno sguardo lo soddisferà in settanta bisogni di
cui il più piccolo è il Perdono”.
Si raccomanda di praticare questa preghiera anche nelle quattro
notti dell’anno in cui è bene vegliare, e che abbiamo menzionato
quando abbiamo trattato delle virtù del mese di Rajab; questo affinché
chiunque la pratichi ne riceva quel beneficio, grazia e ricompensa che
le sono proprie.

La notte di mezzo di Sha‘bān

L’Imām Rāzī, nel suo Tafsīr Kabīr, ha detto: “Questa notte si carat-
terizza per cinque cose:
- il frazionamento di ogni saggio comandamento: Allāh (che Egli sia
esaltato!) ha detto: “In essa è frazionato ogni Comandamento sag-
gio”140;
- l’eccezionale merito acquisito con le opere di adorazione

140
<Vedi nota 140>.

70
compiute in questa notte: il Profeta (la benedizione e la pace di Allāh
siano su di lui!) ha detto: “Colui che prega in questa notte cento ra-
ka‘āt, Allāh gli invierà cento Angeli: trenta per annunciargli il Paradi-
so, trenta per rassicurarlo in merito al castigo del Fuoco, trenta per te-
nergli lontane le avversità di questo basso mondo e dieci per respinge-
re da lui i tranelli di Shayṭān”;
- l’ottenimento del Perdono: l’Inviato di Allāh (la benedizione e la pa-
ce di Allāh siano su di lui!) ha detto: “In questa notte Allāh perdona
tutti i musulmani, eccetto l’indovino (kāhin), il mago (sāḥir), chi è
colmo d’odio (mushāhin), chi persiste nel bere vino (mudminu khamr),
chi disobbedisce ai propri genitori (āqq li-l-wālidayn) e chi persiste
nell’adulterio (musir alā-z-zinā’)”;
- in questa notte, Allāh ha accordato al Suo Inviato (la benedizione e la
pace di Allāh siano su di lui!) la totalità dell’Intercessione (tamāmu-
sh-Shafā’a), perché nella notte del 13 di Sha‘bān, il Profeta (la bene-
dizione e la pace di Allāh siano su di lui!), aveva domandato
l’intercessione per la sua comunità ottenendone un terzo, così pure la
notte del 14 di Sha‘bān ottenendone due terzi, infine, l’aveva doman-
data ancora nella notte del 15 ottenendone la totalità; eccetto chi sfug-
ge da Allāh come un cammello fuggiasco;
- in questa notte di mezzo di Sha‘bān, gli angeli incaricati di scrivere
le azioni <buone e cattive> degli uomini depositano i libri e ne comin-
ciano di nuovi.

La seconda <metà> del mese di Sha‘bān

L’Inviato di Allāh (la benedizione e la pace di Allāh siano su di


lui!) ha detto: “Giunti alla metà del mese di Sha‘bān, non digiunate
più”. In questa seconda metà del mese, è unicamente raccomandato
digiunare l’ultimo lunedì del mese perché Allāh concede il perdono a
chi digiuna. Tuttavia bisogna dire che il Profeta (la benedizione e la
pace di Allāh siano su di lui!) affermò: “Che nessuno di voi faccia
precedere il Ramaḍān da uno o due giorni di digiuno, tranne che se
digiuna abitualmente, in tal caso che egli digiuni“. Di fatto, dunque, è
buona regola digiunare, come detto, l’ultimo lunedì del mese se non si
trova negli ultimi due giorni di Sha‘bān.

71
Il Mese di Ramaḍān

L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pace!) ha


detto, nell’ultimo giorno di Sha‘bān: “ O genti! Un mese magnifico e
benedetto è vicino; un mese nel quale vi è una notte che è meglio di
mille mesi141; un mese nel quale il digiuno è un’obbligazione stabilita
da Allāh, e la veglia in preghiera un’eccellenza”.
“Colui che, nel corso di questo mese, si avvicinerà ad Allāh con un
buon carattere, sarà considerato come se avesse assolto
un’obbligazione oltre a quella del digiuno, e colui che avrà assolto
un’obbligazione sarà considerato come se avesse assolto settanta ob-
bligazioni oltre a quella del digiuno”.
“Questo è il mese della pazienza; e la ricompensa della pazienza è
il Paradiso. Questo è il mese del dono; è un mese nel quale le <forze>
dei credenti aumentano. E’ un mese il cui inizio è misericordia, il pe-
riodo di mezzo perdono, e la fine affrancamento dal Fuoco
[dell’Inferno]”.
“In questo mese praticate con abbondanza queste quattro cose: con
due di esse renderete soddisfatto il vostro Signore e dalle altre due non
potete dispensarvi:
- Le prime due sono l’attestazione che non vi è altro dio se non Allāh,
e che voi domandiate perdono.
- Le altre due, che vi sono indispensabili, sono che domandiate il Pa-
radiso e che cerchiate protezione presso Allāh contro il Fuoco
[dell’Inferno]”.
“Ogni giorno di questo mese, Allah affranca dal Fuoco un milione
di esseri, e allorquando giunge la ventisettesima notte, Allāh ne af-
franca quanti ne ha affrancati dall’inizio del mese”.
“Quando giunge la notte della rottura del digiuno, gli angeli si atti-
vano e l’Imperioso [Allāh] si manifesta nella Sua Luce, benché non-
possano descriverla quelli che [La vedono], e dice agli angeli che sono
in festa: “O assemblea di angeli! Qual è la ricompensa dell’operaio
che ha compiuto quanto affidatogli?”. “Che gli sia corrisposto il suo
salario”, rispondono gli angeli. Allāh dice allora: “Siate testimoni che

141
Cfr. Corano, XCVII.

72
li ho perdonati!”.
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pace!) ha
detto ancora: “Vi è giunto il Ramaḍān! E’ un mese di benedizione.
Allāh <fa scendere la sua Misericordia e con essa vi avvolge>. Egli
<non guarda>142 ai peccati ed esaudisce le richieste. Egli vi osserva
mentre rivaleggiate nell’obbiettivo <di mostrare il meglio di voi stes-
si> e se ne vanta con i Suoi angeli. Mostrate ad Allāh il meglio di voi
stessi, perché è ben disgraziato colui che viene privato della Miseri-
cordia di Allāh, il Potente, il Maestoso”.
In verità, il Paradiso è tappezzato ed ornato dagli inizi del mese di
Ramaḍān. Allorquando arriva la prima notte del mese di Ramaḍān, un
vento chiamato al-Muthīra soffia da sotto il Trono <e si sente il fru-
scio> delle foglie degli alberi del giadino del Paradiso, mentre i bat-
tenti delle porte del Paradiso si scuotono e percuotono producendo un
suono del quale non se ne intende uno più bello!”. Allāh dice allora:
“O Ridwān! Apri le porte del Paradiso ai digiunatori della Comunità di
Muḥammad (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pace!). O Mālik!
Blocca loro le porte dell’Inferno. O Jibrīl! Scendi sulla terra, lega i
demoni ribelli, metti loro una gogna e gettali in mare affinché non cor-
rompano la Comunità digiunante di Muḥammad (che Allāh preghi su
di lui e gli dia la Pace!).
“In ogni notte del mese di Ramaḍān, Allāh ordina ad un araldo di
chiamare per tre volte: «C’è chi domanda, affinché possa esaudire
quanto chiede? C’è chi si pente, affinché possa tornare a Lui? C’è chi
supplica perdono, affinché lo perdoni? Chi impegna (i suoi interessi)
presso il Ricco piuttosto che l’indigente; presso il Fedele della Parola
data piuttosto che l’oppressore?».
Le Ḥūr143 dicono: “O nostro Signore! In questo mese donaci degli
sposi tra i Tuoi servitori affinché possiamo essere un conforto per loro
e loro per noi!”. In effetti, non vi è servitore che avendo digiunato un
giorno di Ramaḍān Allāh non lo sposi ad una Ḥawrā’144, sotto una
tenda di perle, come Allāh, il Potente, il Maestoso ha detto: “e Ḥūr che
vivono ritirate sotto tende”145. Ciascuna di queste Ḥūr veste con set-

142
<Nel testo décharge, scarica>.
143
<vedi nota 73>.
144
<sing di ð™r>.
145
Corano LV, 72.

73
tanta colori differenti ed odora di settanta profumi differenti. Al servi-
zio di ciascuna di loro ci sono settantamila serve e settantamila servi
ognuno con un piatto d’oro con sopra del cibo dal gusto diverso per
ogni boccone. Ciascuna di queste Ḥūr possiede settanta letti di giacin-
to rosso, imbottiti di settanta materassi, dove ciascuno di questi letti è
ricoperto di settanta stoffe di broccato e di settanta veli. Lo sposo di
ogni Ḥawrā’ avrà altrettanto, siederà su letti di giacinto rosso impre-
ziosito di perle e vestirà due braccialetti d’oro. Tutto quanto sopra sarà
la ricompensa per ogni giorno di digiuno di Ramaḍān, senza contare
l’ulteriore ricompensa per le opere buone compiute dal digiunato-
re”146.

I meriti del mese di Ramaḍān

L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pace!) ha


detto: “Allāh, la cui Gloria e Maestà sono proclamate, ha detto: «Tutte
le azioni dell’uomo appartengono all’uomo, tranne il digiuno, perché
quello è per Me e sono Io la sua ricompensa!»147.
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pace!) ha
detto: “Se i servitori sapessero quale valore ha Ramaḍān, si augure-
rebbero che fosse Ramaḍān tutto l’anno!”.
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pace!) ha
detto: “Sono state date alla mia Comunità, nel mese di Ramaḍān, cin-
que cose che non sono mai state date a nessun altro profeta prima di
me:
- La prima è che, quando arriva la prima notte del mese di Ramaḍān,
Allāh, il Potente, il Sublime, volge il Suo sguardo verso le genti della
mia Comunità; e coloro verso i quali Egli volge il Suo sguardo non
saranno da Lui tormentati;

146
Sul senso esoterico delle ð™r promesse ai credenti e sulla descrizione degli ele-
menti che sono loro propri, vedi per esempio “Le commentare ésotérique de la Sou-
rate al-W…qi’a” di cui lo Shaykh Mu¡¥af… (che All…h sia soddisfatto di lui!) ha dato
la traduzione in Etudes Traditionnelles N. 434 di novembre- dicembre 1972.
147
A proposito del senso esoterico di questo |adith, vedi “Sur les Secrets du Jeûne”,
estratto del capitolo 71 delle Fut™|…t, tradotto dallo Shaykh Mu¡¥af… (che All…h sia
soddisfatto di lui!). Vedi anche “L’Enseignement sur le sens du Jeûne”, Etudes Tra-
ditionnelles, N. 369 del gennaio-febbraio 1962.

74
- La seconda è che l’alito dei digiunatori, quando viene la sera, è più
profumato, presso Allah, dell’odore del muschio;
- La terza è che gli angeli chiedono il perdono per coloro che digiuna-
no ogni giorno ed ogni notte;
- La quarta è che Allāh ordina al Paradiso: «Preparati, abbellisciti per i
Miei servi, che ben presto si riposeranno dalle pene di questo basso
mondo, nella Mia Dimora e Generosità;
- La quinta è che quando viene l’ultima notte, Allāh perdona tutti <co-
loro che hanno digiunato nel mese di Ramaḍān>».
E’ detto che la radice della parola Ramaḍān (Rā’, Mīm, þād) signi-
fica “bruciare, accendere, infiammare”: questo mese si chiama dunque
così perché brucia e consuma i peccati dei servitori di Allāh148.
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pace!) ha
detto: “Chi digiuna il mese di Ramaḍan, conoscendo e rispettando con
attenzione le regole del digiuno, questi espia il suo passato”149.
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pace!) ha
detto anche: “Le cinque preghiere, da venerdì al venerdì seguente, da
Ramaḍān al Ramaḍān seguente, espiano tutto ciò <che di male avete
fatto tra essi>, se evitate i grandi peccati”.
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pace!) ha
detto: “Chi invoca Allāh durante Ramaḍān, Egli lo perdona e chi for-
mula delle ad‘iya150, non <perderà>(le sue speranze)”; “Per ogni servo
credente che prega in una notte di Ramaḍān, per ogni prostrazione,
Allāh iscrive millecinquecento buone azioni e gli eleva in Paradiso
una dimora di giacinto rosso con sessantamila porte d’oro”.
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pace!) ha
detto: “Mettetevi in forza con il pasto di suḥūr151 in vista del digiuno
della giornata, e con il riposo (nel corso della giornata) in vista della
veglia notturna (qiyām)”.

148
<Vedi anche Kazimirski, I, p. 925>. Sul significato sacro del nome Ramaÿ…n,
vedi “Le culte en Ramaÿ…n”, traduzione dello Shaykh Mu¡¥af… (che All…h sia soddi-
sfatto di lui!).
149
Sulle regole del digiuno, vedi “Le Jeûne”, esposizione della dottrina malikita,
traduzione dello shaykh Mu¡¥af… (che All…h sia soddisfatto di lui!).
150
<Pl. di du‘…’>.
151
<Il pasto dell’alba>.

75
A proposito del suḥūr
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pace!) ha
detto: “Mangiate al suḥūr (in vista del digiuno) perché in esso vi è una
benedizione”; “Venite ad un pasto benedetto!”; “Allāh dispensa Mise-
ricordia a coloro che fanno il suḥūr”; “Il suḥūr è tutta benedizione,
non lo trascurate, prendete piuttosto un sorso d’acqua, perché Allāh ed
i Suoi Angeli pregano su coloro che lo fanno”; “Quale buon suḥūr, per
il credente, quello fatto con i datteri!”.

A proposito del sonno

L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pace!) ha


detto: “Il sonno del digiunatore è opera pia, il suo silenzio è lode, le
sue domande sono esaudite e le sue azioni contano doppio”.
Tuttavia le regole del digiuno dicono di non dormire troppo: “E’
biasimevole (makrūh) dormire troppo durante la giornata di digiuno,
come fa la maggioranza delle persone dalle minime aspirazioni; que-
sto sonno è una detestabile abitudine nella quale si rifugiano gli schia-
vi del ventre e dei piaceri”.

A proposito della rottura del digiuno

L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pace!) ha


detto: “Il digiunatore prova due gioie; una alla fine della giorno, quan-
do gioisce della rottura del digiuno, l’altra quando all’incontro con il
suo Signore, egli gioirà del suo digiuno”152.
“Allāh, il Potente, il Maestoso, ama tre cose: l’affrettarsi a rompere
il digiuno (quando è venuto il tempo), il ritardare il suḥūr (al termine
del suo tempo), ed anche il metter le due mani una sull’altra durante la
preghiera”.

152
Vedi a questo proposito il capitolo 71 delle Fut™|…t.

76
“Allāh, il Potente, il Maestoso, ha detto: «Il servo che preferisco è
quello più rapido nel rompere il digiuno»”
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pace!) a-
mava rompere con tre datteri o con qualunque cosa che il fuoco non
avesse toccato. Diceva: “Quando uno di voi rompe, che rompa con un
dattero perché in ciò c’è benedizione, e se non lo trova allora che rom-
pa con dell’acqua perché in ciò c’è purificazione”.
“In verità, al momento della rottura, colui che digiuna <ha diritto ad
una du‘ā’> che Allāh non può respingere”. Al momento della rottura è
raccomandato dire: «Allāhumma, in verità ho digiunato per Te, ho
creduto in Te, mi sono affidato a Te, ho rotto il digiuno con un Tuo
dono, perdona dunque i miei peccati passati e futuri»153.
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pace!) ha
detto: “Chi fornisce di che rompere a colui che digiuna, dandogli del
cibo e delle bevande che siano leciti, gli angeli pregano su di lui nel
mese di Ramaḍān e Jibrīl gli stringerà la mano nella Notte del Desti-
no”. “O Inviato di Allāh, domandò un uomo, e per colui che non ha di
che offrire un pasto?”, il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la
Pace!): “Che offra un boccone”, e l’altro: “E se non ha neppure quel-
lo?”, “Un sorso d’acqua”, concluse il Profeta (che Allāh preghi su di
lui e gli dia la Pace!). Il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la
Pace!) diceva: “La migliore delle elemosine è quella fatta durante il
mese di Ramaḍān”.
Si riporta che il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pa-
ce!) era il più generoso degli uomini, e lo era ancor di più nel mese di
Ramaḍān. Nelle notti di questo mese, infatti, Jibrīl faceva visita al Pro-
feta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pace!) e questi gli sottopo-
neva la recitazione del Corano, e dopo ogni visita, egli diventava più
generoso del vento che porta la pioggia benefica.

‫ﺖ‬ َ ِ‫ﺖ َو َﻋﻠَﻴ‬


ُ ‫ﻛ ْﻠ‬‫ﻚ ﺗَـ َﻮ‬ ُ ‫ﻚ َآﻣْﻨ‬ َ ِ‫ﺖ َوﺑ‬ُ ‫ﺻ ْﻤ‬
َ ‫ﻚ‬ َ َ‫ﻢ ﻟ‬ ‫ ُﻬ‬‫أَﻟﻠ‬
153

ِ ِ
ُ ‫ﺧ ْﺮ‬ َ‫ﺖ َوَﻣﺎ أ‬
‫ت‬ ُ ‫ﻣ‬ْ ‫ت ﻓَﺎ ْﻏﻔ ْﺮِﱄ َﻣﺎ ﻗَﺪ‬ َ ‫َو َﻋﻠَﻰ ِرْزﻗ‬
ُ ‫ﻚ أَﻓْﻄَْﺮ‬

77
La gravità della rottura ingiustificata

L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pace!) ha


detto: “Colui che senza un valido motivo (di quelli prospettati dalle
regole del digiuno), senza essere ammalato, rompe il digiuno nel corso
della giornata (del mese di RamāṢān), un digiuno di un secolo intero
non basterà a riscattarlo”;
“Mi fu mostrato, in una visione, della gente sospesa per i tendini
dei piedi, gli angoli della bocche lacerati e colanti sangue. Domandai:
“Chi sono costoro?”. Mi fu risposto: “Sono coloro che hanno rotto il
digiuno senza che fosse lecito!”;
“I membri della mia Comunità non saranno umiliati fin tanto che
rispetteranno il Ramaḍān”. Disse allora uno: “O Profeta di Allāh, cosa
può attirare su di loro l’umiliazione?”. “Il commettere un delitto, fare
del male, bere del vino, commettere adulterio; il Ramaḍān di chi fa ciò
non sarà accettato! Allāh, i Suoi Angeli e le Genti del Cielo lo maledi-
ranno fino all’anno seguente; e se muore prima di giungere al
Ramaḍān successivo (beneficiando così della grazia che esso apporta)
non avrà alcuna opera buona presso Allāh!”, rispose.

Le preghiere di Tarāwiḥ

L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pace!) ha


detto: “In verità, Allāh vi ha imposto il digiuno di Ramaḍān ed io <vi
esorto> alla veglia <in questo mese> (qiyām). Colui che digiuna di
giorno e veglia di notte, con fede e speranza della ricompensa, si mon-
derà dei propri peccati e tornerà ad essere come era il giorno in cui sua
madre l’ha messo al mondo”.
‘Alī ha detto di ‘Umar (che Allāh sia soddisfatto di entrambi!):
“‘Umar non ha stabilito i Tarāwiḥ che dopo aver sentito un ḥadith che
gli ho trasmesso; in effetti ho inteso l’Inviato di Allāh (che Allāh pre-
ghi su di lui e gli dia la Pace!) dire: «In verità attorno al Trono di Al-
lāh vi è un posto chiamato “il Recinto Sacro” fatto di luce. In questo
luogo si trovano degli angeli di cui solo Allāh, il Potente, il Sublime,
può contare il numero. Essi adorano Allāh di una venerazione che non

78
si interrompe per neppure una sola ora. Quando giungono le notti di
Ramaḍān, questi angeli domandano al loro Signore il permesso di
scendere sulla terra e vanno a pregare con i figli di Adamo. Ogni
membro della Comunità di Muḥammad che li tocca o che è toccato da
loro, beneficia di un favore tale che non sarà mai più in seguito <colto
da sventura>»”. (Nell’intendere ciò) ‘Umar disse allora: “Se è così,
noi ne abbiamo più diritto di chiunque altro!”. Infine riunì le genti per
i Tarāwiḥ e ne stabilì l’usanza (sunna)”.
Si tramanda che ‘Alī, uscendo <di casa> la prima notte di Ramaḍān
e sentendo recitare il Corano nelle moschee, disse : “Che Allāh illumi-
ni la tomba di ‘Umar come egli ha illuminato le moschee con <la let-
tura> del Corano!”.
Sull’esempio del Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la Pa-
ce!) è raccomandato recitare il Corano per intero nel corso del mese di
Ramaḍān. L’eccellenza è quella di terminare questa lettura nella Notte
del Destino. Chi partecipa alle preghiere Tarāwiḥ154 in comune bene-
ficia inoltre del merito della recitazione integrale del Corano durante
la preghiera <obbligatoria>.
L’Inviato di Allāh (che Allāh gli accordi la Sua Grazia unitiva e la
Sua Grazia pacificatrice!) ha detto : “Jibrīl (su di lui la pace!) mi ha
detto: «O Muḥammad! Colui che ha compiuto il Ramaḍān e non vi ha
trovato in esso il perdono, che Allāh lo allontani!». «Amīn», risposi”.

Esortazione dello Shaykh ‘Abd al-Qādir al-Jīlānī


(che Allāh sia soddisfatto di lui!)

«E’ detto che nella Notte del Destino gli angeli salutano le genti
dell’obbedienza e non salutano quelli della disobbedienza; così gli op-
pressori non hanno per loro il saluto degli angeli, parimenti chi vive di
beni illeciti, chi rompe i legami con la propria famiglia, il calunniato-
re, l’accaparratore dei beni degli orfani; anche questi non ricevono il
saluto degli angeli.

154
<Generalmente nelle preghiere Tar…wi| in comune viene recitato dall’im…m della
moschea almeno una volta il Corano per intero. Colui dunque che partecipa a queste
Tar…wi| beneficia personalmente di questa recitazione come se l’avesse compiuta da
solo>.

79
E quale disgrazia è più grande di questa?
Questi sventurati passano un mese, il cui inizio è misericordia, la
metà perdono, la fine affrancamento dal Fuoco, lasciandosi sfuggire la
possibilità di ottenere il saluto degli angeli del Signore dei servitori sia
ribelli che virtuosi!
(O sventurato!) <Ciò avviene> unicamente per il tuo allontana-
mento dalla Misericordia e per il fatto che sei tra le genti dell’empietà,
in accordo con lo Shayṭān, e che sei già ornato del triste abbigliamento
di coloro che seguono il cammino verso l’Inferno? <Tutto ciò> avvie-
ne per il tuo allontanamento, quello stesso che deriva dall’essere scar-
tato da coloro che seguono il cammino verso il Paradiso. Questo av-
viene perché sei emigrato lontano da Colui che è il Maestro dei favori
e dei benefici!
Il mese di Ramaḍān è il mese della purezza, il mese del saldo delle
promesse, il mese di coloro che si ricordano, di coloro che sono pa-
zienti, di coloro che sono sinceri. Se questo mese (provvidenziale) non
ha influenza sul tuo cuore portandolo a correggersi, all’abbandono del-
la disobbedienza verso il suo Signore, se non ti porta a rigettare cattivi
ed i criminali che frequenti, allora cosa dunque potrà correggere il tuo
cuore? Quale bene si può sperare per te? Che <un poco di esso> ri-
manga in te? Quale beneficio speri <di avere facendo> così?
<Sii ricettivo>, o sventurato, a ciò che si apre a te e ti risveglia dal
tuo sonno e dalla tua incuratezza. Considera ciò che ti ha reso <ricetti-
vo> e passa il resto del mese contrito e pentito, gioisci del <fatto che
puoi domandare il> perdono e gioisci dell’obbedienza, può essere che
sarai tra coloro cui vengono accordate la clemenza e la misericordia.
<Piangendo> a grandi lacrime, fai i tuoi addii, piangi sulla tua anima
colpita dall’indigenza, dalla cattiveria e dalle lamentazioni.
Quanti digiunatori non digiunano al di fuori di questo mese, e di
coloro che vegliano nella notte non vegliano oltre questo mese!
L’operaio riceve il suo salario quando ha teminato il suo lavoro, ed
ecco che noi abbiamo terminato il nostro. Come vorrei sapere se i no-
stri digiuni e le nostre veglie sono state accettate o rigettate in faccia!
Come amerei conoscere chi tra noi è tra i graditi così da fargli le no-
stre felicitazioni, e chi tra noi è tra i respinti così da fargli le nostre
condoglianze. L’Inviato di Allāh (che Allāh gli accordi la Sua Grazia
unitiva e la Sua Grazia pacificatrice!) ha detto in effetti: “Capita so-

80
vente che il digiunatore non ottenga dal suo digiuno altro che fame e
sete, e capita sovente che colui che veglia non ottenga dalla sua veglia
altro che il fatto di restare sveglio!”.
Che il saluto di Pace sia su di te, o Mese del Digiuno!
Che il saluto di Pace sia su di te, o Mese della Veglia in Preghiera!
Che il saluto di Pace sia su di te, o Mese della Fede!
Che il saluto di Pace sia su di te, o Mese del Corano!
Che il saluto di Pace sia su di te, o Mese delle Luci!
Che il saluto di Pace sia su di te, o Mese del Perdono e della Gra-
zia!
Che il saluto di Pace sia su di te, o Mese dell’Elevazione e della Li-
berazione dagli Abissi!
Che il saluto di Pace sia su di te, o Mese degli Adoratori pentiti!
Che il saluto di Pace sia su di te, o Mese dei Conoscitori!
Che il saluto di Pace sia su di te, o Mese degli Assidui <al proprio
dovere di adoratori del Loro Signore>!
Che il saluto di Pace sia su di te, o Mese della Sicurezza, tu sei per i
ribelli una Prigione e per i pii una Intimità!
Che il saluto di Pace sia sui lumi e le fiamme che risplendono155,
sugli occhi che vegliano e sui pianti che scendono, sui miḥrāb illumi-
nati, sulle lacrime che sgorgano e si espandono, sugli spiriti che si ele-
vano da cuori consumati!
Allāhumma! Ponici tra coloro il cui digiuno e la cui preghiera sono
accettati, e le cui cattive azioni sono sosituite da quelle buone; tra co-
loro che Tu, per la Tua Misericordia, introduci in Paradiso elevandoli
di grado!
O più Misericordioso dei misericordiosi!».

Richiamo su due punti


delle regole del digiuno in Ramaḍān

L’intenzione di digiunare:
Fra le quattro obbligazioni imposte al digiunatore, la prima è
l’intenzione (niyya) di digiunare. Questa intenzione, interiore o formu-

155
<“nelle case in cui viene vissuto il Ramaÿ…n con Fede”, intendo>.

81
lata a parole, deve essere pronunciata prima del levarsi del sole (fajr).
Se l’intenzione è formulata nella notte, molto prima del levarsi del so-
le, è necessario essere coscienti che essa non diverrà effettiva che al
momento dell’alzarsi del sole. Una sola intenzione di digiunare per
l’intero mede di Ramaḍān, formulata prima dell’inizio del mese, è suf-
ficiente per la validità del digiuno in tutti i giorni del mese.
Il viaggio durante il mese di Ramaḍān:
Estratto dalla Risāla del Qayrawānī: «Colui che compie un viaggio
in cui le preghiere devono essere abbreviate (cioè si allontana per una
distanza di più di ottanta chilometri del volo di un uccello156 dal punto
di partenza), può rompere il digiuno anche se non ve ne è necessità. E’
tenuto poi a compensarlo. Ma noi, malikiti, preferiamo continuare il
digiuno se non vi è necessità di romperlo».
Estratto dal capitolo 71 delle Futūḥāt: «Quando qualcuno è in stato
di viaggio (durante il Ramaḍān), deve obbligatoriamente digiunare un
numero equivalente di giorni (rimpiazzando quelli non fatti durante il
mese), che abbia rotto il digiuno a motivo del viaggio o che non
l’abbia rotto. Tale è il nostro pensiero su questo punto, mentre altri
Dottori della Legge non obbligano a recuperare altrettanti giorni di
digiuno se non quelli che si sono effettivamente persi <per il viag-
gio>».
Ne conviene concludere che solo inevitabili ed indispensabili moti-
vi di viaggio possono essere presi in considerazione per poter essere in
diritto di sperare di viaggiare senza danni durante il mese di Ramaḍān.
Secondo l’ḥadith già citato, l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su
di lui e gli dia la Pace!) ha detto in effetti: “Colui che senza un motivo
valido, senza malattia, rompe il digiuno nel corso di una giornata di
Ramaḍān, il digiuno di un secolo intero non basterà a compensarlo!”.

La ventisettesima notte: La Notte del Destino

Fu mostrato all’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia


la pace!) la notevole età raggiunta dalle genti vissute prima di lui;
sembrava così che l’età delle genti della sua comunità fosse troppo

156
<Si intende cioè in linea d’aria>.

82
breve per potersi permettere di raggiungere il numero di <buone> a-
zioni ottenute dalle altre genti. Allāh allora gli donò la Notte del De-
stino che è “migliore di mille mesi”157.
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) par-
lò ai suoi Compagni di quattro uomini dei Banū Isrā’īl che avevano
adorato Allāh per ottant’anni senza mai disobbedirGli neppure per il
tempo di un battito delle ciglia: disse chi erano: “Ayyūb, Zakariyā,
Hazqīl e Yūcha’ ben Nūn (su di loro la pace!)”. I Compagni rimasero
stupefatti. Venne allora Jibrīl (su di lui la Pace!) e disse al Profeta (che
Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!): “O Muḥammad! Tu e i tuoi
Compagni vi stupite dell’adorazione di queste persone per un tempo di
ottant’anni senza che mai disobbedissero ad Allah neanche per la du-
rata di un battito delle ciglia, quando Allāh ti ha inviato di meglio!?” e
gli recitò fino al termine la sūra “In verità Noi l’abbiamo fatto discen-
dere nella Notte del Destino” (Corano, n. 97)158. “Questa è preferibile
a ciò per cui, tu e i tuoi Compagni, vi stupite!”. Il Profeta allora si ral-
legrò di tutto questo159.
E’ riportato che il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pa-
ce!) era preoccupato per la sua comunità. Allāh (che Egli sia esaltato!)
gli disse: “O Muḥammad! Non rattristarti perché non lascerò la tua
Comunità in questo basso mondo senza donargli il grado dei Profeti;
sui Profeti (su di loro la preghiera e la pace!) sono discesi gli Angeli
con lo Spirito, il Messaggio, la Rivelazione ed i Prodigi; con gli Ange-
li è sceso altrettanto sulla tua Comunità [o Muḥammad] nella Notte
del Destino, a motivo del Mio Saluto di Pace e della Mia Misericor-
dia!”.
Il Corano fu fatto discendere per intero sulla Tavola Custodita nella
Notte del Destino nel mese di Ramaḍān, ed è stato collocato nella Ca-
sa della Gloria Potente, nel più basso dei Cieli. Infine Jibrīl (sia di lui

157
E’ il versetto 3 della s™ra Al-Qadr (n. 97, “Il Destino”).
158
Vedi “Le commentaire Esotérique” di questa s™ra tradotto dallo Shaykh Mu¡¥af…
(che All…h sia soddisfatto di lui!), Etudes Traditionnelles n. 416 di novembre-
dicembre 1969.
159
<In effetti la Notte del Destino, valendo 1000 mesi, equivale a più di 80 anni del-
la vita di un uomo e dunque più del tempo di adorazione dei quattro uomini dei Ban™
Isr…’†l citati>. Vedi anche su questo argomento: Les étapes mystiques du Shaykh
Ab™ Sa’id, p. 341

83
la pace!) lo rivelò a Muḥammad (che Allāh preghi su di lui e gli dia la
pace!) <gradualmente>160 lungo un arco di tempo di ventitré anni161.
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha
detto: “Quando viene la Notte del Destino, Allah, il Potente, il Mae-
stoso, dà degli ordini a Jībrīl (su di lui la pace!), questi allora discende
(sulla terra) con una scorta di angeli. Essi recano con sé uno stendardo
verde che issano sul punto più alto della Ka‘ba. Jibrīl ha cento ali, di
cui due non dispiega che in questa notte e che si estendono da oriente
a occidente. In questa Notte Jibrīl con i suoi angeli porgono il salām a
tutti i musulmani che, in piedi o seduti, pregano o invocano. Essi [gli
angeli] serrano le loro mani e rispondono “Amīn” alle loro [dei mu-
sulmani] richieste, ed è così fino al levare del sole. Allora Jibrīl chia-
ma: “O popolo degli Angeli! La partenza! La partenza!162”ed essi ri-
spondono: “O Jibrīl! Cosa fa Allāh delle richieste dei credenti della
Comunità di Aḥmad?”. “Allāh ha considerato i credenti163 in questa
Notte, poi ha fatto loro grazia e li ha perdonati, salvo quattro catego-
rie”. Il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) precisò poi
queste quattro categorie: “Quella di colui che persiste nel bere vino;
quella di colui che disobbedisce ai propri genitori; quella di colui che
rompe i legami con i parenti e quella di colui che è pieno d’odio , cioè
di colui che si separa (dai suoi, dal suo gruppo ---)”.
Ibn ‘Abbās (che Allāh sia soddisfatto di lui!) ha riportato che allor-
quando arriva la Notte del Destino, Allāh (che Egli sia glorificato e
magnificato!) ordina a Jibrīl di scendere sulla terra accompagnato dai
settantamila angeli abitanti del “Loto del Limite”. Essi recano con loro
degli stendardi di luce. Quando arrivano sulla terra, Jibrīl e gli angeli
issano i loro stendardi in quattro luoghi: sulla Ka‘ba, sulla tomba del
Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!), sulla moschea di
Gerusalemme e su quella del monte Sinaī. Infine Jibrīl ordina ai suoi

160
<Nel testo francese “étoile par étoile”. Riportiamo dall’osservazione di un fratel-
lo: «Probabilmente il traduttore francese può essere stato tratto in inganno
dall’espressione naggiama che presenta la stessa radice di najm, “stella”. Il significa-
to è dunque “gradualmente” e non 'stella per stella' (che anzi è 'cosmologicamente'
scorretto, in quanto le 'stelle' si situano al di sopra del cielo più basso)»>.
161
Vedi “Initiation et Réalisation Spirituelle” dello Shaykh ‘Abd al-W…hid (che
All…h sia soddisfatto di lui!), cap. 31 e 32 e particolarmente la nota 1 a pagina 214.
162
<Nel senso che è ora del ritorno>
163
<Intendendo che ha considerato le loro richieste>

84
angeli di disperdersi. Allora non vi è più alcuna casa, luogo, camera o
nave in cui si trovi un credente o una credente, senza che vi arrivi un
angelo, eccetto che vi sia un cane o un porco o del vino o un adultero
o una rappresentazione figurativa164.[Eccetto questi luoghi, negli altri],
gli angeli lodano Allāh, Lo santificano, attestano la Sua Unità e Gli
domandano perdono per la Comunità di Muḥammad (che Allāh preghi
su di lui e gli dia la pace! ) e questo fino al momento del fajr in cui
essi risalgono in Cielo. Gli abitanti del più basso dei cieli li [gli angeli]
accolgono e domandano loro: “Da dove venite?”. “Eravamo sulla terra
perché questa è la Notte del Destino della Comunità di Muḥammad
(che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace! ). E ancora gli abitanti del
più basso dei cieli: “Cosa fa Allāh di loro e dei loro bisogni?”. Jibrīl:
“Allāh ha perdonato i virtuosi e ha accolto la loro intercessione in fa-
vore dei malvagi!”. Allora gli abitanti del più basso dei cieli elevano
la voce lodando, santificando e facendo l’elogio del Signore dei Mon-
di come riconoscenza di quanto Egli ha accordato in perdono e soddi-
sfazione a questa Comunità. Infine gli abitanti del più basso dei cieli
accompagnano gli angeli fino al secondo cielo e così di seguito fino al
settimo cielo. Allora Jibrīl dice: “O abitanti dei Cieli, tornate!” e gli
abitanti di ciascun cielo riprendono il loro posto. Quando gli angeli
arrivano al “Loto del Limite”, gli abitanti di questo luogo domandano
loro: “Dove eravate?” e gli angeli rispondono nello stesso modo con
cui hanno risposto agli abitanti di ciascun cielo, e allora tutto il “Loto
del Limite” risuona di lode e santificazione, e [queste lodi e santifica-
zioni] vengono sentite dal Paradiso al-Ma’wā, quindi dal Paradiso an-
Na‘īm, quindi dal Paradiso dell’‘Eden, poi dal Firdaws e poi dal Tro-
no di ar-Raḥmān. Il Trono, a sua volta, eleva la voce lodando [Allāh],
attestando l’Unità Divina, e tutto ciò per riconoscenza al Signore dei
Mondi per quanto ha donato a questa Comunità. Allora Allāh, il Po-
tente, il Sublime domanda, benché sia il più sapiente: “O Mio Trono!
Perché elevi la tua voce?” E quello risponde: “Mio Dio! Ho saputo
che Tu nella notte che è trascorsa, hai perdonato i virtuosi e hai accol-
to la loro intercessione in favore dei malvagi!”. “Dici il Vero, o Mio
Trono! E [ancora] riservo alla Comunità di Muḥammad delle genero-

164
<intendendo un disegno o qualcosa di simile, che non sia astratto>.

85
sità che alcun occhio ha mai visto, né orecchio mai sentito, e che non
sono mai giunte allo spirito d’alcun uomo!”.
E’ stato riportato che nella Notte del Destino, Jibrīl non lascia alcun
credente senza rendergli il salām con la mano, dicendogli “Se sei
nell’obbedienza, allora che il salām sia su di te con l’accettazione ed il
beneficio165 (iḥsān). Se sei nella disobbedienza (per quanto tu sia cre-
dente), allora che il salām sia su di te con il perdono. Se dormi, che il
salām sia su di te con la soddisfazione. Se sei nella tomba, che il sa-
lām sia su di te con il riposo ed i profumi (paradisiaci)166”.
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha
detto: “Cercate la Notte del Destino fra le notti dispari e nell’ultima
decade del mese di Ramāḍan”167. L’Inviato di Allāh ha anche detto: “I
segni della Notte del Destino sono che essa è pura e brillante come se
vi fosse luna piena, profondamente pacifica e serena, senza che faccia
caldo o freddo. Fino al mattino non viene lanciata alcuna stella caden-
te (contro i demoni che sono incatenati). Al mattino il sole si leva dol-
ce e senza raggi, come la luna in una notte di luna piena; e in quel
giorno non è permesso allo Shaytān di levarsi con il sorgere del so-
le”168.
‘Ā’ishā (che Allāh sia soddisfatto di lei!) ha detto: “Domandai: «O
Inviato di Allāh! Se so che è la Notte del Destino, cosa devo recita-
re?». L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)
rispose: “Dì: «Allāhumma, Tu sei indulgente, Tu ami il perdono,
fammi grazia!»”169. E’ raccomandato moltiplicare questa domanda nel
corso della Notte del Destino.
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha
detto: “Colui che passa la Notte del Destino in preghiera (qāma Layla-
tu-l-Qadr170) con fede e speranza di ricompensa, gli sono perdonati
tutti i peccati precedenti”.

165
<L’accettazione del bene compiuto ed il conseguente beneficio da parte di All…h
(che Egli sia esaltato!)>.
166
Cf. Corano LVI, 89.
167
Vedi Etudes Traditionnelles, n. 416 di novembre-dicembre 1969.
168
Vedi Etudes Traditionnelles, n. 416 di novembre-dicembre 1969, p. 261, nota 4.
‫ﲏ‬ ‫اﻟﻌ ْﻔﻮا ﻓﺎﻓْـ َﻌ‬
َ ‫ﺐ‬  ‫ﻮ ُِﲢ‬ ‫ﻚ َﻋ ُﻔ‬
َ ‫ﻢ إِﻧ‬ ‫ ُﻬ‬‫أَﻟﻠ‬
169

170
<q…ma = alzarsi (Vedi Perego, op. cit., p. 191); si intende dunque alzarsi e rima-
nere in preghiera (durante la Notte del destino)>.

86
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha
detto anche: “Colui che compie le ṣalāwāt ‘ishā’ e maghrib accorpate
ha preso la sua parte della Notte del Destino e colui che recita la sūra
al-Qadr è come se avesse recitato un quarto del Corano”.
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha
detto: “Colui che prega nella Notte del Destino due raka‘āt, recitando
in ciascuna la Fātiḥa (1 volta) e l’Ikhlas (7 volte) e aggiunga al termi-
ne <dopo il saluto finale> 70 volte la formula «Domando perdono ad
Allāh e a Lui ritorno»171, non si rialzerà dal suo posto senza che Allāh
lo abbia perdonato, lui e i suoi genitori, e Allāh invierà degli angeli in
Paradiso per piantare degli alberi per lui, e non lascerà questo basso
mondo senza prima aver visto tutto ciò”.
L’Imām Abū Laīth ha detto: “La preghiera più corta nella Notte del
Destino è composta di due raka‘āt, e la più lunga di mille raka‘āt, in
ciascuna delle quali si recita la sūra Fātiḥa (1 volta), la sūra al-Qadr
(1 volta) e la sūra al-Ikhlāṣ (3 volte), chiudendo con il salām ogni
gruppo di due raka‘āt, pregando sul Profeta (che Allāh preghi su di lui
e gli dia la pace!) e quindi rialzandosi e così di seguito fino a che si è
completato quanto deciso (che si tratti di 100 raka‘āt, o di meno o di
più).
In questa notte è possibile la preghiera surerogatoria svolta in co-
mune, come anche tutte le preghiere particolari nelle altre notti impor-
tanti dell’anno.

‫ب إِﻟَْﻴﻪ‬ ِ ‫أ‬
ُ ‫َﺗﻮ‬
ُ ‫َﺳﺘَـ ْﻐﻔ ُﺮ اﷲَ َوأ‬
171
ْ

87
Il Mese di Shawwāl

L'inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha


detto: “Il Digiuno ed il Corano intercedono per il servitore. Il digiuno
dice: «Signore, gli ho vietato il cibo e la bevanda durante il giorno,
accetta la mia intercessione a suo riguardo». Il Corano dice: «Signore,
gli ho tolto il sonno durante la notte, accetta la mia intercessione a suo
riguardo». Col permesso di Allāh, il Digiuno e il Corano intercedono
dunque per il servitore".

La prima notte

L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha


detto: "La notte della Rottura del Digiuno è chiamata la Notte dei Do-
ni172 (Laylatu-l-Jāizah) a causa delle ricompense che Allah accorda in
abbondanza.”
L'Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha
detto: "Colui che veglia le notti delle Feste (la Festa della Rottura del
Digiuno e la Festa dei Sacrifici), con desiderio di ricompensa, il suo
cuore non morirà il giorno in cui moriranno i cuori."
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha
detto: "A colui che vivifica cinque notti, è dovuto il Paradiso:
- La Notte di Tarwiya173, ottava del mese di Dhū-l-ḥijja
- La Notte di ‘Arafa, nona del mese di Dhū-l-ḥijja
- La Notte dei Sacrifici, decima del mese di Dhū-l-ḥijja174
- La Notte della Rottura del Digiuno
- La Notte di mezzo di Sha‘bān.
In questa notte si pronuncia il triplice takbīr a causa della Preghiera

172
<Così nel testo francese, mentre dall’arabo il termine è tradotto con “ricompen-
se”>.
173
<Il giorno che segue (yawmu t-tarwiya) è così chiamato perché tarwiya significa
“abbeverata” (yawmu t-tarwiya diventa allora “il giorno dell’abbeverata”). In effetti,
un tempo i pellegrini facevano in questo giorno scorte d'acqua prima del pellegri-
naggio vero e proprio.
174
<vedi nota 76>.

88
della Festa. E’ raccomandato ripeterlo frequentemente: dopo le pre-
ghiere obbligatorie o surerogatorie, camminando, stando seduti o di-
stesi e soprattutto alla mattina da quando si lascia l’abitazione per an-
dare alla Preghiera della Festa fino al momento in cui l'imām arriva
per la preghiera. In seguito lo si ripete durante la khuṭba dell’imām.
L'Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha
detto: "Ornate le vostre feste col takbīr”.
La formula piu’ semplice del takbīr consiste nel ripetere 3 volte
“Allāh è il Più Grande!”.
E’ più lodevole impiegare la formula completa: “Allāh è il Più
Grande! (3 volte). Non c’è divinità se non Allāh! Allah è il Più Grande
(2 volte)! A Lui la Lode!”175.

Il primo giorno
(giorno della Festa della Rottura del Digiuno)

Prima della Preghiera della Festa che ha luogo durante la mattina, è


obbligatorio aver versato la Zakāt al-Fiṭr.
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha
detto: "Il digiuno di Ramaḍān è sospeso tra il cielo e la terra e non
viene elevato se non con la Zakāt al-Fiṭr ".
Ibn ‘Umar riporta che l'Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui
e gli dia la pace!) ordinò di pagare la Zakāt al-Fiṭr prima di recarsi
alla Preghiera della Festa.
Ibn ‘Abbās ha detto: “Per colui che la assolve prima della Preghiera
della Festa, essa è una elemosina che gode del Gradimento <Divino>;
per colui che la assolve dopo la Preghiera della Festa essa è solamente
una elemosina tra le altre”.
La Zakāt al-Fiṭr diventa obbligatoria a partire dall'alba del Giorno
della Festa, ma è concesso distribuirla ai poveri un giorno o due pri-
ma176.
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha

175
ْ ‫ ِﻪ‬‫ اﷲ اﷲُ أَ ْﻛ َﱪ اﷲُ أَ ْﻛ َﱪ َوﻟِﻠ‬‫اﷲُ أَ ْﻛ َﱪ اﷲُ أَ ْﻛ َﱪ اﷲُ أَ ْﻛ َﱪ ﻻَ إِﻟـَﻪَ إِﻻ‬
‫اﳊَ ْﻤﺪ‬
176
<Essa generalmente consiste nel pagamento di un pasto per ogni componente
della famiglia soggetta a zak…t>.

89
detto che la Zakāt al-Fiṭr consiste in: quattro mudd di frumento o di
orzo177 per ciascuno, piccolo o grande che sia, libero o schiavo, uomo
o donna, ricco o povero. Quanto al ricco, Allāh lo purifica, e quanto al
povero, Allāh gli renderà più di quanto ha donato”.
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!), in-
terrogato a proposito del seguente versetto: «Avrà successo chi si sarà
purificato, e avrà ricordato il Nome di Allāh e compiuto la ṣalāt»178,
rispose: “Questo versetto fu rivelato per la Zakāt al-Fiṭr “.
Lo Shaykh ‘Abd al-Qādir al-Jīlānī (che Allāh sia soddisfatto di lui!)
insegna che secondo la Sunna la Zakāt al-Fiṭr ha per scopo di perfe-
zionare il digiuno compiuto. È una riparazione ed una espiazione per
gli errori che il digiunatore ha potuto commettere in futilità, volgarità,
menzogne, maldicenze, calunnie o perché si è nutrito di cibi o ha usu-
fruito di proventi economici <di provenienza> dubbia od ancora in
ragione di sguardi inconsiderati. Questa zakāt è una forma di penti-
mento e di domanda di perdono. È una riparazione per il digiunatore
come lo sono le due prosternazioni compiute dopo la preghiera per
ripararne gli errori e le dimenticanze179.

I meriti del primo giorno di Shawwāl


L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha
detto: “Quando arriva la mattina del Giorno della Rottura, Allāh man-
da i Suoi angeli in tutti i paesi. Essi discendono sulla terra e rizzandosi
all'inizio di ogni strada, gridano, di una voce che viene sentita da tutti
quelli che Allāh ha creato eccetto gli uomini e gli ajnun: "Oh, Genti
della Comunità di Muḥammad! Uscite ed andate verso un Signore Ge-
neroso! Egli dà in abbondanza e perdona i peccati!”
“Vi è stata ordinata la veglia durante la notte e voi avete vegliato;

177
<Il mudd è una misura per i cereali>. Quattro mudd equivalgono circa ad un chi-
logrammo e mezzo di couscous o di riso crudo.
178
Cor. LXXXVII, 14-15, <traduz. UCOII>.
179
Nessuno è esentato dall’obbligo di versare questa zak…t e la sua scadenza dura
così a lungo che non può non essere versata. La zak…t al-Fi¥r non dispensa eviden-
temente da eventuali compensazioni per i giorni di digiuno di Ramaÿ…n, né da even-
tuali espiazioni per le infrazioni alle regole del digiuno. Vedere a questo proposito la
traduzione fatta dal M. Vâlsan delle Regole del Digiuno secondo il rito m…likita.

90
vi è stato ordinato il digiuno durante il giorno e voi avete digiunato;
voi avete obbedito al vostro Signore: prendete dunque le vostre ricom-
pense!”
E quando le genti arrivano al loro luogo di preghiera, Allāh, il Po-
tente, il Maestoso, dice agli angeli: “Qual è la ricompensa dell'operaio
quando ha finito il suo lavoro"? Gli angeli rispondono: «Oh nostro Dio
e nostro Signore, la sua ricompensa è che Tu gli dia il suo salario!».
Allāh dice allora: "Vi prendo a testimoni, o Miei angeli, che ho ricom-
pensato il loro digiuno del mese di Ramaḍān e la loro veglia con la
Mia soddisfazione ed il Mio perdono!” Poi Allāh dice: “O Miei servi-
tori! DomandateMi perché, per la Mia Potenza e la Mia Maestà, non
Mi chiederete alcuna cosa per la vostra vita futura, durante <la pre-
ghiera incomune della Festa di oggi>, senza che Io non ve l’accordi,
né alcuna cosa per la vostra vita quaggiù senza che Io non ve la riser-
vi. Per la Mia Potenza, nasconderò i vostri passi falsi finché voi sarete
vigili verso di Me, e per il Mio Potere e la Mia Maestà non vi farò
provare vergogna <di voi stessi>, né vi collocherò tra quelli che hanno
violato i Miei limiti. <Tornate alle vostre case> perdonati, perchè ave-
te ricercato la Mia soddisfazione ed Io sono soddisfatto di voi!"
Un messaggero declama allora: “Il Vostro Signore non vi ha dun-
que perdonato? Tornate dunque <con il cuore> ben diretto alle vostre
abitazioni; questo giorno è quello dei regali ed in Cielo esso è chiama-
to "Il Giorno dei Doni".
E’ stato tramandato che Allāh (che Egli sia esaltato!) ha creato il
Paradiso il Giorno della Rottura del Digiuno, in quello stesso giorno
ha piantato l’albero Tūbā180 ed ha scelto Jibrīl (su di lui la pace!) per
trasmettere la Rivelazione ed è ancora in quel giorno che i maghi del-
Faraone sono stati perdonati.
In questo Giorno di Festa, come in quello della Festa dei Sacrifici,
è sunna trovarsi e gioire insieme. Quando il Profeta (che Allāh preghi
su di lui e gli dia la pace!) giunse a Medina, gli abitanti del luogo usa-
vano trovarsi e divertirsi insieme due giorni all’anno. L’Inviato di Al-
lāh disse: “In verità, Allāh ha scambiato i vostri due giorni con quello
della Rottura del Digiuno e quello dei Sacrifici”.
Un giorno di festa, Abū Bakr si era stupito nell’intendere dei canti

180
<Il nome T™b… è legato all’idea di beatitudine>.

91
nella casa di sua figlia ‘A’īsha. Il Profeta (che Allāh preghi su di lui e
gli dia la pace!) gli disse: “O Abū Bakr! Ciascun popolo ha i suoi
giorni di festa ed oggi è per noi la nostra Festa!”.
‘A’īsha (che Allāh sia soddisfatta di lei!) ha detto: “Era un giorno
di festa dei neri (abissini) ed essi eseguivano dei giochi con lance e
scudi. L’Inviato di Allāh di sua propria iniziativa, ma anche in risposta
ad una mia domanda, mi disse: «Vuoi vedere questi giochi?». «Sì»,
risposi. Allora egli mi fece accostare a sé, la mia guancia contro la sua,
e (agli abissini) disse: «Iniziate!»”.

La preghiera della Festa

Prima di andare alla Preghiera della Festa si esegue la grande ablu-


zione in onore del Giorno e della Preghiera della Festa; ci si orna degli
abiti piu’ belli e ci si profuma del miglior profumo che si ha (salvo le
donne che non devono profumarsi quando si recano fuori casa.)
È raccomandato portare le donne ed i bambini alla Preghiera della
Festa.
Non conviene recarsi a questa preghiera senza avere mangiato un
poco. L'Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)
non usciva in questo giorno senza avere mangiato qualche dattero, in
numero dispari. È vietato digiunare in questo giorno.
Sull’esempio del Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pa-
ce!) è raccomandato andare alla preghiera per una strada pronunciando
la Lode ad Allāh, facendo il takbīr e ritornando per una strada diffe-
rente rispetto all’andata.
La mattina prima della Preghiera è raccomandato recitare quattrocento
volte: “Non c’è altro Dio che Allāh! Lui Solo! Senza associati! A Lui
il Regno e a Lui la Lode ! Egli fa vivere ed Egli fa morire, e Lui è il
Vivente che non muore mai! Nella Sua Mano è il Bene ed Egli è Po-
tente su ogni cosa!”181
L'Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)
compiva le due raka‘āt della Preghiera della Festa senza farne altre

‫اﳊَ ْﻤ ُﺪ‬
ْ ُ‫ﻚ َوﻟَﻪ‬ َ ‫ اﷲُ َو ْﺣ َﺪﻩُ ﻻَ َﺷ ِﺮ‬‫ﻻَ إِﻟـَﻪَ إِﻻ‬
ُ ‫ﻳﻚ ﻟَﻪُ ﻟَﻪُ اﻟْ ُﻤ ْﻠ‬
181

‫ﻞ َﺷ ْﻲ ٍء ﻗَ ِﺪﻳﺮ‬ ‫اﳋَِﲑُ َوُﻫ َﻮ ﻋﻠﻰ ُﻛ‬ ْ ِ‫ﻮت ﺑِﻴَ ِﺪﻩ‬


ُ ُ‫ﻲ ﻻ َﳝ‬ َ‫اﳊ‬ ْ ‫ﻴﺖ َوُﻫ َﻮ‬ ِ ِ
ُ ‫ُﳛﻲ َوُﳝ‬

92
surerogatorie né prima né dopo. Quando rientrava a casa, compiva al-
lora due raka‘āt <surerogatorie>.
La Preghiera della Festa è obbligatoria. Colui che manca a questa
preghiera fatta in comune deve assolverla da solo: consiste in due ra-
ka‘āt fatte a voce alta e con questi particolari:
- nella prima rak‘a, dopo il takbīr di sacralizzazione, si pronunciano
sette altri takbīr; tra il takbīr di sacralizzazione ed il secondo takbīr, è
raccomandato recitare: «Ho rivolto il mio viso verso Colui che ha se-
parato i Cieli e la Terra»182; tra ciascuno degli altri takbīr, è racco-
mandato recitare: «Gloria ad Allāh! Lode ad Allāh! Non c’è divinità
se non Allāh e Allāh è il Più Grande!»183.
- nella seconda rak‘a, si aggiungono al takbīr abituale cinque altri ta-
kbīr e tra ognuno di essi è raccomandato recitare: «Gloria ad Allāh!
Lode ad Allāh! Non c’è divinità se non Allāh e Allāh è il Piu’ Gran-
de!».
L'eccellenza vuole che si alzino le mani ad ogni takbīr. In caso di
dimenticanza dei takbīr sopradetti, conviene fare due prosternazioni di
riparazione prima del saluto finale.
Secondo una tradizione è raccomandato recitare:
- nella prima rak‘a, la Fātiḥa e la sūra al-Qāf (Cor. L).
- nella seconda rak‘a, la Fātiḥa e la sūra al-Qamar (Cor. LIV).
Secondo un'altra tradizione invece:
- nella prima rak‘a, la Fātiḥa e la sūra al-A‘lā (Cor. LXXXVII);
- nella seconda rak‘a, la Fātiḥa e la sūra al-Ghāshiya (Cor.
LXXXVIII).
E’ tuttavia lodevole recitare in ciascuna raka‘āt la Fātiḥa ed una
sūra di propria scelta.
Dopo la Preghiera della Festa si pregano quattro raka‘āt recitando:
- nella prima: la Fātiḥa (1 volta), la sūra al-A‘lā (1 volta);
- nella seconda: la Fātiḥa (1 volta), la sūra ash-Shams (Cor. XCI) (1
volta);
- nella terza: la Fātiḥa (1 volta), la sūra aḍ-Ḍuḥā (Cor., XCIII) (1 vol-
ta);

182 ِ ‫ ِﺬي ﻓَﻄَﺮ اﻟﺴﻤﻮ‬‫ﺟﻬﺖ وﺟ ِﻬﻲ ﻟِﻠ‬ ‫و‬


‫ات َواﻷَْرض‬ ََ َ َْ ُ ْ َ
183
‫ اﷲ َواﷲُ أَ ْﻛ َﱪ‬‫ ِﻪ ﻻَ إِﻟـَﻪَ إِﻻ‬‫اﳊَ ْﻤ ُﺪ ﻟِﻠ‬
ْ ُ‫ُﺳْﺒﺤﺎ َن اﷲ‬

93
- nella quarta: la Fātiḥa (1 volta), la sūra Ikhlāṣ (Cor. CXII)(7 volte)

Il digiuno in Shawwāl

E’ vietato digiunare il primo giorno di Shawwāl perché è il Giorno


della Festa della Rottura del Digiuno di Ramaḍān.
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha
detto: "Colui che compie del digiuno surerogatorio quando deve anco-
ra compensare qualche giorno di Ramaḍān, questo digiuno non viene
accettato (come surerogatorio) fino a che non sia terminato quello di
Ramaḍān”.
L'Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha
detto: “Chi digiuna nel mese di Ramaḍān e digiuna ancora di seguito
sei giorni (di Shawwāl ) ciò vale, per lui, come un digiuno perpetuo”.
Egli ha anche detto: “Digiunare sei giorni dopo la (Festa della) Rot-
tura vale come <un digiuno di> un anno intero, perché chi compie
un’opera buona gli vengono conteggiate <per dieci>”184.
L'Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha
detto anche a proposito di questo digiuno: “Il digiuno del mese di
Ramaḍān vale dieci mesi ed i sei giorni di Shawwāl valgono due me-
si, ciò vale il digiuno di un anno”.
Ha detto anche: “Chiunque digiuna in Ramaḍān e fa seguire sei
giorni di digiuno in Shawwāl si purifica dai suoi peccati e ridiventa
puro come il giorno in cui sua madre lo mise al mondo”.
Gli ‘ulamā’ dicono che è preferibile compiere questo digiuno di sei
giorni dal 2 al 7 di Shawwāl , ma che vale comunque scegliere anche
altri giorni, di seguito o separati, comunque tra il 2 e la fine del mese.

184
30 giorni di Ramaÿ…n + 6 giorni di Shaww…l = 36 giorni x 10 volte = 360 gior-
ni. Lo Shaykh ‘abd al-W…|id appunta in una nota che la media del numero di giorni
dell’anno solare (360) e quelli dell’anno lunare (355) danno il valore della circonfe-
renza che è 360.

94
Il Mese di Dhū-l-Qa‘da
Dhū-l-Qa‘da è il terzo dei quattro mesi sacri dell’anno. L'Inviato di
Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto: “Chi di-
giuna tre giorni di un mese sacro: un giovedì, venerdì e sabato in se-
quenza, Allāh gli conteggia per ogni giorno un adorazione di novecen-
to anni”.
Egli disse pure: “Chi digiuna tre giorni di un mese sacro, Allāh lo
allontanerà dal Fuoco per una durata di settecento anni”.
Ha anche detto: “Il digiuno di tre giorni di un mese sacro equivale
al digiuno di trenta giorni di un altro mese <non sacro>, e il digiuno di
un giorno di Ramaḍān equivale al digiuno di trenta giorni di un mese
sacro”.
E’ raccomandato digiunare il venticinque di Dhū-l-Qa‘da perché in
questo giorno la Ka‘ba, primo punto della terra, è emersa dal caos.

95
Il Mese di Dhū-l-Ḥijja

Le virtù eccellenti del giorno di‘Arafa.

Allāh (che Egli sia glorificato e magnificato!) ha detto: “In questo


giorno ho reso perfetta per voi la vostra religione (dīn). Ho riversato
su di voi l’integralità della Mia Grazia e Mi è piacuto donarvi l’Islām
come religione (dīn)”185.
Questo versetto è stato rivelato ad‘Arafa mentre gli altri versetti
della sūra, chiamata “La Tavola Imbandita” (al-Mā’ida), sono stati
rivelati a Medina.
La Sua Parola (che Egli sia esaltato!): “In questo giorno ho reso
perfetta per voi la vostra religione (dīn) --- “ riguarda le prescrizioni
legali della religione (Sharī‘a) che determinano il lecito e l’illecito.
“ --- Ho riversato su di voi l’integralità della Mia Grazia --- “ - que-
sta Grazia che discende su di voi e proviene da Me - indica che nessun
miscredente o associatore può trovar posto nel vostro trovarvi ad ‘Ara-
fa.
“ --- Mi è piacuto donarvi l’Islām come religione (dīn) --- “ vuol di-
re: ho trovato migliore per voi la religione dell’Islām.
Questo versetto scese nel giorno di ‘Arafa, nel luogo stesso di ‘Ara-
fa, in occasione del Pellegrinaggio d’Addio (Ḥajj al-Wadā‘). Dopo
questa Rivelazione, l'Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli
dia la pace!) visse ancora ottantuno giorni poi Allāh (che Egli sia esal-
tato!) lo riprese <con Sé> nella Sua Misericordia e Soddisfazione. Tut-
to ciò ci è stato trasmesso da ‘Abd Allāh Ibn ‘Abbās (che Allāh sia
soddisfatto del padre e del figlio!) e da altri commentatori coranici.
Muḥammad Ibn Ka‘b al-Qa‘zī (che Allāh gli faccia Misericordia!)
stimò che questo versetto discese nel momento della presa della Mec-
ca.
Ja‘fār aṣ-Ṣādiq (che Allāh gli faccia Misericordia!) spiega che le
parole: “ ---in questo giorno --- “ sono un allusione all’“Invio” (Ba‘th)
del Profeta verso le creature e dunque alla sua Missione profetica (Ri-

185
Corano, V, 3.

96
sāla).
Si dice anche che le parole “ ---in questo giorno --- “ fanno allusio-
ne alla pre-eternità (azal), che l’integralità della Grazia corrisponde ai
tempi e che la Soddisfazione significa la post-eternità (abad)186.
Si dice anche che la perfezione effettiva della religione si <realiz-
za> con due cose: la conoscenza di Allāh (ma‘rifat Allāh) – che Egli
sia esaltato! – e la conformità alla Tradizione (Sunna) dell’Inviato di
Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!).
Secondo un altro punto di vista, la perfezione della religione consi-
ste nello stato di sicurezza (amn)187 e di vuoto <ontologico> (fa-
rāgh)188 perché nella misura in cui Allāh (che Egli sia esaltato!) si in-
carica di te e tu di conseguenza ti senti al sicuro, puoi consacrarti inte-
ramente ad adorarLo.
Secondo altri, la perfezione della religione consiste nel rinunciare
all’impiego della forza (ḥawla) e della potenza (quwwa) e
nell’abbandonare tutto per volgersi verso Colui al quale tutte le cose
appartengono.
Si stima anche che la perfezione della religione consiste nella “re-
stituzione” del Pellegrinaggio al giorno di ‘Arafa. Ai tempi
dell’ignoranza, in effetti, gli Arabi compivano il Pellegrinaggio ogni
anno in mesi differenti. Allāh (che Egli sia glorificato!) ha ristabilito il
compimento di questo rito in un momento unico, lo ha reso obbligato-
rio e ha rivelato le Parole: “ ---in questo giorno ho reso perfetta per voi
la vostra religione (dīn)---“.
Quanto alla parola dīn (religione), Allāh (che Egli sia glorificato!)
gli ha dato numerosi significati nel Corano: fra questi quello per cui è
assimilata al dunyā (il basso mondo) quando <Allāh (che Egli sia glo-
rificato!)> dice: “ --- ché altrimenti non avrebbe potuto trattenere suo
fratello nel rispetto della legge (dīn) del re ---“189. Dīn ha qui il senso
186
La pre-eternità (azal) significa che All…h “è” prima diogni inizio; la post-eternità
(abad) significa che Egli “sussiste” dopo ogni fine. Vedi C.A.Gilis, op. cit., p. 198.
187
<Dalla stessa radice AMN che esprime le idee di fermezza, costanza, fede, fedel-
tà, sincerità, verità. Vedi Perego, op. cit., p. 34>.
188
<Anche inazione, inoperosità. Vedi Perego, op. cit., p. 77>.
189
Corano, XII, 76. Questo versetto è relativo allo “stratagemma” impiegato dal pro-
feta Y™suf (Giuseppe) per tenere in Egitto il suo fratello più giovane. <Lo strata-
gemma fu quello di chiedere cosa prevedesse la legge quale punizione per il furto.
La legge egiziana, infatti, non consentiva che si potesse ridurre in schiavitù un indi-
viduo colpevole di furto>.

97
di “vita di questo mondo” (dunyā), abitudine (‘āda), condotta di vita
(sīra).
Questa parola ha anche il senso di “conteggio” (calcolo, stima -
ḥisāb -); così, quando Egli (che Egli sia glorificato e magnificato!) di-
ce: “ --- questa è la Religione (Dīn) immutabile ---“190 vuol dire: que-
sto è il Conteggio giusto.
Dīn può anche significare “retribuzione” (jazā’) quando Egli (che
Egli sia glorificato e magnificato!) dice: “In quel giorno, Allāh paghe-
rà la retribuzione (dīn) che spetta loro di diritto---“191, cioè gli darà la
giusta (‘ādal) retribuzione.
Ancora, può significare “decreto <divino>” (ḥukm) quando Allāh
(che Egli sia glorificato e magnificato!) dice: “--- e non siate presi da
compassione (ra’fa) a riguardo di quei due192, nel rispetto del Decreto
(dīn) di Allāh ---“. In questo versetto dīn significa legge.
In altri passaggi, il termine significa “festa” come ad esempio nella
Parola Divina (che Egli sia glorificato e magnificato!): “Allontanati da
coloro che prendono la loro Religione (dīn) come un gioco, un diver-
timento ---“193.
Talvolta riveste il senso di “Preghiera legale” (Ṣalāt) o di “Elemo-
sina legale” (Zakāt), come nella Parola Divina (che Egli sia glorificato
e magnificato!): “ --- che praticano la Preghiera e assolvono
l’Elemosina. Questa è la Religione (Dīn) immutabile”194, o ancora
quello di Resurrezione: “Il Re del giorno della Resurrezione (Dīn)”195.
Nella Parola Divina (che Egli sia glorificato e magnificato!): “ ---
In questo giorno ho reso perfetta per voi la vostra religione (dīn ) ---
“196, il termine ha il significato di “precetti legali” e diventa così sino-
nimo di Sharī‘a (la Legge Sacra).

190
Cor. IX, 36.
191
Cor. XXIV, 25.
192
<nella parte precedente del versetto in questione (XXIV, 2) ci si riferisce al forni-
catore ed alla fornicatrice (az-z…niyyatu wa 'z…ni)>.
193
Cor. VI, 70.
194
Cor. XCVIII, 5.
195
Cor. I, 3.
196
Cor.V, 3.

98
Il significato del versetto “In questo giorno ho reso
perfetta per voi la vostra religione

La Sua Parola (che Egli sia glorificato e magnificato!): “ --- In que-


sto giorno ho reso perfetta per voi la vostra religione ---“, è dovuta al
fatto che Allāh (che Egli sia glorificato e magnificato!) ha rivelato la
totalità <dei Libri precedenti> in una sola volta, ma ha rivelato il Fur-
qān (la Discriminazione) in modo successivo (mutafarriqan)197. Se ci
si chiede quale delle due modalità di rivelazione è la più eccellente, si
deve rispondere che è quella del Corano198. In effetti, quando Allāh
(che Egli sia glorificato e magnificato!) rivelò in una sola volta la tota-
lità della Thorā ai Figli di Israele, essi non ne applicarono che una par-
te perchè <attenersi> a tutti gli ordini ed i divieti che essa conteneva
era per loro penoso: “ – ed essi dissero: «Ascoltiamo ma disobbedia-
mo»”199.
Quanto al Corano200, Allāh (che Egli sia glorificato e magnificato!)
lo ha rivelato poco per volta.
La prima cosa che Allāh impose ai credenti fu di affermare: “Non
vi è divinità se non Allāh e Muḥammad è l’Inviato di Allāh!”; Egli
(che Egli sia glorificato e magnificato!) garantiva il Paradiso a chi
proclamava ciò. I credenti ascoltarono, si sottomisero e obbedirono. In
seguito ordinò loro di compiere due preghiere legali, ognuna composta
di due rak’āt, una prima del sorgere del sole, l’altra dopo il suo tra-
monto. Infine impose le cinque preghiere legali, la preghiera in comu-
ne del venerdì (dopo l’Emigrazione), l’elemosina legale, il digiuno di
‘Ashūrā’ seguito da tre giorni di digiuno ogni mese e finalmente il di-
giuno nel mese di Ramaḍān. La guerra santa (jihād) fu successiva-
mente resa obbligatoria come anche il pellegrinaggio.
Allorquando le ingiunzioni e le obbligazioni furono completate, Al-
lāh (che Egli sia glorificato e magnificato!) rivelò al Suo Inviato (che
Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!), durante il Pellegrinaggio
dell’Addio: “ --- In questo giorno ho reso perfetta per voi la vostra re-
197
Il termine Furq…n proviene dalla radcica FRQ che significa “separare, distinguere,
discriminare”. <Qui, per Furq…n, si intende la rivelazione del Corano avvenuta lungo
l’arco di ventitré anni a Mu|ammad, tramite l’Arcangelo Gabriele>.
198
<Inteso come Furq…n>.
199
Cor. II, 93 e IV, 46.
200
<Inteso come Furq…n>.

99
ligione ---“. Questa rivelazione avvenne di venerdì, il giorno di ‘Arafa
secondo ciò che riporta ‘Umar Ibn al-Kaṭṭāb (che Allāh sia soddisfatto
di lui!). In effetti una volta un giudeo andò a trovarlo e gli disse: “Se
fosse stato rivelato a noi un un versetto che voi recitate e se conosces-
simo quando esso è stato rivelato e dove, noi ne avremmo fatto un
giorno di festa commemorativa”. “E qual è questo versetto?”, doman-
dò ‘Umar (che Allāh sia soddisfatto di lui!). L’altro rispose: “E’ quello
che dice: « --- In questo giorno ho reso perfetta per voi la vostra reli-
gione ---»“. E ‘Umar (che Allāh sia soddisfatto di lui!) aggiunse: “Io
so qual è questo giorno e dove è stato rivelato; è il giorno di ‘Arafa, un
venerdì ed eravamo con l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e
gli dia la pace!). Ogni volta, questo giorno, è per noi una festa e reste-
rà una festa fintantoché ci sarà anche un solo musulmano su questa
terra!”.
Una altra volta, un giudeo disse ad Ibn ‘Abbas: “Se avessimo que-
sto giorno, certamente ne faremmo un giorno di festa!”, e di risposta
Ibn ‘Abbas: “ Ma c’è un giorno di festa più perfetto del giorno di ‘A-
rafa ?”.

Il significato del nome ‘Arafa.

I sapienti non sono unanimi sulle ragioni per le quali il luogo di ‘A-
rafa ha tale nome come anche il <relativo> giorno.
A questo proposito aṢ-þaḥḥāk dice: “In verità, quando Adamo (su
di lui la pace!) discese sulla terra, egli si stabilì in India mentre Ḥawā’
(Eva) a Jadda (Gedda)201. Adamo si mise in cerca della sua sposa ed
ella fece lo stesso. Si incontrarono ad ‘Arafa, il giorno di ‘Arafa e su-
bito si riconobbero (ta‘ārafā): ecco il motivo del luogo e del giorno di
'Arafa202.
Riporta as-Sudī che quando Hājar (Agar)203 mise al mondo Ismā‘īl

201
Su questo argomento, vedi M. Vâlsan: Etudes Traditionnelles, Luglio-Ottobre
1966. M. Vâlsan mette d’altra parte il nome stesso di Jadda (l’Antenata) in rapporto
con Eva, la madre del genere umano.
202
I termini ‘Arafa e ta‘…raf… derivano dalla stessa radice ‘RF il cui significato prin-
cipale è “conoscere”.
203
Serva del Profeta Ibr…h†m e madre del primo dei suoi figli (Ism…‘†l), che la Tradi-

100
(Ismaele) (su di lui la pace!), ella si allontanò da Sāra (Sara)204. Quan-
do Ibrāhīm (Abramo) (su di lui la pace!), che era assente, fu di ritorno,
non vide suo figlio e Sāra gli raccontò ciò che aveva fatto Hājar. Allo-
ra Ibrāhīm si mise subito a cercare ‘Ismā’īl e lo trovò insieme a sua
madre ad ‘Arafa e lo riconobbe (‘arafahu); per questa ragione il luogo
fu chiamato 'Arafa.
Si racconta che il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pa-
ce!) disse: "In verità, Ibrāhīm (su di lui la pace!) si allontanò dalla Pa-
lestina e Sāra, per gelosia, gli fece giurare di non scendere dalla sua
cavalcatura fintantochè non fosse stato di ritorno. Ibrāhīm andò, vide
Ismā‘īl e ritornò. Sāra gli impedì poi di ripartire per un anno, <trascor-
so il quale>, Ibrāhīm le chiese il permesso <di partire nuovamente> e,
accordatoglielo, partì e raggiunse Mecca e le sue montagne. Arrivò
che era notte, <discese da cavallo e>, si mise a correre finché Allāh
(che Egli sia glorificato e magnificato!) lo fermò. Era l’ultimo terzo
della notte, Ibrāhīm si trovava ai piedi del Monte di ‘Arafa. Quando fu
giorno, riconobbe (‘arafa) la contrada ed il cammino <compiuto>. Al-
lāh (che Egli sia glorificato e magnificato!) fece, di questo luogo, un
luogo di riconoscimento (‘Arafa). Ibrāhīm disse quindi: “Allāhumma,
la Tua Casa si trova nel Paese che Ti è piu’ caro e verso il quale si in-
dirizzano i cuori dei musulmani, provenienti da ogni remota contra-
da”205.
Riporta ‘Aṭā’ (che Allāh gli faccia misericordia!) che il nome ‘Ara-
fa deriva dal fatto che Jibrīl (su di lui la pace!), indicando ad Ibrāhīm
(su di lui la pace!) il luogo dove compiere i sacrifici rituali, gli disse:
«Riconosci il posto?» ed egli rispose: «Sì (‘araftu)».
‘Alī Ibn Abī Ṭālib (che Allāh sia soddisfatto di lui!) ha detto: “Al-
lāh (che Egli sia glorificato e magnificato!) inviò Jibrīl ad Ibrāhīm (la
pace sia su entrambi!) ed essi fecero insieme il pellegrinaggio. Arrivati
ad ‘Arafa, Ibrāhīm disse: «Riconosco questo posto! (qad ‘araftu)»;
egli, infatti, vi era già stato precedentemente e per questo motivo il
luogo fu chiamato ‘Arafa.
Riporta Ibn ‘Abbās (che Allāh gli faccia misericordia!) che il nome
<‘Arafa> si spiega con il fatto che Jibrīl (su di lui la pace!), inviato ad

zione riconosce come padre degli Arabi.


204
Moglie del Profeta Ibr…h†m.
205
Vi è un riferimento a Cor. XXII, 27.

101
Ibrāhīm (su di lui la pace!), gli indicò la regione di Makka ed i princi-
pali luoghi <del Pellegrinaggio>, dicendogli: «Ecco il tal luogo ed ec-
co il tal altro!», e il Profeta rispose: «Già lo conosco! Già lo conosco!
(qad ‘araftu)».
‘Asbāṭ riporta da as-Sudī (che Allāh faccia misericordia ad entram-
bi!) che quando Ibrāhīm (su di lui la pace!) chiamò gli uomini al Pel-
legrinaggio, essi risposero con la talbiya 206, e lo raggiunsero. Allāh
ordinò quindi al Profeta di raggiungere ‘Arafa e gli descrisse il luogo.
Ibrāhīm partì e, arrivato nei pressi di un albero, Shayṭān (Satana) gli si
presentò, vicino alla terza stele207, quella di ‘Aqaba. Il Profeta allora
gli scagliò contro sette sassi pronunciando a ciascun lancio la formula
«Allāh è il più grande (Allāh akbar)». Shayṭān allora se ne volò via e
si pose sulla seconda stele dove nuovamente Ibrāhīm lo lapidò pro-
nunciando le stesse formule <di prima>. Lo Shayṭān s’involò ancora
andandosi a posare sulla prima stele dove ancora con le stesse modali-
tà fu lapidato dal Profeta208. Allora lo Shayṭān se ne volò definitiva-
mente via poiché aveva visto di non avere alcun potere sul Profeta.
Ibrāhīm potè quindi proseguire per raggiungere Dhū-l-Majāz209ma,
arrivato sul luogo, non lo riconobbe ed andò oltre (jāza), da cui il no-
me Dhū-l-Majāz210. Ibrāhīm, continuato il cammino, si fermò (waqa-
fa) ad ‘Arafa perché vedendo quel luogo lo riconobbe dalla descrizio-
ne che gli era stata data. Disse infatti: «Lo riconosco! (‘araftu)» ed è
per questo motivo che il luogo fu chiamato ‘Arafa, come anche il
giorno in cui ciò successe. Venuta la sera, Ibrāhīm giunse nei pressi
(izdalafa) del luogo chiamato Jam (Unione) che prese così anche il

206
A questo proposito, vedi il capitolo XI del Libro sul Pellegrinaggio di C. A. Gilis
già citato. La talbiya è la “risposta” del pellegrino alla “Convocazione” divina. Nella
Ghuniya l’inizio del capitolo sul pellegrinaggio tratta in dettaglio questa formula.
207
Il Lis…n al-‘Arab precisa che il termine jamrah che abbiamo tradotto con stele,
designa anche tanto le pietre (|as…h) quanto il luogo della lapidazione. Ricordiamo
che a Min… i luoghi della lapidazione sono segnati con stele di roccia contro cui i
pellegrini scagliano le petre secondo modalità rituali precise.
208
L’ordine delle stele è considerato partendo da ‘Arafa, cioè la prima stele è quella
che si incontra arrivando <,appunto, da quel luogo>.
209
<”Sede di una delle principali fiere dell’Arabia preislamica e si trovava vicino
alla Mecca. Le altre fiere più importanti della zona erano quelle di ‘Uk…© e di Ma-
jann…, e tutte avevano luogo poco prima del Pellegrinaggio alla Mecca. La fiera di
Dh™-l-Maj…z si svolgeva agli inizi del mese di Dh™ al-ðijja, appena prima del giorno
di ‘Arafa” (da una nota a pag. 26 diVite antiche di Maometto, Mondadori, 2007)>.
210
In effetti, jaz… significa “passare oltre, attraversare”.

102
nome di Muzdalifa211. Il nome invece di Jam è dovuto al fatto che in
esso si accorpano (jam‘) le due preghiere legali del maghrib e della
‘ishā’. Il luogo si chiama anche “l’Oratorio sacro” (al-Mash‘aru-l-
Ḥarām) e si spiega con il fatto che Allāh fece percepire (ash‘ara) agli
uomini il carattere sacro di questo luogo affinchè fosse rispettato come
lo sono tutti gli altri territori sacri212.
Riporta Ibn ‘Abbās (che Allāh sia soddisfatto del padre e del fi-
glio!) che le denominazioni tarwiya (abbeverata)213 e ‘Arafa si spie-
gano con il fatto che ad Ibrāhīm (su di lui la pace!), durante la notte
dell’“abbeverata” (laylatu-l-tarwiya), venne ordinato in sogno di
sgozzare ritualmente il proprio figlio. Tuttavia il giorno dopo egli ri-
flettè (rawā)214, in altre parole, meditò (tafakkara) sulla provenienza
di quanto ordinatogli in sogno, se fosse cioè proveniente da Allāh o da
Shayṭān. E’ il giorno stesso in cui Ibrāhīm meditò ad esser chiamato
“tarwiya”. Scesa la notte (di ‘Arafa), Ibrāhīm ebbe la stessa visione e,
al mattino, riconobbe (‘arafa) che essa proveniva da Allāh (Gloria alla
Sua Trascendenza!); questo giorno fu chiamato “‘Arafa”.
Altri affermano che questo nome deriva dal fatto che gli uomini, in
quel giorno e in quel luogo (‘Arafa), “riconoscevano” i loro peccati
(ya’tarifūna bi-dhu-nūbihim)215. L’origine di questo “riconoscimento”
risale ad Adamo (su di lui la pace!) poiché quando gli fu ordinato di
fare il Pellegrinaggio ed egli si trovava da ‘Arafa, disse: “Signore, noi
siamo stati ingiusti verso le nostre anime --- “216.

211
Muzdalifa e izdalafa hanno in comune la stessa radice, che indica l’idea di “avvi-
cinarsi”.
212
Sui nomi jam, Muzdalifa e al-Mash‘aru-l-ðar…m, vedi C.A.Gilis.
213
<Ricordiamo, come già in una nota precedente, che tarwiya è il nome dell’ottavo
giorno di Dh™-l-|ijja (yawm al-tarwiya) e si spiega con il fatto che solitamente i pel-
legrini in questo giorno fanno, per loro e per i loro animali, una abbondante provvi-
gione di acqua in preparazione dell'attraversamento di una zona senza acqua. L'|ajj
vero e proprio, infatti, comincia in questo giorno: i pellegrini partono da Mecca e
raggiungono Min… e vi soggiornano per poco tempo prima di passare la notte ad
‘Arafa>.
214
I termini tarwiya e raw… hanno la stessa radice.
215
Il verbo i’tarafa/ya’tarifu ha la stessa radice di ‘Arafa.
216
La traduzione integrale del versetto (VII, 23) è la seguente: “Signore, noi siamo
stati ingiusti (©alamn…) verso le nostre anime (o: noi stessi) e se Tu non ci perdoni e
non ci fai Misericordia, noi saremo certo tra gli illusi (al-kh…sir™n)”. Secondo alcuni
commentatori, Adamo ed Eva pronunciarono queste parole in seguito alla colpa
commessa quando erano in Paradiso; secondo altri, sono state pronunciate ad ‘Arafa.

103
Si ipotizza anche che ‘Arafa deriverebbe da ‘arf, sinonimo di ṭīb
(profumo, bene). Allāh (che Egli sia esaltato!) ha detto: “ --- Che Egli
ha profumato per loro”217.
Si dice anche che ‘Arafa si oppone a Minā nel senso che
quest’ultimo è il luogo dove si fa colare (yamnī) il sangue. Yamnī, che
ha la stessa radice di Minā, significa “colare” come il verbo sabba. E’
a Minā che si trovano i resti, sangue e frattaglie, degli animali sacrifi-
cati. Questi resti emanano un odore che si sente anche ad ‘Arafa ben-
chè non si trovi nessun resto di animale.
Ancora si dice che questi nomi provengono dal fatto che gli uomini
in quel luogo si “riconoscono” mutuamente (yata’ārafūn)218.
Può anche essere che ‘Arafa sia in rapporto con la nozione di pa-
zienza (ṣabr) nella misura in cui l’espressione rajulun ‘ārif significa
“uomo paziente, umile, sottomesso”219.
Con lo stesso senso, si dice che l’anima è “paziente” (o perseveran-
te - ‘arūf) allorquando sopporta il peso delle prove, come ha detto
Dhū-r-Rammaḥ220: “Egli è paziente (‘arūf) allorquando discendono su
di lui i Decreti del Destino”; come dire che egli è paziente (ṣabūr) di
fronte al Decreto di Allāh.
Se il nome di ‘Arafa è legato al concetto di pazienza è a causa della
sottomissione dei pellegrini, della loro umiltà, della loro perseveranza
nella preghiera e nella costanza che essi hanno davanti ad ogni sorta di
prova; essi sopportano in effetti ad ‘Arafa numerose difficoltà e mise-
rie per compiere le loro opere di adorazione221.

217
Cor. XLVII, 6. Il versetto completo si può tradurre in due modi: “Egli li farà en-
trare nel Paradiso che ha fatto loro conoscere (arrafa lahum)”o “Egli li farà entrare
nel Paradiso che ha profumato per loro”. Entrambe le traduzioni sono basate su in-
terpretazioni tradizionali ortodosse. Al-Qur¥ub†, nel suo Tafs†r, dopo aver enumerato
le interpretazioni basate sulla nozione di “conoscenza”, che è il significato più co-
mune della radice ‘Ayn, R…, F…, cita Ibn ‘Abbas che fa corrispondere al verbo ‘arafa
il termine ‘arf che significa profumo.
218
Si tratta senza dubbio di un’allusione al Pellegrinaggio e al radunarsi insieme dei
pellegrini.
219
‘ƒrif significa anche “conoscente”.
220
Dh™-r-Ramma| era poeta presso gli Omayyadi, a Ba¡r… e Kuf….
221
Segnaliamo che M. Vâlsan ha rilevato, nel Tha‘lab†, il legame tra la parola Min… e
l’espressione tamanna (“Esprimi i tuoi desideri”) indirizzata da All…h ad Adamo a
Min…, dove la risposta di Adamo fu: “Desidero il <Tuo> Perdono e la Misericordia”
(Etudes Traditionnelles, luglio-ottobre, 1966, p. 224).

104
La dignità del giorno di ‘Arafa
e della corrispondente notte

Riporta Jābir Ibn ‘Abd-Allāh (che Allāh sia soddisfatto del padre e
del figlio!) che l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la
pace!) ha detto: “ Non esiste giorno piu’ eccellente di 'Arafa. In questo
giorno, Allāh (che Egli sia esaltato!) si vanta degli abitanti della Terra
presso gli abitanti dei Cieli ai quali dichiara: “Guardate i miei servito-
ri, con i capelli in disordine, coperti di polvere. Essi vengono a Me in
file serrate; sperano nella Mia Misericordia e temono il Mio Castigo.
Non vi è altro giorno in cui così tante genti sono affrancate dal Fuo-
co”.
Riporta Ibn ‘Abbās (che Allāh sia soddisfatto del padre e del fi-
glio!) che l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pa-
ce!) ha detto, in un sermone il giorno di ‘Arafa: “O uomini! In verità
la pietà (birr) non risiede nell’affrettarsi dei vostri cammelli o dei vo-
stri cavalli ma in un passo che sia dignitoso. Non calpestate <per la
fretta> i più deboli222, né fate danno ai musulmani”223.
Riporta Ibn ‘Umar (che Allāh sia soddisfatto del padre e del figlio!)
che l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha
detto: “In verità, Allāh (che Egli sia esaltato!) guarda i Suoi servitori il
giorno di ‘Arafa e non c’è nessuno di cui il cuore contiene un atomo
di Fede che non venga perdonato”. Venne domandato ad ‘Umar: “Ciò
vale per tutti gli uomini o solo per coloro che si trovano ad ‘Arafa?”,
ed egli rispose: “Vale per tutti gli uomini”.
Riporta Jābir (che Allāh sia soddisfatto di lui!) che l’Inviato di Al-
lāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto: “ Quando
arriva il giorno di ‘Arafa, Allāh (che Egli sia esaltato!) discende fino
al cielo di questo basso mondo e Si vanta dei Suoi pellegrini presso gli
Angeli. Egli (che Egli sia esaltato!) dice loro: «O Miei Angeli! Guar-

222
Il testo riporta il verbo taw…¡al™. In realtà si deve leggere l… ta’™ (non calpestate)
come indica anche l’|ad†th riportato da Ghaz…l† nell’I|y… (capitolo sul Pellegrinag-
gio), tratto da an-Nas…’† e Bukh…r†.
223
Tutte queste ingiunzioni sono necessarie a causa degli spostamenti tra i diversi
luoghi rituali del Pellegrinaggio e specialmente per il riflusso di pellegrini da ‘Arafa
verso Muzdalifa, Min… e Mecca. Il “passo dignitoso” reclamato dal Profeta in tale
occasione è legato alla presenza della Sak†na, come fatto notare da C. A. Gilis (op.
cit., p. 239).

105
date come i Miei servitori sono venuti a Me in file serrate, i capelli in
disordine, coperti di polvere, sperando nella Mia Misericordia e te-
mendo il Mio Castigo. Incombe a chi è visitato essere generoso con
chi lo visita, a Colui che riceve <visita> essere generoso con il Suo
ospite. Siate testimoni che li ho già perdonati e che ho preparato loro
un Luogo di Soggiorno in Paradiso». Gli Angeli allora rispondono: «O
Signore, vi è fra essi un tale ed un altro ancora che sono vanitosi!», e
Allāh (che Egli sia esaltato!): «Ho perdonato anch’essi; non vi è altro
giorno, come quello di ‘Arafa, in cui vi è altrettanta gente affrancata
dal Fuoco».
L’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha
detto: “Non c’è giorno in cui Satana si senta così piccolo, sminuito,
rigettato e pieno di collera come il giorno di ‘Arafa, perché vede scen-
dere la Misericordia e il Perdono dei peccati, eccetto il giorno di
Badr”224. I Compagni chiesero allora: “O Inviato di Allāh, cosa dun-
que hai visto il giorno di Badr”?. Egli rispose: “In verità, ho visto Ji-
brīl che esortava gli Angeli!”.
Si dice che Ibn ‘Abbās (che Allāh si soddisfatto del padre e del fi-
glio!) abbia detto: “In verità, il giorno più importante del Pellegrinag-
gio è il giorno di ‘Arafa: è il giorno della “Fierezza” di Allāh. Allāh
(che Egli sia esaltato!) discende fino al cielo di questo basso mondo, e
dice ai Suoi Angeli: “Guardate i Miei servitori sulla Mia terra; essi
credono fermamente in Me. Non c’è altro giorno che vede affrancate
dal Fuoco altrettante persone quante quelle del giorno di ‘Arafa.”.
Riporta Abū Hurayra (che Allāh sia soddisfatto di lui!) che
l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha det-
to: “Il giorno “promesso” (ma’ūd) è il Giorno della Resurrezione (Qi-
yāma); il giorno “testimone” (shāhid) è il Giorno del Venerdì e il
giorno “che attesta” (mashhūd)225 è il Giorno di ‘Arafa”226.
Riporta Ibn ‘Abbās (che Allāh sia soddisfatto di lui!) che l’Inviato
di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto: “In ve-
rità, Allāh (che Egli sia esaltato!) Si vanta degli uomini in generale il
224
Badr è la prima vittoria dell’Isl…m nascente. A tal proposito vedi M. Hamidullah,
op. cit., p. 209; la traduzione del Tabar† (p. 137, ed. Sinbad) e C. V. Gheorghiu, Vie
de Mahomet, p. 206.
225
<mashh™d significa anche “contemplato, visto” (vedi Perego, op. cit., p. 157)>.
226
Segnaliamo che il termine al-mashh™d è talvolta applicata al giorno della Resur-
rezione e al Venerdì.

106
giorno di ‘Arafa e Si vanta di ‘Umar Ibn al-Khaṭṭāb in particolare”.
Riporta Ibn ‘Umar (che Allāh sia soddisfatto del padre e del figlio!)
che l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha
detto: “Il piu’ peccatore degli uomini non è colui che si <volge altro-
ve> il giorno di ‘Arafa ? (‘inṣārafa min ‘Arafa)”; ne consegue dunque
che Allāh (che Egli sia esaltato!) non perdona questo uomo.
Riporta Abū Hurayra (che Allāh sia soddisfatto di lui!) che
l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto
anche: “Allāh (che Egli sia esaltato!) perdona al termine del giorno di
‘Arafa227 tutti coloro che si sono riuniti, salvo coloro che hanno com-
messo colpe gravi (kabā’ir)228. Quando poi giunge il mattino di Mu-
zdalifah Egli perdona anche <quest’ultimi> e le conseguenze delle lo-
ro colpe (tabi’āt)”229.
Ibn ‘Umar (che Allāh sia soddisfatto del padre e del figlio!) ha rac-
contatato: “Il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) era
con noi alla stazione di ‘Arafa, al termine della giornata, e nel momen-
to in cui si preparava a partire, domandò alle genti di fare silenzio per
ascoltarlo, cosa che tutti fecero. Disse allora: «O Uomini, il vostro Si-
gnore vi ha colmato (taṭawwala ‘alaikum) in questo Giorno; Egli ha
accordato [la Sua Grazia] a coloro tra voi che compiono il male, <co-
me> l’ha donata a coloro tra voi che compiono il bene (wahaba mu-
sī’akum li-muḥsinikum)230 e ha dato a coloro tra voi che compiono il
bene ciò che essi Gli hanno domandato. Ha perdonato i vostri peccati,
eccetto le loro conseguenze. Andate in Nome di Allāh!». Quando arri-
vammo a Muzdalifa, il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la
pace!) si mise ancora tra noi e al momento in cui si apprestava a parti-
re domandò alle genti il silenzio, cosa che essi fecero. Disse allora: «O

227
Il termine ashiyya che traduciamo con “fine del giorno”designa in modo assai
poco preciso il periodo intermedio tra il giorno e la notte.
228
Distinguiamo i peccati grandi (kab…’ir) da quelli piccoli (¡agh…’ir). I Sapienti di-
vergono sulla classificazione esatta di queste due categorie di peccati. Nella stessa
Ghunya si ha questa divergenza (si veda il capitolo sul Pentimento - tawba – e il
capitolo con lo stesso titolo nell’I|y…’ del Ghaz…l†).
229
Bisogna differenziare, come preciserà lo |ad†th che segue, tra il perdono dei pec-
cati e il perdono delle loro conseguenze.
230
Il concetto nel passaggio in questione è che coloro che hanno fatto del male rice-
vono la grazia per via della loro presenza fra coloro che hanno fatto del bene. Ritro-
viamo lo stesso concetto in un celebre |adith quds† dove il Perdono è accordato a chi
presenzia, anche non intenzionalmente, ad una riunione di dhikr.

107
Uomini, il vostro Signore vi ha colmato in questo Giorno; Egli ha ac-
cordato [la Sua Grazia] a coloro tra voi che compiono il male, <come>
l’ha donata a coloro tra voi che compiono il bene e ha dato a coloro tra
voi che compiono il bene ciò che essi Gli hanno domandato. Ha per-
donato i vostri peccati e tutte le loro conseguenze garantendo la ri-
compensa a coloro che hanno sofferto». Un arabo si avvicinò, <fermò
la cammella del Profeta, bloccandola per le briglie> e disse: «O Invia-
to di Allāh, per Colui che ti ha inviato con Verità! Non c’è una cattiva
azione che non abbia compiuto, lo giuro! Faccio parte di coloro che
hai detto?». Il Profeta gli rispose: «O arabo! Se d’ora innanzi farai il
bene, ciò che hai fatto ti sarà perdonato; lascia ora le briglie della
cammella!»”.
Riporta Ibn ‘Abbās Ibn Mirdās (che Allāh sia soddisfatto di lui!)
che l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) alla
fine del giorno di ‘Arafa si mise a pregare in favore della sua Comuni-
tà domandando per essa il Perdono e la Misericordia. Allāh (che Egli
sia esaltato!) gli rispose: “Ho già perdonato e dato [la Mia Misericor-
dia] salvo per ciò che concerne l’ingiustizia degli uni verso gli altri.
Quanto alle colpe commesse nei miei confronti, ho già loro perdona-
to”. [Il Profeta, (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!)] allora
disse: “O Signore, è in Tuo Potere di <assegnare un’opera buona> a
colui che ha subito un’ingiustizia come prezzo dell’ingiustizia com-
messa nei suoi confronti, e perdonare anche il suo oppressore”. Allāh
non gli rispose <subito>. Giunta la mattina, [si era a Muzdalifa], il
Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) rinnovò la sua
domanda e Allāh (che egli sia esaltato!) gli rispose: “In verità, ho già
loro perdonato!”. In quel momento il Profeta (che Allāh preghi su di
lui e gli dia la pace!) sorrise, ed uno dei suoi Compagni disse: “Ti vie-
ne da sorridere ora, mentre non lo facevi prima!”. Rispose: “Sorrido a
causa di Iblīs, il Nemico di Allāh. Nel momento in cui Allāh aveva
esaudito il mio voto in favore della mia Comunità, egli [Iblīs] lanciava
maledizioni e minacciava e si gettava della terra sulla testa”.
Sa‘īd Ibn Jubayr (che Allāh gli faccia misericordia!) ha detto che
l’Inviato di Allāh (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) era ad
‘Arafa il giorno di ‘Arafa, nel luogo dove i servitori levano le loro

108
mani ad Allāh (che Egli sia esaltato!) formulando ad alta voce231 le
loro domande (ya’ujjūna bi-d-du‘ā’), quando d’improvviso Jibrīl (su
di lui la pace!) discese verso di lui e gli disse: “O Muḥammad, in Veri-
tà l’Altissimo, il Supremo, ti saluta e ti annuncia: «<Per> coloro che
sono Pellegrini della Mia Casa e Miei Visitatori, incombe a Colui che
è visitato (al-Mazūr) essere generoso con il visitatore (az-zā’ir). Pren-
do te come testimone e prendo i Miei Angeli come testimoni del fatto
che li ho già perdonati; lo stesso vale per i “visitatori” del giorno del
Venerdì»”232.
Riporta ‘Alī (che Allāh sia soddisfatto di lui!) che si era al termine
della giornata di ‘Arafa e l’Inviato (che Allāh preghi su di lui e gli dia
la pace!) stava compiendo il Wuqūf (la Stazione)233, quando si voltò
verso le genti e disse per tre volte: “Un benvenuto alla delegazione
(Wafd) di Allāh!”, aggiungendo al termine: “Coloro a cui è stato dato
ciò che domandavano, coloro le cui spese sostenute <per Allāh> in
questo mondo saranno compensate, coloro a cui verranno dati, presso
Allāh, nell’altro mondo, mille dirham234per una sola spesa sostenuta
<per Allāh> in questo mondo. Non vorreste che vi annunci una buona
novella?”. Risposero: “Certamente, o Inviato di Allāh!”. Disse dun-
que: “In verità, quando giunge la fine del giorno di ‘Arafa, Allāh di-
scende verso il Cielo di questo basso mondo e ordina ai Suoi Angeli di
scendere sulla Terra, tanto che se si gettasse un ago non potrebbe che
cadere sulla testa di uno degli angeli, quindi dice: “O Miei Angeli,
guardate i Miei Servitori venire a Me, i capelli in disordine, coperti di
polvere, dai più lontani paesi; intendete ciò che essi mi domandano?”.
Gli angeli rispondono: “O Signore, essi ti chiedono il Perdono!”. Al-
lāh (Gloria alla Sua Trascendenza!) dichiara allora per tre volte: “Vi
prendo a testimoni che ho già loro perdonato, e, [rivolto ai Suoi Servi-
tori], aggiunse, tornate dunque indietro, siete stati perdonati!”.

231
Un |adith afferma che il miglior pellegrinaggio è quello del “grido” (al-’ajj) e
dello scolo (al-thajj): il primo allude alla talbiyya e alle domande formulate ad alta
voce dai pellegrini, il secondo al colare del sangue degli animali sacrificati.
232
Un |adith afferma che la Preghiera del Venerdì (Jumu‘a) è il Pellegrinaggio
(Ḥajj) dei poveri (al-mas…k†n) (vedi al-J…mi‘u-¡-¡agh†r di Suy™¥†).
233
<Senza dubbio si intende la “Stazione di ‘Arafa”, chiamata appunto wuq™f>.
234
<Moneta d’argento del peso legale di 2,97 gr. o 3,08 secondo altri. Valeva 1/20 di
Dinaro; il suo valore variava comunque a seconda dei luoghi e dei tempi (da Perego,
op. cit., p. 73)>.

109
L’eccellenza del digiuno nel giorno di ‘Arafa. Le
preghiere inerenti a questo giorno e le richieste che
si possono formulare

Trasmesso da suo padre, riporta ‘Abd ar-Raḥmān Ibn Zayd che il


Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) disse: “Chiunque
digiuni il giorno di ‘Arafa, Allāh gli perdona le sue colpe passate e
quelle dell’anno a venire”235.
Riporta Abū Qatāda (che Allāh sia soddisfatto di lui!) che il Profeta
(che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto: “Il digiuno nel
giorno di ‘Arafa è un’espiazione <compensatoria> (kaffāra) per due
anni: quello passato e quello a venire”.
Quanto alle preghiere che conviene compiervi, Abū Hurayra (che
Allāh sia soddisfatto di lui!) ha riportato che il Profeta (che Allāh pre-
ghi su di lui e gli dia la pace!) disse: “Chiunque preghi il giorno di ‘A-
rafa, tra lo Ẓuhr e l’’Aṣr, quattro raka‘āt, recitando in ciascuna:
- la Fātiḥa, una volta;
- “Dì: Lui, Allāh, è Uno” (sūra al-Ikhlās o at-Tawḥīd,
n.112), cinquanta volte;
si conteranno a suo favore mille migliaia di buone azioni; di più, per
ciascuna lettera del Corano che avrà letto, sarà elevato di un grado in

235
<dalla domanda di un fratello: «Ad una prima lettura veloce dello |ad†th, si capi-
scono le colpe passate, ma quelle dell’anno a venire? Digiunando infatti due o più
‘Arafa di seguito verrebbero perdonati due volte gli stessi peccati. Quale la vera let-
tura dello |ad†th?». Così la risposta (di un altro fratello): «Il senso e il segreto di
questo |ad†th sta nel fatto che, simboleggiando ‘Arafa la 'conoscenza metafisica
suprema', chi la ottiene è comunque "nell'orbita del perdono", se così ci si può e-
sprimere; si tratta inoltre di un andare "al di là del tempo", cosa a cui allude la men-
zione contemporanea del passato e del futuro. E’ bene però richiamare il fatto che
questo |ad†th, come molti altri, svela i suoi segreti solo a chi ha certa fede in esso; in
altre parole, trattandosi di un |ad†th certo nella sua attribuzione al Profeta (su di lui
la preghiera e la pace divine!), bisogna avere certa fede nel fatto che digiunando ad
‘Arafa con retta intenzione vengono perdonati i peccati commessi e quelli che ver-
ranno, senza porsi troppe domande sul come e sul perché, e questo non per oscuran-
tismo, ma per il semplice motivo che il 'come' e il 'perché' lo si inizia a capire (e di-
rei meglio a 'gustare') solo ponendo fede alle parole del Profeta (su di lui la preghiera
e la pace divine!). C'è da dire anche che la traduzione "i peccati passati e futuri" rap-
presenta solo uno dei significati possibili di ma taqaddama min dhanbi-hi wa ma
ta'akhkhara, espressione che può essere intesa ad esempio anche nel senso che sono
perdonati i peccati che consistono nell''anticipare' qualcosa e quelli che consistono
nel 'ritardare' qualcosa, il che apre naturalmente altre prospettive»»>.

110
Paradiso; e, <da un grado all’altro> vi è una distanza di cinquant’anni
di marcia; per ciascuna lettera del Corano che avrà pronunciato, Allāh
lo sposerà con settanta Ḥūr, dove ciascuna Ḥawrā236 avrà con sé set-
tanta vassoi di perle e giacinti e su ciascuno di essi saranno serviti set-
tantamila tipi di carne di uccello, fresche come la neve, dolci come il
miele e profumate come il muschio. Il Fuoco non lo toccherà, non più
del Ferro (al-Ḥadīd)237; nell’Aldilà troverà di che nutrirsi come lo ha
trovato in questo basso mondo238. Poi verrà a lui un uccello di cui due
ali sono in giacinto rosso e il cui becco è d’oro e che ha settantamila
ali. Esso lo chiamerà con una voce così gradevole che nessuno ne ha
mai intesa una simile: “Benvenuto tra le Genti di ‘Arafa!”.
Quest’uccello planerà allora sopra <tavole apparecchiate per> le Genti
di ‘Arafa e, da ciascuna delle sue ali, fuoriusciranno settantamila tipi
di cibo di cui esse si nutriranno; quindi, battendo le ali, riprenderà il
volo.
Chi avrà compiuto questa preghiera, allorquando sarà deposto nella
tomba, sarà illuminato da una luce per ciascuna lettera del Corano che
avrà letto, a tal punto che egli potrà vedere coloro che compiono i giri
rituali attorno alla Casa. Gli si aprirà una delle Porte del Paradiso e
vedendo tutto ciò, dirà: “Signore, fa che l’Ora arrivi presto! Signore,
fa che l’Ora arrivi presto!”, perché avrà visto le ricompense e gli onori
che gli saranno preparati.
Riportano ‘Alī Ibn Abī-Ṭālib e ‘Abd-Allāh Ibn Mas‘ūd (che Allāh
sia soddisfatto di entrambi!) che il Profeta (che Allāh preghi su di lui e
gli dia la pace!) ha detto: “Non c’è nessuno che non preghi il giorno di
‘Arafa due raka‘āt recitando in ciascuna:
- La Fātiḥa, tre volte, cominciando ogni recitazione con la
basmala;
- “Dì: o voi infedeli!”, (sūra al-Kāfirūn, n.109), cinquanta
volte;
- “Dì: Lui, Allāh, è Uno” (sūra al-Ikhlās o at-Tawḥīd, n.112)
una volta, cominciando ogni recitazione con la basmala
236
<Singolare di ð™r>.
237
Il Ferro simboleggia spesso il Castigo, soprattutto se questo sopraggiunge con la
spada. Il Corano dice: “ --- e Noi abbiamo fatto discendere il Ferro: in esso vi è un
rigore terribile e vantaggi per gli uomini ----” (LVII, 25).
238
<Frase di significato non chiaro. Nel testo francese: il trouvera dans L’Au-delà de
la nourriture tout come il en trouve en ce bas monde>.

111
senza che Allāh (che Egli sia esaltato!) non dichiari: “Siatemi testimo-
ni che, già sin d’ora, gli ho perdonato i suoi peccati!”.
Si dice che Allāh (che Egli sia esaltato!) fece dono a ‘Īsā (su di lui
la pace!) di cinque invocazioni che gli furono portate da Jibrīl (su di
lui la pace!). L’Angelo disse a ‘Īsā: “Invocami con queste cinque for-
mule e sappi che non vi sono opere d’adorazione più amate da Allāh
(che Egli sia esaltato!) che quelle compiute durante i dieci giorni di
Dhū-l-Ḥijja239. Queste formule sono le seguenti:
- Non vi è Divinità se non Allāh, Lui Solo, Egli non ha associati, a Lui
il Regno, a Lui la Lode, Egli fa vivere, Egli fa morire, nella Sua Mano
si trova il Bene, Egli è Potente su tutte le cose;
- Testimonio che non vi è divinità se non Allāh, Lui Solo, Egli non ha
associati, Dio Unico, Sostentatore Universale, Egli non ha compagna,
né figli;
- Testimonio che non vi è divinità se non Allāh, Lui Solo, Egli non ha
associati, a Lui il Regno, a Lui la Lode, Egli fa vivere, Egli fa morire,
Egli è il Vivente che non muore mai, nella Sua Mano si trova il Bene,
Egli è Potente su tutte le cose;
- Sono soddisfatto di Allāh (hasbī Allāh), Egli mi è sufficiente (kafā),
Allāh ascolta chi Lo invoca, non vi è altro scopo se non Allāh (laysa
muntahā warā’a-Llāhi)240;
- Allāhumma, a Te la Lode come Tu affermi, da quanto Tu dici pro-
viene il Bene. Allāhumma, la mia preghiera, il mio atto rituale, la mia
vita e la mia morte sono Tuoi e a Te, o mio Signore, la mia eredità!
Allāhumma, in verità mi rifugio in Te contro il castigo della Tomba e
contro la dispersione nelle cose <di questo mondo>. Allāhumma, Ti
domando del Bene in ciò che portano i venti”.
Gli Apostoli domandarono allora a ‘Īsā Ibn Maryam (su di lui la
pace!): “Qual è la ricompensa per chi invoca con queste formule?”.
Rispose: “Chi recita cento volte la prima <invocazione> compie un
atto che nessun altro essere terrestre ha mai compiuto fino a quel gior-
no; egli possiederà il maggior numero di buone azioni nel Giorno della
239
<Vi è un |ad†th da Ibn Abbas, riportato da Bukh…r† a tal proposito: “il Profeta
(che All…h preghi su di lui e gli dia la pace!) disse: «Non ci sono giorni nei quali
l’atto di pietà sia più gradito ad All…h di questi dieci – cioè i giorni della prima deca-
de di Dh™-l-ðijja – ».
240
Si trova spesso, in altre versioni di questa preghiera, il termine marm… (cibo, ber-
saglio) al posto di muntah….

112
Resurrezione. Chi recita cento volte la seconda <invocazione>, Allāh
conterà a suo favore mille migliaia di buone azioni, cancellandone al-
trettante di cattive ed egli sarà elevato di mille gradi in Paradiso. Chi
recita cento volte la terza <invocazione>, vedrà discendere dal Cielo
di questo basso mondo settantamila angeli che leveranno <in alto> le
loro mani e pregheranno per lui. Chi recita cento volte la quarta <in-
vocazione>, vedrà la sua preghiera trasportata da un Angelo che la
deporrà davanti al Misericordioso (che Egli si glorificato e magnifica-
to!) che guarderà verso colui che ha recitato tale preghiera; ora, colui
su cui Allāh pone il Suo Sguardo non sarà colto da disgrazia!”.
Ancora gli Apostoli: “O ‘Īsā, e qual è la ricompensa della quinta
invocazione?”. ‘Īsā (su di lui la pace!) rispose: “E’ un’invocazione che
è a me personale, e non mi è permesso rivelarvi il suo significato”.
Riporta ‘Alī Ibn Abī Ṭālib (che Allāh sia soddisfatto di lui!) che
l’invocazione che praticava maggiormente il Profeta (che Allāh preghi
su di lui e gli dia la pace!) al termine del giorno di ‘Arafa era «Allā-
humma, a Te la Lode, come Tu affermi; da ciò che Tu dici proviene il
Bene. Allāhumma, la mia preghiera, il mio atto rituale, la mia vita e la
mia morte sono Tuoi e a Te, o mio Signore, la mia eredità! Allāhum-
ma, mi rifugio in Te contro il castigo della Tomba, la tentazione che
sorge nel petto241 (fitnaṭu-ṣ-ṣadr) e contro la dispersione nelle cose <di
questo mondo>. Allāhumma, Ti domando del Bene in ciò che portano
i venti».
Riporta ‘Alī Ibn Abī-Ṭālib (che Allāh sia soddisfatto di lui!) che il
Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto: “La pre-
ghiera che menziono maggiormente nel giorno di ‘Arafa, come anche i
Profeti prima di me, è: «Non vi è divinità se non Allāh, Lui Solo, Egli
non ha associati, a Lui il Regno, a Lui la Lode, Egli è Potente su tutte
le cose. Allāhumma, metti una luce nel mio cuore, una luce nel mio
orecchio, una luce nel mio occhio! Allāhumma, dilata il mio petto e
facilitami le cose! Allāhumma, in verità, mi rifugio in Te contro le ten-
tazioni che sopraggiungono in petto, contro la sedizione della Tomba e
la dispersione nelle cose <di questo mondo>! Allāhumma, in verità, mi
rifugio in Te contro il Male di ciò che arriva con la notte e contro il
Male di ciò che arriva con il giorno, contro il Male portato dai venti e

241
<inteso come cuore>.

113
contro le calamità del tempo (dahr)242».
Riporta ad-Daḥḥāk (che Allāh gli faccia misericordia!) che, mentre
i pellegrini erano radunati da ‘Arafa, nel giorno del Pellegrinaggio
dell’Addio, il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) dis-
se: “Ecco il giorno <più importante> del Grande Pellegrinaggio (al-
Ḥajj-l-Akbar), Non vi è Pellegrinaggio per chi non staziona, di giorno
e di notte, ad ‘Arafa!243. E’ il giorno in cui le domande e le invocazio-
ni sono indirizzate al Signore (che Egli sia glorificato!) ed è il giorno
del tahlīl, del tahbīr e della talbiya244. Chi compie riti in questo giorno
e considera illecito far richieste al suo Signore (ḥarama su’āla Rabbi-
hi) è rigettato (maḥrūm). In verità voi invocate il Generoso senza ava-
rizia, il Paziente che non ignora niente e il Sapiente che non dimentica.
In verità, chiunque digiuna il giorno di ‘Arafa mentre è con i suoi245
ha digiunato l’anno a venire e quello passato.

Le invocazioni di Jibrīl, Mikā’īl e al-Khaḍir (su di


loro sia la Pace!) nel pomeriggio di ‘Arafa
Ibn ‘Abbās (che Allāh sia soddisfatto del padre e del figlio!) riporta
che il Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) ha detto:
“Colui che viene dal Continente (al-Barr) e colui che viene dal Mare
(al-Baḥr), cioè Ilyās e al-Khaḍir246 si incontrano ogni anno alla Mec-
ca”.
Ibn ‘Abbās (che Allāh sia soddisfatto del padre e del figlio!) ha
quindi aggiunto: “Ho anche inteso dire che uno dei due rade i capelli
all’altro247 e che uno dei due pronuncia la formula: «Dì: In Nome di

242
<nel senso di destino>.
243
<nel senso che il Pellegrinaggio perde di validità se non viene compiuta la sosta
ad ‘Arafa>.
244
Il tahl†l è la formula L… il…ha ill…-Ll…h (Non vi è divinità se non All…h). Il takb†r è
la formula All…hu akbar (All…h è il più grande!). <La talbiya è la ripetizione
dell’esclamazione Labbayka (Eccomi a Te!) ed è la formula rituale di eredità profe-
tica che il pellegrino pronuncia durante i tempi in cui compie il Pellegrinaggio>.
245
Ossia non è un pellegrino.
246
Ily…s corrisponde ad Elia nella Bibbia: fa parte dei Profeti che non hanno gustato
la morte corporale.
247
Al-Khaÿir (o al-Khiÿr) è presentato come avente anch’esso una funzione perenne.
I commentatori coranici riconoscono in lui il misterioso personaggio che, nella s™ra

114
Allāh, ciò che Allāh ha voluto è eccellente, nient’altro apporta il Bene
se non Allāh! In Nome di Allāh, ciò che Allāh ha voluto è eccellente,
nient’altro può respingere il Male se non Allāh! In Nome di Allāh, ciò
che Allāh ha voluto è eccellente, non vi è Grazia per voi che non pro-
venga da Allāh! In Nome di Allāh, ciò che Allāh ha voluto è eccellen-
te, non vi è Forza, né Potenza se non in Allāh!»”.
A proposito di questa formula, il Profeta (che Allāh preghi su di lui
e gli dia la pace!) ha precisato: “Chi recita ciò tutti i giorni, si trova
preservato fino a sera contro l'annegamento (gharaq), la bruciatura
(ḥaraq), il furto (saraq) e tutte le cose che aborrisce. Chiunque la reci-
ta la sera è sotto la Protezione di Allāh (Ḥizr)248 fino al mattino”.
Riporta ‘Alī (che Allāh sia soddisfatto di lui!) che il giorno di ‘Ara-
fa, ad ‘Arafa stessa, si riuniscono Jibrīl, Mikā’īl, Isrāfīl e al-Khaḍir (su
di loro la Pace!). Il primo dice: «Ciò che Allāh ha voluto è eccellente;
non vi è Forza, né Potenza se non in Allāh!». Il secondo risponde:
«Ciò che Allāh ha voluto è eccellente; ogni Grazia proviene da Al-
lāh!». Il terzo risponde: «Ciò che Allāh ha voluto è eccellente; il Bene
tutto intero è nelle mani di Allāh!». Il quarto risponde: «Niente può
respingere il Male se non Allāh!». Dopo aver detto ciò, essi si separa-
no e non si ritrovano fino all’anno seguente, nello stesso giorno, e Al-
lāh è il più sapiente!

Sull’invocazione “Nostro Signore, donaci del Bene


in questo basso mondo e del Bene nell’Aldilà e pre-
servaci dal castigo del Fuoco”249

E’ stato riportato che, durante la stazione di ‘Arafa, il musulmano


deve più volte invocare: “Nostro Signore, donaci del Bene in questo
basso mondo e del Bene nell’Aldilà e preservaci dal castigo del Fuo-
co”250.

Al-Kahf (La Caverna, s™ra n. XVIII) insegna a Mosè. Su quest’argomento vedi Ibn
‘Arab†, Fut™|…tu-l-Makkiyya, Introduzione.
248
<Dai radicali ð…’, Z…’, R…’, tra i cui significati quello di “essere caro al di sopra
di ogni cosa”. Vedi Kazimirski, Tomo I, p. 419>.
249
Corano II, 201.
ِ ِ ِ ِ
َ ‫ﻧﻴﺎ َﺣ َﺴﻨَﺔً َوِﰲ اﻵﺧَﺮةِ َﺣ َﺴﻨَﺔً َوﻗﻨﺎ َﻋ‬‫ﻨﺎ آﺗﻨﺎ ِﰲ اﻟﺪ‬‫َرﺗ‬
‫ﺬاب اﻟﻨﺎر‬
250
(Corano, II, 201).

115
Ibn ‘Abbās (che Allāh sia soddisfatto del padre e del figlio!) ha det-
to: “Nel lato yemenita [della Ka‘ba], vi è un Angelo che è là da quan-
do Allāh (che Egli sia esaltato!) ha creato i Cieli e la Terra. Questo
Angelo dice: “Amīn a chiunque chiede: «Nostro Signore, donaci del
Bene in questo basso mondo e del Bene nell’Aldilà e preservaci dal
castigo del Fuoco»”.
Delle genti domandarono ad ‘Anas Ibn Mālik (che Allāh sia soddi-
sfatto di lui!) di fare delle invocazioni in loro favore. Disse: “Allā-
humma, Nostro Signore, donaci in questo basso mondo del Bene e
nell’aldilà del Bene e preservaci dal castigo del Fuoco”. Quelli insi-
stettero domandando ancora di più ed egli ripeté la stessa invocazione.
Tornarono allora alla carica, ma Mālik replicò loro: “Cosa volete di
più? Ho già domandato per voi ad Allāh il meglio di questo basso
mondo e dell’Aldilà!”.
Riporta ‘Anās (che Allāh sia soddisfatto di lui!) che il Profeta (che
Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) recitava ripetutamente la se-
guente invocazione: “Nostro Signore, donaci del Bene in questo basso
mondo e del Bene nell’Aldilà e preservaci dal castigo del Fuoco”.
Allāh (che Egli sia esaltato!) ha promesso di donare un <giusto>
Lotto (Naṣīb)251 ed una Parte252 (Ḥaẓẓ), per Grazia Misericordiosa, a
tutti quelli che invocano con questa formula253.
Allāh (che Egli sia esaltato!) ha detto nel Corano: «--- e fra gli uo-
mini vi sono di quelli che dicono: “Nostro Signore, donaci [i Beni] di
questo basso mondo ---“»254, indicando i cammelli, i montoni, le vac-
che, i servitori, l’oro e l’argento. Questo genere d’uomini desidera
questo basso mondo ed è per questo che essi spendono, lavorano e si
sposano; tutte le loro preoccupazioni, problemi e desideri sono rivolti
a questo basso mondo. Nel seguito del versetto, Allāh (che Egli sia
glorificato e magnificato!) dice: « --- non <toccherà> alcuna parte di
Bene a loro nell’Aldilà», dunque non vi sarà per loro né un <giusto>
Lotto né una Parte.
Il versetto seguente dice: « --- e fra gli uomini vi sono di quelli che
251
<Donare, tenere per qualcuno una parte, un lotto. Dai radicali n, ¡, b, vedi Kazi-
mirski, Tomo II, p. 1268>
252
<Nel testo francese: chance (possibilità). In Perego, op.cit.: parte, lotto (p. 98)>.
253
<I termini Na¡†b e ða©© sono sinonimi e indicano la “parte” di premio o ricom-
pensa che viene riservata>.
254
Corano, II, 200.

116
dicono: “Nostro Signore, donaci del Bene in questo basso mondo e del
Bene nell’Aldilà e preservaci dal castigo del Fuoco”»255; si tratta del
Profeta (che Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) e dei Credenti.
Vi è divergenza tra i sapienti sulla natura dei due tipi di “Bene”
menzionati nei suddetti versetti coranici. ‘Alī Ibn Abī Ṭālib (che Allāh
onori la sua persona!) ha detto che l’espressione “Nostro Signore, do-
naci in questo basso mondo del Bene ---“si riferisce alla sposa virtuo-
sa256, mentre il seguito del versetto “--- e del Bene nell’Aldilà ---“ è
un’allusione alle Ḥūr paradisiache. Il termine del versetto “ --- e pre-
servaci dal Fuoco” si riferisce alla sposa cattiva.
Al-Ḥasan (che Allah gli faccia Misericordia!) afferma che il “Be-
ne” in questo mondo è la Scienza e le opere di adorazione, e il “Bene”
nell’Aldilà è il Paradiso.
Si dice anche che il “Bene” in questo basso mondo sta nel nutri-
mento lecito e abbondante e nelle opere pie, mentre il “Bene”
nell’Aldilà è il Perdono e la Ricompensa Divina.
Altri stimano che il “Bene” in questo basso mondo è la Scienza ac-
compagnata dall’azione che la mette in pratica, mentre il “Bene”
nell’Aldilà è una facilità nella Conta Finale (Ḥisāb) e nell’ingresso in
Paradiso.
Il “Bene” in questo basso mondo è anche stato equiparato
all’Assistenza Divina (Tawfīq) e all’Immunità <dall’errore> (‘Iṣma); il
“Bene” nell’Aldilà alla Liberazione (Najāt) ed alla Misericordia.
Secondo altri punti di vista, il “Bene” in questo basso mondo si ri-
ferisce ai bambini buoni, il “Bene” nell’altro mondo alla Compagnia
dei Profeti.
Si può anche dire che il “Bene” in questo basso mondo consiste in
beni e grazie diverse, quello dell’aldilà nella Perfezione della Grazia
che permette di evitare il Fuoco e di entrare in Paradiso.
E’anche detto che il “Bene” in questo e nell’altro mondo è il Culto
Sincero (Ikhlās).
Alcuni affermano che il primo tipo di “Bene” è la Costanza nella
Fede (ath-thubūt ‘alā-l-Imān) e che il secondo è la Pace (Salām) e la
Soddisfazione Divina (Riḍwān).

255
Corano, II, 201.
256
Il termine |asana, nel vocabolario coranico, designa la sposa la cui condotta è
eccellente.

117
Il “Bene” in questo basso mondo può anche essere la dolcezza
nell’obbedienza ad Allāh e la beatitudine inerente alla Visione Divina.
Qatādah (che Allāh gli faccia Misericordia!) interpreta in questo
modo: “E’ l’Integrità (‘Āfiya) in questo basso mondo e l’Integrità
nell’altro mondo”257.
Riporta ‘Anas (che Allāh sia soddisfatto di lui!) che il Profeta (che
Allāh preghi su di lui e gli dia la pace!) si recò a far visita ad un mala-
to che era caduto in uno stato di debolezza estrema; gli domandò: “Hai
invocato Allāh per qualcosa o gli hai fatto qualche richiesta?”.
L’uomo rispose: “Gli ho domandato questo: «Allāhumma ciò che mi
hai destinato nell’Aldilà, dammelo subito!»”. Il Profeta (che Allāh
preghi su di lui e gli dia la pace!) dichiarò allora: “Gloria ad Allāh,
non puoi dir questo, non è possibile! Devi dire piuttosto: «Nostro Si-
gnore, donaci del Bene in questo basso mondo e del Bene nell’Aldilà e
preservaci dal Fuoco»”. In seguito quell’uomo invocò Allāh (che Egli
sia glorificato e magnificato!) con tale formula e guarì.
Sahl Ibn ‘Abd-Allāh (che Allāh gli faccia Misericordia!) così inter-
preta: “E’ in questo basso mondo la Tradizione Profetica (Sunna) e
nell’Aldilà il Paradiso”.
‘Awf (che Allāh gli faccia Misericordia!) ha detto: “Colui a cui Al-
lāh (che Egli sia glorificato e magnificato!) ha dato l’Islām, il Corano,
una famiglia e dei beni ha ricevuto, di fatto, del “Bene” in questo
mondo e del “Bene” nell’Aldilà”.
Ṣufyān ath-Thawrī (che Allāh gli faccia Misericordia!) a proposito
dei questi versetti, diceva: “Il “Bene” in questo mondo è una buona
provvigione e il “Bene” nell’Aldilà è il Paradiso”.

257
Il termine ‘…fiya significa anche “salvezza”.

118