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INDICE GENERALE

I brani greci contrassegnati con (B.) sono stati scritti da Maurice Balme; di quelli
contrassegnati con (M.) è autore Luigi Miraglia.
Prefazione all’edizione italiana p. IX Articolo, aggettivi e sostantivi:
Agli studenti p. XIII tutti i casi del singolare e
La lingua greca p. XVI del plurale (maschile e neutro).
Alfabeto, pronunzia e scrittura p. XVII Esercizi p. 48
Esercizi di scrittura e pronunzia p. XX Civiltà: Il demo e la città p. 51
Cronologia greca p.XXII
CAPITOLO IV
CAPITOLO I PROS THI KRHNHI (a)
O DIKAIOPOLIS (a) (B.) p. 3 (1-22: B.; 23-62: M.; 63-77: B.) p. 55
O DIKAIOPOLIS (b) (B.) p. 5 H DESPOINA KAI H DOULH
O OIKOS (M.) p. 6 (B.-M.) p. 60
Enchiridion p. 7 PROS THI KRHNHI (b) (B.) p. 66
Tema e terminazione. H MELITTA KAI AI FILAI (M.) p. 67
La terza singolare del presente. Enchiridion p. 75
I sostantivi: i generi e i casi; Il presente indicativo:
il nominativo e l’accusativo. tutte le persone.
Esercizi p. 12 Articolo, aggettivi e sostantivi:
Civiltà: Il contadino ateniese p. 15 il femminile.
Lexicon p. 17 Le declinazioni; la prima
e la seconda declinazione.
CAPITOLO II Aggettivi: la prima classe;
O XANQIAS (a) (B.) p. 18 mšgaj e polÚj.
O DOULOS ARGOS ESTIN (M.) p. 19 Esercizi p. 82
O XANQIAS (b) (B.) p. 21 Civiltà: Le donne p. 85
META MESHMBRIAN (M.) p. 23 Lexicon p. 88
Enchiridion p. 26
Il modo indicativo: CAPITOLO V
il singolare del presente; AI KORAI TA PROBATA
l’imperativo singolare. ORWSIN (M.) p. 90
Articoli, aggettivi e sostantivi: O LUKOS (a) (B.) p. 92
tutti i casi del singolare. O LUKOS (b) (B.) p. 94
Esercizi p. 30 O DOULOS TON KUNA
Civiltà: La schiavitù p. 33 OU FILEI (M.) p. 97
Lexicon p. 35 Enchiridion p. 100
I verbi contratti in -a-.
CAPITOLO III Il verbo nel singolare
O AROTOS (a) (B.) p. 36 con un soggetto neutro plurale.
O AROTOS (b) (B.) p. 39 L’articolo con dš in principio di frase.
OI GEWRGOI KAI TA L’elisione.
DENDRA (B.-M.) p. 41 I pronomi personali.
Enchiridion p. 46 I possessivi.
La terza plurale del presente La posizione attributiva e predicativa.
indicativo; l’imperativo plurale; I sostantivi femminili della seconda
l’infinito. declinazione.
Indice generale
Esercizi p. 105 I temi in -r- della terza declinazione,
Civiltà: Dèi e uomini p. 108 e specialmente Ð ¢n»r, Ð pat»r,
Lexicon p. 111 ¹ m»thr e ¹ qug£thr.
L’aggettivo p©j, p©sa, p©n.
CAPITOLO VI I numerali da «uno» a «dieci».
O MUQOS (a) (B.) p. 112 Esercizi p. 198
O DIKAIOPOLIS AGANAKTEI Civiltà: La storia d’Atene:
(M.) p. 115 linee generali p. 202
O MUQOS (b) (B.) p. 119 Lexicon p. 207
Enchiridion p. 124
Le forme del verbo; il medio. CAPITOLO IX
I verbi deponenti. H PANHGURIS (a) (B.) p. 208
Alcuni usi del dativo. H PANHGURIS (b) (B.) p. 212
Alcune preposizioni. TO THS MELITTHS ONAR (M.) p. 215
Esercizi p. 130 Enchiridion p. 219
Civiltà: Il mito p. 135 Il participio presente attivo.
Lexicon p. 139 I temi in -eu- della terza
declinazione: Ð basileÚj.
CAPITOLO VII Alcuni usi del genitivo.
O KUKLWY (a) (B.) p. 140 Alcuni usi dell’articolo.
O KUWN KAI TO PROBATON Il participio accompagnato
(M.) p. 143 dall’articolo.
O KUKLWY (b) (B.) p. 147 Esercizi p. 222
TO TOU MUQOU TELOS (M.) p. 150 Civiltà: La città d’Atene p. 226
Enchiridion p. 158 Lexicon p. 231
La terza declinazione;
i temi in occlusiva: ¹ lamp£j CAPITOLO X
e tÕ Ônoma. H SUMFORA (a) (B.) p. 232
I pronomi riflessivi. OI AGAQOI POLITAI (M.) p. 234
I temi in -n- : Ð ceimèn. H SUMFORA (b) (B.) p. 238
Gli aggettivi della seconda classe Enchiridion p. 241
col tema in -n-: sèfrwn. I temi in -i- e in -u- della terza
Il pronome e aggettivo interrogativo declinazione: ¹ pÒlij e tÕ ¥stu.
t…j;, t…;. Alcuni verbi impersonali.
Il pronome e aggettivo indefinito Riepilogo delle parole interrogative.
tij, ti. Riepilogo delle forme verbali.
Esercizi p. 163 Esercizi p. 245
Civiltà: Omero p. 168 Civiltà: Le feste p. 249
Lexicon p. 171 Lexicon p. 251

CAPITOLO VIII ANTICIPAZIONI SUI TEMPI DEL VERBO


PROS TO ASTU (a) (B.) p. 172 CHE SARANNO INTRODOTTI
OI QEOI TOUS ERGAZOMENOUS NEI PROSSIMI CAPITOLI p. 252
FILOUSIN (M.) p. 175
PROS TO ASTU (b) (B.) p. 183 CAPITOLO XI
POLEMARCOS KAI OI O IATROS (a) (B.) p. 254
PAIDES (M.) p. 186 EN TWI ANTRWI (M.) p. 256
Enchiridion p. 194 O IATROS (b) (B.) p. 265
Il participio medio del presente. Enchiridion p. 270
Il medio dei verbi contratti in -a-. L’aoristo; l’aoristo secondo.
Indice generale
L’aspetto verbale; il significato DUO ANQRWPOI ERIZOUSIN
dell’aoristo. (M.) p. 355
Alcuni aoristi secondi importanti. Enchiridion p. 363
Alcuni aoristi secondi irregolari. I gradi di comparazione
L’aumento. degli aggettivi.
Esercizi p. 277 Comparativi e superlativi irregolari.
Civiltà: La medicina greca p. 281 I gradi di comparazione
Lexicon p. 285 degli avverbi.
Il secondo termine di paragone;
CAPITOLO XII il dativo di misura coi comparativi.
H NAUSIKAA (B.) p. 286 Superlativi con æj.
PROS TON PEIRAIA (a) (B.) p. 297 I dimostrativi oátoj, Óde, ™ke‹noj.
PROS TON PEIRAIA (b) (B.) p. 300 Gli avverbi interrogativi e indefiniti.
O QEOS MEGAS ESTIN (M.) p. 303 Esercizi p. 369
Enchiridion p. 307 Civiltà: L’ascesa d’Atene p. 373
L’aoristo primo. Lexicon p. 377
Il participio dell’aoristo primo.
L’imperfetto d’e„mi. CAPITOLO XV
L’aoristo primo dei verbi col H EN THI SALAMINI
tema in liquida e in nasale. MACH (a) (B.) p. 378
Alcuni aoristi primi notevoli. H EN THI SALAMINI
L’aumento nei verbi composti. MACH (b) (B.) p. 381
Esercizi p. 311 OI QEOI TON XERXHN
Civiltà: Il commercio e i viaggi p. 315 EKOLASAN (M.) p. 386
Lexicon p. 318 Enchiridion p. 392
L’aoristo terzo (o atematico).
CAPITOLO XIII I verbi contratti in -o-.
PROS THN SALAMINA (a) (B.) p. 320 I sostantivi contratti della seconda
PROS THN SALAMINA (b) (B.) p. 322 declinazione: Ð noàj.
H ARETH AEI THN UBRIN Esercizi p. 396
NIKAI (M.) p. 325 Civiltà: I Persiani d’Eschilo p. 399
Enchiridion p. 332 Lexicon p. 403
L’imperfetto.
L’aspetto dell’imperfetto. CAPITOLO XVI
Il pronome relativo; le proposizioni META THN EN THI SALAMINI
relative. MACHN (a) (B.) p. 404
I sostantivi e gli aggettivi della terza META THN EN THI SALAMINI
declinazione con tema in -es-: tÕ MACHN (b) (B.) p. 409
te‹coj, ¹ tri»rhj, ¢lhq»j. H AIGINA (M.) p. 412
Espressioni di tempo. Enchiridion p. 424
Esercizi p. 338 I verbi dÚnamai, ke‹mai ed
Civiltà: L’ascesa della Persia p. 343 ™p…stamai.
Lexicon p. 347 Altri due sostantivi della terza
declinazione: ¹ naàj e Ð boàj.
CAPITOLO XIV Alcuni altri numerali.
H EN TAIS QERMOPULAIS Esercizi p. 427
MACH (a) (B.) p. 349 Civiltà: L’impero d’Atene p. 430
H EN TAIS QERMOPULAIS Lexicon p. 433
MACH (b) (B.) p. 351
Indice generale
GRAMMATICA DI CONSULTAZIONE degli aggettivi p. 457
§ 25. I dimostrativi p. 458
PARTE I: NOZIONI DI FONETICA § 26. AÙtÒj p. 459
§ 1. La pronunzia classica § 27. Il pronome e aggettivo
del greco p. 435 indefinito tij, ti p. 460
§ 2. Le sillabe p. 436 § 28. Il pronome e aggettivo
§ 3. La quantità p. 437 interrogativo t…j;, t…; p. 461
§ 4. Gli accenti p. 437 § 29. I pronomi personali p. 461
§ 5. Le leggi fondamentali § 30. I pronomi riflessivi p. 462
dell’accentazione p. 437 § 31. Il pronome reciproco p. 462
§ 6. L’accento nel nome e § 32. I possessivi p. 463
nel verbo p. 438 § 33. Il pronome relativo
§ 7. Le parole atone p. 438 Ój, ¼, Ó p. 463
§ 8. Fenomeni fonetici § 34. Gli avverbi: formazione p. 464
che riguardano le vocali: § 35. Gli avverbi: gradi di
la contrazione p. 439 comparazione p. 464
§ 9. Fenomeni fonetici che § 36. Gli avverbi interrogativi
riguardano le vocali: l’apofonia p. 440 e indefiniti p. 464
§ 10. Fenomeni fonetici che § 37. I numerali p. 465
riguardano le vocali: § 38. Le preposizioni p. 466
l’alfa puro e impuro p. 440 § 39. La coniugazione: numeri,
§ 11. Alcuni mutamenti fonetici persone, forme, tempi e modi;
che riguardano le consonanti p. 440 l’aspetto verbale durativo
§ 12. L’elisione p. 441 e momentaneo p. 469
§ 13. Il n efelcistico § 40. Il presente p. 470
e altre consonanti mobili p. 441 § 41. L’aumento p. 473
§ 42. L’imperfetto p. 473
PARTE II: MORFOLOGIA § 43. L’aoristo p. 474
§ 14. L’articolo p. 442 § 44. L’aoristo primo p. 476
§ 15. La declinazione: generi, § 45. L’aoristo secondo p. 477
numeri e casi p. 442 § 46. L’aoristo terzo p. 478
§ 16. Le tre declinazioni dei § 47. Il verbo e„mi p. 479
sostantivi: schema riassuntivo p. 443 § 48. I verbi dÚnamai, ke‹mai
§ 17. La prima declinazione ed ™p…stamai p. 480
(temi in -!-) p. 443 § 49. Alcuni verbi impersonali p. 481
§ 18. La seconda declinazione
(temi in -o-) p. 445 PARTE III: NOZIONI DI SINTASSI
§ 19. La terza declinazione § 50. Osservazioni sull’uso
(temi in consonante, in -i- breve dell’articolo p. 481
o in -u- breve, in dittongo) p. 446 § 51. Osservazioni sull’uso
§ 20. Gli aggettivi e i participi dei casi p. 482
della prima classe (prima e § 52. Osservazioni sulle
seconda declinazione) p. 452 concordanze p. 486
§ 21. Due aggettivi irregolari: § 53. L’ordine delle parole p. 486
mšgaj e polÚj p. 453
§ 22. Gli aggettivi della seconda APPENDICE: LISTA DI FORME VERBALI
classe (terza declinazione) p. 454 NOTEVOLI p. 487
§ 23. Gli aggettivi e i participi
di declinazione mista p. 455 VOCABOLARIO GRECO-ITALIANO p. 488
§ 24. I gradi di comparazione VOCABOLARIO ITALIANO-GRECO p. 501

VIII
Capitolo VI

“O te QhseÝj kaˆ oƒ ˜ta‹roi


¢fiknoàntai e„j t¾n
Kr»thn.
¹ Kr»th (tÁj Kr»thj)

Ð basileÚj

O MUQOS (a)

¹ nÁsoj (tÁj n»sou)

«`O M£nwj o„ke‹ ™n tÍ Kr»tV: basileÝj


dš ™sti tÁj n»sou. Kaˆ ™n tÍ toà M£nwoj
Ð labÚrinqoj (toà labur…nqou) o„k…v ™stˆn Ð labÚrinqoj: ™ke‹ d'o„ke‹ Ð
tÕ ¼misu
M"nètauroj, qhr…on ti deinÒn, tÕ mDn
tÕ ¼misu
¼misu ¥nqrwpoj, tÕ d'¼misu taàroj. `O dD 5
Ð taàroj
(toà taÚrou) M"nètauroj ™sq…ei ¢nqrèpouj. `O oân
M£nwj ¢nagk£zei toÝj 'Aqhna…ouj ˜pt£
¹ parqšnoj (tÁj parqšnou)
= ¹ kÒrh
te ne!n…!j pšmpein kaˆ ˜pt¦ parqšnouj
Ð M"nètauroj kat'œtoj prÕj t¾n Kr»thn kaˆ paršcei
™sq…ei
¢nqrèpouj aÙtoÝj tù M"nwtaÚrJ ™sq…ein. 10

Ð ˜ta‹roj
˜ta‹roj, toà ˜ta…rou ˜pt£ sette
il compagno pšmpw mando, invìo
ti una, una certa kat'œtoj ogni anno, tut-
¢nagk£zw costringo ti gli anni

112
Capitolo VI
basileÚw < basileÚj
'En dD ta‹j 'Aq»naij basileÚei Ð œstin aÙtù pa‹j = œcei
pa‹da
A„geÚj: œsti dD aÙtù pa‹j tij ÑnÒmati
QhseÚj. `O dD ™peˆ prîton ¹b´, toÝj
˜ta…rouj o„kt£rei kaˆ boÚletai bohqe‹n
15 aÙto‹j. Proscwre‹ oân tù patrˆ ka…,
“p£ppa f…le,” fhs…n, “toÝj ˜ta…rouj
Ð QhseÝj toÝj ˜ta…rouj o„kt£rei
o„kt£rw kaˆ boÚlomai sózein. Pšmpe me boÚletai = ™qšlei, ™piq$me‹
p£ppa = ð p£ter
oân met¦ tîn ˜ta…rwn prÕj t¾n Kr»thn.” boÚlomai = ™qšlw, ™piq$mî

`O d'A„geÝj m£lista fobe‹tai ¢ll'Ómwj Ð A„geÝj


m£lista
20 pe…qetai aÙtù. fobe‹tai
(fobe‹tai =
`O oân QhseÝj e„j t¾n naàn e„sba…nei fÒbon œcei)

met¦ tîn ˜ta…rwn kaˆ ple‹ prÕj t¾n ¹ naàj (t¾n


naàn, tÁj
Kr»thn. 'Epeˆ dD e„j t¾n nÁson neèj, tÍ nhB)

¢fiknoàntai, Ó te basileÝj kaˆ ¹ ¢fiknoàntai = ¼kousin


Ð basileÚj (m.)
25 bas…leia kaˆ ¹ qug£thr aÙtîn, ÑnÒmati ¹ bas…leia (f.)

'Ari£dnh, dšcontai aÙtoÝj kaˆ ¥gousi

¹ bas…leia
(tÁj basile…!j)

¹ bas…leia dšcetai
tÕn Qhsš!

™peˆ prîton (non) sózw salvo


appena pe…qomai (+ dat.) ubbidi-
¹b£w sono adulto, rag- sco, sto a sentire
giungo la giovinezza plšw navigo, vado per
bohqšw (+ dat.) aiuto, cor- mare
ro in aiuto di dšcomai ricevo, accolgo

113
Capitolo VI
tÕ desmwt»rion
(toà desmwthr…ou) prÕj t¾n KnwssÒn (oÛtw g¦r t¾n toà
t¾n pÒlin
= tÕ ¥stu M£nwoj pÒlin Ñnom£zousin) kaˆ
ful£ttousin ™n tù desmwthr…J.
`H d''Ari£dnh, ™peˆ prîton Ðr´ tÕn 30
¹ 'Ari£dnh ™r´
toà Qhsšwj Qhsš!, ™r´ aÙtoà kaˆ boÚletai sózein.
(™rî < ™r£w
+ gen. = m£la 'Epeˆ oân nÚx g…gnetai, speÚdei prÕj tÕ
filî + acc.)
desmwt»rion kaˆ tÕn Qhsš! kale‹ ka…,
¹ nÚx “s£g!, ð Qhseà,” fhs…n: “™gè, 'Ari£dnh,
p£reimi. 'Erî sou kaˆ boÚlomai sózein. 35

tÕ x…foj 'IdoÚ, paršcw g£r soi toàto tÕ x…foj kaˆ


tÕ l…non toàto tÕ l…non. M¾ oân foboà ¢ll¦
(toà l…nou)
¢ndre…wj e‡sbaine e„j tÕn labÚrinqon kaˆ
m¾ foboà = m¾ fÒbon œce
¢pÒkteine tÕn M"nètauron. ”Epeita dD
™k-feÚgw œkfeuge met¦ tîn ˜ta…rwn kaˆ speàde 40

prÕj t¾n naàn. 'Egë g¦r ™n nù œcw prÕj


tÍ nhC mšnein: boÚlomai g¦r ¢pÕ tÁj
Kr»thj ¢pofeÚgein kaˆ met¦ soà prÕj
t6j 'Aq»n!j ple‹n.” OÛtw lšgei kaˆ
¢p-šrcetai : ¢pocwre‹ kaˆ tacšwj ¢pšrcetai prÕj t¾n pÒlin. `O dD 45
¢poba…nei
dšcetai : lamb£nei QhseÝj m£la mDn qaum£zei, dšcetai dD
¹ ¹mšr! (tÁj ¹mšr!j) ↔ ¹ nÚx tÕ x…foj kaˆ mšnei t¾n ¹mšr!n.»

Ñnom£zw chiamo toàto tÒ questo


g…gnomai divento ¢pokte…nw uccido, am-
g…gnetai diventa; mazzo
accade, si fa

114
Capitolo VI

O DIKAIOPOLIS AGANAKTEI
`H mDn oân m»thr Ñl…gon crÒnon s"g´
kaˆ prÕj toÝj pa‹daj blšpei. `H dD
50 Mšlitta, «t… dš, ð mÁter;» fhs…n, «t…
s"g´j; T… œpeita g…gnetai; 'AkoÚein g¦r
boÚlomai tÕn màqon. ’Ar'oÙ boÚlei kaˆ boÚlomai
boÚlei (boÚlV)
sÝ tÕn màqon ¢koÚein, ð F…lippe;» boÚletai

«M£list£ ge: boÚlomai g¦r gignèskein


55 t… poie‹ Ð QhseÚj. ’W mÁter, æj kalÒj
™stin Ð màqoj...»
'En dD toÚtJ oƒ pa‹dej tÒn te Xanq…!n
Ðrîsi kaˆ tÕn DikaiÒpolin: Ð mDn g¦r
Xanq…!j tršcei prÕj t¾n o„k…!n, Ð dD
60 DikaiÒpolij dièkei aÙtÕn kaˆ mšga bo´
ka…, «po‹ feÚgeij, ð kat£r!te,» fhs…n:
«di¦ t… oÙk ™n tù ¢grù mšneij kaˆ
sullamb£neij; «ra ½dh kaqeÚdein
boÚlei; T… oÙ pe…qV moi; 'IdoÚ, dšcou tÕ dšcou! = l£mbane!

65 spšrma kaˆ ›pou moi prÕj toÝj ¢groÚj, ›pou! = ¢koloÚqei!

kaˆ ™rg£zou.» ™rg£zou! = pÒnei!

`O dD Xanq…!j: «”Hdh polÝn crÒnon ™n

115
Capitolo VI

tù ¢grù ponî. ”Hdh meshmbr…! ™st…n.


Flšgei dD Ð ¼lioj, kaˆ ™gë m£la k£mnw:
boÚlomai oân Ñl…gon crÒnon ¹suc£zein.» 70

`O dD DikaiÒpolij, «oÙ dunatÒn ™stin


¹suc£zein,» fhs…n: «makrÕj g£r ™stin Ð
pÒnoj. 'IdoÚ, «ra Ðr´j taÚthn t¾n
bakthr…!n; «ra oÙ fobÍ;» `O dD Xanq…!j:
«M£list£ ge: t»n te bakthr…!n Ðrî kaˆ 75

foboàmai m£la foboàmai. `O dD ¼lioj katatr£bei


fobÍ
fobe‹tai me kaˆ oÙ dunatÒn ™stin ™n meshmbr…v
™rg£zesqai = pone‹n ™rg£zesqai.»
`O dD F…lippoj: «Di¦ t… ¢eˆ oÛtw
boîsin; E„ m¾ g¦r s"gîsin oƒ ¥nqrwpoi, 80

oÙ dunatÒn ™stin ¢koÚein tÕn màqon.


boulÒmeqa `Hme‹j dD boulÒmeqa gignèskein t…
boÚlesqe
boÚlontai g…gnetai, kaˆ t… poie‹ Ð QhseÚj.»
`H dD Murr…nh prÕj tÕn ¥ndra: «M¾
oÛtw bÒ!, ð ¥ner: Ð mDn g¦r p£ppoj m£la 85

k£mnei: kaqeÚdei oân kaˆ oÙ boÚletai


™ge…resqai ™ge…resqai: oƒ dD pa‹dej tÕn màqon
¢koÚein boÚlontai, kaˆ oÙ dunatÒn ™sti

¹ meshmbr…
meshmbr…! !, tÁj meshm- ™ge…romai mi sveglio, sono
br…
br…!!j il mezzogiorno svegliato
taÚthn t»n questo

116
Capitolo VI

tÕn màqon ¢koÚein, e„ m¾ Ñl…gon crÒnon


papp…! = p£ppa, p£ter
90 s"g©te.» `O dD F…lippoj, «na…, ð papp…!,» (Ð papp…!j, toà papp…ou)
fhs…n, «¹ m»thr ¢lhqÁ lšgei. `Hme‹j g¦r
tÕn màqon tÕn perˆ toà M"nwtaÚrou
¢koÚein boulÒmeqa. M¾ oân oÛtw bÒ!
mhdD calepÕj ‡sqi: Ð mDn g¦r doàloj
95 3rgÒj ™stin, sÝ dD oÙk ¢gnoe‹j tÕn trÒpon
aÙtoà. ”E! oân aÙtÕn ¹suc£zein Ñl…gon
crÒnon. SÝ dD aÙtÕj k£qize ™n tÍ ski´
kaˆ ¹sÚcaze.»
`O mDn oân DikaiÒpolij s"g´ kaˆ
100 kaq…zei ™n tÍ ski´, Ð dD Xanq…!j kaˆ
aÙtÕj kaq…zei kaˆ di'Ñl…gou kaqeÚdei: tÕn
mDn g¦r DikaiÒpolin fobe‹tai, m£la dD
k£mnei.
`O mDn oân F…lippoj, «ð mÁter,» fhs…n,
105 «t… oÙ lšgeij tù patrˆ perˆ toà lÚkou;»
`H dD Murr…nh: «OÙdamîj, ð F…lippe: nàn oÙdamîj : oÜ..!

g¦r m£la k£mnei kaˆ ¢ganakte‹:


boÚlomai dD p£nta aÙtù lšgein o‡koi o‡koi = ™n tÍ o„k…v, kat'o kon

met¦ t¦ œrga. ’Ara oân boÚlesqe nàn

¢lhqÁ la verità ™£w (+ acc. e inf.) lascio,


mhdš né, e non permetto
Ð trÒpoj
trÒpoj, toà trÒpou p£nta tutto
il carattere, l’indole;
il modo, la maniera

117
Capitolo VI

¢koÚein tÕn màqon, ð pa‹dej;» `O dD 110

F…lippoj: «M£list£ ge, ð mÁter,


e„pš = lšge boulÒmeqa ¢koÚein. E„pD oân: t… g…gnetai
™peˆ ¢natšllei Ð ¼lioj;»
`H dD Murr…nh: «S"g©te oân, ð pa‹dej,
kaˆ ¢koÚete.» 115

118
Capitolo VI

`O QhseÝj oÙ fobe‹tai
¢ll'¢ndre…wj m£cetai kaˆ
tÕn M"nètauron ¢pokte…nei.

O MUQOS (b)
«'Epeˆ dD ¹mšr! g…gnetai, Ð M£nwj oƒ doàloi ¢no…gousi t6j pÚl!j
œrcetai prÕj tÕ desmwt»rion kaˆ kale‹ œrcetai = ba…nei

tÒn te Qhsš! kaˆ toÝj ˜ta…rouj kaˆ ¥gei aƒ pÚlai


(tîn pulîn)
aÙtoÝj prÕj tÕn labÚrinqon. 'Epeˆ dD
120 ¢fiknoàntai, oƒ doàloi ¢no…gousi t6j
pÚl!j kaˆ toÝj 'Aqhna…ouj e„selaÚ-
e„s-elaÚnw
nousin. ”Epeita dD t6j pÚl!j kle…ousi kle…w ↔ ¢no…gw

kaˆ ¢pšrcontai: oÛtw g¦r tù M"nwtaÚrJ


s‹ton paršcousin e„j poll6j ¹mšr!j. Oƒ
125 mDn oân ˜ta‹roi m£lista foboàntai, Ð dD
QhseÚj, “m¾ fobe‹sqe, ð f…loi,” fhs…n:

e„j per

119
Capitolo VI

›pomai (+ dat.) = Ôpisqen “™gë g¦r ¨m©j sèsw. “Epesqš moi oân
ba…nw, ¢kolouqšw
¹goàmai (< ¹gšomai) + dat. = ¢ndre…wj.” OÛtw lšgei kaˆ ¹ge‹tai aÙto‹j
¥gw + acc.
e„j tÕn labÚrinqon.
¹ dexi5 (tÁj dexi©j)
¹ ¢rister5
(tÁj ¢rister©j) `O mDn oân QhseÝj ™n mDn tÍ ¢rister´ 130

œcei tÕ l…non, ™n dD tÍ dexi´ tÕ x…foj,


kaˆ procwre‹ e„j tÕn skÒton. Oƒ dD ˜ta‹roi
m£lista foboàntai ¢ll'Ómwj ›pontai: ¹
g¦r ¢n£gkh aÙtoÝj œcei. Makr6n oân
Ð skÒtoj (toà skÒtou)
poreÚomai = bad…zw ÐdÕn poreÚontai kaˆ poll£kij mDn 135

tršpomai = ¢nastršfw tršpontai, poll£kij dD yÒfouj deinoÝj


¢koÚousin: Ð g¦r M"nètauroj dièkei
aÙtoÝj ™n tù skÒtJ kaˆ m£la deinîj
br$c©tai. 'Entaàqa d¾ tÕn tîn podîn

Ð poÚj
(tîn yÒfon ¢koÚousi kaˆ tÕ toà qhr…ou 140
Ð M"nètauroj
br$c©tai: «mà, mà» podîn)
pneàma Ñsfra…nontai, kaˆ „doÚ, ™n tÍ Ðdù
p£restin Ð M"nètauroj. Deinîj d¾
Ðrm©tai = Ðrm´ br$c©tai kaˆ ™pˆ tÕn Qhsš! Ðrm©tai.
Ñsfra…nomai
tÕ pneàma

tÕ pneàma

sèsw salverò ¹ ¢n£gkh


¢n£gkh, tÁj ¢n£gkhj
pro-cwršw avanzo la necessità

120
Capitolo VI

Ð QhseÝj
¢ndre…wj m£cetai

Ð QhseÝj
lamb£netai tÁj
kefalÁj toà
qhr…ou

`O dD QhseÝj oÙ fobe‹tai ¢ll¦ m£la


lamb£nomai (+ gen.)
145 ¢ndre…wj m£cetai: tÍ mDn g¦r ¢rister´
lamb£netai tÁj kefalÁj toà qhr…ou, tÍ
dD dexi´ tÕ stÁqoj tÚptei. `O dD
¹ kefal»
M"nètauroj deinîj kl£zei kaˆ kata- (tÁj kefalÁj) tÕ stÁqoj

p£ptei prÕj t¾n gÁn. Oƒ dD ˜ta‹roi, ™peˆ


150 Ðrîsi tÕ qhr…on ™pˆ tÍ gÍ ke…menon,
ca…rousi ka…, “ð Qhseà,” f!s…n, “æj
¢ndre‹oj e : æj qaum£zomšn se kaˆ
t"mîmen. 'All¦ nàn ge sùze ¹m©j ™k toà oƒ ˜ta‹roi t"mîsi tÕn Qhsš!

labur…nqou kaˆ ¹goà prÕj t6j pÚl!j. ¹goà ¹m‹n = ¥ge ¹m©j

155 Makr6 g£r ™stin ¹ ÐdÕj kaˆ polÝj Ð


skÒtoj: t¾n d'ÐdÕn ¢gnooàmen.”
kl£zw grido, strepito ke…menon che giace, gia-
cente
ge invero; almeno

121
Capitolo VI

`O dD QhseÝj oÙ fobe‹tai ¢ll¦ tÕ l…non


lamb£nei — oÛtw g¦r t¾n ÐdÕn
gignèskei — kaˆ ¹ge‹tai to‹j ˜ta…roij
prÕj t6j pÚl!j. 'Epeˆ d'¢fiknoàntai, tÕn 160

Ð moclÒj (toà mocloà) moclÕn diakÒptousi kaˆ mšnousin ™ke‹:

Ð QhseÝj diakÒptei
tÕn moclÒn
(dia-kÒptw)

œti g¦r ¹mšr! ™st…n. 'Epeˆ dD nÚx g…gnetai,


™x-šrcontai ™xšrcontai ™k toà labur…nqou kaˆ
speÚdousi prÕj t¾n naàn. 'Eke‹ dD t¾n
'Ari£dnhn Ðrîsin: mšnei g¦r prÕj tÍ nhB. 165

¢po-plšw Tacšwj oân e„sba…nousi kaˆ ¢poplšousi


prÕj t6j 'Aq»n!j. OÛtwj oân Ð QhseÝj
tÒn te M"nètauron ¢pokte…nei kaˆ toÝj

122
Capitolo VI

˜ta…rouj sózei e„j t6j 'Aq»n!j.»


170 OÛtw pera…nei tÕn màqon ¹ Murr…nh, ¹
dD Mšlitta, «kaˆ ¹ 'Ari£dnh;» fhs…n: ««ra
ca…rei; «ra file‹ aÙt¾n Ð QhseÚj;» `H dD
Murr…nh: «OÙdamîj: oÙ ca…rei ¹ 'Ari£dnh
oÙdD file‹ aÙt¾n Ð QhseÚj.» `H dD
175 Mšlitta: «Di¦ t… oÙ file‹ aÙt¾n Ð QhseÚj;
T… g…gnetai;» `H dD m»thr: «'Eke‹non tÕn
màqon oÙk ™qšlw soi lšgein nàn ge.»

pera…nw finisco
pera…nw ™ke‹noj
™ke‹noj, ™ke…nh
™ke…nh, ™ke‹n
™ke‹noo
quello

123
Capitolo VI Enchiridion

Enchiridion

Mìrrina, da madre amorevole qual è, racconta


ai figli una bella favola, màqoj, che sembra co-
minciare col più tradizionale degl’incipit: «c’era
una volta un re...»
Ma questo re, questo basileÚj di Creta, è piut-
tosto cattivo, perché costringe i poveri ateniesi a
sacrificare ogni anno sette ragazzi e sette ragazze
alla voracità del Minotauro, mostruoso essere
mezzo uomo e mezzo bestia.
Tèseo, il figlio del re d’Atene, vuole aiutare i
suoi compagni, boÚletai bohqe‹n to‹j ˜ta…roij,
e dice per questo al padre: «P£ppa f…le, toÝj
˜ta…rouj o„kt£rw kaˆ boÚlomai sózein.»
Ègeo ha molta paura, m£la fobe‹tai , ma
cionnonostante cede al figlio e gli ubbidisce:
pe…qetai aÙtù.
Dopo una breve navigazione, dunque, Tèseo
e i compagni giungono, ¢fiknoàntai, a Creta. Lì
il re, la regina e la loro figlia li accolgono, dšcontai
aÙtoÚj... Il resto della storia l’avete letto. Ma che
forme sono boÚlomai, boÚletai, fobe‹tai,
pe…qetai, ¢fiknoàntai, dšcontai? Lo saprete su-
bito, se avrete la pazienza di leggere più avanti.

Attivo e passivo Fin qui avete incontrato molti verbi attivi, cioè
che esprimono un’azione compiuta dal soggetto.
I verbi attivi sono spesso transitivi, ossia reggono
un complemento oggetto, che, come sappiamo,
va in accusativo: `O M"nètauroj ™sq…ei
¢nqrèpouj = Il Minotauro mangia gli uomini.

Le frasi che contengono un verbo transitivo


possono esser trasformate in modo tale che il com-
plemento oggetto della frase attiva diventi il sog-
getto della nuova frase: «Gli uomini son mangia-
ti dal Minotauro».

In questo caso si dice che il verbo è passivo, per-


ché indica un’azione che il soggetto subisce (latino

124
Enchiridion Capitolo VI

patitur) da parte di qualcun altro (o di qualcos’altro).


Il passivo sarà presentato più avanti in questo corso.

L’attivo e il passivo si chiamano forme (o voci)


del verbo, o anche diàtesi, cioè letteralmente «di-
sposizioni», perché significano appunto la dispo-
sizione del soggetto rispetto all’azione espressa
dal verbo.

In greco, oltre all’attivo e al passivo c’è anche Il medio


una terza forma: il medio. Essa esprime sempre
un’azione che il soggetto compie per sé, cioè nel
suo interesse, o che comunque lo riguarda.
Praticamente, per intendere il significato del me-
dio greco tenete presenti le osservazioni che seguono.

Parecchi verbi han solo il medio, e si chiamano Verbi deponenti


deponenti, perché è come se avessero deposto, cioè
messo da parte o perduto, la forma attiva (ma in
realtà non è affatto così, perché la forma attiva questi
verbi non l’han mai avuta); ai deponenti greci corri-
spondono in italiano verbi attivi. Nelle letture di que- ¢fiknšomai
sto capitolo avete incontrato questi verbi deponenti: boÚlomai
¢fiknšomai (+ e„j e l’acc.), «arrivo (a, in)»; boÚlomai, g…gnomai
«voglio»; g…gnomai, «divento» (g…gnetai, anche dšcomai
«avviene»); dšcomai, «ricevo»; ›pomai, «seguo» (+ ›pomai
dat.); ™rg£zomai, «lavoro»; œrcomai, «vengo, vo»; ™rg£zomai
¢pšrcomai, «vo via, parto». œrcomai
¢pšrcomai
I verbi pe…qomai e fobšomai non sono stati
inclusi in questa lista perché s’usano anche nel-
l’attivo (anche se con significati diversi), mentre i
deponenti non hanno forme attive.

Ma anche i verbi attivi hanno molto spesso la


forma media.
Molte volte al verbo medio greco corrispon-
de nella nostra lingua un verbo colla particella
pronominale mi (ti, si ecc.), sicché esso si distin-
gue così dall’attivo, a cui corrisponde invece in
italiano lo stesso verbo senza la particella

125
Capitolo VI Enchiridion

attivo: loÚw = lavo pronominale: LoÚw tÕ paid…on = Lavo il bambi-


medio: loÚomai = mi lavo no, ma LoÚomai = Mi lavo; 'Ege…rw tÕ paid…on =
™ge…rw = sveglio Sveglio il bambino, ma 'Ege…romai = Mi sveglio.
™ge…romai = mi sveglio
Notate però che il mi non ha lo stesso significato
in «mi lavo» e «mi sveglio». Nel primo caso esso
indica che il soggetto compie l’azione su sé stesso
(in altre parole, che il soggetto è anche il comple-
mento oggetto): «io mi lavo» = «io lavo me stesso»;
si dice che lavarsi è un verbo riflessivo. Invece «io
mi sveglio» non vuol certo dire «io sveglio me stes-
so», ma solo «passo dal sonno alla veglia»: si tratta
perciò d’un verbo intransitivo (intransitivo
pronominale), tant’è vero che in altre lingue la par-
ticella pronominale non c’è (per esempio,
nell’inglese I wake up). Come vedete, ai verbi medi
greci possono corrispondere in italiano sia verbi
riflessivi sia verbi intransitivi pronominali.

Spesse volte il medio greco è transitivo, cioè


può reggere il complemento oggetto: L©omai toÝj
†ppouj = Sciolgo (libero) i cavalli.

Qui il medio differisce dall’attivo per la sfumatu-


ra di significato che abbiamo detto: esso indica che
il soggetto compie un’azione che lo riguarda. Così,
«sciolgo i cavalli» si può anche dire l©w toÝj
†ppouj; ma userò il medio l©omai se per esempio i
cavalli che sciolgo sono i miei.
Molto spesso però (come nell’esempio appena
visto) questa sfumatura non appare dalla traduzione
Il presente indicativo, impera- italiana. Ugualmente, è piuttosto sottile la differenza
tivo e infinito medio tra l’attivo e il medio nel caso di filšw (per citar
tema l$- l’altro verbo che v’è familiare e che troverete di
Indicativo séguito coniugato nel medio): praticamente, si può
Singolare
I l©-o-mai
tradurre anche filšomai con «amo».
II *l©-e-sai > l©V (anche l©ei)
III l©-e-tai Le voci medie del verbo si distinguono facil-
Plurale mente da quelle attive per le terminazioni diverse:
I l$-Ò-meqa -mai, -sai, -tai per il singolare, e -meqa, -sqe, -
II l©-e-sqe
ntai per il plurale. Tra il tema e le desinenze s’in-
III l©-o-ntai

126
Enchiridion Capitolo VI

seriscono le vocali congiuntive o ed e: o davanti a Imperativo


consonante nasale (m o n), e davanti a s o t. II sing. *l©-e-so > l©ou
II plur. l©-e-sqe
Infinito l©-e-sqai
Nella seconda persona singolare dell’indicati-
vo e dell’imperativo cade il s intervocalico e se-
guono contrazioni: *l©-e-sai > l©eai > l©V
(l’asterisco, *, si premette a quelle forme che non tema file-
si trovano nei documenti in lingua greca che co- Indicativo
Singolare
nosciamo, ma sono state ricostruite dai linguisti);
I filš-o-mai > filoàmai
*l©-e-so > l©ou. L’infinito medio è l©-e-sqai. II filš-V (o filš-ei) > filÍ (o file‹)
I verbi contratti in -e- nel passivo hanno le stes- III filš-e-tai > file‹tai
se terminazioni dei verbi non contratti; la vocale -e- Plurale
del tema si contrae con la vocale congiuntiva (e, o), I file-Ò-meqa > filoÚmeqa
secondo le consuete regole della contrazione date a II filš-e-sqe > file‹sqe
III filš-o-ntai > filoàntai
p. 76. Avremo perciò, nell'indicativo filoàmai
Imperativo
(< filš-o-mai), filÍ, file‹tai, filoÚmeqa, II sing. *filš-e-so > filoà
file‹sqe, filoàntai; nell’imperativo filoà, II plur. filš-e-sqe > file‹sqe
file‹sqe; nell’infinito file‹sqai. Infinito filš-e-sqai > file‹sqai

Il dativo serve soprattutto a esprimere il com- Alcuni usi del dativo


plemento di termine (o oggetto indiretto), che in
italiano è di solito introdotto dalla preposizione Complemento di termine
a: OÛtw g¦r tù M"nwtaÚrJ s‹ton paršcousin tù M"nwtaÚrJ = al Minotauro
= In questo modo infatti dan cibo al Minotauro.

Notate poi alcuni altri usi di questo caso:


a) Il dativo in unione col verbo e„mi indica, come Dativo di possesso
in latino, possesso (dativo di possesso); l’italiano ren- aÙtù ™sti pa‹j = egli ha un
de perlopiù questo costrutto col verbo avere: ”Estin figlio
aÙtù pa‹j tij ÑnÒmati QhseÚj = Egli ha un figlio
di nome Tèseo (letteralmente: È a lui un figlio…) =
Est eï fïlius, Thëseus nömine.
b) La frase greca appena vista ci offre un esem- Dativo di limitazione
pio d’un altro uso del dativo, il dativo di limitazio- pa‹j ÑnÒmati QhseÚj = un fi-
ne, che indica limitatamente a quale àmbito vale glio di nome Tèseo
un’affermazione (complemento di limitazione, come
in italiano «superiori di numero», «maggiore d’età»,
«cieco da un occhio»): ...ÑnÒmati QhseÚj = «…di
nome Tèseo», «chiamato Tèseo» (alla lettera: «Tèseo
quanto al nome», «per quel che riguarda il nome»).

127
Capitolo VI Enchiridion

Confrontate l’ablativo di limitazione latino


(Thëseus nömine).
Dativo strumentale c) Il dativo serve anche a indicare il mezzo, o lo
tÍ ¢rister´ = colla sinistra strumento, con cui si fa una cosa (dativo strumen-
tale): TÍ mDn g¦r ¢rister´ lamb£netai tÁj
kefalÁj toà qhr…ou, tÍ dD dexi´ tÕ stÁqoj tÚptei
= Colla sinistra afferra il capo del mostro e colla
destra ne colpisce il petto.
Il latino usa in questo senso l’ablativo (ablativo
strumentale): dexterä, sinisträ.
Dativo di tempo d) S’usa il dativo per indicare il tempo in cui
tÍ Østera…v succede qualcosa, in risposta alla domanda «quan-
do?» (complemento di tempo determinato): tÍ
Østera…v, «il giorno dopo».
Anche in questo caso il latino userebbe
l’ablativo: posterö dië.
Dativo con preposizioni e) Il dativo s’unisce anche a certe preposizioni,
™n tÍ ¢rister´, prÕj tÍ nhB e particolarmente a quelle che indicano il luogo in
cui uno è o qualcosa accade (complemento di stato
in luogo): ™n tÍ ¢rister´, prÕj tÍ nhB.
Dativo con verbi f) Infine reggono il dativo alcuni verbi: Oƒ bÒej
proscwršw tù ¢grù proscwroàsin = I buoi s’avvicinano al
pe…qomai campo; `O A„geÝj pe…qetai aÙtù = Ègeo gli ubbi-
›pomai disce; “Epesqš moi ¢ndre…wj = Seguitemi corag-
¹gšomai giosamente; `Hge‹tai aÙto‹j e„j tÕn labÚrinqon
= Li guida nel labirinto.

Come vedete dalle traduzioni, a questi verbi cor-


rispondono spesso in italiano verbi transitivi.

Alcune preposizioni Abbiamo visto che reggono il dativo quelle pre-


posizioni che indicano il luogo in cui uno è o qual-
cosa accade (complemento di stato in luogo); qui
aggiungiamo che reggono invece il genitivo le pre-
posizioni che esprimono un’idea di moto da luo-
go, e l’accusativo quelle che significano un moto
a (o verso) luogo.
Imparate le preposizioni elencate qui sotto, che
sono quelle che son comparse finora nelle liste di
vocaboli:

128
Enchiridion Capitolo VI

a) coll’accusativo: a) Preposizioni coll’accusativo


e„j, «verso, a, in» (indica propriamente il movi- ⎯→
mento verso l’interno d’un luogo, come in latino
e„j
in coll’accusativo);
prÒj, «a, verso» (indica più la direzione del movi- ⎯→
mento, come in latino ad coll’accusativo); prÒj
par£, «accanto a, presso» (movimento verso le vi-
cinanze d’un luogo); par£
™p…, «su» (movimento dal basso verso l’alto),
«contro» (movimento ostile); ⎯→
¢n£, «su» (movimento dal basso verso l’alto, lun- → ™p…

go un piano inclinato); ⎛
kat£, «lungo» (scendendo: movimento dall’alto ¢n£

verso il basso); ↓
kat£

b) col genitivo: b) Preposizioni col genitivo


™k, «da, fuori di» (indica un movimento dall’inter- ⎯→
no verso l’esterno d’un luogo, come in latino ë o
ex coll’ablativo); ™k
¢pÒ, «da» (latino ä o ab coll’ablativo); ⎯→¢pÒ
met£, «con, insieme con» (in quest’ultimo caso non
c’è naturalmente nessun senso di moto da luogo); • •
met£

c) col dativo: c) Preposizioni col dativo


™n, «a, in» (indica la posizione d’un oggetto ch’è
all’interno d’un luogo); • ™n
12345
12345
12345
™p…
™p…, «su, sopra» (con contatto);
prÒj, «a, presso» (vicinanza); 12345
12345
12345
ØpÒ, «sotto». prÒj
12345
I disegni vi chiariranno ancor meglio il signifi- 12345
ØpÒ 12345
cato delle diverse preposizioni.

129
Capitolo VI Esercizi

Il greco nell’italiano

Movendo da parole greche che conoscete, dite il significato etimologico


delle parole che seguono:

1) fobia
2) acrofobia
3) agorafobia
4) entomofobia
5) anglofobia.

Esercizio 6a
Trovate dodici verbi di forma media nella lettura all’inizio di questo capitolo,
e traducete le frasi che li contengono.

Esercizio 6b
Scrivete le forme di g…gnomai e ¢fiknšomai (di quest’ultimo, solo le forme
contratte), poi traducete tutte le voci.

Esercizio 6c
Leggete e traducete queste coppie di frasi:
1. TÕn kÚna loÚw (= lavo).
`Hme‹j louÒmeqa.
2. `H m»thr tÕn pa‹da ™ge…rei.
`O pa‹j ™ge…retai.
3. `O despÒthj tÕn doàlon toà pÒnou paÚei (= fa smettere [regge il
genitivo della cosa]).
Toà pÒnou paÚomai.
4. `O doàloj toÝj l…qouj a‡rei.
`O doàloj ™ge…retai kaˆ ™pa…rei ˜autÒn.
5. Oƒ pa‹dej tÕn trÒcon (= la ruota) tršpousin (= fan girare).
`O doàloj prÕj tÕn despÒthn tršpetai.

Esercizio 6d
Mettete le forme che seguono nel plurale:
1. l©omai 4. foboàmai
2. boÚletai 5. ¢fikne‹tai
3. dšcV 6. g…gnomai.

130
Esercizi Capitolo VI

Esercizio 6e
Mettete le forme che seguono nel singolare:
1. l©esqe 4. ¢fikne‹sqe
2. peiqÒmeqa 5. foboÚmeqa
3. boÚlontai 6. ¢fiknoàntai.

Esercizio 6f
Leggete ad alta voce e traducete:
1. O‡kade bad…zein boulÒmeqa.
2. OÜ se foboàntai.
3. '0rgÕj g…gnV, ð doàle.
4. E„j t¾n Kr»thn ¢fiknoÚmeqa.
5. `O basileÝj ¹m©j dšcetai.

Esercizio 6g
Traducete in greco:
1. Vogliamo rimanere.
2. Non ho paura di te.
3. Arrivano nell’isola.
4. Non abbiate paura, amici!
5. Diventano pigri.

Esercizio 6h
Riscrivete queste frasi mettendo i sostantivi tra parentesi nel caso giusto, e poi
traducete le frasi:
1. PrÕj (Ð ¢grÒj) ™rcÒmeqa.
2. PrÕj (¹ ÐdÒj) kaq…zousin.
3. 'Ek (¹ o„k…!) speÚdei.
4. 'ApÕ (¹ nÁsoj) plšousin.
5. Kat¦ (¹ ÐdÒj) poreÚontai.
6. Met¦ (oƒ ˜ta‹roi) feÚgei.
7. 'En (Ð labÚrinqoj) mšnete.
8. `Hge‹sqe ¹m‹n prÕj (¹ kr»nh).
9. Oƒ pa‹dej tršcousin ¢n¦ (¹ ÐdÒj).
10. Aƒ parqšnoi kaq…zousin ØpÕ (tÕ dšndron).
11. `O kÚwn Ðrm©tai ™pˆ (Ð lÚkoj).
12. Oƒ ˜ta‹roi e„j (Ð labÚrinqoj) e„sšrcontai.

131
Capitolo VI Esercizi

Esercizio 6i
Leggete ad alta voce e traducete queste frasi, e riconoscete in esse i diver-
si usi del dativo:
1. `O ¢n¾r ¨m‹n oÙ pe…qetai.
2. Pe…qesqš moi, ð pa‹dej.
3. P£recš moi tÕ ¥rotron.
4. TÕn màqon tù paidˆ lšgw.
5. ”Esti tù aÙtourgù ¥rotron.
6. `O aÙtourgÒj, DikaiÒpolij ÑnÒmati, to‹j bousˆn e„j tÕn ¢grÕn ¹ge‹tai.
7. `O pa‹j tÕn lÚkon l…qoij b£llei.
8. `H gun¾ tù ¢ndrˆ polÝn s‹ton paršcei.
9. `O despÒthj toÝj doÚlouj tosaÚtV boÍ kale‹ éste foboàntai.
10. ”Esti tù paidˆ kalÕj kÚwn.

Esercizio 6l
Traducete in greco:
1. Non sei disposto a ubbidirmi, ragazzo?
2. Raccontami (racconta = lšge) la storia.
3. Ti do l’aratro.
4. Il contadino ha un gran bove (usate il dativo di possesso).
5. Il giovinetto ( Ð ne!n…!j), di nome Tèseo, guida coraggiosamente i
compagni.
6. Il ragazzo colpisce il lupo con una pietra.
7. La ragazza dà il cibo all’amico.
8. Lo schiavo colpisce i buoi col pungolo (tÕ kšntron).
9. La ragazza s’avvicina alle porte.
10. Il giorno dopo gli ateniesi scappano fuori del labirinto.

Esercizio 6m
Traducete queste coppie di frasi:
1. `O QhseÝj boÚletai toÝj ˜ta…rouj sózein.
Ègeo ha molta paura ma gli ubbidisce.
2. Oƒ mDn 'Aqhna‹oi ¢fiknoàntai e„j t¾n nÁson, Ð dD basileÝj
dšcetai aÙtoÚj.
I compagni han molta paura, ma Tèseo li guida coraggiosamente.
3. M¾ m£cesqe, ð f…loi, mhdD bo©te ¢ll¦ s"g©te (= state zitti).
Non abbiate paura del Minotauro, amici, ma siate coraggiosi.
4. 'Epeˆ nÝx g…gnetai, ¹ parqšnoj œrcetai prÕj t6j pÚl!j.
Quando si fa giorno, la nave arriva nell’isola.

132
Esercizi Capitolo VI

5. 'Epeˆ Ð QhseÝj ¢pokte…nei tÕn M"nètauron, ˜pÒmeqa aÙtù ™k


toà labur…nqou.
Quando viaggiamo verso Creta, vediamo molte isole.

Leggete questo brano, poi rispondete alle domande.

O QHSEUS THN ARIADNHN KATALEIPEI


OÛtwj oân Ð QhseÝj toÝj ˜ta…rouj sózei kaˆ ¢pÕ tÁj Kr»thj
¢pofeÚgei. Prîton mDn oân prÕj nÁsÒn tina, N£xon ÑnÒmati, plšousin.
'Epeˆ dD ¢fiknoàntai, ™kba…nousin ™k tÁj neëj kaˆ ¢napaÚontai. 'Epeˆ
dD nÝx g…gnetai, oƒ mDn ¥lloi kaqeÚdousin: Ð dD QhseÝj oÙ kaqeÚdei
¢ll¦ ¼sucoj mšnei: oÙ g¦r file‹ 'Ari£dnhn oÙdD boÚletai fšrein
aÙt¾n prÕj t6j 'Aq»n!j. Di'Ñl…gou oân, ™peˆ kaqeÚdei ¹ 'Ari£dnh, Ð
QhseÝj ™ge…rei toÝj ˜ta…rouj ka…, «s"g©te, ð f…loi,» fhs…n: «kairÒj
™stin ¢pople‹n. SpeÚdete oân prÕj t¾n naàn.» 'Epeˆ oân e„j t¾n naàn
¢fiknoàntai, tacšwj l©ousi t¦ pe…smata kaˆ ¢poplšousin: t¾n
d''Ari£dnhn le…pousin ™n tÍ n»sJ.

[katale…pei
katale…pei abbandona prîton dapprima, in un primo tempo tina
una N£xon Nasso (un’isola nel mar Egèo, a settentrione di Creta)
¢napaÚontai si riposano ¼sucoj tranquillo t¦ pe…smata le gómene]

1. Per dove salpano Tèseo e i suoi?


2. Che fanno per prima cosa quando arrivano là?
3. Perché Tèseo non dorme?
4. Che dice ai suoi Tèseo quando li sveglia?

'Epeˆ dD ¹mšr! g…gnetai, ¢nege…retai ¹ 'Ari£dnh kaˆ Ðr´ Óti oÜte


QhseÝj oÜte oƒ ˜ta‹roi p£reisin. Tršcei oân prÕj tÕn a„gialÕn kaˆ
blšpei prÕj t¾n q£lattan: t¾n dD naàn oÙc Ðr´. M£lista oân fobe‹tai
kaˆ bo´: «’W Qhseà, poà e ; ’Ar£ me katale…peij; 'Ep£nelqe kaˆ
sùzš me.»

[¢nege…retai
¢nege…retai si risveglia tÕn a„gialÒn la spiaggia]

5. Che vede Arianna quando si sveglia?


6. Che grida?

133
Capitolo VI Esercizi

Esercizio 6n
Traducete in greco:
1. Mentre ('En ú) Arianna (l’)invoca, il dio (Ð qeÒj) Dioniso (Ð DiÒn$soj)
guarda dal cielo (Ð oÙranÒj) verso la terra; egli vede dunque Arianna
e s’innamora di lei.
2. Vola (pštetai) dunque dal cielo alla terra. E quando arriva all’isola
s’avvicina a lei e dice: «Arianna, non aver paura! Infatti son qua io,
Dioniso, t’amo e (ti) voglio salvare: vieni con me in cielo.»
3. Arianna dunque si rallegra e va da lui.
4. Dioniso dunque la porta su (¢nafšrei) in cielo; e Arianna diventa una
dea (qe5) e rimane per sempre (e„sae…) in cielo.

La formazione delle parole

Che rapporto c’è tra le parole di ciascuna delle cinque coppie seguenti?

1) Ð doàloj ¹ doÚlh
2) Ð f…loj ¹ f…lh
3) Ð qeÒj ¹ qe5
4) Ð ˜ta‹roj ¹ ˜ta…r!

134
Civiltà Capitolo VI

Il mito

L a parola màqoj significa «storia»,


e i greci erano grandi narratori.
Molte delle storie erano antichissime,
Comandò all’ìnclito Efèsto che subito
impastasse terra con acqua e v’infon-
desse voce umana e vigore, e che il
e venivano raccontate a tutti i bambi- tutto fosse d’aspetto simile alle dee im-
ni sulle ginocchia delle loro madri. mortali, e di bella, virginea, amabile
C’erano storie che riguardavano i tem- presenza; e quindi che Atena le inse-
pi in cui l’uomo non esisteva ancóra, gnasse le arti: il saper tessere trame
altre sui tempi in cui i rapporti tra gli ben conteste; ordinò all’aurea Afrodìte
dèi e gli uomini erano molto più stretti, di spargerle sulla testa grazia,
e altre ancóra sugli dèi e gli eroi del- tormentosi desideri e le pene che
l’antichità: i miti erano insomma sto- struggono le membra; e a Ermète, mes-
rie di tipi molto diversi. Alcuni, come saggero argifónte [= uccisore del mo-
i miti cosmogònici (ossia stro Argo], di darle un’anima
sull’origine dell’uni- di cagna e indole ingan-
verso), riguardava- natrice. Così parlò, e
no solo, o soprat- quelli obbedirono ai
tutto, gli dèi. voleri del cronìde
Esìodo, per Zeus (Le opere e i
esempio, rac- giorni, 53-69,
conta come il dalla trad. di L.
titàno Promèteo, Magugliani, ed.
per compassione Rizzoli).
del genere uma-
no, rubò il fuoco Gli dèi e le
agli dèi e lo donò agli dee fecero secondo
uomini. il comando di Zeus, ed
Ermète chiamò la donna
Sdegnato, gli disse allora Zeus, Pandòra, «perché tutti (p£ntej)
adunatore di nembi: “O figliolo di gli dèi che vivono sull’Olimpo le det-
Giàpeto, tu che sei il più ingegnoso tero un dono (dîron), rovina per gli
di tutti, ti rallegri di aver rubato il uomini industri».
fuoco e di avere eluso i miei voleri:
ma hai preparato grande pena a te Il padre [= Zeus] mandò a
stesso e agli uomini che dovranno Epimèteo [il fratello di Promèteo]
venire. A loro, qual pena del fuoco, l’ìnclito Argifónte [= Ermète], velo-
io darò un male del quale tutti si ral- ce messaggero degli dèi, a portare il
legreranno nel cuore, facendo feste dono, né quegli si diede pensiero che
allo stesso lor male.” Così parlò, poi Promèteo gli aveva raccomandato di
rise il padre degli uomini e degli dèi. non accettare mai un dono da parte

135
Capitolo VI Civiltà

Minotauromachìa: Tèseo uccide il Minotauro.

di Zeus olimpio, ma di rimandarlo in- l’intatta casa, dentro rimase sotto i


dietro acciocché non ne sopravvenis- labbri dell’orcio, né volò fuori, per-
se male ai mortali. Accettatolo, se ne ché prima Pandòra rimise il coper-
accorse soltanto quando già aveva il chio sull’orcio, secondo il volere
male (84-89, trad. dello stesso). dell’egìoco [= armato dell’ègida, uno
scudo portentoso] Zeus, adunatore di
Il dono degli dèi portò agli uomi- nembi. Ma gli altri, i mali infiniti, er-
ni la rovina: rano in mezzo agli umani; piena, in-
fatti, di mali è la terra, pieno ne è il
Fino ad allora viveva sulla terra mare, e le malattie, a loro piacere, si
lontana dai mali la stirpe mortale, aggirano in silenzio di notte e di gior-
senza la sfibrante fatica e senza il no fra gli uomini, portando dolore ai
morbo crudele che trae gli umani alla mortali; e questo perché l’accorto
morte: rapidamente, infatti, invecchia- Zeus tolse loro la voce.
no gli uomini nel dolore. Ma la donna, Non si può evitare l’intendimento
levando di sua mano il grande co- di Zeus (90-105, trad. dello stesso).
perchio dell’orcio, disperse i mali,
preparando agli uomini affanni Questo mito tenta di spiegare il
luttuosi. Soltanto la Speranza là, nel- motivo per cui gli uomini soffrono di

136
Civiltà Capitolo VI

storia, o su quel che i greci credeva-


no fosse storia. Appartiene a questa
categoria la storia di Tèseo e del
Minotauro: Tèseo era un antico re
d’Atene, e la sua figura fu al centro
d’un intero ciclo di miti; egli apparte-
neva alla generazione precedente alla
guerra di Troia, e si credeva che si
dovesse a lui l’unificazione dell’At-
tica. Anche a Minosse, re di Cnosso,
nell’isola di Creta, era attribuita un’esi-
Il labirinto (da una moneta cretese).
stenza storica: Tucìdide discute la que-
malattie e d’altre disgrazie: perché, per stione dell’estensione del suo potere
esempio, si deve lavorare per vivere, marittimo nell’introduzione delle sue
mentre nell’età dell’oro la terra pro- Storie. LabÚrinqoj significa, nell’an-
duceva spontaneamente frutti d’ogni tica lingua di Creta, «casa della
genere? La storia è raccontata con lin- bipènne» (cioè della scure a doppio
guaggio allusivo: Pandòra leva il co- taglio): questo potrebb’essere stato il
perchio d’un grande orcio, da cui nome d’un grande palazzo di Cnosso,
escono tutti i mali, ma Esìodo non ci dove compare spesso la bipenne
dice nulla riguardo a quest’orcio, non come simbolo religioso; le grandi di-
ci spiega perché si trovi lì e perché mensioni e la pianta complessa di
Pandòra abbia levato il coperchio: i questo palazzo possono spiegare
lettori d’Esìodo probabilmente cono- forse il cambiamento di senso della
scevano la storia, ed egli non aveva parola labÚrinqoj, che venne a signi-
nessun bisogno di raccontargliela; ficare «labirinto».
non è neppur chiaro perché si dica La tauromachìa (giochi che con-
che la Speranza rimane nell’orcio: la sistevano nell’eluder gli attacchi d’un
condizione uma-
na è forse dispe-
rata? O forse una
speranza di sal-
vezza e reden-
zione dai mali
può venir fuori
da quello stesso
orcio, o vaso, che
li ha diffusi per il
mondo?
Altri miti si
Le imprese di Tèseo.
fondano sulla

137
Capitolo VI Civiltà

Le imprese di Tèseo.

toro con acrobazie e volteggi sopra mangiatore d’uomini si trova nei rac-
la sua testa e la sua schiena) era conti tradizionali di molti popoli, e
molto importante nel rituale cretese, la struttura di queste narrazioni è
ed è spesso rappresentata nelle opere molto simile.
d’arte di Creta; gli atleti che
prendevan parte alle tauromachie La mitopoièsi, cioè la creazione
potevano ben essere giovani prigio- di miti, sembra essere un’attività
nieri, provenienti da Atene o da altri umana universale, e pare che i miti
luoghi. Sicché troviamo nel mito di racchiudano la saggezza dei popoli
Tèseo diversi elementi storici primitivi. La loro interpretazione ri-
stranamente modificati. mane una vexäta quaestiö, un pro-
blema molto dibattuto ma non ancóra
Il mito d’Odìsseo e del ciclòpe (v. del tutto risolto; anzi, i miti greci son
il cap. 7) è tratto dall’Odissea così vari e complessi, per origine e
d’Omero, che, come certo sapete, significato, che qualunque tentativo
racconta soprattutto le avventure d’enunziar regole generali per la loro
d’Odìsseo durante il suo viaggio di interpretazione sembra destinato al
ritorno in patria, a Ìtaca, da Troia. È fallimento. Ma, in qualunque modo
questo un esempio d’una terza clas- li vogliamo considerare, è certo che
se di miti greci: i racconti popolari; i miti greci hanno affascinato l’im-
la storia dell’uomo debole che af- maginazione dell’uomo occidentale
fronta un gigante con un occhio solo lungo tutto il corso della sua storia.

138
Lexicon Capitolo VI

Lexicon

Verbi poreÚomai tÕ stÁqoj


¢nagk£zw procwršw Ð taàroj, toà taÚrou
¢no…gw sózw Ð trÒpoj, toà trÒpou
¢pokte…nw t"m£w
¢fiknšomai tršpomai Nomi propri
basileÚw fobšomai Ð A„geÚj
bohqšw (+ dat.) ¹ 'Ari£dnh, tÁj '
boÚlomai Sostantivi Ari£dnhj
br$c£omai ¹ ¢n£gkh, tÁj ¢n£gkhj Ð QhseÚj
g…gnomai ¹ ¢rister5, tÁj ¹ KnwssÒj, tÁj
dšcomai ¢rister©j Knwssoà
diakÒptw ¹ bas…leia, tÁj ¹ Kr»th, tÁj Kr»thj
™£w (+ acc. e inf.) basile…!j Ð M"nètauroj, toà
™ge…rw, ™ge…romai Ð basileÚj M"nwtaÚrou
e„pš! ¹ dexi5, tÁj dexi©j
e„selaÚnw tÕ desmwt»rion, toà Dimostrativi
™kfeÚgw desmwthr…ou ™ke‹noj, ™ke…nh, ™ke‹no
›pomai (+ dat.) Ð ˜ta‹roj, toà ˜ta…rou
™r£w (+ gen.) ¹ ¹mšr!, tÁj ¹mšr!j Numerali
™rg£zomai ¹ kefal», tÁj kefalÁj ˜pt£
œrcomai Ð labÚrinqoj, toà
¢p-šrcomai labur…nqou Preposizioni
™x-šrcomai tÕ l…non, toà l…nou kat£ (+ acc.)
™sq…w ¹ meshmbr…!, tÁj
¹b£w meshmbr…!j Avverbi
¹gšomai (+ dat.) Ð moclÒj, toà mocloà ge
kl£zw ¹ naàj (t¾n naàn, tÁj o‡koi
kle…w neèj, tÍ nhB) oÙdamîj
lamb£nomai (+ gen.) ¹ nÁsoj, tÁj n»sou
m£comai ¹ nÚx Congiunzioni e locuzioni
o„kt£rw tÕ x…foj congiuntive
Ñnom£zw Ð papp…!j, toà papp…ou ™peˆ prîton
Ðrm£omai ¹ parqšnoj, tÁj mhdš
Ñsfra…nomai parqšnou
pe…qomai tÕ pneàma Locuzioni
pšmpw ¹ pÒlij (t¾n pÒlin) kat'œtoj
pera…nw Ð poÚj (tîn podîn) tÕ ¼misu
plšw aƒ pÚlai, tîn pulîn ð p£ppa
¢po-plšw Ð skÒtoj, toà skÒtou

139
Capitolo XI

'Epeˆ ¢f£konto e„j t¾n toà


¢delfoà o„k…!n, Ð
DikaiÒpolij œkoye t¾n
qÚr!n.
¢f-£konto < ¢f-iknšomai
(ƒk-)
œkoye < kÒptw

O IATROS ((a
a)
`H dD Murr…nh, ™peˆ œmaqen Óti tuflÒj
™stin Ð pa‹j, dakr©ousa tù ¢ndr…, «ð
Zeà,» œfh, «t… de‹ ¹m©j poie‹n; To‹j qeo‹j
eÜcou bohqe‹n ¹m‹n.» `O dD DikaiÒpolij,
«¢ll¦ de‹ ¹m©j tÕn pa‹da fšrein par¦ 5

Ð ¡!trÒj (toà ¡!troà) ¡!trÒn tina,» œfh: «¢ll'˜spšr! ½dh


g…gnetai. Nàn oân de‹ prÕj t¾n toà
¢delfoà o„k…!n speÚdein kaˆ a„te‹n
aÙtÕn ¹m©j dšcesqai. AÜrion dD de‹
zhte‹n ¡!trÒn.» 10

Bradšwj oân tù paidˆ ¹goÚmenoi


bad…zousi prÕj t¾n toà ¢delfoà o„k…!n.
manq£nw, aor. œmaqon
manq£nw Ð ¢delfÒj
¢delfÒj, toà ¢delfoà
(tema verbale maq-
maq-) ap- (voc. ð ¥delfe
¥delfe) il fra-
prendo, imparo tello
œfh diceva, disse a„tšw (+ acc. e inf.) chiedo

254
Capitolo XI

'Epeˆ d'¢f£konto, Ð mDn DikaiÒpolij


œkoye t¾n qÚr!n. `O dD ¢delfÕj prÕj t¾n Ð D. kÒptei
t¾n qÚr!n
15 qÚr!n ™lqën kaˆ tÕn DikaiÒpolin „dèn, (kÒptw + acc.)
«ca‹re, ð ¥delfe,» œfh: «pîj œceij; SÝ
dš, ð Murr…nh, ca‹re kaˆ sÚ. 'All'e‡petš
moi, t… p£scete; Di¦ t… oÙk ™panšrcesqe
e„j toÝj ¢groÝj ¢ll'œti mšnete ™n tù
™lqèn < œrcomai (™lq-)
20 ¥stei; `Espšr! g¦r ½dh g…gnetai.» `O dD „dèn < Ðr£w („d-)
e‡pete!
DikaiÒpolij: «'Egë mDn kalîj œcw, Ð dD
«Pîj œceij;»
pa‹j, „doÚ, tuflÕj g¦r gšgonen: oÙdDn Ðr´. «'Egë mDn kalîj œcw, Ð dD pa‹j
oÙ kalîj œcei.»
P£resmen oân a„toàntšj se ¹m©j
dšcesqai.» `O dD ¢delfÕj „dën tÕn pa‹da
25 tuflÕn Ônta, «ð Zeà,» œfh, «t… pote
œpaqen < p£scw (paq-)
œpaqen Ð pa‹j; E„sšlqete kaˆ e‡petš moi e„s-šlqete!
t… ™gšneto.» ™gšneto < g…gnomai (gen-)

OÛtwj e„pën e„s»gagen aÙtoÝj e„j t¾n e„s-»gagen < e„s-£gw (¢gag-)

o„k…!n: oƒ dD p£nta t¦ genÒmena aÙtù genÒmenoj, -h, -on

30 e pon. `O dD t¾n guna‹ka kalîn, «™lqD e pon < lšgw (e„p-)

deàro,» œfh: «p£reisi g¦r Ó te Dikai-


Òpolij kaˆ ¹ Murr…nh: Ð dD F…lippoj
deinÕn œpaqen: tuflÕj g¦r gšgonen.

gšgonen è diventato

255
Capitolo XI

Ð gunaikèn (toà gunaikînoj) KÒmize oân aÙtÒn te kaˆ t6j guna‹kaj


e„j tÕn gunaikîna. SÝ dš, ð ¥delfe, ™lqD 35

deàro.» “O te oân DikaiÒpolij kaˆ Ð


¢delfÕj e„j tÕn ¢ndrîna e„selqÒntej
poll¦ dialšgontai skopoàntej t… de‹
poie‹n. Tšloj dD Ð ¢delfÒj, «¤lij lÒgwn,»
œfh: «™gë sofÕn ¡!trÕn œgnwka kaˆ 40
Ð ¢ndrèn (toà ¢ndrînoj)
aÜrion, e‡ soi doke‹, komiî ¨m©j par¦
gunaikèn < gun» : ™n tù
gunaikîni aƒ guna‹kej aÙtÒn. Nàn dš — ÑyD g£r ™stin — de‹
o„koàsin
¢ndrèn < ¢n»r : ™n tù ¢ndrîni
oƒ ¥ndrej o„koàsin
¹m©j kaqeÚdein.»
e„s-elqÒntej < e„s-šrcomai

EN TWI ANTRWI
`O dD F…lippoj oÙ boÚletai kaqeÚdein:
t£l!j = tl»mwn dakr©wn g¦r lšgei: «O‡moi t£l!j, t…j 45

a‡tioj taÚthj tÁj sumfor©j moi ™gšneto;


'Amšlei tîn qeîn tij: Óte g¦r ™n tÍ Ðdù
™p-Ára < ™p-a…rw (¢r-) ™pÁra ™mautÕn tuflÕj genÒmenoj,
™xa…fnhj œmaqon Óti oƒ qeo… me m"soàsin.
¢p-š-qanon < ¢po-qnÇskw Di¦ t… oÙk ¢pšqanon tÒte; OÙ g¦r 50
(qan-)
boÚlomai p£nta tÕn b…on tuflÕj e nai.

kom…zw porto; accompa- doke‹ (+ dat. e inf.) sem-


gno bra, sembra opportuno
skopšw vedo, considero komiî porterò, accompa-
¤lij (+ gen.) basta... gnerò
Ð lÒgoj
lÒgoj, toà lÒgou Ñyš tardi
la parola, il discorso taÚthj tÁj di questa
œgnwka (< gignèskw
gignèskw) tÒte allora
conosco
256
Capitolo XI

’W p£ppa f…le, ð mamm…!, bohqe‹tš moi


taàta paqÒnti.» paqèn, -oàsa, -Òn < p£scw

`H dD m»thr, param$qe‹sqai kaˆ


55 qarr©nein tÕn pa‹da boulomšnh, kaˆ
labomšnh tÁj ceirÕj aÙtoà, «q£rrei, ð labÒmenoj, -h, -on < lamb£nw
(lab-)
f…le pa‹,» fhs…n, «kaˆ m¾ d£kr$e: ™gë
g¦r kaˆ Ð pat¾r p£resmšn soi. M¾ lšge
Óti oƒ qeoˆ m"soàs… se: poll£kij g¦r t¦ tÕ p£qhma (toà paq»matoj)
< p£scw
60 paq»mata to‹j ¢nqrèpoij maq»mata tÕ m£qhma (toà maq»matoj)
< manq£nw
™gšnonto. Poll£kij dD oƒ qeoˆ paršscon par-š-scon < par-šcw (sc-)

to‹j ¢nqrèpoij ¢gaqÒn te kaˆ kakÕn ¤ma,


Ð “Omhroj
ésper tù `Om»rJ tù poihtÍ: aÙtÕj mDn (toà `Om»rou)
g¦r tuflÕj ™gšneto, ¹ dD Moàsa kal¾n
65 fwn¾n aÙtù paršscen, m£la aÙtÕn
filoàsa. 'All¦ m¾ foboà, ð pa‹:
boulÒmeqa g£r se prÕj tÕn ¡!trÕn ¥gein
Ó te pat¾r kaˆ ™gè.»
`O dD F…lippoj: «T…j dD ¡!trÒj ™sti nàn
70 ™n tÍ pÒlei; E„ dš e„sin ¡!tro…, polÝ
tÕ ¢rgÚrion
¢rgÚrion labe‹n boÚlontai, ¹me‹j dD oÙk (toà ¢rgur…ou)
labe‹n < lamb£nw
œcomen.» `O dD pat¾r ¢pokr"nÒmenoj œfh:

taàta queste cose, questo ¹ Moàsa


Moàsa, tÁj MoÚshj
param
param$$qšomai consolo, la Musa
conforto ¹ fwn»
fwn», tÁj fwnÁj
qarr
qarr©©nw (+ acc.) faccio la voce
coraggio a

257
Capitolo XI

«M¾ taàta foboà, ð pa‹: kaˆ g¦r oÙ polÝ


labèn, -oàsa, -Òn < lamb£nw ¢rgÚrion labÒntej oƒ ¡!troˆ oƒ ™n ¥stei
(lab-)
bohqe‹n soi mšllousin.» 75

`O dD ¢delfÕj Øpolabën e pen: «Soˆ


Øp£rcw = e„mi dš, ð DikaiÒpoli, Øp£rcei mDn t¦ ™m¦
t¦ cr»mata (tîn crhm£twn)
= tÕ ¢rgÚrion
cr»mata, æj ™gë o mai, ƒkan£. ”Epeita
f…louj polloÝj œcw ™n ta‹j 'Aq»naij
˜to…mouj ¢rgÚriÒn moi dane…zein. 'An- 80

dre‹oj dD e sÚ, ð pa‹, kaˆ ¢ndre…J soi


Ônti oƒ qeoˆ bohqe‹n mšllousin. Polloˆ
g¦r ¢ndre‹oi ne!n…ai ™n ta‹j m£caij
tÕ traàma (toà traÚmatoj) traÚmata œlabon, ésper sÝ œlabej. Oƒ
œ-labon, œ-labej < lamb£nw
(lab-) dD qeoˆ ¢eˆ aÙto‹j bohqoàsin, m£la 85

aÙtoÝj filoàntej.»
`O dD F…lippoj: «'All¦ poll£kij kaˆ
¢pšqanon oƒ ¢ndre‹a œrga poioàntej.»
`H dD m»thr: «M¾ flu5rei, ð tšknon,
¢ll'¥kouš mou. ’Ara gignèskeij sÝ tÕn 90

Cairefînta, tÕn toà patrÒj sou f…lon


kaˆ ˜ta‹ron;»
«Naˆ m¦ tÕn D…a,» œfh Ð pa‹j, «œcei

Øpolamb£nw interrompo; dane…zw presto, do in


intervengo prestito
o mai credo

258
Capitolo XI

g¦r ¢grÕn oÙ makr6n ¢pÕ tÁj o„k…!j ¹mîn,


95 kaˆ poll£kij Ð pat»r me ™ke‹se ½gagen.» ½gagen < ¥gw (¢gag-)

Kaˆ ¹ Murr…nh: «’Ara gignèskeij t…


tÕ p£qoj (toà p£qouj)
œpaqe p£qoj œti pa‹j ên;» = tÕ p£qhma
«OÙk œgwge, ð mÁter,» œfh Ð F…lippoj,
«¢ll¦ e„pš moi.»
100 «”Akoue d». `O Cairefîn, œti pa‹j ên,
proelqèn pote Ñl…gon ¢pÕ toà ˜autoà
kl»rou, háren ¥ntron ti toioàton oŒon háren < eØr…skw (eØr-)

“Omhroj e pen.»
`O dD F…lippoj Øpolabèn, ««ra tÕ toà
105 KÚklwpoj,» œfh, «lšgeij;»
«Na…. Labën oân dÚo ˜ta…rouj
e„sÁlqen e„j tÕ ¥ntron, periskope‹n t¦ e„s-Álqen < e„s-šrcomai (™lq-)

p£nta boulÒmenoj.»
«T…naj dD œscen ˜ta…rouj;» œfh Ð œscen < œcw (sc-)

110 F…lippoj.
«`Hm©j œlaben ˜ta…rouj tÕ ¥ntron
eØrèn,» Ð DikaiÒpolij Øpolabën œfh: «™mD eØrèn, -oàsa, -Òn < eØr…skw
(eØr-)
kaˆ tÕn ¢delfÒn mou œti pa‹daj Ôntaj.»
«T… oân ™gšneto; E„pš moi, ð papp…!.»
oŒon quale, come

259
Capitolo XI

«LabÒntej dD lamp£daj p£ntej ¤ma 115

½lqomen < œrcomai (™lq-) ½lqomen tÕ ¥ntron zhtoàntej. 'Egë dš, t¾n
eØre‹n < eØr…skw (eØr-) ÐdÕn aâqij eØre‹n boulÒmenoj, l…qouj
œlipon < le…pw (lip-) œlipon met'™mD bad…zonta. EØrÒntej dD tÕ
¥ntron e„s»lqomen, æj ¹ m»thr soi e pen.
’Ar'¢lhqÁ lšgw, ð ¥delfe;» 120

œ-lab-o-n `O dD ¢delfÒj: «Pîj g¦r oÜ; 'Egë mDn


œ-lab-e-j
œ-lab-e(n) œlabon dÚo lamp£daj: sÝ g¦r oÙk
™-l£b-o-men
™-l£b-e-te œlabej, m"kroÝj l…qouj ™n ta‹j cersˆn
œ-lab-o-n
¹ ce…r, tÁj ceirÒj, ta‹j œcwn: Ð dD Cairefîn, o„Òmenoj e„j m£chn
cers…(n)
tin¦ ™lqe‹n, ésper Ð 'OdusseÝj ™pˆ tÕn 125

KÚklwpa, x…foj tÍ dexi´ œlaben, tÍ dD


¢rister´ lamp£da e cen. OÛtwj
e„s»lqomen e„j tÕn skÒton tÕn toà
¥ntrou.»
«'El£bomen kaˆ tÕn kÚna meq'¹mîn, 130

mšga te kaˆ kalÕn zùon Ônta, ÑnÒmati


Kšrberon. ’Ara oÙ mšmnhsai sÚ, ð
¥delfe; AÙtÕj g¦r œsws'¹m©j ™k toà
kind©nou.»
«'All'oÙk ™l£bete s‹tÒn te kaˆ Ûdwr, 135

¢lhqÁ la verità, il vero zùon, toà zóou l’ani-


tÕ zùon
o„Òmenoj credendo male
e cen aveva, teneva mšmnhsai ti ricordi
œswse salvò

260
Capitolo XI

ésper e„j makr6n ÐdÕn poreuÒmenoi,» ¹


m»thr Øpolaboàsa œfh, «kaˆ di¦ toàto
¢po-qane‹n < ¢po-qnÇskw
k…nd$noj mšgaj ™gšneto ¨m‹n ¢poqane‹n (qan-)
tÕ sp»laion (toà sphla…ou)
™n tù sphla…J. OÙdDn g£r, ð pa‹, œlabon = tÕ ¥ntron
140 pl¾n toà x…fouj kaˆ tîn lamp£dwn.»
«ProelqÒntej dš,» œfh Ð toà
DikaiopÒlidoj ¢delfÒj, «mÒlij ™n tù toà
sphla…ou skÒtJ e‡domšn ti, ka…per t6j e don < Ðr£w („d-)

lamp£daj œcontej. ”Epeita Ð Cairefîn


145 Ð proba…nwn ™xa…fnhj œptaisen: katšpese kat-š-pese < kata-p£ptw
(pes-)
dD e„j c£sma ti tÁj gÁj, kaˆ ¢k£nhtoj
œmeinen. 'Egë dš, bohqe‹n boulÒmenoj pesèn, -oàsa, -Òn < p£ptw

aÙtù pesÒnti, t6j lamp£daj ¢pšbalon: ¢p-š-balon < ¢po-b£llw


(bal-)
aƒ dD pesoàsai œsbhsan.
150 Pantacoà skÒtoj ™xa…fnhj ™gšneto
perˆ ¹mîn. FÒboj dD œlaben ¹m©j tÒte
fÒboj... mšgaj
mšgaj. Kat»lqomen dD bradšwj e„j tÕ kat-»lqomen

c£sma, ka…per oÙdDn „dÒntej, gignèskein


boulÒmenoi t… pote Ð Cairefîn pesën
155 œpaqen.»
«MÒlij dD aÙtÕn ™n tù toà c£smatoj

pl»n (+ gen.) tranne œsbhsan si spensero


œptaisen inciampò ka…per (+ part.) sebbene,
tÕ c£sma
c£sma, toà c£smatoj benché
l’apertura, la voragine
œmeinen rimase

261
Capitolo XI

mucù hÛromen ke…menon. Di'Ñl…gou dD


k"ne‹tai kaˆ ¢napne‹. Tšloj dD ™pa…rei
˜autÕn ka…, «di¦ t…,» lšgei, «pantacoà
skÒtoj ™st…n; ’Ara tuflÒj e„mi;» `O dD 160

pat»r sou, «oÙdamîj,» œfh, «oÙ g¦r sÝ


tuflÕj e , ¢ll¦ p£ntej ™n tù toà
sphla…ou skÒtJ ésper tuflo… ™smen.
OÙkšti g¦r lamp£daj œcomen. De‹ oân
¹m©j ™n tù skÒtJ bad…zein, e„ t¾n toà 165

¥ntrou e‡sodon aâqij eØre‹n boulÒmeqa.»


'Egë mDn oân, p£ntwn presbÚtatoj ên,
™-gen-Ò-mhn
¹gemën tîn ¥llwn ™n tù skÒtJ ™genÒmhn.
™-gšnou
™-gšn-e-to SÝ dš, ð DikaiÒpoli, a‡tioj ™gšnou tÁj
™-gen-Ò-meqa
™-gšn-e-sqe ¹mîn p£ntwn swthr…!j. `O g¦r sÕj pat»r, 170
™-gšn-o-nto
ð pa‹, tù kun…, «‡qi d», ð Kšrbere,» œfh,
eØrš! «eØrD t¾n ÐdÒn.» `O dD kÚwn Ñsfrai-
nÒmenoj t¾n ÐdÕn háre kaˆ o‡kade
™p-an-Álqen < ™p-an-šrcomai ™panÁlqen. 'En dD toÚtJ ¹me‹j m£la
(™lq-)
foboÚmenoi mÒlij ™n tù skÒtJ procwre‹n 175

oŒÒj te g…gnomai : dunatÕj oŒo… t'™genÒmeqa. ’W pa‹, oÙdenˆ pèpote


g…gnomai, dunatÒj e„mi
tosaÚth sumfor6 ™gšneto Ósh ¹m‹n tÒte,

ke…menon che giaceva, gia- ¹ swthr…


swthr…! !, tÁj swthr…!j
swthr…!
cente la salvezza
presbÚtatoj il più vec- pèpote mai
chio, il più grande (d’età)

262
Capitolo XI

æj ™moˆ doke‹.»
`O dD F…lippoj, ««ra kaˆ ¨me‹j,» œfh,
180 «oŒo… te ™gšnesqe t¾n toà ¥ntrou e‡sodon
eØre‹n;»
«OÙdamîj,» œfh ¹ m»thr, «oÙ g¦r
ƒkanoˆ ™gšnonto di¦ tÕn skÒton poreÚ-
esqai kaˆ t¾n ÐdÕn eØre‹n.»
185 «P©san t¾n nÚkta,» Øpolabën Ð
DikaiÒpolij œfh, «peri»lqomen ™n kÚklJ ™n kÚklJ (Ð kÚkloj, toà
kÚklou)
tÕ sp»laion, ™xelqe‹n oÙ dun£menoi,
ésper e„j labÚrinqon ™mpesÒntej. Tšloj ™m-pesèn < ™m-p£ptw (pes-)

dD toà kunÕj Ølaktoàntoj ¢koÚomen: Ð dD


190 pat¾r ¹mîn kale‹ ¹m©j boîn. E‡domen dD
met'oÙ polÝn crÒnon lamp£doj fîj, kaˆ
tÕn patšra e„selqÒnta. 'Idën g¦r toÝj e„s-elqèn, -oàsa, -Òn (™lq-)

l…qouj leleimmšnouj ™n tÍ Ðdù kaˆ tù kunˆ


˜pÒmenoj háre tÕ ¥ntron. 'All¦ tÒte mÒnon
195 ÆsqÒmeqa Óti Ð Cairefîn tuflÒj ™stin.
OÙdDn g¦r e den, oÜte tÕ fîj, oÜte tÕn
kÚna, oÜte tÕn patšra ¹mîn.»
«LabÒntej oân aÙtÕn e†lomen ™k toà eŒlon < aƒršw (˜l-)

leleimmšnouj lasciàti
ÆsqÒmeqa ci accorgemmo

263
Capitolo XI

sphla…ou dakr©onta kaˆ sten£zonta, kaˆ


ºg£gomen prÕj t¾n o„k…!n aÙtoà.» 200

«`O dD pat¾r aÙtoà, æj e de tÕn uƒÕn


tuflÕn genÒmenon, prîton mDn ™stšnaxen,
œpeita dD e pen Óti de‹ ¹m©j tÕn pa‹da
Ð 'AsklhpiÒj (toà 'Asklhpioà) e„j tÕ toà 'Asklhpioà ƒerÕn ¥gein. `Hme‹j
: Ð tîn „atrîn qeÒj
dD oÙk ™dun£meqa: aÙtÕj oân tÕn uƒÕn 205

¢f-"kÒmhn < ¢f-iknšomai (ƒk-) ½gagen. 'Epeˆ dD ¢f£keto prÕj tÕn qeÕn
¥gwn tÕn ˜autoà pa‹da, prîton mDn ™pˆ
q£lattan aÙtÕn ½gage kaˆ œlousen
aÙtÒn. ”Epeita prÕj tÕ tšmenoj Ãlqon toà
qeoà. 'Eke‹ tÕn pa‹da katškl"nen, Ð dD tÍ 210

ºge…rato < ™ge…romai Østera…v ºge…rato blšpwn. Kaˆ sÝ aÙtÕn


e dej nàn p£nta Ðrînta. Poll¦ dD kaˆ
qaumastÒj, -», -Òn < qaum£zw qaumast¦ toiaàta ¥lla ™gšnonto ™n tù
toà 'Asklhpioà ƒerù.»
«M¾ oân foboà, ð f…le pa‹,» œfh ¹ 215

m»thr: «di'Ñl…gou g¦r kaˆ sÝ ¢nablšyV.


Nàn dD k£qeude ¼sucoj: ÑyD g£r ™stin.»

™stšnaxen gemette katškl""nen fece sdraiare


katškl
™dun£meqa potevamo ¢nablšyV tornerai a ve-
œlousen lavò dere, recupererai la vista

264
Capitolo XI

`O ¡!trÒj, «™lqD deàro, ð


pa‹,» œfh: «t… œpaqej; Pîj
tuflÕj ™gšnou;»

O IATROS ((b)
b)
TÍ oân Østera…v, ™peˆ prîton ¹mšr!
™gšneto, t6j guna‹kaj ™n tÍ o„k…v
220 lipÒntej Ó te DikaiÒpolij kaˆ Ð ¢delfÕj
tÕn F…lippon e„j t¾n ÐdÕn ½gagon. `O dD
tÁj toà patrÕj ceirÕj ™l£beto ¢ll'Ómwj
prÕj toÝj l…qouj pta…wn prÕj t¾n gÁn
katšpesen. `O oân pat¾r a‡rei aÙtÕn kaˆ
225 fšrei. OÛtwj oân poreuÒmenoi di'Ñl…gou
¢f£konto e„j t¾n toà ¡!troà o„k…!n. `O
d'¢delfÒj, «„doÚ,» œfh: «e„j toà ¡!troà e„j toà ¡!troà : e„j t¾n toà
¡!troà o„k…!n
¼komen. 'ElqD deàro kaˆ kÒpte t¾n qÚr!n.»
Toàto e„pën Ð ¢delfÕj o‡kade ™panÁlqen.
toàto questo, ciò

265
Capitolo XI

`O oân DikaiÒpolij proselqën œkoye 230

t¾n qÚr!n, ¢ll'oÙdeˆj Ãlqen. 'Epeˆ d'aâqij


œkoyen, doàlÒj tij ™xelqèn, «b£ll'™j
Ð kÒrax (toà kÒrakoj) kÒrakaj,» œfh: «t…j ín sÝ kÒpteij t¾n
qÚr!n;» `O dD DikaiÒpolij: «'All', ð
daimÒnie, ™gè e„mi DikaiÒpolij: tÕn dD 235

pa‹da kom…zw par¦ tÕn sÕn despÒthn:


tuflÕj g¦r gšgonen.» `O dD doàloj:
oÙ scol¾ aÙtù ™stin «'All'oÙ scol¾ aÙtù.» `O dD DikaiÒpolij:
«'All'Ómwj k£lei aÙtÒn: dein¦ g¦r
œpaqen Ð pa‹j: ¢ll¦ mšne, ð f…le.» Kaˆ 240

Ð ÑbolÒj oÛtwj e„pën dÚo ÑboloÝj tù doÚlJ


(toà Ñboloà)
paršscen. `O dš: «Mšnete oân ™ntaàqa.
'Egë g¦r tÕn despÒthn kalî, e‡ pwj
™qšlei ¨m©j dšcesqai.»
“O te oân pat¾r kaˆ Ð pa‹j Ñl…gon tin¦ 245

crÒnon mšnousin ™pˆ tÍ qÚrv. ”Epeita d'Ð


doàloj ™xelqèn, «e„sšlqete,» œfh: «Ð g¦r
despÒthj ™qšlei ¨m©j dšcesqai.» `O oân
pat¾r tù paidˆ e„shgoÚmenoj tÕn ¡!trÕn
e den ™n tÍ aÙlÍ kaqizÒmenon. Proselqën 250

b£ll'™j kÒrakaj va’ ai gšgonen è diventato


corvi! (= va’ all’inferno!) kalî chiamerò
ð daimÒnie amico, buon e‡ pwj se per caso, se in
uomo qualche modo

266
Capitolo XI

oân, «ca‹re,» œfh: «™gë mšn e„mi


DikaiÒpolij Colle…dhj, kom…zw dD par¦
sD tÕn ™mÕn pa‹da: dein¦ g¦r œpaqen:
tuflÕj gšgonen.» `O dD ¡!trÒj: «Deàro
255 ™lqš, ð pa‹. T… œpaqej; Pîj tuflÕj
™gšnou;» `O mDn oân DikaiÒpolij p£nta
tù ¡!trù e pen, Ð dD toÝj toà paidÕj
ÑfqalmoÝj polÝn crÒnon skope‹. Tšloj
dš: «'Egë mDn oÙ dÚnamai aÙtÕn çfele‹n. dÚnamai : dunatÒj e„mi

260 OÙdDn g¦r nosoàsin oƒ Ñfqalmo…. OÙk


oân dÚnantai çfele‹n oƒ ¥nqrwpoi, ¢ll¦ dÚnantai : dunato… e„sin

to‹j ge qeo‹j p£nta dunat£. De‹ oân se


kom…zein tÕn pa‹da prÕj t¾n 'Ep…dauron ¹ 'Ep…dauroj (tÁj 'EpidaÚrou)

kaˆ tù 'Asklhpiù eÜcesqai, e‡ pwj ™qšlei


265 aÙtÕn ¡©sqai.» `O dD DikaiÒpolij: «O‡moi,
pîj g¦r œxest… moi pšnhti Ônti prÕj t¾n Ð pšnhj (toà pšnhtoj)
↔ ploÚsioj, ¢fneiÒj
'Ep…dauron „šnai;» `O dD ¡!trÒj, «sÕn
œrgon, ð ¥nqrwpe,» œfh: «ca…rete.»
`O oân DikaiÒpolij m£la l$poÚmenoj Ð D. l$pe‹tai

270 bad…zei prÕj t¾n qÚr!n kaˆ tù paidˆ


o‡kade ¹ge‹tai. 'AfikÒmenoj dD p£nta t¦

Ð Colle…dhj
Colle…dhj, toà Col- nosšw son malato
le…dou l’abitante del ¡©sqai guarire
demo di Collìde sÕn œrgon (questo è) affar
gšgonen è diventato tuo
çfelšw (+ acc.) giovo a, l $pšomai mi rattristo,
aiuto m’addoloro, son triste

267
Capitolo XI

genÒmena tù ¢delfù e pen. `H dD Murr…nh


dun£meqa : dunato… ™smen p£nta maqoàsa: «”Estw: oÙ dun£meqa tÍ
m£comai + dat. ¢n£gkV m£cesqai. De‹ se oân tÕn pa‹da
prÕj t¾n 'Ep…dauron kom…zein.» `O dD 275

DikaiÒpolij, «¢ll¦ pîj œxest… moi, ð


gÚnai,» œfh, «tÕn pa‹da ™ke‹se ¥gein; De‹
dÚnatai : dunatÒj ™stin g¦r kat¦ q£lattan „šnai: oÙ g¦r dÚnatai
pezÍ „šnai Ð pa‹j tuflÕj ên. Pîj oân
Ð misqÒj (toà œxesti tÕn misqÕn parasce‹n tù 280
misqoà)
naukl»rJ; OÙ g£r ™st… moi tÕ ¢rgÚrion.»

Ð naÚklhroj
(toà naukl»rou) :
¢n¾r œcwn naàn

pezÍ a piedi

268
Capitolo XI

`O dD ¢delfÒj, «m¾ frÒntize, ð f…le,»


œfh. Kaˆ prÕj t¾n kuyšlhn ™lqën pšnte ¹ kuyšlh
(tÁj kuyšlhj)
dracm6j ™xe‹le kaˆ tù DikaiopÒlidi ™x-e‹le
< ™x-airšw (˜l-)
285

¹ dracm» (tÁj dracmÁj)


(m…a dracm» = e•x Ñbolo…)

paršscen. `O dD tÕ ¢rgÚrion dšcetai kaˆ


meg£lhn c£rin œcwn, «ð f…ltat'¢ndrîn,» f…ltatoj, filt£th, f…ltaton =
m£la f…loj
290 œfh, «toÝj qeoÝj eÜcomai p£nta ¢gaq£ Peirai© < Peiraiš!

soi paršcein oÛtwj eÜfroni Ônti.» OÛtwj Ð ¢delfÕj pšnte


dracm6j ™k tÁj
oân doke‹ aÙto‹j tÍ Østera…v prÕj tÕn kuyšlhj ™x-aire‹

Peirai© speÚdein kaˆ naàn tina zhte‹n


prÕj t¾n 'Ep…dauron mšllousan ple‹n.

front…zw mi preoccupo eÜfrwn (m. e f.), eâfron


c£rin œcw rendo grazie, (n.), gen. eÜfronoj be-
ringrazio nevolo

269
Capitolo XI Enchiridion

Enchiridion

L’aoristo; l’aoristo secondo Mìrrina, quando apprese che il figlio era divenu-
to cieco, ™peˆ œmaqen Óti tuflÒj ™stin Ð pa‹j, si
rivolse disperata al marito. Giunto a casa di suo fra-
tello, Diceòpoli gli chiede ospitalità, e gli mostra il
povero Filippo; «t… pote œpaqen Ð pa‹j;» gli chie-
de il fratello; e, per farsi raccontar l’accaduto, dice:
«E‡petš moi t… ™gšneto.»
”Emaqen, œpaqen e ™gšneto sono forme d’un tem-
po verbale per voi nuovo, ch’è detto aorìsto, e a
cui, nel modo indicativo, corrisponde in italiano il
passato remoto.
Ci sono due aoristi di formazione diversa:
1) l’aoristo primo, che si forma aggiungendo il suf-
fisso -sa a un tema che molte volte coincide con
quello del presente: presente: l©-w, «sciolgo»; aoristo:
œ-l$-sa, «sciolsi»; studieremo quest’aoristo più
avanti; 2) l’aoristo secondo, che si forma da un tema
sempre diverso da quello del presente: presente:
lamb£n-w, «prendo»; aoristo: œ-lab-on, «presi».

L’aumento (™-) Nel solo modo indicativo, davanti ai temi che


cominciano per consonante si mette il prefisso ™-,
detto aumento (per i verbi il cui tema comincia per
vocale breve l’aumento consiste invece, come ve-
dremo, nell’allungamento di questa vocale); gli altri
modi dell’aoristo non hanno l’aumento.

In questo capitolo considereremo l’aoristo secondo.


Desinenze secondarie attive: Le desinenze dell’aoristo secondo indicativo at-
-n, -j, —, -men, -te, -n tivo son diverse da quelle del presente indicativo:
sono le cosiddette desinenze secondarie: -n, -j, —,
-men, -te, -n.

Desinenze primarie medie: Anche l’aoristo indicativo medio ha desinenze


-mai, -sai, -tai, diverse da quelle, che avete imparato, del presente
-meqa, -sqe, -ntai indicativo medio; le desinenze del presente si chia-
Desinenze secondarie medie: mano primarie, quelle dell’aoristo, come abbiamo
-mhn, -so, -to, detto, secondarie. Ecco ora tutt’e due le serie:
-meqa, -sqe, -nto desinenze primarie medie: -mai, -sai, -tai, -meqa,

270
Enchiridion Capitolo XI

-sqe, -ntai; desinenze secondarie medie: -mhn, -so,


-to, -meqa, -sqe, -nto.
Le terminazioni dell’aoristo
Le terminazioni dell’aoristo secondo imperativo, imperativo, infinito e partici-
infinito e participio sono simili a quelle del presente, pio sono simili a quelle del
che avete già imparato, sia nell’attivo sia nel medio. presente
L’aoristo indicativo
Per formar l’aoristo secondo indicativo bisogna Aumento (™-) + tema verbale
dunque conoscere il tema verbale, ch’è spesso di- + voc. congiuntive (-o-, -e-)
verso da quello del presente, come abbiamo detto: + desinenze secondarie
per esempio il tema verbale di lamb£nw è lab-; a Aoristo secondo attivo
questo tema va premesso l’aumento ™- : ™-lab-; al presente: lamb£nw
tema coll’aumento vanno poi aggiunte le vocali tema verbale: lab-
Indicativo
congiuntive (-o-, -e-) e le desinenze secondarie at- œ-lab-o-n «presi»
tive: œ-lab-o-n, œ-lab-e-j, œ-lab-e(n), œ-lab-e-j «prendesti»
™-l£b-o-men, ™-l£b-e-te, œ-lab-o-n (notate che œ-lab-e(n) «prese»
™-l£b-o-men «prendemmo»
la terza singolare può prendere il n efelcistico). ™-l£b-e-te «prendeste»
œ-lab-o-n «presero»
Così anche per il medio: s’aggiungono al tema Imperativo
lab-š «prendi!»
coll’aumento le vocali congiuntive e le desinenze l£b-e-te «prendete!»
secondarie medie. Prendiamo per esempio il ver- Infinito
bo g…gnomai, il cui tema verbale è gen-; avremo lab-e‹n «prendere»
dunque: ™-gen-Ò-mhn, ™-gšn-ou (< *™-gšn-e-so: (o «aver preso»)
Participio
il -s- intervocalico cade, e segue contrazione di
lab-èn, lab-oàsa,
-eo in -ou), ™-gšn-e-to, ™-gen-Ò-meqa, lab-Òn «prendendo»
™-gšn-e-sqe, ™-gšn-o-nto. (o «avendo preso»)
Aoristo secondo medio
L’imperativo, l’infinito e il participio, come ab- presente: g…gnomai
tema verbale: gen-
biamo detto, non hanno aumento e aggiungono al Indicativo
tema verbale le stesse terminazioni dell’imperativo, ™-gen-Ò-mhn «diventai»
infinito e participio presente. *™-gšn-e-so > ™gšnou «diventasti»
™-gšn-e-to «diventò»
™-gen-Ò-meqa «diventammo»
L’aoristo imperativo di lamb£nw sarà dunque ™-gšn-e-sqe «diventaste»
™-gšn-o-nto «diventarono»
lab-š, l£b-e-te; quello (medio) di g…gnomai sarà
Imperativo
genoà (< *gen-š-so), gšn-e-sqe. *gen-š-so > genoà «diventa!»
gšn-e-sqe «diventate!»
L’aoristo infinito di lamb£nw è labe‹n, mentre Infinito
quello di g…gnomai sarà gen-š-sqai. gen-š-sqai «diventare»
(o «esser diventato»)
Participio
Il participio aoristo di lamb£nw è lab-èn, lab- gen-Ò-menoj, gen-o-mšnh,
oàsa, lab-Òn, in tutto uguale nella declinazione gen-Ò-menon «diventando»
(o «essendo diventato»)

271
Capitolo XI Enchiridion

Singolare al participio presente, tranne che per l’accento;


N. lab-èn -oàsa -Òn quello di g…gnomai sarà gen-Ò-menoj, gen-o-mšnh,
A. lab-Ònt-a -oàsan -Òn
gen-Ò-menon.
G. lab-Ònt-oj -oÚshj -Ònt-oj
D. lab-Ònt-i -oÚsV -Ònt-i Notate l’accentazione di labe‹n e di labèn,
Plurale laboàsa, labÒn: nell’aoristo secondo l’infinito e il
N. lab-Ònt-ej -oàsai -Ònt-a participio attivi sono sempre accentati sull’ultima;
A. lab-Ònt-aj -oÚs!j -Ònt-a così anche la seconda singolare dell’imperativo me-
G. lab-Ònt-wn-ousîn -Ònt-wn dio (genoà). Inoltre, l’infinito medio dell’aoristo è
D. lab-oàsi(n)-oÚsaij -oàsi(n)
sempre parossìtono: genšsqai (confrontate invece,
nel presente, l©esqai).
È invece eccezionale l’accentazione dell’impe-
rativo attivo labš: normalmente nell’aoristo secon-
do imperativo attivo l’accento è regressivo, cioè,
come di regola nel verbo, si ritrae il più possibile
verso l’inizio della parola: per esempio, da le…pw,
l…pe, l…pete.

L’aspetto verbale; È necessario che ora riflettiate un po’, per com-


il significato dell’aoristo prender bene il significato dell’aoristo.
Considerate quest’esempio italiano: Mentre leg-
gevo, d’un tratto sentii un rumore.
Nella prima frase, l’imperfetto leggevo indica
un’azione considerata nella sua durata; nella secon-
da, il passato remoto sentii esprime invece un fatto
istantaneo, privo di durata (com’è sottolineato anche
dalla locuzione d’un tratto).
Graficamente, potremmo rappresentar l’imper-
fetto con un segmento di retta e il passato remoto
con un punto:
⏐sentii



⎯⎯⎯⎯⎯⎯⎯⎯⎯⎯⎯⎯⎯•














leggevo

Come vedete, la differenza tra leggevo e sentii


non è di tempo, giacché tutt’e due son passati; è
invece d’aspetto verbale, ossia si tratta di due diver-
se maniere di veder l’azione: aspetto verbale durativo

272
Enchiridion Capitolo XI

nel primo caso (leggevo), aspetto verbale momenta-


neo, o puntuale, nel secondo caso (sentii).
L’aoristo greco esprime appunto, come il passato
remoto italiano, l’aspetto momentaneo o puntuale; in
altre parole, l’aoristo indica, lo ripetiamo, un evento
senza nessuna durata, istantaneo, come un punto.

In greco, l’aspetto verbale è molto importante,


più del tempo (passato, presente, futuro).
Nell’aoristo, il solo modo indicativo esprime, oltre Aoristo indicativo:
all’aspetto momentaneo, anche il tempo passato, e azione istantanea passata
segno del passato è l’aumento; riassumendo,
l’aoristo indicativo esprime dunque un’azione istan-
tanea passata. Gli corrisponde di regola nella nostra
lingua, come abbiamo detto, il passato remoto:
`O DikaiÒpolij œkoye t¾n qÚr!n = Diceòpoli pic-
chiò alla porta.

Gli altri modi dell’aoristo indicano invece solo Altri modi dell’aoristo:
l’aspetto momentaneo dell’azione, non il tempo pas- azione momentanea,
sato, e proprio per questo non hanno l’aumento. non tempo passato
In particolare, l’imperativo presente e l’imperati- L’imperativo
vo aoristo si distinguono non per il tempo (tutt’e
due si rendono infatti di solito coll’imperativo
presente italiano), ma per l’aspetto: imperativo
presente: «”Akoue tÕn màqon» = «Ascolta la sto-
ria!» (l’azione d’ascoltare ha una certa durata);
imperativo aoristo: «Laboà tÁj ™mÁj ceirÒj» =
«Prendimi la mano!» (l’azione di prender la mano
si compie in un istante).
Quanto al participio e all’infinito dell’aoristo, Il participio e l’infinito
neppur essi indicano, di per sé, azione passata, ma
solo l’aspetto momentaneo, sicché spesso gli corri-
sponde in italiano il presente: 'Apokr"n£menoj e pen
= Rispondendo disse (o: Disse in risposta, di riman-
do); 'Egë dš, t¾n ÐdÕn aâqij eØre‹n boulÒmenoj...
= Io poi, volendo ritrovar la strada...; K…nd$noj
mšgaj ™gšneto ¨m‹n ¢poqane‹n = (letteralmente)
Ci fu per voi un grave pericolo di morire = Correste
un grave rischio di morire.

273
Capitolo XI Enchiridion

A volte invece l’aoristo participio o infinito gre-


co è meglio reso in italiano con un passato, non
perché abbia di per sé questo valore, ma perché
l’anteriorità si ricava dal contesto: OÛtwj e„pën
e„s»gagen aÙtoÝj e„j t¾n o„k…!n = Avendo parla-
to (dopo aver parlato) così, li fece entrare in casa;
Oƒ dD p£nta t¦ genÒmena aÙtù e pon = Ed essi gli
dissero tutto quel ch’era successo.

Altre volte ancóra all’aoristo possono corrispon-


dere in italiano sia un presente sia un passato: `O dD
¢delfÕj prÕj t¾n qÚr!n ™lqën kaˆ tÕn
DikaiÒpolin „dèn, «ca‹re, ð ¥delfe,» œfh = E
suo fratello, venendo alla porta e vedendo Diceòpoli,
gli disse: «Salute, fratello!» (ma anche: «…[essen-
do] venuto… e [avendo] visto…»)

Alcuni aoristi secondi Bisogna tener ben presenti questi aoristi secon-
importanti di, che sono molto frequenti, facendo attenzione so-
prattutto alla differenza tra il tema del presente e il
tema verbale:

Presente Tema Aoristo Aoristo


verbale indicativo participio

¥g-w ¢gag- ½gag-o-n ¢gag-èn


¢po-qnÇsk-w qan- ¢p-š-qan-o-n ¢po-qan-èn
¢f-iknš-o-mai ƒk- ¢f-"k-Ò-mhn ¢f-ik-Ò-menoj
b£ll-w bal- œ-bal-o-n bal-èn
g…gn-o-mai gen- ™-gen-Ò-mhn gen-Ò-menoj
eØr…sk-w eØr- hár-o-n eØr-èn
œc-w sc- œ-sc-o-n sc-èn
lamb£n-w lab- œ-lab-o-n lab-èn
le…p-w lip- œ-lip-o-n lip-èn
manq£n-w maq- œ-maq-o-n maq-èn
p£sc-w paq- œ-paq-o-n paq-èn
p£pt-w pes- œ-pes-o-n pes-èn
feÚg-w fug- œ-fug-o-n fug-èn.

Alcuni aoristi secondi irregolari Alcuni verbi formano l’aoristo secondo da un tema
completamente diverso da quello del presente: vi dia-
mo di séguito i più comuni di questi aoristi irregolari,

274
Enchiridion Capitolo XI

di cui avete già incontrato nelle letture la maggior


parte delle forme d’imperativo e di participio:

Presente Tema Aoristo Aoristo Aoristo


verbale indicativo imperativo participio

aƒršw ˜l- eŒlon ›le, ›lete ˜lèn


«prendo»

œrcomai ™lq- Ãlqon ™lqš, œlqete ™lqèn


«vengo, vo»

lšgw e„p- e pon e„pš, e‡pete e„pèn


«dico»

Ðr£w „d- e don „dš, ‡dete „dèn.


«vedo»

Notate l’accentazione irregolare degl’imperativi


singolari ™lqš, e„pš e „dš (come anche di eØrš e e„pš!
™lqš!
labš); è invece regressiva, e quindi regolare,
eØrš!
l’accentazione degl’imperativi nei composti di que- „dš!
sti verbi: osservate per esempio ™p-£n-elqe labš!
(da ™p-an-šrcomai).

Come abbiamo detto, il segno del tempo passato, L’aumento


nel solo modo indicativo, è per l’aoristo l’aumento.
Se il tema principia per consonante, come già
sapete, l’aumento consiste in un ™- che si premette
al tema (aumento sillabico); se invece il tema co-
mincia per vocale breve, l’aumento consiste in un
allungamento di tale vocale (aumento temporale).
Vi diamo di séguito una lista d’aoristi; alcuni sono
aoristi primi, ma li citiamo soltanto come esempi
d’aumento temporale. Confrontate il tema del pre-
sente col tema verbale e notate:
a) che, se il tema del presente comincia per vo-
cale lunga, il tema verbale non presenta rispetto a
esso nessuna variazione;
b) che, se il tema del presente principia con un
dittongo, la prima vocale del dittongo s’allunga, e
se segue iota si sottoscrive.

275
Capitolo XI Enchiridion

Presente Aoristo
Vocali semplici:
a>h ¢koÚw ½kousa (l’a s’allunga in h)
e>h ™ge…rw ½geira (l’e s’allunga anch’esso in h)
&>" ƒknšomai ¢kÒmhn (lo & s’allunga in ")
o>w Ðrm£w érmhsa (l’o s’allunga in w)
+>$ Øbr…zw ¬brisa (l’+ s’allunga in $)
h, ", w, $: nessuna variazione çfelšw çfšlhsa (nessuna variazione)

Dittonghi:
ai > V a„tšw Éthsa
(l’a s’allunga in h, e lo i si sottoscrive)
au > hu aÙx£nw hÜxhsa
(il dittongo au diventa il dittongo lungo hu)
eu > hu eÜcomai hÙx£mhn
(il dittongo eu diventa il dittongo lungo hu)
oi > J o„kšw õkhsa
(l’o s’allunga in w, e lo i si sottoscrive).

276
Esercizi Capitolo XI

Il greco nell’italiano

Movendo da parole greche che conoscete, dite il significato etimologico


delle parole che seguono:

1) logico 4) prologo
2) dialogo 5) eulogìa.
3) monologo

Esercizio 11a
Trovate, nella lettura all’inizio di questo capitolo, due voci dell’aoristo di
p£scw e due dell’aoristo di g…gnomai.

Esercizio 11b
Tenendo presenti gli specchietti di p. 271, scrivete le forme dell’aoristo
attivo di p£scw (aoristo œ-paq-o-n ) e quelle dell’aoristo medio di
lamb£nomai, «afferro» (aoristo ™-lab-Ò-mhn); traducete in italiano tutte
le forme che scrivete.

Esercizio 11c
Leggete ad alta voce e traducete:
1. `H gun», maqoàsa Óti tuflÕj ™gšneto Ð pa‹j, tù ¢ndr…, «ð Zeà,»
œfh, «t… de‹ ¹m©j poie‹n;»
2. 'AfikÒmenoi e„j t¾n toà ¢delfoà o„k…!n e pon aÙtù t… œpaqen Ð
pa‹j.
3. Oƒ ¥ndrej t6j guna‹kaj ™n tù o‡kJ lipÒntej tÕn pa‹da prÕj tÕn
¡!trÕn ½gagon.
4. `O aÙtourgÕj tÕn kÚna prÕj tÕ Ôroj ¢gagën tÕn lÚkon háre to‹j
prob£toij ™mp£ptein mšllonta.
5. `H m»thr tÕn s‹ton tù paidˆ parascoàsa keleÚei aÙtÕn speÚdein
prÕj tÕn ¢grÒn.
6. E„j tÕn ¢grÕn ¢fikÒmenoj tù patrˆ tÕ de‹pnon paršscen.
7. `O pat¾r tÕ ¥rotron ™n tù ¢grù lipën tÕ de‹pnon œlaben.
8. `O mDn pa‹j tÕn lÚkon œbalen, Ð dD foboÚmenoj œfugen.
9. Oƒ ne!n…ai ¢pšqanon ØpDr tÁj pÒlewj macÒmenoi.
10. Dein¦ paqÒntej oÙk œfugon ¢ll¦ œpeson ¢ndre…wj macÒmenoi.

277
Capitolo XI Esercizi

Esercizio 11d
Premettete l’aumento a questi temi:
1. keleu- 4. ¡!treu- 7. ¹ge- 10. Ñnomaz-
2. ™qel- 5. ¢rc- 8. ¢m$n- 11. ™lq-
3. Ñtr$n- 6. lab- 9. eÙc- 12. maq-.

Esercizio 11e
Cambiate queste voci verbali nelle voci corrispondenti dell’aoristo, poi
traducete ogni forma:
1. lamb£nomen 7. lšge 13. lšgein
2. manq£nei 8. œceij 14. œrcomai
3. p£scousi 9. ¢fikne‹sqai 15. Ðr©n
4. le…peij 10. le…pein 16. lšgomen
5. p£ptwn 11. lamb£nousa 17. Ðr´
6. gignÒmeqa 12. le…pete 18. œrcesqai.

Esercizio 11f
Leggete ad alta voce e traducete:
1. `O aÙtourgÕj e„j tÕn ¢grÕn e„selqën t¾n qugatšra e den ØpÕ tù
dšndrJ kaqizomšnhn.
2. ProsÁlqen oân kaˆ e pen: «Di¦ t… kaq…zV ØpÕ tù dšndrJ
dakr©ousa, ð qÚgater;»
3. `H dD e pen: «TÕ de‹pnÒn soi fšrousa, ð p£ter, ™n tÍ Ðdù katšpeson
kaˆ tÕn pÒda (= il piede) œblaya (= mi son ferita).»
4. `O dš, «™lqD deàro,» fhs…n, «de‹ me tÕn sÕn pÒda skope‹n.»
5. TÕn oân pÒda aÙtÁj skope‹ ka…, „dën Óti oÙdDn nose‹, «q£rrei, ð
qÚgater,» œfh: «oÙdDn kakÕn œpaqej. P£rasce oân moi tÕ de‹pnon
kaˆ o‡kade ™p£nelqe.»
6. `H oân parqšnoj tÕ de‹pnon tù patrˆ parascoàsa o‡kade bradšwj
¢pÁlqen.

Esercizio 11g
Traducete in greco:
1. Come sei diventato cieco, ragazzo? Dimmi che cos’è successo.
2. Dove vedesti i buoi? Li lasciasti nel campo?
3. Dopo aver sofferto molto (= molte cose) per mare, infine arrivarono a
terra.
4. Dopo aver visto le danze, i ragazzi andarono a casa e dissero al (loro)
padre che cos’era capitato.
5. Cadendo in mare, le fanciulle soffrirono terribilmente (= cose terribili).

278
Esercizi Capitolo XI

Leggete questo brano (tratto, con adattamenti, da Eròdoto, III.129-


130), poi rispondete alle domande.

O DHMOKHDHS TON BASILEA IATREUEI


'Epeˆ dD ¢pšqanen Ð Polukr£thj, oƒ Pšrsai toÚj te ¥llouj
qer£pontaj toà Polukr£touj labÒntej kaˆ tÕn Dhmok»dh e„j Soàsa
™kÒmisan. Di'Ñl…gou dD Ð basileÝj kakÒn ti œpaqen: ¢pÕ toà †ppou g¦r
pesën tÕn pÒda œblayen. Oƒ dD ¡!troˆ oÙk ™dÚnanto aÙtÕn çfele‹n.
Maqën dD Óti ¡!trÒj tij `EllhnikÕj p£restin ™n to‹j doÚloij, toÝj
qer£pontaj ™kšleuse tÕn Dhmok»dh par'˜autÕn ¢gage‹n. `O oân
Dhmok»dhj e„j mšson Ãlqen, pšd!j te ›lkwn kaˆ r̀£kesin ™sqhmšnoj.
`O oân basileÝj „dën aÙtÕn ™qaÚmase kaˆ ½reto e„ dÚnatai tÕn pÒda
¡!treÚein. `O dD Dhmok»dhj foboÚmenoj e pen Óti oÙk œstin ¡!trÕj
sofÕj ¢ll'™qšlei peir©sqai. 'Entaàqa d¾ `EllhnikÍ ¡!tre…v crèmenoj
tÕn pÒda tacšwj ¡5treusen. OÛtwj oân f…loj ™gšneto tù basile‹, Ð
dD polÝ ¢rgÚrion aÙtù paršsce kaˆ meg£lwj ™t£m!.

[Ð Polukr£thj, toà Polukr£touj Polìcrate, tiranno di Samo (VI


Ð Polukr£thj
secolo a. C.; fu catturato e messo a morte dai persiani) oƒ Pšrsai i
persiani toÝj qer£pontaj i ministri, i cortigiani Ð Dhmok»dhj
Dhmok»dhj, acc.
tÕn Dhmok»dh Democède Soàsa (acc. plur. neutro) Susa ™kÒmisan
portarono toà †ppou il cavallo tÕn pÒda il piede œblayen danneggiò,
si fece male a ™dÚnanto potevano, erano capaci di `EllhnikÒj greco
™kšleuse ordinò ¢gage‹n di portare pšd pšd!! j... ›lkwn trascinando i
suoi ceppi r£kesin
r̀` £kesin ™sqhmšnoj vestito di stracci ™qaÚmase si meravi-
gliò ½reto chiese ¡! treÚein guarire peir©sqai provare ¡!
¡!treÚein tre…v me-
¡!tre…v
dicina crèmenoj (+ dat.) servendosi di, usando ™t ™t££ m ! onorava]

1. Che accadde al re di Persia? Di che aiuto gli furono i suoi medici?


2. Che cosa apprese il re? Che comandò di fare ai suoi servi?
3. Da che segni si capiva che Democède era uno schiavo?
4. Qual è la reazione del re alla vista di Democède?
5. Che dice Democède al re? Come guarisce il suo piede?
6. Che ricompense ebbe Democède dal re?

Esercizio 11h
Traducete in greco:
1. Quando il re cadde da cavallo, si fece male (= patì qualcosa di male);
ma i medici dissero che non potevano (oÙ dÚnantai) giovargli.
2. Venendo a sapere che c’era un altro medico presente tra gli schiavi, i servi
dissero: «Dobbiamo portar da te questo medico (toàton tÕn ¡!trÒn).»

279
Capitolo XI Esercizi

3. Quando arrivò il medico, il re disse: «È possibile guarire il (mio) piede?»


4. Il medico disse ch’era disposto (usate il presente) a tentare.
5. Quando il medico curò (¡5treuse[n]) il suo piede, il re gli diventò
molto amico.

La formazione delle parole

Osservate queste classi di sostantivi, che tutti derivano da temi verbali:

1) sostantivi maschili della prima declinazione terminanti in -thj, che in-


dicano colui che compie un’azione: per esempio, da poie-, «fare», deriva Ð
poih-t»j, «il fattore, colui che fa, compone», quindi «il poeta» (nömen agentis);

2) sostantivi femminili della terza declinazione uscenti in -sij, che


indicano l’azione significata dal verbo, per esempio ¹ po…h-sij, «il fare,
la creazione, la composizione», «la poesia» (nömen äctiönis);

3) sostantivi neutri della terza declinazione terminanti in -ma, che indi-


cano il risultato dell’azione, la cosa fatta, per esempio tÕ po…h-ma, «la
cosa fatta, l’opera», «il poema» (nömen reï äctae).

Dite il significato delle parole seguenti:

1) o„kšw Ð o„kht»j ¹ o‡khsij tÕ o‡khma


2) manq£nw (maq-) Ð maqht»j ¹ m£qhsij tÕ m£qhma.

280
Civiltà Capitolo XI

La medicina greca

Achille fascia una ferita a Pàtroclo.

G l’inizi della scienza greca van


fatti risalire alle speculazioni
dei filosofi che vissero nella città
«della materia?» E la risposta di Talète
fu che l’¢rc» era l’acqua. Egli imma-
ginava la terra come un disco galleg-
ionica di Milèto nel VII secolo a. C. Il giante sull’acqua (l’oceano), coll’ac-
più antico di questi pensatori fu Talète, qua anche al disopra (la pioggia, che
la cui acme1 può essere stabilita con cade dal cielo); l’acqua, rarefatta, di-
una certa sicurezza, dal momento che venta vapor acqueo o nebbia, mentre
previde un’eclissi di sole ch’ebbe luo- l’aria, rarefatta, diventerebbe secon-
go il 25 maggio 585. Talète e i suoi do Talète fuoco; l’acqua condensata
successori s’interessarono soprattut- diverrebbe un corpo solido, ghiaccio
to di questioni di fisica. Essi cercava- o fango, e a un ulteriore stadio di con-
no tutti un principio unico che, densazione terra e pietra. L’interesse
soggiacendo ai molteplici fenomeni delle teorie di Talète non consiste nel-
del mondo fisico, li unificasse: la loro la loro verità, ma nel coraggio con cui
domanda era, per esprimerla in ter- egli cercò di rispondere in termini di
mini semplici: «Qual è l’elemento co- cause naturali a domande a cui s’era-
stituente ultimo» (in greco, l’¢rc») no tradizionalmente date risposte in

1
Gli antichi perlopiù non ci han tramandato lettera «egli fiorì»), cioè il periodo culminan-
le date di nascita e di morte dei personaggi te della loro vita; l’acme può esser fissata in-
illustri, ma la loro «acme» (in greco ¢km»; torno al trentacinquesimo-quarantesimo anno
detta anche, con parola latina, il flöruit, alla d’età.

281
Capitolo XI Civiltà

Asclèpio.

termini mitologici. d’Ippòcrate (acme nel 430 a. C.), che


Le speculazioni dei filosofi ionici fondò una famosa scuola medica
non si prefiggevano scopi pratici, e sull’isoletta di Coo. Gli è attribuito un
in questo esse differivano dalla me- ampio corpo di scritti, dedicati a tutte
dicina greca, che fin dai tempi più an- le branche della medicina, comprese
tichi s’era sviluppata come un’arte; il l’anatomia, la fisiologia, la pro-
medico (¡!trÒj, cioè «guaritore») era gnostica, la dietetica, la chirurgia e la
un artista. Medici famosi esistevano farmacologia. Il Corpus Hippocra-
già prima dei tempi a cui risalgono le ticum comprende anche un libro di
nostre più antiche testimonianze consigli sulla maniera di trattare i pa-
d’una teoria medica, e il più famoso zienti, e il famoso giuramento
è Democède, la cui storia, narrata dallo d’Ippòcrate, che facevano tutti gli stu-
storico Eròdoto, è riportata in questo denti di medicina:
capitolo.
L’uomo che i greci considerava- Porterò al mio maestro di medici-
no il fondatore della scienza medica na lo stesso rispetto che ai miei geni-
visse nel secolo seguente: si tratta tori, farò vita comune con lui e gli pa-

282
Civiltà Capitolo XI

ganizzazione delle scuole me-


diche (un sistema d’apprendi-
stato) e i princìpi etici che i
medici greci s’impegnavano a
rispettare.
Degli scritti del Corpus
Hippocraticum, nessuno può
in realtà essere attribuito con
certezza a Ippòcrate, ma mol-
ti, forse la maggior parte, fu-
rono scritti nel V secolo; essi
contengono alcune osserva-
zioni di grande esattezza e
acutezza. Particolarmente in-
Pietra tombale del medico Giàsone.
teressante è la casistica ripor-
gherò tutti i miei debiti. Considererò tata in questi scritti, che mostra quel-
come miei fratelli i suoi figlioli e inse- l’osservazione e registrazione attenta
gnerò loro la scienza, se desiderano di fatti e sintomi da cui dipende ogni
impararla, senza compenso o contrat- diagnosi seria. Per esempio:
to. […] Prescriverò cure per aiutare i
malati meglio che potrò e saprò. […] A Taso, Pizione ebbe forti brividi
Non darò a nessuno, anche se mi sarà e febbre alta in conseguenza di ten-
chiesto, farmaci mortali […], né darò sione nervosa, esaurimento e insuffi-
a una donna un farmaco abortivo. ciente attenzione alla dieta. La lingua
[…] Tutto quel che vedrò, o sentirò, gli bruciava, aveva sete, era bilioso
che non abbia a esser detto a persone e non dormiva. Orina piuttosto scu-
estranee, non lo divulgherò mai. […] ra, contenente materia sospesa che
Il giuramento ci fa conoscere l’or- non si fissava. Secondo giorno:

Strumenti medici e chirurgici.

283
Capitolo XI Civiltà

intorno a mezzogiorno, i piedi son ge- importanza alla dieta e all’esercizio


lati (Le epidemie, III. 2, caso 3). fisico. Nonostante i suoi limiti, la
Il medico séguita a registrar le con- medicina greca era razionale sotto tutti
dizioni e i sintomi del paziente fino al gli aspetti, e si rifiutava di credere che
decimo giorno, quando egli muore. la malattia fosse causata da spiriti
I medici greci riconoscevano di malvagi, una credenza ancóra comu-
non essere in grado d’intervenire in ne nella Palestina dei tempi di Gesù.
molti casi. Essi usavano rimedi sem- Se un malato non poteva esser curato
plici, e le medicine (perlopiù purghe) dai medici, per il paziente l’ultima pos-
erano usate con parsimonia. La chi- sibilità consisteva nel ricorrere a uno
rurgia fece notevoli progressi, sebbe- dei santuari taumaturgici, dove una
ne lo sviluppo dell’anatomia fosse ral- combinazione di cure mediche e fi-
lentato dalla riluttanza a far dissezio- ducia religiosa portava a volte a gua-
ni del corpo umano. Il salasso era un rigioni, se si deve credere ai voti ap-
rimedio comune, e si dava grande pesi dai malati.

284
Lexicon Capitolo XI

Lexicon
Verbi Øpolamb£nw ¹ 'Ep…dauroj, tÁj
¥gw, ½gagon, ¢gagèn front…zw 'EpidaÚrou
(¢gag-) çfelšw (+ acc.) ¹ Moàsa, tÁj MoÚshj
aƒršw, eŒlon, ˜lèn (˜l-) Ð “Omhroj, toà `Om»rou
a„tšw (+ acc. e inf.) Sostantivi Ð Cairefîn, toà
¢poqnÇskw, ¢pšqanon, Ð ¢delfÒj, toà ¢delfoà, Cairefîntoj
¢poqanèn (qan-) ð ¥delfe
¢fiknšomai, ¢f"kÒmhn, Ð ¢ndrèn, toà ¢ndrînoj Aggettivi
¢fikÒmenoj (ƒk-) tÕ ¢rgÚrion, toà eÜfrwn, eâfron, gen.
b£llw, œbalon, balèn ¢rgur…ou eÜfronoj
(bal-) Ð gunaikèn, toà qaumastÒj, qaumast»,
g…gnomai, ™genÒmhn, gunaikînoj qaumastÒn
genÒmenoj (gen-) ¹ dracm», tÁj dracmÁj presbÚtatoj,
dane…zw tÕ zùon, toà zóou presbut£th,
doke‹ (+ dat. e inf.) Ð ¡!trÒj, toà ¡!troà presbÚtaton
œrcomai, Ãlqon, ™lqèn Ð kÒrax, toà kÒrakoj t£l!j
(™lq-); ™lqš! Ð kÚkloj, toà kÚklou f…ltatoj, filt£th,
eØr…skw, háron, eØrèn ¹ kuyšlh, tÁj kuyšlhj f…ltaton
(eØr-); eØrš! Ð lÒgoj, toà lÒgou
œfh tÕ m£qhma, toà Preposizioni
œcw, œscon, scèn (sc-) maq»matoj pl»n (+ gen.)
qarr©nw (+ acc.) Ð misqÒj, toà misqoà
kom…zw Ð naÚklhroj, toà Avverbi
lamb£nw, œlabon, naukl»rou ¤lij (+ gen.)
labèn (lab-); labš! Ð ÑbolÒj, toà Ñboloà Ñyš
lšgw, e pon, e„pèn (e„p- tÕ p£qhma, toà pezÍ
); e„pš! paq»matoj pèpote
le…pw, œlipon, lipèn tÕ p£qoj, toà p£qouj tÒte
(lip-) Ð pšnhj, toà pšnhtoj
l$pšomai tÕ sp»laion, toà Congiunzioni e locuzioni
manq£nw, œmaqon, sphla…ou congiuntive
maqèn (maq-) ¹ swthr…!, tÁj swthr…!j e‡ pwj
m£comai (+ dat.) tÕ traàma, toà ka…per (+ part.)
nosšw traÚmatoj
o mai ¹ fwn», tÁj fwnÁj Locuzioni
Ðr£w, e don, „dèn („d-); tÕ c£sma, toà c£smatoj b£ll'™j kÒrakaj
„dš! ¹ ce…r, tÁj ceirÒj, ta‹j e„j toà ¡!troà
param$qšomai cers…(n) kÒptw t¾n qÚr!n
p£scw, œpaqon, paqèn t¦ cr»mata, tîn oŒÒj te g…gnomai...
(paq-) crhm£twn pîj g¦r oÜ;
p£ptw, œpeson, pesèn pîj œceij;
(pes-) Nomi propri sÕn œrgon
skopšw Ð 'AsklhpiÒj, toà c£rin œcw
Øp£rcw 'Asklhpioà

285