Sei sulla pagina 1di 5

Francesca Romana Anastasi

LA SCUOLA NELL’ERA DIGITALE: NORMATIVA E PERCORSI DIDATTICI


L’ingresso dei nuovi media nella scuola e nella didattica è da considerare come un avvenimento molto
più rilevante di una semplice questione tecnologica: il loro inserimento diversifica e arricchisce tecniche e
metodi già sperimentati. La multimedialità è da considerare la rappresentazione di un orizzonte filosofico che
spazia tra pensiero e autorealizzazione: essa ne è appunto una risorsa che stimola l’apprendimento delle
persone e sviluppa il loro potenziale umano. I media permettono la reciproca integrazione fra i processi
cognitivi per astrazione (quelli già ereditati dalla tradizione scolastica precedente) e per immersione
(inaugurati nell’era multimediale). Gli uni si fondano sul ragionamento logico, gli altri sulla partecipazione,
l’immedesimazione e il gioco di percezione fra il sé e lo schermo, che si attiva grazie al contatto con il medium,
e con tale processo trasforma le sue abilità e competenze. I media possono considerarsi sia veicoli di messaggi
culturali che attivatori mentali. Non sono semplici supporti per la didattica, ma veri e propri strumenti per
interpretare, socializzare, giocare e stabilire un rapporto di confidenza con la realtà circostante, poiché oltre a
sviluppare il senso critico, esaltano e arricchiscono le particolarità affettive e gli aspetti immaginativi
dell’individuo. I media sono considerabili, allo stesso modo, amplificatori della fantasia, in quanto offrono la
possibilità di imparare, usufruendo contemporaneamente di più canali comunicativi e percettivi, aumentando
le capacità espressive attraverso il coinvolgimento multisensoriale del soggetto. L’ipertestualità e
l’ipermedialità, in particolare, forniscono agli alunni le giuste motivazioni per imparare e li rendono attivi nel
modo di pensare, di stare al mondo, di essere nel mondo e di agire in modo da soddisfare i propri bisogni. In
questo senso, la didattica deve adattarsi ai nuovi media e essere impostata in modo da favorire l’integrazione
fra codici differenti e linguaggi espressivi multiformi. Nella Buona Scuola (L. 107/2015) si insiste moltissimo
sul concetto di alfabetizzazione digitale: secondo tale riforma, in ogni classe, a partire dalla scuola primaria,
gli alunni devono imparare a risolvere problemi complessi applicando la logica del paradigma informatico
attraverso un approccio di tipo ludico. Questa procedura, che assume la forma di un vero e proprio progetto,
viene definita coding: tale termine, in informatica, indica la stesura di un programma, ovvero una sequenza di
istruzioni per realizzare un prodotto digitale. L’obiettivo che il coding si pone è quello di sviluppare,
all’interno della mente del discente, il pensiero computazionale, cioè un processo mentale per la risoluzione
di problemi costituito dalla combinazione di metodi applicati solitamente in calcolatori, reti di comunicazione,
sistemi e applicazioni software. Seguendo il pensiero di Steve Jobs, imparare a programmare un computer è
un’attività che insegna a pensare. Con il coding, dunque, e attraverso il pensiero computazionale acquisito dal
coding, gli studenti sviluppano un’attitudine verso problemi più o meno complessi atta a risolverli
sistematicamente. Non imparano solo a programmare, ma programmano per imparare. Nel contesto
internazionale, il coding è già da diversi anni promosso nell’ambito di campagne di sensibilizzazione. In Italia,
dall’anno scolastico 2014/2015, il MIUR in collaborazione con il CINI (Consorzio Interuniversitario
Nazionale per l’Informatica), promuove ogni anno il progetto “Programma il Futuro”, che fornisce alle scuole
una serie di strumenti efficaci e facilmente accessibili per formare gli studenti sulle basi scientifico-culturali
dell’informatica. Parlando di “scuola digitale” si fa riferimento all’insieme di interventi finalizzati a potenziare
la qualità dell’insegnamento attraverso la diffusione e lo sviluppo di competenze informatiche, applicandole
idoneamente alle strategie educative. Perché si possa effettivamente attuare la “scuola digitale”, si è reso
necessario un rinnovamento nella strumentazione e l’acquisizione da parte dei docenti di tutte le discipline di
nuove competenze informatiche. Il presupposto ampiamente consolidato è che nessun operatore scolastico
può svolgere in maniera efficace le proprie mansioni senza avere dimestichezza nella gestione delle nuove
tecnologie. Per questi motivi l’amministrazione scolastica ha attivato, nel corso degli anni, piani di
aggiornamento professionale specifici per il personale docente. L’attenzione, oltre all’abilità pratica, manuale
e applicativa, è focalizzata sulle possibilità di modificare l’approccio alla didattica delle varie discipline, con
l’intento non tanto di realizzare attività specifiche nell’ambito dell’ipermedialità, quanto di modificare gli
stessi contenuti culturali e disciplinari già consolidati, cercando il modo di trasformarli, tramutando le
metodologie e le pratiche proprie della didattica. Ciò che si pone alla comunità didattica, pertanto, non è solo
una possibilità, ma si tratta del diritto e del dovere di amplificare le proprie competenze cogliendo ogni
opportunità formativa atta a favorire lo sviluppo delle enormi potenzialità insite nel web e nelle tecnologie
informatiche. Allo scopo di perpetuare un’appropriata diffusione e conoscenza delle tecnologie digitali nella
scuola, nel 2006 sono state introdotte, all’interno della Raccomandazione U. E. 18 Dicembre 2006 e
nell’ambito delle competenze-chiave dello studente europeo, le cosiddette competenze digitali. Tale necessità
è stata poi ribadita nella nuova Raccomandazione U. E. del 22 Maggio 2018. Nel 2008 e nel 2015 sono stati
formulati due Piani Nazionali per la digitalizzazione scolastica (PNSD). Essi costituiscono documenti di
indirizzo, quindi non vincolanti normativamente, ma che manifestano l’orientamento del Governo sul tema e
che, pertanto, necessitano di provvedimenti specifici di attuazione. Sono stati appositamente elaborati dal
Ministero dell’Istruzione e sono stati finalizzati alla definizione di strategie di innovazione della scuola
italiana, per posizionarla ad un livello nuovo all’interno del sistema educativo nell’era digitale. Nel PNSD del
2008 sono stati avviati alcuni interventi che anno aperto la strada al processo di digitalizzazione della scuola:
citandone alcuni, Azione LIM, per la diffusione capillare della Lavagna Interattiva Multimediale nelle classi
di tutte le scuola di ogni ordine e grado; Azione Cl@ssi 2.0, ossia la sperimentazione su 416 classi di ogni
ordine e grado dell’utilizzo, oltre che della LIM, di strumenti digitali quali tablet in classe o libri di testo in
formato e-book(quattordici istituti scolastici sono stati poi coinvolti in un progetto globale ancora più avanzato
di totale digitalizzazione chiamato Azione Scuol@ 2.0); Azione Editoria digitale scolastica, finalizzato alla
diffusione del libro digitale o misto (cartaceo più espansioni online); Azione wi-fi, per lo sviluppo della
connettività wireless nelle scuole; Azione Poli formativi, attraverso l’individuazione di istituzioni scolastiche
(i cosiddetti poli formativi) selezionate in quanto più avanzate di altre nel processo di digitalizzazione, che
hanno il compito di organizzare e gestire corsi di formazione sul digitale rivolti ai docenti. Il PNSD per la
scuola digitale del 2015, invece, nasce nell’ambito nel progetto di più ampio respiro della Riforma della Buona
Scuola e mira, attraverso le analisi dei risultati raggiunti dal Piano 2008, a rafforzare il potenziamento della
diffusione delle nuove tecnologie in maniera capillare nelle scuole italiane. In questa cornice viene posto come
obiettivo il perfezionamento dello sviluppo delle competenze digitali di tutti gli attori coinvolti (studenti e
personale scolastico non solo docente). Il Piano del 2015 è organizzato seguendo quattro passaggi
fondamentali: strumenti, competenze e contenuti, formazione, accompagnamento. Per ognuno di essi sono
stati posti obiettivi e azioni. Nel contesto italiano, questi provvedimenti anno avuto la portata di una sfida non
solo tecnologica, ma soprattutto organizzativa, pedagogica, culturale, generazionale e sociale. Guardando agli
studi pedagogici, un aspetto importante inerente al rapporto tra tecnologia e psicologia è rappresentato dal
pensiero costruttivista, teoria che ha segnato l’applicazione di molti prodotti tecnologici alla didattica.
Secondo tale corrente, la costruzione della conoscenza affonda le proprie radici su mappe cognitive attraverso
le quali il soggetti si orienta per formulare le proprie interpretazioni, realizzando così delle proprie mappe di
significati personali. È di rilevanza, inoltre, la teoria delle “intelligenze multiple” esplicata dallo psicologo
statunitense Howard Gardner. Tra i diversi tipi di intelligenze di cui viene teorizzata l’esistenza e la
funzionalità, viene introdotto dallo psicologo anche l’uso della multimedialità, praticando una didattica capace
di differenziare l’insegnamento. In effetti, le nuove tecnologie sono in perfetta sintonica con le intelligenze
multiple, in quanto permettono di gestire il materiale di studio seguendo punti di vista differenti. Costituiscono
anche strumenti molto efficaci per colmare le eventuali carenze, garantendo così un’ottima educazione
personalizzata. Le vie telematiche hanno il pregio di poter aprire nuove linee di comunicazione che permettono
allo studente di accedere al sapere in maniera dinamica, essendo i contenuti stessi rivitalizzati.
L’apprendimento, inoltre, può essere somministrato per tali vie in maniera collaborativa, poiché il materiale
di apprendimento può essere collegato ai processori e può in tal modo essere avviata una comunicazione
interpersonale volta alla stimolazione e al contatto sociale. Possono essere così create le cosiddette “classi
virtuali”, che offrono la possibilità di aumentare notevolmente la quantità di informazioni fruibili, di attivare
una molteplicità di interazioni fra i soggetti di livelli culturali differenti e di sovrapporre esperienze, culture e
ambienti formativi eterogenei. In questo contesto pedagogico e didattico il docente è chiamato a rivestire il
ruolo di “guida” che, richiamando la figura del docente-regista di Bruner, progetta scenari di apprendimento
e collabora con i suoi allievi per realizzare un percorso educativo efficace e rispettoso dei diversi stili di
apprendimento insiti in ciascuno studente. Il ruolo del docente è così conforme a ciò che viene espresso nel
concetto di “scaffolding”, ovvero un adulto competente che possa offrire al discente un’impalcatura di
sostegno per le nuove acquisizioni. Le classi virtuali possono essere create grazie a una piattaforma e-learning
(cosiddetta Learning Managment System, LMS). Il docente può preparare la lezione impostandone uno
schema che poi viene integrato dagli studenti secondo indicazioni adeguate. In tal modo si possono progettare
le esercitazioni da far svolgere agli alunni individualmente o in maniera collaborativa. Si possono altresì
inserire test di valutazione o autovalutazione. L’accesso degli studenti online può essere monitorato, così come
il loro processo di apprendimento. Il materiale didattico deve essere organizzato in cartelle, corrispondenti a
unità didattiche o moduli. Secondo questa strutturazione, viene fornito allo studente competenze che vanno al
di là delle nozioni disciplinari: apprendono come muoversi all’interno dell’ambito tecnologico, abituandosi
ad utilizzare in maniera ordinata gli strumenti che già usano quotidianamente e per cui hanno già una
sviluppata dimestichezza. Si ritorna così al processo di coding già descritto precedentemente: attraverso la
pratica nella multimedialità, gli studenti possono conseguire inconsciamente competenze ulteriori che poi
andranno ad incidere sulle proprie attitudini e modalità di approccio nei confronti di ogni nuovo contesto
formativo e applicativo. In tale modo si mette la didattica al servizio di quel life-long learning che deve stare
alla base di ogni strategia educativa attuata all’interno della scuola.
BIBLIOGRAFIA:

- Bruner J. (2015): La cultura dell’educazione. Nuovi orizzonti per la scuola. Milano, Feltrinelli.
- Campione V. (2015): La didattica nell’era digitale. Bologna, Il Mulino.
- Formella Z., Ricci A. (2018): Educare insieme nell’era digitale. Torino, Elledici.
- Gardner, H. (2005): Educazione e sviluppo della mente. Intelligenze multiple e apprendimento. Trento,
Erickson.
- McLuhan, M. (1997): Gli strumenti del comunicare. Milano, Il Saggiatore.
- Varisco, B. M. (2002): Costruttivismo socio-culturale. Carocci, Roma