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R I FL ES SI O N I PR A TI CI ! E
St L. 4CANTI O 8 C J RA 'C)
- D I

GIAM B AT TI ST A MANCINI
MAESTRo DI CANTO DELL'IMPERIAL CoRTE
DI VIENNA

Accademico Filarmonico
Rivedute, corrette, ed aumentate.

T E RzA E D Iz Io N E.

IN MILAN O , MI D CCL XXVII.

APPREsso GIUSEPPE GALEAzzI REGIo STAMPA ToRE.


V Con Approvazione.
A SUA ALTEZZA REALE
LA SERENISSIMA

S3. A iº i 4.
3. i, i SA 8 E 3 3 A
ARCIDUCHESSA D'AUSTRIA
PRINCIPESSA REALE
D'UNGHERIA , E DI BoEMIA
CC. CC. CC

GIAMBATTISTA MANCINI .

Nnoveraſi fra le molte


virtù, che luminoſamente adornano l'a
nimo di V. A. R. anche la ſcienza
2. della
della Muſica, e l'arte del Canto, che
con ſomma diligenza, ſtudio, e feliciſ
ſimo ſucceſſo coltivaſte. Quindi è, che
vi offrii quella ſerie de miei penſieri,
nella quale raccolſi tutto ciò, che l'eſpe
rienza, e la meditazione m'inſegnarono
di più giovevole nella mia profeſſione. l
Uſcì eſſa alla luce col voſtro eccelſo Nome
in fronte, pregio maggiore, che vantar
poſſa, e che ambire poteſſe ; ma ripaſs
ſandola di nuovo, mi parve ſuſcettibile
di aumento , e di correzione. -

Degnatevi, Seria PRINCIPESSA,


di accoglierne con lieto ciglio la riforma, e
d'onorarla di un voſtro benigno ſguardo.
Permettete, che nuovamente vi preſenti,
e vi conſacri queſto pubblico umiliſſimo
º
tributo di riſpetto, gratitudine, e venera
zione.
PRE FAz I O N E.

T 'Accidente talora , l'utilità ſovente diedero luogo


- Le alle arti , delle quali alcune mancarono al mancare
della loro utilità. Queſte furono dalla rovina del Secoli
roveſciate, quelle non oltrepaſſarono la mediocrità, in
cui nacquero , come nella China principalmente ſi oſe
ſerva. Molte furono in diverſi tempi più o meno col
tivate , a miſura che l'intereſſe delle nazioni, e degl'
individui rendevale vantaggioſe ed opportune; parecchie
altre furono gradatamente ridotte a perfezione. La mag -

gior parte delle arti pare , che in clima abbaſtanza fe


lice e fecondo, per poterle ſenza interruzione, od oſta
coli coltivare, aveſſero la cuna; dall' Africa all'Europa,
dall'Egitto alla Grecia; da Atene a Roma, furono traſ
portate; ma la deſolatrice ira di molti ſettentrionali po
poli, che inondarono, devaſtarono, diviſero, e diſtraſ
ſero il Romano dominio , ſteſe il velo dell'ignoranza
ſull'Impero di Coſtantino, ſepellì nella barbarie le arti,
ed i coltivatori di eſſe ; annichilò le ſuppellettili pre
zioſe di tante originali produzioni dell'induſtria, e de'
talenti del noſtri maggiori.
Richiamate a nuova luce dopo un epoca sì funeſta,
ed un obblio di più Secoli, le arti belle ; uopo fu an
cora raccogliere gli ſcarſi avanzi di eſſe, che illeſi re
- ſta
ſtarono dalla comune ſciagura, per imitarli. Con imitare
i più begli originali, ed i più compiti eſemplari non
poco s'impara, e ſi acquiſta nella coltura delle arti,
(quantunque un errore comune abbia non poche volte
confuſa la perfezione in un' opera con la minore quan
tità conoſciuta di difetti ; donde nacque la troppo ſer
vile imitazione, che ha in certa guiſa avvilita, ed in
ſultata l'umana perfezionabilità, come ſagacemente oſe
ſerva Marmontel nell'Articolo Critique). Così ſogliono
i Pittori, per far prova del loro allievi, loro proporre
qualche quadro di Raffaele da copiare . Ma non tutte
le arti hanno perfetti modelli, ſu quali formare ſi poſ
ſano i coltivatori di eſſe. Dubbio non v'ha, che l'arte
del Canto Figurato non ſia una di quelle, che la ſua
ſuſſiſtenza deve più alla (forſe meno feconda, e più ſtuc
chevole) iſtruzione del precetti, che degli eſempi. I pre
cetti , e le teorie tutte dovrebbero eſſere ſtate in ogni
erà gli elementi, e fonti d'ogni ſcienza, e d'ogni arte;
ma uſcendo l'uomo tutto affatto ignorante dalle mani
della natura, non ha potuto ſe non dalle oſſervazioni, t
e dall'eſperienza dedurgli, e fiſſarli. Sendo adunque l'eſpe
rienza iſteſſa la più ſaggia maeſtra nelle arti, nella Mu
ſica principalmente, quelli che più ſi eſercitarono in eſſe,
devono poſſederne maggior cognizione. Io non voglio
luſingarmi a queſto ſegno ; ma bramando a vantaggio
della profeſſione render comuni que lumi, che nell'eſer
cizio fatto per molt'anni della profeſſion mia ho acqui
ſtati; pubblicai nell'anno 1774 con le ſtampe di Vienna
al
alcuni miei Penſieri e Rifleſſioni ſulla Muſica vocale,
a favore non meno di chi inſegna, che di chi impara.
Le mie fatiche furono compatite non ſolamente in Italia
e Germania, ma in Francia, ove furono tradotte in quel
la lingua nello ſcorſo anno 1776. dal Sig. Deſaugiers ;
e poco dopo nel meſe di Marzo onorevolmente mento
vate dal Sig. Abbate Rozier nelle ſue Novelle Letterarie
alla pag. 261. ; ma ſiccome ritrovai di avere ommeſſi
alcuni rifleſſi nella detta prima edizione, che ſembra
ronmi utili 3 cominciai per puro trattenimento a ſcri
vergli, ed a queſti molti altri ho aggiunti. Le iſtanze
degli amici, l'autorità de' profeſſori , che m'inſinuavano
al “riſtampare l'accennata mia produzione , mi fecero di
propoſito intraprendere a ripurgarla, e con maggiore at
tenzione arricchirla, come ho fatto. Addurrei le gra
zioſiſſime lettere a tal riguardo ricevute, non ha guari,
dal Padre Maeſtro Martini, da Giovanni Haſe, detto
il Saſſone, da Gaetano Latilla , da Niccola Piccini,
da Giovanni Amadeo Naumann, ed altri valoroſiſſimi
profeſſori nell' arte noſtra, che ciò mi perſuaſero ; ſe
eſſe non foſſero troppo per me favorevolmente ſcritte, e
di non meritati elogi ripiene. Penetrato però da così po
deroſe autorità, e vago di contribuire, ovunque ſcarſa
mente io lo poſſa , all'altrui bene, non ho tralaſciato
di mettere alla tortura tutta la mia , qualunque ſiaſi,
abilità, per riformare, ampliare, e perfezionare, quanto
a me fu poſſibile, queſto mio trattatello. Spero che i pro
feſſori vedranno di buon occhio quanto io ho fatto per
Vail
vantaggio della gioventù. Spero che la gioventù ſi ap
Profitterà di queſta mia occupazione; vi troverà iſtri
zione, e paſcolo, ſarà invaghita della nobiltà dell'arte 3
ed eccitata a ben fiſſare i ſuoi paſſi nel ſentiero della
perfezione, e dell'onore.
Eccellenza e pregi della Muſica.

Ra quanti rimedi contro la


noja è inventato l'umanità
biſognoſa di una occupa
zione; fra tutti gli oggetti,
- che occupano l'immagina
zione ed il ſentimento, dub
bio non v'é, che la Muſica
non ſia del più giocondi e perfetti, capace di
farci obbliare i mali della vita, quando ci ſol
leva; provare un ſentimento più fino e dili
cato, guſtare un piacere più ſquiſito, i".
- CC
i

2 EccELLENZA E PREGI
ſcere una eſiſtenza migliore, quando ci al
letta e ricrea.
La Muſica, ſecondo la comune opinione,
prende il ſuo nome dalla parola Muſa, ed è
difinita = arte di combinare i ſuoni in modo
grato all'orecchio - Queſta è quell'arte, che
fu ſempre tenuta per la più amabile e dilet
tevole fra le arti liberali; anzi ardiſco dire,
che ſe volete inveſtigare i principi di tal
combinazione, e la ragione degli affetti,
che in noi ſuſcita, e per le quali ſi com
move, può altresì chiamarſi ſcienza. Il pregio
e l'eccellenza d'un arte, ragionevolmente
dedur ſi può da tre fonti, cioè dall'anti
chità de ſuoi natali , dal numero e dalla
qualità delle perſone, che l'appreſero ed eſer
citarono, e dagli effetti e vantaggi, che ha
prodotti,
L'origine della Muſica è antichiſſima, ſendo
la vocale (ch è più diſpotica, e domina di
più gli affetti ed il cuore umano, come quella
che più ſi avvicina all'originale, cioè ſegue
immediatamente la natura) ſicuramente coe
tanea al mondo. Io non ſon vago di rintrac
ciarne il famoſo inventore, che vana ſaria
la
DELLA MUSICA. 3
la mia ricerca, e ardita, dove tante, e tante
dotte penne ne hanno ſcritto, e ſopra ogn'al
tra quella dell' immortale Padre Maeſtro
Giambattiſta Martini Minor Conventuale,
tuttavia vivente in Bologna,uomo chiariſſimo,
regola e luce della profeſſion noſtra, che per
la ſua Storia e per le ſue Opere può dirſi
l'onor del noſtro ſecolo, e dell'Ordine ſuo.
Sia dunque che ne primi tempi del mondo
ne foſſe Jubal il primo inventore, come leg
giamo nelle ſacre Carte; ſia che dopo il di
luvio l'abbiano ritrovata gli Egizi ſecondo
Diodoro; o che ne ſiano ſtati inventori gli
Arcadi ſecondo Polibio; o Anfione ſecondo
Plinio; o Dioniſio, al dir de' Greci, o altri;
a me baſta che reſti vero, eſſer queſta fra
le arti una delle più antiche, ſe non anche
voleſſi dire con Lucrezio, come pare più ve
riſimile, ch ella è nata co primi uomini
ſteſſi, che dal dolce natural concerto degli
augelli appreſero a dolcemente modulare la
propria voce. -

E per verità chi è nel mondo, che non


ſappia o bene o male cantare? Si canta per
atutto dove ſi parla; i ſelvaggi ſteſſi, che vi
2, VOI1O
4 EccELLENZA E PREG1
vono fra i boſchi come fiere, hanno le loro
canzoni, alcune delle quali ſono riportate
dal celebre Rouſſeau nell'ultima tavola del
ſuo Dizionario di Muſica, anzi è coſtume
preſſo di eſſi raccontare le geſta di coloro, che
ſi ſono in qualche modo diſtinti nelle guerre,
cantando innanzi al corpo congregato della
nazione, come ſe queſto foſſe la più nobile
maniera di onorarli.
Vanta queſt'arte adunque il pregio dell'
antichità, e gode quello d'eſſer comune, ed
accetta ad ogni nazione, e per conſeguenza
d'eſſer coltivata da ogni ordine di perſone;
che ſe alla detta generale enumerazione deb
bo anche aggiungere eſempi luminoſi, mol
tiſſimi ne ſomminiſtra la ſtoria sì profana
che ſacra, in prova del mio aſſunto. Quan
ti, oh quanti uomini grandi e ſantiſſimi;
quelli dalle gravi cure o politiche, o mi
litari ; queſti dalla rigida filoſofia , e dai
ſacri ſtudi, tratti dalla dolcezza e ſoavità
del canto, han rubbato ritagli di tempo per
apprenderne l'arte, e poſſederla, non per
profeſſione, ma per genio, e per trovarvi
a
diletto; fregiando così ſe ſteſſi con la toga,
COIl
pELLA MUSICA. 5.
con la ſpada, e con la ſapienza non meno
che con la lira, ed onorando nel tempo meſi
ſo anche l'arte. Cantava ſuonando l'Arpa
i ſuoi ſalmi Davide, cantava Geremia con
la Cetra i ſuoi treni, e S.º Cecilia ſull'Or.
gano i ſoliloqui. Il ſantiſſimo Arciveſcovo
e protettore di Milano S. Ambrogio ſi ap
plicò a queſt'arte così, che del canto ſpe
cialmente degl'Inni ſacri a Dio, per tener
ſollevato il popolo, fu inventore, e che dal
ſuo nome ſteſſo preſe il nome di canto Am
brogiano. San Gregorio riformò il canto ec
cleſiaſtico, ed introduſſe ſingolarmente gl'In
troiti, e tal metodo di cantare preſe il nome
di canto Gregoriano. Il venerabile monaco
Guido Aretino al canto fermo, e in qualche
parte al canto figurato, di cui parliamo, ag
giunſe pregio col nuovo, e chiaro ſiſtema
che ci laſciò
La Grecia e Roma diedero a pro della Mu
ſica reiterate teſtimonianze : Aleſſandro il
Grande, Tito, Adriano, e Marco Aurelio
Imperatori non erano eglino valentiſſimi in
queſt'arte, e di eſſa grandi protettori? Ci
aſſicura Omero, che Chirone inſegnò la Mu
A 3 ſisa
6 EcCELLENZA E PREGI
ſica ad Achille, e Omero ſteſſo cantava i ſuoi
poemi, accompagnandoli col ſuono della lira
e della cetra. Cimone ed Epaminonda eb
bero egual piacere nel dirigere un coro mu
ſicale, che nel guidare un eſercito. Temi
ſtocle e Licinio Craſſo, Marco Cecilio, ed
Appio Claudio nel loro ritorno dalle vitto
rie non apprezzavano il trionfo, ſe non ac
compagnato con la Muſica. -

Non già i ſoli Eroi dell'antichità coltiva


rofio la Muſica, ma i Legislatori ed i ſommi
Filoſofi credettero di non poter ſenza taccia
ignorarla . Solone volle apprenderla nella
ſua età avanzata. E Socrate, onor de licei
d'Atene, giudicò indiſpenſabile d'apprenderla
per divenire perfetto Filoſofo, e perciò, co
minciò di ſeſſant'anni a farſene dettare le re
gole. Pittagora, al dire di Laerzio, an
tepoſe a molti altri ſtudi la Muſica, e col
tivolla colla ſteſſa attenzione che la Geome
tria e l'Aritmetica, ed in vero con tanto
buon effetto, che potè poi, ſecondo Svida
e Boezio, nel ſuono accidentale di tre fabrili
martelli ritrovare il primiero la proporzione
dei principali conſonanti intervalli della Mu
ſica. In
- pELLA MustcA.
In una parola, tutti gli ſcritti degli an
tichi conteſtano, e fanno piena fede (1) che
la Muſica in quei tempi paſſava per un'arte
neceſſaria a tutte le perſone di buon ſenſo;
a ſegno, che quelli, i quali non la ſape
vano, riguardati erano come perſone ſenza
educazione, e in quel medeſimo grado, che
noi riguardiamo in oggi le perſone, che non
ſan leggere. Come al propoſito ſi può vedere
la diſſertazione coronata nello ſcorſo anno
dalla Reale Accademia di Mantova, e pub
blicata negli atti della medeſima.
Arte è la Muſica, che Platone, Ariſto
tele, Cicerone, S. Agoſtino colmano d'elogi;
chi la chiama diſciplina divina, chi la chia
ma celeſte, chi piacere, gaudio, ſollievo
dell' umana miſera condizione ; predicati,
pregi e vantaggi tutti, che non troverete
nelle altre arti.
S. Agoſtino, che ne ha ſcritto ſei libri,
ragiona diffuſamente della Muſica; ed in fatti
nel libro 4. al cap. 4. della Trinità, inſegna
A 4 che
--- --

(1) Luciani Gymnaſt. Plutar. de Muſic,

;
8 EccELLENZA E PREG1
che tutti gli uomini per iſtinto ſentono la ſoa
vità e la forza dell'armonia muſicale; e che
anche gli uomini rozzi, e che non han peri
zia alcuna di Muſica, pur ne provano chia
ramente gli effetti. Queſte aſſerzioni io pro
duco per coloro, che non ſon contenti delle
prove, che loro ſomminiſtra la giornaliera
eſperienza, o che almeno non vi riflettono
come uopo ſarebbe.
Ed infatti, ſe veniſſe fatto caſo di quello
che tutto dì ſi legge, e ſi vede ſugli effetti mi
rabili della Muſica, non vi ſarebbe punto
biſogno di ſpingere le perſone d'ogni ceto
a coltivarla. Queſta per occulta forza divina
afferra il cuore, lo commove, lo ravvolge
e modifica a ſuo talento. Or lo perturba, or
l'allegra, or lo riempie d'amore, or di fie
rezza, orgli muove il riſo, ed ora il pianto,
mercè il ſecreto lavoro dell'armonia, e ſpe
cialmente mercè della virtù del canto. I fu
rioſi traſporti di Saulle, che calmavanſi dall'
Arpa Davidica, non ne ſono una evidente
prova? E le inſanie d'Aleſſandro eccitate già
colla Frigia cantilena, non temperavanſi da
Timoteo con la Lidia ? Ed in oggi ancora
gli
DELLA MUSICA. 9

gli orridi e neri effetti di melanconia non


ſi dileguano col ſuono, col canto?
A ſollievo degl' infermi eziandio ſi può
adoprare la Muſica; e non pochi Medici ſe ne
ſono ſerviti, come ne arrecano teſtimonianza
gli Atti dell'Accademia delle Scienze di Pa
rigi negli anni 17o7. e 17o8. Altri fatti con
ſimili ſono riportati da Giorgio Franck de
Franckenau Satira medica xx. Lipſia apud
Maur. Georg. Weidmann, 1722. in 12. alla
pag. 464., ove trovaſi una diſſertazione me
dica de Muſica. Macrobio Lib. 2. in ſomn. Scip.
c. 3. dice, che la Muſica guariſce ancora le
malattie de corpi, Marziano Capella rife
riſce, che gli antichi cacciavano la febbre
col canto; e per mezzo di queſto rimargina
vanſi pure le piaghe, (forſe perchè l'animo
eſilarato, e ſollevato dalla Muſica influiva
ſul corpo ed eccitava la reſtituzione delle for
ze nelle parti di eſſo) che Aſclepiade con la
ſoavità del ſuono rendeva l'udito ai ſordi ;
Talete di Creta ſcacciava la peſtilenza ed al
tre infermità. Friſchlin Nicod. in orat. pro
Muſica habit. 1574. pag. 2o4. parlando di Cli
mia pittagorico, dice, ch'egli ricorreva alla
- lira
1O EccELLENZA E PREG1
lira come ſicuriſſima medicina, per calmare
ogni ſuo ſdegno, qualora ſentivaſi traſpor
tato. Che la Muſica guariſca la peſte e le ma
lattie, lo aſſeriſce Galeno de ſanit. tuend.
Lib. 1. c. XI.
Altro fatto ora ſoggiungo noto a chiunque
vaghezza ebbe d'informarſi degli anecdoti
della vita del più valoroſi Muſici, che hanno
fiorito non molto prima del noſtri tempi.
se Un Perſonaggio mandò a Roma per ven
dicarſi di Aleſſandro Stradella, famoſo muſico
e compoſitore, due aſſaſſini, che dovevano uc
ciderlo. Chieſero coſtoro, colà giunti, toſto
conto dell'infelice, che diſegnato avevano
di trucidare; ed udito, ch'egli era in quel
punto in S. Giovanni Laterano, per cantare
un Oratorio da lui compoſto, ſi portarono
immantinenti alla detta Baſilica, per poterlo
conoſcere, e quindi ſeguitarlo fino a tanto
che non aveſſero eſeguita la loro avara cru
deltà. Cantò frattanto al ſolito Stradella con
tale dolcezza e ſoavità, che i ſicari penetrati,
commoſſi e vinti dalla melodia del ſuo canto,
non ſolo depoſero ogni avidità di oro e di
ſangue; ma a parte chiamati di quei teſori,
che
--

se 3omef.gtſteire ?e la Moinue a 6
A , C.
DELLA MUSICA. I I

che in certi felici momenti apre la virtù


a qualunque uomo, pentironfi di avere aſ
ſunto l'inumano diſegno ; e punti dal ri
morſo di violare i giorni prezioſi di un sì raro
artefice, ſi propoſero di riſpettarli come ſa
croſanti , ed intatti ſerbarli. A tal fine,
finita la funzione, gli ſvelarono tutto il loro
animo e fine, per cui a Roma erano venuti,
non che l'odio verſo di lui di chi gli avea
mandati, acciò poteſſe ſottrarſi, e ſcanſare
la perſecuzione e la vendetta.
Narrerò per ultimo ciò che fece eſeguire
il crudeliſſimo Amuratte Iv. (2). Queſti,
preſa ch ebbe Bagdat, ordinò , ſenza di
ſtinzione di ſeſſo o d'età, la ſtrage di tutti
gli abitanti. Fra queſti infelici ritrovavaſi
Schac-culi, valente muſico Perſiano, il qua
le tanto pregò, che ottenne d'eſſer condotto
prima di morire, alla preſenza di Amuratte,
a cui così parlò: non mi diſpiace di perdere
la vita, ma mi rincreſce, che colla mia vita
pe

(2) Extrait de l'Hiſtoire de l'Empire Ottoman par le Prince


de Cantemir, imprimé à Paris en 1743. vol. 4. in 12mº al
Tomo 3. nel Regno d'Amuratte alla nota K.
i2 EccELLENZA E PREGf

periſca altresì un arte così eccellente, com è


la Muſica, che, vivendo, mi luſingavo poter
ridurre alla ſua perfezione. Laſciami tanto tem
po di vita per poter perfezionare queſt'arte di
vina, e ſe mi rieſce d'arrivare al ſegno, a cui
aſpiro , morirò poi più felice, che ſe aveſſi
poſſeduto il tuo impero. Gli fu accordato di
dare un ſaggio del ſuo ſapere: preſe perciò
in mano un Scheſchadar (ſpecie di ſtromento
in forma di Salterio o di Arpa), e accom
pagnando il ſuono colla voce, cantò con
tanta dolcezza la preſa di Bagdat e il trionfo
di Amuratte, che queſto Principe ne fu inte
nerito fino alle lagrime, e non ſolamente
fece poi fermare la ſtrage di quel popolo,
ma reſegli anche la libertà. - -

Non mi reſta adunque in queſto aſſunto,


ſe non che di animare i giovani ſtudioſi, ed
amanti di queſta bell'arte, acciò vi ſi ap
plichino con ſenno, e di propoſito, per po
ter riuſcire un giorno di onore a ſe ſteſſi,
alla Patria, ed all'arte. Rammentino però,
che mal ſi congiunge lo ſtudio di un'arte con
la rilaſciatezza del coſtumi, e che mai non
giungeranno ad eſſer virtuoſi e valenti ſenza
ll ſl3,
DELLA MUSICA . 13
una buona condotta; mai ſaranno dai Gran
di e dalle Nazioni apprezzati, e tenuti in
vero reale onore e ſtima , ſe all'armonia
del loro canto non congiungeranno l'armo
nia di un buon coſtume e ſavia vita; eſſendo
il vizio in ogni condizion di perſone, ma
molto più nella noſtra, al Pubblico cotanto
eſpoſta, abbominevole, ed al privato inte
reſſe di ciaſcuno pernicioſiſſimo,

AR
14
A R I i C O a O II.

Delle diverſe Scuole, e dei valenti Uomini


e delle valoroſe Donne, che fiorirono nell'
arte del Canto nel fine del paſſato Secolo,
e tuttavia fioriſcono nel preſente.
SE"e le regole, e le leggi fondamentali
della Muſica ſieno comuni, e dapper
tutto per neceſſità ſeguite, la varia loro ap
plicazione tanto alla Muſica iſtromentale,
quanto alla vocale, rende però aſſai diverſa
l'eſecuzione, e più o men grande il piacere che
ſe ne produce. Siccome lo ſcopo di queſta
mia opera è di trattare della Muſica vocale,
oſſia del Canto, eſporrò quì i differenti me
todi, o vogliam dire ſiſtemi ſeguiti.
Vari ſono ſtati, e ſono i ſiſtemi, che han
dirette le ſcuole di queſta bell'arte, anzi vari
tuttavia ſono ſtati, e ſono i ſiſtemi, che in
una ſcuola medeſima ha tenuto, e tiene ogni
dotto maeſtro, ſecondando la propria diſpo
ſizione, ovvero con giudizio piegandoli ſe
condo le qualità, abilità, ed ingegno de'
ſuoi ſcolari. Ciò non oſtante da tutte queſte
- ſcuo
VALENTI UoMINI, ec. I5
ſcuole, e da tutti i ſiſtemi ſono uſciti al pub
blico uomini di gran valore nella Mi 9

ed aſſai virtuoſe donne.


La riuſcita di un ottimo cantante dipende
quaſi affatto dalla condotta ſavia, e giuſta
direzione d'un maeſtro bravo, e conoſcitore
della diſpoſizione e del talenti delle giovani
perſone, alle quali inſegna. -

Non entro quì a parlare delle ſcuole di


canto d'altre nazioni, ma ſolo intendo di
trattenermi ſull'Italiana, perchè la conoſco,
e perchè profeſſandola, ho avuto campo di far
le rifleſſioni contenute in queſto Trattatello.
Le più celebri e famoſe ſcuole, ch'eſiſte
vano in Italia ſul fine del paſſato Secolo, e
che in progreſſo di tempo ſi mantennero in
vigore, furono quella dei Fedi (1) in Roma,
di Franceſco Antonio Piſtocchi in Bologna,
quella
–r

(1) Singolare è l'induſtria uſata dai Fedi in Roma, la ſcuola


de quali ſul fine del paſſato ſecolo era la più rinomata in Italia.
Riferiſce Angelini Bontempi Perugino, che queſti valenti Can
tori, erano ſoliti condurre ſovente i loro ſcolari a paſſeggio
colà, dove ſi trova il famoſo Eco fuori di porta San Paolo, ed
ivi gli eſercitavano cantando ad alta voce . L'Eco che altro
non è fuori della repetizione della voce di colui che canta,
eſponeva al cantante i difetti del ſuo canto; e così gli ſcolari
16 varesti Uomini
quella di Giuſeppe Ferdinando Brivio in Mi
lano, quella di Franceſco Peli in Modena,
uella di Franceſco Redi in Firenze, quella
di Giuſeppe Amadori in Roma, e quelle di
Niccolò Porpora, Leonardo Leo, Franceſco
Feo, e di Domenico Egizio in Napoli.
Molti ſono gli allievi ſortiti da queſte ſcuo
le, reſi celebri tanto per l'eſercizio dell'arte
che profeſſarono, quanto pel numero di nuo
vi ſcolari che fecero, tramandando così con
una non interrotta ſucceſſione chi l'una, chi
l'altra delle bellezze dell'arte ſteſſa, ed i più
naturali e facili modi di ſuperarne gli oſta
coli nell' eſeguirle. -
Ma per procedere con alcun ordine, an
derò facendo menzione degli uomini abili,
che brillarono verſo il fine del paſſato Secolo.
Viveva allora il Cavaliere Baldaſſare Ferri
natO

convinti ad evidenza del loro difetti, venivano più facilmente


a correggerſi. Queſti eccellenti Maeſtri erano uniti con Ber
nardo Paſquino celebre ſuonator d'Organo e di Cembalo; con
Arcangelo Corelli dottiſſimo compoſitore e ſuonator di Vio
lino. Onde avveniva ch' eſſi trovandoſi ſovente uniti, ſi co
municavano vicendevolmente le bellezze della loro profeſſione,
e dei comuni loro lumi ſi approfittarono gli allievi illuſtri di là
ſortiti in numero grande.
-
E DoNNE vALoRosE NEL CANTo. 17
nato in Perugia: aveva queſti la più bella,
la più eſteſa, la più fleſſibile, la più dolce
e la più armonioſa voce che poteſſe mai ſen
tirſi. Era cantante unico e prodigioſo, che
fu in vita ricercato a gara, e colmato d'o
nori e di beni da Sovrani dell' Europa, e
dopo morte celebrato dalle muſe d'Italia.
Niente (ſcrivono i ſuoi contemporanei) può
eſprimere la bellezza della ſua voce e le gra
zie del ſuo canto. Egli aveva nel maggior
grado tutti i caratteri di perfezione in ogni
genere; era gajo, fiero, grave, tenero a ſuo
piacere ; rapiva i cuori col ſuo patetico.
Egli in un ſol fiato ſaliva e diſcendeva due
piene ottave, continuamente trillando , e
marcando tutt'i gradi, oggigiorno detti cro
matici, con tanta aggiuſtatezza, anche ſen
za accompagnamento, che ſe all'improvviſo
l'orcheſtra toccava quella nota, in cui egli
ſi trovava, foſſe B-molle, o foſſe Dieſis, ſi
ſentiva nel medeſimo iſtante un accordo così
perfetto da ſorprendere ognuno.
Fiorirono pur anche al principio di queſto
Secolo Giovanni Paita, ſplendore della Li
guria nato a Genova, che sì per il canto,
1B che
18 VALENTI UoMINI
che nel pantomimo ſi reſe celebre a ſegno
di riconoſcere aſſai pochi pari. Franceſca
Boſchi Bologneſe, chiamata da Veneziani
per il ſuo raro merito e celebrità la Salamona
della Muſica, -

I celebri cantori Siface, e Cavalier Mat


teucci furono ambidue ſingolariſſimi per la ra
rità della voce, e pel modo di cantare al cuo
re, Il Matteucci, dopo aver ſervito con pie
na ſoddisfazione la Corte di Spagna, aggra
vato dagli anni, ſe ne tornò in Napoli ſua
patria, dove viveva ancora nell'anno 173o.,
ed era ſolito, per mera ſua divozione, can
tare in Chieſa ogni giorno di ſabato. Queſto
valent' uomo , ancorchè l' età ſua paſſaſſe
gli ottant'anni, aveva una voce sì florida
e così chiara, e cantava in qualunque me
todo con tanta fleſſibilità e agilità, che ogni
aſcoltante, non vedendolo, lo credeva un
giovine nel fior degli anni. Un ſimil dono
d'aver conſervata anche nella ſua vecchiezza
una voce paſtoſa, bella e fleſſibile, l'ebbe
pure l'ammirabile Gaetano Orſini, che morì
colmo di riputazione al ſervizio dell'Impe
rial Corte di Vienna,
Fran
E DoNNE vALoRosE NEL CANTo. 19
Franceſco Antonio (2) Piſtocchi ſul fine
del paſſato Secolo, chiamato da Dio alla
vita ritirata dei Padri dell' Oratorio nella
Città di Forlì, paſsò dopo qualche tempo
a ſtabilirſi in Bologna ſua patria, colà aprì
ſcuola di Canto, aſſiſtendo con sì caritate
vole amore ogni ſcolare, e con tanta dot
trina inſegnando, che baſterà ſolo a riflet
tere ſulla riuſcita di quei pochi, che io no
terò quì appreſſo, per dedurne il di lui ſa
pere. Uno dei ſuoi più famoſi ſcolari fu An
tonio Bernacchi Bologneſe, mio maeſtro, il
quale non eſſendo ſtato dotato d'una buona
voce, com' egli ſteſſo confeſſavalo, a per
ſuaſione del ſuoi amici conoſcitori della Mu
ſica , ſi determinò di ſottometterſi intiera
mente alla direzione del mentovato Piſtocchi,
il quale amorevolmente non ſolo l'accolſe,
ma cominciò ſenza perder tempo a deter
minargli lo ſtudio, di dovea intraprendere
tanto per ottener che perdeſſe i difetti in lui
B 2 ſco

(2) Fu egliaggregato alla celebre Accademia de Filarmonici di


Bologna nell' ordine di compoſitori l'anno 169c., e fu Prin
cipe nel 17c8. e 171 o, -
2O VALENTI UoMINI
iſcoperti, quanto per ridurlo al più preſto in
iſtato di ritrarne quei vantaggi, che ſono ſpe
rabili nell'eſercizio della Muſica dopo una
coſtante applicazione. Non mancò per ſua
ſorte l'ubbidiente ſcolare d'accingerſi con fer
vore ad un tale cimento, quantunque diſa
ſtroſo e penoſo, e di applicarſi per un tempo
dovuto, ſecondo i precetti del maeſtro, dal
quale non mancava di andare tuttº i giorni
per ricavarne ſaggi documenti. Nel tempo
di queſto ſtudio non ſolo non cantò nelle
Chieſe e ne Teatri, ma non volle neppure
farſi ſentire dagli amici più intrinſeci. Si
mantenne forte in queſto ſuo propoſito ſino
a che ne ricevè il conſiglio dallo ſteſſo mae
ſtro, ed in quel tempo, in cui giunto era
a quella
veva
"
l'ammirazione
, che procacciar gli do
univerſale . Preſume
rebbe troppo la mia penna, ſe credeſſe poter
ella quì teſſere tutti gli elogi, che ha meri
tati queſto grand'uomo. Baſta che io dica,
che fu univerſalmente ammirato nell'Italia,
Inghilterra, Germania, ſingolarmente nella
Corte di Baviera, che ſervì per molti anni
in compagnia di Bortolino di Faenza 'i che
GCC
F DoNNE v ALoRose NEL CANTo, 21
fece una delle primarie figure nella profeſ
ſione del Canto, come lo atteſteranno indu
bitatamente tutti quelli, che l'hanno aſcol
tato, de quali ve ne ſono moltiſſimi, che
a Il COra VIVO IlO a , , ,

Queſto ſol fatto è una lezione ben evidente


del vantaggio, che può recare ad uno ſcolare
l'aſſiſtenza ed impegno d'un buon maeſtro
e del frutto che può aſpettarſi lo ſcolare ſteſ
ſo dalla propria applicazione, a ſegno da
rendere inſenſibili i difetti naturali, e di pie
gar gli organi della voce con una lunga de
terminata abitudine, talmente che una cat
tiva voce ſi renda non ſolo mediocre, ma
eziandio buona. Antonio (3) Bernacchi non
ſolo fece una delle primarie figure nella pro
B 3 feſ
ap- --

(3) Fu aggregato nell' Accademia ſuddetta de Filarmonici in


º qualità di compoſitore nell'anno 1722., avendo appreſo l'arte
del Contrappunto in Monaco di Baviera dal celebre Dr. Giu
ſeppe Antonio Bernabei, ed in Bologna da Gio. Antonio Rie:
cieri. Fu Principe il Bernacchi dell' Accademia nei due ann
- 1748. 1749., e ottenne dalla S. memoria di Papa Benedetto
XIV. un Breve in favore dell'Accademia ſuddetta, col quale
deſtina i maeſtri ad invigilare, che la Muſica Eccleſiaſtica ſia
– decente e conveniente alla Maeſtà di Dio, e ad approvare
quelli, che vogliono ſervire per compoſitori di Muſica ſacra
nella Città e Dioceſi di Bologna.
22 VALENTI UoMINI
feſſione del Canto, ma ben anche imitò il
di lui maeſtro, aprendo ſcuola in un certo
dato tempo a beneficio della gioventu. Fra il
numero de ſuoi più bravi ſcolari, quantun
que da qualche anno rapito dalla morte,
degno è di memoria il Tenore Carlo Carlani
Bologneſe. Altri ſcolari dello ſteſſo inſigne
maeſtro ancor viventi ſono il rinomato Gio
vanni Tedeſchi, detto (4) Amadori, il bravo
Tommaſo (5) Guarducci, ed il celebre, e
tanto conoſciuto Antonio Raff. Queſti quat
tro profeſſori, ſe con univerſale approvazio
ne ſi diſtinſero ognuno nel loro variato, ſcel
to ed appropriato ſtile, ſeppero ancora unirvi
una sì pregevol condotta di vita, che l'iſteſſa
Profeſſione è nel dovere di rendergliene grata
memoria.
Antonio Paſi di Bologna, parimenti ſco
lare di Piſtocchi ſi reſe celebre pel ſuo cantare
magiſtrale, e di un guſto totalmente raro,
perchè coll'unione di un ſodo portamento,
e ſpianar di voce, introdotto vi aveva un
– miſto

(4) Cantore della Real Cappella di Napoli. .


(5) Virtuoſo di Camera del Gran Duca di Toſcana,
E DoNNE vALoRose NEL CANTe. 23
miſto di granito, compoſto di grazioſi grup
petti, volatine , ſcelti e leggieri paſſaggi,
trilli, mordenti e rubbamento di tempo, il
che fatto alla perfezione, e ne propri nicchj,
componeva uno ſtile particolare e ſorpren
dente (6) • - - -

Giambattiſta Minelli parimenti della ſteſſa


Città, e della ſteſſa ſcuola, cantò la chiave
di Contralto d'un metodo ſpianato, e nobile
portamento di voce. Non mancò a queſta
ſteſſa voce ſufficiente agilità, un granito per
fetto trillo e mordente, che il tutto unito
gli diede campo di eſeguire qualunque carat
terizzato ſtile. Al maggior ſegno di perfe
zione poſſedè l'accento muſicale; e ſiccome
ſi unì in lui un profondo ſapere, l'ammaſſo
del ſuo canto fu compito in ogni ſuo genere,
e con ragione ſi acquiſtò il nome di ſapien
tiſſimo artiſta. - -

Bologneſe pure fu Annibale Pio Fabri,


- B 4 detto
-. -a- -

(6) I termini quì ed altrove adoperati per diſtinguere la qualità


del Canto, ed i pregi dell'Artiſta, eſſendo ricevuti general
mente in tutte le ſcuole di Muſica, ed avendo una determi
nata ſignificazione, non abbiſognano d'eſſere ulteriormente
ſpiegati, - - -
24 VALENTI UoMINI
detto Balino, ſcolare del ſuddetto Piſtocchi.
Era egli uno de più eccellenti Tenori del ſuo
tempo, che ſi i" ſentire nel primi Teatri
dell'Italia, e fuori, aggradito da vari Prin
cipi, ſingolarmente dalla S. C. M. dell'Im
peratore CARLo VI., che l'onorò con dive
nir Padrino di una ſua figlia. Fu aggregato
come compoſitore nell'Accademia de Filar
monici l'anno 1719., e Principe dell'Acca
demia negli anni 1725. 1729. 1743. 1747.
175o. Venne poi chiamato a Lisbona per eſ
ſer cantore in quella Real Cappella, ed in
queſto impiego ceſsò di vivere ai 12. Agoſto
176o. -

Bortolino di Faenza, anch'eſſo ſcolare del


prefato Piſtocchi, e compagno, come ſi diſſe,
del Bernacchi, fece nella profeſſione, per il
ſuo perfetto e variato canto, una delle pri
marie figure. Queſti detti cinque ſcolari,
benchè ſi oſſervano iſtruiti da un ſol maeſtro,
ebbero un vario metodo e ſtile, al quale fu
rono indirizzati, ſecondo ciò che richiedeva
la naturale diſpoſizione di ciaſcheduno di eſſi.
Queſto eſempio ci fa abbaſtanza compren
dere, che un bravo e valente maeſtro non
può
E DoNNE vALoRosE NEL CANTo. 25
può ſolo attenerſi ad una maniera d'iſtruire
i ſuoi allievi; ma che per formare de cantori
perfetti, deve conoſcere a fondo le diverſe
maniere come ſaper prenderli, e con giu
dizio poi applicarle ai caſi pratici ſecondo
il biſogno. Chi poſſiede queſti talenti , è
ſtato e ſarà ſempre tenuto in alta ſtima dai
conoſcitori tutti dell'arte. I cantanti poi
guardinſi dal pur troppo comune difetto di
voler ſervilmente imitare quanto vedono, e
ſentono eſeguito da altri della profeſſione,
perchè ſovente ciò ſarà loro di pregiudizio,
ed in vece di migliorarſi, perderanno que
vezzi acquiſtati coll'aver ſeguite le loro na
turali diſpoſizioni, e ben miſurate le proprie
forze. - -

Non intendo io già con queſto d'eſcludere


qualunque imitazione, perchè anzi da queſta
ne viene la perfezione della Muſica, qualora
vi ſi porti quel fino diſcernimento, e quell'
avveduta modificazione, che i particolari ta
lenti di ciaſcheduno rendano neceſſaria. Una
bella imitazione di quanto fanno i più valenti
muſici, ed originali, dev'eſſere ammirata,
anche per la difficoltà ſteſſa di ben riuſcirvi.
Si
26 VALENTI UoMINI
Si diſtinſero per l'original canto ed ottima
comica il Seneſino, e Giovanni Careſtini nato
in monte Filatrana nella Marca d'Ancona;
queſti nell'età di dodici anni ſi trasferì a Mi
lano, dove, per la grazia che godeva della
nobil famiglia Cuſani, ne portò il ſopran
nome di Cuſanino. Se la ſua voce fu bella di
ſua natura, non traſcurò anche collo ſtudio
di chiarirla e perfezionarla, e di renderla atta
ad ogni genere di canto ad un ſegno tanto ſu
blime, che ancor nell'età ſua giovanile ſta
bilì e fama, e credito. Aveva una mente fe
condiſſima, e un dilicato diſcernimento per
modo sì fino, che quantunque tutto ciò ch'egli
faceva foſſe fatto ad eccellenza, pure egli ciò
non oſtante per troppa modeſtia non ne re
ſtava mai ſoddisfatto e contento. Accadde
un dì, che trovandoſi un ſuo amico nell'atto
che ſtudiava, e applaudendo al ſuo canto,
a lui rivolto il buon Careſtini: amico (gli
diſſe) ſe io non arrivo a ſoddisfare me ſteſſo,
non mi par poſſibile di poter ſoddisfare neppure
gli altri: ripeteva perciò quell'aria ſino a
tanto, che trovava quelle tali coſe, che gli
davano maggior diletto. Fu perciò il ſuo
CalIl
E DoNNE vALoRosE NEL CANTo. 27
cantare ſempre ſcelto, deciſo e ſublime. A
tutte queſte premure, per renderſi buon can
tante, aggiunſe egli la cura di perfezionarſi
anche nella pantomima, e vi riuſcì a ſegno
di trattarla a perfezione, col vantaggio an
che della ſua bella figura mirabilmente fatta
per rappreſentare i più grandi e più nobili
perſonaggi delle ſcene. -

Nel tempo medeſimo che queſti ultimi in


ſigni Muſici facevano la delizia del più gran
di e rinomati Teatri dell'Europa, non man
cavano donne dotate d'eguali pregi, che in
cominciarono a battere la loro illuſtre car
riera nella Muſica. Una di quelle, che fra
le altre ſi diſtinſe, è ſenza dubbio Vittoria
Teſi Tramontini, nata in Firenze, dove ri
cevè i primi documenti della profeſſione del
canto dal celebre Maeſtro di Cappella Fran
ceſco Redi.
Paſsò poi in Bologna, e continuò il ſuo
ſtudio giornale ſotto la direzione del rino
mato Franceſco Campeggi, non tralaſciando
nel medeſimo tempo di frequentare la ſcuola
Bernacchi. Quantunque eſſa foſſe divenuta
una cantante abiliſſima, ed aveſſe appreſo un
Ot
28 VALENTI UoMINI
ottimo metodo nelle inſigni ſcuole ſuddette,
pure ſecondando la propria inclinazione, ed
animata dai primi ſucceſſi, ſi rivolſe a trat
tare con più impegno l'azione ed il geſto, e
con ciò felicemente riuſcì nell' arte difficile
d'aggiungere nuove grazie a quelle del ſuo
canto. Ebbe ben ragione nella ſcelta, per
chè adorna di tutte quelle rare prerogative,
che ben ſovente non ſi accoppiano, e ch'era
no tutte unite in lei. Un ottimo , e ben
compleſſo perſonale, accompagnato da no
bile e grazioſo portamento; una chiara e netta
pronunzia; il vibrare le parole a ſeconda del
vero ſenſo ; l'adattarſi a diſtinguere parte
a parte ogni diverſo carattere sì col cangia
mento del volto, come col geſto appropriato;
il poſſeſſo della ſcena, e finalmente una per
fettiſſima intonazione, che non vacillò mai
anche nel fervore dell'azione più viva, fu
rono in lei pregi sì ſingolari, e guidati sì
bene dall'arte, che la reſero unica perfetta
maeſtra. Queſta donna ſi meritò gran fama
ed onori, ſino ad eſſere nell' anno 1769.
condecorata colla Croce dell' Ordine della
Fedeltà e Coſtanza del Re di Danimarca, ed
- 11
l
e DoNNE vALoRosE NEL CANTo. 29
in una parola può dirſi ch'eſſa fu a ſuoi tem
pi, in queſto genere, il ſoſtegno del Teatro
Italiano. Non è queſto il ſolo eſempio di
quanto valga la cognizione delle proprie for
ze, e l'eſame della diſpoſizion naturale, che
ciaſcheduno ha per riuſcire negl'intrapreſi
ſtudj, e nel corriſpondente genere di vita.
Egli è certo, che la Teſi per la ſola ſua voce
e per il ſuo ſolo cantare, benchè d'ultima per
fezione, mai avrebbe acquiſtata la celebrità,
che per eſſo, e per la ſublime ſua maniera
di declamare, meritamente ottenne. Ricolma
d'onori finì la Teſi di vivere in Vienna il dì
9. Maggio 1775. - -

A queſta appreſſo è Fauſtina Bordoni, mo


glie del tanto celebre Maeſtro Giovanni Haſ
ſe, detto il (7) Saſſone, nacque ella in Ve
Ile
-

(7) Giovanni Haſſe ſi trasferì in Napoli nel 1722. per proſe


guire, e perfezionarſi nell' arte del Contrappunto ſotto la di
rezione del celebre Aleſſandro Scarlatti. Non occorre, che
io quì eſalti co' miei detti qual profitto ne ritraeſſe , poichè
quantunque giovane di prima uſcita, in breve tempo ſi fece
conoſcere, diſtinguere ed ammirare da tutta l'Europa. Colle
maraviglioſe ſue produzioni queſto sì diſtinto Artiſta , dopo
aver ſcritto con reiterate approvazioni varie opere nei primi,
e diverſi Teatri d'Italia , abbracciò il ſervigio della Reale
ed Elettorale Corte di Saſſonia, dove per molti anni ha fatte
3o VALENTI UoMINI
nezia, dove appreſe l'arte del Canto ſotto
la direzione di Michel Angelo Gaſperini di
Lucca.
Queſto Profeſſore non ſolo fu perfetto nell'
arte ſua, ma riuſcì un ottimo contrappun
tiſta ſotto la direzione del valente, e dottiſ
ſimo Antonio Lotti. Scriſſe egli alcune opere
tea
s

molte belliſſime Muſiche di Chieſa, ed Opere per quel Tea


tro, dove per ſoddisfare al fino guſto di que” Sovrani, vi vole
vano ſempre nuove e più finite compoſizioni.
E' aſſai tempo , che deſiderano molti Profeſſori, che queſto
grand'uomo dia al Pubblico per mezzo delle ſtampe, ſe non
in tutto , almeno in parte , i ſuoi tanto applauditi lavori,
acciò ſervano di modello e d'iſtruzione alla gioventù ſtudioſa.
Egli però ecceſſivamente modeſto, finora non ha mai voluto ce
dere alle altrui iſtanze, e finora reſtano deluſi i deſideri de'colti
vatori della Muſica. Quantunque abbracciaſſe, come ſi diſſe,
il ſervigio Elettorale, non mancò in diverſi anni di trasferirſi
in Italia, ove ſcriſſe Opere Teatrali, ſempre bene accolto
ed applaudito . La ſua gran fama lo fece chiamare a Parigi
ſotto il governo di Luigi XV. Re di Francia, non meno che
a Berlino dal Regnante Federico II, Re di Pruſſia, ove ebbe
l'eguale ſucceſſo, e ne riſcoſſe l'univerſale ammirazione. An
che dall'Imperial Corte ebbe molte diſtinzioni e beneficenze;
ed in queſt'ultimi tempi l'Invitta Imperatrice MARIA TERESA
glorioſamente Regnante ſi è ſervita di queſto Maeſtro nelle oc
caſioni più luminoſe de vari matrimoni dell'Imperiale Fa
miglia.
Ri è l'epoca di queſto grand'uomo, ma pure vi ſi ſcorge
che in ogni tempo ed in ogni parte fu apprezzato come lo me
ritava, ed ora vive placidamente in Venezia, pieno di gloria,
e per eccellenza chiamato dai Profeſſori tutti il Padre della
Muſica. N
E DoNNe vALoRosE NEL CANto. 31
teatrali d'un guſto finito, come altresì dotte
e ben condotte Muſiche di Chieſa.
La noſtra Fauſtina, ben guidata da lui, ſi
formò un raro metodo, conſiſtente in una di
ſtinta e purgata agilità di voce, la quale da
eſſa uſata con una facilità ſenza pari, gliene
portò plauſo fin dai primi anni, che ſi pre
ſentò al Pubblico,
Il ſuo genere d'agilità fu tanto più prege
vole, perchè vibrato a quel giuſto termine,
e in un moto aſſai nuovo, ed altrettanto dif.
ficile per ſoſtenere un paſſaggio con note a
ſei, oppure a tre, e queſte condurle con la
dovuta proporzione, ſenza mai languire tanto
ſalendo, quanto nel diſcendere, dandovi quei
proporzionati colori, che ſono tanto neceſ
ſarj per l'impaſto d'ogni paſſaggio. La per
fetta e felice eſecuzione di queſta agilità eſce
dall'ordinario, e dà il carattere di gran pro
feſſore a chi con perfezione la poſſiede. La
noſtra Fauſtina cantò riunendo tutti quei pre
gi, coſicchè non potè mai da altri eſſere imi
tata. Oltre di queſto ſuo veramente natural
dono, poſſedeva qualunque altro genere d'a
gilità, accoppiando a tutto ciò un rº" 3 C
CIl
32 VALENTI UoMINI
ben granito trillo, e mordente. Aveva una
intonazione perfetta, un ſicuro poſſeſſo di
ſpianare e ſoſtenere la voce, e l'arte ſopraffina
di conſervare e ripigliare il fiato. Tutti que
ſti furono in lei doni ſublimi, acquiſtati e poſ
ſeduti mediante un aſſiduo ſtudio, con cui
coltivò ed andò ſviluppando le naturali ſue
diſpoſizioni, in modo, che ſi reſe poi facile
l'eſeguir qualunque coſa colla perfezion vo
luta dai precetti dell' arte.
Da tutto ciò è facile lo ſcorgere che la Fau
ſtina dovette preſto acquiſtar gran fama ne'
Teatri d'Italia; ed in fatti non ve ne fu al
cuno, dove non foſſe grandemente applau
dita. Prima di maritarſi venne chiamata a
Londra, dove fu talmente gradita, che quel
paeſe incantato del ſuo ſtraordinario merito,
la volle per più anni trattenere. Quando fu
richiamata in Italia, contraſſe il ſuo matri
monio col detto illuſtre Maeſtro, ed unita
con lui, accettò il Real ſervigio di Saſſonia,
e perciò in appreſſo facendo ſempre i viaggi
col marito, diviſe in ogni parte ſeco lui gli
ſteſſi onori, ed ora gli è compagna in Venezia
in una vita tranquilla, ed onorato ripoſo -
Fran
-

E DoNNE vALoRosE NEL CANTo . 33


Franceſca Cuzzoni, nata in Parma, fu al
levata da Franceſco Lanzi buon profeſſore,
ſotto la direzione del quale riuſcì una cantante
riguardevoliſſima, perchè dotata era di una
voce angelica, sì per la chiarezza e ſoavità,
che per l'ottimo ſuo ſtile. Queſta cantava
ſpianato e legato nel medeſimo tempo; aveva
acquiſtato un sì perfetto portamento di voce,
e queſto unito ad una eguaglianza di regi
ſtro, che nel rapire gli animi di chi l'aſcol
tava, in certo modo conciliavaſi anche ve
nerazione e ſtima. Queſta donna non man
cava in nulla di ciò ch'è neceſſario per eſſer
veramente grande , perchè poſſedeva ſuffi
ciente agilità, l'arte di condurla voce, di
ſoſtenerla, rinforzarla, e ritirarla con quei
gradi dovuti ad una perfezion tale, che le
dava il meritato nome di maeſtra. Se can
tava un aria cantabile, non traſcurava ne'
luoghi convenevoli di ornare, e ravvivare
la cantilena con un metodo (ſenza pregiu
dizio dell'eſpreſſione) ricompartito di ſcelti
e variati gruppetti; paſſi e paſſaggi eſeguiti
in varie maniere, ora legati, ora vibrati
con trilli e mordenti; ora ſtaccati, ora trat
- C te
34 VALENTI UoMINI
tenuti, ora ſciolti con qualche volatina rad
doppiata, ora con qualche sbälzo legato dal
grave all'acuto; e finalmente con la perfetta
eſecuzione dava fine all' intrappreſo impe
gno; il tutto con una ſorprendente finezza.
La ſua voce era talmente avvezza ad una
eſatta eſecuzione, che non trovava mai oſtaco
lo, ch'ella felicemente non ſuperaſſe; trattava
le corde acute d'una aggiuſtatezza ſenza pari.
L'intonazione perfetta riſiedeva in lei; ave
va il dono di una mente creativa, ed un retto
diſcernimento in ſaper ſcegliere coſe parti
colari e nuove, laſciando le uſuali e comuni,
e perciò il ſuo cantare divenne ſublime e raro.
Tutto ciò la reſe famoſa a ſegno in tutta
l'Europa, che fecero a gara i migliori Teatri
per averla. Ella dunque cantò replicatamen
ite nelle principali Città d'Italia, e la na
zione Ingleſe, tanto conoſcitrice del vero
merito d'una ſimil cantante, la volle in Lon
dra per ben quattro volte.
La prima volta che vi andò ſpoſoſſi con
Pietro Sandoni Bologneſe celebre Maeſtro di
Cappella, e gran profeſſore di Gravicem
balo ed Organo. Queſt' ottimo uomo s'era
ſta
E DONNE vALoRosE NEL CANTo. 35
ſtabilito in Londra con un credito, che an
dava del pari a quello dell'inſigne Federico
Hendel , ed in prova di ciò il pubblico di
Londra, per ben replicate volte, volle ſentire
ambidue ſuonare a gara in due Organi ſepa
rati con le ſolite propoſte e riſpoſte, che ſi
praticano fra due valenti profeſſori.
Oltre i ſoggetti fin quì nominati, attraſi
ſero l'ammirazione dell' Italia diverſi altri
muſici e donne cantanti, che per l'armonia
della voce, e per la felice maniera di maneg
iarla, a buon titolo meritano d'entrare nel
la ſtoria della Muſica dei noſtri tempi.
Gaetano Majorano, detto (8) Caffarelli,
nacque nella provincia di Bari. Nell'età ſua
giovanile ſi trasferì nella Città di Napoli,
dove ſi applicò con tanti aſſiduità e rapidità
allo ſtudio del Canto, che gli riuſcì di farſi
ammirare ben preſto da tutti quei profeſſori.
In progreſſo di tempo paſsò in varj Teatri
d'Italia, fu chiamato in Spagna, in Parigi,
in Londra, in Vienna d'Auſtria, e final
- C 2 mente ,

(8) Cantore della Real Cappella di Napoli.


36 VALENTI UoMINI
mente in Lisbona, dai quali riportò quel
buon nome e credito, che lo fece diſtinguere
per valent' uomo. Non mi diſtendo a dire
a parte a parte i di lui meriti, perchè eſ.
ſendo egli ancora vivente, troppo numero
di perſone v'è in Europa, che ne ha piena
IlOt1Z1a , -

Carlo Scalzi Genoveſe, riuſcì nella profeſ.


ſione un ſoggetto sì valente, che fu ſtimato
fra 'l numero dei primi cantanti.
Succeſſivamente ſi reſero pur celebri nel
Canto Gioacchino Conti, detto (9) Gizziello,
Agoſtino (1o) Fontana, Niccola (1 1) Reggi
nelli, Angelo Maria Monticelli, Giuſeppe Ap
piani, detto Appianino, e Felice Salimbeni,
tutti e tre queſti Milaneſi, e finalmente i due
bravi Tenori Gregorio Babbi di Ceſena, ed
Angelo (12) Amorevoli di Venezia. Dirò
ſolo, che tutti queſti, oltre l'eſſere ſtati do
tati d'una belliſſima voce, ſeppero sì ben co
noſcere a qual metodo di canto inclinaſſe più
la
(9) Napoletano.
(1o) Nato in Torino, ſcolaro di Antonio Paſi.
(11) Napoletano.
(12) Al ſervigio dell'Elettoral Corte di Saſſonia.
E DoNNE vALoRosE NEL CANTo . 37
la loro natura, che applicativiſi di propoſi
to, e ben diretti dai loro maeſtri, ottennero
ben ragionevolmente i coſtanti pubblici ap
plauſi, e furono dappertutto ben ricevuti.
Fra le Cantatrici, che in parte ſuſſiſteva
no in queſto tempo (13), e che in progreſſo
furono di pregio alla noſtra profeſſione, ſi
oſſono annoverare un Anna Peruzzi, nata
in Bologna. Queſta donna ebbe voce pur
gata e ſonora: fu ſecondata con gli ajuti dell'
arte, e riuſcì perfetta in vari generi. Si pro
duſſe per vari anni ne principali Teatri d'Ita
lia, ove ottenne il più deſiderabile ſucceſſo.
Finalmente, trasferendoſi in Madrid, cantò
per piùTeatro.
Reale anni ſempre contraddiſtinta in quel
a

Tereſa de Reither, nata in Vienna, e vir


tuoſa di Camera dell'Imperial Corte, divenne
una celebre cantante in generi aſſai variati,
sì nell'agilità, e nel ſoſtenuto, che nel ge
nere eſpreſſivo, accoppiandovi la vivacità
ed il talento di buona attrice.
C 3 Ca

(13) Si può contare dall'anno 174o,


38 VALENTI UoMINI
Caterina Viſconti, detta la Viſcontina, nata
in Milano, fu ſcolara di Ferdinando Brivio.
Riuſcì queſta donna una ſtraordinaria can
tante, e fu dotata d'un bel corpo di voce, ri
dotta però leggiera, proporzionata, dolce, e
di ricca diſteſa. Trattò perfettamente qua
lunque genere; ma ſi diſtinſe ſopra d'ogn'
altro nell'agilità, eſeguita ſenza mai ſcom
porſi in qualunque incontro, benchè difficile.
Era oltreciò abile attrice, e da ciò ne venne
che fu acclamata in qualunque parte ove fu
aſcoltata. -

Giovanna Aſtrua, nata in Torino, ſi per


ſezionò nel canto in Milano ſotto la direzione
dello ſteſſo Ferdinando Brivio. Queſta donna,
perchè dotata di una voce agiliſſima, ſi ap
plicò ſu queſto genere con tale aſſiduità, che
riduſſe atta la ſua voce a ſorpaſſare qualun
que difficoltà: cantò nondimeno a perfezione
nel genere ſoſtenuto, il quale fu da eſſa ab
bellito e ravvivato con tutti quei vezzi, che
ſuol produrre la ſenſibilità, il ſapore e la de
licatezza d'un ottimo guſto. Fu ammirata
per vari anni ne primarj Teatri d'Italia, e
finalmente accettò il Real ſervizio di Berlino,
dove
F DoNNE vALoRosE NEL CANTo. 39
dove paſsò molti anni con piena ſoddisfazio
ne di quella Real Corte.
Regina Valentini, detta la Mingotti, ricevè
i ſuoi natali in Napoli, ed i ſuoi genitori fu
rono di nazione tedeſchi: nell' età ſua gio
vanile fu traſportata nella Città di Gratz, e
collocata nel Moniſtero delle Orſoline, acciò
riceveſſe educazione. La ſua maggiore appli
cazione fu per il canto, e diede tali ſaggi
di poter eſſere un giorno ottima cantante,
che ancor giovane ſi meritò d'eſſere accettata
nel ſervizio della Real Corte di Saſſonia, la
quale ordinò al celebre Niccolò Porpora, che
in quel tempo ivi riſiedeva come ſtipendiato,
che l'eſercitaſſe, come fece, nella ſcuola del
canto. Ritornò in progreſſo di tempo in Ita
lia, e ſi fece ammirare nei principali Teatri,
non ſolo come virtuoſa cantante, ma ancora
in qualità di buona attrice. Il ſuo cantare,
a dir vero, non fu ſtraordinario nell'agilità
di voce, perchè non eſeguiva altro che quel
tanto, che ſervir gli poteva ad ornare qua
lunque caratterizzata cantilena ; ma aveva
però una grazia ſingolare nel porgere, nel
pronunziare, nel ſoſtenere, nel colorire i di
C 4 verſi
4o VALENTI UoMINI
verſi affetti, accompagnando tutto ciò col
più nobil geſto naturale. In Napoli ſpecial
mente eccitò i traſporti di tutti, e laſciò un
deſiderio univerſale di ſe ſteſſa, quando chia
mata in Iſpagna, dovette partire.
Caterina Gabrielli Romana, dopo avere ſtu
diata la Muſica nella ſua patria ed in Napoli,
comparve per la prima volta ſopra uno de
Teatri di Venezia. Si riconobbe ben preſto
la ſuperiorità del ſuoi talenti, per i quali fu
invitata a Vienna, dove dimorò aſſai tempo
ſempre applaudita. Cantò poi nel primi Tea
tri d'Italia, indi a Pietroburgo, ed a Lon
dra, con egual ſucceſſo.
Sarei troppo lungo, ſe colla ſteſſa eſtenſio -

ne che finora ho fatto, voleſſi parlare di tanti


altri Muſici di primo rango, e di merito ſu
eriore, che non ha guari fiorirono, e molti
de quali al dì d'oggi ancora brillano ſu Tea
tri, ed occupano impieghi deſtinati ai più
virtuoſi profeſſori: mi baſta dunque d'accen
nare i loro nomi, che ſaran ſempre conoſciuti
ne faſti della Muſica.
Eſſi ſono Domenico (14) Anibali, Gio
- VaIl

(14) Nato in Macerata, al ſervizio dell'Elett. Corte di Saſſonia


E DoNNE vALoRosE NEL CANTo . 41
vanni (15) Manzuoli , Filippo (16) Eliſi,
Antonio Hubert, detto (17) Porporino, Giuſep
pe (18) Santarelli, Cavaliere Gaetano (19)
Guadagni, Ferdinando (2o) Mazzanti, Giu
ſeppe (21) Aprile, Paſquale (22) Potenza,
Giuſeppe (23) Millico, Carlo (24) Concio
lini, Venanzio (25) Rauzzini, Ferdinando (26)
Tenducci, Giambattiſta (27) Vaſquez, An
tonio (28) Goti, Giuſeppe (29) Cicognani,
Gaſparo (3o) Partire,islator (31) Con
ſorti,
(15) Nato in Firenze, virtuoſo di Cam. del Gran Duca di Toſcana.
(16) Nato in Foſſombrone.
(17) Nato in Verona, al ſervizio della Real Corte di Berlino.
(18) Nato in Forlì, e Cantore della Cappella Pontificia.
(19) Nato in Lodi, Cavaliere di S. Marco , Accademico Fi
larmonico, che ora riſiede in Padova, ed è aggregato alla
Cappella di S. Antonio.
(2o) Nato in Toſcana.
(21) Napoletano, e ſoprannumerario della Real Cappella.
(22) Napoletano, e Cantore della Cappella di S. Marco.
(23) Napoletano. -

(24) Al Real ſervizio della Corte di Berlino.


(25) Nato in Roma.
(26) Nato in Toſcana.
(27) Nato in Domaſo, groſſa terra del Lago di Como, al ſera
vizio della Corte di Lisbona.
(28) Nato in Toſcana , virtuoſo di Camera del Gran Duca
di Toſcana. º

(29) Nato in Ceſena.


(3o). Nato in Fabriano, e ſoprannumerario della Real Cap
pella di Napoli. -

(31) Nato in Aſcoli , mia patria , Cantore della Real Cap


pella di Napoli. - -

-6- 4 e A me naa a 4 eX
A

42 VALENTI UoMINI

ſorti, Giovanni (32) Rubinelli, ed alcuni al


tri ancora. - -

Fra le donne poi ſi diſtinſero Roſa Tarta


glini, moglie del bravo Tenore Tibaldi Bo
logneſe, morta il 17. Novembre 1775., Lu
crezia (33) Aguiari, Mattei, Anna de (34)
Amicis, Eliſabetta (35) Teyber, Antonia
Girelli Aguillar.
Farà maraviglia a molti de' miei Leggi
tori, come mai, dopo un sì gran numero di
valoroſi cantanti, che tuttora fioriſcono,
poſſa eſſere invalſa l'opinione, in cui da qual
che tempo ſono, non ſolo gl' Italiani, ma
anche gli Oltramontani ſteſſi, che la noſtra
Muſica ſia affatto decaduta, e che vi man
chino buone ſcuole, e buoni cantanti.
Convien però confeſſare, che ſe tale opi
nione è falſa riſpetto alle ſcuole, purtroppo
è vera riſpetto ai cantanti, de quali quaſi neſ
ſuno ſi vede ſottentrare per riempiere con
onore il vuoto laſciato dai vecchi artiſti. E'
anche fuor di dubbio, che non manca la gio
ventù
(32) Nato in Breſcia.
(33) Nata in Ferrara. s

C34) Nata in Napoli.


(35) Nata in Vienna d'Auſtria.
F DoNNE VALoRosE NEL CANTo. 43
ventù dotata di talenti, e delle qualità ne
ceſſarie per riuſcire ad eccellenza.
L'origine del male, in ſenſo mio, deve
rifonderſi nel vile intereſſe, dal quale ſem
bra che ſiano dominati in gran parte i mae
ſtri, i quali nulla curando d'applicare le buo
ne regole dell'arte, ed i precetti ſtati loro
traſmeſſi, nè portando la dovuta attenzione
ſul diverſo talento del loro ſcolari, non pen
ſano a metterli nella carriera, ſe non ad og.
getto di preſto vederli montar la ſcena, e
ritrarne un profitto, che ſtipulano ſul gua
dagno degli ſcolari ſteſſi, i quali producendoſi
ancora immaturi, e ſovente reſi ſuperbi dai
paſſaggieri applauſi, abbandonano poi lo ſtu
dio, e più non avanzano ne ſegreti e nelle
finezze dell'arte. Come mai adunque può
ſperarſi di veder numeroſo ſtuolo di buoni
Muſici ſortir dalle ſcuole dopo un ſiffatto di
ſordine, per cui gli ſcolari ſon venduti all'
avara cupidigia de maeſtri, i quali danno
pochi anni di lezioni gratuite, per ricavarne
con uſura lunghi e durevoli profitti, curando
più il numero che la qualità degli ſcolari?
Può egli eſſer poſſibile che un giovane, dopo
paſ
44 VALENTI UoMINI

paſſate a volo le regole della Muſica, che


per altro s'apprendono più colla lunga abi
tudine, e reſo appena capace di canticchiare
qualche aria, ed alcun mottetto, divenga
buon cantore. Non è, dopo ciò, quaſi ſicu
ra la perdita del migliori talenti, per man
canza di chi corregga i naſcenti difetti, che
col tempo poi ſi rendono incorreggibili? Ol
tre tutti queſti inconvenienti facili a preſen
tarſi agli occhi di chi conoſce la profeſſione,
v'è anche quello, che i giovani abbandonati
a loro ſteſſi troppo di buon'ora, e ſovente
p" tra compagnie di perſone, che non ſono
e più coſtumate, ſi pregiudicano nella ſa
nità, e guaſtano per ſempre la voce, il pet
to, e per colmo di male perdono di viſta
le maſſime della buona morale.
Altro graviſſimo inconveniente è , che
molti ora s'accingono a fare i maeſtri di can
to, ſenza mai averne imparate praticamente
le regole, e ſenza ſapere in fine per quali
gradi ſi deve condurre lo ſcolare, ed inſe
3 o - -

gnargli la perfetta intonazione e la eſattezza


del tempo. Coſtoro credono, che baſti ſaper
ſuonare il Violino, o toccar poco il Cembalo
per
E DoNNE vALoRosE NEL CANTo. 45
per eſſer maeſtri di canto, ed offrendo l'opera
loro a minore ſtipendio di quello che poſſa
farlo un buono e paziente maeſtro diſpoſto
ad impiegarvi la dovuta diligenza, trovano
perſone che ſi laſciano ſedurre dall'apparente
vantaggio d'un ſicuro riſparmio, e che s'af.
fidano alla loro direzione. Tali ineſperti mae
ſtri credono d'aver fatto tutto, quando i loro
ſcolari eſeguiſcono alcuni paſſaggi, benchè
imperfetti, ed alcune ſtrillate di voce che feri
ſcono l'orecchio. Tale è l'iſtruzione che dan
no alcuni maeſtri del noſtri giorni, e tal' è
il loro ſapere.
E' una vera profanazione dell'arte, che
un ſemplice e cattivo ſuonatore di taſti, o
d'arco, s'arroghi la qualità di maeſtro di
canto, ſenza conoſcerne i primi elementi.
Fanno eſſi gridare a tutto fiato i loro ſcolari,
uaſtano belliſſime voci, non ſapendo il modo
di produrle e ſtenderle, ſi ſentono diſugua
glianze di regiſtro, ſtonature, voci in gola,
nel naſo, mute, perchè pretendono queſti
maeſtri, che lo ſcolare con la voce eſeguiſca
quello, ch'eſſi fanno ſul proprio ſtrumento
o ſia Cembalo, Violino, o Violoncello.
e- E come
46 VALENTI UoMINI
E come mai da coteſti potranno uſcire ec
cellenti cantori ? Giudichi adeſſo il Lettore
quanto ſarebbe deſiderabile, che ceſſaſſe af
fatto queſto genere di ſcuole, e quanto pro
ficuo alla gioventù ſarebbe, che non ſi am
metteſſero per maeſtri ſe non quelli, che ſan
no e vogliono porre in pratica il vero metodo
d'iſtruire, diſintereſſato e paterno.
. Le ſole ſcuole dove non penetrò alcuna di
queſte cagioni di decadenza, e le ſole, che
ora rimangono pure immuni dai vizi ſoprad
detti, può dirſi che ſiano i Conſervatori di
Napoli e di Venezia, donde ſortono ſoggetti
i più abili, e di ſommo merito. Quelli di
Venezia ſono quattro, ed abbaſtanza noti
perchè io non ne dia maggior dettaglio.
I Conſervatori di Napoli ſono tre, cioè
quello di S.ta Maria di Loreto, quello di
S. Onofrio, e l'altro della Pietà de' Turchini,
fondato nel 1583., riſtorato nel 1592.
Nel primo attualmente contiamo per pri
mo maeſtro il Sig. Pietro Gallo, ſecondo il
Sig. Fedele Fenaroli, e per terzo il Sig. Sa
verio Valente. Nell'altro il Sig. Carlo Lotu
macci, il Sig. Giacomo Inſanguine, detto
Mo
E DoNNE vALoRosE NEL CANTo. 47
Monopoli. Nel terzo il Sig. Lorenzo Fago,
detto Tarantino, il Sig. Paſquale Cafaro, mae
ſtro della Real Cappella e della Corte, e per
eſſo nel detto. Conſervatorio il Sig. Niccola
Sala. -

Ivi la gioventù non ſolo nell'arte viene


gratuitamente iſtruita, ma nella Religione
eziandio e nel buon coſtume. Stabilimenti
cotanto utili alla patria, e di ſollievo alle fa
miglie, diedero all'Italia la maggior parte
de più celebri profeſſori, ond'ella ſi può glo
riare, come nel XIV. Articolo accenneremo.
Nel canto ancora ſi perfezionarono molti
in detti Confervatori, de quali la fama ed il
valore ſon noti, e l'Italia n'ebbe chiare pro
ve in tuttº i tempi. A maggior vantaggio
della gioventù, qualunque non abbia abba
ſtanza talenti per riuſcire nel ſecolo, e bril
lare ſu i Teatri, viene iſtradato nella car
riera eccleſiaſtica, e dai Governatori degli
ſteſſi Conſervatori gli ſi procura ſufficiente ſta
bilimento ed impiego nelle diverſe Catte
drali. Egli è da deſiderarſi, che in avvenire
ſorgano molte di queſte anime nobili e bene
fattrici della umanità, le quali propaghino
- - e ſta
48 VALENTI UoMINI
e ſtabiliſcano altrove eziandio iſtituzioni co
tanto vantaggioſe ed opportune alla perfezio
ne della Muſica, del buon coſtume e della Re
ligione, delle quali Napoli ſoltanto, e Ve
nezia ſi vantano.
Merita anche d'eſſer quì rammentata la
ſcuola del Cavaliere Bartolommeo Nucci da
Peſcia. Egli per ſuo diletto, già pel corſo
di quaranta e più anni, continuò il buon ſiſte
ma degli antichi maeſtri. Egli non iſtruiſce
la gioventù moſſo da ſperanza di lucro, ma
puramente incitato da gloria ed umanità.
Per queſto egli non ammette alla ſua ſcuola
chi conoſce inabile a riuſcire, ed a quelli,
che intraprende d'iſtruire, inſegna con tanto
amore e pazienza, che applicando, neceſſa
riamente devono divenir valenti. Da tale
ſcuola adunque, perchè diretta da un one
ſtiſſimo diſintereſſato maeſtro, che non riſ
parmia nè fatica, nè tempo per metodica
mente indirizzare i ſuoi ſcolari, che ſono
già riuſciti; e finchè queſto benemerito Ca
valiere vivrà, riuſciranno ſempre ottimi .
Fra eſſi con tanto onore e gloria del maeſtro
ſi diſtinſe il celebre Mazzanti.
Nelle
E DONNE VALoRosE NEL CANTo . 49
Nelle arti liberali la riuſcita degli ſcolari
dipende in parte dalla ſcienza de maeſtri, e
dalla loro capacità nell'iſtruire. Si può dire
però con certezza, che nel canto quaſi tutto
il ſucceſſo dipende da maeſtri. Se un Pit
tore, uno Scultore, un Architetto, un Mae
ſtro di Cappella compoſitore di Muſica non
è dei più eccellenti, nè forſe anche de più
ingenui a comunicare le proprie cognizioni
tutte a ſuoi ſcolari, poſſono contuttociò queſti
perfezionarſi da per loro coll'attento ſtudio
de capi d'opera dell'arte, e col ſoccorſo de
libri, ne quali ſi contengono i precetti ed op
portuni eſempi per illuſtrarli, e così ſupplire
a ciò che o dal maeſtro non hanno appreſo,
o di cui ne ricevettero idee poco eſatte. Di
fatti nella pittura i capi d'opera dell'immor
tale Raffaello, di Correggio, di Tiziano, di
Leonardo da Vinci, di Domenichino, di Guido
Reni, e d'altri tanti ſommi pittori; nella
ſcoltura i nobiliſſimi avanzi de Greci, come
l'Appolline di Belvedere, la Niobe, il Gladia
tore, l'Arrotino, l'Antinoo , il Laocoonte,
e tant'altre divine opere. Nell'architettura
i bei pezzi, che ancora ad onta de ſecoli con
D ſer
5o VALENTI UoMINI
ſervati ſi ſono d'antichi Tempi, Edifici,
Circhj ec.; e le originali fabbriche, dei Vi
gnola, Palladj, Scamozzi ec.; nell'arte final
mente di comporre in Muſica le produzioni
d'Aleſſandro Scarlatti, del Bononcini, del
Vinci, del Pergoleſe, del Saſſone, del Jom
melli, e di molti altri uomini degniſſimi,
ſon tutti aiuti per far cammino rapido dietro
a modelli perfettiſſimi.
I precetti poi dedotti dalla contemplazio
ne di tutto ciò ch'è ſtato eſeguito nelle bell'
arti ſuddette, ſono una nuova ſiſtematica
guida per ben avanzare, farvi profitto, ed
a forza di ſtudio e di lavoro divenir eccel
lente, -

Non è così nell' arte del canto. Non ſi


hanno, nè ſi poſſono avere in queſta gli an
zidetti monumenti, per la ragione, che un
bravo cantante non può laſciare ai poſteri
una memoria di quell'eſtro, di quel metodo,
di quella grazia e di quella condotta, con
cui era egli ſolito abbellire il ſuo canto,
Si trova, è vero, della Muſica vocale ſcritta
da braviſſimi maeſtri, e perfettamente eſe
guita da qualche celebre cantante: º" ta
E DoNNE vALoRos E NEL CANTo. 51
tal monumento non trovaſi che concepita una
ſemplice cantilena, che accennato un ſem
plice paſſaggio, giuſtº appunto per laſciare
al bravo eſecutore la piena libertà d'abbellire
la compoſizione a ſuo talento, e però, ſe uno
ſcolare vuol prendere queſta per modello,
non la vede che in oſſatura, nè può da quel
la rilevare con qual metodo, con qual brio,
e con qual condotta ſia ſtata, e debba eſſere
eſeguita. Prendiamo, a cagion d'eſempio,
per mano un'aria cantata dal celebre Cava
liere Farinello, ed abbiaſi anche ſeparatamente
in iſcritto quella variazione, di cui ſe n'è egli
ſervito per renderla più bella. Noi ſcopri
remo certamente in quella il di lui talento,
la di lui ſcienza, ma non potremo per que
ſto indovinare qual foſſe il ſuo preciſo me
todo, che reſe sì perfetta e sì ſorprendente
l'eſecuzione, giacchè queſto non può eſſere
ſpiegato con le note. -

In fine ſe uno ſcolaro abbandonato a ſe ſteſ


ſo prende qualche difetto, come mai potrà
avvederſene, come conoſcere quelli proce
denti forſe dalla natural ſua diſpoſizione,
che potrebbero eſſere ſradicati dall' attenta
D 2 oſſer
52 . VALENTI UoMINI, ec.
eſſervazione d'un maeſtro ? Se i naturali di
fetti propri, o gli acquiſtati con cattive abi
tudini contratte, non può lo ſcolare cono
ſcere da ſe ſteſſo, quanto non è ella evidente
la neceſſità, che le ſcuole di Muſica vocale
vengano ſempre dirette da valenti profeſſori,
acciò da queſte ne fieno formati ſucceſſiva-,
mente degli altri, che poſſano far paſſare alla
gioventu ſtudioſa le finezze dell'arte?
A R T 1 c o t. o 11r
pella ſtretta obbligazione, che hanno i Genitori,
e delle Criſtiane precauzioni, che prender deba
bono prima di deſtinare un figlio all' arte
del Canto. -

i A corruzione del guſto forſe troppo effe


º minato nell'Italia, avendo reſa quaſi
neceſſaria per piacere a preferenza una ſorte
v di voci, che maggiormente s'eſtendono ſulle
corde più acute, non è ſperabile, che si fa
cilmente ceſſi il coſtume, per cui ſi ſacrifica
no uomini al divertimento ed al diletto ala
trui. Sarebbe però deſiderabile, che almeno
il numero di queſti non foſſe tanto grande,
º e che una volta i genitori ſcoſſi da ſentimenti
di pietà, e da principi della morale, non
deſtinaſſero ſenz' altro riguardo qualunque
figlio al canto. Siccome la coſa è di ſomma
importanza, non voglio tralaſciare anche a ti
tolo di carità criſtiana di quì parlarne con
qualche dettaglio i . -

O non ſi dovrebbero adunque eſporre i


figlj, o prima di eſporli, per eſſer poi in
D 3 - diriz
54 PRECAUZIONI AvANTI DESTINARE
dirizzati nel canto, dovrebbe eſſer cura de
arenti di aſſicurarſi con rigoroſo eſame, ſe
dalla natura forniti ſono di tutte le neceſſarie
qualità ricercate per il canto, per non met
tergli al riſchio di renderſi per ſempre infe
lici. Secondo la materia però, ſopra della
quale mi ſono propoſto di ſcrivere, baſterà
che io dica, non doverſi procedere in ciò co
giovanetti troppo teneri, eſſendo in queſti
coſa incertiſſima qual diſpoſizione poſſano
avere pel canto, perchè gli organi della voce
pigliano la loro conſiſtenza, ſolo verſo gli
anni della pubertà. E ſe manca tal diſpoſi
zione, ecco reſi inutili molti giovani a ſe
ſteſſi ed alla patria, perchè poſti nel duro
caſo di non poter abbracciare altro ſtato, al
meno con probabile buon effetto. Non de
vonſi quindi deſtinare alla Muſica vocale, ſe
non que figli, a quali abbi benefica la na
tura donate diſpoſizioni d'una bella voce,
unita al buon talento, entrambe qualità, che
aſſolutamente ricercanſi per ſperarne riuſcita.
Non ſi poſſono agevolmente preſcriver re
gole, che ſervano di norma in queſta mate
ria, dipendendo eſſe dal giudizio del periti
e de profeſſori ne ſingoli caſi. Non
UN FIGLIO ALL'ARTE DEL CANTo . 55
Non creda già il padre, o parente d'un
figlio, ſeppur non è nell'arte perito, di po
ter fare da ſe ſolo una tal deciſione, forſe per
chè ha ſentito il figlio a cantare con qualche
garbo una canzonetta. - -

Deveſi domandar ſerio conſiglio ad un pro


feſſore, che abbia capacità per conoſcere,
e probità per non ingannarli. Queſti gli ſaprà
dire, ſe il figlio ſia eſente da quei difetti di
natura, che ſono d'oſtacolo per ben riuſcire
nel canto: queſta deciſione non è sì facile
a fare. Oltre quelle generali avvertenze, che
non ſembrano richiedere molto eſame, per
chè dipendono dalla prima impreſſione che
fa la figura del ſoggetto, altre ve ne ſono
molto più dilicate e difficili, che ſolo un buon
conoſcitore del modo onde agiſcano gli or
gani della voce può fare. -

Il volgo crede, che chi ha un petto ele


vato, e può gridare altamente, abbia le qua
lità neceſſarie per riuſcire un buon cantante.
La forza della voce dipende, è vero, dalla
quantità dell'aria, e dalla velocità, con cui
viene compreſſa dai polmoni, ſicchè quanto
più queſti ſono ampi, ed è larga l'aſpra Ar
- D 4 teria
56 PRECAUZIONI AVANTI DESTINARE
teria e la Laringe, tanto a coſe eguali mag
So

giore è il tuono della voce, che naſce dallo


ſchiuderſi l'aria fuori della cavità del Torace.
E' vero altresì, al dire dei Fiſiologi, che
i due polmoni ſono inſtrumenti, che contri
buiſcono al parlare e cantare con maggiore
e minor forza, a miſura ch'eglino ed il petto
ſono più o meno ampi, e capaci a ricevere
ed eſpellere l'aria introdottavi; ma poi, ſe
condo i medeſimi, è anche certo, che i pol
moni non ſono i veri organi, che formano
la voce nella gola, eſſa ſi forma nella bocca
del fluſſo che fa l'aria nel paſſare da queſte
parti nel tempo della inſpirazione e reſpira
zione. L'aria del polmoni agiſce ſopra la La
ringe nel canto, com'ella appunto agiſce ſo
pra la teſta
labbra del Flauto, che si appoggia alle
per ſuonare. r

Non ſono i polmoni che cantano; queſti


non fanno che ſomminiſtrare la materia, cioè
l'aria; così pure non è queſta ſola, che rende
grato il ſuono del Flauto, ma ſono le dita,
che gli danno le diverſe modulazioni; e gli
organi della voce ſono, la Laringe, il Glote,
l'Uvola, il velo Palatino, il Palato, la Lin
gliº ,

-l
UN FIGLIO ALL'ARTE DEL CANTo . 57
gua, i Denti e le Labbra, e ſono quelle parti,
che danno le diverſe modulazioni alla voce
del canto.
Quanto meglio ſaranno queſte parti orga
nizzate, tanto più bella, più forte e più
chiara ſarà la voce. Ella ſi ſpiega col canto
per vari gradi acuti e gravi; ella ſi ſoſpende,
e ſcorre per diverſe modulazioni, cioè per
le varie maniere, con le quali viene l'aria
dalla Laringe compreſſa.
Nel parlare queſti organi ſono per inter
vallo quieti, e nello ſtato loro naturale; ma
nell'azione del canto ſono tenuti in un quaſi
continuo travaglio, e la maggior fatica ella
è de muſcoli della Laringe : queſti dirigono
la voce, la ſtringono nell'eſprimere gli acu
-
ti, e la dilatano ne gravi.
Una prova di quanto io vado quì dicendo,
la vediamo chiariſſima nei volatili. Quegli
uccelli, che hanno l'Epiglotide più ſtretto
e più raccolto, ſono quelli, che cantano me,
lio: non hanno canto, o ſemplicemente ſtri
dono quelli, che l'hanno grande, e ſpropor
zionato al loro corpo. Conchiudo dunque,
che il ſolo petto elevato, e la potenza di gri
- dare
58 PRECAUZIONI AvANTI DESTINARE
dare altamente, non ſono qualità ſufficienti
per riuſcir bene nel canto. Biſogna che ſiano
ben proporzionati gli organi della voce, e
ſe queſti ſaranno imperfetti di natura, o per
qualche malattia, divenuti tali, ſe non po
trà quella correggerſi, il canto ſarà ſempre
cattivo; al contrario quanto più ſaranno i det
ti organi ben configurati, tanto maggiore
ſperanza di riuſcita avrà quel fanciullo, che
verrà diretto da un valente maeſtro. Eſami
nerà perciò il maeſtro, ſe l'Epiglotide è libero,
e non oppreſſo dalle glandole tiroidi indurite,
dette comunemente il Gozzo ; ſe l'azione de
piccioli muſcoli della Laringe non è impedita
dalle glandole Summaſillari, o dalle Amigdale
indurite. -

Oſſerverà attentamente l'Uvola, i veli Pa


latini, e ſe v'è qualche tumore nel palato,
o apertura ſtraordinaria; ſe la Lingua è ſciolta
e agile; ſe le Labbra ſi chiudano egualmente,
o ſe il mento ſia tanto allungato in fuori, che
deformi la buona ſimmetria della bocca; la
radezza, l'eguaglianza del denti. Noterà la
buona forma del naſo, ſe ſia ſchiacciato, ſe
troppo eſteſo. Fatte che abbia l'avveduto pro
feſ
UN FIGLIO ALL'ARTE DEL CANTo . 59
feſſore queſte oſſervazioni nel giovane, e ri
" ben formato in tutte le parti, al
lora il padre potrà deſtinarlo alla Muſica con
ſperanza di buon ſucceſſo: ma s'egli è grave
mente difettoſo in una ſola parte, non iſperi
che faccia eccellente riuſcita; poichè cadauno
di queſti difetti gli rende men bella la voce,
e ſovente ſono incurabili. E' veriſſimo, che
ſpecialmente le glandole della gola ſi poſſono
levare; ma è anche vero contuttociò, che
la voce reſta quaſi ſempre difettoſa, maſſime
ſe l'operazione non è fatta di buon'ora. Que
ſto io l'ho oſſervato in Napoli in tre perſo
ne, le quali però avevano prima per lungo
tempo eſercitata la profeſſione del canto; il
celebre Chirurgo Franceſco Picillo levò bensì
loro maeſtrevolmente con due coltelli di can
na le glandole della gola, ma non per que
ſto ſi reſe ſenſibilmente migliore la loro voce.
Adunque, fatte le anzidette oſſervazioni,
ſarà anche cura de parenti di coloro, che vo
gliono deſtinarſi al canto l'aſſicurarſi che que
ſti non abbiano altri difetti di corpo, benchè
non relativi all'organo della voce, ma che
pure poſſono influirvi, ciò che appartiene
al giudizio de Chirurghi. Ag
6o PRECAUZIONI , ec.
Aggiungo per ultimo, che gioverà moltiſ
ſimo l'eſame delle fattezze dei giovani. Quel
li, che ſono di fiſonomia nobile, e di volto
amabile, anche con mediocre talento, ſono
ben ricevuti dal Pubblico; ma al contrario,
ſe non ſono eccellentiſſimi nel canto, e ſor
prendenti, i giovani di corpo ſconcio, e di
volto mal figurato, vengono da tutti ribut
tati con iſcherno, nè voi dovete, prudente
mente operando, deſtinarli al canto.

º . - A Rº

ſ
6I
A R : i 4C O fa O i V.

Della voce in generale, del regiſtro di petto,


e di teſta, oſſia falſetto.
iNon poſſo meglio incominciar queſto arti
colo ſulla voce, che adoperando le pa
role dell'illuſtre Gio. Giacomo Rouſſeau nel
ſuo tanto ſtimato Dizionario di Muſica, La
voce, dic egli, è la ſomma, oſſia riunione
di tutti i ſuoni, che un uomo può formar can
tando col ſuoi organi. Eſſa è quaſi altrettanto
diverſa ne diverſi individui, quanto la fiſo
nomia.
Siccome la natura rare volte è prodiga di
tutt i ſuoi doni ad una ſteſſa perſona; così
raro aſſai accorda tutte le qualità, che for
mano una voce perfetta: e che ne ſia il vero,
vi ſono alcune voci gagliarde, delle quali
i ſuoni ſono forti, impetuoſi e ſcorrevoli, an
noveranſ altre, che hanno un ſuono dolce
e fleſſibile; ſe ne contano parecchie robuſte,
ſonore, e di non mediocre diſteſa; ne am
miriamo alcune belle e piacevoli, che ren
dono un ſuono pieno, compito, armonioſo
- e gra
62 DELLA Voce IN GENERALE
e grato. All'oppoſto ſi ſcorgono alcune voci
dure e peſanti, altre fleſſibili e leggiere, mol
te delle quali i ſuoni, ancorchè belli, ſono
inegualmente diſtribuiti, ve ne hanno però
alcune, le quali fanno ſentire ſempre l'iſteſ
ſa qualità di ſuono in tutta la loro eſtenſione;
ma di parecchie difettoſe farò parola nel ſet
timo articolo. Per non divagarmi in diſcuſ
ſioni lunghe ſulla qualità delle voci gravi
ed acute, e ſulla loro diſtinzione, deducen
dola dalle ottave, fra le quali ſuole ſtenderſi,
nè ſulle regole, nè ſu i limiti, fra i quali
ſi contengono le voci di Baſſo, di Tenore,
di Contralto e di Soprano, io mi fermerò
a parlar ſolo della voce, come ſuole comune
mente conſiderarſi
nell' uſo pratico. e diſtinguerſi dagli artiſti
a

Le voci ordinariamente ſi dividono in due


regiſtri, che chiamanſi, l'uno di petto, l'altro
di teſta, oſſia falſetto. Ho detto ordinaria
mente, perchè ſi dà anche qualche raro eſem
pio, che qualcheduno riceve dalla natura
il ſingolariſſimo dono di potere eſeguir tutto
colla ſola voce di petto. Di queſto dono non
parlo. Io parlo ſolo della voce in generale
di
E DEL FALSETTo. 63
diviſa in due regiſtri, come comunemente
ſuccede. Ogni ſcolare, ſia egli Soprano, ſia
Contralto, ſia Tenore, ſia Baſſo, può da
per ſe con tutta facilità conoſcer la differenza
di queſti due ſeparati regiſtri.
Baſterà dunque, che cominci a cantare la
ſcala, per eſempio, ſe è Soprano, dal Sol
oſto nel terzo rigo, e ſeguitando ſino al
D-la-ſol-re del quinto rigo, oſſerverà che que
ſte cinque voci ſaranno fonore, e le dirà con
forza, chiarezza, e ſenza pena, perchè pro
venienti dal petto, ſe poi vorrà paſſare all'
E-la-mi, quando l'organo non è valido, dirà
queſta nota con qualche più gran pena e fa
tica, ed in conſeguenza più debole. Nel caſo
poi che lo ſcolare non abbia molta forza di
petto, giungerà appena a cavare facilmente
la voce dal C.ſol-fa-ut, e dirà con più ſtento
la voce da queſto limite al D-la-ſol-re.
Se poi ſianvi ſcolari mancanti di forza,
non ſarà loro tanto difficile di giugnere nel
primo regiſtro al B-mi, ma troveranno più
arduo il paſſare al Cſolfa-ut. Ora queſta
maggiore, o minore facilità tanto "
nei caſi indicati, e facile a diſtinguerſi da
chiun
64 DELLA Voce IN GENERALE
chiunque vi porti la minima attenzione, e
quella, da cui ſi deduce con ſicurezza il cam
biamento della voce, che arrivata al termine
del primo regiſtro, entrando nel ſecondo,
naturalmente ſi riconoſce più debole. -
L'eſperienza dimoſtra quanto ho finora
avanzato. Eſſa pare convincerà chiunque ſi
dia la pena d'attentamente oſſervare , che
la voce di petto non è in tutti egualmente va
lida e forte, ma come ognuno avrà più ro
buſti, o deboli gli organi del petto, così avrà
più o meno gagliarda la voce.
La grande arte del cantanti dev'eſſer quel
la di rendere impercettibile a chi li ſente, o
li vede cantare la minore o maggiore diffi
coltà, con cui cavano le voci dei due diffe
renti regiſtri di petto e di teſta. Ciò ſolo può
ottenerſi unendole finamente: ma non è così
facile venirne a capo in un modo naturale
e ſemplice. Vi vuole ſtudio, fatica ed indu
ſtria per correggere i difetti provenienti dalla
più o men forte coſtituzione d'organi, e ſi
richiede un maneggio ed un'economia tale
di voce per renderla egualmente ſonora ed ag
gradevole, che pochi ſcolari vi rieſcono, e
di
E DEL FALSEtto. 65
di cui non molti maeſtri conoſcono le regole
ratiche, o non ſanno farle eſeguire. Lungi
adunque dall'accuſare la voce con termini
adottati nella profeſſione, che tali corde ſono
inimiche; ogni cantante poſto in ſimili cir
coſtanze dovrebbe accuſar ſe ſteſſo, o dolerſi
de propri maeſtri, che non han ſaputo met
terlo nel buon cammino. Eſſendo queſta una
importantiſſima materia, ho creduto di dover
trattarne ſeparatamente, come farò più ab
baſſo, indicando i modi, coi quali poſſa ren-.
derſi inſenſibile ogni difetto del cantanti pro
veniente dalle quì ſopra menzionate cagioni.
Mi contenterò ora di accennare, che non
ſono molte le ſtrade per arrivare all'intento:
e che inutilmente ſi crederebbe poterſi ciò ot
tenere in altro modo, fuorchè nel ſolo, di
cui felicemente ho tutti i ſaggi con perſone
d'abilità diverſa, ſecondando bensì, ma non
mai forzando la natura.
Non niego io già eſſer talvolta poſſibile
che un difetto, almeno conſiderando la coſa
al rigore dell'arte, poſſa dar riſalto al me
rito del cantanti di più che nol farebbero, ſe
il loro canto non foſſe difettoſo: queſto pare
E ll il
55 DELLA Voce IN GENERALE, ec.
un paradoſſo, ma pure è vero, nel ſolo caſo
però di quelle voci, che chiamanſi velate,
perchè fano di un corpo da farſi ſentire in
cealersie lasso vaſto, e ſe per l'affinità che
hanno col ſolito modo di eſprimere certi fen
trenti, elettsmo, Piacciono, ed afferrano
sassarsate il cuore umano pel mirabile loro
ier- o, mai crese, o fridente. Quanto
psrs e so di cesio che so neminato come
e e o di aver la voce razz-ra, intendaſi
i se e Terre Scrari, e Ccazralti,
-

!- --
e non mai
- -

ia ea Teesse, o Es e, poichè cºeſº e due ul


tre vssi riserali, corre i testo e baſe dell'
a-sci , Gsreno e isr ſcnese, resiſte e vi
ri, tè scisso iserslrenze e rimere quella
= ses, ed arrivar a se e corde, dove
-
-
-
- -
s
-
-

- - - - - - -
è E sSSri- Cie -
o vi soo V Asi i 67
- A R T 1 c o L. o v. i
otto ipov e io ci i
Dell Intonazione.
- si od io of Georgi espri
4 NUanto ho finora detto, convincerà ab
ºs baſtanza che nella ſcelta di coloro, che
-
ſi vogliano deſtinare alla profeſſione del can
- - - i - -

ro, deveſi aver riguardo a molte coſe, e che


l'oſſervazione attenta può ſola eſſer guida in
queſto. Mi ſono ſpecialmente fermato par
ſando ſulle cagioni, dalle quali dipende una
buona voce, per dare una norma onde cono
ſcerla, e giudicare quale poſſa eſſa divenire.
Avanzando però, come ho fatto, che non
debbono ammetterſi all'arte del canto ſe non
que giovani, che hanno buona voce, non
ho inteſo di dire per queſto, che ſiano indi
ſtintamente da ammetterſi tutti quelli, che
l'hanno tale, quaſichè baſtaſſe queſto ſol dono
per avere certezza di ben riuſcire, e come
ſe non ſi daſſero molti altri difetti di natura,
fuori d'una cattiva voce.
Purtroppo vi ſono del difetti, i quali, an
corchè eſſa ſia buona, rendono ingratiſſimo
il cantare, perchè queſto manca nella baſe
E 2 fon
68 DELL' InronAzrone.
fondamentale, Non vi è coſa in un Mufico
più inſoffribile, e più ineſcuſabile della ſto
nazione, e ſe gli tollera* certamente un can
- - -
-

tare di gola e di naſo, piuttoſto che ſtonato,


Poichè eſſendo la perfetta intonazione il
principal cardine dell'armonia, ed eſſendo
queſta compoſta d'un perfetto accordo di con
ſonanze, le quali, ſe in una di eſſe parti
fiſcoſtano dal loro vero punto, reſta imme
diatamente tradita la perfezione dell'armo
nia; di più, eſſendo la voce la parte princi
pale dellaMuſica vocale, ſe queſta è ſtonata,
i" in quel medeſimo tempo, l'armonia
degl'iſtromenti ,
tamente concordi . sº
quantunq
a
ue fra loro perfet
, e , º -

Tutti gli altri difetti ſi poſſono a forza d'ar.


te e di ſtudio in qualche modo coprire, al
meno a ſegno tale, che non ſieno notati ſe
non da chi ha ſtudiato il canto; ma la ſtona
zione non può eſſere maſcherata, e la rimar
cano anche i più ineſperti, purchè abbiano
ſolo un ben organizzato orecchio º
Grandual dice (r) ſu queſto propoſito: la
e - siti of queterrerº mi
(o Eti fa le ben goa e Mufidue. A Paris, par Piault,
1732., in 12. pag 8.
DELL' INtosAzioNei 69
mi trovai un giorno preſente ad una ſpecie di pica
ciolo concerto di due, o tre perſone, concerto,
che non era ſtato premeditato, e che non ebbe al
tra origine che l'occaſione. Una giovane Signora,
che ſapeva mediocremence la Muſica, ma che
mancava aſſolutamente di orecchio, cantò per
una ſcena intiera un grande ſemituono troppo alta
ſenza accorgerſene (ſolito vizio dei giovani di
i al contrario del vecchj cantanti,
che calano ſenz'avvederſene). Il padre, il
quale non aveva niente più di orecchio della figlia,
ma che in contraccambio aveva aſſai buona opie
nione del ſuo diſcernimento, non ceſsò di fi
l'eſtatico, ſin tanto che durò la detta ſtrepitoſa
diſſonanza, ed allora io conobbi, che poco vi
mancava, che non veniſſe meno. Altro più noi
vi reſtava per ridurre alla ſua perfezione queſto
concerto, che d'intromettervi una tromba maa
rina, come pure voleva il Sig. N. N.
La ſtonazione proviene da cauſa naturale
ed accidentale. Quella trae la ſua origine dal
la natura ſteſſa, qualora non ha queſta ac
cordata al giovane ſtudioſo un erecchio ſeri
ſibile all'armonia, alla conſonanza ed alla
diſſonanza delle voci tra loro,
a i . A - P 3 - ijn
-
e
7o Deri isrosazione.
Un tal giovane è impoſſibile che rieſca
nel canto, perchè in queſta parte non v'è
modo di cangiare o correggere l'organizza
zione di ttoſa, come può ottenerſi riſpetto
alla qualità della voce, e come ſi pratica coi
diver " ºr ridurgli a dare i ſuoni,
che ſi vogliono avere. E' dovere e carico dei
maeſtro d'eſaminare da quale di queſte due
cauſe dipenda nel ſuo ſcolare la ſtonazione.
º" non è difficile da farſi, ma
vi vuole eſperienza, nè biſogna correre, o
traſcurar le opportune rifleſſioni per accer
tarſi e conoſcere i riſultati. Convien far più
di una volta intonare il giovanetto accanto
al Cembalo in giorni diverſi; oſſervando che
ſia ora ſereno, ora nuvoloſo il cielo, che l'aria
fa alcune volte placida, ed in altre di venti
agitata e ſcoſſa, e che troviſi a digiuno in
qualche prova, ed in qualche altra al ventre
pieno. Se queſti, malgrado gli avvertimenti,
ſempre ſtona, nè dopo eſſere ſtato ſovente
avviſato e corretto, mai s'accorge di cantar
in falſo tono quando ripiglia i" , allora
ſi può francamente giudicare ed aſſerire, che
il difetto è nella natura, o proviene da viziata
organizzazione dell'orecchio. Ef i
DELL'INtoNAzroNE . 71
Eſſendo adunque queſta, come ho detto,
irremediabile, e perchè ſarebbe vano ogni
ſtudio ed ogni fatica che ſi voleſſe impiegare
per correggerla nel giovane, non può l'one
ſto maeſtro far altro in queſto caſo, che avvi
ſarne i di lui genitori, acciò, ſenza fi -

inutilmente perdere il miglior tempo in que


ſta ſcuola, lo deſtinino piuttoſto ad altra
ſcienza od arte. o o - - - -
. La ſtonazione poi prodotta da cauſa acci
dentale, è correggibile, qualora la cagione,
da cui eſſa è derivata venga a ceſſare, ciò che
ſuol appunto accadere colla guarigione da
malattie, o da ſimili - indiſpoſizioni tempo
ranee. Se poi il giovinetto, che ha oggi ſto
nato, intona bene domani, e molto più segli
ſteſſo dà ſegno d'avvederſi dell'errore il più
delle volte ch ei manca, non v'ha dubbio,
che la ſtonazione proviene da cauſa acciden
tale, la quale, levata che ſia, non produrrà
più il cattivo effetto. In queſto caſo adunque
non deve il maeſtro diſperare della buona riu
ſcita dello ſcolare, ma deve piuttoſto atten
tamente indagare quale ſia queſta cauſa, per
applicarvi poi i più opportuni ed i più ſicuri
rimedj º E 4 , a Fra
º º,

-
72 DELL INTONAzIoNE.
Fra le cauſe accidentali, o ſia temporanee
della ſtonazione, devonſi annoverare la de
bolezza di ſtomaco, o anche una indigeſtione
cagionata da ſregolato cibo, o da altro di
ſordine. i -

Oltre all'efficacia delle amorevoli corre


zioni, dovrà il maeſtro avere altre avver
tenze per correggere le indicate cagioni della
ſtonazione, cioè non forzando la voce dello
ſcolare, non laſciandolo avanzare finchè non
ſiaſi avvezzato ad una ſicura intonazione, fa
cendolo ne giorni e nelle ore critiche cantare
a mezza voce, affinchè altrimenti, in vece
di migliorarſi, non ſi rovini affatto.
Alle ſopraddette principali cagioni della
ſtonazione accidentale, altre ſe ne poſſono
aggiugnere meno importanti. Una di quelle
è la diſtrazione dello ſcolare. Eſſa è faciliſ
ſima a correggerſi, non eſſendo altro che una
diſattenzione e diſtrazione di penſieri dello
ſcolare, che in vece di aſcoltare il Gravi
º , a - º -

cembalo, ed attendere alle note, ſi ſvaga,


e laſcia correre la ſua mente in altre diſpa
rate coſe, e la richiama ſolo in quel punto
che vien ripreſo dal maeſtro, ſicchèCOII1C
-
deſtato
/
Dell'Isronazione. 73
come dal ſonno, allora replica la nota, ed
intona perfettamente º
L'altra cauſa pratica di " pro
viene allora quando canti lo ſcolare accom
pagnato da picciole Spinette o Sordini, che
ſogliono reſtare oppreſſi dalla voce, per modo
che lo ſcolare, non ſentendo bene l'intona
zione dell'iſtroinento, prende il mal ufo,
ſenz accorgerſene, d'intonare quaſi da ſolo,
e non avvezzandoſi ad approfittarſi del ſoc.
corſo dell'iſtro merito, ſteſſo, ſi rende poi in
“capace d'una perfetta intonazione col mede
ſimo, e ſovente ſeorda in un modo diſgu
ſtoſo o itivo º non -

il Sig. Manfredini in un'opera col titolo


Regole Armoniche, e pubblicata in Venezia
nell'anno 1775 alla pag. 11: prende a diſcu
tere la mia propoſizione, ed aſſeriſce con
franchezza, che queſti ſtromenti ſono anzi
adattati per accompagnare una voce:
Io valuto molto il merito di queſto chiariſ.
ſimo Profeſſore, ma avrei aſpettato, che le
aſſerzioni da lui fatte riardinerogiolari
principianti, ai quali ſono deſtinate le mie
iſtruzioni. Infatti, a chiunque conoſce la Mu
e C ſica 2
74 DELL' INToNAzroNE.
ſica, ſon note le vecchie vecchiſſime regole,
che per accompagnare un Profeſſore di canto,
devonſi adoperare ſul Cembalo poche dita,
non vi vogliono grazie aggiunte a capriccio,
ma richiedeſi il più ſodo, e ſemplice accom
pagnamento, acciò il cantante in verun modo
non ſia diſturbato. E' però ben diverſa la coſa
quando ſi tratta d'accompagnare un giovane
ſtudente non peranche ſicuro dell'intonazio
ne (e queſto è il caſo, di cui parlo nel mio
libro ). Queſti ſtromenti di poca forza non
ſono opportuni. Io ne appello all'eſperienza
di cento, che ſovente, non potendo nem
meno coll'ajuto del più forti Cembali reggere
e ſoſtener l'intonazione del loro ſcolari, ſono
obbligati ſuonargli a mani piene, ed accop
piarvi altresì la loro voce, e ſono perſuaſo
che in ſimili incontri ſe ai Cembali vi foſſero
i pedali, come gli Organi hanno, ſe ne ſer
virebbero per ſoſtenere in ogni maniera i loro
ſcolari nell'intonazione.
Se il Sig. Manfredini foſſe tanto eſercitato
nell'inſegnare praticamente il canto, quanto,
dev'eſſer valente nel ſuonare il Cembalo, e
nell'arte di comporre, come lo dimiro
, c
DELL INtoNAzIoNE . 75
le ottime coſe contenute nella ſua Opera,
avrebbe certamente tralaſciato di cenſurare
la mia propoſizione, che malgrado le di lui
oſſervazioni, dai più celebri maeſtri dell'arte,
eſpreſſamente da me interrogati, è ſtata rico
noſciuta come evidente, e come una coſtante
verità pratica. Dica pur egli che l'inſegnare
col Cembalo quaſi ſempre ſcordato, è contro
ragione, che io ne convengo : ma ſarà que
ſto una mancanza de maeſtri, ſe non procu
reranno d'avere i loro iſtromenti accordati.
Dica pure che il vero metodo di rendere un
Muſico capace di cantare il più preſto da ſe
ſteſſo, e ſenza ſtonare, è quello di fargli co
noſcere perſettamente la diſtanza che paſſa
fra un ſuono e l'altro, tanto di grado che di
falto. Neſſuno ne dubita, ma la difficoltà
conſiſte nello ſcegliere la ſtrada, onde inſe
gnar tutto ciò più facilmente, e render fermo
lo ſcolare nell' eſecuzione. Il partito che ci
propone il detto Manfredini, come il più atto
a rinfrancare lo ſcolare nell'intonazione, non
è ſtato finora da niun maeſtro uſato; e ſol
tanto co profeſſori, e non mai con i princi
pianti ſarebbe praticabile; anzi i ſaggiſtri,
º a
mae
76 DELL'INToNAzioNE.
ſtri, per aſſicurare i loro ſcolari nell'intona
zione, conſervarono il lodevole ed utile co
ſtume di loro inſinuare a non cantar ſoli fino
ad un certo dato tempo. Pretende aſſai que
ſto Autore dalla prima giovinezza, ſe ſpera
che l'intonazione ſi fiſſi col ſolo aiuto di una
voce, che accompagni il Baſſo. Sembra dif.
ficile, che un profeſſore di tanto valore, come
ſupponiamo eſſere il Sig. Manfredini, ignori
quanti anni debba ſtudiare ed affaticarſi un
Muſico, prima che poſſa cantar da ſolo; o
almeno ſe per dovrebbe, che quando è giunto
a queſto ſegno, allora diceſi profeſſore; e
che io ho parlato degli ſcolari e non de pro
feſſori. Aggiungaſi, che la perſpicace ſaga
cità del Manfredini, non è arrivata a fargli
rammentare; che ſe il maeſtro o per età avan
zata , O i" vizio di orecchio, o per qua
lunque a tro difetto, non intona perfetta
mente le note del Baſſo, lo ſcolare deve ri
manere aſſai impicciato, non che reſtar privo
delle regole e del frutti di un buon ammae
ſtramento. Dica egli finalmente, ch'è aſſai
diverſo il cantar le note come ſtanno ſcritte,
o come ſono intonate dalCembalo, con grazia
ed
DELL'INToNAzioNE. 77
ed eſpreſſione. E' noto a chiunque, che nel
ſecondo caſo è indiſpenſabile l'ajuto e la voce
del maeſtro per ben riuſcire; ma non ne ac
cade per queſto che ſovente non ſia utile an
che nel primo caſo il ſoccorſo del maeſtro
per ſoſtenere una intonazione titubante, e che
gli ajuti d'un iſtromento che accompagni ſen
ſibilmente all'orecchio del cantante, non ſer
vano a fargli contrarre l'abitudine per cono
ſcer eſattamente le voci che cava, e per ſaperle
intuonare ad ogni occorrenza anche da ſolo.
Sopra tutto ne principi ricordiamoci ſempre
di bene iſtruire gli ſcolari nelle parti fonda
mentali della profeſſione, poi andiamo in
traccia delle grazie e dei vezzi; altrimenti
poi i Cantanti e le preteſe Virtuoſe ignorano
per ſempre la Muſica, e ſono Cantatrici, in
capaci d'intonare poche note da loro prima
non vedute. e

Fatta dunque che ſia una volta l'eſperienza


e ſopra la diſpoſizione e capacità dello ſcolare
riſpetto all'intonazione, e ritrovatolo abile
e ipoſto per riuſcirvi, dovrà queſti per bene

aſſodarſi nella medeſima, ſolfeggiare note di


grado, cioè la prima ſcala compoſta col mote
º, - retto,
-

78 DELL' INToNAztoNE . --

retto, e la ſeconda graduata col moto re


trogrado.
Tutto ciò dev'eſſer eſeguito con una ſcru
poloſa attenzione, a fine ch'elleno ſiano per
fettamente intonate: a queſto ſtudio deve ſe
guire quello di ſolfeggiar le note, che for
mano i ſalti regolari; e ſuperati queſti primi
oſtacoli, conviene con eguale attenzione in
tonare le mezze voci ſecondo le ſeguenti re
gole. Se lo ſcolare canta il Soprano, deve
a poco a poco guadagnare gli acuti (ſeppure
la natura lo permette) tanto neceſſari per for
mare alla voce una diſteſa di corde conve.
nevoli. -
Fu ſtabilito da Greci, ammaeſtrati dalle
oſſervazioni, che la voce umana naturalmente
ſi eſtendeſſe pel corſo di due ottave al numero
di quindici corde diatoniche (fig.1.). A gior
ni noſtri ſi vuol raffinare maggiormente, ed
anche, forzando la natura, ſi eſige che la
voce del cantanti ſi eſtenda a maggior numero
di voci, talchè è ſtimato il cantore di mag
gior pregio dal maggior numero ed eſtenſione
di corde. Sempre però maggiore ſarà il pre
gio ogni qualvolta le corde fieno eguali di
- Vºl
DELL'INToNAzioNE. 79
valore, e perfettamente intonate. Oltre di
ciò, a proporzione che la voce ſi va forman
do, è neceſſario procurare che prenda la ſua
equivalente forza nelle corde di mezzo e nel
le gravi, acciò ſe ne formi un eguale conve
nevole regiſtro. Le corde di mezzo ſono per
loro natura omogenee e grate; così pure le
corde più profonde, perchè provenienti dal
petto. La voce acuta è più difficile a ridurſi,
perchè in tale ſituazione è ſtridente.
In prova di ciò può oſſervarſi, che fu aſſe
gnato dai maeſtri di Contrappunto agli ſco
lari, che i ſalti di 4.º maggiore, di 5.º falſa,
di 7.º maggiore, minore, o diminuita, ogni
qualvolta foſſero per praticarſi dal compoſi
tore, ſi faceſſero piuttoſto diſcendenti che
aſcendenti. La ragione di queſto è perchè
ſono più naturali, e ſenza fatica intonate
le voci gravi che le voci acute, le quali ſenza
qualche sforzo ed incomodo non poſſono eſe
guirſi. Somma cura quindi è neceſſaria collo
ſcolare, per renderlo abile a trattare queſta
porzione di voce con la dovuta dolcezza e pro
porzione, acciò ſi formi perfetto l'intero
regiſtro -
- Gli
8e DELL'INToNAzroNE .
Gli oſtacoli, che s'incontrano per con
durre nella via della ſicura intonazione una
voce, non ſono pochi; e per ſuperarli coſta
certo a chi ſtudia una grande fatica ed atten
zione. E quì conviene avvertire, che eſſendo
la voce umana accompagnata dagli ſtromen
ti, che ſono diverſi di accordatura e di tem
peramento, trovaſi ſovente imbarazzato il can
tante, ed indeciſo a quale ſtromento debba
egli appigliarſi, e quale convengagli ſeguire.
Ognun ſa che l'Organo ed il Cembalo,
iſtromenti ſtabili, hanno gl'intervalli (fuori
dell'ottava) temperati, cioè, o alquanto di
minuiti, o accreſciuti più del giuſto e pre
ciſo. Gli ſtromenti da arco, come Violini,
Viole, Violoncello, e Violone, ſono per
ſe ſteſſi in parte ſtabili, e in parte movibili;
ſtabili, perchè le corde reſtano ſtabilmente
accordate in quinta, o in quarta. Si rendono
poi movibili allorchè toccati ſono colle dita,
e ſucceſſivamente ſi cavano diverſe voci coll'
arco. Gli ſtromenti da fiato ſono di lor na
tura ſtabili, ma per ragione del fiato più
o meno fortemente ſpinto, ſpeſſe fiate ren
donſi alterate le loro voci. A queſto difetto
1 piu
DELL'INtoNAZIONE: 81
i più eccellenti profeſſori ſanno rimediare
colla eſatta moderazione del fiato.
Da tutto ciò ne deriva, che il cantante,
il quale per natura inclina al giuſto e preciſo
degl'intervalli, ſi trova non poco imbaraz
zato a ſcegliere qual de diverſi temperamenti
debba ſeguire. Egli ſarà però forzato a ſe
uire l'accordatura ed il temperamento dell'
Organo e del Gravicembalo, perchè queſti,
abbenchè temperati, e per ſe ſteſſi imperfetti,
atteſa però la loro coſtruzione, e la maggior
difficoltà di ridurgli ad accordatura cogli al
tri ſtromenti, ſi ritengono per baſe e norma
di tutti, e perciò anche delle voci. In man
canza di Gravicembalo, o d'Organo, dovrà
ſempre il cantante appigliarſi a quell'iſtro
mento, che ha ſervito agli altri ivi adoperati
erbaſe dell'accordatura, al che ſuol ſceglierſi
il Violino, che anche per queſto ſuol chia
marſi primo (2). -

F E'
-T

(2) Nella ſuppoſizione fatta, che probabilmente ſarà aſſai rara


(giacchè i cantanti difficilmente ſi arrendono a cantare coll'ac
compagnamento di ſtromenti, fra 'l numero de quali non ſia
l'Organo , o il Gravicembalo) diverrà neceſſario , ch' eſſi
82 DELL' INTONAZIONE .
E' da deſiderarſi, che gli accordatori degli
accennati ſtromenti, che ſervono di norma,
abbiano un orecchio perfettiſſimo, e che uſino
tutta la poſſibile diligenza ed eſattezza in ac
cordargli affinchè il temperamento , per ſe
5

ſteſſo inevitabile, rieſca meno ſenſibile, ed


il cantante poſſa ſicuramente appoggiarſi all'
accordatura loro. . .
Gioverà non poco, ſe ogni ſcolare leggerà
nel libro intitolato: opinioni antiche e moderne,
o ſiano oſſervazioni ſopra il Canto figurato, tan
toſtimato, di Pier Franceſco Toſi, a carte 12.,
la ſpiegazione, ch'eſſo fa ſopra il ſemitono
maggiore e minore, appunto per ſapere la
quantità degl'intervalli, o ſia delle comme,
onde ſono compoſti, Porta egli per eſempio,
che ſe un Soprano intona il D-la-ſol-re dieſis
acuto, nel modo che l'E-la-fa, da chi ha
l'orecchio fino ſi ſente che ſtona, perchè queſt'
- -
-
-- - - - - - lll
- - -
-
C -

- arr - - -r- - -re - - – -- ---


- -º - a

rocurino, che l'accordatura degli ſtromenti ſia fatta con


f" del Coriſta. La ragione di ciò ſi è, perchè i profeſſori
di Violino, perſuaſi che il loro ſtromento riſuoni meglio al
lorchè è accordato più alto, ſogliono ſempre con queſto prin
cipio dirigere l'accordatura di eſſo, che i cantanti non poſ
ſono facilmente ſeguire.
DELL'INtoNAzioNE: 83
ultimo creſce. Dobbiamo perciò eſſere avve
duti per non errare. La teoria della Muſica
c'inſegna,che'l divario che corre tra D-la-ſol-re
Dieſis, ed E-la-fa negli Organi e Cembali è
uaſi di due comme, onde il cantante ſe vuol
eſſere eſatto oſſervatore del canoni fondamen
tali della intonazione, non deve dimenticare
di temperarle ambedue con accreſcere qual
che poco il Dieſis, e nell'iſteſſo modo col di
minuire il B-molle, e così in luogo di due
voci, con una ſola rendere meno ſenſibile
che ſi poſſa il loro divario.
Ed ecco la cauſa, per la quale gl'intervalli
alterati dai Dieſis ſono per ſe ſteſſi incentivi
ed aſpri, e gl'intervalli diminuiti da B-molli,
ſono per ſe ſteſſi flebili e languidi.
Regolando ciaſcuno il ſuo ſtudio con que
ſte sì eſſenziali regole, perfezionerà con ſicu
rezza l'intonazione; al che non riuſcirà mai
ſe la traſcuraſſe, o pur l'abbandonaſſe al ſolo
proprio capriccio, , -

In altri tempi ſi praticò in tutte le ſcuole


d'Italia una lettura di note tanto
ſtravagante
e laborioſa, che obbligava il povero ſcolare
a ſtudiare molti anni per renderſene in qual
F 2 che
84 DELL' INtoNAzioNE. - º

che maniera poſſeſſore ; e tal modo doveaſi


ſcrupoloſamente oſſervare. Queſto ſiſtema
non ſolo caricava di una fatica ſtraordinaria
lo ſcolare,3 ma
- - anche impegnando
a si &l'attenzio
' - - - - - - - - -
v

ne di lui nel ſuperarne le difficoltà, contri


buiva a difrarlo dall' occuparſi del modo di
ben intonare, e quindi era ºin
- 5 v certa
v. guiſa ca
-
- a - - -

gione d'errore nella parte più eſſenziale della


profeſſione. Il rimomato Gaetano Greco Na
poletano, maeſtro in uno del Conſervatori
- - - a - a - : : i - a - «. - -

di ſua patria, fu il primo che pensò a rifor


mare la vecchia lettura. Inſegnando egli ſe
ne ſervì per qualche tempo co ſuoi ſcolari;
ma avvedutoſi per una coſtante ſperienza
ch'eſſi, ſovente credendo di far bene, pre
ſtavano più attenzione alla lettura che all'in
- • l. 1 t -----
tonazione; con impazienza talora levava le
mani dal Gravicembalo, e rivolto allo ſco
lare, gli diceva: queſta nota intonatela, chia
matela poi anche diavolo, ſe volete, ma intona
tela. Queſto grand'uomo convinto, che bi
ſognava arreſtare l'attenzione all' eſſenziale,
e non alle parti acceſſorie, pensò al modo
di ſpianare la ſtrada ai ſuoi diſcepoli, ed ab
bandonata la compoſta e difficiliſſima vec
- chia
DELL'INtoNAziona. 85
chia lettura, ne coſtituì una che egualmente
buona nel fondo, era più ſemplice e più fa
cile, opprimeva meno i comincianti, ed in
breve era tale, che ſenza ſacrificio alcuno
di quanto richiede l'arte, contribuiva alla
pronta e comoda iſtruzione. .
Ad imitazione del ſuddetto maeſtro do
vrebbero altri fare lo ſteſſo, e cercar nuovi
metodi di lettura, che ſiano ſempre più fa
cili, e men laborioſi" gli ſcolari.
Quando poi i maeſtri ſcorgono che gli ſco
lari ſon reſi franchi nel partire, nell'intona
zione, e nel chiamare le note, non perdano
tempo, e faccianli ſenza ritardo vocalizzare,
perchè altrimente potrebbe derivarne lo ſvan
taggio che il continuo chiamare, e denomi
i"
la bocca, quando coll' uſo del vocalizzare
saſſoda l'intonazione; la voce diviene agile,
e ſi avvezza a diſtintamente rendere le vocali.
Nell'anno 1761, ſi trasferì in Vienna d'Au
ſtria per ſcrivere l'Opera intitolata Alcide al
Bivio il ſopralodato maeſtro Haſſe, detto il
Saſſone, e ragionando meco ſul metodo della
ºre, i sei e º -
86 DELL'INtoNAzioNE.
regola, che la conoſceva per buona, e che
l'aveva veduta praticare con profitto dal Ca
nomico Doddi di Cortona.
Pregato da me di procurarmene un eſem
plare iſtruttivo, non mancò il gentile Sig.Mae
ſtro di ſcrivere al ſuddetto ſuo amico, il qua
le ſi compiacque di mandarne un chiaro eſem
plare con la ſeguente iſcrizione: Dimoſtrazio
ne, mediante la quale ſi dà la pratica inſtruzione
per ſolfeggiare in tutte le chiavi della Muſica
con una ſola lettura. -- - - - -
- - -

- a
- Le prime ſette ſillabe (3), o monoſillabi
deſcritti ſopra i ſette taſti interi del Gravi
e - - CCml

(3) L'autore di queſto nuovo metodo di ſolfeggiare ſi è il nobiliſ


ſimo Cavaliere Sig. Marcheſe Fulvio Ghigi Zondadari di Siena,
il quale diede alle ſtampe il ſeguente libro : Rifleſſioni fatte
da Euchero Paſtore Arcade ſopra alla maggior facilità, che
trovaſi nell'apprendere il Canto con l'uſo di un ſolfeggio di do
dici monoſillabi. Venezia, preſſo Carlo Pecora, 1746. in 4,
DELL' INTONAzioNE 87
cembalo del genere Diatonico, o naturale,
volendoſi di queſti formare la ſcala di ſolfeg
gio per le voci di Soprano, o pur Contralto,
incominciano dal C-ſol-fa-ut grave, ripetuti
di ottava in ottava : ſe poi per le voci di Te
nore, o Baſſo, ſi dà principio alle loro riſ
pettive ſcale di C.ſol-fa-ut grave, ch'è l'ot
tava di ſotto ſino che arriva, così in aſcen
dere, che in diſcendere, alla voce di ciaſche
duna delle ſuddette parti.
Con queſte ſi forma qualunque ſcala per
i detti intervalli naturali, che ſi trovano nel
Gravicembalo da ſette in ſette gradi tanto
nella progreſſione retta, quanto nella pro
greſſione retrograda, nel modo che ſegue
alla Franceſe ut-re-mi-fa-ſol-la ſi, e replica
tll -7'6 CC. - -

Le altre cinque ſillabe, o monoſillabi poſti


F 4 - ne ,
da–

Queſto Cavaliere valoroſiſſimo nella Muſica, avendo fatta una


raccolta di Scrittori di Muſica de più ſingolari che vi ſiano,
ſi applicò a ritrovare queſto metodo facile per il ſolfeggio,
e s'induſſe a pubblicarlo col ſolo nome d'Arcadia, non ſof
frendo la ſua modeſtia e moderazione di manifeſtarvi il pro
prio neme. Ora che da qualche anno egli è paſſato all'altra
vita, e che a me n'è venuta ſicura notizia, ho creduto bene
di manifeſtarlo al Pubblico. - -
88 DELL'INtoNAzioNE.
ne mezzi taſti del Gravicembalo fra i ſette
intervalli naturali, ſervono per formare la
ſeconda ſcala, per leggere ed intonare le note
di genere cromatico, o vogliam dire acciden
tali, per il Dieſis e B-molli, nella ſeguente ma
niera: ut-pa-re-bo-mi-fa-tu-ſol-de-la-noſi, e così
ſi replica tanto aſcendendo, quanto diſcen
dendo fino a quel tono deſtinato a qualſiſia
voce, o di Soprano, o di Contralto, o di Te
nore, o di Baſſo. Con queſti ſoli monoſillabi
fino al numero di dodici ſi può ſolfeggiare
qualunque compoſizione di Muſica, o ſia per
il canto, o ſia per il ſuono, o con Dieſis,
o con B-molli, o poſti in chiave, o ſparſi
come accidentali nella compoſizione, per
ſtrani che ſiano, purchè ciò facciaſi ſempre ſe
condo le regole della melodia e dell'armonia.
L'unica e principaliſſima ragione è quella,
che invariabilmente ſopra quel determinato
taſto del Gravicembalo, ſia di tono natu
rale, o di tono cromatico, ed ancora, ſe
foſſe in uſo l'enarmonico, ſta ſempre affiſſo
il nome di quel monoſillabo, ch'è ſtato aſſe
gnato per aiutare la memoria e l'immagina
zione ad intonare quella tale preciſa voce, o
quel ſuono del taſto. Da
v
DELL'INtonAzione. 89
Da tutto queſto ſi rileva, che lo ſcolare
prima d'ogn'altra coſa deve imparare a co
noſcere la taſtatura del Gravicembalo, e del
le note corriſpondenti alla ſua voce, ed il
maeſtro deve informarlo, che p. e quell'iſteſ
ſo mezzo taſto, che per eſprimere il ſuono
del Dieſis di C.ſol-fa-ut, o puramente della
lettera C, ſerve ancora al B-molle di D-ſol-re,
o dir vogliamo della lettera D, e però sì
nell'uno, come nell'altro, cioè sì nel Dieſis,
che nel B-molle, deve dir ſempre pù, e così
degli altri ſemitoni. Imparata che avrà la
prima ſcala naturale, paſſerà all' eſercizio
dei ſalti di terza e quarta ec., e di poi alla ſe
conda compoſta di tutti i toni e ſemitoni, ſe
condo il diſcernimento di chi iſtruiſce ed il
talento di chi apprende, giacchè non v'è al
cuna neceſſità di ſempre attenerſi ad un ſolo
ordine, ed anzi vi ſono vantaggi nel permu
tarlo, perchè ſi rendono in tal modo egual
mente facili allo ſcolare tutt'i ſalti ſemplici
e compoſti. . . . .
Per ſchiarire queſto metodo, e confermare
l'addotta ragione della invariabilità della let
tura, ſi aggiunga, che ſe alle corde di Ffa-ut,
-- -

i e
9o DELL' INTONAZIONE.
e C-ſol-fa-ut ſarà dato un b, o a quelle dell'
E-la-fa, e B fa, un doppio B-molle, e così
ſe alle note Dieſate di già in chiave, come
p. e. al F-fa-ut accaderà un Sopradieſis, o vo
gliaſi dire doppio Dieſis, ſi leggerà in tutti
queſti accidenti quella tal nota con quel mo
noſillabo, ch'è ſtato affiſſo a quel determi
nato taſto, il quale dev'eſprimere un b , o
pur due bb, o il X doppio, p. e. ſe il X dop
pio è nel F, dovendoſi paſſare dal F Dieſis
per formare il X doppio al G-ſol-re-ut natu
rale, il nome di queſta nota ſarà ſol, per
chè tale è ſtato fiſſato nella ſua corda ec., così
dei B-molli nelle corde naturali, e del B-molle
doppio nelle accidentali.
A mio giudizio l'ora ſpiegata lettura è aſ
ſai facile, e molto induſtrioſamente immagi
nata, perchè lo ſcolare appreſo che abbia
la lettura dell' ottava naturale, deve ſolo ſu
perare gli altri cinque monoſillabi, i quali
ſervono per i Dieſis e per i B-molli. Ciò ſicu
ramente riuſcirà facile ad eſſo, giacchè gli
ſteſſi mezzi taſti del Gravicembalo gliene ren
dono agevole il poſſeſſo.
I maeſtri della Germania ſeguono una ſimi
le
DELL'INtoNAzIoNE . 91
le lettura colle ſillabe nel loro idioma. Io
ſteſſo ho ſperimentata buona e facile l'indi
cata lettura, e per queſto l'ho anche quì fe
delmente deſcritta a profitto della ſtudioſa
gioventù, ſenza pretendere però di far la de
ciſione, ſe queſta ſia la migliore delle uſate
regole, anzi mi rimetto in queſto intera
mente al giudizio del conoſcitori.
Il punto eſſenziale da non perderſi mai di
viſta tanto in altre letture, che in queſta, è,
che i maeſtri ſiano rigidi oſſervatori, acciò
qualunque nota ſia perfettamente intonata.
Il mentovato Autore delle Regole Armo
niche, anche in queſto ha la ſua opinione par
ticolare, ed alla pag. 5 e 6. ſi trattiene fa
cendo oſſervazioni critiche ſulla quì aſſegnata
lettura di note. Con quali fondamenti, o ſe
con ragione, ſi ſcorgerà da quanto ſegue.
Parlando de ſuoni naturali, dà la regola
ottavus itaque ſonus ſimilis eſt primo. Queſta
è troppo vecchia nell'arte, e nota a tutti i
principianti. Va avanti e dice: Gli altri cin
que ſuoni, che nel Cembalo ſi trovano interpoſti
fra quelli dell'ottava, non entrando nella qua
lità del tono, non occupano nemmeno ſulle ri
ghe,
92 DELL' INTONAZIONE. -

ghe, o negli ſpazi un diverſo poſto, ed un ſem


plice ſegno, come il Dieſis, ovvero il B-molle
baſta per farli conoſcere. Dunque non han biſo
gno di un nome diverſo, e quando foſſe loro ne
ceſſario, uno non baſterebbe per ciaſcun teſtº,
ma ve ne vorrebber due, cioè uno per l'ut Die
ſis, e l'altro per il re B-molle, eſſendo queſti
due ſuoni totalmente diverſi, abbenchè tali non
ſieno nel Cembalo. Di più, ſe i ſemitoni hanno
da eſſer chiamati coi nomi di pa, bo, tu ee. come
appelleremo il bi Dieſis, e il mi Dieſis, i quali
nell'armonia ſon ſuoni non meno importanti de
ali altri 2 s 2 , º
Egli pretende, che ſi chiamino col nome di
quel ſuono, di cui prendono il poſto. Per eſem
pio al mi Dieſis, ſi dirà fa, perchè ſul Cembalo
tale diventa, ma quì appunto cade il grave ab
baglio. E' vero che il mi Dieſis nel Cembalo
tale diventa un fa, perchè queſto tale ſtromento
non ha altro taſto da poterlo eſprimere, ma è
vero altresì, che il mi Dieſis non è realmente
l'iſteſo ſuono di fa; ed in fatti ne tuoni, dove
ha luogo il mi Dieſis non può averlo il fa, cd
in quelli, dov entra queſto, non vi può entrare
il mi Dieſis. Lo ſteſſo pure e de ſuoni non na
- A ta
/

- DELL' INTONAzioNE . 93
turali, e ſpecialmente del fa con doppio Dieſis,
il quale non va chiamato fol, come dice il Sig. Man
cini alla pag. 6o. ; ma ſiccome egli è un vero fa
nell'armonia, e ne occupa il poſto ſulle righe,
non ſi può, e non ſi deve chiamare, ſe non fa,
e ſolamente nell' eſprimerlo ſi alzerà un mezzo
tono, o un tono ſecondo l'accidente, col quale
farà ſegnato. Parmi adunque, che la ſuddetta
nominazione non ſia nè tutta neceſſaria, nè tutta
buona, mentre abbenchè il famoſo Guido Are
tino inventaſſe le ſei ſillabe, ut, re, mi, fa, ſol,la.
La ſillaba ut però fu poi cambiata in do, eſſendo
l'u una vocale molto incomoda da cantarſi, e
lo ſteſſo accade delle altre ſillabe pa, tu, ec., le
quali ancora ſono pochiſſimo adattate per for
mare una bella voce.
Fin quì il citato Autore. Quei difetti
ch'egli accenna ſon purtroppo noti, nè pare
che per queſto meritaſſero d'eſſer eſpoſti con
una cert' aria di novità. a

Se voleva farſi merito, doveva proporre


qualche nuova idea di Cembalo, d'Organo,
o d'altro ſimile ſtromento non difettoſo. Non
avendo ciò egli fatto, nè eſſendo ſperabile di
veder ch'altri vi rieſca, poteva unitamente
- agli
94 DELL' INTONAZIoNE.
agli altri profeſſori tutti ſoffrire in pace i detti
ſtromenti, che malgrado i loro difetti, ſer
vono di norma e di regola per l'accordatura
di tanti altri ſtromenti, e per direzione di
tante voci. - - -- -

La diſgrazia del ſecolo obbliga i profeſſori


ad accontentarſi del buono, ed a rinunziare
all' ottimo , perchè finora non s'è trovato
uno ſtromento, dove poſſano indicarſi con
i mezzi taſti ſeparati tutt'i Dieſis ed i B-molli.
Forſe la difficoltà di ſuonare tanti e tanti taſti
ſpaventa la gente della profeſſione dal pen
ſare a riformare i Cembali, che reſi migliori
per chi vuol fare delle ſpecolazioni aſtratte,
ſarebbero di poco, o di niun uſo nella pratica.
Conviene però avvertire, che ſiccome le let
ture attuali ſono fatte per i Cembali e per gli
Organi, altre ſe ne ſarebbero ſoſtituite, ſe vi
foſſero nuove macchine più perfette, e ſi ſa
rebbe dato a ciaſchedun taſto il proprio nome
per diſtinguerlo dagli altri, come ſembra eſ
ſer lo ſcopo di quanto il Sig. Manfredini ha
ſcritto ſu queſto punto. - .

Ma per iſgombrare più da vicino le cri


tiche del ſuddetto Autore, e farne " 1Il
DELL' INTONAZIONE. 95
l'inſuſſiſtenza, in propoſito de Dieſis e del
B-molli, rifletteremo alcun poco ſu di ciò che
di eſſi dice. Aſſeriſce egli, che queſti non
fanno nè riga, nè ſpazio, e da ciò ne viene,
che non entrano nella qualità del tono. Ma ſe
in queſto caſo aveſſe fatto conto del precetti
dell'arte, non averebbe pronunziata una ſen
tenza così ſecca ed aſſoluta.
Poteva ricordarſi, che le chiavi della Mu
ſica, alloraquando ſono accoppiate con Die
ſis, e B-molli, nominate ſono Chiavi traſpor
tate. Poteva riflettere, che queſte diſtribu
zioni non ſono arbitrarie, ma anzi neceſſarie,
altrimenti i due ſemitoni delle ottave ſareb
bero ſoggetti ad incontrarſi inſieme fuori degl'
intervalli preſcritti.
Non ignorano i profeſſori e maeſtri com
poſitori di Muſica queſto ſtabilito ordine dei
Dieſis e de B-molli, onde non occorre farne
ulteriore ſpiegazione. Chi ſi cura ſolo di can
tare, e non vuol entrare negli arcani e nello
ſtudio dell'arte di comporre, non ha neceſſità
di ſapere la teoria, le regole di ſiffatto tra
ſporto, e l'effetto ch'eſſo produce. Baſta per
lui il ſapere l'alterazione, che deriva dal Die
- - ſis,
º
96 DELL'INtoNAZIONE.
ſis, la diminuzione che ſeco reca il B-molle,
e l'effetto del B-quadro. Sarà ſufficiente a lui
il ſapere, che gli uni e gli altri quando ſono
ſegnati vicini alla Chiave, ricompartiti nelle
righe e negli ſpazi, ſi chiamano naturali, e
e che tutti agiſcono nel ſeguito dell'intiera
compoſizione, ſopra tutte le note dove ſon
ſegnati , non eſſendo che il B-quadro, che
gli cagiona il ſuo naturale cambiamento ec.
Accidentali ſi chiamano tanto i Dieſis, che
i B-molli, quando ſi trovano ſparſi nel corſo
della cantilena, ſegnati alla ſiniſtra della nota.
Queſta ſteſſa dichiarazione è comune fra di
noi, perchè deſcritta viene nelle prime re
gole muſicali, e ſi chiama l'A B C della Mu
ſica. -

Per provare, che i Dieſis poſſono ſtabilire


un tono, baſterà oſſervare il ſuono di ut Dieſis
terza maggiore. il quale porta ſeco ſette Dieſis
tutti neceſſari per render perfetta la circola
zione (fig. 2.). Lo ſteſſo ſuccede ne ſuoni ſe
gnati col B-molle, come per eſempio il re
B-molle terza maggiore, per ben fiſſarlo vivo
gliono cinque B-molli in chiave (fig. 3.). e
Se dunque queſti ſeparati ſegni ſono neceſ
ſari -
69- amazzeAzeº 2ee temiazze e 2 o,
,ſeyZAAA7yer zon Pimeno zº iizer/gee -
- DELL' INTONAZIONE . 97
ſari per ſtabilire un tuono maggiore, o pur
minore, qual ragione vi potrà eſſere per eſclu
derli?
Paſſiamo avanti. Per dimoſtrare l'infalli
bilità ed aggiuſtatezza di queſta nuova let
tura, e per provare cogli eſempi, che in
eſſa non ſi preteriſce di nominare il taſto, ed
in conſeguenza di ajutare l'intonazione di cia
ſcun ſuono dove cade, preſenterò per primo
l'ut Dieſis, che oſſervar ſi può alla fig. 4.
Per conoſcer poi, che i medeſimi taſti ſimil
mente ſervono per il ſuono del re B-molle, ſi
guardi la fig. 5. , e ſi vedrà, che punto non
differiſcono dalla fig. 4.
Si è pur detto abbaſtanza del divario che
corre tra il D-la-ſol-re Dieſis, e l'E-la-fa. Per
queſta cagione appunto fu eſpreſſamente av
vertito da me il Lettore, chiudendo il pre
ſente articolo, anche nella prima edizione
del mio libro cenſurato dal citato Autore, e
: diſſi come quì ſopra ho ripetuto. Tutto ſta
che i maeſtri ſiano rigidi oſſervatori, acciò qua
lunque nota ſia perfettamente intonata.
E chi non ſa eſſere i Dieſis incentivi, ed
i B-molli eſſere inſenſibilmente più moderati?
G Ed
98 DELL' INTONAZIONE.

Ed infatti, quantunque l'ut Dieſis, e il re


B-molle ſiano due ſuoni ſimili ſul Cembalo,
ſono per altro differenti nelle ragioni aritme
tiche, come ſe ne può fare l'eſperienza ſul
Monocordo.
Soggiungo a tutto ciò, che queſta diviſione
aritmetica, quantunque sì viſibile in teorica,
è altresì inſenſibile in pratica. E ciò tanto è
vero , che ſe il maeſtro ſente intonare l'ut
Dieſis, e poco dopo ſtonare il re B-molle, non
ha altro ripiego per farlo intonare ai ſuoi ſco
lari, che di ſuggerirlo col Cembalo, con
la voce, o pur col taſto ſolo, purchè l'iſtro
mento ſia bene accordato. La coſa eſſendo
adunque tale, il ſuono corriſponde alla let
tura, e queſta immancabile corriſpondenza
è per l'appunto quella che facilita la lettura
e l'intonazione. Il citato Autore non ſi può
perſuadere, come ſi poſſi chiamare il bi Dieſis
e il mi Dieſis. Se oſſerverà egli alla fig. 6.,
vedrà, ſecondo la regola, nominato il bi Die
ſis. Se poi paſſerà ad eſaminare l'ut minore
(fig. 7.), vedrà che queſto tono corriſponde
ſopra i medeſimi taſti della fig. 6.
Per il mi Dieſis,benchè non ſia lo ſteſſo ſuono
del
--- --- ---

DELL' INToNAZIoNE . 99
del fa, non gli può guaſtare però l'intona
zione che gli appartiene, ma gioverà allo
ſcolare di chiamarlo fa, perchè realmente
cade ſu quel ſuono: veda la fig. 8.
Si parla con lo ſteſſo linguaggio del fa con
doppio Dieſis e dia un'occhiata alla fig. 9.,
e vedrà che queſto ſuono ſi poſa nel taſto del
ſol ; e quantunque ſia così, il Sig. Manfredini
vuol che ſi chiami fa, cioè ſecondo il ſuo ſiſte
ma; ſecondo però la noſtra regola fondata
ſulla natura degli ſtromenti che abbiamo, e
ſulla coſtante oſſervazione, ſi deve per neceſ
ſità chiamare ſol ; e ſiccome un nome diver
ſo non può produrre ſtonazione, come non
la produce la vocalizzazione; così lo ſcolare
potrà intonare perfettamente il fa col doppio
Dieſis, col nome di ſol. Crede di difendere
queſta ſua propoſizione , col dire, ed infatti
ne toni, dove ha luogo il mi Dieſis, non può
avercelo il fa, ed in quelli dov entra queſto,
non vi può entrare il mi Dieſis. Lo ſteſſo pure
e degli altri ſuoni ec. Ma queſta ſua dichiara
zione dà un maggior riſalto alla lettura, per
chè chi ſa quali accidenti poſſono occorrere
ne toni di B fa, di F-faut ec., ſaprà ancora,
2 che
IOO DELL' INTONAZIONE.
che non vi può cadere un mi Dieſis. Da ciò
ne viene, che ne toni ſuddetti il fa accompa
gnato con le riſpettive ſue conſonanze, ſarà
alla viſta e all'orecchio di tutti uno ſchietto
e naturale fa . Se poi ſi canterà in tuon cro
matico, il mi Dieſis ſi chiamerà anche fa, e
ſi vedrà, che perfettamente ſi unirà con i ſuoi
conſueti e riſpettivi accompagnamenti ; ed
in conſeguenza la da me additata lettura pro
durrà intonazione perfetta alla voce.
Se la profeſſione abolì la ſillaba ut inven
tata da Guido Aretino, e ſtabilì in luogo di
queſta il do, non dirò mai, che il cambia
mento non ſia buono, quantunque la vocale o
ſia fra le cinque vocali non buona per il can
to, nè per la voce, com'è riconoſciuto colla
ſperienza, e confeſſato unanimemente dai
profeſſori.
La nuova lettura, quantunque ſembri tale
riſpetto alle cinque ſillabe, che cadono ſu i
mezzi taſti di Cembalo, pure ſe ſi eſaminerà
con occhio imparziale, ſi troverà che non
ſi ſcoſta di troppo dal conſueto ſiſtema. Ve
diamo : la ſillaba ut non è ſtata inventata
dall' Autore della lettura ſopra nominato;
ſºla,
DELL'INTONAzIoNe. ror
ma egli l'ha nuovamente adottata, rimet
tendo in uſo queſta invenzione dell'Aretino.
Per fare poi un eſatto paragone delle altre
cinque voci, che caſcano ſui mezzi taſti,
dirò che il pa riferiſce alla ſillaba fa ; il bo
al do ; il tu al ut ; il deal re, il no, di nuo
vo al do ; e il ſi al mi.
Queſto ritrovato , ſe non ha incontrata
l'approvazione del Sig. Manfredini, non me
rita perciò minor elogio, ed i più grandi pro
feſſori abilitati a poter più agevolmente con
durre nella difficile via del canto i loro ſco
lari, troveranno che al profondo e giudizioſo
Cavaliere, a cui lo dobbiamo, in vece di
biaſimo, ſi deve ſomma lode, e tutta la ri
conoſcenza. E' finalmente coſa fuori di dub
bio, e conoſciuta da tutti, che non ogni
vocale è ugualmente buona a renderſi dolce
mente col canto. Quì conſiſte l'abilità de'
maeſtri, che ſanno eſercitare gli ſcolari, vo
calizzando in quel modi, che più conducono
al bello ed alla perfezione del canto.
Concludo queſto articolo forſe in parte
troppo ſuperiore all' intelligenza del i"
pianti, ai quali ho deſtinata la mia fatica,
G 3 e dico
l

IO 2 DELL' INTONAZIONE .
e dico non eſſere neceſſario attenerſi ad una
lettura piuttoſto che ad un'altra. Ogni mae
ſtro crede la ſua migliore, e ſu queſto fon
damento ho propoſta la mia, appoggiata alla
lunga eſperienza che ne ho, ed all'eguale ſuc
ceſſo d'altri celebri maeſtri, che ſe ne ſono
ſempre ſerviti con frutto. -

Non è ſperabile che ſi fiſſino le letture,


come ſtabilite furono nel 135o. le figure del
le note, che tuttavia ſuſſiſtono, ricevute con
tanto comodo da tutte le nazioni dell'Eu
ropa -
-

Io3
A R T E C o L o vr.

Della poſizione della bocca, oſſia della maniera


di aprire la bocca.

Sie" finora io ho eſpoſto fedelmente


i miei penſieri, e le meditazioni fatte
per la ſcelta della voce atta alla profeſſione
del canto, e pel metodo da ſeguirſi nell'iſtru
zione degli ſcolari, così in queſto articolo
mi occuperò a ſpiegare le regole della poſi
zione della bocca, le quali, benchè forſe
a primo aſpetto non ſembrino di grande im
portanza, pure formano uno dei punti più
eſſenziali per ben riuſcire.
Neſſuno, per quanto è pervenuto a mia
notizia, ha trattata queſta parte della pro
feſſione come ſi conviene, ed io ſteſſo non
ſono arrivato a fiſſarne le mie idee, ſe non
dopo una ſerie di oſſervazioni, e dopo la ſpe
rienza di molti anni. -

Prima di entrare in punto ſulla vera e buo


ma poſizione della bocca, premetto che dei di
fetti e delle falſe poſizioni, che ho ritrovate
negli ſcolari, talvolta ne ſono in colpa i mae
G 4 º
ſtri
I C4 DELLA MANIERA
ſtri ſteſſi. E quanto a queſti, il primo pre
cetto per uno che ſi metta nell'impegno d'in
ſegnare, e fare il maeſtro di canto, ſi è, che
non imprenda ad iſtruire ſe prima non ſi co
noſce fornito di quei doni di natura, e del ſa
pere neceſſario a chi vuol eſſere buon maeſtro.
Oltre tutti gli altri requiſiti, de quali ora
non occorre parlare, dev'egli aver il talento
di conoſcere nello ſcolare i difetti che poſt
ſano impedirne la riuſcita, e ſaper nello ſteſ
ſo tempo la maniera, con cui correggergli, ed
emendarli . Talento è queſto, che non può
mai acquiſtarſi, ſe non dopo aver veduta la
pratica di valenti profeſſori, averne ſeguite
le traccie, e coll'altrui, ed anche colla pro
pria ſperienza, conoſciuta la ſtrada più na
turale e più ſicura per guidar bene i princi
pianti. Ogni qualvolta il maeſtro abbia eſer
citata per ſe ſteſſo l'arte del canto, non v'ha
dubbio, ch' egli ſarà in grado d'inſegnare
ad altri.
Di fatti, non baſta ſaper la profeſſione
a ſegno di cantar qualche aria di buon guſto,
frammiſchiandovi ornamenti e grazioſi paſ
ſaggi, per poter accingerſi ad inſegnare con
- pro
DI APRIRE LA BOCCA . Io5

probabile ſperanza di buon eſito. Conviene


eſſer accoſtumato al modo di produrre aggra
devolmente la voce, d'aprire la bocca, ed
eſeguire gli accennati ornamenti e paſſaggi,
nel modo migliore. Senza di ciò, rare volte
il maeſtro ſaprà conoſcere i ripieghi da ſe
guirſi co diverſi ſcolari, nè ſaprà facilmente
guidare ciaſcheduno di loro ad aprir la bocca
in quella proporzione che ſi richiede, nè con
durgli inſenſibilmente all'ottima eſecuzione
de mentovati paſſaggi ed ornamenti.
Sopra tutte le qualità, che ſono deſidera
bili in un maeſtro, quella che deve riguar
darſi come indiſpenſabile, è la buona comu
nicativa per iſtruire gli allievi nelle regole
dell'arte, ſenza punto affaticargli troppo,
ciò non così ſpeſſo s'incontra; e ne fu liberale
la natura con pochi, i quali collo ſtudio,
colla pazienza, e col tempo giunſero a poſt
ſederla. Certo deſiderabile ſarebbe per uno
ſcolare la ſorte d'eſſere iſtruito da maeſtro di
tale tempra ; e lui fortunato ſe s'incontra in
un maeſtro facile, amoroſo, paziente, inſtan
cabile, che conoſca la ſua indole e le diſpo
ſizioni del ſuo talento. - -

Pſ.
Io6 DELLA MANIERA

Eſſendo, come ſopra ho accennato, im


portantiſſimo oggetto per chi vuol cantare,
il conoſcer come convenga aprir la bocca,
perchè da ciò dipende la chiarezza della voce,
mi fermerò a parlare dei difetti ſoliti com
metterſi in queſta parte, perchè dal ſaperli
conoſcere, ſe ne deduce poi il modo, con
cui porvi rimedio.
Il primo è quello di cavar la voce, ſenza
punto badare all' apertura della bocca, ed
aprirla male, cioè in modo che la voce non
eſca chiara, ſonora e bella.
Pare tutt'ad un tratto queſto difetto faci
liſſimo a correggerſi, ma ad eſſo, quantun
que il più comune, non è sì facile il rime
diare. La prima coſa, che un maeſtro dice
allo ſcolare, e che la canta, e ricanta, e a
voce baſſa e a voce alta: aprite la bocca
e crede così di aver ſoddisfatto al ſuo dovere.
No, a mio giudizio; conviene ſpiegare con
grazia al giovane ineſperto e rozzo qual ſia
reciſamente la vera poſizione della bocca re
i" alla ſua circoſtanza. Non ſi ſtanchi
il maeſtro di ciò ſpiegare quante volte tro
verà che ve ne ſia biſogno, perchè quì ſta il
punto: Principiis obſta. Con
DI APRIRE LA BOCCA - ro7
Conviene, che dal bel principio l'allievo
apprenda, e ſappia aprir la bocca bene, e
ſappia aprirla ſecondo le regole, e non a ſua
voglia . Avvertaſi che le regole per aprir
bene la bocca non ſono generali, nè poſſono
ſtabilirſi univerſali per tutti gl' individui.
Ognun ben vede, che la natura non ha fatto
un'apertura di bocca eguale a tutti. Chi ha
l'apertura di bocca piu larga, chi mediocre,
e chi più ſtretta: aggiungaſi che l'altezza
e la lunghezza dei denti in alcuni è più gran
de, e in alcuni è più piccola. Tutte queſte
differenze, ed altre dipendenti dalla coſtitu
zione degli organi della voce, obbliga il mae
ſtro ad oſſervare diligentemente in quale lar
ghezza di bocca la voce rieſca più chiara,
più purgata e più eſteſa; e quindi rilevare
quale e quanta debba eſſere l'apertura della
bocca.
Di più, l'eſperienza c'inſegna, che una
troppo grande, o troppo piccola apertura
di bocca, oltre all'eſſere ſconcia e deforme,
viene a render la voce ingrata e diſguſtoſa.
Io ſon d'opinione, che queſto ſaper bene
ſituarla, può ragionevolmente tenerſi come
ll I12,
Io8 DELLA MANIERA

una delle eſſenziali, e più importanti coſe


in un cantante. Senza di ciò, non oſtante
l'abilità nelle altre parti della profeſſione,
quaſi mai s'arriva a piacere, e ſovente ſi ren
de ridicolo e ributtante.
Le falſe poſizioni della bocca ſono molte.
Io noterò quì le più comuni, e darò poi in
fine quella regola, che, a mio credere, è la
più certa per iſchivarle. Si ſono oſſervati mol
ti giovani, che al ſentirſi dire replicatamente
aprite la bocca, l'aprono tanto, che ſomiglia
a quella d'un picciol forno, ed in quell'atto
vi appaiono come maſcheroni di fontana; ma
ſe queſti tali per mala ſorte s'incontrano in
un maeſtro imperito, che non ſappia correg
gerli, non potranno mai eglino da ſe ſoli
per l'immaturo giudizio accorgerſi, che da
tale ſmoderata apertura di bocca vengono ad
aver la voce in gola, e tanto meno potranno
poi avvederſi, che le fauci reſtando così teſe,
ne verrà in conſeguenza tolta quella fleſſibi
lità neceſſaria per dare alla voce la natural
chiarezza e facilità nel cavarla. Quindi ſe
reſta inemendata nello ſcolare ſiffatta ſitua
zione di bocca, canterà il poverino, ma
ſem
DI APRIR E LA BOCCA - Io9

ſempre con una voce affogata, cruda e pe.


ſante. - -

Se ne ſono oſſervati degli altri al contra


rio, i quali credendo di ben fituare la bocca,
l'aprono, ma l'aprono appena.... gli danno
rotonda la forma... e per colmo di errore...
avanzano la lingua fino ſulle labbra. Queſta
poſizione moſtruoſa produce tre gravi difetti.
Primo, la voce ha, per così dire, un non ſo
che di ſepolcrale e ſpento: ſecondo, da ciò
ne viene, che i giovani cantano ſovente nel
naſo: e per terzo egli pronunzia bleſo e ſci
linguato. La ragione ſi è, che nel primo caſo
non eſſendo la poſizione della lingua nel ſuo
luogo naturale, non può la voce nell'uſcita
eſſer ſonora, perchè urta nel palato, viene
rifleſſa, e reſta ſtrozzata in gola.
Nel ſecondo caſo vale la ragione ſteſſa, per
chè reſtando per la groſſezza della lingua im
pedita l'uſcita della voce, oltre il difetto del
la gola, acquiſta il vizio del naſo, per dove
l'aria ſpinta cerca l'uſcita, non trovandola
libera altrove. Nel terzo caſo finalmente,
è troppo naturale, che pronunziando con l'in
groſſata lingua, ne deve neceſſariamente na
ſce
I IO DELLA MANIERA
ſcere il proferire da ſcilinguato e da bleſo.
Moltiſſimi poi ſon quelli, che cantano a
denti chiuſi e ſerrati. Il cantara queſto modo
fra denti è il maſſimo fra i difetti; difetto,
che totalmente tradiſce la voce, poichè non
laſcia udire la ſua eſtenſione, e non laſcia nè
con nettezza, nè con chiarezza articolar le pa
role. Ora tali difetti di bocca una volta in
trodotti in un giovane, ſi rendono moral
mente inemendabili: difetti, che deturpan
la voce, eſſendo provato dalla ſperienza, che
l'apertura della bocca è quella, da cui eſſa
viene diretta e regolata.
In fatti, è ſempre corriſpondente alla ſitua
zione di bocca il riſuonar della voce, quando
ſiavi la forza naturale del petto, e la buona
diſpoſizione degli organi della voce. Quin
di è, che inutili ſaranno ſempre tutte le cor
rezioni de maeſtri, che declamano, dicendo:
voi aprite troppo la bocca, e voi troppo poco ;
e voi cantate fra denti.
I precetti generali ſono quaſi ſempre inu
tili; ma ne ſono altrettanto efficaci le prati
che applicazioni. Nell'accennare le preciſe
regole, il maeſtro moſtri pure, e fi Ve

- ere
pI APRIRE LA BoccA. II I

dere allo ſcolare qual'è la vera e la perfetta


poſizione di bocca. Egli vedrà quanto que
ſto metodo ſia preferibile ad una generale de
clamazione, con cui diſapprova l'apertura
di bocca dello ſcolare.
Io per me co miei ſcolari l'ho fatta ſempre
a guiſa di maeſtro di ballo; gli chiamavo
ad uno ad uno innanzi a me, e dopo d'averlo
acconciato nella giuſta ſituazione, figlio, gli
dicevo, attento, badate.... alta la teſta ... non
la piegate avanti..... non indietro..... ma diritta
al naturale, così le parti della gola reſtan
molli, perchè ſe la teſta vi pende avanti,
eſſe ſubito vengono teſe, e ſi tendono ancora
ſe la teſta vi pende indietro. Se aprivano la
bocca male, io andavo loro indicando come
dovevan correggerſi, ed a forza di caſi pra
tici, arrivai a fiſſare una regola generale, che
quì ſoggiungo.
Queſta è : ogni cantante deve ſituar la ſua
bocca, come ſuol ſituarla, quando naturalmente
ſorride, cioè in modo, che i denti di ſopra ſiano
perpendicolarmente, e mediocremente diſtaccati
da quelli di ſotto.
Con replicate prove, con ripetuti eſempi,
-
COil
1 I2 DELLA MANIERA
con molta pazienza mi riuſcì quaſi ſempre
di veder l'effetto da me deſiderato, e di ſcor
gere la tanto neceſſaria eſecuzione della detta
regola d'altronde facile, ed in tutto confor
me al metodo delle migliori ſcuole.
Queſto metodo ſeguan pure i maeſtri cogli
ſcolari; ed io oſo promettere loro il più fe
lice eſito. Nel fare le pratiche applicazioni
potranno maggiormente dimoſtrare la verità
delle quì ſopraddette coſe, facendo pronun
ziare agli ſcolari le cinque vocali A E IO U
con l'indicata poſizione di bocca, e vedranno
che queſta altro cambiamento non riceve, che
nel proferire l'o e l'U (1), perchè nel pro
IlllIl

(1) Il Sig. Manfredini non ceſſa, benchè ingiuſtamente, di aſſa


lirmi da ogni lato. Anche ſulle vocali mi ha attaccato, qua
ſichè aveſſi io dimenticata la difficoltà, che ſi prova cantando
nel pronunziare la vocale I, della quale, al par di lui, con
vengo, qualora, chi canta, ignori le regole dell'arte. L'arte
inſegna, e l'eſperienza di più anni me lo ha fatto vedere
più volte, e toccare con mano, che avanzando alquanto la
bocca, ed inarcandola per pronunziare la vocale I nel canto,
le ſi dà un ſuono ottuſo, e poco aggradevole; quando al con
trario, tenendo la bocca ridente, e con naturalezza compoſta,
ſi viene ad ottenere quella grazia e quella dolcezza, che tanto
è neceſſaria alla pronunciazione dell'I, e tanto alletta chi ſente;
ſul qual punto i profeſſori ei maeſtri dell'arte noſtra potranno
definire ſe io dica il vero.
DI APRIRE LA BoccA. 113
nunziare la vocale o obbliga ſolo una quaſi
inviſibile mutazione di bocca e nel pronun
ziare la vocale U ſi devono un poco unita
mente avanzare le labbra, e in tal maniera
la bocca non ſi allontana dal ſuo moto natu
rale, ma reſta nel ſuo primiero eſſere, ed
evita tutte le pernicioſe caricature. Non per
queſto però ſi deve credere, che debba la boc
ca reſtar priva di quel ſuo moto conſueto, e
che di neceſſità le ſi conviene, non ſolo per
bene ſpiegare le parole, ma ancora per iſpan
dere, e chiarir la voce a quel ſegno, che
l'iſteſs arte c'inſegna. Ed appunto oſſervar
deve attentamente il maeſtro in qual poſitura,
come abbiamo accennato, " meglio lo
ſcolare per eſercitarlo in quella, e mettere
a profitto le naturali ſue diſpoſizioni.
Lo ſcolare per maggior ſuo vantaggio deve
accoſtumarſi fin da principio a proferir le note
ſolfeggiando; e deve maggiormente proſe
guire alloraquando paſſerà a vocalizzare nella
vera e chiara poſizione, e deve diſtinguere
quelle vocali, che alcuna volta vanno pro
ferite o larghe, o ſtrette, ſecondo lo richiede
la pronunzia.
H Deve
I I4 DELLA MANIERA

Deve pure badare di non contorcerſi con


la bocca, che paja un convulſo, e molto
meno con gli atti di tutta la perſona, come
ſi veggon tanti, e tante cantanti, che per
il mal uſo ed abito preſo nel voler pigliare
un acuto, o fare un gruppetto, oppur paſ
ſaggio, penſano contorcendoſi, ritrarne aiu
to; e non s'avvedono, che ſempre più s'in
viluppano nel mal'abito, e divengono im
medicabili i loro difetti. Con queſta poſizion
di bocca neceſſario è che la gola agiſca anch'
eſſa d'accordo; e per ſpiegarmi con maggior
chiarezza, dirò che la gola con moto leg
giero deve ſciogliere la voce, e deve anche
chiarire ogni vocale non ſolo nel proferirla,
ma altresì nel piantarla per l'eſecuzione di
qualunque paſſaggio.
Ciò che chiamaſi difetto di gola, o ſia di
voce cruda ed affogata, perchè il cantante
non cava, nè ſoſtiene con la forza naturale
del petto la voce, ma crede ottenerne il buon'
effetto col ſolo ſtringere le fauci. Egli però
s'inganna, e deve tener per certo, che queſto
mezzo non ſolo non è ſufficiente per correggere
la voce, ma che anzi è aſſolutamente nocivo,
per
DI APRIRE LA Bocci II5
per la ragione, che ſe le fauci, come ſi è di
moſtrato nell'Articolo III. ſono parte dell'
organo della voce, queſta non può più uſcire
naturale e bella, qualor ritrovi le fauci in
una poſizione forzata, ed impedite ad agire
naturalmente. Si darà dunque ogni ſcolare
la fatica d'avvezzare il ſuo petto a dare con
naturalezza la voce, ed a ſervirſi ſemplice
mente della leggerezza delle fauci. Se l'unio
ne di queſte due parti ſarà nel dovuto punto
di perfezione, la voce non ſarà che chiara
ed armonioſa ; ma ſe queſte ſteſſe ſaranno
diſunite e diſcordi, non può eſſere che ingra
ta, difettoſa, e conſeguentemente guaſto il
canto. Che ſe una falſa poſizion di bocca,
come ho detto, guaſta la bellezza della voce
e dell'eſpreſſione, quanto più ſconcerà e gua
ſterà l'amabile ſituazione del volto del can
tante ? Situazione, di cui ognuno deve tener
conto aſſai, riflettendo, che il ſuo volto al
ſi lora è eſpoſto agli occhi d'un pubblico, che
ende dalla ſua voce, e ſta nell'atto o di lo
darlo, o di cenſurarlo. Oh giovani cari, ſa
prete voi con l'età, e quando calcherete varj
Teatri, a quante vicende è eſpoſto uno della
IH 2 11O
II 6 DELLA MANIERA

ſtra profeſſione, e quante rifleſſioni, che pajon


piccole, e ſono grandi, convien ch'ei faccia!
Quindi grande devº eſſer la pazienza indu
ſtrioſa del voſtri maeſtri in correggervi, quan
do cadete in ſomiglianti mancamenti.
Non dubito che ogni maeſtro qualora un
ſuo ſcolare falla nell'aprir la bocca, e falla
nel chiarir la voce, gli dirà toſto: oh queſta
non è la vera poſizione di bocca che vi ho inſe
gnata; queſta porzione di voce è di naſo ec. ;
ma ſon certo che una correzione così lieve
e ſuperficiale non baſta a far ravvedere dall'
errore un giovane, perchè poſſa comprendere
come, e dove, ed in quali falli egli cade.
Il modo però più facile, e da cui io ne ho
rilevato buon effetto per far comprendere
allo ſcolare con evidenza l'errore, ch'egli
commette, pare a me quello di contraffare
con la voce fedelmente il difetto ſteſſo dello ſco
lare. Allora conoſce con evidenza l'errore
di cantar nel naſo, di cantar nella gola, o
con voce cruda o peſante. Allora nel ſentire
il maeſtro, gli ſi accende la fantaſia nel ve
derſi contraffatto, e rimarca, e confeſſa, e
condanna quegli errori che non avrebbe mai IlC
DI APRIRE LA BoccA. 117
nè rimarcato, nè confeſſato, nè condannato
in ſe ſteſſo. E perchè non crediate, che que
ſto modo di contraffare ſia ritrovamento mio,
o de maeſtri del noſtri giorni, ſovvengavi la
regola praticata in Roma dai celebri maeſtri
Fedi, eſpoſta nel ſecondo Articolo.
Ma non ſono ſolo i difetti della voce quel
li, dei quali uno ſcolare deve emendarſi,
perciò il vivo contraffare del maeſtro giova
a corregger quella nel tempo ſteſſo, e tutti
li altri, in cui erra.
Difetti di queſta ſeconda ſpecie ſono la
ſt cattiva poſizion della bocca.... l'increſpa
mento della fronte . . . . il girar degli oc
chi.... lo ſcontorcimento del collo. ... e
di tutta la perſona.... e ſimili. A correg
ger queſti ho poſto in uſo co miei ſcolari
queſto modo, coſtringendogli a cantare in
piedi la loro lezione in faccia mia, ed a can
tarla a memoria. In una tal poſizione io ve
nivo a far due vantaggi, uno per me, l'altro
per lo ſcolare; io rilevavo, e vedevo più fa
cilmente i ſuoi difetti, ed egli eſercitava la
ſua memoria; eſercizio neceſſario, perchè
cantando in tal guiſa è più pronto il giovane
- H 3 ad
I 18 DELLA MANIERA
ad evitare tutti gli altri difetti, non eſſendo
obbligato a ſtare attento con l'occhio alle
note muſicali. Queſto eſercizio di cantare a
memoria, ſi deve ſolo intendere in quella tal
lezione giornale, deſtinata per l'acquiſto del
portamento di voce, oppur nel ſolfeggio, che
eſercitar deve l'agilità ec. il reſto dello ſtu
dio deve eſeguirſi ſecondo il conſueto meto
do, acciò lo ſcolare ſi renda franco e ſicuro
in ogni muſicale compoſizione.
Se lo ſcolare canterà ſenza difetti queſte
ſue lezioni giornali in faccia del ſuo maeſtro;
tanto più ſi dovrà ſperare, che lo farà in ogni
altra lezione, perchè il buon coſtume già
preſo, non lo potrà cambiare, quantunque
non oſſervato dal maeſtro. -

Chiudo queſto Articolo raccomandando


non meno ai maeſtri, che agli ſcolari la vir
tù della pazienza, ch'è quella che perfeziona
l'opera.
Dei maeſtri non dubito; dubito degli ſco
lari, che facilmente crederanno queſte atten
zioni ſuperflue, o poco neceſſarie, perciò le
traſcureranno, anzi ſi oſſerva che i giovani
ſono impazienti e facili a ſdegnarſi per i rim
proveri del lor maeſtri. Gio
DI APRIRE LA BoccA 119
Giovani, non vi ſdegnate, le riprenſioni
che vengono da maeſtri hanno la loro ori
gine dall'amore e dal deſiderio di vedere in
voi profitto corriſpondente all' attenzione,
con cui v'inſegnano. Eh ! non v'inſuperbite,
qualor vi paia d'aver ingegno, attività, di
li d'accorgervi e di correggervi da
voi ſteſſi prontamente: ſono inganni, e ſon
fenomeni da ſegnarſi albo lapillo.
I 2O

A R. I I 4C C) La O V II.

Della maniera di cavare, modulare,


e fermare la voce.

Suicide bene ſpeſſo, che quanto fu libera


le la natura in accordare ad alcun gio
vane una voce purgata d'ogni difetto, e di
eſteſo regiſtro, che per queſte qualità appun
to ſuole chiamarſi bella, fu poi altrettanto
avara nel non congiungere ad eſſa un corpo
ſonoro, robuſtezza, e fleſſibilità.
Una voce, a cui manchi la robuſtezza
chiamaſi voce debole, e mette il cantore fuori
di ſtato da farſi ſentire in campo vaſto. Un
corpo ſonoro, o ſia la robuſtezza di voce, è
d'ordinario dono della natura, ma può al
tresì eſſere acquiſto di ſtudio e d'arte.
Il mezzo più uſato, e comunemente da'
maeſtri tenuto pel più atto ad ottenere la ro
buſtezza della voce a chi manca, è quello
d'obbligare tali ſcolari nel tempo del primo
ſtudio, a cavare tutta la loro voce.
Di queſto mezzo, ſenza la minima diſtin
zione de caſi, ſe ne ſervono i maeſtri con
tuttI
DELLA MANIERA, ec. 121
tutti gli allievi. Conviene però oſſervare,
che ſiccome varie ſono le qualità e coſtitu
zioni delle voci, nè tutte peccano per un
medeſimo difetto, ed in un medeſimo grado,
così ſembra fuori di dubbio che l'accennato
rimedio, ancorchè in ſe ſteſſo ſia buono, non
può eſſerlo per tutti i caſi.
Ciò poſto ne viene in conſeguenza, che
per ogni difetto di voce richiedeſi una parti
colar maniera di portarvi rimedio, ſempre
relativa alle cagioni, dalle quali ſi ſcorge
ch'eſſo dipende.
Non è quì luogo d'entrare nella penoſa
e ſtucchevole enumerazione delle gradazioni
di voce difettoſe. Per farvi comprendere, e
per eſſere utile, ſenza troppo diffondermi,
eleggo tre ſpecie di voci, che ſono le più vol
gari e comuni, e per ciaſcheduna d'eſſe pro
pongo il corriſpondente rimedio.
Taluno dalla natura ebbe una voce ga
gliarda, cruda, e ſtridente, quello una voce
limitata, e debole. Un terzo finalmente l'ha
bensì ricca di diſteſa, ma poi debole, e ſottile
in ogni ſua proporzione. Le due ultime ſi
fogliono comunemente chiamare vocette.
Una
I 22 DELLA MANIERA
Una voce robuſta, cruda, e ſtridente altro
biſogno non ha, che di eſſere addolcita e pu
rificata. Se ad un giovane, che ha una tale
voce ſi diceſſe.... Date tutta la voce, ſicura
mente non ſe gli correggerebbe il difetto;
anzi ſi renderebbe più grande, perchè così
non ne vien punto corretta la qualità catti
va, ma piuttoſto accreſciuta l'irregolare, e
cruda fleſſibilità. In queſto caſo la maniera
di riuſcire è quella d'obbligare lo ſcolare a
ritener la voce a quel grado che ſia propor
zionato alle di lui forze ed età, e nello ſteſſo
tempo conveniente per produrre quel dolce
effetto che deveſi aſpettare dalla ben eſeguita
muſica vocale.
A queſto fine ſi richiede una coſtante at
tenzione per fare che la voce cavata non ſia
mai ſtridente, maſſime negli acuti, acciò
s ottenga poi, che l'intero regiſtro ſia egual
mente proporzionato. Non sotterrà mai
l'intento con pieno ſucceſſo, ſe lo ſcolare
non verrà eſercitato lungamente in un ſol
feggio teſſuto con note di valore, il quale
deve circolare dal grave, e paſſare nelle voci
di mezzo, e finalmente eſſere frammiſchiato
opportunamente da voci acute. -
L'am
DI FERMARE LA VOCE . I 23
L'ammaſſo di queſte voci deve formare
combinazioni tali, da non guaſtarſi l'unione
dell'intiero regiſtro. Indarno ſi ſpera di po
ter ottenere tutto ciò per altre vie, e con al
tre regole, poichè colla ſola poſatezza, e ſpia
nar di voce ſe ne può emendare la crudità, e
lo ſtridore. Arrivati così gli ſcolari al poſ
ſeſſo d'una felice e ſicura eſecuzione, poſſono
luſingarſi d'un più grande avanzamento.
L'altra qualità di voce, che abbiamo no
tata per difettoſa, ma correggibile collo ſtu
dio e con l'arte, è quella ch'è limitata di regi
ſtro, e alquanto debole. Queſta qualità di voce
è al certo ſvantaggioſa, perchè ſolo atta ad
agire con qualche buon eſito ne luoghi an
guſti. Svantaggio molto notabile, perchè la
neceſſità ci coſtringe di cantare ora in un
luogo ampio, ed ora in uno riſtretto.
Malgrado ciò non ſi deve aſſolutamente
abbandonare una ſimile voce, perchè ſiamo
ſicuri, che collo ſtudio le ſi poſſono ſommini
ſtrare quegli ajuti, che ſervono a renderla più
ricca e forte. La maggior parte de maeſtri
credono poter correggere il difetto d'una ſi
mile voce col far cantare lo ſcolare nella le
zione
124 DELLA MANIERA
zione giornale a piena gola, ſperando che a
forza di gridare e ſtridere lo ſcolare, poſſa
acquiſtare lena maggiore, e rinvigorire l'in
debolito regiſtro. Ma queſta regola mi ſem
bra d'un eſito incerto ed aſſai pericoloſa, poi
chè un allievo di dodici, tredici, e quattor
dici anni, non può avere un petto sì robuſto
per ſopportare una tanto irregolare fatica :
anzi ſono perſuaſo, che queſta gli tolga affat
to, o olmeno gli fiacchi e indeboliſca anche
quella poca forza, ch'egli può avere in una
tale età. Inclino piuttoſto ad accordare per
buono, e di meno difficile ſucceſſo queſto me
todo, allorchè ſi tratta di ſcolari mal diretti
ne primi loro anni, ma che abbiano già for
mata la totale robuſtezza del petto.
In fatti è ben diverſo il caſo di giovani te.
neri d'età, che dannoſo è d'obbligare con
mezzi e rimedi violenti, invece de più miti,
e di quelli che le più deboli loro forze ſem
brano eſigere. Guidato da una lunga ſpe
rienza fra i mezzi di queſt'ultima ſorte ho
trovato eſſere migliore uno che quì ſog
giungo
Una voce limitata e debole, ſia di Soprano,
ſia
DI FERMARE LA VOCE e I 25
ſia di Contralto, proverà giovamento non me
diocre, ſe nello ſtudio giornale verrà coltivata
con un ſolfeggio compoſto con note di valore.
Più ficura la riuſcita ſarà, ſe lo ſteſſo ſolfeg
gio non uſcirà da quella diſteſa, che la ſua
medeſima natura gli permette in quel tempo.
Si deve però conſigliare a coloro, che tro
vanſi in tale circoſtanza, d'accreſcere poco
a poco il corpo delle voci che lo compon
gono, dirigendole coll'ajuto dell'arte, e con
tinuo eſercizio, acciò divengano robuſte e ſo
nore. Vinto queſto primo oſtacolo, conviene
mutar ſolfeggio, il quale dev'eſſere aumen
tato con voci più acute; e ſiccome queſta ſe
conda porzione di voce appartiene al regiſtro
di teſta, come altrove ho provato, dirò nell'
Articolo ſeguente la maniera di unirle. E
queſto ſtudio non produrrà mai buon effetto,
ſe la voce non ſi troverà eguagliata, e unita
nella ſua totale diſteſa. Con queſto conti
nuato, e ben diretto eſercizio, che deve farſi
nei primi anni creſcendo gli ſcolari in età,
e però in forza di petto, ed in diſcernimento
per ben comprendere i ſavj dettami del mae
ſtro, è quaſi ſicuro che riuſciranno eſſi ad
3VG a
I 26 DELLA MANIERA

avere quella quantità di voce, che dapprima


non ſembrava ſperabile ad ottenerſi.
Mi reſta ora a parlare ancora delle vocette
ſottili e deboli nell'intero loro regiſtro, che,
ſecondo me, poco valgono, perchè qualun
que voce deve avere (per quanto più ſi può)
un buon corpo. Si oſſervano ordinariamente
queſte voci, deboliſſime nelle corde di petto,
ed in conſeguenza prive delle voci gravi, ma
ricche di acuti, o ſiano voci di teſta. Se a tale
qualità di voci ſi procurerà aumento e robu
ſtezza, da vocette infelici, diverranno voci buo
ne, grate e pregevoli.
Per ottenere queſto, non v'è, a mio cre
dere, il più ſicuro mezzo, che di far cantare
per qualche tempo coloro, che ſono in ſimili
circoſtanze, nelle ſole corde di petto. L'eſer
cizio dovrà farſi con un ſolfeggio poſato; ed
acciocchè la voce guadagni maggior corpo
e diſteſa, vi ſi dovrà, per quanto ſia poſſi
bile, frammiſchiare delle voci gravi. Ciò non
baſta: conviene ancora far ſentire allo ſco
lare la neceſſità di fare che queſte voci ſiano
non ſolo ſonore e purgate da ogni difetto,
ma anche proferite, e vocalizzate con pro
Illlll
a

DI FERMARE LA voce. 127


nunzia rotonda e maeſtoſa ; e queſto per to
glier loro la pronunzia puerile, che ſuole eſ
ſer connaturale alle menzionate vocette. Vin
ta una difficoltà tanto grande, ſi deve pen
ſare d'introdurvi le voci, che ne compon
gono il ſecondo regiſtro: e ſiccome in queſto
caſo tali voci ſono già favorevoli nello ſco
lare, che ha una naturale diſpoſizione a ca
varle, così l'unione ſuddetta riuſcirà facile
inſieme e felice.
Una mia eſperienza ſervirà di prova a quan
to ho quì avanzato. Mi fu dato nelle mani
un giovane abbandonato da due per altro va
loroſi maeſtri, che coſtantemente aſſerivano,
ch'egli non avea buon petto, nè buona voce,
e lo dichiararono incapace a far progreſſi
nell'arte. Volli io con pazienza eſaminarlo.
Da certi ſegni, che l'eſperienza inſegna, vi
riconobbi anzi una diſpoſizione tale da po
terne tirare buon partito, e nell'animo mio
ne concepii lieta ſperanza. Intrapreſi volon
tieri la fatica ed il lavoro di eſercitarlo, ſen
za timore della debolezza, e tenera età di anni
tredici, ai quali era appena giunto. Per lun
go ſpazio di tempo non volli mai ºri la
- ll3,
I 28 DELLA MANIERA
ſua voce, e ſolo poſi tutta la mia cura ad
avvezzarlo ad una intonazione perfetta, unio
ne e graduazione della medeſima. Con que
ſto metodo per un certo determinato tempo
mi riuſcì, col creſcer degli anni, di avan
zarlo a poco a poco ad un ſegno tale, che
la di lui voce è divenuta florida, robuſta
e ricca nella ſua diſteſa, atta a ſalire ſenza
pena al D-la-ſol-re acuto, ed in conſeguenza
capace a farſi valere in qualunque nobil Tea
tro. Molti altri ſcolari con queſto mezzo ho
migliorati aſſai in confronto di quel poco,
che ſembravano promettere, e tengo per cer
to, che ſe eſſi foſſero ſtati come quello, di cui
ora ho parlato per lungo tempo ſotto la ſteſ
ſa direzione, eguale frutto ſe ne ſarebbe otte
mutO . º

Dal fin quì detto appariſce dunque chiaro


che la regola, comunemente ſeguita, di far
cantare a tutta voce non può eſſer buona in
tutt'i caſi, ma anzi in alcuni è molto pregiu
dizievole, ſpecialmente quando lo ſcolare
non ha una voce ſoda, e ben ferma.
In queſto caſo è certo, che cantando egli
a tutta voce, e non uſando l'arte di produrla
COIl
DI FERMARE LA vocE. I 29
con moderazione, col graduare ciaſcuna nota
di valore, colla dovuta leggerezza di fiato,
tanto neceſſario per fiſſarla, non ſi potrà ac
corgere del ſuo mancamento, cantando al
contrario ſotto la direzione d'un buon mae
ſtro con moderatezza e rifleſſione, s'accor
gerà facilmente d'ogni benchè minimo ſuo
difetto, e ſi guarderà dal commetterlo nuo
Va mente - -

Queſto metodo tanto eſſenziale per aſſoda


re una voce, non ſolo non ſi deve traſcurare,
ma ſi deve introdurre, alloraquando lo ſco
lare ſia già divenuto franco nel cantare, ben
intonata la ſcala, ed i ſalti regolari, acciò ſi
avvezzi di buon'ora a graduare la ſua voce,
ſecondo le regole dell'arte. - -

Ecco il ſiſtema, ch'è l'unico mezzo per


fermare la voce, eſercitata con note bianche,
dette però con poſatezza, e preſe ad una ad
una con la dovuta graduazione. Il rinforzo
di voce deve ſucceſſivamente, e con opportu
nità miſurarſi con le forze dello ſcolare; e
queſto accreſcimento dev'eſſere avanzato dal
maeſtro, ſenza troppa premura di giugnere
al deſiderato fine; ma bensì poco a poco, per
º - poi
I 3o DELLA MANIERA

poi condurlo e fiſſarlo in quel grado ch'eſſo


conoſcerà convenirgli.
Non poſſo tralaſciar quì di nuovamente
ripetere ciò che in altro luogo ho già pre
meſſo, cioè che una continuata abitudine di
ben eſeguire e di battere la ſtrada che i mae
ſtri indicheranno come migliore agli ſcolari,
è il ſolo mezzo, onde rendere efficaci ed utili
le regole accennate. I difetti naturali, e
uelli che una cattiva direzione fa prendere,
º poſſono ſolo diſtruggere con una lunga ſe
rie d'azioni, l'oggetto delle quali tenda a cor
reggere il vizio degli organi, o quello dell'
educazione muſica. -

Avendo finora parlato dell'abuſo di sfor


zare la voce, prima di chiudere queſto Arti
colo, giovani vi avverto a ſchivare un erro
re, in cui talvolta ſuole anche cadere qual
cuno de profeſſori più abili ed iſtruiti. Quan
do ſi dà l'occaſione di dover cantare in una
qualche vaſta popolata Chieſa o Teatro, ac
cade bene ſpeſſo che s'inganna il muſico circa
l'eſtenſione della propria voce; quale, perchè
quando cantò un'altra volta nel medeſimo
luogo, ch'era quaſi vuoto, ha ſentita meglio
la
DI FERMARE LA voce 131
"
la ſua voce, e gli parve più riſonante, crede
"
che la ſuppoſta fiacchezza provenga da tuttº

altra cagione, che dall'eſſerſi denſata l'aria
dalla quantità dei fiati, e dal mancarvi la
quiete per il mormorio della gente, e perciò
al puro ſentire una forte ripercuſſione della
propria voce nel proprio orecchio, ſi sforza,
e canta di tutta gola. Queſto è un errore
molto pregiudizievole e alla bellezza della
voce, ed alle forze del petto. L'eſperienza
c'inſegna che per lo più in luogo di sforzar
la voce, è meglio eſtenderla e rinforzarla ſen
za fatica; ma come ſi diſſe, con la modera
zione del fiato viene a farſi ſentire più agli
aſcoltanti, ſenza affaticare ed indebolire il
petto del cantante.
Queſta è un'arte da pochi conoſciuta, che
ſe foſſe conoſciuta e praticata, tanti conſer
verebbero la voce forte e grata fino alla vec
chiaja, come ſi è veduto per eſperienza nei
celebri cantanti de tempi da noi poco lontani.
Chi dunque ha provata una volta la ſua
voce, e l'ha con replicata eſperienza ritrovata
l
ſufficiente per farſi ſentire in qualunque vaſta
ſituazione, ancorchè qualche volta gli ſembri
- I 2 de
s
I 32 DELLA MANIERA, ec.
debole e fiacca; non deve per queſto sforzar
la, anzi deve accertarſi che nell'uditorio fa
l'ordinaria impreſſione.
Egli è vero, che la medeſima quantità di
voce non è ſufficiente per ogni ſito; e per
queſto il bravo profeſſore, a forza di prece
dente eſame, rifleſſione e pratica, deve ſaper
proporzionare la ſua voce ad ogni luogo: ma
è pure altresì vero, che quando il profeſſore
non ritrova la ſua voce ſufficiente per una
data vaſtità, non deve mai contuttociò sfor
zarla, per non rovinare la voce ed il petto.
Reſti dunque per deciſo, che lo sforzare la
voce è ſempre uno dei maggiori errori che
poſſa commettere un cantante.
º,
I 33
A R E i 4C O AL O V III.

Dell' unione de due Regiſtri, portamento


di voce, e dell' appoggiatura.
REº che avrà il maeſtro col ſopraccen
nato metodo, gagliarda e ſoda la voce
a quello ſcolare, che l'aveva debole ed inco
ſtante, dovrà poi farlo paſſare allo ſtudio
del portamento di voce, ed in ciò bene
iſtruirlo, eſſendo queſta una delle principali
parti del canto vocale. Dirò in appreſſo coſa
io intendo per portamento di voce.
Premetto ora ſolamente, che un tal porta
mento non potrà mai acquiſtarſi da qualſivo
glia ſcolare, ſe prima non avrà uniti i due
diviſati regiſtri, i quali ſono in ogni perſona
ſeparati, in chi più, in chi meno.
Donde naſca queſta ſeparazione ho baſtan /

temente dimoſtrato, quando inſegnai la fa


cile maniera di conoſcere da ſe qual ſia l'ul
tima nota, che gli ſomminiſtra la forza del
ſuo petto, e qual ſia l'altra, che da prin
cipio è moſſa al regiſtro di teſta, o ſia falſetto.
La natura non è in tutti eguale, quindi è,
I 3 che
5
I 34 DELL' UNIONE

che la ſeparazione di queſti due regiſtri tro


vaſi in una perſona minore, maggiore in un'
altra ; e rare volte addiviene, che ſieno uniti
ambidue i regiſtri di petto in una ſola per
ſona.
Queſta totale unione dev'eſſer dunque pro
dotta generalmente dallo ſtudio e dagli aiuti
dell'arte. L'arte però e gli aiuti riuſcireb
bero inutili, ſe prima d'ogni altro a qualun
que qualità di voce non veniſſe ſul bel prin
cipio deſtinata la propria chiave.
Pur troppo talora furono ſgraziatamente
traditi da imperiti maeſtri molti principianti
in queſta parte; e fu male a propoſito tor
mentata una buona voce di Soprano con farla
cantare il Contralto, ed al roveſcio una per
fetta voce di Contralto coſtretta a cantare il
Soprano. -

L'arte conſiſte nel ſaper conoſcere ove la


natura ci porti, ed a che ci abbia deſtinati ;
e conoſciuti una volta i doni della natura,
facilmente coltivandoli, l'uomo ſi perfezio
na; come ſicuro è il raccolto per l'attento
agricoltore, che ha oſſervati e ſcoperti i di
verſi ſemi, che più o meno ſono dai diverſi
terreni fecondati. Ba
pE DUE REGtstar . i 35
Badino perciò bene i maeſtri di non tra
dire gli ſcolari, e gli ſcolari di non apprez
zare più l'inclinazione del maeſtro, che quel
la della natura, che, ove ſia traſcurata, in
vano ſi tenta di ſuperare, o correggere cogli
ajuti dell' arte. . .
Datemi per corteſia uno ſcolare, che abbia
gagliarde le voci di petto, e fuor di propor
zione deboliſſime quelle di teſta.
In queſto caſo in una ſimile voce la ſepara
zione dei due regiſtri ſegue dal C.ſol-faut del
Soprano, paſſando al D-la-ſol-re della quinta
riga. Ciò ſuppoſto, eſſendo la voce di teſta
biſognoſa d'ajuto, perchè ſeparata da quella
di petto, il mezzo più certo per aiutarla ad
unirſi con queſta, ſi è, che lo ſcolare, ſenza
perdita di tempo, intraprenda, e ſi prefigga
nel ſuo ſtudio giornaliero la maniera di rite
nere le voci di petto, e di forzare a poco a poco
la corda nemica di teſta, per rendere quelle
nel miglior modo poſſibile eguali a queſta.
E quì conviene, che ſieno ſolleciti il mae
ſtro non meno, che lo ſcolare, poichè per
parte dello ſcolare trattaſi di ſoggettare una
porzione di voce, che in ſe ſteſſa è gagliarda,
I 4 e di
136 DELL' UNIONE
e di rendere vigoroſa un'altra porzione, che
di natura è debole. Per parte del maeſtro
trattaſi, ch'egli con ingegno, dopo d'aver
tenuto lo ſcolare in queſto eſercizio un certo
dato tempo, ed avvedutoſi, che lo ſcolare
principia a pigliare la corda nemica con più
forza e fleſſibilità, deve allora ordinargli di
dare alle voci di petto la conſueta forza, per
rilevare ed indagare accortamente a qual ſe
no ſia ridotta la corda nemica.
Può darſi il caſo, che l'unione delle due
voci non ſieno giunte al deſiderato ſegno;
nondimeno prego il maeſtro e lo ſcolare a non
perderſi di coraggio per queſto, perchè ſon
ſicuro, che ne deve, continuando, venire
un felice ſucceſſo; ed aggiungo di più per
conſolazione del maeſtro, che lo ſteſſo ſcolare
gli dirà di eſſer ſcemata in lui la pena e la fa
tica provata nel prender la corda nemica
ch' egli cercava: e queſto ſteſſo indizio lo
deve aſſicurare, che continuandoſi lo ſtudio
con il propoſto metodo, ſicuro ſarà di perfe
zionarla. Ed in oltre m'avanzo ad accer
tarlo, che tutte le altre voci, che la ſeguo
no, ſi rinforzeranno egualmente con vigore.
Egli
DE DUE REGISTRI . 137
Egli è vero, che queſto effetto ſarà più tardi
in un petto giovane, ma pur anche un gio
vane petto l'otterrà, benchè inſenſibilmente,
allorchè una più matura età gli darà più di
ſcernimento per ben intendere, e più forza
per ben eſeguire queſta regola, la quale deve
porſi in uſo anche nel caſo contrario, vale
a dire, quando ſia gagliarda la voce di teſta,
e debole quella di petto. Con queſta ſola dif.
ferenza, che in quello ſi deve ritenere la voce
di petto, in queſto quella di teſta, fino a
tanto che ſi uniſcano ambidue, e ſi eguaglino.
Giunto a queſto punto , lieto lo ſcolare
per la vittoria delle due voci unite, con la
pazienza e fatica paſſerà con minor pena allo
ſtudio, che gli produrrà l'acquiſto del por
tamento di voce, tanto neceſſario in ogni ge
nere di cantare.
Per queſto portamento non s'intende altro
che un paſſare, legando la voce, da una nota
all'altra con perfetta proporzione ed unione,
tanto nel ſalire, quanto in diſcendere. Viep
più ſarà bello e perfezionato il canto, quan
do meno chi lo produce ſarà interrotto dal pi
gliar fiato, poichè dev'eſſere una giuſta e lim
- pida
138 DELL' UNIONE
pida graduazione, che lo deve reggere e le
gare, nel paſſar che ſi fa da una nota all'altra.
Acciò lo ſcolare acquiſti con facilità que
ſto dono del portamento di voce, il miglior
metodo è di farlo eſercitare con un ſolfeggio
vocalizzato con le due vocali A ed E, acciò
queſte ſiano egualmente perfezionate. Il pro
poſto ſolfeggio dev' eſſere ſcritto con note
bianche, ricompartite con moto retto, re
trogrado, e ſalti regolari ad arbitrio di chi
ſcrive. Nell' eſecuzione di queſto ſolfeggio
deve lo ſcolare aſtenerſi di prender fiato nelle
note, che ſaliſcono di grado, oppur di ſalto,
ma unicamente lo potrà fare in quelle, che
diſcendono. In propoſito de ſolfeggi, pochi
ſono i maeſtri di canto, che penſino con quan
ta diligenza e maeſtria dovrebbero eſſer com
poſti; ſe ne aſcoltano alle volte certi compoſti
così barbaramente, ſenza naturalezza, ſenza
ſenſo e ſenza buon guſto, che in vece di al
lettare, annoiano e guaſtano il naturale del
giovane cantante. Uſi dunque ogni ſtudio
nel comporre i ſolfeggi, che ſian naturali,
grati e ben condotti con buona modulazione,
e quando ch'egli non ſia a portata "i
tali ,
DE DUE REGISTRI. I 39
tali, procuri di farli comporre da chi ſia pe
rito nell'arte, perchè queſto è un punto di
grande importanza, da cui dipende un ſin
golar profitto del giovane cantante.
Ed acciocchè queſta regola, di non pigliar
fiato, non rieſca allo ſcolare troppo ardua
e penoſa, s'egli foſſe di petto debole, gli ſi
deve ſcrivere il ſolfeggio di due ſole note per
battuta, e ſaranno due minime, dovendoſi dare
al tempo un moto lento, acciò la voce abbia
libero campo di ſpanderſi; e lo ſcolare non
deve pigliar fiato dalla prima alla ſeconda
nota, ma ſoltanto nell'incominciamento del
la ſeconda battuta. Se poi lo ſcolare ſoſteneſſe
ſenza ſua pena queſte due note, allora ſe gli
potrà permettere, che paſſi alla terza, ma
non mai ad altre per non indebolirgli troppo
il petto. Sicchè, ſe anche ſi trovaſſe uno ſco
lare fuor di modo robuſto di petto, pure ancor
queſti ſi deve trattare colle medeſime precau
zioni, che ſi oſſervano con un debole. Ed
a favorire la robuſtezza di queſto petto, gli
ſi potrà accordare di paſſar oltre, e prender
fiato allora ſolo, che la matura età gli avrà
reſa l'organizzazione perfetta e forte.
- La
I4O DELL' UNIONE
La ragione, per cui ſi proibiſce allo ſco
lare di non prender fiato, quando la voce
ſi alza di grado, o pur di ſalto, e ſe gli per
mette quando diſcende, è, che quantunque
ſia vero non eſſer regola fiſſa, che ogni voce
ſia pigra nel ſalire, e facile nel diſcendere,
|
pure è eſſenziale di fiſſare queſto ſiſtema in
queſto ſtudio, per le ſole voci di ſalita, le
quali ſono le più proprie per unire ed impa
ſtare la voce.
L'atto pratico dimoſtrerà chiaramente,
che dovendo lo ſcolare, per un precetto dell'
arte, eſprimere colla ſua voce leggermente
a poco a poco la prima nota, e dovendo,
per un altro precetto, paſſare, ſenza pigliar
fiato, a prendere la ſeconda coll'iſteſſa gra
duazione, egli ſteſſo per ottenerne un felice
effetto, conſerverà il fiato con tanta buona
economia, che in progreſſo, accoſtumando
così i mantici della voce a reggerla, gra
duarla e ritirarla, egli ſi renderà padrone
di pigliare, ripigliare, e laſciare la voce,
non che di prendere fiato, ſecondo il biſo
gno, con inſenſibile pena e fatica.
Io non nego, che al principio gli " CIl
DE DUE REGISTRI. I4 I

ſtento, ma queſt'iſteſſo lo porrà poi in iſtato


di cantare con facilità e piacere in ogni ge
nere di ſtile; ed acquiſtando così la robuſtez
za del petto, e la facilità di paſſare gradua
tamente da una nota all'altra, egli verrà a
fare un impaſto di voce così perfetto, che ſi
potrà dire: Egli canta al cuore.
Giunto che ſarà lo ſcolare a queſto grado
di ſoſtenere e paſſare le note ſuddette ſenza
pigliar fiato, dovrà continuare queſto ſtudio,
cantando ſolfeggi d'agilità ſempre colle due
propoſte vocali A ed E, e con queſto eſerci
zio ſi renderà egli padrone di colorire a ſua
voglia qualunque paſſaggio con quella vera
eſpreſſione, che forma la cantilena colorita
col chiaroſcuro tanto neceſſario in ogni ge
nere di canto. Con queſt'iſteſſo eſercizio ac
quiſtando a poco a poco lo ſtudioſo l'arte di
graduare e ſoſtenere la voce, proverà poi una
dolce facilità nel perfezionare la meſſa di
voce, e ravvolgerà con leggerezza il ſuo fia
to, che ſarebbe per altro interrotto, ſe nell'
eſeguirla vi ſi miſchiaſſe affanno, o fiato
groſſo.
Si deve accoppiare a queſto ſtudio l'ap
, pog
I 42 DELL' UNIONE
poggiatura, e l'accento muſicale, del quale
ne parlerò altrove diffuſamente. Dirò ſolo
quì, che l'appoggiatura non è che una o piu
note trattenute. Divideſi in ſemplice e dop
pia, o ſia gruppetto. La ſemplice è quando
vien trattenuta una nota ſola (fig. 1o)
Se queſta nota viene trattenuta nel diſcen
dere, chiamaſi appoggiatura di ſopra, e deve
eſſer concepita ſempre d'un tono intero; ſe
vien trattenuta nel ſalire, diceſi appoggiatu
ra di ſotto, e dev'eſſere concepita d'un ſolo
ImeZZO tOnO -

L'appoggiatura doppia, o ſia gruppetto è


quando vengono trattenute più note, ed an
che queſta ha luogo sì nel diſcendere, che nel
ſalire; e perciò viene eſeguita in due modi,
come appariſce alla fig. 1 1. Tanto l'una che
l'altra però devono ſempre finire nella nota
vera. Il valore dell' appoggiatura ſemplice
deve corriſpondere alla metà della nota che
la concepiſce; ſe poi la nota ſarà di valore
ineguale, in queſto caſo l'appoggiatura vale
due terzi. - - -

L'eſecuzione di qualunque appoggiatura,


per farla perfetta, non è veramente facile,
per
9

DE DUE REGISTRI. I 43

l perchè ſe mai forſe per diſtinguerla ſi carica


l di troppo, eſce allora dal buon ordine della
proporzione, e rieſce in conſeguenza cruda
ſi
e diſguſtevole. L'appoggiatura, il trillo, ed il
º mordente non ſono in realtà che abbellimenti
del canto, ma però sì neceſſari, che ſenza
queſti egli ſarebbe inſipido, aſciutto, ed im
perfetto, poichè da queſti ſoli ne acquiſta
eſſo il ſuo più bello ſplendore.
Contuttociò avverta bene lo ſcolare di non
ſervirſene che nelle cantilene, e nelle eſpreſ.
ſioni convenevoli, giacchè anche queſti ab
bellimenti non anno luogo dappertutto, che
che taluni, che ignorano queſta regola, ne fac
ciano grande uſo. Che io dica il vero, baſta
andare in Teatro per ſentire che un cantan
te, o una cantatrice in un aria, per eſempio
d'invettiva, cantando col maggior fervore
dell'azione, accompagna con la ſua ſenſibile
appoggiatura tutte le parole di tiranno, cru
dele, ſpietato, e ſimili, e guaſta così il buon
ordine della eſclamazione; come meglio lo
dimoſtrerò altrove. La regola, che ho data
di non doverſi caricare l'appoggiatura, non
è generale, ma ſi riſtringe ſolo al canto ſerio;
I 113,
- º -

144 DELL'UNIONE DE DUE REGISTRI


ma ſe il buffo la carica, non ſolamente non
commette errore, ma ne ricava applauſo;
poichè quell' iſteſſa caricatura, che fatta da
un ſerio ne ricaverebbe le riſa, fatta da un
buffo ne riporta le approvazioni.
E ſuon di man.... con elle
Vanno a ferir le ſtelle.

v i

Aiº
- - I 45
A R E I C O L O IX.

Della meſſa di voce. -

"LA natura ha in certa guiſa rozzi, incolti,


ed imperfetti ſomminiſtrati i ſuoi doni
all'uomo. Il genio che crea, il ſentimento
ch' eſamina, il guſto che giudica, la rifleſ
ſione che corregge e perfeziona, anno con le
ſottigliezze dell' arte, con l'eſercizio dell'
umane facoltà ridotti i doni della natura al
unto migliore, e più conforme a fare le de
lizie dell'intelletto e del cuore. -
Nella vaga moltiforme ſerie degli animali
noi ammiriamo i diverſi doni della natura
con economia e parzialità diverſamente di
ſtribuiti. La facoltà di produrre ſuoni è ſtata
negata agli abitatori delle acque, e a larga
i
mano compartita a quelli dell'aria, princi
i
pale elemento, in cui ſi forma il ſuono (1), e
ſenza di cui la natura tutta ſarebbe muta.
K L'uomo

(1) Dubbio non v'ha, che la Muſica, principalmente vocale,


poſſa acquiſtare luſtro ed accreſcimento, a miſura che l'Acu
ſtica ſi perfezionerà, ed i lumi ſuoi applicherà alla coſtitu
A.
146 DELLA MESSA
L'uomo non poteva certamente pretende
re, che la ſomma delle bellezze e delle gra
zie della natura foſſe in lui ſolo tutta riunita:
qual merito maggiore avea egli a preferenza
degli altri animali al coſpetto di eſſa? Ingiu
ſtamente per verità avrebbe preteſo di pareg
giare gli uccelli nel canto, da che il ſuono
articolato già abbaſtanza rendevalo fornito
e dovizioſo. Pure ſecondando gl'impulſi na
turali, e le proprie facoltà coltivando, eſer
citando, perfezionando, è giunto a ſuperare
i più valoroſi e perfetti modelli, che la natu
ra di prima mano ci i dati nel canto. Le
grazie ed i vezzi, che della naturale rozzezza
e quaſi dirò barbarie, ſpogliano il canto uma
no, che da eſſe quegli ornamenti acquiſta,
ſenza de quali ſciapito ſarebbe e diſguſtoſo,
ſono:
u- - - – -r

zione ed organizzazione umana ; come appunto dall' Ottica


e dalla Proſpettiva non poco ha acquiſtato la Pittura. Noi
ignoriamo, ſe i ſuoni inarticolati degli animali ſi poſſano ren
dere articolati, ſe parecchi minutiſſimi animali abbiano qual
che ſuono ; quando qualche genio inventore ci avrà inſegnato
ad armare l'orecchio, non ſolo queſte, ma molte altre belle
invenzioni utili e piacevoli forſe acquiſteranno , non in di
verſa guiſa, che mercè l'invenzione delle lenti, abbiamo
conoſciuta l'eſiſtenza di tanti viventi minutiſſimi ed inviſi
bili, che nelle parti di parecchi altri ſi aſcondono.
s DI VOCE . 147
ſono: il portamento di voce, l'appoggiatura, la
meſſa di voce, il trillo, ed il mordente.
Del portamento, e dell'appoggiatura ne
ho parlato nell'Articolo antecedente; degli
altri tratterò ne ſeguenti graduatamente, in
cominciando a favellare in queſto della meſſa
di voce. - -

Meſſa di voce chiamaſi quell'atto, con


cui il profeſſore dà a ciaſcuna nota di valore
la ſua graduazione, e mettendovi al principio
poca voce, e poi con proporzione rinforzan
dola ſino al più forte, deve ritirarla final
mente colla medeſima graduazione, che ado
prò nel ſalire (fig. 12.) -

Ordinariamente queſta meſſa di voce ſi


ſuol marcare nel principio d'un'aria canta
bile, o pure in una nota coronata; e ſimil
mente è neceſſaria nel preparare una caden
za: ma un vero ed ottimo artiſta ſe ne ſerve
in qualunque nota di valore, che trovi anche
ſparſa in qualunque muſical cantilena.
Egli è certo, che la meſſa di voce dà un
gran pregio al canto, imperocchè lo rende
più dilettevole all'orecchio, e ſe queſta è eſe
guita con perfezione, e con l'unione d'un
K 2 trillo,
148 DELLA MEssA
trillo, baſterà a far perfetta una cadenza, e
direi anche il cantante; avvegnachè quando
queſti ſi è reſo capace di ſoſtenere e graduare,
ſenz'alcun difetto, e con agevolezza la pro
pria voce, egli potrà ſperare di aver poſſe
duto il ſecreto non meno, che l'arte ſteſſa.
E', a vero dire, deplorabile l'inganno di
taluni moderni artiſti di canto, che a fronte
di sì ſalutevoli effetti, che queſta regola pro
duce, la traſcurano ed oramai l'hanno, non
ſolo come quaſi inutile, ma come dannoſa,
meſſa in bando ed in obblio. Non manca però
qualche ardito, che per poter dire di uſar
queſta regola, crede baſtante cominciar la
meſſa di voce, e il prepararviſi ſoltanto, ma
ben toſto l'arditezza viene deluſa, allorchè
vede che gli uditori, i quali aſcoltano la ſua
voce sforzata, e talvolta di qualità cattiva
e difettoſa, s'attediano, e ſi divincolano ſtan
chi d'udire, non ritrovandovi nè arte, nè
graduazione (compagna fedele di queſta meſi
ſa di voce), nè principio, nè mezzo, nè fine.
Da un inganno paſſo all'altro, in cui ri
trovanſi quei pochi cantanti, che uſano queſta
regola della meſſa di voce, luſingati di poſ
ſe
DI voce 149
ſederla. Ma in realtà nel farſi ſentire mo
ſtrano di non averla ſtudiata. Queſti hanno
appena mal concepita la nota, e nell'intra
prendere la meſſa di voce, v'introducono
una moltiplicità di note; ma poi perchè non
ſanno la maniera di conſervare il fiato, e
uindi ſono incapaci di ſoſtenerle, debbono
il più delle volte terminare le cadenze ſenza
trillo, e ſono per conſeguenza obbligati a ta
cere la nota finale.
Queſto, ſecondo me, è un inganno del più
ſolenni, e imperdonabile, perchè proviene
unicamente da irrefleſſione e temerità . Se
queſti aveſſe prima eſaminato bene ſe ſteſſo
e le ſue forze, e bene iſtudiata la regola,
da noſtri maggiori preſcritta, non avrebbe
certamente intrapreſo a fare ſe non quel tan
to, che aveſſe conoſciuto di poter eſeguire
con facilità e ſicurezza.
Ma l'abuſo è già troppo introdotto nella
gioventù del noſtri giorni, ed io forſe non
baſto colla mia inſinuazione ad eſtirparlo.
Qual ſia l'arte di render forte il petto, e farlo
abile in ogni genere di canto, ho già ſpiega
to negli antecedenti articoli. Ora ragionerò
K 3 del
r5o DELLA MEssA

del modo, che lo ſcolare deve uſare per con


ſeguire con facilità la meſſa di voce, e ren
derla perfetta in ogni ſua parte. Ripeto, che
lo ſcolare non deve preſumere di poter eſe
guire la meſſa di voce, ſe prima non avrà
acquiſtata, nel modo di ſopra additatogli,
l'arte di conſervare, rinforzare, e ritirare il
fiato: giacchè da queſto ſolo dipende il ſaper
dare la giuſta e neceſſaria graduazione, e quel
proporzionato valore, a cui poſſa, ſenza ſua
gran pena, reſiſtere. Dirò dunque, che ſe
vorrà concepirla ſenza difetto, ſarà neceſſario
che lo ſcolare non sforzi con violenza il fiato,
ma dovrà quietamente produrlo; in oltre,
dovrà farne eſatta economia, con produrlo
a grado a grado, acciò così facendo, poſſa
con più ſicurezza graduare la prima nota, pi
gliandola ſotto voce, ed accreſcendola pian
piano al grado piu forte, per poi ritirarla
cogli ſteſſi gradi, che avrà adoprati nel rin
forzarla. In queſto modo ſi troverà poterla
ſoſtenere ſino al fine, ed eviterà quell'incon
veniente, che ſuol'accadere ai cantanti, che
infine ſi trovano sfiatati affatto, e di più ſe
nel principio producono il fiato con impeto,
CIC
DI VOCE e 151
creſce talvolta di tono la voce, e nel fine cala,
e viene in ambedue i modi, col diſcordare,
a diſpiacere a chi gli aſcolta.
Non v'ha dubbio, che al principio proverà
lo ſcolare difficoltà non mediocre nell' eſecu
zione di ſalire e diſcendere con la voce con
gradi ineguali. Ma queſta difficoltà gli verrà
in parte ſcemata, ſe nel fare il detto eſerci
zio pianterà bene la bocca, che la deve con
cepire. La bocca nell'intraprendere la nota
dev'eſſere appena aperta, giovando moltiſ
ſimo per far uſcire la voce nel principio con
dolcezza, per poi graduatamente rinforzarla,
con aprire la bocca ſino a quel ſegno preſcrit
to dall'arte. Avverta lo ſcolare d'intrapren
dere l'eſercizio della meſſa di voce con mode
ratezza, perchè altrimenti correrà riſchio di
ſtancarſi l petto, e quindi farà bene, ſe nell'
incominciamento di queſto ſtudio, che deve
per altro eſſere giornaliere, prenderà ſpeſſo
pauſa e ripoſo. -

Io mi ſono dilungato più forſe del dovere,


ragionando ſu queſta meſſa di voce, ma a dir
vela, giovani ſtudioſi, mi ſta tanto a cuore,
che io non finirei mai di parlarne.
-
K 4 Con
I 52 DELLA MEssA
Conchiudo col mettervi avanti gli occhi
un eſempio celebre; voglio dire, l'ottimo
e valoroſo Cavalier Don Carlo Broſchi, detto
volgarmente Farinello, il quale, oltre tutte
le grazie e gli ornamenti del canto, poſſe
deva la meſſa di voce a tutta perfezione, che
a giudizio comune, fu quella, che lo reſe
er fama immortale nel canto.
Il Cavalier Don Corlo Broſchi, che ſenza
contraſto ſi può chiamare il Baldaſſare Ferri
del noſtro ſecolo, nacque nel Regno di Na
poli. Fino dalla ſua prima età ſi trovò for
nito dalla natura di tanti benefici doni, che
ſe la medeſima ad altri ne accorda alcuni,
a lui, ſi può dire, che con prodiga mano
gli conceſſe tutti. I ſuoi primi ſtudi furono
diretti dal celebre Niccolò Porpora, ſotto di
cui fece rapidamente tali progreſſi, che la
ſua fama in poco tempo ſi divulgò per tutta
l'Europa. - -

La ſua voce fu riguardata ſorprendente,


perchè perfetta, valida, e ſonora nella ſua
qualità, e ricca nella ſua diſteſa per i profon
di, gravi, ed acuti, che a tempi noſtri non
ſi è ſentita l'eguale. Fu anche dotato del
dono
pI voce. - I 53
dono d'un naturale creativo, il quale condot
to col ſapere, facea ſentire coſe peregrine, e
sì particolari, che non laſciò campo ad altri
di poterlo imitare.
L'arte di ſaper conſervare e ripigliare il
fiato con tal riſerva e pulizia, ſenza mai far
ne accorgere alcuno, principiò, e terminò in
lui; l'intonazione perfettiſſima, lo ſpianare,
e ſpander di voce, il di lei portamento, e
l'unione, l'agilità ſorprendente, il cantare al
cuore, ed anche nel genere grazioſo, ed un
perfetto e raro trillo furono i di lui pregi
uguali; nè vi fu genere nell'arte, che da eſſo
non foſſe eſeguito alla perfezione, e ad un
tanto ſublime grado, che ſi reſe inimitabile.
Appena ſi ſparſe la fama del ſuo merito, che
tutte le primarie Città d'Italia andarono a
gara per averlo nel loro riſpettivi Teatri; ed
ovunque cantò, tale approvazione ed applauſo
riſcoſſe, che ognuno ambì di riaverlo. Con
premura fu da parecchie Corti d'Europa ri
chieſto, premiato e diſtinto. Queſto ſuo ben
meritato ſucceſſo e felice coronò i primi anni
della ſua gioventù; ma non per queſto il va
t loroſiſſimo profeſſore ceſsò mai di ſtudiare; e
tantO
. I 54 DELLA MEssA DI vocE.
tanto applicoſſi, che gli riuſcì di cambiare in
gran parte il metodo del ſuo canto, ed abbrac
ciarne un altro migliore; e tanto intrapre
ſe ed eſeguì in quel tempo appunto, in cui ſi
era fatto un gran nome, e godeva di una
brillante fortuna ed eſtimazione.
Queſto luminoſo decoro, e quaſi dirò tu
telar nume della noſtra profeſſione, non ſolo
ſi diſtinſe con la rarità del ſuoi talenti, ma
molto più con la ſavia ſua condotta, e con la
generoſità del ſuo bel cuore, che non ſolo f

eſercitò a favore degli oppreſſi, e degl'infe


lici, ma eziandio beneficando i ſuoi ſteſſi
inimici. -

Se ne vive in oggi in una ſua caſa di cam


pagna nelle vicinanze di Bologna con quella
quiete, che gli ſomminiſtra la ritiratezza.
Se un uomo di tanto merito non tralaſciò
mai di ſtudiare con aſſiduità e ſollecitudine,
coſa dovranno fare tanti altri, che non eb
bero dalla natura le ſue belle qualità, e pre
rogative ?

AR
- - i 55
A R iſ i 4C C) L. O : .

Del Trillo e del Mordente.


º
IL tempo più penoſo e ſtucchevole per chi
ſi applica a qualche facoltà od arte, egli
è certamente quello, che negli elementi, e
principi deve neceſſariamente ſpenderſi.
Io non entro in queſtione ad indagare, ſe
ſi poſſa altrimenti meglio trattenere, più
vantaggioſamente e piu brevemente educare
la gioventù, perchè ho diretti queſti miei ri
fleſſi alla pratica ſoltanto, e non alla ſpeco
lazione delle teorie. Dicano pure i codardi,
che ſdegnano la fatica, eſſere gli elementi ed
i principi delle arti linguaggio inutile, inin
telligibile, e ſuperfluo al genio inventore, e
creatore, che ſenza di eſſi ſa innalzarſi, e ſpie
gare nobiliſſimo volo. Dicano che le regole
ed i metodi del noſtri maggiori ſono effetti
della loro picciolezza o pedanteria; non per
queſto ſmentire potranno l'eſperienza quoti
diana. Forſe che Virgilio, Taſſo, Metaſtaſio,
perchè dotati d'ingegno ſublime, e di genio
creatore ricuſarono di ſtudiare gli elementi,
ed

156 DEL TRILLo


ed eſeguire i precetti dell'arte nel comporre?
Negare non ſi può, che in qualunque arte, di
neceſſità conviene l'eſercizio di più anni da
impiegarſi nel primi neceſſari elementi, che
ſervir devono di baſe e ſoſtegno dell' arte
ſteſſa. -

Ritengano perciò gli ſtudioſi eſſere indi


ſpenſabilmente da coltivarſi nell'arte noſtra
con iſcrupoloſa diligenza, che deve creſcere a
miſura dell'età e delle forze di ogn'indivi
duo, ogni ſorte di voci, ed i precetti da me
diviſati negli Articoli antecedenti, dal buon
uſo de quali dipende la perfezione del canto.
Egli è appunto in queſti anni, che il maeſtro
riflettendo ſu l'abilità, e ſu i progreſſi de' ſuoi
ſcolari, potrà rilevare e comprendere le diſpo
ſizioni buone o cattive a ben riuſcire, non |
che da certi determinati indizi potrà ricavare
ſe lo ſcolare ſia per divenire un cantante
ſtraordinario, buono, mediocre, di ſublime
ingegno ed abilità, munito del dono dell'
eſpreſſione, oppure sfornito di ogni dono di
voce, a ſegno che ſi poſſa dire muſico di note
e parole tutto dato all'eſpreſſione, ed al ge
ſto, ec. -

Queſti
E DEL MoRDENTE . 157
Queſti ſegni, a chi li prende in conſidera
zione ſono più che viſibili nel corſo dello ſtu
dio d'ogn individuo, ed in fatti i maeſtri,
de quali il credito ora ſi rende equivoco col
nome di Vecchi, furono eſatti oſſervatori nel
farne le ſcoperte, e non permiſero ai loro
ſcolari che ſi divagaſſero nel tempo del pri
mo ſtudio, e ſi perdeſſero in traccia dei di
verſi ornamenti che abbelliſcono il canto.
Paſſavano gli anni nel perfezionare l'into
nazione, nell'eſercizio di aſſicurare, di ſoſte
nere con fermezza la voce, di chiarirla, di
- accreſcerne la forza, di ſaperla produrre, e
graduarla, ec.
Un ſolo ornamento del noſtro canto era
ſenza ritardo da eſſi propoſto ai loro ſcolari,
il quale era il trillo. Queſt'ornamento quan
tunque non oſſervaſſero diſpoſizione naturale,
nondimeno i maeſtri obbligavano gli ſcolari
ad eſercitarlo di buon'ora, non per rendergli
in quella prima età perfetti; ma per facili
tarne la riuſcita di eſſo, ed introdurre il moto
a poco a poco che lo deve concepire. Quindi
ne ſuccedeva che venivano incamminati di
buon ora alla perfezione, quantunque non
ſenza
158 DEL TRILLo
ſenza difficoltà e tempo vi arrivaſſero.
In oggi queſto sì eſſenzialiſſimo ſiſtema è
ſtato totalmente roverſciato, perchè i maeſtri
moderni avidi di raccogliere gloria e lucro,
eſpongono immaturi i loro ſcolari nella de
bole età del loro primi anni, e per colmo di
loro diſgrazie gli obbligano a cantare le arie
di Caffarelli, Egiziello, Ferdinando Mazzanti,
profeſſori ben noti per il loro raro merito,
acquiſtato mediante un aſſiduo ſtudio diretto
da profondo ſapere, giudizio, arte, ed eſpe
rienza di tanti anni.
Queſto nuovo ritrovato, alla fin fine, che
effetto mai produce ? Lo dirò io : produce
la rovina ed il guaſto di belliſſime voci, le
quali ſe foſſero, ſecondo l'arte, graduatamente
ammaeſtrate, riuſcirebbero belle e buone,
ognuna nel ſuo variato genere; ma perchè
loro viene addoſſata una ſoma da non poterſi
ſoſtenere, da ciò ne viene, che quanto can
tano, è tutto male eſeguito, con voce de
bole e puerile, perchè manca loro la forza,
che ſoltanto dal tempo, dall'uſo, e coll'eſer
cizio regolare s acquiſta. - -

Il Pubblico in ſimili caſi dice francamente:


queſta
E DEL MoRDENTE. I 59
queſta voce è cattiva, non ha agilità, nè forza,
e pur vuol cantare agile: queſt'altro non ha trillo,
non ha buon petto e queſt'altro ſarebbe ſoffri
bile ; ma, oh Dio, canta nel naſo ec.
Queſti maeſtri però, qualunque ſia la riu
ſcita del loro ſcolari, purchè ricavino gua
dagno, ed accumulino oro, poco ſe ne cu
rano. Non può eſſere, ſecondo me, la riu
ſcita degli ſcolari moderni migliore, perchè
creſciuti ed allevati, ſenza i primi e veri ele
menti dell'arte, ſenza il metodo graduato,
devono far ſentire le grazie e gli ornamenti
del canto sì imperfetti e contraffatti, e tra
queſti il cattivo trillo indicato dal Sig. Man
fredini. Un giorno pure tutti queſti ornamen
ti ſervirono di ſollievo, di ammirazione e di
riſtoro agli aſcoltanti, e di tanto ſplendore
al noſtro canto; ma in bocca di coſtoro di
ventano sì noioſi, che non ſi poſſono ſenza
ſtento aſcoltare.
Una voce non ben diretta ne' ſuoi prim'
anni, nodrita ne vizi, non ſi deve credere
sì facile a rimoverſi da quelli.
Ammaeſtrati dalle funeſte conſeguenze di
molti eſempi, voglio ſperare che i moderni
mae
- l
I 6o DEL TRILLo
maeſtri vorranno in avvenire imitare il me
todo delle vecchie ſcuole, perchè oſſervate
le abbiamo eſatte nella direzione, e giove
voli alle voci.
Si diceva per il paſſato eziandio, che il
trillo, ſe non è dato dalla natura, non ſi può
acquiſtare con l'arte. Non lo niego, ma mi
ſia permeſſo di dire, che i maeſtri antica
mente non laſciavano imperfetta una voce
agile di ſua natura, come ſi oſſerva a tempi
noſtri; anzi ſi ſa, e ſi è veduto in tante oc
caſioni, che ricorſero (quantunque incontra
rono patenti oſtacoli) all' induſtria, unen
dovi un iſtancabile diligente pazienza, nel
ſomminiſtrare i più valevoli ajuti a loro ſco
lari per ottenerlo. Queſta ſteſſa inſinuazione
ci propone Pierfranceſco Toſi, come ſi oſſer
verà a ſuo luogo. Dirò nondimeno, che chi
poſſederà un perfetto trillo, ſarà nel caſo di
produrlo, e marcarlo ne ſiti convenevoli, e
lo tacerà in tant'altre ſituazioni, nelle quali
non converrà, chi poi non lo poſſederà, non
ſolo mancherà a ſe ſteſſo, ma pregiudicherà
anche al canto in generale.
f
Seguirò dunque a ragionare ſu di queſto
pro
E DEL MoRDENTE I6I
propoſito, e per invaghire la ſtudioſa gio
ventù ad ottenerlo col mezzo dell' applica
zione, le ripeto, che tra le qualità più ne
ceſſarie, e tra gli abbellimenti vaghi dell'
arte, del quali deve andar fornito un can
tante, non v'è, a mio parere, qualità più
intereſſante, nè abbellimento piu neceſſario
di quello, che nella Muſica chiamaſi volgar
mente il trillo e queſto fa, che il canto all'
orecchio ed all'anima degli uditori produca
l'accreſcimento, ed il colmo di tenerezza,
di piacere, di ammirazione, e d'amore.
Abbia, per eſempio, un cantante bella
voce, facile ed eſatta eſecuzione, buon guſto,
nel congiungere un bello ſtile, perfette ca
denze, peregrini, paſſaggi , induſtrioſe fer
mate, ma non abbia il trillo; eſponetene un
altro, che non abbia queſta qualità, ma che
con giuſto portamento di voce, metodo,
conoſcimento, e direzione della medeſima,
abbia trillo: chiedete poi al voſtro Pubblico,
che dia ſopra queſti due cantori la ſua ſen
tenza. A che dubitarne? Queſto ſecondo,
ad alta voce, è il preſcelto, è il piaciuto,
è l'onorato; perchè la bellezza, la perfe
L zio
I 62 DEL TRILLo
zione del canto è, in una parola, il trillo.
Alla voce comune del Pubblico, e all'evi
denza pratica mi uniſco anch'io, e poſſo ac
certarvi, che una cadenza, quantunque com
poſta di due ſole note, cioè.... meſſa di voce....
e trillo, baſta, e rieſce perfetta, compita, e
plauſibile; laddove con la ſola appoggiatura,
ſe correte alla nota finale, ſenza trillo, tutto
languiſce, e reſta imperfetto. E così vera
queſta propoſizione, che in iſcherzo, per
detto degli ſteſſi cantori, il trillo vien chia
mato il Lenocinio del canto, perchè queſto in
qualunque maniera che ſi voglia adattare,
ſervir può di ripiego e di comodo a chi canta.
Oh trillo! ſoſtegno, decoro e vita del canto!
Ripeto queſto paſſo già eſpoſto nella prima
edizione, perchè lo trovo troppo neceſſario,
utile ed intereſſante. Nè ſenza gran meraviglia
trovo eſſer ſtato riprovato dal Sig. Manfre
dini nella citata ſua opera. Certamente io non
retendo di voler riformare la natura, ovun
que ella ſia ſtata avara, e ſcarſa de ſuoi doni;
ma ſecondarla ogni qual volta ella ne addita
qualunque, benchè minima, diſpoſizione, mi
par troppo vantaggioſo ed indiſri ; nè
Cil
E DEL MoRDENTE . 163
ſenza colpa avrei tralaſciato d'inculcare una
coſa, da cui la profeſſione tanto luſtro e ſuc
ceſſo riceve, come la mia coſtante eſperienza
mi ha inſegnato; ed all'altrui me ne appello,
non che al ſenſo generale, e comune di tutti.
Proſegue alla pag. 7. dicendo, che il trillo,
per la Muſica, vuol eſſere naturale, naturale, e
poi naturale. Che il trillo poi ſia la qualità più
intereſſante della Muſica è un accreſcere il di lui
merito più del dovere. Il cantar di portamento,
il fermar la voce, il colarla, il filarla, lo ſmor
zarla a tempo e luogo ec. queſte ſono le vere bel
lezze del canto, ed il trillo n è un puro orna
mento, che fa bene quando è naturale in una ca
denza, ed in certi luoghi, ma ſi può anche farne
di meno. Quante volte ho ſentito cantare al cuo
re, ſenz avere inteſo eſeguire un trillo ?
Che poſſo dire, dopo una deciſione pronun
ziata fuor di propoſito? Dirò ſolo, che quan
to più ſi vive, tanto più ſi ſente. Soggiungo
a tutto ciò, dicendo riſpettoſamente, che mai
e poi mai a miei giorni ho inteſo dire, che
il trillo non ſia la qualità più intereſſante della
Muſica vocale, ma ſolo un accreſcere il di lui me
rito più del dovere. -

L 2 Queſt'
I 64 DEL TRILLo

Queſt'aſſoluta deciſione appartiene a farſi


all' intiero corpo del profeſſori, e non ad
un ſolo particolare. Se il Sig. Manfredini
aveſſe letto con la dovuta rifleſſione il mio
libro , ſicuramente avrebbe oſſervato , che
io mi arreſto (forſe più del dovere) ſu i pun
ti, che diretti ſono per iſtradare e fiſſare una
voce, acciò acquiſti il portamento; l'arte
di ſaperla fermare, colare, filare, e ſmor
zare ec., perchè? chi non ſa, che tutte queſte
coſe ſon neceſſarie ad una voce, e che unir
vi ſi devono per la formazione d'un perfetto
canto. Era uopo perciò ad eſſo Sig. Manfredini
d'ulteriori ſpiegazioni, avanti, oppur dopo
la propoſizione, che dice: quante volte ho ſen
tito cantare al cuore, ſenz avere inteſo eſeguire
un trillo ? Poteva pur dire; queſta qualità
di voce e di canto mirabilmente ſpicca in
quel luogo dove ſi radunano i peccatori per
otto giorni ad aſcoltare gli eſercizi ſpirituali;
e ſopra tutto fa ſtraordinario effetto dopo la
predica del finale giudizio, perchè una voce
povera, languente e nuda, può far ſcorrere
a groſſe goccie le lagrime del peccatori, e
commovere al dolore chi ha il cuore già ec
C1
E DEL MoRDENTE. 165
citato, e diſpoſto dalla meditazione di og
getti patetici. Se ciò aveſſe detto, avrebbe
detto bene beniſſimo; ma, ſecondo me, mai
una tal voce ſi troverà buona per il Teatro,
perchè ſulle ſcene ricercanſi a ſuo tempo il co
lare, il filare, ſmorzar di voce.... e poi vi ſi
deve unire il brio, l'agilità di voce, il vi
brare, il diſtaccare, il ritirare, la forza,
" e l'appropriata eſpreſſione ec., in ſomma un
º perfetto compleſſo di tante varie coſe, per
ſi le quali l'artiſta, che aſſume l'impegno di ſo
ſtenere una parte principale, ſia poi nello
ſi ſtato di riuſcire in qualunque carattere.
Quindi è, che non perchè io creda, che
la critica del Sig. Manfredini poſſa danneg
º giarmi al coſpetto dei veri profeſſori, che
l ſanno, ho ſtimato di giuſtificare e ſchiarire
la mia opinione intorno al trillo; ma perchè
ho ragionevolmente temuto, che la profeſ
ſione non ne ſoffra ſvantaggio da tanti ineſ
perti maeſtri, che dalle parole del Sig. Man
fredini ſi laſcieranno ſedurre, e traſcureranno
di coltivare il trillo in quelle ſteſſe voci, nel
le quali ſi ſcorge una ſufficiente agilità.
E pure non ſi può ſe non con meraviglia
l 3 ed
166 DEL TRILLo
ed orrore vedere, che non oſtante la chiara
evidenza di tanti pregi e della indiſpenſabile
neceſſità del trillo, a queſti giorni viene tra
ſcurato e negletto. E chi ne ha la colpa?...
Perdonatemi, egregi maeſtri di canto, ſe mi
eſce dalla penna una voce ſincera, e ſe ne re
plico la propoſizione, la colpa non è dello
ſcolare. Io ſo, che d'ordinario i cantori,
che ſono sforniti del trillo, chiamano ingrata
la natura, che non glielo diede ; ma, ſe
condo me, a torto, baſtando ſecondare qua
lunque tenue naturale diſpoſizione con lo ſtu
dio docile, fatto a ſuo tempo paziente, e
ben regolato " averlo. Ma queſto è il pun
to, in cui il maeſtro e lo ſcolare convien
che a vicenda fra loro ſi alternino gli ajuti.
Mercechè il primo ſe non trova nel ſecondo
diſpoſizione naturale, e forza per ſuperar gli
oſtacoli nell'acquiſto del perfetto trillo, san
noja, ſi raffredda, e perde l'affetto allo ſco
lare; e queſto dall'altro canto intimorito,
ed avvilito dalle ſtrida dell'impaziente mae
ſtro, perde il genio, a poco a poco poi anche
la volontà, e finalmente, diſperando di po
ter giungere ad un felice termine, ſtancato
e diſa
F DEL MoRDENTE . 167
e diſanimato, cerca tutte le vie poſſibili per
deviare ed abbandonar queſto ſtudio. Quanto
ſo e poſſo, gli uni e gli altri prego di non la
ſciarſi traſportare, e correre a queſti eſtremi,
che ſono di tanto pregiudizio non meno ai
primi, che ai ſecondi. -

Niun arte s'inſegna , niuna ſi acquiſta


ſenz' aſſiduità e pazienza.
Potrebbe qualcuno a queſto paſſo chiedere
da me una certa norma, che poſſa dirigere
utilmente lo ſcolare, che voglia impoſſeſſarſi
del trillo; ma una regola certa e ſicura fino
a queſto momento signora ; anzi aſcoltai
talora voci agiliſſime a ſegno, ch'eſeguivano
in ogni genere il più difficile, e paſſaggi (1)
relativi anche al trillo (fig. 13.), ed al con
trario altre ne ho oſſervate di mezzana qua
lità, e ciò non oſtante fornite del trillo.
Dunque vi rimetto alle regole dettate da
Pierfranceſco Toſi. Dice queſt' uomo orma
- L 4 tiſ

(1) Di queſte voci io parlo , ed eſſe ſoſtengo, che i meſi


non devono nè traſcurare, nè abbandonare; e ſe il Sig. Man
fredini aveſſe meglio conſiderata la mia propoſizione, non
avrebbe ſicuramente tentato di aſſalirla con ragioni si poco
ſuſſiſtenti, A -

- º azze azza Cºrſe) 2a/azzarſo A


I 68 DEL TRILLo
tiſſimo, che volendo il maeſtro fare il ſuo
dovere, ſervirſi deve, nell'inſegnare, d'eſem
pj vocali, ſpeculativi eſtromentali, acciò il
buon ſcolare giunga ad acquiſtare il trillo....
eguale, battuto, granito, facile, e moderatamente
veloce e che ſono appunto le qualità piu bel
le, e pregiate da tutti gli autori, e della co
mune eſperienza della profeſſione. I precetti
dell'arte c'inſegnano, che il trillo vien com
poſto ſempre d'una nota vera e reale, con
l'aggiunta d'una falſa, cioè nel modo maggiore.
Egli deve ſempre principiare dalla nota fal
ſa, e ſempre finire nella nota vera. La nota
falſa dev'eſſere ſempre d'un tono intero, e
più acuto della vera, ed ambedue devono eſ
ſere ugualmente vibrate.
Quando poi cade nel modo minore, il gio- .
vane ſtudioſo vedrà, che cade ſu i taſti del
Gravicembalo, due note diſtanti un ſolo
meZZO tOI1O - - -

Queſto trillo, quantunque effettivamente


ſia un ſolo, pure le ſue moltiplicate figure,
e varie poſizioni, fanno che venga comu
nemente diſtinto in otto diverſe ſpecie. Così
appunto lo divide il ſopraccitato Pierfran
ceſco
E DEL MoRDENTE. 169
ceſco Toſi nel cap. del trillo alla pag. 24.,
dove non ſolamente diſtingue ogni ſpecie con
quelle pratiche ragioni, che ricavanſi dall'
arte ſteſſa, e che indubitatamente vengono
eſeguite dai più valenti profeſſori, ma per
maggiore chiarezza dà infino a cadauna ſpe
cie il ſuo diſtinto nome.
Egli diſcorre con tanta accuratezza di que
ſte otto ſpecie del trillo, che non potrei che
replicare lo ſteſſo, ſe voleſſi ancor io parlare
diſtintamente di tutte. Non voglio per que
ſto rimettere interamente lo ſcolare alla let
tura del Toſi. Anch'io dirò ſopra le tre ſpe
cie più difficili del trillo il mio penſiere, e
qual debba eſſere la loro vera, e giuſta eſe
CllZIOI1C -

Di queſte tre ſpecie, il primo ſi chiama tril-.


lo creſciuto (fig. 14.), perchè ſalir deve digra
do: il ſecondo ſi chiama trillo calato (fig.15.),
perchè deve diſcendere di grado; e di queſte
due, l'uno e l'altro devono egualmente avere
una preciſa, e diſtinta graduazione. Queſto
punto è tra i più difficili dell'arte, poichè è
neceſſaria, sì nel ſalire che nel diſcendere,
una perfettiſſima intonazione, oltre di tutto
C1Q 2
17o DEL TRILLo
ciò, deve il cantante aver di già acquiſtata
l'arte di ſaper ſoſtenere, graduare e maneg
giare il fiato, perchè non deve, sì nel ſalire
che nel diſcendere, interrompere la ſcaletta;
e deve di più paſſare da un trillo all'altro
con tal purgata e ſicura proporzione, ſicchè
l'iſteſſa voce altro cambiamento non faccia,
che paſſare eſattamente, sì nel ſalire che nel
calare, rinforzando e ritirando la voce da
un tono all' altro.
Queſte due ſcalette di trillo, ben appro
priate e fatte a ſeconda della vera arte, de
vono al certo apportare gran lode ed onore
al perfetto eſecutore; ma gran fatica e tempo
gli deve anche coſtare il ridurre la paſta del
la ſua voce ad una felice eſecuzione.
La terza ſpecie vien chiamata trillo raddop
piato, queſto duplicato, eſeguito con le do
vute proporzioni, e con l'arte di ſoſtenerlo
col fiato, dandogli quel rinforzo e diminu
zione di voce, ch'è neceſſaria per dargli la
ſua vera forma, può ſervir ſolo, quantun
que fatto ſenz'altro aiuto di paſſaggi, che
lo vada a preparare in una nota di tenuta,
o ſia fermata, e la ſola ſua ſemplicità gli pro
curerà applauſi ed onori. Il
- v

F DEL MoRDENTE . 171


Illuſtriamo queſta dottrina con l'eſempio.
Figuratevi la nota di Cºſol-fa-ut di Soprano
ſituata nel quarto ſpazio. S'intraprende con
ia meſſa di voce il C-ſol-fa-ut, il quale ſi deve
tirare a quella perfetta graduazione, che ci
preſcrive l'arte; ritirata la voce al ſuo vero
punto, incominciar deve il trillo ſulla nota
ſegnata (fig. 16.) -

La prima nota formar deve la meſſa di voce;


l'altra poi che la ſegue, è quella che forma
il primo trillo; e ſi vedono altresì immedia
tamente in appreſſo l'altre tre note, che lo ri
pigliano, per paſſare di nuovo al ſuddetto
trillo: ma deveſi però avvertire, che queſte
devono eſſere impaſtate dallo ſteſſo fiato, ſen
za punto dividerlo con caricatura di voce,
ma con leggiero e legato moto devono ripiglia
re la nota del trillo. Per rendere atta la voce
a qualunque eſecuzione, ſi deve eſercitarla
facendole roveſciare il gruppetto (fig. 17.)
Queſto punto dell'arte ſarà eccellente, ogni
qualvolta verrà eſeguito a perfezione; neceſ
ſario è però di non intraprenderlo alla cieca,
nè ſenza un preventivo e maturo ſtudio e poſ.
ſeſſo. Buon petto è neceſſario per ſoſtenere
la
172 DEL TRILLo
la prima nota; arte per ſaper conſervare il
fiato; e giudizio maturo per ſaper partire
il valore della meſſa di voce, acciò con va
lida forza conduca al ſuo perfetto fine il trillo
raddoppiato. In ſomma io giudico, che chi
non poſſiede doni di natura e d'arte, non
deve cimentarſi a produrre il trillo raddop
piato, poichè l'eſecuzione ſarà ſenza dubbio
infelice.
Dal trillo naſce il mordente. Queſto dif
feriſce da quello, perchè il trillo, come ſi è
detto, è compoſto di una nota vera e reale
vibrata egualmente con un'altra nota di un
tono più alta; e il mordente è compoſto d'una
nota vera e reale con il battimento d'un'altra
nota falſa al diſotto un mezzo tono, e queſta
nota falſa dev'eſſere percoſſa più lentamente,
con minor forza e con minor valore della
nota vera e reale, nella quale però il trillo,
che nè più, nè meno che il mordente, ſempre
terminar deve egualmente.
Il mordente ha il ſingolar vantaggio d'eſ
ſer dall'arte frammiſchiato ed avvolto in ogni
genere di canto, ſempre ch'egli però ſia poſto
nel ſuo nicchio proporzionato e giuſto. Chi
dVI 3,
E DEL MORDENTE. 173
avrà la ſorte d'acquiſtare il trillo, ſperi pure
di acquiſtare anche il mordente; ed io l'aſe
ſicuro, che quantunque il mordente debb eſ
ſere più ſerrato, piu corto e più veloce del
trillo, l'acquiſterà facilmente lo ſcolare, ſe
ſi eſerciterà ſovente in un ſolfeggio d'agilità,
nei ſiti dove trova le note puntate (fig. 18.);
e giugnerà a formare ſenza pena e ſenz'affan
no queſt'amabile grazia, che ſarà ſempre pia
cevole e grata egualmente che il trillo, quan
do e l'uno e l'altra ſaranno ſenza difetto,
ſenza macchia e perfetti.
Della perfezione e dei difetti del salente
º del trillo dunque in queſt'ultima parte re
ſtami a parlare.
Fra i trilli i più difettoſi ſono: il Caprino
e il Cavallino. Ambidue ſi commettono per
errore dei giovani capriccioſi ed indocili ai
conſigli del loro maeſtri; mercechè eſcono
dall'infallibile regola di battere il trillo, ſo
ſtenendo il fiato, ed unendovi nell'atto ſteſſo
il lieve moto delle fauci, per mezzo di cui
riduceſi poi alla perfezione dovuta .
Ognuno intenderà quindi, e conoſcerà l'o
rigine del trillo Caprino e Cavallino, e la ra
gione,
174 DEL TRILLo
gione, per cui portano queſto nome impo
ſtogli dai profeſſori: voglio dire, perchè non
prevalendoſi il cantore del moto delle fauci,
ma ſolo del moto della bocca, ed a quel ſe
gno, ed in quella guiſa, ch'egli uſa di fare
quando ride, ne viene per conſeguenza, ch'
egli allora eſeguiſce al naturale il belar d'una
capra, ed il nitrir d'un cavallo. Queſti di
fetti del trillo non ſi riſtringono già nelle ſole
ſpecie ſuddette; ve ne ſono degli altri molti.
Taluni, che pur non hanno queſti difetti, for
mano nondimeno il trillo orrido ed ingratiſ
ſimo, perchè chi lo ſoſtiene con moto lento e lan
guido : chi lo ſtringe ſul bel principio, e ne va
variando il moto, ora nel mezzo, ora nel fine
un altro appena piantato l'abbandona e tanti
altri intrapreſo, non lo ſanno abbandonare.
Queſt ornamento del canto, oltre la ſua
perfetta eſecuzione, porta ſeco una giuſta mi
ſura, che dargli deve lo ſteſſo cantante in
qualunque luogo, ov ei voglia adattarlo.
E da ciò viene, che chi eſce dalla natural
regola, fa che dal piacere ſi paſſi alla noia.
Sopra tutto deve ſtar lontano il giovane can
tante dall' eſercitarſi, e ſtudiare da ſe ſteſſo
ſotto
E DEL MORDENTE . 175
ſotto voce, perchè non ſolo nel trillo, ma
in qualunque altro ornamento del canto, a
tanti e tanti, cantando ſotto voce, rieſce
di eſeguire qualche vezzo, i quali ogni qual
volta devono poi produrlo con piena voce,
maſſime in luoghi grandi e vaſti, o non poſ.
ſono eſeguir tali paſſi, o ſe gli eſeguiſcono,
rieſcono pieni d'imperfezioni, e ſgraziati. N

4Quanto è facile l'eſeguire qualunque orna


mento con voce debole e ſommeſſa, altret
tanto è difficile con voce eſteſa e forte.
Saviamente dunque il maeſtro, dopo d'a
ver ſpiegato al ſuo ſcolare in qual maniera
formar ſi debba il trillo, in queſto lo eſer
citi, contentandoſi ſul principio di quel moto
lento e languido, che la puerile età ſommi
niſtra al giovanetto, moſtrandoſene pago, e
ſoddisfatto. Così in progreſſo incoraggito il
giovane, ed aumentataſi la forza della ſua
voce, formerà il trillo vigoroſo e robuſto.
Raccomando la diligenza, l'amore, e l'arte
al profeſſore, poichè mai devono eſſere avvi
liti gli amoroſi ſcolari. E lodo l'attenzione
degli ſcolari, che conoſcendo da ſe ſteſſi di
avere il trillo di cattiva qualità, non contenti
de'
176 DEL TRILLo
de conſigli del maeſtro, per ſe ſteſſi, udendo
valenti cantori, procurano d'imitargli ſtu
diando. No: non è vergogna, nè viltà imi
tare dagli uomini valenti il bello ed il buono
in tutte le arti.
Ora poſſeduta che avrà un giovane in qua
lunque modo la qualità d'un perfetto trillo,
ſtudiar deve di prevalerſene con ſaviezza, giu
dizio, ed a propoſito. Male qualora il trillo
non ſia ben ſituato; peggio ſe lo ſcolare ſenza
ragione ne farà troppa pompa ; oltrechè an
nojerà infinitamente, pregiudicherà di più
il merito del canto ſteſſo: ſe non in quel caſo,
che la voce deve cantare a gara con iſtro
mento da fiato, come l'Oboè, la Tromba ec.,
allora nella cadenza finale il trillo lungo
ſi aſcolta con piacere, perchè ſi oſſerva la
forza del petto, l'arte e l'ingegno de due ar
tiſti. Dirò di più, che ſe il trillo, per ragion
d'eſempio, ſi miſchiaſſe in un tempo di una
Siciliana, ne riſulterebbe toſto un peſſimo ef
fetto, poichè il moto di quel tempo richiede
portamento, e inſieme legamento di voce;
e il trillo in conſeguenza gli recherebbe cari
Catura -
Ma
E DEL MoRDENTE 177
Ma ſempre ſarò io con gli ſcolari? Nè mai
mi rivolgerò con un atto di riſpetto ai pro
feſſori? Maeſtri valentiſſimi, voi, più di me,
vedete la neceſſità, che il canto ha del trillo,
ſenza di cui ogni cadenza reſta imperfetta,
e langue. Sapete, che un trillo di poſta dev'
eſſer piantato in quella tale convenevol nota,
biſognoſa d'eſſere animata, oppur vibrata,
quantunque cantabile ſia la cantilena; perchè
in altro modo reſta fiacco e languido il paſ
ſaggio, non che il gruppetto, che la ſegue.
Una voce abbaſtanza felice per poter eſeguire
con perfezione il trillo, eſeguirà eziandio la
cadenza eſpoſta alla fig. 19.
Al contrario un'altra voce bene iſtradata,
ricca di gravi ed acuti, ſufficientemente agi
le, ma priva affatto di trillo, eſeguirà tutta
la cadenza beniſſimo, fuorchè la ſcaletta del
trillo creſciuto. Potrà beniſſimo la voce in
tale cadenza dimoſtrare la ſua forza e l'arte,
ſoſterrà le note bianche, sbalzerà perfetta
mente dal grave all'acuto, che con eſattezza
eſprimerà; ma ciò non oſtante l'eſecuzione
reſterà imperfetta, languida, e di niun pre
gio, perchè in tal caſo il trillo creſciuto
M è quel
178 DEL TRILLo E DEL MoRDENTE.
è quello, che caratterizza, perfeziona, e dà
il ſuo vero decoro alla cadenza.
Riflettete dunque, che tutta la forza di
queſto ſtudio devº eſſere regolata dall' arte
e dalla ragione, le quali dovranno darci un
giuſto e convenevole ripartimento . Lodo
l'artiſta, che in quel luogo, dove la parola
e la muſica richiedono il trillo, dia il trillo,
e non l'appoggiatura; e dove richiedono l'ap
poggiatura, dia queſta, e non il trillo, per
chè infallibilmente l'effetto ſarà migliore.
In ſomma, dirò tutto in una parola: il
forte ſta in un perfetto giudizio e conoſci
mento di prevalerſi di queſte grazie dell'arte,
che ſono in ſoſtanza il bello dell'arte ſteſſa,
e la formazione d'un virtuoſo ſtile, che di
ſtingue il profeſſore dal mediocre, e dall'ot
tlmO - ,
t
179
A R . I C O L O . .

Delle Cadenze.

º
t
)Erchè in due altri Articoli ho già parlato
della meſſa di voce, del trillo e del mor
dente, crederanno taluni, che ſia affatto inu
tile queſto delle cadenze. -

Prima però d'inoltrarmi fa duopo avver


tire, che due ſono le opinioni dei cantanti
intorno alla cadenza. La prima ſi è , che
la cadenza preparar ſi deve con la nota gra
l duata, cioè meſſa di voce; e quanto ſiegue
ti dev'eſſere un epilogo dell'aria, o altra com
poſizione, e fingolarmente dei paſſi e paſſag
gi, che in eſſa contengonfi, i quali devono
eſſere ben diſtribuiti, imitati e ſoſtenuti di
un ſol fiato, accoppiandovi a tutto ciò il ſo
lito trillo. -

L'altra opinione è, che la cadenza fia ar


bitraria affatto al cantante, talmente ch'egli
faccia pompa di vari paſſaggi e di girigiri
ideali, da proporſi al ſolo fine di ſpiegare
la velocità della ſua voce, e della di lui abilità.
Non v'ha dubbio, che la prima opinione
M 2 IlOIl
18o DELLE CADENZE .
non ſia la più retta, e coerente alla ragione,
non eſſendo che un epilogo dell'aria. La ſe
conda è più comoda al cantante, perchè sfo
gandoſi con una quantità ſorprendente di note
fatte a caſo, rende ammirazione agli uditori,
i quali amano piuttoſto di reſtar ſorpreſi dal
la quantità delle note, che perſuaſi dalla qua
lità e dalla ragione. -

Da ciò viene, che la gioventù crede non


eſſervi in tutta l'arte niente più facile di una
cadenza. -

So che molti penſano così, ma ſo pure,


che s'ingannano tutti di gran lunga : e non
ho ribrezzo di aſſerire, che la cadenza è anzi
una parte fra le più ſcabroſe e ſpinoſe della
Muſica vocale; mentre per arrivare a for
marla perfetta ſenza difetti, vi ſi vogliono
ſuperate moltiſſime difficoltà. Per conoſce
re, che io dico il vero, baſta ſapere quante
coſe ſi richiedono alla di lei perfezione. Tut
te queſte neceſſarie coſe le anderò io quì dun
que numerando eſattamente.
Primo, ſi deve eſſer franco e ſicuro nel mo
dulare; ſenza queſta franchezza ſi corre ri
ſchio di piantare il trillo in un altro tono:
ſe
DELLE CADENze 181
ſecondo, è neceſſario di ſaper reggere e mi
ſurare il fiato: terzo, ſarà un gran vantaggio
l'eſſer dotato di una mente creativa (e queſti
ſono quei tratti dell'eſtro inaſpettati ed im
provviſi, parti della mente creatrice, che
i fanno in un punto diſtinguer l'uomo, e por
tarlo coll'evviva alle ſtelle). E per queſto
richiedeſi un retto giudizio, ch'è neceſſario
per formarne un perfetto ammaſſo.
Ognuno è in grado d'acquiſtare tutte que
ſte neceſſarie qualità collo ſtudio. E benchè
la mente creatrice ſia ordinariamente puro
dono della natura, pure, combattendo con
lo ſtudio, ſi può ottenere per acquiſto a tal
ſegno, che baſti a non far ſi ſtudioſo cattiva
comparſa, al paragone di quelli, che dalla
" medeſima non l'ottennero. L'arte di ſaper
ſoſtenere e miſurare il fiato, per reggere con
ſ" le dovute proporzioni la cadenza dal princi
pio fino alla fine, per non eſſer mai coſtretto
d'interromperla, n'è il principale e più ne
ceſſario acquiſto, che deve far lo ſcolare.
Per queſto v'ho aggiunto la neceſſità del retto
giudizio come quello, che lo deve guidare
a ben conoſcer ſe ſteſſo, per intraprender ſolo
M 3 quel
182 DELLE CADENZE.
quel tanto, che con ſicurezza riuſcir gli po
trà, affine di sfuggire quel roſſore, che gli
cagionerebbe la mancanza di fiato; e queſto
medeſimo errore non ſolo fa che non trovaſi
più in iſtato di perfezionare la cadenza con
il trillo, ma anche l'inabilità a poter far ſen
tire la nota finale; lo ſteſſo giudizio gli deve
altresì far ſcegliere un motivo confacente alla
cantilena della Muſica di quell'aria, e alle
parole, le quali, ſe ſono nel genere di te.
nerezza, oppur di amore, deve quella cor
riſpondergli, e non tradir ſe ſteſſo con una
cadenza, che ſervir deve ſolo per un'aria agi
tata; così in tante altre paſſioni, diverſe ed op
poſte, come ſarebbe nel genere allegro, mal
collocata riuſcirebbe quella cadenza, che pro
pria ſaria per quell'aria, che dice: Parto,
ma tu, ben mio ec. Tutto ciò ſuccedendo, ve
deſi che non è la cadenza regolata dal giu
dizio, ma ſolamente dal capriccio, e da una
volontaria traſcuraggine.
E quì ha luogo quella domanda, ſe ſag
giamente penſino coloro, che credono acqui
ſtarſi nome e credito col tirare a lungo una
cadenza. Dico, che giudizioſi poſſon chia
marſi
!

DELLE CADENZE . 183


marſi quelli,che non eccedono certamente mai
ſu queſto punto; ma regolati dal ſapere e dall'
arte, conducono al ſuo fine la cadenza, ſenza
mai oltrepaſſare quei limiti, che ſogliono ap
portar noja. Chi troppo intraprende incon
tra ſpeſſo oſtacoli, ai quali per poi preſtare
un pronto rimedio, ſi abbandona la gradua
zione e l'eſpreſſione dovuta, e ſi appiglia all'
impegno della moltiplicità delle note, che
non ben ſoſtenute a ſeconda dell'arte, ſi fanno
ſentire ſcivolate, e forſe forſe non intonate,
e replicati piu volte i paſſi ſteſſi.
Per queſto un valent' uomo, che ſia co
ſtretto ad eſeguire una cadenza concertata
con qualche ſtromento, ſia da fiato, oppur
da corda, mai oltrepaſſerà i limiti, e non
eccederà la miſura giuſta e conveniente: il
buono, unito alla proporzionata brevità, pro
cura a chi ſe ne ſa prevalere ſtima univerſale.
Reſtando la voce totalmente iſolata dalla
prima ſino all'ultima nota della cadenza, ſi
deve purgarla da ogni minimo difetto: l'in
tonazione che fa la figura principale, deve
ſoſtenerſi nel ſuo giuſto centro, come altresì
unir le ſi deve la graduazione, l'eſpreſſione
M 4 e la
184 DELLE CADENze.
e la forza, mediante la quale biſogna reg
gere la voce con quel brio, che di neceſſità
deve diſtinguere ogni nota fino al ſuo punto
finale, e deve ſopra tutto farſi ſentire l'ul
tima ſillaba della parola, non dovendoſi la
ſciare nè languente, nè morta.
Il ſinora ſpiegato è ſenza dubbio di ſomma
neceſſità per ben concludere una buona ca
denza, reſtando quant'altro occorrer potrà
al ſolo retto giudizio del bravo eſecutore; e
quello, il quale, come ſi diſſe, ſaprà prender
dal motivo, o ſia dal corpo del ritornello
di quell'aria quel tal paſſo, che frammiſchia
to con giudizio più s'accorderà col reſto di
ſua invenzione, ne riporterà lode, e parti
colare applauſo.
La ſtudioſa gioventù può, mediante una
coſtante fatica, facilmente pervenire al poſ.
ſeſſo di un sì vantaggioſo dono, e lo deve ri
guardare come precetto dell'arte ſteſſa.
E' dunque facile, o difficile l'impoſſeſſarſi
di tutte le ſuddette doti ? Certamente deveſi
con ogni franchezza confeſſare, che ſia ſom
mamente difficile; e perciò chiunque vorrà
riuſcirne non dovrà riſparmiare fatica, nè
atten
DELLE CADENZE . 185
attenzione per ben apprendere le iſtruzioni
de bravi maeſtri, e ſeguire gli eſempi de mi
gliori profeſſori. -

Ogni ſcolare adunque, pervenuto che ſarà


al termine di ſoſtenere la ſua voce, non deve
traſcurare, mediante i ſavj dettami del ſuo
maeſtro, d'incominciare ad eſercitarſi a pian
tare la ſua cadenza, la quale, quantunque
ſul bel principio non dev'eſſere che di poche
note, l'eſercizio però continuato gli ſommi
niſtrerà a poco a poco il modo d'impoſſeſſar
ſene, e lo renderà nell'avvenire, col creſcer
delle di lui forze e con l'arte, che anderà
acquiſtando, in iſtato di ſempre più accre
ſcerla, e formarla perfettamente. La cadenza
è neceſſaria in ogni appropriata finale, e
quantunque l'aria, o altro ſia ſcritto dal mae
ſtro con arte, ſapere, e guſto , non facendoſi
da chi canta la cadenza, reſta il tutto im
perfetto e languido.
Il maeſtro deve bensì a ſuo tempo obbli
gare il ſuo ſcolare ad ubbidire; ma dev'eſſere
anche diſcreto nel pretenderne ſolo quel tan
to, che non gli guaſti la voce, nè gl'inde
boliſca il petto, e perciò deve contentarſi
di
I86 DELLE CADENZE -

di quel poco, che baſtar poſſa ad accoſtu


marlo, per unire una cadenza col trillo, che
ſia confacente alla ſua età e forze.
Si uſa in alcune ſcuole metodo differente,
non permettendoſi allo ſcolare d'intrapren
dere a fare una cadenza, ſe prima non ſia
di una certa età, che ſi chiama convenevole,
e ſi crede di non poterlo far prima, affine di
non pregiudicargli il petto. -

Queſto ritardo porta con ſe uno ſvantaggio


grandiſſimo allo ſcolare. E' però maggior
danno ed errore il permettergli di prender più
volte fiato, perchè concluda la cadenza a pez
zi e bocconi. Queſto lo ſogliono chiamare
ripiego dell' arte, ma in realtà è una coſa
oppoſta a tutte le regole, le quali anzi ci det
tano il contrario. Il miglior metodo, ed il
vero ripiego è quello, che io ho quì ſopra pro
poſto: dunque chi ſtudia cominci per tempo
ad accoſtumarſi a fare la cadenza; non ſi pro
ponga che quello, che ſenza ſua pena ed in
comodo gli può riuſcire; ſi fermi ſu queſto
metodo qualche tempo, finchè acquiſterà con
venevole robuſtezza, e ſi avanzi in propor
zione, ed a miſura de ſuoi progreſſi.
Chi
DELLE CADENZE . 187
Chi ſeguirà la propoſta regola, ſicuro ſarà
di non errare; anzi, a mio credere, riuſci
ranne ſicuramente.
In ogni arte l'adattarſi per tempo a fare
quanto da eſſa vien ſuggerito, ne procura una
ben ſollecita, e quaſi certa riuſcita, purchè
ſia il tutto guidato con la ſolita cautela e giu
dizio, che ſarà regolato dal ſavio maeſtro,
a cui deve lo ſcolare ciecamente ubbidire, e
mai allontanarſi dai di lui dettami.
188
A R iſ i C O L O XII.

Dell agilità della voce.


E rifleſſioni fin quì da me eſpoſte ſon tutte
adattabili a quelle voci, nelle quali
ſi ſcorge qualche ſemplice naturale diſpoſi
zione al canto. -

Ve ne ſono però, come ſi diſſe nel X. Ar


ticolo, alcune, dal più al meno, che atte
ſono alla ſola eſpreſſione, ed in conſeguenza
riſtrette al ſolo canto di note e parole. Da
coteſte voci non ſi deve, nè ſi può pretendere,
anche col mezzo dello ſtudio, che poſſino
acquiſtare gli ornamenti del canto, come
a dire il trillo ed il mordente, ed in fine con
cepire gruppetti, nè altro, perchè manca
loro la totale diſpoſizione.
Un avveduto maeſtro in ſimili circoſtanze
non ſolo deve ſecondare la naturale diſpoſi
zione, ma anche attentamente badare, che
la voce in generale ſia perfettamente intona
ta, e con il proporzionato ſtudio regiſtrata.
Se poi a queſte voci vi ſi ſcorgeſſe qualche
grazia naturale, qualunque eſſa ſiaſi, od in
qua
DELL'AGILITA' DELLA voce . 189
i" modo, ſi devono coltivare e per
CZ1OI1a1'6 CC,

La voce dotata dalla natura di agilità è


quella, della quale io deſidero ragionare in
queſto Articolo. Infatti, la ſola agilità di
voce è quel ſingolariſſimo dono di natura,
che, qualor fu da queſta negato, non ſi può
più in maniera alcuna acquiſtarlo. Egli è
vero, che ai noſtri di non mancano, ſenza
fare ingiuria a veruno, certi ſuppoſti per
fetti cantanti, molti de quali credono di
avere l'agilità di voce; ma per l'infelicità,
con cui la eſeguiſcono, chiaramente dimo
ſtrano d'eſſere poveri, o privi di queſto dono.
Mi ſon propoſto di quì ſvelarvi donde av
venir ſoglia queſto diſordine, e come potreb
beſi togliere dalla noſtra profeſſione; ma con
feſſo, che dopo molte mie ſerie rifleſſioni
ſu queſto punto, non ritrovo altro da poter
dirvi, ſe non che, o la falſa opinione de
cantanti, che credono non poter eglino pia
cere, e farſi merito, ſe non cantano d'agi
lità, e perciò, avidi d'applauſo, ſi sforzano
ad eſeguirla in qualche modo; oppure dal
cattivo metodo di que maeſtri, che quantun
que
» º
19o DELL' AGILITA

que non ritrovino nello ſcolare principio al


cuno di diſpoſizione naturale, pure l'obbli
gano a cantare d'agilità, e gliene danno tutti
precetti, i quali poi formano in lui o come
un uſo d'eſeguirla, o anche una ferma, ben
chè falſa credenza, di perfettamente poſſe
derla. Ma e quelli s'ingannano nella loro
opinione, e queſti nel loro metodo. Quegli,
perchè è falſo, come lo dirò in un altro Ar
ticolo, che ſia la ſola agilità di voce quel
pregio, che rende degno di ſtima e di onori
il cantante: queſti, perchè è impoſſibile,
che uno ſcolare, che ha una voce peſante
e cruda, poſſa col ſolo ſtudio formarla per
fettamente agile e paſtoſa.
L'agilità di voce non può eſſer perfetta,
ſe non è naturale; e ſe non è perfetta, in vece
di recare all'uditore piacere e diletto, gli
apporta noia ed affanno,
Chi dunque non l'ha dalla natura, nep
pure deve perdere vanamente il tempo col
tentare d'acquiſtarla, nè deve gettar la fatica
ed il fiato col cercar d'eſeguirla; così pure
il prudente maeſtro, ritrovato lo ſcolare ſenza
diſpoſizione naturale per cantare d'agilità,
111
DELLA VOCE . I9I

in vece di condurlo per queſta ſtrada, deve


additargliene un'altra, giacchè in queſta pro
feſſione le vie ſon molte, vari ſono i generi
ed i caratteri per giungere al deſiderato onore
di eſſere un ottimo ed un egregio artiſta.
Dirò nondimeno, che ſe il maeſtro ſi avve.
de, che il ſuo ſcolare ha mediocre diſpoſi
zione per cantare agile, deve a ſuo tempo
incamminarlo per quel tanto, che ſtender
ſi potrà la ſua abilità, come pure per aumen
targli lo ſtile, che già gli va formando. Si
avverta, che queſto ſtudio non ſi deve intra
prendere, ſe non ſarà riuſcito al maeſtro di
unire i due diviſati regiſtri della voce, come
ſi diſſe nell' Articolo VIII. Traſcurandoſi
queſto eſſenzialiſſimo punto, la voce ne ſof
frirebbe non poco detrimento, perchè in
quella ſituazione della ſeparazione, il paſ
ſaggio riuſcirebbe diſuguale, ed in conſe
uenza difettoſo, sì nella forza e chiarezza
della voce, che nella proporzione ed unione
di eſſa -
Ogni accorto e diligente maeſtro, obbli
gato è di ſapere, che in qualunque voce,
quantunque povera e riſtretta, purchè abbia
diſpo
I 92 DELL' AGILITA'
diſpoſizione di agilità, ſi ſcoprirà un genere
a ſe confacente, che prodotto gli viene dal
la natura.
Tutto il difficile è di ſaperne fare la dovu
ta ſcoperta, per poi porre in pratica tutti
quei mezzi, che neceſſari ſono per iſºilup
pare, dirozzare e ſciogliere una voce non
peranche formata.
Non finirei sì preſto, ſe quì voleſſi eſporre
a parte a parte tutte le diverſe qualità dei
paſſaggi, che ci ſomminiſtra l'arte. Dirò
nondimeno, che fra queſti ve ne ſono dei fa
cili e naturali, dei difficili e degli ſcabroſi.
Dovere è del maeſtro di ſceglier fra queſti
uel genere, che ſi confaccia all'abilità del
i" ſcolare, acciò con l'appropriato e con
ſueto ſtudio poſſa ridurla perfetta. Soggiun
gerò a propoſito di queſto, che ſi oſſervano
alcune voci, atte a ſalire con facilità una
ſcaletta di ſalti di terza (fig. 2o.), e tant'al
tre pigre e ritroſe nel dover diſcendere; così
alcun altre facili ſi dimoſtrano nel doverla
eſeguire col moto retrogrado, e difficili col
moto retto. Succede ben anche, che queſte
ſteſſe voci appaiono pigre, e non atte all'eſe
Cll
DELLA VOCE , 193
cuzione di un paſſaggio formato di tre, o
pur ſei note (fig.21.). Si dia quì il caſo,
che il maeſtro voleſſe a viva forza condurre
queſta voce all'eſecuzione di queſto nuovo ge
nere: ciò ſuccedendo, io ſon di parere, che
qualunque voce ne ſoffrirebbe un notabiliſſi
mo danno, perchè forzata in un genere, non
a ſe naturale; e ſe il maeſtro, forſe ineſperto,
credeſſe di poterla aſſoggettare per mezzo di
uno ſtudio continuo, dirò che inganna in
quel caſo ſe ſteſſo, ed il povero ſcolare, il
quale, dopo una sì irregolare e lunga fatica,
ſi ridurrebbe ſenza fiato, e forſe forſe inabi
litato ſarebbe a proſeguire altro ſtudio.
Neceſſita perciò, che il maeſtro ſia un vero
conoſcitore della natura di ciaſcun ſuo ſco
lare, acciò poſſa con le dovute cautele, con
durre a poco a poco ciaſcuna voce per la via
a ſe connaturale.
Non ſi deve abbandonare, nè traſcurare
quella voce, che pigra ſi dimoſtra nel di
ſcender la diviſata ſcaletta, ed egual atten
zione ſi deve uſare con l'altra, che ritroſa di
moſtraſi nel doverla ſalire. Superati tutti gli
oſtacoli col mezzo d'un appropriato ſtudio
N glor
I 94 DELL' AGILITA'
giornale, il maeſtro deve cambiar ſolfeggio,
o pure miſchiare con i paſſaggi del primo
altri paſſi, che gli ſiano relativi. Con tal
metodico ſtudio, il maeſtro potrà riuſcire di
aſſodare, ſtabilire, e di ſciogliere a paſſo
a paſſo qualunque voce.
Egual regola ſi deve uſare con quello ſco
lare, che inclinato ſi dimoſtra ad eſeguir con
facilità quel paſſaggio di tre, o pur di ſei
note; e ſe il maeſtro ſaprà ſecondare e ſvi
luppare queſta voce, la troverà atta e pie
ghevole in vari generi, col mezzo de quali
il maeſtro potrà ſtabilire a queſta voce uno
ſtile variato, ſciolto e vivace, che ridotto
perfetto, potrà comparire ſorprendente: ne
ceſſario è, che queſta voce acquiſti un per
fetto trillo e mordente, acciò poſſa compli
care, ornare e ravvivare qualunque canto
(dono non picciolo) purchè i ſuddetti orna
menti ſiano con giudizio ricompartiti nel luo
ghi, ove non ſi guaſti la cantilena del canto,
e non ſi tradiſca il ſentimento delle parole.
All'agilità della voce riferir ſi deve la vo
latina. Qualunque ſcolare, quantunque di
mediocre agilità, deve uſare tutta la ſua atten
zione per, acquiſtarla perfetta. Dirò,
DELLA VOCE , 195
Dirò, per ſpiegarmi con la poſſibile chia
rezza, che queſta ſi divide, e ſi eſeguiſce in
due maniere: la prima col moto (1) retto
(fig. 22.), la ſeconda col moto retrogrado
(fig. 23.): ſi deve ſapere, che tanto l'una,
che l'altra, quando non paſſa i limiti dell'
ottava, ſi chiama volatina ſemplice: ſi chia
ma poi raddoppiata l'altra, perchè eſce dal
primo limite (fig. 24.).
Fra i moltiplicati paſſi e paſſaggi, che pro
poſti ci vengon dall'arte, io ſtimo queſto più
di qualunqu altro, perchè ſi uniſce perfetta
mente con la cantilena vivace, e mirabilmen
mente ſi accoppia con l'altra del genere ſo
ſtenuto. Se poi ſi vorrà ricercare ed indagare
in quante maniere diverſe ſi poſſa adattare,
vedremo che può ſervire di ornamento per
una nota coronata, quantunque fatta ſemplice
e liſcia ; ed a chi vorrà ornare di più la ſteſ
ſa nota baſterà di aggiungere il trillo, ſoſte
N 2 IllltO

(1) Ritengaſi, che qualunque nota , che marca la ſettima nel


moto retto, ſi deve eſprimere con voce un poco accreſciuta,
ma queſta ſteſsa nota nel moto retrogrado, dev'eſsere into
nata con naturalezza.
196 DELL' AGILITA'
nuto e fermo ſulla nota, che dà fine all'ot
tava (fig. 25.).
Di piu, quando la volatina (quantunque
ſemplice) ſarà con proporzione collocata,
potrà legare, dar moſſa, e vivacità a quel
paſſaggio, che la ſegue nel genere vivace e ſo
ſtenuto. Straordinariamente ravviva quando
ſi ſa adattare a quella cadenza, che finiſce a ri
gor di tempo, cioè la volatina moltiplicata:
tutto però conſiſte in ſaperla raddoppiare e gra
duare, acciò finiſca proporzionata col tempo.
Si deve ora eſaminare qual regola ſi può
praticare, acciò rieſca perfetta in qualunque
maniera ſi voglia adattare. Senza dubbio
ſi deve credere, che la volatina ha molta coe
renza con la meſſa di voce: ed in fatti, chi
vorrà farla ſecondo le regole, deve produrre
il fiato a grado a grado, per ſpandere la voce
allora quando ſoſtiene la prima nota, che
la prepara, e ſenza violentare la voce, ſi
deve eguagliare e rendere leggiero il fiato
nell'atto, che ſi eſeguiſce la ſcaletta, dandole
quel ſolo aiuto, che ſufficiente ſia per portar
la graduatamente al ſuo fine. Queſta ſi chia
ma volatina preparata con la meſſa di voce.
- - Ab
a
- DELLA VOCE a 197
Abbiamo l'altra, o ſia ſemplice, oppur rad
doppiata, che ſi miſchia con altri paſſaggi
a rigor di tempo, ma ſempre ſi deve badare
alla diſtinzione e graduazione. Deveſi a tut
to ciò aggiungere, che mai non ſi deve inter
rompere, intrapreſa che ſia, ma tutta in un
fiato ſi deve condurre alla ſua nota finale. Si
ſuol dir volgarmente da ognuno, che la vo
latina, per renderla perfetta, dev'eſſere gra
nita, ed eſeguita con la maggior velocità
di voce,5 ed a tale opinione anch'io mi ſot
toſcrivo, purchè l'eſecuzione ſia ſenza difetto.
Quantunque le regole in queſt'arte ſiano
chiare, e ratificate da più eſperti cantanti,
pure taluni, perchè ignari di ſaper ſoſtenere
con la forza del petto la prima nota, tanto
meno ſanno l'arte di graduare dolcemente
il fiato, e quindi avviene, che queſti pren
dono inconſideratamente con violenza la pri
ma nota, e perchè non ſono nello ſtato di
poterla reggere, credono che il miglior par
tito per riuſcirvi ſia di ſtringere le fauci. La
voce in queſta irregolare poſizione, non può
comparire che difettoſa e peſante, perchè
chiuſa nella gola, e quel poco che ne rimane
3 ſi fa
198 DELL' AGILITA'
ſi fa ſentire ſmorzata nel palato, e di vola
tina ſi trasforma in una cattiva ſtriſciatura
di
anzivoce,
noja che allal'aſcolta.
a chi fin fine reca compaſſione,
a -

In concluſione ſi deve dire, che la volatina,


e qualunque canto di agilità, dev'eſſere ſo
ſtenuto dalla robuſtezza del petto, ed accop
piar vi ſi deve la graduazione del fiato, la
leggerezza delle fauci, acciò ſi faccia diſtin
tamente ſentire ciaſcuna nota, quantunque
eſeguita con la maggiore celerità. Qualunque
ſcolare deve ſapere, che queſto ſtudio ha bi
ſogno un dato tempo per perfezionarlo, e
di una iſtancabile fatica per non laſciarlo im
perfetto. Queſto tempo e queſta fatica non
ſarà gettata in vano, ma ſervirà per formare
un canto variato, virtuoſo, ed in conſeguenza
diſtinto e ſublime. -

Ci ſiamo anche aſſicurati, che una voce do


tata di una perfetta intonazione e di medio
cre agilità, poſſa piegarſi, con uno ſtudio
appropriato, di ſalire e diſcendere con la voce
una ſcaletta compoſta di ſemitoni (fig. 26.).
Il maeſtro ſcorgendo capacità ſufficiente nel
ſuo ſcolare, non deve ritardare d'incammi
12.I -
DELLA VOCE e I 99

marcelo, eſercitandolo con un ſolfeggio po


ſato, acciò poſſa diſtintamente intonare cia
ſcun monoſillabo ſeparato. Queſto ſtudio ri
chiede la pazienza del maeſtro, acciò ſi poſſa
formar perfetto in un genere per ſe ſteſſo dif.
ficile, perchè richiede un lungo ed aſſiduo
ſtudio, per ſuperare le difficoltà, che di ne
ceſſità ſi devono incontrare. Queſto paſſag
gio, quantunque eſeguito con moto lento,
non ſi deve abbandonare, facendolo con voce
languida, ma deveſi ſoſtenere l'intonazione
e la voce nel grado a ſe dovuto, acciò ſia ri
marcato ſenſibilmente ciaſcun grado col piano
e forte, per renderlo perfetto dalla prima
ſino all'ultima nota. Allora queſto paſſaggio
eſeguito con tal preciſione, potrà far cono
ſcere, e diſtinguere la condotta di un bravo
maeſtro, e procurerà oltre di ciò un credito
particolare al ſuo ſcolare. -

Dopo d'aver ragionato ſu l'agilità natu


rale, paſſo adeſſo ad eſaminare gli altri ge
neri, che frammiſchiar ſi ſogliono con que
ſta agilità.
Il primo genere fra i più difficili, ſogliam
chiamarlo martellato (fig. 27.). Queſto con
N 4 ſiſte
2OO DELL' AGILITA'
ſiſte nel battere alcune note ſimili. Deve dun
que la voce ripercuotere le medeſime note
più volte, e delle quattro la prima dev'eſ
ſere più acuta delle altre tre marcate nella
medeſima linea.
Queſto genere d'agilità è difficiliſſimo ad
eſeguirſi a perfezione, poichè, per ben riu
ſcirvi, fa d'uopo avere una voce agiliſſima,
una diſpoſizione, un genio particolare per
applicarviſi, ed uno ſtudio indefeſſo per ſu
perarne le difficoltà. Sopra ogni coſa, pri
ma d'intraprendere queſto ſtudio, egli è ne
ceſſario d'avere l'arte di perfettamente reg
gere il fiato, di poterlo diſtaccare, e ripi
gliare ſenza fatica; biſogna poſſedere una pur
gatiſſima intonazione, acciò ogni nota mar
tellata ſia diſtintamente intonata. Queſte note
devono eſſere diſtinte leggermente, e rinfor
zate ſolo in quel luogo, che la ſteſſa cantilena
il richiede, poichè ſe eccedono nella cari
catura, rendono la cantilena ſomigliante al
canto d'una chioccia, che ſtrepita ed aſſorda,
lieta di aver fatto un uovo. Queſto genere
d'agilità ſi può dire in oggi fuor d'uſo ap
punto per la ſua difficile eſecuzione. Gli
- - t1m1
ul
DELLA VOCE , 2O I

timi profeſſori, che con tanta facilità e mae


ſtria ſi ſervirono dell'agilità martellata, fu
rono Fauſtina Haſſe, Agoſtino Fontana ſco
lare di Antonio Paſi, e la Viſcontinu di Mi
lano. Dopo di queſti tre non ſi è ancora ſen
tita altra voce, che abbia perfettamente eſe
guito queſto genere d'agilità, e temo, che
la noſtra profeſſione non ne acquiſterà nem
meno più, ſe i novelli ſcolari, dopo aver
riportati dalla natura i ſopr annoverati ne
ceſſari doni, non ſi daranno anche la fatica
di fare a tal fine un ben lungo e diligente
ſtudio. - -

L'altro genere ſi chiama arpeggiato (fig.28.)


(arpeggiato, perchè una tal combinazione
di ſuoni di un accordo eſeguito l'un dopo
l'altro, vien praticato frequentemente ſull'
Arpa, e da ciò ne deriva il nome di Arpeggio).
Non deve il maeſtro pretendere dal ſuo
ſcolare, quantunque ſcorgeſſe in lui facile eſe
cuzione in qualunqu altra agilità, d'incam
minarlo ſu di queſto difficiliſſimo genere, il
quale ricerca una diſpoſizione naturale, una
voce perfettamente intonata, e purgata da
ogni minimo difetto, ſenza le quali preroga
f1V e
- 5 5
2O 2 DELL' AGILITA

tive non ſe ne deve intraprendere l'impegno.


La diſpoſizione naturale conſiſte di poſſedere
una ſtraordinaria leggerezza di fauci, acciò
il paſſaggio ſia eſeguito con la velocità del
moto dovuto.
Incontrandoſi dunque una voce con queſto
dono, deve il maeſtro eſercitarla giornal
mente con un ſolfeggio, nel quale devono eſ
ſere ricompartite alcune battute di queſti paſ
ſaggi, piantati nelle corde di petto e di teſta,
acciò con il continuo eſercizio ſi giunga a for
mare un perfetto e leggiero impaſto di voce.
Nel principio di queſto ſtudio il maeſtro dev'
eſſere non ſolo avveduto nella ſcelta , ma
ben anche diſcreto con lo ſcolare, poichè
contento ſolo dev'eſſere, che ciaſcuna nota
ſia intonata, e che il corſo del tempo ſia d'un
moto moderato, acciò lo ſcolare poſſa inſen
ſibilmente continuare queſto ſtudio ſenza ſua
pena. Facile ſarà al maeſtro di conoſcere,
quando eſſo ſarà in iſtato di accoſtarſi alla ve
locità ricercata, e perciò conviene di avan
zare a paſſo a paſſo, per non ſtancargli il pet
to. Non ſi deve credere, che queſta cantilena
eſiga diſtacco di voce, anzi, ſecondo me,
la
º
DELLA VOCE , 2o3
la credo perfetta qualora la voce marcherà
con diſcreta proporzione la prima nota, e
legherà l'altre tre che la ſieguono; allora il
paſſaggio ſarà perfettamente eſeguito, ſecon
do l'andamento della ſua cantilena, e ſi farà
diſtinguere il piano e forte, tanto neceſſario
per l'impaſto di queſto paſſaggio. Neceſſario
è di non ſpezzare la cantilena col prender fia
to, perchè la ſua perfezione ſi deve procurare
dall'unione del fiato ſteſſo, e non facendoſi
così, reſterebbe pregiudicata, ſe veniſſe in
ter l'Otta - -

S'attenda dunque con la dovuta gradua


zione ad accoſtumare il petto e le fauci a que
ſta ſtraordinaria fatica, acciò lo ſcolare im
poſſeſſato di tutti queſti doni, poſſa compa
rire al pubblico con un genere sì particolare,
per ritrarne l'ammirazione e la ſtima univer
ſale. -

Il ſeguente genere ſi chiama cantar di sbalzo


(fig. 29.). Sia queſto formato con note di
maggiore, oppur di minor valore, è ſempre
un cantar d'agilità nel genere il più difficile
e penoſo per ben impoſſeſſarſene. Il maeſtro
deve dunque eſaminare prima, ſe in ciò poſſa v

- J'Ill
2C4 DELL' AGILITA'
riuſcire il ſuo ſcolare, mentre non conoſcen
dolo abile, non deve nè forzarlo, nè obbli
garlo, ma deve accontentarſi di eſercitarlo
in altro metodo naturale, che forſe gli ſarà
piu riuſcibile, ſenza fargli perdere il tempo
inutilmente. Nel già propoſto genere di can
tare, per eſſer idoneo, ſi ricerca una voce ro
buſta, ſonora, agile, e ricca di profondi gravi
ed acuti, quantunque ſia voce di Soprano,
e non ritrovandoſi unite tutte queſte preroga
tive, non ſi deve tentare di apprenderlo.
Il cantar di sbalzo richiede uno ſtudio par
ticolare, e totalmente ſeparato da tutti gli al
tri. L'intonazione, per eſempio, quantunque
ridotta perfetta in ogni altro metodo, in que
ſto dev'eſſere ſtudiata di nuovo per accoſtu
mar la voce a sbalzare da quel grave a quell'
acuto, dall' acuto al grave , intonandolo
a perfezione. Si crederà da taluni eſſer ciò
facile, ma in realtà non lo è, perchè, oltre
lo sbalzare con perfetta intonazione, è neceſ
ſario di dare una bilanciata miſura alla voce
nello sbalzare così ſalendo, come diſcenden
do. E' naturale, che in ſe ſteſſa la corda grave
dev'eſſer vibrata, oppur ſoſtenuta con forza,
ſe
- DELLA VO CE , 2o 5
ſecondo il biſogno, eppure anche l'acuto,
comunque ſi adoperi, convien ſempre trat
tarlo con dolcezza, purchè fra l'uno e l'altro
reſti ſempre conſervata una proporzionata
corriſpondenza.
E' altresì neceſſario, che l'eſecuzione per
fetta vada unita col portamento di voce, giac
chè ſe queſto non lega la prima con la ſeconda
nota, ſi ſentirà quel diſtacco, che ſolamente
conviene a chi canta il Baſſo, oppure a quel
Buffo, che co ſuoi sbalzi e colle ſue carica
ture ottiene le riſa e l'applauſo. Il diſtaccare
ualche nota ſarà anche permeſſo a chi canta
il ſerio, ſe lo farà a propoſito; come per rav
vivare la fine di un paſſaggio, oppure, ſe
vorrà dar riſalto in quel proporzionato luo
go, che crederà convenevole. -

Anche in queſto genere di cantare, come


l'ho inculcato in tutti gli altri, la coſa più
neceſſaria, per ben riuſcire, è l'arte di ſaper
conſervare, e maneggiare il fiato. Per arri
vare al poſſeſſo del ſaper cantare di sbalzo,
lo ſtudio piu ſicuro ſi è di principiare a sbal
zare con la voce, con note di valore, e queſte
bene intonate, fermando la voce, e paſſando
ll Il
2o6 DELL' AGILITA'
un numero di note, ſenza pigliar fiato, colla
cautela ſempre di non sforzarſi, per non pre
giudicare il petto. Queſto metodo faciliterà
allo ſcolare l'eſecuzione, paſſando all'altro
ſtudio con note di minor valore. L'intona
zione ſtabilita col ſuddetto ſtudio, e l'arte
di ſaper conſervare il fiato, faciliteranno a lui
queſto altro genere più ſtretto, e in conſe
guenza aſſai più difficile.
Il ſolfeggio non deve però eſſere ſolamente
teſſuto coi ſalti regolari, ma vi devono eſſere
frammiſchiati ancora gl' irregolari, acciò
lo ſcolare non trovi nell'avvenire veruna coſa,
che lo imbarazzi. Si deve finalmente eſami
nare qual regola poſſa praticare lo ſcolare
sbalzando dal grave all'acuto, acciò ne ri
cavi un ſicuro profitto. Se il maeſtro vorrà
ſeguire quel metodo, che profittevole è ſtato
riconoſciuto nelle buone ſcuole, dovrà egli
dire allo ſcolare, che la prima nota eſſendo
ſituata nel grave, e la ſeconda nell'acuto,
deve prendere queſt'ultima con l'appoggia
tura di ſotto vibrata, e ſe le note diſcendono
dall'acuto al grave, ſi deve dall'acuto paſ
ſare al grave, legando la voce con perfetta
graduazione. Ma
DELLA VOCE - 2o7
Ma dato il caſo, che non ſi ammetteſſe
l'appoggiatura ſuddetta alla ſeconda nota,
che conduce all'acuto, quale effetto ne riſul
terebbe? Secondo il mio debole intendimento
non potrebbe che riuſcire cattiva, poichè ſe
queſto genere di cantare vien chiamato di
bravura, pigliando la ſeconda nota ſenza l'ap
poggiatura vibrata, perde lo sbalzo immedia
tamente quel ſuo connatural valore, ch'è tam
to neceſſario per queſto genere di cantare.
Infatti, facendoſene la prova, ognuno cono
ſcerà, ch'è più che vero quel che finora ho
detto: certamente anche in un'aria cantabile
ſi è coſtumato, e tuttora ſi coſtuma, di fermar
in qualche luogo proporzionato la voce in
una nota grave, e paſſare ad un acuto, e di
pigliar poi queſto acuto con l'appoggiatura;
ma è altresì certo, che riuſcirà meno ſenſi
bile, perchè il moto del ſalto viene ad eſſere
più lento. Si oſſerva oltre di ciò, che nello
ſteſſo genere cantabile, dovendoſi prendere
la nota grave, e paſſare alla ſeconda, o ſia
ſettima , oppure ottava della prima , non
ſervendoſi dell' appoggiatura, ma preſa la
nota, che forma la ſettima, oppur l'ottava
- COIl
2o8 DELL' AGILITA'
con la voce legata, ſenza pigliar fiato, ſe ne
ricava un ottimo effetto (fig. 3o.). Queſto
metodo però non ſi deve chiamar di valore,
ma bensì cantar legato e portato, il quale
nel ſuo genere è piu che ottimo, quando l'eſe
cuzione ſarà perfetta. -

Non voglio mancar di avvertire un difetto


da me oſſervato in vari cantanti, che ſogliono
nelle note gravi e baſſe ſtringere e unire le
labbra, e nelle note acute allargare a tutto
potere la bocca, dal che ne viene, che tanto
le note gravi, quanto le acute rieſcono di due
caratteri, ognuno de quali è cattivo nel ſuo
eſſere . Procurar deve il cantante di evitare
queſto tal vizio, che produce un cattivo ef
fetto agli aſcoltanti.
Grande attenzione deveſi praticare nel tem
po di queſto ſtudio, giacchè per non ſnervare
la forza del petto dello ſcolare, non ſi deve
caricarlo di una fatica eſorbitante, nè tam
poco pretendere (quantunque il ſolfeggio for
mato ſia di un tempo vivace) di obbligarlo
ad eſeguirlo in quel medeſimo moto, che lo
richiede l'iſteſſa cantilena.
L'utile più ſicuro ſi ricava facendolo voca
liz
DELLA VOCE - 2o9
lizzare con diſtinzione e poſatezza, acciò
ogni nota ſia bene intonata, e purgata da
ogni minimo difetto. Queſto regolato ſtudio
deve impreteribilmente eſeguirſi a tenore dell'
età e delle forze di ogni ſcolare, al quale,
acquiſtata che avrà maggior robuſtezza, deve
il maeſtro ſtringere inſenſibilmente il tempo,
il che regolato a miſura, produce di poi l'ef
fetto, che in progreſſo egli ſcioglierà la voce
a quel giuſto grado, che la conduce alla vera
velocità del moto, come dalla eſperienza ne
ſiamo accertati.
Per rendere più avveduto ed illuminato
qualunque maeſtro, gli dirò, che la benigna
natura con liberalità concede ad alcuni un'
eſecuzione nell' agilità sì felice, che ſenza
punto di ſtudio, tutto quello, che intrapren
dono, rieſce loro faciliſſimo. Queſto ſtraor
dinario dono, ſe ſarà ſecondato dalle regole
dell' arte, e da una purgata modulazi ne,
non ſolo ſi dovrà lodare, ma eziandio ſi dovrà
ammirare. Suole accadere per lo piu a qu ſti
tali, che invaghiti di queſta loro natur le
proſperità, poco badando ad ogn'altro, c e
fa d'uopo, per unire un perfetto e variato ſt e
di
2 IQ DELL' AGILITA'
di cantare ſenza rifleſſione , coſtantemente
conſervano queſta ſola maniera di cantare,
e non penſando, che nell'avanzar poi nell'
età ſarà loro di gran detrimento, poichè per
dendo il petto il ſuo primo vigore, non ſolo
ſi trovano inabilitati a proſeguir ciò, ma ben
anche incapaci ad abbracciare altro ſiſtema.
Il maeſtro dunque deve per tempo penſare
a tutto ciò, ed incontrando un'abilità ſimile,
non deve traſcurare ſul bel principio, che lo
ſcolare faccia quel conſueto e regolato ſtudio,
che praticato viene per ogni voce, acciò per
mezzo del medeſimo poſſa appigliarſi ad altro
metodo, nel caſo che ſi andaſſe a perdere il vi
gore dell' agilità,
Tanti altri credono di ben eſeguire l'agi
lità, purchè di quattro note ne facciano ſen
tire la prima e l'ultima, con tacere le altre.
Queſta invero non ſi chiama agilità, ma piut
toſto una irregolare cantilena , totalmente
contraria alle leggi dell'arte.
Parecchi luſinganſi di farſi ſtimare battendo
tutte le note con forza ſmiſurata, e diſugua
glianza di voce; e perciò accade, ch'eſegui
ſcano i paſſaggi tutti d'un pezzo, ſenza di
ſtin
DELLA VOCE 2I I

ſtinzione, ed in conſeguenza privi di quella


grazia, che ſuol ricavarſi dal ritirare, e dar
la voce graduatamente, acciò ne riſulti un'
eſecuzione piacevole e perfetta : e ſiccome
con queſta caricatura vengono ad aſſomigliare
al rozzo e diſguſtoſo canto del gallinaccio;
perciò ſi ſuole volgarmente da profeſſori dire,
che ſgallinacciano, altri finalmente, oltre
ai mentovati difetti, ſi ſervono del moto del
la lingua, ſupponendo ch' eſſa loro ne age
voli l'eſecuzione.
Un tal ritrovato è totalmente proibito dall'
arte, perchè il continuo moto della lingua
non laſcia fiſſare la vocale aſſegnata, ma por
ta bensì un miſcuglio di altre vocali, che di
neceſſità rendono imperfetto il paſſaggio, e
ridicolo il cantante.
Ogni ſcolare deve dunque ſapere, per non er
rare,che la bellezza di ogni genere di paſſaggio,
per ben eſeguirlo, conſiſte nell'intonare perfet
tamente ciaſcuna nota, che lo compone; che
di neceſſità vi ſi deve unire la perfetta poſi
zione della bocca, e che la lingua reſti ferma
nell'atto dell'eſecuzione del paſſaggio. Ed è
tanto vero quel ch'io dico, che i buoni pro
O 2 feſ
2I 2 DELL' AGILITA'
ſeſſori uſano gran fatica nel piegare, o ſia in
canalare la lingua nel mezzo, acciò la voce
non trovi nell' eſcire impedimento alcuno.
A tutto ciò ſi deve accoppiare il leggier moto
delle fauci; e la cura di accoſtumare il petto
a regger la voce, acciò il paſſaggio ſia ſoſte
nuto con vigore, dal ſuo principio ſino al fine.
Per mezzo dello ſtudio, la voce ſi porrà
nello ſtato di reggere qualunque paſſaggio
nel genere ſoſtenuto; ſi ridurrà agile per l'eſe
cuzione in un moto vivace, ed in conſeguenza
gli riuſcirà facile di granire, e vibrare qua
lunque nota, ſe la cantilena lo richiederà, e
così eguagliando la voce, potrà portarla al
più veloce moto, e ſi renderà poſſeſſore dell'
altro dono di colorire ogni paſſaggio col pia
no e forte, tanto neceſſario per dargli la ſua
dovuta graduazione ed eſpreſſione.
Si deve badare ancora di acquiſtare per
mezzo d'uno ſtudio, di cui già ne trattai negli
antecedenti Articoli, l'arte di conſervare e ri
pigliare con facilità il fiato, poichè, ſenza
un tale acquiſto, non ſi potrà mai eſeguir
bene canto alcuno d'agilità.
Chi vorrà, in concluſione, con ſicurezza
- e ſolle
DELLA voce. 213
e ſollecitudine acquiſtarla predetta agilità,
deve aſſiduamente con attenzione eſercitarſi
nel vocalizzare. Si ricordi lo ſcolare di per
fettamente piantare, come ſi diſſe, le vocali,
acciò non reſti pregiudicata la bellezza di ogni
paſſaggio; e ſe la vocale E non ſarà piantata
nel ſuo vero punto, corre riſchio di riuſcir
ridicola al pari dell'I e dell'U. Io la chiamo
ridicola, perchè ordinariamente, ſe il pro
feſſore non è ſufficientemente eſperto, non
rieſce bene nel paſſaggio piantato ſopra le vo
cali I, O , U, che con altro nome la noſtra
profeſſione le chiama proibite, per altro, io
devo avvertire lo ſcolare ad aſſuefarſi a voca
lizzare anche queſte, poichè qualche volta
la neceſſità richiede di dover piantare il paſs
ſaggio anche ſopra di queſte, e ſpecialmente
ſopra l'O; e perchè queſti caſi ſono rari, così
lo ſcolare farà bene ad eſercitarſi ſopra le vo
cali A ed E.
Il valente maeſtro, come più volte ſi è det
to, deve iſtradare ogni ſcolare per la retta
via, acciò ſi perfezioni ſu queſto difficiliſſimo
genere; e chi poſſederà un perfetto trillo,
non dev'eſſere avaro in frammiſchiarlo a pro
O 3 poſito
214 DELL' AGILITA'
poſito in qualche nota per dargliene maggior
riſalto e bravura; così anche prevaler ſi deve
in un ſito convenevole del mordente, che
giova infinitamente per vibrare e ravvivare;
come pure in un tempo di Siciliana conviene
frammiſchiarvi lo Scivolo e lo Straſcino, pur
chè ſiano annicchiati ne ſiti convenevoli, e
fatti con le dovute proporzioni. Si deve però
ſempre ſoſtenere la voce al ſuo grado dovuto,
perchè abbandonandola, ſe le toglie il mag
gior pregio; e però ſi deve attentamente ba
dare alla proporzione dovuta, la quale deve
regolare gli acuti con dolcezza e facilità, ſpo
gliandoli totalmente di quella porzione di
crudezza, che offende l'udito. Un tal modo
di eſeguire deve ſenza dubbio condurre ogni
ſcolare a quella vera perfezione, che può deſi
derarſi.
Fin quì abbiamo ragionato ſopra tutte le
regole dell'arte; ne ſeguenti Articoli ragio
neremo degli ſtudi, che deve aver fatti un
giovane innanzi di preſentarſi al Pubblico
con l'arte ſua del canto.
A chiudere queſto Articolo, mi vien ta
lento di moſtrare ai giovani ſtudioſi un tratto
di
DELLA VOCE e 21 5
di ſincero amore; e dar loro quell'avverti
mento, che diede a me un valoroſo ed amo
roſo mio maeſtro, come caparra e memoria
dell'affetto, con cui mi aveva inſegnato; e
per cui l'avrò, finch'io viva, ſempre ſcolpi
to nel cuore.
Procurate giovani, di non eſſere mai ti
midi, mai fiacchi, mai pauroſi qualor do
vrete cantare in pubblico. Vi è biſogno di
ſpirito, coraggio, animoſità, poichè altri
menti tutto riuſcirà male, languido, e di
ſprezzabile. So, che la timidezza è aſſai
connaturale ai principianti; perciò ſarà cura
d'un deſtro maeſtro, allorchè trovaſi con uno
ſcolare capace di cantar ſolo, che lo produca
a poco a poco in pubblico; prima avanti a
perſone confidenti ed amiche, e poi gradua
tamente in adunanze più numeroſe e di ri
ſpetto. Notate bene però, che ho detto ſpi
rito, ſpirito, ma non ho preteſo di dire
sfrontatezza e temerità.
La modeſtia in un cantore bravo, unita a
tutte le doti e di natura, e di ſtudio, ferma
l'ammirazione del Pubblico, e riſcuote l'ap
plauſo ſodo e durevole.
O 4 . Non
2I6 DELL' AGILITA'
Non vi dimenticate mai cantando di eſſer
preſenti a voi ſteſſi; non divagati, non di
ſtratti, mai di mala voglia; e poichè l'uomo
non è ſempre della ſteſſa diſpoſizione, e vo
lontà; ma or lieto e vivace, or malinconico
e triſto; conviene in tal caſo, che il giovane
vinca la naturale diſpoſizione, in cui ritro
vaſi, dovendo cantare al Pubblico in quel
giorno, e far forza a ſe ſteſſo con farſi ilare
e giulivo per virtù, ſe non l'è in quel tempo
per natura: come la ſvogliatezza, la noia è
quella che partoriſce e produce un canto lan
guido e diſguſtoſo, che fa dire agli uditori:
quando finiſce queſt'aria, così la giovialità, lo
ſpirito, e la vivacità producono il canto ſoa
ve e giocondo all'orecchio degli uditori,
per modo che ne reſtan contenti e chi canta,
e chi aſcolta cantare; ed allora ſi ſente ſpeſſo
il da capo, da capo. .

Ma la maggior produzione però di queſta


letizia e vivacità in un cantore ſi è il render
gli più facile l'eſecuzione, giacchè in queſto
caſo il profeſſore avendo in ſe raccolti tutti i
ſuoi penſieri, ed avendo allegra volontà di
cantare, vi s'impegna così, che con la men
- tC
loELLA VOCE . 217

te va ſempre prevedendo il canto che ſegue,


e queſta è quella famoſa previſione, che lo
prepara alla eſecuzione, e che la rende più
facile a lui ſteſſo, e piu bella, grata, e gio
conda all'uditore. -

A R
218 -

A R : i C O HA O .

Delle cognizioni, che deve avere chi vuol


recitar bene in Teatro.

No" è, ſiccome ho detto innanzi, la ſola


ºS bellezza ed agilità di voce, che diſtin
guono con ſingolarità un artiſta, ma anche
un eccellente modo di recitare deve produr
gli un buon ſucceſſo, ed inſieme gradimento,
e lucro maggiore.
Recita bene un attore allorquando, inve
ſtendoſi forte del carattere di quel perſonag
gio che rappreſenta, lo ſpiega al naturale
e con l'azione, e con la voce, e cogli affetti
propri, e con tanta chiarezza lo ravviva, che
l'uditore dice, per ragion d'eſempio, queſto
è Ceſare: queſto è Aleſſandro.
Ora un attore non potrà mai con natura
lezza eſprimere queſti affetti, nè con chiarez
za farne conoſcere agli ſpettatori gli effetti,
s'egli non comprende la forza delle parole;
ſe non ſa il vero carattere della perſona che
rappreſenta; e ſe non parla una buona To
ſcana favella, e ſopra tutto una pronunzia
eſat
DELLE coGNIZIONI RICHIESTE, ec. 2 I9
eſatta, chiara, e perfetta delle parole, non
però caricata.
Mi è ſtato riferito la diligenza e lo ſtudio
grande, che faceva il celebre Piſtocchi nell'
inſegnare a ſuoi ſcolari, acciò la pronunzia
foſſe perfetta, del che ne veniva, che eſſi fa
cevano intendere tutte le parole agli uditori,
col far diſtinguere, quando occorreva di pro
ferirle, certe lettere raddoppiate, come due
tt, due r, due ss, ec. -

Per acquiſtare queſte diverſe cognizioni,


tre differenti ſtudi convengono ad un attore;
cioè Grammatica, Iſtoria, e lingua Italiana.
La virtù e la forza d'una parola non rile
vaſi ſempre dalla di lei ſola natura, ma bene
ſpeſſo la maniera, con cui viene proferita le
toglie, ovvero le aggiugne forza. Queſta
maniera di proferire apprendeſi dallo ſtudio
Grammaticale. Di fatti, come ſi ſcrive, così
appunto deveſi anche parlare; e ſiccome chi
legge, non potrebbe intendere, o almeno fa
cilmente s'ingannerebbe nel ricavare il vero
ſenſo d'una ſcrittura ſenza virgole, e ſenza
punti: così anche chi aſcolta uno a diſcor
rere, e non lo ſente mai fare interrompi
- - II 16 Il
22o DELLE coGNIZIONI RICHIESTE
menti, nè cangiar tuono di voce, non lo po
trà mai capir bene.
Dalla Grammatica s'impara queſto regola
to modo di ſcrivere, di leggere, e di parlare.
Attenti pure al diſcorſo d'un buon Orato
re, e ſentirete quante poſe, quante varietà
di voci, quante diverſe forze adopra per
eſprimere i ſuoi ſenſi; ora innalza la voce,
or l'abbaſſa, or l'affretta, or l'incrudiſce, ed
or la fa dolce, ſecondo le diverſe paſſioni,
che intende muovere nell'uditore. Perchè
poi le regole grammaticali non ſono, che
teoretiche, così biſogna apprendere la pra
tica dalla lettura de Toſcani libri, e dall'
aſcoltare Italiani Oratori.
Utile ſarebbe leggere, quand'uno ritrovaſi
ſolo nella ſua camera qualche buon libro,
ſpecialmente di Poeſia, ad alta voce, e que
ſto è l'eſercizio più utile, ed è modo facile
per arrivare a diſcorrere con i dovuti inter
rompimenti, e cangiamenti di voce: in con
ſeguenza anche a recitar bene in pubblico.
Allo ſtudio grammaticale ſegue quello del
la ſtoria Sacra, Profana, e Favoloſa.
Troverete de profeſſori, che veramente
IlOI1
PER RECITAR BENE IN TEATRo. 221
non paſſano tutto il giorno in ozio, nè ſono
digiuni di qualunque lettura . Leggeranno
l'origine delle nazioni, i cangiamenti, le
rivoluzioni degl'Imperi, le guerre, le tregue,
le paci ſeguite, e coſe ſimili: il ſaper anche
queſto gli può bensì ſervir di piacere ed or
namento, ma non può dirſi che gli ſiano co
gnizioni neceſſarie, come attore. Un virtuoſo
di Muſica dev'eſſere viaggiatore; ma è ſuffi
cientiſſimo, che d'una nazione ne ſappia le
virtù e le paſſioni predominanti; che ne ſap
pia la più comune maniera di converſare,
l'uſanza dei veſtiti, e coſe tali in ſomma, che
ſoglion caratterizzare e diſtinguere una na
zione dall'altra, fra le quali peravventura
deve trovarſi. La Storia è neceſſaria indiſ
penſabilmente ad un attore, e Sacra, e Pro
fana, e Favoloſa. -

Come volete mai, che un attore rappre


ſenti, per cagion d'eſempio, Giulio Ceſare in
ſcena, quando fu in Senato da congiurati tra
dito ed aſſalito.... non ſarebbe coſa ridicola
ſe non ſapeſſe veſtirſi della fortezza d'animo
d'un tanto Eroe; ed in vece di farlo compa
rire con fronte ſicura e con intrepidezza d'ani
mo,
222 DELLE coGNIzIoNI RICHIESTE
mo, quando ſoſtiene un aſſalto improvviſo,
il faceſſe vedere al contrario con atti di ti
more, di fuga e di viltà ?
Non ſarebbe coſa ridicola, che in un Dram
ma favoloſo compariſſe in iſcena da una par
te Mercurio, dall'altra Nettuno, e la parte
di quello l'attore trattaſſe con atti, modi,
e maniere da vecchio, e la parte di queſto al
contrario con atti di agilità, di vivezza e di
ſpirito?
Non ſarebbe coſa ridicola, che in un Dram
ma ſacro rappreſentante il famoſo ſacrificio
di Abramo, l'attore figuraſſe tremante il bran
do in quell'ubbidientiſſimo Patriarca, e nella
religioſa raſſegnazione d'Iſacco figuraſſe reſi
ſtenza e pianto ? Eppure tutto queſto potreb
be accadere, ſe quell'attore non aveſſe almeno
i primi fogli guſtato della Storia.
Reſta a dire alcuna coſa delle due lingue
Latina ed Italiana. Della prima non parlo,
sì perchè ogni profeſſore vede quanto è neceſ
ſaria nel canto delle Chieſe, per ſapere almen
diſtinguere le lunghe e le brevi; e sì perchè
lo ſcopo di queſti miei Articoli è tutto diretto
al canto teatrale.
Par
PER RECITAR BENE IN TEATRo. 223
Parlando adunque della Italiana, che que
ſta fra le tante altre ſia la più armonioſa, la
più dolce, la più ſoave per adattarvi una
buona Muſica, ogni nazione è coſtretta a con
feſſarlo, voglia o non voglia. Leggete la let
tera di Monſieur Rouſſeau, ſcritta ſur la Mu
ſique Françoiſe, e vedrete ſe io dica il vero;
eppure è Autore franceſe. Intende però egli
per lingua Italiana la lingua più purgata e per
fetta, e, come ſuol dirſi, la lingua Fiorentina
in bocca Saneſe con grazia Piſtoieſe.
Tutte le altre, quantunque lingue Italiane,
ſono difettoſe per il Teatro, e loro manca
quella melodia e dolcezza, che, in grazia del
buon accento, ha in ſe la lingua purgata:
anzi ſono tanto più incompatibili colla buo
na Muſica, quanto le loro vocali tronche
ſono più lontane dall'avere un ſuono compi
to, netto e deciſo, eſſendo elleno una ſpecie
di dittonghi, o ſia concorſo di due ſuoni di
verſi, ch'è appunto la gran ragione, per cui
sì poco propria per la Muſica è la lingua
Franceſe. -

Perchè però non tutti quei , che ſcelgono


la profeſſione del canto, poſſono eſſer Toſcani,
C IlO Il
224 DELLE coGNIZIONI RICHIESTE

e non è libera queſta ſcelta egualmente a tutte


le nazioni e provincie, che compongon la bel
la Italia, e Bologneſi, e Modoneſi, e Milaneſi,
e Veneti, ed egregi Napoletani, apprendono
dai loro maeſtri la vera lingua, e l'appren
dono ben aſſai meglio talvolta degli ſteſſi Fio
rentini, i quali difficilmente ſi ſpogliano del
patrio cattivo vezzo di gola, detto comune
mente gorgia.
Mezzo più facile ed efficace ſarà, ſe un
giovane, già dedicato a queſta profeſſione,
vada a ſoggiornare per qualche anno in To
ſcana, come han fatto tanti, ed ho fatto
anch'io: la gioventù, facilmente converſan
do, inghiottiſce la favella inſenſibilmente,
come un bambino il latte, ſenza ſcuola, ſenza
ſtudio e ſenz'arte, ed è in queſto caſo maeſtra
perfetta la natura ſteſſa e l'età, ma perchè
non tutti per vari riguardi poſſono uſar queſto
mezzo, ſuggeriſco queſt'altro, cioè la lettura
dei libri, e la converſazione degli uomini
di purgata favella e di buona lingua.
Ed eccovi ſuccintamente additati i tre mez
zi validiſſimi per correggere una cattiva pro
nunzia, ed un cattivo accento. Quanto una
per
PER RECITAR BENE IN TEATRo. 225
perfetta pronunzia, un perfetto accento, ed
un perfetto vibrar di parola, ſia per un can
tante neceſſario, ce lo dimoſtrarono coi loro
eſempi tutti quei valenti profeſſori ricordati
da me nel ſecondo Articolo. -

Queſti, ancorchè foſſero in gran parte Na


poletani, Bologneſi, Lombardi, e che ſo io,
non ſi accorſe mai alcun Teatro di qual na
zione, o patria ſi foſſero, per tutto creduti
per veri Toſcani. -

Conobbe queſto pregio in un attore anche


il divino Demoſtene, e conobbe quanto era
pregiudicevole la difettoſa pronunzia a chi
dee perorare e declamare al Pubblico, perciò
egli, quantunque acclamato foſſe per il pri
mo Oratore della Grecia, e conoſceſſe in realtà
anch'egli d'eſſerlo, temè il grand'uomo, che
il difetto della ſua lingua poteſſe agevolmente
fargli perdere e nome, e fama, e l'univerſale
ſtima della ſua e dell'altrui nazione; perciò
con infinito incomodo declamava ad alta
voce ne ſolitari luoghi, tenendo in bocca
piccole pietruzze per diſciogliere il natio le.
gamento della ſua lingua, laſciando così an
che a noi utile eſempio per toglierci i difetti
P del
226 DELLE coGNIZIONI RICHIESTE, ec.
della noſtra a qualunque coſto.
Spero, che gli addotti eſempi abbiano per
ſuaſo i miei giovani amatori della Muſica
vocale a non riſparmiar travaglio, nè fatica,
per renderſi abili in queſta parte, che io va
luto aſſai, parendomi eſſer quella, che rende
perfetta, grazioſa ed amabile qualunque can
tilena, -

AR
- 227
A R i I C O La C) X i y”.

Del Recitativo, e dell'Azione.

Coi ed aſſoluti con profitto gli ſtudi


- delle lingue, Latina e Italiana, e della
Storia, ſtudi neceſſari per ben recitare, ſic
come ho detto, potrà lo ſcolare con corag
gio imprendere lo ſtudio dell' arte Comica.
Queſt'egregia arte, non ſo per qual deſtino
mai, pochi buoni allievi conta a giorni no
ſtri, caduta da quell'alto grado di ſplendore
e di eccellenza, in cui era quarant'anni ad
dietro. -

Una gran parte del noſtri attori crede di


ſufficientemente ſupplire al ſuo dovere in Tea
tro, qualor canta perfettamente le ſole arie,
benchè niente vera ſia la cantilena del recita
tivo, accompagnato con convenevole azione.
Un'altra parte conoſce bensì la neceſſità
di ben recitare, e della buona azione, ma
con colorati preteſti ſi ſcuſa, ed incolpa i mo
derni Scrittori, e dice, ch'è ie a de
clamare i recitativi, che ſi ſcrivono in queſti
tempi, perchè interrompono e ſconvolgone
2, il
228 DEL RECITATIvo
il vero ſenſo delle parole per le continue
moſſe, e per le repentine circolazioni del
Baſſo ec. - -

Quindi ſoſpirano, ed invidiano con affet


tazione la felice ſorte di quegli attori, ch'eb
bero a recitare le opere ſcritte da un Aleſſan
dro Scarlatti, Bononcino, Gaſparini, Franceſco
Mancini, Domenico Sarro, Federico Hendel,
Franceſco Durante, e da altri tali famoſi
uomini.
Ma a convincere di affettato errore i noſtri
attori, e fargli conoſcere, che la colpa della
cattiva recita il più delle volte è di loro,
baſta rammentargli le opere ſcritte dal Por
pora, Leonardo Vinci, Leonardo Leo, Fran
ceſco Feo, Pergoleſe. Oſſervino, e dican poi
ſe ſi ritrova nei loro recitativi la ſuppoſta in
terruzione, e ſconvolgimento cagionato dal
la Muſica. -

Prendano in conſiderazione quelle d'un


Giovanni Haſſe, Baldaſſare Galuppi, detto
Buranello, Niccolò Jommella, Gaetano La
tilla, Paſquale Cafaro, Davide Perez., Gen
naro Manna, Tommaſo Trajetta, Niccola
Piccinni, Antonio Sacchini , Reichart, Gio
“feme 4mi2iºie A jazzZ4,vanni
E DELL'AzroNE . 229
vanni Criſtiano Bach, Antonio Mazzoni Bo
logneſe, Pietro Guglielmi, Amadeo Naumann
Mislivejzek , Paſquale Anfoſſi, Giovanni
Pajeſiello, Carlo Monza , Tozzi, Borroni, º
Bertoni, Giambattiſta Borghi, Tommaſo Gior
dano, e d'un Floriano Gaſmann ultimamente
defunto, che oltre il lodevole ſervigio a que
ſta Imperial Corte, ci ha laſciate egregie
opere, ma molto più egregi ſcolari, fra
quali diſtintamente brilla Antonio Salieri,
virtuoſo di Camera dell'Imperial Corte.
Veggano quelle di Giuſeppe Bonno (1) ſuc
ceſſore di Gaſmann all'Imperial ſervizio, nome
aſſai noto alla Repubblica Muſicale.
- P 3 Vego

(1) Conteſta nelle forme le più autentiche gli elogi dovuti a que
ſto celebre maeſtro, la nobile Sig.ra Marianna Martinez di Vien
na. Queſta incomparabile donzella, tratta da un genio ſupe
riore per la Muſica, n'ha ricevuti gli elementi e la perfezione
dal prelodato Sig. Bonno. Tali furono, e così rapidi i di lei
progreſſi, che in breve tempo divenne l'oggetto dell' ammi
razione di tuttº i più farnoſi maeſtri di Muſica. Le di lei com
poſizioni ſono ſtate richieſte a gara, ed applaudite in Napoli,
in Bologna, ed in molte delle più rinomate Città dell'Italia .
Io ſteſſo l'ho ſentita ne' ſuoi più teneri anni cantare, e ſonare
il Cembalo con una maeſtria ſorprendente , accompagnando
le ſue produzioni cantate, ed eſpreſſe con tanta forza di metro
muſicale, che lo ſteſſo Sig. Abbate Metaſtaſio ne riſentiva quell'
emozione, che ha ſaputo egli eccitare nel cuore umano colle
? Aarazie Czzazze, Ziccate -Zzz #

º
23o DEL RECITATIvo
Veggano le altre del Cavaliere Criſtoforo
Gluck , parimenti al ſervigio dell'Imperial
Corte, il di cui vaſto genio penetrantiſſimo
e creatore, non ſolo ſi è impoſſeſſato dei più
profondi arcani, e reconditi lumi della filo
ſofia, ed altre ſcienze, ma ha ſviluppato
dal ſeno dell'immenſità ciò, che di più raro,
nobile, intereſſante, e ſublime naſcondeva
la Muſica, maſſime Franceſe, della quale
fu il riformatore, o, meglio direi, l'autocra
tore. Che poſſo io dire d'un tanto merito?
Qual luſtro può aggiungere la mia debol voce
alla gloria ed alla fama di lui, che non ſolo
nella patria, ma in tutti gli angoli d'Europa
vive immortalmente, ed è venerato qual nume
tutelare della Muſica? Che ſi può di più dire,
uando ſi è rammentato, che il compoſitore
dell'Orfeo, dell'Ifigenia, dell'Alceſte, e del
Paride, ed Elena ha ſcoſſo gli applauſi della
nazion Franceſe, troppo geloſa della gloria
- de' ſuoi
-

inarrivabili ſue Poeſie Drammatiche. Quindi il celebratiſſimo


Padre Martini, tra le altre unanimi acclamazioni, ſi pregiò d'an
noverare alla noſtra Accademia Filarmonica di Bologna, queſta,
che, ſebbene dilettante, può a giuſto titolo chiamarſi gran
º maeſtra, e raro genio della Muſica,
r
F DELL'AzroNE 231
de' ſuoi figli 3 e ſevera eſaminatrice di " -

degli ſtranieri, e che gli ha alzato un buſto


nel meriggio del XVIII. Secolo? (2) -

Se così è, com'è certiſſimo, la decadenza


della comica non ſi deve imputare ai maeſtri
di Cappella, ma ſicuramente ai ſoli attori.
Sono eſſi, che rovinano, e malconciano i re
citativi, perchè non vogliono darſi la pena
di apprendere le regole della perfetta decla
InlaZIOne , -

Io non ho ardire di annoverare i difetti


degli attori: gli annovera bene nel ſuo Trat
tato Pierfranceſco Toſi alla pag. 43., ed io
ne riporterò quì le ſue preciſe parole.
Sono, dic egli, ſenza numero i difetti e gli
abuſi inſoffribili, che ne recitativi ſi fanno ſen
tire, e non conoſcere da chi li commette....
V'è chi canta il recitativo della Scena come quel
P 4 lo
-– - o - - - si - -. - - --- - –

(2) Non mi eſtendo a far menzione di molti altri, che pur la me


ritarebbero diſtinta, per non allontanarmi troppo dal mio ſen
tiero, e per eſſere eſſi abbaſtanza conoſciuti. Infatti, chi ignora
il valore di un Wagenſeil, che l'Imperial Corte ha perduto il
primo di Marzo 1777. Di Giuſeppe Steffan, pure all' Impe
rial ſervizio, ch' è, ſenza contraſto, il miglior ſuonatore di
Gravicembalo dell' Europa. -
232 DEL REcirATIvo
lo della Chieſa, o della camera e v'è una perpetua
cantilena, che uccide e v'è chi per troppo in
tereſſarſi, abbaja : v'è chi lo dice in ſegreto,
e chi confuſo è v'è chi sforza le ultime ſillabe,
e chi le tace: chi lo canta ſvogliato, e chi
aſtratto e chi non l'intende, e chi nol fa inten
dere e chi lo mendica, e chi lo ſprezza : chi
lo dice melenſo, e chi lo divora : chi lo canta
fra denti, e chi affettato e chi non lo pronunzia,
e chi non lo eſprime: chi lo ride, e chi lo piange:
chi lo parla, e chi lo fiſchia e v'è chi ſtride,
chi urla, e chi ſtuona ; e cogli errori di chi
iſi allontana dal naturale, v' è quel maſſimo
di non penſare all'obbligo della correzione.
Non ſo, a vero dire, intendere per qual
motivo gli attori, non meno che le attrici
hanno a vile, e in non curanza queſta parte
di Muſica , che appartiene alla Comica ;
quando eſſi ed eſſe ben ſanno per la propria
loro eſperienza, e per l'altrui, che i recita
tivi ben declamati riſcuotono, non men che
le arie ben dette, gli ſteſſi applauſi, lucri
ed onori eguali a quelli, che produce l'ec
cellenza del canto. - -

Siane teſtimonio Niccola Grimaldi, detto


- il

-
E DELL'AZIONE . 233
il Cavalier Niccolino, poſſedè queſto artiſta
con tanta perfezione la Comica, che con que
ſta ſola, ancorchè povero d'altro talento,
e non fornito di bella voce, nella profeſſione
ſi acquiſtò nulladimeno un merito sì ſingo
lare. Di queſto carattere era pure la Merighi.
Perchè ſi reſe celebre la Marianna Benti
Burgarelli, detta la Romanina ? perchè era
ottima attrice, ed era la Comica ſua così
erfetta, che meritò per fino, che l'immor
tale Abate Metaſtaſio ſcriſſe appoſtatamente
per lei, la Didone.
Si reſero pure illuſtri per la Comica un
Cortona, un Barone Ballerini, un Paita, una
Teſi, un Monticelli, e tanti altri, che al
lungherebbero troppo queſt'Articolo, ſe vo
leſſi annoverarli tutti. -

Convien confeſſare, che un buon tratto


di recitativo tanto impegna ed alletta l'udi
torio, quanto lo può impegnare ed allettare
lo ſteſſo canto.
Ne abbiamo di ciò un'evidente prova nel
caſo, che ci narra il Sig. Tartini, quando
parla del recitativo ſemplice. -

L'anno quartodecimo, dic egli, del ſecolo


pre
234 DEL REcitAtivo
preſente, nel Dramma , che ſi rappreſentava
in Ancona, v'era ſul principio dell'Atto terzo
una riga di recitativo non accompagnato da altri
ſtrumenti, che dal Baſſo, per cui, tanto in noi
profeſſori, quanto negli aſcoltanti, ſi deſtava
una tale, e tanta commozione di animo, che
tutti ſi guardavano in faccia l'un l'altro per la
evidente mutazione di colore, che faceva in cia
ſcheduno di noi. L'effetto non era di pianto
(mi ricordo beniſſimo, che le parole erano di
ſdegno) ma di un certo rigore, e freddo nel
ſangue, che di fatto turbava l'animo. Tredici
volte ſi recitò il Dramma, e ſempre ſeguì l'ef
fetto ſteſſo univerſalmente, di che era ſegno
palpabile il ſommo previo ſilenzio, con cui l'udi
torio tutto ſi apparecchiava a goderne l'effetto.
Un'altra prova di queſto ce la ſomminiſtrò
per tanti anni Gaetano Caſali, detto per ſo
prannome il Cavadenti. Ritrovavaſi queſti
in Venezia capo d'una compagnia di Comici;
e perchè dalle recite delle ſolite Commedie
non ricavava ſufficiente guadagno, ſperò ri
ortarlo dalle rappreſentazioni delle Opere
di Metaſtaſio. Diſtribuitene dunque le parti,
e fatte queſte imparare da ſuoi attori, ſtava
aſpet
e DELL'AzioNE . 235
aſpettando una qualche favorevole occaſione,
per produrle in pubblico. Nacque impenſa
tamente il caſo, che non ebbe incontro la
prima rappreſentazione in Muſica dell'Arta
ſerſe nel Teatro di S. Giangriſoſtomo. L'ac
corto Caſali eſpoſe la mattina ſeguente nel
cartello, che dalla ſua Compagnia verrebbe
quella ſera recitato lo ſteſſo Artaſerſe. Vi ac
corſe a folla il popolo, condotto piuttoſto
dalla curioſità d'una coſa inſolita, che dalla
ſperanza di riuſcita. Ma rimaſe ſopraffatta,
e convinta Venezia, poichè quegli attori ſep
pero sì ben caratterizzare col ſolo geſto, e
recitativo parlante que perſonaggi, che rap
reſentavano, che ne riportarono l'univer
ſale applauſo, ed a tal ſegno, che furono
obbligati a replicare con molte recite l'Opera
ſteſſa. Il Caſali vieppiù incoraggito dal felice
eſito della prima Opera, continuò poi per pa
recchi anni a recitare queſte, che furono ſem
pre ſoſtenute tutte a forza di ſola perfetta
Comica, e che gli apportarono tanto di onore
e di profitto, che ne ſcriſſe una lettera di rin
graziamento all'Autore, riconoſcendolo come
cooperatore della ſua fortuna.
, , - - - - E quì
236 DEL RECITATIvo
E quì notiamo per comune noſtro ammae
ſtramento gli ammirabili effetti d'una ben in
teſa Comica. Opere piene di ſerietà, ſcritte
appoſtatamente con ſtile fatto per eſſere ac
compagnate dagli ſtrumenti ; opere, delle
quali il principale allettamento ne ſuol'eſſere
il canto: eppure e ſenza ſtrumenti, e ſenza
canto, dalla ſola Comica furono reſe sì di
lettevoli da appagare ogni genio teatrale.
Le opere buffe ed i balli, che un giorno
non ſervivano che d'intermezzi nelle opere
ſerie, come mai arrivarono ambidue a poterſi
ſoſtenere da ſe ſoli, e farſi, in vece d'acceſ
ſorj, ſpettacoli principali, ſe non che per
mezzo della Comica ? I comici, i buffi colla
loro azione, e i ballerini colla loro panto
mina ſono in oggi effettivamente gli unici,
che trattano ed apprezzano ancora la buona
Comica, e ſono in conſeguenza anche i ſoli,
che ne riportano gli ottimi effetti d'applauſo
e di ſtima.
Spero d'aver così, benchè in ſuccinto, ba
ſtantemente provato, che, per eſſere perfetto
attore, non baſta il ſolo cantar bene, ma ſi
richiede ancora il ſaper ben recitare ed agire.
- Reſta
5 -

E DELL'AZIONE - 237
Reſta dunque, che io dica il mio ſentimento,
come debba eſſer detto il recitativo, e quale
debba eſſere l'azione.
Premetto, che abbiamo due ſorta di reci
tativo; vien detto l'uno ſemplice, nominiamo
l'altro inſtromentato. Semplice chiamaſi quel
lo, che viene accompagnato dal ſolo Baſſo.
Queſto recitativo fu inventato da Giacomo
Peri verſo l'anno 16oo., per non laſciare del
tutto languire un dialogo, che occorre nei
Drammi fra le arie, duetti, terzetti e cori.
Il detto recitativo, quando ſarà ſcritto da
dotto intendente maeſtro, è naturaliſſimo,
poichè le note ſemplici, che lo compongono,
non ſolo vengono ſituate nelle corde naturali
di ciaſcheduna voce, ma ſegnate ſi ſcorgono,
ed in tal maniera ricompartite, che perfetta
mente imitano un diſcorſo naturale, ſicchè
ſi può diſtinguere a parte a parte ogni pe
riodo, e ſi poſſono far marcare i punti inter
rogativi, ammirativi e fermi. Tutto queſto
vien eſpreſſo con la cantilena, che variaſi
con la circolazione, e diverſità de toni, i
quali appunto variano ſecondo che ſono di
verſi i ſentimenti delle parole, e ſecondo
- le
238 DEL RECITATIvo
le varie commozioni, che ſi vogliono ecci
tare negli animi degli uditori.
L'altro recitativo nominaſi inſtromentato,
perchè richiede l'accompagnamento dell'or
cheſtra. La ſua cantilena non è punto diffe
rente da quella del ſemplice. Il ſiſtema dell'
uno e dell'altro è ſempre lo ſteſſo; vi ſi ag
giunge ſolo all' inſtromentato l'accompagna
mento dell'orcheſtra, acciò queſta poſſa agire
dove l'attore è coſtretto di fare ſcena muta :
e così lo ſeguita dappertutto, ancorchè l'at
tore parli, per dare maggior riſalto ed ab
bellimento a quanto dice. Si coſtuma pure,
per non interrompere il ſentimento e la forza
dell'eſpreſſione, d'obbligare la voce e l'or
cheſtra ad eſeguire a rigor di tempo. Queſta
qualità di recitativo ad altro fine non venne
inventata, ſe non per dar riſalto, e diſtin
guere dalle altre qualche ſcena principale
ed intereſſante, che terminar deve con qual
che aria agitata, o ſia di furore, o ſia di te
nerezza. Tali recitativi, qualor ſono ſcritti
bene, e bene eſeguiti, riportano ſempre l'uni
verſale ſoddisfazione, e qualche volta ſono
l'unico ſoſtegno di tutta l'opera.
- Ora
º

E DELL'AZIONE . 239
Ora la cantilena dell'uno e dell'altro di
queſti recitativi, quantunque intonata, deve
ſempre eſſere ſciolta in maniera tale, che
ſi aſſomigli ad una perfetta e ſemplice decla
mazione parlante. Difetto adunque ſarebbe,
ſe un attore, invece di dire il recitativo con
voce ſciolta, lo voleſſe cantare legando con
tinuamente la voce, e non penſaſſe quindi
a mai diſtinguere i periodi ed il diverſo ſenſo
delle parole col ritirare, rinforzare, diſtac
care, ed addolcire la voce, come fa un uomo
dotto quando parla, o legge. E quì cade
a propoſito, che io vi dica, che tutto il me
rito del recitativo conſiſte, e ſta nel ſaper
ben collocare l'appoggiatura, o ſia l'accento
muſicale, come ſuol chiamarſi comunemen
te; queſto accento prezioſo, ch'è tutto l'ama
bile d'una bella cantilena, conſiſte in ſomma
in una nota d'un tono più alto di quello,
che ſta ſcritto, e queſto ſuol praticarſi fin
golarmente in occaſione, che alcune ſillabe,
componenti una parola, ſi ritrovino con note
dell'iſteſſo tono. Eccovene per maggior chia
rezza l'eſempio (fig. 31.).
Debbo a queſto luogo avvertire, che ab
bia
24O DEL RECITATIvo
biamo due accenti , de quali l'uno diceſi
trattenuto, come nella eſclamazione, oh Dio /
il ſecondo ſciolto, che a miſura dei diverſi
affetti ch'eſprime, ora è languido, ora fret
toloſo, ora ſerio e ſoſtenuto. La virtù del
maeſtro e dello ſcolare conſiſte in ſaperlo co
noſcere, e bene adattare. -

Nell' Articolo antecedente ho già detto


quale ſtudio debba fare lo ſcolare per cono
ſcere quanto ſiano neceſſari i detti cangiamenti
di voce, e però non è meſtieri, che io quì
gli replichi; dirò ſolo, che conſiglio lo ſco
lare ad intraprendere queſto ſtudio in tempo,
che ritrovaſi ancora ſotto la direzione di qual
che buon maeſtro, che gli poſſa additare
la vera ſtrada per ricavarne profitto.
So, che tra i profeſſori noſtri era invalſa
una volta l'opinione, che diverſamente eſſer
detti doveſſero i recitativi di Camera da quelli
del Teatro, e così pure quelli di Sala, o
di Chieſa. Per quanto io v'abbia fatta rifleſ.
ſione, non ho ritrovata al certo ragione al
cuna, perchè vi debba eſſere queſta differenza.
Io penſo, che i recitativi, ſiano di Chieſa,
di Camera, ſiano di Teatro, sei eſſere
Cill
5
E DELL' AzIONE . 24 I
ſempre detti nel medeſimo modo, intendo
dire con voce naturale e chiara, che dia
la dovuta intera forza ad ogni parola; che
diſtingua le virgole ed i punti; di modo che
l'uditorio poſſa capire il ſenſo della Poeſia.
Conchiudo adunque, che ſe fra i ſopraddetti
recitativi poſſa eſſervi qualche differenza re
lativa al luogo; queſta non può conſiſtere
che nella ſola quantità della voce, che il
cantante, qualor le ſue forze vi arrivino,
deve ſempre adattare al luogo, in cui canta.
Ma ſopra tutto, ancorchè il recitativo ſia
detto coi neceſſari cangiamenti di voce, pauſe
e punti, egli ſarà però ſempre languido
e fiacco, ſe non verrà accompagnato da una
convenevole azione. Queſta è quella, che
dà la forza, la eſpreſſione e la vivacità al di
ſcorſo. Il geſto è quello, che a meraviglia
eſprime il carattere di quel perſonaggio, che
vuolfi rappreſentare. L'azione finalmente è
uella, che forma un vero attore; quindi
Tullio ſteſſo diſſe, che tutto il grande ed il
bello d'un attore conſiſte nell'azione: attio,
actio, actio. -

Ma che queſta ſia puro dono della natura


Q è in
242 DEL RECITATIvo
è inganno. Si apprende con l'arte e con
lo ſtudio. Accordo, che alcuno poſſa ripor
tare dalla natura meglio di un altro una certa
buona diſpoſizione per ben eſeguirla: ma la ſola
diſpoſizione per apprendere una coſa, non fa
che s'abbia queſta già appreſa, conviene che
poi ſi puliſca e ſi perfezioni con l'arte e collo
ſtudio quello, che ſi ha avuto dalla natura
mancante e rozzo. Si ſuol dire, ed è veriſ
ſimo, che l'azione dev'eſſer naturale, e non
ſtudiata, ma ſopratutto non mai troppo ca
ricata; difetto, che purtroppo in qualche
duno ſuccede: ma queſto non ſignifica, che
non ſi debba ſtudiare la vera maniera di agire,
ma ſolo, che non ſi debba rendere affettata
l'azione, anzi adattarla ed uniformarla alle
parole che ſi dicono, ed al carattere che ſi rap
preſenta: e queſto ben adattare, ed unifor
mare è appunto ciò, che chiamiamo natura
lezza, la quale deveſi preciſamente appren
dere dallo ſtudio. Quello di buono, che può
ſomminiſtrare ad un attore la natura, ſi ri
ſtringe ad una ſola bella ſtruttura di perſona,
ed al più al più a qualche garbo nelle moſſe
delle braccia.
5 -i

E DELL' AzioNE . 243

Egli è vero, che lo ſtudio dell'azione non


ha ſicure e preciſe regole, dalle quali poſſa
imparare uno ſtudioſo qual preciſo atteggia
mento debba fare in queſta e in quella occa
ſione: egli ne ha però delle generali, che
ſono ſufficientiſſime per formare un buon at
tore. Le regole particolari, che inſegnano
come ſi debba in queſto e in quel caſo geſtire,
ſono tutte pratiche, e devonº eſſere o dettate
da un maturo giudizio, o appreſe dall'atten
tamente oſſervare come in que caſi agiſcano
i bravi attori. Le generali ſono anche teore
tiche, e ſi poſſono quindi imparare e dai
maeſtri e dai libri.
Di queſte, una fra le principali è quella
di uſcire in Teatro con grazia, e di ſaper paſ
ſeggiarne le tavole con gentile naturalezza.
Tutto queſto non ſi può apprender meglio
che dalla ſcuola di ballo. Queſta inſegna il
portar con grazia i piedi, il maneggiare le
braccia, il girare la teſta, ed il muovere
con garbo il corpo tutto. Giovano pure aſ
ſaiſſimo le ſcuole di ſcherma, e del cavalcare,
ſpecialmente per quei caſi, nei quali l'attore
deve fare alcuna di queſte azioni: oltrechè
Q 2 tutte
f
A
244 DEL REcitAtivo
tutte rendono il corpo robuſto, agile e ſciolto.
L'aver facili ed ubbidienti i cambiamenti
del volto, e come comunemente diceſi, il
ſaper lavorare di maſchera, è pure coſa neceſ
fariſſima ad un attore. Quel ſaper cambiare
il volto, moſtrandoſi ora fiero, ora dolce,
adeſſo tenero ed affettuoſo, poi irato e diſ
prezzante, ſecondo gli affetti e l'impreſſio
ne, che deve muovere, oppur ricevere, è
la più bella parte d'azione, che poſſa uſare
l'attore. Tutto ſta, che queſti cambiamenti
ſuccedano con naturalezza, ed a tempo: e per
ciò è un gran difetto quello di qualche attore,
che venendogli in Teatro dal compagno nar
rata o diſgrazia, o fortuna, reſta indifferente,
e nel primiero umore tutto il tempo, che
dura la narrazione, e ſolo al fine di queſta,
tutto in una volta, dà ſegni di ammirazione,
di piacere, o di dolore. Queſti ſegni, ac
ciocchè ſiano eſpreſſi con naturalezza, de
vono manifeſtarſi a poco a poco, principiando
dal momento, che dal racconto ſi può com
prendere qualche coſa dell' intero fatto, e
creſcendo a miſura, che naturalmente deve
creſcere il dolore, o l'affanno, che può recare
quel
E DELL' AzioNE. 245
quel diſcorſo. Per queſto biſogna , che l'at
tore ſtia ſempre attento, e in ſe raccolto,
e quando parla egli ſteſſo, e quando gli vien
arlato. Quando egli parla, ed è diſtratto,
è faciliſſimo non ſolo che manchi nell'azio
ne, ma ch'eſca ancora dalla vera cantilena ,
errore, che oltre offendere le orecchie di chi
aſcolta, pone facilmente in ſconcerto, ed
in proſſimo pericolo di fallare anche il com
pagno, che deve poi ripigliare. Se un attore
non bada a chi parla, non può far bene all'
altro la controſcena, nè può ſpiegare le com
mozioni interne, che gli ſi dovrebbero riſve
gliare da quel diſcorſo. Con tutto queſto
ſi veggono purtroppo degli attori, che in
vece di badare a quel che dicono, e a quello
che vien loro detto, ſi divertono o col mi
rare lo ſcenario, o col guardar nei palchi,
o col ſalutare gli amici, coſe tutte, che ren
dono pregiudizio non ſolo alla parte, che
rappreſentano , ma anche alla ſaviezza di
un ſavio cantante, ed al dovere.
Perchè l'azione rieſca perfetta è anche ne
ceſſario, che l'attore abbia accuratamente
a memoria e le parole, e la Muſica della ſua
Q 3 par
246 DEL RECITATIvo
parte. S'egli va in ſcena ſenza perfettamente
ſaperla, fondando tutte le ſue ſperanze di
ben riuſcire coll' ajuto del ſuggeritore, e
dei motivi dell'orcheſtra, è impoſſibile, che
poſſa accompagnare quanto dice con una con
venevole naturale azione, poichè, in queſto
caſo, dovendo egli riflettere alle parole, ed
alla Muſica, non può nel medeſimo tempo
badare e riflettere all'azione; ed eſſendo tut
to occupato a quanto deve dire in quel punto,
non può prepararſi a quanto deve far dopo.
Finalmente, acciò l'azione ſia bene adat
tata alle parole ed alla perſona, deve l'attore
intendere a fondo quello che dice, e deve
conoſcere il proprio particolare carattere del
perſonaggio, che rappreſenta, altrimenti po
trebbe commettere errori da arroſſirne.
Credo bensì non inutile il replicare alla
ſtudioſa gioventù le mie premure, acciò non
traſcuri il così neceſſario ſtudio dell'azione.
Queſta ſcienza è certamente più difficile
di quello, che immaginar ſi può, ma pure
abbiam ſicure vie, e certi mezzi per appren
derne le vere regole, e per agire con valore.
Le regole generali vengono dettate dai mae
ſtri;
E DELL'AZIONE . 247
ſtri; le particolari s'imparano dalla pratica,
dall'oſſervare gli altri valenti attori, e dall'
iſtuzione di qualche intendente, conſultato
ſopra quel preciſo caſo, in cui occorre qual
che particolare azione, o geſto.
Di queſti intendenti non ne mancano, anzi
tutte le Città pulite ne abbondano, ſpecial
mente d'Italia, eſſendovi Cavalieri, e Lettera
ti, e perſone civili, che per puro loro diletto
recitano i Drammi. Eglino quanto ſon bravi
Comici in ſe, altrettanto volontieri iſtrui
ſcono benignamente chi ne li prega. Servano
d'eſempio il Marcheſe Teodoli in Roma,
il Marcheſe di Liveri, e l'Avvocato Giuſeppe
Santoro in Napoli, e tanti, e tanti altri eb
bero degli allievi perfettiſſimi, ed il noſtro
celebre Metaſtaſio a giorni noſtri in Vienna;
e quanto egli ſia capace in queſt'arte, ce
lo dimoſtrarono chiaramente la Sig.ra Te
reſa de Reuter, ed Angelo Maria Monticelli,
che sì bene appreſero, ed eſeguirono le di lui
iſtruzioni.
Se un attore è mancante nell'azione, in
colpi ſe ſteſſo, e non ſi ſcuſi col dire di non
avere avuti mezzi comodi per apprendere
la Comica. Q 4 A R
248
A R : i C O L O : V.

Del buon ordine, regolamento, e graduazioni,


che deve oſſervare un giovane ſtudioſo
nell'apprendere l'arte del Canto.

ſ" Ro da forte viviſſimo deſiderio ſpinto


º nell'animo a chiudere queſto mio pic
ciol Trattato del Canto con una raccolta
di ſolfeggi ſcelti di profeſſori più rari e va
lenti, per piacere, e dar paſcolo alla gio
ventù di riflettere, ed oſſervare quali fieno
quelli, dai quali trar ſi può utilità e profitto.
Ma riflettendo a tanti eſimi maeſtri, che tut
tavia inſegnano, ed a tanti monumenti egregi
laſciati in ogni genere, e ſpecialmente agl'
interi ſtudi dei valoroſi vecchi, ne ho de
poſto il penſiero come coſa ſuperflua, e non
neceſſaria; e per verità coſa potrei io aggiu
gnere alle ricchezze laſciateci da Leonardo
Leo, da Niccolò Porpora, dal vivente Gio
vanni Haſſe, e da tanti altri, dai quali raccor
poſſono i maeſtri quel che lor piace, per eſer
citare le loro ſcuole? Sanno pure, che in ogni
cantilena ſi ritrova un ſcelto guſto di queſti
ſol
DEL BUON ORDINE , ec. 249
ſolfeggi, ed un metodo di canto, e variato ſtile,
in cui ciaſcuno può eſercitarſi,eleggendo quello
che crede fare per ſe. Così lo ſcolare acquiſta
anche il vantaggio di accoſtumare l'orecchio
ad una cantilena di baſſo magiſtrale, che l'ac
compagna, dandogli ajuto, diletto, e riſalto
alla ſua voce, il che non può mai ſuccedere,
uando la cantilena di eſſo baſſo ſomiglia
a quella del Calaſcione. So che taluno potrà
oppormi, che queſti ſolfeggi ſono d'un guſto
antico, e paſſati di moda: perchè in oggi ſi canta
d un altro guſto. Riſpondo, che coſtui s'in
ganna, perchè coſe ſimili non ſoffrono can
giamento, e queſta qualità di ſolfeggi è anzi
utile alla profeſſione, non ſolo come ſcritti
da sì valenti maeſtri, ma come concepiti da
eſſi in quel tempo, che regnava la moda di
cantare con perfetto guſto, con regola, e con
preciſione; tanto è vero, che con queſti ſol
feggi, con l'aiuto dell'arte, e l'avvedutezza
di sì bravi maeſtri, ſi formarono quei valenti
virtuoſi, e quelle brave donne, di cui ho par
lato lungamente nel mio ſecondo Articolo.
Io fui ſcolare in Napoli per due anni di
Leonardo Leo ; ed ero in età allora di ſoli
- quat
25o DEL BuoN oRDINE DA osservARsi
quattordici anni. Queſto grand'uomo co
ſtumava di ſcrivere ogni tre giorni un nuovo
ſolfeggio a ciaſcun ſuo ſcolare, ma con rifleſ
ſione di adattarlo alle forze ed all'abilità di
ciaſcuno. Fra queſti miei colleghi, ve n'era
no alcuni di maggior età della mia, più for
mati per conſeguenza, e più robuſti di petto.
Quindi il diligente ed amoroſo maeſtro ſcri
veva per quelli coſe maggiori sì nel genere
ſoſtenuto, che nel genere d'agilità di voce:
io voglioſo di emulare i compagni, ſenza
punto riflettere, nel preſentarmi un giorno
il maeſtro un nuovo ſolfeggio, oſſervai, che
non eſciva dall' ordinario ſiſtema, e facen
domi coraggio, diſſi: Signore, io credo di po
ter cantare i ſolfeggi degli altri miei colleghi,
quantunque ſieno di maggiore età, che io non ſono,
e di eſeguirgli al par di loro. L'ottimo mae
ſtro, che coll'avveduto ſuo conoſcimento bi
lanciato aveva le mie forze, e penetrato fin
dove giunger potevo, nè eſſer io da tanto;
per correggermi con profitto, e togliermi
quella qualunque capriccioſa preſunzione dal
capo, ſoavemente mi ſecondò. Incominciai
generoſo il ſolfeggio, e mi riuſcì ſulle prime
feli
NELL'APPRENDERE IL CANTo . 251
felicemente; ma che ? m'avvenne come ad
un bambino, che imprende una corſa ſenza
miſurar le ſue forze, e mancandogli nel me
glio la lena, cade ſtramazzone a terra. Per
tante altre coſe, ch'erano le più difficili, sì
er il ſoſtenere, come per il graduare, co
nobbi da me ſteſſo in quel punto di non eſſere
in iſtato di eſeguirle, perchè e l'arte, e la
forza mi abbandonavano: allora il maeſtro
con volto ridente a me rivolto : ho ammirato,
diſſe, il voſtro deſiderio, lo lodo, ma non lo
debbo ſecondare, perchè turberei l'ordine del vo
ſtro ſtudio, e farei il voſtro danno, continuate
pure a ſtudiar con metodo, e con pazienza, che
fra qualche tempo raggiungerete i compagni, e
gli eguaglierete con maggior gloria.
Bel documento non meno per gli ſtudioſi,
che per i maeſtri; documento, che ſe ſarà
appreſo, ſi può ſperare, che i compoſitori
maeſtri ſcriveranno graduatamente i ſolfeggi
proporzionati all' età ed alle forze del loro
ſcolari; e gli accorti ſcolari eleggeranno
al modo ſteſſo i ſolfeggi a ciaſchedun di eſſi
adattati, ed al proprio dorſo. Così ciaſcuna
voce ſarà incamminata per quei gradi, che
per
252 DEL BUON oRDINE DA ossERvARsi
per la più ſicura via la condurranno a felice
riuſcita. i

Quando una piantarella è giovane, è facile


a piegarſi, ed ogni man la torce; ma ſe il
tronco s'indura, e divien robuſto, più non
ſi piega, ma ſi rompe.
Se i maeſtri della Muſica vocale non com
piranno , e perfezioneranno queſto primo
ſtudio nell'età convenevole di ciaſcun loro
ſcolare, non ſon ſicuri di poterlo conſe
guire in appreſſo, poichè non più trove
ranno la natura pieghevole, e diſpoſta ad ub
bidirli.
Reſo franco lo ſcolare in queſto primo ſtu
dio, deve farſi paſſare al recitativo, per ac
coſtumarlo non ſolo a partir le ſillabe delle
parole ſotto ciaſcuna nota, ma per rendergli
ſicura l'intonazione, e per farlo impoſſeſſare
della ſciolta, e vera cantilena del recitativo
parlante. -

Io non conſiglio i maeſtri a ſervirſi d'un


recitativo teatrale, ſeppure non è di quelli,
che ſono ſcritti con rifleſſione.
Per queſto tra la raccolta de ſolfeggi vi
dev'eſſere anche quella delle cantate di Aleſ
ſan
NELL' APPRENDERE IL CANTo . 253
ſandro Scarlatti, del Cavalier d'Aſtorga, del
Bononcini, del Gaſperini, Benedetto Marcello,
e di Niccolò Porpora ec., del quale ve ne ſono
dodici di ſtampate, che ſono veramente de
gne d'un sì gran maeſtro. Come ſi diſſe nell'
antecedente Articolo, il recitativo ha la ſua
cantilena, nè può ſoffrire cambiamento, per
chè non può, nè deve eſcire dalla naturale
ſua declamazione. Gli anzidetti maeſtri han
no ſcritto egregiamente il recitativo, nè ſi
può proporre eſercizio di maggior utile alla
gioventù di queſto, perchè ſono ſcritti ſcien
tificamente. Se lo ſcolare ſi perfeziona con
queſto ſtudio, potrà comparire la prima vol
ta in Teatro , quantunque giovane d'età,
perfetto nel genere della declamazione, e
s'egli avrà fatto profitto, reciterà anche bene.
Lo ſtudio de Madrigali è piucchè neceſ
ſario alla gioventù dell'arte noſtra, perchè
un tale eſercizio aſſoda l'intonazione, avvezza
il petto alla fatica, e raffina l'orecchio, acciò
non vacilli nel tempo.
Lo ſtudio dei duetti è anch'egli neceſſariſ
ſimo, per accoſtumare l'orecchio a reggere con
perfezione l'intonazione, e per impoſſeſſarſi
dell'
254 DEL BUON oRDINE DA ossERv ARsi
dell' eſpreſſione, e finalmente per renderſi
pratico a graduare la ſua voce, acciò perfet
tamente ſi uniſca con quella del ſuo collega.
Di queſti Madrigali e Duetti ſcritti da va l
lentiſſimi uomini, a ſolo fine di produr queſti º
buoni effetti, ve ne ſono in numero ſenza
fine, e noti a tutta la profeſſione. La ſola
difficoltà è, che ſiano in ſtima preſſo i mae
ſtri del noſtri giorni, ed allora ſarà ſpera
bile, che ſiano ammeſſi, ed eſercitati con
le dovute regole.
Quando le ſcuole andavano in buon ſiſte
ma, non ſi guaſtava l'ordine dello ſtudio,
perchè metodicamente ogni voce dovea paſ
ſare graduatamente per ogni regola dell'arte,
e da ciò proveniva, che ogni voce ſi ſentiva
perfetta e ſicura in ogni genere di canto. Il
virtuoſiſſimo Padre Maeſtro Martini ha data
ultimamente alle ſtampe una raccolta di Duet
ti dedicati a Sua Altezza Reale la Vedova
Elettrice di Saſſonia, i quali, e sì per l'eſpreſ
ſione, che per la grazia, sì per il nobile
e perfetto canto, che per le difficoltà, che
in eſſi s'incontrano (difficoltà neceſſarie per
rendere avveduti gli ſcolari a non metter piede
- 1ſl
NELL'APPRENDERE IL CANTo . 255
in fallo) ſono per comune opinione ſcritti
da egregio maeſtro, com'egli è. Se i mae
ſtri, che altro non ſono che i direttori di
queſt'arte, non conduceſſero i loro diſcepoli
per le dovute, e graduate regole, e non
daſſero il dovuto tempo, che di neceſſità con
viene per perfezionarſi con lo ſtudio, e con
l'età ; la riuſcita d'uno ſcolare ſaria ſem
pre imperfetta ed infelice. Conviene dun
que avere avanti gli occhi il coſtume de no
ſtri predeceſſori nell'arte, e ſeguir fedelmen
te le orme loro.
Domenico Egizio eſercitò con perfezione
l'arte del canto, e fu anche precettor va
lente. Fra i ſuoi ſcolari di gran nome ſi conta
Giovacchino Conti, detto poi Gizziello. Non
ſi può eſprimere nè l'amoroſe attenzioni del
maeſtro nell'iſtruirlo, nè la fedele eſecuzione
del buon ſcolare nell'ubbidire il ſuo maeſtro;
e l'uno e l'altro fermi di non dividerſi, fin
chè queſto non foſſe giunto all'ultima perfe
zione. Un accidente li diviſe, ed un Sovrano
comando dell'Imperial Corte di Vienna rup
pe il loro ſcambievole proponimento. Ma
che ? Il giovanetto Gizziello , qui" Oſl
256 DEL BUON oRDINE DA ossERvARSI
lontano dal ſuo maeſtro, non laſciò di met
tere in pratica tutti gli avvertimenti acqui
ſtati, e di ſeguire lo ſtudio ſulle regole del
ſuo maeſtro. Paſsò in Inghilterra per alcuni
anni, dove perfezionò lo ſtile, e ſi fe raro.
Non oſtante però l'alto nome, che ivi avea
acquiſtato, ritornando in Italia, quaſi non
contento di ſe ſteſſo, volle fermarſi in Bolo
gna ſotto la direzione del gran Bernacchi.
Fatto, che potria eſſere di regola, e di roſ
ſore a molti, che preſumono di ſe ſteſſi.
Lo ſteſſo praticò l'amabile Giuſeppe Ap
piani, detto Appianino, trattenendoſi anch'eſſo
in Bologna per ſtudiare preſſo lo ſteſſo Ber
nacchi. Queſto ſtudio, fatto da queſti due pro
feſſori, fu da loro eſeguito in quel medeſimo
tempo, che ambidue erano riconoſciuti, ed
acclamati fra 'l numero de primari cantanti.
Non vorrei, che qualche giovane di ſpirito
preſumeſſe convenirgli abbandonar la dire
zione del ſuo maeſtro, colla credenza di eſſer
dotato d'egual talento dei ſopraccitati pro
feſſori? Si guardi di non urtare in queſto er
rore, perchè i doni di Gizziello, e di Giuſeppe
Appiani furono non ſolo ſublimi, e rari ri
guar
NELL'APPRENDERE IL CANTo. 257
guardo al canto; ma ſi unirono in loro pregi
tanti di coſtume, che poteron farſi diſtin
guere in mezzo a tanti altri, in quei tempi,
del maggior grido, e gloria della profeſſione.
Giovani ſtudioſi, io dubito, che fra di voi
non ſiavi quello ſtimolo di perfezionarvi nel
canto, nè quella voglia di accoppiare al ta
lento, che Dio v'ha dato, un certo riſerbo,
un tal contegno, una certa umiltà, che pur
fa sì bel vedere in un virtuoſo.
Oſſervo, che le donne, in grazia del loro
ſeſſo, quantunque giovanette d'età, e non
abbaſtanza eſperte nell'arte, pure, perchè
applaudite ſi ſentono, invaghite della loro
proſperità, abbandonano come inutile lo ſtu
dio; e da ciò ne viene che reſtano imperfette.
I giovani anch'eſſi, per la ſteſſa ragione,
ne traſcurano il proſeguimento, perchè i mae
ſtri avidi (come altrove ſi diſſe) del guada
gno, gli eſpongono prima del tempo in Tea
tro, e gli applauſi, che ricevono, ingan
nano il maeſtro e lo ſcolare. Se il primo
aveſſe cura del ſuo intereſſe, non dovrebbe
farlo ſentire al Pubblico, ſe non allora quan
do foſſe perfetto; e ſe il ſecondo credeſſe
a R che
258 DEL BUON orDINE DA ossERVARSI
che quegli applauſi non gli vengon fatti dal
Pubblico per il ſuo preſente merito, ma gli
vengon fatti per fargli coraggio, ſulla ſperan
za, ch'egli ben traffichi il ſuo talento con
la continuazion dello ſtudio, penſerebbe a più
maturamente perfezionarſi; ed infatti, che
merito può mai avere un giovane di ſedici
in diciaſſette anni ? Si potrà ſcorger ſoltanto
una buona qualità di voce, ed una buona diſpo
ſizione; ma il reſto deveſi acquiſtare con ſten
to e fatica; e, a vero dire, quanti giovani
di buona aſpettativa ſon rimaſti come navi
vicine al porto arenate in una ſecca ? Queſto
diſordine ſapete voi donde naſce? Ecco. Si
troverà un giovane dotato d'una grazioſa voce,
d'un portamento leggiadro, ben fatto della
perſona, e di fattezze amabili e vaghe. Que
ſte eſtrinſeche qualità gli producono applauſo
ed amore; ed egli invanito, ſi paſce di vento,
e più non ſtudia. Se queſto, ed altri ſimili,
tornando dalle loro recite in patria, ſegui
taſſero vieppiù impegnati nello ſtudio e nell'
applicazione, a laſciarſi iſtruire, potrian ſpe
rare di giugnere alla perfezion dell' arte:
na, oimè! la predominante ambizione, che
tra
NELL'APPRENDERE IL CANTO. 259
tra di noi è come un ſegreto tarlo, ci fa cre
dere tutto all'oppoſto, e tutto perciò per que
ſti finiſce in polvere. Quanti però ſon rimaſti
nel primo eſſere; quanti ſon riuſciti inſoffri
bili, e quanti anche incapaci ?
Studio indefeſſo, docilità vera e ſincera,
amor di fatica grande, vera umiltà, criſtiano
coſtume, ſono le qualità, le virtù neceſſarie,
che fanno un buon profeſſore, e diſtinguer
lo fanno, ed onorare da tutto il mondo.
Vienna d'Auſtria 3. Maggio 1777.

R 2 TA
T A V O LA
D E GLI ARTI COLI
Contenuti in queſt' Opera.

A R T 1 c o L o I.
Eccellenza e pregi della Muſica. pag. I
A R T I C o L o II.

Delle diverſe Scuole, e dei valenti Uomini, e valoroſe


Donne, che fiorirono nell' arte del Canto nel fine del
paſſato Secolo, e tuttavia fioriſcono nel preſente. 14
A R r I c o L o III.

Della ſtretta obbligazione, che hanno i Genitori, e delle


Criſtiane precauzioni, che prender debbono prima di
deſtinare un figlio all'arte del Canto. 53
A R T I c o L o IV.

Della voce in generale, del regiſtro di petto e di teſta,


oſſia falſetto. - 9 6I

- - A R T 1 c o L o V.
Dell' Intonazione. 67
º A R T I c o L o VI.
i Della poſizione della bocca, oſſia della maniera di aprire
la bocca. l Io3

A R T I c o L o VII.
Della maniera di cavare, modulare, e fermare la voce. 12o
AR
A R t 1 c o 1 o vi II. -

Dell'unione de due Regiſtri, portamento di voce, e dell'


appoggiatura. I 33
A R T I c o L o IX.

Della meſſa di voce. I45


A R T I C o L o X.

Del Trillo e del Mordente. I55

A R T I c o L o XI.
Delle Cadenze. 179
A R T 1 c o L o XII.
Dell'agilità della voce. I88

A R T I c o L o XII l.

Delle cognizioni , che deve avere chi vuol recitar bene


in Teatro. 218

A R T I C o L o XIV.

Del Recitativo, e dell'Azione. 227


A R T I C o L o X V.

Del buon ordine, regolamento, e graduazione, che deve


oſſervare un giovane ſtudioſo nell' apprendere l'arte
del Canto. 248
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