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17 ottobre 2019 - 02:05 > Versione online

Università: concorsi in arrivo per 2.444


professori. Ecco gli atenei che assumeranno di
più
A partire da dicembre 2019, le università italiane potranno mettere a concorso fino a 2.444 posti
per professori ordinari. Una boccata di ossigeno per gli atenei, che negli anni della crisi hanno
perso il 7,1% del proprio personale. Dall’anno accademico 2010/2011, i contratti a tempo
indeterminato sono diminuiti dell’8,7%, mentre quelli a tempo determinato del 6,5%. Gli
interventi normativi più recenti hanno provato a invertire questo trend. Per avere una visione
d’insieme, basta mettere a confronto i punti organici messi a disposizione delle università.
Erano 819 nel 2015, 1.155 nel 2016, 1.493 nel 2017 e 2.038 nel 2018
. Nel 2019 saranno pari a 2.223, più 221 aggiuntivi, per un totale di
2.444.
I punti organico
I punti organico sono importanti perché da questi dipendono le assunzioni.
Per semplificare, il personale universitario ha un costo diverso e, di conseguenza, un punteggio
differente. Un professore ordinario corrisponde a 1 punto organico, un professore associato a 0,70
punti, un ricercatore a 0,40/0,50 punti e un tecnico-amministrativo a 0,20/0,65 punti, a seconda
dell’inquadramento. In sostanza, spetta agli atenei scegliere chi assumere per utilizzare i punti
assegnati.
I punti redistribuiti alle università dipendono da vari fattori.
Tra questi i pensionamenti, ma anche il merito. Le assunzioni, infatti, non dipendono solo dalle
cessazioni in termini di organico, ma anche dalla virtuosità degli atenei. Le università che
spendono meno del 75% delle risorse per il personale e che presentano un indice di sostenibilità
economico finanziaria maggiore di 1,1 hanno facoltà di assunzione superiori al 100% del
turnover. Fatta eccezione per alcuni casi, come Cassino e Catania, quasi tutte le università statali
rientrano nei parametri fissati.
Gli esempi virtuosi sono in tutta Italia, dal Sud (Catanzaro, Salerno, Parthenope di Napoli,
Orientale di Napoli), al Centro (Politecnica delle Marche, Urbino Carlo Bo), al Nord (Bologna,
Milano, Padova, Torino).
La top 20 delle università che assumeranno di più
Queste le 20 università con il punteggio complessivo più alto da destinare alle nuove assunzioni:
La Sapienza di Roma (187,95), Bologna (153,82), Napoli Federico II (144,92), Milano (111,49),
Torino (108,5), Padova (98,94), Firenze (94,38), Politecnico di Milano (93,69), Genova (64,52),
Bari (62,05), Milano Bicocca (67,47), Pavia (55,98), Palermo (50,84), Parma (47,20), Verona
(45,78), Salerno (44,79), Pisa (42,9), Roma Tre (41,6), Venezia Cà Foscari (41,29)
Cagliari (37,97)
L’Abilitazione Scientifica Nazionale
Gli ultimi interventi normativi varati dal Governo hanno esteso anche la validità dell’Abilitazione
Scientifica Nazionale, che passa da 6 a 9 anni. La Legge 240 del 2010 prevede il possesso di
questa abilitazione, una sorta di patentino, per partecipare ai concorsi nelle singole università per
la qualifica di professore di I e II fascia. Stando ai dati disponibili, gli aspiranti accademici che
avranno i requisiti per presentare domanda saranno circa 30.000.
Un vero e proprio plotone, in attesa del concorso per diventare professore ed entrare stabilmente
nel mondo universitario.

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17 ottobre 2019 - 02:05 > Versione online

Come funziona la carriera accademica


L a carriera accademica è un sogno per tanti studiosi, attratti dal mondo della ricerca e dalla
possibilità di trasmettere la propria passione a giovani menti. Un sogno che, in Italia, assume
contorni quasi kafkiani.
Per dare un’idea di come funziona questo universo, possiamo suddividere le posizioni ricoperte
dagli accademici in due categorie: strutturate e non strutturate.
Partendo dal fondo, il primo gradino della scala è composto dai dottorandi. Una volta conseguito
il dottorato, si può diventare ricercatori a tempo determinato tramite concorso.
I contratti per questo ruolo si suddividono in d ue categorie. I contratti di tipo A hanno una durata
di 3 anni e sono prorogabili una volta sola per 2 anni. I contratti di tipo B, invece, durano 3 anni e
non sono rinnovabili, ma al termine si può accedere direttamente al ruolo di professore di II
fascia, previo possesso del patentino e della valutazione positiva da parte dell’ateneo.
I ricercatori a tempo determinato sono cresciuti notevolmente nel tempo. Nell’anno accademico
2011/2012 erano 1.547, mentre nel 2017/2018 sono saliti a 6.204.
Tra le figure non strutturate ci sono poi gli assistenti universitari
(ruolo ad esaurimento) e gli assegnisti di ricerca, con contratti individuali da 1 a 3 anni e il cui
rapporto di lavoro non può comunque superare i 6 anni. T ra le figure strutturate, invece, ci sono i
ricercatori a tempo indeterminato, i professori di II fascia
(associati) e quelli di I fascia (gli ordinari).
Per ottenere queste posizioni bisogna passare il concorso ed essere in possesso dei requisiti
richiesti.
Gli atenei possono inoltre assumere per chiamata diretta, attraverso una procedura speciale, o
stipulare contratti per attività di insegnamento della durata di un anno accademico destinati a
esperti con un significativo curriculum scientifico e professionale.
Per dare un’idea in numeri di questo composito mondo, nell’anno accademico
2017/2018 si contavano circa 12.000 professori ordinari, 19.000 associati e 14.000 ricercatori a
tempo indeterminato.
Dal 2010 i primi sono diminuiti del 20,5%, mentre i secondi sono aumentati del 17,7%
. I ricercatori a tempo indeterminato, invece, hanno subito un calo del 21,6%. I titolari di assegni
di ricerca, nello stesso periodo, sono aumentati del 6,7%. La piramide universitaria ha
fondamenta forti, essendo composta per il 51,3% da ricercator i (a tempo determinato e
indeterminato) e assegnisti di ricerca.
In mezzo ci sono gli associati (29,9% del totale) e in cima gli ordinari ( 18,9% ). Per dare un’idea
dell’età media, basti pensare che la quasi totalità degli ordinari e oltre i due terzi degli associati
hanno più di 48 anni.
I posti messi a concorso nel prossimo anno saranno superiori rispetto agli anni passati. La
concorrenza, c’è da aspettarselo, sarà spietata. Nel frattempo, saranno gli atenei a decidere come
utilizzare i punti organico assegnati.

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