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a SINTESI \VICENDE BIOGRAFICHE E CONTESTO STORICO m= Diorigine nobile, Platone condivide esperienza filosofica di Socrate fino alla sua morte, che si pud considerare il punto di awio della sua filosofia = Dopo aver viaggiato soprattutto in Magna Grecia, eli trova ascolto presso la tirannide di Siracusa, dove spera di poter contribuire alla realizzazione di uno Stato giusto. m= Compira tre viaggi a Siracusa senza poter concretizzare il suo proposito e correndo rischi an- che per la propria vita. Dopo il primo viaggio Platone decide di fondare ad Atene una scuola filosofica, I’Accademia, nella quale, oltre agli studi filosofci, si compiono ricerche matemat- che e astronomiche. Si dedica anche alla stesura dei Diafoghi, nei quali da un lato presenta la figura e 'insegnamento di Socrate, dall'altro espone progressivamente i fondamenti det- la propria filosofia. | TEMI DELLA RICERCA PLATONICA m= | grandi temi della ricerca platonica sono: la rilessione morale, alla ricerca del significato pro- fondo della virti; la riflessione gnoseologica, alla ricerca di un metodo di conoscenza che petmetta di giungere alla verita; la riflessione ontologica, alla ricerca di una dimensione ul teriore rispetto alla materia, quindi trascendente e perfetta, cui lomo aspira e tende; la tilessione politica, alla ricerca di un’ organizzazione dello Stato che sappia guidare gli uomini verso il bene. 1m Queste grandi tematiche sono in verita profondamente collegate tra loro e i richiamano e si intersecano: cosi, per esempio, il sapere non pud essere separato dalla virtd e in particolare dalla vir politica, ma la stessa virti sapere e il vero sapere @ il sapere dellessere o delle idee. La ricerca morale m= Riuscite a conoscere il bene @ problema prioritario in Platone, che se ne occupa gia nei dia loghi cosiddetti giovanili, anche per devozione nei confronti del maestro Socrate, che ne ave va fatto il cuore della sua ricerca tm _Inizialmente la definizione platonica di virta (Lachete, Carmide; in negativo lone, Eutiffone) & proprio ancora quella socratica, vale a dire la virtt é una sola ed @ scienza, «sapere vero», in contrapposizione al «falso sapere» della retorica dei sofisti. m= Proprio riflettendo sui criteri per distinguere vero e falso sapere e sfuggite cosi al relativismo e al soggettivismo morale, Platone nei dialoghi della maturita fa del bene una realta sostan- Ziale, un‘idea, anzi la pid importante e significativa delle idee: cosi conoscere il bene diventa scoprire, attraverso il ricordo, o reminiscenza, di possedere gia dentro di noi innata questa verita, che riemerge nella sua certezza e universalita, ed ancora scoprire il nostro destino di immortalita. m Il bene quindi esiste e anima tende attraverso il ciclo etemo delle vite a raggiungerlo e pos- sederlo sempre meglio. m= Proprio il desiderio, o amore, del bene & la molla, la spinta che, come accade per lo schiavo della caver, ci spinge a non fermarci alle apparenze, a cercare anche al di fuori dei sentieri ‘oti, a non accontentarci di nulla meno della vertta, con Toscura sensazione di saper abba- stanza per voler sapere di pill (Eros @ filosofo, né ignorante né sapiente, secondo Diotima nel ‘Simposio) 245 # Nei dialoghi della vecchiaia, in particolare nel Filebo, ma forse soprattutto nelle dottrine non scritte, la generale rivisitazione della teoria delle idee porta anche a una diversa considerazio- nee delletica: il bene si specifica per I'uomo come vita felice; I'uomo non disdegna il mondo sensibile e non rinuncia al piacere, scegliendo pero con intelligenza tra i piaceri e calcolando con attenzione quali piaceri persequire. tm Inconclusione, é ben evidente che gli aspetti morali sono strettamente legat a quelli gnoseo- logici: infatti non si arriva alla conoscenza senza amarla e volerla fortemente, con il coin volgimento quindi nel campo intellettuale dell'affettivita e della volonta. Inoltre, spesso i li- velli pid alti della conoscenza non disdegnano 'intuizione o l'approssimazione del mito, rico- rnoscendo cosi i limiti della semplice analisi discorsiva ancora una volta a favore della volonta. La ricerca gnoseologica me il Bene & sapere, occorre allora indagare su che cosa sapere (ontologia) e come sapere (gnoseologia): di questo secondo argomento Platone tratta in alcuni dialoghi della maturita (Menone, Fedro, Repubblica) e nei dialoghi sdialetticn della vecchiaia sm La conoscenza, dice il Menone, @ ricordo, anamnesi, di una verita gia posseduta dall'anima, rma dimenticata, che riemerge e riaffiora, proprio come i ricordi, entrando in contatto con le vaghe tracce presenti nel mondo sensibile: cosi si dimostra che la verita é il risultato di una ricerca personale di approfondimento introspettivo, come gia Socrate aveva detto, e che il ruolo de! maestro non & quello di forire verita gia elaborate, bensi di aiutare come lostetrica a wpartorires la verita = Nel Fedro, poi, Platone precisa che la conoscenza segue il metodo della dialettica, consistente nell'unire e nel dividere, nell'arrivare attraverso la congiunzione a una nozione unitaria, nel sricondurre ad un‘unica forma cid che € molteplice e disseminato», ma anche nello stabilire tramite la divisione come tale nozione si articoli in forme via via pid particolar. m= Nella Repubblica si esaminano invece le quattro «tapes, i quattro segmenti del processo gno- seologico, visto come un «crescendo», un processo graduale accrescitivo, che prepara alla fase ultima e pid alta: nel campo della conoscenza sensibile si hanno l'immaginazione e la cre- denza, mentre nel campo della conoscenza intellettuale si hanno il pensiero diano Vintuizione delle idee, 0 dialettica. = Infine, nel Parmenide e nel Sofista, Platone ritorna sulla dialettica e sul problema del rappor- ‘to uno-molti, introducendo la teoria dei generi predicabili, che sono cinque: essere, moto, quiete, identico, diverso; la relazione tra questi cinque generi rende possibile definire i rap- porti tra le idee. La ricerca ontologica = Platone non affronta in maniera sistematica la teoria delle idee, anche se tutti dialoghi della maturita e della vecchiaia vi fanno riferimento e ne affrontano aspetti o relazioni particolar m Le idee rappresentano per Platone la dimensione dell'essere, cio’ della necessita, della sta- bilita e deliassolutezza, e sono le uniche garanti della possibilita di possedere solidi e def nitivi crteri di valutazione: il concetto socratico, affidato all'elaborazione intellettuale degli uomini, in un orizzonte quindi umanistico e contingente, diventa in Platone idea, si radica cio’ in una dimensione divina di realta, anteriore e indipendente rispetto al molteplice, e si sottrae cosi ad ogni relativismo, 1m Molti sono perd gli aspetti problematici che questa teoria delle idee pone e che Platone af- fronta in vari dialoghi. @ Anzitutto occorre definire la relazione tra le idee e le cose materiali: questo problema é discus- so nel Fedone senza perd trovare una soluzione univoca, dato che si parla di imitazione 0 mimesi, ma anche di partecipazione e di presenza. ‘a Poi si deve spiegare in che senso le idee sono causa delle cose: causa del loro essere o solo causa del loro essere conosciute 0 conoscibili? ‘& Infine si deve affrontare il problema di quali e quante siano le idee e dove sia collocabile il cosiddetto mondo delle idee. ‘= Platone non sempre risponde in modo esauriente a questi interrogativi, posti per esempio a Socrate da Parmenide nel dialogo omonimo. a Negli ultimi dialoghi, quelli dialettc, invece, si assiste a una svolta perché si attenua la ra- dicale alternativita tra idee e mondo materiale, tra dimensione dellessere e dimensione de! divenite, ¢ le idee entrano tra di loro in cinque relazioni predicabili, che affiancano alles sere il moto, la quiete, lessere identico e l'essere diverso. a La metafisica platonica ha dunque evidenti valenze gnoseologiche ed etiche: a) la conoscenza vera trascende l'orizzonte materiale e coglie la realta intellgibile deltidea; b) I'ascesa dal mondo sensibile all'essere @ lo scopo e la missione dell'uomo e rappresenta un'esperienza di liberazione, che costituisce il vero senso della vita e quindi la felicita. La ricerca politica ‘= Conoscere il vero, i! giusto, il bello, insomma il mondo delle idee, comporta peril flasofo I'im- pegno a fare partecipi gli altri della verita, che non pud e non deve rimanere patrimonio privato, ma deve diventare pubblica, cioé essere insegnata e diventare guida e ispiratrice del- le regole dello Stato ‘I flosofo & quindi naturalmente impegnato, in senso alto, nella politica: questa @ la testi- monianza costante della vita e del pensiero di Platone, come si rileva da quella sostanziale autobiografia spirituale che é la Lettera Vil ‘= Lariflessione sulla virtd politica & presente infatti gia nei dialoghi giovanil, come il Protagora, attraverso il confronto polemico con i sofisti, ma trova il proprio culmine nella Repubblica, dedicata interamente al tema della giustizia e dello Stato giusto, ‘= La societa platonica & concepita in modo organicistico: come un organismo é sano e vitale se ogni suo apparato svolge con equilibrio e moderazione la sua funzione, contribuendo in questo modo al buon funzionamento del tutto, cos! questa societa @ giusta se le tre classi di cui consta sanno svolgere bene il compito che compete loro, sempre consapevoli di appar- tenere a un insieme, lo Stato, che & pid importante della dimensione individuale e corpora- tiva, ‘a Inoltre la funzione del comando, che insieme a quella della difesa e della produzione costi- tuisce lo Stato, @ affidata ai filosofi, che attraverso una dura disciplina di studio e di appli- cazione giungono al vero sapere e proprio per questo sanno guidare gli altri verso il meglio, aiutandoli a riconoscere il vero bene. ‘= Sul tema della societa giusta Platone riflette ancora nella vecchiaia e proprio nella sua ultima ‘opera rimasta incompiuta, cioé le Leggi- in quest opera, forse anche per le delusioni personali Patite, Platone sembra ormai pessimista sulla possibilita che una comunita accetti spontanea- mente legemonia politica dei filosofi e dei sapienti sempre pill sembra auspicare che l'ordine 'armonia siano imposte dalla forza e dalla durezza di leggi immutabili, cui sono sottoposti gli stessi magistrati, «servi delle leggi>. ‘a Visono poi altri spunti tematici importanti, come la teoria dell'arte (lone e Repubblica), con la famosa condanna dell'arte come illusione e inganno, ¢ la teoria della natura (Timeo), con- epita in modo finalistico perché il mondo é stato creato da un ente intelligente secondo un modello formale, cui aspira. 247 LE OPERE E | LORO CONTENUTI # Linsieme delle opere di Platone, raccolto nel Corpus platonicum, presenta tutte le opere scrit- te dal filosofo e viene diviso in tre gruppi — dialoghi socratici o giovanili, legati al pensiero di Socrate (Apologia di Socrate, Critone, Ippia minore, Protagora, Eutifrone, Liside, Carmide, Lachete, Ippia maggiore, lone, Menesse- no, La Repubblica Libto 1, Gorgia). = dialoghi della maturita, espressione articolata de! pensiero maturo di Platone (Menone, Eutidemo, Cratilo, La Repubblica Libri LX, Fedone, Simposio, Fedro); loghi della vecchiaia, nei quali vengono operati una revisione e un approfondimento del'opera matura (Teeteto, Parmenide, Sofista, Politico, Filebo, Timeo, Crizia, Leggi) | dialoghi «socratici» = Con dialoghi del primo periodo («socratici») Platone intende innanzitutto rendere giustizia a Socrate, Questi dialoghi presentano discussioni condotte da Socrate intorno alle virt, al la loro conoscenza e alla formazione e al ruolo del politico. | tentativi di definire le singole virti: non pervengono a risultati sicur (i Dialoghi si presentano come aporetici), ma condu: cono a porte il problema della virti in generale, del'idea di virti. 1m _Liidea 0 éidos @ cid che rimane sempre identico a se stesso al variare delle condizioni par- ticolari e che pud essere oggetto di una conoscenza stabile e sicura (epistéme), L'esigenza di pervenire a tale conoscenza distingue, secondo Platone, la ricerca socratica dalle posizioni dei sofisti, che risolvono il sapere in discorso da esprimere con le tecniche della retorica. Secondo i sofisti, ritenuti maestri di virtd, l'arte del politico pud essere insegnata, ma Platone (con Socrate) ritiene si che la virti sia scienza, ma che essa non possa essere inse- gnata, in quanto esprime una conoscenza particolare e superiore, che non coincide con il sapere della retorica. All'abilita dell‘oratore che esalta il potere persuasivo della parola, Socra- te contrappone la ricerca comune nella forma del dialogo. | dialoghi della maturita = I dialoghi della maturita oltrepassano il pensiero socratico per interrogarsi su che cos’é e come & possibile la conoscenza, su cosa possiamo conoscere, sul rapporto tra conoscere e fare, su come pud essere concepito uno Stato che attui la giustizia sulla base della co- noscenza = Platone intraprende insieme una ricerca morale, una ricerca sulla conoscenza e sulla realta, una ricerca sulla politica, sequendo un percorso circolare. Se il dibattto sull'agire morale pone il problema della conoscenza, la rifiessione sulla vera conoscenza converge verso la ri- cerca di uno Stato giusto. m= In particolare, il Cratifo affronta il tema del linguaggio, prendendo le distanze sia dalle po- sizioni naturaliste, che sostengono che i nomi corrispondono alle cose, sia da quelle naliste di origine sofistica, che affermano il carattere del tutto convenzionale Socrate vi sostiene che i nomi si basano su realta stabili, sempre identiche a se stesse. I Menone: una ricerca su virtii e conoscenza | principali temi trattati nel Menone si possono sintetizzare nei seguenti punti ~ cos la virtd e se & insegnabile; — se @ possibile ricercare cid che non si conosce; — qual é il rapporto fra la scienza e I'azione. = II dialogo non raggiunge una detinizione positiva di virtil, ma conduce a convenire che la virtii & unica, non @ insegnabile e costituisce una realta stabile ed etema che si pud cono- scere soltanto con il ricordo. L'anima umana partecipava del mondo eterno delle idee vere e deve soltanto essere messa nella condizione di ricordare la verita, che @ immortale come I'- nima (teoria della reminiscenza), Socrate prova la sua teoria facendo dimostrare un teorema ‘geometrico a uno schiavo di Menone, ignorante di matematica. La conoscenza della virtil @ innata, come quella della scienza. Al Fedone: Vanima e la teoria delle idee 1m Il Fedone é testimonianza delle ultime ore di Socrate ¢ affronta il tema della morte. Nella prima parte la filosofia é vista come preparazione alla morte, in funzione dell'immortalita dell'anima. \'immortalita dell'anima viene sostenuta in base a tre argomentazioni logiche: —l'argomento dei contrari (ogni cosa si genera dal suo contrario; grazie all'anima la morte segue alla vita e la vita segue alla morte); —l'argomento della reminiscenza (se conoscere @ ricordare, anima pud aver appreso prima di nascere soltanto se & gia esistita prima della nascita; — 'argomento dell’anima come principio di vita (un corpo @ vivo in quanto ha in sé anima; Yfanima & principio di vita come il fuoco @ principio di calore) Dinanzi a un‘obiezione di Cebete Socrate ricorda che se l'anima si lega al corpo usando i sensi, essa erra e non raggiunge nessuna verita stabile; quando invece l'anima procede da sola, si dirige verso cid che @ puro, etemo e immortale ed esprime cosi la sua intelligenza. ‘= Nella seconda parte Socrate ricostruisce il suo itinerario filosofico che dalla filosofia della natura lo ha condotto alla teoria delle idee: i naturalisti e Anassagora non si sono diretti alla ricerca della vera causa, ma hanno scambiato le cause materiali con la causa eterna stabile delle cose, Per individuare tale principio indiscutibile della realta bisogna cambiare metodo di indagine e orientarsi verso le idee. || rapporto tra cose sensibili e idee in alcuni ‘asi inteso come partecipazione (méthexi), in altri come imitazione (mimesis). La ricerca di un‘idea universale impone anche di considerare i rapport trai contrari nelle cose e nelle idee: le cose che hanno in sé idee contrarie non ricevono lidea opposta 11 Simposio: eros e filosofia 1m II Simposio racconta di un banchetto durante il quale vengono intavolati discorsi intorno a Eros. Agi elogi non filosofici di Eros fatti da Fedro, Pausania, Erissimaco, Avistofane e Aga- tone, segue il discorso di Socrate, secondo il quale Eros non é un dio, ma un démone, figlio di Penta (Poverta) e Péros (Espediente). Eros & quindi sempre mancante di qualcosa, ma & anche sempre alla ricerca di bellezza e sapienza; egli parte dal bello sensibile, ma si ditige verso il bello in sé, la meta finale cui 'uomo tende, I'éidos, 'idea di bello, che non si ident fica con alcun particolare caso di bello. Né ignorante, né sapiente, Eros @ filosofo, come amante della sapienza, e la filosofia stessa é ricerca del sapere. Il Fedro: eros, retorica e dialettica, scrittura ‘mStimolato da Fedro, che ha ascoltato un bel discorso di Lisia, Socrate si cimenta in due discor si intomo al tema dell'amore. ‘a Nel primo egli presenta una descrizione dei rapporti tra amante e amato nella quale emer- gono le difficolta e le sofferenze che gli amanti s‘infliggono reciprocamente. am __Nel secondo discorso, Socrate rigetta quanto aveva precedentemente affermato e dimostra che la follia amorosa (mania), propria di chi ama, @ un dono divino: attraverso la follia amo- rosa si raggiunge il mondo degli éide. ‘a Nella terza parte del dialogo Socrate affronta il tema del bello nello scrivere e dell'opera d'arte, mettendo in rapporto la retorica, arte del ben parlare e scrivere, con la verita a Platone biasima infine uso dello scrivere discorsi e riconosce i limiti della scrittura, che so- stituisce l'apparenza di sapere al vero sapere (come racconta i mito del dio Theuth) ‘= La conoscenza filosofica non pud essere trasmessa nelle forme pity comuni: essa richiede da un lato il lungo tirocinio de! pensiero argomentativo, ma dall'aitro ha bisogno anche del mito. II mito pud essere necessario per persuadere coloro che non sarebbero in grado di seguire altri discorsi piu impegnativi, o quando si tratti di argomenti per i quali non si riesce a procedere attraverso discorsi scientifici, Ne! Fedo Platone introduce cos! il noto mito del aro alato che spiega il legame tra la sorte dell'anima e la sua vita ultraterrena, 249 ‘Sapere e governo nella Repubblica ® Nella Repubblica il dialogo che meglio sintetizza la tensione teoretica e politica di Platone, la ricerca filosofica si coagula intorno al tema politico dello Stato giusto e a quello teoretico della conoscenza vera: |'intero dialogo ruota sul tema del rapporto fra virtd e sapere. = Nel Libro I si discute della giustizia, mettendo, tra 'altro, a confronto le tesi del sofista Tra- simaco con I'impegno di Socrate a delineare una diversa realta sociale, dominata dalla giu- stizia = Sisviluppa quindi una riflessione sullo Stato, nel quale Platone comprende tre gruppi social lavoratori, custodi, governanti, Tale divisione in classi é giustficata tramite il mito delle stir , che rinvia ai caratteri innati di ciascuna anima (aurea, argentea o bronzea).. m= Platone sostiene inoltre l'liminazione della proprieta privata e I'educazione publica = Le quattro virti dello Stato sono la sapienza, il coraggio, la temperanza ¢ la giustizia. La temperanza ¢ la giustizia sono virtd che riguardano tutti la prima ordina e contiene i piaceri material la seconda consiste nellesplicare con armonia i propri compiti = Dalle vir dello Stato si passa a quelle proprie di ciascuna anima. La teoria dell'anima ne distingue tre parti: anima razionale, anima irascibile, anima concupiscibile. Ciascuno sara giusto se la sua anima razionale, sostenuta da quella irascibile, sapra dominare quella concupiscibile. Il disegno platonico dello Stato si é cosi dispiegato, mettendo al centro il ruo- lo del J4gos e quindi il primato dei filosofi = Nei Libri VI e Vil 'affermazione che i filosofi devono governare conduce a tracciare un com plesso itinerario d'apprendimento, che consenta ai futuri governanti di elevarsi dal sensibile all'intelligibile fino alla dottrina massima che é idea del bene, Mentre oggi i filosofi restano appartati e confrontano la loro concezione della giustizia con l'iniquita diffusa, in uno Stato ideale il filosofo potra sviluppare il suo pensiero e salvare lo Stato. = Nel VII Libro viene introdotto i! mito delta cavern (i! pid noto dell'intera opera di Platone), che permette di confrontare il mondo sensibile con la dimora nella caverna. L'ascesa verso il mondo superiore equivale all'elevazione dell'anima verso il mondo intelli Alla sommi- ta del mondo conoscibile si trova I'idea del bene, difficile a vedersi e causa di tutto cid che é retto e bello; essa equivale al sole nel mondo visibile, conduce alla verita intellettuale e deve essere contemplata da chi aspira alla saggezza. U'anima, che ha visto la verita intellet- tuale, nella vita mortale rimane offuscata perché viene da una vita pit splendida o perché procede dallignoranza verso la luce intellettuale; essa deve diventare capace di resistere alla contemplazione di cid che & e del Sole intellettuale del bene. Uintelligenza possiede quindi un elemento pid divino di ogni altra virt. Nel nuovo Stato si dovranno costringere i migliori a compiere una difficile ascesa verso il bene: una volta visto il bene, essi saranno costretti a partecipare all'attivita politica. = Il cammino verso la conoscenza degli éide passa attraverso le conoscenze matematiche, che conducono al di la della conoscenza sensibile ragionando a partie da postulati indimostra- bili! sapere matematico non @ ancora il vero sapere, in quanto non sa rendere conto dei suoi principi; soltanto il dialettico procede di idea in idea, senza l'aiuto dei sensi. | quattro seg- ‘enti della conoscenza sono allora: 'intelletto (ndesis) e il pensiero dianoetico (dinoia, co- noscenza vera), |a credenza (pistis) e immaginazione (eikasia, opinione). ssi si ordinano proporzionalmente in modo tale che Fintelletto, strumento della dialettica, sta al pensiero diancetico, usato dalla matematica, come la credenza sta all'immaginazione. Immaginazio- ne e credenza costituiscono 'opinione (déxa),'ntelletto e il pensiero dianoetico costituiscono la conoscenza vera (epistéme) Nella formazione del filosofo bisogna dedicare la massima attenzione e un lungo esercizio al metodo dialettico e soltanto all'eta di cinquant’anni si potra essere considerati veri filosofi e si potra essere scelti per guidare lo Stato. # dialoghi della vecchiaia sm I problema della conoscenza degli éide viene affrontato in una nuova prospettiva negli ul timi dialoghi, soprattutto nel Parmenide e nel Teeteto, ma anche il Sofista, il Politico e il Fi- Iebo pongono rilevanti problemi teoretici e ontologici | dialoghi dialettict a Ladialettica pone in primo piano il problema det rapporto tra I'unicita dell'éidos e la mol- teplicita delle cose sensibili: unire e dividere significa ritrovare l'unita nella molteplici bilire il rapporto che deve esserci fra il modello eterno e la varieta delle sue imitazioni sen- sibili Su tali questioni, che portano a una revisione della dottrina degli éide, si soffermano i cosiddetti dialoghi dialettici (Parmenide, Teeteto, Sofista, Politico). Il Parmenide @ il primo della serie dei dialoghi dialettci; in ess0 vengono esaminate le obie- zioni mosse dagli Eleati alla dottrina delle idee. La principale di tali obiezioni riguarda la pluralita delle idee: I'ammissione di una pluralita di idee fa sorgere infatti il problema delle relazioni tra le idee ‘= Sono questioni che non trovano un‘immediata risposta in questo dialogo, ma che rimangono sullo sfondo del Sofista. Per avvicinarsi alla definizione del sofista si fa quindi uso del me- todo dialettico, che procede per divisioni successive e che conduce a connotare larte sofistica come arte del contraddire e del confutare, putificando t'anima dall’ignoranza. Ma la presunta scienza del sofista risulta apparente: comporta |'apparire e il non essere. ‘A questo punto si apre una difficile analisi sul «non essere, che si pud sintetizzare nella seguente domanda: ‘come é possibile che il non essere sia, contrariamente a quanto sostiene Parmenide? ‘m Platone vi risponde introducendo la teoria dei generi predicabili. La dialettica permette di dedurre i cinque generi sommi o idee generalissime: essere, moto, quiete, identico e diverso. La relazione tra questi cinque generi predicabili rende possibile definite i rapporti tra gli éide. Hanon essere» @ uno dei predicabil, i «diverso», e quindi si presenta in relazione allessere, e non come un enon essere assoluto (come lo intendeva Parmenide), Ul Filebo e le dottrine non scritte 1g _ Nel Filebo Platone dedica particolare attenzione al piacere, tema molto dibattuto nell’Acca- demia e forse testimoniato nelle dottrine non scritte. in questo dialogo inoltre la riflessione sul piacere si collega a quella sul bene ponendola in relazione all'uomo e richiama la coppia pitagorica di limite e illimite, che potrebbe adombrare la teoria delle idee-numeri Si puo ritenere che le dottrine non scritte contenessero tesi simil, accentuando la revisione della teoria delle idee, in riferimento al problema del rapporto tra unita e molteplicita e nella direzione dell'elaborazione di una teoria dei principi, che riprende in chiave dialettica alcuni aspetti del pitagorismo. ‘& Lapprofondimento metodologico conduce a parlare di generi dell'essere (i quattro generi di illimitato, limite, mescolanza, causa della mescolanza): rcercare che cosa sia il piacere signi- fica stabilire in quale genere ognuno dei piaceri si collochi. Il Timeo: la cosmologia 1m Il tema principale del Timeo consiste nel problema della conoscenza del mondo del divenire. In ess0 viene esposta una complessa cosmologia: si parla delforigine del mondo e della sua struttura, dell'anima umana, degli esseri viventi, ‘= Platone ritiene che questo mondo & il mi tti e che lartefice divino (demiourgés), che lo ha plasmato @ il piti Buono degli artefici; di consequenza il mondo sara stato fatto seguendo un modello perfetto ed eterno. La conoscenza de! mondo sensibile, immagine di un modello intellegibile sara perd soltanto verosimile, perché non riguarda il modello, ma la copia ‘= Ciara bisogno di un mito che descrive il mondo come opera di un demiurgo che lo costrui- sce plasmando una materia originaria (chora) e imitando per quanto possibile un modello eterno che rinvia alle idee 251 La cosmologia platonica segue un sapere geometrico di origine pitagorica che indaga la perfezione e la sfericita del cosmo in base a figure geometriche elementari: i quattro ele- ment originar (aria, acqua, terra, fuoco) sono il risultato di un ordine geometrico che li adat- ta allo spazio secondo forme perfette. La descrizione esprime anche una sapere antropologico: c’é un'anima del mondo che da vita all'intero universo e dalla quale derivano le anime dei viventi; viene indagato il rapporto fra anime e corpi e si presentano le funzioni vitali dei corpi, sequendo un sapere fisiologico e medico. II tempo é misurato in base alla perfezione dei cieli ed é descritto come immagine mobile dell'eterita. Le Leggi: lo Stato come comunita educante m= Nelle Leggi,dialogo che riprende il tema dello Stato proprio della Repubblica e in sequito del Politico, Platone si interroga sullo Stato come potrebbe essere, ricercando un maggiore rea- lismo rispetto allo Stato ideale della Repubblica. Emerge quindi un impegno alla definizione della comunita educante, fondata solidamente su leggi immutabili e venerabili, legate a tuna cosmologia e a una teologia. Mentre nella Repubblica il progetto di citta ideale poggiava sullauspicio che i filosofi potessero assumere direttamente il governo e che la coesione socia- le fosse garantita dalla saggezza dei flosofi, nelle Leggi traspaiono una visione pid pessimi- stica dei comportamenti sociali e lesigenza di un ordine politico regolato da leggi norma- tive e rigide. L'ultimo dialogo di Platone testimonia ancora una volta la prevalenza dei suoi interessi politic, lungo un percorso di ricerca sempre aperto e sostanziato dal dialogo e dal- 'argomentazione. PLATONE E IL PLATONISMO m= Si potrebbe dire che la filosofia occidentale si presenta come un'annotazione al pensiero platonico. Bisogna tuttavia guardare soprattutto agli apport pill profondi de! pensiero pla- tonico nella cultura filosofica. Il platonismo dell’Accademi itica m= | due immediati successor di Platone, Speusippo e Senocrate, ne proseguono l'insegnamen- to accentuando la propensione al pitagorismo, presente nell'ultima fase del suo pensiero: viene valorizzata la dottrina dei numeri come modelli delle cose. Caratterie ricezione del platonismo nel pensiero antico e medievale m= Plotino riconoscera l'autorita di Platone e la fissera allinterno di una complessa prospettiva filosofica, Nella costituzione del neoplatonismo verra individuato un cardine della rflessione platonica nella divaricazione tra mondo sensibile e mondo intelligibile. = Aicuni punti cardinali det platonismo permetteranno una sua facile identificazione: ~ la dottrina delle idee, con la conseguente separazione tra mondo intelligibile e mondo sensibile; ~ la valorizzazione delt'intuizione intellettuale come unica forma di conoscenza vera ¢ la conseguente svalutazione della conoscenza sensible, fonte di errore; la dottrina dell'anima, autonoma dal corpo e immortale; ~ la concezione del Bene come unit superiore verso cui convergono conoscenza, moralita e dimensione estetica. Platonismo e cristianesimo m= [2 ricerca di una elaborazione filosofica che converga con le esigenze dottrinali del cristiane simo conduce alcuni Padri della Chiesa ad assumere il platonismo a quad filosofico priv legiato del nascente pensiero cristiano. 1m Agostino inserisce le idee platoniche - modelli eterni delle cose - nella mente di Dio, inteso nella persona del Verbo, e recupera cost la dottrina delle idee in una prospettiva cristiana, consegnandola alla cristianita medievale. M1 platonismo nel pensiero moderno e contemporaneo @ Vumanesimo, soprattutto italiano, propone una mada culturale intomno al pensiero platoni- o, fintracciato a partite dalla riscoperta della lingua e della cultura greca classica. Nel pla- tonismo umanista si ritrovano i temi politici e morali consoni all'affermazione del governo autonomo delle cit nel periodo comunale; ma presto si passa agli aspetti metafisici e re- ligiosi, prevalenti nei principali pensatori dell'umanesimo filosofico, ‘Schopenhauer fa propria la concezione platonica delle idee inserendola all'interno della sua metafisica della volonta: le idee rappresentano loggettivazione pura della volonta ‘a Larricchimento degli apporti contemporanei alla storiografia filosofica permette di indagare a fondo e nei minimi particolari i testi platonici Le idee platoniche vengono intese come funzioni e metodi del conoscere, secondo 'orien- tamento criticista neokantiano. ‘= Un richiamo forte alle idee platoniche si ritrova anche ne! realismo matematico, una filoso- fia della matematica che vede negli enti matematici realta a sé stanti, non riconducibili al- Vattivita della mente, ma esistenti in modo autonomo in una sorta di universo astratto e ideale.